La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Le forze nucleari degli USA sono gestite con floppy disk degli anni ’70

Dave Mosher Tech Insider, 30 maggio 2016 – Russia Insider20160526_cybersec_0Un nuovo rapporto del governo dipinge un quadro inquietante dei sistemi informatici utilizzati dagli Stati Uniti. Il rapporto di 87 pagine del Government Accountability Office (GAO) seriamente intitolato “Le agenzie federali devono affrontare l’obsolescenza dei sistemi di gestione“, è stato strombazzato dal Congresso che vuole sapere come vengono spesi 80 miliardi di dollari dei contribuenti, ogni anno, per le tecnologie dell’informazione. Gli estensori del rapporto analizzano con durezza le tecnologie informatiche utilizzate dalle agenzie governative come dipartimento della Giustizia, del Tesoro, Social Security Administration e dipartimento dei Veterani, scoprendo che la maggior parte del denaro viene speso per mantenere sistemi vecchi di oltre 30 anni e che le agenzie non hanno piani per modernizzarli o sostituirli. Ma forse le informazioni più allarmanti riguardano il dipartimento della Difesa (DoD), che controlla le 7100 testate nucleari e termonucleari della nazione. Il GAO ha scoperto che il Sistema di Comando e Controllo Strategico Automatizzato (SACCS), il sistema informatico che “coordina le funzioni operative delle forze nucleari degli Stati Uniti, come ad esempio missili balistici intercontinentali, bombardieri nucleari e velivoli di supporto“, utilizza ancora floppy disk da 8 pollici. Come questo:ibm-8-inch-floppy-diskIn particolare, il DoD tirerebbe fuori uno o più di questi dischi per computer commerciali della IBM per avviare un attacco nucleare. E qui una foto tratta dal rapporto dei computer IBM impiegati dal SACCS:saccs-ibm-series-1-computers-dod-gao-strategic-automated-command-control-system.pngCosa può fare questo vecchio sistema? Secondo il rapporto del GAO: “La funzione primaria del sistema è inviare e ricevere messaggi per l’azione rapida delle forze nucleari. Secondo i funzionari della difesa, il sistema è composto da tecnologie e attrezzature che sono alla fine della vita operativa. Ad esempio, il sistema si basa sui Computer Serie-1 della IBM, con un sistema operativo degli ’70 scritto in linguaggio assembly che utilizza floppy disk da 8 pollici, sistema d’archiviazione degli anni ’70; il codice di programmazione assembly viene utilizzato per i mainframe. Le parti di ricambio del sistema sono difficili da trovare, perché ormai obsoleto. Se siete preoccupati che una tecnologia di 53 anni sia tra i comandanti e la fine del mondo o, a seconda di chi se lo chiede, la difesa del Paese, sarete felici di sapere che anche i militari lo sono. Si prevede di aggiornare tali computer entro il 2017 e sostituirli con sistemi moderni entro il 2020. Ma i sistemi di comando e controllo degli Stati Uniti non sono gli unici dell’infrastruttura d’attacco nucleare ad essere obsoleti: anche le armi nucleari non sono più così giovani. Per affrontare tale problema, 1 trilione di dollari è a disposizione (sì, 1.000.000.000.000 di dollari) per aggiornare molte armi o metterle fuori servizio nei prossimi 30 anni. Tuttavia, vi è un intenso dibattito sull’opportunità o meno di un tale tremendamente costoso programma di modernizzazione per rinnovare la temibile potenza di armi nucleari obsolete, innescando una nuova corsa agli armamenti con la Russia, tra l’altro.Aging Federal ComputersTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo scudo missilistico della NATO assicura l’attacco preventivo russo

Rostislav Ishenko RIA Novosti Russia Insider

L’autore è un famoso analista politico ed ex-diplomatico ucraino costretto ad migrare in Russia dopo il colpo di Stato di Majdan. E’ editorialista dell’Agenzia di Informazioni Internazionale “Rossija Segodnja”.599732Gli Stati Uniti hanno attivato le prime stazioni della difesa missilistica il 12 maggio, presso la base aerea rumena di Deveselu, nell’ambito dello scudo di difesa missilistica in Europa, ed iniziato la costruzione del secondo elemento il 13 maggio presso la base aerea polacca di Redzikowo. Il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato in una riunione sulle esercitazioni che gli Stati Uniti non potranno ingannare la Russia sostenendo che il loro sistema sia puramente difensivo, e che in effetti trasferiscono parte della loro potenza nucleare nei Paesi dell’Europa orientale. Il presidente ha promesso che la Russia risponderà adeguatamente alle nuove minacce alla propria sicurezza. Subito dopo la dichiarazione di Vladimir Putin, Stati Uniti e NATO erano isterici per la cosiddetta risposta inappropriata della Russia alle loro azioni “innocue”. Le nuove basi statunitensi sono così pericolose?

Risposta adeguata e non adeguata
L’esperienza di molti anni dimostra che il Presidente della Russia si concede del tempo prima di fare commenti duri, e questi lo erano senza precedenti. Parlando della necessità di ‘ridurre le minacce alla sicurezza della Federazione russa’, Putin ha fatto capire nel modo più chiaro possibile che i governi degli Stati dell’Europa orientale mutano i loro Paesi in possibili obiettivi degli attacchi russi consentendo di ospitare lo scudo antimissile degli USA. Va notato che l’11 maggio, il giorno prima dell’apertura della base romena, il Ministero degli Esteri della Russia aveva fatto una dichiarazione. Il direttore del Consiglio per la non proliferazione e il controllo delle armi, Mikhail Uljanov, definiva le azioni degli Stati Uniti, violazioni del trattato sulle Forze nucleari a raggio intermedio (INF) del 1987.

Controllo dei fatti
Cosa preoccupa la Russia e perché il riferimento di Mosca a “ridurre le minacce” provoca crisi isteriche nella NATO? I complessi terrestri del sistema da combattimento Aegis, base della Difesa Nazionale Anti-missile degli USA in Europa, sono una doppia minaccia per la Russia. Dopo aver concluso il trattato sulla limitazione delle armi strategiche offensive, Stati Uniti e Russia hanno ridotto le armi nucleari da diverse decine di migliaia a 6-7000 per ognuno. Ufficialmente, la Russia oggi ha 7300 testate nucleari. Tuttavia, ogni arma va lanciata sul bersaglio. Al momento, le Forze Armate russe hanno 526 vettori nucleari dotati di 1735 armi. Considerando le unità di riserva, il totale dei vettori sarebbe 877 con 3200 armi. Altri vettori per armi nucleari dispiegati sono gli aerei strategici e i sottomarini nucleari. Tuttavia, se si tentasse un attacco a sorpresa, non tutti gli aerei avrebbero il tempo di decollare, non tutti i missili riuscirebbero a raggiungere la zona di lancio e non tutti i sottomarini raggiungerebbero la zona di combattimento. E l’US Navy cercherebbe in ogni modo di distruggere quelli già attivi, molto prima dell’inizio dei combattimenti. Oggi la Russia ha solo dieci sottomarini lanciamissili balistici, e non sarebbe difficile per gli Stati Uniti neutralizzarli.

A cosa punta il sistema di difesa missilistica statunitense
Solo i lanciatori terrestri di missili balistici intercontinentali assicurano la distruzione del territorio degli Stati Uniti, e sono a questi che il sistema di difesa missilistica statunitense mira. La collocazione ai confini russi dovrebbe consentire l’intercettazione dei vettori intercontinentali nel momento in cui sono più vulnerabili, nella fase di decollo. Finora, la Russia ha circa 300 vettori nucleari intercontinentali. Sicuramente, i 24 missili antibalistici in Romania non bastano a salvare gli Stati Uniti da un attacco di rappresaglia, ma non hanno intenzione di limitarsi a una sola base di missili intercettori. Inoltre, dopo che il sistema viene accelerato, è facile aumentare il numero dei lanciamissili. Abbiamo prestato attenzione alla dichiarazione del Ministero degli Esteri russo sulla violazione dell’INF. Il punto è che il sistema di combattimento Aegis è universale e può controllare il lancio di missili antibalistici e di missili da crociera Tomahawk. I Tomahawk (insieme ai Pershing, tolti dall’arsenale) furono schierati negli anni ’80 in Europa occidentale, e il loro tempo di volo su obiettivi nella parte europea dell’ex-URSS (Ucraina, Bielorussia, Stati baltici e Russia fino al Urali) era di 5-8 minuti. E’ facile calcolare che il tempo di volo sarà ridotto con i Tomahawk in Romania e Polonia (1000-1500 km più vicini). In queste circostanze, non c’è tempo di valutare la situazione e le intenzioni. Tutto ciò che può apparire come minaccia di attacco nucleare contro la Russia determinerà il lancio immediato dei missili intercontinentali. In caso contrario, vi è l’alta probabilità che sarebbero distrutti nei siti. La limitata (dopo la riduzione secondo l’INF) quantità di vettori e testate non lascia speranza che ci siano abbastanza missili per una risposta adeguata dopo il primo attacco. Ciò aumenta il rischio del confronto nucleare ai livelli degli anni ’80, al culmine della storia delle relazioni URSS – USA, fatta eccezione delle due settimane critiche della crisi missilistica di Cuba, 15-28 ottobre 1962. (Crisi, tra l’altro, provocata dall’insediamento dei missili balistici a medio raggio Jupiter in Turchia).

La tensione cresce
L’attuale situazione internazionale è molto più esplosiva. Gli Stati Uniti non vogliono ancora accettare il fatto che la loro egemonia è finita, e al fine di salvarla puntano tutto sulla forza militare. I conflitti che si accendono potrebbero tradursi in un confronto diretto con la Russia, con entrambe le parti che usano le forze armate per far rispettare gli sforzi diplomatici. La disponibilità dimostrata dalla Russia nel proteggere la Siria con l’ombrello del sistema di difesa missilistica ha fermato l’invasione pianificata dall’occidente, secondo lo scenario libico. Non è un segreto che i consiglieri militari di Stati Uniti e Russia si consultano con Kiev e Donbas nella guerra civile in Ucraina. L’attacco contro l’aereo russo in Siria fu compiuto dalla Turchia, membro della NATO, dopo che Ankara aveva minacciato l’invasione della Siria per due mesi, con conseguente inevitabile confronto tra forze aeree russe e turche. In generale, il mondo vive quello che è probabilmente una crescente minaccia militare. Nel frattempo, quando la possibilità di creare una zona di lancio per il sistema missilistico di difesa statunitense in Europa era ancora in discussione, l’esercito russo dichiarò che l’unico modo affidabile per impedirne la minaccia era l’attacco preventivo dei sistemi Iskander se i leader politici concordano sul fatto che le azioni militari sono inevitabili. La distruzione del sistema di difesa missilistica con armi di precisione convenzionali non sarà la necessaria causa della guerra nucleare con gli Stati Uniti (anche se sicuramente porterebbe al confronto militare con i Paesi presi di mira). Ma l’avvicinarsi di decine di vettori con un tempo minimo di volo ai confini russi può essere considerato da Mosca minaccia esistenziale allo Stato russo. In questo caso, l’attuale dottrina militare della Russia prevede il primo impiego delle armi nucleari. Si dice che la dottrina si attui in caso d’aggressione contro la Russia. Tuttavia, la definizione di aggressione e minaccia esistenziale allo Stato sono attualmente piuttosto elastici. Negli ultimi due decenni abbiamo visto così tanti Stati quasi annientati senza una dichiarazione di guerra, che è praticamente impossibile identificare la linea sottile che separa la guerra dalla pace. Anche gli esperti si domandano come identificare lo stato attuale delle relazioni internazionali (situazione pre-bellica, terza guerra mondiale prolungata o inizio della quarta). In tali circostanze, più si avvicina la prima linea delle forze strategiche contrapposte, meno tempo resta ai leader politici per decidere, e il pericolo di schieramento automatico delle forze è molto più alto rispetto a quando i militari semplicemente seguivano le istruzioni prestabilite ‘nel caso’. Ogni Stato Maggiore si basa sul fatto che, se le intenzioni del nemico non sono chiare, vanno interpretate come aggressive (in caso contrario, sarebbe tardi per rispondere). Lasciando l’esercito da solo nel circolo vizioso delle decisioni inevitabili. Ecco perché Stati Uniti e NATO sono in crisi isterica per la dichiarazione di Putin, pensando che l’avrebbero costretto a ritirarsi ponendolo davanti alla minaccia militare, implicita ma innegabile. Ha accettato la loro proposta di alzare la posta in gioco al massimo, e ora è Washington che deve decidere se vale la pena rischiare una guerra nucleare non controllata o ritirarsi di fronte al mondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I propagandisti occidentali non sanno come trattare il Sarmat

Politrussia, Fort Russ, 15 maggio 2016

f084c656d83a894dedbf95db7da170af_articleIl lavoro della propaganda occidentale è duro. Alti funzionari dichiarano che l’economia della Russia è “a brandelli”, la stampa riprende le loro parole con cattiveria, ma la nostra economia è ancora viva. Gli specialisti della propaganda di Washington diffondo un falso dopo l’altro, venendo subito smentiti dai fatti. Succede che i media occidentali insieme alle loro agenzie ufficiali sabotano i propagandisti locali. Ad esempio, un anno fa “Radio Liberty” attaccò il complesso militare-industriale russo. Presumibilmente, la frequenza della comparsa di nuovi prodotti dell’industria militare nazionale non è significativa, perché se scoppiasse improvvisamente la guerra, la Russia andrebbe a combattere con della spazzatura e nuovi mezzi mediocri: il carro armato “Armata” in stallo, mentre gli altri promettenti prodotti sono esemplari di “carta” e prototipi. Ma in occidente, la pillola sedativa dei giornalisti non funziona. Disintegrando gli argomenti di “Radio Liberty” sullo stato corrotto dell’industria militare russa, Pentagono e media sono andati ripetutamente nel panico discutendo dei nuovi programmi russi. Ad esempio, modellando la battaglia tra il bloccato e per nulla preoccupante “Armata” e lo statunitense “Abrams“, il Pentagono è giunto alla conclusione che il carro russo è un avversario estremamente pericoloso per i mezzi, una seria minaccia per la fanteria ed è quasi invulnerabile agli aerei degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti temono anche altre notizie dai nostri ministeri della Difesa e dell’Industria. Ad esempio, recentemente i militari degli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per lo sviluppo delle tecnologie spaziali russe, che nel lungo termine minacciano i satelliti militari del Pentagono. Lo sviluppo di un drone sottomarino non è sfuggito all’attenzione delle forze armate statunitensi. Ecco un altro esempio. Meno di un mese fa, il vicecapo del CyberCommand delle Forze Armate degli Stati Uniti, Ronald Pontius, ha riconosciuto che il suo Paese non può tenere il passo con lo sviluppo del nostro equipaggiamento militare, in particolare, a suo parere, gli aerei da ricognizione russi a cui gli Stati Uniti non hanno nulla da opporre. Inoltre, secondo il dipartimento della Difesa statunitense, non hanno nulla per contrastare il nostro successo nei moderni sistemi di guerra elettronica. Tuttavia, il pericolo nei cieli non proviene solo dagli aerei, ma anche dalle armi strategiche della Russia.
Il sistema di difesa antimissile statunitense non garantisce protezione assoluta, anche nell’attuale equilibrio di potere, per non parlare dei terribili nuovi prodotti dell’industria militare della Russia. Secondo il comandante delle Forze Strategiche Missilistiche russe Colonnello-Generale Sergej Karakaev, lo sviluppo del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti “attualmente non riduce le capacità operative delle truppe missilistiche strategiche russe“. Inoltre, la Russia considera lo sviluppo della difesa missilistica degli Stati Uniti nella progettazione delle nuove armi. “La realizzazione dei nostri piani implica l’uso di fondamentalmente nuovi ed efficaci mezzi e modi di battere qualsiasi difesa missilistica“, afferma Sergej Karakaev. Uno di questi progetti è il missile balistico intercontinentale “Sarmat“, su cui ha già pubblicato il sito “PolitiRussia“. “Per le sue caratteristiche di peso e dimensioni è simile al predecessore (SS-18 “Satan”). Ma inoltre avremo un nuovo mezzo bellico che promette di violare le difese missilistiche. Cosa più importante, il complesso è sviluppato e sarà prodotto presso le aziende della cooperazione russa“, ha detto Sergej Karakaev descrivendo il missile. Violare le difese nemiche è uno dei principali punti salienti della novità. “Il requisito principale del nuovo missile è la risposta flessibile allo sviluppo del sistema di difesa missilistico degli Stati Uniti fino al 2030. Inoltre, la sua potenza consentirà al missile di colpire obiettivi non solo in tutto il Nord, ma anche in tutto l’emisfero Sud“, spiega l’ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Missilistiche Strategiche Viktor Esin. “Il nuovo missile potrà resistere alle armi d’attacco spaziali Echelon, e può essere lanciato da quasi tutte le aree e in tutte le direzioni“, ha detto il Viceministro della Difesa Juri Borisov, descrivendo le capacità del missile. Attacchi inaspettati, per esempio dal Polo Sud, preoccuperanno il sistema di difesa missilistico degli USA. Ma molti altri pericoli rappresenta il velivolo da combattimento ipersonico del missile. Un anno fa, il Washington Times scrisse che gli USA non possono difendersi da tali sistemi. Inoltre, se questi missili saranno impiegati dal villaggio Dombarovskij, come previsto, secondo il quotidiano, gli Stati Uniti non potranno abbatterli in volo e neanche distruggerli a terra. La comparsa di questi missili, secondo il Janes Information Group, sarà l’asso nella manica della Russia nei negoziati sulla limitazione delle armi nucleari strategiche. Il test del missile “Sarmat” era previsto per la primavera di quest’anno, ma è già la seconda volta che viene spostato. Il primo lancio non ebbe luogo per l’impreparazione di un impianto di lancio. Ora i problemi sono sorti nel missile stesso “E’ un prodotto completamente nuovo. E’ chiaro che la sperimentazione di nuovi equipaggiamenti può andare storta. E qui, credo, non dovremmo cercare un qualche dolo o conseguenze serie. Naturalmente, è meglio identificare i problemi prima che dopo…“, ha detto il capo redattore della rivista Arms Export Andrej Frolov. “Questi sono i rischi, l’atteso. E non servirebbe dire che tutto va male come dicono. Non andiamo male. Il fatto che abbiamo identificato prima il problema è un bene. Molto meglio di un missile che cade in testa a qualcuno“, ha detto l’esperto della associazione degli scienziati politici militari e professore associato di scienze politiche e sociologia della REU Plekhanov, Aleksandr Perendzhev. E nonostante la riformulazione del test, per la stampa occidentale è estremamente difficile gongolare dato il panico mediatico sullo sviluppo del “Sarmat” negli ultimi anni. Per esempio, il giorno prima della notizia sul ritardo, diverse agenzie inglesi pubblicavano tremendi articoli sul missile russo. Daily Mirror, Daily Express, Daily Star e Daily Record pubblicavano articoli terrorizzanti diffusi in occidente dalla rete.
E’ un’arma da giorno del giudizio così potente che in pochi secondi può cancellare un vasto territorio dalla faccia della Terra. L’occidente non ha nulla per contrastarlo, potendo facilmente aggirare tutti i sistemi di difesa missilistica“, dicevano i giornali citando esperti inglesi. “Una zona enorme” paragonabile, per esempio, a Texas o Francia. Il missile a lungo raggio spaventa anche gli inglesi. Il “Sarmat” può colpire le coste orientali e occidentali degli Stati Uniti o il centro di Londra, scrivevano. Tuttavia, non solo gli inglesi erano allarmati, anche la stampa statunitense ha scritto sul “Sarmat” con cautela, anche se più contenuta, rispetto alle controparti inglesi. National Interest ha risposto con pubblicazioni sul promettente missile. “Gli Stati Uniti sono notevolmente indietro rispetto alla Russia sullo sviluppo dei missili balistici intercontinentali… il programma della comunità di difesa missilistica europea e del sistema di difesa antimissile terrestre (complesso di difesa missilistica progettato per intercettare le testate in arrivo) nel prossimo futuro non sarà efficace contro i missili russi“, concludeva delusa la pubblicazione. Qualunque missile sostituisca l’attuale “Minuteman-III” degli Stati Uniti, è improbabile che sarà impressionante quanto quello russo, riassume l’autore di The National Interest. Inoltre, mentre sarà completato lo sviluppo del nuovo ICBM, il sistema di difesa missilistico russo non rimarrà fermo. “Lavoriamo alla modernizzazione del “Minuteman”, ma il comando aereo degli Stati Uniti ha detto al Congresso che questo sistema obsoleto difficilmente garantirà una barriera difensiva sicura rispetto al miglioramento delle difese missilistiche“, secondo la pubblicazione.
Forse piacerebbe credere alla propaganda occidentale che descrive accuratamente il declino delle Forze Armate russe. Ma come farlo quando la reazione diretta della stampa estera sul prossimo test di uno solo dei nostri missili è così eloquente?1023623195Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.289 follower