I risultati di Putin in Siria e conseguenze

Politnavigator 11 dicembre 2017 – Fort RussCome è noto, entrare in guerra è facile, molto più difficile è uscirne. È certo che la Russia, con l’aiuto del contingente militare in Siria, ha raggiunto tutti gli obiettivi e allo stesso tempo si ferma in tempo, preservando il buon atteggiamento dei siriani e dei vicini alla Russia. Quando la minaccia della distruzione della Siria da parte degli islamisti non c’è più e ai cittadini viene data l’opportunità di costruire una società postbellica e risolvere i vecchi problemi. Così, il 6 dicembre, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Generale Gerasimov, nel briefing annuale per gli attaché militari stranieri, annunciava: “In Siria, tutte le formazioni dei banditi dello Stato islamico (vietato in Russia) sono distrutte, il territorio del Paese è completamente libero dai terroristi”. Un’ora prima che ciò venisse appreso dagli attaché, il Ministro della Difesa russo Generale Shojgu riferiva al comandante supremo Presidente Vladimir Putin, “Oggi le divisioni dell’avanguardia del Brigadier-Generale Suhayl e il Quinto Corpo dei Volontari d’Assalto hanno sconfitto le rimanenti forze illegali nella provincia di Dayr al-Zur e, dopo aver liberato gli insediamenti di Salihia, Qita, Qatyah e Musalah, incontravano le forze governative che avanzavano da sud“. Oltre 1000 insediamenti sono stati liberati e le rotte principali riaperte. “Naturalmente, ci sarebbero ancora diversi centri di resistenza, ma in generale i combattimenti in questa fase e in questo territorio sono finiti, con una completa, ripeto, vittoria e sconfitta dei terroristi“, sottolineava Gerasimov. L’11 dicembre, “Bort#1” presidenziale decollava da Mosca per la Siria atterrando sulla base aerea di Humaymim. Il Presidente Putin arrivava per informare soldati e ufficiali russi che la missione onorevole e difficile si è conclusa con la vittoria completa e ora avranno il tanto atteso ritorno a casa.
Nella base aerea, il Capo di Stato russo è stato accolto dal Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, dal Ministro della Difesa russo Generale Shojgu e dal comandante del gruppo russo in Siria, Sergej Surovikin. Il Presidente della Russia, dalla tribuna, si è rivolto ai militari con un discorso di saluto: “Il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore, e io ordiniamo l’avvio del ritiro del gruppo delle forze russe nei punti di schieramento permanente. La Siria è salva come Stato sovrano e indipendente, sono state create le condizioni per la soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rifugiati ritornano nelle loro case”. Con atmosfera informale, Putin ha parlato col personale della missione militare in Siria. All’incontro con la parte siriana, era presente il Presidente Bashar al-Assad, nonché il famoso comandante siriano del 5.to Corpo d’Assalto “Tigre”, Generale di Brigata Suhayl. Nella base aerea, Putin ha avuto colloqui con Assad. Il leader russo ha detto al collega siriano che Mosca spera nella cooperazione con Turchia ed Iran per “stabilire una vita pacifica e un processo politico” in Siria. È anche importante preparare il Congresso del Dialogo Nazionale e avviare il processo di risoluzione pacifica. Assad, a sua volta, ringraziava le Forze Armate russe per l’inestimabile aiuto nella lotta ai terroristi.
Nel valutare l’impresa delle Forze Armate russe in Siria, non ci sono abbastanza parole. Le forze russe ha mostrato un alto livello di addestramento e coerenza in combattimento, capacità di eseguire missioni esemplari a distanza notevole dalla madrepatria. Il punto di svolta nella guerra di quattro anni si è avuto effettivamente con le azioni del reggimento delle forze militari russe. Le perdite ammontano a quattro persone. Oggi non c’è quasi forza sul pianeta in grado di ripetere o superare i risultati dei piloti russi. Tuttavia, finché la situazione nel Paese non si sarà finalmente stabilizzata, un più piccolo contingente russo rimane ad osservare la situazione dalla base aerea di Humaymim e da Tartus. Inoltre. il Centro per la riconciliazione rimarrà in Siria. L’annunciava ufficialmente il presidente russo: “L’aerodromo di Humaymim sarà operativo come prima“. I dettagli sul futuro soggiorno delle forze militari ed altre in Siria, non sono stati accennati né del presidente né dal ministro della Difesa. Apparentemente, ad Humaymim dell’attuale gruppo di 60 velivoli, ne resterà circa un terzo. I cacciabombardieri Su-34 e i caccia multiruolo Su-35, molto probabilmente non avranno più compiti di supporto alle forze di terra, e ritorneranno in Russia. Ma i complessi di difesa aerea S-400 e Pantsir S-1 dovranno rimanere.
A giudicare dalla reazione dei media occidentali, la decisione di ritirare le truppe era inaspettata per tutti, fatta eccezione per i partner della coalizione russa. “Non ho ancora visto queste relazioni ed è ancora difficile valutare quale impatto avranno sui negoziati, quali cambiamenti comporterà nelle dinamiche dei colloqui, dobbiamo vedere che tipo di intenzioni ha la Russia“, aveva detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest. Dopo aver visitato Humaymim, Putin ha intrapreso una vera maratona politica. Dalla Siria, “Bort#1” portava il presidente russo in Egitto, dove aveva incontri al vertice. A Cairo, Putin negoziava col Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, informando la parte egiziana della situazione in Siria. Secondo Putin, l’Egitto può svolgere un ruolo importante nel processo di pace in Siria. La parte egiziana a sua volta chiedeva di ristabilire le comunicazioni aeree dirette tra Egitto e Russia, interrotte dall’attentato del 2015 sulla penisola del Sinai, che uccise centinaia di cittadini russi di ritorno dall’Egitto. Da Cairo, Putin si recava ad Ankara per colloqui con Erdogan. Putin l’informava del ritiro del contingente militare russo dalla Siria, ma non si è parlato di questioni problematiche, come la continua presenza di truppe turche entro le regioni di frontiera della Siria. È noto che l’argomento principale dei colloqui tra Putin e Erdogan era la nuova tensione in Medio Oriente, su Gerusalemme.
Riassumiamo:
1) Lasciando la Siria, Mosca ha dimostrato che non si lascerà coinvolgere in un conflitto a lungo termine come “lo scenario afghano” professato dai critici.
2) Le truppe russe se ne vanno in un momento favorevole: i siriani sono grati, le truppe governative addestrate e armate dai russi. Il processo negoziale ha successo con l'”opposizione moderata” in Siria e a Ginevra, dove inizieranno i prossimi negoziati con le forze influenti sul conflitto.
3) La Russia mantiene le basi militari in Medio Oriente, importante fattore geopolitico. Le Forze Armate hanno brillantemente dimostrato le proprie capacità tattiche e tecniche, distruggendo in breve tempo l’infrastruttura terroristica. Qualsiasi ulteriore offensiva dell’Esercito arabo siriano sarà supportata dall’Aeronautica siriana con forze e mezzi a disposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Assi nordvietnamiti: piloti di MiG-17 e MiG-21, killer di Phantom

S. Sherman e D. F. Zampini, Ace Pilots 22 marzo 201223 agosto 1967, ore 14:00. Un altro raid statunitense contro la capitale del Vietnam del Nord è in corso. A causa della dimensione della formazione statunitense (40 aeromobili, compresi i Thunderchief che trasportavano bombe, F-105F da soppressione radar e la scorta dei Phantom) l’equipaggio di un F-4D, Charles R. Tyler (pilota) e Ronald M. Sittner (navigatore-radarista), del 555th TFS/8th TFW, aveva troppa fiducia. Non si aspettava che i MiG, inattivi dopo alcune sconfitte sanguinarie subite dai Phantom dell’8th TFW tra fine maggio e inizio giugno. Improvvisamente, Tyler udì sulla radio un pilota di F-105D (Elmo Baker) annunciare di essere stato colpito da un MiG-21 e che si eiettava. Mentre Tyler cercava il bandito inaspettato, una tremenda esplosione scosse l’aereo e Tyler perse il controllo lanciandosi. Appeso al paracadute, vide che il suo F-4D cadere in fiamme sulla giungla, ma non vide il navigatore eiettarsi; Sittner rimase ucciso sul colpo dal missile. Tyler e Baker furono catturati dalle truppe del Vietnam del nord non appena toccarono terra. Entrambi furono abbattuti da missili R-3S Atoll sparati da due MiG-21PF del 921.mo Reggimento caccia della Quan Chung Khong Quan (VPAF), pilotati da Nguyen Nhat Chieu e Nguyen Van Coc. Due altri F-4D furono abbattuti quel giorno, senza perdere un MiG, uno dei giorni più riusciti della VPAF. Mentre solo due piloti statunitensi divennero degli assi nella guerra del Vietnam, Randy “Duke” Cunningham (USN) e Steve Ritchie (USAF), sedici piloti vietnamiti si guadagnarono tale onore. Nguyen Van Coc è anche l’asso degli assi della guerra del Vietnam con 9 abbattimenti: 7 aerei e 2 UAV (Firebrand). Tra questi sette aerei, sei sono confermati dagli Stati Uniti e va aggiunta a questa cifra una perdita confermata dall’USAF (F-102A pilotato da Wallace Wiggins (ucciso in combattimento) il 3 febbraio 1968), originariamente considerato probabile dalla VPAF. Anche omettendo i “droni”, i suoi 7 aerei confermati qualificano Coc asso degli assi della guerra, perché nessun pilota statunitense andò oltre 5.Perché tanti assi vietnamiti?
Perché molti piloti della VPAF superarono gli avversari statunitensi? Principalmente per i numeri. Nel 1965 la VPAF aveva solo 36 MiG-17 e un simile numero di piloti, che aumentarono a 180 MiG e 72 piloti nel 1968. Quelle coraggiose sei dozzine di piloti affrontarono circa 200 F-4 dell’8th, 35th e 366th TFW, i 140 Thunderchief dei 355th e 388th TFW e circa 100 aerei dell’USN (F-8, A-4 e F-4) che operavano dalle portaerei “Yankee Station” nel Golfo del Tonchino, appoggiati da altri aerei come gli EB-6B da guerra elettronica, HH-53 per recuperare i piloti lanciatisi e gli Skyraider di copertura, ecc). Considerando queste probabilità, è chiaro perché alcuni piloti vietnamiti superassero gli statunitensi; i piloti della VPAF erano semplicemente più occupati delle controparti statunitensi e “volarono fin quando non cadevano”. Non avevano alcun turno dopo 100 sortite perché erano già a casa. I piloti statunitensi generalmente concludevano il turno ritornando a casa per addestramento, comando o test. Alcuni chiesero un secondo turno, ma furono delle eccezioni. Che dire delle tattiche delle due parti? Poiché l’USAF non attaccò le principali installazioni e centri di comando radar (temendo di uccidere consiglieri russi e cinesi), i vietnamiti lanciarono gli intercettatori superbamente guidati dal controllo a terra, posizionando i MiG in disposizioni di combattimento perfette. I MIG compivano attacchi veloci e devastanti contro le formazioni statunitensi da diverse direzioni (di solito i MiG-17 eseguivano attacchi frontali e i MiG-21 dal tergo). Dopo aver abbattuto alcuni aerei statunitensi costringendo gli F-105 a gettar via le loro bombe, i MiG non aspettavano la risposta ma si disimpegnavano rapidamente. Questa “guerriglia aerea” ebbe grande successo. Tali tattiche erano talvolta aiutate dalle strane pratiche statunitensi. Ad esempio, alla fine del 1966 le formazioni di F-105 volavano ogni giorno sulle stesse rotte utilizzando sempre gli stessi codici. I nord-vietnamiti lo capirono e lo sfruttarono: nel dicembre 1966 i piloti dei MiG-21 del 921.mo Reggimento intercettarono i Thud prima che incontrassero la scorta di F-4, abbattendone 14 senza perdite. Ciò finì il 2 gennaio 1967 quando il colonnello Robin Olds diresse l’operazione Bolo.
E l’addestramento? A metà degli anni ’60 i piloti statunitensi si concentravano sull’uso di missili aria-aria (come il radarguidato AIM-7 Sparrow e l’AIM-9 Sidewinder ad infrarossi) per vincere le battaglie aeree. Tuttavia, dimenticarono che un pilota abile era importante quanto le armi. La VPAF lo sapeva e addestrò i piloti a sfruttare la superba agilità di MiG-17, MiG-19 e MiG-21 nei combattimenti ravvicinati, dove i pesanti Phantom e Thud erano svantaggiati. Solo nel 1972, quando il programma “Top Gun” migliorò l’efficienza in combattimento dei piloti dei Phantom dell’USN, come Randall Cunningham, ed apparve l’F-4E armato col cannone Vulcan da 20 mm, gli statunitensi poterono annullare il vantaggio dei vietnamiti. Infine, la straordinaria superiorità numerica statunitense significò che, dal punto di vista dei piloti vietnamiti, il campo di battaglia aereo era un “ambiente ricco di bersagli”. Per gli aerei statunitensi, il Vietnam era un “ambiente dai pochi bersagli”. Gli statunitensi non trovarono abbastanza aerei nemici per accumulare punti semplicemente perché non c’erano molti MiG in giro; la VPAF non ebbe mai più di 200 aeromobili da combattimento. Tali fattori crearono gli assi vietnamiti che ebbero l’opportunità di accumulare più vittorie delle controparti statunitensi. Ufficialmente, durante la guerra del Vietnam vi furono 16 assi della VPAF (13 erano piloti di MiG-21 e 3 di MiG-17, nessuno di MiG-19). Sotto, il numero tra parentesi indica gli abbattimenti confermati dalle fonti statunitensi; potrebbero aumentare in futuro. L’elenco comprende tutti i vietnamiti accreditati come assi.I migliori assi vietnamiti
Nguyen Van Coc del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21PF
9 (7) aerei abbattuti: 2 F-4D, 1 F-4B, 2 F-105F, 1 F-105D e 1 F-102A

Nguyen Hong Nhi del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (3) aerei abbattuti: 1 UAV, 1 F-4D, 1 F-105D

Pham Thanh Ngan del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21F-13
8 (1) aerei abbattuti: 1 RF-101C

Mai Van Cuong del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (?) aerei abbattuti

Dang Ngoc Ngu del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
7 (1) aerei abbattuti: 1 F-4C

Nguyen Van Bay del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
7 (5) aerei abbattuti: 2 F-8, 1 F-4B, 1 A-4C e 1 F-105D

Nguyen Doc Soat del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-4E, 1 F-4J, 1 A-7B

Nguyen Ngoc Do del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-105F, 1 RF-101C

Nguyen Nhat del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4, 1 F-105D

Vu Ngoc Dinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-105D, 1 F-4D, 1 HH-53C

Le Thanh Dao del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4D, 1 F-4J

Nguyen Danh Kinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (3) aerei abbattuti: 1 F-105D, 1 EB-66C, 1 UAV

Nguyen Tien Sam del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (1) aerei abbattuti: 1 F-4E

Le Hai del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4C, 1 F-4B

Luu Huy Chao del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (1) aerei abbattuti: 1 RC-47

Nguyen Van Nghia del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
5 (1) aerei abbattutiEcco alcuni esempi delle azioni dei valorosi piloti che affrontarono la più potente forza aerea del mondo in difesa della patria e che si guadagnarono il rispetto del nemico statunitense.

E il colonnello Toon?
I lettori che conosco l’aviazione militare statunitense avranno sentito parlare del leggendario asso vietnamita Colonnello Toon (o Tomb). Perché non viene elencato? Perché era proprio “leggendario”. Nessun colonnello Toon ha mai volato per la VPAF; era un’immaginazione dei piloti statunitensi nei combattimenti e nelle chiacchierate. (Per gli statunitensi “Col. Toon” riassumeva qualunque buon pilota vietnamita, come qualsiasi bombardiere solitario notturno che, nella Seconda guerra mondiale, veniva chiamato “Pippo”).Nguyen Van Bay
Quando il 923.mo Reggimento caccia fu creato il 7 settembre 1965, Nguyen Van Bay fu uno dei cadetti scelti per pilotare il MiG-17F. L’addestramento si concluse nel gennaio 1966 e presto il giovane Tenente Bay entrò in azione contro gli aerei statunitensi. Il 21 giugno 1966 quattro MiG-17 del 923.mo ingaggiarono un ricognitore RF-8A e la scorta di F-8 Crusader del VF-211. Anche se la scorta abbatté due MiG, Nguyen Van Bay iniziò la sue serie di vittorie abbattendo l’F-8E di Cole Black, che si eiettò e fu preso prigioniero. Ancora più importante, i piloti dell’Aeronautica del Vietnam raggiunsero il loro obiettivo; mentre Bay e compagni sbandarono la scorta, Phan Thanh Trung abbatté l’RF-8A. Anche il suo pilota, Leonard Eastman, fu preso prigioniero. Una settimana dopo, il 29 giugno, Bay e altri tre piloti di MiG-17 ingaggiarono gli F-105D statunitensi che puntavano ai depositi di combustibile di Hanoi, nel Vietnam del Nord; insieme a Phan Van Tuc, Nguyen Van Bay sorprese ed abbattè un Thud. La sua vittima, il leader della formazione statunitense, fu il maggiore James H. Kasler, asso dei Sabre durante la guerra di Corea con 6 abbattimenti. Tuttavia, la sua azione più importante accadde il 24 aprile 1967. Ora leader, Bay decollò dalla base aerea Kien An e puntò il suo MiG-17F contro l’attacco dell’USN alle banchine di Haiphong. Bay si avvicinò a un F-8C del VF-24 e gli sparò una raffica mortale di proiettili da 37mm che lo fecero a pezzi. L’F-8C, BuNo146915, pilotato dal Lt. Cdr. E. J. Tucker s’incendiò e si schiantò. Tucker si eiettò e fu catturato (purtroppo morì in prigionia). La scorta degli F-4B del VF-114 entrarono in azione e spararono diversi missili Sidewinder contro Bay, ma il suo gregario, Nguyen The Hon, l’avvertì e Bay virò bruscamente evitando tutti i missili. Bay quindi puntò il suo MiG-17 verso uno dei Phantom e l’abbatté col tiro dei cannoni (l’equipaggio, Lt. Cdr. C. E. Southwick ed Ens, JW Land, fu recuperato, pensavano di essere stati abbattuti dall’artiglieria antiaerea). Il giorno successivo, il 25 aprile, col suo reparto di MiG-17 segnò una nuova vittoria abbattendo due A-4 senza perdite. Entrambi confermati dall’US Navy: la prima vittima era l’A-4C. BuNo 147799, pilotato dal Lt. C. D. Stackhouse, caduto sotto il tiro dei cannoni del MiG-17 di Bay e il secondo era l’A-4C, BuNo 151102, pilotato dal Lt(jg) A. R. Crebo, eiettatosi. Bay fu decorato con la Medaglia dell’Eroe dell’Esercito Popolare Vietnamita per straordinari abilità e coraggio nel combattimento ed eccellente leadership del suo reparto. All’inizio del 1972 l’asso vietnamita e il gregario Le Xuan Di furono addestrati da un consigliere cubano nella guerra antinavale e certamente furono dei bravi studenti perché il 19 aprile 1972 attaccarono i cacciatorpediniere USS Oklahoma City e USS Highbee, che bersagliavano la città di Vinh. Mentre Bay causò solo un leggero danno al primo, Le Xuan Di colpì una delle torrette di poppa dell’Highbee con una bomba da 250kg BETAB-250, fu il primo attacco aereo subito dall’US Navy dalla Seconda guerra mondiale.

Nguyen Doc Soat

Uno dei meriti dell’Aeronautica Popolare vietnamita era che i piloti più capaci potevano trasmettere la loro esperienza in combattimento ai cadetti. Fu il caso di Nguyen Doc Soat. Originariamente questo giovane allievo di MiG-21 fu assegnato al 921.mo Reggimento caccia, e i suoi istruttori erano i migliori piloti della VPAF: Pham Thanh Ngan (8 abbattimenti) e il miglior asso vietnamita, Nguyen Van Coc (9 abbattimenti). Soat non poteva chiedere di meglio. Mentre in quel momento non segnò abbattimenti, si guadagnò un’esperienza preziosa. Fu appena riassegnato al 927.mo Reggimento caccia quando inizio l’operazione “Linebacker I” nel maggio 1972; Soat era pronto a dimostrare le proprie capacità. Il 23 segnò la prima vittoria, abbattendo un A-7B Corsair II dell’USN coi cannoni da 30mm. La vittima era Charles Barnett (ucciso in combattimento). Il 24 giugno 1972 due MiG-21 pilotati da Nguyen Duc Nhu e Ha Vinh Thanh decollarono da Noi Bai alle 15:12 per intercettare alcuni Phantom che attaccavano una fabbrica a Thai Nguyen, Vietnam del Nord. La scorta statunitense reagì rapidamente e si diresse verso di loro. Ma i MiG erano in realtà solo un’esca; improvvisamente due MiG-21PFM del 927.mo Reggimento, pilotati da Nguyen Doc Soat (leader) e Ngo Duy Thu (gregario), sorpresero la scorta degli F-4E, lanciando missili ad infrarossi R-3S Atoll; Soat abbatté l’F-4E di David Grant e William Beekman, entrambi fatti prigionieri, mentre Thu abbatté un altro Phantom. Tre giorni dopo, Soat e Thu decollarono da Noi Bai alle 11:53 puntando verso quattro F-4, ma sapendo che erano arrivati altri otto Phantom non rischiarono di essere “messi a nudo” dai caccia statunitensi in arrivo. Virarono salendo a 5000 metri e aspettarono. La pazienza fu ricompensata e sorpresero una coppia di F-4; Soat e Thu abbatterono un Phantom ciascuno coi missili R-3. La vittima di Soat fu l’F-4E dell’equipaggio Miller/McDow, poi catturato. Il 26 agosto 1972, Nguyen Doc Soat ebbe l’onore di abbattere l’unico Phantom dell’USMC coinvolto in un combattimento aereo durante la guerra del Vietnam. Il navigatore dell’F-4J si salvò, ma lo sfortunato pilota, Sam Cordova, morì. Il pilota vietnamita segnò l’ultima vittoria il 12 ottobre, quando spazzò via dai cieli l’F-4E di Myron Young e Cecil Brunson (entrambi fatti prigionieri). Oltre a Nguyen Van Coc e altri veterinari della VPAF, Soat è una leggenda vivente nel Paese per cui ha combattuto con coraggio e abilità 30 anni fa.

921.mo Reggimento “Sao Do“: il 4114 con cui Vu Ngoc Dinh abbatté un F-105D dell’USAF, l’11 luglio 1966.

Fonti:
Guerra aerea sul Vietnam del Nord, Itsvan Toperczer, Squadron/Signal Publications Inc., 1998
Unità di MiG-21 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001
Unità di MiG-17/19 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cina e Russia minacciano il potere occidentale

Le manovre militari aggressive deagli Stati Uniti continuano a creare il rischio di conflitti
Shane Quinn, The Duran 21 ottobre 2017Mentre entriamo nel XXI secolo, l’egemonia statunitense affronta nuove e crescenti minacce al suo status globale. Con Cina e Russia che guadagnano forza e audacia, il potere statunitense viene sfidato come mai prima. Gideon Rachman, opinionista del Financial Times, si chiede: “Per quanto tempo un Paese (Stati Uniti) che rappresenta meno del 5% della popolazione mondiale e del 22% dell’economia globale, rimarrà potenza militare e politica dominante sul mondo?” Gli USA sono di gran lunga la più grande potenza militare sulla Terra, e questo non finirà presto. Tuttavia, il dominio militare e la volontà statunitensi di avventurarsi su tale strada, possono durare fino a un certo punto. Ad esempio, Cina e Russia possiedono armi nucleari. Gli Stati Uniti non entrerebbero in guerra con esse per riconquistare il potere perduto. Ma a causa della bellicosità statunitense, c’è sempre la possibilità di un incidente planetario. Rachman delinea che, “fin dalla guerra fredda, la forza schiacciante delle forze armate statunitensi era al centro della politica globale. Ora… quel potere è sfidato, le potenze rivali ne testano la risolutezza e gli Stati Uniti considerano quando e se rispondere”. Oggi la Cina si afferma nei mari che recano il suo nome. Con molta irritazione e sgomento degli statunitensi, si potrebbe aggiungere. Come osa la Cina ignorare gli avvertimenti statunitensi eseguendo esercitazioni a migliaia di chilometri da Washington? Si può supporre che la reazione statunitense sia ancora più rabbiosa se la Cina svolgesse esercitazioni militari nei Caraibi. Fortunatamente, le intenzioni cinesi sono più realistiche. Due mesi prima, l’USS John S McCain navigò pericolosamente vicino a un’isola artificiale cinese nel Mar Cinese Meridionale. Disturbata dall’apparizione della nave da guerra statunitense, lunga 175 metri, una fregata cinese le inviò almeno 10 avvertimenti radio. Anche se raramente menzionati, tali incidenti recano la minaccia della guerra nucleare. Lamentando l’episodio, un ufficiale statunitense disse: “gli abbiamo detto che eravamo una nave statunitense che svolgeva operazioni di routine in acque internazionali“, descrivendo le interazioni come “sicure e professionali“. Tuttavia, il Ministero degli Esteri cinese dichiarò: “Le azioni degli Stati Uniti violano le leggi cinesi e internazionali, oltre a violare seriamente sovranità e sicurezza della Cina“. In disaccordo, il portavoce del Pentagono Chris Logan rispose: “Gli Stati Uniti sorvolano, navigano e operano ovunque vigano i diritti internazionali“. Traduzione, “diritto internazionale” significa “diritto statunitense”. Meno di due settimane dopo l’episodio del 21 agosto, l’USS McCain fu speronato da una petroliera liberiana al largo di Singapore. Dieci marinai morirono. Fu solo uno dei vari incidenti che coinvolgono navi da guerra statunitensi in Asia, quest’anno. Né tali episodi si limitano alle navi da guerra statunitensi. Gli aerei statunitensi sono visti regolarmente sorvolare il Mar Cinese Meridionale, conducendo esercitazioni in “libertà di navigazione”. In realtà, tali pericolose provocazioni sono un avvertimento alla Cina sulla forza militare statunitense. La Cina sembra immune a tali avvertimenti. La sua influenza si diffonde, come la BBC segnalava a luglio con “la Cina rivendica sovranità su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, contestata dagli Stati Uniti“. Il Mar Cinese Meridionale parte dall’Oceano Pacifico bagnando Vietnam, Filippine, Malesia, Borneo e Singapore, ed è una delle rotte commerciali più importanti del mondo. A luglio, 2 B-1B Lancer statunitensi volarono assieme ad aerei giapponesi sul Mar Cinese Orientale e sul Mar Cinese Meridionale. Una dichiarazione del Comando del Pacifico delle Forze armate degli Stati Uniti affermava che l’operazione doveva “dimostrare la solidarietà tra Giappone e Stati Uniti nella difesa da azioni provocanti e destabilizzanti nel teatro del Pacifico“. Teatro del Pacifico? Sarebbe perdonabile se fossimo ancora nel 1944. Pochi sembrano chiedersi perché gli statunitensi mantengano una presenza nell’altro lato del mondo più di 70 anni dopo. Infatti, gli Stati Uniti hanno trattato l’Oceano Pacifico come “lago americano” da allora. I tempi sono chiaramente mutati. A maggio, la Cina pianificò dettagliatamente la costruzione della versione moderna da 900 miliardi di dollari della vecchia Via della Seta, antica rete di rotte commerciali. Per circa 1600 anni, la vecchia Via della Seta collegò la Cina ad est con penisola coreana e Giappone, e ad ovest con Europa ed Africa. La vecchia Via della Seta sparì a metà del XV secolo, soprattutto a causa della diffusione di malattie lungo essa, come l’antrace e la peste bubbonica. La Cina perse metà della popolazione nel 14° secolo, con l’Europa che ne perse un terzo. Il cancelliere inglese Philip Hammond dichiarò che la nuova Via della Seta coprirebbe “65 Paesi in quattro continenti, potendo aumentare il tenore di vita del 70% della popolazione mondiale“, definendo il progetto “veramente tosto“.
Altrove, l’influenza statunitense viene contestata da una Russia in ripresa. Nel 2014, la regione idilliaca della Crimea fu reintegrata nel territorio russo. La Crimea era parte della terra russa e sovietica da più di due secoli (1783-1991), cosa mai menzionata. Il reintegro della Crimea fu un’altra dimostrazione di forza; la Russia è definitivamente contraria a sopportare ancora la distruttiva influenza occidentale. Questo dopo la guerra dell’Ossezia del Sud del 2008 che, come scrisse il Prof. Richard Sakwa dell’Università del Kent, “fu in effetti la prima delle guerre per fermare l’espansione della NATO“. Sei anni dopo, il ritorno della Crimea in Russia era la risposta al vigoroso colpo di Stato occidentale in Ucraina. Nel 2015, Barack Obama ammise pubblicamente il coinvolgimento statunitense in un’ignorata intervista della CNN. Il putsch ucraino sprofondò il Paese, dalla lunga storia di sfruttamento occidentale, in un altro abisso. Il regime di Kiev è in realtà un governo di estrema destra guidato dal miliardario Petro Poroshenko. A giugno fu riferito che avesse l’approvazione dell’1% del pubblico, secondo Kiev Post. L’amministrazione Poroshenko è la più corrotta in Europa, con collegamenti diretti con gruppi neonazisti che combattono nelle regioni orientali dell’Ucraina, come Donetsk e Donbas. Virtualmente alcuno di tali fatti indesiderati viene segnalato al pubblico occidentale. Invece, la Russia continua ad essere vergognosamente insultata per aver cercato di proteggere le frontiere da ulteriori aggressioni. In risposta alla reintegrazione della Crimea, le manovre della NATO alle frontiere della Russia sono aumentate per dimensioni e minacce. La NATO riceve il 75% dei finanziamenti dagli Stati Uniti e le sue politiche sono da tempo una minaccia alla sicurezza globale. Infatti, la NATO, formata nel 1949, avrebbe dovuto essere smantellata decenni fa. Il generale Dwight D. Eisenhower, il primo comandante supremo della NATO, scrisse nel 1950 che “se entro 10 anni le truppe statunitensi stanziate in Europa per la difesa nazionale non ritorneranno negli Stati Uniti, allora questo piano (la NATO) avrà fallito“. Inoltre, l’intervento della Russia in Siria che sconfigge i terroristi filo-occidentali sottolinea anche la fine del controllo statunitense sul Medio Oriente. Tale risultato sarebbe stato impensabile un decennio fa. I disastrosi interventi statunitensi in Medio Oriente hanno comportato anche un significativo declino della loro influenza.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La potenza della Russia supera quella degli USA

Andrej Martjanov UNZ 27 settembre 2017Le dimensioni contano, come gittata e velocità, ogni volta che si parla di armi. Sembra che ci sia una grande confusione sul contingente militare russo relativamente piccolo in Siria. L’indicatore più popolare di tale confusione è l’infinita discussione su un possibile attacco statunitense alle forze russe in Siria, soprattutto sulla base aerea di Humaymim. Può tale attacco, una volta considerate le dimensioni delle forze che gli Stati Uniti possono schierare contro i russi, “sconfiggerle”? Questa è una questione legittima ma anche poco professionale. Infatti, negli Stati Uniti ci sono molte persone di grande rilievo che, oltre a considerare tale scenario terrificante, l’istigano. Il tenente-colonnello Ralph Peters non lesina le parole quando si tratta di attaccare i russi; infatti, è un tizio diretto quando prescrive come combattere i russi: ciò potrebbe divenire incontrollato, e velocemente. Se avviene, si deve vincere rapidamente e decisamente, e limitarsi alla Siria. Non c’è dubbio che Peters e i militari e politici statunitensi che rappresenta conoscano la saggezza strategica del passato, da Clausewitz a Moltke e Guderian, ma qui la questione apparentemente legittima sulla probabilità del successo statunitense nel rigettare i cattivi russki nell’età della pietra a Humaymim e altrove in Siria, smette di essere seria. Naturalmente, gli Stati Uniti possono lanciare tutto ciò che hanno di convenzionale su Humaymim forse superando qualunque cosa abbiano i russi, dai Su-35 agli S-300 e S-400, e forse il sogno erotico di Peters di confinare il conflitto in Siria sarebbe molto reale. Funzionerebbe, cioè contro qualsiasi contingente militare tranne quello della Russia.
A questo proposito non conta il fatto che la Russia sia una superpotenza nucleare: tutti lo sanno. Anche i russofobi più rabbiosi lo sanno e possono capire, anche se male coi loro poveri cervelli, il concetto che diverrebbero cenere radioattiva abbastanza velocemente se commettono l’impensabile, ad esempio attaccare la Russia direttamente con armi nucleari. La Siria, tuttavia, è un po’ diversa: l’escalation nucleare potrebbe essere, in effetti, controllato da chi ha un decisivo vantaggio convenzionale. La guerra convenzionale è proprio il tipo di conflitto cui militari statunitensi sono proiettati da 30 anni, vantandosi di potere affrontare qualsiasi avversario. Alla base di tale approccio piuttosto assertivo, c’è un’autosufficienza reale ma non un così reale vantaggio degli Stati Uniti nelle armi a lunga gittata. L’aggressione alla Jugoslavia mostrò che le forze armate statunitensi potevano sopraffare la difesa aerea di una nazione come la Serbia abbastanza velocemente e da distanze oltre la portata delle sue obsolete difese aree. C’erano missili da crociera Tomahawk, lanciati in Serbia a migliaia e che ne resero la difesa aerea inutile dopo le prime due settimane di bombardamenti incessanti. Ma qui c’è il problema per gli Stati Uniti: la Russia può affrontare tale conflitto convenzionale ben oltre la Siria e quando vuole, e non si parla di altri teatri strategici, come l’Ucraina, in cui la Russia può “compensare” un’ipotetica “sconfitta” in Siria. La ragione di ciò è meramente tecnologica: la Russia può affrontare un conflitto convenzionale in Siria e in qualsiasi parte del Medio Oriente. Infatti, l’esercito russo ha il più avanzato arsenale di armi ad alta precisione a lunga gittata, illustrato in azione affinché tutto il mondo lo vedesse. Questo è ciò che rende chiacchiere i discorsi su come “sconfiggere” il contingente russo in Siria. La guerra è molto più che una sparatoria tra belligeranti, la guerra comincia nelle sale operative e negli uffici politici ben prima che un colpo sia sparato. Se il contingente russo in Siria fosse stato dispiegato nel 2005, non ci sarebbe stato alcun problema ad immaginare lo scenario di Ralph Peters. Ma non è il 2005 e un elefante, che molti continuano a ignorare, si trova nella stanza: la capacità di colpire a lunga gittata della Russia, semplicemente superiore a quella statunitense, aprendo una porta operativa, in caso di un ipotetico attacco convenzionale su Humaymim, per una massiccia reazione contro qualsiasi base statunitense nella regione.
Dopo la morte del Tenente-Generale Asapov in Siria, presumibilmente con l'”aiuto” della cosiddetta coalizione, in prossimità di Dayr al-Zur, l’Aviazione Strategica della Russia lanciava missili da crociera a lungo raggio Kh-101 su bersagli dello SIIL in Siria. Non c’è nulla di nuovo nell’impiego della Russia di missili da crociera da 5500 chilometri di gittata, né nella Marina russa che lancia missili della famiglia 3M14 Kalibr da 2500 km di gittata da qualsiasi punto del Mediterraneo orientale o del Mar Caspio. Sono semplicemente al di là di qualsiasi arma nell’arsenale statunitense, come i Tomahawk TLAM-A Block II dalla gittata massima di circa 2500 chilometri, o i TLAM Block IV, attualmente i più prodotti, dalla gittata di 1600 chilometri. Raytheon dice che questi missili sono deterrenti e che il Tomahawk può colpire obiettivi in movimento. Va tutto bene, ma la chiave sono gittata e precisione e gli Stati Uniti non sono nella posizione di brandirla. La gittata offre flessibilità operativa senza precedenti e il lancio dai Tu-95 Bear russi era un messaggio assai chiaro, non per la gittata dei Kh-101, missili da crociera con maggiore gittata vengono realizzati dalle industrie, con gittate da 10000 chilometri. Il messaggio era il fatto che i missili furono lanciati dai cieli iraniano e iracheno. Potevano non farlo, potevano farlo facilmente dall’area del Mar Caspio. Ma i Bear lanciarono mentre erano scortati nei cieli iraniani dai Su-30 e Su-35 delle Forze Aerospaziali russe e che, a parte l’evidente accenno alla piena capacità russa di raggiungere qualsiasi bersaglio statunitense nell’area, iniviavano altri segnali inquietanti. L’Iran sa sicuramente che, se accadesse l’impensabile ma non l’improbabile, come l’attacco statunitense alle forze russe in Siria, non sarà tralasciato, ma ne sarebbe immediatamente coinvolto, “volente o meno”. Così, seguendo logica, perché non dare il meglio quando tutte le scommesse, tranne quelle nucleari, saranno fatte. Anche l’Iran può avere le forze russe al suo fianco e nel suo spazio aereo, aiutandolo notevolmente. Ma ciò apre anche un’altra grave possibilità operativa in caso di conflitto convenzionale tra Russia e Stati Uniti, uno scenario che i neocon, analfabeti su cose militari e totalmente distaccati dalla realtà strategica, sognano. Mettendo da parte le inevitabili emozioni e guardando i fatti, la Dottrina Militare della Russia dal 2010, riaffermata nel 2014, considera l’uso delle armi ad alta precisione elemento chiave della Forza strategica di contenimento, come afferma chiaramente l’articolo 26. La Russia non vuole la guerra con gli Stati Uniti, ma se viene spinta, potrà non solo raggiungere le basi terrestri statunitensi, come la sede di CENTCOM in Qatar, ma ancora più significativamente anche le navi nel Golfo Persico.
Oltre a 66 bombardieri strategici a lungo raggio Tu-160 e Tu-95, la Russia dispone di oltre 100 bombardieri Tu-22M3, che possono esser riforniti in volo e trasportare un’arma piuttosto intimidatoria: il missile da crociera Kh-32, la cui gittata è di 1000 chilometri e la velocità supera Mach 4,2. Questo missile, oltre a poter attaccare qualsiasi cosa sul terreno, è progettato principalmente per colpire qualsiasi cosa si muova sulla superficie del mare. Il missile, per non parlare di una salva di essi, è incredibilmente difficile da intercettare, e come ha dimostrato, l’Iran probabilmente non avrà alcun problema a consentire ai Tu-22M3 di operare dal suo spazio aereo, nel caso peggiore. Lanciata dalla zona di Darab, la salva non solo coprirebbe tutto il Golfo Persico ma escluderebbe il Golfo di Oman a qualsiasi forza navale. Alcuna nave, alcun Gruppo portaerei potrà entrarvi in caso di conflitto convenzionale con la Russia in Siria; le conseguenze strategiche sarebbero enormi. Anche la salva di 3M14 dal Mar Caspio del 7 ottobre 2015 impressionò tanto che l’USS Theodore Roosevelt e il suo gruppo di scorta abbandonarono immediatamente il Golfo.
Infine, questo semplice fatto operativo dimostra perché per due anni un contingente militare russo relativamente piccolo ha potuto operare in modo efficace in Siria e, infatti, detta le condizioni a livello nazionale e nell’ambito delle operazioni. La risposta è semplice: molti drogati di adrenalina vengono abbassati in una gabbia nel mare per affrontare gli squali, con solo le aste di metallo che li separano dalle mascelle mortali degli squali. Tuttavia, laggiù, su una barca si può sempre mettere un uomo col fucile da usare in caso di emergenza, se la gabbia cedesse. Il contingente militare russo in Siria non è solo una base militare: è una forza integrata con le Forze Armate russe dalle possibilità e capacità di affrontare certe decisioni estremamente spiacevoli, incluso una Russia, e non gli Stati Uniti, che controlla l’escalation, spiegando la continua isteria russofoba sui media statunitensi da quando il risultato della guerra in Siria è diventato chiaro. Speriamo solo che quanto descritto rimanga speculazione e non si avveri per nulla; se questi scenari non si avverano, tanto meglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio