Attivata l’Unione eurasiatica

Aleksandr Mezjaev Strategic Culture Foundation 05/01/2015

presidents-nazarbayev-and-lukashenko-11-12-13Iniziato il nuovo anno, l’Unione economica eurasiatica (l’UEE), firmata il 29 maggio 2014, entra in vigore includendo Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. L’UEE vanta una popolazione di 183 milioni di abitanti (settima del mondo) e si estende su oltre 20 milioni di chilometri quadrati (il 15% delle terre del pianeta). L’organizzazione è la maggiore produttrice di gas al mondo (22% della produzione mondiale) e petrolio (14,6% della produzione mondiale), il secondo maggior produttore di concimi minerali (14% della produzione mondiale), il terzo di energia (9% della produzione globale), il quarto di acciaio (6% della produzione mondiale) e carbone (6% della produzione mondiale)… (1) Ma ciò che conta è che l’Unione eurasiatica è “il modello di potente associazione sovranazionale che può diventare uno dei poli del mondo moderno… svolgendo il ruolo di efficace ponte tra l’Europa e la dinamica regione Asia-Pacifico”. (2) L’UEE è un’organizzazione internazionale o entità internazionale basata sull’integrazione economica regionale. Ciò significa che le decisioni dei suoi organi (Consiglio economico eurasiatico, Commissione economica e Corte economica) produrranno norme di diritto internazionale. E’ molto importante. Da tempo la Russia ha aderito a norme giuridiche create da altri. E’ inaccettabile con l’attuale sistema di diritto internazionale distrutto e sostituito da un sistema giuridico repressivo. L’adozione della politica doganale e del commercio estero comune è una questione di particolare importanza. Il commercio estero si basa sui principi del libero scambio e del regime delle nazioni più favorite. I membri dell’UEE si coordineranno in agricoltura, industria, energia e si atterranno a norme sanitarie e tecniche comuni. Il mercato comune dei prodotti farmaceutici sarà pronto entro il 2016. Il mercato comune dell’energia sarà formato entro il 2019 e quello di petrolio, gas e prodotti petroliferi diverrà realtà entro il 2025. Si sottolinea che l’Unione è un’organizzazione economica. La storia ha esempi di organizzazioni economiche internazionali divenute gradualmente unioni politiche o addirittura militari. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ne è un buon esempio. Non passò molto tempo dalla nascita che s’interessò dai progetti prettamente commerciali alle operazioni militari nei territori degli Stati membri. Ci furono tentativi di creare un’associazione dei Paesi post-sovietici andando oltre i limiti della cooperazione economica. Tutti falliti. Qualche tempo fa, il presidente del Kazakistan si oppose all’adesione di Kirghizistan, Tagikistan e Armenia all’Unione doganale. Allo stesso tempo, sostenne l’idea dell’adesione della Turchia solo per evitare che l’Unione divenisse un soggetto politico sovranazionale come l’Unione europea. Le disposizioni in materia di cittadinanza, politica Estera e protezione delle frontiere comuni furono esclusi dal testo del trattato.
1340338451_1 L’UEE entra in vigore nel contesto della chiara intensificazione della politica della Russia volta al raggiungimento di accordi con Paesi confinanti, in particolare con quelli legati alla Russia con l’Unione. Il 22 dicembre, i presidenti di Russia e Kazakistan si scambiarono i documenti di ratifica del trattato di buon vicinato e alleanza nel 21° secolo tra Russia e Kazakistan. Il trattato non annulla il trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza firmato tra Russia e Kazakistan nel 1992. Al contrario, i due trattati si completano attuandosi in parallelo. Il 23 dicembre, un trattato sulle relazioni tra Russia e Abkhazia fu presentato alla Duma per la ratifica. Fu firmato il 24 novembre portando il rapporto a un nuovo livello. Già nel 2008 (subito dopo l’indipendenza dell’Abkhazia) Russia e Abkhazia conclusero un trattato di amicizia, cooperazione e assistenza amministrativa. Il nuovo documento è chiamato Trattato di alleanza e partenariato strategico russo-abkhazo. Il trattato permetterà alla Russia di ricorrere all’articolo 15 (punto 4) della Costituzione che proclama la priorità del diritto internazionale sul diritto russo. Il nuovo documento semplifica le procedure necessarie per concedere la cittadinanza russa ai cittadini dell’Abkhazia, concentrandosi principalmente su politica estera e militare comune, nonché questioni sociali e politiche. La politica Estera comune presuppone attività attentamente coordinate volte a rafforzare la pace e migliorare stabilità e sicurezza. In particolare, l’articolo 4 del trattato prevede che la Federazione russa “in tutti i modi possibili contribuisca a rafforzare i legami internazionali della Repubblica di Abkhazia, tra cui l’ampliamento del numero di Stati che la riconoscono ufficialmente, e creando le condizioni per l’ammissione della Repubblica di Abkhazia ad organizzazioni e associazioni internazionali, tra cui quelle create su iniziativa e/o assistenza della Federazione russa”. Anche l’articolo 6 è importante. Se una delle parti viene aggredita (attacco armato) da qualsiasi Stato o gruppo di Stati “sarà considerata aggressione (attacco armato) anche contro gli altri Stati”. In questo caso, le parti concederanno reciprocamente “assistenza necessaria, anche militare, e forniranno supporto con i mezzi a disposizione per esercitare il diritto alla difesa collettiva”, in corrispondenza al diritto internazionale, in particolare all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Il trattato stabilisce che le misure difensive devono essere segnalate immediatamente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la loro attuazione deve essere effettuata in conformità alla Carta delle Nazioni Unite. Il trattato prevede l’istituzione di un gruppo di forze miste delle Forze Armate della Federazione Russa e dell’Abkhazia per respingere l’aggressione. Avrà strutture di comando e infrastrutture della difesa congiunte. Il rispettivo organo russo assegnerà il comandante nel periodo della minaccia immediata o dei combattimenti. (3) Un accordo più dettagliato preciserà le procedure. (4) Il documento prevede la creazione di spazi nella difesa, sicurezza, sociale, economico, culturale e umanitaria comuni. Un nuovo trattato con l’Ossezia del Sud è in fase di preparazione (5). In grande misura modificherà il Trattato del 2008 concluso subito dopo il riconoscimento dell’Ossezia del Sud a Stato indipendente da parte della Russia. Anatolij Bibilov, presidente del parlamento dell’Ossezia del Sud, ha detto che il trattato incontrerà gli interessi fondamentali della repubblica nella ricerca della massima integrazione e dello sviluppo della cooperazione con la Russia in diversi ambiti. Tornando al trattato dell’Unione eurasiatica si precisa che l’organizzazione è aperta a ogni Stato che ne condivida obiettivi e principi nelle condizioni concordate con tutti gli Stati membri. Nella seconda metà del 2014 due Stati aderivano all’Unione. L’Armenia ha firmato il trattato il 10 ottobre 2014 per essere raggiunta dal Kirghizistan il 23 dicembre. L’Armenia ha aderito all’Unione doganale e allo Spazio economico unico. Il Presidente Putin ha visitato l’Uzbekistan. Le parti hanno concordato di tenere consultazioni sulla possibile conclusione del Trattato sulla zona di libera scambio tra Uzbekistan e Unione economica eurasiatica. Il presidente del Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, ha riferito di consultazioni sulla possibile adesione del Tagikistan all’Unione economica eurasiatica…
La creazione dell’Unione economica eurasiatica è il risultato di un lungo lavoro preparatorio nel quadro di Comunità economica eurasiatica e Unione doganale. Riassumendo il Presidente Putin ha detto “Il nostro progetto d’integrazione già produce risultati concreti. Gli scambi nell’Unione doganale sono aumentati del 50 per cento dal 1° luglio 2011, e ora arrivano a più di 64 miliardi di dollari. Abbiamo migliorato la nostra struttura commerciale. I beni lavorati iniziano gradualmente a sostituire le materie prime. La loro quota è aumentata sensibilmente, mentre la quota di materie prime è scesa dal 40 al 28,9 per cento”. L’occidente si oppone ferocemente all’Unione economica eurasiatica e ai suoi piani di sviluppo. Si rende conto che la costruzione di “un modello di potente, associazione sovranazionale che può divenire uno dei poli del mondo moderno” richiederà grandi sforzi. Il processo non sarà limitato solo a questioni economiche e vi si opporrà in tutti i campi.

1042589Note:
1) Sito ufficiale dell’Unione Economica Eurasiatica
2) Così il presidente Putin ha descritto il processo di unificazione tra Russia, Bielorussia e Kazakistan in uno dei suoi articoli parte del programma pre-elettorale nel 2012.
3) La forza congiunta comprenderà unità delle forze armate abkhaze e russe. I militari e il Ministero della Difesa di Abkhazia continuano ad operare sotto il comando nazionale .
4) Tale accordo può essere concluso in tre mesi dall’entrata in vigore del trattato.
5) Il 22 dicembre 2014, Vladislav Surkov, consigliere presidenziale, ha detto che i lavori sul nuovo trattato di alleanza e integrazione tra Russia e Ossezia del Sud finiranno entro gennaio 2015.

800px-euroas_unionLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA perdono in Ucraina

Rostislav Ishenko per Prensa Latina 2 gennaio 2015 – Fort Russ00-dont-wake-up-the-russian-bear-19-10-14Nel 2014 l’attenzione della società russa, e in misura significativa della comunità internazionale, s’è concentrata sull’Ucraina. Ciò è comprensibile per gli eventi drammatici che si svolgevano in questo territorio, ma non è corretto, dal punto di vista dei processi globali gli eventi in Ucraina sono solo un pallido riflesso. La crisi ucraina è la logica continuazione delle crisi siriana e libica iniziate nel 2011 e proseguita fino ad oggi, e della crisi georgiana del 2008. Tali crisi erano fasi dell’attacco coordinato degli USA alla Russia. In realtà negli ultimi sei anni il confronto globale tra Mosca e Washington è entrato nella fase aperta, dal 2008 su iniziativa degli Stati Uniti e da allora si amplifica. In tale sequenza il 2014 è fondamentale. Avendo subita una sconfitta in Georgia, e lo stallo in Medio Oriente e Nord Africa, gli Stati Uniti hanno tentato con il golpe in Ucraina d’invertire la tendenza in loro favore. Con tale obiettivo è stato organizzato il golpe armato a Kiev, nel tentativo di costruire uno Stato nazista russofobo che sarebbe diventato il trampolino di lancio per azioni anti-russe e, in ultima analisi, per la destabilizzazione della Russia e la distruzione della sua statualità. Risultato del complesso di misure militari politiche, diplomatiche, economiche e finanziarie adottate dalla leadership russa, il piano di Washington non verrà completato. Tuttavia, gli Stati Uniti non indietreggiano e non mutano obiettivo principale, come accaduto in precedenza, quando il ruolo centrale della Georgia nei piani statunitensi fu preso da Libia, Siria e infine Ucraina. Washington ha avviato i tentativi per mobilitare alla fine del 2014 tutte le risorse e gli alleati. Tuttavia, la Russia resiste, impantanando gli USA in Ucraina e ritorcendone la destabilizzazione nell’UE. Quindi, in sostanza, il 2014 è stato un anno di lotta per l’iniziativa, durante cui Washington ha continuato ad alzare la posta e a mobilitare nuove risorse, e Mosca ha accettato sempre il confronto. Allo stesso tempo, le esercitazioni estive della Russia coinvolsero mezzo milione di truppe da tutti i distretti militari nella difesa da un attacco nucleare alla Russia ed attuazione di un contrattacco nucleare per dimostrare agli avversari che la Russia è pronta ad eventuali sviluppi, tra cui il massimo confronto. Si può affermare che alla fine del 2014 tutte le risorse disponibili degli Stati Uniti furono attivate e gettate in battaglia. Allo stesso tempo, la Russia ha mantenuto la capacità di attrarre nuove risorse e alleati. Di conseguenza, la sconfitta degli Stati Uniti nel medio termine è inevitabile. Pertanto, Washington attualmente prova con la massima pressione economica, così come con le tecnologie della destabilizzazione interna in Russia, a vincere tatticamente una guerra perduta strategicamente. Con tale alta tensione, Stati Uniti ed alleati (in primo luogo l’Unione europea, che ha già iniziato il processo di decomposizione) non possono resistere più a lungo. Tuttavia, nei prossimi mesi, molto probabilmente la prima metà del 2015, saranno fondamentali. Allo stesso tempo, vi è il rischio estremamente elevato del conflitto militare accidentale tra potenze nucleari. Se la Russia saprà sopportare la pressione in primavera ed estate, in autunno (e forse anche prima) gli Stati Uniti dovrebbero compiere una ritirata strategica per riprendere l’iniziativa in futuro.
In Ucraina, grazie alla completa inadeguatezza della leadership golpista del Paese e l’incapacità di controllare e stabilizzare la situazione politica ed economica interna, Kiev ha perso completamente soggettività divenendo esclusivamente oggetto di azioni estere (soprattutto statunitensi). Il Paese è divenuto strumentale agli interessi geopolitici stranieri e, come tale, sarà utilizzato nel 2015. Dato che, come detto, gli Stati Uniti ricorrono attivamente a tutte le risorse disponibili per destabilizzare la Russia, per utilizzare nel modo più efficiente i resti della statualità ucraina, possono solo intensificare la guerra civile in Ucraina e il suo dilagare in nuovi territori. Pertanto, dovremmo aspettarci che nel 2015 l’intero territorio dell’Ucraina sia consumato dalle fiamme della guerra civile. Poiché non ci sono più forze interne per por fine (alla guerra) e ripristinare una parvenza di vita normale in Ucraina, solo un intervento armato e l’imposizione di un’amministrazione dall’estero su ciò che è rimasto dell’Ucraina fermerà il conflitto. La Russia deve assolutamente partecipare alla sistemazione militar-politica in Ucraina perché, in primo luogo vi è già impegnata, e in secondo luogo non può permettere ad altri di occupare il proprio cortile di casa in presenza di un conflitto globale. In generale, la fine del conflitto geopolitico sarà dopo il 2015 e dovrebbe portare all’eliminazione della civiltà odierna, costruita sul principio del dominio militare-politico ed economico-finanziario degli Stati Uniti (che già non vivono tale ruolo) e la sua sostituzione con una diversa e più equa civiltà policentrica del mondo multipolare, in cui i Paesi anglosassoni, istigatori del conflitto mondiale attuale e parte sconfitta, svolgeranno lo stesso ruolo attuale di Germania e Giappone, importanti economicamente ma politicamente secondari. Per costruire un nuovo mondo giusto, la de-americanizzazione è necessaria non meno della denazificazione dopo la seconda guerra mondiale.

1545950Rostislav Ishenko, Presidente del Centro di Analisi e Previsione dei Sistemi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia è in cima alla lista di Obama, non la Cina

MK Bhadrakumar Indian Punchline 25 novembre 2014viewimageIl vertice annuale India-Russia ultimamente è divento un affare tiepido, qualcosa come l’anniversario di un matrimonio noioso. Quanto può una coppia invecchiata suscitare passione? Ma l’evento che vedrà il Presidente Vladimir Putin a Delhi il mese prossimo, si preannuncia emozionante. La geopolitica può agire da afrodisiaco. Il rapporto collaudato affronta una sfida unica. Un outsider minaccia d’irrompere e danneggiarlo prima che Putin torni a Mosca. Gli esperti indiani non si rendono conto della profonda assoluta antipatia viscerale del presidente USA Barack Obama verso Putin. Si tratta di un’animosità sanguigna e sentita dal presidente-back che di solito riesce a malapena a nascondere, come il G20 a Brisbane ha svelato. La deriva generale dei discorsi degli esperti indiani è che la prossima visita di Obama in India, a gennaio, cementerà la partnership USA-India nell”Indo-Pacifico’. Può essere vero finché gli Stati Uniti aspirano ad avere l’India a bordo come compagno di viaggio nella strategia della ‘rotazione’ (“perno”) in Asia. Tuttavia, non si commetta l’errore che non in realtà la Russia oggi non sia in cima alla lista nera di Obama e non la Cina. Il Washington Post ha pubblicato un affascinante articolo di due esperti di spicco statunitensi che valutano come Obama potrebbe affrontare le due fastidiose potenze emergenti, Russia e Cina, che minacciano l’egemonia globale degli Stati Uniti. La loro conclusione? Hanno scritto: “La buona notizia è che, a differenza della Russia di Putin, la Cina non si è impegnata o volta a un percorso revisionista. Il viaggio del presidente Obama a Pechino, questo mese, ha dimostrato che è possibile guidare il rapporto con la Cina verso un percorso più stabile“. In effetti, il cuore della questione è che la Russia sfida globalmente gli Stati Uniti in un modo che la Cina non può nel prossimo futuro. Alla fine, Mosca è l’unica forza sul pianeta che può negoziare l’equilibrio strategico globale con gli Stati Uniti. La Cina non avrà semplicemente tale abilità strategica per una o due generazioni. La sottosegretaria statunitense per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, Rose Gottemoeller, ha dichiarato in un discorso in Romania che la Russia ha più missili intercettori antibalistici degli Stati Uniti. Ha sostenuto che la Russia dispone di 68 intercettori del sistema antimissile balistico di Mosca (24 in più dei 30 intercettori attualmente dispiegati dagli Stati Uniti in Alaska e dei 14 che prevede di schierare).
La ragion d’essere dell’implacabile strategia del contenimento della Russia perseguita dalle successive amministrazioni nordamericane, quindi deve essere messa in prospettiva. L’enorme quadro strategico della rivalità russo-statunitense non è mai stato veramente messo in dubbio dai primi osservatori di tale rapporto, nel passato decennio, avviata dalle “rivoluzioni colorate” in Georgia e Ucraina nella prima parte dell’ultimo decennio, passando per la guerra della Georgia con la Russia nel 2008 al conflitto attuale in Ucraina. (Si veda l’incisivo pezzo della Heritage Foundation del marzo 2009 intitolato ‘Come Obama dovrebbe occuparsi della politica estera revisionista della Russia’). L’approccio differenziato verso Russia e Cina dell’amministrazione Obama è evidente. Mentre gli Stati Uniti accumulano sanzioni contro la Russia per indebolirne l’economia e costringerla a ridurre il budget per la Difesa (che ha registrato un aumento del 31 per cento in cinque anni, dal 2008, grazie al boom dell’economia russa), Obama ha una visione più produttiva con la Cina recentemente. L’aggiornamento qualitativo del rapporto sino-statunitense è evidente dalla lettura dettagliata della Casa Bianca dell’esito della visita di Obama a Pechino. Dovrebbe aprire gli occhi leggere, tra l’altro, che: “Stati Uniti e Cina s’impegnano a collaborare a sostegno di una visione comune sull’Afghanistan: una nazione democratica, sovrana, unificata e sicura. Sull’Afghanistan, Stati Uniti e Cina hanno deciso di convocare il dialogo USA-Cina-Afghanistan per avanzare questa visione. Stati Uniti e Cina sono d’accordo nel collaborare nel sostenere il governo di unità nazionale, le forze di sicurezza e lo sviluppo economico dell’Afghanistan, in modo che non possa essere un santuario dei terroristi. S’impegnano a sostenere il processo per la pace e la riconciliazione afgano… ed anche a supportare i piani di sviluppo economico e strutturali promuovendo l’integrazione regionale dell’Afghanistan e costruirne la capacità di governo“. In sintesi, gli Stati Uniti corteggiano la Cina come primo partner delle loro strategie in Asia centrale e meridionale. Ancora una volta, mentre gli Stati Uniti non hanno alcun rapporto economico con la Russia, la partnership sino-statunitense è di profonda interdipendenza in cui ogni parte è interessata al benessere economico dell’altra. In effetti, l’agenda degli Stati Uniti per ‘isolare’ la Russia non potrà mai funzionare. La Russia è tuttora un ‘globalizzatore’ avido. Il suo programma d’integrazione eurasiatica avanza costantemente e attrae interesse da tutto il mondo. Circa 40 Stati hanno ufficialmente cercato accordi di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica. Né il mondo è spaccato da ideologie concorrenti oggi e la Russia rientra nel mondo capitalista. Quasi nessuno fuori dal mondo occidentale desidera ascoltare gli Stati Uniti, neanche i più stretti alleati Israele e Turchia. Ironia della sorte, il ministro degli Esteri saudita Faysal al-Saud ha visitato Mosca la scorsa settimana per discutere con la Russia dello stato confusionale del mercato del petrolio per via della caduta dei prezzi. Come il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto qui, i due Paesi “condividono una visione” concordando sulla necessità dell’equilibrio tra domanda e offerta e di respingere “fattori politici o geopolitici che impattino sul mercato“. E questo poco prima del cruciale vertice OPEC a Londra (che dovrebbe discutere dei tagli alla produzione di petrolio).
Detto questo, l’India non è come l’Arabia Saudita o Israele, recenti interlocutori dei russi nel dopo-Fredda. L’India, al contrario, è uno dei più vecchi amici e vicini della Russia nella storia moderna. Qualsiasi erosione della relazione avrebbe un effetto deleterio in termini strategici. Non è tanto il contenuto di tale rapporto che conta quanto la relazione stessa. Parlando dell’India, il rapporto con la Russia ha fornito un ancoraggio all’autonomia strategica del Paese negli ultimi sei o sette anni. L’India si ridimensiona senza quell’ancora, la sua capacità di manovra si restringe, la sua capacità di sviluppare opzioni viene colpita, la sua certezza assoluta di pesare nel contesto internazionale sempre più volatile viene scossa. Basti dire che la Russia è insostituibile per la strategia dell’India. Al contrario, la strategia degli Stati Uniti verso l’India ha sempre mirato ad indebolire quest’ultimo aspetto della sua autonomia strategica (d’ostacolo nel convogliare l’India nel sistema di alleanze regionale degli Stati Uniti). L’assalto concertato alla politica dell’India di ‘non allineamento’, dissacrante la politica estera di Jawaharlal Nehru e le lusinghe che assecondano le vanità da grande potenza dell’India sono serviti solo a tale obiettivo statunitense. Senza dubbio, l’erosione dei legami indiani-russi sarà utile agli interessi commerciali degli USA. In primo luogo, l’India è ancora per la Russia il primo mercato d’esportazione delle armi. Con la riduzione della presenza russa, una significativa fonte di reddito della Russia si prosciugherebbe. Questa è una cosa. L’altra è che gli Stati Uniti non potranno mai sostituire la Russia nel trasferimento di tecnologia militare all’India. Gli Stati Uniti non daranno mai in affitto sottomarini nucleari all’India o una portaerei. Devono ancora tradurre in fatti la promessa di consegnare all’India tecnologia sul riprocessamento, come previsto dall’accordo nucleare del 2008. Senza la forte concorrente russa, gli Stati Uniti potranno schivare qualsiasi trasferimento utile di tecnologia militare nel mercato indiano. In secondo luogo, Mosca ha un piano per diversificare le esportazioni di energia dall’Europa al mercato asiatico. Le sanzioni occidentali hanno spinto la Russia a cercare nuovi partner asiatici. La Cina ne è stata beneficiata. Anche l’India è potenzialmente un grande partner energetico per la Russia. Tutto sommato, quindi, le visite di Putin e Obama a Delhi, nei prossimi mesi sullo sfondo delle tensioni da guerra fredda nella politica mondiale, rappresentano una sfida intellettuale profonda per la leadership indiana. La linea di fondo è che un forte rapporto con la Russia consente all’India di negoziare in modo più efficace con gli Stati Uniti. Pertanto, la visita di Putin in India il mese prossimo non dovrebbe ridursi a un evento simbolico, rito annuale in qualche modo da sopportare. E’ fondamentale che Mosca faccia la sua parte e che gli indiani alzino le aspettative, preparando la visita di Putin con contenuti avanzati che rivitalizzino il partenariato strategico.
Una campagna di disinformazione è già in corso sui media statunitensi, volta ad avvelenare il clima della visita di Putin, diffondendo la bufala che la Russia affossa l’India per corteggiare il Pakistan. Considerando che ci vorranno anni luce per modellare un rapporto strategico tra Russia e Pakistan, se non mai. La volontà della Russia di normalizzare le relazioni con il Pakistan è perfettamente comprensibile, data la situazione della sicurezza regionale e l’acume di Mosca nel mantenere un’influenza sugli sviluppi afgani che impattano sull’instabilità di Nord Caucaso e Asia centrale. Naturalmente, un riallineamento strategico sarebbe inevitabile in Asia meridionale se l’India abbandonasse le proprie politica estera indipendente ed autonomia strategica, allineandosi agli Stati Uniti infliggendo alla Russia preoccupazioni fondamentali per gli interessi vitali. Ma sotto la guida del Primo ministro Narendra Modi, è difficile immaginare che ciò accada, qualunque cosa sedicenti esperti possano dire.

141110-obama-putin-jms-2341_babd87827f62b983b04334059fddbbbcTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Caccia a Ottobre Rosso al largo di Brisbane

MK Bhadrakumar, 13 novembre 2014396742-365ff20e-6b22-11e4-b185-fd998d90ddfaSe il G20 discuterà delle coordinate strategiche per stimolare la crescita delle economie mondiali, il vertice di Brisbane di questo fine settimana si svolgerà in un momento imbarazzante. Nulla rende ciò più acuto del fatto che a sole 30 ore dal vertice di Brisbane, il Paese ospitante sia preoccupato da altro. Sul Mar dei Coralli l’Australia avrebbe intercettato “una flotta russa in rotta a Brisbane per il vertice del G20” (Australian). Gli australiani sospettano che un sottomarino russo sia in agguato al largo di Brisbane, riportando alle nostalgie del film con Sean Connery Caccia a Ottobre Rosso. Come può il G20 trascurare tale drammatico sfondo della nuova Guerra Fredda? Con l’annuvolarsi di una nuova guerra fredda sul paesaggio eurasiatico, qual è il punto in discussione per coordinare le strategie economiche globali? I vertici del G20 si sono sempre più ridotti a eventi vacui, concepiti come contentino per le potenze emergenti pur di non sconvolgere il carretto delle mele del sistema di Bretton Woods. Con la ripresa economica degli Stati Uniti, il sistema di Bretton Woods non è più sotto minaccia immediata e il G20 potrebbe aver esaurito la propria utilità. L’Australia ha la formidabile opportunità d’iniettare nuova vitalità al G20. Gli australiani hanno la reputazione di essere gente non convenzionale dal buon senso radicato nella praticità. Tutto ciò che devono fare è gettare semplicemente nella pattumiera l’ordine del giorno del vertice Brisbane, elaborato dagli sherpa e che si concentra su esoteriche questioni fiscali e sul riciclaggio oscuro del denaro ed invece convertire l’adunata di stimati statisti mondiali in una conferenza internazionale per discutere la crisi in Ucraina. Chiamatelo Congresso di Brisbane. Quando gli statisti del mondo, tra i quali un distinto Nobel, tra l’altro, s’accapigliano nella fiera delle vanità omicida che sistematicamente smembra l’Ucraina, come possono presentarsi a discutere dei frutti della pace? In effetti, il vertice di Brisbane è uno scherzo macabro alla coscienza della comunità mondiale. Le notizie dall’Ucraina sono truci. Le Nazioni Unite hanno appena indetto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza a New York “sulla possibilità di un ritorno ai combattimenti in piena regola” in Ucraina, a un conflitto che potrebbe “cuocersi a fuoco lento così per mesi, con sporadiche piccole battaglie, segnate da periodi d’inasprimento delle ostilità ed ulteriori vittime”, o ancora alla prospettiva di un altro “conflitto di lunga durata” congelato, consolidando lo status quo… per anni o addirittura decenni“. (Notizie delle Nazioni Unite)
Il fatto è che i Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, si compiacciono e fremono nel vedere l’economia russa in procinto di fare i bagagli e strisciare in ginocchio sotto il peso delle loro sanzioni (qui), ma Mosca non è in vena di soddisfazioni. Chiaramente, il meno che il G20 possa fare è rompere tale situazione di stallo. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha fatto aleggiare una semplice formula per risolvere la crisi in Ucraina. Secondo Interfax, dopo l’incontro con il presidente Barack Obama a margine del vertice in Myanmar, avrebbe detto che è necessario “abbandonare le sanzioni, lasciare le relazioni operare normalmente, tornare a normalità, calma e colloqui produttivi“. E’ così semplice. Un passo ulteriore, il Congresso di Brisbane non ha nemmeno il tempo per un programma esteso che possa essere dedicato alla lotta senza speranza della comunità internazionale contro lo Stato islamico (IS). Con il re dell’Arabia Saudita e il primo ministro della Turchia previsti a Brisbane, non ci poteva essere occasione migliore per discutere di Siria e Iraq. Questi due venerabili signori dello Stato islamico potrebbero essere i soli che saprebbero dove il mostruoso SI sia più debole. In poche parole, se una soluzione potrà essere trovata nei conflitti in Eurasia e nel Medio Oriente, potrebbe passare del tempo per assicurarsi che il lentissimo processo di ripresa economica globale diventi perdurante. Ciò a sua volta permetterà al vertice del G20 a Istanbul, il prossimo anno, di accedere e avere la nomea di vertice mondiale.

Obama_medvedev_AP_650Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama si riavvicina alla Russia

MK Bhadrakumar, 6 novembre 2014140316-obama-putin-jms-1716_8738df87611b8c672fae8d824b332866Per quanto possa essere poco emotivo, il presidente Barack Obama ha probabilmente fatto un passo amichevole verso la Russia per la prima volta nel 2014, quando ieri alla conferenza stampa a Washington, dopo la vittoria decisiva dei repubblicani nel voto di metà mandato, acquisendo il controllo del Senato per la prima volta dal 2006. Obama ha riconosciuto, rispondendo a una domanda sulle trattative per l’accordo sul nucleare iraniano, “Anche i Paesi con cui abbiamo alcune differenze, come la Russia, hanno concordato e lavorato con noi in modo cooperativo nel tentativo di trovare il modo per assicurarsi le garanzie e avere fiducia in futuro affinché l’Iran non abbia la capacità di sviluppare un’arma nucleare…” Per qualcuno che nel discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di fine settembre indicava la Russia tra i soli tre elementi perniciosi che minacciano gli interessi degli Stati Uniti, essendo gli altri due il virus Ebola e lo Stato islamico, Obama ha fatto una lunga strada sulla questione, in 5 settimane. Come spiegarlo?
Il momento decisivo dei negoziati sul problema nucleare iraniano è arrivato. Prove si accumulano di giorno in giorno su un accordo imminente. Il segretario di Stato John Kerry ha riassunto tale senso d’urgenza quando ha detto ieri, a Parigi, “Voglio ottenerlo (l’accordo con l’Iran). E noi arriviamo al traguardo per concluderlo“. Kerry l’ha detto mentre si recava alla maratona dei colloqui a Muscat con il suo omologo iraniano Mohammad Zarif, per siglare l’accordo prima della scadenza del 24 novembre. A dire il vero, per il presidente Obama l’accordo con l’Iran è solo ciò che è necessario per sostenere il morale in caduta della sua presidenza. Naturalmente, un accordo con l’Iran intrinsecamente assicurerebbe la posizione di Obama nella storia diplomatica degli Stati Uniti come colui con un lascito in politica estera assieme al solo a Ronald Reagan, nei tempi odierni. Allora, da dove entra la Russia in tutto questo? Vi sono indicazioni che la Russia avrà il ruolo fondamentale di garante e alleato di Obama nella conclusione dell’accordo con l’Iran. La Russia probabilmente riceverà da Teheran le proprie scorte di uranio arricchito da ‘tenere al sicuro’. E’ una storia complicata da raccontare, dove la geopolitica si mescola con commercio e passato storico e forse dovrei lasciare a David Sanger del New York Times raccontarla per bene (qui). Ma vi è altro. Obama probabilmente ha fatto ieri un accenno nelle sue osservazioni. Quando gli è stato chiesto se poteva accordarsi con l’Iran avendo il Congresso degli Stati Uniti dominato dai repubblicani, Obama era sicuro di riuscire ad ottenere un buon accordo mitigando i timori che l’Iran possa ingannarlo, di cui non vede alcun problema. Ora, si afferma l’ovvio. Ma poi Obama ha continuato dicendo qualcosa di molto significativo sulla revoca delle sanzioni all’Iran: “Ci sono varie sanzioni. Ci sono sanzioni multilaterali, sanzioni delle Nazioni Unite; sanzioni imposte da noi, da questa amministrazione, unilateralmente. E penso che sia diverso per ciascuno di questi aspetti“. In poche parole, la revoca delle sanzioni multilaterali (leggasi sanzioni di Unione Europea e G7) e delle sanzioni delle Nazioni Unite (leggasi le sanzioni del Consiglio di Sicurezza da parte dei membri permanenti) possono essere anticipate. E accanto o in conseguenza, Obama può togliere le sanzioni degli Stati Uniti all’Iran. Vale a dire, nel breve termine, Obama non ha bisogno dell’approvazione del Congresso per attuare l’accordo; adotterà un’azione esecutiva. Una volta avviato lo slancio internazionale a sostegno della trattativa con l’Iran e le sanzioni del tutto smantellate dalla comunità internazionale, sarà molto difficile per i repubblicani pretendere di chiedere a gran voce altre sanzioni contro l’Iran (con qualsiasi pretesto). Nell’eliminazione graduale delle sanzioni all’Iran, il problema sarà una garanzia sufficiente affinché l’Iran non possa avere l’arma nucleare. Come ha detto Obama, “Se abbiamo un accordo, ritengo che impedirà all’Iran di avere l’arma nucleare, e se potremo convincere il mondo e il pubblico d’impedire all’Iran di avere l’arma nucleare, allora sarà il momento di impegnarsi al Congresso. E penso che potremo avere un argomento forte al Congresso secondo cui questo è il modo migliore di procedere per evitare un Iran nucleare, più efficace di altre alternative da adottare, come l’azione militare“. Chiaramente, il ruolo russo diventa cruciale e Mosca potrebbe essere la pietra angolare delle garanzie ferree per un Iran non nucleare di cui Obama parla. In effetti, nessun altro Paese può svolgere il ruolo della Russia nel convertire le grandi scorte di uranio arricchito iraniano in barre di combustibile per i reattori russi della centrale nucleare di Bushehr.
Ora, lasciatemi divagare un po’ mettendo il carro davanti ai buoi. La grande domanda sarà la seguente: se la Russia è destinata a svolgere un ruolo fondamentale in quello che è probabilmente il glorioso coronamento della politica estera della presidenza Obama, per quanto continuerebbe il braccio di ferro tra Russia e occidente? Obama sarà nella stessa stanza come il presidente russo Vladimir Putin più di una volta la prossima settimana, in occasione del vertice APEC (Pechino) e del G20 (Brisbane). Certamente, un incontro Obama-Putin si profila ed eventualmente provocherebbe l’allentamento delle tensioni tra le due grandi potenze che collaboreranno nella fase cruciale dell’attuazione futura dell’accordo nucleare iraniano, ponendosi da garanti della sicurezza del Medio Oriente.

Russia's President Putin welcomes U.S. President Obama before the first working session of the G20 Summit in Constantine Palace in Strelna near St. PetersburgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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