Attivata l’Unione eurasiatica

Aleksandr Mezjaev Strategic Culture Foundation 05/01/2015

presidents-nazarbayev-and-lukashenko-11-12-13Iniziato il nuovo anno, l’Unione economica eurasiatica (l’UEE), firmata il 29 maggio 2014, entra in vigore includendo Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. L’UEE vanta una popolazione di 183 milioni di abitanti (settima del mondo) e si estende su oltre 20 milioni di chilometri quadrati (il 15% delle terre del pianeta). L’organizzazione è la maggiore produttrice di gas al mondo (22% della produzione mondiale) e petrolio (14,6% della produzione mondiale), il secondo maggior produttore di concimi minerali (14% della produzione mondiale), il terzo di energia (9% della produzione globale), il quarto di acciaio (6% della produzione mondiale) e carbone (6% della produzione mondiale)… (1) Ma ciò che conta è che l’Unione eurasiatica è “il modello di potente associazione sovranazionale che può diventare uno dei poli del mondo moderno… svolgendo il ruolo di efficace ponte tra l’Europa e la dinamica regione Asia-Pacifico”. (2) L’UEE è un’organizzazione internazionale o entità internazionale basata sull’integrazione economica regionale. Ciò significa che le decisioni dei suoi organi (Consiglio economico eurasiatico, Commissione economica e Corte economica) produrranno norme di diritto internazionale. E’ molto importante. Da tempo la Russia ha aderito a norme giuridiche create da altri. E’ inaccettabile con l’attuale sistema di diritto internazionale distrutto e sostituito da un sistema giuridico repressivo. L’adozione della politica doganale e del commercio estero comune è una questione di particolare importanza. Il commercio estero si basa sui principi del libero scambio e del regime delle nazioni più favorite. I membri dell’UEE si coordineranno in agricoltura, industria, energia e si atterranno a norme sanitarie e tecniche comuni. Il mercato comune dei prodotti farmaceutici sarà pronto entro il 2016. Il mercato comune dell’energia sarà formato entro il 2019 e quello di petrolio, gas e prodotti petroliferi diverrà realtà entro il 2025. Si sottolinea che l’Unione è un’organizzazione economica. La storia ha esempi di organizzazioni economiche internazionali divenute gradualmente unioni politiche o addirittura militari. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ne è un buon esempio. Non passò molto tempo dalla nascita che s’interessò dai progetti prettamente commerciali alle operazioni militari nei territori degli Stati membri. Ci furono tentativi di creare un’associazione dei Paesi post-sovietici andando oltre i limiti della cooperazione economica. Tutti falliti. Qualche tempo fa, il presidente del Kazakistan si oppose all’adesione di Kirghizistan, Tagikistan e Armenia all’Unione doganale. Allo stesso tempo, sostenne l’idea dell’adesione della Turchia solo per evitare che l’Unione divenisse un soggetto politico sovranazionale come l’Unione europea. Le disposizioni in materia di cittadinanza, politica Estera e protezione delle frontiere comuni furono esclusi dal testo del trattato.
1340338451_1 L’UEE entra in vigore nel contesto della chiara intensificazione della politica della Russia volta al raggiungimento di accordi con Paesi confinanti, in particolare con quelli legati alla Russia con l’Unione. Il 22 dicembre, i presidenti di Russia e Kazakistan si scambiarono i documenti di ratifica del trattato di buon vicinato e alleanza nel 21° secolo tra Russia e Kazakistan. Il trattato non annulla il trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza firmato tra Russia e Kazakistan nel 1992. Al contrario, i due trattati si completano attuandosi in parallelo. Il 23 dicembre, un trattato sulle relazioni tra Russia e Abkhazia fu presentato alla Duma per la ratifica. Fu firmato il 24 novembre portando il rapporto a un nuovo livello. Già nel 2008 (subito dopo l’indipendenza dell’Abkhazia) Russia e Abkhazia conclusero un trattato di amicizia, cooperazione e assistenza amministrativa. Il nuovo documento è chiamato Trattato di alleanza e partenariato strategico russo-abkhazo. Il trattato permetterà alla Russia di ricorrere all’articolo 15 (punto 4) della Costituzione che proclama la priorità del diritto internazionale sul diritto russo. Il nuovo documento semplifica le procedure necessarie per concedere la cittadinanza russa ai cittadini dell’Abkhazia, concentrandosi principalmente su politica estera e militare comune, nonché questioni sociali e politiche. La politica Estera comune presuppone attività attentamente coordinate volte a rafforzare la pace e migliorare stabilità e sicurezza. In particolare, l’articolo 4 del trattato prevede che la Federazione russa “in tutti i modi possibili contribuisca a rafforzare i legami internazionali della Repubblica di Abkhazia, tra cui l’ampliamento del numero di Stati che la riconoscono ufficialmente, e creando le condizioni per l’ammissione della Repubblica di Abkhazia ad organizzazioni e associazioni internazionali, tra cui quelle create su iniziativa e/o assistenza della Federazione russa”. Anche l’articolo 6 è importante. Se una delle parti viene aggredita (attacco armato) da qualsiasi Stato o gruppo di Stati “sarà considerata aggressione (attacco armato) anche contro gli altri Stati”. In questo caso, le parti concederanno reciprocamente “assistenza necessaria, anche militare, e forniranno supporto con i mezzi a disposizione per esercitare il diritto alla difesa collettiva”, in corrispondenza al diritto internazionale, in particolare all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Il trattato stabilisce che le misure difensive devono essere segnalate immediatamente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la loro attuazione deve essere effettuata in conformità alla Carta delle Nazioni Unite. Il trattato prevede l’istituzione di un gruppo di forze miste delle Forze Armate della Federazione Russa e dell’Abkhazia per respingere l’aggressione. Avrà strutture di comando e infrastrutture della difesa congiunte. Il rispettivo organo russo assegnerà il comandante nel periodo della minaccia immediata o dei combattimenti. (3) Un accordo più dettagliato preciserà le procedure. (4) Il documento prevede la creazione di spazi nella difesa, sicurezza, sociale, economico, culturale e umanitaria comuni. Un nuovo trattato con l’Ossezia del Sud è in fase di preparazione (5). In grande misura modificherà il Trattato del 2008 concluso subito dopo il riconoscimento dell’Ossezia del Sud a Stato indipendente da parte della Russia. Anatolij Bibilov, presidente del parlamento dell’Ossezia del Sud, ha detto che il trattato incontrerà gli interessi fondamentali della repubblica nella ricerca della massima integrazione e dello sviluppo della cooperazione con la Russia in diversi ambiti. Tornando al trattato dell’Unione eurasiatica si precisa che l’organizzazione è aperta a ogni Stato che ne condivida obiettivi e principi nelle condizioni concordate con tutti gli Stati membri. Nella seconda metà del 2014 due Stati aderivano all’Unione. L’Armenia ha firmato il trattato il 10 ottobre 2014 per essere raggiunta dal Kirghizistan il 23 dicembre. L’Armenia ha aderito all’Unione doganale e allo Spazio economico unico. Il Presidente Putin ha visitato l’Uzbekistan. Le parti hanno concordato di tenere consultazioni sulla possibile conclusione del Trattato sulla zona di libera scambio tra Uzbekistan e Unione economica eurasiatica. Il presidente del Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, ha riferito di consultazioni sulla possibile adesione del Tagikistan all’Unione economica eurasiatica…
La creazione dell’Unione economica eurasiatica è il risultato di un lungo lavoro preparatorio nel quadro di Comunità economica eurasiatica e Unione doganale. Riassumendo il Presidente Putin ha detto “Il nostro progetto d’integrazione già produce risultati concreti. Gli scambi nell’Unione doganale sono aumentati del 50 per cento dal 1° luglio 2011, e ora arrivano a più di 64 miliardi di dollari. Abbiamo migliorato la nostra struttura commerciale. I beni lavorati iniziano gradualmente a sostituire le materie prime. La loro quota è aumentata sensibilmente, mentre la quota di materie prime è scesa dal 40 al 28,9 per cento”. L’occidente si oppone ferocemente all’Unione economica eurasiatica e ai suoi piani di sviluppo. Si rende conto che la costruzione di “un modello di potente, associazione sovranazionale che può divenire uno dei poli del mondo moderno” richiederà grandi sforzi. Il processo non sarà limitato solo a questioni economiche e vi si opporrà in tutti i campi.

1042589Note:
1) Sito ufficiale dell’Unione Economica Eurasiatica
2) Così il presidente Putin ha descritto il processo di unificazione tra Russia, Bielorussia e Kazakistan in uno dei suoi articoli parte del programma pre-elettorale nel 2012.
3) La forza congiunta comprenderà unità delle forze armate abkhaze e russe. I militari e il Ministero della Difesa di Abkhazia continuano ad operare sotto il comando nazionale .
4) Tale accordo può essere concluso in tre mesi dall’entrata in vigore del trattato.
5) Il 22 dicembre 2014, Vladislav Surkov, consigliere presidenziale, ha detto che i lavori sul nuovo trattato di alleanza e integrazione tra Russia e Ossezia del Sud finiranno entro gennaio 2015.

800px-euroas_unionLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Gli USA perdono in Ucraina

Rostislav Ishenko per Prensa Latina 2 gennaio 2015 – Fort Russ00-dont-wake-up-the-russian-bear-19-10-14Nel 2014 l’attenzione della società russa, e in misura significativa della comunità internazionale, s’è concentrata sull’Ucraina. Ciò è comprensibile per gli eventi drammatici che si svolgevano in questo territorio, ma non è corretto, dal punto di vista dei processi globali gli eventi in Ucraina sono solo un pallido riflesso. La crisi ucraina è la logica continuazione delle crisi siriana e libica iniziate nel 2011 e proseguita fino ad oggi, e della crisi georgiana del 2008. Tali crisi erano fasi dell’attacco coordinato degli USA alla Russia. In realtà negli ultimi sei anni il confronto globale tra Mosca e Washington è entrato nella fase aperta, dal 2008 su iniziativa degli Stati Uniti e da allora si amplifica. In tale sequenza il 2014 è fondamentale. Avendo subita una sconfitta in Georgia, e lo stallo in Medio Oriente e Nord Africa, gli Stati Uniti hanno tentato con il golpe in Ucraina d’invertire la tendenza in loro favore. Con tale obiettivo è stato organizzato il golpe armato a Kiev, nel tentativo di costruire uno Stato nazista russofobo che sarebbe diventato il trampolino di lancio per azioni anti-russe e, in ultima analisi, per la destabilizzazione della Russia e la distruzione della sua statualità. Risultato del complesso di misure militari politiche, diplomatiche, economiche e finanziarie adottate dalla leadership russa, il piano di Washington non verrà completato. Tuttavia, gli Stati Uniti non indietreggiano e non mutano obiettivo principale, come accaduto in precedenza, quando il ruolo centrale della Georgia nei piani statunitensi fu preso da Libia, Siria e infine Ucraina. Washington ha avviato i tentativi per mobilitare alla fine del 2014 tutte le risorse e gli alleati. Tuttavia, la Russia resiste, impantanando gli USA in Ucraina e ritorcendone la destabilizzazione nell’UE. Quindi, in sostanza, il 2014 è stato un anno di lotta per l’iniziativa, durante cui Washington ha continuato ad alzare la posta e a mobilitare nuove risorse, e Mosca ha accettato sempre il confronto. Allo stesso tempo, le esercitazioni estive della Russia coinvolsero mezzo milione di truppe da tutti i distretti militari nella difesa da un attacco nucleare alla Russia ed attuazione di un contrattacco nucleare per dimostrare agli avversari che la Russia è pronta ad eventuali sviluppi, tra cui il massimo confronto. Si può affermare che alla fine del 2014 tutte le risorse disponibili degli Stati Uniti furono attivate e gettate in battaglia. Allo stesso tempo, la Russia ha mantenuto la capacità di attrarre nuove risorse e alleati. Di conseguenza, la sconfitta degli Stati Uniti nel medio termine è inevitabile. Pertanto, Washington attualmente prova con la massima pressione economica, così come con le tecnologie della destabilizzazione interna in Russia, a vincere tatticamente una guerra perduta strategicamente. Con tale alta tensione, Stati Uniti ed alleati (in primo luogo l’Unione europea, che ha già iniziato il processo di decomposizione) non possono resistere più a lungo. Tuttavia, nei prossimi mesi, molto probabilmente la prima metà del 2015, saranno fondamentali. Allo stesso tempo, vi è il rischio estremamente elevato del conflitto militare accidentale tra potenze nucleari. Se la Russia saprà sopportare la pressione in primavera ed estate, in autunno (e forse anche prima) gli Stati Uniti dovrebbero compiere una ritirata strategica per riprendere l’iniziativa in futuro.
In Ucraina, grazie alla completa inadeguatezza della leadership golpista del Paese e l’incapacità di controllare e stabilizzare la situazione politica ed economica interna, Kiev ha perso completamente soggettività divenendo esclusivamente oggetto di azioni estere (soprattutto statunitensi). Il Paese è divenuto strumentale agli interessi geopolitici stranieri e, come tale, sarà utilizzato nel 2015. Dato che, come detto, gli Stati Uniti ricorrono attivamente a tutte le risorse disponibili per destabilizzare la Russia, per utilizzare nel modo più efficiente i resti della statualità ucraina, possono solo intensificare la guerra civile in Ucraina e il suo dilagare in nuovi territori. Pertanto, dovremmo aspettarci che nel 2015 l’intero territorio dell’Ucraina sia consumato dalle fiamme della guerra civile. Poiché non ci sono più forze interne per por fine (alla guerra) e ripristinare una parvenza di vita normale in Ucraina, solo un intervento armato e l’imposizione di un’amministrazione dall’estero su ciò che è rimasto dell’Ucraina fermerà il conflitto. La Russia deve assolutamente partecipare alla sistemazione militar-politica in Ucraina perché, in primo luogo vi è già impegnata, e in secondo luogo non può permettere ad altri di occupare il proprio cortile di casa in presenza di un conflitto globale. In generale, la fine del conflitto geopolitico sarà dopo il 2015 e dovrebbe portare all’eliminazione della civiltà odierna, costruita sul principio del dominio militare-politico ed economico-finanziario degli Stati Uniti (che già non vivono tale ruolo) e la sua sostituzione con una diversa e più equa civiltà policentrica del mondo multipolare, in cui i Paesi anglosassoni, istigatori del conflitto mondiale attuale e parte sconfitta, svolgeranno lo stesso ruolo attuale di Germania e Giappone, importanti economicamente ma politicamente secondari. Per costruire un nuovo mondo giusto, la de-americanizzazione è necessaria non meno della denazificazione dopo la seconda guerra mondiale.

1545950Rostislav Ishenko, Presidente del Centro di Analisi e Previsione dei Sistemi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Cremlino rafforza l’influenza sul Mar Caspio

Vladimir Sotnikov Russia Direct 14 ottobre 2014

La visita del ministro della Difesa russo Sergej Shojgu in Azerbaigian è un’ulteriore prova che la Russia cerca di aumentare l’influenza e bloccare le ambizioni occidentali nella regione del Caspio.

0DEEFC5B-C619-4996-95A4-E822E0A331A1_cx0_cy15_cw0_mw1024_s_n_r1Durante la visita del ministro della Difesa russo Sergej Shojgu in Azerbaigian, Baku e Mosca hanno deciso d’istituire un sistema di sicurezza collettiva nella regione del Caspio. Uno dei passaggi chiave saranno le esercitazioni congiunte di reazione alle emergenze nel 2016. Alla luce dell’ultimo vertice del Caspio, il 29 settembre ad Astrakhan, tale mossa ha implicazioni sul rapporto tra Russia e NATO, sulla capacità di combattere la diffusione del jihadismo e sui futuri progetti di gasdotti alternativi nella regione. La visita di Shojgu a Baku è il primo contatto attivo tra le due nazioni da quando Azerbaigian e Russia non poterono accordarsi sull’estensione del contratto di locazione della stazione radar di Gabala. Ora il periodo di disaccordi sembra essere stato superato con vari successi, tra cui i risultati del vertice del Caspio. Questa volta i capi di Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan hanno partecipato al vertice. Il problema principale degli Stati costieri del Mar Caspio, come in passato, continua ad essere la suddivisione del fondale del Caspio. Secondo il presidente russo Vladimir Putin, l’accordo dei cinque riguarda suddivisione marittima, dei fondali e sottosuolo, trasporto e pesca del Mar Caspio. La maggior parte delle acque Caspio resterà d’uso comune per tutti. Mosca ha anche proposto che i Paesi partecipi tengano esercitazioni congiunte di pronta reazione nel 2016. Il vertice ha adottato una dichiarazione politica, firmata dai capi dei Cinque del Caspio. Le parti coinvolte nel vertice hanno deciso che, entro il 2018, la questione della suddivisione del fondale del Caspio sarà finalmente risolta e il relativo documento firmato. Il documento, dopo 20 anni di negoziati, stabilirà lo status giuridico del Mar Caspio e definirà i principi per lo sfruttamento delle sue risorse da parte dei Paesi rivieraschi, oltre a fornire una delineazione delle sue zone marittime. Tuttavia, i risultati del vertice dei Paesi del Mar Caspio ad Astrakhan difficilmente possono essere considerati una “svolta epocale”, o anche un incontro che finalmente rimuove ogni ostacolo alla collaborazione tra i responsabili politici di questi Paesi. Tuttavia, vi è stata una decisione importante sulla questione della divisione della piattaforma del Caspio, adottata e registrata nella dichiarazione politica del vertice. La decisione dei Cinque del Caspio prevede una zona di 25 miglia per ciascuno dei partecipi, 15 miglia di responsabilità per ogni Stato costiero, per lo sviluppo delle risorse del Caspio (principalmente giacimenti di idrocarburi) e 10 miglia per pesca e navigazione. Il rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa, Igor Bratchenko, ha annunciato la posizione originaria della Russia: il Mar Caspio dovrebbe essere disponibile all’uso comune. Questa posizione è sostenuta dall’Iran che è comunque partner strategico di Mosca. Tuttavia, gli altri Paesi, come Azerbaigian e Kazakistan, erano a favore di una zona di 25 miglia di responsabilità. Nessuna decisione finale è stata presa al vertice di Astrakhan, relativa alla divisione della piattaforma, s’è solo dichiarato l’intenzione di volere mettere a punto un documento per il prossimo vertice, tra due anni. Tuttavia, ciò non sminuisce l’importanza del vertice per la Russia e gli altri attori dell'”accordo sul Caspio”. Per Mosca, questo vertice s’è rivelato importante per il fatto che v’è la reale opportunità di negoziare lo sfruttamento delle risorse minerarie del Mar Caspio con tutte e cinque le potenze rivierasche. Per avviarlo, la Russia ha mostrato flessibilità diplomatica su questo difficile argomento.

Perché l’occidente è interessato al vertice sul Caspio?
Per i giocatori esterni, Stati Uniti, UE, Turchia e Israele, che hanno interessi rilevanti nel Mar Caspio o cooperano con alcuni Paesi della regione, non considerano la questione come definitivamente risolta. Non è un caso che la portavoce del dipartimento di Stato gli Stati Uniti, Jen Psaki, commentando i risultati del vertice di Astrakhan, ha detto che si tratta solo di una dichiarazione di intenti. Tuttavia, in realtà, Washington seguiva da vicino la riunione, essendo il Mar Caspio un settore prioritario per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, così come per la Turchia e gli altri Paesi della NATO. La ragione è che i progetti energetici che coinvolgono l’esportazione di idrocarburi sono promossi da Stati Uniti e altri Paesi occidentali (e dalla Turchia) in alternativa ai progetti russi incentrati sui grandi giacimenti di petrolio e gas nel bacino del Caspio. Washington ha già proposto (e continua a proporre) ad alcuni Paesi, in particolare l’Azerbaijan, di ospiti una “forza di reazione rapida” che, composta soprattutto da truppe USA, sarebbe usata “per la protezione degli oleodotti in costruzione” dei progetti energetici occidentali.

Le implicazioni del vertice Caspio per il Medio Oriente
Per i Paesi di Medio Oriente e Asia Centrale, il vertice è importante soprattutto per l’attenzione di grandi organizzazioni internazionali come la Shanghai Cooperation Organization (SCO), in cui Paesi come Russia e Kazakistan sono membri. Per la regione del Medio Oriente, è importante l’intenzione espressa dalle controparti nella lotta al terrorismo internazionale. Ciò è particolarmente importante oggi, alla luce della guerra dello Stato islamico (IS) in vasti territori di Siria e Iraq. Secondo dati recenti, tale organizzazione è supportata da un gruppo terroristico dell’Asia centrale, il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), i cui combattenti sono coinvolti in attività terroristiche in Afghanistan e Pakistan.

Perché il vertice Caspio è importante per la Russia?
Il risultato più importante del vertice di Astrakhan è che Mosca ha delineato le priorità politiche in questa regione molto importante per la Russia, sia sui progetti energetici con finanziamenti russi che dal punto di vista del rafforzamento della posizione politica di Mosca rispetto ai Paesi presenti al vertice come Iran, Kazakistan e Turkmenistan. Oggi, il ruolo del Mar Caspio negli interessi nazionali della Russia è aumentato considerevolmente. Particolarmente importante è il ruolo della regione in connessione al ritiro delle truppe NATO e USA dall’Afghanistan, alla grave crisi politica in Ucraina e al riorientamento della politica estera della Russia verso l’Asia. Mosca dovrà prendere in considerazione tutto questo per promuovere la propria politica nel Mar Caspio, data la collisione delle posizioni di Russia e occidente, in particolare nel contesto della crisi in Ucraina. Il Mar Caspio è anche un fattore della politica estera, nel perpetuarsi delle sanzioni occidentali a Russia e Iran. Gli Stati Uniti vedranno mai l’Iran come partner strategico dopo l’annullamento delle sanzioni finanziarie ed economiche occidentali a Teheran per lo sviluppo del proprio programma nucleare? Tuttavia, il rischio principale per la Russia nel Mar Caspio è l’alta probabilità dei progetti alternativi occidentali sul trasporto degli idrocarburi in alcuni Paesi rivieraschi, così come il loro riorientamento politico verso l’occidente, con l’eventuale spiegamento di contingenti e navi militari occidentali nel Mar Caspio. A questo proposito, la proposta di Mosca ai Paesi al vertice di tenere esercitazioni congiunte di risposta alle emergenze nel 2016, è molto probabilmente una risposta all’esercitazione militare “Rapid Trident 2014” in Ucraina occidentale. Ciò dimostra la disponibilità della Russia, in collaborazione con i partner dei Cinque del Caspio, a rispondere alla NATO che si avvicina ai confini della Russia, anche in relazione agli eventi in Ucraina. Lo confermano gli accordi raggiunti nel corso della visita del ministro della Difesa russo Sergej Shojgu in Azerbaijan, e i risultati dei colloqui con il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev.

Russia e Azerbaijan si alleano nonostante le differenze passate
Russia e Azerbaigian concordano sulla prospettiva di creare un sistema di sicurezza collettiva nella regione del Caspio. Tale sistema dovrebbe includere tutti gli Stati litoranei sulla base del principio, confermato al vertice, di permettere la presenza di forze armate e armamenti sul Mar Caspio dei soli Cinque del Caspio e a nessun Paese esterno. Così i partecipanti al vertice di Astrakhan hanno firmato un accordo per condurre esercitazioni militari congiunte, tra i due Paesi, nel 2015. Molti media russi si sono affrettati a definire gli accordi ‘svolta sul Caspio’, sorprendendo molti esperti che credevano che Baku fosse più concentrata su partenariati, anche militari, con Stati Uniti, Turchia e Israele. Così, Baku difficilmente avrebbe accettato di partecipare alle esercitazioni congiunte con la Russia, per non parlare della creazione di un sistema di sicurezza collettiva dei Cinque del Caspio. Sembra che Baku abbia seriamente rivisto le esigenze sulla sicurezza alla luce dei recenti avvenimenti in Ucraina. Ovviamente, preoccupata dalla prospettiva di una Majdan in Azerbaijan, così come la più reale minaccia islamista jihadista del SIIL (che potrebbe diffondersi in Azerbaijan), Baku ci ha ripensato. Rimane la questione del Turkmenistan, che molto probabilmente gioca una grande partita con l’occidente. Il Turkmenistan desidera evidentemente esportare i propri idrocarburi (soprattutto gas) partecipando attivamente ai progetti di gasdotti occidentali alternativi a quelli russi. Tuttavia, l’avanzata della minaccia islamista nella regione dell’Asia centrale, ancora una volta alla luce delle possibili attività terroristiche congiunte di SIIL e taliban, può incoraggiare Ashgabat a partecipare al sistema di sicurezza collettiva nel Mar Caspio proposto dalla Russia. Quindi, a quanto pare, possiamo dire che la Russia inizia a sciogliere il difficile “nodo del Caspio”.

Caspian_sea_region_RUVladimir Sotnikov è un esperto di affari internazionali presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Estere e l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa (RAS).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, tregua incendiaria

Alessandro Lattanzio, 31/10/2014

20141030_russiaIl 21 ottobre iniziava, per concludersi il 30 ottobre, presso la base aerea di Ghedi, l’esercitazione della NATO STEADFAST NOON 2014 per l’addestramento delle forze aeree di 7 Paesi membri della NATO, alle operazioni di pianificazione e attacco nucleare. La NATO dispiega 180 bombe nucleari aerolanciabili B-61 in Europa, di cui 60 in Italia. A STEADFAST NOON 2014 avevano preso parte 2 F-16 polacchi del 32° Stormo di Lask. Dal 1996 la NATO si sarebbe impegnata a non dispiegare ordigni nucleari nei Paesi dell’Europa orientale, ma la partecipazione a STEDAFAST NOON 2014 degli F-16 polacchi, lanciava un messaggio chiaro alla Russia, l’intenzione della NATO di cambiare tale politica facendo entrare la Polonia nella pianificazione delle operazioni nucleari della NATO.
Il 28 e 29 ottobre, aerei militari russi conducevano ampie manovre militari sul Mar Baltico, Mare del Nord, Nord Atlantico e Mar Nero. Le manovre vedevano la partecipazione di 4 bombardieri strategici Tu-95MS e 4 aerocisterne Il-78 sul Mar di Norvegia, nello spazio aereo internazionale. 6 velivoli poi rientravano, mentre 2 Tu-95MS proseguirono verso sud-ovest sul mare del Nord. Norvegia e Regno Unito facevano decollare dei caccia F-16 e Typhoon. Sull’Oceano Atlantico, ad ovest del Portogallo, sempre i due Tu-95MS furono seguiti dagli F-16 dell’aeronautica portoghese. I velivoli russi poi rientravano alla base di partenza, spaventando ancora una volta le aeronautiche di Regno Unito e Norvegia. Nel pomeriggio del 29 ottobre, altri 4 aerei russi sorvolano il Mar Nero, nello spazio aereo internazionale; si trattava di 2 bombardieri Tu-95MS e 2 caccia Su-27 Flanker. Questa volta a spaventarsi fu l’aeronautica turca che faceva decollare dei suoi caccia F-16. Nel pomeriggio del 29 ottobre, la NATO rilevava numerosi velivoli russi sorvolare il Mar Baltico, sempre nello spazio aereo internazionale: 2 caccia-intercettori MiG-31 Foxhound, 2 cacciabombardieri Su-34 Fullback, 1 caccia-intercettore Su-27 Flanker e 2 cacciabombardieri Su-24 Fencer. Caccia F-16 portoghesi, assegnati alla missione Baltic Air Policing, decollavano mentre i velivoli russi rientravano nello spazio aereo russo, su Kaliningrad. Infine un velivolo russo che sorvolava il Golfo di Finlandia, veniva seguito da un caccia Typhoon della Baltic Air Policing della NATO. Il velivolo russo successivamente veniva seguito dai caccia di Danimarca, Finlandia e Svezia, ultimi a spaventarsi per le attività dell’aereo russo diretto a Kaliningrad, che aveva presentato il piano di volo alle autorità di controllo del traffico aereo e che usava il transponder. La NATO ha fatto decollare per oltre 100 volte i propri velivoli, per inseguire aerei russi, solo nel 2014, circa tre volte rispetto al 2013.

00-my-praded-was-in-the-konarmiya-12-10-14Il 5 ottobre, si svolgevano combattimenti a Marinka, Avdeevka e Peski (Donetsk), per impedire ai majdanisti di ritirarsi da Nevelskoe. Scontri a Nikishino, Volnovakha, Krasnogorovka e Shastie. I gruppi d’assalto della milizia, presso l’aeroporto di Donetsk, distruggevano il 1° battaglione delle forze speciali della Guardia nazionale ucraina. Il 6 ottobre, a Shastie era rimasto il 12.mo battaglione Kiev con 423 effettivi e 12 blindati. Gli altri battaglioni di mercenari, Donbass, Artemjovsk e Shakhtjors, erano stati espulsi dalla città. Il nazibattaglione Krivbass veniva dissolto. Nel frattempo il 14.mo battaglione territoriale Zhitomir e il 10.mo battaglione territoriale Cherkassij passavano alle milizie della Novorossija. Infatti, il 5 ottobre i due battaglioni erano stati attaccati dal battaglione neonazista Shaktjorsk, guidato dal pedofilo parlamentare neonazista ucraino Oleg Ljashko. Il battaglione Zhitomir perse negli scontri 24 uomini presso Volnovakha, prima di riuscire a ricongiungersi con le milizie. Durante gli scontri fu eliminata una decina di neonazisti ed arrestati alcuni criminali neonazisti ucraini, tra cui Jurij Sinezhuk, ricercato dall’Interpol per crimini di guerra compiuti in Ruanda nel 1994, ed il vicecomandante del battaglione Cherkassij, Vladimir Melnik, contrario alla defezione del suo battaglione. Il comandante del battaglione Cherkassij, colonnello Radchenko, aveva abbandonato il battaglione a fine settembre. La notte del 6 ottobre, la milizia attaccava Andreevka e Novotrojtskoe, respingendo i majdanisti e permettendo ai soldati del Cherkassij di unirsi alle milizie. I majdanisti bombardavano Donetsk e Birjuzovo, uccidendo diciannove civili.
Il 7 ottobre, i majdanisti bombardano Orlovo-Ivanovka, Debaltsevo, Tonenkoe e Donetsk, uccidendo quattro civili. Scontri a Shastie, Avdeevka e Marjupol. Nella zona di Starognatovka un gruppo di forze speciali ucraine veniva attaccato, subendo almeno una perdita. A Kasjanovka, nei pressi di Marjupol, le unità da ricognizione novorusse distruggevano un veicolo da ricognizione di una colonna majdanista, che si ritirava in disordine. L’8 ottobre scontri presso Slavjanoserbsk causavano la perdita di 2 effettivi della guardia nazionale ucraina. Combattimenti presso Donetsk e Avdeevka, ed a Debaltsevo, Nikishino, Olkhovatka, Orlovo-Ivanovka e Maloorlovka. Tra Lisichansk e Novoajdar, il battaglione “Ucraina” del deputato pedofilo a capo del Partito Radicale Oleg Ljashko cadeva in un’imboscata, subendo gravi perdite. Il 9 ottobre, a Krasnoarmejsk i partigiani attaccavano una colonna majdanista infliggendo diverse perdite. I bombardamenti dei majdanisti uccidevano 5 civili ad Avdeevka, Donetsk, Gorlovka e Shastie. Il 10 ottobre, le milizie liberavano Majorsk (vicino Gorlovka) ed avanzavano su Opitnoe e Avdeevka. Presso Volnovakha veniva distrutto un convoglio di munizioni dei majdanisti assieme a un deposito di prodotti petroliferi.
Il Premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava, “Abbiamo firmato un accordo con Kiev sulla linea di demarcazione. In base ad esso, le forze di sicurezza dovrebbero lasciare diverse città, tra cui Peski, ma posso dire che non abbiamo Marjupol, Slavjansk e Kramatorsk, che rimangono sotto il controllo di Kiev“.
L’11 ottobre i majdanisti bombardavano Dontesk uccidendo tre civili. Scontri a Shastie. I majdanisti assassinavano due donne a Krasnoarmejsk. Il 12 ottobre, i bombardamenti dei majdanisti su Donetsk e Avdeevka uccidevano dodici civili. Bombardamenti anche su Svetlodarsk e Fashevka. Scontri a Nikishino, Marjupol, Chernukhino e Debaltsevo. I battaglioni del ministero degli Interni ucraino (MVDU) Poltava, Sumij e Kiev-2 disertavano abbandonando la zona di operazioni presso la Novorossija dopo una settimana di permanenza. Abbandonavano anche i loro equipaggiamenti. Nella notte del 13 ottobre, sconosciuti sparavano contro l’auto del leader del movimento politico “Novorossija” Pavel Gubarjov, mentre si dirigeva a Rostov sul Don. L’autovettura si schiantava ferendo Gubarev, che veniva ricoverato a Rostov sul Don. Truppe ucraine tentavano l’assalto all’aeroporto di Donetsk, venendo respinte dall’esercito di Novorossija. Combattimenti a Kharzytsk e Nikishino. A Gorlovka l’artiglieria majdanista uccideva un civile e altri due a Brjanka. L’artiglieria di Novorossija bombardava le posizioni majdaniste a Grodovka, infliggendo gravi danni e la distruzione della base ucraina. Il 14 ottobre, i majdanisti bombardavano Donetsk, Gorlovka, Enakievo e Marjupol uccidendo almeno nove civili.
1003405 Il 15 ottobre, un’unità dell’esercito della Novorossija distruggeva un blindato del 19.mo battaglione territoriale ucraino Nikolaev, eliminando 4 naziguardie. I majdanisti bombardavano Enakievo, Gorlovka, Avdeevka, Kirovskoe, Grigorovka, Komunar, Vergulevka, Sartana, Talakovak e Kalinovka, uccidendo tre civili. Scontri presso Makeevka, l’aeroporto di Donetsk e Grigorevka. Il 16 ottobre, un assalto di carri armati ucraini all’aeroporto di Donetsk veniva respinto con la distruzione della maggior parte dei blindati majdanisti. Nell’attacco al terminal dell’aeroporto, la colonna di blindati e 150 naziguardie ucraine veniva bombardata sia dall’artiglieria federalista che da quella majdanista. Sempre i majdanisti bombardavano Granitnoe, uccidendo un civile. A Novoajdarsk 100 naziguardie venivano accerchiate. 20 venivano eliminate e 32 ferite, un loro maggiore arrestato e 3 loro blindati distrutti dalle forze novorusse. Altri 3 blindati ucraini furono distrutti presso Slavjanoserbsk, a Smeloe, da unità dei cosacchi. Le forze della RPL circondavano circa 200 naziguardie a Bakhmutovka, a nord-ovest di Shastie. La metà veniva liquidata mentre furono respinti i tentativi di un distaccamento dell’80.mo reggimento aeromobile ucraino, che perdeva almeno 2 carri armati T-64, di soccorrere le truppe accerchiate. Il 17 ottobre si svolgeva un combattimento tra carri armati presso l’aeroporto di Donetsk, Avdeevka e Marinka; i majdanisti perdevano almeno 4 carri armati e due unità da ricognizione. I rinnovati bombardamenti dei majdanisti su Donetsk uccidevano 30 civili. Combattimenti a Debaltsevo, Telmanovo, Nikishino, Jasenovataja, Chernukhino e Smeloe. Il 18 ottobre, altri bombardamenti majdanisti su Donetsk colpivano lo stabilimento chimico ‘Azotnij’ con 3 missili Tochka-U, distruggendo anche un asilo, un deposito di carburante e danneggiando l’impianto metalmaccanico ‘Fregat’. A Bakhmutovka, presso Shastie, l’80.ma brigata aeromobile veniva accerchiata assieme al 9.no battaglione territoriale ‘Vinnitsa’. Tra Smiloe e Khoroshoe, a nord di Lugansk, sul fiume Severskij Donets, tre postazioni ucraine venivano circondate dalle FAN così come il presidio majdanista nel villaggio di Trjokhizbjonka, a 30 km a nord-ovest di Lugansk. Un’unità della milizia della RPL attaccava una postazione di ‘Pravij Sektor’ catturando cinque autoveicoli. Il 19 ottobre veniva respinto un nuovo assalto majdanista sull’aeroporto di Donetsk. Le truppe ucraine avevano tentato di sfondare da Peski, ma l’attacco fu respinto con la distruzione di 20 dei 22 blindati utilizzati dai majdanisti. Bombardamenti ucraini su Petropavlovka, Rassipnoe, Kirovskoe, Petrovskoe, Frunze, Dokuchaevsk, Kumshatskoe, Kruglic, Nikishino, Pobeda, Kalinovo e Vesjoloe. Combattimenti a Shastie. A Nikishino e a Volnovakha la milizia bombardava le posizioni majdaniste. Sette civili venivano rapiti a Stanitsa Luganskaja dai nazisti del battaglione ‘Ajdar’. Bombardamenti majdanisti su Donetsk e presso Torez. La milizia popolare bombardava le postazioni majdaniste tra Nizhnoe e Toshkovka. Bombardamenti su Alchevsk e Vesjolaja Gora, scontri a Lomovatka, Stanitsa Luganskaja e Shastie. Nel complesso, nella RPL, la situazione mutava a favore della milizia popolare di Lugansk.
Il 20 ottobre, l’artiglieria majdanista bombardava Fashevka. Le milizie, in risposta, bombardavano le posizioni della Guardia Nazionale nei pressi del villaggio Mjus. Scontri tra Smeloe e Novogrigorovka, Popasnaja, Nikishino e Orlovo-Ivanovka. Le milizie federaliste bombardavano le posizioni della Guardia nazionale ucraina presso Trjokhizbjonka. Pesanti combattimenti a Tonenkoe, Olkhovatka, Krasnogorovka, Volnovakha, Avdeevka e Peski. Ad Avdeevka 3 postazioni ucraine furono distrutte dalla milizia popolare. A Krasnaja Talovka i partigiani federalisti attaccavano le guardie di frontiera ucraine. Tra le 13:10 e le 13:30 un missile Tochka-U colpiva la zona di Grabari e un altro l’area della stazione ferroviaria di Donetsk. Il 21 ottobre, bombardamenti dei majdanisti su Donetsk, Gorlovka ed Enakievo. Scontri a Dokuchaevsk, Debaltsevo, Novotrojtskoe, Nikolaevka, Nikishino, Strjukovo, Redkodub, Shastie, Vesjolaja Gora e Stanitsa-Luganskaja. A Peski la milizia distruggeva un deposito di munizioni e 3 autocarri dei majdanisti, danneggiando diversi altri blindati ed eliminando 12 naziguardie ucraine. Mezzi SIGINT e per la guerra elettronica venivano osservati nei pressi di Trjokhizbjonka. Il loro obiettivo sarebbe stato il sistema di comando e comunicazione federalista. Il 22 ottobre i majdanisti bombardavano Zolotoe, Fashevka, Nikolaevka, Lukovo Primorskoe e Novogrigorovka, uccidendo 21 civili. A Marjupol, i capi delle forze occupanti Jurij Gotlubej e Gennadij Mitrofanov sparivano dalla città. Tra Krasnij Partizan e Gorlovka l’assalto delle forze ucraine si concludeva con l’accerchiamento da parte delle FAN di 400 naziguardie ucraine. A Kharkov, i partigiani federalisti attaccavano una postazione della naziguardia e un treno che trasportava carri armati.
1208524 Il 23 ottobre, ulteriori bombardamenti majdanisti su Donetsk, Fashevka (2 miliziani caduti). A Popasnaja la milizia distruggeva 5 autoveicoli della naziguardia. La sacca di Lutugino veniva liquidata dalla milizia. Un convoglio ucraino veniva distrutto nei pressi di Bahmutovka, diretto a soccorrere le naziguardie accerchiate. 22 blindati e un centinaio di naizguardie venivano così eliminati dalle FAN. Il 24 ottobre si svolgevano combattimenti a Uglegorsk, Olkhovatka, Debaltsevo e Chernukhino. I majdanisti bombardavano Donetsk, Gorlovka, Kirovskoe, Petropavlovka e Rassipnoe. Il 25 ottobre, scontri a Debaltsevo, Chernukhino e Nikishino. I majdanisti bombardavano Donetsk, Jasinovataja, Petropavlovka e Gorlovka, uccidendo un civile. Il 26 ottobre, scontri a Pervomajsk, Popasnaja, Debaltsevo, Maloorlovka, Shastie, Stanitsa Luganskaja e Krimskoe. Qui le naziguardie uccidevano due civili sulla piazza centrale, accusandoli di avere rapporti con la milizia. Il 27 ottobre, scontri a Debaltsevo, Marjupol, Talakovka, Sartana, Bezimenoe, Stepanovka e Nikishino. A Smeloe la milizia distruggeva 1 mezzo corazzato ucraino. Bombardamenti su Avdeevka. Nel posto di blocco n°31 presso Smeloe, i federalisti eliminavano 8 naziguardie. Il 28 ottobre i majdanisti bombardavano Volnovakha, Dokuchaevsk, Nikishino, Staromarevka, Naberezhnoe, Tavricheskoe e Donetsk, dove uccidevano due civili. Scontri a Chernukhino, Smeloe e Talakovka. A Shastie, 150 naziguardie abbandonavano la città lasciando armi ed equipaggiamenti. Il 29 ottobre, combattimenti a Majorsk e Chernukhino, bombardamenti su Donetsk, Volnovakha e Dokuchaevsk. A Gorlovka i majdanisti tentavano un attacco contro le postazioni dell’esercito di Novorossija, che veniva respinto con la distruzione di 2 carri armati ucraini. Gli ucraini attaccavano anche tra Pavlopol e Gnutoe. Presso Shastie, circondata dall’esercito di Novorossija, gli ucraini tentavano di sfondare verso Vesjolaja Gora, ma subivano 40 morti. Tra Popasnaja e Pervomajskoe un’unità federalista catturava 7 naziguardie.
Il 30 ottobre, combattimenti a Avdeevka, Chernukhino, Debaltsevo, Dzerzhinsk-Gorlovka, Frunze, Krimskoe, Maloorlovka, Novosjolovka, Opitnoe, Severodonetsk, Svetlodarsk, Uglegorsk e Zolotoe. L’esercito di Novorossija distruggeva i depositi di armi majdanisti di Tonenkoe, il checkpoint n° 31 e diversi mezzi ucraini. I majdanisti bombardavano Dokuchaevsk, Donetsk, Fashevka, Karlovka e Nikishino. Un deposito di carburante veniva distrutto a Kramatorsk. Il 31 ottobre, scontri presso Granitnoe, Chernukhino, Orlovo-Ivanovka, Novogrigorievka, Debaltsevo, Shastie e Lugansk. Bombardamenti su Donetsk, Vesjolaja Gora, Nikishino e Strjukovo.
Il 10 ottobre, la Repubblica Popolare di Donetsk prendeva sotto la sua “gestione provvisoria” tutte le miniere del territorio, preparandosi a vendere il carbone alla Russia. L’11 ottobre, la Federazione russa terminava la realizzazione del gasdotto per rifornire la Novorossija e il comando delle FAN riceveva garanzie ferree che in caso di aggressione ucraina, il Voentorg (rifornimento militare dalla Russia) sarebbe stato riaperto, ed è stato riaperto alla fine di ottobre. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe informava il presidente ucraino Poroshenko della disponibilità del Giappone a fornire 7 milioni di dollari, di cui 6 per il ripristino delle infrastrutture nel Donbas e 1 per l’assistenza medica ai cittadini della regione. Il capo della società energetica ucraina Naftogaz, Andrej Kobolev, il ministro delle Finanze golpista Aleksandr Shlapak e il primo ministro golpista Arsenij Jatsenjuk, proponevano di tagliare le forniture di gas alle regioni del Donbas. Il 30 ottobre, Russia, Ucraina e Unione europea firmavano un accordo per assicurare le forniture di gas all’Ucraina per l’inverno. L’Ucraina accettava di pagare i 3,1 miliardi di dollari di debito con la Russia entro la fine del 2014.
Il 13 ottobre, Poroshenko sostituiva Geletej con il colonnello-generale Stepan Poltorak, comandante della guardia nazionale. Infatti Poltorak non è un militare, ma un funzionario del ministero degli Interni da dove dirigeva la “guardia nazionale”. Un primo gruppo di volontari del battaglione nazista Donbas iniziava l’addestramento presso la base di Zolochovskij, regione di Lvov, sotto la guida di istruttori statunitensi. Gli statunitensi addestrano i neonazisti nel comando a livello di brigate e nel coordinamento, oltre che per le operazioni di sabotaggio e terrorismo in territorio ‘nemico’, e nell’organizzare gruppi clandestini e di spionaggio.

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Perché l’Europa si arrenderà alla Russia

Liam Halligan, Novorossia 24 ottobre 2014imageDopo mesi di crescenti tensioni sull’Ucraina e di discorsi su una nuova guerra fredda, la Russia e l’occidente potrebbero presto raggiungere un riavvicinamento sorprendente. L’economia della zona euro soffre molto e le sanzioni contro la Russia ne sono in parte da biasimare. L’inverno è anche qui da noi, e come ricorda a tutti, Vladimir Putin detiene ancora le carte quando si tratta di fornitura di gas. Ma l’argomento decisivo, però, è l’Ucraina che va verso il tracollo finanziario. A meno di un enorme piano di salvataggio da attuare subito, ci sarà il default che urterà sull’economia globale. Questo è un rischio che nessuno vuole prendersi, e meno di tutti Washington, Londra e Berlino. Le sanzioni contro la Russia colpiranno duro sempre l’Europa occidentale. La zona euro ha avuto un rapporto commerciale con la Russia 12 volte superiore a quello con gli Stati Uniti, l’anno scorso, motivo d’entusiasmo di Washington nel recintare l’economia della Russia. La maggior parte delle grandi economie europee, in particolare della Germania, hanno solo eseguito esplicitamente le sanzioni occidentali dopo che il volo MH17 è stato abbattuto nello spazio aereo ucraino a luglio, uccidendo 298 persone. Dopo quella tragedia, immediatamente attribuita a Mosca, era politicamente impossibile suggerire che le sanzioni potessero essere controproducenti. Il risultato è stato il più grande giro di vite sul commercio russo dall’epoca sovietica, mirato principalmente su energia, aziende della difesa e servizi finanziari, deteriorando le relazioni Est-Ovest al minimo dalla fine della Guerra Fredda.
L’economia occidentale che ne soffre di più, e di gran lunga, è la più grande della zona euro. I purosangue della produzione tedesca hanno investito decine di miliardi di euro in impianti di produzione russi, negli ultimi anni. Volkswagen ha diversi impianti a ciclo completo russi ed è il marchio scelto dalla classe media in ciò che presto sarà il mercato automobilistico più grande d’Europa. Siemens è fondamentale per il potenziamento della vasta rete ferroviaria russa e il fornitore specializzato Liebherr ha anch’esso una grande presenza. Numerose aziende “Mittelstand”, imprese di medie dimensioni che rappresentano oltre la metà dell’economia tedesca, hanno anche costruito legami commerciali lucrosi da quando la Russia s’è aperta 20 anni fa, vendendo di tutto, dal cartongesso alle macchine utensili. Oltre 6000 aziende operano nel paese, con 350000 posti di lavoro tedeschi direttamente dipendenti dal commercio russo. E accusano il colpo. Ciò aiuta a spiegare perché, essendo cresciuto dello 0,8 per cento nei primi tre mesi del 2014, il PIL tedesco s’è ridotto dello 0,2 per cento nel secondo trimestre. La potenza della zona euro è ormai sull’orlo della recessione. La produzione industriale è scesa del 4 per cento ad agosto, il maggiore calo mensile dall’inizio del 2009. Le esportazioni sono diminuite del 5,8 per cento, il calo più rapido dal crollo di Lehman Brothers nel 2008. Se gli industriali tedeschi sono decisamente arrabbiati per “le sanzioni americane”, gli agricoltori francesi sono furiosi. L’embargo di un anno di Mosca all’importazione di cibo occidentale, a mala pena colpisce gli agricoltori degli Stati Uniti, ma causa le urla di protesta galliche. Un terzo delle esportazioni di frutta e verdura dell’Unione europea è stato venduto alla Russia lo scorso anno, ed oltre un quarto di carni bovine vi era esportato. Il motivo principale, però, con cui le sanzioni potrebbero essere smantellate molto rapidamente è che l’economia ucraina implode, sollevando lo spettro del “contagio” finanziario. A giugno, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo prevede che il PIL ucraino si ridurrà del 7 per cento quest’anno. Il mese scorso la previsione veniva declassata a un enorme meno 9 per cento, con l’avvertenza della BERS di “difficoltà formidabili” se le forniture energetiche dalla Russia non saranno pienamente ripristinate prima dell’inverno. I 17 miliardi di dollari del programma di sostegno ucraino del FMI, si basano sulla contrazione economica del 5 per cento quest’anno e un rimbalzo nel 2015. In base a tale scenario, il debito dell’Ucraina, sostiene il FMI, rimane quasi gestibile. Ma tali cifre, risalenti a prima del culmine dei combattimenti in Ucraina orientale, non considerano la distruzione di fabbriche e infrastrutture a Donetsk e Lugansk, che insieme rappresentano un sesto della produzione dell’Ucraina. Anche se l’attuale fragile cessate il fuoco tiene, i danni a strade, ferrovie, servizi pubblici e aeroporti richiederanno anni per essere riparati.
Le previsioni non realistiche del FMI si sono svelate in Grecia, con la conseguente assai dirompente ristrutturazione del debito da 200 miliardi di euro, peggiorata da ritardi e negazioni. Ecco perché il capo supremo del FMI Christine Lagarde ha appena ammesso che un “finanziamento aggiuntivo” è necessario per l’Ucraina, aggiungendo che sarebbe “piuttosto inverosimile” che sia il FMI a sborsarlo. Il che ci porta al nocciolo della questione. USA ed Europa in particolare, hanno pochi soldi e non certo la volontà politica di aiutare l’Ucraina. Gli elettori tedeschi non avranno nemmeno lo stomaco per accogliere altri membri nella zona euro. Il congresso voleva pagare per armare Kiev contro Mosca, ma la Casa Bianca ha rifiutato. Ma ciò che ha reso i politici statunitensi ancora meno propensi a pagare, più di qualsiasi altra cosa, è la Russia che detiene enormi quantità di obbligazioni ucraine, in modo che fondi non militari finiscano direttamente a Mosca. Il prossimo pacchetto di salvataggio, per altri 20/25 miliardi di dollari, ha bisogno del sostegno (sussurrato) cinese e russo. Ciò non accadrà fin quando l’occidente non toglierà le sanzioni o darà chiaro impegno in tal senso, permettendo a Mosca di fare lo stesso. La Russia ha finora evitato la recessione. Il rublo è caduto, ma ciò aiuta i produttori ed aumenta i proventi del petrolio (in dollari). Mosca ha un avanzo di bilancio, un debito pubblico minuscolo e un grande fondo sovrano. E gli indici di gradimento del Presidente Putin rimangono alle stelle.
Il segretario di Stato USA John Kerry, ha avuto colloqui con il suo omologo russo Sergej Lavrov, prima dell’incontro tra il presidente ucraino Poroshenko e Vladimir Putin a Milano. Così ci si può aspettare meno belligeranza tra Russia e occidente. L’economia globale è sul filo del rasoio, e la riduzione dell’animosità Est-Ovest sarebbe la buona notizia tanto necessaria.

Vladimir PutinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora