Alessandro Lattanzio: Intervista a Geopolitika (Belgrado)

A cura di Srdjan Novakovich, Geopolitika, 24 luglio 2015

1. 11 settembre: c’è stato un “passaggio di mano” del potere al livello di Stato Profondo negli USA?
11817266L’11 settembre 2001 fu attuata un’operazione militare statunitense nel territorio nazionale. Ciò è dimostrato dalla commissione d’indagine del Congresso e del Senato degli USA che hanno in pratica insabbiano le (scarse) indagini ufficiali governative sull’attentato, e dal fatto che i responsabili della difesa aerea e altri leader militari responsabili della difesa degli USA, furono tutti promossi e nessuno indagato per inefficienza. In sostanza avevano portato a termine ‘con successo’ l’operazione militare dell’11 settembre 2001. Va notato che l’autoattentato ha avuto maggiore impatto negli USA, che all’estero, al di là della retorica sulla Guerra al Terrore. Certo, architettare l’11 settembre solo per invadere Iraq o Afghanistan fu chiaramente eccessivo. L’obiettivo vero erano Iran e Corea democratica popolare. Ma le avventate avventure militari di Washington e dei neo-con in Medio Oriente hanno svelato invece la fragilità estrema della macchina militare statunitense, incapace di conquistare ed occupare i territori devastati di Afghanistan e Iraq. Figurarsi uno scontro militare diretto con l’Iran. Sarebbe stata una catastrofe militare per gli statunitensi, una prospettiva occultata dall’apparato mediatico mondiale di disinformazione e propaganda diretto da New York e Los Angeles (Hollywood). Quindi gli obiettivi geopolitici di Washington, perseguiti tramite l’11 settembre, furono completamente mancati, e l’intervento in Iraq sostanzialmente controproducente, permettendo all’Iran di consolidarsi quale potenza regionale, nonostante Washington utilizzi ancora oggi il territorio iracheno per attuare la sua guerra ‘non-ortodossa’ o asimmetrica tramite lo Stato Islamico, creazione delle intelligence di NATO (Gladio) e Mossad israeliano. Sul piano interno, l’11 settembre ha avuto più successo potendo imporre il Patriot act, una legge che viola la stessa costituzione statunitense, senza opposizione e acutizzando un clima paranoico vigente negli USA, già potentemente coltivato da un sistema mediatico che instilla terrore psicologico nella propria popolazione (una serie infinita di telefilm polizieschi o d’azione ricolmi di cadaveri, violenze, ecc.)

2. Il 2001 ha accelerato la guerra sui gasdotti e i corridoi energetici, il narcotraffico e i cambi di regime geopolitico-energetici?
Gli USA hanno sempre utilizzato i cambi di regime, si pensi a Panama nel 1902, staccato dalla Colombia per poter costruirvi il canale interoceanico; ‘corridoio’ del primo ‘900. Con la caduta dell’URSS si accelerò la guerra sotterranea per il controllo di gasdotti e oleodotti, e da allora non è mai cessata se non nelle zone recuperate all’influenza russa o cinese, come in Asia centrale. L’ultimo esempio di tale guerra ‘energetica’ è lo scontro tra Pravij Sektor (alias Polonia, neocon USA, Gladio) e junta golpista di Kiev (alias Germania, Francia, amministrazione Obama) a Mukachevo, seconda città della Transcarpazia ucraina, regione da cui passano fisicamente tutti i gasdotti ucraini diretti in Europa. La Transcarpazia sarà al centro della futura lotta energetica in Ucraina, dopo una prima sconfitta della NATO, nella guerra per la regione del Donbas, la più importante regione energetica dell’Ucraina.
Il narcotraffico è sempre stato un utile strumento di Washington e della CIA per destabilizzare governi ostili e finanziare i propri ascari: narcoguerriglieri antivietnamiti in Indocina; mujahidin islamisti in Afghanistan, Bosnia e Kosmet; paramilitari in America Latina (Colombia, Messico, Panama, Nicaragua, Paraguay e Venezuela). La storia della simbiosi tra narcotraffico e operazioni coperte statunitensi è ben illustrata dall’esplosione della produzione di eroina nell’Afghanistan post-taliban e della relativa rete di smercio rappresentata dagli staterelli creati dalla NATO in Kurdistan e Kosmet.

3. La Siria e le guerre permanenti dei neocon usraeliani. Qual e’ il ruolo della Turchia di Erdogan?
In Medio Oriente l’amministrazione Obama ha tentato di attuare una politica alternativa a quella dei neocon di Bush II e Cheney. Non più interventi diretti del Pentagono, che come già osservato si sono rivelati costosi e controproducenti svelando definitivamente la debolezza militare degli USA. Qui Washington, con la ‘Primavera araba’, vera e unica carta geopolitica di Obama, ha tentato di sovvertire a proprio vantaggio lo status quo mediorientale utilizzando l’ultima risorsa rimasta a Washington, la propaganda e la disinformazione dei propri apparati ‘mediatico-culturali’, pensatoi o ‘centri studi’ (think tank) e dalla montagna di carta straccia nota come dollari USA. Nei Paesi mediorientali Washington ha applicato la tattica delle ‘rivoluzioni colorate’, con la variante dell’estremismo taqfirita, concessione dovuta al fatto di dover imbarcare nella guerra civile, da scatenare in Medio oriente, gli alleati di Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, concedendogli fette di territori e risorse da dominare una volta strappate a Libia, Egitto, Algeria, Yemen, Siria e Iraq. Anche in tale caso, principale obiettivo di Washington era la distruzione dell’Iran. E ancora, come nel caso della ‘Guerra al terrore’, la ‘Primavera araba’ di Washington, dopo un primo ed effimero successo, è collassata nel disastro totale che ne risucchia gli alleati; ad esempio il Qatar è stato emarginato dopo un paio di anni di peana elevati nei riguardi di Doha da un ceto giornalistico-accademico occidentale oramai totalmente prostituitosi ai petrodollari degli emiri del Golfo Persico. Il ‘successo’ libico è un buco nero; in Egitto e Tunisia i regimi-fantoccio dei fratelli musulmani, a libro paga di Doha, sono stati scacciati dalle relative borghesie nazionaliste; Siria, Iraq e Yemen resistono efficacemente alle varie manovre aggressive della NATO (tramite Gladio-B), anzi, l’Arabia Saudita, maggiore risorsa degli USA in Medio Oriente, viene risucchiata dalla guerra immotivata e irrazionale che ha scatenato contro lo Yemen (va rilevato che lo Yemen ha una popolazione superiore a quella saudita), mentre Israele non solo non ha aderito alle sanzioni contro la Russia, imposte per la crisi ucraina, ma cerca evidentemente di entrare nell’area economica che Russia e Cina costruiscono in Eurasia, volendosi porre come polo alternativo all’Iran. Da qui l’apparentemente irragionevole posizione di Netanyhau sull’accordo nucleare con l’Iran e l’apertura a una Grecia minacciata ed emarginata dall’Unione europea. Su questo piano, entra in concorrenza anche la Turchia neo-ottomanista di Erdogan, che vuole fagocitare le zone industriali ed energetiche di Siria e Kurdistan, per trattare poi da posizioni di forza con l’UE e Mosca. Ma anche qui, l’irrazionalità di Erdogan lo danneggia fortemente. In Turchia, ad esempio, sono scoppiati dei tentati pogrom anticinesi, maggiori alleati della Russia, mettendo in forse un ulteriore avvicinamento al Patto di Shanghai, cosa cui Erdogan pare ancora ambire, entrando così in concorrenza diretta con Iran e Israele. In sostanza, il triangolo Tel Aviv – Ankara – Tehran ruota attorno a Mosca e all’area economica eurasiatica che costruisce con Pechino. Una corsa che probabilmente terminerà con la vittoria dell’Iran, avendo maggiori ragioni geopolitiche e storiche dalla propria parte.

4. Il miracolo cinese e il potere deterrente dell’Esercito popolare. Russia-India-Cina, BRICS e SCO. Hezbollah, Songun e i futuri conflitti, quali prospettive?
Il blocco continentale dell’Eurasia va creando il proprio polo militar-strategico oltre che economico-commerciale. La Cina ne è il pilastro economico, ma anche militare (sul piano convenzionale). La politica avviata da Deng, una volta sbarazzatosi del settarismo vigente negli apparati statali e del partito cinese, prevedeva quattro grandi modernizzazioni, consapevole che una grande economia permette una grande società, grande patrimonio tecnico-scientifico e grandi forze armate. Perciò il Partito comunista cinese puntò soprattutto sullo sviluppo economico-industriale negli anni ’80 e ’90, avviando il ‘Grande balzo’ militare solo dal 2001, davanti alle minacce di Washington. Gli ‘esperti’ occidentali guardano la Cina come se fosse ancora negli anni ’80, sottovalutandone i progressi militari degli ultimi 15 anni. Tra l’altro, tali ‘esperti’ continuano a sottovalutare perfino la potenza militare russa attuale, soggiogati dai depliant delle industrie belliche statunitensi, o peggio dalla filmografia di Hollywood. Non va dimenticato che il 90% dei cosiddetti ‘esperti’ militari occidentali sono giornalisti prezzolati dalle grandi industrie belliche occidentali, il cui compito e far credere che bombardare Paesi come Grenada, Afghanistan o la Libia equivalesse a sconfiggere sul campo le forze armate di Russia, Cina o Iran. I risultati di tale ragionamento sono evidenti in Novorossija, Georgia, Siria e Iraq. Come già detto, il blocco eurasiatico si forma attorno all’alleanza tra Russia, Cina e India, tutte grandi potenze nucleari e industriali, tutt’altro che da sottovalutare, e a cui si aggregano altre potenza militari e nucleari come Pakistan, Iran e probabilmente Corea democratica, uno Stato denigrato dalla dozzinale propaganda atlantista e hollywoodiana, ma che nel 2014, grazie alle politiche seguite dal Partito dei Lavoratori, ha perfino registrato una crescita economica superiore a quella dell’eurozona. Un dato che i pagliacci mediatici che infangano di continuo la Corea democratica nascondono accuratamente. Come la Corea del Songun è l’avanguardia del blocco continentale eurasiatico, nella regione dell’Asia-Pacifico, così lo è il movimento di resistenza libanese Hezbollah nel Mediterraneo, costruendo il solido asse Libano-Siria-Iraq-Iran (e Yemen) che doveva essere vittima ultima della cosiddetta ‘Primavera araba’. L’intervento di Hazbollah in Siria ha permesso di porre al servizio dell’Asse della Resistenza, la sua enorme esperienza nella lotta ai terroristi islamisti (Gladio-B, ovvero la NATO) e contro le truppe d’invasione delle IDF e il Mossad israeliani. I martiri di Hezbollah caduti sul campo di combattimento hanno permesso all’organizzazione libanese di acquisire la massima maturità operativa nell’affrontare la potente sovversione taqfirita (atlantista e sionista) in Libano, Siria e Iraq.

5. L’arsenale strategico sovietico e russo. Putin, i cristiano-zionisti e Armageddon. L’Atomo Rosso di Stalin fu l’unico garante della pace nel mondo? Greci, serbi e russi dovranno chiedere scusa ai nazisti tedeschi e pagare risarcimenti?
Riguardo l’Atomo Rosso di Stalin, senza dubbio impedì che l’aggressività di Washington si scatenasse totalmente sul Mondo. Contraccolpo dell’atomica sovietica fu il terrore interno negli USA (Maccartismo), che non ha mai abbandonato la società statunitense, come già ricordato. Un terrore poi opportunamente rinfocolato l’11 settembre 2001. Perciò, avendo l’URSS di Stalin costruito il blocco sovietico dotato di armi nucleari, fu impedita l’imposizione del ‘Nuovo ordine mondiale’ anglosassone agognato da Londra e Washington fin dal fine ‘800. Perciò la propaganda, se non l’odio, contro Stalin e l’URSS che ha imperversato non solo tra i nazisti e i neonazisti (cui bruciava la sconfitta decisiva subita nella guerra di sterminio contro l’URSS); non solo tra le fazioni ideologico-sociali totalmente subordinate al mondo anglosassone; ma anche tra le varie frazioni settarie dell’estrema sinistra, ex-comunisti, anarchici e radicali occidentali che già negli anni ’50 rivendicavano la necessità di dissolvere l’URSS quale ‘necessario passo rivoluzionario’ per combattere l’imperialismo! Ed infatti, perseguendo nella loro sovietofobia e stalinofobia, alla fine le cosiddette forze ‘rivoluzionarie’ o ‘marxiste’ occidentali (in realtà sinistra ultraliberale) si allinearono con la CIA e le forze più reazionarie, come nel caso dell’Afghanistan negli anni ’80, della Bosnia e del Kosmet negli anni ’90, di Libia e Siria negli anni 2010. In realtà, la guerra contro la Jugoslavia degli anni ’90 fu il canto del cigno del ‘radicalismo’ di sinistra occidentale, quando affiancò e supportò l’aggressione della NATO contro le popolazioni jugoslave colpite dal neofascismo croato e dall’integralismo wahhabita. Dopo il crollo del 1989-1990, i settarismi della sinistra occidentale furono abbandonati dall’apparato mediatico occidentale e dalle intelligence atlantiste: non erano più utili nella guerra ideologica condotta contro l’URSS, oramai scomparsa. Infatti, dal 1991, le forze della sinistra radicale occidentale sono semplicemente scomparse, all’improvviso e lasciando in patrimonio null’altro che mera propaganda ultraliberale: matrimoni omossessuali, eco-radicalismo, pacifismo e ‘interventismo’ allineato alla NATO (Tibet, Aung Saa Su Ky, Yoani Sanchez, subcomandante Marcos, rivoluzioni colorate, ecc.), e perfino quel razzismo soft (la guerra in Mali o la soddisfazione per l’omicidio di Gheddafi) che già Jean-Paul Sartre, negli anni ’60, definì “razzismo delle anime belle”. Una sua forma si può vedere nell’aggressione inconsulta e schizofrenica verso Tsipras e Syriza in Grecia, rei di non avere realizzato i sogni di tanti ‘rivoluzionari accomodati’ esistenti in occidente. Un quadro sorprendente, vedendo chi sono i maggiori esponenti ideologici di tale moda anti-Tsipras.

6. Le rivoluzioni colorate di CIA-Soros, dissoluzione della Jugoslavia e creazione di un cordone di statarelli fantoccio in Europa Orientale. L’invasione islamica. La controrivoluzione in Serbia e Ucraina. La situazione in Novorussia.
Non c’è dubbio che l’Europa orientale sia stata l’obiettivo dove Washington ha riscosso i maggiori successi, con l’allargamento della NATO e il saccheggio industriale cui sono stati sottoposti dalla ‘liberazione’ del 1989. Effettivamente la NATO ha steso un ‘cordone sanitario’ in Europa, tra Germania e Russia-Bielorussia. Tralasciando la Polonia, caso patologico di Grande Nazionale dominata da un ceto politico da sempre miserabile, su cui rifulge la figura dell’unico vero statista che la Polonia moderna abbia mai avuto, il Generale Jaruzelsky, che ha riscattato dallo squallore politico-strategico dei generali polacchi come Pilsudsky e successori. Gli altri Stati, soprattutto quelli baltici o la Croazia, perseguono una politica di vero e proprio aparthaid, odio etnico e riabilitazione del collaborazionismo con il Terzo Reich. Uno stile ripreso dall’Ucraina ‘europeista’ di Majdan. Ed in effetti tale forma di ‘europeismo’ è consono anche all’UE medesima, che riabilita i peggiori incubi del passato recente per adattarsi alla campagna revanscista di Washington contro il programma eurasiatico di Putin. Non a caso tale revanscismo, che ricorda poi il ‘cordone sanitario’ creato da Londra e Parigi negli anni ’20, è ispirato dalle centrali ideologiche (think tank) statunitensi, soprattutto da Neocon e Neo-dem (banda della famiglia Clinton, Brzezinski, ecc.), che hanno dichiarato guerra a Mosca rinata potenza globale. E quindi logico che a tale ennesima campagna anti-russa vengano arruolati coloro che ne furono più conseguenti: i nazisti hitleriani e i loro kollabos riciclatisi dopo la seconda guerra mondiale nella Gladio, la rete terroristica della NATO tutt’ora attiva, come l’esempio ucraino dimostra. Ed ecco che rinasce ‘inspiegabilmente’ tale aborrita ideologia. Si tratta sempre delle operazioni da guerra psicologica della NATO, che sfruttano una combinazione di organizzazioni terroristiche (taqfirite, neonziste), resti spionistiche (ONG e think tank) e disinformazione (mass media occidentali e filo-occidentali). Tali operazioni si svolgono anche in Europa occidentale, con la citata questione dell’immigrazione. Ora, le radici di tale fenomeno, attualmente, risiedono nella devastazione attuata dalle potenze occidentali in Africa e contro i popoli africani. L’aggressione alla Libia jamhiriayana, camuffata da rivolta interna e pianificata dalla NATO, soprattutto da USA, Francia e Regno Unito, così come gli interventi imperialisti e neocoloniali contro Costa d’Avorio, Mali, Repubblica Centrafricana, Congo, Sudan e altri, erano volti a bloccare lo sviluppo continentale africano guidato dalla Libia di Gheddafi, Tutto ciò non poteva che destabilizzare la realtà socio-economica e politica dell’Africa, suscitando un ulteriore ondata emigratoria. La Jamahirya libica ospitava 2,5 milioni di lavoratori immigrati, oggi cacciati e spogliati di lavoro, reddito e casa dai ‘rivoluzionari’ libici, spesso trafficanti di esseri umani come la mafia di Bengasi, la mafia ribellatasi al regime libico nel febbraio 2011. Si tratta di schiavisti, come poi si è visto, la cui rivolta fu salutata e celebrata dalle miserabili forze del radicalismo di sinistra e dalle ONG ‘umanitarie’ occidentali che accusarono la Libia di Gheddafi di ‘sfruttare e torturare’ centinaia di migliaia di ‘negri’. Ovviamente era tutto falso, e le ONG ‘umanitarie’ ed ‘antirazziste’ occidentali si erano prestate alla propaganda imperialista, neocolonialista e taqfirita della NATO e degli emiri del Golfo Persico, giustificando la distruzione della Libia jamahiriyana. Va detto, e ne sono personalmente testimone, che anche persone seriamente impegnate nel fronte antimperialista avevano abboccato all’amo propagandistico della NATO, nonostante li avessi messi in guardia. Ecco, ora le stesse ONG ‘umanitarie’ e ‘antirazziste’, che si prestarono all’operazione di aggressione dalla Libia, intervengono sulla questione dell’immigrazione in Europa stavolta per demonizzare e denigrare l’Ungheria di Orban. Un filma visto e rivisto, ma che viene sempre proiettato dagli stessi agitprop della NATO.
Come avevo già accennato, tali ambienti del radicalismo di sinistra occidentale, dirittumanitari a senso unico e sostenitori dell’interventismo della NATO (Perché la NATO non interviene qui o là? Si chiedevano costoro fino a ieri), furono impiegati sul campo dalla NATO e da Gladio per frantumare la Jugoslavia che, nel caso la Russia risorgesse, come effettivamente è accaduto, sarebbe stata un suo notevole alleato in Europa. La Jugoslavia, nonostante tutto, aveva una forte base industriale e un esercito potente. Tutto ciò andava distrutto, e perciò l’UE e gli USA usarono qualsiasi mezzo: neoustascia, integralisti wahhabiti, mafie (Bosnia, Montenegro), separatismo di tipo leghista (Slovenia, Vojvodina), quinte colonne della borghesia compradora in Serbia, e fazioni ultraoccidentaliste o americaniste presenti nei ceti medi di Belgrado. Senza trascurare l’enorme macchina propagandistica-terroristica che ha visto l’intero spettro mediatico occidentale scatenarsi contro il popolo serbo, dipinto come un popolo di mostri da sterminare. Gioie del tanto vantato ‘pluralismo’ ideologico occidentale, dove i settori più scatenati ed efferati furono proprio le solite varie sinistre occidentali. Il risultato di tutto ciò sono dieci anni di guerra civile, l’aggressione della NATO contro le Repubbliche serbe di Bosnia e Croazia, contro il Kosmet, l’instabilità in Macedonia, la mafia al governo in Montenegro, la distruzione del patrimonio economico-industriale della Jugoslavia, similmente a quanto accaduto alla Repubblica Democratica Tedesca e alla Romania, ed infine l’indebolimento militare e della sicurezza di Belgrado. Ed ecco che il palcoscenico di Belgrado, nel 2000, rappresentò quel copione scritto a Langley, sede della CIA, che fu poi ripreso con più o meno successo a Tbilisi, Kiev, Bishkek, Cairo, Bengasi e Sana.

7. La situazione in Novorossia, Lega nord, governo Renzi, scena mediatica e politica italiana.
La questione novorussa s’intreccia con l’Italia, va ricordato che Federica Mogherini, attuale commissario per la politica estera dell’UE, era presente a Kiev nei giorni precedenti al colpo di Stato. Mogherini, e quindi il PD, sapevano che i golpisti stavano preparando non solo il colpo di Stato contro il presidente Janukovich, ma la repressione armata contro gli oppositori e l’aggressione alle popolazioni del sud e dell’est ucraini. Il PD è coinvolto direttamente nella crisi Ucraina, e supporta vari esponenti della junta golpista di Kiev. Ad esempio ha accolto nella propria sede il ministro degli Interni ucraino Avakov, responsabile dell’assassinio e dell’incarcerazione di centinaia di oppositori ucraini al golpe di Gladio a Kiev, nonché uno dei maggiori responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità contro la popolazione di Donestk, Lugansk, Kharkov e Odessa. Non va dimenticato che il Partito Democratico ha svolto e continua a svolgere, tramite le sue reti mediatiche, come il gruppo editoriale Repubblica-Espresso, il Fatto quotidiano e il canale TV Rai Tre, una martellante propaganda a sostegno dell’interventismo armato della NATO, contro Russia, Cina e Iran, e a sostegno del terrorismo di Gladio in Ucraina e Siria. Purtroppo la Lega di Salvini si distingue dalle posizioni del PD per un superficiale e strumentale appoggio alla Russia. Ultimamente i capi della Lega hanno deciso di visitare Israele, in funzione anti-iraniana, e gli USA per sostenere il partito repubblicano contro Obama. Ad esempio la Lega Nord si è coalizzata con forze neofasciste che sostengono Pravij Sektor e le organizzazioni razziste messe fuori legge in Russia. Un’altra forza alleata alla Lega ha svolto propaganda a favore dell’acquisto dei caccia statunitensi F-35. Inoltre, il programma e l’ideologia della Lega Nord e del fronte elettorale che guida è fortemente contrario ai BRICS, demonizzando Cina, India, Iran, principali alleati della Russia. E a proposito di figuri inquietanti nel panorama politico italiano, ricordo alla più grande manifestazione elettorale della Lega, questa primavera, era presente un ex-ministro del governo Monti, ex-ambasciatore italiano negli USA e sostenitore dell’interventismo d’Israele nel Medio Oriente. Ecco, da qui si può evincere la strumentalità della Russofilia di Salvini, una russofilia che sarà gettata via assieme alla maschera anti-europeista che indossa non appena l’amministrazione Obama sarà sostituita da quella di Bush III. In realtà l’azione di Salvini per l’Italia potrebbe risultare perfino più regressiva di quella di Matteo Renzi, il quale non solo ha stipulato accordi con Cina, Vietnam e Kazakstan, ma a Berlino, il 1.mo luglio ha detto, “La Russia deve rispettare sovranità e indipendenza dell’Ucraina, ma considerare l’Europa come contrappeso della Russia è un errore politico e un crimine culturale”. Si tratta di un discorso del premier Renzi, non a caso ignorato in Italia, anche da coloro che fanno finta di seguire la Geopolitica e la politica internazionale.

8. Sulla possibilità del “primo colpo” degli USA alla Russia. USA e UE si preparano all’occupazione armata della Repubblica Serba di Bosnia e della Serbia?
Brevemente, gli USA e l’UE, non solo non hanno la forza militare per scatenare una guerra nucleare contro la Russia (e la Cina), avendo Washington meno testate nucleari della Federazione russa, ma l’esercito statunitense è notevolmente indebolito dalle avventure militari in Medio Oriente e Afghanistan, e non può avventurarsi certo contro il più forte esercito dei Balcani, quello serbo. Washington, nonostante tutto e nonostante i vari proclami sull’espansione delle attività militari statunitensi in Europa orientale, il massimo che può fare e far girare i suoi carri armati più e più volte, proprio come faceva Mussolini negli anni ’30 per fare credere di essere più potente di quanto non fosse in realtà. Obama fa lo stesso, ma i fatti hanno la testa dura, e ad esempio alla Polonia, che insisteva di volere basi permanenti della NATO sul proprio territorio, la NATO e gli USA hanno risposto picche facendo notare che in Polonia saranno schierati a rotazione, come sempre, reparti e distaccamenti delle forze armate degli USA e della NATO. Se la tigre atlantista non è tutta di carta, di sicuro ha artigli e zanne di cartone.

otan

L’alleanza israelo-saudita

Dean Henderson 04/12/2014

Press TV aveva riferito che Stati Uniti e sauditi iniziarono a finanziare i ribelli siriani, divenuti SIIL, nel 2012. Dopo aver diretto gli islamisti libici per rovesciare Gheddafi, i sauditi e i loro compari despoti del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) cercarono di far cadere il governo Assad. Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del Wall Street Journal e dellìoperazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il 2° magiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. La collusione anglo-statunitense con gli interessi sionisti israeliani è ben documentata. Meno noto è il ruolo dei Saud di finanziatori della Fratellanza musulmana e dei complotti di CIA/Mossad/MI6 nel mondo. La Fratellanza Musulmana dei Saud e i cabalisti israeliani condividono una lunga storia con i massoni dell’intelligence inglese risalente alle Scuole dei Misteri egizi. L’oligarchia dei banchieri Illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia mondiale attraverso il monopolio delle banche centrali e l’egemonia sul traffico di petrolio, armi e droga. Tale cabala di miliardari satanisti guidata dai Rothschild crea fanatici nelle fedi ebraica, cristiana e musulmana per dividere i popoli e massimizzare i profitti di guerra.

Gaza attack joint Arab-Israeli war on Palestinians: CNNDa quando la Chevron scoprì il petrolio in Arabia Saudita nel 1938, la monarchia dei Saud ha sempre finanziato le avventure militari segrete dei Rothschild. Fa parte dello scambio petrolio per armi. I sauditi inviarono oltre 3,8 miliardi di dollari ai mujahidin afghani addestrati dalla CIA. Il loro emissario presso gli statunitensi fu Usama bin Ladin. Diedero 3,5 milioni di dollari ai contras nicaraguensi. Il tangentista della Northorp/Lockheed Adnan Khashoggi svolse un ruolo chiave nel far finanziare dai sauditi l’Enterprise di Richard Secord. Ma mentre gli sforzi di contra e mujahadin ricevevano la copertura dei giornali, i Saud erano occupati a finanziare la controinsurrezione nel mondo. In Africa i sauditi sostennero per decenni il Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS) che operava dal Ciad tentando di rovesciare il presidente libico Muhammar Gheddafi. Il Chad fu a lungo un Paese importante in Nord Africa per i sistemi di produzione petrolifera della Exxon Mobil. Nel 1990, a seguito di un controcolpo di Stato sostenuto dai libici contro il governo del Ciad, che sponsorizzava l’NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 elementi del NFS grazie al finanziamento saudita. Gli Stati Uniti diedero 5 milioni di dollari di aiuti al governo dittatoriale keniano di Daniel Arap Moi affinché il Kenya ospitasse i capi del NFS, mentre gli altri governi africani si rifiutavano di accettarli. Arap Moi poi aiutò le operazioni segrete della CIA in Somalia, finanziate dai sauditi. I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi in Angola nel tentativo brutale di rovesciare il governo socialista del presidente del MPLA José dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi diedero milioni al Marocco per pagare l’addestramento in quel Paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi giacimenti di petrolio. Nel 1985 Chevron Texaco riceveva il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990 il 29% del greggio di Exxon Mobil diretto negli Stati Uniti proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio dei diamanti nel mondo, si vantava di acquistare diamanti dall’UNITA. Savimbi fu alla Casa Bianca dal presidente Reagan. I sauditi finanziarono la RENAMO nella campagna terroristica delle CIA ‘Piano rosa’ contro il governo nazionalista del Mozambico. A metà degli anni ’80 i sauditi e l’Oman inviavano armi alla RENAMO attraverso le Isole Comore, favorevoli a Israele e al Sud Africa dell’apartheid. Due presidenti delle Comore Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ex-Zaire, il fantoccio degli Illuminati Mobutu Sese-Seiko governava con pugno di ferro da quasi quattro decenni. Era il cane da guardia della City of London nello Zaire ricco di cobalto, uranio e molibdeno di vitale importanza per il programma di armi nucleari degli Stati Uniti. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore. Mobutu fu messo al potere nei primi anni ’60 dopo che l’agente della CIA Frank Carlucci, con Reagan e Bush segretario alla Difesa e oggi presidente del consulente d’investimento della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, fu il gangster che assassinò il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti avevano basi militari a Kitona e Kamina da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro Angola, Mozambico e Namibia finanziate dai Saud. La guardia di palazzo di Mobutu fu addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70 i sauditi comprarono le truppe marocchine inviate a salvare Mobutu dai secessionisti del Katanga guidati da Laurant Kabila. Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono a finanziare le incursioni militari in Congo dei governi di Ruanda, Uganda e Burundi. Tale destabilizzazione della regione dei Laghi portò al genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000 dopo essersi rifiutato di servire gli Illuminati. Oltre quattro milioni di persone sono morte nella RDC negli ultimi dieci anni.
Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani eliminati dai sangue puro. Negli anni ’50 e ’60 la CIA e l’intelligence francese assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi ben Barqa la cui Union Nationale de Forces Populaire minacciava il monarca Re Hassan II, fantoccio degli USA. Il presidente di sinistra della Guinea Sekou Toure e il socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali. Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir accusò i sauditi di fornire armi al Sudan People Liberation Army (SPLA) di Johnny Garang. La parte meridionale del Sudan che lo SPLA cercava di staccare, è ricco di petrolio. Il Mossad rifornì l’SPLA per anni dal Kenya. Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciò aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto era volto ad alimentare l’offensiva del SPLA su Khartoum. La crisi nel Darfur è il risultato diretto dell’intromissione saudita-israelo-statunitense per conto di Big Oil. Il presidente algerino Chadli Benjladid accusò i sauditi di finanziare il barbaro Gruppo islamico armato (GIA) dopo che l’Algeria protestò contro la Guerra del Golfo voluta dagli USA, scatenando il regno del terrore contro il popolo algerino. Benjladid fu costretto a dimettersi, seguito dal frettoloso voto della legge sugli idrocarburi che aprì i giacimenti petroliferi del Paese, storicamente socialista, ai Quattro Cavalieri. La CIA poi aiutò i terroristi del GIA a recarsi in Bosnia, dove contribuirono a distruggere la Jugoslavia socialista. L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader socialisti arabi di sempre, richiese un ordine economico internazionale più giusto negli infuocati discorsi alle Nazioni Unite. Incoraggiò i cartelli di produttori per emancipare il Terzo Mondo dai banchieri di Londra. Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e altri Paesi nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il petrolio a livello internazionale senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex-agente dei servizi segreti francesi Thyraud de Vosjoli dice che la sua agenzia ne fu coinvolta. William McHale della rivista Time, che seguiva il tentativo di Mattei di rompere il grande cartello petrolifero, morì in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni di dollari di aiuti militari dall’Arabia Saudita allo Yemen, nella speranza di schiacciarvi la rivoluzione marxista. Il tentativo fallì e lo Yemen fu diviso tra nord e sud per due decenni prima di unirsi nel 1990. Gli aiuti sauditi-statunitensi allo Yemen e all’Oman continuano ancora oggi, nel tentativo di reprimere i movimenti nazionalisti in quei Paesi che confinano con il Regno e i suoi vasti giacimenti controllati dai Quattro Cavalieri.
Durante lo sforzo degli USA per staccare la Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fuad chiese la fine dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite. Quando l’embargo fu revocato, i sauditi finanziarono l’acquisto di armi dei bosniaci musulmani. Poi i sauditi finanziarono i narcotrafficanti del Kosovo Liberation Army e i separatisti albanesi del NLA che attaccarono il governo nazionalista della Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia dove spesero 10 milioni di dollari nel 1985 per distruggere il partito comunista. Recentemente il principe saudita Bandar ha donato 1 milione alla Presidential Library di Bush senior e un altro milione per la campagna di alfabetizzazione di Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001 il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin venivano evacuati dagli Stati Uniti nello spazio aereo chiuso al resto del traffico. I sauditi svolsero semplicemente il loro storico ruolo di finanziatori dell’operazione 11 settembre? Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del portavoce dei banchieri Wall Street Journal e dell’operazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il secondo maggiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. Fox News è un’operazione segreta dei Rothschild per il controllo mentale del popolo statunitense?

Laurent-Desiré Kabila

Laurent-Desiré Kabila

Fonti:
Mercenary Mischief in Zaire”. Jane Hunter. Covert Action Information Bulletin. Spring 1991.
Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.238
Hunter
Earth First! Journal. Vol. 26, #1. Samhain/Yule. 2005
US to Aid Regimes to Oust Government”. David B. Ottaway. Washington Post. 11-10-96
The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.43
The Gulf: Scramble for Security. Raj Choudry. Sreedhar Press. New Dehli. 1983. p.14
Dude, Where’s My Country. Michael Moore. Warner Books. New York. 2003.
ABC News Online. 10-19-04

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscrivervi al suo sito Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Qatar dietro la strage di Tunisi

Uno dei terroristi di Tunisi, era un attivista di al-Nahda
Karim Zmerli Tunisie Secret 19 marzo 2015

Si chiamava Sabar Qashnawi, in questa foto accanto ad Abdalfatah Muru, attuale Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale! Tale spettacolare attacco terroristico, che ha ucciso 23 persone, tra cui 18 turisti europei, avrebbero potuto essere evitato se certi quadri del ministero degli Interni avessero preso sul serio le informazioni fornitegli da un esperto di computer tunisino, esiliato in Francia.

7585833-11711322Il terrorista di al-Nahda Sabar Qashnawi con l’islamista “moderato” Abdalfatah Muru, attuale vicepresidente dell’Assemblea Nazionale. Foto scattata a Tunisi nel 2012.

Sabar Qashnawi e Yasin Labidi, i due individui che hanno guidato l’azione terroristica al Bardo e sono stati eliminati dalla polizia, erano entrambi originari di Sabatla nel governatorato di Qasarin. Amin Salama, giovane esperto d’informatica specializzato in cyber-terrorismo, li seguiva da mesi, come molti altri terroristi. Sono tornati dalla Libia meno di tre mesi fa, precisamente il 28 dicembre 2014, per nascondersi ad al-Tahrir, non lontano da Tunisi, presso un fruttivendolo dello stesso gruppo, l’Uqba Ibn Nafa, un nome diversivo perché tale cellula e i due terroristi uccisi, in realtà aderivano ad Ansar al-Sharia guidata da Sayfalah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Entrambi i terroristi, insieme ad altri due complici ancora in libertà, si erano meticolosamente preparati all’azione. Dalla città Ibn Qaldun in cui Yasin Labidi si trovava, presero la metropolitana per il Bardo. Entrarono nel palazzo del Bardo dalla porta posteriore incustodita. Il loro primo obiettivo era l’Assemblea Nazionale, confinante con il museo. Contrariamente a quanto è stato detto da tutti i media, tra cui Tunisie Secret, non indossavano uniformi militari. Visti dai militari e dagli elementi della brigata responsabile della protezione dei VIP a guardia l’Assemblea nazionale, gettarono una granata e aprirono il fuoco. Dopo aver subito la replica delle forze di sicurezza, corsero nel parcheggio del Museo Bardo, dove immediatamente spararono su due autobus di turisti appena arrivati. In quel momento vi fu il maggior numero di morti e feriti. Presero in ostaggio alcuni turisti già rifugiati nel museo, poi liberati abbastanza rapidamente dalle forze speciali. Risultato immediato dell’azione terroristica: 23 morti, tra cui 18 turisti, di cui due francesi e 50 feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime Najat, tunisina madre di tre figli che lavorava al museo, e Ayman Morjan, un agente della polizia.
Tale spettacolare azione terroristica si sarebbe potuta evitare se certi quadri del ministero dell’Interno avessero preso sul serio i tracciati di Amin Salama degli ultimi due mesi. Ciò si sarebbe potuto evitare se la legge antiterrorismo del 2003 fosse stata in vigore e se i terroristi di ritorno dalla jihad in Siria e Iraq fossero stati neutralizzati una volta in Tunisia. Dopo un soggiorno nei campi di addestramento libici supervisionati da Qatar e Turchia, Sabar Qashnawi andò a combattere in Siria. Ciò che non è stato detto nei media è che Sabar Qashnawi era un militante di al-Nahda, relativizzando la dichiarazione di Rashid Ghanushi che condanna l’attentato “con cui volevano minare la giovane democrazia tunisina“! Anche il Qatar è stato il primo Paese a condannare l’attentato! Peggio, due anni fa l’islamista “moderato” Sabar Qashnawi posava con l’islamista “molto moderato” Abdalfatah Muru, che recentemente ha visitato il Gran Mufti della NATO e supremo imam del jihadismo transnazionale Yusif Qaradawi, padre spirituale del precedente e attuale emiro del Qatar. Casualmente la pagina facebook di Sabar Qashnawi è scomparsa poche ore dopo l’attentato. Non poteva averla disattivata lui dato che era già morto e identificato dalla polizia. Quindi è evidente che gli attivisti di al-Nahda hanno rimosso la compromettere pagina facebook. Purtroppo per loro, gli scienziati informatici di Tunisie Secret hanno avuto il tempo di registrarne informazioni e immagini contenute, tra cui quelle sul pranzo di Sabar Qashnawi con Abdalfatah Muru, pubblicate qui.

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleato di al-Qaida di Washington ora capo del SIIL in Libia

Eric Draitser New Eastern Outlook 09/03/2015salah_badi_belhaj_nouh_terroristspptxLa rivelazione secondo cui l’alleato degli Stati Uniti Abdalhaqim Belhadj è ora capo del SIIL in Libia non dovrebbe sorprendere chi ha seguito la politica degli Stati Uniti in quel Paese e nella regione. Illustra per l’ennesima volta Washington aiutare e sostenere proprio quelle forze che sostiene di combattere in tutto il mondo. Secondo le ultime notizie, Abdalhaqim Belhadj è ormai saldamente il comandante che organizza la presenza del SIIL in Libia. Le informazioni provengono da un anonimo funzionario dell’intelligence statunitense, che ha confermato che Belhadj sostiene e coordina i centri di addestramento del SIIL in Libia orientale, presso Derna, zona a lungo nota come focolaio del jihadismo. Anche se non può sembrare una storia importante, il capo terrorista di al-Qaida e del SIIL, Belhadj, dal 2011 viene aiutato da Stati Uniti e NATO che lo raffiguravano come coraggioso “combattente per la libertà” alla testa dei camerati amanti della di libertà contro il “tirannico despota” Gheddafi, le cui forze di sicurezza catturarono e imprigionarono molti membri del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), tra cui Belhadj. Belhadj servì la causa degli Stati Uniti in Libia così bene che lo si vide ricevere riconoscimenti dal senatore John McCain, che definiva Belhadj e i suoi seguaci, eroi. Inizialmente fu premiato dopo la caduta di Gheddafi con l’incarico di comandante militare di Tripoli, anche se fu costretto a piegarsi al “governo di transizione”, politicamente più appetibile, che poi evaporò nel Paese devastato dalla guerra caotica. La vicenda delle attività terroristiche di Belhadj include “successi” come la collaborazione con al-Qaida in Afghanistan e Iraq e, naturalmente, la sua utilità nel furioso assalto sponsorizzato da USA-NATO alla Libia che, tra l’altro, provocò la strage di libici neri e di chiunque sospettato di far parte della Resistenza Verde (i fedeli alla Libia guidata da Gheddafi). Anche se i media aziendali hanno cercato di presentare Belhadj come martire per le presunte torture nel programma di estrazione della CIA, il fatto inevitabile è che ovunque vada lascia una violenta scia sanguinosa. Mentre molte di tali informazioni sono note, ciò che è di fondamentale importanza è collocare questa notizia nel contesto politico adeguato, illustrando chiaramente come gli Stati Uniti erano e continuano ad essere il principale patrono degli estremisti dalla Libia alla Siria e oltre, e che tutte le chiacchiere sui “ribelli moderati” sono solo retorica volta ad ingannare un pubblico ottuso.

Il nemico del mio nemico è mio amico… fino a prova contraria
belhadj-cia-2ynjgt4yagea05ii11kowa Ci sono ampie prove documentate dell’associazione di Belhadj con al-Qaida e relativo terrorismo nel mondo. Diversi rapporti ne evidenziano l’esperienza in combattimento in Afghanistan e altrove, e lui stesso s’è vantato di aver ucciso truppe statunitensi in Iraq. Tuttavia, fu in Libia nel 2011 che Belhadj divenne il volto dei “ribelli” che cercavano di rovesciare Gheddafi e il governo legale della Libia. Come il New York Times riferiva: “Il Libia, ma fu uno dei suoi più potenti capi, guidando una fazione jihadista agguerrita che costituiva l’avanguardia della guerra contro Gheddafi. Da nessuna parte ciò fu più chiaramente dimGruppo combattente islamico libico fu costituito nel 1995 con l’obiettivo di cacciare il Colonnello Gheddafi. Spinti in montagna o in esilio dalle forze di sicurezza libiche, i membri del gruppo furono tra i primi a unirsi alla lotta contro le forze di sicurezza di Gheddafi… Ufficialmente il gruppo di combattimento non esiste più, ma gli ex-membri combattono sotto la guida di Abu Abdullah Sadiq (alias Abdalhaqim Belhadj)”. Quindi, non solo Belhadj partecipò alla guerra USA-NATO contro la ostrato che quando il Gruppo combattente islamico libico (LIFG) prese il comando dell’attacco al compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya. A tal proposito, il LIFG ebbe intelligence e probabilmente sostegno tattico dai servizi segreti e dall’esercito statunitensi. Le nuove informazioni sull’associazione di Belhadj con il SIIL così improvvisamente globalmente rilevante, rafforzano certamente la tesi che questo autore, tra gli altri, fece nel 2011, secondo cui la guerra USA-NATO alla Libia fu condotta da gruppi terroristici apertamente e tacitamente sostenuti da servizi segreti e forze armate degli USA. Inoltre, s’integra con altre informazioni emerse negli ultimi anni, informazioni che illuminano come gli Stati Uniti sfruttano per i propri scopi geopolitici uno dei focolai terroristici più attivi nel mondo. Secondo le ultime notizie, Belhadj è direttamente coinvolto nel supporto ai centri di addestramento del SIIL a Derna. Naturalmente Derna dovrebbe essere ben nota a chiunque segua la Libia dal 2011, perché la città, insieme a Tobruq e Bengasi, fu tra i centri del reclutamento di terroristi anti-Gheddafi fin dai primi giorni della “rivolta” e per tutto il fatidico 2011. Ma Derna era già nota come luogo dell’estremismo. In un importante studio del 2007 intitolato “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq: Un primo sguardo ai Dati Sinjar” del Combating Terrorism Center presso l’Accademia militare degli USA di West Point, gli autori osservavano che: “Quasi il 19 per cento dei combattenti nei Dati Sinjar provenivano dalla sola Libia. Inoltre, la Libia ha inviato molti più combattenti in proporzione ad ogni altra nazionalità, secondo i Dati Sinjar, compresa l’Arabia Saudita… L’aumento apparente di reclute libiche in viaggio verso l’Iraq può essere collegato al rapporto sempre più collaborativo del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) con al-Qaida, culminato nell’adesione ufficiale del LIFG ad al-Qaida, il 3 novembre 2007… Le città cui spesso i combattenti chiamavano erano Darnah (Derna), in Libia e Riyadh, in Arabia Saudita, con 52 e 51 combattenti rispettivamente. Derna con una popolazione di poco più di 80000 abitanti, rispetto a Riyadh di 4,3 milioni, ha di gran lunga il maggiore numero pro capite di combattenti secondo i Dati Sinjar”. Quindi, la comunità militare e d’intelligence degli Stati Uniti sapeva da quasi un decennio (forse più) che Derna era il lungo, direttamente o indirettamente controllato dai jihadisti del LIFG, e che la città era terreno di reclutamento primario del terrorismo in tutta la regione. Naturalmente, tali informazioni sono vitali se comprendiamo il significato geopolitico e strategico dei campi di addestramento del SIIL a Derna associati al famigerato Belhadj. Ciò ci porta a tre conclusioni correlate ed altrettanto importanti. In primo luogo, Derna ancora una volta fornisce i combattenti della guerra terroristica condotta in Libia e nella regione, con l’obiettivo evidente della Siria. In secondo luogo i centri di addestramento a Derna sono supportati e coordinati da un noto agente degli Stati Uniti. E in terzo luogo, la politica degli Stati Uniti di sostegno ai “ribelli moderati” è solo una campagna di pubbliche relazioni volta a convincere gli statunitensi (e gli occidentali in generale), che non sostengono il terrorismo, nonostante tutte le prove contrarie.

Il mito dei “ribelli moderati”
Le notizie su Belhadj e SIIL non vanno considerate a sé stanti. Piuttosto, sono un’ulteriore prova che la nozione “moderati” sostenuta dagli Stati Uniti è un insulto all’intelligenza degli osservatori politici e del pubblico in generale. Per più di tre anni Washington ha strombazzato il suo sostegno ai cosiddetti ribelli moderati in Siria, una politica che in vari momenti ha coperto gruppi terroristici come le Brigate al-Faruq (note per il cannibalismo) e Hazam (“Determinazione”) sotto la grande “tenda moderata”. Sfortunatamente per propagandisti e guerrafondai assortiti statunitensi, tali gruppi insieme a molti altri, si sono uniti volontariamente o forzatamente a Jabhat al-Nusra e SIIL. Recentemente, molte segnalazioni indicavano defezioni in massa di fazioni dell’esercito libero siriano presso il SIIL, portandosi con sé le armi avanzate fornite dagli USA, assieme ai ragazzi-immagine della politica di Washington, il citato gruppo Hazam, ora parte di Jabhat al-Nusra, la filiale di al-Qaida in Siria. Naturalmente si tratta solo di alcuni dei tanti esempi di gruppi affiliatisi al SIIL o ad al-Qaida in Siria, tra cui Liwa al-Faruq, Liwa al-Qusayr e Liwa al-Turqman. Ciò che è chiaro è che Stati Uniti ed alleati, nella loro ricerca infinita del cambio di regime in Siria, sostengono apertamente gli estremisti ora fusisi formando la minaccia terroristica globale di SIIL, Nusra e al-Qaida. Ma naturalmente ciò non è una novità, come l’episodio Belhadj in Libia dimostra inequivocabilmente. L’uomo che una volta era di al-Qaida era divenuto”moderato” e “nostro uomo a Tripoli”, è ormai diventato il capo del minaccioso SIIL in Libia. Così anche “i nostri amici” diventano nostri nemici in Siria. Niente di tutto questo dovrebbe sorprendere alcuno. Ma forse John McCain dovrebbe rispondere ad alcune domande sui suoi vecchi legami con Belhadj e i “moderati” in Siria. Obama dovrebbe spiegare perché il suo “intervento umanitario” in Libia è diventato un incubo umanitario nel Paese, e nell’intera regione? La CIA, ampiamente coinvolta in tali operazioni, farà chiarezza sul suo sostegno e sul ruolo svolto nel fomentare tale caos? Dubito che tali domande saranno mai poste da qualche media aziendale. Proprio come dubito che risposte verranno mai date da coloro, a Washington, le cui decisioni hanno creato la catastrofe. Quindi, chi è fuori dalla propaganda aziendale dovrà rispondere a tali domande ed impedire che la dirigenza sopprima le nostre voci… e la verità.

blhj_wmkynEric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015

In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb.

belhadj_2196832bCome abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria.

Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata.

A cosa gioca la Tunisia?
I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.

SIIL creazione turco-qatariota
Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“.

Il SIIL perseguito dall’Egitto
Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria!

201210152165194734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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