La via dell’Egitto tra Cina, Russia e USA

Alessandro Lattanzio, 1/6/2016

Strait_tiran_83-2Il 9 aprile, il Primo ministro egiziano Sharif Ismail e il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman firmavano l’accordo sui confini marittimi dei due Paesi, restituendo le isole Sanafir e Tiran ai sauditi. “Questo risultato arriva dopo un duro lavoro durato sei anni, durante cui si ebbero 11 incontri con il comitato per la delimitazione marittima tra Arabia Saudita ed Egitto“, dichiarava il Governo egiziano. La delimitazione delle frontiere marittime si basa su un decreto presidenziale del maggio 1990, che delineava le acque territoriali che l’Egitto aveva comunicato alle Nazioni Unite. Le isole di Tiran e Sanafir erano sotto controllo amministrativo egiziano dal 1950. Il Presidente al-Sisi aveva dichiarato il 14 aprile, in un discorso pronunciato davanti a funzionari politici e giornalisti e trasmesso in diretta dalla televisione di Stato, che “Non abbiamo abbandonato i nostri diritti, abbiamo restituito il giusto a chi ne aveva diritto. L’Egitto aveva solo due scelte sulle isole, o entrare in conflitto con l’Arabia Saudita o restituirle ciò che è suo di diritto. Non violiamo nulla. Inoltre, non diamo via la nostra terra, e non ne prendiamo da nessuno“. Essendo le due isole all’ingresso del Golfo di Aqaba, dove si affacciano Israele e Giordania, il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon dichiarava di aver ricevuto la documentazione ufficiale secondo cui l’Arabia Saudita avrebbe permesso agli israeliani libertà di navigazione. Inoltre secondo il quotidiano israeliano Haaretz, il piano di trasferimento aveva avuto l’approvazione di Israele e Stati Uniti e della missione di osservazione multinazionale sulle isole. Le isole sono importanti essendo nello Stretto di Tiran, appunto l’ingresso del Golfo di Aqaba, all’estremità settentrionale del Mar Rosso, ad est della penisola del Sinai e ad ovest della penisola araba, e su cui si affacciano Egitto, Israele, Giordania e Arabia Saudita. Quindi l’Egitto riconosceva la sovranità dell’Arabia Saudita sulle isole Tiran e Sanafir, all’ingresso del Golfo di Aqaba, ricevendo in cambio un prestito a lungo termine di 16 miliardi di dollari. Come detto, sul Golfo di Aqaba si affaccia anche Israele con il porto di Eilat e quasi 10 km di coste. Da Eilat parte il terminale di un oleodotto costruito per scavalcare il canale di Suez e rifornire le due raffinerie e il porto di Ashkelon sulle coste mediterranee d’Israele; inoltre attualmente delle imprese cinesi costruiscono una linea TGV Eilat-Tel Aviv e studiano un canale tra Golfo di Aqaba e Mar Morto. Le due isole deserte hanno sempre fatto parte del territorio saudita, ma nel 1950 Riyadh permise all’Egitto di usarle come avamposti militari per bloccare la navigazione israeliana sul Golfo di Aqaba, a condizione che le due isole non fossero integrate nel territorio egiziano. Nel 1956 Israele occupò Tiran. Nel giugno 1967 l’Egitto riprese possesso delle isole. L’accordo tra Egitto ed Arabia Saudita riguarda le acque territoriali intorno alle due isole, il cui peso strategico, tra l’altro, si è drasticamente ridotto con il raddoppio del Canale di Suez avvenuto nell’estate 2015, rendendo l’Egitto assai meno sensibile a una possibile concorrenza del collegamento Eilat-Ashkelon.
Nel gennaio 2016, l’Arabia Saudita prestava all’Egitto 3,2 miliardi di dollari: 1,5 miliardi per sviluppare la penisola del Sinai, 1,2 miliardi di dollari per finanziare l’acquisto di petrolio dell’Egitto, e altri 500 milioni di dollari per acquistare prodotti sauditi. Il Presidente al-Sisi visitò l’Arabia Saudita nell’agosto 2015, firmando la “Dichiarazione di Cairo”, secondo cui i due Paesi s’impegnavano a rafforzare la cooperazione negli investimenti, trasporti, energia e “sicurezza nazionale araba”. Tuttavia, contrariamente alle attese saudite, che credevano che l’Egitto avrebbe seguito una politica estera favorevole a Riyadh, Cairo riteneva che gli interessi nazionali non sempre coincidono con le “raccomandazioni” saudite. Diversamente da Riyadh, Cairo non considera Teheran un nemico. Per l’Egitto è inaccettabile che l’Arabia Saudita persegua la rivalità con l’Iran al punto da creare una coalizione sunnita volta a contrastare l’ascesa iraniana, che per di più comprende i Fratelli musulmani e gruppi affini come al-Islah, Hamas e altri. Infatti Riyadh aveva concesso l’amnistia a numerosi attivisti dei Fratelli musulmani condannati nel regno saudita, e aveva avuto contatti con i capi dei Fratelli musulmani. Secondo il giornale egiziano al-Shuruq, dei funzionari sauditi ebbero una riunione nell’estate 2015 con il miliardario Yusuf Nada, responsabile finanziario della Fratellanza residente in Svizzera, mentre nel luglio 2015 il capo di Hamas, Qalid Mishal, visitò il regno saudita incontrando re Salman, e nell’ottobre 2015 il capo spirituale della Fratellanza musulmana Yusuf Qardawi fu ospite dell’ambasciata saudita a Doha. I media egiziani interpretarono tali iniziative quali passi di Riyadh per riconciliarsi con i Fratelli musulmani, ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto.
Il 4 maggio 2016, il Presidente al-Sisi riceveva il ministro del Commercio, dell’Industria e dell’Energia della Corea del Sud Joe Hong Hwan, alla testa di una delegazione di 143 rappresentanti di 63 aziende sudcoreane, confermando l’interesse di Seoul di aumentare e sviluppare gli investimenti in Egitto, tramite accordi di libero scambio, alla luce degli accordi commerciali preferenziali tra Egitto e diversi Paesi africani, europei ed arabi. La delegazione sudcoreana partecipava al Forum sul business egiziano – coreano incentrato su zona economica del canale di Suez, infrastrutture, industria tessile, strumentazione elettro-medica, impianti di desalinizzazione, elettronica, informatica ed autoveicoli. Inoltre, Seoul intende esportare tecnologia ed esperienza industriale in Egitto per svilupparne l’industria, con un accordo finanziario di 3 miliardi di dollari volto a rafforzare la cooperazione economica tra i due Paesi. Quindi era la volta di Cairo e Beijing. La China State Construction Engineering Corp. finanzierà la costruzione della nuova capitale amministrativa dell’Egitto con 15 miliardi di dollari, un terzo del costo totale del progetto, di cui le aziende egiziane hanno già iniziato i lavori su strade, reti fognarie e delle telecomunicazioni nel sito scelto per la nuova capitale, a 48 km ad est di Cairo. La nuova città avrà 20 quartieri residenziali per 7 milioni di abitanti, un aeroporto più grande di Heathrow a Londra, e un parco pubblico quattro volte più grande di Disneyland. La China State Construction Engineering Corp. costruirà un centro congressi, il Parlamento e dodici edifici governativi. Inoltre, il Consiglio delle industrie tessili egiziane e la China National Textile and Apparel Council (CNTAC) firmavano un accordo quadro per creare una zona di 1,2 milioni di metri quadrati per le industrie tessili ad al-Matahra, nel governatorato di Minya. Il Ministro del Commercio e dell’Industria egiziano Tariq Qabil, incontrando il Vicepresidente del CNTAC Gao Yong, affermava che l’accordo era un passo importante per ridare all’Egitto un ruolo di primo piano nel settore tessile in Medio Oriente, contribuendo direttamente alla strategia per sviluppare l’industria tessile dell’Egitto, così come allo sviluppo socio-economico delle zone meno sviluppate del Paese. L’industria tessile egiziana costituisce circa il 3 per cento del PIL del Paese ed ha circa 1,2 milioni di lavoratori e tecnici, il 30 per cento della forza lavoro industriale egiziana, e i tessuti prodotti rappresentano il 16 per cento delle esportazioni annuali dell’Egitto per un valore di 2,6 miliardi di dollari. Egitto e Cina nel gennaio 2015 avevano concluso 21 accordi e protocolli d’intesa su sviluppo tecnologico ed economico. E la Cina concedeva anche un prestito di 1 miliardo di dollari alla Banca centrale egiziana. Inoltre, il 18 maggio, il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi firmava un decreto che approvava un prestito di 25 miliardi di dollari dal governo russo per la prima centrale nucleare dell’Egitto, dalla potenza di 4800 megawatt, da costruire ad al-Daba, nel nord-est dell’Egitto. Il finanziamento è oggetto di un accordo siglato nel novembre 2015 tra il presidente egiziano e l’omologo russo Vladimir Putin, che prevede che l’azienda russa Rosatom costruisca l’impianto, consegni il combustibile nucleare, addestri i lavoratori e si occupi della manutenzione delle unità produttive, i quattro reattori nucleari. L’impianto dovrebbe essere completato nel 2022 ed entrare in produzione nel 2024. Il prestito russo copre l’85% del costo del progetto, e il restante 15% viene finanziato dall’Egitto. A un tasso d’interesse annuo del 3%, erogato dal 2016 al 2028, il rimborso inizierà dall’ottobre 2029, con 43 rate in 22 anni.
Il 25 maggio, l’esercito egiziano in un’operazione contro le posizioni dei terroristi a Shayq Zuwayd e a Rafah, nel Sinai settentrionale, eliminava 85 terroristi del SIIL, ne arrestava altri 3 militanti e distruggeva 15 loro autoveicoli. Nel frattempo gli Stati Uniti iniziavano a consegnare all’Egitto i 762 blindati tipo MRAP, a titolo gratuito. Si trattava probabilmente del surplus di blindati che gli USA avevano ordinato per le operazioni in Afghanistan e Iraq, e che in un primo momento volevano semplicemente distruggere, non avendo l’esigenza di impiegarli. Questo rientrava nei 1,3 miliardi di dollari di aiuti militari che l’amministrazione Obama aveva stanziato per l’Egitto nel 2016. Era un tentativo di Washington di corrompere l’amministrazione e le Forze Armate egiziani. Ma nel marzo 2016 l’Accademia militare Nasser del Ministero della Difesa dell’Egitto informava il Parlamento sulla guerra di 4.ta generazione condotta dagli “occidentali per dividere il Medio Oriente”; “La maggior parte delle organizzazioni della società civile opera per demolire lo Stato egiziano con la guerra di quarta generazione, in cambio di qualche dollaro“, scriveva Charles Fuad al-Masry sul Daily News Egypt, e l’opinionista televisivo Amr Amar spiegava che la rivolta del 2011 fu un complotto degli Stati Uniti per distruggere l’Egitto. Va ricordato che il nuovo governo egiziano, dopo aver eliminato la presidenza dei Fratelli mussulmani, aveva espulso le organizzazioni sovversive statunitensi International Republican Institute e Freedom House, e indagato Husam Bahgat, fondatore dell’iniziativa egiziana per i diritti personali, Jamal Ayd, direttore esecutivo della Rete d’informazione araba per i diritti umani, e Bahaydin Hasan, fondatore dell’Istituto degli studi sui diritti umani di Cairo.45629797.cmsNote
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I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 201625304-26tyxxL’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scontro al Cremlino sulle email segrete di Hillary Clinton

What Does It Mean 6 maggio 2016

largeUn intrigante rapporto del Consiglio di Sicurezza che circola al Cremlino suggerisce che una “guerra di parole” sia scoppiata tra il Direttore del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) Aleksandr Bortnikov e la Presidentessa del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko sulla questione della diffusione ai media occidentali di decine di migliaia di e-mail classificate top secret ottenute dall’Intelligence Estera (SVR) dal computer (server di posta elettronica) privato ma non protetto dell’ex-segretaria di Stato e candidata presidenziale degli USA Hillary Clinton. Secondo il rapporto, dal 2011 gli analisti della SVR hanno seguito “seriamente” l’hacker rumeno Marcel Lazar Lehel (alias Guccifer) dopo che aveva tentato, senza successo, di entrare nel sistema informatico della Rete TV della Federazione RT. A seguito del monitoraggio del SVR sugli hacker internazionali, continua il rapporto, le attività di Guccifer furono seguite e registrate (sia fisicamente che elettronicamente) permettendo agli analisti dell’intelligence, nel 2013, non solo di rilevare la violazione del computer privato della segretaria Clinton, ma di copiarne tutto il contenuto. Poco dopo che il SVR aveva ottenuto decine di migliaia di messaggi di posta elettronica classificati top secret dal computer privato della segretaria Clinton, nota la relazione, la presidentessa di RT Matvienko ne autorizzava personalmente la pubblicazione “parziale”, il 20 marzo 2013, pubblicando l’articolo “Piratate le email su Bengasi di Hillary Clinton: articolo completo, ma che i media mainstream occidentali quasi ignorarono all’epoca. Non fu che lo scorso gennaio (2016), la relazione rileva, che i media statunitensi riferivano della fuga sulle e-mail della segretaria Clinton, quando Vice News pubblicava l’articolo intitolato Petrolio libico, oro e Gheddafi: la strana email di Sidney Blumenthal ad Hillary Clinton del 2011 che confermava il nostro rapporto del 1° agosto 2014 su ciò che realmente spinse la segretaria Clinton ad ordinare la distruzione della Libia. Il direttore dell’FSB Bortnikov era “assai furioso” verso la presidentessa Matvienko per l’autorizzazione della pubblicazione dei messaggi di posta elettronica della segretaria Clinton, continua il rapporto, per via dei timori che gli statunitensi potessero scoprire la fonte originale della violazione al sistema, come gli Stati Uniti fecero esattamente aiutando il governo rumeno nelle indagini che provocarono l’arresto di Guccifer in Romania, il 22 gennaio 2014, perseguito anche negli Stati Uniti a giugno dello stesso anno. Dopo l’arresto, Guccifer, secondo il rapporto, fu condannato per pirateria informatica a 7 anni di carcere in Romania. Nel marzo (2016), il rapporto continua, la presidentessa Matvienko “suggeriva” ai “colleghi” che, per via delle “opinioni” del Presidente Putin favorevoli al candidato presidenziale Donald Trump, il Consiglio di Sicurezza della Federazione doveva considerare la pubblicazione di tutte le mail top secret della segretaria Clinton, nel tentativo di aiutarlo contro una persona (Hillary Clinton) le cui catastrofi globali sono ben documentate e che è anche “odiata” dal popolo russo.
Pochi giorni dopo che la presidentessa Matvienko aveva espresso il suo pensiero al Consiglio di Sicurezza sulle email della segretaria Clinton, nota il rapporto, il regime di Obama, il 31 marzo scagliava Guccifer dalla cella in Romania agli Stati Uniti dove rimane imprigionato in attesa di un processo o di una trattativa su ciò che sa dei fatti nascosti al popolo statunitense da NBC News. Dopo che il regime di Obama ha preso Guccifer in Romania, secondo il rapporto, gli Stati Uniti lanciavano un contrattacco disinformativo contro la Federazione diffondendo, il 15 aprile, i documenti trattati dalla CIA denominati Panama Papers, diffondendo accuse infondate e non documentate contro molti uomini d’affari e politici della Federazione, e che l’FSB descrive come “avvertimento” al Cremlino che la pubblicazione di messaggi di posta elettronica classificati top secret della segretaria Clinton creerebbe ancor più danni al popolo russo. Anche se il rapporto del Consiglio di Sicurezza non dimostra in modo conclusivo chi vincerà questo braccio di ferro sulla pubblicazioni delle email top secret della segretaria Clinton, porrebbe alcune domande sull’effetto che potrebbero avere (se pubblicate) non solo sulle presidenziali negli Stati Uniti, ma anche sulle relazioni USA-Russia.usru4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: Hillary Clinton e al-Qaida

Messaggi di posta elettronica dimostrano che la Clinton sapeva dei legami tra Fratelli musulmani e al-Qaida
John Rossomando, IPT News, Modern Tokyo Times, 6 maggio 2016clinton_andmorsiLe email dell’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton suggeriscono che sapesse dei legami tra Fratelli musulmani (FM) e i gruppi jihadisti più accaniti come al-Qaida, nelle prime fasi della primavera araba nel 2011. Il confidente di Clinton Sidney Blumenthal osservò in una e-mail del 7 aprile 2011 che i leader militari dell’Egitto erano preoccupati dai contatti tra FM e al-Qaida. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF) riferì di temere che la Fratellanza collaborasse con vari gruppi islamici violenti, tra cui gli affiliati ad al-Qaida. “La preoccupazione principale dei leader del SCAF è che la FM inizi a collaborare con i gruppi islamisti più violenti, tra cui i vari affiliati ad al-Qaida“, scriveva Blumenthal. Una fonte “con accesso ai vertici della FM”, compresa la Guida Suprema Muhamad Badia, disse in privato a Blumenthal che il rapporto tra FM, al-Qaida e altri gruppi radicali è “complicato”. L'”intelligence militare egiziana sapeva che esistevano questi contatti, ma ritine che la FM, sotto l’influenza dei… moderati, controlli con attenzione i contatti con tali gruppi radicali/terroristici, nel tentativo di evitare di fornire ai militari una scusa per muoversi contro di essa“, scriveva Blumenthal. La fonte di Blumenthal affermò che Muhamad Mursi ammise che il governo islamico della Fratellanza in Egitto avrebbe avuto difficoltà a controllare l’avanzata di al-Qaida ed altri gruppi radicali/terroristici, secondo una e-mail del 16 dicembre 2011. Alcun contesto viene dato alla dichiarazione a parte Mursi che notava come i giovani militari egiziani fossero islamizzati e antiamericani nonostante l’addestramento degli Stati Uniti. L’e-mail rileva inoltre che gli ufficiali più giovani avrebbero sostenuto un Egitto divenuto Stato islamico più degli attuali generali. Mursi divenne presidente sei mesi più tardi. Tuttavia, l’ex-direttore della CIA James Woolsey mise in discussione le fonti di Blumenthal dicendo all’Investigative Project on Terrorism che non sapeva dove Blumenthal avesse trovato tali informazioni. “E’ assai speculativo ma interessante“, disse Woolsey. “Il problema con i messaggi di posta elettronica è la classificazione. Ciò che conta sono fonti e metodi“. Le e-mail dal server privato di Hillary Clinton, scritte quando era segretaria di Stato, furono rese pubbliche a seguito della causa di Judicial Watch sul Freedom of Information Act (FOIA). Molti sospettano contengano informazioni potenzialmente riservate, e perciò sono sotto inchiesta dell’FBI. Fonti della sicurezza egiziane hanno registrato le chiamate tra Mursi e il capo di al-Qaida Ayman al-Zawahiri, mentre Mursi era al potere, secondo un articolo del quotidiano egiziano al-Watan del 22 novembre 2013. Mursi avrebbe accettato di amnistiare 20 terroristi, tra cui uno che al-Zawahiri conosceva fin da bambino, e un altro che guidava Ansar Bayt al-Maqdis, oggi nota come provincia del Sinai dello SIIL. Le comunicazioni tra Mursi e al-Zawahiri iniziarono nel primo mese di presidenza. Il fratello di Zawahiri, Muhamad, mediò i primi contatti. “Le regole della legge di Dio ci dicono di starti accanto, non c’è cosiddetta democrazia, e quindi sbarazzati dei tuoi avversari“, aveva detto al-Zawahiri a Mursi, secondo la trascrizione di al-Watan. Al-Zawahiri e Mursi avrebbero accettato di cooperare sui campi di addestramento nel Sinai e al confine con la Libia, dove avrebbero potuto creare un esercito per difendere il regime della Fratellanza. Mursi avrebbe incontrato un emissario di Zawahiri in un hotel del Pakistan, per due ore e mezzo, e questo, secondo quanto riferito, avrebbe portato l’organizzazione internazionale della FM a dare ad al-Qaida 50 milioni di dollari. Mursi chiamò al-Zawahiri per chiedere aiuto prima che i militari lo rovesciassero, secondo al-Watan. “Combatteremo i militari e la polizia, e incendieremo il Sinai“, avrebbe detto a Mursi al-Zawahiri. La segnalazione del quotidiano filo-militare fu messa in discussione, in passato. Il suo redattore rimane sotto inchiesta per falsificazione di un rapporto su una cellula terroristica islamista. Ancora, le presunte telefonate con al-Zawahiri aiutarono i procuratori egiziani nell’emettere la sentenza di morte contro Mursi. Gli attacchi nel Sinai sono aumentati dopo la caduta di Mursi. Il suggerimento del capo della Fratellanza Muhamad al-Baltagy dopo la deposizione di Mursi, che “Gli attacchi nel Sinai si fermeranno solo se il presidente Muhamad Mursi viene reinsediato“, aggiungeva prove sui legami tra Fratellanza e al-Qaida, secondo Michael Meunier, attivista egiziano che in precedenza lavorò a stretto contatto con il governo egiziano. “Vi è la chiara indicazione del coordinamento tra Fratellanza musulmana e al-Qaida nel Sinai“, ha detto Meunier. Ansar Bayt al-Maqdis, il gruppo responsabile della maggior parte degli attacchi, apparteneva ad al-Qaida prima di entrare nello Stato Islamico (SIIL) nel 2014. I rapporti indicano che Ansar Bayt al-Maqdis era “strutturalmente” legato alla FM. Se fosse vero, i legami tra FM e al-Qaida sfidano la pretesa accademica che i due gruppi siano nemici mortali. Questa tesi si basa sulle critiche reciproche, quando al-Zawahiri nel 2006 condannò la partecipazione della FM alle elezioni democratiche. Il direttore della National Intelligence James Clapper evocò l’idea che FM e al-Qaida si contrapponessero nel febbraio 2011, testimoniando davanti alla commissione Servizi Segreti della Camera. “Il termine ‘Fratelli Musulmani’… è un termine generico per una varietà di movimenti, nel caso dell’Egitto, un gruppo molto eterogeneo, in gran parte secolare, che ha evitato le violenze e criticato al-Qaida come perversione dell’islam“, disse Clapper. Il 16 febbraio 2011, l’e-mail di un anonimo funzionario del dipartimento di Stato che contribuì alla stesura della Direttiva politica presidenziale n° 13, un documento che contribuiva ad inquadrare la politica degli Stati Uniti verso i Fratelli musulmani in Egitto e in altre parti del Medio Oriente, faceva eco alle osservazioni di Clapper. La politica degli Stati Uniti non dovrebbe “essere guidata dalla paura”, diceva, e se non distingue Fratellanza da al-Qaida non potrà adattarsi ai cambiamenti nella regione.

Non solo l’Egitto
US Secretary of State Hillary Clinton (R Altri documenti governativi confermano la tesi di Blumenthal che la Fratellanza e al-Qaida sono collegate. Le e-mail di Clinton descrivono un deciso legame personale tra Fratellanza e al-Qaida in Libia, risalente al mandato di Clinton come segretaria di Stato, nella persona di Ali al-Salabi che fondò il Lybian National Party (LNP) collegato ad al-Qaida. Una e-mail del 27 febbraio 2011 dell’aiutante di Clinton, Jake Sullivan, descrive al-Salabi come “figura chiave nella fratellanza musulmana libica e uomo (del capo dei Fratelli musulmani shayq Yusuf) Qaradawi in Libia“. Sullivan è accusato di aver inviato a Clinton email top-secret dal suo account privato. Blumenthal osservò nella e-mail del 3 luglio 2011 che “lo LNP era dominato da ex-membri del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) collegato ad al-Qaida che, secondo fonti sensibili, manteneva legami con al-Qaida durante la lotta contro le forze dell’ex-dittatore Muammar Gheddafi”. Un documento dell’intelligence libica del 24 marzo 2011 sostiene che al-Salabi si coordinava a livello internazionale con i Fratelli musulmani per aiutare il LIFG nella lotta contro Gheddafi. Allo stesso modo, Rashid al-Ghanushi, capo del partito al-Nahda legato alla Fratellanza in Tunisia, tentò di collaborare con Ansar al-Sharia, legata ad al-Qaida, e il suo defunto capo Abu Iyadh, ex-alleato di Bin Ladin sanzionato dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre, durante la primavera araba. Abu Iyadh fu il responsabile dell’assassinio del capo dell’Alleanza del Nord Ahmad Shah Masud, due giorni prima degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. Questi esempi includono anche i legami tra FM yemenita e al-Qaida attraverso lo sceicco Abdul Majid al-Zindani. Funzionari del dipartimento del Tesoro descrivono al-Zindani come “leale a Bin Ladin” in un comunicato stampa del 2004, e di aver aiutato il capo di al-Qaida Anwar al-Awlaki quando era nel consiglio dell’Unione del Bene legata alla Fratellanza e che raccoglie fondi per Hamas. Al-Qaida e i Fratelli musulmani utilizzano i medesimi meccanismi finanziari, come al-Taqwa Bank di Lugano, in Svizzera.

La Fratellanza supportata dall’occidente in Egitto e lo Stato islamico
In un’altra corrispondenza, Blumenthal riferiva che “i capi della FM erano soddisfatti dai risultati delle discussioni con il governo degli Stati Uniti e il Fondo monetario internazionale (FMI), i quali, secondo loro, sembravano accettare  l’idea dell’Egitto come Stato islamico”. I capi economici e diplomatici occidentali nel World Economic Forum di Davos del 2012 “sembravano accettare” la fine del ruolo dell’Egitto come partner d’Israele, scrisse Blumenthal, anche se gli egiziani non avevano alcun desiderio di un confronto militare con lo Stato ebraico. I membri della Fratellanza, tra cui la Guida Suprema Muhamad Badia, sostenevano il modello di governo islamico turco, dove i civili, piuttosto che i religiosi, comandano. La legislazione approvata da tale governo dev’essere conforme alla legge islamica. La Costituzione dell’Egitto del 2012 includeva tale principio, sottoposto dalla legislazione a revisione da parte di al-Azhar, la più importante istituzione accademica sunnita. Giamal al-Bana, fratello del fondatore dei Fratelli musulmani Hasan al-Bana, avvertì prima della morte, avvenuta nel gennaio 2013, che la legge religiosa doveva sempre prevalere in tale sistema. “Se non altro, le prospettive civili e religiose saranno diverse e pertanto cederanno alla visione religiosa“, disse al-Bana in un’intervista nel 2011 con Masry al-Yum. “L’Egitto dovrebbe quindi diventare uno Stato civile, senza coinvolgere la legislazione dettagliata dell’Islam“. Nonostante la consapevolezza di ciò, Hillary Clinton e l’amministrazione Obama decisero di abbracciare la Fratellanza musulmana come altro partito politico. Meunier, che partecipò all’organizzazione delle manifestazioni che rovesciarono l’ex-presidente Hosni Mubaraq, non trova alcuna di queste rivelazioni sorprendente. “Avere tali informazioni ed ignorarle è criminale. Avevo un’idea del genere quando (Clinton) giunse in Egitto e mi rifiutai d’incontrarla quando chiese di vedermi“, ha detto Meunier. “Sapevamo che era collusa con i Fratelli musulmani. Ha incoraggiato ed ha collaborato con un’organizzazione terroristica“.0515hillary04Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi in Congo-Brazzaville: la mano nascosta della Francia

Gearóid Ó Colmáin AHTribune 27 aprile 2016

Dalla rielezione del 20 marzo del presidente Denis Sassou-Nguesso per il terzo controverso mandato, il governo della Repubblica del Congo è stato criticato dalla comunità internazionale per il presunto bombardamento di “quartieri civili”, a seguito degli attentati terroristici post-elettorali nella capitale del Paese, Brazzaville. In realtà, però, la nazione dell’Africa occidentale attualmente combatte le prime fasi di una rivolta sostenuta da USA/Francia/NATO, nel loro tentativo di destabilizzare un Paese che si avvicina alla sfera di influenza dei BRICS. In questa relazione, esamino lo sfondo geopolitico e storico di una crisi politica d’importanza globale nell’Africa occidentale.00150128 b9c1ca20afb90e22bb48e3c33c256d54 arc614x376 w1200All’indomani delle elezioni presidenziali del 20 marzo, che ha visto la controversa rielezione del presidente Denis Sassou Nguesso con oltre il 60 per cento dei voti, c’è crescente instabilità nella Repubblica del Congo. I candidati dell’opposizione hanno rumorosamente contestato i risultati delle elezioni. Questa contestazione è stata incoraggiata da governo francese, Unione europea e Stati Uniti che hanno sostenuto i candidati dell’opposizione, in particolare, Guy-Brice Parfait Kolelas, secondo alle elezioni con il 15% dei voti. Nella notti del 4 e 5 aprile, i terroristi hanno attaccato la capitale del Paese Brazzaville uccidendo diciassette persone. Sei stazioni di polizia, due dogane e il municipio sono stati incendiati. I terroristi erano membri dell’organizzazione Ninja Nsiloulhou che fa capo a Pastor Ntoumi, vecchio nemico del presidente e sostenitore del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas.

Brutale repressione dei civili?
Il 5 aprile, subito dopo gli attacchi, l’esercito congolese ha condotto un’operazione antiterrorismo nella regione del Pool, nel sud del Paese, roccaforte dei terroristi Ninja Nsilouhou e dei loro rappresentanti politici. I terroristi avevano combattuto contro le forze di Sassou-Nguesso durante la guerra civile del 1998-2002. Le milizie Ninja Nsilouhou sono composte da avventurieri settari e mercenari collegati alle intelligence statunitensi e francesi. Pastor Ntoumi, del gruppo etnico di maggioranza del Congo, ha creato un nuovo e sorprendentemente ben attrezzato esercito delle Forces armées républicaines pour l’alternance au Congo (FARLC). Le forze di Ntumi non hanno alcun programma di cambiamento economico. Sono, invece, più interessate a cacciare dal potere i Mbochi del nord, gruppo etnico del presidente, minoranza nel Paese. Il dominio imperiale occidentale sull’Africa ha tradizionalmente fatto affidamento su etnie e tribù delle minoranze. Tuttavia, nel tempo, molti regimi hanno superato le divisioni tribali; privando così l’imperialismo dei vantaggi nel mantenere divise le nazioni soggette. Anche se i Mbochi costituiscono solo il 12 per cento della popolazione del Paese, occupano oltre il 40 per cento dei posti governativi, fonte di tensioni etniche strumentalizzate dall’imperialismo.

Le menzogne di Amnesty International e propaganda di guerra
Data l’ostilità dei governi occidentali verso la rielezione di Sassou Nguesso, non dovrebbe sorprendere scoprire che la prima reazione dei media ufficiali francesi sul giro di vite del governo congolese contro i terroristi Ninja apparve come rapporto di condanna di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha condannato con forza quello che ha descritto come bombardamento di civili da parte dei militari congolesi. Tuttavia, il rapporto di Amnesty International ammette di non aver avuto accesso alla zona in questione e che non ha potuto confermare alcuna delle accuse avanzate da anonimi nella regione del Pool. Il governo della Repubblica del Congo ha condannato fermamente il rapporto di Amnesty International, precisando che il fascicolo non si basa su alcuna prova. Inoltre, le accuse di Amnesty sono contraddette dall’organizzazione umanitaria cattolica Caritas, che ha visitato il Pool e non ha documentato alcun bombardamento dei militari sui civili. Una delle bugie raccontate da Amnesty International sull’operazione militare congolese è già stata smascherata. L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che una scuola elementare di Soumouna era stata bombardata. Tuttavia, le foto datate 18 aprile dimostrano che la scuola non è stata bombardata. Una delle “fonti” principali del rapporto di Amnesty è monsignor Louis Portella, stretto confidente di Pastor Ntumi, il terrorista braccato dai militari congolesi. Il rapporto di Amnesty ha dato munizioni alla retorica anti-Nguesso dell’opposizione, definendo l’operazione antiterrorismo nel Pool come “genocidio”. Anche se ampiamente considerata organizzazione affidabile, obiettiva e rispettabile, Amnesty International ha una lunga storia di legittimazione della propaganda di guerra di Stati Uniti ed alleati. Il gruppo per i diritti umani è stato determinante nell’assassinio del leader del Ghana Kwame Nkrumah, quando fu preso di mira dalla CIA. Amnesty International fu accusata di complicità nell’assassinio di Nkrumah e di Patrice Lumumba, primo Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo. Zbigniew Brzezinski (ex-consigliere della sicurezza nazionale del presidente statunitense Jimmy Carter) fu tra i membri del consiglio di Amnesty International; questo quanto l’organizzazione per i diritti umani pubblicava rapporti che condannavano il governo democratico dell’Afghanistan. Nel frattempo, i mujahidin dalla CIA, nell’ambito della strategia dell”Arco della Crisi’ di Brzezinski, massacravano la popolazione afgana con poca o alcuna critica da parte di Amnesty International. Le denunce di Amnesty International dei crimini del sionismo non vanno meglio; l’organizzazione coprì i massacri israeliani di Sabra e Shatila nel 1982, e di nuovo di Jenin nel 2002. Nel 1986, l’organizzazione per i diritti umani pubblicò un rapporto di condanna contro il governo sandinista del Nicaragua utilizzato dall’amministrazione Reagan per giustificare altri aiuti ai terroristi contras, alla fine distruggendo il Paese. Nel periodo precedente la guerra del Golfo del 1991, Amnesty International in collusione con i militari degli Stati Uniti orchestrò la falsa storia sui soldati iracheni che avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici negli ospedali del Quwayt, gettandoli sul pavimento. La storia, che scioccò il mondo, era la propaganda di cui il governo degli Stati Uniti aveva bisogno per bombardare l’Iraq, un bombardamento seguito da sanzioni paralizzanti che uccisero oltre 500000 neonati; era l’inizio della distruzione dei Paesi più ricchi e più avanzati del Medio Oriente. La storia fu interamente fabbricata dai militari degli Stati Uniti. Amnesty International è l’agenzia dietro frodi e sporche menzogne create per giustificare guerre e genocidi. Amnesty International collaborò a demonizzazione Hugo Chavez nel golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002 in Venezuela. Negli anni dell’apartheid brutale in Sud Africa, Amnesty non condannò mai il sistema razzista. Nel 2011, Amnesty International convalidò i falsi rapporti sui mercenari africani in Libia che dicevano commettessero massacri. Le relazioni, interamente fabbricate, furono usate per giustificare la guerra contro la nazione più ricca e democratica dell’Africa, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e una crisi dei rifugiati che continua con proporzioni catastrofiche. Dallo scoppio della guerra della NATO contro la Siria, Amnesty International non ha prodotto nient’altro che menzogne e calunnie contro le istituzioni democratiche della Repubblica araba siriana. Con una storia del genere, non sorprende la pubblicazione di Amnesty International di un altro rapporto di condanna nei confronti di un governo africano che l’imperialismo occidentale cerca di rovesciare con la forza. (Per saperne di più qui)

Perché Sassou Nguesso deve andarsene?
ngouabi Anche se nominalmente indipendente dalla Francia dal 1958, la Repubblica del Congo non intraprese il vero cammino all’indipendenza fino all’ascesa al potere di Marien Ngouabi nel 1968. Per 9 anni, fino all’assassinio nel 1977, Ngouabi pose le basi del primo Stato socialista dell’Africa. Il carismatico leader comunista allineò la Repubblica popolare del Congo a URSS e Cina, nonostante la spaccatura ideologica tra i revisionisti sovietici e Cina maoista. Ngouabi ebbe anche stretti legami con Cuba. Il rivoluzionario comunista, che aveva una laurea in fisica, si era appassionato all’istruzione e fu probabilmente il più grande leader della liberazione nazionale africana; ma il sogno ebbe una fine tragica e improvvisa nel 1977, quando fu ucciso da un gruppo di ufficiali dell’esercito probabilmente guidati da Joachim Yhombi-Obango; l’assassinio ebbe la benedizione delle intelligence francese e statunitense. Entrambi i Paesi ripresero le relazioni diplomatiche con il Congo-Brazzaville subito dopo l’omicidio di Ngouabi. Opango fu deposto nel 1978 da Denis Sassou-Nguesso; il nuovo capo collaborò soprattutto con gli interessi neocoloniali francesi, una politica eufemisticamente denominata ‘Françafrique’. Voci sul ruolo Nguesso nell’omicidio di Ngouabi si sono moltiplicate negli anni, ma non vi è alcuna prova conclusiva che lo colleghi alla morte del leader comunista. Con la dissoluzione dell’URSS nel 1991, il governo francese costrinse lo Stato congolese ad aprirsi al multipartismo, una politica disastrosa che ha portato al governo il corrottissimo fantoccio francese Pascal Lissouba finché Denis Sassou-Nguesso riprese il potere nel 2002 dopo una guerra civile di quattro anni. Negli ultimi dieci anni, il presidente Nguesso ha avvicinato il Paese a Cina, Russia, Brasile e Cuba, vecchi alleati della guerra fredda (Brasile escluso) nella lotta anticolonialista.

Costruire blocchi indipendenti
Anche se Denis Sassou-Nguesso non è certamente un angelo e il suo regime può essere colpevole di gravi crimini, ha certi risultati di rilievo al suo attivo; è riuscito a riportare la pace in un Paese devastato dalla guerra. Il suo governo ha anche supervisionato un periodo di crescita economica stabile. Il presidente Sassou Nguesso ha avviato importanti programmi economici volti a costruire la base industriale del Paese. Nei prossimi mesi, un oleodotto tra Pointe-Noire, Brazzaville e Oyo sarà costruito dal governo russo. Mosca aiuterà anche a costruire due grandi dighe idroelettriche a Sounda e Cholet. L’isolata regione di Sounda nel nord del Paese è ora collegata con una nuova autostrada. L’amministrazione Sassou-Nguesso ha supervisionato significativi progressi nei trasporti. L’avanzato aeroporto di Brazzaville Maya Maya ospita una compagnia aerea in gran parte di proprietà statale, la CEAIR, fornendo nuovi collegamenti diretti per le principali mete commerciali mondiali come Dubai. L’aeroporto Maya Maya diverrà il più trafficato aeroporto nell’Africa centrale. Il potenziamento dello scalo è dovuto alla società cinese Weihei International, Economic and Technical Cooperative Co.Ltd. A Pointe-Noire, seconda città del Paese, è attualmente in costruzione l’aeroporto Augustino Neto. Il 22 febbraio 2016 il governo congolese ha firmato un contratto con la China Road and Bridge Corporation (CRBC) per la costruzione di un nuovo porto a Pointe-Noire, che dovrebbe comportare un significativo sviluppo economico del Paese. Alla firma del contratto, l’ambasciatore cinese nella Repubblica del Congo ha ribadito l’impegno del suo Paese nell’industrializzazione dell’economia congolese. Nuove reti stradali sono in costruzione nel Paese. Un monumentale ponte stradale e ferroviario collegherà Brazzaville e Kinshasa, nell’ambito della rete autostradale trans-africana. I cinesi avrebbero in programma la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Brazzaville a Sud a Ouesso nel Nord, a Djambala nel centro del Paese e a Pointe Noire sulla costa; il progetto promette di essere una spinta importante per il commercio e lo sviluppo industriale. Molti nuovi edifici della pubblica amministrazione sono in costruzione nella capitale nell’ambito dell’azione del governo per rafforzare l’efficienza delle istituzioni statali, migliorare i servizi pubblici e affermare la sovranità nazionale. L’amministrazione di Sassou-Nguesso intende anche costruire un ponte di 4 km sul fiume Congo collegando Brazzaville a Kinshasa, capitale della vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese ha in programma la riduzione della dipendenza dai proventi delle esportazioni di petrolio sviluppando l’agro-industria. Incontri tra il ministro dell’Agricoltura congolese e il suo omologo brasiliano si sono avuti in Brasile e nella Repubblica del Congo nel 2008, 2009 e 2010. Il Giappone ha anche significativamente aumentato gli investimenti nel settore agroalimentare congolese. Nell’ambito dei preparativi per ospitare il Festival di musica pan-africano, nuovi centri culturali, teatri e cinema sono programmati. Il nuovo complesso sportivo attualmente in costruzione a Kintélé consentirà al Paese di ospitare eventi di portata internazionale, aumentando gli investimenti e promuovendo la creazione di posti di lavoro. Anche se modestamente, il governo congolese ha mostrato impegno a ridurre la povertà con la costruzione di oltre 10000 nuove unità abitative sociali. Il Paese, che attualmente ha una sola università intitolata a Marien Ngouabi, presto ne avrà un’altra quando l’università Denis Sassou Nguesso sarà completata a Kintélé. L’amministrazione di Sassou-Nguesso ha avviato un ambizioso programma per fornire acqua potabile gratuita alla popolazione del Paese. Il progetto denominato ‘Acqua per tutti’ è attuato in collaborazione con la società brasiliana Asperbras, leader mondiale nelle infrastrutture dei servizi pubblici e delle attrezzature per l’industria pesante. Asperbras costruisce anche quattordici ospedali di alto livello nel Paese nell’ambito del programma governativo ‘Salute per tutti’. Dalla visita del presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva a Brazzaville nel 2007 (aprendo la prima ambasciata del Brasile nel Paese) Brazzaville e Brasilia hanno rafforzato i legami. Vi sono state diverse visite di ministri congolesi in Brasile e i presidenti dei due Paesi si sono incontrati due volte dal 2012. Il governo di Nguesso ha beneficiato di significativi investimenti cinesi nel settore petrolifero. I cinesi hanno anche investito nella costruzione di grandi progetti industriali, come il centro commerciale di Mpila, e gli imponenti viadotti di Brazzaville e Talangai. Anche se il Partito del Lavoro al governo ha abbandonato l’adesione al revisionismo sovietico nel 1992, abbracciando la socialdemocrazia e il multipartitismo, Nguesso ha continuato a mantenere forti legami con Paesi come Cuba, Brasile, Cina e Russia. I media occidentali ritraggono Nguesso un dittatore assetato di potere e corrotto che sottrae risorse al Paese per il proprio clan o tribù, e alcune di tale accuse forse sarebbero vere. Ma i progetti infrastrutturali dimostrano che il Paese costruisce la base dell’indipendenza nazionale con gli investimenti cinesi, russi e brasiliani nell’industria pesante. Tale investimento minaccia gli interessi neocoloniali occidentali; tali interessi richiedono il mantenimento dell’Africa nel sottosviluppo e nella dipendenza continua, in modo che le sue risorse naturali possano essere saccheggiate dalle società occidentali. I legami di Nguesso con Cuba risalgono al periodo della Guerra Fredda, quando la nazione caraibica ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione africane, fatto riconosciuto da Nelson Mandela. L’economia socialmente orientata di Cuba è oggetto d’incessante demonizzazione, da più di mezzo secolo, nella stampa aziendalista internazionale, ma nemmeno essa può negare gli straordinari risultati conseguiti dal governo cubano nell’istruzione gratuita e nell’assistenza sanitaria di altissimo livello. Il Partito del Lavoro della Repubblica del Congo ha mostrato una certa fedeltà ai principi marxisti di Ngouabi inviando 280 studenti a L’Avana per la formazione come medici. Istruttori cubani sono stati invitati in Congo per esportarvi le metodologie pedagogiche per migliorare il sistema educativo del Paese.

L’orizzonte strategico imperialista: la guerra
CONGO_800x800Nell’aprile 2012, il ministero della Difesa francese pubblicò il rapporto ‘orizzonti strategici’ che descriveva il futuro degli interessi francesi in Africa. Il rapporto afferma che potenze concorrenti come Cina, India, Russia e Brasile, insieme all’ascesa del nazionalismo pan-africanista, rappresentano la peggiore minaccia per gli interessi francesi nel continente. Il rapporto indica che problemi come conflitti etnici e terrorismo religioso richiederanno la presenza militare continua delle truppe francesi in Africa e che queste truppe manterranno i contatti non con Stati sovrani, ma con aziende private locali. In altre parole, il futuro degli interessi neocoloniali francesi in Africa dipende da guerre civili e privatizzazione totale degli Stati-nazione africani. Negli ultimi 5 anni, ho sostenuto che l’imperialismo occidentale oggi procede usando la simbologia di sinistra. I colpi di Stato di piazza della primavera araba appoggiati dalla CIA nel 2011 lo testimoniano. Ma la primavera araba era solo l’inizio. Mathieu Pigasse, direttore della Banca Lazard, confidente del presidente Hollande, e proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato nel 2012 che voleva vedere l’ideologia della primavera araba diffondersi in Africa. Le aziende francesi, sosteneva, avrebbero in futuro trattato solo con le organizzazioni della ‘società civile’ piuttosto che con ‘i corrotti governi africani’. In ultima analisi ciò significa che l’oligarca Pigasse vuole vedere tutti gli Stati-nazione africani esplodere nel caos in modo che le loro risorse possano essere privatizzate da banche e multinazionali occidentali in nome della libertà, democrazia e dell’ultimo slogan della ‘rivoluzione popolare’ oligarchica. I media dell’opposizione di pseudo-sinistra in Francia sono in prima linea nella disinformazione sulla Repubblica del Congo. Spesso esprimendo indignazione verso il governo francese che sosterrebbe tale regime ‘genocida’ in Africa, quando in realtà i governi francesi e statunitensi ne sostengono gli oppositori. Abbiamo già menzionato le bugie di Amnesty International sul reclutamento del Colonnello Gheddafi di “mercenari africani” accusati di aver massacrato “manifestanti pacifici” nella rivolta del 2011 in Libia. Storie simili sono state recentemente inventate da potenti interessi francesi. Ma alcune di tali bugie hanno fallito. L’ex-direttore della compagnia petrolifera francese ELF Loic Le Floch-Prigent e il suo avvocato Norbert Tricaud sono stati giudicati da un tribunale francese per diffamazione dopo aver sostenuto che il mercenario francese Patrick Klein era stato reclutato dal governo congolese per massacrare gli oppositori politici. Klein negò le accuse e trascinò Le Floch-Prigent in tribunale per diffamazione. E’ interessante notare che l’avvocato Norbert Tricaud è riuscito a reclutare il nipote di Marien Ngouabi nella campagna contro il presidente Denis Sassou-Nguesso per l’assassinio del nonno; eppure nelle interviste Tricaud ignora completamente il ruolo di CIA e servizi segreti francesi nell’omicidio di Ngouabi. Né vi è alcuna menzione della moglie francese di Ngouabi, la nonna del cliente di Tricaud, in realtà una spia francese! Mai alcun funzionario francese o statunitense è stato perseguito per l’assassinio di leader africani, nonostante il fatto che i servizi segreti di Stati Uniti e Francia siano dietro l’assassinio di decine di rivoluzionari e capi di Stato africani. Tricaud afferma, in una delle sue interviste, di essere un avvocato impegnato nella lotta contro la schiavitù e per i diritti degli indigeni. Definisce più volte il governo di Sassou-Nguesso una ‘dittatura’ nonostante la sua amministrazione sia la prima in Africa ad aver approvato le leggi che conferiscono diritti ai pigmei, per secoli ridotti in schiavitù dai coloni Bantou.
E’ importante studiare la metodologia ingannevole usata da individui come Tricaud, che sembra criticare la politica estera occidentale che puntella i dittatori in Africa, ma allo stesso tempo promuove l’intervento militare imperialista sotto le spoglie dell’umanitarismo. Sulla sua pagina facebook Norbert Tricaud (l’uomo deciso a scoprire chi ha ucciso il rivoluzionario comunista Marien Ngouabi) si vanta di fare lobbying per il generale di estrema destra Mokoko con un consulente del segretario di Stato degli USA John Kerry e varie ONG. Jean-Marie Michel Mokoko tentò un colpo di Stato contro il governo della Repubblica del Congo all’inizio di quest’anno affermando di avere il governo francese dalla sua parte. Un video pubblicato on-line mostra Mokoko negli uffici di Sylvain Maier mentre pianifica il colpo di Stato contro Sassou-Nguesso con un agente del DGSE (servizi segreti francesi). Nel video l’agente dei servizi segreti francesi avverte Mokoko ”se mi tradisci, ti ammazzo”. Gli agenti del DGSE comprarono i biglietti aerei e diedero una busta in contanti a Mokoko. L’agente del DGSE spiega come l’intelligence francese avrebbe orchestrato la copertura mediatica del colpo di Stato per convincere i cittadini congolesi che Mokoko è un democratico. Spiega anche come l’intelligence francese avrebbe organizzato lo stato d’emergenza e il coprifuoco militare post-golpe, scherzando sul fatto che ”la maggior parte degli africani è codarda” volgendosi ai golpisti per la protezione. Il video fu girato negli uffici dell’avvocato francese Sylvain Maier, indagato per riciclaggio di denaro. Radio France Internationale, media di stato francese, poté confermare l’autenticità del video e fece di tutto per distrarre dalla vergognosa prova della congiura neo-coloniale francese, sostenendo che era stato utilizzato dal dittatore per screditare un ‘serio’ avversario. Anche sulla sua pagina facebook, Tricaud chiede un ‘corridoio umanitario’ per il Pool, per ‘proteggere i civili’. La frase ‘corridoio umanitario’ fu coniata dal dr. Bernard Kouchner nel 1968, quando la Francia tentava di crearsi uno Stato cliente nel Biafra, in Nigeria. Kouchner, che ha creato ‘Medici senza frontiere’, invocò tale corridoio nel Paese per aiutare i civili che sarebbero stati bombardati dal governo nigeriano. In definitiva migliaia di armi furono contrabbandate con le ambulanze presso gli insorti filo-francesi. Norbert Tricaud recentemente ha aderito a una delegazione di 19 politici congolesi che fa lobby nel Congresso degli Stati Uniti e presso il National Endowment for Democracy, think tank strettamente legato alla CIA e sponsor principale delle ‘rivolte popolari’ guidate dalla ‘società civile’. Tali incontri dimostrano che il cambio di regime sostenuto da USA e Francia a Brazzaville è ormai in fase avanzata. Denis Sassou-Nguesso sarà indubbiamente il prossimo leader africano ad affrontare la demonizzazione mediatica e la guerra dell’informazione, mentre una guerra d’aggressione per procura attuata da mercenari al soldo di Francia e Stati Uniti appare sempre più probabile.
L’enfasi di Sassou-Nguesso su industria pesante, infrastrutture pubbliche, rafforzamento dell’autorità e del ruolo dello Stato, mentre attrae maggiori investimenti dalle potenze mondiali emergenti, sono i fattori che l’hanno reso un nemico dell’imperialismo. Nel discorso inaugurale, Denis Sassou Nguesso s’è impegnato a combattere corruzione e nepotismo. Ha detto che questo mandato sarà l’inizio di un’importante rottura con il passato. Il presidente congolese si sarebbe riferito ai rapporti di forza che nel mondo si spostano a favore di Cina, Russia e BRICS, e che un tale sconvolgimento sismico del potere imperiale è una buona notizia per l’Africa. Anche se il rappresentante del governo francese Jean-Luc Borloo ha untuosamente descritto il discorso del presidente come ”visione monumentale”, è chiaro che governo e media francesi sostengono la pseudo-opposizione e le sue milizie terroristiche, nel disperato tentativo di salvare il vecchio, incartapecorito e del tutto marcio ordine coloniale. L’attuale scelta concreta del popolo del Congo-Brazzaville è tra pace e progresso economico sotto Sassou Nguesso o caos, guerra e morte sotto i suoi oppositori filo-occidentali. I cittadini congolesi farebbero bene ad ignorare il complottismo occidentale sulla morte di Marien Ngouabi e seguire invece la via di Sassou Nguesso che, nonostante i molti difetti e presunti crimini, fa di più per ravvivare lo spirito di Marien Ngouabi di qualsiasi oppositore. La questione ora non è chi ha ucciso Ngouabi ma chi tra i giovani del Paese ne compirà l’eredità.Un-congo-brazzaville

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora