Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

img_0944

Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail

Brigatisti, islamo-sionistri e spioni italiani in Siria e altrove

Il terrorista e criminale Haisam 'abu Omar', arrestato per l'assalto all'ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all'inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria.

Il terrorista e criminale Haisam Saqan ‘Abu Omar’, arrestato per l’assalto all’ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all’inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, notissima velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria. Il tizio con gli occhiali scuri che fa il gesto della V è un agente della CIA. Il TG-3 non si fa mancare nulla.

Un militante islamista italo-siriano Haisam Saqan (Abu Omar), arrestato dalla polizia italiana dopo che il 10 febbraio 2012, assieme ad Amar Basha, elemento legato a Nur Dachan, presidente dell’Unione italiana delle comunità islamiche, e altri 10 attivisti islamisti del “coordinamento libero siriano di Milano“, aveva assaltato l’ambasciata siriana a Roma con l’evidente supporto dei servizi segreti italiani.
Gli islamisti furono incriminati, e sottoposi all’obbligo della firma, per danni aggravati, furto con scasso e violenze aggravata nei confronti delle due guardie dell’ambasciata. Il ‘dissidente’ siriano Faisal al-Muhammad, a capo dell’UICI, assicurava la difesa legale dei terroristi. A sua volta, la figlia del presidente emerito dell’Unione italiana delle comunità islamiche, Asmae Dachan, dichiarava, “Il prossimo 15 marzo a Roma sarà giudicato il gruppo di attivisti per i diritti umani in Siria, che lo scorso 10 febbraio aveva assalito l’ambasciata siriana nella capitale italiana. Questo gesto dall’alto valore simbolico è stato fatto per il bene della popolazione siriana ed è dedicata alle donne e bambini, ai giovani e tutte le persone che pagano con la loro vita la scelta di libertà e democrazia. L’ambasciata siriana rappresenta il governo siriano, che uccide la nostra gente non rappresentando coloro che credono nel diritto sacro della vita umana. Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“.

Al contrario, la bandiera dell'indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria

Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“. Asmae Dachan

Con il permesso delle autorità italiane, i terroristi islamisti in Italia fluiscono in Siria per compiere  crimini contro l’umanità.
Dopo essere stato rilasciato il 12 febbraio 2012, Haisam Saqan raggiungeva le file dei terroristi attivi in Siria, partecipando agli ordini di Abdul Samad Isa a diversi crimini di guerra, come l’assassinio di sette prigionieri nella provincia di Idlib, nell’aprile 2012, esecuzione videoripresa che fu poi diffusa dal New York Times. Nel filmato Haisam impugna un Kalashnikov mentre ascolta il comandante spiegare “perché sia giusto e doveroso ammazzare i prigionieri”, per poi subito sparare alla nuca del prigioniero disteso ai suoi piedi. Nel giugno 2013, un altro terrorista islamista, Giuliano Ibrahim Del Nevo un genovese convertitosi all’Islam, venne liquidato dopo aver frequentato un campo di addestramento in Turchia gestito da taqfiriti ceceni e così raggiunto le file del terrorismo attivo in Siria. Un altro terrorista islamista italiano era Anas al-Abubi, che dalla  provincia di Brescia partiva per la Siria, perché “Il martirio mi seduce, voglio morire a mano armata, tengo il bersaglio sulla Crociata…”. Anche costui era stato in precedenza arrestato perché diffondeva documenti su come maneggiare la nitroglicerina e testi dell’imam jihadista Anwar al-Awlaqi, riferimento ideologico di molti terroristi in Europa, per poi essere rimesso in libertà affinché potesse recarsi ad Aleppo, per condurre la jihad taqfirita con lo pseudonimo Anas al-Italy. In effetti, in Siria è attiva una “brigata islamista italiana”.

im1Il sito Fortress Europe, del ripugnante Gabriele Del Grande, italico supporter del terrorismo islamista in Siria e altrove, si vanta delle prodezze dei suoi fidanzatini, quale un’odalisca nell’harem di Doha non potrebbe fare: “Per anni quella bandiera nera è stata usata da una miriade di sigle del terrorismo islamico. Nella Siria di oggi però è diventata il simbolo dell’internazionalismo islamista. Sì perché nella scuola di Sukkari fanno base combattenti di mezzo mondo. Libici, sauditi, ceceni, tunisini, afghani, ma anche francesi e australiani. Hanno le barbe lunghe, il turbante nero, pantaloni mimetici militari, e un kalashnikov in spalla. Tra di loro ci sono alcuni veterani della guerra, come i ceceni, i libici e gli afghani. Altri invece sono ventenni alla prima esperienza. Non tutti hanno una formazione islamista radicale. Tanti sono venuti semplicemente per seguire un grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana, a cui sentono di appartenere al di là delle frontiere. Né più né meno come i comunisti italiani che nel 1936 andarono in Spagna a combattere contro il fascismo. … Sporca come il sacco sulle spalle del vecchio appena uscito dalla sede della brigata islamista. Gronda sangue. Dentro ci sono i vestiti degli shabbiha catturati nei giorni scorsi. Si tratta dei criminali assoldati dal regime per perseguitare gli oppositori. A tagliare loro la gola è stato l’afgano, con una specie di spada. I corpi li hanno sepolti nella piazzola sotto il cavalcavia, dove hanno già sotterrato un’altra ventina di sgherri del regime giustiziati alla stessa maniera. Il vecchio ora sta andando a bruciare i loro panni.” Solidarietà è l’apostrofo rosa tra t’ammazzo. Questo spregevole scritto pornografico “in Italia è stato esressamente rifiutato“, piagnucola in nota il piccolo bin ladin del quartierino, “viste le vergognose condizioni di sfruttamento lavorativo che praticano.” Direi che di vergognoso in tutto ciò ci sia ben altro che la mancata paghetta da ruffiano dei terroristi. Non tutti sono egualmente utili al Pentagono come una Lucia Goracci o un Cristiano Tinazzi.
Un peana al macello taqfirista, per la democrazia e la libertà c’è da scommetterci. Dal ché si comprende che il tizio, questa sposina della Jihad, è un nipotino di Rossana Rossanda, vecchia e rancida cheerleader del terrorismo atlantista che sia delle brigate rosse, dei bombardamenti umanitari o del jihadismo taqfirita. Inoltre questo Delgrande, come certi altri ‘giornalisti’ italiani e della NATO, ha potuto tranquillamente infiltrarsi in territorio Siriano assieme alle bande terroristiche islamiste, partecipare ai loro crimini e celebrarli tranquillamente in Italia, grazie all’appoggio benevolente, se non attivo, e tutt’altro che occulto, dell’intelligence e dei servizi segreti italiani che, contemporaneamente, sebbene abbiano davanti tali figuri a sostenere il terrorismo islamista “internazionale”, fedeli al loro ruolo di barboncini atlantisti, redigono documenti in cui dipingono come ‘terroristi’ i sostenitori della restaurazione della Russia e della costituzione del blocco eurasiatista.
1Analisi boldrinianamente degna della psico-sbirraglia militante a sinistra in Italia, che a quanto pare, nonostante il suo abbaiare contro la ‘repressione poliziesca’, sembra aver fatto breccia, con tali analisi pecoreccio-hollywoodiane, nei cuori del così miserramente atlantista apparato poliziesco-spionistico italiano.

Riferimenti:
Ilgiornale
Brescia Corriere.it

Alessandro Lattanzio, 22/1/2014

Agenti segreti infiltrati nei media

Hisham Hamza, Réseau International 17 settembre 2013

Ufficialmente, la DGSE è l’unico a contare tra le sue fila agenti sotto copertura inseriti nella vita civile, compresi dei giornalisti impiegati nei media mainstream.”
La spia del Presidente”, Didier Hassoux, Christophe Labbé e Olivia Recassens 2012

Bernard Bajolet

Bernard Bajolet, nuovo direttore della DGSE

La stampa e la radiotelevisione francesi hanno diffuso una nota declassificata dell’intelligence circa le “prove” del coinvolgimento del regime siriano nell’uso di armi chimiche contro i “ribelli” e la popolazione civile. Il presente documento (disponibile su diversi siti, tra cui quello della CRIF) è una sintesi sviluppata congiuntamente dal DGSE (Servizio d’intelligence estera) e dalla DRM (Direzione dell’intelligence militare).
In 48 ore, si sono visti dibattiti audiovisivi o leggere editoriali che mettano in discussione la veridicità del documento? Nessuno. Si deve andare su social network, blog di attivisti e siti alternativi per vedere analisi o pareri che svelino l’argomentazione fallace di questa nota ufficiale. Una doppia leggenda continua però ad avere vita facile: la stampa francese è piuttosto di “sinistra” e la sinistra è naturalmente incline all’antimilitarismo. L’apatia dei giornalisti francesi davanti alle “prove” dell’intelligence militare, per giustificare l’intervento militare in Siria, dimostra che non è così. Come spiegarlo? Al di là della mentalità da mandria degli uni e dell’indifferenza degli altri, una terza causa può illuminare un atteggiamento così rassegnato tra molti giornalisti, che si pretende costituiscano un contropotere.
Pubblicato nel gennaio 2012, l’e-book ‘La spia del Presidente‘ sull’ex-direttore del DCRI, conferma un segreto di pulcinella: i servizi segreti francesi, sia esterni (DGSE) che interni (DCRI), impiegano agenti coperti e giornalisti infiltrati nei grandi media francesi. La loro missione? Spiare i loro colleghi che indagano e, se necessario, intervenire per disinformare il pubblico su questioni relative alle questioni di sicurezza nazionale. I servizi possono anche finanziare l’addestramento di un futuro giornalista, come confermato da Jean Guisnel nel suo libro sulla storia della DGSE. Infine, alcuni giornalisti già sul posto, possono essere attivati per missioni specifiche con il pretesto del patriottismo e/o del denaro. Tranne ai loro reclutatori, non è noto il loro numero o identità. Solo con la pubblicazione di un libro pieno di rivelazioni, alcuni nomi poterono esser fatti. Come nel caso di Jean-Pierre Van Geirt, ex giornalista di TF1 che fu ‘smascherato’ dall’ex direttore dell’intelligence generale. Altri possono scegliere di confessarlo, come avvenne ad aprile con Denaud Patrick, ex-corrispondente di guerra.
Ma la questione si pone, evidentemente, in periodo di guerra, se la Francia decidesse di attaccare la Siria, l’opinione pubblica potrà essere deliberatamente presa di mira dalla propaganda e dalla disinformazione per garantirsi che sostenga qualsiasi manovra militare su larga scala. Quando il DGSE pubblica un documento rilanciato dai media, in cui sono già inseriti alcuni suoi agenti (travestiti da giornalisti), diventa necessario, in relazione alla verità e all’interesse generale,  dubitare di sostenitori e approfittatori di questa operazione di comunicazione. Ovviamente, molti giornalisti non hanno bisogno di essere pagati dai servizi segreti, se del caso, per farsi strumentalizzare fornendo specifici servizi o, più in generale, chiudendo gli occhi sulla disinformazione fomentata dai loro capi di redazione. La crescente insicurezza del lavoro contribuisce all’auto-censura e all’anestesia del pensiero critico. È per questo che i media mainstream non hanno ritenuto necessario soffermarsi sul significato e le conseguenze della nomina di Hollande Christophe Bigot, a direttore strategico del DGSE, il 1 settembre. La coincidenza è gustosa: l’ex-ambasciatore in Israele, ammiratore delle pulizie etniche di David Ben Gurion e vicino alla classe politica di Tel Aviv, inizia i suoi compiti, mentre la Francia è in procinto di entrare in guerra contro la Siria, un Paese per cui il clan Netanyahu aspetta con ansia (dal 1996) un cambiamento di regime. E la sua nomina certamente contribuirà a rafforzare la stretta collaborazione occulta, tessuta fin dagli anni ’50 e descritta dallo storico Yvonnick Denol, tra servizi segreti francesi ed israeliani. Ecco perché la DGSE e la DCRI non dovrebbero incontrare difficoltà nel tentativo di modellare l’opinione pubblica attraverso le redazioni francesi da esse infiltrate. Oltre alla docilità dei veri giornalisti, vi sono ancor più numerosi agenti segreti sotto copertura, sempre pronti a farsi prendere la mano giocando al “soldatino” dell’ombra.
A titolo di esempio, una rivista regionale ha, con ogni probabilità, reso un favore al nuovo direttore della DGSE. Ad aprile, ho scritto per Oumma un breve ritratto di Bernard Bajolet. In particolare mi ricordo un aneddoto: il grande capo dei servizi segreti giocava a backgammon con Bashar al-Assad in gioventù. Per rendere visibile l’aura del personaggio, ho inserito un video di Bernard Bajolet, ripreso da La Presse di Vesoul. Come un signore aristocratico, ha mostrato le sue belle fontane  suggerendo di esser felice di avere acquisito l’opulenta proprietà nella regione. Nulla di scandaloso, a priori. Tuttavia, di recente ho scoperto, guardando l’articolo su Oumma, che questo video, pubblicato da La Presse di Vesoul a dicembre, era stato eliminato dopo la pubblicazione del mio articolo. Qualcuno della DGSE, direttamente a Dailymotion o tramite il giornale locale, ha fatto ritirare senza spiegazione questo video. Non c’era alcun rischio per la vita e la reputazione di Bernard Bajolet. Se il personaggio è in realtà discreto, immagini del suo viso circolano su internet e il suo domicilio presso Vesoul è facilmente identificabile. Non importa: lo zelo di un alto funzionario della DGSE ha rimosso un innocuo video dalla rete.
Se si è in grado, stando ai vertici dello Stato, di censurare un video innocuo prodotto da un giornale locale, è facile immaginare quali significativi mezzi di pressione vengono usati per nascondere informazioni che potrebbero influire sulla sicurezza nazionale. O, più precisamente, sull’immagine dei nostri leader.
Addendum 08/09: il quotidiano inglese The Guardian ha oggi dedicato un articolo sui giornalisti-spia nel Regno Unito e sull’impatto di questo doppio impiego nella presentazione politico-multimediale della questione siriana.

Il terrorista Haisam abu Omar, già arrestato per l'assalto dell'ambasciata siriana a Roma del 10 febbraio 2012, è il criminale cerchiato di rosso nella fotografia, invece, la signorina, è l'inviata della RAI Tg-3 Lucia Goracci.

Il terrorista e criminale Haisam ‘abu Omar’, arrestato per l’assalto all’ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all’inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria.

Lucia Goracci e Hasaim 'abu Omar'

Lucia Goracci e Haisam ‘abu Omar’

Husaim 'abu Omar' cerchiato in rosso

Haisam ‘abu Omar’, cerchiato in rosso

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Padre ratto, Fuffington Post e la legione islamista

45122Ma guardiamo alla cosa dal punto di vista etico della rivoluzione siriana. Ammettiamo per un istante che ci fossimo appropriati di armi chimiche sottratte agli arsenali di regime conquistati eroicamente. Immaginiamo di avere la capacità di usarle contro le forze armate del regime per risolvere il conflitto a nostro favore e salvare il nostro popolo da morte certa. Cosa ci sarebbe d’immorale? Tutte le armi possibili sono usate contro di noi. È ampiamente dimostrato che il regime fa esperimenti micidiali d’uso delle armi chimiche contro i partigiani rivoluzionari e la popolazione civile, proprio per vedere di superare quella maledetta linea rossa impunemente. … Invece se ci lasciate sbranare dal regime assassino, allora, ve lo promettiamo, la necessaria doverosa e disperata autodifesa ci consiglierà, ci obbligherà a costituire un tale micidiale pericolo alla sicurezza regionale da obbligarvi ad assumervi comunque le vostre responsabilità. … Non è per minacciare, è invece per allarmare riguardo ad un pericolo oggettivo e già reale che mi lascio andare a propositi così drammatici.”
Ecco, aldilà della diretta conferma e rivendicazione delle accuse di uso di armi chimiche da parte delle bande terroristiche, lanciate dal governo di Damasco, queste sono le vagamente minacciose parole di ‘pace’ del prete islamistofilo e terroristofilo Paolo Dalloglio, un gesuita fulminato sulla via di Damasco dal Dio della Jihad taqfirita. Il taqfirismo è una corrente del wahhabismo militante che invoca lo sterminio per tutti coloro, mussulmani o meno, che non accettano l’ottusa visione medievale del mondo che hanno. Ma a quanto pare, ora sembrerebbe che il prete jihadista sia rimasto vittima degli scontri intestini esplosi tra le sue amate bande terroristiche che affliggono la popolazione siriana e appestano il territorio della Siria. Ci risiamo con la vicenda dei quattro ‘giornalisti’ filo-terroristi italiani sequestrati qualche mese fa. Una messinscena o un tentativo di riscattare qualche altra tonnellata di armi e munizioni che il governo Berlusconi, il 7 marzo 2011, mise a disposizione dei golpisti-terroristi islamisti di Bengasi, all’inizio della distruzione della Jamahiriya Libica, e che oggi operano in Siria? Dalloglio, un gesuita che è stato espulso dalla Siria l’anno scorso per il suo manifesto ed entusiastico sostegno ai terroristi infiltratisi in territorio siriano, sarebbe rientrato illegalmente in Siria, come i suddetti ‘giornalisti’, per compiere una ‘missione’ nella città di Raqqah controllata dalle bande di al-Qaida; sulla sua sua pagina facebook invocava “dai cari amici l’augurio per la sua riuscita … la Rivoluzione non è un auspicio di buona sorte, ma un impegno”. Il 24 luglio Dalloglio aveva chiesto al Papa di promuovere “un’iniziativa diplomatica urgente e incisiva per la Siria, che assicuri la fine del regime, salvaguardi l’unità nella molteplicità del paese e consenta, per mezzo della autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l’uscita dalla guerra tra estremisti armati”, avviando una petizione su Change.org, un sito sponsorizzato da CNN, New York Time e Bloomberg.
Dalloglio è un ‘autorevole esperto’ dei fatti siriani del noto sito Huffington Post, della sezione italiana dell’omonimo sito d’informazione politica statunitense Huffington Post, fondato dall’omonima Arianna Huffington, potente giornalista obamiana. Non è un caso che Dalloglio scriva per tale sito d’informazione statunitense; ad esempio altri ‘esperti e opinionisti’ filo-islamisti, e tutti impiegati di al-Jazeera, la TV che ha inventato la ‘Primavera araba’, svolgono ruoli importanti. Da ciò si può arguire da dove provengano i proventi che hanno permesso l’esplosione mediatica dell’Huffington Post. Al Qatar non è bastato inventarsi al-Jazeera o comprarsi gli intellettuali alla moda francesi e decine di accademici italiani a colpi di assegni da 10.000 dollari.
Tra i redattori dell’Huffington Post, ad esempio, vi è Mahdi Hasan, redattore politico di The Huffington Post – Regno Unito oltre che conduttore dello show The Café di al-Jazeera English. Pur essendo sciita, Hasan, che è anche a capo dell’Islamic Relief, una potente ONG anglo-islamica, propone la sua ricetta per trovare una ‘soluzione’ in Siria: “I nostri ministri (occidentali) dovrebbero fare pressione e offrire incentivi a Mosca per mollare Damasco, i nostri diplomatici dovrebbero cercare di convincere gli Stati del Golfo a tenere a freno i ribelli, in particolare quelli ultra-islamisti, i nostri avvocati dovrebbero minacciare Assad e suoi subalterni di rinvio a giudizio alla Corte penale internazionale.” Non c’è che dire, una via di mezzo nell’intrusione atlantista in Siria, credendo ancora, nel maggio 2013, che la Russia abbandoni un suo alleato strategico in cambio di perline di vetro… certo, comunque, Hasan ha cambiato tono, oggi, rispetto quel che diceva nel dicembre 2011, quando definiva Bashar al-Assad “ridacchiante e sbuffante dittatore siriano” le cui truppe ‘abbattevano’ “i giovani della Siria, coraggiosi, disarmati e idealisti…”. Le sonore legnate  prese dai terroristi islamisti in Siria, hanno portato a più miti consigli questo cheerleader dell’ex-emiro del Qatar. Ma Hasan non è l’unico islamista ad avere un certo peso nell’Huffington Post.
Il direttore esecutivo dell’MPAC Salam al-Marayati è uno dei blogger più popolari del sito The Huffington Post. Ecco un estratto dal suo primo post: “Come musulmani americani, quando prestiamo il giuramento di fedeltà all’America…, dobbiamo rimanere fedeli alla nostra parola. Si tratta di un obbligo islamico difendere quello che abbiamo giurato, vale a dire la costituzione degli Stati Uniti d’America. Ciò non equivale a sostenere le politiche del governo. Il patriottismo non è agitare la bandiera o utilizzarlo per intimidire gli altri, il patriottismo è amore di patria e quando noi musulmani americani vediamo un pericolo per il nostro paese, come il terrorismo o la xenofobia, ovvero le politiche che danneggiano l’immagine e gli interessi degli Stati Uniti, è nostra responsabilità di americani e islamici agire per il miglioramento dell’America...”. L’MPAC è il braccio lobbistico dei Fratelli mussulmani negli USA, che ha sviluppato ampie relazioni con il governo degli Stati Uniti tramite numerosi incontri con il dipartimento di Giustizia e l’FBI.
L’americano-palestinese Ahmed Shihab-Eldin, a sua volta, è editorialista e gestore del sito Huffington Post Live, ha lavorato per il New York Times nel 2008, per al-Jazeera English e The Doha Film Institute, e infine ha creato il Tribeca Film Festival di Doha. Segue dei progetti sul giornalismo digitale per conto della Carnegie-Knight Initiative on the Future of Journalism Education ed ha anche lavorato per la Fondazione Rockefeller. Con l’esplosione delle rivolte arabe nel 2011, è divenuto opinionista di riferimento sulla ‘democratizzazione’ dei media e la ‘primavera araba’. E a proposito della ‘primavera araba’, nel dicembre 2010 Shihab-Eldin lavorava a un format televisivo, The Stream, un talk show di al-Jazeera destinato al mondo arabofono. Casualmente, si trovava in Tunisia quando esplose la rivolta contro il governo: “Quella stessa settimana, ero arrivato a Washington per lanciare The Stream per al-Jazeera, un talk show interattivo che mirava a riprendere le conversazioni sui social media e a sfruttarle per raccontare storie non note. Mi sono imbattuto nell’hashtag ‘Sidibouzid’, la città di Mohamad Bouazizi. Immediatamente ebbi centinaia di foto e video che mostravano gli studenti che protestavano, gli abusi della polizia e scontri a fuoco sporadici. Nel giro di pochi minuti sono riuscito a intervistare uno studente via Skype che mi ha detto che la scuola era stata chiusa. Mi aveva mandato le foto di un manifestante la cui testa era esplosa, in ospedale. Ho provato a cercare sulla rete per avere conferma del video, ma non c’era niente. Ero lì, a guardare questo video orribile, sapendo nell’intimo che era reale, ma non trovavo una fonte nei media mainstream che lo confermassero, chiedendomi dove diavolo fosse la storia? Quando i messaggi divennero virali, le proteste scoppiarono in tutto il mondo, mostrando solidarietà alla Tunisia in Svizzera, Egitto, Algeria, Berlino e anche a Londra. Ho capito che era l’inizio di una rivoluzione e io, grazie ai social media, avevo un posto in prima fila.” E con lui, anche al-Jazeera e l’ex-sceicco del Qatar Hamad al-Thani, furono in prima fila al momento dell’esplosione della ‘primavera araba’…
L’Huffington Post dichiara di ricevere il contributo di 1.500 influenti blogger, tra cui: Barack Obama, Hillary Clinton, Wesley Clark, Nora Ephron, Ari Emanuel, Mia Farrow, Russ Feingold, Al Franken, Gary Hart, Edward Kennedy, John Kerry, Bill Maher, Nancy Pelosi, Margaret Cho e Alec Baldwin. Inoltre, l’Huffington Post gode del sostegno di una lunga serie di grandi inserzionisti come: AT&T, al-Jazeera, American Airlines, Audi, Ford, GM, Gillette, Levi Strauss, Microsoft, Sheraton, Shell Oil, Verizon. È notevole che Huffington Post sia riuscito ad attirare tali e tanti inserzionisti, al contrario di tutti gli altri blog/siti politico-informativi dalle dimensioni comparabili. L’Huffington Post non è un giornale, ma solo un sito dalla redazione di 200 persone in tutto il mondo, quindi tutt’altro che gigantesche. Ma nel maggio 2009, Derek J. Murphy, ex-responsabile per lo sviluppo di partnership strategiche della CNN, entrò nello staff di The Huffington Post, sviluppandone notevolmente le capacità contrattuali nel campo pubblicitario.
I legami tra disinformazione strategia anglosassone, propaganda islamista e aggressione imperialista a Stati socialisti e nazionalisti, viene dimostrato per l’ennesima volta nel caso di Delloglio e dei suoi oscuri legami con il terrorismo islamista in Siria. Infatti Dalloglio, prima di recarsi a Raqqah, si era recato negli USA, su invito del SAC (Syrian American Council) per “partecipare a molteplici impegni per evidenziare la sua esperienza di vita in Siria, compresi i dettagli del suo sostegno alla rivoluzione siriana”. In quel tour Dalloglio è stato ospitato dalle seguenti organizzazioni: Interfaith Collaboration for Social Change, Carnegie Endowment for International Peace, storica organizzazione statunitense dedita all’infiltrazione e alle interferenze nei Paesi oggetto degli interessi di Washington, e infine New America Foundation (un think tank per la sicurezza nazionale degli USA e la ‘costruzione di asset’ all’estero, ovvero di enti ed agenti al servizio di Washington). New America Foundation è attualmente diretta da Eric Schmidt, presidente di Google, e da Anne-Marie Slaughter, ex-direttrice della Pianificazione Politica del Dipartimento di Stato degli USA dal gennaio 2009 al febbraio 2011. In sostanza è l’ufficio che ha direttamente pianificato l’infiltrazione e la sovversione islamista-atlantista in Siria. Dalloglio è quindi un agente operativo dell’imperialismo statunitense, e precisamente della sua ala più aggressiva e intrusiva. La ‘missione’ che Dalloglio svolge a Raqqah, a quanto pare urgente e importante, gli è stata ordinata direttamente da elementi del governo statunitense, nel tentativo di protrarre il più possibile la devastazione della Siria e le afflizioni del suo popolo. Altro che amore verso il popolo siriano di cui sproloquia questo gesuita islamista, sostenitore del terrorismo e dell’ingerenza imperialista. Il Syrian American Council, l’ente che ha invitato Dalloglio, ha nel suo consiglio di amministrazione Ghassan Hitto, ex-‘Primo ministro’ dell’opposizione islamo-atlantista siriana, affiliato ai Fratelli mussulmani e fondatore della pseudo-ONG Shaam Relief Foundation, organizzazione che camuffa da aiuti umanitari l’infiltrazione di terroristi e mercenari islamisti in Siria. Il Syrian American Council ha tra i suoi obiettivi ufficiali collaborare con il governo degli Stati Uniti e la comunità internazionale per ‘portare la pace in Siria’ e promuovere ‘relazioni amichevoli’ tra gli statunitensi e i siriani. Il SAC, oltre che con la Shaam Relief Foundation, coopera con altre pseudo-ONG, come la Syrian Sunrise Foundation, un’ONG che invia terroristi e sovvenzioni ai famigliari dei terroristi eliminati in Siria, la Syrian Relief and Development, facciata del Brookings Institution e del Saban Center, pesantemente coinvolti nella pianificazione della sovversione islamo-atlantista in Siria, e la Zakat Foundation, presente in 30 Paesi mussulmani e che coopera strettamente con il governo USA nei suoi piani di destabilizzazione. In effetti, l’unica operazione di rilievo di tale organizzazione è stata la realizzazione di un documentario, nel 2008, da parte di un suo ‘volontario’, tale Kevin McKiernan, girato a Fu-Xing, nella provincia cinese del Gansu, riguardante la locale comunità musulmana. Lo scopo perseguito dall’autore e dai suoi committenti era presentare a tinte fosche la situazione dei mussulmani in Cina, dipingendo l’ennesimo quadro fasullo su una minoranza religiosa ‘oppressa’ in Cina e aspirante alla ‘liberty’; ciò allo scopo sia di suscitare tensioni interne in Cina, sia d’avviare l’ennesima campagna di disinformazione strategica a livello internazionale.

Fonti:
La morale cristiana e l’arma chimica siriana
The Arab World and the Media’s Symbiotic Revolutions
If We Arm the Syrian Rebels, How Do We Stop British Bombs and Bullets Getting to Al Qaeda?
MPAC Director Newest Blogger On Huffington Post
Priest Expelled by Assad Regime Speak in Washington, D.C.
Syria’s brave but divided opposition will have to take down Assad on their own

Alessandro Lattanzio, 30/7/2013

In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali’; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio