Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

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Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La bufala del “bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 18 agosto 2016

dustboyQuesta foto fa il giro sui media “occidentali” insieme alla storia strappalacrime degli “attivisti” di un quartiere di Aleppo occupato da al-Qaida. Un bambino apparentemente ferito, si siede tranquillamente in una nuovissima ambulanza molto ben attrezzata. A un certo punto tocca ciò che apparirebbe una ferita, sulla tempia sinistra, ma non mostra alcuna reazione. 2 minuti di video, da cui è tratta la foto, mostrano il bambino tratto dal buio da una tizio con giaccone da soccorso e portato in un’ambulanza. Si siede tranquillamente, senza essere sorvegliato, mentre diverse persone riprendono video e foto. Un’altra bambina, chiaramente senza ferite, viene poi messa nell’ambulanza. Ecco come la storia viene raccontata: “Mahmud Raslan, un fotoreporter che ha preso la foto, ha detto all’Associated Press che soccorritori e giornalisti hanno cercato di aiutare il bambino, identificato come Umran Daqanish, insieme ai genitori e tre fratelli di 1, 6 e 11 anni. Li abbiamo passati da un balcone all’altro“, ha detto Raslan, aggiungendo: “Abbiamo inviato subito i bambini più piccoli nell’ambulanza, ma la ragazza di 11 anni aspettava che la madre venisse salvata, aveva la caviglia appuntata dalle macerie“. Una ricerca su internet di “Mahmud Raslan“, il preteso “fotoreporter”, non porta ad alcuna foto o video. Vi sono circa 15 uomini intorno alla scena e non fanno nulla. (Accanto a un sito “appena bombardato” in una zona di guerra? Nessuna paura di un secondo attacco?) Almeno altri due uomini, oltre al cameraman, riprendono foto e video. Un altro bambino viene trasportato nell’ambulanza. Sullo sfondo c’è qualcuno con un casco bianco che indossa una camicia dei “Caschi bianchi”, il gruppo di propaganda finanziato dagli anglo-statunitensi. Un ferito si dirige verso l’ambulanza. Come il bambino, l’uomo sembra avere una ferita alla testa. Ma come il bambino, non sanguina. Vi è una sostanza di colore rosso sul suo viso, ma senza che scorra. È sorprendente. Quando guidavo le ambulanze di pronto soccorso, i feriti alla testa sanguinavano sempre come maiali al macello (spesso sporcando l’ambulanza che dovevo pulire). Come WebMD nota: “Piccoli tagli sulla testa spesso sanguinano pesantemente perché faccia e cuoio capelluto hanno molti vasi sanguigni sotto la superficie della pelle. Anche se tale quantità di sangue può allarmare, molte volte l’infortunio non è grave…

Mahmud Raslan. il "fotoreporter" taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato il bambino palestinese a luglio, ad Aleppo.

Mahmud Raslan, “fotoreporter” taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato, a luglio, il bambino palestinese Abdullah al-Isa, presso Aleppo.

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La quantità di sostanza di colore rosso sul bambino e l’uomo non corrispondono alla quantità che ci si aspetta da una ferita anche minore alla testa. Non vengono inoltre applicate bende o qualsiasi altra cosa serva a fermare una vera ferita sanguinante alla testa. Si confronti ciò con la foto di un ragazzo nella zona ovest di Aleppo. (Alcun media “occidentali” ha mostrato questo ragazzo e la sua sofferenza. Non è della “nostra parte”).CqHgQJOXEAA3URAIl ragazzo subiva una ferita alla testa dopo che un razzo di al-Qaida e affiliati colpiva il suo quartiere. Viene curato e l’emorragia arrestata. La quantità di sangue sul corpo e nel vestito è diverse volte ciò che appare immagini precedenti. Il sangue è anche mescolato con la polvere sul volto, non dipinto. Così appaiono i pazienti nella mia ambulanza. Sembra reale. Tutti gli elementi del video del “bambino sul sedile arancione” sono gli stessi che si vedono in decine di video dei “Caschi bianchi”. La stessa scena ripetuta più e più volte nell’album “Drammatici salvataggi! Uomini con bambini che corrono verso la telecamera”! Ritengo che il video sia la stessa sceneggiata di altri video e foto dei “Caschi bianchi”. L’aspetto della ferita del bambino è un po’ più realistico del solito, ma mancanza di sanguinamento, nessuno che se ne occupi, assenza di reazione alla “ferita” e l’impostazione generale del video, permettono di ritenerla una messa in scena.
Tale nuova propaganda, ampiamente diffusa, compare ancora in un momento in cui al-Qaida e affiliati in Siria sono in difficoltà. L’Aeronautica russa bombarda le retrovie dell’aggressione ad Aleppo ovest, devastandole. Un “cessate il fuoco umanitario”, che verrà utilizzato per riorganizzarsi e rifornirsi, è urgente. La propaganda serve a fare pressione per tale richiesta. Alcuni sponsor vogliono che i “Caschi bianchi” abbiano il Premio Nobel per la Pace. L’organizzazione si autopromuove sul suo sito. Qualcun altro ha mai fatto una cosa del genere? Non si vergognano a chiedere il Nobel? Proprio con un’altra versione del loro marchio aziendale preferito, la foto di un “Drammatico salvataggio! Uomo con bambino corre verso la macchina fotografica!“. Chiedono il Nobel proprio con un’altra foto inscenata? Ma perché no? Obama non era altro che un prodotto commerciale quando ebbe il Nobel per la pace, per poi bombardare 7 Paesi musulmani. Non vi è alcuna ragione quindi di non dare tale premio a un altro strumento della propaganda bellica. Poi avrà una nomination per gli Academy Awards, forse nella categoria “Miglior falso venduto”, più appropriata.white-helmet-infographic-2Una strage di al-Qaida spacciata per salvataggio dei “caschi bianchi”
La famiglia Quraytam fu rapita da al-Nusra intorno il 29 luglio. I tre uomini furono uccisi immediatamente. Le quattro donne e gli otto bambini furono uccisi il 10 agosto e i loro corpi gettati e sbranati dai cani. Due giorni dopo, gli stessi 12 corpi furono utilizzati dai caschi bianchi, il ramo propagandistico di Jabhat al-Nusra, finanziato dalla NATO, come oggetti di scena nella loro ultima produzione pornografica. I corpi disfatti vennero “trovati” sul ciglio della strada, nei pressi del preteso cratere di una bomba, e gli attori di Jabhat al-Nusra, con caschi bianchi e relativa uniforme della Protezione Civile Siriana, correvano freneticamente davanti alle telecamere, girando a vuoto con un bambino morto e uno vivo. Il materiale video viene utilizzato per la propaganda #SaveAleppo di al-Qaida. Libyan Civil War

Terroristi di al-Qaida e Stato islamico e “Caschi bianchi” ad al-Lataminah

Chi è James Le Mesurier, fondatore dei “Caschi Bianchi”?
james_0 James Le Mesurier viene dipinto come anticonformista eroe umanitario, che miracolosamente si trovava al posto giusto (Istanbul) nel momento giusto, quando nacque l’esigenza di creare la squadra della Protezione Civile Siriana, forse per caso, pochi mesi prima dell’infame e universalmente screditata storia dell’attacco con ‘armi chimiche’ nel Ghuta dell’agosto del 2013, evento già dimostratosi oltre ogni dubbio un attentato false flag, come le successive accuse al governo siriano senza riuscire ad imporre la ‘No Fly Zone’ desiderata dalla NATO. Tuttavia, se si approfondisce vita e opere di Le Mesurier, si capirà che non fu un caso felice che fosse ad Istanbul in quel frangente. Laureato all’Accademia Militare di Sandhurst e decorato con la medaglia della regina, la sua carriera lo vede nell’Ufficio dell’Alto rappresentante in Bosnia e premiato coordinatore dell’intelligence della NATO in Kosovo. Viene detto che Le Mesurier lasciò l’esercito inglese nel 2000 prestando servizio alle Nazioni Unite come vicecapo dell’Unità consultiva su ‘sicurezza e giustizia’, e come rappresentante speciale del corpo della sicurezza politica del Segretario Generale nella missione delle Nazioni Unite in Kosovo. La sua carriera poi lo portava a Gerusalemme, dove operava all’attuazione dell’accordo di Ramallah, poi a Baghdad come consulente speciale del ministro degli Interni iracheno, negli Emirati Arabi Uniti ad addestrarne la forza di protezione dei giacimenti di gas, e poi in Libano durante la guerra del 2006. Nel 2005 fu nominato Vicepresidente di Special Projects della società di mercenari Olive Group, e nel gennaio 2008 fu nominato direttore del Good Harbour International, entrambi a Dubai. Le Mesurier fondò anche Mayday Rescue, una società “non profit” per l’addestramento in ricerca e salvataggio nei conflitti civili. Secondo la sua biografia, Mayday Rescue fu fondata nel 2014, dopo aver creato i “caschi bianchi”. The Wall Will Fall

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Taqfiri d’Italia 2.0: Come il PD celebra lo squartamento di un ragazzino

Alessandro Lattanzio, 31/7/2016

I ‘debunker’ nazipiddini giustificano l’esecuzione con decapitazione di un ragazzino palestinese, perché “non era palestinese, né ragazzino”… Il PD è una setta di puttane al servizio dei petrosceiccati.13697178

David Puente Anzil; in Italia il sicariato filos-islamista nazipiddino può contare sulla connivenza di diverse forza, polizia, carabinieri, lercissimi servizi segreti e una magistratura corrotta.

David Puente Anzil; in Italia il sicariato filo-islamista nazipiddino può contare sulla connivenza di diverse forze: polizia, carabinieri, lerci servizi segreti, ‘giornalisti’ venduti e magistratura faziosa e corrotta.

David Alejandro Puente Anzil, è una starlette del micromondo del web piddino, il ramo ‘elettronico’ del PD specializzato in debunkeraggio, ovvero una forma particolare di disinformazione, utilizzata soprattutto su internet, che copre con un sottile manto di pseudo-scientificità in stile famiglia Angela, ben precisi scopi politici ed economici. Inoltre, Puente, come il militante e quadro medio del partito neonazista del premier Renzi, è una tipica cheeleaders o un accanito fanboy del terrorismo islamista assoldato dai petrosceiccati del Golfo Persico. Il PD è al governo dal 2011, e da allora non ha fatto altro che svendere risorse nazionali ai fondi sovrani dei petrosceiccati wahhabiti, oltre a vendergli armamenti: “Il Qatar, che finanzia il terrorismo, finanzia anche l’italietta di Finameccanica comprando 7 navette da guerra italidiote, idem il Quwayt, che compra aeroplanini da guerra all’italietta pornoscena agoresca, con gli spiccioli avanzati dal finanziamento dello Stato islamico ed altre finezze intellettuali, e non parliamo dei rolex sauditi e dell’agenzia di propaganda della famiglia al-Thani, che domina il petrosceiccato qatariota, che ha firmato accordi con la RAI su come ‘informare’ il pubblico sul medio oriente, e via con altra pornografia nazipiddina tipica di rai (da) tre (soldi)”.
In questo caso, la starlette nazipiddina d’importazione, David Alejandro Puente Anzil, sfegatato supporter del terrorismo islamista in Medio oriente e del neonazismo in Ucraina (come i suoi sommi capetti Federica Mogherini, Corradino Mineo ed altro nazipiddume), ci comunica quanto sia in linea con la giustizia rivoluzionaria sgozzare ragazzini, riferendosi al martirio di Ibrahim al-Isa, un ragazzino palestinese che il 19 luglio era stato rapito dall’organizzazione terroristica haraqat Nuradin al-Zinqi da una struttura ospedaliera (senza che Save the Children o Medecins sans Frontières pigolassero nulla, visto che sono loro le strutture ospedaliere presenti nei territori occupati dai terroristi, e solo loro), dove il padre portava il ragazzino per cure. La struttura ospedaliera si trovava in un quartiere occupato dai terroristi, perciò non si capisce perché un loro nemico dovesse recarsi nel territorio da loro occupato.
Ecco le fondamentali domande umanitarie del pidocchio di ratto Puente: “Era un combattente? A quanto sembra lo era e a dimostrarlo sarebbero alcune foto diffuse online anche da una donna che in seguito alla decapitazione si è presentata online come sua parente. Gli utenti online che l’hanno notata hanno recuperato diverso materiale dal suo profilo, attualmente oscurato”. Capito, il ‘debunker scientifico pierangiolesco’ si basa su ‘foto’ spuntate dal nulla e per mano di non si sa da chi, e questo per dirci che il ragazzino sgozzato dai suoi camerati ideologici, i terroristi taqfiri che tormentano la Siria dal 2011, andava giustiziato in quanto combattente della parte oscura, dalla parte del male, ovvero dalla parte della Siria e del suo popolo. Quindi, il nazipiddino Puente basa la sua propaganda ‘scientifica’, volta a giustificare l’assassinio di Ibrahim al-Isa quale “soldato siriano”, su una serie di falsi ideati da Carol Maluf, presunta “giornalista” ufficialmente collegata all’esercito libero siriano (ELS) ma probabilmente agente di al-Qaida. Ad esempio, per confermare la giustificazione dei terroristi per l’omicidio del ragazzino, Puente riprende una foto che ritrae al-Isa con una mitragliatrice; ma si tratta di un falso, la foto di un soldato della 18.ma Divisione dell’Esercito arabo siriano in servizio ad Homs, il cui viso è stato malamente sostituito con quello di Abdullah al-Isa.foto-mitraUn’altra foto lo mostra con il patch delle forze d’intelligence militare siriane “Scudo”. Indossare un capo di vestiario militare (come avviene anche nella “tranquilla” Europa), non significa nulla, sempre che non sia un’altra foto fasulla, ed esprime al massimo un convincimento ideologico. E difatti, un pensiero, un’idea diversa, sono motivo di condanna a morte sia per i terroristi islamisti che per il loro fanboy David Puente Anzil.bdwn_nwn-1_20Inoltre, l’haraqat Nuradin al-Zinqi, che ha macellato il ragazzino, per giustificarsi l’ha presentato di volta in volta come: militante 19enne della Liwa al-Quds palestinese, poi come spia degli iraniani e infine come adulto talassemico. Ma gli omicidi del 13enne Abdullah al-Isa, il boia Matin al-Lahauli, i capi del Nuradin al-Zinqi Umar Saruqu e Muhammad Mayuf, e il giornalista-spia dell’ELS Bashar Fadu, l’avevano assassinato in quanto palestinese del campo profughi di Handarat, zona leale al governo siriano e dove opera la Liwa al-Quds.

Il boia Matin al-Lahauli, nuva star mediorientale della sinistraglia italidiota assieme alla spia anglo-taqfirita Giulio Regeni

Il boia Matin al-Lahauli, nuova star mediorientale della sinistraglia italidiota assieme alla spia anglo-taqfirita Giulio Regeni.

Com’è possibile vedere nel video della decapitazione di Abdullah al-Isa, i suoi assassini ululavano Allah u-Aqbar e giuravano sul corano.

Non perderò altro tempo sulla prolissa e insulsa spiegazione ‘tecnica’ di foto dall’origine oscura e di certo manipolate che Puente dolosamente spaccia per autentiche, al solo scopo di ripulire l’immagine dei suoi mitici ‘combattenti della libertà’ di al-Qaida; immagine che tanti cuoricini ha sedotto nell’ambito del Partito Democratico: “Siamo entrati in contatto con le katibe (brigate) che controllano l’area: quando hanno capito che volevamo solo aiutare la gente ci hanno garantito la loro protezione via terra”, racconta Elisa. “Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”. Qualcuno potrebbe dire che è grazie agli estremisti se i container, i furgoni (e negli ultimi giorni anche un’ambulanza) sono riusciti a entrare in una zona di guerra. “Non bisogna farne un discorso politico: l’importante è salvare vite”, taglia corto Elisa. La sua preoccupazione ora è tutta per la prossima partenza. C’è da portare l’atropina. E la farmacia di Aleppo ha bisogno di essere rifornita”, così Elisa Fangareggi, capo dell’ONG Times4life. Fangareggi, ovviamente, si ‘dimenticava’ di dire al suo pubblico di gonzi nazipiddini che al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, e sempre Fangareggi, dimenticandosi delle vite spezzate dai suoi amici terroristi taqfiriti, proprio come il suo camerata di partito David Puente Anzil, dimostra disprezzo verso chi si difende dall’aggressione dei mercenari islamisti.

I macellai di Abdrullah al-Isa sautano David Puente Anzil.

I macellai di Abdullah al-Isa, Matin al-Lahauli, Umar Saruqu e Muhammad Mayuf, salutano David Puente Anzil e tutto il PD.

Il martirio della Siria, della Libia, della Novorossija è da anni oggetto di frizzi e lazzi dei dirigenti, quadri e militanti della miserabile setta neonazista autoproclamatasi Partito Democratico (senza dimenticarne le cinghie di trasmissione, i corrotti sindacati e l’ANPI dei kollabos di Pravij Sektor e del Mossad). Questo perché il PD, il suo governo e il ceto parassitario che esso rappresenta, la semiborghesia italidiota che ingoia soddisfatta ogni defecazione propagandistica proveniente dagli Stati Uniti (primavere arabe, rivoluzioni colorate, Barack Obama, Hillary Clinton, George Soros, George Clooney ed altra merda), non potendo produrre nulla, ma proprio nulla se non l’oscena pornografia filo-islamonazista dei Puente di turno, possono ricavare risorse e fondi per restare a galla soltanto svendendo il patrimonio accumulato dall’Italia nei 60 anni dal dopoguerra. E gli unici clienti danarosi che i ruffiani del PD hanno saputo abbordare, sono le petromonarchie wahhabite del Golfo. Ad esempio il Qatar, primo finanziatore del terrorismo mediorientale, Stato islamico compreso, con cui l’Italia ha stretto vari accordi, come la vendita di 7 navi da guerra e un accordo tra l’ANSA e la QNA, l’agenzia di propaganda della famiglia degli sceicchi al-Thani, la famiglia che possiede il Qatar. Oppure il Quwayt, in cui la ministra nazipiddina Roberta Pinotti è svolazzata per vendere caccia intercettori Typhoon; eppure è noto che il Quwayt è tra i primi finanziatori del terrorismo islamista, al-Qaida e Stato islamico compresi. Infine, l’Arabia Saudita, a cui l’Italia che piagnucola su Regeni, vende le bombe da sganciare sullo Yemen, Paese aggredito dalla setta wahhabita dominante a Riyadh. Un’aggressione criminale che non fa né caldo, né freddo alle ONG mercenarie italiane e ai media del regime nazipiddino. Ed ecco perché individui squallidi e infami, come l’importato Puente, vengono promossi dai vari media di regime, in quanto agiscono per conto del loro mandate, il Partito Democratico, agente in Italia degli interessi delle petromonarchie wahhabite che finanziano il terrorismo taqfirita in Medio Oriente ed Europa occidentale, e contemporaneamente permettono alla burocrazia nazippidina di mediare lucrosi affari coi regimi petroislamisti, incassando sostanziose mazzette e tangenti (la storia dei rolex sauditi è emblematica).

L'ex-ducetto del PD con la bandiera della Siria coloniale dei terroristi anti-siriani.

L’ex-ducetto del PD Bersani con la bandiera della Siria coloniale dei terroristi anti-siriani.

Syrian man recalls brutal tortures inside ISIL prisonIl PD milanese ha arruolato diversi islamisti, come la candidata Sumaya Abdel Qader e il marito Abdallah Kabakebbji, vicini ai Fratelli musulmani del CAIM, (Comitato Libertà e Democrazia per l’Egitto) e Waqf al-Islami, entrambi presieduti da Maher Kabakebbji, padre di Abdallah; Associazione Donne Musulmane d’Italia (ADMI), presieduta dalla moglie di Maher Kabakebbji, e Alleanza Islamica, organizzazioni collegate a moschee finanziate dalla Qatar Charity. Il Qatar è tra i principali finanziatori del terrorismo che tormenta la Siria. Inoltre Maher e Abdallah hanno incontrato Rashid Ghanuchi, il capo dei Fratelli musulmani tunisini, mentre il padre di Sumaya Abdel Qader, imam di Perugia, aveva invece incontrato l’ex presidente egiziano dei Fratelli musulmani Muhamad Mursi? Altri esponenti del CAIM parteciapavano a manifestazioni a sostegno di Mursi, come Omar Jibril, legato al Comitato Libertà e Democrazia per l’Egitto (altro gruppo vicino ai Fratelli Mussulmani)… Il PD aveva candidato per le elezioni amministrative di Milano anche Sameh Meligy, vicino al predicatore dei Fratelli musulmani quwaitiani Tareq Suwaidan, interdetto in Italia dal 2014. Anche Meligy partecipa alle manifestazioni dei Fratelli Musulmani egiziani, e freuente l’assessore alle politiche sociali, il suaccennato Pierfrancesco Majorino, fotografato assieme a Meligy durante la campagna elettorale di Milano. Meligy è anche amico di Usama Santawy, predicatore dei Fratelli musulmani legato anche a Musa Cerantonio, predicatore italo-australiano vicino allo SIIL. Va ricordato che i Fratelli Musulmani sono vietati in Russia, Egitto, Siria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi e in Gran Bretagna sono indagati”. (Il Giornale)
BC4BxTIn0Ub_NIP4rUIOpFw3v3gZZS1SDOUWREHBaAgDocumento della Liwa al-Quds che spiega come Abdullah al-Isa vivesse a Mashad, zona occupata dai terroristi. Uno dei tagliagole del Nuradin al-Zinqi aveva rapito il ragazzino solo perché palestinese. Ovviamente lo ‘scienziato’ nazipiddino David Puente Anzil ha evitato accuratamente ogni materiale e documento che smentisca la propaganda, sua e dei suoi sodali islamonazisti, volta ad infangare il povero Abdullah al-Isa e a giustificarne l’atroce martirio.

L'eore del momento dei nazipiddini, lo sgozzatore di bambini Saruqu,

Il beniamino dei nazipiddini, lo sgozzatore di bambini Umar Saruqu, alla fine è stato liquidato dalle eroiche forze della Resistenza Palestinese e dell’Esercito Arabo Siriano.

E con tale ruolo, quindi, che i propagandisti del PD (i famosi 300 ‘spartani’, i trolls a libro paga del PD, che agiscono spesso da cosiddetti ‘debunker’) promuovono e diffondono la propaganda dei padroni wahhabiti e islamisti del PD, spargendo sui media e su internet ‘analisi’, ‘interpretazioni’, storie, narrazioni, racconti, mitologie e vere e proprie favole a favore del terrorismo islamista e wahhabita che tormenta i Paesi del Medio Oriente, edulcorando, promuovendo, esprimendo simpatia ed ‘empatia’ verso i mostri islamisti, i mercenari taqfiriti che martirizzano Siria, Yemen, Libia, Iraq, Libano, Nigeria, ecc. E tale nauseante operazione di maquillage del nazipiddino e militante filo-islamonazista Puente rientra nella strategia di propaganda filo-islamista e di autofinanziamento del Partito Democratico.

I debunker di bufale.net e butac, spacciatori della disinformazione protetti dal foglio di propaganda atlantista paccoquoitidiano.

I debunker di bufale.net e butac, spacciatori di disinformazione protetti e promossi dal foglio di propaganda atlantista Paccoquotidiano e da amministrazioni piddine.

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Il gas filtra attraverso le fessure dell’asse occidentale contro la Siria

Finiani Cunningham Strategic Culture Foundation 24.08.2013

1098439Un motivo ricorrente nella crisi siriana è la coincidenza sospetta tra massacri e momenti in cui vi è un cambiamento del contesto politico. Ciò è importante da tenere in mente al momento di valutare le notizie di questa settimana su un presunto massacro con armi chimiche presso Damasco, dove alcuni rapporti parlano di oltre 1.100 morti. Il governo siriano ha negato con forza responsabilità per l’incidente e ha addirittura messo in discussione che tali armi siano state effettivamente utilizzate. In precedenza, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato per votare severe sanzioni internazionali contro il governo del Presidente Bashar al-Assad, un massacro o un bombardamento atroce si verificava, come nel noto caso del villaggio di Hula, nel maggio 2012, quando più di 100 civili furono massacrati…
In genere, il governo di Assad sarebbe stato fermamente condannato dai media occidentali e dai loro alleati stranieri, condannando la Russia, la Cina e l’Iran per sostenere un “regime dispotico”. Nelle settimane successive, tuttavia, il massacro di Hula fu, come per molti altri simili eccidi, indicata essere un’azione dei mercenari filo-occidentali. Tale seguito dei massacri siriani ebbe scarsa copertura nei media occidentali. La fiammata iniziale di titoli aggressivi e totalmente disinformativi lasciava la prevista impressione residuale di una colpa del governo di Assad. Il presunto attacco con armi chimiche nella periferia di Damasco, di questa settimana, segue lo stesso schema. Washington ha portato l’occidente a condannare il governo siriano senza fornire alcun elemento di prova. Ma la domanda più eloquente è: qual è il significativo sfondo politico, questa volta? Per quasi due anni e mezzo, la Siria è al centro di una guerra di aggressione occulta volta a destabilizzare il Paese e ad istigare il cambiamento di regime. L’asse occidentale che sponsorizza la guerra segreta in Siria sembrava, per un momento, avere il sopravvento e la possibilità di un imminente cambio di regime, proprio come gli era riuscito in Libia con l’omicidio di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011. Ma in Siria l’equilibrio strategico della guerra s’è, per vari motivi, spostato a favore del governo di Assad, la cui presa sul potere ora sembra più sicura mentre le forze del Paese compiono sempre maggiori progressi militari, questo mese, scacciando i mercenari filo-occidentali. Anzi, si potrebbe dire che l’agenda occidentale per un cambio di regime in Siria si trova ad affrontare l’eventuale sconfitta, almeno sul piano militare. Il punto di svolta è stata la vittoria nella città chiave regionale di Qusayr, durante la prima settimana di giugno. Da allora, i militanti filo-stranieri furono messi decisamente in fuga, dirigendosi verso le roccaforti rimastegli, nella città settentrionale di Aleppo e nella provincia orientale di Deir al-Zor.
Tale nuova dinamica ha portato a tensioni nell’asse che supporta questo ordine del giorno. Tale asse comprende le principali potenze occidentali, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, insieme agli alleati regionali Israele, Turchia e monarchie arabe del Golfo Persico, in primo luogo Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nuove tensioni sembrano essere venute alla ribalta tra Stati Uniti e Arabia Saudita. I due Paesi hanno un’alleanza geo-strategica dal 1945, quando l’allora re Abdulaziz ibn Saud promise di concedere la priorità agli Stati Uniti per la sua ricchezza petrolifera appena scoperta. Le tensioni tra gli Stati Uniti e il loro cliente saudita sono un nuovo, imprevisto sviluppo. Ma possono essere viste non solo sulla Siria, ma anche riguardo i recenti avvenimenti in Egitto. Riguardo la Siria, da un lato sembra essere emerso un campo più realista, guidato da Washington, che accetta che l’opzione militare si sia esaurita e che il cambio di regime a Damasco deve essere effettuato quindi con una più sofisticata tattica politica, da provare ora magari iniziando i cosiddetti negoziati di Ginevra II. Dall’altra parte vi è un temerario campo militarista, che vuole ancora perseguire la possibilità di un cambio di regime in Siria attraverso la violenza. In quest’ultimo campo c’è l’Arabia Saudita, e praticamente nessun altro tranne che i mercenari irriducibili rimasti in Siria, che il regno sostiene. Ricordiamo che il Qatar è stato recentemente messo da parte nel suo ruolo di principale fornitore di armi in Siria, per via della meschina rivalità con l’Arabia Saudita. Vi è la probabilità che un Qatar seccato possa godersi la schadenfreude lasciando che i sauditi si contorcano nella loro stessa trappola. Va notato anche che il governo turco di Recep Tayyip Erdogan, che insieme all’Arabia Saudita e al Qatar aveva svolto un importante, anche se occulto, ruolo di coordinamento nel rifornire di armi i militanti in Siria, recentemente si avrebbe fatto marcia indietro sull’agenda militare per il cambio di regime nel suo vicino meridionale. E’ stato anche riferito che Ankara cerchi di prendere le distanze dall’estremista Jabhat al-Nusra, principale brigata mercenaria responsabile delle autobombe e dei diversi contraccolpi nel territorio turco, ricadute della sua campagna terroristica in Siria.
L’esplosione delle tensioni nell’asse occidentale tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrebbe spiegare il presunto uso di armi chimiche vicino Damasco di questa settimana, in cui si afferma che tra 500 e  1500 persone siano state uccise dall’esposizione al micidiale agente nervino Sarin. I media mainstream occidentali naturalmente accentuano le accuse secondo cui l’attacco chimico sia stato effettuato dalle forze siriane fedeli al Presidente Assad. Probabilmente l’attacco, se si dimostrasse verificatosi realmente, è stato effettuato dai militanti stranieri che cercano di rovesciare il governo di Assad. I precedenti casi sull’uso di armi chimiche, come ad esempio l’attacco a Khan al-Assal, vicino Aleppo, il 19 marzo di quest’anno, in cui più di 25 persone vennero uccise, furono successivamente scoperti essere opera dei mercenari anti-governativi. Un rapporto ufficiale russo del mese scorso sull’attacco a Khan al-Assal, confermano le accuse contro i militanti. Nell’ultimo presunto attacco con armi chimiche, è forse significativo che le prime relazioni provengano dai media statali sauditi. Le affermazioni sulla colpevolezza del governo siriano quindi si sono diffuse rapidamente nei media occidentali. Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal chiedeva una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per quella che sembrava una condanna preordinata del governo di Damasco, e senza prove. Sembrava esserci uno stretto coordinamento tra media sauditi e il gruppo dell’opposizione filo-saudita, la Coalizione nazionale siriana, che ha diffuso le affermazioni sulle armi chimiche.
Paradossalmente, mentre i governi occidentali decidevano tardivamente di non supportare più materialmente i militanti in Siria, sembra che ci sia un’escalation di massacri e altri crimini efferati. Autobombe nella zona di Damasco hanno ucciso decine di civili il mese scorso, rapimenti ed esecuzioni a sangue freddo di prigionieri nella provincia nord-occidentale di Latakia; stragi in villaggi come al-Ain, a nord-est di Deir al-Zor, e di nuovo a Khan al-Assal, vicino Aleppo, e significativamente scontri intestini fra gruppi militanti rivali. Questa ondata di terrore è stata perpetrata principalmente dalle milizie filo al-Qaida, come Jabhat al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e Sham. Questi gruppi wahabiti estremisti sono strettamente sponsorizzati dall’Arabia Saudita, a cui destina circa il 60 per cento delle armi saudite inviate in Siria, ma che hanno anche profondi legami con l’intelligence militare del regno. E’ plausibile che l’aumento delle stragi compiute dai terroristi, compreso l’ultimo presunto uso di armi chimiche, siano il segno della disperazione di questi gruppi e del loro sponsor saudita, che si sentono abbandonati sul campo di operazioni siriano dalle non più entusiaste potenze occidentali. Ciò suggerisce l’isolamento dell’Arabia Saudita nell’asse occidentale. Data la profonda insicurezza psicologica dei governanti sauditi sulla loro precaria presa sul potere, il recente isolamento in Siria sembra avere immerso l’Arabia Saudita nella paranoia sulle intenzioni geopolitiche occidentali.
Il mutamento della posizione occidentale verso la Siria è stata tacitamente ammessa, il mese scorso, dal segretario di Stato statunitense John Kerry, quando a New York ha incontrato i membri della cosiddetta Coalizione Nazionale Siriana. Alla delegazione del CNS filo-saudita non è stata concesso l’importante incontro a Washington, e Kerry ha acutamente detto ai suoi ospiti che “non vi è alcuna soluzione militare” in Siria. Inoltre, Kerry ha invitato la delegazione del CNS ad impegnarsi in negoziati politici con il governo del Presidente Bashar al-Assad. Tutto ciò fu appena notato nei media occidentali, ma segnava una svolta fondamentale nelle tattiche statunitensi. Washington non chiede più ad Assad di dimettersi senza condizioni, come essa e i suoi alleati occidentali avevano preteso precedentemente fino alla nausea. La politica di Washington ora era dare una possibilità alla politica, senza dubbio avendo ancora l’idea a lungo termine di scalzare Assad, ma per vie alternative, dal momento che l’opzione militare s’era dimostrata una mossa inutile. Notevole è anche stata la presa di posizione attenuata di Londra e Parigi verso la Siria, nelle ultime settimane. Ricordiamo come queste due ex-potenze coloniali nei mesi passati siano state spesso rumorose nel chiedere ad Assad di dimettersi. Quegli appelli veementi ora sembrano essere stati tranquillamente accantonati, in linea con l’approccio più diffidente di Washington verso il “problema siriano”. Questo sostegno apparentemente è distante dall’opzione militarista per un cambio di regime in Siria, riflettendosi sul ritardo prolungato per le promesse armi occidentali ai militanti. Mentre  già ai primi di giugno Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno dato via libera all’invio aperto di armi in Siria, le tanto decantate promesse non si sono ancora concretizzate. La reticenza nel fornire altre armi da parte degli Stati occidentali, riflette il riconoscimento implicito che l’opzione militare per il cambio di regime è stata sventata. Con l’Esercito Nazionale siriano che avanza, le potenze occidentali si rendono conto che l’invio di altre armi in questa fase equivale a frustare un cavallo morto di fame. Dopo più di 100.000 morti, milioni di profughi e il governo di Damasco che conserva il sostegno popolare, gli sponsor occidentali del cambiamento di regime hanno concluso, un po’ cinicamente, che le loro ambizioni militari segrete sono diventate superflue. Lo spostamento tattico dell’agenda occidentale verso la Siria, dal militarismo alla politica, secondo vari rapporti ha suscitato risentimento tra i militanti in Siria, verso gli Stati Uniti in particolare, e anche tra i sostenitori sauditi dei militanti verso il loro ex-alleato di Washington. Quando Kerry ha detto alla delegazione del CNS a New York, il mese scorso, che non c’era soluzione militare e che dovevano impegnarsi politicamente con il governo di Damasco, ne risultò una malcelata animosità contro Washington. La delegazione era venuta negli Stati Uniti nel tentativo di strappare ulteriori forniture di armi. Dopo l’incontro con Kerry, il nuovo capo del CNS Ahmad al-Jarba, vicino all’intelligence saudita, ha detto: “negarci il diritto all’auto-difesa rischia di far sopravvivere il regime. Migliaia saranno giustiziati, la repressione continuerà senza fine.” Non  solo gli esuli del CNS sono sconvolti dalla nuova posizione politica di Washington. Anche i funzionari sauditi premono sugli USA sul perché non avviene la consegna delle armi promesse. E’ stato riferito che i sauditi hanno ritenuto di non avere avuto ragioni convincenti sul perché gli Stati Uniti rimanessero freddi.
Ad aggravare la delusione saudita c’era il fatto che avevano recentemente sostituito il Qatar quale principale attore regionale nel dirigere i mercenari del cambiamento di regime. Ora sembra che Washington stia di fatto minando il comando saudita, trattenendo l’invio di altre armi. Naturalmente, l’Arabia Saudita può inviare le proprie armi, senza gli Stati Uniti o altre forme di sostegno occidentale. Il regno del petrolio accumula da anni quantità sovrabbondanti di armamenti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, ed è stato riportato, all’inizio di questo mese, che ha anche acquistato 50 milioni dollari di armamenti da Israele, per rifornire i militanti in Siria. Tuttavia, l’atteggiamento più cauto di Washington verso la Siria indubbiamente mette in difficoltà Riyadh. Quest’ultima, a quanto pare, è stata lasciata ad arrangiarsi nel pantano siriano. Riflettendo questa seccatura, il re saudita Abdullah, questa settimana, ha in modo straordinario attaccato verbalmente Washington per gli ultimi avvenimenti in Egitto. Re Abdullah non ha citato gli Stati Uniti per nome, in linea con il protocollo diplomatico, ma era evidente che condannava Washington per la sua presunta “ingerenza ignorante” nella politica egiziana. Secondo il re saudita, gli Stati Uniti sono in parte responsabili dell’ascesa politica dei Fratelli musulmani e della destabilizzazione dell’Egitto, anche se Washington ha appoggiato la cacciata del presidente dei Fratelli musulmani Muhammad Mursi.
L’esplosione saudita contro il suo mecenate statunitense è indicativa delle rombanti tensioni che emergono sulla Siria. Tali tensioni potrebbero anche spiegare “il perché” della presunta atrocità con armi chimiche di questa settimana. Sentendosi abbandonati, i giocatori sauditi in Siria potrebbero flettere i loro muscoli, alzando la posta in modo da costringere Washington e gli altri Stati occidentali a tornare sulla via militarista. Si ricordi che il presidente Obama aveva già avvertito che l’uso di armi chimiche sarebbe la linea rossa che innescherebbe l’intervento militare occidentale in Siria. Sembrerebbe che qualcuno abbia convenientemente e sfacciatamente tracciato una brillante linea rossa in faccia ad Obama.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora