Ergastolo al terrorista islamista ospite della RAI e di Gad Lerner

Alessandro Lattanzio, 17/2/2017

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Il narcoterrorista islamista Haysam Umar Saqan

La Corte Distrettuale di Stoccolma, il 16 febbraio, ha condannato all’ergastolo il terrorista siriano Haysam Umar Saqan, per aver partecipato all’assassinio di sette prigionieri in Siria, nel maggio 2012. I sette uomini assassinati erano stati sequestrati da un gruppo islamista fondato nel 2011, la compagnia di Sulayman, attivo sul jabal al-Zawiya, presso Idlib. Il gruppo terroristico era guidato dal trafficante di droga e terrorista salafita Abu Sulayman al-Hamawi.
Saqan era attivo in Italia nel 2011 e nel 2012, dove protetto dai servizi segreti e dalla polizia politica italiana, irruppe nell’ambasciata della Repubblica Araba di Siria. E sempre protetto da servizi segreti e polizia politica italiani, emanazioni del partito neofascista al potere, il PD, Saqan ha potuto godere di un’ampia visibilità mediatica presso la RAI (TG-3) e La7 (trasmissione di Gad Lerner), come foto con l’inviata di Rai3 Lucia Goracci, sfegata propagandista del terrorismo islamista in Libia e Siria, e del golpe neonazista e dell’aggressione armata al Donbas in Ucraina.

Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan

L’inviata della Rai, e guerrafondaia furiosa, Lucia Goracci con il suo sodale, il narco-terrorista salafita Saqan (il tizio con berretto e occhiali da sole sarebbe un agente della CIA).

L’arresto di Saqan è stato possibile dopo la comparsa di un video dove partecipa alla strage del 2012 commessa dal suo gruppetto terroristico in Siria. La polizia italiana avrebbe aiutato gli investigatori in Svezia ad identificarlo, grazie ai video di quando irruppe nell’Ambasciata siriana a Roma. Saqan, partito dall’Italia per la Siria nel 2012, cercò asilo in Svezia nel 2013, Paese dove si nascose occultando i crimini che aveva compiuto e pretendendo lo status di rifugiato ed ottenendo il permesso di soggiorno nel 2016, ma già a marzo fu arrestato. “In una dichiarazione, la corte ha detto che il crimine di Saqan è così grave che la punizione decisa è l’ergastolo”. Ma c’è un pericolo, in Svezia la condanna all’ergastolo di uno straniero equivale a dieci anni di carcere seguiti dall’espulsione. E’ prevedibile che il circo islamonazista di sinistra si attiverà, complici i media di regime, il PD, le ONG dei servizi segreti, i servizi segreti, la fratellanza mussulmana piddina e i nazipiddini filo-Kiev per chiederne l’estradizione in Italia e conferire al terrorista stragista la nazionalità italiana e relativa residenza per “meriti democratici e umanitari”. Boldrini, Grasso e Mattarella (alias Mozzarella-mafia) prontamente esprimeranno solidarietà al “povero” Saqan, vittima della brutalità del “regime siriano”, conferendogli oltre all’immunità per i suoi crimini, vitto, alloggio e vitalizio, come già fatto con diversi altri ben noti terroristi, come il capo taqfirita Qraqar, oggi ospite di una galera a 5 stelle della Norvegia.
I media e i giornalisti (Berlinguer, Goracci, Lerner e infiniti altri) che hanno sempre coccolato tale feccia sanguinaria, sono i medesimi che hanno sempre attribuito i crimini commessi dai loro sodali, appunto i terroristi islamisti, alle loro vittime, cioè ai siriani, come dimostra la favola degli infiniti “ospedali pediatrici” distrutti “ogni santo giorno” ad Aleppo o altrove in Siria.

Saqan al momento della strage

Saqan al momento della strage

Quando Saqan era protetto dai servizi segreti e dalla polizia politca del PD

Il terrorista Saqan ospite di Gad Lerner, sorridente mentre sionisti e terroristi spiegano come esportare la democrazia in Siria

L’operato “democratico” del “combattente per la libertà” Haysam Umar Saqan, il terrorista coccolato da RAI e La7

Fonte: Daily Mail

La seconda bufala sul “Bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 21 agosto 2016

00000 nour-al-din-al-zenki-thug-decapitates-boyCollegato alla storia del “Bambino ferito sul sedile arancione“, appare un altro elemento che aumenta la diffidenza sulla veridicità di tutto il racconto. Il 19 agosto, i corrispondenti dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez e Said Ghazali, riferivano di un colloquio con il padre del bambino presunto ferito sul sedile arancione: “Abu Ali, il padre del bambino il cui volto tormentato appare sui giornali di tutto il mondo, ha descritto l’ultima notte della famiglia come normale in un colloquio con un attivista siriano (ora i giornalisti-spia inglesi evitano di fare il nome del terrorista Mahmud Raslan, totalmente sputtanato. NdT) per conto del Telegraph… Contrariamente alle relazioni dei medici che hanno curato Umran, il bambino ha solo tre anni e non cinque. Umran è stato dimesso dall’ospedale con i suoi quattro fratelli, tutti ripresisi tranquillamente, secondo il padre”. Confermando quanto sopra, la campagna siriana dell’apparato di propaganda anti-siriana finanziata dagli Stati Uniti aveva pubblicato questo il 18 agosto: “Grazie a Dio tutta la famiglia di Umran è al sicuro. La madre ha avuto alcune ferite alle gambe. Il padre ha subito un trauma cranico minore. La sorella di sette anni ha sunito un intervento chirurgico di questo pomeriggio e sta bene”. Si noti che non vi è alcuna menzione di un ragazzo ferito. Il corrispondente dal Medio Oriente del Telegraph, Raf Sanchez, il giorno dopo riportava una storia ben diversa da quella che aveva raccontato il giorno prima: “È emerso che il fratello maggiore di Umran Daqanish, Ali, è morto per le ferite subite nello stesso attacco aereo che ha portato il fratello sugli schermi televisivi del pianeta. Ali, 10 anni, era in strada quando una bomba russa o del regime siriano era caduta sulla casa della famiglia nel quartiere di Aleppo Qatarji. Mentre il resto della famiglia ha subito ferite non gravi, quando tutto gli crollava intorno, Ali sembra sia stato gravemente ferito dalla bomba e morto in ospedale… Il padre di Umran, che ha chiesto di essere identificato solo con il soprannome Abu Ali, che significa “padre di Ali”, riceveva visite nella casa temporanea della famiglia. Umran, tre anni, e i suoi tre fratelli superstiti erano rimasti a casa mentre Abu Ali accettava le condoglianze per strada”. La BBC osservava: “Il fratello maggiore di Umran Daqanish, il ragazzo siriano stordito e sanguinante la cui foto ha sconvolto il mondo, è morto per le ferite riportate quando la casa ad Aleppo era stata bombardata, dicono gli attivisti. La Campagna di Solidarietà per la Siria ha detto che Alì “è morto oggi a causa delle ferite riportate dal bombardamento della casa da parte di Russia e Assad”.”
Il secondo pezzo del Telegraph è accompagnato dall’immagine di un ragazzo che appare con un’escoriazione (ma sporca e non disinfettata!) sullo zigomo sinistro. Gli occhi sono chiusi e due tubi pendono dalla bocca. Un sensore da cardiogramma è fissato sul petto sotto la spalla. La didascalia dice “Ali è stato ucciso nell’esplosione…” È davvero morto? Un giorno si apprende dal padre e altri, che:
– tutti i bambini, tra cui Ali, stavano bene
– tutti si sono ripresi
– tutti avevano lasciato l’ospedale
Il giorno successivo si apprende che:
– Ali è stato gravemente ferito
– Ali è morto per le ferite
– in un ospedale (che ignora la cura dei traumi più comuni), che a quanto pare non aveva mai lasciato.
Lo stenografo del Telegraph, che ha scritto entrambe le storie, ignora tali contraddizioni. E’ da credere che siano entrambe false e che il bombardamento e il soccorso non siano mai accaduti, ma solo inscenati. Il “salvataggio” è stata una bravata e tutte le storie relative, come “Ali morto”, sono solo favole dei vari “attivisti” pagati da questa o quella campagna di propaganda “occidentale”. C’era un tempo in cui i giornali come The Telegraph e altri media che seguivano le notizie le verificavano. Per molti media, ovviamente, non è più così. Oggi qualsiasi “attivista” può usare skype per stenografare da qualsiasi posto, raccontando fantasie su un bombardamento nella zona est di Aleppo e farle stampare. Il giorno dopo si può richiamare con una versione completamente diversa della medesima fantasia e farla ristampare. Nessuno si pone delle domande. C’è da meravigliarsi che lettori e spettatori evitino tali media?

Mahmoud-Rslan-2-1024x576Con i combattenti suicidi, dalla terra di battaglie e macelleria, Aleppo dei martiri, annunciano una gioia imminente, con il permesso di Dio”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane…

Raslan-image-4-1024x576“Migliaia di combattenti suicidi e decine di trappole vengono preparati per la grande battaglia di Aleppo, la prima battaglia dove vedo uomini in lacrime perché non possono partecipare per il numero di attaccanti”. Pagina social di Mahmud Raslan, l’“attivista umanitario” che ha diffuso video e foto sul “piccolo” Umram ferito dalle bombe russe/siriane… (The Canary)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La bufala del “bambino ferito sul sedile arancione”

Moon of Alabama 18 agosto 2016

dustboyQuesta foto fa il giro sui media “occidentali” insieme alla storia strappalacrime degli “attivisti” di un quartiere di Aleppo occupato da al-Qaida. Un bambino apparentemente ferito, si siede tranquillamente in una nuovissima ambulanza molto ben attrezzata. A un certo punto tocca ciò che apparirebbe una ferita, sulla tempia sinistra, ma non mostra alcuna reazione. 2 minuti di video, da cui è tratta la foto, mostrano il bambino tratto dal buio da una tizio con giaccone da soccorso e portato in un’ambulanza. Si siede tranquillamente, senza essere sorvegliato, mentre diverse persone riprendono video e foto. Un’altra bambina, chiaramente senza ferite, viene poi messa nell’ambulanza. Ecco come la storia viene raccontata: “Mahmud Raslan, un fotoreporter che ha preso la foto, ha detto all’Associated Press che soccorritori e giornalisti hanno cercato di aiutare il bambino, identificato come Umran Daqanish, insieme ai genitori e tre fratelli di 1, 6 e 11 anni. Li abbiamo passati da un balcone all’altro“, ha detto Raslan, aggiungendo: “Abbiamo inviato subito i bambini più piccoli nell’ambulanza, ma la ragazza di 11 anni aspettava che la madre venisse salvata, aveva la caviglia appuntata dalle macerie“. Una ricerca su internet di “Mahmud Raslan“, il preteso “fotoreporter”, non porta ad alcuna foto o video. Vi sono circa 15 uomini intorno alla scena e non fanno nulla. (Accanto a un sito “appena bombardato” in una zona di guerra? Nessuna paura di un secondo attacco?) Almeno altri due uomini, oltre al cameraman, riprendono foto e video. Un altro bambino viene trasportato nell’ambulanza. Sullo sfondo c’è qualcuno con un casco bianco che indossa una camicia dei “Caschi bianchi”, il gruppo di propaganda finanziato dagli anglo-statunitensi. Un ferito si dirige verso l’ambulanza. Come il bambino, l’uomo sembra avere una ferita alla testa. Ma come il bambino, non sanguina. Vi è una sostanza di colore rosso sul suo viso, ma senza che scorra. È sorprendente. Quando guidavo le ambulanze di pronto soccorso, i feriti alla testa sanguinavano sempre come maiali al macello (spesso sporcando l’ambulanza che dovevo pulire). Come WebMD nota: “Piccoli tagli sulla testa spesso sanguinano pesantemente perché faccia e cuoio capelluto hanno molti vasi sanguigni sotto la superficie della pelle. Anche se tale quantità di sangue può allarmare, molte volte l’infortunio non è grave…

Mahmud Raslan. il "fotoreporter" taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato il bambino palestinese a luglio, ad Aleppo.

Mahmud Raslan, “fotoreporter” taqfirita assieme ai terroristi che avevano decapitato, a luglio, il bambino palestinese Abdullah al-Isa, presso Aleppo.

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La quantità di sostanza di colore rosso sul bambino e l’uomo non corrispondono alla quantità che ci si aspetta da una ferita anche minore alla testa. Non vengono inoltre applicate bende o qualsiasi altra cosa serva a fermare una vera ferita sanguinante alla testa. Si confronti ciò con la foto di un ragazzo nella zona ovest di Aleppo. (Alcun media “occidentali” ha mostrato questo ragazzo e la sua sofferenza. Non è della “nostra parte”).CqHgQJOXEAA3URAIl ragazzo subiva una ferita alla testa dopo che un razzo di al-Qaida e affiliati colpiva il suo quartiere. Viene curato e l’emorragia arrestata. La quantità di sangue sul corpo e nel vestito è diverse volte ciò che appare immagini precedenti. Il sangue è anche mescolato con la polvere sul volto, non dipinto. Così appaiono i pazienti nella mia ambulanza. Sembra reale. Tutti gli elementi del video del “bambino sul sedile arancione” sono gli stessi che si vedono in decine di video dei “Caschi bianchi”. La stessa scena ripetuta più e più volte nell’album “Drammatici salvataggi! Uomini con bambini che corrono verso la telecamera”! Ritengo che il video sia la stessa sceneggiata di altri video e foto dei “Caschi bianchi”. L’aspetto della ferita del bambino è un po’ più realistico del solito, ma mancanza di sanguinamento, nessuno che se ne occupi, assenza di reazione alla “ferita” e l’impostazione generale del video, permettono di ritenerla una messa in scena.
Tale nuova propaganda, ampiamente diffusa, compare ancora in un momento in cui al-Qaida e affiliati in Siria sono in difficoltà. L’Aeronautica russa bombarda le retrovie dell’aggressione ad Aleppo ovest, devastandole. Un “cessate il fuoco umanitario”, che verrà utilizzato per riorganizzarsi e rifornirsi, è urgente. La propaganda serve a fare pressione per tale richiesta. Alcuni sponsor vogliono che i “Caschi bianchi” abbiano il Premio Nobel per la Pace. L’organizzazione si autopromuove sul suo sito. Qualcun altro ha mai fatto una cosa del genere? Non si vergognano a chiedere il Nobel? Proprio con un’altra versione del loro marchio aziendale preferito, la foto di un “Drammatico salvataggio! Uomo con bambino corre verso la macchina fotografica!“. Chiedono il Nobel proprio con un’altra foto inscenata? Ma perché no? Obama non era altro che un prodotto commerciale quando ebbe il Nobel per la pace, per poi bombardare 7 Paesi musulmani. Non vi è alcuna ragione quindi di non dare tale premio a un altro strumento della propaganda bellica. Poi avrà una nomination per gli Academy Awards, forse nella categoria “Miglior falso venduto”, più appropriata.white-helmet-infographic-2Una strage di al-Qaida spacciata per salvataggio dei “caschi bianchi”
La famiglia Quraytam fu rapita da al-Nusra intorno il 29 luglio. I tre uomini furono uccisi immediatamente. Le quattro donne e gli otto bambini furono uccisi il 10 agosto e i loro corpi gettati e sbranati dai cani. Due giorni dopo, gli stessi 12 corpi furono utilizzati dai caschi bianchi, il ramo propagandistico di Jabhat al-Nusra, finanziato dalla NATO, come oggetti di scena nella loro ultima produzione pornografica. I corpi disfatti vennero “trovati” sul ciglio della strada, nei pressi del preteso cratere di una bomba, e gli attori di Jabhat al-Nusra, con caschi bianchi e relativa uniforme della Protezione Civile Siriana, correvano freneticamente davanti alle telecamere, girando a vuoto con un bambino morto e uno vivo. Il materiale video viene utilizzato per la propaganda #SaveAleppo di al-Qaida. Libyan Civil War

Terroristi di al-Qaida e Stato islamico e “Caschi bianchi” ad al-Lataminah

Chi è James Le Mesurier, fondatore dei “Caschi Bianchi”?
james_0 James Le Mesurier viene dipinto come anticonformista eroe umanitario, che miracolosamente si trovava al posto giusto (Istanbul) nel momento giusto, quando nacque l’esigenza di creare la squadra della Protezione Civile Siriana, forse per caso, pochi mesi prima dell’infame e universalmente screditata storia dell’attacco con ‘armi chimiche’ nel Ghuta dell’agosto del 2013, evento già dimostratosi oltre ogni dubbio un attentato false flag, come le successive accuse al governo siriano senza riuscire ad imporre la ‘No Fly Zone’ desiderata dalla NATO. Tuttavia, se si approfondisce vita e opere di Le Mesurier, si capirà che non fu un caso felice che fosse ad Istanbul in quel frangente. Laureato all’Accademia Militare di Sandhurst e decorato con la medaglia della regina, la sua carriera lo vede nell’Ufficio dell’Alto rappresentante in Bosnia e premiato coordinatore dell’intelligence della NATO in Kosovo. Viene detto che Le Mesurier lasciò l’esercito inglese nel 2000 prestando servizio alle Nazioni Unite come vicecapo dell’Unità consultiva su ‘sicurezza e giustizia’, e come rappresentante speciale del corpo della sicurezza politica del Segretario Generale nella missione delle Nazioni Unite in Kosovo. La sua carriera poi lo portava a Gerusalemme, dove operava all’attuazione dell’accordo di Ramallah, poi a Baghdad come consulente speciale del ministro degli Interni iracheno, negli Emirati Arabi Uniti ad addestrarne la forza di protezione dei giacimenti di gas, e poi in Libano durante la guerra del 2006. Nel 2005 fu nominato Vicepresidente di Special Projects della società di mercenari Olive Group, e nel gennaio 2008 fu nominato direttore del Good Harbour International, entrambi a Dubai. Le Mesurier fondò anche Mayday Rescue, una società “non profit” per l’addestramento in ricerca e salvataggio nei conflitti civili. Secondo la sua biografia, Mayday Rescue fu fondata nel 2014, dopo aver creato i “caschi bianchi”. The Wall Will Fall

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il gas filtra attraverso le fessure dell’asse occidentale contro la Siria

Finiani Cunningham Strategic Culture Foundation 24.08.2013

1098439Un motivo ricorrente nella crisi siriana è la coincidenza sospetta tra massacri e momenti in cui vi è un cambiamento del contesto politico. Ciò è importante da tenere in mente al momento di valutare le notizie di questa settimana su un presunto massacro con armi chimiche presso Damasco, dove alcuni rapporti parlano di oltre 1.100 morti. Il governo siriano ha negato con forza responsabilità per l’incidente e ha addirittura messo in discussione che tali armi siano state effettivamente utilizzate. In precedenza, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato per votare severe sanzioni internazionali contro il governo del Presidente Bashar al-Assad, un massacro o un bombardamento atroce si verificava, come nel noto caso del villaggio di Hula, nel maggio 2012, quando più di 100 civili furono massacrati…
In genere, il governo di Assad sarebbe stato fermamente condannato dai media occidentali e dai loro alleati stranieri, condannando la Russia, la Cina e l’Iran per sostenere un “regime dispotico”. Nelle settimane successive, tuttavia, il massacro di Hula fu, come per molti altri simili eccidi, indicata essere un’azione dei mercenari filo-occidentali. Tale seguito dei massacri siriani ebbe scarsa copertura nei media occidentali. La fiammata iniziale di titoli aggressivi e totalmente disinformativi lasciava la prevista impressione residuale di una colpa del governo di Assad. Il presunto attacco con armi chimiche nella periferia di Damasco, di questa settimana, segue lo stesso schema. Washington ha portato l’occidente a condannare il governo siriano senza fornire alcun elemento di prova. Ma la domanda più eloquente è: qual è il significativo sfondo politico, questa volta? Per quasi due anni e mezzo, la Siria è al centro di una guerra di aggressione occulta volta a destabilizzare il Paese e ad istigare il cambiamento di regime. L’asse occidentale che sponsorizza la guerra segreta in Siria sembrava, per un momento, avere il sopravvento e la possibilità di un imminente cambio di regime, proprio come gli era riuscito in Libia con l’omicidio di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011. Ma in Siria l’equilibrio strategico della guerra s’è, per vari motivi, spostato a favore del governo di Assad, la cui presa sul potere ora sembra più sicura mentre le forze del Paese compiono sempre maggiori progressi militari, questo mese, scacciando i mercenari filo-occidentali. Anzi, si potrebbe dire che l’agenda occidentale per un cambio di regime in Siria si trova ad affrontare l’eventuale sconfitta, almeno sul piano militare. Il punto di svolta è stata la vittoria nella città chiave regionale di Qusayr, durante la prima settimana di giugno. Da allora, i militanti filo-stranieri furono messi decisamente in fuga, dirigendosi verso le roccaforti rimastegli, nella città settentrionale di Aleppo e nella provincia orientale di Deir al-Zor.
Tale nuova dinamica ha portato a tensioni nell’asse che supporta questo ordine del giorno. Tale asse comprende le principali potenze occidentali, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, insieme agli alleati regionali Israele, Turchia e monarchie arabe del Golfo Persico, in primo luogo Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Nuove tensioni sembrano essere venute alla ribalta tra Stati Uniti e Arabia Saudita. I due Paesi hanno un’alleanza geo-strategica dal 1945, quando l’allora re Abdulaziz ibn Saud promise di concedere la priorità agli Stati Uniti per la sua ricchezza petrolifera appena scoperta. Le tensioni tra gli Stati Uniti e il loro cliente saudita sono un nuovo, imprevisto sviluppo. Ma possono essere viste non solo sulla Siria, ma anche riguardo i recenti avvenimenti in Egitto. Riguardo la Siria, da un lato sembra essere emerso un campo più realista, guidato da Washington, che accetta che l’opzione militare si sia esaurita e che il cambio di regime a Damasco deve essere effettuato quindi con una più sofisticata tattica politica, da provare ora magari iniziando i cosiddetti negoziati di Ginevra II. Dall’altra parte vi è un temerario campo militarista, che vuole ancora perseguire la possibilità di un cambio di regime in Siria attraverso la violenza. In quest’ultimo campo c’è l’Arabia Saudita, e praticamente nessun altro tranne che i mercenari irriducibili rimasti in Siria, che il regno sostiene. Ricordiamo che il Qatar è stato recentemente messo da parte nel suo ruolo di principale fornitore di armi in Siria, per via della meschina rivalità con l’Arabia Saudita. Vi è la probabilità che un Qatar seccato possa godersi la schadenfreude lasciando che i sauditi si contorcano nella loro stessa trappola. Va notato anche che il governo turco di Recep Tayyip Erdogan, che insieme all’Arabia Saudita e al Qatar aveva svolto un importante, anche se occulto, ruolo di coordinamento nel rifornire di armi i militanti in Siria, recentemente si avrebbe fatto marcia indietro sull’agenda militare per il cambio di regime nel suo vicino meridionale. E’ stato anche riferito che Ankara cerchi di prendere le distanze dall’estremista Jabhat al-Nusra, principale brigata mercenaria responsabile delle autobombe e dei diversi contraccolpi nel territorio turco, ricadute della sua campagna terroristica in Siria.
L’esplosione delle tensioni nell’asse occidentale tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrebbe spiegare il presunto uso di armi chimiche vicino Damasco di questa settimana, in cui si afferma che tra 500 e  1500 persone siano state uccise dall’esposizione al micidiale agente nervino Sarin. I media mainstream occidentali naturalmente accentuano le accuse secondo cui l’attacco chimico sia stato effettuato dalle forze siriane fedeli al Presidente Assad. Probabilmente l’attacco, se si dimostrasse verificatosi realmente, è stato effettuato dai militanti stranieri che cercano di rovesciare il governo di Assad. I precedenti casi sull’uso di armi chimiche, come ad esempio l’attacco a Khan al-Assal, vicino Aleppo, il 19 marzo di quest’anno, in cui più di 25 persone vennero uccise, furono successivamente scoperti essere opera dei mercenari anti-governativi. Un rapporto ufficiale russo del mese scorso sull’attacco a Khan al-Assal, confermano le accuse contro i militanti. Nell’ultimo presunto attacco con armi chimiche, è forse significativo che le prime relazioni provengano dai media statali sauditi. Le affermazioni sulla colpevolezza del governo siriano quindi si sono diffuse rapidamente nei media occidentali. Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal chiedeva una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per quella che sembrava una condanna preordinata del governo di Damasco, e senza prove. Sembrava esserci uno stretto coordinamento tra media sauditi e il gruppo dell’opposizione filo-saudita, la Coalizione nazionale siriana, che ha diffuso le affermazioni sulle armi chimiche.
Paradossalmente, mentre i governi occidentali decidevano tardivamente di non supportare più materialmente i militanti in Siria, sembra che ci sia un’escalation di massacri e altri crimini efferati. Autobombe nella zona di Damasco hanno ucciso decine di civili il mese scorso, rapimenti ed esecuzioni a sangue freddo di prigionieri nella provincia nord-occidentale di Latakia; stragi in villaggi come al-Ain, a nord-est di Deir al-Zor, e di nuovo a Khan al-Assal, vicino Aleppo, e significativamente scontri intestini fra gruppi militanti rivali. Questa ondata di terrore è stata perpetrata principalmente dalle milizie filo al-Qaida, come Jabhat al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e Sham. Questi gruppi wahabiti estremisti sono strettamente sponsorizzati dall’Arabia Saudita, a cui destina circa il 60 per cento delle armi saudite inviate in Siria, ma che hanno anche profondi legami con l’intelligence militare del regno. E’ plausibile che l’aumento delle stragi compiute dai terroristi, compreso l’ultimo presunto uso di armi chimiche, siano il segno della disperazione di questi gruppi e del loro sponsor saudita, che si sentono abbandonati sul campo di operazioni siriano dalle non più entusiaste potenze occidentali. Ciò suggerisce l’isolamento dell’Arabia Saudita nell’asse occidentale. Data la profonda insicurezza psicologica dei governanti sauditi sulla loro precaria presa sul potere, il recente isolamento in Siria sembra avere immerso l’Arabia Saudita nella paranoia sulle intenzioni geopolitiche occidentali.
Il mutamento della posizione occidentale verso la Siria è stata tacitamente ammessa, il mese scorso, dal segretario di Stato statunitense John Kerry, quando a New York ha incontrato i membri della cosiddetta Coalizione Nazionale Siriana. Alla delegazione del CNS filo-saudita non è stata concesso l’importante incontro a Washington, e Kerry ha acutamente detto ai suoi ospiti che “non vi è alcuna soluzione militare” in Siria. Inoltre, Kerry ha invitato la delegazione del CNS ad impegnarsi in negoziati politici con il governo del Presidente Bashar al-Assad. Tutto ciò fu appena notato nei media occidentali, ma segnava una svolta fondamentale nelle tattiche statunitensi. Washington non chiede più ad Assad di dimettersi senza condizioni, come essa e i suoi alleati occidentali avevano preteso precedentemente fino alla nausea. La politica di Washington ora era dare una possibilità alla politica, senza dubbio avendo ancora l’idea a lungo termine di scalzare Assad, ma per vie alternative, dal momento che l’opzione militare s’era dimostrata una mossa inutile. Notevole è anche stata la presa di posizione attenuata di Londra e Parigi verso la Siria, nelle ultime settimane. Ricordiamo come queste due ex-potenze coloniali nei mesi passati siano state spesso rumorose nel chiedere ad Assad di dimettersi. Quegli appelli veementi ora sembrano essere stati tranquillamente accantonati, in linea con l’approccio più diffidente di Washington verso il “problema siriano”. Questo sostegno apparentemente è distante dall’opzione militarista per un cambio di regime in Siria, riflettendosi sul ritardo prolungato per le promesse armi occidentali ai militanti. Mentre  già ai primi di giugno Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno dato via libera all’invio aperto di armi in Siria, le tanto decantate promesse non si sono ancora concretizzate. La reticenza nel fornire altre armi da parte degli Stati occidentali, riflette il riconoscimento implicito che l’opzione militare per il cambio di regime è stata sventata. Con l’Esercito Nazionale siriano che avanza, le potenze occidentali si rendono conto che l’invio di altre armi in questa fase equivale a frustare un cavallo morto di fame. Dopo più di 100.000 morti, milioni di profughi e il governo di Damasco che conserva il sostegno popolare, gli sponsor occidentali del cambiamento di regime hanno concluso, un po’ cinicamente, che le loro ambizioni militari segrete sono diventate superflue. Lo spostamento tattico dell’agenda occidentale verso la Siria, dal militarismo alla politica, secondo vari rapporti ha suscitato risentimento tra i militanti in Siria, verso gli Stati Uniti in particolare, e anche tra i sostenitori sauditi dei militanti verso il loro ex-alleato di Washington. Quando Kerry ha detto alla delegazione del CNS a New York, il mese scorso, che non c’era soluzione militare e che dovevano impegnarsi politicamente con il governo di Damasco, ne risultò una malcelata animosità contro Washington. La delegazione era venuta negli Stati Uniti nel tentativo di strappare ulteriori forniture di armi. Dopo l’incontro con Kerry, il nuovo capo del CNS Ahmad al-Jarba, vicino all’intelligence saudita, ha detto: “negarci il diritto all’auto-difesa rischia di far sopravvivere il regime. Migliaia saranno giustiziati, la repressione continuerà senza fine.” Non  solo gli esuli del CNS sono sconvolti dalla nuova posizione politica di Washington. Anche i funzionari sauditi premono sugli USA sul perché non avviene la consegna delle armi promesse. E’ stato riferito che i sauditi hanno ritenuto di non avere avuto ragioni convincenti sul perché gli Stati Uniti rimanessero freddi.
Ad aggravare la delusione saudita c’era il fatto che avevano recentemente sostituito il Qatar quale principale attore regionale nel dirigere i mercenari del cambiamento di regime. Ora sembra che Washington stia di fatto minando il comando saudita, trattenendo l’invio di altre armi. Naturalmente, l’Arabia Saudita può inviare le proprie armi, senza gli Stati Uniti o altre forme di sostegno occidentale. Il regno del petrolio accumula da anni quantità sovrabbondanti di armamenti degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, ed è stato riportato, all’inizio di questo mese, che ha anche acquistato 50 milioni dollari di armamenti da Israele, per rifornire i militanti in Siria. Tuttavia, l’atteggiamento più cauto di Washington verso la Siria indubbiamente mette in difficoltà Riyadh. Quest’ultima, a quanto pare, è stata lasciata ad arrangiarsi nel pantano siriano. Riflettendo questa seccatura, il re saudita Abdullah, questa settimana, ha in modo straordinario attaccato verbalmente Washington per gli ultimi avvenimenti in Egitto. Re Abdullah non ha citato gli Stati Uniti per nome, in linea con il protocollo diplomatico, ma era evidente che condannava Washington per la sua presunta “ingerenza ignorante” nella politica egiziana. Secondo il re saudita, gli Stati Uniti sono in parte responsabili dell’ascesa politica dei Fratelli musulmani e della destabilizzazione dell’Egitto, anche se Washington ha appoggiato la cacciata del presidente dei Fratelli musulmani Muhammad Mursi.
L’esplosione saudita contro il suo mecenate statunitense è indicativa delle rombanti tensioni che emergono sulla Siria. Tali tensioni potrebbero anche spiegare “il perché” della presunta atrocità con armi chimiche di questa settimana. Sentendosi abbandonati, i giocatori sauditi in Siria potrebbero flettere i loro muscoli, alzando la posta in modo da costringere Washington e gli altri Stati occidentali a tornare sulla via militarista. Si ricordi che il presidente Obama aveva già avvertito che l’uso di armi chimiche sarebbe la linea rossa che innescherebbe l’intervento militare occidentale in Siria. Sembrerebbe che qualcuno abbia convenientemente e sfacciatamente tracciato una brillante linea rossa in faccia ad Obama.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La campagna di al-Qaida contro i curdi siriani fa parte dell’offensiva di agosto-settembre contro la Siria

Christof Lehmann (Nsnbc)

971590L’aumento delle violenze e degli attacchi nella regione prevalentemente curda della Siria settentrionale suscita reazioni internazionali e regionali. Il presidente della regione irachena amministrata dai curdi, Massud Barzani, chiede un’inchiesta. Scontri tra brigate dell’Esercito libero siriano e la filiale di al-Qaida nella regione, Jabhat al-Nusrah, s’intensificano mentre l’esercito arabo siriano conduce con successo operazioni di controinsurrezione nella capitale della regione Deir al-Zor. Il capo di Stato iraniano mette in guardia contro la diffusione della guerra civile in tutta la regione. Gli analisti hanno previsto una grande campagna politica e militare contro la Siria ad agosto e settembre, per suscitare e giustificare una no-fly zone, corridoi umanitari e infine l’intervento militare.
Il 5 agosto, militanti di Jabhat al-Nusrah, associata ad al-Qaida, hanno montato una campagna militare nel distretto di Tal Abyad, nel governatorato di Raqqa della regione prevalentemente curda della Siria settentrionale. Il rapimento di massa ha suscitato la condanna internazionale. In un attacco, gli insorti di Jabhat al-Nusrah hanno ucciso circa 330 donne, uomini anziani, così come molti bambini. Da allora, vi sono notizie di case perquisite, posti di blocco, esecuzioni sommarie e altre stragi nella regione sui media mondiali. La maggior parte dei giacimenti di petrolio della Siria si trova nella regione, e secondo gli analisti, la campagna contro la regione curda di Deir al-Zor è strettamente legata alla decisione dell’Unione europea, dell’aprile 2013, di revocare il divieto d’importare petrolio siriano dai territori “controllati dai ribelli”, per finanziare “l’opposizione” .
Il massacro, l’aumento delle violenze e delle notizie su esecuzioni sommarie e perquisizioni di case da parte dei terroristi delle brigate Jabhat al-Nusrah, collegati ad al-Qaida e supportati dagli occidentali e dall’Arabia Saudita, ha spinto il presidente della regione dell’Iraq amministrata dai curdi, Massud Barzani, a rispondere dicendo: “Se risulta che cittadini innocenti, donne e bambini curdi sono sotto minaccia di morte e di terrorismo, la regione del Kurdistan irachena sarà disposta a difenderli“. Le violenze nella regione sono intensificate dopo che la milizia di autodifesa curda ha estromesso i militanti di al-Qaida da gran parte del nord e del nord-est della Siria a luglio, riuscendo a respingere i combattenti salafiti da diverse località chiave, tra cui Ras al-Ain sul confine siriano-turco.
Secondo intelligence affidabile, che Nsnbc ha ricevuto a luglio, però gli insorti legati ad al-Qaida tenevano un profilo militare relativamente basso per tutto luglio, per creare depositi di armi e  prepararsi per una grande campagna militare che si avrà ad agosto e settembre. L’avanzata degli insorti di Jabhat al-Nusrah/al-Qaida nella regione a maggioranza curda, ad agosto è stata indebolita e in parte sventata dagli scontri tra i gruppi filo-al-Qaida e le brigate dell’Esercito libero siriano. Scontri, tra gli altri, sono stati riportati tra i membri del cosiddetto “Emirato islamico di Iraq e Sham” e l’ELS nella provincia di al-Raqqa, nel nord della Siria. Decine di militanti di al-Qaida sono stati uccisi nelle battaglie per il controllo dello zucchero derubato dalla fabbrica di al-Raqqa. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di circa 17.000 combattenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan, schieratisi nella regione dell’Iraq amministrata dai curdi, dopo la firma di un accordo di pace con il governo turco di Tayyip Erdogan. Gli analisti hanno previsto che l’accordo di pace e lo schieramento in Iraq possano coinvolgere il PKK nella destabilizzazione della Siria.
Nel frattempo, l’esercito arabo siriano instaura un maggiore controllo sulla regione. Sabato scorso, l’Esercito Arabo Siriano ha lanciato un’operazione contro il quartier generale delle brigate del cosiddetto “Stato dell’Islam” di Deir al-Zor e sventato un tentativo degli insorti di Jabhat al-Nusrah d’infiltrarsi nel Nord Nubol, uccidendone molti e arrestandone uno. Affermare il controllo su Deir al-Zor è di particolare importanza, perché molti dei più importanti giacimenti di petrolio della Siria si trovano in quella regione. Mantenere il controllo sui giacimenti petroliferi sventa i tentativi dell’alleanza internazionale anti-siriana di finanziare i ribelli con i soldi del petrolio siriano usurpato ed esportato verso l’Unione europea. Nel 2010 la Siria ha esportato petrolio per circa un miliardo di dollari all’Unione europea.
Il capo di Stato iraniano, l’Ayatollah Khamenej, ha messo in guardia i popoli del Medio Oriente, e in particolare i popoli d’Egitto e dell’Iraq, di essere vigili poiché potenze straniere tentano di provocare guerre civili in tutta la regione. L’aumento delle violenze nella regione curda può essere un precursore per il lancio di nuovi grandi attacchi da Giordania e Turchia, mentre gli analisti avvertono che l’opposizione siriana e le potenze straniere che la sostengono, hanno programmato un importante assalto militare e politico alla Siria tra agosto e settembre, per giustificare la richiesta di una no-fly zone, di corridoi umanitari e infine dell’intervento militare.

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Squadroni della morte degli USA massacrano centinaia di curdi siriani

Stephen Lendman Global Research, 8 agosto 2013

I leader occidentali tacciono. I media mainstream ignorano ciò che richiede titoli di testa. Omicidi a sangue freddo non interessano, sono troppo insignificanti da segnalare. Le notizie vengono sostitute dalla disinformazione. La Siria è una guerra degli USA, come previsto anni fa. Squadroni della morte sono stati reclutati; al-Qaida, al-Nusrah e altri terroristi sono le truppe d’assalto di Washington. Sono ben finanziati, armati, addestrati e diretti. La loro missione sono stragi e distruzione. Prendono di mira civili inermi, eseguono massacri a sangue freddo ed Assad viene ingiustamente accusato dei loro crimini.  L’aggressione sponsorizzata dagli USA viene chiamata intervento umanitario. La responsabilità di proteggere degli Stati Uniti arriva al genocidio. Dopo l’11 settembre, milioni di morti, e il massacro continua, Washington ne ha la piena responsabilità. La Siria è devastata e distrutta, con decine di migliaia di morti e nessun inizio della fine del conflitto.
I massacri degli squadroni della morte meritano attenzione, ma i media occidentali puntano il dito nella direzione sbagliata, quando non li ignorano. Il 6 agosto, Itar-Tass ha detto che “i militanti del fronte al-Nusra (Jabhat al-Nusra) hanno massacrato 450 curdi nel nord della Siria.” I “massacrati” erano principalmente “donne e bambini“. La radio della Repubblica islamica dell’Iran (IRIB) ha riferito lo stesso dato e così anche Syria News. Ne sono accusati gli estremisti jihadisti stranieri e i “criminali” dell’Esercito libero siriano (ELS). Per lo più  sono stati uccisi donne e bambini. Il 6 agosto, Itar Tass titolava “Mosca sollecita il governo siriano e l’opposizione ad esercitare sforzi per cacciare i terroristi dalla Siria“. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha detto che i militanti hanno massacrato 450 civili curdi, compresi oltre 100 bambini. Il 7 agosto, RussiaToday (RT) titolava “Un rapporto inquietante parla dell’uccisione di 450 curdi in Siria“, dicendo: “Secondo il canale televisivo iraniano al-Alam, militanti di Jabhat al-Nusra hanno attaccato la città di Tal Abyad, uccidendo 120 bambini e 330 donne e anziani nei pressi del confine con la Turchia.” Gli orribili filmati, se privi di censura, sono troppo raccapriccianti da trasmettere. Curdi intervistati hanno detto che i combattimenti continuano. Secondo un parente di una delle vittime: “I militanti di al-Nusra e altre forze ribelli hanno circondato il villaggio. Ci hanno perquisito di porta in porta, entrando in ogni casa. Se c’erano uomini, li uccidevano e prendevano le donne e i bambini in ostaggio“. Il giornalista curdo Barzan Iso ha detto: “al-Qaida ha iniziato ad attaccare villaggi curdi il 19 luglio. Dopo questi attacchi hanno rapito molti curdi. Non abbiamo una statistica specifica. Dall’inizio degli eventi in Siria, i curdi hanno cercato di non far parte del conflitto civile. Qui ci sono curdi non musulmani così come curdi alawiti, per questo cercano di starsene alla larga. Ma ora, alcuni gruppi dell’opposizione utilizzano al-Qaida e al-Nusra per attaccare i curdi. La causa principale è che hanno una mentalità xenofoba. E’ per questo che utilizzano al-Qaida come ombrello per attaccare il popolo curdo.”
L’articolo di al-Alam, intitolato “120 bambini massacrati a Tal Abyad in Siria“, dice: “Secondo il nostro reporter, i terroristi hanno attaccato il villaggio di Tal Abyad, nel governatorato di al-Hasakah, uccidendo (centinaia di) civili tra cui donne e bambini. Video pubblicati on-line dai gruppi militanti mostrano centinaia di donne e bambini a Tal Aran giacere morti a terra dopo che case e campi erano stati bombardati. I residenti hanno detto che il brutale attacco contro le loro case gli ricordava il genocidio curdo, denominato Campagna al-Anfal, commesso dal defunto dittatore iracheno Saddam Hussein alla fine degli anni ’80. Le stragi commesse dai terroristi sono aumentate in Siria il mese passato. Mentre l’insurrezione filo-straniera in Siria continua a non avere una fine, il governo degli Stati Uniti aumenta il proprio sostegno politico e militare agli estremisti taqfiristi. Washington è rimasta indifferente agli avvertimenti da parte della Russia e di altre potenze mondiali sulle conseguenze nell’armare i gruppi militanti.
Gli estremisti di al-Nusra vogliono il controllo del territorio curdo. Lo vogliono per creare uno Stato islamico nel nord della Siria e in Iraq. Durante il conflitto, i curdi avevano le forze di autodifesa e rimasero neutrali. Ma ora non più. I massacri della loro gente costringe all’azione. Il 30 luglio, si sono mobilitati contro i militanti degli squadroni della morte, dopo l’assassinio di Iso Huso, un eminente politico curdo siriano che aveva partecipato alla fondazione del partito dell’Unione Democratica curda (PYD), il principale partito curdo siriano. La Turchia lo considera un ramo del fuorilegge Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Era stato membro del comitato diplomatico presso il Consiglio Supremo curdo. Si tratta di un’iniziativa per unire i curdi siriani. I rapporti affermano che è stato ucciso con un’autobomba, a sangue freddo. I curdi si sono mobilitati in risposta, dicendo: “Chiediamo al popolo curdo un passo avanti. Chiunque sia armato deve entrare nelle fila dei Comitati per la tutela del popolo curdo (YPG) e affrontare gli assalti di questi gruppi armati“. Secondo RT: “il sito notiziario Suriya al-Ain sostiene che i terroristi giustiziano i prigionieri curdi per ‘vendetta contro i curdi per le sconfitte inflittegli.’ Una settimana fa, militanti di al-Nusra hanno attaccato due città siriane, tenendo circa 200 civili in ostaggio. E’ stato riferito che tutti i rapiti provenivano dalle famiglie dei soldati curdi delle brigate che precedentemente facevano parte dell’opposizione dell’esercito libero siriano, che poi disertarono presso le forze di autodifesa curde.”
Washington sostiene i peggiori assassini a sangue freddo. Gli agenti di Obama sostengono il contrario, ripetendo una retorica vuota. Secondo l’analista dell’IHS Jane Defence Weekly, Charles Lister: “Ogni grande offensiva nel nord della Siria di quest’anno è stata annunciata, guidata e coordinata da islamisti“. Colin Cavell ha detto a RT: “In questo momento la maggior parte del popolo americano non ha ben chiaro ciò che sta accadendo. I nostri media mantengono un basso profilo da un verso, e dall’altro dicono che sosteniamo la moderata opposizione democratica, cosa divertente per chi segue tutto questo. Sosteniamo jihadisti legati ad al-Qaida che massacrano la gente.” Kurt Nimmo ha detto che l’ex membro di al-Qaida, Nabil Naiim, definisce il leader di al Nusra, Abu Mohammed al-Jawlani, “agente della CIA.” Secondo Nimmo, è “collegato all’intelligenza turca.” L’Agenzia stampa nazionale siriana (SANA) titolava “Lavrov: La lotta contro il terrorismo in Siria diventa il problema più pressante“, dicendo: “Citando massacri come quelli su riportati, ha accusato al-Nusra e altri gruppi terroristici, esortando Assad a sbaragliarli ed espellerli. Ha sottolineato la necessità di attuare le disposizioni concordate a Ginevra Uno. Washington, i principali alleati della NATO, Israele e partner degli Stati canaglia arabi li ignorano. Ha messo in guardia contro un ritardo per Ginevra Due. In questo modo si consente di far  continuare i massacri. Ha accusato i combattenti estremisti anti-governativi per la loro mancanza di volontà nel negoziare la pace, lasciando che il conflitto continui. Ha sottolineato la necessità di una soluzione diplomatica. Una risoluzione militare non funzionerebbe. La guerriglia può continuare per molto. In questo modo si avranno di sicuro molte altre migliaia di morti. Lavrov vuole che ciò non accada, ma l’ostruzionismo degli Stati Uniti l’impedisce. Vuole la condanna del Consiglio di Sicurezza dei combattenti di al-Nusra per il massacro di centinaia di curdi. Non è “il primo rapporto di un tale massacro“, ha detto, “ma la violenza continua sta esplodendo“. Vuole un’azione decisa per fermarla e vuole che la comunità internazionale invii un messaggio chiaro e inequivocabile. “Abbiamo visto prima che alcuni membri del Consiglio di sicurezza sono riluttanti a condannare gli attacchi terroristici in Siria, per il fatto che, per quanto cinico sembri, questi attacchi sono attuati da coloro che lottano contro un regime obsoleto,” ha detto. “Questa posizione è assolutamente inaccettabile. Nessun doppio standard può essere applicato al terrorismo.” I terroristi sono inequivocabili circa le loro intenzioni, vogliono trasformare la Siria in uno stato islamofascista.
Il 7 agosto, l’inviato permanente della Siria alle Nazioni Unite, Bashar al-Jaafari, ha invitato i leader della Lega Araba a rispettare la loro carta, esortandoli a liberarsi dal controllo dei petrodollari. Vuole che rispettino il diritto internazionale, e ancora più la pace e la sicurezza. La Siria è disposta a collaborare, sostenendo il dialogo nazionale, ha detto. Vuole che la violenza finisca. Arabia Saudita, Qatar e altri Stati arabi hanno dirottato l’agenda della Lega, sostenendo interessi imperiali e  tradendo il loro stesso popolo. Sono asserviti all’egemonia dei petrodollari, violano il diritto internazionale, disprezzano la pace, sostengono l’aggressione straniera anti-siriana. Armando e finanziando i terroristi, sono responsabili di migliaia di morti. Al-Jaafari ha esortato i leader della Lega Araba a sostenere la risoluzione pacifica dei conflitti. Per questo è necessario rifiutare l’intervento straniero.

Stephen Lendman vive a Chicago. Il suo ultimo libro s’intitola “Banker Occupation: Waging Financial War on Humanity” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora