I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le strutture occulte del terrorismo della NATO in Medio Oriente

Christof Lehmann Nsnbc 25/11/2014

Gli Emirati Arabi Uniti denunciano numerose organizzazioni, soprattutto i Fratelli musulmani ed altre, della rete sovversiva mondiale di USA/NATO, assieme a CAIR e CANVAS.isis-650x330Il 15 novembre il governo degli Emirati Arabi Uniti (EAU) ha stilato un elenco di 83 organizzazioni definite terroristiche. Il governo degli Emirati Arabi Uniti rileva che la lista non è completa, implicando che altre potrebbero esservi aggiunte e sottolineando che le organizzazioni sulla lista possono chiedere di esserne rimosse. Gli Emirati Arabi Uniti sottolineano la necessità di designare tali organizzazioni come terroristiche, per proteggere la sicurezza degli emirati. L’elenco comprende organizzazioni che operano legalmente in 7 Paesi europei e almeno 2 negli Stati Uniti. Tra chi opera negli Stati Uniti vi sono il Council on American-Islamic, CAIR e la Muslim American Society. CAIR è comunemente percepita come organizzazione nata dalle associazioni tra Fratelli musulmani e Hamas come WAMY o l’Istituto sul pensiero islamico, la cui leadership ha collegamenti diretti con la Casa Bianca, ma che furono messe fuorilegge quando il loro coinvolgimento nel terrorismo divenne pubblico. E’ interessante notare che molti dei membri più importanti del Consiglio nazionale di transizione siriano, che si riunì per la prima volta in Turchia ed è sostenuto da Stati Uniti ed altri membri della NATO, aveva collegamenti diretti con il CAIR. La leadership dell’organizzazione è nota avere stretti legami con, tra gli altri, il consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti e “Grande Architetto” delle attuali strategie militar-politiche della NATO Zbigniev Brzezinski. O, in altre parole, con il soldi dei Rockefeller. Il portavoce del dipartimento di Stato Jeff Rathke ha commentato la lista antiterrorismo degli Emirati Arabi Uniti, dicendo: “Abbiamo esaminato l’elenco delle organizzazioni classificate come gruppi terroristici pubblicato dagli Emirati Arabi Uniti pochi giorni fa, e sappiamo che due delle organizzazioni sulla lista sono negli Stati Uniti. Cerchiamo informazioni sui motivi per tale decisione“. Sono esclusi dalla lista degli Emirati Arabi Uniti Hezbollah e Hamas. Mentre alcuni analisti statunitensi interpretano questa esclusione a “disaccordi tra Stati del CCG” o che “pregiudicherebbe le relazioni con l’Iran“, vi sono altri che affermano che Hezbollah è rappresentato nel Parlamento libanese e opera legalmente in Libano, e che Hamas fa parte del governo di unità palestinese. A parte Hamas, tale esclusione mirerebbe alle “fazioni di Hamas“, coinvolte in attività terroristiche nel Sinai, in Egitto.
CIA-CAIR-408x420 L’inclusione di CANVAS nell’elenco è ampiamente percepita come uno schiaffo agli ideatori delle operazioni segrete di NATO, dipartimento di Stato degli Stati Uniti e CIA. CANVAS, o DEMOZ, è implicata nelle sovversioni sostenute dagli Stati Uniti in Jugoslavia, Egitto e Ucraina. Nel dicembre 2013 la National Security Agency del Quwayt pubblicò un video sui social media che spiegava come CANVAS promuovesse il dissenso in Quwayt. È interessante notare che i volantini di CANVAS/DEMOZ, che istruiscono su come prepararsi a violenti scontri con le autorità statali, siano stati distribuiti sia nei sit-in delle piazze Raba al-Adwaya e Nadah in Egitto, che durante il colpo di Stato ucraino di febbraio 2014. Le organizzazioni nei seguenti Paesi sono interessate dalla lista dell’UEA: Afghanistan, Algeria, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, India, Iraq, Italia, Libano, Libia, Mali, Norvegia, Palestina, Pakistan, Filippine, Federazione Russa, Arabia Saudita, Svezia, Somalia, Siria, Tunisia, Regno Unito, Stati Uniti, Uzbekistan e Yemen. Regioni interessate: GCC, UE, AL, AU.
L’elenco delle organizzazioni che il governo degli Emirati Arabi Uniti indica come terroristiche:
1. Fratellanza Musulmana UAE
2. Al-Islah (o Dawat al-Islah)
3. Fatah al-Islam (Libano)
4. Fatah al-Islam (Associazione dei musulmani italiani)
5. Qalaya al-Jihad al-Emirati (Cellula jihadista negli Emirati)
6. Usbat al-Ansar (Lega dei seguaci) in Libano.
7. Associazione islamica finlandese (Suomen Islam-seurakunta)
8. organizzazione al-Qarama
9. al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM o Tanzim al-Qaidah fi Bilad al-Maghrib al-Islami)
10. Associazione musulmana della Svezia (Sveriges muslimska Förbund, SMF)
11. Hizb al-Ummah (Partito Ummah o Partito della Nazione), nel Golfo e penisola arabica
12. Ansar al-Sharia in Libia (ASL, Partigiani della legge islamica)
13. Det Islamske Forbundet i Norge (Associazione islamica in Norvegia)
14. al-Qaida
15. Ansar al-Sharia in Tunisia (AST, Partigiani della Sharia)
16. Islamic Relief UK
17. Daash (SIIL)
18. Haraqat al-Shabab al-Mujahidin (HSM) in Somalia (Movimento Giovanile dei Mujahidin)
19. Fondazione Cordoba (TCF) in Gran Bretagna
20. al-Qaida nella Penisola Arabica (AQAP)
21. Boko Haram (Jamatu Ahlis Sunna Lidda’Awati Wal-Jihad) in Nigeria
22. Islamic Relief Worldwide (IRW) dei Fratelli musulmani globali
23. Jamat Ansar al-Sharia (Partigiani della Sharia) in Yemen
24. gruppo al-Murabitun (la Sentinella) in Mali
25. Tehrik-i-Taliban Pakistan (Movimento taliban del Pakistan)
26. Fratellanza Musulmana (MB), organizzazione e gruppi
27. movimento Ansar al-Din (difensori della fede) in Mali
28. battaglione Abu Dhar al-Ghifari in Siria
29. Jamah Islamya in Egitto (o Giamat al-Islamiya, Gruppo islamico, IG)
30. Rete Haqqani in Pakistan
31. brigate al-Tawhid (Brigata dell’unità, o del monoteismo) in Siria
32. Ansar Bayt al-Maqdis (ABM, sostenitori della Santa Casa e Gerusalemme), ora ribattezzati Wilayat Sinai (Provincia o Stato del Sinai)
33. Lashkar-e-Taiba (Soldati, o Esercito dei puri, o dei Giusti)
34. qatibat al-Tawhid wal-Eman (battaglione dell’Unità, o Monoteismo, e della Fede) in Siria
35. gruppo Ajnad Misr (Soldati d’Egitto)
36. Movimento islamico del Turkestan orientale in Pakistan (ETIM), o Partito Islamico del Turkestan (TIP), Movimento islamico del Turkestan (TIM)
37. qatibat al-Qadra in Siria (battaglione verde)
38. Majlis Shura al-Mujahidiin fi Aqnaf Bayt al-Maqdis (Consiglio della Shura dei Mujahidin di Gerusalemme, o MSC)
39. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto)
40. brigata Abu Baqr al-Siddiq in Siria
41. movimento Huthi in Yemen
42. Jaish-e-Mohammed (Esercito di Maometto), in Pakistan e India
43. compagnia Talha Ibn Ubaid-Allah in Siria.
44. Hezbollah al-Hijaz in Arabia Saudita
45. Mujahidin al-Honud in Kashmor/India (Mujahidin indiani, IM)
46. brigata Sarim al-Battar in Siria
47. Hezbollah nel Consiglio di cooperazione del Golfo
48. Emirato islamico del Caucaso (Emirato del Caucaso, jihadisti ceceni)
49. brigata Abdullah bin Mubaraq in Siria
50. al-Qaida in Iran
51. Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU)
52. Qawafil al-Shuhada (Carovana dei Martiri)
53. organizzazione Badr in Iraq
54. organizzazione Abu Sayaf nelle Filippine
55. brigata Abu Omar in Siria
56. Asaib Ahl al-Haq in Iraq (Lega dei Giusti)
57. Consiglio per le Relazioni Americano-Islamiche (CAIR)
58. brigata Ahrar Shamar in Siria (Brigata degli uomini liberi della tribù Shamar)
59. brigate Hezbollah in Iraq
60. organizzazione CANVAS di Belgrado, Serbia (o DEMOZ)
61. brigata Sarya al-Jabal in Siria
62. brigata Abu al-Fadl al-Abas in Siria
63. Muslim American Society (MAS)
64. brigata al-Shahba in Siria
65. brigata Yum al-Mawud in Iraq (Brigata del Giorno del Giudizio).
66. Unione internazionale degli Ulama (IUSM).
67. brigata al-Qaqa in Siria
68. brigata Amar bin Yasir
69. Ansar al-Islam in Iraq
70. Federazione delle organizzazioni islamiche in Europa
71. brigata Sufyan al-Thawri
72. gruppo Ansar al-Islam in Iraq (Partigiani dell’Islam)
73. Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (L’Union des Organisztions Islamiques de France, UOIF)
74. brigata Ibad al-Rahman (Brigata dei Soldati di Dio) in Siria
75. Jabhat al-Nusra (Fronte della vittoria) in Siria
76. Muslim Association of Britain (MAB)
77. battaglione Umar Ibn al-Qatab in Siria
78. Haraqat Ahrar al-Sham al-Islami (Movimento islamico degli uomini liberi del Levante)
79. Società islamica della Germania (Islamische Gemeinschaft Deutschland).
80. battaglione al-Shayma in Siria
81. Jaysh al-Islam in Palestina (Esercito dell’Islam in Palestina)
82. Società islamica della Danimarca (Det Islamiske Trossamfund, DIT)
83. qatiba al-Haq (Brigata dei Giusti)
84. brigate Abdullah Azam
85. Lega dei musulmani del Belgio (Ligue des Musulmans de Belgique, LMB)
Alcune eccezioni degne di nota dalla lista degli Emirati Arabi Uniti sono Liwa al-Islam, coinvolta nell’attacco chimico nel Ghuta orientale, presso Damasco in Siria, e il cui capo supremo Zahran al-Lush ha collaborato strettamente con l’intelligence saudita dagli anni ’80, e Harkat-ul-Jihad-al-Islam (HuJI) in Bangladesh, noto per operare anche in Myanmar. Un’altra esclusione degna di nota è la società di soccorso turca IHH, coinvolta nel contrabbando di armi ai “ribelli” in Siria con il pretesto dei “convogli di aiuti”. L’IHH è designata organizzazione terroristica nei Paesi Bassi. Infine, da notare che il Gruppo combattente islamico libico, LIFG, non rientra nella lista. Il LIFG fu determinante nel rovesciamento del governo libico nel 2011, e il cui capo supremo Abdalhaqim Belhadj è a capo del consiglio militare di Tripoli. Il suo secondo, Mahdi al-Harati, nel 2012 guidò una brigata di 20000 libici in due grandi attacchi contro la Siria dalla Giordania.baghdadi-ciaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’obbligo di combattere il SIIL

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 14/09/2014

350307dIl presidente Obama e il segretario di Stato John Kerry tentano di realizzare una cosiddetta “coalizione dei volenterosi” per aiutare gli Stati Uniti a combattere lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (ISIL) in Iraq e Siria. Obama ha solo avuto il sostegno del nuovo fragile governo iracheno, del martoriato governo regionale del Kurdistan nel nord dell’Iraq, e dell’Arabia Saudita. Quest’ultimo “socio”, l’Arabia Saudita, è il benefattore principale del SIIL. Obama ha anche stupidamente detto di voler armare l’“esercito libero siriano”, anche se molti dei suoi membri originali si sono uniti al SIIL e al suo alleato, il Fronte al-Nusra, dopo essere stati addestrati e armati da CIA e squadre militari statunitensi in Giordania e Turchia. Tra i Paesi che Obama e Kerry avevano avvicinato per la loro coalizione, Giordania e Turchia hanno detto di no a lanciare attacchi sulla Siria dal proprio territorio. Anche il Regno Unito ha detto che non avrebbe partecipato agli attacchi alle posizioni del SIIL in Siria. Ben 300 cittadini inglesi combatterebbero con il SIIL in Siria e Iraq. Per via della pressione della lobby israeliana negli Stati Uniti, gruppo che mette sempre avanti gli interessi d’Israele, assai diversi e spesso contrapposti agli interessi degli Stati Uniti, Obama ha perso l’occasione di creare una coalizione veramente efficace che potesse attuare il suo desiderio di “distruggere” il SIIL. Obama e Kerry continuano ad aggrapparsi all’idea di poter contemporaneamente distruggere il SIIL in Siria e abbattere il governo del presidente siriano Bashar al-Assad. Tali idee sono fantasiose e slegate dalla realtà. I sauditi sono all’origine degli attacchi con cloro e sarin ai civili siriani ed è l’Arabia Saudita a rifornire al-Nusra e SIIL. L’idea che alcuni disertori governativi siriani, che vivono in costosi hotel a Istanbul grazie alle carte di credito saudite, rappresentino un qualche “esercito”, è ridicola. E’ anche chiaro che Arabia Saudita e Israele coordinano i loro sforzi per sostenere il SIIL in Siria, soprattutto intorno le alture del Golan, dove il personale delle Forze di Difesa israeliane fornisce supporto ai guerriglieri del SIIL che occupano posizioni dell’esercito siriano, come pure siti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Il direttore della CIA John O. Brennan, uno dei principali sostenitori del regno saudita, avrebbe partecipato a discussioni tra il consigliere per la sicurezza nazionale saudita, principe Bandar bin Sultan, uno dei maggiori sostenitori di al-Qaida negli Stati Uniti, prima del 9/11, come precisato nelle 28 pagine di una relazione del Comitato dell’Intelligence del Senato, il capo dell’intelligence saudita, principe Qalid bin Bandar e il capo del Mossad israeliano Tamir Pardo. Nel suo ultimo discorso televisivo Obama ha detto che voleva limitare il supporto al SIIL. Tuttavia, può farlo solo minacciando severe sanzioni e altre pene ad Arabia Saudita e Israele, i due principali amici del SIIL in Medio Oriente, manna propagandistica per gli israeliani. Yuli Edelstein della Knesset ha detto al primo ministro ceco Bohuslav Slobotka, a Praga, che l’Europa presto capirà i problemi d’Israele con Hamas perché il SIIL arriva in Europa. Edelstein usa il SIIL, creazione di Israele e Arabia Saudita per rovesciare il governo di Damasco, per minacciare l’Europa di attacchi terroristici. Edelstein ha anche avvertito il primo ministro ceco dal migliorare le relazioni con l’Iran. L’unica arma d’Israele è spaventare per intimidire non solo i Paesi più piccoli, come Repubblica ceca, Irlanda e Montenegro, ma i Paesi più grandi come Germania, Francia e Stati Uniti.
Per il presidente Obama c’è solo una coalizione utile per sradicare il SIIL. Una coalizione che necessariamente non può includere l’Arabia Saudita, addestrando volontariamente i membri dell’“Esercito libero siriano” a combattere il SIIL. È più appropriato dire che l’Arabia Saudita arruola il personale dell’esercito libero siriano per inserirlo nel SIIL, non combatterlo. Obama vuol fare credere che l’esercito e la guardia nazionale saudite wahabite prendano le armi contro i wahabiti del ISIL. In realtà, l’esercito saudita esiste per una sola ragione, proteggere la famiglia reale saudita, niente di più e niente di meno. I partner naturali della coalizione contro il SIIL sono coloro che hanno già dimostrato disponibilità ad affrontare i taqfiri wahabiti: le forze armate siriane, libanesi ed Hezbollah che combattono i radicali sunniti in Siria; le forze peshmerga del Kurdistan; l’Iran e le Guardie Rivoluzionarie iraniane che aiutano curdi e turcomanni a combattere il SIIL in Iraq; la Russia e il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov che minaccia di distruggere i “bastardi” del SIIL. Obama potrebbe arruolare l’Egitto se abbandona la pretesa di attaccare il SIIL in Siria e nello stesso tempo arruolare i siriani dell’opposizione “moderata” per rovesciare Assad. L’esercito egiziano, che governa l’Egitto, è un solido alleato del governo siriano di Hafiz e Bashar Assad. Ci sono altri possibili alleati per una campagna realistica per liberare il mondo dal SIIL. Gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare i malconcepiti piani per rifederare lo Yemen nell’ambito di una stupida elaborazione dei neocon del dipartimento di Stato strettamente legati ad Israele. In questo modo porterebbero le forze indipendentiste dello Yemen del Sud e i ribelli sciiti zaidi huthi dello Yemen del nord dalla parte degli USA, spazzando via al-Qaida nella Penisola Araba (AQAP) che rifornisce di uomini ed altri elementi il SIIL.
Il senatore John McCain e la sua “ombra” Lindsey Graham, insieme alle loro lobby neocon, israeliana e di spacciatori filo-sauditi griderebbero contro qualsiasi riavvicinamento alle forze sciite islamiche di Iran, Iraq, Yemen, Libano e Siria per combattere il SIIL, dove gli interessi di Israele e Arabia Saudita sono diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti. Il presidente Obama, che non deve affrontare un’altra elezione, è nella posizione unica di usare il suo “pulpito” della presidenza degli Stati Uniti per mettere a posto McCain, Graham, l’American Israel Public Affairs Comittee (AIPAC), il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo entourage, i saudofili della lobby dell’American Petroleum Institute. Tali individui e gruppi vorrebbero solo che gli Stati Uniti inviassero ulteriori militari e risorse per perseguire le proprie politiche da spacciatori mediorientali volte solo a proteggere gli interessi di Israele e del regno saudita. Abbandonando la cooperazione con i ricchi petro-potentati della penisola arabica, gli USA, dopo aver sconfitto il ISIL, potrebbero dedicarsi a sradicare gli islamisti che controllano Tripoli, in Libia. Per fare ciò non dovrebbero coinvolgere gli espatriati libici tirati fuori dalle comodità finanziate dalla CIA nel nord della Virginia, Parigi e Inghilterra, divenendo il nuovo governo libico dopo la brutale caduta del leader libico Muammar Gheddafi. Piuttosto, gli USA devono riportare al potere in Libia i principali sostenitori di Gheddafi. I funzionari di Gheddafi devono essere liberati dal carcere. Una Libia stabile potrebbe quindi essere il trampolino di lancio per attaccare i wahabiti che controllano parti del nord della Nigeria e del Camerun sotto la bandiera di Boko Haram, impegnati in attentati terroristici brutali in Mali. Gli Stati Uniti devono anche fare causa comune con i tuareg del Mali che rivogliono la loro Patria Azawad. Questi sono i passi che devono essere adottati per correggere gli errori commessi dagli interventisti incompetenti di Obama che hanno sconvolto il Medio Oriente.

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La Minaccia. Sulla maglietta nera: ‘politica estera irresponsabile di Obama’.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La fine dell’alleanza mediorientale degli USA

Alessandro Lattanzio, 3/9/2014

Barack Obama, King AbdullahGrandi mutamenti si sono avuti ad agosto in politica internazionale. Non solo si registrava la sconfitta della NATO in Ucraina, con la grande offensiva dell’Esercito Popolare di Novorossija, ma anche in Nord Africa/Medio Oriente, dove, dopo il sussulto causato dall’avanzata dell’esercito islamo-atlantista del SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) in Iraq settentrionale e Siria orientale, le forze regionali del campo filo-USA, profondamente divise e contrapposte, avviavano la controffensiva al piano islamo-atlantista avviato nel dicembre 2010, noto come ‘Primavera araba’, radicalizzatosi immediatamente dal febbraio 2011 con le operazioni sovversive in Egitto, l’infiltrazione in Siria e il golpe-invasione in Libia. La serie di operazioni occulte e destabilizzanti attuate nel corso di questi tre anni da Washington, Tel Aviv, Parigi, Londra, Berlino, Roma e Ankara tramite le reti Stay Behind della NATO e con il supporto della Fratellanza mussulmana finanziata dal petroemirato del Qatar, hanno portato alla formazione dell’ultimo avatar di al-Qaida, ovvero il già citato SIIL. Tale organizzazione terroristica, una sorte di ‘super-clan’ delle dune, è un prodotto delle operazioni spionistiche e di guerra psicologica delle agenzie d’intelligence israeliane e statunitensi, allo scopo di scavalcare i Paesi arabi, soprattutto l’Arabia Saudita, nel controllo della legione islamista, composta da decine di migliaia di mercenari e terroristi islamisti, salafiti e taqfiriti radunati in Turchia, dove vengono addestrati, armati e finanziati. Ciò è dettato dell’inefficienza operativa dimostrata dai Paesi del Golfo e dalla Giordania nell’aggressione alla Siria, e dalla conseguente incapacità di affrontare seriamente l’Asse della Resistenza in costruzione, imperniata nell’Iraq risorgente di al-Maliqi. Tale inefficienza ha spinto Washington non solo a creare direttamente il suo esercito islamista, appunto il SIIL, ma ad iniziare ad usarlo in modo sotterraneo anche contro l’Arabia Saudita, una volta rivelatosi impossibile controllare la produzione petrolifera irachena, eliminare la Siria baathista, controllare il caos in Libia, dominare totalmente la stessa Turchia, imporre il dominio islamista in Egitto e Libano, ed allontanare l’Iran dall’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Dopo tutto ciò, rimane Ryadh quale ultimo bersaglio apparentemente abbordabile. L’occupazione degli enormi giacimenti petroliferi sauditi, di cui disporre a piacimento, sicuramente balena da decenni nelle menti del Pentagono e di Langley. E a Ryadh, e nelle capitali degli altri petroemirati del Golfo Persico, si sarà di certo intuito che qualcosa di torbido, a Washington, si muove dalla Siria alla penisola arabica. Da qui la probabile ragione dell’ultimo intervento del decrepito monarca saudita, re Abdullah, che il 29 agosto a Ryadh, ricevendo i nuovi ambasciatori accreditati in Arabia Saudita, tra cui quello degli Stati Uniti, si dichiarava “sorpreso dall’inazione verso il terrorismo del SIIL, da egli ritenuto ‘inaccettabile’ e verso cui reagire con forza e determinazione. “Vedete come (i jihadisti) decapitino e mostrino ai bambini teste mozzate per strada“, aveva detto condannando la crudeltà di tali atti. Piuttosto sorprendente da un re che aveva massicciamente sostenuto tali barbari criminali quando devastavano la Siria. Re Abdullah, che sembra aver ripreso coscienza, ha continuato: “Non è un segreto per voi ciò che fanno e faranno ancora. Se li ignorate, sono sicuro che arriveranno in un mese in Europa e dopo due in America“. Infatti, ciò non è un segreto per certi Paesi occidentali, complici nella nascita e metastasi di tale cancro islamo-terrorista. Sempre il 29 agosto, il principe saudita Walid bin Talil si recava a Parigi in visita privata, venendo ricevuto da François Hollande all’Eliseo. Tale incontro ebbe luogo pochi giorni prima dell’arrivo a Parigi del principe ereditario saudita Salman bin Abdul Aziz, ricevuto il 1 settembre all’Eliseo da François Hollande, nell’ambito della visita ufficiale per la cooperazione militare nella crisi in Medio Oriente. Il principe ereditario si recava in Francia per dire ciò che re Abdullah aveva detto ai diplomatici in Arabia Saudita. In altre parole, non si dovrebbe più giocare con il fuoco del fondamentalismo, perché vi è il pericolo dell’incendio. Era questo che ha spinto a reagire il re saudita, temendo per il suo regno l’indecisione e l’inazione di Barack Hussein Obama negli attacchi aerei contro i jihadisti del SIIL. Il 30 agosto 2014, il quotidiano saudita Asharq al-Awsat e la rete TV al-Arabiya riferivano tali propositi del re saudita. Abdullah aveva anche detto che “il terrorismo non conosce confini e può interessare diversi Paesi al di fuori del Medio Oriente“, dove i jihadisti del SIIL devastano barbaramente i territori conquistati in Siria e in Iraq grazie al denaro saudita e qatariota, e alle armi fornite da statunitensi, inglesi e francesi. Anche se ritardataria, la posizione di re Abdullah è un’importante svolta nella politica saudita. Rientra nella logica del sostegno saudita al Generale Abdelfatah al-Sisi contro la Fratellanza musulmana in Egitto. “Ma questa politica sarà ambigua fin quando non sarà avviato un cambiamento radicale nella crisi siriana, e non sia imposta una giusta correzione allo Stato canaglia del Qatar, principale finanziatore del terrorismo islamico nel mondo arabo, africano e occidentale.”
A ciò si aggiunga gli ultimi eventi nella Libia oramai martirizzata da tre anni d’interventismo islamo-atlantista, “A fine agosto 2014, il Paese aveva due parlamenti: uno eletto dal popolo libico, e l’altro legittimato esclusivamente dal supporto straniero. La situazione sembrava così difficile, a quel punto, che era possibile l’intervento militare da parte degli Stati regionali, capeggiati dall’Egitto, per l’obiettivo di stabilizzare il Paese eliminando i jihadisti finanziati e armati dall’estero e che utilizzano la Libia come trampolino di lancio della guerra islamista contro l’attuale governo egiziano. … Il Qatar ha creato un “esercito libero egiziano” nel deserto della Cirenaica, modellato sull'”esercito libero siriano” che Qatar, Turchia e Stati Uniti avevano costruito per sfidare il leader siriano Bashar al-Assad. … Nell’agosto 2014, i terroristi jihadisti legati ai gruppi salafiti collaboravano con i Fratelli musulmani (Iqwan) radicati in Cirenaica e sostenuti da Qatar, Turchia e Stati Uniti. … Il 18 agosto 2014, la situazione si era deteriorata al punto che aerei da combattimento degli Emirati Arabi Uniti (EAU), operando da basi egiziane, effettuarono attacchi contro le milizie jihadiste a Tripoli, senza preavvisare gli Stati Uniti. L’operazione fu coordinata con il governo dell’Arabia Saudita, che permise agli aerei dell’aeronautica degli Emirati Arabi Uniti si sorvolare il regno saudita verso l’Egitto. Gli aerei dell’aeronautica emirota utilizzarono le aviocisterne Airbus A330MRTT per rifornirsi in volo e raggiungere la base aerea di Marsa Matruh, o un’altra base aerea avanzata egiziana, da cui effettuare gli attacchi sugli obiettivi libici. I primi attacchi, il 18 agosto 2014, colpirono gruppi di terroristi; i successivi, del 23 agosto 2014, colpirono lanciarazzi e veicoli militari dei terroristi forniti dal Qatar. Gli attacchi non impedirono alle milizie della coalizione islamista di Misurata, Fajr al-Libiya (Alba della Libia), di occupare il 24 agosto Tripoli, sottraendola al controllo della milizia di Zintan. L’UAE colpì anche Ansar al-Sharia, altro gruppo islamista sostenuto da Washington”.
Il 25 agosto 2014, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Regno Unito rilasciarono una dichiarazione che denunciava le “interferenze esterne” in Libia, che “aggravano le divisioni attuali e minano la transizione democratica della Libia“, nascondendo la realtà che gli Stati Uniti dal 2011 interferiscono in Libia continuando a sostenere l’invadenza del Qatar. Allo stesso tempo, sempre con l’incoraggiamento degli Stati Uniti, l’ex-parlamento islamista, senza mandato, veniva riconvocato il 25 agosto 2014 per deliberare lo scioglimento del governo ad interim votato dal Parlamento neoeletto e contrario agli islamisti. Il Parlamento non controllato dagli islamisti continua a riunirsi a Tobruq, in Cirenaica, dove il 24 agosto licenziava il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, generale Abdesalam Jadallah al-Ubaydi, sostituendolo con il colonnello Abdelrazaq Nadhuri, promosso generale per l’occasione. Nadhuri, della città di Marj, a 1100 km ad est di Tripoli, ha partecipato con il ministro degli Esteri della Libia e agli omologhi regionali, al vertice di Cairo per discutere la minaccia islamista. Nadhuri sostiene l’operazione anti-islamista Qarama (Dignità) del generale Qalifa Haftar. All’annuncio della nomina di Nadhuri, alcuni generali libici espressero la loro contrarietà dichiarando “di rifiutarsi di lavorare al comando di un ufficiale che supporta l’operazione Qarama, e di riconoscere solo il generale al-Ubaydi come Capo di stato maggiore“. Intanto, il 25 agosto il Congresso Nazionale Generale (GNC), ufficialmente sostituito dal nuovo Parlamento, nominava una figura islamista, Umar al-Hasi, per formare un “governo di salvezza” che riceveva il riconoscimento degli Stati Uniti. Quindi la Libia oggi ha due parlamenti e due governi. Il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri avrebbe detto, il 25 agosto, che la situazione in Libia minaccia la regione, “Gli sviluppi in Libia colpiscono la sicurezza dei Paesi vicini, per la presenza di movimenti estremisti e gruppi terroristi i cui attivisti non solo non si fermano ai territori libici ma s’infiltrano nei Paesi vicini”, affermando anche che la diffusione dell’illegalità dalla Libia potrebbe richiedere l’intervento straniero. La posizione di Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti svela la divisione tra gli ex-alleati di Washington. Sottolineando ciò, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi dichiarava, sempre il 24 agosto, che Qatar, Turchia, Stati Uniti e Fratellanza musulmana finanziano nuovi piani mediatici che “volti a minare la stabilità dell’Egitto“. Tali potenze, ha detto, “non esitano a spendere decine di milioni, o addirittura centinaia di milioni di dollari per tali siti, promuovendo idee che mirano a minare la stabilità dell’Egitto”.
Gli Stati Uniti, ed Israele, si alienano i principali alleati regionali nel perseguimento di obiettivi strategici confusi e indefiniti, volti solo a generare caos e, forse, creare terreno bruciato economico-sociale intorno all’Asse eurasiatico, il cui nucleo è rappresentato dal riallineamento strategico tra Mosca, Beijing e Tehran, verso cui gravitano sempre più Turchia, Siria, Iraq ed Egitto.

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Il senatore interventista neo-con McCain e, cerchiato in rosso, al-Baghdadi, presunto califfo del SIIL

Fonti:
Il re saudita non sostiene più i terroristi islamici! 1 settembre 2014
La Libia al centro della frattura tra gli alleati regionali degli USA  31/08/2014

Libia, agosto 2014

Alessandro Lattanzio, 28/8/20141114-world-odu-libya_full_600Il 25 luglio riesplodevano gli scontri a Tripoli tra le milizie di Zintan e quelle di Misurata. Gli statunitensi evacuavano l’ambasciata mentre all’aeroporto si svolgeva una battaglia tra miliziani. L’ambasciata USA era stata bombardata da sistemi lanciarazzi Grad. Tripoli era priva da due settimane di benzina ed elettricità, mentre 36 soldati venivano uccisi e altri 50 feriti negli scontri fra i “rivoluzionari della Shura di Bengasi” e le forze speciali libiche ‘Saiqa’, e a Tripoli 23 operai egiziani venivano assassinati dalle milizie.
Il 28 luglio, gli islamisti di Ansar al-Sharia di Bengasi sequestravano il quartier generale delle Forze Speciali libiche, dopo una settimana di combattimenti che causarono oltre 60 morti. Il 13 luglio precedente gli islamisti di Misurata e Bengasi lanciarono un’offensiva contro le brigate di Zintan che occupavano l’aeroporto di Tripoli dal 2011. Il nuovo parlamento libico indiceva la sua prima sessione a Tobruq, dopo le elezioni del 25 giugno, quando i nazionalisti ottennero 160 dei 188 seggi. Dal 16 maggio continuavano gli scontri tra gli islamisti e le forze dirette dal Generale Haftar, che poteva contare su circa 40000 combattenti: 6/7000 provenienti dalle forze armate, 15000 dalle milizie di Zintan, Sawaiq e Qaqa, dirette da Jamal Habil e Ali Naluti, e gli uomini delle forze speciali al-Saiqa del comandante Wanis Buqamada, della National Force Alliance del capo del CNT golpista Mahmud Jibril e delle milizie di Iz al-Din Waqwaq, che controllava l’aeroporto Benina di Bengasi assieme al comandante delle forze aeree di Haftar, Saqr Jarushi. In effetti, Haftar avrebbe a disposizione 4 caccia MiG-21 e 4 elicotteri d’attacco Mi-24 operanti dalle basi aeree di Benina-Bengasi, Labraq, Matuba-Derna e Tobruq. Il centro comando delle forze di Haftar si trova a Barqah. Le forze di Haftar si scontravano a Bengasi con gli islamisti di Ansar al-Sharia, guidata da Muhammad Zahawi, che il 21 luglio, assieme alle milizie taqfirite Scudo Libico di Wisam bin Hamid e brigata al-Batar, assaltarono Campo 319 delle al-Saiqa e la base del 36° battaglione dell’esercito, entrambi nel quartiere Bu Atni di Bengasi. Il 16 giugno gli aerei di Haftar bombardarono la pista d’atterraggio di Tiaq, a sud di Bengasi, utilizzata dagli islamisti per ricevere le armi inviate da Qatar e Turchia. Dal 13 luglio vi furono scontri a Tripoli, per il controllo dell’aeroporto, tra gli islamisti di Misurata del partito Giustizia e Costruzione della Fratellanza musulmana, e le milizie di Zintan, distruggendo una decina di aerei di linea e causando 102 morti e 452 feriti.
Il 16 agosto, 60 persone furono uccise e circa 400 ferite nei combattimenti per l’aeroporto internazionale tra le brigate di Zintan che lo controllano e i militanti islamisti della coalizione Fajr di Misurata. Oltre 700 famiglie fuggirono a Bani Walid, roccaforte della resistenza jamahiriyana, 180 km a sud-est di Tripoli. Aerei da guerra senza contrassegni furono visti bombardare le posizioni delle milizie nella capitale. Il 25 agosto, dopo aver conquistato l’aeroporto internazionale di Tripoli, gli islamisti di Misurata occupavano Tripoli e convocavano una seduta del vecchio Congresso generale nazionale, mentre quello eletto il 25 giugno si era riunito due settimane prima a Tobruq. Il vecchio Parlamento, dove gli islamisti avevano la maggioranza, nominava un suo ‘premier’, l’islamista Umar al-Hasi, in contrapposizione al premier in carica al-Thini.
Mideast Libya Misurata, città islamista in contrasto con le milizie di Zintan, lanciava l'”operazione Alba” in risposta all'”operazione Dignità” di Haftar a Bengasi, fallita con la ritirata di Haftar a Tobruq. Inoltre, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero attuato attacchi aerei sulla Libia senza informarne gli Stati Uniti. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero inviato cacciabombardieri F-16 e aerei da rifornimento nelle basi egiziane, per colpire Tripoli almeno due volte ad agosto. Nel primo caso, il 18 agosto, fu colpito un deposito di armi controllato dalle milizie islamiste a Tripoli, eliminando 6 terroristi; nel secondo, il 23 agosto, furono distrutti lanciarazzi e autoveicoli, e un magazzino fu danneggiato presso il ministero degli Interni di Tripoli, sempre controllato delle milizie di Misurata, eliminando 15 terroristi e ferendone altri 30. Inoltre, una squadra delle Forze Speciali egiziane avrebbe distrutto una base islamista nella Cirenaica. L’ex-ministro degli Esteri egiziano Amir Musa, aveva detto “staterelli, sette e fazioni estremiste in Libia minacciano direttamente la sicurezza nazionale dell’Egitto. Chiedo un ampio dibattito per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi e costruire il supporto necessario nel caso dovessimo esercitare il nostro diritto all’autodifesa“. Il Presidente al-Sisi affermava che l’opzione per addestrare l’esercito libico, e che l’Accademia di polizia egiziana era disponibile ad addestrare la polizia libica, assicurando che la sicurezza della Libia rientra nella stabilità dell’Egitto e di tutta la regione. Il 25 agosto, l’Egitto aveva un vertice sulla situazione libica con Tunisia, Algeria e Libia. La delegazione libica a Cairo era composta dal ministro degli Esteri Muhammad Abdelaziz, dal capo del parlamento Uqayla Salah e dal capo di Stato Maggiore Abdelrazaq al-Nazury, che aveva dichiarato che il suo Paese ricostruirà un nuovo esercito in cooperazione con l’Egitto. Funzionari del governo statunitense avevano affermato che l’amministrazione Obama era stata colta di sorpresa. “Egitto ed Emirati Arabi Uniti hanno agito senza informare Washington o cercarne il consenso, emarginando l’amministrazione Obama“. In conseguenza di tali azioni, i governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti rilasciavano un’ipocrita dichiarazione congiunta che condannava le “interferenze esterne in Libia, aggravando le divisioni attuali e minando la transizione alla democrazia della Libia“. Secondo l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Tariq Mitri, “I dati sugli sfollati indicano che oltre 100000, e forse 150000, persone hanno cercato rifugio all’estero, compresi i lavoratori migranti che hanno abbandonato il Paese“.
La Gran Bretagna ospita il capo spirituale degli islamisti libici, il Gran Muftì shayq Sadiq al-Ghariani, che aveva celebrato l’occupazione di Tripoli da parte della milizia islamista di Misurata su una TV satellitare, Tanasuh, registrata a nome di un familiare, Sohayl al-Ghariani, residente ad Exeter. Ghariani s’era congratulato con gli islamisti di Misurata, “Mi congratulo con i rivoluzionari per la loro vittoria, e benedico i martiri“, dell’occupazione di Tripoli. Il predicatore salafita aveva anche chiesto che gli islamisti attaccassero Bayda, sede del governo, e Tobruq, dove si trova il parlamento. “Invito città come Tobruq e Bayda, che svolsero un lavoro incredibile nella rivoluzione (il golpe contro la Jamahiriya. NdT)… ad unirsi ai loro fratelli rivoluzionari della Libia, in modo da unirsi. I Paesi che contribuirono alla rivoluzione del 17 febbraio… devono scommettere sulla gente, non sui governanti“. Nominato due anni prima Gran mufti, al-Ghariani sostiene le fazioni islamiste con fatwa che vietano anche l’importazione di lingerie. “Il mufti è sempre stato un elemento di disturbo“, affermava Hasan al-Amin, un politico libico fuggito in Gran Bretagna dopo esser stato minacciato dalle milizie. “Questo tizio era in Gran Bretagna ad istigare queste cose”.

999947Fonti:
IlSole24ore
IlSole24ore
ITAR-TASS
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Repubblica
RIAN
RID
RussiaToday
Wsws

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