I Backfire Russi in Iran lanciano un avvertimento

Philippe Grasset, Dedefensa, 16/8/2016Tupolev Tu-22M3 bomber performs during International Army Games 2016 in Dubrovichi outside RyazanDai primi anni ’70, il Backfire è stato tra le principali cronache sulla “minaccia” che NATO e Pentagono affrontavano, nel gergo atlantista per potenza militare sovietica. Backfire era (e rimane) il nome in codice dato dalla NATO al Tupolev Tu-22M apparso in quel momento, di cui ci si chiedeva se l’autonomia non lo classificasse entro i limiti strategici fissati da SALT e START. Da allora, il Tu-22M si è evoluto in nuove versioni, cambiandolo notevolmente e rimanendo oggi, con il vecchio Tu-95 e il Tu-160, uno degli aerei dell’aviazione strategica russa. Si tratta quindi di un velivolo aureolato da una lunga controversia strategica quello che viene stanziato nella base aerea di Hamadan, nell’ovest dell’Iran, da cui compiva i primi attacchi contro SIIL e al-Nusra (o ex al-Nusra…) Il vantaggio è che il Tu-22 vola per 700 chilometri da Hamadan per compiere la missione in Siria, invece di 2000 km dalle basi nel sud della Russia. La sensazione è che ciò sia in realtà la prima cooperazione operativa diretta e sensazionale tra Russia e Iran, accompagnata da un numero impressionante di foto e dettagli del Ministero della Difesa russo. La Russia vuole farlo sapere e l’episodio rientra ovviamente negli sviluppi sulla base russa in Siria di Humaymim. (Tra i piani russi vi è allungare la pista della base per consentire ai bombardieri strategici Tu-22M di atterrarvi: come il dispiegamento ad Hamadan, si tratta di avvicinare i bombardieri ai loro obiettivi, principalmente per poterli colpire rapidamente con massicci carichi, in relazione agli sviluppi in Siria). Molti i testi pubblicati simultaneamente all’evento. Vi sono quelli di RT nonché le varie fonti del blocco BAO. Da parte nostra, pensiamo di riportare ZeroHedge, che ricorre a molte fonti nel presentare il fatto… In questi testi, troviamo la stessa generosa raccolta di fotografie. In ogni caso, il punto più notevole è l’aspetto della comunicazione, che Mosca intende usare ora, avendo un alleato strategico attivo e “operativo” in Medio Oriente. Da parte loro, gli iraniani ne sono contenti, sapendo naturalmente che un attacco all’Iran (alcuni ci pensano sempre ) rischia di provocare un grande conflitto. In breve, oltre all’aspetto operativo, la saga del Backfire in Iran (con altri aerei russi, tra cui il nuovo Su-34) lancia un avvertimento.
081618-Hamadan-IranMentre Obama guida la campagna a favore di Hillary Clinton, Vladimir Putin si crea degli amici. I bombardieri strategici russi a pieno carico effettuavano i primi attacchi contro obiettivi terroristici in Siria operando da una base aerea iraniana, secondo il Ministero della Difesa russo, dopo che Mosca aveva schierato aerei russi su una base aerea iraniana ampliando la campagna in Siria. Il ministero ha detto che gli attacchi dei bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e dei cacciabombardieri Sukhoj Su-34 venivano lanciati dalla base aerea di Hamadan in Iran. La TV Rossija 24 trasmetteva immagini di almeno tre bombardieri e un aereo da trasporto militare russo in Iran, ma indicando che molti bombardieri russi vi erano arrivati. Era la prima volta che la Russia colpiva obiettivi in Siria dall’Iran, dall’avvio della campagna di bombardamenti per sostenere il Presidente siriano Bashar al-Assad, nel settembre 2015. Mosca e Teheran hanno firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale, e secondo il Consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, la cooperazione tra i due Paesi sulla Siria è “strategica”. Teheran accettava di condividere strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA). I media russi affermavano che i bombardieri Tupolev Tu-22M3, che avevano già effettuato molti attacchi sui terroristi in Siria dalle basi nel sud della Russia, erano troppo grandi per essere ospitati nella base aerea russa in Siria. Secondo RT, il principale vantaggio per l’Aeronautica russa è la drastica riduzione del tempo di volo sugli obiettivi dei terroristi in Siria. I bombardieri a lungo raggio russi hanno effettuato attacchi aerei in Siria dalla base di Mozdok, Russia, coprendo una distanza di circa 2000 km per arrivare nello spazio aereo siriano. Ora la distanza si riduce a 700 km, in modo che gli attacchi aerei saranno meglio coordinati effettuandoli immediatamente e con meno costi. Come osserva Reuters, la mossa dimostra che la Russia espande ruolo e presenza in Medio Oriente mentre i media russi riportano che Mosca ha chiesto a Iran e Iraq il permesso di lanciare missili da crociera contro obiettivi siriani dal Mar Caspio. Il ministero ha detto che gli attacchi miravano a Stato islamico e terroristi già noti come Jabhat al-Nusra nelle province di Aleppo, Idlib e Dayr al-Zur e che i bombardieri erano scortati dai caccia della base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Lataqia in Siria. Nel frattempo, la cooperazione militare tra Iran e Russia si sviluppa rapidamente. A gennaio, Mosca e Teheran firmarono un accordo di cooperazione militare più ampio della collaborazione nell’addestramento di personale e nell’antiterrorismo. Il Ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu e l’omologo iraniano Generale di Brigata Hossein Dehghan firmavano il documento durante la visita dei vertici russi nella capitale iraniana. Il Cremlino non si ferma qui: Interfax riferiva che Mosca ha chiesto ancora una volta a Iran e Iraq di permettere ai missili da crociera di sorvolare i rispettivi spazi aerei per attaccare obiettivi terroristici in Siria. Inoltre, la Russia avviava esercitazioni navali tattiche nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Le navi da guerra che partecipano all’esercitazione effettuano tiri di artiglieria e missili “in condizioni di battaglia simulate”. La forza nel Mediterraneo comprende due pattugliatori lanciamissili armati dei complessi per missili da crociera Kalibr-NK dotati di otto missili ciascuno…Russian-jets-in-Iran-3-774x516

La Russia schiera bombardieri pesanti in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 16/8/2016
I Tu-22M3 e i Su-34 colpiscono i loro obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran.Mentre il vero stato delle relazioni tra Turchia e Russia rimane oscuro, l’allineamento della Russia con l’altra grande potenza dell’Asia centrale, l’Iran, s’intensifica, con la notizia che bombardieri pesanti Tu-22M3 russi, insieme a Su-34, compivano missioni contro obiettivi jihadisti in Siria dalla base di Hamadan in Iran. Ciò è principalmente un atto politico e non militare. I Tu-22M3 hanno il raggio d’azione per colpire in Siria dalle basi nel sud della Russia e l’hanno ripetutamente dimostrato. Non c’è alcuna ragione operativa per decollare da Hamadan. La Russia ha scelto di stanziare i suoi Tu-22M3 ad Hamadan come dichiarazione politica su Russia e Iran alleati militari nella lotta comune al terrorismo islamico in Siria. La presenza dei bombardieri russi ad Hamadan, in Iran, indica qualcos’altro. È una potente dichiarazione di sostegno della Russia all’Iran e al governo iraniano. Così come la presenza della base aerea russa permanente di Humaymim rende impossibili o difficilissimi gli attacchi israeliani e statunitensi contro la Siria, così la presenza dei bombardieri russi in Iran è un potente monito contro qualsiasi piano statunitense o israeliano per attaccare l’Iran, come potrebbe ancora una volta considerarli la nuova amministrazione degli USA dopo le presidenziali. Questo è potenzialmente importante dato che Hillary Clinton e Donald Trump, qualunque differenza possano avere sulla Russia, sono fautori della linea dura contro l’Iran. Il dispiegamento dei bombardieri russi in Iran va di pari passo alla convergenza sui legami politici ed economici. Avviene poco dopo che Putin incontrava a Baku il Presidente iraniano Rouhani e il Presidente dell’Azerbaigian Aliev, e dopo il sostegno diplomatico della Russia all’Iran nei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti, e le notizie sul rafforzamento dei legami economici tra Russia e Iran. L’Iran, che potrebbe diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organisation il prossimo anno, ha appena ricevuto un sostanziale credito russo e la proposta di negoziati per istituire una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, incluso l’Azerbaigian. E’ anche certo non sia un caso che il Ministro della Difesa russo Shojgu avesse appena completato una misteriosa visita in Azerbaigian. Quale fosse il punto preciso della visita non era chiaro (è improbabile che avesse a che fare con la disputa sul Nagorno-Karabakh), ma sembra probabile che fosse in qualche modo collegata al recente dispiegamento militare russo in Iran. Guardando avanti, nel caso la presenza russa in Iran diventi permanente, come il dispiegamento russo in Siria, allora avrebbe un grande impatto strategico militare e politico nella regione del Golfo, come la base russa in Siria l’avrà nel Mediterraneo orientale. Se si è ancora molto lontani dai pattugliamenti aerei russi su Golfo e stretto di Hormuz dalle basi iraniane, improvvisamente diventano una possibilità immaginabile. Se accada o meno è un altro discorso. La cautela è d’obbligo. A differenza della Siria, l’Iran sicuramente non dipende dalla Russia. Al contrario è una grande civiltà e una grande potenza dalla lunga storia, di gran lunga maggiore di quella russa, e una politica molto attiva in Medio Oriente e altrove. Le relazioni tra Iran e Russia non furono sempre facili e l’Iran è noto avere una scarsa visione di alcune mosse diplomatiche della Russia sulla Siria. C’è anche chi in Iran, e ancora più nella diaspora iraniana, preferirebbe un Iran allineato agli Stati Uniti. Non si può quindi affermare con certezza che questo rapporto nascente tra Iran e Russia frutti o continuerà come alleanza finora puramente tattica, forgiata per combattere il jihadismo in Siria. Tuttavia, per il momento la convergenza tra le due parti è sempre più forte e con il dispiegamento per quanto temporaneo dei bombardieri russi a Hamadan, il suo profilo s’accresce di molto.Russian-jets-in-Iran-2

La base russa di Hmeimim sarà aggiornata e permanente
Karine Bechet-Golovko, Russie-politique, 13 agosto 2016

“Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale”

14d3c80ad3bf1503cfc67c43242de8a4Nella “crisi di fiducia” che interessa le relazioni russo-statunitensi (o meglio, il dovuto confronto con la realtà), la Russia risponde molto semplicemente al sostegno incondizionato fornito dagli Stati Uniti ai terroristi siriani che combattono contro il Presidente Assad: la Russia rafforzerà la base di Humaymim in Siria rendendola permanente. L’annuncio fu fatto l’11 agosto dal senatore russo Frantz Klintsevich: la Russia modernizzerà la sua base, sia sul piano militare che logistico. Il disegno di legge è stato presentato. “Una volta definito lo status giuridico, Humaymim sarà la base delle Forze Armate russe, un’infrastruttura adeguata sarà costruito e il nostro esercito vi vivrà in condizioni decenti“. È una base permanente e non una struttura temporanea che la Russia vuole creare. Questa idea di ammodernare le strutture della base non è nuova, ma risale al 2015. L’idea di una possibile collaborazione con la coalizione degli Stati Uniti sembra ormai scomparsa. Le illusioni alla fine cadono e il contesto rende questo rafforzamento inevitabile per combattere effettivamente il terrorismo. Dall’intervento in Siria, la Russia ha già effettuato più di 9000 sortite , oltre ai bombardieri inviati per le operazioni di bombardamento e ai lanci di missili. L’efficacia dell’intervento russo in Siria non è seriamente contestata. E’ la geopolitica che deriva da questa efficienza, che riceve più attenzione dagli analisti anglosassoni: la posizione della Russia si rafforza rispetto agli Stati Uniti. Abbastanza per gettare un’ombra. Va preso atto che l0articolo del 6 agosto del New York Times sottolinea la vittoria militare russa in Siria, nonostante CIA e Arabia Saudita aiutino i ribelli a rovesciare Assad, non a combattere lo SIIL La Russia ha ribaltato l’equilibrio delle forze: “L’offensiva dei ribelli è stata aiutata da potenti missili anticarro forniti da Central Intelligence Agency e Arabia Saudita. Le valutazioni dell’intelligence a Washington rotenevano che il Presidente siriano Bashar al-Assad stava perdendo potere. Ma arrivati i russi arrivarono, colpendo le forze ribelli appoggiati dalla CIA con una campagna aerea che li faceva ritirare. E i capi ribelli che ora si aggrappato ai quartieri assediati nella città di Aleppo, dicono che i rifornimenti di missili anticarro della CIA si esauriscono“. Per la prima volta dall’Afghanistan, osserva il giornale, la Russia sfida direttamente gli Stati Uniti. Questa vittoria militare ha portato a una vittoria politica: costringere gli Stati Uniti, se non a cooperare, almeno a tener in considerazione la Russia. Ma Obama e la sua amministrazione insistono e continuano a respingere i tentativi russi di cooperare. Il motivo addotto è l’assenza di fiducia. Ma, naturalmente, non ci può essere una cooperazione quando c’è rivalità, con obiettivi e interessi diversi. Ecco perché vedrete tali dichiarazioni: “Anche Obama ha espresso cautela su un accordo duraturo con Mosca. “Non sono sicuro che ci si possa fidare dei russi o di Vladimir Putin”, ha detto Obama in una conferenza stampa. “Ogni volta che si cerca di mediare qualsiasi accordo con un individuo del genere o un Paese del genere, vi andrete con un certo scetticismo”.”
Da parte sua, la Russia parla anche apertamente di assenza di cooperazione degli Stati Uniti sulla Siria. In risposta, la trasformazione di Humaymim, e va inoltre precisato che, per non violare accordi internazionali e causare aspre reazioni negative, la base non ospiterà in modo permanente armi nucleari. Pertanto, non se ne esclude la loro presenza temporanea… Come i bombardieri. Tutto ciò non può non che influenzare fortemente l’equilibrio di potere nella regione. A ciò si aggiunge il ritorno della Turchia, che ha finalmente chiuso il proprio confine. L’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, eliminando più di 60 estremisti nei combattimenti presso Tadmur, mentre i moderati di al-Nusra, sostenuti dalla comunità internazionale, massacrano le famiglie degli “oppositori” a Aleppo che volevano uscirsene attraverso i corridoi umanitari attuati dalla Russia. Si parla di più di 40 morti. Una parte importante avanza sulla scena internazionale, in particolare inquadrando decisione nella prospettiva dell’indurimento dei toni nei confronti dell’Ucraina e del rafforzamento della Crimea, che vedrà la sua presenza militare consolidata. Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale.Cp6xA5sWcAAxgTI.jpg small

La massiccia campagna aerea russa blocca l’attacco USA-al-Qaida su Aleppo
Moon of Alabama

Cp-vZ2iWcAA1TUuLa parte occidentale di Aleppo è sempre rimasta sotto il controllo del governo siriano. Vi abitano 1,5 milioni di persone. Nelle ultime due settimane vi era l’imminente pericolo che cadesse in mani jihadisti, dati i grandi rifornimenti di nuove armi, munizioni ed intelligence di Stati Uniti e Golfo a 10000 radicali jihadisti guidati da al-Qaida in Siria, per attaccare Aleppo. Dopo diversi giorni riuscivano a rompere la difesa sud-orientale creando un esiguo corridoio per Aleppo est. La zona è assediata dalle forze governative e occupata dai jihadisti. Diversi altri grandi attacchi seguivano, ma si riusciva a malapena a trattenerli. Le forze governative sono un misto di unità di difesa locali e di ausiliari afghani e iracheni. Le difese sembravano scarsamente preparate all’assalto di autobombe seguite da attacchi di fanteria di massa. Il morale era basso e le posizioni non avevano un adeguato coordinamento. Il governo siriano e i suoi alleati non potevano usare gli elicotteri per sostenere la difesa dato che MANPAD appena arrivati erano utilizzati dai jihadisti mettendo in pericolo qualsiasi aereo che vola a bassa quota. Per fermare gli attacchi e preparare la controffensiva andavano attivate le preziose riserve. Le forze d’elite di Hezbollah e della Brigata Tigre dell’Esercito arabo siriano venivano gettate in battaglia, contenendo gli attacchi jihadisti per ora, ma senza avere la massa per la controffensiva. I russi avvertirono ad aprile che una grande offesa jihadista era imminente, ma non fu adottata alcuna risposta durante i colloqui con l’amministrazione degli USA, la cui volontà di discutere era un inganno per sostenere tale attacco.
La campagna jihadista che mira a occupare tutta Aleppo prende il nome dall’uomo che, nel 1979, massacrò un gruppo di cadetti appartenenti a minoranze religiose. Qualora i terroristi vincano, migliaia di civili di Aleppo probabilmente moriranno, non solo delle minoranze. Aleppo è una città sunnita e la guerra è, in contrasto alla propaganda “occidentale”, non tra minoranze religiose e popolazione sunnita, ma tra sette sunnite radicali e i loro fratelli tradizionali. Due settimane fa, l’esercito russo preparava apertamente la risposta adeguata. Il suo aereo spia più moderno, il Tu- 214R, veniva inviato in Siria per raccogliere informazioni, assieme a 2 aerei da ricognizione Il-20M già schierativi. Le manovre della Marina lungo le coste siriane e nel Mar Caspio venivano approntate. L’accordo con l’Iran su misure di sostegno veniva organizzato. Almeno 7 navi russe, tutte dotate di missili da crociera Kalibr, venivano posizionate nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Ieri i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 e i bombardieri tattici Su-34 venivano schierati nella base aerea di Hamadan in Iran. La rotta tra Hamedan e la Siria è del 60% più corta che dalla Russia. Gli aerei potranno così volare più spesso e con maggiore carico. L’Iraq ha concesso i diritti di sorvolo. Questa cooperazione aperta, annunciata pubblicamente dalle immagini della base iraniana, invia un messaggio forte alla “comunità internazionale” dei sostenitori dei jihadisti. La Cina vi aderisce annunciando maggiore cooperazione con l’Esercito arabo siriano. Oggi veniva lanciata una grande campagna di bombardamenti su tutta la logistica e la riserva dei jihadisti che attaccano Aleppo. Tutti i centri di comunicazione, basi, depositi e aree di concentramento tra Aleppo e il confine turco venivano bombardati. Ogni bersaglio fisso rilevato attaccato, probabilmente più volte, e distrutto, quindi i convogli e altri obiettivi utili. La campagna continuerà per diversi giorni. Tali grandi attacchi sulle retrovie delle forze attaccanti non hanno alcuna influenza immediata sul fronte. Aspettatevi alcuni attacchi dei terroristi su Aleppo per deviare dalla distruzione delle loro retrovie. Ma dopo pochi giorni i loro rifornimenti si esauriranno senza che i nuovi arrivino. L’attacco generale ad Aleppo poi finirà.
Tutto ciò da solo blocca la situazione in Siria. Il governo siriano attualmente non ha la capacità di riprendere e controllare la grande area tra Aleppo, Idlib e il confine turco. Saranno necessari ulteriori cambiamenti nella situazione strategica che mutino direzione alla guerra. Ma l’attacco probabilmente fallito ad Aleppo ingoierà più risorse e uomini di quanto i sostenitori dei jihadisti, gli USA ed alleati, possano inviare. Il centro di gravità della guerra probabilmente andrà altrove, lontano da Aleppo libera. Tutto questo, naturalmente, dipende dalla fortuna e dall’imponderabile della guerra.CpfuAP7WAAAxM5Q

La Cina fornirà aiuti alla Siria
The BRICS Post 17 agosto 2016

180373d28c1016e8349807La Cina fornirà aiuti e addestramento militare al governo siriano, dichiara un alto ufficiale della sicurezza cinese. Guan Yufei, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, incontrava il Ministro della Difesa siriano Fahad Jasim al-Furayj a Damasco, durante il quale le due parti discutevano dell’accordo di cooperazione militare. Secondo Guan la Cina ha sempre svolto un ruolo positivo verso la soluzione politica in Siria dall’inizio della guerra civile, cinque anni prima. “Le Forze Armate della Cina e della Siria hanno una tradizione di amicizia, e i militari cinesi vogliono rafforzare scambi e cooperazione con i militari siriani“, ha detto Guan. Guan e al-Furayj hanno discusso del potenziamento dell’addestramento e “raggiunto il consenso” sull’invio di aiuti umanitari dei militari cinesi alla Siria. Guan ha anche incontrato un generale russo a Damasco, secondo l’agenzia Xinhua, senza entrare nei dettagli. All’inizio del mese, il Presidente cinese Xi Jinping ha nominato il diplomatico Qi Qianjin nuovo inviato in Siria. La Cina ad aprile nominava il suo primo inviato speciale per la crisi siriana. Presente nella regione per le forniture di petrolio, la Cina tende a lasciare la diplomazia in Medio Orientale agli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Ma la Cina ha cercato di essere più presente ospitando ultimamente il Ministro degli Esteri della Siria e gli oppositori, in tempi diversi. Gli attacchi aerei russi e l’offensiva del governo siriano continuano contro lo Stato Islamico (IS) e al-Nusra, filiale di al-Qaida nel Paese devastato dalla guerra. L’opposizione principale e i ribelli siriani, insieme a Stati Uniti e altre nazioni occidentali, da tempo insistono che qualsiasi accordo di pace deve includere la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, mentre il governo siriano e la Russia dicono che non c’è tale clausola negli accordi internazionali sottoscritti per il processo di pace. La Russia, insieme ai partner dei BRICS, si oppone alla caduta di Assad.

China's Foreign Minister Wang shakes hands with Syria's Foreign Minister Moualem during a joint news conference after a meeting at the Ministry of Foreign Affairs in Beijing

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perdendo in Siria, Washington bombarda in Libia

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 05/08/2016landsatsirtelocations976Gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia segnano un’importante escalation delle operazioni statunitensi all’estero. Un portavoce del Pentagono ha detto che la campagna aerea continuerà a tempo indeterminato a sostegno del governo di unità dell’ONU a Tripoli contro lo Stato islamico (SIIL). E’ il primo intervento di ‘supporto’ aereo in Libia dal 2011, quando gli aerei della NATO e degli Stati Uniti la bombardarono per sette mesi spodestando il governo di Muammar Gheddafi. La tempistica degli ultimi attacchi aerei degli USA sulla città portuale libica di Sirte sembra significativa. Per quasi due mesi il governo di Tripoli compie incursioni contro le brigate dello SIIL a Sirte. Quindi perché vengono chiesti gli attacchi aerei degli USA in questo preciso frangente? Il dispiegamento della forza aerea degli Stati Uniti in Libia segue di pochi giorni l’offensiva decisiva lanciata dall’Esercito Arabo Siriano e dagli alleati russi sulla città strategica di Aleppo, nel nord della Siria. Mentre gli alleati siriani e russi si muovono sconfiggendo le milizie antigovernative rintanate nella più grande città della Siria, la cui vittoria fa presagire la fine della guerra siriana, la frustrazione di Washington nel contrastare il successo della Russia nella guerra ai gruppi terroristici eterodiretti in Siria è palpabile, soprattutto da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha inviato forze russe nel Paese arabo, vecchio alleato di Mosca, quasi dieci mesi fa. La frustrazione statunitense ha raggiunto il punto di ebollizione quando la Russia annunciava unilateralmente che procedeva, insieme alle forze siriane, alla liberazione di Aleppo, seconda città della Siria dopo la capitale Damasco, assediata dai gruppi armati illegali da quasi quattro anni. Per la vicinanza al confine con la Turchia, Aleppo era la rotta fondamentale per terroristi ed armi che alimentano la guerra, una guerra che Washington, alleati della NATO e partner regionali hanno segretamente sponsorizzato con l’obiettivo politico del cambio di regime contro il Presidente Bashar al Assad. Quando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava l’apertura dei corridoi umanitari per far fuggire da Aleppo i civili e i terroristi arresisi, il piano è stato ridicolizzato quale “inganno” dal segretario di Stato USA John Kerry. L’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Samantha Power descriveva l’offensiva siriano-russa su Aleppo come “agghiacciante”. Tuttavia, il sovrano governo legittimo della Siria ha tutto il diritto di riprendere il controllo di Aleppo, ex-polo commerciale del Paese, sequestrato da vari gruppi terroristici, alcuni designati organizzazioni terroristiche internazionali. Le le aspre parole di Kerry e Power indicano perplessità di Washington per il successo di Mosca in Siria. L’intervento militare della Russia ha contrastato la cospirazione degli Stati Uniti per il cambio di regime. Washington può essersela cavata parzialmente con i piani di cambio di regime in Afghanistan, Iraq, Libia e Ucraina. Ma l’intervento della Russia ha sventato una manovra simile in Siria. Non solo, ma mentre Russia e l’alleato siriano sono vicini alla sconfitta definitiva delle reti dei mercenari antigovernativi di Aleppo, appare terribilmente ovvio che la farsa di Washington sui “ribelli moderati” frammisti ai terroristi venga denunciata. Da mesi Washington ha procrastinato le richieste di Mosca di fornire una demarcazione netta tra i cosiddetti moderati ed estremisti. Washington ha con cura esitato nel fornire alcuna distinzione o separazione. Mentre le forze russe e siriane mettono in un angolo i terroristi ad Aleppo, è evidente che Washington e i media occidentali sono invischiati nelle peggiori menzogne utilizzate negli ultimi cinque anni per giustificare la guerra in Siria. Inoltre, la Russia emerge vincente per come ha perseguito la campagna militare a sostegno del governo siriano. In altre parole, la Russia viene vista combattere realmente la guerra al terrorismo, mentre Washington ed alleati manifestano atteggiamenti mercuriali, se non criminali, nel rapporto con i gruppi terroristici che pretendono di combattere.
_55412434_sirte_detailmap_464 Il capo della diplomazia di Washington John Kerry era in trepidante attesa di chiarimenti da Mosca sull’offensiva ad Aleppo. Dal 1° agosto era chiaro che Mosca non aveva intenzione di assecondare le apprensioni di Washington sul piano offensivo. “Ancora una volta, l’amministrazione Obama sembra essere accecata da Putin, proprio come quando la Russia inviò le proprie forze in Siria a settembre“, dichiarava un editoriale del Washington Post. Nella notte dell’1-2 agosto gli attacchi aerei degli Stati Uniti venivano ordinati sulla Libia. Il disappunto di Washington sulla Siria è aggravata perché, solo poche settimane prima, Kerry volava a Mosca per offrire un “accordo” sulla cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, presumibilmente per combattere le brigate terroristiche in Siria. È apparso che tale accordo fosse solo l’invito alla Russia a far dimettere Assad. Cioè, la Russia doveva accettare l’obiettivo del cambio di regime statunitense. Alla Russia non interessa. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ribadiva la posizione che il futuro della presidenza della Siria riguarda il popolo siriano soltanto, senza interferenze estere. Poi l’offensiva militare intrapresa ad Aleppo dalle forze siriane e russe, senza riguardo per le preoccupazioni di Washington per i suoi “ribelli moderati”/terroristi era l’ulteriore segnale che Mosca persegue propri valutazioni ed obiettivi strategici. Per Washington è un affronto lancinante. L’editoriale del Washington Post citato aveva un titolo irritato: “Basta fidarsi di Putin sulla Siria”. Era l’ultimo di una serie di editoriali che ingiungevano l’amministrazione Obama a “finirla” con Mosca sulla Siria. Uno dei titoli precedenti diceva: “Obama si ritira davanti Putin in Siria, di nuovo“. Nell’amministrazione Obama sembra esserci un forte dissenso sulla politica percepita fallimentare sulla Siria. Il segretario alla Difesa Ashton Carter e il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper si sono opposti al gioco continuo di Obama e Kerry per cercare la cooperazione militare della Russia. In precedenza, 51 diplomatici degli Stati Uniti firmavano una lettera congiunta che invitava l’amministrazione Obama ad intensificare le operazioni militari in Siria contro il governo di Assad. E’ anche chiaro che l’aspirante successore democratico di Obama alla Casa Bianca, Hillary Clinton, sia circondata da collaboratori del Pentagono che spingono per un maggiore intervento in Siria, anche ponendo il grave rischio di scontri con le forze russe. Di fronte alle crescenti critiche per il fallimento in Siria, sembra che gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia siano stati ordinati come sorta di compensazione. Il presidente Obama avrebbe ordinato gli attacchi su consiglio del capo del Pentagono Ashton Carter. Sembra che l’amministrazione Obama cerchi di respingere l’accusa di essere morbida. Inoltre, ordinando gli attacchi aerei contro i jihadisti dello Stato islamico a Sirte, in Libia, si permette a Washington di riprendere la narrazione perduta con la Russia in Siria.
Il successo della Russia in Siria ha seriamente minato l’affermazione di Washington di guidare la guerra al terrorismo. L’ultima resistenza dei gruppi terroristici ad Aleppo, tra cui le milizie sostenute da Washington e alleati, rappresenta la prova incriminante. Quindi, mentre la rete si stringe su Aleppo in Siria, la mano di Washington è costretta a scatenarsi in Libia per cercare di dare lustro alla pretesa appannata di combattere il terrorismo islamista. In realtà, tuttavia, una rete più grande sembra serrarsi su Washington. L’opinione pubblica mondiale sa sempre meglio che il terrorismo è strettamente legato a Washington, ovunque intervenga. Il terrorismo generato in Afghanistan e Iraq occupati dagli Stati Uniti, è stato innestato in Libia durante i bombardamenti della NATO nell’operazione di cambio di regime del 2011 che, a sua volta, ha contaminato la Siria nell’altra campagna di cambio di regime di Obama e della sua segretaria di Stato Hillary Clinton. Per Obama tornare in Libia con nuovi attacchi aerei è un fallimento della politica criminale in Siria, dovuto dall’intervento di principio della Russia e radicato nella degenerazione statunitense che il resto del mondo può vedere.ef9060aa52345915bb6cda55a293ac37-kfZE--835x437@IlSole24Ore-WebLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Taqfiri d’Italia 2.0: Come il PD celebra lo squartamento di un ragazzino

Alessandro Lattanzio, 31/7/2016

I ‘debunker’ nazipiddini giustificano l’esecuzione con decapitazione di un ragazzino palestinese, perché “non era palestinese, né ragazzino”… Il PD è una setta di puttane al servizio dei petrosceiccati.13697178

David Puente Anzil; in Italia il sicariato filos-islamista nazipiddino può contare sulla connivenza di diverse forza, polizia, carabinieri, lercissimi servizi segreti e una magistratura corrotta.

David Puente Anzil; in Italia il sicariato filo-islamista nazipiddino può contare sulla connivenza di diverse forze: polizia, carabinieri, lerci servizi segreti, ‘giornalisti’ venduti e magistratura faziosa e corrotta.

David Alejandro Puente Anzil, è una starlette del micromondo del web piddino, il ramo ‘elettronico’ del PD specializzato in debunkeraggio, ovvero una forma particolare di disinformazione, utilizzata soprattutto su internet, che copre con un sottile manto di pseudo-scientificità in stile famiglia Angela, ben precisi scopi politici ed economici. Inoltre, Puente, come il militante e quadro medio del partito neonazista del premier Renzi, è una tipica cheeleaders o un accanito fanboy del terrorismo islamista assoldato dai petrosceiccati del Golfo Persico. Il PD è al governo dal 2011, e da allora non ha fatto altro che svendere risorse nazionali ai fondi sovrani dei petrosceiccati wahhabiti, oltre a vendergli armamenti: “Il Qatar, che finanzia il terrorismo, finanzia anche l’italietta di Finameccanica comprando 7 navette da guerra italidiote, idem il Quwayt, che compra aeroplanini da guerra all’italietta pornoscena agoresca, con gli spiccioli avanzati dal finanziamento dello Stato islamico ed altre finezze intellettuali, e non parliamo dei rolex sauditi e dell’agenzia di propaganda della famiglia al-Thani, che domina il petrosceiccato qatariota, che ha firmato accordi con la RAI su come ‘informare’ il pubblico sul medio oriente, e via con altra pornografia nazipiddina tipica di rai (da) tre (soldi)”.
In questo caso, la starlette nazipiddina d’importazione, David Alejandro Puente Anzil, sfegatato supporter del terrorismo islamista in Medio oriente e del neonazismo in Ucraina (come i suoi sommi capetti Federica Mogherini, Corradino Mineo ed altro nazipiddume), ci comunica quanto sia in linea con la giustizia rivoluzionaria sgozzare ragazzini, riferendosi al martirio di Ibrahim al-Isa, un ragazzino palestinese che il 19 luglio era stato rapito dall’organizzazione terroristica haraqat Nuradin al-Zinqi da una struttura ospedaliera (senza che Save the Children o Medecins sans Frontières pigolassero nulla, visto che sono loro le strutture ospedaliere presenti nei territori occupati dai terroristi, e solo loro), dove il padre portava il ragazzino per cure. La struttura ospedaliera si trovava in un quartiere occupato dai terroristi, perciò non si capisce perché un loro nemico dovesse recarsi nel territorio da loro occupato.
Ecco le fondamentali domande umanitarie del pidocchio di ratto Puente: “Era un combattente? A quanto sembra lo era e a dimostrarlo sarebbero alcune foto diffuse online anche da una donna che in seguito alla decapitazione si è presentata online come sua parente. Gli utenti online che l’hanno notata hanno recuperato diverso materiale dal suo profilo, attualmente oscurato”. Capito, il ‘debunker scientifico pierangiolesco’ si basa su ‘foto’ spuntate dal nulla e per mano di non si sa da chi, e questo per dirci che il ragazzino sgozzato dai suoi camerati ideologici, i terroristi taqfiri che tormentano la Siria dal 2011, andava giustiziato in quanto combattente della parte oscura, dalla parte del male, ovvero dalla parte della Siria e del suo popolo. Quindi, il nazipiddino Puente basa la sua propaganda ‘scientifica’, volta a giustificare l’assassinio di Ibrahim al-Isa quale “soldato siriano”, su una serie di falsi ideati da Carol Maluf, presunta “giornalista” ufficialmente collegata all’esercito libero siriano (ELS) ma probabilmente agente di al-Qaida. Ad esempio, per confermare la giustificazione dei terroristi per l’omicidio del ragazzino, Puente riprende una foto che ritrae al-Isa con una mitragliatrice; ma si tratta di un falso, la foto di un soldato della 18.ma Divisione dell’Esercito arabo siriano in servizio ad Homs, il cui viso è stato malamente sostituito con quello di Abdullah al-Isa.foto-mitraUn’altra foto lo mostra con il patch delle forze d’intelligence militare siriane “Scudo”. Indossare un capo di vestiario militare (come avviene anche nella “tranquilla” Europa), non significa nulla, sempre che non sia un’altra foto fasulla, ed esprime al massimo un convincimento ideologico. E difatti, un pensiero, un’idea diversa, sono motivo di condanna a morte sia per i terroristi islamisti che per il loro fanboy David Puente Anzil.bdwn_nwn-1_20Inoltre, l’haraqat Nuradin al-Zinqi, che ha macellato il ragazzino, per giustificarsi l’ha presentato di volta in volta come: militante 19enne della Liwa al-Quds palestinese, poi come spia degli iraniani e infine come adulto talassemico. Ma gli omicidi del 13enne Abdullah al-Isa, il boia Matin al-Lahauli, i capi del Nuradin al-Zinqi Umar Saruqu e Muhammad Mayuf, e il giornalista-spia dell’ELS Bashar Fadu, l’avevano assassinato in quanto palestinese del campo profughi di Handarat, zona leale al governo siriano e dove opera la Liwa al-Quds.

Il boia Matin al-Lahauli, nuva star mediorientale della sinistraglia italidiota assieme alla spia anglo-taqfirita Giulio Regeni

Il boia Matin al-Lahauli, nuova star mediorientale della sinistraglia italidiota assieme alla spia anglo-taqfirita Giulio Regeni.

Com’è possibile vedere nel video della decapitazione di Abdullah al-Isa, i suoi assassini ululavano Allah u-Aqbar e giuravano sul corano.

Non perderò altro tempo sulla prolissa e insulsa spiegazione ‘tecnica’ di foto dall’origine oscura e di certo manipolate che Puente dolosamente spaccia per autentiche, al solo scopo di ripulire l’immagine dei suoi mitici ‘combattenti della libertà’ di al-Qaida; immagine che tanti cuoricini ha sedotto nell’ambito del Partito Democratico: “Siamo entrati in contatto con le katibe (brigate) che controllano l’area: quando hanno capito che volevamo solo aiutare la gente ci hanno garantito la loro protezione via terra”, racconta Elisa. “Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”. Qualcuno potrebbe dire che è grazie agli estremisti se i container, i furgoni (e negli ultimi giorni anche un’ambulanza) sono riusciti a entrare in una zona di guerra. “Non bisogna farne un discorso politico: l’importante è salvare vite”, taglia corto Elisa. La sua preoccupazione ora è tutta per la prossima partenza. C’è da portare l’atropina. E la farmacia di Aleppo ha bisogno di essere rifornita”, così Elisa Fangareggi, capo dell’ONG Times4life. Fangareggi, ovviamente, si ‘dimenticava’ di dire al suo pubblico di gonzi nazipiddini che al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, e sempre Fangareggi, dimenticandosi delle vite spezzate dai suoi amici terroristi taqfiriti, proprio come il suo camerata di partito David Puente Anzil, dimostra disprezzo verso chi si difende dall’aggressione dei mercenari islamisti.

I macellai di Abdrullah al-Isa sautano David Puente Anzil.

I macellai di Abdullah al-Isa, Matin al-Lahauli, Umar Saruqu e Muhammad Mayuf, salutano David Puente Anzil e tutto il PD.

Il martirio della Siria, della Libia, della Novorossija è da anni oggetto di frizzi e lazzi dei dirigenti, quadri e militanti della miserabile setta neonazista autoproclamatasi Partito Democratico (senza dimenticarne le cinghie di trasmissione, i corrotti sindacati e l’ANPI dei kollabos di Pravij Sektor e del Mossad). Questo perché il PD, il suo governo e il ceto parassitario che esso rappresenta, la semiborghesia italidiota che ingoia soddisfatta ogni defecazione propagandistica proveniente dagli Stati Uniti (primavere arabe, rivoluzioni colorate, Barack Obama, Hillary Clinton, George Soros, George Clooney ed altra merda), non potendo produrre nulla, ma proprio nulla se non l’oscena pornografia filo-islamonazista dei Puente di turno, possono ricavare risorse e fondi per restare a galla soltanto svendendo il patrimonio accumulato dall’Italia nei 60 anni dal dopoguerra. E gli unici clienti danarosi che i ruffiani del PD hanno saputo abbordare, sono le petromonarchie wahhabite del Golfo. Ad esempio il Qatar, primo finanziatore del terrorismo mediorientale, Stato islamico compreso, con cui l’Italia ha stretto vari accordi, come la vendita di 7 navi da guerra e un accordo tra l’ANSA e la QNA, l’agenzia di propaganda della famiglia degli sceicchi al-Thani, la famiglia che possiede il Qatar. Oppure il Quwayt, in cui la ministra nazipiddina Roberta Pinotti è svolazzata per vendere caccia intercettori Typhoon; eppure è noto che il Quwayt è tra i primi finanziatori del terrorismo islamista, al-Qaida e Stato islamico compresi. Infine, l’Arabia Saudita, a cui l’Italia che piagnucola su Regeni, vende le bombe da sganciare sullo Yemen, Paese aggredito dalla setta wahhabita dominante a Riyadh. Un’aggressione criminale che non fa né caldo, né freddo alle ONG mercenarie italiane e ai media del regime nazipiddino. Ed ecco perché individui squallidi e infami, come l’importato Puente, vengono promossi dai vari media di regime, in quanto agiscono per conto del loro mandate, il Partito Democratico, agente in Italia degli interessi delle petromonarchie wahhabite che finanziano il terrorismo taqfirita in Medio Oriente ed Europa occidentale, e contemporaneamente permettono alla burocrazia nazippidina di mediare lucrosi affari coi regimi petroislamisti, incassando sostanziose mazzette e tangenti (la storia dei rolex sauditi è emblematica).

L'ex-ducetto del PD con la bandiera della Siria coloniale dei terroristi anti-siriani.

L’ex-ducetto del PD Bersani con la bandiera della Siria coloniale dei terroristi anti-siriani.

Syrian man recalls brutal tortures inside ISIL prisonIl PD milanese ha arruolato diversi islamisti, come la candidata Sumaya Abdel Qader e il marito Abdallah Kabakebbji, vicini ai Fratelli musulmani del CAIM, (Comitato Libertà e Democrazia per l’Egitto) e Waqf al-Islami, entrambi presieduti da Maher Kabakebbji, padre di Abdallah; Associazione Donne Musulmane d’Italia (ADMI), presieduta dalla moglie di Maher Kabakebbji, e Alleanza Islamica, organizzazioni collegate a moschee finanziate dalla Qatar Charity. Il Qatar è tra i principali finanziatori del terrorismo che tormenta la Siria. Inoltre Maher e Abdallah hanno incontrato Rashid Ghanuchi, il capo dei Fratelli musulmani tunisini, mentre il padre di Sumaya Abdel Qader, imam di Perugia, aveva invece incontrato l’ex presidente egiziano dei Fratelli musulmani Muhamad Mursi? Altri esponenti del CAIM parteciapavano a manifestazioni a sostegno di Mursi, come Omar Jibril, legato al Comitato Libertà e Democrazia per l’Egitto (altro gruppo vicino ai Fratelli Mussulmani)… Il PD aveva candidato per le elezioni amministrative di Milano anche Sameh Meligy, vicino al predicatore dei Fratelli musulmani quwaitiani Tareq Suwaidan, interdetto in Italia dal 2014. Anche Meligy partecipa alle manifestazioni dei Fratelli Musulmani egiziani, e freuente l’assessore alle politiche sociali, il suaccennato Pierfrancesco Majorino, fotografato assieme a Meligy durante la campagna elettorale di Milano. Meligy è anche amico di Usama Santawy, predicatore dei Fratelli musulmani legato anche a Musa Cerantonio, predicatore italo-australiano vicino allo SIIL. Va ricordato che i Fratelli Musulmani sono vietati in Russia, Egitto, Siria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi e in Gran Bretagna sono indagati”. (Il Giornale)
BC4BxTIn0Ub_NIP4rUIOpFw3v3gZZS1SDOUWREHBaAgDocumento della Liwa al-Quds che spiega come Abdullah al-Isa vivesse a Mashad, zona occupata dai terroristi. Uno dei tagliagole del Nuradin al-Zinqi aveva rapito il ragazzino solo perché palestinese. Ovviamente lo ‘scienziato’ nazipiddino David Puente Anzil ha evitato accuratamente ogni materiale e documento che smentisca la propaganda, sua e dei suoi sodali islamonazisti, volta ad infangare il povero Abdullah al-Isa e a giustificarne l’atroce martirio.

L'eore del momento dei nazipiddini, lo sgozzatore di bambini Saruqu,

Il beniamino dei nazipiddini, lo sgozzatore di bambini Umar Saruqu, alla fine è stato liquidato dalle eroiche forze della Resistenza Palestinese e dell’Esercito Arabo Siriano.

E con tale ruolo, quindi, che i propagandisti del PD (i famosi 300 ‘spartani’, i trolls a libro paga del PD, che agiscono spesso da cosiddetti ‘debunker’) promuovono e diffondono la propaganda dei padroni wahhabiti e islamisti del PD, spargendo sui media e su internet ‘analisi’, ‘interpretazioni’, storie, narrazioni, racconti, mitologie e vere e proprie favole a favore del terrorismo islamista e wahhabita che tormenta i Paesi del Medio Oriente, edulcorando, promuovendo, esprimendo simpatia ed ‘empatia’ verso i mostri islamisti, i mercenari taqfiriti che martirizzano Siria, Yemen, Libia, Iraq, Libano, Nigeria, ecc. E tale nauseante operazione di maquillage del nazipiddino e militante filo-islamonazista Puente rientra nella strategia di propaganda filo-islamista e di autofinanziamento del Partito Democratico.

I debunker di bufale.net e butac, spacciatori della disinformazione protetti dal foglio di propaganda atlantista paccoquoitidiano.

I debunker di bufale.net e butac, spacciatori di disinformazione protetti e promossi dal foglio di propaganda atlantista Paccoquotidiano e da amministrazioni piddine.

vomito-2.0

La sospetta coincidenza tra vittoria imminente, corridoio ‘umanitario’ e ospedale bombardato

Luca Baldelli

13102617I media italiani, così silenti quando si tratta di raccontare la storia di una scomoda vittoria, quella dell’eroico Esercito arabo siriano, un autentico Esercito di liberazione, contro i tagliagole foraggiati da occidente e petromonarchie, sono diventati all’improvviso starnazzanti e ipocritamente umanitaristi, in queste ore, parlando di bombe (esecrabili, ovviamente, chiunque sia stato a sganciarle!) sull’ospedale pediatrico della Città di Idlib, sita nella parte nord–occidentale del Paese, punto sanitario strategico gestito dall’organizzazione “Save the Children”. Così, chi per ore e giorni è stato zitto e dormiente sulla liberazione dell’eroica Aleppo dalle orde del Daesh, comunque ribattezzato e imbellettato, in queste ore si è svegliato e ha trovato il suo diversivo inveendo contro i russi e i siriani fedeli ad Assad, marchiati a fuoco dall’orrenda accusa di aver sganciato i micidiali ordigni sull’ospedale, facendo un imprecisato numero di morti e feriti. La solita greuelpropaganda, si alimenta del sangue e dei cadaveri di innocenti per imbastire le sue orrende speculazioni. Non c’interessa, in questa sede, stabilire verdetti di innocenza o colpevolezza per nessuno, dal momento che un episodio simile non può meritare che l’esecrazione. C’interessa, invece, mostrare come alcuni conti decisamente non tornino e come i precedenti non depongano certo a favore di chi sta imbastendo di nuovo, testardamente, la trama della russofobia e della guerra psicologica contro Assad, il Baath e la Siria libera e sovrana. Alcuni punti, di rilevanza strategica, tattica e storico/politica, s’impongono alla riflessione:
Nel momento in cui, per iniziativa dei russi, si stanno stabilendo nelle aree liberate, o in procinto di esserlo, corridoi umanitari per consentire il libero e ordinato flusso di parte della popolazione, risulta pazzesco, controproducente e senza senso sganciare ordigni su strutture sanitarie e su altre infrastrutture civili. La reazione ad una simile demenziale azione, non può che essere la radicalizzazione della situazione sul campo, con nuovi scontri armati in aree dove avanza la pacificazione, formazione di sacche di resistenza e focolai di guerra di posizione casa per casa che diverrebbero assai difficile eliminare per qualsiasi esercito regolare. Una situazione che, vinta la guerra, obbligherebbe l’Esercito regolare siriano a un logoramento di forze non indifferente. Cui prodest ciò? Non certo ad Assad e alla Russia, ma ai loro nemici interni ed esterni, ormai disperati e pronti al tutto per tutto pur di evitare o ritardare la catastrofe finale, il crollo definitivo del loro fronte.
C’è poi un illustre precedente: ai primi di giugno, la solita disinformazione, come l’Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria, che attinge solo dalle fonti dei “ribelli” (“al-Nusra”, in particolare) era tornata a suonare la grancassa dei presunti bombardamenti russi sugli ospedali della Siria, in particolare nella zona di Idlib. In quell’occasione, il Maggiore-Generale Igor Konashenkov, portavoce russo, figlio di un popolo che la guerra se la ricorda e l’ha subita sulla propria pelle con 20 milioni di caduti, diversamente da altri, non solo prendeva la parola per smentire in linea generale qualsiasi implicazione russa in episodi simili ma, con rigore e trasparenza sconosciuti ad altre latitudini, negava qualsiasi azione russa nella specifica area di Idlib, mostrando inconfutabili dati di monitoraggio alla stampa. La stessa corrispondente della CNN, Clarissa Ward, era costretta ad ammettere che i russi avevano ragione. A questa ammissione, seguiva la testimonianza, dello stesso segno, di un fotografo dell’AFP presente sul posto. Alla fine, anche i ribelli della zona di Idlib gettavano la maschera, sul loro account twitter. Non vi era stato alcun ospedale colpito. Piuttosto, un missile aveva centrato un palazzo vicino a quell’ospedale, utilizzato come avamposto strategico da al-Nusra. La trappola della provocazione anti-russa, richiudeva la sua tagliolasyria-idlib-hama-homs-map-2012-03-16 sulle mani dei suoi fabbricanti, con grave scorno delle prefiche mediatiche già pronte a stracciarsi capelli e vesti dinanzi alla “crudeltà dei russi”. Altre conferenze stampa dei russi, d’altronde, già nella primavera del 2016, avevano ampiamente chiarito, con dati alla mano, come l’aviazione di Mosca non avesse mai colpito obiettivi civili, ma postazioni del Daesh/SIIL e delle formazioni armate ad esso collegate, provocandone di fatto il collasso operativo e la messa fuori combattimento. Questo, dopo un lungo periodo di bombe occidentali, queste sì perfettamente inutili e volte a colpire e intimidire la popolazione civile, lasciando intatta la forza dello SIIL e dei suoi ammennicoli armati.
Le prossime ore chiariranno il tutto, ma fin da ora la storia dell’ultimo bombardamento puzza di truffa da chilometri e chilometri di distanza, o meglio da molte miglia, per usare l’unità di misura propria di chi queste storie le imbastisce e le manipola, senza alcun rispetto per i morti e per i vivi.

Il rapporto declassificato sull’11 settembre ritrae USA e Arabia Saudita complici

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 25/07/201648680250.cachedIl rapporto precedentemente classificato, pubblicato col titolo “Inchiesta congiunta della Comunità d’Intelligence sulle attività introno agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001“, rivela che in effetti il vecchio alleato degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, aveva collegamenti con i presunti dirottatori degli attacchi dell’11 settembre. Mentre gli Stati Uniti invasero Afghanistan e Iraq con la scusa degli attentati, va notato che i presunti dirottatori erano sauditi o cittadini del Golfo Persico, o collegati ad organizzazioni terroristiche sostenute dagli Stati del Golfo Persico. I media occidentali hanno tentano di minimizzare l’impatto della pubblicazione del documento sostenendo che le indagini successive hanno trovato “molte” accuse nel documento “senza fondamento”, anche se Stati Uniti ed Arabia Saudita oggi armano e finanziano apertamente i terroristi in Siria.

A beneficio di chi?
Molti credono erroneamente che il terrorismo sia semplicemente inevitabile nello scontro di civiltà tra “Islam” e occidente, mentre altri sostengono che sia la reazione prevedibile alla politica estera occidentale viziata o ingiusta. In realtà, niente di ciò. Si è meticolosamente strumentalizzata una violenza congegnata per raggiungere obiettivi geopolitici nel mondo, rovesciando governi e giustificando interventi militari, creando paura paralizzante e isteria in patria per sostenere un crescente Stato di polizia e il grande interventismo militare all’estero. In sostanza, è un mezzo altamente utile per l’attuale espansionismo dell’impero. Ciò appare chiaramente con l’uso del terrorismo oggi. 14 anni dopo l’11 settembre 2001, con i ricordi che cominciano a svanire, gli Stati Uniti sono in partnership con l’Arabia Saudita, ancora una volta, armando e finanziando i terroristi che combattono le loro guerre per procura in Libia, Siria, Iraq e oltre, proprio come fecero nel 1980 creando congiuntamente al-Qaida. Mentre il pendolo della geopolitica oscilla tra armare fino ai denti fanatiche forze di agenti che combattono all’estero e il pretesto interno per avviare grandi interventi militari all’estero, tali organizzazioni terroristiche vengono ridefinite da politici e media occidentali similmente all’oscillazione. Negli anni ’80 al-Qaida fu ritratta come “combattenti per la libertà”. Nel 2001 quando gli Stati Uniti usarono la forza militare per riorganizzare Medio Oriente, Nord Africa e Asia centrale, al-Qaida divenne il cattivo. Gli attacchi terroristici del 2001 permisero agli Stati Uniti di giustificare più di un decennio di guerra globale che altrimenti non avrebbero potuto condurre.

I dirottatori avevano legami con l’intelligence saudita
Le 28 pagine ora declassificate descrivono un groviglio di connessioni tra governo saudita, agenzie d’intelligence saudite, famiglia bin Ladin e i dirottatori, la maggior parte dei quali cittadini sauditi. La relazione afferma: “Mentre negli Stati Uniti, alcuni dirottatori dell’11 settembre erano in contatto con, e ricevevano sostegno o assistenza da, individui collegabili al governo saudita, vi sono informazioni, principalmente da fonti dell’FBI, che almeno due di tali individui fossero accusati da alcuni di essere agenti dei servizi segreti sauditi”. Il rapporto rivela anche che sospetti funzionari dei servizi segreti sauditi collaborarono con aziende collegate col governo saudita e al capo di al-Qaida Usama bin Ladin. E non solo vari ufficiali dei servizi segreti sauditi avevano collegamenti con i presunti dirottatori, molti si scoprì che li conoscessero. Viene citato anche il fratellastro di Usama bin Ladin, Abdullah bin Ladin, che affermò di aver lavorato per l’ambasciata saudita a Washington DC come “funzionario dell’amministrazione”, rivelando ancora una volta i legami incestuosi tra famiglia bin Ladin, governo saudita e, attraverso il fondo Carlyle Group, famiglia Bush e altri capi politici ed economici degli Stati Uniti. Il rapporto menziona anche che, nonostante i molti chiari collegamenti e tentativi da parte dell’FBI d’indagare ulteriormente, molti sospetti poterono inspiegabilmente “lasciare” gli Stati Uniti e tornare in Arabia Saudita. La relazione indica che anche “moschee” direttamente finanziate dal governo saudita, si crede coordinassero vari aspetti del terrorismo, moschee in cui soci dei dirottatori s’incontravano frequentemente o che gestivano. Ciò illustra esattamente come il terrorismo statunitense-saudita mantenga le fila, attraverso una rete globale di centri mascherati da moschee, protette da forze dell’ordine e d’intelligence occidentali, permettendo reclutamento e radicalizzazione dei terroristi, così come pianificazione e finanziamento del terrorismo stesso.

La comunità d’Intelligence degli USA davanti l’11 settembre: incompetenza o collusione? O entrambi?
SaudiArabia911commission Stati Uniti e Arabia Saudita svilupparono al-Qaida utilizzandola per anni per muovere guerre per procura nel mondo. Le azioni dell’11 settembre posero le basi per un decennio di guerra in cui gli Stati Uniti rovesciarono governi e occuparono nazioni, attuando una guerra segreta per l’espansione della loro egemonia nel mondo, dividendo e distruggendo le nazioni alleate ai rivali di Pechino e Mosca. E’ molto chiaro che l’Arabia Saudita ha giocato un ruolo negli attacchi dell’11 settembre, così come nel terrorismo mondiale prima e dopo gli attacchi. Chiaramente FBI e la CIA erano consapevoli del ruolo dell’Arabia Saudita. Sono anche chiari gli sforzi per proteggere le preziose risorse saudite fatte fuoriuscire dal Paese mentre agenti dediti tentavano d’indagare ulteriormente. Coloro che fecero uscire agenti e funzionari sauditi dal Paese, proteggendoli da ulteriori indagini sul ruolo nell’11 settembre, sono probabilmente legati agli statunitensi che aiutarono le controparti saudite ad organizzare e realizzare gli attacchi. E mentre alcuni agenti di FBI e CIA tentarono di fare il loro lavoro, un commento alla fine delle 28 pagine rivela che forse gli agenti non erano consapevoli, come avrebbero dovuto essere, della natura di al-Qaida e del suo rapporto con l’Arabia Saudita. Il rapporto cita un ex-agente speciale dell’FBI dire: “In sostanza. Non era un Paese identificato dal dipartimento di Stato come sponsor del terrorismo. E il tema o il modus operandi comune che abbiamo visto a San Diego era che se ci fossero stati, il loro obiettivo primario era monitorare i dissidenti nell’interesse della tutela della famiglia reale. Quindi non furono visti come una minaccia nemica alla sicurezza nazionale”. La conclusione dell’agente si basa interamente sul presupposto che le designazioni sul terrorismo del dipartimento di Stato siano significative e accurate. Se tali designazioni non erano precise, l’FBI avrebbe trascurato d’indagare a fondo sui sospetti che in realtà erano una grave minaccia alla sicurezza nazionale. Oggi, al-Qaida e l’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL) sono allo stesso modo ritratti come nemici dell’Arabia Saudita. Questo nonostante le prove evidenti che dimostrano che tali organizzazioni terroristiche e loro affiliati in Iraq e Siria, sono armate e finanziate per favorire gli interessi diretti di Riyadh e di Washington. Quando gli attacchi terroristici avvengono in Arabia Saudita, nonostante siano raffigurati come attacchi a Riyadh, spesso invece mirano a obiettivi sciiti nel Paese. Lo sciismo in Arabia Saudita, a differenza di al-Qaida e ISIS, non è una minaccia per Riyadh, non si basa sull’estremismo fanatico, ma invece si difende da brutalità e ingiustizia del sistema politico saudita che lo perseguita. Sembra che alcuni agenti, nonostante lavorassero su ipotesi errate, tentassero di fare il loro lavoro, mentre altri sembra proteggessero i sospetti probabilmente legati agli attacchi dell’11 settembre, se non loro stessi collegati agli attacchi. Per incompetenza e collusione, gli attacchi avvennero e il resto, come si suol dire, è storia.

Proteggere il terrorismo saudita
Mentre i media occidentali sostengono che molte delle affermazioni del rapporto declassificato sarebbero “senza fondamento”, la seria redazione della relazione porta a credere che l’Arabia Saudita e i vari tentacoli del suo apparato di sicurezza negli Stati Uniti, siano ancora coperti da agenti complici e da interessi statunitensi. Inoltre, nonostante le implicazioni molto preoccupanti del rapporto, va detto che dall’11 settembre Stati Uniti ed Europa continuano a fornire all’Arabia Saudita miliardi di dollari in armamenti, mentre supportavano politicamente Riyadh che eliminava la propria “primavera araba” nel 2011. Oggi, nonostante le prove su come l’Arabia Saudita armi e finanzi le organizzazioni terroristiche come al-Nusra, Stati Uniti ed Europa continuano comunque a prestare sostegno militare e politico a Riyadh. L’Arabia Saudita non ha vittimizzato gli Stati Uniti con l’11 settembre, né ha ingannato Washington. Riyadh e Washington sono complici, a volte in sincronia, altre volte agendo da finti avversari quando serve la massima negazione plausibile. Nonostante i tentativi di rivendicare l’Arabia Saudita estranea agli attacchi dell’11 settembre, i dirottatori senza dubbio erano sauditi ispirati da un indottrinamento originato dalle reti finanziate dai sauditi, presumibilmente avvicinate e assistite da agenti dei servizi segreti sauditi, e le attuali organizzazioni terroristiche ricevono da Riyadh armi e soldi per intraprendere le guerre per procura al fianco degli USA. Il rapporto non è una rivelazione, ma un’altra prova che afferma come Stati Uniti ed Arabia Saudita collaborino nel terrorismo, non per combatterlo. Coloro che pensano a una vera lotta al terrorismo globale, dovrebbero preparasi a fallimenti perpetui.1005317Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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