L’imbecille Trump annuncia il supporto ai terroristi

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective, 7/4/2017

Solo una persona vile come Hillary Clinton chiederebbe ulteriori bombardamenti della Siria nell’ambito di un piano per sostituire un governo popolare, laico e progressista con quello degli scarafaggi sauditi. E tuttavia, questo è esattamente ciò che Trump ha ora intrapreso. Che siamo sempre più vicini alla Terza Guerra Mondiale non preoccupa il fesso di Washington. Che Trump abbia scavalcato il Congresso nella dichiarazione di guerra alla Siria non dovrebbe spaventare nessuno. Ha dimostrato più e più volte che non è disposto a giocare secondo le regole dei padri fondatori di questo Paese, decise in qualcosa di umile come la Costituzione americana. Ha violato il diritto internazionale colpendo una base militare di un Paese sovrano. Non ha cercato alcun permesso dalle Nazioni Unite. La sua azione ora sottolineerà ulteriormente l’ipocrisia pura con cui le nazioni occidentali operano, riaccendendo l’ira anti-americana dei popoli arabi dall’Iraq al Marocco. Ma cerchiamo di spiegare ciò che è successo nella base aerea al-Shayrat, 30 miglia a sud-est di Homs. Gli Stati Uniti, non volendo perdere eventuali piloti con i missili antiaerei siriani, i capi del Pentagono, che non vincono una guerra dall’invasione dell’isoletta caraibica di Grenada dell’imbecille Reagan, decisero di utilizzare 59 missili Tomahawk sparati dal Golfo Persico. Ora, a credere alle sciocchezze di Washington, dovremmo pensare che i missili furono sparati dopo aver preavvisato i russi del piano. Facendo anche credere che i missili furono sparati contro aree in cui non si trovava personale. Inoltre, diventa necessario ingoiare la menzogna secondo cui la base contenesse bombe di gas Sarin (semmai quello “esilarante”), e che i missili furono programmati per non colpire gli impianti della base che contenessero le bombe, evitando che i gas velenosi raggiungessero i centri popolati! Pura comicità.
Lo stupido Trump proprio non capisce. Come San Paolo, ha recentemente avuto una rivelazione in sogno sulla via di Damasco. Ha improvvisamente cambiato idea sul Dr. Assad. Oh, veramente? Vedete, il piano idiota di stoccare gas di cloro e Sarin prodotto dai turchi ad est di Qan Shayqun, in un deposito di armi e munizioni bersaglio degli aerei siriani, aveva per scopo uccidere il maggior numero di civili possibile, così Trump avrebbe usato la violenza per correggere un’ingiustizia subito dopo l’evento fabbricato, senza basarsi su indagini, dimostrando soltanto che gli Stati Uniti sono dietro l’operazione. Trump ha sacrificato 70 siriani inermi per attuare il suo ridicolo piano per trascinare gli Stati Uniti in un’altra guerra, e questo dopo aver fatto numerose promesse al popolo che non l’avrebbe fatto. È un bugiardo ed anche un criminale di guerra. La mancata sostituzione dell’Obamacare l’ha trasformato in un mostro rabbioso capace di qualsiasi atrocità od oscenità. Sente il bisogno di distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti facendo ciò che tutti i tiranni diabolici fanno: inventarsi una guerra per distogliere l’attenzione. Il suo piano per erigere un muro tra Stati Uniti e Messico, pagato dal governo messicano, è stato ridicolizzato e insultato da entrambi i popoli, e sembra che i messicani cerchino nuovi partner commerciali. Trump, la cui base elettorale nel Midwest ha iniziato a contrarsi nervosamente al pensiero di perdere miliardi in vendite nel Messico, ora va distraendola con una nuova guerra ideata da Trump braghetta e dai suoi nuovi criminali amici della CIA e talpe sioniste neo-con, tutti orgogliosamente promossi dai relitti New York Times e Washington Post. Ma qualcosa di buono ne verrà fuori dall’attacco ad al-Shayrat:
In primo luogo, sembra che la Russia sia il bersaglio di tale assalto ingiustificato alla sovranità della Siria, Stato membro delle Nazioni Unite. Da Putin ci si può aspettare la fine di tutti i protocolli e le intese con gli Stati Uniti su “cooperazione e coordinamento” in Siria. L’idea era inutile fin dall’inizio. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto i terroristi. Come poteva Putin credere di potersi fidare degli Stati Uniti in qualsiasi modo? Ora, il gatto è fuori dal sacco e lo si vede, proprio come nell’attacco dello SIIL al monte al-Tharda dopo l’assurdo attacco aereo alle truppe dell’Esercito arabo siriano da parte delle cosiddette forze della “coalizione”; l’attacco alla nostra base aerea è stato seguito dall’assalto dello SIIL per riprendersi il proficuo giacimento di gas della zona del monte al-Shair. Che coincidenza!! E per rendere le cose più interessanti, tale attacco, a differenza dell’assalto sul monte Thardah, era assolutamente intenzionale creando una situazione in cui il governo siriano ha il pieno diritto di dichiarare guerra agli Stati Uniti.
In secondo luogo, ci aspettiamo qualche grave violenza anti-americana come risultato di tale attacco. Prevediamo enormi manifestazioni in Libano e Iraq, in cui verrà messa in discussione la presenza degli USA. Il presidente del Libano Michel Aoun non ha condannato l’attacco, ancora, ma sarà sotto un’immensa pressione dagli alleati politici di Hezbollah. In Iraq, il primo ministro al-Abadi sarà sotto pressione ancora maggiore affinché rompa con gli Stati Uniti dopo tale attacco ingiustificato alla Siria. Sarà spinto ad avere rapporti più forti con Mosca, in attesa con malcelato interesse alla prospettiva di far attraccare le sue navi da guerra nel Golfo Persico e accedere direttamente nell’Oceano Indiano.
In terzo luogo, ora l’Iran o avanza o sta zitto. In molte aree del Golfo, l’Iran potrebbe iniziare a smuovere le acque. Bahrayn e coste orientali dell’Arabia Saudita sono gli obiettivi principali. Meglio ancora, un maggiore approccio nell’aiutare gli yemeniti a schiacciare il tentativo saudita di sconfiggere il legittimo movimento di lotta Ansarullah con la fame e un barbaro genocidio supportato dagli USA. Il gatto è fuori dal sacco. Ogni volta che arabi muoiono di fame e sono uccisi senza pietà, appare Washington DC al comando, in Yemen, Libia, Siria e Iraq di Saddam. Gli Stati Uniti hanno ucciso oltre 2 milioni di arabi, per lo più musulmani, e tuttavia troviamo le artigliate di Stati Uniti, Gran Bretagna e loro alleati in ogni fessura in cui c’è un progresso arabo.
In quarto luogo, in Siria molti nell’opposizione riconsidereranno i benefici del sostegno statunitense. Lo si vedrà nelle strade delle principali città della Siria, dove Washington sarà insultata e l’effigie di Trump crocifissa più e più volte. Solo i terroristi wahabiti, sostenuti dalla cupidigia inglese, dai puzzolenti francesi, dai sauditi pre-cambriani, dagli asini turchi, dai pedofili del Qatar e dal loro harem di catamiti allieteranno il Miles Gloriosus di Washington, facendo il tifo per Trump deciso a sostenere il terrorismo, dando così al terrorismo in Siria il tanto necessario sostegno nel continuare lo stupro di un Paese liberatosi con successo dal debito e sulla sua via d’uscita dal Terzo mondo. Trump s’è fatto il letto e dovrà dormirci. Ma nel letto vi saranno ospiti indesiderati come topi sionisti, famelici produttori di armi e barbuti sodomiti wahabiti. Tutte le promesse elettorali saranno come le settantadue belle urie che attendono il martire jihadista, uno sguardo fugace nel vuoto, nell’abisso, un vuoto dagli occhi bui, solo bugie.
Quinto, l’ancora maggiore l’impegno della Russia in Siria. Era già abbastanza brutto quando la disonestà combinata di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti portò all’importante risoluzione del Consiglio di Sicurezza che autorizzò la forza contro la Libia di Gheddafi con il pretesto che il leader libico commettesse atrocità contro il popolo, portando all’estromissione barbara di un leader che i russi vedevano come amico e socio. Tale bugia propalata da una cabala di selvaggi occidentali ha convinto Vladimir Putin che gli euro-americani campano solo di guerra e conquista e non vanno mai considerati attendibili. In ogni caso, Putin s’è dedicato alla guerra in Siria quale rifiuto russo al piano occidentale di dominio della Terra; ha dato l’aiuto sufficiente al nostro esercito nella guerra al terrorismo d’ispirazione turco-saudita, ribaltando la situazione i cui cattivi assassini si oppongono al secolarismo e al progresso. Ora, con tale insulto in piena vigore, la Russia prevede di triplicare l’impegno con le Forze Armate siriane. Se le larve terroristiche pensano che l’attacco a Shayrat gli sia vantaggioso, vedranno l’inizio dello sterminio ad Idlib.
Trump ha dimostrato ancora una volta di essere un maestro del disastro. Se gli statunitensi davvero credono che la base aerea di Shayrat fosse un deposito di bombe di gas, avrebbero dovuto sapere dove il gas fosse stoccato. Se hanno usato 59 missili Tomahawk contro la base, ciascuno con un carico bellico 500 kg di esplosivi, allora come potevano essere certi che non avrebbero fatto esplodere il Sarin depositato nella base? Si potrebbe supporre che avrebbero attaccato una base senza gas pericolosi e letali, che persone razionali avrebbero conosciuto. Salvo che volessero far esplodere il Sarin, per farla pagare all’Esercito arabo siriano per l’impiego a Qan Shayqun. E adesso che alcun gas è stato rilevato, si dimostra soltanto che il gas, cloro o Sarin, non era nella base e che Trump dovrà coprirsi il capo di cenere. Questi missili sono considerati “intelligenti”, ma in verità sono molto stupidi. Non distinguono tra aerei, hangar e contenitori di gas nervino e non risparmiano vite umane. Il governo siriano ha annunciato la morte di 7 esseri umani grazie all’assassino Trump. L’avevo voto perché l’alternativa era così malvagia da non poterla sopportare. Sapevo che era una scelta obbligata. Era una scelta tra scemo e più scemo. Ma riflettendo sulla mia decisione, mi rendo conto che nel mondo panglossiano, Trump era meglio di tutti i possibili degenerati.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA attaccano la base aerea siriana di al-Shayrat

Cassad, 7 aprile 2017

Nella notte i cacciatorpediniere degli USA Porter e Ross hanno lanciato 59 missili Tomahawk sulla base aerea al-Shayrat in Siria. La votazione dell’attacco al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria non aveva portato a nulla, ed era stata rinviata a tempo indeterminato. Secondo il Pentagono, la Russia è stata avvertita dell’attacco sul territorio della base aerea siriana, su cui di primo mattino ha lanciato 59 missili Tomahawk, affinché i russi la sgombrassero, se c’erano. La base aerea dal 2015 veniva usata come base di supporto per le VKS russe. Secondo i dati preliminari sono state danneggiate le piste e le infrastrutture e secondo i siriani 4 persone sono state uccise. La maggior parte del personale era stato evacuati prima dell’attacco, indicando la ricezione dell’avvertimento.
La Bolivia in questa occasione ha chiesto di convocare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere l’aggressione degli Stati Uniti. L’Iran ha condannato l’attacco. L’Arabia Saudita li sostiene. Washington ha detto che la base aerea Shayrat veniva utilizzato dall’Aeronautica della Siria per l'”attacco chimico” (non è difficile notare, nei fatti in questo caso, che ciò non significa niente). Il califfato dopo l’attacco missilistico lanciava un’offensiva a Homs est. Mosca ha reagito con dichiarazioni di delusione, a seguito di questo passo, e dovrebbe essere previsto un importante cambio dei rapporti USA-Russia. Alla luce di ciò, la probabilità di accordi innovativi ai colloqui Lavrov-Tillerson del 12 aprile sono al lumicino. Secondo fonti siriane, l’attacco alla base aerea di Shayrat rientra nelle operazioni dell’EAS contro il califfato nella liberazione di Homs e Palmyra. Secondo altri, i morti sono 5 e i feriti 7.
IL Cremlino descrive l’attacco su Shayrat come tentativo di distogliere l’attenzione dalle numerose vittime degli attacchi aerei statunitensi in Iraq (nell’assalto a Mosul) e affliggeranno le relazioni USA-Russia. Il Presidente russo Vladimir Putin dice che l’aggressione degli Stati Uniti alla Siria, nazione sovrana, viola il diritto internazionale con falsi pretesti. Su questo, come riporta RIA Novosti,il segretario stampa Dmitrij Peskov ha detto che “l’esercito siriano non possiede scorte di armi chimiche“. “La distruzione di tutte le scorte di armi chimiche da parte delle Forze Armate siriane è stata confermata dalla OPCW e dall’Otfiksirovan, le agenzie specializzate delle Nazioni Unite“, ha ricordato. “Allo stesso tempo, secondo Putin, il completo disprezzo dell’uso di armi chimiche da parte dei terroristi peggiora significativamente la situazione“, ha detto Peskov. Inoltre, il capo dello Stato vede la Siria colpita nel tentativo degli Stati Uniti di distogliere l’attenzione del mondo dalle numerose vittime tra la popolazione civile in Iraq. Il presidente russo ritiene che questo passo di Washington pregiudichi sensibilmente i rapporti USA-Russia, già in condizioni deplorevoli. “E soprattutto, secondo Putin, questo passo non ci avvicina alla meta finale della lotta al terrorismo internazionale, ma piuttosto crea un serio ostacolo alla creazione di una coalizione internazionale contro di esso, e nella risposta efficace a questo male mondiale che, tra l’altro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò come uno dei compiti principali durante la sua campagna elettorale“, ha detto Peskov.
La Federazione Russa ha richiesto la ri-convocazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria. Israele e il Regno Unito hanno sostenuto gli attacchi degli Stati Uniti su Shayrat.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, la farsa chimica continua

Alessandro Lattanzio, 5/4/2017Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?
Se la propaganda islamista accusava il governo siriano dell’attacco chimico a Qan Shayqun che avrebbe causato 58 morti, l’unica organizzazione a disporre di armi chimiche in Siria è Jabhat al-Nusra (noto anche come Jabhat Fatah al-Sham). “L’Esercito arabo siriano non ha utilizzato alcun gas chimico contro i cittadini di Idlib e non è logico che l’Esercito uccida gli abitanti di una città che cerca di liberare“. Il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano e delle Forze Armate smentiva le accuse dei terroristi e dei loro sodali, “I gruppi terroristici armati sono soliti accusare l’Esercito arabo siriano di usare gas tossici contro di loro o contro i civili quando non riescono ad attuare gli obiettivi dei loro mandati e operatori, o quando non possono trarre alcun vantaggio sul campo, nel tentativo disperato di giustificare il fallimento e far continuare il sostegno dai loro padroni”. Il parlamentare siriano Sharif Shahada, indicava che il deposito di armi chimiche dei terroristi, creato nella zona, sarebbe esploso per un incidente, ed accusava la Turchia di aver fornito ai terroristi le armi chimiche. Il Ministero della Difesa della Russia aveva già rinvenuto cloro velenoso e fosforo bianco in nove campioni provenienti da Aleppo sud, nel novembre 2016. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov avevano dichiarato che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) delle Nazioni Unite, non vollee inviare i propri esperti ad Aleppo a controllare le sostanze chimiche utilizzate dai terroristi, e tale rifiuto era “apparentemente dovuto alla pressione imposta dai nostri colleghi occidentali. Gli specialisti russi hanno scoperto che i terroristi ad Aleppo est utilizzavano munizioni con sostanze velenose per bombardare Aleppo ovest. I campioni raccolti non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un agente tossico”. Nel maggio 2013, Carla del Ponte, membro della Commissione indipendente internazionale d’inchiesta sulla Siria delle Nazioni Unite, dichiarò che v’erano “forti sospetti concreti” che i terroristi che cercavano di spodestare il governo siriano avessero usato gas nervino. “I nostri ricercatori sono stati in Paesi vicini intervistando vittime, medici ed ospedali da campo. Secondo il loro rapporto, che ho visto, ci sono forti sospetti, ma non ancora la prova incontrovertibile, dell’uso di gas Sarin, dal modo in cui sono state curate le vittime”.

Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse.

Nell’estate 2012, l’Arabia Saudita creava in Giordania una base comprendente una pista di atterraggio e depositi per armi. Zahran al-Lush, all’ora capo del gruppo terroristico Liwa al-Islam, aveva stretti rapporti con i servizi segreti sauditi guidati dal principe Bandar bin Sultan. Al-Lush era un esperto di razzi e comprò 500 chili Sarin e gas cianidrico, assieme a un ufficiale del servizio segreto turco, da un Paese dell’Europa orientale. Trasferì le sostanze chimiche attraverso in Siria. I funzionari sauditi finanziarono l’operazione attraverso le ambasciate dell’Arabia Saudita. I gas giunsero in Turchia e Libano e furono trasferiti in Siria come “prodotti petrolchimici” inviati come aiuti dall’Arabia Saudita. Nel dicembre 2012, la CNN riferì che l’esercito statunitense addestrava i terroristi nella gestione delle armi chimiche. E il battaglione chimico “Vento distruttivo” dei terroristi minacciò l’uso di gas nervino diffondendo un video sui test sui conigli.
Il 19 marzo 2013 si ebbero attacchi chimici su Qan al-Asal, ad ovest di Aleppo, e il sobborgo di Damasco di al-Atabah, uccidendo 31 civili, dopo che a Qan al-Asal le forze siriane avevano respinto l’assalto dei terroristi. Il 20 marzo, il governo siriano chiese alle Nazioni Unite di condurre un’indagine sull’attacco a Qan al-Asal, e il 21 il Presidente Bashar al-Assad presentò una lettera alle Nazioni Unite chiedendo un’indagine indipendente sull’attacco chimico, e nel maggio 2013, Carla del Ponte, commissaria delle Nazioni Unite per la Siria, concluse che furono i terroristi ad esserne i responsabili. Il 30 maggio 2013, il governo turco dichiarò di aver trovato gas Sarin a casa di un terrorista di Jabhat al-Nusra. Il 22 luglio i terroristi attaccarono Qan al-Asal uccidendo i testimoni del precedente attacco chimico. Il 4 agosto 2013: i terroristi entravano nel villaggio di Baluta, nei pressi di Lataqia, uccidendo 220 civili e rapendo 100 bambini, trattenendoli in un seminterrato a Salma per nove mesi, finché 44 furono rilasciati il 7 maggio 2014. Degli altri non si seppe più nulla. Il 18 agosto 2013, a Damasco arrivavano gli esperti di armi chimiche delle Nazioni Unite per iniziare le indagini a Qan al-Asal e il 17 e 19 agosto, secondo il quotidiano francese Le Figaro, 2 brigate di terroristi addestrati da sauditi e giordani s’infiltrarono in Siria dalla Giordania. Il 21 agosto, video e articoli denunciarono il presunto attacco chimico presso Damasco. I quattro video furono postati su YouTube dall’utente Hammoriaforever. Immediatamente, i genitori e i parenti di alcuni dei 100 bambini rapiti a Baluta riconobbero i figli in questi video sul presunto attacco nel Ghuta orientale. I terroristi affermarono che vi erano stato un attacco di armi chimiche nella regione. Il 26 agosto, il convoglio della squadra investigativa delle Nazioni Unite fu attaccato, e il 29 agosto, il reporter Yahya Ababnah raccolse le testimonianze secondo cui i terroristi avevano ricevuto armi chimiche dall’intelligence saudita per eseguire l’attacco. Il giornalista Dale Gavlak riferì che una combattente ribelle gli disse che. “Quando il principe saudita Bandar dà tali armi, li da a coloro che sanno come gestirle e usarle”. Abdal Munaym disse che suo figlio e altri 12 terroristi furono eliminati in un tunnel usato per immagazzinare armi fornite dal saudita Abu Ayasha, che guidava un battaglione di terroristi. Abdal Munaym disse che alcune armi avevano una struttura tubolare, mentre altre assomigliavano a bombole di gas enormi. “Eravamo incuriositi da queste armi. E purtroppo, alcuni dei combattenti le gestirono in modo improprio facendole esplodere”, disse un capo dei terroristi nel Ghuta orientale. Il 16 settembre 2013, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon presentò una relazione sulle indagini delle Nazioni Unite sull’uso di armi chimiche in Siria, concludendo che furono utilizzate il 21 agosto, ma senza indicare chi le avesse usate.
L’11 aprile 2014, fu segnalato un attacco con bombe al cloro su Qafr Zita, nel nord-ovest della Siria. Il 17 giugno 2014, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) concluse che fu utilizzato gas in Siria, ma senza indicarne gli autori.
Il 25 agosto 2016, l’Arabia Saudita impiegava armi chimiche contro i civili a Sana, nello Yemen, uccidendo numerose persone. Il Maggiore-Generale Abdalsatar al-Sadah dichiarò: “diversi yemeniti sono stati uccisi a seguito d’inalazione di gas velenosi in un attacco chimico”. L’11 novembre, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarò che gli esperti avevano trovato ordigni inesplosi e frammenti di munizioni contenenti cloro e fosforo bianco nella periferia sud-ovest di Aleppo, dimostrando che terroristi usavano armi chimiche, e il 6 dicembre 2016, il giornalista della CNN Fred Pleitgen, presso Aleppo est, osservò e filmò sostanze chimiche in mano ai terroristi. Un impianto per produrre armi chimiche fu creato nell’ex-scuola elementare Sana Mahaydali, a Masaqan Hananu, zona controllata dai terroristi. L’11 gennaio 2017, l’Esercito arabo siriana scopriva agenti per armi chimiche di produzione saudita, abbandonati dai terroristi che avevano lasciato Aleppo est. Zolfo, cloro e materie prime utilizzate per i granuli plastici erano tra le sostanze saudite scoperte ad Aleppo vecchia, ed utilizzate per bombardare i quartieri di Aleppo ovest, tra cui scuole, ospedali e case. I sacchi delle sostanze chimiche recavano l’etichetta della società saudita “Sachlo” di Riyadh.

Shajul Islam, presunto medico di Idlib, è invece un cittadino inglese militante di al-Qaida poi passato allo SIIL. Sospettato di aver decapitato il giornalista James Foley. Costui disse in un’intervista di aver ricevuto le maschere antigas dagli inglesi il giorno prima dell’attacco.

La notizia dell’attacco chimico su Qan Shayqun, nella provincia di Idlib, in un’area sotto il completo controllo dei gruppi terroristici, fu diffusa per prima dai caschi bianchi e dal cosiddetto Osservatorio siriano per i diritti umani, ONG di facciata dei gruppi terroristici. Nel frattempo, il governo turco chiudeva il valico di frontiera di Bab al-Hama, rifiutando l’accesso alle ambulanze provenienti da Qan Shayqun. Tali voci apparivano mentre l’Esercito arabo siriano spazzava via l’assalto dei terroristi di Jabhat al-Nusra a nord di Hama. Infatti, i gruppi terroristici erano stati sconfitti nei pressi di Qan Shayqun, a nord di Hama, dove il 22 marzo avevano lanciato un grande attacco; ma furono respinti dall’Esercito arabo siriano che liberava i villaggi occupati eliminando 2500 terroristi e distruggendo 230 blindati e 300 autoveicoli di Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria, ora ridenominatosi Hayat Tahrir al-Sham). E il 4 aprile 2017, tra le 11.30 e le 12.30, un aereo dell’Aeronautica siriana distruggeva, alla periferia orientale di Qan Shayqun, un centro per la produzione e lo stoccaggio di proiettili a carica chimica dei terroristi. L’arsenale di armi chimiche era stato inviato dai terroristi dello SIIL in Iraq.
Il Ministero degli Esteri della Siria dichiarava che le accuse contro Damasco erano state “fabbricate” e che il Viceministro degli Esteri Faysal Miqdad dichiarava che il governo siriano aveva messo in guardia sulla possibilità di un attacco chimico già diverse settimane prima. La dichiarazione del Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane, a sua volta affermava che, “i gruppi terroristici armati hanno sempre accusato l’Esercito arabo siriano di usare gas velenoso contro i membri di tali gruppi o contro i civili. Ogni volta che non riescono a realizzare gli obiettivi dei loro mandanti ed operatori o non riescono a ottenere tutti i vantaggi sul campo, tentano disperatamente di giustificare il loro fallimento e far continuare il sostegno dai loro finanziatori. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate smentisce categoricamente l’uso di sostanze chimiche o tossiche nella città di Qan Shayqun, villaggio di Idlib, oggi, né il loro uso in qualsiasi luogo o tempo, in passato e neanche in futuro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate conferma che l’Esercito Arabo Siriano non si abbassa a compiere i crimini efferati che i gruppi terroristici effettuano, e li accusa di essere responsabili dell’uso di sostanze tossiche e chimiche in disprezzo della vita dei cittadini inermi, per raggiungere i loro obiettivi e scopi spregevoli”.
Va notato che la nuova amministrazione degli Stati Uniti aveva appena dichiarato di non essere interessata al rovesciamento del governo siriano, riflettendo un cambiamento importante nella politica degli Stati Uniti, danneggiando i nemici del governo siriano; inoltre la stessa tesi del coinvolgimento delle forze siriane nell’attacco ne svela invece l’attribuzione ai gruppi terroristici, di concerto con i mandati regionali e internazionali, come fu nel caso del Ghuta orientale nel 2013.

Foto scattata più di un mese prima, quando i caschi bianchi terroristi furono addestrati su come affrontare attacchi chimici nella stessa località!

Notare l’assenza di qualsiasi equipaggimaneto per la guerra NBC. Neanche i guanti gli servono per affrontare agenti chimici vescicanti.

Note:
AHTribune
al-Manar
al-Watan
FARS
Fort Russ
RussiaToday
TASS
Topeteglz
Washington Times

Se i terroristi puntano la Russia, chi c’è dietro?

Tony Cartalucci, LD 5 aprile 2017

Undici uccisi e decine di feriti in quello che è un apparente attacco terroristico alla metropolitana di San Pietroburgo. Gli analisti occidentali ne accusano i terroristi che operano nella regione russa della Cecenia e gruppi terroristici affiliati possibilmente ai fronti che combattono in Siria. Gli analisti occidentali inoltre cercano di cementare la narrazione che minimizza l’importanza degli attentati e invece cercano di sfruttarli politicamente contro Mosca. Un pezzo sul Sydney Morning Herald intitolato “I timori di un giro di vite di Putin dopo l’attacco terroristico alla Metro di St Pietroburgo“, rivendicava: “Allora, di chi è la colpa? Nessuno ufficialmente. Frank Gardner della BBC dice che i sospetti s’incentreranno su ceceni nazionalisti o un gruppo dello Stato islamico intento a ripagare gli attacchi aerei di Putin in Siria. O una combinazione di entrambi. Putin ha in passato giustificato giri di vite sulle proteste civili citando la minaccia del terrore. Ma lo farà questa volta, e funzionerà? Almeno un commentatore pro-Cremlino ha collegato l’attentato alle recenti manifestazioni di massa organizzate dall’avversario politico di Putin”. In realtà, le manifestazioni e i gruppi terroristici sono implicati condividendo un significativo denominatore comune, sono apertamente destinatari di continui aiuti euro-statunitensi, con il secondo gruppo che riceve un significativo sostegno materiale dagli alleati di Stati Uniti-Europa nel Golfo Persico, in primo luogo Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). Il sostegno di Stati Uniti-Unione europea ad organizzazioni dai finanziamenti esteri che posano da “organizzazioni non governative” (ONG), eseguendo sforzi paralleli con le organizzazioni terroristiche che minano il controllo di Mosca sulla Cecenia, dura da decenni. Oltre alla Cecenia, la Defense Intelligence Agency degli Stati Uniti (DIA) ammise in un memo del 2012 (PDF) che: “Se la situazione si dipana v’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Il memo della DIA spiega poi esattamente chi siano tali sostenitori “del principato salafita” (e i suoi veri nemici ): “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. In sostanza, il “principato” (stato) “salafita” (islamico) è una creazione degli Stati Uniti nel perseguimento del programma di cambio di regime in Siria. L’attuale sedicente “Stato Islamico” si trova proprio in Siria orientale, dove secondo il memo della DIA i suoi Stati sponsor hanno cercato di mettere. Il suo ruolo nel minare Damasco e i tentativi degli alleati di riportare la pace nello Stato siriano sono evidenti. Il fatto che l’agente della NATO Turchia sia il centro logistico, addestrativo e finanziario non solo dello Stato islamico ma anche degli altri gruppi terroristici, tra cui la filiale regionale di al-Qaida, al-Nusra, implica inoltre non solo il possibile coinvolgimento di al-Qaida e Stato islamico nell’attentato di San Pietroburgo, ma anche degli Stati sponsor di tali organizzazioni, quelli che ‘sostengono l’opposizione’ in Siria. Che gli Stati Uniti abbiano svolto un ruolo diretto nell’esplosione di San Pietroburgo o no, è irrilevante. Senza la massiccia sponsorizzazione di Washington e alleati europei e del Golfo Persico a tali gruppi, la diffusione del caos globale sarebbe impossibile. Il fatto che gli Stati Uniti cerchino di minare la Russia politicamente, economicamente e in molti modi militarmente, istigando le recenti piazzate nelle strade della Russia, finanziate da USA-UE, significa che è probabile non sia una coincidenza che ora venga impiegata la violenza nel territorio russo.
I politici degli Stati Uniti documentano le proprie macchinazioni, come nel rapporto 2009 della Brookings Institution ‘Quale percorso per la Persia?: Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran’ (PDF), la componente terroristica viene prescritta come assolutamente essenziale per il successo di qualsiasi movimento di piazza che Washington riuscisse a suscitare contro gli Stati presi di mira. Il documento della Brookings Institution dichiara in modo inequivocabile riguardo al rovesciamento del governo iraniano, che: “Di conseguenza, se gli Stati Uniti riuscissero mai a scatenare una rivolta contro il regime dei mullah, Washington dovrebbe considerare l’invio di qualche forma di sostegno militare per evitare che Teheran la spezzi. Tale requisito significa che una rivoluzione popolare in Iran non sembra adatta al modello delle “rivoluzioni di velluto” verificatesi altrove. Il punto è che il regime iraniano non sarebbe disposto ad ammorbidirsi in una notte; invece, a differenza di tanti regimi dell’Europa orientale, sceglierebbe di combattere fino alla morte. In tali circostanze, se non v’è l’assistenza militare estera ai rivoluzionari, potrebbero non solo fallire, ma essere massacrati. Di conseguenza, se gli Stati Uniti perseguono tale politica, Washington deve considerare tale eventualità. Aggiungendo alcuni requisiti molto importanti: o la politica comprende come indebolire l’esercito iraniano o la volontà dei leader del regime d’inviare i militari, o gli Stati Uniti devono essere pronti ad intervenire per sconfiggerlo“. Il documento politico cospirerebbe apertamente nel finanziare ed armare note organizzazioni terroristiche come i famigerati Mujahedin-e Khalq (MEK). Il documento afferma: “Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) in Iraq e la sua ala militare, i Mujahedin-e Khalq (MEK), aiutando le migliaia di membri che, sotto il regime di Sadam Husayin, erano armati e conducevano guerriglia e terrorismo contro il regime dei mullah. Anche se il CNRI è presumibilmente disarmato, oggi, potrebbe rapidamente cambiare”. Inoltre ammetteva: “Nonostante le affermazioni dei difensori, il MEK rimane nell’elenco del governo degli Stati Uniti delle organizzazioni terroristiche straniere. Nel 1970, il gruppo uccise tre ufficiali statunitensi e tre appaltatori civili in Iran. Durante la crisi degli ostaggi del 1979-1980, il gruppo elogiò la decisione di prendere gli ostaggi statunitensi ed Elaine Sciolino riferì che se i leader dei gruppi condannarono pubblicamente gli attacchi dell’11 settembre, nel gruppo le celebrazioni furono diffuse. Innegabilmente, il gruppo ha compiuto attacchi terroristici, spesso giustificati dai sostenitori del MEK perché diretti contro il governo iraniano. Ad esempio, nel 1981, il gruppo bombardò il quartier generale del Partito della Repubblica Islamica, l’allora principale organizzazione politica della leadership clericale, uccidendo circa 70 alti funzionari. Di recente, il gruppo rivendicò oltre una dozzina di colpi di mortaio, omicidi e altri attacchi ad obiettivi civili e militari iraniani, tra il 1998 e il 2001. Per lavorare a stretto contatto con il gruppo (almeno in modo palese), Washington dovrebbe rimuoverlo dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere”.
Se i politici statunitensi hanno apertamente cospirato per armare e finanziare organizzazioni terroristiche note e colpevoli dell’omicidio non solo di civili in nazioni come l’Iran, ma anche di cittadini degli Stati Uniti, perché esiterebbero nel fare altrettanto in Russia? Mentre gli Stati Uniti si spacciano come impegnati nella lotta al cosiddetto “Stato islamico” in Siria, ne hanno lasciato i noti Stati sponsor indenni politicamente e finanziariamente. Se il bombardamento di San Pietroburgo è collegato al terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti, Europa e Golfo Persico, sarà solo l’ultimo della lunga e sanguinosa tradizione dell’uso del terrorismo come strumento geopolitico. Gli Stati Uniti, dopo essere stati frustrati in Siria e non avendo più una leva al tavolo dei negoziati, probabilmente cercano di “mostrare” a Mosca che possono ancora creare il caos in Russia e tra i suoi alleati, indipendentemente da quanto i russi si siano temprati a tali tattiche in passato.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti aprono un nuovo fronte in Siria

Valentin Vasilescu, Reseau International, 4 aprile 2017Raqqa, capitale dello Stato islamico, è isolata da nord, ovest e in parte est entro un raggio di 20-35 km, dalle forze democratiche siriane create e dirette dall’esercito degli Stati Uniti. L’unico collegamento dei difensori di Raqqa con gli altri territori in loro possesso è da sud. A 45 km a sud-ovest di Raqqa c’è Tabaqa, importante avamposto per la difesa della capitale dello stato islamico, sulle rive dell’Eufrate. Dopo la liberazione della città di Dayr Hafar, l’Esercito arabo siriano avanza verso Tabqa lungo la riva meridionale del lago Assad, a 40 km dalla città. La diga di Tabaqa, ad ovest della città, è un obiettivo strategico. Costruita negli anni ’60-’70 con l’appoggio dell’URSS, è lunga 4,5 km e produce il 35% dell’energia elettrica della Siria. Tra Tabaqa e Raqqa, a 20 km dalla diga, c’è una piccola diga sull’Eufrate chiamata Baath.
Nella notte del 21-22 marzo 2017, l’esercito statunitense scatenava in Siria un’operazione aerea combinata, inizialmente con circa 80 soldati delle forze speciali del 75° Reggimento Ranger, e 400 combattenti curdi delle YPG delle SDF (Forze democratiche siriane). Lo scopo dell’operazione è occupare un’area d’importanza strategica sulla sponda meridionale del lago Assad e dell’Eufrate. La zona è delimitata ad ovest da una porzione della strada tra Aleppo e Tabaqa, al centro da diga e base aerea di Tabaqa, ed ad est da una porzione della strada tra Raqqa e Tabaqa. Tale operazione fu avanzata almeno di una settimana dalle manovre dell’Esercito arabo siriano, occupato nell’assalto alla base militare di Jarah difesa dai terroristi dello Stato islamico, creando così le condizioni che impediscono di partecipare alla liberazione di Raqqa dallo Stato islamico. L’operazione iniziava 48 ore prima dell’arrivo delle truppe con quasi 50 attacchi aerei su obiettivi dello Stato islamico da parte degli aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Gli obiettivi erano punti di resistenza, depositi di munizioni e 50 veicoli da combattimento dello Stato islamico, situati nella città di Tabaqa, presso la base aerea e nei pressi della diga. Dopo il tramonto, circa 75 marines del 11.ma Unità di Spedizione degli USA attraversavano il lago Assad a bordo di gommoni. La missione era creare una zona sicura di sorvolo per gli aerei degli Stati Uniti sulla riva meridionale del lago, purificata dai combattenti dello Stato islamico. Intorno alle 4:00 del 22 marzo, dalla zona d’imbarco aereo a nord della città di Jabar, sulla sponda settentrionale del Lago di Assad, decollavano circa 30 elicotteri MH-47E e convertiplani OV-22 Osprey del 160.mo Reggimento d’assalto aereo per le operazioni speciali statunitense. Il velivolo a decollo/atterraggio verticale OV-22 Osprey combina le caratteristiche di volo dell’aereo e dell’elicottero, perché le sue ali supportano due motori che possono variare la posizione di 90 gradi attorno all’asse trasversale del velivolo. L’OV-22 può trasportare 24 soldati o un veicolo 4×4 Phantom Badger e presenta, oltre a un’arma su un portello, una mitragliatrice rotante a sei canne (da 7,62mm e rateo di 6000 proiettili al minuto) telecomandata e posta sotto il ventre del velivolo. L’OV-22 può difendere la zona di atterraggio nell’emisfero posteriore e ai lati.
Nella rotta presso la penisola Abu Hurayrah, dove era decisa la zona di atterraggio, la protezione degli aeromobili era demandata agli elicotteri d’attacco AH-64 Apache. 124 altri marines degli Stati Uniti dell’11.ma Unità di Spedizione furono schierati nei pressi del villaggio di Jabar, con una batteria di M777 Howitzer da 155mm ed elicotteri AH-64 Apache che neutralizzavano ogni tentativo dei combattenti dello Stato islamico di accerchiare le zone di atterraggio. L’M777 Excalibur lancia missili ad ad alta precisione con gittata di 40 km e una precisione di 4-10 m con il GPS. Il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, Capo di Stato Maggiore delle operazioni dell’esercito russo, dichiarava che proiettili da 155mm e bombe sganciate dagli aerei della coalizione anti-Stato islamico sotto il comando degli Stati Uniti potevano danneggiare la diga di Tabaqa, con il rischio di inondazioni. La distanza tra le zone d’imbarco di Jabar e di sbarco di Abu Hurayrah è di 25 km. Ciò significa che fino alle 08.00 del 22 marzo gli aerei statunitensi compirono almeno 60 viaggi trasportando 480 soldati, armi, munizioni, cibo, attrezzature, ecc. Si noti che l’elicottero MH-47E può trasportare i blindati leggeri Humvee del 75° Reggimento Ranger. Il primo aereo trasportò esclusivamente soldati e blindati statunitensi. L’elicottero MH-47E può trasportare 22-35 soldati o armi e munizioni per 10886 kg, e può difendersi con una mitragliatrice da 7,62 mm disposta nel portello aperto di coda. La missione degli 80 soldati del 75° Reggimento Ranger era tracciare le due aree di atterraggio sulla penisola di Abu Hurayrah. La sera del 22 marzo una testa di ponte fu stabilita sulla riva meridionale del lago di Assad, e circa 3000 combattenti delle SDF e 300 marines delle forze speciali USA vi furono trasportati per via aerea. Inoltre, i marines fornirono le imbarcazioni per schierare i mezzi pesanti delle SDF (Humvee, veicoli corazzati, mortai, artiglieria, bulldozer) sulla riva sud dell’Eufrate. Poi, la base aerea di Tabaqa fu presa e la maggior parte delle truppe dispiegate a 10 km a est verso la diga Baath, per evitare che lo Stato islamico inviasse truppe da Raqqa. A causa del rischio di distruzione della diga di Tabaqa, il piano operativo iniziale fu modificato, quando le truppe delle SDF alla sua estremità settentrionale rinunciarono a prenderla, perdendo così l’opportunità di aprire una via per inviare truppe delle SDF sulla riva meridionale del lago Assad. I soldati sbarcati dai velivoli statunitensi perseguivano due obiettivi: accerchiare i combattenti dello Stato Islamico a Tabaqa e occupare la diga Baath. Attraversando la diga Baath, le SDF giungevano dietro le difese dello Stato islamico, sulla riva nord dell’Eufrate. Così, le SDF univano le truppe su entrambe le sponde.
La città di Raqqa si trova sulla riva nord del fiume Eufrate. Occupando la diga Baath, le SDF avvolgerebbero le difese avanzate dello Stato Islamico ad ovest e sulla riva sud dell’Eufrate, di fronte a Raqqa, circondando completamente la capitale dello Stato islamico. Questa nuova operazione terminerà quando i combattenti dello Stato Islamico di Tabqa si arrenderanno o saranno distrutti, e non ci sarà alcuna lacuna nell’accerchiamento della città. Lo scopo dell’operazione è impedire che lo Stato islamico riceva rinforzi da Dayr al-Zur e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora