Siria: Le ragioni dell’isteria saudita-statunitense

Nasser Kandil e Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 18 maggio 2017Secondo Nasser Kandil
Le ultime campagne diplomatiche e mediatiche lanciate da Washington e Riyadh contro lo Stato siriano non possono essere spiegate solo come reazione a uno schiaffo doloroso ma innominabile. In effetti, quando lo Stato siriano riprende i bastioni di al-Nusra in diversi quartieri di Damasco, Stati Uniti ed Arabia Saudita l’accusano di condurre un “cambiamento demografico”, non potendo continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. E quando l’Esercito arabo siriano in pochi giorni scaccia lo SIIL da un “area sensibile” nel deserto siriano di 80 km di larghezza per 100 di profondità, scelta dagli statunitensi quale futuro santuario dello SIIL sulla linea strategica di collegamento tra Siria, Iran e Resistenza libanese, Stati Uniti e Arabia Saudita s’inventano ogni falsa accusa per demolire il morale del popolo siriano, sostenere i terroristi, fare pressione sul governo della Siria e l’alleato russo; ancora una volta, incapaci di continuare a sostenere apertamente le organizzazioni terroristiche. Così appare l’improvviso ciò che sembrava un dossier statunitense che accusava le autorità siriane di nascondere il massacro in un crematorio nella prigione di Sadnaya a nord di Damasco [1], immediatamente trasmesso alle Nazioni Unite: “15 maggio, il capo per il Medio Oriente del dipartimento di Stato Stuart Jones presentava le foto satellitari del carcere dicendo che il regime del Presidente Bashar al-Assad ha distrutto i resti di migliaia prigionieri assassinati negli ultimi anni. Poi chiese di “porre fine a tali atrocità”. Tali foto “declassificate” dal governo degli Stati Uniti erano datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013, mostrando edifici, uno dei quali sottotitolato “prigione principale” e l’altro “probabile crematorio”. Su una delle immagini vi era la leggenda “fanghiglia su una parte del tetto” che attesterebbe, secondo gli Stati Uniti, l’esistenza di un forno crematorio installato dal regime siriano”!!!
Le convulse accuse del ministro degli alloggi israeliano ed ex-generale dell’esercito, Yoav Galant, chiedono apertamente l’assassinio del Presidente siriano Bashar al-Assad [2]: “Penso che attraversiamo la linea rossa. Secondo me è giunto il momento di assassinare Assad. E’ così semplice...” Al momento, Washington afferma che la cooperazione con la Russia non va bene, soprattutto sulla questione fondamentale delle cosiddette “zone di de-escalation” in Siria definita da Astana 4, mentre le incursioni statunitensi uccidono civili siriani ad Hasaqah e al-Buqamal [3] con il pretesto della lotta contro lo SIIL, che si affrettava ad attaccare l’aeroporto di Dayr al-Zur, controllato dall’Esercito arabo siriano, proprio come successe la scorsa estate dopo gli attacchi degli Stati Uniti sul Jabal al-Thardah. Ed ora, altrettanto improvvisamente, il capo del Kurdistan iracheno minaccia l’iracheno Hashd al-Shabi se continua l’avanzata verso il confine siriano, e la cosiddetta opposizione siriana minacciava di lasciare i negoziati di Ginevra 6 (ripresi il 16 maggio), mentre le fazioni armate impegnate nel processo di Astana annunciavano l’adesione all'”operazione fronte meridionale” voluta principalmente da statunitensi, inglesi e giordani, ancora col pretesto della lotta della cosiddetta coalizione anti-SIIL, ma il cui vero obiettivo è, ovviamente, raggiungere il confine iracheno-siriano ad al-Tanaf, all’incrocio dei confini giordano-siriano-iracheno. Un’operazione considerata “ostile” dalla Siria e contro cui non si limita a mettere in guardia la Giordania per voce del Ministro degli Esteri, Walid al-Mualam [4], ma prepara la corsa verso il confine con l’Iraq, ancor prima di avviarla. Da qui le campagne di isteria e diffamatorie spiegate dai rapidi e inaspettati progressi dell’Esercito arabo siriano verso Dayr al-Zur e il confine iracheno, parallelamente ai progressi iracheni dell’Hash al-Shabi al confine con la Siria, minacciando i piani degli statunitensi-sionisti che sanno perfettamente che questa è una causa e una strategia comune, coordinata con Iran e Russia per impedirgli di controllare il confine siriano-iracheno, divenuta la madre di tutte le battaglie della guerra alla Siria. Controllarlo significa impedire a Iran e Cina di accedere al Mediterraneo, contenendo oleodotto iracheno e gasdotto iraniano nella stessa direzione, controllando la linea di rifornimento strategica dall’Iran alla Siria e alle forze della Resistenza; obiettivi che motivarono l’invasione dell’Iraq e, dopo il fallimento, la guerra alla Siria. Una seconda sconfitta che motiva il tentativo di controllare la regione tra il Tigri e l’Eufrate. Un terza sconfitta inflitta dalla resistenza dell’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur e dall’avanzata dell’Hashd al-Shabi a Tal-Afar in Iraq, motivando l’ultimo piano statunitense per controllare il confine siriano-iracheno. Se il piano fallisce, la guerra alla Siria non avrà più senso strategico. Piuttosto, sarà necessario gestire un’alleanza tattica e risorse per raggiungere un accordo parziale tra le forze belligeranti; gli statunitensi sono particolarmente interessati al sud del Paese e alla sicurezza d’Israele garantita dalla Russia o dall’accelerazione del processo di risoluzione della causa palestinese in Israele. Tuttavia, quando gli statunitensi mobilitano tutti i loro alleati gettando il loro peso e le loro minacce, vuol dire che la guerra è tutt’altro che finita con molte opportunità di rimescolare le carte; in particolare attraverso Turchia, Israele, curdi iracheni o bloccando i colloqui di Ginevra. Un blocco atteso da molti osservatori viste le differenze tra USA e Russia, la riluttanza turca a separarsi da Jabhat al-Nusra e la volontà aggressiva degli statunitensi, spiegando il motivo per cui l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, declinava su priorità, o almeno pari importanza, nel “paniere” della lotta al terrorismo per concentrarsi sulle discussioni sulla futura Costituzione siriana. Trascurarlo fu deciso nei colloqui a Ginevra 5, che invocava la formazione di un comitato di esperti costituzionali del governo, dell’opposizione e delle Nazioni Unite, senza che ciò si nelle prerogative delle Nazioni Unite, essendo la Costituzione siriana questione solo del popolo siriano, come indicato nella risoluzione 2254/2015.Secondo fonti ben informate, l’influenza statunitense sui colloqui di Ginevra 6 riflette, in parte, la mobilitazione per la “guerra al confine siriano-iracheno” proposta da Erdogan nella visita a Donald Trump [5]. Una proposta per affidare ai peshmerga curdi in Iraq, guidati da Masud al-Barzani, la missione di dominare le aree controllate dai curdi in Siria e le regioni al confine siriano-iracheno, implicitamente per pulire le aree di Sinjar e Qamishli dalla presenza del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in cambio del sostegno turco nella battaglia di Raqqa. Infine, chi controllerà i confini siriano-iracheni vincerà la partita. Ciò che è certo è che una delle più importanti guerre del Medio Oriente entra nella fase più pericolosa.Traduzione e sintesi di Mouna Alno-Nakhal dell’ultima nota di Nasser Kandil: politico libanese, ex-vicedirettore di Top News Nasser-Kandil e redattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Fonti:
Top News
Top News
Top News
al-Bina
Top News

Note:
[1] Siria: Gli Stati Uniti hanno accusato il regime di Assad di usare un “crematorio” per nascondere “omicidi di massa”
[2] “Il tempo è venuto” per uccidere Bashar al-Assad (ministro israeliano)
[3] La “Coalizione degli USA” uccide più di 31 persone nel massacro di al-Buqamal e Dayr al-Zur
[4] Forze statunitensi, inglesi e giordane al confine giordano-siriano. Anche l’Esercito arabo siriano si avvicina
[5] Trump assicura ad Erdogan l’appoggio degli USA contro il PKK curdoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump raggira i media e persegue l’intesa con la Russia

Trump dimostra di non essersi ancora piegato ai falchi russofobi
Gilbert Doctorow, Russia Insider 12/5/2017Secondo l’ideologia neocon che ostacola l’istituzione politica statunitense, è assiomatico che i Paesi democratici siano amanti della pace perché riflettono veramente in politica la mentalità pacifica e imprenditoriale della popolazione. Al contrario, i regimi autoritari sono guerrieri poiché intrinsecamente instabili e senza sostegno sostanzialmente fondato, ricorrono all’aggressione o alle minacce all’estero per mantenere il popolo in riga. I regimi autoritari dovrebbero essere abbattuti se si vuole la pace globale. Così gira la storia. Le azioni dell’amministrazione Trump nelle ultime settimane dimostrano, oltre ogni dubbio, che le democrazie ricorrono ad aggressioni o minacce all’estero proprio per risolvere i conflitti politici interni. Ciò è ancor più vero quando la politica è consigliata dal maestro del realismo Henry Kissinger, dalla profonda esperienza nell’ambito dei compromessi che ora esamineremo.
L’attacco missilistico statunitense sulla base aerea siriana di Shayrat del 6 aprile scioccò e sorprese il mondo, come previsto. Certo, la portata fu limitata, i danni causati dall’infrastruttura militare minimi per intenti o grazie alle contromisure elettroniche russe e le perdite di vite, in particolare russe, evitate dal preavviso al Cremlino, conformemente al memorandum tra le parti sulle regole d’ingaggio nello spazio aereo siriano. Ma fu comunque un atto di aggressione degli Stati Uniti contro un Paese con cui non è in guerra, dimostrando la disponibilità degli Stati Uniti a violare il diritto internazionale e di letteralmente “eliminare” Assad in qualsiasi momento bombardandone il palazzo con missili inarrestabili sparati dal Mediterraneo. Inoltre, l’attacco fu giustificato in modo sfrenato come risposta al presunto uso di armi chimiche da parte del governo siriano contro una città nella provincia di Idlib. Alcuna indagine neutrale e professionale fu chiesta dagli statunitensi. Tutto ciò costituiva ancora un’altra dimostrazione di come gli USA agiscano da giudice, giuria e poliziotto mondiale, l’approccio agli affari internazionali che Donald Trump stesso respinse nella corsa per la presidenza. L’impatto disorientante di tale improvviso uso della forza all’estero, senza sanzione del Congresso, quindi violando la Costituzione statunitense, per chi come noi ancora crede nello stato di diritto, fu ampliato da ciò che seguì successivamente: i terribili avvertimenti di Washington alla Corea democratica a fermare i test dei missili e nucleari o affrontare gravi conseguenze. L’amministrazione Trump annunciò l’invio della portaerei Vinson e della sua flotta di scorta nelle acque coreane, e suggerì di valutare le opzioni per un attacco preventivo per abbattere il regime di Pyongyang. Il risultato di tali iniziative in Siria e Corea fu il rapido sostegno dei media mainstream e dei politici statunitensi tra i critici più aspri di Trump. Per un breve periodo anche la caccia alle streghe sull'”influenza russa nelle elezioni statunitensi del 2016″ venne sospesa. Allo stesso tempo, il resto di noi rimase sconvolto e sgomento su come questo presidente e la sua amministrazione avessero ceduto completamente alla mafia interventista neocon/liberal che dirige il nostro Paese dal secondo mandato di Bill Clinton. Inoltre, le rivendicazioni dei rivali elettorali secondo cui Donald Trump è un narcisista potenzialmente instabile, volatile e pericoloso per lasciarlo vicino al bottone nucleare, cominciarono ad apparire corrette. C’era ancora più di un motivo di preoccupazione, dato che Trump si circondava di consulenti per la sicurezza nazionale e dal capo del Pentagono appellati “cani pazzi” tra i duri, da cui erano saliti al comando. A fronte di tale sfondo di nostri crescenti timore e paura per il nostro Paese e il mondo, nel campo dell’opposizione, fu notevole notare che due giorni fa, il 10 maggio, Donald Trump incontrava nell’ufficio ovale il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e l’Ambasciatore russo Sergej Kisljak, che altrimenti sarebbero al centro della tempesta del “Russiagate”. Ancora più notevole, questi colloqui venivano descritti da tutti come “costruttivi” nel definire l’agenda della riunione tra Vladimir Putin e Donald Trump ai margini del G-20 in Germania, a luglio. Nella copertina il russofobo Financial Times parlava di nuovo “reset”.
Suggerisco una correlazione diretta tra il bombardamento del 6 aprile e l’incontro cordiale con Lavrov nell’ufficio ovale. Il bombardamento e le minacce alla Corea democratica avevano un obiettivo preciso: rinchiudere gli avversari di Trump nei media e a Capitol Hill e avere spazio di manovra per ottenere qualcosa di significativo sul programma interno. Infatti lo spazio fu sufficiente a Trump per far passare al Congresso il disegno di legge per abrogare o sostituire l’Obamacare, uno dei due più importanti cambiamenti legislativi che il candidato Trump propose nella campagna elettorale, accanto alla riforma fiscale, ma fortemente contestato nel proprio partito fallì al primo tentativo. Il voto del 4 maggio fu una vittoria puramente partigiana, con tutti i membri democratici del Congresso che votarono contro. Ma il capo della maggioranza di Trump al Congresso ebbe i numeri necessari e dichiarò vittoria. Con tale dimostrazione di forza tra i repubblicani, che controllano entrambe le camere del Congresso, Trump dismise le speranze democratiche di aver finalmente attuato le procedure d’impeachment. E ora il presidente è all’offensiva: due giorni fa licenziava il direttore dell’FBI James Comey, che dirigeva la losca inchiesta sulla presunta collusione di membri della sua campagna con i russi. E convocava per “colloqui costruttivi” il Ministro degli Esteri Lavrov, sollevando la speranza che una riconciliazione con i russi possa ancora avvenire, allontanandoci dall’abisso della guerra nucleare.
La correlazione tra attacco missilistico di aprile alla Siria e gli ultimi sviluppi del dialogo ai vertici USA-Russia non era prevedibile da un presidente e un’amministrazione appena entrati negli affari mondiali e senza esperienza di governo, per non parlare dell’ambiente molto speciale delle relazioni internazionali. Ecco dove va presa seriamente la menzione nella copertina del Financial Times secondo cui Henry Kissinger fu spesso consultato dal Presidente in questi giorni. E accuratamente, alla conferenza stampa di due giorni fa in cui Trump rispose alle domande sul licenziamento di Comey, Henry K. era comodamente seduto sulla poltrona accanto al Presidente. Credo che il bombardamento della base aerea di Shayrat, sotto qualsiasi pretesto, reale o fabbricato, sia proprio il tipo di politica che Kissinger sosterrebbe e forse avrebbe autorizzato per ricondurre le iene della stampa e i nemici politici che avevano accerchiato Trump nel periodo immediatamente precedente l’attacco. Trump inviava i suoi subordinati, l’ambasciatrice all’ONU Nikki Haley, il segretario di Stato Tillerson, il segretario alla Difesa James Mattis o il vicepresidente Mike Pence a fare dichiarazioni antirusse, riprendendo i predecessori dell’amministrazione Obama, in patria e all’estero, nelle settimane successive alla nomina che non aveva quietato i nemici sembrando politicamente assediato. Il bombardamento di Shayrat era un trucco interno. Gli USA erano sempre uno Stato-canaglia con un Presidente che i nostri falchi potevano rispettare. Tutto ciò promana dalla presidenza Nixon, in particolare dal cosiddetto bombardamento di Natale del porto di Hanoi, Haiphong, nel 1972. Fu feroce, inutile militarmente, costò enormi danni in vite e beni a terra, e molti aerei statunitensi furono abbattuti dalla difesa aerea vietnamita. Doveva mostrare che Richard Nixon era squilibrato, volatile e pericoloso con cui avere a che fare. E l’accordo fu firmato un mese dopo i bombardamenti. Naturalmente, se un accordo con la Russia si verifica nell’atmosfera “costruttiva”, non sarà solo risultato degli sforzi dell’amministrazione di Trump. Nelle ultime settimane, e in particolare dal 2 al 7 maggio, il Presidente Putin e il suo team di negoziatori lavorarono per trovare una soluzione di compromesso nella guerra civile siriana che consenta a tutte le parti di salvare la faccia, lasciando che i siriani passino a una sistemazione politica pur liquidando lo SIIL dal Paese. La visita di Angela Merkel alla residenza di Putin a Sochi, il 2 maggio, fu un esercizio di riscaldamento. Merkel aveva le proprie ragioni per venirci, contrastando le accuse degli avversari politici nelle prossime elezioni federali di aver rovinato i rapporti con la Russia. Ma sicuramente la visita fu usata anche per indicare a Merkel, e all’Unione europea dietro di lei, le iniziative russe presso i protagonisti del conflitto siriano. Quella stessa sera, Putin telefonò a Donald Trump concentrandosi sulla Siria. Ancora più importante, il giorno dopo il presidente Erdogan giunse a Sochi per l’accordo sulle posizioni comuni russo-turche nei colloqui ad Astana, in Kazakistan, tra le parti in guerra in Siria, dai risultati molto più sostanziali e orientati di quelli sponsorizzati da Stati Uniti e UE a Ginevra, che ricevevano tutta l’attenzione dei media occidentali. La mancata accettazione delle posizioni precedentemente pianificate ad Astana avrebbe portato i combattenti filo-turchi in Siria a non partecipare. Tuttavia, questa volta turchi e russi tracciarono attentamente i contorni dell’accordo. A conclusione dei negoziati di Astana, il 7 maggio, fu firmato un memorandum sulla creazione di 6 “zone di de-escalation” in Siria con tre potenze garanti: Russia, Turchia e Iran. Questo quadro può anche essere descritto da USA e Unione Europea come “zone sicure” o “zone non volo” a lungo richieste, perché una volta stabilite sul terreno, l’accordo garantisce la cessazione di tutti gli attacchi aerei da parte di Siria, Russia e Stati Uniti sulle zone in questione, in cui proseguirà la disattivazione dell’opposizione armata ad Assad tramite l’amnistia. Queste forze avranno la possibilità di unirsi all’attacco dell’Esercito arabo siriano allo Stato islamico e ai relativi combattenti estremisti, o resteranno ferme mentre le forze di Assad adempiono al compito. Le zone di de-escalation vengono attuate per un periodo iniziale di sei mesi e saranno rinnovate se funzioneranno. Possono portare alla pace e alla liberazione delle province siriane, preparando il ritorno dei rifugiati. In un certo senso ciò che Vladimir Putin ha raggiunto oggi assieme a Turchia, Iran e governo di Assad, è altrettanto significativo, forse ancor più, di quello che fece con Obama nel 2013 per rimuovere e distruggere le scorte di armi chimiche del governo siriano. La soluzione scelta ad Astana viene presentata per l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Vedremo come gli Stati Uniti voteranno per capire meglio la direzione futura delle relazioni USA-Russia. La rimozione della questione controversa della Siria dall’ordine del giorno delle due grandi potenze sarà un buon inizio della soluzione del problema altrettanto spinoso dell’Ucraina, del Donbas e della Crimea.Gilbert Doctorow è un analista politico indipendente di Bruxelles. Il suo ultimo libro La Russia ha un futuro? Fu pubblicato nell’agosto 2015. Il suo prossimo libro Gli Stati Uniti hanno un futuro? sarà pubblicato il 1° settembre 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Utili idioti, la sinistra reazionaria invoca la distruzione di Stati sovrani

Stefan Heuer Syria News 12 maggio 2017Alcuni giorni fa arrivai a uno stand del “Partito marxista-leninista della Germania” (MLPD), che offriva la solita roba: bandiere, materiale propagandistico. Un poster attrasse il mio interesse, diceva: “Libertà per la Palestina! Libertà per il Kurdistan!” Pensando alla domanda su questo poster, lo trovai assolutamente cinico. Perché. Ecco la mia tesi: I palestinesi sono vittime dell’oppressione e del genocidio, mentre i curdi in Siria e in Iraq sono separatisti, terroristi e usurpatori che vogliono crearsi uno Stato annettendo terre. In questo modo, lavorano per le potenze genocide e che opprimono i palestinesi assicurando l’esistenza dell’entità sionista.

A. La causa palestinese
Il popolo palestinese è privato dei diritti sovrani e umanitari fondamentali dall’entità fascista d'”Israele” che rivendica tutta la terra.
I palestinesi avevano la loro terra, la Palestina, da cui furono e sono ancora etnicamente cacciati con un vero olocausto commesso da chi sostiene che Dio (che dicono non esistere) gliel’ha dato.
I palestinesi nella Palestina occupata subiscono la totale mancanza di diritti civili fondamentali, letteralmente in ostaggio sulla propria terra, una volta da loro posseduta in libertà ed ora occupata dall’entità sionista che impone un dominio fascista sui palestinesi.
Anche i palestinesi si trovano a fronteggiare lo sterminio culturale dagli invasori ziofascisti che intendono sterminare deliberatamente la storia non ebraica di quella terra per installare la sola storia ebraica da Disneyland, mentre lo storico d’Israele Shlomo Sand ha ammesso pubblicamente che “Gli ebrei non hanno alcun legame storico con la Terra Santa. È un mito”.

B. La causa curda
I curdi non sono né di origine araba né di origine anatolica o iranica. I loro antenati provenivano dalle grandi pianure dell’Asia centrale e si stabilirono nelle regioni in cui i vivono oggi circa mille anni fa. Si diffusero nel sud-est di Anatolia, in Siria e Iraq settentrionale e Iran nord-occidentale.
I curdi subirono molte discriminazioni e minacce. La situazione recente si differenzia, a seconda dove vivano.
In verità, nessuno negherebbe che in Turchia i curdi subiscono aggressioni, diffamazioni, repressione dei loro rappresentazioni politici e persino attacchi dall’esercito turco.
Questo conflitto trabocca nei Paesi limitrofi Siria e Iraq che l’esercito turco ha invaso illegalmente e svolge operazioni militari impunemente contro PKK e YPG e intere città.
In Siria (prima del 2011) e in Iraq (dopo il 2003) non subiscono affatto discriminazioni.
In Iraq, un’area autonomia curda è stata imposta dagli Stati Uniti occupanti, ponendo il loro agente Barzani (il padre fu un agente di Regno Unito, Stati Uniti e Israele) presidente e dalla caduta di Saddam Hussein e dal crollo dell’Iraq nel caos e nell’anarchia, i curdi sono liberi di espandere le loro terre annettendo le regioni petrolifere dell’Iraq nord-occidentale, indiscutibilmente terre irachene che appartengono allo Stato centrale iracheno. Avendo sostenuto di “lottare contro lo SIIL”, i curdi in Iraq sono fortemente armati e sostenuti dalla Germania che invia armi come il sofisticato missile anticarro “Milan” dalla testa radioattiva e che diffonde radiazioni quando esplode. In tale contesto, la propaganda curda e occidentale (combinata) “manca” d’informare che il gruppo terrorista curdo “Peshmerga” combatte anche l’esercito iracheno, ovviamente l’unico legale e legittimo esercito in Iraq (insieme agli alleati di Hezbollah e alle altre milizie irachene), mentre i “mercenari” Peshmerga e tutti i mercenari stranieri, secondo la Carta delle Nazioni Unite, vanno considerati terroristi. I missili tedeschi “Milan” furono venduti allo SIIL dai “Peshmerga” armati e sostenuti dell’esercito tedesco (Bundewehr) in violazione della Carta delle Nazioni Unite, un atto di deliberato terrorismo del governo tedesco contro lo Stato iracheno. Va anche ricordato che la regione autonoma curda si trova nella nazione e nello Stato iracheno, e che la regione autonoma curda non è extraterritoriale e né la leadership della regione autonoma curda è autorizzata ad agire come rappresentante di uno Stato sovrano, se accade abusa della debolezza dello Stato iracheno, paralizzato da guerra, terrorismo e presenza armata dei militari statunitensi soprattutto.
In Siria, i curdi erano completamente integrati come cittadini siriani, con tutti i diritti. Sono liberi di preservare il loro patrimonio culturale. A seguito della “falsa” rivolta occidentale in Siria, i curdi si opposero al legittimo governo, armandosi e combattendo l’esercito legittimo. L’Esercito arabo siriano si ritirò dalle regioni curde dove i curdi organizzarono forme di autogoverno, ma contro Damasco. Naturalmente, ciò può essere visto come passo dei curdi (siriani) per guadagnare terreno e dividere la nazione siriana. La milizia curda “YPG” si è fusa militarmente con le cellule terroristiche dell'”ELS” e sostenne la brigata “al-Faruq” dell’ELS che commise atrocità contro i civili cristiani e alawiti nelle province di Homs e Aleppo. Recentemente occupò le città cristiane assire della provincia di Hasaqah uccidendo ed espellendo la popolazione locale che da 20000 anni vi viveva e quindi affermando che questo territorio era “curdo”, nel tentativo estremo di arraffare terre (come in Iraq). Le YPG, come i “Peshmerga” in Iraq, sono fortemente sostenute, guidate, armate dalla Bundeswehr tedesca e dall’esercito degli Stati Uniti. Germania e Stati Uniti mirano a bloccare illegalmente il legittimo governo siriano e ad imporre un cambio di regime coi burattini a Damasco. Questo, come in Iraq, dimostra che le principali entità imperialistiche occidentali usano i curdi come mercenari nel loro complotto antisiriano. Ai curdi promettono l’indipendenza (anche se la propaganda curda nei cervelli lavati occidentali ridicolmente nega obiettivo, azioni e partner dicendo altro). Non erano i curdi che dichiararono l’autonomia unilaterale del loro “governo” artificialmente creato nel “Rojava”? Non esiste una regione siriana con tale nome. È una creazione dei curdi per preparare i prossimi passi per l’indipendenza, ovvero rubare terra, pulizia etnica, stragi e creare uno Stato artificiale sul territorio siriano illegalmente occupato e annesso. Non suona familiare? Se no, chiedete ai palestinesi.
Dovremmo ricordare che l’US Airforce, che decisamente s’impegnò nella battaglia per la città siriana di Ayn al-Arab che i curdi, come se fosse loro, chiamano “Kobane” e aiutò generosamente i curdi a lottare contro la creazione statunitense dello “SIIL”, così come contro il legittimo Esercito arabo siriano, è la stessa forza aerea che bombarda deliberatamente i civili siriani, le infrastrutture statali e le posizioni dell’Esercito arabo siriano.
Quindi le YPG non possono seriamente affermare di essere nate in reazione alla presunta “debolezza” dello Stato e dell’Esercito siriano per “difendere” il territorio siriano che pretendono sia “curdo”. Infatti, le YPG sono un gruppo terroristico curdo sostenuto dalle nazioni imperialiste occidentali. Le YPG si sono parzialmente fuse con altri gruppi terroristici come l’ELS collegato ad al-Qaida, per conseguire obiettivi militari contro lo Stato siriano e poter fondare uno Stato curdo sul suolo siriano (annesso).
L’obiettivo evidente dei capi curdi e dei loro sostenitori a Washington, Berlino e Tel Aviv è la divisione della Siria per distruggerla. Si potrebbe pensare per un attimo che sia proprio questo lo scopo…
La divisione illegitima di quattro Stati nazionali, Turchia, Siria, Iraq e Iran, e cederne con la forza le terre a una minoranza che funge da agente straniero non è solo un’aggressione contro queste quattro nazioni sovrane e membri dell’ONU. Tale “costruzione di nazioni” imperialista sarebbe anche l’enorme minaccia di gravi conflitti regionali che potrebbero facilmente portare alla guerra mondiale.Riassumendo:
I palestinesi affrontano il genocidio da invasori illegittimi che ne hanno espulso brutalmente centinaia di migliaia, usurpandone la terra e le ricchezze, distruggendone il patrimonio, la vita quotidiana, sfruttandone il lavoro, uccidendone i figli e mantenendoli come ostaggi senza diritti umani nel più grande campo di concentramento nella storia dell’umanità. Lottare per la liberazione della Palestina è un obbligo dell’umanità .
Invece, niente di ciò riguarda oggi i curdi. Quindi, fondere la causa curda con quella palestinese è una grave offesa e un insulto ai palestinesi, i soli legittimi proprietari della Palestina. I palestinesi subiscono lo sterminio degli invasori, mentre i curdi sono effettivamente invasori che affermano che la popolazione indigena dei Paesi in cui vivono in minoranza deve cederne la proprietà agli invasori. Affermare che palestinesi e curdi affrontano la stessa situazione è una completa inversione della realtà, assoluta e feroce menzogna. Ciò serve al vile obiettivo dei curdi che spacciano la propaganda secondo cui vanno sostenuti come i palestinesi.
Ma mentre i palestinesi hanno diritto indiscusso a tornare sulla propria terra, i curdi chiedono la terra degli altri. Vogliono rubare, proprio come fanno i loro fratelli, i razzisti sionisti in Palestina. Ci chiediamo ancora perché lo “Stato” d'”Israele” sostiene apertamente la creazione di uno Stato curdo sul suolo straniero? Lottare per un cosiddetto Kurdistan “libero” significherebbe combattere per la divisione delle nazioni sovrane, per la violazione del diritto internazionale, per la pulizia etnica, la deportazione e l’epurazione dei popoli. Tale distinguo va chiarito.
Ma torniamo ai coraggiosi ‘comunisti’ del MLPD e alla loro agenda separatista negli altri Paesi: il MLPD nomina la regione della Siria settentrionale “Kurdistan occidentale”, davvero un divertente tentativo di propagare la divisione di uno Stato sovrano e fondatore dell’ONU dal 1946, a vantaggio di una minoranza etnica e dei suoi sostenitori esteri. È la stessa “logica” che la NATO e i suoi banditi (come i terroristi albanesi dell'”UCK”) applicarono per divider l’ex-Jugoslavia in diversi Stati “indipendenti” sotto il controllo NATO-UE e USA. Se si studia la storia delle guerre balcaniche dei primi anni ’90 e la “Balcanizzazione” (termine formale delle scienze politiche) di una nazione unita e indipendente in vassalli dipendenti dall’occidente, a seconda dell’aiuto economico, finanziario e militare “dall’amorevole madre” NATO, allora sapete che tipo di scenario tali “comunisti” (cosa di cui dubito molto) in Germania e occidente vogliono per la Siria, l’Iraq e l’Iran: distruggere nazioni sovrane, pulizia etnica, omicidio, sottrazione di terre a vantaggio di una minoranza divenuta pedina degli obiettivi imperialistici occidentali. Cos’è oggi il falso “Stato” del Kosovo, un focolaio di cartelli della droga, mafia e anche centro di addestramento dello SIIL (con le basi NATO adiacenti..), totalmente dipendente dai finanziamenti europei e dai programmi di aiuto internazionali che invadono l’Heartland serbo. Ma gli albanesi, analfabeti e dal tasso di natalità elevato, si sono riversati in Kosovo, già hanno un Paese (l’Albania), e scacciano i serbi da gran parte del Paese distruggendo centinaia di chiese e monasteri ortodossi serbi secolari, uccidendo i civili serbi e terrorizzando i serbi che ancora rifiutarono di essere deportati. La forza di tale pulizia e terrore etnici sono le bande terroristiche albanesi dell’UCK guidate dal criminale Hasim Thaci. L’UCK fu sostenuto soprattutto da Germania e USA, come i terroristi separatisti curdi delle “YPG” in Siria e i “Peshmerga” in Iraq, in quanto volenterosi agenti dell’imperialismo occidentale. L’UCK commise crimini di guerra e, deja vu!, ne incolpò serbi e governo di Belgrado. Gli albanesi non esitarono a denunciare l’evidente storia serba del Kosovo e a chiedere uno “Stato” per gli albanesi (che già hanno!) privo di radici storiche nel Kosovo. Le provocazioni e il terrorismo albanesi portarono alla feroce resistenza dei serbi sostenuti dalla Repubblica serba, che non erano disposti a rinunciare al loro Heartland. Il conflitto, pianificato, acceso, alimentato e sostenuto da Germania e Stati Uniti, diede alla NATO la “ragione” per bombardare la Serbia, uccidere migliaia di civili serbi, distruggere le infrastrutture statali serbe e invadere il Kosovo. Se ciò suona familiare, basta considerare gli ultimi 6 anni di aggressione globale alla Siria e la continua aggressione statunitense all’Iraq, e collegare i puntini. Nel febbraio 2008 i terroristi finalmente vinsero: il parlamento albanese di Pristina (capitale del Kosovo) dichiarò l’indipendenza dalla Serbia, immediatamente riconosciuta dalla Germania, dimostrando nuovamente la sua disgraziata responsabilità nella distruzione della Jugoslavia. Come la Germania, gli Stati Uniti e i loro vassalli occidentali riconobbero l’indipendenza del Kosovo. La distruzione della Jugoslavia fu completata, e garantita la presa imperialista occidentale sui Balcani. Non è strano? Con la distruzione delle sovranità dei Paesi siriano, iracheno e iraniano, i sostenitori occidentali del “Kurdistan” alla fine non servono nient’altro che l’entità impiantata artificialmente nel Levante dagli imperialisti occidentali che usa terrorismo, genocidio e usurpazione di terre quale mezzo per conseguire i propri obiettivi dal 1948: lo Stato di “Israele”. I curdi e MLPD sembrano godere nell’essere pedine di demoniaci mostri genocidi…L’autore, nato nel 1964, è uno storico e scienziato politico tedesco.

Fonti:
A. Propaganda del MLPD: MLPDMLPD
B. Propaganda separatista curda sul “Rojava” diffusa dal MLPD: (video di propaganda curdia su “Kobane” in inglese diffusa dal MLPD)
C. Guerra del Kosovo – Le vittime
D. Video: il bombardamento NATO della Serbia: matrice per Siria, Iraq, Afghanistan, Sudan, Somalia, Yemen, Libia, Mali…
E. Separatisti curdi agenti degli USA in Siria e Iraq.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

16 Spetsnaz contro 300 terroristi

Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South FrontEroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.
-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Dayr al-Zur e perché adesso?

Sic Semper Tyrannis 10 maggio 2017Al primo appello della Russia alle zone di de-escalation, il mio primo pensiero, come molti, era che Putin stesse gettando la spugna. Poi pensai a diverse altre possibilità.
1. Sembrava la continuazione del tentativo della Russia di separare i jihadisti inconciliabili dall’opposizione siriana. Dubito che gran parte di tale opposizione rimanga, ma bisogna avere alcuni dati su chi ancora passa dal lato del governo. Non sono certamente militarmente significativi. In ogni caso, RT affermava che quest’opposizione moderata sarà diretta contro i jihadisti “con il sostegno dei Paesi garanti”.
2. Il piano russo per le zone di de-escalation previene l’aggressivo vecchio piano statunitense-saudita per le aree sicure. Portando la Turchia su questo piano alternativo, rendendola garante, indebolirebbe enormemente il piano USA-Saudita e ne bloccherebbe l’attuazione.
3. L’obiettivo del piano potrebbe rientrare nell’operazione per neutralizzare il sostegno turco ai jihadisti e trascinare la Turchia nella sfera russa.
4. Finché la Russia non è disposta a schierare forze terrestri significative per chiudere definitivamente le operazioni, il piano delle zone di de-escalation sembra la mossa migliore. Se Russia e Siria riescono ad includere la Turchia quale Paese garante, questo isolerebbe di molto i jihadisti concentrando la lotta contro di loro.
Negli ultimi giorni è divenuto chiaro che il piano di de-escalation è la prima tappa di un importante cambio strategico nella guerra in Siria. Si tratta dell’economia di forze che volgono dalla parte occidentale della Siria per concentrare le forze R+6 per la spinta verso est, come dichiarato esplicitamente dal Generale Rudskoj qualche giorno fa. “Dopo la firma del memorandum sulla creazione di zone di de-escalation in Siria, i principali sforzi della forza aerea russa saranno diretti a sviluppare l’offensiva ad est di Palmyra e alla successiva liberazione di Dayr al-Zur, secondo il Colonnello-Generale Sergej Rudskoj, capo del Primo Direttorato delle Operazioni dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. “L’istituzione di zone di de-escalation consentirà alle forze governative di liberare un numero significativo di truppe”. La forza aerea russa continuerà a sostenere le forze armate siriane a distruggere le formazioni di banditi dell’organizzazione terroristica DAISH (nome arabo dell’organizzazione terroristica SIIL, vietata in Russia)”, affermava Rudskoj. Un altro compito della VKS, secondo Rudskoj, sarà la liberazione dei territori nordorientali della provincia di Aleppo, lungo il fiume Eufrate“. (Rossijskaja Gazeta)
Secondo al-Masdar il sostegno russo includerebbe anche forze terrestri. “Secondo la fonte militare, le forze speciali russe saranno integrate nel V Corpo e nella Quwat al-Nimr dell’Esercito arabo siriano per tutta l’offensiva“. Non sappiamo se ciò interessi consiglieri o le unità Spetsnaz che svolgono i tradizionali compiti di ricognizione-sabotaggio per le formazioni maggiori dell’EAS. Forse entrambi. Un altro sostegno russo consiste nel “nuovo distaccamento speciale antiguerriglia dei Paesi dell’ex-URSS” chiamato Turan. Secondo “Russkaja Vesna“, un distaccamento di 400 uomini dell’unità Turan, di 800-1200, sono pronti a sostenere immediatamente l’offensiva dell’EAS da Aleppo a Dayr al-Zur. Le forze dell’EAS radunate per l’offensiva includono la Quwat al-Nimr e il V Corpo. Sono sicuro che ce ne siano altre. Hezbollah ritorna sul fronte di Tadmur. Al-Masdar dice che “Suhayl al-Hasan, comandante della Quwat al-Nimr, comanderà comunque due offensive simultanee ad est di Aleppo e ad est di Palmyra contro lo Stato islamico“. L’idea di due offensive creava qualche preoccupazione prima di vederla come manovra d’avvolgimento per isolare i jihadisti dello SIIL nella vasta area aperta ad est di Homs, o costringerli a ritirarsi verso l’Eufrate. Gli sforzi nella tasca di Dayr al-Zur per espandere l’area sotto il controllo governativo s’intensificano con qualche successo. L’EAS, sicuramente con il sostegno aereo russo, prepara una forza di diverse centinaia di veterane guardie repubblicane per rafforzare la tasca via aerea. È un piano coraggioso, ma a mio avviso con buona probabilità di riuscita.
L’operazione per liberare Dayr al-Zur sarà denominata Operazione Lavanda. Perché? L’osservatore Wail al-Husayni l’ha spiegato su twitter, “Nel 2012 quando Dayr al-Zur stava per cadere, un famoso comandante della Guardia repubblicana, Ali Quzam, fu tra i primi ad arrivare per difendere la città insieme al Generale Isam Zahradin, purtroppo cadde difendendola. In arabo Quzam significa lavanda, quindi questa operazione sarà un tributo a lui e agli altri eroi caduti per difendere la Siria“. L’obiettivo dell’offensiva va oltre la liberazione di Dayr al-Zur. È la corsa al confine iracheno. Le R+6 vedono ovviamente lo sforzo della coalizione per prendere l’est del Paese dal Rojava e dalla Giordania come una minaccia peggiore dei jihadisti ad Idlib. Non so come Putin convinca la Turchia, ma credo che pensi di poter gestire il sultano. Credo anche che Putin e Assad siano sicuri di poter finalmente collaborare con i curdi del Rojava. Ma il piano USA-Arabia Saudita (ed Israele) per le aree sicure e bloccare la mezzaluna sciita, come scrive Elijah Magnier, è qualcosa che va affrontato adesso. L’Iraq lo vede pure, ed Esercito iracheno e PMU hanno appena lanciato un’offensiva per liberare la provincia ad ovest di Haditha, nell’ambito del piano iracheno per infine liberare il valico di frontiera di al-Qaim. In retrospettiva, credo che la decisione di non continuare l’offensiva su Idlib dopo la liberazione di Aleppo e di avanzare verso est per tagliare i turchi e loro jihadisti ad al-Bab, sia il risultato di questo punto di vista sulle incursioni straniere nel territorio siriano, considerate maggiore minaccia immediata per Assad e Putin che non i jihadisti ad Idlib.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora