Il rapporto declassificato sull’11 settembre ritrae USA e Arabia Saudita complici

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 25/07/201648680250.cachedIl rapporto precedentemente classificato, pubblicato col titolo “Inchiesta congiunta della Comunità d’Intelligence sulle attività introno agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001“, rivela che in effetti il vecchio alleato degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, aveva collegamenti con i presunti dirottatori degli attacchi dell’11 settembre. Mentre gli Stati Uniti invasero Afghanistan e Iraq con la scusa degli attentati, va notato che i presunti dirottatori erano sauditi o cittadini del Golfo Persico, o collegati ad organizzazioni terroristiche sostenute dagli Stati del Golfo Persico. I media occidentali hanno tentano di minimizzare l’impatto della pubblicazione del documento sostenendo che le indagini successive hanno trovato “molte” accuse nel documento “senza fondamento”, anche se Stati Uniti ed Arabia Saudita oggi armano e finanziano apertamente i terroristi in Siria.

A beneficio di chi?
Molti credono erroneamente che il terrorismo sia semplicemente inevitabile nello scontro di civiltà tra “Islam” e occidente, mentre altri sostengono che sia la reazione prevedibile alla politica estera occidentale viziata o ingiusta. In realtà, niente di ciò. Si è meticolosamente strumentalizzata una violenza congegnata per raggiungere obiettivi geopolitici nel mondo, rovesciando governi e giustificando interventi militari, creando paura paralizzante e isteria in patria per sostenere un crescente Stato di polizia e il grande interventismo militare all’estero. In sostanza, è un mezzo altamente utile per l’attuale espansionismo dell’impero. Ciò appare chiaramente con l’uso del terrorismo oggi. 14 anni dopo l’11 settembre 2001, con i ricordi che cominciano a svanire, gli Stati Uniti sono in partnership con l’Arabia Saudita, ancora una volta, armando e finanziando i terroristi che combattono le loro guerre per procura in Libia, Siria, Iraq e oltre, proprio come fecero nel 1980 creando congiuntamente al-Qaida. Mentre il pendolo della geopolitica oscilla tra armare fino ai denti fanatiche forze di agenti che combattono all’estero e il pretesto interno per avviare grandi interventi militari all’estero, tali organizzazioni terroristiche vengono ridefinite da politici e media occidentali similmente all’oscillazione. Negli anni ’80 al-Qaida fu ritratta come “combattenti per la libertà”. Nel 2001 quando gli Stati Uniti usarono la forza militare per riorganizzare Medio Oriente, Nord Africa e Asia centrale, al-Qaida divenne il cattivo. Gli attacchi terroristici del 2001 permisero agli Stati Uniti di giustificare più di un decennio di guerra globale che altrimenti non avrebbero potuto condurre.

I dirottatori avevano legami con l’intelligence saudita
Le 28 pagine ora declassificate descrivono un groviglio di connessioni tra governo saudita, agenzie d’intelligence saudite, famiglia bin Ladin e i dirottatori, la maggior parte dei quali cittadini sauditi. La relazione afferma: “Mentre negli Stati Uniti, alcuni dirottatori dell’11 settembre erano in contatto con, e ricevevano sostegno o assistenza da, individui collegabili al governo saudita, vi sono informazioni, principalmente da fonti dell’FBI, che almeno due di tali individui fossero accusati da alcuni di essere agenti dei servizi segreti sauditi”. Il rapporto rivela anche che sospetti funzionari dei servizi segreti sauditi collaborarono con aziende collegate col governo saudita e al capo di al-Qaida Usama bin Ladin. E non solo vari ufficiali dei servizi segreti sauditi avevano collegamenti con i presunti dirottatori, molti si scoprì che li conoscessero. Viene citato anche il fratellastro di Usama bin Ladin, Abdullah bin Ladin, che affermò di aver lavorato per l’ambasciata saudita a Washington DC come “funzionario dell’amministrazione”, rivelando ancora una volta i legami incestuosi tra famiglia bin Ladin, governo saudita e, attraverso il fondo Carlyle Group, famiglia Bush e altri capi politici ed economici degli Stati Uniti. Il rapporto menziona anche che, nonostante i molti chiari collegamenti e tentativi da parte dell’FBI d’indagare ulteriormente, molti sospetti poterono inspiegabilmente “lasciare” gli Stati Uniti e tornare in Arabia Saudita. La relazione indica che anche “moschee” direttamente finanziate dal governo saudita, si crede coordinassero vari aspetti del terrorismo, moschee in cui soci dei dirottatori s’incontravano frequentemente o che gestivano. Ciò illustra esattamente come il terrorismo statunitense-saudita mantenga le fila, attraverso una rete globale di centri mascherati da moschee, protette da forze dell’ordine e d’intelligence occidentali, permettendo reclutamento e radicalizzazione dei terroristi, così come pianificazione e finanziamento del terrorismo stesso.

La comunità d’Intelligence degli USA davanti l’11 settembre: incompetenza o collusione? O entrambi?
SaudiArabia911commission Stati Uniti e Arabia Saudita svilupparono al-Qaida utilizzandola per anni per muovere guerre per procura nel mondo. Le azioni dell’11 settembre posero le basi per un decennio di guerra in cui gli Stati Uniti rovesciarono governi e occuparono nazioni, attuando una guerra segreta per l’espansione della loro egemonia nel mondo, dividendo e distruggendo le nazioni alleate ai rivali di Pechino e Mosca. E’ molto chiaro che l’Arabia Saudita ha giocato un ruolo negli attacchi dell’11 settembre, così come nel terrorismo mondiale prima e dopo gli attacchi. Chiaramente FBI e la CIA erano consapevoli del ruolo dell’Arabia Saudita. Sono anche chiari gli sforzi per proteggere le preziose risorse saudite fatte fuoriuscire dal Paese mentre agenti dediti tentavano d’indagare ulteriormente. Coloro che fecero uscire agenti e funzionari sauditi dal Paese, proteggendoli da ulteriori indagini sul ruolo nell’11 settembre, sono probabilmente legati agli statunitensi che aiutarono le controparti saudite ad organizzare e realizzare gli attacchi. E mentre alcuni agenti di FBI e CIA tentarono di fare il loro lavoro, un commento alla fine delle 28 pagine rivela che forse gli agenti non erano consapevoli, come avrebbero dovuto essere, della natura di al-Qaida e del suo rapporto con l’Arabia Saudita. Il rapporto cita un ex-agente speciale dell’FBI dire: “In sostanza. Non era un Paese identificato dal dipartimento di Stato come sponsor del terrorismo. E il tema o il modus operandi comune che abbiamo visto a San Diego era che se ci fossero stati, il loro obiettivo primario era monitorare i dissidenti nell’interesse della tutela della famiglia reale. Quindi non furono visti come una minaccia nemica alla sicurezza nazionale”. La conclusione dell’agente si basa interamente sul presupposto che le designazioni sul terrorismo del dipartimento di Stato siano significative e accurate. Se tali designazioni non erano precise, l’FBI avrebbe trascurato d’indagare a fondo sui sospetti che in realtà erano una grave minaccia alla sicurezza nazionale. Oggi, al-Qaida e l’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL) sono allo stesso modo ritratti come nemici dell’Arabia Saudita. Questo nonostante le prove evidenti che dimostrano che tali organizzazioni terroristiche e loro affiliati in Iraq e Siria, sono armate e finanziate per favorire gli interessi diretti di Riyadh e di Washington. Quando gli attacchi terroristici avvengono in Arabia Saudita, nonostante siano raffigurati come attacchi a Riyadh, spesso invece mirano a obiettivi sciiti nel Paese. Lo sciismo in Arabia Saudita, a differenza di al-Qaida e ISIS, non è una minaccia per Riyadh, non si basa sull’estremismo fanatico, ma invece si difende da brutalità e ingiustizia del sistema politico saudita che lo perseguita. Sembra che alcuni agenti, nonostante lavorassero su ipotesi errate, tentassero di fare il loro lavoro, mentre altri sembra proteggessero i sospetti probabilmente legati agli attacchi dell’11 settembre, se non loro stessi collegati agli attacchi. Per incompetenza e collusione, gli attacchi avvennero e il resto, come si suol dire, è storia.

Proteggere il terrorismo saudita
Mentre i media occidentali sostengono che molte delle affermazioni del rapporto declassificato sarebbero “senza fondamento”, la seria redazione della relazione porta a credere che l’Arabia Saudita e i vari tentacoli del suo apparato di sicurezza negli Stati Uniti, siano ancora coperti da agenti complici e da interessi statunitensi. Inoltre, nonostante le implicazioni molto preoccupanti del rapporto, va detto che dall’11 settembre Stati Uniti ed Europa continuano a fornire all’Arabia Saudita miliardi di dollari in armamenti, mentre supportavano politicamente Riyadh che eliminava la propria “primavera araba” nel 2011. Oggi, nonostante le prove su come l’Arabia Saudita armi e finanzi le organizzazioni terroristiche come al-Nusra, Stati Uniti ed Europa continuano comunque a prestare sostegno militare e politico a Riyadh. L’Arabia Saudita non ha vittimizzato gli Stati Uniti con l’11 settembre, né ha ingannato Washington. Riyadh e Washington sono complici, a volte in sincronia, altre volte agendo da finti avversari quando serve la massima negazione plausibile. Nonostante i tentativi di rivendicare l’Arabia Saudita estranea agli attacchi dell’11 settembre, i dirottatori senza dubbio erano sauditi ispirati da un indottrinamento originato dalle reti finanziate dai sauditi, presumibilmente avvicinate e assistite da agenti dei servizi segreti sauditi, e le attuali organizzazioni terroristiche ricevono da Riyadh armi e soldi per intraprendere le guerre per procura al fianco degli USA. Il rapporto non è una rivelazione, ma un’altra prova che afferma come Stati Uniti ed Arabia Saudita collaborino nel terrorismo, non per combatterlo. Coloro che pensano a una vera lotta al terrorismo globale, dovrebbero preparasi a fallimenti perpetui.1005317Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza, distruzione delle prove su ordine del governo francese

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 22 luglio 2016

page_charlie-hebdo-saldirisini-arastiran-komiser-intihar-etti_890382580Un articolo del 21 luglio del quotidiano Le Figaro afferma che l’Esecutivo dell’antiterrorismo francese (SDAT) ha ordinato alle autorità di vigilanza urbana di Nizza di distruggere tutte le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’attentato del 14 luglio 2016.
Anche se lo SDAT cita gli articoli 53 e L706-24 della procedura penale e l’articolo R642-1 del codice penale, le autorità di Nizza intervistate da Le Figaro dicono che è la prima volta che gli viene chiesto di distruggere prove d iun crimine, che sottolineano essere illegale. La spiegazione data dal Ministero della Giustizia francese è che non vogliono l”incontrollata’ diffusione delle immagini dell’attentato. La polizia giudiziaria ha notato che 140 video dell’attentato in loro possesso mostrano ‘importanti prove d’indagine’ (interessants éléments d’enquête). Il governo francese sostiene di voler evitare che lo SIIL acceda ai video degli attentati per propaganda, affermando inoltre che la distruzione delle prove è volta a proteggere le famiglie delle vittime. La sezione commenti dell’articolo de Le Figaro è piena di sdegno e disgusto sul governo francese che, invece di preservare le prove per un’accurata indagine indipendente, si comporta difatti da primo sospettato dell’attentato, ordinando la distruzione di prove di vitale importanza. C’è qualcosa di marcio nella polizia giudiziaria francese. Poco dopo l’attacco al Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, la polizia giudiziaria si comportò in modo sospetto prima e dopo il ‘suicidio’ del vicecommissario della polizia di Limoge Helric Fredou. Fredou fu trovato morto poco dopo l’arrivo della polizia giudiziaria francese nel suo ufficio a Limoges, appena dopo il massacro di Charlie Hebdo. La sua famiglia non poté vederne il corpo che 24 ore dopo la morte; sospettano manipolazioni. La Polizia giudiziaria sosteneva che si era sparato alla testa, anche se la madre ha detto che non ne aveva le prove. Il commissario di polizia sarebbe stato depresso, accusa negata dal medico di famiglia. Fredou fu trovato morto nel suo ufficio prima della pubblicazione di un rapporto sui legami tra Jeanette Bougrab, ex-addetta stampa di Nicolas Sarkozy, e una vittima dell’attacco, Stéphane Charbonnier, noto come ‘Charb’. Il rapporto tra Bougrab, vicina ai capi del movimento sionista francese, e Charb, fu uno degli aspetti più controversi della storia della strage di Charlie Hebdo. Fredou indagava anche sui fratelli Quachi accusati del massacro. Avevano vissuto a Limoges.
247A097400000578-0-image-m-17_1420801576175Un articolo del giornale Est Républicain tenta di rassicurare il pubblico sulla buona fede del governo francese titolando ‘No, il video dell’attentato non è stato cancellato’, che afferma che il Ministero della Giustizia non ha ordinato la distruzione di prove, ma solo la cancellazione delle immagini dalle telecamere di Nizza. Tale rassicurazione potrebbe bastare a placare chi è restio a mettere in discussione la narrazione sulla guerra al terrore. Ma, come i fischi al primo ministro francese Manuel Valls a Nizza dimostrano, il popolo francese si sveglia. Ora le autorità di polizia giudiziaria e dell’antiterrorismo francesi vogliono distruggere le prove dell’attentato. Nella maggior parte dei casi criminali, chi distrugge o cerca di distruggere le prove di solito cerca di coprire qualcosa. Ho già sottolineato alcune incongruenze nella storia raccontataci sul massacro di Nizza. Non ho affermato che non è successo niente o che nessuno fu ucciso, ma piuttosto che le prove video finora presentate non corrispondono alla storia. Forse nuovi video che provino la storia del governo emergeranno. Speriamo! Se inquirenti e giornalisti dalla comprovata passione per pace, verità ed onestà avessero accesso a questi video, lo SIIL ne sarebbe indebolito, non rafforzato. Ma sarebbe ingenuo credere che il governo francese intenda indebolire lo SIIL, data la dimostrazione incontrovertibile di sostenere chi decapita bambini in Siria. Mentre alcuni troveranno il loro sistema di comfort e giustificazioni turbato da tali notizie, molti altri semplicemente si sveglieranno. Addormentare è facile nel breve termine, ma col tempo la gente si renderà conto che il materasso gli è stato tirato da sotto, così quando si sveglierà per il terribile disagio, sarà troppo tardi. È ora di svegliarsi!

Jeannette Bougrab

Jeannette Bougrab

Gearóid Ó Colmáin giornalista e analista politico irlandese residente a Parigi. Il suo lavoro si concentra su globalizzazione, geopolitica e la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La False Flag di Nizza

Aanirfan 15 luglio 2016364E3E5D00000578-0-image-a-72_14685886632651. L’attentato del 14 luglio a Nizza appare un attacco dell’Operazione Gladio. Operazione Gladio
Il proprietario della caffetteria inglese che assisté all’attacco da 20 metri di distanza, insisteva che molti erano morti per ferite da arma da fuoco. Daily Mail

Il mistero dell’uomo arrestato durante l’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

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3650997600000578-3692454-image-a-1_1468604786432Diversi agenti sono stati visti alle prese con un uomo nel retro del camion. “Nel periodo immediatamente successivo all’attentato di ieri, vi sono state segnalazioni su più di un attentatore. In un video girato istanti dopo, il veicolo viene fermato, diversi agenti appaiono avvicinarsi a un sospetto giacere sulla strada, dietro il veicolo. Almeno uno degli agenti può essere visto alle prese con l’individuo sulla carreggiata, prima che l’uomo venga trascinato da altri due agenti“. Daily Mail
Il testimone Nadar al-Shafay ha detto alla BBC: “Il conducente è morto nel veicolo”. Daily Mail
Il 14 luglio 2016, “spari risuonarono per le strade, con uomini armati che miravano ad alberghi e caffè nella città portuale nel sud della Francia”. Daily Mail

APTOPIX France Truck AttackFori di proiettile sul lato del conducente?

Secondo fonti citate dal sito web israeliano DEBKAfile, il camion utilizzato nell’attentato a Nizza era dotato di parabrezza a prova di proiettile. E non una goccia di sangue sul camion bianco dell’omicida! TomatoBubble.com.

103390918_NON_EXCLUSIVE_PICTURE_MATRIXPICTURESCOUK_PLEASE_CREDIT_ALL_USES__UK_AND_AUSTRALIAN_RIGHTS-xlarge_trans++tM3ZXxV42fQENILgObxjOFzt7SZsQQ7h3oKyATfgi0wMuhamad Buhlal

Il camionista Muhamad Buhlal aveva inviato alla famiglia 84000 sterline negli ultimi giorni, secondo Jabir Buhlal al MailOnline. Dailymail
Era pagato da Mossad, CIA o…?1468598112-article-crouch-1-07142. Kristen Crouch (sopra), di Dallas in Texas, era a Dallas quando un tiratore uccise cinque agenti di polizia. Kristen era a Nizza il 14 luglio ed assistette all’attentato. Daily Mail

364CE07200000578-3691019-image-a-11_14685744511283. Il 14 luglio 2016, “la polizia sparò uccidendo l’autista, Muhamad Lahuayaj Buhlal, che guidava un camion ad alta velocità per oltre 1000 metri sul lungomare di Nizza, colpendo vari spettatori…Daily Mail3652589A00000578-3692685-Horrifying_Families_had_travelled_to_the_resort_from_around_the_-m-153_1468629265601Testimoni dissero che Buhlal prima si schiantò contro la folla nei pressi dell’Hotel a cinque stelle Negresco, poi andò lentamente lungo la strada altrimenti vuota ed inseguito dalla polizia a piedi e, forse uno su una moto. Daily Mail
Il camionista Muhamad Lahuayaj Buhlal era in causa per divorzio. Walid Hamu, cugino della moglie di Buhlal, Hajar Qalfalah, aveva detto al MailOnline: “Buhlal non era religioso. Non andava in moschea, non pregava, non osservava il Ramadan. Beveva alcol, mangiava carne di maiale e si drogava. Tutto questo è proibito dall’Islam. Non era un musulmano”. Daily Mail
L’attentatore Muhamad Lahuayaj Buhlal era un piccolo criminale 30enne noto alle forze di polizia“. Telegraph
Il 24 marzo 2016, l’autista del camion, Muhamad Lahuayaj Buhlal, fu condannato a sei mesi di carcere per aggressione armata (un alterco in seguito ad un incidente stradale, commesso con un’arma improvvisata, un pallet) nel gennaio 2016. Le MondeNice Matin

La polizia spara sulla cabina del camion. Il 14 luglio 2016, “spari risuonarono per le strade, con uomini armati che miravano su alberghi e caffè nella città portuale nel sud della Francia“. Daily Mail. Ma sembra che l’autista non fosse nella cabina del camion. “Una pistola, diverse granate e armi lunghe sarebbero le prove scoperte sul veicolo da 25 tonnellate dopo il terrificante attentato. Notizie sostengono che alcune di tali armi fossero false“. (Mirror)
Il terrorista di Nizza… era rimasto parcheggiato in strada per quasi nove ore ed aveva anche detto alla polizia che trasportava gelati… L’assassino… era già noto alla polizia per violenze e furto… Nonostante avessero parlato col conducente, gli agenti di polizia nella città meridionale francese non fecero nulla per farlo spostare mentre aspettava d’iniziare l’attentato. Gli autocarri pesanti sono normalmente vietati sulle strade durante le feste nazionali e la domenica…Daily Mail
APTOPIX France Truck AttackNon è chiaro come il camion poté violare le barriere sul lungomare chiuso per i pedoni e gli spettatori durante la festa del 14 luglio. Com’è possibile che tale folla non fosse ‘protetta’ da pattuglie di polizia e militari? E questo un Paese sotto legge marziale?” (Global Research)

36523BC000000578-3693227-Monster_Truck_terrorist_Mohamed_Lahouaiej_Bouhlel_who_murdered_8-a-39_1468664603071Il presunto assassino, il 31enne Muhamad Lahouayaj Buhlal, “non era noto… per opinioni radicali o islamiste, secondo le fonti“. (Independent)
La stazione televisiva francese BFM TV riferiva che era un padre di tre bambini e divorziato. “Non pregava e gli piacevano le ragazze e la Salsa“, secondo il corrispondente di BFM. Secondo BFMTV “aveva anche di recente causato un incidente dopo essersi addormentato al volante mentre lavorava come autista delle consegne, e venne preso in custodia dopo l’incidente”. “La polizia trovò… un certo numero di armi finte e granate nel veicolo dopo l’attentato“. (Telegraph)3654E08B00000578-3693227-image-a-55_14686657810944. Israele ottiene ciò che vuole.
Il presidente della Francia dice: “Oggi annuncio che lo stato di emergenza, che doveva essere tolto, sarà esteso di altri tre mesi. A seguito di questo dimostreremo vera forza e azione militare in Iraq e in Siria“. Daily Mail
Presumibilmente, in Francia, Israele recluta elementi per lo SIIL. Il likudnik Donald Trump si avvantaggia della strategia della tensione di CIA-Mossad.

France Truck Attack5. C’è la convinzione che autisti possano essere controllati e che gli attentati possano essere falsificati. Il 22 dicembre 2014 un autocarro investì dei pedoni nel centro della città di Glasgow, in Scozia, uccidendo sei persone e ferendone altre quindici. L’autista del veicolo di proprietà del comune, Harry Clarke, sarebbe morto al volante.

world war z6. Il 19 agosto 2011, un “drammatico incidente” del film World War Z fu ripreso nel centro di Glasgow. Vi era anche un grande autocompattatore, come si vede. (BBC News) e Mirrors.world war z 27. Ci fu un incidente simile in Olanda dove due escursionisti furono uccisi da un camion della spazzatura (Wandelaars twee doodgereden porta vuilniswagen a Hilversum).
Gli autisti furono vittime del controllo mentale MK-ULTRA?

364FA55D00000578-3691019-image-a-210_14685960347418. Nel dicembre 2014, due uomini investirono dei pedoni con la loro auto in due occasioni, “traumatizzando la Francia”. Il primo autista avrebbe gridato ‘Allahu Akbar’ (Dio è grande) mentre andava addosso la gente nella città di Digione, ferendone 13. “L’autista 40enne aveva una lunga storia di malattie mentali e non aveva legami con gruppi jihadisti, secondo il governo. Il giorno dopo, un uomo speronò con un furgone bianco un mercatino natalizio nella città di Nantes, uccidendo una persona e ferendone altre nove. Poi si accoltellò più volte. I procuratori dissero che un notebook fu trovato nel veicolo in cui parlava dell”odio per la società e di temere di essere ucciso da agenti segreti“. L’uomo si ‘suicido’ in cella nel 2016, in attesa del processo. Dailymail

3649BB6C00000578-3692685-A_massive_security_operation_was_launched_in_the_aftermath_of_th-a-6_1468614833128

Muhamad Lahuayaj Buhlal: “Sono assolutamente estraneo ai fatti di Nizza

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza: un israeliano diffonde uno strano video

Hamza Hicham, Brujitafr 15 luglio 2016

Muhamad Lahuaiaj Buhlal

Muhamad Lahuaiaj Buhlal

Giovedi, 14 luglio, intorno alle 2 un uomo alla guida di un camion bianco falciava la folla riunita a Nizza per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio della festa nazionale. Bilancio provvisorio: 84 morti e 202 feriti. Secondo Le Monde, Muhamad Lahuaiaj Buhlal, musulmano “non praticante” secondo gli amici, veniva “colpito da due guardiani della pace specializzati sul campo”. Le Figaro fornisce ulteriori dettagli: “Un eroico passante saltò sul camion per neutralizzare disarmato il terrorista alla guida. Allora l’assassino usò la sua arma, puntandola sull’uomo che scese dalla cabina”. Due agenti di pubblica sicurezza che furono, anche loro, oggetto dei tiri dell’autista pazzo, risposero al fuoco e il terrorista fu ucciso dai proiettili della polizia. Furono raggiunti da due gruppi di agenti armati della compagnia d’intervento dipartimentale che, anche, fecero uso delle armi. Il camion ha almeno cinquanta fori di proiettile.
Oggi a mezzogiorno un nuovo video della serata è stato caricato dall’account su YouTube, via Twitter, chiamato “Morsmal“, un gruppo d’istruzione norvegese che passa da “ONG con relazioni ufficiali con l’UNESCO”. La scena riprende i minuti dopo gli ultimi scambi di colpi, precedenti, tra gli agenti di polizia e l’autista. Al 18° secondo, un uomo, allungato accanto ad un altro individuo, appare stranamente inchiodato a terra e viene picchiato dalla polizia che lo circonda. Al 45° secondo viene preso e portato via dal camion.

Il mistero dell’uomo arrestato nell’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

Questa mattina alle 08:40 ora francese, il video era già andato in onda (nella versione integrale) su Ynet News, sito del quotidiano israeliano Yediot Aharonot. Per sapere della provenienza del video ancora non diffuso, alle 17, dai media audiovisivi dell’esagono, si ci deve rivolgere a chi gestisce il sito Morsmal: On Elpeleg, “rappresentante commerciale” israeliano in Norvegia impegnato a favore di Israele e nativo di Tel Aviv. Dopo la pubblicazione su Twitter, Elpeleg rispose agli scettici utenti di Internet sulla veridicità del video, dicendo che era autentico ed era stato ripreso da un “turista israeliano“. Ynet Israel ne rivela l’identità: sarebbe un certo Silvan Ben Weiss, presentato dal sito Jerusalem Online questa volta come “israeliano che vive in Francia“. Particolare da sottolineare: questo video, preso da una terrazza di fronte alla posizione in cui era stato fermato il camion, fu ripreso nei minuti dopo l’ultimo tiro. La prova è questo altro video amatoriale, girato dall’altra parte del camion e ottenuto dall’agenzia di stampa Russia Today.

Vestito con una t-shirt grigia, un uomo si allontana (visibile dopo il 55° secondo), ed appare anche in un altro video, facendo la stessa quota (dal 1° al 10° secondo, sotto).

Il mistero dell’uomo arrestato nell’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

Secondo Francois Molins, procuratore di Parigi, il presunto assassino nel frattempo, “fu trovato morto sul sedile del passeggero” del camion. Chi è quindi l’uomo pestato con violenza? Ora rimane da chiedersi perché la polizia abbia apparentemente usato la forza contro questa persona.Capture

13707784Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sauditi istigano a Washington la rivolta contro Obama

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 23/06/20163501I 51 diplomatici statunitensi che rimproverano la politica sulla Siria del presidente Obama chiedendo maggiore uso della forza militare contro il governo di Damasco, sono di per sé notevole segno del dissenso dei funzionari a Washington. Ma l’autorità del presidente è ulteriormente minata sfacciatamente quando pochi giorni dopo i governanti sauditi applaudivano quei diplomatici dissidenti statunitensi, mentre venivano ricevuti alla Casa Bianca. Molte cose si possono individuare qui. Una, la politica degli Stati Uniti sulla Siria è fallita. L’obiettivo di un cambio di regime, che ha spinto la guerra nel Paese negli ultimi cinque anni, sembra dissolversi quale obiettivo possibile. L’intervento militare della Russia iniziato lo scorso ottobre per stabilizzare lo Stato siriano l’ha sventato. Le notizie su Abu Baqr al-Baghdadi, capo supremo del cosiddetto Stato Islamico (SIIL), ucciso da un attacco aereo siriano/russo nel roccaforte di Raqqa suggerisce che l’insurrezione terroristica straniera affronta la sconfitta finale. La tattica segreta degli Stati Uniti di utilizzare un processo politico dal doppio binario nei supposti negoziati di pace, per consentire ai loro mercenari di riorganizzarsi, fallisce pure. Siria ed alleati russi, iraniani e Hezbollah non hanno ceduto sull’azione contro le milizie terroristiche, anche quelle che Washington definisce malignamente “moderate”, e sul “cessate il fuoco”. La cessazione delle ostilità chiesta da Russia e Stati Uniti a febbraio finisce non essendo mai stata in buona fede, soprattutto per una Washington assai poco preoccupata. Era solo una manovra per facilitare il cambio di regime con mezzi politici. Così, la politica degli Stati Uniti è stata valutata in modo decisivo in Siria. E ciò spiegherebbe l’eruzione di frustrazione nei diplomatici degli Stati Uniti e pianificatori del dipartimento di Stato, come illustrato dalla “fuga” sulle molte critiche all’amministrazione Obama. Il fallimento genera frustrazione. I diplomatici contrariati chiedono agli Stati Uniti di attaccare direttamente le forze del governo siriano del Presidente Bashar al-Assad. Negli ultimi due anni, attacchi aerei degli USA in Siria presumibilmente colpivano lo Stato islamico in assenza di unità dell’esercito siriano. I diplomatici ribelli a Washington vogliono che la potenza di fuoco degli USA sia d’ora in poi diretta contro l’esercito siriano. La Russia ha subito bollato la proposta statunitense come grave violazione del diritto internazionale. Mosca sa che tale mossa rischia seriamente di trascinare le forze statunitensi e russe a un confronto diretto. Obama, da parte sua, difficilmente cambierà la politica sulla Siria. Sa che il rischio di escalation è troppo alto e a pochi mesi dalla fine il secondo mandato, il 44° presidente è riluttante a concludere la permanenza alla Casa Bianca nell’ignominia. Tuttavia, l’irrequietezza entusiasta a Washington per una grande guerra in Siria potrebbe essere tollerata dal successore di Obama. La democratica Hillary Clinton che ha invocato un’ampia campagna aerea sulla Siria, e dei repubblicani prescelti verrebbero assunti per assicurarsi altrettanto entusiasmo, se non di più. Il dissenso di Washington sulla Siria è quindi un segnale dell’inasprimento della guerra. Verrebbe accantonata per alcuni mesi, ma sembra quasi certo che una grande guerra sia in preparazione. E questo soprattutto perché gli obiettivi del cambio di regime statunitense in Siria sono stati contrastati finora. Il fallimento genera petulanza.
clinton-prince-nayef Lo straordinario spettacolo della sfida al presidente Obama è un biglietto da visita inquietante della futura escalation in Siria e Medio Oriente. Sembra più che incoscienza che Washington, in primo luogo, cerchi supporto all’intervento militare per salvare la causa persa dei suoi fantocci, e in secondo luogo, spinge affinché le sue forze si scontrino con quelle di Russia, Iran e Hezbollah. La gravità della rivolta a Washington sulla Siria è testimoniata dalle notizie su John Kerry, segretario di Stato degli USA, che incontrerebbe i 51 diplomatici che invocano l’intervento militare diretto. Kerry è arrivato a descrivere le loro proposte come “molto buone”, anche se non ha detto esplicitamente se le approva. Tuttavia, il fatto che il ministro degli Esteri di Obama e capo della diplomazia di Washington abbia apertamente incontrato il gruppo che sfida il presidente sulla Siria, dimostra che il Partito della Guerra va rilanciandosi. La settimana prima, Kerry avvertiva Mosca che gli Stati Uniti “perdono la pazienza” sul futuro di Assad in Siria, indicando ancora una volta che sembrava passare al campo militarista. Ciò dopo che Kerry quasi supplicasse, all’inizio dell’anno, a che lo spargimento di sangue in Siria finisse. Bene, dopo tutto, l’”eroe” della Guerra del Vietnam Kerry ha un passato di maestria nell’opportunismo carrieristico. Il Capo di Stato Maggiore della Russia Generale Valerij Gerasimov ha risposto alla bellicosità di Kerry dicendo che non sono gli Stati Uniti a perdere la pazienza, ma piuttosto la Russia, spinta dai giochi cinici di Washington a favore dei terroristi, rifiutandosi continuamente di cooperare con Mosca nel delineare i terroristi da colpire. In ogni caso, il punto saliente, come indicato all’inizio di questo commento, è il modo con cui il regime saudita dirige lo spettacolo di Washington da dietro le quinte, sfidando il presidente statunitense. Questo è un presagio sinistro.
Pochi giorni dopo la bordata dai diplomatici degli Stati Uniti, una delegazione saudita veniva ricevuta alla Casa Bianca con la consueta adulazione. La delegazione comprendeva il ministro della Difesa e viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Sultan (figlio del re) e il ministro degli Esteri Adil al-Jubayr. I sauditi poi dissero in conferenza stampa di appoggiare l’appello dei diplomatici ad Obama per una “linea dura” sulla Siria. Naturalmente, questo è il mantra del regime saudita negli ultimi cinque anni. Quando Obama rinnegò la “linea rossa” dell’intervento militare aperto alla fine del 2013, la Casa dei Saud fece un enorme sbuffo. Ma l’indebolimento audace del presidente degli USA ad opera degli ospiti sauditi dimostra quanto profondamente siano in sintonia la Casa dei Saud e il Partito della Guerra di Washington. L’arroganza promanata dai gradini della Casa Bianca parla del rapporto formidabile tra Casa dei Saud e potenti elementi del governo segreto statunitense, spiegando anche perché i sauditi fossero così atterriti dai tentativi del Congresso d’indagare sul presunto coinvolgimento saudita negli attacchi terroristici dell’11 settembre. Tale indagine probabilmente non ci sarà comunque, ma già il direttore della CIA John Brennan ha fiduciosamente dichiarato che i documenti ufficiali classificati dell’indagine del Congresso sul 9/11 respingeranno la presunta complicità dello Stato saudita. Data la storica collusione tra il potere statale occulto degli Stati Uniti e regime saudita, si può capire il motivo per cui i sauditi sono così tormentati anche da semplici tiepidi tentativi di Washington di far chiarezza sui despoti sauditi. Dal punto di vista saudita, ben sapendo la profonda collusione degli Stati Uniti nelle operazioni segrete, la semplice menzione dei crimini del regno petrolifero sembrerebbe alto tradimento. La torbida relazione USA-Arabia Saudita fu accennata da un raro articolo del New York Times all’inizio dell’anno, quando fu divulgato che per decenni le operazioni segrete statunitensi nel mondo dipesero fortemente dal finanziamento saudita. Il New York Times dice candidamente come i piani sovversivi e le criminali operazioni clandestine della CIA furono finanziate dal regime saudita. Tale partnership criminale va ben oltre la nota vicenda di come statunitensi e sauditi crearono ed armarono gli estremisti jihadisti in Afghanistan negli anni ’80 per lottare contro l’Unione Sovietica. Cioè, i fantocci della jihad che poi formarono al-Qaida e le varie diramazioni, come Stato islamico e Jabhat al-Nusra in Siria e in Iraq, non sono che un ramo della macchina insurrezionale e terroristica globale che gli Stati Uniti hanno schierato per rovesciare governi e destabilizzare i nemici. Implicito qui è che l’Arabia Saudita usò i petrodollari per ungere le operazioni segrete globali degli Stati Uniti, dal Centro e Sud America, all’Iraq a di nuovo Afghanistan, Cecenia, Balcani, Georgia, Libia, Siria e colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014. Forse anche i recenti disordini in Kazakistan e Uzbekistan.
familysecrets Nel suo libro sulla dinastia Bush, “La famiglia dei segreti”, il pluripremiato autore Russ Baker documenta come George HW Bush Sr, capo della CIA a metà degli anni ’70, cementò il ruolo saudita nel finanziare le operazioni sporche degli Stati Uniti nel mondo. Quel rapporto oscuro crebbe da allora, raddoppiando con la presidenza del figlio George W. Bush Jr. Poiché la CIA ha ricevuto miliardi di dollari sauditi dalla metà degli anni ’70, per finanziare il suo sporco lavoro, denunciato da varie commissioni del Congresso e da ricorrenti proteste pubbliche fin dal 1963. L’assassinio del presidente John F. Kennedy creò la reazione politica alla CIA e al suo sospetto coinvolgimento in attività clandestine, come l’assassinio di leader politici. Dalla metà degli anni ’70 in poi, la CIA e le sue appendici nello Stato profondo degli USA, hanno disperatamente bisogno di finanziare le loro operazioni con fondi extra-contabili, per non esserne responsabili di fronte al Congresso. L’arrivo dei sauditi permise volentieri di creare l’alleanza segreta forse più distruttiva dalla seconda guerra mondiale. Vi sono tutte le ragioni per credere che tale rapporto segreto USA-Arabia Saudita continui oggi. Ecco la profonda riluttanza nella dirigenza di Washington ad abbandonare i banchieri de facto delle sue operazioni segrete. In cambio di tale accordo, i governanti sauditi sanno su chi premere a Washington nel promuovere un ordine del giorno militarista. Obama finora, per qualsiasi motivo, ha resistito alle pretese di CIA, dipartimento di Stato e governanti sauditi a un maggiore intervento militare in Siria. L’indebolimento di Obama per mano dei sauditi, appoggiando la rivolta di Washington contro la politica del presidente, suggerisce fortemente che la guerra in Siria stia per degenerare.

20150510 saudi salman kerryLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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