Hillary Clinton: Wall Street perde il suo cavallo? Crisi costituzionale? Come finirà?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 1 novembre 2016

Obama e Comey

Obama e Comey

Dopo la diffusione della seconda lettera del direttore dell’FBI Comey al Congresso degli Stati Uniti, il processo per le elezioni presidenziali è andato in tilt, fuori controllo. L’apparato politico bipartisan è in crisi. “Il sottoscritto direttore dell’FBI (James Comey) scrive per informarvi che la squadra investigativa mi ha informato su questo, ieri, ed ho accettato che l’FBI adotti le opportune misure investigative volte a consentire agli investigatori di rivedere tali e-mail per decidere se contengano informazioni classificate, nonché valutarne l’importanza per le nostre indagini“.
Due domande importanti:
Chi c’è dietro WIKILEAKS che ha pubblicato le e-mail?
Chi c’è dietro il direttore dell’FBI James Comey?
In entrambi i casi, si tratta di potenti gruppi d’interesse. Cui bono?
C’è stato un cambiamento nell’inflessibile sostegno dell’élite delle multinazionali ad Hillary Clinton? O si è divisa? Ciò va attentamente studiato. Il direttore dell’FBI Comey non ha preso questa decisione da solo. Se viene descritta come risposta alle pressioni dall’interno dell’FBI, la domanda cruciale è: chi sono i poteri dietro James Comey? Quale meccanismo l’ha spinto a prendere questa decisione? Ha rapporti con Trump? Diversi media hanno anche lasciato intendere che Mosca sia dietro la seconda lettera di Comey. Un’assurdità.

L’innesco
L’innesco che ha spinto il direttore dell’FBI ad inviare la seconda lettera al Congresso era un articolo del Wall Street Journal pubblicato quattro giorni prima la decisione del 28 ottobre. Il 24 ottobre, il WSJ rivelò che un “amico della Clinton (il governatore della Virginia) Terry McAuliffe ha dato soldi alla moglie di un inquirente dell’FBI quando concorse per una carica“. “Il Governatore Terry McAuliffe ha trasferito denaro per conto di Hillary Clinton:La rivelazione di ieri sera sullo stretto alleato di Clinton, Terry McAuliffe, che concesse 675000 dollari alla moglie di un alto funzionario dell’FBI, convenientemente promosso vicedirettore e partecipe dell’inchiesta sul server segreto di Clinton, è profondamente inquietante… Il fatto che ciò sia stato permesso, mostra il comportamento negligente dell’FBI o una corruzione oltre ogni immaginazione. L’FBI deve affrontare pienamente tali problemi al più presto possibile, il Wall Street Journal ha pubblicato la storia domenica. L’FBI è sotto tiro per non aver raccomandato le accuse su Hillary Clinton“. (Breibart, 24 ottobre 2016)
La decisione di Comey d’inviare la seconda lettera il 28 ottobre (l’October Surprise) fu innescata dal contenuto dell’articolo del WSJ, che accusa di corruzione Clinton e l’FBI. La donazione fu data per la campagna elettorale per il Senato statale della Virginia del 2015 della Dott.ssa Jill McCabe, moglie dell’ufficiale dell’FBI Andrew McCabe che, qualche mese dopo, nel gennaio 2016, fu nominato vicedirettore dell’FBI incaricato delle indagini sulle e-mail di Clinton. Convenientemente. (WSJ, 24 ottobre 2016) La donazione di Hillary ricevuta dalla Dr.ssa Jill McCabe non fu riportata. Secondo i dati ufficiali, ricevette 256000 dollari per i contributi per la campagna elettorale.

Andrew McCabe era il cavallo di Troia di Hillary nell’FBI
andrewmccabeattorneygenerallorettalynchotkcv0w4_9jl Al momento della pubblicazione dell’articolo, il direttore dell’FBI Comey, rispondendo alle pressioni dall’FBI, ed anche per proteggere la propria integrità, decise d’inviare la seconda lettera sui messaggi di posta elettronica di Clinton. Ma il corrotto vicedirettore Andrew McCabe, che supervisionava le indagini su Clinton, non è stato licenziato. “Il presidente della vigilanza del Congresso Jason Chaffetz (R-Utah), ha detto al Washington Post che Hillary Clinton dovrebbe subire “anni” di indagini se andasse alla presidenza, ed ha chiesto al vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe di fornire i documenti sulla campagna per il Senato del 2015 della moglie, una campagna che ebbe il sostegno finanziario del governatore della Virginia Terry McAuliffe (D), stretto alleato di Clinton. Chaffetz aveva anche twittato che l’FBI avrebbe esaminato altri messaggi di posta elettronica relativi alle indagini sul server privato di di Clinton”. (Washington Post, 28 ottobre 2016)
L’innesco non ha origine dalla lettera del direttore dell’FBI James Comey, ma dal Wall Street Journal, portavoce della dirigenza finanziaria statunitense che rivelò la frode e la corruzione: La moglie del numero due dell’FBI Andrew McCabe, ricevette una grossa somma di denaro da Hillary Clinton tramite il governatore della Virginia. La tempistica di tale decisione a meno di due settimane dalle elezioni è fondamentale. In ultima analisi è il WSJ (e coloro dietro la diffusione dell’articolo sulla frode Clinton-McCabe), che ha deciso il corso degli eventi. Chi a Wall Street è dietro l’articolo del WSJ sulla “tangente” Clinton-McCabe, generando la lettera di James Comey? Il WSJ è di proprietà della conglomerata News Corp., uno dei più potenti gruppi mediatici globali di proprietà della Murdoch Family Trust. Rupert Murdoch è un deciso sostenitore di Donald Trump. Murdoch e Trump si sono incontrati più volte negli ultimi mesi: “L’alleanza Murdoch-Trump è il risultato di almeno due incontri privati tra i miliardari, questa primavera, così come delle telefonate dal genero di Trump, Jared Kushner. Per Murdoch, secondo coloro che gli hanno parlato, è Trump il vincitore che l'”élite” non prendeva sul serio…. A marzo, Murdoch ha twittato che il GOP sarebbe “pazzo a non unirsi” dietro Trump”. (Fox News)
A giugno, Trump s’incontrò con Rupert Murdoch e la moglie Jerry Hall in Scozia. Fino a poco pima, i media mainstream statunitensi erano dediti a nascondere i crimini commessi da Hillary Clinton. Abbiamo a che fare con una svolta? Le élite aziendali non sono monolitiche. Piuttosto il contrario. Ci sono grandi divisioni e conflitti nella dominante dirigenza aziendale. Ciò che sembra dispiegarsi è la divisione tra concorrenti conglomerati mediatici, con Murdoch News Corp. Group (comprendente WSJ e Fox News) a sostegno di Trump e il Gruppo CNN/Time Warner supportare Clinton. A loro volta, tali conglomerati sono allineati a potenti fazioni concorrenti nella dirigenza delle multinazionali. Chi ha innescato la pubblicazione dell’articolo del WSJ era pienamente consapevole che ciò avrebbe portato alla risposta del direttore dell’FBI James Comey, che a sua volta contribuirà ad indebolire e minare Hillary Clinton. Secondo Donald Trump, ciò “è più grave del Watergate“. La campagna di Clinton ha risposto accusando il direttore dell’FBI James Casey d’infrangere la legge. In molti aspetti, il contenuto dei messaggi di posta elettronica di Huma Abedin (diffusi dall’FBI), oggetto di approfondite coperture mediatiche, è una falsa pista rispetto al maggiore processo di criminalizzazione dello Stato e del partito. È una distrazione: c’è ben altro. La seconda lettera sui messaggi di posta elettronica apre un “vaso di Pandora” di frode, corruzione e riciclaggio di denaro. Perciò i media si concentrano su banalità, per scagionare Clinton. Le prove incriminanti nell’articolo del WSJ (ossia il denaro che Clinton ha versato alla moglie del numero 2 dell’FBI, che indagava su Hillary Clinton) non è viene discusso, e nenache la frode sottostante le transazioni di denaro della Fondazione Clinton. La seconda lettera del direttore dell’FBI Comey piove come una bomba. L’iniziativa di Comey questa volta porta alla possibilità che un candidato alla presidenza degli Stati Uniti finisca indagato dall’FBI. Non riguarda solo lo scandalo delle e-mail, l’FBI “ha aperto un’indagine sulla Fondazione Clinton“, un focolaio di frode e riciclaggio di denaro. Inoltre, una class action è stata lanciata contro il Democratic National Committee (DNC) “relativa a frodi e collusioni con la campagna di Hillary Clinton“. E altro…. (comprese morti misteriose).

Alto Tradimento: Hillary ha ricevuto donazioni da “Stati sponsor del terrorismo” che finanziano lo Stato Islamico (SIIL-Daash)
Vi è un altro aspetto importante. Mentre Clinton ha riconosciuto che Arabia Saudita e Qatar finanziano e sostengono SIIL e altri gruppi terroristi in Siria e in Iraq, in un’e-mail inviata a John Podesta nel 2014, “Lei non riesce a dire che questi due Stati finanziatori del terrorismo sono mega-sostenitori della Fondazione Clinton. Il Qatar ha versato 1-5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton, e l’Arabia Saudita più di 25 milioni di dollari“. (Baxter Dmitry, Terroristi come noi, Global Research, 29 ottobre 2016)
Una ex-segretaria di Stato (con la Fondazione di famiglia) riceve generose donazioni da “Stati sponsor del terrorismo” (Arabia Saudita e Qatar): Questo è un chiaro atto di tradimento di un’alta funzionaria e candidata alla presidenza degli Stati Uniti .

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Sembra che la mia campgana elettorale attragga molta attenzione

Accuse di racket
Inoltre, secondo Frank Huguenard (Global Research, 30 maggio 2016), la prima indagine dell’FBI “andò ben oltre la violazione dei regolamenti del dipartimento di Stato ponendo domande su spionaggio, false testimonianze e traffico d’influenza“. La Fondazione Clinton come entità di riciclaggio di denaro clientelare è al centro dell’iniziativa dell’FBI, che porterebbe a una condanna per accusa di racket: “Ecco cosa sappiamo. Decine di milioni di dollari donati alla Fondazione Clinton inviati all’organizzazione attraverso una società di comodo canadese che ne ha reso la tracciabilità quasi impossibile. Meno del 10% delle donazioni alla Fondazione è stato effettivamente dato ad organizzazioni di beneficenza e 2 milioni portano alla vecchia amica di Bill Clinton, Julie McMahon (alais The Energizer). Quando l’inchiesta ufficiale sul server e-mail di Hillary iniziò, lei istruì un informatico ad eliminare oltre 30000 e-mail e backup sul cloud dei messaggi di posta elettronica vecchi di oltre 30 giorni, presso la Platte River Networks e la Datto, Inc. L’FBI successivamente recuperò la maggior parte, se non tutte, le email cancellate da Hillary, formulando un’accusa pesante contro di lei per aver tentato di coprire le proprie attività illegali e illecite. Un’accusa secondo il RICO arriva quando il dipartimento di Giustizia dimostra che l’imputata è coinvolta in due o più casi di racket e che la convenuta ha avuto interesse, partecipato o investito in un’azione criminale di contrabbando interstatale o estera. Vi sono ampie prove già pubbliche sulla Fondazione Clinton quale attività criminale e non c’è dubbio che l’FBI ne sappia molto più di quanto reso pubblico. Sotto il RICO, le sezioni più rilevanti del caso saranno la sezione 1503 (ostruzione alla giustizia), 1510 (ostruzione alle indagini) e 1511 (ostruzione a forze dell’ordine locali e dello Stato). Come nel caso di Richard Nixon dopo il Watergate, sarà l’insabbiamento di un crimine che rovinerà i Clinton, inoltre, secondo le disposizioni del Titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, Sezione 201, la Fondazione Clinton può essere ritenuta responsabile delle irregolarità per corruzione. L’FBI potrà dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che attraverso la Fondazione Clinton, organismi internazionali hanno compiuto atti di corruzione in cambio di aiuto nel garantirsi accordi commerciali, come ad esempio l’accordo sull’uranio con il Kazakistan“. (Frank Huguenard, Global Research, 30 maggio 2016),

L’opposizione a Hillary Clinton nelle Forze Armate
Vi è anche la prova del risentimento verso Clinton nelle Forze Armate. I capi di Stato Maggiore hanno espresso opposizione all’adozione di una “No Fly Zone” in Siria, che porterebbe alla guerra contro la Russia. La “No Fly Zone” e l’opzione nucleare di Hillary “sul tavolo”, sono oggetto di dibattito ai vertici degli USA. Facendo riferimento all’uso di armi nucleari contro l’Iran, Hillary aveva detto che “li cancelleremo”.

Cosa succede se venisse eletta?
Se eletta presidente, la fedina penale di Hillary la perseguiterà per tutta la carica, portando alla possibilità di un impeachment. La presidenza sarebbe bloccata fin dall’inizio, e gli sponsor, come le aziende della difesa e Wall Street, preferirebbero evitarlo. Inevitabilmente Trump lancerebbe una o più procedure relative alle frodi nelle diverse fasi della campagna elettorale, sul sistema di voto, ecc. Come diceva Donald Trump in una manifestazione nel New Hampshire: “La corruzione di Hillary Clinton è di dimensioni mai viste prima… Non dobbiamo permettere che col suo piano criminale entri nello Studio Ovale“. Se Trump venisse eletto presidente, ci saranno anche tentativi di spodestarlo, chiedendone l’impeachment. Se entrambi i candidati sono “incapacitati”. Esiste un piano B?

Misure di emergenza nazionali, legge marziale? Continuità del Governo (COG)
ndaa Senza dubbio l’intero apparato politico bipartisan degli Stati Uniti è in crisi, anche nella politica estera, segnata dalla sconfitta diplomatica e militare degli Stati Uniti e dal confronto con la Russia. Anche se è difficile prevedere cosa possa accadere dopo le elezioni dell’8 novembre, l’impasse politica si aggraverà assieme all’aumento delle tensioni geopolitiche in Siria, Iraq, Europa orientale, ai confini della Russia, che potenzialmente porterebbero alla sospensione del governo costituzionale con il National Defense Authorization Act (NDAA) HR 1540, firmato dal presidente Obama il 31 dicembre 2011. I media non hanno analizzato le gravi implicazioni di questa legge. L’attuale situazione di stallo nel processo elettorale è una crisi di legittimità caratterizzata dalla criminalizzazione dello Stato degli Stati Uniti, del loro apparato giudiziario e di polizia. A sua volta, Washington è impegnata in un’egemonica “guerra senza confini” di USA-NATO assieme alla formazione di giganteschi blocchi commerciali con i proposti TPP e TTIP. Tale agenda macro-economica neoliberista dagli anni ’80 favorisce l’impoverimento di vasti settori della popolazione mondiale. Tali sviluppi, assieme a un possibile stallo costituzionale, portano a crescenti tensioni politiche e sociali, così come a proteste di massa negli Stati Uniti, che potrebbero portare alla futura soppressione del governo costituzionale e all’imposizione della “legge marziale”. Vi sono molteplici procedure legislative per la “legge marziale” negli USA. L’adozione del “National Defense Authorization Act (NDAA), HR 1540 equivarrebbe all’abrogazione delle libertà civili, stato di sorveglianza, militarizzazione delle forze dell’ordine, abrogazione del Posse Comitatus Act. Tutti componenti dello Stato di Polizia negli USA attualmente vigenti. Vanno ben oltre lo spionaggio del governo di e-mail e telefonate. Comprendono anche:
– assassinii extragiudiziali di presunti terroristi, tra cui cittadini degli Stati Uniti, in palese violazione del quinto emendamento. “Nessuna persona va privata della vita… senza procedura prevista dalla legge“.
– detenzione a tempo indeterminato di cittadini statunitensi senza processo, cioè abrogazione dell’habeas corpus.
– creazione di “campi d’internamento” nelle basi statunitensi secondo una legge adottata nel 2009.
Con il National Emergency Centers Establishment Act (HR 645), “campi” di internamento possono essere usati per “rispondere ad altre esigenze, come deciso dal segretario della Homeland Security”. I campi d’internamento della FEMA rientrano nella Continuità del Governo (COG), che sarebbe attuata nel caso della legge marziale. I campi d’internamento hanno lo scopo di “proteggere il governo” dai cittadini, bloccando manifestanti e attivisti politici che potrebbero mettere in discussione la legittimità dell’agenda economica, militare e della sicurezza nazionale dell’amministrazione.Mideast Jordan Syria RefugeesTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nel governo invisibile: guerra, propaganda, Clinton e Trump

John Pilger, Mondialisation, 29 ottobre 2016zwzx2aau5tbcum_3pcrxbj6ynmfynhmjx6iga-3mmvaIl giornalista statunitense Edward Bernays viene spesso presentato come l’inventore della propaganda moderna. Nipote di Sigmund Freud, il pioniere della psicoanalisi, Bernays inventò il termine “relazioni pubbliche” quale eufemismo per manipolazione e inganno. Nel 1929 convinse le femministe a promuovere le sigarette con donne che fumavano durante una parata a New York, un comportamento visto allora come assurdo. Una femminista, Ruth Booth, disse “Le donne! Devono accendere la nuova torcia della libertà! Combattere contro un altro tabù sessista!” L’influenza di Bernays va ben oltre la pubblicità. Il suo più grande successo fu convincere il pubblico statunitense ad entrare nella grande strage della prima guerra mondiale. Il segreto, disse, era “produrre il consenso” del popolo per “controllarlo e dirigerlo secondo la nostra volontà a sua insaputa“. Lo descrisse come “il vero potere decisionale nella nostra società” e lo chiamò “governo invisibile“. Oggi, il governo invisibile non è mai stato così potente e così poco compreso. Nella mia carriera di giornalista e regista non ho mai visto tale dilagante propaganda influenzare la nostra vita oggi, e così poco contestata. Immaginate due città. Entrambe sotto assedio da parte delle forze governative di questi Paesi. Le due città sono occupate da fanatici che commettono atrocità come le decapitazioni. Ma vi è una differenza essenziale. In una delle città, i giornalisti occidentali embedded coi soldati governativi li descrivono come liberatori e con entusiasmo annunciano battaglie e attacchi aerei. Ci sono immagini da prima pagina di questi eroici soldati che fanno la V di vittoria. C’è poca menzione di vittime civili. Nella seconda città, in un Paese vicino, accade quasi esattamente lo stesso. Le forze governative assediano una città controllata dagli stessi fanatici. La differenza è che questi fanatici sono supportati, attrezzati e armati da “noi”, Stati Uniti e Gran Bretagna. Hanno anche un centro mediatico finanziato da Gran Bretagna e Stati Uniti. Un’altra differenza è che le truppe governative che assediano questa città sono i cattivi, condannati per aver aggredito e bombardato la città, esattamente ciò che fanno i soldati buoni nella prima città. Confusione? Non proprio. È il doppio standard, essenza della propaganda. Parlo, naturalmente, dell’assedio di Mosul da parte delle forze governative irachene appoggiate da Stati Uniti e Gran Bretagna e dell’assedio di Aleppo da parte delle forze del governo della Siria, sostenute dalla Russia. Uno è buono; l’altro è cattivo. Ciò che viene raramente riportato è che entrambe le città non sarebbero state occupate da fanatici e devastate dalla guerra se Gran Bretagna e Stati Uniti non avessero invaso l’Iraq nel 2003. Tale crimine fu avviato da bugie sorprendentemente simili alla propaganda che ora distorce il quadro della guerra in Siria. Senza tale propaganda rullante travestita da informazioni, i mostruosi SIIL, al-Qaida, al-Nusra e il resto dei jihadisti non esisterebbero, e il popolo siriano non lotterebbe per la sopravvivenza.
1424287623278 Alcuni possono ricordare quei giornalisti della BBC che nel 2003 sfilavano davanti le telecamere per spiegare che l’iniziativa di Blair era “giustificata” da ciò che divenne il crimine del secolo. Le reti televisive degli Stati Uniti diffusero le stesse giustificazioni di George W. Bush. Fox News invitò Henry Kissinger a dissertare sulle menzogne di Colin Powell. Lo stesso anno, poco dopo l’invasione, ripresi un colloquio a Washington con Charles Lewis, il celebre giornalista investigativo. Gli chiesi: “Cosa sarebbe successo se i media più liberi del mondo avessero seriamente messo in discussione ciò che si è rivelata una rozza propaganda?” Disse che se i giornalisti avessero fatto il loro lavoro, “molto probabilmente non saremmo entrati in guerra con l’Iraq“. Fu una dichiarazione scioccante, confermata da altri giornalisti famosi a cui posi la stessa domanda, Dan Rather della CBS, David Rose dell’Observer e giornalisti e produttori della BBC, che vollero rimanere anonimi. In altre parole, se i giornalisti avessero fatto il loro lavoro, se avessero sfidato e studiato la propaganda invece di amplificarla, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sarebbero vivi oggi, e non ci sarebbero SIIL e assedi ad Aleppo e Mosul. Non ci sarebbe stata alcun atrocità nella metropolitana di Londra il 7 luglio 2005, né milioni di rifugiati in fuga e né campi miserabili. Quando l’atrocità terroristica ebbe luogo a Parigi a novembre, il presidente François Hollande inviò immediatamente aerei a bombardare la Siria, creando altro terrorismo, prevedibilmente prodotto dalla magniloquenza di Hollande sulla Francia “in guerra” e “spietata”. La violenza dello Stato e la violenza jihadista si nutrono a vicenda, un dato di fatto che nessun leader nazionale ha il coraggio di affrontare. “Quando la verità viene sostituita dal silenzio“, disse il dissidente sovietico Evtushenko, “il silenzio è una bugia”. L’attacco a Iraq, Libia, Siria si verificò perché i capi di ciascuno di questi Paesi non erano fantocci dell’occidente. Il record dei diritti umani di un Sadam o Gheddafi era irrilevante. Disobbedivano agli ordini e non cedettero il controllo del loro Paese. Lo stesso destino attese Slobodan Milosevic dopo aver rifiutato di firmare un “accordo” che richiedeva l’occupazione della Serbia e la conversione ad un’economia di mercato. I suoi abitanti furono bombardati e perseguiti a L’Aia. Tale indipendenza è intollerabile. Come ha rivelato WikLeaks, quando il leader siriano Bashar al-Assad nel 2009 respinse il gasdotto dal Qatar all’Europa, fu attaccato. Da quel momento la CIA programmò la distruzione del governo della Siria con fanatici jihadisti, gli stessi che attualmente tengono in ostaggio il popolo di Mosul e dei quartieri di Aleppo. Perché i media non ne parlano? Un ex-funzionario degli Esteri inglese, Carne Ross, responsabile delle sanzioni operative all’Iraq, disse, “Abbiamo fornito ai giornalisti pezzi accuratamente ordinati e li tenevamo a bada. Ecco come funzionava“.
L’alleata medievale dell’occidente, l’Arabia Saudita, a cui Stati Uniti e Gran Bretagna vendono miliardi di dollari in armi, attualmente distrugge lo Yemen, un Paese povero che nel migliore dei casi ha la metà dei bambini malnutrita. Guardate su YouTube e vedrete il tipo di bombe enormi, le “nostre” bombe, che i sauditi usano contro i villaggi della terra martoriata e contro matrimoni e funerali. Le esplosioni sembrano piccole bombe atomiche. Coloro che sganciano queste bombe dall’Arabia Saudita collaborano con ufficiali inglesi. Non se ne sente parlare al telegiornale della sera. La propaganda è più efficace quando il nostro consenso è prodotto da élite istruite ad Oxford, Cambridge, Harvard, Columbia e che fanno carriera nella BBC, The Guardian, New York Times, Washington Post. Tali media si presentano progressisti, illuminati, tribune progressive della moralità. Sono antirazzisti, ambientalisti, femministi e pro-LGBT. E amano la guerra. Allo stesso tempo difendono il femminismo e sostengono le guerre rapaci che negano i diritti a innumerevoli donne, anche alla vita. Nel 2011 la Libia, uno Stato moderno, fu distrutta con la scusa che Gheddafi compisse un genocidio contro il proprio popolo. Le informazioni fluivano, ma non vi era alcuna prova. Erano menzogne. In realtà, Gran Bretagna, Europa e Stati Uniti volevano ciò che amano chiamare “cambio di regime” in Libia, il più grande produttore di petrolio in Africa. L’influenza di Gheddafi sul continente e, in particolare, la sua indipendenza erano intollerabili. Così fu ucciso pugnalato alla schiena da fanatici sostenuti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Davanti le telecamere Hillary Clinton ne applaudì la morte orribile, dicendo: “Siamo venuti, abbiamo visto ed è morto!” La distruzione della Libia fu un trionfo mediatico. Mentre rullavano i tamburi di guerra, Jonathan Freedland scrisse sul Guardian: “Anche se i rischi sono reali, il caso d’intervento rimane forte“. Intervento. Una parola educata, benigna, molto “Guardian“, il cui vero significato per la Libia fu morte e distruzione. Secondo i propri dati, la NATO lanciò 9700 “attacchi aerei contro la Libia”, di cui oltre un terzo su obiettivi civili. Tra questi, missili con testate all’uranio. Vedasi le foto delle macerie a Misurata e Sirte, e le fosse comuni individuate dalla Croce Rossa. Il rapporto dell’UNICEF sui bambini uccisi dice “la maggior parte aveva meno di dieci anni“. Risultato diretto, Sirte è diventata la capitale dello Stato Islamico. L’Ucraina è un altro trionfo mediatico. I rispettabili giornali liberal come New York Times, Washington Post e The Guardian, ed emittenti tradizionali come BBC, NBC, CBS e CNN, hanno svolto un ruolo cruciale nel fare accettare al loro pubblico una nuova e pericolosa guerra fredda. Tutti hanno distorto gli eventi in Ucraina per mostrare una Russia malvagia, mentre in realtà il colpo di Stato in Ucraina nel 2014 fu opera degli Stati Uniti, aiutati da Germania e NATO. Tale sovversione della realtà è così pervasiva che le minacce militari di Washington alla Russia vengono ignorate; tutto è oscurato da una campagna di denigrazione e paura come quella che vissi durante la prima guerra fredda. Ancora una volta, i Russkoffs cercano d’infastidirci guidati da un nuovo Stalin, che The Economist raffigura come il diavolo. L’occultamento della verità sull’Ucraina è uno delle più totali censura che abbia mai visto. Fascisti che hanno progettato il colpo di Stato a Kiev, dello stesso stampo di coloro che sostennero l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941. Mentre si hanno timori sull’avanzata dell’antisemitismo fascista in Europa, alcun capo menziona i fascisti in Ucraina, ad eccezione di Vladimir Putin, ma non conta. Molti media occidentali lavorano duramente per presentare la popolazione russofona dell’Ucraina come stranieri nel proprio Paese, come agenti di Mosca, quasi mai come gli ucraini che vogliono la federazione dell’Ucraina, come cittadini ucraini che resistono a un colpo di Stato orchestrato dall’estero contro il governo legittimo. Tra i guerrafondai regna quasi la stessa eccitazione dell’assemblea di classe. I banditori del Washington Post incitano alla guerra contro la Russia sono gli stessi che pubblicarono le menzogne sulle armi di distruzione di massa di Sadam Husayn.
edward_bernays-remodified Per la maggior parte di noi, la campagna presidenziale degli Stati Uniti è un fenomeno da baraccone in cui Donald Trump interpreta il ruolo del cattivo. Ma Trump è odiato da chi è al potere negli Stati Uniti per ragioni che hanno poco a che fare con il suo comportamento e le opinioni odiosi. Per il governo invisibile di Washington, l’imprevedibile Trump è un ostacolo al piano statunitense per il 21° secolo, mantenere il dominio degli Stati Uniti ed attaccare la Russia e forse la Cina. Per i militaristi di Washington, il vero problema con Trump è che nei suoi momenti di lucidità non vuole la guerra con la Russia; vuole parlare con il presidente russo, non combatterlo; dice che vuole parlare con il presidente della Cina. Nel primo dibattito con Hillary Clinton, Trump ha promesso di non essere il primo ad usare le armi nucleari in un conflitto. Ha detto: “Io certamente non effettuerei il primo colpo. Dopo aver scelto l’opzione nucleare, è finita“. I media non ne hanno parlato. In realtà che pensa? Chi lo sa? Si contraddice più volte. Ma ciò che è chiaro è che Trump è considerato una grave minaccia allo status quo dall’ampio apparato della sicurezza nazionale che guida gli Stati Uniti, a prescindere dall’inquilino della Casa Bianca. La CIA vuole vederlo sconfitto. Il Pentagono vuole vederlo sconfitto. I media vogliono vederlo sconfitto. Anche il suo partito vuole vederlo sconfitto. È una minaccia per i capi mondiali, a differenza di Clinton che non lascia alcun dubbio di esser pronta alla guerra contro la Russia e la Cina, due Paesi che possiedono armi nucleari. La Clinton ha l’esperienza, come si vanta spesso. In effetti, non ha più nulla da dimostrare. Come senatrice ha sostenuto lo spargimento di sangue in Iraq. Quando concorreva contro Obama nel 2008 minacciò di “distruggere completamente” l’Iran. Come segretaria di Stato, ha voluto distruggere i governi di Libia e Honduras e provocò la Cina. Ha promesso la no-fly zone in Siria, una provocazione diretta alla Russia. Clinton potrebbe diventare il presidente più pericoloso degli Stati Uniti della mia vita, un titolo dalla dura concorrenza. Senza alcuna prova, ha accusato la Russia di sostenere Trump e piratare le sue e-mail. Pubblicate da Wikileaks, le e-mail rivelano ciò che ha detto in privato, nel suo discorso ai ricchi e potenti, il contrario di ciò che dice in pubblico. Ecco perché è così importante mettere a tacere e minacciare Julian Assange. A capo di Wikileaks, Julian Assange sa la verità. E permettetemi di rassicurare tutti gli interessati, sta bene e Wikileaks funziona a pieno.
Oggi c’è la maggiore corsa agli armamenti degli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale, nel Caucaso e in Europa orientale, al confine con la Russia, in Asia e Pacifico, dove la Cina è il bersaglio. Ricordatelo quando il circo delle elezioni presidenziali si concluderà l’8 novembre, se Clinton vincesse, un coro di commentatori senza cervello ne celebrerà l’incoronazione come importante passo avanti per le donne. Nessuno ricorda le vittime di Clinton: donne siriane, donne irachene, donne libiche. Nessuno menziona le esercitazioni della protezione civile in Russia. Nessuno ricorda la “torcia della libertà” di Edward Bernays. Un giorno, il portavoce presso la stampa di George Bush definì i media “utili complici”. Venendo da un alto funzionario di un’amministrazione le cui bugie, aiutate dai media, causarono tanta sofferenza, tale descrizione è un avvertimento dalla storia. Nel 1946, il procuratore del Tribunale di Norimberga disse dei media tedeschi: “Prima di ogni grande aggressione avviarono campagne stampa volte ad indebolire le vittime e a preparare psicologicamente il popolo tedesco all’attacco. Nel sistema di propaganda, la stampa quotidiana e la radio furono le armi più importanti“.14606287Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le e-mail di Clinton: sauditi e CIA hanno creato il terrorismo

Kurt Nimmo Newsbud, 24 ottobre 2016hillary-fundingLe e-mail di Hillary Clinton al responsabile della campagna John Podesta del 17 agosto 2014 indicano Qatar e Arabia Saudita quali principali sostenitori “logistici e finanziari” dello Stato islamico. Nelle e-mail, Clinton raccomanda gli Stati Uniti ad usare le “risorse d’intelligence diplomatiche e tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita” mettendoli “in posizione di bilico politico e in concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita, subendo di conseguenza serie pressioni dagli Stati Uniti”. La proposta della segretaria di Stato Clinton sembra la reazione alla crescente consapevolezza del ruolo giocato dalle monarchie del Golfo nel sostenere e finanziare non solo Stato islamico e al-Nusra, ma una costellazione di gruppi jihadisti in Medio Oriente. Una cosa non menzionata da Clinton è il fatto gli Stati Uniti nel corso di varie amministrazioni collaborarono con le monarchie del Golfo nel diffondere il wahabismo nel mondo musulmano. L’élite finanziaria occidentale ebbe un ruolo diretto nella diffusione del wahabismo. Nel 1976 il principe saudita Muhamad al-Faysal creò la Faysal Islamic Bank of Egypt (FIBE). Molti fondatori erano esponenti dei Fratelli musulmani, tra cui lo “Sceicco Cieco” Umar Abdurahman, implicato nel primo attentato al World Trade Center del febbraio 1993. La Fratellanza musulmana fu l’agente dell’MI6 e poi della CIA nella guerra segreta e negli attentati contro il leader panarabo nazionalista egiziano Gamal Abdal Nasir. La FIBE e l’ascesa del sistema bancario islamico dopo il drammatico aumento dei prezzi del petrolio nel 1973, sono strettamente associate alle politiche finanziarie neoliberiste, alla filosofia economica della Scuola di Chicago e alle prescrizioni monetarie del Fondo monetario internazionale. FIBE collaborò con la famigerata Banca di Credito e Commercio Internazionale (BCCI), banca criminale utilizzata per finanziare il terrorismo, riciclare denaro, contrabbandare armi e droga. Dopo che la BCCI crollò e si bruciò nel 1991, gli investigatori scoprirono 589 milioni di dollari di “depositi non registrati”, 245 collocati dalla FIBE. “BCCI consisteva in un’alleanza complessa tra agenzie d’intelligence, multinazionali, commercianti di armi, narcotrafficanti, terroristi, banchieri globali e alti funzionari governativi“, scrive David DeGraw. I Fratelli musulmani inoltre crearono al-Taqwa Bank nel 1988, che finanziava i gruppi radicali wahabiti come al-Qaida. La banca fu associata a Said Ramadan, uno dei principali leader della Fratellanza Musulmana. Ramadan era il genero di Hasan al-Bana, fondatore dei Fratelli musulmani, ed aiutò la monarchia saudita a creare la Lega musulmana mondiale nel 1962. L’organizzazione finanziò poi al-Qaida e numerosi altri gruppi terroristici. I documenti svizzeri del 1960 declassificati rivelano che Ramadan era una risorsa di CIA e servizi segreti inglesi. “Non è esagerato dire che Ramadan sia il nonno ideologico di Usama bin Ladin. Ma Ramadan, Fratelli musulmani e loro alleati islamisti non avrebbero mai potuto piantare i semi che generarono al-Qaida se non fossero stati alleati degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, e se non avessero ricevuto supporto palese e occulto da Washington“, scrive il giornalista investigativo Robert Dreyfuss.
42-38953358 Oltre a finanziare gruppi islamisti, i sauditi crearono il cosiddetto Safari Club nel 1976. Il principale istigatore del gruppo era Alexandre de Marenches, capo dell’intelligence francese SDECE. Come la BCCI, il Safari Club finanziò operazioni terroristiche e collaborò con il Muqabarat al-Amah, l’intelligence saudita di Qamal Adham e suo nipote principe Turqi. Adham era il canale tra Henry Kissinger e Anwar Sadat, il presidente egiziano ed ex-membro dei Fratelli musulmani. Il Safari Club fu gestito dal trafficante d’armi saudita Adnan Khashoggi nel noto caso Iran-Contra. Inoltre aveva collegamenti con la BCCI. Secondo l’autore Joe Trento, il Safari Club preferì lavorare con una fazione della CIA composta da agenti vicini all’ex-direttore della CIA George Bush Sr. e all’ufficiale della CIA Theodore Shackley. L'”organizzazione privata ombra” nella CIA, secondo Trento, fu organizzata nel tentativo dell’amministrazione Carter di riformare l’agenzia dopo le rivelazioni del Comitato Church degli anni ’70. (Vedasi Peter Dale Scott: La strada per l’11 settembre: ricchezza, impero e futuro dell’America) Bush “cementò forti rapporti con i servizi segreti saudita e dello Shah. Collaborò con Qamal Adham, il capo dell’intelligence saudita, cognato di re Faysal e insider della BCCI”, scrive Scott. Nella riunione del maggio 1979 del gruppo globalista Bilderberg, lo storico inglese Bernard Lewis presentò la strategia anglo-statunitense che “sosteneva il movimento radicale dei Fratelli musulmani nell’Iran di Khomeini, per promuovere la balcanizzazione del Vicino Oriente su linee tribali e religiose. Lewis sostenne che l’occidente doveva incoraggiare gruppi autonomi come curdi, armeni, maroniti libanesi, copti etiopi, azeri turchi, e così via. Il caos si sarebbe diffuso in ciò che egli definiva ‘Arco della Crisi’, sconfinando nelle regioni musulmane dell’Unione Sovietica” (Vedasi F. William Engdahl, Un secolo di guerra: Politica petrolifera anglo-statunitense e Nuovo ordine mondiale. Londra: Pluto Press, 2004: pag. 172). L’anno precedente, la CIA avviò l’addestramento degli islamisti in Pakistan per destabilizzare l’Afghanistan e trascinarvi l’Unione Sovietica. Robert Gates, che divenne direttore della CIA e segretario della Difesa di Obama, ricordò un incontro tenutosi il 30 marzo 1979, dove il segretario alla Difesa Walter Slocumbe propose “di risucchiare i sovietici nel pantano vietnamita“. Il presidente Carter approvò formalmente l’aiuto segreto ai mujahidin afgani della CIA a luglio. (Vedasi Robert Gates, Nell’ombra: la storia dell’Insider di cinque presidenti e di come vinsero la guerra fredda, New York, Simon & Schuster, 2007, pag 145). “La CIA divenne il grande coordinatore: acquistava o ordinava la produzione di armi di tipo sovietico da Egitto, Cina, Polonia, Israele e altrove, o forniva le proprie; organizzava l’addestramento da parte di statunitensi, egiziani, cinesi e iraniani; raccoglieva nei Paesi del Medio Oriente le donazioni, in particolare dall’Arabia Saudita che versò centinaia di milioni di dollari ogni anno, per un totale probabile di oltre un miliardo; corruppe il Pakistan, con cui i rapporti si erano ridotti di molto, affittando il Paese come area di supporto militare e santuario, e mettendo il direttore delle operazioni militari pakistano, brigadiere-generale Mian Mohammad Afzal, sul libro paga della CIA per garantirsi la cooperazione del Pakistan“, scrive Phil Gasper. Secondo Dreyfuss, “L’alleanza degli Stati Uniti con gli islamisti afghani precedette di molto l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979 e nacque dalle attività della CIA in Afghanistan negli anni ’60 e primi anni anni ’70. La jihad afgana scatenò la guerra civile in Afghanistan alla fine degli anni ’80, creando i taliban e permettendo ad Usama bin Ladin di costruire al-Qaida“. Il nesso tra Islam radicale in Afghanistan negli anni ’80 e Stato Islamico è intatto. Esiste una correlazione diretta tra al-Qaida in Afghanistan, al-Qaida in Iraq (AQI) e Stato Islamico in Iraq, nato dal Jamat al-Tawhid wa al-Jihad, alias al-Qaida in Iraq. AQI fu oggetto di una black operation e della propaganda del Pentagono verso la resistenza irachena all’invasione di Bush nel 2003.
Le e-mail di Hillary Clinton indicano la monarchia saudita prima responsabile del supporto “logistico e finanziario” allo Stato islamico. Di fatto, lo Stato islamico non è la minaccia monolitica ritratta da governo e suoi media. È una confederazione di gruppi jihadisti che condividono un’ideologia simile al wahhabismo saudita. Molti di tali gruppi ricevono aiuto finanziario e militare direttamente da Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti ed altri. Mentre era segretaria di Stato, Clinton guidò il tentativo di armare e addestrare i jihadisti siriani “moderati” e di rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Dopo che Obama autorizzò la CIA ad addestrare e armare i jihadisti nel 2013, l’agenzia usò il denaro saudita per finanziare il piano. Il New York Times osservò a gennaio: “Oltre a vaste riserve di petrolio e al ruolo di guida spirituale del mondo musulmano sunnita dell’Arabia Saudita, la vecchia relazione tra intelligence spiega perché gli Stati Uniti sono riluttanti a criticare apertamente l’Arabia Saudita su violazioni dei diritti umani, trattamento delle donne e sostegno all’estremismo islamico wahhabita, che ha ispirato molti gruppi terroristici che gli Stati Uniti combattono“. Più esattamente, gli Stati Uniti sono riluttanti a criticare il partner wahhabita e a danneggiare sul serio l'”Arco della Crisi” accuratamente progettato dai neocon per dividere e balcanizzare il Medio Oriente. Hillary Clinton ne ha chiarito l’obiettivo in una e-mail del 30 novembre 2015. “Il modo migliore per aiutare Israele ad affrontare la crescente capacità nucleare dell’Iran è aiutare il popolo della Siria a rovesciare il regime di Bashar Assad“, scrisse. “Abbattere Assad non solo sarebbe un enorme vantaggio per la sicurezza d’Israele, ma ne ridurrebbe anche la comprensibile paura di perdere il monopolio nucleare“.14671351Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistero Buffone: camerata Dario Fo, giullare del Pentagono

Alessandro Lattanzio, 13/10/2016

Fo Dario, attore: Militò nella R.S.I. fu volontario nella RSI nel battaglione “A. Mazzarini” della GNR e partecipò, assieme ad Enrico Maria Salerno, alla riconquista del caposaldo di Cannobbio, nell’Ossola, nell’ottobre 1944. Lo storico Gremmo ha ripescato un documento fotografico: Dario Fo con l’uniforme fascista da repubblicano sociale, nonché un disegno dello stesso Fo in cui il Nobel ritraeva le “anime” dei partigiani uccisi.rsi_dario_foE’ certo che Dario Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano… Non è certo, o meglio è discutibile, ma la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile”.
Sentenza del tribunale di Varese, il 15 febbraio 1979

imm1 Nel 1975, Giancarlo Vigorelli, de Il Giorno, scrisse: “Anche Fo sa di avere in pancia l’incubo dei suoi trascorsi fascisti”. Nello stesso anno, il deputato democristiano Michele Zolla presentò un’interrogazione al ministro della Difesa per sapere se ciò fosse vero. Nel 1977 Fo querelò per diffamazione Gianni Cerutti per aver pubblicato su Il Nord un articolo di Angelo Fornara, in cui si leggeva che: “A Fo non conviene ritornare a Romagnano Sesia dove qualcuno lo potrebbe riconoscere: rastrellatore, repubblichino, intruppato nel battaglione Mazzarini della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò”. Nel processo del febbraio 1978, messo dinanzi a una foto che lo ritraeva con la divisa della RSI, Dario Fo si giustificò raccontando che nel 1944 collaborava con il padre, esponente della Resistenza nel Varesotto. Preso tre volte dai tedeschi, e sempre scappato, si arruolò volontario nei paracadutisti della RSI, a Tradate, d’accordo con i partigiani. Fo affermò di voler aderire alla formazione partigiana di Giacinto Domenico Lazzarini, attiva presso il lago Maggiore. Nel marzo 1979, il giornalista Luciano Garibaldi su Gente pubblicò la foto di Dario Fo in divisa da parà repubblichino e le testimonianze di una decina di suoi camerati, tra cui i parà Caporal-Maggiore Landuccio Landucci, Achille Boidi, Mario Gobetti, Caporal-Maggiore Giovanni Villa, e il Sergente Maggiore Carlo Maria Milani, secondo cui Dario Fo partecipò al rastrellamento della Val Cannobina, nella liquidazione della repubblica partigiana dell’Ossola. Infatti, Milani dichiarò: “L’allievo paracadutista Dario Fo era con me durante un rastrellamento nella Val Cannobbia per la conquista dell’Ossola, il suo compito era di armiere portabombe”. Nell’articolo, l’ex-comandante partigiano Giacinto Domenico Lazzarini affermava: “Le dichiarazioni di Dario Fo destano in me non poca meraviglia. Dice che la casa di suo padre era a Porto Valtravaglia, era un “centro” di resistenza. Strano. Avrei dovuto per lo meno saperlo. Poi dice che “era d’accordo con Albertoli” per raggiungere la mia formazione. Io avevo in formazione due Albertoli, due cugini, Giampiero e Giacomo. Caddero entrambi eroicamente alla Gera di Voldomino e alla loro memoria è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare. Forse Fo potrà spiegare come faceva ad essere d’accordo con uno dei due Albertoli di lasciare Tradate nel gennaio 1945, quando erano entrambi caduti quattro mesi prima. Senza dire, poi, che i cugini Albertoli erano tra i più vicini a me e mai nessuno dei due mi parlò di un Dario Fo che nutriva l’intento di unirsi alla nostra formazione… Se Dario Fo si arruolò nei paracadutisti repubblichini per consiglio di un capo partigiano, perché non lo ha detto subito, all’indomani della Liberazione? Sarebbe stato un titolo d’onore, per lui. Perché mai tenere celato per tanti anni un episodio che va a suo merito?”. Subito dopo, a Repubblica Fo disse: “Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre”. Milani e Lazzarini testimoniarono al processo di Varese contro Fo, che li denunciò per falsa testimonianza.
dario_fo Il 15 febbraio 1979, il tribunale assolse il direttore de Il Nord, scrivendo: “E’ certo che Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano. (…) Deve ritenersi accertato che delle formazioni fasciste impegnate nell’operazione in Val Cannobina facessero sicuramente parte anche i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate. (…) Non è altrettanto certo, o meglio è discutibile, che vi sia stato impiegato Dario Fo. Ma (…) la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile di tutte le attività e di ogni scelta operata da quella scuola nella quale egli, per libera elezione, aveva deciso di entrare. E’ legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore”. Milani fu assolto dall’accusa di falsa testimonianza nel 1980 perché “il fatto non sussiste”. Fo dichiarò poi nel 2000 al Corriere della Sera: “Aderii alla RSI per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle. Ho scelto l’artiglieria contraerea di Varese perché tanto non aveva cannoni ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa. Quando capii che invece rischiavo di essere spedito in Germania a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe, trovai un’altra scappatoia. Mi arruolai nella scuola paracadutisti di Tradate. Poi tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.imm2“Se non c’era la Francia che partiva in quarta, ci sarebbe stata una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità”
Dario Fo sulla Libia, marzo 2011

Il 24 marzo 2011, all’Unità Dario Fo concesse un’intervista dove disse: “Che si fa con la Libia? ‘Discorso terribile, difficile maneggiare senza ferirsi. Ma se non c’era la Francia che partiva in quarta, c’era una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità. Dovevamo accettare il massacro? Magari con la scusa che i luoghi in cui intervenire per difendere la libertà sarebbero troppi e quindi meglio niente? Meglio fermi e sottoterra? Non credo, io sto con l’ONU. Certo, bisognava intervenire prima, dare forza e valore alle parole, alla trattativa e ancora questa è la strada da battere ma…Ora ci vorrebbe un controllo meticoloso delle operazioni, una lucidità che tuttavia la guerra, o il potere, nega sempre. Poi penso a Berlusconi, ai suoi amici. È un collezionista di figli di puttana, appena ne vede uno gli corre incontro e gli bacerebbe anche i piedi, non solo l’anello, è fatto così”.

12993527Il repubblichino Dario Fo aveva sviluppato un naturale, per lui, acuto odio verso le realtà antimperialiste, probabilmente alimentate dal premio Nobel, una gratifica che l’imperialismo concede ai suoi sicari più talentuosi. Già nel dicembre 2007, il buffone nobelizzato attaccò il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente sudanese Umar al-Bashir, in perfetto coordinamento con le aggressioni militar-diplomatiche di cui erano, e saranno oggetto, da parte della NATO e degli Stati Uniti d’America, con una lettera aperta sottoscritta tra gli altri da Dario Fo, Franca Rame e dal camerata Guenter Grass (altro intellettuale di sinistra, dai trascorsi militari nell’Asse), con cui si accusavano i leader europei di “codardia politica” per “non avere il coraggio” di affrontare la questione della guerra civile in Sudan e la situazione nello Zimbabwe. Ovvero, per non dedicarsi appieno al rovesciamento, armato o colorato, di presidenti e realtà politiche che si opponevano all’imperialismo e al colonialismo in Africa.
E non si creda che sulla Siria si sia rinsavito, anzi, ancora nel 2014, quando tutti sapevano chi fossero i ‘rivoluzionari’ siriani, invitava a rovesciare il governo di Damasco e a sostenere i terroristi islamisti finanziati dagli stessi che gli procurarono il premio Nobel. “Il premio nobel italiano per la letteratura Dario Fo, il vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Domenico Mogavero, lo scrittore Paolo Rumiz, il cantautore Francesco Guccini, l’islamologo Paolo Branca della Cattolica di Milano, Antoine Courban dell’università gesuita di Beirut e Fra Claudio Monge, teologo delle religioni ad Istanbul, sono alcuni dei firmatari di un appello di solidarietà con “numerosissimi siriani… scesi in piazza nel 2011 domandando libertà, dignità e pari opportunità e per questo massacrati dal regime“, un appello promosso da Shady Hamadi e dall’associazione Articolo21 che denunciava il “silenzio assordante dell’Occidente nei primi dodici mesi della rivoluzione siriana, quando le milizie fondamentaliste non avevano ancora fatto irruzione, salvifiche per il regime, dall’estero”… con una parentesi sul complottismo che piace alla propaganda della NATO, “sappiamo anche che le passate complicità e connivenze del regime siriano con il qaedismo iracheno hanno creato quel torbido intreccio di opposti estremismi indispensabili a salvare il regime, alimentando e foraggiando una rivoluzione controrivoluzionaria“. L’appello chiedeva che il Presidente Bashar al-Assad “venga processato per crimini di guerra e contro l’umanità“.
Dario Fo, giullare dello Zio Sam in buona compagnia, aveva vinto il premio Nobel, e ora doveva dimostrare di esserselo meritato.

L'imperialismo sa fabbricarsi gli 'oppositori'

L’imperialismo sa fabbricarsi gli ‘oppositori’

Riferimenti:
Alleanza Nazionale
Camaleonti
Corriere della Sera
Il Graffio

Come Hillary Clinton ha armato lo Stato islamico

Alessandro Lattanzio, 12/10/2016

hillary_clinton_lies_distressed_print-r211fec6f6d9d4b5f873541737def66d9_aijhj_8byvr_512Il 17 agosto 2014, l’attuale candidata democratica alla presidenza degli USA, e allora segretaria di Stato degli USA, Hillary Clinton, inviò una e-mail al presidente del suo comitato elettorale John Podesta, allora consigliere del presidente Barack Obama. Nella email, Clinton diceva che Arabia Saudita e Qatar finanziano e armano lo Stato islamico e altri gruppi taqfiriti. Inoltre presentava un piano in otto punti per l’Iraq e la Siria, puntando ad armare le forze curde, “Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione“, aveva scritto Clinton. “Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi in un bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Va ricordato che il Qatar ha dato 5 milioni di dollari alla Fondazione Clinton, mentre l’Arabia Saudita ne ha versati almeno 25.
Il piano in 8 punti di Hillary Clinton affermava che “l’avanzata dello Stato islamico da l’opportunità agli statunitensi di rimodellare Nord Africa e Medio Oriente”, dicendosi convinta che le forze curde “possono infliggere una vera e propria sconfitta allo SIIL” e che quindi vanno sostenute dal governo degli Stati Uniti. Nei punti 2 e 3 Clinton riconosceva che l’impegno degli Stati Uniti contro lo SIIL era “limitato“, concludendo che gli Stati Uniti devono fornire anche supporto aereo ai curdi e alla “resistenza sunnita in Siria”. Clinton poi affermava che le armi inviate ai curdi non avrebbero costituito una preoccupazione per la Turchia, perché sono armi “obsolete” e con un ponte aereo per fornire armi pesanti, gli USA avrebbe aiutato la Turchia a risolvere la questione curda. Nel punto 4 Clinton affermava che i bombardamenti aerei degli USA in Iraq e Siria e “l’invio di armi all’esercito libero siriano o altre forze moderate” permettevano d’intensificare “le operazioni contro il regime siriano… Anche se questa operazione militare/para-militare va avanti, dobbiamo utilizzare le nostre risorse d’intelligence e diplomatiche più tradizionali per fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che forniscono supporto finanziario e logistico clandestino allo SIIL e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione. Tale sforzo sarà rafforzato dall’impegno intensificato dal governo regionale curdo. Qatar e sauditi saranno messi nel bilico politico tra concorrenza continua nel dominare il mondo sunnita e conseguenze gravi dalle pressioni degli Stati Uniti“. Nei punti 6 e 7 Clinton osservava che gli interessi degli Stati Uniti nella regione differiscono da Paese a Paese, ad esempio, le “questioni energetiche in Libia” erano d’interesse nazionale per gli Stati Uniti. Nel punto 8, Clinton affermava che lo SIIL avanzava in Libia, Egitto, Libano e Giordania, e nel punto 9, Clinton delineava la sua visione del futuro Medio Oriente, con uno Stato curdo che occupi le regioni irachene di Mosul e Qirquq e il nord della Siria, per poter assestare “un colpo decisivo ad Assad”. La battaglia per Aleppo con cui Damasco libera la principale città del nord della Siria, sventerebbe il piano di Clinton.
Infine, secondo Julian Assange, fondatore di Wikileaks, Hillary Clinton e il dipartimento di Stato degli USA armavano, ed armano, i terroristi islamisti, anche quelli dello Stato islamico (SIIL). Durante il secondo mandato di Obama, afferma Assange, la segretaria di Stato Hillary Clinton autorizzò l’invio di armi di fabbricazione statunitense in Qatar, Paese sostenitore dei Fratelli musulmani, e nemico del governo libico di Gheddafi e della Siria. Julian Assange afferma che 1700 messaggi di posta elettronica di Clinton la collegano direttamente alle azioni di al-Qaida e Stato islamico in Libia e Siria. In un’intervista di Juan Gonzalez, Assange dichiara che negli archivi di Wikileaks vi sono oltre 30000 e-mail di Hillary Clinton di quando era segretaria di Stato, per un totale di 50547 pagine di documenti, emessi dal giugno 2010 all’agosto 2014. 7500 documenti furono spediti da Hillary Clinton direttamente, di cui almeno 1700 riguardanti l’aggressione alla Libia, l’assassinio di Gheddafi e il flusso di armi verso i terroristi in Siria, favorito da Hillary Clinton. Va ricordato che già nel 2010, dal dipartimento di Stato, Hillary Clinton spingeva il presidente Obama, ed anche alcuni capi di Stato esteri, a fermare Assange o almeno a stilare una strategia che minimizzasse l’impatto pubblico del lavoro di Wikileaks. Una mattina del novembre 2010, durante una riunione del governo, Clinton chiese “Non possiamo semplicemente usare un drone contro costui?“, proponendo come rimedio più semplice, per mettere a tacere Assange e Wikileaks, un attacco con dei droni armati. I presenti si misero a ridere finché capirono che Hillary Clinton diceva sul serio, come riferiscono le fonti del dipartimento di Stato. Clinton disse che Assange, dopo tutto, era un bersaglio relativamente facile, visto che “andava in giro” liberamente a mostrare il grugno senza alcun timore di rappresaglie dagli Stati Uniti. Clinton era arrabbiata per la divulgazione dei documenti segreti statunitensi sulla guerra in Afghanistan, nel luglio 2010, e sulla guerra in Iraq, nell’ottobre 2010.clinton-weight-nrd-600

Note
True Pundit
The Political Insider
The Duran
Daily Caller