Nizza, distruzione delle prove su ordine del governo francese

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 22 luglio 2016

page_charlie-hebdo-saldirisini-arastiran-komiser-intihar-etti_890382580Un articolo del 21 luglio del quotidiano Le Figaro afferma che l’Esecutivo dell’antiterrorismo francese (SDAT) ha ordinato alle autorità di vigilanza urbana di Nizza di distruggere tutte le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’attentato del 14 luglio 2016.
Anche se lo SDAT cita gli articoli 53 e L706-24 della procedura penale e l’articolo R642-1 del codice penale, le autorità di Nizza intervistate da Le Figaro dicono che è la prima volta che gli viene chiesto di distruggere prove d iun crimine, che sottolineano essere illegale. La spiegazione data dal Ministero della Giustizia francese è che non vogliono l”incontrollata’ diffusione delle immagini dell’attentato. La polizia giudiziaria ha notato che 140 video dell’attentato in loro possesso mostrano ‘importanti prove d’indagine’ (interessants éléments d’enquête). Il governo francese sostiene di voler evitare che lo SIIL acceda ai video degli attentati per propaganda, affermando inoltre che la distruzione delle prove è volta a proteggere le famiglie delle vittime. La sezione commenti dell’articolo de Le Figaro è piena di sdegno e disgusto sul governo francese che, invece di preservare le prove per un’accurata indagine indipendente, si comporta difatti da primo sospettato dell’attentato, ordinando la distruzione di prove di vitale importanza. C’è qualcosa di marcio nella polizia giudiziaria francese. Poco dopo l’attacco al Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, la polizia giudiziaria si comportò in modo sospetto prima e dopo il ‘suicidio’ del vicecommissario della polizia di Limoge Helric Fredou. Fredou fu trovato morto poco dopo l’arrivo della polizia giudiziaria francese nel suo ufficio a Limoges, appena dopo il massacro di Charlie Hebdo. La sua famiglia non poté vederne il corpo che 24 ore dopo la morte; sospettano manipolazioni. La Polizia giudiziaria sosteneva che si era sparato alla testa, anche se la madre ha detto che non ne aveva le prove. Il commissario di polizia sarebbe stato depresso, accusa negata dal medico di famiglia. Fredou fu trovato morto nel suo ufficio prima della pubblicazione di un rapporto sui legami tra Jeanette Bougrab, ex-addetta stampa di Nicolas Sarkozy, e una vittima dell’attacco, Stéphane Charbonnier, noto come ‘Charb’. Il rapporto tra Bougrab, vicina ai capi del movimento sionista francese, e Charb, fu uno degli aspetti più controversi della storia della strage di Charlie Hebdo. Fredou indagava anche sui fratelli Quachi accusati del massacro. Avevano vissuto a Limoges.
247A097400000578-0-image-m-17_1420801576175Un articolo del giornale Est Républicain tenta di rassicurare il pubblico sulla buona fede del governo francese titolando ‘No, il video dell’attentato non è stato cancellato’, che afferma che il Ministero della Giustizia non ha ordinato la distruzione di prove, ma solo la cancellazione delle immagini dalle telecamere di Nizza. Tale rassicurazione potrebbe bastare a placare chi è restio a mettere in discussione la narrazione sulla guerra al terrore. Ma, come i fischi al primo ministro francese Manuel Valls a Nizza dimostrano, il popolo francese si sveglia. Ora le autorità di polizia giudiziaria e dell’antiterrorismo francesi vogliono distruggere le prove dell’attentato. Nella maggior parte dei casi criminali, chi distrugge o cerca di distruggere le prove di solito cerca di coprire qualcosa. Ho già sottolineato alcune incongruenze nella storia raccontataci sul massacro di Nizza. Non ho affermato che non è successo niente o che nessuno fu ucciso, ma piuttosto che le prove video finora presentate non corrispondono alla storia. Forse nuovi video che provino la storia del governo emergeranno. Speriamo! Se inquirenti e giornalisti dalla comprovata passione per pace, verità ed onestà avessero accesso a questi video, lo SIIL ne sarebbe indebolito, non rafforzato. Ma sarebbe ingenuo credere che il governo francese intenda indebolire lo SIIL, data la dimostrazione incontrovertibile di sostenere chi decapita bambini in Siria. Mentre alcuni troveranno il loro sistema di comfort e giustificazioni turbato da tali notizie, molti altri semplicemente si sveglieranno. Addormentare è facile nel breve termine, ma col tempo la gente si renderà conto che il materasso gli è stato tirato da sotto, così quando si sveglierà per il terribile disagio, sarà troppo tardi. È ora di svegliarsi!

Jeannette Bougrab

Jeannette Bougrab

Gearóid Ó Colmáin giornalista e analista politico irlandese residente a Parigi. Il suo lavoro si concentra su globalizzazione, geopolitica e la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La False Flag di Nizza

Aanirfan 15 luglio 2016364E3E5D00000578-0-image-a-72_14685886632651. L’attentato del 14 luglio a Nizza appare un attacco dell’Operazione Gladio. Operazione Gladio
Il proprietario della caffetteria inglese che assisté all’attacco da 20 metri di distanza, insisteva che molti erano morti per ferite da arma da fuoco. Daily Mail

Il mistero dell’uomo arrestato durante l’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

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3650997600000578-3692454-image-a-1_1468604786432Diversi agenti sono stati visti alle prese con un uomo nel retro del camion. “Nel periodo immediatamente successivo all’attentato di ieri, vi sono state segnalazioni su più di un attentatore. In un video girato istanti dopo, il veicolo viene fermato, diversi agenti appaiono avvicinarsi a un sospetto giacere sulla strada, dietro il veicolo. Almeno uno degli agenti può essere visto alle prese con l’individuo sulla carreggiata, prima che l’uomo venga trascinato da altri due agenti“. Daily Mail
Il testimone Nadar al-Shafay ha detto alla BBC: “Il conducente è morto nel veicolo”. Daily Mail
Il 14 luglio 2016, “spari risuonarono per le strade, con uomini armati che miravano ad alberghi e caffè nella città portuale nel sud della Francia”. Daily Mail

APTOPIX France Truck AttackFori di proiettile sul lato del conducente?

Secondo fonti citate dal sito web israeliano DEBKAfile, il camion utilizzato nell’attentato a Nizza era dotato di parabrezza a prova di proiettile. E non una goccia di sangue sul camion bianco dell’omicida! TomatoBubble.com.

103390918_NON_EXCLUSIVE_PICTURE_MATRIXPICTURESCOUK_PLEASE_CREDIT_ALL_USES__UK_AND_AUSTRALIAN_RIGHTS-xlarge_trans++tM3ZXxV42fQENILgObxjOFzt7SZsQQ7h3oKyATfgi0wMuhamad Buhlal

Il camionista Muhamad Buhlal aveva inviato alla famiglia 84000 sterline negli ultimi giorni, secondo Jabir Buhlal al MailOnline. Dailymail
Era pagato da Mossad, CIA o…?1468598112-article-crouch-1-07142. Kristen Crouch (sopra), di Dallas in Texas, era a Dallas quando un tiratore uccise cinque agenti di polizia. Kristen era a Nizza il 14 luglio ed assistette all’attentato. Daily Mail

364CE07200000578-3691019-image-a-11_14685744511283. Il 14 luglio 2016, “la polizia sparò uccidendo l’autista, Muhamad Lahuayaj Buhlal, che guidava un camion ad alta velocità per oltre 1000 metri sul lungomare di Nizza, colpendo vari spettatori…Daily Mail3652589A00000578-3692685-Horrifying_Families_had_travelled_to_the_resort_from_around_the_-m-153_1468629265601Testimoni dissero che Buhlal prima si schiantò contro la folla nei pressi dell’Hotel a cinque stelle Negresco, poi andò lentamente lungo la strada altrimenti vuota ed inseguito dalla polizia a piedi e, forse uno su una moto. Daily Mail
Il camionista Muhamad Lahuayaj Buhlal era in causa per divorzio. Walid Hamu, cugino della moglie di Buhlal, Hajar Qalfalah, aveva detto al MailOnline: “Buhlal non era religioso. Non andava in moschea, non pregava, non osservava il Ramadan. Beveva alcol, mangiava carne di maiale e si drogava. Tutto questo è proibito dall’Islam. Non era un musulmano”. Daily Mail
L’attentatore Muhamad Lahuayaj Buhlal era un piccolo criminale 30enne noto alle forze di polizia“. Telegraph
Il 24 marzo 2016, l’autista del camion, Muhamad Lahuayaj Buhlal, fu condannato a sei mesi di carcere per aggressione armata (un alterco in seguito ad un incidente stradale, commesso con un’arma improvvisata, un pallet) nel gennaio 2016. Le MondeNice Matin

La polizia spara sulla cabina del camion. Il 14 luglio 2016, “spari risuonarono per le strade, con uomini armati che miravano su alberghi e caffè nella città portuale nel sud della Francia“. Daily Mail. Ma sembra che l’autista non fosse nella cabina del camion. “Una pistola, diverse granate e armi lunghe sarebbero le prove scoperte sul veicolo da 25 tonnellate dopo il terrificante attentato. Notizie sostengono che alcune di tali armi fossero false“. (Mirror)
Il terrorista di Nizza… era rimasto parcheggiato in strada per quasi nove ore ed aveva anche detto alla polizia che trasportava gelati… L’assassino… era già noto alla polizia per violenze e furto… Nonostante avessero parlato col conducente, gli agenti di polizia nella città meridionale francese non fecero nulla per farlo spostare mentre aspettava d’iniziare l’attentato. Gli autocarri pesanti sono normalmente vietati sulle strade durante le feste nazionali e la domenica…Daily Mail
APTOPIX France Truck AttackNon è chiaro come il camion poté violare le barriere sul lungomare chiuso per i pedoni e gli spettatori durante la festa del 14 luglio. Com’è possibile che tale folla non fosse ‘protetta’ da pattuglie di polizia e militari? E questo un Paese sotto legge marziale?” (Global Research)

36523BC000000578-3693227-Monster_Truck_terrorist_Mohamed_Lahouaiej_Bouhlel_who_murdered_8-a-39_1468664603071Il presunto assassino, il 31enne Muhamad Lahouayaj Buhlal, “non era noto… per opinioni radicali o islamiste, secondo le fonti“. (Independent)
La stazione televisiva francese BFM TV riferiva che era un padre di tre bambini e divorziato. “Non pregava e gli piacevano le ragazze e la Salsa“, secondo il corrispondente di BFM. Secondo BFMTV “aveva anche di recente causato un incidente dopo essersi addormentato al volante mentre lavorava come autista delle consegne, e venne preso in custodia dopo l’incidente”. “La polizia trovò… un certo numero di armi finte e granate nel veicolo dopo l’attentato“. (Telegraph)3654E08B00000578-3693227-image-a-55_14686657810944. Israele ottiene ciò che vuole.
Il presidente della Francia dice: “Oggi annuncio che lo stato di emergenza, che doveva essere tolto, sarà esteso di altri tre mesi. A seguito di questo dimostreremo vera forza e azione militare in Iraq e in Siria“. Daily Mail
Presumibilmente, in Francia, Israele recluta elementi per lo SIIL. Il likudnik Donald Trump si avvantaggia della strategia della tensione di CIA-Mossad.

France Truck Attack5. C’è la convinzione che autisti possano essere controllati e che gli attentati possano essere falsificati. Il 22 dicembre 2014 un autocarro investì dei pedoni nel centro della città di Glasgow, in Scozia, uccidendo sei persone e ferendone altre quindici. L’autista del veicolo di proprietà del comune, Harry Clarke, sarebbe morto al volante.

world war z6. Il 19 agosto 2011, un “drammatico incidente” del film World War Z fu ripreso nel centro di Glasgow. Vi era anche un grande autocompattatore, come si vede. (BBC News) e Mirrors.world war z 27. Ci fu un incidente simile in Olanda dove due escursionisti furono uccisi da un camion della spazzatura (Wandelaars twee doodgereden porta vuilniswagen a Hilversum).
Gli autisti furono vittime del controllo mentale MK-ULTRA?

364FA55D00000578-3691019-image-a-210_14685960347418. Nel dicembre 2014, due uomini investirono dei pedoni con la loro auto in due occasioni, “traumatizzando la Francia”. Il primo autista avrebbe gridato ‘Allahu Akbar’ (Dio è grande) mentre andava addosso la gente nella città di Digione, ferendone 13. “L’autista 40enne aveva una lunga storia di malattie mentali e non aveva legami con gruppi jihadisti, secondo il governo. Il giorno dopo, un uomo speronò con un furgone bianco un mercatino natalizio nella città di Nantes, uccidendo una persona e ferendone altre nove. Poi si accoltellò più volte. I procuratori dissero che un notebook fu trovato nel veicolo in cui parlava dell”odio per la società e di temere di essere ucciso da agenti segreti“. L’uomo si ‘suicido’ in cella nel 2016, in attesa del processo. Dailymail

3649BB6C00000578-3692685-A_massive_security_operation_was_launched_in_the_aftermath_of_th-a-6_1468614833128

Muhamad Lahuayaj Buhlal: “Sono assolutamente estraneo ai fatti di Nizza

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza: un israeliano diffonde uno strano video

Hamza Hicham, Brujitafr 15 luglio 2016

Muhamad Lahuaiaj Buhlal

Muhamad Lahuaiaj Buhlal

Giovedi, 14 luglio, intorno alle 2 un uomo alla guida di un camion bianco falciava la folla riunita a Nizza per assistere ai tradizionali fuochi d’artificio della festa nazionale. Bilancio provvisorio: 84 morti e 202 feriti. Secondo Le Monde, Muhamad Lahuaiaj Buhlal, musulmano “non praticante” secondo gli amici, veniva “colpito da due guardiani della pace specializzati sul campo”. Le Figaro fornisce ulteriori dettagli: “Un eroico passante saltò sul camion per neutralizzare disarmato il terrorista alla guida. Allora l’assassino usò la sua arma, puntandola sull’uomo che scese dalla cabina”. Due agenti di pubblica sicurezza che furono, anche loro, oggetto dei tiri dell’autista pazzo, risposero al fuoco e il terrorista fu ucciso dai proiettili della polizia. Furono raggiunti da due gruppi di agenti armati della compagnia d’intervento dipartimentale che, anche, fecero uso delle armi. Il camion ha almeno cinquanta fori di proiettile.
Oggi a mezzogiorno un nuovo video della serata è stato caricato dall’account su YouTube, via Twitter, chiamato “Morsmal“, un gruppo d’istruzione norvegese che passa da “ONG con relazioni ufficiali con l’UNESCO”. La scena riprende i minuti dopo gli ultimi scambi di colpi, precedenti, tra gli agenti di polizia e l’autista. Al 18° secondo, un uomo, allungato accanto ad un altro individuo, appare stranamente inchiodato a terra e viene picchiato dalla polizia che lo circonda. Al 45° secondo viene preso e portato via dal camion.

Il mistero dell’uomo arrestato nell’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

Questa mattina alle 08:40 ora francese, il video era già andato in onda (nella versione integrale) su Ynet News, sito del quotidiano israeliano Yediot Aharonot. Per sapere della provenienza del video ancora non diffuso, alle 17, dai media audiovisivi dell’esagono, si ci deve rivolgere a chi gestisce il sito Morsmal: On Elpeleg, “rappresentante commerciale” israeliano in Norvegia impegnato a favore di Israele e nativo di Tel Aviv. Dopo la pubblicazione su Twitter, Elpeleg rispose agli scettici utenti di Internet sulla veridicità del video, dicendo che era autentico ed era stato ripreso da un “turista israeliano“. Ynet Israel ne rivela l’identità: sarebbe un certo Silvan Ben Weiss, presentato dal sito Jerusalem Online questa volta come “israeliano che vive in Francia“. Particolare da sottolineare: questo video, preso da una terrazza di fronte alla posizione in cui era stato fermato il camion, fu ripreso nei minuti dopo l’ultimo tiro. La prova è questo altro video amatoriale, girato dall’altra parte del camion e ottenuto dall’agenzia di stampa Russia Today.

Vestito con una t-shirt grigia, un uomo si allontana (visibile dopo il 55° secondo), ed appare anche in un altro video, facendo la stessa quota (dal 1° al 10° secondo, sotto).

Il mistero dell’uomo arrestato nell’attentato di Nizza from Guy Fawkes on Vimeo.

Secondo Francois Molins, procuratore di Parigi, il presunto assassino nel frattempo, “fu trovato morto sul sedile del passeggero” del camion. Chi è quindi l’uomo pestato con violenza? Ora rimane da chiedersi perché la polizia abbia apparentemente usato la forza contro questa persona.Capture

13707784Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I sauditi istigano a Washington la rivolta contro Obama

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 23/06/20163501I 51 diplomatici statunitensi che rimproverano la politica sulla Siria del presidente Obama chiedendo maggiore uso della forza militare contro il governo di Damasco, sono di per sé notevole segno del dissenso dei funzionari a Washington. Ma l’autorità del presidente è ulteriormente minata sfacciatamente quando pochi giorni dopo i governanti sauditi applaudivano quei diplomatici dissidenti statunitensi, mentre venivano ricevuti alla Casa Bianca. Molte cose si possono individuare qui. Una, la politica degli Stati Uniti sulla Siria è fallita. L’obiettivo di un cambio di regime, che ha spinto la guerra nel Paese negli ultimi cinque anni, sembra dissolversi quale obiettivo possibile. L’intervento militare della Russia iniziato lo scorso ottobre per stabilizzare lo Stato siriano l’ha sventato. Le notizie su Abu Baqr al-Baghdadi, capo supremo del cosiddetto Stato Islamico (SIIL), ucciso da un attacco aereo siriano/russo nel roccaforte di Raqqa suggerisce che l’insurrezione terroristica straniera affronta la sconfitta finale. La tattica segreta degli Stati Uniti di utilizzare un processo politico dal doppio binario nei supposti negoziati di pace, per consentire ai loro mercenari di riorganizzarsi, fallisce pure. Siria ed alleati russi, iraniani e Hezbollah non hanno ceduto sull’azione contro le milizie terroristiche, anche quelle che Washington definisce malignamente “moderate”, e sul “cessate il fuoco”. La cessazione delle ostilità chiesta da Russia e Stati Uniti a febbraio finisce non essendo mai stata in buona fede, soprattutto per una Washington assai poco preoccupata. Era solo una manovra per facilitare il cambio di regime con mezzi politici. Così, la politica degli Stati Uniti è stata valutata in modo decisivo in Siria. E ciò spiegherebbe l’eruzione di frustrazione nei diplomatici degli Stati Uniti e pianificatori del dipartimento di Stato, come illustrato dalla “fuga” sulle molte critiche all’amministrazione Obama. Il fallimento genera frustrazione. I diplomatici contrariati chiedono agli Stati Uniti di attaccare direttamente le forze del governo siriano del Presidente Bashar al-Assad. Negli ultimi due anni, attacchi aerei degli USA in Siria presumibilmente colpivano lo Stato islamico in assenza di unità dell’esercito siriano. I diplomatici ribelli a Washington vogliono che la potenza di fuoco degli USA sia d’ora in poi diretta contro l’esercito siriano. La Russia ha subito bollato la proposta statunitense come grave violazione del diritto internazionale. Mosca sa che tale mossa rischia seriamente di trascinare le forze statunitensi e russe a un confronto diretto. Obama, da parte sua, difficilmente cambierà la politica sulla Siria. Sa che il rischio di escalation è troppo alto e a pochi mesi dalla fine il secondo mandato, il 44° presidente è riluttante a concludere la permanenza alla Casa Bianca nell’ignominia. Tuttavia, l’irrequietezza entusiasta a Washington per una grande guerra in Siria potrebbe essere tollerata dal successore di Obama. La democratica Hillary Clinton che ha invocato un’ampia campagna aerea sulla Siria, e dei repubblicani prescelti verrebbero assunti per assicurarsi altrettanto entusiasmo, se non di più. Il dissenso di Washington sulla Siria è quindi un segnale dell’inasprimento della guerra. Verrebbe accantonata per alcuni mesi, ma sembra quasi certo che una grande guerra sia in preparazione. E questo soprattutto perché gli obiettivi del cambio di regime statunitense in Siria sono stati contrastati finora. Il fallimento genera petulanza.
clinton-prince-nayef Lo straordinario spettacolo della sfida al presidente Obama è un biglietto da visita inquietante della futura escalation in Siria e Medio Oriente. Sembra più che incoscienza che Washington, in primo luogo, cerchi supporto all’intervento militare per salvare la causa persa dei suoi fantocci, e in secondo luogo, spinge affinché le sue forze si scontrino con quelle di Russia, Iran e Hezbollah. La gravità della rivolta a Washington sulla Siria è testimoniata dalle notizie su John Kerry, segretario di Stato degli USA, che incontrerebbe i 51 diplomatici che invocano l’intervento militare diretto. Kerry è arrivato a descrivere le loro proposte come “molto buone”, anche se non ha detto esplicitamente se le approva. Tuttavia, il fatto che il ministro degli Esteri di Obama e capo della diplomazia di Washington abbia apertamente incontrato il gruppo che sfida il presidente sulla Siria, dimostra che il Partito della Guerra va rilanciandosi. La settimana prima, Kerry avvertiva Mosca che gli Stati Uniti “perdono la pazienza” sul futuro di Assad in Siria, indicando ancora una volta che sembrava passare al campo militarista. Ciò dopo che Kerry quasi supplicasse, all’inizio dell’anno, a che lo spargimento di sangue in Siria finisse. Bene, dopo tutto, l’”eroe” della Guerra del Vietnam Kerry ha un passato di maestria nell’opportunismo carrieristico. Il Capo di Stato Maggiore della Russia Generale Valerij Gerasimov ha risposto alla bellicosità di Kerry dicendo che non sono gli Stati Uniti a perdere la pazienza, ma piuttosto la Russia, spinta dai giochi cinici di Washington a favore dei terroristi, rifiutandosi continuamente di cooperare con Mosca nel delineare i terroristi da colpire. In ogni caso, il punto saliente, come indicato all’inizio di questo commento, è il modo con cui il regime saudita dirige lo spettacolo di Washington da dietro le quinte, sfidando il presidente statunitense. Questo è un presagio sinistro.
Pochi giorni dopo la bordata dai diplomatici degli Stati Uniti, una delegazione saudita veniva ricevuta alla Casa Bianca con la consueta adulazione. La delegazione comprendeva il ministro della Difesa e viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Sultan (figlio del re) e il ministro degli Esteri Adil al-Jubayr. I sauditi poi dissero in conferenza stampa di appoggiare l’appello dei diplomatici ad Obama per una “linea dura” sulla Siria. Naturalmente, questo è il mantra del regime saudita negli ultimi cinque anni. Quando Obama rinnegò la “linea rossa” dell’intervento militare aperto alla fine del 2013, la Casa dei Saud fece un enorme sbuffo. Ma l’indebolimento audace del presidente degli USA ad opera degli ospiti sauditi dimostra quanto profondamente siano in sintonia la Casa dei Saud e il Partito della Guerra di Washington. L’arroganza promanata dai gradini della Casa Bianca parla del rapporto formidabile tra Casa dei Saud e potenti elementi del governo segreto statunitense, spiegando anche perché i sauditi fossero così atterriti dai tentativi del Congresso d’indagare sul presunto coinvolgimento saudita negli attacchi terroristici dell’11 settembre. Tale indagine probabilmente non ci sarà comunque, ma già il direttore della CIA John Brennan ha fiduciosamente dichiarato che i documenti ufficiali classificati dell’indagine del Congresso sul 9/11 respingeranno la presunta complicità dello Stato saudita. Data la storica collusione tra il potere statale occulto degli Stati Uniti e regime saudita, si può capire il motivo per cui i sauditi sono così tormentati anche da semplici tiepidi tentativi di Washington di far chiarezza sui despoti sauditi. Dal punto di vista saudita, ben sapendo la profonda collusione degli Stati Uniti nelle operazioni segrete, la semplice menzione dei crimini del regno petrolifero sembrerebbe alto tradimento. La torbida relazione USA-Arabia Saudita fu accennata da un raro articolo del New York Times all’inizio dell’anno, quando fu divulgato che per decenni le operazioni segrete statunitensi nel mondo dipesero fortemente dal finanziamento saudita. Il New York Times dice candidamente come i piani sovversivi e le criminali operazioni clandestine della CIA furono finanziate dal regime saudita. Tale partnership criminale va ben oltre la nota vicenda di come statunitensi e sauditi crearono ed armarono gli estremisti jihadisti in Afghanistan negli anni ’80 per lottare contro l’Unione Sovietica. Cioè, i fantocci della jihad che poi formarono al-Qaida e le varie diramazioni, come Stato islamico e Jabhat al-Nusra in Siria e in Iraq, non sono che un ramo della macchina insurrezionale e terroristica globale che gli Stati Uniti hanno schierato per rovesciare governi e destabilizzare i nemici. Implicito qui è che l’Arabia Saudita usò i petrodollari per ungere le operazioni segrete globali degli Stati Uniti, dal Centro e Sud America, all’Iraq a di nuovo Afghanistan, Cecenia, Balcani, Georgia, Libia, Siria e colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014. Forse anche i recenti disordini in Kazakistan e Uzbekistan.
familysecrets Nel suo libro sulla dinastia Bush, “La famiglia dei segreti”, il pluripremiato autore Russ Baker documenta come George HW Bush Sr, capo della CIA a metà degli anni ’70, cementò il ruolo saudita nel finanziare le operazioni sporche degli Stati Uniti nel mondo. Quel rapporto oscuro crebbe da allora, raddoppiando con la presidenza del figlio George W. Bush Jr. Poiché la CIA ha ricevuto miliardi di dollari sauditi dalla metà degli anni ’70, per finanziare il suo sporco lavoro, denunciato da varie commissioni del Congresso e da ricorrenti proteste pubbliche fin dal 1963. L’assassinio del presidente John F. Kennedy creò la reazione politica alla CIA e al suo sospetto coinvolgimento in attività clandestine, come l’assassinio di leader politici. Dalla metà degli anni ’70 in poi, la CIA e le sue appendici nello Stato profondo degli USA, hanno disperatamente bisogno di finanziare le loro operazioni con fondi extra-contabili, per non esserne responsabili di fronte al Congresso. L’arrivo dei sauditi permise volentieri di creare l’alleanza segreta forse più distruttiva dalla seconda guerra mondiale. Vi sono tutte le ragioni per credere che tale rapporto segreto USA-Arabia Saudita continui oggi. Ecco la profonda riluttanza nella dirigenza di Washington ad abbandonare i banchieri de facto delle sue operazioni segrete. In cambio di tale accordo, i governanti sauditi sanno su chi premere a Washington nel promuovere un ordine del giorno militarista. Obama finora, per qualsiasi motivo, ha resistito alle pretese di CIA, dipartimento di Stato e governanti sauditi a un maggiore intervento militare in Siria. L’indebolimento di Obama per mano dei sauditi, appoggiando la rivolta di Washington contro la politica del presidente, suggerisce fortemente che la guerra in Siria stia per degenerare.

20150510 saudi salman kerryLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda USA attrae estremisti

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 18/06/2016maxresdefault1Seddique Mateen, il padre dello stragista di Orlando, Florida, Omar Mateen e sedicente capo di un governo in esilio pro-taliban in Florida, è emblematico della politica statunitense che permette agli estremisti di alimentare la loro propaganda sul suolo nordamericano. Dalla Guerra Fredda, la CIA degli Stati Uniti eccelse nel scovare cubani, est-europei, afgani, uiguri ed altri estremisti inventare e diffondere via radio propaganda incendiaria finanziata dal governo degli Stati Uniti. Come il giornalista di ABC News e Christian Science Monitor e preminente esperto di Medio Oriente John Cooley aveva correttamente osservato nel suo libro, “Payback: America’s Long War in the Middle East”, quando gli Stati Uniti sostituirono Gran Bretagna e Francia come principale potenza occidentale in Medio Oriente, più volte scontarono “scarsa capacità di giudizio ed errori politici spesso disastrosi”. Uno degli errori politici peggiori fu la decisione dell’amministrazione Carter di armare e sostenere i più radicali “guerrieri santi” islamisti in Afghanistan. Presto, tali radicali afghani entrarono nella “Legione Araba” jihadista formata da cellule terroristiche in Egitto, Yemen, Libia e altri Paesi del Medio Oriente e Nord Africa. Le amministrazioni Carter e Reagan posero le basi per la campagna militare jihadista dei veterani radicalizzati contro l’Unione Sovietica e la Repubblica Democratica dell’Afghanistan, creandosi una base in Afghanistan e altre parti del Medio Oriente. Per un intero decennio, l’Operazione Ciclone della CIA permise ai jihadisti estremisti, la cui sola comunanza con gli Stati Uniti era un fervente anticomunismo, di essere spediti dalle basi nel nord-ovest del Pakistan alle zone sicure in Afghanistan per attaccare le forze sovietiche ed afghane. I fondi di CIA, Arabia Saudita e altri Paesi musulmani andarono al Maqtab Qadamat al-Mujahidin al-Arab (Ufficio sei servizi arabi afghani) o MAK, di Usama bin Ladin e Ayman al-Zawahiri, per reclutare i jihadisti nella loro Legione Araba da Medio Oriente e Nord Africa. I taliban crearono l’Emirato islamico dell’Afghanistan nel 1996, ed accolsero il vecchio alleato nella guerra contro i sovietici, Bin Ladin, che spostò la sua organizzazione al-Qaida in Afghanistan. I taliban, al-Qaida e varie fazioni jihadiste radicali in Afghanistan si avvantaggiarono della miope politica di Washington armando tali gruppi fino ai denti, senza preoccuparsi del “contraccolpo” che esperti come Cooley, e pochissimi altri, trovarono problematico.
Seddique Mateen arrivò negli Stati Uniti quando Ronald Reagan considerava i mujahidin afghani “combattenti per la libertà” contro l’“oppressione” nello spirito della lotta di George Washington contro i colonizzatori inglesi. La completa ignoranza di Reagan permise ad individui come Mateen di trovare rifugio politico e sostegno negli Stati Uniti, un Paese dal quale lui e i suoi compagni di viaggio poterono diffondere una visione radicale e antiquata. Gli attentati jihadisti alla maratona di Boston, Fort Hood, Texas; a un centro di reclutamento in Tennessee; a una festa di Natale a San Bernardino, California, e alla discoteca Pulse di Orlando, hanno tutti origine nella folli schermaglie amorose degli USA coi jihadisti nelle guerre iniziate con la campagna in Afghanistan arrivando a invasione ed occupazione dell’Iraq, destabilizzazione di Libia e Siria, e complicità con le forze jihadiste nel combattere la Russia nel Caucaso, come in Cecenia. È un “contraccolpo” nel vero senso della parola. Lo zio di Timurlan e Dzhokhar Tsarnaev, Ruslan Tsarni (alsai Tsarnaev), è legato alla CIA. Tsarni era sposato con la figlia di Graham Fuller, uno dei principali architetti della CIA nella radicalizzazione dei musulmani per conto degli Stati Uniti, in Afghanistan contro i sovietici o nel Caucaso contro la Russia. Mir Seddique, alias Mir Seddique Mateen, è il sedicente capo di un governo in esilio dell’Afghanistan a Port St. Lucie, Florida, dove chiede il rovesciamento del presidente afghano Ashraf Ghani e il suo processo col predecessore Hamid Karzai. L’impegno degli USA nella “guerra di propaganda” ha anche permesso ai jihadisti di diffondere il loro messaggio radicale tramite radio e satelliti sovvenzionati dal governo degli Stati Uniti. Seddique Mateen guidava in Florida una società non-profit denominata “The Durand Jirga, Inc”. Per anni la CIA ha sovvenzionato stazioni radio e televisive dei cubani in Florida, per esempio Radio e TV Martí, che non facevano altro che spargere odio verso governo e popolo di Cuba. Tali sforzi talvolta portarono ad attentati commessi da espatriati di destra cubani negli Stati Uniti contro Cuba e altri obiettivi. Il modello degli espatriati musulmani afghani ed altri negli Stati Uniti, coinvolti nella propaganda di CIA e VOA, non è diverso da quello dei cubani e in passato di profughi e disertori dell’Europa orientale. Messaggi radicali sono “di rigore” per tali elementi.
CIA et Jihad La propaganda degli Stati Uniti abbonda di frodi, sprechi e abusi. Come osservò il giornalista Fulton Lewis Jr. nel 1958, Radio Free Europe aveva ben più di 2000 dipendenti che, quando non vomitavano notizie ricopiate senza fondamento sull’Europa orientale, traccheggiavano nei loro uffici in attesa della busta paga. Lewis scrisse che Radio Free Europeè un ridicolo spreco che con giovanile futilità assegna posti di lavoro principalmente a un’orda di scrocconi”. Gli scrocconi della guerra fredda sono oggi divenuti personaggi come Seddique Mateen e la sua banda di radicali che blaterano messaggi sconnessi in dari, urdu, pashto, farsi, uiguro, ceceno, arabo e curdo, il tutto a spese dei contribuenti statunitensi. Il vecchio Mateen ospitò anche un programma televisivo chiamato “Durand Jirga Show”, trasmesso sulla rete satellitare afghana “Payam-e-afghana” di Los Angeles, e trasmissioni in pashtu e parsi. Los Angeles è la patria di numerose trasmissioni satellitari in arabo per il Medio Oriente e in farsi per l’Iran, finanziate da CIA e VOA. Le operazioni di Seddique Mateen chiaramente rientrano nella rete di propagandisti afghani e pakistani pro-taliban che utilizzano reti televisive e radiofoniche finanziate dalla Broadcasting Board of Governors (BBG) influenzata dalla CIA per diffondere i loro messaggi nel mondo. Mateen ha sostenuto di dirigere una sua rete d’intelligence. Tuttavia, tale rete consisterebbe nei suoi compari coinvolti nella guerra di propaganda in Asia meridionale con programmi satellitari trasmessi in pashtu, la principale lingua in Afghanistan e Pakistan; invece Mateen trasmette in lingua dari e urdu. I tentativi della BBG di conquistarsi cuori e menti dei popoli di Pakistan e Afghanistan sono considerati dei grossi fallimenti e uno spreco dei fondi dei contribuenti. Anche dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre contro gli Stati Uniti, il servizio pashtu della VOA fu la piattaforma della propaganda dei taliban afghani. Dopo l’attacco dell’11 settembre, Spozhmai Maiwandi, direttore del servizio pashtun della Voice of America, scherzosamente soprannominato “Kandahar Rose” dai colleghi, trasmetteva articoli favorevoli ai taliban, tra cui un’intervista controversa col capo talib Mullah Omar. Non dovrebbe sorprendere quindi che Seddique Mir Mateen la vedesse come i taliban. La presenza di numerosi afghani-americani pro-taliban negli Stati Uniti fu facilitata dal sostegno della CIA ai mujahidin nella guerra jihadista afghana contro l’Unione Sovietica, negli anni ’80. Anche il diplomatico afgano-americano Zalmay Khalilzad, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq e Nazioni Unite, fu l’interlocutore fondamentale tra governo afghano talib e compagnia petrolifera UNOCAL di Houston, alla fine degli anni ’90. Oggi, questi legami servono a Khalilzad, CIA e Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) legato alla CIA di Washington, dove Khalilzad fa il consulente. Circa il 60 per cento dei commenti sul sito Ashna TV del servizio pashtu della VOA, elogia Omar Mateen e la sua azione ad Orlando. E i contribuenti statunitensi finanziano tale attività tramite il sostegno di VOA e BBG. E come segretaria di Stato, Hillary Clinton sostenne l’espansione di tali trasmissioni. Nel 2011, Clinton testimoniò alla Commissione Affari Esteri della Camera che il suo dipartimento aveva bisogno di ulteriori fondi per la guerra di propaganda, dicendo, “Durante la guerra fredda abbiamo fatto un grande lavoro per diffondere i messaggi degli Stati Uniti. Dopo il crollo del muro di Berlino abbiamo detto, ‘Ok, va bene, è abbastanza, abbiamo finito’, e purtroppo ora la paghiamo cara… I nostri media privati non possono colmare questa lacuna”. I messaggi trasmessi dai radicali afghani su Payame e Ashna TV sono i risultati degli sforzi della Clinton per espandere le trasmissioni di propaganda degli USA. Per la CIA, mantenere espatriati come Seddique Mir Mateen e i suo colleghi pro-taliban della VOA col sussidio di disoccupazione governativo, garantisce la pronta fornitura di interlocutori e che agenti d’influenza restino nei circoli radicali.La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

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Seddique Mateen

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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