I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ordinato l’attacco contro Charlie Hebdo?

Thierry Meyssan Rete Voltaire Damasco (Siria) 7 gennaio 2015

141247525-04dbc282-b087-4b9d-bade-13e4b75dba1fMentre molti francesi reagiscono all’attacco contro Charlie Hebdo denunciando l’Islam e dimostrando per le piazze, Thierry Meyssan osserva che l’interpretazione jihadista è impossibile. Mentre avrebbe interesse a denunciare un’operazione di al-Qaida o del SIIL, propone un’altra ipotesi, molto più pericolosa.


In questo articolo, France 24 taglia il video in modo da non far vedere gli attentatori uccidere un agente di polizia a terra.

Il 7 gennaio 2015 un commando ha fatto irruzione a Parigi, nei locali di Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone. Altre 4 vittime sono ancora in gravi condizioni. Nel video si sentono gli attentatori gridare “Allah Akbar!” e “abbiamo vendicato Maometto“. Una testimone, la vignettista Coco, ha detto che si proclamavano affiliati ad al-Qaida. Non c’è voluto molto affinché molti francesi denunciassero l’attentato islamista. Ma tale ipotesi è illogica.

La missione del commando non ha alcun legame con l’ideologia jihadista
Infatti, i membri o simpatizzanti di Fratelli musulmani, al-Qaida o SIIL non si accontenterebbero di uccidere dei vignettisti atei, ma avrebbero prima distrutto gli archivi del giornale sotto i loro occhi, come fanno nelle loro azioni in Nord Africa e Levante. Per i jihadisti, il primo dovere è distruggere gli oggetti che ritengono offendano Dio, e poi punire i “nemici di Dio”. Allo stesso modo, non si sarebbero ritirati immediatamente, fuggendo dalla polizia senza aver completato la missione. Avrebbero preferito completarla anche morendo sul posto. Inoltre, i video e alcune prove dimostrano che gli attentatori sono dei professionisti. Sapevano maneggiare le armi e sparavano con cura. Non erano vestiti alla maniera dei jihadisti, ma da commando militari. Il modo con cui hanno giustiziato il poliziotto ferito a terra, che non rappresentava alcun pericolo, certifica che la loro missione non era “vendicare Maometto” per il crasso umorismo di Charlie Hebdo.

d320f5832b_12607569Il video censurato dalla televisione francese

Tale operazione mira ad avviare una guerra civile
Il fatto che gli assalitori parlassero bene il francese, e che sono probabilmente francesi, non permette di concludere che l’attentato sia un episodio della guerra franco-francese. Piuttosto, il fatto che siano dei professionisti spinge a distinguerne gli eventuali mandanti. E non vi è alcuna prova che siano francesi. È un riflesso normale, ma intellettualmente sbagliato ritenere che quando si è attaccati di saper riconoscere gli aggressori. Ciò è più logico quando si tratta di criminalità normale, ma è sbagliato quando si tratta di politica internazionale. I mandanti dell’attentato sapevano che avrebbe causato divisioni tra francesi musulmani e francesi non-musulmani. Charlie Hebdo era specializzato nelle provocazioni antimusulmane e la maggioranza dei musulmani in Francia ne era vittima, direttamente o indirettamente. Se i musulmani di Francia condannano l’attacco senza dubbi, gli sarà difficile provare tanto dolore per le vittime quanto i lettori del giornale. E ciò verrà visto da alcuni come complicità con gli assassini. Pertanto, piuttosto che vedere nell’attentato sanguinario la rivincita islamista sul giornale che ha pubblicato le vignette su Maometto e moltiplicare “i fogli” anti-musulmani, sarebbe più logico considerarlo il primo episodio del processo per avviare una guerra civile.

La strategia dello “scontro di civiltà” è stata pianificata a Tel Aviv e Washington
Ideologia e strategia di Fratelli musulmani, al-Qaida e Daash non sostengono la guerra civile contro l”occidente’ ma contro l'”oriente”, sigillando i due mondi. Né Sayid Qutb, né alcuno dei suoi successori, hanno invocato scontri tra musulmani e non musulmani a casa di questi ultimi. Invece, la strategia dello “scontro di civiltà” è stata ideata da Bernard Lewis per il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, poi popolarizzata da Samuel Huntington non come strategia di conquista ma come situazione futuribile [1], mirando a convincere le popolazioni dei membri della NATO sull’inevitabile confronto che ha preso la forma di preventiva “guerra al terrorismo”. Non sono Cairo, Riyadh o Kabul che auspicano lo “scontro di civiltà”, ma Washington e Tel Aviv. I mandanti dell’attentato contro Charlie Hebdo non seguono jihadisti o taliban, ma i neo-conservatori e i falchi liberali.

10295681Non dimenticare i precedenti storici
Dobbiamo ricordare che negli ultimi anni abbiamo visto i servizi speciali di USA e NATO
– testare in Francia gli effetti devastanti sulla popolazione di certe droghe [2];
– sostenere l’OAS per cercare di assassinare il Presidente Charles de Gaulle [3];
– compiere attentati false flag contro i civili in vari Stati membri della NATO [4].
Dobbiamo ricordare che, dalla disgregazione della Jugoslavia, lo stato maggiore degli USA ha sperimentato e attuato in molti Paesi la strategia dei “combattimenti tra cani”, uccidendo membri della comunità maggioritaria e membri delle minoranze, facendone rinfacciare le responsabilità fino a quando tutti si convinsero di essere in pericolo di vita. Così Washington ha provocato la guerra civile in Jugoslavia come in Ucraina, ultimamente [5]. I francesi farebbero bene a ricordare anche che non sono loro ad avere l’iniziativa nella lotta ai jihadisti di ritorno da Siria e Iraq. Ad oggi, inoltre, nessuno di loro ha commesso alcun attentato in Francia, laddove Mehdi Nemmouche non era un terrorista solitario, ma un agente incaricato a Bruxelles di eliminare due agenti del Mossad [6] [7]. Fu Washington che convocò il 6 febbraio 2014 i ministri degli Interni di Germania, Stati Uniti, Francia (Valls era rappresentato), Italia, Polonia e Regno Unito sul ritorno dei jihadisti europei quale questione di sicurezza nazionale [8]. Fu solo dopo tale incontro che la stampa francese affrontò la questione e le autorità cominciarono a rispondervi.

10888707Non sappiamo chi sia il mandante dell’operazione professionale contro Charlie Hebdo, ma non facciamo ingannare. Dovremmo considerare tutte le ipotesi ed ammettere che in questa fase, lo scopo più probabile è dividerci; ed i suoi mandanti molto probabilmente sono a Washington.

10930154Sullo stesso argomento, leggasi: “Selon McClatchy, Mohammed Mehra et les frères Kouachi seraient liés aux services secrets français“, Rete Voltaire, 9 gennaio 2015.

Note
[1] “La “Guerre des civilisations”“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 4 giugno 2004.
[2] “CIA: cosa è successo veramente nel tranquillo villaggio francese di Pont-Saint-Esprit“, Hank P. Albarelli Jr., Rete Voltaire, 5 gennaio 2011.
[3] “Quand le stay-behind voulait remplacer De Gaulle“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 10 settembre 2001.
[4] “Gli eserciti segreti della NATO“, Daniele Ganser, ed. Fazi. Disponibile su Rete Voltaire.
[5] “Le représentant adjoint de l’ONU en Afghanistan est relevé de ses fonctions“, “Kann Washington Zeit zu drei gleicher Regierungen stürzen?” von Thierry Meyssan, Übersetzung Horst Frohlich, al-Watan (Siria), Voltaire Netzwerk, 23 febbraio 2014.
[6] “Il caso Nemmouche e i servizi segreti atlantisti“, Thierry Meyssan, al-Watan (Siria), Rete Voltaire, 9 giugno 2014.
[7] Si obietterà dei casi Khaled Kelkal (1995) e Mohammed Mehra (2012). Due casi di “lupi solitari” legati ai jihadisti ma né alla Siria né all’Iraq. Purtroppo, entrambi furono eliminati nelle operazioni delle forze dell’ordine, per cui è impossibile verificare le teorie ufficiali.
[8] “La Siria diventa “questione di sicurezza interna” per Stati Uniti e Unione europea“, Rete Voltaire, 9 febbraio 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attentato di Parigi: inside job del Mossad

Aanirfan

Niente attentati. Aspettate ... entro la fine di gennaio, per fare gli auguri.

Niente attentati in Francia. Aspettate!… c’è tutto gennaio per fare gli auguri.

Indicazioni che l’attacco di Parigi sia un’operazione interna che coinvolge Mossad e servizi di sicurezza francesi:
1. CBC News ha riferito che i giornalisti di Charlie Hebdo si riuniscono nella sede di Parigi una sola volta alla settimana. “Un giornalista di Charlie Hebdo ha detto al quotidiano francese Le Monde che gli aggressori sapevano che la riunione di redazione era in corso, altrimenti ci sarebbero state poche persone”. Chi avrebbe informato i tiratori sulla riunione quel giorno?

B6vwp9QCQAA_8_02. Vi erano stati dei poliziotti negli uffici di Charlie Hebdo PRIMA dell’attacco. “Due agenti erano stati assegnati a protezione dell’editore e fumettista Stephane Charbonnier negli ultimi anni, scesero dal piano superiore intercettando gli uomini armati“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Come è possibile che la polizia appaia così inefficace? Un giornalista di Charlie Hebdo lascia entrare gli uomini armati negli uffici assai protetti.

B6viYn6IYAAul733. C’erano poliziotti armati nelle vicinanze e nel centro di Parigi. “All’esterno dell’edificio, mentre gli attentatori cercavano di fuggire sul loro furgone Citroën, tre agenti di pattuglia della polizia li intercettavano. Due sospetti scesero dal furgone… Un agente… corse verso i sospetti, ma fu ferito da loro. E’ stato ucciso un colpo alla testa mentre giaceva sul marciapiede.” Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese

4. “Dopo aver ucciso l’agente, gli attentatori salgono sulla loro auto, gridando, ‘Abbiamo vendicato il profeta Maometto,’ secondo la fonte“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Lo scopo di tale fonte sembra sia etichettare gli attentatori come musulmani, piuttosto che agenti del Mossad e del governo francese.

B6vsEcpCEAEL-ll5. Il Mossad e i servizi di sicurezza francesi sembrano aver stampato in anticipo le foto segnaletiche? Sasha Reingewirtz, 28.enne presidente dell’Unione degli studenti ebrei ha detto che degli assassini: “Vogliono spaventare i cittadini francesi“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Amchai Stein, vicedirettore della rete israeliana IBA Channel 1, era sulla scena e ha postato le foto della sparatoria. Lo scopo dell’operazione Gladio di CIA-Mossad-NATO è spaventare i cittadini della Francia e dell’Europa.l-appel-a-temoin-diffuse-par-la-prefecture-de-police-de-paris-le-11335337jddcs_17136. Nell’attacco sotto falsa bandiera, i presunti terroristi avrebbero abbandonato carte d’identità e passaporti.

104024577. Negli attacchi false flag, le autorità spesso forniscono prove contrastanti. “Due alti funzionari antiterrorismo degli Stati Uniti hanno detto a NBC News che uno dei sospetti dell’attacco era stato ucciso e altri due erano agli arresti“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
I “capri espiatori” erano probabilmente in custodia prima dell’attentato.

I due sospetti in Siria

I due sospetti in Siria

Qual è lo scopo dell’attentato agli uffici del settimanale satirico Charlie Hebdo da parte di agenti del Mossad? Charlie Hebdo ha ridicolizzato l’agente del Mossad Abu Baqr al-Baghdadi (Simon Elliot). Il Mossad si vendicherebbe per: I deputati francesi che hanno votato a favore dello Stato palestinese. La Francia vota contro Israele alle Nazioni Unite.
L’obiettivo dell’attentato è avere l’opinione pubblica favorevole ad Israele.

B6vY6mDIAAEI5k1I tiri al poliziotto sono totalmente falsi? Dodici persone, 10 giornalisti e due poliziotti, sono state uccise. Amchai Stein, vicedirettore della rete israeliana IBA Channel 1, era sul posto ed ha postato le foto della sparatoria. “Due uomini incappucciati sono entrati nell’edificio con i kalashnikov. Pochi minuti dopo abbiamo sentito molti“, ha detto un testimone alla rete televisiva locale iTele, aggiungendo che gli uomini furono poi visti fuggire dall’edificio. Gli aggressori parlavano un francese perfetto e sosterrebbero la milizia della CIA chiamata al-Qaida.
Il caporedattore di Charlie Hebdo, Gerard Biard, è sfuggito all’attentato perché era a Londra.
Sul Telegraph David Blair scrive che gli attentatori di Parigi hanno mostrato capacità militari avanzate: “Gli armati che hanno ucciso 12 persone negli uffici della rivista Charlie Hebdo a Parigi, hanno agito con una competenza e calma, caratteristiche di un addestramento militare avanzato“.
Le autorità francesi hanno indicato dei “capri espiatori” in Said Kouachi e Cherif Kouachi e Hamyd Mourad.
I palestinesi aderiranno al TPI il 1° aprile, dice il capo delle Nazioni Unite.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un  terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il gombloddo del Mossad, ignorando che da 4 anni, Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il ‘gombloddismo’ sul Mossad, ignorando che da 4 anni Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.


Filmato in cui compaiono Said Kouachi e Cherif Kouachi

E' un atto di incredibile barabarie...

E’ un atto di incredibile barbarie… Non è quello che dici quando li spedisci da me.

Le relazioni strutturali tra al-Qaida e Qatar

Nabil bin Yahmad, Tunisie Secret 29 novembre 2014

Secondo Robert Mendick, giornalista del Telegraph, il coinvolgimento del Qatar nel finanziamento del terrorismo internazionale non data dalla famosa e fuorviante “primavera araba” ma risale all’11 settembre 2001. Il giornalista inglese sui legami tra Qatar e al-Qaeda non ha alcun dubbio.2410-hamas-emir-qatar-visit-university-600Il cappio si stringe attorno all’emirato canaglia del Qatar. Affrontando la determinazione del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) e la pressione dell’Arabia Saudita, Tamim bin Hamad è stato costretto ad arrendersi senza condizioni. Tagliare tutti i legami con la setta dei Fratelli musulmani è la condizione per il rientro del Qatar nel GCC e il ripristino delle relazioni diplomatiche con il potente vicino saudita. Secondo il quotidiano egiziano al-Nahar, nei prossimi giorni Tamim bin Hamad dovrà recarsi in Egitto a chiedere scusa ufficialmente al Presidente Abdalfatah al-Sisi per tutte le azioni sovversive e criminali compiute dal Qatar contro l’Egitto dal gennaio 2011. Tra i segnali che non ingannano, l’assenza da qualche tempo del fondamentalista Yusif Qaradawi da al-Jazeera. Ma i guai dell’emirato canaglia non si fermano qui. Diversi studi e relazioni di istituti di ricerca degli Stati Uniti l’indicano come principale Paese arabo coinvolto nel sostegno e finanziamento del terrorismo internazionale islamico. Peggio, il Qatar è accusato di avere stretti legami con l’organizzazione terroristica al-Qaida. Uno di questi studi, rivelato da The Telegraph, mostra che il rapporto del Qatar con al-Qaida risale all’11 settembre 2001. Nell’articolo del giornalista inglese Robert Mendick, apprendiamo con sorpresa che i gruppi terroristici in Siria e Iraq ricevono fondi significativi da un certo Muhamad Qalifa Turqi al-Subaiy, cittadino del Qatar, 49enne ex-responsabile della Banca Centrale del Qatar. Ma il quotidiano inglese non dice che tale individuo è un agente dell’ex-ministro degli Esteri Hamad bin Jasim. Secondo il quotidiano inglese, Muhamad Qalifa Turqi al-Subaiy è stato per anni il tramite tra al-Qaida e altri gruppi terroristici in Medio Oriente. Fu anche uno dei principali finanziatori dei taliban in Afghanistan e Pakistan. Nell’ambito delle indagini condotte sull’11 settembre sui suoi rapporti finanziari con le menti che pianificarono gli attacchi agli USA, fu arrestato in Qatar nel 2008 e poi tranquillamente rilasciato dopo sei mesi. Da allora, il suo nome appare sulla lista dei peggiori terroristi islamici delle Nazioni Unite. Condannato in contumacia in Bahrayn per adesione a una cellula terroristica, reclutamento e organizzazione di reti criminali, Muhamad Qalifa Turqi al-Subaiy proseguì le sue attività terroristiche attraverso due giordani cittadini del Qatar, Ashraf Muhamad e Yusif Uthman Abdasalim, che s’insediarono in Siria all’inizio della congiura contro il Paese nel febbraio 2011. E’ uno dei maggiori finanziatori di al-Qaida in Iraq e del Fronte al-Nusra in Siria.
Se l’articolo Telegraph non menziona i legami inquietanti tra intelligence anglo-statunitense-israeliana e al-Qaida, insiste invece sul rapporto intimo tra l’organizzazione terroristica e l’emirato canaglia del Qatar. Atteggiamento classico nei confronti degli schiavi arabi degli occidentali. Fino a che punto arrivano tali indagini e rivelazioni? Toccheranno le relazioni finanziarie e la corruzione tra “diplomazia dell’assegno” del Qatar e certe élite politiche inglesi e francesi? Tracceranno il rapporto tra il denaro di tale emirato canaglia e certi grandi media francesi e inglesi? Potrebbero accusare e trascinare davanti la Corte penale internazionale Hamad bin Jasim e Hamad bin Qalifa, i due ex-capi del regime islamico-mafioso, per finanziamento del terrorismo e crimini contro l’umanità in Iraq, Siria e Libia?

Video TV Aqbar al-An:

Articolo Telegraph

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo siriano è essenziale alla stabilità regionale

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 14 novembre 20143879548-3x2-940x627Il governo della Siria continua a lottare tenacemente contro nazioni e jihadisti internazionali che cercano di distruggere il tessuto secolare del Paese del Presidente Bashar al-Assad. In realtà, ciò significa che le grandi potenze del Golfo e NATO, insieme ai jihadisti internazionali, cercano la grande destabilizzazione. Dopo tutto, l’ingerenza delle potenze del Golfo e NATO in Afghanistan, Iraq e Libia ha prodotto caos, settarismo, terrorismo, instabilità, scomparsa del controllo centrale, odio religioso, sottomissione delle donne e altre realtà negative, come l’ascesa dell’eroina in Afghanistan. Pertanto, senza ombra di dubbio, gli stessi petrodollari del Golfo e delle potenze occidentali sono impiegati per creare Stati falliti. Contro tutte le probabilità, il governo del Presidente Assad dimostra che non tutti gli Stati nazionali indipendenti possono essere schiacciati, anche se instabilità grave persiste in alcune parti della nazione per via dell’ingerenza estera. In effetti, la barbarie assoluta dell’esercito libero siriano (ELS) e di vari altri gruppi terroristici non riguarda le potenze NATO e del Golfo. Ciò può essere indicato chiaramente, perché anche davanti alle immagini di decapitazioni, impiccagioni, stupri delle minoranze religiose, di bambini cui viene insegnato a decapitare e squartare soldati prigionieri siriani, le stesse nazioni continuano a finanziare, addestrare e cospirare con tali forze brutali. Tuttavia, quando un paio di ostaggi occidentali vengono decapitati e cristiani e yazidi venduti come schiavi dal SIIL in Iraq (rapporti affermano atti simili in Siria contro vari gruppi), sono costrette al ripensamento alcune nazioni coinvolte nella destabilizzazione della Siria. Naturalmente, tale realtà non sembra riguardare Francia, Quwayt, Qatar, Turchia e Arabia Saudita. Tuttavia, fedele alla confusione di massa che attanaglia il governo del presidente Obama, mentre alcuni attacchi aerei avvengono contro il SIIL (Stato islamico dell’Iraq e Siria – Stato islamico/SI), ne lascia comunque intatte le roccaforti, per esempio Raqa in Siria, lo stesso ordine del giorno anti-siriano è vivo e vegeto nei corridoi del potere a Washington. Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita e Turchia continuano ad agitarsi contro la laica Siria. Ciononostante SIIL, Nusra e altre forze terroristiche e settarie continuano la pulizia etnica contro curdi e minoranze religiose come cristiani, alawiti, shabaq (in Iraq) e altri. Verso la minoranza sciita in Siria e la maggioranza sciita in Iraq, i taqfiri e altre forze islamiste sunnite settarie continuano a massacrarle con gioia dichiarata. Nonostante tale realtà, le potenze NATO e del Golfo recitano ancora il mantra che la Siria laica del Presidente Assad debba essere sconfitta. E’ difficile capire perché le potenze occidentali ancora una volta cerchino di distruggere uno Stato laico che tutela tutte le fedi religiose e dà un respiro tanto necessario ai cristiani della regione. Nonostante ciò, le principali potenze occidentali sono schierate con la Turchia e la sua storia anti-cristiana, e l’Arabia Saudita laddove non una sola chiesa cristiana è permessa. In altre parole, le forze del settarismo e della xenofobia sono sostenute contro la nazione indipendente della Siria che permette a tutte le comunità religiose di coesistere sotto il suo controllo. Ovviamente, le minoranze religiose come i cristiani di Siria fuggono da SIIL, Nusra, ELS e altri gruppi settari e terroristi supportati dalle diverse potenze NATO e del Golfo.
Chuck Hagel, segretario alla Difesa degli USA, evidenzia la grave confusione dell’amministrazione Obama, osservando: “Basta trattare con Assad, come ora… così non metteremo da parte il SIIL“. Hagel proseguiva affermando: “Potremmo cambiare Assad oggi, ma ciò non cambia le cose… con chi sostituire Assad? Che tipo di esercito può affrontare il SIIL?” Quanto sopra evidenzia chiaramente che non si ha alcuna soluzione rapida, perché Hagel indica che solo un futuro peggiore attende una Siria dominata da forze terroristiche e settarie esistenti. Purtroppo, la logica conclusione non viene colta, perché sicuramente è nell’interesse della stabilizzazione della Siria fermare il supporto degli Stati anti-siriani a caos e massacri dei barbari settari. Ma la grave confusione nei corridoi del potere a Washington continua, perché invece di cercare di risolvere la crisi fermando l’ingerenza esterna, Washington risponde sostenendo ancora le cosiddette forze moderate, inesistenti al di fuori delle Forze armate siriane che proteggono il mosaico nazionale. Il capo di stato maggiore statunitense Martin Dempsey, evidenza tale confusione affermando: “...la nostra strategia è rafforzare l’opposizione moderata al punto da poter, in primo luogo, difendere e controllare i propri territori e poi riprendersi le aree perdute per mano del SIIL, ed infine, avendo sviluppato capacità e forza, creare le condizioni per una soluzione politica in Siria“. In altre parole, il governo siriano continua ad essere attaccato dai fantocci degli USA per l’ulteriore indebolimento dello Stato centralizzato. Tale realtà significa che uno scenario da Afghanistan, Iraq e Libia aspetta la Siria se il governo di questa nazione sarà sconfitto. Pertanto, la follia persiste negli USA e negli altri potenti membri della NATO come Francia, Turchia e Regno Unito; cioè tali nazioni sono alleate alle potenze del Golfo che sostengono terrorismo, settarismo e grave instabilità nel Levante e Iraq. Dopo tutto, molti potenti capi jihadisti in Siria provengono da nazioni come l’Arabia Saudita, così come cittadini soprattutto sauditi causarono l’11 settembre; tale realtà equivale a follia. E’ evidente che le nazioni estere provocavano, e continuano provocare, carneficina e caos totale che affliggono Afghanistan, Iraq e Libia. Le stesse forze dell’instabilità operano in Siria, ma questa volta è chiaro che la barbarie tramonta mentre scattano i campanelli d’allarme in altre nazioni illuse dalle stesse menzogne. Pertanto, la stabilità di Levante e Iraq dipende dalla sopravvivenza del governo e delle forze armate siriani. Altrimenti un altro Stato destabilizzato da terrorismo, distruzione delle minoranze religiose, sottomissione delle donne, povertà di massa e altre realtà brutali danneggerà le generazioni future.

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