La battaglia di Aleppo

Noche in ParteibuchSyrian PerspectiveSYRIA-CONFLICTLe informazioni sulla battaglia per Aleppo e nella regione strategica a nord di Aleppo sono confuse, imprecise e contraddittorie. Tuttavia è chiaro che la battaglia sia vicina alla fase finale. La scorsa settimana SANA riferiva che l’esercito siriano aveva liberato sei villaggi: Dair al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashquy, Tal Misibin, Hardatin e Rutyan. Lo stesso giorno al-Manar riferiva che un manipolo di soldati siriani riusciva ad entrare nelle città sciite di Nubul e Zahra via Handarat. I media occidentali che sostengono i terroristi, hanno riferito che l’esercito siriano è riuscito a tagliare le ultimi linee di rifornimento dei terroristi dalla Turchia, occupando questi sei villaggi. Due anni e mezzo fa praticamente tutti gli analisti concordavano sul fatto che la battaglia per Aleppo, la città più grande della Siria, sarebbe stata determinante per l’esito finale della guerra siriana. Se i terroristi aiutati da NATO e Golfo fossero riusciti a conquistarla ne avrebbero fatto il centro di un governo alternativo, permettendo a NATO e Stati del Golfo di utilizzarla come base principale per conquistare il resto della Siria. Aleppo allora avrebbe avuto una funzione simile a Bengasi nel 2001 nella guerra contro la Libia. Nel 2012 l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton dichiarava che era proprio ciò che gli Stati Uniti avevano in mente. In linea di principio tali considerazioni strategiche sono ancora attuali. Anche il contrario era ed è applicabile. Se l’esercito siriano riesce a bonificare le aree di Aleppo occupate dai terroristi, i loro sostenitori in Israele, NATO e GCC perderebbero ogni possibilità di vittoria in Siria, più che con la possibilità teorica di conquistare Damasco. Tranne dei villaggi e un paio di piccole città nelle regioni strategicamente insignificanti della Siria, i terroristi di NATO e GCC non avrebbero nulla se perdessero la loro metà di Aleppo. Tale argomento era vero due anni e mezzo fa e lo è ancora più oggi, dopo che l’esercito siriano ha liberato Homs e molte aree rurali della Siria, e dopo che SIIL e al-Qaida hanno occupato l’Oriente e la provincia di Idlib. Tale importanza decisiva di Aleppo spiega perché le parti combattono accanitamente per il controllo di Aleppo. Guardando sulla mappa le parti della Siria non controllate da esercito siriano, YPG, SIIL o al-Nusra, ma da altri ribelli, si vede che non c’è quasi nulla, anche includendo gruppi vicini ad al-Qaida come Ahrar al-Sham. La seguente mappa da Wikepedia mostra le aree attualmente controllate da “altri ribelli” in verde (governativi in rosso/rosa, SIIL in nero/grigio scuro, Nusra in bianco/grigio chiaro, curdi/YPG in giallo).

syrian_civil_warDopo che i gruppi terroristici invasero Aleppo dalla Turchia e da Idlib, nel luglio 2012, l’esercito siriano riuscì a difendere la parte occidentale di Aleppo e qualche punto pesantemente difeso ne dintornio. Tuttavia, nell’inverno 2012/2013 la situazione era grave per il governo e i suoi sostenitori. I tentativi in tarda estate e autunno 2012 di riconquistare est e sud di Aleppo non riuscirono. Le truppe ad Aleppo furono separate dal resto della Siria. Non c’era alcun collegamento tra l’aeroporto, controllato dal governo, e le truppe ad Aleppo occidentale. Altre roccaforti, dove le truppe governative e i loro sostenitori erano riuniti, erano completamente circondate dai terroristi come a Nubul e Zahra, la base degli elicotteri Mang a nord-est di Aleppo, l’ospedale al-Qindi, la prigione centrale e l’aeroporto militare di Qwayris di Aleppo. Una mappa dei sostenitori del terrorismo nella primavera del 2013, mostra le roccaforti dell’esercito siriano, nella zona di Aleppo, come isole di resistenza nel territorio occupato dai terroristi.aleppo_feb_2013I terroristi acquisirono potere e ricchezza saccheggiando e vendendo beni di fabbriche e abitazioni private nelle aree di Aleppo che controllavano. I sostenitori dei terroristi israeliani, del CCG e della NATO videro la strada della vittoria dopo aver circondato truppe e sostenitori del governo siriani. Tuttavia, con alto spirito combattivo, elevata disponibilità ai sacrifici e abile strategia, il governo siriano e i suoi sostenitori riuscirono a ribaltare la situazione ad Aleppo nel 2013 e 2014. Invece di attaccare direttamente l’est e il sud di Aleppo occupati dai terroristi, l’esercito si dedicò a creare collegamenti stabili tra Aleppo e le aree governative. Allo stesso tempo, ciò spinse i terroristi ad occupare aree che poi furono circondate. Nel 2013 l’esercito siriano riuscì a collegare Hama all’aeroporto di Aleppo via deserto e l’aeroporto con la parte occidentale di Aleppo, filo-governativa. Ciò si vede su una mappa stesa nel gennaio del 2014 da un sostenitore del terrorismo.

aleppo_jan_2014Nel 2014 l’esercito siriano riusciva a stabilire un collegamento dall’aeroporto, alla periferia est di Aleppo, all’isolata prigione centrale controllata dal governo. Successivamente l’esercito avanzò di pochi chilometri, dalla prigione centrale al villaggio di Handarat e oltre. Allo stesso tempo, l’esercito protesse il collegamento via deserto da Hama ad Aleppo. Alla fine del 2014 questi successi determinarono una situazione in cui i terroristi rimasero su una sottile superficie che poteva essere rifornita solo tramite i collegamenti insicuri da nord. L’esercito siriano, invece controllava una vasta area a ovest, sud ed est di Aleppo, e il corridoio di approvvigionamento attraverso il deserto per Aleppo, nel frattempo era ampliato e sicuro. Una mappa di Wikipedia del 2014 mostra l’avanzata:rif_aleppo2-svgCiò che non può essere visto sulle mappe sono le ampie modifiche all’interno di Aleppo, dal 2013, anche se il fronte rimase pressoché invariato. Mentre una vita frenetica ritornava nelle arre controllate dallo Stato, le parti meridionali e orientali controllate dai terroristi si trasformarono in città fantasma. Grazie agli aiuti nazionali ed internazionali c’era abbastanza da mangiare nelle aree della città occupate dai terroristi, quindi la gente non moriva di fame, ma questo era tutto. Non c’erano sicurezza, posti di lavoro o qualsiasi fonte di reddito, tranne la solita breve carriera nelle organizzazioni terroristiche. Il saccheggio ripetuto e sistematico delle varie bande terroristiche e l’assenza di sicurezza per la popolazione, ridussero da 200 mila a circa 50 mila abitanti nelle parti della città controllate dai terroristi. D’altra parte 300000 persone vivono nelle zone controllate dal governo, anche se le aree della città controllate da governo e terroristi hanno circa le stesse dimensioni. Naturalmente non mancano di accusare le operazioni antiterrorismo del governo di aver spopolato le parti controllate dai terroristi. Ma non è la verità, però, perché anche nelle aree governativa la gente soffriva la guerra, come i ricorrenti arbitrari attacchi dell’artiglieria dei terroristi. Cosa molto rivelatrice è il fatto che le strade nelle zone governative erano pulitissime, mentre montagne di spazzatura si accumulavano in quelle controllate dai terroristi. Questo perché i terroristi sono interessati a esercitare il potere per arricchirsi, e non a far funzionare i servizi pubblici come rimuovere i rifiuti o la sicurezza pubblica. I terroristi non ebbero alcun servizio pubblico nella loro parte della città, dato che i loro sponsor li rifornivano generosamente di armi, ma offrivano pochi soldi per mantenere i servizi comunali. Ciò va imputato anche agli stessi terroristi. Dato che a circa metà 2012 avevano il controllo di quasi tutte le industrie, così come dell’agricoltura della città. Tuttavia, invece di garantire benessere economico nella loro zona, che avrebbe generato imposte, i terroristi saccheggiarono, smontarono e distrussero le fabbriche. Inoltre chiusero tutti i valichi con le parti della città controllate dallo Stato, aumentando la miseria nelle loro zone. D’altra parte il governo siriano mise grande enfasi sul mantenimento delle strutture amministrative e nel renderle più efficienti. Un grande sforzo fu attuato per riavviare la produzione industriale nei settori appena liberati di Aleppo. Guardando la mappa appare come i terroristi controllassero ancora circa la metà della città, ma la realtà è che la zona dei terroristi puzza di abbandono, quasi vuota fatta eccezione dei terroristi che combattono sul fronte. Nelle zone controllate dal governo la popolazione traffica pulsando di vita.
La situazione militare continua a peggiorare per i terroristi ad Aleppo. Negli ultimi due anni l’esercito siriano ha fatto piccoli ma continui progressi, avvicinandosi sempre di più all’accerchiamento completo delle aree dei terroristi. I terroristi non seppero fermare questo lento processo di accerchiamento. Insieme con la situazione militare, lo stato d’animo si deteriorava tra i terroristi e i loro sostenitori. Ciò spiega la tenue reazione dei terroristi all’annuncio del governo siriano, di 8 giorni fa, di tagliare i rifornimenti al terrorismo dalla Turchia, anche se ciò comporta una battaglia decisiva per Aleppo e la Siria. I terroristi mobilitarono alcune decine di brigate con migliaia di combattenti e, probabilmente, forze speciali turche, per respingere i progressi dell’esercito siriano. Tuttavia una mobilitazione ampia dei terroristi per impedire la sconfitta nella battaglia per Aleppo non c’è stata. Secondo relazioni dal lato dei terroristi, riuscirono a riconquistare i due villaggi nella parte più avanzata delle aree appena liberate dall’esercito siriano (Rutyan e Hardatin). Un po’ a sud, nella zona di Malah, i terroristi cercarono di avanzare, sembrando inizialmente riuscirci, ma è chiaro che tornarono sotto il controllo dell’esercito siriano dopo aver lanciato un contrattacco. Come riportano entrambe le parti, i terroristi non sono riusciti a riconquistare il villaggio di Bashqawi, facendone ora il più avanzato avamposto dell’esercito siriano nel nord-est. Bashqawi è leggermente in rilievo e incombe sulla città di Zahra, a soli 8 chilometri di distanza. Tutta la zona comprende ulivi, fattorie e i villaggi abbandonati di Rutyan e Hardatin, ora sulla linea del tiro diretto dell’esercito siriano. Nessuna delle due parti ha dichiarato completate le attività nella zona strategicamente importante tra Bashqawi e Zahra. Tuttavia entrambe le parti hanno subito perdite elevate, numeri a tre cifre, e sembrano agire più cautamente negli ultimi due giorni. Mentre i media pro-governativi riferiscono di rinforzi, i terroristi sembrano aver perso interesse nella battaglia. Per esempio il gruppo terroristico Jabhat al-Shamia attaccava il villaggio sciita di Fua, a nord est di Idlib, per ‘vendicarsi di Aleppo’ invece di correre in aiuto dei fratelli a nord di Aleppo. E il Jabhat al-Nusra, legato ad al-Qaida, che ha un ruolo di primo piano nei combattimenti a nord di Aleppo, dichiarava guerra al gruppo filo-Stati Uniti Hazam, alleato del Shamia, invece di concentrarsi sui combattimenti a nord di Aleppo. Fatta eccezione dei villaggi Bashqawi, Rutyan e Hardatin, non è chiaro chi controlli esattamente questo settore strategico. Ciò permette ad entrambe le parti dichiararsi vittoriose. E’ possibile che non ci sia un fronte netto, ma che commando e unità da ricognizione di entrambe le parti brevemente entrino nell’area assediata per poi ritirarsi. Questo spiegherebbe i video dei terroristi che li mostrano operare in piccoli gruppi coperti dagli ulivi per chilometri in zone deserte. Wikepedia mostra la situazione attuale nel link sottostante. Si prega di notare il piccolo rettangolo rosa a nord-ovest dove inizia Zahra. Non c’è molta distanza affinché l’esercito siriano colmi il vuoto.aleppo_wiki_20150226Sham Times che simpatizza per l’esercito siriano ha riferito, in base a fonti dell’esercito siriano, che i combattimenti sono rallentati a nord di Aleppo, mentre un nuovo fronte si forma. I gruppi terroristici consolidano il controllo su due dei sette villaggi liberati (Rutyan e Hardatin), mentre l’esercito siriano difende gli altri cinque (Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna, Bashqawi, Misibin e Misqan). È notevole che Misqan sia ancora sotto il controllo dell’esercito siriano, se i rapporti sono corretti, trovandosi a pochi chilometri a nord-est di Dayr al-Zaytun e oltre il villaggio di Tal Jibin, che non viene menzionato nelle relazioni, supponendo che siano corrette. Assumendo che il controllo dell’esercito siriano su Misqan non sia disinformazione, ciò vorrebbe dire che l’esercito siriano è molto più a nord di quanto di pubblico dominio. Non è chiaro però se sia così, ed è anche poco chiaro se l’esercito siriano davvero controlli i villaggi Dayr al-Zaytun, Qafr Tuna e Misibin. Non ci sono informazioni verificabili sul fronte attuale, nella zona strategicamente importante a nord di Aleppo. È concepibile che grandi aree siano una sorta di terra di nessuno mentre le parti hanno paura d’imbattersi in una trappola, se si muovessero allo scoperto. Data tale situazione poco chiara, non è certo che i terroristi abbiano ancora una linea di rifornimento dalla Turchia via Azaz o meno. Sulla base delle mappe più recenti, la strada da Hardatin a Rutyan e Bayanun è di nuovo sotto il controllo dei terroristi, ma d’altronde la strada ri entra nel tiro dell’esercito siriano. Potrebbe essere che i terroristi non controllino tutta la strada e che commando speciali siriani vi operino. In questo caso, le linee dei rifornimenti da Azaz ad Aleppo sarebbe inutilizzabili per i terroristi.

north_aleppo_province_wiki_20150226Non importa quale sia la situazione quotidiana nell’area vuota ma strategicamente importantissima a nord-est di Aleppo, ma una cosa è chiara: prima o poi l’esercito siriano taglierà le linee dei rifornimento dei terroristi e collegherà Handarat a Zahra e Nubul. L’esercito ha chiari vantaggi nella zona scarsamente popolata, grazie alle armi pesanti e all’aeronautica. Inoltre i terroristi s’indeboliscono per mancanza di disciplina e lotte intestine. Non c’è nulla che i terroristi possano fare per mantenere il controllo su pochi villaggi vuoti a nord di Aleppo (vedi punti verdi nella cartina di sopra). L’esercito siriano molto probabilmente continuerà a rafforzare le proprie posizioni a Bashqawi per poi concentrarsi sul raid contro i terroristi nelle vicinanze di questa roccaforte. Una volta che il fronte dei terroristi sarà sufficientemente indebolito, i villaggi saranno il prossimo obiettivo. L’esercito ripeterà questa procedura fino a quando collegherà in modo sicuro Nubul e Zahra, e allo stesso tempo taglierà completamente le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Aleppo e la Turchia. Dopo di che i terroristi possibilmente avranno l’ultima linea dei rifornimenti dalla Turchia da occidente, dal valico di frontiera di Bab al-Hawa, nella provincia di Idlib. Tuttavia vi sono gravi problemi per i terroristi con tale linea. Da un lato la strada da Aleppo a Bab al-Hawa è controllata da diversi signori della guerra che non collaborano, rendendola difficile da usare. Dall’altra parte molti terroristi attivi ad Aleppo hanno le loro basi nel nord di Aleppo, in particolare nella zona di Tal Rifat e Maryah, e nelle zone al confine turco più a nord. Tuttavia, se la via Rutyan e Hardatin è chiusa, la via da Tal Rifat o Maryah ad Aleppo passerebbe ad ovest di Nubul e Zahra, attraverso le zone controllate dal YPG, permettendogli di decidere quali rifornimenti far passare. O i terroristi dovrebbero passare via Bab al-Salamah in Turchia a Reyhanli e da lì, attraverso il valico di Bab al-Hawa, di nuovo in Siria e poi a nord della provincia di Idlib e a ovest di quella di Aleppo, attraversando Monte Simeone per raggiungere la periferia di Aleppo, Qafr Hamra o Anadan e da lì via Castello, sotto il tiro dell’esercito siriano, ad Aleppo. Per un convoglio di pickup o camion significherebbe uno sforzo logistico notevole e ci vorrebbe molto tempo, cosa importante se il fronte richiede rinforzi immediati. Inoltre vi è la possibilità che l’esercito siriano tagli l’accesso occidentale attraverso le montagne per Qafr Hamra e Adnan, nel qual caso l’accerchiamento di Aleppo sarebbe completo. Per i civili la strada da Bab al-Hawa ad Aleppo può essere utilizzabile, ma difficilmente lo sarebbe per trasportare rifornimenti militari ad Aleppo. Ciò significa che la battaglia per Aleppo è nella fase finale e l’esercito siriano vincerà a meno che succede qualcosa d’inaspettato, come l’intervento massiccio diretto di truppe straniere. La situazione militare ed economica peggiora per i terroristi ad Aleppo. Invece di diventare il centro di potere dei terroristi, Aleppo è divenuta un’inutile macina al collo dei terroristi. Se il controllo terrorista ad Aleppo si sbriciola, possibilmente anche i dintorni di Aleppo prima o poi finiranno sotto controllo del governo. Villaggi e cittadine presso Aleppo non sono difendibili dai terroristi contro forze schiaccianti supportate dalla grande città di Aleppo. Anche villaggi e cittadine presso Idlib non potranno sostenere l’attacco, anche se continuano ad avere un generoso sostegno dall’estero. L’intero nord-ovest della Siria, prima o poi, sarà di nuovo sotto il completo controllo del governo.

aleppo_province_wiki_20150226Ai terroristi e loro sostenitori resterà il tentativo di marciare direttamente su Damasco dal Golan occupato dagli israeliani. Dato che i terroristi e i loro sostenitori investono ingenti risorse nel fronte meridionale, invece di utilizzarle per difendere la loro ex-roccaforte di Aleppo, risulta evidente che i sostenitori del terrorismo internazionale in Siria hanno già mollato la battaglia per Aleppo. Tuttavia, come riportato nelle ultime due settimane, anche il tentativo del fronte meridionale di conquistare Damasco dal Golan s’è arrestato. Dopo l’eliminazione completa dei terroristi supportati da Israele, NATO e GCC, ciò che rimane alla Siria è capire come coesistere con l’YPG e come sterminare il SIIL ad Oriente. A causa della crescente disperazione per la guerra terroristica contro la Siria, ci si può aspettare a un certo punto che le forze terroristiche crollino per la demoralizzazione.
Al governo siriano la vittoria nella battaglia di Aleppo apre la strada della vittoria nella guerra per la Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soldato dell’anno. Il riconoscimento militare Musa ibn Nusayr / Tawfiq al-Juhani

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2014alalam_635322087941876952_25f_4x3Ora che siamo al quarto anno di guerra contro le Forze del Male, Stati Uniti, NATO, Stato-ghetto sionista, trogloditi arabi e loro tirapiedi, è giunto il momento di riconoscere i brillanti leader militari dell’Esercito Arabo Siriano e dell’Aeronautica Siriana, che hanno dedicato la vita a proteggere la società siriana, le sue istituzioni, il suolo e l’onore della sua Presidenza. Questo premio prende il nome dallo straordinario Generale Musa ibn Nusayr, nato in Siria intorno al 640 d.C. nel Qalamun, vicino Homs (Jabal al-Jalil) e che ebbe il merito di conquistare l’estremo occidente nordafricano. Ibn Nusayr ordinò al leggendario Tariq ibn Ziyad di attraversare le colonne d’Ercole nella prima invasione islamica della Penisola Iberica. Musa poi raggiunse il suo luogotenente berbero e completò la conquista di Spagna/Portogallo. Mentre Tariq diede a Gibilterra il suo nome (Jabal al-Tariq), Musa lo diede a una montagna in Marocco: Jabal Musa.
Questo premio prende anche il nome dal Tenente-Generale Muhammad Tawfiq al-Juhani, noto come il Dominatore dell’esercito sionista nella battaglia del lago Qarun in Libano, durante l’invasione sionista del 1982. Il 9 giugno 1982 il Generale al-Juhani, ex-comandante della 1ª Divisione corazzata siriana, assunse il comando del teatro tra le montagne e la Siria infliggendo gravi colpi agli invasori sionisti, uccidendone centinaia e abbattendone molti bombardieri. Mentre l’EAS perse molti blindati nella battaglia, la splendida apparizione di al-Juhani, comandante nel campo di battaglia, sconvolse i sionisti e li mise in ginocchio. Così molti ebrei stranieri morirono nella battaglia, e il tentativo di ritrovare i corpi si tradusse nell’affare spionistico di Ziyad al-Humsi. Il nome del Generale al-Juhani è iscritto a caratteri d’oro negli annali dell’Esercito arabo siriano. Ecco il primo candidato:
gen-al-freij-visits-army-sites-in-aleppo1. Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj: Nel luglio 2012, un agente saudita, “arruolato” con promesse di denaro e Paradiso, collocò una bomba al Ministero della Difesa di Damasco. Era un dipendente delle pulizie ritenuto insospettabile. Quando l’incontro iniziò vi erano 4 alti ufficiali della Difesa della Siria: il Tenente-Generale Dawud Abdullah Rajiha (Ministro della Difesa) e primo cristiano ortodosso a tenere questa carica nella storia della Siria moderna; il Tenente-Generale Hisham Yqtiyar; il Tenente-Generale Hasan Turqmani (Consigliere Militare del Presidente); il Tenente-Generale Asif Shawqat, Vicecapo di Stato Maggiore e cognato del Presidente. Quando la bomba esplose, Rajiha, Turqmani e Shawqat furono uccisi all’istante. Yqtiyar morì per le ferite pochi giorni dopo. In Siria, il Capo di Stato Maggiore è un ufficiale in servizio attivo che, quando raggiunge una certa età, diventa Ministro della Difesa se la carica è vacante. Il Capo di Stato Maggiore era il Tenente-Generale al-Furayj. Con stile freddo, deciso e senza soluzione di continuità, caratteristico di chi è istruito nelle scienze, il Dr. Assad nominava al-Furayj alla carica di Rajiha e assegnò un altro candidato alla carica di Capo di Stato Maggiore, Generale Alì Abdullah Ayub. I sauditi previdero il panico a Damasco, ma non ebbero nulla se non una successione flemmatica, snella ed efficiente. Si aspettavano che il nuovo Ministro della Difesa fosse meno aggressivo del predecessore. Non fu affatto così. Infatti, il re dei ratti al-Lush, che si prese la responsabilità dell’assassinio, poi osservò che i nuovi incaricati erano più feroci dei precedenti. Nato a Rahjan, provincia di Hama, il Tenente-Generale al-Furayj è un esperto di guerra corazzata e comandante delle forze speciali nel sud della Siria. Da quando il Generale di al-Furayj ha assunto il nuovo incarico, ha mostrato notevole destrezza, percettività e innovazione. Sapeva fin dall’inizio che l’esercito doveva riorganizzarsi e adattarsi a un nuovo tipo di guerra per sconfiggere la costellazione di terroristi sponsorizzati volta ad abbattere il Presidente del suo Paese. È stato determinante nel convincere il Ministero della Difesa russo che la Siria poteva assorbire nuovi sistemi d’arma e mantenerne riservata la tecnologia. Ha costantemente e con successo mediato le dispute tra i suoi generali dimostrando freddezza e riservatezza, dimostrandosi sempre il campione del coscritto, come duro soldato in trincea privo del lusso della limousine con le guardie di sicurezza. Quando finirà tale guerra, sarà ricordato come un gigante nella storia militare siriana.

army_12. Tenente-Generale Alì Abdullah Ayub: è l’Omar Bradley siriano. Capo di Stato Maggiore Generale sostituto del Generale al-Furayj dopo che assunse la carica di Ministro della Difesa. Il Generale Ayub è l’apoteosi della volontà di ferro, altamente professionale, gelido freddo soldato che non può essere scosso. In ogni decisione nel spostare questa o quella brigata, è presente. Decide l’invio delle Brigate Tigre a Idlib o a Darah. E’ il mago della tattica che si occupa la vertiginosa serie di unità militari al suo comando, delle loro capacità ed esigenze logistiche. È colui che informa il Generale al-Furayj su carenze di carburante o munizioni. È colui che avverte il comandante dell’Aeronautica, Tenente-Generale Isam Halaq dei necessari servizi. È colui che coordina l’intelligence distribuita ai comandanti sul campo e che in ultima analisi prende le decisioni più difficili, nell’abbandonare o tenere ad ogni costo delle posizioni. Le sue capacità sono più che eccellenti. Molti l’accrediteranno della vittoria dell’Esercito siriano sulle forze delle tenebre ed erigeranno statue alla sua memoria.

general-issam-zahreddine-syrie3. Maggiore-Generale Isam Zhahradin: come molti ufficiali delle forze od operazioni speciali, questo generale, noto come il “druso pazzo”, si porta con spavalderia che trasuda carisma. Come altri paracadutisti, degli Stati Uniti o degli Speznaz, coltiva una personalità da macho che elettrizza i soldati al suo comando. Quando si opera nella 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana del Generale Zhahradin, si opera sotto il comando di un equivalente di Patton, Montgomery e Rommel, uomini dalla reputazione di audaci e coraggiosi in combattimento. La sua posizione oggi è solitaria, a Dayr al-Zur. Nonostante la scarsità di materiale a disposizione, a differenza di altre unità nella parte occidentale del Paese, questo ferreo Aiace ha sconfitto i terroristi cannibali di SIIL e al-Nusra. Hanno cercato di ucciderlo l’11 novembre 2013, ma lo ferirono solo alla gamba. Si riprese rapidamente e inflisse colpi paralizzanti strappando ai ratti al-Huwayqa e Muhasan. Oggi, lui e le sue brigate di ranger e paracadutisti hanno strappato il controllo di Huwayat al-Saqr e sono volti a sterminare ogni barbaro ratto straniero del SIIL spedito dalle viscere dell’Asia o dai fetidi vicoli di Londra. Per i ratti è la personificazione della Morte e promessa di un’unica indissolubile Siria.

B00jr7fIUAAawDz4. Colonnello Suhayl al-Hasan “La Tigre”: nato sulle coste della Siria, nelle montagne che hanno generato i leoni che ne costruirono il formidabile esercito, questo altro gatto ha già mostrato coraggio e risoluzione assai più ferina e flessibile, riuscendo ad essere ubiquo in più posti, infiltrando a velocità inaudita i suoi carri armati davanti ai ruggenti camion verso ogni punto in cui il fetore dei bastardi ratti jihadisti può essere annusato, mentre i letali bombardieri che solcano l’aria al suo comando consegnano alle fiamme dell’Inferno coloro che portano nichilismo distruttivo in Siria. La sua velocità è leggendaria, anche se non ha ancora 50 anni la sua fama di brillante tattico è filtrata in ogni buco infestato dalla peste dei ratti wahhabiti che si crogiolano nel fango puzzolente dei loro rituali pagani. Se a nord di Aleppo o ad Homs spezza la schiena della morsa di al-Nusra, le sue truppe scelte annientano il SIIL nel Jabal al-Shair e nei pozzi di petrolio a sud-est, e a Mawraq le sue truppe vittoriose liberano la città, da cui passa un’arteria cruciale, e le sue unità del Direttorato dell’Intelligence dell’Aeronautica eseguono operazioni speciali a Darah, il suo stile metodico e la capacità d’infondere ai suoi uomini il desiderio di devastare il nemico, ne hanno fatto l’ufficiale preferito dal Dottor Assad. Oggi, si dirige di nuovo a sud per un cruciale scontro con al-Nusra a Nawa.
Il vincitore di questo premio sarà annunciato alla fine dell’anno sulla nostra patentata grande via.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama in Siria: salvataggio “pragmatico” dell’alleanza con al-Qaida

Vladimir Suchan 9 settembre 2014

1601112Il media propagandista per la IV Guerra Mondiale Business Insider (bel nome, vero?) ha inavvertitamente svelato la ragione della “campagna contro il SIIL” e il vero motivo del discorso politico di Obama sulla Siria. Si tratta solo di salvare l’esercito d’invasione costruito intorno ai due principali rami di al-Qaida, al-Nusra e SIIL, il cui compito è diffondere il caos, rovesciare il governo e distruggerne il Paese. Le forze del SIIL e quelle di al-Qaida, che gli Stati Uniti (e Business Insider) continuano a chiamare falsamente “laiche e moderate” (come ancora nell’articolo) sono “sull’orlo della più seria sconfitta” in Siria, stando per essere sconfitte ad Aleppo, seconda città della Siria dopo Damasco. Un rapporto dell’International Crisis Group imperialista dell’8 settembre avverte che se l’esercito mercenario d’invasione costruito dagli USA sarà scacciato dalla città, “gli Stati Uniti e i loro alleati perderanno il partner più importante sul campo di battaglia, una forza combattente credibile con anni di esperienza nei combattimenti contro SIIL e Assad“. La “lotta a SIIL e Assad” è, manco a dirlo, una menzogna spudorata. SIIL e al-Nusra sono le principali forze del cambio di regime degli USA. Tuttavia, Business Insider rivela inavvertitamente anche che l’esercito jihadista dominato da al-Nusra e SIIL (entrambi derivanti da al-Qaida) è rifornito, armato e sostenuto dalla Turchia, Stato chiave della NATO ed alleato degli Stati Uniti: “Il regime di Assad sta per recidere l’ultima via di rifornimento ai ribelli dalla Turchia“. Secondo Business Insider, “la stessa sopravvivenza” del cambio di regime degli USA tramite i fantocci di al-Qaida o “rivoluzione siriana”, dipende in larga misura dal controllo di Aleppo.
L’articolo rivela anche il fallimento dell’attacco chimico false flag dello scorso anno, che ha “effettivamente distrutto ogni possibilità di cambio degli Stati Uniti contro Assad, uno sviluppo che secondo l’ICG ha spezzato la coalizione ribelle e costretto alcune fazioni a un’alleanza pragmatica con il filo al-Qaida Jabhat al-Nusra“. Alleanza pragmatica con al-Qaida responsabile dell’11 settembre, sotto l’egida degli Stati Uniti? “Ciò che è in gioco in Aleppo non è la vittoria regime, ma la sconfitta dell’opposizione“, afferma il rapporto. In altre parole, gli Stati Uniti di Obama si agitano per salvare la forza d’invasione di al-Qaida dalla sconfitta, in nome della lotta contro uno dei suoi mostri, che la guerra contro l’Iraq aveva nutrito prima di allargarsi in Siria, nell’ambito della fusione tra Guerra al Terrore e Guerra del Terrore.

934837Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: per le elezioni presidenziali del 2014, l’occidente cerca voti dai “profughi siriani!”

Nasser Sharara, Global Research, 7 ottobre 2013 – al-Akhbar (Libano)
Articolo tradotto dall’arabo da Muna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

526943La carta dell’opzione militare è caduta dalla mano dei nemici occidentali e regionali del Presidente Bashar al-Assad, decisi a eliminarlo dal potere nell’evidente speranza di distruggere lo Stato siriano, come è avvenuto per tanti altri prima di lui. Ma Washington ha un’altra opzione, eliminarlo politicamente alle prossime elezioni presidenziali del 2014, se potranno contare sugli “elettori sfollati”, immersi nell’ambiente pro-opposizione dei vari Paesi obbligati ad ospitare la “diaspora siriana” che continuano a favorire… Prima di indulgere nella traduzione dell’articolo di Sharara su questo argomento, vorrei raccontare una piccola storia di tutti quei politici che si giustificano sostenendo di voler salvare l'”amichevole Libano” dagli artigli “della nemica Siria”. Mi ricordo quando lessi la lista dei nuovi membri del “club dei calunniatori” chiaramente incaricati di condizionare gli elettori siriani all’estero sotto l’egida di Elizabeth Guigou in persona. Il nostro ex-ministro della Giustizia è direttamente coinvolto nella distruzione della Siria? Mistero? In breve, una tavola rotonda si è tenuta il 1° ottobre presso l’Assemblea nazionale per un preteso “Sostegno al popolo siriano… Per sentire le voci della Libera Siria… la voce dell’opposizione democratica in Siria…”! I link [1] e [2] forniscono l’elenco di questi coraggiosi democratici che invocano il bombardamento della loro patria o di tentare di sabotare la prevista Conferenza Ginevra 2, tra cui la cosiddetta “Free Syrian Radio Rozana”, che trasmette da Parigi. Rozana! Passata la sorpresa, diciamo che il nome è azzeccato.
Infatti, al tempo dell’occupazione ottomana, una nave di Izmir si diresse verso Beirut, con l’unico scopo di inondare il mercato di prodotti essenziali, soprattutto alimentari, venduti a prezzi molto bassi per strangolarne l’economia. L’invasione a sorpresa poteva essere catastrofica per i commercianti di Beirut, se la “Camera di Commercio di Aleppo” non avesse inviato i suoi rappresentanti a comprare a un prezzo più alto, i loro beni divennero invendibili e ne limitarono l’impatto [3]. Allora camion con questi prodotti presero la strada per le città siriane… La nave pirata ottomana si chiamava “Rozana”! Rozana è anche il titolo di una delle più popolari canzoni in Libano e Siria. Fu scritta per riconoscimento della solidarietà dei commercianti di Aleppo ai loro fratelli di Beirut. Eric Chevallier, l’ex-ambasciatore francese in Siria che onorava della sua presenza il Club dei calunniatori, non l’ha sentita tra le tante calde serate dove veniva ricevuto da amico. Ascoltando la versione originale dell’incomparabile Sabah Faqri, diventata simbolo di Aleppo, ormai distrutta dall’interesse neo-ottomano con approvazione del governo francese. [4] Allora ascoltate questa seconda versione moderna, eseguita da una cittadina armena [5], quando gli armeni siriani vengono sfollati in Armenia da una guerra a forse un’altra… [6]. Grazie. [NdT]

Domina una sorta di guerra fredda nelle relazioni internazionali sulla questione della candidatura del Presidente Bashar al-Assad a un nuovo mandato, nel 2014. Dall’inizio degli eventi in Siria, i cosiddetti “Amici del popolo siriano” si sono fissati sul suo licenziamento e questo dopo non essere riusciti a cambiarne le posizioni secondo la formulata agenda dell’ex-segretario di Stato degli Stati Uniti Colin Powell, nel corso del suo famoso incontro nel 2003. Numerose conversazioni tra i diplomatici indicano che, dopo il fallimento dell’opzione militare per rimuoverlo dal potere, come teorizzava Robert Ford l’ex ambasciatore statunitense a Damasco, Washington ora passa a una nuova opzione del suo rovesciamento politico, sia impedendogli di candidarsi alle elezioni presidenziali, previste per il 2014, sia usando tutti i mezzi che per farlo perdere, se l’occidente non riesce ad impedire lo svolgimento di queste elezioni, con Bashar al-Assad candidato. Non è più un segreto che la Russia, l’Iran e gli Stati Uniti siano divisi su questa azione, ma finora molti non erano a conoscenza del fatto che Washington e i suoi alleati occidentali e arabi cercano di superare questo ostacolo, lavorando segretamente e di concerto nelle loro rispettive “sale operative”, pianificando progetti che garantiscano la sconfitta del presidente siriano, se le elezioni si terranno.

Sondaggi occidentali comprati con i soldi del Qatar
L’anno scorso, la “Qatar Foundation“, supervisionata da sheiqa Mozah, moglie dell’ex-emiro, ha commissionato un sondaggio dell’opinione pubblica mirata al probabile esito della “libera” elezione presidenziale in Siria. Va notato che ciò era compito di una squadra degli Stati Uniti, responsabile dell’indagine e che l’indagine doveva concentrarsi su due campioni di cittadini siriani: gli elettori in  Siria, e gli elettori siriani sfollati o rifugiati negli Stati di Golfo, Africa e Levante. L’indagine ha mostrato che il 54% dei siriani all’interno erano per la candidatura del Presidente Assad e la  continuazione di un suo altro mandato, mentre il 46% era contrario. Al contrario, l’83% dei siriani sfollati nel Golfo, il 93% degli sfollati in Africa e il 64% degli sfollati nel Levante era contro. Questa prima indagine fu seguita da altre indagini inedite, ordinate da società statunitensi e francesi, e ancora finanziate con soldi arabi. Queste indagini hanno mostrato essenzialmente gli stessi risultati: più del 50% dei siriani all’interno favoriva al-Assad, e oltre il 60% dei siriani rifugiati all’estero era contrario. Queste percentuali sono sostanzialmente molto importanti, perché hanno spinto Washington a concentrarsi su due aspetti specifici nel suo approccio alla crisi siriana, impedire ad al-Assad di rimanere nel 2014, per timore che vinca le elezioni, sulla base di questi dati ritenuti attendibili, e perseguendo la politica d’incoraggiamento dei Paesi vicini alla Siria per accogliere ancora più sfollati siriani. Una politica giustificata da considerazioni umanitarie, ma in realtà dettata dal fatto che la coalizione anti-Assad era costretta ad accettare una soluzione politica che prevede elezioni presidenziali con la sua partecipazione. In questo caso, il “miglior elettore” per rovesciare Assad diventa “l’elettore profugo!”
D’altra parte, queste società di sondaggio occidentali trovano che l’83% dei siriani che vive nei Paesi del Golfo e il 68% dei siriani che vive nel Levante, si opporrebbero alla rielezione, da ciò si spiega l’insistenza di Washington affinché il Libano apra le frontiere a tutti i siriani senza restrizioni… Gli Stati Uniti cercano di aumentare i dati degli oppositori in modo che quando arrivi il momento, i profughi siriani possano bloccare la prevista vittoria di Bashar al-Assad. Turchia e Giordania hanno rifiutato di accogliere altri rifugiati per motivi di sicurezza interna, il Libano è l’unico Paese che può aiutarli a raggiungere questo obiettivo. Così, uno dei piani attualmente sviluppato dagli statunitensi prevede, in vista della conferenza di Ginevra e della “transizione politica e l’istituzione di un organo di governo di transizione“, d’imporre un accordo che attribuisca ai profughi il diritto di voto all’estero e di organizzare seggi elettorali nel Paese in cui risiedono. Ma Damasco insiste sul fatto che il voto si svolga in Siria e se vi sarà una supervisione internazionale, sarà siriana e internazionale allo stesso tempo! Questo perché il conflitto è focalizzato sull’ambiente in cui i profughi potranno votare. E’ chiaro che la maggior parte dei Paesi che ospitano un gran numero di profughi siriani sono ostili ad Assad, in particolare i Paesi del Golfo e la Turchia, che operano per sconfiggerlo. Inoltre, i rifugiati in Giordania e Libano sono volutamente costretti a stabilirsi in zone in cui il clima politico sia ostile al governo siriano, e sono apertamente coinvolti nel sostegno all’opposizione siriana. Inoltre, il primo ministro libanese Najib Miqati ha detto in pubblico e in presenza di diplomatici, che il flusso di siriani in Libano è trattato al di fuori delle norme internazionali sull’accoglienza dei rifugiati. Un diplomatico chiaramente ha risposto: “Secondo le dichiarazioni di Miqati, è chiaro che il modo di affrontare l’afflusso di profughi non sia casuale!”.
Washington e i suoi alleati si rendono conto perfettamente che il clima politico-elettorale in Siria è sempre più a favore del regime, il che significa che non possono contare sugli elettori siriani in patria. La prova migliore è che il dollaro è sceso del 50% rispetto alla sterlina siriana, da quando Washington ha ritirato la minaccia di attacchi aerei contro la Siria (il dollaro è passato da 300 a 150 sterline siriane). La lettura politica di ciò, tra gli altri fatti, indica che l’élite urbana siriana, a maggioranza sunnita, è sollevata dal fatto che la minaccia di rovesciare il governo con la forza si sia dissipata, e ritiene che il parziale ritorno alla stabilità sia dovuto alla continuità e alla forza del governo che s’impone sulla scena internazionale. Pertanto, il “miglior elettore” anti-Assad è ancora “l’elettore profugo”; chi appartiene al blocco più grande non può essere manipolato per votare contro un nuovo mandato del presidente siriano. Un blocco basato su un’ampia e plurale base sociale che ha un solo nemico, “il sostituto sconosciuto” e il “terrorismo” che promettono alla Siria il destino di Afghanistan, Libia e dell’Iraq.

La forza di Assad proviene dall’interno
E’ chiaro che l’attuale teoria della rimozione del presidente siriano, sia creare un “effetto leva elettorale” fuori dal territorio siriano, facendo votare all’unisono con l’ambiente pro-opposizione. Ma altri fattori vengono presi in considerazione. Un fattore importante deriva dal fatto che grandi aree della Siria sono sotto il controllo diretto o indiretto del cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e del Levante [SIIL], del Fronte al-Nusra o di altri gruppi radicali terroristici, in cui votare o partecipare alle elezioni è proibito per motivi religiosi! Pertanto, è probabile che il giorno delle elezioni in Siria, il SIIL potrà commettere contro il voto lo stesso tipo di sanguinosi attacchi suicidi dell’Iraq,  influenzando l’affluenza alle urne nelle zone tenute dai terroristi. Un altro fattore da comprendere è che al-Assad sarà l’unico candidato “pro-stabilità” contro diversi candidati che rappresentano il contrario. Inoltre, sarà facile a Paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita, la Francia e gli Stati Uniti accordarsi su un unico candidato anti-Assad, per evitare la dispersione dei voti dell”opposizione; se tali Paesi potranno far votare gli oppositori nei rispettivi territori o Paesi in cui essi esercitano la loro influenza. Alcune fonti riferiscono che Riyad favorisce le elezioni in due turni, perché servirebbero ad accordarsi su un unico candidato anti-Assad, una volta che i numerosi candidati dell’opposizione saranno eliminati al primo turno.

Una TV per le “minoranze”
Recenti notizie indicano che, nel contesto dei preparativi elettorali del campo anti-Assad, spicca nei piani dell’opposizione siriana, su richiesta di Arabia Saudita e la Francia, la creazione di una rete satellitare per le cosiddette “minoranze” in Siria e il Medio Oriente. L’obiettivo sarebbe attrarre il maggior numero di voti cristiani e curdi, soprattutto per contrastare il discorso del Vaticano preoccupato dal futuro dei cristiani in Siria e Medio Oriente con la cosiddetta primavera araba.

Note:
[1] Invito alla tavola rotonda presso l’Assemblea Nazionale: la voce della Siria libera!
[2] Il blog di Filippe Baumel
Invito giustificato, tra l’altro, dall’amministrazione “delle zone sottratte dal controllo del potere.”  Ecco le famose “zone liberate” dagli zombie assassini e dai ladri di petrolio venduto a poco prezzo, nel nord della Siria… forse sfuggiti al controllo dei loro sponsor. Ma di cui Baumel se ne frega. E’ sulla cresta dell’onda dicendo di portare il progresso laddove non ce lo aspettavamo: “La politica di fermezza auspicata dal Presidente della Repubblica verso il regime di Bashar al-Assad, che non ha esitato a lanciare massicci attacchi con i gas contro la popolazione civile, ha favorito lo sviluppo del piano di monitoraggio delle sue armi chimiche, negoziato a Ginevra tra i russi e gli americani. Senza la minaccia dell’uso della forza, che ha convinto Mosca a fare pressione su Damasco per riprendere il dialogo con Washington, il piano sarebbe presto stato lettera morta, come gli accordi precedenti. Fatte salve le possibilità di successo in un paese devastato, è chiaro che il dittatore ha decisamente ripreso bombardamenti e uccisioni, arresti e torture. Nessuna soluzione politica può prevalere se non tiene in considerazione le aspirazioni del popolo siriano e le sofferenze che ha dovuto sopportare per due anni e mezzo nella ricerca della libertà. Dobbiamo aiutare l’opposizione democratica siriana ad avere più voce. Combattendo con le unghie e i denti gli apologeti della repressione e fanatici della jihad, cerca ancora di difendere ed amministrare le aree sottratte al controllo del potere, cercando di tracciare la prospettiva di una società della tolleranza in Siria. Le sue grida di aiuto possono essere ignorate?
[3] as-Safir 27/09/2013: Il debito morale di Beirut verso Aleppo…
[4] Rozana: versione interpretata da Sabah Faqri di Aleppo
[5] Rozana: versione moderna eseguita da Lena Chemamian
Dio punirà Rozana per quello che ci ha fatto…
Voi che andate ad Aleppo, il mio amore è con voi…
Sotto le uve che portate, e le mele…
[6] AFP: L’Azerbaijan accusa l’Armenia di insediare i rifugiati siriani in Nagorno Karabakh

Nasser Sharara è giornalista ed analista politico libanese.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaggio del testimone alla nuova generazione di siriani

Franklin Lamb (USA) Oriental Review 28 settembre 2013

543266Pochi immaginano, nella Repubblica Araba di Siria, in questi giorni l’urgenza e l’enormità del compito della ricostruzione del loro antico Paese dalla guerra inflitta che ha causato distruzioni e una carneficina durate già più della metà della prima guerra mondiale, avvicinandosi alla metà della durata della seconda guerra mondiale. Per questa civiltà di dieci millenni e le migliaia di tesori inestimabili parzialmente distrutti, sono necessari molti sforzi urgenti, oggi, per preservare e proteggere le strutture dai ladri e dai danni della guerra. Non molti qui sarebbero d’accordo con questa priorità del governo siriano. Diversi siti storici, danneggiati o in pericolo, sono compresi tra quelli elencati sul World Heritage List dell’UNESCO, come l’antica città di Aleppo (1986), l’antica città di Bosra (1980), l’antica città di Damasco (1979), i borghi antichi della Siria settentrionale (2011), il Crac des Chevaliers e il Qal’at Salah al-Din (2006) e il sito di Palmira (1980). Mercati secolari e tesori archeologici sono già stati sventrati dalle fiamme e dagli scontri in luoghi come Aleppo e Homs. Si esaminano e discutono, in Siria e Libano, alcune valutazioni dei danni provocati in fase di minuziosa documentazione, oltre ad avere alcune sintesi su dati e analisi raccolti sul posto dagli investigatori governativi; è chiaro che i piani per la ricostruzione saranno al più presto possibile approntati. Prendendo l’iniziativa nel raccogliere aiuti, la popolazione siriana nonché i funzionari, mostrano di reprimere l’ansia, in attesa di veder apparire il primo segno di un vero cessate il fuoco, in modo da cominciare a ricostruire il Paese.
La ricostruzione della Siria sarà agevolata dai tre rimpasti del regime dall’inizio della rivolta del marzo 2011, che ha infuso molto ‘sangue nuovo’ nel governo siriano. Questo processo ha incluso più di 20 cambiamenti ministeriali negli ultimi mesi, in alcuni casi sostituendo ben radicati e influenti, e anche un po’ fossilizzati, operatori politici con ruoli governativi decennali, in passato.  La coraggiosa iniziativa riformista è volta a rimescolare le stanze del potere e ha rivendicare un obiettivo: sostenere e realizzare la riforma. Diversi funzionari hanno espresso a questo osservatore le loro convinzioni profonde e il loro impegno nelle riforme, che si nota diffondersi dentro e fuori del governo. “Dio sa che abbiamo commesso gravi errori e falsi giudizi, e che saremo giudicati da Dio per i nostri fallimenti. Ma nel frattempo abbiamo bisogno di ricreare le nostre persone, famiglie e il nostro amor proprio. Stiamo avviando riforme massicce qui in Siria, non ancora evidenti, ma che sorprenderanno e piaceranno a molti. Siamo siriani! Sappiamo ciò che è giusto e che i cambiamenti e le riforme sono in ritardo, ciò è nostro dovere!” L’ultima nomina di 7 ministri, noti per la loro competenza senza pedigree politico, del mese scorso, comprende diversi ‘indipendenti’ destinati, secondo un consigliere del presidente siriano Assad, a portare l’assai necessaria nuove linfa ed energia alla leadership. Il loro mandato è affrontare le sfide attuali, evitando tuttavia d’impigliarsi in passati obblighi politici. Questi ‘migliori e più brillanti’ sono stati nominati per aiutare a ricostruire la Siria, è stato spiegato a questo osservatore da due professori universitari, quale priorità del governo, ma senza l’arroganza da noblesse oblige americana dei migliori e più brillanti, o le tendenze fasciste di ‘bambini prodigio’ degli anni ’60 come i fratelli Bundy e McNamara.
Le modifiche più recenti hanno incluso la nomina dei seguenti signori (ma nessuna donna!), noti per la loro competenza, piuttosto che da semplici sostenitori del governo partito Baath.
– Qadri Jamil: Vice Primo Ministro dell’economia
– Maliq Ali: Ministro dell’istruzione superiore
– Qodr Orfali: Ministro dell’Economia e del Commercio Estero
– Qamal al-Din Tuma: Ministro dell’industria
– Samir Amin Izzat Qadi: Ministro del commercio interno e la protezione dei consumatori
– Bishar Riyad Yazigi: Ministro del Turismo
– Hassib Elias Shammas: Ministro di Stato, sostituisce Najm al-Din Qareit.
Della “nuova razza” di dipendenti pubblici siriani è Bishar Riyad Yazigi, un membro indipendente del Parlamento, nominato per via della sua visione su come ripristinare in Siria la vitale industria del turismo, nell’ambito della ricostruzione del Paese, e per cui è stato nominato ministro il 22 agosto 2013. Il ministro Yazigi, che ho incontrato sul Monte Qassyun diverse settimane fa, dal fascino, vigore, idee progressiste e carisma tipicamente kennediane. Uomo d’affari nato ad Aleppo nel 1972, è attualmente il più giovane membro del Governo Assad, e come gli altri non è un aderente del partito Baath. Ha conseguito una laurea in Ingegneria Informatica dell’Università di Aleppo (1995) ed è membro indipendente dell’Assemblea del Popolo (Parlamento siriano) per la città di Aleppo. E’ sposato ed ha tre figli. Yazigi è noto per aver trascorso questi giorni lavorando senza sosta per ricostruire l’industria turistica della Siria. “Non solo per aiutare la nostra economia, anche se il turismo ha portato oltre 8 miliardi di dollari l’anno prima della crisi, due anni e mezzo fa“, ha spiegato un funzionario che ammira Yazigi, “ma il Ministero del Turismo è al lavoro per riconnettersi con il mondo, in modo che noi siriani possiamo raggiungerlo. I tesori della Siria, la culla della civiltà che siamo, fondamentalmente appartengono a tutta l’umanità e si prega di accettare la nostra promessa che faremo del nostro meglio per riparare tutti i danni alle antichità e accoglieremo ogni assistenza, e daremo il benvenuto a ogni nuovo visitatore al più presto, Inshallah (se Dio vuole).”
All’inizio di questo mese, il ministro Yazigi ha sottolineato ad un raduno dei membri della “Fedeltà alla Siria”, ansiosi di iniziare a ricostruire il loro Paese, l’importanza delle ONG nel rivelare la realtà dei fatti in Siria all’opinione pubblica mondiale, e si è impegnato a collaborare con loro per presentare l’immagine della Siria come meta turistica, data la sua ricchezza in monumenti storici e religiosi. L’incontro dei membri dell’iniziativa “Fedeltà alla Siria”, ha sottolineato che il Ministero del Turismo è al lavoro per mostrare l’immagine della Siria come meta turistica dalla ricchezza senza pari in monumenti storici e religiosi, e che tutti i siriani devono raddoppiare gli sforzi per raggiungere i loro obiettivi “potenziando i valori sociali e lo sviluppo delle capacità nazionali per servire al meglio gli interessi della Siria”. I compiti dei riformatori siriani sono scoraggianti. Eppure così erano quelli, certamente su scala minore, che affrontò il Libano dopo i 33 giorni di bombardamenti distruttivi del governo israeliano, che impiegava, come fan da più di tre decenni, una vasta gamma di armi statunitensi donate da contribuenti statunitensi, senza saperlo, senza consenso e senza la possibilità di opporvisi.
Il costo della ricostruzione in Siria è forse incalcolabile. Il governo siriano ha annunciato questa settimana che ha stanziato 50 miliardi di sterline siriane (250 milioni di dollari), nel prossimo anno, per la ricostruzione nel Paese devastato dalla guerra. Per il 2013, la cifra era di 300 miliardi di sterline siriane (1,2 miliardi dollari). Ma queste somme sono una goccia nel mare. Secondo gli esperti immobiliari siriani, tra cui Ammar Yussef, se la guerra in Siria si fermasse improvvisamente e la ricostruzione iniziasse oggi, circa 73 miliardi dollari sarebbero necessari per mettere il Paese in carreggiata. Yussef insiste sul fatto che bombardamenti, combattimenti e sabotaggio delle infrastrutture durante il conflitto, entro il 30 agosto 2013, hanno in parte o completamente distrutto 1,5 milioni di abitazioni. Se la ricostruzione dovesse iniziare oggi, guidata dal nuovo ‘team della riforma’, includerebbe la ricostruzione di più di 11.000 siti, alcuni quartieri interi, richiedendo 15.000 autocarri, 10.000 betoniere e più di sei milioni di lavoratori qualificati. Un economista, Abdullah al-Dardari, che ora lavora con l’agenzia di sviluppo delle Nazioni Unite a Beirut, afferma che più di due anni di combattimenti sono costati alla Siria almeno 60 miliardi dollari e causato il collasso della vitale industria petrolifera. Un quarto di tutte le case è stato distrutto o gravemente danneggiato, e gran parte del sistema medico è in rovina. La squadra di al-Dardari stima il danno complessivo all’economia della Siria, da tre anni in conflitto, a 60 – 80 miliardi di dollari.  L’economia siriana è crollata di circa il 35 per cento, rispetto alla crescita annua del 6 per cento che la Siria segnava nei cinque anni prima del conflitto iniziato nel marzo 2011. L’economia ha perso quasi il 40 per cento del suo PIL, e le riserve estere sono state ampiamente impoverite. Come notato sopra, la disoccupazione è arrivata da 500.000 prima della crisi ad almeno 2,5 milioni di quest’anno.  I combattimenti hanno distrutto o danneggiato 1,2 milioni di abitazioni nazionalmente, un quarto di tutte le case siriane, sostiene al-Dardari. Inoltre, circa 3.000 scuole e 2.000 fabbriche sono state distrutte, e quasi la metà del sistema sanitario, compresi ospedali e centri sanitari, è in rovina.  Prima della rivolta, il settore petrolifero era un pilastro dell’economia della Siria, con il Paese che produceva circa 380.000 barili al giorno e le esportazioni, soprattutto in Europa, che portano più di 3 miliardi di dollari, nel 2010. Ma tale industria vitale è in rovina, avendo i ribelli occupato molti campi petroliferi del Paese, incendiato i pozzi e saccheggiato il greggio. Le esportazioni sono  praticamente a un punto morto, mentre la produzione si è ridotta. La Siria ha ancora la risorsa vitale di una forza lavoro di alta qualità per avviare la ricostruzione, e i suoi lavoratori sono pronti a cominciare da oggi, dato che la disoccupazione attuale in Siria, come osservato in precedenza, secondo gli interlocutori di questo osservatore al Ministero dell’Economia e dell’Industria. I lavoratori siriani sono forse i migliori e più affidabili al mondo. Ben noti nel ricostruire e gestire il Libano e il Levante, anche se attualmente sono pagati dalla metà a un terzo di quello che ricevono cittadini meno produttivi.
Nonostante le enormi sfide, sembra farsi un po’ di luce all’orizzonte, se i governi associatisi alla crisi in Siria, torcendosi le mani per la miseria umana e la distruzione accumulati, decideranno un cessate il fuoco permanente durante il serio disgelo nelle comunicazioni. La nuova generazione di funzionari incaricati della salvezza e della ricostruzione della Siria, sembra a posto e ansiosa di entrare nelle zone di guerra. Dovere del politico è aprirgli la strada, senza ulteriori ritardi.

Franklin Lamb volontario del programma di borse di studio Sabra-Shatila (SSSP) nel campo di Shatila. Attualmente vive a Damasco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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