Cambia l’atmosfera sulla Siria

Moon of Alabama, 12 luglio 2016Syrian civilians who volunteered to join local Self Protection Units to protect their neighbourhoods alongside the Syrian army attend training in Damascus countryside, SyriaCon Cameron che si dimette da primo ministro del Regno Unito, un altro capo politico che invocava “Assad deve andarsene” lascia la scena politica. Il Presidente siriano Assad è ancora in carica e non vi è alcun segno che lasci nel prossimo futuro. Sembra che i fatti della realtà pesino più dei luoghi comuni della propaganda del “cambio di regime”. I fatti continuano a confermare che c’è un vento di cambiamento rilevabile nel clima politico. Esercito arabo siriano ed alleati chiudono l’unica strada ad oriente di Aleppo. Questo sforzo richiede un’intensa guerriglia urbana contro i terroristi jihadisti. Secondo un portavoce del Pentagono, tale parte è occupata da al-Qaida: “Innanzitutto è al-Nusra che occupa Aleppo e, naturalmente, al-Nusra non rientra nella cessazione delle ostilità”. Gli attacchi ad Aleppo est sono quindi del tutto legittimi e non violano il cessate il fuoco. Nonostante che un’altra campagna mediatica “oltraggiata” sia creata per condannare l'”assedio di Aleppo” che tale presunto blocco creerebbe. Tale propaganda “indignata”, come l’articolo del Los Angeles Times, nemmeno riconosce che Aleppo ovest, con circa due milioni di persone, è dalla parte del governo. Parlano di “Aleppo” indicandone solo i quartieri orientali ed esagerando il numero di civili che l’avrebbero lasciati, diverse centinaia di migliaia di persone. Il giornalista del Guardian Martin Chulov s’è recato più volte ad Aleppo est negli ultimi anni, indicando un anno fa che erano assai meno: “restano ad Aleppo orientale circa 40000 persone su una popolazione prebellica stimata in circa un milione…” E’ dubbio che il numero di persone ad Aleppo est sia da allora aumentato. C’è stato anche abbastanza tempo per terroristi e famigliari per prepararsi all’assedio. Come anche il pezzo del LA Times ammette: “Prevedendo l’assedio, le autorità locali si sono rifornite di cibo per tre mesi e di medicine per tre-sei mesi, ha detto Sahlul”. Reuters conferma: “Le aree ribelli di Aleppo hanno accumulato scorte sufficienti per sopravvivere a mesi di assedio…
Le prossime pretese su una carestia imminente ad Aleppo est sono quindi già smontate.
Il mutamento del clima politico è una convergenza tra visione “occidentale” e russa su quali gruppi in Siria siano terroristici e vadano pertanto combattuti. Questo segue un cambio di prospettiva pubblica. Amnesty International ha recentemente affermato, con sei anni di ritardo, che molti gruppi di “ribelli moderati” sostenuti dagli Stati Uniti hanno torturato e rapito civili commettendo regolarmente crimini di guerra. I “ribelli moderati” che di recente hanno tentato un’altra offensiva a Lataqia si sono apertamente presentati come jihadisti stranieri. Ahrar al-Sham, che non molto tempo fa editorialisti “occidentali” affermavano fosse “moderato”, ora minaccia i ribelli “moderati” sostenuti dagli USA nel sud della Siria, perché stanchi di combattere e favorevoli al cessate il fuoco. Il presidente francese Holland ha finalmente riconosciuto al-Qaida come un serio nemico in Siria da combattere: “Dobbiamo coordinarci per continuare le azioni contro lo SIIL ma anche… adottare misure efficaci contro al-Nusra“, ha detto Hollande appellandosi a Russia e Stati Uniti Nel 2012 il governo francese lodava il ruolo di al-Qaida. L’allora ministro degli Esteri Fabius disse che “Nusra fa un buon lavoro”. Il segretario di Stato degli USA Kerry non solo ha riconosciuto il ruolo di al-Qaida, ma ora estende l’etichetta di terrorista ad Ahrar al-Sham e di altri gruppi salafiti: “Ci sono un paio di gruppetti sottoposti ai due designati SIIL e Jabhat al-Nusra, ovvero Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham in particolare, che s’integrano combattendo insieme a questi altri due contro il regime di Assad“, ha detto riferendosi ai due gruppi ribelli che gli Stati Uniti finora non avevano definito gruppi terroristici. È un significativo riconoscimento della posizione russa che da mesi sostiene l’inserimento di tali gruppi nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite. È anche evidente che l’opposizione siriana d’albergo, promossa da Arabia Saudita e USA, sia di nuovo pronta a negoziare con il governo siriano. Tale gruppo ruppe le trattative nell’ultimo round. Qualcuno ora gli ha ordinato di rientrare nel gioco.
I russi ancora una volta dimostrano l’impegno verso la Siria non solo supportando l’Esercito arabo siriano nell’assedio di Aleppo nord, ma anche con nuovi attacchi aerei con bombardieri a lungo raggio decollati dal suolo russo. Segnale che la Russia è pronta come sempre a una nuova escalation.
La maggiore mossa è probabilmente quella turca. Dopo aver disastrato la politica estera turca, sotto una pesante pressione economica e spaventato dai recenti attentati in territorio turco, il presidente Erdogan ha deciso di cambiare rotta, licenziando il vecchio assistente Davutoglu e considerando attentamente un miglioramento delle relazioni con la Russia e altri Paesi. Quindi si è scusato per l’imboscata all’aereo russo e la Russia ha ripreso i rapporti togliendo alcune sanzioni economiche alla Turchia. Ma ci saranno altre richieste da soddisfare prima che la Turchia possa di nuovo avere una buona reputazione internazionale. Alcune parole morbide sono pronunciate ma la vera posizione turca sulla Siria deve ancora cambiare: “La normalizzazione della Siria è possibile, ma ognuno deve fare sacrifici per questo. I nostri partner strategici e della coalizione dovrebbero sanare le ferite sanguinanti in Siria e assumersi maggiori responsabilità. La Turchia compie gli sforzi necessari per aprire le porte a pace e sicurezza”, dichiarava Yildirim, ma ha anche detto che non ci sarà alcun incontro con il Paese nel breve termine. “L’oppressione deve prima finire. Il regime dittatoriale dovrebbe finire. Come si può concordare con un regime che ha ucciso più di un milione e mezzo del proprio popolo senza battere ciglio? Tutti concordano su questo“, ha detto. E’ ancora “Assad deve andarsene”, ma con un leggero cambiamento di tono. Le nuove posizioni di USA e Francia su al-Qaida e Ahrar al-Sham, coccolate dalla Turchia, aumentano la pressione su Ankara affinché abbandoni la posizione rigida. Erdogan potrebbe altrimenti scoprire che, come Cameron, dovrebbe andarsene prima che il dottor Assad pensi addirittura di lasciare la carica. Mentre tutto questo sono di per sé piccole variazioni di posizione, sommate creano un significativo cambio del clima politico sulla Siria.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come cadono i prodi: Turchia, Stato islamico e Arabia Saudita

Ziad Fadil, Syrian Perspective 13 luglio 201611800528Ebbene, Aleppo è ora sotto il completo controllo dell’Esercito arabo siriano. La città, cui fu risparmiata tanta sofferenza all’inizio, rimane un bastione filo-governativo. Fu presa di mira dai gruppi terroristici, perché gli aleppini si rifiutavano di dare alcun sostegno alla causa che decima la nazione o l’annega nel miasma del settarismo. L’esercito ha liberato 2 miglia quadrate di zona industriale nel quartiere di Layramun, dopo che i turchi l’hanno spogliata di tutta la ricchezza e i mezzi adeguati ad una città attiva. Tutto cambia. Perché? I turchi ci ripensano. Erdoghan ha licenziato Hakan Fidan, il suo ex-onnipotente capo della Gestapo turca, il MIT. Il collasso è iniziato subito dopo l’ultima conversazione di Erdoghan con Vladimir Putin durante cui gli è stato detto, dal leader russo, che non avrebbe mai considerato il ripristino di rapporti normali fin quando il malvagio turco non chiude le frontiere ai terroristi. Erdoghan, incredibilmente, sembrava d’accordo. Nel frattempo, i partiti d’opposizione turchi prendono contatto con il governo siriano. La curiosa aberrazione turca, l’idea di aiutare l’Arabia Saudita a pianificare la caduta del governo siriano, ha lasciato il posto al pragmatico desiderio di tornare ai giorni del vino e delle rose, quando Ankara voleva essere amica di tutto il vicinato. Ciò che è successo, invece, è ricevere esattamente ciò che si merita: 1. una guerra al confine meridionale che di fatto ha annullato il commercio, rovinando famiglie e prosciugando le città con centinaia di migliaia di rifugiati che, essenzialmente, si rifiutano di servire nelle milizie terroristiche sostenute dall’ormai disgraziato Hakan Fidan. 2. una milizia curda rinvigorita volta a crearsi uno Stato indipendente che sconfigge una Turchia che appare sempre più logorata. 3. le relazioni miserabili con Iran e Russia. 4. rapporti infelici con l’Europa mentre Erdoghan inizia la lenta discesa nell’inferno da lui stesso creato invertendo decenni di modernizzazione del Paese, e tutto ciò per una specie di Islam che di sicuro congela tutto il mondo islamico in un qualche momento dell’età oscura. 4. nel ginepraio del terrorismo, dove gli stessi mostri che hanno creato sparano ai loro creatori alla Frankenstein, subito colpendo Istanbul e Ankara come lo furono le città siriane, aggredite dagli avvoltoi disturbati scatenatigli dai plutocrati sauditi generosi amici di Erdoghan e della sua famiglia di criminali.
Ed ora l’Arabia Saudita, uno Stato paria denunciato da centinaia di milioni di persone per l’irresponsabile sostegno ai cannibali nichilisti. Non vi è alcun segreto qui e i fatti sono chiari, non si possono negarne i legami con gli stessi assassini che hanno commesso gli atti più efferati della storia moderna, e tutto ciò per una depravazione religiosa di solito dedita a culti funerei o scimmieschi. I sauditi sono esauriti, finanziariamente e moralmente. E’ solo questione di tempo prima che una rivolta inizi la guerra santa per liberare l’Arabia Saudita dal puzzo del wahhabismo. La sua guerra nello Yemen, da cui perfino il “complesso militare-industriale” tradizionalmente guerrafondaio statunitense, ha messo in guardia, li ha prosciugati convincendo gli zucconi di ciò che tutti già sapevano: non c’è esercito, non c’è nessuno che morirà per la Casa dei Saud. Ora lo sanno, ma è troppo tardi belli, troppo tardi. Nel frattempo, l’opposizione siriana appare sempre più come le cheerleaders in una partita di softball tra carcerati. Nessuno sembra preoccuparsene. E presto, anche il Qatar smetterà di ospitarla in alberghi a 5 stelle. Se saranno fortunati, avranno una nuova identità per poter morire pietosamente in una cittadina sulla costa occidentale australiana, rinsecchiti dal vento desertico, senza il conforto di qualche lacrima mielosa. L’opposizione è morta, non avendo fatto altro che distruggere il Paese. Si merita null’altro che un cappio o di sprofondare dritto nelle viscere dell’inferno.
Sono molto ottimista sul fatto che la guerra stia per finire. Lo SIIL già pianifica la propria morte; secondo le nostre fonti, ai membri di tale gruppo di squilibrati viene detto che il califfato non sopravviverà a re Salman. Il califfo è morto. Ve l’avevamo detto. E non possono nasconderlo per molto ancora. L’abbiamo riferito ed è vero. Hanno anche ricevuto un assaggio delle armi nucleari e Dio non sembra essere più dalla loro parte.170354_600Washington Post: lo SIIL si prepara alla fine del ‘Califfato’
al-Manar, 13-07-2016
Iran_Cartoon_Saudi_Arabia_Persian_Gulf_Puppet_States_Oil_Money_Funding_TerroristsAnche se lancia ondate di attacchi terroristici in tutto il mondo, lo SIIL prepara discretamente i seguaci all’eventuale crollo del ‘Califfato’, proclamato in pompa magna due anni fa, secondo il Washington Post. Nei messaggi pubblici e nelle ultime azioni in Siria, i capi del gruppo riconoscono le fortune declinanti dell’organizzazione terroristica sul campo di battaglia, mentre si agita per la possibilità che le sue ultime roccaforti possano cadere, aggiunge il giornale statunitense. “Allo stesso tempo, il gruppo terroristico promette di continuare l’ultima campagna di violenze, anche se i terroristi stessi sono costretti alla clandestinità. Gli esperti antiterrorismo degli USA credono che i massacri di Istanbul e Baghdad fossero la risposta ai rovesci militari in Iraq e Siria. Tali atti terroristici rischiano di proseguire ed anche d’intensificarsi, almeno inizialmente, dicono gli analisti, mentre il gruppo diventava un quasi-Stato con imprese nel territorio e una rete oscura e ampia di cellule su almeno tre continenti“. Infatti, mentre la perdita di un santuario fisico costituirebbe un duro colpo per lo Stato islamico, limitando fortemente, per esempio, la capacità di raccogliere fondi, addestrare reclute o pianificare operazioni terroristiche complesse, la natura fortemente decentralizzata del gruppo assicura che rimarrà pericoloso per qualche tempo, secondo funzionari ed esperti di terrorismo statunitensi. “I segni della disperazione crescono ogni settimana nel califfato, ridotto di un altro 12 per cento nei primi sei mesi del 2016, secondo un rapporto dell’IHS Inc., società di analisi e consulenza“. Ulteriori segnali dell’imminente crollo provengono dalle dichiarazioni dei funzionari del SIIL nelle ultime sei settimane, periodo che ha visto i combattenti del gruppo terroristico ritirarsi da più fronti, da Falluja, nel centro dell’Iraq, al confine siriano-turco, secondo il giornale. Il Washington Post ha osservato che un notevole editoriale del settimanale del SIIL al-Naba del mese scorso, dava una valutazione cupa delle prospettive del califfato, riconoscendo la possibilità che tutti i territori infine vadano persi. Solo due anni fa il capo dei ‘jihadisti’ celebrava una nuova gloriosa epoca nella storia del mondo con la costituzione del “califfato islamico”, che allora comprendeva la maggior parte della Siria orientale e una vasta fascia dell’Iraq settentrionale e occidentale, un territorio delle dimensioni della Gran Bretagna.regnum_picture_14618338901164458_bigGruppo sconosciuto decapita i capi dello SIIL a Mosul
FARS 13 luglio 2016

Un gruppo sconosciuto nella città di Mosul ha iniziato a decapitare i capi del gruppo terroristico SIIL mentre le forze militari congiunte irachene si preparano a lanciare l’attacco per riprendere la città. Rafat al-Zardari, giornalista di Niniwa, ha detto che un gruppo segreto chiamato ‘Resistenza armata’ o anche noto con l’acronimo ‘M’, ha rivendicato la decapitazione di capi dello SIIL nella regione di al-Sarjaqanah. Il gruppo avrebbe ingannato i capi dello SIIL con l’aiuto di due bambini, portandoli nell’affollato mercato di Sarjaqanah, decapitandoli dopo un attacco a sorpresa. Zardari ha detto che la decapitazione dei due infami terroristi ha provocato il caos a Mosul. Le fonti della sicurezza irachene hanno reso noto che numerosi terroristi dello SIIL hanno abbandonato la città, diretti nei territori siriani a bordo di 160 autoveicoli. “I terroristi dello SIIL, in maggioranza cittadini sauditi, sono fuggiti dalla regione di al-Baj, nell’ovest della provincia di Niniwa, verso la Siria su autoveicoli dotati di mitragliatrici DshK“, riferivano i media arabi citando una fonte anonima della sicurezza. La fonte ha ribadito che lo SIIL ha utilizzato 160 veicoli per fuggire in Siria. Lo SIIL ha subito molte sconfitte derivanti all’avanzata dell’Esercito iracheno nelle province Niniwa e Salahudin.12963678Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Esercito Arabo Siriano intrappola i terroristi ad Aleppo

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 25/6/201613950406000446_PhotoIVi sono diversi importanti fronti combattuti dal legittimo Esercito della Repubblica Araba Siriana, ma alcuno è più sensibile di quello settentrionale di Aleppo. Si può dire che la Provincia di Idlib sia lentamente erosa dall’esercito mentre sempre più posizioni vengono consolidate presso l’area di Jisr al-Shughur, fermo restando che l’attenzione di oggi è su Aleppo, la città più grande della Siria e più industrializzata. Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah in Libano, ha chiarito decisamente che la battaglia per Aleppo è cruciale per l’esistenza del Fronte della Resistenza e alcun sforzo può essere risparmiato nel liberare la città. Perché? E’ risaputo che Erdoghan e la sua banda di stupratori, ladri e saccheggiatori deviano importanti risorse economiche dalle province del nord della Siria alle terre turche dove la sua famiglia, soprattutto, ha inghiottito la maggior parte del profitto di tali attività illegali. Che si tratti degli impianti industriali di Shayq al-Najar o Layramun, presso Aleppo, o di Dayr al-Zur e Homs orientale dove il greggio viene pompato da ingegneri arruolati, alcuni inviati dai turchi, il modello è fin troppo chiaro: se la Siria non recupera i suoi centri economici, la strada della ripresa richiederà molto più tempo e ancora più assistenza finanziaria di quanto molti alleati possano sopportare. Non va dimenticata l’importanza che la puzzola Obama ha dato ad Aleppo. Mentre la visione di Erdoghan di un rinato impero ottomano potrebbe non essere in sintonia con la strategia di Obama, entrambi condividono una sola ossessione, dare sostanza alla presenza “dell’opposizione moderata” ai colloqui di Ginevra, e in mancanza di ciò, gli Stati Uniti continueranno a perseguire la suicida politica di rafforzare i gruppi curdi, nella speranza che tale rapporto comporti la balcanizzazione di Siria e Iraq. Ho discusso in numerosi articoli dell’importanza di bloccare il gasdotto dall’Iran proiettato attraverso l’Iraq verso le coste siriane. Quando ci si avvicina al soggetto, all’ombra delle promesse sconsiderate di Washington ai curdi, si vedrà facilmente il motivo per cui gli Stati Uniti vanno dritti verso un’altra grande debacle in politica estera. I curdi semplicemente non possono estendersi troppo a sud dagli immaginari confini dello Stato curdo che i suoi campioni chiamano “Rojava“. Affinché gli Stati Uniti possano attuare un qualsiasi blocco del gasdotto, Washington deve trattare con lo SIIL, tentando di evitare l’avanzata dell’Esercito Arabo Siriano nella regione. E’ ormai fin troppo chiaro che doppio gioco e pugnalate alle spalle degli Stati Uniti sono usciti dal buio del proverbiale armadio alla luce del giorno. Ed è qui che la Russia ha tracciato la linea. Che siano Arabia Saudita o Stati Uniti a cercare disperatamente di salvarsi da un disastroso fiasco in politica estera, o la Turchia che cerca di realizzare i sogni dell’imbecille al vertice del potere ad Ankara, tali politiche concorrenti, e tuttavia potenzialmente armoniche, vanno direttamente contro gli incrollabili interessi della Federazione Russa. E ciò che è ancor più pericoloso per gli zoticoni della Casa Bianca è il fatto che l’Iran vede l’incursione della NATO in Siria come nient’altro che un’invasione contro l’Iran stesso. L’Iran non può che, senza risparmiare alcuno sforzo, fermare il tentativo maniacale di sterminare il popolo siriano. E non abbiamo ancora visto che il 5% dell’intervento di Teheran nel porre fine al tormento. Solo il futuro dirà quanto ha investito l’Iran nella longevità del governo siriano e delle sue istituzioni.
1017685366 John Kerry guarda impotente mentre l’Esercito Arabo Siriano a terra, e la sua Aeronautica, sostenuti energicamente dall’Aeronautica russa, decimano ciò che resta dei terroristi supportati dalla NATO ad Aleppo. Ricevo buone notizie sulla situazione nella città. Per la maggioranza vi sono serie privazioni. Distruggere e rubare sono le regole del gioco di oggi e non c’è forza dell’ordine che possa impedirlo. Tuttavia, come un amico mi ha detto, “le sanguisughe che campano sulla popolazione di Aleppo sanno che è giunto il momento di trovare un altro lavoro“. Ha senso la chiusura dell’arteria Ayntab (Gaziantep) – Castillo che condanna a morte non solo i terroristi di Aleppo, ma anche i loro sostenitori e i vampiri che succhiano il sangue dalla popolazione innocente di questa grande città. I gangster sono ben noti al popolo e al governo. La loro fine non sarà bella. Le roccaforti dei gruppi terroristici, quasi tutti di Jabhat al-Nusra/al-Qaida, Ahrar al-Sham e Jaysh al-Fatah, sono ad al-Layramun, Jamiyat al-Zahra e Bani Zayd. Si tratta di aree in cui terroristi non possono permettersi di perdere, se non perdendo tutta Aleppo. Queste aree sono costantemente rifornite dalla Turchia, da Gaziantep dove l’MI6 inglese ha per lo più “contractors indipendenti”, verso la città passando da Azaz e dall’autostrada di Castillo. È la linfa vitale dei terroristi che non va recisa. Sempre più intensamente nelle ultime 2 settimane, le forze aeree siriane e russe polverizzano Bani Zayd, quartiere del tutto spopolato ad eccezione dei terroristi e loro famiglie. I terroristi di Jabhat al-Nusra/al-Qaida e Ahrar al-Sham si sono deliberatamente riuniti nella zona, per dare a Kerry la foglia di fico affinché tali gruppi qui non siano attaccati, dato che non sono definiti “gruppi terroristici” come al-Qaida o SIIL. I russi ne hanno avuto abbastanza di tale speciosità e Kerry sa che Ahrar al-Sham sé rifiutato di staccarsi da al-Qaida. Temendo lo scontro con l’Aeronautica russa, gli Stati Uniti non hanno insistito troppo ad alleviare l’area. Ieri, la Syrian Arab Air Force ha condotto più di 40 sortite sganciando le nuove bombe pesanti acquisite dalla Russia. Mentre tutto ciò accade, le forze di Hezbollah a Nubul e Zahra avanzano verso sud (circa 2000 effettivi) per incontrarsi con le nuove forze dal Libano. Tutto questo in coordinamento con l’Alto Comando siriano. L’assalto a Bani Zayd e ad al-Layramun avverrà quando tutte le forze interessate saranno in posizione. Da oggi l’autostrada che da Gaziantep va Castillo è chiusa all’80%, e lo sarà totalmente al più presto. Parlando delle forze che si raggruppano, Hezbollah ha inviato 1500 truppe scelte per sostenere le forze già presenti ad al-Hadhar. Nel frattempo, vi è la conferma che la 4.ta Divisione meccanizzata al comando del Maggior-Generale Mahir al-Assad è arrivata a sud di Aleppo per supportare gli altri gruppi, come Liwa al-Quds e PDC, nel sterminare i ratti sostenuti dagli anglo-statunitensi. Ho una notizia, seppure vaga, secondo cui i PDC assaltavano la posizioni di Ahrar al-Sham nella zona di Jamiyat al-Zahra, eliminando più di 30 ratti. I combattimenti interessano le nostre truppe che avanzando su Qubatan al-Jabal. Nel tentativo di impedire il rischieramento, i terroristi hanno fatto esplodere 2 tunnel causando pochi danni ai nostri soldati e ai loro armamenti. Assistiamo all’equivalente del D-Day.A9WTxMGr

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Raqqa e la disinformazione di al-Masdar

Alessandro Lattanzio, 22/6/2016&MaxW=640&imageVersion=default&AR-131029163Allora, s’ignorino le farneticazioni di Layth Fadil e del suo sito (statunitense) al-Masdar (Fake) News, che arriva a dire che “Some of these commanders should be court marshaled… Desert Hawks and Syrian Marines left the 555th Regiment at Sufiyah and withdrew all the way to Zakiyah, leaving our men trapped”; secondo cui, quindi, la Liwa Sugur al-Sahra e il Fuj Mughuayr al-Bahra (di cui, sempre al-Masdar, attribuiva la perdita di 17 marines per opera dei cacciabombardieri russi durante la liberazione di Tadmur; notizia spacciata da Masdar ma mai confermata da alcun altra fonte, neanche dai siti filo-terroristi), sarebbero fuggiti abbandonando il 555.mo Reggimento dell’Esercito Arabo Siriano in balia dei terroristi dello Stato islamico. Ma davvero all’improvviso la Liwa Suqur al-Sahra e il Fuj Mughuayr al-Bahra non saprebbero più come combattere dopo 5 anni di guerra nel deserto e nelle alture di Lataqia??
Ebbene, Iyad al-Husayn, corrispondente di guerra sul fronte, e non blogger negli USA come Fadil o in Danimarca come Chris Tomson, fa notare due cose:
1. “Caro Layth Fadil, chi te l’ha detto questo!! Qual è la tua fonte!!”
(Si sa benissimo che la fonte di Fadil è il sito di propaganda dello Stato islamico al-Amaq)
e 2., cosa più grave, il 555.mo Reggimento di cui da mesi parla Fadil, in realtà non esiste!! “A Raqqa, in tutte le operazioni, non vi è alcuna cosa come un 555.mo Reggimento. Fondamentalmente, amico mio, non c’è nulla nell’Esercito arabo siriano chiamato 555.mo!!
Ecco il livello dell’informazione spacciata dal fronte Masdar-Southfront-Saker: disinformazione e forme di propaganda nera tesa a sminuire e denigrare i soldati e gli ufficiali dell’Esercito Arabo Siriano e le operazioni svolte dagli alleati russi, iracheni e iraniani in Siria. Masdar non opera sul campo, come credono o fanno credere non pochi troll e pseudo-sostenitori della Siria, anche italiani dell’universo degli intortatori (Saker, appunto), attivissimi solo su Facebook, e che perciò non hanno neanche un sito, poiché il loro unico compito è spargere confusione, panico e sconforto tra coloro che supportano il governo siriano. Inoltre, costoro non devono lasciare tracce, cosa che al contrario accadrebbe se avessero un sito o un blog.
Ma ecco cosa scrive il reporter di guerra sul campo, e no blogger in occidente, Iyad al-Husayn: “Dopo aver combattuto molto duramente per due giorni, le unità dell’esercito siriano e le truppe alleate si ritiravano da alcuni siti liberati ultimamente, ma l’Esercito arabo siriano controlla il saliente di 15 km dal confine amministrativo della provincia di Raqqa. La regione, in generale, è silenziosa da ieri sera… A differenza delle pretese nemiche… il ritiro è stato ordinato e dai minimi danni possibili in vite e materiale. Le nuova operazione in corso… avrà una nuova dimensione dopo quello che è successo negli ultimi due giorni...” (Ovvero verranno assegnati altre unità ed altro equipaggiamento).
L’Esercito Arabo Siriano si sarebbe ritirato su Tal Saril dopo l’attacco con armi chimiche dello SIIL su Tal Syrtel, presso Rusafah, comportando l’evacuazione delle posizioni più esposte dell’Esercito arabo siriano. Tra l’altro, il fantomatico 555.mo Reggimento che viene citato da al-Masdar, appare su un testo di un think tank statunitense (ISW); un documento steso quando ad occuparsi della Siria vi era una ‘ricercatrice’ poi cacciata per aver manipolato i dati (e poi assunta dal senatore guerrafondaio McCain). Le uniche fonti citate dal testo statunitense riguardanti le Forze Armate siriane, sono due pagine internet redatte nel 2000 e nel 2001. Non granché per un documento ‘scientifico’ infarcito di proclami su youtube di disertori siriani o presunti tali, cartaccia stesa dall’ONG della CIA, la HRW, e completato dalle memorie di Norman Schwarzkopf. Layth Fadil s’è basato su tale documentazione di origine statunitense per parlare del presunto 555.mo Reggimento delle Forze speciali dell’Esercito arabo siriano?9S8MGU5Fonti sul campo affidabili:
Syria Protector
Iyad al-Husayn

La causa dell'”ammutinamento nel dipartimento di Stato” che invoca la guerra alla Siria

Zerohedge 17 giugno 2016149844_600Confermando ancora una volta che l’intera campagna degli Stati Uniti in Medio Oriente negli ultimi 4 anni è un piano per destabilizzare ed eliminare il Presidente siriano Bashar al-Assad, che certamente comprende lo SIIL che, come segnalato un anno fa, fu “creato” e sostenuto dal Pentagono quale strumento per rovesciare Assad, un’analisi è stata rilanciata. Il WSJ riferiva che decine di funzionari del dipartimento di Stato protestano contro la politica degli Stati Uniti in Siria, firmando un documento interno che chiede “attacchi mirati contro il governo di Damasco, sollecitando il cambio di regime quale unico modo per sconfiggere lo Stato islamico“. In altre parole, più di 50 alti “diplomatici” sostengono l’eliminazione di Assad per “sconfiggere lo SIIL”, lo stesso SIIL che gli alti “diplomatici” degli Stati Uniti hanno scatenato per eliminare… Assad. Mentre si può comprendere l’inesorabile voglia del dipartimento di Stato degli Stati Uniti di creare un altro Stato fallito guidato da un fantoccio degli Stati Uniti, ci si chiede se almeno il borbottio giustificativo non vada un po’ meglio sistemato. In modo divertente, il tutto è avvolto da una narrazione sul dipartimento di Stato pronto e disposto ad “ammutinarsi” al pacifismo di Obama, perché si vede che Obama ha avuto così successo nel districare e ritirare le truppe statunitensi infoiate in Medio Oriente e Afghanistan. Oh aspettate…
Ecco i dettagli su WSJ: “Il “cablo del dissenso” è firmato da 51 funzionari del dipartimento di Stato consulenti sulla politica in Siria a vario titolo, secondo un funzionario vicino al documento. Il Wall Street Journal ha esaminato una copia del cablo che invoca ripetutamente “attacchi militari mirati” contro il governo siriano alla luce del quasi collasso del cessate il fuoco mediato all’inizio di quest’anno. Le opinioni espresse dai funzionari degli Stati Uniti nel cablo criticano ardentemente dall’interno la vecchia politica degli Stati Uniti verso la guerra siriana, una politica che resta anche se il regime del Presidente Bashar al-Assad è stato più volte accusato di violare gli accordi del cessate il fuoco e le forze filo-russe hanno attaccato i ribelli addestrati dagli Stati Uniti”. E ancora: qual era il motivo per cui Obama era così “contrario” ad invadere la Siria? “I funzionari dell’amministrazione Obama hanno espresso la preoccupazione che attaccare il regime di Assad potrebbe portare ad un conflitto diretto con Russia e Iran“. Oh, perciò la corsa agli armamenti nucleari è ora ufficialmente ricominciata, poche settimane dopo che gli Stati Uniti hanno attivato lo scudo antimissile balistico in Europa, per mutare l’equilibrio della proliferazione nucleare post-guerra fredda. Fatto. Nel frattempo, il tentativo di dipingere Obama come un liberale pacifista continua: “E’ imbarazzante per l’amministrazione avere tanti membri che rompono sulla Siria”, ha detto un ex-funzionario del dipartimento di Stato che ha lavorato sulla politica in Medio Oriente. Il dissenso di tali funzionari sulla politica in Siria persiste dallo scoppio della guerra civile nel 2011. Ma gran parte del dibattito era contenuto ai vertici dell’amministrazione Obama. La lettera è un’azione dal cuore della burocrazia, in gran parte apolitica, che irrompe nella Casa Bianca”. Oh, se solo Obama fosse più disposto ad installare ancor più regimi fantoccio pro-USA… come in Afghanistan, Libia, Egitto, Tunisia, Iraq, Ucraina e così via… È chiaro che tutto ciò è andato così bene, che di certo le cose sarebbero assai migliori in Medio Oriente. Beh, forse no, ma almeno questo dannato gasdotto del Qatar finalmente funzionerebbe.
226498 Allora perché spunta questo ora: “Il cablo interno può essere un tentativo di plasmare la politica estera della prossima amministrazione, dice chi è vicino al documento. Il presidente Barack Obama ha esitato ad adottare un’azione militare contro Assad, mentre la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton ha promesso maggiore aggressività verso il leader siriano. Il candidato repubblicano Donald Trump ha detto che avrebbe colpito duramente lo Stato islamico, ma ha anche detto che sarebbe disposto a collaborare con la Russia in Siria. Il cablo avverte che gli Stati Uniti perdono potenziali alleati nella maggioranza sunnita della Siria nella lotta contro il gruppo estremista sunnita dello Stato islamico, mentre il regime “continua a bombardarla e farla morire di fame”. Assad e la sua cerchia sono alawiti, una piccola setta sciita e minoranza in Siria. Nella guerra su più fronti della Siria, regime, Stato islamico e vari gruppi ribelli si combattono. C’è di meglio: “Non arginare gli abusi flagranti di Assad rafforzerà soltanto l’attrazione ideologica di gruppi come lo SIIL, anche quando subiscono sconfitte sul campo”, dice il cablo”. Ma aspetta, come ha ammesso lo stesso Pentagono, lo SIIL fu accuratamente allevato dal governo degli Stati Uniti proprio per questo: rovesciare Assad. Non ci credete? Leggete la seguente riga di un documento trapelato: “...c’è la possibilità di creare un dichiarato o no principato salafita in Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, isolando il regime siriano considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)“. Non badateci. C’è altro: “Il cablo afferma che Assad e Russia non hanno preso l’ultimo cessate il fuoco e i “negoziati indiretti” sul serio e suggerisce l’adozione di una postura militare più muscolare per garantire un governo di transizione a Damasco”. La forza filo-russa avanza su Raqqa da sud, facendo della marcia sulla roccaforte dello Stato islamico una corsa strategica e simbolica tra coalizioni rivali. Lo Stato islamico viene anche ricacciato dall’Iraq, dove le forze governative alleate degli USA hanno ripreso le principali città e avanzano su Falluja, la prima città che gli estremisti occuparono nel 2014”. Beh, certo: con il sostegno della Russia alla nazione sovrana, perché Assad dovrebbe piegarsi all’implacabile pressione degli Stati Uniti. In realtà, sarebbe proprio questo il punto: gli Stati Uniti sono umiliati da una piccola debole nazione mediorientale che osa sfidarli da anni, solo perché ha l’appoggio del Cremlino. Non dobbiamo spiegare la brutta visione di ciò.
Forse il vero motivo per cui il cablo è “emerso” ora è che con l’intervento russo lo SIIL sarà presto roba del passato: “Sebbene lo Stato islamico perda sempre più terreno con le offensive appoggiate dagli Stati Uniti in Siria, Iraq e Libia, diplomatici occidentali temono che il gruppo sia così integrato profondamente nella popolazione che vi avrà grande influenza in futuro, divenendo clandestino mentre viene sconfitto il suo quasi-esercito”. E, infine, un ultimo motivo appare: gli Stati Uniti semplicemente assecondano le pretese saudite, qualcosa che fanno chiaramente molto bene dagli attacchi dell’11 settembre, coprendone il coinvolgimento saudita: “Il cablo fa eco anche alla crescente insofferenza degli alleati del Golfo degli Stati Uniti per il mancato intervento militare mirato sul governo di Damasco, costringendo Assad a dimettersi e a far posto a un governo di transizione. I colloqui di pace tra governo e opposizione della Siria sono crollati ad aprile sul destino di Assad, con il regime che insiste che debba rimanere al potere, mentre il cessate il fuoco negoziato continua a disintegrarsi. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti spingono gli Stati Uniti a fornire più armi sofisticate ai terroristi. Ma Washington resiste”. In altre parole, se gli Stati Uniti si piegano ed attaccano, scatenando invasione e guerra contro Assad, ancora una volta l’Arabia Saudita detterà la politica estera statunitense, spingendo gli Stati Uniti in ciò che potrebbe essere lo stato di guerra aperta contro la Russia. Possiamo solo sperare che il popolo statunitense si svegli impedendo che tale parodia di candidata presidenziale preferita dall’Arabia Saudita sia eletta presidente.142810160Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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