Il Presidente Putin visita la Grecia

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 30/05/2016Vladimir PutinIl Presidente russo Vladimir Putin ha appena concluso una visita il 27-28 maggio in Grecia nel contesto votivo Grecia-Russia 2016. La Guardia nell’aeroporto salutava il leader russo con una cerimonia di benvenuto, segno di particolare rispetto per una visita non ufficiale, ma di lavoro. Caccia F-16 volavano mentre Vladimir Putin veniva accolto dal Ministro della Difesa Panos Kammenos. Era la prima volta che il presidente russo visitava il Paese in 10 anni. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras aveva visitato Mosca per colloqui con Putin due volte, l’anno scorso, ad aprile e a giugno, prima della rielezione a settembre. Il Presidente greco Prokopis Pavlopoulos ha visitato la Russia a gennaio. Il viaggio del Presidente Putin in Grecia è anche la prima visita nell’UE quest’anno. Ha frequentato i negoziati sul clima globale a Parigi alla fine del 2015. La Grecia ha mantenuto stretti rapporti con Mosca anche dopo che l’UE ha imposto sanzioni economiche, nell’estate 2014, in risposta all’adesione della Crimea alla Russia e alle tensioni sulla crisi ucraina. La visita si è conclusa con la firma di una serie di accordi bilaterali, tra cui la dichiarazione sul dialogo greco-russo su questioni internazionali e regionali di mutuo interesse, la Dichiarazione di partenariato per la modernizzazione (cooperazione economica), e vari accordi di cooperazione tra ministeri. Putin era accompagnato da una delegazione di ministri e uomini d’affari le cui aziende già operano o sono interessate alla Grecia, tra cui il Presidente di Gazprom Aleksej Miller, l’Amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, e il CEO delle Ferrovie Russe Oleg Belozerov. Commercio ed economia erano in cima all’agenda. La Russia è uno dei principali partner commerciali della Grecia, ma gli affari sono colpiti dalle sanzioni e dal calo dei prezzi delle materie prime. Nel 2015 il commercio tra i due Paesi è diminuito del 33,7 per cento, circa 2,8 miliardi di dollari. Il novanta per cento delle perdite riguardava le esportazioni dalla Russia verso la Grecia. Le importazioni russe dalla Grecia sono diminuite del 54 per cento, per 229,4 milioni di dollari. Durante la visita, il presidente russo ha espresso apertamente l’interesse del Paese a partecipare alla possibile privatizzazione dei beni ferroviari greci e del porto di Salonicco, importante nei Balcani. Grecia e Russia hanno fatto balenare l’idea che Atene partecipi ad un progetto di gasdotto che porti gas russo in Europa attraverso la Grecia. “La questione delle nostre risorse energetiche attraverso i corridoi nei Paesi meridionali dell’Unione Europea è ancora all’ordine del giorno”, osservava Putin. Ha detto che la Russia potrebbe anche aiutare la Grecia ad aggiornare la propria infrastruttura dei trasporti, riferendosi alle Ferrovie Russe (RZD) interessate ad acquistare l’operatore ferroviario TRAINOSE e il secondo porto del Paese, Salonicco. RZD è una delle otto società selezionate per l’acquisizione della quota del 67 per cento nel porto, di cui si attendono le offerte finali a fine settembre. Rosneft ed Hellenic Petroleum SA hanno firmato un contratto per fornire petrolio russo alla Grecia. L’accordo porterà la cooperazione con i partner greci ad un nuovo livello, ponendo le basi per contratti diretti con l’Hellenic Petroleum su forniture di prodotti petroliferi e di petrolio alle raffinerie greche. La cerimonia della firma si è svolta dopo i colloqui tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro greco Alexis Tsipras e in loro presenza.
putinle_yunanistanin_kalasnikof_ortakligi Vladimir Putin ha detto che spera che le relazioni russo-greche non dipendano dalla politica interna e che i progetti concordati nel corso della visita siano attuati. “Sono contento di dire che in Russia e Grecia la questione dello sviluppo dei rapporti interstatali ha acquisito un carattere sovra-politico e che sia indipendente dalle tendenze politiche attuali”, ha detto Putin incontrando il leader del più grande partito conservatore di opposizione del Paese, Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis. Il presidente e il primo ministro hanno avuto uno scambio di opinioni sulle attuali questioni internazionali e regionali. La visita di Putin avviene mentre i capi dell’UE discuteranno il prossimo mese se rinnovare le sanzioni ai settori bancario, della difesa e dell’energia della Russia, che scadono a luglio. Il primo ministro inglese David Cameron ha detto il 27 maggio che i capi del Gruppo delle sette potenze economiche (G7) avevano deciso che le sanzioni imposte alla Russia vanno estese il mese prossimo. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier il 27 maggio indicava la possibilità di una “graduale” riduzione delle sanzioni dell’UE alla Russia “se vi sono progressi nell’attuazione degli accordi di pace in Ucraina”. La Russia ha imposto controsanzioni all’occidente, tra cui il divieto d’importare prodotti agricoli. La Russia ha detto il 27 maggio che prevede di estendere l’embargo ai prodotti alimentari occidentali per un anno e mezzo. L’estensione dell’embargo, in scadenza tra tre mesi, sembra destinato a fare pressione su Bruxelles. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras ha criticato ciò che ha bollato come circolo vizioso delle sanzioni imposte nei confronti della Russia. “Abbiamo più volte detto che il circolo vizioso della militarizzazione, della retorica da guerra fredda e delle sanzioni non è produttivo. La soluzione è il dialogo”, sottolineava. Il presidente russo ha colto l’occasione per avvertire Stati Uniti e NATO affinché fermino l’attuazione dei sistemi missilistici preso la Russia, ed ha aggiunto che Mosca si ritiene minacciata ed è pronta a reagire. Alcuni elementi dello scudo missilistico degli Stati Uniti sono installati in Polonia e Romania. “Se ieri la gente di queste zone della Romania semplicemente non sapeva cosa significasse essere nel mirino, da oggi saremo costretti ad effettuare alcune misure per garantire la nostra sicurezza”, ha detto, aggiungendo che lo stesso accadrà con la Polonia. “Non prenderemo alcuna azione fin quando vediamo missili in aree a noi prossime”, ha sottolineato. Il presidente russo ha osservato che la tesi secondo cui il progetto era necessario per difendersi contro l’Iran non ha senso, dato che l’accordo internazionale è stato raggiunto per frenarne il programma nucleare. Il premier greco ha detto che gli stretti legami del suo Paese con la Russia possono contribuire a promuovere le relazioni tra Russia e Unione europea, così come tra Russia e NATO. “Tutti riconoscono che non può esistere un futuro per il continente europeo con l’Unione europea e la Russia ai ferri corti”, aveva detto Tsipras. “Migliorare le relazioni con la Russia su più livelli è una scelta strategica”, osservava Tsipras, “Naturalmente… quando i disaccordi superano le nostre forze, possiamo agire con un’influenza positiva nell’UE e nella NATO”. Particolare attenzione, durante i colloqui, è stata data alla cooperazione culturale e umanitaria, anche nel contesto dell’Anno della Grecia e dell’Anno della Russia nei rispettivi Paesi, all’inizio nel gennaio 2016, e delle celebrazioni del 2016 per i 1000 anni di presenza russa sul Santo Monte Athos. Il presidente russo ha visitato la comunità monastica autonoma cristiana ortodossa di Monte Athos, assieme al capo della Chiesa ortodossa russa, patriarca Kirill di Mosca.
L’importanza della visita va vista nel contesto generale. Ai primi di maggio il primo ministro giapponese visitava la Russia, importante passo avanti nelle relazioni Russia-G7. Il leader giapponese consultava Mosca sulle principali questioni internazionali prima di ospitare il vertice del G7 sull’isola Kashiko (Ise-Shima) il 26-27 maggio. Il governo greco ha avuto colloqui di vertice con la Russia, prima della riunione UE di fine giugno. In realtà, la Russia è sempre consultata prima delle principali riunioni dei capi mondiali. Nonostante le misure restrittive imposte su pressione degli Stati Uniti, gli Stati membri del G7 hanno un intenso dialogo con Mosca. Allo stesso modo, nonostante la posizione di leadership dell’UE, i Paesi membri del blocco continuano ad avere stretti rapporti con la Russia per discutere di possibile cooperazione, nella speranza che le misure restrittive siano revocate essendo un ostacolo artificiale inutile per tutti. La Grecia ha dichiarato chiaramente di opporsi alle sanzioni.arton28607La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Kammenos: la Grecia produrrà Kalashnikov
L’alleanza con la trilaterale Israele, Egitto e Cipro deciderà la ZEE nel Mediterraneo
Protothema 31 maggio 2016

Il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha detto che la Sistemi di Difesa Ellenici (EAS) potrebbe produrre i fucili automatici russi Kalashnikov ad Egion, quando l’UE revocherà l’embargo economico contro la Russia. Rispondendo ad una domanda posta dalla Vicesegretaria del Partito Comunista (KKE), Liana Kanelli, al Vomitato sulla Difesa del Parlamento sul fatto che la NATO acquistasse Kalashnikov, Kammenos ha detto: ‘Non so se la NATO acquisterà Kalashnikov, ma quando saranno prodotti da un membro della NATO avranno il certificato dell’Alleanza e potranno essere venduti ai Paesi della NATO‘. Il ministro ha rivelato che Grecia e Russia avevano già deciso di collaborare nella co-produzione di fucili Kalashnikov a Patrasso, una volta che l’embargo dell’UE alla Russia saranno tolte. Kammenos ha spiegato che il prodotto fabbricato in Grecia andrebbe a vantaggio del Paese, in quanto potrebbe essere venduto ad altri membri della NATO avendo l’approvazione di NATO e UE. Il ministro ha sottolineato che Sistemi di Difesa Ellenici non sarà chiusa né privatizzata, mentre continuava a parlare della collaborazione della Grecia con la trilaterale Israele, Cipro ed Egitto nel Mar Mediterraneo, promuovendo la sicurezza nella regione e aprendo la prospettiva per lo sfruttamento di risorse energetiche nell’area, finalmente creando la zona economica esclusiva (ZEE).1017831470Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Roma travolta dalle dinamiche mediterranee

Mentre il governo Renzi richiama l’ambasciatore italiano a Cairo, la British Petroleum stipula un accordo per sviluppare un grande giacimento di gas egiziano.
Alessandro Lattanzio, 9/4/2016eastpipemedMentre in Siria e Iraq lo Stato islamico (SIIL) affronta ogni giorno che passa l’imminente liquidazione, dato che da marzo è incapace di condurre controffensive contro le forze governative, si dedica oramai a sottrarre territori alle altre organizzazioni terroristiche, come Ahrar al-Sham e Jaysh al-Islam, presso Dara o Damasco; o a scontrarsi contro i curdi delle YPG/SDF al confine con la Turchia, dove Recep Tayyip Erdogan ha visto con orrore gli aerei statunitensi distruggere le posizioni dello SIIL a Jarabulus, al confine con la Turchia, per sostenere l’avanzata dei curdi delle YPG/SDF attraverso l’Eufrate, ‘linea rossa’ di Ankara. Inoltre la coalizione formata da ELS, Jaysh al-Fatah (guidata dai salafiti di Ahrar al-Sham) e Jabhat al-Nusra (al-Qaida in Siria) occupava la città di al-Rai, a nord di Aleppo, sottraendola alla presa dello SIIL, assieme a 16 villaggi siriani lungo il confine turco, dove la coalizione islamista aveva il sostegno dell’artiglieria turca che bombardava le posizioni dello SIIL. Erdogan cerca di far occupare il confine siriano-turco tra Jarabulus e Azaz alla coalizione islamista, prima che il controllo della zona venga preso dai curdi. Infatti, la Turchia organizza il massiccio trasferimento di terroristi di Ahrar al-Sham da una regione all’altra della Siria attraverso il proprio territorio. Inoltrei, secondo la rivista specializzata inglese “Janes”, il 3 novembre 2015 81 container con fucili d’assalto AK-47, mitragliatrici PKM, mitragliatrici pesanti DShK, lanciarazzi RPG-7 e sistemi missilistici anticarro 9K111M Faktorija, con missili a testata in tandem per perforare le blindature reattive (ERA) dei carri armati, partivano dal porto di Costanza, in Romania, per quello di Aqaba, su ordine del Military Sealift Command dell’US Navy, con scalo ad Agalar, in Turchia, dove vi è un molo militare. Il 4 aprile 2016, un’altra nave con oltre 2000 tonnellate di armi e munizioni salpava a fine marzo, sempre per Aqaba.
Abdel-Fattah-al-Si_2820907bIn tale quadro regionale, mentre l’Italia ritira l’ambasciatore da Cairo, nell’ambito dello scontro sulla morte dell’operativo dell’intelligence anglo-statunitense Giulio Regeni, il presidente francese Francois Hollande si prepara a recarsi a Cairo, per firmare diversi accordi tra Egitto e Francia per l’acquisizione di materiale per la Difesa pari a un miliardo di euro. Gli accordi riguardano la vendita di 3 corvette Gowind della DCNS e di un sistema di comunicazione satellitare militare del consorzio tra Airbus e Thales Alenia Space di Finmeccanica, dal valore di 600 milioni di euro. Nel 2015, l’Egitto aveva acquistato 24 aerei da combattimento Rafale, una fregata e le 2 portaelicotteri Mistral in precedenza destinate alla Russia e che saranno dotate di equipaggiamenti ed armamenti russi. Inoltre, la Russia fornirà all’Egitto 12 elicotteri equipaggiati con il sistema di difesa (ODS) President-S, progettato per proteggere gli aeromobili dai missili dei sistemi di difesa aerea o dall’artiglieria antiaerea, rilevando e monitorando i missili, che poi disturba con raggi laser o disturbandone le frequenze radio.
Nel frattempo, il 7 aprile il monarca saudita si recava a Cairo per chiedere al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi di contribuire di più alla politica estera saudita; infatti, nonostante il sostegno di Riyadh ad al-Sisi, Cairo non ha ricambiato granché tale sostegno. Cairo è poco presente nell’intervento saudita contro lo Yemen e si è rifiutata di chiedere al Presidente siriano Bashar Assad di dimettersi. Atteggiamento che irrita non solo i Saud, ma anche i think tank statunitensi secondo cui “il regime di al-Sisi gode di fiducia, troppa di fiducia, d’incoscienza”. L’Arabia Saudita è uno dei principali investitori esteri in Egitto con oltre 8 miliardi di dollari investiti nel 2015 su turismo, agricoltura ed informatica. Sebbene Ryadh e Cairo siano in contrasto su Siria, Iraq e Yemen, cercano di avere stretti rapporti strategici. I sauditi hanno preteso che Cairo interrompesse le trasmissioni via satellite, su Nilesat, della TV libanese filo-iraniana al-Manar, che resta comunque visibile su altri canali. Ma intanto Salman al-Saud e al-Sisi firmeranno un accordo per fornire all’Egitto 20 miliardi di prodotti petroliferi per cinque anni, e un accordo sugli investimenti sauditi per 1,5 miliardi di dollari nel Sinai. Altri 20 accordi e memorandum d’intesa saranno firmati su istruzione, trasporti e comunicazioni.
Cfg_G_iWwAAxzOgContemporaneamente la Cina stipulava l’accordo per acquistare il maggiore porto della Grecia. Secondo l’accordo tra il fondo di privatizzazione greco HRADF e la China COSCO Shipping Corporation, gli investitori cinesi verseranno 280,5 milioni di euro per l’acquisizione del 51% della HRADF. L’accordo è stato firmato dall’amministratore della HRADF Stergios Pitsiorlas e dal CEO della COSCO Feng Jinhua, alla presenza del Primo ministro greco Alexis Tsipras, del presidente della COSCO Xu Lirong e dell’ambasciatore cinese in Grecia Zou Xiaoli. L’operazione rientra nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via della Cina permettendo al porto del Pireo di divenire il primo porto per transito di container del Mediterraneo. “Che la nave salpi e riporti il vello d’oro“, aveva detto Xu nell’occasione. La COSCO attualmente gestisce il terminal dei container del Pireo su concessione 35ennale, dal 2009, ed investe 230 milioni di euro per la costruzione di un secondo terminal per container nel porto, per farne il polo logistico delle esportazioni cinesi in Europa. Il Primo ministro greco Tsipras dichiarava che la firma dell’accordo “abbrevierà la ‘Via della Seta‘. Vogliamo diventare un ponte tra Occidente e Oriente, costruendo una collaborazione affidabile capace di garantire velocità ed efficienza nel trasporto delle merci dalla Cina al Mediterraneo e all’Europa. Con l’accordo vi è l’importante opportunità per i due Paesi di crescere con mutuo beneficio”. Il Primo ministro cinese Li Keqiang quindi invitava Tsipras a visitare la Cina, visita programmata per giugno.
Infine, Israele manovra per riposizionarsi strategicamente al centro del quadro mediterraneo stipulando un’alleanza sull’energia con Grecia e Cipro, un accordo che permette al premier israeliano Netanyahu di rispondere alle polemiche interne sullo sviluppo dell’autonomia energetica d’Israele. Perciò, l’accordo d’Israele con Grecia e Cipro per sviluppare i grandi giacimenti di idrocarburi scoperti nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali di Israele e Cipro, è di particolare importanza. Tale politica s’incentra sul progetto “EastMed Pipeline” (da Israele e Cipro alla Grecia) per esportare il gas dal Mediterraneo orientale al mercato europeo. Questo accordo mira a contrastare soprattutto il ruolo della Turchia quale cerniera energetica tra giacimenti azeri e turkmeni e mercato dell’Unione europea, piuttosto che il rientro sul mercato energetico occidentale dell’Iran, che volgerà le proprie esportazioni verso India e Cina. Inoltre, secondo l’analista Salman Rafi Sheikh, tale accordo tra Israele, Grecia e Cipro danneggerebbe l’impegno degli Stati Uniti ad ampliare la coalizione che interferisce in Siria, incentrata sulla Turchia, e con cui Grecia e Cipro hanno rapporti tesi. Infatti, subito dopo l’annuncio dell’accordo tra Tel Aviv, Nicosia ed Atene, il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden chiamava Netanyahu e il presidente cipriota Anastasiades esortandoli a normalizzazione le relazioni con la Turchia. Per risposta, Anastasiades e Tsipras sottolineavano che l’accordo “non è diretto contro qualcun altro”. Israele costruisce tale alleanza energetica trilaterale, di cui sarà il pilastro, quale opzione diplomatica per uscire dall’isolamento regionale; per reagire alla sconfitta diplomatica subita con l’accordo sul nucleare dell’Iran e, infine, per imporsi anche sull’UE, laddove Tel Aviv aveva subito un’altra sconfitta diplomatica con il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei parlamenti europei. Sempre secondo Salman Rafi Sheikh, “le ultime mosse d’Israele sono volte ad acquisire i mezzi per perseguire una politica estera indipendente e per influenzare la politica di altri Paesi”.Slide 1Ecco la situazione in cui si arrabatta un’Italia che affoga nel ‘proprio’ presunto mare, il Mediterraneo. Ciò accade grazie a un ceto dirigente dozzinale, inane e ricattabile. Il governo Renzi ospita diversi incompetenti, quando non dei veri e propri sabotatori. Ed inoltre è sottoposto a pressioni estere da diverse direzioni, sia tramite le ambasciate di USA e Regno Unito; sia tramite la magistratura, sempre pronta a scattare su ordine delle logge di Londra, Washington e Sigonella; e sia infine tramite l’azione interna, attraverso partiti, movimenti e sette politiche eterodirette, come la Lega, i Fratelli d’Italia, il Movimento 5 Stelle (dai potenti agganci con ambasciate straniere e centrali emirote), la fazione perdente del PD (i dalemo-bersaniani) e l’estrema sinistra, soprattutto la componente palestinofila completamente diretta e controllata da estremisti islamisti ed agenti d’influenza israeliani. E difatti, mentre il solito inetto e incompetente conte Paolo Gentiloni Silverj, da ministro degli Esteri di Roma fa richiamare l’ambasciatore italiano a Cairo, il 6 aprile la British Petroleum (BP) (sì, esatto, la compagnia petrolifera pubblica del Regno Unito, il Paese per conto del quale operava Giulio Regeni), firmava vari accordi con il Ministero del Petrolio dell’Egitto e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) per sviluppare il nuovo giacimento di gas “Atoll”, scoperto a marzo nella concessione offshore Nord Damietta, nell’est del Delta del Nilo. Gli investimenti previsti sono pari a 3 miliardi di euro per il giacimento che racchiuderebbe 1,5 miliardi di metri cubi di gas e 31 milioni di barili di condensati. La produzione dovrebbe iniziare nel 2018.12928336Riferimenti:
ABC
Jane’s
Moon of Alabama
NEO
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Tekmor Monitor
The BRICS Post

Perché s’è dimesso Alexis Tsipras?

Cuba Debate 21 agosto 2015Alexis TSIPRAS, Martin SCHULZ - EP PresidentIl Primo ministro greco Alexis Tsipras si è dimesso dopo aver raggiunto un accordo per il terzo “salvataggio” finanziario della troika, includendo tagli meno onerosi e privatizzazioni. Cos’ha motivato Tsipras a dimettersi?
Il Primo ministro greco ha promesso che non avrebbe mai adottato riforme economiche, tuttavia, ha accettato tagli e privatizzazioni imposti dai creditori internazionali. Questa decisione ha provocato disordini nel partito Syriza, e decine di parlamentari votavano contro il terzo “salvataggio”. Davanti al default e all’uscita dall’euro, Tsipras ha sostenuto che non sarebbe mai stato d’accordo con tutte le condizioni imposte per il “salvataggio” e che quindi non aveva “altra scelta” (che dimettersi). Inoltre, ha detto che aveva l’obbligo morale di sottoporre i risultati del suo governo alla consultazione popolare sovrana. Secondo gli analisti, Tsipras s’è dimesso per creare nuove condizioni per il riavvicinamento ai membri dell’eurozona.

Dieci frasi dal discorso delle dimissioni
Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, il 20 agosto presentava formalmente le dimissioni e chiedeva elezioni anticipate; dal suo discorso:
• “Non cediamo ai nostri ideali. Combatteremo per ricostruire il nostro Paese ”
• “Vogliamo un cambiamento reale. Sono ottimista, i giorni migliori devono ancora arrivare.”
• “Non abbiamo avuto tutto ciò che avevamo promesso al popolo greco, ma abbiamo salvato il Paese”
• “Abbiamo dato un messaggio all’Europa, dobbiamo finirla con l’austerità”
• “Ho la coscienza a posto. Sono orgoglioso della battaglia che ho dato”
• “Abbiamo dimostrato che possiamo continuare la lotta per realizzare molte cose positive per il popolo greco”
• “Crediamo che tutto avrà un corso normale”
• “Convocherò il popolo greco e potrà decidere chi guidarlo in futuro”
• “Abbiamo fatto quello che potevamo (…) Dobbiamo ridurre al minimo le conseguenze negative”
• “Siamo in un momento migliore, abbiamo avuto il denaro, ora la situazione in Grecia migliorerà” ( TelesurTV)

Perché Tsipras ha un vantaggio sui ribelli di Syriza?
Inigo Saenz de Ugarte, Guerra Eterna

4928C’è un a cosa che non può essere negata a Alexis Tsipras: è coraggioso. Dopo aver accettato ciò che molti fuori dalla Grecia ha portato alla resa alla troika, non ha cercato di restare in carica perché ha un termine di ancora oltre tre anni. Nel suo discorso del 20 agosto ha detto che sente di avere “l’obbligo morale di presentare l’accordo al popolo che dovrà decidere“, e avere il verdetto su “ciò che ho raggiunto e sui miei errori“, quindi invitava a nuove elezioni quest’anno. Non è ciò che fecero i governi precedenti della Grecia quando accettarono i due salvataggi precedenti imposti dalle istituzioni europee. Né quando Zapatero decise di lanciare un piano di austerità nel maggio 2010 violando le promesse elettorali. In teoria, dopo una sconfitta politica di tali dimensioni nessun governante ha il coraggio di affrontare un destino incerto alle urne. Detto ciò, si ricordi che Tsipras aveva poca scelta per via delle divisioni nel partito. I leader della sinistra di Syriza promisero dopo la prima votazione sull’accordo con la troika di continuare a sostenere il governo. Non è successo. Da allora, e in qualche misura era inevitabile, continuano la rivolta contro ogni nuova misura. Panayiotis Lafazanis, ex-ministro dell’Energia e attuale leader della piattaforma di sinistra, annunciava la formazione di un movimento contro il salvataggio, cioè direttamente contro Tsipras. Poco dopo chiariva che non aveva intenzione di votare la mozione di fiducia al Governo, una delle alternative considerate dal primo ministro. Syriza non è più un solo partito, ma almeno due, una realtà che non va più ignorata. Tsipras sa di avere contro la metà dei membri del Comitato Centrale di Syriza e almeno 30 deputati che non lo supportano. Con meno di 120 deputati sotto la sua guida, in una camera di 300, non poteva garantire la stabilità del governo dipendendo dai voti sulla politica economica da Nuova Democrazia, Pasok e Potami. La legislatura era giunta al termine. Attendere ottobre, quando l’UE farà la prima revisione del terzo piano di salvataggio, è un rischio eccessivo. Nessuno sa come reagiranno Germania, BCE e Commissione. Ogni tranche di aiuti, non si dimentichi che la Grecia deve pagare i debiti non per uscire dalla crisi, è subordinata all’attuazione delle misure concordate. In quel momento, la troika avrebbe di fronte un governo molto più debole di oggi. Con la sua decisione Tsipras lancia l’ultima sfida contro Piattaforma di sinistra. Se vogliono la guerra, dovranno formare un nuovo partito o cercare di espellere il premier da Syriza. I sondaggi, che vanno presi con cautela perché lo scenario della politica greca è in rapida evoluzione, indicano che Syriza di Tsipras ha ancora un sostegno superiore al 40%, che potrebbe anche dargli la maggioranza assoluta. Syriza di Tsipras, non Syriza di Lafazanis. Se Syriza fosse di Varufakis, se l’ex-ministro delle finanze decidesse di diventare il leader dei ribelli, potremmo dover cambiare prognosi. Ma non è irragionevole pensare che Varufakis sia più popolare nella sinistra europea che in quella greca. Il fattore che deciderà i risultati delle elezioni è sapere chi farà il resoconto definitivo degli eventi degli ultimi sei mesi convincendo l’opinione pubblica greca. Tsipras ha alcune buone carte in suo potere, come già visto, e altre molto più scarse come l’idea che il terzo piano di salvataggio sia il “miglior accordo che abbiamo potuto ottenere“, o che sia più favorevole rispetto a quanto offerto dalla troika prima del referendum. Ora ha l’improbabile alleata nella direttrice del Fondo monetario internazionale. Lagarde non si nasconde più. Senza una significativa riduzione del peso del debito, quest’ultimo accordo fallirà, ha detto. È un colpo di scena della crisi greca che non ci si aspettava si verificasse così presto, mettendo Tsipras e Lagarde nella stessa barca. Sicuramente il leader di Syriza lo presenterà all’elettorato in futuro.
Un fatto ignorato ripetutamente fuori dalla Grecia, Tsipras non può crearsi una realtà e deve rispettare i sentimenti dell’opinione pubblica greca. Non ha mai avuto il mandato, nemmeno dopo il referendum, per portare il Paese fuori dall’eurozona perché i greci sono contrari a tale salto nel vuoto. Economisti molto intelligenti possono dire che è molto probabile che per la Grecia fosse stato meglio, o almeno uguale, lasciare l’eurozona nel 2010, con il necessario supporto dell’UE. Ma questi economisti non hanno vinto le elezioni in Grecia. Né loro né i leader ed elettori dei partiti spagnoli, nessuno dei quali ha subito il brutale crollo dell’economia del Paese negli ultimi cinque anni.

La Grecia rifiuta di chiudere lo spazio aereo agli aerei degli aiuti russi
SputnikReseau International 7 settembre 2015

1026663918Secondo una fonte diplomatica, Washington ha chiesto ad Atene di vietare i sorvoli del territorio greco degli aerei russi che trasportano aiuti umanitari alla Siria. La Grecia ha respinto la richiesta degli Stati Uniti ha detto un diplomatico ad Atene. “L’Ambasciata degli Stati Uniti il 5 settembre aveva invitato il governo greco a vietare i voli di aerei russi nello spazio aereo di Atene. Il governo greco ha rifiutato per non danneggiare i rapporti con la Russia“, ha detto il diplomatico. Mosca ha avuto le autorizzazioni di Atene per trasportare aiuti umanitari per la Siria fino al 24 settembre. Da marzo 2011, la Siria è teatro di un sanguinoso conflitto tra le truppe governative e diversi gruppi armati dell’opposizione. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti conduce attacchi aerei contro il Gruppo jihadista dello Stato islamico (SI), che ha proclamato il califfato sui territori siriani e iracheni. Decine di migliaia di siriani hanno abbandonato le case per cercare rifugio in Europa. Lo scorso 31 agosto i media israeliani hanno riferito da fonti diplomatiche che la Russia avrebbe schierato aerei e elicotteri da combattimento, e unità di difesa aerea su una base vicino a Damasco. Mosca ha negato tali notizie. Il Presidente russo Vladimir Putin ha recentemente definito premature le discussioni sulla partecipazione di Mosca all’operazione militare contro lo SI in Siria. Secondo lui, la Russia aiuta già Damasco fornendo materiale ed attrezzature belliche, e partecipa all’addestramento dei militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Europa e crisi dei profughi: Caos controllato e Majdan taqfirita

Alessandro Lattanzio, 4/9/2015

I media si concentrano su un camion in Austria, dove sono morti 70 esseri umani, e su una manciata di bambini da qualche parte più morti che vivi al momento del rinvenimento. Bruxelles e Berlino devono usare la loro energia nello sforzo di migliorare la situazione nei Paesi da cui i rifugiati fuggono. Devono riconoscere il ruolo che hanno svolto nella distruzione di questi Paesi. Ma la possibilità che ciò accada è praticamente nulla. Pertanto Paesi come Grecia e Italia devono trarre le conclusioni e uscirne, o verranno risucchiati nel vortice antiumano qual è l’UE. L’Europa deve guardare al futuro di questa crisi in modo assai diverso da quello attuale, o si troverà di fronte a problemi ben più grandi di quelli che affronta ora”. (Zerohedge)11216845L’attuale campagna mediatica moralista sui migranti provenienti dal Medio Oreinte e Africa è in linea con la propaganda sul golpe in Ucraina e l’attacco alla Libia, con informazioni false, foto di origine ignota, “strazianti” storie personali senza mai menzionare le vere ragioni della migrazione. Stati Uniti, Turchia e Paesi islamisti guidano attivamente la guerra contro la Siria, e prima contro la Libia, creando la situazione all’origine dell’emigrazione, e di cui non si discute affatto. Che i “rifugiati” provengano dalla sicura e pacifica Turchia, viene bellamente ignorato, mentre in Europa divampa una propaganda mediatica caninamente eseguita in massa dai media del blocco atlantico. Mentre Angela Merkel invita 800mila migranti, a beneficiarne saranno i partiti di estrema destra. Perché è disposta a fare ciò? Per raggiungere i seguenti obiettivi:
Erdogan invia i profughi (e anche cittadini curdi) dalla Turchia verso l’Europa, in combutta con Berlino e per vendicarsi delle critiche alla sua politica.
Intensificare il sostegno alla guerra contro la Siria.
Turchia e Stati del Golfo pianificano la creazione del SIIL 2.0
La campagna multimediale sui migranti è un’operazione da guerra delle informazioni. Chi c’è dietro e qual è lo scopo?
Washington vorrebbe creare un’altra coalizione per intervenire direttamente in Siria che includerebbe i Paesi dell’Unione europea. Washington potrebbe cercare una risoluzione delle Nazioni Unite per le operazioni contro la Siria, ottenendo un assenso incondizionato da Francia e Germania, e le operazioni di guerra psicologica di questi giorni, dalla farsa dell’attentato sul TGV francese sventato da militari statunitensi e militanti sionisti, al flusso di migranti taqfiriti attraverso i Balcani, la cui via è stata spianata con la guerra dell’informazione attuata da Gladio (ovvero i mass media occidentali controllati dalle intelligence statunitensi) contro il governo Tsipras in Grecia e il governo filo-russo della Macedonia, servono proprio a ‘convincere’ l’Unione europea a spalleggiare qualsiasi iniziativa di Washington in Medio Oriente, presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’appoggio europeo, infatti, non è così scontato dato il disastro libico e il fallimento del neocolonialismo anglo-francese in Siria e Libano e dell’aggressione coperta statunitense all’Iraq, e l’imminente ritirata di Washington dall’Afghanistan. Al tutto si aggiunge il fantasma dello Stato islamico, da impiegare per giustificare l’interventismo di USA e NATO nella regione e sollecitare l’azione dell’ONU e relative cinghie di trasmissione, come l’UNCHR, il cui ruolo esiziale si era ben illustrato nel 2011, sul caso della Libia. Va notato che, finora, gli Stati Uniti hanno accolto ben 1500 rifugiati ‘siriani’ dal 2011. In compenso la Turchia non riconosce i profughi di guerra nel proprio territorio come rifugiati, ed Erdogan vuole sbarazzarsene essendo divenuti anche un peso sociale per la Turchia. Legalmente, infatti, lì sono solo “ospiti” senza diritti. Alcun Paese arabo sunnita s’è offerto di dare asilo ai profughi siriani, perché difatti tali ‘profughi’ non sono altro che i terroristi taqfiriti e familiari al seguito di cui le petromonarchie si sono sbarazzate im questi anni, arruolandoli, anche in cambio dell’amnistia, nella guerra contro Siria e Iraq. Turchia e Giordania ospitano campi di addestramento dei terroristi, mentre i Paesi del GCC non li vogliono semplicemente. Nel caso delle proteste alla stazione di Budapest da parte dei “rifugiati siriani”, appare evidente che si tratta di militanti e non d’immigrati. Si osservino i due video del Canale 5 russo e di Euronews:

Qui appare chiaramente una folla organizzata e diretta da dei capi. Non si tratta d’immigrati che fuggono dalla fame, ma di combattenti taqfiriti, sconfitti dagli eserciti siriano ed iracheno e future truppe della destabilizzazione in Europa.

Erdogan e Obama

Erdogan e Obama

l-orban_schultz_1Inoltre, per il primo ministro ungherese Viktor Orban, la crisi dei rifugiati non è un problema dell’UE, ma è “un problema tedesco”, visto che i profughi si recano in Germania. “Nessuno dei migranti vuole rimanere in Ungheria. Tutti vogliono andare in Germania. Noi ungheresi abbiamo paura, le persone in Europa hanno paura perché vedono che i capi europei, tra cui primi ministri, non sanno controllare la situazione. Sono venuto qui (a Bruxelles) per informare il presidente (dell’UE Schultz) che l’Ungheria fa tutto il possibile per mantenere l’ordine. Il Parlamento ungherese stila un nuovo pacchetto di regolamenti, ed abbiamo istituito una barriera fisica, e tutto questo creerà una nuova situazione in Ungheria e in Europa dal 15 settembre. Abbiamo una settimana per prepararci“, ha detto al kapò atlantista tedesco Schultz, sostenitore del golpe neonazista a Kiev e di un pronunciamento militare contro Tsipras in Grecia, nonchè membro onorario dell’ANPI. Orban ha difeso la decisione di erigere una recinzione lungo il suo confine con la Serbia, “non lo facciamo per divertimento, ma perché è necessario“. In risposta, Angela Merkel, la cancelliera tedesca, dichiara che la Germania accoglierà 800000 richiedenti asilo, mentre David Cameron invoca la limitazione del numero di rifugiati in Gran Bretagna. Finora sono entrati in Ungheria 140000 immigrati non autorizzati.

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Viktor Orbàn

La questione del debito della Grecia è stato anche un pretesto per indebolire uno Stato che si frapponeva tra la Turchia e l’Europa. Infatti, le forze di polizia greca avrebbero costituito un ostacolo imponente, se Atene non fosse stata travolta dalla crisi istigata da USA e Germania, e minacciata da Berlino e Bruxelles perfino di un colpo di Stato e dall’avventurismo di fazioni poco prima al governo, intenzionate ad organizzare una sorta di golpe finanziario sostenuto da speculatori di Londra e New York e da agenti dall’NSA statunitense. Una prova è questa: “La Guardia Costiera della Grecia sequestrava una nave cargo carica di armi al largo dell’isola di Creta, a est del Mar Mediterraneo. Secondo i media locali, la nave da carico Haddad 1, con bandiera boliviana, navigava dalla Turchia alla Libia. Nelle prime ore del mattino dell’1 settembre, unità della guardia costiera greca sequestravano la nave al largo della città di Ierapetra, dopo una soffiata. L’ispezione ha rivelato un carico illegale, un numero imprecisato di armi nascoste nei container. Ufficialmente, la nave trasportava oggetti di plastica. Dopo l’ispezione, la guardia costiera greca ha arrestato l’equipaggio e costretto la nave a cambiare rotta e navigare verso il porto di Heraklion. Secondo le informazioni dai media locali, la destinazione della nave era un porto in Libia e c’è il sospetto che le armi dovevano essere consegnate alle unità dello Stato islamico. L’equipaggio sarebbe composto da cittadini di Siria, Egitto e India. Haddad 1 aveva lasciato il porto di Iskenderun, in Turchia, il 29 agosto, per il porto di Misurata in Libia. Secondo i media greci, 17 container sono stati aperti e contenevano 500000 proiettili, 5000 fucili e altri tipi di armi da fuoco”. (Keep Talking Greece)ploio-opla-03

Писатель А. Проханов встретился с читателями в Санкт-ПетербургеMentre i mass media atlantisti non si pongono domande, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova dichiara che la “Crisi dei rifugiati in Europa è catastrofica a causa dell’approccio “irresponsabile” provocando cambi di regime”, mentre l’autore Aleksandr Prokhanov ha scritto sul sito del quotidiano Izvestija: “Negli ultimi anni convegni, politici e forum hanno spesso ripetuto la frase “caos controllato”. Questa teoria, sviluppata dall’University of California di Berkeley, ed associata alle nuove idee su come indurre il caos nel mondo e la possibilità, una volta scoppiato, d’impedirne il controllo. Oggi in Europa capiamo cosa sia il caos controllato. In un primo momento gli statunitensi hanno fatto saltare diverse bombe demografiche in Africa del Nord. Hanno distrutto le strutture di Libia, Iraq, Siria. E questi Paesi, privati della loro protezione e degli ammortizzatori interni, si sono liquefatti in pozzanghere di fuoco, odio, battaglie e dolore. Un turbolento caos domina nel Nord Africa, sottili influenze operano nel Mar Mediterraneo e società finanziate dalla CIA sono impegnate nel traffico di persone, costruendo moli ed affittando scafi e scafisti che guidano il flusso via mare in Europa. L’Europa, oggetto di quest’onda d’urto e del controllato caos, non comprende né riesce a far nulla. L’Unione europea va a pezzi mentre i Paesi vogliono chiudere le frontiere, rendendole impenetrabili e scartando Schengen. L’Europa è alla vigilia di cambiamenti minacciosi, e questo grazie alle nuove armi degli statunitensi, risultate dalla teoria del caos controllato e quindi utilizzate. … Cina e Russia si avvicinano economicamente, politicamente, culturalmente e militarmente, perché l’opposizione al SIIL è possibile solo con la partecipazione congiunta di Russia e Cina. La Cina, che ha sul proprio territorio enclavi musulmane, è riuscita a sottomettere la resistenza islamista nello Xinjiang, teme il SIIL… Gli USA hanno inventato la bomba nucleare e l’ha fatto esplodere contro l’umanità. Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki furono lanciate su tutta l’umanità. Ora gli USA hanno inventato la bomba demografica e l’hanno fatta esplodere prima in Nord Africa e poi inevitabilmente lo faranno nell’Asia centrale. Queste atrocità sono proporzionali alle esplosioni atomiche di 70 anni fa. Come fermarle? Come combatterle? Una volta l’accademico Sakharov propose di disporre bombe nucleari presso le Coste degli Stati Uniti, e lasciarle nelle profondità marine. E se fosse scoppiata una guerra mondiale scoppiasse, farle esplodere con un comando via aria o via marittima. L’esplosione… avrebbe suscitato un gigantesco tsunami dall’oceano spazzando via la civiltà occidentale dalle coste americane. Allo stesso modo, l’onda distruttiva di oggi è la bomba demografica dei pezzenti”.

_82353692_key_migration_routes_624Fonti:
Keep Talking Greece
Moon of Alabama
Reseau International
Zerohedge

Il ‘Piano B’ della Grecia: il pivot su Israele

Alessandro Lattanzio, 3/8/2015

E’ probabile che i greci abbiano chiesto qualcosa ai russi, ma i cinesi hanno detto di no. Kammenos non ha mai parlato di Iran, ma di terrorismo nei balcani. L’accordo con Israele rientra nel quadro della spartizione delle risorse petrolifere del mediterraneo, chiunque avrebbe agito nello stesso modo, sopratutto Atene, e dopo che i ministri degli esteri israeliano Dore Gold e il suo omologo turco Feridun Sinirlioglu si erano incontrati in segreto a Roma. L’accordo israelo-greco è di carattere legislativo, non militare. Varoufakis ha clonato conti correnti e ha creato una cellula segreta che si è dedicata all’hackeraggio (il tutto in combutta con hedge fund-Soros e forse la NSA statunitense). Inevitabile che finisse indagato.

Il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias e il premier israeliano Biniyamin Netanyahu

Il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias e il premier israeliano Biniyamin Netanyahu

Il 19 luglio Grecia ed Israele firmavano un accordo sullo “status delle forze militari” che “offre difesa legale ai rispettivi militari mentre si addestrano nel Paese controparte dell’accordo”. “Apprezziamo molto la vostra visita in un periodo difficile per la Grecia“, dichiarava il ministro della Difesa israeliano Moshe Yalon, ex-capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) all’omologo greco Panos Kammenos, “Questo sottolinea l’importanza delle relazioni tra i nostri Paesi“. Kammenos ha difeso l’accordo per motivi di “antiterrorismo”, insistendo che “il popolo greco è molto vicino al popolo d’Israele”, aggiungendo che il terrorismo è presente al di fuori del Medio Oriente, in particolare nei Balcani, rappresentando una minaccia la Grecia. Yalon aveva risposto che “Il terrorismo è terrorismo. Oggi è diretto contro qualcun altro, e domani raggiunge te“. Durante l’incontro, i due ministri hanno discusso anche di questioni attinenti la sicurezza marittima e delle risorse energetiche nella ZEE di Grecia, Cipro e Israele; cooperazione nell’industria della difesa e distribuzione di energia. Il Capo di Stato Maggiore greco Viceammiraglio Evangelos Apostolakis firmava un accordo con l’omologo israeliano sulla cooperazione idrografica tra i due Paesi. Già nel 1994 Israele e Grecia firmarono un accordo di cooperazione nella difesa. In precedenza, il 6 luglio, il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias incontrava il ministro israeliano delle infrastrutture nazionali, dell’energia e dell’acqua Yuval Steinitz sul futuro della cooperazione energetica. Kotzias aveva discusso con Steinitz la possibilità di creare un corridoio energetico israelo-greco-cipriota e la posa di un gasdotto tra i tre Paesi, aprendo una via al mercato europeo ad Israele. A novembre, l’ex-ministro dell’energia Silvan Shalom espresse sostegno al gasdotto da Israele per Cipro e Grecia, e nell’incontro con Kotzias, Shalom aveva ribadito l’idea di costruire il gasdotto in parte con i finanziamenti dell’Unione Europea. “Il gasdotto diverrebbe un’ulteriore fonte di gas per l’Europa, affidabile e disponibile“, aveva detto Shalom. Il piano infrastrutturale tra Israele, Cipro e Grecia comporterebbe anche la costruzione di un elettrodotto sottomarino di 270 km da Israele a Cipro e un altro di 600 km da Cipro alla Grecia, permettendo un flusso bidirezionale per 2000 megawatt. A Kotzias Steinitz aveva detto che Israele segue accuratamente gli sviluppi in Grecia e che Israele esprime la speranza che la Grecia esca dalla crisi rapidamente. Ringraziando Steinitz per i suoi commenti, Kotzias rispose che Israele è uno dei più stretti amici della Grecia nel mondo e “certamente nella regione”.
egypte-israel_leviathan-gasNel frattempo, nei prossimi 18 mesi la Grecia dovrà ricevere 2 nuovi sottomarini di costruzione tedesca e due pattugliatori d’attacco fabbricati in Gran Bretagna. Nonostante ciò, le forze armate elleniche, che contano 109000 militari (e altrettanti stipendi) si sono viste ridurre le spese per la difesa del 54% (4 miliardi di euro) l’anno scorso. Il governo greco aveva offerto di ridurre le spese militari di 200 milioni, ma la troika, smentendo ciò che si dice sugli interessi tedeschi e francesi, rispose chiedendo una riduzione di 400 milioni di euro. La proposta del Primo ministro Alexis Tsipras di ridurre di 200 milioni la spesa militare, suscitava a sua volta le minacce del Ministro della Difesa Panos Kammenos, del partito ANEL, di lasciare il governo. Il governo Tsipras dichiarava quindi che non ci sarebbero stati più tagli alla Difesa. Comunque, il bilancio della Difesa è ancora pari al 2,5% del PIL della Grecia. La Grecia è uno dei pochi membri della NATO, assieme a Stati Uniti, Regno Unito, Estonia, Turchia e Polonia, a seguire la raccomandazione dell’alleanza per una spesa militare superiore al 2% PIL. Un’ennesima smentita degli isterismi sull’imminente guerra, e addirittura invasione, della NATO contro Russia, Serbia o quant’altro. Ad aprile il governo greco firmava un accordo da 500 milioni di dollari con gli Stati Uniti per l’aggiornamento di 5 pattugliatori, il che spiegherebbe l’atteggiamento morbido del FMI, feudo di Washington, nei confronti della crisi greca. “Nient’altro può essere tagliato senza impatto sulle forze armate“, ha detto l’ex-Maggior-Generale Ioannis Parisis, presidente dell’Accademia per le analisi strategiche di Atene. “Se torniamo alla dracma, sarà un colpo mortale alle forze armate perché importiamo quasi tutto“, compreso il carburante. La Grecia ha più truppe della Polonia, Paese con una popolazione tre volte più grande, e questo per difendersi dall”alleata’ Turchia, altro Paese membro della NATO, anche se Ankara s’era offerta di aiutare Atene. La Grecia aumentò le spese militari quando la Turchia invase Cipro nel 1974, e le ultime follie furono l’acquisto di 170 carri armati tedeschi Leopard 2 per 1,7 miliardi di euro nel 2003. La Grecia ha anche acquistato da Germania, Francia, Gran Bretagna, USA e Ucraina 400 tra aerei ed elicotteri, 9 sottomarini e circa 30 navi da guerra. Ma oggi i tagli al bilancio hanno messo a terra diversi aerei e immobilizzato i carri armati. Il governo Tsipras finora s’è anche rifiutato di ridurre il personale militare, improponibile per un Paese con un tasso di disoccupazione del 26%. Inoltre il ministro della Difesa Kammenos ha un ampio seguito tra i militari, e la prospettiva di migliaia di soldati disoccupati non aggrada il partner della coalizione di Syriza, anche perché, “La gente vede le spese per la Difesa come necessarie data la lunga ostilità turca sul Mar Egeo“, spiega il giornalista greco Matthaios Tsimitakis. “La stragrande maggioranza dei greci sarebbe molto felice di tagliare le spese militari, a condizione che l’UE garantisca i confini della Grecia“.GreekAirspace-011-714x472Infatti, gli aerei da guerra turchi hanno notevolmente aumentato le incursioni nello spazio aereo greco. Il 15 luglio, 6 caccia turchi violarono lo spazio aereo greco 20 volte, dopo l’incursione di elicotteri militari turchi la settimana precedente. Dopo diversi anni, le incursioni aeree turche sui territori della Grecia sono balzati in alto. “La ragione principale sono i conflitti di sovranità sul Mar Egeo“, dichiarava Mustafa Kutlay, professore presso l’Università di Economia e Tecnologia di Ankara. “I turchi cercano d’imporre la loro sovranità sulle isole contese e trascinare la Grecia al tavolo dei negoziati“, dichiarava Thanos Dokos, direttore generale della Fondazione ellenica per la politica estera ed europea, “Ciò che preoccupa sono i voli a bassa quota, spesso degli elicotteri, su queste isole“. Molti degli incidenti avvengono sulle acque a quattro miglia dalle coste turche e su un arcipelago di sedici isole che Atene considera suo territorio; rivendicazioni contestate da Ankara. Le incursioni turche di giugno e luglio si sono avute su questi isolotti, tra cui Farmakonisi, Kounelonisi, e Agathonisi. Nel 2014 i velivoli militari turchi avevano violato lo spazio aereo greco per 2244 volte, e 361 volte fino al maggio 2015. “Il riavvicinamento politico tra i due Paesi, nei primi anni 2000, e la crisi economica greca contribuirono a diminuire i duelli aerei“, osservava Kutlay, direttore del Centro Studi europei USAK, think-tank turco, “Ma il mutevole ambiente della sicurezza regionale sembra colpire un nervo scoperto e Turchia e Grecia sono ora più sensibili nei rispettivi confronti sull’Egeo“. Lo stato di prostrazione della Grecia non pone alcuna minaccia alla Turchia, e lo Stato Maggiore turco non ha alcuna ragione per far incrementare le attività aree. “Nel caso di incursioni aeree, si deve reagire“, afferma Dokos. “E’ molto difficile ritirarsi unilateralmente da una situazione di aggressione militare. E’ una situazione tragica, perché i soldi che spendiamo per i duelli aerei con la Turchia l’avremmo potuto spendere per altre priorità della Difesa“. Nel 1987 e nel 1996 i due Paesi furono sull’orlo della guerra. Nel 2006 in un duello aereo 2 caccia F-16, uno turco e l’altro greco, entrarono in collisione, uccidendo il pilota greco. Poco dopo l’insediamento a gennaio, il ministro della Difesa Kammenos si recò sulle isole contestate, mentre il ministro della Difesa turco Ismet Yilmaz affermò in Parlamento che appartengono di fatto alla Turchia. A maggio, Kammenos propose la costruzione di una base NATO in una delle isole contestate in modo che l’alleanza “avesse una visione completa del comportamento della Turchia nella regione“. Ulteriore spiegazione del ‘pivot israeliano’ di Atene. La Turchia porta avanti un ambizioso programma di modernizzazione dell’aeronautica, già dotata di oltre 100 jet da combattimento F-16. A gennaio, il governo turco approvava l’acquisto di 4 aviogetti da caccia F-35 e 5 elicotteri Chinook, ed ha in programma di acquistare 100 F-35, mentre a primavera il governo turco approvava anche un programma per lo sviluppo di aerei da combattimento e di un jet regionale per uso civile e militare.
1422440547680 L’ex-ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis viene indagato per aver piratato i conti dei contribuenti greci, in vista dell’uscita della Grecia dall’euro, nell’ambito di una squadra segreta tra cui figurava l’economista statunitense James Galbraith, il quale precisava presso i media che “oltre a una conversazione telefonica inconcludente con il deputato Costas Lapavitsas, non c’era alcun coordinamento con Siryza e le idee del nostro gruppo di lavoro avevano ben poco in comune con le loro”. Varoufakis, che affronta anche l’accusa di alto tradimento, confermava i preparativi segreti per hackerare in codici fiscali dei cittadini greci per creare un sistema di pagamento parallelo. In una conferenza a Londra, presso il think tank OMFIF, del 16 luglio, Varoufakis aveva delineato il suo piano segreto e accusava il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble di “propendere per la Grexit”, far uscire Atene dall’eurozona e ricattare la Francia; “Avevamo intenzione di creare, di nascosto, conti di riserva collegati ad ogni codice fiscale, senza dirlo a nessuno affinché questo sistema operasse in segreto, naturalmente poteva essere denominato in euro, ma poteva essere subito convertito in nuova dracma. Il primo ministro, prima della nomina e delle elezioni di gennaio, mi diede via libero per sviluppare un piano B. Riunì una squadra molto competente, limitata dovendo mantenere questo piano segreto per ovvie ragioni. Ci lavoravamo da dicembre-inizio gennaio. Il nostro piano si sviluppava su molti fronti, io ne indico uno. Prendiamo il caso dei primi momenti in cui le banche vengono chiuse. I bancomat non funzionano più ed è necessario implementare un sistema di pagamento parallelo per sostenere l’economia per qualche tempo e dare l’impressione al pubblico che lo Stato ha il controllo, che c’è un piano. Lo programmammo. Ciò avrebbe creato un sistema bancario ombra durante la chiusura delle banche per l’azione aggressiva della BCE, per soffocarci. Era molto tardi e penso che avrebbe fatto la differenza, perché potevamo subito estenderlo, utilizzando le applicazioni degli smartphone, divenendo un sistema parallelo, ovviamente, basato sull’euro ma che poteva essere convertito in dracme subito. La direzione generale delle finanze pubbliche era completamente controllata dalla troika. Non dal mio ministero, da me, ministro, ma da Bruxelles. L’Amministratore Delegato viene nominato su supervisione della troika. Immaginate, è come se le finanze del Regno Unito siano controllate da Bruxelles. Sono sicuro che che fa rizzate i capelli a sentirlo“. Varoufakis quindi chiamò un “amico d’infanzia”, professore d’informatica presso la Columbia University, e lo nominò Direttore Generale dei Sistemi Informativi. “Dopo una settimana, mi disse: ‘Sai una cosa? Controllo macchine ed attrezzature, ma non controllo il software. Appartiene alla Troika. Cosa faccio?’. Decidemmo di usare un programma dal computer del mio ufficio per copiare i codici dal sito web delle imposte (Taxisnet), per progettare e sviluppare il sistema parallelo di pagamento. Eravamo pronti ad ottenere il via libera dal Primo Ministro, quando le banche avrebbero chiuso, entrando nella direzione generale delle finanze pubbliche, controllata da Bruxelles, e collegare il portatile per attivare il sistema“. Cosa tentava di attuare di attuare Varoufakis? Un golpe degli hedge funds? Per conto di Soros come sospetta da tempo Wayne Madsen.
Il Segretario generale del Partito comunista sudafricano e ministro della Funzione pubblica Jeremy Cronin ha affermato, riguardo alla relazione tra Grecia e BRICS, “Prima del referendum greco si è detto che la banca BRICS avrebbe fornito i finanziamenti. Per quanto ne so, la questione non fu mai formalmente sollevata. C’è certamente simpatia per la Grecia…. Tuttavia, non va esagerata la portata di una sola istituzione di recentissima creazione. … La realtà attuale dell’UE riflette la realtà globale, con un centro economico (Germania in particolare), economie semi-periferiche (Grecia, Irlanda) e periferiche (gran parte dell’Europa orientale). Ciò evidenzia la necessità di una solidarietà anticapitalista globale e della difesa della sovranità nazionale e democratica. La complicità dei socialdemocratici tedeschi (e di altre formazioni europee di centro-sinistra), nel sostenere il piano di austerità greco è molto istruttiva, come lo è la responsabilità storica del PASOK su gran parte della crisi attuale. … Guardando la situazione greca dalla prospettiva meridionale, chiaramente un piano B era e rimane l’unica via d’uscita, anche se tali scelte possono essere difficili. La nostra lettura è che le misure di austerità imposte alla Grecia sono dettate più da ragioni politiche che da imperativi economici. Qualsiasi tentativo di tracciare un percorso nazionale relativamente sovrano su mandato democratico viene punito, avvertendo Spagna, Italia, Portogallo ed Irlanda e ovunque agiscano partiti anticapitalisti. Ho il sospetto che questo sia il motivo per cui il FMI ha preso una posizione più economica e meno politica, avendo chiaro che l’attuale assetto non è sostenibile”.

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ll ministro della Difesa israeliano Moshe Yalon con l’omologo greco Panos Kammenos

La Turchia in soccorso della Grecia…
Philippe Grasset, Dedefensa, 1° luglio 2015

GreekCoast-714x868Dal momento che la Grecia ha le sue difficoltà in Europa, sinonimo di pace e prosperità almeno dal 2010-2011, un problema aleggia sullo sfondo, l’atteggiamento della Turchia. Entrambi i Paesi hanno sperimentato decenni di acuto confronto e ancora hanno controversie, in particolare sulle prerogative nelle rispettive aree sul Mar Egeo, sulla questione di Cipro, ecc. Anche se alleati nella NATO il “conflitto” tra Grecia e Turchia è un classico dal 1945, alcuni esperti e diplomatici greci hanno talvolta sollevato la possibilità che l’indebolimento della Grecia avvantaggi la Turchia che prende l’iniziativa su ogni lite, e vi sono anche casi in cui si registrano incidenti aerei, con alcune incursioni aeree turche sulle acque territoriali greche soggette alle pretese turche. Altre critiche furono rivolte da certi circoli greci alla Turchia secondo cui riceve un numero considerevole di rifugiati siriani per facilitarne il passaggio in Grecia, già sovraccarica di rifugiati e nello stato catastrofico che sappiamo. È quindi tanto più notevole che la Turchia segnali per la prima volta dalla crisi greca, in modo notevole, ufficiale e volontario con un discorso del primo ministro Ahmed Davutoglu sulla situazione greca, con solidarietà completamente positiva, una proposta di aiuto alla Grecia. AFP (La Croix del 30 giugno 2015) ha trascritto la proposta di Davutoglu: “Il Primo ministro islamico-conservatore della Turchia Ahmet Davutoglu ha offerto aiuto alla Grecia, al limite dell’inadempienza, affermando di esser pronto a considerare “qualsiasi proposta di cooperazione” con il vicino. “Vogliamo che la Grecia sia forte, (…) siamo pronti ad aiutarla a superare la crisi economica con la cooperazione su turismo, energia, commercio”, ha detto Davutoglu durante il discorso ai membri del partito. “Contatteremo la Grecia per organizzare un incontro di cooperazione ad alto livello nel più breve tempo possibile, prendendo in considerazione un’azione comune sulla crisi finanziaria che l’ha colpita”, ha aggiunto“. Sputnik riporta l’intervento di Davutoglu, anche intervistando altri politici, turchi e greci, le cui reazioni erano tutte estremamente favorevoli. (Sputnik, 30 giugno 2015).
… Alla domanda di Sputnik (sull'”aiuto umanitario” di 1,9 miliardi di dollari, il deputato del Partito Democratico del Popolo, Ertugrul) Kurkçu ha detto: “Sarebbe il miglior aiuto possibile al vicino attualmente in una situazione economica difficile. Ciò svilupperà amicizia e riconoscimento del popolo greco e ci permetterà di stabilire la pace nella regione del Mar Egeo”. Secondo il deputato, la Turchia ha risorse sufficienti per aiutare la Grecia, in particolare nel 2013 Ankara contribuì con 1,9 miliardi dollari di dollari di aiuti umanitari alle organizzazioni internazionali. “Potremmo dare questo aiuto alla Grecia come debito senza interessi”, aveva detto. Secondo Kurkçu, il versamento di 1,6 miliardi di euro, la parte del debito che Atene deve pagare ora, potrebbe essere un efficace passo diplomatico permettendo alla Grecia di evitare il default e di organizzare il referendum. “Abbiamo fatto questa proposta perché siamo solidali con il governo di Syriza e i nostri obiettivi politici sono gli stessi”, ha detto Kürkçü. “La deputata di Syriza Sia Anagnostopoulou ha accolto con favore la proposta della Turchia. “La solidarietà dei Paesi vicini è molto importante. Insieme possiamo diventare più forti e ricchi. In questo contesto, la proposta del signor Kurkçu è molto importante per noi”, aveva detto“. Presumibilmente, se Davutoglu l’ha detto è indubbio che avesse l’appoggio completo di Erdogan (Davutoglu non avrebbe preso una posizione su un tema così delicato senza l’approvazione del presidente, inoltre i due uomini sono molto vicini). La posizione della Turchia, generalmente ostile alla Grecia, in favore di una solidarietà attiva con essa sembrerebbe sorprendente, veramente sorprendente anche nella fantasiosa politica a tutto campo di Erdogan, a volte greve e a volte migliore. (L’aspetto stravagante di Erdogan sembra riservato principalmente a tutto ciò che sia ad est/sud-est, cioè in Medio Oriente in generale. A nord/nord-est, e in particolare con la Russia, Erdogan sembra generalmente meno stravagante seguendo linee più solide: la Grecia ne è l’azimut). Pertanto la Turchia di Erdogan ha adottato verso la Grecia una politica di solidarietà attiva, mentre le è stata a lungo ostile potendo semplicemente rimanere indifferente; ciò non dovrebbe sorprendere più di altre giravolte di Erdogan. Ma questa svolta ha finemente operato e ben negoziato, e sarebbe senza dubbio estremamente interessante; insomma, merita attenzione oltre la semplice osservazione della singola iniziativa “umanitaria” bramata dalle direzioni politiche del blocco BAO. (Ma dal loro punto, finora, volto agli aiuti “umanitari” alla Grecia…)
La differenza di linguaggio dei turchi verso la Grecia da un lato, e quello delle “istituzioni” del sistema e altre europee verso la Grecia, dall’altro lato, è impressionante. I primi parlano di politica, solidarietà regionale, solidarietà umana, necessità di stabilità comune, condivisione di responsabilità politica e umana; i secondi parlano di leggi economiche (a loro vantaggio), labirinto finanziario, settarismo capitalistico, ultimatum contabili, distruzione di economie, creazione del debito per distruggere le nazioni a vantaggio delle banche, ecc. Da un lato linguaggio umano e politico, dall’altro quello contabile spietato senza il minimo interesse per il fattore umano. Inoltre, nelle dichiarazioni citate sembra che tutto avvenga come se la Grecia affronti un avversario comune anche alla Turchia, e che non sia altro che l’inganno monetario che ottusamente schiaccia i popoli con la macchina-sistema, la finanza che spazza via le strutture umane a vantaggio degli azionisti e del sistema di omologazione… La solidarietà c’è anche a questo livello, tra comunità, popoli, comunità umane che naturalmente diventano antisistema perché inconsciamente sentono che l’attacco del sistema a uno di loro riguarda tutti, perché il sistema non fa assolutamente mai eccezioni, strutturate o perenni. Naturalmente, si potrebbero evocare le manovre turche, i vantaggi che la Turchia potrebbe affermare verso la Grecia in cambio dell’aiuto che avrebbe intenzione di offrire, cosa né impossibile né cattiva, ma preferiamo considerare la situazione presentatasi in tutta la sua crudezza ed imponenza, perché infinitamente più interessante. (E anche se l’aiuto della Turchia alla Grecia è minimo rispetto alle capacità turche: in questo caso, il gesto ha un potere politico sproporzionato all’importo previsto, ed è la politica che c’interessa più della grande contabilità finanziaria). Si potrebbe anche aggiungere che se una manovra c’è, potrebbe essere la Turchia che dice alla Grecia dietro le quinte, “l’UE non ci vuole ma vedete come l’Unione europea considera coloro che ne fanno parte e come noi trattiamo uno dei membri dell’UE“. Infine si aggiunga la dimensione regionale. Questa mano tesa turca alla Grecia dovrebbe incoraggiarla ad avvicinarsi alla Turchia, come a continuare, e questa volta i catastrofici attacchi europei sono presenti e identificati come tali, l’apertura alla Russia in modo più serio di quanto mai fatto finora. Si noterà immediatamente che ci si ritrova in piena coerenza, perché da una parte c’è la vicinanza tra Russia e Turchia (nonostante un momentaneo raffreddamento che appare passeggero della Turchia verso la Russia avendo Putin partecipato alle cerimonie del centenario del genocidio armeno), e dall’altra parte in particolare il gasdotto South Stream, bruscamente abbandonato in barba all’UE dalla Russia nel dicembre scorso, e sostituito dal gasdotto Turkish Stream proposto dalla Russia alla Turchia, che rientra in Europa propria dalla Grecia.Pipelines_Blue_South_Stream_risultatoFonti:
Les Crises
Haaretz
Histoire et Societé
Indian Punchline
Israel Defense
Jerusalem Post
MoD Greece
Mondoweiss
Politico
Politico
Straits Times

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora