L’Algeria disporrebbe dei sistemi SAM S-400

Akram Secretdifa3 14/07/2015

docS400Annunciammo più di due anni fa il desiderio dell’Algeria di acquisire dalla Russia il sistema di difesa aerea a lungo raggio S-400. Un contratto per tale sistema fu firmato un anno fa. Oggi possiamo fornire le prime foto scattate in Algeria di un reggimento di S-400 operativo, riprese durante i primi test del sistema ricevuto in primavera. Se non sono mai stati rivelati i dettagli del contratto, si crede che riguardi 3-4 reggimenti. Uno sguardo ad immagini satellitari sul numero di S-300 e S-400 operativi da una buona stima del numero di sistemi S-400 acquisiti.
Il Comando delle forze di difesa aerea e di terra controlla tre reggimenti di S-300PMU2 dal 2003, schierati nel centro, ovest e sud-ovest dell’Algeria coprendo la quasi totalità del nord, del confine algerino-marocchino e della fascia costiera.5P85TE2-BAZ-6402-TEL-2SL’arrivo degli S-400 non solo colma le lacune nella difesa aerea, ma completerà la sorveglianza aerea a lungo raggio. Le foto mostrano inconfutabilmente dei sistemi di lancio degli S-400, che differiscono da quelli degli S300PMU2, il veicolo BAZ-64022 non è il KRAZ-260 dei 2-8 sistemi di lancio del PMU2 allineati su una foto, o i 3 durante il test sulla seconda foto. In realtà, l’esercito algerino ha intrapreso la revisione della sua difesa aerea e la comparsa degli S-400 nel suo arsenale fa parte della modernizzazione.s4003La settimana precedente i media russi confermavano l’acquisto di batterie di missili a medio raggio Buk-M2, specificatamente richiesti per la rete di rilevamento costituita dai radar russi Kasta 2E2 accoppiati ai sistemi di protezione ravvicinata dei Pantsyr-S1 e Buk-M2. Questa configurazione a strati unifica le capacità dei vari sistemi radar. Il Kasta 2E2 è già integrato a S-300 e S-400 permettendo a diverse unità di operare senza rilevamento e collegate a unità indipendenti. Il sistema ha un raggio di rilevamento efficace di 400 km e può distruggere un bersaglio a 240 km di distanza con i missili 40N6 o 48N6. Il radar tridimensionale 92N6E può identificare 100 bersagli simultaneamente a una distanza di 400 km. Oltre al raggio d’ingaggio e all’incremento delle prestazioni, la differenza principale con l’S-300PMU2 è la capacità ABM, rendendola un’arma formidabile. Se l’acquisizione è confermata, l’Algeria è ufficialmente il primo cliente estero del Trjumf.argelia S-400Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lavrov avverte algerini e tunisini

L’Expression Algérien, 12 marzo 2014 – Tunisie-secret

La Russia alza la voce. Toccherà all’Algeria avverte Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Russia, che detto en passant, è stato accolto a Tunisi con la bandiera serba, un errore della diplomazia tunisina oramai incapace di distinguere la bandiera russa da quella serba. Il complotto contro l’Algeria non è più un segreto. Tutto è pronto per destabilizzare questo Paese tra la Tunisia sotto mandato islamo-atlantista e il Marocco sotto l’influenza d’Israele e la Libia afghanizzata. A Tunisi, cinque condizioni sono state soddisfatte per completare il piano anti-algerino: la base militare degli Stati Uniti, vicino al confine con l’Algeria, la sede di Freedom House, terreno fertile dei cyber-collaborazionisti, i ratti palestinesi di Hamas che hanno scavato decine di tunnel al confine tunisino-algerino, il miniesercito di jihadisti tunisini, algerini, libici e ceceni in Tunisia e le cellule dormienti di al-Qaida.

map_of_algeriaNella breve visita in Tunisia, di qualche ora, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avvertito che “partiti stranieri” vogliono mettere a ferro e fuoco l’Algeria spacciando la primavera algerina. Un diplomatico russo ha aggiunto che questi stessi partiti “hanno aperto diversi fronti presso il confine con l’Algeria, da Libia, Tunisia e Mali”. Da alleato, Lavrov ha ribadito il sostegno del suo Paese all’Algeria. Il capo della diplomazia russa ha svelato durante la sua visita in Tunisia, che l’Algeria sarà bersaglio di istigatori e altri fomentatori che scriveranno l’ultimo episodio della presunta primavera araba. Quindi ha avvertito le autorità algerine contro gli istigatori della cosiddetta “primavera araba”. Il ministro degli Esteri russo accusa direttamente coloro che hanno causato i tumulti deliberati in Tunisia, Libia e Mali da cui proviene la maggiore minaccia all’Algeria. Ritiene che i cospiratori del nuovo ordine mondiale abbiano piani basati su una politica d’influenza verso minoranze e reti terroristiche. Tuttavia, la minaccia sottolineata da Mosca non è nuova ai servizi segreti algerini. Sottoposte a una notevole pressione dall’inizio della guerra civile in Libia, le forze di sicurezza algerine hanno fatto affidamento sulla loro esperienza nella lotta al terrorismo. In tempi relativamente brevi, migliaia di fonti d’informazione di prima mano sono state analizzati e controllate dal DRS, nella corsa contro il tempo contro ogni minaccia, compresi i gruppi criminali nati all’ombra della crisi libica, usata come catalizzatore del movimento jihadista, relativizzata e talvolta banalizzata dai partiti in guerra contro il regime di Gheddafi, tra cui Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nella loro banca dati, i servizi di sicurezza sono riusciti a identificare le  nuove reti composte da marocchini e libici. L’arresto di alcuni agenti del Mossad in Algeria n’è la prova. Non trovando necessario rivelare il vero scenario programmato contro l’Algeria, le stesse fonti vicine al contesto sanno che l’Algeria è “terreno fertile” per i grandi appetiti occidentali. Il rapporto del dipartimento di Stato USA sui diritti umani, che paradossalmente accusa l’Algeria e l’analisi del Centro anti-terrorismo (CTC) dell’Accademia Militare di West Point che ha messo sotto il microscopio tutto ciò che accade nel sud dell’Algeria, sostenendo che questa regione sensibile dell’economia del Paese sarà l’epicentro di una esplosione popolare per via della marginalizzazione delle minoranze, non possono essere considerati che un’introduzione degli obiettivi reali degli occidentali.
Una prima percezione di ciò che sta per accadere. “L’Algeria è nel mirino degli Stati Uniti?” si chiedeva L’Expression in una precedente edizione! La risposta è stata rivelata dal Los Angeles Times. Il giornale ha riferito che “Forze speciali statunitensi operano in Tunisia“. La presenza di cui avevamo prova, ma negata dalle autorità tunisine, è giustificata, dice lo stesso giornale, dal fatto “di addestrare i militari tunisini nella lotta contro il terrorismo.” I marine, che sarebbero una cinquantina, hanno preso posizione nel sud della Tunisia, presso la frontiera algerina, nel gennaio 2014. “Un aeromobile tipo elicottero è presente“, aggiunge il Los Angeles Times. E’ solo la parte visibile di un iceberg e della grande strategia della guerra annunciata contro l’Algeria. Infatti, dalla fine dello scorso anno, rapporti confermano la forte presenza di agenti dei servizi segreti statunitensi e dell’AFRICOM nel sud della Tunisia. Gelosa della sua sovranità, l’Algeria aveva agito a tempo di record per liberare oltre 600 ostaggi, garantendo al contempo i confini. L’unità speciale chiamata a condurre l’operazione aveva impressionato il mondo per la sua professionalità! Anche se il pretesto della mobilitazione degli Stati Uniti in Africa è il coordinamento della lotta contro il terrorismo e salvaguardare i propri interessi, non è difficile credere che gli Stati Uniti non abbiano interesse nelle regioni dell’Algeria con giacimenti di shale gas, gas convenzionale e altri minerali come l’uranio. Clan compiacenti sono già sul terreno, pronti ad avviare il motore della destabilizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria nel mirino degli Stati Uniti

Charles Francis L’Autre Afrique 13 febbraio 2014

algeria-mapDa diversi mesi gli Stati Uniti hanno classificato l’Algeria un “Paese a rischio sicurezza per i diplomatici” e posto installazioni militari con contingenti navali nel meridione della Spagna, senza nascondere le intenzioni interventiste in Africa settentrionale. Si sa inoltre che gli Stati Uniti puntano alla zona di confine tra il sud della Tunisia e l’Algeria, “segno che gli Stati Uniti sono determinati ad agire, il Pentagono ha appena occupato, nel sud della Tunisia, una base in disuso da ristrutturare per intervenire nel teatro libico, ha detto una fonte diplomatica a Tunisi” (LeFigaro, 1 febbraio 2014). Il minimo che possiamo dire, anche se si tratta per il momento d’intervenire in Libia, è che l’orco si avvicina… Minacce punitive per non aver sufficientemente sostenuto l’intervento militare francese in Mali? Una piano di destabilizzazione dell’ultimo bastione indipendente dall’influenza degli Stati Uniti? Il fatto è che dopo il Mali e lo stato di tensione in tutta la sub-regione, gli algerini hanno il diritto ad avere gravi preoccupazioni.

L’intervento militare annunciato
500 marines w otto caccia degli Stati Uniti sono stati schierati dall’estate del 2013, una sostanziale forza d’intervento militare, nella piccola città di Moron, Spagna. Se la presenza militare degli Stati Uniti su suolo spagnolo non è uno scoop, ciò che è nuovo è lo scopo specifico di tale nuovo schieramento. La confessione del governo spagnolo in merito a ciò è davvero notevole: “consentire ai militari degli Stati Uniti d’intervenire in Africa settentrionale in caso di gravi perturbazioni“. Non si può infatti essere più chiari! Oggi, mentre gli Stati Uniti hanno appena fatto la richiesta formale al governo Rajoy di aumentare l’attuale presenza di marines, chiamata “Forza di risposta alle crisi in Africa“, apprendiamo dal quotidiano spagnolo El Pais, di grandi movimenti della marina degli Stati Uniti sulle coste spagnole: “L’11 febbraio, il cacciatorpediniere USS Donald Cook arriverà con il suo equipaggio di 338 uomini nella base navale di Cadice. Una seconda nave, l’USS Ross, arriverà a giugno e altri due, USS Porter e USS Carney, nel 2015. In totale, 1100 marines con le loro famiglie, che si sistemeranno nella base di Cadice.” Alla domanda su tutte queste manovre e schieramenti militari, Gonzalo de Benito, segretario di Stato agli Esteri spagnolo ha solo commento: “Quali operazioni compiranno questi marines super-equipaggiati? Non posso dirlo perché queste forze non sono qui per operazioni specifiche, ma per per dei possibili imprevisti…
Tra minacce e gerghismi, misuriamo come il suono degli stivali dev’essere preso molto sul serio. Che siano in Italia o in Spagna, nel nord del Mali o del Niger, francesi o statunitensi, è chiaro che le basi militari aumentano intorno al Maghreb.

Innanzitutto umanitari e poi la guerra…
Tutti gli interventi esteri che presiedono, e tendono ancora, al processo di disgregazione territoriale e politico delle nazioni, in particolare dell’Africa… sono sempre stati preceduti da campagne ultra-mediatiche sul piano “umanitario”. Si conosce lo svolgersi delle operazioni: “umanitari” e ONG segnalano, di solito dove gli viene detto, una situazione drammatica per i civili, denunciando carestie attuali o future, individuando moltitudini sottoposte a genocidio (o a rischio di), inondando il pubblico con immagini shock e opinioni, infine … le grandi potenze sono “costrette” a difenderli s’intende.. intervenendo a favore del “diritto alla vita dei popoli interessati”. Come in Libia, Costa d’Avorio, Africa Centrale, Mali… disintegrando, tagliando e infine dividendo tutto. Così, dopo averlo rodato da tempo in Biafra e in Somalia, entrambi disintegrati (1), il “buon” dottore Kouchner, ministro francese di destra e di sinistra, s’inventava nell’ex-Jugoslavia, anch’essa disintegrata, la versione finale del “diritto di intervento”! Invenzione che, dopo aver dimostrato la propria efficacia nell’implosione dei Balcani, prospera nel pianeta soggetto alla globalizzazione imperiale. Dalle “armi di distruzione di massa” irachene al “sanguinario” Gheddafi in Libia, “migliore amico della Francia”, dalla Siria al Mali, dalla Costa d’Avorio all’Africa Centrale… notando che si tratta di numerose guerre condotte in suo nome nel continente, si misurano i risultati di tale politica “umanitaria”.

Nord Africa, Algeria e Tunisia chiaramente nel mirino
Non dimentichiamo che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha recentemente classificato l’Algeria tra i Paesi “a rischio sicurezza per i diplomatici.” Inoltre, allo stesso tempo, nel Congresso degli Stati Uniti sono state discusse nuovamente modifiche alla legge antiterrorismo, con l’obiettivo dell’intervento delle forze armate, senza previa consultazione… del Nord Africa! In questo modo… le ONG umanitarie, che hanno già espresso la volontà di “chiamare in aiuto le grandi potenze” e i loro eserciti, sono da tempo all’opera in Algeria. Secondo il sindacato centrale UGTA (Unione generale dei lavoratori algerini) queste ONG operano per dividere e contrapporre le popolazioni: Nord contro Sud, arabi contro berberi, lavoratori contro disoccupati… in cima a queste ONG “umanitarie” vi sono Freedom House, Canvas, NED… i cui legami con la CIA non sono un segreto.(2) L’UGTT ne accusa così l’infiltrazione nei movimenti sociali per “ingannarli e trascinarli in violenze, cercando di creare una crisi che possa giustificare l’intervento” e ancora “mentre i giovani manifestano legittimamente per i posti di lavoro, contro la precarietà e lo sfruttamento, i leader giovanili di Canvas li sfruttano per trascinare la questione dell’occupazione nel contesto del separatismo del sud dell’Algeria, cioè laddove si trovano le grandi ricchezze in minerali, petrolio e gas. “Casualmente, si è tentati di aggiungere o meglio… come al solito”. (3)
Insicurezza e disagio sociale suscitati al di qua delle frontiere, diffusa insicurezza suscitata aldilà. Il metodo è noto. Gli Stati Uniti, che già si affidano alla destabilizzazione regionale per giustificare il dispiegamento militare nel Mediterraneo, domani non mancheranno di cogliere il pretesto dei disordini sociali o del “pericolo per i diplomatici” per intervenire direttamente. Non sarebbe legittimo, tuttavia, chiedersi della responsabilità delle grandi potenze, soprattutto degli Stati Uniti, nella proliferazione del terrorismo in questa regione dell’Africa? Non lo è, e non è l’ultimo dei paradossi che, in nome dell’insicurezza, gli Stati Uniti tramite NATO e Francia decidessero di far saltare la Libia nel 2011? Non è per la stessa ragione che l’esercito francese entrò in guerra in Mali nel 2012. Due interventi, si ricordi, lungi dal portare la pace, aggravando la  destabilizzazione, facendo del Sahel e dell’intera sub-regione una polveriera.
Queste nuove minacce degli Stati Uniti, che rientrano nella cosiddetta strategia del “domino” tanto cara alla precedente amministrazione Bush, devono essere prese molto sul serio. Visto che tanti falsi pretesti non mancano e non mancheranno, nel prossimo futuro, a motivare l’intervento militare estero. Le grandi potenze non si fermeranno, al contrario, rischiano la disintegrazione regionale e relative conseguenze letali per i popoli. Già questa è la regione che subisce l’incredibile proliferazione di armi per via dell’esplosione dello Stato libico e del continuo flusso di armi di ogni  tipo, totalmente irresponsabile, per gli estremisti islamici in Siria. Le onde d’urto di tale situazione si sono viste in Mali dove una Francia militarmente obsoleta si mostra molto (troppo) amichevole verso dei separatisti assai ben equipaggiati che spuntano in Algeria, dove si pensava che il terrorismo islamico fosse stato sradicato, e in Tunisia, dove sciamano gruppi paramilitari che pretendono di rappresentare l’Islam e dove, allo stesso tempo, il potere lascia impuniti l’omicidio degli oppositori politici.
Appare sempre più chiaro alle popolazioni colpite che tali minacce verso gli Stati sovrani hanno per obiettivo di lasciarle in nazioni indebolite dirette da ascari impotenti e divisi, incapaci di resistere alla cupidigia delle multinazionali. Ecco perché gli Stati da cui provengono le multinazionali vanno così d’accordo, nonostante i loro interessi e quel che dicono, con i peggiori islamisti, sia oggi in Sahel e Siria che in Libia ieri. In altre parole, a ognuno il suo spazio, i suoi profitti e il suo bottino. Certo, mai come oggi le “vecchie chimere” ideate dai fondatori dell’Indipendenza come il “Panafricanismo” o “l’Africa agli africani”…, gettate nella pattumiera della storia, sembrano avere tanta attualità. Ad ogni modo e qualunque siano i discorsi urgenti imposti dalla drammatica situazione nel continente, l’attualità impone che l’Algeria non si faccia dettare le proprie azioni dall’intervento militare.cnvs1. Dopo il Biafra, Bernard Kouchner spiegò che bisognava “convincere” prima l’opinione pubblica, e poi seguono le operazioni spettacolari come “sacchetti di riso per la Somalia”, “barche per il Vietnam”… i disaccordi con MSF, la sua dipartita e la creazione di Medici del Mondo.
2. UGTA, Algeri 28 giugno 2013, sul giornale del PT algerino Fraternité
3. Sul ruolo nefasto di “umanitari”, ONG e destabilizzazione delle nazioni, vedasi “Banca Mondiale e ONG destabilizzano gli Stati

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sahel: l’esercito algerino abbatte un drone nel nord del Mali

Strategika51 1 luglio 2013

algeria_mapDa qualche tempo, l’esercito algerino ha schierato significativi rinforzi militari al confine con Mali, Libia e Tunisia per affrontare qualsiasi infiltrazione terroristica transnazionale. Questo esercito ha accuratamente studiato dal 2003 le operazioni degli eserciti serbo, iracheno, libico e siriano nei conflitti che interessano i Balcani, il Caucaso e il Medio Oriente per trarne “lezioni”…
Secondo le informazioni raccolte e riportate dal quotidiano algerino al-Nahar, una unità dell’esercito algerino, nel sud dell’Algeria, ha abbattuto nella notte del 28 giugno 2013 un drone non identificato sul territorio Mali. Secondo le stesse fonti, il drone abbattuto dall’antiaerea algerina si sarebbe avvicinato troppo al confine con l’Algeria, “emettendo segnali elettromagnetici qualificati ostili,  con ogni probabilità mirando a sondare la capacità di guerra elettronica dell’esercito algerino” al confine con il Mali.
Il drone è stato rilevato tramite mezzi elettronici, molto probabilmente con l’aiuto di un aereo specializzato nella guerra elettronica e il suo avvicinamento offensivo ne ha determinato la  distruzione da parte dell’esercito algerino. Il drone, di cui si ha cura di non specificarne la nazionalità, è stato neutralizzato sul territorio del Mali a 130 km dalla città algerina di Timiauin, situato al confine tra i due Paesi. Appena abbattuto il drone (nessun dettaglio sul tipo di arma usata, ma le nostre fonti scartano l’uso di un sistema Pantsir S-1, sono ancor meno loquaci sul tipo di drone colpito) dei commando specializzati nella lotta antiterrorismo sono rapidamente penetrati in territorio maliano occupando il luogo dello schianto del velivolo per un perimetro di 15 km. I rottami del drone abbattuto sono stati recuperati da un’unità speciale e inviati in Algeria, dove un aereo da trasporto militare era in attesa per volare in direzione sconosciuta.
Negli ultimi anni, l’esercito algerino, reso nervoso dall’accerchiamento strategico del Paese in coincidenza con un periodo politicamente delicato, concentra i propri sforzi nelle tecniche di guerra elettronica e delle contro-misure elettromagnetiche, dopo aver studiato le cause del fallimento di alcuni eserciti nella regione, negli ultimi conflitti. Poco prima l’intervento della Francia in Mali, maggiore pressione internazionale è stata esercitata su Algeri affinché inviasse l’esercito nel vicino meridionale per dare la caccia ai gruppi terroristici. Ma gli algerini hanno rifiutato l’intervento del proprio esercito al di fuori dei confini.
Pochi mesi fa, l’esercito algerino ha informato l’ex-ministro dell’Interno tunisino Ali Larayadh attraverso un interlocutore civile che se la Tunisia non si attivava contro gli islamici alla macchia nel Jebel Chaambi, presso la città di Kasserine, era possibile che l’esercito algerino intervenisse sul  suolo tunisino. Il ministro algerino con questo messaggio ha sottolineato che l’Algeria è generalmente un Paese pacifico, ma in caso di aumento delle minacce terroristiche, l’uso di mezzi non ortodossi è sempre possibile.
Infine, gran parte dell’alto comando dell’esercito algerino ora rimpiange il fatto di non essere intervenuto in Libia, a Tripoli, durante la guerra civile che scosse il Paese nel 2011. Questo avrebbe impedito la creazione nel sud libico, intorno a passo Salvador, di uno Stato de facto diretto oggi dal signore della guerra algerino Moqtar Belmoqtar!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria all’ombra della “primavera araba”

Djerrad Amar, Reflexion, 13 febbraio 2013 – Counterpsyops

610px-Flag_and_map_of_Algeria_svgPropaganda, sovversione e menzogne contro l’Algeria, che deve rimanere sotto il controllo dei predatori o, nel migliore dei casi, essere guidata da burattini. Chi può servire al meglio tra i suoi traditori? Quanti di loro, per frustrazione o vendetta, hanno scelto l’esilio criticando il proprio paese o servendo forze ostili, sotto l’etichetta di “oppositore”. Uno di loro all’estero, spinto dall’impotenza, arriva a dire “… per fortuna, il popolo algerino, grazie agli oppositori, sa che gli attuali leader della dittatura non sono algerini!” Niente di meno!
Questi servi, che si credono lungimiranti, arrivano a mentirci, dall'”estero”, su cose che viviamo qui. Avendo conosciuto, in maggioranza, il potere che li ha cacciati spesso per buone ragioni, si permettono di dettarci, con disprezzo, ciò che dobbiamo ricordare e fare. Capite: ”Ribellatevi!”, mentre costoro, con i loro seguaci, fanno affari. La vendetta brilla nei loro scritti che, più che altro, appaiono pieni di commenti sprezzanti, denigranti e di propositi spregevoli, piuttosto che di analisi obiettive!! Tutti sono uguali a se stessi nel strombazzare le tesi dei loro padroni. Il loro obiettivo rimane l’esercito e i suoi ufficiali, che sarebbero l’apice del male che ha frustrato le loro speranze di vendetta, non avendo strappato o mantenuto la sperata briciola di potere. In realtà, vogliono solo sostituirsi a questo potere, con l’aiuto di Stati noti per il loro passato immorale e il loro presente devastante, o da ricchi Stati lontani dai valori che sostengono di difendere.
La realtà, in contrasto con la loro propaganda, è che oggi ci sentiamo assai meglio e più sicuri di quanto lo fummo durante il “decennio nero” di fuoco e sangue, dove molti dei nostri “amici” stranieri incoraggiarono il disordine. Non sentiamo una repressione tale da spingerci a fuggire o a ribellarsi. Far credere che viviamo in un “regime dittatoriale e repressivo” è una menzogna. La libertà è reale e gli effetti della crisi globale ‘sono ben sopportati’.

Il ‘ciclone’, sperato per l’Algeria, è già passato 24 anni fa
L’Algeria ha abbastanza ricchezze. I programmi di sviluppo e costruzione sono in pieno svolgimento. Lo Stato investe nei grandi progetti. Il piano quinquennale 2010/2014 ha stanziato circa 286 miliardi dollari di investimenti in tutti i settori. 130 miliardi dollari per il completamento dei vecchi progetti (ferrovie, strade, acquedotti…) e 156 miliardi dollari per i nuovi progetti. Vi sono  ancora carenze, il problema della disoccupazione, di questa corruzione maledetta che non si “basa  sul dogma” come si suol dire. Resta anche questa ingiustizia nell’accesso ad alcune professioni, la persistenza della burocrazia in alcuni settori, i dettami degli speculatori, la carenza della qualità dei servizi, in particolare nella sanità, assicurazioni sociali e, soprattutto, l’abuso di ufficio. Servono coerenza del sistema di governo e una migliore distribuzione delle ricchezze, ecc. Tuttavia, “l’avena del mio Paese è migliore del grano dall’estero“, dice un vecchio saggio.
Riconosciamo che lo Stato ha saputo uscire dai torbidi, rafforzando le leggi e investendo nei grandi progetti, infrastrutture, edilizia popolare che resta ancora insufficiente rispetto alla capacità disponibile. Il ‘ciclone’, sperato per l’Algeria, è già passato 24 anni fa, quando abbiamo visto i mali dell’incompetenza, dell’interferenza e della falsità. Naturalmente non tutto è perfetto, come ovunque nel mondo, ma credere che avrebbero fatto meglio se ne avessero il potere, è un inganno. Le cose diventano più sottili e difficili quando si tratta di potere, e a maggior ragione, quando si è sponsorizzati dall’estero, come si può notare in Egitto, Tunisia e Libia. “Disegnare sembra facile se ti guarda papà!” si dice.
Nei cosiddetti Stati di “diritto”, non vi sono di questi difetti! Abbiamo visto tutti gli “scandali” sulle tangenti in cui alti funzionari di questi Paesi, di diritto, sarebbero coinvolti come in altri casi di corruzione e frode. Sappiamo dove portano, oggi, le loro teorie e ideologie. L’opposizione non è un “satellite” del potere come cercano di farci credere. La libertà di stampa e di critica sono reali, non agli “ordini” come si accusa intenzionalmente. La giustizia ha compiuto grandi sforzi. Conosciamo i nostri difetti e mancanze, le soluzioni richiedono pensiero, tattica, tempo e pazienza. Guardate invece come lavorano costantemente, per ingannare i nostri figli incoraggiandoli a ribellarsi e a realizzare le loro ambizioni sul “caos”; non si tratta di intelligenza o di politica, ma d’ipocrisia e di pettegolezzi.

Inganno!
Tutti questi “dissidenti all’estero” si spacciano per “antisionisti, anticolonialisti, ecc.”, peroranti gli interessi del popolo. L’impero colonialista e imperialista, hanno perfino detto, “difende la gente contro i suoi tiranni”, portando “libertà” e “democrazia”, come a palestinesi, libici, iracheni, afghani, ivoriani, somali, sudanesi, maliani e siriani. Inganno! L’impero è, nella sua essenza, un pericoloso predatore, anche si veste di stracci lodevoli.
Osservate: nei loro scritti e dichiarazioni  sostengono la stessa linea della NATO e dei sionisti. Sostengono la politica del Marocco, il suo colonialismo nel Sahara occidentale, incolpando il governo algerino di difendere il popolo Sahrawi, così come la volontà del Marocco di aprire le frontiere, mentre ne è la causa della loro chiusura. Inoltre l’accusano di non essersi allineato con l’occidente contro le “dittature” in Libia e Siria. Per questo mettono tutte le istituzioni agli “ordini dei militari”, compresi partiti, associazioni e giornali. La loro dissociazione psichica viene attribuita al Presidente, agli ufficiali dell’esercito e alla giustizia. Sapendo che sono i pilastri della stabilità del Paese, si comprende bene quali siano le loro intenzioni. In Libia hanno sostenuto gli “assassini” e il CNT, un gruppo di rinnegati (quasi tutti targati NED/CIA) che ha fatto appello alla NATO e al sostegno del sionista BHL. Oggi la Libia è insultata e lacerata, governata da una cricca di mafiosi dalle stravaganti ambizioni, dai vari tutori, composta da liberali, monarchici, islamisti vicini ai ”fratelli” jihadisti del Qatar e di al-Qaida, dove circolano oggi terroristi ed armi, e si stabiliscono reti d’intelligence dirette dall’estero.
In Siria sostengono la cospirazione USA-arabo-sionista che si sforza di cambiare il regime della resistenza, che si oppone  agli islamo-fascisti occidentali, per imporre una cricca simile a quella libica, affiancata da un’orda eterogenea di assassini mercenari “arabo-musulmani”. Un “CNS di ausiliari di Istanbul”, fallito e rapidamente sostituito da un'”Alleanza di Doha” con gli stessi criminali! Dopo 24 mesi di aggressione, la feroce resistenza siriana sembra, alla luce degli sviluppi politici e soprattutto militari, dirigersi verso la loro sconfitta.
Sul Mali, tergiversano sulla posizione di principio dell’Algeria, volendo intrappolare il Paese cercando di comprometterlo e indebolirlo. E’ l’operazione libica, guidata dalla Francia, che è all’origine della militarizzazione del Mali. Come è possibile che la Francia, che ha sempre giocato sul separatismo e il ricatto tuareg, ora passi a difendere “l’integrità territoriale” del Paese giocando sulle etnie, le religioni e i locali spaventapasseri islamisti? Se la Francia vuole oggi finalmente ‘spezzare’ il terrorismo in Mali, mentre lo sostiene in Siria assieme al Qatar, sono affari suoi. L’Algeria, che vi ha avuto a che fare per anni, se ne occuperà da sola, e solo se si avventureranno a casa sua!
Questi ostaggi? Si tratta da una parte di umiliare e intrappolare l’Algeria nei suoi principi, per farla percepire debole e incosciente, e dall’altra, vista la scelta degli ostaggi stranieri, spingere i loro Paesi a fare pressione sull’Algeria per farla cedere. La velocità e la fermezza con cui è stata risolta questa vicenda degli ostaggi, ha sconcertato i congiuranti. Si deve capire che, nella visione algerina, l’infame ricatto sugli ostaggi è un atto che deve essere affronto annientandolo, a qualunque prezzo! Quando la morte è percepita certa, in questo modo e senza risultati, i potenziali rapitori non ci proveranno di nuovo!

La prova di forza dell’ANP ad In Amenas è uno schiaffo al nemico!
L’Algeria può cooperare, senza essere coinvolta, in conformità alle decisioni delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda la propaganda e la speculazione su questo complotto, rispondo con questo estratto di Aisha Lemsin: “La ‘strategia del segreto’ che circonda le operazioni militari, è una famosa tradizione algerina acquisita… dall’ALN e trasmessa di generazione in generazione all’ANP… Mentre i media internazionali, e alcuni Paesi occidentali, deploravano l'”opacità” delle Unità speciali d’assalto dell’ANP per liberare gli ostaggi… spacciando il falso per vero, o… dando prova della massima ipocrisia, e anche di complicità con i rapitori!… Inoltre, delle armi, non di “ribelli” o “attivisti” come li definivano improvvisamente alcuni farisei dei media francesi (BFM, TF1, ARTE, F24, ecc.), e altri dello stesso tipo, ma un vero e proprio arsenale… Infine, il fallimento della destabilizzazione dell’Algeria è uno schiaffo nazionale e patriottico ai suoi mandanti stranieri“.
Le reazioni degli stranieri sembrano, nel complesso, favorevoli. Non dicono niente del recupero delle rivolte in Tunisia ed Egitto da parte dei ‘fratelli’ supportati dalle stesse forze occidentali. Tacciono inoltre sulle rivolte in Bahrain e Arabia Saudita, dove pacificamente si rivendicano diritti legittimi. Sostengono la tesi dell’impero quando interferisce negli affari degli Stati. Mentre i media cosiddetti “mainstream” li sostengono. Si alleano con il diavolo, pur di soddisfare il loro egoismo. La loro propaganda mostra senza ambiguità le loro tendenze e le loro mire. Non abbiamo trovato in nessuno dei loro scritti una condanna “chiara” del terrorismo. Le loro affermazioni sono sempre suscitate dall’ambiguità dei loro mandanti, come “coloro che li chiamano terroristi“, quando sanno “chi uccide chi” e “chi protegge chi” in tutti quei Paesi in cui questi assassini vengono infiltrati. Le loro idee, posizioni e dichiarazioni sono agli antipodi di quelle della maggioranza del popolo, quindi come fidarsi di loro? Tutti questi re arabi, vassalli, vengono acquisiti alle tesi USA-sioniste. L’occidente si fa sonoramente beffe della libertà, della democrazia e dei diritti dell’uomo in queste terre utili. Che i nostri arabo-musulmani rimangano arcaici e oscurantisti non è una sua preoccupazione quanto la salvaguardia dei suoi interessi.
Tutti questi “oppositori” arabi sono sponsorizzati. Sono coloro che “aiutano” a rovesciare regimi non allineati e vengono messi al potere quali “legittimi rappresentanti”… fino a nuovo avviso. L’Egitto di Morsi ha detto di essere ora “pronto al dialogo con Israele” e al “ritorno degli ebrei egiziani”. Sarebbe bello dire “tutti gli ebrei nella loro patria d’origine.” Il sinistro sceicco qataro-egiziano Qaradawi, che emette fatwa sugli assassini, incoraggia a votare per la Costituzione “comprata dai dollari del Qatar”, ha detto recentemente: “dobbiamo porre fine a questi governi di ”famiglie”, ad eccezione delle monarchie.” In Tunisia, Ghannouchi si è recato a Washington per ricevere il premio di “grande intellettuale del 2011“, assegnato dalla rivista Foreign Policy. Ha partecipato alla cerimonia assieme a Dick Cheney, Condoleezza Rice, Hillary Clinton, Robert Gates, John McCain, Nicolas Sarkozy, RT Erdogan, il franco-sionista BH Levy. Ecco, al dunque, il potere sostenuto dalle monarchie del Golfo.
L’Islam di queste monarchie è strano. Si regola in base ai loro interessi, diventando uno strumento di guerre vere e proprie tra i “fratelli”. Per questo hanno usato tutti i mezzi finanziari e irreggimentato e indottrinato i media-religiosi, aiutando di colpo i critici dell’Islam giustificandone inaspettatamente i loro argomenti islamofobici”. Questi critici sostengono, ora, come prove le azioni di coloro che sono considerati “eminenze religiose”. Gli occidentali dicono, con arroganza e degrado della coscienza, di condurre “guerre umanitarie” per “il nostro bene”. Che altruismo! Questo è il motivo per cui hanno attaccato l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, il Sudan e hanno cercato di dividere la Siria, collocato il loro fantocci in Egitto, Tunisia e Yemen, e combattono per sconfiggere la rivolta in Bahrein e in Arabia Saudita. Sono quelli che i nostri “oppositori” sostengono quando dicono con soddisfazione che “… i regimi illegittimi e corrotti della nostra regione araba… stanno cadendo uno dopo l’altro“, quando sanno che è un’operazione attuata in conformità ai piani previsti nel cosiddetto “Nuovo Medio Oriente”, ideato dal piano sionista “Yinon”, che mira a dividere il mondo arabo in piccoli ”Stati” impotenti.  Insomma un Sykes-Picot 2.
Sono questi l’approccio e le tattiche seguite dai nostri “oppositori all’estero”, per indebolire lo Stato algerino, ripetendo all’infinito sempre gli stessi temi e le stesse menzogne, fino alla nausea, per anni. A loro si aggiungono gli zotici “autonomisti” convertitisi in politici di contrabbando, sostenendo le milizie dei nostalgici e che si infeudano a Tel Aviv. Hanno siti web e canali TV, ad esempio ‘Rashad TV’ o ‘al-Magharebia’, a Londra, e che supportano il Qatar. Anche se lo chiamano ‘Maghreb’, il 95% del programma è volto a colpire l’Algeria. È finanziato anche dal figlio di Abassi, un “uomo d’affari”, come dice il suo direttore, anche se lo nasconde, però (secondo algerie-dz.com ‘) “Salim Madani, figlio di Abassi Madani,… ha visitato il Marocco, incontrando… molti sceicchi salafiti e membri della famiglia reale, nonché funzionari del Makhzen… [gli] ha offerto il supporto della rete al-Magharebia che trasmette programmi… dell’opposizione in Algeria e… ricevendo una compensazione finanziaria, hanno detto fonti informate a “Numidianews”.
Ci accusano di non essere governati da chi avrebbero voluto loro, ammettendo, per ciò, il “caos”. Si accaniscono nel far passare le loro frustrazioni come le nostre, incoraggiando i nostri giovani alla rivolta, non essendo riusciti a realizzare le loro ambizioni. Le loro azioni sono così obsolete da non risultare efficaci. Nessuno prende sul serio la loro diarrea verbale e la loro arte del voltafaccia. Tutti sanno che non c’è nulla di coerente nella loro melma, che usano come loro argomentazione. Blaterano da anni, e senza prove, di ‘falsità’ e menzogne. La maggior parte di loro non ha mai fatto nulla di utile per il proprio Paese. Soltanto una volta ‘cacciati’ dal loro lungo bagno nel lusso e nell’inganno scoprono le virtù e la competenza… la devozione che usano come piedistallo per ingannare.

Il nostro esercito è un’istituzione coerente e stabile
Il nostro esercito è un’istituzione coerente e stabile. E’ popolare e quindi in armonia con i cittadini. Non è al servizio di una classe. Gli eserciti di tutto il mondo esistono solo per difendere il proprio Paese dalle aggressioni esterne, dalla sovversione e dal rischio del caos. In Algeria, questi elementi sono stati raggiunti e provati, il suo intervento era pertanto legittimo, giustificato, desiderato.
L’opposizione patriottica offre soluzioni reali ai problemi del suo Paese e non perché manipola i fatti e denigra le istituzioni al fine di destabilizzarle. Dovrebbe mirare, attraverso la critica costruttiva, ai servizi politici, economici e sociali, e non all’esercito, ai suoi quadri e ai suoi servizi di sicurezza. In caso contrario, si tratterebbe della volontà di sabotare. La nostra democrazia è sicuramente incompleta perché vi sono certi interessi e interferenze, ma il regime in Algeria è ben lungi dall’essere qualificato moribondo, paragonandolo, di proposito ad alcuni regimi arabi dispotici e nepotistici. Nessuno dei presidenti e dei governi che si sono succeduti, dopo l’indipendenza, è stato succube di nessuno, tanto meno dei sionisti, come vengono ingannevolmente accusati.
La maggior parte dei Paesi arabi condividono le idee supportate dall’occidente colonialista e imperialista, mentre l’Algeria è rimasta oggetto della loro cupidigia di destabilizzazione con tutti i mezzi. Sono incomparabili. La Francia nostalgica, rimane agli occhi degli algerini la più pericolosa. MY Bonnet, ex capo del DST, parla di una “lobby anti-algerina al Quai d’Orsay“. Sappiamo che comprende dei “sionisti” che dettano la politica estera della Francia. Ha aggiunto che la “primavera araba” non è “esente da manipolazioni esterne dovute a delle costanti, la storia, la geografia del Mediterraneo, e a un’altra costante che io chiamo interferenze. Sfido chiunque a dimostrarmi che l’interferenza sia stata utile… nella storia del genere umano.” Anche qui un passaggio del testo di Tony Cartalucci (tradotto da “resistenza 71”) “Tornando all’agosto 2011, Bruce Riedel, del think-tank della Brookings Institution, finanziato dal cartello dei monopoli, ha scritto ‘L’Algeria sarà la prossima a cadere, indicando che il sperato successo in Libia spingerà gli elementi radicali in Algeria, in particolare quelli dell’AQIM. Tra le violenze estremiste e l’anticipazione degli attacchi aerei francesi, Riedel sperava di vedere la caduta del governo algerino.” Quindi attenzione!

Lasciamoli quindi marcire e incanaglirsi, mentre l’Algeria progredisce
Come diffidare di questa impostura della “confessione del Generale X” adottata da diversi siti ‘on line’. Questo è in realtà parte della propaganda sovversiva finalizzata a creare un clima di sospetto, come preludio all’avvio di un piano per destabilizzare l’Algeria. Termini, citazioni, formulazioni,  errori, il francese dei ‘negri’ professionali suscita un forte sospetto su o due “oppositori” algerini sopraffatti, collassati. Per coincidenza, è apparsa subito dopo l’azione francese in Mali e 15 giorni prima dell’attacco del complesso gasifero di Tiguenturin. Un’altra bugia viene distillata, facendo credere che i nostri figli del “Servizio nazionale” verrebbero inviati a combattere in Mali.
Terminiamo la nostra riflessione con l’uscita, su una rete TV francese, di Ziad Takieddine, questo trafficante d’armi tra la Francia e alcuni Paesi arabi, in particolare. Uscita inaspettata che rivela la corruzione e la criminalità di cui sono colpevoli dei leader francesi, che mette la Francia, nuda, in una posizione più scomoda. Takieddine considera Sarkozy il principale responsabile della cospirazione contro la Libia e dell’uccisione di Gheddafi, quando dice: “…la guerra in Libia è stata una guerra fabbricata… che gli americani non volevano, e la Francia voleva con il Qatar… si doveva uccidere Gheddafi… perché se vinceva poteva andare al tribunale internazionale e dire un sacco di cose… incluse delle prove micidiali contro il governo in Francia… penso fortemente che i servizi speciali francesi l’abbiano ucciso… la corruzione in Francia ha causato l’attentato a Karachi… la guerra contro la Libia“. Secondo lui, i suoi “amici” francesi, che gli hanno affidato compiti e dato tangenti, l’hanno mollato poco prima dei suoi problemi giudiziari, fino a negare questa “amicizia” con lui. Da qui le rivelazioni (parziali) sulla corruzione e la criminalità in collaborazione con il Qatar. Ha detto che ha le prove di tutto ciò che dice.
Il mondo, che è fondato sul bene, è progettato in modo che le ingiustizie o le vittorie con la forza non durino mai più di un momento, indipendentemente dalla forza dell’oppressore o dalla potenza dell’aggressore. La preda può anche causare danni al felino, cosa che spesso si dimentica. Vale a dire che in questi ambienti, con cui i nostri oppositori “arabi” si acconciano, sono formati solo da banditi, falsari, corrotti, bugiardi, manipolatori e assassini infiltratisi con false pretese nella politica per arricchirsi ingannando tutti. Ma saranno sempre abbandonati una volta raggiunti gli obiettivi. La cosa più scioccante, è che i nostri sciocchi persistono nei loro sofismi inculcatigli, anche se la realtà li contraddice, anche se i manipolatori confessano le loro menzogne. Purtroppo, “la ragione e la logica non possono fare nulla contro la testardaggine e la stupidità“. (Sasha Guitry). Lasciamoli quindi marcire e incanaglirsi, mentre l’Algeria progredisce.

*Nota sulla sovversione
La sovversione è un’azione che riunisce i mezzi psicologici volti a screditare e indebolire il potere costituito sui territori politicamente o militarmente ambiti (Volkoff, 1986; Durandin, 1993). Ha lo scopo di stimolare un processo di degenerazione dell’autorità, mentre un gruppo è disposto a prendere il potere impegnandosi in una guerra “rivoluzionaria” (Mucchieli; Volkoff, 1986).
Uno Stato può utilizzare la sovversione per creare il caos in un Paese straniero. E’ la base del terrorismo e della guerriglia.
Gli obiettivi della sovversione sono i seguenti:
1 – demoralizzare la popolazione e disintegrare gruppi costituenti,
2 – screditare le autorità,
3 – neutralizzare le masse per evitare l’intervento generale a favore di un ordine costituito (Mucchieli; Volkoff, 1986).
La sovversione utilizza i mass media per manipolare l’opinione pubblica attraverso la “pubblicità” che le notizie concedono alle azioni spettacolari (Mucchieli; Volkoff, 1986). Questa pubblicità si verifica, spingendo l’ascoltatore a cambiare la percezione degli oppositori, sotto forma di identificazione con l’aggressore (Mucchieli; Volkoff, 1986).
Le autorità sono viste sempre più deboli e irresponsabili, mentre gli agenti della sovversione sembrano più potenti e più convinti della loro causa (Mucchieli; Volkoff, 1986). L’opinione pubblica vacillerà un giorno dalla parte degli agenti sovversivi. Senza contare che i gruppi sovversivi possono utilizzare la disinformazione e la propaganda sui loro giornali e le loro stazioni radio, rafforzando la manipolazione dell’opinione pubblica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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