Chi è il nuovo segretario di Stato di Trump

Chi e cosa c’è dietro questo cambio di funzionari diplomatici e d’intelligence? Un cambio di strategia o un rafforzamento della linea belluina degli Stati Uniti?
Mision Verdad, 13 marzo 2018Da quando Donald Trump assunse la guida del governo degli Stati Uniti nei primi mesi del 2017, un’ondata di funzionari è stata licenziata, come il presidente-magnate ha fatto molte volte nel suo spettacolo The Apprentice, ma tramite Twitter, o fu dimessa su pressione politica. Si contano almeno 25 funzionari di alto rango, tra cui Steve Bannon, Michael Flynn e ora, la notizia del giorno dalla Casa Bianca, il maggiore azionista individuale di ExxonMobil ed ex-segretario di Stato Rex Tillerson.
Donald J. Trump @realDonaldTrump
Mike Pompeo, Direttore della CIA, sarà il nuovo segretario di State. Farà un fantastico lavoro! Grazie a Rex Tillerson per il suo servizio! Gina Haspel sarà il nuovo direttore della CIA, e la prima donna ad esserlo. Congratulazioni a tutti!
13:44 – 13 mar. 2018
Il repubblicano Mike Pompeo, che subentra al principale incaricato diplomatico degli Stati Uniti, e sarà presto confermato dal Senato, operava nell’amministrazione Trump dirigendo la Central Intelligence Agency (CIA). A sua volta, Gina Haspel fa carriera: ora assume la guida della CIA, dopo aver ricoperto l’incarico di vicedirettrice, la seconda posizione dell’istituzione. Ciò va confermato prima dal Congresso (si richiede l’approvazione legislativa dopo la nomina presidenziale), tuttavia Trump presume che sarà approvata e Haspel diventerà la prima donna ad assumere tale posizione nella storia degli USA. Tale mossa può essere letta da varie angolazioni, dato che Pompeo e Haspel sono figure in ascesa che collaborano col presidente e ne influenzano le decisioni e siedono nell’Ufficio Ovale della Casa Bianca.

L’ombra della CIA
Da quando i fratelli Dulles fondarono la più importante agenzia d’intelligence negli Stati Uniti oltre 60 anni fa, lasciarono il segno non solo nel Paese ma nel mondo. Il quartier generale di Langley (Stato della Virginia) è, come sintetizzato dall’analista Larry Chin, quello dello Stato profondo e del governo invisibile. La CIA è un covo in cui si decidono le principali questioni di potere negli Stati Uniti. I direttori della CIA furono affaristi importanti, membri dell’establishment politico e/o strateghi geopolitici che assunsero la filosofia suprematista secondo cui l’Americano deve eccezionalmente civilizzare (“democratizzare”) il resto del mondo. Ecco perché Mike Pompeo rientra nel profilo: imprenditore e rappresentante dell’ala radicale e conservatrice del Partito repubblicano, fece carriera nella comunità dei servizi segreti senza sfuggire a polemiche e al mondo delle armi e del petrolio. Le sue connessioni col complesso militare-industriale l’hanno portato a tale importante posizione. Con la sua nomina a nuovo segretario di Stato, Pompeo copre anche il profilo aziendale di Tillerson, con l’essenziale provenienza diretta dagli uffici in cui si elaborano strategie e tattiche delle operazioni segrete internazionali, come dal confermato record della CIA. Infatti, Tillerson e Pompeo sono strettamente collegati (attraverso finanziamenti e lobby) ad ExxonMobil. L’ascesa della CIA raggiunge il polso internazionale diplomatico dell’amministrazione Trump. D’altra parte, Gina Haspel ha un curriculum meno interessante ma molto più sorprendente come spia e capo dei centri di detenzione e tortura. L’attuale direttrice della CIA era responsabile di una prigione segreta (“sito nero”) della CIA in Thailandia nel 2002, un piano segreto dell’agenzia. Si scoprì con la declassificazione dei cablo che Haspel nascose e distrusse documenti in cui la tortura veniva indicata come “annegamento simulato”, oltre ad ospitarvi terroristi di al-Qaida. Haspel è una veterana delle operazioni di spionaggio, entrò nella CIA nel 1985. Fu ambasciatrice degli Stati Uniti a Londra. Nel 2013 fu nominata capo ad interim del National Clandestine Service, un ufficio in cui sono pianificate le operazioni segrete della CIA, ma fu sostituita dopo poche settimane per gli scandali sulla tortura. Mike Pompeo la loda così: “Gina è un’ufficiale dell’intelligence esemplare, una patriota con più di 30 anni di esperienza nell’agenzia, un capo collaudato dalla misteriosa capacità di fare cose e ispirare chi le sta intorno”. E così ascendono due personaggi influenti nella CIA e nel governo degli Stati Uniti. La domanda su cosa ci sia dietro la commedia è la cosa più interessante da esporre, con questa ombra della CIA ovunque.

Perché il cambio di funzionari?
Negli ultimi mesi ci sono stati disaccordi e contraddizioni pubbliche tra Rex Tillerson e Donald Trump. Uno ha sdegnato l’altro tramite twitter o nei discorsi in qualsiasi parte del mondo. Il declino del petroliere texano si vedeva da tempo, e la sua sostituzione con Pompeo fu anche annunciata, come recensito da The American Conservative. Con Tillerson fuori dal governo, l’attuale segretario di Stato è visto come agente in supporto alle decisioni diplomatiche più aggressive dell’amministrazione Trump. Di fatto, l’opinione per relazioni conflittuali tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran assume una dimensione maggiore con Pompeo segretario di Stato, dato che diversamente dal predecessore crede che nulla vada negoziato cogli iraniani. Sostiene l’assenza di politica estera sugli accordi nucleari con la potenza del Medio Oriente anziché il dialogo politico, e privilegia l’embargo attuale. È la linea belluina neoconservatrice. Il modo di relazionarsi con la Corea democratica è diverso con Pompeo. A una conferenza di gennaio, ammise che si doveva negoziare di fronte a guerra nucleare e scontro diretto con Kim Jong-un: questo fattore è fondamentale nella congiuntura attuale, con l’annuncio che Trump e il leader nordcoreano s’incontreranno al tavolo dei negoziati. Anche se le dichiarazioni dell’ex-direttore della CIA indicano i problemi che gli Stati Uniti hanno attualmente con Iran, Corea democratica e Siria, Pompeo è riconosciuto avere il pugno di ferro sulla comunità dei servizi segreti. La strategia delle sanzioni e del blocco finanziario contro il Venezuela è un’idea di Mike Pompeo, come ha confessato di recente. Va riconosciuto che l’influenza della CIA nelle decisioni di Donald Trump è, come nei precedenti presidenti dall’assassinato John F. Kennedy, piuttosto elevato. Tanto da concedere al suo direttore la posizione principale diplomatica dell’amministrazione. Per la Russia, Pompeo non ha saputo dimostrare che i russi hanno interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e quindi optò a febbraio d’incontrare i funzionari del Cremlino dell’intelligence e del controterrorismo (parlando della Siria?) Approccio criticato da alcuni, lodato da altri. L’attuale guerra commerciale di Trump con la Cina non ha un chiaro rappresentante diplomatico in Pompeo, ma gli analisti statunitensi concordano sul fatto che, a differenza di Tillerson, l’ex della CIA è d’accordo con lo scontro commerciale internazionale. Mentre ciò che viene deciso nella CIA, coll’insieme di interessi aziendali e guerrafondai, avrà maggiore importanza nella politica estera di Trump, non c’è una linea che riunisca le politiche statunitensi in relazione ai suddetti Paesi. Piuttosto, sembrano esserci contraddizioni e accordi bilaterali secondo i contesti globali e locali.
Una delle poche certezze evocate da tale cambio di funzionari è che Trump conta su Pompeo come importante funzionario per riunire, per quanto possibile, gli agenti che rappresentino un cambiamento nel governo degli Stati Uniti. Il presidente magnate portò Pompeo alla CIA per riorganizzarla a suo favore, ora lo porta nella sede diplomatica dopo mesi di fiducia e consigli influenti. Da parte sua, Gina Haspel continuerà il lavoro del suo precedessore, tenendo conto che avrà il permesso del nuovo segretario di Stato e di Donald Trump. Sembra che non ci sia fine a questo periodo interessante, oltre che pericoloso. Soprattutto con la CIA in prima linea e scoperta nella politica estera degli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Lo strano caso dell’avvelenamento della spia russa

James O’Neill, Consortium News 13 marzo 2018

Pablo Miller

Il sospetto attentato con agente nervino all’ex-funzionario dei servizi segreti russi Sergej Skripal, che colpì anche la figlia nella città inglese di Salisbury, ha dato luogo a troppe speculazioni, isteria e poca analisi o intuizione. Ha fornito munizioni ai media russofobi occidentali per accusare un altro esempio della Russia e di Vladimir Putin sbarazzarsi di un presunto nemico del Cremlino. Come con l’inchiesta Mueller sulla presunta interferenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, vi sono accuse dalle varie insensatezze, ma con poche o alcuna prova che possa essere presentata in qualsiasi tribunale indipendente. Innanzitutto, quali sono i fatti noti, di cui solo alcuni accuratamente riportati nei media occidentali? La vittima (supponendo che si tratto di un attentato) è un ex-colonnello dell’intelligence militare russo (GRU). La più grande delle agenzie d’intelligence russe e, come gli equivalenti occidentali, ha ampie funzioni, di cui “spiare” è solo una. Nei primi anni ’90 Skripal fu reclutato da un agente dell’MI6, Pablo Miller, che i media inglesi di rifiutarono di nominare. Miller era un agente dell’MI6 a Tallinn, capitale dell’Estonia. Il compito principale di Miller era reclutare russi per avere informazioni sul loro Paese. Un fatto interessante, possibilmente casuale, è che l’ufficiale dell’MI6 sotto copertura diplomatica a Mosca in quel momento era Christopher Steele. Più tardi, Steele è diventato famoso come autore del famigerato dossier Trump. Quando Steele tornò a Londra, gestì l’ufficio Russia dell’MI6 tra il 2006 e il 2009. Le informazioni che Skripal divulgò sarebbero state date a Steele, prima a Mosca e poi a Londra. Skripal fu arrestato nel 2004. Nel 2006 fu condannato per tradimento e condannato a 18 anni di reclusione. Nel 2010 fu rilasciato nell’ambito di uno scambio di prigionieri con spie russe nelle carceri statunitensi. Andò a vivere nel Regno Unito, dove avrebbe vissuto di pensione. Un altro fatto interessante, anche se ancora una volta casuale, è che Salisbury, dove vive Skripal, si trova a 12 chilometri da Porton Down, il principale centro di ricerca del Regno Unito per gli agenti nervini. Se i russi avessero voluto ucciderlo, avevano ampie possibilità di farlo quando era in prigione o negli otto anni in cui era in pensione a Salisbury. Se volevano ucciderlo, non era molto credibile farlo pubblicamente e con mezzi che non potrebbero essere acquistati dalla farmacia locale. Manipolazione e somministrazione di tali sostanze molto pericolose richiedono esperienza professionale. Gli ovvi candidati al tentato omicidio sono le agenzie governative, ma di quale governo è la domanda senza risposta. È qui che i fatti si offuscano, ma le interessanti connessioni di Skripal offrono la possibilità di alcune ipotesi. Mentre viveva a Salisbury, Skripal divenne amico, secondo un rapporto del quotidiano Daily Telegraph, nientemeno del già citato Pablo Miller, che il Telegraph si rifiuta di nominare ma che da allora è stato identificato sul web. Miller ora lavora con una società di consulenza per la sicurezza Orbis Business Intelligence. Sempre secondo il Telegraph, l’associazione di Miller con tale azienda fu rimossa dal profilo LinkedIn di Miller. La domanda ovvia è di nuovo: perché farlo ora?
Orbis è l’agenzia d’intelligence privata di Christopher Steele. Sembra più che una semplice coincidenza che gli stessi tre uomini dai legami personali e professionali risalenti agli anni ’90 fossero associati nello stesso momento in cui il dossier Steele veniva compilato e poi con la cosiddetta inchiesta Russiagate che implode. L’ex-direttore dell’FBI James Comey descrisse il dossier di Steele come “salace e non verificabile” in un’audizione al Senato. L’ex-ambasciatore inglese Craig Murray suggeriva che un motivo del tentato omicidio di Skripal e sua figlia era promuovere ulteriormente l’isteria antirussa sui media e nei politici occidentali. Questo è certamente plausibile, e fu certamente una delle conseguenze, come chiarisce la copertura abissale dell’ABC sugli gli altri media. Ma un’ipotesi alternativa si presenta alla luce dei fatti di cui sopra, e questa ipotesi non è nemmeno menzionata, parlando dei nostrii media. La mia ipotesi chiaramente speculativa (ma direi non irragionevole) è che Skripal è stato probabilmente coinvolto nella produzione del dossier Steele. Era quindi in grado di dare informazioni potenzialmente dannose sul dossier Steele. Come notato sopra, tale particolare storia non solo è crollata in modo spettacolare, ma le rivelazioni denigrano, tra gli altri, la comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti, FBI, Comitato nazionale democratico, Casa Bianca di Obama e Clinton. In ogni inchiesta criminale importante una delle domande fondamentali che l’indagine si pone è: chi aveva i mezzi, il movente e l’opportunità? Inquadrati sotto questa luce, i russi sono assai lontano dagli altri principali sospettati; le stesse agenzie d’intelligence statunitensi ed inglesi, ed elementi dello Stato profondo che cercavano d’impedire a Trump di vincere, e successivamente d’indebolirne la presidenza. Il motivo principale attribuito ai russi è la vendetta per il tradimento di Skripal di più di un decennio fa.
La seconda domanda importante posta in ogni indagine criminale è chi ne trae profitto, chi ne trae beneficio? È difficile avere un argomento credibile secondo cui la Russia ne beneficiaria dell’avvelenamento di Skripal. Ulteriore sostegno all’ipotesi che sia un’operazione sotto falsa bandiera arriva con la dichiarazione della prima ministra inglese Theresa May al Parlamento del Regno Unito. Dichiarazione francamente assurda e volta solo a demonizzare ulteriormente e accusare la Russia, piuttosto che stabilire la verità e applicare i normali principi di prove e analisi fattuali. L’argomento di May è completamente smontato da Moon of Alabama, che notava che la Russia aveva distrutto le scorte rimaste del programma di armi chimiche dell’Unione Sovietica e attualmente non ne produce. Inoltre, vi sono molti governi in grado di attuare l’attacco di Salisbury. “Se qualcuno viene investito da una BMW, è probabile che il governo tedesco ne sia responsabile?” si chiedeva Moon of Alabama. La confusione degli inglesi rafforza l’opinione che Skripal era pericoloso per le forze anti-Trump e le autorità hanno quindi cercato di farlo fuori. C’è ampio precedente per tali azioni e chi sa del “suicidio” del Dr. David Kelly ne riconoscerà il parallelismo. Le probabilità che la verità emerga sono minuscole, e le minacce allo stesso momento di un serio conflitto con la Russia sono divenute corrispondentemente maggiori.

Christopher Steele

James O’Neill è un avvocato e analista geopolitico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

14 certezze e mezzo sul caso Skripal

John Helmer, 13 marzo 2018In casi come l’avvelenamento di Sergej e Julija Skripal, l’unico modo per procedere è identificare le prove che dimostrano con certezza cosa è successo; o in mancanza dimostrano con certezza cosa non è successo. Attentatori, cospiratori, metodo, movente, intenzione, tutti vengono dopo, se ci sono. Al momento, secondo i comunicati della polizia e del governo e i media di Stato inglesi, la scena del crimine a Salisbury viene perlustrata da almeno 250 agenti di polizia con 180 militari specializzati nella guerra chimica. Altre decine di agenti della sorveglianza elettronica e guerra cibernetica vi sono impegnati. Le scena del crimine comprende la casa degli Skripal; le tombe della moglie e del figlio di Skripal; il pub Mill dove Skripal e sua figlia bevvero qualcosa; il ristorante Zizzi dove mangiarono prima di collassare; e le zone pubbliche in cui camminarono tra casa, pub, ristorante, zona commerciale dei Maltings e panchina del parco. Almeno 240 prove sono state identificate, senza contare la casa di Skripal, e 200 testimoni intervistati, tra cui il sergente investigativo della polizia del Wiltshire Nick Bailey che ebbe dei sintomi dopo essere stato inviato a casa Skripal. Cioè, dopo che gli Skripal furono trovati e ricoverati. Secondo Lord Ian Blair, ex-commissario della polizia metropolitana, “ci sono alcune indicazioni che l’agente di polizia intossicato fosse a casa, mentre c’era un medico che si occupava dei pazienti all’esterno, che non ne è stato colpito affatto. Quindi potrebbero esserci alcuni indizi qui“, disse Blair alla BBC. La rivelazione, confermata anche da diversi giornali, fornisce la prima certezza del caso: gli Skripal entrarono in contatto col veleno per la prima volta a casa. Poi andarono al pub e al ristorante. Certezza n. 2: il veleno non può aver agito rapidamente a casa loro.
Certezza n. 3: il veleno fu veloce col Sgt. Bailey perché ne ebbe i sintomi quasi immediatamente entrato a casa Skripal.
Certezza n. 4: la prima ministra Theresa May identificò il veleno come “agente nervino militare… parte di un gruppo di agenti nervini noto come Novichok“. Ascoltate May annunciarlo alla Camera dei Comuni.
Certezza n. 5: i componenti del Novichok sono innocui fin quando non sono combinati. Una volta fatto e dispersa la miscela, il veleno agisce rapidamente sul sistema nervoso, scatenando insufficienza cardiaca e polmonare e morte per soffocamento. Si noti che il sovietico Novichok fu designato non rilevabile dall’equipaggiamento standard per la rilevazione chimica della NATO. Non è certo come gli inglesi abbiano rilevato una sostanza non rilevabile.
Certezza n. 6: il tempo tra esposizione e morte è di pochi minuti. Il sergente Bailey entrò in contatto col Novichok a casa Skripal e ne ebbe i sintomi molto rapidamente. Dopo averla lasciata la domenica pomeriggio, per gli Skripal passò più di un’ora prima di subire i sintomi. È certo, quindi, che ci furono due punti per l’avvelenamento attivo. Gli Skripal devono aver portato il veleno da casa fino al centro commerciale, pub e ristorante, prima che ne fossero affetti. Un gran numero di poliziotti, agenti dei servizi speciali e soldati fu schierato per tracciare la strada che gli Skripal fecero e i punti in cui si fermarono, per identificare, misurare e mappare le concentrazioni, quindi diluirle o distruggerle per sicurezza.
Certezza no. 7: le forze inglesi inventariarono gli oggetti a casa Skripal e ne verificarono la spedizioni, come posta e pacchi prima di domenica, per accertarsi se ci sono tracce di componenti chimici del Novichok e se si trovino in luoghi distinti a casa. Ed accertarsi come l’agente nervino fosse attivo colpendo il Sgt. Bailey, ma inattivo sugli Skripal per qualche ora.
Certezza n. 8: i servizi segreti inglesi e il laboratorio di scienza e tecnologia della difesa di Porton Down vicino a Salisbury sanno quali contatti, se esistenti, ci furono tra Skripal, i servizi segreti inglesi e il laboratorio di Porton Down.
Certezza n. 9: le agenzie governative inglesi informarono la prima ministra May se campioni di componenti del Novichok e dell’agente nervino fossero disponibili a Porton Down.
Certezza n. 10: la prima ministra non informò la Camera dei Comuni se il Novichok è, o era fino a domenica sera, depositato a Porton Down.
Certezza n. 11: sebbene i servizi segreti inglesi, statunitensi e russi abbiano la capacità di monitorare casa Skripal, Julija Skripal nel viaggio da Mosca a Salisbury, e Sergej Skripal a casa prima dell’avvelenamento, è improbabile che lo facessero domenica pomeriggio. Fonti inglesi aggiungono che il perimetro di sicurezza dello stabilimento di Porton Down non copre i nove chilometri (dodici su strada) da Salisbury. Tuttavia, è certo, le fonti riconoscono, che a posteriori i servizi inglesi e statunitensi abbiano identificato tutti gli insoliti segnali di cellulari, elettronici e messaggi crittografati presso gli Skripal la domenica, compresi quelli inviati via computer, internet e telefono e ricevuti prima degli eventi di domenica. Certamente, i servizi russi avranno la capacità di risalire nelle comunicazioni di tutti i loro agenti nelle vicinanze, se ce ne fossero. È certo che se ci fosse stata un’operazione russa contro Skripal, un inusuale volume di prove elettroniche sarebbe visibile a inglesi e statunitensi, e i russi lo saprebbero.
Certezza n. 12: il Ministero degli Esteri russo non ha ancora convocato l’ambasciatore inglese, Laurie Bristow, per presentare le prove elettroniche, se il governo inglese le ha. Aleksandr Jakovenko, Ambasciatore russo a Londra, non è ancora stato al ministero degli Esteri per chiedere le prove. Né è stato richiamato a Mosca per consultazioni.
Certezza n. 13. Il Consiglio di Sicurezza russo non viene convocato in sessione formale dal 26 febbraio. Questo intervallo di due settimane è insolitamente lungo. È certo che il Presidente Vladimir Putin abbia chiesto agli aderenti al Consiglio Sergej Lavrov, Ministro degli Esteri, Sergej Shojgu, Ministro della Difesa, e i responsabili dei servizi di sicurezza e d’intelligence di riferire le prove in possesso; valutazione di ciò che è successo agli Skripal; e loro visione della gravità del caso per gli interessi dello Stato russo.
Certezza n. 14: c’è consenso dei ministri, in particolare Lavrov e Shojgu, che la gravità del caso è seria.
Mezzà certezza. Sir Andrew Wood, 78 anni, ambasciatore inglese in Russia dal 1995 al 2000. Da allora si guadagna da vivere vendendo pareri sulla Russia ad organizzazioni commerciali e gruppi di riflessione. Fu anche sorpreso mentire sul suo interesse economico con Christopher Steele, e sul ruolo che giocarono nella campagna elettorale presidenziale degli USA accusando il presidente Donald Trump di collusione col Cremlino. La storia di Wood può essere seguita qui. Il 10 marzo, The Guardian riferì che Wood accusava i servizi segreti russi del tentato omicidio degli Skripal. “Non ne dubito“, aveva detto, “l’avvelenamento ha avuto l’approvazione generale dai capi: questo è il sistema che ha creato Putin. Dal 2012 la Russia regredisce, respingendo le riforme economiche e tribunali migliori a favore del rinnovato controllo statale e della repressione, la paura di tutto ciò che è altro. La rinascita dello stalinismo e dell’idea che la Russia abbia il diritto di dominare i vicini”. Si legga integralmente l’articolo. È certo che Wood non ha prove a sostegno delle sue affermazioni. Ed è altrettanto certo che non ne dubita. Col record di menzogne di Wood, queste due certezze non valgono nulla.Un altro traditore russo muore nel Regno Unito
Inessa Sinchougova, Fort Russ 13 marzo 2018

A Londra, uno stretto collaboratore di Boris Berezovskij, Nikolaj Glushkov, è morto. “C’erano segni di strangolamento sul collo di Glushkov: probabilmente un omicidio, ma non è ancora chiaro, c’è un’indagine in corso“, scrive Vedomosti. In Russia, Nikolaj Glushkov fu accusato di frode e riciclaggio di denaro sporco quando era vicecapo di LogoVAZ e della compagnia aerea Aeroflot. Nel 2017 fu condannato a 8 anni di prigione, ma viveva già a Londra, dove ottenne asilo politico. L’avvelenamento dell’ex-colonnello del GRU Sergej Skripal ha attirato l’attenzione su altre 14 morti sospette, tra cui numerose persone dalla cerchia di Berezovskij. Per promemoria, Berezovskij era un oligarca degli anni ’90 che finanziava personalmente i terroristi ceceni per frantumare il Paese e prendere il potere. Avendo ottenuto asilo nel Regno Unito, criticò spesso Vladimir Putin. Nel 2013 si dice che si sia suicidato nella casa di Londra.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Interferenza nelle elezioni estere: una tradizione della CIA dal 1948

Wayne Madsen, SCF 04.03.2018Con scioccante dimostrazione di relativa indipendenza dal controllo post-Operazione Mockingbird dei media da parte della Central Intelligence Agency, un articolo sul New York Times esce dall’attuale giornalismo convenzionale seguendo la lunga storia delle intromissioni della CIA nelle elezioni straniere. Un articolo del 17 febbraio 2018 intitolato “La Russia non è l’unica che s’intromette nelle elezioni. Anche noi lo facciamo“, di Scott Shane, che seguì perestroika e glasnost per The Baltimore Sun dal 1988 al 1991, gli ultimi anni dell’Unione Sovietica, riferiva che gli Stati Uniti hanno interferito nelle elezioni estere per decenni. Tuttavia, un paio di vecchi tramoni dell’intelligence statunitense venivano citati nell’articolo su ingerenze per scopi altruistici. I veterani della CIA accusavano la Russia d’interferire nelle elezioni straniere per scopi malvagi. La convinzione che l’interferenza statunitense nelle elezioni estere promuovesse la democrazia liberale non potrebbe essere più lontana dalla verità. La CIA non si è mai intromessa nelle elezioni estere per estendere tradizioni democratiche ad altre nazioni. Lo scopo principale era colpire elettori e partiti politici di sinistra e progressisti, assicurare l’imposizione della “democrazia” nei Paesi totalitari e proteggere gli interessi delle basi militari e delle multinazionali statunitensi. Con un discorso ipocrita che ricorda la Guerra Fredda, la CIA ritiene che le sue interferenze elettorali rientrino nella categoria delle “operazioni d’influenza”, mentre accusa la Russia d'”ingerenza nelle elezioni”. In verità, non c’è differenza tra le due categorie. Le interferenze elettorali rappresentano il “lavoro” dell’intelligence praticato da molte agenzie di Israele, Francia, Gran Bretagna, Cina, India e altre. Nelle rare occasioni in cui gli sforzi della CIA per sabotare un’elezione fallirono, come in Guatemala nel 1950 e in Cile nel 1970, l’agenzia organizzò sanguinosi colpi di Stato per rimpiazzare con giunte militari presidenti eletti democraticamente ai danni dei candidati da essa sostenuti.
Nel 1954, l’operazione PBSUCCESS della CIA rovesciò il governo guatemalteco del Presidente Jacobo Arbenz, eletto nel 1950 su una piattaforma per la riforma agraria che avrebbe migliorato la vita dei contadini guatemaltechi, molti dei quali subivano la servitù nelle proprietà dell’United Fruit degli Stati Uniti. L’United Fruit aveva piantagioni industriali nel Paese. Lavorando con la CIA, United Fruit fece del suo meglio per assicurarsi la sconfitta di Arbenz nelle elezioni del 1950. Quando tale tattica fallì, United Fruit, CIA e segretario di Stato USA John Foster Dulles escogitarono un piano per rovesciare Arbenz con un colpo di Stato militare. Il Guatemala divenne la stereotipata “repubblica delle banane” influenzata dagli statunitensi. La giunta cilena che sostituì il Presidente socialista Salvador Allende, eletto nel 1970 nonostante le massicce interferenze della CIA, trasformò il Cile in un banco di prova del capitalismo avvoltoio ideato dai “Chicago Boys”, un gruppo di economisti che studiarono sotto il neo-conservatore Milton Friedman all’Università di Chicago. Friedman definì le massicce politiche del libero mercato istituite dal regime del generale Augusto Pinochet “Miracolo cileno”. Politiche economiche che l’inchiesta del Comitato dell’intelligence del Senato degli Stati Uniti concluse realizzate con l’aiuto della CIA, e che videro l’eliminazione dei dazi commerciali, la svendita delle imprese statali, il taglio delle tasse, la privatizzazione del sistema pensionistico statale e la de-regolamentazione dell’industria. Nel 1990, l’interferenza della CIA nelle elezione in Nicaragua assicurarono la vittoria dell’opposizione al governo sandinista. Tale ingerenza fu ripetuta nelle elezioni serbe del 2000, che videro il Presidente Slobodan Milosevic perdere il potere. L’estromissione di Milosevic vide la prima dimostrata cooperazione nell’ingerenza elettorale tra CIA e Open Society Institute del magnate degli hedge fund George Soros. Nel 2009, la CIA tentò di sconfiggere il presidente afghano Hamid Karzai nella rielezione. Sebbene Karzai fu rieletto, si lamentò amaramente dell’interferenza della CIA. Alla MS-NBC è costantemente presente come esperto della Russia l’ex-ambasciatore a Mosca Michael McFaul. Tuttavia, McFaul non menziona mai come inviò contanti della CIA, circa 6,8 milioni di dollari in totale, tramite il National Endowment for Democracy (NED) e le sue filiali International Republican Institute del Partito Repubblicano e National Democratic Institute del Partito Democratico, ai capi dell’opposizione russa come Aleksej Navalnij. Né i media statunitensi menzionano come CIA e dipartimento di Stato inviarono 5 miliardi di dollari in Ucraina per crearvi un governo filo-statunitense. McFaul ospitò le riunioni del partito d’opposizione russo presso l’ambasciata degli Stati Uniti ignorando gli avvertimenti che la coalizione di Navalnij comprendesse diversi neo-nazisti che si oppongono agli immigrati provenienti dal sud della Russia. Sebbene fu chiamato da alcuni giornalisti occidentali l'”Erin Brokovich russo” (attivista ambientalista statunitense), Navalnij assomiglia al “David Duke” russo, l’ex-capo del gruppo razzista Ku Klux Klan.
I dossier della CIA declassificati sono pieni di esempi di interferenze nelle elezioni estere, come in India e Germania ovest, o nelle elezioni provinciali in Australia, Canada e Giappone. Negli anni ’50, la CIA fornì massiccio sostegno ai democristiani della Germania occidentale guidati dal cancelliere Konrad Adenauer. La CIA fece del suo meglio per reprimere i socialdemocratici della Germania occidentale e il partito nazionalista tedesco di estrema destra a Berlino, Assia e Baviera. Nel 1967, il Ministro degli Esteri indiano Chagla accusò la CIA di “essersi intromessa” nelle elezioni indiane attraverso finanziamenti all’opposizione al Partito del Congresso. La CIA in particolare prese di mira i partiti comunisti nel Bengala occidentale e nel Kerala. L’ex-primo ministro canadese John Diefenbaker del partito conservatore accusò nel 1967 la CIA di aver finanziato il Partito Liberale, che contribuì alla sconfitta di Diefenbaker nelle elezioni generali di maggio 1962 e giugno 1963. Il successore di Diefenbaker, il primo ministro Lester Pearson del Partito liberale, scoprì che la CIA finanziava l’Unione degli studenti canadesi pro-liberali nel 1965-1966. La CIA fece di tutto per sconfiggere alla rielezione il governo del primo ministro del Partito laburista neozelandese David Lange. La CIA diede sostegno propagandistico al partito nazionale che si oppose alla politica di Lange di negare l’ingresso nelle acque della Nuova Zelanda alle navi da guerra nucleari degli USA. La CIA fece si che i media filo-USA in Nuova Zelanda insistessero che la disoccupazione fosse al 6%, il debito estero la metà del prodotto interno lordo e il deficit di 1 miliardo di dollari. La CIA tentò anche di sopprimere il tradizionale sostegno maori alle elezioni del 15 agosto 1987, un uso cinico della politica razziale per modificare il risultato elettorale. Tra il 1965 e il 1967, la stazione della CIA in Brasile, in collaborazione col sindacato AFL/CIO degli Stati Uniti e il suo braccio internazionale, l’American Institute of Free Labour Development (AIFLD), fu scoperta interferire nelle elezioni sindacali in Brasile. L’ufficio di San Paolo dell’AIFLD, null’altro che una facciata della CIA, pagò in contanti funzionari brasiliani per corrompere le elezioni sindacali nell’industria petrolifera brasiliana. Un elenco dettagliato delle tangenti della CIA ai funzionari brasiliani fu scoperto da un funzionario del sindacato di San Paolo: “Bonus a Jose Abud per la collaborazione – $ 156,25; Pagamento speciale al Dr. Jorge M. Filho del Ministero del Lavoro – $ 875,00; Viaggio per Mr. Glaimbore Guimasaes, il nostro informatore a Fegundes St. – $ 56,25; Fotocopie di libri e documenti della Petroleum Federation – $ 100,00; Assistenza a Guedes ed Eufrasio per sconfiggere Luis Furtado dell’Unione Suzano – $ 140,64“. Prima dell’elezione presidenziale cilena del 4 settembre 1964, il Fronte popolare d’azione, l’opposizione di sinistra, scoprì che l’incaricato d’affari degli USA Joseph Jova aiutava il candidato del partito democristiano Eduardo Frei Montalva, che sconfisse Allende. Un memo della CIA datato 3 ottobre 1955 descrive il supporto della CIA al filo-occidentale Partito Masjumi nelle elezioni indonesiane, le prime dall’indipendenza della nazione. Il direttore della CIA Allen Dulles sembrava fiducioso nella vittoria del Masjumi data la “grande percentuale di analfabeti” indonesiani. Nelle elezioni presidenziali del Salvador del 1984, la CIA appoggiò il democristiano José Napoleon Duarte contro l’estremista di destra Roberto d’Aubisson. Il senatore repubblicano degli Stati Uniti Jesse Helms della Carolina del Nord allora accusò la CIA d'”intromettersi” nelle elezioni a favore di Duarte. Si scoprì che l'”inchiostro invisibile” sulle dita dei votanti fu fornito dalla CIA.
Se gli Stati Uniti vogliono veramente fermare le interferenze estere nelle elezioni, devono essere i primi a sostenere e ad aderire a tale politica. Proprio come col trattato sul divieto dei test nucleari, la convenzione per abolire le armi biologiche e chimiche e il trattato per proibire le armi nello spazio, gli Stati Uniti dovrebbero chiedere un trattato internazionale per vietare l’interferenza elettorale in ogni forma, con attacchi informatici, propaganda, manipolazione dei social media e finanziamento estero di partiti politici. Senza tale impegno, le proteste degli Stati Uniti sull’intrusione nelle elezioni continueranno ad essere un esempio di “segui quello che dico, non quello che faccio”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La sfida strategica della sinistra latinoamericana

Rafael Correa, Histoire et Societé 18 febbraio 2018Dopo la lunga e triste notte neoliberista degli anni ’90, che colpì intere nazioni come l’Ecuador, e da quando Hugo Chávez vinse la presidenza della Repubblica del Venezuela alla fine del 1998, i governi di destra e sovversivi del continente iniziavano ad essere sconvolti come un castello di carte, raggiungendo tutta la nostra America con governi popolari legati al socialismo della buona vita. All’apice del 2009, dei dieci Paesi latinoamericani del Sud America, otto avevano governi di sinistra. In America centrale e nei Caraibi c’erano il Fronte Farabundo Martí in El Salvador, i sandinisti in Nicaragua, Álvaro Colom in Guatemala, Manuel Zelaya in Honduras e Leonel Fernández nella Repubblica Dominicana. In Paesi come il Guatemala, con Álvaro Colom o in Paraguay, con Fernando Lugo, era la prima volta nella storia che la sinistra saliva al potere, in quest’ultimo caso rompendo anche un secolo di bipartitismo. Nel maggio 2008 nacque l’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane) e nel febbraio 2010, la Celac con 33 membri. Dei 20 Paesi latini della Celac (Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi), 14 avevano governi di sinistra, ovvero il 70%. La prima parte del 21° secolo è stata indubbiamente vinta. I progressi economici, sociali e politici sono stati storici e hanno stupito il mondo, tutto in un ambiente di sovranità, dignità, autonomia, con la propria presenza sul continente e nel mondo. L’America Latina non attraversò un periodo di cambiamento, ma un vero cambiamento dei tempi, che anche modificò in modo significativo l’equilibrio geopolitico della regione. Per questa ragione, per le potenze di fatto e per i Paesi egemoni era essenziale porre fine a questi cambiamenti a favore delle maggioranze e che cercavano la seconda e definitiva indipendenza regionale.

Restaurazione conservatrice
Sebbene nel 2002 il governo di Hugo Chávez abbia dovuto subire un fallito colpo di Stato, è proprio dal 2008 che s’intensificarono i tentativi non democratici di porre fine ai governi progressisti, come nel caso della Bolivia 2008, Honduras 2009, Ecuador 2010 e Paraguay 2012. Quattro tentativi di destabilizzazione, tra cui due riusciti, Honduras e Paraguay, e sempre contro i governi di sinistra. Dal 2014 e sfruttando il cambiamento del ciclo economico, questi sconnessi sforzi per la destabilizzazione si consolidarono costituendo una vera “restaurazione conservatrice” con nuove coalizioni, sostegno internazionale, illimitati finanziamenti esteri e così via. La reazione si approfondì e perse limiti e scrupoli. Ora abbiamo molestie e boicottaggio economico in Venezuela, il colpo di Stato parlamentare in Brasile e la criminalizzazione della politica, “legge”, come visto coi casi Dilma e Lula in Brasile, Cristina in Argentina e del Vicepresidente Jorge Glas in Ecuador. I tentativi di distruggere Unasur e neutralizzare Celac sono anche ovvi e spesso spudorati. Per non parlare di ciò che succede nel Mercosur. In Sud America, al momento, rimangono solo tre governi progressisti: Venezuela, Bolivia e Uruguay. Le eterne potenze che hanno sempre dominato l’America Latina, immergendola nell’arretratezza, disuguaglianza e sottosviluppo, tornano assetate di vendetta dopo oltre un decennio di continue sconfitte.

Gli assi della strategia della restaurazione conservatrice
La strategia reazionaria è articolata a livello regionale e si basa essenzialmente su due assi: il supposto fallimento del modello economico di sinistra e la presunta mancanza di forza morale dei governi progressisti. Sul primo asse, dalla seconda metà del 2014, a causa di un contesto internazionale sfavorevole, l’intera regione subì il rallentamento economico divenuto recessione negli ultimi due anni. I risultati sono diversi tra Paesi e regioni riflettendo struttura economica e politiche economiche applicate, e le difficoltà economiche di Paesi come Venezuela o Brasile sono considerate un esempio del fallimento del socialismo, pur avendo l’Uruguay col governo di sinistra, Paese più sviluppato a sud del Rio Grande, o la Bolivia dai migliori indicatori macroeconomici del pianeta. Il secondo asse della nuova strategia contro i governi progressisti è la moralità. La questione della corruzione è diventata lo strumento per distruggere i processi politici nazionali e popolari nella nostra America. Il caso emblematico è il Brasile, dove un’operazione politica ben articolata è riuscita a far decadere Dilma Rousseff dalla presidenza del Brasile, dimostrando che non aveva nulla a che fare coi problemi che le venivano attribuiti. C’è una grande ipocrisia globale nella lotta alla corruzione.

La sinistra, vittima del proprio successo?
Probabilmente anche la sinistra è vittima del proprio successo. Secondo la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (Cepal), quasi 94 milioni di persone sono state tolte dalla povertà e sono entrare nella classe media regionale nell’ultimo decennio; in stragrande maggioranza risultato delle politiche dei governi di sinistra. In Brasile, 37,5 milioni di persone sono uscite dalla povertà tra il 2003 e il 2013, e ora sono nella classe media, ma questi milioni non costituirono una forza mobilitata quando il parlamento accusato di corruzione licenziava Dilma Rousseff. Abbiamo persone uscite dalla povertà e che ora, per ciò che viene spesso chiamata prosperità oggettiva e povertà soggettiva, anche se hanno migliorato significativamente il reddito, chiedono molto di più e si sentono poveri, non in riferimento a ciò che hanno o peggio quello che avevano, ma a ciò a cui aspirano. La sinistra ha sempre lottato contro la corrente, almeno nel mondo occidentale. La domanda è: avrebbe combattuto contro la natura umana? Il problema è molto più complesso se si aggiunge a questo la cultura egemonica costruita dai media, in senso gramsciano, cioè inverare i desideri delle maggioranze in relazione agli interessi delle élite. Le nostre democrazie dovrebbero essere chiamate democrazie mediatiche. I media sono una componente più importante nel processo politico rispetto a partiti e sistemi elettorali; e sono diventati i principali partiti di opposizione ai governi progressisti; i veri rappresentanti dell’affarismo e del potere politico conservatore. Non importa ciò che va bene alle maggioranze, cosa viene proposto in campagna elettorale, e cosa ha deciso alle urne il popolo, al centro di ogni democrazia. Ciò che è importante è ciò che i media approvano o condannano coi loro titoli. Hanno sostituito lo Stato di diritto con lo stato d’opinione.

C’è una sfida strategica?
La sinistra regionale si confronta coi problemi dell’esercizio del potere, spesso con successo ma esaurendosi. È impossibile governare felicemente il mondo intero, ancor più quando c’è tanta sete di giustizia sociale. Si deve sempre essere autocritici, ed anche sicuri di sé. I governi progressisti sono soggetti a continui attacchi, le élite e i loro media non perdonano gli errori e fanno pressione sul nostro morale, per farci dubitare delle nostre convinzioni, proposte e obiettivi. Pertanto, la maggiore “sfida strategica” della sinistra latinoamericana è forse capire che qualsiasi lavoro per una trasformazione fondamentale avrà errori e contraddizioni.Traduzione di Alessandro Lattanzio