Chi uccide gli ambasciatori?

Gli omicidi della CIA sono un nuovo attacco alla Russia
Alessandro Lattanzio, 27/2/20178134156-3x2-940x627Nel novembre 2015 veniva rinvenuto nella sua stanza d’albergo il fondatore di RussiaToday ed ex-consigliere speciale del Presidente Putin Mikhail Lesin, ucciso per trauma cranico contundente.

Il 20 dicembre, a Mosca veniva rinvenuto il cadavere del diplomatico russo Pjotr Polshikov, poche ore dopo l’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrej Karlov, per mano di un sicario di Gladio, Mevlut Mert Altintas. Accanto al cadavere di Polshikov furono trovati due bossoli vuoti di pistola, scoperti sotto il lavandino in bagno. Polshikov aveva lavorato nell’ambasciata russa in Bolivia.pay-russian-diplomat-found-dead-in-moscow-3-petr-polshikov-east2west-newsIIl 25 dicembre, scompariva sul Mar Nero un aereo di linea Tupolev Tu-154 con a bordo 92 passeggeri, tra cui più di 60 membri del Coro dell’Armata Rossa. Il Tupolev era scomparso sul Mar Nero poco dopo il rifornimento di carburante nell’aeroporto di Sochi. Il velivolo volava verso la base militare russa di Humaymim, vicino Lataqia, per partecipare alle festività con le truppe russe schierate in Siria. A bordo era presente anche la nota attivista umanitaria Elizaveta Glinka. Secondo una teoria, l’incidente era dovuto a dei corpi estranei penetrati in un motore.

Il 26 dicembre, veniva trovato morto nella sua auto, a Mosca, Oleg Erovinkin, capo dello staff del presidente della Rosneft Igor Sechin. Oleg Erovinkin sarebbe morto per un infarto.

Ai primi di gennaio 2016 veniva trovato morto nel bagno di casa l’ambasciatore russo in Grecia Andrej Malanin, deceduto per cause ignote, e lo stesso mese moriva l’ambasciatore della Russia in India Aleksandr Kadakin, morto improvvisamente per infarto. Kadakin aveva supervisionato per molti anni i rapporti tra India e Russia.

Il 13 gennaio, veniva trovato morto, nella propria abitazione, il giornalista tedesco Udo Ulfkotte; le autorità tedesche evitavano una qualsiasi autopsia e ne cremavano subito il corpo. Nel 2014 Ulfkotte confessò di aver lavorato per la CIA e l’intelligence della NATO. Inoltre, secondo Ulfkotte, tutti i grandi media occidentali non sono altro che un ramo dei servizi segreti statunitensi. Il suo ultimo libro, Criminali senza limiti, ricostruisce i reati commessi dai migranti in Germania e la censura dei media tedeschi su tali crimini.23-24_udo-ulfkotte_megvasarolt-ujsagirok_sajtotajekoztato-jm-1Il 13 febbraio 2017, nell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur veniva ucciso Kim Jong Nam, figlio di Kim Jong Il e fratello del leader nordcoreano Kim Jong Un. Furono accusati due donne e due uomini, ma a diffondere subito tale versione fu il canale televisivo via cavo Chosun (del quotidiano di propaganda sudcoreano Chosun Ilbo, notoriamente collegato all’intelligence statunitense). Si tratta della nota tecnica d’inquinamento per coprire la fuga dei veri assassini. Infatti, “Le dichiarazioni audaci fatte da spie e giornalisti della Corea del Sud, che hanno descritto i dettagli dell’assassinio prima che si avessero altre informazioni necessarie, vanno interpretate come un’indicazione del coinvolgimento di Seoul…

Il 20 febbraio, Vitalij Ivanovic Churkin, rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite dal 2006, moriva improvvisamente a New York per attacco cardiaco, dopo esser stato trasportato al Columbia Presbyterian Hospital. Moriva il giorno prima del 65.mo compleanno.vitaly-churkinQuesta scia di morte è una tecnica già vista, rivista, e controrivista; quindi oramai a Mosca non dovrebbero aver più dubbi su chi siano assassini e mandanti.  Non potendo vincere le guerre, se non a Hollywood, dove anche i documentari sono pornografia imperialista e i premi Oscar e Nobel null’altro che la tariffa della prostituzione di un intero sistema, i sicari atlantisti si dedicano a ciò in cui eccellono, l’omicidio. Non per una strategia precisa, che non c’è, ma per pura vendetta; perchè per i vertici degli USA, i loro ‘tecnocrati’ e la massa sociale su cui si basano, si deve vincere sempre e comunque, e se non nella realtà almeno nell’immaginario autoindotto, uccidendo un singolo o un simbolo e pretendendo con ciò di aver ottenuto una vittoria autentica sul piano militare, politico o economico. Un impero alienante non può avere che capi e responsabili alienati.

In questa intervista, Ulfkotte evocava la possibilità che l’uccidessero.

Fonti:
Zerohedge
The Duran
RussiaToday
RussiaToday
NEO
Mirror
Libero
Haaretz

Cosa c’è in gioco nelle elezioni degli Stati Uniti?

Oriental Review 8 novembre 2016constitutionorleostrauss32813_0L’esito delle elezioni presidenziali del 2016 dimostrerà che il sistema politico degli USA, come lo conosciamo, cesserà di esistere. Trump non è una di quelle pedine repubblicane che, assieme ai burattini democratici, negli ultimi 40 anni hanno retto la facciata della democrazia statunitense. Sembra proprio sia pronto ad attuare la minaccia di prima della Convention nazionale repubblicana, inviare milioni di sostenitori per le strade. Oggi Trump rappresenta un completamente nuovo partito, costituito da metà dell’elettorato statunitense, pronto all’azione. E qualunque sia l’eventuale struttura politica del nuovo modello, plasma la realtà attuale degli Stati Uniti. Inoltre, non sembra una situazione isolata. Piuttosto sembra l’ultimo capitolo di una vecchia storia, dove trame contorte infine prendono forma e trovano una risoluzione. Le circostanze sempre più ricordano il 1860, quando l’elezione di Lincoln fece infuriare il Sud avviando l’agitazione per la secessione. Trump è oggi il simbolo della vera tradizione statunitense che nella guerra civile (1860-1865), per la prima volta si gettò a capofitto nel liberalismo rivoluzionario. Fino alla prima guerra mondiale, il tradizionale conservatorismo statunitense indossò la maschera dell'”isolazionismo”. Prima della Seconda Guerra Mondiale era noto come “non-interventismo”. In seguito, tale movimento tentò di utilizzare il senatore Joseph McCarthy per combattere la morsa sinistra-liberali. E negli anni ’60 divenne l’obiettivo principale della “rivoluzione contro-culturale”. Il suo ultimo bastione fu Richard Nixon, la cui caduta fu conseguenza dell’attacco senza precedenti della stampa liberale di sinistra nel 1974. E questo è forse l’esempio con cui confrontare Trump e la sua lotta attuale. Tra l’altro, i reati di Hillary Clinton, che non ha protetto i segreti di Stato ed è stata più volte colta a mentire sotto giuramento, superano il Watergate che portò alle dimissioni forzate di Nixon con la minaccia dell’impeachment. Ma i media liberal statunitensi sono silenziosi, come se nulla fosse accaduto. Da tutte le indicazioni, è chiaro che si è in un momento davvero epocale. Ma prima di passare al futuro che ci attende, diamo un rapido sguardo alla storia del conflitto tra liberalismo rivoluzionario e conservatorismo tradizionale bianco negli Stati Uniti.
shachtman Subito dopo la Seconda guerra mondiale, un attacco su due fronti fu lanciato dal partito dell'”espansionismo” (lo chiameremo così). L’Unione Sovietica e il comunismo furono designati nemici numero uno. Nemico numero due (con meno clamore) fu il conservatorismo tradizionale statunitense. La guerra contro l'”americanismo” tradizionale fu condotta contemporaneamente da diverse frange intellettuali. La vita culturale e intellettuale del Paese era sotto il controllo assoluto del gruppo noto come “intellettuali di New York”. La critica letteraria, così come tutti gli altri aspetti della vita letteraria del Paese, era nelle mani di tale gruppetto di curatori letterari emersi dall’ambiente della rivista trotskista-comunista Partisan Review (PR). Nessuno poteva diventare uno scrittore professionista negli USA degli anni ’50 e ’60, senza essere accuratamente filtrato da tale setta. I principi fondamentali della filosofia politica e della sociologia statunitensi furono decisi dalla Scuola di Francoforte, nata tra le due guerre nella Germania di Weimar e che si recò negli Stati Uniti dopo che i nazisti presero il potere. Qui, passò dal comunismo al liberalismo, avviando la progettazione della “teoria del totalitarismo”, unita al concetto di “personalità autoritaria”, entrambi ostili alla “democrazia”. Gli “intellettuali di New York” e i rappresentanti della Scuola di Francoforte divennero amici, e Hannah Arendt, per esempio, fu un’autorevole rappresentante di entrambe le sette. Qui nacquero i futuri neocon (Norman Podhoretz, Eliot A. Cohen e Irving Kristol) acquisendovi esperienza. L’ex-capo della Quarta internazionale trotskista e padrino dei neocon, Max Shachtman, ha un posto d’onore nella “famiglia degli intellettuali”. La scuola antropologica di Franz Boas e il freudismo dominavano il mondo della psicologia e della sociologia al momento. L’approccio di Boas alla psicologia sosteneva che le differenze genetiche, nazionali, razziali e tra gli individui non hanno alcuna importanza (quindi concetti come “cultura nazionale” e “comunità nazionale” sono privi di significato). La psicoanalisi divenne di moda, tendendo principalmente a soppiantare le istituzioni ecclesiastiche tradizionali e a diventare una sorta di quasi-religione della classe media. Il denominatore comune che lega tali movimenti era l’antifascismo. Ma qui qualcosa sembrava puzzare? Il problema era che i valori tradizionali di nazione, Stato e famiglia erano tutti classificati “fascisti”. Da tale punto di vista, ogni cristiano bianco consapevole della propria identità culturale e nazionale è potenzialmente un “fascista”. Kevin MacDonald, professore di psicologia presso la California State University, analizzò in dettaglio il sequestro del quadro culturale, politico e mentale degli Stati Uniti per mano delle “sette liberali”, nel brillante libro “La cultura della Critica”, scrivendo: “Gli intellettuali di New York, per esempio, hanno sviluppato legami con le università d’élite, in particolare Harvard, Columbia, Chicago e Berkeley, mentre psicoanalisi e antropologia si radicarono nel mondo accademico. L’élite intellettuale e morale creata da tali movimenti dominò il discorso intellettuale nel periodo critico del secondo dopoguerra, portando alla rivoluzione controculturale degli anni ’60”. Fu tale ambiente intellettuale che generò la rivoluzione controculturale degli anni ’60. Cavalcando l’onda di tali sentimenti, la nuova legge sull’immigrazione e la nazionalità venne approvata nel 1965, incoraggiando tali fenomeni e favorendo l’integrazione degli immigrati nella società degli Stati Uniti. Gli architetti delle legge volevano utilizzare il melting pot per “diluire” i discendenti “potenzialmente fascisti” degli immigrati europei, facendo uso di nuovi elementi etno-culturali. La rivoluzione degli anni ’60 aprì la porta alla dirigenza politica statunitense ai rappresentanti di entrambe le ali del “partito” espansionista: neo-liberali e neo-conservatori. Assediato dalla stampa liberale di sinistra nel 1974, Richard Nixon si dimise per la minaccia d’impeachment. Nello stesso anno, il Congresso degli Stati Uniti approvò l’emendamento Jackson-Vanik (redatto da Richard Perle), simbolo della “nuova agenda politica” del Paese, la guerra economica contro l’Unione Sovietica con sanzioni e boicottaggi. Nello stesso tempo la “generazione hippie” aderì ai democratici dietro la campagna del senatore George McGovern. Fu allora che il volto sorridente di Bill Clinton apparve sull’orizzonte politico degli Stati Uniti. E i futuri neo-conservatori (allora discepoli del falco democratico Henry “Scoop” Jackson) iniziarono lentamente a volgersi verso i repubblicani.
friedman2 Nel 1976, Rumsfeld e colleghi neoconservatori resuscitarono la commissione sul pericolo presente, un club inter-partito per falchi politici il cui obiettivo era la guerra totale propagandistica contro l’URSS. Gli ex-trotzkisti e seguaci di Max Shachtman (Kristol, Podhoretz e Jeane Kirkpatrick) e i consiglieri del senatore Henry Jackson (Paul Wolfowitz, Perle, Elliott Abrams, Charles Horner e Douglas Feith) si unirono a Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri politici “cristiani” con l’intenzione di lanciare una “campagna per cambiare il mondo”. Così nacque “l’ideologia nonpartisan” dei neocon, generando il “governo inalterabile degli Stati Uniti”. La politica statunitense acquisì la forma attuale con Reagan. In economia lo si vide nel neoliberismo (la politica guidata dagli interessi del grande capitale finanziario) e in politica estera, la strategia nella tradizione di Nixon-Kissinger (“guerra santa contro le forze del male”, che vedeva Unione Sovietica e Cina normali Paesi con cui è essenziale trovare un terreno comune) fu interamente abbandonata. Il crollo dell’URSS fu il segnale dell’inizio della fase finale della “rivoluzione neocon”. A quel punto il loro protetto, Francis Fukuyama, annunciò la “fine della storia”. Col passare degli anni, l’influenza dei neo-conservatori (in politica) e dei neoliberisti (in economia) si ampliò. Attraverso ogni sorta di comitati, fondazioni, “gruppi di riflessione”, ecc, i seguaci di Milton Friedman e Leo Strauss (dei dipartimenti di economia e scienze politiche presso l’Università di Chicago) penetrò sempre più profondamente nella macchina del potere di Washington. L’apoteosi di tale espansione fu la presidenza di George W. Bush, durante cui i neocon, dopo aver sequestrato i principali strumenti di potere alla Casa Bianca, fecero precipitare il Paese nella follia della guerra in Medio Oriente. Alla fine della presidenza Bush, tale cricca era oggetto dell’odio universale negli Stati Uniti. Ecco perché l’ibrida innocua figura del democratico Barack Obama poté finire alla Casa Bianca per otto anni. I neocon furono dimessi dalle loro tribune al centro del potere e tornarono ai loro “comitati influenti”. E’ probabile che l’elezione abbia per scopo il ritorno trionfale del paradigma neo-conservatore e neoliberista con “una nuova confezione”. Per vari motivi fu deciso di assegnare tale ruolo a Hillary Clinton. Ma sembra che nel momento più critico la fragile confezione si sia lacerata… Cos’è successo? Perché il ritorno trionfale al potere di tale cricca sfocia in un enorme scandalo, questa volta? Probabilmente perché viviamo nell’epoca in cui ciò che era misterioso è improvvisamente diventato chiaro. Probabilmente perché la “maggioranza silenziosa” di Trump improvvisamente ha visto qualcuno che attendeva da molto tempo, un uomo pronto a difenderne gli interessi. Forse anche perché la classe media soffoca per la crescente esasperazione verso la “casta delle élite” che occupa il Paese natio. E, infine, è chiaro ai patrioti statunitensi più sobri delle forze dell’ordine che il ritorno al potere dei responsabili dell’attuale caos globale sarà una grave minaccia per Stati Uniti e resto del mondo. Perché, alla fine, tutti hanno dei figli e nessuno vuole una nuova guerra mondiale. Come sarà la nuova rivolta conservatrice contro l’estremismo delle élite? Trump riuscirà a “prosciugare la palude di Washington, DC” come ha promesso, o sarà la prossima vittima del sistema? Molto presto potremo avere una risposta a queste domande.30463761622_7911937ac9_bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morta Janet Reno, procuratrice generale di Clinton (e non è un fake)

RussiaToday 7 novembre 2016

bn-qq427_women__p_2016110418463L’ex-Procuratrice Generale Janet Reno è morta a 78 anni. Reno era nota per diverse decisioni controverse durante il mandato sotto l’ex-presidente Bill Clinton, compreso l’ordine che portò al massacro di Waco. Reno è morta lunedì mattina, 7 novembre, per complicazioni della Parkinson, secondo la figlioccia Gabrielle D’Alemberte. Fu la prima donna a ricoprire la carica di procuratrice generale. Nominata nel 1993 dal presidente Bill Clinton, Reno acquisì notorietà dopo soli 38 giorni approvando la disastrosa incursione dell’FBI sul compound del culto davidiano a Waco, Texas. Il raid causò la morte di circa 80 persone, tra cui il capo della setta David Koresh. L’FBI compì un raid di sorpresa sul compound il 28 febbraio 1993 e 4 agenti e 6 membri della setta furono uccisi nella sparatoria. Il raid portò a uno stallo di 51 giorni, conclusi quando Reno autorizzò l’uso di gas lacrimogeni per porre fine all’assedio. L’incendio avvolse il centro di Mount Carmel durante il confronto, causando decine di morti, tra cui più di 20 bambini. Reno poi disse che il governo ricevette denunce di abusi sui minori nel complesso. Reno si assunse la responsabilità dell’incidente, dicendo lo stesso giorno: “Ne sono responsabile. La responsabilità ricade su di me“. Tuttavia, la procuratrice generale difese la decisione di consentire l’uso dei gas lacrimogeni davanti al comitato del Congresso per la riforma e la supervisione del Governo, nel 1995, ed accusò il capo del culto Koresh delle morti. “Questa fu la decisione più difficile che abbia mai dovuto prendere. Ci vivrò per il resto della mia vita“, disse. Reno fu definita ‘macellaio di Waco’ da alcuni, dopo il massacro.
Nota per la schiettezza, Reno fu la più longeva procuratrice generale del 20° secolo, nonostante la diagnosi del morbo di Parkinson nel 1995. Altre controversie in cui fu coinvolta ed implicanti l’amministrazione Clinton, furono lo scandalo Whitewater, il Filegate e l’indagine sulla relazione sessuale di Clinton con la stagista Monica Lewinksy. Qui Reno diede via libera all’Independent Counsel Kenneth Starr ad espandere le indagini. Reno subì la reazione nella sua città natale, Miami, nel 2000, quando autorizzò il sequestro armato del naufrago cubano Elián González dai parenti a Miami, per rimandarlo a vivere con il padre a Cuba. Il raid irritò la comunità degli esili cubani che la definì “strega” e lacchè del Presidente cubano Fidel Castro. Reno finì sotto tiro nel 1999 per l’accusa che la Cina avesse rubato od ottenuto illegalmente segreti nucleari degli Stati Uniti in 20 anni. I repubblicani ne chiesero le dimissioni nel corso della gestione della cosa al dipartimento di Giustizia. La carriera di Reno vide anche le condanne per l’attentato del 1995 ad Oklahoma City e il massiccio caso antitrust del dipartimento di Giustizia contro Microsoft. Tornò in Florida dopo il termine del mandato e si candidò governatrice nel 2002, ma perse le primarie democratiche. Tributi le sono rivolti dal mondo giuridico e politico, come l’attuale procuratrice generale Loretta Lynch, che l’ha descritta come “d’ispirazione” ed “apripista”.jantereno-billclintonTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’agente dell’FBI sospettato delle fughe sulle email di Hillary trovato suicida

Denver Guardian 5/11/2016

house-fire-oneWalkerville, MD, un agente dell’FBI ritenuto responsabile delle ultime fughe di notizie “pertinenti le indagini” sulle e-mail del server di posta elettronica privato di Hillary Clinton, quando era segretaria di Stato, è stato trovato morto in un apparente omicidio-suicidio il 5 novembre mattina, secondo la polizia. Gli investigatori ritengono che l’agente dell’FBI, Michael Brown, 45 anni, avrebbe sparato e ucciso la moglie Susan Brown, la notte del 4 novembre, prima che la casa della coppia andasse in fiamme e per poi spararsi. Brown era un veterano del dipartimento di polizia metropolitana di Washington DC, prima di servire negli ultimi sei anni nell’FBI. I vicini videro del fumo provenire dalla residenza di Brown e chiamarono il 911 alle 23:50. Quando i vigili del fuoco arrivarono pochi minuti dopo, la casa era completamente avvolta dalle fiamme. “La morte di Brown è stata causata da un colpo di pistola prima dell’incendio della casa“, dice il capo della polizia di Walkerville, Pat Frederick, “mentre la ferita di proiettile alla testa della signora Brown sembra essere stata auto-inflitta. Tutte le prove portano a credere che si tratti di omicidio-suicidio. Crediamo che l’abbia uccisa, incendiato la casa per poi togliersi la vita“, ha detto Frederick. I risultati confermano le conclusioni dei ricercatori secondo cui la coppia è morta nell’omicidio-suicidio, durante cui, nella casa di 130 metri quadrati, è stato intenzionalmente appiccato il fuoco. Le autorità delineano lo scenario come probabile basandosi su interrogatori dei vicini e commenti sulla pagina Facebook di Brown. Brown avrebbe appiccato l’incendio con la benzina, ma risparmiando la vita all’amato beagle, Dixie. “Prima dell’incendio, lasciò il cane a casa di un vicino“, ha detto Frederick. “Ha messo il cane nel cortile del vicino di casa“. Un vicino ha detto che Brown appariva “in preda al panico“, anche se non è chiaro se la moglie fosse morta prima o dopo che il cane era stato portato via di casa.
Il motivo della strage è ancora oggetto d’indagine, ma la polizia ha detto che Brown era un agente rispettato dell’FBI e ben voluto nella comunità. “Cosa porta a tale rabbia e violenza con la moglie, la persona amata, chi lo sa“, ha detto un funzionario dell’FBI che conosceva la famiglia Brown. Le teorie del complotto dilagano portando molti a credere che sia un altro “colpo sporco” dei Clinton in rappresaglia per le e-mail finite all’FBI a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. I media come Infowars e WND propongono la teoria che killer globalisti, agenti dei Clinton, abbiano assassinato la famiglia Brown e bruciato la casa per distruggere ogni possibile prova. Il direttore dell’FBI James Comey ha rifiutato di commentare, ma ha chiesto privacy e di pregare mentre l’ufficio fa i conti con la perdita di “due amici molto stretti“.

A quanto pare la notizia è falsa.

Hillary Clinton Holds Press Conference Over Email ControversyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una scia di morte: oltre 100 persone vicine ai Clinton morte in modo sospetto (Aggiornato)

Gli USA preparano la Pearl Harbor elettorale

Alessandro Lattanzio, 6/11/2016screen-shot-2016-10-14-at-6-05-45-pmIl direttore della National Intelligence, James Clapper, avanzava la minaccia di una False flag, quando il 26 ottobre affermò, “Non escluderei che i russi abbattano un aereo statunitense, se lo ritenessero una minaccia per le loro forze sul campo“, parlando presso il Council on Foreign Relations di New York. “La Russia ha schierato un sistema di difesa aerea molto avanzato e potente in Siria e non l’avrebbe fatto per non usarlo”, secondo Clapper. Sulla pretesa dell’amministrazione Obama che i russi abbiano piratato i siti statunitensi, Clapper rispondeva che la risposta degli Stati Uniti non sarebbe stata un attacco informatico alla Russia, e che sarebbe avvenuto “Forse dopo le elezioni“.
166899433-jpg-crop-rectangle3-largeLa cyberguerra, inventata e scatenata dall’amministrazione Obama, probabilmente ha lo scopo di occultare e mimetizzare i brogli elettorali, già verificatisi in diversi Stati; così come gli attacchi cibernetici del 21 ottobre erano dei test per i prossimi, imminenti, attacchi informatici da attribuire a Russia o Corea democratica, giustificando sospensione e annullamento della elezioni, in caso di risultati non graditi. Il 25 ottobre, a Los Angeles, 100 uffici della Motorizzazione della California subivano il malfunzionamento dei computer, senza poterlo attribuire a pirateria informatica. “Il giorno delle elezioni potrebbe essere una storia diversa. Sistemi informatici governativi sono vulnerabili agli attacchi informatici. Credo che ci sarà sicuramente una sorta di problema di sicurezza informatica in qualche punto”, dichiarava Clifford Neuman, direttore del Centro per la sicurezza dei sistemi informatici degli USA. Perciò, il segretario del dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) Jeh Johnson suggeriva che i sistemi di voto statali e locali vengano designati “infrastrutture critiche”, in modo che il Department of Homeland Security (DHS) li protegga dagli hacker; una proposta incostituzionale e pericolosa secondo gli esperti legali. “Il dipartimento della Sicurezza Nazionale non ha l’autorità legale per interferire sui sistemi elettorali degli Stati senza il loro permesso“, dichiarava il professor John Yoo della Berkeley School of Law of University of California. “Mentre il governo federale ha il potere di proteggere l’infrastruttura informatica della nazione, non può sconfinare in aree di sovranità statale senza l’esplicito mandato costituzionale“. Il suggerimento per designare i sistemi di voto “infrastrutture critiche” fu sollevata da Johnson il 3 agosto, “Pensiamo alla sicurezza informatica delle elezioni. Il problema del processo elettorale, come si sa, è che non c’è un unico sistema elettorale federale. Ci sono 9000 giurisdizioni nel Paese, coinvolte nel processo elettorale, quindi quando ci sono le elezioni presidenziali, vi sono circa 9000 giurisdizioni che partecipano e contribuiscono a raccogliere voti, contarli e riferirli. Stati, città e contee a proprio modo vi partecipano, fino alla natura delle schede e a come i voti vengono raccolti e schedati. Dobbiamo considerare attentamente il nostro sistema elettorale, il nostro processo elettorale, quali infrastrutture critiche come il settore finanziario e la rete elettrica. È d’interesse nazionale vitale il processo elettorale, quindi penso che dobbiamo prendere in considerazione se considerarlo parte del mio dipartimento e di altre infrastrutture critiche“. Il 15 agosto il DHS dichiarava però di “non essere a conoscenza di eventuali minacce specifiche o credibili alla sicurezza dei sistemi informatici relativi alle prossime elezioni generali“. Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, poi dichiarava che la designazione dei sistemi di voto quali ‘infrastrutture critiche’ darebbe agli esperti federali della DHS “un ruolo che va oltre assistere gli amministratori di tali reti nel scoraggiare le intrusioni“. Il 18 agosto, l’FBI emise un avviso, dicendo che aveva riscontrato violazioni nei database di registrazione degli elettori sui siti web del Consiglio di Stato Elettorale di Arizona e Illinois. Il professore Bradley Smith della Capital University Law School, affermava, “Uno dei grandi punti di forza del sistema elettorale statunitense è che non esiste una rete o infrastruttura nazionale che possa essere sequestrata. La pirateria dei sistemi locali isolati può verificarsi, ma il sistema è così decentrato da essere immune da qualsiasi attacco“, eventuali problemi “rimarranno isolati e locali”. Ma a luglio, il direttore dell’Ufficio federale della direzione del personale (OPM) si dimise dopo che i cyberhackers riuscirono a violare il sistema anti-intrusione Einstein, del DHS, costato diversi miliardi di dollari, sottraendo i dati personali di 21,5 milioni di dipendenti federali degli USA.
mark-malloch-brown L’attacco informatico del 21 ottobre, contro importanti siti di mass media e commerciali, non fu “opera di un governo tramite attori statali“, e non fu fornito uno straccio di prova che la Russia avesse condotto tali attacchi cibernetici. “Certamente il governo russo ha avuto il tempo di studiare l’origine della pirateria sui sistemi degli Stati Uniti, e certamente ne monitora le elezioni per proteggersi da eventuali accuse di pirateria e dimostrare che non avrà colpevolezza se i democratici falseranno le elezioni, brogliandole. Perciò l’amministrazione Obama avvertiva la Russia che il semplice monitorare le elezioni giustificherebbe accuse al governo russo”. E la Russia, dopo che un rapporto del Pentagono aveva affermato che suoi specialisti informatici avevano aggredito la rete elettriche, di telecomunicazioni e del Cremlino della Russia, dichiarava che “Se non ci sarà alcuna reazione ufficiale dall’amministrazione statunitense, significherebbe che gli Stati Uniti sono uno Stato cyber-terrorista. Se le minacce di attacco, pubblicizzate dai media statunitensi, si sono svolte, Mosca sarà giustificata ad accusare Washington“, dichiarava la portavoce del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov affermava che la Russia ha “adeguate misure di sicurezza informatica attualmente, rispetto le minacce profferite da funzionari di altre nazioni“. Infatti, gli statunitensi avevano dichiarato che Russia e Cina potrebbero disturbare le reti elettriche statunitensi con dei cyberattacchi. E anche Hillary Clinton aveva accusato il Cremlino d’inserirsi nelle reti informatiche dei democratici, pubblicandone le informazioni sensibili, per supportare la campagna elettorale di Donald Trump. In particolare, aveva affermato che la Russia forniva a WikiLeaks i messaggi di posta elettronica del presidente del suo ufficio elettorale, il satanista John Podesta. Ma finora, l’unico Paese a condurre attacchi informatici ad altre nazioni sono proprio gli Stati Uniti, come l’operazione Olimpiadi, condotta da Stati Uniti e Israele contro le reti informatiche iraniane.
Infine, sul caso Soros va notato che la società inglese Smartmatic, che ha fornito le macchine per il voto a 16 Stati degli USA, tra cui Florida e Arizona, ha legami diretti con il miliardario George Soros che, come WikiLeaks ha dimostrano, consegnava ad Hillary Clinton le direttive in politica estera, assieme a decine di milioni di dollari per la campagna presidenziale. Smartmatic è presieduta da Mark Malloch-Brown, ex-funzionario delle Nazioni Unite e membro del CdA della Open Society Foundation di Soros. Malloch-Brown fece parte del comitato consultivo di Soros sulla Bosnia, e del comitato esecutivo del Crisis Group, thin tank fondato nel 1990 sempre da George Soros. Nel 2007 Soros nominò Malloch-Brown vicepresidente del suo Quantum Funds, vicepresidente del Soros Fund Management e vice-presidente dell’Open Society Institute (vecchio nome della Open Society Foundation). Malloch-Browns ha anche legami con i Clinton, tramite il socio Sawyer-Miller della società di consulenza di Mandy Grunwald, collegata ai Clinton. Brown è stato anche anche consulente della FTI Consulting, una società di Jackson Dunn, per 15 anni collaboratore dei Clinton. La Smartmatic ha fornito le macchine per il voto ad Arizona, California, Colorado, Washington DC, Florida, Illinois, Louisiana, Michigan, Missouri, New Jersey, Nevada, Oregon, Pennsylvania, Virginia, Washington e Wisconsin.
In sintesi, la fazione dei Clinton e Obama si prepara ad evocare “attività nemiche” nel caso perdesse le elezioni, etichettandole come “truccate” e sospendendole con vari pretesti, magari utilizzando un autentico attacco informatico contro sé stessi come copertura e casus belli.cvg_b2ww8aasot4-jpg-largeNote:
CNS
Fox News
RussiaToday
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The Daily Sheeple