Guarimbas 2.0: omicidi e terrorismo attuati da imperialismo e oligarchie

Ricardo Vaz, Journal of Our America, 24 aprile 2017Gli episodi dei giorni scorsi, con erezione di barricate, distruzione di proprietà pubblica e violenze dei gruppi d’opposizione, ricordano le guarimbas (1) del 2014. Dopo mesi di violenze, con alcuni quartieri in stato di assedio e 43 morti, le bande dell’opposizione lentamente smobilitarono. Ma alcuni analisti sostengono che ora sia diverso. Con la destra al potere in Brasile e in Argentina e l’ostilità permanente dell’impero, alcuni organismi internazionali neutralizzati e altri, come l’OAS, che adottano un programma di netto intervento contro il Venezuela. E come sempre quando si tratta del Venezuela, impero e oligarchia locale assicurano che la loro “guerra” sulle strade sia sostenuta dalla “guerra” mediatica.

Capitalizzare ogni morte
L’11 aprile, gruppi armati d’opposizione entravano nel complesso residenziale Ali Primera (2) di Barquisimeto uccidendo un ragazzo di 13 anni, Brayan Principal. Mentre la madre del ragazzo e altri residenti denunciarono i terroristi di destra, l’Agence France Presse e tutti i media alla sua coda, seguirono esclusivamente il deputato dell’opposizione Alfonso Marquina nel descriverlo, dicendo che “i sostenitori armati del governo erano responsabili della morte del ragazzo”. Quindi i terroristi di destra attaccavano uno dei programmi principali del governo, uccidendo un ragazzo, e i media accusavano il governo! Una loro vittima diveniva martire della causa degli assassini. Mentre tale manipolazione appare rivoltante, è pratica comune. Con la manipolazione e una visione unilaterale, i media mainstream hanno operato instancabilmente per adattare ogni morto e ferito alla storia del “governo autoritario che reprime manifestanti pacifici“. Le guarimbas del 2014 provocarono 43 morti. Uno sguardo dettagliato sulle vittime e le circostanze in cui sono morte dimostra che alcune erano membri dell’opposizione, e altrettante agenti di polizia, ma in maggioranza sostenitori del governo. Eppure, i media occidentali (e anche i media privati in Venezuela) parlarono di “43 morti causati dalla repressione del governo” o “43 morti causati dagli scontri con le forze governative“. Se siamo fortunati, leggiamo “43 vittime da entrambe le parti“. Ma anche questo è fuorviante. Appendere un filo su un viale e fermare un motociclista non è una dichiarazione politica, né è la vittima di questa o dell’altra parte politica. È un omicidio. Le forze di polizia venezuelane sono state occasionalmente accusate di attuare tattiche pesanti, ad esempio, nella recente campagna OLP (Operación de Liberación del Pueblo). Ma il fatto è che gli agenti delle forze dell’ordine furono arrestati e accusati di negligenza o crimini che avrebbero potuto provocare lesioni o la morte di sostenitori o manifestanti, anche se questi erano armati e violenti. Ciò è accaduto qualche giorno fa, quando un manifestante fu ucciso da un agente di polizia, proprio come accadde tre anni prima. C’è una responsabilità assai distante dall’impunità che si trova in posti come gli Stati Uniti, in cui agenti di polizia possono sparare alla schiena a un uomo disarmato o soffocarlo impunemente.Il golpe permanente dell’opposizione
Potrebbe essere una buona idea per la Scuola Kennedy di Harvard e altri luoghi che allevano i figli degli oligarchi venezuelani, includere Machiavelli nel curriculum. Leggendo “Il Principe” sarebbero consapevoli dei pericoli nell’assumere “mercenari” per il loro lavoro sporco. Dopo essere stati pagati, e soprattutto se catturati, l’impegno dei mercenari alla causa, in questo caso il ritorno dell’oligarchia venezuelana alle vecchie glorie, non è affidabile. La settimana scorsa, una delle persone arrestate per violenze e vandalismo, Guido Rodríguez, confessò di esser stato pagato dal partito di opposizione Primero Justicia (PJ) dell’ex-candidato presidenziale Henrique Capriles, per vandalizzare e bruciare edifici pubblici. Un altro membro dell’opposizione arrestato accusò i vertici di PJ. Da parte loro, i capi del PJ si spararono ai piedi reagendo. La reazione dal segretario generale di Primero Justicia Tomás Guanipa, col tweet del 16 aprile, dice “Guido Rodriguez giurò in tribunale di essere stato costretto sotto tortura ad accusare il PJ di una bugia“, e quello del 17 aprile dice, “Non abbiamo idea di chi sia Guido Rodriguez“. Un altro punto che i media mantengono, con l’aiuto delle ONG finanziate dagli Stati Uniti, sono le persone arrestate. Si può solo immaginare che cosa accadrebbe se alcune dozzine di hooligans creassero una barricata nella 5.th Avenue di Manhattan o saccheggiassero negozi a Londra o incendiassero edifici pubblici a Parigi. Oppure, se cecchini sparassero ad agenti di polizia. Inoltre, immaginate che ci siano le prove che i capi di un partito estremista, come il francese FN o l’UKIP, pagassero queste violenze. I media ne incoraggerebbero l’arresto per settimane. Ma proprio come tutti i decessi causati dall’opposizione vanno attribuiti al governo, tutti gli arresti sono di “manifestanti pacifici” per motivi politici. Uno degli arrestati nel 2014 fu Lorent Saleh. Dopo che i servizi d’intelligence venezuelani intercettarono le comunicazioni in cui progettava attentati e assassini, fu deportato dalla Colombia e arrestato. Ma nei video intercettati, alcuni dei quali resi pubblici, Saleh accusò l’ex-sindaco di Caracas e capo dell’opposizione Antonio Ledezma quale responsabile principale di tali piani violenti. Eppure quando Ledezma fu arrestato alcuni mesi dopo, per il suo coinvolgimento in un altro tentativo di colpo di Stato, si sentì la nota propaganda sul governo autoritario che si sbarazza dell’opposizione democratica. Sembra che in Venezuela si sia democratici solo se si prendono soldi dal National Endowment for Democracy (NED). La verità si trova sempre se si è disposti a guardare oltre bugie e propaganda. Dipartimento di Stato, OAS e media possono chiedere all’unisono il rilascio di “prigionieri politici”, gettando il loro peso nell’amnistia dell’opposizione. Tutto ciò che va fatto è guardare il contenuto di tale amnistia per trovarvi la dettagliata confessione di tutti i crimini che l’opposizione vuol farsi amnistiare. Dagli attentati al finanziamento del terrorismo alla frode fiscale, e tutto il resto. Indicando i colpevoli di questi crimini come “prigionieri politici”, i media mainstream eseguono il loro compito su un altro fronte della guerra contro il Venezuela.

Caos e resistenza
La sceneggiatura dell’opposizione è abbastanza chiara. Con le élite nazionali e internazionali che  partecipano alla guerra economica e al blocco finanziario, è giusto che gli agenti politici facciano la loro parte, implicando l’afflusso di gente sulle piazze, non sempre possibile, generando più caos possibile. Dato che i media, privati venezuelani e internazionali, assicurano che violenze e morti vadano sempre a favore dell’opposizione, la loro speranza è volta ad innescare delle reazioni che comportino il colpo di Stato come nel 2002 o l’intervento militare straniero. (3) Oppure, nel peggiore dei casi, abbattere il chavismo per assicurarsi una vittoria nelle prossime elezioni presidenziali. Ma ciò è tutt’altro che garantito. Il fatto che ci siano tali continue trame per l’immediato cambio di regime dimostra che l’opposizione e i suoi sostenitori stranieri hanno molto investito su tale scenario. C’è anche un motivo per cui le violente barricate si hanno nella ricca Caracas est e non nei barrios di Caracas ovest. Anche se sono i più colpiti dalla crisi economica, i poveri e la classe operaia venezuelani hanno dimostrato più volte adesione a questo progetto che, per la prima volta nella storia, gli ha dato voce e ruolo di guida, e certamente non sono disposti a cedere il potere alle élite.

Note
1. Guarimba è il nome dato alle violente proteste antigovernative che di solito coinvolgono barricate stradali.
2. Fa parte della missione alloggi del Venezuela GMVV (Gran Misión Vivienda Venezuela ), che ha fornito 1,5 milioni di case a poco prezzo a poveri e lavoratori venezuelani. Questi progetti immobiliari sono obiettivo dell’odio dell’oligarchia di destra, che vi vede un attacco al proprio diritto divino di fare soldi con la speculazione immobiliare.
3. Uno dei buffoni dell’opposizione, David Smolansky, ha scritto un twitter secondo cui il governo Maduro utilizza armi chimiche (ma erano solo lacrimogeni), esortando gli Stati Uniti a bombardare il proprio Paese!Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi uccide gli ambasciatori?

Gli omicidi della CIA sono un nuovo attacco alla Russia
Alessandro Lattanzio, 27/2/20178134156-3x2-940x627Nel novembre 2015 veniva rinvenuto nella sua stanza d’albergo il fondatore di RussiaToday ed ex-consigliere speciale del Presidente Putin Mikhail Lesin, ucciso per trauma cranico contundente.

Il 20 dicembre, a Mosca veniva rinvenuto il cadavere del diplomatico russo Pjotr Polshikov, poche ore dopo l’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia, Andrej Karlov, per mano di un sicario di Gladio, Mevlut Mert Altintas. Accanto al cadavere di Polshikov furono trovati due bossoli vuoti di pistola, scoperti sotto il lavandino in bagno. Polshikov aveva lavorato nell’ambasciata russa in Bolivia.pay-russian-diplomat-found-dead-in-moscow-3-petr-polshikov-east2west-newsIIl 25 dicembre, scompariva sul Mar Nero un aereo di linea Tupolev Tu-154 con a bordo 92 passeggeri, tra cui più di 60 membri del Coro dell’Armata Rossa. Il Tupolev era scomparso sul Mar Nero poco dopo il rifornimento di carburante nell’aeroporto di Sochi. Il velivolo volava verso la base militare russa di Humaymim, vicino Lataqia, per partecipare alle festività con le truppe russe schierate in Siria. A bordo era presente anche la nota attivista umanitaria Elizaveta Glinka. Secondo una teoria, l’incidente era dovuto a dei corpi estranei penetrati in un motore.

Il 26 dicembre, veniva trovato morto nella sua auto, a Mosca, Oleg Erovinkin, capo dello staff del presidente della Rosneft Igor Sechin. Oleg Erovinkin sarebbe morto per un infarto.

Ai primi di gennaio 2016 veniva trovato morto nel bagno di casa l’ambasciatore russo in Grecia Andrej Malanin, deceduto per cause ignote, e lo stesso mese moriva l’ambasciatore della Russia in India Aleksandr Kadakin, morto improvvisamente per infarto. Kadakin aveva supervisionato per molti anni i rapporti tra India e Russia.

Il 13 gennaio, veniva trovato morto, nella propria abitazione, il giornalista tedesco Udo Ulfkotte; le autorità tedesche evitavano una qualsiasi autopsia e ne cremavano subito il corpo. Nel 2014 Ulfkotte confessò di aver lavorato per la CIA e l’intelligence della NATO. Inoltre, secondo Ulfkotte, tutti i grandi media occidentali non sono altro che un ramo dei servizi segreti statunitensi. Il suo ultimo libro, Criminali senza limiti, ricostruisce i reati commessi dai migranti in Germania e la censura dei media tedeschi su tali crimini.23-24_udo-ulfkotte_megvasarolt-ujsagirok_sajtotajekoztato-jm-1Il 13 febbraio 2017, nell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur veniva ucciso Kim Jong Nam, figlio di Kim Jong Il e fratello del leader nordcoreano Kim Jong Un. Furono accusati due donne e due uomini, ma a diffondere subito tale versione fu il canale televisivo via cavo Chosun (del quotidiano di propaganda sudcoreano Chosun Ilbo, notoriamente collegato all’intelligence statunitense). Si tratta della nota tecnica d’inquinamento per coprire la fuga dei veri assassini. Infatti, “Le dichiarazioni audaci fatte da spie e giornalisti della Corea del Sud, che hanno descritto i dettagli dell’assassinio prima che si avessero altre informazioni necessarie, vanno interpretate come un’indicazione del coinvolgimento di Seoul…

Il 20 febbraio, Vitalij Ivanovic Churkin, rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite dal 2006, moriva improvvisamente a New York per attacco cardiaco, dopo esser stato trasportato al Columbia Presbyterian Hospital. Moriva il giorno prima del 65.mo compleanno.vitaly-churkinQuesta scia di morte è una tecnica già vista, rivista, e controrivista; quindi oramai a Mosca non dovrebbero aver più dubbi su chi siano assassini e mandanti.  Non potendo vincere le guerre, se non a Hollywood, dove anche i documentari sono pornografia imperialista e i premi Oscar e Nobel null’altro che la tariffa della prostituzione di un intero sistema, i sicari atlantisti si dedicano a ciò in cui eccellono, l’omicidio. Non per una strategia precisa, che non c’è, ma per pura vendetta; perchè per i vertici degli USA, i loro ‘tecnocrati’ e la massa sociale su cui si basano, si deve vincere sempre e comunque, e se non nella realtà almeno nell’immaginario autoindotto, uccidendo un singolo o un simbolo e pretendendo con ciò di aver ottenuto una vittoria autentica sul piano militare, politico o economico. Un impero alienante non può avere che capi e responsabili alienati.

In questa intervista, Ulfkotte evocava la possibilità che l’uccidessero.

Fonti:
Zerohedge
The Duran
RussiaToday
RussiaToday
NEO
Mirror
Libero
Haaretz

Cosa c’è in gioco nelle elezioni degli Stati Uniti?

Oriental Review 8 novembre 2016constitutionorleostrauss32813_0L’esito delle elezioni presidenziali del 2016 dimostrerà che il sistema politico degli USA, come lo conosciamo, cesserà di esistere. Trump non è una di quelle pedine repubblicane che, assieme ai burattini democratici, negli ultimi 40 anni hanno retto la facciata della democrazia statunitense. Sembra proprio sia pronto ad attuare la minaccia di prima della Convention nazionale repubblicana, inviare milioni di sostenitori per le strade. Oggi Trump rappresenta un completamente nuovo partito, costituito da metà dell’elettorato statunitense, pronto all’azione. E qualunque sia l’eventuale struttura politica del nuovo modello, plasma la realtà attuale degli Stati Uniti. Inoltre, non sembra una situazione isolata. Piuttosto sembra l’ultimo capitolo di una vecchia storia, dove trame contorte infine prendono forma e trovano una risoluzione. Le circostanze sempre più ricordano il 1860, quando l’elezione di Lincoln fece infuriare il Sud avviando l’agitazione per la secessione. Trump è oggi il simbolo della vera tradizione statunitense che nella guerra civile (1860-1865), per la prima volta si gettò a capofitto nel liberalismo rivoluzionario. Fino alla prima guerra mondiale, il tradizionale conservatorismo statunitense indossò la maschera dell'”isolazionismo”. Prima della Seconda Guerra Mondiale era noto come “non-interventismo”. In seguito, tale movimento tentò di utilizzare il senatore Joseph McCarthy per combattere la morsa sinistra-liberali. E negli anni ’60 divenne l’obiettivo principale della “rivoluzione contro-culturale”. Il suo ultimo bastione fu Richard Nixon, la cui caduta fu conseguenza dell’attacco senza precedenti della stampa liberale di sinistra nel 1974. E questo è forse l’esempio con cui confrontare Trump e la sua lotta attuale. Tra l’altro, i reati di Hillary Clinton, che non ha protetto i segreti di Stato ed è stata più volte colta a mentire sotto giuramento, superano il Watergate che portò alle dimissioni forzate di Nixon con la minaccia dell’impeachment. Ma i media liberal statunitensi sono silenziosi, come se nulla fosse accaduto. Da tutte le indicazioni, è chiaro che si è in un momento davvero epocale. Ma prima di passare al futuro che ci attende, diamo un rapido sguardo alla storia del conflitto tra liberalismo rivoluzionario e conservatorismo tradizionale bianco negli Stati Uniti.
shachtman Subito dopo la Seconda guerra mondiale, un attacco su due fronti fu lanciato dal partito dell'”espansionismo” (lo chiameremo così). L’Unione Sovietica e il comunismo furono designati nemici numero uno. Nemico numero due (con meno clamore) fu il conservatorismo tradizionale statunitense. La guerra contro l'”americanismo” tradizionale fu condotta contemporaneamente da diverse frange intellettuali. La vita culturale e intellettuale del Paese era sotto il controllo assoluto del gruppo noto come “intellettuali di New York”. La critica letteraria, così come tutti gli altri aspetti della vita letteraria del Paese, era nelle mani di tale gruppetto di curatori letterari emersi dall’ambiente della rivista trotskista-comunista Partisan Review (PR). Nessuno poteva diventare uno scrittore professionista negli USA degli anni ’50 e ’60, senza essere accuratamente filtrato da tale setta. I principi fondamentali della filosofia politica e della sociologia statunitensi furono decisi dalla Scuola di Francoforte, nata tra le due guerre nella Germania di Weimar e che si recò negli Stati Uniti dopo che i nazisti presero il potere. Qui, passò dal comunismo al liberalismo, avviando la progettazione della “teoria del totalitarismo”, unita al concetto di “personalità autoritaria”, entrambi ostili alla “democrazia”. Gli “intellettuali di New York” e i rappresentanti della Scuola di Francoforte divennero amici, e Hannah Arendt, per esempio, fu un’autorevole rappresentante di entrambe le sette. Qui nacquero i futuri neocon (Norman Podhoretz, Eliot A. Cohen e Irving Kristol) acquisendovi esperienza. L’ex-capo della Quarta internazionale trotskista e padrino dei neocon, Max Shachtman, ha un posto d’onore nella “famiglia degli intellettuali”. La scuola antropologica di Franz Boas e il freudismo dominavano il mondo della psicologia e della sociologia al momento. L’approccio di Boas alla psicologia sosteneva che le differenze genetiche, nazionali, razziali e tra gli individui non hanno alcuna importanza (quindi concetti come “cultura nazionale” e “comunità nazionale” sono privi di significato). La psicoanalisi divenne di moda, tendendo principalmente a soppiantare le istituzioni ecclesiastiche tradizionali e a diventare una sorta di quasi-religione della classe media. Il denominatore comune che lega tali movimenti era l’antifascismo. Ma qui qualcosa sembrava puzzare? Il problema era che i valori tradizionali di nazione, Stato e famiglia erano tutti classificati “fascisti”. Da tale punto di vista, ogni cristiano bianco consapevole della propria identità culturale e nazionale è potenzialmente un “fascista”. Kevin MacDonald, professore di psicologia presso la California State University, analizzò in dettaglio il sequestro del quadro culturale, politico e mentale degli Stati Uniti per mano delle “sette liberali”, nel brillante libro “La cultura della Critica”, scrivendo: “Gli intellettuali di New York, per esempio, hanno sviluppato legami con le università d’élite, in particolare Harvard, Columbia, Chicago e Berkeley, mentre psicoanalisi e antropologia si radicarono nel mondo accademico. L’élite intellettuale e morale creata da tali movimenti dominò il discorso intellettuale nel periodo critico del secondo dopoguerra, portando alla rivoluzione controculturale degli anni ’60”. Fu tale ambiente intellettuale che generò la rivoluzione controculturale degli anni ’60. Cavalcando l’onda di tali sentimenti, la nuova legge sull’immigrazione e la nazionalità venne approvata nel 1965, incoraggiando tali fenomeni e favorendo l’integrazione degli immigrati nella società degli Stati Uniti. Gli architetti delle legge volevano utilizzare il melting pot per “diluire” i discendenti “potenzialmente fascisti” degli immigrati europei, facendo uso di nuovi elementi etno-culturali. La rivoluzione degli anni ’60 aprì la porta alla dirigenza politica statunitense ai rappresentanti di entrambe le ali del “partito” espansionista: neo-liberali e neo-conservatori. Assediato dalla stampa liberale di sinistra nel 1974, Richard Nixon si dimise per la minaccia d’impeachment. Nello stesso anno, il Congresso degli Stati Uniti approvò l’emendamento Jackson-Vanik (redatto da Richard Perle), simbolo della “nuova agenda politica” del Paese, la guerra economica contro l’Unione Sovietica con sanzioni e boicottaggi. Nello stesso tempo la “generazione hippie” aderì ai democratici dietro la campagna del senatore George McGovern. Fu allora che il volto sorridente di Bill Clinton apparve sull’orizzonte politico degli Stati Uniti. E i futuri neo-conservatori (allora discepoli del falco democratico Henry “Scoop” Jackson) iniziarono lentamente a volgersi verso i repubblicani.
friedman2 Nel 1976, Rumsfeld e colleghi neoconservatori resuscitarono la commissione sul pericolo presente, un club inter-partito per falchi politici il cui obiettivo era la guerra totale propagandistica contro l’URSS. Gli ex-trotzkisti e seguaci di Max Shachtman (Kristol, Podhoretz e Jeane Kirkpatrick) e i consiglieri del senatore Henry Jackson (Paul Wolfowitz, Perle, Elliott Abrams, Charles Horner e Douglas Feith) si unirono a Donald Rumsfeld, Dick Cheney e altri politici “cristiani” con l’intenzione di lanciare una “campagna per cambiare il mondo”. Così nacque “l’ideologia nonpartisan” dei neocon, generando il “governo inalterabile degli Stati Uniti”. La politica statunitense acquisì la forma attuale con Reagan. In economia lo si vide nel neoliberismo (la politica guidata dagli interessi del grande capitale finanziario) e in politica estera, la strategia nella tradizione di Nixon-Kissinger (“guerra santa contro le forze del male”, che vedeva Unione Sovietica e Cina normali Paesi con cui è essenziale trovare un terreno comune) fu interamente abbandonata. Il crollo dell’URSS fu il segnale dell’inizio della fase finale della “rivoluzione neocon”. A quel punto il loro protetto, Francis Fukuyama, annunciò la “fine della storia”. Col passare degli anni, l’influenza dei neo-conservatori (in politica) e dei neoliberisti (in economia) si ampliò. Attraverso ogni sorta di comitati, fondazioni, “gruppi di riflessione”, ecc, i seguaci di Milton Friedman e Leo Strauss (dei dipartimenti di economia e scienze politiche presso l’Università di Chicago) penetrò sempre più profondamente nella macchina del potere di Washington. L’apoteosi di tale espansione fu la presidenza di George W. Bush, durante cui i neocon, dopo aver sequestrato i principali strumenti di potere alla Casa Bianca, fecero precipitare il Paese nella follia della guerra in Medio Oriente. Alla fine della presidenza Bush, tale cricca era oggetto dell’odio universale negli Stati Uniti. Ecco perché l’ibrida innocua figura del democratico Barack Obama poté finire alla Casa Bianca per otto anni. I neocon furono dimessi dalle loro tribune al centro del potere e tornarono ai loro “comitati influenti”. E’ probabile che l’elezione abbia per scopo il ritorno trionfale del paradigma neo-conservatore e neoliberista con “una nuova confezione”. Per vari motivi fu deciso di assegnare tale ruolo a Hillary Clinton. Ma sembra che nel momento più critico la fragile confezione si sia lacerata… Cos’è successo? Perché il ritorno trionfale al potere di tale cricca sfocia in un enorme scandalo, questa volta? Probabilmente perché viviamo nell’epoca in cui ciò che era misterioso è improvvisamente diventato chiaro. Probabilmente perché la “maggioranza silenziosa” di Trump improvvisamente ha visto qualcuno che attendeva da molto tempo, un uomo pronto a difenderne gli interessi. Forse anche perché la classe media soffoca per la crescente esasperazione verso la “casta delle élite” che occupa il Paese natio. E, infine, è chiaro ai patrioti statunitensi più sobri delle forze dell’ordine che il ritorno al potere dei responsabili dell’attuale caos globale sarà una grave minaccia per Stati Uniti e resto del mondo. Perché, alla fine, tutti hanno dei figli e nessuno vuole una nuova guerra mondiale. Come sarà la nuova rivolta conservatrice contro l’estremismo delle élite? Trump riuscirà a “prosciugare la palude di Washington, DC” come ha promesso, o sarà la prossima vittima del sistema? Molto presto potremo avere una risposta a queste domande.30463761622_7911937ac9_bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Morta Janet Reno, procuratrice generale di Clinton (e non è un fake)

RussiaToday 7 novembre 2016

bn-qq427_women__p_2016110418463L’ex-Procuratrice Generale Janet Reno è morta a 78 anni. Reno era nota per diverse decisioni controverse durante il mandato sotto l’ex-presidente Bill Clinton, compreso l’ordine che portò al massacro di Waco. Reno è morta lunedì mattina, 7 novembre, per complicazioni della Parkinson, secondo la figlioccia Gabrielle D’Alemberte. Fu la prima donna a ricoprire la carica di procuratrice generale. Nominata nel 1993 dal presidente Bill Clinton, Reno acquisì notorietà dopo soli 38 giorni approvando la disastrosa incursione dell’FBI sul compound del culto davidiano a Waco, Texas. Il raid causò la morte di circa 80 persone, tra cui il capo della setta David Koresh. L’FBI compì un raid di sorpresa sul compound il 28 febbraio 1993 e 4 agenti e 6 membri della setta furono uccisi nella sparatoria. Il raid portò a uno stallo di 51 giorni, conclusi quando Reno autorizzò l’uso di gas lacrimogeni per porre fine all’assedio. L’incendio avvolse il centro di Mount Carmel durante il confronto, causando decine di morti, tra cui più di 20 bambini. Reno poi disse che il governo ricevette denunce di abusi sui minori nel complesso. Reno si assunse la responsabilità dell’incidente, dicendo lo stesso giorno: “Ne sono responsabile. La responsabilità ricade su di me“. Tuttavia, la procuratrice generale difese la decisione di consentire l’uso dei gas lacrimogeni davanti al comitato del Congresso per la riforma e la supervisione del Governo, nel 1995, ed accusò il capo del culto Koresh delle morti. “Questa fu la decisione più difficile che abbia mai dovuto prendere. Ci vivrò per il resto della mia vita“, disse. Reno fu definita ‘macellaio di Waco’ da alcuni, dopo il massacro.
Nota per la schiettezza, Reno fu la più longeva procuratrice generale del 20° secolo, nonostante la diagnosi del morbo di Parkinson nel 1995. Altre controversie in cui fu coinvolta ed implicanti l’amministrazione Clinton, furono lo scandalo Whitewater, il Filegate e l’indagine sulla relazione sessuale di Clinton con la stagista Monica Lewinksy. Qui Reno diede via libera all’Independent Counsel Kenneth Starr ad espandere le indagini. Reno subì la reazione nella sua città natale, Miami, nel 2000, quando autorizzò il sequestro armato del naufrago cubano Elián González dai parenti a Miami, per rimandarlo a vivere con il padre a Cuba. Il raid irritò la comunità degli esili cubani che la definì “strega” e lacchè del Presidente cubano Fidel Castro. Reno finì sotto tiro nel 1999 per l’accusa che la Cina avesse rubato od ottenuto illegalmente segreti nucleari degli Stati Uniti in 20 anni. I repubblicani ne chiesero le dimissioni nel corso della gestione della cosa al dipartimento di Giustizia. La carriera di Reno vide anche le condanne per l’attentato del 1995 ad Oklahoma City e il massiccio caso antitrust del dipartimento di Giustizia contro Microsoft. Tornò in Florida dopo il termine del mandato e si candidò governatrice nel 2002, ma perse le primarie democratiche. Tributi le sono rivolti dal mondo giuridico e politico, come l’attuale procuratrice generale Loretta Lynch, che l’ha descritta come “d’ispirazione” ed “apripista”.jantereno-billclintonTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora