George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi in Congo-Brazzaville: la mano nascosta della Francia

Gearóid Ó Colmáin AHTribune 27 aprile 2016

Dalla rielezione del 20 marzo del presidente Denis Sassou-Nguesso per il terzo controverso mandato, il governo della Repubblica del Congo è stato criticato dalla comunità internazionale per il presunto bombardamento di “quartieri civili”, a seguito degli attentati terroristici post-elettorali nella capitale del Paese, Brazzaville. In realtà, però, la nazione dell’Africa occidentale attualmente combatte le prime fasi di una rivolta sostenuta da USA/Francia/NATO, nel loro tentativo di destabilizzare un Paese che si avvicina alla sfera di influenza dei BRICS. In questa relazione, esamino lo sfondo geopolitico e storico di una crisi politica d’importanza globale nell’Africa occidentale.00150128 b9c1ca20afb90e22bb48e3c33c256d54 arc614x376 w1200All’indomani delle elezioni presidenziali del 20 marzo, che ha visto la controversa rielezione del presidente Denis Sassou Nguesso con oltre il 60 per cento dei voti, c’è crescente instabilità nella Repubblica del Congo. I candidati dell’opposizione hanno rumorosamente contestato i risultati delle elezioni. Questa contestazione è stata incoraggiata da governo francese, Unione europea e Stati Uniti che hanno sostenuto i candidati dell’opposizione, in particolare, Guy-Brice Parfait Kolelas, secondo alle elezioni con il 15% dei voti. Nella notti del 4 e 5 aprile, i terroristi hanno attaccato la capitale del Paese Brazzaville uccidendo diciassette persone. Sei stazioni di polizia, due dogane e il municipio sono stati incendiati. I terroristi erano membri dell’organizzazione Ninja Nsiloulhou che fa capo a Pastor Ntoumi, vecchio nemico del presidente e sostenitore del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas.

Brutale repressione dei civili?
Il 5 aprile, subito dopo gli attacchi, l’esercito congolese ha condotto un’operazione antiterrorismo nella regione del Pool, nel sud del Paese, roccaforte dei terroristi Ninja Nsilouhou e dei loro rappresentanti politici. I terroristi avevano combattuto contro le forze di Sassou-Nguesso durante la guerra civile del 1998-2002. Le milizie Ninja Nsilouhou sono composte da avventurieri settari e mercenari collegati alle intelligence statunitensi e francesi. Pastor Ntoumi, del gruppo etnico di maggioranza del Congo, ha creato un nuovo e sorprendentemente ben attrezzato esercito delle Forces armées républicaines pour l’alternance au Congo (FARLC). Le forze di Ntumi non hanno alcun programma di cambiamento economico. Sono, invece, più interessate a cacciare dal potere i Mbochi del nord, gruppo etnico del presidente, minoranza nel Paese. Il dominio imperiale occidentale sull’Africa ha tradizionalmente fatto affidamento su etnie e tribù delle minoranze. Tuttavia, nel tempo, molti regimi hanno superato le divisioni tribali; privando così l’imperialismo dei vantaggi nel mantenere divise le nazioni soggette. Anche se i Mbochi costituiscono solo il 12 per cento della popolazione del Paese, occupano oltre il 40 per cento dei posti governativi, fonte di tensioni etniche strumentalizzate dall’imperialismo.

Le menzogne di Amnesty International e propaganda di guerra
Data l’ostilità dei governi occidentali verso la rielezione di Sassou Nguesso, non dovrebbe sorprendere scoprire che la prima reazione dei media ufficiali francesi sul giro di vite del governo congolese contro i terroristi Ninja apparve come rapporto di condanna di Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha condannato con forza quello che ha descritto come bombardamento di civili da parte dei militari congolesi. Tuttavia, il rapporto di Amnesty International ammette di non aver avuto accesso alla zona in questione e che non ha potuto confermare alcuna delle accuse avanzate da anonimi nella regione del Pool. Il governo della Repubblica del Congo ha condannato fermamente il rapporto di Amnesty International, precisando che il fascicolo non si basa su alcuna prova. Inoltre, le accuse di Amnesty sono contraddette dall’organizzazione umanitaria cattolica Caritas, che ha visitato il Pool e non ha documentato alcun bombardamento dei militari sui civili. Una delle bugie raccontate da Amnesty International sull’operazione militare congolese è già stata smascherata. L’organizzazione per i diritti umani ha affermato che una scuola elementare di Soumouna era stata bombardata. Tuttavia, le foto datate 18 aprile dimostrano che la scuola non è stata bombardata. Una delle “fonti” principali del rapporto di Amnesty è monsignor Louis Portella, stretto confidente di Pastor Ntumi, il terrorista braccato dai militari congolesi. Il rapporto di Amnesty ha dato munizioni alla retorica anti-Nguesso dell’opposizione, definendo l’operazione antiterrorismo nel Pool come “genocidio”. Anche se ampiamente considerata organizzazione affidabile, obiettiva e rispettabile, Amnesty International ha una lunga storia di legittimazione della propaganda di guerra di Stati Uniti ed alleati. Il gruppo per i diritti umani è stato determinante nell’assassinio del leader del Ghana Kwame Nkrumah, quando fu preso di mira dalla CIA. Amnesty International fu accusata di complicità nell’assassinio di Nkrumah e di Patrice Lumumba, primo Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo. Zbigniew Brzezinski (ex-consigliere della sicurezza nazionale del presidente statunitense Jimmy Carter) fu tra i membri del consiglio di Amnesty International; questo quanto l’organizzazione per i diritti umani pubblicava rapporti che condannavano il governo democratico dell’Afghanistan. Nel frattempo, i mujahidin dalla CIA, nell’ambito della strategia dell”Arco della Crisi’ di Brzezinski, massacravano la popolazione afgana con poca o alcuna critica da parte di Amnesty International. Le denunce di Amnesty International dei crimini del sionismo non vanno meglio; l’organizzazione coprì i massacri israeliani di Sabra e Shatila nel 1982, e di nuovo di Jenin nel 2002. Nel 1986, l’organizzazione per i diritti umani pubblicò un rapporto di condanna contro il governo sandinista del Nicaragua utilizzato dall’amministrazione Reagan per giustificare altri aiuti ai terroristi contras, alla fine distruggendo il Paese. Nel periodo precedente la guerra del Golfo del 1991, Amnesty International in collusione con i militari degli Stati Uniti orchestrò la falsa storia sui soldati iracheni che avrebbero tolto 312 neonati dalle incubatrici negli ospedali del Quwayt, gettandoli sul pavimento. La storia, che scioccò il mondo, era la propaganda di cui il governo degli Stati Uniti aveva bisogno per bombardare l’Iraq, un bombardamento seguito da sanzioni paralizzanti che uccisero oltre 500000 neonati; era l’inizio della distruzione dei Paesi più ricchi e più avanzati del Medio Oriente. La storia fu interamente fabbricata dai militari degli Stati Uniti. Amnesty International è l’agenzia dietro frodi e sporche menzogne create per giustificare guerre e genocidi. Amnesty International collaborò a demonizzazione Hugo Chavez nel golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel 2002 in Venezuela. Negli anni dell’apartheid brutale in Sud Africa, Amnesty non condannò mai il sistema razzista. Nel 2011, Amnesty International convalidò i falsi rapporti sui mercenari africani in Libia che dicevano commettessero massacri. Le relazioni, interamente fabbricate, furono usate per giustificare la guerra contro la nazione più ricca e democratica dell’Africa, causando la morte di centinaia di migliaia di persone e una crisi dei rifugiati che continua con proporzioni catastrofiche. Dallo scoppio della guerra della NATO contro la Siria, Amnesty International non ha prodotto nient’altro che menzogne e calunnie contro le istituzioni democratiche della Repubblica araba siriana. Con una storia del genere, non sorprende la pubblicazione di Amnesty International di un altro rapporto di condanna nei confronti di un governo africano che l’imperialismo occidentale cerca di rovesciare con la forza. (Per saperne di più qui)

Perché Sassou Nguesso deve andarsene?
ngouabi Anche se nominalmente indipendente dalla Francia dal 1958, la Repubblica del Congo non intraprese il vero cammino all’indipendenza fino all’ascesa al potere di Marien Ngouabi nel 1968. Per 9 anni, fino all’assassinio nel 1977, Ngouabi pose le basi del primo Stato socialista dell’Africa. Il carismatico leader comunista allineò la Repubblica popolare del Congo a URSS e Cina, nonostante la spaccatura ideologica tra i revisionisti sovietici e Cina maoista. Ngouabi ebbe anche stretti legami con Cuba. Il rivoluzionario comunista, che aveva una laurea in fisica, si era appassionato all’istruzione e fu probabilmente il più grande leader della liberazione nazionale africana; ma il sogno ebbe una fine tragica e improvvisa nel 1977, quando fu ucciso da un gruppo di ufficiali dell’esercito probabilmente guidati da Joachim Yhombi-Obango; l’assassinio ebbe la benedizione delle intelligence francese e statunitense. Entrambi i Paesi ripresero le relazioni diplomatiche con il Congo-Brazzaville subito dopo l’omicidio di Ngouabi. Opango fu deposto nel 1978 da Denis Sassou-Nguesso; il nuovo capo collaborò soprattutto con gli interessi neocoloniali francesi, una politica eufemisticamente denominata ‘Françafrique’. Voci sul ruolo Nguesso nell’omicidio di Ngouabi si sono moltiplicate negli anni, ma non vi è alcuna prova conclusiva che lo colleghi alla morte del leader comunista. Con la dissoluzione dell’URSS nel 1991, il governo francese costrinse lo Stato congolese ad aprirsi al multipartismo, una politica disastrosa che ha portato al governo il corrottissimo fantoccio francese Pascal Lissouba finché Denis Sassou-Nguesso riprese il potere nel 2002 dopo una guerra civile di quattro anni. Negli ultimi dieci anni, il presidente Nguesso ha avvicinato il Paese a Cina, Russia, Brasile e Cuba, vecchi alleati della guerra fredda (Brasile escluso) nella lotta anticolonialista.

Costruire blocchi indipendenti
Anche se Denis Sassou-Nguesso non è certamente un angelo e il suo regime può essere colpevole di gravi crimini, ha certi risultati di rilievo al suo attivo; è riuscito a riportare la pace in un Paese devastato dalla guerra. Il suo governo ha anche supervisionato un periodo di crescita economica stabile. Il presidente Sassou Nguesso ha avviato importanti programmi economici volti a costruire la base industriale del Paese. Nei prossimi mesi, un oleodotto tra Pointe-Noire, Brazzaville e Oyo sarà costruito dal governo russo. Mosca aiuterà anche a costruire due grandi dighe idroelettriche a Sounda e Cholet. L’isolata regione di Sounda nel nord del Paese è ora collegata con una nuova autostrada. L’amministrazione Sassou-Nguesso ha supervisionato significativi progressi nei trasporti. L’avanzato aeroporto di Brazzaville Maya Maya ospita una compagnia aerea in gran parte di proprietà statale, la CEAIR, fornendo nuovi collegamenti diretti per le principali mete commerciali mondiali come Dubai. L’aeroporto Maya Maya diverrà il più trafficato aeroporto nell’Africa centrale. Il potenziamento dello scalo è dovuto alla società cinese Weihei International, Economic and Technical Cooperative Co.Ltd. A Pointe-Noire, seconda città del Paese, è attualmente in costruzione l’aeroporto Augustino Neto. Il 22 febbraio 2016 il governo congolese ha firmato un contratto con la China Road and Bridge Corporation (CRBC) per la costruzione di un nuovo porto a Pointe-Noire, che dovrebbe comportare un significativo sviluppo economico del Paese. Alla firma del contratto, l’ambasciatore cinese nella Repubblica del Congo ha ribadito l’impegno del suo Paese nell’industrializzazione dell’economia congolese. Nuove reti stradali sono in costruzione nel Paese. Un monumentale ponte stradale e ferroviario collegherà Brazzaville e Kinshasa, nell’ambito della rete autostradale trans-africana. I cinesi avrebbero in programma la costruzione di una nuova linea ferroviaria da Brazzaville a Sud a Ouesso nel Nord, a Djambala nel centro del Paese e a Pointe Noire sulla costa; il progetto promette di essere una spinta importante per il commercio e lo sviluppo industriale. Molti nuovi edifici della pubblica amministrazione sono in costruzione nella capitale nell’ambito dell’azione del governo per rafforzare l’efficienza delle istituzioni statali, migliorare i servizi pubblici e affermare la sovranità nazionale. L’amministrazione di Sassou-Nguesso intende anche costruire un ponte di 4 km sul fiume Congo collegando Brazzaville a Kinshasa, capitale della vicina Repubblica Democratica del Congo. Il governo congolese ha in programma la riduzione della dipendenza dai proventi delle esportazioni di petrolio sviluppando l’agro-industria. Incontri tra il ministro dell’Agricoltura congolese e il suo omologo brasiliano si sono avuti in Brasile e nella Repubblica del Congo nel 2008, 2009 e 2010. Il Giappone ha anche significativamente aumentato gli investimenti nel settore agroalimentare congolese. Nell’ambito dei preparativi per ospitare il Festival di musica pan-africano, nuovi centri culturali, teatri e cinema sono programmati. Il nuovo complesso sportivo attualmente in costruzione a Kintélé consentirà al Paese di ospitare eventi di portata internazionale, aumentando gli investimenti e promuovendo la creazione di posti di lavoro. Anche se modestamente, il governo congolese ha mostrato impegno a ridurre la povertà con la costruzione di oltre 10000 nuove unità abitative sociali. Il Paese, che attualmente ha una sola università intitolata a Marien Ngouabi, presto ne avrà un’altra quando l’università Denis Sassou Nguesso sarà completata a Kintélé. L’amministrazione di Sassou-Nguesso ha avviato un ambizioso programma per fornire acqua potabile gratuita alla popolazione del Paese. Il progetto denominato ‘Acqua per tutti’ è attuato in collaborazione con la società brasiliana Asperbras, leader mondiale nelle infrastrutture dei servizi pubblici e delle attrezzature per l’industria pesante. Asperbras costruisce anche quattordici ospedali di alto livello nel Paese nell’ambito del programma governativo ‘Salute per tutti’. Dalla visita del presidente brasiliano Lula Ignacio da Silva a Brazzaville nel 2007 (aprendo la prima ambasciata del Brasile nel Paese) Brazzaville e Brasilia hanno rafforzato i legami. Vi sono state diverse visite di ministri congolesi in Brasile e i presidenti dei due Paesi si sono incontrati due volte dal 2012. Il governo di Nguesso ha beneficiato di significativi investimenti cinesi nel settore petrolifero. I cinesi hanno anche investito nella costruzione di grandi progetti industriali, come il centro commerciale di Mpila, e gli imponenti viadotti di Brazzaville e Talangai. Anche se il Partito del Lavoro al governo ha abbandonato l’adesione al revisionismo sovietico nel 1992, abbracciando la socialdemocrazia e il multipartitismo, Nguesso ha continuato a mantenere forti legami con Paesi come Cuba, Brasile, Cina e Russia. I media occidentali ritraggono Nguesso un dittatore assetato di potere e corrotto che sottrae risorse al Paese per il proprio clan o tribù, e alcune di tale accuse forse sarebbero vere. Ma i progetti infrastrutturali dimostrano che il Paese costruisce la base dell’indipendenza nazionale con gli investimenti cinesi, russi e brasiliani nell’industria pesante. Tale investimento minaccia gli interessi neocoloniali occidentali; tali interessi richiedono il mantenimento dell’Africa nel sottosviluppo e nella dipendenza continua, in modo che le sue risorse naturali possano essere saccheggiate dalle società occidentali. I legami di Nguesso con Cuba risalgono al periodo della Guerra Fredda, quando la nazione caraibica ebbe un ruolo fondamentale nelle lotte di liberazione africane, fatto riconosciuto da Nelson Mandela. L’economia socialmente orientata di Cuba è oggetto d’incessante demonizzazione, da più di mezzo secolo, nella stampa aziendalista internazionale, ma nemmeno essa può negare gli straordinari risultati conseguiti dal governo cubano nell’istruzione gratuita e nell’assistenza sanitaria di altissimo livello. Il Partito del Lavoro della Repubblica del Congo ha mostrato una certa fedeltà ai principi marxisti di Ngouabi inviando 280 studenti a L’Avana per la formazione come medici. Istruttori cubani sono stati invitati in Congo per esportarvi le metodologie pedagogiche per migliorare il sistema educativo del Paese.

L’orizzonte strategico imperialista: la guerra
CONGO_800x800Nell’aprile 2012, il ministero della Difesa francese pubblicò il rapporto ‘orizzonti strategici’ che descriveva il futuro degli interessi francesi in Africa. Il rapporto afferma che potenze concorrenti come Cina, India, Russia e Brasile, insieme all’ascesa del nazionalismo pan-africanista, rappresentano la peggiore minaccia per gli interessi francesi nel continente. Il rapporto indica che problemi come conflitti etnici e terrorismo religioso richiederanno la presenza militare continua delle truppe francesi in Africa e che queste truppe manterranno i contatti non con Stati sovrani, ma con aziende private locali. In altre parole, il futuro degli interessi neocoloniali francesi in Africa dipende da guerre civili e privatizzazione totale degli Stati-nazione africani. Negli ultimi 5 anni, ho sostenuto che l’imperialismo occidentale oggi procede usando la simbologia di sinistra. I colpi di Stato di piazza della primavera araba appoggiati dalla CIA nel 2011 lo testimoniano. Ma la primavera araba era solo l’inizio. Mathieu Pigasse, direttore della Banca Lazard, confidente del presidente Hollande, e proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato nel 2012 che voleva vedere l’ideologia della primavera araba diffondersi in Africa. Le aziende francesi, sosteneva, avrebbero in futuro trattato solo con le organizzazioni della ‘società civile’ piuttosto che con ‘i corrotti governi africani’. In ultima analisi ciò significa che l’oligarca Pigasse vuole vedere tutti gli Stati-nazione africani esplodere nel caos in modo che le loro risorse possano essere privatizzate da banche e multinazionali occidentali in nome della libertà, democrazia e dell’ultimo slogan della ‘rivoluzione popolare’ oligarchica. I media dell’opposizione di pseudo-sinistra in Francia sono in prima linea nella disinformazione sulla Repubblica del Congo. Spesso esprimendo indignazione verso il governo francese che sosterrebbe tale regime ‘genocida’ in Africa, quando in realtà i governi francesi e statunitensi ne sostengono gli oppositori. Abbiamo già menzionato le bugie di Amnesty International sul reclutamento del Colonnello Gheddafi di “mercenari africani” accusati di aver massacrato “manifestanti pacifici” nella rivolta del 2011 in Libia. Storie simili sono state recentemente inventate da potenti interessi francesi. Ma alcune di tali bugie hanno fallito. L’ex-direttore della compagnia petrolifera francese ELF Loic Le Floch-Prigent e il suo avvocato Norbert Tricaud sono stati giudicati da un tribunale francese per diffamazione dopo aver sostenuto che il mercenario francese Patrick Klein era stato reclutato dal governo congolese per massacrare gli oppositori politici. Klein negò le accuse e trascinò Le Floch-Prigent in tribunale per diffamazione. E’ interessante notare che l’avvocato Norbert Tricaud è riuscito a reclutare il nipote di Marien Ngouabi nella campagna contro il presidente Denis Sassou-Nguesso per l’assassinio del nonno; eppure nelle interviste Tricaud ignora completamente il ruolo di CIA e servizi segreti francesi nell’omicidio di Ngouabi. Né vi è alcuna menzione della moglie francese di Ngouabi, la nonna del cliente di Tricaud, in realtà una spia francese! Mai alcun funzionario francese o statunitense è stato perseguito per l’assassinio di leader africani, nonostante il fatto che i servizi segreti di Stati Uniti e Francia siano dietro l’assassinio di decine di rivoluzionari e capi di Stato africani. Tricaud afferma, in una delle sue interviste, di essere un avvocato impegnato nella lotta contro la schiavitù e per i diritti degli indigeni. Definisce più volte il governo di Sassou-Nguesso una ‘dittatura’ nonostante la sua amministrazione sia la prima in Africa ad aver approvato le leggi che conferiscono diritti ai pigmei, per secoli ridotti in schiavitù dai coloni Bantou.
E’ importante studiare la metodologia ingannevole usata da individui come Tricaud, che sembra criticare la politica estera occidentale che puntella i dittatori in Africa, ma allo stesso tempo promuove l’intervento militare imperialista sotto le spoglie dell’umanitarismo. Sulla sua pagina facebook Norbert Tricaud (l’uomo deciso a scoprire chi ha ucciso il rivoluzionario comunista Marien Ngouabi) si vanta di fare lobbying per il generale di estrema destra Mokoko con un consulente del segretario di Stato degli USA John Kerry e varie ONG. Jean-Marie Michel Mokoko tentò un colpo di Stato contro il governo della Repubblica del Congo all’inizio di quest’anno affermando di avere il governo francese dalla sua parte. Un video pubblicato on-line mostra Mokoko negli uffici di Sylvain Maier mentre pianifica il colpo di Stato contro Sassou-Nguesso con un agente del DGSE (servizi segreti francesi). Nel video l’agente dei servizi segreti francesi avverte Mokoko ”se mi tradisci, ti ammazzo”. Gli agenti del DGSE comprarono i biglietti aerei e diedero una busta in contanti a Mokoko. L’agente del DGSE spiega come l’intelligence francese avrebbe orchestrato la copertura mediatica del colpo di Stato per convincere i cittadini congolesi che Mokoko è un democratico. Spiega anche come l’intelligence francese avrebbe organizzato lo stato d’emergenza e il coprifuoco militare post-golpe, scherzando sul fatto che ”la maggior parte degli africani è codarda” volgendosi ai golpisti per la protezione. Il video fu girato negli uffici dell’avvocato francese Sylvain Maier, indagato per riciclaggio di denaro. Radio France Internationale, media di stato francese, poté confermare l’autenticità del video e fece di tutto per distrarre dalla vergognosa prova della congiura neo-coloniale francese, sostenendo che era stato utilizzato dal dittatore per screditare un ‘serio’ avversario. Anche sulla sua pagina facebook, Tricaud chiede un ‘corridoio umanitario’ per il Pool, per ‘proteggere i civili’. La frase ‘corridoio umanitario’ fu coniata dal dr. Bernard Kouchner nel 1968, quando la Francia tentava di crearsi uno Stato cliente nel Biafra, in Nigeria. Kouchner, che ha creato ‘Medici senza frontiere’, invocò tale corridoio nel Paese per aiutare i civili che sarebbero stati bombardati dal governo nigeriano. In definitiva migliaia di armi furono contrabbandate con le ambulanze presso gli insorti filo-francesi. Norbert Tricaud recentemente ha aderito a una delegazione di 19 politici congolesi che fa lobby nel Congresso degli Stati Uniti e presso il National Endowment for Democracy, think tank strettamente legato alla CIA e sponsor principale delle ‘rivolte popolari’ guidate dalla ‘società civile’. Tali incontri dimostrano che il cambio di regime sostenuto da USA e Francia a Brazzaville è ormai in fase avanzata. Denis Sassou-Nguesso sarà indubbiamente il prossimo leader africano ad affrontare la demonizzazione mediatica e la guerra dell’informazione, mentre una guerra d’aggressione per procura attuata da mercenari al soldo di Francia e Stati Uniti appare sempre più probabile.
L’enfasi di Sassou-Nguesso su industria pesante, infrastrutture pubbliche, rafforzamento dell’autorità e del ruolo dello Stato, mentre attrae maggiori investimenti dalle potenze mondiali emergenti, sono i fattori che l’hanno reso un nemico dell’imperialismo. Nel discorso inaugurale, Denis Sassou Nguesso s’è impegnato a combattere corruzione e nepotismo. Ha detto che questo mandato sarà l’inizio di un’importante rottura con il passato. Il presidente congolese si sarebbe riferito ai rapporti di forza che nel mondo si spostano a favore di Cina, Russia e BRICS, e che un tale sconvolgimento sismico del potere imperiale è una buona notizia per l’Africa. Anche se il rappresentante del governo francese Jean-Luc Borloo ha untuosamente descritto il discorso del presidente come ”visione monumentale”, è chiaro che governo e media francesi sostengono la pseudo-opposizione e le sue milizie terroristiche, nel disperato tentativo di salvare il vecchio, incartapecorito e del tutto marcio ordine coloniale. L’attuale scelta concreta del popolo del Congo-Brazzaville è tra pace e progresso economico sotto Sassou Nguesso o caos, guerra e morte sotto i suoi oppositori filo-occidentali. I cittadini congolesi farebbero bene ad ignorare il complottismo occidentale sulla morte di Marien Ngouabi e seguire invece la via di Sassou Nguesso che, nonostante i molti difetti e presunti crimini, fa di più per ravvivare lo spirito di Marien Ngouabi di qualsiasi oppositore. La questione ora non è chi ha ucciso Ngouabi ma chi tra i giovani del Paese ne compirà l’eredità.Un-congo-brazzaville

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una verità nascosta: Amnesty International

Fortune 26 gennaio 2014

amnesty1.gif w=358&h=510In un primo momento, le ONG perseguivano obiettivi lodevoli legati alla difesa dei diritti umani e della dignità umana, ma sempre più prove dimostrano che per alcune di tali organizzazioni questa osservazione è relativa. Infiltrate da funzionari governativi e coinvolte in certi conflitti, ignorandone altri. In filigrana si notano i contorni di una strategia che riflette la politica dei dipartimenti degli Esteri. Alcuni governi, come gli Stati Uniti, neanche nascondono tale strumentalizzazione delle organizzazioni “non governative”. Così, l’ex segretario di Stato Colin Powell, in un discorso alle ONG all’inizio dell’operazione Enduring Freedom (invasione dell’Afghanistan), nell’ottobre 2001,  disse: “Le ONG sono un nostro moltiplicatore di forza, parte importante della nostra squadra di combattimento.” (1)
L’ONG Amnesty International è stata fondata dall’inglese Peter Benenson. Prima di praticare la professione di avvocato, lavorò al ministero dell’Informazione e della stampa inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Ha poi lavorato a Bletchley Park, il centro di decrittazione inglese dove fu assegnato alla “Testery“. Peter Benenson era responsabile della decifrazione dei codici tedeschi. “Nel 1960, Benenson fu colpito da un articolo che riportava l’arresto di due studenti condannati a sette anni di carcere per aver brindato alla libertà sotto la dittatura di Salazar. Disgustato, lanciò sul giornale Observer (il cui direttore era David Astor) un appello ai “prigionieri dimenticati” in cui fu  utilizzato per la prima volta il termine “prigioniero di coscienza”. L’avvocato ricevette migliaia di lettere di sostegno. L’appello, ripreso dai giornali di tutto il mondo, chiedeva ai lettori di scrivere lettere per protestare contro l’arresto dei due giovani. Per coordinare tale campagna, Benenson fondò nel luglio 1961 l’associazione Amnesty International con l’aiuto, tra gli altri, di Sean MacBride e Eric Baker.” (2) Da allora, Amnesty ebbe il carattere di organismo consulente delle Nazioni Unite e tra gli altri, del suo Consiglio economico e sociale, dell’UNESCO, dell’Unione Europea e dell’Organizzazione degli Stati Americani. Ebbe anche lo status di osservatore presso l’Unione Africana. In diverse occasioni, l’organizzazione illustrò la sua imparzialità. A tal proposito, criticò l’intervento dell’esercito francese in Mali, a tre settimane dall’avvio, con uno studio “globale” di dieci giorni, illustrando l’attenzione che l’organizzazione attribuiva a tale tema. Amnesty International è un’organizzazione non governativa finanziariamente indipendente grazie a donazioni in maggioranza anonime. Tuttavia, resta il dubbio sulla natura del finanziamento dell’organizzazione.

Finanziamento
In primo luogo si nota che l’ONG ha diversi livelli. Amnesty International è in prima fila, ma poi troviamo Amnesty International Charity Limited, registrata come organizzazione caritatevole  attraverso cui passa il finanziamento da gruppi statali e corporativi. George Soros, il miliardario accusato di insider trading della Société Générale in Francia è il capo della Fondazione Open Society Institute, che promuove la democrazia, ed uno dei maggiori donatori di Amnesty International Charity Limited. Ha già investito più di 100 milioni di dollari nell’ONG. (Forse per motivi di consapevolezza e di trasparenza nei confronti degli Stati). Due anni fa, un altro “scandalo” finanziario colpì l’ONG. L’ex direttrice di Amnesty International, Irene Khan, ebbe una buonuscita di oltre 600000 euro; strano per una donna che aveva attivamente combattuto contro la povertà nel mondo (3). Amnesty International sfrutta il Transparency International Act, un indice di percezione della corruzione. Ma non ci sono dettagli sulle donazioni. Una donazione può essere un regalo di uno Stato o di un individuo. Dove sono i dettagli? Perché non sono dichiarati ufficialmente? Possiamo considerare trasparenti questi passaggi? Tutti questi problemi gettano dubbi sull’ONG.

La relativa indipendenza di Amnesty
Suzanne_Nossel_narrow Dopo aver esaminato la discutibile indipendenza finanziaria e il finanziamento opaco di Amnesty International, ci sembra importante analizzare l’influenza e la collusione dell’ONG con certe entità (Paesi, aziende, altre ONG). Di tale “indipendenza”, sia politica che finanziaria, di cui si fa portavoce, Amnesty International per certi aspetti è il contrario di ciò che predica. Anzi, perché non vede il conflitto di interessi quando Suzanne Nossel, direttrice di Amnesty International USA nel 2012-2013, era assistente personale di Hillary Clinton agli Esteri degli Stati Uniti? Questa stessa persona è responsabile della creazione dello “Smart Power”, combinazione tra modo dolce (soft) d’influenzare, e modo duro (hard) d’imporre la potenza militare. “Smart Power” è ora il cavallo di battaglia dell’amministrazione Obama. Dopo aver passato un anno al timone di Amnesty International USA, Suzanne Nossel è diventata direttrice dell’associazione PEN American Center (4). Alcuni critici interni di Amnesty International hanno contestato le direttive strategiche assai vicine alla politica estera statunitense. Ma questi critici si rassicurano con Franck Jannuzi, scelto per sostituire ad interim Suzanne Nossel. La scelta di Jannuzi alla carica di vicedirettore esecutivo di  Amnesty International USA, a Washington DC, è sorprendente se si guarda alla sua carriera. Jannuzi ha lavorato per il Bureau of Intelligence and Research come analista politico-militare della regione asiatica. Costui oggi è responsabile dell’adattamento alla politica estera statunitense degli indirizzi strategici di Amnesty International USA (5). Ma è così recente tale collusione tra il governo degli Stati Uniti e Amnesty International? Due casi dimostrano che tale legame esiste da oltre 20 anni. Prima dell’avvio della prima guerra del Golfo, l’amministrazione statunitense trasmise informazioni secondo cui i soldati iracheni avevano tolto dalle incubatrici più di 300 neonati prematuri, in un ospedale del Quwayt. I bambini furono gettati a terra, e le incubatrici rimpatriate in Iraq. Tale fatto fu determinante nel convincere il pubblico statunitense ad essere a favore dell’intervento in Medio Oriente. Amnesty International svolse un ruolo chiave nel supportare il governo degli Stati Uniti durante tutta l’operazione. Più di recente, Amnesty International lanciò la campagna per sostenere l’intervento della NATO in Afghanistan, “Enduring Freedom“, soprattutto con forze statunitensi. Amnesty International diffuse durante il vertice NATO del maggio 2012, dei manifesti che affermavano: “I diritti umani delle donne e delle ragazze in Afghanistan: la NATO perpetua i progressi!“. Il numero di vittime civili nel conflitto in Afghanistan, ancora alla fine dell’agosto 2009, veniva stimato in 9500 morti (6). A tale proposito, è sorprendente che il conflitto in Afghanistan non abbia suscitato le stesse critiche dell’intervento francese in Mali. Tali interventi sono volti a combattere il terrorismo e la repressione delle popolazioni da parte degli islamisti.
Dov’è il fervore di Amnesty International nel stabilire la verità, nel denunciare gli autori di tale mancato rispetto dei diritti umani? Così, quando Amnesty International indagava sull’intervento francese in Mali, appena una settimana dopo l’inizio dell’offensiva, dovremmo vedervi un lodevole approccio ansioso di difendere i diritti umani o un manovra eversiva per danneggiare l’immagine degli eserciti francese e maliano? In considerazione del coinvolgimento di persone collegate al governo degli Stati Uniti nella gestione di Amnesty International, ci si può legittimamente interrogare sull’indipendenza e l’imparzialità dell’organizzazione.
Al di là della difesa dei diritti umani e della dignità umana come obiettivo primario, non vi vediamo il secondo fine di divenire il relè dell’influenza culturale statunitense? Ciò per imporre un terreno a lungo termine favorevole alle ambizioni strategiche degli Stati Uniti?

evil-george-sorosNote
(1) Michael Mann, Incoherent Empire, Verso, 2003
(2) Peter Benenson
(3) Daily Mail
(4) PEN
(4) Amnesty USA
(6) BBC

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Amnesty International, propaganda di guerra e terrorismo dei diritti umani

Gearóid Ó Colmáin, Dissident Voice 8 agosto 2013

Donatella Rovera, fantoccio dirittumanitarista del terrorismo imperialista

Donatella Rovera, fantoccio dirittumanitarista del terrorismo imperialista

A Jaramana, periferia di Damasco, il 7 agosto 18 civili sono stati fatti a pezzi. Tra i morti vi erano dei bambini. Il governo russo ha condannato questo crimine contro l’umanità, che è stato appena accennato dalla stampa occidentale, per non parlare del silenzio dei governi occidentali che  riforniscono di armi i terroristi. Forse i bambini uccisi durante l’attentato erano sostenitori di Bashar al-Assad ed erano quindi colpevoli. Nel frattempo, nella “terra dei diritti umani”, i parigini sorseggiano il caffè leggendo il “journal sérieux” LeMonde. Il quotidiano francese ha pubblicato la storia di un organismo riconosciuto a livello internazionale per il suo ruolo nella difesa dei ‘diritti umani’: Amnesty International. Amnesty International è indignata per le violenze contro i civili in Siria. Ma non menziona per niente il massacro di Jaramana. Stranamente, non sapeva della notizia. Non sa che i terroristi avevano piazzato una bomba in una zona affollata di Jaramana, assassinando dei civili. Invece, l’articolo di Le Monde citava le dichiarazioni di Donatella Rovera, un’attivista di Amnesty che ha passato del tempo con gruppi simili a quelli che avevano piazzato la bomba a Jaramana. Rovera è indignata dalla determinazione dell’esercito siriano nel sconfiggere i terroristi. “Il regime usa armi proibite“, ha detto. Una visione contorta di Rovera: le armi proibite non includerebbero le autobombe nelle piazze affollate. Le armi proibite sono le armi che tutti gli eserciti nazionali usano per difendere la loro nazione, come i missili balistici.
Rovera, la nostra attivista dei “diritti umani” è stata costretta ad ammettere che alcuni crimini sono stati commessi da suoi amati “ribelli”, ma lei, da vera professionista, ha avuto grande cura nel spacciare i loro crimini per danni collaterali: “I crimini di guerra che commettono prendono essenzialmente di mira i membri delle forze governative e le loro milizie che catturano i ribelli, ma questi gruppi sono diventati anche più visibili presso la popolazione civile, sulla quale adattano il loro punto di vista.” La militante per i diritti umani di Amnesty non spiega quale sia questo punto di vista. Non menziona che i suoi amati ribelli costringono le donne di Aleppo occupata, ad indossare il burka, né menziona il fatto che usano il cibo come arma contro il popolo, nel tentativo di affamarlo per sottometterlo. No, il messaggio è chiaro, i ribelli sono i buoni, anche se ci sono alcuni furfanti tra di loro.
Non è forse sorprendente che un governo che ha l’obiettivo di uccidere il maggior numero possibile di propri cittadini, un mostro tirannico che sadicamente massacra i propri cittadini, giorno dopo giorno, riesca a rimanere al potere, nonostante il fatto che così tanti cittadini sostengono gli eroici  attentatori che attaccano quel governo, sostengono i tagliagole dell’opposizione, tifano per i bambini soldato armati di fucili che riescono a malapena a sollevare contro quel governo, e che una tale “rivolta popolare” possa avere il pieno sostegno logistico, propagandistico e militare della nazione più potente che il mondo abbia mai conosciuto, e che ancora dopo due anni e mezzo di decapitazioni, cannibalismo, omicidi e caos, i “ribelli” di al-Qaida ancora non riescono a concludere la “rivoluzione”? Per Amnesty International, i bambini tra le macerie di Jaramana sono ovviamente “forze del governo”. Se il parere di Amnesty International fosse stato il contrario, avrebbe pubblicato la condanna di tali crimini. Non l’ha fatto ed è quindi complice di tali crimini. Questo è ciò che Amnesty International compie ormai da molti anni, e dall’inizio di questa guerra contro il popolo siriano, Amnesty è saldamente dalla parte degli aggressori. Le sue relazioni sulla guerra sono tutte basate sue “voci di attivisti”, “secondo gli attivisti” o “i militanti dei diritti umani”, eppure ha condannato il governo siriano sulla base di queste affermazioni del tutto prive di fondamento delle sue cosiddette fonti “affidabili”, che sono state colte commettere crimini e attribuire al governo i cecchini sconosciuti che aprirono il fuoco sui manifestanti e la polizia nella città di Daraa, il 17 marzo 2011.
Amnesty International è un’organizzazione per la propaganda bellica dell’imperialismo. In realtà, la maggior parte delle organizzazioni dei diritti umani più pubblicizzate operano come agenzie di indottrinamento ideologico per il neo-colonialismo e l’imperialismo occidentali. A questo proposito, hanno sostituito i missionari cristiani del 19° secolo che fornivano la giustificazione per la sottomissione coloniale con il pretesto di diffondere la “civiltà cristiana”. Il colonialismo che diffonde valori cristiani è stato sostituito da quello che promuove i diritti umani. Durante la campagna terroristica dei mujahidin della CIA contro la Repubblica Democratica dell’Afghanistan, negli anni ’80, Amnesty International pubblicò un rapporto che condannava le presunte torture e gli abusi ai diritti umani dei terroristi mujahidin da parte del governo afghano, ignorando le autobombe e le atrocità contro i civili commesse da bin Ladin e dalle sue orde di teppisti drogati, razzisti e misogini. La mente della ‘trappola afghana’, progettata per provocare l’intervento sovietico in Afghanistan, fu il consigliere della Sicurezza Nazionale USA Zbigniew Brzezinski, che è anche ex-direttore di Amnesty International. L’attuale direttore della sezione statunitense di Amnesty International è Suzanne Nossel, ex-assistente del segretario del dipartimento di Stato per le organizzazioni internazionali. E’ tempo di mettere in discussione non solo Amnesty International, ma l’intera ideologia dei diritti umani.

Diritti umani contro diritti sociali
israele-amnesy-internationalIl filosofo francese Michel Foucault sosteneva che l’uomo come ‘dualità empirico-trascendentale’ sia essenzialmente un’invenzione del 18° secolo, sostenendo che la nozione di individualità concepita come trascendentale dall’io separabile dalle forze sociali e storiche, apparve la prima volta nella filosofia occidentale durante l’Illuminismo. Foucault ha celebrato la “morte dell’uomo” quando gli esseri umani cominciarono ad essere concettualizzati, da strutturalisti e post-strutturalisti, come punti decentrati nella vasta matrice dei rapporti di potere, una visione che, in ultima analisi, ha privato l’uomo dell’agire. La conseguenza politica di questa concezione profondamente nietzscheana dell’uomo è il relativismo, il nichilismo e il sinistrismo reazionario e piccolo-borghese che si oppongono a tutto e non difendono nulla. Tuttavia, nonostante il loro rifiuto dell’uomo, i post-strutturalisti e i postmodernisti ancora difendono i diritti umani. I marxisti rifiutano anche la nozione di diritti umani a causa del fatto che rappresenta una concezione borghese dell’essere umano. Per i marxisti, i diritti umani sono categorie borghesi che corrispondono agli interessi di classe della borghesia.
Molti attivisti di sinistra difendono il concetto di diritti umani. Ci sono altri, invece, che sostengono che il concetto di diritti umani deve essere criticato e respinto; gli esseri umani come entità sociali sono ciò che dovrebbero difendere; gli esseri umani come attori socialmente e storicamente costituiti, modellati dal loro ambiente, ma anche capaci di costruirlo e superare tale ambiente; complessi, gli esseri sociali dialettici non sono ego con dei diritti astratti. Non dovrebbe sorprenderci che le agenzie dei diritti umani funzionino come dipartimenti di propaganda dell’imperialismo. Il concetto dei diritti dell’uomo è nato con l’avanzata storica della borghesia e del modo di produzione capitalistico. Pertanto, i diritti umani vanno di pari passo con i diritti della proprietà. I diritti umani sono sempre i diritti di proprietà, i diritti degli sfruttatori, i diritti degli oppressori e dei terroristi. Invece, abbiamo bisogno di difendere i diritti sociali. L’uomo, come sosteneva Aristotele, è un animale politico, vale a dire, un animale il cui essere è inseparabile dalla polis, dal tessuto sociale, dalla comunità. Amnesty International, Human Rights Watch e altre organizzazioni simili, sono le prostitute del nuovo imperialismo iper-individualista che minaccia il futuro degli esseri umani, impedendogli di entrare in empatia con la sofferenza del prossimo. I gruppi per i diritti umani sono più interessati ai “diritti” che agli umani, a titoli e azioni più che a emozioni e passioni, di essere dalla parte “giusta” del politicamente corretto che essere sinceri e onesti, per la libertà del mercato invece che per la libertà dell’essere umano.
Gli attivisti per la pace dovrebbero non solo denunciare e condannare le loro menzogne e manipolazioni, ma la stessa filosofia dei diritti umani in sé, gli esseri umani non possono essere concettualizzati come soggetti nati con diritti inalienabili, ma piuttosto come esseri sociali che crescono e si evolvono in comunità dinamiche che impongono doveri, debiti e obblighi ineluttabili nei confronti dei loro compagni proletari e operai. Senza tali complessi rapporti d’interdipendenza non ci sarebbe nessuna società e di conseguenza nessun essere umano. Dobbiamo respingere i diritti umani astratti e proclamare i diritti sociali concreti; diritto ad un alloggio gratuito, diritto alla titolarità democratica dei mezzi di produzione, diritto di vivere in pace, diritto a un lavoro, diritto alla privacy, il diritto a istruzione, trasporto e assistenza sanitaria gratuiti, diritto al cibo sano e all’acqua, il diritto alla libertà di espressione.
Non dobbiamo dimenticare che la maggior parte, se non tutti, i crimini indicibili di questa guerra sono stati commessi dai cosiddetti ribelli. Non dobbiamo dimenticare le stragi di Hula, Banias, Hatlah, università di Aleppo, tra gli innumerevoli altri meno noti, meno pubblicizzati, e ora il massacro di Jaramana. Amnesty International, Human Rights Watch e altri, ne sono complici coprendo questi crimini. Dovrebbero essere chiamati a risponderne. Non solo perché Amnesty International è un’organizzazione dei diritti umani fasulla e complice dei crimini di guerra commessi contro il popolo siriano, anzi, la propaganda di guerra di Amnesty International per conto dell’imperialismo è semplicemente un corollario dell’ideologia borghese cui aderiscono tutti i gruppi dirittumanitaristi. Le attuali guerre “umanitarie”, con tanto zelo difese dai fanatici dei diritti umani, sono sintomatici della profonda crisi di civiltà. Nel 1960, il regista maoista francese Jean-Luc Godard tentò di mostrare, nel suo preveggente film da incubo Le Weekend, come l’ideologia borghese francese trasformi gli esseri umani civilizzati in cannibali assetati di sangue. Questo autore ha sentito numerosi commenti sulla stampa francese e internazionale, giustificare e spiegare il cannibalismo di alcuni terroristi siriani come reazione all’insondabile “brutalità” del “regime”. Cannibali e psicopatici sono stati trasformati nei nobili selvaggi di Montaigne. Questa è l’ideologia di una decadente società consumatrice dove certe tendenze ataviche da linciatori riemergono nel caos causato dalla lenta morte del capitalismo tecnocratico. Dobbiamo documentare crimini come il massacro di Jaramana e smascherare coloro che tentano di coprire i loro autori, non perché sono violazioni dei diritti umani, ma perché sono violazioni dell’umanità e delle reti sociali che sostengono le più significative relazioni umane. Dobbiamo difendere l’essere umano e gettare i diritti umani nella pattumiera della storia.

Gearóid Ó Colmáin è un analista politico di Parigi. Collaboratore frequente di Russia Today, Radio del Sur e Inn World Report. Il suo blog è Metrogael.

Suzanne Nossel: da segretaria di Hillary Clinton a segretaria di Amnesty International

Suzanne Nossel: da segretaria di Hillary Clinton a segretaria di Amnesty International

Danno collaterale del terrorismo sponsorizzato dalla NATO e coperto da Amnesty International

‘Danno collaterale’ del terrorismo sponsorizzato dalla NATO e celebrato da Amnesty International

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Noam Chomsky: pennivendolo imperiale. La Libia e la fabbrica del consenso

Dan Glazebrook Ahram Novembre 2011

Ripulendo i ribelli libici e demonizzando il regime di Gheddafi, il leader intellettuale statunitense Noam Chomsky contribuisce all’invasione imperialista? In una lunga intervista con Chomsky, Dan Glazebrook se lo chiede.

noamÈ stato un colloquio difficile per me. Fu Noam Chomsky che per primo mi aprì gli occhi sulla struttura neo-coloniale del mondo e sul ruolo dei media aziendali nel mascherare e legittimare questa struttura. Chomsky ha costantemente dimostrato come, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, i regimi militari furono imposti al Terzo Mondo dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei, con lo scopo riconosciuto di tenere bassi i salari (e quindi alte le opportunità di investimento) con l’annientamento di comunisti, sindacalisti e chiunque altro fosse considerato una potenziale minaccia all’impero. Fu in prima linea nel svelare le menzogne e le motivazioni reali dietro l’aggressione contro l’Iraq, l’Afghanistan e la Serbia negli ultimi anni, e contro l’America Centrale e il Sud-Est asiatico prima. Ma sulla Libia, a mio parere, è stato terribile. Non fraintendetemi: ora la campagna è quasi finita, Chomsky può essere molto schietto nella sua denuncia, come spiega nell’intervista. “In questo momento, la NATO bombarda la più grande tribù della Libia“, mi dice. “Non viene sempre detto, ma se si leggono i rapporti della Croce Rossa descrivono una crisi umanitaria terribile nella città sotto attacco, con gli ospedali al collasso, senza farmaci e persone che muoiono, fuggono a piedi nel deserto per cercare di allontanarsi, e così via. Ciò accade sotto il mandato alla NATO di proteggere i civili“. Ciò che mi preoccupa è che questo era esattamente il mandato che Chomsky ha sostenuto.
Il generale statunitense Wesley Clark, comandante della NATO durante i bombardamenti della Serbia, aveva rivelato alla televisione statunitense sette anni fa che il Pentagono, nel 2001, elaborò una “lista” di sette Stati da eliminare entro cinque anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran. Grazie alla resistenza irachena e afgana, il piano è in ritardo, ma chiaramente non è stato abbandonato. Dovevamo, quindi, aspettarci pienamente l’invasione della Libia. Dato il fallimento dell’ex presidente degli Stati Uniti George Bush, nell’ottenere con la prepotenza il supporto globale nella guerra all’Iraq, con l’impegno dichiarato di Obama al multilateralismo e al “soft power”, avremmo dovuto aspettarci che questa invasione venisse meticolosamente pianificata per darle una patina di legittimità. Data la crescente predilezione della CIA nell’istigare “rivoluzioni colorate” per colpire i governi che non gli piacciono, avremmo dovuto aspettarci qualcosa di simile nell’ambito dell’invasione della Libia. E data la stretta collaborazione di Obama con i Clinton, ci si sarebbe dovuti aspettare che questa invasione seguisse il modello di grande successo istituito dall’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton in Kosovo: supportare i movimenti ribelli a terra per condurre provocazioni violente contro uno Stato, per poi urlare al genocidio per la risposta dello Stato, al fine di terrorizzare l’opinione pubblica mondiale per farle supportare l’intervento. In altre parole, avremmo dovuto vedere intellettuali di spicco e ampiamente rispettati, come Chomsky, adoperarsi per pubblicizzare le rivelazioni di Clark, avvertire dell’imminente aggressione e attirare l’attenzione sulla natura razzista e settaria dei “movimenti ribelli” che i governi di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno tradizionalmente impiegato per rovesciare governi non conformi. Chomsky non ha certo bisogno di ricordare le atrocità sgangherate dell’Esercito di liberazione del Kosovo, dei Contras del Nicaragua, o dell’Alleanza del Nord afghana. Anzi, fu lui che allertò il mondo su molti di essi. Ma Chomsky non si è adoperato per chiarire questi punti.
Invece, in un’intervista con la BBC, a un mese dall’inizio della ribellione e, soprattutto, appena quattro giorni prima del voto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 1973 e l’inizio della guerra lampo della NATO, ha preferito definire la ribellione “meravigliosa”. Altrove, l’occupazione della città orientale di Bengasi da parte di bande razziste, come “liberazione”, e la ribellione come “inizialmente non violenta”. In un’intervista con la BBC, aveva anche affermato che “la Libia è l’unico posto [in Nord Africa], dove c’è stata una reazione molto violenta dello Stato nel reprimere le rivolte popolari“, una rivendicazione così lontana dalla verità che è difficile sapere da dove iniziare. L’ex presidente egiziano Hosni Mubaraq, attualmente è sotto processo per l’uccisione di 850 manifestanti, mentre secondo Amnesty International, solo 110 morti possono essere confermati a Bengasi prima dell’avvio delle operazioni della NATO, compresi i filo-governativi uccisi dalle milizie ribelli. Ciò che rende davvero eccezionale la Libia nella Primavera araba del Nord Africa, è che sia l’unico Paese in cui la ribellione era armata, violenta e apertamente volta a facilitare l’invasione straniera. Ora che Amnesty ha confermato che i ribelli libici hanno compiuto violenze fin dall’inizio, torturando e giustiziando in massa libici neri e migranti africani fin da allora, ho iniziato l’intervista chiedendo a Chomsky se oggi si rammarica per il suo sostegno verso di loro. Lui alza le spalle. “No. Sono sicuro che Amnesty International ha ragione. Vi erano elementi armati tra di loro, ma noto che non ha detto che la ribellione fosse armata, infatti, la grande maggioranza è formata probabilmente da persone come noi [sic], oppositori borghesi di Gheddafi. Era quasi una rivolta senza armi. Si è trasformata in una rivolta violenta, e gli omicidi che vengono descritti in effetti avvengono, ma non è cominciata così. Appena è diventata una guerra civile, è successo.” Tuttavia, in realtà è iniziata proprio così.
Il vero volto dei ribelli è apparso il secondo giorno della ribellione, il 18 febbraio, quando furono arrestati e giustiziati 50 lavoratori migranti africani nella città di Bayda. Una settimana dopo, un testimone oculare terrorizzato disse alla BBC di altri 70 o 80 lavoratori migranti fatti a pezzi davanti ai suoi occhi, dalle forze ribelli. Questi incidenti, e molti altri simili, chiarirono il carattere razzista delle milizie ribelli ben prima dell’intervista della BBC a Chomsky, il 15 marzo. Ma Chomsky lo rifiuta. “Queste cose non erano assolutamente chiare, e non sono state segnalate. E anche dopo, quando sono state segnalate, non si parlava della rivolta. Si parlava di  elementi interni ad essa.” Questo può essere il modo con cui Chomsky la vede, ma entrambi gli incidenti sono stati seguiti dai principali media come BBC, National Public Radio e il quotidiano britannico The Guardian, finora. Certo, erano nascosti dopo pagine e pagine di bile anti-Gheddafi e giustificate con il solito pretesto che i migranti sono “mercenari sospetti”, ma la competenza di Chomsky nell’analisi dei media avrebbe dovuto scorgerne il senso. Inoltre, l’espulsione il mese scorso di tutta la popolazione della città libica a maggioranza nera di Tawarga, da parte delle milizie di Misurata dai nomi come “brigata per l’eliminazione dei neri“, ebbe recentemente la benedizione ufficiale del presidente Mahmoud Jibril del Consiglio Nazionale di Transizione libico (CNT). Presentando questi crimini razziali come una sorta di elemento insignificante, sembra farlo volutamente in malafede. Ma Chomsky continua ad attenersi alle sue sparate. “Parli di ciò che è accaduto dopo la guerra civile e l’intervento della NATO cui sono contrario. Due punti, lo ripeto. Prima di tutto, non si sapeva, e in secondo luogo fu un aspetto secondario della rivolta. La rivolta è opera della stragrande maggioranza della classe media, dell’opposizione non violenta. Ora sappiamo che c’erano elementi armati diventati rapidamente prominenti dopo l’inizio della guerra civile. Ma non sarebbe accaduto se questo secondo intervento non avesse avuto luogo, e forse le cose non sarebbero andate in questo modo.”
Chomsky divide l’intervento della NATO in due parti. L’intervento iniziale, autorizzato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per impedire un massacro a Bengasi, che sostiene che fosse legittimo. Ma il “secondo” intervento, in cui il triumvirato Stati Uniti, Gran Bretagna e  Francia ha agito come forza aerea delle milizie di Misurata e Bengasi nell’occupazione del resto del Paese, era sbagliato e illegale. “Dobbiamo ricordare che vi sono stati due interventi, non uno, della NATO. Uno è durato circa cinque minuti. Si basava sulla risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevedeva una no-fly zone su Bengasi quando v’era la minaccia di un grave massacro, insieme a un mandato a lungo termine per proteggere i civili. Durò pochissimo [come] quasi subito, non la NATO, ma le tre tradizionali potenze imperiali Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti eseguirono il secondo intervento che non aveva niente a che fare con la protezione dei civili e di certo non era una no-fly zone, ma piuttosto il sostegno alla rivolta dei ribelli cui assistiamo”. “Fu quasi isolata internazionalmente. I Paesi africani sono fortemente contrari. Hanno chiesto negoziati e diplomazia fin dall’inizio. I principali Paesi indipendenti, i BRICS, si sono anch’essi opposti al secondo intervento chiedendo negoziati e diplomazia. Anche nell’ambio della partecipazione limitata della NATO, al di fuori del triumvirato, nel mondo arabo, non c’era quasi niente: il Qatar ha inviato un paio di aerei e l’Egitto, vicino e pesantemente armato, non ha fatto nulla”. “La Turchia ha atteso per un bel po’ e, infine, ha partecipato debolmente nell’operazione del triumvirato. Quindi è un’operazione molto isolata. Si è sostenuto che è stata effettuata su richiesta della Lega Araba, ma è una menzogna. Prima di tutto, la richiesta della Lega araba era estremamente limitata e solo una minoranza vi ha partecipato, solo l’Arabia Saudita e gli Stati del Golfo hanno in realtà anche richiesto due no-fly zone. Una sulla Libia e l’altra a Gaza. Non possiamo parlare di quello che è successo al secondo.”
Nella sostanza siamo d’accordo. La mia tesi, però, è che fu dolorosamente chiaro da subito che la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza era una foglia di fico del triumvirato proprio per quel “secondo intervento” che Chomsky denigra. “Non era chiaro, neanche per cinque minuti, che le potenze imperiale avrebbero accettato la risoluzione. Divenne chiaro un paio di giorni dopo, quando iniziarono i bombardamenti a sostegno dei ribelli. E non doveva accadere. E avrebbe potuto essere che l’opinione mondiale, la maggior parte di esso, BRICS, Africa, Turchia e così via, avrebbe prevalso“. Sembra bizzarro e ingenuo per un uomo dalla visione di Chomsky fingere sorpresa riguardo alle potenze imperiali che utilizzano la risoluzione 1973 dell’ONU per i propri scopi, al fine di far cadere uno dei governi sulla loro lista nera. Che altro avrebbero utilizzato? E’ anche esasperante: se fosse stato qualcun altro a parlare, gli avrei detto loro di leggere Chomsky. Chomsky avrebbe detto che le potenze imperiali non agiscono umanitariamente, ma per impulsi totalitari e per difendere ed estendere il loro dominio sul mondo e le sue risorse. Gli avrebbe anche detto, avrei pensato, di non aspettarsi che quelle potenze attuassero misure volte a salvare i civili, perché ne avrebbero solo approfittato facendo il contrario. Tuttavia, in questa occasione Chomsky sembrava seguire una logica diversa. Chomsky non accetta che la sua ripulitura dei ribelli e la demonizzazione di Gheddafi, nei giorni e nelle settimane prima dell’invasione, possa aver contribuito a facilitarla? “Certo che non ho ripulito i ribelli. Non ho detto quasi nulla di loro.”
L’intervista originale ebbe luogo prima di tutto ciò, quando doveva essere presa la decisione di presentare alle Nazioni Unite la risoluzione per chiedere la no-fly zone, e tra l’altro dissi che dopo che fosse passata, pensavo che sarebbe stata usata per questo scopo, e ancora oggi lo dico.
Eppure, anche dopo che l’aggressione inglese, francese e statunitense alla Libia era evidente, Chomsky scrisse un altro articolo sulla Libia, il 5 aprile. In quel periodo migliaia, se non decine di migliaia di libici erano stati uccisi dalle bombe della NATO. Questa volta il pezzo di Chomsky  criticava apertamente i governi britannico e statunitense, ma non per la loro guerra, ma per il loro presunto sostegno a Gheddafi “e ai suoi crimini“. Questo non alimentava la demonizzazione che giustificava e perpetuava l’aggressione della NATO? “Prima di tutto, non accetto la tua descrizione non la chiamerei aggressione della NATO, è stata più complessa. Il passo iniziale, il primo intervento di cinque minuti, credo fosse giustificabile. C’era una possibilità, significativa, di un gravissimo massacro a Bengasi di cui Gheddafi ha un orribile record, e che dovrebbe essere noto, ma a quel punto credo che la reazione corretta avrebbe dovuto essere raccontare la verità su quello che accadeva.” Non posso che chiedermi perché la responsabilità di “dire la verità su quello che succede” valga solo per la Libia. Non dovremmo anche dire la verità su quello che accade in occidente? Della sua inestinguibile sete di decrescenti riserve di gas e petrolio, per esempio, o della sua paura di un’Africa indipendente, o della sua lunga esperienza nel sostenere e armare gangster brutali contro i governi che vuole abbattere? Chomsky ha abbastanza familiarità di tali esempi. Non dovremmo dire la verità sulla crisi che attualmente avvolge il sistema economico occidentale e che porta le sue élite sempre più a fare affidamento sui guerrafondai per mantenere il proprio fatiscente predominio? Non è tutto ciò, in realtà molto più pertinente sulla guerra alla Libia che raccontare i presunti crimini di Gheddafi di 20 anni fa?
Chomsky ha affrontato l’accademico e attivista statunitense James Petras, nel 2003, per la sua condanna dell’arresto a Cuba di diverse decine di agenti statunitensi e l’esecuzione di tre dirottatori. Petras avevano sostenuto poi che “gli intellettuali hanno la responsabilità di distinguere tra le misure difensive adottate da Paesi e popoli sotto attacco imperiale e le modalità offensive delle potenze imperialiste impiegate nella conquista. È il culmine dell’arroganza e dell’ipocrisia adottare un’equivalenza morale tra la la violenza e la repressione dei Paesi imperialisti nella conquista e quelle dei Paesi del Terzo Mondo sotto attacco militare e terroristico“. In questa occasione, Chomsky ha fatto di peggio. Lungi dall’adottare equivalenze morali, ha semplicemente cancellato i crimini degli alleati libici della NATO, mentre amplificava e distorceva le misure difensive adottate dal governo della Libia nell’affrontare una ribellione armata e appoggiata dagli USA. Ricordai a Chomsky il suo commento di qualche anno prima, secondo cui la Libia veniva pestata dai politici statunitensi per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi interni. “Sì, è vero, ma questo non vuol dire che non sia stato bello.” Ora lo è molto meno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora