Siria e Russia chiedono agli USA di andarsene

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2017Con lo SIIL alle corde, il suo capo Abu Baqr al-Baghdadi probabilmente eliminato da un attacco dell’Aeronautica siriana a giugno ad al-Mayadin, e i piani per frantumare la Siria frantumati, il governo di Damasco e il Cremlino hanno inviato chiaramente detto agli Stati Uniti di andarsene dalla Siria, o altrimenti. Ci sono circa 4000 truppe statunitensi in missione di combattimento a sostegno delle milizie curde (con alcuni siriaci/assiri) che dichiarano di combattere lo SIIL. È il piano statunitense di rimanere in Siria a tempo indeterminato per coordinare la lotta alle guerriglie sostenute dall’Iran in appoggio all’Esercito arabo siriano. Questo per far contenti i sionisti nella Palestina occupata e a New York City/DC. Non c’è altra ragione plausibile per tale violazione della sovranità di un altro Paese. Ci si aspetta che gli Stati Uniti sostengano che la loro presenza in Siria sia per autodifesa. Aspettatevi che la bambola dell’anno Nikki “Rhandawa” Haley tiri fuori lo stesso argomento di fronte alla brutale verità della presenza neo-colonialista degli Stati Uniti in Siria. E cosa diranno gli inglesi? Oh, sospetto che si schierino con lo Stato di diritto, visto che tutti gli Stati membri, ad eccezione dell’entità dell’apartheid sionista, prenderanno la stessa posizione. Dopo tutto, gli inglesi hanno perso pazienza e foglie di fico nel loro assalto criminale al governo di uno Stato aderente all’ONU. Se gli Stati Uniti decidono di rimanere nonostante le richieste siriane, l’unica opzione rimasta a Damasco, dopo che il Dottor al-Jafari avrà indicato Haley, è attaccare le forze statunitensi con le milizie filo-iraniane come Hezbollah. Oltre a scavare un altro pozzo nero per le truppe statunitensi, potrebbe anche comportare l’intervento sionista in aiuto dell’alleato yankee nel momento del bisogno; dopotutto, il primo ministro sionista Mileikowski (detto Netanyahu) ha promesso di continuare ad attaccare la Siria per impedire all’Iran di avere una base presso le alture del Golan. Mileikowski, che affronta diverse indagini per corruzione e concussione, ha bisogno di qualcosa per distogliere l’attenzione; e quale modo migliore che portare l’Apocalisse? No, miei lettori, ci stiamo dirigendo verso un disastro di trumpiana grandezza. E se, come fanfanoreggia Trump, è intenzionato a trasformare la Corea democratica in un parcheggio per le Hyundai, sarà molto peggio per il popolo statunitense. E (sbadiglio), se Trump decide di rigettare l’accordo nucleare dell’Iran, allora saremo in piena catastrofe. E tutto questo per gli scarafaggi sionisti.
Russia e Cina si fregano le mani contente, perché ciò preannuncia la loro inesorabile ascesa ai vertici del potere globale. Sanno che gli Stati Uniti non possono combattere una guerra su 3 fronti. Uno scenario del genere produrrà un colpo di Stato a Washington (dimenticate l’impeachment) e si tradurrà nella dissoluzione degli Stati Uniti d’America. Sarà la riedizione di “Sette giorni a maggio”. A meno che il pubblico statunitense non s’interessi e i soldati statunitensi comincino a tornare in sacchi di plastica in numero tale da umiliare la guerra in Vietnam. Di particolare interesse è il nuovo atteggiamento della Turchia nei confronti degli Stati Uniti. Non ci vuole un genio per capire che l’esercito turco si prepara ad aggredire le cosiddette SDF non appena capirà di poterlo fare senza uccidere soldati statunitensi. Ma deve camminare con cautela in questo campo minato diplomatico. L’invasione della Siria è esattamente questo e le ripercussioni internazionali potrebbero essere piuttosto nette. A meno che non riceva assicurazioni da Russia e Cina all’ONU, sarà molto cauto. Questo è un capitolo che va letto con sincero interesse.
Damasco: I terroristi nel Ghuta orientale leggono gli eventi in modo diverso. Ritengono che gli Stati Uniti si ritirino da Siria e Giordania. La debacle ad al-Tanaf è la prova che gli Stati Uniti non hanno il fegato di continuare. Ciò che i ratti non capiscono è che gli Stati Uniti non sono mai stati interessati a dargli potere, erano interessati solo a spodestare il Dottor Assad in modo da impedire che il gasdotto raggiungesse il litorale siriano, il che porterebbe al brusco declino dell’influenza statunitense in Europa. Se gli statunitensi sono nel nord-est della Siria, è solo perché vogliono bloccare l’estensione dell’oleodotto, non incoraggiare i ratti terroristi o l’opposizione dorata, mollati da Washington. E così, vedendo l’evidente, i ratti nel Ghuta orientale sferravano un feroce attacco alla base dell’amministrazione degli autoveicoli dell’Esercito arabo siriano ad Harasta. Il gruppo che si fa chiamare Ahrar al-Sham, aveva attaccato usando tunnel scavati abilmente per sorprendere i difensori. Quello che accadde invece fu la reazione dell’Esercito arabo siriano, improvvisa e ancora più feroce, respingendo l’attacco ed eliminando 36 ratti. L’Aeronautica Militare russa decollava subito per bombardare i tremebondi avvoltoi terroristici.
Hama: Il principale cecchino di “carri armati” del gruppo terroristico che si fa chiamare Jaysh al-Iza, veniva liquidato a nord di Hama. Si diceva che fosse il re dei sistemi missilistici TOW progettati per distruggere blindati e carri armati. Bene, il Sarab-1 sviluppato dalla Siria ha messo fine alla sua “gloriosa” carriera quando il capitano di un carro armato dotato del Sarab aveva “fatto cadere” il proiettile in arrivo. Dato che il terrorista era seduto in una trincea e osservava gli eventi, divenne un bersaglio facile per l’artigliere del T-72 spazzando via la bestiaccia. Come si chiamava il terrorista? Hamud Ahmad al-Hamud.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Turchia non otterrà tecnologia dall’accordo sugli S-400

Ankara dice che dopo l’accordo avrà ancora bisogno dell’aiuto europeo per costruire missili
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 14 novembre 2017

La Turchia non ha ottenuto l’accordo che sperava sui sistemi di difesa aerea S-400 della Russia. So ricordi che quando nel 2013 iniziò a cercare un’arma del genere, la Turchia era molto interessata al Patriot statunitense e all’Aster franco-italiano, ma desiderava trasferimenti di tecnologia per creare dei veri lanciamissili. Fu questa insistenza sui trasferimenti di tecnologia che stracciò gli accordi spingendo la Turchia ad annunciare a sorpresa di aver optato per un’azienda cinese, presumibilmente disposta a condividere la tecnologia. Sembra che non fosse proprio così, perché anche quest’accordo abortì nel 2015. Coi rapporti russo-turchi in disgelo dopo il tentato colpo di Stato ad Ankara nel luglio 2016, i turchi rapidamente iniziarono a discutere un accordo per l’acquisto di missili e tecnologia antiaerea russi, anche se avevano teso un’imboscata e abbattuto un aviogetto militare russo sul confine siriano-turco solo un anno prima, nel novembre 2015. Tuttavia, i russi coerentemente affermarono che sarebbero stati felici di vendere i missili, ma il trasferimento di tecnologia non è realistico. Ciononostante, le parti confermassero all’inizio dell’anno che c’era l’accordo per l’esportazione di S-400, non era esattamente chiaro di che tipo fosse. Presumibilmente due delle quattro batterie S-400 verranno assemblate in Turchia, il che poteva significare che l’operazione comporterebbe trasferimento di tecnologia. I turchi hanno ora chiarito che non è così. Il ministro della Difesa turco affermava che l’acquisto dei missili russi S-400 è “completo”, ma che la Turchia discute un “ulteriore” accordo col consorzio italo-francese EUROSAM per aiutarla a sviluppare il proprio sistema di difesa missilistica. Chiaramente, se anche dopo l’accordo con la Russia la Turchia avrà ancora bisogno di trasferimenti tecnologici da Italia e Francia, significa che non otterrà granché o nulla dai russi.
Il mese scorso il portale russo Gazeta.ru affermò che i sistemi S-400 saranno venduti alla Turchia senza codici di controllo, in modo che il software amico-nemico non possa essere modificato dai turchi. Un’altra cosa, avendo ottenuto molto meno di quanto sperato da Mosca, la Turchia chiaramente controlla se i franco-italiani faranno un’offerta migliore. Qualcosa di simile a ciò che i turchi chiesero nel 2013. Se è così, il trasferimento dell’S-400 potrebbe anche non esserci. Nonostante le assicurazioni dei ministri turchi non è assolutamente possibile che ci siano accordi con russi ed europei. Non c’è modo che gli europei, che hanno già rifiutato di trasferire tecnologia prima che Ankara firmasse l’accordo dell’S-400, aiutino la Turchia a sviluppare missili propri dopo il conferimento dei turchi alla Russia di 2,5 miliardi di dollari per la vendita diretta di armi, questo è l’ultima cosa che devono chiedersi. Se ciò dovesse accadere sul serio, si potrebbe parlare di magistrale finta turca usando Mosca per ottenere quelle concessioni dalla NATO che non potevano ottenere prima. Anche i russi non ne saranno troppo preoccupati, visto che i turchi hanno già dato un acconto. D’altra parte, se EUROSAM non rientra resterà il sospetto che i turchi si siano impegnati a un rigido accordo russo sugli S-400 che inizialmente avevano concepito solo come bluff.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le operazioni ad al-Buqamal

L’8 novembre, l’Esercito arabo siriano accerchiava al-Buqamal, a sud-est di Dair al-Zur, e quindi poche ore dopo, Esercito arabo siriano, Hezbollah e milizie irachene liberavano al-Buqamal, l’ultima roccaforte dello SIIL in Siria, a pochi chilometri dal confine con l’Iraq.
Il 9 novembre, le forze siriane liberavano la base aerea al-Hamadan e al-Suqriyah, a nord-ovest di al-Buqamal, liberava i villaggi al-Huri e al-Suih, ad ovest di al-Buqamal, e liberavano il campo petrolifero Aqash, a sud di al-Buqamal.
Il 12 novembre, le forze dell’Esercito arabo siriano respingevano l’attacco di un gruppo dello SIIL sul quartiere centrale di al-Buqamal. Aerei e artiglieria siriani bombardavano le posizioni de SIIL a nord di al-Buqamal, causando gravi perdite ai terroristi, tra cui l’eliminazione di diversi capi islamisti nelle aree occupate. Quando l’Esercito arabo siriano liberava al-Buqamal, veniva accertata la cooperazione diretta tra coalizione degli Stati Uniti e terroristi dello SIIL, quando numerosi gruppo armati islamisti fuggirono da al-Buqamal per il Wadi al-Sabha al confine tra Siria e Iraq. Il comando del raggruppamento russo in Siria inviò due richieste al quartier generale della coalizione degli Stati Uniti per effettuare un’operazione per eliminare i convogli dello SIIL sulla sponda orientale dell’Eufrate. Gli statunitensi si rifiutarono di attaccare i terroristi perché “si erano arresi volontariamente” in conformità alla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Tuttavia, gli statunitensi non risposero alla domanda posta dai russi sul perché i terroristi lasciassero la Siria a bordo di mezzi da combattimento e con armamenti pesanti, per raggrupparsi nei territori controllati dalla coalizione statunitense da cui prepararsi ad attaccare l’EAS presso al-Buqamal. Inoltre, per evitare che i terroristi venissero attaccati dai velivoli russi e siriani, gli aerei statunitensi cercarono d’interferire con le operazioni delle forze aeree russa e siriana. Velivoli statunitensi entrarono per 15 chilometri nello spazio aereo siriano sulla zona di al-Buqamal per impedirle. L’offensiva dell’EAS su al-Buqamal aveva sconvolto i piani statunitensi per imporre il controllo degli Stati Uniti sulla riva orientale dell’Eufrate, mentre i terroristi dello SIIL avrebbero agito col supporto di Stati Uniti e SDF. Furono trovate prove ad al-Buqamal che indicavano che terroristi si erano travestiti anche da miliziani delle SDF. Gli Stati Uniti coprivano i gruppi armati dello SIIL per permettergli di riprendersi, rischierarsi ed intervenire di nuovo su ordine degli statunitensi. Tra l’altro, la BBC rivelava l’esistenza di un accordo segreto tra lo Stato islamico (SIIL) e le forze democratiche siriane (SDF) e Stati Uniti all’inizio dell’ottobre 2017. “La BBC ha scoperto i dettagli di un accordo segreto che ha permesso a centinaia di terroristi e loro famiglie di fuggire da Raqqa, sotto lo sguardo della coalizione anglo-statunitense e delle forze curde che controllavano la città. L’accordo per lasciare che i terroristi sfuggissero da Raqqa, capitale del loro califfato, fu organizzato da funzionari locali, dopo quattro mesi di combattimenti che avevano devastato e spopolato la città“. Circa 3750 terroristi avevano potuto lasciare Raqqa.
Intanto, il 13 novembre, le unità siriane liberavano l’area di Tal Qufran, a sud-ovest di Zabyan, avanzando per 30 chilometri a sud di al-Mayadin. La SAAF bombardava le difese dello SIIL presso al-Buqamal, eliminando numerosi terroristi, inclusi diversi capi che avevano guidato la rioccupazione del quartiere centrale di al-Buqamal, tra cui Hazam al-Barqash, membro della shura dello SIIL, Hani al-Thalji, Abu Manzar Shishani e Abu Muhamad Safi. Il confine tra al-Buqamal e al-Tanaf veniva liberato dalle forze governative irachene e siriane, dopo che le forze irachene liberavano Aqlah Suab e la base al-Qamunat, e le unità siriane le mazrah Wadi al-Suab e Fiz al-Baj.

Sorprendenti sorprese a Raqqa: i “tesori” presi dall’Esercito arabo siriano

Enqaz Syria, 2 novembre 2017La battaglia più difficile e più importante per Washington è la presenza senza precedenti dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati per controllare T2, la leva per avanzare verso le città di confine attraverso il Badiyah. Allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di al-Qaim in Iraq è stata lanciata dall’altra parte del confine, dove le forze irachene e i combattenti popolari si preparano ad assaltarla in qualsiasi momento, dopo averne raggiunto la periferia. Su entrambi i lati del confine siriano-iracheno, Washington insegue Damasco e gli alleati nella corsa ad al-Buqmal, mobilitando per la battaglia tutte le capacità logistiche e d’intelligence per impedirne la risoluzione a vantaggio dell’Asse della Resistenza, come rivelava un ex- ufficiale della Marina Militare statunitense, basandosi su rapporti d’intelligence secondo cui il comandante della Forza al-Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, Generale Qasim Sulaymani, aveva preparato una sorpresa “di calibro”. I separatisti curdi Ishiah in Siria ricevevano informazioni su un imminente grande evento militare dopo che gli eserciti siriano ed iracheno, e loro alleati, liberavano al-Buqamal e al-Qaim, collegando i confini siriano e iracheno. L’ex-ufficiale statunitense probabilmente riceveva informazioni da Washington su un piano dell’intelligence concluso a Damasco, alla presenza del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il Maggior-Generale Mohammad Baqari, atterrato nella capitale siriana due settimane prima alla guida di una delegazione militare iraniana di alto livello, e durante cui completava con l’omologo siriano il piano per liberare al-Buqamal e collegare il confine siriano ed iracheno, dove gli statunitensi hanno mobilitato molte risorse militari dopo aver assicurato il passaggio a un gran numero di combattenti “ospiti”. Un gruppo di combattenti tribali fu diretto ad al-Buqmal per formare una potente forza dotata di sofisticate armi e mezzi di comunicazione statunitensi, sufficiente ad affrontare Esercito arabo siriano ed alleati per rimescolare le carte sul fronte orientale siriano, dove si vincono le battaglie più importanti di tutte. D’altro canto, una fonte vicina alla sala operativa degli alleati dell’Esercito arabo siriano, sottolineava che la mobilitazione statunitense per al-Buqamal per impedire il congiungimento del confine siriano-iracheno, non è paragonabile a ciò che Damasco ed alleati hanno preparato per questa battaglia. Recentemente, Washington ed alleati circondavano del silenzio ufficiale statunitense-“israeliano”:
1 – Il colpo del processo della restaurazione irachena a Qirquq, che ha sorpreso Washington e Tel Aviv; poche ore dopo che il comandante della Forza al-Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Generale Qasim Sylaymani, arrivava in Iraq, spazzava via i loro sogni sull’istituzione dello Stato curdo, costringendoli dopo poche settimane ad abbandonare Masud Barzani, dopo che aveva dichiarato che Qirquq era “il santuario del Kurdistan”.
2 – Il lancio dei missili siriani il 16 ottobre contro un velivolo “israeliano” che precipitava sul confine libanese, negato dai media ebraici che parlavano di “difetto tecnico” dovuto a una collisione con un uccello… In particolare l’azione della difesa aerea siriana coincise con la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu nella Palestina occupata, per portare un importante messaggio russo “a chi vuol sentire”. L’Esercito arabo siriano non si fermava, a questo punto; un altro colpo a statunitensi ed “israeliani” passava col sequestro dell’arsenale, abbandonato dall’organizzazione “SIIL” durante la fuga dei suoi capi e combattenti dalla città di al-Mayadinm quando l’esercito vi entrò, conservato nei depositi e nelle fortificazioni difficili da penetrare e comprendente sistemi di comunicazione e ricognizione statunitensi e “israeliani”, presentato al pubblico come bottino preso dalle forze siriane, un colpo simile a quello inflitto durante la battaglia per la liberazione di Aleppo, quando le unità dell’Esercito arabo siriano sequestrarono grandi quantità di armi statunitensi inviate da Washington ai terroristi “prima” della vittoria, giunte nel momento in cui la città veniva investita da militari ed alleati. Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.
Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d'”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale, e la visita del ministro saudita Thamir al-Subhan di due settimane fa prova tale sostegno, in coincidenza con la politica d'”integrare gli israeliani” sui curdi in Siria, dopo la disintegrazione del sogno d’istituire uno Stato curdo in Iraq, consentendo a Tel Aviv di lanciare una pipeline per rubare il petrolio siriano dalle aree d’influenza curda e trasferirlo in “Israele” attraverso la Giordania. Sullo sviluppo delle basi militari statunitensi e francesi a Raqqa viene sollevato un grosso interrogativo dalle gravi informazioni che rivelano l’intenzione di disimpegnare la NATO nel breve periodo dalla base turca d’Incirlik. Pertanto, la “stupidità” dei separatisti curdi in Siria, non comprendendo il messaggio del “colpo della restaurazione a Qirquq”, come prima versione per “disciplinare” i loro compari del Kurdistan iracheno, una seconda versione “disciplinare” è pronta e li aspetta. Secondo un esperto militare russo, la battaglia per “eradicare” l’influenza dei separatisti curdi in Siria è inevitabile. Questo si aggiunge alle relazioni confermate dal Centro studi FIRIL secondo cui la prossima battaglia con la milizia Qusd partirà da al-Hasaqah. Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Qatar: è il momento delle confessioni…

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 28 ottobre 2017Non fu che nell’aprile del 2016 che si sentì l’ex-primo ministro del Qatar, Shayq Hamad bin Jasam o “HBJ”, affermare in un’intervista a Rula Qalaf del Financial Times [1]: “Voglio dire qualcosa per la prima volta… Quando iniziammo ad impegnarci in Siria nel 2012, ricevemmo via libera col Qatar alla guida (delle operazioni), perché l’Arabia Saudita non voleva farlo. Poi ci fu un cambio politico e Riyadh non ci disse che ci voleva retrocedere. Inoltre, ci ritrovammo concorrenti e non era un bene“. Sulla Libia è vergognoso che HBJ riassumesse l’aggressione omicida degli alleati con tale odiosa metafora: “C’erano troppi cuochi, il piatto si rovinò“! Ciò che HBJ non disse è che il via libera statunitense-sionista passò col rosso perché le turpitudini del Qatar commesse in Siria, in stretta collaborazione con la Turchia e una fazione di Hamas attraverso al-Qaida e Fratellanza musulmana, non riuscirono a distruggere lo Stato siriano in pochi mesi come previsto. Ci torneremo…
Il 25 ottobre 2017 riservò le sue confidenze alla televisione ufficiale del Qatar “Masrah TV”. Intervista di 110 minuti su Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn; relazioni con Iran, Israele, Fratellanza musulmana; sostegno alle cosiddette rivoluzioni arabe, ecc. Intervista ritenuta “di grande importanza” dalla rete qatariota che riepiloga le sue dichiarazioni in queste poche righe:
– Deploro profondamente la creazione della rete televisiva “al-Jazeera”.
– Contattai gli sciiti del Bahrayn per una “riconciliazione”. Il problema fu risolto con la forza. Sono contrario a tale tendenza.
– Informammo re Abdullah dei nostri contatti con Gheddafi e delle sue cattive intenzioni verso l’Arabia Saudita.
– Ogni capitale degli Stati del Golfo deve avere un ruolo specifico al di fuori di qualsiasi confronto, l’Arabia Saudita è la sorella maggiore che deve proteggerci in quanto piccolo Paese.
– Con questa crisi, abbiamo dato spettacolo in tutto il mondo, mentre i nostri popoli che vivevano in armonia cominciano a litigare e ad insultarsi.
– Tutti vanno negli Stati Uniti, dando dati veri e falsi sui rispettivi Stati, informazioni che saranno uno di questi giorni usate contro tutti noi danneggiandoci”.
Sarebbe tedioso tornare su ciascuno di tali punti e molti altri omessi dalla lista, come ad esempio:
– Per ammissione del generale Petraeus degli Stati Uniti, l’ufficio dei taliban a Doha fu aperto su richiesta ufficiale degli Stati Uniti, per usarlo come “hub” dei negoziati per il recupero dei prigionieri. Nel 2003, dopo la demolizione del Grande Buddha, gli rifiutammo l'”ambasciata” nonostante la pressione degli Stati Uniti, dicendo che l’avremmo concesso a uno Stato riconosciuto a livello internazionale.
– Partecipammo alla guerra allo Yemen senza saperne la ragione. I sauditi ce lo chiesero e accettammo.
– Quando l’ambasciata saudita fu attaccata in Iran, ritirammo l’ambasciatore, mentre avevamo eccellenti relazioni con l’Iran, rispettandone intelligenza e diplomazia e siamo partner presso l’enorme giacimento di gas che condividiamo.
– Negli ultimi anni interrompemmo i rapporti con l’Iraq perché la politica saudita lo pretese. Ma adesso li abbiamo restaurati senza neppure dirlo al GCC! Restaurazione che approvo e che avrebbe dovuto essere fatta molto prima.
– Non abbiamo particolarmente sostenuto la Fratellanza musulmana. Avevamo solo relazioni interstatali quando Mursi era al potere in Egitto.
– Sulla registrazione delle conversazioni con Gheddafi sul cambio di regime in Arabia Saudita, HBJ è costretto ad ammettere che sono autentiche. Ma “nonostante il rispetto dovuto a una morte di cui non va detto che il bene”, l’accusò di aver defraudato gli EAU vendendogli una raffineria che non esisteva e di aver estorto il Qatar, senza dire altro.
– Su Israele, tutti sanno che: “Il suo reddito nazionale supera quello di qualsiasi Paese arabo, mentre non ha petrolio (!?)… ha cervello e quattro milioni di persone, di cui tre dalla doppia nazionalità, il che significa che possono emigrare ma rimangono perché hanno un obiettivo che cercano di raggiungere. Noi tutti ne cerchiamo l’amicizia e li temiamo. Chi di noi ancora parla della questione palestinese?… Parliamo solo delle modalità della normalizzazione… Conosco bene gli israeliani. Ho lavorato con loro e fui insultato per questo. Ma il nostro obiettivo era la pace… che la questione palestinese si sistemasse pacificamente a Gaza e Cisgiordania… Ora so che molti leader regionali trattano con loro e che molti incontri avvengono, alcuni nel Mar Rosso. Ma so anche che sono destinati al fallimento…
HBJ si chiede se, nonostante tale buona fede e precaria fedeltà, il comportamento dei suoi fratelli assedianti (Arabia Saudita, EAU, Bahrayn e Egitto) non rifletta la volontà d’imporre un cambio nella politica regionale. Una politica che il Qatar probabilmente approverebbe, a condizione che esista, sia chiaramente pianificata, associandosi o permettendogli di potervi aderire. Soprattutto dato che il Qatar gli ha dimostrato magnanimità: “I quattro fratelli avevano riconosciuto il cambio di regime avutosi in Qatar nel 1996… anche se non avevamo bisogno del loro sostegno perché era una decisione del nostro popolo [sic] e mentre sapevamo del complotto contro di noi, partecipammo al vertice di Muscat [2] l’anno prima… All’epoca, i militari di questi Stati assedianti che parteciparono al complotto furono catturati a Doha… Più tardi, re Abdullah chiese di liberarli e di voltare pagina. Sua altezza, il padre del principe attuale, rispose alla richiesta… cioè anche quando la tensione raggiunse il parossismo, mantenemmo un minimo di rispetto reciproco… Non toccammo i simboli e il tono non raggiunse mai il livello attuale...”
Non toccarono i simboli! A sentirlo, il Qatar ha solo cacciato in Siria, cucinato in Libia e salvato il popolo di Gaza dalle grinfie terrificanti d’Israele. E se ha perso la preda, non va dimenticato che non è l’unico colpevole e che i fratelli assedianti furono più che complici. In ogni caso, questo è ciò che pensiamo del suo discorso sulla Siria che riserviamo alla fine. Un discorso che non ci dice nulla che non sapevamo già, ma chi meglio del criminale conosce i dettagli del delitto? Anche se non racconta tutta la verità: “Non appena le cose iniziarono in Siria, andai in Arabia Saudita su richiesta del padre di sua altezza. Conobbi re Abdullah, Dio gli conceda la misericordia. Mi disse: “Siamo con voi, andate avanti e ci coordiniamo, ma avrete la responsabilità nelle vostre mani”. Ecco cosa facemmo. Non voglio entrare nei dettagli… Abbiamo prove complete su tale argomento. Tutto passava dalla Turchia, tutto fu fatto in coordinamento con le forze statunitensi, i turchi, noi stessi e i nostri fratelli sauditi. Tutti erano presenti coi loro militari. Errori potrebbero essere stati compiuti in alcuni dettagli dell’aiuto, ma non con lo SIIL. Là si esagera! Ci può essere stata una relazione con Jabhat al-Nusra. È possibile. Per Dio, non lo so! Tuttavia, se fosse così posso dire che non appena fu decretato che Jabhat al-Nusra era inaccettabile, non fu più sostenuto e gli sforzi si concentrarono sulla liberazione della Siria… (qui) combattiamo per la preda… la preda è scomparsa… e ancora combattiamo per questa! E ora si hann uccisioni in Siria e Bashar è ancora là… Ora dite che Bashar può rimanere. Non siamo contrari. Non dobbiamo vendicarci di Bashar. Era nostro amico. Ma eravate con noi nella stessa trincea. Avete cambiato idea. Ditecelo!Fonte:
TV ufficiale del Qatar/ al-Haqiqa Show: “La verità”

Note:
[1] La confessione di Shayq Hamad, soprannominato HBJ, sulla Libia
[2] Il Qatar rifiuta la tutela di Riyadh sulla regione del Golfo

Traduzione di Alessandro Lattanzio