Cuba: Miguel Díaz-Canel assume la guida del Paese

Resumen Latinoamericano, 19 aprile 2018Il nuovo Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri di Cuba ha affrontato la continuità del governo che condurrà, in particolare sul rapporto col popolo, relazioni internazionali e ruolo guida del Partito comunista di Cuba, a capo del quale rimane il Generale dell’Esercito Raul Castro Ruz
La mattina del 19 aprile, giornata storica in cui viene commemorata non solo la prima sconfitta dell’imperialismo yankee in America, ma l’inaugurazione del nuovo governo a Cuba che evidenzia nella leadership del Paese la continuità delle nuove generazioni l’eredità storica della generazione che ha fondato la Rivoluzione Cubana, il Compagno Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, pronunciava il suo primo discorso. Il suo primo intervento iniziava col riconoscimento del comando del Generale dell’Esercito Raul Castro, candidato col maggior numero di voti nelle elezioni generali del Paese, così come tra i comandanti della rivoluzione col maggior numero di voti, “chi in questa stanza ci dà l’opportunità di abbracciare la storia“, aveva detto. Si riferiva anche ad “oscuri tentativi di distruggerci” di chi non riusciva a distruggere “il tempio della nostra fede“. Con queste parole, sottolineava che il processo elettorale degli ultimi mesi che il popolo ha compiuto, consapevole dell’importanza storica, finiva. Il popolo eleggeva i suoi rappresentanti in base alla capacità di rappresentanza, senza campagne, corruzione o demagogia. I cittadini hanno notato le persone umili, laboriose e modeste come loro rappresentanti autentici che parteciperanno ad approvazione e attuazione della politica decisa. Secondo lui, “questo processo ha contribuito al consolidamento dell’unità di Cuba“. Sulle aspettative che il popolo avrà su questo governo, sottolineava che il nuovo Consiglio di Stato deve continuare ad “agire, creare e lavorare instancabilmente, in legame permanente col nobile popolo“, aggiungendo che se qualcuno volesse vedere Cuba in tutta la sua composizione, basterà che veda la nostra Assemblea Nazionale, con tutte le donne che occupano posizioni decisive nello Stato e nel governo. Tuttavia, avvertiva, non importa come appariamo al Paese, se non nell’impegno verso presente e futuro di Cuba. I Consigli di Stato e dei Ministri hanno ragione d’essere nel legame permanente col popolo.

La bandiera della rivoluzione passa alla nuova generazione
Díaz-Canel notava durante la chiusura del Congresso del Partito, che il Generale chiariva che la sua generazione consegnava le bandiere della Rivoluzione e del Socialismo alla nuova generazione, il che significa, per molte ragioni, che il mandato dato dal popolo a questa legislatura è cruciale e va perfezionato il nostro lavoro in tutte le aree della vita della nazione. “Mi assumo la responsabilità con la convinzione che tutti i rivoluzionari, di qualsiasi trincea, saranno fedeli a Fidel e Raúl, attuale leader del processo rivoluzionario“, affermava il nuovo Presidente di Cuba. Quindi sottolineava che gli uomini e le donne che hanno forgiato la rivoluzione “ci danno le chiavi di una nuova fratellanza che ci rende compagni e compagne” ed evidenziava un altra conquista ereditata, l’unità invulnerabile nel nostro partito, che non è nato dalla frammentazione di altri, ma da coloro che intendevano avere un Paese migliore. Per questo motivo, aveva detto, “Raúl rimane in prima linea nell’avanguardia politica. Resta il nostro primo segretario della causa rivoluzionaria, indicando ed essendo sempre pronto a confrontarsi con l’imperialismo, come il primo, con il suo fucile al momento del combattimento.” Dal lavoro rivoluzionario e politico del Generale si evidenzia il retaggio della resistenza e della ricerca del miglioramento della nazione. “Al dolore umano, anteponendo il senso del dovere“, dichiarava riferendosi alla perdita fisica del comandante in capo Fidel Castro, il 25 novembre 2016. Allo stesso modo, Raúl evidenziava la dimensione di statista, formando il consenso nazionale e guidando il processo di attuazione delle linee guida. Sottolineava anche come il ritorno dei Cinque Eroi, come annunciato da Fidel, ne fece una realtà. Segnava le relazioni internazionali con il suo spirito: avendo diretto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, guidato la presidenza del CELAC e il processo in cui Cuba era garante per la pace in Colombia, ed era presente in tutti i dialoghi regionali ed emisferici delle ragioni della nostra America. Questo è il Raul che conosciamo, affermava Diaz-Canel. E ricordò quando il generale, molto giovane, partecipò alla spedizione del Granma, intraprese la lotta nella Sierra Maestra, fu promosso comandante e sviluppò le esperienze governative applicate nel Paese dal trionfo rivoluzionario.

Sul nuovo mandato
Conosco le preoccupazioni e le aspettative in un momento come questo, ma conosco la forza e la saggezza del popolo, la leadership del Partito, le idee di Fidel, la presenza di Raúl e Machado, e il sentimento popolare, affermando all’Assemblea che il Compagno Raul sarà a capo delle decisioni su presente e futuro della nazione, dichiarava Diaz. Confermo che la politica estera cubana rimarrà invariata. Cuba non accetterà condizioni. I cambiamenti necessari continueranno a essere attuati dal popolo cubano, aggiungeva. Inoltre chiese il sostegno di tutti i responsabili dell’amministrazione ao vari livelli della nazione ma, soprattutto, del popolo. “Dovremo esercitare una guida sempre più collettiva. Rafforzare la partecipazione del popolo”, riassumeva. Non prometto nulla, come la Rivoluzione non ha mai fatto in tutti questi anni. Vengo a realizzare il programma che abbiamo deciso con le linee guida del socialismo e della rivoluzione, sottolineando i principali obiettivi del compito. E sui nemici del processo rivoluzionario, affermava: Qui non c’è spazio per una transizione che ignori o distrugga il lavoro della Rivoluzione. Continueremo senza timore e senza battute d’arresto; senza rinunciare a sovranità, indipendenza e sviluppo. “A chi per ignoranza o malafede dubita del nostro impegno, diciamo che la Rivoluzione continua e continuerà“, chiariva, “il mondo ha ricevuto il messaggio sbagliato che la rivoluzione finisce coi suoi guerriglieri“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Pyongyang non rinuncia alla deterrenza nucleare

Alessandro Lattanzio, 21 aprile 2018Pyongyang annuncia una nuova linea strategica nazionale, sospendendo i test nucleari e missilistici fino al previsto incontro tra il Presidente Kim Jong Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Va ricordato che a Pyongyang, dal 30 marzo al 1° aprile, Mike Pompeo, nuovo segretario di Stato dal presidente degli USA Donald Trump, incontrava il Presidente Kim Jong Un, nell’ambito del dialogo tra Washington, Seoul e Pyongyang sulla denuclearizzazione della penisola e conclusione del trattato di pace della guerra di Corea, per il
rilancio delle relazioni inter-coreane e la fine delle sanzioni alla Corea democratica, con conseguente normalizzazione delle relazioni di Pyongyang con Washington e Tokyo. Fu l’incontro più importante tra un alto funzionario statunitense e un leader nordcoreano dal 2000, quando l’ex-segretaria di Stato Madeleine Albright, dell’amministrazione Clinton, incontrò Kim Jong-Il. Pompeo e Kim Jong Un discussero dei preparativi per un vertice tra Kim e Trump che potrebbe svolgersi a giugno. Il presidente Trump riconosceva anche i negoziati per il trattato di pace definitivo tra Coree e tra Corea democratica e USA, che nessun presidente degli USA aveva riconosciuto in precedenza. Il trattato di pace della guerra di Corea potrebbe aprire la strada all’unificazione delle due Coree, ma anche al ritiro delle forze statunitensi dalla penisola coreana, presenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
All’ultima riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, venivano prese sei decisioni cruciali:
1. La Corea democratica dichiarava che i precedenti test missilistici avevano permesso di miniaturizzare le testate nucleari per i vettori balistici.
2. Dal 21 aprile, tutti i test nucleari e balistici venivano sospesi.
3. Il Centro dei test nucleari sarà demolito per garantire la trasparenza sulla sospensione della ricerca nucleare.
4. Pyongyang dichiarava che non userà mai armi nucleari se non in caso di “minaccia o provocazione nucleare” contro la Corea democratica, e “in alcun caso avvierà la proliferazione di armi e tecnologie nucleari”.
5. D’ora in poi, tutti gli sforzi di Pyongyang si concentreranno sulla costruzione di una forte economia socialista, mentre le risorse del Paese saranno mobilitate per “migliorare drasticamente” il tenore di vita del popolo.
6. Pyongyang supporterà un ambiente internazionale favorevole ed intensificherà il dialogo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale, proteggendo pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
Il presidente del Partito dei Lavoratori Coreano (PLC), alla riunione plenaria del Comitato Centrale, dichiarava che la situazione generale era favorevole alla rivoluzione coreana e all’iniziativa della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC), dopo aver completato lo sviluppo della forza nucleare nazionale. Ciò creava un nuovo clima di distensione nella penisola e nella regione, indicando i cambiamenti derivanti dalla scena politica internazionale. Quindi Kim annunciava la fine dei test nucleari e dei missili balistici intercontinentali, affermando che lo sviluppo di testate nucleari per missili balistici era stato completato. Aggiungeva che la missione del poligono nucleare di Punggye-ri, a nord-est di Pyongyang, era giunta al termine e che l’impianto sarà smantellato per garantire sull’interruzione degli esperimenti nucleari. Kim proclamava che la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né le trasferirà in alcuna circostanza, tranne in caso di minacce o provocazioni nucleari contro il territorio coreano. Chiariva che il PLC contribuisce alla costruzione di un mondo libero dalle armi nucleari, ma altresì affermava che garantirà sempre la sicurezza dello Stato e del popolo di tutto il Paese, elogiando il duro lavoro del popolo coreano sui due fronti strategici identificati dal Comitato centrale del PLC nel 2013, permettendo al Paese di dotarsi di una potente arma per difendere la pace e garantirsi un futuro prospero. Osservava che oggi il Paese diveniva una potenza politico-ideologica e militare mondiale, e che la linea strategica del PLC ora puntava a concentrare il lavoro nella costruzione economica del socialismo. Agli ospiti presenti da istituzioni nazionali, provinciali e cittadine, dai grandi stabilimenti, industrie e fattorie cooperative, si esigeva la continuazione della produzione a pieno regime negli stabilimenti industriali e in tutti i campi agricoli. Il leader del PLC affermava che l’obiettivo a lungo termine è modernizzare l’economia coreana attraverso informatizzazione e sviluppo scientifico, sfruttando tutto il potenziale umano, materiale e tecnico del Paese, promettendo un ambiente internazionale favorevole a stretti contatti e dialogo attivo coi Paesi limitrofi e comunità internazionale, per difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.

La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’India promuove un’atmosfera amichevole verso la Cina

La recente politica indiana sul Dalai mostra buona volontà
Yang Sheng, Global Times, 17/4/2018I legami sino-indiani riprendono grazie al prossimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) in Cina, secondo gli esperti, che avvertivano che se l’India vuole maggiore collaborazione con la Cina, dovrà mostrare maggiore sincerità nel rafforzare la fiducia reciproca. “L’India ha fatto alcune mosse per riprendere i legami con la Cina, come il divieto dell’attività del Dalai Lama a Nuova Delhi il mese scorso: l’India vuole promuovere un’atmosfera amichevole prima del vertice della SCO“, dichiarava Hu Zhiyong, ricercatore dell’Istituto per le relazioni internazionali dell’Accademia delle scienze sociali. Il vertice SCO di quest’anno si terrà a Qingdao, nella provincia dello Shandong, a giugno. L’India aderì alla SCO l’anno scorso. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying dichiarava: “Quest’anno, sotto la guida dei leader dei due Paesi, le relazioni tra Cina e India hanno avuto uno slancio positivo con scambi ravvicinati e nuova cooperazione a vari livelli”. Yang Jiechi, dell’Ufficio Politico del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) e direttore della Commissione per gli Affari Esteri del Comitato Centrale del PCC, aveva colloqui col Consigliere per la Sicurezza Nazionale Ajit Doval. I due Paesi avevano anche il quinto incontro del Dialogo economico strategico Cina-India a Pechino. Le parti avevano anche riunioni sulla questione del confine e dei meccanismi del traffico fluviale transfrontaliero, affermava Hua. La Ministra degli Esteri indiana Sushma Swaraj visiterà presto la Cina ed avrà colloqui bilaterali con l’omologo cinese Wang Yi. La Ministra della Difesa dell’India Nirmala Sitharaman, visiterà la Cina la prossima settimana incontrando la controparte, secondo l’Hindustan Times.
Il mese scorso New Delhi ordinava ai funzionari indiani di evitare le attività organizzate dal gruppo del Dalai Lama, a cui vietava una manifestazione a New Delhi. L’atteggiamento dell’India su tale problema è molto diverso dall’anno scorso, secondo Lin Minwang, professore del Centro per gli Studi dell’Asia meridionale dell’Università di Fudan. “Questo è il risultato della politica cinese formata sia da dura lotta che da sincera cooperazione con l’India“. Quando Pechino protestò per le attività del Dalai Lama in India, l’anno scorso, New Delhi parlò d'”interferenza negli affari interni dell’India”. Quindi New Delhi apparentemente cambia politica verso la Cina, osservava Lin. “Se i rapporti sino-indiani rimangono tesi o ostili come l’anno scorso, sarà imbarazzante per i loro leader incontrarsi a Qingdao, e l’incontro bilaterale col leader cinese non ci sarà, quindi New Delhi deve riprendere i legami con la Cina e mostrare sincerità“, affermava Hu.

Attendendo
Tuttavia, gli esperti cinesi restano cauti sul miglioramento dei rapporti bilaterali. Secondo Lin: “Non sappiamo se la politica dell’India nei confronti della Cina abbia un cambiamento strategico a lungo termine o sia una mossa tattica temporanea“. Alla quinta riunione del Dialogo economico strategico Cina-India a Pechino, l’India chiese l’aiuto della Cina per accelerare il corridoio ferroviario Bangalore-Chennai, secondo il quotidiano indiano Economic Time. “L’India collabora col Giappone su progetti ferroviari, ma li consideriamo rischiosi, poiché l’India ha imposto richieste eccessive al Giappone, aggiungendo che il costo per aggiornarne il sistema ferroviario è enorme, quindi la Cina rimarrà cauta, e senza ampia fiducia e distensione politica sul confine, è improbabile che ci sia maggiore cooperazione“, affermava Hu.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio