Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda di Surkov

Rostislav Ishenko Fort Russ 16 giugno 2015

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

In realtà, il secondo articolo avrebbe dovuto essere chiamato “Da Slavyansk a Minsk”, ma sarà il terzo perché il primo articolo (“Militaristi contro operatori di pace”) ha causato grande agitazione per i miei sentimenti personali su Strelkov, non una ragione sufficiente per dedicarvi un articolo. Non era necessario neanche menzionare Strelkov esaminando i concorrenti concetti di risoluzione del conflitto nel Donbas, e non sarei tornato sul tema. Non mi piace scrivere di persone che non mi piacciono. Dopo tutto, un testo su chiunque è solo altra PR. Ma quando due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo ho ricevuto telefonate da tre blogger noti e importanti che sostenevano all’unanimità di essere estremamente preoccupati per la retorica di Strelkov, e soprattutto di avere un notevole supporto nei circoli patriottici (anche se più che dimezzato nell’ultimo anno), pensai che forse avrei dovuto dire di più. Vale la pena scriverne perché se non avessi scritto l’articolo, non avrei saputo che Strelkov li preoccupa, il che significa che la gente ha semplicemente paura di esprimere la propria opinione su tale persona. Non scrivono nulla di lui, né bene, né male, semplicemente l’ignorano. Hanno paura di essere accusati di diffondere “propaganda di Surkov”, pagata con il suo denaro. Beh, io non ho paura. Le continue isteriche informazioni sono una delle ragioni del mio atteggiamento negativo verso Strelkov e il gruppo di propagandisti che lo segue. Se la discussione con gli avversari s’è ridotta ad accuse generiche e calunnie isteriche, significa che la squadra è estremamente poco professionale e si occupa solo dell’informazione. Isterie e accuse vengono diffuse quando, e solo quando, si è a corto di argomenti a sostegno della propria posizione. Una delle persone che lavora con la squadra di Strelkov è l’eccezionale professionista della guerra d’informazione Boris Rozhin (del blog Colonnel Cassad), il cui potenziale praticamente non viene utilizzato se non se ne seguono i toni. Perciò Strelkov, apparso come icona dell’opposizione patriottica alle autorità, ha perso metà dell’approvazione tra il pubblico da più di un anno (mentre il suo gradimento resta ancora piuttosto alto, non si può più parlare di posizione dominante). Sono sicuro che se Rozhin puntasse alla leadership, e non Strelkov, osserveremmo che la tendenza costante all’isteria anti-Surkov ormai comica (dato che nessuno ha “abbandonato” il Donbas, piuttosto al contrario le repubbliche si sono rafforzate), verrebbe sostituita da ben intenzionata e ben argomentata propaganda. Per inciso, il fatto stesso dell’attacco a Surkov organizzato da Strelkov, continuato dalla sua squadra, è un aspetto negativo per me. Posso senza esitazione dire che se dovessi scegliere se lavorare con Strelkov o con Surkov, sceglierei il secondo, e non per denaro. Tutti pagano. Le persone che fanno i PR di Strelkov non vivono di Spirito Santo. Tanto più che i ruoli attivi in quella squadra sono di individui che non si svegliano la mattina per la libertà, e che ormai hanno alti stipendi.
Ecco il mio ragionamento. Mi ricordo tre (forse ce ne sono altri, ma non ne sono a conoscenza) problemi di fondamentale importanza per il Paese e che Putin ha incaricato Surkov di affrontare. Soppressione delle operazioni dell’informazione dell’opposizione del “nastro bianco” tra 2005 e 2013, quando rappresentava un pericolo reale e non era, come oggi, una banda di emarginati patetici a cui solo i poltroni badano. Tra l’altro, molti degli attuali “patrioti” allora indossavano sfacciatamente nastri bianchi. Poi ci fu l’Abkhazia, dove era necessario risolvere rapidamente il conflitto intra-elite per privare gli Stati Uniti della capacità di giocare sui conflitti locali. E quindi l’Ucraina. Inoltre Surkov ebbe la missione quando la crisi cominciava a trasformarsi in guerra civile. Dato che Putin l’incarica costantemente di affrontare le crisi, posso trarre due conclusioni:
Il Presidente si fida di lui. I Compiti assegnatigli sono svolti bene, il che significa in modo professionale (altrimenti sarebbe stato sostituito molto tempo fa). Un’altra osservazione. I termini “propaganda di Surkov” e “denaro di Surkov” (felicemente e attivamente sparsi dagli strelkoviti) sono apparsi qualche anno fa, quando la televisione russa riprese diversi alti oppositori ricevere istruzioni dall’ambasciata degli Stati Uniti. Non sapevano nulla di “propaganda di Surkov” prima di andarci, ma quando ne uscirono sapevano già tutto. Dato che gli Stati Uniti sono il nostro nemico, se a loro non piace la “propaganda di Surkov” vuol dire che Surkov agisce correttamente. Non so come sia Surkov come persona, ma la sua attività politica (almeno quella che vedo) non mi causa problemi. Viene costantemente accusato di certi scopi segreti, ma le prove sono “tutti sanno” e il varietà “Strelkov l’ha detto”.
Igor_Strelkov_-_EDM_August_15__2014 E chi è questo Strelkov a cui dovrei credere sulla parola? Non è una domanda retorica. Già nell’aprile 2014 fui inorridito da un individuo che, pubblicamente e con telecamere presenti, si presentò come “colonnello del FSB” che organizzava la rivolta armata in Ucraina. Un agente dei servizi speciali che svolge una missione segreta in territorio straniero non può abbandonare la sua copertura. Le “persone istruite” sorridono alla domanda “chi sei?”, o al massimo rispondono che sono milizie locali che acquistano armi e attrezzature da “Caccia e Pesca” nel negozio locale (e questi sono soldati semplici, e non “colonnelli del FSB”). È possibile trovare una descrizione dettagliata di come lui e altri 52 “decisero” che il Donbas apparisse come la Crimea su internet. Voglio solo puntare la vostra attenzione su un fatto, un individuo che si definisce “colonnello dell’FSB” ammette di essere sul territorio di un altro Paese per organizzarvi una rivolta armata ed anche di giustiziare cittadini di un altro Paese per “saccheggio”. Oltre a questo il “monarchico ortodosso”, affermò di aver ucciso persone in base al “Decreto del Comitato di Difesa del 22 giugno 1941 adottato dai tribunali militari”. In altre parole, citava un atto giuridico da tempo finito di uno Stato comunista (URSS) che aveva cessato di esistere un quarto di secolo fa e che egli, “monarchico ortodosso” ed estimatore del movimento dei bianchi, non dovrebbe ritenere legittimo. Non sa nemmeno essere sarcastico, semplicemente non capisce cosa e come viene percepito. Tutto sommato, è abbastanza per farti convocare perfino a L’Aia. Quindi non rimasi sorpreso quando vidi su Wikipedia informazioni sul suo più modesto rango. Come ho già scritto, non ero tanto sorpreso da questo assai giovane ex-colonnello dell’FSB, ma piuttosto dal suo comportamento assolutamente inadeguato per un agente dei servizi speciali. Inoltre, il colonnello non aveva commilitoni con cui condividere i ricordi della brillante carriera. Mi piacerebbe sapere se i giornalisti che hanno già cercato hanno trovato nulla? Basta che non si venga a dire che l’FSB ha posto un blocco. La sola conferma del suo presunto servizio nella apparato centrale dell’FSB è l’intervista con il “Generale Gennadij Kazantsev”, estremamente sospetta e che sembra un pessimo falso. L’autore dell’intervista rileva modestamente che Kazantsev non è un vero e proprio cognome, ma il vero cognome è noto a lui. Allora, perché nasconderlo? Ci sono dettagli sufficienti nell’intervista nell’ufficio dello Stato maggiore del FSB per capire istantaneamente chi guidava il direttorato e quando. Inoltre, l’intervista reca la foto di una persona, descritta raffigurante il generale da giovane in Afghanistan. Così è possibile pubblicare la foto, ma non farne il nome? Inoltre, come pseudonimo hanno preso il cognome del vero Generale Viktor Kazantsev divenuto noto nel corso della guerra cecena. E la storia di come Strelkov fu accettato nel FSB è una soap opera per casalinghe. Un paio di colonnelli del FSB sorvegliavano potenziali terroristi monarchici (perché due colonnelli del FSB non hanno niente di meglio da fare) e inciamparono sull’intellettuale Strelkov che li impressionò così tanto che subito l’accolsero nel FSB, anche se ciò sarebbe illegale. C’è un’altra incoerenza nelle date: diverse versioni della biografia di Strelkov indicano che iniziò il servizio nel FSB nel 1993 o 1998, ma il “Generale Kazantsev” “ricorda” il 1995. Ma nel 1998-2000 pubblicò due articoli su Zavtra, e nel 2011 fu corrispondente freelance di ANNA News. Un’occupazione piuttosto difficile per un ufficiale del FSB dalla carriera di successo. Naturalmente chiunque può modificare Wikipedia in modo che i dati possano essere sbagliati. Ma anche la squadra di Strelkov può modificare Wikipedia. Per di più, dato che Strelkov è un personaggio pubblico, la sua biografia finemente sintonizzata avrebbe dovuto essere preparata da una squadra e messa su internet, in modo che Wikipedia possa essere corretta nel caso sbagliasse. I colleghi del servizio di Strelkov (almeno quelli in pensione) avrebbero rilasciato interviste di continuo. Fotografie in uniforme e con compagni della Direzione sarebbero state pubblicate. O forse qualcuno pensa che gli ufficiali dell’FSB non si facciano foto? In altre parole, non vi è nulla. Un’oscura biografia di chi commuta un paio di guerre altrui, come quella in Jugoslavia, per far sembrare di avervi servito. Quando non c’era una guerra di suo gradimento, s’impegnava in rievocazioni storiche. Con tutto ciò, sembra una persona molto difficile. Riuscì a insediarsi con la maggior parte dei suoi colleghi e collaboratori nel Donbas. Compreso il vecchio amico Borodaj.
Le due cose che non mi piacciono nelle persone in generale e nei politici, in particolare, sono l’assenza di professionalità e la disonestà. Quando un personaggio oscuro con una biografia poco chiara appare dal nulla e inizia a dare a Stati Uniti e Kiev la “prova” dell'”invasione russa” sotto forma di “resistenza organizza da un Colonnello del FSB”, e poi dedica tutta la carriera politica ad attacchi infondati ai funzionari del Cremlino che gestiscono la crisi in Ucraina (e in realtà anche se Strelkov non lo dice apertamente, attacca il Cremlino, Putin, la sua politica interna dei compromessi nazionali, così come la cauta ma altamente efficace politica estera), devo pormi una domanda: ciò avvantaggia gli interessi nazionali della Russia? Anche l’isteria anti-Cremlino è accompagnata da un ipocrita biasimo sulla “morte della popolazione del Donbas”, perché l’uomo che dice “ho avviato la guerra” non ha il diritto di fingere preoccupazione per le vittime della guerra che ha iniziato. Era esattamente ciò che gli Stati Uniti volevano, trascinare la Russia in un conflitto e avere la prova della sua aggressione. Eccolo un “colonnello del FSB ” che “su ordine di Putin” ha iniziato la guerra. Tutto ciò è stato fatto per inviare l’esercito in Ucraina. Noi non sappiamo se Mosca prevedesse d’inviare l’esercito in Ucraina. Ci sono due versioni:
1. I piani per l’invio dei militari esistevano, ma furono abbandonati per una serie di circostanze (internazionali, economiche, militari). Se è così, allora le attività di Strelkov introdussero un elemento d’incertezza (in quanto non era chiaro cosa succedeva e chi aveva iniziato), che potrebbe essere stato uno dei tanti argomenti contro l’invasione (non il principale, ma sicuramente uno).
2. L’azione fu inizialmente un bluff. Tale scenario mi sembra più probabile, perché Putin non fa ciò che ci si aspetta da lui. Nessuno si aspettava la “gente educata” in Crimea, ma arrivò. Dopo, tutti erano certi che l’esercito russo avrebbe preso il Donbas in qualsiasi momento. Ufficialmente non c’è ancora. Tuttavia, era un bluff e la Russia decise di avere l’Ucraina senza guerra, poi le azioni di Strelkov costrinsero il Cremlino a correggere al volo la propria strategia.
Ma non importa lo scenario, le azioni di Strelkov non aiutarono la leadership della Russia ad attuare i propri piani. E per inciso, la legge dà alla leadership russa il diritto di chiedere a Strelkov perché ha fatto ciò che ha fatto (ma non gli conveniente farne una vittima del regime), e la leadership russa non deve spiegarsi a lui. L’aiuto della Russia è cresciuto ed è diventato pubblico mentre la leadership delle repubbliche passava da cittadini russi a funzionari locali. Poiché i locali sono gli insorti, e se l’insorto principale è un “colonnello del FSB”, lui è l’invasore di cui l’intera comunità internazionale si preoccupa. E il Paese in nome del quale opera deve o sconfessarlo o accettare la responsabilità di un’aggressione non provocata. Entrambe le opzioni erano dannose per la Russia. E il “colonnello” si prende il merito del fatto che, quando gli fu chiesto di lasciare il Donbas, si dimise rapidamente. L’intera storia del richiamo di Strelkov rivela l’umanità delle autorità russe. Gli Stati Uniti avrebbero semplicemente inviato un assassino (molte persone muoiono in guerra, dopo tutto), oppure gli avrebbe dato il trattamento dato a Noriega per narcotraffico, ma la Russia semplicemente lo convinse ad andarsene in vacanza. In parallelo, il mosaico di milizie divenne un esercito regolare, e l’autorità dei comandanti sul campo “fu sostituita da un’amministrazione regolare. Questo è di notevole importanza, perché è facile entusiasmarsi per l'”eroe nazionale” che combatte da qualche parte fin quando si ha un’amministrazione normale ed efficace. Ma vivere sotto l’autorità di un comandante sul campo è un dubbio privilegio. Non opera in conformità alla legge, ma della giustizia. Ma ognuno di noi ha una versione diversa di giustizia. Era occupato a combattere la guerra e la popolazione civile (soprattutto se non può far avanzare il suo esercito, ma al contrario, richiede risorse) è semplice zavorra. In altre parole, possiamo discernere la posizione della Russia volte a garantire che le autorità di RPD/RPL passasse ai dirigenti locali, stabilendo l’ordine locale dell’amministrazione civile e militare, sostituendo l’anarchia con un governo normale con cui poter lavorare anche a livello internazionale. Questi obiettivi sono stati perseguiti in parte con distribuzione e ridistribuzione di aiuti in base a fedeltà e flessibilità di questo o quel comandante. E’ logico che chi riceve l’assistenza debba rispettare gli interessi. Flessibilità non è un peccato mortale, ma piuttosto un valore che permette di pianificare le operazioni di combattimento.

Conclusioni:
1. Non credo che solo Strelkov abbia iniziato la guerra (anche se fu importante).
2. Non credo che Strelkov abbia impedito a Putin d’inviare l’esercito, ma aggiunse incertezza e le sue azioni nel Donbas furono una provocazione destinata a costringere la Russia a fare una scelta: o inviare i militari e indebolire notevolmente la sua posizione nel confronto con gli Stati Uniti, o rifiutare d”inviare i militari e indebolirne il prestigio interno.
3. Non credo che Strelkov abbia capito ciò che faceva, sono sicuro che è stato usato. Non dagli Stati Uniti (anche se hanno beneficiato delle sue azioni fino ad oggi). Fu usato dallo spettro politico russo che intende radicalizzare politica interna ed estera ed è disposto a rischiare di fratturare la società russa (cancellando il consenso nazionale), mentre affronta gli Stati Uniti. Questa è una politica altamente avventurista e Putin non lo è. In generale, la mia valutazione di Strelkov è che sia molto ambizioso ma piuttosto limitato, facendone un facile strumento. Fu molto fortunato a non morire in Jugoslavia o Transnistria, riuscì a fuggire da Slavjansk, e non solo è libero, ma fa politica. È un politico, anche se finora senza alcuna base. Qui finisce la nostra storia su Strelkov. Come ho già detto, non è essenziale per le ulteriori analisi del problema, un problema veramente grande e interessante.

Vladislav Surkov

Vladislav Surkov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia: “Militaristi” contro “operatori di pace”?

Rostislav Ishenko Fort Russ 11 giugno 2015_77157696_ukraine_convoy_20140825_624Leggo ogni giorno del panico su come il governo russo “aiuti il nemico”, di come l’esercito ucraino sia ora incredibilmente potente, “del tradimento della Russia” sostenendo l’equazione tra golpisti di Kiev e Donbas che annega nel sangue. E la domanda: “Perché non fu possibile impedire che la junta arrivasse al potere?“, come si sente costantemente in TV, sui social media anche nelle chiacchiere fra politici. Penso che dovrò scrivere più di un articolo su tale argomento, se non altro perché, con la situazione del Donbass che si aggrava, ancora una volta Kiev fa dichiarazioni aggressive sulla Transnistria, e gli Stati Uniti nemmeno tentano di celare le minacce nei confronti della Russia. La domanda “quanto tempo dovremo sopportare tutto questo?” comincia ad occupare anche gli esperti più riservati e importanti. Dato che i media patriottici hanno inizialmente lanciato Strelkov quale “eroe della resistenza della Novorossia” e ideatore del mito “Surkov il pacificatore“, cominciamo da lui. Inoltre, devo qualificare le mie osservazioni affermando che il confronto tra “militaristi” e “operatori di pace” è ora molto più di un semplice disaccordo personale tra un partigiano carismatico e un assistente presidenziale. Il movimento “militarista” è in opposizione al governo russo su posizioni radicali, e Strelkov da tempo non n’è l’icona, o la sola icona (avendo perso gran parte di autorità e carisma per una campagna di PR assai mal concepita), e non solo Surkov è il bersaglio di critiche non costruttive, ma anche Putin e l’intero governo russo. Più di sei mesi fa avvertii, in un articolo dedicato proprio alla creazione dell'”opposizione militarista”, che costoro, giocando sul desiderio comprensibile della popolazione di vincere rapidamente “con poco spargimento di sangue e altro territorio” criticano lo Stato quale presunto rappresentante degli interessi degli oligarchi cercando di suscitare diffidenza sociale persistente verso Presidente e governo e diffondendo sospetti sul “tradimento nelle alte sfere”, sono molto più pericolosi per la stabilità della Russia dei liberali contro cui i “militaristi” presumibilmente combatterebbero. I liberali sono deboli, emarginati, impopolari, privi di capi seri e la gente non ne sostiene la disponibilità a capitolare nel confronto globale tra Russia e Stati Uniti. I “militaristi” operano in modo simile ai loro predecessori del 1915-1917, quando Nicola II fu deposto a suon di grida sull’incapacità del governo russo di tutelare gli interessi della Russia, un atto che portò al crollo della dinastia, monarchia e Russia stessa che solo negli anni ’40 riuscì, grazie ad una felice coincidenza, a recuperare i territori persi a causa di tale attività “patriottica”.
218071_ns Com’è iniziato tutto ciò nella primavera del 2014? Le autorità russe concentrarono truppe al confine ucraino tra marzo e aprile; una forza sufficiente per l’invasione. Putin ebbe il permesso del Consiglio della Federazione di utilizzare le forze armate fuori dai confini della Russia, e il legittimo presidente dell’Ucraina Janukovich fece appello alla Russia per sopprimere la rivolta. Le dichiarazioni di Putin ai media della Russia, e anche la sicura promessa di Janukovich, nella conferenza stampa di Rostov, di tornare a Kiev in breve tempo, lasciavano pochi dubbi sulla Russia pronta a fornire assistenza militare alla Primavera russa a livelli di gran lunga superiori della Crimea. Ma qualcosa successe a fine aprile. La retorica di governo e media russi cambiò, le forze rientrarono nelle loro basi permanenti e il conflitto divenne prolungato e d’attrito. Secondo i militaristi la “quinta colonna al Cremlino ha costretto Putin a fare concessioni e cercare un accordo con gli Stati Uniti sul Donbas“. Era uno scenario bizzarro buono solo a spaventare le casalinghe. L’esercito russo fu gravemente coinvolto nella crisi ucraina dall’inizio. Per capirne la posizione, è sufficiente ricordare che i generali russi erano ancora scontenti di come nel 2008 “non ebbero il permesso di prendere Tbilisi“. Questo è comprensibile. I militari esistono per vincere, e migliore indicatore di una vittoria è la parata nella capitale nemica catturata. Le posizioni di FSB, SVR, MFA sarebbero un po’ più sofisticate di quelle dei militari, ma non per questo meno patriottiche. L’ala finanziaria-economica del governo potrebbe aver insistito nel ritardare la fase attiva dell’operazione, sostenendo che l’economia russa doveva prepararsi ad eventuali sanzioni, ma la sua posizione sarebbe stata influente solo se le sanzioni erano inevitabili. Tuttavia, furono introdotte solo dopo che il Boeing malese fu abbattuto sul Donbas. Pertanto, il rischio poteva sembrare giustificabile all’inizio della primavera. Ma ciò che fecero i “militaristi” in quel momento fu valutare la situazione come preludio dell’invasione russa dell’Ucraina, ripetendo la provocazione del governo polacco in esilio a Londra la cui direttiva alla rivolta a Varsavia fu lanciata il 1° agosto 1944. I “militaristi” (come scrivono loro stessi) speravano che la Russia avrebbe inviato truppe tra aprile e maggio, quando in Donbas, Odessa, Kharkov, Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kherson, Nikolaev la resistenza della Primavera russa si sviluppava con diversi gradi di intensità e successo. L’esercito ucraino esitava, l’MVD era in attesa ed anche il più americanizzato SBU non godeva della fiducia di Kiev. E poi, all’improvviso, apparve a Slavjansk qualche unità guidata da Strelkov (che si definiva colonnello dell’FSB, anche se Wikipedia ci dice che si è ritirato da sottufficiale, cosa che corrisponde a età, istruzione e durata del servizio). Il 13 aprile l’unità s’impegnò in uno scontro a fuoco in un posto di blocco, che costò la vita ad agenti del SBU. Il 16 aprile attaccò una colonna della 25.ma Brigata aeroportata. Non ci furono vittime, ma i paracadutisti rinunciano a veicoli ed armi personali, alcuni addirittura si unirono alla milizia. Fu proprio il 13 aprile che Kiev annunciò il lancio dell’ATO con partecipazione militare, che portò alle prime schermaglie che costarono la vita a personale militare e dei servizi speciali ucraini, morti che dovevano essere vendicati. Kiev utilizzò la 25.ma Brigata, che fu quasi sciolta e processata quale esempio da mostrare delle conseguenze negative nel dialogare parlare con la milizia. Per inciso, la riformata 25.ma Brigata, ulteriormente rafforzata dai nazisti di Dnepropetrovsk, è una delle formazioni ucraine più pugnaci.
I “militaristi” non volevamo tanto, ma un pezzo di “territorio liberato” dall’invasione russa al fine di diventare parte del nuovo governo. Nemmeno nascosero di sognare di creare in Novorossia uno Stato in cui vedere la Russia che volevano, seguendo l’esempio di Varsavia che iniziò la rivolta in modo che l’Armata Rossa incontrasse un nuovo “governo” nella capitale “liberatasi in modo indipendente”. Ora mettiamoci nella posizione del Cremlino. In una situazione di confronto serio con Washington (e non solo sull’Ucraina), quando va presa una decisione equilibrata e ponderata da cui dipende il destino della Russia, appare improvvisamente l’incertezza nel Donbas sotto forma di gruppo di “militaristi” che inizia una guerra privata e prevede di costruire la “Russia alternativa nella Novorossia”, aspettando Putin che invia truppe, non tanto per sostenere la primavera russa, ma per soddisfare le loro ambizioni politiche. Non esagero. Strelkov ha detto in un’intervista qualche mese dopo aver lasciato il Donbas, che iniziò la guerra aspettandosi che Putin l’avrebbe sostenuto. In generale, non importa quale sia il tuo grado, ma iniziare una guerra nel nome di una superpotenza e ponendo pretese al suo comandante in capo è un reato punibile con il plotone di esecuzione sul posto. Strelkov, per sua stessa ammissione, aveva ucciso persone per assai meno a Slavjansk. Pertanto, i “militaristi” avevano introdotto un elemento di incertezza che potrebbe aver sconvolto i piani del Cremlino. Forse ci furono altri motivi, forse anche una serie di essi tra cui l’impreparazione dell’Europa nel percepire correttamente le azioni della Russia in Ucraina. Ma il fattore “militarista” va anche considerato. Nessun leader responsabile può prendere una decisione che potrebbe avere conseguenze globali, quando in un momento critico è controllato da parvenu incomprensibili che possono essere tanto idealisti quanto dei provocatori. Così i “militaristi”, che ora lamentano il destino del Donbas, dovrebbero anche ricordare che nella primavera 2014 cercarono di usare quella stessa popolazione come materia prima per la propria politica interna russa. In parte ci riuscirono, altrimenti non discuteremmo del problema “militarista” oggi. Come ho già scritto, ciò fa parte del passato, ma dovremo ritornarci per valutare correttamente alcuni miti pseudo-patriottici. L’analisi completa della “posizione militarista” nella guerra Donbas richiederà più di uno o due articoli.

00-donetsk-01-24-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Santiago del Cile: centro finanziario dello yuan in America Latina

Noyola Ariel Rodriguez*U542P886T1D167177F12DT20150528104130Le relazioni economiche tra Cina e America Latina attraversano crescenti tensioni. Per effetto della deflazione (diminuzione dei prezzi) su scala globale, la regione del Sud America soffre per la concentrazione della maggior parte delle esportazioni di prodotti primari verso la Cina. Tuttavia, l’insediamento a Santiago del Cile del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, è stato deciso in occasione della visita del primo ministro cinese Li Keqiang, promettendo di avviare investimenti tecnologici che rilanciano l’industrializzazione periferica ed iniziare a ridurre il dominio del dollaro sui Paesi del Cono Sud. Durante la visita in Brasile, Colombia, Perù e Cile il primo ministro Li Keqiang ha esteso l’influenza della Cina in America Latina con la realizzazione di due obiettivi fondamentali: la trasformazione della mappa economica regionale rafforzando il ruolo dell’Asia-Pacifico, e l’impulso dello yuan nel Sud America attraverso la piattaforma di Santiago del Cile. Il primo obiettivo è stato raggiunto con i governi di Brasile e Perù: la costruzione di una rete ferroviaria di oltre 5000 chilometri per collegare l’Atlantico e il Pacifico aumentando quantità e velocità degli scambi commerciali con la Cina. La “Via della Seta” estesa al sud America (1) sarà un’alternativa alla rotta commerciale del Canale di Panama (controllato degli Stati Uniti da decenni), e allo stesso tempo integra le capacità del Canale di Nicaragua, prossimo al completamento. Nella costruzione di entrambe le vie si evidenzia il finanziamento della Cina, indotto sia dall’interesse a garantirsi l’approvvigionamento di risorse strategiche naturali (petrolio, metalli, minerali, etc.), che dall’avere collegamenti commerciali privilegiati con Managua e le economie sudamericane, anche rispetto a Stati Uniti ed Europa. Tuttavia l’aumento dei flussi commerciali e di investimenti tra Cina e America Latina, in particolare dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nel 2001, non aveva finora alcun legame con l’utilizzo dello yuan. Mentre il commercio con la Cina è aumentato di 22 volte tra 2000 e 2014, secondo le stime della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) (2), dal 2009 solo Brasile e Argentina hanno stabilito accordi di “scambio” (cambio valutario) per aumentare le operazioni in yuan tra imprese (tramite le banche centrali). Anche i principali esportatori di petrolio e minerali nella regione Asia-Pacifico, come Venezuela e Perù, sono riusciti a costruire legami di cooperazione finanziaria con Pechino. Da qui l’importanza del secondo accordo raggiunto durante il viaggio di Li Keqiang in Cile, primo Paese sudamericano a riconoscere diplomaticamente la Cina, 45 anni fa, e firmatario di un accordo di libero scambio (TLC) nel 2005, e che sarà ora protagonista del lancio del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, grazie all’adozione di tre accordi fondamentali.
Con il primo, il governo cileno ha ricevuto l’approvazione dai regolatori cinesi a partecipare al programma cinese di Qualified Foreign Institutional Investors Renminbi (RQFII). Così banche, fondi pensione, compagnie di assicurazione e fondi comuni cileni potranno investire fino a 50 miliardi di yuan (8,1 miliardi di dollari) sul mercato dei capitali della Cina (3). Con il secondo, si ha l’apertura del secondo centro di compensazione della “moneta del popolo” (renminbi) in America, dopo il primo in Nord America deciso con il Canada (4). Con un investimento iniziale di 189 milioni di dollari e sotto la supervisione della China Construction Bank (CCB), il Cile e il gigante asiatico ridurranno i costi delle transazioni (operazioni di credito, pagamenti commerciali con l’estero, ecc.) facilitando la conversione tra le rispettive monete. La BCC è una società globale che, negli ultimi anni, ha effettuato operazioni per oltre 7 miliardi di yuan con più di 19000 clienti esteri. Con diverse filiali aperte in Cile, ora intende espandere i servizi finanziari negli altri Paesi sudamericani (5). E terzo, infine, è la firma del credito per il “cambio” delle valute tra Banca centrale del Cile e Banca popolare della Cina per un importo di 22 miliardi di yuan (3,5 miliardi di dollari), che permetterà da un lato di ammortizzare gli effetti della volatilità del dollaro su commercio e flussi di investimenti e, dall’altro, aiutare peso cileno e yuan ad avanzare nel fatturato degli scambi bilaterali (6). “Ci auguriamo che la collaborazione Cile-Cina sulle questioni finanziarie contribuisca alla cooperazione industriale e sugli investimenti tra Cina e America Latina“, ha dichiarato Li Leqiang durante la visita (7). La sua dichiarazione evidenzia la crescente preoccupazione in ampi settori della sinistra latinoamericana sul tipo di rapporti coltivati finora con il dragone: esportazioni ed afflussi di capitale incentrati su prodotti e attività dell’industria estrattiva. Dal calo dei prezzi delle materie prime e dal forte rallentamento dei mercati emergenti, è chiaro che i muscoli della Cina non bastano ad innescare la ripresa economica dei Paesi del Cono Sud. Tuttavia, il governo cinese s’è dichiarato disposto a fare un passo in avanti nei legami economici con i Paesi latinoamericani (8). Citando i poeti Pablo Neruda e Xin Qiji, il premier cinese ha sostenuto presso la sede della CEPAL che “niente può fermare il fiume dell’alba” e che “le sue acque scorrono verso Oriente“.
Per riuscire nel compito, ritiene urgente aumentare gli investimenti tecnologici e contribuire alla creazione di catene regionali ad alto valore aggiunto trasformando il modello di crescita della regione sudamericana. In questo senso, l’insediamento del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, nella città di Santiago del Cile, diventa de facto il laboratorio della grande sfida dei leader di Pechino: in primo luogo, rendere possibile l’industrializzazione periferica e, quindi, rafforzare l’internazionalizzazione dello yuan con il sostegno dei governi del Sud America.CHINA-CHILE-SEMINAR-LI KEQIANG-BACHELET (CN)Ariel Noyola Rodríguez è un economista laureatosi all’Università nazionale autonoma del Messico.

1 The Silk Road Stretches To South America, Andrew Korybko, Oriental Review, 20 maggio 2015.
2 América Latina y el Caribe y China: hacia una nueva era de cooperación económica, CEPAL, maggio 2015.
3 China Extends Yuan Clearing Network, RQFII Program to Chile, Bloomberg, 25 maggio 2015.
4 ¿Quién es el ‘caballo de Troya’ de China en América del Norte para impulsar el yuan?, Ariel Noyola Rodríguez, Russia Today, 6 maggio de 2015.
5 CCB Designated as the First RMB Clearing Bank in South America, China Construction Bank, 26 maggio 2015.
6 China, Chile ink multi-billion-USD currency swap deal amid closer financial ties, The Global Times, 26 maggio 2015.
7 China instala en Chile su plataforma financiera latinoamericana, RFI, 26 maggio 2015.
8 China Seeks ‘Updated Model’ for Latin America Cooperation, Shannon Tiezzi, The Diplomat, 28 maggio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova via della Cina in Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 28/05/2015pic2013-06-13i31132p7483Non conosco nessun grande progetto globale paragonabile a ciò che oggi viene attuato, pezzo per pezzo, dalla Cina dipanando sempre più la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Via della Seta. E’ ormai chiaro che la via produrrà nuove città, zone industriali, costruzione e miglioramento dello standard di vita di centinaia di milioni di persone, in precedenza abbandonate. Le implicazioni della fondazione di una nuova alternativa globale al sistema del dollaro in bancarotta sono immense. I cinesi non perdono tempo quando raggiungono un accordo. Il progetto del Presidente Xi Jinping per sviluppare un nuovo spazio economico in Eurasia da Pechino alle frontiere dell’Unione europea, presentato durante una delle sue prime visite all’estero da Presidente, nel 2013 in Kazakistan, oggi è noto come Cintura economica della Nuova Via della Seta. Il progetto diventa il centro della rinascita della costruzione di infrastrutture in grado di trasformare ed elevare l’intera economia mondiale per decenni. Nello spazio economico comprendente Cina e Asia, un recente studio stima che nei prossimi anni 8000 miliardi dollari d’investimento nelle infrastrutture saranno necessari per portare le economie ai moderni standard di commercio e sviluppo.

La rinascita ferroviaria
La Cina iniziò alcuni anni fa l’elaborazione di piani per una colossale infrastruttura ferroviaria eurasiatica e asiatica ad alta velocità per offrire un futuro alternativo al trasporto commerciale nel mondo. Nel 2010 Wang Mengshu dell’Accademia d’Ingegneria cinese rivelava in un’intervista che la Cina esaminava i piani per la costruzione di un sistema ferroviario ad alta velocità in grado di tracciare collegamenti ferroviari ad alta velocità in Asia ed Europa entro il 2025. Nello stesso anno la Cina cominciò il primo di tre rami ferroviari previsti. La prima tratta cinese parte da Kunming nella provincia dello Yunnan e arriva a Singapore. La seconda tratta parte da Urumqi, capitale della Regione autonoma uigura dello Xinjiang, e collega i Paesi dell’Asia centrale di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan con la Germania. La terza tratta collegherà la città di Heilongjiang, nel nord della Cina, con i Paesi dell’Europa orientale e meridionale attraverso la Russia. Al momento obiettivo della Cina era creare una rete ferroviaria pan-asiatica collegando 28 Paesi con 81000 chilometri di ferrovie. Con la tipica diligenza cinese, il Paese cominciò ad acquistare materiale ferroviario avanzato ad alta velocità da Germania, Francia, Giappone e Canada. Nel 2010 la Cina ha sviluppato i propri sistemi ferroviari ad alta velocità, con treni avanzati che corrono ad oltre 350 chilometri all’ora. Nel 2012 in Cina furono costruite 42 linee ad alta velocità, concepite dal programma nazionale per preparare l’ampliamento dei collegamenti ferroviari in Eurasia e Asia. La Cina oggi riconosce il valore economico delle infrastrutture come poche nazioni. Data l’entità del progresso interno, oggi la Cina diventa il primo esportatore mondiale di tecnologia ferroviaria ad alta velocità avanzata nelle nazioni di Asia e Eurasia, tra cui Russia, Kazakistan e Bielorussia. Il 7 settembre 2013, in un discorso con il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev, il neo-Presidente Xi propose per la prima volta ufficialmente la strategia globale della Nuova Via della Seta, suggerendo che Cina e Asia centrale si unissero per costruire la “Cintura economica della Via della Seta” intensificando la cooperazione. Xi propose a Kazakistan ed altri Paesi dell’Asia centrale interessati, tra cui la Russia, di aumentare le comunicazioni e promuovere l’integrazione regionale economica, politica e giuridica. Propose concretamente che Cina e Paesi dell’Asia centrale confrontassero le rispettive strategie di sviluppo economico e collaborassero per formulare piani e misure per la cooperazione regionale. Xi disse anche che si doveva lavorare per migliorare la connettività del traffico aprendo la via strategica regionale dall’Oceano Pacifico al Mar Baltico, completando una rete dei trasporti che colleghi Asia orientale, occidentale e meridionale. Xi propose anche che il commercio venisse regolato in valuta locale e non tramite il dollaro USA, migliorandone l’immunità dai rischi finanziari di una futura guerra finanziaria degli USA, il tipo di guerra che il Tesoro degli Stati Uniti avviò in quel periodo contro l’acquisto del petrolio dall’Iran, e dal marzo 2014 contro la Russia. In quel momento la Russia si era concentrata sulla guerra in Siria, ospitava la vetrina delle Olimpiadi invernali di Sochi e non aveva ancora formulato in dettaglio la propria Unione economica eurasiatica. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, avviato con le proteste di piazza Maidan nel novembre 2014, sfociò in una situazione di guerra della NATO contro la Russia, da allora le energie russe si sono drammaticamente concentrate sullo sviluppo di strategie alternative con partner solidi e alleati per resistere alle chiare minacce all’esistenza della Russia come nazione sovrana. Allo stesso tempo, la Cina affrontava l’accerchiamento statunitense nel Mar Cinese orientale e in Asia, noto come “Asia Pivot” militare di Washington o strategia del Pivot verso la Cina, per contenerne la futura emergenza economica e politica. Ironia della sorte, l’escalation della pressione militare degli Stati Uniti ha avvicinato più che mai nella storia i due giganti dell’Eurasia, Cina e Russia.

Avvio della Nuova Via della Seta
Questi eventi, che nessuno avrebbe potuto prevedere nel 2010, catalizzano il più drammatico cambiamento nella geopolitica mondiale dal maggio 1945. Solo che questa volta, mentre il Secolo Americano affonda nel debito e nella depressione economica, l’Eurasia emerge rapidamente quale regione più dinamica e di gran lunga più grande e ricca del mondo in risorse, soprattutto umane. Ciò è stato sottolineato dalla recente visita del presidente cinese Xi a tre Paesi chiave dell’Unione Economica Eurasiatica. Il giorno prima che Xi fosse ospite d’onore alle celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio, ebbe colloqui a porte chiuse con Vladimir Putin. Dopo i colloqui Putin annunciava che i due Paesi avevano firmato un decreto sulla cooperazione collegando lo sviluppo dell’Unione economica eurasiatica al progetto di Cintura economica della Via della Seta. “L’integrazione dei progetti Unione economica eurasiatica e Via della Seta significa raggiungere un nuovo livello di collaborazione e di fatto implica uno spazio economico comune continentale“, aveva detto Putin. La Cina accettava d’investire 5,8 miliardi di dollari nella costruzione della ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan, spinta importante in un momento cruciale per il progetto esteso dalla Cina al Kazakistan nell’ambito della Nuova Via della Seta. Il costo totale del progetto della ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan è 21,4 miliardi di dollari. Senza perdere tempo, il 13 maggio, la China Railway Group annunciava un contratto da 390 milioni di dollari con la Russia per costruire la tratta Mosca-Kazan da estendere ulteriormente alla Cina nell’ambito della Nuova Via della Seta. Un consorzio guidato da China Railway con due società russe esaminerà congiuntamente e pianificherà sviluppo regionale e progettazione del segmento Mosca-Kazan della linea ferroviaria ad alta velocità Mosca-Kazan-Ekaterinburg, nel 2015-2016, secondo RT. “La partecipazione cinese alla prevista tratta Mosca-Kazan della linea ferroviaria per Ekaterinburg integrerà la Russia nella Cintura economica della Nuova Via della Seta”. Il giorno prima, il 7 maggio, Xi enne una riunione ad Astana con il presidente del Kazakistan Nazarbaev per concretizzare la partecipazione kazaka alla Nuova Via della Seta. Cina, Kazakistan e Russia sono fondatori della Shanghai Cooperation Organization. La costruzione della parte cino-kazaka della linea ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta è già in corso da parte della Cina. Le visite di Xi in Kazakistan e Russia sono state seguite da una visita di Xi in Bielorussia, il 10 maggio. La Bielorussia è geograficamente potenzialmente cruciale, in un mondo pacifico, tra Unione europea e Paesi eurasiatici nel progetto della Nuova Via della Seta. Dopo la riunione, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko annunciava di accettare di fare della Bielorussia una piattaforma per lo sviluppo della Cintura economica della Nuova Via della Seta. Lukashenko rivelava che 20 anni prima, da parlamentare della nuova Bielorussia indipendente, mentre l’Unione Sovietica si dissolveva, visitò la Cina: “ho adottato la riforma economica di tipo cinese in Bielorussia…“. Tre Paesi chiave della nuova Unione economica eurasiatica, Russia, Kazakistan, Bielorussia s’inseriscono nel progetto di Cintura economica della Nuova Via della Seta.1b29138f56804913bf23183ead26d291-8fbf707d85d34a90b3f3b9a101a0b10c-0Apertura dell’Eurasia allo sviluppo reale
Un vantaggio collaterale interessante e potenzialmente molto strategico della vasta integrazione della Via della Seta con l’Unione economica eurasiatica appena decisa, sarà il drastico cambiamento delle possibilità di sviluppo di alcune delle regioni ricche di materie prime del mondo e non sviluppate, tra cui l’oro. Russia e Paesi dell’Asia centrale detengono forse le maggiori riserve mondiali di ogni metallo e minerale immaginabile. Cina e Russia hanno costituito le riserve auree delle banche centrali il più rapidamente possibile. Lo sfruttamento economico delle riserve auree in Asia centrale potrebbe diventare un supporto significativo dello sforzo. Durante il periodo sovietico, l’oro faceva parte delle riserve della Banca nazionale sovietica, ma era considerato un “relitto capitalista”. Dal 1991, nel crollo caotico dell’Unione Sovietica, le agenzie d’intelligence occidentali in collaborazione con la criminalità organizzata italiana ed ex-alti burocrati sovietici sottrassero l’intera riserva aurea, oltre 2000 tonnellate di lingotti, dalle casseforti della sovietica Gosbank; un crimine denunciato dal presidente della banca Gerashenko, egli stesso forse complice occulto del furto, a un attonito parlamento russo. Da quando Putin è diventato presidente nel 1999, la banca centrale russa continua a reintegrare l’oro della banca centrale. Oggi, secondo le statistiche ufficiali del FMI, la Banca Centrale della Russia ha accumulato 1238 tonnellate di riserve auree. Solo ad aprile la Russia ha acquistato 30 tonnellate. L’esistenza di riserve auree delle banche centrali è avvolta nel mistero nel Paese presumibilmente primo detentore di riserve auree del mondo, la Federal Reserve Bank degli Stati Uniti. Nel 2011 il direttore generale del FMI Dominique Strauss-Kahn chiese una verifica fisica indipendente dell’oro della Federal Reserve. L’oro della Federal Reserve non è mai stato sottoposto a revisione contabile. Strauss-Kahn avrebbe avuto l’informazione che le 8000 tonnellate d’oro presuntamente detenute dagli Stati Uniti, erano sparite. Il capo del FMI se ne preoccupò dopo che gli Stati Uniti iniziarono lo “stallo” per la consegna al FMI delle promesse 191,3 tonnellate d’oro, stabilito dal Secondo Emendamento dello Statuto dell’accordo per finanziare ciò che si chiamano Diritti speciali di prelievo (DSP). Qualche giorno dopo, il bizzarro scandalo sessuale nell’albergo costrinse a brusche dimissioni Strauss-Kahn e il FMI smise di chiedere una revisione contabile dell’oro. Qualunque sia il vero stato delle riserve auree della FED degli Stati Uniti, è chiaro che Russia e Cina accumulano lingotti d’oro per sostenere le loro valute creando con cura una nuova architettura per sostituire il sistema del dollaro statunitense. Nonostante gli sforzi da guerra finanziaria degli USA, le finanze statali Russia sono notevolmente più sane di quelle occidentali. Il debito pubblico degli USA ufficialmente è ben oltre i 17000 miliardi di dollari, o 105% del PIL. Il debito greco è il 177% del PIL. Nei Paesi della zona euro il debito medio rispetto al PIL è del 91% e in Germania del 74%. In Russia il debito pubblico è circa il 18% del PIL. Il debito della Cina è circa il 43% secondo gli ultimi dati del FMI. Bielorussia, Kazakistan, Russia e Cina hanno tutti notevolmente aumentato le riserve auree ufficiali dal primo trimestre del 2000. Ora emerge che l’oro è destinato ad essere un elemento vitale per il ponte OBOR (Un Ponte, Un progetto) – Via della Seta.
In una conferenza borsistica a Dubai ad aprile, Albert Cheng, direttore generale del World Gold Council, rivelava che la Cina cerca consapevolmente d’integrare l’acquisizione di oro al progetto economico della Via della Seta nei prossimi dieci anni. Ha citato una dichiarazione di Xu Luode, presidente della Shanghai Gold Exchange e delegato al Congresso nazionale del popolo (NPC), che propose d’integrare lo sviluppo del mercato dell’oro al piano di sviluppo strategico della Cintura economica della Via della Seta, nella riunione del Comitato Centrale cinese del marzo 2015. Suggeriva un meccanismo per coinvolgere i principali produttori di oro ed utenti dei nuovi assi ferroviari in Kazakistan e Russia, ed anche che il governo cinese sviluppi tali risorse facendo della Shanghai Gold Exchange l’hub commerciale integrato nel piano della Cintura economica della Via della Seta. L’apertura della nuova rete di infrastrutture ferroviarie ad alta velocità eurasiatica aprirà allo sviluppo nuove aree minerarie. L’11 maggio 2015, la maggiore società di estrazione dell’oro in Cina, la China National Gold Group Corporation (CNGGC), firmava un contratto con la compagnia aurifera russa Poljus Gold per approfondire l’esplorazione di oro. Annunciando l’accordo, Song Xin, direttore generale della CNGGC e presidente dell’associazione aurifera della Cina, ha detto, “l’iniziativa Cintura e Via della Cina offre opportunità inaudite all’industria aurifera“. Song Yuqin, Vicedirettore Generale della Shanghai Gold Exchange dichiarava, “Il commercio di oro è destinato a diventare componente significativa delle operazioni dei Paesi delle ‘Cintura e Via’“. La regione eurasiatica infatti detiene in grandi quantità ogni minerale e terra rara concepibile e noto. Ciò ora diventa economicamente fattibile, con lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie commerciali ad alta velocità. La Cintura economica della Grande Via della Seta chiaramente accelera. La realtà emergente della rete ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta, una rete stradale e ferroviaria che si espande tra tutte le nazioni di Asia e Asia centrale, sarà il cuore del nuovo mondo economico. È un fenomeno ben noto in economia che, mentre le infrastrutture dei trasporti si sviluppano, ci sia grande crescita del PIL in ogni nazione collegata, effetto moltiplicatore mentre nuovi mercati crescono. Chiaramente l’Eurasia è il posto in cui Vladimir Putin e Xi Jinping lo dimostrano.

0,,17647278_303,00F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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