Non si parla più di lasciare la Novorossija all’Ucraina

ArgumentiCassad 8 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nel giornale del Generale Kanchukov ho trovato un’intervista all’ex-generale del SVR Reshetnikov, che ora guida il centro di analisi RISR.Post-Soviet spaceNella periferia nord di Mosca, sotto la protezione affidabile delle truppe interne, è nascosto l’istituto, in passato segreto, del Servizio d”intelligence Estera. Le lettere d’oro “Istituto di ricerca strategica russo” ora risaltano sulla facciata. Ma il nome pacifico non confonde i consapevoli, più di duecento dipendenti vi forgiano lo scudo analitico della Patria. Ci sarà una nuova guerra nel sud-est dell’Ucraina? Chi c’è dietro il presidente degli Stati Uniti? Perché così tanti nostri funzionari sono definiti agenti d’influenza? A queste e altre domande di “AN” ha risposto il direttore del RISR, l’ex-Tenente-Generale Leonid Reshetnikov.

Rivali nello stesso campo
Avete una “copertura” seria, il SVR. Perché declassificarvi improvvisamente?
Anzi, eravamo un istituto vicino all’intelligence, per lo più specializzato nell’analisi delle informazioni disponibili sull’estero. Cioè, le informazioni necessarie non solo al servizio d’intelligence, ma anche alle strutture che decidono la politica estera del Paese. Stranamente, non ci sono centri di analisi simili nell’amministrazione del presidente russo. Anche se ci sono molte “istituzioni” con soli direttore, segretaria e moglie del direttore che lavora come analista. La PA aveva grave carenza di specialisti e quindi il servizio d’intelligence ha dovuto condividerli. Oggi il nostro fondatore è il Presidente della Russia, e tutte le richieste governative per la ricerca sono firmate dal capo dell’amministrazione Sergej Ivanov.

Quanto sono richieste le vostre analisi? Perché siamo un Paese di carta: tutti scrivono molto, ma alla fine che influenzano hanno?
A volte vediamo azioni che riecheggiano le nostre analisi. A volte è impressionante quando si avanzano certe idee che poi diventano tendenza nell’opinione pubblica russa. E’ chiaro che molte direttive sono pronte ad essere adottate.

Qualcosa di simile avviene negli Stati Uniti con il centro di analisi Stratfor e il centro di ricerca strategico RAND Corporation. Chi di voi è “più di tendenza”?
Quando, dopo il passaggio alla PA nell’aprile 2009, abbiamo creato il nuovo statuto dell’Istituto, come suggerimento ci dissero di prenderli ad esempio. Allora pensai “se ci finanziate come Stratfor o RAND Corporation sono finanziate, allora batteremo tutte queste società di analisi straniere”. Perché gli analisti russi sono i più forti del mondo. Ancor di più gli specialisti regionali, che hanno cervelli incontaminati e più “freschi”. Posso parlarne con fiducia, ho 33 anni di esperienza di lavoro analitico. Prima al Primo Direttorato del KGB dell’URSS e poi la Servizio d’Intelligence Estero.

ONG, ONG, dove ci portano
E’ noto che RAND Corporation ha sviluppato il piano dell’ATO nel sud-est dell’Ucraina. Il vostro istituto fornisce informazioni sull’Ucraina, in particolare sulla Crimea?
Naturalmente. In linea di principio solo due istituti studiano l’Ucraina: RISR ed Istituto dei Paesi della CSI di Konstantin Zatulin. Fin dall’inizio del nostro lavoro abbiamo scritto documenti analitici sulla crescita del sentimento anti-russo in Ucraina e il rafforzamento del sentimento filo-russo in Crimea. Abbiamo analizzato le azioni delle autorità ucraine. Ma non abbiamo fornito dati allarmisti, tutto è perduto, anzi, abbiamo aumentato l’attenzione al problema. Abbiamo proposto d’intensificare significativamente il lavoro delle organizzazioni non governative (ONG) pro-russe, d’intensificare come ora dice la pressione politica del “soft power”.

Con un ambasciatore come Zurabov non abbiamo nemmeno bisogno di nemici!
Il lavoro di qualsiasi ambasciata e qualsiasi ambasciatore è soggetto ad una serie di limitazioni. Un passo fuori, ed è uno scandalo. Inoltre, c’è un problema enorme con il personale professionale del Paese, non solo nella diplomazia. In qualche modo abbiamo esaurito le scorte, pochissime persone brave, dopo una forte rotazione, rimangono nel servizio governativo. E’ difficile sopravvalutare il ruolo delle ONG. Le rivoluzioni colorate ne sono un chiaro esempio, venendo fomentate in primo luogo dalle organizzazioni non governative statunitensi. Ciò è accaduto anche in Ucraina. Purtroppo, di fatto nessuna attenzione è stata dedicata a creare e sostenere organizzazioni simili agenti a nostro favore. Se funzionassero, allora potremmo sostituire dieci ambasciate e dieci ambasciatori, anche molto intelligenti. Ora la situazione comincia a cambiare, a seguito di un ordine diretto del presidente. Speriamo che i subalterni non vanifichino gli sviluppi.

Se domani ci sarà la guerra
Come pensa che si svilupperanno gli eventi in Novorossija in primavera ed estate? Ci sarà una nuova campagna militare?
Purtroppo, la probabilità è molto alta. Solo un anno fa, l’idea di federalizzare l’Ucraina era praticabile. Ma ora Kiev ha bisogno della guerra, di uno Stato unitario per diversi motivi. Il principale è che il Paese è guidato da persone ideologicamente anti-russe, non semplicemente subordinate a Washington, ma comprate e pagate da quelle forze che si nascondono dietro il governo degli Stati Uniti.

Cosa vuole questo famigerato “governo mondiale”?
E’ più facile dire ciò di cui non ha bisogno: non ha bisogno di un’Ucraina federale, che sarebbe difficile da controllare. Sarebbe impossibile schierarvi le loro basi militari, un nuovo scaglione dell’ABM. Ci sono tali piani. Da Lugansk e Kharkov i missili da crociera tattici possono superare gli Urali, dove si trovano le nostre principali forze di deterrenza nucleare. E possono colpire i missili balistici nei silos e mobili in fase di decollo, con una probabilità del 100%. Attualmente questa zona non è raggiungibile né dalla Polonia, né dalla Turchia, né dal Sud-Est asiatico. Questo è l’obiettivo principale. Così gli Stati Uniti combattono nel Donbas fino all’ultimo ucraino.

Quindi non si tratta dei giacimenti di gas di scisto trovati in questo territorio?
Il loro principale obiettivo strategico è un’Ucraina unita sotto il loro pieno controllo, per combattere la Russia. Il gas di scisto o le terre coltivabili sono solo un piacevole di più. Un vantaggio collaterale. Più il grave attacco al nostro CMI spezzando i collegamenti tra i CMI di Ucraina e Russia. Questo è già stato compiuto.

Ci hanno giocato: il nostro “figlio di puttana” Janukovich è dovuto fuggire con l’aiuto degli Spetsnaz e Washington a collocato i suoi “figli di puttana”?
Dal punto strategico-militare, ovviamente ci hanno spiazzato. La Russia ha “compensato” con la Crimea. C’è “compensazione” con la resistenza dei residenti del sud-est dell’Ucraina. Ma il nemico ha già strappato un ampio territorio che faceva parte dell’Unione Sovietica e dell’impero russo.

Cosa vedremo in Ucraina quest’anno?
Il processo di semi-disgregazione o addirittura la disintegrazione assoluta. Molti restano ancora muti di fronte al nazismo autentico. Ma chi capisce che Ucraina e Russia sono fortemente legate non ha detto ancora l’ultima parola. Non a Odessa, non a Kharkov, non a Zaporozhe e non a Chernigov. Questo silenzio non sarà eterno e il coperchio del calderone sarà inevitabilmente spazzato via.

E come i rapporti tra Novorossija e resto dell’Ucraina si svilupperanno?
Vi è uno scenario poco probabile stile Transnistria. Ma non ci credo, il territorio di RPD e RPL è molto più grande, milioni di persone sono state già risucchiate dalla guerra. Per ora la Russia può ancora convincere i leader delle milizie ad impegnarsi in tregue temporanee. Ma appunto temporanee. Non vi è alcun discussione sul ritorno della Novorossija all’Ucraina. Il popolo del sud-est non vuole essere ucraino.

Quindi, se il nostro Paese è isolato a livello globale a causa della riunificazione con la Crimea, perché non prendiamo tutto il sud-est? Quanta ipocrisia può esservi?
Penso che sia troppo presto per prenderlo, ancora. Sottovalutiamo la consapevolezza del nostro presidente, che sa che ci sono alcuni processi in Europa che non sono chiaramente visibili agli osservatori esterni. Tali processi fanno sperare che potremo proteggere i nostri interessi con metodi e mezzi differenti.

Feb16DoneUn fronte, ma non una linea del fronte
Con il flusso di informazioni sull’Ucraina ci dimentichiamo la crescita esplosiva dell’estremismo religioso in Asia centrale…
Si tratta di una tendenza estremamente pericolosa per il nostro Paese. La situazione in Tagikistan è molto difficile. La situazione in Kirghizistan è instabile. Ma il Turkmenistan potrebbe diventare la direzione del primo colpo, proprio come “AN” ha scritto. In qualche modo lo dimentichiamo, perché Ashkhabad è isolata. Ma questo “palazzo” potrebbe cadere prima. Avrà la forza di resistere? Oppure potremo intervenire in un Paese che resta piuttosto distante da noi? Quindi, tale direzione è difficile. E non solo per le infiltrazioni nella regione dei militanti dello “Stato islamico”. Secondo gli ultimi dati, Stati Uniti e NATO non hanno intenzione di lasciare l’Afghanistan e vi manterranno le loro basi. Dal punto di vista militare, cinque o diecimila soldati che rimangono possono essere portati a 50-100mila in un mese. Questa è una parte del piano generale per circondare e premere sulla Russia, ideato dagli Stati Uniti con l’obiettivo di deporre il Presidente Vladimir Putin e spezzare il Paese. Un profano, ovviamente, non ci crederebbe, ma chi ha accesso a grandi quantità di informazioni, lo sa molto bene.

Quale confine sarà violato?
In primo luogo hanno in programma d’isolarci semplicemente laddove è “facile”. Non importa dove: Kaliningrad, Caucaso del Nord o Estremo Oriente. Questo servirà da detonatore di un processo che può intensificarsi, Non è mera propaganda, ma un’idea reale. Tale pressione da ovest (Ucraina) e sud (Asia centrale) potrà solo crescere. Cercano di penetrare attraverso le porte occidentali, ma sonderanno anche quelle meridionali.

Qual è la direzione strategica più pericolosa per noi?
La direzione meridionale è molto pericolosa. Ma per ora gli Stati cuscinetto, le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, esistono ancora e a occidente la guerra è già alle porte… In effetti, sul nostro territorio. Attualmente non c’è un bagno di sangue tra ucraini e russi ma piuttosto una guerra tra sistemi globali. Alcuni pensano di “essere l’Europa”, altri di essere la Russia. Perché il nostro Paese non è solo un territorio, è una civiltà distinta ed enorme, che ha la propria visione dell’ordine globale del mondo. In primo luogo, ovviamente, questo fu l’impero russo, esempio della civiltà orientale-ortodossa. I bolscevichi lo distrussero, ma crearono una nuova idea di civiltà. Una terza è ormai molto vicina. La vedremo entro 5-6 anni.

Cosa sarà?
Penso che sarà una simbiosi di quelle precedenti. E i nostri “colleghi giurati” lo capiscono perfettamente. Ecco perché è iniziato l’attacco da tutti i lati.

Cioè, la lotta congiunta russo-statunitense contro il terrorismo, in particolare, contro il SIIL, è una finzione?
Naturalmente. Gli USA creano, finanziano e addestrano i terroristi e poi danno l’ordine alla banda: “prendete”. Forse si può sparare a un “cane rabbioso” nella banda, ma gli altri cani saranno ancora più attivi.

Satana guida le danze
Leonid Petrovich, pensa che gli Stati Uniti e i loro presidenti siano solo uno strumento. Chi pensa ne decida la politica?
Ci sono comunità di persone sconosciute al grande pubblico che scelgono non solo i presidenti statunitensi, ma anche decidono le regole del “grande gioco”. In particolare, queste sono le società finanziarie transnazionali. Ma non solo. Attualmente vi è un processo continuo per riformattare il sistema economico e finanziario mondiale. Chiaramente, c’è un tentativo di ripensare l’intera struttura del capitalismo senza rigettarlo. La politica estera è soggetta a rapidi cambiamenti. Gli Stati Uniti improvvisamente hanno abbandonato Israele, il loro principale alleato in Medio Oriente per migliorare le relazioni con l’Iran. Forse perché oggi Teheran è più preziosa e più importante di Tel-Aviv? Perché è vicino alla Russia. Queste forze segrete hanno l’obiettivo di liquidare il nostro Paese come serio attore sulla scena mondiale. Perché la Russia è una civiltà alternativa a tutto l’occidente. Inoltre, vi è la crescita esplosiva del sentimento anti-americano nel mondo. In Ungheria, dove le forze conservatrici sono al potere, e in Grecia dove la sinistra, forza diametralmente opposta, sono effettivamente uniti e “contrari” agli Stati Uniti che s’impongono all’Europa. Ci sono “contrari” anche in Italia, Austria, Francia, e così via. Se la Russia resiste sulla sua terra, processi sfavorevoli alle forze che cercano il dominio globale inizieranno in Europa. E tali forze lo capiscono perfettamente.

Alcuni leader europei già si lamentano che gli Stati Uniti li abbiano costretti alle sanzioni. L’Europa si può liberare dall'”amichevole” abbraccio statunitense?
Mai. Gli USA hanno diverse catene: la zecca della Federal Reserve, la minaccia di rivoluzioni colorate e l’eliminazione fisica dei politici indesiderati.

Esagerate sull’eliminazione fisica?
Niente affatto. La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti non è nemmeno un servizio d’intelligence dai compiti tradizionali. Il PGU del KGB o il SVR della RF sono servizi segreti classici: raccolta di informazioni ed informare i vertici del Paese. Nella CIA le caratteristiche tradizionali dell’intelligence sono gli ultimi dei suoi problemi. Gli obiettivi principali sono: eliminazione, anche fisica, dei politici e organizzazione dei colpi di Stato. E lo fanno ora. Dopo la perdita del sottomarino Kursk, il direttore della CIA George Tenet ci visitò. Mi fu chiesto d’incontrarlo all’aeroporto. Tenet era lento ad uscire dal velivolo, ma era aperto, così potei sbirciare dentro il suo Hercules, era un quartier generale volante, centro di calcolo operativo pieno di attrezzature e sistemi di comunicazione in grado di monitorare e rispondere alla situazione in tutto il mondo. La delegazione che l’accompagnava era di venti persone. Quanto a noi, voliamo su voli regolari in squadre di 2-5 persone. Si può sentire la differenza, per così dire.

A proposito, riguardo l’intelligence. Ancora una volta si parla del ripristino del servizio d’intelligence russo unico, unendo SVR e FSB. Che ne pensa?
Sono molto negativo. Se combiniamo i due servizi speciali, intelligence straniera e contro-intelligence, allora avremo una fonte di informazione per i vertici del Paese invece che due. Quindi, la persona che presiede questa “fonte di informazioni” ha il monopolio, e può manipolarle per raggiungere un certo obiettivo. In URSS le manipolazioni informative del KGB erano evidenti anche al capitano Reshetnikov. A un presidente, uno zar o un primo ministro, non importa come si chiama il primo funzionario, è vantaggioso avere diverse fonti d’intelligence indipendenti. Altrimenti diventa ostaggio di un certo leader della struttura o della struttura stessa. È molto pericoloso. Gli autori di questa idea pensano che diverremo più forti dopo l’unificazione. Invece, ci creeremo delle minacce.

Dove sono le trappole?
E ora passiamo dalle teorie del complotto globale ai nostri affari. Come si può passre da funzionario che non sa ciò che fa ad agente d’influenza che sa quello che fa?
Non ci sono così tanti agenti di influenza importanti nel mondo come molti pensano. Adottare o meno gravi decisioni strategiche contro gli interessi del proprio Paese, viene di solito deciso da, per così dire, agenti ideologici. Costoro sono tra i nostri funzionari finiti coll’occupare posizioni ai vertici della nazione, ma la cui anima è in occidente. Non c’è bisogno di arruolarli o comandarli. Per costoro tutto ciò che avviene “là” è la massima realizzazione della civiltà. E qui siamo nella “sporca” Russia. Non legano il futuro dei loro figli, che inviano all’estero, al Paese. E questo è un indicatore serio di conti in banche estere. A tali “compagni” sinceramente non piace la Russia, il cui “sviluppo” controllano.

Ha appena ritratto alcuni dei nostri ministri con estrema precisione. Come passeremo il 2015 con costoro?
Quest’anno, con loro o senza di loro, sarà difficile. Molto probabilmente, neanche il prossimo anno sarà facile. Ma dopo la nuova Russia andrà avanti con fiducia.

2014-ukraine-crisis-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mentre lo cercavano ovunque, Putin guidava una rivoluzione silenziosa

PolitRussiaReseau International 5 aprile 2015EEU-kashagan.today_-938x535Sono sempre sorpreso dalle teorie cospirative sul nostro presidente. Putin è un uomo politico unico, è estremamente sincero; sincero per quanto possibile date le limitazioni del capo di una superpotenza nucleare. Lo stile comunicativo di Putin ha inevitabilmente un forte impatto sul lavoro dei suoi subordinati. Così, quando Peskov disse in diretta su Eco di Mosca che “L’ordine del giorno è ormai molto fitto, soprattutto per la crisi. Attualmente vi sono comunicazioni continue tra governo, imprese pubbliche e naturalmente banche, ci vuole tempo“, e ciò andrebbe considerato come il più affidabile. Non è necessario fare appello alle teorie del complotto quando economicamente in Russia e all’estero, vi sono cambiamenti realmente rivoluzionari. Perché i media vi prestano così poca attenzione? È un altro problema su cui torneremo. Allora cos’è successo nell’economia internazionale e russa durante la “scomparsa” dagli schermi televisivi di Putin?
1. La Cina ha annunciato la creazione di un proprio sistema di pagamento interbancario, analogo al SWIFT, entro la fine del 2015. Dicembre 2015 – gennaio 2016 sarà il momento in cui la guerra economica tra Stati Uniti e resto del mondo entrerà nella fase attiva.
2. Putin ha incaricato il Ministero delle Finanze e la Banca centrale di sviluppare un piano per finanziare la costruzione di centrali elettriche in Crimea. Secondo il Ministro dell’Energia Novak: “La Banca centrale in questo caso ci permette di eseguire un’operazione finanziaria per fornire liquidità alle banche creditrici… Una richiesta è stata presentata a Banca Centrale e Ministero delle Finanze per preparare e presentare un piano finanziario… per il pagamento degli interessi sui prestiti, per circa 80 miliardi di rubli”. Secondo la Costituzione (durante la colonizzazione occidentale negli anni ’90 – Kristina Rus) Putin (o Medvedev) non avrebbero avuto diritto d’impartire istruzioni alla Banca centrale. La banca centrale è indipendente ma si scopre che in realtà non lo è affatto. Se l’ordine del presidente viene eseguito come indicato da Novak (la Banca Centrale finanzia le banche che finanziano le società russa per la costruzione di centrali elettriche in Crimea), allora avremo ciò che i patrioti di tutti i tipi hanno a lungo chiesto: la Banca centrale che finanzia lo sviluppo economico del proprio Paese. Una rivoluzione. Una rivoluzione silenziosa. Inoltre, mutui e prestiti agricoli saranno sovvenzionati, un altro grande successo.
3. Dopo l’approvazione da parte del Governo, la Banca centrale del Kazakistan ha annunciato un piano per la de-dollarizzazione dell’economia entro la fine del 2016. L’obiettivo principale è sbarazzarsi dell’instabilità macroeconomica creata dalla valuta statunitense. Nazarbaev è un politico dalla grande intuizione e con seri legami con Pechino e Mosca. L’approvazione definitiva ed immediata della politica di de-dollarizzazione è un chiaro segnale della posizione del Kazakhstan nell’ambito dell’acuto scontro economico imminente.
4. Il 10 marzo 2015, il Presidente Putin ha incaricato la Banca centrale della Federazione russa e il governo a determinare la fattibilità della creazione di un’unione monetaria dell’UEE (Unione eurasiatica). RIA Novosti ha rivelato che la nuova valuta dell’UEE, Altyn (o Evraz) potrebbe apparire nel 2016.
5. Goldman Sachs, una delle maggiori banche degli Stati Uniti, controllore occulto della FED e “portfolio” dell’élite mondiale che Khazin chiama “agenti di Rothschild”, ha fatto una previsione… raccomandando l’acquisto di obbligazioni russe. Si, avete letto bene: acquistare obbligazioni russe! La massima banca degli USA consiglia l’acquisto di titoli del Paese che secondo Obama avrebbe l’economia “a pezzi!”
6. La Gran Bretagna desidera entrare nel capitale della Banca di investimenti infrastrutturali asiatica, l’istituzione finanziaria internazionale che la Cina ha fondato per contrapporsi e sostituire la Banca Mondiale controllata dagli Stati Uniti. Un affronto mondiale di Londra verso Washington. La reazione di Washington ricorda la reazione di uno zoticone razzista che sorprende la moglie inglese a letto con l’amichetto cinese: furiosa. Un alto funzionario dell’amministrazione Obama ha detto al Financial Times che l’iniziativa inglese di entrare nel piano del capitale cinese “non è il modo migliore di comportarsi con una potenza emergente“. “La potenza emergente” per gli Stati Uniti traditi è la Cina! La cosa interessante è che Londra non s’è presa nemmeno la briga di rispondere all’indignazione di Washington.
In questo contesto, è facile vedere quanto Putin sia occupato. Ha domato la Banca centrale e ha mantenuto i contatti internazionali e fatto sì che la Russia sia al vertice quando le tensioni nel conflitto economico globale saranno finite. Fin qui tutto bene. La vittoria sarà nostra.

Valuta dell’UEE e de-dollarizzazione
Viktoria Panfilova New Eastern Outlook 02/04/2015

7F4AFBA6-5772-4E2B-901B-DE7B3F2062CF_mw1024_s_nL’unione monetaria è la conclusione logica del processo d’integrazione tra Russia, Kazakistan e Bielorussia nell’Unione economica eurasiatica (EEU), portando l’economia eurasiatica a nuovi livelli. La moneta unica, eventualmente chiamata Altyn, diverrà la base per la formazione di un mercato e forse anche di un’economia unificati. Il presidente russo Vladimir Putin avanzava la proposta di creare l’unione monetaria nel corso di una visita ad Astana. Il leader russo ritiene che l’introduzione della nuova moneta, il prossimo anno, proteggerà l’economia dell’UEE. Non è un’idea nuova, però. L’iniziativa d’introdurre una moneta unica appartiene al presidente kazako Nursultan Nazarbaev. Ne parlò per la prima volta nel 2003, sottolineando che dovrebbe essere la moneta sovranazionale dei Paesi dell’Unione doganale, Russia, Bielorussia e Kazakistan. Nazarbaev propose, allora, di chiamarla Altyn e furono ideati i prototipi delle banconote. Ma l’idea, anche se sostenuta dai leader dell’Unione doganale, fu in realtà promossa piuttosto debolmente. Inoltre, quando l’accordo fu firmato creando l’UEE nel maggio 2014, l’emissione della banconota fu rinviata al 2025, assieme all’istituzione della Banca Centrale dell’UEE. Così, i leader si occupano dell’attuazione degli accordi immediati. Alla fine del 2015 tutte le barriere nel mercato dei beni saranno rimossi. Dal 2016 si prevede che sarà creato un mercato unico per i beni medici e i farmaci. Saranno risolti i problemi sul mercato dell’alcool e si prevede che tutte le questioni del mercato dell’energia saranno risolte entro il 2019. E già dal 2025 verrà creato il mercato unico del petrolio e gas. La creazione di un mercato dei servizi finanziari è la fase finale. L’accordo sulla creazione di un organismo multifunzionale per la regolamentazione dei mercati finanziari si prevede sia firmato nel 2025, e solo dopo il completamento di queste fasi la moneta unica verrà introdotta. Così ha detto Saadat Asanseitova, direttore del Dipartimento per l’Integrazione della Commissione economica eurasiatica. La moneta unica dovrebbe aumentare il potenziale delle esportazioni totali dell’UEE. Allo stesso tempo, l’analista dei mercati dell’IFC Dimitrij Lukashev ritiene che l’introduzione dell’Altyn sia abbastanza fattibile. Russia, Bielorussia e Kazakistan ne hanno bisogno per allontanarsi da dollaro ed euro negli scambi interni, internazionali e per i piani d’investimento finanziario. Gli esperti non escludono che se la questione sia ripresa da Putin e che la creazione del mercato valutario sia accelerata. Tuttavia, il Kazakistan ha già iniziato a considerare la de-dollarizzazione della propria economia. Ma non è il momento di bandire il dollaro dal Kazakistan, non solo perché la popolazione ha i propri risparmi principalmente nella valuta statunitense, ma perché gli investitori stranieri non sono pronti a pagamenti in valute diverse dal dollaro. Tuttavia, la Banca nazionale sviluppa un piano specifico con il governo per ridurre la dollarizzazione dell’economia nel 2015-2016.
???????????????????????????????? Il governatore della Banca Nazionale del Kazakistan, Kairat Kelimbetov, ha detto che il piano di de-dollarizzazione dell’economia nazionale ha tre direzioni principali. La prima per la stabilità macroeconomica, adottando misure per ridurre gradualmente l’inflazione. La Banca nazionale calcola che l’inflazione scenderà al 3-4% entro il 2020. La seconda è sviluppare i pagamenti elettronici e ridurre il fatturato in nero. La terza è rafforzare il tenge (moneta nazionale) sulle valute estere. Secondo Kelimbetov una serie di misure è prevista: divieto d’indicare i prezzi per beni, servizi o lavoro in valuta estera; l’introduzione di norme per pagamenti in contanti tra privati nelle operazioni su beni mobili e immobili; aumento delle garanzie dei depositi da 5 milioni a 10 milioni di tenge. In terzo luogo, diminuzione del tasso di remunerazione del risparmio al 3%. Secondo Kelimbetov il piano di de-dollarizzazione dell’economia nazionale comporta il lancio di diversi regolamenti per i pagamenti in contanti tra privati per le transazioni su beni mobili e immobili. Questi cambiamenti, secondo il capo della Banca nazionale, saranno introdotti gradualmente nella legislazione a medio termine. Riguardo la domanda se il Kazakistan potrà abbandonare completamente i pagamenti in dollari, Elena Kuzmina, a capo del settore per lo sviluppo economico degli Stati post-sovietici dell’Istituto di Economia RAS, pensa che oggi per il Kazakistan sia possibile sostituire gradualmente il dollaro con altre valute, soprattutto lo yuan. Un certo numero di accordi con la Cina sono stati firmati in yuan o cambio yuan-tenge, e inoltre vi è un accordo tra le banche nazionali dei due Paesi. Ma non riguarda tutte le operazioni valutarie ma un certo volume valutario. Inoltre, nel quadro dell’UEE, un certo numero di contratti commerciali e produttivi russo-kazaki sono stati firmati in rubli o in valuta estera. Tuttavia, la situazione con il forte calo del rublo russo ha gravemente compromesso la crescita di tale tendenza. “Un altro processo che potrebbe essere avviato dalle autorità del Kazakistan sarà diretto a privare il dollaro della funzione di moneta parallela. Inoltre, l’unica unità economica ufficiale nel Paese è il tenge. Danneggerebbe seriamente la popolazione poiché ha risparmi soprattutto in dollari. Inoltre, secondo gli economisti kazaki, se nel 2012 i depositi in valuta della popolazione erano il 38%, oggi sono già il 45%“, ha detto Elena Kuzmina. Sul commercio estero, il principale prodotto di esportazione del Kazakistan sono gli idrocarburi legati al dollaro nel mercato mondiale. Forse quando venduti alla Cina ciò avverrebbe in moneta nazionale. Ma il Kazakhstan vende idrocarburi non solo alla Cina, ma anche a Europa, Iran e Russia, e la maggior parte di beni e tecnologie industriali viene acquistata in occidente. Molto probabilmente le autorità kazake possono e perseguiranno le politiche de-dollarizzazione, contribuendo a rafforzare l’economia nazionale, in tal modo aiutando Cina e UEE (a condizione che l’unione gestisca le questioni economiche dichiarate nel trattato UEE). Ma farlo rapidamente e per di più in una sola volta, non è possibile né saggio (il dollaro è ancora la valuta mondiale). Elena Kuzmina ha notato che la de-dollarizzazione diventa gradualmente una tendenza mondiale. “Non è una iniziativa indipendente del Kazakistan o un qualsiasi altro Paese che promuove o guida la politica della de-dollarizzazione“, ha detto l’economista. I parlamentari kazaki sono divisi sul tema. Alcuni sono convinti che il Kazakistan debba abbandonare comunque dollaro ed euro nei pagamenti. I deputati hanno calcolato che una banconota da 100 dollari costa solo 14 centesimi. Ciò significa che i Paesi che depositano i loro conti in valuta statunitense lavorano per l’economia di un solo altro Paese: gli Stati Uniti.

Viktoria Panfilova è editorialista Nezavisimaja Gazeta e della rivista online “New Eastern Outlook“.

Header_EEULa debacle degli USA in Asia: il TTP dopo l’AIIB?
Dedefensa 4 aprile 2015

20140222_USD001_0Mentre si leccano le gravi ferite raccolte con l’enorme disfatta subita con l’AIIB, la banca d’investimento lanciata dalla Cina, gli Stati Uniti ora affronterebbero una nuova disfatta sul teatro dell’Asia-Pacifico, riguardo al destino del cosiddetto Trattato di “libero commercio” Trans-Pacifico (TTP) che cercano d’imporre all’intera Asia-Pacifico, cioè a una serie di Paesi da cui la Cina è attentamente esclusa (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam). Qui, ciò che interessa il blocco che impedisce la conclusione dei negoziati per il terzo anno consecutivo, non riguarda il contenuto del Trattato ma il funzionamento dei poteri negli Stati Uniti. Molti Paesi, tra cui Canada e Giappone, si sono rifiutati di definire l’accordo se il Congresso non voterà la Trade Promotion Authority (TPA) del presidente, versione speciale per la TPP del Fast Truck Authority, generalmente richiesta dal presidente per negoziare e concludere un trattato. (Si tratta di  una legge che accorda al Congresso il diritto di votare “sì” o “no” quando sarà presentato il trattato, ma non il diritto di apportarvi emendamenti). La possibilità di ottenere la TPA sembra impossibile per il 2015, e anche per il 2016 (anno delle elezioni presidenziali), e così via. Ennesimo esempio dell’assolutamente paralizzante conflitto a Washington tra potere esecutivo e potere legislativo, tra presidente democratico odiato dai repubblicani e Congresso repubblicano. (Sul lato transatlantico del TTIP, nei negoziati l’UE ha visto qualcosa in tal senso? Avevamo evidenziato l’ostacolo fondamentale del FTA (cfr. 10 gennaio 2014 e 1 febbraio 2014). Sulla TTIP si veda Jacques Sapir, 4 aprile 2015). Altra conferma che paralisi ed impotenza del potere a Washington sono tra i più imponenti ed efficaci aspetti della decadenza-disintegrazione del potere degli Stati Uniti. Il sito WSWS.org del 4 aprile 2015 dà conto dello stato attuale dei negoziati, da cui prendiamo questi passaggi.
Dopo aver subito una sconfitta decisiva nel tentativo d’impedire ad altri Paesi di unirsi alla nuova Banca di investimenti infrastrutturali asiatica della Cina (AIIB), il governo degli Stati Uniti affronta crescenti difficoltà nella grande operazione per dominare la regione Asia-Pacifico: la cosiddetta Trans-Pacific Partnership (TPP). Nelle Hawaii, il mese scorso, l’ultimo round dei cinque anni di colloqui sul TPP tra i 12 governi interessati, è finito senza ulteriori accordi. Per il terzo anno consecutivo, la scadenza della Casa Bianca per un accordo finale sembra destinata ad essere violata nel 2015. Significativamente, il principale ostacolo questa volta non sono le distanze tra Stati Uniti e Giappone sui mercati dell’auto e agricolo, ma i dubbi sulla capacità del presidente Barack Obama di avere l’approvazione del Congresso a firmare l’accordo. (…) La volontà di questi Paesi nel fare le dovute concessioni agli Stati Uniti, è minata dal fallimento di Obama nel garantirsi il supporto per la Trade Promotion Authority (TPA), in modo da firmare il TPP e poi farlo ratificare dal congresso con un mero “sì” o “no”. Senza il TPA, il Congresso potrebbe imporre emendamenti all’accordo negoziato, annullandolo. Secondo Japan Times: “Diversi partner, tra cui Canada e Giappone, hanno pubblicamente dichiarato che non concluderanno i negoziali finché il Congresso non concederà la TPA all’amministrazione Obama. Con il profilarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, un ulteriore ritardo rischia realmente di ritardare il TPP al 2017. Gran parte della resistenza del Congresso degli Stati Uniti è legata alle lobby protezionistiche delle industrie nazionali e dei sindacati...”

US-IRAQ-OBAMATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La situazione militare in Ucraina-Novorossija

L’ecatombe della vergogna e della giustizia… Le perdite dell’esercito ucraino in un anno
Erwan Castel, Alawata647117_1000La legge della guerra è implacabile e il bilancio provvisorio dell’operazione speciale in questa guerra asimmetrica, lanciata dai nuovi padroni di Kiev, è definitivo! Nonostante una superiorità numerica schiacciante e strutture e servizi logistici, finanziari e d’intelligence statali a sua disposizione, l’esercito di Kiev ha subito sconfitte e rovesci tattici sempre più importanti da quando le repubbliche del Donbas sono maturate ed organizzate… L’unica “avanzata” delle forze governative di Kiev, dall’avvio dell’operazione speciale, fu la ritirata tattica delle milizie repubblicane dai settori isolati di Slavjansk e Severodonetsk. Le perdite dopo circa un anno di attività sono inversamente proporzionali alle forze, diversi fattori spiegano tale incredibile risultato con le milizie popolari improvvisate e locali divenire, in battaglia, le Forze Armate della Nuova Russia.

Demotivazione delle forze di Kiev
Dall’inizio delle operazioni ad aprile, a Slavjansk e Kramatorsk, la riluttanza dei soldati appariva, anche nelle unità dei paracadutisti. La riluttanza ad attaccare la popolazione* si espresse sotto forma di insubordinazione, ammutinamento, diserzione e passaggio con armi e veicoli ai federalisti e separatisti… Questi atteggiamenti si amplificarono con la radicalizzazione delle lotte estendendosi al cuore delle popolazioni colpite dagli ordini di mobilitazione successivi e sempre più impopolari, mentre sempre più bare tornavano alle famiglie*. Le unità ucraine spesso si reclutano regionalmente, in modo che battaglioni completi siano formati da soldati della stessa regione e posizionati nelle loro città.

Incompetenza del comando ucraino
Fin dall’inizio il comando dell’operazione speciale non fu affidato al ministro della Difesa ma al ministero degli Interni, svolgendo azioni offensive del tutto sproporzionate contro il popolo inerme del Donbas, che vedeva carri armati e aerei da combattimento schierati contro barricate di pneumatici e fucili da caccia. A poco a poco l’operazione diventava una guerra moderna con continui duelli d’artiglieria e occasionali attacchi armati, comportando il significativo radicamento del sistema repubblicano. Gli ucraini rivelarono assenza di autorità e coordinamento delle loro varie forze, assenza di adattamento a terreno e situazione, e soprattutto incapacità d’imparare dalle sconfitte. Ad esempio, invece di sfruttare i salienti creati, il comando ucraino non sapeva assicurarne la logistica, né proteggere con una copertura aerea i corpi corazzati accerchiati uno dopo l’altro lungo il confine con la Russia, a Ilovajsk, e poi a Debaltsevo. In totale, più di 10000 ucraini scomparvero in tali sacche ostinatamente e stupidamente ripetute ad ogni cambio sul fronte…

Disprezzo dei soldati
Fin dall’inizio le truppe ucraine furono brutali verso la popolazione del Donbas, a loro subendo rapidamente il disprezzo della leadership politica e militare: senza attrezzature, scarsa logistica, permanenza forzata sul fronte, taglio di comunicazioni ed informazioni con le famiglie, sacrificio delle unità circondate, ecc… Le perdite subite da Kiev vengono ancora nascoste, con tombe frettolosamente scavate nelle retrovie e cremazioni notturne osservate negli obitori degli ospedali affollati di Dnepropetrovsk e Kharkov. Anche il comportamento incoerente, ripetendo gli errori strategici, sembra motivato da una duplice politica, purgare l’esercito dagli elementi non acquisiti all’ideologia xenofoba e russofoba di Kiev e suscitare con tale catastrofismo gli aiuti militari degli USA. Oggi l’esercito ucraino si basa su battaglioni speciali politicizzati e mercenari della NATO. Ciascuno di tali fattori è ancora più evidente nelle conseguenze contrarie nella Nuova Russia, dove le giovani repubbliche di Donetsk e Lugansk sono motivate e, contro ogni pronostico, dimostrano di adattarsi con velocità e costanza. In pochi mesi, le Forze Armate della Nuova Russia hanno capitalizzato politicamente le vittorie militari ed ampliato le unità di volontari sia quantitativamente che qualitativamente.

929af96eff55bfb1afdcb6c83cfcb93bPerdite dell’esercito ucraino nel Donbas dal 3 aprile 2014 al 15 febbraio 2015
Max Linnik

Uccisi: 26018 militari, militari e paramilitari ucraini
– 3829 attivisti di “Pravij Sektor” nella Guardia Nazionale, così come 30 battaglioni speciali dei mercenari dell’oligarca Igor Kolomojskij Dnipro, Azov e Ajdar. Secondo i dati dell’operazione i cadaveri furono trasferiti e distrutti nel crematorio di Dnepropetrovsk o sepolti e dispersi al fronte.
– 14562 soldati delle unità regolari ucraine (per lo più 25.ma Brigata aeroportata Dnepropetrovsk, 95.ma Brigata aeroportata Zhitomir, 24.ma Brigata motorizzata Lvov, 79.ma Brigata aeroportata, 51.ma Brigata meccanizzata, 24.ma Brigata meccanizzata Javorov, 72.ma Brigata meccanizzata indipendente, Brigata dell’Intelligence Kremenchug e altre unità dell’esercito ucraino provenienti soprattutto da stazionamenti in Ucraina occidentale).
– 4923 membri della “Guardia Nazionale” del MUP;
– 381 membri del SBU ucraino;
– 249 membri del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina;
– 88 membri delle forze speciali di CIA, FBI, DIA;
– 1037 mercenari della ASBS Othago (139 tra il 22 aprile a il 13 luglio 2014), dell’Academi (fino al 2009 Blackwater) e della “figlia” Greystone limited (125 dal 22 aprile al 13 luglio 2014), da Canada, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Italia, Svezia, Turchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Africa, Paesi arabi e altri Paesi;
– 1781 membri di altre forze armate ucraine.
Feriti: 54804 effettivi di FAU, ministero degli Interni, Guardia nazionale, battaglioni di “Pravij Sektor“, SBU, polizia…
Esempio: 25 febbraio 2015, il rappresentante della Repubblica Popolare di Donetsk Vladislav Briga indicava il numero esatto di materiali catturati dalla milizia nella sacca di Debaltsevo:
Carri armati: 187; BMP, BMD e BTR: 124; Artiglieria semovente e trainata: 120; Lanciarazzi multipli: 24; Mortai: 278; Autocarri: 139; Veicoli comando: 43; Radar e stazioni di comunicazione: 46;
5 febbraio, Debaltsevo (comunicato di Basurin del Ministero della Difesa di Donetsk) “Fin dall’inizio della ripresa delle ostilità attive (28 giorni), il nemico ha perso: 3 aeromobili, 1 elicottero, 196 carri armati, 170 veicoli da combattimento della fanteria, veicoli blindati e MTLB, 192 cannoni, 117 veicoli e 2649 soldati morti e 60 catturati“.
12000 morti, 19000 feriti e quasi 5000 dispersi. Questi sono, secondo indiscrezioni della riunione a porte chiuse del SnBu, le perdite effettive dei servizi di sicurezza ucraini nella spedizione punitiva nel sud-est e confermate dai pirati informatici di CyberBerkut.
Catturati, dispersi o segnalati assenti:
SBU – 524 elementi
Guardia Nazionale – 2009 (dal luglio 2014)
Soldati – 3572 (dal luglio 2014)
Mercenari stranieri – 537 persone
altri – 1352
Circa 13900 disertori.
Dal 2 maggio al 5 settembre le perdite furono di 47103 elementi. Si tratta di morti, feriti, catturati, dispersi e disertori. Le perdite delle compagnie di mercenari erano pari a 560 elementi.

Riferimenti:
razbitye_bmp_vsu_logvinovo Questi fattori furono i principali motivi della sconfitta totale della spedizione punitiva; nei quattro mesi di combattimenti nel Donbas, le truppe della junta, secondo la RPD, persero 43000 effettivi, di cui 27888 uccisi o feriti, 13500 disertori o dispersi. Le maggiori perdite furono di Pravij Sektor con oltre 7000 morti e feriti, dei battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia Nazionale ucraina con 6168 tra morti e feriti; 115 del SBU; 460 mercenari stranieri, soprattutto polacchi della ASBS Othago (194) e statunitensi dell’Academi (160); 14889 soldati delle FAU; 25 statunitensi di FBI e CIA.
In quei quattro mesi Kiev perse: 43 aeromobili (inclusi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni, 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento della fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan e circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, così come centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD. I dati dello Stato Maggiore della RPD (gennaio 2015): “le perdite generali ucraine nella zona dell’aeroporto e zone circostanti sono 597 militari ucraini morti, parlando dei corpi trovati in prossimità dell’aeroporto e di Peski. 44 i prigionieri“, aveva detto ai giornalisti Basurin. La maggior parte proveniva dai battaglioni Dnipro, Donbass, Chernigov, Ajdar, Azov, Kherson e altri della Guardia nazionale ucraina, che persero tra morti e feriti 6168 persone, 115 del SBU e 460 mercenari stranieri, soprattutto 194 polacchi dell’ASBS Othago e 160 statunitensi dell’Academi; le perdite delle FAU erano pari a 14889 soldati. 25 i dipendenti di FBI e CIA uccisi. In quattro mesi Kiev perse 43 aerei (compresi Su-25 polacchi e croati), 22 elicotteri, 6 droni. La milizia distrusse 448 carri armati, 827 blindati, veicoli da combattimento di fanteria e BMD, 37 Grad, 19 Uragan, circa 100 cannoni di vario calibro, tra cui 40 mortai, e centinaia di autoveicoli, secondo l’ufficio della RPD.
Mezzi persi (compresi catturati e danneggiati)
27 elicotteri (Mi-24 e Mi-8)
Mi-24: 6 distrutti e 8 danneggiati, 14.
Mi-8: 7 distrutti e 6 danneggiati, 13.
43 aerei (MiG-29, Su-27, Su-25, Su-24, An-26, An-30 e Il-76)
Su-25: 20 catturati e 12 distrutti, 32.
Su-27: 1 unità.
Su-24: 2 distrutti e 1 danneggiato, 3.
MiG-29: 2 distrutti.
3 An-30 (ricognizione), 1 Il-76 e 1 An-26 (cargo) distrutti.
UAV: 16 distrutti.
Automezzi: 706 al 18 febbraio 2015, (6 Hummer, 11 GAZ-66, 69 Ural, 47 Kamaz, 4 Zil-131, 1 KrAZ, 80 trattori MTLB, 516 carri armati T-64 e altri, 2 carri armati Bulat catturati, 1 carro armato Leopard, 385 BTR, 7 BTR Bucefalo, 2 BTR-4E, 270 BMP-1 e BMP-2, 52 BMD, 18 BRDM, 96 MLRS BM-21 Grad, 14 MLRS Smerch (9K58), 17 MLRS Uragan (9P140), 9 mortai semoventi da 240mm Tjulip,
11 cannoni semoventi da 152mm 2S3 Akatsja, 1 SAU-152 Elizaveta, 26 2S9 Nona, 50 SAU 2S1 Godvizka, 9 cannoni semoventi da 152mm 2S30 Msta-S, 6 obice trainati 2A65 Msta-B da 152mm, 21 SAU Pjon, 111 mortai da 120mm, 45 mortai da 82mm, 91 obici D-30, 23 cannoni antiaerei (ZU-23-2), 3 ATGM Konkurs, 34 cannoni anticarro MT-12 da 100mmm Rapira, 2 imbarcazioni, 2 cannoni semoventi da 152mm Gjatsint, 2 FROG, 2 missili tattici Tochka-U, 17 depositi di munizioni, armi e carburante.

Mezzi catturati
In totale, dal 20 giugno al 15 agosto 2014, durante l’operazione punitiva, secondo quanto riporta l’esercito stesso, la milizia aveva catturato all’esercito ucraino: 65 T-64, 69 BMP, 39 BTR, 2 BRDM, 9 BMD, 24 MLRS BM-21 Grad, 2 MLRS Uragan, 2 2S4 Tjulip, 6 2S9 Nona, 25 2S1 Godvizka, 10 D-30, 2 mortai da 82mm, 18 ZU-23-2, 124 autoveicoli.
Non inclusi nelle perdite (informazioni non confermate):
2 maggio 2014 – 2 Mi-17 (Mi-8MTV) con mercenari stranieri a bordo, presumibilmente colpiti al momento dello sbarco o a bassa quota con ATGM o RPG. (sono le perdite più misteriose, informazioni divulgate solo da siti esteri).
22 luglio 2014 – Su-25 abbattuto su Perevalsk, il pilota non era sopravvissuto.
22 luglio 2014 – Su-25 su Zorinsk e Krasnij Luch.
23 luglio 2014 – Su-25 abbattuto nei pressi di Pervomajsk.
30 luglio 2014 – informazioni su un aereo colpito a Khartsyzsk.
4 agosto 2014 – elicottero abbattuto su Vasilevka.
9 agosto 2014 – Su-25 abbattuto su Krasnij Luch, pilota ucciso.
15 agosto 2014 – messaggio di Ajdar su un elicottero colpito, forse un Mi-8.
17 agosto 2014 – Su-25 colpito da MANPADS su Krasnodon.

528726_1000Mobilitazione ucraina
La mobilitazione in Ucraina non funzionava secondo Jurij Birjukov, consigliere di Poroshenko, auspicando un “nuovo concetto nella selezione dei soldati per le forze armate“; nel frattempo Kiev sperava di creare nuove unità oltre alla 25.ma Brigata aeroportata da ricostituire: 11 brigate, 4 reggimenti, 80 battaglioni e 16 compagnie, tra cui 7 nuove unità di fanteria dotate di BTR-3E, BTR-4E e BTR-80: 10.mo Reggimento di fanteria di montagna (Chervontsij); 14.ma Brigata motorizzata (Vladimir-Volinskij); 53.ma Brigata motorizzata (Novaja Lumbirka); 54.ma Brigata motorizzata (Artjomovsk); 57.ma Brigata motorizzata (Kirovograd); 58.ma Brigata motorizzata (Kontop); 59.ma Brigata motorizzata (Vinnitsa). 3 unità di artiglieria: 40.ma e 43.ma Brigata d’artiglieria (Devichkij) e 44.ma Brigata d’artiglieria (Lvov) e anche 4 unità speciali: 81.ma Brigata paracadutisti (Konstantinovka); 129.mo Reggimento ricognizione (Marjupol); 130.mo e 136.mo Reggimento ricognizione (Rovno). Le unità di Marjupol, Konstantinovka e Artjomovsk essendo oramai troppo deboli per la prima linea, venivano integrate in “nuove” brigate o “reggimenti”. Infine diverse unità erano completamente scomparse: 17.ma Brigata corazzata; 128.ma Brigata fanteria di montagna; 55.ma Brigata d’artiglieria; 79.ma Brigata aeroportata; 3.zo e 8.vo Reggimento forze speciali; 95.ma Brigata; 93.ma Brigata, 13.mo, 24.mo, 25.no e 40.mo Battaglione della Guardia nazionale; Battaglione Donbass e un’altra dozzina di “battaglioni territoriali”. Infine, a Pravij Sektor veniva intimato di ritirare i propri battaglioni dalle zone operative nel Donbas, se non si sottoponevano al comando dell’esercito ucraino. Ciò avveniva dopo la resa di Kolomojskij a Poroshenko, imponendo un ultimatum agli squadroni della morte di Pravij Sektor, a cui “non si può disobbedire“. Kolomojskij finanziava i nazibattaglioni Azov, Ajdar, Donbass, Dnipro-1 e Dnipro-2, i 3 battaglioni islamisti ceceni e il battaglione dell’OUN. Nell’arco di una settimana, il tentativo dei neonazisti di Pravij Sektor d’imporre il loro duce Jarosh allo Stato Maggiore dell’esercito ucraino svaniva nella nuvola dell’umiliazione inflitta dai medesimi militari, che ora si vendicavano delle umiliazioni subite in precedenza da Pravij Sektor. L’ordine di Poroshenko non riguardava il reggimento ‘Azov‘ e le altre formazioni della Guardia nazionale. Poroshenko, sfruttando la resa di Kolomojskij, s’imponeva su tutti gli eventuali rivali, e il peso del SBU diveniva ancor grande nell’Ucraina di Poroshenko, con Nalivajchenko, capo del SBU, che prometteva “una nuova fase dell’operazione contro il terrorismo nella regione di Odessa, con una pulizia accurata“. Nel frattempo, il SBU lanciava un’operazione contro Dnipro-1, il cui miliziano Denis Gordeev, anche membro di Pravij Sektor, aveva assassinato un suo agente. Tutto ciò nonostante Kolomojskij avesse speso per gli 800 mercenari del nazibattaglione Dnipro-1, comandato da Jurij Bereza, qualcosa come 10 milioni di dollari, o avesse donato ai 1000 mercenari di Andrej Biletskij, del nazibattaglione Azov, blindati KrAZ, BTR-3E e BTR-4E, equipaggiamenti individuali e reclutato diversi “volontari” esteri, come una ventina di ustascia croati. Nel frattempo, Poroshenko offriva al ducetto di Pravij Sektor, Dmitrij Jarosh, una posizione al ministero della Difesa, “Posso confermare che Dmitrij Jarosh ha ricevuto una proposta del presidente per una carica al ministero della Difesa. Sarei molto contento se Jarosh iniziasse a lavorare nell’amministrazione statale. Dirò di più: vedo che è molto annoiato alla Rada ed è stato ferito in battaglia. Sarei molto lieto di creare, insieme a Jarosh, l’Unione dei volontari per la Difesa dell’Ucraina sulla base dei sistemi estone, finlandese e svizzero” annunciava Anton Gerashenko, consulente di Poroshenko. Intanto, mentre il 26 marzo arrivavano dagli USA 10 blindati Humvee presso l’aeroporto di Borispol, dove Poroshenko ringraziava l’incaricato d’affari degli Stati Uniti Bruce Donahue, l’aumento delle dimensioni dell’esercito, da 168000 all’inizio del 2014 a 250000 oggi, causava degli imprevisti… Il ministero della Difesa di Kiev annunciava che mancavano i 27 milioni di euro per alimentare i soldati!

E10jLhEMKBsNel frattempo, presso le FAN, il 1° Battaglione Slavjansk diveniva 1.ma Brigata di Fanteria Meccanizzata Slavjansk, formata con volontari dell’Armata ortodossa e diversi mezzi BRDM-2, BTR-80, T-72B1V ex-ucraini catturati nel saliente di Debaltsevo.

I novorussi pronti per l’offensiva a maggio
Jurasumij, PolitRussiaRussia Insider

Al momento nessuna delle due parti in Ucraina ha la forza di lanciare un’offensiva su larga scala. Alla fine di aprile, però, i ribelli avranno completato la formazione di numerose nuove unità. Operazioni di combattimento nel Donbas, quando, come, quanto sul serio? C’è molto da indovinare e speculare sull’argomento, e ancora più all’avvicinarsi delle vere operazioni.

V3QfCfmFPuEDal lato governativo
Sarebbe ingenuo e stupido aspettarsi operazioni offensive su larga scala da parte della junta nelle prossime settimane. La debacle di Debaltsevo non solo ha colpito il morale delle truppe, ha anche inflitto una colossale perdita di mezzi alle FAU (‘Forze armate dell’Ucraina’). La campagna invernale è costata più di un quarto di tutti i blindati e carri armati, e un sesto dell’artiglieria. La maggior parte di tali perdite è totale e irreversibile. Naturalmente, qualunque equipaggiamento danneggiato riparabile sarà già tornato in servizio, ma le perdite invernali non possono essere sostituite. Le unità delle FAU adottano nuove strutture organizzative: batterie di artiglieria con quattro pezzi, alcuni battaglioni non più meccanizzati ma semplicemente di fanteria, e le nuove unità sono designate fanteria da subito. Nessuno pretende che siano meccanizzate. La situazione dell’artiglieria è più o meno stabile, ma anche qui vi sono cambiamenti significativi. L’artiglieria è sempre più trainata, divenendo piuttosto vulnerabile in una guerra moderna. Inoltre, vi è carenza di cannoni trainati (ad esempio, degli obici Msta-B da 152mm). Le unità corazzate pronte al combattimento si riducono costantemente di numero. Il tempo in cui le FAU schieravano 10 battaglioni di carri armati completi e con equipaggi addestrati è finito. Le carenze erano già visibili nella campagna invernale. Unità con equipaggi da addestrare furono inviate al fronte per rafforzare la prima linea. Non vi è materiale e personale per creare nuove unità, non vi sono più nei depositi materiali disponibili. Tutto ciò che era utilizzabile è stato già inviato al fronte, e parte è andato perso in battaglia. I nuovi carri armati si contano sulle dita di una mano. Tutto ciò che viene pubblicizzato come nuovo in realtà vecchi carri armati revisionati, ce ne sono ancora 2000 disponibili. Tuttavia, non vi sono parti di ricambio, capacità industriale e… soldi per consentirne la produzione di massa. Pertanto, le FAU si concentrano su non più di 6-7 battaglioni carri, compresi i mezzi delle unità di addestramento. Formalmente ci sono 12-13 battaglioni carri armati, ma la loro forza è pari alla metà. Inoltre, il ritmo di costruzione dei mezzi indica che le FAU possono aggiungere al massimo un battaglione in due mesi, a condizione che non subiscano perdite. La situazione non è migliore con i blindati. Le consegne sono ritardate per ragioni banali e anche un po’ comiche. L’occidente, con le sanzioni alla Russia, introduce anche de facto il blocco militare-tecnico dell’Ucraina. Ci sono molti elementi di fondamentale importanza, in primo luogo i motori, che l’Ucraina non produce e non può ricevere dall’estero. I fornitori occidentali si rifiutano, portando al crollo di molti programmi importanti: le consegne dei veicoli Dozor-B non sono mai nemmeno cominciate, gli automezzi KRAZ per esigenze militari sono prodotti in poche decine al mese, anche se in teoria l’industria potrebbe costruirne centinaia, la produzione dei BTR è in ritardo per mancanza di pezzi di ricambio, assolutamente necessari per la riparazione dei mezzi danneggiati. Tali fattori hanno costretto la junta a privare della mobilità non solo le nuove unità, molte ancora da creare, ma anche le unità “meccanizzate” delle vecchie brigate. Non posso fare a meno di essere d’accordo con il caporedattore di Tsenzor.net, Jurij Butusov, che la scrematura parziale dei costosi mezzi pesanti per creare nuovi gruppi è più nociva che utile. Le nuove unità non saranno pronte prima dell’estate, e l’assenza di corazzati nelle vecchie unità ne ridurrà notevolmente le capacità offensive. Ma non è la fine dei problemi. La prima ondata della smobilitazione accelera. Kiev ha deciso di non rischiare di tenersi i soldati più anziani. Ciò tuttavia temporaneamente riduce la forza di prima linea sul fronte (solo 30-35000 truppe a gennaio). Non ci può essere alcun aumento della forza organica fino a quando i nuovi contingenti saranno addestrati (maggio-giugno), ed è anche discutibile se possano mantenere la forza attuale. Inoltre, i soldati esperti smobilitati saranno sostituiti da reclute spedite da tutta l’Ucraina.
Conclusione. Sono ancora del parere che la junta non condurrà operazioni offensive, non ne ha la capacità. Fino a maggio-giugno non potrà nemmeno mantenere gli effettivi delle forze, anche se non sono il fattore principale. La mancanza di mezzi e rifornimenti è ciò che realmente impedisce alla junta di schierare un raggruppamento militare considerevole. Inoltre, il numero di unità effettivamente pronte al combattimento declina dal luglio 2014. A quel tempo, la forza attiva era di 50mila effettivi, ora non più di 30mila. Il resto sono unità di supporto. Tuttavia, ci sono forze contrarie alla pace nel Donbas. La leadership di molte unità “volontarie” è consapevole che a lungo andare la pace significa la loro rapida morte (possibilmente anche in senso fisico). La guerra può prolungarne l’agonia e anche renderne l’esistenza utile ai loro burattinai. Non possono sprecare tale opportunità.

16I ribelli
Anche qui non tutto va bene riguardo i preparativi per le operazioni di combattimento. Tuttavia, i problemi sono diversi, la junta non può attaccare e il suo potenziale militare diminuisce ad ogni campagna, mentre le unità repubblicane non sono ancora pronte a condurre offensive su larga scala. Perché le FAN possono condurre una grande offensiva in estate, ma non in inverno? Per due ragioni. In estate, le unità FAU inaspettatamente finirono attaccate dalle unità del “Vento del nord”, intrappolate e decisamente sconfitte. D’inverno i giovani eserciti repubblicani dovettero penetrare difese ben preparate, inoltre fu deciso di non inviare in battaglia le forze del “Vento di Borea”, mentre il potenziale militare delle Forze Armate della Nuova Russia, FAN, non erano ancora pronte a un’offensiva su larga scala. La pianificazione della seconda campagna estiva prevede la formazione di numerose nuove unità delle FAN (5-7 nuove Brigate di fucilieri motorizzati, 2-3 battaglioni carri armati, nuove unità d’artiglieria), scopo della grande mobilitazione. Non solo gli effettivi aumentano, ma anche la loro potenza di fuoco, assieme ad artiglieria e forza corazzata. Ciò è possibile per la grande quantità di materiale catturato e il supporto tecnico della Russia. Creazione e addestramento delle nuove unità si concluderanno a fine aprile (o forse a maggio). A quel punto le FAN saranno chiaramente superiori alle FAU non solo tecnicamente ma anche numericamente, e se si considera l’assistenza passiva del “Vento di Borea” ai fronti secondari, questa superiorità sarà abbastanza percettibile.
Conclusione. Non bisogna aspettarsi grandi operazioni offensive delle FAN prima della fine di aprile. Inoltre, operazioni premature potrebbero ritardare la “smobilitazione” delle FAU. Naturalmente, ciò lascia ricognizione e preparazione al tiro attivi. Soprattutto dato che ciò richiede diverse settimane, a giudicare dall’esperienza delle battaglie invernali. Non mi aspetto operazioni offensive su larga scala, anche con obiettivi limitati (ad esempio, la liberazione di una città) nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, la situazione continuerà a rendersi più tesa. Il caos nella junta (la lotta Poroshenko-Kolomojskij) può provocarne il collasso prematuro, ma anche allora sarebbe stupido per le FAN attaccare prima di raggiungere la piena disponibilità. Penso che il comando delle FAN non farà qualcosa di stupido. Inoltre, non ha bisogno di affrettarsi, la junta è sempre più debole ogni mese che passa.

Ukraine_867541aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Abbiamo issato la bandiera rossa su Debaltsevo”

Red Star over Donbas 19 marzo 2015B-XYw4cIMAAJ8sn.jpg largePoco si sa della partecipazione di unità comuniste nei combattimenti nell’ultimo quarto di secolo avvenuti nei “punti caldi” dei territori dell’ex-Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Se nazionalisti russi, ucraini ed europei hanno inviato gruppi di volontari che sparavano nell’arco di fuoco che si estendeva dall’ex-Jugoslavia e Transnistria all’Abkhazia o all’Ossezia del Sud, la sinistra non sembrava essere uscita dal letargo. Solo lo scorso anno tra le milizie della Repubblica popolare di Lugansk è apparso il primo gruppo comunista combattente integrato nella Brigata Prizrak di Aleksej Mozgovoj. Vi abbiamo trovato il comandante dell’unità Aleksej Markov (a volte noto come Redrat o Trueredrat e nel Donbas con il nome di battaglia Dobrij, il buono) al funerale di Evgenij Pavlenko (noto come Tajmir), un nazional-bolscevico di San Pietroburgo morto l’8 febbraio a Debaltsevo.

Quali partiti comunisti formano l’unità?
Alcuno. La stragrande maggioranza dei nostri soldati non appartiene a un partito o non sono del partito comunista “ufficiale”. Zhenja apparteneva ad “Altra Russia” e Vesevolod Petrovskij, caduto con lui, era del gruppo di sinistra Borotba. Ero un aderente del Partito Comunista, e dopo averlo lasciato ho continuato a cooperare con molti militanti del partito. Con l’avvocato Dmitrij Agranovskij partecipai alla difesa di Sergej Aracheev. Rimasi assai sorpreso che non ci fosse un’unità comunista, nessuno l’aveva proposta. Il comandante Pjotr Birjukov ed io lo facemmo, con l’aiuto della sua esperienza militare. Aveva combattuto come ufficiale in Abkhazia e Transnistria.

Dove eravate prima?
Stavo andando nel Donbas a primavera, ma mi fu chiesto di aspettare. Mi chiesero di portare giubbotti antiproiettile, elmetti ed altre attrezzature. Raggiunsi le truppe il 6 novembre e il giorno successivo Pjotr Arkadevich attraversò il confine con il carico. Inizialmente operammo ad Alchevsk, il gruppo fu per poi trasferito a Komisarovka, città dal nome più appropriato per noi. Fu un momento di calma, così potemmo prepararci. Svolgemmo delle esercitazioni militari su prontezza al combattimento e al tiro. Dopo i primi scontri di gennaio, vi partecipammo con dieci squadre, e il nostro comandante alle comunicazioni vinse… Naturalmente conducemmo numerose missioni di ricognizione ed incursioni sulle posizioni nemiche che ci aiutarono ad acquisire esperienza. Ci difendemmo con successo. Una volta spedimmo un gruppo su un campo minato e respingemmo coloro che cercavano di recuperarlo. La prima battaglia di Zhenja fu memorabile. Francamente, in un primo momento esitò perché non aveva prestato il servizio militare, non aveva combattuto e aveva una professione tranquilla, era professore. Ma andò molto bene e quel giorno poterono rilevare la posizione di un mortaio mobile. Dopo di ché il battaglione d’artiglieria la distrusse. Nei mesi invernali, prima dell’offensiva finale su Debaltsevo, persi solo due persone: uno per malattia e il secondo in un incidente.

A Debaltsevo ci furono vittime?
Non subimmo perdite nell’assalto alla città, ma in generale l’offensiva iniziata il 21 gennaio per catturare la zona di Debaltsevo fu costosa militarmente, principalmente per i mal definiti attacchi diretti, prima su Svetlodarsk (noi non l’attaccammo) e poi sulle posizioni fortificate dell’area di Debaltsevo. Chiaramente, avanzando rapidamente verso le posizioni nemiche attaccando da una distanza di 5 chilometri molti morirono. Agendo in modo diverso, avvicinandoci gradualmente ed adattandoci al terreno, riducendo la distanza a 1000-1200 metri. Nella notte del 13 febbraio tre gruppi da ricognizione entrarono a Debaltsevo (non il nostro) senza resistenza ed inosservati. Al mattino, la fanteria di Prizrak avanzò. Il secondo giorno Pjotr Arkadevich Mozgovoj fu nominato comandante di tutte le unità nella città. Dopo prestammo al Battaglione Agosto un paio di auto e alla fine dell’operazione rastrellammo rapidamente due distretti: 8 marzo e Novogrigorovka. C’era una dozzina di corpi nelle posizioni ucraine abbandonate. Catturammo 2 carri armati, 6 BMP, 3 Ural, una Shishiga (GAZ-66) e 2 ZU-23… Una bandiera ucraina catturata era firmata dai rappresentanti dei battaglioni della 128.ma Brigata. A giudicare dai risultati dell’operazione, si può dire che le unità regolari dell’esercito ucraino lottavano senza molto entusiasmo, anche nella difesa. La miglior componente è l’artiglieria. Se rilevava movimenti in uno spazio aperto, non solo attaccava ma puntava sulla zona verde, l’area in cui le truppe si rifugiano. Subimmo perdite molto pesanti sotto il tiro; in uno scontro uccise tre uomini, tra cui Evgenij, l’8 febbraio. Questi ragazzi coprivano i ricognitori e trasportavano i feriti quando furono colpiti da vari tiri mirati. Fu un peccato, naturalmente: Debaltsevo fu catturata senza perdite, esclusi quei tre grandi ragazzi… avevamo grandi progetti per Evgenij: sarebbe diventato comandante di plotone.

Avete intenzione di convertire l’unità in una compagnia o battaglione?
E’ difficile dirlo. Inizialmente fu formata come unità di fanteria, ma ora abbiamo i nostri ricognitori genieri, batteria di mortai e reparto medico, con solo circa 60 persone. Se si guarda alla definizione ufficiale nell’esercito russo, si tratta di un plotone rinforzato. Nella battaglia per Debaltsevo, con i rinforzi inviati dal comando della brigata avevamo circa 200 soldati, per gli statunitensi una grande compagnia, ma per noi è un battaglione. Così è considerata una compagnia indipendente della Prizrak con personale specializzato; ma Prizrak non ha ancora aderito alle forze della Repubblica Popolare di Lugansk.

Perché si voleva sciogliere e disperdere la Prizrak nelle altre unità, mentre Mozgovoj era disposto ad aderirvi solo come unica brigata?
Esattamente. Dopo di che è stato accusato di dittatura e di tramare un colpo di Stato, ma in realtà era solo una considerazione pratica. E’ noto: i gruppi di soldati abituati a combattere insieme combattono meglio di quelli riuniti da diverse unità, hanno più successo nelle missioni e subiscono meno vittime. E’ logico che Aleksej Borisovich non voglia disintegrare la Brigata e perciò la sconta. Da settembre l’invio di armi, attrezzature e munizioni alla Prizrak s’è concluso così dovette ottenere il necessario attraverso contatti personali o scambi. I sostenitori della Novorossija nel partito comunista ci hanno trovato un camion, un notevole aiuto. Ah, la fornitura di armi e munizioni fu ripresa poco prima dell’assalto su Debaltsevo. Tutto era chiaro: disarmare la migliore brigata prima della battaglia fu stupido. Penso che la nostra unità abbia operato bene con ciò che aveva ricevuto e la nostra bandiera rossa sulla città liberata ne è la prova.

sddefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro leader latinoamericani

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 17/03/2015cristina-y-evita1I media latinoamericani offrono una pletora di materiali denigratori verso i politici dei Paesi a sud del Rio Grande caduti in disgrazia presso Washington. Di norma, le decisioni relative alla guerra dell’informazione contro i leader indesiderati sono prese dalla Casa Bianca e attuate da dipartimento di Stato o Central Intelligence Agency. L’interazione nella guerra dell’informazione tra dipartimento di Stato e CIA ha una lunga storia. E’ sufficiente ricordare la campagna denigratoria finita con il rovesciamento del presidente Juan Domingo Peron in Argentina. Nel 1946-1955 di Washington l’accusò di molte cose, dalla creazione del Quarto Reich in Sud America alla promozione dell’antisemitismo. In particolare fu accusato per l’immigrazione tedesco-italiana in Argentina nel secondo dopoguerra. Tale politica fu attuata per l’industrializzazione del Paese. Gli statunitensi fecero la stessa offrendo posti di lavoro a scienziati missilistici, esperti ed ingegneri nucleari tedeschi. Peron fu il fondatore del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), un patriota che fermamente resistette ai tentativi degli Stati Uniti di soggiogare l’Argentina. Diversi metodi furono usati per rovinarne la reputazione. Nel 1951 il politico liberale Silvano Santander, un agente della CIA dichiarato, dovette lasciare l’Argentina per l’Uruguay. In stretta collaborazione con i suoi superiori degli Stati Uniti pubblicò articoli che dipingevano Peron come sostenitore del nazismo e seguace di Hitler. Nel 1955 Peron fu rovesciato. La sintesi degli articoli di Santander fu inclusa nel libro Tecnica di un tradimento. Juan Perón e Eva Duarte agenti nazisti in Argentina (Técnica de una traicion: Juan D. Perón y Eva Duarte, Agentes del Nazismo en la Argentina). La CIA utilizza ancora tale falsificazione quale esempio di diffamazione efficace da studiare per gli agenti inviati in America Latina. Santander non risparmiò Evita Peron, la moglie del presidente argentino, molto popolare in Argentina e all’estero. Il libro presenta molte fotocopie di documenti che avrebbero provato che Evita lavorasse per l’Abwehr dal 1941. Ora è un fatto consolidato che Evita non fosse per nulla un’agente dei servizi segreti e che non avesse contatti con organizzazioni clandestine naziste. La povera ragazza aveva il sogno di diventare un’attrice e lavorava per la miserabile esistenza. Evita sposò Peron nell’ottobre 1945 venendo coinvolta nella politica. Ora molti documenti degli anni ’40-’50 sono stati declassificati. Il dipartimento di Stato e la CIA si sono pentiti di aver calunniato i Peron? Per nulla. Hanno solo cambiato l’accento. Evita fu percepita quale simbolo di giustizia sociale. Il suo successo personale, il carattere passionale (spesso paragonata a Che Guevara) e il fatto che sapesse come trattare le persone comuni e cosa sentissero, ispirò negli argentini la speranza di un futuro migliore. Evita Peron è un simbolo del Fronte per la Vittoria (Frente para la Victoria, FPV), l’alleanza elettorale peronista in Argentina, formalmente una fazione del Partito Giustizialista. Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, Presidentessa dell’Argentina, spesso ricorda l’eredità di Evita Peron. Ecco perché i guerrieri della propaganda statunitensi ne diffamano la memoria. Decine di anni sono passati dalla sua scomparsa e nessuna prova a sostegno delle accuse è mai emersa, ma i media della CIA continuano regolarmente ad infangare la memoria di Evita. L’obiettivo è distruggere l’immagine di una leggenda che vive in Argentina e in altri Paesi dell’America Latina.
Tale propaganda ha udienza speciale tra magnati, piccoli partiti conservatori, studenti di famiglie privilegiate, “quinta colonna” ed elementi bohemien declassati che vedono nella destabilizzazione la possibilità per divenire qualcuno in questa vita. L’operazione calunniatrice contro Eva Peron è parte di una massiccia campagna di provocazione lanciata da CIA (e Israele) contro Cristina Fernandez de Kirchner e il Fronte per la Vittoria. La recente morte del procuratore Nisman ha fatto emergere nuovi dettagli che danno adito a sospetti utilizzati da statunitensi ed influente comunità ebraica argentina per distruggere la fiducia nell’alleanza di governo. Si diffondono menzogne sulla Presidentessa argentina come personalmente coinvolta nella tragedia. Qualche tempo prima della morte Alberto Nisman accusò pubblicamente Cristina e il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman di cospirazione per assolvere l’Iran dall’attentato del 1994 contro l’edificio dell’Asociación Mutual Israelita Argentina. Molti prominenti avvocati argentini dissero che le accuse erano infondate. Alcuni esperti ritengono che l’assenza di prove abbia spinto il procuratore a suicidarsi per salvarsi la faccia. Alcuni dicono che Nisman sia stato ucciso dalla CIA. Il caso del “terrorismo iraniano” era dubbio e il procuratore non poteva vincere. La sua liquidazione fisica ha permesso ai servizi speciali di continuare la campagna multistadio contro Cristina e il Fronte per la Vittoria. Alla fine di febbraio le accuse contro Cristina sono decadute, ma Gerardo Pollicita, nuovo procuratore, ha fatto appello. Ora molto dipende dalla frequenza delle sue visite alle ambasciate di Stati Uniti ed Israele.
Cristina Elisabet Fernández de Kirchner non è l’unico politico latinoamericano ad essere obiettivo della guerra d’informazione di Washington. Prima di tutto, vengono presi di mira gli Stati dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe. Gli Stati Uniti non risparmiano sforzi per combatterli. I media controllati dagli USA sono attivi quasi come ai tempi della “guerra fredda”. Solo cubani e nicaraguensi sono immuni da tale offensiva propaganda sovversiva. La TV regionale TeleSUR è nata grazie ai grandi sforzi attuati infine dal presidente venezuelano Hugo Chavez. L’elevata diffusione preoccupa Washington. La televisione venezuelana è accusata di molte cose, come per esempio propagandare chavismo e comunismo castrista, dando una presenza ai rappresentanti di Cina, Russia e Paesi presunti sostenitori del terrorismo, ecc. Tale preoccupazione è finta perché i principali media latinoamericani sono controllati dagli Stati Uniti. La maggior parte delle informazioni diffuse dai media dell’America Latina proviene da quattro agenzie, Reuters, Associated Press, Agence France-Presse e EFE. Sembra che la Central Intelligence Agency abbia reclutato quasi tutti i principali giornalisti, corrispondenti e redattori dell’America Latina. EFE (agenzia stampa spagnola) attacca regolarmente i politici latinoamericani non graditi dagli Stati Uniti. Le relazioni sono raccolte e trasmesse da molte agenzie, programmi TV e radio, media elettronici, riviste e giornali di grande diffusione, reti di distribuzione cinematografica, ecc. In Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina, Brasile gli Stati Uniti utilizzano tali agenti per avviare le operazioni di guerra delle informazioni volta a minare le strutture di potere, creare caos nella vita pubblica e politica ed infangare la reputazione dei leader nazionalisti. L’accusa di corruzione è lo strumento preferito nella guerra dell’informazione. Fidel Castro è sulla lista dei corrotti della CIA da tempo. Fu detto che possedesse conti bancari in banche svizzere e dei Caraibi. Era ridicolo fin dall’inizio. Nel 2010 la rivista Forbes ridusse significativamente i “conti segreti” di Castro da 40 miliardi di dollari a 900 milioni. Fu sottolineato che Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, fosse più povera del leader storico della rivoluzione cubana. Nel 2012 la rivista ridusse la ricchezza di Castro a 550 milioni. Ora il re di Spagna verrebbe dopo il leader cubano. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro fu duramente criticato dai guerrieri della propaganda occidentale con l’accusa di avere elevate spese per le esigenze dell’amministrazione presidenziale (dicono che la somma sia circa 2 miliardi di dollari). Molte pubblicazioni si sono dedicate a diffondere i dati sulle spese di Cristina Fernandez de Kirchner, del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e del Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, che avrebbe acquistato beni in Belgio per 260 milioni. Correa smentisce categoricamente le pseudo-rivelazioni. Ai giornalisti che ha incontrato, il presidente dell’Ecuador ha detto di aver comprato un appartamento in Belgio per lui e la moglie di origine belga. I giornalisti ebbero le copie dei documenti e foto della casa senza pretese.
Con l’aiuto dei media controllati, Washington cerca d’impedire l’emergere di nuovi Peron e Chavez nel continente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la CIA sono fortemente preoccupati dalle attività di Andrés Manuel López Obrador, l’ex-candidato alla carica di presidente del Messico. Nel 2012 diversi trucchi, tra cui brogli sui risultati del voto elettronico, furono utilizzati per sottrargli la vittoria alle elezioni presidenziali. Enrique Penha Nieto lo derubò delle elezioni con l’aiuto di magnati messicani e degli Stati Uniti. Con le sue altissime percentuali Obrador può vendicarsi nel 2018. Nuove trame diffamatorie vengono preparate nei laboratori segreti. Ad esempio, nel recente tweet su Obrador si legge “Si definisce protettore dei poveri”. Un video lo mostra allontanare un venditore ambulante come se non si degnasse di stringergli la mano. In realtà il filmato mostrava Obrador dare al suo sostenitore un abbraccio amichevole dopo una chiacchierata. Una TV pro-USA ha manomesso il video cambiando “creativamente” ciò che in realtà mostrava. Chi lo saprà in Messico dove presentatori TV e radio continuano a servire gli interessi degli Stati Uniti?

Andrés Manuel López Obrador

Andrés Manuel López Obrador

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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