Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…

Daraya: svolta nella guerra alla Siria?
Nasser Kandil, Top News Nasser-Kandil, 28 agosto 2016 – Reseau International

13010633Un analista militare che segue gli eventi da vicino ha detto che a Daraya, fino a ieri occupata dal quarto gruppo armato che dopo quattro anni annunciava la resa totale in cambio del passaggio ad Idlib, è una città cruciale nella guerra per procura contro la Siria. Aggiungeva che gli scontri sul fronte di Hasaqah, all’altra estremità del Paese, ordinati dagli Stati Uniti, erano l’ultima cartuccia per proteggere le milizie armate antigovernative trincerate in questa città, presupponendo che le unità d’élite della 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano, cessata la lotta a Daraya, si sarebbero dirette su Hasaqah. Sempre secondo l’analista, l’importanza strategica Daraya è dovuta all’adiacenza all’aeroporto militare di Mazah, all’ingresso occidentale di Damasco, e l’area occupata dalle milizie antigovernative era all’ingresso del quartiere di al-Baramiqa, vicino al centro di Damasco e agli edifici statali, tra cui Presidenza e Governo centrale. Pertanto, se l’alto comando dell’Esercito arabo siriano fosse caduto nella trappola inviando la 4.ta Divisione sul fronte settentrionale, avrebbe influenzato più fronti critici, come ad esempio Jubar, Qan al-Shayq, Muadamyah, campo Yarmuq, con effetto domino fino nel Ghuta, Duma, Qunaytra, Dara e altre aree ai confini con Giordania ed Iraq. In effetti, era da circa quattro anni che Daraya era la roccaforte dei gruppi armati che minacciavano e attaccavano più volte la capitale siriana e, allo stesso tempo, il soggetto centrale delle preoccupazioni altruistiche dell’inviato delle Nazioni Unite Stafan Mistura, e barometro della guerra di logoramento combattuta contro la Siria da tutti gli ambasciatori responsabili del monitoraggio delle questioni politiche e militari della Siria, nella speranza di rilevare qualsiasi segno di debolezza nello Stato siriano.
Tutti gli osservatori sanno che la dissoluzione delle sacche dei gruppi armati sparsi a Damasco e dintorni, va a vantaggio dell’Esercito arabo siriano, liberando decine di migliaia di soldati da una ventina di fronti, ma con Daraya nelle mani dei gruppi armati antigovernativi, le vittorie dell’Esercito arabo siriano rimanevano limitate. Da qui l’afflusso incessante di armi alle milizie armate, insieme a una campagna mediatica fuorviante fino ad oggi. Ma oggi Daraya torna allo Stato. È da Daraya che partivano armi e finti rivoluzionari armati per attaccare Damasco (Dara fu all’origine della grande menzogna della presunta rivoluzione siriana). È da Daraya che scaturirà la scintilla della liberazione nel nord della Siria, ad Aleppo. Le forze siriane che hanno liberato Daraya possono esserne orgogliose, essendo solo l’inizio del conto alla rovescia per tutti coloro che hanno inflitto tanta sofferenza alla Siria. Vedendo i loro “rivoluzionari armati moderati” cadere uno dopo l’altro, i media ci dicono che Daraya non aveva nulla a che fare con al-Nusra, ma con l'”esercito libero siriano”, facendo finta d’ignorare che l’invasione turca di Jarablus ha silurato definitivamente tale menzogna* condivisa da sauditi, turchi, al-Qaida e USA. Fingono d’ignorare che è piuttosto la loro capitale che è caduta, ieri, a Daraya.

Congratulazioni alla Siria
Complimenti all’Esercito Arabo Siriano.

[*] In base alle fonti locali, i gruppi armati che hanno sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca, senza combattere, fanno parte della nebulosa dell’ELS. In particolare le tre fazioni asservite ai Fratelli musulmani: Faylaq al-Rahman, liwa Nuradin al-Zinqi e liwa Sultan Murad. Tre fazioni che costituiscono la spina dorsale del Jaysh al-Fatah

Cq9KyfuWcAAGOAA

Cq9Kz70WIAAgpdE

Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…
Georges Stanechy 29 agosto 2016

Un Paese le cui forze armate sopravvivono solo combattendo con la forza della disperazione è “fatale” per gli invasori“.
Sun Tzu – XI-10-225 (1)

20082016E’ l’inizio della fine? …
Almeno della battaglia di Aleppo. Il controllo totale di questa città, per i loro mercenari, era uno dei principali obiettivi della NATO; la sua perdita è impensabile.

Attaccare una nazione che non attacca nessuno
Spinte dalla Turchia ed inquadrate dalle forze speciali della NATO, le milizie filo-occidentali ne occuparono dopo un attacco massiccio e a sorpresa tutti i “quartieri orientali”, all’inizio della “guerra civile”. Ma da sei anni i “quartieri occidentali” resistono agli assalti ripetuti degli “assassini” (2) che ricevono rifornimenti regolari in forze e materiale dal confine turco, nonostante il bombardamento indiscriminato effettuato coi loro mortai, per sottomettere la popolazione e i difensori. Scuole, ospedali, mercati, impianti di depurazione, trasformatori elettrici, caserme dei pompieri, erano loro bersagli principali. Ancora: la città di Aleppo, sede della provincia dallo stesso nome, era il fiore all’occhiello della Siria. Per secoli fu mecca storica, culturale, spirituale, turistica ed anche economica. Prima del caos organizzato dalla NATO, Aleppo era popolata da 2 milioni di abitanti ed era uno splendido successo del Paese e oltre, per dinamiche di sviluppo e le numerose fabbriche dalle moderne attrezzature. Quasi tutte queste fabbriche sono state smantellate. Tutto è stato trasportato da camion in Turchia: macchinari, apparecchiature elettriche, apparecchiature per ufficio, ecc. Ciò spiega il motivo per cui distruzione e saccheggio di Aleppo furono programmati soprattutto nei distretti industriali, per lo più situati nella parte orientale della città. Si guardino i video dei combattimenti nella zona industriale, che mostrano l’intensità dei raid: le industrie sono tutte vuote… (3)! Da metà luglio 2016, poco più di un mese ormai, le forze governative hanno circondato i “quartieri orientali” per interrompere i rifornimenti ai mercenari, già interrotti dai bombardamenti, facilitando la liberazione di questi quartieri, edificio per edificio. La NATO non ha potuto rispondere: rompere l’accerchiamento è una priorità. Ecco quindi la sconfitta della CPO (Coalizione dei Predoni Occidentali) da parte del governo siriano e degli alleati. Lo svolgersi degli ultimi eventi al confine turco è interessante da seguire…13950520000458_Test_PhotoIScacco matto per gli assassini della NATO
Riassumiamo le sequenze, concomitanti o successive, dello scontro dantesco:
1. La CPO deve negoziare una tregua per ricostituire le scorte di armi, munizioni e rinforzi per i mercenari. Su tutti i fronti, anche del sud, dalla Giordania a Tadmur e Dayr al-Zur. In preparazione del potente contrattacco su Aleppo, rifornendo e rafforzando i terroristi, per liberare le forze speciali della NATO che li supervisionavano, ora intrappolate.
2. Contrariamente ad analisi superficiali che ammirano “ingenuità” o “passività” dei russi in particolare, il governo siriano ed alleati avevano tutto l’interesse ad una tregua e a farla durare! … Sapendo che sarebbe stata utilizzata in tal senso dagli strateghi della coorte degli invasori …
Per due ovvi motivi:
i) mostrare tra grida e sporchi trucchi della propaganda occidentale, buona fede e volontà di pacificazione del conflitto; rifornire i civili in ostaggio di tale situazione drammatica.
ii) la buona tattica di “far uscire il lupo dal bosco”, ovvero attrarre sul territorio siriano, svuotandole il più possibile, le “riserve” della CPO in risorse umane e materiali; in transito o addestramento nei campi e centri logistici in Giordania e Turchia. Per schiacciarle meglio…
3. “Tregua accettata” non significa “inazione” del governo siriano ed alleati. Piuttosto, è l’occasione per raddoppiare gli sforzi. Come per la parte avversa: ricostituire forze e mezzi. Soprattutto, stabilire una precisa e meticolosa mappatura, con i potenti strumenti d’intelligence dell’esercito russo, dei depositi di munizioni, posti di comando, nuovi blindati ed equipaggiamenti, altri effettivi raccolti durante la tregua dalla CPO da tutto il territorio della Siria. Oltre a satelliti di osservazione e droni, interveniva l’avanzato aereo da ricognizione radiotecnico e optoelettronico russo, impressionante dimostrazione tecnologica: il Tu-214R. In grado, tra le altre prestazioni, d’individuare bunker sotterranei, per dimensioni e profondità; e bersagli terrestri situati lateralmente rispetto alla rotta fino a 400 km di distanza… (4)
4. Identificare l’asse dell’attacco della CPO per rompere l’accerchiamento dei suoi mercenari ad Aleppo. Ascolto e decifrazione erano fondamentali per individuare i centri di comando e coordinamento e per conoscere gli assi di attacco e diversione. Strategia classica: la CPO aveva previsto di disperdere o spezzare le Forze Armate siriane con il loro supporto aereo e da bombardamento costringendole a rispondere a due pesanti attacchi diversivi, a sud e ad est. Uno a Tadmur (recentemente liberata dall’occupazione terroristica); l’altra a Dayr al-Zur (eroicamente difesa dalle truppe governative circondate da diversi mesi dai mercenari). Personale, rifornimenti e munizioni provenivano dalla Giordania. Era imperativo agire il più rapidamente possibile, prima degli attacchi diversivi, concentrando la maggior parte delle risorse su Aleppo e dintorni. Russia e Iran optavano per un’operazione “offensiva”, inviando bombardieri pesanti a neutralizzare le risorse umane e materiali per tali attacchi diversivi. L’uso della base aerea di Hamadan, in Iran, ha permesso di moltiplicare le rotazioni per via della vicinanza alla Siria (700 km invece di oltre 2000 km…), aumentando il carico di bombe (alleggerendo il carburante), da 4-5 tonnellate per aereo a 15-20 tonnellate, a seconda del tipo di bombe. Furono utilizzate ami con più potenti capacità di penetrazione ed esplosione, per distruggere le infrastrutture sotterranee. Fu un successo: in una settimana, per via dei colossali “colpi di martello”, gli attacchi diversivi furono schiacciati sul nascere…!
5. Preparare “la difesa dall’attacco” su Aleppo pianificato dalle “forze fresche” mercenarie che dovevano salvare i loro camerati circondati… Più di 10000. Le migliori tattiche e gli ostacoli sull’asse principale furono opposte all’invasore… Per incanalare “l’orda degli assassini”, siriani ed alleati tendevano una trappola in cui la CPO s’infilava a testa bassa: abbandonavano l’immenso terreno dell’Accademia dell’Aeronautica, della Scuola d’Artiglieria, ecc), simulandone una debole difesa. L’obiettivo era, attraverso tale “effetto vuoto”, mettere sotto tiro i terroristi nelle aree prive di civili. La forza governativa siriana aveva il privilegio di affrontare mercenari mediocri:
i) scarsa supervisione, molti capi dei mercenari furono uccisi o feriti in combattimento, tra cui i migliori, ex-ufficiali dei reggimenti d’élite della Guardia repubblicana di Sadam Husayn liberati dalle carceri statunitensi in Iraq, in cambio del loro coinvolgimento nelle milizie del “Califfato atlantista”. (5) La “guerra di logoramento” vale su entrambi i lati…
ii) scarso addestramento delle nuove reclute, troppo breve per elementi dall’intelligenza, potenziale ed esperienza insignificanti, oltre a giocare a Rambo sparando ovunque e comunque (enorme spreco di munizioni…). Ciò non toglie la loro nocività e volontà mortifera…
iii) scarsa motivazione: estranee in Siria, tali reclute combatterebbero per alcuna causa se non, come ogni mercenario, per una manciata di dollari. Se ne escono vive… Sapendo oggi, a differenza dei predecessori nell’invasione della Siria, dell’ingaggio incessante e devastante delle forze aeree russe a sostegno delle Forze Armate del governo legittimo. Basti dire che il loro livello di entusiasmo e spirito battagliero è proporzionale alla dose giornaliera di “Captagon“. (6)

Video, venato di umorismo nonostante la tragedia, che circola in rete, che ne illustra lo stile da ‘cowboy al saloon’:

Mercenari della NATO sotto l’effetto del “Captagon” (nome commerciale per le anfetamine “fenethyllina”)

13950426000614_PhotoI6. La trappola ha funzionato perfettamente. I nuovi materiali (blindati leggeri o veicoli con armi a tiro rapido), munizioni e scorte (per nutrire 10000 mercenari tutti i giorni…) depositati durante la tregua nei centri di raggruppamento e nei depositi nella provincia di Aleppo, furono distrutti dai bombardamenti aerei siriani e russi. Compresi anche i centri di comando e comunicazione. Tutti i convogli per Aleppo finivano schiacciati sotto le bombe, o ridotti a spazzatura (con alcune azioni coraggiose dei commando siriani nelle retrovie del nemico). Tutti gli accessi per Aleppo venivano bloccati dall’Esercito arabo siriano. La spina dorsale della milizia della CPO è stata spezzata: materialmente e psicologicamente. L’operazione di “derattizzazione” dei quartieri infestati dai terroristi cominciava inesorabilmente. Anche di notte, la milizia non riusciva a dormire. L’Esercito arabo siriano dispiega cecchini (che dormono nelle retrovie di giorno) con attrezzature sofisticate e dispositivi per la visione notturna, dandosi il cambio 24×7… Gli assassini della NATO sono sotto “scacco”.
7. A Ginevra, di fronte alla Russia, la CPO è nel panico. Il suo rappresentante, Kerry, cammina sulla punta dei piedi… Preoccupato meno del destino della carne da cannone che degli ufficiali delle forze speciali della NATO intrappolati ad Aleppo. Non avendo una “riserva immediata”, si getta in battaglia la milizia meglio attrezzata, inquadrata ed addestrata nei pressi di Aleppo, posizionata al confine con la Turchia, a Jarablus e dintorni. Da tale disposizione, con una mossa tattica chiamata “arrocco”, per rimanere nella metafora degli scacchi, i turchi cacciano senza combattere le milizie dello SIIL da Jarablus e dintorni, sostituendole con le reclute addestrate in Turchia sotto l’etichetta ELS (esercito libero siriano…). I turchi ne approfittano per limitare le ambizioni territoriali curde in Siria, per non farle dilagare nel proprio territorio.
Tre cose da ricordare nell’evolversi della situazione:
i) le forze dello SIIL si usurano avvicinandosi ad Aleppo. È uno spreco della CPO che non può mutare la bilancia del potere: “game over” …
ii) come in ogni buona trattativa, russi ed iraniani, attualmente i migliori diplomatici, conoscono ed applicano il principio di far “salvare la faccia” all’avversario per lenirlo meglio. Lasciando specificamente che i consiglieri della NATO (tra cui francesi) siano salvati con discrezione.
Iii) i turchi non usciranno dalla zona di confine e, inevitabilmente, torneranno nelle loro caserme. Il minimo movimento in direzione di Aleppo aprirebbe un prolungamento su notevole scala del conflitto: in 48 ore affronterebbero i reggimenti d’élite delle forze iraniane. L’Iran sa che se la Siria crolla, sarà il prossimo ad essere attaccato…
8. Seguito e fine …
Il processo di risoluzione del caos imposto dall’occidente in Siria è avviato. Probabilmente vi saranno altri sconvolgimenti, ma è irreversibile. Vi sono tre direzioni:
i) Accelerare l’emergere del mondo multipolare
Una certezza: il mondo multipolare voluto da tutti i Paesi del mondo emerge gradualmente, forse troppo, ma con forza. L’occupazione occidentale del Medio Oriente, il saccheggio delle risorse energetiche della regione, le violenze impressionanti che infliggono con coscienza ipocrita per introdurre “democrazia e diritti dell’uomo”, non sono più tollerabili. Ciò è inaccettabile. E tutto sarà fatto per fermarlo. È vero, l’occidente si adopererà e si sforzerà di prolungare il caos in Siria, anche se sa di non avere più il controllo della situazione, come fa ancora in Libia, Afghanistan e Somalia. A quanto pare, l’oligarchia militar-industriale degli Stati Uniti non ricorda il Vietnam e la fuga patetica delle forze di occupazione degli Stati Uniti e dei loro collaborazionisti durante la caduta di Saigon, il 30 aprile 1975… Se Hillary Clinton diventa presidente degli USA, è prevedibile l’aumento parossistico delle tensioni. La Siria e i suoi alleati vi si preparano. “Il fischio del vento non fa tremare la montagna“, come dicono gli amici cinesi. Un segnale forte: la Cina ha firmato accordi di cooperazione con le Forze Armate siriane. In primo luogo, per contribuire ad addestrarlo ed equipaggiarlo, data urgenza e necessità schiacciante in campo medico e nelle cure specialistiche per decine di migliaia di feriti, disabili e traumatizzati. La nostra propaganda mediatica lo nega fino al ridicolo (“…l’esercito pro-Assad...”) (7)
ii) Fine del fanatismo neocoloniale
Al di fuori dei loro Paesi, gli occidentali si credono esenti dalle norme del diritto internazionale (anche embrionali), della giustizia e dell’etica. Tale culto dell’irresponsabilità e della ferocia ben intenzionata trova inesorabilmente i suoi limiti. Anche se attualmente la nomenklatura occidentale, costretta dall'”habitus” razzista, non accetta l’ovvio. Il Medio Oriente ha visto che Paesi come la Cina hanno sofferto per decenni: un clima di guerra civile mantenuta artificialmente dalle “grandi potenze” del momento, con i loro “signori della guerra”, le loro milizie e i loro trafficanti di armi corrotti ed assetati di sangue. Ognuno strumentalizzava il suo burattino, inseguendo alleanze vacue forgiate tra inganni opportunistici. Ma prima o poi i predatori occidentali lasceranno la regione. E ritorneranno solo a un “rapporto tra pari”.
iii) Rinascimento annunciato
Oltre alle lerce satrapie del Golfo Persico, seguendo l’esempio degli altri Paesi del Medio Oriente, più di altri certamente la Siria è rovinata. Come la Cina lo era nel 1949, dopo un secolo di caos gestito dall’occidente, quando finalmente realizzò l’unione e divenne una repubblica indipendente. Come lo fu il Vietnam dopo 30 anni di lotte anticoloniali. Magnifico esempio di resistenza, la Siria si pone nella regione, al di là della battaglia di Aleppo, a Stalingrado che spezza la voracità predatoria occidentale. Dalle ceneri risorgerà ancora più forte e più bella di prima. Il suo popolo, in tutte le componenti etniche e religiose, si è unito intorno al presidente e alla moglie, più popolari che mai incarnando il coraggio incrollabile e la sicura dignità della nazione siriana.251038-asma-al-assad-rose-in-the-desert1. Cfr Sun Tzu, “L’arte della guerra“, prefazione e introduzione a cura di Samuel Griffith, Flammarion, Collection Champs-essais, Il numero romano si applica al capitolo, al paragrafo le cifre, e fine il numero di pagina.
2. Georges Stanechy, Siria: panico tra gli assassini della NATO, 12 ottobre 2015
3. Esempio: Siria: l’EAS assalta due fabbriche nella zona industriale Aleppo, 12 luglio 2016 YouTube
4. Gli Stati Uniti temono il nuovo aereo russo Tu-214R in Siria, 18 febbraio 2016
5. Georges Stanechy, Califfo?… Io, l’arcivescovo!, 30 settembre 2014
6. Lise Loume, Cos’è il Captagon, farmaco jihadista?, Scienza e Futuro – Salute 17 novembre 2015
7. Siria: la Cina addestrerà l’Esercito pro-Assad, Le Figaro, 25 agosto 2016WO-AT861_SYRIA_P_20140925181359

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E su di loro sorride Marx

Aleksandr Rogers, Vzglyad 12 agosto – Histoire et SocietéCastro-Jiang-Zemin_0A metà agosto, il mondo festeggia l’anniversario di due giganti. Il leader cubano Fidel Castro il 13, e il Presidente cinese (anche se non più in carica) Jiang Zemin il 17, che compiendo 90 anni. Due giganti del mondo comunista divenute figure del XXI secolo. I personaggi si assomigliano puer essendo completamente diversi, non solo perché vivono in parti del mondo diametralmente opposte. Fidel Castro ha guidato una piccola isola tropicale per molti anni subendo interferenza ed embargo degli Stati Uniti. Il suo contemporaneo era a capo del più grande Paese del mondo, quasi un miliardo e mezzo di persone, e senza essere un seguace del capitalismo, ma da comunista, ha fatto molto per garantire alla Cina una posizione di leader nell’economia.
Fidel ha iniziato la carriera politica sbarcando a Cuba a bordo di una piccola barca quasi spezzata dalla tempesta. Degli 84 partigiani male armati, la metà fu uccisa nel primo scontro. Nella strada a Capo di Stato ha passato anni di guerriglia, e poi ha subito un numero record di attentati dai servizi d’intelligence degli Stati Uniti, assicurandogli un posto nel Guinness dei primati. Sì, a differenza di altri eroi del giorno, non ha messo il suo Paese in prima linea, ma mantenerne libertà ed indipendenza sotto il naso della prima potenza imperialista mondiale, è già una prodezza. Fu un altro guerrigliero, Mao Zedong, che aprì la via al potere a Jiang Zemin, funzionario di partito diventato capo del PCC poche settimane dopo i fatti di piazza Tiananmen, e presidente nel 1993, dopo il crollo dell’URSS. Si tratta di Jiang Zemin che portò l’economia cinese al settimo posto nel mondo, ponendo le basi per il progresso ulteriore di oggi. Ha guidato la Cina nel WTO, ne ha assicurato la leadership nella regione Asia-Pacifico, ha vinto la gara per ospitare i Giochi olimpici del 2008… Per molto tempo ha avuto un potere informale in Cina, anche dopo la consegna delle redini a Hu Jintao. Fidel viene spesso paragonato a un altro carismatico personaggio latino-americano, Ernesto Che Guevara. Sì, rinunciare a tutto per la rivoluzione in un altro Paese, per realizzare i propri ideali, è senza dubbio romantico. Tuttavia non è morto eroicamente, ma ha vinto in modo non meno eroico, lavorando duramente per decenni, assumendosi appieno la responsabilità per ogni azione del Paese, cosa molto più difficile. Non è l’avventurismo di Bakunin o Blanqui, ma la politica di un serio capo di Stato che non ha paura del termine, un padre del popolo. Jiang Zemin ha dovuto guidare la Cina tra ostilità, blocco e sanzioni occidentali in risposta alla repressione della “Majdan” di Piazza Tiananmen. E questa eredità intellettuale non solo è sopravvissuta, ma ha difeso attivamente lo sviluppo economico, conquistando i mercati occidentali ai prodotti cinesi, sloggiando i produttori degli Stati Uniti. Sono due leader che hanno lavorato per anni per far declinare l’imperialismo degli Stati Uniti. Fidel, più razionale che passionario qual è, con il suo esempio ha dimostrato all’America Latina che è possibile e va condotta una politica indipendente senza soccombere agli intrighi delle multinazionali, senza permettere a nessuno di saccheggiare il proprio Paese, rimanendo l’indiscussa autorità morale dell’intero continente. E Jiang Zemin, che ha sviluppato l’economia cinese, anche sfruttando il capitalismo occidentale, che di solito sfrutta l’economia dei vari Paesi per il proprio arricchimento. Onorando e rispettando il vecchio e saggio Confucio. E alle loro spalle sorride di approvazione Karl Marx.
Uno doveva calmare i compagni troppo ribollenti, raffreddandone l’ardore rivoluzionario indirizzandoli su una direzione costruttiva, e contemporaneamente respingere l’invasione estera. Il secondo era diventato il maestro degli intrighi di corridoio nella millenaria macchina burocratica cinese, dove persone che professano la stessa ideologia spesso lottano per il potere in segreto nascondendosi dietro le idee di Marx e Mao. Queste leggende viventi del periodo romantico, decisamente finito, costruivano il socialismo, non altro. Potete fare il nome di politici attuali con qualche autorità ed influenza (ideologica, concettuale) dopo aver lasciato la carica? Chi lascerà un segno nella storia come Bismarck, per esempio, o Stalin? Il massimo di cui sono capaci i capi occidentali oggi, finito il loro mandato, è essere pagati per conferenze o vari forum vacui, come Bill Clinton o Tony Blair. Anche le loro memorie (che nessuno legge in realtà) di solito sono scritte da “negri”. Cosa lasceranno Obama o Merkel dopo il loro mandato? Si riscalderanno da vecchi al fuoco del camino, scomparendo dalla memoria senza lasciare che poche tracce nella storia. Mentre Fidel Castro e Jiang Zemin sono rocce. O, come si dice in Cina, “Shan“, uomo-montagna. Persone che cambiano il mondo. Gli eroi che non siamo*.kokuren12*Allusione alla famosa poesia su Borodino di Lermontov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Castro festeggia 90 anni di sfide agli Stati Uniti

RussiaToday 13 agosto 2016 – Fort Russ

Oggi, il leader cubano Fidel Castro festeggia il suo 90° compleanno. Anche se non ci sono quasi vuoti nella sua biografia, alcuni fatti potrebbero essere stati dimenticati. RT ha deciso di ricordarli.Fidel CastroCastro sempre si distingue per il suo carisma, caratteristica che gli ha permesso non solo di attuare una serie di riforme cardine a Cuba ed elevare il Paese a nuove vette nell’istruzione, medicina e turismo, ma entra anche nel Guinness dei primati, diventa un blogger ed anche un eroe nei videogiochi.

Sigari e barba
Molti ricordano Fidel Castro per la barba e il sigaro. El Comandante è sempre orgoglioso della sua barba e ha detto che l’avrebbe rasata solo quando la rivoluzione, infine, trionfava. “Non spreco tempo a radermi. Richiederebbe 15 minuti ogni giorno. Così posso dedicare un paio di giorni l’anno a questioni importanti“, dichiarò una volta. Castro ha sempre amato i sigari Avana, tanto che una volta ci fu un tentativo di avvelenarlo con essi. Nel 1986, però, il leader della rivoluzione dovette rinunciare a questa abitudine perniciosa per problemi di salute. “La cosa migliore che puoi fare con una scatola di sigari, è darla al nemico“, disse poi.portadilla-fidel-y-chavez_f-cubasi-6Nuova Cuba
Nei primi anni ’60, il leader dell’isola della libertà ordinò che tutte le istituzioni educative fossero nazionalizzate creando un sistema d’istruzione statale unico. Nel 1961, 10mila scuole furono costruite. Nel 1995, il tasso di alfabetizzazione del Paese era del 95%. Dopo la rivoluzione del 1959, il sistema medico fu riorganizzato. Cuba oggi ha il più basso tasso di mortalità infantile del continente americano, con l’eccezione del Canada. L’assistenza medica sull’isola è gratuita. Nel 1989-1994, la riallocazione delle risorse del Paese portava alla rapida crescita del turismo, un settore dell’economia che oggi porta in media 2 miliardi di dollari all’anno.

Guinness dei primati
Il 26 settembre 1960 Fidel Castro pronunciò un discorso alle Nazioni Unite tra cui le parole “Quando la filosofia del saccheggio scomparirà, lo sarà anche la filosofia della guerra“. Nel suo discorso spiegò il significato della Rivoluzione cubana e l’essenza delle sue riforme. Il discorso durò 4 ore e 29 minuti, entrando così nel Guinness dei primati come il discorso più lungo mai fatto alle Nazioni Unite. Tuttavia, secondo altre fonti, il discorso più lungo di Castro fu al terzo Congresso del Partito Comunista di Cuba, nel 1986, della durata di 7 ore e 10 minuti. Inoltre, Castro è diventato un recordista per essere sopravvissuto a 638 diversi attentati. La maggioranza di essi caratterizzati da straordinaria ingegnosità, come nei film di James Bond.fidel-castroPiù di 600 tentativi di assassinio
Ad esempio, la CIA programmò centinaia di attentati contro la vita di El Comandante usando i veleni. Nel 1960, sigari con tossine mortali furono raccolti per consegnarli allo stesso amante dei sigari Fidel. In seguito, si cercò di mettere del veleno nei vestiti di Castro mettendo del sale tallio nelle suole delle scarpe. La sua muta, secondo alcuni rapporti, venne infettata da batteri letali. Ma il responsabile della muta di Castro cambiò idea all’ultimo momento e ne diede a El Comandante un’altra sicura. L’amante di Fidel, l’agente della CIA Marita Lorenz, una volta fu complice in un attentato. L’intelligence statunitense le diede delle pillole velenose che sciolse in un vasetto di crema. Fidel evitò anche di essere punto da un ago avvelenato nascosto in una penna a sfera. Uno dei dipendenti del leader cubano doveva pungerlo con un ago avvelenato nel corso di un incontro con il presidente John F. Kennedy. Ma l’attentato fallì. Si ebbero dei piani per rovinarne la buona reputazione, intossicandolo con l’LSD nel corso di un programma radiofonico. Fu ipotizzato che il farmaco ne offuscasse la mente in modo che cominciasse a dire sciocchezze deludendo il pubblico. Ma anche tale piano fallì. Tali attentati impensabili inoltre furono descritti nei videogiochi Call of Duty: Black Ops e Il Padrino 2, i cui livelli includevano missioni per eliminare Castro.

article-2086236-0F710D2D00000578-806_634x443Libri, articoli e social network
Anche dopo la pensione, passando il testimone al fratello Raul, Fidel Castro non ha cessato di sorprendere il pubblico. Ha una mente vivace e pubblica articoli sul quotidiano “Granma“. Circa 6 anni fa, El Comandante registrò un account su Twitter, con l’obiettivo di superare in popolarità Barack Obama e Benjamin Netanyahu. @reflexionfidel, il miniblog di Castro, ne pubblica i pensieri sull’attualità politica ed è seguito da quasi 500000 persone. Nel 2010, Cuba pubblicò la prima parte delle sue memorie, “La vittoria strategica“. Lavorerebbe alla seconda parte del libro.AR-140729429.jpg&maxw=800&q=90Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia di Aleppo: l’Esercito Arabo Siriano riprende il controllo

J. Flores, Fort Russ, 12 agosto 2016CpmKzi_WcAEp7Fq.jpg largeGli eventi dell’assedio di Aleppo dall’ultimo aggiornamento hanno seguito un corso teso e decisivo. Mentre la situazione rimane fluida, il quadro complessivo ha seguito un corso prevedibile, dato l’equilibrio di forze. I cambiamenti sembravano favorire i ‘ribelli’ taqfiriti, la sera del 6 agosto, quando al-Nusra e ELS cominciavano ad avanzare nel tentativo di collegarsi con la forza taqfirita nella zona sud-ovest di Aleppo. Ci fu un breve collegamento, ma ben presto finito sotto i bombardamenti, rendendolo, come detto qualche giorno prima, operativamente inutilizzabile. Come detto il 7 e 8 agosto, tale tentativo di rompere l’assedio in realtà è fallito. La fluidità della situazione della zona è raffigurata qui sopra, a sud-ovest di Aleppo vi era una striscia di 2,4 km controllata da EAS ed alleati, oggi divenuta una striscia sottile e contestata. Tuttavia, non sarebbe accurata. Due video dell’ELS che mostrano alcune delle zone in questione furono caricati il 9 agosto, ma i video risalgono a giorni prima, prima del loro passaggio all’EAS. Ciò che è interessante è la grande dimensione di queste aree e strutture. Viene facilmente dimenticato che prima della guerra Aleppo era una grande città con diversi milioni di persone. Sulla mappa, queste zone del sud-ovest di Aleppo sembrano piccole, ma i video mostrano qualcosa di completamente diverso. Il primo, in particolare, riguarda il distretto industriale di Ramusyah, da cui si può apprezzare l’entità delle distruzioni, veramente apocalittiche.

Il secondo mostra l’Accademia Militare.

World Islamic News fornisce l’aggiornamento della mappa al 10 agosto 2016, pubblicato riflettendo l’11 agosto. Crediamo che questa mappa rifletta la situazione del 9 o forse 10 agosto. Ci sono notizie contrastanti su ciò, ma la solida informazione che il Blocco 1070, il cementifici, la stazione elettrica e l’accademia di Ramusyah siano supervisionati dall’EAS. Questi dovrebbero essere inclusi tra i ‘contestati’. Distinguiamo ‘supervisione’ da ‘controllo’ perché l’EAS l’aveva dichiarato il 9 sull’andamento della battaglia, e per comprenderne le tattiche di combattimento. Ma Fort Russ l’aveva previsto diversi giorni prima, nell’articolo della mattina dell’8 agosto. Al momento attuale, abbiamo conferma che le informazioni sul mutare della situazione della battaglia, date il 7/8 agosto, sono precise e riflettono in generale la situazione attuale. Questo articolo pertanto comprenderà ulteriori informazioni interessanti, nonché una previsione circa la strategia dell’avanzata.
Il 9 agosto, l’EAS finalmente annunciava ciò che avevamo riportato l’8 agosto: Il passaggio che i terroristi avevano aperto verso Aleppo vecchia, dopo che alle unità dell’Esercito arabo siriano era stato ordinato di ritirarsi e riorganizzarsi, era sotto il tiro dell’EAS. Il passaggio non era sicuro, nemmeno per la fanteria di notte; restava sigillato. Tuttavia, ciò non significa che non sarà ripreso e che le postazioni da cui le forze siriane si erano ritirate non saranno recuperate. Purtroppo non possiamo conoscerne ancora le tattiche; forse quando la battaglia sarà finita cercheremo di spiegare molte azioni dell’EAS. Ciò che possiamo dire ora è che l’EAS prepara la controffensiva volta a stabilizzare la situazione. Il video proviene da una zona, il 6 agosto, quando l’offensiva dei ribelli per rompere l’assedio avanzava, respingendo i tentativi dell’EAS di stringere l’assedio.

Ma fin d’allora, al-Nusra, ELS e loro sostenitori occidentali erano chiaramente consapevoli che l’avanzata era finita già il 6 agosto, ed erano nel panico. Ciò è evidente dal cambiamento della natura dei loro resoconti sui social media. Ormai non si parlava più di ‘vittoria’ ad Aleppo, ma si passava alla ‘tragedia umana’ chiedendo l’intervento occidentale per ‘alleviarla’. Reuters segue, supportando la guerra dell’informazione dei terroristi. Nell’articolo dal titolo, Le Nazioni Unite esortano al cessate il fuoco ad Aleppo per riparare il sistema idrico e arginare gli incendi, è chiaro ciò che avviene. In effetti, tale ‘aiuto’ è possibile solo attraverso le Nazioni Unite di Ban Ki Moon, che sarebbero autorizzate ad inviare forniture mediche ai terroristi, assieme a ricambi per la loro artiglieria (ecc.) con il pretesto d’inviare aiuti per le infrastrutture (elettrica, idraulica, ecc). Che le forze filo-occidentali chiedano un cessate il fuoco, con cui riorganizzarsi, riarmarsi e rifornirsi, è molto indicativo in tale teatro, avendo la consapevolezza che la loro situazione è terribilmente grave. Reuters impazzisce riferendo della situazione umanitaria, insistendo che la “lotta che s’intensifica ad Aleppo soffoca la popolazione civile”. Ciò naturalmente significa che i gruppi di al-Nusra ed ELS ad Aleppo ‘soffocano’. Per controllarli, infatti, l’EAS prima di stringere la morsa finale sui “ribelli”, due settimane prima, apriva dei corridoi umanitari da cui i civili sono passati nella zona libera di Aleppo ovest, dove erano stati creati accantonamenti per decine di migliaia di residenti. Va ricordata la storia dell’elicottero russo abbattuto mentre compiva una missione umanitaria, in relazione a ciò. Le intenzioni del governo qui sono evidenti e chiare. Mentre gli alleati degli Stati Uniti e il GCC cercano di creare uno Stato fallito, il governo siriano cerca di mantenere unita una Siria governabile, con la popolazione che non vede lo Stato impegnato inutilmente in azioni punitive contro di essa. La strategia dell’EAS sarà liquidare le principali risorse dei “ribelli” in uno o più grandi battaglie. Se al-Nusra ed ELS, ora di nuovo completamente assediate ad Aleppo, non potranno accedere ai necessari rifornimenti, non avranno altra scelta che arrendersi o in qualche modo compiere un disperato attacco suicida. L’unico fattore che mitiga ciò sarebbero maggiori sviluppi geopolitici, rendendo ampiamente opportuno impegnarsi in un altro cessate il fuoco. Ci sono pochi scenari in cui ciò sarebbe vantaggioso, e se tale scenario effettivamente si verificasse, è difficile prevederlo in questo momento. Potrebbe includere qualcosa che riguardi la situazione sempre più tesa in Ucraina, all’indomani dell’assalto sventato in Crimea e dell’ultimatum di Putin. Ciò che è importante nelle perdite dei taqfiriti, è che un numero sproporzionato di essi provenivano dalle forze speciali, circa 3000 eliminati nell’assalto. Erano i battaglioni sauditi, qatarioti e turcomanni addestrati dagli occidentali. Che tale avanguardia sia stata lanciata per prima è evidente per varie ragioni, essendo rinforzate dal grosso dei blindati. Quando i taqfiriti hanno gettato il grosso dei loro blindati contro EAS ed alleati, apparve anche chiaro che la loro fanteria era composta da forze speciali. Il piano era aprire una grande breccia e poi inviarvi la riserva per colmare le perdite dovute alla forza aerea. Non è andata come avevano sperato. In questo momento, l’EAS non ha avviato la controffensiva finale, ma invece strangola i taqfiriti e ne esaurisce la potenza di fuoco. Nel frattempo, le riserve dell’EAS affluiscono, compresi parte della 15.ma Divisione delle Forze Speciali, diversi battaglioni, i battaglioni di Hezbollah, diverse milizie sciite dalla forza di centinaia di elementi ciascuna, e alcune grandi unità dell’Esercito arabo siriano, in particolare una nuova divisione corazzata. Le Forze Tigre controllano la via di al-Qastal, evitando le trappole. I “ribelli” hanno un grande gruppo ad ovest di Qastal, e il piano era che, assaltando la posizione da sud, l’Esercito arabo siriano avrebbe portato le riserve da nord e quindi attaccato lungo la via di Qastal, terreno aperto non adatto alla guerriglia urbana. Ma l’EAS evitava tale trappola, continuando a fare pressione a sud ed avendo apparentemente due opzioni.
La prima è trattenerli nella sacca esaurendone le risorse, bombardando le loro colonne dalla Turchia e da Idlib, strategia molto efficace dell’Esercito arabo siriano e dei russi.
La seconda opzione è contrattaccare immediatamente. Per le suddette ragioni, in questo momento, e sulla base dei movimenti osservati oggi, tra cui le ‘grida’ di aiuto diffuse da Reuters, sembra che l’Esercito adotterà la prima opzione. ELS e al-Nusra sono ora in un angolo senza via d’uscita. Lasciano gli altri fronti, come Lataqia, dove hanno anche subito gravi sconfitte, per partecipare a una battaglia che non possono vincere, perché hanno subito. rispetto all’EAS. perdite maggiori di varie volte. Non possono vincere, e allo stesso tempo non possono permettersi di perdere. Eppure vi sono pesanti combattimenti nella provincia di Lataqia. Sembrerebbe che attualmente, i taqfiri guadagnino tempo tentando di consolidare la propria legittimità. Qualsiasi controffensiva possano lanciare in questo momento, sarebbe dal loro punto di vista una vittoria reale. Ciò che succede in Turchia avrà un peso notevole. Uno dei fattori contingenti è se o quando la Turchia chiuderà il confine. Una teoria credibile è che Erdogan abbia permesso il passaggio per la battaglia perché sa che perdendo Aleppo potrà lavarsene le mani, ma non può districarsene in fretta, e e ha purgato i gulensiti tra i militari, nel sistema giudiziario ed educativo, c’è la questione dei Fratelli musulmani. Si affida ai Fratelli musulmani che allo stesso tempo sono un suo pilastro e un peso interno che assieme a NATO e Stati Uniti lo costringono a sostenere lo SIIL e altre formazioni nel conflitto siriano. Questo ricorderebbe Poroshenko che invia le avanguardie dei gruppi Azov e Pravij Sektor per eliminare certi problemi, alleggerendo la pressione politica e della sicurezza interna, una volta liquidati dalle milizie del Donbas. Anche l’Iraq e il suo confine avranno peso. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rifornire di F-16 l’Iraq, ottenendo ulteriori risorse dall’Iraq prima che Mosul cada, ma il governo iracheno è ora attento ed agisce con intelligenza acquisendo indipendenza. Chiuso il confine tra Iraq e Turchia, restano due fattori importanti. Il fronte sud della Giordania è quasi del tutto pacificato. I risultati nel Ghuta orientale e a Lataqia saranno favorevoli, ma il governo siriano ha saggiamente trasferito la popolazione dal Ghuta per effettuare un attacco decisivo impiegando la superiorità aerea. L’esercito siriano si è saggiamente ritirato dalle operazioni presso Raqqa, perché ora si tratta semplicemente della lotta ultima tra le YPG curde e lo SIIL. Interessante per i lettori: Hezbollah ha usato un drone per attaccare posizioni dei taqfiriti a Aleppo.

CpL9tFDUkAE5HXO.jpg large

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi guida la guerra alla Siria, CIA o Turchia?

Moon of Alabama, 9 agosto 20160369ec165684a819da32d29555fbe3ebAlcuni rapporti sull’ultimo assalto di al-Qaida su Aleppo suggeriscono un ruolo di primo piano della Turchia in tale operazione. Ciò contraddice l’analisi di un cambio della politica estera turca che si orienta esclusivamente da occidente ad oriente. Un tale cambio implica un meno intenso impegno turco in Siria. I precedenti articoli di Economist e Financial Times indicavano un ruolo meno attivo della Turchia in Siria. Ma un nuovo articolo del Financial Times sottolinea il ruolo della Turchia nel rifornire ed addestrare i vari gruppi, in particolare al-Qaida, riducendo al minimo il coinvolgimento degli Stati Uniti: “L’offensiva contro le truppe del Presidente Bashar al-Assad potrebbe aver avuto maggiore aiuto estero di quanto sembri: attivisti e ribelli dicono che le forze di opposizione ricevevano nuove armi, denaro e altri rifornimenti, prima e durante i combattimenti. Al confine ieri abbiamo contato decine di camion che trasportavano armi“, ha detto un attivista siriano, che passavano tra Siria e Turchia. “Accade tutti i giorni da settimane… armi, artiglieria, non parliamo solo di alcuni proiettili o fucili”. Altri due ribelli che, come tutti gli intervistati, hanno chiesto di non essere identificati per la sensibilità dell’oggetto, descrivevano come denaro e rifornimenti transitavano da settimane. Appena dieci giorni prima il FT citava i ribelli siriani dire “la Turchia era inattiva mentre i ribelli lottano“. The Economist ha detto che la Turchia ora “chiude periodicamente il valico di frontiera di Bab al-Hawa“. Nel nuovo articolo si afferma che la Turchia è il cardine logistico dell’attacco su Aleppo; che l’attacco è stato pianificato ad Ankara e che i gruppi al-Qaida/a-Nusra sono stati probabilmente addestrati dai militari turchi. Inoltre, sostiene che i massicci rifornimenti dalla Turchia si sono intensificati negli ultimi giorni, mentre erano limitati nei mesi precedenti. Ahrar al-Sham, simile ai taliban, il gruppo terroristico supportato dagli USA in Siria, riceve improvvisamente vasti aiuti dai turchi. Queste notizie non s’incastrano. Secondo esse la Turchia o si ritira dalla guerra alla Siria o l’intensifica. Com’è? L’8 agosto il Presidente russo Putin incontrava il Presidente iraniano Rouhani in Azerbaigian. Il 9 il presidente turco Erdogan incontrava Putin a San Pietroburgo. In un’intervista alla TASS che accompagnava la riunione, Erdogan parlava delle nuove relazioni con la Russia, ma ancora insistendo sul fatto che “Assad deve andarsene” a qualsiasi costo. Diceva anche che al-Qaida, alias Jabhat al-Nusra, a suo avviso non è un’organizzazione terroristica, perché a volte combatte lo Stato islamico. Questo è coerente con il sostegno di Stati Uniti ed Israele ad al-Qaida in Siria. In risposta alle spacconate turche Putin inviava l’accordo per la base aerea russa permanente in Siria per la ratifica al parlamento russo. Il messaggio alla Turchia è che la Russia non lascerà la scena e vi resterà. L’incontro, in un modo o nell’altro, imposta nuove direzioni politiche nella guerra alla Siria. La cooperazione turco-russa s’intensificherà e la guerra finirà, o il conflitto s’intensificherà ulteriormente con il rinnovato impegno russo.
L’articolo del FT che enfatizza molto la massiccia logistica dalla Turchia (che può o non può esserci) è stato probabilmente pubblicato per indicare che la Turchia ha un ruolo più “filo-occidentale” di quanto non appaia attualmente. Ciò limiterebbe le manovre di Erdogan a San Pietroburgo. Ma è davvero plausibile che la Turchia, dopo il recente tentato golpe sanguinoso degli Stati Uniti, abbia intensificato il sostegno alla CIA, anche se ciò danneggerà le nuove relazioni con Russia e Iran? Se il recente articolo del FT enfatizza il ruolo della Turchia, viene minimizzato quello degli Stati Uniti: “Gli statunitensi, naturalmente, sapevano cosa succedeva. L’hanno ignorato per mettere pressione su Russia e Iran”, ha detto un diplomatico occidentale a contatto con l’opposizione. Possiamo essere certi che la CIA faccia molto più che ignorare i rifornimenti di armi o guardare. Le migliaia di tonnellate di armi che raggiungono al-Qaida e altri terroristi sono state trasportate dalla Bulgaria su navi noleggiate degli Stati Uniti. I MANPADs recentemente consegnati all’equivalente dei taliban in Siria, Ahrar al-Sham, certamente sono passati per le mani degli Stati Uniti. Il FT cita anche il 1° agosto come ultimatum di Kerry, che crediamo segnasse la data fissata dagli Stati Uniti per l’attacco su Aleppo pianificato da tempo, e il nuovo assedio a 1,2-1,5 milioni di civili sul lato governativo della città. Un recente articolo del New York Times (in cui il giornale per la prima volta ammette l’intenso e vecchio coinvolgimento della CIA in Siria) sottolinea il ruolo operativo centrale delle attività degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria: “Da diversi anni la CIA si è unita ai servizi di spionaggio di diversi Paesi arabi per armare e addestrare i ribelli nelle basi in Giordania e Qatar, con i sauditi che finanziavano gran parte dell’operazione”. Sia la Turchia (secondo il FT) che la CIA (secondo il NYT), ne sono a capo. Tale contraddizione si aggiunge ad altre accuse sul responsabile ultimo e colpevole delle operazioni anti-siriane. Un esempio: l’esercito turco ha recentemente “salvato” una spia della CIA ferita nel nord della regione di Lataqia in Siria. Gli USA inviarono elicotteri per salvarla. La spia si è scoperta essere la giornalista Lindsey Snell che lavorava su un articolo per al-Nusra per l’agenzia di facciata dell’intelligence Vocativ. Era stata incarcerata per aver attraversato illegalmente il confine. E’ un altro gioco o un reale disaccordo? Può darsi che la cooperazione turco-statunitense sulla Siria, nonostante il tentato colpo di Stato, sia ancora eccellente. Ciò implicherebbe che il relativo conflitto inscenato nel mondo delle spie e nei media sia orchestrato per confondere la Siria e i suoi alleati. Ma tali conflitti potrebbero anche indicare lotte reali dietro le quinte. Altre lotte su chi sarà impelagato con gli infanticidi di al-Qaida in Siria e altri “ribelli” probabilmente sono imminenti.

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.294 follower