Scontro culturale: gli artisti si uniscono alle proteste contro il governo giapponese

Sempre più persone dello spettacolo esprime opposizione alla modifica da parte del governo della Costituzione pacifista del Paese
Masami Ito Japan Times 29 agosto 2015mhprotests30518A giudicare dai recenti commenti postati su twitter e siti web come Abe-no.net, il primo ministro Shinzo Abe non sembra essere caro a una serie di celebrità dall’ampia influenza sull’opinione pubblica, per i suoi passi per cambiare la Costituzione della nazione. Se la critica sia meritata o meno, sicuramente c’è una certa coerenza nelle dichiarate ostilità. Prendiamo degli esempi:
Tu fai molta paura. Non sai comunicare, e non capisci la democrazia, i diritti umani o la Costituzione“, Minori Kitahara, scrittrice
Sarà la fine di questo Paese se l’amministrazione Abe continua“, Peter Barakan, televisione
È possibile ascoltare la voce del popolo che scende per le strade, no? Sono tutti arrabbiato perché il vostro modo di pensare distrugge il nostro futuro“, Katsu Takagi, chitarrista dei Soul Flower Union
Non so se fa finta di non capire o se davvero non capisce, ma sembra che non possiamo comunicare, quindi perché non mette qualcun altro al suo posto?”, Kazumi Nikaido, cantante
Sono orgogliosa della generazione più giovane che prende posizione. Cosa succede in Giappone?“, Shelly, personaggio televisivo
La guerra d’aggressione è sbagliata e dobbiamo dire con forza che è sciocco sostenerla“, Shigeru Kishida, musicista dei Quruli
Queste celebrità sono sul piede di guerra contro il tentativo dell’amministrazione Abe di reinterpretare la rinuncia alla guerra della Costituzione del Paese, una carta intatta dalla sua adozione nel 1947. Finora, l’articolo 9 della Costituzione ha limitato l’uso della forza del Paese all’autodifesa. Tuttavia, la legge sulla protezione passata alla Camera bassa a luglio e in corso di delibera alla Camera alta consentirà al governo di adottare l’autodifesa collettiva. Abe insiste che la legge non trascinerà il Giappone nelle ostilità che altri Paesi, ma pochi sembrano credergli. Anziani salariati, madri e giovani del Paese hanno tutti espresso netta opposizione alla legge. Inoltre, l’opposizione alla legge non si ferma lì, musicisti, artisti, personaggi televisivi, scrittori, registi, attori e attrici hanno anche iniziato a criticarlo attraverso parole, musica, arte e social media. Le celebrità evitavano di fare dichiarazioni politiche, dice Ikuo Gonoi, professore associato di scienze politiche presso l’Università internazionale Takachiho della Suginami Ward di Tokyo. In questi giorni, tuttavia, sono molto più propense a parlare di questioni che ritengono appassionati. “E’ chiaro che un movimento di protesta culturale si svolge in questo momento“, dice Gonoi. “Con le impreviste elezioni generali nell’immediato futuro, le persone cercano di cambiare il mondo della politica dall’esterno, attraverso l’organizzazione di manifestazioni sociali e culturali“. A Hollywood, le celebrità in genere non rifuggono dalle dichiarazioni politiche, e di solito affermano pubblicamente chi appoggiano alle elezioni presidenziali. Gli artisti in Giappone, però, hanno storicamente taciuto su questioni controverse. Gonoi, esperto di manifestazioni nazionali e internazionali, dice che la minaccia di perdere il posto di lavoro garantito ha spinto la maggioranza dei commentatori a tenersi per sé le opinioni. Tuttavia, dal terremoto del marzo 2011 e dalla successiva catastrofe nucleare nella centrale nucleare di Fukushima,ciò è, almeno in una certa misura, cambiato. Sempre più persone prendono posizione contro le politiche del governo, in particolare artisti e musicisti, dice Gonoi. “Molte persone in Giappone avevano paura di fare dichiarazioni politiche perché ritenevano un tabù parlare contro le autorità o le discussioni politiche“, dice Gonoi. “Ora, però, vedono i loro artisti e musicisti preferiti parlare e si rendono conto che è un bene parlare di politica e criticare il governo“.

BN-JM401_Auslin_J_20150721121722Errori ripetuti
Il regista Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli, non è certo timido nell’esprimere preoccupazione sulla proposta di legge della sicurezza. “Quello che Abe cerca di fare è cambiare direzione di 180 gradi“, dice a The Japan Times. “Dice ogni sorta di assurdità ma alla fine, credo che tutto si riduca al fatto che cerchi di cambiare il Giappone da Paese che non può impegnarsi in una guerra in uno che può farlo, e senza rivedere la Costituzione“. Takahata, artista che da bambino sopravvisse a un raid aereo degli USA sulla Prefettura di Okayama, è il creatore di “Hotaru no Haka” (“Una tomba per le lucciole”), che racconta la storia di due fratelli che lottano per sopravvivere alla Seconda guerra mondiale. Il regista, però, dice che semplicemente ricordare alla gente le atrocità della guerra non ne impedisce un’altra. “Nessuno crede la seconda guerra mondiale sia stata una buona cosa, ma poi le opinioni si dividono“, dice Takahata. “Persone come Abe sostengono che il Giappone deve poter andare in guerra in modo da non subire mai di nuovo qualcosa di simile. Io, dall’altra parte, sono completamente contrario“. Il pluripremiato regista dice che la legge sulla sicurezza non è necessaria e sottolinea l’importanza dell’articolo 9, impedendo al Giappone di farsi coinvolgere in un’altra guerra. Insieme ad altri registi e attori quali Yoji Yamada, Takahata avverte il pubblico sulla china cui Abe trascina il Giappone. Il collettivo, che si chiama Eigajin Kyujo no Kai (cineasti per l’articolo 9), ha rilasciato una dichiarazione e raccolto più di 700 sostenitori, tra cui l’attrice Sayuri Yoshinaga, d’accordo che la legge sulla sicurezza “ovviamente limiti i nostri diritti umani fondamentali, la libertà di parola e di stampa“. “La cosa importante è evitare i pericoli associati (a guerra e terrorismo) a tutti i costi, e il modo migliore per garantirlo è sostenere l’articolo 9 e la diplomazia“, dice Takahata.

‘Fare la differenza’
Seifuku Kojo Iinkai (Comitato per migliorare le uniformi), un gruppo di idol di 10 ragazze che indossano uniformi scolastiche, ha criticato il governo negli ultimi mesi. Affrontando temi controversi come energia nucleare, difesa e capitalismo, il gruppo di certo non ha paura di dire ciò che pensa. A giugno, il gruppo fu preso di mira dal governo municipale di Yamato nella prefettura di Kanagawa per aver cantato canzoni che criticano Abe e il Partito Liberal Democratico, ad una manifestazione approvata dal comune. “L’elezione del Senato manca d’eccitazione”, cantavano nella parodia della canzone dello statunitense Stephen Foster Oh Susanna. “Le emittenti televisive non le rendono eccitanti/Ci sono troppi politici che mentono/il Partito Democratico Liberale è la radice di ogni male“. Il governo locale ha retroattivamente ritirato il suo sostegno. La diciottenne Yuria Saito e la 17enne Kana Kinashi sono ancora scioccate dalla reazione del partito di governo. “Non potevo credere quanto siano meschini i membri del LDP“, spiega Saito. “Criticare l’LDP non significa supportare una specifica organizzazione politica o altro. Con le nostre canzoni sottolineiamo ciò che pensiamo sia sbagliato del governo. Abbiamo cantato anche contro il Partito Democratico del Giappone“. Dopo l’evento, l’ufficio del gruppo è stato inondato di messaggi di odio e anche da minacce di morte. La società che gestisce il Seifuku Kojo Iinkai ha rafforzato la sicurezza e consultato la polizia, che ha accettato di aggiungere la sede ai pattugliamenti quotidiani. Le ragazze, però, rifiutano di farsi intimidire. “E’ vero che riceviamo messaggi da gruppi di destra, che dicono che siamo brutte e altri commenti sprezzanti. Naturalmente, ci addolora e siamo un po’ preoccupate per la nostra sicurezza“, afferma Kinashi. “Ma abbiamo anche ricevuto un grande sostegno dagli altri, e così vogliamo continuare a cantare per loro, così come per coloro che non sono ancora nati, preservando questo Paese meraviglioso e tranquillo“, Kinashi e Saito si sono unite al Seifuku Kojo Iinkai dopo i disastri del marzo 2011, ma il gruppo pop è attivo da più di 20 anni. Anche se Seifuku Kojo Iinkai fu fondato nel 1992 per migliorare la progettazione delle uniformi studentesse, si è anche concentrato su altre attività sociali, dalla protezione degli animali, alla lotta al fumo e al bullismo. Hiroyuki Takahashi, produttore del gruppo, dice che il gruppo è molto più attivo politicamente dal 1997, dopo un incidente con uno stalker. La donna al centro della vicenda chiese l’intervento della polizia, ma ne ignorò le preoccupazioni e fece commenti sprezzanti sul suo aspetto. In risposta, il gruppo partecipò a una petizione per adottare la legge anti-stalking. La prima legge anti-pedinamento del Paese fu promulgata nel 2000. Da allora, il gruppo ha registrato, secondo le stime, 1300 canzoni, molte delle quali di protesta. “Vogliamo che la gente prenda coscienza dei problemi e penso che la musica sia un buon modo per farlo”, dice Takahashi. “Di conseguenza, penso che possiamo fare la differenza. A poco a poco“.

Seifuku Kojo Iinkai

Seifuku Kojo Iinkai

Agitare
Seifuku Kojo Iinkai è ben lungi dall’essere l’unico gruppo musicale politicamente attivo. Southern All Stars ha pubblicato una decisa canzone contro la guerra dal titolo “Peace and Hi-Lite” nel 2013, mentre il gruppo di idol pop AKB48 ha pubblicato una canzone intitolata “Bokutachi wa Tatakawanai” (“Non combatteremo”) a maggio. Keisuke Kuwata, cantante dei Southern All Stars, è stato anche costretto a scusarsi all’inizio dell’anno dopo aver partecipato ad una serie di acrobazie prendendosi gioco di Abe, come indossare un paio di baffetti alla Adolf Hitler mentre cantava “Peace and Hi- Lite” al concorso canoro di fine anno della NHK “Kohaku Uta Gassen”. In televisione, lo schietto cantautore Tsuyoshi Nagabuchi ha detto che crede che il Giappone vada verso la guerra. “Sono sempre i nostri figli, i ragazzi che saranno il nostro futuro, che dovranno prendere le armi e andare in guerra“, ha detto Nagabuchi a un programma della Fuji TV di luglio. “E la vita verrà sacrificata. Voglio trasformare le armi in chitarre“. Il controverso artista Makoto Aida ha anche agitato la comunità culturale con un’installazione del 2014 dal titolo “Registrazione video di un uomo che si fa chiamare primo ministro del Giappone, e che fa un discorso a un’assemblea internazionale”. Anche se Aida nega qualsiasi beffa di Abe, lui stesso appare nel video vestito come il primo ministro, con il seguente discorso in inglese: “Abbiamo iniziato ad imitare altri Paesi potenti, abbiamo colonizzato le nazioni più deboli che ci circondano e iniziato guerre di aggressione. Ci furono molte persone che insultammo, ferimmo e uccidemmo.… Mi dispiace!!!!” L’installazione è uno dei numerosi pezzi che Aida ha incluso in una mostra dal titolo “Mostra d’arte per bambini. Di chi è questo posto?” al Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo, nel Koto Ward, in mostra fino al 12 ottobre. Il mese scorso, però, ha rivelato su Tumblr che il museo gli chiese di abbattere due display, tra cui l’installazione del video. L’artista non lo fece e il museo fece marcia indietro ai primi di agosto. L’installazione satirica con Aida che parla con esitante inglese di antiglobalismo e necessità di tagliare tutti i legami con altri Paesi, distruggendo gli aeroporti internazionali, i grandi aerei, nonché di scollegarsi da Internet. “L’uomo raffigurato nel video chiaramente sbaglia, tuttavia è difficile dire che lo sia completamente“, dice Aida. “L’installazione si concentra proprio su questo dilemma“. Mentre Aida dice che non è diretto ad Abe o al suo governo, osserva che vi sono alcune somiglianze. “Abe e questa persona (nel video) hanno punti di vista fondamentalmente diversi, ma credo che alcune convinzioni s’intreccino in modo contorto“, dice Aida. “Spero che questi aspetti del lavoro facciano pensare gli spettatori e riflettere il pubblico“. Le opere sono esposte al museo nel loro stato originale. Aida dice di aver spiegato il significato dell’esposizione ai dirigenti del museo e fu informato che i suoi pezzi sarebbero stati esposti come previsto. “Non conosco i dettagli della loro decisione“, ha detto, “ma sono sollevato“.
Gonoi dell’università di Takachiho dice che mentre l’LDP non è direttamente coinvolto nelle denunce contro gli artisti, le organizzazioni adottano un approccio prudente dopo aver visto il modo in cui il partito ha attaccato l’Asahi Shimbun lo scorso anno, dopo aver ripreso articoli pubblicati negli anni ’80 e ’90 sulla questione delle donne costrette a lavorare nei bordelli militari prima e durante la seconda guerra mondiale. “Penso che la libertà di espressione e di stampa stiano scomparendo“, dice Gonoi. “Tutto ciò che critica il governo o è doloroso per le orecchie del LDP, viene inquadrato come antigovernativo. Questa, tuttavia, non è democrazia“. Sarà difficile comunque per l’LDP ignorare le varie proteste nazionali contro la legge sulla sicurezza. Siti web come Abe-no.net sono saltate sul carro, aiutando celebrità, accademici, musicisti, giornalisti, legislatori e avvocati ad inviare messaggi per fermare il primo ministro una volta per tutte. Inoltre,ci sarà la grande della manifestazione che si terrà a Tokyo, domenica. Gli organizzatori chiedono a 100000 persone di circondare l’ufficio del primo ministro, mentre sono previste altre manifestazioni in 200 luoghi in tutta la nazione. “La gente teme che 70 anni dopo possa esserci la fine della pace e della prosperità del dopoguerra e di non potere vederne il 100° anniversario“, dice Gonoi. “I cittadini del Giappone si sono svegliati partecipando a un movimento democratico per farsi sentire da fuori le mura della dieta“.

people-hold-placards-andTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finisce in Vittoria

Kungurov, Fort Russ 15 agosto 2015
Dato che i media governativi usano in modo improprio il termine Vittoria (ad esempio, i continui rapporti sulla distruzione di decine di carri armati T-90, mai realmente visti nel Donbas), è diventata una barzelletta. L’articolo del noto blogger Kungurov spiega le ragioni reali dello scarso rendimento delle forze maidaniste nei primi mesi. Da segnalare che è stato scritto un anno fa, ad aprile-luglio 2014, quando il coinvolgimento russo era inesistente e coperto.0_93277_bc75f1f3_XXLGuardiamo alla guerra civile in Ucraina da posizioni distorte: qui ci sono i nostri (Pro-USA/Pro-Russia, scegliete), sono bravi ragazzi, la loro causa è giusta e quindi vincerà; i nemici (terroristi/neo-nazisti, scegliete) sono orchi e quindi destinati alla sconfitta, così tutti presto moriranno e bruceranno all’inferno. Ma in realtà vittoria o sconfitta sul campo di battaglia dipendono poco dall’ideologia e da cosa dice il presentatore in TV (tanto più che si può sempre capovolgere una terribile sconfitta in grande vittoria). Propongo quindi di guardare la situazione in modo imparziale, tenendo conto soltanto dei fattori militari ed economici. Se si guarda alla situazione superficialmente, le milizie del Donbas (separatisti) erano senza speranza: l’esercito governativo li superava 5-1 in blindati, 3-1 negli uomini e 10-1 in artiglieria, con l’enorme vantaggio della superiorità aerea (la milizia non aveva aerei). In termini operativi, c’erano due sacche di resistenza, Lugansk e Donetsk, tra cui non vi era alcun collegamento. Strutturalmente gli insorti, a differenza delle forze ATO, non avevano una struttura unificata di comando, riserve o un sistema di rifornimento. Allora la domanda sorge spontanea: come mai le forze governative non rasero al suolo le difese dei ribelli? Per rispondervi va considerata la situazione: quattro mesi prima le milizie erano equipaggiate con fucili da caccia e pistole rubate ai poliziotti. Non avevano artiglieria o blindati e di numero erano trascurabili. Tuttavia, le forze governative, con un vantaggio di 20-50 a 1 sulla carta, non colsero alcun successo tangibile. Sì, Kiev subì una sconfitta politica in primavera quando la Crimea fu abbandonata senza un colpo; i politici litigavano per occupare il potere e non si preoccupavano dei movimenti separatisti nel Donbas. Tuttavia, il problema poteva essere facilmente risolto con la forza, se l’Ucraina avesse avuto un esercito. Ma il nocciolo della questione è che a marzo-aprile 2014 Kiev non l’aveva. C’erano persone in uniforme, armi nei magazzini, carri armati arrugginiti nelle basi, aerei al suolo in file ordinate (alcuni anche splendidamente dipinti). Ma non c’erano forze armate in grado di svolgere compiti assegnatigli. In poche parole, non c’era assolutamente nessuno da inviare in battaglia e nulla con cui combattere. Mentre i soldati ebbero fucili e gli si mostrava come sparare (nel caso in cui non lo si sappia, i militari raramente vedono le armi in tempo di pace, e certamente non questi, e non sanno come usarle), mentre gli APC uscivano dagli hangar capaci, teoricamente, di essere guidati fino alla stazione ferroviaria, e mentre tende e munizioni venivano ricevute dai magazzini, tutto si svolgeva con grande confusione, caricandoli sui treni e inviandoli da qualche parte, perdendo irrimediabilmente tempo. Ma anche dopo l’arrivo nel teatro, queste migliaia di uomini armati in uniforme non erano un esercito ma una marmaglia disorganizzata simile alla milizia del Donbas, e in questa fase la superiorità numerica dell’esercito governativo non era un vantaggio, ma uno svantaggio. L’assioma degli affari militari dice: più truppe, più dannose sono le conseguenze della disorganizzazione. In realtà, non è necessario impegnarsi in battaglia con il nemico affinché le truppe perdano la capacità di combattere. Non dategli da mangiare per tre giorni, e l’esercito fugge, i soldati vagheranno in giro barattando armi per cibo e vestiti caldi. E così è accaduto, quindi nelle forze governative la diserzione è forse la ragione prima delle perdite di effettivi.
w3aBGB2xqpgPer la milizia tutto questo era molto più facile. Innanzitutto, il loro numero era molto piccolo, quindi poterono organizzarsi assai rapidamente. Pertanto, furono i separatisti che inizialmente presero l’iniziativa e bloccarono il nemico con agguati, e avendo il vantaggio data conoscenza del terreno e mobilità superiore. Sì, nonostante le truppe governative avessero un numero considerevole di corazzati e persino aerei, le milizie avevano una assai maggiore mobilità. Usavano veicoli civili, mentre i blindati del governo erano al meglio usati come postazioni fisse per mancanza di carburante, pezzi di ricambio, autisti e ordini. Beh, a volte avrebbero guidato i carri armati per i negozi del paese per comprare vodka. Un fattore importante era la presenza di comandanti incompetenti. L’esercito governativo aveva molti tizi in sovrappeso con grandi stelle sulle spalline e grandi barboni per esser stati seduti troppo a lungo, ma nessuno con competenze nella pianificazione militare. Non conta il fatto che l’esercito ucraino non abbia mai combattuto. In tempo di pace, gli esperti militari mantengono la forma professionale con addestramento al combattimento, manovre, esercitazioni dello Stato Maggiore e così via. L’esercito ucraino non ha mai svolto esercitazioni a livello di battaglione, e persino respinse le esercitazioni tattiche di compagnia per mancanza di fondi (va notato che l’esercito ucraino aveva più effettivi dell’esercito nigeriano, ma un budget molto più piccolo). L’addestramento al combattimento fu sostituito con compiacenti “esercitazioni in aula”. Beh, l’addestramento al combattimento fu sostituito da rapporti su come le esercitazioni in aula si erano svolte, mentre in realtà nessuno ci andava data la loro inutilità. Nella migliore delle ipotesi, furono effettuate per formalità. Quindi gli ufficiali dell’esercito non conoscevano le cose più elementari come leggere una mappa, utilizzare la radio, organizzare pattuglie, avamposti, interagire con altre unità e attività di supporto. Ovviamente condurre operazioni significative era proprio fuori questione. Naturalmente l’inutilità dei comandanti aumentò con l’anzianità e la carriera. Nei 23 anni dalla sparizione dell’Unione Sovietica, la generazione degli ufficiali sovietici che aveva esperienza sparì quasi completamente. I generali di oggi erano giovani tenenti durante la perestrojka. Mentre salivano la vetta dimenticarono completamente ciò che gli fu insegnato nelle accademie militari sovietiche, e nuove competenze non furono acquisite per le suddette ragioni.
1924369 La milizie del Donbas furono anche molto fortunate, dato che comandanti come Igor Girkin/Strelkov (che combatté in Transnistria, Serbia e in Cecenia) avevano più esperienza dell’intero Stato Maggiore ucraino. Un altro uomo al posto giusto era l’ex-Tenente-Colonnello dell’Esercito russo Igor Bezler (“Bes“), trasferitosi in Ucraina dieci anni prima, così come Aleksej Khodakovskij (ex-comandante della squadra SWAT di Donetsk). Un ruolo fondamentale fu svolto dai volontari russi, molti veterani della guerra in Cecenia. Infine, tra i miliziani locali vi era una percentuale molto elevata di 50enni, e anche più, che avevano esperienza in combattimento nella guerra in Afghanistan. Così alle fasi iniziali del confronto armato le forze delle milizie volontarie, sotto il comando di comandanti esperti, non solo inflissero sconfitte morali, ma anche rifornirono notevolmente i loro arsenali con attrezzature e armi catturate. Parlo dello stallo a Slavjansk nell’aprile-luglio 2014. Naturalmente, la propaganda del governo di Kiev strillava disperatamente di colonne di carri armati russi in aiuto dei separatisti e orde di mercenari di GRU e FSB che insieme a bande di teppisti ceceni, ogni giorno attraversano il confine a migliaia ingrossando i ranghi dei terroristi, ma sul serio tale diarrea verbale non va per nulla considerata. Fino a maggio 2014 il confine era generalmente controllato delle guardie di frontiera governative. Il numero di volontari russi che combatteva nel Donbas era stimato a circa 500 persone in totale, un battaglione secondo gli standard militari. Kiev fece l’errore enorme di decidere di combattere l’insurrezione senza un esercito efficiente. Di conseguenza, l’esercito inetto fu la principale fonte di armi e munizioni dei ribelli. Beh, qualcosa naturalmente fu preso dai magazzini e dalle unità militari di stanza nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma quelle armi, francamente, non erano moderne. Tuttavia, anche le carabine SKS progettate nel 1944 trovarono buon uso (da immagini e filmati, sembra che un terzo di miliziani ne siano armati, dei fucili a tiro lento ma accurati e affidabili). E i fucili anticarro PTR, dichiarati obsoleti nella seconda guerra mondiale, in effetti inutili contro i carri armati, perforano però i blindati leggeri abbastanza facilmente. Perciò, nel conflitto s’è visto lo stesso schema: numeri, formazione e attrezzature della milizia aumentavano rapidamente, mentre l’efficienza delle forze governative diminuiva. Frenetici tentativi di aumentare il numero di truppe ATO (ATO = Operazione antiterrorismo, dato che il governo di Kiev non può chiamarla “guerra” o non avrà prestiti dal FMI necessari per continuarla) causarono maggiore inefficienza per le ragioni suddette, i rinforzi, forzatamente instradati, giunsero a un esercito incompetente e demoralizzato, aumentandone il caos. Le forze maidaniste urlarono al “tradimento del quartier generale”, ma è una tradizione vecchia, è facile spiegare codardia e stupidità come tradimento. Le unità quadro che potevano divenire la spina dorsale dell’esercito furono inviate all’offensiva, venendo circondate e distrutte. La maggior di coloro che sfuggirono all’accerchiamento finirono negli ospedali psichiatrici, proprio adatti considerando ciò che passarono. “Riservisti” 40enni e militari di leva 20enni inviati a rinforzare unità decimati erano più scarsi di coloro che sostituivano. Pensateci un secondo, le forze di autodifesa del Donbas che iniziarono quattro mesi prima con blocchi stradali goffi, piccole imboscate e raid notturni, ora contestavano il campo a un esercito regolare, organizzavano accerchiamenti, mantenevano capisaldi e tagliavano le comunicazioni nemiche contrattaccando con gruppi corazzati! Almeno la metà dei velivoli da combattimento del governo fu distrutta. La dinamica di ciò non era buona per le forze ATO. Sì, la maggior parte del territorio di RPD e RPL è controllata dalle forze governative, ma dal punto di vista militare ciò comporta solo problemi. In primo luogo, si allungano le linee di rifornimento in territorio nemico, e mentre le forze disponibili sono legate alla prima linea, i sabotatori della milizie attaccano obiettivi militari nelle regioni di Zaporozhe e Kharkov. In secondo luogo, spingendo gli insorti in una piccola area se ne aumenta la densità creando un fronte continuo. E se le vostre truppe non hanno lo stomaco per combattere a piedi, incontrare grosse formazioni nemiche ovunque è una brutta cosa, ovviamente! Entro gli archi autostradali che attraversano Donetsk e Lugansk, le milizie manovrarono molto più velocemente delle forze che si opponevano dall’esterno. Perciò, il governo tentava di prendere una qualsiasi città lungo questa linea, venendo però impedito da contrattacchi tempestivi ed efficaci. Il governo poteva muovere più rapidamente le forze, per esempio, da Debaltsevo ad Amvrosevka per salvare le forze circondate a sud, ma si trattava di un percorso lungo e difficile da rifornire, e da quando la prima linea fu creata, divenne impossibile anche dal punto di vista propagandistico. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo se Strelkov rispuntava riprendendosi Slavjansk, sarebbe stato un colpo enorme. Così il comando ucraino non aiutò le forze accerchiate, non perché fosse crudele e spietato, ma perché le operazioni di soccorso avrebbero comportato una sconfitta ancora più terribile. Nel frattempo, mentre le forze accerchiate venivano lentamente polverizzate, si coagulavano le notevoli forze della milizia, permettendo alle truppe governative di fare piccoli progressi altrove, trasformandoli in vittorie propagandistiche.
10518681Dal punto di vista operativo, invece di espellere la milizia da zone periferiche sarebbe stato molto più efficace circondare le sacche di resistenza e distruggerle una per una. A dire il vero, è così che l’esercito russo agì in Cecenia bloccando gruppi di separatisti e distruggendoli accerchiandoli. Se fossero stati stupidamente scacciati in montagna, la guerra nel Caucaso probabilmente si trascinerebbe ancora. Ma l’esercito Kiev non poté svolgere una cooperazione anche tattica sul campo di battaglia, tanto meno risolvere correttamente i problemi operativi. Le forze governative lasciarono che gli uomini di Strelkov violassero l’accerchiamento di Slavjansk praticamente incontrastati, e idioti gioirono con una bandiera blu-gialla sul municipio, ma dal punto di vista operativo fu una sconfitta. Fu dopo che gli uomini di Strelkov si trasferirono a Donetsk, unendosi ai gruppi armati locali, che la RPD iniziò la guerra mobile a cui l’esercito governativo era totalmente impreparato, portando ad una serie di disastri come la distruzione di quattro brigate al confine meridionale. Le forze governative non riuscirono a distruggere la forza di Slavjansk con una superiorità numerica di 10-1. Cosa possono sperare ora, quando l’equilibrio delle forze è passato a 3-1?
Il vecchio detto militare dice che la vittoria non va a chi combatte bene, ma a chi combatte meglio. Uno dei miei amici, colonnello e capo del Dipartimento di Tattica di un’accademia militare, l’ha riformulato così: la cosa più importante è essere meno fesso del nemico. Per lui, persona che ha vissuto la guerra, la stupidità è un fattore strategico. La stupidità degli strateghi ucraini è probabilmente senza precedenti nella storia. Se tatticamente i soldati filogovernativi agiscono maldestramente, e operativamente in modo dilettantesco, strategicamente le loro azioni sono assolutamente folli, ne parleremo più avanti…14deb825e2ffTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin lungimirante su Donbas e Ucraina

L’analista russo Ishenko respinge le accuse che Putin stia vendendo il Donbas, invece guida un gioco lungimirante
Rostislav Ishenko Russia Insider 15 luglio 2015ukraine-putin-mural_0Annibale portò Roma sull’orlo della sconfitta durante la seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine marciò in Italia come se fosse il proprio cortile di casa. Tuttavia, alla fine, Publio Cornelio Scipione Africano, il Vecchio, poté spostare il teatro delle operazioni in Africa, distruggere gli eserciti di Cartagine, sconfiggere l’invincibile Annibale e imporre la pace nei termini di Roma. Il vincitore effettivo di Annibale non fu il brillante tattico Scipione, ma il profondo stratega e politico eccezionale Fabio Massimo Cunctator. I romani lo elessero console e addirittura dittatore durante la guerra. Fabio Massimo rimase un influente politico anche quando non esercitava il potere ufficialmente. La sua autorità personale fu rafforzata con l’elezione al Pontificio Collegio e al Senato dei Principi. I suoi protetti e familiari diventarono consoli, mentre sacrificò gli avversari “non favoriti” e i risultati delle elezioni vennero cancellati in diverse occasioni. Quale fu la strategia di Fabio Massimo? La giusta scelta del metodo di lotta contro Annibale. L’esercito di Cartagine era fondamentalmente diverso da quello di Roma. L’esercito romano era composto di cittadini (reclute, militari di leva), mentre quello cartaginese da mercenari. Nelle mani di un comandante di talento come Annibale, l’esercito fu uno strumento potente. I romani subirono una sconfitta catastrofica dopo l’altra, nei primi anni della guerra. Annibale sapeva aumentare le sue forze, non solo grazie alla bellicose tribù galliche della valle del Po, ma anche portandosi con sé gli alleati di Roma nel centro e sud Italia. Perciò ogni sconfitta di Roma non solo comportava la perdita di un esercito, cosa già abbastanza dolorosa (Cartagine perse i cittadini-mercenari di qualcun altro, mentre Roma i propri), ma anche per la perdita di altri alleati. Quindi Fabio Massimo prese l’unica decisione corretta, Annibale andava privato della possibilità di avere altre vittorie con l’esercito. Roma doveva contrastare le manovre di Annibale con la sua presenza distruggendo distaccamenti locali, sostenendo gli alleati leali e, quando possibile, punire i traditori, ma evitare uno scontro generale. In un’occasione, i consoli del 216 a.C. decisero di abbandonare questa strategia e organizzarono un’offensiva contro le posizioni di Annibale a Canne. La catastrofe che seguì fu di tale portata che la successiva sconfitta del genere si ebbe solo al culmine della potenza quando l’imperatore Valente morì alla testa della sua fanteria a Adrianopoli, nel 378 d.C. Roma trattenne Annibale per un intero decennio aderendo alla strategia di Fabio Massimo. Solo allora le vittorie di Scipione l’Africano furono possibili. Tuttavia, anche in questo caso il Cunctator era contro la ripresa delle operazioni attive credendo che potesse finire Annibale e Cartagine, senza eccessive perdite di vite, soprattutto con l’esercito mercenario che si indeboliva e disintegrava per mancanza di grandi vittorie, mentre la situazione al fronte peggiorava il conflitto tra Annibale e Cartagine crebbe. Una battaglia comporta sempre del rischio, dopo tutto.
Oggi vediamo la Russia adottare una strategia identica nel conflitto con gli Stati Uniti. Questa strategia non è nata oggi ed ha permesso allo Stato di sopravvivere dopo i devastanti anni ’90 e recuperare forza sufficiente per sfidare Washington. Fu così che, fino al riuscito ritorno della Crimea e allo spargimento di sangue in Donbas, le masse nemmeno notarono che Stati Uniti e Russia hanno molte differenze inconciliabili e che si muovono verso un conflitto aperto, e sia nell’interesse della Russia ritardarlo il più a lungo possibile. Inoltre, durante questo tempo guadagnato gli USA si sono indeboliti sprecando forze in varie conflitti locali nel mondo. La Russia nel frattempo si rafforzava cambiando élite (in modo tale da non disturbare la situazione politica interna), rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia, riarmando i militari, restaurando vecchie alleanze e reclutando nuovi alleati. In generale, la Russia cambia deliberatamente i rapporti di forza da molto tempo, e continua a farlo oggi quando lo scontro con Washington è una realtà. Tuttavia, l’assenza del trionfante ritorno della Crimea e di parate militari nelle città liberate dai nazisti, e il sangue che scorre nel Donbas, permettono a vari speculatori politici, così come a romantici immaturi, di piagnucolare continuamente su “Putin che teme d’irritare gli Stati Uniti”, “Surkov consegna di nuovo il Donbas all’Ucraina”, e il solito “hanno tradito tutti”. Bene, Putin è il capo dello Stato e Surkov segue la situazione in Ucraina. Per valutare i risultati del loro lavoro non vanno sentiti solo i detrattori. Il problema sta nel fatto che né Putin né Surkov si sono messi a discutere pubblicamente con i teorici del “tradimento”. Da un lato è giusto fare così, perché una volta che un politico discute con un emarginato politico, ne alza il livello, aumentandone l’importanza e assicurandogli nuovi alleati. D’altra parte, l’assenza di una risposta immediata ad accuse isteriche scoraggia parte della società (coloro che non sono abituati a pensare da soli), coloro che non riescono a valutare la situazione se non adottando la prima spiegazione plausibile, un approccio sbagliato perché parte della società (piccola, ma anche politicamente attiva e patriottica) si prende dei caporioni immeritevoli e si muove nella direzione sbagliata, rendendo più difficile allo Stato raggiungere l’obiettivo che quella parte della società in realtà vuole vedere raggiunto. Dato che i media statali russi non si sono distinti per la loro iniziativa e non possono reagire a nuovi problemi senza indicazioni dall’alto, cercheremo di valutare in modo indipendente, sulla base di fatti noti, se le affermazioni secondo cui la politica di Putin-Surkov in Ucraina sie inefficace, siano vere. Inizieremo col dire che, dal mio punto di vista, accusare Vladimir Vladimirovich e Vladislav Jurevich di tentare di concludere una pace a qualsiasi prezzo e di disponibilità a “consegnare il Donbas di nuovo all’Ucraina” è per lo meno una distorsione dei fatti e al massimo una netta bugia. Oggi, anche secondo i teorici del tradimento, la milizia dispone di ben 55-6mila effettivi addestrati. Un anno fa aveva solo15mila partigiani in distaccamenti sparsi, ed è quasi imbarazzante chiedersi chi abbia creato questo esercito?
L’attività economica nel Donbas riprende, alcune imprese industriali sono riattivate e le banche lavorano, il bilancio ha i soldi per pagare stipendi e pensioni e, per quanto strano possa sembrare, l’80% della valuta è in rubli russi. Gli studenti seguono a studiare permettendosi di entrare non solo nelle università locali, ma anche russe. Gli studenti prendono i diplomi che gli permettono di entrare nelle università russe. Un anno fa ciò era un grosso problema. Il bombardamento di Donetsk non era nemmeno iniziato, in quel momento, e i bambini già non potevano ricevere i documenti attestanti i loro titoli, non li avevano e l’Ucraina non se ne interessava. Solo ora il problema è stato risolto, e così sono molti altri. La leadership delle repubbliche è legittimata non solo dalle elezioni, ma anche in parte dal diritto internazionale. Indipendentemente da tutte le nostre idee su “amici e partner” a Minsk 2, Plotnitskij e Zakharchenko sono stati riconosciuti autorità politiche non solo da Kiev ma anche da Berlino e Parigi, dato che garantiscono la firma dei documenti che regolano la situazione. L’OSCE ha contatti ufficiali con le autorità di Donetsk e Lugansk, che gradualmente si affermano come attori internazionali. Ancora una volta, è quasi imbarazzante chiedersi se Putin ordina Surkov, che a sua volta ordina Zakharchenko e Plotnitskij, perché Putin e Surkov armano e addestrano un esercito e creano istituzioni governative, facilitandone anche la crescita dei contatti economici con la Russia, in territori che vorrebbero cedere. E se Putin non da ordini a Surkov, e Surkov non ha alcuna influenza su Zakharchenko e Plotnitskij, e tutto ciò che oggi esiste nel Donbas è apparso grazie ai rapporti della milizia con l’anziano Khottabich, allora è costui che deve rispondere alle domande su Minsk, offensive, bombardamenti e tutto il resto.
Al fine di verificare la correttezza delle mie riflessioni, c’è un altro metodo disponibile, vedere ciò che il nemico dice di tutto questo. Ho già scritto che il termine “propaganda di Surkov” è apparso tra i liberal-traditori di destra dopo una delle loro visite all’ambasciata statunitense, molto tempo fa, forse qualcosa è cambiato da allora? No. Non è cambiato nulla. Kiev accusa Surkov di organizzare personalmente l’uccisione dei centoneri e allo stesso tempo accusa Putin di aver spinto Janukovich a sparare su Majdan. Pertanto Kiev, pur senza prove, continua ad accusare Putin e Surkov di attuare piani aggressivi in Ucraina, ciò tra la fine del 2013 e l’inizio 2014. Forse coloro che dicono che Putin volesse annettersi la Novorossia (o la totalità del Donbas), temevano di aver ragione. Inoltre non è vero, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e de-facto reggente dello Stato ucraino, ha detto in un’intervista a Forbes del 3 luglio 2015 quanto segue: “Contrariamente alle intenzioni del Cremlino, l’Ucraina ha mantenuto l’unità e i piani di Surkov per suscitare una fratture nel Paese e provocare la guerra civile in tutta la Ucraina sono completamente falliti”. Il tempo ci dirà quanto sia nel giusto l’ambasciatore (come Obama sull'”economia russa ridotta a brandelli”), ma anche ora, nel luglio 2015, gli Stati Uniti sono certi che Putin (Cremlino) e Surkov attuino “un piano per scatenare la guerra civile in tutta l’Ucraina”. Esclusa la numerosa leadership russa, questi due provocano la peggiore irritazione di Washington. Non c’è da meravigliarsi che i liberali russi riecheggino Washington. E’ un miracolo che al coro si siano unite persone che si definiscono patrioti russi.
Ogni volta che i romani cercarono di derogare ai principi strategici stabiliti da Fabio Massimo Cunctator e cercato di sconfiggere eroicamente sul campo di battaglia i cartaginesi, Annibale li sconfisse. Alla fine i romani compresero che la strategia del Cunctator, anche se incomprensibile, era vincente e smisero di fare tentativi. La guerra contro il Donbas prosegue. Nessuno la sta per finire. Il Cremlino ha intenzione di vincere e non solo nel Donbas. Il nemico è forte, intelligente e non è vincolato da regole. Il desiderio di rompersi il collo gettandosi nello scontro frontale può sembrare nobile, ma è una cosa rischiare se stessi, altra mettere a rischio un Paese. Se un soldato vuole combattere, può andare nel Donbas e morirvi. Ad esempio, il colonnello-generale Werner von Fritsch che dispiacque a Hitler e fu rimosso dal comando, partecipò alla campagna polacca del 1939 alla testa del 21.mo Reggimento d’Artiglieria e morì a Varsavia il 22 settembre. Tuttavia, un politico non ha il diritto di mettere a rischio il Paese per un bel gesto.pro-russian_activists_declare_donetsk_republicTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda di Surkov

Rostislav Ishenko Fort Russ 16 giugno 2015

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

In realtà, il secondo articolo avrebbe dovuto essere chiamato “Da Slavyansk a Minsk”, ma sarà il terzo perché il primo articolo (“Militaristi contro operatori di pace”) ha causato grande agitazione per i miei sentimenti personali su Strelkov, non una ragione sufficiente per dedicarvi un articolo. Non era necessario neanche menzionare Strelkov esaminando i concorrenti concetti di risoluzione del conflitto nel Donbas, e non sarei tornato sul tema. Non mi piace scrivere di persone che non mi piacciono. Dopo tutto, un testo su chiunque è solo altra PR. Ma quando due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo ho ricevuto telefonate da tre blogger noti e importanti che sostenevano all’unanimità di essere estremamente preoccupati per la retorica di Strelkov, e soprattutto di avere un notevole supporto nei circoli patriottici (anche se più che dimezzato nell’ultimo anno), pensai che forse avrei dovuto dire di più. Vale la pena scriverne perché se non avessi scritto l’articolo, non avrei saputo che Strelkov li preoccupa, il che significa che la gente ha semplicemente paura di esprimere la propria opinione su tale persona. Non scrivono nulla di lui, né bene, né male, semplicemente l’ignorano. Hanno paura di essere accusati di diffondere “propaganda di Surkov”, pagata con il suo denaro. Beh, io non ho paura. Le continue isteriche informazioni sono una delle ragioni del mio atteggiamento negativo verso Strelkov e il gruppo di propagandisti che lo segue. Se la discussione con gli avversari s’è ridotta ad accuse generiche e calunnie isteriche, significa che la squadra è estremamente poco professionale e si occupa solo dell’informazione. Isterie e accuse vengono diffuse quando, e solo quando, si è a corto di argomenti a sostegno della propria posizione. Una delle persone che lavora con la squadra di Strelkov è l’eccezionale professionista della guerra d’informazione Boris Rozhin (del blog Colonnel Cassad), il cui potenziale praticamente non viene utilizzato se non se ne seguono i toni. Perciò Strelkov, apparso come icona dell’opposizione patriottica alle autorità, ha perso metà dell’approvazione tra il pubblico da più di un anno (mentre il suo gradimento resta ancora piuttosto alto, non si può più parlare di posizione dominante). Sono sicuro che se Rozhin puntasse alla leadership, e non Strelkov, osserveremmo che la tendenza costante all’isteria anti-Surkov ormai comica (dato che nessuno ha “abbandonato” il Donbas, piuttosto al contrario le repubbliche si sono rafforzate), verrebbe sostituita da ben intenzionata e ben argomentata propaganda. Per inciso, il fatto stesso dell’attacco a Surkov organizzato da Strelkov, continuato dalla sua squadra, è un aspetto negativo per me. Posso senza esitazione dire che se dovessi scegliere se lavorare con Strelkov o con Surkov, sceglierei il secondo, e non per denaro. Tutti pagano. Le persone che fanno i PR di Strelkov non vivono di Spirito Santo. Tanto più che i ruoli attivi in quella squadra sono di individui che non si svegliano la mattina per la libertà, e che ormai hanno alti stipendi.
Ecco il mio ragionamento. Mi ricordo tre (forse ce ne sono altri, ma non ne sono a conoscenza) problemi di fondamentale importanza per il Paese e che Putin ha incaricato Surkov di affrontare. Soppressione delle operazioni dell’informazione dell’opposizione del “nastro bianco” tra 2005 e 2013, quando rappresentava un pericolo reale e non era, come oggi, una banda di emarginati patetici a cui solo i poltroni badano. Tra l’altro, molti degli attuali “patrioti” allora indossavano sfacciatamente nastri bianchi. Poi ci fu l’Abkhazia, dove era necessario risolvere rapidamente il conflitto intra-elite per privare gli Stati Uniti della capacità di giocare sui conflitti locali. E quindi l’Ucraina. Inoltre Surkov ebbe la missione quando la crisi cominciava a trasformarsi in guerra civile. Dato che Putin l’incarica costantemente di affrontare le crisi, posso trarre due conclusioni:
Il Presidente si fida di lui. I Compiti assegnatigli sono svolti bene, il che significa in modo professionale (altrimenti sarebbe stato sostituito molto tempo fa). Un’altra osservazione. I termini “propaganda di Surkov” e “denaro di Surkov” (felicemente e attivamente sparsi dagli strelkoviti) sono apparsi qualche anno fa, quando la televisione russa riprese diversi alti oppositori ricevere istruzioni dall’ambasciata degli Stati Uniti. Non sapevano nulla di “propaganda di Surkov” prima di andarci, ma quando ne uscirono sapevano già tutto. Dato che gli Stati Uniti sono il nostro nemico, se a loro non piace la “propaganda di Surkov” vuol dire che Surkov agisce correttamente. Non so come sia Surkov come persona, ma la sua attività politica (almeno quella che vedo) non mi causa problemi. Viene costantemente accusato di certi scopi segreti, ma le prove sono “tutti sanno” e il varietà “Strelkov l’ha detto”.
Igor_Strelkov_-_EDM_August_15__2014 E chi è questo Strelkov a cui dovrei credere sulla parola? Non è una domanda retorica. Già nell’aprile 2014 fui inorridito da un individuo che, pubblicamente e con telecamere presenti, si presentò come “colonnello del FSB” che organizzava la rivolta armata in Ucraina. Un agente dei servizi speciali che svolge una missione segreta in territorio straniero non può abbandonare la sua copertura. Le “persone istruite” sorridono alla domanda “chi sei?”, o al massimo rispondono che sono milizie locali che acquistano armi e attrezzature da “Caccia e Pesca” nel negozio locale (e questi sono soldati semplici, e non “colonnelli del FSB”). È possibile trovare una descrizione dettagliata di come lui e altri 52 “decisero” che il Donbas apparisse come la Crimea su internet. Voglio solo puntare la vostra attenzione su un fatto, un individuo che si definisce “colonnello dell’FSB” ammette di essere sul territorio di un altro Paese per organizzarvi una rivolta armata ed anche di giustiziare cittadini di un altro Paese per “saccheggio”. Oltre a questo il “monarchico ortodosso”, affermò di aver ucciso persone in base al “Decreto del Comitato di Difesa del 22 giugno 1941 adottato dai tribunali militari”. In altre parole, citava un atto giuridico da tempo finito di uno Stato comunista (URSS) che aveva cessato di esistere un quarto di secolo fa e che egli, “monarchico ortodosso” ed estimatore del movimento dei bianchi, non dovrebbe ritenere legittimo. Non sa nemmeno essere sarcastico, semplicemente non capisce cosa e come viene percepito. Tutto sommato, è abbastanza per farti convocare perfino a L’Aia. Quindi non rimasi sorpreso quando vidi su Wikipedia informazioni sul suo più modesto rango. Come ho già scritto, non ero tanto sorpreso da questo assai giovane ex-colonnello dell’FSB, ma piuttosto dal suo comportamento assolutamente inadeguato per un agente dei servizi speciali. Inoltre, il colonnello non aveva commilitoni con cui condividere i ricordi della brillante carriera. Mi piacerebbe sapere se i giornalisti che hanno già cercato hanno trovato nulla? Basta che non si venga a dire che l’FSB ha posto un blocco. La sola conferma del suo presunto servizio nella apparato centrale dell’FSB è l’intervista con il “Generale Gennadij Kazantsev”, estremamente sospetta e che sembra un pessimo falso. L’autore dell’intervista rileva modestamente che Kazantsev non è un vero e proprio cognome, ma il vero cognome è noto a lui. Allora, perché nasconderlo? Ci sono dettagli sufficienti nell’intervista nell’ufficio dello Stato maggiore del FSB per capire istantaneamente chi guidava il direttorato e quando. Inoltre, l’intervista reca la foto di una persona, descritta raffigurante il generale da giovane in Afghanistan. Così è possibile pubblicare la foto, ma non farne il nome? Inoltre, come pseudonimo hanno preso il cognome del vero Generale Viktor Kazantsev divenuto noto nel corso della guerra cecena. E la storia di come Strelkov fu accettato nel FSB è una soap opera per casalinghe. Un paio di colonnelli del FSB sorvegliavano potenziali terroristi monarchici (perché due colonnelli del FSB non hanno niente di meglio da fare) e inciamparono sull’intellettuale Strelkov che li impressionò così tanto che subito l’accolsero nel FSB, anche se ciò sarebbe illegale. C’è un’altra incoerenza nelle date: diverse versioni della biografia di Strelkov indicano che iniziò il servizio nel FSB nel 1993 o 1998, ma il “Generale Kazantsev” “ricorda” il 1995. Ma nel 1998-2000 pubblicò due articoli su Zavtra, e nel 2011 fu corrispondente freelance di ANNA News. Un’occupazione piuttosto difficile per un ufficiale del FSB dalla carriera di successo. Naturalmente chiunque può modificare Wikipedia in modo che i dati possano essere sbagliati. Ma anche la squadra di Strelkov può modificare Wikipedia. Per di più, dato che Strelkov è un personaggio pubblico, la sua biografia finemente sintonizzata avrebbe dovuto essere preparata da una squadra e messa su internet, in modo che Wikipedia possa essere corretta nel caso sbagliasse. I colleghi del servizio di Strelkov (almeno quelli in pensione) avrebbero rilasciato interviste di continuo. Fotografie in uniforme e con compagni della Direzione sarebbero state pubblicate. O forse qualcuno pensa che gli ufficiali dell’FSB non si facciano foto? In altre parole, non vi è nulla. Un’oscura biografia di chi commuta un paio di guerre altrui, come quella in Jugoslavia, per far sembrare di avervi servito. Quando non c’era una guerra di suo gradimento, s’impegnava in rievocazioni storiche. Con tutto ciò, sembra una persona molto difficile. Riuscì a insediarsi con la maggior parte dei suoi colleghi e collaboratori nel Donbas. Compreso il vecchio amico Borodaj.
Le due cose che non mi piacciono nelle persone in generale e nei politici, in particolare, sono l’assenza di professionalità e la disonestà. Quando un personaggio oscuro con una biografia poco chiara appare dal nulla e inizia a dare a Stati Uniti e Kiev la “prova” dell'”invasione russa” sotto forma di “resistenza organizza da un Colonnello del FSB”, e poi dedica tutta la carriera politica ad attacchi infondati ai funzionari del Cremlino che gestiscono la crisi in Ucraina (e in realtà anche se Strelkov non lo dice apertamente, attacca il Cremlino, Putin, la sua politica interna dei compromessi nazionali, così come la cauta ma altamente efficace politica estera), devo pormi una domanda: ciò avvantaggia gli interessi nazionali della Russia? Anche l’isteria anti-Cremlino è accompagnata da un ipocrita biasimo sulla “morte della popolazione del Donbas”, perché l’uomo che dice “ho avviato la guerra” non ha il diritto di fingere preoccupazione per le vittime della guerra che ha iniziato. Era esattamente ciò che gli Stati Uniti volevano, trascinare la Russia in un conflitto e avere la prova della sua aggressione. Eccolo un “colonnello del FSB ” che “su ordine di Putin” ha iniziato la guerra. Tutto ciò è stato fatto per inviare l’esercito in Ucraina. Noi non sappiamo se Mosca prevedesse d’inviare l’esercito in Ucraina. Ci sono due versioni:
1. I piani per l’invio dei militari esistevano, ma furono abbandonati per una serie di circostanze (internazionali, economiche, militari). Se è così, allora le attività di Strelkov introdussero un elemento d’incertezza (in quanto non era chiaro cosa succedeva e chi aveva iniziato), che potrebbe essere stato uno dei tanti argomenti contro l’invasione (non il principale, ma sicuramente uno).
2. L’azione fu inizialmente un bluff. Tale scenario mi sembra più probabile, perché Putin non fa ciò che ci si aspetta da lui. Nessuno si aspettava la “gente educata” in Crimea, ma arrivò. Dopo, tutti erano certi che l’esercito russo avrebbe preso il Donbas in qualsiasi momento. Ufficialmente non c’è ancora. Tuttavia, era un bluff e la Russia decise di avere l’Ucraina senza guerra, poi le azioni di Strelkov costrinsero il Cremlino a correggere al volo la propria strategia.
Ma non importa lo scenario, le azioni di Strelkov non aiutarono la leadership della Russia ad attuare i propri piani. E per inciso, la legge dà alla leadership russa il diritto di chiedere a Strelkov perché ha fatto ciò che ha fatto (ma non gli conveniente farne una vittima del regime), e la leadership russa non deve spiegarsi a lui. L’aiuto della Russia è cresciuto ed è diventato pubblico mentre la leadership delle repubbliche passava da cittadini russi a funzionari locali. Poiché i locali sono gli insorti, e se l’insorto principale è un “colonnello del FSB”, lui è l’invasore di cui l’intera comunità internazionale si preoccupa. E il Paese in nome del quale opera deve o sconfessarlo o accettare la responsabilità di un’aggressione non provocata. Entrambe le opzioni erano dannose per la Russia. E il “colonnello” si prende il merito del fatto che, quando gli fu chiesto di lasciare il Donbas, si dimise rapidamente. L’intera storia del richiamo di Strelkov rivela l’umanità delle autorità russe. Gli Stati Uniti avrebbero semplicemente inviato un assassino (molte persone muoiono in guerra, dopo tutto), oppure gli avrebbe dato il trattamento dato a Noriega per narcotraffico, ma la Russia semplicemente lo convinse ad andarsene in vacanza. In parallelo, il mosaico di milizie divenne un esercito regolare, e l’autorità dei comandanti sul campo “fu sostituita da un’amministrazione regolare. Questo è di notevole importanza, perché è facile entusiasmarsi per l'”eroe nazionale” che combatte da qualche parte fin quando si ha un’amministrazione normale ed efficace. Ma vivere sotto l’autorità di un comandante sul campo è un dubbio privilegio. Non opera in conformità alla legge, ma della giustizia. Ma ognuno di noi ha una versione diversa di giustizia. Era occupato a combattere la guerra e la popolazione civile (soprattutto se non può far avanzare il suo esercito, ma al contrario, richiede risorse) è semplice zavorra. In altre parole, possiamo discernere la posizione della Russia volte a garantire che le autorità di RPD/RPL passasse ai dirigenti locali, stabilendo l’ordine locale dell’amministrazione civile e militare, sostituendo l’anarchia con un governo normale con cui poter lavorare anche a livello internazionale. Questi obiettivi sono stati perseguiti in parte con distribuzione e ridistribuzione di aiuti in base a fedeltà e flessibilità di questo o quel comandante. E’ logico che chi riceve l’assistenza debba rispettare gli interessi. Flessibilità non è un peccato mortale, ma piuttosto un valore che permette di pianificare le operazioni di combattimento.

Conclusioni:
1. Non credo che solo Strelkov abbia iniziato la guerra (anche se fu importante).
2. Non credo che Strelkov abbia impedito a Putin d’inviare l’esercito, ma aggiunse incertezza e le sue azioni nel Donbas furono una provocazione destinata a costringere la Russia a fare una scelta: o inviare i militari e indebolire notevolmente la sua posizione nel confronto con gli Stati Uniti, o rifiutare d”inviare i militari e indebolirne il prestigio interno.
3. Non credo che Strelkov abbia capito ciò che faceva, sono sicuro che è stato usato. Non dagli Stati Uniti (anche se hanno beneficiato delle sue azioni fino ad oggi). Fu usato dallo spettro politico russo che intende radicalizzare politica interna ed estera ed è disposto a rischiare di fratturare la società russa (cancellando il consenso nazionale), mentre affronta gli Stati Uniti. Questa è una politica altamente avventurista e Putin non lo è. In generale, la mia valutazione di Strelkov è che sia molto ambizioso ma piuttosto limitato, facendone un facile strumento. Fu molto fortunato a non morire in Jugoslavia o Transnistria, riuscì a fuggire da Slavjansk, e non solo è libero, ma fa politica. È un politico, anche se finora senza alcuna base. Qui finisce la nostra storia su Strelkov. Come ho già detto, non è essenziale per le ulteriori analisi del problema, un problema veramente grande e interessante.

Vladislav Surkov

Vladislav Surkov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.991 follower