Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La propaganda di Surkov

Rostislav Ishenko Fort Russ 16 giugno 2015

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

Vladislav Surkov e Valdimir Putin

In realtà, il secondo articolo avrebbe dovuto essere chiamato “Da Slavyansk a Minsk”, ma sarà il terzo perché il primo articolo (“Militaristi contro operatori di pace”) ha causato grande agitazione per i miei sentimenti personali su Strelkov, non una ragione sufficiente per dedicarvi un articolo. Non era necessario neanche menzionare Strelkov esaminando i concorrenti concetti di risoluzione del conflitto nel Donbas, e non sarei tornato sul tema. Non mi piace scrivere di persone che non mi piacciono. Dopo tutto, un testo su chiunque è solo altra PR. Ma quando due giorni dopo la pubblicazione dell’articolo ho ricevuto telefonate da tre blogger noti e importanti che sostenevano all’unanimità di essere estremamente preoccupati per la retorica di Strelkov, e soprattutto di avere un notevole supporto nei circoli patriottici (anche se più che dimezzato nell’ultimo anno), pensai che forse avrei dovuto dire di più. Vale la pena scriverne perché se non avessi scritto l’articolo, non avrei saputo che Strelkov li preoccupa, il che significa che la gente ha semplicemente paura di esprimere la propria opinione su tale persona. Non scrivono nulla di lui, né bene, né male, semplicemente l’ignorano. Hanno paura di essere accusati di diffondere “propaganda di Surkov”, pagata con il suo denaro. Beh, io non ho paura. Le continue isteriche informazioni sono una delle ragioni del mio atteggiamento negativo verso Strelkov e il gruppo di propagandisti che lo segue. Se la discussione con gli avversari s’è ridotta ad accuse generiche e calunnie isteriche, significa che la squadra è estremamente poco professionale e si occupa solo dell’informazione. Isterie e accuse vengono diffuse quando, e solo quando, si è a corto di argomenti a sostegno della propria posizione. Una delle persone che lavora con la squadra di Strelkov è l’eccezionale professionista della guerra d’informazione Boris Rozhin (del blog Colonnel Cassad), il cui potenziale praticamente non viene utilizzato se non se ne seguono i toni. Perciò Strelkov, apparso come icona dell’opposizione patriottica alle autorità, ha perso metà dell’approvazione tra il pubblico da più di un anno (mentre il suo gradimento resta ancora piuttosto alto, non si può più parlare di posizione dominante). Sono sicuro che se Rozhin puntasse alla leadership, e non Strelkov, osserveremmo che la tendenza costante all’isteria anti-Surkov ormai comica (dato che nessuno ha “abbandonato” il Donbas, piuttosto al contrario le repubbliche si sono rafforzate), verrebbe sostituita da ben intenzionata e ben argomentata propaganda. Per inciso, il fatto stesso dell’attacco a Surkov organizzato da Strelkov, continuato dalla sua squadra, è un aspetto negativo per me. Posso senza esitazione dire che se dovessi scegliere se lavorare con Strelkov o con Surkov, sceglierei il secondo, e non per denaro. Tutti pagano. Le persone che fanno i PR di Strelkov non vivono di Spirito Santo. Tanto più che i ruoli attivi in quella squadra sono di individui che non si svegliano la mattina per la libertà, e che ormai hanno alti stipendi.
Ecco il mio ragionamento. Mi ricordo tre (forse ce ne sono altri, ma non ne sono a conoscenza) problemi di fondamentale importanza per il Paese e che Putin ha incaricato Surkov di affrontare. Soppressione delle operazioni dell’informazione dell’opposizione del “nastro bianco” tra 2005 e 2013, quando rappresentava un pericolo reale e non era, come oggi, una banda di emarginati patetici a cui solo i poltroni badano. Tra l’altro, molti degli attuali “patrioti” allora indossavano sfacciatamente nastri bianchi. Poi ci fu l’Abkhazia, dove era necessario risolvere rapidamente il conflitto intra-elite per privare gli Stati Uniti della capacità di giocare sui conflitti locali. E quindi l’Ucraina. Inoltre Surkov ebbe la missione quando la crisi cominciava a trasformarsi in guerra civile. Dato che Putin l’incarica costantemente di affrontare le crisi, posso trarre due conclusioni:
Il Presidente si fida di lui. I Compiti assegnatigli sono svolti bene, il che significa in modo professionale (altrimenti sarebbe stato sostituito molto tempo fa). Un’altra osservazione. I termini “propaganda di Surkov” e “denaro di Surkov” (felicemente e attivamente sparsi dagli strelkoviti) sono apparsi qualche anno fa, quando la televisione russa riprese diversi alti oppositori ricevere istruzioni dall’ambasciata degli Stati Uniti. Non sapevano nulla di “propaganda di Surkov” prima di andarci, ma quando ne uscirono sapevano già tutto. Dato che gli Stati Uniti sono il nostro nemico, se a loro non piace la “propaganda di Surkov” vuol dire che Surkov agisce correttamente. Non so come sia Surkov come persona, ma la sua attività politica (almeno quella che vedo) non mi causa problemi. Viene costantemente accusato di certi scopi segreti, ma le prove sono “tutti sanno” e il varietà “Strelkov l’ha detto”.
Igor_Strelkov_-_EDM_August_15__2014 E chi è questo Strelkov a cui dovrei credere sulla parola? Non è una domanda retorica. Già nell’aprile 2014 fui inorridito da un individuo che, pubblicamente e con telecamere presenti, si presentò come “colonnello del FSB” che organizzava la rivolta armata in Ucraina. Un agente dei servizi speciali che svolge una missione segreta in territorio straniero non può abbandonare la sua copertura. Le “persone istruite” sorridono alla domanda “chi sei?”, o al massimo rispondono che sono milizie locali che acquistano armi e attrezzature da “Caccia e Pesca” nel negozio locale (e questi sono soldati semplici, e non “colonnelli del FSB”). È possibile trovare una descrizione dettagliata di come lui e altri 52 “decisero” che il Donbas apparisse come la Crimea su internet. Voglio solo puntare la vostra attenzione su un fatto, un individuo che si definisce “colonnello dell’FSB” ammette di essere sul territorio di un altro Paese per organizzarvi una rivolta armata ed anche di giustiziare cittadini di un altro Paese per “saccheggio”. Oltre a questo il “monarchico ortodosso”, affermò di aver ucciso persone in base al “Decreto del Comitato di Difesa del 22 giugno 1941 adottato dai tribunali militari”. In altre parole, citava un atto giuridico da tempo finito di uno Stato comunista (URSS) che aveva cessato di esistere un quarto di secolo fa e che egli, “monarchico ortodosso” ed estimatore del movimento dei bianchi, non dovrebbe ritenere legittimo. Non sa nemmeno essere sarcastico, semplicemente non capisce cosa e come viene percepito. Tutto sommato, è abbastanza per farti convocare perfino a L’Aia. Quindi non rimasi sorpreso quando vidi su Wikipedia informazioni sul suo più modesto rango. Come ho già scritto, non ero tanto sorpreso da questo assai giovane ex-colonnello dell’FSB, ma piuttosto dal suo comportamento assolutamente inadeguato per un agente dei servizi speciali. Inoltre, il colonnello non aveva commilitoni con cui condividere i ricordi della brillante carriera. Mi piacerebbe sapere se i giornalisti che hanno già cercato hanno trovato nulla? Basta che non si venga a dire che l’FSB ha posto un blocco. La sola conferma del suo presunto servizio nella apparato centrale dell’FSB è l’intervista con il “Generale Gennadij Kazantsev”, estremamente sospetta e che sembra un pessimo falso. L’autore dell’intervista rileva modestamente che Kazantsev non è un vero e proprio cognome, ma il vero cognome è noto a lui. Allora, perché nasconderlo? Ci sono dettagli sufficienti nell’intervista nell’ufficio dello Stato maggiore del FSB per capire istantaneamente chi guidava il direttorato e quando. Inoltre, l’intervista reca la foto di una persona, descritta raffigurante il generale da giovane in Afghanistan. Così è possibile pubblicare la foto, ma non farne il nome? Inoltre, come pseudonimo hanno preso il cognome del vero Generale Viktor Kazantsev divenuto noto nel corso della guerra cecena. E la storia di come Strelkov fu accettato nel FSB è una soap opera per casalinghe. Un paio di colonnelli del FSB sorvegliavano potenziali terroristi monarchici (perché due colonnelli del FSB non hanno niente di meglio da fare) e inciamparono sull’intellettuale Strelkov che li impressionò così tanto che subito l’accolsero nel FSB, anche se ciò sarebbe illegale. C’è un’altra incoerenza nelle date: diverse versioni della biografia di Strelkov indicano che iniziò il servizio nel FSB nel 1993 o 1998, ma il “Generale Kazantsev” “ricorda” il 1995. Ma nel 1998-2000 pubblicò due articoli su Zavtra, e nel 2011 fu corrispondente freelance di ANNA News. Un’occupazione piuttosto difficile per un ufficiale del FSB dalla carriera di successo. Naturalmente chiunque può modificare Wikipedia in modo che i dati possano essere sbagliati. Ma anche la squadra di Strelkov può modificare Wikipedia. Per di più, dato che Strelkov è un personaggio pubblico, la sua biografia finemente sintonizzata avrebbe dovuto essere preparata da una squadra e messa su internet, in modo che Wikipedia possa essere corretta nel caso sbagliasse. I colleghi del servizio di Strelkov (almeno quelli in pensione) avrebbero rilasciato interviste di continuo. Fotografie in uniforme e con compagni della Direzione sarebbero state pubblicate. O forse qualcuno pensa che gli ufficiali dell’FSB non si facciano foto? In altre parole, non vi è nulla. Un’oscura biografia di chi commuta un paio di guerre altrui, come quella in Jugoslavia, per far sembrare di avervi servito. Quando non c’era una guerra di suo gradimento, s’impegnava in rievocazioni storiche. Con tutto ciò, sembra una persona molto difficile. Riuscì a insediarsi con la maggior parte dei suoi colleghi e collaboratori nel Donbas. Compreso il vecchio amico Borodaj.
Le due cose che non mi piacciono nelle persone in generale e nei politici, in particolare, sono l’assenza di professionalità e la disonestà. Quando un personaggio oscuro con una biografia poco chiara appare dal nulla e inizia a dare a Stati Uniti e Kiev la “prova” dell'”invasione russa” sotto forma di “resistenza organizza da un Colonnello del FSB”, e poi dedica tutta la carriera politica ad attacchi infondati ai funzionari del Cremlino che gestiscono la crisi in Ucraina (e in realtà anche se Strelkov non lo dice apertamente, attacca il Cremlino, Putin, la sua politica interna dei compromessi nazionali, così come la cauta ma altamente efficace politica estera), devo pormi una domanda: ciò avvantaggia gli interessi nazionali della Russia? Anche l’isteria anti-Cremlino è accompagnata da un ipocrita biasimo sulla “morte della popolazione del Donbas”, perché l’uomo che dice “ho avviato la guerra” non ha il diritto di fingere preoccupazione per le vittime della guerra che ha iniziato. Era esattamente ciò che gli Stati Uniti volevano, trascinare la Russia in un conflitto e avere la prova della sua aggressione. Eccolo un “colonnello del FSB ” che “su ordine di Putin” ha iniziato la guerra. Tutto ciò è stato fatto per inviare l’esercito in Ucraina. Noi non sappiamo se Mosca prevedesse d’inviare l’esercito in Ucraina. Ci sono due versioni:
1. I piani per l’invio dei militari esistevano, ma furono abbandonati per una serie di circostanze (internazionali, economiche, militari). Se è così, allora le attività di Strelkov introdussero un elemento d’incertezza (in quanto non era chiaro cosa succedeva e chi aveva iniziato), che potrebbe essere stato uno dei tanti argomenti contro l’invasione (non il principale, ma sicuramente uno).
2. L’azione fu inizialmente un bluff. Tale scenario mi sembra più probabile, perché Putin non fa ciò che ci si aspetta da lui. Nessuno si aspettava la “gente educata” in Crimea, ma arrivò. Dopo, tutti erano certi che l’esercito russo avrebbe preso il Donbas in qualsiasi momento. Ufficialmente non c’è ancora. Tuttavia, era un bluff e la Russia decise di avere l’Ucraina senza guerra, poi le azioni di Strelkov costrinsero il Cremlino a correggere al volo la propria strategia.
Ma non importa lo scenario, le azioni di Strelkov non aiutarono la leadership della Russia ad attuare i propri piani. E per inciso, la legge dà alla leadership russa il diritto di chiedere a Strelkov perché ha fatto ciò che ha fatto (ma non gli conveniente farne una vittima del regime), e la leadership russa non deve spiegarsi a lui. L’aiuto della Russia è cresciuto ed è diventato pubblico mentre la leadership delle repubbliche passava da cittadini russi a funzionari locali. Poiché i locali sono gli insorti, e se l’insorto principale è un “colonnello del FSB”, lui è l’invasore di cui l’intera comunità internazionale si preoccupa. E il Paese in nome del quale opera deve o sconfessarlo o accettare la responsabilità di un’aggressione non provocata. Entrambe le opzioni erano dannose per la Russia. E il “colonnello” si prende il merito del fatto che, quando gli fu chiesto di lasciare il Donbas, si dimise rapidamente. L’intera storia del richiamo di Strelkov rivela l’umanità delle autorità russe. Gli Stati Uniti avrebbero semplicemente inviato un assassino (molte persone muoiono in guerra, dopo tutto), oppure gli avrebbe dato il trattamento dato a Noriega per narcotraffico, ma la Russia semplicemente lo convinse ad andarsene in vacanza. In parallelo, il mosaico di milizie divenne un esercito regolare, e l’autorità dei comandanti sul campo “fu sostituita da un’amministrazione regolare. Questo è di notevole importanza, perché è facile entusiasmarsi per l'”eroe nazionale” che combatte da qualche parte fin quando si ha un’amministrazione normale ed efficace. Ma vivere sotto l’autorità di un comandante sul campo è un dubbio privilegio. Non opera in conformità alla legge, ma della giustizia. Ma ognuno di noi ha una versione diversa di giustizia. Era occupato a combattere la guerra e la popolazione civile (soprattutto se non può far avanzare il suo esercito, ma al contrario, richiede risorse) è semplice zavorra. In altre parole, possiamo discernere la posizione della Russia volte a garantire che le autorità di RPD/RPL passasse ai dirigenti locali, stabilendo l’ordine locale dell’amministrazione civile e militare, sostituendo l’anarchia con un governo normale con cui poter lavorare anche a livello internazionale. Questi obiettivi sono stati perseguiti in parte con distribuzione e ridistribuzione di aiuti in base a fedeltà e flessibilità di questo o quel comandante. E’ logico che chi riceve l’assistenza debba rispettare gli interessi. Flessibilità non è un peccato mortale, ma piuttosto un valore che permette di pianificare le operazioni di combattimento.

Conclusioni:
1. Non credo che solo Strelkov abbia iniziato la guerra (anche se fu importante).
2. Non credo che Strelkov abbia impedito a Putin d’inviare l’esercito, ma aggiunse incertezza e le sue azioni nel Donbas furono una provocazione destinata a costringere la Russia a fare una scelta: o inviare i militari e indebolire notevolmente la sua posizione nel confronto con gli Stati Uniti, o rifiutare d”inviare i militari e indebolirne il prestigio interno.
3. Non credo che Strelkov abbia capito ciò che faceva, sono sicuro che è stato usato. Non dagli Stati Uniti (anche se hanno beneficiato delle sue azioni fino ad oggi). Fu usato dallo spettro politico russo che intende radicalizzare politica interna ed estera ed è disposto a rischiare di fratturare la società russa (cancellando il consenso nazionale), mentre affronta gli Stati Uniti. Questa è una politica altamente avventurista e Putin non lo è. In generale, la mia valutazione di Strelkov è che sia molto ambizioso ma piuttosto limitato, facendone un facile strumento. Fu molto fortunato a non morire in Jugoslavia o Transnistria, riuscì a fuggire da Slavjansk, e non solo è libero, ma fa politica. È un politico, anche se finora senza alcuna base. Qui finisce la nostra storia su Strelkov. Come ho già detto, non è essenziale per le ulteriori analisi del problema, un problema veramente grande e interessante.

Vladislav Surkov

Vladislav Surkov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossia: “Militaristi” contro “operatori di pace”?

Rostislav Ishenko Fort Russ 11 giugno 2015_77157696_ukraine_convoy_20140825_624Leggo ogni giorno del panico su come il governo russo “aiuti il nemico”, di come l’esercito ucraino sia ora incredibilmente potente, “del tradimento della Russia” sostenendo l’equazione tra golpisti di Kiev e Donbas che annega nel sangue. E la domanda: “Perché non fu possibile impedire che la junta arrivasse al potere?“, come si sente costantemente in TV, sui social media anche nelle chiacchiere fra politici. Penso che dovrò scrivere più di un articolo su tale argomento, se non altro perché, con la situazione del Donbass che si aggrava, ancora una volta Kiev fa dichiarazioni aggressive sulla Transnistria, e gli Stati Uniti nemmeno tentano di celare le minacce nei confronti della Russia. La domanda “quanto tempo dovremo sopportare tutto questo?” comincia ad occupare anche gli esperti più riservati e importanti. Dato che i media patriottici hanno inizialmente lanciato Strelkov quale “eroe della resistenza della Novorossia” e ideatore del mito “Surkov il pacificatore“, cominciamo da lui. Inoltre, devo qualificare le mie osservazioni affermando che il confronto tra “militaristi” e “operatori di pace” è ora molto più di un semplice disaccordo personale tra un partigiano carismatico e un assistente presidenziale. Il movimento “militarista” è in opposizione al governo russo su posizioni radicali, e Strelkov da tempo non n’è l’icona, o la sola icona (avendo perso gran parte di autorità e carisma per una campagna di PR assai mal concepita), e non solo Surkov è il bersaglio di critiche non costruttive, ma anche Putin e l’intero governo russo. Più di sei mesi fa avvertii, in un articolo dedicato proprio alla creazione dell'”opposizione militarista”, che costoro, giocando sul desiderio comprensibile della popolazione di vincere rapidamente “con poco spargimento di sangue e altro territorio” criticano lo Stato quale presunto rappresentante degli interessi degli oligarchi cercando di suscitare diffidenza sociale persistente verso Presidente e governo e diffondendo sospetti sul “tradimento nelle alte sfere”, sono molto più pericolosi per la stabilità della Russia dei liberali contro cui i “militaristi” presumibilmente combatterebbero. I liberali sono deboli, emarginati, impopolari, privi di capi seri e la gente non ne sostiene la disponibilità a capitolare nel confronto globale tra Russia e Stati Uniti. I “militaristi” operano in modo simile ai loro predecessori del 1915-1917, quando Nicola II fu deposto a suon di grida sull’incapacità del governo russo di tutelare gli interessi della Russia, un atto che portò al crollo della dinastia, monarchia e Russia stessa che solo negli anni ’40 riuscì, grazie ad una felice coincidenza, a recuperare i territori persi a causa di tale attività “patriottica”.
218071_ns Com’è iniziato tutto ciò nella primavera del 2014? Le autorità russe concentrarono truppe al confine ucraino tra marzo e aprile; una forza sufficiente per l’invasione. Putin ebbe il permesso del Consiglio della Federazione di utilizzare le forze armate fuori dai confini della Russia, e il legittimo presidente dell’Ucraina Janukovich fece appello alla Russia per sopprimere la rivolta. Le dichiarazioni di Putin ai media della Russia, e anche la sicura promessa di Janukovich, nella conferenza stampa di Rostov, di tornare a Kiev in breve tempo, lasciavano pochi dubbi sulla Russia pronta a fornire assistenza militare alla Primavera russa a livelli di gran lunga superiori della Crimea. Ma qualcosa successe a fine aprile. La retorica di governo e media russi cambiò, le forze rientrarono nelle loro basi permanenti e il conflitto divenne prolungato e d’attrito. Secondo i militaristi la “quinta colonna al Cremlino ha costretto Putin a fare concessioni e cercare un accordo con gli Stati Uniti sul Donbas“. Era uno scenario bizzarro buono solo a spaventare le casalinghe. L’esercito russo fu gravemente coinvolto nella crisi ucraina dall’inizio. Per capirne la posizione, è sufficiente ricordare che i generali russi erano ancora scontenti di come nel 2008 “non ebbero il permesso di prendere Tbilisi“. Questo è comprensibile. I militari esistono per vincere, e migliore indicatore di una vittoria è la parata nella capitale nemica catturata. Le posizioni di FSB, SVR, MFA sarebbero un po’ più sofisticate di quelle dei militari, ma non per questo meno patriottiche. L’ala finanziaria-economica del governo potrebbe aver insistito nel ritardare la fase attiva dell’operazione, sostenendo che l’economia russa doveva prepararsi ad eventuali sanzioni, ma la sua posizione sarebbe stata influente solo se le sanzioni erano inevitabili. Tuttavia, furono introdotte solo dopo che il Boeing malese fu abbattuto sul Donbas. Pertanto, il rischio poteva sembrare giustificabile all’inizio della primavera. Ma ciò che fecero i “militaristi” in quel momento fu valutare la situazione come preludio dell’invasione russa dell’Ucraina, ripetendo la provocazione del governo polacco in esilio a Londra la cui direttiva alla rivolta a Varsavia fu lanciata il 1° agosto 1944. I “militaristi” (come scrivono loro stessi) speravano che la Russia avrebbe inviato truppe tra aprile e maggio, quando in Donbas, Odessa, Kharkov, Zaporozhe, Dnepropetrovsk, Kherson, Nikolaev la resistenza della Primavera russa si sviluppava con diversi gradi di intensità e successo. L’esercito ucraino esitava, l’MVD era in attesa ed anche il più americanizzato SBU non godeva della fiducia di Kiev. E poi, all’improvviso, apparve a Slavjansk qualche unità guidata da Strelkov (che si definiva colonnello dell’FSB, anche se Wikipedia ci dice che si è ritirato da sottufficiale, cosa che corrisponde a età, istruzione e durata del servizio). Il 13 aprile l’unità s’impegnò in uno scontro a fuoco in un posto di blocco, che costò la vita ad agenti del SBU. Il 16 aprile attaccò una colonna della 25.ma Brigata aeroportata. Non ci furono vittime, ma i paracadutisti rinunciano a veicoli ed armi personali, alcuni addirittura si unirono alla milizia. Fu proprio il 13 aprile che Kiev annunciò il lancio dell’ATO con partecipazione militare, che portò alle prime schermaglie che costarono la vita a personale militare e dei servizi speciali ucraini, morti che dovevano essere vendicati. Kiev utilizzò la 25.ma Brigata, che fu quasi sciolta e processata quale esempio da mostrare delle conseguenze negative nel dialogare parlare con la milizia. Per inciso, la riformata 25.ma Brigata, ulteriormente rafforzata dai nazisti di Dnepropetrovsk, è una delle formazioni ucraine più pugnaci.
I “militaristi” non volevamo tanto, ma un pezzo di “territorio liberato” dall’invasione russa al fine di diventare parte del nuovo governo. Nemmeno nascosero di sognare di creare in Novorossia uno Stato in cui vedere la Russia che volevano, seguendo l’esempio di Varsavia che iniziò la rivolta in modo che l’Armata Rossa incontrasse un nuovo “governo” nella capitale “liberatasi in modo indipendente”. Ora mettiamoci nella posizione del Cremlino. In una situazione di confronto serio con Washington (e non solo sull’Ucraina), quando va presa una decisione equilibrata e ponderata da cui dipende il destino della Russia, appare improvvisamente l’incertezza nel Donbas sotto forma di gruppo di “militaristi” che inizia una guerra privata e prevede di costruire la “Russia alternativa nella Novorossia”, aspettando Putin che invia truppe, non tanto per sostenere la primavera russa, ma per soddisfare le loro ambizioni politiche. Non esagero. Strelkov ha detto in un’intervista qualche mese dopo aver lasciato il Donbas, che iniziò la guerra aspettandosi che Putin l’avrebbe sostenuto. In generale, non importa quale sia il tuo grado, ma iniziare una guerra nel nome di una superpotenza e ponendo pretese al suo comandante in capo è un reato punibile con il plotone di esecuzione sul posto. Strelkov, per sua stessa ammissione, aveva ucciso persone per assai meno a Slavjansk. Pertanto, i “militaristi” avevano introdotto un elemento di incertezza che potrebbe aver sconvolto i piani del Cremlino. Forse ci furono altri motivi, forse anche una serie di essi tra cui l’impreparazione dell’Europa nel percepire correttamente le azioni della Russia in Ucraina. Ma il fattore “militarista” va anche considerato. Nessun leader responsabile può prendere una decisione che potrebbe avere conseguenze globali, quando in un momento critico è controllato da parvenu incomprensibili che possono essere tanto idealisti quanto dei provocatori. Così i “militaristi”, che ora lamentano il destino del Donbas, dovrebbero anche ricordare che nella primavera 2014 cercarono di usare quella stessa popolazione come materia prima per la propria politica interna russa. In parte ci riuscirono, altrimenti non discuteremmo del problema “militarista” oggi. Come ho già scritto, ciò fa parte del passato, ma dovremo ritornarci per valutare correttamente alcuni miti pseudo-patriottici. L’analisi completa della “posizione militarista” nella guerra Donbas richiederà più di uno o due articoli.

00-donetsk-01-24-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: cosa resta di Minsk?

Jacques Sapir, Russeurope 6 giugno 2015rtr4p7j3La situazione in Ucraina e nelle zone ribelli del Donbas si deteriora gradualmente. I combattimenti degli ultimi giorni, certamente limitati, sono stati i più violenti dal gennaio 2015. L’accordo “Minsk-2″ è in procinto di decadere e ciò è dovuto soprattutto al governo di Kiev. Era prevedibile. Dobbiamo quindi rivedere la situazione per cercare di capire come ci si é arrivati.

Le violazioni del cessate-il-fuoco
Il cessate-il-fuoco dichiarato dopo gli accordi di Minsk-2 non è mai stato pienamente rispettato. Gli osservatori dell’OSCE insistono che tali violazioni siano, il più delle volte, opera delle forze di Kiev. I bombardamenti da fine maggio sono gradualmente aumentati, provocando la “controffensiva” delle forze ribelli su Marinka. Ma, dopo aver preso il controllo della cittadina, dove osservatori guidavano il tiro dell’artiglieria delle forze di Kiev, le forze ribelli non sono andate oltre. Il discorso del 4 giugno del presidente Poroshenko a Kiev, al parlamento (Rada), dove ricordava le migliaia o decine di migliaia di soldati russi nel Donbas, va preso per ciò che è: propaganda [1]. Kiev ha ovviamente voluto giocare la carta della strategia della tensione per cercare di ricucire con i sostenitori internazionali che appaiono disintegrarsi. Il meno che si possa dire è che tale tentativo s’è invece rivolto contro gli autori. Tali violazioni del cessate il fuoco non indicano solo la possibile ripresa dei combattimenti. Sono significativi solo nel contesto della non applicazione dell’accordo di Minsk-2. Ricordiamo che l’accordo di Minsk-2 ha un’importante componente politica oltre che militare (cessate il fuoco, scambio di prigionieri). Tale componente politica riguarda la federazione dell’Ucraina nel rispetto dell’integrità territoriale del Paese, con notevole autonomia concessa a Lugansk e Donetsk. Fin dall’inizio, il governo di Kiev ha dimostrato forte riluttanza ad attuare la parte politica dell’accordo. Ma se non procede all’applicazione dell’aspetto politico, la questione militare necessariamente riemergerà. Ecco perché c’è l’impasse politica che rischia la ripresa di ampi scontri.

Il campo di battaglia
Qui dobbiamo dire che da entrambe le parti c’è chi chiede la ripresa delle ostilità. Riguardo Kiev, i vari gruppi di destra, anche apertamente fascisti, ovviamente spingono per la ripresa dei combattimenti. Oltre a sperare nelle vittorie sul campo, tali gruppi sanno che conteranno nello spazio politico di Kiev mantenendo clima di ostilità e conflitto. Se la tensione scendesse, tali gruppi appariranno per ciò che sono, bande pericolose di eccitati nostalgici del nazismo. Altri elementi versano benzina sul fuoco: certi oligarchi che formano la spina dorsale del regime di Kiev e cercano di prosperare sugli aiuti militari (soprattutto statunitensi). Anche loro interessati a nuovi combattimenti. Gli insorti, ci sono gruppi e individui che si rammaricano che le forze di RPD (Donetsk) e RPL (Lugansk) non abbiano sfruttato le avanzate del settembre 2014. Al momento l’esercito di Kiev era in disordine. Era possibile riprendere Marjupol, e anche arrivare a Kherson. Se le offensive di RPD e RPL si erano fermate, ciò è dovuto all’intervento russo. Il governo russo chiarì agli insorti che dovevano fermarsi. E qui vi è uno dei paradossi della crisi ucraina: Unione europea e Stati Uniti avrebbero dovuto prendere in considerazione l’atteggiamento della Russia. Non è accaduto, contribuendo non poco a convincere la leadership di Mosca della malafede degli interlocutori. Se i rapporti sono così difficili oggi tra questi Paesi e la Russia, è anche dovuto al loro atteggiamento verso la Russia, quando quest’ultima ha fatto di tutto per calmare la situazione militare. Le relazioni di Mosca con RPD e RPL sono complesse. Coloro che vogliono ignorare l’esistenza dell’autonomia di Donetsk (più che di Lugansk) commettono un grave errore. Naturalmente, i leader di RPD e RPL cercano di avere buoni rapporti con la Russia, ma i loro obiettivi non necessariamente coincidono.

La vita nello status quo
Senza l’attuazione della componente politica dell’accordo di Minsk, la vita tende a basarsi sull’indipendenza di fatto di Lugansk e Donetsk. Ed è chiaro che è una vita tutt’altro che facile. La popolazione delle zone sotto il controllo degli insorti è di circa 3 milioni di persone, di cui 1 milione fuggito in Russia. I continui combattimenti impediscono qualsiasi seria ricostruzione, tranne il ripristino della linea ferroviaria tra Lugansk e Donetsk. Uno dei motivi, del resto, dei combattimenti e delle continue violazioni del cessate il fuoco da parte delle forze ucraine è la chiara volontà dei dirigenti di Kiev di tenere la popolazione del Donbass in un clima di grave insicurezza e terrore. Il governo di Kiev ha sospeso il pagamento delle pensioni, in qualche modo riconoscendo di non considerare più Lugansk e Donetsk di sua competenza. Ricordate anche che il governo russo aveva sempre pagato le pensioni in Cecenia quando Dudaev proclamò la cosiddetta “indipendenza”. Non è detto che la leadership di Kiev misuri le implicazioni legali delle proprie azioni. Uno dei punti dell’accordo Minsk-2 è garantire il ripristino dei pagamenti. Inutile dire che Kiev continua ad opporvisi. La popolazione in gran parte dipende dagli aiuti russi. Una produzione minima di carbone continua nelle miniere e in alcun impianti, ed era venduta a Kiev fino a dicembre. Poi, dopo la distruzione da parte ucraina della linea ferroviaria per Kiev, queste vendite hanno smesso e sono state sostituite dalle vendite in Russia. Insistendo su questo punto si provoca il progressivo impoverimento della grivna nel Donbas e l’ascesa del Rublo Russo. Inoltre, data la maggiore resistenza del rublo rispetto alla grivna, è divenuto mezzo di risparmio massiccio e unità di conto nel Donbas. Ma la questione della moneta che circola è eminentemente politica. Le autorità di RPD e RPL hanno tre opzioni: mantenere la grivna (e riconoscere che RPD e RPL sono repubbliche autonome nell’ambito dell’Ucraina), passare al rublo, che parrebbe l’annessione alla Russia, o creare una propria moneta e rivendicare l’indipendenza. Quest’ultima soluzione non è impossibile. Gli Stati baltici, prima di adottare l’euro, ebbero proprie valute. Ma solleva problemi estremamente complessi da risolvere. Infatti, sulla questione della moneta si basa quella del futuro istituzionale del Donbas. Le autorità di RPD e RPL, per il momento, mantengono la grivna. Ma la scarsità di banconote e la disponibilità del rublo potrebbero costringere tra alcuni mesi a cambiare idea. Va poi visto cosa comporta. Se Donetsk e Lugansk avranno lo status di repubblica autonoma nell’Ucraina, andrà rivista la Costituzione, o se passassero all’indipendenza di fatto, sarà riconosciuta dalla comunità internazionale? La Russia per ora invece sostiene il primo passo, mentre i leader di RPD e RPL non nascondono la loro preferenza per il secondo.

La posizione occidentale
Di fronte a una situazione che degenera per mancanza di volontà nell’attuare una soluzione politica, non vi è stato nelle ultime settimane alcun cambio di posizione di Stati Uniti e Unione europea. Gli Stati Uniti, attraverso il segretario di Stato John Kerry, sottolineano la necessità di Kiev di applicare l’accordo Minsk-2 [2]. Chiaramente gli Stati Uniti non intendono sopportare il peso dell’Ucraina, la cui economia si disintegra e potrebbe nei giorni o settimane prossimi chiedere il default sul debito, come sembra annunciare il fallimento delle trattative con i creditori privati [3] .A-Dette-UkrL’Ucraina, che in questi mesi subisce un’inflazione galoppante e la cui produzione potrebbe scendere del 10% nel 2015, dopo un calo del 6% nel 2014, ha disperato bisogno di massicci aiuti. Ma gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di fornirli. Guardano all’Unione europea, anch’essa riluttante. Naturalmente, il segretario di Stato alla Difesa Ash Carter insiste su nuove sanzioni alla Russia [4]. Ma questo attesta l’inefficacia delle sanzioni precedenti, ora accertata. La posizione francese comincia a cambiare dagli ultimi mesi. Non solo il Quai d’Orsay comincia a riconoscere che la questione non può essere riassunta come scontro tra “democrazia” e “dittatura”, ma si sente da certe dichiarazioni molta stanchezza sulle posizioni del governo di Kiev che non applica gli accordi di Minsk. Si comincia a rimpiangere, ma probabilmente è troppo tardi, l’adesione alla logica diplomatica dominante nelle istituzioni dell’Unione europea, che danno un peso sproporzionato alle posizioni polacche e baltiche sul tema. Il vertice UE del 21-22 maggio a Riga, infatti, suona la fine delle speranze ucraine e di certi Paesi vocianti nell’UE [5]. Anche la Germania comincia ad evolvere sul tema. Dopo aver adottato una posizione istericamente anti-russa per mesi, sembra essere sorpresa dal cambio di posizione degli Stati Uniti. Chiaramente, vedono che se gli USA riescono a scaricare il peso dell’Ucraina sull’Unione europea, la Germania avrà più da perderci. E’ estremamente interessante leggere nel verbale della riunione di Riga che l’accordo di libero scambio globale o Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA) è ora soggetto all’applicazione di un accordo trilaterale. Essendo due delle parti evidenti (UE e Ucraina) non si può che pensare che la terza sia la Russia, e quindi si dovranno riconoscere gli interessi di quest’ultima nell’accordo che lega l’Ucraina alll’UE. In realtà, siamo tornati alla situazione invocata dai russi nel 2012 e 2013, ma dopo un anno di guerra civile in Ucraina. Così sembra che solo la Gran Bretagna continui ad avere un atteggiamento aggressivo nei confronti della Russia, mentre altre capitali sono piuttosto stanche da corruzione, incompetenza e cinismo politico che dominano a Kiev.

La Russia in posizione di arbitro
Gli ultimi eventi dimostrano che la Russia è in realtà in posizione di autorità sul problema ucraino. La posizione ufficiale del governo russo chiede la piena attuazione degli accordi di Minsk-2. Ma d’altra parte, si sa che il tempo è dalla sua parte e potrebbe essere tentata di lasciare deteriorare la situazione. Incapace di riforme, vivendo una drammatica crisi economica, Kiev è già gravata da problemi seri. La guerra degli oligarchi continua nell’ombra mostrando chiaramente che nell’alleanza di governo a Kiev vi sono importanti differenze. La nomina da parte del presidente Poroshenko dell’ex-presidente georgiano Mikhail Sakaachvili, responsabile della guerra in Ossezia del Sud nel 2008 e accusato di abuso di potere nel suo Paese, a governatore della regione di Odessa mostra che Kiev diffida nettamente dei grandi feudatari ucraini, che potrebbero cambiare fedeltà all’improvviso. Una recente indagine mostra che la popolarità di Poroshenko è molto diversa in occidente e Oriente. Gli eventi degli ultimi 18 mesi non hanno eliminato l’eterogeneità politica e della popolazione in Ucraina.A-Sondage-UkrLa realtà del Paese, una nazione divisa e fragile attraversata da gravi conflitti, può essere mascherata per un certo tempo con repressione e terrore, come avvenuto negli ultimi mesi. Ma tali pratiche non risolvono nulla e i problemi rimangono. Ancora più importante, anche il governo ucraino capisce il ruolo economico delle relazioni con la Russia fino al 2013. Senza un accordo con la Russia, l’Ucraina non può sperare di riprendersi. Anche il governo russo lo sa. La Russia sa che vincerà: sia con il governo di Kiev che gradualmente diventa sensibile ai suoi argomenti sia con la disintegrazione dell’Ucraina. Preferirebbe vincere a costi minimi, sicuramente, ma non lesinerà sul prezzo da pagare con tale vittoria. Ricordiamo questi versi della poesia Gli Sciti:
La Russia è una sfinge. Felice e triste allo stesso tempo,
E coperta del suo sangue nero,
Guarda, guarda te”.4062015Note
[1] Sul tema delle forze russe nel Donbas e della “minaccia” all’Ucraina, si veda l’audizione del Generale Christophe Gomart, direttore dei servizi segreti militari, alla commissione per la Difesa Nazionale e le Forze Armate, 25 marzo 2015
[2] J. Helmer Naked Capitalism 19/05/2015
[3] Karin Strohecker e Sujata Rao, “L’Ucraina e i suoi creditori lontani da un accordo sul debito“, Thomson-Reuters, 6 giugno 2015
[4] Challenges
[5] Cfr La risoluzione finale

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Saakashvili, Transnistria e la Terza guerra mondiale

Valentin Vasilescu Reseau International 5 giugno 2015Location_of_Transnistria_in_the_Soviet_Union_(New_Union)_risultatoIl tenore di vita degli ucraini è diminuito drasticamente rispetto a prima di euromajdan. Il fallimento economico del governo Poroshenko finora viene attribuito a guerra civile e operazioni militari, ed è probabile che l’Ucraina sarà teatro di un massiccio sconvolgimento sociale. E’ chiaro che Poroshenko non intende applicare l’accordo Minsk 2 sul decentramento federativo dell’Ucraina nelle regioni di Donetsk e Lugansk, per esempio. Inoltre, se Poroshenko riprende le operazioni militari nel nord del Donbas o da Mariupol, senza controllare completamente il confine con la Russia, l’esercito ucraino rischia di essere sconfitto ancora una volta, come ad agosto e settembre 2014 e marzo 2015. In questo caso, i territori secessionisti supererebbero le regioni etniche di Donetsk e Lugansk. Il parlamento ucraino ha recentemente adottato una legge che abolisce gli accordi di transito in Ucraina per le forze di pace russe in Transnistria. Limanske, a 3 km dal confine della Transnistria, è attualmente utilizzata come base di manovra da 299.ma Brigata aerea (equipaggiata con aerei da attacco al suolo Su-25) e 28.mo Squadrone (dotato di bombardieri Su-24M), entrambe di stanza a Nikolaev (70 km a est di Odessa). Diversi battaglioni della Guardia nazionale ucraina sono dispiegati a Balta, nella regione di Odessa. La città di Balta, a 20 km dal confine con la Transnistria, è un importante centro di comunicazione che collega Kiev a Odessa e Kishinev. Distante solo 70 km e senza alcuna barriera naturale tra Odessa e il confine con la Transnistria, la distanza può essere coperta in meno di due ore dai blindati ucraini. Allo stesso tempo, le unità genieri dell’esercito ucraino della regione di Odessa possono costruire fortificazioni in alcune zone del confine con la Transnistria. Le fortificazioni possono servire all’esercito ucraino come basi di partenza per una possibile offensiva. Sotto tali auspici, Petro Poroshenko ha nominato l’ex-presidente georgiano Mikheil Saakashvili governatore della regione di Odessa, anche se la giustizia georgiana ha emesso numerosi mandati di arresto per casi cui è collegato. In uno è accusato di aver ordinato a Roman Shamatava, direttore del dipartimento per la Protezione della Costituzione del Ministero degli Interni, di organizzare squadroni della morte per liquidare gli oppositori. Con il pretesto della lotta a criminalità organizzata e spie russe, durante il mandato di Saakashvili un centinaio di persone è improvvisamente morto o scomparso (compreso il banchiere Sandro Ghirglviani, il primo ministro Zurab Zhvania e il miliardario Mona Patrakashvilii), cedendo le loro ricchezze al clan di Saakashvili. La stampa georgiana sostiene che Saakashvili avrebbe nelle banche statunitensi ricchezze superiori a quelle complessive degli oligarchi Poroshenko e Igor Kolomojskij (governatore della regione di Dnipropetrovsk). L’unica spiegazione per la nomina di Saakashvili è che la Transnistria (dove il 30% della popolazione si dichiara ucraino) confina con Odessa, e Poroshenko, probabilmente consigliato dalla Casa Bianca, valuta un’operazione militare nella regione. Se non funzionasse, la colpa sarà di Saakashvili che si rifugerà negli Stati Uniti.
Saakashvili si rivelò nell’agosto 2008 un avventuriero senza scrupoli, attaccando l’Ossezia del Sud, nella “guerra dei cinque giorni”. Il primo giorno, l’esercito georgiano attaccò, e negli altri quattro fu inseguito dai russi fino a Tbilisi. L’offensiva georgiana in Ossezia del Sud iniziò la sera del 7 agosto 2008, con l’85% delle truppe di terra dalla Georgia. Il ‘grande stratega’ Saakashvili consigliato dagli Stati Uniti, commise un errore fatale lasciando libero il tunnel del monte Roki, lungo due chilometri, che collega l’Ossezia del Sud all’Ossezia del Nord, cioè alla Russia. Ciò permise, nella giornata dell’8 agosto, alle brigate meccanizzate russe di raggiungere Tskhinvali e inseguire le truppe georgiane. All’inizio di quest’anno l’analista politico ucraino Sergej Gajdaj, direttore del Centro per la Pianificazione Strategica, aveva già descritto l’operazione “Boomerang“, una guerra lampo in cui “omini verdi” ucraini occupano la Transnistria in cinque giorni, catturando i leader della Transnistria e il contingente di 400 peacekeeper russi che vi staziona. I rappresentanti dell’Alleanza politica per l’integrazione europea della Moldavia, che governa il Paese, scoprono con sorpresa che Gagauzia e Transnistria potrebbero tornare all’Ucraina come risarcimento per la perdita della Crimea. La Repubblica di Moldova perderebbe il 30% del territorio.

Tanks of Moldova's self-proclaimed separatist Dnestr region move during a military parade during Independence Day celebration in TiraspolLa Transnistria ha un esercito di 7000 uomini su tre brigate di fanteria meccanizzata (di stanza a Tiraspol, Ribnitsa e Dubasari) equipaggiate con 50 carri armati (T-55 e T-64), 30 veicoli da combattimento per la fanteria BMP-1, 107 blindati (BTR-60/70, BRDM-2), 40 lanciarazzi da 122mm (BM-21 Grad), 73 pezzi di artiglieria D-44 e mortai da 120mm. La difesa antiaerea è costituita da missili portatili Igla, 40 cannoni ZU-23-2 da 23mm (2,5 km di gittata), S-60 da 57mm (6 km) e KS-19 da 100mm (12 km). L’aviazione della Transnistria ha un aereo da trasporto Antonov An-26 e 5 elicotteri da trasporto Mi-8. Se un attacco alla Transnistria da Chisinau è estremamente difficile a causa della barriera naturale formata dal fiume Dniester, un attacco da Odessa per l’esercito ucraino non pone problemi. Il più veloce movimento offensivo comporta la frammentazione del dispositivo militare della Transnistria, suo isolamento e distruzione parziale. I percorsi operativi probabili sono, da Sud Lymanske-Slobozia-Tiraspol-Bender, dal centro Crasii Ocní-Dubasari e da Nord Balta-Ribnitsa. Per sorprendere la Transnistria e conquistare facilmente Tiraspol, unità dell’esercito ucraino dovrebbero attraversare Budjak (centro-ovest della regione di Odessa) per la Gagauzia (territorio moldavo). Di conseguenza, probabilmente non vi passeranno mai.

631223-carte-transnitrie-bonne-version-7ae7fSergej Lavrov ha detto che la Russia reagirà come in Ossezia del Sud, se le sue truppe in Transnistria saranno attaccate. Ma la Russia non confina con la Transnistria e il trasporto aereo implica che gli aerei russi sorvolino il Mar Nero dalla Crimea alla foce del fiume Dniester, e da lì volare nello spazio aereo dell’Ucraina o della Repubblica di Moldova alla Transnistria. I 12 sistemi missilistici antiaerei S-75 Dvina in Moldavia possono essere facilmente eliminati dai russi, come tutti i sistemi missilistici antiaerei dell’Ucraina. È interessante notare che lo stesso giorno in cui l’ex-capo georgiano Mikhail Saakashvili veniva nominato governatore della regione ucraina di Odessa, sul Mar Nero il cacciatorpediniere statunitense USS Ross lasciava il porto di Costanza cercando di avvicinarsi a 25 miglia dalla Crimea. Fu subito messo sotto sorveglianza dagli aerei russi Su-24. Come lo scudo degli Stati Uniti di Deveselu, il cacciatorpediniere USS Ross è armato con missili antiaerei RIM-174/Missile Standard-6 ERAM (370 km di gittata), RIM-156 A/Standard Missile-2 (190 km di gittata) e RIM-7 Sea Sparrow (gittata di 19 km). E come armi offensive è dotato di missili da crociera BGM-109G Tomahawk e missili controcosta RGM-165/Standard Missile-4 (280 km di gittata). E’ probabile che i missili antiaerei statunitensi possano essere annientati dalle interferenze dei russi. Per contrastare il ponte aereo russo con la Transnistria, un cacciatorpediniere AEGIS degli Stati Uniti dovrebbe essere collocato vicino la Crimea, sulla rotta dei velivoli russi, e un altro nelle acque territoriali ucraine, nei pressi della foce del fiume Dnestr. Il cacciatorpediniere posto alla foce del Dnestr potrebbe essere utilizzato per imporre il divieto di accesso ai velivoli militari russi nello spazio aereo di Ucraina, Moldova e Transnistria, e anche per colpire le forze di terra della Transnistria. Un alto funzionario della NATO ha detto all’ex-analista dell’intelligence della NSA e professore presso il Naval War College John Schindler che il mondo sarà probabilmente in guerra questa estate, e se saremo fortunati, non sarà nucleare. In un editoriale sul Quotidiano del Popolo pubblicato nel settembre 2014, l’analista militare cinese Han Xudong avvertiva che Pechino doveva prepararsi alla possibile terza guerra mondiale causata del conflitto tra Stati Uniti e Russia sulla questione ucraina. Poroshenko ha interesse a che la guerra diventi globale. L’amministrazione USA vuole la guerra, ma limitata al continente europeo. La Russia non si ritirerà, e se gli ucraini crollano e gli statunitensi li sosterranno, allora scoppierà. L’Unione europea intende affiancarsi a Ucraina e Stati Uniti in questo “caso” devastante a cui non è assolutamente preparata, dato che l’80% del territorio europeo sarà il terreno di confronto tra statunitensi e russi?

3L’attacco a Tiraspol inizierà da Kotovsk
Svobodnaja Pressa” ha appreso i dettagli della provocazione preparata dai servizi speciali ucraini per innescare la guerra contro la Transdniestria
SVPressa 5 giugno 2015 – Histoire et Societé

Nella regione di Odessa si prepara una grande provocazione che servirà da pretesto per l’invasione ucraina della Repubblica moldava di Transnistria (TMR). Il SBU ha iniziato a reclutare giovani emarginati per inscenare la “cattura” della città di Kotovsk, a 20 km dal confine con lo Stato non riconosciuto. Secondo lo scenario dei servizi di sicurezza ucraini, i giovani prezzolati dovrebbero pretendersi “terroristi” della Transnistria o cittadini di Odessa contrari alla nomina del governatore della regione Mikhail Saakashvili. La cosa importante di tale operazione speciale è creare un’immagine credibile ai media di un attacco alla sovranità dell’Ucraina da parte di attivisti filo-russi. La grande campagna di propaganda deve giustificare presso l’opinione pubblica occidentale l’ingresso delle truppe ucraine in TMR. Il SBU vuole simulare una “rivolta popolare”, tanto più che la nomina di Saakashvili suscita malcontento, ha spiegato il presidente del comitato di sorveglianza della Novorossia Vladimir Rogov. I servizi speciali offrono ai giovani 5-6000 grivna al giorno perché stiano sulle barricate di Kotovsk, una città di 50 mila abitanti. Il SBU promette impunità totale ai partecipanti. L’unica condizione per evitare di essere molestati dalle autorità è non togliersi il passamontagna e sparare con le armi consegnate solo in aria. I servizi segreti dell’Ucraina hanno scelto di reclutare principalmente disoccupati. È chiaro che per loro cinquemila grivna al giorno sono una somma enorme. Anche se quasi nessuno li vedrà, nel caso i giovani verrebbero eliminati, e su cui possibilmente trovare documenti delle forze aeroportate o del GRU russi. Forse i provocatori di Kotovsk proclameranno la Repubblica Popolare di Odessa, dando il segnale per una grande repressione. Ma la cosa principale sarà l’occasione per attaccare la Transnistria e trascinare la Russia in un conflitto militare. Indirettamente, tale scenario è confermato dal fatto che il 4 giugno la Rada Suprema dell’Ucraina ha adottato una legge per l’ammissione di truppe straniere nel Paese, anche confermato dal fatto che le truppe di Nikolaev e Melitopol vengono ora trasferite nella regione di Odessa, direttamente al confine con la Transnistria. Va notato che dall’inizio dell’anno è stato osservato un intenso lavoro nel porto di Ilijchevsk per potere ricevere carichi. A maggio, il porto ha ricevuto numerosi contenitori non controllati dalla dogana…

Odessa-TiraspolTransnistria: Un altro fronte nella guerra civile? Blocco e nomina di Saakashvili
L’analista “Jurasumij” fornisce ragioni di guerra e blocco in Transnistria e nomina di Saakashvili
Jurasumij, Politrussia 3 giugno 2015 – Fort Russ

Victory-Day-Transnistria-3La Transnistria è uno dei più antichi conflitti nel territorio dell’ex-Unione Sovietica. Negli anni ’90 “guerra dell’informazione” e “rivoluzione colorata” non esistevano ancora, ma se si guarda la catena di eventi che portarono la Transnistria allo stato attuale è possibile vedervi molti aspetti familiari, più volte visti in Ucraina, Kirghizistan, Armenia, Azerbaigian. La nuova escalation del conflitto avviene mentre la lotta per l’Ucraina è in fase critica.

La trama
La guerra in Transnistria è già storia. Più di 20 anni fa, questa zona stretta lungo il fiume Dnestr fu  teatro di una guerra in cui i cittadini dell’impero appena crollato cominciarono a uccidersi a vicenda.  A causa della novità non fu capito, ma tutti gli attributi classici delle rivoluzioni colorate nell’ex Unione Sovietica apparvero in Moldova: nazionalismo, questione della lingua, russofobia. Allo stesso modo, i movimenti neo-nazionalisti provarono con prontezza e persino crudeltà a cancellare gli altri. La pulizia delle città (Bender, 19 giugno 1992), l’eliminazione delle famiglie dei miliziani, il tentativo di rumenizzazione violenta, tutto familiare, no? D’altra parte il Voentorg (allora si chiamava 14.ma Armata), cosacchi, volontari e conseguente sconfitta degli aggressori. Anche familiari? Ci fu anche una “Minsk” in Transnistria che congelò la guerra per più di 20 anni. Ma il problema non è stato risolto. La ferita non è mai guarita, e non appena il segnale fu dato dal centro, l’escalation dell’opposizione ricominciava trascinandovi nuovi partecipanti.

Nuove variabili
3217342021_1_3_y0X0JYnRIn Moldova il partito comunista era molto forte, e alla fine degli anni ’90 era una forza influente nel Paese, formando anche un governo nel 2001. Sotto il comunismo, fino al 2009, la Moldavia era calma, ma l’anno scorso il partito comunista ha perso la maggioranza, e il Paese subì una serie di elezioni anticipate, e fino al 2014 era in stato di anarchia. Nel maggio 2014 (coincidenza?), grazie in particolare a massicce interferenze (fin troppo familiare) nelle elezioni, i nazionalisti salirono al potere… volgendosi al confronto, all’ombra degli eventi in Ucraina. Ma per l’osservatore attento le somiglianze nelle situazioni erano chiare a tutti. Il governo nazionalista della Moldova intraprese la via all’unione con la Romania, ma la Transnistria la bloccava. L’arrivo simultaneo al potere a Kiev dello stesso tipo di regime nazionalista in Moldavia e Romania, dava la possibilità di risolvere la questione della Transnistria una volta per tutte, tanto più che rientra assai bene nei piani del loro padrone, gli Stati Uniti. Per Washington restringere i confini della Russia è il compito principale di tutta la sua politica europea. E non usare la Transnistria circondata da nemici sarebbe stato semplicemente stupido, soprattutto perché via ha messo molto impegno e denaro per risolvere la questione della Transnistria. Ci sono due vie per raggiungere tale obiettivo. Per convenzione le chiameremo via della pace e via della guerra. La via pacifica implica la creazione di condizioni non militari che si traducano in rimozione o controllo della Transnistria dalle forze di mantenimento della pace “internazionali”, che porrebbe fine al controllo della Russia sui processi regionali. La Russia chiaramente non può scegliere tale opzione, significherebbe la perdita d’influenza residua nei Balcani e significativo indebolimento della sua posizione nel quadro ucraino.
Militare. Qui è necessario spiegare. Militarmente la Moldova è un Paese abbastanza debole. Le forze armate (esercito) sono costituite da 6-7000 truppe, insomma tre brigate blindate senza divisioni corazzate. L’artiglieria pesante è ridotta a un battaglione di artiglieria di obici trainati Gjatsint, con 3 batterie di 6 cannoni ciascuna, alcuni sistemi lanciarazzi multipli (MLRS) Uragan in deposito, 2 batterie di quattro unità, dal 2014. Le Forze Armate della Repubblica moldava di Pridnestrovia (Transnistria) sono costituite da quattro brigate di fanteria meccanizzata, un battaglione carri armati (18 T-64), grande forza di artiglieria (più di 100 cannoni e MLRS di grosso calibro), più quattro battaglioni di forze speciali. In totale 15mila effettivi e 10mila riservisti. Ma è solo la punta dell’iceberg. Nei depositi della 14.ma Armata in Transnistria vi erano, al momento del crollo dell’Unione Sovietica, 229 carri armati, 305 blindati e veicoli da combattimento della fanteria, 328 cannoni, mortai e MLRS dal calibro di 100 mm in su. Parte significativa di queste armi fu trasferita all’esercito della Transnistria durante la guerra (“catturati”) o è ancora in deposito. Tutte custodite da due battaglioni di fucilieri motorizzati della Federazione russa, oltre a un battaglione di guardie. È interessante notare che sul territorio della Transnistria vi sono 50 mila cittadini russi, alcuni dei quali in servizio in queste unità e nella riserva delle Forze Armate. In tutto, Transnistria e unità russe potranno schierare 30000 effettivi basandosi sui depositi locali della 14.ma Armata: una forza formidabile. Eliminare questa potenza in Transnistria con mezzi militari sarà molto difficile, ma non può rimanervi. Quindi è necessario obbligare queste forze ad agire, lasciandole senza altra scelta…

Il blocco
Era saltuario: da oltre 20 anni ci sono sempre piani “grigi” per fornire i prodotti necessari alla Transnistria, permettendo a mezzo milione di persone di vivere e lavorare nell’economia locale. La PMR sfrutta anche il commercio delle armi. Ma con i nazionalisti al potere a Kiev le nubi  cominciano ad accumularsi sull’enclave. E’ chiaro che Chisinau (la capitale moldova) e Kiev agiscono di concerto secondo i piani degli Stati Uniti. Questo non era difficile capirlo. Forse inizialmente si è ipotizzato che dopo la frantumazione dell’opposizione del Donbas, le unità del regime di Kiev avrebbero aiutato il “fraterno popolo moldavo” a sbarazzarsi di “invasori” e “separatisti”, compito che sarebbe abbastanza fattibile per le Forze Armate ucraine. Ma le unità di Kiev sono state sconfitte due volte nel Donbas, e non si potevano assegnare sufficienti unità combattenti a tale operazione. Ulteriori piani, molto simili, furono redatti nell’autunno-inverno 2014, e con l’avvento della primavera cominciano ad essere attuati. Le Forze Armate ucraine hanno iniziato la costruzione di fortificazioni campali sul confine moldavo, e a maggio iniziato il trasferimento di unità da combattimento sul fronte moldavo. Qual è il senso di tale operazione? Il blocco che ora l’Ucraina attua in debita forma, molto presto potrebbe costringere la Transnistria all’azione, “Fare qualcosa o morire”, cioè la scelta che i “vicini” vogliono lasciare alla Transnistria. Una volta in una situazione del genere, la leadership della repubblica non riconosciuta potrà decidere di fare un passo disperato, attaccare Odessa, permettendo alle unità delle junta, contando sulla fortificazioni edificate, d’intervenire ancora proclamando i transnistriani “aggressori e terroristi”, e Kiev aiuterà l’esercito moldavo ad affrontarli. Perciò, in modo che il blocco sia solido e nessun cittadino di Odessa possa ingannare lo Stato, la supervisione della regione di Odessa doveva essere ferma, senza scrupoli e spietata con la popolazione, trovando l’uomo adatto. Chiunque abbia coinvolto il proprio popolo in una guerra suicida senza tremare alla prospettiva di fare la stessa cosa in terra straniera. Il suo compito è chiarire ai contrabbandieri di non interferire con Kiev nei rapporti con la PMR. E chi non si adegua, essere spogliato. A tal fine si ebbe il decreto sulla sostituzione di quasi tutti i capi locali. Sembra che siano stati sostituiti da certi partecipanti di Maidan. Loro non esiteranno, come hanno più volte dimostrato, tanto più non sono del posto. Infine, due cose (1) la nomina di Saakashvili a capo dell’amministrazione statale della regione di Odessa e (2) la coerenza dei nazionalisti moldavi e ucraini, confermano ancora una volta che non c’è una guerra di liberazione ucraina, moldava e di altri popoli. Invece c’è una grande guerra civile nell’ex-Unione Sovietica che, come la precedente (1917-1921), è stata avviata dall’estero con soldi stranieri e per gli interessi stranieri. Si tratta, infatti, dallo stesso copione.

pridnestrowie_karta
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.899 follower