Sparatoria in Crimea: FSB contro sabotatori ucraini

L’intercettazione dell’FSB di gruppi di sabotaggio ucraini che tentavano d’infiltrarsi in Crimea aumenta le tensioni
Alexander Mercouris, The Duran 11 agosto 2016
1517470_10152135350076181_837062290_nChiunque segua le notizie sull’Ucraina degli ultimi giorni saprà dei movimenti di truppe russe in Crimea, di uno scontro tra le forze di sicurezza russe e presunti infiltrati ucraini che ha causato dei morti, e delle accuse che gruppi di sabotaggio ucraini avevano tentato d’infiltrarsi nella penisola. Il 10 agosto 2016 c’era la conferma dell’incidente dall’agenzia del controspionaggio e antiterrorismo della Russia, l’FSB (dichiarazione completa allegata sotto), che riferiva di diversi incidenti tra tre gruppi di sabotaggio ucraini collegati alla Prima Direzione d’Intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, e operatori dell’FSB e tra Esercito russo e militari ucraini al confine, e della morte di un operativo dell’FSB e di un soldato russo nelle sparatorie. Altri rapporti parlano della morte di almeno due infiltrati ucraini e della cattura di molti altri, cosa che però l’FSB non conferma. Il rapporto dell’FSB tuttavia parla di una ventina di ordigni esplosivi con più di 40 chili di TNT, munizioni, fusibili, mine antiuomo e magnetiche, granate e armi speciali delle forze armate ucraine, rinvenuti in uno dei luoghi dell’incidente. Il rapporto dell’FSB dice anche che diversi cittadini ucraini e russi appartenenti ad una rete di spie operante in Crimea sono stati arrestati con l’accusa di aiutare i sabotatori. L’FSB ha indicato il capobanda in Evgenij Panov, residente della regione di Zaporozhe in Ucraina, classe 1977, che l’FSB dice sia un dipendente della Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa ucraino. Presumibilmente lavorava in Crimea da tempo sotto copertura. L’FSB dice che l’ha arrestato e che “fornisce prove”. L’FSB non ha specificato gli obiettivi dei sabotatori, dicendo che erano “infrastrutture vitali e cruciali della penisola”. Alcuni media russi hanno suggerito che l’intenzione era creare incidenti “false flag” per mettere le comunità di tartari e russi di Crimea l’una contro l’altra. Il riferimento alle “infrastrutture vitali della penisola”, tuttavia, non lo supporta. Piuttosto suggerisce un tentativo d’interrompere le forniture energetiche ed, eventualmente, gli impianti di trattamento delle acque, al culmine della stagione turistica della Crimea e alla vigilia delle elezioni. Gli ucraini da parte loro negano tutto, sostenendo che l’incidente è un’invenzione dai russi. I media occidentali, prevedibilmente, sostengono le pretese ucraine con speculazioni selvagge che i russi abbiano fabbricato l’incidente per giustificare l’invasione dell’Ucraina durante i Giochi Olimpici. Mentre la verità su tale incidente sarà nota tra tempo, se e quando gente come Panov sarà processata, non vi è alcuna ragione di dubitare delle affermazioni russe. I russi non organizzerebbero la morte di uno dei loro agenti dell’FSB e di uno dei loro soldati per creare un incidente come questo, e la relazione della cattura di alcuni sabotatori, e la conferma dell’arresto dei membri della rete di spie creata per sostenerli, confermano le affermazioni russe su tale incidente. Infatti dato che i capi ucraini spesso parlano dell’Ucraina in guerra con la Russia, non è difficile capire perché autorizzino una simile missione di sabotaggio, per interrompere le elezioni che confermano l’integrazione della Crimea alla Russia. Presumibilmente il piano ucraino era sostenere che gli attacchi erano dovuti a cellule della resistenza anti-russa locale, favorendo la finzione di un’opposizione in Crimea all’unificazione con la Russia. È motivo di grave imbarazzo per la dirigenza ucraina e i suoi sostenitori occidentali che non ci sia alcuna prova di tale opposizione. La missione di sabotaggio sembrava volta a “correggere” ciò.
1044197316 Due giorni prima fu riportato di un incontro di Putin con i capi della sicurezza che sembravano essere stati frettolosamente convocati in una località segreta. S’ipotizzava che si discutesse della situazione ad Aleppo. Se Aleppo senza dubbio è stato discussa nella riunione, come indicato dalla presenza del Ministro degli Esteri Lavrov e dal resoconto del Cremlino, ci si riferiva alle prossime riunioni di Putin con i leader stranieri, i cui più importanti erano col presidente Erdogan della Turchia e il Presidente Rouhani dell’Iran con cui il tema della Siria e di Aleppo sarebbe stato certamente discusso, ma nell’incontro tra Putin e i capi della sicurezza senza dubbio si è anche discusso della situazione in Crimea e della missione di sabotaggio ucraina. Potrebbero esservi stati altri scopi nella missione di sabotaggio ucraina volte a creare un quadro d’instabilità in Crimea durante la stagione turistica e le prossime elezioni? Putin nella conferenza stampa congiunta tenuta a Mosca dopo l’incontro con il Presidente Sargsjan dell’Armenia, lo collegava all’attentato ad Igor Plotnitskij, leader della Repubblica Popolare di Lugansk. Se fosse vero, suggerirebbe che il governo di Kiev cercando disperatamente una vittoria sia passato ad assassini e sabotaggi per continuare la lotta contro la Russia e raggiungere obiettivi politici. In alternativa, gli ucraini avrebbero attuato tali operazioni in preparazione dell’offensiva estiva nel Donbas di cui molto si è parlato, ma che non c’è ancora, anche se non è chiaro come le bombe in Crimea sosterrebbero un’offensiva nel Donbas. Ancora un’altra spiegazione è che gli ucraini potrebbero essere allarmati dall’indebolimento del sostegno europeo e avrebbero lanciato l’operazione per aumentare le tensioni, avere sostegno e minare ulteriormente il processo di pace di Minsk II. La spiegazione più probabile a tale azione francamente sconsiderata, che causerà gravi imbarazzi a certi sostenitori europei dell’Ucraina, anche se non sono disposti a dirlo pubblicamente, è il caos del potere e le lotte intestine perenni in Ucraina. Dato il greve romanticismo di molti membri del movimento Maidan, che abitualmente si concedono, è facile vedere come l’operazione di sabotaggio in Crimea e il tentativo di omicidio di Plotnitskij, se in effetti collegati, possano essere stati ideati da persone a Kiev che pensano che il successo di tali operazioni ne aumenterebbe credibilità e popolarità nel movimento di Maidan e quindi la possibilità di avere successo politico in Ucraina. Quali che siano le motivazioni precise alla base di tale incidente, Putin ha chiarito che i russi la prendono molto sul serio. Ha già detto che non ci sarà alcun incontro con Merkel, Hollande e Poroshenko in occasione del prossimo vertice del G20 in Cina. Inoltre, in contrasto a ciò che è successo dopo il processo Savchenko, che agì nel Donbas e quindi nel territorio che i russi continuano a riconoscere ucraino, è prevedibile che i russi siano molto più restii ad accettare scambi di prigionieri con gli operatori ucraini coinvolti in tale missione, accusandoli di effettuare o programmare violenze sul territorio russo.
Ecco il testo della dichiarazione sugli incidenti dell’FSB:
L’FSB ha sventato atti terroristici nella Repubblica di Crimea, preparati dalla Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina.
L’FSB ha scongiurato atti terroristici nella Repubblica di Crimea in fase di preparazione da parte della Prima Direzione d’Intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, che mirava ad alcune infrastrutture di supporto vitali cruciali nella penisola. L’obiettivo era la destabilizzazione della situazione socio-politica nella penisola prima delle elezioni per le istituzioni governative federali e regionali. Le operazioni d’indagine effettuate nella notte del 6/7 agosto 2016 in prossimità della città di Armjansk, Repubblica di Crimea, scoprivano un gruppo di sabotatori. Durante il tentativo di arrestare i terroristi, un agente dell’FSB è stato ucciso dal fuoco nemico. Quanto segue è stato scoperto sulla scena: 20 ordigni esplosivi dalla potenza totale di 40 kg di TNT, munizioni, detonatori speciali, mine antiuomo e magnetiche, granate e armi speciali utilizzate dalle unità per operazioni speciali dalle forze armate ucraine. Le successive misure sul territorio della Repubblica di Crimea eliminavano una rete di agenti della Prima Direzione d’Intelligence delle forze armate ucraine. Cittadini ucraini e russi, impegnati nella preparazione degli attentati, sono stati arrestati e ora confessano. Uno degli organizzatori è Evgenij Aleksandrovich Panov, nato nel 1977, abitante della regione di Zaporozhe in Ucraina, agente della Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina, che arrestato collabora. Nella notte dell’8 agosto 2016, unità per operazioni speciali del ministero della Difesa dell’Ucraina tentavano altre due infiltrazioni di unità di sabotatori, sventate dalle unità armate dell’FSB ed enti alleati. L’infiltrazione fu coperta dal tiro pesante dalla regione adiacente, anche da veicoli blindati militari ucraini. Un soldato russo è stato ucciso dal tiro. Sulla base delle indagini e dei combattimenti, la Direzione del Reparto Investigativo dell’FSB della Crimea avviava un’indagine penale. Ulteriori misure investigative sono in via di attuazione. Luoghi in cui i turisti si concentrano e riposano e infrastrutture vitali hanno ricevuto ulteriori misure di sicurezza. Un regime di controllo rafforzato delle frontiere è stato introdotto al confine con l’Ucraina“.

Evgenij Panov

Evgenij Panov

Poroshenko si prepara ad attaccare Donbas e Crimea?
Alexander Mercouris, The Duran, 11 agosto 2016

Nonostante la retorica furiosa, appelli in privati alla moderazione dall’occidente saranno probabilmente fatti per impedire la guerra, anche se la situazione resta estremamente pericolosa.

50d1a18b452bc78d291bb1d3852cc93aAll’indomani della sparatoria in Crimea i presidenti di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petro Poroshenko, si sono incontrati con le rispettive leadership politiche e militari. L’incontro di Putin è stata una riunione plenaria del Consiglio di Sicurezza della Russia, parzialmente e frettolosamente convocato. L’incontro di Poroshenko era col Consiglio di sicurezza nazionale dell’Ucraina, dal nome simile al Consiglio di Sicurezza della Russia ma senza gli stessi poteri, e il cui compito è molto più limitato a questioni di difesa e sicurezza. Poroshenko ha anche messo in allerta l’esercito ucraino nel Donbas e al confine con la Crimea, cercando anche di contattare le leadership di Stati Uniti ed europee per un sostegno. E’ certo che nelle prossime ore le dichiarazioni rituali di sostegno all’Ucraina e critiche ed avvertimenti alla Russia proverranno dai capi di Stati Uniti ed europei. Mettendo da parte la retorica, saranno queste ultime mosse a provocare la guerra tra Russia e Ucraina in Crimea, e tra Ucraina e le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk nel Donbas? Due cose vanno prima dette. Primo, che l’idea che ci sia la pace nel Donbas è un mito. La lotta continua ogni giorno sulla linea di contatto con i militari ucraini che bombardano regolarmente le posizioni delle milizie e la milizia che risponde. Scontri a fuoco avvengono continuamente. All’inizio di luglio l’Ucraina ha ammesso di aver perso 80 soldati nel Donbas in una sola settimana, mentre verso la fine di luglio ha anche ammesso la perduta di 6 soldati in un solo scontro. Secondo, la situazione politica in Ucraina è instabile e l’atmosfera anti-russa è tale che sarebbe sciocco contare su un’Ucraina che dimostri qualche limitazione. La guerra è quindi, purtroppo, una possibilità molto reale. A conti fatti però è dubbio che ci sarà. Il breve riassunto dell’incontro di Putin con il Consiglio di Sicurezza parla solo di “ulteriori misure di sicurezza e protezione delle infrastrutture cruciali in Crimea” e descrive dettagliatamente le “possibili misure antiterrorismo lungo i confini e lo spazio aereo della Crimea“. Ciò suggerisce che i russi pensano solo a misure di sicurezza più rigide in Crimea, e che non hanno alcuna intenzione d’iniziare una guerra. Sarebbe naturalmente coerente con il loro intero approccio da quando il conflitto ucraino è cominciato nel 2014.
L’Ucraina, anche se vi sono senza dubbio persone capaci d’iniziare una guerra, non mostra intenzione di volerla; personalmente dubito che alla fine l’Ucraina faccia il grande passo di andare in guerra. Dietro le dichiarazioni rituali di sostegno ci si aspetta che Stati Uniti ed europei in privato sollecitino l’Ucraina a dar prova di moderazione per due motivi: primo perché qualunque cosa possano fingere in pubblico, sanno che i resoconti russi dell’incidente in Crimea sono veri; e secondo e ben più importante, sanno che in una guerra tra Ucraina e Russia, o anche tra Ucraina e le Repubbliche Popolari del Donbas, l’Ucraina perderebbe. Obama certamente non vuole un’altra sconfitta in Ucraina nel pieno delle presidenziali degli Stati Uniti, soprattutto perché probabilmente farebbe il gioco di Donald Trump, anche se purtroppo lo stesso non si può dire degli psicopatici che sostengono Hillary Clinton, che sembrano anelare al confronto con la Russia con ogni pretesto. Più precisamente è difficile immaginare che Angela Merkel, sempre più criticata in Germania per la politica della porta aperta ai rifugiati ed anti-russa da SPD, CSU e comunità imprenditoriale tedesca, voglia un’altra debacle in Ucraina. In realtà si sospetta che alcuni negli Stati Uniti e in Europa siano privatamente furiosi verso gli ucraini per il loro pasticcio, qualunque cosa debbano dire in pubblico. Quindi, ci si può aspettare che le linee telefoniche tra le capitali occidentali e Kiev siano bollenti per le chiamate urgenti alla moderazione. Nonostante la forza del partito bellicista a Kiev, è dubbio che le autorità ucraine, infine, si sentano abbastanza forti da ignorare tali chiamate. Ci sarebbe sgomento in Europa se succedesse qualcos’altro. Gli europei hanno stupidamente legato la revoca delle sanzioni alla Russia alla piena attuazione degli accordi di Minsk II, nonostante sappiano perfettamente che è Kiev, e non Mosca, a non onorarli. L’intera premessa di tale stupidità era costringere Mosca a cedere. C’è il caso in cui non solo Mosca non faccia alcuna concessione, ma che Putin non vada al prossimo incontro dei Quattro di Normandia, che dovrebbe esaminare i progressi nell’attuazione degli accordi di Minsk II. Data la crescente rabbia pubblica in Europa per le sanzioni, ci sarebbe il panico presso i capi europei se i russi abbandonassero Minsk II, a cui gli europei hanno stupidamente legato le sanzioni, lasciandoli in asso. Proprio come si sospetta che le linee telefoniche tra Kiev e le capitali occidentali siano bollenti per gli inviti alla moderazione, si sospetta che le linee telefoniche tra Mosca e le capitali occidentali siano bollenti per gli appelli urgenti ai russi a modificare e spiegare la nuova linea dura, impegnandosi nuovamente al formato dei Quattro di Normandia. Non sorprenderebbe se in cambio ai russi abbiano assicurazioni che le potenze occidentali agiranno per impedire a Kiev di fare ciò che ha appena cercato di fare in Crimea. Naturalmente, che i russi credano a tali assicurazioni è un altro discorso. Detto ciò, va ripetuto ancora una volta che la situazione rimane estremamente pericolosa. In definitiva ogni decisione spetta a Kiev. Nessuno di buonsenso avrà alcuna fiducia che Kiev faccia la cosa sensata. I prossimi giorni o ore scioglieranno il nodo.crimea-russian-sol_2845317b

Putin: I negoziati di Minsk sono ormai inutili alla luce delle provocazioni in Crimea
Fort Russ, 10 agosto 2016President Vladimir Putin delivers his address on the Crimean referendum on reunification with Russia in the Grand Kremlin Palace in Moscow.Vladimir Putin: “Ciò è molto preoccupante. I nostri servizi di sicurezza hanno impedito la penetrazione di un gruppo sabotaggio-ricognizione del ministero della Difesa dell’Ucraina in Crimea. Naturalmente, tali azioni fanno sì che i colloqui del formato Normandia siano inutili, soprattutto per la prossima riunione in Cina. Perché, a quanto pare, chi ha violentemente preso il potere a Kiev continuando ad usurparlo, non vuole i negoziati. (omissis) Ora, invece di cercare vie per risolvere il conflitto pacificamente, hanno deciso di usare il terrorismo. A tal proposito, non posso evitare di ricordare che consideriamo il recente attentato al capo della Repubblica Popolare di Lugansk come atto di terrorismo, uguale al tentativo di intrufolare sabotatori nel territorio della Crimea. Voglio sottolineare, e penso che i media l’abbiano già riferito, che i russi hanno avuto dei caduti. Due soldati sono stati uccisi. Certamente non basteranno le scuse. Ma vorrei affrontare anche i nostri partner europei e statunitensi. Credo che ormai sia evidente a tutti che le autorità di Kiev non vogliano risolvere i problemi con il negoziato. Ora ricorrono al terrorismo. Questo è molto preoccupante. A prima vista, ciò che abbiamo appena visto in Crimea sembra essere un atto stupido e criminale. E’ stupido, perché è impossibile riconquistare la fiducia della popolazione della Crimea così. Ed è criminale, perché delle persone sono morte. Ma penso che la situazione di fondo sia ancora più allarmante. Perché non c’è nulla da guadagnarci da tali attacchi, tranne distrarre il proprio popolo dall’economia ucraina in rovina, dalla situazione di molti ucraini, unica ragione. Cercare di provocare violenze e conflitti serve a distogliere l’attenzione del pubblico da chi ha preso il potere a Kiev e continua ad usurparlo per derubare il proprio popolo. Giocano con il fuoco per rimanere al potere il più a lungo possibile, e rubare quanto più possibile. Ma i loro tentativi sono falliti, perché i loro compari sono troppo incompetenti. Naturalmente, faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza delle infrastrutture e dei cittadini, adottando misure di sicurezza supplementari. E intendo serie misure supplementari, tecniche e non. Ma la cosa più importante è che i governi occidentali che sostengono le autorità di Kiev devono decidere, cosa vogliono? Vogliono che i loro fantocci continuino a provocarci? O invece ancora vogliono un accordo di pace? E se ancora davvero lo vogliono, spero che finalmente prendano misure reali per fare le dovute pressioni sull’attuale governo a Kiev”.Crimea_map_itTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando l’Aeronautica Sovietica sconfisse la Luftwaffe

Alexander Vershinin, RIR, 15 luglio 2016

All’inizio della guerra di Hitler sul fronte orientale, nel 1941, l’Aeronautica sovietica subì la peggiore sconfitta nella storia. Il disastro evidenziò carenze strutturali nella forza aerea sovietica, e vi vollero diversi anni e un grande sforzo per eliminarle.19-Покрышкин-самолет-звездочки

041-01-01Quando le armate naziste tedesche avanzarono in Unione Sovietica nel 1941, sostenute da un travolgente supporto aereo, divenne vitale per l’URSS seguire la Luftwaffe tecnologicamente. Questo, tuttavia, fu tutt’altro che un compito facile. Nel 1942, dopo le sconfitte inflitte nella prima fase della guerra, gli ingegneri sovietici modernizzarono gli aerei dell’Aeronautica dell’Armata Rossa. Furono fatti tentativi per risolvere il problema tecnico fondamentale dell’Aeronautica Sovietica: la minor resa dei motori. Apparvero in un primo momento un successo. Gli ‘yak’ sovietici erano paragonabili ai caccia tedeschi per velocità. Tuttavia, le prime battaglie nei cieli di Stalingrado dimostrarono che era troppo presto per festeggiare. I nuovi caccia tedeschi ancora una volta superarono quelli sovietici. Gli ultimi modelli di Messerschmitt quasi ripeterono la situazione del 1941. Tale ritardo nella tecnologia poté essere compensato solo dalla predominanza numerica. Secondo le stime degli specialisti sovietici, due aerei sovietici erano necessari per ogni aereo tedesco. La risposta fu un drammatico aumento nella produzione dwi caccia, anche a scapito di altri tipi di aerei militari, come aerei d’attacco e bombardieri. Nel frattempo, il lavoro continuò nel perfezionare i modelli validi già in servizio. Tuttavia, fu possibile risolvere completamente il problema solo costruendo nuovi aerei dal terzo anno di guerra. Non solo i caccia Jak-3 e La-7 da combattimento tenevano, ma in realtà superavano gli aerei tedeschi. Il processo di aggiornamento non fu facile: i difetti strutturali rimasero portando a un tasso di incidenti elevato. Verso la fine della guerra, oltre il 15 per cento della flotta aerea sovietica veniva indicato guasto. Tuttavia, attraverso tentativi ed errori, i problemi che afflissero l’Aeronautica dell’Armata Rossa, rendendola inferiore alla Luftwaffe, furono risolti.

Dalla quantità alla qualità
Di regola, la mera superiorità numerica nella battaglie aeree non porta alla vittoria. E’ difficile in volo schiacciare gli avversari con il numero. In caso di differenza di qualità tra forze aeree nemiche, un più moderno e manovrabile aereo da caccia, manovrando può facilmente distruggere più aerei in una sola battaglia. Ciò spiega come la forza aerea sovietica, nonostante la superiorità numerica nella maggior parte delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, subì spesso sconfitte. Il comando sovietico lo riconobbe rapidamente e mise a punto un modo per uscire da questo vicolo cieco. L’amministrazione dell’Aeronautica fu riorganizzata. Gli aerei furono assegnati a squadroni distinti, collegati a terra ai Fronti ed Armate corrispondenti. L’Aeronautica migliorò la cooperazione con le unità a terra compiendo operazioni congiunte. Allo stesso tempo, il contatto radio tra squadre e singoli aerei fu sviluppato. In precedenza, i piloti dovevano accordarsi a terra sul coordinamento in combattimento. In aria era quasi sempre necessario improvvisare e rompere le formazioni tattiche. I piloti tedeschi si orientavano rapidamente col contatto radio. Dal 1942-1943 in poi, i piloti sovietici cominciarono a fare lo stesso, e non ci volle molto prima che i risultati si vedessero. Le perdite della Luftwaffe in estate e autunno 1942 superarono i 7000 velivoli, oltre il 70 per cento di tutte le perdite totali a quel momento.originalConquista dei cieli
Le battaglie del 1942-1943 nei cieli della regione del Volga e di Kursk ebbero successi variabili per l’Aeronautica sovietica. Un difficile processo di sviluppo delle tecniche di combattimento aereo era in corso, regolando comunicazione e collaborazione negli squadroni. I tecnici aiutarono in modo che entro il 1943 gli aerei cominciassero ad essere dotati di nuove radio, che fungevano anche da radar. L’industria aeronautica raggiunse i massimi livelli di produttività. Il numero di motori prodotti superò le perdite in combattimento di tre volte. Nel 1944, la superiorità dell’Aeronautica militare sovietica divenne schiacciante, costringendo i tedeschi a prendere misure disperate riducendo la flotta di bombardieri e rafforzando le squadriglie dei caccia, invece. Gli Alleati diedero un notevole sostegno all’Aeronautica sovietica inviando aerei da combattimento statunitensi e inglesi attraverso il programma Lend-Lease, pari al 13 per cento del totale die velivoli fabbricati in Unione Sovietica, tra cui i noti AirCobra e KingCobra. Fu con un AirCobra che il celebre pilota sovietico Aleksandr Pokryshkin volò abbattendo 65 aerei tedeschi. L’intensità del lavoro e del sostegno degli alleati fu pienamente ripagato: verso la fine del 1944, la supremazia dell’Aeronautica dell’Armata Rossa era completa, gettando le fondamenta per la creazione di una tra le più avanzate forze aeree del mondo.samolet-bell-p-39q-airacobraTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’Aeronautica Sovietica fallì nel 1941?

Aleksandr Vershinin, RBTH, 20 giugno 2016

39-air-forceL’Aeronautica Militare russa dimostra in Siria che, insieme agli Stati Uniti, la Russia è l’unico Paese al mondo la cui forza aerea può proiettare potenza ben oltre i confini nazionali. Non è sempre stato così. La consapevolezza dell’importanza degli aerei militari nacque nei giorni bui dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica.

La seconda guerra mondiale segnò l’avvio dell’Aeronautica Militare sovietica e il suo periodo più difficile. Nel 1941, l’Aeronautica Sovietica subì una sconfitta devastante. Nei primi sei mesi di guerra perse quasi il 70 per cento dei velivoli da combattimento. Il 22 giugno, il giorno dello scoppio delle ostilità, le perdite ammontarono a 1200 aerei, più della metà dei quali nemmeno decollò. I tedeschi subirono gravi perdite durante lo stesso periodo, quasi 4000 velivoli, superiori alle perdite della Luftwaffe in tutte le campagne precedenti. Ma tuttavia il bilancio non fu favorevole ai sovietici. Le perdite del 22 giugno furono un grande shock per i generali sovietici. Dopo aver volato sugli aeroporti devastati, il comandante dell’aeronautica del distretto bielorusso si suicidò per la disperazione. L’aviazione tedesca, la Luftwaffe, era giustamente considerata la migliore al mondo. Per via dell’alta qualità in combattimento, i tedeschi ridussero la superiorità aerea dell’aviazione dell’Armata Rossa a zero entro l’inverno, raggiungendo la parità numerica che, considerando la superiorità qualitativa generale della Luftwaffe, li avviava verso la supremazia aerea. I piloti tedeschi trovavano i bersagli usando correttamente le stazioni di monitoraggio, neutralizzando la superiorità tattica dell’Aeronautica Sovietica su vari settori del fronte. I piloti dell’Armata Rossa mostrarono grande eroismo, spesso abbattendo aerei nemici, ma tutto questo non ribaltò la situazione generale.

Le ragioni della sconfitta
L’Armata Rossa aveva diversi velivoli, sia nuovi (per esempio, l’Il-2, soprannominato “Carro armato volante”) che macchine obsolete, tre volte più numerose di quelle nuove. Tuttavia, anche i modelli moderni avevano svantaggi significativi: la qualità dei motori aeronautici sovietici lasciava molto a desiderare; i velivoli avevano comunicazioni radio mal funzionanti e la blindature dei caccia sovietici erano così vulnerabili che le mitragliatrici, relativamente poco potenti, montate sui bombardieri tedeschi, potevano perforarle. L’addestramento degli equipaggi avveniva immediatamente: i piloti avevano appena il tempo di imparare come far funzionare le loro nuove macchine. Poco prima della guerra, le scuole di pilotaggio sovietiche fecero gli straordinari, formando migliaia di nuovi piloti. Il numero di brevettati era tale che molti non furono nominati ufficiali, in modo da non gonfiare l’organigramma. Non tutti i giovani piloti erano professionisti. Questo apparve già chiaro nella guerra Sovietico-Finlandese del 1939-1940, quando la piccola forza aerea finlandese causò gravi problemi all’Aeronautica Sovietica, nonostante la superiorità numerica schiacciante.

Problemi profondamente radicati
Tuttavia, la questione del perché il 1941 fu un anno così tragico per l’Aeronautica Sovietica è più complicata. Va tenuto presente che la creazione di una forza aerea regolare nell’URSS iniziò solo 10 anni prima della guerra. Gli impianti aeronautici erano spesso recenti e non avevano materiali sufficienti e numero necessario di tecnici e operai qualificati. Inoltre, l’Aeronautica è la più tecnicamente complessa delle armi moderne. La sua creazione richiede industrie chimica, elettronica e metallurgica sviluppate. Tutto questo fu creato nell’URSS al momento. I progettisti studiarono soprattutto per tentativi ed errori. Gli svantaggi dei motori aerei ne limitarono la libertà d’azione, e i tentativi di risolverli subito comportarono gravi conseguenze. La mancanza di comandanti qualificati era un grosso problema. La repressione stalinista non creò il problema, ma certamente l’aggravò. Addestramento ed esperienza in combattimento dei piloti sovietici non erano sufficientemente alti e ancora dovevano assorbire le lezioni apprese nei combattimenti nelle forze repubblicane durante la guerra civile spagnola di qualche anno prima.r2UUNy6Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vasil Bilak: un combattente indomito del fronte marxista–leninista

Luca Baldelli

Vasil Bilak

Vasil Bilak

La Primavera di Praga, cosparsa degli incensi dei giornali borghesi e padronali, è diventata un mito e dei miti, si sa, è arduo e spesso pure rischioso discettare. Quella dipinta come una svolta tragicamente repressa verso il “socialismo dal volto umano” fu, in realtà, una rivoluzione colorata ante litteram, orchestrata e diretta dalle centrali del potere imperialista e sionista, ansiose di colpire gli anelli deboli della catena del socialismo reale, o quelli che a torto venivano avvertiti come tali, per sganciarli e portarli sotto la soffocante collana del capitalismo. Non è certo un caso che Dubcek sia stato riconosciuto da più parti come un agente occidentale e che il magnate Soros, impegnato in progetti di sovversione mondiali contro governi nazionalisti, antimperialisti e marxisti, abbia inondato di dollari, negli anni ’70 e ’80, gli antichi e suggestivi vicoli di Praga per foraggiare il gruppo “Charta 77” e altri cenacoli anticomunisti e mondialisti, numi tutelari dello spirito della Primavera di Praga del 1968. Soros e la CIA marciavano in tal senso uniti, in particolare fidando sulla collaborazione dell’organizzazione “no profit” denominata “National Endowment for Democracy”, emanazione di ambienti influenti del potere USA, impegnata in progetti di destabilizzazione soprattutto in Cina (Xinijang), Iran e Centro America.
La vita è sempre stata dura, in Cecoslovacchia come in occidente, per chi, con maggiore energia, determinazione e lucidità, ha denunciato le trame imperialiste, sioniste e antisocialiste nascoste dietro l’operato a parole “riformatore” e “libertario” di Dubcek. All’interno del Partito Comunista Cecoslovacco, anche dopo la salutare reazione internazionalista, popolare, democratica e militare avvenuta nell’agosto del ’68 e dall’occidente deprecata come “aggressione”, la linea maggioritaria, quella di Gustav Husak, si contraddistinse per un equilibrio che, se da un lato fu positivo, in quanto consentì 20 anni di stabilità, riforme reali (vedi il potenziamento dell’assetto federale e la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese), dall’altro non recise, come sarebbe stato giusto, i molteplici intrecci che personaggi infidi e disfattisti, legati a doppio filo alle centrali imperialiste e ai circoli della “Primavera di Praga”, continuarono a conservare col Partito e l’apparato statale, fino a diventare gli araldi della restaurazione capitalista e borghese del 1989. Tra le figure dimenticate, poco o scarsamente conosciute, che prima combatterono contro il gruppo dubcekiano e poi misero costantemente in guardia contro una tolleranza degna di miglior causa verso elementi non fidati negli apparati dello Stato e del Partito per venti lunghi anni, possiamo certamente annoverare Vasil Bilak. Nato da famiglia di etnia rutena nel 1917, nel piccolo villaggio di Krajna Bystra, Vasil Bilak entra giovanissimo, a 19 anni, nelle organizzazioni di massa del Partito Comunista Cecoslovacco e, nel 1945, nel Partito stesso, organicamente. Il leader comunista del tempo, il grande Klement Gottwald, falegname di schiette origini proletarie, ammira il giovane Bilak e ne promuove l’ascesa, in armonia col suo impegno riconosciuto da tutta la base e dai quadri del Partito. A partire dagli anni ’50, compiuti gli studi presso l’Alta scuola di politica del KSS (questa la sigla del Partito Comunista Cecoslovacco), Bilak ricoprì ruoli di peso nel Comitato centrale del Partito, nell’Assemblea Nazionale e nel Governo. Emarginati Novotny e i suoi accoliti dalla conduzione del Partito e dello Stato, al montare delle trame revisioniste, antisocialiste e antisovietiche del gruppo dubcekiano, Bilak divenne uno dei punti di riferimento principali di quanti intendevano conservare, innovandolo, il volto socialista e popolare della Repubblica cecoslovacca. Dinanzi a provvedimenti e scelte che scioglievano la Milizia operaia, destrutturavano scientemente la presenza del Partito nella società, riducevano o azzeravano il ruolo degli organi del potere popolare nei media, Bilak fece sentire alta e forte la sua possente voce di combattente della classe operaia e della causa internazionalista. In quei mesi duri, inquietanti, violenti, del 1968, con squadre di estremisti di destra che rialzavano la testa e puntavano alla destabilizzazione totale del sistema, Bilak non lasciò campo libero a nemici esterni e infiltrati nei gangli dello Stato, ma si organizzò assieme ad altri per respingere i tentativi di rovesciamento dell’ordine socialista cecoslovacco.
bilak_201402061146194I cantori in malafede delle “magnifiche sorti e progressive” della Primavera di Praga, con la voce velata di rimpianto per quel che sarebbe potuto essere e non fu, hanno sempre parlato di Jan Palach (dinanzi alla cui memoria serve il massimo rispetto, ma anche la più chiara comprensione del suo ruolo di strumento, in mano a una setta di fanatici che lo spinse a compiere il terribile gesto finale), di carri armati del Patto di Varsavia, di repressioni, ma mai una parola sul terrorismo, sulle intimidazioni, sulle violenze, sulle manovre golpiste dei dubcekiani e degli elementi antisocialisti e antioperai attuate prima dell’ingresso nella Nazione delle forze armate dei Paesi socialisti, schierate a difendere e puntellare il sistema che liberamente, e a prezzo di vite umane, la Cecoslovacchia popolare si era data. Nessuna parola sulle bastonature di operai fedeli al Partito in alcune importanti fabbriche di Praga; nessuna menzione degli episodi di violenza contro militanti comunisti, sindacalisti, quadri in tutto il Paese; nessun cenno alle esaltazioni del sionismo e delle sue aggressioni militari in Medio Oriente nelle radio e nei giornali dei “riformisti”; nessuno squarcio di luce sulle attività degli agenti stranieri sionisti e imperialisti nel Paese. L’evento centrale della trama storica qui narrata, ovvero l’ingresso dei carri armati del Patto di Varsavia, ci è sempre stato raccontato come un’invasione, un sopruso, un atto di guerra contro un Paese sovrano. In realtà, quell’azione, concordata dal livello politico della maggior parte dei Paesi socialisti, ebbe un contenuto di schietta e fraterna solidarietà internazionalista e, se da un lato eliminò i maneggi e le trame dei centri di potere vicini ai fautori di un finto “socialismo dal volto umano” che era in realtà restaurazione capitalista, dall’altro non significò il ripristino di pratiche politiche vecchie, ossificate e stantie, ma al contrario rappresentò un fattore propulsivo importante per un rinnovamento dello Stato, dei suoi assetti istituzionali, del suo potenziale economico e della sua base sociale. Bilak, amante del rinnovamento perché intimamente legato alla dottrina dialettica, viva e feconda del marxismo–leninismo, appoggiò convintamente il soccorso internazionalista dei Paesi del Patto di Varsavia, venendo pure accusato, maldestramente, di aver scritto una lettera a Breznev sollecitante l’“invasione”: nessuna lettera vi fu mai, in realtà, se non un falso, una patacca della cui natura si accorse perfino l’anticomunista Havel, quando l’ubriacone Eltsin gli propinò un canovaccio malamente dattiloscritto. Quella patacca rappresentò il grimaldello per mettere sotto inchiesta, dopo il 1989, Bilak e con lui tutta la vecchia guardia del Partito, o meglio le persone a lui più vicine (alcune delle quali decedute da tempo): Alojz Indra, Drahomir Kolder, Oldrich Svestka e Antonin Kapek. Accampata l’autenticità del falso, la condanna per alto tradimento della Nazione diventava la logica conseguenza. I tribunali del dopo ’89 si aggrapparono a cavilli e perizie discutibili, fino al ridicolo, per dimostrare la colpevolezza di Bilak e degli altri, ma il tutto si concluse in un nulla di fatto, a riprova della malafede degli inquirenti. Il tutto era mirato a mascherare l’impoverimento delle masse popolari dopo la “svolta” del 1989 e la restaurazione del capitalismo, con una Cecoslovacchia in via di disgregazione (nel 1993 avverrà la divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia) e sempre più boccone prelibato nelle fauci delle multinazionali e delle banche internazionali, desiderose di fagocitare il potente apparato produttivo che i comunisti avevano costruito in decenni di impegno e lavoro per il popolo. Si voleva colpire chi, anche nei venti anni di pace e stabilità sotto l’egida di Husak, non aveva mai abbassato la guardia e, anzi, aveva sempre eretto un muro contro ferventi dubcekiani ancora presenti nel Partito e negli apparati dello Stato. Non dimentichiamo che, a pochi mesi dall’intervento internazionalista dei Paesi del Patto di Varsavia, precisamente il 28 marzo 1969, l’Ufficio della compagnia aerea sovietica “Aeroflot” fu messo a soqquadro nel centro di Praga da teppisti anticomunisti, i quali contavano sulla compiacenza di una parte dell’apparato di sicurezza. La StB, ovvero il servizio segreto cecoslovacco, era profondamente infiltrata da elementi antisocialisti o dubcekiani e non fu semplice la necessaria operazione di pulizia, concretizzatasi nell’allontanamento di diversi agenti, poliziotti, funzionari. Questi soggetti erano spesso in contatto con formazioni trotskiste occidentali, nemiche del socialismo reale e teleguidate da circoli mondialisti.
evil-george-soros La destabilizzazione della Cecoslovacchia socialista fu un punto fermo della strategia occidentale per tutti gli anni ’70 e ’80, dall’appoggio offerto a gruppi eversivi alla diffusione di notizie false circa il sostegno di Praga al terrorismo “rosso”, passando per il finanziamento di gruppi di dissidenti anticomunisti e legati all’imperialismo. Un documento della CIA del 4 febbraio 1987, reso noto da Wayne Madsen di “Infowars”, è a tal proposito sconvolgente e dimostra come quelle di Bilak e di altri non fossero paranoie, ma lucide intuizioni sul ruolo della massoneria internazionale e del capitale nelle trame dirette contro la Cecoslovacchia socialista: in quel documento si mette in relazione Soros con vari attentati avvenuti nel Paese contro edifici del Partito. Mentre avveniva tutto ciò, Bilak e i compagni a lui più prossimi venivano avvertiti sempre più come residui di un passato che non voleva passare, anziché come risorse e come testimoni di tempi che stavano pericolosamente per ritornare. Dal 1968 al 1988, Bilak fu Segretario del KSS per le questioni relative all’ideologia e alla politica estera: da questa postazione, egli condusse una lucida analisi sui rapporti di forza a livello internazionale e sul pericolo derivante da approcci estranei alla dottrina marxista–leninista, e non in nome di una sorta di dogmatismo sterile, ma in nome della difesa necessaria dello spirito di una dottrina creativa, multiforme, strumento potentissimo per la fuoriuscita dei ceti subalterni dallo sfruttamento capitalista. La guida del Partito, nel 1988/89, con il progressivo disimpegno di Husak, divenne terreno di conquista di elementi non certo fidati e schiettamente fedeli al marxismo–leninismo; elementi che, col loro operato, porteranno allo scioglimento, senza colpo ferire, del Partito, lasciando all’abbandono milioni di militanti e onesti lavoratori. Avvenuto il rovesciamento del potere socialista in Cecoslovacchia, come abbiamo visto, per Bilak si aprirono tempi non semplici: l’ostracismo, la persecuzione giudiziaria, la vigliaccheria, lo spirito di rivalsa di tanti personaggi disonesti e legati all’imperialismo, rappresentarono la cifra della nuova era verso i sinceri militanti marxisti–leninisti, quelli più coriacei e determinati, che non avevano riconosciuto come legittimo un cambio di governo teleguidato dalle centrali imperialiste. Scriverà molto, Bilak: articoli, riflessioni, ricordi poi confluiti in due interessanti volumi di memorie, che in occidente ci si è ben guardati dal tradurre. E si può ben capire perché, visto il carattere scoperto di certi nervi… In un passo, ad esempio, il militante comunista, ripercorrendo le tappe dell’intervento internazionalista del 1968, scrive: “Non ho mai avuto problemi con gli ebrei e tra essi conservo sincere amicizie. Molti di loro sono patrioti e membri sinceri del Partito, onesti e laboriosi. Altra questione i sionisti. Essi sono feroci nemici del progresso, sostenitori dell’imperialismo, del razzismo e nemici non solo dell’Unione Sovietica, ma anche del popolo ebraico”. Nel 2014, il tenace combattente marxista–leninista passerà a miglior vita, con la serenità e la consapevolezza di aver servito sempre il popolo, la classe operaia, la causa internazionalista, nel migliore dei modi.
Di personaggi come Vasil Bilak ci sarebbe bisogno oggi, in una fase in cui il capitale mostra il suo volto più feroce e spinge potentemente verso una guerra mondiale, distruttiva come non mai. La rinascita della Russia, il rafforzamento nel mondo delle posizioni cinesi, rappresentano una garanzia necessaria e vitale per impedire il malaugurato scenario, ma ciò non basta: le avanguardie debbono impegnarsi e costruire un vasto fronte di liberazione dall’imperialismo e dal sionismo, secondo gli insegnamenti di Bilak e di tante altre figure messe nel dimenticatoio da chi, ad un tempo, le classifica superate e le teme in cuor suo perché attuali.

Sede dell’Aeroflot di Praga, devastata dai teppisti anticomunisti il 28 marzo 1969.

Sede dell’Aeroflot di Praga, devastata dai teppisti anticomunisti il 28 marzo 1969.

Referenze bibliografiche e documentali:
Wayne Madsen, “CIA links top Hillary donor George Soros to terrorist bombing”, in “ Infowars “. Traduzione italiana, 25 maggio 2016
Vasil Bilak: “Pameti” (“Memorie”), 1991
Mary Pace: “Piazza Fontana. L’inchiesta: parla Giannettini” (Curcio, 2008). Nonostante l’anticomunismo del personaggio, è una lettura utile nella parte in cui racconta della presenza di elementi sionisti nelle trame della Primavera di Praga (pgg. 108/109).

Putin crea la Guardia Nazionale Russa

Saker, 16 aprile 2016

18747_1000Il recente annuncio del Presidente Putin sulla creazione della Guardia nazionale russa ha innescato una raffica di speculazioni selvagge sulle ragioni di questo importante passo. Alcuni esperti lo vedono come passo per preparare la sanguinosa repressione delle insurrezioni, altri ipotizzano che Putin abbia bisogno di una nuova forza per affrontare proteste e rivolte, mentre altri hanno suggerito che la Guardia Nazionale diverrebbe “l’esercito di Putin”. In realtà, la questione è molto più semplice e molto più complicata. In primo luogo, diamo un’occhiata a forze e unità che saranno riunite nella Guardia nazionale:
Truppe del ministero dell’Interno (circa 170000 effettivi)
Personale del Ministero delle Situazioni di emergenza
Forze antisommossa della polizia OMON (circa 40000 effettivi)
Forze di reazione rapida (SOBR, circa 5000 effettivi)
Centro di Classificazione Speciale delle Forze di Reazione Operativa e Aviazione del Ministero degli Interni, tra cui le unità delle forze speciali Zubr, Rys‘ e Jastreb (circa 700 operativi)
Quindi si parla di una forza totale di circa 250000 effettivi che probabilmente raggiungeranno i 300000 nel prossimo futuro. Comunque, questa è una forza impressionante e potente che può affrontare tutte le possibili minacce interne. Inoltre, il Ministero degli Interni includerà il Servizio Federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Antidroga (FSKN). Questo consolidamento è importante perché lega praticamente tutte le forze di sicurezza interna della Federazione Russa, con l’eccezione dell’assai importante Servizio Federale di Sicurezza (FSB). Cosa ancora più impressionante è l’elenco dei compiti assegnati alla nuova Guardia Nazionale, che comprenderà:
Tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza
Operazioni antiterrorismo
Operazioni contro i gruppi estremisti
Difesa territoriale della Federazione Russa
Protezione di importanti strutture e cariche speciali statali
Protezione su base contrattuale della proprietà dei cittadini e delle organizzazioni approvate dal governo russo
Assistenza alle truppe di confine del Servizio Federale di Sicurezza nel proteggere i confini di Stato della Federazione Russa;
Forze dell’ordine in materia di traffico di armi
Comando delle truppe della Guardia Nazionale della Federazione Russa
Protezione sociale e giuridica dei militari della Guardia Nazionale Russa.
E’ un elenco impressionante che conferma solo che l’intero spettro delle missioni di sicurezza interna sarà affidato alla Guardia Nazionale. Cosa ancora più sorprendente è il nome della persona che Vladimir Putin ha nominato nuovo comandante in capo della Guardia Nazionale: Generale Viktor Zolotov, un “puro” uomo della sicurezza a capo del Servizio di sicurezza del Presidente della Repubblica e considerato molto vicino a Vladimir Putin. Ciò significa, come alcuni hanno ipotizzato, che Putin teme per la propria sicurezza e che costruisce una guardia pretoriana personale? Quasi. Ma ciò infatti significa che Putin prende il controllo personale e diretto di ciò che considera i massimi compiti prioritari nell’affrontare le principali minacce alla sicurezza della Russia. Parliamo esattamente delle capacità di cui l’Unione europea ha bisogno e che manca totalmente:
Capacità chiudere le frontiere da un massiccio flusso di rifugiati
Capacità di filtrare un grande flusso di rifugiati
Capacità di affrontare grandi violenze e rivolte
Capacità di affrontare il terrorismo, anche su larga scala
Possibilità di centralizzare l’intelligence sulle minacce interne
Capacità d’imporre lo stato di emergenza su un’intera regione
Capacità di schiacciare qualsiasi insurrezione, anche sostenuta dall’estero
Capacità di cercare e distruggere gruppi estremisti e terroristici
Capacità d’interdire i flussi di armi e narcotici utilizzati per finanziare quanto sopra
e, soprattutto, capacità di fare tutto questo senza ricorrere alle Forze Armate regolari.
Ciò dimostra che i russi hanno tratto importanti lezioni su organizzazione e operazioni delle guerre in Cecenia e che si preparano a difendere la Russia dalle minacce provenienti da ovest (Ucraina) e da sud (SIIL) senza caricare questi compiti di sicurezza sulle Forze Armate fondamentalmente diverse dalle Forze di sicurezza o polizia interna. Naturalmente, sarà una fin troppo potente forza per affidarla a un uomo affidabile meno del 100%, ma il fatto che Putin abbia scelto l’uomo cui si fida completamente non significa che teme per se stesso, per le prossime elezioni o qualsiasi altra assurdità vomitata dai media aziendali. La popolarità di Putin è ancora alle stelle proteggendolo molto di più di qualsiasi forza o grande alleato. Inoltre, la protezione di Putin rimarrà compito di FSO ed FSB. Un tema che i documenti ufficiali non menzionano è la questione del supporto informativo alla nuova Guardia Nazionale. La soluzione più logica sarebbe creare un nuovo servizio d’intelligence per la Guardia Nazionale e la mia ipotesi è che è esattamente ciò che il Cremlino farà. Infine, alcuni esperti hanno suggerito che la nuova Guardia Nazionale potrebbe avere la funzione di mantenimento della pace internazionale. Sono d’accordo solo se si parla di operazioni di mantenimento della pace ai confini, come ad esempio nel Donbas o in Asia centrale. Le altre missioni di pace probabilmente rimarranno sotto il controllo delle forze armate (che hanno diverse unità specializzate dedicate a tali missioni). La creazione della guardia nazionale è un’idea eccellente che darà alla Russia i mezzi per difendersi contro le più probabili minacce al territorio e alla popolazione nel prossimo futuro.1423045167_447073_73Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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