Mosca avanza nel Mediterraneo tra le disfatte della NATO

Alessandro Lattanzio, 21/1/2017

La Kuznetsov rientra in Patria.

La Kuznetsov rientra in Patria.

Russia e Siria firmavano i documenti su sviluppo e modernizzazione della base navale russa di Tartus, comprendente un protocollo sulle condizioni per schierare forze aerospaziali russe in Siria. I documenti furono ratificati il 20 gennaio 2017 dal Parlamento russo. L’accordo rimarrà in vigore per 49 anni con estensione automatica per altri 25 anni, e prevede che 11 unità navali russe siano presenti nel porto di Tartus, tra cui anche navi a propulsione nucleare. La Russia si occuperà della protezione aeronavale della base, mentre la Siria di quella territoriale. La Russia potrà anche schierare velivoli in avamposti temporanei, coordinandosi con i siriani. La Russia potrà rinnovare, ricostruire e demolire gli impianti ed avviare lavori di costruzione, anche subacquei. La Siria non farà obiezioni sulle attività militari russe nella base, oltre la giurisdizione di Damasco. La Russia s’impegna ad inviare in Siria, su richiesta, specialisti per organizzare la difesa del porto di Tartus e organizzare le operazioni di ricerca e soccorso in acque siriane, ed infine per riparare a aggiornare le navi da guerra siriani; “Su richiesta dell’ente siriano autorizzato, l’organismo autorizzato russo potrà… gratuitamente… inviare rappresentanti… per assistere gli… specialisti siriani nell’aggiornamento tecnico delle navi da guerra siriane“.
L’accordo trasforma il centro logistico di Tartus in una base navale in piena regola, “Questo significa che in futuro navi di ogni tipo potranno essere stanziate a Tartus, ad eccezione delle portaerei“, dichiarava l’Ammiraglio Viktor Kravchenko, secondo cui acqua, carburante ed elettricità saranno garantiti e gli ancoraggi saranno ampliati; “Sarà necessario costruire un deposito batterie per sostituire le batterie dei sottomarini o ricaricarle“. La sicurezza della base sarà affidata ai sistemi missilistici di difesa aerea e di difesa costiera, come i sistemi missilistici Bal e Bastion. Andrej Krasov del Comitato della Difesa della Duma di Stato, affermava, “Questo è solo un elemento della rete di infrastrutture che consentirà alla Russia di combattere con successo il terrorismo internazionale nella regione“. Secondo Viktor Ozerov, a capo del Comitato della Difesa del Consiglio della Federazione Russa, “Non ritarderemo l’ammodernamento di Tartus… A giudicare dall’esperienza, penso che l’infrastruttura di Tartus potrà essere aggiornata secondo le nostre esigenze in 18-24 mesi“.siria-su-25-2017-1-10Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ritirava, dalla base aerea siriana di Humaymim, 10 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2, oltre al gruppo aeronavale dell’Admiral Kuznetsov con circa 30 aeromobili. Inoltre, arrivavano in Siria 4 aerei d’attacco Sukhoj Su-25. Il gruppo aereo russo in Siria poteva così contare su 37 aeromobili:
4 bombardieri Sukhoj Su-34
2 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2
4 caccia Sukhoj Su-30SM
4 caccia Sukhoj Su-35S
4 aerei d’assalto Sukhoj Su-25SM
3 elicotteri d’assalto Mil Mi-8AMTSh
20 elicotteri da combattimento Mil Mi-35M, Mil Mi-28N e Kamov Ka-52
1 elicottero navale Ka-31SV
oltre a vari droni, riducendo quindi del 51% il contingente aerospaziale russo dispiegato in Siria.
su-24m2-1000-salidas-de-combateNel nord della Siria, l’esercito turco, il secondo per importanza della NATO dopo l’US Army, subiva una serie di sconfitte dolorose per mano dei terroristi dello SIIL. A dimostrazione di come, al di là delle chiacchiere e della propaganda bianca o grigia, le forze siriane, iraniane, irachene e russe siano ben più efficaci ed efficienti contro il terrorismo islamista alimentato dalla NATO (Gladio-B), rispetto alle vantate efficienza e potenza dell’organizzazione e degli armamenti delle potenze occidentali. Secondo l’ultimo rapporto della Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti, le forze armate saudite avevano perso almeno 20 carri armati M1A2 Abrams nello Yemen, e l’esercito turco, nell’ambito dell’operazione “Eufrate Shield” nel nord della Siria, aveva perso almeno 15 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2A4, di cui 10 presso la città di al-Bab. Tali perdite preoccupano il complesso militar-industriale tedesco, che li ha venduto 354 carri armati alla Bundeswehr e agli eserciti di altri 18 Paesi. Infatti, il Leopard 2 ha dimostrato di avere notevoli punti deboli ai fianchi e al tergo, che i terroristi addestrati dalle forze speciali della NATO hanno saputo sfruttare utilizzando i missili anticarro. Anche per questo, le forze armate turche e i gruppi terroristici filo-turchi, il 20 gennaio, non riuscivano ad accerchiare l’importante base del SIIL di Qabasin, nella provincia di Aleppo, ad est di al-Bab, di cui è il centro chiave del sistema di difesa.

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Se Obama emanava l’ultimo ordine operativo, inviando bombardieri B-2 per attaccare due campi dello SIIL in Libia, a sud-est di Sirte, allo scopo di supportare il governo filo-occidentale di Accordo Nazionale della Libia (GNA) di Fayaz al-Saraj, la portaerei russa Admiral Kuznetsov, l’11 gennaio, accoglieva il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Qalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruq, il cui presidente Agilah Salah aveva visitato Mosca il 13 dicembre incontrando il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov per discutere di dialogo politico, economia, sicurezza e antiterrorismo in Libia. In precedenza Ahmad Maytiq, vicepresidente del Consiglio di Presidenza del GNA, aveva visitato Mosca assieme al ministro dalla Difesa Mahdi al-Bargathi e al ministro degli Esteri Tahir Syiala. A dicembre, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotkov incontrava sempre al-Bargathi per discutere di cooperazione militare, manutenzione e aggiornamento del materiale militare russo in Libia. Prima del 2011, in Libia le compagnie petrolifere e gasifere russe avevano firmato contratti per almeno 4 miliardi di dollari. Nel maggio 2016, Mosca stampò 4 miliardi di dinari libici per conto del governo di Tobruq guidato dal primo ministro Abdullah al-Thani. Haftar stesso aveva visitato Mosca per due volte in sette mesi, incontrando i Ministri degli Esteri e della Difesa russi e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaj Patrushev. Secondo il portavoce del LNA Ahmad al-Mismari, “La Libia firmò contratti con la Russia del valore di 4,2 miliardi di dollari nel 2009. Questi contratti saranno attivati una volta che l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite non sarà più attivo“.

Haftar a bordo della Kuznetsov

Haftar a bordo della Kuznetsov

Infine, il deputato egiziano Hatam Abdulhamid accusava Qatar, Turchia e Israele di sostenere i gruppi terroristici nel Sinai, “I gruppi terroristici sono mercenari sostenuti da potenze mondiali e regimi reazionari, e questi ultimi usano i terroristi per i loro piani distruttivi. Doha, Ankara e Tel Aviv sono dietro tutte le operazioni terroristiche nel Sinai e cercano di diffondere il terrorismo in Egitto“. Le osservazioni avvenivano dopo che i terroristi avevano ucciso 8 poliziotti in un posto di blocco nella provincia di Wadi al-Jadid, nel sud-ovest dell’Egitto. 2 dei terroristi furono eliminati dalle forze di sicurezza.

A Dayr al-Zur, l'Esercito arabo siriano respinge l'utlimo assalto di Galdio-B (Stato islamico), organizzato dall'amministrazione Obama

A Dayr al-Zur, l’Esercito arabo siriano respinge l’utlimo assalto di Gladio-B (Stato islamico), organizzato dall’amministrazione Obama

Fonti:
al-Monitor
Analisis Militares
FARS
Global Research
South Front
South Front
Sputnik
Sputnik
Sputnik

A Dayr al-Zur lo Stato islamico si disintegra

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 18/1/2017

hasan-muhamad-muqamatMessaggio dal Maggior-Generale Hasan Muhamad Muqamat, Comandante della 17.ma Divisione e Presidente del Comitato per la Sicurezza dell’Esercito arabo siriano nella Siria orientale:
– La situazione a Dayr al-Zur è sotto controllo e i punti presso cimitero e periferia della città sono stati rafforzati.
– La Guardia dell’aeroporto è pronta ad affrontare ogni attacco dei terroristi con il sostegno della 137.ma Brigata.
– Come abbiamo trionfato nell’aeroporto Quwayiris, trionferemo anche nell’aeroporto di Dayr al-Zur. Resisteremo fino alla vittoria.
– La vittoria è nostra. Operiamo per recuperare i punti infiltrati dai terroristi, il processo è continuo e non c’è paura a Dayr al-Zur.
Il Generale Muqamat dichiarava al corrispondente di al-Manar: “abbiamo assorbito l’attacco multiplo dello SIIL, passando dalla difesa all’attacco e recuperando i punti occupati dallo SIIL. L’aeroporto militare di Dayr al-Zur è sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, impegnato in scontri feroci per riprendere il controllo della centrale elettrica, dopo l’infiltrazione dello “SIIL”; le aree residenziali universitarie e la collina Baruq sono sicure e fortificate dopo le aspre battaglie per respingere l’attacco sferratovi. Le Aeronautiche siriana e russa continueranno a bombardare siti e movimenti del nemico, che ha subito pesanti perdite umane e materiali. Gli elicotteri militari continuano ad atterrare e decollare dalla città e a rifornire l’aeroporto militare… abbiamo avuto i rifornimenti e non siamo preoccupati per la situazione sul terreno a Dayr al-Zur, nonostante il grande attacco e la carenza di risorse, la vittoria è questione di pazienza e tempo”.16142919Il recente attacco su Dayr al-Zur, in particolare alla base aerea, è condotto da una forza composta quasi solo da iracheni e golfini guidati da Abu Ibrahim al-Iraqi, ex-agente delle forze speciali di Sadam Husayn, e da un saudita dal nome di battaglia Abu Shadad al-Jazraui. Questi due hanno il loro bel da fare. I difensori della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano sono veterani in tutti i sensi della parola. Non solo la popolazione circondata nella città è totalmente devota al governo centrale, ma i leader tribali hanno anche chiarito nettamente che i combattenti dei loro ranghi scalpitano per combattere contro le forze nichiliste del wahhabismo. Per dimostrarlo, ieri e oggi, i gruppi di difesa locali hanno attaccato le basi dello SIIL ad al-Mayadin, al-Ashara e al-Bulayl, ad est di Dayr al-Zur, eliminando 9 ratti dello SIIL e bruciato ogni residuo della loro presenza nei villaggi menzionati. Secondo la mia fonte di Damasco, basandosi su testimonianze non verificate, i combattenti tribali avrebbero squartato con coltelli da caccia alcuni ratti dello SIIL catturati.
Oltre 16 autocarri-bomba furono individuati da ricognitori ed osservatori dell’EAS. Tali camion provenivano dall’area di Mosul, la notte del 13 gennaio 2017. Ogni autista dei camion aveva il compito di creare una breccia nelle difese dell’EAS per permettere ad unità specializzate dello SIIL (Inqimasiyn) di penetrare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Questi particolari tipi di ratti sono ex-commando delle forze speciali dell’esercito iracheno e degli Stati arabi del Golfo, intensamente addestrati e ridislocati dalle loro basi a Mosul, Raqqa e Palmyra nel tentativo di contrastare l’arretramento delle forze dello SIIL ad est e ad ovest dell’Eufrate. Il numero di morti fra i ratti è sorprendente. Ora la fine dei combattimenti è al traguardo con la piena vittoria dell’Esercito arabo siriano a portata di mano, dotato di armi e difeso da sciami di bombardieri siriani e russi.
Testimoni della corsa frenetica verso gli ospedali segnalano, in un caso, convogli di ambulanze correre ad al-Buqamal, città al confine tra Siria e Iraq. La maggior parte dei ratti va curata immediatamente, mentre la battaglia si svolge nella città. Oggi i comandanti della Guardia Repubblicana mettono insieme le forze per un contrattacco descritto come “massiccio”. Proprio oggi, lo SIIL cominciava a bruciare pneumatici nel tentativo maldestro di accecare i bombardieri siriani e russi. Evidentemente, le gomme erano per lo più pezzi di ricambio dei veicoli dello SIIL che hanno poche possibilità di salvare se bucano.
Che lo SIIL abbia occupato l’area del cimitero è esattamente una bugia. Non ha neanche ripreso la collina che getta l’ombra sull’area. Mere storie per sollevare il morale al collasso dei ratti. La Caserma della 119.ma Brigata corazzata che confina con la base aerea non è stata occupata e rimane nelle mani dell’EAS. Le uniche aree finite sotto il controllo dell’artiglieria dei ratti demoniaci sono la collina Ingegnere e la caserma Junayd, bloccando temporaneamente la strada per la base aerea. Sono stato informato che vengono prese le misure per rimuovere tale fastidio. Ad oggi, nonostante le bugie dei propagandisti inglesi, sono stati segnalati solo 20 soldati siriani caduti. Il numero di assassini dello SIIL spediti al l’inferno è oltre 1000 dal 13 gennaio, un dato che non può essere trascurato dai capi-ratti dello SIIL, e che li ha spinti ad inviare i rinforzi specializzati nell’area. Inoltre, all’attenzione dei nostri lettori va la menzogna inglese sui 10 soldati siriani giustiziati brutalmente dai selvaggi dello SIIL in modi diversi mentre correvano sui carri armati. In realtà, le persone giustiziate dallo SIIL erano informatori dell’esercito e funzionari del governo. I soldati siriani non si arrendono allo SIIL perché sanno quale sarebbe il loro destino.
SAAF e RVVS anneriscono i cieli sopra quest’area, ora: sul quartiere industriale, Tal Tamin, al-Sala, Cimitero, Tal Baruq. In questi luoghi, i ratti hanno perso 2 carri armati, un blindato e 7 tecniche. Oltre a queste aree, SAAF e RVVS attaccano Huayqa, al-Rushdiya, al-Sinah, al-Baqaliyah, al-Husayniyah e al-Junayna.
Un autista suicida su un camion-bomba carico di TNT e C-4 è stato fermato nel nord-est della base aerea. Le fonti dicono che aveva un sorriso da pazzo mentre guidava l’autoveicolo dritto nell’Ade. A Tal Baruq, l’EAS sventava l’attacco nel nord-ovest della città, eliminando 5 avvoltoi. Lo SIIL starebbe trasferendo i famigliari dalla città, in previsione di un attacco devastante da parte delle forze dell’Esercito arabo siriano. Temendo l’irruzione dei combattenti tribali Shaytat, la cui reputazione per la vendetta è ben nota, i ratti hanno deciso d’inviare la loro infelice prole nelle zone rurali, con centinaia di piccoli ratti urlanti con voce stridula, spuntando veleno sanguinoso e purulento dai finestrini del furgoni che li trasportano verso il destino incerto in cui scarafaggi e scorpioni vivono. Lo SIIL ha elencato centinaia di morti sui propri siti web. Gli unici degni di nota sono Ibrahim Shalash e Hamud al-Nasir.tulsi-gabbardUna storia in continuo sviluppo. La nostra eroina, la congressista Tulsi Gabbard (D-Hawaii), ha appena concluso un incontro a Damasco con molti funzionari. Si attende una dichiarazione al suo ritorno in Patria. Ci occuperemo di questo importante fatto.

Base Aerea di Dayr al-Zur

Base Aerea di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Libereremo ogni pollice della terra siriana”

Bashar al Assad, Global Research, 10 gennaio 2017 – SANAo-assad-syrie-facebook-1728x800_cIl Presidente Bashar al-Assad ha detto che tutto il mondo cambia idea sulla Siria, a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. In una dichiarazione ai media francesi, il Presidente al-Assad ha aggiunto che la nostra missione, secondo la Costituzione e le leggi, è liberare ogni pollice del territorio siriano. Di seguito è riportato il quadro completo della dichiarazione:

Domanda 1: Signor Presidente, ha appena incontrato una delegazione di parlamentari francesi. Pensa che questa visita influenzerà la posizione francese sulla Siria?
Presidente Assad: Questa è una domanda per i francesi. Speriamo che ogni delegazione che venga qui veda la verità su ciò che accade in Siria negli ultimi anni, dall’inizio della guerra sei anni fa, e il problema ora, riguardo la Francia in particolare, è che non ha un’ambasciata, né alcuna relazione con la Siria, quindi è come… possiamo dire, uno Stato cieco. Come si può forgiare una politica nei confronti di una certa regione se non si può vedere, se si è ciechi? Si deve vedere. L’importanza di queste delegazioni è che rappresentano gli occhi degli Stati, ma dipende dallo Stato; vogliono vedere o continuare la politica dello struzzo e non vogliono la verità, perché ora tutti nel mondo cambiano idea sulla Siria, e a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. Finora, l’amministrazione francese non ha cambiato posizione, parla ancora la vecchia lingua scollegata dalla realtà. Ecco perché speriamo ci sia qualcuno che voglia ascoltare queste delegazioni, i fatti. Non parlo di me, parlo della realtà in Siria. Così, abbiamo speranze.

Domanda 2: Signor Presidente, ha detto che Aleppo è una vittoria importante per la Siria, e una svolta importante nella crisi. Cosa prova quando vede le immagini delle centinaia di civili uccisi nei bombardamenti, e la devastazione della città?
Presidente Assad: Naturalmente, è molto doloroso per noi siriani vedere il nostro Paese distrutto e spargimento di sangue, è evidente, è la parte emotiva, ma per me, presidente o funzionario, la domanda del popolo siriano è: che ho intenzione di fare. Non solo il sentimento; la sensazione è evidente, come ho detto. Come ricostruiremo le nostre città.

Domanda 3: Ma il bombardamento di Aleppo est era l’unica soluzione per riprendere la città, con la morte di civili, suoi concittadini?
Presidente Assad: Dipende da che tipo di guerra si vuole. Volete una guerra silenziosa, senza distruzione? Non conosco, nella storia, guerre buone, ogni guerra è un male. Perché? Perché ogni guerra è distruzione, è uccisione, perciò ogni guerra è un male. Non si può dire “questa è una guerra buona”, anche se è per una buona ragione, per difendere il proprio Paese, per un motivo nobile, ma è un male. Ecco perché non è la soluzione, se si ha qualsiasi altra soluzione. Ma la domanda è: come si possono liberare i civili nelle aree occupate dai terroristi? E’ meglio lasciarglieli, sotto la loro supervisione, la loro oppressione, al destino deciso da terroristi che decapitano, uccidono, fanno di tutto, ma senza avere uno Stato? Questo è il ruolo dello Stato, restare a guardare? Bisogna liberarli, e questo è il prezzo a volte, ma alla fine, il popolo viene liberato dai terroristi. Questa è la domanda ora: vanno liberati o no? Se sì, questo è ciò che dobbiamo fare.

Domanda 4: Signor Presidente, il cessate il fuoco è stato firmato il 30 dicembre, perché l’Esercito Arabo Siriano ancora combatte vicino Damasco, nella regione di Wadi Barada?
Presidente Assad: Prima di tutto, il cessate il fuoco è con diverse parti, quindi quando si dice c’è una tregua possibile, è quando ogni parte smette di combattere e sparare, ma non è così in molte zone in Siria, come è stato indicato dal Centro di osservazione russo sul cessate il fuoco. Ci sono violazioni del cessate il fuoco ogni giorno in Siria, anche a Damasco, soprattutto, perché i terroristi occupano la principale sorgente di Damasco, dove più di cinque milioni di civili sono privati dell’acqua nelle ultime tre settimane, e il ruolo dell’Esercito arabo siriano è liberare quella zona, per evitare che i terroristi usino l’acqua per soffocare la capitale. Ecco perché.

Domanda 5: Signor Presidente, lo SIIL non fa parte del cessate il fuoco …
Presidente Assad: No.

Giornalista: Avete intenzione di riprendere Raqqa, e quando?
Presidente Assad: Lasciatemi continuare la seconda parte della prima domanda. La seconda parte del cessate il fuoco non riguarda al-Nusra e SIIL, e l’area che abbiamo liberato di recente, le sorgenti della capitale Damasco, erano occupate da al-Nusra che ha formalmente annunciato che occupa la zona. Quindi, non fa parte del cessate il fuoco. Su al-Raqqa, naturalmente, è nostra missione, secondo la Costituzione e secondo le leggi, dover liberare ogni pollice del territorio siriano. Non c’è alcun dubbio su questo, non c’è da concordare. Ma si tratta di quando e quali sono le nostre priorità, e questo spetta ai militari, riguarda la pianificazione militare, le priorità militari. Ma a livello nazionale, non c’è alcuna priorità; ogni pollice è un pollice siriano, sarà di competenza del governo.

Domanda 6: Colloqui importanti si svolgeranno ad Astana alla fine del mese, con molte parti siriane, tra cui alcuni gruppi d’opposizione, diciamo. Con quali siete pronti a negoziare direttamente, e con quali siete pronti a negoziare per riportare la pace in Siria.
Presidente Assad: Naturalmente, siamo pronti e abbiamo annunciato che la nostra delegazione alla conferenza è pronta a recarvisi quando avranno deciso… quando decideranno l’ora di quella conferenza. Siamo pronti a negoziare su tutto, se si parla di trattative per porre fine al conflitto in Siria o del futuro della Siria, tutto è aperto, non ci sono limiti ai negoziati. Ma chi ci sarà dall’altra parte? Non lo sappiamo ancora. Ci sarà la vera opposizione siriana, e quando dico “vera” significa siriana, non saudita, francese o inglese; dovrebbe essere l’opposizione siriana a discutere questioni siriane. Così, la vitalità o, diciamo, il successo di tale Conferenza dipenderà da ciò.bashar-al-assadDomanda 7: E’ ancora pronto a discutere la posizione di presidente? È stata contestata.
Presidente Assad: Sì, ma la mia posizione è legata alla costituzione, e la costituzione è molto chiara sul meccanismo per eleggere un presidente o sbarazzarsene. Quindi, se vogliono discutere di questo punto, devono discutere della costituzione, e la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione; dovrebbe esserlo del popolo siriano, quindi è necessario un referendum. Questo è uno dei punti che potrebbero essere discussi alla riunione, naturalmente, ma non si può dire “dobbiamo che il presidente” o “non dobbiamo che il presidente” perché il presidente è legato alle urne. Se non ne hanno bisogno, si va alle urne. Il popolo siriano dovrà eleggere il presidente, non una sua parte.

Domanda 8: E con questo negoziato, quale sarà il destino di combattenti ribelli?
Presidente Assad: Ciò che abbiamo attutato negli ultimi tre anni, volendo seriamente la pace in Siria, il governo ha offerto l’amnistia ad ogni militante che cede le armi, ed ha funzionato, c’è ancora la stessa opzione se si vuole tornare alla normalità, alla vita normale. Questo è il massimo che si può offrire, l’amnistia.

Domanda 9: Signor Presidente, come sa ci saranno le elezioni presidenziali in Francia, ha un favorito, una preferenza per uno dei candidati?
Presidente Assad: No, perché non abbiamo alcun contatto con loro, e non possiamo contare molto sul bilancio e la retorica elettorale, così abbiamo sempre aspettato e visto quale politica adottavano, dopo l’incarico. Ma abbiamo sempre la speranza che la prossima amministrazione o governo o presidente voglia a che fare con la realtà, scollegarsi dalla politica slegata dalla realtà. Questa è la nostra speranza, poter lavorare nell’interesse del popolo francese, in quanto la questione ora, dopo sei anni, è: come cittadino francese, ti senti più sicuro? Non credo che la risposta sia sì. Il problema dell’immigrazione ha reso la situazione nel vostro Paese migliore? Penso che la risposta sia no, in Francia e in Europa. La domanda ora: qual è la ragione? Questa è la discussione che la prossima amministrazione o governo o presidente dovrà affrontare per far fronte alla realtà, non all’immaginazione come è accaduto negli ultimi sei anni.

Domanda 10: Ma uno dei candidati, François Fillon, non ha la stessa posizione dell’attuale; vorrebbe riaprire il dialogo con la Siria. Si aspetta che la sua elezione, se eletto, possa cambiare la posizione della Francia sulla Siria?
Presidente Assad: La sua retorica sui terroristi, o diciamo, la priorità nel combattere i terroristi e non nell’immischiarsi negli affari di altri Paesi, è benvenuta, ma dobbiamo essere cauti, perché ciò che abbiamo imparato in questa regione negli ultimi anni è che molti dicono qualcosa e fanno il contrario. Non dico che Fillon lo farà. Spero di no. Ma dobbiamo aspettare e vedere, perché non c’è alcun contatto. Finora, quello che ha detto, se adottato, sarà un gran bene.

Domanda 11: Apprezza come politico Francois Fillon?
Presidente Assad: non ho avuto alcun contatto con lui o cooperazione, perciò qualsiasi cosa dica ora non sarà molto credibile, ad essere franco.

Domanda 12: C’è un messaggio che desidera inviare alla Francia?
Presidente Assad: Penso che se voglio inviarlo ai politici, dirò la cosa ovvia; si deve lavorare per l’interesse dei cittadini siriani, e negli ultimi sei anni la situazione va nella direzione opposta, perché la politica francese ha danneggiato gli interessi francesi. Così, al popolo francese direi che i media mainstream occidentali hanno fallito. La narrazione è stata sfatato dalla realtà, e se ci sono i media alternativi, va cercata la verità. La verità è la principale vittima degli eventi in Medio Oriente, anche in Siria. Vorrei chiedere a qualsiasi cittadino francese di cercare la realtà, le informazioni autentiche attraverso i media alternativi. Quando cercano queste informazioni, possono essere più efficaci nell’affrontare il proprio governo, o almeno non permettere a certi politici di ricorrere alla menzogna. Questo è ciò che penso sia la cosa più importante negli ultimi sei anni.

Domanda 13: Signor Presidente, suo padre è stato Presidente permanente della Siria. Ritiene di aver la possibilità di non essere più presidente, un giorno?
Presidente Assad: Sì, dipende da due cose: la prima è la volontà del popolo siriano; chi vuole sia presidente o no. Se voglio essere presidente, mentre il popolo siriano no lo vuole, anche se vinco le elezioni, non ho un forte sostegno, non otterrei nulla, soprattutto in una regione complessa come la Siria. Non si può essere solo eletti presidente, non funziona, è necessario il sostegno popolare. Senza di esso non posso avere successo. Così, in quel momento, non avrà senso essere presidente.
La seconda; se ho la sensazione di voler essere presidente, indicherei me stesso, ma dipende dal primo fattore. Se ritengo che il popolo siriano non mi voglia, naturalmente non lo sarò. Quindi, non si tratta di me, ma soprattutto del popolo siriano; se mi vuole o no. È così che la vedo.

Domanda 14: Ultima domanda; Donald Trump sarà nominato presidente degli Stati Uniti tra due settimane. E’ stato chiaro nel voler migliorare le relazioni con la Russia, una dei suoi principali alleati…
Pesidente Assad: Sì, esattamente.

Giornalista: Ritiene di… aspettarsi che cambi la posizione degli Stati Uniti sulla Siria?
Presidente Assad: Sì, se si vuole parlare in modo realistico, perché il problema siriano non è isolato, non è solo siriano; in realtà è più grande… o diciamo il conflitto siriano è soprattutto regionale e internazionale. La parte più semplice che si può affrontare è quella siriana. La parte regionale e internazionale dipende principalmente dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ciò che annunciava ieri era molto promettente, se c’è un vero approccio o iniziativa per migliorare la relazione tra Stati Uniti e Russia, influenzerà tutti i problemi del mondo, anche in Siria. Quindi, direi di sì, penso che sia positivo sul conflitto siriano.

Giornalista: Cos’è positivo?
Presidente Assad: mi riferisco alla relazione, al miglioramento del rapporto tra Stati Uniti e Russia che si rifletterà positivamente sul conflitto siriano.

Giornalisti: Grazie mille.15781477Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Violenta esplosione nella base aerea di Hatzor, in Israele

Reseau International 15 gennaio 2017170114031806035-01Secondo il sito Dimpenews, facendo riferimento a fonti libanesi (al-Dunya TV), una forte esplosione fu sentita il 14 gennaio nella base aerea di Hatzor nel sud di Israele. Per il momento questa informazione è disponibile solo attraverso i twitter di attivisti israeliani. C’è il black-out dell’esercito, delle autorità e dei media. Alcune spiegazioni suggerite su twitter parlavano di problemi tecnici, danni al deposito di carburante della base. Altri vedono la mano di Hezbollah collegandola al recente attacco israeliano alla base siriana di Mazah. I due eventi sono troppo vicini per non pensarci. Inoltre, il silenzio completo sull’esplosione di Hatzor dimostra che non si tratta di incidente. Vi sono morti, feriti, danni? Cosa è successo? Queste sono di solito le informazioni che i giornalisti cercano, a meno che non venga imposto il segreto militare. Sarebbe così nel caso di una risposta siriana, che rivelerebbe l’impotenza della decantata Iron Dome presso l’opinione pubblica israeliana e mondiale. cf87cf87ceb9cebecf83cf871Numerosi attivisti israeliani annunciano che c’è stata un’esplosione nella base aerea di Hatzor, nel sud, Israele. Gli utenti di Twitter del posto hanno sentito queste esplosioni, sottolineando che un problema tecnico si era prodotto nel deposito di carburante degli aerei. Inoltre, resta aperta la possibilità di una risposta di Hezbollah contro Israele, per via del bombardamento dell’aeroporto di Mazah. La stampa israeliana mantiene il silenzio sull’esplosione”.twitterapi459nm02333gh-300x2251Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora