Se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile

Solo i bombardamenti non ottengono nulla: cosa possono fare i militari degli Stati Uniti?
Fred Reed, The Unz Review, 24 settembre 2016 – Russia Insiderarticle-2129975-129a4acf000005dc-838_964x552Cos’è l’esercito degli Stati Uniti e cosa precisamente può fare? In termini pratici, quanto è potente? Sulla carta, è enorme, con gruppi di portaerei, tecnologia avanzata, molti sottomarini, satelliti ecc. Cosa comporta tutto questo? Il potere militare non esiste indipendentemente ma in relazione a circostanze specifiche. Confrontare le specifiche tecniche del T-14 e dell’M1A2, o del Su-34 e del F-15, o il numero di questo e quello, è un esercizio intellettuale interessante. Ma non ha senso senza il riferimento a circostanze specifiche. Ad esempio, gli USA sono di gran lunga superiori militarmente alla Corea democratica in ogni tipo di armamenti, ma la RPDC ha le bombe nucleari, non può lanciarle sugli Stati Uniti, ma probabilmente su Seoul sì. Anche senza armi nucleari, ha un grande esercito e numerosi pezzi d’artiglieria puntati su Seoul. Ha un governo imprevedibile. Come disse Gordon Liddy, se le risposte alle provocazioni sono selvaggiamente sproporzionate alle provocazioni, sei imprevedibili e nessuno ti provocherà. L’attacco aereo statunitense sulla RPDC, l’unico possibile escluso l’attacco preventivo nucleare, ha l’alta probabilità di scatenare la guerra nella penisola, devastando Seoul, paralizzando il commercio notevole dei partner della Samsung e avendo un risultato incerto. Gli Stati Uniti non hanno i mezzi per inviare tutte le truppe in Corea rapidamente e le conseguenze in politica interna di molti soldati uccisi dal nemico sarebbero gravi. Il costo probabilmente supererebbe di gran lunga ogni possibile beneficio. In termini pratici, la superiorità militare di Washington non significa niente per la Corea democratica, e Pyongyang lo sa.
Si prenda in considerazione l’Ucraina. Sulla carta, le forze statunitensi nel complesso sono superiori a quelle russe. A livello locale, no. La Russia confina con l’Ucraina e potrebbe entrarvi rapidamente. Gli Stati Uniti non possono inviarvi forze a sostegno rapidamente ad eccezione di una certa forza aerea, che funziona contro molti Paesi contadini indifesi. Ma la Russia non è un Paese contadino indifeso. L’Europa, docile e obbediente al solito con gli USA, difficilmente s’impegnerà in una guerra con Mosca a beneficio di Washington. Gli europei sono consapevoli che la Russia confina con l’Europa orientale, che confina con l’Europa occidentale. Per Washington, combattere la Russia in Ucraina richiederebbe un enorme sforzo logistico via mare e la mobilitazione nazionale. Una guerra con potenze nucleari non è il massimo del giudizio. Anche in questo caso, la superiorità militare di Washington non significa nulla.
Si consideri la controversia di Washington con la Cina nel Pacifico. La Cina non può corrispondere alla potenza navale statunitense. Non deve. Pechino si è concentrata sui missili anti-nave “carrier-killer”, come il missile balistico DF-21. Come funziona non lo so, ma i cinesi non sono stupidi, e il rischio di scoprirlo vale la pena? I missili da crociera stealth sono assai meno costosi delle portaerei, e gli ammiragli statunitensi sanno bene che se gli arrivassero contemporaneamente, non ci sarebbe lieto fine. Avere una flotta disattivata dalla Cina sarà intollerabile a Washington, ma le possibili risposte appaiono poco attraenti. Inizierebbe una guerra convenzionale con la Cina dalle conseguenze economiche orribili? Non sarebbe gradito agli alleati. Tagliare le rotte del petrolio della Cina dal Medio Oriente per spingere Pechino alla guerra nucleare? Distruggere la diga delle Tre Gole e Dio sa quante persone annegare? Se la Cina utilizzasse la guerra come pretesto per l’annessione di Paesi confinanti? Cosa farebbe la Russia? Le conseguenze probabili e certe rendono l’avventura poco attraente, tanto più che probabili pretesti per una guerra con la Cina, alcune rocce nel Pacifico per esempio, sono troppo banali per essere degni di costi ed esiti incerti. Anche in questo caso, la superiorità militare non significa molto. Viviamo in un mondo fondamentalmente diverso dal secolo scorso. Le guerre totali tra grandi potenze, vale a dire potenze nucleari, sono improbabili dato che lo diverrebbero in un’ora, e tutti lo sanno. Nella seconda guerra mondiale la Germania si convinse, ragionevolmente e quasi correttamente, che la Russia sarebbe caduta in estate, o i giapponesi che i depressi e disarmati USA non avrebbero combattuto. Oggi, no. Minaccia una potenza nucleare su qualcosa che considera vitale e rischi di friggere. Quindi, nessuno ci pensa. In ogni caso, nessuno, anche se i pazzi abbondano a DC e New York.
Allora, nel mondo di oggi, a che pro enormi forze convenzionali? L’esercito statunitense è una forza militare da seconda guerra mondiale aggiornata, progettata per combattere altre forze armate come se si trovassero nel mondo che esisteva durante la seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica era quel tipo di potenza militare. Oggi non ci sono tali forze da combattere per gli USA. Non siamo nello stesso mondo. Washington sembra non averlo notato. Le forze militari della seconda guerra mondiale dovevano distruggere obiettivi di alto valore, aerei, navi, fabbriche, carri armati ed era cruciale catturare il territorio del nemico: il Paese. Quando furono distrutte le armi pesanti della Wehrmacht e la Germania occupata, si vinse. Questo è il tipo di guerra che i militari hanno sempre assaporato, molti fragori e furie, obiettivi chiari. Non funziona così oggi. Come la Corea, o le milizie di contadini semi-organizzati, che hanno sconcertato il Pentagono non avendo obiettivi di alto valore o un territorio cruciale. In Afghanistan, per esempio, caprai coi fucili potrebbero semplicemente disperdersi, senza offrire alcun obiettivo, non certo di alto valore. Alcun territorio gli è fondamentale. Se gli Stati Uniti montassero un’enorme operazione per prendere la Provincia A, la resistenza potrebbe semplicemente svanire tra la popolazione o spostarsi nella Provincia B. Gli Stati Uniti sarebbero sempre vittoriosi ma mai vincitori. Prima o poi gli USA se ne andranno. Il mondo lo sa. Inoltre, la natura del conflitto è cambiata. Fin quando l’Unione Sovietica evaporò, gli imperi si ampliavano con la conquista militare. Nel mondo di oggi, i Paesi non hanno perso le ambizioni imperiali, ma l’approccio non è più militare. La Cina sembra intenzionata a portare l’Eurasia sotto la sua egemonia, e avanza verso ciò, ma il suo approccio è economico non militare. I cinesi non sono alla mano, ma sono tuttavia intelligenti. E’ molto più economico e più sicuro espandersi commercialmente che militarmente, è più saggio eludere il confronto militare, in una parola, ignorare gli USA e più correttamente scansare il Pentagono. La potenza militare e diplomatica nasce da quella economica, e la Cina ha successo economico. Utilizzando il peso commerciale, espande l’influenza, ma in modi non facilmente bombardabili. Sostiene l’alleanza BRICS, dal quale sono esclusi gli Stati Uniti. Amplia la SCO, da cui sono esclusi gli USA. Forse ancora più importante, ha creato l’AIIB, Asian Infrastructural Investment Bank, che non comprende gli Stati Uniti, ma i loro alleati europei. Queste organizzazioni probabilmente non useranno più i dollari, una seria minaccia all’egemonia economica di Washington.

Qual è la rilevanza del Pentagono? Come si fa a bombardare un accordo commerciale?
La Cina gode di solvibilità e perciò egemonizza con entusiasmo. Così, nel Pakistan ha costruito la Karakoram Highway da Karachi a Xian Jiang, che consentirà di aumentare il commercio. Avvia i due reattori vicini a Karachi. Investe nelle risorse afgane, aumenta il commercio con l’Iran. Quando gli Stati Uniti finalmente se ne andranno, la Cina, senza sparare un colpo, sarà predominante nella regione.

Qual è la rilevanza della portaerei?
Pechino seriamente cerca di costruire varie linee ferroviarie, treni ad alta velocità, per l’Europa, assieme a fibre ottiche e così via. Non solo ne parla ma la Cina ha i soldi e una vasta rete di treni ad alta velocità nazionale. (Gli Stati Uniti neanche un miglio.) Googla “linee ferroviarie Cina-Europa”.

Cosa farebbe il Pentagono? Bombardare i binari?
Mentre viaggi e commercio da Berlino a Pechino aumentano, e la Cina prospera volendo altre merci europee, gli uomini d’affari europei vorranno coccolarla finché quel favolosamente grande mercato allenterà la morsa di Washington sulla gola d’Europa. Ditelo tre volte lentamente: Eur-Asia. Eur-Asia. Eur-Asia. Vi prometto che è ciò che dicono i cinesi.

Cosa bombarderanno le forze armate da migliaia di miliardi del Pentagono? L’Europa? Le ferrovie del Kazakistan? Gli stabilimenti della BMW?
Tutto questo per dire che se l’esercito statunitense appare enorme, non è particolarmente utile, ed aiuta la Cina a mandare in bancarotta gli Stati Uniti. Più volte è stato dimostrato che non si possono sconfiggere contadini armati con armi tremende come AK, RPG e IED. Gli Stati Uniti non hanno le forze di terra per combattere un nemico grande o consistente. Potrebbero bombardare l’Iran, con conseguenze imprevedibili, ma non conquistarlo. Le guerre in Medio Oriente ben illustrano tale principio. In Iraq non ha funzionato. In Libia neanche. L’Iran non si spaventa. Lo SIIL e altre curiosità? Il Pentagono ancora bombarda un nemico che non può rispondergli, è la sua specialità, ma non sembra che una sconfitta.
Forze armate sbagliate, nemico sbagliato, guerra sbagliata, mondo sbagliato.Aerial view of the Pentagon, Arlington, VA

Ex-ministro iraniano: le forze di terra dell’IRGC sono 5 volte più grandi dell’US Army
FNA, 26 settembre 2016

13950705000314_photoiMohsen Rafiqdoust, ministro del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche durante gli anni della guerra imposta dall’Iraq, ha detto che le forze di terra del IRGC sono cinque volte maggiori dell’esercito degli Stati Uniti, aggiungendo che il IRGC può inviare 6 milioni di truppe in qualsiasi campo di battaglia in pochi giorni. “Oggi, le dimensioni delle forze di terra del IRGC sono cinque volte quelle dell’esercito degli Stati Uniti, e sono le forza di terra che decidono le guerre“, dichiarava Rafiqdoust a una riunione a Teheran. “Le forze di terra del IRGC possono inviare 6 milioni di truppe pronte sul campo di battaglia in meno di 10 giorni“, aggiungeva. Osservando come i depositi del Paese siano pieni di armi e armamenti, Rafiqdoust ha detto, “I nostri missili sono pronti ad essere lanciati su Israele. Questo è stato dimostrato agli statunitensi, autorizzati ad averne dei video” (attraverso le trasmissioni della TV iraniana). Un lancio contro l’Iran da Israele significherebbe che “l’Iran polverizzerà Tel Aviv“, sottolineava. Con osservazioni rilevanti nel 2014, il comandante delle forze di terra del IRGC, Generale di Brigata Mohammad Pakpour, disse che i suoi soldati sono tra i migliori della regione. “Oggi, l’Esercito e le forze di terra del IRGC sono tra le migliori e più potenti forze di terra della regione“, aveva detto a margine della cerimonia per commemorare i martiri dell’industria missilistica del IRGC a Teheran. Inoltre, nello stesso anno, il Generale Pakpour sottolineò la preparazione completa del IRGC nel difendere l’integrità territoriale e la sicurezza dell’Iran. “Grazie a Dio e alla buona amministrazione dell’Iran, non abbiamo alcun problema particolare per la sicurezza del Paese; in generale, i problemi sono dei nostri vicini e, talvolta, elementi terroristici si dirigono in Iran dall’estero”, aveva detto Pakpour. “Le forze speciali delle forze di terra del IRGC sono completamente pronte a difendere e proteggere ogni parte dell’Iran in qualsiasi condizione“, aggiunse.

iran-iraq-militias

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleppo, inizia la grande offensiva dell’Esercito Arabo Siriano

J. Flores, Fort Russ, 24 settembre 016

Aleppo, Siria, prima dell’alba, alle 4 del mattino del 24 settembre, l’Esercito siriano arabo e le forze alleate lanciavano la più grande offensiva su Aleppo, dichiarata il 22 settembre. Al momento della pubblicazione, l’offensiva avveniva su tre fronti. La mappa qui sotto mostra i punti di partenza dei tre attacchi, nei riquadri.14409554Il grande attacco iniziava nelle tre direzioni indicate. Al culmine di 48 ore di combattimenti dopo la fine del cessate il fuoco fallito, veniva riferito che l’Esercito arabo siriano aveva osservato i movimenti delle riserve dei jihadisti accerchiati, e che queste posizioni erano il risultato delle vittorie tattiche negli ultimi due giorni. Daremo qualche informazione su come i pezzi sono stati posizionati in questo modo. Questa fase dell’offensiva fu ritardata di 20 ore per i motivi spiegati nel paragrafo successivo. Qui c’è il grande vantaggio dell’EAS di una battaglia di questo tipo, perché può attaccare da molte direzioni ed il nemico n’ è svantaggiato. Tra 45000 a 70000 soldati siriani ed alleati sono presenti ad Aleppo e 20-25000 terroristi nella città. Non possiamo ora ridurre i numeri con maggiore precisione. Queste azioni sono l’inizio di una serie di attacchi coordinati che, siamo prudenti nel dirlo, decideranno l’esito del conflitto. Significativo è che Lavrov escludesse possibili futuri cessate il fuoco unilaterali. Questi erano unilaterali, come rivelato da dichiarazioni pubbliche e fughe trapelate sul cessate il fuoco, perché al-Nusra, che non vi rientrava, veniva inclusa nelle aree del cessate il fuoco rivendicate degli Stati Uniti che cercavano di ‘separare’ i moderati da al-Nusra. Critici e attivisti non sanno ciò che era importante per Russia e Siria nel cessate il fuoco che puntava alla cessazione delle ostilità quando gli articoli, compreso il nostro, ne indicavano la vittoria imminente. E’ ora chiaro che i russi usavano i colloqui sul cessate il fuoco e la documentazione per dimostrare alla comunità internazionale, e ai posteri, che gli Stati Uniti non possono distinguere o separare i “ribelli” moderati dal gruppo terroristico al-Nusra. Al momento sembra che ci siano pochi movimenti sul fronte diplomatico degli Stati Uniti, portandoci a dire con certezza che un’altra manovra diplomatica non potrà fermare i combattimenti finali. Ciò che si nota sono gli Stati Uniti assistere direttamente i terroristi ammettendo che sono inseparabili e indistinguibili dai fittizi “ribelli moderati” a cui lanciano rifornimenti per via aerea, sollevano la questione di come Siria e Russia vi risponderanno.
Concentriamoci ora sulla logistica dell’offensiva, per prima cosa esaminando l’offensiva a sud. Verso le 08:00 del 4 settembre, l’attacco prima dell’alba permetteva un’avanzata notevole. EAS e forze alleate assaltavano settori d’importanza strategica a sud di Aleppo, come confermato da AMN, “L’Esercito arabo siriano (EAS), sostenuto da Hezbollah e Liwa al-Quds (paramilitari palestinesi), ha lanciato un nuovo assalto su al-Hamdaniyah e le Case popolari 1070 nel sud di Aleppo, colpendo il fianco meridionale del quartiere controllato dal Jaysh al-Fatah. Guidati dalla Guardia repubblicana e dalla 4.ta Divisione meccanizzata, Esercito arabo siriano ed alleati hanno preso d’assalto il fianco meridionale delle Case popolari 1070 e della vicina Tal Hiqmah, con una feroce battaglia ancora in corso. Secondo una fonte militare di Aleppo, le Forze Armate siriane ed alleati cercano di sfondare l’ultima difesa del Jaysh al-Fatah presso le Case popolari 1070, mentre una grande unità di Hezbollah attacca sull’asse da Qarasi“. Con ciò, nei prossimi giorni si avrà una puntata la cui avanguardia avanzerà da sud. Vedasi la mappa:14454481Queste operazioni saranno possibili secondo le posizioni già detenute e rinforzate dal 10-11 settembre, e dall’avanzata di questa mattina. Due gruppi, uno a sud-est e l’altro a sud-ovest del quartiere Shayq Said, avanzeranno verso il centro, unendosi nel quartiere e accerchiando i gruppi terroristici prima che possano riformare le difese dopo i bombardamenti aerei precedenti. Questo sarà probabilmente un assalto combinato di EAS, Liwa al-Quds, Hezbollah e della celebre Liwa al-Nimr.
Ora passiamo all’offensiva ad est. Sappiamo che la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana, parte di una divisione meccanizzata d’élite da 25000 effettivi, si trova ad oriente in attesa di assaltare, e possibilmente avanzare nell’offensiva già iniziata al momento della pubblicazione. L’EAS ha iniziato ad operare più ad est, il 24 settembre, diluendo le riserve jihadiste in un cerchio assai sottile utilizzando l’artiglieria e la tattica del logoramento, prima dell’assalto dell’avanguardia. Anche in questo caso, si attende che l’attacco dell’Esercito arabo siriano vada ad est, e che sia già iniziato. 102.ma e 106.ma Brigata della Guardia repubblicana partecipano all’attacco che, al momento della pubblicazione, sarà in corso. Guardando all’offensiva a nord, facciamo riferimento al riquadro in alto sulla mappa, dove il gruppo assalta l’area mostrata dall’immagine precedente. Nel settore settentrionale, il campo profughi di Handarat è stato liberato dalle forze dell’EAS sostenute dalla brigata palestinese Liwa al-Quds. L’ingresso veniva liberato nel pomeriggio, dopo notizie contrastanti. Ma dalle 16:00 del 24 settembre, il controllo totale viene finalmente confermato dai portavoce della Liwa al-Quds, come segnalato da SANA e AMN, incluse le colline strategicamente importanti, necessarie per avanzare verso sud.handarat-map-696x567L’immagine rappresenta questa avanzata dell’offensiva a nord. Qui, il gruppo che ha liberato il campo profughi Hamdarat si è poi diretto verso la zona industriale di Shuqayf, accanto alle cave Buraj a nord di Aleppo, secondo AMN. Le Forze Armate siriane ed alleate imponevano il controllo sulla zona industriale di Shuqayf dopo aver liberato le colline che si affacciano sulla parte settentrionale di Aleppo.
Le ultime 48 ore hanno portato all’odierna fase dell’offensiva su Aleppo: dopo la fine del cessate il fuoco, le forze aeree russe e siriane iniziavano a colpire le aree occupate dai terroristi. Kerry protestò dando spettacolo, ingannando il pubblico con l’idea sbagliata che ci fosse ancora un cessate il fuoco in vigore. L’EAS poneva fine unilateralmente al cessate il fuoco il giorno dopo che le sue postazioni erano state intenzionalmente colpite dalle forze statunitensi in collaborazione con lo SIIL. Le proteste di Kerry avvenivano il giorno successivo. Gli attacchi aerei russi e siriani furono molto efficaci, creando la possibilità di successive vittorie tattiche. Sulla pagina facebook dell’EAS, la mattina del 22 settembre, vi era un post: “Il comando militare regionale di Aleppo annuncia l’inizio delle operazioni nei quartieri orientali di Aleppo. Il Comando delle operazioni militari regionale chiede ai concittadini di tenersi lontano dagli edifici usati dai terroristi come covi e comandi. Il Comando militare regionale in Aleppo: non ci sarà responsabilità legale, arresto o detenzione per ogni cittadino che si arrenderà ai checkpoint dell’Esercito arabo siriano nei quartieri orientali. Abbiamo preso tutte le misure per accogliere i civili dai quartieri orientali, fornirgli una residenza temporanea e aiuti per una vita dignitosa. L’offerta permette anche a tutti gli uomini armati ingannati nel prendere le armi contro le Forze Armate, di consegnare le armi e tornare alla vita civile. Tradotto dal sito web del Ministero della Difesa della Repubblica Araba Siriana“.
Ieri, 23 settembre, secondo al-Masdar, “a meno di 24 ore dall’annuncio dell’offensiva su Aleppo per liberare i quartieri dai ribelli nella zona orientale di Aleppo, le forze governative potevano assicurare l’autostrada Ramusyah-Amiriyah e zone vicine dopo la continua avanzata presso la moschea al-Badawi di Amiriyah. Prima dell’avanzata vi erano state 8 ore di intensi scontri presso il panificio di Ramusyah. L’avanzata portava le forze dell’Esercito arabo siriano alla periferia del quartiere Suqari, centro amministrativo dei terroristi nella città assediata. Inoltre, le truppe governative ora tengono sotto tiro i jihadisti in queste aree. In particolare, le forze di opposizione hanno suggerito che Jabhat Fatah al-Sham (ex-Jabhat al-Nusra) trasferisca molti combattenti da tutta Aleppo ammassandoli a Suqari, dove hanno imposto il coprifuoco. Nel frattempo, gli elicotteri siriani lanciano migliaia di volantini sui quartieri di Aleppo est invitando i terroristi a consegnarsi prima che sia troppo tardi. L’Esercito arabo siriano ed alleati dovrebbero liberare e fortificare Sadkop in qualsiasi momento. Assicurandosi la regione, potranno usarla come piattaforma di lancio per le operazioni su Suqari e Shayq Said. Qualunque sia il futuro per Aleppo est, incontestabilmente ciò non fa ben sperare per i jihadisti, soprattutto dopo la sconfitta devastante all’Accademia“.
syrian-flag Poi il 23 settembre, subito dopo mezzogiorno, la pagina facebook dell’Esercito arabo siriano riferiva: “SAAF e RVVS compiono attacchi aerei contro obiettivi nemici nei quartieri orientali di Aleppo. Tutti i dati relativi agli obiettivi sono stati raccolti da agenti dei servizi segreti militari siriani nei territori controllati dal nemico e solo munizioni ad alta precisione vengono utilizzate per evitare e ridurre al minimo i danni non necessari. Questi attacchi aerei avvengono ore dopo che il Comando militare regionale di Aleppo annunciava l’avvio delle operazioni nei quartieri orientali. Vi abbiamo sempre detto su questa pagina che i terroristi che usano la gente dei quartieri orientali come scudi umani ed ostaggi, mentre bombardano i quartieri occidentali per terrorizzare e uccidere civili, avranno una lezione. L’operazione di terra non è ancora iniziata, ma è imminente; e né il loro sultano né i loro padroni potranno salvarli“. Più tardi lo stesso giorno, veniva tradotta una citazione molto interessante di Bashar al-Assad: “Il Comandante in capo Presidente Bashar al-Assad risponde a una domanda su quando la Siria sarà pacificata e quando i siriani fuggiti dalla guerra potranno tornare: “Se guardiamo in base ai fattori interni siriani, direi molto presto, un paio di mesi, ne sono sicuro, non esagero; ma quando si parla nell’ambito dei conflitti globali e regionali, quando si hanno molti fattori esterni che non si controllano, andrà avanti e nessuno può dire per quaanto se non i Paesi, governi, funzionari che sostengono direttamente i terroristi. Solo loro lo sanno, perché sanno quando avranno intenzione di smettere di sostenere i terroristi, ed è qui che la situazione in Siria sta per essere risolta senza seri indugi”.” Questo è un grande messaggio di Assad, in linea con le valutazioni oggettive sul fallimento dei tentativi degli Stati Uniti in Siria.
Alla sera del 23, la pagina facebook dell’EAS spiegava il motivo per cui questa fase dell’offensiva veniva ritardata, citando preoccupazioni umanitarie: “Delle informazioni da Aleppo orientale su quanto importante sia ciò che è successo ieri sera per i militari a tutti i livelli; le Forze Armate non hanno ancora lanciato l’operazione, nonostante fosse stata annunciata, ed ecco il motivo: Mercoledì scorso c’è stato un incontro nel Comando regionale siriano di Aleppo e il Maggiore-Generale Zayd al-Salah, comandante regionale di Aleppo, annunciando che i gruppi armati nei quartieri orientali avranno tempo fino a fine settembre per cedere le armi e che i cittadini siriani tra essi avranno piena amnistia. La scorsa notte il comando regionale siriano annunciava ufficialmente l’inizio dell’operazione ad Aleppo orientale, ma annunciava anche che tutti i cittadini che si consegneranno a un posto di blocco militare non saranno perseguiti ed arrestati; saranno trasportati al sicuro in un alloggio temporaneo e avranno cure mediche e aiuti per una vita dignitosa finché il loro quartiere sarà liberato e potranno tornarvi. L’offerta è stata estesa a tutti i cittadini siriani ingannati a prendere le armi contro le Forze Armate. Ma ciò non significa che non ci saranno o cesseranno le operazioni militari, combatteremo e i dettagli tattici saranno riservati per il momento, ma semplicemente nelle informazioni che potremo condividere spiegheremo la situazione ad Aleppo e perché le cose vanno in quel modo. Per chi legge tra le righe è forse abbastanza, e per coloro che hanno bisogno di dichiarazioni dirette, capiranno quando il campo di battaglia parlerà”.
Altrove in Siria, la 104.ma Brigata è a Dayr al-Zur, la 103.ma a nord di Lataqia e la 105.ma nel Ghuta orientale. Ad Aleppo si attende un attacco da est. In pratica, il grosso del conflitto, salvo ulteriore ingerenza estera, è alla fine perché il 25% dei terroristi meglio addestrati in Siria sono accerchiati ad Aleppo, è una delle ultime buone notizie sui duri combattimenti per liberare le aree urbane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Myanmar decide

Sofia Pale, New Eastern Outlook 18/9/2016a4170360-684a-11e6-87bc-57ed402b26b2_1280x720Nell’agosto 2016 la ministra degli Esteri del Myanmar e Consigliere di Stato (al vertice del governo), Aung San Suu Kyi visitava la Cina. Era la prima nella Repubblica Popolare Cinese nel nuovo ruolo, ottenuto con la vittoria del proprio partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), nelle elezioni parlamentari del 2015. Allora fu sollevata la seguente questione: quale politica estera sceglierà il “nuovo” Myanmar, filo-americana o filo-cinese? Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica al governo militare che era al potere nel Paese dal 1988, una combattente per i diritti umani e vincitrice del Nobel pezzo Premio del 1991, sembrava una figura filo-occidentale in quei giorni. Eppure, che ci crediate o no, in Cina è quotata piuttosto bene. Essendo una politica pragmatica, aveva de sempre compreso l’importanza delle relazioni tra Myanmar e Cina, contribuendone allo sviluppo con tutte le forze, a volte rischiando la reputazione di difensore dei diritti umani. Ad esempio, nel 2013, Aung San Suu Kyi a capo della commissione parlamentare che indagava sul caso della società cinese Wanbao, accusata di confiscare illegalmente terre dei cittadini del Myanmar per sviluppare una miniera di rame. In quel caso, Aung San Suu Kyi diede il permesso affinché Wanbao continuasse le attività. Pechino apprezzò il favore. I media cinesi pubblicarono numerosi commenti positivi sulla leader dell’opposizione del Myanmar e l’NLD vinse le elezioni del 2015 con il chiaro sostegno della Cina. Così, quando Aung San Suu Kyi è salita al potere, aveva il sostegno di Stati Uniti e Cina. Doveva sfruttare il passaggio tra questi due estremi, per il massimo vantaggio del Myanmar. Il fatto che il primo Paese visitato dalla nuova Consigliera di Stato fosse la Cina, che non è membro dell’ASEAN, evidenzierebbe la decisione presa. Va inoltre notato che il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi visitò il Myanmar il 5 aprile 2016, cinque giorni dopo la cerimonia di giuramento del nuovo governo del Myanmar dell’NLD. Fu il primo ministro degli Esteri a visitare il Myanmar dopo questo importante evento. Ciò testimonia come il Myanmar non solo si appoggi alla Repubblica popolare cinese, ma che la Cina sia interessata a sviluppare rapporti con questo Stato. Non sorprende: risorse naturali e posizione geografica del Myanmar ne fanno un territorio d’importanza strategica per la Cina, che prevede di ridurre la dipendenza dalle petroliere che passano lo stretto congestionato e pericoloso di Malacca. Il Myanmar ha ampie risorse di idrocarburi, e il suo territorio è utilizzato per il trasporto di petrolio dal Medio Oriente e del gas dai porti sull’Oceano Indiano. La Cina ha investito nell’industria e nelle infrastrutture petrolifere e gasifere del Myanmar da anni. Vi costruisce gasdotti e porti e finanzia diversi progetti. Negli ultimi 20 anni la Cina è il principale investitore nell’economia del Myanmar, per decine di miliardi di dollari. Il fatturato commerciale tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2015, per 20 miliardi di dollari. Va inoltre osservato che fino a poco prima (2010-2011), il Myanmar era sotto le sanzioni occidentali, contribuendo allo sviluppo delle relazioni con la Cina. Ora che un nuovo governo democratico è al potere, le società occidentali cominciano ad aver maggiore interesse sugli investimenti in vari progetti in Myanmar. Tuttavia, il Paese è già abituato a trattare con la Cina ed è tradizionalmente poco fiducioso verso i Paesi occidentali. Inoltre, il Myanmar è ora aperto agli investitori stranieri (oltre la Cina, Singapore, Thailandia, Hong Kong e Gran Bretagna sono tra i più significativi). Nonostante nulla impedisca alle imprese statunitensi d’investire nel Paese, vi è un altro fattore, il più importante tenendo conto degli interessi strategici, la Cina è pronta ad investire in Myanmar più di chiunque altro. Ciò supera tutti i fattori politici e culturali. Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto NLD e Aung San Suu Kyi per molti anni, potranno sicuramente ricevere una calda accoglienza e varie preferenze in Myanmar, ma nel Paese possono contare solo sul secondo posto, la Cina sarà ancora prima. L’influenza statunitense in Myanmar può influenzarne i vari e talvolta poco chiari interessi militari e politici, ma la Cina mette al primo posto la sicurezza energetica, il che significa che è pronta ad assegnarvi più fondi.
Va notato che a fianco delle finanze, la Cina ha ancora una leva sul Myanmar, ancora più solida: i gruppi separatisti contro cui il governo del Myanmar ha combattuto per molti anni. La guerra civile ha devastato il Paese per 60 anni, dovuta al confronto tra governo e milizie comuniste. La guerra interessava varie minoranze etniche del Myanmar, che continuarono la lotta armata contro le forze di governo molti anni dopo la sconfitta dei comunisti e la loro deportazione in Cina. Durante la guerra, la guerriglia comunista e i suoi alleati, le bande etniche, apprezzarono il sostegno segreto della Repubblica Popolare Cinese. La guerra si esaurì con la Costituzione del 2008, che rispetta gli interessi di tutti i gruppi etnici fornendogli un’ampia autonomia. Ogni gruppo etnico ha l’opportunità di avere un partito rappresentato nel governo del Myanmar, mentre le forze armate illegali sono state amnistiate e arruolate nell’esercito del Myanmar. Tuttavia, piccoli conflitti continuano di tanto in tanto. Secondo alcune fonti, la maggior parte dei separatisti è strettamente legata alla Cina. Va ricordato che i territori vicino al confine cinese sono i più travagliati. Inoltre, le bande etniche delle minoranze nazionali del Myanmar sostengono di agire per conto dei cinesi. Nel 2015, le autorità del Myanmar riferirono ufficialmente che i separatisti cinesi nello Stato Shan venivano aiutati dalla Cina. Ciò deteriorò le relazioni del governo di allora con la Cina, e potrebbe aver contribuito al sostegno di Pechino all’opposizione nelle elezioni. Alcuni funzionari annunciarono che la Cina aveva usato l’influenza tra i separatisti per sabotare i colloqui di pace tra loro e l’allora governo del Myanmar. Ciò accadde poco prima delle elezioni del 2015, danneggiando gravemente la popolarità della leadership del Myanmar, uno dei motivi della sconfitta.
E’ probabile che la Cina intenda utilizzare i contatti con i ribelli per influenzare il nuovo governo del Myanmar. Secondo Aung San Suu Kyi, avrebbe discusso solo di questioni economiche con la leadership cinese durante la visita di agosto. Va ricordato che il 31 agosto 2016, subito dopo la visita in Cina, la Conferenza di pace di Naypyidaw iniziava, dove si riunivano i rappresentanti di tutti i gruppi etnici del Myanmar per discutere la nuova struttura federale del Paese e altri problemi che turbavano la coesistenza pacifica da molti anni. La presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla conferenza la dice lunga sull’importanza dell’evento. Se una pace stabile viene raggiunta da questa conferenza in Myanmar, sarà la maggiore vittoria di Aung San Suu Kyi e del suo governo, e il traguardo più importante nella storia del Myanmar. Si può supporre che la conferenza subito cominciata fosse la principale questione discussa tra il capo del governo del Myanmar e i suoi colleghi cinesi, tra cui le concessioni che il Myanmar doveva fare alla Cina affinché i ribelli filo-cinesi “si comportino bene” senza sabotare i colloqui, come nel 2015. La lotta tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nella regione Asia-Pacifico è in corso da molti anni. Ogni Paese della regione è al centro del confronto. Sul Myanmar, Washington ovviamente perde, dato che ora dipende dalla buona volontà della Repubblica Popolare Cinese in molti modi.cqiylqkxgaadchxSofia Pale, PhD, ricercatrice del Centro per il Sud-Est asiatico, Australia e Oceania dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze della Russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

china_syria

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dilemma siriano di Obama

Alessandro Lattanzio, 22/9/2016268qljqasc11fa998182840f1e23-3735875-map_of_northern_syria_showing_the_different_zones_controlled_by_-a-55_1470997507541Il 20 settembre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa confermava che un suo convoglio di 33 autoveicoli veniva distrutto assieme a un deposito della CRI presso Urum al-Qubra, causando la morte di 21 persone e la perdita di 18 autocarri. Subito, il rappresentante dell’Arabia Saudita alle Nazioni Unite accusava i siriani di aver bombardato il convoglio. Mosca e Damasco definivano le accuse insensate e che le forze aeree russe e siriane non avevano bombardato alcun convoglio umanitario. Il segretario della stampa presidenziale Dmitrij Peskov osservava che i soldati siriani erano stati gli unici a rispettare il cessate il fuoco, mentre il Ministero della Difesa russo sottolineava “Che inoltre il convoglio stava attraversando un territorio controllato dai terroristi e il Centro per la riconciliazione in Siria afferma che il convoglio era controllato da un drone”. I video dell’incidente non mostravano segni di bombardamenti, come ad esempio crateri o i tipici danni ai veicoli, facendo ritenere che il convoglio sia stato incendiato. Infatti, il convoglio era controllato dai ‘caschi bianchi’, un’organizzazione propagandistica formata da terroristi islamisti e fondata e finanziata dal governo di Londra tramite delle ONG create da un ufficiale delle forze speciali inglesi. “Abbiamo attentamente studiato le registrazioni video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni di munizioni che abbiano colpito il convoglio. I successivi movimenti del convoglio non sono stati monitorati dai russi. Solo i terroristi che controllano questa zona conoscevano la posizione del convoglio. Abbiamo attentamente studiato i video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni che un qualsiasi tipo di munizione avesse colpito il convoglio. Non ci sono fori di proiettili, le vetture non sono danneggiate e non ci sono danni dovuti ad onde d’urto. Tutto ciò che mostra il video è la diretta conseguenza dell’incendio del carico, iniziato in modo strano, contemporaneamente a un massiccio attacco dei terroristi su Aleppo. L’analisi delle videoregistrazioni dei droni dei movimenti del convoglio umanitario attraverso i territori di Aleppo controllati dai terroristi, rivela nuovi dettagli. Si vede chiaramente un camioncino dei terroristi che traina un mortaio di grosso calibro muoversi con il convoglio. Non è chiaro chi coprisse chi: il mortaio copriva il convoglio dei ‘caschi bianchi’ o viceversa. E una domanda più importante: dov’è sparito tale mortaio quando il convoglio raggiunse la destinazione e da dove proveniva il tiro quando il convoglio veniva scaricato? Chi aveva iniziato a sparare e perché? Ciò potrebbe rivelarsi una ‘coincidenza’, per via di coloro che appaiono sempre al momento giusto nel posto giusto con le videocamere, come i rappresentanti dell’organizzazione dei ‘caschi bianchi’ vicini a Jabhat al-Nusra”, osservava il portavoce del Ministero della Difesa russo, che concludeva, “La sera del 19 settembre, su quella regione, un drone della condizione internazionale, decollato dalla base aerea di Incirlik in Turchia, volava a 3600 metri di quota e alla velocità di circa 200 chilometri all’ora. L’oggetto era nella zona della città di Urum al-Qubra, dove era arrivato il convoglio pochi minuti prima che prendesse fuoco. se ne andava dopo circa 30 minuti. Solo i suoi proprietari sanno cosa esattamente stesse facendo il drone in quella particolare zona in quel momento preciso”.

14425327Allarmato dai governi europei, come quello tedesco, che non si erano precipitati a sostenere le accuse fasulle degli Stati Uniti alla Russia di aver bombardato il convoglio, oltre al fatto che l’ONU non riprendeva più l’accusa che il convoglio fosse stato bombardato da aerei russi o siriani, il segretario di Stato degli USA John Kerry pretendeva che gli aerei siriani non bombardassero più le aree occupate da al-Qaida (Jabhat al-Nusra/Jabhat Fatah al-Sham) in Siria, arrivando ad invocare ancora la No Fly Zone sulla Siria, per permettere agli alleati della NATO e degli USA, i terroristi islamisti wahhabiti e taqfiriti coordinati ed addestrati dalle forze speciali statunitensi e occidentali (Gladio-B), di perseguire il cambio di regime in Siria. Difatti, Washington getta via ogni ritegno, puntando apertamente al sostegno diretto militare delle organizzazioni terroristiche finanziate e armate da sauditi e turchi. Tale passo è una reazione all’attacco missilistico russo a un centro di coordinamento tra terroristi e specialisti atlantisti (ufficiali di Gladio) sul jabal al-Saman, presso Aleppo, che guidava gli attacchi terroristici nelle provincie di Aleppo e di Hama. Va ricordato che tale accelerazione è anche dovuta al disgregarsi delle fortune della candidata guerrafondaia Hillary Clinton, espressione dell’alleanza tra Pentagono, industria bellica, neocon, sinistra socialimperialista e radicalismo islamico sponsorizzato da Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia*. Infine, non è un caso che il segretario di Stato degli USA evitasse di dire, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che Jabhat al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, organizzazione terroristica ufficialmente accusata dagli USA degli attacchi dell’11 settembre 2001, proiezione armata regionale del clan dei Saud. E che il nodo siriano in realtà riguardi i rapporti tra Washington e Ryadh, emerge dalla posizione di Obama (e del clan clintoniano-bushita che rappresenta), volta a porre il veto a una legge (lo JASTA) che permetta alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi per il finanziamento del terrorismo. “Il Regno di Arabia Saudita è l’incubatore della jihad globale. I sauditi costruiscono madrasah dove imam incendiari… predicano odio, stampano e distribuiscono libri di testo che insegnano la violenza contro gli infedeli, e versano ingenti somme a terroristi come Usama bin Ladin. In particolare, il ruolo saudita nella jihad radicale non si ferma al finanziamento del terrorismo, ma arriva al supporto logistico dei singoli attentai. Tale è il ruolo dei sauditi collegati agli attacchi dell’11 settembre. Contrariamente a quanto dice il presidente Obama sulle “28” pagine vi è abbondanza di “qui” scoperti che si chiamano prove del sostegno finanziario e logistico saudita al dirottatori dell’11 settembre stabilisti negli Stati Uniti… Incredibilmente, fatti e prove nelle 29 pagine non furono esaurientemente studiati perché al momento (2002-2004), secondo il vicepresidente Dick Cheney, eravamo una nazione in guerra e non potevamo distogliere risorse vitali indagando sul ruolo saudita negli attacchi dell’11 settembre”. Inoltre, Obama persisteva nel dire che la Commissione sull’11 settembre aveva esonerato i sauditi. Invece la commissione concluse che, “L’Arabia Saudita era da tempo considerata la principale fonte di finanziamento di al-Qaida… enti di beneficenza dalla notevole sponsorizzazione governativa saudita inviavano fondi ad al-Qaida, che trovava terreno fertile nella raccolta di fondi in Arabia Saudita, dove religiosi estremisti sono la norma e finanziarli è essenziale per soggetti e cultura limitati. Forse, se il presidente Obama avesse avuto il tempo di leggere le 29 pagine, avrebbe capito la saggezza e la necessità dello JASTA. Il presidente potrebbe anche comprendere meglio il motivo per cui il 100 per cento del Congresso l’ha approvato…. Il presidente Obama dice che si oppone allo JASTA perché aprirà negli Stati Uniti cause che costerebbero miliardi di dollari. Ciò che il presidente Obama non menziona è che nazioni ed individui straniere possono già citare in giudizio gli Stati Uniti attraverso leggi come ATA (Alien Tort Statute, 28 USC s. 1350) e ATS (Anti-Terrorism Act, 18 USC s. 2333). La ATS è in vigore dal 1789 e l’ATA dal 1990. Nessuno dei due ci è costato miliardi. Nessuno dei due ha aperto le cateratte del contenzioso. Nessuno dei due ha messo in pericolo i nostri soldati né ostacolato la nostra capacità di effettuare attacchi coi droni, movimenti di truppe o torture”.
La vera ragione per cui Washington continua ad interferire pesantemente in Siria, è non solo impedire la vittoria del fronte della Resistenza e del mulitpolarismo, ma anche impedire una frattura totale con Ryadh, cercando di permetterle una vittoria regionale, in Siria in questo caso, per cercare di attutire l’impatto sulle relazioni saudite-statunitensi che avrà la posizione del Congresso degli USA sullo JASTA. Non va dimenticato che assieme al disastro politico-militare saudita in Iraq e nello Yemen, la definitiva disfatta dei terroristi-mercenari wahhabiti in Siria, con il conseguente rafforzamento dell’Asse della Resistenza e dell’Iran, indebolirà in modo imprevedibile il dominio dei Saud nella penisola arabica, mettendo in discussione la base economica del predominio statunitense, il petrodollaro, arma geo-finanziaria ideata dal connubio tra Washington e il clan dei Saud.1-white-helmets-aleppo-syria* Nelle macchinazioni concepite dalla Turchia a danno della Repubblica Araba Siriana, rientrano il golpe fasullo del 15 luglio, in Turchia, e l’attivazione di una rete di disinformazione e propaganda anti-russa, anti-BRICS e anti-eurasiatico alla cui guida si trova il cosiddetto geo-filosofo Aleksandr Dugin (in realtà paragonabile a uno sciamano satanista), collegato tramite figure intermedie, come Andrew Korybko ed altri autori statunitensi (che adottano pseudonimi russi), a una rete di propaganda neonazista statunitense e all’intelligence turca. L’obiettivo di fondo è denigrare e sabotare sul piano mediatico le alleanze di Mosca; da un lato denigrando tradizionali Paesi amici della Russia come India, Vietnam, Serbia, ecc., perfino la Cina, e dall’altro esaltando dichiarati nemici della Russia come la Turchia neottomana di Erdogan o fazioni revansciste e militariste giapponesi (come la Conferenza giapponese). La rete di Dugin conta un’ampia influenza sui social media, grossolanamente sottovalutata, perciò oltre a siti che controlla (Katehon, Gpolit) è riuscita ad influenzarne diversi altri, come Indian Punchline, Dedefensa, Russia Insider, Fort Russ, ecc.obama-saudi-princesRiferimenti:
Consortium News
Fort Russ
The Duran
The Duran
The Duran
The Duran