Hezbollah da un pugno sul naso ad Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 19 luglio 2016

10392481_10152561145603603_5382781658211898243_nLa missione riuscita di un drone di Hezbollah nello spazio aereo israeliano sul Golan, scattando foto, è un evento significativo in vari aspetti. Nella forma più evidente, Hezbollah ha beffato la superiorità aerea vantata da Israele. Tre missili israeliani, tra cui uno sparato da un F-16, non hanno potuto abbattere il drone rientrato al sicuro in Siria. Per Israele equivale a un umiliante sfregio da Hezbollah. (Sputnik) In secondo luogo, i radar russi avranno sicuramente rilevato il drone, ma non hanno fatto nulla in proposito. Come dice Sherlock Holmes, il cane non ha abbaiato. La linea di fondo è che la Russia non correrà a proteggere l’Hezbollah né muoverà un dito per dissuaderlo. In terzo luogo, naturalmente, il drone è un dimostratore tecnologico che sottolinea la potenza crescente di Hezbollah nel rispondere ad Israele se attaccato. Questo particolare drone probabilmente non aveva armi, ma quello successivo potrebbe averle. A dire il vero, Israele può solo chiedersi come Hezbollah abbia accesso a tale tecnologia sofisticata. Dalla Russia? Dall’Iran? Oppure è tecnologia di Hezbollah? Poi c’è il ‘quadro generale’. Ad Israele è stato ricordato che il Golan è ancora un fronte. La migliore speranza d’Israele è che la Siria rimanga debole e frammentata, senza un’autorità centrale a Damasco che sfidi la futura annessione dei territori occupati nel Golan. Hezbollah potrebbe aver indicato che ciò rimane una chimera. Infatti, le forze governative siriane avanzano gradualmente sul terreno. Il blocco di Aleppo ribalta le sorti della guerra. Da segno eloquente della svolta, vi sono notizie che la Turchia abbia inviato ‘antenne’ presso il governo siriano. (Guardian)
Ora, gli sviluppi in Turchia possono solo indcare che Ankara potrebbe cedere sull’intervento in Siria. L’obiettivo della Turchia è impedire la formazione del Kurdistan ai confini col tacito appoggio degli Stati Uniti (che Israele accetta) e su tale piattaforma Siria, Iran e Iraq sono “alleati naturali” di Ankara. D’altra parte, senza la Turchia, Arabia Saudita, Qatar o altri sceiccati del Golfo potrebbero pensare di non poter continuare col ‘cambio di regime’ in Siria. In poche parole, Israele è ridotto a muto testimone dei cambiamenti drammatici nel vicinato senza alcun ruolo o capacità di influenza politica o militare. Probabilmente, Israele e Arabia Saudita sono i maggiori “perdenti” del fallito colpo di Stato in Turchia. Entrambi sperano disperatamente che gli Stati Uniti presentino qualche idea brillante per recuperare la situazione siriana, a 2 giorni dalla conferenza della coalizione anti-SIIL che si terrà a Washington il 20-21 luglio; ma lo stallo turco-statunitense sull’estradizione di Fetullah Gulen introduce altra incertezza sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare gli eventi in Siria. Tutto sommato, la provocazione del drone di Hezbollah richiama l’attenzione sul grande cambiamento degli equilibri in Medio Oriente causato dal conflitto siriano. Per la prima volta, Israele deve fare i conti con una potenza militare superiore nei Paesi limitrofi. In effetti, senza la presenza russa, gli aviogetti israeliani avrebbero bombardato la Siria per rappresaglia. Fortunatamente, Israele non subisce ‘contraccolpi’ da SIIL o Jabhat al-Nusra, a differenza di Turchia o Arabia Saudita, per l’intervento nel conflitto siriano. (Leggasi il commento: Golpe in Turchia: che succede in Iraq e Siria?)Yasir-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La Russia non dovrà mai combattere di nuovo una guerra sul proprio territorio!”

EA Daily 14/07/2016 – South Front

Sergej Karaganov, consigliere del Presidente Vladimir Putin, ha rilasciato un’intervista a Der Spiegel pubblicata il 13 luglio L’intervista di Christian Neef è notevole per la durezza e l’assenza delle solite formulazioni di compromesso.1143656Sergej Aleksandrovich, la NATO progetta l’espansione delle attività in Europa orientale…
Ho parlato della situazione vicina allo stato di guerra per 8 anni.

Vuoi dire fin dall’inizio della guerra in Georgia?
Già allora, il livello di fiducia reciproca tra i nostri grandi Paesi contrapposti era vicino allo zero. La Russia era solo all’inizio del processo di riarmo. Da allora la fiducia è solo diminuita. Abbiamo avvertito la NATO da subito: non dovete avvicinarvi ai confini dell’Ucraina. Fortunatamente, la Russia è riuscita a fermare la NATO in quella direzione, riducendo il pericolo di guerra in Europa nel medio termine. Ma la propaganda in questo momento ricorda da vicino lo stato di guerra.

Mi auguro che, quando indica la propaganda, intende anche la Russia?
I media russi sono molto più modesti, al riguardo, che quelli della NATO. Ed ecco la cosa più importante che dovete capire: per la Russia è cruciale avere il senso di sicurezza verso un nemico. Dobbiamo essere pronti a tutto. È per questo che i nostri media a volte esagerano un po’. Ma cosa fa l’occidente? Ci rimproverate d’essere aggressivi, come negli anni ’70 e anni ’80.

Vuoi dire il dispiegamento dei missili a medio raggio sovietici e la reazione degli Stati Uniti?
A quel tempo l’URSS praticamente crollava internamente, ma tuttavia decise di schierare gli SS-20. Così iniziò una crisi inutile. In questo momento l’occidente fa esattamente la stessa cosa. Tenta di placare Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia schierandovi sistemi missilistici. Ma la provocazione non li aiuterà per nulla. Se c’è una grande crisi, distruggeremo quelle armi da subito. La Russia non combatterà mai più sul proprio territorio!

Cioè, se ho capito correttamente, la Russia attaccherà? Avanzerà?
Dovete capire che le attuali nuove armi sono molto diverse. La situazione è di gran lunga peggiore che non 30-40 anni fa.

Il Presidente Putin cerca di convincere il popolo che l’Europa non fa che pianificare l’invasione della Russia. Ma è assurdo! Non ci credete?
Naturalmente, questa è un’esagerazione in una certa misura. Ma gli statunitensi dicono apertamente che le sanzioni contro la Russia sono volte a provocare un cambio di regime in Russia. Questa è aperta aggressione, e dobbiamo reagire.

Ultimamente, il Consiglio consultivo presidenziale ha pubblicato un rapporto aperto per il presidente. Lo conosco. Lei scrive che la sola via disponibile alla Russia è la restaurazione della passata potenza. E’ un’idea chiara, ma quali sono le vostre proposte concrete?
Prima di tutto, facciamo una cosa giusta, evitare un’ulteriore destabilizzazione della comunità internazionale. E vogliamo una grande potenza, ripristinarla. Purtroppo, non possiamo evitare i 300 anni di storia che hanno lasciato il segno. Vogliamo essere il centro della Grande Eurasia, un luogo dove pace e cooperazione prosperino. L’Europa farà parte dell’Eurasia.

Gli europei attualmente non si fidano della Russia, non ne capiscono le politiche, ritengono siano strane. Gli obiettivi della vostra leadership a Mosca non ci sono chiari.
Dovete capire che non ci fidiamo di voi, per nulla. E’ naturale dopo le recenti delusioni. Dovete capirlo. Facciamo qualcosa che potrebbe essere chiamato avvertimento tattico. L’obiettivo è farvi capire che siamo più intelligenti, più forti e più decisi di quanto pensiate.

Ad esempio, siamo stati pesantemente e negativamente sorpresi dal vostro approccio ai combattimenti in Siria. Non si pensava di operare congiuntamente, ma comunque a una certa cooperazione. Ma avete ritirato alcune vostre forze senza nemmeno informarci. Non è così che funziona la fiducia…
Fu un molto forte e magnifico passo della nostra leadership. Agiamo per essere più forti nella regione. I Russi non sarebbero così forti in economia o nell’arte dei negoziati, ma sono magnifici combattenti. In Europa avete un sistema politico che non supererà la prova del tempo. Non può adattarsi alle nuove sfide. Siete troppo mentalmente ristretti. La sua cancelliera ha detto una volta al nostro presidente che ha divorziato dalla realtà. Ma forse lo siete di più voi.

E’ facile notare che la Russia sfrutta attivamente i nostri fallimenti. In particolare, il nostro problema dei rifugiati. Perché?
Sì, molti dei miei colleghi ridacchiano dei vostri problemi, ma gli ho costantemente ricordato di non essere arroganti. Ma per il resto, cosa vi aspettate: le élite europee hanno voluto lo scontro con noi e l’hanno avuto. Quindi non aiuteremo l’Europa, anche se potremmo facilmente farlo riguardo i profughi. Ad esempio, potremmo serrare assieme i confini, e possiamo farlo in modo molto più efficace di voi europei. Ma invece cercate di cooperare con la Turchia. Questo è vergognoso! Quindi manteniamo la nostra linea dura e abbiamo successo.

Continuate a dire di essere delusi dall’Europa e di ciò che vi succede. Ma la Russia, dopo tutto, solo di recente voleva far parte dell’Europa? O volevate l’Europa di Adenauer e de Gaulle e siete sorpresi dai cambiamenti?
Non fatemi ridere, la maggioranza degli europei vuole l’Europa, ma non quella attuale. Nei prossimi decenni, l’Europa chiaramente non sarà un esempio per noi, qualunque cosa vogliamo o ci serva.

La vostra relazione afferma più volte che l’uso della forza “è la misura ovvia e corretta quando gli interessi dello Stato ne sono chiaramente influenzati“. Vuol dire l’Ucraina?
Sì, senza alcun dubbio. Anche nei casi in cui le principali forze nemiche si radunano ai confini.

Suggerisce che il concentramento della NATO negli Stati baltici è un caso del genere?
L’idea che siamo pronti ad iniziare un confronto è idiota. Ma perché la NATO vi raduna forze, mi dica, perché? Potete immaginare cosa accadrà a tali forze in caso di scontro aperto. Sono un aiuto simbolico ai Paesi Baltici, nient’altro. Se la NATO aggredisce un Paese con un arsenale nucleare come il nostro, sarà punita.

Ci sono piani per rilanciare il dialogo Russia-NATO. Credo che non siano prese sul serio queste idee.
Tali riunioni sono illegali. Inoltre, la NATO si è trasformata in qualcosa di diverso. Iniziò come un’alleanza di Paesi democratici con l’idea dell’autodifesa. Gradualmente tutto ciò è passato all’idea della continua espansione. Quando dovevamo dialogare, nel 2008 o 2014, non ci ha dato questa opportunità.

…Fatemi vedere… intende la crisi in Georgia e in Ucraina? Ora è chiaro. Vi prego, ditemi, il rapporto utilizza spesso termini come “onore”, “coraggio”, “dignità”… è linguaggio politico?
Questo è ciò che ha valore per il popolo russo. Nel mondo di Putin, e anche nel mio, è semplicemente inimmaginabile che l’onore di una donna sia calpestato nel modo più volgare.

Si riferisce alla fatidica notte di capodanno a Colonia?
In Russia, gli uomini che avrebbero tentato qualcosa di simile sarebbero stati uccisi sul posto. L’errore sta nel fatto che tedeschi e russi hanno speso molti anni cercando certi valori universali senza capire con quali mezzi. Volevamo il socialismo durante l’era sovietica. La vostra ricerca della democrazia è molto simile alla nostra ricerca del socialismo.

Quali considera errori della politica estera russa negli ultimi anni?
Non abbiamo avuto alcuna politica coerente nel recente passato verso i nostri vicini più prossimi, gli Stati post-sovietici. L’unica cosa che abbiamo fatto è sovvenzionare e acquistare élite. Il denaro è stato in parte rubato, da entrambi i lati. E, come il conflitto in Ucraina ha dimostrato, non è stato possibile evitare una crisi globale utilizzando tali metodi. Il nostro secondo errore sono le nostre politiche concentratesi troppo a lungo su come affrontare gli errori degli anni ’90.

Ultima domanda. Ci sono possibilità che la Russia cerchi la via della cooperazione nel prossimo futuro?
Non dovete aspettarvi da noi eventuali confessioni dirette o aperte di essere dalla parte del torto, perché siamo nel giusto. Oggi la Russia è un potente Stato eurasiatico. E io sono uno di coloro che crede che la nostra via di sviluppo verso est sia corretta. Ma al momento posso dire che, a un certo punto, dovremo volgerci verso l’Europa. Questa è l’unica cosa che posso dire.detail_3f0d1bb87b03ab8dfcfd83c8c5521d3aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile

Sergej Karaganov Global Affairs South Front

I successi in politica estera conseguiti di recente, il rafforzamento della posizione strategica della Russia e la sua sicurezza, il ritorno della Russia al rango di grande potenza voluta dalla maggior parte delle élite e delle masse russe, affrontando nuove e vecchie sfide, tra cui il vecchio confronto con l’occidente, richiedono urgentemente che lo Stato rivolga l’attenzione allo sviluppo economico interno e a conservazione e sviluppo del capitale umano”. Questa è la conclusione della relazione “Strategia del XXI scolo. La politica estera russa dagli anni 2010 ai primi 2020”, preparato da un gruppo di esperti del Consiglio sulla politica estera e di difesa. Lenta.ru ha discusso alcune tesi avanzate dal documento con il suo redattore, il decano del Dipartimento politica ed economia mondiale della Scuola Superiore di Economia dell’Università Nazionale di Ricerca Sergej Karaganov.huge_7dc14ff9-2935-4794-97dc-3ed2c2d28807-Perché vi è la necessità di scrivere Strategia del XXI secolo? La Russia manca di una strategia estera? O è inadeguata?
-La strategia estera sarà ora riscritta perché quella vecchia è diventata obsoleta. Il nostro rapporto è stato preparato da autori che non occupano posizioni ufficiali (se non come singoli privati) ed ha lo scopo di dare una spinta verso la creazione di una nuova strategia della politica estera dello Stato. Da un lato, siamo costretti a scrivere queste tesi perché il mondo cambia rapidamente, ci sono poche persone che capiscono cosa succede, e vi è una massiccia inondazione di menzogne e disinformazione. Così degli errori possono essere commessi. Ci auguriamo che il nostro documento li scongiuri e permetta una discussione creativa in Russia; non ovviamente su chi sono i traditori e chi no, ma su ciò che realmente accade e ciò che va fatto. URSS, occidente e Russia commisero molti errori perché non fecero tali discussioni.

Ha detto che oggi pochi capiscono i processi globali. Questo vale per i professionisti o le persone comuni. Ecco un esempio: quando alcuni dei suoi colleghi hanno detto che la politica estera russa negli ultimi anni è stata un grande successo, oltraggiano molti. “Com’è? Siamo in lite con l’occidente, siamo isolati, la nostra svolta ad Oriente è in stallo! Quale successo?” Come rispondergli?
-Le persone leggono, acquisiscono informazioni, ma nel complesso non sanno elaborare in modo corretto. Solo i professionisti possono farlo. Inoltre, gran parte delle informazioni scaricate sulla gente comune sono o bugie o mezze verità. E’ ridicolo sentir parlare di isolamento della Russia! Sì, i rapporti con l’occidente sono peggiorati e sì, l’occidente vuole isolarci. Ma è accaduto esattamente il contrario. Abbiamo cattivi rapporti con le istituzioni occidentali, ma sotto ogni altro aspetto siamo più attivi. Così tante persone vogliono parlare con me di tale “isolamento” che impazzisco! Ora, sulle nostre vittorie. Ci siamo ritirati per molto tempo, sperando che l’occidente ci amasse per questo. Ma non è accaduto. E alla fine arrivò la possibilità che l’Ucraina venisse trascinata nelle alleanze occidentali, anche militari, che per noi sarebbe stato il casus belli, non c’erano altre vie. Pertanto la Russia ha interrotto la ritirata e infine ha reagito. Naturalmente, l’occidente ne fu irritato, tanto più avendo subito molte sconfitte negli ultimi dieci anni e quindi voleva una rivincita. Questa è la nostra situazione attuale. Ma è molto meglio di quella precedente. Insegniamo ai nostri colleghi occidentali come comportarsi decentemente e rispettare i nostri interessi. Questo processo da risultati. Basta guardare cosa accadeva 18 mesi fa rispetto ad oggi, sia in termini di contatti reali che di realpolitik. Sulla Cina, ci avviciniamo, anche se non così rapidamente come vorremmo. Ma a volte pensiamo che questo sia un regalo della bottiglia che concede tre desideri. In realtà, ci vuole un duro e prolungato lavoro e solo allora ci saranno risultati. Infatti, li abbiamo già. 5-6 anni fa il 56% del commercio estero della Russia era con l’Europa, ora è solo il 46%. Il che significa che la quota dell’Asia è cresciuta del 10%. Questo è un equilibrio più sano delle relazioni economiche estere. E ciò che sorprende è che i cinesi non vogliono investire in Russia? Se non vogliamo noi affrontare il nostro sviluppo economico, perché dovrebbero salvarci gli altri? Chi credeva che la Cina ci avesse sommerso di soldi, pensava anche che l’occidente ci avrebbe aiutato. I cinesi, naturalmente, hanno un atteggiamento molto più positivo e rispettoso verso la Russia, ma vogliono vedere progetti concreti e un’economia sviluppata, che finora non abbiamo.

-La Russia sostiene tradizionalmente il rispetto del diritto internazionale. Noi, sottolineando le violazioni dell’occidente, compreso il bombardamento della Jugoslavia, abbiamo mantenuto alto l’aspetto morale. Era l’approccio appropriato dopo la riunificazione di Crimea? Che l’occidente chiama ufficialmente annessione.
-Si può interpretare l’unificazione della Crimea in molti modi. Ma ecco ciò che è importante. L’URSS mantenne una politica legalistica negli ultimi decenni. La Russia fece lo stesso negli ultimi 20 anni, sostenendo il non intervento nella politica interna e così via. Ma poi decidemmo: “Dato che non giocate secondo le regole, vi mostreremo le conseguenze. Violeremo queste regole, ma lo faremo in modo più intelligente e con fermezza“. Penso che sia una reazione adeguata a ciò che l’occidente ha fatto negli ultimi 20 anni, quando aveva mano libera. Ad esempio, il bombardamento della Jugoslavia, che aveva un governo eletto democraticamente, fu un crimine meritevole di una Norimberga. Possiamo tornare a un più elevato rispetto del diritto internazionale? Sì, è possibile. Sarebbe bello se la Russia invitasse tutti a farlo. Accadrà? Non lo so.

-La Russia può accettare il ruolo di “fornitore di sicurezza”, come il testo propone, se si considera che molti Paesi ci temono?
-Tutti hanno paura di tutti gli altri. Siamo così coraggiosi ma ci sono molti qui che temono la Cina o la NATO. La NATO, tra l’altro, continuerà a fare Dio sa che cosa, come in Libia o Jugoslavia, a meno che non abbia una pistola puntata alla tempia. Quindi possiamo diventare fornitori di sicurezza, in particolare in Asia centrale, sostenendo i regimi esistenti e colpendo i radicali. E naturalmente non importa quanto dura possa sembrare, ora che abbiamo fermato l’espansione della NATO con un colpo del nostro pugno, abbiamo infatti agito fornendo sicurezza, dato che altrimenti avremmo una grande guerra in Europa. L’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe provocato un tale conflitto, garantito.

-Non c’è stata la grande guerra a causa della deterrenza delle armi nucleari. L’antidoto continuerà ad essere efficace?
-Sono molto preoccupato dall’antidoto che si esaurisce. Sono ancora più preoccupato che le armi nucleari possano essere usate da qualche parte, quindi la gente si renderà conto che non sarà la fine del mondo. Tutta la cultura politico-militare del secondo dopo-guerra si basa sul non utilizzo delle armi nucleari per via dell’escalation garantita. Ma se oggi qualcuno le usa e non c’è escalation, sarà un duro colpo per l’intero sistema di sicurezza internazionale. Pertanto si dovrebbe fare tutto il possibile per evitarne l’uso, il che significa ridurre al minimo l’uso di altre armi che innescherebbero l’escalation. Inoltre, a dispetto di tutte le grida e le proteste, le armi nucleari continuano a diffondersi. Oltre ai cinque membri ufficiali del club nucleare, sono possedute da India, Pakistan, Corea democratica ed Israele. Il programma iraniano è stato fermato, ma non so se per sempre.

-Nelle sue tesi parla dell’inefficacia dell’UE. Cosa c’è di sbagliato, come spiega i suoi numerosi fallimenti?
-Il sistema politico europeo fu formato in condizioni di assenza di maggiori minacce o scontri. Hanno perso la capacità di usare il cervello e di prendere decisioni strategiche. Dietro le quinte, gli europei stessi lo riconoscono. L’Europa è una vittima di sé stessa, della sua democrazia che impedisce di reagire adeguatamente alle minacce odierne.

-L’Europa vive nelle condizioni di una serra, dato che la sua sicurezza è fornita dagli Stati Uniti. Ma cosa attende gli Stati Uniti? Crede nella vittoria di Trump?
-Una volta ero un americanista professionale ed eccellevo in ciò senza mai cercare di prevedere l’esito di un’elezione presidenziale. Questo mi ha salvato molte volte. Non importa chi sia eletto, naturalmente il futuro degli USA è evidente. Trump, naturalmente, può portare qualche allegra incertezza, ed anche Hillary. L’élite degli Stati Uniti è divisa come non mai. Si vedono diversi pensieri sugli Stati Uniti, anche ammirandone l’economia o la cultura. Ma in questo momento gli USA sono sempre più pericolosi. Perciò la nostra conclusione strategica è questa: nel lungo periodo si dovrebbe perseguire l’amicizia con gli Stati Uniti, ma nel frattempo gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile, perché in questo momento gli statunitensi ancora non si adattano alle condizioni del mondo che cambia, e nessuno sa cosa aspettarsi da loro.135740.640xpTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Ho difeso il mio Paese da migliaia di terroristi stranieri”

al-Manar 15 luglio 201613483148In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, Assad ha detto che “l’Esercito arabo siriano ha appena compiuto grandi progressi“, avvertendo che “il tempo necessario per vincere la guerra dipende da diversi parametri, tra cui la fine del supporto dato da certi Paesi, come Turchia, Qatar ed Arabia Saudita, ai terroristi“. Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, Assad ha aggiunto: “Se questi Paesi pongono fine al loro appoggio ai terroristi, la guerra finirà in pochi mesi“.

Relazioni con la Russia
Alla domanda sulla partecipazione della Russia nella guerra in Siria e sul suo ruolo nel mutare il corso della guerra, il Presidente al-Assad ha assicurato che “il sostegno russo all’Esercito arabo siriano è un fattore decisivo nella guerra ai terroristi“. Ha detto che “il Presidente Putin ha chiesto d’intervenire in Siria per due motivi, il primo è che la politica russa si basa su valori e il secondo è l’interesse del popolo russo a combattere il terrorismo“, sottolineando che “il suo rapporto con Putin è stato molto franco e onesto, e si basa sul rispetto reciproco“. Assad ha sottolineato che “né il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, né il Presidente Putin gli hanno chiesto di avviare una transizione politica”, dicendo che “solo il popolo siriano decide chi sarà il presidente, quando lo diverrà e quando se ne andrà“. Il Presidente al-Assad ha colto l’occasione per ringraziare Russia, Iran e Cina per il loro sostegno alla Siria politico, militare ed economico. Sull’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Presidente Putin, il Presidente al-Assad ha detto che non ha paura di un accordo, e per la buona ragione che la “politica russa non si basa non sulla conclusione dell’operazione, ma su principi“, dice aggiungendo che la Russia è stata invitata ufficialmente e legalmente dal governo siriano ad intervenire in Siria, dicendo: “E’ diritto di ogni governo invitare ogni Stato per aiutarlo in qualsiasi campo. Così la presenza russa in Siria è legittima“.13501844Assad denuncia gli Stati Uniti
Al contrario, il Presidente al-Assad ha detto che “i raid statunitensi sono inefficaci e hanno un impatto negativo”, sottolineando che “gli Stati Uniti non hanno la volontà di sconfiggere i terroristi, ma di dominarli e usarli come pedine”. Assad ha detto che lo “SIIL non è un nemico comune di Siria e Stati Uniti, perché gli USA hanno supervisionato e addestrato i gruppi terroristici per rovesciare il governo siriano e non vogliono combattere il terrorismo“. Alla domanda se saluta la fine del mandato del presidente Obama, il Presidente al-Assad ha detto che: “noi in Siria non ci affidiamo a nessun presidente che venga o se ne vada, perché ciò che dicono nelle loro campagne è diverso da ciò che fanno dopo l’elezione“. Assad ha messo in guardia gli Stati Uniti da qualsiasi attacco dello SIIL: “Sì, perché i civili sono attaccati dallo SIIL e non posso chiedere agli innocenti negli Stati Uniti di assumersi la responsabilità delle cattive intenzioni dei loro capi“. Sul rischio di diffusione del terrorismo negli Stati Uniti in caso di sconfitta dello SIIL, Assad ha notato, “No, se sconfiggiamo lo SIIL aiutiamo il mondo. Se non sconfiggiamo i terroristi che provengono da più di 100 Paesi, anche occidentali, ritorneranno nei loro Paesi con ancora più esperienza, fanatismo ed estremismo, e li attaccheranno“.

Sul posto
Inoltre, Assad ha detto che “possiamo usare qualsiasi arma, ad eccezione di quelle vietate dal diritto internazionale, per sconfiggere i terroristi“, sottolineando che “non abbiamo usato armi chimiche e nessuno ha presentato prove al riguardo, hanno solo esibito delle illazioni“. Alla domanda su certe aree circondate dall’Esercito arabo siriano, Assad ha detto: “Come si può interdire l’accesso del cibo in determinate aree quando non s’impedisce che gli arrivino le armi per ucciderci? O si vieta tutto o tutto è permesso. Come possono costoro continuare a vivere senza cibo?” Nell’intervista, Assad ha sostenuto che la giornalista statunitense Marie Colvin, uccisa in un bombardamento del regime siriano nel 2012 a Homs (centro), era “responsabile” della propria morte. E’ “entrata illegalmente in Siria, collaborava con i terroristi (…) E ‘quindi responsabile di tutto ciò che le è accaduto“, ha dichiarato il presidente siriano. Infine, in conclusione, Assad spera che “la storia lo ricorderà come un uomo che ha difeso il proprio Paese dal terrorismo estero e non come dittatore sanguinario“. Ritine che “l’immagine di tiranno spacciata dai media occidentali sia ingiusta e che una persona che lotta contro i terroristi arrivando a sconfiggerli in linea di principio è un patriota e non un bruto“.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cambia l’atmosfera sulla Siria

Moon of Alabama, 12 luglio 2016Syrian civilians who volunteered to join local Self Protection Units to protect their neighbourhoods alongside the Syrian army attend training in Damascus countryside, SyriaCon Cameron che si dimette da primo ministro del Regno Unito, un altro capo politico che invocava “Assad deve andarsene” lascia la scena politica. Il Presidente siriano Assad è ancora in carica e non vi è alcun segno che lasci nel prossimo futuro. Sembra che i fatti della realtà pesino più dei luoghi comuni della propaganda del “cambio di regime”. I fatti continuano a confermare che c’è un vento di cambiamento rilevabile nel clima politico. Esercito arabo siriano ed alleati chiudono l’unica strada ad oriente di Aleppo. Questo sforzo richiede un’intensa guerriglia urbana contro i terroristi jihadisti. Secondo un portavoce del Pentagono, tale parte è occupata da al-Qaida: “Innanzitutto è al-Nusra che occupa Aleppo e, naturalmente, al-Nusra non rientra nella cessazione delle ostilità”. Gli attacchi ad Aleppo est sono quindi del tutto legittimi e non violano il cessate il fuoco. Nonostante che un’altra campagna mediatica “oltraggiata” sia creata per condannare l'”assedio di Aleppo” che tale presunto blocco creerebbe. Tale propaganda “indignata”, come l’articolo del Los Angeles Times, nemmeno riconosce che Aleppo ovest, con circa due milioni di persone, è dalla parte del governo. Parlano di “Aleppo” indicandone solo i quartieri orientali ed esagerando il numero di civili che l’avrebbero lasciati, diverse centinaia di migliaia di persone. Il giornalista del Guardian Martin Chulov s’è recato più volte ad Aleppo est negli ultimi anni, indicando un anno fa che erano assai meno: “restano ad Aleppo orientale circa 40000 persone su una popolazione prebellica stimata in circa un milione…” E’ dubbio che il numero di persone ad Aleppo est sia da allora aumentato. C’è stato anche abbastanza tempo per terroristi e famigliari per prepararsi all’assedio. Come anche il pezzo del LA Times ammette: “Prevedendo l’assedio, le autorità locali si sono rifornite di cibo per tre mesi e di medicine per tre-sei mesi, ha detto Sahlul”. Reuters conferma: “Le aree ribelli di Aleppo hanno accumulato scorte sufficienti per sopravvivere a mesi di assedio…
Le prossime pretese su una carestia imminente ad Aleppo est sono quindi già smontate.
Il mutamento del clima politico è una convergenza tra visione “occidentale” e russa su quali gruppi in Siria siano terroristici e vadano pertanto combattuti. Questo segue un cambio di prospettiva pubblica. Amnesty International ha recentemente affermato, con sei anni di ritardo, che molti gruppi di “ribelli moderati” sostenuti dagli Stati Uniti hanno torturato e rapito civili commettendo regolarmente crimini di guerra. I “ribelli moderati” che di recente hanno tentato un’altra offensiva a Lataqia si sono apertamente presentati come jihadisti stranieri. Ahrar al-Sham, che non molto tempo fa editorialisti “occidentali” affermavano fosse “moderato”, ora minaccia i ribelli “moderati” sostenuti dagli USA nel sud della Siria, perché stanchi di combattere e favorevoli al cessate il fuoco. Il presidente francese Holland ha finalmente riconosciuto al-Qaida come un serio nemico in Siria da combattere: “Dobbiamo coordinarci per continuare le azioni contro lo SIIL ma anche… adottare misure efficaci contro al-Nusra“, ha detto Hollande appellandosi a Russia e Stati Uniti Nel 2012 il governo francese lodava il ruolo di al-Qaida. L’allora ministro degli Esteri Fabius disse che “Nusra fa un buon lavoro”. Il segretario di Stato degli USA Kerry non solo ha riconosciuto il ruolo di al-Qaida, ma ora estende l’etichetta di terrorista ad Ahrar al-Sham e di altri gruppi salafiti: “Ci sono un paio di gruppetti sottoposti ai due designati SIIL e Jabhat al-Nusra, ovvero Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham in particolare, che s’integrano combattendo insieme a questi altri due contro il regime di Assad“, ha detto riferendosi ai due gruppi ribelli che gli Stati Uniti finora non avevano definito gruppi terroristici. È un significativo riconoscimento della posizione russa che da mesi sostiene l’inserimento di tali gruppi nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite. È anche evidente che l’opposizione siriana d’albergo, promossa da Arabia Saudita e USA, sia di nuovo pronta a negoziare con il governo siriano. Tale gruppo ruppe le trattative nell’ultimo round. Qualcuno ora gli ha ordinato di rientrare nel gioco.
I russi ancora una volta dimostrano l’impegno verso la Siria non solo supportando l’Esercito arabo siriano nell’assedio di Aleppo nord, ma anche con nuovi attacchi aerei con bombardieri a lungo raggio decollati dal suolo russo. Segnale che la Russia è pronta come sempre a una nuova escalation.
La maggiore mossa è probabilmente quella turca. Dopo aver disastrato la politica estera turca, sotto una pesante pressione economica e spaventato dai recenti attentati in territorio turco, il presidente Erdogan ha deciso di cambiare rotta, licenziando il vecchio assistente Davutoglu e considerando attentamente un miglioramento delle relazioni con la Russia e altri Paesi. Quindi si è scusato per l’imboscata all’aereo russo e la Russia ha ripreso i rapporti togliendo alcune sanzioni economiche alla Turchia. Ma ci saranno altre richieste da soddisfare prima che la Turchia possa di nuovo avere una buona reputazione internazionale. Alcune parole morbide sono pronunciate ma la vera posizione turca sulla Siria deve ancora cambiare: “La normalizzazione della Siria è possibile, ma ognuno deve fare sacrifici per questo. I nostri partner strategici e della coalizione dovrebbero sanare le ferite sanguinanti in Siria e assumersi maggiori responsabilità. La Turchia compie gli sforzi necessari per aprire le porte a pace e sicurezza”, dichiarava Yildirim, ma ha anche detto che non ci sarà alcun incontro con il Paese nel breve termine. “L’oppressione deve prima finire. Il regime dittatoriale dovrebbe finire. Come si può concordare con un regime che ha ucciso più di un milione e mezzo del proprio popolo senza battere ciglio? Tutti concordano su questo“, ha detto. E’ ancora “Assad deve andarsene”, ma con un leggero cambiamento di tono. Le nuove posizioni di USA e Francia su al-Qaida e Ahrar al-Sham, coccolate dalla Turchia, aumentano la pressione su Ankara affinché abbandoni la posizione rigida. Erdogan potrebbe altrimenti scoprire che, come Cameron, dovrebbe andarsene prima che il dottor Assad pensi addirittura di lasciare la carica. Mentre tutto questo sono di per sé piccole variazioni di posizione, sommate creano un significativo cambio del clima politico sulla Siria.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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