Il piano “Blair-Erdogan-Mishal” su Gaza e le implicazioni in Siria

Nasser Kandil “60 minuti con Nasser Kandil” 25 agosto 2015 – Reseau International
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-NakhalCE5alSHWgAA7LQCI – Cosa succede dietro le quinte dei negoziati di Tony Blair per togliere il blocco di Gaza?
Egypt-Gaza-Israel-border--001 Data che la costante strategica occidentale è la sicurezza e la supremazia d’Israele, propongo di esporre ciò che accade contro la Palestina storica e soprattutto il progetto sul futuro di Gaza. Una lettura personale, ma basata su fatti che cominciano ad invadere la stampa, alcuni parlando di colloqui semplici, altri di negoziati diretti o indiretti tra Hamas e Israele [1] [2] [3]. Un progetto in corso di sistemazione il cui padrino è il burattinaio Tony Blair, il promotore è Tayib Rajab Erdogan, e il complice dichiarato Qalid Mishal (capo del Politburo di Hamas) senza poter presumere in che misura convincerà gli altri capi di Hamas, tra cui quelli di al-Qasam (ala militare di Hamas). Il tempo lo dirà, ma in ogni caso potrebbe spiegare il motivo per cui Israele ha accusato il movimento del Jihad islamico palestinese di aver lanciato il 20 agosto razzi sulle alture siriane del Golan occupate e l’adiacente Galilea [4] [5] quando si sa che non c’è nulla. In altre parole, il raid israeliano del 21 agosto nel sud della Siria, presso al-Qunaytra, in rappresaglia al lancio dei razzi, è un messaggio al Jihad islamico nella Striscia di Gaza e non nel Golan. Ci torneremo (…). Va notato che secondo il mito sionista è la Cisgiordania (Giudea e Samaria), da Tulqarim a Qalil (Hebron) che farebbe parte della terra promessa, non Gaza, sempre sotto la tutela egiziana, o Haifa, Jaffa o le coste sul Mediterraneo. Ecco perché non ho mai creduto che Israele avrebbe accettato una soluzione pacifica che richiede di restituire i territori occupati nel 1967 per accontentarsi dei confini del 1948. Nessun leader israeliano avrebbe il coraggio di accettarlo, così come nessun leader palestinese oserebbe firmare l’unica alternativa dell’autonomia, qua e là, sotto il controllo dell’occupante. Hillary Clinton non accettò il rifiuto pungente di Netanyahu alla proposta di spostare 25000 coloni da Tulqarim a Gerico? Da qui l’idea di uno Stato palestinese a Gaza, (una striscia di terra lunga 41 km e larga 6-12 km, da cui Israele ha unilateralmente ritirato l’esercito e 9000 coloni nel 2005), con l’apertura di valichi di frontiera, porto, aeroporto, passaporto, luce, acqua, ricostruzione, elezioni, legislatura, ecc…; la Turchia garantiva che Gaza non minacciasse mai la sicurezza d’Israele; Hamas parlava di “tregua a lungo termine” con la speranza di liberare il resto dei territori occupati con la sola forza dei negoziati politici (sic). Ciò significa che con lo slogan “Il vostro Stato palestinese di Gaza”, Israele si prepara ad eliminare l’Autorità palestinese e perseguire lo Stato ebraico colonizzando Cisgiordania e Gerusalemme al prezzo di sofferenze e stermini che supereranno quelli sopportati dal popolo palestinese nel 1948 (…). Non è più una teoria a lungo pensata da certuni, ma il piano affidato a Erdogan. Erdogan è bloccato in una situazione disperata fino alle elezioni legislative anticipate del 1° novembre, quando coloro che l’hanno votato perché pensavano che fosse il più forte potrebbero cambiare idea e coloro che non hanno votato per l’opposizione perché pensavano che avrebbe perso, gli voteranno contro. Due mesi in cui gli Stati Uniti devono assolutamente dargli via libera, e gli europei chiudere gli occhi in modo che possa spezzare il collo ai curdi, tanto da non osare nemmeno pensare di votare per l’opposizione; sapendo che solo il 2% dei voti andrà in suo favore, rispetto alle ultime elezioni, basterebbe per garantirgli i 65 seggi necessari per la vittoria. Questo è il prezzo affinché Israele non sia contrario alla firma dell’accordo sul nucleare iraniano ed anche ad offrire servigi al governo degli Stati Uniti per farlo accettare a chi si oppone e all’opinione pubblica statunitensi: “Gaza è il futuro Stato palestinese, date a Erdogan ciò che chiede in Turchia!”. Così si forma il trio “Turchia-Israele-Fratelli Musulmani”, quest’ultimo con lo Stato di Gaza sotto la bandiera di Hamas. Che si tratti di successo o fallimento è un altro problema. Ciò che è certo è che gli israeliani studiano seriamente la revoca del blocco di Gaza, a condizione dell’uscita di Hamas dal campo della resistenza palestinese, sfruttando la carta vincente di sempre: la preoccupazione umanitaria per la popolazione di Gaza che tanto soffre…

II – Cosa succede nel Golan siriano?
capture-d_c3a9cran-2013-09-08-c3a0-18-57-42_risultato Per capirlo va analizzato il comportamento d’Israele mentre si cercano soluzioni. Abbiamo già discusso la relazione di DEBKAfile secondo cui “Russia e Stati Uniti corteggiano i sauditi per salvare Assad, mettendo in pericolo Israele e Giordania...”[6]; rapporto che ci porta a prevedere che Israele farà di tutto per silurare il riavvicinamento siriano-saudita sponsorizzato dalla Russia [7] Ciò permesso dalla ritirata del ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr, alla conferenza stampa integrale con Lavrov. [8] Infatti, tale rapporto va compreso come avvertimento all’alleato saudita che non può sperare di giocare da solo, a questo punto, anche se gli alleati Stati Uniti potrebbero essere d’accordo sul principio della priorità alla lotta al terrorismo (…). Infatti dato che Stati Uniti, Arabia Saudita e Iran si sarebbero uniti alla Russia per trovare una soluzione in Siria e Yemen, in modo che l’Arabia Saudita salvasse la faccia, come Israele avrebbe voce in capitolo realizzando il piano “Blair-Erdogan-Mishal” a Gaza? Come, se non con una chiara azione sul campo e l’attivazione di gruppi armati sotto il suo comando nel sud della Siria? Di qui l’incursione su al-Qunaytra nel Golan siriano. Azione speciale che non dimostra che Israele sia pronto alla guerra (…) ma invia il messaggio aggiuntivo trasmesso da DEBKAfile: “Siamo qui! Non abbiamo covato e permesso ai gruppi armati di occupare il sud della Siria per permettere una soluzione alle nostre spalle. Inoltre i gruppi armati e la Giordania sono nelle nostre mani, non in quelle dell’Arabia Saudita che ha Zahran al-Lush (capo di Fronte islamico e Jaush al-Islam). Fin quando è così, siamo noi a decidere“. In altre parole, tale ennesimo raid avverte: Israele è ora l’unico giocatore nel sud della Siria, la Turchia nel nord; se si deve solo lottare contro il terrorismo ci si concentri solo sullo Stato islamico e dimenticate al-Nusra e tutti gli altri gruppi terroristici che Israele e Turchia sostengono; l’Arabia Saudita non ha nulla a che fare con la Siria, Israele scommette sulla Turchia.

III – Perché puntare sulla Turchia?
Israele scommette sulla Turchia, così come contro Stato siriano, Resistenza libanese, Resistenza palestinese ed Autorità palestinese. Ciò perché Erdogan risolverebbe i suoi problemi se riuscisse ad incassare il prezioso assegno della “carta palestinese” a favore della sicurezza d’Israele, aiutando l’occidente a concedergli il gran premio atteso, in Siria e altrove, per non dover lambiccarsi nel cercare di garantire la continuità geografica tra Gaza e i brandelli della presunta soluzione dei due Stati. Per non parlare della realizzazione della proposta di alleanza tra occidente e Fratelli musulmani, con capitale Gaza, che faciliterebbe il loro ritorno al potere in Egitto, di condividere il potere in Libia e possibilmente consolidare Ghanushi in Tunisia e portare Ansarullah a partecipare al futuro governo dello Yemen. Tutto ciò perché la vittoria di Gaza è stata venduta da Turchia e Qatar [9].

IV – Perché ora?
Ciò che unisce i fronti nel sud della Siria da al-Qusayr, a Yabrud, Zabadani, Qunaytra è che la vittoria di Siria ed Hezbollah a Zabadani significherebbe la fine della guerra nel Qalamun, eliminando i gruppi terroristici al confine siriano-libanese, e il prossimo passo sarebbe la pulizia di Qunaytra. Quindi, facendosi coinvolgere in questo modo, Israele avverte che sarà una questione molto diversa e molto più complicata di Zabadani, perché i gruppi terroristici come al-Nusra, ramo di al-Qaida in Siria, saranno supportati e protetti dagli aerei israeliani. Israele non permetterà la sconfitta di al-Nusra o il fallimento del piano per Gaza. Il messaggio israeliano è stato ricevuto. Dobbiamo aspettarci un’escalation nei prossimi due mesi, sapendo che la risposta arriverà in tempo, come i raid su Joumraya 1 e 2 (…).

Qalamun5015Note:
[1] Tregua a Gaza: Israele nega ogni trattativa con Hamas
[2] Negoziati Israele-Hamas: una hudna in cambio del blocco
[3] Vincitori e vinti nei colloqui tra Hamas e Israele
[4] Tensione sul Golan siriano, attacco aereo israeliano mortale
[5] Iran, Hezbollah, Israele: la spirale di vendette e risposte
[6] Russia e Stati Uniti corteggiano i sauditi per salvare Assad, anche se mettono Israele e Giordania sotto la minaccia dalla Siria
[7] Iniziativa di Putin: è possibile una riconciliazione siriano-saudita?
[8] Lavrov: i tentativi di rovesciare Assad porteranno al potere il SIIL in Siria
[9] Gaza: Vittoria venduta da Turchia e Qatar!

Nasser Kandil è l’ex-vice direttore di TopNews Kandil-Nasser, e direttore del quotidiano libanese al-Bina

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli sporchi trucchi di Erdogan con il SIIL

F. William Engdahl New Eastern Outlook 24/08/2015156873_600La Turchia è una terra bellissima, ricca di risorse, con molte persone intelligenti e amichevoli. Capita anche che abbia un presidente intenzionato a distruggere la nazione una volta orgogliosa. Sempre più dettagli emergono rivelando che lo Stato islamico in Iraq e Siria, conosciuto come SIIL, SI o Daish, sia mantenuto in vita da Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco, e dal suo servizio d’intelligence turco, il MIT, la CIA turca. La Turchia, come risultato della volontà di Erdogan di aver ciò che alcuni chiamano fantasie neo-ottomane su un impero che si estende dalla Cina a Siria e Iraq, minaccia non solo di autodistruggersi, ma gran parte del Medio Oriente se continua tale percorso. Nell’ottobre 2014 il vicepresidente statunitense Joe Biden disse a una riunione ad Harvard che il regime di Erdogan sostiene il SIIL con “centinaia di milioni di dollari e migliaia di tonnellate di armi...” Biden poi chiese scusa, chiaramente per ragioni tattiche per avere il permesso da Erdogan di usare la base aerea di Incirlik per gli attacchi aerei contro il SIIL in Siria, ma le dimensioni del sostegno di Erdogan al SIIL si rivelano molto, molto più grandi di quanto accennato da Biden. I terroristi del SIIL sono stati addestrati da Stati Uniti, Israele e anche dalle forze speciali turche nelle basi segrete nella provincia di Konya, in Turchia al confine con la Siria, nel corso degli ultimi tre anni. Il coinvolgimento di Erdogan nel SIIL è molto profondo. Nel momento in cui Washington, Arabia Saudita e Qatar addirittura sembrano aver tolto il sostegno al SIIL, incredibilmente persiste. Il motivo appare il grande sostegno di Erdogan e del suo compare neo-ottomano, il primo ministro Ahmet Davutoglu.

Affarucci di famiglia
408861La prima fonte di finanziamento del SIIL oggi è la vendita del petrolio iracheno dai giacimenti della regione di Mosul, dove ha una roccaforte. Il figlio di Erdogan permetterebbe l’esportazione di petrolio del SIIL. Bilal Erdogan possiede diverse compagnie marittime ed avrebbe firmato contratti con società operative europee per trafficare in petrolio iracheno rubato in diversi Paesi asiatici. Il governo turco acquista petrolio saccheggiato dai pozzi di petrolio iracheni occupati. Le compagnie marittime di Bilal Erdogan hanno moli speciali nei porti di Beirut e Ceyhan contrabbandando il greggio del SIIL su petroliere dirette in Giappone. Gursel Tekin vicepresidente del Partito Popolare Repubblicano turco ha dichiarato in una recente intervista a media turchi, “il presidente Erdogan afferma che secondo le convenzioni internazionali non c’è infrazione legale nelle attività illecite di Bilal, e suo figlio fa affari ordinari con società giapponesi, ma in realtà Bilal Erdogan è complice fino al collo del terrorismo, ma fin quando suo padre resta in carica sarà immune da ogni inchiesta giudiziaria”. Tekin aggiunge che la compagnia marittima di Bilal che traffica il petrolio del SIIL, BMZ Ltd, è “un affare di famiglia e parenti stretti del presidente di Erdogan, di cui detengono le azioni, abusa di fondi pubblici e prende prestiti illeciti da banche turche”. Oltre al redditizio contrabbando di petrolio di Bilal per il SIIL, Sumeyye Erdogan, altra figlia del presidente turco, gestisce un ospedale da campo segreto in Turchia appena oltre il confine con la Siria, dove i camion dell’esercito turco ogni giorno trasportano decine di jihadisti feriti del SIIL, e ne inviano altri per la sanguinosa jihad in Siria, secondo la testimonianza di un’infermiera reclutata per lavorarvi fin quando non fu scoperto che è un’alawita, come il presidente siriano Bashar al-Assad, che Erdogan è deciso a rovesciare. Il cittadino turco Ramazan Basol, catturato questo mese dalle Unità di Difesa del Popolo curdo, YPG, mentre cercava di unirsi al SIIL dalla provincia di Konya, ha detto ai suoi carcerieri che fu inviato presso il SIIL dalla setta di Ismail Aga, una setta rigorista islamica turca che afferma di essere legata a Recep Erdogan. Secondo Basol la setta recluta membri e fornisce supporto logistico all’organizzazione islamista, aggiungendo che la setta addestra i jihadisti a Konya e li invia alle bande del SIIL in Siria.
erdogan-bagdaddiSecondo l’analista geopolitico francese Thierry Meyssan, Recep Erdogan “ha organizzato il saccheggio della Siria, smantellato le fabbriche di Aleppo, capitale economica, e rubato i macchinari. Inoltre, ha organizzato il furto dei tesori archeologici e creato un mercato internazionale ad Antiochia… con l’aiuto del generale Benoit Puga, Capo di Stato Maggiore francese, ha organizzato un’operazione false flag per provocare la guerra con l’Alleanza Atlantica, il bombardamento chimico di Ghuta a Damasco, nell’agosto 2013“. Meyssan sostiene che la strategia in Siria di Erdogan fu inizialmente segretamente coordinata con l’ex-ministro degli Esteri francese Alain Juppé e il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, nel 2011, dopo che Juppé convinse un titubante Erdogan all’idea di sostenere l’attacco al tradizionale alleato turco, la Siria, in cambio della promessa del sostegno francese all’adesione della Turchia all’Unione europea. La Francia poi si ritirò lasciando Erdogan continuare il bagno di sangue siriano, soprattutto per mano del SIIL. Il generale John R. Allen, nemico della strategia di pace con l’Iran di Obama, ora inviato diplomatico degli USA per coordinare la coalizione contro lo Stato islamico, ha violato il suo mandato incontrando Erdogan “promettendogli di creare una “no-fly zone” di 150 km in territorio siriano, lungo il confine con la Turchia, presumibilmente per permettere ai rifugiati siriani di fuggire dal loro governo, ma in realtà per applicare il “piano di Juppé-Wright”. Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha rivelato il sostegno degli USA al piano sul canale televisivo A Haber, facendo bombardare il PKK”, aggiunge Meyssan.
Non ci sono mai vincitori in guerra e la guerra di Erdogan contro Assad in Siria lo dimostra. La Turchia e il mondo meritano di meglio. La famosa politica estera “zero problemi con i vicini” di Ahmet Davutoglu ha creato enormi problemi a tutti i vicini a causa delle velleità di Erdogan e della sua banda.

ErdoganF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, slaureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia cerca di annientare una possibile “no fly zone” sulla Siria

Valentin Vasilescu – Reseau International 20 agosto 2015a_melihov_mig-31_76_1200Nel luglio 2015 le forze militari curde nel nord-est della Siria decisero di supportare l’esercito siriano nella lotta ai ribelli islamici, operando con il supporto aereo siriano durante offensive contro i mercenari islamici riforniti dalla Turchia. La Turchia ha risposto immediatamente, ricordandosi improvvisamente l’esistenza del PKK curdo vietato in Turchia, convocando una riunione della NATO, a seguito di presunte minacce alla propria sicurezza, ed avviando inoltre attacchi aerei contro i curdi nel nord-est di Siria e Iraq (gli unici che hanno avuto vittorie concrete sul SIIL, ultimamente). Gli Stati Uniti, che hanno speso 500 milioni l’anno scorso per reclutare, addestrare e armare i ribelli “moderati” in Siria, minacciano l’esercito siriano e i combattenti iracheni e curdi, cioè coloro che realmente combattono il SIIL, di attacchi aerei se il loro “protetti” venissero attaccati. Inoltre, con sfacciata ipocrisia, Ahmet Davutoglu, primo ministro della Turchia, ha esortato le Nazioni Unite ad imporre una no-fly zone nel nord della Siria, “per proteggere i civili curdi nella zona di guerra tra SIIL ed esercito siriano”, cioè coloro presi di mira dai bombardamenti aerei dell’aeronautica turca. Quanto e come Stati Uniti ed alleati combattono il ISIS è stato ampiamente indicato in un precedente articolo. La Russia ha capito completamente il gioco torbido degli Stati Uniti. Con i sistemi missilistici antiaerei assicura la difesa degli Stati che combattono veramente contro il SIIL (Iraq, Siria, Iran). Si tratta dei sistemi S-300 e Pantsir-S1 che pongono problemi reali all’US Air Force e ai suoi satelliti di NATO e Golfo.
In questo contesto di tensioni e falsa lotta al SIIL intesa a creare le condizioni per dei bombardamenti massicci contro le truppe dell’esercito siriano e sostituire Bashar al-Assad al vertice della Siria, la Russia ha compiuto una mossa che ha sorpreso tutti. Il 16 agosto 2015, l’agenzia turca BGN annunciava che la Russia aveva consegnato all’aeronautica siriana 6 MiG-31, già in servizio nella base aerea di Maza, nella periferia sud-occidentale di Damasco. In realtà, si tratta di un contratto del 2007 di oltre 1 miliardo di dollari per 8 MiG-31 e 16 MiG-29M sospesa nel 2009 su pressione d’Israele. Il MiG-31BM ha alcune limitazioni. Non è un velivolo multiruolo capace di manovre di combattimento aereo, ma è un aereo biposto (pilota e operatore) che pattuglia ad altissima quota per oltre due ore. Basta una sola pattuglia di MiG-31 per impedire la penetrazione dello spazio aereo russo per 400 km. La consegna dei MiG-31 della Russia non è diretta contro il SIIL, ma contro i radar a bordo dei Boeing 737 (AEW&C) e E-3 Sentry (AWACS), spina dorsale della no-fly zone. Ma il MiG-31 è efficace anche contro i missili da crociera degli USA. Uno o due AWACS turchi e statunitensi possono coprire tutto lo spazio aereo siriano. Grazie alle apparecchiature SIGINT a bordo, l’AWACS controlla il traffico radio ed intercetta le relazioni radio dei piani di volo degli aerei da combattimento siriani che decollano. Così gli AWACS possono rilevare i bersagli aerei nemici a 350-450 km di distanza. Dirigono l’intercettazione delle formazioni degli aerei da combattimento degli alleati degli Stati Uniti che operano sulla Siria. Tutti gli aerei AWACS possono individuare le colonne corazzate che si muovono in territorio siriano, e dirigervi velivoli armati con missili e bombe per l’attacco al suolo. Abbattere uno o più AWACS modifica significativamente la capacità operativa della “no fly zone”.
Il MiG-31 è propulso da due motori Solovev D-30F6, ognuno da 15500 kg/s di spinta, consentendo un rateo di salita di 208 m/s. Il tempo impiegato per raggiungere la quota di 10000 m dalla pista di decollo è due/tre minuti. In pratica, se il MiG-31 non viene rilevato, entra in regime supersonico, ricevendo da terra le coordinate dell’AWACS ed occupando la posizione migliore per abbatterlo. Il MiG-31 è armato di missili BVR (oltre l’orizzonte) R-33, R-37 e Novator KS-172S-1, con gittata di 300-420 km, appositamente progettati per abbattere gli AWACS. Il profilo di volo di questi missili è stato progettato in modo che salgano a una quota di crociera di 30000 metri, dove accelerano fino a Mach 4. Questo profilo impedisce l’intercettazione durante il volo sul bersaglio, consentendo un rapporto consumo/km dimezzato rispetto al volo a 8-14000 m di quota. L’attacco all’AWACS avviene dall’alto, dov’è il punto cieco dell’antenna radar.

20150820-83-0008-41-1728x800_cChi combatte sul serio lo Stato islamico?
Valentin Vasilescu Reseau International 8 agosto 2015

IRGC-Su-25-IraqGli attacchi aerei della NATO contro l’esercito serbo bosniaco ebbero luogo tra il 30 agosto e il 20 settembre 1995, e furono eseguiti da 400 aerei e missili da crociera Tomahawk, in sostegno dei mercenari musulmani inviati da Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita e Turchia a combattere contro i serbi. L’operazione raggiunse l’obiettivo con la distruzione di 338 obiettivi terrestri serbi (carri armati, batterie di artiglieria, colonne di fanteria motorizzata in movimento, ecc..). Il bombardamento NATO della Jugoslavia fu effettuato dal 24 marzo al 10 giugno 1999 e uccise da 5 a 10000 militari e civili jugoslavi, neutralizzò il 40% delle armi dell’esercito jugoslavo e distrusse il 60% della capacità industriale del Paese, centrali termoelettriche che riscaldavano la popolazione, ponti sul Danubio e nodi ferroviari. L’operazione raggiunse l’obiettivo evacuando l’Esercito jugoslavo dal Kosovo ambito dagli statunitensi. Ciò che sorprende è che per più di un anno, Stati Uniti e NATO (Turchia, Canada, Gran Bretagna, Francia, Germania e Paesi Bassi), così come Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Giordania e Australia, hanno condotto attacchi aerei contro il SIIL senza esito. Ciò è tanto più sorprendente dato che le forze del SIIL, da 5 a 7000 combattenti, agiscono in aree rigorosamente definite e scoperte (per lo più in zone desertiche), dove sorveglianza e attacchi sono molto più facili che nella ex-Jugoslavia. Il SIIL è organizzato in distaccamenti dalla grande mobilità tattica composti da sub-unità da ricognizione con blindati leggeri (Hummer), subunità blindate con carri armati, IFV e APC, subunità di artiglieria trainata, subunità da trasporto con autocarri (per munizioni, cibo, carburante, ecc), subunità da difesa aerea con cannoni o mitragliatrici montati su autoveicoli, ecc. Alcuni video occidentali mostrano solo bersagli statici, tipo bunker, durante gli attacchi aerei statunitensi. E’ molto strano che non ci siano mai auto, blindati e combattenti del SIIL in prossimità dei bersagli. Potrebbero essere falsi per il semplice motivo che non ci sono più bunker in Iraq. I media occidentali che trasmettono tali video sembrano aver dimenticato che con l’occupazione dell’Iraq da parte dell’esercito degli Stati Uniti, i genieri statunitensi fecero saltare tutti i bunker costruiti da Sadam Husayin. Dove il SIIL trova i bunker indicati nei video? L’occupante statunitense, dal 2003, ha demolito tutti gli aviogetti supersonici o d’attacco al suolo (Su-25) di produzione sovietica dall’esercito iracheno, sostituendoli con velivoli ad elica Cessna 208 Caravan, Cessna 172 e Beechcraft T-6 Texan. La stessa cosa avvenne con gli elicotteri d’attacco iracheni, sostituiti con Bell 206, Bell UH-1, Bell OH-58C, Bell 407, senza blindature ed equipaggiamento per combattere i mezzi corazzati. Gli Stati Uniti hanno ripetutamente rinviato la consegna di 36 F-16 Block 52, pagati dall’Iraq nel 2011. I primi 4 F-16 sono arrivati in Iraq, nella base aerea di Balad, solo a luglio, e gli altri arriveranno nel 2018. Idem per i 36 Apache AH-64E che l’Iraq ha acquistato dagli Stati Uniti e che non sono ancora stati consegnati. Obbligato a combattere il SIIL, l’Iraq aveva cercato aiuto dalla Francia che, seguendo il modulo delle Mistral, s’è rifiutata di fornire l’elicottero d’attacco Tiger per non offendere gli Stati Uniti.
Perché gli Stati Uniti fanno di tutto affinché l’Iraq, in prima linea nella lotta al SIIL, non abbia aerei da combattimento? Semplicemente perché sanno che gli aerei dell’Iraq neutralizzerebbero il SIIL in due mesi, svelando il bluff degli Stati Uniti e dei loro alleati sul SIIL. La Russia ha capito le reali intenzioni degli Stati Uniti ed è stato l’unico Stato a sostenere realmente le forze che lottano contro il SIIL firmando subito un accordo con l’Iraq per la consegna di 56 elicotteri d’attacco Mi-28 e Mi-35NE (24 elicotteri russi sono già operativi). Un video iracheno dimostra come oggi si svolge la vera lotta tra una colonna del SIIL e i Mi-35 iracheni. La Russia ha anche consegnato all’Iraq 12 aerei Su-25 pilotati da iraniani. Inoltre, grazie ad un accordo mediato dalla Russia, 7 altri aerei Su-25 dell’Iran sono ritornati in Iraq per combattere il SIIL, arrivando sulla base aerea di Balad il 13 luglio 2015.19_2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra finisce in Vittoria

Kungurov, Fort Russ 15 agosto 2015
Dato che i media governativi usano in modo improprio il termine Vittoria (ad esempio, i continui rapporti sulla distruzione di decine di carri armati T-90, mai realmente visti nel Donbas), è diventata una barzelletta. L’articolo del noto blogger Kungurov spiega le ragioni reali dello scarso rendimento delle forze maidaniste nei primi mesi. Da segnalare che è stato scritto un anno fa, ad aprile-luglio 2014, quando il coinvolgimento russo era inesistente e coperto.0_93277_bc75f1f3_XXLGuardiamo alla guerra civile in Ucraina da posizioni distorte: qui ci sono i nostri (Pro-USA/Pro-Russia, scegliete), sono bravi ragazzi, la loro causa è giusta e quindi vincerà; i nemici (terroristi/neo-nazisti, scegliete) sono orchi e quindi destinati alla sconfitta, così tutti presto moriranno e bruceranno all’inferno. Ma in realtà vittoria o sconfitta sul campo di battaglia dipendono poco dall’ideologia e da cosa dice il presentatore in TV (tanto più che si può sempre capovolgere una terribile sconfitta in grande vittoria). Propongo quindi di guardare la situazione in modo imparziale, tenendo conto soltanto dei fattori militari ed economici. Se si guarda alla situazione superficialmente, le milizie del Donbas (separatisti) erano senza speranza: l’esercito governativo li superava 5-1 in blindati, 3-1 negli uomini e 10-1 in artiglieria, con l’enorme vantaggio della superiorità aerea (la milizia non aveva aerei). In termini operativi, c’erano due sacche di resistenza, Lugansk e Donetsk, tra cui non vi era alcun collegamento. Strutturalmente gli insorti, a differenza delle forze ATO, non avevano una struttura unificata di comando, riserve o un sistema di rifornimento. Allora la domanda sorge spontanea: come mai le forze governative non rasero al suolo le difese dei ribelli? Per rispondervi va considerata la situazione: quattro mesi prima le milizie erano equipaggiate con fucili da caccia e pistole rubate ai poliziotti. Non avevano artiglieria o blindati e di numero erano trascurabili. Tuttavia, le forze governative, con un vantaggio di 20-50 a 1 sulla carta, non colsero alcun successo tangibile. Sì, Kiev subì una sconfitta politica in primavera quando la Crimea fu abbandonata senza un colpo; i politici litigavano per occupare il potere e non si preoccupavano dei movimenti separatisti nel Donbas. Tuttavia, il problema poteva essere facilmente risolto con la forza, se l’Ucraina avesse avuto un esercito. Ma il nocciolo della questione è che a marzo-aprile 2014 Kiev non l’aveva. C’erano persone in uniforme, armi nei magazzini, carri armati arrugginiti nelle basi, aerei al suolo in file ordinate (alcuni anche splendidamente dipinti). Ma non c’erano forze armate in grado di svolgere compiti assegnatigli. In poche parole, non c’era assolutamente nessuno da inviare in battaglia e nulla con cui combattere. Mentre i soldati ebbero fucili e gli si mostrava come sparare (nel caso in cui non lo si sappia, i militari raramente vedono le armi in tempo di pace, e certamente non questi, e non sanno come usarle), mentre gli APC uscivano dagli hangar capaci, teoricamente, di essere guidati fino alla stazione ferroviaria, e mentre tende e munizioni venivano ricevute dai magazzini, tutto si svolgeva con grande confusione, caricandoli sui treni e inviandoli da qualche parte, perdendo irrimediabilmente tempo. Ma anche dopo l’arrivo nel teatro, queste migliaia di uomini armati in uniforme non erano un esercito ma una marmaglia disorganizzata simile alla milizia del Donbas, e in questa fase la superiorità numerica dell’esercito governativo non era un vantaggio, ma uno svantaggio. L’assioma degli affari militari dice: più truppe, più dannose sono le conseguenze della disorganizzazione. In realtà, non è necessario impegnarsi in battaglia con il nemico affinché le truppe perdano la capacità di combattere. Non dategli da mangiare per tre giorni, e l’esercito fugge, i soldati vagheranno in giro barattando armi per cibo e vestiti caldi. E così è accaduto, quindi nelle forze governative la diserzione è forse la ragione prima delle perdite di effettivi.
w3aBGB2xqpgPer la milizia tutto questo era molto più facile. Innanzitutto, il loro numero era molto piccolo, quindi poterono organizzarsi assai rapidamente. Pertanto, furono i separatisti che inizialmente presero l’iniziativa e bloccarono il nemico con agguati, e avendo il vantaggio data conoscenza del terreno e mobilità superiore. Sì, nonostante le truppe governative avessero un numero considerevole di corazzati e persino aerei, le milizie avevano una assai maggiore mobilità. Usavano veicoli civili, mentre i blindati del governo erano al meglio usati come postazioni fisse per mancanza di carburante, pezzi di ricambio, autisti e ordini. Beh, a volte avrebbero guidato i carri armati per i negozi del paese per comprare vodka. Un fattore importante era la presenza di comandanti incompetenti. L’esercito governativo aveva molti tizi in sovrappeso con grandi stelle sulle spalline e grandi barboni per esser stati seduti troppo a lungo, ma nessuno con competenze nella pianificazione militare. Non conta il fatto che l’esercito ucraino non abbia mai combattuto. In tempo di pace, gli esperti militari mantengono la forma professionale con addestramento al combattimento, manovre, esercitazioni dello Stato Maggiore e così via. L’esercito ucraino non ha mai svolto esercitazioni a livello di battaglione, e persino respinse le esercitazioni tattiche di compagnia per mancanza di fondi (va notato che l’esercito ucraino aveva più effettivi dell’esercito nigeriano, ma un budget molto più piccolo). L’addestramento al combattimento fu sostituito con compiacenti “esercitazioni in aula”. Beh, l’addestramento al combattimento fu sostituito da rapporti su come le esercitazioni in aula si erano svolte, mentre in realtà nessuno ci andava data la loro inutilità. Nella migliore delle ipotesi, furono effettuate per formalità. Quindi gli ufficiali dell’esercito non conoscevano le cose più elementari come leggere una mappa, utilizzare la radio, organizzare pattuglie, avamposti, interagire con altre unità e attività di supporto. Ovviamente condurre operazioni significative era proprio fuori questione. Naturalmente l’inutilità dei comandanti aumentò con l’anzianità e la carriera. Nei 23 anni dalla sparizione dell’Unione Sovietica, la generazione degli ufficiali sovietici che aveva esperienza sparì quasi completamente. I generali di oggi erano giovani tenenti durante la perestrojka. Mentre salivano la vetta dimenticarono completamente ciò che gli fu insegnato nelle accademie militari sovietiche, e nuove competenze non furono acquisite per le suddette ragioni.
1924369 La milizie del Donbas furono anche molto fortunate, dato che comandanti come Igor Girkin/Strelkov (che combatté in Transnistria, Serbia e in Cecenia) avevano più esperienza dell’intero Stato Maggiore ucraino. Un altro uomo al posto giusto era l’ex-Tenente-Colonnello dell’Esercito russo Igor Bezler (“Bes“), trasferitosi in Ucraina dieci anni prima, così come Aleksej Khodakovskij (ex-comandante della squadra SWAT di Donetsk). Un ruolo fondamentale fu svolto dai volontari russi, molti veterani della guerra in Cecenia. Infine, tra i miliziani locali vi era una percentuale molto elevata di 50enni, e anche più, che avevano esperienza in combattimento nella guerra in Afghanistan. Così alle fasi iniziali del confronto armato le forze delle milizie volontarie, sotto il comando di comandanti esperti, non solo inflissero sconfitte morali, ma anche rifornirono notevolmente i loro arsenali con attrezzature e armi catturate. Parlo dello stallo a Slavjansk nell’aprile-luglio 2014. Naturalmente, la propaganda del governo di Kiev strillava disperatamente di colonne di carri armati russi in aiuto dei separatisti e orde di mercenari di GRU e FSB che insieme a bande di teppisti ceceni, ogni giorno attraversano il confine a migliaia ingrossando i ranghi dei terroristi, ma sul serio tale diarrea verbale non va per nulla considerata. Fino a maggio 2014 il confine era generalmente controllato delle guardie di frontiera governative. Il numero di volontari russi che combatteva nel Donbas era stimato a circa 500 persone in totale, un battaglione secondo gli standard militari. Kiev fece l’errore enorme di decidere di combattere l’insurrezione senza un esercito efficiente. Di conseguenza, l’esercito inetto fu la principale fonte di armi e munizioni dei ribelli. Beh, qualcosa naturalmente fu preso dai magazzini e dalle unità militari di stanza nelle regioni di Donetsk e Lugansk, ma quelle armi, francamente, non erano moderne. Tuttavia, anche le carabine SKS progettate nel 1944 trovarono buon uso (da immagini e filmati, sembra che un terzo di miliziani ne siano armati, dei fucili a tiro lento ma accurati e affidabili). E i fucili anticarro PTR, dichiarati obsoleti nella seconda guerra mondiale, in effetti inutili contro i carri armati, perforano però i blindati leggeri abbastanza facilmente. Perciò, nel conflitto s’è visto lo stesso schema: numeri, formazione e attrezzature della milizia aumentavano rapidamente, mentre l’efficienza delle forze governative diminuiva. Frenetici tentativi di aumentare il numero di truppe ATO (ATO = Operazione antiterrorismo, dato che il governo di Kiev non può chiamarla “guerra” o non avrà prestiti dal FMI necessari per continuarla) causarono maggiore inefficienza per le ragioni suddette, i rinforzi, forzatamente instradati, giunsero a un esercito incompetente e demoralizzato, aumentandone il caos. Le forze maidaniste urlarono al “tradimento del quartier generale”, ma è una tradizione vecchia, è facile spiegare codardia e stupidità come tradimento. Le unità quadro che potevano divenire la spina dorsale dell’esercito furono inviate all’offensiva, venendo circondate e distrutte. La maggior di coloro che sfuggirono all’accerchiamento finirono negli ospedali psichiatrici, proprio adatti considerando ciò che passarono. “Riservisti” 40enni e militari di leva 20enni inviati a rinforzare unità decimati erano più scarsi di coloro che sostituivano. Pensateci un secondo, le forze di autodifesa del Donbas che iniziarono quattro mesi prima con blocchi stradali goffi, piccole imboscate e raid notturni, ora contestavano il campo a un esercito regolare, organizzavano accerchiamenti, mantenevano capisaldi e tagliavano le comunicazioni nemiche contrattaccando con gruppi corazzati! Almeno la metà dei velivoli da combattimento del governo fu distrutta. La dinamica di ciò non era buona per le forze ATO. Sì, la maggior parte del territorio di RPD e RPL è controllata dalle forze governative, ma dal punto di vista militare ciò comporta solo problemi. In primo luogo, si allungano le linee di rifornimento in territorio nemico, e mentre le forze disponibili sono legate alla prima linea, i sabotatori della milizie attaccano obiettivi militari nelle regioni di Zaporozhe e Kharkov. In secondo luogo, spingendo gli insorti in una piccola area se ne aumenta la densità creando un fronte continuo. E se le vostre truppe non hanno lo stomaco per combattere a piedi, incontrare grosse formazioni nemiche ovunque è una brutta cosa, ovviamente! Entro gli archi autostradali che attraversano Donetsk e Lugansk, le milizie manovrarono molto più velocemente delle forze che si opponevano dall’esterno. Perciò, il governo tentava di prendere una qualsiasi città lungo questa linea, venendo però impedito da contrattacchi tempestivi ed efficaci. Il governo poteva muovere più rapidamente le forze, per esempio, da Debaltsevo ad Amvrosevka per salvare le forze circondate a sud, ma si trattava di un percorso lungo e difficile da rifornire, e da quando la prima linea fu creata, divenne impossibile anche dal punto di vista propagandistico. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo se Strelkov rispuntava riprendendosi Slavjansk, sarebbe stato un colpo enorme. Così il comando ucraino non aiutò le forze accerchiate, non perché fosse crudele e spietato, ma perché le operazioni di soccorso avrebbero comportato una sconfitta ancora più terribile. Nel frattempo, mentre le forze accerchiate venivano lentamente polverizzate, si coagulavano le notevoli forze della milizia, permettendo alle truppe governative di fare piccoli progressi altrove, trasformandoli in vittorie propagandistiche.
10518681Dal punto di vista operativo, invece di espellere la milizia da zone periferiche sarebbe stato molto più efficace circondare le sacche di resistenza e distruggerle una per una. A dire il vero, è così che l’esercito russo agì in Cecenia bloccando gruppi di separatisti e distruggendoli accerchiandoli. Se fossero stati stupidamente scacciati in montagna, la guerra nel Caucaso probabilmente si trascinerebbe ancora. Ma l’esercito Kiev non poté svolgere una cooperazione anche tattica sul campo di battaglia, tanto meno risolvere correttamente i problemi operativi. Le forze governative lasciarono che gli uomini di Strelkov violassero l’accerchiamento di Slavjansk praticamente incontrastati, e idioti gioirono con una bandiera blu-gialla sul municipio, ma dal punto di vista operativo fu una sconfitta. Fu dopo che gli uomini di Strelkov si trasferirono a Donetsk, unendosi ai gruppi armati locali, che la RPD iniziò la guerra mobile a cui l’esercito governativo era totalmente impreparato, portando ad una serie di disastri come la distruzione di quattro brigate al confine meridionale. Le forze governative non riuscirono a distruggere la forza di Slavjansk con una superiorità numerica di 10-1. Cosa possono sperare ora, quando l’equilibrio delle forze è passato a 3-1?
Il vecchio detto militare dice che la vittoria non va a chi combatte bene, ma a chi combatte meglio. Uno dei miei amici, colonnello e capo del Dipartimento di Tattica di un’accademia militare, l’ha riformulato così: la cosa più importante è essere meno fesso del nemico. Per lui, persona che ha vissuto la guerra, la stupidità è un fattore strategico. La stupidità degli strateghi ucraini è probabilmente senza precedenti nella storia. Se tatticamente i soldati filogovernativi agiscono maldestramente, e operativamente in modo dilettantesco, strategicamente le loro azioni sono assolutamente folli, ne parleremo più avanti…14deb825e2ffTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La divisione 30 e il fiasco del complotto contro la Siria

James Robertson Crimes of Empire 14 agosto 2015

Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà.1019483209E’ un momento totemico per l’impero in dissoluzione. Dopo quattro anni di menzogne mediatiche a valanga, numerosi attacchi con armi chimiche sotto falsa bandiera e, infine, alcuni combattenti addestrati negli Stati Uniti e spediti in Siria,… per essere eliminati dal locale ramo di al-Qaida in pochi giorni. Gli Stati Uniti cercavano di utilizzare una combinazione di attacchi aerei e armi distribuite per influenzare la rivolta siriana. Secondo l’Istituto Brookings, l’esercito statunitense ha doppi centri di comando in Giordania e in Turchia da cui i comandanti statunitensi cercano di dirigere l’insurrezione.
Perché Assad sta perdendo del Brookings Institution
“Molti comandanti coinvolti nelle recenti operazioni a Idlib confermano all’autore che la sala operativa degli USA nel sud della Turchia, che coordina il supporto letale e non letale ai gruppi d’opposizione è stato determinante nel facilitarne l’operazione dai primi di aprile in poi. La sala operazioni, insieme ad un altra in Giordania, a sud della Siria, sembra avere aumentato notevolmente assistenza ed intelligence ai gruppi che controllano nelle ultime settimane”.
Il fatto che al-Nusra rimanga il primo gruppo di combattimento nel nord della Siria, mentre gli unici alleati degli Stati Uniti nel nord della Siria, i curdi, sono attaccati dai turchi insieme allo spettacolare fiasco della divisione 30, indicano che tali tentativi di dirigere l’insurrezione sono falliti miseramente. Il caos provocato è una cosa, ma la politica degli Stati Uniti a questo punto è un pasticcio del tutto incoerente. Che altro potrebbe spiegare tale sforzo tiepido in diverse aree? Un programma di formazione che vanta 54 promossi? Non è serio.

Il fiasco della divisione 30
Gli Stati Uniti hanno addestrato e rifornito un presunto gruppo “filo-occidentale” di ribelli siriani chiamato divisione 30 e che aveva il compito, ci viene detto, di lottare contro il SIIL. Il gruppo è stato infiltrato nella Siria del Nord dalla Turchia dove veniva addestrato. Secondo il Washington Post i combattenti furono dotati di attrezzature che gli permettevano d’inviare le coordinate per gli attacchi aerei statunitensi tramite personale statunitense operante in Turchia. Questo era il nuovo sistema “semplificato” che gli Stati Uniti cercavano di attuare secondo Karen de Young del Washington Post, che ha scritto, “Un funzionario statunitense vicino al programma di addestramento, che non è autorizzato a parlare pubblicamente della questione, ha detto che la cattura è stata “sicuramente una battuta d’arresto” per i piani turchi e statunitensi di usare la divisione 30 negli attacchi aerei contro le forze dello Stato islamico e creare una zona sicura per i ribelli nella zona. Il governo di Assad, che utilizza aeromobili per attaccare le forze di opposizione, è relativamente vicino, ed è stato avvertito dall’amministrazione, attraverso un canale già utilizzato presso la missione siriana dell’ONU a New York, di stare lontano dal punto in cui sono stati infiltrati i combattenti addestrati, ha detto un altro funzionario statunitense“. “Anche se le reclute non sono ufficialmente designate osservatori dei prossimi attacchi aerei degli Stati Uniti, hanno avuto apparecchiature che gli avrebbero permesso d’inviare le coordinate dello Stato islamico al personale statunitense sul lato turco del confine. Tale personale avrebbe poi trasmesso le informazioni agli aerei da sorveglianza e al comando operativo, rendendo più veloci e più precisi gli attacchi rispetto al solo utilizzo della sorveglianza aerea. I nuovi combattenti siriani hanno attraversato il confine a Kilis, dalla Turchia alla città di confine siriana di Azaz. Almeno alcuni di loro, l’ufficiale statunitense ha detto, si sarebbero congedati dopo il ritorno in Siria. Hasan, insieme al suo vice, sarebbe stato catturato mentre lasciava una riunione dei comandanti ad Azaz“.

L’illusione della Grandeur persiste a Washington DC
In una dimostrazione di splendida e terribile arroganza imperiale, gli Stati Uniti hanno avuto il coraggio d’informare il governo siriano della posizione di tale forza e dirgli che il gruppo non doveva essere attaccato. Immaginate la risposta degli Stati Uniti se la Russia infiltrasse un gruppo armato nel territorio degli Stati Uniti, il cui obiettivo è il rovesciamento del governo degli Stati Uniti e rivendicare che gli Stati Uniti non hanno il diritto di attaccare gruppi armati illegali che operano sul loro territorio con l’obiettivo di rovesciarne il governo!! Gli Stati Uniti, dopo tutto non hanno alcun diritto di operare in Siria. Non vi è alcuna risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza un qualsiasi uso della forza da parte degli USA o di qualsiasi altra nazione contro la Siria. Perciò gli attacchi statunitensi in Siria, a questo punto, sono diretti contro i combattenti jihadisti distruttivi e folli del SIIL e al-Nusra, organizzazioni che non hanno valore giuridico o internazionale, e pochi hanno scelto di disquisire degli attacchi degli Stati Uniti alle forze del governo siriano, che sarebbero violazioni inequivocabili del diritto internazionale.

Gli Stati Uniti dovrebbero decidere se essere o meno uno Stato canaglia
ED-AR204_obagy_G_20130830164816 Esiste un sistema internazionale di regole, leggi e norme. Gli Stati Uniti ne sono firmatari e partecipano alle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha l’autorità giuridica internazionale di autorizzare l’uso della forza, come nel caso della Libia quattro anni fa con risultati disastrosi. Se gli Stati Uniti non credono nel sistema delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. dovrebbero lasciarlo e finirla con le pretese ridicole. Al-Nusra attaccò subito l’incontro dei capi della divisione 30 catturandone il capo. Jabhat al-Nusra fu attaccata più volte dagli aerei statunitensi. La sua percezione degli osservatori della divisione 30 come potenziale minaccia non era irragionevole alla luce di ciò. Alcuni giorni dopo, un altro attacco più concertato sul gruppo fece seguito, in sostanza fu l’ultima volta di cui s’è sentito parlare della divisione 30, fuggita in una zona controllata dai curdi e dove sembra semplicemente essere scomparsa. In seguito ci fu il fiasco dell’attacco degli aerei statunitensi al quartier generale di al-Nusra a Azaz, in ciò che sembra il classico gesto futile dal gigante infuriato ma impotente.
La sensibilità della questione è sottolineata dal fatto che per diversi giorni l’US DoD smentiva che tutto ciò fosse accaduto. “Posso dirvi che il personale della nuova forza siriana del nostro programma di addestramento è presenta ed identificato, e nessuno è stato arrestato o catturato“, ha detto il capitano dell’US Navy. Jeff Davis, portavoce del dipartimento della Difesa. Ciò è avvenuto nonostante i video che mostrano i combattenti rilasciati da al-Nusra che ha annientato il gruppetto specializzatosi negli Stati Uniti ed inviato in Siria del Nord con l’istruzione presunta di identificare i combattenti del SIIL ed inviarne le coordinate al personale statunitense in Turchia, che avrebbe poi diretto gli aerei degli Stati Uniti sugli obiettivi. E’ stato affermato che si “presumeva” che al-Nusra vedesse il gruppo come alleato, ciò probabilmente pensando che Jabhat al-Nusra recentemente ha beneficiato enormemente dell’invio di missili anticarro TOW dagli Stati Uniti. Al-Nusra ha ricevuto a maggio tali armi estremamente efficaci dal finto gruppo indipendente Haraqat Hazam. “Un video pubblicato da al-Nusra mostra le armi utilizzate per attaccare le basi siriane di Wadi Dayf e Hamidiyah nella provincia di Idlib“.  Gli statunitensi hanno bombardato al-Nusra assai sporadicamente. Il gruppo Qurasan, secondo molti un’operazione diversiva, era l’obiettivo dichiarato. Se il gruppo Qurasan sia reale o no, il Daily Mail suggerisce che gli Stati Uniti hanno condotto una campagna di attacchi aerei estremamente intermittente contro le postazioni di al-Nusra, da quando iniziarono a bombardare la Siria a fine settembre 2014.

La guerra siriana
Dal 2011, la Siria è attaccata da estremisti jihadisti stranieri ancora sostenuti dall’occidente e dai suoi alleati come la Turchia, membro della NATO. I combattenti estremisti di SIIL e al-Nusra ricevono rifornimenti, addestramento, armi e altri aiuti da Turchia, Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Qatar e Stati del Golfo. Per quattro anni i media occidentali hanno in modo netto sostenuto gli sforzi della filiale di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, e altri gruppi combattenti islamici, ed hanno apertamente cercato di sopprimere le prove dei loro crimini di guerra, anche quando fornite dai propri giornalisti.

Complotti fallimentari
L’operazione di cambio di regime in Siria non è riuscita per due ragioni principali. La Siria ha alleati e la false flag del Ghuta non ha portato agli attacchi aerei occidentali, necessari per il successo dell’operazione, dopo una serie veramente bizzarra di eventi che coinvolsero il partito Laburista inglese, il segretario di Stato degli USA John Kerry, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e anche il giornalista che pose a John Kerry la domanda che aprì la porta all’intervento diplomatico russo che vide le armi chimiche siriane rimosse.

zabadaniLa False Flag dell’agosto 2013: fine di un sogno impossibile
Il cambio di regime cercato deragliò nell’agosto/settembre 2013 dopo il fallimento della false flag chimica nel Ghuta, per avere il desiderato bombardamento occidentale, ormai di routine, seguito dal rovesciamento violento del governo e dello Stato da parte di mercenari sostenuti dall’occidente. Questo fu il momento in cui il partito della guerra aveva l’occasione, ma l’attacco apparentemente inevitabile non avvenne mai. Il governo siriano aveva mantenuto forti legami con la Federazione russa e la Russia ha una base navale in Siria, la sola nel Mediterraneo. Quindi considerando che la Russia votò a favore del bombardamento della Libia, fu attivamente contraria a qualsiasi attacco alla Siria. L’Iran minacciò gli Stati Uniti con una guerra regionale. A questo punto l’obiettivo del cambio di regime doveva essere ripacchettato. Improvvisamente il SIIL si scatenò in modo massiccio e qualcuno iniziò a produrre in occidente i video delle chiaramente false decapitazioni, siglando un patto con le TV occidentali. Meno di un anno dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Iraq, con l’approvazione del governo iracheno e subito informarono il governo siriano che avrebbero bombardando il SIIL anche in Siria. Era solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti facessero qualche mossa subdola per consentirgli di attaccare la Siria. La speranza di un corso più razionale è rimasta, ma l’ottimismo era vano.

Il motivo è chiaro
La motivazione di queste operazioni sembra essere la preoccupazione occidentale, israeliana e saudita per la crescente influenza iraniana in Medio Oriente, dovuta in gran parte alla criminale invasione occidentale dell’Iraq nel 2003 e prima dall’altrettanto criminale attacco israeliano al Libano nel 1982. Queste avventure permisero all’Iran di costruire un ampio ponte terrestre con gli alleati, dal confine occidentale dell’Afghanistan al Mediterraneo unendo Iran, Iraq, Siria e Libano, anche se nessuna delle parti è pienamente al potere in Libano o in Iraq, i partiti alleati dell’Iran hanno avuto il sopravvento, militarmente e politicamente. La Siria con il suo leader strano, oltre a un datato Stato di polizia in stile sovietico, la corruzione, forze armate antiquate e una popolazione in gran parte sunnita, era l’obiettivo naturale. Niente di meno che l’autorità della Defense Intelligence Agency osservò nel 2012 che il conflitto siriano è una guerra per procura.
La stima dei morti, secondo l’occidente, sarebbe ora di 240000 persone e milioni di profughi fuggiti per salvarsi la vita. Vaste le regioni del Nord e e dell’Est della Siria fuori dal controllo del governo.

La zona di sicurezza
La Turchia è da tempo sostenitrice dell’idea di una presunta “zona sicura” al confine nord della Siria. Il piano raccoglie di norma l’approvazione entusiastica dalla stampa del partito della guerra come passo importante sulla via del cambio di regime. Secondo il Guardian, la zona di sicurezza si suppone “si estenda per 68 miglia lungo il confine tra Turchia e Siria, da Jarabulus a Maria, per circa 40 miglia di profondità, arrivando alla periferia di Aleppo“. Molte fonti raffreddano l’idea. La ragione di ciò è ovvia, il conflitto di interessi tra Stati Uniti e Turchia sulla situazione. La Turchia si oppone a qualsiasi forma di sovranità curda al confine meridionale, mentre gli USA vedono i combattenti curdi in Iraq e Siria come alleati chiave. Ne è un esempio il fatto che i combattenti curdi nel nord della Siria integrino forze speciali occidentali, cosa scoperta da questa storia: L’attacco della Turchia ai curdi potrebbe trascinarci in un nuovo confronto, temono fonti militari che afferma: “Abbiamo forze speciali statunitensi non lontano da dove i turchi bombardano, che addestrano i peshmerga curdi”.

Retorica e realtà
La Turchia spesso esibisce una retorica esagerata ma le azioni raramente seguono le parole. L’operazione anti-curda nel nord della Siria non è un l’inizio perché gli Stati Uniti non permetterebbero alla Turchia di bombardare i combattenti curdi e i loro “istruttori” delle forze speciali occidentali. La Turchia bombarda il nord dell’Iraq in silenzio e cosi è stato. Uno scherzo. Non vi è alcuna forza di sicurezza disponibile sul terreno per controllare la supposta zona di sicurezza. La Turchia non ha intenzione di inviarvi forze sufficienti per proteggere un’area di 60 per 40 miglia. L’unica forza di sicurezza vitale nella regione sono i gruppi di combattenti curdi violentemente contrari alla Turchia; il tutto crolla sotto il peso di tali contraddizioni. Anche i media statunitensi raffreddano le fantasie sulla zona sicura.
Gli USA abbattono l’idea della zona sicura in Siria
Perché la proposta ‘zona di sicurezza’ della Turchia contro il SIIL in Siria non è così sicura
La zona di sicurezza è solo un’altra idea stupida che non ha concluso nulla. Una delle tante. Altre presumibilmente ne seguiranno e presumibilmente falliranno per la ragione che i cospiratori sono idioti infantili le cui ambizioni non eguagliano mai le capacità.

Conclusioni
La trama si disvelava nel nord della Siria la scorsa settimana, ma i risultati catastrofici e la natura vile dell’operazione divisione 30 ci parlano di un’amministrazione statunitense assai divisa e travolta da una grave guerra politica ogni giorno, dove i falchi dell’impero dei banchieri provano disperatamente ad ostacolare i “Prima gli USA” nel tentativo di “cambiare missione” agendo da punta di lancia d”Israele a vantaggio degli interessi israeliani e contro quelli degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Una visione razionale degli Stati Uniti sul Medio Oriente enfatizzerebbe stabilità e riforma cercando di por fine alla follia del settarismo e della guerra per procura. Ma ciò è purtroppo un sogno irrealizzabile. Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà. Non si tratta di teoria. Conosciamo i risultati delle guerre imperiali per l’illuminazione e la democrazia. Li vediamo tutti i giorni in Iraq, Libia e tutti gli altri luoghi in cui i militari occidentali hanno il compito di distruggere per conto dei banchieri dell’impero.Assad-Nasrallah1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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