Chi ha torto e chi ha ragione in Siria

Gordon M. Hahn, 14 settembre 2017Come notai due anni fa, subito dopo l’intervento militare russo in Siria, il Presidente Vladimir Putin aveva diversi motivi per intervenire: 1) preservare sia il principio dell’ONU che la sovranità dello Stato sull’interventismo occidentale e il ruolo della Russia in Medio Oriente assicurandone globalmente il peso sull’esito delle guerra e crisi in Siria; 2) indebolire il movimento globale jihadista che comprende Stato islamico (SIIL), al-Qaida (AQ) e molti altri gruppi, al fine di ridurre la probabilità del terrorismo islamista del Vilaijat Kavkaz Islamskogo Gosudarstvo (Provincia del Caucaso dello Stato islamico) affiliato allo SIIL, o dell’Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) di al-Qaida; e 3) creare un equilibrio tra regimi sunniti filo-occidentali e islamisti, da un lato, e lo sciismo dall’altro, in Medio Oriente. Quando i militari russi giunsero in Siria, governo, media, think tank e circoli accademici degli Stati Uniti sostennero che la Russia non attaccava e non avrebbe attaccato i jihadisti dello SIIL. Poi corsero in avanti prevedendo che l’intervento di Mosca fosse “condannato” al fallimento e a divenire l’incubo di Putin. L’obiettivo di tale disinformazione strategica era dipingere Mosca contraria a combattere lo SIIL, ma solo i gruppi jihadisti col sostegno nascosto di Washington e legati ad al-Qaida e Fratellanza musulmana. Alcune fonti governative statunitensi sostennero persino che Mosca sostenesse lo SIIL agevolando l’esodo degli islamisti dalla Russia alla Siria. Notai al momento dell’intervento di Putin che tali analisi erano fuorvianti e totalmente imprecise. La Russia attaccava lo SIIL così come i numerosi gruppi jihadisti legati ad al-Qaida, come Ahrar al-Sham (AS) e Jabhat al-Nusra (JN). Le false analisi dei circoli di Washington tendevano deliberatamente ad oscurare i fatti, poiché i loro alleati nell’amministrazione di Barack Obama e tra i neo-con, appoggiavano tali gruppi sostenendo di liberare la regione dalla dittatura baathista, alleato di Teheran e minaccia per Israele. Indipendentemente dal fatto che l’obiettivo principale di Mosca fosse mantenere al potere il regime di Assad o distruggere lo SIIL e gli altri jihadisti, dato che vanno di pari passo. Non si può cercare uno senza l’altro. Lasciare lo SIIL sul campo di battaglia in Siria significava abbandonare il regime di Assad, che i suddetti circoli dicevano che la Russia proteggesse dal costante pericolo.

La presunta non-guerra contro lo SIIL della Russia
La scorsa settimana il Ministro della Difesa russo annunciava che lo SIIL è sull’orlo della sconfitta strategica inevitabile in Siria, obiettivo che a Mosca non interessava e non perseguiva, secondo Washington. I media occidentali e altre fonti anti-russe riecheggiano le affermazioni di Mosca sulla vittoria imminente delle forze siriane, russe e iraniane sullo SIIL e il jihadismo in Siria. La chiara imminente vittoria è il risultato di due anni di operazioni militari congiunte russo-siriane, combinando potere aereo e missilistico russo con le forze terrestri siriane. Inoltre, affrontava la forte resistenza dell’occidente e in particolare di certi suoi alleati nel Medio Oriente e Golfo Persico, in particolare Turchia e Qatar, che hanno sostenuto gruppi jihadisti come AS e JN, i cui membri hanno spesso finito per combattere al fianco dello SIIL. Questo è particolarmente vero per migliaia dei noti jihadisti del Caucaso del Nord che si sono recati a combattere in Siria e Iraq. Il presidente Barack Obama e la segretaria di Stato Hillary Clinton sostennero il jihadismo e l’ascesa dello SIIL in Siria e Iraq, cosa quasi universalmente riconosciuta, quando andarono contro l’intelligence degli Stati Uniti che avvertiva che fornire armi alla Fratellanza musulmana e altri gruppi islamisti avrebbe, in ultima analisi, rafforzato il jihadismo nell’opposizione siriana e irachena e rischiato di volgersi contro nelle regioni di confine siriano-irachene. L’intelligence aveva ragione, Obama torto. Il vuoto di potere e l’instabilità lasciati dal fallimento di Obama e i pericoli fin troppo chiari per gli interessi russi in Siria e Caucaso e la sicurezza nazionale spinsero Putin ad intervenire in Siria con le forze aerospaziali. Lo SIIL indirettamente e al-Qaida direttamente, ricevevano aiuti statunitensi, turchi e sauditi. Prima AS e JN e poi SIIL attirarono numerosi jihadisti stranieri in Siria, in collaborazione con il gruppo terroristico jihadista dell’Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) o IK, minando l’esigua opposizione non islamista che dominava alcuni consigli locali e parte della società civile esistente ad Aleppo, Idlib, Homs, Raqqa e Dayr al-Zur. Sotto il suo primo capo, Hasan Abud, AS ebbe un ruolo significativo nell’avanzata dello SIIL in Siria nel 2013, collaborando e rimanendo in disparte quando schiacciò altri gruppi, come Ahfad al-Rasul a Raqqa. All’epoca, la mobilitazione contro lo SIIL gli avrebbe impedito di occupare la maggior parte del territorio siriano orientale. In risposta all’avanzata dello SIIL, JN e AS istituirono nel 2015 l’alleanza Jaysh al-Fatah (JF) tra gruppi jihadisti e islamisti che respinse le forze siriane dalle principali città della provincia di Idlib, quella primavera. I progressi di JF ad Idlib innescarono l’intervento russo nel settembre 2015.
Nel 2016, AS rifiutava di fondersi con JN a causa dell’esplicita sua affiliazione con al-Qaida e successivamente con JF perché “la leadership del gruppo (AS) temeva che avrebbe danneggiato i rapporti con la Turchia, suo principale sostenitore estero” e membro della NATO. Ciò facilitò l’ascesa di un altro gruppo jihadista, Hayat Tahrir al-Sham (HTS), nuova forza jihadista ad Aleppo prima della liberazione siriano-russa. Ora Washington DC riconosce gli sforzi della Russia contro lo SIIL, ma senza menzionarla. Quindi un recente articolo su Foreign Affairs rilevava: “Per ora il regime e i suoi alleati continuano a concentrare la maggior parte della loro potenza di fuoco sullo SIIL ad est”. Un recente studio sull’industria della Difesa statunitense di IHS Markit e Jane’s Intelligence è stato costretto a riconoscere il ruolo russo nella sconfitta dello SIIL, e indirettamente ancora una volta a riconoscere il ruolo chiave svolto dalle forze del regime di Assad contro lo SIIL. “È una realtà sconveniente che qualsiasi azione statunitense adottata per indebolire il governo siriano avvantaggerà inavvertitamente Stato islamico e altri gruppi jihadisti”, dichiarava Columb Strack, analista sul Medio Oriente di IHS Markit. “Il governo siriano è essenzialmente l’incudine al martello della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Mentre le forze sostenute dagli Stati Uniti circondano Raqqa, lo Stato islamico è impegnato in intensi combattimenti con il governo siriano attorno Tadmur e in altre parti delle province di Homs e Dayr al-Zur“. Secondo lo studio, tra il 1° aprile 2016 e il 31 marzo 2017, il 43 per cento di tutti i combattimenti dello SIIL in Siria era rivolto contro le forze di Assad, il 17 per cento contro le forze democratiche siriane (SDF), e il 40 per cento contro i gruppi rivali rivali sunniti, in particolare la Coalizione “Scudo dell’Eufrate” della Turchia. “Qualsiasi ulteriore riduzione della capacità delle forze già sovraccariche della Siria ne ridurrebbe la capacità d’impedire allo Stato islamico di avanzare dal deserto nella zona più popolosa della Siria occidentale, minacciando città come Homs e Damasco“, concludeva l’analisi.

L’intervento di Putin: pantano o vittoria diplomatica e militare
In poche parole, Putin ha vinto perché Obama si sbagliava. Washington sottovalutò la minaccia del jihadismo in Siria come fece altrove; Mosca vide abbastanza bene e non sottovalutò la minaccia. La prospettiva mondiale liberal-sinistra di Obama richiese che la posizione “conservatrice” di Putin si opponesse in spirito e di fatto. Di conseguenza, Obama e altri funzionari dell’amministrazione definirono l’intervento di Putin in Siria aggressione, imperialismo, errore ed inevitabile fallimento. Allo stesso tempo, speravano di continuare l’invio di armi ai vari gruppi jihadisti. Tuttavia, l’intervento di Putin, i fallimenti in Egitto e Libia, la debacle di Bengasi e i disaccordi tra l’amministrazione e l’intelligence svelarono la futilità della strategia islamista di Obama. Fin dall’inizio della narrazione neolib-necon di Obama che, alla radice dell’insurrezione anti-Assad vi fosse semplicemente l’espressione pacifica delle profonde aspirazioni democratiche dei siriani, si dimostrò falsa, proprio come nei cambi di regime occidentali in Iraq, Egitto, Libia e Ucraina. Ad esempio, un filmato di una delle prime proteste anti-regime a Banyas, vicino Tartus, il 18 marzo 2011, mostra ad esempio un imam avanzare le pretese delle protesta, tra applausi selvaggi e slogan religiosi, che invocavano segregazione di genere nelle scuole e che le insegnanti indossassero il niqab, vietato dal regime secolare baathista. Nel villaggio di Hula, l’opposizione fece richieste simili, nel 2011, lamentandosi del divieto del regime dei libri dell’insegnante islamico medievale e fonte principale del salafismo e del jihadismo Ibn Taimiya. In sintesi, il movimento rivoluzionario siriano, come quasi tutti tali movimenti, era un conglomerato di tendenze ideologicamente antitetiche e politicamente concorrenti, con islamsti e jihadisti, in particolare la leadership della Fratellanza musulmana emigrata in Turchia, dalla buona probabilità di uscire vincente su qualsiasi altro. Sullo sfondo di un mondo musulmano preda delle turbolenze islamiste e jihadiste, le probabilità diminuirono a favore dei più radicali.
Peggio della narrazione fu la politica. Tali gruppi concorrenti, anziché unirsi in un efficace fronte unito, ricevettero quantità enormi di armi e altro sostegno dal mondo occidentale e arabo. Così, il sostegno estero aiutò semplicemente il movimento di opposizione siriano, originariamente pacifico, a divenire rapidamente violento, come avvenuto in Libia e Ucraina nel 2013-2014, ma con poca speranza di assicurarsi la vittoria senza l’afflusso dei jihadisti stranieri. I diplomatici inglesi riferirono che già nella primavera 2011 ci furono scontri armati tra opposizione armata e forze di sicurezza siriane; questo molto prima che la storia sullo scontro regime- manifestanti pacifici venisse messa in discussione. Gli inglesi riferirono di una “battaglia feroce” nella primavera del 2011, al confine libanese nord-orientale con la Siria, tra opposizione siriana ed esercito e polizia siriani che suppostamente avrebbero usato armi contro dei dimostranti disarmati. Allo stesso tempo, una troupe di al-Jazeera mostrò dei filmati agli inglesi, che non avrebbero mai trasmesso, sul confine nord-orientale del Libano, che mostravano chiaramente uomini armati sparare alle truppe siriane. Il traffico di armi di Stati Uniti e altro dalla Libia e altrove alla in Siria, incrementò l’ondata di terroristi siriani e stranieri ben armati ed equipaggiati.
L’intervento di Putin cambiò l’andazzo, svelò l’incapacità dell’occidente di affrontare al-Qaida e SIIL in Siria e in Iraq sotto la guida impacciata di Obama e la strategia occulta incentrata su Fratellanza musulmana e altre forze “moderate” armate di nascosto. Smascherò la cooperazione saudita e turca con IS, JN, AS e altri gruppi jihadisti, tra cui il noto traffico di petrolio con lo SIIL in Turchia. Ancora più importante, forse, il rafforzamento dell’Esercito arabo siriano che sempre con il forte supporto aerospaziale russo scacciava SIIL e altri gruppi jihadisti da Aleppo, Homs, Dayr al-Zur e presto dall’ultima roccaforte dei jihadisti nella provincia di Idlib. L’insuccesso statunitense nell’affrontare la crisi siriana ha portato alla sconfitta degli alleati. Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron ha riconosciuto la sconfitta occidentale in Siria a seguito dell’azione diplomatica e militare di Putin in Siria, abbandonando la politica dell’“Assad deve andarsene” e affermando che in Siria la Francia ha: “un obiettivo principale, eliminare il terrorismo. Non importa chi siano, vogliamo una soluzione politica inclusiva e durevole. In questo contesto non serve la caduta di Assad. Non è più un presupposto per la Francia”. Londra ritirava gli istruttori militari dalla Siria, presenti per istruire “70000 ribelli” a rovesciare il governo di Assad. L’amministrazione Trump successivamente raggiunse Mosca su un cessate il fuoco al confine giordano con la speranza di estenderlo a tutto il Paese. I funzionari statunitensi non chiedono più la rimozione di Assad dal potere. Non ci può essere maggiore prova che Putin abbia sconfitto Washington e l’occidente in Siria.
Ancora gli analisti più oggettivi sottovalutano la performance russa in Siria. Due di recente hanno osservato: “Per quanto riguarda gli sforzi militari di Putin in Siria, nonostante la differenza della potenza di fuoco russa sul campo, il Paese è ancora impantanato. La stabilità rimane inafferrabile, così come la via del ritiro russo. I vantaggi di Putin potrebbero sgretolarsi, a meno che la potenza russa non continui a sostenere lo Stato siriano” (Thomas Graham e Rajan Menon, “Qual è il fine di Putin?”, Boston Review, 24 luglio 2017). Ciò che gli autori non capiscono è che la guerra in Siria è vinta. Con la seconda città siriana, Aleppo, ripresa dall’Esercito arabo siriano qualche mese prima, la presa dello SIIL su Dayr al-Zur e il dominio di al-Qaida nella provincia di Idlib erano le ultime basi del jihadismo. Ma mentre l’occidente ha fatto passare agosto, le forze siriane, sostenute dagli alleati russi e iraniani, hanno tolto l’assedio triennale di Dayr al-Zur e dei suoi 80000 civili e 10000 soldati. L’Esercito arabo siriano rastrella il resto di Dayr al-Zur e si prepara a scacciare ciò che resta dello SIIL dal confine siriano-iracheno. La stabilità tornerà in Siria e i russi si ritireranno quando la guerra sarà finita. L’immagine evocata dal pezzo che usa parole come “ritiro” è fuorviante, dato che l’intervento militare russo è limitato al supporto aerospaziale e d’intelligence e da occasionali operazioni delle forze speciali. La Russia non è coinvolta sul campo, compito dell’Esercito arabo siriano. In sintesi, non vi è alcun pantano, e la fine dello SIIL in Siria non è lontana.
La debacle occidentale e la vittoria siriano-russa-iraniana in Siria crea tre difficoltà all’occidente. In primo luogo, la ritirata dello SIIL sarà ingrossata dai suoi ranghi iracheni, complicando lo sforzo occidentale di riavviare la combattività dello SIIL dopo l’arrivo della Russia in Siria e di Trump a Washington. In secondo luogo, l’Esercito arabo siriano riceve preziosa esperienza nei combattimenti, facendone un nemico formidabile per l’alleato degli statunitensi Israele. Inoltre, l’Iran s’insedia in Siria e in Iraq, complicando ulteriormente i calcoli di Tel Aviv ed alleati arabi dell’occidente. In terzo luogo, l’insuccesso dell’occidente in Siria e Iraq, unitamente alla creazione dell’alleanza sino-russa, contro l’espansione della NATO, le permette di divenire un fattore politico regionale nel Golfo Persico e Medio Oriente rafforzando la copertura diplomatica dell’azione dell’Iran in Siria e l’Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato, ma la sovversione statunitense, insieme ad altri fattori, ha dato origine alla brutale espansione della NATO, all’intervento umanitario, alla promozione della democrazia, ai cambi di regimi e alla “nuova guerra fredda”. Tutte o quasi tutte note politiche destabilizzanti che sembrano destinate a permanere. Il resto, come si dice, è storia, probabilmente turbolenta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Vittoria della Siria a Dayr al-Zur

Hugo Turner, Global Research 16 settembre 2017 L’Esercito arabo siriano ha ottenuto un’altra grande vittoria togliendo l’assedio dello SIIL all’eroica città di Dayr al-Zur. Da anni era circondata da nemici e assediata prima dall’ELS e da al-Nusra e poi dallo SIIL. Ha resistito ai ripetuti attacchi aerei statunitensi e della NATO, il più infame lo scorso autunno quando bombardarono Dayr al-Zur subito dopo aver acconsentito a un cessate il fuoco, una mossa che aprì la strada allo SIIL che quasi riusciva ad occupare la città. I coraggiosi difensori di Dayr al-Zur resistettero a tali infiniti attacchi divenendo simbolo della resistenza eroica di tutta la Siria. Da anni i siriani e i loro amici nel mondo hanno sognato che un giorno questo assedio finisse. I nostri sogni sono finalmente diventati realtà e più velocemente di quanto immaginato.
La liberazione di Dayr al-Zur dall’assedio dello SIIL è il culmine di mesi di nette vittorie dell’EAS sullo SIIL. Ora si agogna una vittoria finale vicina per la Siria. Ancora una volta l’EAS e i suoi alleati Hezbollah, Russia e Iran hanno stordito il mondo. L’Impero del Caos è nel panico. Netanyahu in Israele è istericamente rabbioso nel cercare di rovinare la vittoria di Dayr al-Zur con l’ennesimo dei suoi attacchi aerei illegali e codardi sulla Siria. Tutto l’equilibrio strategico del mondo cambia a vista d’occhio. E tutto è dovuto all’enorme coraggio del popolo siriano che ha resistito a tale sporca guerra lanciata chiaramente da mezzo mondo contro il suo Paese. La Siria ha resistito a Stati Uniti, Israele, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, EAU, Quwayt, Francia, Germania e gli altri lacchè di GCC/NATO che costituiscono l’Asse del Caos. Ha resistito ad eserciti di fanatici e brutali assassini reclutati in Medio Oriente, Africa, Europa e Asia centrale. Ha sconfitto un’orda di torturatori, stupratori, schiavi, cannibali e naturalmente assassini addestrati dalla CIA. Quale altro Stato ha combattuto le probabilità che la Siria ha affrontato? La vittoria di Dayr al-Zur è la più gloriosa della storia dell’umanità?
Solo pochi mesi fa non era chiaro se Dayr al-Zur sopravvivesse tanto da permettere all’EAS di togliere l’assedio. Lo SIIL lanciava offensiva dopo offensiva con l’aiuto degli attacchi aerei statunitensi, con cui riuscì a tagliare a metà la città, a gennaio scorso. Poi anche le più disperate offensive fecero seguito e lo SIIL compì alcune pericolose avanzate, e sempre iniziava ogni offensiva con attacchi di autocarri-bomba suicidi. Tuttavia, l’EAS riusciva a scacciare tali attacchi trasformando la città nel cimitero dello SIIL. L’EAS era sotto il comando del leggendario Maggior-Generale Isam Zahradin che guidava la difesa della città dal luglio 2014. Ogni giorno, per più di 1000 giorni, EAS, Hezbollah e Forze di difesa nazionale erano in prima linea a difendere i 100000 residenti della città dallo SIIL. I civili erano altrettanto eroici nel sopportare anni di assedio, soprattutto le fiere donne di Dayr al-Zur, affrontando stupratori, cecchini e lanci di razzi per trovare cibo per la famiglia. I loro mariti erano morti o combattevano sul fronte e fu il coraggio delle donne di Dayr al-Zur che permise alla città di sopravvivere all’assedio. Il popolo di Dayr al-Zur resistette silenzioso alla sofferenza inflitta dall’interruzione dell’elettricità, dal cibo scarso, dalle medicine introvabili. Grazie all’attacco a tradimento dell’aviazione statunitense, lo SIIL riuscì ad occupare gli impianti idrici della città che fu costretta a bere l’acqua inquinata del fiume per sopravvivere. Razzi, artiglieria, mortai e cecchini li terrorizzava come i siriani sopravvissuti a simili assedi terroristici. Viveva nella costante paura che lo SIIL catturasse la città. Nonostante tutto ciò, rimase deciso a resistere fino alla fine. Non dimenticherò mai la vista di centinaia di madri siriane, e nonne, armate di AK-47 che avvertivano che avrebbero combattuto fino alla morte per difendere le loro famiglie. Fortunatamente, grazie al coraggio dell’EAS e dei loro alleati, non si è mai arrivati a questo e contro tutte le probabilità la città ha resistito ad ogni tentativo di catturarla. Alla fine difendevano la città con solo 2 carri armati ed artiglieria che aveva superato i limiti operativi, dopo aver sparato così tanto senza essere sostituita.
La vittoria di Dayr al-Zur è il culmine delle offensive dell’EAS che hanno liberato migliaia di chilometri quadrati negli ultimi mesi. A nord, ampliando la vittoria di Aleppo, l’EAS avanzava costantemente verso est evitando Raqqa. A sud c’era l’enorme saliente di territorio siriano occupato dallo SIIL, che lo separava dal territorio dell’EAS che si estendeva a Palmyra. Con una straordinaria serie di vittorie, l’EAS isolava questa sacca dello SIIL tagliandone le linee di rifornimento, dividendola in due e circondandola liberando un ampio territorio e aprendo la via per l’offensiva definitiva verso Dayr al-Zur. Chi ha seguito le incredibili vittorie delle FAN nella guerra in Ucraina non può fare a meno di riconoscere il brillante ruolo dietro le quinte che i consiglieri Spetsnaz russi hanno giocato nelle recenti vittorie dell’EAS. Lo SIIL continua a resistere disperatamente alla sconfitta inevitabile, ma è chiaro che EAS, Hezbollah e Russia gli hanno inflitto la sconfitta decisiva in Siria. Queste vittorie devono molto alle Forze Tigre d’élite siriane, che hanno svolto un ruolo decisivo nella vittoria ad Aleppo e nella fine dell’assedio di Dayr al-Zur. In una guerra in cui le battaglie si sono svolte per settimane su un piccolo villaggio o addirittura un unico edificio, l’EAS riusciva a liberare migliaia di chilometri quadrati nelle ultime settimane. Ancora una volta l’EAS ha compiuto l’impossibile.
Non c’è da stupirsi che i nemici della Siria agiscano anche più bizzarramente del solito. Gli Stati Uniti hanno inviato i loro mercenari curdi delle SDF a cercare di bloccare l’avanzata dell’EAS. I curdi farebbero bene ad uscire dalla servitù all’impero prima che gli statunitensi provochino un terribile disastro. Allo stesso tempo gli Stati Uniti cercano di coinvolgere i curdi in una guerra con l’EAS facendo vagheggiare l’intenzione degli Stati Uniti di abbandonarli al loro destino. Nella settimana precedente la fine dell’assedio di Dayr al-Zur, gli Stati Uniti inviavano i loro elicotteri ad evacuare alcuni capi dello SIIL, indicando ancora una volta che esso è uno strumento della CIA e delle agenzie d’intelligence alleate. Per reazione la Russia bombardava lo SIIL con una bomba termobarica e lanciava missili da crociera in attacchi devastanti sullo SIIL, un avvertimento a Stati Uniti e loro pedine delle SDF. Gli Stati Uniti hanno risposto alla liberazione di Dayr al-Zur bombardando un vicino campo profughi, uccidendo bambini siriani con un attacco criminale e codardo. Negli Stati Uniti sempre più s’intensifica il panico per la Russia, anche se sembrava impossibile che la dirigenza anti-russa divenisse ancora più folle. È bloccata in una guerra diplomatica contro la Russia, espellendo altri diplomatici e imponendo sanzioni più severe a Russia, Iran, Corea democratica e Venezuela. Mira a RT e Sputnik, scatenando USA Today che scioccamente attaccava il mio blog per aver denunciato il colpo di Stato fascista in Ucraina. Fa parte dell’isteria propagandistica antirussa sostenuta dalla facciata della CIA/BND, il Fondo Marshall, e dal progetto Hamilton 68 dell’Alliance for Securing Democracy che spia 600 account twitter pro-russi, o come li chiama, “bot e troll controllati dal Cremlino”. Fondamentalmente chiunque si opponga all’Ucraina fascista o ai piani che permettano ad al-Qaida e SIIL di distruggere la Siria viene ora etichettato come propagandista russo, indipendentemente dal fatto che sia statunitense, canadese o europeo occidentale, accusato di distruggere la democrazia informando il pubblico. Tale arrogante think tank crede che l’unico modo per “garantire la democrazia” sia distruggere la libertà di parola. Fortunatamente è troppo tardi per impedire al mondo di comprendere la natura criminale della politica estera statunitense che porta distruzione, miseria, povertà e guerre nell’intero pianeta.
Anche gli altri nemici della Siria sono nel panico. Netanyahu d’Israele si è fatto ridere globalmente dietro quando si recò in Russia per chiedere a Putin di fermare l’avanzata dell’EAS che crede incredibilmente essere un’espansione iraniana. Putin gli disse che l’Iran è un alleato della Russia, e Netanyahu sarebbe andato via rabbioso minacciando di bombardare il palazzo presidenziale di Assad. Doveva accontentarsi di un altro bombardamento illegale. Israele resta pericoloso ed imprevedibile, ma è nel panico per il fatto che Hezbollah è avanzato durante la guerra in Siria. Hezbollah ha ottenuto una vittoria importante nelle montagne del Qalamun, finalmente ripulendo un nido di terroristi dello SIIL costretti ad evacuare in autobus verso il loro territorio, sempre più ridotto, nella Siria orientale. I sauditi si scontrano con i qatarioti mentre continuano la guerra genocida sostenuta da ONU-NATO-Regno Unito nello Yemen. Nel frattempo, il mondo intero si chiede se l’imperatore pazzo Trump porterà il mondo in una guerra nucleare con la Corea democratica. Predico che tutta la cosa sia solo una sceneggiata per un’imbarazzante altra umiliazione dell’Impero del Caos. Gli Stati Uniti ancora attaccano ovunque nel mondo. L’ultima trama golpista in Venezuela ha subito una sconfitta umiliante con l’opposizione fascista screditata dal regno del terrore e il Venezuela che votava per far progredire la rivoluzione socialista bolivariana.
Nel frattempo in Siria si celebra e ricostruisce, i siriani costretti a fuggire ritornano a casa ora che gli squadroni della morte della NATO sono stato espulsi da gran parte del Paese. Laddove due anni fa c’era una determinazione tenace, ora i siriani sognano nuovamente un futuro luminoso per quando avranno ricostruito il loro Paese. La liberazione di Dayr al-Zur è stata celebrata in Siria soprattutto a Dayr al-Zur stessa. Ora che l’EAS ha rotto l’assedio i rifornimenti alimentari e medici possono finalmente entrare in città e i bambini andare a scuola senza temere i cecchini. Dappertutto in Siria la gente sognava la vittoria finale e il ritorno della pace. Purtroppo la guerra è tutt’altro che finita, ma la Siria ispira il mondo come simbolo di eroismo e resistenza. Pur di fronte all’Asse del Caos che gli gettava contro eserciti di terroristi, bombardieri della NATO, marines statunitensi, complotti della CIA, miliardi di armi, sanzioni e guerra di propaganda, la Siria si è rifiutata di arrendersi. Con una lezione per tutti gli oppositori all’impero del caos, la Siria ricorda di non smettere mai di combattere.Fonti:
ANNA news Documentario sulla vita a Dayr al-Zur assediata dallo SIIL
Documentario di ANNA News sulla fine dell’assedio di Dayr al-Zur
Ultime da Dayr al-Zur mentre l’EAS continua l’offensiva
Sharmine Narwani sul panico d’Israele per la vittoria dell’EAS
Dr. Shaban: sulla vittoria siriana
Flashback al mio articolo sul bombardamento osceno degli Stati Uniti di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: verso la fine dei giochi

Tony Cartalucci – LD, 14 settembre 2017Mentre le forze siriane raggiungono il fiume Eufrate, rompendo l’assedio della città siriana di Dayr al-Zur, Damasco e i suoi alleati, insieme agli Stati che sponsorizzano il terrorismo che affligge la Siria negli ultimi 6 anni, attuano gli ultimi passi all’avvicinarsi della fine dei giochi. Le forze siriane hanno già liberato Aleppo e continuano a proteggere il confine della Siria con Giordania e Iraq ad ovest dell’Eufrate, sconfiggendo i terroristi sostenuti da Washington, alleati europei e NATO, nonché dai partner del Golfo Persico. Rimane la città di Idlib, divenuta meta finale dei terroristi che fuggono o sono evacuati con operazioni governative da altre aree in Siria. La città e gran parte della provincia confinano direttamente con la Turchia, da dove i terroristi ancora ricevono rifornimenti, armi e rinforzi dalla NATO. Con la natura dei terroristi sponsorizzati dall’occidente ora pienamente svelata e le forze russe ed iraniane presenti sul campo e profondamente investite nella vittoria di Damasco, è inevitabile che quasi tutto il territorio ad ovest dell’Eufrate ritorni sotto il controllo di Damasco. I tentativi politici di preservare Idlib come fortezza dei terroristi difficilmente considerano la natura terroristica dei gruppi che occupano la città, compreso chi opera apertamente sotto le bandiere di al-Qaida.

Ad est dell’Eufrate
A est dell’Eufrate si trova la città di Raqqa campo di battaglia per le forze curdo-statunitensi e i terroristi dello SIIL armati e finanziati da USA e sauditi. Oltre Raqqa, una vasta distesa di territorio viene rivendicata e occupata dalle forze curde, mentre i militari siriani controllano le aree di Qamishli e al-Hasaqah. Attraversato l’Eufrate, a est di Dayr alz-Zur c’è l’offensiva recentemente lanciata dai curdi probabilmente volta ad impedire che i militari siriani attraversino il fiume. Reuters, in un articolo intitolato “L’Esercito siriano e le forze sostenute dagli Stati Uniti convergono contro lo Stato islamico con offensive separate“, riferiva che: “L’alleanza delle forze democratiche siriane, sostenuta dagli USA, dichiarava di aver raggiunto la zona industriale di Dayr al-Zur, a pochi chilometri ad est della città, dopo aver lanciato le operazioni in quest’area nei giorni scorsi”. L’articolo riferiva anche: “I progressi indicano che le forze sostenute dagli Stati Uniti e del governo siriano, col sostegno militare russo, distano solo 15 chilometri separate dal fiume Eufrate, a Dayr al-Zur”. Le forze siriane che attraversano il fiume, liberando il territorio a est dell’Eufrate, renderanno i tentativi di Stati Uniti e ascari di balcanizzare la nazione ancora più futili. Con le posizioni del governo siriano presenti nel territorio curdo e una solida posizione a Dayr al-Zuor, ad est dell’Eufrate, i combattenti curdi dovrebbero intraprendere una campagna pericolosa e costosa per respingere le forze siriane dividendo la nazione. Ciò richiederebbe l’assistenza militare diretta degli statunitensi, rischiando lo scontro tra gli alleati russi e iraniani della Siria e gli Stati Uniti. Non è ancora chiaro quanto gli Stati Uniti siano disposti ad adempiere all’obiettivo secondario di dividere la Siria.

Quali sono le carte ancora sul tavolo?
I responsabili delle politiche statunitensi hanno, dall’inizio del conflitto nel 2011, cercato di dividere la Siria e creavi “santuari” per far continuare instabilità e cambio di regime a Damasco nel lungo periodo, una volta che il cambio di regime immediato non si è materializzato. Per gli Stati Uniti, la prospettiva di separare il territorio ad ovest dell’Eufrate appare ora assai improbabile. Anche i tentativi di occupare il territorio a sud di Damasco lungo il confine siriano-giordano e siriano-iracheno sembrano falliti. Tuttavia, ad est dell’Eufrate con gli ascari curdi degli statunitensi, i “santuari” sono ancora probabili. Tuttavia, la loro utilità nell’effettuare un cambio di regime a Damasco è trascurabile. I tentativi di Stati Uniti e fantocci di occupare quanto più territorio prima della fine dei giochi potrebbero fallire a lungo termine. Nonostante il cambio di regime fallito, gli USA hanno indebolito in modo significativo la Siria. Gran parte della Siria orientale è minacciata di balcanizzazione, una regione in cui gran parte delle ricchezze petrolifere della Siria risiede, e il recupero socioeconomico sarebbe indubbiamente più complicato. Tuttavia, i combattenti curdi filo-statunitensi trasferitisi a Raqqa e Dayr al-Zur non sono in territorio curdo. La capacità dei combattenti curdi filo-statunitensi di sconfiggere i terroristi dello SIIL non si traduce in loro occupazione del territorio. Mentre gli Stati Uniti affermano che i combattenti curdi collaborano con i terroristi arabi, resta la durata di tale alleanza dopo il conflitto. Il dubbio record degli USA nella “costruzione di nazioni” è un altro fattore importante da considerare riguardo le proposte di divisione e controllo della Siria orientale.

Due possibilità per la Siria orientale
Gli Stati Uniti hanno solo un conflitto perpetuo da offrire ai loro alleati curdi e arabi nella Siria orientale, sia con il governo siriano che con la Turchia o continui conflitti etnici tra gli alleati arabi e e curdi degli statunitensi. Inoltre, la nozione di Stato curdo “indipendente”, totalmente dipendente da sostegno e protezione statunitensi, è un paradosso. La probabilità che i curdi di Siria siano subordinati ai curdi filo-statunitensi nel nord dell’Iraq mina anche la nozione d'”indipendenza”. Siria ed alleati, d’altra parte, hanno un futuro da offrire alla minoranza curda. Uno futuro di stabilità entro i confini di uno Stato siriano unito. È un accordo di protezione dall’aggressione turca nel nord e dall’instabilità delle tensioni continue tra curdi filo-statunitensi in Iraq e Baghdad, ad est. Siria ed alleati Russia e Iran hanno anche una posizione così forte nella regione da rendere trascurabile quello con gli Stati Uniti, invasori stranieri.

Cosa cercare
Nelle prossime settimane o mesi, quanto lontano andranno i militari siriani consolidando l’avanzata prima di raggiungere i limiti tattici e strategici, deciderà ciò che resterà dei piani degli Stati Uniti per balcanizzare infine il Paese. Tentativi d’inserire un cuneo tra Damasco ed alleati russi e iraniani sono in corso, in particolare con gli attacchi israeliani sulla Siria e i tentativi di ritrarre la Russia come protettore d’Israele. L’uso d’Israele per provocare pressioni su Damasco e deviare risorse politiche, finanziarie e militari dalle battaglie critiche continuerà. Sono in corso anche tentativi per alienare la minoranza curda della Siria per avvelenare il più possibile qualsiasi tentativo di Damasco di offrire un futuro più attraente a chi agisce da ascaro degli statunitensi nel balcanizzare la nazione. Infine, anche i tentativi d’isolare la Siria e i suoi alleati dalla comunità internazionale continuano, in particolare con le ripetute accuse sull’uso di armi chimiche. Nonostante l’insuccesso di tale tattica, gli Stati Uniti, attraverso le Nazioni Unite, hanno accusato più volte la Siria di utilizzare armi chimiche nel tentativo di giustificare un conflitto diretto con Damasco. Oltre alle battaglie e alle operazioni lampo sul territorio siriano, gli analisti dovrebbero aspettarsi intense manovre diplomatiche da tutti i lati, mente si avvicina la conclusione.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Esercitazione strategica Zapad 2017

Alessandro Lattanzio, 16/9/2017L’esercitazione strategica congiunta Zapad 2017 si svolge dal 14 al 20 settembre sotto la direzione degli Stati Maggiori Generali della Federazione russa e della Repubblica di Bielorussia. 12700 truppe (7200 bielorusse e 5500 russe), 70 aeromobili e 680 mezzi, tra cui 250 carri armati e 200 sistemi d’artiglieria, nonché 10 navi da guerra, partecipano alle manovre. Inoltre, da parte russa operano raggruppamenti operativi delle Guardia di Frontiera, FSB ed EMERCOM. L’esercitazione si svolge nelle Repubblica di Bielorussia e regioni russe di Kaliningrad, Leningrado e Pskov, ed è volta a migliorare l’interoperabilità dei comandi nei diversi livelli, nonché l’integrazione di truppe e sistemi d’arma. Saranno testate le nuove tattiche sviluppate dalle Forze Armate russe e bielorusse. L’esercitazione simula alcuni gruppi estremisti che s’infiltrano nei territori della Repubblica di Bielorussia e nella regione di Kaliningrad della Federazione russa per eseguire attacchi terroristici e destabilizzare Russia e Bielorussia. Gli estremisti sono supportati dall’estero ricevendo logistica e materiale aerolanciato.
Per sconfiggere i terroristi le truppe devono svolgere una serie di compiti tattici:
– dispiegamento di unità dei raggruppamenti regionali nelle aree occupate dai terroristi, isolandoli;
– operazioni aeree e di difesa aerea per sostenere le forze terrestri e bloccare gli aviorifornimenti ai terroristi;
– operazioni speciali per eliminare i terroristi e stabilizzare la situazione;
– blocco navale dell’area ed operazioni speciali volte ad impedire la fuga dei terroristi via Baltico.
L’esercitazione congiunta Russia-Bielorussia Zapad 2017 ha suscitato isteria in occidente, sebbene si tengano regolarmente dal 2009 e con un preavviso di mesi, tanto che la ministra della Difesa tedesca Ursula von der Leyen farneticava di esercitazioni con oltre 100000 soldati alla “periferia orientale della NATO”. “I militari russi sono “sorpresi” da tali cifre insensate“, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggior-Generale Igor Konashenkov, mentre il politico neonazista ucraino Aleksandr Turchinov, a capo del Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa dell’Ucraina, sproloquiava di 240000 soldati, 10000 mezzi e 100 aerei, contraddicendo qualsiasi dato concreto.
Le esercitazioni Zapad 2017 sono volte a verificare la compatibilità operativa delle Forze Armate russe e bielorusse nelle operazioni antiterrorismo. Ma ciò veniva visto dalla presidenta lituana Dalia Grybauskaite come “giochi aggressivi diretti contro l’occidente“, mentre a luglio, il tenente-generale Ben Hodges, comandante delle forze armate statunitensi in Europa, le definiva “cavallo di Troia” contro la NATO. “Vorrei sottolineare che, a parte la componente antiterrorismo, l’esercitazione Zapad-2017 è di carattere puramente difensivo“, dichiarava il Tenente-Generale Aleksandr Fomin, definendo “mito” qualsiasi accusa contro di esse. “Non progettiamo l’attacco a nessuno. Per vedere di cosa si tratta, abbiamo invitato chiunque voglia assistervi. Venite a vedere“, dichiarava il Presidente Aleksandr Lukashenko, invitando ONU, NATO e OSCE, ed oltre 80 osservatori stranieri.
Nel frattempo la Svezia svolgeva le più grandi manovre in vent’anni, mentre 40000 truppe della NATO avevano partecipato a 18 esercitazioni in Europa, anche in Paesi come Georgia e Ucraina, vicino al confine con la Russia, mentre Ungheria, Romania e Bulgaria partecipavano con gli Stati Uniti alle manovre Sabre Guardian 2017, con 25000 militari provenienti da 22 Paesi, e l’Ucraina aveva ospitato le esercitazioni navali Sea Breeze 2017 degli Stati Uniti, che videro la presenza di 2500 truppe e 30 navi provenienti da 17 Paesi.

Fonti:
Cassad
Russia Feed
MoD RF