Aleppo, inizia la grande offensiva dell’Esercito Arabo Siriano

J. Flores, Fort Russ, 24 settembre 016

Aleppo, Siria, prima dell’alba, alle 4 del mattino del 24 settembre, l’Esercito siriano arabo e le forze alleate lanciavano la più grande offensiva su Aleppo, dichiarata il 22 settembre. Al momento della pubblicazione, l’offensiva avveniva su tre fronti. La mappa qui sotto mostra i punti di partenza dei tre attacchi, nei riquadri.14409554Il grande attacco iniziava nelle tre direzioni indicate. Al culmine di 48 ore di combattimenti dopo la fine del cessate il fuoco fallito, veniva riferito che l’Esercito arabo siriano aveva osservato i movimenti delle riserve dei jihadisti accerchiati, e che queste posizioni erano il risultato delle vittorie tattiche negli ultimi due giorni. Daremo qualche informazione su come i pezzi sono stati posizionati in questo modo. Questa fase dell’offensiva fu ritardata di 20 ore per i motivi spiegati nel paragrafo successivo. Qui c’è il grande vantaggio dell’EAS di una battaglia di questo tipo, perché può attaccare da molte direzioni ed il nemico n’ è svantaggiato. Tra 45000 a 70000 soldati siriani ed alleati sono presenti ad Aleppo e 20-25000 terroristi nella città. Non possiamo ora ridurre i numeri con maggiore precisione. Queste azioni sono l’inizio di una serie di attacchi coordinati che, siamo prudenti nel dirlo, decideranno l’esito del conflitto. Significativo è che Lavrov escludesse possibili futuri cessate il fuoco unilaterali. Questi erano unilaterali, come rivelato da dichiarazioni pubbliche e fughe trapelate sul cessate il fuoco, perché al-Nusra, che non vi rientrava, veniva inclusa nelle aree del cessate il fuoco rivendicate degli Stati Uniti che cercavano di ‘separare’ i moderati da al-Nusra. Critici e attivisti non sanno ciò che era importante per Russia e Siria nel cessate il fuoco che puntava alla cessazione delle ostilità quando gli articoli, compreso il nostro, ne indicavano la vittoria imminente. E’ ora chiaro che i russi usavano i colloqui sul cessate il fuoco e la documentazione per dimostrare alla comunità internazionale, e ai posteri, che gli Stati Uniti non possono distinguere o separare i “ribelli” moderati dal gruppo terroristico al-Nusra. Al momento sembra che ci siano pochi movimenti sul fronte diplomatico degli Stati Uniti, portandoci a dire con certezza che un’altra manovra diplomatica non potrà fermare i combattimenti finali. Ciò che si nota sono gli Stati Uniti assistere direttamente i terroristi ammettendo che sono inseparabili e indistinguibili dai fittizi “ribelli moderati” a cui lanciano rifornimenti per via aerea, sollevano la questione di come Siria e Russia vi risponderanno.
Concentriamoci ora sulla logistica dell’offensiva, per prima cosa esaminando l’offensiva a sud. Verso le 08:00 del 4 settembre, l’attacco prima dell’alba permetteva un’avanzata notevole. EAS e forze alleate assaltavano settori d’importanza strategica a sud di Aleppo, come confermato da AMN, “L’Esercito arabo siriano (EAS), sostenuto da Hezbollah e Liwa al-Quds (paramilitari palestinesi), ha lanciato un nuovo assalto su al-Hamdaniyah e le Case popolari 1070 nel sud di Aleppo, colpendo il fianco meridionale del quartiere controllato dal Jaysh al-Fatah. Guidati dalla Guardia repubblicana e dalla 4.ta Divisione meccanizzata, Esercito arabo siriano ed alleati hanno preso d’assalto il fianco meridionale delle Case popolari 1070 e della vicina Tal Hiqmah, con una feroce battaglia ancora in corso. Secondo una fonte militare di Aleppo, le Forze Armate siriane ed alleati cercano di sfondare l’ultima difesa del Jaysh al-Fatah presso le Case popolari 1070, mentre una grande unità di Hezbollah attacca sull’asse da Qarasi“. Con ciò, nei prossimi giorni si avrà una puntata la cui avanguardia avanzerà da sud. Vedasi la mappa:14454481Queste operazioni saranno possibili secondo le posizioni già detenute e rinforzate dal 10-11 settembre, e dall’avanzata di questa mattina. Due gruppi, uno a sud-est e l’altro a sud-ovest del quartiere Shayq Said, avanzeranno verso il centro, unendosi nel quartiere e accerchiando i gruppi terroristici prima che possano riformare le difese dopo i bombardamenti aerei precedenti. Questo sarà probabilmente un assalto combinato di EAS, Liwa al-Quds, Hezbollah e della celebre Liwa al-Nimr.
Ora passiamo all’offensiva ad est. Sappiamo che la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana, parte di una divisione meccanizzata d’élite da 25000 effettivi, si trova ad oriente in attesa di assaltare, e possibilmente avanzare nell’offensiva già iniziata al momento della pubblicazione. L’EAS ha iniziato ad operare più ad est, il 24 settembre, diluendo le riserve jihadiste in un cerchio assai sottile utilizzando l’artiglieria e la tattica del logoramento, prima dell’assalto dell’avanguardia. Anche in questo caso, si attende che l’attacco dell’Esercito arabo siriano vada ad est, e che sia già iniziato. 102.ma e 106.ma Brigata della Guardia repubblicana partecipano all’attacco che, al momento della pubblicazione, sarà in corso. Guardando all’offensiva a nord, facciamo riferimento al riquadro in alto sulla mappa, dove il gruppo assalta l’area mostrata dall’immagine precedente. Nel settore settentrionale, il campo profughi di Handarat è stato liberato dalle forze dell’EAS sostenute dalla brigata palestinese Liwa al-Quds. L’ingresso veniva liberato nel pomeriggio, dopo notizie contrastanti. Ma dalle 16:00 del 24 settembre, il controllo totale viene finalmente confermato dai portavoce della Liwa al-Quds, come segnalato da SANA e AMN, incluse le colline strategicamente importanti, necessarie per avanzare verso sud.handarat-map-696x567L’immagine rappresenta questa avanzata dell’offensiva a nord. Qui, il gruppo che ha liberato il campo profughi Hamdarat si è poi diretto verso la zona industriale di Shuqayf, accanto alle cave Buraj a nord di Aleppo, secondo AMN. Le Forze Armate siriane ed alleate imponevano il controllo sulla zona industriale di Shuqayf dopo aver liberato le colline che si affacciano sulla parte settentrionale di Aleppo.
Le ultime 48 ore hanno portato all’odierna fase dell’offensiva su Aleppo: dopo la fine del cessate il fuoco, le forze aeree russe e siriane iniziavano a colpire le aree occupate dai terroristi. Kerry protestò dando spettacolo, ingannando il pubblico con l’idea sbagliata che ci fosse ancora un cessate il fuoco in vigore. L’EAS poneva fine unilateralmente al cessate il fuoco il giorno dopo che le sue postazioni erano state intenzionalmente colpite dalle forze statunitensi in collaborazione con lo SIIL. Le proteste di Kerry avvenivano il giorno successivo. Gli attacchi aerei russi e siriani furono molto efficaci, creando la possibilità di successive vittorie tattiche. Sulla pagina facebook dell’EAS, la mattina del 22 settembre, vi era un post: “Il comando militare regionale di Aleppo annuncia l’inizio delle operazioni nei quartieri orientali di Aleppo. Il Comando delle operazioni militari regionale chiede ai concittadini di tenersi lontano dagli edifici usati dai terroristi come covi e comandi. Il Comando militare regionale in Aleppo: non ci sarà responsabilità legale, arresto o detenzione per ogni cittadino che si arrenderà ai checkpoint dell’Esercito arabo siriano nei quartieri orientali. Abbiamo preso tutte le misure per accogliere i civili dai quartieri orientali, fornirgli una residenza temporanea e aiuti per una vita dignitosa. L’offerta permette anche a tutti gli uomini armati ingannati nel prendere le armi contro le Forze Armate, di consegnare le armi e tornare alla vita civile. Tradotto dal sito web del Ministero della Difesa della Repubblica Araba Siriana“.
Ieri, 23 settembre, secondo al-Masdar, “a meno di 24 ore dall’annuncio dell’offensiva su Aleppo per liberare i quartieri dai ribelli nella zona orientale di Aleppo, le forze governative potevano assicurare l’autostrada Ramusyah-Amiriyah e zone vicine dopo la continua avanzata presso la moschea al-Badawi di Amiriyah. Prima dell’avanzata vi erano state 8 ore di intensi scontri presso il panificio di Ramusyah. L’avanzata portava le forze dell’Esercito arabo siriano alla periferia del quartiere Suqari, centro amministrativo dei terroristi nella città assediata. Inoltre, le truppe governative ora tengono sotto tiro i jihadisti in queste aree. In particolare, le forze di opposizione hanno suggerito che Jabhat Fatah al-Sham (ex-Jabhat al-Nusra) trasferisca molti combattenti da tutta Aleppo ammassandoli a Suqari, dove hanno imposto il coprifuoco. Nel frattempo, gli elicotteri siriani lanciano migliaia di volantini sui quartieri di Aleppo est invitando i terroristi a consegnarsi prima che sia troppo tardi. L’Esercito arabo siriano ed alleati dovrebbero liberare e fortificare Sadkop in qualsiasi momento. Assicurandosi la regione, potranno usarla come piattaforma di lancio per le operazioni su Suqari e Shayq Said. Qualunque sia il futuro per Aleppo est, incontestabilmente ciò non fa ben sperare per i jihadisti, soprattutto dopo la sconfitta devastante all’Accademia“.
syrian-flag Poi il 23 settembre, subito dopo mezzogiorno, la pagina facebook dell’Esercito arabo siriano riferiva: “SAAF e RVVS compiono attacchi aerei contro obiettivi nemici nei quartieri orientali di Aleppo. Tutti i dati relativi agli obiettivi sono stati raccolti da agenti dei servizi segreti militari siriani nei territori controllati dal nemico e solo munizioni ad alta precisione vengono utilizzate per evitare e ridurre al minimo i danni non necessari. Questi attacchi aerei avvengono ore dopo che il Comando militare regionale di Aleppo annunciava l’avvio delle operazioni nei quartieri orientali. Vi abbiamo sempre detto su questa pagina che i terroristi che usano la gente dei quartieri orientali come scudi umani ed ostaggi, mentre bombardano i quartieri occidentali per terrorizzare e uccidere civili, avranno una lezione. L’operazione di terra non è ancora iniziata, ma è imminente; e né il loro sultano né i loro padroni potranno salvarli“. Più tardi lo stesso giorno, veniva tradotta una citazione molto interessante di Bashar al-Assad: “Il Comandante in capo Presidente Bashar al-Assad risponde a una domanda su quando la Siria sarà pacificata e quando i siriani fuggiti dalla guerra potranno tornare: “Se guardiamo in base ai fattori interni siriani, direi molto presto, un paio di mesi, ne sono sicuro, non esagero; ma quando si parla nell’ambito dei conflitti globali e regionali, quando si hanno molti fattori esterni che non si controllano, andrà avanti e nessuno può dire per quaanto se non i Paesi, governi, funzionari che sostengono direttamente i terroristi. Solo loro lo sanno, perché sanno quando avranno intenzione di smettere di sostenere i terroristi, ed è qui che la situazione in Siria sta per essere risolta senza seri indugi”.” Questo è un grande messaggio di Assad, in linea con le valutazioni oggettive sul fallimento dei tentativi degli Stati Uniti in Siria.
Alla sera del 23, la pagina facebook dell’EAS spiegava il motivo per cui questa fase dell’offensiva veniva ritardata, citando preoccupazioni umanitarie: “Delle informazioni da Aleppo orientale su quanto importante sia ciò che è successo ieri sera per i militari a tutti i livelli; le Forze Armate non hanno ancora lanciato l’operazione, nonostante fosse stata annunciata, ed ecco il motivo: Mercoledì scorso c’è stato un incontro nel Comando regionale siriano di Aleppo e il Maggiore-Generale Zayd al-Salah, comandante regionale di Aleppo, annunciando che i gruppi armati nei quartieri orientali avranno tempo fino a fine settembre per cedere le armi e che i cittadini siriani tra essi avranno piena amnistia. La scorsa notte il comando regionale siriano annunciava ufficialmente l’inizio dell’operazione ad Aleppo orientale, ma annunciava anche che tutti i cittadini che si consegneranno a un posto di blocco militare non saranno perseguiti ed arrestati; saranno trasportati al sicuro in un alloggio temporaneo e avranno cure mediche e aiuti per una vita dignitosa finché il loro quartiere sarà liberato e potranno tornarvi. L’offerta è stata estesa a tutti i cittadini siriani ingannati a prendere le armi contro le Forze Armate. Ma ciò non significa che non ci saranno o cesseranno le operazioni militari, combatteremo e i dettagli tattici saranno riservati per il momento, ma semplicemente nelle informazioni che potremo condividere spiegheremo la situazione ad Aleppo e perché le cose vanno in quel modo. Per chi legge tra le righe è forse abbastanza, e per coloro che hanno bisogno di dichiarazioni dirette, capiranno quando il campo di battaglia parlerà”.
Altrove in Siria, la 104.ma Brigata è a Dayr al-Zur, la 103.ma a nord di Lataqia e la 105.ma nel Ghuta orientale. Ad Aleppo si attende un attacco da est. In pratica, il grosso del conflitto, salvo ulteriore ingerenza estera, è alla fine perché il 25% dei terroristi meglio addestrati in Siria sono accerchiati ad Aleppo, è una delle ultime buone notizie sui duri combattimenti per liberare le aree urbane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e Russia formano una nuova alleanza antiterrorismo in Siria

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/09/20161044729422Gli Stati Uniti sono venuti meno ai loro impegni sull’accordo Russia-USA per la cessazione delle ostilità in Siria. Il 19 settembre, le forze governative siriane dichiaravano di ritirarsi dall’accordo date le molteplici violazioni dei terroristi filo-Stati Uniti. Il 17 settembre, la coalizione degli Stati Uniti attaccava le forze governative siriane nei pressi di Dayr al-Zur, una grave violazione dell’accordo. L’incapacità di rispettare l’accordo ha messo in dubbio la credibilità degli Stati Uniti suscitando la questione del futuro ruolo degli USA nel consolidamento della pace post-conflitto. Con la Turchia, alleata degli Stati Uniti nella NATO, che bada ai propri fatti e i ribelli appoggiati dagli USA che insultano le forze speciali statunitensi, il peso degli Stati Uniti in Siria sembra essere tutt’altro che serio. Con la credibilità seriamente danneggiata, gli USA difficilmente saranno più visti come partner affidabili. Gli Stati Uniti non sono certamente l’unico attore in campo. Con il governo di Bashar Assad saldamente al potere, la sistemazione del dopoguerra non appare più un sogno irrealizzabile, ma Washington difficilmente potrà decidervi. Con un importante cambio politico, la Cina ha lanciato il perno sul Medio Oriente volto ad aumentarne il coinvolgimento regionale, fornendo addestramento militare e aiuti umanitari alla Siria. Ad aprile, la Cina nominava un inviato speciale a Damasco per lavorare alla soluzione pacifica del conflitto. Prima dell’assegnazione ad inviato cinese, Xie Xiaoyan elogiava “il ruolo militare della Russia nella guerra, e ha detto che la comunità internazionale deve lavorare di più per sconfiggere il terrorismo nella regione”. Il 14 agosto, il Contrammiraglio Guan Youfei, a Capo dell’Ufficio per la Cooperazione militare internazionale della Commissione centrale militare che sovrintende ai 2,3 milioni di effettivi delle Forze Armate della Cina, visitava la Siria incontrando il Ministro della Difesa siriano Fahd Jasim al-Furayj e il Tenente-Generale Sergej Chvarkov, a capo della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Siria, così come i vertici russi della base militare di Humaymim sulle coste siriane. La visita segna una tappa importante dell’allineamento di Pechino sul conflitto. Durante la visita, Cina e Siria annunciavano l’intenzione di aumentare la cooperazione militare, compresi addestramento e aiuti umanitari, indicando un maggiore sostegno cinese a Damasco. E’ la prima visita pubblica di un alto ufficiale cinese nel Paese da quando le Forze Armate russe hanno lanciato le operazioni in Siria lo scorso settembre. Secondo il Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo del Partito Comunista Cinese, Pechino aveva già schierato consiglieri speciali e personale militare in Siria alla visita storica e fornito all’Esercito arabo siriano fucili di precisione e lanciamissili. Senza dubbio, la visita è stata un pugno diplomatico a un occhio degli Stati Uniti tra crescenti tensioni sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale.
L’ingresso cinese nella guerra è dovuto al crescente numero di terroristi uiguri che combattono con i terroristi nel nord della Siria. Il Contrammiraglio Guan Youfei aveva detto oltre 200 uiguri attualmente combattono in Siria. La Cina vuole processarli o sterminarli sui campi di battaglia siriani. Le sue preoccupazioni sono giustificate. Oggi c’è un quartiere uiguro a Raqqah, e il gruppo Stato islamico (SIIL) pubblica un giornale per i suoi membri. Inoltre, la stabilità geostrategica in Medio Oriente è importante per l’attuazione della strategia cinese “Fascia e Via” volta a facilitare la connettività economica eurasiatica sviluppando una rete di infrastrutture e rotte commerciali che colleghino la Cina ad Asia meridionale e centrale, Medio Oriente ed Europa. L’attuale frattura del Medio Oriente, dovuta alla crisi siriana, ostacola gli sforzi per attuare questo progetto. L’anno scorso, la Cina modificava la legislazione nazionale per consentire il dispiegamento delle forze di sicurezza all’estero nell’ambito dell’antiterrorismo. La Cina può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica dopo il conflitto in Siria. Nonostante la guerra, la China National Petroleum Corporation detiene ancora azioni dei due maggiori produttori di petrolio della Siria: Syrian Petroleum Company e al-Furat Petroleum Company, mentre Sinochem detiene anche quote sostanziali di vari campi petroliferi siriani. A dicembre, la Cina offriva alla Siria 6 miliardi di dollari di investimenti oltre ai 10 miliardi dei contratti esistenti, oltre che un grande accordo tra il governo siriano e il gigante delle telecomunicazioni cinesi Huawei per ricostruire le infrastrutture delle telecomunicazioni della Siria nell’ambito dell’iniziativa infrastrutturale della Via della Seta cinese da 900 miliardi di dollari. A marzo il Presidente siriano Bashar Assad disse che Russia, Iran e Cina avranno la priorità nei piani di ricostruzione del dopoguerra.
La Cina non è l’unica potenza mondiale ad incrementare i contatti con il governo della Siria. Il 20 agosto, solo sei giorni dopo i colloqui dell’alto ufficiale cinese con i funzionari del governo della Siria e i comandanti russi, il Ministro degli Esteri indiano Mobasher Jawed Akbar visitava Damasco per dimostrare il sostegno dell’India al governo siriano nel conflitto. I due Paesi hanno deciso di aggiornare le consultazioni sulla sicurezza. Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha invitato l’India a svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’economia siriana. Va notato che il recente incontro trilaterale dei Presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian ha dato nuovo impulso alla realizzazione del progetto dei trasporti nord-sud. La Siria si trova in prossimità di questo corridoio che, secondo i piani, sarà il centro per l’integrazione della vasta regione comprendente Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Russia e Nord Europa, con l’India che aderisce al progetto. Russia, Cina e India godono di buone relazioni con l’Iran, grande potenza regionale coinvolta nel conflitto della Siria. Su scala regionale, la collaborazione dei grandi Paesi indica come, in futuro, un’entità antiterrorismo regionale o addirittura un blocco militare indipendente dagli Stati Uniti potrebbe emergere contrastando la minaccia del terrorismo.

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La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il dilemma siriano di Obama

Alessandro Lattanzio, 22/9/2016268qljqasc11fa998182840f1e23-3735875-map_of_northern_syria_showing_the_different_zones_controlled_by_-a-55_1470997507541Il 20 settembre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa confermava che un suo convoglio di 33 autoveicoli veniva distrutto assieme a un deposito della CRI presso Urum al-Qubra, causando la morte di 21 persone e la perdita di 18 autocarri. Subito, il rappresentante dell’Arabia Saudita alle Nazioni Unite accusava i siriani di aver bombardato il convoglio. Mosca e Damasco definivano le accuse insensate e che le forze aeree russe e siriane non avevano bombardato alcun convoglio umanitario. Il segretario della stampa presidenziale Dmitrij Peskov osservava che i soldati siriani erano stati gli unici a rispettare il cessate il fuoco, mentre il Ministero della Difesa russo sottolineava “Che inoltre il convoglio stava attraversando un territorio controllato dai terroristi e il Centro per la riconciliazione in Siria afferma che il convoglio era controllato da un drone”. I video dell’incidente non mostravano segni di bombardamenti, come ad esempio crateri o i tipici danni ai veicoli, facendo ritenere che il convoglio sia stato incendiato. Infatti, il convoglio era controllato dai ‘caschi bianchi’, un’organizzazione propagandistica formata da terroristi islamisti e fondata e finanziata dal governo di Londra tramite delle ONG create da un ufficiale delle forze speciali inglesi. “Abbiamo attentamente studiato le registrazioni video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni di munizioni che abbiano colpito il convoglio. I successivi movimenti del convoglio non sono stati monitorati dai russi. Solo i terroristi che controllano questa zona conoscevano la posizione del convoglio. Abbiamo attentamente studiato i video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni che un qualsiasi tipo di munizione avesse colpito il convoglio. Non ci sono fori di proiettili, le vetture non sono danneggiate e non ci sono danni dovuti ad onde d’urto. Tutto ciò che mostra il video è la diretta conseguenza dell’incendio del carico, iniziato in modo strano, contemporaneamente a un massiccio attacco dei terroristi su Aleppo. L’analisi delle videoregistrazioni dei droni dei movimenti del convoglio umanitario attraverso i territori di Aleppo controllati dai terroristi, rivela nuovi dettagli. Si vede chiaramente un camioncino dei terroristi che traina un mortaio di grosso calibro muoversi con il convoglio. Non è chiaro chi coprisse chi: il mortaio copriva il convoglio dei ‘caschi bianchi’ o viceversa. E una domanda più importante: dov’è sparito tale mortaio quando il convoglio raggiunse la destinazione e da dove proveniva il tiro quando il convoglio veniva scaricato? Chi aveva iniziato a sparare e perché? Ciò potrebbe rivelarsi una ‘coincidenza’, per via di coloro che appaiono sempre al momento giusto nel posto giusto con le videocamere, come i rappresentanti dell’organizzazione dei ‘caschi bianchi’ vicini a Jabhat al-Nusra”, osservava il portavoce del Ministero della Difesa russo, che concludeva, “La sera del 19 settembre, su quella regione, un drone della condizione internazionale, decollato dalla base aerea di Incirlik in Turchia, volava a 3600 metri di quota e alla velocità di circa 200 chilometri all’ora. L’oggetto era nella zona della città di Urum al-Qubra, dove era arrivato il convoglio pochi minuti prima che prendesse fuoco. se ne andava dopo circa 30 minuti. Solo i suoi proprietari sanno cosa esattamente stesse facendo il drone in quella particolare zona in quel momento preciso”.

14425327Allarmato dai governi europei, come quello tedesco, che non si erano precipitati a sostenere le accuse fasulle degli Stati Uniti alla Russia di aver bombardato il convoglio, oltre al fatto che l’ONU non riprendeva più l’accusa che il convoglio fosse stato bombardato da aerei russi o siriani, il segretario di Stato degli USA John Kerry pretendeva che gli aerei siriani non bombardassero più le aree occupate da al-Qaida (Jabhat al-Nusra/Jabhat Fatah al-Sham) in Siria, arrivando ad invocare ancora la No Fly Zone sulla Siria, per permettere agli alleati della NATO e degli USA, i terroristi islamisti wahhabiti e taqfiriti coordinati ed addestrati dalle forze speciali statunitensi e occidentali (Gladio-B), di perseguire il cambio di regime in Siria. Difatti, Washington getta via ogni ritegno, puntando apertamente al sostegno diretto militare delle organizzazioni terroristiche finanziate e armate da sauditi e turchi. Tale passo è una reazione all’attacco missilistico russo a un centro di coordinamento tra terroristi e specialisti atlantisti (ufficiali di Gladio) sul jabal al-Saman, presso Aleppo, che guidava gli attacchi terroristici nelle provincie di Aleppo e di Hama. Va ricordato che tale accelerazione è anche dovuta al disgregarsi delle fortune della candidata guerrafondaia Hillary Clinton, espressione dell’alleanza tra Pentagono, industria bellica, neocon, sinistra socialimperialista e radicalismo islamico sponsorizzato da Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia*. Infine, non è un caso che il segretario di Stato degli USA evitasse di dire, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che Jabhat al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, organizzazione terroristica ufficialmente accusata dagli USA degli attacchi dell’11 settembre 2001, proiezione armata regionale del clan dei Saud. E che il nodo siriano in realtà riguardi i rapporti tra Washington e Ryadh, emerge dalla posizione di Obama (e del clan clintoniano-bushita che rappresenta), volta a porre il veto a una legge (lo JASTA) che permetta alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi per il finanziamento del terrorismo. “Il Regno di Arabia Saudita è l’incubatore della jihad globale. I sauditi costruiscono madrasah dove imam incendiari… predicano odio, stampano e distribuiscono libri di testo che insegnano la violenza contro gli infedeli, e versano ingenti somme a terroristi come Usama bin Ladin. In particolare, il ruolo saudita nella jihad radicale non si ferma al finanziamento del terrorismo, ma arriva al supporto logistico dei singoli attentai. Tale è il ruolo dei sauditi collegati agli attacchi dell’11 settembre. Contrariamente a quanto dice il presidente Obama sulle “28” pagine vi è abbondanza di “qui” scoperti che si chiamano prove del sostegno finanziario e logistico saudita al dirottatori dell’11 settembre stabilisti negli Stati Uniti… Incredibilmente, fatti e prove nelle 29 pagine non furono esaurientemente studiati perché al momento (2002-2004), secondo il vicepresidente Dick Cheney, eravamo una nazione in guerra e non potevamo distogliere risorse vitali indagando sul ruolo saudita negli attacchi dell’11 settembre”. Inoltre, Obama persisteva nel dire che la Commissione sull’11 settembre aveva esonerato i sauditi. Invece la commissione concluse che, “L’Arabia Saudita era da tempo considerata la principale fonte di finanziamento di al-Qaida… enti di beneficenza dalla notevole sponsorizzazione governativa saudita inviavano fondi ad al-Qaida, che trovava terreno fertile nella raccolta di fondi in Arabia Saudita, dove religiosi estremisti sono la norma e finanziarli è essenziale per soggetti e cultura limitati. Forse, se il presidente Obama avesse avuto il tempo di leggere le 29 pagine, avrebbe capito la saggezza e la necessità dello JASTA. Il presidente potrebbe anche comprendere meglio il motivo per cui il 100 per cento del Congresso l’ha approvato…. Il presidente Obama dice che si oppone allo JASTA perché aprirà negli Stati Uniti cause che costerebbero miliardi di dollari. Ciò che il presidente Obama non menziona è che nazioni ed individui straniere possono già citare in giudizio gli Stati Uniti attraverso leggi come ATA (Alien Tort Statute, 28 USC s. 1350) e ATS (Anti-Terrorism Act, 18 USC s. 2333). La ATS è in vigore dal 1789 e l’ATA dal 1990. Nessuno dei due ci è costato miliardi. Nessuno dei due ha aperto le cateratte del contenzioso. Nessuno dei due ha messo in pericolo i nostri soldati né ostacolato la nostra capacità di effettuare attacchi coi droni, movimenti di truppe o torture”.
La vera ragione per cui Washington continua ad interferire pesantemente in Siria, è non solo impedire la vittoria del fronte della Resistenza e del mulitpolarismo, ma anche impedire una frattura totale con Ryadh, cercando di permetterle una vittoria regionale, in Siria in questo caso, per cercare di attutire l’impatto sulle relazioni saudite-statunitensi che avrà la posizione del Congresso degli USA sullo JASTA. Non va dimenticato che assieme al disastro politico-militare saudita in Iraq e nello Yemen, la definitiva disfatta dei terroristi-mercenari wahhabiti in Siria, con il conseguente rafforzamento dell’Asse della Resistenza e dell’Iran, indebolirà in modo imprevedibile il dominio dei Saud nella penisola arabica, mettendo in discussione la base economica del predominio statunitense, il petrodollaro, arma geo-finanziaria ideata dal connubio tra Washington e il clan dei Saud.1-white-helmets-aleppo-syria* Nelle macchinazioni concepite dalla Turchia a danno della Repubblica Araba Siriana, rientrano il golpe fasullo del 15 luglio, in Turchia, e l’attivazione di una rete di disinformazione e propaganda anti-russa, anti-BRICS e anti-eurasiatico alla cui guida si trova il cosiddetto geo-filosofo Aleksandr Dugin (in realtà paragonabile a uno sciamano satanista), collegato tramite figure intermedie, come Andrew Korybko ed altri autori statunitensi (che adottano pseudonimi russi), a una rete di propaganda neonazista statunitense e all’intelligence turca. L’obiettivo di fondo è denigrare e sabotare sul piano mediatico le alleanze di Mosca; da un lato denigrando tradizionali Paesi amici della Russia come India, Vietnam, Serbia, ecc., perfino la Cina, e dall’altro esaltando dichiarati nemici della Russia come la Turchia neottomana di Erdogan o fazioni revansciste e militariste giapponesi (come la Conferenza giapponese). La rete di Dugin conta un’ampia influenza sui social media, grossolanamente sottovalutata, perciò oltre a siti che controlla (Katehon, Gpolit) è riuscita ad influenzarne diversi altri, come Indian Punchline, Dedefensa, Russia Insider, Fort Russ, ecc.obama-saudi-princesRiferimenti:
Consortium News
Fort Russ
The Duran
The Duran
The Duran
The Duran

Le ragioni del presunto errore degli Stati Uniti a Dayr al-Zur

Naram Sargon, Reseau International 20 settembre 2016

Ogni volta che le cose si fanno spaventose per i siriani, Naram Sargon illumina infondendo coraggio e ottimismo. Leggendolo, si capirà che la tregua rispettata da Siria e Russia dopo, per la prima volta dall’inizio della guerra, gli attacchi mortali della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, è ora sospesa (1) fino a nuovo avviso, e del rispetto della parola data con la forza… sapendo che 135 soldati siriani sono caduti dall’inizio della tregua, senza contare feriti e civili.06092016Date le prove in nostro possesso, sarebbe sprecare tempo prestare attenzione alle dichiarazioni del segretario della Difesa e del comandante in capo dell’esercito degli Stati Uniti, insultando la nostra intelligenza spiegandoci del loro “fuoco amico” a Dayr al-Zur. Sarebbe inutile come cercare di convincere del chiaro nesso tra SIIL e piani statunitensi: SIIL, Jabhat al-Nusra ed islamisti sono le truppe dell’esercito degli Stati Uniti in Medio Oriente fin dalla guerra in Afghanistan; l’US Air Force è l’aviazione di SIIL, Jabhat al-Nusra e islamisti…
Poiché la domanda è: cosa indicano gli attacchi aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti sul nord-est della Siria, operazione ovviamente premeditata per consentire alle truppe dello SIIL di avanzare e cambiare le carte, mentre nello stesso tempo l’aviazione israeliana protegge al-Nusra a Qunaytra, nel sud del Paese (2)? E perché la “gaffe area” e il fuoco amico su Dayr al-Zur e le alture del Golan, dopo i fallimenti degli Stati Uniti nel mutare la tregua ad Aleppo in pausa militare e la strada di al-Qastal a collegamento segreto dal centro turco ai gruppi armati di al-Nusra? Tale operazione non è un normale messaggio degli Stati Uniti spedito alla casella postale sul jabal Tharda, ma la prima inconfondibile confessione d’impotenza verso l’Esercito arabo siriano ed alleati da nord a sud del Paese; coi loro alleati rantolanti ad Aleppo, Ghuta e Idlib. Tutto ciò indica che l'”esercito islamico” non ha più peso sul campo e che lo SIIL non è più la forza invincibile che appariva su qualsiasi fronte, per piccolo che fosse, senza l’ausilio delle grandi potenze della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Tutto ciò indica che il presunto errore degli Stati Uniti sia la risposta all’avanzata dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, che dmostra i declinanti attacchi dello SIIL e l’assedio della muta di Jabhat al-Nusra (divenuto con un gioco di parole grottesco, Fatah al-Sham, approfittando della tregua che l’escludeva in base all’accordo USA-Russia del 9 settembre) ad Aleppo, dimostrandone l’usura nonostante mobilitazione ed armamento da oltre due anni in vista della “madre di tutte le battaglie”. In effetti, le battaglie di Aleppo hanno rivelato le capacità di manovra limitate di Jabhat al-Nusra, le cui ondate s’infrangono accumulando perdite in successione, divenendo una massa molliccia incapace di eseguire qualsiasi attacco nel sud del Paese senza il sostegno aperto ed esplicito degli israeliani. Ciò significa che si è nella fase di ammorbidimento delle coriacee forze islamiste terroristiche, nate dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Afghanistan, e che ora affrontiamo direttamente le forze che vi si annidavano dietro manipolando, con mani coperte da guanti terroristici. i burattini islamici del teatrino dei cosiddetti rivoluzionari siriani. In altre parole, Israele e Stati Uniti sono usciti allo scoperto dopo che i turchi sono inciampati trovandosi faccia a faccia con la Russia, e con gli Stati Uniti che cercano disperatamente di coprire Jabhat al-Nusra col vestito dei dervisci sufi, mentre l’esercito israeliano gli offre la cotta di maglia (3) per impedirgli di crepare.
Con l’attacco su Dayr al-Zur, gli Stati Uniti hanno ammesso apertamente di aver capito che la battaglia di Aleppo non va a loro favore e che con tutte le loro tattiche e trucchi umanitari, non hanno più la speranza di salvare le pretese milizie armate su cui hanno puntato. E questo sentendo le loro orazioni funebre, capendo che il crollo ad Aleppo pone fine ai loro piani nel nord della Siria, seguito dalla probabile caduta di Idlib prima di quella di Obama. Da qui la decisione di entrare con il pretesto del “fuoco amico”, proprio per suggerire di cosa sono ancora capaci di fare e che faranno nuovamente, forse. Il piano degli Stati Uniti non è cambiato. Solo l’aspetto dell’approccio è cambiato a causa di difficoltà insolubili. Se il regime siriano che detiene la “porta del Mediterraneo” cedesse, divenendo un regime inutile per Russia, Cina, Iran e loro profondità asiatica, intrappolato tra Mar Mediterraneo ed Eufrate, si chiuderebbe l’enorme corridoio tra la porta occidentale e la “porta orientale” già custodita da Sadam Husayn. Questo perché il piano degli USA, ora, è che una di queste due porte sia ermeticamente chiusa dalla serratura degli USA, oppure siano separate da una barriera che gli Stati Uniti chiaramente cercano d’installare tramite una qualsiasi debole entità tra Siria e Iraq, in modo che nella regione del Paese sul confine naturale dell’Eufrate sia occupato da organizzazioni o blocchi militari ostili allo Stato siriano, promuovendo l’idea dell’inevitabile partizione della Siria. Una partizione che dovrebbe concretizzarsi con un “arco di guerra” da Idlib ad Abu Qamal via Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, che verrebbe troncato orizzontalmente da un’entità curda fragile creata nel settentrione. Perciò gli Stati Uniti avevano piazzato lo SIIL lungo il fiume Eufrate, brevemente, prima di proteggere l’avanzata di al-Nusra da Idlib per tentare di raggiungere le coste completando un’enclave geografica proiettata tra mare e fiume. Perciò, i presunti rivoluzionari e cosiddetti “moderati” di Jabhat al-Nusra e parenti, dovevano catturare Aleppo, Idlib e le coste, e poi correre a Raqqa, Dayr al-Zur e Abu Qamal con il pretesto di liberarle dallo SIIL che obbediente si ritirava nell’al-Anbar in Iraq senza combattere, proprio come a Jarablus per far posto ai turchi, a cui entrare in piazza Taksim ad Istanbul fu molto più difficile e costoso che entrare a Jarablus, massicciamente occupata dai terroristi suicidi dello SIIL.
Ancora un altro piano per compensare il fallimento del dominio degli Stati Uniti su tutta la Siria o metà della Siria, fallito a sua volta per la resistenza di Dayr al-Zur e Hasaqa, dove l’Esercito arabo siriano veglia. Pertanto, era evidente che l’Esercito arabo siriano non abbandonerà Dayr al-Zur, Stalingrado sull’Eufrate, e la prossima liberazione di Aleppo ha fatto sì che l’arco della guerra tracciato dai pianificatori degli USA e dai loro complici va a pezzi, con le forze siriane che avanzano velocemente per liberare dopo Aleppo, Raqqa e Dayr al-Zur, una rotta tatticamente più vantaggiosa di quella da Raqqa ad Aleppo. Tuttavia, gli Stati Uniti tentano di tutto per impedire l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sulla linea Aleppo-Raqqa-Dayr al-Zur, anche istigando curdi e cosiddette Forze democratiche siriane (SDF) ad estendere il controllo dell'”arco di guerra” su Raqqa, lontana dall’Eufrate. Ma i curdi erano riluttanti ad avanzare verso sud, ritrovandosi ad affrontare un ambiente ostile a loro ideologia e psicologia, e risvegliando il mostro demografico curdo dell’Anatolia del sud-est, temuto dai turchi che minacciavano di ritirarsi dal piano. Nel frattempo, non essendo riusciti a liberare Jabhat al-Nusra assediato ad Aleppo dall’Esercito arabo siriano, creando una breccia lungo la via per Ramusyah, a sud della città, e chiusa la via a nord, di al-Qastal, a qualsiasi aiuto dalla Turchia, gli Stati Uniti decidevano di affrontare russi e siriani eliminando il blocco di Dayr al-Zur con l’ignobile operazione del presunto errore, supportata dai turchi che si sono generosamente offerti di “liberare” Raqqa assieme alla coalizione internazionale, come recentemente hanno spiegato. Così hanno effettuato il loro “fuoco amico”, immediatamente seguito dall’assalto dello SIIL su Dayr al-Zur, che nemmeno badava a scrutare preoccupato gli aerei degli Stati Uniti che avrebbero dovuto colpire qualsiasi cosa si muovesse ad ovest delle loro basi in Iraq. Non notate alcun paradosso!
Secondo tale piano, se Dayr al-Zur cadeva, i turchi si sarebbero gettati su Raqqa e Dayr al-Zur, mentre lo SIIL si sarebbe ritirato secondo lo stesso piano di Jarablus, con il pretesto dell’enorme pressione militare; i turchi decisero con gli Stati Uniti che l’Eufrate sia una regione neutrale in quanto zona di guerra contro lo SIIL, che potrebbe riprendersela se la coalizione internazionale si ritirasse. Ciò richiedeva che lo SIIL rimanesse assediato in Iraq per impedirne l’espansione. Quindi la Turchia avrebbe spezzato le reni ai curdi separandoli in due metà assediate nel nord della Siria,e gli Stati Uniti avrebbero tagliato la Siria in due lungo l’Eufrate, divenuto confine di un’entità nata col fatto compiuto come, forse, quella edificata dagli scagnozzi di al-Julani (fondatore del Jabhat al-Nusra e attuale capo di Fatah al-Sham) dopo avergli lavato la barba grondante sangue siriano. Così l’immenso corridoio verso l’Asia sarebbe stato interrotto tra la porta sul Mediterraneo e quella orientale al confine con l’Iraq. Per tali ragioni il “fuoco amico” veniva diretto contro Russia e Siria allo stesso momento, per imporre il punto di vista degli Stati Uniti su Aleppo, vale a dire l’apertura della seconda strada per Ramusyah, farvi passare alle loro condizioni i convogli “umanitari” liberamente e senza controllo, impedendo ai militari di sfruttare l’accerchiamento di Jabhat al-Nusra ed aggirando l’accordo USA-Russia su Aleppo, dato che impone di riconoscere l’organizzazione terroristica come “nemico comune”, proprio come lo SIIL. Ma nonostante il terribile colpo a Dayr al-Zur, capirne le ragioni porta a scoprire che il piano degli Stati Uniti vacilla, come i loro terroristi islamici, con gli Stati Uniti ormai convinti che il popolo siriano e i suoi alleati potrebbero demolirne piani e terroristi…csk0tazxgaajeuh-jpg-largeNaram Sargon, scrittore siriano che vive in Siria, al-Thawra

Note:
[1] Il Comando Generale dell’Esercito: fine del cessate il fuoco in Siria
[2] Velivoli degli USA bombardano le postazioni dell’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, aprendo la via all’attacco dello SIIL, mentre l’entità sionista bombarda le postazioni a Qunaytra
[3] L’IDF utilizza il sistema di difesa ‘Iron Dome’ nel Golan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

30 ufficiali dei servizi segreti israeliani, eliminati da un attacco missilistico russo su Aleppo

FNA 21 settembre 20161471685538-1143302Le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria hanno colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo venti/trenta ufficiali dei servizi segreti israeliani e occidentali. “Le navi da guerra russe hanno sparato 3 missili Kalibr sul centro di coordinamento operativo degli ufficiali stranieri nella regione di Dar al-Iza, ad ovest di Aleppo presso il jabal Saman, eliminando 30 ufficiali israeliani e occidentali“, afferma l’agenzia Sputnik citando fonti militari di Aleppo. Il centro operativo era situato nell’ovest della provincia di Aleppo, sul monte Saman, in vecchie cave. La regione si trova su una catena montuosa.
Diversi ufficiali di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Regno Unito sono stati eliminati assieme ad ufficiali israeliani. Tali ufficiali, eliminati nel centro operativo di Aleppo, dirigevano gli attacchi dei terroristi su Aleppo e Idlib. Ai primi di settembre, le unità dell’Esercito arabo siriano avevano lanciato un attacco preventivo sui terroristi del cosiddetto centro operativo di Aleppo, mentre di radunavano presso la strada di al-Qastal e le aziende agricole Malah, nelle zone settentrionali di Aleppo, sventando il tentativo di attaccare le vie di rifornimento della regione, secondo una fonte. La fonte aveva anche detto che le unità di artiglieria dell’Esercito arabo siriano attaccavano i raduni dei terroristi presso Zahra Abdurabah, Qafr Hamra e Huraytyn, eliminando decine di terroristi. Inoltre, l’Aeronautica siriana attaccava le vie di rifornimento a nord di Aleppo, verso Hayan e Adnan, così come le vie di approvvigionamento ad ovest e a nord di Aleppo, distruggendo convogli dei terroristi presso al-Aratab, Urum Qubra e Mara al-Artiq, sventando il piano dei terroristi e costringendoli a fuggire verso i confini turchi.
Fonti informate dei media avevano reso noto in precedenza che l’Esercito arabo siriano continuava ad avanzare a sud di Aleppo, liberando diverse aree strategiche nella città di Qan Tuman. “Numerosi grandi depositi di Qan Tuman sono ora sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano“, riferivano i media arabi citando una fonte anonima informata. La fonte osservava che l’Aeronautica e le unità di artiglieria dell’Esercito arabo siriani avevano anche bombardato i centri di raduno e le fortificazioni dei terroristi di Qan Tuman.1445854852-5aed3189ff56514169bf34dedb59278fTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora