Seymour Hersh su ricatto saudita e liquidazione di Usama bin Ladin

Ken Klippenstein AlterNet 20 aprile 2016Seymour Hersh Promotes His Book Chain of CommandSeymour Hersh è un giornalista investigativo statunitense vincitore di numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer per l’articolo che svelò il massacro di My Lai dei militari statunitensi in Vietnam. Ultimamente ha svelato gli abusi del governo statunitense sui detenuti nella prigione di Abu Ghraib. Il nuovo libro di Hersh, L’uccisione di Usama bin Ladin, corregge il resoconto ufficiale della guerra al terrore. Spinto dai racconti di numerosi altri ufficiali, Hersh sfida la narrativa comunemente accettata: che il presidente siriano Bashar al-Assad sia stato responsabile dell’attacco con il gas Sarin nel Ghuta; che il governo pakistano non sapesse che bin Ladin era nel Paese; che l’ambasciatore J. Christopher Stevens fosse nel consolato degli Stati Uniti di Bengasi a titolo esclusivamente diplomatico; che Assad non voleva rinunciare alle armi chimiche finché gli Stati Uniti gli dissero di farlo.

Ken Klippenstein: Nel libro descrive il sostegno finanziario saudita per la villa in cui Usama bin Ladin era tenuto in Pakistan. Si trattava di funzionari del governo saudita, privati o entrambi?
Seymour Hersh: I sauditi corruppero i pakistani per non dirci (che il governo pakistano aveva bin Ladin) perché non volevano farcelo interrogare (è la mia ipotesi), perché non ci avrebbe mai parlato, probabilmente. La mia ipotesi è che non sappiamo nulla di cosa sia veramente accaduto l’11 settembre. Non lo sappiamo. Non sappiamo chi ha fatto cosa.

KK: Quindi non sa se il silenzio fu comprato dal governo saudita o da privati?
SH: Il denaro era del governo… ciò che facevano i sauditi, come mi è stato detto da persone ragionevoli (non ne ho scritto) è che trasferivano petroliere ai pakistani per rivenderne il petrolio. Si trattava davvero di molti soldi.

KK: Per la villa di bin Ladin?
SH: Sì, in cambio della tranquillità. I pakistani tradizionalmente proteggevano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

KK: Ha idea di quanto l’Arabia Saudita abbia pagato il Pakistan per il silenzio?
SH: Mi hanno dato delle cifre, ma non ci ho lavorato, quindi le riprendo soltanto. So che era certamente molto, parliamo di quattro o cinque anni, e di centinaia di milioni (di dollari). Ma non ne so abbastanza per parlarne.

KK: Cita un funzionario in pensione degli USA dire che l’eliminazione di bin Ladin fu “chiaramente e assolutamente un omicidio premeditato”, e un ex-comandante dei SEAL dire “legalmente, per quanto ne sappiamo, ciò che facemmo in Pakistan era omicidio”. Pensa che bin Ladin sia stato privato del giusto processo?
SH: (Ride) Era un prigioniero di guerra! I SEAL non erano orgogliosi di questa missione; erano così arrabbiati per come era finita… so parecchio di cosa pensano e di cosa pensavano e di ciò di cui furono ragguagliati; vi dirò che erano assai scontenti dell’attenzione avuta su ciò, perché andarono e spararono semplicemente. Guarda cosa hanno fatto prima. Omicidi mirati. Questo è quello che facciamo. I SEAL capirono che se venivano catturati dalla polizia del Pakistan, potevano essere processati per omicidio. L’avevano capito.

KK: Perché non presero bin Ladin? Si può immaginare l’intelligence che ne avremmo ricavato?
SH: L’alto comando pakistano disse di ucciderlo, ma per l’amor del cielo di non lasciargli il cadavere, di non arrestarlo, bastava dire che una settimana dopo era stato ucciso nell’Hindu Kush. Questo era il piano. Molte aree, in particolare quelle urdu, erano assai favorevoli a bin Ladin. percentuali significative in alcune zone lo supportavano. (Il governo pakistano) sarebbe stato sotto grave pressione se il comune cittadino sapeva che aveva partecipato all’omicidio.

KK: Quanto furono danneggiate le relazioni USA/Pakistan quando, come fa notare nel libro, Obama violò la promessa di non parlare della cooperazione del Pakistan nell’assassinio?
SH: Passammo molto tempo con i generali (pakistani) Pasha e Kayani, a capo dell’Esercito e dell’ISI, il servizio d’intelligence. Perché? Perché siamo così preoccupati per il Pakistan? Perché ha le bombe (nucleari)…. Almeno 100, probabilmente di più. E vogliamo pensare che condivida ciò che sa con noi e non ce lo nasconda. Non sappiamo tutto quello che pensiamo di sapere e non ci dicono tutto… così quando lui (Obama) lo fece, stava davvero scherzando con il fuoco, in un certo senso…. (bin Ladin) aveva mogli e figli. Li abbiamo mai incontrati? No. Non l’abbiamo mai fatto. Basta pensare a tutte le cose che non abbiamo fatto. Non contattammo nessuna delle mogli, non abbiamo fatto molto interrogatori, li abbiamo lasciati andare. Ci sono persone che ne sanno molto di più e vorrei che parlassero, ma non lo fanno.

KK: Scrive che Obama autorizzò la ratline con cui la CIA inviava armi dalla Libia in Siria poi finite nelle mani dei jihadisti. (Secondo Hersh, questa operazione fu coordinata tramite il consolato di Bengasi dove fu ucciso l’ambasciatore statunitense Stevens). Quale fu il ruolo della segretaria di Stato Hillary Clinton avendo tale ruolo significativo in Libia?
SH: L’unica cosa che sappiamo è che era molto vicina a Petraeus, direttore della CIA all’epoca… non era fuori dal giro quando c’erano le operazioni segrete…. L’ambasciatore che fu ucciso era noto come uno che, da quanto ho capito, non avrebbe ostacolato la CIA. Come ho scritto, il giorno della missione incontrò il capo della base della CIA e della compagnia di navigazione. Era certamente coinvolto, consapevole e sapeva tutto ciò che succedeva. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione cruciale non parlasse al boss, tramite certi canali.

KK: Nel libro cita un ex-funzionario dell’intelligence dire che la Casa Bianca respinse 35 obiettivi forniti dallo Stato Maggiore i quanto non sufficientemente dannosi per il regime di Assad. (Si noti che gli obiettivi originali includevano solo siti militari e alcuna infrastruttura civile). Più tardi la Casa Bianca propose un elenco di obiettivi comprendente infrastrutture civili. Quante perdite civili ci sarebbero state se l’attacco proposto dalla Casa Bianca fosse stato effettuato?
SH: Pensi davvero che in ogni momento ciò venisse discusso? Sa chi era il più saggio su questo: Dan Ellsberg. Quando l’incontrai fu nel ’70, ’71, durante la guerra del Vietnam. Credo di averlo incontrato prima dei Pentagon Papers. Ricordo che mi disse che pose questa domanda in una riunione per la pianificazione della guerra (sugli obiettivi dei B-52) e nessuno ci aveva ancora badato. Davvero non davano alcun serio sguardo agli obiettivi. È possibile vedere un film in cui sembrano farlo, ma non è proprio così. Non so se (sulla Siria) badassero ai danni collaterali e ai non combattenti, ma so che nelle guerre del passato non fu mai un grosso problema…. Parliamo del Paese che sganciò la seconda bomba su Nagasaki.

KK: In una recente intervista a Atlantico, Obama ha definito la sua politica estera come “Non fare cazzate”.
SH: Ho letto il pezzo di Jeff Goldberg… e, naturalmente mi ha infastidito, ma è un’altra storia.

KK: Come fa notare nel libro, Obama originariamente voleva rimuovere Assad. Non è la definizione di stupidità? Il vuoto di potere che ne sarebbe derivato avrebbe aperto la Siria a tutti i gruppi jihadisti.
SH: Dio sa che non posso dire perché qualcuno fa qualcosa. Non sono nelle loro teste. Posso dire che la stessa domanda fu posta dal Presidente dello Stato Maggiore Dempsey, motivo per cui ho potuto scrivere delle loro intenzioni, indirettamente, alle spalle (di Obama), poiché nessuno riusciva a capirne il perché. Non so perché ci ostiniamo a vivere nella guerra fredda, ma lo facciamo. La Russia in realtà ha fatto un ottimo lavoro. Non solo ha effettuato bombardamenti più efficaci di quelli che facciamo, ma penso sia giusto dirlo. La Russia ha fatto anche cose in modo più sottile e più interessante: ha rinnovato l’esercito siriano. Ha preso le principali unità di prima linea dell’Esercito siriano, gli ha dato competenze e le ha riequipaggiate. Hanno ricevuto nuove armi e avuto un paio di settimane di riposo, poi sono ritornate meglio addestrate e sono diventate un esercito di molto migliorato. Credo che in principio non ci sia proprio alcun problema, volevamo sbarazzarci di Bashar. Credo che fu fraintesa la resistenza. Wikileaks è molto serio su questo… c’è un numero sufficiente di documenti del dipartimento di Stato che mostra che dal 2003 in poi abbiamo davvero seguito una politica grossolana, non cruenta ma con milioni di dollari versati all’opposizione. Certamente non eravamo un governo estero neutrale in Siria. La nostra politica è sempre stata contro di lui (Assad). Una delle cose in cui ci s’imbatte nelle storie attuali è solo il travaglio che subiamo con lo SIIL, che presumibilmente invia squadroni del terrore a Bruxelles e nei sobborghi di Parigi… è molto chiaro, ironia della sorte, che una delle cose che Francia e Belgio (e molti altri Paesi) hanno fatto dall’inizio della guerra civile siriana, fu dire a chi voleva andarci a combattere, nel 2011-2013, ‘Vai, vai, vai… rovescia Bashar!’ Quindi in realtà spinsero molte persone ad andarci. Non credo che venissero pagate, ma certamente gli diedero i visti. E avrebbero trascorso quattro o cinque mesi prima di ritornare e compiere dei crimini, entrare in carcere per poi trovarseli ad uccidere la gente. È un vero e proprio modello. Mi ricordo quando la guerra iniziò nel 2003, la nostra guerra contro Baghdad, ero a Damasco per il New Yorker allora e vidi Bashar e una delle cose che mi disse fu, ‘Guardi, abbiamo un mucchio di giovani radicali e se vogliono andare a combattere, se vogliono lasciare la moschea qui a Damasco e andare a combattere a Baghdad, gli diciamo bene! Gli abbiamo anche dato degli autobus!’ Quindi è sempre stato tremendo, perché gli USA fanno quello che fanno? Perché non diciamo ai russi, collaboriamo?

KK: Allora perché non collaboriamo con la Russia? Sembra così ragionevole.
SH: Non lo so. Vorrei anche dire, non è la prima porta che ci contatta dall’11 settembre, la Russia? Ha appena subito una terribile guerra di 10 anni in Cecenia. Credetemi, l’influenza cecena nel mondo del jihadismo sunnita è forte. Per esempio mi fu detto dai miei amici della comunità d’intelligence che al-Baghdadi (che dirige lo SIIL) è circondato da molta gente con esperienza cecena. Molte persone coinvolte in quella operazione. Allora, chi ne sa di più del jihadismo? Si deve guardare la cosa dal punto di vista russo, ma non abbiamo mai guardato le cose dal punto di vista degli altri.

KK: Nel libro cita un consigliere del Joint Chiefs of Staff dire che Brennan disse ai sauditi di smettere di armare i ribelli estremisti in Siria o le loro armi si sarebbero esaurite, sembrava una richiesta ragionevole, ma poi fu segnalato che i sauditi avevano dilatato l’invio di armi.
SH: E’ vero.

KK: Gli Stati Uniti hanno fatto mai nulla per punire i sauditi di ciò?
SH: Niente. Ovviamente no. No, no. Ve lo dico io cosa succede ora… al-Nusra, certamente un gruppo jihadista … ha nuove armi. Ha alcuni carri amati ormai e credo che i sauditi forniscano altra roba. Ha carri armati ora, molte armi ed inscena alcune operazioni intorno Aleppo. C’è un cessate il fuoco e anche se non ne fa parte, ovviamente ne approfitta per rifornirsi. Sarà sanguinoso.

KK: Giusto per essere chiari, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per punire o almeno far desistere i sauditi dall’armare i nostri nemici in Siria?
SH: Al contrario. Sauditi, qatarioti e turchi pagano le armi (inviate ai jihadisti siriani). Si pone delle domande giuste. Non diciamo niente? A Erdogan no. La Turchia fa il doppio gioco completo: per anni ha sostenuto e ospitato lo SIIL. Il confine era spalancato, dalla provincia di Hatay, gente andava avanti e indietro, i cattivi. Sappiamo che Erdogan ne è profondamente coinvolto. Ora cambia un po’ il tono, ma ne è profondamente coinvolto. Mi permetta di parlare della storia del Sarin (l’attacco con il gas Sarin nel Ghuta, sobborgo di Damasco, che il governo degli Stati Uniti attribuì al regime di Assad) perché è davvero un mio cruccio. Nell’articolo della lunga intervista (ad Obama) di Jeff Goldberg… dice, senza citare la fonte (si deve presumere che sia il presidente perché parlava lui tutto il tempo) che il capo della National Intelligence, Generale (James) Clapper, gli disse subito dopo l’incidente (del sarin), “Ehi, non è una scherzetto”. Dovete capire che nella comunità d’intelligence Tenet (direttore della CIA dell’era Bush, tristemente noto per aver detto che le armi di distruzione di massa erano una “scherzetto”) lo disse della guerra a Baghdad, commentando seriamente. Ciò significa che c’è un problema nell’intelligence. Come sapete ho scritto di come il presidente del Joint Chiefs diede al presidente questa informazione lo stesso giorno. Ora ne so di più. La spiegazione del presidente per (non bombardare la Siria) era che i siriani avevano deciso quella notte che invece di essere bombardati, avrebbero rinunciato all’arsenale di armi chimiche, e nell’articolo su Atlantico, Goldberg scrive che (i siriani) non l’avevano mai rivelato prima. Questo è ridicolo. Lavrov (il Ministro degli Esteri della Russia) e Kerry parlavano da un anno di come sbarazzarsi dell’arsenale, perché era minacciato dai ribelli. La questione non era che (i siriani) avevano improvvisamente ceduto. (Prima dell’attacco nel Ghuta) ci fu un vertice del G-20 e Putin e Bashar s’incontrarono per un’ora. C’era la conferenza ufficiale di Ben Rhodes e disse che parlò della questione delle armi chimiche e di cosa fare. Il problema era che Bashar non poteva pagare, costava più di un miliardo di dollari. I russi dissero, ‘Ehi, non possiamo pagare tutto noi. I prezzi del petrolio calano e ci mancano i soldi’. Così, tutto quello che successe fu che decidemmo di gestire la cosa. Ci facemmo carico di buona parte dei costi. Indovini un po? Avevamo una nave, la Cape Maid, ormeggiata nel Mediterraneo. I siriani ci permisero di distruggere questa roba (le armi chimiche)… 1308 tonnellate furono spedite nel porto… e, indovinate un po’, un’unità d’indagine era lì. Potevamo dimostrarlo, avevamo tutto il Sarin e avevamo il Sarin usato nel Ghuta, l’ONU aveva una squadra che prese dei campioni, e indovinate un po’? Non corrispondevano. Ma non ne abbiamo sentito parlare. Ora che lo so, ho intenzione di scriverci su parecchio. Indovinate un po’ cosa sappiamo dall’analisi forense (avevamo tutti i razzi del loro arsenale). Nulla del loro arsenale si avvicinava a ciò che fu raccolto nel Ghuta. Conosco molte persone, ma nessuno ha intenzione di dire che non potevamo collegare, che non c’era alcun legame tra ciò che ci è stato dato da Bashar e ciò che fu utilizzato nel Ghuta. Lo trovo interessante. Non prova nulla, ma apre la porta ad ulteriori indagini e ulteriori interrogativi.

Obama e Dempsey

Obama e Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il legame tra Fratelli musulmani e Stato islamico

Eman Nabih, Rete Voltaire, Cairo (Egitto) 15 aprile 2016

Fin dalla loro istituzione in Egitto nel 1928, i Fratelli musulmani commisero stragi politiche e tentarono numerosi colpi di Stato. Perciò sono considerati un’organizzazione terroristica nella maggior parte degli Stati arabi. Tuttavia, la fratellanza fu creata dai servizi segreti inglesi, per poi propendere per i nazisti prima di finire nelle mani della CIA. Nel 1978 fornì la maggior parte dei jihadisti arabi che combatterono contro il regime comunista afghano e poi contro l’Armata Rossa. Dal 2004, CIA e dipartimento di Stato hanno cercato di rovesciare i regimi laici arabi e sostituirli con i Fratelli musulmani. Questo piano si realizzò nel 2011 con la primavera araba. Oggi, tutti i gruppi jihadisti sostengono l’ideologia della Fratellanza e tutti i loro capi ne fanno parte.1148850La differenza tra Fratelli musulmani e Stato islamico è l’inganno, principale fattore utilizzato dalla tattica della fratellanza fin quando dominano le articolazioni di un Paese, allora alzano la spada contro gli oppositori. Altri gruppi terroristici come lo SIIL possono essere in disaccordo con le tattiche della Fratellanza mussulmana, perché usano i massacri e l’intimidazione da subito, in modo da avere il pieno controllo di un Paese. L’obiettivo comune di Fratelli musulmani e altri gruppi terroristici come lo SIIL è avere il potere per costruire un impero islamico basato sulle loro disposizioni fasciste che nulla hanno a che vedere con l’Islam o i musulmani moderati. Quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere in Egitto, nominarono jihadisti e terroristi in vari ministeri ed altri divennero consiglieri di Muhamad Mursi l’ex-presidente dell’Egitto. Mursi e i Fratelli musulmani si coalizzarono con i gruppi terroristici e jihadisti, da un lato per sostenere il dominio della fratellanza contro gli oppositori, e dall’altro promisero di applicare la sharia e di lasciare che tali terroristi agissero liberamente nel Paese, senza alcuna sorveglianza dalle autorità dell’Egitto [1].
Egypt+protest+Jul+1+2013La Fratellanza musulmana è la madre di tutti i gruppi terroristici, anche dello SIIL. Hasan al-Bana, fondatore dei Fratelli musulmani, cercò di ripristinare nel mondo islamico il Califfato. Dall’infanzia, al-Bana fu attratto dagli estremisti ostili alla cultura occidentale e al suo sistema di diritti, in particolare i diritti delle donne. Il sogno più grande di al-Bana era restaurare il Califfato islamico. E fu tale sogno, che credeva potesse divenire realtà solo con la spada, che conquistò cuori e menti di una legione crescente di seguaci estremisti. Al-Bana avrebbe descritto, con discorsi infiammati, gli orrori dell’inferno che attendevano gli eretici e di conseguenza la necessità per i musulmani di tornare alle più pure radici religiose, ristabilire il califfato e riprendere la grande e ultima guerra santa, o jihad, contro il mondo non musulmano e gli oppositori musulmani moderati. Al-Bana spiegò le sue idee in un documento importante dal titolo “La via del Jihad”. Sotto la guida di al-Bana, la Fratellanza creò una rete di cellule clandestine, rubò armi, addestrò combattenti, formò squadre di assassini segrete, fondò cellule dormienti di sostenitori sovversivi nei ranghi dell’esercito e della polizia, e aspettò l’ordine a manifestarsi pubblicamente con terrorismo, omicidi e attentati suicidi. Fu durante questo periodo che la Fratellanza trovò l’anima gemella nella Germania nazista. Il Reich offrì ottimi collegamenti per rifornire il movimento, ma il rapporto mediato dalla Fratellanza era più di un matrimonio di convenienza. Entrambi i movimenti volevano conquistare il mondo e dominarlo, ed entrambi i movimenti commisero crimini contro l’umanità. Ciò che ho detto non è una mia opinione personale, ma la storia, per coloro che non la leggono o che l’inventano per un motivo o un altro.
Il legame tra Fratelli musulmani e SIIL non è speculazione, diverse fonti arabe ed egiziane hanno rivelato che il legame tra Fratellanza mussulmana e SIIL è una realtà. Nonostante ciò i Fratelli musulmani negano sempre qualsiasi legame tra la loro organizzazione e le altre organizzazioni terroristiche come lo SIIL. Piaccia o meno, lo si accetti o meno, ciò che è successo e succede ancora in Egitto, Siria, Libia e Iraq, smentisce tale negazione.
Il 6 marzo 2016, il ministro degli Interni egiziano Generale Magdy Abd al-Ghafar annunciava in una conferenza stampa internazionale i dettagli sull’arresto di 48 terroristi della rete di cellule della Fratellanza musulmana, impegnati in diverse operazioni terroristiche in Egitto, e 14 di tali elementi assassinarono il consigliere del procuratore generale egiziano Hisham Baraqat. (Il 29 giugno 2015, una bomba piazzata sulla strada vicina la casa del consigliere Baraqat fu fatta esplodere mentre andava a lavorare. L’esplosione danneggiò 35 auto nella zona, così come gli androni di nove negozi e case. Inoltre furono gravemente ferite 9 guardie di sicurezza del consigliere e civili). Prima dell’assassinio del procuratore generale dell’Egitto, Ansar Bayt al-Maqdis (ramo dello SIIL nel Nord del Sinai), invocò l’assassinio dei membri del sistema giudiziario egiziano, in risposta alla condanna a morte di sei loro terroristi ed anche per la condanna a morte di Muhamad Mursi e altri capi e membri della Fratellanza che commisero massacri e crimini contro il popolo egiziano [2].
Il 27 gennaio 2016, il notiziario al-Bawaba pubblicò i nomi di 30 elementi dei Fratelli musulmani che avevano aderito ai campi dei terroristi in Libia dove furono addestrati a compiere attacchi suicidi in Egitto. I Fratelli musulmani raggiunsero i campi dei terroristi di SIIL e al-Qaida in Libia orientale negli ultimi 6 mesi, venendo addestrati all’uso di armi, esplosivi e autobombe. Al-Bawaba rivelava 30 nomi dei 100 dell’organizzazione dei Fratelli musulmani che avevano raggiunto i campi dei terroristi in Libia e Siria, di SIIL, al-Qaida e sopratutto del gruppo terroristico Murabitun al-Gudud ramo terroristico dell’organizzazione al-Qaida in Libia, per preparare gli elementi della Fratellanza a compiere attentati suicidi in Egitto [3].
In Bahrayn, nel 2012, Nasir al-Fadalah, uno dei principali capi dei Fratelli musulmani, fece un discorso di fronte l’ambasciata degli Stati Uniti a Manama, protestando contro il film che abusava del profeta Muhamad, quando uomini mascherati apparvero dietro Fadalah sollevando la bandiera nera dello SIIL. In quel momento nessuno capì scopo o simbolo di tale bandiera, finché lo SIIL sollevò la stessa bandiera dopo la comparsa in Siria e in Iraq. Dopo che il video fu diffuso in rete, Fadalah commentò che non aveva idea di chi fossero quegli uomini mascherati dietro di lui che sventolavano questa bandiera nera!! Fadallah disse nel suo discorso che coloro che avevano offeso il profeta sarebbero stati colpiti da problemi più grandi di quelli che avevano, e incitò i manifestanti e tutti i musulmani a mostrare ai trasgressori come praticamente i musulmani difendono e amano il loro profeta.
Il 30 agosto 2014, la Sicurezza Nazionale egiziana, in coordinamento con il Ministero degli Interni, arrestò la prima cellula di terroristi dei Fratelli musulmani formata da 3 gruppi che avevano giurato fedeltà al capo dello SIIL [4]. Le autorità arrestarono 8 persone appartenenti al gruppo che commise assassini e molti attentati contro le forze di polizia egiziane nelle città di Bani Suaf, Giza e Sharqiya. Le indagini della Sicurezza Nazionale scoprirono che tale gruppo terroristico si definiva sostenitore della sharia islamica, aveva assassinato 12 agenti di polizia e soldati, pianificato l’uccisione di altri 9 ed aveva elenchi di poliziotti e militari da assassinare. La cellula fu costituita nella piazza Raba [5]. La cellula era formata da 3 gruppi, un gruppo per raccogliere informazioni sui poliziotti presi di mira, il secondo gruppo seguiva gli obiettivi, il terzo gruppo veniva incaricato dell’assassinio, della fabbricazione di esplosivi, preparazione e invio di armi in Libia e Striscia di Gaza. Causa 318 del 2013. Alcuni terroristi arrestati della cellula dello SIIL furono addestrati in Siria dopo esser usciti dalle prigioni con la grazia presidenziale emessa da Muhamad Mursi [6], l’ex-presidente egiziano della Fratellanza musulmana [7].
Il 18 giugno 2014, il Ministero degli Interni egiziano arrestò Mamduh Muhamad Hasan, membro della Fratellanza musulmana che lavorava al Ministero dell’Istruzione egiziano, istigatore di violenze e protagonista dell’attacco alla polizia durante le proteste armate e violente dei Fratelli musulmani. Gli investigatori scoprirono che aveva mappe e documenti che indicavano i legami tra SIIL e Fratelli musulmani per compiere attacchi terroristici in varie parti dell’Egitto.
553455 Il 9 agosto 2014, Zaqy bin Arshid, vice-osservatore generale dei Fratelli musulmani, dichiarò che i Fratelli musulmani respingevano l’affermazione di Obama che gli Stati Uniti non permetteranno ad estremisti e allo SIIL di creare il califfato islamico, e che i musulmani non hanno giurato fedeltà a Obama che decideva chi ha il permesso di governarli. Più tardi, dopo essere stato attaccato per la dichiarazione, Bin Arashid disse che non voleva dire ciò che la gente aveva frainteso della sua dichiarazione, ovvero che sosteneva lo SIIL! La gioventù della Fratellanza musulmana, Asad al-Islam, formò il movimento chiamato Dahis per diffondere l’ideologia jihadista dello SIIL in Egitto [8]. Il movimento Dahis dei Fratelli musulmani rivendicò i recenti attacchi terroristici di via Faysal e via Haram a Giza. Il movimento è formato da 300 membri della gioventù della Fratellanza. Lo SIIL ha reclutato molti giovani dei Fratelli musulmani attraverso le reti sociali, come i movimenti jihadisti dei Fratelli Musulmani in Egitto: Molotov, Ahrar e Jihad islamica egiziana. Tali movimenti dei Fratelli musulmani in Egitto hanno giurato fedeltà allo SIIL. Sabra al-Qasimy, ex-jihadista egiziano rinunciò alle violenze qualche tempo fa e fornì informazioni e dettagli che portarono all’arresto della prima cellula dello SIIL nella città di Sharqiya. Confermò che l’ideologia dello SIIL esiste in Egitto da quando i Fratelli musulmani raggiunsero il potere, e seguaci e sostenitori dello SIIL hanno ricevuto la benedizione di Muhamad Mursi [9].
Le Forze Armate sono in guerra contro il terrorismo nel Sinai, costringendo i terroristi a fuggire nell’alto Egitto e a nascondersi nelle montagne. Al-Qasimy rivelò i nomi dei militanti che guidano i sostenitori dello SIIL in Egitto, come Abu Sad al-Muhagar e Abu Munzayr al-Shanqity che dirigono reclutamento e addestramento. Uno dei capi dello SIIL in Libano, Abu Sayaf al-Ansary indicò che l’organizzazione dello SIIL sarebbe entrata presto in Egitto attraverso suoi sostenitori e i movimenti dei Fratelli musulmani Jihad ed Ansar Bayt al-Maqdis nel Sinai, che avevano giurato fedeltà allo SIIL. Aggiunse anche che quando il califfato islamico sarà imposto con la spada, democrazia, nazionalismo e laicità finiranno. Il principe islamico sarà rispettato e sarà applicata la sharia islamica. (Qui citava il testo di uno dei libri del membro di spicco della Fratellanza musulmana egiziana Sayid Qutb. Nel 1966, Qutb fu condannato per aver pianificato l’assassinio del Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e fu giustiziato per impiccagione). Nabil Naim, ex-capo di un gruppo jihadista in Egitto, rinunciò alle violenze e ora combatte il terrorismo, e il dottor Samir Ghatas, direttore del Centro degli studi strategici del Medio Oriente, ha confermato che vi è un egiziano chiamato Abu Hamza al-Masry che fa da collegamento tra i movimenti jihadisti della gioventù dei Fratelli musulmani in Egitto e il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Aggiunse che dopo la rivoluzione del 30 giugno che rovesciò il regime fascista dei Fratelli Musulmani in Egitto, la Fratellanza mussulmana trovò nello SIIL l’ultima speranza per tornare al potere, soprattutto dopo ciò che lo SIIL aveva fatto in Siria, Iraq e Libia.
D’altra parte, Husam al-Awaq, membro dell’esercito di liberazione siriano indicò che il brigadiere Tariq al-Hashimy, uno dei capi dell’organizzazione in Iraq, incontrò Usama Rushdy, uno dei capi dell’organizzazione internazionale della Fratellanza musulmana, circa due mesi prima ad Istanbul, e raggiunse un accordo sul sostegno “ai jihadisti in Egitto”. Al-Awaq confermò il modo in cui i giovani della Fratellanza vengono reclutati in Egitto, lo stesso modo con cui vengono reclutati in Siria. Inoltre al-Awaq spiegò che Hiqmat Yuzu dell’intelligence del Qatar, gestisce l’acquisto di armi per lo SIIL. Yuzu era sorvegliato al confine turco dalla metà del mese precedente.
Il 13 agosto 2014, il giornale Vetogate pubblicò un articolo sulla visita riservata di uno dei principali capi dei Fratelli musulmani in Iraq ad Abu Baqr al-Baghdadi, il capo dello SIIL [10]. I Fratelli musulmani offrirono allo SIIL ogni supporto, tra cui finanziamenti oltre a una mediazione e a garanzie che gli Stati Uniti non avevano intenzione d’interferire negli affari interni dell’Iraq e di non voler lanciare alcun attacco militare contro lo SIIL in Iraq. I Fratelli musulmani si offrirono anche di facilitare l’ingresso di elementi dello SIIL nel territorio egiziano, attraverso i confini occidentali e meridionali dell’Egitto. In cambio lo SIIL aiutava i Fratelli musulmani a raggiungere di nuovo il potere in Egitto fino a controllare tutte le articolazioni del Paese. Abu Baqr al-Baghdadi il capo dello SIIL, rifiutò l’offerta dei Fratelli musulmani, compreso il sostegno finanziario, ma si mostrò d’accordo ad aiutare i Fratelli musulmani a raggiungere il potere di nuovo in Egitto, a condizione della fedeltà dei Fratelli musulmani verso di lui quale grande califfo dei musulmani (il capo degli Stati musulmani), e che lo SIIL divenisse partner dei Fratelli musulmani al governo in Egitto. L’articolo rivelò che i Fratelli musulmani rifiutarono totalmente tale accordo con al-Baghdadi.
Il seguente video pubblicato su YouTube nell’agosto 2014, mostra un gruppo di uomini armati mascherati che si definisce “brigata Halwan” in Egitto, sostenendo di non appartenere alla Fratellanza mussulmana, di essere stufi della sua politica di pace, ma nonostante questo innalzavano il simbolo dei Fratelli musulmani della Raba (le 4 dita), aggiungendo che si sarebbero vendicati delle Forze Armate e della polizia egiziane. Nel video minacciavano il popolo egiziano di massacrarlo assieme alle Forze Armate e di polizia. Dicendo anche che se gli egiziani pensano che le Forze Armate li proteggeranno, si sbagliano. Minacciavano imminenti attentati molto feroci, esplosioni, massacri e bombardamenti in tutto il Paese. La Sicurezza Nazionale egiziana in coordinamento con il Ministero degli Interni riuscì ad arrestare tali terroristi a fine agosto 2014. Gli investigatori scoprirono che i terroristi nel video erano ricercati per omicidio di poliziotti e aver partecipato a proteste violente della Fratellanza e di attentati con esplosivi e bombe in diverse zone dell’Egitto, oltre a bruciare proprietà pubbliche. I terroristi ammisero che il capo dei Fratelli musulmani Ayman Abd al-Ghany, fratello di Qayrat al-Shatir, vicecapo generale della Fratellanza mussulmana in Egitto, li finanziò per compiere attacchi terroristici in Egitto contro civili, forze armate e di polizia, e anche per filmare il video. Il capo di questi terroristi, di nome Magdy A. e soprannominato Magdy, confessò di aver aderito all’organizzazione dei Fratelli musulmani dopo che Mursi era diventato presidente dell’Egitto. Disse anche che fu finanziato e armato da altri capi della Fratellanza musulmana per compiere attacchi terroristici e filmare altri video, in modo da distrarre le forze di sicurezza e distorcere l’immagine dell’Egitto nel mondo per dimostrare che le Forze Armate e la polizia dell’Egitto non potevano proteggere il Paese, indicando che il terrorismo si diffondeva in Egitto. Altri terroristi confessarono che i capi della Fratellanza musulmana volevano tenere lontano le forze di sicurezza e distrarle con il nuovo gruppo armato apparso nel video, per commettere altri attacchi terroristici in altri settori vitali.
Al-Qaeda-Flags-EgyptLo SIIL si diffonde in tutto il mondo: Damas e al-Batar sono i rami dello SIIL in Libia, Marocco e altri Paesi arabi come Tunisia, Siria, Yemen e Algeria, e come Ansar Bayt al-Maqdis e i movimenti jihadisti dei Fratelli musulmani in Egitto. Il piano dello SIIL è diffondersi e ampliarsi per creare un emirato islamico su Iraq, Siria, Quwayt, Giordania ed Egitto. In relazione alla diffusione internazionale, lo SIIL fu raggiunto da molti stranieri dei Paesi europei che aderivano alla Jihad dello SIIL in Siria, Iraq, Somalia, Nigeria e Mali. Molto probabilmente formeranno un organismo equivalente al ritorno in Europa per avviare la Jihad contro la propria gente in Europa. Nonostante ciò lo SIIL è formato da quindicimila militanti ed ha sequestrato molte armi e munizioni, controlla alcuni campi petroliferi in Iraq, e la banca centrale di Mosul, dopo aver sequestrato circa 429 milioni di dollari. Un gruppo di mercenari come lo SIIL non può vincere alcuna battaglia contro Paesi, popoli ed eserciti ben attrezzati e qualificati nel mondo, ma non va sottovalutata la grande minaccia e il pericolo che tali terroristi rappresentano, se riuscissero ad avere il pieno controllo di un solo Paese arabo, come Iraq, Libia o Siria. Iraq e Libia in particolare, sono bersagli facili per lo SIIL, dopo che gli Stati Uniti invasero l’Iraq con la menzogna sfacciata delle ADM e la deliberata dispersione delle forze dell’esercito e della polizia iracheni; la stessa cosa è successa in Libia dopo l’ennesima invasione. Ciò che peggiora le cose è che anche Libia e Iraq sono costituiti da diverse tribù dalle molteplici dottrine, questo è un altro problema pericoloso che rende l’unità dei popoli contro il terrorismo quasi impossibile, perché non sono uniti, ma al contrario si combattono fin dall’invasione, avendo conflitti religiosi e dottrinari.
Comunità mondiale, Nazioni Unite, Stati Uniti, Europa non si curano per nulla di cristiani e musulmani moderati massacrati, torturati o crocifissi quotidianamente da SIIL e altri gruppi terroristici. Gli USA iniziarono degli attacchi militari contro lo SIIL in Iraq solo per proteggere i propri interessi in Iraq. Gli Stati Uniti volevano rimuovere il regime di Assad in Siria, finanziando e sostenendo i terroristi come lo SIIL, invece di combatterlo. Inoltre, gli Stati Uniti ancora sostengono le organizzazioni terroristiche dei Fratelli Musulmani, purché i Fratelli musulmani non dichiarino di essere un “gruppo terrorista”. Gli Stati Uniti pensano che il sostegno del regime fascista dei Fratelli musulmani in Egitto gli consentisse di avere il controllo su tutti gli altri gruppi terroristici, e gli andava bene che i terroristi dividano il Medio Oriente in emirati islamici imponendo la propria Sharia su maggioranza e minoranze, a patto che fossero alleati degli Stati Uniti, invece che nemici.
Il terrorismo non ammette Paesi o confini, il terrorismo non ha una casa e una religione, il terrorismo è il nemico dell’umanità e quando inizia ad attaccare, morde la mano che l’alimenta.

1176235Note
[1] “Recordings Revealed Between Egyptian Ousted President & Alzawahiri al-Qaeda Leader”, Eman Nabih, 25 ottobre 2013.
[2] “Muslim Brotherhood assassinated the Egyptian Attorney General”, Eman Nabih, 17 aprile 2016.
[3] “Muslim Brotherhood joined ISIS and Al-Qaeda terrorist camps in Eastern Libya”, Eman Nabih, 10 febbraio 2016.
[4] “انفراد.. بالأسماء ضبط أول خلية لداعش ببني سويف.. تكونت باعتصام رابعة وانضمت لبيت المقدس وأجناد مصر وبايعت البغدادي.. اغتالت 12 ضابطًا ومجندًا بينهم العميد المرجاوي ومحمد عبدالسلام”, Al Babwab News, 30 agosto 2014.
[5] “Videos Egypt Under Brotherhood Militias Terror Attacks 14 Aug 2013”, Eman Nabih, 12 marzo 2016.
[6] “Evidence on Mohamed Mursi’s direct link to terror acts in Egypt”, Eman Nabih, 29 gennaio 2014.
[7] “Egypt Presidential Elections Fraud In Favor Of Mohamed Morsi”, Voltaire Network, 21 giugno 2012.
[8] شباب الإخوان يشكلون حركة «داهس» لنشر فكر «داعش» فى مصر, ElSaba7.com, 19 luglio 2014.
[9] جهادي سابق يكشف لـ”فيتو” بالأسماء: هؤلاء قيادات “داعش” في مصر, Vetogate.com, 27 giugno 2014.
[10] اجتماع سري بين قيادي بالتنظيم الدولي للإخوان وأمير «داعش» بالعراق..الجماعة تعرض دعم المقاتلين بالأموال مقابل المساعدة في عودة «المعزول» إلى الحكم.. و«أبو بكر البغدادي» يرفض الأموال ويشترط إعلان البيعة, Vetogate.com, 13 agosto 2014.fb7aa7aca3a61edef9034c7c9b45d271f28ec7bdTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il conflitto armeno-azero sul Nagorno-Karabakh

Ereven, Baku, Tel Aviv e l’Eurasia
Alessandro Lattanzio, 22/4/2016nagorno-karabakh_occupation_mapNell’autunno 2015, i capi politici turchi fecero varie dichiarazioni minacciose contro l’Armenia, il primo ministro turco Davoutoglu disse due giorni dopo aver fatto abbattere l’aereo russo in Siria, che avrebbe “fatto del suo meglio” per aiutare l’Azerbaigian a liberare le sue terre. Le stesse dichiarazioni furono fatte nel corso della riunione tra Erdogan e il presidente azero Ilham Aliev. La Turchia ha molti consiglieri militari nell’esercito azero. Inoltre Ilham Aliev, a Washington per il vertice sulla sicurezza nucleare, si era incontrato con il vicepresidente Biden che gli disse che l’Azerbaigian è strategicamente importante per gli USA confermando il sostegno all’integrità territoriale dell’Azerbaigian, compreso il Karabakh. Nel frattempo, la brigata azera dello SIIL abbandonava la Siria per avviarsi nel Nagorno-Karabakh, attraversando la Turchia. Il 2 aprile si ebbero scontri intensi tra azeri e armeni presso Martuni, Matakert, Fizuli, Tartar e Agdam. Il 3 aprile, il ministero della Difesa dell’Azerbaigian riferiva che il Paese “cessava unilateralmente le ostilità nel Karabakh“, ma senza rispettarlo. Secondo il Ministero della Difesa armeno, le forze armene avanzarono sulle posizioni occupate dalle truppe azere il 2 aprile, bombardandone le posizioni presso Martakert, nel Nagorno-Karabakh. E nonostante il cessate il fuoco, nel Karabakh almeno altri 5 carri armati azeri furono distrutti dai bombardamenti delle forze armene, mentre tre civili armeni venivano uccisi dal bombardamento notturno azero sul villaggio di Talysh. In un caso, un drone IAI Harop veniva fatto schiantare dagli azero su un autobus con militari armeni a bordo, uccidendone 7. Il Ministero della Difesa dell’Armenia riferiva che un attacco azero era stato respinto, “Le unità azere cercando di attaccare ed avanzare, finivano sotto l’accurato tiro dell’artiglieria delle Forze Armate del Nagorno-Karabakh, e venivano completamente distrutte“. Difatti, il Ministero della Difesa armeno aveva dichiarato che negli scontri nel Nagorno-Karabakh, iniziati il 2 aprile, almeno 29 carri armati azeri erano stati distrutti.
Nel 2009 Turchia e Azerbaigian firmarono un accordo di cooperazione militare. Baku dispone di un esercito di 57000 effettivi, dotati di 100 carri armati T-90S acquistati nel 2013-2015, 400 carri armati T-72 aggiornati allo standard ASLAN dell’azienda israeliana Elbit Systems, con nuovi sistemi di rilevamento e corazze aggiuntive. Similmente venivano modernizzati 400 BMP-2 e BTR-70, che affiancano 100 BMP-3M e 100 BTR-80A acquisiti dal 2007 e 2015. La riserva delle forze armate azere conta centinaia di mezzi corazzati T-55, BMP-1, MT-LB e BTR-60. Riguardo ai blindati leggeri, il materiale è quasi completamente costituito da mezzi turchi Otokar Cobra e ZPT, israeliani Abir e Storm, e da 140 mezzi blindati Marauder e Matador prodotti su licenza sudafricana nel 2009 – 2014. L’artiglieria è stata modernizzata adottando 15 semoventi israeliani Atmos-2000 e Cardom, 36 semoventi da 155mm turchi Firtina e da lanciarazzi pesanti russi TOS-1, entrati in servizio dal 2010. Le armi di supporto della fanteria comprendono missili anticarro israeliani Spike e MANPAD russi SA-24, mentre una trentina di UAV e radar israeliani e russi sono impiegati per il supporto all’artiglieria azera. Ma gli UAV, Hermes-450, Heron, Orbiter e Seacher di produzione israeliana vengono utilizzati anche dall’aeronautica azera che, inoltre, allinea 13 MiG-29 acquistati dall’Ucraina e ammodernati nel 2006, 11 Su-25 acquistati dalla Bielorussia nel 2009, 24 elicotteri d’attacco Mi-24 Hind aggiornati allo standard Mi-35M nel 2011, 12 velivoli da supporto aereo L-39 e 66 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea azera dispone di 2 batterie di SAM Barak-8 israeliani e 2 batterie di S-300PMU2 russi.
middle_1459748981_5013290 Le Forze Armate armene dispongono di 56000 effettivi e le forze di autodifesa del Nagorno Karabakh di altri 21000 effettivi. L’esercito armeno dispone di 137 carri T-72 e 20 carri armati T-80 ceduti dalla Federazione russa, di 450 blindati da combattimento BMP-1 e 2, BTR-70 e BRDM. Il parco dell’artiglieria è composto dai classici pezzi sovietici e da missili a corto raggio Iskander con personale russo. La fanteria armena dispone di mortai israeliani, missili anticarro russi e francesi, e di missili antiaerei spalleggiabili russi Igla. L’Aeronautica armena schiera 15 velivoli d’attacco Su-25 e 6 aerei da supporto L-39 acquistati da Ucraina e Slovacchia nel 2004-2010, e 16 elicotteri d’attacco Mi-24 e 18 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea di Erevan dipende dai reparti dell’Aeronautica Militare russa. Nel febbraio 2016, il governo russo e quello armeno firmarono un accordo per concedere all’Armenia un prestito di 200 milioni di dollari per il finanziamento dell’acquisizione di materiale militare dalla Russia, tra cui MLRS Smerch, sistemi missilistici antiaerei portatili Igla-S, complessi per il disturbo elettronico Avtobaza-M, sistemi lanciafiamme pesanti TOS-1A, missili anticarro 9K113M, razzi anticarro RPG-26, fucili di precisione Dragunov, autoblindo Tigr, mezzi per genieri e sistemi di telecomunicazione. Il Ministero della Difesa russo schierava 4 caccia Mikojan MiG-29SMT, 9 cacciabombardieri MiG-29 e 1 elicottero Mil Mi-8MT nella base russa di Erebuni, presso Erevan, capitale dell’Armenia. Gli armeni avrebbero subito 63 caduti (15 ufficiali, 34 soldati, 11 volontari e 2 soldati della riserva e 1 ufficiale è disperso), oltre a quindici civili uccisi, e la perdita di 7 carri armati, mentre gli azeri avrebbero perso di 36 mezzi corazzati, diversi pezzi d’artiglieria, 2 elicotteri, 7 droni e 300-600 effettivi. I militari azeri avevano occupato le cime presso Seisulan, Talish e Madagiz.
Mentre le Forze Armate armene schieravano missili anticarro 9P148 Konkurs e sistemi mobili missilistici antiaerei 9K33 Osa, il Presidente dell’Armenia Serzh Sargskan, in un incontro con gli ambasciatori dell’OSCE a Erevan, dichiarava che l’Armenia riconosce l’indipendenza della Repubblica del Nagorno-Karabakh (NKR) e che l’Azerbaigian inasprirà l’offensiva. Secondo Sargsjan, “L’Armenia, nell’ambito del cessate il fuoco del 1994, continuerà ad adempiere ai propri obblighi per garantire la sicurezza della popolazione del Nagorno-Karabakh”, mentre Erevan avviava il lavoro per un trattato di cooperazione militare con l’esercito del NKR. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan affermava, “Preghiamo i nostri fratelli azeri che prevalgano in questi scontri. Se il gruppo di Minsk avesse compiuto i passi giusti e decisivi, tali incidenti non sarebbero accaduti. Tuttavia, le debolezze del Gruppo di Minsk purtroppo hanno portato la situazione a questo punto“. Al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (CIO) del 12 aprile ad Istanbul, presieduto dal presidente della Turchia Recep Erdogan, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu affermava l’importanza dei “territori occupati” islamici: Palestina, Nagorno-Karabakh e Crimea, sottolineando l’urgenza di ricorrere a mezzi culturali, religiosi ed altri, per recuperare questi territori staccati dall’Ummah islamica. Il comunicato finale del vertice condannava la Repubblica di Armenia, accusata di aggressione alla Repubblica dell’Azerbaigian ed esprimeva interesse sui tartari della Crimea, alla luce dei “recenti sviluppi” nella penisola. Il capo degli estremisti della cosiddetta “Majlis dei tartari di Crimea” Mustafa Abduelcemil Qirimoglu partecipava ad una riunione congiunta con i presidenti turco e azero. Al vertice era presente anche il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, che ad Ankara riceveva la massima onorificenza della Turchia. Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev sosteneva l’Azerbaigian e il Kazakistan poneva il veto a una riunione dei Primi ministri dell’Unione economica eurasiatica (UEE) a Erevan, mentre i media armeni sponsorizzati dagli USA alimentavano speculazioni anti-russe. Da un lato, gli Stati Uniti esprimevano sostegno ad Aliev attraverso la Turchia, ma dall’altra i diplomatici statunitensi sostenevano la campagna mediatica armena.
azerbaycan_ve_turkiye_ortak_hava_tatbikati_yapacakL’ex-ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman accusava l’Armenia di aver provocato i quattro giorni di scontri, “l’Azerbaigian non aveva alcuna ragione per l’escalation del conflitto”, nonostante il fatto che si stato proprio l’Azerbaigian a lanciare l’offensiva per rioccupare la Repubblica del Nagorno-Karabakh. E l’ex-generale delle Forze di Difesa Israeliane Ephraim Sneh osservava che l’Azerbaigian è un “alleato strategico” d’Israele e che Baku “ha bisogno di tutto l’aiuto diplomatico che Israele può raccogliere“. Sneh accusava Tel Aviv di “rimanere in silenzio” nel momento del bisogno per Baku, spiegando che l’Azerbaigian è uno dei pochi amici d’Israele nel mondo islamico e che ne assicura la sicurezza energetica, dato che Baku fornisce ad Isarele il 40% del petrolio. La mediazione della Russia sul conflitto, secondo Sneh, era disastrosa per Baku e accusava l’Armenia delle violazioni del cessate il fuoco. Ma Sneh affermava di aver fiducia che “ora che l’Azerbaigian ha dimostrato superiorità militare, ci sia la possibilità di negoziati diplomatici reali che portino ad un accordo tra i due Paesi”, cioè cedere il Nagorno-Karabakh a Baku. Secondo Sneh, gli azeri potrebbero prendere esempio da Tel Aviv negoziando secondo la formula “terra in cambio di pace”, usata da Israele con l’Egitto per restituire la penisola del Sinai. Per Sneh gli azeri dovrebbero fare lo stesso promettendo all’Armenia pace in cambio del Nagorno-Karabakh, la “debole economia armena ne beneficerebbe da tale accordo, e il miglioramento delle relazioni economiche con la Turchia sono un importante vantaggio economico di cui l’Armenia può essere certa non appena si ritira dai territori azeri occupati. Nel frattempo, l’Azerbaigian ha bisogno di un ben più robusto appoggio diplomatico di quanto riceva oggi“, si lamentava Sneh riguardo l’atteggiamento di Tel Aviv. In realtà Israele ha venduto a Baku droni, sistemi radar, centri di comando ed equipaggiamenti per l’intelligence, entrando anche nel consorzio per fornire all’Azerbaigian un satellite di osservazione da 150 milioni di dollari. Il presidente del partito Meretz, Zehava Galon, avvertiva che Israele intendeva inviare altri droni a Baku, sollecitando il ministro della Difesa Moshe Yalon ad interrompere le vendite di armi agli azeri finché Baku non sospenderà del tutto i combattimenti nel Nagorno-Karabakh. Lo specialista d’intelligence israeliano Yossi Melman affermava che che Israele ha un’enorme e assai segreta presenza nella difesa dell’Azerbaigian, spiegando che Israele e Azerbaigian hanno scambi commerciale per 5 miliardi di dollari, più di quello tra Israele e la Francia. “La maggior parte degli scambi resta riservata, essendo composta da petrolio azero venduto ad Israele e di tecnologie belliche e d’intelligence israeliane acquistate dall’Azerbaigian,… il secondo maggiore mercato in Asia, dopo l’India, per le armi israeliane. I migliori promotori delle vendite militari sono ministri e funzionari in cravatta israeliani che visitano la nazione caucasica. The Washington Post permise al mondo di avere una finestra sulle relazioni segrete tra i due Paesi quando pubblicò una foto del ‘drone suicida’ israeliano fatto esplodere su un autobus che portava combattenti armeni in prima linea. Sette persone furono uccise, e il governo armeno protestò con Israele. Pochi giorni dopo l’incidente, giornalisti militari visitavano le strutture delle Israel Aerospace Industries venendo informati sui vari prodotti, dai droni ai satelliti, che l’azienda vende. A un portavoce delle IAI è stato chiesto se la società era coinvolta nelle rivelazione del Washington Post. Si rifiutava di rispondere, ma sorrise quando un giornalista commentò che tale foto era utile per gli affari promuovendo la vendita di prodotti definibili ‘testati in combattimento’“. Oltre ai legami militari, i due Paesi hanno anche forti legami d’intelligence, con il Mossad che ha creato una grande stazione in Azerbaigian per eseguire operazioni nel Caucaso settentrionale. Russi e iraniani avevano accusato l’Azerbaigian di permettere al Mossad di usare il proprio territorio per operazioni che vanno dal “reclutamento e impianto di agenti” a “intercettazione delle comunicazioni e ricognizione aerea“. Inoltre, più di un anno fa, l’Iran affermò di aver abbattuto un drone israeliano. Melman concludeva osservando come “il presidente azero Ilham Aliev sia stato citato in un cablo di WikiLeaks inviato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baku secondo cui ‘le relazioni bilaterali fra Azerbaigian e Israele sono come un iceberg. I nove decimi sono al di sotto della superficie’. Apparentemente, Israele e Azerbaigian sono una strana coppia, male assortita, ma d’altra parte, Israele non è troppo schizzinosa nella scelta degli amici quando si tratta di vendita di armi ed interessi nazionali. Un rapido sguardo alla mappa mostra che l’Azerbaigian confina con l’Iran, nemico giurato d’Israele, spiegando le priorità d’Israele“.
Il 6 aprile, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian confermava che l’accordo sul cessate il fuoco, sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, era stato raggiunto con la mediazione della Russia, durante la riunione a Mosca dei capi di Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Azerbaigian Najmadin Sadigov e dell’Armenia Jurij Khachaturov. “Nel corso della riunione è stato raggiunto un accordo per porre fine alle operazioni militari sulla linea di contatto delle forze dell’Azerbaigian e dell’Armenia“, dichiarava il ministero. I Ministeri della Difesa armeno e azero annunciavano la cessazione delle operazioni in Nagorno-Karabakh dalle 11:00, ora di Mosca, del 5 aprile. Il 7 aprile, in un vertice a Baku tra il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov, poche ore dopo che l’Azerbaigian aveva rinunciato a un grande attacco militare contro il Nagorno-Karabakh (voluto dal presidente turco Erdogan), il Ministro degli Esteri russo dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian avviavano i colloqui per realizzare il corridoio dei trasporti Nord-Sud, “Abbiamo discusso le questioni relative alla sfera materiale della cooperazione. Siamo d’accordo sul fatto che le nostre agenzie istituzionali dovranno avviare lo studio nel dettaglio degli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti “Nord-Sud” lungo la costa occidentale della Mar Caspio. Questo implica anche la cooperazione fra i servizi consolari e di uso comune, ed oggi abbiamo deciso su questo punto“.trend_mammadyarov_zarif_lavrov_070416_02Riferimenti
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Putin crea la Guardia Nazionale Russa

Saker, 16 aprile 2016

18747_1000Il recente annuncio del Presidente Putin sulla creazione della Guardia nazionale russa ha innescato una raffica di speculazioni selvagge sulle ragioni di questo importante passo. Alcuni esperti lo vedono come passo per preparare la sanguinosa repressione delle insurrezioni, altri ipotizzano che Putin abbia bisogno di una nuova forza per affrontare proteste e rivolte, mentre altri hanno suggerito che la Guardia Nazionale diverrebbe “l’esercito di Putin”. In realtà, la questione è molto più semplice e molto più complicata. In primo luogo, diamo un’occhiata a forze e unità che saranno riunite nella Guardia nazionale:
Truppe del ministero dell’Interno (circa 170000 effettivi)
Personale del Ministero delle Situazioni di emergenza
Forze antisommossa della polizia OMON (circa 40000 effettivi)
Forze di reazione rapida (SOBR, circa 5000 effettivi)
Centro di Classificazione Speciale delle Forze di Reazione Operativa e Aviazione del Ministero degli Interni, tra cui le unità delle forze speciali Zubr, Rys‘ e Jastreb (circa 700 operativi)
Quindi si parla di una forza totale di circa 250000 effettivi che probabilmente raggiungeranno i 300000 nel prossimo futuro. Comunque, questa è una forza impressionante e potente che può affrontare tutte le possibili minacce interne. Inoltre, il Ministero degli Interni includerà il Servizio Federale della Migrazione (FMS) e il Servizio Federale Antidroga (FSKN). Questo consolidamento è importante perché lega praticamente tutte le forze di sicurezza interna della Federazione Russa, con l’eccezione dell’assai importante Servizio Federale di Sicurezza (FSB). Cosa ancora più impressionante è l’elenco dei compiti assegnati alla nuova Guardia Nazionale, che comprenderà:
Tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza
Operazioni antiterrorismo
Operazioni contro i gruppi estremisti
Difesa territoriale della Federazione Russa
Protezione di importanti strutture e cariche speciali statali
Protezione su base contrattuale della proprietà dei cittadini e delle organizzazioni approvate dal governo russo
Assistenza alle truppe di confine del Servizio Federale di Sicurezza nel proteggere i confini di Stato della Federazione Russa;
Forze dell’ordine in materia di traffico di armi
Comando delle truppe della Guardia Nazionale della Federazione Russa
Protezione sociale e giuridica dei militari della Guardia Nazionale Russa.
E’ un elenco impressionante che conferma solo che l’intero spettro delle missioni di sicurezza interna sarà affidato alla Guardia Nazionale. Cosa ancora più sorprendente è il nome della persona che Vladimir Putin ha nominato nuovo comandante in capo della Guardia Nazionale: Generale Viktor Zolotov, un “puro” uomo della sicurezza a capo del Servizio di sicurezza del Presidente della Repubblica e considerato molto vicino a Vladimir Putin. Ciò significa, come alcuni hanno ipotizzato, che Putin teme per la propria sicurezza e che costruisce una guardia pretoriana personale? Quasi. Ma ciò infatti significa che Putin prende il controllo personale e diretto di ciò che considera i massimi compiti prioritari nell’affrontare le principali minacce alla sicurezza della Russia. Parliamo esattamente delle capacità di cui l’Unione europea ha bisogno e che manca totalmente:
Capacità chiudere le frontiere da un massiccio flusso di rifugiati
Capacità di filtrare un grande flusso di rifugiati
Capacità di affrontare grandi violenze e rivolte
Capacità di affrontare il terrorismo, anche su larga scala
Possibilità di centralizzare l’intelligence sulle minacce interne
Capacità d’imporre lo stato di emergenza su un’intera regione
Capacità di schiacciare qualsiasi insurrezione, anche sostenuta dall’estero
Capacità di cercare e distruggere gruppi estremisti e terroristici
Capacità d’interdire i flussi di armi e narcotici utilizzati per finanziare quanto sopra
e, soprattutto, capacità di fare tutto questo senza ricorrere alle Forze Armate regolari.
Ciò dimostra che i russi hanno tratto importanti lezioni su organizzazione e operazioni delle guerre in Cecenia e che si preparano a difendere la Russia dalle minacce provenienti da ovest (Ucraina) e da sud (SIIL) senza caricare questi compiti di sicurezza sulle Forze Armate fondamentalmente diverse dalle Forze di sicurezza o polizia interna. Naturalmente, sarà una fin troppo potente forza per affidarla a un uomo affidabile meno del 100%, ma il fatto che Putin abbia scelto l’uomo cui si fida completamente non significa che teme per se stesso, per le prossime elezioni o qualsiasi altra assurdità vomitata dai media aziendali. La popolarità di Putin è ancora alle stelle proteggendolo molto di più di qualsiasi forza o grande alleato. Inoltre, la protezione di Putin rimarrà compito di FSO ed FSB. Un tema che i documenti ufficiali non menzionano è la questione del supporto informativo alla nuova Guardia Nazionale. La soluzione più logica sarebbe creare un nuovo servizio d’intelligence per la Guardia Nazionale e la mia ipotesi è che è esattamente ciò che il Cremlino farà. Infine, alcuni esperti hanno suggerito che la nuova Guardia Nazionale potrebbe avere la funzione di mantenimento della pace internazionale. Sono d’accordo solo se si parla di operazioni di mantenimento della pace ai confini, come ad esempio nel Donbas o in Asia centrale. Le altre missioni di pace probabilmente rimarranno sotto il controllo delle forze armate (che hanno diverse unità specializzate dedicate a tali missioni). La creazione della guardia nazionale è un’idea eccellente che darà alla Russia i mezzi per difendersi contro le più probabili minacce al territorio e alla popolazione nel prossimo futuro.1423045167_447073_73Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Egitto: speranza per l’indipendenza politica araba

Aleksandr Kuznetsov, SCF 16/04/2016

4857b14fe4ad6f34ceaca282be8ed105Ultimamente sono apparse notizie che il divieto di voli per l’Egitto alle compagnie aeree russe sarà esteso al 2016, risalente al 31 ottobre 2015, quando un aereo di linea russo Airbus A321 precipitò nella penisola del Sinai. Molti pensano che l’attentato al jet russo fosse collegato alla risposta del Qatar alle operazioni delle Forze Aerospaziali della Russia in Siria. Dato che da quando esplosero le prime manifestazioni in Siria, Doha è un attivo sostenitore dell’opposizione antigovernativa armata nel Paese. Fin dal 2013, il Qatar rafforzava l’organizzazione terroristica nota come Stato islamico (SI). Doha non solo ebbe un ruolo di primo piano nella lotta al regime baathista di Damasco, ma cercava di indebolire anche la posizione dell’Arabia Saudita, che utilizzava le fazioni armate antigovernative filo-saudite per combattere lo SI. Nel 2013 i nemici di Damasco pensavano che i giorni del governo Assad fossero contati, e si combatterono per spartirsi il bottino siriano. L’attentato dell’ottobre 2015 è stato, in un certo senso, un avvertimento alla Russia. Ma l’attentato aveva anche un altro obiettivo: danneggiare il turismo in Egitto. Nel 2012 il Qatar contribuì a portare i Fratelli musulmani al potere a Cairo e sostenne in modo occulto il regime di Muhamad Mursi. Nell’estate 2013 cominciarono a circolare voci sulla possibile privatizzazione del Canale di Suez da parte di imprese del Qatar, l’Egitto, ovviamente, si sarebbe trasformato in una colonia di Doha… Ma i piani di Doha furono sventati dal rovesciamento del governo dei Fratelli musulmani nel luglio 2013. L’Egitto si rivelò troppo grande per i “Fratelli”, che non sapevano cosa farne. Le tensioni tra islamisti e forze laiche si moltiplicarono, e gli islamisti non ebbero il consenso. I salafiti egiziani lavoravano attivamente contro i Fratelli musulmani, e nell’estate 2013 il caos infuriava selvaggiamente in Egitto. In tali condizioni era impossibile investire o condurre affari di qualsiasi tipo in modo normale. Aumentò drammaticamente l’intolleranza religiosa e le aggressioni agli sciiti divennero più frequenti (il Paese ha una popolazione di diverse centinaia di migliaia di sciiti). Allo stesso tempo, la posizione dei cristiani copti in Egitto, circa sette milioni ed oltre il 10% della popolazione, peggiorava. Roghi di chiese e aggressioni ai cristiani copti divennero quotidiani. Il governo islamico non poteva o non voleva affrontare la situazione. Di conseguenza, la base del movimento tamàrrud lanciò la rivolta contro il governo dei Fratelli musulmani con il supporto dell’esercito. Il Generale Abdalfatah al-Sisi salvò l’Egitto dalla guerra civile. Dopo che la Fratellanza musulmana fu deposta, l’influenza del Qatar nel Paese crollò. Il colpo di Stato fu sostenuto da Riyadh che estese un generoso credito al governo militare egiziano, ma Cairo non divenne un fantoccio saudita. Sotto la guida del Generale Sisi, l’Egitto ha cominciato a recuperare la politica del nazionalismo arabo. L’Egitto fu il primo campione di quel movimento con l’amministrazione del Presidente Gamal Abdel Nasser. Non è un caso che il giornalista arabo più anziano, Muhamad Hasanayn Hayqal, amico e vicino di Nasser, divenne consigliere presidenziale di Sisi e autore di molti suoi discorsi. Hayqal è recentemente scomparso all’età di 92 anni.
I nuovi leader egiziani sono nettamente contrari al rovesciamento di Bashar al-Assad, e nel settembre 2015 in realtà supportarono le operazioni delle Forze di Difesa Aerospaziale della Russia nel Paese. Il Governo di Abdalfatah al-Sisi sostiene il governo laico libico di Tobruq guidato da Abdullah al-Thani e dal generale Qalifa Balqasim Haftar, che guidano la lotta contro i terroristi dello Stato islamico. Un’alleanza strategica russo-egiziana inizia a prendere forma.
L’Egitto occupa una posizione geopolitica unica, tra Maghreb e Mashriq, vale a dire, le parti asiatica e africana del mondo arabo. Controllando il passaggio dall’Oceano Indiano al Mar Mediterraneo, l’Egitto può influenzare Siria, Palestina, Arabia (Yemen) e Nord Africa. Il Medio Oriente non ha dimenticato che ogni importante decisione strategica nel mondo arabo, dalla seconda metà del XX secolo, fu presa nell’asse Cairo – Baghdad – Damasco. Egitto, Siria e Iraq erano un tempo i più potenti Stati del Medio Oriente. Lentamente questa situazione cominciò a cambiare alla fine degli anni ’70, quando le monarchie del Golfo, con un ordine del giorno islamista, si misero al centro della scena. L’espansione sproporzionata del loro potere è una delle cause della crisi in Medio Oriente. Damasco ha sopportato tanta aggressione che molto tempo passerà prima che possa assumere il ruolo di centro regionale indipendente. E il futuro dell’Iraq è incerto. Cairo resta l’unica speranza per la rinascita della politica araba indipendente. La minaccia del terrorismo è la peggiore per l’Egitto, ma il pericolo non va esagerato. I problemi maggiori si riscontrano nella penisola del Sinai, dove i terroristi del cosiddetto Stato islamico hanno proclamato il Wilayat Sinai. Le altre regioni del Paese e le grandi città sono abbastanza tranquille. Il tallone d’Achille dell’Egitto continua ad essere l’economia. Dopo che Abdalfatah al-Sisi ha preso il potere, il governo è riuscito a ridurre la disoccupazione. I nuovi leader egiziani elaborano piani per ampliare il Canale di Suez e creare zone industriali per prodotti high-tech. Tuttavia, questi piani ambiziosi sono ostacolati dalla mera mancanza di fondi. Il governo egiziano acquista gran parte del cibo del Paese (Cairo compra il 40% del grano dall’estero) ed è costretto a sovvenzionare le importazioni, dato che gli egiziani poveri non possono permettersi di comprare il pane a prezzi di mercato. Così l’Egitto o richiederà prestiti ad istituzioni finanziarie internazionali (con il rischio che l’occidente possa porre proprie richieste politiche) oppure svalutare la lira egiziana. Quest’ultimo passo comporterebbe tagli alle sovvenzioni e il rischio di rivolte sociali. Una lira più economica potrebbe aiutare l’industria del turismo, ma dopo la tragedia nel Sinai, i villaggi egiziani sono vuoti. L’afflusso di turisti non solo dalla Russia, ma anche da Gran Bretagna e Germania, è crollato. L’aiuto all’Egitto potrebbe assumere la forma degli investimenti. Data la situazione attuale, un Paese che stende una mano a Cairo troverà un alleato affidabile nella regione.

Muhamad Hasanayn Hayqal

Muhamad Hasanayn Hayqal

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Sito Aurora

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