Guerra sul Libano o sul prezzo del petrolio?

Tom Luongo, 13 novembre 2017Sembra che ogni giorno ci avvicini alla guerra mondiale. Le turbolenze dell’Arabia Saudita ora diventano aggressione a Libano e Iran. La Lega araba si riunisce per discutere dell’Iran. I sauditi attivano la loro forza aerea. La guerra di propaganda è a pieno ritmo e Israele aumenta la bellicosità contro Siria e Libano. Se avete seguito il mio lavoro precedente (qui e qui) saprete che non credo a una parola che ciò porti alla guerra. Sauditi e l’alleato ora conclamato Israele fanno rumore e, in alcuni casi, continuano ad agire aggressivamente. Ma non possono fare nulla di più sostanziale senza una parola da Stati Uniti e/o dalla Russia. Infatti, più agitano le sciabole, più è probabile che saranno messi al loro posto. Nel fine settimana i presidenti Trump e Putin s’incontravano in Vietnam, per quanto brevemente, pubblicando dichiarazioni che chiarivano che, nonostante l’opposizione dello Stato profondo, sono in sintonia su una nuova guerra. Non la vogliono. Israele cerca di spacciare l’accordo di Amman firmato da Putin e Trump come creazione di una “zona senza l’Iran” nei pressi delle alture del Golan, ne è la prova. Israele, in ogni caso, non è altro che un istigatore in quella parte della Siria, cogliendo ogni occasione per attaccare impunemente il vicino sovrano ogni settimana. E il tentativo di spacciarlo alla propria gente come prova dell’influenza sui colloqui chiarisce la debolezza della posizione del governo israeliano. Mentre si avvicina il vertice di Sochi, dove avrà inizio il processo politico per la Siria del dopoguerra, sarà più evidente che Israele sarà solo se continua ad essere aggressivo. L’accordo di Amman è un passo lontano da ulteriori guerre. Quindi, se non è per la guerra, allora per cos’è tutto questo? Semplice. I soldi. I sauditi hanno bisogno di barili a 65-70 dollari da quest’anno in poi. Il rumor di sciabole e persino attaccare Hezbollah creando un possibile disagio nei rifornimenti darà ai manipolatori del petrolio il coraggio di alzare il prezzo.

Purga o Putsch?
Ci sono due scuole di pensiero su Muhamad bin Salman, e come Alexander Mercouris, credo all’unione del peggio di entrambi. “Le idee su Muhamad bin Salman variano tra chi lo vede autentico riformatore che sa che l’Arabia Saudita ha urgente bisogno di cambiare per evitare il collasso e chi lo vede come azzardato dittatore che intende concentrare in sé il potere saudita. Queste due teorie non si escludono. È possibile che Muhamad bin Salman sia entrambe le cose: intende diventare il dittatore per attuare le riforme che crede l’Arabia Saudita abbia bisogno per sopravvivere e probabilmente crede anche non possano essere realizzate in altro modo”. Così, per il momento guarda la situazione cercando di dirigerla, per quanto può, verso i suoi obiettivi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ritiene ancora di aver il sostegno del governo statunitense e sfrutta il caos che Bin Salman ha creato per assicurarsi un futuro politico che, come già visto, è al lumicino. E ciò significa minacciare la stabilità regionale con una guerra per alzare il prezzo del petrolio. La notizia su una riunione di emergenza della Lega araba per discutere la “situazione dell’Iran” e mettere la forza aerea saudita in allerta, rientra nella stessa linea. Finora, tuttavia, i prezzi del petrolio si rifiutano di muoversi. E c’è il momento in cui i commercianti chiamano sempre il bluff dei leader mondiali che sembrano volere la guerra. I commercianti di petrolio ed oro si “stancano della guerra” abbastanza rapidamente e quasi sempre svaniscono dal raduno facendo prevalere le menti fredde. Può essere normale, ma questa volta penso che ci sia un bel richiamo. Trump da parte sua, non può trarre vantaggio dal caos. Si noti come tutti si concentrano sull’Arabia Saudita e non su piccoli dettagli in Siria?

Lebaneezer Scrooge
Il perché non vedremo una guerra è ovvio. Il nuovo principe ereditario saudita s’è smascherato come piccolo gangster arrestando e facendo dimettere il primo ministro libanese Sad Hariri. L’obiettivo era ovviamente spingere il governo libanese nel caos e provocare una violenta risposta da Hezbollah. Non funzionava. Infatti, è accaduto il contrario, com’era prevedibile. Le operazioni di cambio regime maldestre come questa incontrano sempre resistenza. Il governo della coalizione non è caduto. La gente lo sostiene. Le affermazioni del leader di Hezbollah Hasan Nasrallah sulle dimissioni di Hariri erano forti ma misurate. E la mancanza di violenze da parte di Hezbollah parla chiaro puntando il riflettore su bin Salman e la sua follia. Bin Salman ha tentato una mossa del genere col Qatar all’inizio dell’anno, costringendo gli altri membri del Consiglio di cooperazione del Golfo a bloccare finanziariamente e fisicamente il Qatar col preteso del sostegno ai terroristi. Non abboccando Hezbollah dice ai commercianti petroliferi sauditi di lavorare molto più duramente per avere i risultati dovuti. In entrambi i casi la Russia, con la sua struttura ed economia superiori, può andare avanti qualsiasi cosa accada al petrolio.

Nuovo vantaggio di Putin
Quindi, non si pensi che Putin sostenga i sauditi su questa mossa per aumentare di 20 dollari il petrolio. I media negli Stati Uniti ne avranno di che chiacchierare tra 3… 2 … 1. Infatti, sono sicuro che Putin voglia i sauditi disperati, e il prezzo attuale del petrolio è un po’ troppo alto per questo. 63 dollari per il Brent Crude è ottimo per l’economia russa. Sarebbe meglio per sauditi e Stati Uniti, come una nuova relazione di UBS dice, una crescita del PIL degli Stati Uniti quest’anno, per lo più dato dall’aumento dei prezzi del petrolio che porti a rinnovare le perforazioni. I sauditi hanno bisogno di 65-70 dollari al barile per stabilizzare il loro budget. Gli Stati Uniti hanno bisogno di prezzi più alti per sostenere la crescita. Nel frattempo l’economia della Russia si diversifica dal petrolio e relativo legame col dollaro statunitense. Quindi, non aspettatevi più di questo. Perché mentre i sauditi hanno bisogno di prezzi del petrolio più elevati, non possono creare una guerra per procura per ottenerli. Devono farlo da soli e sarebbe catastrofico per loro. Quel che è più probabile è che il prezzo arrivi a 55 dollari al barile Brent Crude. Putin continua ad accordarsi sulle armi economiche e difensive con tutta la regione promuovendo pace e stabilità. E lentamente ma sicuramente questi accordi costruiscono l’esatto quadro finale. Ora, tocca a Trump convincere Israele e Arabia Saudita ad aderivi ufficialmente, e a rendersi conto che non appaiono, e neanche davvero, controllare il prezzo del petrolio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Trump e la missione del futuro re saudita

Nasser Kandil, 14 novembre 2017 – Comitato Valmy
Nasser Kandil è un politico libanese, ex-deputato, direttore di Top News e caporedattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Cos’è successo? Ecco un’analisi riassunta dagli ultimi articoli e trasmissioni di Nasser Kandil. Sembra rispondere a molte domande.Le realtà e l’equilibrio delle forze sul campo suggeriscono che l’alleanza statunitense-saudita-sionista non sia pronta ad intraprendere la follia di una grande guerra in Medio Oriente, ma non escludono che cerchi di raggiungere propri fini con una guerra meno intensa su un fronte giudiziosamente scelto, per riequilibrare la situazione attuale favorevole alle forze della Resistenza e dell’alleato russo. Una complessa equazione che l’alleanza ha recentemente cercato di risolvere appoggiando i separatisti curdi, impedendo la liberazione di al-Buqamal, considerando una guerra limitata nella Siria meridionale e nel sud del Libano. Ma tali piani si sono rivelati vani nel confronto globale. Infatti, il sostegno del piano separatista curdo in Iraq avrebbe probabilmente portato a una guerra contro almeno Iran, Iraq e Turchia; l’insistenza degli Stati Uniti nell’impedire agli eserciti siriano e iracheno e alle forze della Resistenza di convergere su al-Buqamal, dicendo che il confine siriano-iracheno era una linea rossa, significava entrare in guerra con Siria, Iran, Hezbollah e Hashd al-Shabi, sostenuti dalla Russia; mentre la guerra nella Siria meridionale o in Libano meridionale avrebbe messo Israele nel mirino di migliaia di razzi da Libano, Siria e Iran. Ma le guerre non sono roba per dilettanti, specialmente quando si tratta di avventurieri come coloro che avviano guerre perse in partenza, come nello Yemen. Errori che saranno fatali per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il principe ereditario saudita Muhamad bin Salman e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che giocano la loro parte, ma nei limiti consentiti dai militari e dall’intelligence statunitensi. Tuttavia, Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia, Arabia Saudita, Israele ed alleati operano nella zona geografica che va dalla Russia al Golfo e dall’Iran al Mediterraneo. Un’area geografica tradizionalmente definita “Medio Oriente” e che gli Stati Uniti tentavano d’espandere nel “Grande Medio Oriente” considerandolo propri spazio vitale e zona esclusiva d’influenza [2]. Questo senza contare l’inaspettato passo della Russia divenuta attore principale nella regione, soprattutto perché dal crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti si dimostrano incapaci di risolvere i conflitti. Una regione fortemente ricca e corrispondente più precisamente a quella definita dalla visione strategica dei “cinque mari” sviluppata nel 2004 dal Presidente Bashar al-Assad [3]. Infatti, è proprio in questa regione specifica che si svolgono lotte e guerre dirette o indirette che probabilmente porteranno a un nuovo ordine regionale e, di conseguenza, mondiale.
Cinque mari e quindi “cinque spazi vitali” dove gli Stati Uniti non sono più decisivi:
• Mar Caspio: dove il conflitto si è concluso a favore di due importanti attori, Iran e Russia; il Kazakistan ha ospitato nella sua capitale Astana incontri sulla Siria sotto la direzione russa e l’Azerbaigian che, mentre prima ospitava aerei israeliani destinati a colpire l’Iran e si preparava a competere col petrolio russo in Europa attraverso l’oleodotto turco, recentemente firmava un accordo di cooperazione strategica trilaterale con Iran e Russia a Tehran, mentre orbita verso la Turchia.
• Il Mar Nero: dove la guerra alla Siria e la sicurezza nazionale spinsero la Turchia a rivedere le proprie alleanze e a rivalutare i propri interessi, in modo da entrare, in parte, nell’alleanza russo-iraniana nonostante adesione alla NATO e il conflitto ancestrale con la Russia.
• Golfo Persico: dove una guerra sarebbe catastrofica per tutti, con Iran e Stati Uniti che si affrontano tramite la flotta statunitense.
• Mar Mediterraneo: dove una guerra sarebbe ancora più catastrofica, questo spazio è un lago internazionale con la presenza di statunitensi, francesi, inglesi, italiani, spagnoli, russi, turchi, siriani, israeliani…
• Mar Rosso: infine, l’unico spazio in cui è ancora possibile cambiare l’equilibrio delle forze senza rischiare un confronto globale, quindi l’ultimo spazio che permetta agli Stati Uniti di condurre la guerra per procura che gli serve. Sono presenti sul Mar Rosso: Cina a Gibuti; Iran in Eritrea, come dicono statunitensi, sauditi ed israeliani; Arabia Saudita; Egitto; Israele e Yemen.

I. Missione nello Yemen, sottrarre il porto di al-Hudayda ad Ansarallah
Ma solo Egitto e Yemen sono alle estremità nord e sud del Mar Rosso. Pertanto il controllo di questo mare per gli Stati Uniti implica la presenza saudita sulle coste dello Yemen, tra cui al-Hudayda, e allo stesso tempo ridurre il ruolo dell’Egitto alla neutralità. La “guerra di al-Hudayda” è dunque una guerra limitata, scelta per evitare una guerra in cui Stati Uniti e Israele sanno di non poter essere coinvolti. Se il saudita vincerà, sarà a vantaggio della coalizione internazionale. Se sarà sconfitto, sarò l’unico a subirne le conseguenze, specialmente perché ha già largamente compensato dalla campagna contro i cugini, spogliati delle loro fortune in una notte senza luna.

II. Missione in Siria, nascondere gli invasori di Raqqa sotto un’identità araba
A fine ottobre, il ministro saudita Thamar al-Sabhan apparve a Raqqa col generale Brett McGurk, nominato da Trump alla guida della coalizione internazionale. Il suo ruolo era convincere gli abitanti arabi della regione ad accettare l’occupazione della città dalle forze democratiche curde [SDF]. In altre parole, il saudita era responsabile della legittimazione dei separatisti curdi, che coprivano la presenza illegale di soldati statunitensi nel territorio siriano.

III. Missione in Libano per eliminare Hezbollah accontentando Israele
In Libano, l’equazione è: riconoscimento saudita delle vittorie di Hezbollah in Siria, contro riconoscimento iraniano delle vittorie saudite nello Yemen dopo la cattura di al-Hudayda. Ciò significa che le dimissioni del primo ministro libanese Sad Hariri, dettate dall’Arabia Saudita, hanno due obiettivi. Da un lato, spingere il governo libanese a togliere legittimità politica ad Hezbollah, a meno che non si ritiri dalla Siria, come pretende Israele. D’altra parte, dissuadere l’Iran dall’intervenire nella guerra di al-Hudayda, deterrente concomitante alla chiusura delle acque territoriali yemenite e alle accuse all’Iran per il presunto aiuto ai lanci missilistici sul territorio saudita.

IV: Reazione all’intervista di Sad Hariri, trasmessa da al-Mustaqbal TV da Riyadh, il 12 novembre
Oltre al fatto che questa intervista [4] dimostra che Sad Hariri agisce contro la sua volontà, constatiamo che annunciava la rottura del compromesso nazionale previsto all’inizio del sessennio. Un annuncio dettato dall’Arabia Saudita, dato che questo compromesso non è ancora violato. Il suo discorso cercava di convincere, ma senza riuscirci perché era noto il contenuto: coesistenza e pluralismo politico per la grande soddisfazione di Hariri, fino alla dimissioni forzate. Inoltre, è chiaro che costringendo Hariri a tenere tale discorso, l’Arabia Saudita cerca un nuovo compromesso il cui contenuto è inaccettabile, in quanto mira a integrare il Libano nell’asse saudita e nel suo conflitto contro Siria ed Iran. Ciò significa che Hariri non tornerà per un nuovo compromesso, ma per confermare le dimissioni fino alle prossime elezioni, in cui parteciperà. Nel frattempo, si libererà degli alleati del suo campo, precipitatisi dopo le dimissioni a riceverne l’eredità, e riconquisterà il sostegno popolare perso prima di questo processo; permettendogli di rimuovere molti concorrenti dal prossimo parlamento. Tutto grazie a coloro che sarebbero i rivali del campo opposto!

Conclusione
Questi sono i tre obiettivi tattici della missione di Trump a bin Salman. È lui che ne ha ordinato l’esecuzione. Infine, è il miglior partner di Trump nella regione dei “Cinque Mari”. La ricompensa prevista è il trono saudita. Tuttavia, per il momento, bin Salman raccoglie sconfitte. Infatti:
• La prima scommessa era vincere la sua guerra allo Yemen, per poi dichiarare trionfalmente di aver espulso l’Iran dal Golfo, prima di mettesi sul trono. Ha fallito.
• La seconda scommessa era presentarsi da unico agente di Trump nel Golfo, abbattendo il Qatar. Ha fallito.
• La terza scommessa era sfruttare la carta confessionale libanese per coprire la guerra di Stati Uniti ed Israele contro Hezbollah. Ha doppiamente fallito. Primo, con la detenzione di Hariri sperava di mobilitarne i correligionari libanesi, fedeli all’Arabia Saudita; ma hanno risposto: “Signore, non tocchi Hariri!” invece di dichiarare guerra ad Hezbollah. Secondo, quando ha visto la solidarietà libanese, soprattutto con la decisione della presidenza e di Hezbollah di considerare il “dopo Hariri” solo dopo sua liberazione e ritorno in Libano. Di conseguenza, la sperata rivolta contro Hezbollah è divenuta una rivolta contro l’Arabia Saudita. Resta da vedere quanto lontano Stati Uniti e Israele saranno disposti ad andare rispondendo ai suoi appelli alla guerra…

Nasser Kandil, 13/11/2017
Sintesi di Mouna Alno-NakhalFonti:
[1] 60 minuti con Nasser Kandil del 06/10/2017
[2] 60 minuti con Nasser Kandil del 10/11/2017
[3] Articolo del 09/11/2017
[4] Articolo dell’11/11/2017
[5] Articolo del 13/11/2017

Note:
[1] Discorso di Donald Trump a Riyadh
[2] Grande Medio Oriente
[3] Bashar al-Assad, personalità araba dell’anno
[4] Intervista a Sad Hariri a Riyadh; 20/11/2017

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La fine della “fine della storia”

Tom Luongo, 10 novembre 2017Nel 1989 Francis Fukayama dichiarò “La fine della storia”. La democrazia come forma di governo sarebbe il culmine finale dell’evoluzione dell’interazione umana. L’occidente trionfava e il resto era “solo un quadro di caccia”, prendendo in prestito una frase del brillante romanzo di Neal Stephenson “Snow Crash“. Ma questa settimana il Medio Oriente mi dice che l’autocrazia ha sostituito la democrazia e il sistema parlamentare transnazionale dell’Unione europea che Fukayama sosteneva nel suo articolo del 2007 su The Guardian. L’UE non rappresenta più la democrazia oggi. Diktat discendono da tecnici non eletti a Bruxelles, interamente al soldo di oligarchi apolidi (ovvero George Soros). Tutti in Europa e nell’UE devono obbedire o affrontare carri armati (Spagna) o infinite sfortune legali con le corti internazionali controllate (Polonia). Se eludete le regole, l’UE le modificherà per soddisfare le esigenze dei padroni. Basta guardare qualsiasi gasdotto russo proposto in Europa negli ultimi cinque anni. Negli Stati Uniti siamo sottoposti da un anno alla peggiore forma di condizionamento dello Stato sprofondo e dei suoi media quisling, creando l’allucinazione di massa che il presidente Donald Trump sia un agente segreto russo. L’obiettivo è rovesciare un’elezione democratica, dove lo stesso popolo ha dovuto superare una frode continua per vincere. Mentre, difatti, i partecipi alla creazione di tale allucinazione di massa coprono la propria collusione con la Russia come spionaggio e tradimento. Quindi, non consideratemi impressionato dalla valutazione della storia di Fukayama. La storia è una delle discipline praxeologiche. L’economia è un’altra. Qualsiasi analisi storica priva di imperativi economici è inutile. E l’ultimo argomento della storia di Fukayama è l’altezza della storia inutile perché non si pone la domanda di base “Cui Bono?” Chi avvantaggia?

La fine dell’Arabia Saudita
L’Arabia Saudita ha semplicemente sostituito un gruppo di autocrati con un altro, il principe ereditario (e presto re) Muhamad bin Salman. Non c’è un impulso democratico, ma la punta di lancia che Donald Trump e Vladimir Putin usano per ridisegnare il Medio Oriente. Le mosse di bin Salman sono state stupende per gravità e rapidità. Ma, se devi andare contro le persone più potenti del mondo, sii rapido e sarai distrutto. C’è una stampa ottusa alla luce l’estesa corruzione della nostra classe politica da Washington a Tel Aviv, da Bruxelles a Beirut. E sebbene impediti a coordinarsi apertamente o addirittura parlarsi, Putin e Trump si avvicinano tramite terzi mentre sembrano che non lo facciano. Lo status quo in Arabia Saudita è finito. Ora è il Paese di bin Salman. Grazie a Putin e Trump. Le vecchia alleanza tra Israele e Arabia Saudita è ora dichiarata, creando confusione tra certe persone. La loro penetrazione nei governi del mondo viene interrotta. Centinaia di miliardi di beni congelati. Decine di membri della famiglia incarcerati, molti erano finanziatori del corrottissimo Comitato Nazionale Democratico. Un pilastro importante del controllo statunitense viene atomizzato con l’arresto del principe Walid. Coincidenza che non può essere ignorata. Tutto succede in politica per una ragione. E a ogni guru confuso da ciò che accade, preoccupato che sia il preludio alla guerra regionale, ricordo che ci sono sempre più interpretazioni degli stessi eventi. Questa è la farina del mulino della storia. Per esempio, il missile sparato dallo Yemen sulla capitale saudita ebbe la conveniente ‘prova’ dell’origine iraniana. E’ una falsa bandiera di Salman o qualcun altro? Come sottolineava Zerohedge: “La nota narrativa è: proprio come i terroristi europei comodamente si suicidano portandosi sempre i passaporti per farsi identificare, l’Iran lascia sempre indicazioni vendendo illegalmente armi ai ribelli huthi nello Yemen”.

Domande in sospeso
Che succede se la purga di bin Salman sia la reazione a una falsa bandiera per scatenare la guerra all’Iran? Le forze israeliane e statunitensi ne avevano motivo. Sono sul punto di perdere tutto. Certamente è una teoria plausibile quanto quella dominante. L’atto di apertura del prossimo intervento estero di Salman. Perché Donald Trump è stato accolto dalla leadership cinese come nessun altro leader straniero negli ultimi 60 anni? Forse, nonostante la sua retorica, il Premier Xi Jinping sa che Trump è infatti sincero nel smantellare quella parte dell’impero statunitense che non serve più a nessuno, tranne ai pochi favoriti che s’incontrano a Davos e a Jackson Hole ogni anno? E Trump arriverà ad abbracciare la Via della Seta della Cina, a vantaggio degli Stati Uniti e del resto del mondo? Trump s’è fatto avanti salutando il Presidente Vladimir Putin in Vietnam all’avvio dell’APEC, nonostante una forte pressione contraria. Ancora una volta, perché? È il comportamento di un uomo che va in guerra? O che sta per essere indagato?

Più modi per prosciugare la palude
Il via per prosciugare la palude è un circuito, ma penso sia difficile discutere dove vadano le cose. Non verso il confronto con l’Iran ma in realtà l’opposto. Il segmento più arditamente anti-iraniano della casa reale saudita è impoverito e imprigionato. La CNN sarà venduta consentendo la fusione Time-Warner/AT&T. Jeff Zucker è fuori. Aggiungete un altro scalpo alla cintura di Steve Bannon insieme a quelli di Harvey Weinstein, Kevin Spacey e tanti a venire. Le vestigia della dirigenza neocon di Stati Uniti e Israele continueranno a sbandare e tentare di minare ciò che succede? Sì. Lo fanno da quando Trump è stato eletto poco più di un anno fa, ma non l’hanno fermato. Perché? Perché Putin era sempre all’opera emarginandoli. Trump ha fatto un accordo con i neocon ad agosto per cedergli il controllo della politica estera e, in effetti, ha esternalizzato la pulizia del Medio Oriente a Putin. Ma, prevedibilmente, anche loro non sono andati fino in fondo col loro comportamento. Trump ha imparato, come Putin, che i John McCain del mondo non rispettano gli accordi. Non sono “compatibili”. E, in quanto tali, dall’ultimo fallimento nell’abrogare Obamacare Trump va contro ogni pilastro che sostenga costoro. Finirà col processo di Hillary Clinton. Ma nel frattempo sembrerà che il mondo sia all’orlo della guerra mondiale.

E’ solo la storia
Alla fine, l’Arabia Saudita guardò il tavolo da gioco e vide che era sola. Re Abdallah ha visto i cambiamenti che andavano fatti. Incontrava Putin, concordando prezzi leggermente più elevati sul petrolio. La Cina si è offerta di acquistare una quota di Aramco, ma significava tagliare completamente i legami con gli Stati Uniti. Credo che l’offerta fosse un bluff. Era volta a spedire bin Salman da Trump che accettava di emettere l’OPA dell’Aramco a New York, ma doveva prendere il controllo e por fine al sostegno della famiglia reale al male mondiale. L’ultimo editoriale di Pat Buchanan lamenta che nessuno ascolta più quando gli Stati Uniti abbaiano. Ma, al tempo stesso, ciò che gli Stati Uniti abbaiano non vale l’aria smossa a più di venti anni dalla fine della storia. Questo è ciò che succede quando si ‘grida al lupo’ troppe volte. Benjamin Netanyahu infine lo capirà nelle prossime settimane. L’estensione della purga di bin Salman e i suoi effetti non solo sul Medio Oriente, ma su Stati Uniti ed Unione europea potranno essere valutati nei retroscena solo dagli storici. Un futuro Fukayama spunterà e lo vedrà dichiarando un’altra fine della storia. Ma, come sappiamo tutti, non finisce proprio nulla.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Colpo di Palazzo a Riyadh

Thierry Meyssan, Rete Voltaire, Damasco (Siria), 7 novembre 2017Mentre la guerra contro lo SIIL finisce in Iraq e Siria, e la guerra contro lo pseudo-Kurdistan sembra essere stata evitata, diversi Stati del Medio Oriente riprendono l’iniziativa. Approfittando della fluidità del momento, il principe ereditario dell’Arabia Saudita ha eliminato brutalmente i membri della famiglia reale che potevano contestarne il potere. Quindi non solo le lotte di potere regionali sono state cambiate dalla guerra, ma uno degli attori principali ha cambiato obiettivi.

Una nuova era in Medio Oriente
La natura, si dice, odia il vuoto. La fine dello Stato islamico in Iraq e Levante (“Daish” secondo l’acronimo arabo), che ha appena perso persino Mosul per mano dell’esercito iracheno, Raqaq presa dall’esercito degli Stati Uniti e Dayr al-Zur, liberata dall’Esercito arabo siriano, chiude una guerra e apre una nuova era. Falliva Masud Barzani nel farsi riconoscere l’annessione di Qirquq ai curdi del PDK, nel piano per un nuovo Stato coloniale, lo pseudo-Kurdistan, base avanzata dell’esercito israeliano contro l’Iran. Mentre il grande Medio Oriente è devastato, soprattutto in Libia, Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan, ci sono ancora quattro Stati che possono far avanzare i propri interessi: Israele, Arabia Saudita, Turchia e Iran. Per farlo, devono prendere l’iniziativa prima dell’incontro tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin, previsto al vertice APEC di Danang (8-11 novembre) (Incontro saltato. NdT).
Il 3 novembre Israele dichiarava la disponibilità a proteggere i drusi della Siria meridionale dai jihadisti che avevano appena attaccato il villaggio siriano di Hadar. Dall’inizio del 2017, Tel Aviv tenta di creare un movimento separatista druso nella Siria meridionale, sul modello del movimento separatista curdo nel nord del Paese e in Iraq. Il Mossad reclutò il maggiore siriano Qaldun Zinadin che tentò di proclamare un drusistan. Ma riuscì solo a raccogliere una dozzina di combattenti contro Damasco. Lo stesso giorno, la Turchia riuniva le varie organizzazioni jihadiste ad Idlib per creare un “governo di salvezza nazionale” presieduto da Muhamad al-Shayq con Riyad al-Asad viceprimo ministro. Ankara riprende nel governatorato di Idlib l’idea dell’alleato Qatar che nel 2012 aveva già fondato un governo siriano in esilio denominato “coalizione nazionale siriana”. Nessun segno arrivava da Teheran, probabilmente perché la Repubblica islamica dell’Iran è l’unico dei quattro Stati importanti della regione ad aver sconfitto sia Daish che i Barzani. Non è quindi nel suo interesse modificare la nuova situazione. La sorpresa veniva da Riyadh. La famiglia reale non ha cercato d’imporre un nuovo ordine regionale, ma il principe Muhamad bin Salman (“MBS”) ha rovesciato l’ordine sclerotico del suo regno.

Le dimissioni di Sad Hariri
Il 4 novembre, alle 11:00 GMT, il primo ministro libanese, parlando in diretta sul canale televisivo al-Arabiya dal Ritz Hotel di Riyadh e in presenza del principe ereditario “MBS”, annunciava le dimissioni. Leggendo rigorosamente il testo scrittogli, Sad Hariri improvvisamente dimenticava di presiedere un governo che includeva ministri di Hezbollah, dicendo: “Dove l’Iran è presente, semina divisione e distruzione. La prova è l’interferenza nei Paesi arabi, per non parlare del profondo risentimento contro la nazione araba (…) L’Iran ha una presa sul destino dei Paesi della regione (…) Hezbollah ne è il braccio non solo in Libano, ma anche in altri Paesi arabi (…) Purtroppo ho capito che i miei connazionali seguono l’Iran nel tentativo di eliminare il Libano dall’ambito arabo. Glorioso Popolo del Libano, Hezbollah è riuscito, grazie alle armi, ad imporre una situazione di fatto (…) voglio dire all’Iran e ai suoi accoliti che perderanno. Le mani che attaccheranno gli Stati arabi verranno tagliate. E il male torna contro chi l’esercita“. Tale drammatico testo seppellisce il conflitto religioso sunnita/sciita per rilanciare quello razzista arabi contro persiani. Questo è un progresso nonostante le apparenze, dato che le opportunità di una guerra sono più limitate, sunniti e sciiti vivono assieme mentre arabi e persiani hanno territori distinti. Concretamente in Libano, questo non cambia molto. Soprattutto, il testo non indica le ragioni delle dimissioni del primo ministro. Sad Hariri aggiungeva di temere per la propria vita. Al-Arabiya spiegava subito dopo che era scampato nei giorni precedenti ad un attentato. Tuttavia, polizia e poi sicurezza generale libanese gettavano dei dubbi negando di sapere di tale attentato. Al-Arabiya assicurava che Rafiq Hariri, padre di Sad, fu assassinato nel 2005 dall’Iran, mentre la rete aveva accusato per anni i presidenti libanese e siriano Emile Lahud e Bashar al-Assad di averne sponsorizzato l’omicidio. Alla fine del discorso, Sad Hariri telefonava al presidente libanese Michel Aoun per annunciare ufficialmente le dimissioni. La conversazione fu molto breve e non rispose alle domande sui motivi delle dimissioni. Il ministro degli affari del Golfo saudita assicurava che, a differenza di quanto si potesse pensare a prima vista, l’Arabia Saudita non aveva arrestato Sad Hariri e che poteva tornare quando voleva in Libano. Voci sul suo arresto persistevano, l’account twitter del primo ministro pubblicava una sua foto in polo con l’ambasciatore saudita in Libano. Anche prima che Sad Hariri finisse il suo discorso, il rivale ex-direttore della polizia centrale (FSI) e ministro della Giustizia libanese Ashraf Rifi, tornava dal suo esilio italiano a Beirut. Inoltre, Hariri è una delle persone più indebitate del mondo, ha personalmente un debito di circa 4 miliardi di dollari col governo saudita, e non sembra capace di decidere contro gli interessi del suo creditore.
Alle 23:45 UT, Ansarullah lanciava un missile balistico yemenita sull’aeroporto Re Qalid di Riyadh. Fu intercettato da missili anti-missili Patriot. Con le armi sofisticate di Ansarullah fornite dall’Iran, gli osservatori collegano le dimissioni di Hariri e il lancio missilistico e accettavabo di vedere l’operazione come una risposta al discorso anti-iraniano di Sad Hariri.

La presa del potere di “MBS”
Gli eventi acceleravano. Pochi minuti dopo, re Salman firmò due decreti. Il primo pensionava il Capo di Stato Maggiore della Marina e licenziava il Ministro dell’Economia e il capo della Guardia Reale, il potente figlio del defunto re Abdullah, principe Mutab. Il secondo decreto istituiva la Commissione anticorruzione presieduta da “MBS”. La stampa annunciava anche l’entrata in vigore della nuova legge antiterrorismo, che include incidentalmente disposizioni che impongono 5-10 anni di prigione per falsità o insulto pubblico al re o al principe ereditario. Entro un’ora, la Commissione anticorruzione si riuniva adottando una serie di misure a lungo termine. 11 principi, 4 ministri in carica e decine di ex-ministri furono accusati di appropriazione indebita. Immediatamente arrestati dal nuovo comandante della Guardia Reale, alcuni sono indagati con la nuova legge antiterrorismo. Tra loro vi sono tre personalità precedentemente deposte dal re, come l’ex-comandante della Guardia Reale principe Mutab. Si apprese in giornata che i conti bancari dei sospetti furono sequestrati e che, se saranno ritenuti colpevoli, una mera formalità, le loro proprietà finiranno al Tesoro Nazionale. Secondo l’agenzia Saudi News, i sospetti avrebbero sottratto i fondi per le inondazioni del 2009 e la sindrome del coronavirus (Sindrome Respiratoria del Medio Oriente – MERS); un’accusa che se fondata non li distinguerebbe dagli altri cacicchi del regime. Sebbene non sia stata pubblicata alcuna lista dei sospetti, si sa che vi è il principe Walid bin Talal. Considerato uno dei più ricchi del mondo, ambasciatore segreto in Israele. La sua società Kingdom Holding Company, azionista di Citygroup, Apple, Twitter e Euro-Disney, è crollata del 10% all’apertura della Borsa di Riyadh la domenica mattina, prima che la quotazione venisse sospesa. Contrariamente alle apparenze, sembra che le vittime della purga non siano state scelte in base alle funzioni o alle idee, convalidando forse il discorso ufficiale sulla corruzione. Domenica sera, un elicottero cadeva presso Abha. Fu riferito che diversi dignitari morirono nell’incidente, incluso un certo principe Mansur. Il successo di MBS, che aveva appena rovesciato l’oligarchia instaurando la propria autocrazia, non anticipa bene sulla sua capacità di governare. A soli 32 anni, questo rampollo super-ricco non conosce il popolo ed è entrato in politica solo due anni fa. Le sue prime decisioni furono catastrofiche: decapitazione del leader dell’opposizione e guerra allo Yemen. Avendo neutralizzato tutti coloro che avrebbero potuto contrastarlo nella famiglia reale, “MBS” dovrà assicurarsi il supporto popolare per esercitare il potere. Ha già adottato diverse misure a favore dei giovani (70% della popolazione) e delle donne (51% della popolazione). Ad esempio, ha aperto cinema e concerti organizzati, vietati finora. Ha autorizzato le donne a guidare dal 2018. Presto abolirà la sinistra polizia religiosa da un lato e il tutorato dall’altro per accontentare le donne e liberare gli uomini da questo aggravio in modo da poter rilanciare l’economia. Soprattutto, “MBS” annunciava di voler trasformare l’Islam del suo Paese in una religione “normale”. Dichiarava non solo di modernizzare il wahhabismo, ma anche di ripulire gli Hadîth, la leggenda d’oro di Muhamad, dai passi violenti o contraddittori; un progetto secolare in conflitto con la pratica della comunità musulmana da secoli. Ha già arrestato più di mille imam e teologi. Questa strategia impedisce a “MBS” di condurre una guerra contro Iran ed Hezbollah e smentisce l’attuale discorso ufficiale: non è possibile prevedere la guerra contro Teheran mentre, da quando le Guardie Rivoluzionarie sostengono Ansarullah, l’Arabia Saudita subisce sconfitte su sconfitte nello Yemen. Ed è impossibile mobilitare i sauditi mentre “MBS” riforma radicalmente la società.
Retrospettivamente, questo colpo di Stato fu annunciato nei giorni precedenti. “MBS” aveva effettivamente dichiarato che era necessario essere pronti al cambiamento che avrebbe avuto luogo nella notte tra sabato e domenica. Ovviamente non è possibile che la caduta del governo libanese e la decapitazione della famiglia reale saudita potessero essere organizzati senza l’approvazione di Washington. Secondo la Casa Bianca, il presidente Trump e “MBS” parlarono al telefono il 4 novembre (data negli Stati Uniti), che potrebbe essere proprio poco prima del colpo di Palazzo o durante. Un accordo fu in segreto concluso sull’offerta di acquisto per l’Aramco, da lanciare non a Riyadh ma sulla borsa di New York. Inoltre, il discorso anti-iraniano di Sad Hariri fu preceduto dalla campagna di Washington. Dal 10 ottobre, l’amministrazione Trump promise ricompense per l’arresto di due comandanti della Resistenza libanese e presentò un piano contro le attività finanziarie delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, mentre il Congresso votava non meno di cinque leggi contro Hezbollah.

Ipotesi di lettura
La totalità della stampa non lega le dimissioni di Sad Hariri con la purga della famiglia reale. Allo stesso modo, è contenta di annotare il colpo di palazzo senza badare all’identità degli arrestati. È vero che ha dimenticato l’azione delle monarchie assolute. Propongo un’altra ipotesi di lettura di questi eventi. Prima di tutto, va ricordato che alla morte di re Abdullah, il principe ereditario era Muqrin. La famiglia reale era divisa in tre clan: quello del figlio di Abdallah, principe Mutab, quello del figlio del ministro degli Interni Nayaf e quello del figlio di re Salman “MBS”. Si ricordi anche un segreto noto a tutti: Sad Hariri non è figlio del padre legale, ma un bastardo della famiglia dei Saud, del clan Abdallah. Nell’aprile 2015, il principe ereditario Muqrin fu dimesso. Muhamad bin Nayaf lo sostituì e “MBS” entrò in politica diventando improvvisamente erede del secondo. Nel giugno 2017, “MBS” poté rimuovere Nayaf e metterlo agli arresti domiciliari. Non solo per divenire l’erede principale, ma l’unico pretendente, ora doveva eliminare il clan Abdallah. Perciò ha dovuto far dimettere il principe Mutab, nonostante controllasse la Guardia Reale, senza dimenticare Sad Hariri, che avrebbe potuto offrire aiuto ai membri del suo clan da primo ministro del Libano. Se Sad Hariri non è stato arrestato, è perché, nonostante le dimissioni, è ancora temporaneamente primo ministro del Libano per il disbrigo degli affari correnti, fin quando il suo successore sarà nominato. Ma Ashraf Rifi, tornato a Beirut per sostituirlo, ha bisogno di tempo per essere legalmente nominato. Soprattutto dato che il Presidente Michel Aoun non vuole correre e intende chiarire l’attuale imbroglio. Ci vorrà ancora altro tempo, mentre Hasan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah, non esitava a difendere Sad Hariri durante il discorso televisivo di domenica sera, affermando che il primo ministro ha rassegnato le dimissioni su obbligo di “MBS” e che ciò costituisce un’ulteriore interferenza saudita in Libano. Alla fine, su intervento della Francia, il primo ministro libanese veniva rilasciato dall’Arabia Saudita per gli Emirati Arabi Uniti. La maggior parte degli arrestati veniva trasferita al Ritz Hotel, dove Sad Hariri li aspettava, per essere tenuti agli arresti domiciliari. Poiché era necessario assicurarsi che nessuno possa competere contro “MBS”, era anche necessario escludere il ramo dell’ex-principe ereditario Muqrin. Ciò è avvenuto con l’incidente dell’elicottero che ne ha ucciso il figlio, principe Mansur. In due giorni, più di 1300 personaggi sono stati arrestati. Né Sad Hariri, né l’Iran, previdero gli avvenimenti del 4 e 5 novembre. La guida Ali Khamenei aveva inviato l’ex-Ministro degli Esteri Ali Akbar Velayati in Libano. L’inviato s’incontrò coi leader libanesi, compreso il primo ministro. Tutti i colloqui andarono bene, con Sad Hariri che concludeva con congratulazioni reciproche. Solo nei minuti che seguirono fu richiamato urgentemente a Riyadh.

Mosca e Washington i soli vincitori del colpo di palazzo
Attenta a ciò che si preparava, la Russia seguiva la mossa estendendo la propria influenza. Re Salman si recava a Mosca il 5 ottobre. Anche se alleato degli Stati Uniti, come l’omologo turco presidente Recep Tayyip Erdogan, acquistava armi russe, inclusi i missili S-400. Avendo abbandonato il sostegno al terrorismo dall’intervento del presidente Donald Trump a Riyad, a maggio, poteva concordare un piano di scambio di informazioni anti-terrorismo. Soprattutto, dopo aver firmato numerosi contratti, concordando a mantenere i limiti della produzione di petrolio dopo l’offerta di acquisto dell’Aramco, che dovrebbe favorire la speculazione e, di conseguenza, aumentare i prezzi. Quest’accordo fu concluso e firmato in segreto in questi giorni a Tashkent. Poi il Presidente Vladimir Putin si recava a Teheran il 1° novembre, assicurando la controparte iraniana, Shayq Hassan Rohani, che le dichiarazioni dell’omologo statunitense che contestano l’accordo nucleare 5+1 non avranno effetto. Ripeteva alla Guida Ali Khamenei la richiesta degli israeliani di non avere né Guardie della Rivoluzione né Hezbollah nel sud della Siria. Soprattutto, concordava con l’ayatollah un piano per il futuro della Siria secondo l’idea che ora l’Arabia Saudita smetterà di avervi un ruolo distruttivo.
In ultima analisi, il grande Medio Oriente ha tutto da guadagnare dalla transizione dell’Arabia Saudita da una dittatura oscurantista a un illuminato dispotismo. Comunque, cambiare azione, leadership e obiettivi di Riyadh apre molte opportunità. Ogni attore regionale cercherà di adattarsi al più presto per promuovere i propri interessi prima che la situazione si blocchi di nuovo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Che succede agli squinternati sauditi?

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 08/11/2017I soliti sospetti sono agli arresti domiciliari. Costoro includono il principe Walid bin Talal, uno degli uomini più ricchi del mondo e il più noto della cerchia “nobile” d’Arabia, insieme a un gruppo di altri principi e imprenditori, per non parlare del figlio di un ex-re. Ma, dato ciò, i sauditi hanno anche arrestato il primo ministro del Libano Sad al-Hariri. Ma fatto ciò ricordatevi questo: Ahmad Jarba e Riyadh Hijab sono pure nella vecchia gattabuia. Questi due sono i “capi” dell’opposizione ripulita alla Presidenza del Dr. Assad in Siria. Hmm. Che succede qui? Benny Mileikowski (alias Netanyahu) ha gravi problemi nel bordello noto come Stato dell’apartheid sionista. Affronta 4 indagini sulle sue malversazioni da premier. Come sottolinea correttamente l’articolo seguente, ha bisogno di una distrazione. Con l’elusione della fiducia pubblica e le accuse di tradimento che si presentano frequentemente, deve concedere qualcosa al suo yarmulka per riunire la sua scassata base. Ha bisogno di una nuova guerra. Muhamad bin Salman, noto come MBS, ha problemi simili. Pur non essendo stato accusato di corruzione per la semplice ragione che è il figlio del re, accusa altri della stessa cosa. Ha visto il fallimento del suo Paese nello Yemen e in Siria, nella serie di seccanti emicranie che il governo iraniano continua a sfruttare a scapito dell’egemonia sunnita nella regione. Anche lui ha bisogno di una distrazione. L’alleanza saudita-sionista non è più un segreto. Accidenti, Mileikowski continua ad annunciarlo in ogni discorso come la pubblicità alla finale di coppa. Il rapporto è così stretto che nessuno nell’alleanza può immaginare di sopravvivere senza l’altro. E la minaccia? Quel vecchio spauracchio, l’Iran. Mentre i sionisti non hanno bisogno di dichiarare guerra a Libano ed Hezbollah (il loro passato basta a stabilire tale relazione), i sauditi l’hanno appena fatto dichiarando che un missile sparato dallo Yemen sull’aeroporto di Riyadh è “un atto di guerra”, poiché, secondo loro, il missile fu lanciato da agenti di Hezbollah. Quindi, è guerra.
MBS incontrò Vladimir Putin discutendo della questione di Hezbollah in Libano. Mi ha detto chi ne è a conoscenza che il presidente russo non disse nulla quando gli fu chiesto apertamente dall’erede imbecille cosa avrebbe fatto se l’Arabia Saudita si fosse difesa dall’aggressione iraniana. Poiché Vlad non diede una risposta diretta, il principe dei principi tornò in Arabia Saudita con l’impressione che la Russia non farà nulla finché il prezzo del petrolio non sarà stabilizzato. E’ questo che pensa davvero il miserabile molesto parassita. I sionisti di Tel Aviv non condividono tale visione. Mileikowski stesso ha sollevato la questione con Vlad l’ultima volta che l’incontrava e, mi è stato detto, il capo sionista fu sconvolto dal candore di Vlad. Gli disse che l’Iran è un alleato “strategico” della Russia e che Mosca non l’avrebbe fermato se qualcuno l’avesse attaccato. Qui, a SyrPer, siamo sicuri che i sionisti pensano d’invadere il Libano per distruggere Hezbollah (ancora!) Ma esitano per paura che la Russia utilizzi le sue enormi risorse aeronavali per difenderlo. Un altro problema potrebbe anche essere l’arresto dell’emigrazione ebraica dalla Russia allo Stato-insediamento sionista, in effetti riducendo la quantità di DNA slavo/kazaro in Palestina. Eppure, il piano sionista non è affatto riposto via. Crediamo che l’invasione sionista sarà tale da non necessariamente incorrere nella collera del Cremlino. Potrebbe essere un assalto limitato il cui scopo sarebbe danneggiare la reputazione di Hezbollah come forza combattente e quindi incoraggiare l’esercito libanese a finire il lavoro. Non funzionerà. Invece, pensiamo che le teste fredde prevarranno usando l’ampia potenza economica saudita per debilitare lo Stato libanese e le sue istituzioni. Immaginiamo enormi attacchi alla Banca Centrale libanese ritirando i conti dei depositanti sauditi, scoraggiando investimenti, turismo e prestiti. Anche questo non funzionerà. Si aprirà semplicemente il Libano alla grande incursione iraniana soppiantando i miserabili sauditi in ogni aspetto.
I sauditi e i loro infeudati sionisti ashkenazi guardano con orrore Donald Trump illustrare continuamente la sua ossessione per la Corea democratica, come un moccioso che cerca l’attenzione che non merita, saltando su e giù per attrarre l’attenzione, finendo solo per essere ignorato. La ragione sarà che il Pentagono (che sussurra al presidente) non vede alcun beneficio nel rilanciare il pavone persiano e il suo ursino alleato di Mosca. Con l’intera flotta statunitense attraccata in Bahrayn, basta solo immaginarsi la distruzione che la V Flotta subirebbe se l’Iran scatenasse uno sbarramento di missili anti-nave Jakhont sulle navi poste a poca distanza dalle sue coste. Inoltre, i capi del MoD conoscono bene la potenza delle forze terrestri dell’Iran e la tendenza naturale a consolidarsi come forza di combattimento ogni volta che il Paese è invaso dal forze aliene. A differenza della Corea democratica, l’Iran non ha alcun programma nucleare militare, certificato dall’ONU conforme al trattato firmato da tutte le maggiori potenze, come la Germania. Sarà una follia per qualsiasi portavoce difendere l’invasione dell’Iran in tali circostanze e un risultato disastroso potrebbe anche portare alla fine di Trump. Tali analisi razionali non riguardano le stupefacenti scimmie ignoranti saudite. Oggi, MBS ha lanciato nuove accuse all’Iran sul tentativo di bombardare l’aeroporto di Riyadh, infilando Hezbollah con Teheran come se fossero una cosa sola. Pensando di avere il sostegno degli Stati Uniti d’America, potrebbe preparare qualche provocazione contro la Repubblica islamica, una provocazione che istigherebbe le forze armate statunitensi. Abbaia alla luna. L’Iran ha reagito alla retorica folle saudita avvertendo il nemico wahhabita della sua potenza militare. Con le sue forze impantanate nello Yemen, i suoi fantocci in Siria travolti e il suo destino legato ai capricci della Russia, MBS è dedito al suo vero amore, lo stile americano. MBS trascina il proprio Paese nel gioco delle roulette russe con tutte le cartucce caricate. Che tristezza. Sigh.
Ho una nuova fonte di informazioni qui negli Stati Uniti riguardo lo “Stato profondo”. Cercherò di spiegare come tale Stato profondo abbia influito su Siria e Medio Oriente. Ricevo nuove informazioni e le elaborerò presto. La mia fonte si chiama Chris.Traduzione di Alessandro Lattanzio