Il ruolo della Turchia ‘post-golpe’ nel conflitto siriano

Samir Husayn, Stalker Zone 15 ago 2016NC_Putin_Erdogan_MEM_160809_12x5_1600Ultimamente c’è molta confusione circondata da disinformazione e voci sul futuro ruolo dello Stato turco nel conflitto siriano. Abbiamo sentito molte stranezze, di come Erdogan improvvisamente diventi amico ed alleato di Siria e Russia per sconfiggere il terrorismo a come, improvvisamente, si affianchi alla Russia per fare da contrappeso alla NATO, oltre a voci che farà entrare la Turchia nei BRICS. Analizziamo solo un paio di cose:
L’8 agosto 2016, solo un giorno prima dell’incontro con il Presidente russo Vladimir Putin, Erdogan rilasciava un’intervista alla agenzia ITAR-TASS in cui affermava che i turchi non possono cooperare con il “regime” del Presidente siriano Bashar al-Assad. Allo stesso tempo, espresse ancora supporto all’organizzazione terroristica al-Nusra, uno degli attori più ripugnanti nel conflitto siriano, noto per massacrare sistematicamente civili siriani, bruciandoli vivi ad Adra nel dicembre 2013, così come per decine di attentati terroristici, decapitazioni, attacchi settari, massacri e rapimenti di civili (l’intervista completa si può leggere qui). Detto questo, è chiaro che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non vuole por fine al conflitto e quindi non va visto come nuovo alleato di russi e siriani nella guerra al terrorismo, come certi “esperti” vorrebbero farci credere. Le dichiarazioni di Erdogan pertanto non sorprendono, date le azioni passate e presenti. Dal presunto “colpo di Stato” più di 30000 terroristi sono entrati in Siria dalla Turchia. La maggioranza sarebbero cittadini turchi, soprattutto se crediamo al fatto che un numero significativo di terroristi eliminati dalle forze russe, siriane e di Hezbollah aderiva all’organizzazione terroristica ultranazionalista turca dei “Lupi grigi”. Inoltre, molti dei terroristi ultimamente eliminati sono stati identificati come cittadini di Kazakhstan, Uzbekistan e Cina (terroristi uiguri della provincia dello Xinjiang) e anche dell’Arabia Saudita. Il 1° agosto 2016 un elicottero russo veniva abbattuto dai terroristi di al-Nusra sul territorio che occupano nella provincia di Aleppo. Data la vicinanza di Erdogan a tale gruppo terroristico, non è difficile notare come sia lungi dal voler porre fine al conflitto in Siria od essere un nuovo attore nei BRICS. E a proposito va ricordato che i BRICS attualmente non sono assolutamente il posto adatto per la Turchia di Erdogan. La Turchia è un membro della NATO e finora ha attuato varie mosse ostili agli aderenti dei BRICS Russia e Cina. Il 24 novembre 2015 l’esercito turco abbatteva un aviogetto militare russo durante una missione antiterrorismo, pur essendo sul territorio della Repubblica araba siriana. Non solo l’aviogetto fu abbattuto, ma il pilota venne catturato e consegnato ai lupi grigi turcomanni guidati dal noto terrorista turco Arpaslan Celik, che l’assassinavano. Nonostante avesse violato pienamente il diritto internazionale abbattendo l’aereo russo sul territorio siriano, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva ripetutamente rifiutato di scusarsi per l’abbattimento e l’assassinio del pilota russo Oleg Peshkov. Un’altra cosa per cui la Turchia non può aderire ai BRICS è anche il fatto che sia pesantemente coinvolta nel movimento terroristico del Turkestan orientale, sempre più attivo, negli ultimi anni, nella lotta al legittimo esercito siriano, oltre a rappresentare la maggioranza dei terroristi eliminati nella provincia di Aleppo nelle ultime settimane. Inoltre, vi è un insediamento di coloni uiguri nella città siriana occupata di Jisr al-Shughur, dove ben 3500 terroristi uiguri e loro familiari presumibilmente vivono.
Quando Erdogan incontrò il Presidente russo Vladimir Putin il 9 agosto 2016, ha un tratto vi fu un gran parlare di come i due si riconciliassero e di come la Turchia post-golpe divenisse un attore regionale importante e potente, assai utile nel modellare lo spettro geopolitico a favore delle cosiddette forze “anti-imperialiste/anti-atlantiste”. Niente di tutto questo è vero. In politica estera non è stata raggiunta alcun accordo, nel corso di tale vertice. In realtà c’è la voce che ci sia stato un incontro a porte chiuse sulla crisi in Siria, tra Putin e Erdogan, che sarebbe durato 2 ore. Il risultato non è (ancora) noto. Oltre a ciò, i due motivi principali per cui l’incontro avrebbe avuto luogo erano, primo, la realizzazione dell’accordo sul gasdotto, bloccato dall’incidente dell’aviogetto abbattuto e, secondo, l’assenza di turisti in Turchia. L’economia turca dipende in larga misura dal turismo e dato che la maggioranza dei turisti europei non ci va per motivi di sicurezza (il numero di viaggi in Turchia offerti dalle agenzie turistiche europee è drasticamente sceso per gli incidenti legati al terrorismo, negli ultimi mesi), Erdogan ora in qualche modo cerca di far tornare nel Paese gli una volta molto redditizi turisti russi. Oltre a ciò, molti desiderata di Erdogan sono rimaste insoddisfatte. I russi non mutano posizione sulla Siria adottando ben altro atteggiamento verso i famigerati gruppi terroristici “moderati” sostenuti da Ankara, come ELS, Ahrar al-Sham, Jaysh al- Fatah, al-Nusra, ecc., un vecchio desiderio di Erdogan. La situazione in Siria è tale che il nuovo incontro è stato “rinviato”. E’ chiaro che questo è il problema su cui le parti non si accordano, date le circostanze, e quindi la Turchia non può essere vista come nuovo attore nella soluzione della crisi siriana. Vi è stato un polverone sulla Turchia “post-golpe” che diverrebbe qualcosa di molto diverso da ciò che è stata finora, dato che tutte le “mele e uova marce” sono state eliminate. Ma se si da uno sguardo attento, si vedrà che a più di 3 settimane dal “colpo di stato” sventato non ci sono ancora veri cambiamenti. Il flusso di terroristi dalla Turchia alla Siria continua come sempre e l’amministrazione Erdogan invoca la caduta di Assad quale unica soluzione per la fine del conflitto, ponendo la domanda: sul serio è stato sventato un colpo di Stato?
L’unico cambiamento visibile dal 15 luglio 2016 è l’arresto di un numero considerevole di ufficiali, poliziotti, politici, accademici (a tutti gli studiosi è stato anche impedito di lasciare il Paese), insegnanti, giornalisti, attivisti, scrittori, musicisti turchi… molti dei quali non hanno nulla a che fare con il movimento di Gulen e che negano qualsiasi coinvolgimento nel presunto colpo di Stato. Inoltre, secondo le notizie del giornale armeno Asbarez del 2 agosto 2016, le purghe violente di Erdogan hanno ormai raggiunto anche la comunità armena, già stigmatizzata in Turchia. Cosa un’insegnante di musica armeno avrebbe a che fare con il movimento di Gulen??? Niente. Questo è solo uno dei tanti esempi di come Erdogan sfrutti la situazione per sbarazzarsi di quanti più avversari possibili, col pretesto di “salvare il Paese dalle pedine di Gulen”. Non c’è quindi da stupirsi se Erdogan abbia definito il presunto “colpo di Stato” un “dono di Dio” in diverse occasioni. Ora sappiamo perché. Oltre a ciò, un numero considerevole di volontari decisi a “contrastare il colpo di Stato” vengono identificati come il nucleo del salafismo/wahhabismo turco, molti dei quali hanno già combattuto contro l’Esercito arabo siriano e che furono coinvolti in alcune azioni raccapriccianti, come la decapitazione di soldati che sarebbero stati “golpisti”. In realtà, la maggioranza dei soldati era di leva ed eseguiva solo gli ordini. Il “colpo di Stato” fu eseguito anche ingenuamente. Ad esempio, l’aviogetto che inseguiva l’aereo di Erdogan, improvvisamente rimase a corto di carburante, e centinaia di migliaia di persone, tra cui islamisti stranieri, improvvisamente scesero per le strade al momento convenuto, ecc… Non assomigliava assolutamente ai colpi di Stato degli anni ’70/’80 in America Latina e Asia orientale che possano ricordarsi. Inoltre, perché le potenze occidentali orchestrerebbero un golpe in uno Stato leale alla NATO e dalla politica estera comune, in particolare su Siria e Donbas? Anche se ci fosse stato un “golpe”, sarebbe stato comunque legittimo contro il regime Erdogan, se effettuato in modo appropriato. Spodestare il regime di Erdogan sarebbe estremamente utile non solo per la regione e in particolare la Siria, ma anche per la stessa Turchia. Non va dimenticato il coinvolgimento del regime di Erdogan nel coordinamento dei gruppi terroristici che operano in Siria e riforniti dalla Turchia, che non ha avuto problemi legati al terrorismo islamista. Spodestando tale regime si sarebbe contribuito a mantenere pace, stabilità e diritto internazionale. A meno che non vi fosse un particolare (occulto) scopo contro il governo e l’esercito siriani, è estremamente ingenuo dire che il regime Erdogan all’improvviso sarà il nuovo partner e alleato di Siria e Russia nella lotta al terrorismo, date azioni e dichiarazioni passate ed attuali.
Chi sostiene il terrorismo nel modo più ripugnante fin da quando i primi colpi furono sparati, nel marzo 2011, contribuendo a saccheggiare 1300 fabbriche nella provincia di Aleppo, addestrare ELS, Ahrar al-Sham, al-Nusra e, secondo alcune voci, anche lo SIIL, trafficare con essi (è stato spesso detto che finora il regime Erdogan ha ricavato miliardi di dollari dal contrabbando di petrolio dei giacimenti petroliferi siriani occupati dallo SIIL, ed anche Erdogan e famiglia sarebbero dietro tali attività), non può diventare all’improvviso l'”alleato chiave nella lotta al male”. Tale cambiamento radicale nella politica verso la Siria sarebbe anche molto difficile da spiegare al pubblico turco. Che Erdogan non abbia cambiato posizione sulla Siria appare chiaro quando improvvisamente tutti i valichi di frontiera con la Siria venivano aperti, subito dopo che i membri delle cosiddette Forze Democratiche siriane annunciavano la piena sconfitta dello SIIL a Manbij. Nel migliore dei casi, lo scopo di tali vertici è dire al regime di Erdogan di non sostenere più il terrorismo. Per farla breve: non ci saranno cambiamenti significativi nella situazione in Siria.putin_vs_erdogan__jalal_hajirTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sei ‘pediatri’ uccisi scrivono a Obama…

Moon of Alabama12 agosto 20161024990291Siamo abituati a tanta propaganda guerrafondaia contro la Siria. L'”ultimo ospedale di Aleppo viene distrutto” ogni settimana, i rapporti di Medici per i diritti umani sulla Siria si rivelano delle truffe, video e foto dei “bambini salvati” dal gruppo mediatico “caschi bianchi” finanziato da USA/UK sono delle sceneggiate. Ma ieri l’ampiamente diffusa Lettera aperta dei medici di Aleppo corona la propaganda guerrafondaia dei falsi anti-siriani: “Siamo i 15 ultimi medici che curano i restanti 300000 cittadini di Aleppo orientale. I soldati del regime cercano di circondare e bloccare la città orientale…
Si noti chi ha firmato tale lettera aperta:Cpp1ClSWYAAbwGvIl Guardian spaccia tale propaganda notando furbscamente che: “Non è stato possibile verificare i nomi dei medici firmatari della lettera”. Forse perché sono nomi di noti terroristi? Ma solo i nomi falsi sono un problema… Si noti che non vi è alcun medico di base tra questi quindici medici, sebbene siano di solito la maggior parte dei medici del Paese. Ancora più sorprendentemente, sei dei quindici (1, 2, 4, 12, 13 e 14) s’identificano come “pediatri”. Hmm, non dovevano essere morti? Tutti? L’ultimo pediatra di Aleppo est non fu ucciso il 28 aprile?
CpmkKv9WAAE3-SfI governi “occidentali” e del Golfo spendono i soldi dei contribuenti per tale propaganda guerrafondaia anti-siriana. I “caschi bianchi” da soli riceverebbero 60 milioni di dollari. Dovremmo almeno chiedergli dei falsi più plausibili data l’enorme spesa fatta col nostro denaro.

Fonte: Ali Ornek

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia di Aleppo: l’Esercito Arabo Siriano riprende il controllo

J. Flores, Fort Russ, 12 agosto 2016CpmKzi_WcAEp7Fq.jpg largeGli eventi dell’assedio di Aleppo dall’ultimo aggiornamento hanno seguito un corso teso e decisivo. Mentre la situazione rimane fluida, il quadro complessivo ha seguito un corso prevedibile, dato l’equilibrio di forze. I cambiamenti sembravano favorire i ‘ribelli’ taqfiriti, la sera del 6 agosto, quando al-Nusra e ELS cominciavano ad avanzare nel tentativo di collegarsi con la forza taqfirita nella zona sud-ovest di Aleppo. Ci fu un breve collegamento, ma ben presto finito sotto i bombardamenti, rendendolo, come detto qualche giorno prima, operativamente inutilizzabile. Come detto il 7 e 8 agosto, tale tentativo di rompere l’assedio in realtà è fallito. La fluidità della situazione della zona è raffigurata qui sopra, a sud-ovest di Aleppo vi era una striscia di 2,4 km controllata da EAS ed alleati, oggi divenuta una striscia sottile e contestata. Tuttavia, non sarebbe accurata. Due video dell’ELS che mostrano alcune delle zone in questione furono caricati il 9 agosto, ma i video risalgono a giorni prima, prima del loro passaggio all’EAS. Ciò che è interessante è la grande dimensione di queste aree e strutture. Viene facilmente dimenticato che prima della guerra Aleppo era una grande città con diversi milioni di persone. Sulla mappa, queste zone del sud-ovest di Aleppo sembrano piccole, ma i video mostrano qualcosa di completamente diverso. Il primo, in particolare, riguarda il distretto industriale di Ramusyah, da cui si può apprezzare l’entità delle distruzioni, veramente apocalittiche.

Il secondo mostra l’Accademia Militare.

World Islamic News fornisce l’aggiornamento della mappa al 10 agosto 2016, pubblicato riflettendo l’11 agosto. Crediamo che questa mappa rifletta la situazione del 9 o forse 10 agosto. Ci sono notizie contrastanti su ciò, ma la solida informazione che il Blocco 1070, il cementifici, la stazione elettrica e l’accademia di Ramusyah siano supervisionati dall’EAS. Questi dovrebbero essere inclusi tra i ‘contestati’. Distinguiamo ‘supervisione’ da ‘controllo’ perché l’EAS l’aveva dichiarato il 9 sull’andamento della battaglia, e per comprenderne le tattiche di combattimento. Ma Fort Russ l’aveva previsto diversi giorni prima, nell’articolo della mattina dell’8 agosto. Al momento attuale, abbiamo conferma che le informazioni sul mutare della situazione della battaglia, date il 7/8 agosto, sono precise e riflettono in generale la situazione attuale. Questo articolo pertanto comprenderà ulteriori informazioni interessanti, nonché una previsione circa la strategia dell’avanzata.
Il 9 agosto, l’EAS finalmente annunciava ciò che avevamo riportato l’8 agosto: Il passaggio che i terroristi avevano aperto verso Aleppo vecchia, dopo che alle unità dell’Esercito arabo siriano era stato ordinato di ritirarsi e riorganizzarsi, era sotto il tiro dell’EAS. Il passaggio non era sicuro, nemmeno per la fanteria di notte; restava sigillato. Tuttavia, ciò non significa che non sarà ripreso e che le postazioni da cui le forze siriane si erano ritirate non saranno recuperate. Purtroppo non possiamo conoscerne ancora le tattiche; forse quando la battaglia sarà finita cercheremo di spiegare molte azioni dell’EAS. Ciò che possiamo dire ora è che l’EAS prepara la controffensiva volta a stabilizzare la situazione. Il video proviene da una zona, il 6 agosto, quando l’offensiva dei ribelli per rompere l’assedio avanzava, respingendo i tentativi dell’EAS di stringere l’assedio.

Ma fin d’allora, al-Nusra, ELS e loro sostenitori occidentali erano chiaramente consapevoli che l’avanzata era finita già il 6 agosto, ed erano nel panico. Ciò è evidente dal cambiamento della natura dei loro resoconti sui social media. Ormai non si parlava più di ‘vittoria’ ad Aleppo, ma si passava alla ‘tragedia umana’ chiedendo l’intervento occidentale per ‘alleviarla’. Reuters segue, supportando la guerra dell’informazione dei terroristi. Nell’articolo dal titolo, Le Nazioni Unite esortano al cessate il fuoco ad Aleppo per riparare il sistema idrico e arginare gli incendi, è chiaro ciò che avviene. In effetti, tale ‘aiuto’ è possibile solo attraverso le Nazioni Unite di Ban Ki Moon, che sarebbero autorizzate ad inviare forniture mediche ai terroristi, assieme a ricambi per la loro artiglieria (ecc.) con il pretesto d’inviare aiuti per le infrastrutture (elettrica, idraulica, ecc). Che le forze filo-occidentali chiedano un cessate il fuoco, con cui riorganizzarsi, riarmarsi e rifornirsi, è molto indicativo in tale teatro, avendo la consapevolezza che la loro situazione è terribilmente grave. Reuters impazzisce riferendo della situazione umanitaria, insistendo che la “lotta che s’intensifica ad Aleppo soffoca la popolazione civile”. Ciò naturalmente significa che i gruppi di al-Nusra ed ELS ad Aleppo ‘soffocano’. Per controllarli, infatti, l’EAS prima di stringere la morsa finale sui “ribelli”, due settimane prima, apriva dei corridoi umanitari da cui i civili sono passati nella zona libera di Aleppo ovest, dove erano stati creati accantonamenti per decine di migliaia di residenti. Va ricordata la storia dell’elicottero russo abbattuto mentre compiva una missione umanitaria, in relazione a ciò. Le intenzioni del governo qui sono evidenti e chiare. Mentre gli alleati degli Stati Uniti e il GCC cercano di creare uno Stato fallito, il governo siriano cerca di mantenere unita una Siria governabile, con la popolazione che non vede lo Stato impegnato inutilmente in azioni punitive contro di essa. La strategia dell’EAS sarà liquidare le principali risorse dei “ribelli” in uno o più grandi battaglie. Se al-Nusra ed ELS, ora di nuovo completamente assediate ad Aleppo, non potranno accedere ai necessari rifornimenti, non avranno altra scelta che arrendersi o in qualche modo compiere un disperato attacco suicida. L’unico fattore che mitiga ciò sarebbero maggiori sviluppi geopolitici, rendendo ampiamente opportuno impegnarsi in un altro cessate il fuoco. Ci sono pochi scenari in cui ciò sarebbe vantaggioso, e se tale scenario effettivamente si verificasse, è difficile prevederlo in questo momento. Potrebbe includere qualcosa che riguardi la situazione sempre più tesa in Ucraina, all’indomani dell’assalto sventato in Crimea e dell’ultimatum di Putin. Ciò che è importante nelle perdite dei taqfiriti, è che un numero sproporzionato di essi provenivano dalle forze speciali, circa 3000 eliminati nell’assalto. Erano i battaglioni sauditi, qatarioti e turcomanni addestrati dagli occidentali. Che tale avanguardia sia stata lanciata per prima è evidente per varie ragioni, essendo rinforzate dal grosso dei blindati. Quando i taqfiriti hanno gettato il grosso dei loro blindati contro EAS ed alleati, apparve anche chiaro che la loro fanteria era composta da forze speciali. Il piano era aprire una grande breccia e poi inviarvi la riserva per colmare le perdite dovute alla forza aerea. Non è andata come avevano sperato. In questo momento, l’EAS non ha avviato la controffensiva finale, ma invece strangola i taqfiriti e ne esaurisce la potenza di fuoco. Nel frattempo, le riserve dell’EAS affluiscono, compresi parte della 15.ma Divisione delle Forze Speciali, diversi battaglioni, i battaglioni di Hezbollah, diverse milizie sciite dalla forza di centinaia di elementi ciascuna, e alcune grandi unità dell’Esercito arabo siriano, in particolare una nuova divisione corazzata. Le Forze Tigre controllano la via di al-Qastal, evitando le trappole. I “ribelli” hanno un grande gruppo ad ovest di Qastal, e il piano era che, assaltando la posizione da sud, l’Esercito arabo siriano avrebbe portato le riserve da nord e quindi attaccato lungo la via di Qastal, terreno aperto non adatto alla guerriglia urbana. Ma l’EAS evitava tale trappola, continuando a fare pressione a sud ed avendo apparentemente due opzioni.
La prima è trattenerli nella sacca esaurendone le risorse, bombardando le loro colonne dalla Turchia e da Idlib, strategia molto efficace dell’Esercito arabo siriano e dei russi.
La seconda opzione è contrattaccare immediatamente. Per le suddette ragioni, in questo momento, e sulla base dei movimenti osservati oggi, tra cui le ‘grida’ di aiuto diffuse da Reuters, sembra che l’Esercito adotterà la prima opzione. ELS e al-Nusra sono ora in un angolo senza via d’uscita. Lasciano gli altri fronti, come Lataqia, dove hanno anche subito gravi sconfitte, per partecipare a una battaglia che non possono vincere, perché hanno subito. rispetto all’EAS. perdite maggiori di varie volte. Non possono vincere, e allo stesso tempo non possono permettersi di perdere. Eppure vi sono pesanti combattimenti nella provincia di Lataqia. Sembrerebbe che attualmente, i taqfiri guadagnino tempo tentando di consolidare la propria legittimità. Qualsiasi controffensiva possano lanciare in questo momento, sarebbe dal loro punto di vista una vittoria reale. Ciò che succede in Turchia avrà un peso notevole. Uno dei fattori contingenti è se o quando la Turchia chiuderà il confine. Una teoria credibile è che Erdogan abbia permesso il passaggio per la battaglia perché sa che perdendo Aleppo potrà lavarsene le mani, ma non può districarsene in fretta, e e ha purgato i gulensiti tra i militari, nel sistema giudiziario ed educativo, c’è la questione dei Fratelli musulmani. Si affida ai Fratelli musulmani che allo stesso tempo sono un suo pilastro e un peso interno che assieme a NATO e Stati Uniti lo costringono a sostenere lo SIIL e altre formazioni nel conflitto siriano. Questo ricorderebbe Poroshenko che invia le avanguardie dei gruppi Azov e Pravij Sektor per eliminare certi problemi, alleggerendo la pressione politica e della sicurezza interna, una volta liquidati dalle milizie del Donbas. Anche l’Iraq e il suo confine avranno peso. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rifornire di F-16 l’Iraq, ottenendo ulteriori risorse dall’Iraq prima che Mosul cada, ma il governo iracheno è ora attento ed agisce con intelligenza acquisendo indipendenza. Chiuso il confine tra Iraq e Turchia, restano due fattori importanti. Il fronte sud della Giordania è quasi del tutto pacificato. I risultati nel Ghuta orientale e a Lataqia saranno favorevoli, ma il governo siriano ha saggiamente trasferito la popolazione dal Ghuta per effettuare un attacco decisivo impiegando la superiorità aerea. L’esercito siriano si è saggiamente ritirato dalle operazioni presso Raqqa, perché ora si tratta semplicemente della lotta ultima tra le YPG curde e lo SIIL. Interessante per i lettori: Hezbollah ha usato un drone per attaccare posizioni dei taqfiriti a Aleppo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan con le polveri bagnate a San Pietroburgo

John Helmer, Mosca, 9 agosto 2016Turkish President Recep Tayyip Erdogan and Russian President VladTutti gli studenti in legge del Regno Unito, affrontano il primo caso di dolo colposo, studiando la sentenza Scott v Shepherd, del 1773, in cui un uomo in un mercato fu colpito in faccia da un fuoco d’artificio acceso accecandolo. La norma giuridica fu che se si lanciano fuochi d’artificio, si è responsabili dell’accecamento, anche se non voluto. In vista della riunione a San Pietroburgo, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan giocava con i fuochi d’artificio. Il Presidente della Russia, Vladimir Putin, non chiuse occhio. Al termine dell’incontro a San Pietroburgo, gli occhi di Putin rivelavano più della bocca sull’incendiario Erdogan. I funzionari russi e turchi, e il loro staff, avevano già chiarito i quattro punti strategici all’ordine del giorno dei negoziati russo-turchi, un corollario politico e diversi accordi commerciali. La priorità è l’impegno dalla Turchia a fermare i tentativi di cambio di regime in Siria, Caucaso russo, Stati della CSI come Armenia e Tagikistan. Ciò significa espulsione dei terroristi ceceni dal loro rifugi in Turchia e nelle aree controllate dai turchi; chiusura del confine turco-siriano a SIIL e altri jihadisti, e fine del sostegno turco alla guerra azera contro l’Armenia e agli oppositori islamisti in Tagikistan, Uzbekistan e Crimea. In cambio, i turchi vogliono l’impegno russo a non sostenere i gruppi curdi nel creare autonomie territoriali o staterelli lungo i confini della Turchia con Siria e Iraq, né a incoraggiarli a ritornare in Turchia per creare un Kurdistan indipendente. Un’altra priorità russa, la chiave per cui il Cremlino ha combattuto guerre contro gli ottomani per più di due secoli, è l’impegno della Turchia a non violare i trattati che disciplinano gli stretti tra Mar Nero e Mediterraneo, e di non consentire il permanente dispiegamento dei sistemi missilistici navali Aegis della NATO contro la Russia nel Mar Nero. Il corollario politico è che Russia e Turchia non permetteranno a Stati Uniti e NATO di disporre forze turche sotto la bandiera della NATO sul territorio di Cipro. Gli accordi includono il rilancio dei piani per aumentare il flusso di gas della Gazprom in Turchia, sia col Turkish Stream che con varianti del South Stream; ripresa del turismo russo in Turchia; rimozione delle restrizioni sui programmi di costruzione, come il reattore nucleare russo di Akkuyu, e la fine delle sanzioni russe all’importazione di frutta e verdura turche. Poco prima dell’arrivo di Erdogan a San Pietroburgo, lui e il Cremlino accettavano di partecipare a una intervista televisiva in cui Erdogan mescolava varie metafore per ingraziarsi il pubblico russo. Nell’incontro con Putin, Erdogan affermava, è “un nuovo punto di riferimento nelle relazioni bilaterali, la tabula rasa da cui iniziare da capo“. Erdogan chiamava il presidente russo “caro amico Vladimir” ogni quattro minuti nei colloqui. Leggasi la TASS.
Erdogan ha fatto altre scuse per l’abbattimento del cacciabombardiere russo Su-24 lo scorso novembre, ammettendo che era nello spazio aereo siriano, non turco, quando fu attaccato. “I colpevoli di ciò che è successo in territorio siriano sono stati arrestati e consegnati alla giustizia. L’indagine continua. In realtà, ho trasmesso il mio messaggio (al presidente Putin). Per quanto riguarda i piloti, ho ordinato un’indagine sulle circostanze verificatesi oltre i limiti della nostra normale procedura di risposta. Sapete anche che l’uomo che ha causato la morte del pilota russo, che ha ucciso il pilota russo, è ora in stato di detenzione. Sarà processato. Vorrei sottolinearlo“. Erdogan rispose anche alla domanda, riferita ampiamente dai media occidentali, secondo cui i servizi segreti russi l’avevano avvertito del colpo di Stato. Erdogan in modo esagerato rispose: “E’ la prima volta che sento una cosa del genere. Anche se fosse vera, gli interessati sarebbero stati obbligati ad informarmi per primo. Non ebbi alcuna informazioni del genere, né dall’intelligence, né da altri canali. Non sappiamo chi abbia detto cosa e a chi. Credo che sia una voce infondata“. Erdogan ha anche sostenuto che i popoli russo e turco sono vicini quanto lui e Putin. “Se io grido a qualcuno si sente la mia voce a Sochi”. Erdogan faceva appello al sentimento russo, “Mentre se mi si chiama da Sochi lo sento. Questo indica quanto siano vicini“. Le risposte di Erdogan all’agenda vera erano più vaghe che mai. Ha messo fine ai suggerimenti che stesse sospendendo la campagna per rovesciare il Presidente siriano Bashar Al-Assad. “Non vogliamo la disintegrazione della Siria, ma la caduta di Bashar Assad, colpevole della morte di 600000 persone. Questa è la condizione per impedire tale scenario. L’unità della Siria non può esserci con Assad. E non possiamo sostenere un assassino che ha commesso atti di terrorismo di Stato“. Ha negato qualsiasi ruolo nel finanziamento, traffico di petrolio, armi e altri rifornimenti allo SIIL in Siria e Iraq. Ha ribadito il sostegno turco ai tartari della Crimea che combattono Mosca con il sostegno di Kiev e Washington. Sul futuro dei progetti Gazprom e del reattore Akkuyu ha offerto altri colloqui ed impegni. Ortaggi e frutta non sono stati menzionati. Sul turismo Erdogan ha dichiarato che nessun turista è stato ucciso nel putsch militare e che “attualmente le spiagge sono al sicuro“. L’intervistatore della TASS, vicedirettore generale dell’agenzia di stampa Mikhail Gusman, ha accuratamente evitato di menzionare ceceni, stretti, NATO, Cipro, Crimea e guerra azero-armena. “Erdogan usa l’intervista della TASS per togliere il dubbio ai russi su ciò che speravano fosse un passo avanti“, notava un osservatore di Mosca. “Ha usato la TASS per scavalcare Putin, è chiaro dalle registrazioni di San Pietroburgo che Putin non ne fosse contento. Putin è il grande perdente nel clamore turco, e gli organi di propaganda russa, in particolare anglofoni, lo riportano“. “Vediamo come i media occidentali la girano, in ciò che è la lunga lista di vittorie di Putin sul telepromozionale presidente (Barack Obama)“, afferrma un sito anglofono finanziato dal Cremlino. RT Twitter festeggia sostenendo che “i due leader si sperticavano in lodi reciproche“. Sputnik definiva il vertice un “reset” negativo per Stati Uniti ed Unione Europea. Il registro ufficiale dei colloqui della delegazione, iniziati l’1 agosto di pomeriggio, si conclude tre ore dopo senza riportare alcuna discussione e accordo su una sola priorità politica o di sicurezza russa. La conferenza stampa presidenziale ha rivelato che, nonostante la dichiarazione di buone intenzioni, nulla di importante per le parti è stato concordato. Il Ministero degli Esteri russo non ha riferito nulla sulla riunione del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov con l’omologo Mevlut Cavusoglu, ore dopo la fine della riunione. Non ci fu alcuna discussione sulla Siria tra i presidenti. Secondo Erdogan, “nei negoziati non abbiamo discusso la questione. Dopo la conferenza stampa abbiamo intenzione di discuterne… Pertanto, finora non posso dire nulla, non avendone discusso“, Putin aggiunse: “Confermo quello che ora è stato detto dal nostro ospite, il caro presidente della Turchia. Tutti sanno che le nostre opinioni sulla risoluzione non sempre coincidono sulla Siria. Abbiamo deciso che dopo ci riuniremo con i Ministri degli Esteri e i rappresentanti dei servizi speciali, comunicheremo e cercheremo una decisione“. Anche se i funzionari del Cremlino aveva annunciato che ai turchi avrebbero chiesto di pagare il risarcimento per l’uccisione del pilota Oleg Peshkov, non vi fu alcuna discussione su questo problema. I media russi individuarono nei partecipanti ai colloqui il Generale Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore Generale russo, ed Aleksandr Lavrentiev, ufficiale dei servizi segreti e negoziatore del Cremlino nella guerra siriana. Non c’era alcun ufficiale delle Forze armate turche nella delegazione di Erdogan. Invece s’era portato Hakan Fidan, il capo dell’agenzia d’intelligence turca, MIT, istruitosi negli Stati Uniti.
Putin non ha fatto menzione dei problemi di sicurezza della Russia durante la conferenza stampa. Ha fatto apparire i suoi colloqui con Erdogan limitati alla politica economica e non ha riferito di alcun accordo su un qualsiasi argomento, se non per continuare a discutere. “Riguardo il ripristino delle piene relazioni“, ha detto Putin, “sì, le vogliamo. E lo faremo. La vita va avanti molto rapidamente. E se che alcune restrizioni sono state imposte, con esse la vita subisce certe trasformazioni. E dobbiamo considerarle nel caso si attuino i piani per ripristinare le nostre relazioni commerciali ed economiche. A questo proposito abbiamo deciso a livello ministeriale di preparare programmi a medio termine, ed ho parlato solo di questo, commercio e cooperazione economica, scientifica e tecnica e culturale per il 2016-2019. Prevediamo che il programma sia adottato nel prossimo futuro“. Putin ha rifiutato di accettare la richiesta turca di togliere le restrizioni sui visti ai lavoratori turchi in Russia; si è offerto di “considerarla per sbloccare le questioni sull’interazione economica”. L’espressione di Putin durante la conferenza stampa era cupa. Non come alla conferenza stampa del giugno 2013 con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quando il linguaggio del corpo di Putin mostrava ostilità verso l’omologo. Putin era molto più rilassato e affabile negli incontri di due giorni prima con i Presidenti di Iran e Azerbaigian Hassan Rouhani e Ilham Aliev. Il Cremlino ha pubblicato un video e diverse foto della sessione con uomini d’affari russi e turchi presieduta da Putin e Erdogan. Il testo pubblicato della sessione ha ribadito il condizionale. “Da voi, uomini d’affari”, Erdogan passava la patata bollente, “aspettiamo dei passi seri nel realizzare i programmi che contribuiranno allo sviluppo economico tra i nostri due Paesi… Se rimuoveremo tutti gli ostacoli alle nostre relazioni commerciali, creando nuove aree di cooperazione, credo che raggiungeremo questi obiettivi. Pertanto il peso di questo accordo ricade anche sulle spalle dei nostri cari uomini d’affari“. Fece riferimento una volta allo stretto del Bosforo solo per ricordare che inizieranno a costruirvi un tunnel sotto. Putin è stato chiamato “caro amico” solo una volta nel suo discorso di sei minuti e mezzo. Putin fece una smorfia agitandosi. I due presidenti riferivano le statistiche del commercio che confermano l’entità delle perdite finanziarie che la Turchia ha subito dall’inizio delle sanzioni, lo scorso dicembre. Il fatturato commerciale nei primi cinque mesi di quest’anno è sceso da 10,7 miliardi a 6,1 miliardi di dollari, una perdita di 4,6 miliardi. La quota turca del commercio globale della Russia è scesa dal 4,8% al 3,6%.
СнимокLa tabella mostra le perdite nel commercio agro-alimentare che i sostenitori di Erdogan hanno subito al 31 maggio, pari a 812 milioni di dollari; più di 1 miliardo quando Erdogan arrivava a San Pietroburgo. Le perdite si concentrano in diversi segmenti del mercato alimentare russo. L’Agenzia delle Dogane russa ha riferito che i pomodori turchi, che coprivano il 57% delle importazioni prima che il Su-24 venisse abbattuto a novembre, sono spariti. Albicocche, fragole, pesche, cipolle e cetrioli turchi occupavano ampie quote del mercato russo, ma sono stati duramente colpiti da gennaio. Aleksandr Khorev di APK-Inform, uno dei principali enti di consulenza sul commercio alimentare di Mosca, dice che l’anno scorso, prima del conflitto turco ma dopo le sanzioni a frutta e verdura dell’Unione Europea, la Russia acquistò 665000 tonnellate di pomodori, di cui la quota turca era pari al 52%. I cetrioli importati erano pari a 545000 tonnellate, il 23% dei quali provenienti dalla Turchia; e 264000 tonnellate le cipolle, per il 14% turche. Una delle curiosità rivelate dai dati doganali è lo scarto evidente nei volumi e valori dei pomodori armeni. Fonti a Mosca dicono che il volume di pomodori armeni importato in Russia quest’anno, supera la capacità dei coltivatori armeni di produrli. Il sospetto è che i turchi contrabbandino pomodori in Russia travestiti nei loro acerrimi nemici armeni. Uno dei motivi per cui Putin non fece cenno alla ripresa di questo commercio è che i produttori russi hanno investito rapidamente nelle serre, sovvenzionate in parte dalle banche statali, per produrre sostituti delle importazioni, puntando a quote di mercato e prezzi che i turchi avevano nove mesi prima. Le fonti alternative per l’importazione alimentare, Siria, Tunisia, Sud Africa, Uzbekistan, Iran e Armenia, hanno sostituito i turchi. Philip Owen dei Commercianti del Volga, commenta che è costoso realizzare logistica, pagamento e commercializzazione dei prodotti alimentari importati, e così il mercato russo non può tornare dai fornitori turchi. Erdogan non ha dato alcuna ragione politica al Cremlino per ripristinare il commercio alimentare con la Turchia; i coltivatori russi dicono ora che c’è una buona ragione per non farlo. Alla conferenza stampa a San Pietroburgo, Erdogan aveva detto: “Se vi ricordate, avevamo uno scopo, raggiungere un volume d’affari da 100 miliardi di dollari, e siamo risoluti a raggiungere questo obiettivo. Ad oggi, posso dire, abbiamo ancora una volta iniziato il processo, andando verso questo obiettivo”. Una fonte economica russa risponde: “Erdogan può dire ai suoi esportatori ciò che vuole. Il mercato russo non sarà mai lo stesso per loro“.
Gli osservatori greci e ciprioti commentano che Erdogan ha agito come previsto e che nulla di nuovo s’è avuto nella visita in Russia. “Il suo vero pubblico era a Washington, Berlino e Bruxelles. Chi si farebbe ingannare?” Un influente cipriota aggiungeva: “Putin ha permesso ad Erdogan di pubblicizzare il sostegno della Turchia ai tartari della Crimea. Perché Putin non l’ha menzionato? Perché Putin non ha condannato l’occupazione turca di Cipro?”Non credo ala nascita di nuovi triangoli politici“, commenta Irina Zvjagelskaja del Centro di ricerca arabo e islamico di Mosca. “Non credo ai cambiamenti strategici immediati che modifichino la configurazione delle alleanze. Abbiamo visto vari passi dei nostri amici e partner, e non sono davvero molto amichevoli, ma solo tattici, dettati dalla situazione”. La valutazione russa, apertamente riflessa a Cipro e in Grecia, e più discretamente a Washington, è che il colpo di Stato turco non sia ancora finito. Un analista russo s’è chiesto, “nessuno ufficiale dello Stato Maggiore o dei servizi segreti può dare ragione al Presidente Putin di aspettarsi di meglio da Erdogan, e l’intervista alla TASS l’ha dimostrato. Quali benefici Putin pensava di ottenere partecipando a tale farsa non è chiaro. Putin guadagna tempo e se Erdogan non ne ha, ai russi non dispiacerà“.Russia-Turkey.JPEG-27aa8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hillary Clinton bizzarra e malata

Tyler Durden, Zerohedge 9 agosto 2016

Mentre la campagna presidenziale entra nella fase finale, domande emergono sulla salute di Hillary Clinton. Il bizzarro comportamento Hillary nella campagna elettorale (culminata nei perplessi commenti sul suo “corto circuito“) lascia molti chiedersi se sia gravemente malata. Hillary ha a più volte avuto convulsioni spesso riprese nei video, e una serie di attacchi di tosse apparentemente inspiegabili.Coughin-HillaryUn video spesso ripreso, sostiene che Hillary abbia condizioni da ricovero, emerse alcune settimane fa, e finora non si è riusciti a dare una spiegazione conclusiva se Hillary abbia problemi di salute o postumi dell’ictus subito tre anni fa.

Ricordiamo che nel gennaio 2013 la CNN riferì che l’allora segretaria di Stato Clinton fu ricoverata in un ospedale di New York per sciogliere un coagulo di sangue nel cervello. Allora i medici erano sicuri che si sarebbe pienamente ripresa. Clinton fu ricoverata al New York Presbyterian Hospital per il coagulo scoperto durante un esame relativo alla commozione cerebrale subita quel mese, secondo il suo portavoce Philippe Reines. Il coagulo si trovava tra il cervello e il cranio, dietro l’orecchio destro e non aveva comportato ictus o danni neurologici, secondo il comunicato dei medici. Risalendo al 2005, la senatrice Hillary svenne durante un discorso a Buffalo, NY, ricevendo cure mediche sul posto. “Circa cinque minuti dall’inizio del discorso, disse di avere la nausea”, riferì il presidente democratico della contea di Erie, Len Lenihan, che era alla raccolta fondi del club privato TAP delle Donne. “Clinton lasciò il podio e continuò il discorso seduta, ma alla fine lasciò la stanza dicendo che aveva bisogno di una pausa, secondo Lenihan. Tornò al podio dopo poco, ma svenne prima di riprendere il discorso. E’ chiaro che era debole, fu messa giù lentamente“, disse. La stanza fu sgombrata e Clinton immediatamente soccorsa, tra gli altri, da un medico presente alla manifestazione. E così le domande sulla salute di Hillary rimangono, soprattutto dopo la comparsa di foto che la mostrano salire delle scale con disagio.CpPE3clVYAAxGkN.jpg large

Ciò ha portato ad ulteriori speculazioni circa l’identità di un uomo, presumibilmente parte del suo servizio segreto, definito come il “controllore”, che si suppone sia il medico personale.

CpSfKySWEAIdpkZCome Mike Cernovich osserva, ecco una foto del controllore di Hillary prima di entrare nel servizio segreto. Con abbigliamento casual.CpSY4KOXYAASnasAbbiamo visto questo “dottore” durante il blocco di Hillary. Come le foto successive mostrano, il controllore sembra sempre pronto a rassicurare Hillary, spostando gli agenti segreti di servizio davanti e sollecitandola a “continuare a parlare“. Secondo Cernovich “non è un comune agente del servizio segreto”. Ulteriore mistero, Cernovich osserva anche, secondo una fonte non confermata, che il cosiddetto “controllore” sembra portare una penna di Diazepam.hillary-handler-seizure-drug-575x408Il dispositivo in questione è una penna di auto-iniezione Diazepam utilizzata per acute e ripetute ricadute. Diazepm è uno dei farmaci prescritti per i pazienti che soffrono di crisi ricorrenti.hillary-handler-diazepam-575x816Tali dettagli emergono il giorno dopo che l’American Psychiatric Association ha detto ai suoi membri di non definire i candidati presidenziali malati di mente, immaginando le ultime accuse a Donald Trump. Come nota The Hill dopo una brutta settimana per Donald Trump, in cui ha insultato una famiglia della Gold Star e s’è rifiutato di appoggiare lo speaker Paul Ryan, prima di andare avanti, molti iniziavano a chiedersi se Trump abbia un disturbo di personalità“. “Ce lo chiediamo, non lo dico io, ma tutti se lo chiedono: Donald Trump è uno sociopatico?” aveva detto ad MSNBC Joe Scarborough. Un democratico della California lanciava una petizione su change.org per chiedere a Trump di sottoporsi a una valutazione della salute mentale, suggerendo che possa avere un disturbo della personalità narcisistica. Più di 25000 firme sono state raccolte. Mentre gran parte di ciò sarebbe umorismo, allo scopo di focalizzare l’attenzione sulle dichiarazioni roboanti di Trump, è forse il momento di dare uno sguardo serio alla storia sanitaria di Hillary Clinton, soprattutto perché nella maggior parte dei sondaggi sembra poter battere Trump, e molto probabilmente essere il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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