Assad: Per una società sana e armoniosa

Dr. Muhamad Abdulibrahim, The Syria Times 20 agosto 2017 La guerra in atto contro la Siria mira a cambiare l’equilibrio internazionale ed è un’occasione d’oro per l’occidente per sottomettere gli Stati che non sono soggetti alla sua egemonia, osservava il Presidente Bashar al-Assad. Nel discorso televisivo alla Conferenza del Ministero degli Esteri e degli Espatriati a Damasco, il Presidente Assad aggiungeva che la conferenza era l’opportunità del dialogo diretto per formulare visioni e soluzioni unitarie. Il Presidente Assad aggiungeva che la posizione geopolitica della Siria è cruciale per controllare il Medio Oriente, e quindi la guerra doveva modificare l’equilibrio internazionale. Il Presidente Assad osservava che il mondo vede lo Stato profondo negli Stati Uniti dividersi dal suo presidente, e così nel mondo occidentale e tra i loro affiliati. “C’è una seconda potenza mondiale, il cui obiettivo è preservare l’equilibrio e il diritto internazionale“, aggiungeva il Presidente Assad, affermando che il peso degli arabi sull’arena internazionale è zero e assente. “In Siria abbiamo pagato un grosso prezzo per non piegarci ai piani occidentali che mirano a portare i fratelli musulmani al potere con il pretesto della religione e nell’interesse degli occidentali”, sottolineava il Presidente Bashar al-Assad. “Hanno fallito, ma la battaglia continua“, aggiungeva citando il dilemma della vittoria. Il Presidente Assad affermava che l’obiettivo è sottomettere la Siria e una volta fatto ciò sarebbe stata frammentata, ribadendo che il prezzo della resistenza è ben inferiore a quello della resa. “Abbiamo perso il meglio della nostra gioventù, le infrastrutture, ma abbiamo una società più sana e armoniosa, data la comune unità prevalente“, aggiungeva. ”La società siriana non ha una cultura settaria e abbiamo tratto lezione da tale guerra”.
Il Presidente Assad osservava che i cambiamenti occidentali sono dovuti alla nostra fermezza e al prezzo che abbiamo pagato, per via della fermezza dello Stato, delle Forze Armate e del sostegno dei nostri amici. “Le realtà sul terreno e i risultati del loro sciocco sostegno al terrorismo hanno imposto all’occidente un cambiamento parziale“, notava il Presidente Assad, rimproverando la politica occidentale nel mutare aspetto come un serpente. Il presidente citava il silenzio occidentale sui crimini perpetrati dai terroristi e l’aggressione occidentale ogni volta che l’esercito sconfigge i terroristi, aiutandoli e inviandone altri. “C’imbattiamo nel terrorismo sin dal primo giorno e perseguiremo a combatterlo“, sottolineava il Presidente Assad, ribadendo che ogni attività dovrà basarsi fondamentalmente sulla lotta al terrorismo. Il Presidente Assad aggiungeva che la Siria ha affrontato con flessibilità tutte le iniziative per la soluzione politica, anche se alcune erano malevoli, sostenendo che i risultati delle iniziative erano semplicistiche o inutili. “Una volta che si dialoga con un terrorista o un lacchè, il dialogo avviene coi padroni dei servi“, aggiungeva affermando che tutto ciò che hanno presentato andava contro gli interessi della Siria e dei Siriani, vacuo come polvere di carta inutile. Il Presidente Assad osservava che il dialogo era in realtà con i loro padroni, che li considerano schiavi insulsi, affermando che i veri siriani sono gli unici padroni che non prendono ordini da nessuno. Il Presidente Assad aggiungeva che il processo attivo in Siria è la rivoluzione dell’esercito contro i terroristi e la rivoluzione del popolo siriano contro il tradimento e il servilismo, e quindi le vere rivoluzioni sono dovute all’élite nazionale e morale. “Cogliamo ogni occasione per risparmiare gli inermi, di conseguenza abbiamo partecipato ai colloqui di Astana“, aggiungeva affermando “la nostra fiducia è grande verso Iran e Russia“, garanti di Astana.
Il Presidente Assad aggiungeva che la Turchia è solo garante dei terroristi e di diffidarne, sostenendo che il ruolo di Erdogan è proteggere i terroristi attraverso Astana e legalizzare l’occupazione di alcune parti della Siria. “Ogni presenza turca sul territorio siriano è un’occupazione“, sottolineava il Presidente Assad, affermando che Erdogan ancora sostiene il terrorismo nell’ambito del suo ruolo nel distruggere la Siria. Il Presidente Assad saluta le zone di de-escalation in Siria impedendo spargimenti di sangue, facendo rientrare la popolazione, permettendo la riconciliazione nazionale, restaurando l’autorità statale del governo e facendo cedere le armi agli armati, ribadendo che tali zone non saranno mai separate. “Vogliamo perseguire la nostra lotta al terrorismo”, denunciando gli Stati Uniti e la loro cosiddetta alleanza nel permettere ai terroristi di espandersi. Il Presidente Assad citava la formazione dei comitati del dialogo e la riconciliazione nazionale, la dipartita dei terroristi e il ritorno dell’autorità statale nell’ambito della de-escalation.
Le forze armate avanzano schiacciando i terroristi continuamente, osservava Assad apprezzando eroismo e sacrificio dell’Esercito, degli alleati e amici nella lotta al terrorismo, quale esempio ideale nella storia delle guerre. “I risultati sono fondamentali per la riconciliazione nazionale e per il ritorno in patria“, affermava il Presidente Assad citando anche il ruolo del popolo siriano, nel viaggio della vita, per la fermezza. “Siamo orgogliosi del ruolo dei nostri fratelli e amici di Hezbollah” i cui combattenti, martiri e feriti, sono nostri combattenti, aggiungeva il Presidente Assad citando il sostegno politico, finanziario e militare fornito dall’Iran, e il ruolo della Russia, insieme alla Cina, nel porre il veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in difesa della Siria e del diritto internazionale. Il Presidente Assad indicava il sostegno della Russia, che ha avuto i propri martiri sostenendo l’esercito in tutto ciò di cui ha bisogno, inviando la sua Aeronautica a combattere il terrorismo.
Il Presidente Assad ribadiva la necessità di:
– Continuare a combattere e schiacciare il terrorismo.
– Continuare la riconciliazione nazionale.
– Aumentare le comunicazioni all’estero per illuminare l’opinione pubblica occidentale, ingannata da menzogne e fabbricazioni della realtà sul campo.
– Sostenere le opportunità economiche dell’economia siriana, in lento recupero.
– Concentrarsi sull’Oriente, andando ad est politicamente, economicamente e culturalmente, in quanto l’Oriente ha piena prospettiva di sviluppo.
Il Presidente Assad salutava i rapporti corretti con l’occidente, a condizione che questi Paesi si astengano dal sostenere il terrorismo e ne taglino le relazioni, citando gli errori continui dell’occidente. I nemici non entreranno in Siria per via politica dopo non esserci riusciti attraverso il terrorismo, affermava il Presidente Assad citando il timore dei nemici che la Siria esca più forte dalla guerra.
Il Presidente Assad ribadiva le basi della diplomazia siriana:
– Tutto ciò che riguarda la Siria è al cento per cento siriano.
– L’integrità territoriale della Siria.
– L’arabismo con la sua civiltà.
– Impedire agli altri di avere con la diplomazia ciò che non hanno avuto con la guerra.
– La guerra non ha cambiato i nostri principi.
– La causa palestinese è centrale.
– L’occupante israeliano è il nemico.
– Supportare la vera resistenza.
La Siria è forte, indipendente e libera, e non c’è posto per terrorismo, estremismo, lacchè e traditori“, chiudeva il Presidente Assad tra l’ovazione dell’Assemblea gremita.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente al-Sisi inaugura la più grande base militare del Medio Oriente

Egypt DailynewsIl Presidente Abdalfatah al-Sisi ha inaugurato il 22 luglio la più grande base militare del Medio Oriente, presso la città di Alessandria. Il presidente ha alzato la bandiera delle Forze Armate sulla nuova base di al-Hamam, ad ovest di Alessandria. La base militare prende il nome dal primo presidente Muhamad Naguib, che orchestrò la rivoluzione del 1952 che pose fine alla monarchia in Egitto. La nuova base militare è la più grande della regione Medio Oriente-Africa del Nord, secondo l’agenzia ufficiale MENA. La cerimonia d’inaugurazione ha visto i principali funzionari dell’Egitto, nonché principi e ambasciatori arabi. La delegazione araba comprendeva il principe di Abu Dhabi Muhamad bin Zayad al-Nuhayan, il consigliere del re saudita principe Qalid al-Faysal e il principe ereditario del Bahrayn Salman bin Hamad bin Isa al-Qalifa.
Da quando Sisi entrò in carica nel 2014, lavora alla ricostruzione delle forze armate, concludendo numerose trattative con Stati Uniti, Francia, Russia e altri Paesi. L’Egitto affronta minacce alla sicurezza che richiedono risorse diversificate e migliori preparativi per l’esercito, dichiarava Samir Qatas, presidente del Forum per gli studi strategici e di sicurezza del Medio Oriente. Qatas affermava anche vi sono sfide ai confini con Libia, Sinai e Sudan. Anche il mantenimento della sicurezza nello stretto di Bab al-Mandab, minacciato dalle tensioni in Yemen, è essenziale per la sicurezza del nuovo e vecchio Canale di Suez, oltre alla necessità di assicurare le nuove scoperte di giacimenti di gas nel Mar Mediterraneo. “L’Egitto dovrà essere pronto anche ad entrare in guerra a sostegno degli “alleati del Golfo, che costituiscono la linea difensive dell’Egitto“, aggiungeva l’esperto di strategia.

Il Presidente al-Sisi inaugura la base militare Muhamad Naguib ad ovest di Alessandria
Egypt Dailynews

Il Presidente Abdalfatah al-Sisi ha inaugurato la base militare Muhamad Naguib, situata nell’area di al-Hamam, ad ovest di Alessandria, dove si terrà la prima laurea dei cadetti, secondo il sito al-Ahram Arabic. La base, secondo quanto riferito, è la più grande del Medio Oriente, costruita sulla base della città militare realizzata nel 1993, disponendo di 1155 edifici costruiti e ristrutturati negli ultimi due anni. La base militare sarà anche il comando di alcune forze dell’unità militare del Nord, che dovrebbero aumentare l’efficienza nel proteggere l’ovest di Alessandria, la costa settentrionale, dove è attualmente in costruzione la centrale nucleare di al-Daba, i giacimenti petroliferi e la nuova città di al-Alamein, tra gli altri. La base sarà utilizzata anche per le esercitazioni militari con gli eserciti di altri Paesi. La base prende il nome da Muhamad Naguib, primo leader della rivoluzione egiziana del 1952 e primo Presidente della Repubblica d’Egitto dopo l’istituzione del 18 giugno 1953. Insieme a Gamal Abdal Nasser, Naguib guidò il movimento degli ufficiali liberi che pose fine alla dinastia di Muhamad Ali che governò Egitto e Sudan dal 1805 al 1952. Si prevede che la base abbia un museo commemorativo di Naguib, una moschea per 2000 persone, campi sportivi e piscine. La base è anche costituita da un’unità di produzione per essere autosufficiente, con 379 feddan di alberi da frutto e 1600 di piante stagionali e verdure.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia ed Egitto promuovono una cooperazione multiforme

Peter Korzun SCF 04.06.2017I Ministri degli Esteri e della Difesa russi visitavano l’Egitto il 29 maggio incontrando gli omologhi egiziani nel quadro dei colloqui 2+2. Sono stati accolti dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, che ha sottolineato che i rapporti multiformi tra i due Paesi hanno raggiunto un livello strategico. Il formato 2+2 è utilizzato da Mosca nel dialogo con i partner più attendibili affrontando simultaneamente problemi relativi a politica estera, difesa e sicurezza. Russia e Stati Uniti avevano regolari trattative nel formato 2+2 fin quando i rapporti si sono raffreddati sull’Ucraina nel 2014. Mosca e Cairo si riuniscono nel 2+2 dal 2013. La Russia considera l’Egitto “partner strategico più importante della Russia in Nordafrica e Medio Oriente”, come il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha detto al Colonello-Generale Sadqi Subhy. L’estensione dell’accordo di partenariato strategico di 10 anni concluso nel 2009 era tra le questioni considerate. Le vendite di armi sono una grande componente del rapporto. Le parti hanno discusso i dettagli del contratto per fornire all’Egitto 46 elicotteri Ka-52K Alligator. Nel 2015 l’Egitto firmò accordi sugli armamenti con la Russia per 5 miliardi di dollari inclusi 50 aerei di combattimento MiG-29M, sistemi di difesa aerea Buk-M2E e Antej-2500 ed elicotteri Ka-52K per le nuove navi d’assalto classe Mistral dell’Egitto acquistate in Francia. I due Paesi hanno firmato diversi accordi per il rinnovo delle fabbriche di produzione militare in Egitto. Fu firmato un protocollo per concedere all’Egitto l’accesso al GLONASS, il sistema russo di posizionamento satellitare globale. Lo scorso ottobre, l’Egitto ospitava unità paracadutiste russe per l’esercitazione congiunta Protectors of Friendship-2016. Era la prima volta che i paracadutisti russi con veicoli da combattimento furono aerolanciati sul deserto arabo. L’agenda economica dei colloqui comprendeva la costruzione della prima centrale nucleare dell’Egitto ad al-Daba, la creazione di una zona industriale russa e della zona di libero scambio tra Egitto e Unione economica eurasiatica. Il rapporti d’affari tra Russia e Egitto raggiungevano i 3,5 miliardi di dollari nel 2016. Le parti fecero progressi discutendo sul ripristino dei collegamenti aerei diretti sospesi dall’attentato del 2015 contro un aereo di linea A321 con turisti russi a bordo. La Russia era una fonte vitale turistica per le località ricreative dell’Egitto sul Mar Rosso, fornendo un flusso affidabile di entrate. La lotta al terrorismo ha dominato i colloqui tre giorni dopo l’attacco ai cristiani copti in Egitto. Le parti dichiaravano di volere uno sforzo internazionale senza escludere chiunque utilizzi la minaccia terroristica per perseguire obiettivi geopolitici. Evidentemente si alludeva ai programmi di USA e Arabia Saudita per formare la NATO araba per contrastare l’Iran. Cairo ha contattato l’ex-presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh e i suoi alleati Huthi che l’Arabia Saudita combatte dal marzo 2015, ed ha aperto canali diplomatici con Hezbollah libanese che combatte al fianco della Siria contro i gruppi terroristici sostenuti da Riaydh. Era all’ordine del giorno la possibilità che le truppe egiziane partecipino all’iniziativa delle zone di sicurezza (de-escalation) in Siria. Ci sono molti dettagli da discutere e il concetto è tutt’altro che in fase di realizzazione, ma il coinvolgimento dell’Egitto è di primaria importanza. La sua partecipazione, senza dubbio, aumenterà la posizione internazionale del Paese.
L’Egitto è una nazione prevalentemente sunnita. Il suo appoggio alla coalizione sostenuta dalla Russia in Siria è di fondamentale importanza. Invalidando l’interpretazione settaria del conflitto siriano. Secondo Lavrov, “saremmo felici di vedere i nostri amici egiziani unirsi a questi sforzi”. Entrambi i Paesi seguono la situazione nel Paese in guerra. L’anno scorso l’Egitto sostenne la risoluzione della Russia sulla Siria. L’Egitto non aderisce alla coalizione anti-iraniana guidata dai sauditi. È anche importante che la Libia fosse menzionata come argomento all’ordine del giorno. Non se ne parlava molto ma logicamente la questione sensibile veniva toccata a porte chiuse. Mosca ha un ruolo speciale in Libia. Russia ed Egitto possono contribuire congiuntamente a stabilizzare quel Paese. I loro interessi coincidono aprendo la via a politiche e azioni coordinate. A fine maggio, l’Aeronautica egiziana attaccava le basi dei terroristi vicino Derna in Libia, dove si crede che i responsabili del massacro di cristiani egiziani fossero stati addestrati. L’Egitto deve vincere la guerra contro le forze islamiste nel Sinai. L’elicottero Ka-52 è un’arma formidabile per colpire i terroristi che operano in tale terreno. I rifornimenti ai terroristi provengono dalla Libia. Questo è un grosso problema per l’Egitto e la Russia può fare molto per aiutarlo con armi ed esperienza. Ipoteticamente, la Marina Militare russa può colpire i terroristi dal mare se richiesto dal governo egiziano.
La Russia ha intensi contatti con molti Stati del Medio Oriente. Dopo la visita a Cairo, i funzionari partecipavano all’incontro tra il Presidente Putin e il principe saudita Muhamad bin Salman a Mosca. Il 2 giugno, Sergej Lavrov incontrava il primo ministro del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani, al margine del Forum economico internazionale di San Pietroburgo. San Pietroburgo ha ospitato anche il 2° incontro del Comitato Energetico Iran-Russia, il 3 giugno. Vi sono molti interessi comuni tra Mosca e gli Stati della regione, ma l’Egitto è un partner di particolare importanza. È il Paese più popoloso del Nord Africa e del mondo arabo, il terzo più popoloso dell’Africa e il quindicesimo del mondo. L’anno scorso la popolazione del Paese ha raggiunto i 92 milioni. Implementando una politica indipendente da potenza regionale senza essere troppo filo-USA o filo-saudita avendo i propri interessi nazionali da proteggere. La cooperazione con la Russia consente di controbilanciare l’influenza statunitense e saudita e diversificare i partner in politica estera. Mosca e Cairo hanno molte cose ad unirli, e negli sforzi per gestire la crisi in Siria e in Libia darebbe un grande contributo alla lotta internazionale al terrorismo portando il rapporto a vertici inediti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In faccia a Trump, il Presidente al-Sisi denuncia i veri sostenitori del terrorismo


In faccia a Trump, il Presidente al-Sisi denuncia i sostenitori del terrorismo


Trump Dancing With The Devil


Le ‘predizioni’ del film “Obiettivo mortale” (1982)

Come Russia e Cina vinceranno la guerra contro gli USA

Attaccando i mezzi spaziali statunitensi
Dave Majumdar National Interest

Russia e Cina ricercano nuove armi e mezzi per contrastare il dominio nello spazio degli USA, secondo una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti. Infatti, entrambe le nazioni studiano lo sviluppo di armi che potrebbero attaccare satelliti e altri mezzi orbitali statunitensi. “Riteniamo che Russia e Cina percepiscano la necessità di compensare qualsiasi vantaggio militare statunitense nei sistemi spaziali militari, civili o commerciali, e sempre più pensano ad attaccarne i sistemi satellitari nell’ambito di future dottrine belliche“, afferma la testimonianza congressuale di Daniel Coats, direttore della National Intelligence, dell’11 maggio. “Continueranno a perseguire la gamma completa di armi anti-satellite (ASAT) per ridurre l’efficienza militare statunitense“. Le due grandi potenze cercano di compensare i vantaggi degli USA nel settore, continuando lo sviluppo di tali capacità, nonostante dichiarazioni pubbliche che farebbero tesoro della corsa agli armamenti nello spazio. “Russia e Cina continuano a sviluppare capacità contro gli avversari nello spazio, specialmente gli Stati Uniti, mentre pubblicamente e diplomaticamente promuovono la non-militarizzazione dello spazio” e il non primo dispiegamento “di armi nello spazio“, secondo Coats. “Tale impegno continua nonostante gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e alleati nel dissuadere l’espansione delle minacce all’uso pacifico dello spazio, compresi gli impegni internazionali delle Nazioni Unite“. La maggior parte degli attacchi contro i mezzi spaziali statunitensi probabilmente non sarà cinetica, concentrandosi su guerra elettronica e cibernetica. “Lo sviluppo sarà molto probabilmente focalizzato sulle capacità di disturbare le comunicazioni militari satellitari (SATCOM), i satelliti con radar ad apertura sintetica (SAR), e in capacità migliorate contro i sistemi satellitari di navigazione globale (GNSS), come il sistema di posizionamento globale (GPS)“, secondo tale testimonianza. “La fusione tra guerra elettronica e cyberattacchi probabilmente espanderà la ricerca di mezzi sofisticati per negare e degradare le reti d’informazione. I ricercatori cinesi hanno discusso i metodi per migliorare le capacità di disturbo con nuovi sistemi per bloccare le frequenze più utilizzate. La Russia intende modernizzare le forze da guerra elettronica e adottare armi di nuova generazione entro il 2020“. Tuttavia, se guerra elettronica e cyberarmi non raggiungessero gli obiettivi, russi e cinesi sono pronti ad usare la forza cinetica per distruggere fisicamente i mezzi spaziali statunitensi. “Alcune nuovi ASAT russi e cinesi, compresi sistemi distruttivi, probabilmente saranno completati nei prossimi anni“, dichiarava Coats. “Gli strateghi militari russi probabilmente considerano le armi spaziali nell’ambito del riarmo della difesa aerospaziale, probabilmente perseguendo una diversificata capacità per influenzare i satelliti su tutte le orbite“. Ma non solo i militari russi; i politici di Mosca promuovono anche le armi anti-satellite, secondo la comunità d’intelligence statunitense. “I legislatori russi hanno promosso la ricerca militare sui missili ASAT per colpire i satelliti su basse orbite e la Russia sperimenta tale arma per eventualmente schierarla“, dichiarava Coats. “Un funzionario russo ha anche riconosciuto lo sviluppo di un missile aerolanciato in grado di distruggere i satelliti in orbita bassa”.
Dall’altra parte del mondo, la Cina è sul punto di schierare un’arma anti-satellite operativa. Nel frattempo, entrambe le grandi potenze sviluppano armi ad energia diretta per contrastare i satelliti statunitensi. “Dieci anni dopo che la Cina intercettò un satellite in orbita bassa, i suoi missili ASAT lanciati da terra starebbero entrando in servizio nell’Esercito di liberazione popolare“, dichiarava Coats. “Entrambi i Paesi avanzano nelle tecnologie delle armi ad energia diretta per disporre di sistemi ASAT che potrebbero accecare o danneggiare i sensori dispiegati nello spazio. La Russia sviluppa un’arma laser aeroportata per usarla contro i satelliti statunitensi. Inoltre, entrambe le nazioni sviluppano satelliti che possono maneggiare altri mezzi spaziali o, se necessario, distruggere i satelliti nemici. Russia e Cina continuano a svolgere sofisticate attività orbitali, come operazioni di riunione e prossimità, almeno in parte probabilmente volte a testare tecnologie a duplice uso dalle capacità antispaziali“, dichiarava Coats. “Per esempio, la ricerca nella robotica spaziale per la manutenzione di satelliti e la rimozione di detriti potrebbe essere usata per danneggiare i satelliti. Tali missioni saranno una particolare sfida futura, complicando la capacità degli Stati Uniti di dominare lo spazio, decifrare l’attività spaziale e le capacità di pre-allarme“. Quindi, con il tempo, il Pentagono dovrà investire di più per assicurarsi la superiorità nello spazio.

Militarizzazione dello spazio: l’X-37B degli USA rientra dopo una missione di due anni
Andrej Akulov SCF 20.05.2017Con l’attenzione pubblica incentrata su altro, gli Stati Uniti adottano nuove e più sofisticate armi spaziali. Passo dopo passo, l’orbita della Terra diventa linea del fronte. Il 7 maggio, l’X-37B atterrava presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida dopo una missione di 718 giorni nello spazio. Nel complesso, dal 2010 ci sono state quattro missioni, ciascuna durata più della precedente. Lanciati dai missili Atlas 5, i velivoli atterrano come aerei. I velivoli riutilizzabili, conosciuti anche come programma per velivoli per test orbitali, hanno accumulato 2086 giorni nello spazio. I carichi e le attività sono segreti. Si ritiene ampiamente che gli spazioplani siano usati per scopi militari o siano un’arma. L’X-37B ha trasportato almeno due carichi nell’ultimo volo. I militari avevano rivelato di aver deciso di far trasportare un propulsore elettrico sperimentale da testare in orbita e un pallet per esporre campioni all’ambiente spaziale. L’X-37B è una navetta spaziale senza equipaggio, lunga 9 metri e un’apertura alare di 5 metri, circa un quarto delle dimensioni dello space shuttle della NASA. Il velivolo spaziale riutilizzabile senza pilota decolla in verticale e atterra in orizzontale rientrando nell’atmosfera e atterrando autonomamente. Il robot può anche gestire l’orbita, mutandola invece di seguire l’orbita prevista, una volta in volo. L’autonomia orbitale della navetta è garantita da pannelli solari che l’alimentano dopo il dispiegamento dal vano di carico. Le quote utilizzate per scopi militari ed esplorativi vanno da 0 a 20 km e da 140 km in su. C’è un vuoto tra ciò che è considerato un potenziale teatro di guerra. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire tale vuoto dall’“alto”, mentre il Boeing X-51 (conosciuto anche come X-51 Wave Rider) lo fa dal “basso” o salendo. L’X-51 è un velivolo scramjet senza pilota per test ipersonici (Mach 6, circa 6400 km/h). Il costo del programma X-37B non è noto perché il bilancio è classificato dato che è stato assegnato alla DARPA. È quasi certamente un aereo spia o, almeno, per testare sistemi di sorveglianza spaziale e una piattaforma di lancio per minisatelliti di spionaggio. Il carico utile del velivolo è sufficiente ad ospitare sistemi spia come telecamere e sensori. Il velivolo non dispone di portello di ancoraggio, quindi non può essere utilizzato per rifornire l’ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello per testare il futuro “bombardiere spaziale” per distruggere bersagli dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B sia un sistema d’attacco nucleare destinato a rientrare nell’atmosfera con l’autopilota per bombardare un bersaglio nemico.
Dave Webb, presidente della rete globale contro le armi nucleari nello spazio, dichiarava che l’X-37B fa parte dei piani del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire in qualsiasi parte del mondo con una testata convenzionale entro un’ora, nota come Prompt Global Strike. Alcuni pensano che l’X-37B sia un satellite-tracker o satellite-killer, o entrambi. Si ritiene generalmente che finora i sistemi d’arma non siano dispiegati nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato sullo Spazio del 1967. Ma il trattato non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non c’è alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio per via dell’obiezione di certi Stati, come gli Stati Uniti, che sostengono che la corsa agli armamenti nello spazio non c’è, e pertanto non è necessario intraprendere alcuna azione. I sistemi di difesa antimissili balistici statunitensi, gli spazioplani X-37B, i laser aerei e il GSSAP (Geosynchronous Space Situational Awareness Programme) potrebbero facilmente divenire armi spaziali. Per anni Russia e Cina hanno richiesto la ratifica di un accordo vincolante con il Trattato delle Nazioni Unite che vieta le armi spaziali, che funzionari ed esperti statunitensi hanno ripetutamente rifiutato come inutilmente disastroso. Gli Stati Uniti non presentano alcuna iniziativa.
SALT I (1972), il primo trattato sovietico-statunitense sulla limitazione delle armi strategiche, includeva l’obbligo a non attaccare mezzi spaziali. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan cambiò passo promuovendo l’Iniziativa di difesa strategica che prevedeva l’immissione di armi nello spazio per colpire i missili strategici sovietici in volo. Nel 2002 il presidente Bush Jr. abbandonò il trattato ABM del 1972, che limitava i sistemi di difesa missilistica. La difesa missilistica consente ai Paesi di sviluppare tecnologie offensive con il pretesto della difesa. Ad esempio, gli intercettori ad energia cinetica dispiegati in California e Alaska vengono lanciati nello spazio per distruggere i missili e si presuppone possano anche distruggere i satelliti. Ovviamente, gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare sistemi d’attacco spaziale, come ad esempio laser, sistemi cinetici e fasci di particelle. Il primo progetto di trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia o uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), fu sviluppato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei propri mezzi spaziali, nonostante il trattato affermi esplicitamente il diritto all’autodifesa di uno Stato. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa su “Alcun primo collocamento di armi nello spazio”. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici a rifiutarsi di sostenere l’iniziativa russa. La Russia dichiarò di essere disposta a lavorare nel contesto di altre iniziative e partecipò attivamente e costruttivamente alle attività dell’Unione europea su un progetto di codice internazionale di condotta per lo spazio. Tuttavia, i progressi possono essere raggiunti solo con negoziati a cui partecipano tutti gli Stati interessati secondo un mandato chiaro delle Nazioni Unite. L’attuale amministrazione è volta a raggiungere la supremazia spaziale. Mark Wittington scrive in un articolo su Blasting News, “Uno dei cambiamenti significativi che l’amministrazione Trump contempla nella difesa è lo sviluppo di armi spaziali. Un’idea emersa per decenni è un sistema dai proiettili di tungsteno e con sistema di navigazione. Con un comando, queste “verghe di Dio”, come vengono poeticamente chiamate, rientrerebbero nell’atmosfera per colpire il bersaglio”. I consiglieri del presidente Trump Robert Walker e Peter Navarro chiedono di riavviare il concetto di “Star Wars” e che gli Stati Uniti guidino la via alle tecnologie emergenti che possano rivoluzionare la guerra. Secondo loro, una maggiore dipendenza dall’industria privata sarà la chiave di volta della politica spaziale di Trump. Avvio e gestione dei mezzi spaziali militari sono un’impresa miliardaria che impiega migliaia di persone, spingendo l’innovazione ed applicazioni civili come il GPS, alimentando la crescita economica. Il segretario alla Difesa James Mattis chiede maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Una disposizione per incoraggiare il dipartimento della Difesa ad avviare un programma di ricerca sui sistemi antimissili spaziali è stata inserita nel progetto di legge sulla difesa del 2017.
La militarizzazione dello spazio minerebbe la sicurezza internazionale, distruggendo gli attuali strumenti di controllo delle armi e comportando vari effetti negativi (come i detriti spaziali), potendo scatenare la corsa ad armi devastanti che distrarrebbe risorse dai veri problemi che l’umanità affronta oggi. La stabilità strategica verrebbe distrutta perché le armi spaziali sono globali e capaci di attaccare qualsiasi punto del pianeta in qualsiasi momento. Il dispiegamento di mezzi spaziali comporterà il rifiuto di nuovi trattati per regolamentare le armi nucleari e i loro vettori. Quest’anno il mondo celebra il 50° anniversario del Trattato sullo Spazio, entrato in vigore nell’ottobre 1967, un accordo sul controllo delle armi raggiunto nel pieno della guerra fredda. Era possibile allora, è possibile oggi. La questione di come impedire la militarizzazione dello spazio con un trattato internazionale dovrebbe far parte dell’agenda Russia-USA-Cina. Se questi Stati si accordano, il mondo diventerà un posto migliore.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora