Come l’America Latina dovrebbe affrontare la tempesta finanziaria?

Ariel Noyola Rodríguez*  Russia Today
*Laurea in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.

Banco-del-SurAmerica Latina e Caraibi affrontano uno dei suoi momenti più critici della crisi globale scoppiata nel settembre 2008. Le economie della regione non solo sono rallentate, ma i Paesi del Sud America hanno subito gravi contrazioni, soprattutto Brasile e Venezuela. Nell’ultimo vertice della CELAC a Quito, Ecuador, s’è rivelata la necessità di serrare le fila sull’unità dell’America Latina e, allo stesso tempo, sul funzionamento dei vari strumenti di cooperazione finanziaria regionali: Banca del Sud, Fondo del Sud e uso delle valute locali nel commercio.
Inevitabilmente, al quarto vertice della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) del 27 a Quito, in Ecuador, economia, sviluppo e integrazione regionale erano tra gli argomenti più discussi. Non è un segreto che le economie latino-americane sono gravemente colpite del drastico calo dei prezzi delle materie prime (commodities). Nel 2015 il PIL dell’America Latina si è ridotto dello 0,4%, registrando la peggiore performance dalla recessione del 2009. E secondo la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) il tasso di crescita di quest’anno sarà solo dello 0,2%. La situazione economica è ancora più triste nei Paesi esportatori di materie prime: il PIL del Sud America è sceso dell’1,6% lo scorso anno e sarà negativo nel 2016. Senza dubbio, il boom legato all’esportazione di materie prime (commodities) è esaurito. Nel 2015 il commercio extra-regionale dell’America Latina è sceso del 14%, ed il commercio intra-regionale è crollato del 21%. La deflazione (caduta dei prezzi) ha colpito anche i flussi degli investimenti diretti esteri sullo sfruttamento delle risorse naturali (agricoltura, metalli, minerali, petrolio, ecc), scesi di oltre il 20% nei primi sei mesi dell’anno scorso. I prezzi delle materie prime continueranno ad essere bassi, quindi si deve puntare sulla diversificazione. Non c’è tempo da attendere, i leader dell’America Latina devono passare dalle parole ai fatti, altrimenti la crisi economica sarà ancor più profonda. Se il Federal Reserve System (FED) degli Stati Uniti alza il tasso d’interesse dei fondi federali, i Paesi latino-americani rischiano una crisi di liquidità di enormi proporzioni. Se tale scenario s’impone ci sarà una grave battuta d’arresto sociale: centinaia di migliaia di persone ridiventeranno povere.
Quindi ci si chiede cosa fare. Per far fronte al terremoto finanziario le azioni congiunte sono più efficaci di quelle singole. In questo senso, gli ultimi vertici della CELAC hanno nuovamente messo sul tavolo la necessità di applicare a pieno le potenzialità dell’architettura finanziaria regionale. Ad esempio, per smorzare la massiccia fuga di capitali va attuato il Fondo del Sud. E’ inconcepibile che i risparmi dei Paesi dell’America Latina siano utilizzati per finanziare il Gruppo dei 7 (G-7, composto da Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito). Invece, le riserve internazionali delle banche centrali dell’America Latina dovrebbe essere usate congiuntamente per stabilizzare la bilancia dei pagamenti ed evitare di cadere nella trappola delle svalutazioni competitive. D’altra parte va notato che da un paio di settimane sostengo che, cedendo alle pressioni delle aziende, il Ministero degli Esteri brasiliano è il principale responsabile della marmellata burocratica della Banca del Sud, la nuova banca di sviluppo regionale per finanziare progetti produttivi e infrastrutture. I Paesi latino-americani devono investire ogni anno 320 miliardi di dollari per rispondere alla domanda di infrastrutture entro il 2020, secondo le stime del CEPAL. Le decisioni più importanti sull’integrazione regionale in America del Sud devono essere approvate dai Paesi più grandi: Brasile, Argentina e Venezuela. Purtroppo la mia ipotesi s’è avverata: firmata otto anni fa, solo cinque dei sette Paesi hanno ratificato la Carta di fondazione. Brasile e Paraguay non l’hanno ancora fatto, secondo Andres Arauz, rappresentante dell’Ecuador al consiglio del Banco del Sur. Quindi, anche se su regolamenti, dettagli tecnici e contributi i Paesi sono già d’accordo, l’istituto è inesistente. Secondo Veronica Artola, Vicedirettrice per la Programmazione e il controllo della Banca centrale dell’Ecuador, per attivare la Banca Sud il prerequisito è nominare almeno quattro dei sette membri del consiglio esecutivo. Bolivia, Ecuador e Venezuela hanno già i loro rappresentanti. Mentre nel caso dell’Uruguay manca la ratifica del nuovo governo di Tabaré Vázquez. Argentina, Brasile e Paraguay non hanno ancora avanzato le loro proposte. In conclusione, il calo dei prezzi delle materie prime aggrava la situazione delle economie della regione. Oggi è chiaro più che mai che il costo dell’inerzia di alcuni governi è troppo alto. Devono rapidamente sbloccare il Fondo e il Banco del Sud, gli strumenti dell’America Latina per affrontare le turbolenze finanziarie…exelente-estado-5-sucres-banco-sur-americano-2-enero-1920-418901-MEC20427480130_092015-FTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché è urgente liberare la Banca del Sud?

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Laurea in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico

I presidenti del Sud America sono a un punto di svolta. Le economie dell’America Latina si sono contratte nel 2015 e, secondo varie stime, avranno crescita zero nel 2016. Nulla indica che i prezzi delle materie prime rimbalzino. Anche in questo caso il dilemma tra regolazione della spesa pubblica e prestiti degli istituti di credito surrogato del Tesoro degli Stati Uniti, si pone. Tuttavia Ariel Noyola ritiene che i leader della regione possano ancora scommettere sul rafforzamento delle fondamenta dell’architettura finanziaria sudamericana con l’attivazione della Banca del Sud, un progetto bloccato da oltre otto anni e che, data la gravità della situazione economica attuale, può impedire una seria debacle.Logo_Banco_del_SurDi fronte alla recessione globale, è urgente che i presidenti del Sud America mettano tutte le loro energie nella costruzione di proprie istituzioni di credito e sull’utilizzo degli strumenti di cooperazione finanziaria volti a indebolire l’influenza del dollaro nella regione. Ogni volta che il governo degli Stati Uniti cerca d’imporre con ogni mezzo il predominio economico sulla regione, per i Paesi sudamericani è indispensabile avere autonomia politica dagli istituti di credito tradizionali. Il modus operandi del Fondo monetario internazionale (FMI), Banca Mondiale e Banca Interamericana di Sviluppo (IDB) è già ben noto: l’uso del debito come meccanismo di pressione sui popoli sprofondati nell’insolvenza; imposizione di misure economiche draconiane (diminuzione della spesa sociale, tagli salariali, privatizzazione delle imprese statali strategiche, ecc.); assistenza finanziaria illimitata ai governi nati da un colpo di Stato e sostenuti dalla Casa Bianca (come in Cile a metà degli anni ’70); eccetera. Per queste e molte altre ragioni, è necessario rafforzare le fondamenta dell’architettura finanziaria sudamericana.
In primo luogo, è necessaria l’Unità monetaria sudamericana (UMS). L’UMS non è una “moneta comune”, come l’euro, ma un paniere di riferimento costituito da un insieme di valute (come i diritti speciali di prelievo del FMI). In breve, l’UMS è un riferimento dalla maggiore stabilità rispetto al dollaro, sia emettendo buoni che comparando i prezzi nella regione. In parallelo, va promosso il commercio fatturato in valuta locale. Dal 2008 Argentina e Brasile hanno lanciato il sistema di pagamento in valuta locale (SML). E nell’ottobre 2015, Paraguay e Uruguay implementavano un meccanismo di pagamenti di questo tipo. Grazie a ciò, si è evitato di volgersi al dollaro, pagandone le transazioni, ridotte considerevolmente tra le imprese delle parti. Ora manca solo coinvolgervi Bolivia e Venezuela, favorendo così la “dedollarizzazione” dei Paesi del Mercato comune del Sud (MERCOSUR).
In secondo luogo, i Paesi del Sud America hanno bisogno di un potente fondo di stabilizzazione monetaria in grado di proteggerne la bilancia dei pagamenti dalle violente fluttuazioni del dollaro, ancor di più dopo che la Federal Reserve (Fed) statunitense ha alzato il tasso di interesse dei fondi federali (‘federal funds rateì) nel dicembre scorso. Dal 2002 al 2009 l’aumento dei prezzi delle materie prime (‘commodities’) ha favorito il massiccio accumularsi delle riserve internazionali, e tuttavia il Sud America ha continuato a finanziare i Paesi industrializzati. Gran parte dei miliardi di dollari risparmiati dalla regione sudamericana negli ultimi anni è stata investita nei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, piuttosto che incanalata nelle attività produttive attraverso un potente Fondo del Sud. Al momento l’unico fondo di stabilizzazione esistente nella regione è il Fondo di Riserva Latinamericano (FLAR), originariamente creato dalla Comunità andina nel 1978 sotto il nome do Fondo di riserva andino, composto attualmente da Bolivia, Colombia, Costa Rica , Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela. Tuttavia, le risorse disponibili al FLAR sono insufficienti per contenere le fughe precipitose di capitale nei momenti critici: il capitale sottoscritto è di soli 3,609 miliardi di dollari, un importo pari a meno del 15% degli stock detenuti dalla Banca Centrale della Bolivia. Il mercato del credito globale è diventato troppo volatile. Solo nel 2015 più di 98 miliardi di dollari di investimenti nei Paesi emergenti sono fuggiti, secondo le stime dell’Institute of International Finance (IIF, nell’acronimo in inglese). Pertanto, è urgente lavorare su tale pericolosa vulnerabilità. I Paesi del Mercosur hanno bisogno di un fondo di stabilizzazione che, dato l’elevato grado d’integrazione finanziaria tra Brasile e resto del mondo, conti su almeno 100 miliardi di capitale sociale, il volume delle risorse con cui avviare l’Accordo della Riserva delle Contingenze dei BRICS (acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa).
In terzo luogo, i Paesi del Sud America devono liberare la Banca del Sud dal pantano burocratico e finalmente emettere i primi prestiti. I dettagli tecnici sono quasi pronti: il capitale iniziale sarà di 7 miliardi di dollari e il capitale sociale di 20 miliardi di dollari; la sede sarà in Venezuela; Argentina e Bolivia ospiteranno altri due rami. Tuttavia, il suo avvio è stato rinviato più volte, tanto che, ad oltre otto anni dalla firma del documento della fondazione a Buenos Aires, la Banca del Sud non può ancora aprire i battenti. Vi sono forti interessi economici che impediscono la rottura dello status quo, sia dentro che fuori la regione. Anche se in un primo momento era previsto che la Banca del Sud riunisse tutti i Paesi dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), ciò sembra impossibile; Suriname e Guyana non hanno alcun interesse, mentre Cile, Colombia e Perù si accaniscono a sostenere progetti d’integrazione promossi da Washington, l’Alleanza del Pacifico e l’accordo della Partnership Trans-Pacifica (TPP, nell’acronimo in inglese). Di conseguenza, i membri della Banca del Sud si riducono ai Paesi MERCOSUR più l’Ecuador. Inoltre, la resistenza nel blocco proviene per lo più da Itamaraty, il Ministero degli Esteri del Brasile. In Sud America l’influenza sulla Banca di Sviluppo Nazionale (BNDES nell’acronimo portoghese) del Brasile è travolgente, tanto che in alcuni anni è riuscita a superare il credito fornito da FMI, Banca Mondiale e IDB. La BNDES non ha alcun interesse a far avanzare l’integrazione latinoamericana, infatti la sua missione è garantire l’approvvigionamento di materie prime (‘commodities’) alle società brasiliane. Le risorse della BNDES sono orientate sui megaprogetti che riproducono la dipendenza dall’esportazione primaria dei Paesi sudamericani come l’Iniziativa per l’integrazione delle infrastrutture regionali (IIRSA), una rete stradale di dimensioni continentali che avvantaggia solo una manciata di società. Al contrario, il denaro della Banca del Sud non andrà non solo alle infrastrutture, ma anche a una vasta gamma di programmi d’investimento connessi a istruzione, sanità, alloggi, ecc. La Banca del Sud scarterà completamente i criteri del “Washington Consensus” che hanno portato tanta miseria nelle Americhe; concederà prestiti ad interesse molto basso, dato che l’obiettivo è promuovere lo sviluppo economico generale dei popoli. Indubbiamente, la Banca del Sud è una grande speranza in tempi di crisi. Da un lato, sarà un potente meccanismo di sollievo economico per i Paesi del Sud America vittime di gravi contrazioni. D’altro canto, sarà di aiuto cruciale nel finanziare gli obiettivi più ambiziosi dell’integrazione sudamericana: progetti scientifici e tecnologici comuni, una rete di ferrovie e altre energie, ecc.
In conclusione, i governi sudamericani devono prendere misure concrete per porre fine al restauro conservativo in corso, altrimenti precipiteranno nella debacle. Chiaramente, il governo del Brasile ha la maggiore responsabilità sulla salvaguardia della sovranità continentale. Dai vertici di Itamaraty dipenderà in ultima analisi la fine della paralisi della Banca del Sud…Bancodel-SurTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Colombia: Complotto contro il Venezuela

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 14/09/2015N8300L-US-Army-De-Havilland-Canada-DHC-8-300_PlanespottersNet_465481Airtec Inc. si è aggiudicata un contratto per intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) a supporto del Comando Sud degli Stati Uniti. L’accordo dovrebbe essere completato nel settembre 2018. Il contraente dovrà fornire servizi ISR utilizzando un Bombardier DHC- 8/200. Secondo José Vicente Rangel, giornalista venezuelano, il velivolo sarà dotato di attrezzature all’avanguardia per sorvegliare efficacemente le zone di confine del Venezuela“. I servizi speciali degli Stati Uniti adottano notevoli sforzi per istigare le tensioni nella “zona di conflitto” al confine tra i due Stati. Ci sono forze nella leadership politica e militare colombiana pronte ad aiutare Washington nelle operazioni sovversive contro il “principale avversario regionale”. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos, “seguace dei magnati”, ha detto molte volte che sostiene ulteriori progressi nel “rapporto speciale” con Washington, compresi i legami militari. Santos ritiene che il dispiegamento di sette strutture militari statunitensi sul suolo colombiano sia un passo nell’impegno militare colombiano nelle attività della NATO. Bogotà è parte integrante del piano degli Stati Uniti per ripristinare le posizioni dominanti nella regione. La Colombia viene utilizzata per minare il processo d’integrazione latinoamericana e caraibica. Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, mostra grande tolleranza alle azioni ostili intraprese dalla Colombia. Supervisori statunitensi non si sforzano particolarmente di nascondere il loro coinvolgimento. L’intenzione è evidente, l’opposizione cerca di dimostrare che il governo del Maduro non può rilanciare l’economia nazionale, né riempire i negozi venezuelani per soddisfare le legittime richieste dei consumatori. Il sabotaggio interno è aiutato dai contrabbandieri che operano sul territorio colombiano. Sforzi congiunti sono necessari per combattere il contrabbando, ma le guardie di frontiera colombiane non fanno nulla per interrompere i criminali spesso facenti capo a ex-paramilitares delle UAC (Autodefensas Unidas de Colombia). Secondo il controspionaggio venezuelano, i loro capi collaborano con il potere colombiano. I combattenti delle AUC hanno recentemente inscenato una provocazione nei pressi del confine. Hanno teso un agguato a una pattuglia del Venezuela alla ricerca di contrabbandieri. Colpi furono sparati e tre militari gravemente feriti. Il Presidente Maduro ha immediatamente introdotto lo stato di emergenza nelle zone vicine al confine con la Colombia (lo stato di Táchira) e sigillato il confine per un periodo indefinito. Polizia e militari sono stati inviati a ricercare gli aggressori. Il Venezuela ha lanciato le operazioni per individuare le basi dei paramilitares, i bunker che servono come prigioni dei rapiti e nascondigli delle merci di contrabbando. Trentacinque militanti sono stati arrestati finora. Gli interrogatori hanno fornito informazioni sui crimini perpetrati dai paramilitares in Venezuela, tra cui anche alcuni cimiteri segreti. Maduro ha detto che i risultati delle attività di criminali e formazioni armate rivela una verità orribile e lui, da presidente, ha l’obbligo di farla finita con tale male in Venezuela. La sua posizione ferma è giustificata. La guerra economica contro il Venezuela è arrivato al punto in cui prodotti alimentari essenziali, prodotti igenici e medicinali evaporano dai negozi presso le zone di confine. Tutto esce dal Paese, vestiti, scarpe, parti di automobili, pneumatici e attrezzature petrolifere. Stazioni di servizio sono a corto di carburante. I prezzi della benzina sono estremamente bassi in Venezuela. Ci vogliono solo 2 dollari per riempire un serbatoio. Ecco perché grandi quantità di combustibile venezuelano finiscono in Colombia lungo tutto il confine. Secondo i dati ufficiali, la cittadina di San Cristobal, capitale di Táchira, “consuma” più benzina di Caracas. Si è andato oltre. La situazione ha raggiunto il punto in cui il contrabbando di benzina porta più profitto ai paramilitares colombiani del narcotraffico!
Il contrabbando prospera perché c’è grande differenza tra i prezzi dei beni di consumo (il Venezuela assegna sussidi per abbassare i prezzi). Il tasso del bolivar, la valuta del Venezuela, è utilizzato per grandi truffe. La città colombiana di Cúcuta è il centro delle attività sovversive finanziarie ed economiche. Vanta tremila cambiavalute. La strategia generale è svalutare il bolivar, che si traduce nell’impoverimento della popolazione e nel crescente malcontento in Venezuela. Cúcuta ha sempre giocato un ruolo importante nei piani dei cospiratori. La Defense Intelligence Agency e la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti vi sono attive. Questo è il luogo in cui le cellule radicali dell’opposizione venezuelana vengono istruite. I capi dei tre gruppi costituiti per attività anti-venezuelane: El Centro de Pensamiento Primero Colombia, FTI Consulting (Forensic Technologies International) e La Fundación Internacionalismo Democrático, vi si riuniscono. La cospirazione anti-venezuelana è guidata dall’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe, reclutato dalla CIA a metà degli anni ’80. L’Agenzia ha utilizzato informazioni dannose. Era il numero 82 sulla lista degli spacciatori preparata dall’US Drug Enforcement Administration. Durante tutti gli otto anni del suo mandato presidenziale, Uribe fu coinvolto in attività sovversive contro Hugo Chavez cercando d’isolare il “regime bolivariano” nell’emisfero occidentale. Con buona ragione, i servizi segreti venezuelani lo considerano la figura chiave nel complotto degli USA per rovesciare il “regime Maduro”. Il governo Sanchez della Colombia gode del sostegno dei media occidentali, soprattutto di New York Times e Washington Post. I loro editoriali dicono essenzialmente la stessa cosa, diffondendo l’idea che il “problema del confine” con la Colombia sia stato “inventato da Maduro”, e che tale clamore venga sollevato per sostenere il presidente venezuelano prima delle elezioni parlamentari. Non una parola è detta sui cinque milioni e mezzo di colombiani residenti in Venezuela, parte rifugiati da guerra civile, attività dei paramiltares, trafficanti di droga e contrabbandieri che operano sul suolo colombiano. Il Ministero degli Esteri del Venezuela è andato diritto quando ha rivelato lo scopo di tali pubblicazioni. Secondo il ministero, rientra in un altro complotto inscenato dai media statunitensi contro il Venezuela e la rivoluzione bolivariana. Roy Chaderton, l’Ambasciatore del Venezuela presso l’Organizzazione degli Stati Americani, ha detto che media colombiani come El Tiempo, le stazioni radio RCN e Caracol e i canali televisivi, così come la CNN in lingua spagnola, incitano all’odio verso il Venezuela e il suo popolo. Secondo lui, tale campagna di odio potrebbe portare alla guerra. Tale scenario è stato evitato perché i leader venezuelani adottano modelli di comportamento piuttosto diversi dando “segnali positivi” alla Colombia. L’ambasciatore ha invitato tutti i diplomatici accreditati presso l’Organizzazione degli Stati Americani a non fidarsi dei media colombiani che conducono una guerra di quarta generazione.
Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione sulla chiusura della frontiera sottolineando l’aspetto umanitario del problema e raccomandando di normalizzare la situazione con l’aiuto delle organizzazioni regionali. Ha detto che i diplomatici degli Stati Uniti sono pronti a contribuire a lanciare un dialogo. Ma ci sono diversi tipi di diplomatici. Ad esempio, secondo Contrainjerencia, sito web di tutto rispetto, Kevin M. Whitaker, l’ambasciatore statunitense in Colombia, era il capo della stazione CIA in Venezuela nel 2006. E’ difficile credere che Whitaker e simili facciano davvero qualcosa di positivo, avendo missioni molto diverse.venezuela-colombia-border-smugglingLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’associazione strategica tra Russia e Argentina promuove la costruzione del mondo multipolare

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora6992531_crop1429562105044.jpg_1718483346Il mondo attuale favorisce la creazione di partenariati tra Paesi emergenti volti a creare un ordine mondiale multipolare. La visita della presidentessa dell’Argentina a Mosca, la terza settimana di aprile, è chiaro esempio di questo processo, avendo l’obiettivo di articolare un partenariato strategico a lungo termine. Il 22 ottobre, Federazione Russa e Repubblica di Argentina compivano 130 anni di relazioni diplomatiche. Non c’è tempo per la contemplazione, lo scenario globale prevede grandi sfide che richiedono il consolidamento di alleanze multivettoriali. Una visione strategica inizia sempre creando aree di cooperazione economica (commercio, investimenti, ecc,) rafforzate finanziariamente per giungere ai campi dell’energia e della geopolitica. Oltre 20 documenti firmati dalla presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), durante l’incontro con l’omologo russo Vladimir Putin, sono la prova delle opportunità che emergono passando dagli accordi bilaterali alla “partnership strategica” (lanciata nel dicembre 2008 durante la presidenza di Dmitrij Medvedev) e al “partenariato strategico globale” (questo aprile). Il crescente riavvicinamento tra la Casa Rosada e il Cremlino evidenzia l’incapacità di Washington di sabotare la costruzione di un mondo multipolare. Nel primo decennio del secolo, l’imperialismo statunitense non è riuscito a contenere l’ascesa dei nuovi attori economico-politici in America Latina ed Eurasia. La geografia commerciale dell’Argentina, per esempio, è espressione della centralità dell’Oriente nell’economia globale: tra 2005 e 2013 gli scambi con Russia, India e Cina (insieme a Brasile e Sud Africa dei BRICS) sono passati dal 9,36 al 14 cento. Al contrario, la quota degli Stati Uniti è scesa dal 13 all’8,21% nello stesso periodo, secondo la banca dati sugli scambi dei beni delle Nazioni Unite (ONU Comtrade, nell’acronimo in inglese). Gli scambi commerciali tra Russia e Argentina nel frattempo sono aumentati da 260000 a 2446000 di dollari tra 2001 e 2013, aumentando di oltre il 940 per cento. Così la Russia ha superato, un paio di anni fa, gli scambi tra India e Argentina (1865000 di dollari) anche se ancora ben al di sotto del record raggiunto dalla Cina (16823000 dollari).
Le opportunità di investimento sono in rapida crescita negli alimentari, minerali, petrolio, software, ecc. Al forum business russo-argentino oltre 50 aziende argentine si sono incontrate per concludere accordi con un centinaio di controparti russe. Va inoltre sottolineato che la complementarità economica dovrebbe privilegiare rapidamente l’uso delle valute nazionali. Cosa impedisce di accelerare la “dedollarizzazione” del commercio bilaterale e degli investimenti? In termini di produzione energetica, secondo CFK, il nucleare avrà un ruolo maggiore in quanto, contrariamente all’energia convenzionale (petrolio, gas, carbone, ecc), è più conveniente, pulito e meno soggetto a fluttuazioni dei prezzi sul mercato mondiale. Quindi è stata approvata senza limitazioni la costruzione della sesta centrale nucleare in territorio argentino, dal costo di 2 miliardi di dollari. L’Atomic Energy Corporation (Rosatom) russa presenterà una serie di linee guida includenti il trasferimento di tecnologie e un piano finanziario della Banca di sviluppo russa (Vnesheconombank) con tassi d’interesse preferenziali per l’Argentina. L’azienda Power Machines s’impegnerà con i partner argentini ad installare un moderno sistema di turbine nella centrale idroelettrica di Chihuidos, situata sul fiume Neuquén (nel nord della Patagonia). Grazie alla collaborazione con la Russia, il governo argentino potrà risparmiare una quantità enorme di valuta estera acquistando meno combustibile per le centrali elettriche. Nel campo dei combustibili fossili, va notato che Russia e Argentina cercano di preservare il loro ruolo energetico globale. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA, nell’acronimo in inglese) gli abbondanti giacimenti di gas e petrolio (convenzionale e non) di entrambi i Paesi, li mettono tra le prime 5 potenze energetiche mondiali. Con l’obiettivo di approfondire la “partnership strategica”, Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) e Gazprom (la prima società gasifera russa) hanno raggiunto un importante protocollo d’intesa. Per la prima volta in assoluto, le due società condurranno investimenti congiunti per esplorazione, produzione e trasporto di idrocarburi in Argentina e Paesi terzi. D’altra parte, con l’esaurirsi delle fonti energetiche tradizionali, la propensione alla “geopoliticizzazione delle relazioni internazionali” aumenta promuovendo in tal modo la formazione di zone d’influenza e alleanze nel campo della geopolitica.
Mentre mediante guerra e occupazione, quali meccanismi di esproprio, le potenze occidentali cercano di garantire le materie prime alle loro aziende. Quali strategie sapranno resistere all’offensiva dell’imperialismo? Come costruire un muro di contenimento delle asimmetrie militari statunitensi? Senza dubbio, il “partenariato strategico globale” dovrebbe approfondire gli accordi su sicurezza e difesa con altre potenze geopolitiche, come Russia e Cina che, tra l’altro, sono gli unici Paesi in grado di controbilanciare le forze statunitensi in territorio latinoamericano. In breve, si assiste a un nuovo e veloce ordine economico e geopolitico in cui l’unipolarismo statunitense non trova posto. Con questa prospettiva, la cooperazione tecnico-militare con la Federazione russa è cruciale nel proteggere la sovranità dell’America Latina. Il governo argentino, in alleanza con Mosca, cercherà di neutralizzare da un lato l’intervento degli Stati Uniti nella regione, e dall’altro avrà maggiore capacità geopolitica rispetto all’incursione militare del Regno Unito sulle isole Malvinas. Negli ultimi anni, Buenos Aires ha acquistato dalla Russia 2 elicotteri Mi-17E e 4 navi polivalenti per pattugliare l’Atlantico del Sud. La terza settimana di aprile, in occasione della riunione con Sergej Shojgu, il ministro della Difesa argentino Agustin Rossi ha accettato di acquisire altri 3 elicotteri, formando una flotta di 5 velivoli, e un paio di jet da combattimento Su-24. Le due parti hanno approvato lo scambio di istruttori e militari per condurre operazioni di mantenimento della pace sotto le Nazioni Unite (ONU), la produzione congiunta di attrezzature militari ed esercitazioni militari (il Venezuela è il pioniere sudamericano nelle analoghe operazioni con la marina russa).
In conclusione, i governi di Russia e Argentina concordano sul fatto che sanzioni economiche unilaterali, invasioni ed attacchi dei fondi avvoltoio protetti dai tribunali di New York siano intollerabili oggi. Pertanto, la costruzione di un mondo multipolare richiede che entrambi i Paesi uniscano gli sforzi per articolare una strategia di sicurezza e difesa comune contro gli eccessi di Stati Uniti ed alleati…536475687.si.si*Laureato in economia presso la Universidad Nacional Autónoma de México.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro leader latinoamericani

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 17/03/2015cristina-y-evita1I media latinoamericani offrono una pletora di materiali denigratori verso i politici dei Paesi a sud del Rio Grande caduti in disgrazia presso Washington. Di norma, le decisioni relative alla guerra dell’informazione contro i leader indesiderati sono prese dalla Casa Bianca e attuate da dipartimento di Stato o Central Intelligence Agency. L’interazione nella guerra dell’informazione tra dipartimento di Stato e CIA ha una lunga storia. E’ sufficiente ricordare la campagna denigratoria finita con il rovesciamento del presidente Juan Domingo Peron in Argentina. Nel 1946-1955 di Washington l’accusò di molte cose, dalla creazione del Quarto Reich in Sud America alla promozione dell’antisemitismo. In particolare fu accusato per l’immigrazione tedesco-italiana in Argentina nel secondo dopoguerra. Tale politica fu attuata per l’industrializzazione del Paese. Gli statunitensi fecero la stessa offrendo posti di lavoro a scienziati missilistici, esperti ed ingegneri nucleari tedeschi. Peron fu il fondatore del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), un patriota che fermamente resistette ai tentativi degli Stati Uniti di soggiogare l’Argentina. Diversi metodi furono usati per rovinarne la reputazione. Nel 1951 il politico liberale Silvano Santander, un agente della CIA dichiarato, dovette lasciare l’Argentina per l’Uruguay. In stretta collaborazione con i suoi superiori degli Stati Uniti pubblicò articoli che dipingevano Peron come sostenitore del nazismo e seguace di Hitler. Nel 1955 Peron fu rovesciato. La sintesi degli articoli di Santander fu inclusa nel libro Tecnica di un tradimento. Juan Perón e Eva Duarte agenti nazisti in Argentina (Técnica de una traicion: Juan D. Perón y Eva Duarte, Agentes del Nazismo en la Argentina). La CIA utilizza ancora tale falsificazione quale esempio di diffamazione efficace da studiare per gli agenti inviati in America Latina. Santander non risparmiò Evita Peron, la moglie del presidente argentino, molto popolare in Argentina e all’estero. Il libro presenta molte fotocopie di documenti che avrebbero provato che Evita lavorasse per l’Abwehr dal 1941. Ora è un fatto consolidato che Evita non fosse per nulla un’agente dei servizi segreti e che non avesse contatti con organizzazioni clandestine naziste. La povera ragazza aveva il sogno di diventare un’attrice e lavorava per la miserabile esistenza. Evita sposò Peron nell’ottobre 1945 venendo coinvolta nella politica. Ora molti documenti degli anni ’40-’50 sono stati declassificati. Il dipartimento di Stato e la CIA si sono pentiti di aver calunniato i Peron? Per nulla. Hanno solo cambiato l’accento. Evita fu percepita quale simbolo di giustizia sociale. Il suo successo personale, il carattere passionale (spesso paragonata a Che Guevara) e il fatto che sapesse come trattare le persone comuni e cosa sentissero, ispirò negli argentini la speranza di un futuro migliore. Evita Peron è un simbolo del Fronte per la Vittoria (Frente para la Victoria, FPV), l’alleanza elettorale peronista in Argentina, formalmente una fazione del Partito Giustizialista. Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, Presidentessa dell’Argentina, spesso ricorda l’eredità di Evita Peron. Ecco perché i guerrieri della propaganda statunitensi ne diffamano la memoria. Decine di anni sono passati dalla sua scomparsa e nessuna prova a sostegno delle accuse è mai emersa, ma i media della CIA continuano regolarmente ad infangare la memoria di Evita. L’obiettivo è distruggere l’immagine di una leggenda che vive in Argentina e in altri Paesi dell’America Latina.
Tale propaganda ha udienza speciale tra magnati, piccoli partiti conservatori, studenti di famiglie privilegiate, “quinta colonna” ed elementi bohemien declassati che vedono nella destabilizzazione la possibilità per divenire qualcuno in questa vita. L’operazione calunniatrice contro Eva Peron è parte di una massiccia campagna di provocazione lanciata da CIA (e Israele) contro Cristina Fernandez de Kirchner e il Fronte per la Vittoria. La recente morte del procuratore Nisman ha fatto emergere nuovi dettagli che danno adito a sospetti utilizzati da statunitensi ed influente comunità ebraica argentina per distruggere la fiducia nell’alleanza di governo. Si diffondono menzogne sulla Presidentessa argentina come personalmente coinvolta nella tragedia. Qualche tempo prima della morte Alberto Nisman accusò pubblicamente Cristina e il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman di cospirazione per assolvere l’Iran dall’attentato del 1994 contro l’edificio dell’Asociación Mutual Israelita Argentina. Molti prominenti avvocati argentini dissero che le accuse erano infondate. Alcuni esperti ritengono che l’assenza di prove abbia spinto il procuratore a suicidarsi per salvarsi la faccia. Alcuni dicono che Nisman sia stato ucciso dalla CIA. Il caso del “terrorismo iraniano” era dubbio e il procuratore non poteva vincere. La sua liquidazione fisica ha permesso ai servizi speciali di continuare la campagna multistadio contro Cristina e il Fronte per la Vittoria. Alla fine di febbraio le accuse contro Cristina sono decadute, ma Gerardo Pollicita, nuovo procuratore, ha fatto appello. Ora molto dipende dalla frequenza delle sue visite alle ambasciate di Stati Uniti ed Israele.
Cristina Elisabet Fernández de Kirchner non è l’unico politico latinoamericano ad essere obiettivo della guerra d’informazione di Washington. Prima di tutto, vengono presi di mira gli Stati dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe. Gli Stati Uniti non risparmiano sforzi per combatterli. I media controllati dagli USA sono attivi quasi come ai tempi della “guerra fredda”. Solo cubani e nicaraguensi sono immuni da tale offensiva propaganda sovversiva. La TV regionale TeleSUR è nata grazie ai grandi sforzi attuati infine dal presidente venezuelano Hugo Chavez. L’elevata diffusione preoccupa Washington. La televisione venezuelana è accusata di molte cose, come per esempio propagandare chavismo e comunismo castrista, dando una presenza ai rappresentanti di Cina, Russia e Paesi presunti sostenitori del terrorismo, ecc. Tale preoccupazione è finta perché i principali media latinoamericani sono controllati dagli Stati Uniti. La maggior parte delle informazioni diffuse dai media dell’America Latina proviene da quattro agenzie, Reuters, Associated Press, Agence France-Presse e EFE. Sembra che la Central Intelligence Agency abbia reclutato quasi tutti i principali giornalisti, corrispondenti e redattori dell’America Latina. EFE (agenzia stampa spagnola) attacca regolarmente i politici latinoamericani non graditi dagli Stati Uniti. Le relazioni sono raccolte e trasmesse da molte agenzie, programmi TV e radio, media elettronici, riviste e giornali di grande diffusione, reti di distribuzione cinematografica, ecc. In Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina, Brasile gli Stati Uniti utilizzano tali agenti per avviare le operazioni di guerra delle informazioni volta a minare le strutture di potere, creare caos nella vita pubblica e politica ed infangare la reputazione dei leader nazionalisti. L’accusa di corruzione è lo strumento preferito nella guerra dell’informazione. Fidel Castro è sulla lista dei corrotti della CIA da tempo. Fu detto che possedesse conti bancari in banche svizzere e dei Caraibi. Era ridicolo fin dall’inizio. Nel 2010 la rivista Forbes ridusse significativamente i “conti segreti” di Castro da 40 miliardi di dollari a 900 milioni. Fu sottolineato che Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, fosse più povera del leader storico della rivoluzione cubana. Nel 2012 la rivista ridusse la ricchezza di Castro a 550 milioni. Ora il re di Spagna verrebbe dopo il leader cubano. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro fu duramente criticato dai guerrieri della propaganda occidentale con l’accusa di avere elevate spese per le esigenze dell’amministrazione presidenziale (dicono che la somma sia circa 2 miliardi di dollari). Molte pubblicazioni si sono dedicate a diffondere i dati sulle spese di Cristina Fernandez de Kirchner, del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e del Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, che avrebbe acquistato beni in Belgio per 260 milioni. Correa smentisce categoricamente le pseudo-rivelazioni. Ai giornalisti che ha incontrato, il presidente dell’Ecuador ha detto di aver comprato un appartamento in Belgio per lui e la moglie di origine belga. I giornalisti ebbero le copie dei documenti e foto della casa senza pretese.
Con l’aiuto dei media controllati, Washington cerca d’impedire l’emergere di nuovi Peron e Chavez nel continente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la CIA sono fortemente preoccupati dalle attività di Andrés Manuel López Obrador, l’ex-candidato alla carica di presidente del Messico. Nel 2012 diversi trucchi, tra cui brogli sui risultati del voto elettronico, furono utilizzati per sottrargli la vittoria alle elezioni presidenziali. Enrique Penha Nieto lo derubò delle elezioni con l’aiuto di magnati messicani e degli Stati Uniti. Con le sue altissime percentuali Obrador può vendicarsi nel 2018. Nuove trame diffamatorie vengono preparate nei laboratori segreti. Ad esempio, nel recente tweet su Obrador si legge “Si definisce protettore dei poveri”. Un video lo mostra allontanare un venditore ambulante come se non si degnasse di stringergli la mano. In realtà il filmato mostrava Obrador dare al suo sostenitore un abbraccio amichevole dopo una chiacchierata. Una TV pro-USA ha manomesso il video cambiando “creativamente” ciò che in realtà mostrava. Chi lo saprà in Messico dove presentatori TV e radio continuano a servire gli interessi degli Stati Uniti?

Andrés Manuel López Obrador

Andrés Manuel López Obrador

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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