La Russia sviluppa un sistema antisatellite

Anatolij Zak, RSW, 21/4/2017

All’inizio del 2015, l’esercito russo completava con successo i test iniziali di un drone spaziale di nuova generazione progettato per rilevare e distruggere i satelliti nemici in orbita, secondo fonti affidabili. Un velivolo molto più sofisticato rispetto ai sistemi antisatellite di prima generazione noti anche come ASAT; il nuovo killer satellitare ha dimostrato la capacità di avvicinarsi molto agli obiettivi e d’inviarne le immagini a terra. Tuttavia scopo finale del nuovo velivolo sarebbe la distruzione dei mezzi stranieri, in primo luogo i satelliti militari degli Stati Uniti. Dopo il lancio di 2 satelliti di prova, sotto i nomi di copertura Kosmos-2491 e Kosmos-2499, l’ultimo velivolo spaziale della serie, designato Kosmos-2504, entrò in orbita il 31 marzo 2015 e, dopo una serie di manovre, compì la missione intorno al 16 aprile. Le manovre orbitali continuarono a luglio.

Sistema di nuova generazione
Secondo una fonte, all’inizio del 2015 un satellite antisatellite russo, probabilmente il Kosmos-2499, si era già avvicinato, inviandone le immagini, a un satellite militare statunitense! Finora non c’era stata conferma di tale incontro dal governo degli Stati Uniti. Anche se i parametri orbitali dei satelliti statunitensi non sono ufficiali, i dati amatoriali consentono di escludere praticamente tutti i satelliti non russi noti nelle orbite corrispondenti al Kosmos-2504 e simili, dice Jonathan McDowell, scienziato dell’Harvard-Smithsonian Center of Astrophysics e noto storico. Di conseguenza, non sarebbe possibile una formazione in volo o un appuntamento a bassa velocità tra il satellite russo e qualsiasi altro satellite, come quello osservato tra il Kosmos-2499 e lo stadio Briz-KM. Tuttavia, “un veloce flyby ad alta velocità è certamente possibile, e non posso escluderlo“, scriveva McDowell in una e-mail. Con sufficiente manovrabilità, i nuovi velivoli antisatellite russi potrebbero utilizzare laser o armi cinetiche di piccole dimensioni anziché esplosivi e shrapnel per disattivare i loro obiettivi. Le navette potrebbero quindi manovrare ed attaccare un altro satellite. Tuttavia, date le dimensioni relativamente piccole dei satelliti russi osservati, la loro capacità di manovra è probabilmente limitata. Allo stesso tempo, potrebbero essere solo precursori di velivoli spaziali più grandi e potenti. Le prove segrete dell’ultimo sistema antisatellite russo coincisero con il peggioramento delle relazioni tra occidente e Oriente per la crisi ucraina. Inoltre, anni di sforzi congiunti russi e cinesi nelle Nazioni Unite per introdurre il divieto di diffusione di armi nello spazio non hanno prodotto nulla per l’opposizione degli Stati Uniti a tale trattato, che sarebbe inapplicabile e privo di senso. Ironia della sorte, Cina e Stati Uniti l’hanno dimostrato distruggendo obiettivi orbitali con missili terrestri.

Lancio del Kosmos-2504
Un misile Rockot lanciò tre satelliti Gonets-M 21, 22 e 23 del Blocco 14 della rete Gonets-D1M e un carico utile militare classificato. Secondo i media, il Rockot/Briz-KM venne lanciato il 31 marzo 2015, alle ore 16:47:56 di Mosca dal sito 133 di Plesetsk. Il Ministero della Difesa russo confermò il lancio e la presenza di un quarto carico utile militare a bordo del vettore, che avrebbe ricevuto la designazione ufficiale di Kosmos-2504, e che potrebbe anche avere la designazione 14F153. La sezione del carico venne separata dal secondo stadio del vettore di lancio alle 16:53 e la navetta spaziale avrebbe raggiunto l’orbita alle ore 18:45.Manovre orbitali
I radar occidentali individuarono cinque oggetti (probabilmente quattro satelliti e lo stadio Briz-KM) nell’orbita di 1172 per 1506 chilometri con inclinazione di 82,5 gradi verso l’equatore. Nel catalogo pubblico del Comando Strategico degli Stati Uniti, questi oggetti hanno ricevuto le denominazioni 2015-020A, 2015-020B, 2015-020C e 2015-020D. Poche ore dopo il lancio, il radioamatore olandese Cees Bassa rilevò le trasmissioni radio associate all’Object 2015-020D, identiche ai segnali dei satelliti manovrabili Kosmos-2491 e Kosmos-2499. Sulla base dei parametri orbitali dell’Object D, era chiaro che il Kosmos-2504 si era separato dal Briz-KM dopo che lo stadio aveva manovrato verso l’orbita di “sepoltura”, anziché librarsi insieme ai tre satelliti Gonets, come Kosmos-2491 e Kosmos-2499 avevano già fatto, secondo osservatori del forum online della rivista Novosti Kosmonavtiki. I dati radar occidentali indicano che il 9 aprile 2015, Kosmos-2504 compì una piccola manovra, passando da un’orbita di 1171 per 1505 chilometri ad una di 1173 per 1508 chilometri. Un’altra serie di manovre apparentemente cominciò intorno al 13 aprile, culminando con un appuntamento con lo stadio Briz-KM, che l’aveva messo in orbita. La sera del 15 aprile, i due oggetti sarebbero stati distanti 4,4 km e il 16 aprile solo 1,4 chilometri. Inoltre, intorno al 16 aprile, lo stadio Briz-KM indicava una salita leggera, molto più probabilmente si spinse a un’orbita più alta, deliberatamente o in conseguenza dell’impatto fisico durante l’attracco. Tuttavia, il 17 aprile i due oggetti furono rilevati distanziarsi di nuovo, con il Kosmos-2504 ancora nell’orbita d’appuntamento e il Briz-KM su un’orbita decisamente superiore.

Nuove manovre nel luglio 2015
Tra il 2 e il 3 luglio 2015, il Kosmos-2504 compi una manovra improvvisa scendendo di 53 chilometri, secondo gli osservatori del forum online di Novosti Kosmonavtiki. Il satellite passò dall’orbita di 1181 per 1528 chilometri a una di 1154 per 1476 chilometri. L’inclinazione orbitale era leggermente cambiata da 82,49 a 82,68 gradi. L’8 ottobre 2015, Kosmos-2504 manovrò verso lo stadio Briz-KM che l’aveva messo in orbita e rimase nelle vicinanze per il resto del mese.

Kosmos-2504 si rianima nel 2017
Quasi due anni dopo aver ultimato le prove, il misterioso satellite militare russo Kosmos-2504 riprendeva improvvisamente le manovre. I suoi primi movimenti evidenti dal 2015 furono rilevati il 27 marzo 2017. Il 20 aprile, Kosmos-2504 passò notevolmente vicino, 1183 metri, dall’Object 1999-025DPP; i resti del satellite meteorologico cinese Fengyun-1C distrutto l’11 gennaio 2007 da un test con un missile antisatellite della Cina. Questo relitto spaziale circuita la Terra su un’orbita di 848 per 736 chilometri con un’inclinazione di 98,87 gradi verso l’equatore, secondo il NORAD. È una delle centinaia di frammenti lasciati dall’esplosione e tracciati dai radar. La navetta spaziale russa ha poi condotto un’altra manovra tra il 18 e il 19 aprile 2017. Ancora più sorprendente, il satellite precedente Kosmos-2499 apparve compiere una manovra nello stesso tempo!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni degli aerei d’attacco Su-25 in Siria

el-TemifIl numero di marzo della rivista “M-Hobby” ha pubblicato un interessante articolo di Andrej Korotkov, “Corvi nei cieli siriani”, che esaminava le operazioni del velivolo d’attacco Su-25SM in Siria. Il nostro blog ne riporta le parti più interessanti.
Il 30 settembre 2015 la Russia avviava l’operazione aerea in Siria, la prima campagna militare su vasta scala al di fuori dei confini dell’ex-Unione Sovietica dalla guerra in Afghanistan. Il 26 agosto 2015 tra Russia e Siria fu concluso un accordo sulla realizzazione nel territorio della Repubblica araba siriana (RAS) di una base per un periodo indefinito per il gruppo aereo delle Forze Armate della Federazione Russa. Il 30 settembre, in conformità con il trattato di “amicizia e cooperazione tra Unione Sovietica e Repubblica araba siriana” dell’8 ottobre 1980, il Presidente siriano Bashar al-Assad rivolgeva alla Russia la richiesta formale di assistenza militare. Lo stesso giorno, il Consiglio della Federazione dava al Presidente della Federazione Russa V. V. Putin il consenso ad utilizzare le Forze Armate della Federazione Russa nel territorio della Repubblica araba siriana. In questo caso, solo l’utilizzo della componente aerea fu considerata per sostenere le forze di terra dell’Esercito arabo siriano, senza effettuare un’operazione di terra. Con la decisione del Supremo Comandante in Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, presso la base aerea Humaymim (aeroporto internazionale Basil al-Assad) nella provincia di Lataqia della Repubblica araba siriana, fu schierato un gruppo aereo misto (aero-reggimento speciale misto) dell’Aeronautica Militare della Federazione russa, composto da: 4 caccia multiruolo Su-30SM, 4 bombardieri di prima linea Su-34, 12 bombardieri di prima linea Su-24M, 12 aerei d’attacco Su-25SM e Su-25UB, aerei da ricognizione Il-20M1, 12 elicotteri d’attacco Mi-24P e 5 elicotteri d’assalto Mi-8AMTSh. Il trasferimento dei velivoli fu effettuato con sorvolo indipendente del territorio di Iran e Iraq. Lo squadrone d’assalto del gruppo aereo includeva 10 Su-25SM e 2 Su-25UB del 960.mo Reggimento d’Assalto Aereo della 1.ma Divisione Aerea Mista della Guardia della 4.ta Armata Aerea e di Difesa Aerea del Distretto Militare Meridionale, di stanza a Primorsko-Akhtarsk. Il 960mo è il terzo (dopo Budjonovskij e Chernigov) reggimento dell’Aeronautica a ricevere il velivolo assalto Su-25SM aggiornato. La conversione operativa dei piloti del Kuban sugli aeromobili aggiornati iniziò nei primi mesi del 2013, dopo che il reggimento ricevette i primi 8 aerei provenienti da Kubinka, regione di Mosca (riparazioni e aggiornamenti del Su-25 allo standard Su-25SM sono effettuati dal 121.mo Impianto di riparazione aeronautico di Kubinka). A quel punto, la maggior parte degli equipaggio del reggimento aveva ottenuto la riqualificazione teorica presso il Centro di Addestramento, Formazione e Prove militari del Ministero della Difesa della Federazione Russa di Lipetsk, mentre il personale tecnico lo fu a Kubinka. I primi voli del Su-25SM a Primorsko-Akhtarsk ebbero luogo il 25 febbraio 2013. Dotati del nuovo complesso di avvistamento e navigazione PrNK-25SM “Bars” e del sistema di controllo di armi digitale-analogico SUO-39M, gli aerei modernizzati possono colpire obiettivi a terra di giorno, notte e con scarsa visibilità, svolgendo “bombardamenti di navigazione” (grazie alle coordinate del bersaglio) in qualsiasi condizione meteo, in volo orizzontale o con manovre complesse. La panoplia di armi trasportate è stata ampliata: i missili aria-aria R-73E (invece degli R-60M) sono inclusi nell’armamento del velivolo e i razzi aggiornati S-8 e S-13 introdotti. La nuova avionica di bordo include il collimatore KAI-1-01 e il quadro multifunzionale LCD MFTzI-0332M nell’ambito del sistema di visualizzazione delle informazioni SOI-U-25, migliorando le condizioni di lavoro del pilota e l’efficienza in combattimento generale del velivolo d’attacco modernizzato aumentava di 1,5 volte (secondo gli esperti). Nel 2014, il primo e secondo squadrone furono interamente equipaggiati con i Su-25SM, mentre i Su-25 “semplici” rimanevano al terzo squadrone, rimuovendo le eccedenze. Tuttavia, nell’ottobre-novembre 2014, uno squadrone di Su-25SM fu trasferito per formare il Reggimento aereo misto della Guardia. Così, all’inizio della campagna siriana, il 960.mo aveva solo uno squadrone di aerei d’attacco modernizzati, che i comandanti decisero di utilizzare nell’operazione.
In preparazione del volo per la Siria, provvedimenti tecnici e calcoli di navigazione furono effettuati, a seguito dei quali apparve chiaro che per raggiungere il previsto punto di approdo intermedio sul territorio iraniano, ai Su-25UB non bastava il carburante (sulle “Scintille” il rifornimento completo è quasi 500 kg inferiore che sui velivoli da combattimento). Una soluzione fu trovata sostituendo due dei quattro serbatoi esterni RTV-800 (standard per i Su-25 di tutte le versioni) con serbatoi di capacità superiore RTV-1150 che possono essere agganciati sui Su-25 (solo nei punti di sospensione 3 e 9), ma questi RTV praticamente non furono mai usati e quindi il reggimento non ne aveva. I vicini di Budjonnovsk salvarono la situazione e i serbatoi necessari furono trovati nel magazzino. Le “Scintille” furono inviate a Budjonnovsk per adottare una coppia di RTV-1150 e volare per controllarli. Per inciso, peculiarità del comportamento dell’aeromobile al decollo furono rilevate, causate dal conseguente arretramento del centraggio, tendendo a “sedersi” sulla coda, quindi per compensarne la tendenza eccessiva al decollo fu necessario spostare il RUS.
Il 16 settembre 2015, gli aeromobili Su-25SM No. 21, 22, 24, 25, 27, 28, 29, 30, 31, 32 da Primorsko-Akhtarsk e i Su-25UB No. 44 e No. 53 da Budjonnovsk, decollarono per la base aerea Mozdok. Dopo la preparazione degli equipaggi e aver ricevuto la missione di combattimento, il 19 settembre iniziarono la fase di dislocamento verso la Repubblica araba siriana. Tre gruppi di quattro aerei Su-25 (i Su-25UB “Scintilla” guidarono i primi due gruppi), accompagnati dai velivoli-leader Il-76, volarono verso l’Iran. Il volo durò 1 ora e 30 minuti ad un’altitudine di 6900 metri. La maggior parte della rotta sorvolava il Mar Caspio. Una sosta intermedia per riposo e rifornimento fu effettuata presso la base aerea Hamadan, ad oltre 1700 metri sul livello del mare. Dopo la preparazione delle apparecchiature di navigazione e il riposo dell’equipaggio di volo, tre squadroni, accompagnati dal velivolo leader volarono verso la destinazione ultima, la base aerea Humaymim. Dopo che il primo gruppo attraversò, ad un’altitudine di 6900 metri, il confine Iran-Iraq, sorsero delle difficoltà. Il comando del centro di controllo del volo a Baghdad, nella zona di responsabilità in cui vi erano i nostri aerei, fece cambiare rotta ai gruppi cambiati, deviando verso sud e allungando di 200 chilometri. Questo ordine provocatorio mise a repentaglio il completamento del volo, dato che avveniva alla quota operativa massima per i Su-25. I navigatori dell’Il-76 fecero i calcoli necessari e divenne chiaro che il completamento del volo dato il carburante, era possibile solo volando a più di 9000 metri di quota. L’equipaggio di volo, comprendendo la responsabilità per l’adempimento del compito del governo e valutandone la condizione fisica, decise di continuare il volo ad un’altitudine di 9600 metri (il massimo pratico del supporto vitale dell’equipaggio del velivolo Su-25, dovuto alla mancanza di una cabina di pilotaggio pressurizzata, è 7000 metri). Superando i problemi fisiologici causati dalla prolungata permanenza a bordo per 1 ora e 20 minuti, volando ad un’altitudine di 9600 metri, atterravano in sicurezza sulla base aerea Humaymim.
Il personale del gruppo venne ospitato in moduli residenziali dotati di tutto il necessario per un confortevole soggiorno, riposo e preparazione per le missioni. Dopo riposo e acclimatazione, gli equipaggi procedevano direttamente al lavoro. Il 23 settembre, i primi voli per familiarizzare sull’area delle operazioni ebbero luogo, e il 30 settembre gli equipaggi dei Su-25 effettuarono le prime sortite operative colpendo bersagli a terra.
Il principale metodo per condurre operazioni di combattimento per gli equipaggi dei Su-25SM in Siria era infliggere successivi attacchi aerei a terra predeterminati in periodi fissi e in modalità bombardamento in navigazione, da soli, in coppie, gruppi e da rilevamenti di posizioni sul terreno. Nei combattimenti i Su-25 solitamente volavano in gruppi di 2 – 6 aeromobili. Per l’attacco, al gruppo venivano assegnati obiettivi in una zona entro un raggio massimo di 20-25 chilometri. Per completezza dell’analisi della qualità operativa, velivoli senza equipaggio compivano la ricognizione sugli obiettivi a terra, effettuati ad intervalli di 1 o 2 minuti tra le azioni degli aeromobili del gruppo, e attacchi ripetuti venivano effettuati dal gruppo solitamente in 5-6 minuti. In assenza di visibilità tra coppie o singoli equipaggi, il gruppo veniva distribuito seguendo un micro-scaglionamento, solitamente di almeno 100 metri. Anche se c’erano 10 punti di nuvolosità sul bersaglio, un gruppo di 6 Su-25, pur non vedendosi tra essi, effettuavano con calma il compito assegnato, con uno scaglionamento di 150-200 metri tra gli aeromobili, attaccando entro un intervallo di 1 minuto. Così, un gruppo di 6 aeromobili con un carico di quattro OFAB-250, per 30-40 minuti volavano sulla prima linea del nemico, colpendo 24 obiettivi e non permettendogli di “alzare la testa”. L’Aeronautica siriana attaccava da 3000-3500 metri di quota. Ciò era dovuto alla mancanza di complessi di avvistamento e navigazione sui loro aerei, eseguendo le sortite in modo efficace ad alta quota. I Su-25SM erano anche stabili e colpivano con sicurezza i bersagli da quote di 3000 – 4000 metri. Il carico bellico, in questo caso, di regola era 4-6 bombe a gravità AV da 100 o 250, o 2-4 da 500 kg, con due serbatoi RTV-800. Il bombardamento veniva effettuato in volo orizzontale “sicuro” (in caso di possibile utilizzo di MANPADS) a quote tra 3500 e 4100 metri. Gli attacchi avvenivano punto per punto, ed ogni aereo bombardava il proprio bersaglio. Ad esempio, quattro AV colpivano quattro obiettivi (il principio una bomba, un obiettivo, era legge per il Su-25 modernizzato). Il PrNK-25SM garantiva l’accuratezza nella distruzione del bersaglio per diverse decine di metri. Per distruggere grandi quantità di effettivi nemici, furono usare bombe RBK dotate di vari tipi di sottoelementi (diversi tipi di bombette). Dal novembre 2015, i Su-25 iniziarono a compiere operazioni di ricognizione e attacco, la cosiddetta “caccia libera”. Il decollo veniva effettuato singolarmente o in coppia (dopo il quale ognuno seguiva la propria rotta), poi eseguivano un volo di ricerca indipendente per distruggere i bersagli mobili. Davano la caccia alle colonne, nonché a singoli veicoli militari (autocarri, rimorchi, autocisterne), sopprimendo in tal modo i rifornimenti di armi, munizioni, carburante, cibo, medicinali e altra logistica per le formazioni dei banditi. A volte quattro RTV-800 e 2 lanciarazzi B-8 venivano agganciati sugli aerei che poi sorvolavano la zona per due ore. L’intensità delle operazioni dell’aviazione d’assalto inizialmente raggiunse le 6 sortite per pilota al giorno, in seguito diminuite a 4 e, infine, a febbraio e marzo 2016, a 2 sortite in media. I Su-25SM operavano sempre ventiquattro ore su ventiquattro, mentre il rapporto di decolli al giorno e a notte era approssimativamente uguale, a volte i voli notturni erano anche di più. I voli di addestramento per familiarizzare con l’area delle operazioni, la messa in servizio e il ripristino delle competenze, dopo una pausa, volando sulle “Scintille”, si svolsero su Lataqia e Mar Mediterraneo; gli equipaggi di volo li contarono come voli da ricognizione.
Un enorme fardello cadde sulle spalle del personale tecnico. La preparazione dell’aeromobile per i voli, dotandoli di bombe e razzi, fu condotta per tutto il giorno. Le bombe venivano prelevate da uno spazio comune, dopo di che venivano agganciate al velivolo. I paracaduti-freno venivano disposti nel parcheggio, tra gli aerei. Per preparare il decollo del Su-25SM dopo aver ricevuto la missione di combattimento erano necessari 10-15 minuti. Il tempo di preparazione degli altri aeromobili d’attacco può differire, aumentando a volte. Perciò vi sono molti Su-25. Possono non solo decollare rapidamente, ma anche il periodo di revisione tra i combattimenti è minore rispetto a tutti gli altri velivoli d’attacco esistenti. Come la pratica ha dimostrato, i tecnici preparavano il Su-25SM affinché decollasse nuovamente entro soli 10-15 minuti; cosa che naturalmente lo distingue favorevolmente dagli altri aerei da combattimento. In 5,5 mesi di operazioni di combattimento in Siria, l’aereo da attacco Su-25SM modernizzato ha dimostrato di essere estremamente affidabile e di non soffrire di gravi limiti.
Nel processo di riparazione a Kubinka e Vozdvizhenka, tutti i Su-25 ricevettero numeri laterali rossi con bordo bianco ai lati della cabina e numeri duplicati bianchi sul timone. Le dimensioni del numero principale era: larghezza 400 mm, altezza 600 mm; quelli duplicati: larghezza 133mm, altezza 200mm. Il segno d’identificazione della stella rossa con il bordo blu-bianco-rosso di 800mm (inscritto in un cerchio pure del diametro di 800 mm) fu posto nelle sei posizioni standard: superfici superiori e inferiori delle ali e sui lati del timone verticale. Sulla superficie inferiore della fusoliera, vi era la matricola e ulteriore segni di appartenenza del velivolo venivano scritti sulla sinistra e sulla destra: iscrizioni in due linee “RF-XXXXX” (larghezza 600 mm, altezza 100 mm) bianchi e “ВВС РОССИИ” (larghezza 1300 millimetri, altezza 150 mm) nera con bordo bianco. Dato che il permesso ufficiale per impiegare l’Aeronautica russa al di fuori della Federazione Russa del Consiglio della Federazione non era ancora disponibile al momento, al fine di garantire la segretezza del trasferimento del gruppo aereo in Siria, prima della partenza da Mozdok fu emesso un ordine per coprire i segni d’identificazione e le matricole. Il comando decise frettolosamente l’uso dei pennelli direttamente sul parcheggio, utilizzando vernici per uso domestico dalle tonalità più o meno adatte, acquistati nei negozi più vicini e col proprio denaro. Una volta in Siria, le matricole furono ripulire, tuttavia fu un compito non così facile. Gli aerei da combattimento e i bombardieri vengono pre-dipinti con vernici lavabili, mentre i velivoli d’attacco lo sono con smalti a base di nitrato. Perciò i Su-25 volarono spesso in Siria con segni d’identificazione parzialmente cancellati. Una volta rientrati, durante la manutenzione ordinaria del reggimento dei Su-25, numeri e matricole furono restaurati. A differenza degli equipaggi dei bombardieri Su-34 e Su-24M che decoravano i loro aerei con decine di piccole stelle rosse (segni delle missioni operative completate), pochi piloti di Su-25 si preoccuparono di dipingerli sui loro aerei, non c’era tempo e talvolta vernice. Perciò le stellette apparvero solo su due aerei, i Su-25SM No. 21 e No. 29, rispettivamente 15 e 3. Ma questi segni non riflettono il numero reale di sortite operative in Siria; ciascuno superò i duecento.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’arma suprema russa: Sarmat, Tzirkon e Status-6

Krassimir Ivandjiiski, Strogo SekretnoAnche i più grandi esperti di armamenti non si sono accorti degli ultimi importanti cambiamenti in questo campo della corsa occulta tra Russia e Stati Uniti. Questi eventi inosservati potrebbero essere descritti nel seguente modo: la Russia non solo ha recuperato l’equilibrio strategico con gli Stati Uniti, ma è riuscita a creare armi completamente nuove: “Sarmat”, “Tzirkon” e “Status-6”, che danno alla Russia la supremazia nei tre campi militari basilari: spazio, aria e acqua. Cominciamo con il nuovo missile ipersonico strategico “Sarmat” e dalla recente visita del Presidente Putin al Centro missilistico di Stato “Makeev”, nel distretto di Cheljabinsk. Questa regione è nota per la produzione dei missili balistici intercontinentali di quinta generazione RS-28 “Sarmat”. Alla fine del settembre 2016, le testate ipersoniche del “Sarmat”, le Izdelie 4202 o Ju-71, colpivano i bersagli nel poligono di Kura. Il “Sarmat” può raggiungere una traiettoria suborbitale e colpire il bersaglio dallo spazio. Ciò significa che non solo diretti, ma anche attacchi indiretti contro gli USA, dallo spazio, sono possibili sorvolando i poli nord o sud. La traiettoria è impostata per evitare le regioni coperte dal sistema antimissile degli USA (MDS). Ciò è possibile grazie al sistema di volo più efficace del primo e del secondo stadio del missile, e dall’accelerazione dell’ultimo stadio. Le testate hanno alta manovrabilità e un’estrema precisione, avendo solo 5-10 metri di margine di errore nel puntamento sul bersaglio. Questo permetterà di servirsi di testate nucleari o cinetiche, che distruggono i bersagli con un’enorme quantità di energia. Entro il 2020, il missile sarà armato con testate ipersoniche, conosciute dal nome in codice “Izdelie 4202”. Le prove iniziarono nel 2010. La loro velocità è tra i 17 e i 22 Mach. Il velivolo di rientro potrà inserire più testate ipersoniche nell’atmosfera, manovrando in senso verticale e orizzontale. Il “Sarmat” avrà un peso di quasi 110 tonnellate e trasporterà parecchie testate nucleari dalla traiettoria indipendente. Le testate saranno invulnerabili al MDS, che gli Stati Uniti dispiegano o dispiegheranno ai confini della Russia. Non un solo missile MDS potrà intercettare le testate del Sarmat che volano su uniche curve balistiche, cambiando improvvisamente velocità da supersonica a ipersonica, seguendo il profilo della superficie e manovrando per rotta e quota. Distruggere tali testate sarà impossibile. La gittata del “Sarmat” sarà di oltre 11000 chilometri. Poiché il missile non volerà secondo la tipica rotta balistica, ma più piatta, la durata del volo verso l’obiettivo sarà minore. La testata manovrabile ipersonica volerà nell’atmosfera più a lungo e ne aumenterà l’efficacia. Ma l’aspetto principale del nuovo sistema “Sarmat” (4202 o per gli Stati Uniti Ju-71), è che sarà controllata per l’intero volo. Se questo è vero, e se i russi risolveranno il complesso problema del telecontrollo delle testate, che volano nell’atmosfera entro una nube di plasma e a velocità colossali, la precisione dell’impatto potrebbe essere paragonata a quella del GPS o del GLONASS; pochi metri. Con tale precisione, non c’è bisogno di una testata nucleare o convenzionale. Potrebbe essere semplicemente cinetica, senza alcun esplosivo all’interno. Se questa testata pesasse circa una tonnellata, il “Sarmat” potrà trasportare 10 tonnellate di carico bellico. Considerando l’enorme velocità con cui la testata colpirà l’obiettivo, le conseguenze sarebbero pari all’esplosione di centinaia di tonnellate di tritolo, distruggendo qualsiasi bersaglio al suolo o sotto diversi metri di cemento armato. Ciò significa che con il “Sarmat” Mosca, anche senza l’utilizzo di testate nucleari, avrà l’opportunità unica del primo attacco globale, cioè distruggere ogni possibile bersaglio terrestre entro 30-40 minuti.
Nel frattempo, è apparso il missile da crociera ipersonico denominato “Tzirkon”, che armerà gli incrociatori “Pjotr Velikij” e “Admiral Nakhimov”. Gli incrociatori aggiornati potranno lanciare non solo missili “Tzirkon”, ma anche “Oniks” e “Kalibr”. Al momento, la velocità di questi due ultimi è doppia di quella del suono. Ma la cosa più importante è che con lo “Tzirkon” la Russia potrà coprire tutti gli oceani, mentre le portaerei statunitensi rimarranno nei porti, e neanche lì saranno al sicuro. Ma in cosa è esattamente diverso il “Tzirkon” dalla testata del missile balistico ipersonico 4202. In primo luogo il “Tzirkon”, paragonato al 4202, può completare il volo nell’atmosfera terrestre entro la linea Karman, il confine convenzionale tra atmosfera terrestre e spazio cosmico. In secondo luogo, se il 4202 è un sistema strategico che può colpire obiettivi a migliaia di chilometri di distanza, il “Tzirkon” è un missile antinave, versione migliorata dei missili Bazalt- Granit-Oniks, che distruggerà obiettivi in mare o terra a 300-400 chilometri di distanza. Il “Tzirkon” non solo deve raggiungere una determinata posizione, ma deve rilevare l’obiettivo evitando le interferenze di MDS e radar del nemico, e distruggere il bersaglio. Ciò significa che gli ingegneri russi hanno risolto con successo almeno tre compiti complessi:
– hanno trovato il modo di superare i danni alla fusoliera del missile dovuti al surriscaldamento per attrito;
– hanno trovato il modo di neutralizzare la nube di plasma che appare attorno all’oggetto in rapido movimento e che porta a far perdere il controllo del missile;
– sono riusciti a creare un carburante speciale per razzi ipersonici, noto come Decilyn-M.
All’inizio di dicembre 2016 apparve l’ultima e probabilmente più spaventosa arma, un gigantesco siluro con testata termonucleare dalla potenza agghiacciante, lo “Status-6”. “Status-6” è un siluro innovativo che può raggiungere una velocità di 90 nodi e una profondità 1000 m. La gittata è di 10000 km ed è lungo 6,5 metri con una testata bellica di 100 megatoni. Se questo siluro raggiungesse le coste degli Stati Uniti, creerebbe un gigantesco tsunami che distruggerebbe gli Stati costieri con le loro basi militari, aeroporti e fabbriche militari. Secondo fonti degli Stati Uniti, le prove ebbero luogo il 27 novembre, quando “Status-6” fu lanciato dal sottomarino speciale B-90 Sarov. “Status-6” è un’altra risposta della Russia al MDS degli Stati Uniti. Scacco matto.
Fino al 2020, oltre ad altre nuove armi come gli aviogetti da combattimento di quinta generazione, i nuovi carri armati “Armata” e le nuove armi nucleari, la Russia disporrà del missile strategico ipersonico “Sarmat”, del missile da crociera ipersonico “Tzirkon” e del siluro “Status-6” .Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik