Come Shimon Peres rubò la bomba atomica

Richard Silverstein, Mondialisation.ca, 23 settembre 2016f130212mmgpo02Shimon Peres, l’ex-presidente d’Israele, subì un “infarto” qualche giorno fa, rimanendo ricoverato in ospedale in gravi condizioni (fino al decesso, il 28 settembre. NdT). È tempo di fare il punto su questa figura importante fin dalla proclamazione dell’indipendenza di Israele. Nessun altro politico israeliano, senza dubbio, ha avuto tale longevità. Peres muore mentre Israele [1] piange uno dei “padri fondatori” dello Stato, per settantanni ininterrotti al suo servizio. Il coro di lodi sarà assordante. Le TV di certo trasmetteranno documentari con al fianco il mentore David Ben Gurion, dettagliando a volontà le gesta di questi grandi. Ma come spesso accade, la verità è altrove. Peres iniziò la carriera come galoppino di Ben-Gurion, tenace ed inventivo. Ciò che voleva il capo, trovava sempre modo di realizzarlo. Infine divenne il suo capo “faccendiere”, di cui si fidava nel risolvere problemi di ogni genere. Così il compito enorme di dare l’arma nucleare ad Israele ricadde su di lui. Non fu un compito facile, e richiese enormi perseveranza, determinazione, inventiva e anche la decisa propensione al furto. Peres fu più che all’altezza del compito. Fin dal primo minuto dalla fondazione dello Stato d’Israele, Ben-Gurion aspirava alle armi nucleari, che vedeva come strumento del giudizio, l’asso che avrebbe preso quando tutte le carte gli erano contro. Mentre la posizione strategica d’Israele era piuttosto solida, Ben Gurion non si stancava mai di dire il contrario. Un episodio spesso citato era mentre contemplava muto la mappa del Medio Oriente appesa in ufficio, esclamava a chi gli stava vicino che, “non aveva chiuso occhio durante la notte a causa di questa carta“. Perché, diceva, “cos’è Israele? Una macchiolina solitaria. Come poteva sopravvivere nella vastità del mondo arabo?

Shimon Peres nel 1968: Crediamo che Israele non dovrebbe introdurre armi nucleari in Medio Oriente
peres-and-sharon-005Nel suo piccolo libro critico Israele, anno 20, pubblicato subito dopo la “guerra dei sei giorni” del giugno 1967 (Marabout Université n° 144, p. 288), Claude Renglet pubblicò un’intervista con Shimon Peres (scritto Peress) che, svolgendo un ruolo fondamentale nel dotare Israele di armi nucleari, diceva il contrario:
Se la pace non si avrà in Medio Oriente, Israele dovrà essere vigile. Pensa che l’esercito israeliano, che dovrà rafforzarsi ulteriormente e sempre, debba dotarsi di armi nucleari?
Israele deve essere capace di produrre le proprie armi. Siamo stati sottoposti ad embargo nel 1948, 1956 e 1967, questo ci porta a pensare, ma non pensiamo, che Israele dovrebbe introdurre le armi nucleari in Medio Oriente”.
E sui rapporti con la Francia:
Israele deve diventare un Paese come la Svezia, cioè capace di produrre tutte le armi. Per quanto riguarda l’embargo francese, non penso che sia mantenuto senza compromessi. Siamo in polemica con la Francia, ma il divorzio non è stato pronunciato”.
Fu almeno un eufemismo. Mentre il Generale de Gaulle, con parole precise, stigmatizzò le “ambizioni ardenti e di conquista” nutrite dagli “ebrei, fino ad oggi dispersi ma rimasti ciò che furono sempre, ciò che si chiama popolo d’élite, sicuro di sé e prepotente”, alcuni nell’apparato statale e militare francese erano impegnati inconsapevolmente ad incoraggiarle con tutti i mezzi.
Maggiori dettagli sull’intervista sul nucleare militare d’Israele in questo libro.
Ciò faceva parte della strategia israeliana di presentarsi da vittima eterna, la parte vulnerabile in qualsiasi conflitto, bisognosa di sostegno morale e militare per evitare di essere distrutta. E che importanza aveva se niente di tutto questo era vero, se dopo la distruzione degli ebrei europei da parte dei nazisti, il mondo non correva il minimo rischio che qualcosa di simile si ripetesse. Così Israele divenne dal 1948, agli occhi di gran parte del mondo, il “piccolo Davide” contro il “Golia arabo”. Tuttavia, la convinzione più comune è che le sue ADM siano volte a proteggere Israele dalla distruzione imminente se subisse una sconfitta catastrofica, teoria falsa, nell’insieme e in dettaglio. Infatti, in alcun momento Israele subì tale minaccia. Israele ha sempre avuto la superiorità militare sui nemici in ogni scontro che ne caratterizzò la storia nel 1948-1967 (e successivamente). Il vero scopo di Ben Gurion nel volere le armi nucleari era politico. Voleva assicurarsi che Israele non fosse mai costretto ad impegnarsi in un negoziato che gli avrebbe fatto perdere le conquiste territoriali con la forza delle armi. Voleva un’arma da far pendere sulla teste dei nemici, garantendosi di non dover mai rinunciare a tutto ciò che apparteneva, ai suoi occhi, ad Israele. Così la bomba nucleare israeliana fu lo strumento per virtualmente respingere qualsiasi iniziativa di pace proposta dal 1967.
I capi israeliani sapevano che gli Stati Uniti avrebbero scommesso sul fatto che non avrebbero usato le armi di distruzione di massa (ADM), se necessario. Pertanto, il successivo presidente degli Stati Uniti ebbe già una mano legata dietro la schiena nel negoziare. Il poker dove i giocatori che hanno l’asso di picche in tasca e tutti gli altri lo sanno, non è più un gioco, no?

Gli oppositori israeliani alla bomba
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Sarebbe sbagliato credere che tale visione strategica di Ben-Gurion e Peres venisse idolatrata dai contemporanei. Non lo fu. L’opposizione in Israele alla “bomba israeliana” era forte, e superava i confini di partito. Tra i contrari, il futuro primo ministro Levi Eshkol, Pinchas Sapir, Yigal Alon, Golda Meir, e il capo dello sviluppo delle armi israeliane Yisrael Galili. Anche il capo dell’esercito israeliano, Chaim Leskov, si oppose alla bomba. Il professor Yeshayahu Leibowitz, fedele al suo stile profetico, creò una ONG che chiedeva di fare del Medio Oriente una zona denuclearizzata (si chiamava “Comitato pubblico di smilitarizzare del Medio Oriente dalle armi nucleari”), e fu probabilmente il primo appello del genere al mondo. E in un certo senso, sbagliò: disse che la costruzione di un reattore nucleare da parte di Israele averebbe incitato i nemici a bombardarlo. In futuro, grazie a Lebowitz, il reattore di Dimona sarebbe stato chiamato “la follia di Shimon”. I mezzi sconsiderati con cui Peres cercò di raggiungere l’obiettivo era stupefacente. Sfruttò il senso di colpa tedesco per finanziare il programma e reclutò Arnon Milchan quale agente illegale per organizzare il furto di uranio altamente arricchito in un deposito degli Stati Uniti. Peres negoziò con la Francia un accordo per costruire il complesso di Dimona che ad oggi produce il plutonio necessario per l’arsenale israeliano di armi di distruzione di massa. Il direttore generale del ministero della Difesa spesso si recava in Francia, costruendo e mantenendo una rete politica negli ambienti di governo, per stipulare tutti gli accordi necessari per la costruzione dell’impianto di Dimona. Un giorno si recò a Parigi per firmare l’accordo definitivo, e il governo francese, in un momento in cui l’instabilità politica continuava in Francia, fu messo in minoranza in Parlamento. Ben Gurion pensò in quel momento che tutti gli sforzi fatti da Peres fossero stati vani. Ma si rifiutò di cedere ed andò dal primo ministro dimissionario francese (Maurice Bourges, primo ministro dal 12 giugno al 30 settembre 1957) e suggerì di firmare l’accordo retrodatandolo per fa finta che fosse stato concluso prima delle dimissioni del governo. Il capo francese accettò. Così la bomba israeliana fu salvata da un bluff e da documenti falsi. Quando qualcuno chiese a Peres come ebbe il coraggio di uscirsene con tale trucco, rispose “che sono 24 ore tra amici?“. Peres ricorse anche al furto. Infatti, se Israele aspettava di poter produrre l’uranio altamente arricchito necessario per sviluppare l’arma nucleare, sarebbero passati anni. Se riusciva invece a procurarsi l’uranio attraverso altri canali, avrebbe notevolmente accelerare il processo. Così Peres reclutò Arnon Milchan, in seguito divenuto produttore di Hollywood, perché rubasse diverse centinaia di chilogrammi di materiale nucleare in un deposito in Pennsylvania con la complicità di funzionari statunitensi, degli ebrei filo-israeliani reclutati per l’occasione.
Roger Mattson ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Il furto della bomba atomica: come occultamento e inganno armarono Israele” [2]. Questo articolo riassume le sue scoperte, tra cui un gruppo di scienziati ed ingegneri ebrei statunitensi che fondarono la società che probabilmente sottrasse e trasferì clandestinamente in Israele materiale nucleare sufficiente per produrre sei bombe atomiche. Diversi capi di tale azienda divennero dignitari della “Zionist Organization of America”. Uno dei fondatori della società combatté nell’Haganah nella guerra del 1948, ed era un protetto del futuro capo dei servizi segreti israeliani Meir Amit. Importanti personalità dell’intelligence degli Stati Uniti suggerirono che l’azienda fosse stata creata dai servizi segreti israeliani per rubare materiali e competenze tecnologiche negli Stati Uniti, a favore del programma israeliano per sviluppare armi atomiche. Tutto ciò significa che i capi delle principali organizzazioni della lobby pro-Israele aiutarono e incoraggiarono un’enorme falla nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti per concedere ad Israele la bomba nucleare. Se siete tra coloro che di solito difendono i Israele, ciò forse vi rende degli eroi? Se è così. ricordatevi che Julius ed Ethel Rosenberg furono condannati a morte e giustiziati nel 1956 per aver causato assai meno danni al programma nucleare degli Stati Uniti.

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Il programma segreto di finanziamento della lobby israeliana
israels-nuclear-reactor-a-006Il programma per le armi di distruzione di massa era straordinariamente costoso. Il giovane Stato affrontava notevoli spese ospitando e sfamando milioni di immigrati, e di conseguenza non aveva i soldi per la bomba. Peres quindi si rivolse ai ricchi ebrei della diaspora, come Abe Feinberg, per i finanziamenti illegali. Feinberg fu la punta di diamante della campagna che permise di raccogliere 40 milioni (oggi pari a 260 milioni) di dollari e sfruttò i legami nel Partito democratico per garantirsi che il presidente Johnson rispettasse “il diritto d’Israele a non firmare il trattato di non proliferazione nucleare“. Il notiziario web israeliano Walla descrisse il geniale stratagemma inventato da Ben Gurion e Peres per aver il supporto della Francia negli sforzi per le armi nucleari. Iniziarono nel 1956 con un incontro segreto in una villa presso Parigi cui partecipavano un alto funzionario inglese e rappresentanti francesi. L’obiettivo di francesi e inglesi era in linea con quello degli israeliani, ma non del tutto. Francia e Gran Bretagna volevano vendicarsi del leader egiziano Gamal Abdel Nasser per aver osato la nazionalizzazione del canale di Suez e proposto di aiutare la resistenza algerina. Idearono un piano per attaccare Nasser e sottrarre le risorse strategiche dell’Egitto. Israele aderì con entusiasmo al complotto, ma con un proprio obiettivo, avere sostegno e assistenza dalle potenze europee sul programma nucleare. Dopo aver avuto il via libera da Ben Gurion, Peres contattò gli omologhi francesi annunciando che Israele aveva accettato di unirsi a ciò che divenne nota come “operazione Kadesh”, ma sostenne che Israele correva un pericolo maggiore in questa avventura che non Francia o Gran Bretagna: in caso di sconfitta, l’esistenza ne sarebbe stata minacciata. Perciò aveva assolutamente bisogno di armi strategiche, per impedire qualsiasi rischio di annientamento. Continuando i negoziati, i francesi dissero agli israeliani che gli era vietato dal trattato internazionale vendere uranio. Peres superò le difficoltà trovando una di quelle soluzioni brillanti e astute, tipiche della sua personalità: “Non vogliamo che ci vendiate l’uranio, prestatecelo“, disse. “E ve lo restituiremo una volta che la missione sarà compiuta“. Iniziò così lo sforzo per avere la bomba nucleare israeliana. Il reattore fu completato nel 1960 e nel 1967 Israele ebbe la prima bomba nucleare, rudimentale ma che poteva essere utilizzata in caso di sconfitta nella “guerra dei sei giorni”. Per qualche strana ragione, la censura militare obiettò al sito Walla il bluff di Peres sulla data falsa siglata per l’accordo franco-israeliano (come se si trattasse di un atto del governo ancora maggioritario nell’Assemblea nazionale, a cui nessuno in ogni caso chiese il parere). Nella versione censurata non c’è alcun riferimento. Non si trova più la storia della “proposta” di Peres a che la Francia “prestasse” l’uranio ad Israele, permettendo di aggirare gli obblighi internazionali ai francesi, poiché la vendita di uranio era illegale. La mia sensazione è che, data la scomparsa del vecchio, si preferiva che la questione non ne offuscasse la reputazione più del necessario, ponendo la domanda: perché il censore dà priorità a preservare la reputazione di un politico israeliano piuttosto che a proteggere la sicurezza dello Stato, che dovrebbe essere suo compito?dimna_g[1] O almeno della popolazione ebraica. Per i palestinesi in Israele è molto meno certo.
[2] Stealing the Atom Bomb: How Denial and Deception Armed Israel, Create Space Independent Publishing Platform, Febbraio 2015 – ISBN 978151508391 – euro 14

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat”
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

L’uomo che sabotò l’industria aeronautica sovietica, e l’USAF

L’uomo che sabotò l’industria aeronautica sovietica
Tom Cooper, War Is Boring

wx1082Nel marzo 1986, i piloti dell’US Navy sopraffecero la Libyan Arab Air Force così nettamente che i libici smisero di far volare i loro intercettori sul Golfo della Sirte. Di conseguenza, Tripoli dovette rinunciare alle pretesa su questa parte del Mediterraneo. Altrettanto letale, l’assenza di copertura aerea permise agli statunitensi di attaccare con relativa impunità. Si crederebbe al successo statunitense dovuto ad addestramento e tattica superiori. Ma non va respinto un altro fattore importante, lo spionaggio. A metà degli anni ’80 l’esercito statunitense ebbe diverse informazioni vitali sulle armi di fabbricazione sovietica, in particolare aerei e sistemi correlati, da Adolf Georgievich Tolkaciov, uno scontento ingegnere sovietico. Tolkaciov senza dubbio danneggiò l’industria aeronautica sovietica. Molto di ciò che segue si trova nel libro di David Hoffman, The Billion Dollar Spy.
Si consideri la sonora sconfitta statunitense delle forze libiche. Il 24 marzo 1986, dopo aver già ripulito lo spazio aereo sul Golfo della Sirte, gli aerei della Marina statunitense eliminarono facilmente un sito di missili terra-aria SA-5 Gammon libici a Sidra ed affondarono varie imbarcazioni lanciamissili della Marina libica. Solo un mese dopo, gli F-111F dell’US Air Force bombardarono 3 obiettivi accuratamente selezionati a Tripoli, mentre gli A-6E Intruders dell’US Navy colpirono 2 obiettivi a Bengasi. Nonostante la fiera resistenza da difese aeree libiche, gli statunitensi persero solo uno dei loro cacciabombardieri. Aggiungendo al danno la beffa, nel gennaio 1989 un paio di F-14A Tomcat dell’US Navy abbatterono 2 intercettori MiG-23MF dell’Aeronautica libica. Le vittorie degli Stati Uniti continuarono. Nel 1991, le forze aeree degli Stati Uniti travolsero l’Aeronautica irachena in tre giorni. Dopo aver compiuto poche missioni difensive, l’Aeronautica irachena, ben equipaggiata ed addestrata da otto anni di aspra guerra con l’Iran, rimase a terra per poi evacuare gli aerei più preziosi in Iran. Tranne che in una manciata di casi, dovuti alle difese aeree irachene a terra pazientemente sviluppate a caro prezzo per quasi 20 anni, non si dimostrarono di ostacolo alle forze statunitensi. Questi sono solo quattro di una decina di esempi in cui le forze aeree degli Stati Uniti travolsero gli avversari negli ultimi 30 anni. Ora, si potrebbe sostenere che gli avversari in questione non potevano competere con gli statunitensi, essendo male addestrati, mal diretti, inesperti e dotati di modelli di esportazione degradati di aerei ed armamenti di fabbricazione sovietica. In altre parole, lungi dalle grida sulla minaccia sovietica, e poi russa, che si presentavano. Fonti irachene e libiche ben informate contrastano tale impressione, insistendo sul fatto che le loro forze aeree possedevano equipaggiamenti moderni gestiti da ufficiali e piloti ben addestrati e qualificati. Alcuni arrivano a dire che Aeronautica e Difesa aerea serbe se la cavarono assai meglio quando affrontarono la forza aerea della NATO a guida USA, nel 1995 e nel 1999. Altri sottolineano che, dalla fine degli anni ’90, le difese aeree irachene erano così usurate e vincolate da ordini assurdi dei leader politici, che rappresentavano un pericolo maggiore per se stesse che per i nemici. Tuttavia, lasciando da parte i dettagli relativi ad aerei, equipaggiamenti, addestramento, tattiche, strategia, politica e altri rumori di fondo, una cosa è comune in tutte queste operazioni, l’incredibile conoscenza delle forze statunitensi dei sistemi d’arma sovietici e russi utilizzati da libici, iracheni e serbi. Ad esempio, i piloti degli A-7E Corsair II dell’US Navy che attaccarono il sito dei SAM SA-5 Gammon libici presso Sidra, la sera del 24 marzo 1986, conoscevano le esatte prestazioni del sistema che affrontavano. Lo stesso per gli equipaggi dei 2 F-14A Tomcat che abbatterono un paio di MiG-23MF libici, sapevano dell’intricato rollio dei MiG-23. I piloti dei caccia F-15 dell’US Air Force, sull’Iraq nel 1991-2002, sapevano esattamente ciò che aerei, avionica ed armamento dei loro avversari potevano fare.
1-8rcypjhowfwyfz_tow6fxw Le prove indicano che l’intelligence fu la chiave dei successi militari statunitensi. Si consideri che i manuali tattici che l’US Air Force Fighter Weapons School emise alla fine degli anni ’80 erano già ben informati anche sui più moderni mezzi sovietici, come MiG-29, Su-27, SA-10 Grumble, SA-11 Gadlfy e molti altri. Tolkaciov fornì gran parte dell’intelligence più utile. Negli anni ’70 e ’80 era un ingegnere elettronico presso l’Istituto di Ricerca Scientifica sui Radar dell’Unione Sovietica, meglio conosciuto come Design Bureau Fazotron, sviluppatore principale di radar militari ed avionica dell’URSS. Motivato dalla persecuzione dei genitori della moglie sotto Stalin e deluso dal governo comunista, Tolkaciov allacciò legami con la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti a Mosca e, dal 1979, inviava enormi volumi di dati altamente classificati ed estremamente sensibili sui più importanti sistemi di avionica, radar e d’arma a bordo degli aerei da combattimento di fabbricazione sovietica. La quantità di materiale che “Donald”, come Tolkaciov era noto alla CIA, era tale che i traduttori degli Stati Uniti non potevano tenerne il passo. Rimasero occupati a tradurre e studiare le informazioni di Tolkaciov fino agli anni ’90. Già nel dicembre 1979, il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva completamente riconfigurato l’elettronica dei suoi ultimi aerei da caccia, sulla base delle informazioni di Tolkaciov. Una valutazione interna della CIA del marzo 1980 elogiava le informazioni di Tolkaciov sull’ultima generazione di sistemi missilistici terra-aria sovietici. “Non ottenemmo mai prima tali dettagli e comprensione di questi sistemi, se non anni dopo essere stati effettivamente dispiegati“, sottolineava la CIA. Nell’aprile 1980, un altro memorandum interno della CIA definiva le informazioni di Tolkaciov sui test di impermeabilizzazione dei sistemi radar degli aerei da caccia sovietici “unico”. Ovviamente, Tolkaciov fornì dati a cui nessun altro agente della CIA aveva accesso. Solo pochi mesi dopo, Tolkaciov venne accreditato “fornire informazioni uniche su un nuovo aereo da caccia sovietico, e documenti su diversi nuovi modelli di sistemi missilistici aerei”. Allo stesso modo, un memorandum del dipartimento della Difesa dal settembre 1980 elogiava l’impatto delle note di Tolkaciov come “senza limiti migliorando l’efficacia dei sistemi militari degli Stati Uniti”. Le fughe di Tolkaciov potevano “salvare vite umane e attrezzature” e furono “fondamentali nel plasmare la spesa di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo degli Stati Uniti”.
L’entità del danno arrecato da Tolkaciov ai sovietici è difficile da riassumere in poche frasi. Quel poco che la CIA ha detto sulla cooperazione di Tolkaciov indica che avrebbe inflitto un danno irreparabile alle industrie aeronautiche militari e della difesa aerea sovietiche. Certamente permise agli statunitensi di conoscere a pieno i moderni aerei di fabbricazione sovietica, come MiG-29, MiG-31 e Su-27 e i loro missili aria-aria, permettendo a scienziati e ingegneri di sviluppare rapidamente contromisure elettroniche contro questi sistemi. Forse ancora più grave, la vicenda di Tolkaciov colpì l’Unione Sovietica nel periodo d’instabilità. Una spia sovietica negli Stati Uniti svelò lo spionaggio di Tolkaciov nei primi mesi del 1985. Il governo sovietico lo giustiziò nel 1986.
Tuttavia, l’Unione Sovietica collassò e si dissolse nel 1991. Negli anni ’90, ciò che restava delle industrie aeronautiche e della difesa aerea russe languirono per la generale assenza di fondi. I principali aggiornamenti dei più nuovi aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea, urgenti a causa del tradimento di Tolkaciov, richiesero decenni. Secondo un ingegnere della Sukhoj, “ci vollero oltre 10000 aggiornamenti in oltre 20 anni”, semplicemente per migliorare l’originale Su-27 nello standard Su-27SM, “riparando ad alcuni dei danni” causati da Tolkaciov. Se tutti i dettagli su cosa esattamente Tolkaciov abbia rivelato alla CIA è improbabile diventino pubblici per anni, certamente erano molti. Gli effetti del suo tradimento, soprattutto un’intera generazione di aerei da combattimento, missili aria-aria e superficie-aria nuova di zecca fu compromessa e resa obsoleta non appena entrata in servizio, si fanno ancora sentire oggi in Russia.

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La spia che guadagnava più del presidente degli Stati Uniti
Evgenij Chjornikh, KP, 15/8/2015

L’intelligence degli Stati Uniti ha declassificato un migliaio di pagine di documenti sul suo agente “Sfera”. Su ciò, il vincitore del premio Pulitzer David Hoffman ha pubblicato un bestseller, “La spia da un miliardo di dollari. Una vera storia di spionaggio e tradimento durante la guerra fredda”. Sui rapporti declassificati dell’intelligence ho parlato con lo storico Gennadij Evgenievich Sokolov.d75202f038d2Dissidente del cuore
– Gennadij Evgenievich, da tempo la principale spia occidentale in Unione Sovietica era considerato Penkovskij coinvolto, tra le altre cose, nei missili strategici sovietici. Ma all’estero hanno cominciato a rivalutarlo?
In effetti, l’agente “Sfera” (alias di Tolkaciov) nella classifica della CIA ha improvvisamente cominciato a guadagnare punti. Giusto per il 30° anniversario della morte. E l’agente “Hero” (pseudonimo di Penkovskij) sembra perdere il primato. Soprattutto col libro di Hoffman basato sulle 944 pagine di materiale d’archivio della CIA declassificate(!): la corrispondenza di Tolkaciov con la stazione della CIA a Mosca, i dati del Centro, i materiali delle analisi, ecc. Inoltre, l’autore ha avuto accesso ai dipendenti dell'”ufficio” che lavorarono con “Sfera” a Mosca. Vi è un nuovo approccio sul caso. La stampa statunitense si è sperticata in elogi. Tolkaciov è nominato la spia più efficace degli statunitensi, avendo portato ai suoi padroni miliardi di dollari. Suscitare l’interesse svanito sulla spia di una passata “vittoria”, non è privo di senso per la CIA. Soprattutto se si fa un paragone con la Russia. Dopo tutto, per gli Stati Uniti siamo ancora il nemico numero uno.

– Allora, chi era, “una spia da un miliardo?”
Al contrario dei suoi concorrenti al titolo di principale traditore della guerra fredda Penkovskij, Gordievskij e Poljakov, Adolf Georgievich Tolkaciov non era dei servizi segreti sovietici, KGB o GRU, ma uno scienziato mediocre, ingegnere elettronico. Brutto, piccolo di statura, con una faccia da boxer (naso rotto su una pista di hockey), spalle curve, non del tutto in salute. Iperteso. A quarant’anni sembrava molto più vecchio. Scontroso, gli piaceva sciare e fare jogging. Disprezzava teatro e cinema sovietici, considerati conformisti. In segreto onorava Sakharov. Non era iscritto al Partito Comunista. Questo naturalmente interferì con la carriera. Al potere sovietico, disse, “si opponeva internamente”, ma non apertamente. Sapeva delle disastrose conseguenze di tale passo. Concedetevi ai “dissidenti del cuore”, così descriveva le sue idee politiche al suo curatore della CIA. Si considerava un talento sottovalutato. Sognava una carriera di successo e una vita confortevole. Piena di banconote. Segretamente sperava di andare in occidente con la famiglia. La moglie lo sosteneva. Incontrò Natalia Tolkaciov sul posto di lavoro, dove lavorava come ingegnere progettista. Sua madre fu arrestata nel 38 e suo padre mandato in un campo. Rilasciato solo nel 55, morì. Natalia aveva del rancore verso il regime sovietico, e Tolkaciov approvava tale risentimento. Apparentemente la vendetta per la moglie fu la causa del tradimento. Per via dei “campi” disse. Ebbero un figlio, Oleg, che dicevano sarebbe divenuto un buon architetto. La famiglia al completo amava esibire i nuovi “kopechi” in giro. Tra l’altro, comprò una Zhiguli con il denaro degli statunitensi. La moglie sapeva dello spionaggio, ma non i dettagli. Tuttavia, per decisione del tribunale, Natalia fu condannata come complice. Come dice il proverbio, “il tradimento è comprensibile, ma non va perdonato”.f117wreckage– La questione principale è, da dove venivano i segreti che tale “vendicatore” vendette per miliardi di dollari agli Stati Uniti?
Nell’Istituto di ricerca di Radioelettronica “Fazotron“, dove lavorava dal 1954. Questo istituto si occupava di radar ed apparecchiature per aerei da combattimento. Tra l’altro, uno specialista di primo piano vi guadagnava abbastanza decentemente, 350 rubli al mese.

– Un sacco di soldi in ‘Unione Sovietica!
E con la moglie raddoppiava il reddito mensile della famiglia. Tolkaciov viveva nel famoso grattacielo di Stalin in un appartamento con due camere da letto al 9° piano. A soli duecento metri dall’ambasciata degli Stati Uniti, semplificando i contatti. Il consenso all’incontro con l’agente avveniva, ad esempio, con una finestra aperta a una certa ora. E la comunicazione radio ad alta velocità, a quella distanza, era facile. I tecnici di Langley diedero alla spia il dispositivo in miniatura “Discus”, che trasmetteva e riceveva informazioni in una frazione di secondo.

Celebrato dal Pentagono
– Gennadij E. cosa si apprende di nuovo dal rapporto declassificato della CIA su Tolkaciov?
Forse il mistero principale, il reclutamento. Tolkaciov fu un cosiddetto “Initsiativniki“. Per più di un anno seguì i movimenti dei diplomatici statunitensi a Mosca, e per cinque volte (!) gli diede nelle stazioni di servizio e nei negozi lettere con le coordinate per comunicare, illustrando opportunità e servizi offerti. In risposta, silenzio!

– Perché la CIA per tanto tempo trascurò tale agente di valore? Disattenzione o cautela?
Fino a poco tempo fa gli storici hanno nascosto la lentezza dell'”ufficio” della CIA per via delle rigorose istruzioni dall’alto. Il capo del controspionaggio della CIA James Angleton soffriva di spiamania. Il poveretto era convinto che gli agenti del Cremlino fossero ovunque. Non si fidava di nessuno. 20 anni di tale paranoia, Angleton fu a capo del controspionaggio nel 1954-1975, non furono vani. Anche dopo le dimissioni del combattente contro la “minaccia rossa”, le sue idee influenzarono il lavoro della CIA. Il capostazione di Mosca era molto riluttante a contattare un “Initsiativniki”, quasi sempre visti come agenti del KGB. L’indecisione dell'”ufficio”… spinse il Pentagono. Nel 1978, il dipartimento della Difesa statunitense inviò una richiesta formale alla CIA per intelligence sugli ultimi sviluppi scientifici e tecnici nella aeronautica e missilistica sovietiche. Era urgente per via della fame di dati militari su un argomento così importante. L’intelligence subito cancellò i divieti precedenti.

Edward Lee Howard

Edward Lee Howard

“Pompa” e “Stazione di pompaggio”
– Ed ecco Tolkaciov?
Sì, finalmente ebbe una risposta dal residente della CIA a Mosca. Dal ’79 all’85 ai suoi padroni diede migliaia di documenti classificati: disegni, schemi, specifiche dei sistemi di combattimento tattici, documentazione dei progetti di parti di aerei e missili.

– E come ci riusciva?
La CIA fabbricò per “Sfera” copie esatte di documenti e moduli ufficiali per la libreria della “Fazotron“. Ciò gli permise di lasciare liberamente l’istituto durante il giorno, così come di “modificare” la lista della documentazione tecnica segreta che Tolkaciov prendeva. L'”Office” diede all’agente una macchina fotografica in miniatura. In ognuno dei venti incontri con gli agenti statunitensi, passò 250 film sulle copie degli ultimi sviluppi del nostro complesso militare-industriale, tra cui dati sul funzionamento del sistema “amico o nemico” dei radar della difesa aerea, dei sistemi di difesa missilistica del Paese, dei più avanzati progetti di aerei militari, sistemi d’arma, missili da crociera e degli sviluppi promettenti in molti settori pertinenti. La CIA lo definì “pompa” o “stazione di pompaggio”. Apparentemente per il volume di informazioni classificate pompate dallo specialista dal suo istituto di ricerca. Fotografava nel cesso, al lavoro. E nel pomeriggio portava mucchi di documenti segreti a casa, dove li fotografava. Un lavoro di qualità per cui gli statunitensi erano molto soddisfatti.

– E quanto spese la CIA per il suo agente?
Molto. Tolkaciov fu la spia più pagata dagli statunitensi. Nel 1980 gli dissero che Langley gli concesse uno stipendio da presidente. Questo per tutelare “Sfera”, e fin quando la questione dei soldi non fu sollevata, ripeteva il mantra del “vendicatore ideologico”. Ma ciò non corrispondeva alle dimensioni del “compenso”. L’avidità di tale spia non era poca. Secondo la CIA, Tolkaciov raccolse 2 milioni di dollari nel suo conto in banca negli Stati Uniti e più di 1 milione di rubli sovietici in contanti.

– Mentre il dollaro, a quel tempo, mi ricordo, valeva 67 copechi.
Calcolando, tali “denari” furono pari a circa 6 milioni e mezzo di “verdoni”. Tolkaciov ebbe mediamente più di un milione di dollari all’anno. E di tanto in tanto, tali pagamenti superarono di gran lunga lo stipendio dei presidenti degli Stati Uniti (oggi 33000 dollari al mese). Parlando di soldi, va ricordato un episodio divertente. Il “giorno più nero” per Tolkaciov. Spaventato a morte dalle indagini e possibile arresto, occultò le prove nella sua dacia, presso Mosca, quando bruciò nel forno più di 300000 rubli. Poveretto. Vivere doveva essere terribile…

– Davvero tale traditore causò danni all’URSS per un miliardo di dollari?
Negli ultimi 30 anni, gli analisti ancora non sono d’accordo. Hanno determinato la quantità di danni al momento, pari a 2 miliardi, cioè 4 miliardi di “dollari” attuali. L’importo massimo del tradimento sarebbe di 20 miliardi di “verdoni”. A mio parere, è troppo. Ma come minimo, su concorda sul fatto che fu impressionante. Quindi la ragione per mettere su un piedistallo Tolkaciov come il più redditizio della CIA è più che sufficiente. Tuttavia, la spia, a quanto pare, danneggiò non solo il nostro Paese, ma anche i suoi padroni statunitensi.

– Interessante.
Negli ultimi 8 mesi, prima dell’arresto nel giugno 1985, Tolkaciov lavorò in realtà per noi. Il KGB seppe della sua collaborazione con la CIA e decise di utilizzare il traditore per i propri scopi. Nella libreria speciale della “Fazotron“, dove prendeva i documenti, la controintelligence piazzò i piani di sviluppo del nostro super-segreto “aereo stealth”. Fu una disinformazione abilmente architettata, con lo scopo di mettere il nemico in un vicolo cieco. Il trucco funzionò. E gli USA furono s’immersero nello sviluppo e produzione di “aerei stealth”, spendendovi miliardi di dollari. Tuttavia, il bombardiere strategico B-2 e il caccia F-117A si sono rivelati un’illusione “invisibile”. Ad esempio, il nostro sistema S-300 può rilevare il caccia “invisibile” F-117A, prodotto con tecnologia “stealth”, a una distanza di 50-60 km. Inoltre, il nostro sistema di difesa aerea a corto raggio è dotato di strumentazione televisivo-ottica che generalmente rileva l’obiettivo visivamente, un “aereo invisibile” si vede come qualsiasi altro oggetto.

– Mi ricordo che nel 1999, al culmine della guerra degli Stati Uniti contro la Jugoslavia, i serbi abbatterono l’F-117 “invisibile” con un vecchio complesso missilistico antiaereo P-125 “Pechora“. Il primo missile strappò un’ala, il secondo colpì la fusoliera. Il pilota si eiettò e fu evacuato dalle forze speciali degli Stati Uniti.
Inoltre, l’eccessiva passione per invisibilità radar ha portato gli statunitensi a ridurre la stabilità dei loro velivoli, perdendo velocità, manovrabilità e sicurezza in volo. Tutto questo, difatti, dando retta a Tolkaciov, o meglio, al nostro controspionaggio. Non c’è da stupirsi che la saggezza popolare dica: “Senza l’intelligence sei cieco, e senza la contro-intelligence, indifeso”.

Aldrich Ames

Aldrich Ames

Il traditore soccorso da Reagan
– Come cadde l’agente “Sfera”?
C’è un detto nell’intelligence: “Per ogni traditore, trova un traditore”. Lo trovarono per Tolkaciov. Anzi, due. Il primo, nell’ottobre 1984, fu Edward Lee Howard. Questo agente della CIA si preparava a recarsi a Mosca come corriere per l'”area”. Ma prima di partire non superò la macchina per la verità. Era tossicodipendente. La CIA lo licenziò e si ritirò a Vienna, dove si rivolse al personale dell’Ambasciata sovietica (da un funzionario del KGB) e per 150mila dollari vendette “Sfera” con le frattaglie (Howard poi si stabilì in URSS, dove morì nel 2001). All’inizio dell’85, queste informazioni furono confermate dalla nuova “talpa” del KGB a Langley, Aldrich Ames, a capo del dipartimento sul controspionaggio estero sovietico della CIA (gli yankees l’arrestarono nel ’94 dandogli l’ergastolo). I nostri ragazzi del 2.do Direttorato (Direzione del controspionaggio del KGB) “si misero alla coda” del traditore, effettuando una ricerca segreta nell’appartamento, trovando un nascondiglio e spiandone il gioco con gli statunitensi. Era necessario identificare le comunicazioni di Tolkaciov presso l’Ambasciata degli Stati Uniti. Quando ciò fu fatto, il gruppo “Alfa” ebbe l’ordine di arrestarlo. Sotto il peso di prove inconfutabili Tolkaciov confessò immediatamente ed iniziò a collaborare. Di conseguenza, a Mosca furono presi i suoi contatti con la CIA. Le indagini durarono circa un anno, nel 1986 fu condannato a morte.

– Dicono che del traditore si occupò il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan?
Così fu, Reagan, durante una visita ufficiale a Mosca nell’ottobre 1986, chiese a Mikhail Gorbaciov la cessione di Tolkaciov alla giurisdizione degli Stati Uniti: “Dopo tutto, lo spionaggio è una guerra senza cadaveri, non è vero signor Gorbaciov?” Il segretario generale deluse il presidente: “Troppo tardi… E’ stato giustiziato…” In effetti, la sentenza fu eseguita il 24 settembre. A un incontro del Politburo di fine settembre, a Gorbaciov lo disse il Presidente del KGB dell’URSS Viktor Chebrikov. Così Reagan arrivò troppo tardi…

Gennadij E. Sokolov

Gennadij E. Sokolov

Gennadij E. Sokolov, laureatosi presso l’MGIMO. Ha lavorato nel Regno Unito, Danimarca, Svizzera. Incaricato d’affari in oltre 30 Paesi, ed autore di libri sulla storia del confronto tra le intelligence russe e inglesi, pubblicati anche all’estero: “La spia nuda”, “Bomba per il primo ministro. Una spia russa a Londra”, “Linea della morte. Il fallimento dell’operazione Claret”, “Shock dai Windsor. A caccia del porno reale”, “L’ennesima spia”. Co-autore di documentari sulla storia dello spionaggio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La modernizzazione della triade nucleare della Russia

South Front 13/09/2016yeab7454nfesdy6rpzpyahjshlgzyimfNegli giorni e settimane vi sono state varie notizie sul futuro stato della triade nucleare russa. L’ambito dei piani di ammodernamento suggerisce il ruolo che le Forze nucleari strategiche della Russia giocheranno nella politica della sicurezza della Russia.
Le dimensioni della modernizzazione nucleare strategica russa sono impressionanti. Il Presidente Putin ha recentemente partecipato all’impostazione dell’Aleksandr III, settimo sottomarino lanciamissili della classe Borej dotato di 16 SLBM a testata multipla Bulava. Tre di questi battelli sono già in servizio, e saranno tutti operativi entro il 2020. Fu annunciato, inoltre, che il primo volo del bombardiere pesante PAK-DA avverrà nel 2020, e che sarà operativo entro il 2025. Nel frattempo, l’aviazione a lungo raggio della Russia riceverà diverse squadriglie di bombardieri Tu-160M2, la cui produzione riprenderà nei prossimi anni. Lo sviluppo dell’ICBM pesante Sarmat è stato recentemente dichiarato completato, e il missile inizierà i test di lancio nel 2016 o 2017. Le capacità uniche del missile comprendono la possibilità di colpire qualsiasi bersaglio sul pianeta utilizzando più traiettorie possibili, per esempio colpire il Nord America non solo volando sul Polo Nord, ma anche con una traiettoria alternativa sul Polo Sud, rendendo irrilevanti i sistemi ABM degli Stati Uniti. La costruzione del radar di primo allarme a lungo raggio Voronezh-DM contro gli attacchi dei missili balistici continua. Infine, lo Stato Maggiore russo annunciava lo sviluppo di un sistema che permette ai missili balistici strategici di essere reindirizzati dopo il lancio, cosa finora impossibile, perché una volta scelto il bersaglio prima del lancio non c’era modo di modificare la traiettoria una volta il missile in volo.
La breve descrizione degli sviluppi in corso dimostra che la Russia persegue una sofisticata strategia di deterrenza. I relativamente piccoli ed uniformi arsenali nucleari francese, inglese e cinese possono dissuadere una sola minaccia, vale a dire l’attacco nucleare sul territorio nazionale. La varietà delle capacità della triade della Russia permette alla leadership nazionale una serie di risposte e può usarne le capacità per scoraggiare non solo attacchi nucleari contro il proprio territorio, ma anche attacchi convenzionali contro propri obiettivi militari, anche al di fuori dei confini della Russia. La Siria è un esempio di ciò che queste funzionalità significano per la Russia. Non è un caso che la richiesta di Putin di elevare la prontezza della Forza nucleare strategica al 95% si aveva quando incaricava lo Stato Maggiore Generale di distruggere ogni potenziale minaccia ad aerei o strutture dei russi in Siria. La presenza militare russa in Siria non è grande abbastanza da garantire la sopravvivenza da un attacco concertato della NATO. Cinquanta aerei si trovano in una sola base aerea, anche se protetta da S-400, e sono ancora vulnerabili per via della posizione esposta e l’assenza di profondità strategica. La forze convenzionali russe non potevano facilmente soccorrere Humaymim in caso fosse attaccata dalla NATO. Ciò che mette al sicuro Humaymim dagli attacchi è la deterrenza credibile e flessibile. E ciò che rende la deterrenza credibile e flessibile sono varietà e modernità dei vettori della Russia, che non si limita a dover lanciare un ICBM o SLBM a testata multipla, ma che può penetrare ogni difesa, attuale o prevista. La credibilità del deterrente nucleare della Russia è rafforzata dall’esistenza del potente deterrente convenzionale dei missili da crociera Kalibr e Kh-101. L’impiego di questi missili contro obiettivi dello SIIL era probabilmente motivato dalla dissuasione verso eventuali Paesi ostili alla presenza della Russia in Siria, dimostrando che la Russia potrà usare queste armi per reagire contro qualsiasi attacco su Humaymim. Lo Stato bersaglio dovrebbe quindi scegliere tra riduzione o escalation, rischiando così lo scontro nucleare con la Russia. Se la Russia avesse semplicemente una forza di ICBM e SLBM, Humaymim sarebbe un obiettivo molto più allettante perché il lancio di ICBM sarebbe una risposta sproporzionata all’attacco. I piani di ammodernamento delle Forze strategiche della Russia indicano che la sua leadership prevede gli scenari in Siria e quelli futuri.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Russia e Cina potrebbero distruggere l’US Air Force

Lo schieramento di missili aria-aria a di lungo raggio e di caccia di quinta generazione russi e cinesi sarà un problema serio per il Pentagono
Dave Majumdar, National Interest130668Una nuova generazione di missili aria-aria a lungo raggio russi e cinesi potrebbe minacciare i mezzi cruciali che permettono le operazioni aeree degli Stati Uniti. Tali mezzi sono i velivoli da ricognizione (ISR), AWACS, intelligence, sorveglianza, aviorifornimento e guerra elettronica. Se spesso trascurati a favore dei sistemi missilistici antinave e antiaereo avanzati, nell’esame delle capacità d’interdizione aera russa e cinese (A2/AD), gli intercettori dotati di missili aria-aria a lungo raggio trancerebbero i nervi che permettono agli Stati Uniti di condurre operazioni aeree nei teatri di Asia-Pacifico ed Europa. In sostanza, le forze russe e/o cinesi potrebbero accoppiare i missili aria-aria a lungo raggio con velivoli come Mikojan MiG-31, Sukhoj T-50 PAK-FA e Chengdu J-20 per attaccare i velivoli AWACS, JTARS e cisterne statunitensi come Boeing KC-135 o KC-46 Pegasus. In particolare, nelle vastità del Pacifico, dove gli aeroporti sono pochi e lontani, le pesanti aerocisterne potrebbero essere il tallone d’Achille che Pechino colpirebbe.
Vi sono tre programmi missilistici aria-aria a lungo raggio da seguire, i russi Vympel R-37M RVV-BD e Novator KS-172 (o K-100) e il cinese PL-15. Il nuovo missile aria-aria a lungo raggio R-37M RVV-BD della Russia è già in fase operativa iniziale (IOC) sui Mikojan MiG-31BM. Sarà anche eventualmente imbarcato su Sukhoj Su-35S (3) e T-50 PAK-FA (4). Il RVV-BD, chiamato anche AA-13 Arrow dalla NATO, avrebbe intercettato bersagli a distanze superiori ai 300 km (5). “Il missile R-37M aggiornato (RVV-BD, Izdelie 610M) è in produzione di serie dal 2014 e ora, a quanto pare, è in fase CIO negli squadroni degli intercettori aggiornati MiG-31BM“, secondo il ricercatore Mikhail Barabanov, caproredattore del Moscow Defence Brief (6), pubblicato dal Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie (CAST) (7) di Mosca. “Il missile RVV-BD sarà impiegato anche dai caccia T-50“. L’originario R-37 fu sviluppato dall’Unione Sovietica per attaccare velivoli di alto valore della NATO come E-3 Sentry AWACS, E-8 JSTARS e RC-135V/W Rivet Joint. L’idea era utilizzare un caccia dall’alta velocità come il MiG-31, che può volare a Mach 2,35 per 700 km (8) trasportando un significativo carico di nuovi missili aria-aria, per eliminare tali velivoli della NATO. Un aereo come il MiG-31 o un caccia furtivo supersonico come il PAK-FA sono ideali per una missione del genere, perché difficili da intercettare per velocità e quota pure. “L’R-37 era un missile dedicato a spazzare via le attività ISR sviluppato e testato nel 1990“, dichiara Mike Kofman, ricercatore specializzato in questioni militari russe della CNA Corporation (9). “Non c’era solo il MiG-31. C’era anche un nuovo missile derivato, uno dei progetti della Novator chiamato KS-172 o più spesso K-100“. Dal 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’industria della Difesa russa ha continuato a lavorare sul progetto R-37, ma i progressi furono rallentati. Gli anni ’90 furono particolarmente difficili per l’industria della Difesa russa, i finanziamenti si ridussero al minimo. Infatti, l’R-37 fu annullato prima di essere riavviato nell’attuale versione RVV-BD. “L’R-37 (Izdelie 610) finì lo sviluppo nel 1997“, secondo Barabanov. L’R-37M probabilmente utilizza una combinazione di guida inerziale per le correzioni in rotta dal velivolo di lancio e puntamento radar attivo nella fase terminale. Nelle operazioni di combattimento, aerei come il MiG-31 volerebbero ad alta velocità verso l’obiettivo per lanciare una salva di R 37M, probabilmente ingaggiando il bersaglio con l’enorme radar a scansione elettronica Zaslon-M, guidando il missile finché il radar dell’arma si attiva. Potrebbe anche avere una funzione anti-disturbo similmente all’AIM-120D AMRAAM (10) degli USA, per contrastare gli aerei da guerra elettronica come il Boeing EA-18G Growler.
48106151-cachedL’Unione Sovietica era ben consapevole che uno dei vantaggi principali di NATO e US Air Force era la capacità di effettuare una campagna aerea coordinata con mezzi quali l’AWACS. L’Unione Sovietica studiò vari metodi per contrastare i velivoli AWACS, come le armi aria-aria a lungo raggio a guida passiva. “Mi pare di capire che il tema dei missili aria-aria ha guida radar passiva fosse popolare in Unione Sovietica negli anni ’80 (vedasi l’R-27P), ma ora è riconosciuto come poco promettente“, secondo Barabanov. Mentre il RVV-BD è un’arma temibile, Mosca potrebbe sviluppare un missile ancora più potente chiamato Novator KS-172 o talvolta anche K-100. Mentre il RVV-BD avrebbe una gittata massima di quasi 350 km, l’arma della Novator potrebbe colpire obiettivi lontani 400 km. “300 km sono troppi per l’R-37M“, secondo Kofman. “Solo il Novator può raggiungere obiettivi a quelle distanze. Sarebbe simile al KS-172 progettato per colpire oltre i 350 km“. Tuttavia, non è chiaro quando o anche se il KS-172/K-100 sarà mai completato ed entrerà in produzione. Ci sono indicazioni che il K-100 sia un progetto a bassa priorità che non vedrà mai la luce. “Per il K-100 cercano soldi dagli indiani per completarlo“, afferma Kofman, un “bel missile della Novator, ma dubito che sarà operativò dato che un missile del genere non si adatterebbe ad alcun aeromobile di quinta generazione“. In effetti, per Barabanov il K-100 probabilmente è chiuso. “Sul missile K-100 dubito che sia un programma attivo”, aveva detto Barabanov, “Credo che il lavori su di esso siano stati sospesi tempo fa“.
Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina sviluppa il PL-15 spinto da un ramjet e che avrebbe una gittata di 200 km. La costernazione (11) che il PL-15 ha causato nei vertici dell’US Air force, come il comandante dell’Air Combat Command Generale Herbert “Hawk” Carlisle (12), che citava l’arma cinese come uno dei motivi pressanti per cui gli Stati Uniti dovrebbero sviluppare un sostituto di nuova generazione del vecchio AIM-120 AMRAAM. “Come facciamo a contrastare e a poter continuare a rispondere a tale minaccia?” si chiese Carlisle presso il Centro di studi strategici e internazionali lo scorso anno (12). Più tardi, durante un’intervista con Flightglobal (13), Carlisle disse che contrastare il nuovo missile cinese è un'”estremamente alta priorità” dell’US Air Force. “Il PL-15 ha una gittata che ne fa un missile che non possiamo contrastare“, aveva detto. In effetti, il problema non è solo che il PL-15 è superiore all’AMRAAM; se adottato dal J-20, i cinesi potrebbero attaccare le aerocisterne e gli aerei ISR, cruciali per qualsiasi campagna aerea sul Pacifico. Un briefing della RAND del 2008 suggeriva (14) che, per sostenere le operazioni degli F-22 su Taiwan da Guam, l’US Air force dovrebbe lanciare tre/quattro sortite di aerocisterne ogni ora per distribuire 2,6 milioni di litri di carburante. Questo è un dato che non è probabilmente sfuggito a Pechino. Anche se non ci sono dati molto concreti disponibili sul J-20, l’aereo sembra essere stato ottimizzato per alte velocità, lungo raggio, stealth e carico utile interno elevato. Con una combinazione tra ridotta sezione radar, alta velocità supersonica, armamento riposto internamente di missili PL-15, è possibile che il J-20 sia utilizzato per minacciare aerocisterne e velivoli ISR dell’US Air Force nel teatro del Pacifico. Come sottolineato dallo studio della RAND del 2008, i derivati cinesi del Su-27 annichilirono i velivoli da rifornimento, ricognizione, pattugliamento marittimo e comando e controllo statunitensi durante una simulazione, utilizzando missili aria-aria a lungo raggio. L’US Air Force esaminò una diffusa e robusta logistica (15) per creare spartane piste d’atterraggio per contrastare le capacità A2/AD della Cina nel teatro del Pacifico. Tuttavia, l’US Air Force non sembra aver completamente messo a punto un piano per proteggere i propri velivoli cisterne, ISR e comando e controllo dagli attacchi aerei nemici. L’unica risposta al problema è che gli aeromobili vengano per sicurezza posti al di fuori della portata effettiva della minaccia cinese. Tuttavia, si ridurrebbe la portata effettiva dei caccia tattici del Pentagono, riducendone la capacità di colpire in profondità sul territorio cinese.
Così, date le informazioni disponibili, è probabile che l’adozione russa e cinese di missili aria-aria a lungo raggio e caccia di quinta generazione per trasportarli, rappresenti un problema grave per il Pentagono. Un problema che certamente affronterà nei prossimi anni.

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KS-172

Il caccia Su-30SM, secondo a nessuno
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 10/09/201618442310Per l’eccezionale autonomia e il grande carico utile, il Su-30SM è considerato il caccia di 4.ta+ generazione che formerà la spina dorsale dell’Aeronautica russa nei prossimi decenni. Il costruttore aeronautico Irkut e il Ministero della Difesa russo hanno firmato un contratto per la fornitura di oltre 30 caccia multiruolo Sukhoj Su-30SM alle Forze Aerospaziali russa entro la fine del 2018. Il primo caccia Su-30SM ha effettuato il primo volo nel settembre 2012. Il nuovo contratto porta il totale annunciato di ordini per le Forze Aerospaziali a 90 velivoli. Il velivolo è stato anche ordinato dall’Aeronautica Navale russa, che ne ha almeno 20 su un ordine di 50. In totale, più di 40 Su-30SM sono stati consegnati ai militari russi. L’aereo è stato dispiegato in combattimento per la prima volta nel settembre 2015, con l’arrivo di quattro Su-30SM sulla base aerea di Humaymim in Siria. Inizialmente volava come caccia di scorta armato esclusivamente di missili aria-aria; poi i Su-30SM effettuarono missioni di bombardamento. Un certo numero di Su-30SM opera in Siria. L’aereo è in grado di operare ognitempo in missioni aria-aria, aria-superficie d’interdizione, contromisure elettroniche e allarme precoce. Il Su-30SM può anche operare come piattaforma di comando e controllo per guidare gruppi di aerei da combattimento.
La cellula del Su-30SM è in lega di titanio e alluminio ad alta resistenza. La prua della fusoliera ospita la cabina di guida, il radar e il vano dell’avionica. Elevata manovrabilità e caratteristiche di decollo e atterraggio unici sono raggiunti grazie alla forma aerodinamica integrale. Una combinazione di radar a scansione elettronica passiva (PESA) Bars, controlli di volo fly-by-wire, moderne ECM e spinta vettoriale fanno del Su-30SM un caccia molto agile. Con le alette anteriori, un pilota ha maggior controllo sull’aviogetto nelle virate strette e altre manovre. Il sistema fly-by-wire digitale consente all’aereo di effettuare alcune manovre molto avanzate, tra cui la scivolata di coda ed il Cobra di Pugachev, che permette all’aereo di porsi verticalmente a più di 90 gradi prima di cabrare di nuovo. Tali manovre decelerano rapidamente l’aeromobile, permettendogli di sfuggire all’inseguimento e di scomparire dall’ingaggio di un radar Doppler, dato che la velocità relativa del velivolo scende sotto la soglia del segnale percepibile dal radar. Nel duello queste caratteristiche potrebbero dare al Su-30SM un vantaggio rispetto ai caccia occidentali come F-16C Viper, Typhoon, Gripen e l’imminente nuovo tribolato caccia stealth F-35. Gli esperti ritengono che nel duello ravvicinato il Su-30 sia superiore agli aerei statunitensi di quinta generazione F-22. Il missile ad alta manovrabilità R-73 ne aumenta le possibilità contro l’antiquata versione AIM-9M del missile Sidewinder di cui l’F-22 è armato.
su-27ubk_r-77a Il velivolo dispone di pilota automatico per tutte le fasi di volo, incluso volo a bassa quota inseguendo il profilo del terreno via radar, ed ingaggio individuale e di gruppo contro bersagli aerei e di superficie. Il sistema di controllo automatico interconnesso al sistema di navigazione assicura rotta, avvicinamento al bersaglio, rientro e atterraggio in modalità automatica. Con la disposizione biposto in tandem, l’equipaggio è dotato di seggiolini eiettabili. La cabina è dotata di avionica avanzata integrante display anteriore e display a cristalli liquidi multifunzione. Il Su-30SM è dotato di sistemi d’identificazione amico-o-nemico, di posizionamento globale e navigazione inerziale. Il design dall’architettura aperta consente l’integrazione di avionica moderna, tra cui nuovi sistemi radar, radio, di riconoscimento e altri di supporto. Il Su-30SM è propulso da due turbogetti AL-31FP a by-pass di flusso alimentati dalle rampe di aspirazione. I motori generano un spinta coi post-bruciatori da 25000 kg/s, permettendo una velocità in volo orizzontale di Mach 2, di 1350 km/h a bassa quota e un rateo di salita di 230 m/s. Il velivolo è inoltre dotato di sonda e sistema di rifornimento in volo. Con una riserva normale di 5270 kg, il Su-30SM può compiere una missione di combattimento di 4,5 ore dal raggio d’azione di 3500 km. Un rifornimento in volo aumenta il raggio d’azione a 5200 km o la durata del volo a 10 ore a quota di crociera.
Il velivolo può ingaggiare minacce aeree e di terra ed obiettivi di superficie trasportando armi aria-aria e aria-superficie guidate e non-guidate. Può essere dotato di armi antisuperficie come razzi e lanciarazzi per le operazioni di attacco al suolo. Il Su-30SM può trasportare un carico bellico di 8 tonnellate e può essere armato con un cannone, bombe, missili aria-aria, missili antinave supersonici Oniks (Jakhont) e d’attacco al suolo con gittate di 120-300 km, a seconda della quota. In modalità aria-aria può trasportare 12 missili, di solito una combinazione di R-77, R-27 e R-73. Il 7 settembre, le Forze Armate russe annunciavano piani per acquistare i missili da crociera BrahMos, sviluppati congiuntamente da Russia e India per equipaggiare i caccia Sukhoj Su-30SM. Il BrahMos ha un sistema di propulsione a due stadi, con motore-razzo a propellente solido per l’accelerazione iniziale e un ramjet a propellente liquido per la crociera supersonica. E’ il più veloce missile da crociera antinave del mondo. Il missile vola ad una velocità di Mach 2,8-3 e può attaccare bersagli di superficie volando da quote tra i 5 metri e i 14000 metri. Quest’arma è unica, non avendo analoghi nel mondo.
La Russia ha presentato al Singapore Airshow 2016 il nuovo Su-30SME, versione da esportazione dell’aviogetto da combattimento. La versione per l’esportazione del velivolo ha buone prospettive nello spazio post-sovietico per assenza di concorrenza. I Su-30SM sono stati forniti al Kazakistan. Bielorussia e Iran hanno annunciato l’intenzione di acquistarne un numero imprecisato. Diversi Paesi di Sud-Est Asia, Medio Oriente e Nord Africa hanno mostrato interesse per l’aereo. L’avionica sofisticata, il raggio d’azione e il carico utile vario del Su-30SM offrono un’immensa potenza all’Aeronautica russa, in particolare per le operazioni aeree complesse, testimoniando come l’industria aeronautica russa compia ottime prestazioni. Negli ultimi tre anni, nel 2013-2015, la Russia ha ricevuto 250 nuovi aerei, 300 elicotteri e 700 aerei ampiamente modernizzati. La Russia non solo aggiorna la flotta aerea militare, ma lavora ad “aerei da combattimento di sesta e probabilmente settima generazione”. Questa tendenza mette in discussione il predominio aereo della NATO. Si ricordi il Feldmaresciallo Bernard Montgomery e la sua famosa regola della guerra, secondo cui “La prima regola, a pagina 1 del libro della guerra, dice: ‘Non si marcia su Mosca’. Chi ci ha provato, Napoleone e Hitler, non gli è andata bene. Questa è la prima regola”.3_123873La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora