La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’imbarazzante difesa antimissili degli USA

Moon of Alabama, 26 marzo 2018Nel nuovo budget della difesa da 700 miliardi di dollari, il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato altri soldi per la difesa missilistica degli Stati Uniti: “Il Pentagono avrebbe speso un altro miliardo di dollari su due sistemi di difesa missilistica della Lockheed, portando gli stanziamenti per l’Agenzia di difesa missilistica a 11,5 miliardi di dollari”. Altro denaro dei contribuenti degli Stati Uniti sarà dato anche agli appaltatori della difesa missilistica d’Israele: “Il Congresso ha aumentato drasticamente il budget per i programmi di difesa missilistica israeliana di 148 milioni dollari includendo lo sviluppo di Iron Dome e Arrow 3”. “Sono lieto ed entusiasta di annunciare che il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la somma record per il programma di difesa missilistica israeliano: 705 milioni di dollari nel 2018!” Annunciava il ministro della Difesa Avigdor Liberman.
Due incidenti la scorsa notte dimotrano ancora una volta che la difesa missilistica è uno spreco di denaro. Non funziona quasi mai. La difesa missilistica strategica, che gli Stati Uniti costruiscono per abbattere i missili intercontinentali, non proteggerà dalle nuove armi che la Russia e altri sviluppano. L’esercito statunitense lo riconosce. Dopo che Putin annunciava i nuovi sistemi d’arma, l’amministrazione Trump alzò bandiera bianca, improvvisamente chiedendo nuovi colloqui sul controllo delle armi.
La scorsa notte l’esercito yemenita lanciava sette missili balistici contro l’Arabia Saudita. Tre sulla capitale Riyadh, e quattro su obiettivi militari e infrastrutturali. A Riyadh le forze saudite hanno sparato numerosi missili terra-aria Patriot affermando di aver intercettato i missili yemeniti. Il sistema Patriot Advanced Capabilities-2 (PAC-2) saudita è prodotto dalla società statunitense Raytheon che assume anche ex-militari statunitensi come “Patriot Battery Systems Technician Field Engineers” per gestire i sistemi sauditi. Le precedenti rivendicazioni saudite su intercettazioni riuscite si sono rivelate false. Le piccole testate dei missili yemeniti si separano dal corpo e sono difficili da rilevare. Gli Stati Uniti hanno fornito sistemi che mirano sul corpo vuoto del missile. Questa volta vari video da Riyadh mostrano che almeno sette intercettori furono lanciati contro i tre missili in arrivo. Almeno due intercettori fallivano in modo catastrofico. Gli altri cinque sembravano autodistruggersi in volo. Non vi è alcun segno di alcuna intercettazione. Uno degli intercettori Patriot esplose prematuramente durante il decollo. I rottami in fiamme coprirono il terreno.

Un altro intercettatore Patriot virava colpendo il terreno a qualche centinaio di metri di distanza dagli spettatori:

Inevitabilmente sono seguiti alcuni commenti irridenti :
Jeffrey Lewis @ArmsControlWonk
Quando il tuo PAC2 si radicalizza e ti accende…

Haykal Bafana @BaFana3
Persino i missili Patriot sauditi sanno chi è il vero nemico: tornano a terra bombardando l’Arabia Saudita.

agitpapa @agitpapa
Come dovrebbe funzionare un vero patriota, uccidere i tizi responsabili dell’11 settembre invece di servirli.

Gli altri missili della difesa sembravano essersi auto-distrutti presumibilmente dopo aver perso il contatto col bersaglio. Ciascuno di tali missili MIM-104C Patriot costava circa 2-3 milioni di dollari. I sauditi dicono che un uomo rimase ucciso e due feriti nell’attacco yemenita. È più probabile che fossero vittime della difesa missilistica.
In un’altra notte, l’incidente missilistico israeliano con il lancio di una ventina degli intercettatori dell’Iron Dome pagato dagli statunitensi contro presunti missili lanciati dalla striscia di Gaza: “Lo scudo antimissile israeliano Iron Dome intercettò un certo numero di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, secondo i media israeliani, dopo che le sirene avvertivano dal territorio palestinese controllato da Hamas”.

Tale rapporto si rivelò essere falso. Diversi video mostrano i missili della difesa esplodere in un lampo in aria. Tali esplosioni furono interpretate come intercettazioni riuscite, ma di solito si tratta dell’auto-distruzione programmata che impedisce ai rottami dei missili di cadere sulla gente sotto. In effetti alcun missile sparato dall’esercito israeliano ha distrutto bersagli, in quanto non ce n’erano: “Multipli falsi allarmi esplosero nei consigli regionali di Hof Ashkelon e Sha’ar HaNegev e nella città meridionale di Sderot, domenica sera, mentre la difesa missilistica Iron Dome scambiava proiettili dalla Striscia di Gaza per una salva di missili. I consigli regionali originariamente riferirono che il sistema anti-missile Iron Dome avrebbe intercettato ogni razzo. Tuttavia, le IDF confermarono che nessuna salva era stata sparata contro Israele. Nessuna salva fu sparata sul territorio dello Stato di Israele. La situazione a Gaza è normale. Le intercettazioni del sistema Iron Dome si attivarono a causa di alcuni proiettili dalla striscia. Niente era caduto nel territorio israeliano. Controllava anche se mortai o razzi fossero stati sparati“, si legge nella dichiarazione. Prima del chiarimento dell’IDF, i consigli regionali dissero ai residenti di rimanere al riparo. Ogni missile dell’Iron Dome costa almeno 50000 dollari. L’IDF aveva appena speso 1000000 di dollari dei contribuenti statunitensi perché un sistema “ipersensibile” aveva scambiato il tiro di un fucile casuale per dei razzi su Israele.
La difesa missilistica strategica degli Stati Uniti è contro i missili a lungo raggio. I sistemi Patriot in Arabia Saudita dovrebbero difendere dai missili balistici a medio raggio. I sistemi israeliani Iron Dome dovrebbero difendere dagli attacchi missilistici a corto raggio. I tre sistemi sono ovviamente incapaci di adempiere al loro compito, dimostrando che la difesa missilistica è proibitivamente costosa. Il costo di ciascun intercettore della difesa missilistica è diverse volte il costo del missile attaccante. Il numero di intercettori è limitato e i sistemi possono essere esauriti e sopraffatti da salve di finti razzi dal basso costo e seguiti da un attacco reale. L’anno scorso i sauditi furono spinti dall’amministrazione Trump ad acquistare il nuovo sistema di difesa antimissile d’aerea ad alta quota (THAAD): “Il pacchetto siglato includerebbe 44 lanciatori THAAD, 360 intercettori, 16 gruppi tattici mobuli di controllo tiro e comunicazioni e 7 radar AN/TPY-2 , insieme alle relative attrezzature di supporto e addestramento”. Questo nuovo sistema dovrebbe difendere l’Arabia Saudita dai missili balistici iraniani. Ma secondo un’analisi sudcoreana, il sistema di difesa missilistico THAAD ha lo stesso problema del Patriot. Può essere facilmente ingannato da inganni economici e tende a colpire il corpo del missile mancando la testata separatasi che semplicemente continua il volo sul bersaglio. Quando il principe-buffone saudita visitò Washington, la settimana scorsa, il presidente degli Stati Uniti diede uno spettacolo imbarazzante su tali vendite. I sauditi dovranno pagare circa $ 15 miliardi per il fondamentalmente inutile sistema THAAD. “Questo è uno scherzo per voi” disse Trump. Ma i cittadini sauditi potrebbero non essere d’accordo con tali scherzi. Apparentemente, il principe-pagliaccio non ne era divertito. Ma cosa fare? Se smette di comprare le inutili armi statunitensi, il borg di Washington lo “cambierebbe” in pochissimo tempo.
L’attuale difesa missilistica non è economicamente sostenibile. I limiti della fisica lo rendono facile da violare. Ma i sistemi hanno ancora un loro scopo. Per i politici statunitensi sono un modo facile di dare i soldi dei contribuenti ai proprietari dell’industria della difesa. Per il governo israeliano sono uno strumento psicologico (pagato dagli Stati Uniti) per impedire al proprio popolo di protestare contro le conseguenze della rapina sionista. I sauditi li vedono come un inevitabile pizzo. I fallimenti pubblici della difesa missilistica mettono in pericolo tali scopi. Se il pubblico crede che la difesa missilistica non funziona, la truffa decade. Qualsiasi futura vendita va quindi condizionata dalla promessa di non utilizzare mai il sistema acquistato.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Washington corre a vendere le sue armi ormai obsolete

Martin Berger New Eastern Outlook 13.03.2018

“Attenzione! Svendita Armi Obsolete statunitensi!”, annunci simili potrebbero presto apparire in quasi tutte le prime pagine dei principali siti di produttori di armi e degli innumerevoli media degli Stati Uniti che elogiarono la potenza di tali armi nel tentativo di venderle al mondo: alleati della NATO, terroristi che operano in Siria, Iraq, Afghanistan, Ucraina e in ogni altro angolo remoto di questo pianeta. Il piano di Washington di dettare la volontà al resto del mondo attraverso l’aggressione continua si è fermata bruscamente dopo il recente discorso del Presidente Vladimir Putin all’Assemblea federale della Federazione russa. Nonostante ciò, il sottosegretario per la politica alla Difesa USA John Charles Rood annunciava che le rivelazioni di Putin sui nuovi armamenti strategici sviluppati e testati in Russia non erano una sorpresa per Washington, anche se tali dichiarazioni sono difficili da credere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò di avere il più grande pulsante nucleare del mondo, ma dopo l’annuncio di Putin, Trump potrebbe rivedere tale affermazione. La Russia ha presentato una nuova serie di armi nucleari avanzate, come notato da numerose fonti tedesche. Ecco perché Washington si è affretta a vendere le proprie armi obsolete ed inutili, mentre può ancora convincere alcuni acquirenti. Mentre Mosca ha scelto di rivedere la posizione sulla vendita di armi avanzate come il sistema di difesa aerea S-400, Washington è sempre più disperata. Come rileva il notiziario iracheno Shafaq, oltre alla Turchia, a fine febbraio l’Iraq annunciava l’intenzione di acquistare un certo numero di sistemi di difesa aerea S-400. Mentre l’Egitto è nelle ultime fasi dei negoziati per l’acquisto di armi russe, l’Arabia Saudita ha anche quasi concluso un accordo per i sistemi S-400. Ciò che è ancor più curioso è che se il Presidente Putin decidesse di vendere armi ipersoniche, allora Washington non potrà usare la sua “schiacciante potenza militare” per abbattere anche gli Stati più piccoli. Al contrario, non sarà la prima volta che Washington si ritrova a vendere armi obsolete, facendo finta che siano di qualche utilità per chi le acquista.
Nel 2001, in risposta a una richiesta formale del governo di Taiwan d’acquisto di moderne armi statunitensi, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush decise di venderne di obsolete, come i cacciatorpediniere classe Kidd dismessi, diversi aerei antisom obsoleti insieme a un mucchio di altre apparecchiature chiaramente vecchie. Ci sono anche i fucili M-14 leggermente modernizzati che Washington vendette alla Lituania dal 1999. Quest’arma era in servizio nelle Forze Armate degli USA dal 1959 al 1970. Nel 2014, tutti gli M-14 esistenti furono consegnati al Fondo Armeria, che vendette le vecchie scorte trasformando la Lituania in un immenso museo militare. Si può anche ricordare come alcuni funzionari statunitensi corrotti abbiano iniziato a vendere all’Ucraina ed altri Paesi clienti lanciagranate RPG-7 di fabbricazione sovietica, alcuni dei quali vecchi di cinquantanni. L’ironia qui è che il processo di liquidazione di armi vecchie di mezzo secolo con decorazioni in plastica viene descritta come “messa a punto” dai funzionari statunitensi, che vendono materiale obsoleto agli alleati, esprimendo la crisi dell’industria della Difesa USA. Finora, tale processo non fu formalizzato in quanto interessa varie gare e contratti riflessi dal mercato libero. Tuttavia, oggi ci occupiamo delle pressioni dirette agli Stati-cliente da numerosi rappresentanti di spicco degli Stati Uniti. Tale passo non cambia molto il grande piano delle cose, poiché finora la maggior parte del mondo mantiene l’industria della difesa statunitense. Un chiaro esempio è l’aereo da combattimento F-16 o i missili Patriot fabbricati negli Stati Uniti, per cui la Polonia è pronta a spendere miliardi insieme ai Paesi baltici. Sfortunatamente, gran parte della NATO dovrà percorrere la stessa strada della Polonia. Allo stesso tempo, non va dimenticato che i missili Patriot sono armi non più utilizzate dagli stessi statunitensi, ma sono altamente redditizie per i produttori di armi statunitensi che continuano a vendere il sistema obsoleto alle nazioni più povere.
La propaganda anti-russa occidentale mira a creare l’impressione che la Russia rappresenti una minaccia imminente per la NATO, una scusa per l’acquisto di armi statunitensi. Il presidente Trump ha chiesto che almeno il 2% del PIL di ciascun membro della NATO sia assegnato alle armi, armi che sarebbero certamente “Made in USA”. Oggi, gli Stati Uniti esportano armi attraverso tre canali: governo, Pentagono ed industrie sotto il controllo del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e varie società che hanno chiesto di liberarsi delle loro armi obsolete. È risaputo che gli acquirenti di armi russe subiscono forti pressioni dagli Stati Uniti. Washington chiede regolarmente che queste nazioni pongano fine alla cooperazione con Mosca. Ci sono molti conflitti e guerre nel mondo e molti acquirenti tradizionali dei russi possono trovarvisi in mezzo. Inoltre, la Russia ha mostrato la potenza delle proprie armi in Siria. Tuttavia, non ha provocato tali conflitti per esportarle. Ad esempio, l’Iraq nel 2015 è diventato il secondo cliente di armi russe dopo l’India. Lo shock provocato dall’assalto alla Libia guidato dagli Stati Uniti, che comprendeva i membri europei della NATO, contribuì all’acquisto di armi russe di nazioni come l’Algeria. Gran parte delle armi di fabbricazione statunitense vengono acquistate dalle monarchie del Golfo Persico in cambio della sicurezza da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Ma così stanno solo ringraziano i funzionari occidentali, ma li corrompono. Come ha dimostrato la campagna siriana, la Russia è altrettanto competitiva nel fornire garanzie di sicurezza. Finora Arabia Saudita e Qatar non sono riusciti a percepire la Russia in tale veste, quindi non acquistano praticamente nulla dalla Russia. Tuttavia i tempi cambiano.
Le armi russe sono solitamente acquistate da quei Paesi che perseguono una politica di difesa indipendente da Washington. In alcuni casi, questa politica potrebbe essere fortemente anti-americana. Eppure, Stati come Cina, Malesia ed Indonesia non perseguono politiche anti-americane, ma perseguono una posizione indipendente sulla scena internazionale, perché hanno fonti diversificate di armamenti. L’India è una questione complessa. New Delhi vive l’euforia del riavvicinamento cogli Stati Uniti. È necessario aspettare e vedere se l’India avrà l’amara delusione della maggior parte degli alleati degli Stati Uniti. E ci sono numerose delusioni in tale “riavvicinamento”, come nel gennaio 2014, quando Delhi espulse l’ambasciatore USA dal Paese, in risposta alla detenzione a New York del Viceconsole indiano Devyani Khobragade. Non va inoltre dimenticato che oggi l’India ha bisogno di Washington solo per bilanciare il potere di Pechino. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di partner alla pari, ma solo di satelliti o vassalli, e l’India non vi si adatta. Il vero pericolo per occidente e Stati Uniti non è la capacità della Russia d’attacco nucleare schiacciante. Ciò che è molto più pericoloso sono le opportunità che si presentano con l’introduzione di armi ipersoniche dalla grandi gittate. E ora la Russia sembra avanti a tutti, non lasciando praticamente alcuna zona di Anti-Accesso ed Interdizione (A2/AD) agli Stati Uniti, il che significa che non ci sono territori protetti dalle armi di fabbricazione russa. Pertanto, la vendita urgente di armi obsolete fabbricate negli USA è la massima priorità per Washington oggi.Martin Berger è un giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sovietici usarono truppe tedesche per combattere i nazisti?

Boris Egorov, RBTH 5 marzo 2018

Lev Kopelev e Walther von Seydlitz

Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti erano sicuri di scontrarsi con le cosiddette “truppe di Seydlitz” che combattevano dalla parte sovietica. Ritenevano che fossero prigionieri tedeschi liberati e sotto il comando dell’ex-generale della Wehrmacht Walther von Seydlitz-Kurzbach, che aveva disertato presso i sovietici. Tuttavia, la realtà era abbastanza diversa.

Spezzare l’accerchiamento
Il generale Walther Kurt von Seydlitz-Kurzbach era considerato un perfetto tattico nella Wehrmacht tedesca. Le sue azioni decisive spezzarono l’accerchiamento del 2.do Corpo d’Armata sovietico nella sacca di Demjansk all’inizio del 1942, un’operazione molto apprezzata. Quando la 6.ta Armata, in cui Seydlitz comandava il 51.mo Corpo d’Armata, fu circondata a Stalingrado nel novembre 1942, espresse la disponibilità a spezzare questo accerchiamento. Tuttavia, le richieste al generale Friedrich Paulus di consentirlo furono respinte. Paulus seguì ostinatamente l’ordine di Hitler che proibiva ogni ritirata. Dopo diversi inutili tentativi di convincere il comandante, Seydlitz decise di prendere l’iniziativa. Ignorando la gerarchia, scrisse direttamente al comandante del Gruppo B colonnello-generale Maximilian von Weichs: “Restare inattivi è un crimine dal punto di vista militare, ed è un crimine dal punto di vista della responsabilità nei confronti del popolo tedesco“. Weichs non rispose mai. Poi Seydlitz radunò parte delle sue truppe per compiere una puntata, senza il sostegno del resto dell’esercito tedesco, e tale azione fu condannata. Quando il generale fu catturato dalle truppe sovietiche il 31 gennaio, era pieno di rabbia e delusione verso Paulus e Hitler.

Friedrich Paulus, Generalmaggiore Leyser, Colonnello Wilhelm Adam e Generale Walther von Seydlitz, 1943.

“Vlasov tedesco”
Quando gli ufficiali sovietici tentarono per la prima volta di arruolare Seydlitz nel campo di prigionia, trovarono terreno fertile. Il generale era assai disilluso dai vertici tedeschi e scioccato dalla catastrofe di Stalingrado. Accettò di collaborare coi comunisti presto. Lo storico Samuel W. Mitcham scrisse in I comandanti di Hitler: “Era convinto che qualsiasi passo che accelerasse la caduta di Hitler andasse bene per la Germania, anche se ciò significava lavorare per Stalin“. Insieme a 93 ufficiali, Seydlitz formò la Lega degli ufficiali tedeschi, dove fu scelto presidente. Divenne anche vicepresidente del Comitato nazionale per una Germania libera, guidato dai comunisti tedeschi. L’attività di Seydlitz rispecchia quella del generale Andrej Vlasov, un generale sovietico catturato che disertò per la Germania e guidò il cosiddetto Comitato per la liberazione dei popoli della Russia. Walther von Seydlitz partecipò attivamente alla guerra di propaganda. Cercò di convincere i comandanti tedeschi che Hitler aveva tradito la Germania permettendo la catastrofe di Stalingrado, e che avevano giurato alla loro terra, non al fuhrer. “Dopo che Hitler se ne sarà andato, la Germania farà la pace“, disse. Seydlitz scrisse al comandante della 9.ma Armata Walter Model nell’ottobre del 1943: “Fai dimettere Hitler! Lascia la terra russa e porta l’esercito dietro i confini orientali tedeschi. Questa decisione garantirà una pace onorevole che darà al popolo tedesco i diritti da nazione libera“.
I messaggi di Seydlitz non trovarono un pubblico ricettivo tra i generali della Wehrmacht. Tuttavia, l’appello ai difensori di Konigsberg a deporre le armi accelerò la capitolazione della guarnigione nell’aprile 1945. Il desiderio e lo scopo più importanti per Seydlitz era formare unità tedesche che combattessero i nazisti insieme ai sovietici sul campo di battaglia. Ma tale permesso doveva essere concesso da Stalin.

Le truppe di Seydlitz: mito o realtà?
Nonostante le numerose richieste di Seydlitz, Stalin non permise mai che nessuna formazione militare venisse creata da prigionieri di guerra tedeschi. Furono utilizzati solo per lavori di costruzione nelle retrovie. La leadership sovietica era molto sospettosa verso i tedeschi, persino se propri cittadini. I tedeschi del Volga furono sotto costante osservazione, spesso spostati dalle prime linee alle retrovie e furono persino deportati in Siberia e Asia centrale nel 1941. Gli ex-nazisti, alcuni disertori, entrarono nei ranghi partigiani, come l’ex-gefreiter Fritz Schmenkel a cui fu persino assegnato il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Ma questi erano casi isolati. Formare un’unità coi prigionieri di guerra tedeschi era fuori questione. Così Seydlitz non riuscì mai a creare l’equivalente sovietico dell’Esercito di Liberazione russo di Vlasov. Al contrario, la richiesta dei prigionieri di guerra rumeni di creare proprie formazioni per combattere a fianco dell’esercito sovietico fu approvata e furono create due divisioni di fanteria rumene. Eppure, i nazisti credevano di aver incontrato e combattuto “le truppe di Seydlitz”. Erano sicuri che i Fw-190 e Me-109 trofeo decorati con le stelle rosse usate dai piloti sovietici per lanciare volantini propagandistici e la ricognizione fossero guidati dai piloti tedeschi di Seydlitz. Helmut Altner, un giovane soldato che difese la capitale del Terzo Reich negli ultimi giorni, ricordò nelle sue memorie Danza della morte a Berlino che insieme ai sovietici, Berlino fu presa d’assalto dalle “truppe di Seydlitz in uniforme tedesca con fregi e mostrine rosse sulle maniche. Non posso crederci, tedeschi contro tedeschi!“. Helmut non li vide mai visti, ma gli fu detto da dei carristi. Tuttavia, non vi sono documenti negli archivi russi e tedeschi, né informazioni sull’esistenza di tali formazioni. L’esercito di Seydlitz era un mito e non è mai esistito.
Il destino di Seydlitz fu migliore del suo omologo Vlasov. Dopo aver trascorso un po’ di tempo in un campo di prigionia, morì nella RDT nel 1976. Il meno fortunato Andrej Vlasov fu giustiziato a Mosca nel 1946.Traduzione di Alessandro Lattanzio