Israele non è più una potenza aerea

PressTV 10 dicembre 2017Ci sono voluti tre anni alle Forze Armate siriane per ristrutturare le unità da difesa aerea, primi bersagli dei terroristi taqfiri che, subito dopo l’inizio della guerra nel 2011, ne attaccarono i siti principali nel sud della Siria. Guidati dal servizio segreto israeliano, i terroristi distrussero queste unità prima di smembrarle e consegnarne i pezzi ai servizi segreti israeliani. Uno dei siti, probabilmente il più grande, vicino al confine israeliano, era a metà strada tra Dara e Qunaytra, nel sud della Siria. Gli attacchi dei terroristi al sito di Tal Hara, al centro di sorveglianza di Saydnaya e al centro di comando aereo tra Jarmanah e al-Maliha, minarono gravemente la difesa aerea siriana. Ma ora è finita e i recenti fallimenti dell’aviazione israeliana lo provano. L’analista libanese Umar Marabuni ritorna su un articolo ripreso dal sito del canale televisivo al-Mayadin.
L’autore evoca la liberazione di Saidnaya e Marj al-Sultan da parte dell’Esercito arabo siriano e degli alleati che permisero alla Difesa Aerea siriana di riattivarsi, “creando nuovi siti di sorveglianza e radar” e ripristinando le batterie della difesa danneggiate. Una delle conseguenze della riabilitazione fu la distruzione da parte della difesa aerea siriana, quasi un anno e mezzo fa, di un aereo da guerra israeliano sulle alture del Golan. Gli israeliani furono presi dal panico, ma non fu l’ultima sorpresa. Due mesi fa, un F-35 israeliano veniva colpito da un S-200 siriano ottimizzato, sistema missilistico di fabbricazione russa su cui la Russia basava la propria difesa missilistica. Questi due eventi scossero lo Stato Maggiore dell’esercito israeliano: l’incidente dell’F-16 israeliano sul Golan, al confine tra Siria, Giordania e Israele, spinse quest’ultimo a cambiare tattica senza rinnovarla: l’Aeronautica militare israeliana riprese le tattiche degli anni ’80 quando colpì le batterie missilistiche SAM-6 della Siria dai cieli del Libano. L’abbattimento dell’F-35 fu il secondo shock, costringendo Israele a cambiare tattica una seconda volta aumentando la quota di volo dei suoi caccia, che prima dell’incidente sorvolavano il Libano a una quota molto bassa per evitare i radar siriani. Israele è riuscito a riconquistare la piena capacità d’attacco aereo in Siria, che inizia a vedere la fine del tunnel? Nulla è meno sicuro. Sfortunatamente per Tel Aviv, gli ultimi due attacchi aerei israeliani contro i sobborghi di Damasco (al-Qiswa e Jamariya) rivelavano un’altra capacità recuperata dalla difesa aerea siriana: le batterie missilistiche siriane intercettavano sei sofisticati missili da crociera israeliani Ariha-1 e LORA. Al quartier generale dell’esercito israeliano regna la totale confusione: è tempo di revisione e soprattutto di chiedersi: cosa fare?
È chiaro che Israele cerca una soluzione. Negli anni ’70, fece la stessa cosa: moltiplicò gli attacchi limitati e sporadici per distruggere la forza aerea siriana. Ma il problema non è lo stesso. L’Aeronautica siriana degli anni ’70 non ha nulla a che fare con la difesa aerea attuale dell’Esercito arabo siriano. Gli aerei israeliani troveranno difficile impegnarsi in un grande combattimento aereo data la dispersione delle unità antiaeree siriane in tutta la Siria e, soprattutto, il netto miglioramento della qualità dei sistemi d’intercettazione. L’S-200 o SAM-5, con una gittata di 150 chilometri vicino a al-Zamir e Homs, copre quasi l’intero cielo siriano. Ma ci sono anche il Buk-M2, con un raggio di 50 chilometri, e il Pantsir-S1, che ha una portata identica. Queste batterie possono intercettare i missili da crociera israeliani. La Russia ha danneggiato gli interessi d’Israele?Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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I risultati di Putin in Siria e conseguenze

Politnavigator 11 dicembre 2017 – Fort RussCome è noto, entrare in guerra è facile, molto più difficile è uscirne. È certo che la Russia, con l’aiuto del contingente militare in Siria, ha raggiunto tutti gli obiettivi e allo stesso tempo si ferma in tempo, preservando il buon atteggiamento dei siriani e dei vicini alla Russia. Quando la minaccia della distruzione della Siria da parte degli islamisti non c’è più e ai cittadini viene data l’opportunità di costruire una società postbellica e risolvere i vecchi problemi. Così, il 6 dicembre, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione Russa, Generale Gerasimov, nel briefing annuale per gli attaché militari stranieri, annunciava: “In Siria, tutte le formazioni dei banditi dello Stato islamico (vietato in Russia) sono distrutte, il territorio del Paese è completamente libero dai terroristi”. Un’ora prima che ciò venisse appreso dagli attaché, il Ministro della Difesa russo Generale Shojgu riferiva al comandante supremo Presidente Vladimir Putin, “Oggi le divisioni dell’avanguardia del Brigadier-Generale Suhayl e il Quinto Corpo dei Volontari d’Assalto hanno sconfitto le rimanenti forze illegali nella provincia di Dayr al-Zur e, dopo aver liberato gli insediamenti di Salihia, Qita, Qatyah e Musalah, incontravano le forze governative che avanzavano da sud“. Oltre 1000 insediamenti sono stati liberati e le rotte principali riaperte. “Naturalmente, ci sarebbero ancora diversi centri di resistenza, ma in generale i combattimenti in questa fase e in questo territorio sono finiti, con una completa, ripeto, vittoria e sconfitta dei terroristi“, sottolineava Gerasimov. L’11 dicembre, “Bort#1” presidenziale decollava da Mosca per la Siria atterrando sulla base aerea di Humaymim. Il Presidente Putin arrivava per informare soldati e ufficiali russi che la missione onorevole e difficile si è conclusa con la vittoria completa e ora avranno il tanto atteso ritorno a casa.
Nella base aerea, il Capo di Stato russo è stato accolto dal Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, dal Ministro della Difesa russo Generale Shojgu e dal comandante del gruppo russo in Siria, Sergej Surovikin. Il Presidente della Russia, dalla tribuna, si è rivolto ai militari con un discorso di saluto: “Il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore, e io ordiniamo l’avvio del ritiro del gruppo delle forze russe nei punti di schieramento permanente. La Siria è salva come Stato sovrano e indipendente, sono state create le condizioni per la soluzione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, i rifugiati ritornano nelle loro case”. Con atmosfera informale, Putin ha parlato col personale della missione militare in Siria. All’incontro con la parte siriana, era presente il Presidente Bashar al-Assad, nonché il famoso comandante siriano del 5.to Corpo d’Assalto “Tigre”, Generale di Brigata Suhayl. Nella base aerea, Putin ha avuto colloqui con Assad. Il leader russo ha detto al collega siriano che Mosca spera nella cooperazione con Turchia ed Iran per “stabilire una vita pacifica e un processo politico” in Siria. È anche importante preparare il Congresso del Dialogo Nazionale e avviare il processo di risoluzione pacifica. Assad, a sua volta, ringraziava le Forze Armate russe per l’inestimabile aiuto nella lotta ai terroristi.
Nel valutare l’impresa delle Forze Armate russe in Siria, non ci sono abbastanza parole. Le forze russe ha mostrato un alto livello di addestramento e coerenza in combattimento, capacità di eseguire missioni esemplari a distanza notevole dalla madrepatria. Il punto di svolta nella guerra di quattro anni si è avuto effettivamente con le azioni del reggimento delle forze militari russe. Le perdite ammontano a quattro persone. Oggi non c’è quasi forza sul pianeta in grado di ripetere o superare i risultati dei piloti russi. Tuttavia, finché la situazione nel Paese non si sarà finalmente stabilizzata, un più piccolo contingente russo rimane ad osservare la situazione dalla base aerea di Humaymim e da Tartus. Inoltre. il Centro per la riconciliazione rimarrà in Siria. L’annunciava ufficialmente il presidente russo: “L’aerodromo di Humaymim sarà operativo come prima“. I dettagli sul futuro soggiorno delle forze militari ed altre in Siria, non sono stati accennati né del presidente né dal ministro della Difesa. Apparentemente, ad Humaymim dell’attuale gruppo di 60 velivoli, ne resterà circa un terzo. I cacciabombardieri Su-34 e i caccia multiruolo Su-35, molto probabilmente non avranno più compiti di supporto alle forze di terra, e ritorneranno in Russia. Ma i complessi di difesa aerea S-400 e Pantsir S-1 dovranno rimanere.
A giudicare dalla reazione dei media occidentali, la decisione di ritirare le truppe era inaspettata per tutti, fatta eccezione per i partner della coalizione russa. “Non ho ancora visto queste relazioni ed è ancora difficile valutare quale impatto avranno sui negoziati, quali cambiamenti comporterà nelle dinamiche dei colloqui, dobbiamo vedere che tipo di intenzioni ha la Russia“, aveva detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest. Dopo aver visitato Humaymim, Putin ha intrapreso una vera maratona politica. Dalla Siria, “Bort#1” portava il presidente russo in Egitto, dove aveva incontri al vertice. A Cairo, Putin negoziava col Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi, informando la parte egiziana della situazione in Siria. Secondo Putin, l’Egitto può svolgere un ruolo importante nel processo di pace in Siria. La parte egiziana a sua volta chiedeva di ristabilire le comunicazioni aeree dirette tra Egitto e Russia, interrotte dall’attentato del 2015 sulla penisola del Sinai, che uccise centinaia di cittadini russi di ritorno dall’Egitto. Da Cairo, Putin si recava ad Ankara per colloqui con Erdogan. Putin l’informava del ritiro del contingente militare russo dalla Siria, ma non si è parlato di questioni problematiche, come la continua presenza di truppe turche entro le regioni di frontiera della Siria. È noto che l’argomento principale dei colloqui tra Putin e Erdogan era la nuova tensione in Medio Oriente, su Gerusalemme.
Riassumiamo:
1) Lasciando la Siria, Mosca ha dimostrato che non si lascerà coinvolgere in un conflitto a lungo termine come “lo scenario afghano” professato dai critici.
2) Le truppe russe se ne vanno in un momento favorevole: i siriani sono grati, le truppe governative addestrate e armate dai russi. Il processo negoziale ha successo con l'”opposizione moderata” in Siria e a Ginevra, dove inizieranno i prossimi negoziati con le forze influenti sul conflitto.
3) La Russia mantiene le basi militari in Medio Oriente, importante fattore geopolitico. Le Forze Armate hanno brillantemente dimostrato le proprie capacità tattiche e tecniche, distruggendo in breve tempo l’infrastruttura terroristica. Qualsiasi ulteriore offensiva dell’Esercito arabo siriano sarà supportata dall’Aeronautica siriana con forze e mezzi a disposizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Pentagono minaccia di abbattere i jet russi in Siria

Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 10 dicembre 2017Il mese scorso mi chiedevo se l’accresciuta retorica del Pentagono sulle “insicure pratiche di volo russe” in Siria preparasse i media al possibile abbattimento di un aereo russo da parte degli Stati Uniti. Ora gli Stati Uniti continuano a minacciarlo apertamente. Ricordiamo, il 24 novembre la CNN pubblicò un articolo in cui, secondo funzionari anonimi, i poveri piloti statunitensi venivano “sottoposti a pratiche di volo russe“. Questo seguiva un rapporto della settimana prima in cui un ufficiale anonimo del Pentagono parlava di aerei russi “minacciosi” e “potenzialmente minacciosi” e dei loro “comportamenti sempre più allarmanti” (che in seguito si rivelano semplicemente aerei russi che volavano nel raggio delle armi statunitensi a terra). Ora il Pentagono minaccia apertamente la prospettiva di abbattere un aereo da guerra russo, coi suoi portavoce. Il colonnello Damien Pickart, portavoce del Comando centrale delle forze aeree degli Stati Uniti, aveva detto che l’esercito statunitense ha “la grave preoccupazione” di “abbattere un aereo da guerra russo perché le sue azioni sono viste minacciose“, in altre parole incrociare nello “spazio aereo della coalizione” nella Siria orientale. Sì, in modo bizzarro il Pentagono indica la Siria ad est dell’Eufrate come “nostro spazio aereo”: “Abbiamo visto ovunque da sei a otto incidenti al giorno a fine novembre, dove aerei russi o siriani attraversavano il nostro spazio aereo ad est dell’Eufrate“, aveva detto Pickart. Gli Stati Uniti sostengono di non poter onestamente sapere se gli aerei russi attraversano il fiume per “errore” o perché intendono attaccare “forze della coalizione”, e che quindi i caccia statunitensi potrebbero già ragionevolmente abbatterli per “autodifesa”: “I piloti dell’aeronautica hanno mostrato moderazione, ma dato che le azioni dei Su-24 avrebbero potuto ragionevolmente essere interpretate come minaccia agli aerei statunitensi, il pilota dell’F-22 avrebbe avuto diritto di sparare per autodifesa, secondo i funzionari della base aerea del Qatar”. Questa è pura assurdità. Non si tratta di paura di un attacco russo, ma di confronto.
In primo luogo il Su-24 è un aviogetto d’attacco che non verrebbe usato per attaccare altri aerei da combattimento. Ancora più importante, i russi rivelavano di aver già effettuato oltre 600 missioni di combattimento per colpire lo SIIL ad est del fiume a sostegno delle milizie curde YPG solitamente sostenute dagli USA. Le YPG salutavano la copertura aerea russa*. Gli statunitensi sanno bene che i russi non attraversano il fiume per attaccare loro o i loro agenti. Al contrario, sostengono la stessa fazione degli Stati Uniti, ma il Pentagono vuole il monopolio su ciò e sul territorio occupato. Inoltre, mentre il Pentagono si lamenta degli incidenti in cui aerei statunitensi e russi quasi entrano in collisione a causa dei russi che volano sul lato “sbagliato” del fiume, il Ministero della Difesa russo dichiarava che i caccia statunitensi avevano già simulato l’attacco ad aviogetti russi: “Il 23 novembre, sui cieli della riva occidentale dell’Eufrate, un caccia F-22 statunitense ostacolava attivamente 2 aerei d’attacco russi Sukhoi Su-24 nell’adempiere la missione per distruggere un comando dello Stato islamico vicino Mayadin“, affermava il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. “L’F-22 lanciò dei bengala e aprì i freni manovrando costantemente per simulare un duello”. L’F-22 Raptor “finì le manovre pericolose e fuggì nello spazio aereo iracheno” dopo che un altamente manovrabile Su-35S apparve nelle vicinanze, affermava Konashenkov. Quindi chi effettivamente minaccia chi? I russi che attraversano il fiume per aiutare le YPG appoggiate dagli Stati Uniti, o gli Stati Uniti che simulano attacchi agli aerei russi? Ma non preoccupatevi, se gli Stati Uniti abbattessero un aereo russo sarà colpa dei russi avendo sorvolato le forze curde alleate degli Stati Uniti che aiutano: “Altri aerei russi volarono a breve distanza o direttamente sulle forze alleate per massimo 30 minuti, aumentando le tensioni e il rischio di uno scontro, secondo funzionari statunitensi”. Oppure per “adescare” gli statunitensi ad abbatterli: “È sempre più difficile per i nostri piloti capire se i piloti russi deliberatamente ci testano o istigano a reagire, o se si tratta solo di errori“, diceva il tenente-colonnello Damien Pickart, portavoce del comando. Vedete, questi russi vogliono essere abbattuti, non è mai colpa degli USA. (Ricordatevi che secondo il revisionismo neocon Sadam finse di avere armi di distruzione di massa per spingere gli Stati Uniti ad invaderlo).
L’US Air Force ha già abbattuto un Su-22 siriano sulla Siria centrale, bombardato l’Esercito arabo siriano in tre diverse occasioni nel sud della Siria uccidendo una dozzina di soldati, e presumibilmente bombardò l’Esercito arabo siriano nella città circondata dallo SIIL di Dayr al-Zur per errore, ma in realtà per sabotare l’accordo Lavrov-Kerry del settembre 2016 che prevedeva la collaborazione tra Stati Uniti e Russia. Gli Stati Uniti fingono di credere che la Russia voglia bombardare le YPG quando in realtà si coordinano.*Nonostante l’approvazione dell’ombrello per le SDF (Syrian Democratic Forces) che gli Stati Uniti istituirono a fine 2015 per aiutare a presentare le YPG comuniste curde, contraddicono bizzarramente le dichiarazioni delle YPG.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e America Latina: prospettive promettenti nella cooperazione militare

Alex Gorka, SCF 08.12.2017L’America Latina rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la propria quota di vendite sul mercato delle armi latinoamericano. Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed UE hanno sospinto i contatti economici della Russia con le altre economie mondiali. L’America Latina sembra presentare proprio questa opportunità. Mosca vanta una forte presenza diplomatica, specialmente in Paesi come Brasile, Venezuela, Colombia, Argentina, Messico, Cile e Cuba. Con 300 milioni di persone e un PIL complessivo di oltre 1 trilione di dollari, il MERCOSUR è l’enorme mercato comune dei Paesi sudamericani comprendente la maggior parte degli Stati del continente. Vladimir Putin ha incontrato il Presidente della Bolivia Evo Morales a margine del terzo vertice del Forum dei Paesi esportatori del gas (20-24 novembre). “C’è interesse nei settori dell’energia, dell’ingegneria e dell’alta tecnologia. Siamo pronti a collaborare anche nella cooperazione tecnologica militare”, affermava l’omologo boliviano. Il colosso russo dell’energia Gazprom opera in Bolivia, iniziando la produzione nel giacimento Incahuasi nel 2016 e prevedendo d’iniziare la perforazione nel blocco Azero per il 2018. Gazprom è interessato alla perforazione a La Ceiba, Vitiacua e Madidi. All’inizio di quest’anno, Rosneft avviò l’esplorazione petrolifera nella regione amazzonica del Brasile, dopo aver acquistato una partecipazione per la perforazione di pozzi nel bacino del Solimoes. La Bolivia è anche terreno fertile per le esportazioni di armi made in Russia. Il comandante dell’Aeronautica boliviana ha raccomandato che La Paz acquisisca l’aereo da attacco leggero russo Jakovlev Jak-130 Mitten per sostituire i Lockheed T-33 in servizio. L’Esercito boliviano ha un requisito per nuovi mezzi corazzati e veicoli da combattimento per i quali considera equipaggiamento russo. I due Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione per la difesa ad agosto, primo passo della Russia per maggiori trasferimenti di armi in Bolivia. Questa è una parte di un quadro molto più ampio.
Il 6 dicembre, Nikolaj Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, concluse il viaggio in America Latina che lo portò in Brasile e Argentina. La cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza nazionale e tra forze dell’ordine e agenzie d’intelligence era in cima all’agenda. La delegazione russa includeva il capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare. C’era una buona ragione per cui vi facesse parte. Il continente rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel periodo 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la quota di vendite nel mercato delle armi latinoamericano. Quest’anno partecipava a quattro mostre per la difesa. “La Russia presta grande attenzione al rafforzamento delle posizioni sul mercato delle armi nei Paesi dell’America Latina“, ha detto Aleksandr Denisov, capo del Dipartimento attività di marketing dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport alla fiera Expodefensa 2017 di Bogotà (Colombia), del 4-6 dicembre. Lo stand di Rosoboronexport presentava oltre 250 sistemi d’arma ed equipaggiamenti militari. L’aereo da combattimento Jak-130, i caccia multiruolo super-manovrabili Su-35 e Su-30MK, il caccia multiruolo di prima linea MiG-29M, gli elicotteri da combattimento Mi-28NE, Ka-52, Mi-35M e l’elicottero da trasporto pesante Mi-26T2, il sistema antiaereo Pantsir-S1 e il sistema di difesa aerea a lungo raggio Antej-2500 erano i sistemi d’arma più promettenti che la Russia offriva agli acquirenti dell’America Latina. I potenziali clienti latinoamericani sono tradizionalmente attratti dai sistemi di difesa aerea della Russia, in particolare dal sistema missilistico/d’artiglieria di difesa aerea Pantsir-S1, dai sistemi Tor-M2KM e Buk-M2E e dai portatili Igla-S. Gli elicotteri Mi-17, Mi-26T2 e Ansat sono al centro dell’attenzione pubblica. Le corvette Proekt 20382 Tigr, le motovedette Proekt 14310 Mirazh e i sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 attirano l’attenzione degli ufficiali di vari Paesi del continente. Armi ed equipaggiamenti militari delle forze di terra russe, utilizzate anche dalle unità speciali anticrimine, antiterrorismo e antinarcotici sembrano molto richieste. Russia e Argentina sono in trattativa per l’acquisizione di caccia MiG-29. Il Brasile è interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea missilistica e d’artiglieria Pantsir-S1 e altri SAM portatili Igla-S, già venduti al Paese. Colombia, Perù, Venezuela, Uruguay e Argentina hanno espresso interesse per caccia come il Sukhoj Su-30 attualmente operativo in Siria. Le consegne di armi russe alla Colombia hanno raggiunto i 500 milioni di dollari in oltre 20 anni. L’esercito colombiano ha oltre 20 elicotteri da trasporto Mi-17 russi.
Rosoboronexport, l’agenzia responsabile della vendita di armi all’estero attualmente partecipa ad alcune gare in Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Perù sia per armamenti di terra che aerei. Mosca è pronta a creare impianti di produzione autorizzati per fabbricare armi e attrezzature militari di progettazione russa nei Paesi dell’America Latina. È anche pronta a partecipare alla progettazione congiunta e costruzione di navi per le flotte latinoamericane. A fine novembre, la Russia aderiva alle operazioni internazionali per salvare l’equipaggio del sottomarino argentino San Juan, schierando un dispositivo telecomandato marittimo. Un aeromobile russo Antonov inviò il Pantera Plus, un sommergibile senza equipaggio in grado di scansionare col sonar fino 1000 metri di profondità, effettuando le ricerche insieme alla nave da ricerca scientifica Jantar. Ordinata nel 2015, la Jantar può fungere da nave madre per i minisommergibili classe Konsul che raggiungono la profondità di 6000 metri e sono anche dotati di manipolatori e altri dispositivi per operazioni subacquee complesse. La nave stessa ha rilevatori avanzati per determinare la posizione precisa del sottomarino. Questo è un buon esempio di cooperazione militare con uno Stato latino-americano. Le attrezzature di ricerca e soccorso subacquee della Russia viste in Argentina possono interessare qualsiasi Paese dotato di sottomarini. Con l’America Latina non più cortile degli Stati Uniti, le prospettive di una cooperazione in tutti i settori, compreso quello militare, sono promettenti e c’è interesse da entrambe le parti a spronare il processo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Attacchi aerei: Israele si rompe i denti sulla Siria

Mikhail Gamandij-Egorov, al-Manar, 6 dicembre 2017Israele vede la superiorità aerea in Medio Oriente seriamente limitata. Damasco, dopo aver eliminato la minaccia terroristica, non lascia più senza risposta le aggressioni israeliane, registrando un primo successo in questo settore. La fine dell’impunità aerea di Tel Aviv è gravida di conseguenze nella regione. L’intercettazione da parte dei siriani di diversi missili terra-terra israeliani indica i cambiamenti radicali nella bilancia di potere nel Vicino e Medio Oriente. Questa evoluzione militare è senz’altro sostenuta dai cambiamenti della linee di forza geostrategiche, che non saranno lamentati dai partigiani della multipolarità. Affrontando quest’ultimo punto, si nota innanzitutto l’isteria sempre più evidente dai capi israeliani. Netanyahu, notando il fallimento del suo scenario ideale, l’incancrenimento indefinito del conflitto siriano, minaccia quasi quotidianamente Damasco ed alleati, tra cui Teheran. A volte le minacce sono seguite da momenti di silenzio, poiché la nuova realtà sembra travolgere i capi dello Stato ebraico. In effetti, nei giorni scorsi, Israele alzava i toni dicendo che “non tollererà alcuna presenza iraniana in Siria”. Dimenticando che la Siria non è una colonia israeliana, come quelle nel territorio palestinese. Inoltre trascura il fatto che la Repubblica Siriana, in quanto Stato sovrano, non deve chiedere il permesso di terzi, siano israeliani, statunitensi o europei, per la presenza sul suo territorio delle forze alleate di Russia, Iran od Hezbollah. Tel-Aviv sembra anche sorpresa che la Siria abbia non solo sconfitto decine di migliaia di terroristi che operavano sul suo territorio da diversi anni, grazie all’aiuto decisivo della Russia, avviando ampi progetti di ricostruzione nazionale, ma che anche imponga le nuove condizioni nella difesa del proprio spazio aereo. Va ricordato che durante la guerra di Siria ed alleati contro il terrorismo internazionale, l’aviazione sionista compì numerosi raid contro le postazioni dell’Esercito arabo siriano, senza mai toccare alcun gruppo terroristico, come SIIL o al-Qaida? Damasco non mancò di sottolineare la complicità tra Tel Aviv e i gruppi terroristici. Ma al di là di tali convinzioni, è chiaro che la Siria non poteva in genere difendere adeguatamente il proprio territorio dagli attacchi israeliani; in realtà, l’Esercito arabo siriano era principalmente mobilitato nella lotta al terrorismo e, secondo il Presidente Assad, diversi sistemi di difesa aerea furono distrutti dai terroristi all’inizio del conflitto.
Alcuni pettegolezzi non esitavano a denigrare la Russia, alleata di Damasco, sulla volontà di affrontare gli attacchi aerei israeliani, che spesso solcano lo spazio aereo libanese. La sola azione visibile di Mosca era convocare l’ambasciatore israeliano per presentargli le proteste ufficiali. Personalmente, sono convinto che se il Cremlino avesse provato, invano, a convincere Israele a fermare le ostilità contro la Siria, la ragione principale di tale “pazienza” era concentrarsi sull’eliminazione dei terroristi in Siria. Missione compiuta, dato che i terroristi sono stati eliminati per più del 95%. Sulle incursioni aeree contro Damasco, la Russia aveva annunciato l’intenzione di rafforzare in modo significativo la difesa aerea siriana. Alcuni potrebbero aver pensato che sarebbero state solo parole. La Russia ha fatto di tutto per nasconderlo, ma i risultati ci sono: con diversi missili israeliani intercettati, la Siria ha dimostrato di poter contrastare gli attacchi israeliani. La Russia, da buon alleato, non sbandiera di certo le ragioni di tale cambiamento della difesa antiaerea della Repubblica Araba. Non è sua abitudine. Un po’ come al momento delle vittorie decisive ad Aleppo, Palmyra, Homs o Dayr-al-Zur, dove la Russia ha sempre lasciato la palma della vittoria a popolo, esercito e governo siriani. Tuttavia, una cosa è certa: lo Stato sionista non domina più lo spazio aereo della regione. La pillola sarà difficile da ingoiare, ma avverrà. E invece di rompersi i denti, Israele farebbe meglio a ripensare la propria politica verso Siria, Palestina e l’intera regione. In caso contrario, potrebbe affrontare conseguenze che gli saranno certamente dannose.Traduzione di Alessandro Lattanzio