La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il futuro esercito russo potrebbe schierarsi in tutto il mondo in 7 ore

RussiaToday 20 marzo 2015

346546576878In futuro, una flotta di aerei da trasporto pesanti potrebbe trasportare un’unità strategica di 400 carri armati ‘Armata’, con le munizioni, in qualsiasi parte del mondo, e probabilmente a velocità ipersonica, consentendo alla Russia di attuare una risposta militare globale. Secondo una nuova specifica progettuale della Commissione militare-industriale di Mosca, l’aereo da trasporto denominato PAK-TA volerà a velocità supersoniche (2000 km/h), vanterà un impressionante carico utile di 200 tonnellate ed avrà anche un’autonomia di almeno 7000 km. Il programma PAK-TA prevede 80 nuovi aerei cargo da costruire entro il 2024. Ciò significa che in un decennio il Comando Centrale della Russia potrà schierare un’armata corazzata operativa ovunque, riporta Expert online citando una fonte militare che ha partecipato al vertice. Uno dei principali compiti del nuovo PAK-TA è trasportare carri armati Armata e altro equipaggiamento militare su medesima piattaforma come avanzati semoventi d’artiglieria, complessi missilistici antiaerei, lanciamissili tattici, lanciarazzi multipli e veicoli da combattimento anticarro. I cargo PAK-TA saranno multiruolo con sistema di carico automatico e capacità di paracadutare materiale e personale su qualsiasi terreno. Una flotta di diverse decine di aerei cargo PAK-TA potrà trasportare 400 carri armati Armata o 900 veicoli corazzati, come il cacciacarri anfibio Sprut-SD .ES7sXBNmrn7dtI78zCAHNYXXXL4j3HpexhjNOf_P3YmryPKwJ94QGRtDb3Sbc6KYCon lo sviluppo di una rete di basi militari in Medio Oriente, America Latina e Sud-Est asiatico, che verrebbe completata nello stesso periodo (entro il 2024), è ovvio che la Russia si prepari al confronto militare su scala transcontinentale“, dice Expert Online. Una fonte che ha partecipato alla riunione conclusiva della Commissione militare-industriale ha detto di essere “scioccata” dalle esigenze dei militari. Secondo la fonte, il programma PAK-TA è in corso da diversi anni e alla fine soppianterà gli aerei da trasporto attualmente operativi. Ma una simile dichiarazione di missione globale per l’aeronautica da trasporto militare nazionale non è mai stata espressa prima. “Significa che per la prima volta abbiamo come obiettivo creare una capacità operativa per trasportare via aerea una vera e propria armata in qualsiasi luogo del pianeta“, ha detto la fonte. Ciò significa inviare una task force pari all’ex-NATO o alle truppe degli USA in Iraq, in poche ore su ogni continente. “Nel contesto della dottrina militare attuale che sfida ogni comprensione”, secondo la fonte.image2La specifica iniziale del PAK-TA comportava la costruzione di aerei cargo subsonici con una velocità di crociera di 900 km/h e un’autonomia moderata di 4500 chilometri. Il programma prevede la creazione di grandi velivoli con carico che varia da 80 a 200 tonnellate, per sostituire tutti gli attuali aeromobili cargo Iljushin e Antonov. Il solo velivolo operativo con un carico comparabile è l’Antonov An-225 Mrija (250 tonnellate), ma è un aereo specifico creato appositamente per il programma della navetta spaziale sovietica Buran. L’anno scorso fu riferito che i futuri aerei cargo militari saranno sviluppati dal Complesso Iljushin Aviation, con alcuni esperti secondo cui la compagnia si baserebbe sui progetti del velivolo cargo Il-106 (80 tonnellate) che vinse una gara del governo alla fine degli anni ’80, poi abbandonato dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ora, con specifiche ed obiettivi ambiziosi, il PAK-TA è un vero aereo da trasporto di nuova generazione.

Iljushin Il-106

Iljushin Il-106

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?

3ddd8f30-6c10-11e4-a70d-8d3a3319b86c-jpg20141114190859Le grandi esercitazioni del marzo 2015
Il 17 marzo, in conformità con la decisione del Comandante Supremo delle Forze Armate russe, Presidente Vladimir Putin, le flotte del Baltico e del Nord, le unità del Distretto Militare del Sud e le Forze aeroportate venivano poste al massimo stato di prontezza operativa nel quadro di ampie esercitazioni strategiche, “Un certo numero di unità militari e formazioni della flotta del Baltico, del Distretto Militare Meridionale e delle Forze Aeroportate sono poste al massimo stato di prontezza al combattimento ed avviate nei poligoni di terra e di mare”, affermava il Ministero della Difesa russo. “Circa 50 aerei da guerra ed elicotteri saranno ridislocati a distanze di 400-4000 km. Squadre di specialisti dell’aeronautica sono arrivate negli aeroporti designati per esaminare e preparare gli aeroporti per l’atterraggio dei velivoli“, tra cui aerei da combattimento MiG-31, Su-27 e Su-24 dell’Aeronautica e del comando della Difesa Aerea, aerei da trasporto Antonov An-12 e An-26 e velivoli Su-27, Su-24M, Mi-8AMTSh e Mi-24 del distretto militare occidentale. In relazione alle esercitazioni della NATO in Norvegia, la Flotta del Nord russa veniva posta in allerta per le esercitazioni. “Il compito principale dell’esercitazione per la prontezza al combattimento è valutare le capacità della flotta del Nord nell’adempimento dei compiti per garantire la sicurezza della Federazione russa nella regione artica“, ha detto il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. La Flotta del Nord comprende 38000 militari, 3360 mezzi, 41 navi, 15 sottomarini e 110 aerei ed elicotteri. “Le nuove sfide e minacce alla sicurezza militare richiedono l’ulteriore innalzamento delle capacità delle Forze Armate e particolare attenzione sarà rivolta ai compiti strategici delle nuove forze del Nord“, aggiungeva il Generale Shojgu. Quindi cinque gruppi della Flotta del Nord si schieravano nel Mare di Barents e nella baia di Kola per un’esercitazione antisom congiunta con l’Aeronautica. La forza navale russa era composta da 20 navi suddivise tra un gruppo tattico guidato dall’incrociatore Admiral Nakhimov, due gruppi antisom con le grandi navi antisom Admiral Levchenko e Admiral Ushakov e le navi antisom Brest e Junga, da un gruppo di dragamine e una forza di ricerca e soccorso operanti nel Mare di Barents. Una divisione dell’Aeronautica russa veniva trasferita da Ivanovo all’Artico, nel corso delle esercitazioni, “Aerei da trasporto militari Iljushin Il-76 trasportano materiale militare negli aeroporti dell’Artico, dove le forze aeroportate russe svolgeranno varie esercitazioni” dichiarava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, bombardieri strategici a lungo raggio Tu-95MS eseguivano manovre nell’Artico, “Gli equipaggi dell’aviazione a lungo raggio dell’Aeronautica Militare russa conducono esercitazioni nel Circolo Polare Artico per testare la prontezza al combattimento della forza di Difesa aerea in allerta nel nord-ovest della Russia. Un distaccamento di bombardieri strategici Tu-95MS, decollato dalla Base Aerea di Engels, entra nello spazio aereo delle unità della Difesa aerea della penisola di Kola, dove sistemi antiaerei effettueranno lanci contro attacchi simulati da diverse direzioni, quote e velocità“, dichiarava il servizio stampa del Ministero della Difesa russo. 80000 militari partecipavano alle esercitazioni della Flotta del Nord assieme a 65 navi da guerra, 15 sottomarini, 16 navi ausiliarie, oltre 10000 veicoli da combattimento e supporto e 220 velivoli.
Nell’ambito delle esercitazioni del Distretto Militare meridionale, le navi antisom Pitlivij, Suzdalets e Aleksandrovets della Flotta del Mar Nero della Russia, unitamente a velivoli dell’Aeronautica navale russa, svolgevano esercitazioni di ricerca contro dei sottomarini. Il Capitano Vjacheslav Trukhachjov aveva dichiarato che un gruppo tattico della Flotta del Mar Nero compiva esercitazioni contro bombardieri e navi “nemici”. In Crimea la fanteria di Marina avviava le manovre tra Krasnodar e lo Stretto di Kerch e 10 bombardieri strategici Tu-22M3 russi venivano dispiegati nella penisola, “Durante le esercitazioni sulla prontezza operativa delle Forze Armate, i velivoli strategici Tu-22M3 saranno schierati in Crimea“; e sempre presso Krasnodar, nella base aerea di Krymsk, veniva schierato uno squadrone combinato di 10 elicotteri Mi-8 e Mi-24H per eseguire le esercitazioni che coinvolgevano 2000 militari e 500 mezzi; ciò mentre sistemi missilistici tattici Iskander venivano schierati durante l’esercitazione nella regione di Kaliningrad, assieme a 10 caccia multiruolo Sukhoj Su-34 e Su-27, rischierati a Kaliningrad nell’ambito delle esercitazioni della Flotta del Baltico che, a loro volta, coinvolgevano oltre 20 navi tra sottomarini, motovedette lanciamissili, navi antisom, dragamine e navi ausiliarie suddivise tra diversi gruppi tattici antisom e di difesa aerea. “Il rischieramento di caccia e bombardieri dell’Aeronautica è previsto nella regione di Kaliningrad, e il raggruppamento dell’esercito nel Baltico sarà rinforzato con sistemi missilistici Iskander del Distretto Militare occidentale, trasportati dalle grandi navi da assalto anfibio della Flotta del Baltico“. 2000 paracadutisti e 10 velivoli compivano esercitazioni nella regione di Pskov. Il 16 marzo il Distretto Militare orientale russo preparava le esercitazioni sull’isola di Sakhalin e in altre nove regioni; 3000 militari e 1000 tra mezzi e sistemi d’arma, tra cui carri armati T-72B3, veicoli MT-LB e sistemi missilistici superficie-aria Osa-M di unità della Fanteria meccanizzata e delle Truppe corazzate russe, partecipavano alle esercitazioni sull’isola del Pacifico russa, mentre il 12 marzo era iniziata un’esercitazione delle truppe della Difesa aerea della regione estremo orientale, e il 3 marzo 2500 artiglieri partecipavano a una grande esercitazione nell’Estremo Oriente della Russia.

0_c1ac2_bb5b7758_XLL’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?
Mikhail Timoshenko Fort Russ, 18 marzo 2015

2283789Cominciamo con le forze di terra. La loro principale arma d’attacco è il sistema missilistico semovente Iskander-M, che riceve un nuovo missile con gittata di 500km e una precisione di 10 metri. Il missile segue una traiettoria balistica con manovre attive e contromisure elettroniche per perforare le difese antimissile. Le testate disponibili sono cluster, alto esplosivo-frammentazione, perforanti e nucleari. Gli obiettivi del missile sono centri comando e comunicazione, sistemi missilistici e artiglieria a lungo raggio, sistemi di difesa antimissile e antiaerea, basi aeree… le forze di terra riceveranno 2 brigate Iskander nel 2015, da aggiungere alle 5 già in servizio, ed entro il 2018 vi saranno 10 brigate in servizio. Le brigate di Fanteria Motorizzata e Corazzate riceveranno oltre 700 carri armati, BMP e BTR. La maggior parte dei carri armati sarà dell’ultima versione T-90AM. Le caratteristiche distintive comprendono una nuova torretta con un nuovo sistema d’informazione e comando da combattimento, un nuovo autocaricatore e un cannone modernizzato da 125mm. Il pilota avrà una trasmissione automatica ed un volante invece delle vecchie leve. La modernizzazione dei famosi carri armati T-72B al livello T-90 (variante T-72B3) continuerà. La fanteria avrà i modernizzati BMP-3 e BTR-82, che riceveranno il modulo di combattimento Bakhcha. Ma la torretta del BMP-3 include un cannone da 100mm e un cannone automatico da 30mm, mentre il BTR-82 avrà un cannone automatico e una mitragliatrice.
Ora l’Aeronautica avrà 126 velivoli e 88 elicotteri nuovi. Più della metà saranno caccia di 4.ta++ generazione delle serie Su-30 e Su-35, destinati a combattere per la superiorità aerea, avranno una velocità di oltre Mach 2, un raggio operativo di 3000km e un carico bellico di 8 tonnellate. L’aereo d’attacco principale sarà il caccia-bombardiere Su-34 in grado di utilizzare l’intera gamma di munizioni aria-terra di precisione. Con una velocità di quasi Mach 2, raggio operativo di 1100km e un carico bellico di 8 tonnellate su 12 punti d’attacco. Quest’anno 57 Su-34 già in servizio saranno affiancati da 30 nuovi. Le acquisizioni comprenderanno anche 15 bombardieri strategici modernizzati. L’aviazione dell’esercito riceve attivamente i Mi-28 Night Hunter e i Ka-52 Alligator. Più della metà degli elicotteri forniti saranno mezzi d’attacco.
Le Forze della Difesa Aerea riceveranno una brigata di sistemi S-300V4 Vitjaz, mentre 3 su 9 reggimenti saranno riarmati con missili S-400 dalla gittata di 400km capaci di abbattere non solo aerei ma anche missili balistici a quote superiori ai 150km.
La Flotta del Pacifico attende gli SSBN Vladimir Monomakh e Aleksandr Nevskij, ognuno armato con 16 SLBM Bulava e saranno basati a Kamchatskij Viljuchinsk. La Flotta del Mar Nero riceverà 2 SSK classe Varshavjanka, dove sono assolutamente indispensabili: l’unico sottomarino operativo attualmente ha più di 25 anni. Le forze di superficie riceveranno 4 corvette e 1 fregata. Quest’ultima si chiama grande nave antisom. In realtà si tratta di incrociatori leggeri praticamente in grado di operare in qualsiasi punto degli oceani. Tutte le navi menzionate hanno per armamento principale dei missili, mentre i cannoni hanno ruolo di supporto.
Infine, lo scudo nucleare, che è anche una spada. La proporzione dei sistemi nucleari moderni è ora più della metà, e alla fine del 2015 sarà i 2/3 dell’intero arsenale. 4 reggimenti con nuovi sistemi missilistici entreranno in servizi. Il Topol a testata singola sarà sostituito dallo Jars con quattro testate. Complessivamente saranno prodotti 50 ICBM.

UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-ARMYCommento di J. Hawk: I nuovi veicoli Armata e Kurganets non sono ancora in cantiere, anche se forse tra un paio di anni entreranno in servizio. Ciò vuol dire che l’esercito russo impiegherà tre diversi tipi di MBT: T-72B3, T-90AM e T-14? In realtà le differenze tra i veicoli sono apparenti. T-72B3 e T-90AM utilizzano stessi motore e armamento. T-90AM e T-14 avranno armamento ed elettronica molto simili, ed ho il forte sospetto che il T-90AM non sia un veicolo di nuova costruzione ma piuttosto il T-90A aggiornato con sottosistemi originariamente sviluppati per il T-14. L’esercito russo non è così ricco da permettersi di sostituire tutti i suoi veicoli più vecchi con quelli più recenti. Tuttavia, gli aggiornamenti degli esistenti T-72B e T-90A aumenteranno la qualità della forza corazzata nel complesso. Inoltre, il T-72B3 è un veicolo perfettamente adeguato verso molti potenziali avversari della Russia, che non possono permettersi gli ultimi MBT, e il loro armamento e controllo del tiro li rende efficaci anche contro le minacce più moderne. La torretta Bakcha probabilmente è la stessa sviluppata per il BMD-4, dotata di un visore termico e di elettronica all’avanguardia, promettendo di migliorare l’efficacia del BMP-3. L’Aeronautica riceve decine di caccia altamente efficienti. La cosa interessante è che la Marina dovrebbe ricevere solo una fregata, anche se 12 sono state ordinate. Ciò può essere dovuto alla difficoltà nel sostituire le turbine a gas che avrebbero dovuto essere prodotte a Nikolaev, in Ucraina, con quelle nazionali.

Riferimenti:
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
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TASS
TASS1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando l’esercito di Kiev non avrà più carri armati

Denis Selesnev Odnako 15 marzo 2015 – The Saker

0_9326e_748bc1bf_XXLL’operazione militare nel Donbas ha comportato per l’esercito ucraino enormi perdite di materiale, prima di tutto carri armati. È stato stimato che durante le ostilità del 2014 le forze ucraine (FAU) persero 200 carri armati distrutti o catturati dall’avversario. La ripresa delle ostilità attive porta naturalmente a nuove perdite. Dall’inizio del 2015 alla metà di febbraio 50 carri armati sono stati distrutti, almeno 40 catturati e numerosi danneggiati e rimossi per le riparazioni. Pertanto, in un mese di combattimenti Kiev ha perso più di 100 carri armati, o almeno 300 dall’inizio della campagna militare. Il fattore età va notato, la maggior parte dei carri armati dell’esercito ucraino fu prodotta circa 30 anni fa. Ciò aumenta ulteriormente il tasso di usura e malfunzionamenti.

Non potranno più contare su se stessi
Teoricamente, le FAU potrebbero ancora compensare le perdite, avendo l’esercito oltre 600 T-64 all’inizio delle ostilità (anche se non tutti operativi), e nei depositi ulteriori 600 T-64, 600 T-72 e 150 T-80. Tuttavia, vi sono seri problemi nell’introdurre tale materiale nell’esercito. In primo luogo, in estate almeno 300 T-72 nei depositi furono ritenuti inidonei alle riparazioni. In realtà, molte di tali unità sono solo carcasse dopo essere state smontate ai fini dei contratti per l’esportazione. In totale 800 carri armati di questo tipo furono venduti nel periodo dell’indipendenza, o rimanendo fonte di pezzi di ricambio. Anche se i T-64 non furono esportati (con l’eccezione di un paio di carri armati venduti nell’autunno del 2014), le condizioni di conservazione inadatte hanno portato alla rottamazione di molte unità o delle apparecchiature esterne. Il presidente e il ministro della Difesa dell’Ucraina presentarono solennemente degli armamenti modernizzati e ricondizionati alle unità militari. A giudicare dalle foto circa un centinaio di carri armati riparati e ristrutturati furono trasferiti. Almeno un terzo erano carri armati da esportare in Congo e Nigeria prodotti prima della guerra. E’ anche interessante notare che il trasferimento di 31 carri armati (un battaglione), rinnovati nell’impianto di riparazione di Lvov, portò a uno scandalo. Dopo la presentazione solenne da parte del presidente, il comandante del battaglione carri armati della 14.ma brigata corazzata si rifiutò di accettarli per le loro condizioni tecniche insoddisfacenti. Poco dopo furono tutti rispediti nell’impianto per riparazioni supplementari. È interessante notare che, secondo il direttore generale della fabbrica Malishev, presente a una di tali cerimonie di trasferimento, il suo impianto riuscì a riparare 20 carri armati danneggiati tipo Bulat, modifica ucraina del T-64, in tre mesi. Considerando che l’impianto di Lvov e la fabbrica Malishev sono le aziende del genere nelle migliori condizioni, l’intera industria ucraina non è certo in grado di fornire più di un battaglione di carri armati al mese. Ciò significa che dovrebbe lavorare per 3-4 mesi per compensare le perdite subite in un mese. Sulle forniture di materiale nuovo piuttosto che rinnovato, le prospettive sono ancora meno ottimistiche. L’unica fabbrica in Ucraina in grado di produrre nuovi carri armati è la fabbrica Malishev di Kharkov. Secondo il suo direttore generale Nikolaj Belov, il ciclo di produzione attuale di un carro armato è di 9 mesi. Non è chiaro quanti carri armati la fabbrica possa produrre contemporaneamente. Secondo la valutazione più ottimistica dell’Ukroboronprom (compagnia delle aziende militari statale ucraina), nel 2015 l’industria ucraina potrà produrre 40 nuovi carri armati. Tale numero non sembra così piccolo, in particolare tenendo conto del fatto che negli ultimi due anni la fabbrica ha prodotto solo 10 nuovi mezzi. Ma sarà ancora necessario trovare fornitori affidabili per sostituire alcune componenti russe; e se la produzione raggiungesse anche questi numeri, sarebbe modesta in confronto con le esigenze del fronte. All’inizio di febbraio, il governo approvava la finanziaria militare per il 2015. E anche se il documento è considerato top secret, diversi politici l’hanno già criticato, rivelandone parzialmente il contenuto. Dalle loro dichiarazioni, in particolare, è chiaro che l’enfasi principale è su produzione e riparazione di carri armati, e che fondi considerevoli saranno spesi per tale scopo. E’ importante ricordare, però, che desiderose di finanziamenti, molte imprese ucraine chiaramente sovrastimano di molto le loro capacità. Il problema sembra così grave che il capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Turchinov ha suggerito punizioni per il mancato rispetto dei contratti della difesa. Secondo lui, i le mancanze contrattuali sono diffuse nel settore. Ciò sembra logico considerando che l’industria ucraina soffre un deficit non solo di capacità di produzione, ma anche di operai. La speranza di trovare diverse migliaia di operai qualificati con stipendio mensile di 80-100 dollari oggi appare una greve ironia. Tenendo presente tutto ciò, se i combattimenti riprenderanno le unità corazzate dell’esercito Kiev si ridurranno con tasso accelerato o richiederanno l’importazione di carri armati chiavi in mano. Se ciò non avvenisse, con due o tre battaglie tipo saliente di Debaltsevo, le FAU dovranno affrontare una grave carenza di unità corazzate.

0_93271_5b9e68d3_XXLL’estero aiuterà?
Ovviamente, per una soluzione rapida, le FAU dovranno importare solo carri armati di origine sovietica. Tenendo conto delle specifiche dell’esportazione sovietica e dell’attuale situazione internazionale, solo carri armati T-72 sono disponibili in Europa orientale in misura adeguata. In totale circa 800 carri armati di questo tipo sono presenti oggi negli eserciti di Repubblica Ceca, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Slovacchia e alcune repubbliche dell’ex-Jugoslavia; 500 sono nell’esercito della Polonia. Altri 600 sono immagazzinati nei depositi in questi Paesi. Naturalmente, tali carri armati sono in diverse condizioni tecniche, tanto che persino i ministeri locali della Difesa, come in Ucraina, non possono fare valutazioni. Tuttavia le FAU teoricamente possono contare su diverse centinaia di carri armati di questi Paesi. Tuttavia, tali piani incontrano diverse difficoltà. In primo luogo, è importante notare che l’Ucraina ha un serio concorrente nell’acquisto di carri armati T-72 in Europa, l’Iraq. I militari di quel Paese subiscono gravi perdite di materiale nei combattimenti contro i gruppi islamisti. Su 150 carri armati Abrams forniti dagli Stati Uniti, le unità corazzate irachene ne hanno perso circa la metà, e perdono anche carri armati di origine sovietica a un ritmo simile. Già nel 2009 il Ministero della Difesa iracheno annunciava l’intenzione di acquistare 2000 T-72. In realtà, solo più tardi, l’Ungheria fornì 77 carri armati dai suoi depositi, che furono modernizzati in strutture statunitensi. Inoltre, la Bulgaria ha fornito blindati, non carri armati, ma mezzi universali MT-LB delle vecchie scorte. Con l’inizio delle ostilità in Iraq nell’estate 2014, sorse una nuova domanda per esportare armi dall’Europa. A luglio, i capi dell’UE riconobbero ufficialmente la necessità d’inviare armi all’Iraq. I primi Paesi che annunciarono l’invio di carri armati furono Ungheria e Repubblica Ceca. In estate, un gruppo assai pubblicizzato di 58 carri armati T-72 ungheresi, che avrebbe dovuto essere consegnato all’Ucraina, fu in realtà inviato nella Repubblica Ceca per una rimessa a nuovo. E oggi lo sforzo dei riparatori nella Repubblica Ceca si concentra sui contratti con Iraq e Nigeria. A gennaio, un aereo ucraino Mrija consegnò 16 carri armati all’esercito nigeriano. Diverse fonti multimediali l’interpretarono come l’inizio dell’armamento dell’Ucraina da parte dei Paesi dell’Europa orientale. È interessante notare che, secondo la dichiarazione della ditta ceca Excalibur impegnata nell’esportazione dei carri armati rigenerati, il contratto con l’Iraq per l’esportazione di oltre un centinaio di carri armati, occuperà a pieno per due anni la capacità produttiva dell’impresa. Così, l’Ucraina dovrà aspettare per avere carri armati dalla Repubblica Ceca. Il secondo fornitore di tali contratti, l’Ungheria, oggi ha solo alcune decine di tali mezzi, che richiedono interventi di riparazione e ricondizionamento, e che non aiuteranno Kiev in alcun modo.
La Polonia appare l’opzione più realistica come fornitrice. In epoca sovietica, il Paese produceva T-72 su licenza e possiede oggi il più esteso arsenale di carri armati dell’Europa orientale. Oltre a 530 T-72 impiegati dall’esercito polacco, 200-300 unità sono nei depositi. Finora non si sa nulla di piani per l’invio di armi pesanti dalla Polonia in Iraq, così ci si aspetterebbe che carri armati delle riserve polacche siano disponibili per le FAU. Tuttavia, esistono difficoltà oggettive. Innanzitutto, l’industria polacca stessa non è nella forma migliore. Dopo la firma nel 2003 del contratto con la Malesia per la fornitura di 48 carri armati RT-91 (versione migliorata del T-72 polacco), i polacchi cumularono 2 anni di ritardo nell’adempimento, causa problemi di produzione. Le cose difficilmente sono migliorate da allora. Così, il programma di modernizzazione di 40 carri armati per lo stesso esercito polacco, nel 2011-2013, si trascina da tre anni. Naturalmente, rinnovare e modernizzare i carri armati dopo l’immagazzinamento non è la stessa cosa. Tuttavia non si potrà contare sulla grande capacità dell’industria polacca che, inoltre, non potrà ripianare le perdite delle FAU. Non sarebbe neanche saggio ignorare la posizione ufficiale polacca. E’ stato detto più volte dal ministero della Difesa della repubblica che la Polonia armerebbe l’Ucraina solo su decisione collettiva di NATO e UE. I polacchi non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare, da soli, nel conflitto con la Russia sull’Ucraina. Condizione non meno importante è il pagamento completo delle armi da parte ucraina, i vicini non intendono fare regali a Kiev. Le parole del ministro della Difesa Tomas Semonyak secondo cui la Polonia è pronta a vendere carri armati RT-1 all’Ucraina in qualsiasi momento appaiono sarcastiche. La verità è che tale mezzo dalla tecnologia stealth attualmente esiste solo come unico prototipo sperimentale, e la sua ipotetica produzione potrebbe iniziare non prima del 2018. Tuttavia, i media ucraini non hanno inteso tale sarcasmo e alla fine dello scorso anno diffusero trionfanti la notizia che la Polonia iniziava a fornire all’Ucraina carri armati invisibili. La Bulgaria potrebbe essere un’altra fonte di carri armati, visto che tale Paese avrebbe in deposito 150 carri armati. Tuttavia, la Bulgaria vede prospettive più interessanti nel mercato iracheno. Nel tentativo di avere contratti dall’Iraq, funzionari bulgari hanno anche apertamente detto di volere consegnare all’Iraq 18 obici D-20 dai depositi dell’esercito, così come diverse migliaia di armi leggere. Tutto ciò, senza dubbio, nella speranza di un contratto maggiore. Inoltre, la Bulgaria non ha un’industria adeguatamente sviluppata, e la condizione dei carri armati, anche nelle unità dell’esercito, è tutt’altro che ideale. La relazione parlamentare dell’autunno 2014 afferma che solo il 20% dei carri armati T-72 bulgari ha i necessari pezzi di ricambio, e l’80% delle batterie dei carri armati è esaurito ed estremamente inaffidabile. Pertanto i carri armati T-72 nei depositi dell’esercito bulgaro oggi non sono niente più che fonte di pezzi di ricambio per gli 80 carri armati di quel modello ancora attivi nell’esercito. Sulle strutture in grado di riparare i carri armati, dopo la fine del Patto di Varsavia il Paese ha perso gran parte del proprio complesso industriale-militare. Le fabbriche non hanno personale qualificato in numero sufficiente, né attrezzature in grado di produrre il numero adeguato di carri armati richiesto dal fronte ucraino. Ad esempio, nel 2013 e 2014 molte manifestazioni si svolsero nello stabilimento TEREM-Khan Krum, principale impianto di riparazione per carri armati del Paese, per richiedere i salari arretrati. L’impianto era sull’orlo della bancarotta da anni ed epicentro di scandali sulla corruzione. Le imprese rumene, tra l’altro, sono in una posizione simile. Questo Paese non ha T-72, e l’esercito è armato solo con gli obsoleti T-55, ma la Romania non può neanche provvedere alle riparazioni di carri provenienti da altri Paesi. Negli ultimi 25 anni, l’industria militare romena è stata costantemente “riformata” o, più precisamente, semplicemente disintegrata. Nel 2014, molte imprese erano sull’orlo del fallimento. Solo nel maggio 2014, il governo condonò all’industria militare 200 milioni di dollari di debito, iniziando a rianimare le strutture rimanenti. La Romania percepisce il conflitto in Ucraina quale minaccia alla propria sicurezza, tenendo conto in particolare la possibilità di scongelare il conflitto in Transnistria. Possedendo l’esercito più obsoleto dell’Europa orientale, i rumeni hanno oggi la necessità di modernizzarlo rapidamente. Naturalmente, i problemi ucraini gli appaiono secondari. Riguardo i Paesi dell’ex-Jugoslavia, la Serbia è l’unica con risorse ragionevoli, ma per ovvie ragioni, non aiuterà Kiev contro la Russia. La Slovacchia, che ha in deposito almeno un centinaio di T-72, nonché i resti dell’industria militare dei tempi sovietici, ha una posizione simile e ha parlato molte volte contro l’armamento dell’Ucraina.
Pertanto, si può osservare che vi è una mera possibilità teorica di avere carri armati dall’Europa orientale. L’opzione migliore per l’Ucraina sarebbe il trasferimento diretto di carri armati pronti alle unità dell’esercito. Se ignoriamo l’aspetto politico della situazione, tale azione sarebbe, ovviamente, inaccettabile per i militari dell’Europa orientale. Nonostante l’aumento della tensione in Europa, i bilanci militari nella maggior parte di tali Paesi non solo non aumenta, ma continua a calare, rimanendo nel migliore dei casi al livello dello scorso anno. Pertanto, l’Europa dell’Est semplicemente non può permettersi di cedere le armi dei propri eserciti. Anche se esistesse la possibilità teorica di sostituire i carri armati forniti all’Ucraina dagli alleati orientali con quelli forniti da Stati Uniti e Germania, non ce ne sarebbero abbastanza per soddisfare le richieste ucraine. I Paesi confinanti con l’Ucraina non sono contenti delle dimensioni delle proprie forze armate, e chiedono in rinforzo contingenti da Stati Uniti ed Europa occidentale. Parlando di possibilità più realistiche, cioè riparazione ed invio di armamenti nei depositi, potrebbe succedere a condizione di una volontà politica unitaria in Europa e della mobilitazione industriale dell’Europa orientale ed occidentale. Affinché l’invio di carri armati all’Ucraina abbia un peso significativo, dev’essere un affare per tutta l’Europa. Non è realistico inviarli in segreto dato il tempo necessario per preparare i mezzi e anche per l’origine straniera dei carri armati, che verrebbe immediatamente scoperta una volta comparsi sul fronte. Ciò, a sua volta, significa ulteriore aggravamento della crisi politica in Europa. Finora non vi è alcuna volontà unitaria in occidente nell’armare l’Ucraina. Il leader dell’Unione Europea, la Germania, è contraria ad inviare armi all’Ucraina. Almeno per ora. Paesi come Repubblica Ceca e Slovacchia, che teoricamente potrebbero diventare i centri per l’invio di carri armati all’Ucraina, sono assolutamente contrari. La Repubblica Ceca ha smesso di vendere all’Ucraina perfino le capsule per cartucce. La Polonia, pur mantenendo una posizione leale a Majdan, non ha né voglia né risorse per farsi coinvolgere nel conflitto da sola, ed esige inoltre il pieno pagamento delle sue armi. Inoltre, la Polonia, come nessun altra, specula sulle proprie armi, avendo venduto alla Malesia i piuttosto obsoleti PT-91 per 5,5 milioni di dollari al pezzo. Pertanto, si potrebbe concludere che in questo momento l’unica opzione più o meno realistica per Kiev sia creare una linea per rifornirsi di pezzi di ricambio e componenti per carri armati dai Paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, tali forniture su larga scala appaiono improbabili, a meno che l’occidente decida collettivamente di rendere possibili tali invi, cosa che non sarebbe del tutto da escludere, e Kiev, molto probabilmente, farà uno sforzo deciso in tal senso. Kiev sarebbe più interessata ai motori che in questo momento sono la componente più problematica per i produttori di carri armati ucraini. Tuttavia, date tutte le indicazioni, l’Ucraina dovrà risolvere da sola il problema dei carri armati, almeno per i prossimi mesi. Ciò significa che se le ostilità riprendono la componente corazzata delle FAU sicuramente si ridurrà significativamente.

0_93272_89ecf922_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’S-400 russo rottama l’F-35

Rakesh Krishnan Simha RIR 11 marzo 2015

La vendita dei potenti sistemi missilistici terra-aria S-400 alla Cina non solo segna un’altra pietra miliare nelle relazioni Russia-Cina, ma è un notevole esempio di come un’arma relativamente poco costosa può rottamare un programma da miliardi di dollari prima che decolli.full-17362-18351-5p85te2_baz_6402_tel_1sNon capita spesso che un sistema d’arma da difesa aerea relativamente economica possa rottamare un programma per un caccia da miliardi di dollari. Ma il sistema missilistico S-400 da 500 milioni di dollari fa proprio questo al nuovo caccia stealth F-35 degli USA. Nel novembre 2014 Mosca e Pechino firmavano un accordo da 3 miliardi per la fornitura di sei battaglioni del sistema antiaereo/antimissile S-400 che permetteranno di rafforzare in modo significativo la difesa aerea della Cina contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico occidentale. Con una gittata d’inseguimento di 600 km e la capacità di colpire bersagli a 400 chilometri di distanza ad una velocità di 17000 km/h, più veloce di qualsiasi esistente aereo, l’S-400 è un’arma davvero spaventosa, quando la si affronta. Schierata la prima volata dalla Russia nel 2010, ogni battaglione S-400 ha otto lanciatori, un centro di controllo, radar e 16 missili in riserva. A differenza dell’assai pubblicizzato missile Patriot, che si è rivelato un vero disastro in combattimento, l’S-400 è stato progettato per superare l’Iron Dome. “Data la sua lunghissima gittata e l’efficienza nella guerra elettronica, l’S-400 è un sistema rivoluzionario che sfida le attuali capacità militari operative in guerra“, ha detto a Defense News Paul Giarra, presidente di Global Strategies and Transformation. L’S-400 “muterà un sistema difensivo in un sistema offensivo, ed estenderà l’ombrello A2/AD (area anti-accesso e diniego) della Cina sul territorio degli alleati degli USA e sull’oceano“. Ma prima un po’ di storia. L’S-400 è stato sviluppato per la difesa aerospaziale russa per centinaia di km, anche contro i missili e velivoli di ogni tipo, tra cui stealth. Poiché è un’arma molto potente e precisa che può mutare l’equilibrio di potenza in qualsiasi teatro di guerra, Mosca ha a lungo resistito alla tentazione di esportarne perfino il predecessore, l’S-300, ai tribolati alleati Siria e l’Iran. Un missile di S-300 sparato da, diciamo, Damasco spazzerà via un aereo su Tel Aviv in circa 107 secondi, dando agli israeliani solo il tempo di pregare. Proprio perché i sistemi missilistici della serie S possono sconvolgere così drammaticamente l’equilibrio militare, che Israele fa pressione sulla Russia per non introdurlo nella polveriera del Medio Oriente. Israele ha anche avvertito che avrebbe lanciato sulle batterie di S-300 siriani tutto quello che ha. Tuttavia, il caso della Cina è diverso, perché le probabilità che un altro Paese abbia il coraggio di attaccare i cinesi sono prossimi allo zero. Tale sviluppo è davvero una pessima notizia per l’F-35.
Russia e Stati Uniti hanno tradizionalmente adottato differenti strategie militari. Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti consideravano gli aerei imbarcati per proiettare potenza sul Pacifico occidentale, e la strategia continua ancora oggi. I russi hanno deciso che tali aeroporti galleggianti siano facili bersagli per la loro aviazione a lungo raggio dotata di missili da crociera antinave. In caso di guerra, ondate di bombardieri a lungo raggio, come il Tu-95M Bear, sarebbero decollate da basi sicure nella Russia continentale, avrebbero sparato i loro potenti missili da crociera da distanza di sicurezza e fatto esplodere le portaerei sui mari. I piloti russi sarebbero poi rientrati a guardare i danni sulla CNN! La logica russa era elegantemente semplice. Allora una portaerei a propulsione nucleare costava 1 miliardo di dollari, mentre un missile da crociera antinave 1 milione o meno. Con i soldi che avrebbero speso per un’unica portaerei, i russi capivano di poter costruire un migliaio di missili da crociera. Anche solo una frazione di questi missili sarebbe passata affondando le portaerei statunitensi. I russi erano così sicuri della precisione dei loro missili da crociera che il Backfire trasportava un solo missile a testata nucleare Raduga Kh-22 (nome in codice NATO AS-4 Kitchen). Secondo gli esperti Bill Sweetman e Bill Gunston questi missili potrebbero essere “programmati per entrare per le finestre del Pentagono“. Anche la Cina segue la stessa strada. Ha adottato la strategia russa della guerra fredda per attaccare le portaerei con ondate di bombardieri armati con missili da crociera (imitazioni dei missili russi). Infatti, la completa distruzione di una portaerei non è necessaria; anche un lieve danno può mettere tali grandi navi fuori uso per mesi. E dato che le guerre non durano così a lungo oggi, paralizzandone il braccio armato si costringerà alla capitolazione rapida gli USA, in un conflitto convenzionale. Per contrastare la minaccia missilistica alle loro portaerei, gli statunitensi si affidano al F-35 come killer dei missili da crociera. Più di un miliardo di dollari è già stato speso per tale travagliato progetto. Anche se l’F-35 superasse miracolosamente i suoi difetti, l’S-400 capovolge tale strategia. Lockheed-Martin sostiene che l’F-35 ha una tale elettronica avanzata che può disturbare qualsiasi cosa direttagli contro. Ma l’S-400 non sarà facile da ingannare. “Ha molte caratteristiche specificamente progettate per sconfiggere contromisure e stealth, come un più grande e potente radar assai più resistente alle contromisure. Inoltre in realtà vi sono tre missili dalle varie gittate che garantiscono una difesa a strati sovrapposti“, ha detto a The Diplomat Ivan Oelrich, un analista della difesa indipendente. C’è un altro modo con cui l’S-400 degrada l’efficienza del F-35. Gli aerei di quarta generazione, come Su-30 e MiG-29, hanno cellule in alluminio, ma gli aerei stealth hanno la carlinga di materiale composito con rivestimento speciale radar-assorbente, che richiede diverse ore per essere applicato. Per ogni ora di volo, l’F-35 richiede 9-12 ore-uomo di manutenzione. Ma questo nei voli normali. L’usura aumenta di molto durante le manovre evasive, inevitabili se si cerca di sganciarsi dall’inseguimento del radar dell’S-400 (se l’F-35 ha abbastanza tempo per reagire al missile, intanto). Non solo la pelle furtiva richiede nuove tecniche di riparazione, ma ingenti danni richiederanno riparazioni presso le strutture della Lockheed. Perciò l’Eglin Air Force Base in Florida ha 17 meccanici per ogni F-35 .

187502736L’US Navy s’innervosisce
I sostenitori dell’F-35 dicono che il velivolo può emettere frequenze (jamming) confondendo e disattivando l’S-400. Ma l’acquisizione dall’US Navy di 22 velivoli da guerra elettronica Growler suggerisce che lo jamming del F-35 non sia poi così realmente potente. Secondo Air Force Technology, i dati della Marina e dell’industria degli Stati Uniti dicono che la furtività e le capacità da guerra elettronica dell’F-35 non sono sufficienti. “Gli ufficiali del Pentagono sono in una posizione scomoda. Se il Pentagono investe in altri aerei da guerra elettronica come il Growler, indicherebbe sfiducia nella capacità dell’F-35 di penetrare lo spazio aereo nemico. Allo stesso modo, se non investe in ulteriore capacità di guerra elettronica, la vita dei piloti degli F-35 potrebbe essere a rischio con la proliferazione di altre armi avanzate AD/A2 in Paesi come la Cina“. Le armi che inquietano il Pentagono sono chiaramente gli S-300 e S-400. Secondo Air Power Australia, “La famiglia dei sistemi missilistici superficie-aria S-300P/S-400 è senza dubbio il sistema SAM più efficiente in uso nella regione Asia Pacifico. Mentre la serie S-300P/S-400 viene spesso etichettata ‘Patriot della Russia’, il sistema per molti aspetti chiave è più potente della serie Patriot, e le varianti successive offrono prestazioni di mobilità e, quindi capacità di sopravvivenza, assai miglioro di quelle del Patriot“.

Fiducia crescente
L’accordo sul missile indica crescente fiducia tra le leadership politiche di Mosca e Pechino. L’accordo sull’S-400 segue quello sul caccia-bombardiere Su-35 venduto alla Cina l’anno scorso. I negoziati impantanatasi per anni, perché la parte russa voleva proteggere la proprietà intellettuale, furono conclusi dopo che l’occidente ha imposto le sanzioni. La preoccupazione russa era che i cinesi avrebbero comprato un paio di “esemplari” per smontarli e quindi annullare l’operazione dopo aver deciso che potevano produrne loro versioni. Queste copie poi sarebbe state spacciate a prezzi bassi all’estero. In realtà, i cinesi hanno tradizionalmente compiuto retro-ingegneria sulle armi russe. Il loro jet da combattimento J-15, per esempio, è una copia del russo Sukhoi Su-33. Tuttavia, la complessità dell’S-300 e dei motori aeronautici russi s’è dimostrata il maggiore ostacolo alle imitazioni dell’industria di Pechino. Ciò ha rassicurato Mosca sulla vendita di armi avanzate. Inoltre, nel 2008 e 2012 la Russia ha firmato con la Cina accordi per una forte protezione della proprietà intellettuale. Per ora Pechino riceverà soltanto quattro sistemi, ma anche questo piccolo numero sarà sufficiente per avere un super-Iron Dome nei futuri teatri operativi. Se sei un pilota di F-35, ecco un consiglio: starne alla larga.

S-400-Anti-Aircraft-Missile-Launchers-Photo-by-Vitaly-V_-Kuzmin-425x274Il parere dell’autore non necessariamente riflette la posizione di RIR.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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