La parola del leader sulle isole

Una spedizione della Società Geografica Russa esplora le profondità della penetrazione del Giappone nelle isole Curili
Grigorij Jakovlev, VPK, 27.05.2016 – South Frontmap_kuril_iclandsUno dei temi nei colloqui con Vladimir Putin e il Primo ministro giapponese Shinzo Abe era il trattato di pace tra Russia e Giappone. Non è il primo né sicuramente l’ultimo vertice dedicato al problema delle differenze territoriali. Il nucleo della controversia si restringe al fatto che governo e politici giapponesi impongono affermazioni prive di fondamento suoi “Territori del Nord” nostro Paese, ciò che alcuni intendono le quattro isole Curili del sud, d altri – tutto l’arcipelago, e altri ancora anche Sakhalin del Sud. Ci sono motivi legali per questo, il fallimento dell’Unione Sovietica a firmare il Trattato di San Francisco del 1953, dove Tokyo declinava le rivendicazioni territoriali, la possibile offerta di Krusciov di consegnare due delle quattro isole. In quel momento, alcuna delle due parti suppose che l’altro rinunciava alla propria posizione; Pertanto non vi era alcuna soluzione al problema.

Il prezzo delle isole Curili
Secondo la leadership militare russa, il controllo del nostro Paese delle Curili, in particolare delle quattro isole del sud, è essenziale. La posizione degli stretti è la via di uscita più breve dal Mare di Okhotsk all’Oceano Pacifico. Nessuno può rispondere dove va la quantità enorme di materiale militare portato verso l’isola dai giapponesi e il motivo per la costruzione di una strada che conduce sulla cima di un vulcano attivo L’argomento economico è anche di notevole importanza. Il prezzo complessivo dei minerali negli standard dei prezzi internazionali è di almeno 44,05 miliardi di dollari, tra cui oro, argento, zinco, rame, piombo, ferro, titanio, vanadio, agata e zolfo. Qui, circa 1,2 milioni di tonnellate di pesce viene pescato ogni anno, mentre i Paesi baltici ne pescano 340 mila tonnellate. Per la Russia, cedere le quattro isole al Giappone diminuirà il volume di pescato dell’Estremo Oriente di oltre un terzo. In termini monetari, non meno di 2 miliardi di dollari. Riguardo la cessione alle pretese giapponesi della leadership russa, le condizioni prevalenti al Cremlino e l’equilibrio di potere interno rendono ancora più improbabile seguire gli anni passati. Come gli eventi degli ultimi dieci anni hanno dimostrato, la disputa territoriale è entrata in un vicolo cieco, e non si vede un’uscita. Fin dall’inizio, la questione del ritorno delle isole Curili e di Sakhalin meridionale è diventata politica di Stato standard per qualsiasi governo del Giappone. Sarebbe ingenuo cercare un ingiustificato azzardo col Paese del Sol Levante, decidendo di provocare un confronto con la società e rinunciare ad almeno una posizione sulle rivendicazioni territoriali. Tradizionalmente, il sistema d’istruzione e formazione dei politici e diplomatici giapponesi ha orientamento anti-russo e la convinzione che eventuali reclami verso il vicino del nord produca una soluzione positiva, prima o poi.

In cambio della pioggia d’oro
E’ un errore per certe figure politiche russe credere che, per migliorare il rapporto e accordarsi col Giappone, che porterebbe finanze al business nell’Estremo Oriente russo, sia necessario fare concessioni territoriali. Secondo quanto riferito, tal mossa darebbe anche accesso a tecnologie elettroniche, di produzione e in altre aree. I sostenitori di questo approccio ritengono che i negoziati con il Giappone non dovrebbero essere condotte da una posizione di forza e persistenza nel sostenere l’integrità territoriale della Russia, ma essere pronti a cedere e, di conseguenza avanzare nuove proposte di natura politica ed economica che ammorbidiscano l’asserzione giapponese accelerando la stipula del trattato di pace. Si è dimenticato che le azioni di Tokyo, in realtà, non sono tanto determinate dalle decisioni di ministri e diplomatici, ma dai desideri dei potenti leader del mondo degli affari. Un punto caratteristico nella comunità mondiale l’ultima volta ha rivelato che tale comunità non mostr interesse significativo nei colloqui tra Russia e Giappone sulla questione territoriale. Ad esempio, il rappresentante del vertice dei “Venti”, tenutosi a Toronto nel luglio 2010, concluse che Tokyo ha una posizione piuttosto traballante su come averre almeno due isole meridionali, in quanto vi sono molte prove che suggeriscono che alcuna distinzione fu fatta tra Nord e Sud Isole Chishima (Curili). Se ci rivolgiamo alla Corte internazionale delle Nazioni Unite o un corpo giuridico simile, allora saranno probabilmente assegnati i diritti su Shikotan e Habomai, che la Russia era disposta a cedere in determinate circostanze. Inoltre, i potenziali benefici economici che la Russia riceverà dalla soluzione della controversia sono minimi. Ci sono molte altre ragioni, pensa l’occidente, perché Mosca non voglia soddisfare la richiesta di Tokyo e rinunciare a tutte le isole. Pertanto, il principale ostacolo alla risoluzione della controversia è la riluttanza del Giappone a un compromesso sulla questione di quanto territorio la Russia debbe cedere. Ma l’attuale governo giapponese è debole e si trova a dover affrontare questioni più urgenti, come le relazioni con Stati Uniti e Cina. Pertanto, un cambiamento di rotta è improbabile. Nel valutare l’impatto della disputa territoriale sulle relazioni russo-giapponesi, i rappresentanti occidentali hanno sottolineato che è minimo. Fu così durante la guerra fredda. Il commercio bilaterale continuò senza tener conto della questione territoriale. Ma i giapponesi non perdono la speranza che prima o poi la Russia, con capi come Krusciov, Eltsin o Gorbaciov che arrivino al potere, e contrariamente all’opinione pubblica e la volontà del popolo, facciano un “gesto di buona volontà” e cedendo su tutte le richieste sulle isole o almeno su una parte.

Tempo di nuove scoperte
In risposta alle pressioni dal Giappone, la leadership politica e militare della Russia prende misure concrete volte a sfidare, quando il ministro degli Esteri russo si accorge che la Federazione russa è pronta a condurre colloqui sostanziali sulla cooperazione in campo economico e nell’uso reciproco di alcune isole nello sviluppo territoriale. Il 18 febbraio, in occasione della riunione del Media Club della Società Geografica Russa, il Presidente Sergej Shojgu parlava dei progetti più evidenti per il 2016. E’ prevista una spedizione per l’isola di Matua, al centro delle Curili. I giapponesi trasformarono questo pezzo di terra in una vera e propria fortezza prima della Seconda guerra mondiale. “Ci sono molti misteri. Fino ad oggi nessuno può dire che fine abbia fatto l’enorme quantità di materiale militare che fu portata sull’isola. Inoltre, non vi è risposta alla domanda del perché una strada che porta sulla cima di un vulcano attivo venne costruita“, ha ricordato il ministro. Sergej Shojgu ha detto che c’erano molte strutture fortificate sull’isola, come gallerie, miniere e casematte. Al fine di esplorarne alcune, subacquei saranno inclusi nella spedizione, dato che le entrate a questi labirinti sotterranei si trovano sotto l’acqua. Vi sono due piste riscaldate da sorgenti calde che suscitano curiosità. Si presume che siano ancora operabili. “Almeno pensiamo così, finché non ci arriviamo“. E’ ben noto che il Ministero della Difesa russo ha costituito un gruppo di consiglieri che esplorerà la possibilità di creare una base navale su una delle isole Curili con tutte le conseguenze: la costruzione di attracchi per le navi da guerra della Flotta del Pacifico, la costruzione di un moderno aeroporto con una pista per velivoli tattici e bombardieri, un potente sistema di difesa aerea e un nodo per le comunicazione. Chiaramente, la Russia non ha intenzione di rinunciare alle isole. E non dimentichiamo: tra le rivendicazioni territoriali giapponesi, le Curili non sono al primo posto. Il Giappone non nasconde il fatto che l’attuale crescita delle spese militari è direttamente correlata a una Cina sempre più forte e alle pretese sull’arcipelago petrolifero delle Senkaku, un territorio che contende con Pechino. Questo tentativo della Cina “di cambiare con la forza lo status quo nei mari della Cina orientale e meridionale, e anche in altre regioni” è valutato dalla strategia difensiva del Giappone quale grave minaccia, insieme al programma nucleare e missilistico della Corea democratica.1124614Generale Grigorij Jakovlev, Professore dell’Accademia di Scienza Militare

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I dettagli segreti della nuova dottrina della difesa della Russia

Valentin Vasilescu, Reseau International 26 maggio 2016wp_20110In Europa e Asia l’esercito statunitense ha schierato un piccolo contingente di soldati che non può scatenare da solo o congiuntamente con eserciti alleati, l’invasione della Russia. Solo a causa dell’isolamento geografico, gli Stati Uniti prevalgono da settantanni grazie alla loro Marina, tre volte superiore a quella della Russia, in grado d’intervenire in qualsiasi parte del mondo. Il Pentagono dispone anche di una gigantesca forza di centinaia di navi specializzate nelle operazioni di schieramento di divisioni dei marines, blindati e forze speciali, per poter partecipare a una possibile invasione della Russia. Pertanto, i gruppi d’assalto navale statunitensi organizzati intorno a portaerei, navi d’assalto anfibio e convogli di truppe ed equipaggiamenti militari, sono considerati il più serio rischio per la sicurezza della Russia [1]. I gruppi navali e di navi da sbarco e i convogli delle truppe statunitensi sono protetti da diversi tipi di scudi antibalistici, come il sistema navale AEGIS dotato di missili SM-3 Block 1B che neutralizzano i missili balistici che volano a quote comprese tra 100 e 150 km. Questo sistema è montato su cacciatorpediniere e incrociatori AEGIS statunitensi, e si aggiunge agli scudi antimissile in Polonia e Romania. Esiste inoltre il sistema mobile THAAD delle forze di terra degli USA, a difesa delle navi da sbarco. Questi sistemi sono progettati per colpire missili balistici nella fase d’ingresso nell’atmosfera a quote comprese tra 80 e 120 km. A ciò si aggiungono le batterie di missili antiaerei a lungo raggio Patriot dalle capacità antimissile balistico contro missili nella fase terminale del volo a una quota di 35000 m [2].
La classificazione degli aeromobili in volo atmosferico si basa sulla velocità. Ci sono aerei che volano a velocità subsonica (fino a 1220km/h o Mach 1), gli aerei supersonici con velocità tra Mach 1 e Mach 5 (fino a 6000 km/h) e velivoli ipersonici che volano a velocità fra Mach 5 e Mach 10 (cioè fino a 12000 km/h). I russi hanno scoperto che i missili anti-balistici degli Stati Uniti non possono intercettare i missili ipersonici nella mesosfera (tra i 35000 e 80000 m). La nuova dottrina della Difesa della Russia ha stabilito che l’antidoto ai gruppi d’assalto e ai convogli navali statunitensi sono i velivoli ipersonici che volano a quote tra 35000 a 80000 m. Il Ministero della Difesa russo ha stanziato 2-5 miliardi di dollari per l’Advanced Research Foundation (ARF), l’equivalente russo del DARPA del Pentagono, per la progettazione di una serie di derivati ipersonici del velivolo spaziale Ju-71 (Proekt 4202). Dal 2011 al 2013 lo Ju-71 è stato testato in galleria del vento, e dal 2013 all’aprile 2016 ha condotto delle prove nell’atmosfera lanciato dai missili strategici leggeri UR-100 e R-29RMU2. Lo Ju-71 è simile all’HTV-2 abbandonato dagli statunitensi nel 2014.
Il velivolo spaziale Ju-71 ha dimostrato di poter volare alla velocità di 6000-11200 chilometri all’ora su una distanza di 5500 km e a una quota di crociera di 80000 m. Viene chiamato aliante spazio perché a differenza dei missili balistici ha una finezza aerodinamica di circa 5:1 (rapporto portanza/resistenza) che permette di volare su impulso continuo del motore a razzo, eseguendo delle cabrate lungo la rotta. Oltre al motore a razzo che permette ripetute accensioni e sospensioni, l’aliante spaziale Ju-71 è armato con testate indipendenti e sistemi di guida simili a quelli dei missili aria-terra Kh-29L/T e Kh-25T. La dottrina militare russa prevede che l’attacco alla flotta d’invasione statunitense sia eseguito in tre ondate e tre linee, impedendo ai gruppi d’assalto navali statunitensi di posizionarsi presso le coste russe del Mar Baltico. La prima ondata d’attacco di armi ipersoniche basate sull’aliante spaziale Ju-71 e lanciate da sottomarini a propulsione nucleare russi dall’Atlantico colpirebbe portaerei, portaelicotteri, sottomarini d’attacco, navi da carico o di scorta dei gruppi d’assalto navali statunitensi, non appena salpano dall’Atlantico verso l’Europa. La seconda ondata di armi ipersoniche sarebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti a 1000 km dalle coste orientali dell’Oceano Atlantico. L’attacco verrebbe lanciato dai sottomarini russi dispiegati nel Mare di Barents o dalla base missilistica strategica di Plesetsk, in prossimità del Circolo Polare Artico e sul Mar Bianco. La terza ondata di armi ipersoniche verrebbe lanciata sui gruppi navali degli Stati Uniti quando raggiungono lo stretto dal Mare del Nord al Mar Baltico dello Skagerrak. L’attacco verrebbe eseguito con i missili ipersonici 3M22 Tzirkon, spinti da motori Scramjet e lanciati da aerei russi. Il Tzirkon ha una velocità di Mach 6,2 (6500 km/h) ad una quota di crociera di 30000 metri e un’energia cinetica all’impatto col bersaglio 50 volte superiore a quella dei missili antinave esistenti.
La Russia sviluppa anche una variante dell’arma ipersonica derivata dallo Ju-71 che può essere lanciata dal velivolo da trasporto pesante russo Il-76MD-90A (Il-476). L’aereo ha un’autonomia di di volo di 6300 km e può essere rifornito in volo. Mentre per i gruppi navali statunitensi ci vogliono cinque o sei giorni per raggiungere il Mar Baltico, l’Il-76MD-90A può raggiungere in poche ore i tre allineamenti calcolati per lanciare le armi ipersoniche. Anche se è un segreto ben mantenuto, sembra che l’arma ipersonica venga sganciata dal portellone dell’Il-76MD-90A a 10000 m di quota, dotato di un paracadute che la stabilizza in posizione verticale fino all’avvio del motore a razzo. Dato che il 50% del carburante del missile viene utilizzato per decollare e raggiungere gli strati estremamente densi dell’atmosfera a 10000 m, il peso del lanciatore e dell’aliante spaziale è la metà di quello di un missile balistico leggero R-29RMU2, che pesa 40 t. Sospesi nel 1992, i voli dei bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95 e dei velivoli Il-76 (trasformati nelle aerocisterne per il rifornimento in volo Il-78), sono ripresi nel 2012 lungo le coste atlantiche e pacifiche. Uno degli obiettivi è addestrare le squadre per le future missioni d’attacco con armi ipersoniche.IH-ref-miss[1] La futura blitzkrieg della NATO contro la Russia: la Battaglia per la supremazia aerea.
[2] Il missile russo Iskander, incubo dello scudo antimissile degli USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’istruttiva umiliazione degli USA nel Mar Cinese Meridionale

David P. Goldman, Asia Times 20 maggio 2016Ammettiamo piuttosto, come la gente d’affari dovrebbe, che abbiamo avuto una lezione e ci farà bene“, scrisse Rudyard Kipling nel 1902 dopo che i boeri umiliarono l’esercito inglese nella prima fase della Guerra Boera. Gli USA dovrebbero esprimere la stessa gratitudine verso la Cina che li ha umiliati nel Mar Cinese Meridionale. Esponendo la debolezza statunitense senza sparare un colpo, Pechino ha dato una lezione a Washington che la prossima amministrazione dovrebbe ricordare. L’anno scorso chiesi a un pianificatore del Pentagono ciò che gli USA avrebbero fatto con i missili antinave della Cina, che dovrebbero poter affondare una portaerei a un paio di centinaia di miglia dalle coste. Se la Cina negasse l’accesso alla marina statunitense sul Mar Cinese Meridionale, il funzionario rispose che possiamo fare lo stesso: convincere il Giappone a produrre missili antinave e a piazzarli nelle Filippine. Washington non si chiede se le Filippine vorrebbero affrontare la Cina. Il presidente Rodrigo Duterte spiegò l’anno scorso (come David Feith riporta sul Wall Street Journal), “Gli USA non morirebbero mai per noi. Se ad essi importava, avrebbero inviato le loro portaerei e fregate lanciamissili nel momento in cui la Cina iniziò la bonifica dei territori contesi, ma nulla di simile è accaduto… gli USA hanno paura di entrare in guerra. Ci conviene essere amici della Cina“. Non sono solo le Filippine a vedere l’ovvio. La Cina rivendica il sostegno di 40 Paesi alla sua posizione secondo cui le rivendicazioni territoriali sul Mar Cinese Meridionale dovrebbero essere risolte con negoziati diretti tra i singoli Paesi, piuttosto che davanti a un tribunale delle Nazioni Unite costituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come vuole Washington. Una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di Cina, Russia e India, dopo l’incontro a Mosca il mese scorso, sostiene la posizione della Cina. La 7° Flotta è il peso che grava sul Mar Cinese Meridionale dalla Seconda guerra mondiale, grazie a un sistema d’arma che ha novant’anni ormai, la portaerei. Questo prima che la Cina schierasse il suo missile “antiportaerei” DF-21. L’ultima versione del missile, denominato DF-26, avrebbe una gittata di 4000 km. Le nuove tecnologie, tra cui laser e cannoni elettromagnetici, potrebbero sconfiggere i nuovi missili cinesi, ma una grande quantità di investimenti sarà necessaria per renderli operativi, secondo un rapporto di gennaio del Centro studi strategici ed internazionali.
T39 La nuova generazione di sottomarini diesel-elettrici varati dalla Germania nei primi anni ’80, inoltre, è abbastanza silenziosa da eludere i sonar. Sottomarini diesel-elettrici “affondarono” le portaerei statunitensi nelle esercitazioni della NATO. Anche senza missili antinave, per poter saturare le difese delle navi degli Stati Uniti, i sottomarini furtivi della Cina possono affondare le portaerei statunitensi e qualsiasi altra cosa che galleggia. Forse maggiore preoccupazione è data dalla prossima generazione di sistemi missilistici di difesa aerea antimissile ed antiaerei russi S-500 che renderebbero il caccia stealth statunitense F-35 obsoleto prima che diventi operativi. Scrivendo per The National Interest, Dave Majumdar avverte che i nuovi sistemi russi sono “così potenti che molti ufficiali degli Stati Uniti temono che gli aerei da guerra, anche invisibili come F-22, F-35 e B-2, abbiano problemi nell’affrontarli“. I funzionari del Pentagono ritengono che l’attuale generazione di missili antiaerei russi, incarnata dall’S-400, sia capace di superare le capacità d’inganno degli F-16. Una volta che la Russia ha schierato un paio di sistemi autocarrati S-400 in Siria, domina i cieli del Levante. Il Pentagono non vuole sapere quanto sia efficace. Il commentatore russo Andrej Akulov dettaglia la presunta superiorità dell’S-500, che sarà schierato il prossimo anno: “L’S-500 dovrebbe essere molto più potente dell’attuale S-400 Triumf. Per esempio, il tempo di reazione è di soli 3-4 secondi (in confronto, il tempo di reazione dell’S-400 è nove o dieci secondi). L’S-500 può rilevare ed attaccare contemporaneamente (anche se volano a una velocità di 8 km al secondo) dieci testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Il Prometej può ingaggiare bersagli a quote di circa 200 km, tra cui i missili balistici in arrivo dallo spazio distanti 700 km”. Akulov conclude: “Non capita spesso che un’arma della difesa aerea relativamente poco costosa possa rendere obsoleto un miliardario programma per caccia. Questo è esattamente ciò che il sistema missilistico S-500 farà del nuovo nuovo caccia stealth statunitense F-35“. Cina e Russia hanno ridotto il divario tecnologico militare con gli Stati Uniti, e in alcuni casi li hanno probabilmente scavalcati. In passato, gli Stati Uniti risposero a tali circostanze (per esempio, il lancio dello Sputnik nel 1957) versando risorse sulla ricerca per la difesa presso laboratori nazionali, università e industrie private. Invece, Washington oggi spende la maggior parte del bilancio della difesa, in diminuzione, su sistemi che potrebbero non funzionare affatto. A un costo stimato di 1,5 trilioni di dollari, l’F-35 è il sistema d’arma più costoso nella storia degli USA. Anche prima che una miriade di problemi tecnici ne ritardassero il dispiegamento, i pianificatori del Pentagono avvertirono che l’aereo malconcepito avrebbe degradato le difese degli USA consumando la maggior parte del budget su ricerca e sviluppo del Pentagono. Un rapporto ancora classificato firmato da alcuni generali venne consegnato al presidente George W. Bush, a metà del secondo mandato, avvertendolo su tale funesto risultato. Bush l’ignorò. L’ex-ufficiale dell’aeronautica Jed Babbin dettagliò i difetti del velivolo sul Washington Times l’anno scorso, concludendo, “Il programma F-35 è un esempio di come le armi non vanno acquistate. Va fermato subito“.
Questi sono i fatti sul terreno (così come nell’aria e sul mare). Non sorprende che gli alleati degli USA in Asia vogliano un accordo con la Cina. Nulla di meno dello sforzo reaganiano per ripristinare il vantaggio tecnologico degli USA cambierà ciò.south-china-sea-u.s.-navyLe opinioni espresse in questa pagina sono dell’autore proprio e non riflettono necessariamente le opinioni di Asia Times.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Algeria si avvicina al Blocco anti-NATO

Brandon Turbeville, Activist Post, 19/05/20164613969030_044c428277_bMentre la crisi siriana si trascina e le speranze di una risoluzione pacifica o, per lo meno, del ritorno alla relativa normalità in Libia sembrano molto distanti, l’Algeria dovrebbe, ormai, iniziare a sospettare che possa presto trovarsi nel mirino anglo-statunitense. Vi sono sempre più prove che l’Algeria fa proprio questo. Dopo essere sopravvissuta al tentativo di destabilizzazione d’ispirazione occidentale e alla “primavera araba”, rivoluzione colorata orchestrata dall’occidente, l’Algeria ha fatto tutto il possibile per aumentare la sicurezza ai confini. Perciò ha una maggiore cooperazione con la vicina Tunisia, bersaglio dei terroristi sostenuti dalle nazioni occidentali e del GCC. Dopo aver agito rapidamente e con pugno di ferro, ogni tentativo d’interferire nel governo algerino è stato annullato durante le rivoluzioni colorate e la destabilizzazione ideate dagli USA. Tuttavia, anche se le proteste della “primavera araba” furono brevi e inefficaci, l’Algeria non si è semplicemente riposata sugli allori successivamente. In realtà, l’Algeria si è mossa per aumentare la sicurezza e migliorare le capacità militari collaborando con i vicini per garantirsi che non siano preda di destabilizzazione o rivoluzioni colorate in futuro. L’Algeria ha anche approfondito i legami con la Russia e i Paesi che fanno parte del Blocco anti-NATO, non ufficiale ma sempre più evidente. In altre parole, l’Algeria si avvicina al blocco multipolare delle nazioni che cercano di agire come forza contraria alle potenze della NATO.
Due esempi notevoli di maggiore cooperazione tra Algeria e l’alleanza anti-NATO sono la recente consegna di 40 elicotteri d’attacco dalla Russia e la recente visita diplomatica in Siria del governo algerino. L’elicottero, noto come “Night Hunter” viene indicato come uno dei migliori al mondo, in grado di svolgere missioni di giorno, notte e in condizioni climatiche avverse. L’elicottero è dotato della capacità di modificarne la guida permettendo al velivolo di essere pilotato dal pilota e dall’operatore. La consegna degli elicotteri russi all’Algeria non è una novità. Nel 2005-2006 la Russia le fornì 28 Su-30MKA, 16 addestratori Jak-130 e 185 carri armati T-90S. Nel 2015, un contratto venne firmato per la fornitura di 14 caccia Su-30MKA nel 2016-2017. Il trasferimento degli elicotteri Mi-28 è il risultato di un accordo bilaterale tra Russia e Algeria. “L’esercito algerino è soddisfatto dalla qualità delle armi russe, dimostratesi ottime nelle condizioni particolari di qui, nel deserto con temperature estremamente elevate e tempeste di sabbia. Quindi ci sono buone prospettive per proseguire una stretta cooperazione nel settore tecnico-militare su una vasta serie di forniture“, aveva detto Aleksandr Zolotov, ambasciatore russo in Algeria, a RIA Novosti. Eppure, se le consegne non sono una notizia di per sé, il contesto in cui si verificano vanno discusse.
L’Algeria, naturalmente, è sempre interessata dalle crescenti attività dello SIIL nella regione, in particolare Libia e Tunisia e si concentra sulla polizia ai confini con i due Paesi e con Niger e Mali per tale motivo. Il governo algerino, che ha reagito rapidamente alle minacce terroristiche in passato, è forse preoccupato che gli attacchi dello SIIL possano eventualmente cominciare ad avvenire entro i propri confini, in particolare a seguito di futuri interventi occidentali sul governo. A febbraio, Algeria e Russia avviarono il piano per approfondire la cooperazione economica e militare bilaterale. Sulla Siria, il 25 aprile 2016 segnava la prima visita ufficiale in Siria dal 2011 di un funzionario algerino, segnalando la crescente tendenza ad aumentare legami e cooperazione con la nazione assediata, nonostante pianti e urla di Stati Uniti, Unione europea e NATO. In precedenza, sempre a marzo, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam visitò la capitale algerina con l’obiettivo dichiarato di approfondire e rafforzare i legami economici tra i due Paesi. Come scrive Ulson Gunnar nel suo articolo, “La guerra fasulla di Washington contro lo SIIL passa in Libia“, “La Siria non solo non è più sicura per lo SIIL, ne è diventata la tomba in cui viene sepolto vivo. Questo grazie non alla campagna antiterrorismo di Washington e alleati, ma per le operazioni veloci e riuscite di Mosca, Teheran ed alleati. In effetti, con le linee di rifornimento del SIIL dalla Turchia tagliate e le sue forze ricacciate dal territorio siriano, la liquidazione della sua presenza in Siria è ben avviata. Allo stesso modo in Iraq, le finte operazioni degli Stati Uniti per fermare lo SIIL sono sostituite dalla crescente cooperazione tra Baghdad, Teheran e Damasco. Ciò che era iniziato come tentativo di dividere e distruggere l’arco d’influenza dell’Iran nella regione, l’ha galvanizzato invece. Scacciare le forze mercenarie dello SIIL dalla regione è fondamentale per garantirsi che “vivano per combattere un altro giorno”, ed inviandole in Libia Washington ed alleati sperano siano lontane dalla sempre più potente coalizione che sul serio le combatte nel Levante. Inoltre, inviandole in Libia permette ad altri “progetti” nati dalla “primavera araba” d’essere rivisitati, come ad esempio destabilizzare e distruggere Algeria, Tunisia e forse ancora l’Egitto. E la presenza dello SIIL in Libia potrebbe essere usata come pretesto per un intervento militare ampio ed aperto in Africa delle forze statunitensi ed alleate europee e del Golfo Persico. Come gli Stati Uniti hanno fatto in Siria, effettuando operazioni per un anno e mezzo senza assolutamente alcun risultato se non mantenere in piedi le proprie forze di ascari continuando a minare e minacciare le nazioni prese di mira, potranno altresì farlo con lo SIIL in Libia e relativa inevitabile e prevedibile ulteriore espansione”. Infatti Gunnar riassume ciò che l’Algeria sa e teme riguardo SIIL e piano NATO/anglo-USA per l’egemonia mondiale. Perciò l’Algeria si prepara al possibile interesse occidentale a uno specifico intervento, passando dalla Siria alla Libia e oltre. Anche se non è una notizia sconvolgente, la crescente predilezione dell’Algeria per il Blocco Russo è un ulteriore segno della perdita d’influenza di Washington nel mondo e della crescente bancarotta di Stati Uniti e NATO.1685300_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “Lago della Russia”: La flotta del Mar Nero contro la nuova coalizione ucraino-turca

Svjatoslav Knjazev, PolitRussia 19 maggio 2016 – Fort Russ

ukraina-s-turtsiey-611-4567577Il 17 maggio 2016 le agenzie stampa hanno riportato la notizia molto interessante che Kiev e Ankara sono diventati ufficialmente dei partner militari. Il piano di attuazione della cooperazione militare è stato firmato delle Forze Armate di Turchia e Ucraina, definendo direzione e portata della cooperazione fino al 2020. Il documento si occupa di problemi generali e questioni piuttosto specifiche in materia di pianificazione, consulenza e assistenza nella difesa e cooperazione tra le forze armate in settori generali e particolari. Kiev ha sottolineato che la cooperazione con i militari turchi è un passo verso l'”integrazione nella NATO”. Gli esperti dicono che non è tanto l’Ucraina a prepararsi ad aderire all’alleanza, ma della “supervisione” della NATO sulle forze armate dell’Ucraina attraverso i militari turchi. Nei prossimi mesi, oltre alle tradizionali esercitazioni “Sea Breeze” nel formato “Ucraina-NATO” (che si terranno nelle regioni di Odessa e Nikolaev), le manovre navali ucraino-turche saranno organizzate nel Mar Nero, dopo di che si prevede passino ai pattugliamenti congiunti lungo le coste. Per quanto si sa, potrebbe essere la prova generale delle attività di una futura flotta della NATO del Mar Nero, la cui creazione sarà discussa l’8-9 luglio al vertice dell’Alleanza a Varsavia. Gli Stati membri della NATO sul Mar Nero e i partner ucraini e georgiani sostengono l’idea. Dopo l’approvazione formale di tale progetto, navi e aerei delle marine statunitense, tedesca, italiana e turca vi si uniranno assieme alla partecipazione di Ucraina e Georgia. Tutto questo, per usare un eufemismo, disturba i confini della Russia. Se un esame viene condotto su chi ha già aderito all'”Alleanza Marittima”, dal carattere chiaramente anti-russo. dal punto di vista degli armamenti l’unica minaccia per la Russia sono le forze turche.

Ucraina: una fregata e molta spazzatura
Le forze navali ucraine sono costituite formalmente da 17 navi da combattimento ma, a giudicare dalla stampa, solo la fregata Hetman Sadajdachnij e alcune imbarcazioni sono operative. L’aviazione navale dell’Ucraina è essenzialmente un trucco, formata da alcuni aerei ed elicotteri obsoleti basati nel villaggio di Chornobaevka, presso Kherson. La guardia costiera ucraina esiste sulla carta. L’unica vera forza della marina ucraina sono i marines e le forze speciali. C’è una brigata di marines a Nikolaev che in realtà opera a Marjupol, e c’è il 73.mo centro per le operazioni speciali della marina ucraina (ad Ochakov) e l’801.mo distaccamento per la lotta ai sabotatori subacquei (a Nikolaev). L’Ucraina ha una base navale a Odessa e due punti di ancoraggio a Nikolaev e Ochakov. Ma anche se esistente, la modesta flotta non può davvero fare molto. Tutti i punti nelle acque di Odessa sono occupati da progetti commerciali, mentre Nikolaev e Ochakov sono sulla foce del Dnepr, dove è lungo e difficile per le navi attraccare e dove, del resto se lo si desidera, potrebbero essere facilmente bloccate. In teoria, vi è una base per le costruzioni navali militari a Nikolaev, dove c’era il più grande complesso cantieristico nell’ex-Unione Sovietica che, di fatto, era l’unico in grado di produrre portaerei. Vi sono due imprese di costruzioni navali a Kherson e Kiev, ma per 25 anni sono state saccheggiate e nessun nuovo quadro vi è stato preparato, mentre i vecchi sono emigrati. La leadership della Marina ucraina, però, vuole rilanciare le costruzioni navali ucraine e attivare 66 navi prima del 2020, ma è una fantasia che non ha nulla a che fare con la realtà. Per realizzare tali ambizioni, è necessario più denaro di quanto ne esista nel bilancio dello Stato ucraino.

Turchia: una potente ma dispersa marina
Tutto si complica nel caso della Turchia. La Turchia vanta 16 fregate, 8 corvette e 14 sottomarini più un Corpo dei marines ed incursori. Tale forza è una delizia per i nemici della Russia, ma qui vanno notati alcuni punti importanti. In primo luogo, confrontare la flotta della Turchia con la Flotta del Mar Nero della Federazione Russa è sbagliato. La marina turca è divisa in zone navali a nord e a sud: Mar Nero e Mediterraneo. Gran parte delle basi della marina turca si trova lontano dal Mar Nero e sono molto trascurate da Ankara. Le cattive relazioni tra Turchia e Grecia, Cipro, Egitto e Siria, i flussi dei migranti, e le navi russe nel Mar Mediterraneo non portano da nessuna parte. Ankara, quindi, non può permettersi di rafforzarsi radicalmente sul Mar Nero. In secondo luogo, la Turchia non ha nulla di paragonabile all’incrociatore missilistico russo Moskva. In terzo luogo, l’aviazione navale di Ankara è solo embrionale mentre l’aeronautica è notevolmente più debole di quella della Federazione Russa. Eppure l’alleanza ucraino-turca può abbastanza mettere in difficoltà la Russia. Kiev può condividere posizioni e infrastrutture con i nuovi alleati e le flotte della NATO. In particolare, per compiacere i padroni e infastidire la Russia, Kiev potrebbe inviare navi civili da Odessa per fornire la copertura dei sistemi radar e missilistici nelle immediate vicinanze di Crimea, a sud di Kherson e sull’isola Zmejnij. La Russia avrebbe poco da gioirne.

Crimea: una fortezza inespugnabile
In considerazione delle potenziali minacce esistenti ed emergenti, la Russia ora rafforza rapidamente le difese della penisola di Crimea. Nel 2015, la Flotta del Mar Nero ha aggiunto circa 200 unità militari, tra cui 40 navi, 30 velivoli (multiruolo SU-30SM), e in Crimea sono stati assegnati più di 100 blindati moderni. Delle navi che meritano particolare attenzione, vi sono i 3 più recenti sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 Varshavjanka e due navi armate di missili da crociera Kalibr. Tali armi sono solide e in un prossimo futuro proseguirà il potenziamento della Flotta del Mar Nero. Inoltre, la Crimea non è solo difesa dalla Marina. La 27.m Divisione aerea combinata viene schierata sulla penisola dispiegando lo squadrone della Guardia dei bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 e vi è la prospettiva dell’espansione del gruppo a reggimento. A Dzhankoe si trova un battaglione aerotrasportato che dovrebbe essere convertito in reggimento. Nei pressi di Sebastopoli, la stazione del sistema di allarme antimissile è stata ripristinata dopo essere stata consegnata all’Ucraina nel 1991 e abbandonata negli ultimi 10 anni. La stazione ha solo bisogno di un radar centimetrico per integrare la stazione in Armavir che opera su frequenze ultra-alte. Il complesso di Sebastopoli potrà tracciare i missili da crociera lanciati dai nostri “partner”. Inoltre, le coste sono difese in modo sicuro dal sistema missilistico Bastion che può distruggere qualsiasi nave nemica sul Mar Nero in 10-15 minuti. Per questi motivi Erdogan chiama il Mar Nero “lago russo”. E’ già chiaro che, nonostante i mantra dei liberali filo-occidentali, della serena Ucraina e della tranquilla Turchia, nessuno ci lascerà in pace. Affinché i cittadini russi siano al sicuro, il buon vecchio principio del “si vis pacem, para bellum” (Se amate la pace, preparatevi alla guerra) va messo in pratica. Questo è ciò che viene fatto e proprio in Crimea in particolare.187996733Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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