L’aeronautica russa riceverà 50 nuovi bombardieri strategici Tu-160 Blackjack

Sputnik 28.05.2015Tupolev_Tu-160_in_1997Il Ministero della Difesa russo acquisterà non meno di 50 nuovi bombardieri strategici Tu-160 quando sarà riavviata la produzione, affermava il comandante dell’Aeronautica russa Colonnello-Generale Viktor Bondarev. “Non meno di 50 aerei saranno acquistati per coprire i costi di produzione“, aveva detto il Colonnello-Generale Bondarev senza specificare quando sarebbe iniziata. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu aveva annunciato la necessità di rinnovare la produzione dei Tu-160. Bondarev aveva dichiarato che la nuova produzione di Tu-160 non comporta la sospensione del PAK-DA, bombardiere strategico russo di nuova generazione sviluppato dall’ufficio di progettazione Tupolev, dotato delle più recenti armi ad alta precisione. I bombardieri PAK-DA dovevano essere consegnati dal 2020, tuttavia Bondarev ha detto a maggio che l’aeronautica russa inizierà a riceverli dal 2023. Il Tu-160 viene aggiornato sostituendo apparecchiature radar e di navigazione. Il Tu-160 è un bombardiere strategico supersonico con ali a geometria variabile, progettato per ingaggiare bersagli nel globo con armi nucleari e convenzionali.

Riprenderà la produzione del Tu-160M!
Chervonets Andrjukha Fort Russ 28 maggio 2015

Saranno non meno di 50 aerei, recuperando le spese necessarie per riprenderne la produzione“, annunciava il Capo di Stato Maggiore della VVS Colonnello-Generale Bondarev. Ha detto che la decisione di riprendere il Tu-160M è stata già presa e che l’industria “ha confermato la capacità“, cosa “di notevole importanza“. Bondarev non ha detto quando riprenderà esattamente la produzione. I bombardieri attualmente in servizio sono in fase di modernizzazione, con la sostituzione di tutte le apparecchiature radar e navigazione. La VVS riceverà almeno 10 Cigni Bianchi modernizzati entro il 2020. Secondo Shojgu, il Tu-160 è una “macchina unica che ha ancora diversi decenni davanti, e che ancora non viene pienamente sfruttata“. Andava fatto. Sembra che il PAK-DA non volerà ancora per molto e serva qualcosa proprio ora… D’altra parte, la ripresa della produzione del Tu-160 può facilitare lo sviluppo del PAK-DA. Dopo tutto, non abbiamo costruito grandi aerei e motori da tempo. Poi il know-how su produzione e preparazione dei quadri sono aspetti fondamentali dello sviluppo del velivolo. Si potrà acquisire esperienza, sviluppare tecnologie che si potranno vendere o meno… Creando posti di lavoro per lavoratori, scienziati ed ingegneri altamente qualificati. L’aviazione a lungo raggio è un pesante fardello anche per gli Stati Uniti, ma nel loro caso sviluppo e produzione sono opera delle corporation, mentre noi abbiamo l’industria della Difesa che significa che possiamo farlo a minori costi. Shojgu è uno dei pochi della squadra di Putin che agisce sempre correttamente. E il Tu-160 sarà sufficiente per molto! Si può contare sul modernizzato Tu-160, dotato di un carico di missili nucleari raddoppiato, quale misura tampone. Entro il 2016 il Tu-160 riceverà i motori NK-32 modernizzati, che svilupperanno la velocità massima di 2400km/h, praticamente uno spazioplano perché volerà a grandi quote nelle missioni di combattimento, a 35km, fuori dalla portata di qualsiasi caccia, anche il più moderno, e con i motori aggiornati raggiungerà i 40-45 km di quota.1452958La Russia acquisterà tutti i caccia T-50 PAK-FA che saranno prodotti
Sputnik 28.05.2015

I test sono in pieno svolgimento, e il velivolo presenta ottime prestazioni e si prevede superi tutti i rivali, ha detto il comandante dell’aeronautica russa.

L’acquisto di jet russi di quinta generazione T-50 PAK-FA, che sarà prodotto dal 2017, sarà limitata solo dalla capacità produttiva del costruttore, ha detto il comandante dell’Aeronautica russa Colonnello-Generale Viktor Bondarev. Il viceministro della Difesa russo Jurij Borisov aveva detto a marzo che il Ministero avrebbe ridotto l’acquisto di caccia PAK-FA a causa delle “nuove circostanze economiche“. Il progetto iniziale prevedeva l’acquisizione di 10 caccia per i test e la successiva acquisizione, basata sull’adempimento delle prestazioni, di altri 60 T-50. “Il velivolo entrerà in produzione dal 2017. Prenderemo tanti jet quanti l’industria potrà fornirne”, ha detto Bondarev. Ha aggiunto che i caccia PAK-FA sono attualmente in fase di test. “Il test del velivolo è in pieno svolgimento, dimostrando ottime prestazioni e il relativo sistema d’arma opera alla grande, sia al suolo che in volo”. Il comandante dell’aeronautica ha suggerito che il PAK-FA è il jet da combattimento più avanzato esistente oggi. “Sarà superiore agli analoghi negli Stati Uniti F-22 e F-35, superandoli in tutti i parametri“. Il PAK-FA, progettato dall’azienda aeronautica russa Sukhoj, sarà il primo aereo stealth operativo dell’aeronautica russa e avrà avionica avanzata e sistemi di volo completamente digitali.v_vorobyuv_t-50_052_1500Furtività neutralizzata! Il caccia T-50 russo domina i cieli
Sputnik 29/05/2015

Il sistema di difesa attivo dispiegato dal caccia di quinta generazione russo T-50, può anche neutralizzare la capacità di azione furtiva degli aerei nemici”, riferisce RIA Novosti citando il servizio stampa del progettista del sistema Himalaya, il Complesso Tecnico Radioelettronico (KRET). Il caccia Sukhoj PAK FA, conosciuto anche come T-50, è pronto ad entrare in produzione il prossimo anno e vanta una tecnologia innovativa che integra il pilota nel sistema di controllo dell’aereo. “Il PAK FA è già in una certa misura un robot volante, dove l’aviatore svolge la funzione non solo di pilota, ma è anche elemento costitutivo dell’apparato del volo“, ha spiegato Vladimir Mikheev, vicedirettore del KRET, unità della RosTECH Corporation. L’utilizzo di materiali compositi, tecnologie innovative, avionica e motori avanzati assicurano ai T-50 una visibilità radar, ottica e a infrarossi estremamente bassa. Attualmente gli Stati Uniti sono l’unico Paese ad avere aerei di quinta generazione operativi: F-22 Raptor e F-35 Lightning II.
Il KRET ha creato anche il sistema inerziale di navigazione aggiornato BINS-SP2M, del T-50, che elabora autonomamente informazioni su navigazione e volo, determina i parametri di posizione e movimento in assenza di navigazione satellitare, e può integrarsi con il GLONASS, il sistema di navigazione satellitare russo. Il T-50 sostituirà i jet da combattimento di quarta generazione Sukhoi Su-27, entrati in servizio nell’aeronautica sovietica nel 1985, e MiG-29, entrati in servizio nel 1983. Nel dicembre 2014 l’United Aircraft Corporation della Russia annunciava che la produzione del caccia era pronta ad iniziare nel 2016, dopo il completamento della fase dei test. 55 aviogetti PAK-FA saranno consegnati all’Aeronautica Militare russa entro il 2020.t50_pak_fa_fighter_3Un caccia MiG-31 russo abbatte un missile da crociera nelle esercitazioni
Sputnik 28.05.2015

Un caccia-intercettore russo MiG-31 ha abbattuto un missile da crociera lanciato da un bombardiere strategico Tu-95MS sul poligono di Pemboj, nella Russia nord-occidentale, ha detto il servizio stampa de Distretto militare centrale del Ministero della Difesa russo. L’aereo partecipava alle esercitazioni di prontezza al combattimento nella Repubblica di Komi. “Il missile da crociera è stato distrutto a 300 metri di quota da una distanza di 10 chilometri dal bersaglio“.

mikoyan-gurevich_mig-31bm_russia_-_air_force_an2233636Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le portaelicotteri Mistral saranno vendute alla Cina?

Valentin Vasilescu Reseau International 21 maggio 2015110219cmqm6x99xn64zwxdParigi ha rifiutato lo scorso anno di fornire due portaelicotteri Mistral comprate dalla Russia, le ragioni del rifiuto citavano il coinvolgimento di Mosca nella crisi in Ucraina. La portaelicotteri Mistral ha un dislocamento di 21300 tonnellate e può trasportare 16 elicotteri pesanti. Oltre alla Francia, solo pochi Paesi possono permettersi di acquistare portaelicotteri.
Gli Stati Uniti ne hanno otto della classe Wasp e una classe America da 41000 t, con 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di ricerca e soccorso UH-1N. Gli Stati Uniti non saprebbero che farsene delle portaelicotteri Mistral costruite per operare con elicotteri francesi e russi. Il Regno Unito ha tre portaelicotteri classe Ocean e Albion da 23700 e 21000 t, che possono trasportare 18 elicotteri. Queste navi sono state costruite nei cantieri navali inglesi. L’Italia ha tre navi classe San Giorgio con tre elicotteri SH-3D Sea King a bordo. La Corea del Sud ha costruito una portaelicotteri della classe Dokdo con 15 elicotteri UH-60 Black Hawk a bordo. Il Giappone ha la nuova portaelicotteri classe Izumo e due della classe Hyuga, con a bordo elicotteri SH-60K e MH-53E Super Stallion. L’Australia ha ordinato al cantiere Navantia (Spagna) due navi d’assalto anfibio (portaelicotteri) classe Juan Carlos da 27000 t che portano i nomi Canberra e Adelaide, per la propria Marina, nel 2015. Trasporteranno elicotteri multiruolo S-70B Seahawk. La Spagna ha una nave classe Juan Carlos (11 aerei a decollo verticale AV8B e 12 NH90) e una della classe Galizia che trasporta 6 elicotteri NH-90. L’India ha acquistato la portaelicotteri di seconda mano statunitense USS Trenton da 16590 t, divenuta INS Jalashwa. Nel 1987 acquistò la portaerei INS Viraat, comprata dal Regno Unito, con 14 aerei a decollo verticale Sea Harrier e 16 elicotteri Westland Sea King. Dal 2013, l’India ha una seconda portaerei, l’INS Vikramaditya, da 45400 t, con 30 MiG-29K e 6 elicotteri Kamov Ka-31/Ka-28, acquistata e adattata in Russia alle esigenze della Marina indiana. E’ in costruzione nei propri cantieri navali un’altra portaerei leggera (Vikrant) da equipaggiare con 30 jet da combattimento MiG-29K e 10 elicotteri Kamov Ka-31 e Westland Sea King. L’India non ha bisogno delle Mistral.Type_071-3La Cina ha tre navi da 20000 t Tipo 071 per le sue forze anfibie, con a bordo 4 elicotteri Z-8, i francesi Super Frelon costruiti su licenza. La Cina potrebbe sorprendere come in passato. Ad esempio, nel 1999, un uomo d’affari di Hong Kong acquistò la portaerei Varjag (ex-sovietica Riga, entrata nella flotta del Mar Nero nel 1988), della classe Admiral Kuznetsov, disarmata e in parte smantellata dagli ucraini, e che si affermava sarebbe divenuta un casinò. Tuttavia, la portaerei Varjag fu rimorchiata per mezzo mondo per essere messa in bacino di carenaggio nei cantieri cinesi di Dalian, dove fu restaurata in cinque anni e ribattezzata Liaoning. La portaerei cinese da 67500 t imbarca 36 aerei (24 velivoli multiruolo J-15, 4 elicotteri Ka-31, 2 elicotteri Z-9 Dauphin e 6 Z-18 Super Frelon). La Cina ha denaro e interesse a dotare la flotta di due portaelicotteri classe Mistral. A sua volta, la Francia sarebbe felice se potesse vender le due Mistral ai cinesi. Solo che gli Stati Uniti temono, per via della stretta relazione tra Mosca e Pechino, che le due Mistral finiscano alla Russia.tpbje20121125038_32690117Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contrastare l’occidente nel Mar Nero e altrove

Eric Draitser New Eastern Outlook 21/05/2015

Il precedente articolo Battaglia per il Mar Nero esaminava lo sviluppo del dispiegamento militare di Stati Uniti e NATO nella regione del Mar Nero. Questo articolo si concentra su come la Russia agisce per contrastare ciò che percepisce come strategia aggressiva di USA-NATO.Crimea Russian Navy locationsControstrategia della Russia
Dopo il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, il popolo della Crimea ha votato per la riunificazione con la Russia. Mentre ciò fu senza dubbio una mossa politicamente ed economicamente motivata per garantirne sicurezza e futuro nel crollo del tutto prevedibile dell’Ucraina, non sarebbe stata possibile senza un chiaro vantaggio militare e strategico (e naturalmente politico e diplomatico) per la Russia. Che tale vantaggio esistesse era chiaramente evidente. Per Mosca, la Crimea è più di un territorio storico della Russia; è una regione strategicamente vitale per la Marina militare e i militari russi. La sicurezza e l’integrità della Flotta russa del Mar Nero, a Sebastopoli in Crimea, da più di due secoli è di primaria importanza per Mosca. Perciò, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione russa e il caos in Ucraina, il Cremlino ha agito rapidamente modernizzando e rafforzando le proprie risorse navali nel Mar Nero. Mentre ciò era necessario con qualsiasi misura, la mossa impediva anche una qualche escalation militare di USA-NATO; Washington e Bruxelles avanzavano il loro rafforzamento militare comunque. Pochi mesi dopo il referendum in Crimea, la Russia annunciava un massiccio aggiornamento della Flotta del Mar Nero, per renderla, secondo gli ufficiali russi, “moderna” e “autosufficiente”. Come il Comandante in capo della Marina russa Ammiraglio Viktor Chirkov ha spiegato, “La Flotta del Mar Nero deve avere una serie completa di navi militari capaci di eseguire tutte le missioni assegnategli… Non è una provocazione militare, è qualcosa che la Flotta del Mar Nero deve fare non avendo ricevuto nuove navi da molti anni“. Nell’ambito di questa modernizzazione e aggiornamento, la flotta riceverà 30 nuove navi entro la fine del decennio, tra cui moderne classi di navi da guerra, sottomarini e navi ausiliarie Inoltre, Mosca intende avere una flotta autosufficiente, espandendone basi, truppe permanenti e potendosi sostenere in Crimea senza la necessità di un’assistenza speciale da Mosca. Ma la Russia, naturalmente, riconosce che con il crescente conflitto politico con l’occidente, con tutte le implicazioni militari e strategiche concomitanti, necessita di partner e alleati. Pensando a ciò, Mosca ha lavorato diligentemente per promuovere la cooperazione militare con la Cina in generale, in particolare nel Mar Nero.

Cinesi alleati e partner
article-2575419-1C1D7DE900000578-732_634x551 All’inizio dell’anno, il presidente russo Putin e il presidente cinese Xi Jinping decisero un accordo preliminare militare di oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo i media cinesi, l’accordo vedrebbe la Russia fornire caccia, sottomarini, tecnologia e materiale militari avanzati. Ciò segna una svolta nella cooperazione militare tra i due Paesi, dalla consolidata storia recente. Naturalmente, si tratta di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in cui la Russia guadagna un partner politico e militare prezioso nel conflitto con l’occidente, mentre la Cina accede a materiale militare cruciale nell’escalation con il Giappone e nel Mar Cinese Meridionale. Ma è molto di più dei soli accordi militari tra i due Paesi. Russia e Cina, sotto gli auspici dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), s’impegnano sempre più in esercitazioni militari congiunte. Nel 2014, la SCO partecipò alle più grandi operazioni congiunte tra i due Paesi. Come il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarò: “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nella Difesa, e la parte russa è pronta a svilupparla su una vasta gamma di settori… nella situazione mondiale molto volatile, diventa particolarmente importante rafforzare affidabili relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi… Questo non è solo un fattore importante per la sicurezza degli Stati, ma anche un contributo a pace e stabilità nel continente euroasiatico e altrove…” I vertici privati regolari tra i leader di Russia e Cina danno un forte impulso allo sviluppo del partenariato bilaterale. E’ chiaro che Russia e Cina riconoscono potenziale e necessità della stretta interazione militare tra i due Paesi. E in questo momento, con USA-NATO che espandono la propria presenza nel Mar Nero, Mosca e Pechino hanno deciso di mostrare i muscoli. Mentre le forze militari statunitensi si schierano in Romania, navi da guerra cinesi hanno compiuto una mossa senza precedenti, entrando nel Mar Nero per partecipare alle esercitazioni navali Sea Joint 2015 con gli omologhi russi. Il Ministero della Difesa di Pechino ha osservato che, “Scopo dell’esercitazione è rafforzare gli scambi amichevoli tra le due parti… e migliorare la capacità delle due marine militari di affrontare minacce marittime“, aggiungendo che “tale esercitazione congiunta non prende di mira una terza parte e non è correlata alla sicurezza regionale“. Mentre il linguaggio diplomatico è destinato a lenire i rapporti con Washington, la dimensione regionale delle esercitazioni non è certo sfuggita ai pianificatori militari e strategici statunitensi.

La lunga visione sulle relazioni Russia-Cina
Mentre le esercitazioni militari congiunte possono indicare una partnership in crescita, da sole non costituiscono un’alleanza militare. In effetti Russia e Cina devono ancora dichiarare formalmente tale alleanza, anche se si può presumerla de facto. Tuttavia, il trasferimento di tecnologie avanzate militarmente sensibile, per la Difesa, è un indicatore concreto di un’alleanza rudimentale tra le due potenze. Nell’aprile 2015 fu riferito che Pechino sarà il primo acquirente del sistema di difesa missilistico avanzato russo S-400. Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di tecnologia militare russa Rosoboronexport, veniva citato: “Non voglio rivelare i dettagli del contratto, ma sì, la Cina è infatti il primo acquirente del sofisticato sistema di difesa aerea russo… Si sottolinea ancora una volta il livello strategico delle nostre relazioni… La Cina sarà il primo cliente“. L’accordo è militarmente significativo per via del trasferimento di tecnologie avanzate della Difesa missilistica in grado di fornire a Pechino protezione da varie minacce, comprese quelle derivanti dal conflitto tra Cina e Giappone sulle isole contese, oltre che dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva strategia del “Pivot in Asia” nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Asia-Pacifico. Tuttavia, l’accordo tra Russia e Cina è essenziale anche per ragioni simboliche. Mosca, decidendo di fornire questi sistemi avanzati alla Cina per prima e in un momento così critico per entrambi i Paesi, indica che, mentre un’alleanza formale deve ancora essere annunciata, si assiste alla sua emersione, ance se non di nome. Con una mossa impensabile solo pochi anni fa, le truppe cinesi hanno sfilato sulla piazza rossa durante la commemorazione del 70° anniversario della vittoria sovietica e alleata sul fascismo, dimostrando ulteriormente il legame simbolico tra i due Paesi. La dimensione della sicurezza internazionale è anche fondamentale per comprendere l’importanza degli accordi recenti. L’S-400, considerato capace affrontare qualsiasi sistema missilistico aggressivo impiegato da Stati Uniti e NATO, simbolo di una imminente, anche se non ancora conclusa, parità militare tra Stati Uniti e NATO e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Anche se Washington pretende ancora di avere il dominio globale, la realtà, per quanto dolorosa sia per molti pianificatori strategici e militari occidentali, è che Stati Uniti e NATO semplicemente non controllano Asia ed Europa orientale. Guardando una mappa, appare chiaro che lo spazio militarmente succube agli Stati Uniti si restringe, mentre Russia, Cina e alleati sono sempre più militarmente indipendenti e capaci di difendersi. Tale cambio epocale nello scacchiere globale avrà implicazioni nei futuri decenni.
E’ cristallino che l’alleanza nascente tra Russia e Cina avrà implicazioni mondiali, dal Mar Cinese Meridionale all’Atlantico, modificando i calcoli strategici in Eurasia; essenzialmente in gran parte del globo. Ma mentre l’alleanza diretta non è ancora non pienamente realizzata, i suoi contorni generali appaiono sul Mar Nero, oggi uno dei punti caldi del conflitto Est-Ovest. La presenza USA-NATO nel Mar Nero e Paesi rivieraschi è un chiaro indicatore dell’importanza che Washington e Bruxelles attribuiscono a questa zona sul confine meridionale della Russia. Al contrario, la Russia ha adottato contromosse mostrando bandiera e aumentando la propria preparazione militare di fronte le provocazioni occidentali nella tradizionale sfera d’influenza della Russia.
Mentre la possibilità di un conflitto militare rimane bassa, solleva possibilità terrificanti. Una potenza nucleare come la Russia che, nonostante potenza militare e competenze tecniche, è ancora indietro rispetto al robusto complesso militare-industriale degli Stati Uniti che non ha mai subito lo smantellamento che la Russia ebbe dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In quanto tale, la Russia fa molto affidamento sulla deterrenza nucleare, creando così la possibilità di un confronto apocalittico. Un simile scenario apocalittico, anche se improbabile, dovrebbe far riflettere chiunque. Nell’interesse della pace, Stati Uniti ed alleati, se interessati a stabilità piuttosto che ad espandere la propria egemonia, farebbero bene a rispettare la sfera di influenza della Russia e fare di tutto per sdrammatizzare la situazione. Tuttavia, per l’occidente la guerra è un affare, e con le crescenti tensioni con la Russia, in particolare nel Mar Nero, gli affari sicuramente sono in forte espansione.002817bgvsjmehnbntpmb8Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina aggiorna rapidamente l’arsenale nucleare con missili MIRVizzati

RussiaToday 17 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroranuclear-arsenal-1La Cina ristruttura rapidamente l’arsenale di missili balistici a lunga gittata nei silos per trasportare testate multiple a puntamento indipendente, secondo gli esperti della difesa. La mossa arriva dopo decenni in cui Pechino ha acquisito tale tecnologia, indicando un cambio di strategia. Si è speculato per anni sull’esercito cinese che aggiorna alcuni missili balistici intercontinentali con la tecnologia dei veicoli di rientro multipli a puntamento indipendente (MIRV), consentendo a un singolo missile di trasportare diverse testate e di colpire in tutto il mondo diversi obiettivi. La valutazione approvata dal governo degli Stati Uniti dell’ultimo rapporto del Pentagono sulle forze armate cinesi, segnala che i missili Dongfeng-5, i più grandi a propellente liquido della Cina in grado di raggiungere gli Stati Uniti, sono dotati di MIRV. Secondo il rapporto i Dongfeng-41, ICBM più piccoli a propellente solido e mobili, “probabilmente trasportano MIRV“. Secondo il New York Times, almeno la metà dei 20 missili DF-5 della Cina potrebbe essere stata aggiornata. Secondo una stima minima ogni missile avrebbe tre testate individuali, aumentando il numero di testate che Pechino può sparare a 40, da 20, secondo il giornale che cita vari esperti della difesa. “La piccola forza della Cina lentamente diventa più grande, e le sue capacità limitate migliorano lentamente“, ha detto Hans M. Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federazione degli scienziati americani. In un precedente rapporto, Kristensen ha detto che la Cina probabilmente aggiorna l’arsenale in risposta alla creazione del sistema di difesa antimissilistica globale degli Stati Uniti. Washington dice che ne ha bisogno per proteggere se e stessa e gli alleati da un attacco da nazioni come Iran e Corea democratica. Ma gli strateghi di Mosca e Pechino vi vedono una minaccia alla loro sicurezza nazionale. “Se è così, è ironico che il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, destinato a ridurre la minaccia agli Stati Uniti, invece ne aumenti le minacce innescando lo sviluppo di missili balistici MIRV cinesi che potrebbero distruggere più città negli Stati Uniti, in una possibile guerra“, ha detto Kristensen. Il rapporto del Pentagono dice che la Cina sviluppa una serie di tecnologie per penetrare gli scudi antimissile. “La Cina lavora su una serie di tecnologie per tentare di contrastare i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti e altri Paesi, tra cui veicoli di rientro manovrato (MARV), MIRV, inganni, disturbo e schermatura termica“, ha detto. La Cina da decenni avrebbe la tecnologia necessaria per miniaturizzare testate nucleari abbastanza per disporle sui missili, ma scelse di non aggiornare l’arsenale. La strategia della deterrenza nucleare di Pechino è avere abbastanza armi per sopravvivere a un attacco nucleare e infliggere danni monumentali all’aggressore. “Ovviamente rientra nei preparativi della concorrenza a lungo termine con gli Stati Uniti“, ha detto Ashley J. Tellis del Carnegie Endowment for International Peace ex-alto funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Bush. “I cinesi hanno sempre temuto il vantaggio nucleare statunitense“. Il potenziamento del piccolo ma incisivo arsenale nucleare della Cina può innescare iniziative analoghe dalle altre potenze nucleari regionali, India e Pakistan. Finora solo Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia dispongono di ICBM MIRVizzati.

Gli USA rottamano la riduzione nucleare
Mosca ha indicato che la dimensione dell’arsenale nucleare dipende dalla politica estera degli Stati Uniti. L’avvertimento è di Mikhail Uljanov, capo del Dipartimento sulla non proliferazione nel Ministero degli Esteri russo, che partecipa a una conferenza delle Nazioni Unite sul Trattato di non proliferazione nucleare. Il diplomatico russo parlava del trattato di riduzione nucleare New START firmato da Stati Uniti e Russia nel 2010, dicendo che Mosca intende mantenere i propri impegni, ma non andrà oltre per via del comportamento degli Stati Uniti. “Ciò che gli statunitensi fanno oggettivamente ostacola, se non elimina completamente, qualsiasi prospettiva di un ulteriore disarmo nucleare”, ha detto Uljanov. “Oggi non ci sono fattori che rendono la nostra adesione al trattato (New START) contraria agli interessi della Russia, ma ipoteticamente può verificarsi una situazione del genere con le azioni degli USA, a cui non vorremmo assistere“, ha aggiunto. Stati Uniti e Russia hanno la parità nucleare, ma gli USA hanno molte più forze convenzionali. Con la Russia che si basa sul suo arsenale nucleare per salvaguardarsi da un massiccio attacco degli Stati Uniti, lo sviluppo del sistema antimissile degli Stati Uniti è visto come pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale a Mosca.

tvwJ6Contrastare la minaccia missilistica strategica russa è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti
Sputnik 19/05/2015

Contrastare la minaccia di missili balistici intercontinentali russi è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti, dichiara il Vicepresidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ammiraglio James Winnefeld.

CZ 2C integrationLa maggiore minaccia alla sopravvivenza degli Stati Uniti è “un attacco nucleare massiccio dalla Russia, o di qualche altro potente avversario o potenziale avversario come la Cina“, ha osservato Winnefeld. “Abbiamo detto che la difesa missilistica contro tali potenti minacce è troppo difficile e costosa, ed è anche strategicamente destabilizzante provarci“, ha detto Winnefeld sulla minaccia di un attacco nucleare russo o cinese, in un discorso presso il Center for Strategic International Studies. La leadership civile e militare sostiene che i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti ed Europa ha lo scopo di contrastare le minacce missilistiche a lungo raggio di Corea democratica e Iran. Il deterrente statunitense primario contro la Russia, ha aggiunto Winnefeld, è la triade nucleare. “Useremo l’imposizione dei costi per dissuadere la Russia, mantenendo forti le tre gambe del nostro deterrente nucleare e il nostro sistema di comando e controllo nucleare“. Entro la fine del 2015 gli Stati Uniti installeranno il sistema Aegis Ashore Ballistic Missile Defense (BMD) in Romania, completando la fase 2 dell’European Phased Adaptive Approach, affermava Winnefeld. Mosca si è opposta ripetutamente alla proliferazione dei sistemi di difesa missilistici degli USA presso i suoi confini, affermando che rappresentano una minaccia al deterrente nucleare strategico della Russia. I sistemi BMD erano precedentemente limitati dal Trattato antimissili balistici (ABM) tra Stati Uniti e Russia, per evitare lo squilibrio strategico. Gli Stati Uniti uscirono dal trattato nel 2001.

Un nuovo video mostra l’ICBM Jars trasportato su un traghetto
Sputnik 20/05/2015

Il Ministero della Difesa della Russia ha pubblicato un video che mostra i sistemi missilistici mobili Topol-M e Jars attraversare un fiume su un traghetto. Il video è stato caricato su un social media del ministero. Il ministero non ha fornito alcun dettaglio. L’RS-24 Jars è un missile balistico intercontinentale a propellente solido dotato di almeno quattro veicoli di rientro a puntamento indipendente nucleari. Fu testato il 29 maggio 2007 ed introdotto in servizio nel luglio 2010, poco dopo aver completato i test finali. L’RS-24 Jars, progettato per eludere i sistemi di difesa missilistica a una distanza di 14000 km, è la versione aggiornata del missile balistico Topol-M che può essere sparato da lanciatori mobili e da silo. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i missili balistici RS-24 Jars e Topol-M saranno i pilastri della componente terrestre della triade nucleare russa e rappresenteranno almeno l’80% dell’arsenale delle forze missilistiche strategiche, entro il 2016.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Le Forze Speciali del KGB

La storia di come e perché il KGB formò forze speciali e come avrebbero potuto essere utilizzate
Mark Hackard Epionage History Archive 15 maggio 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
70_лет_КГБNel piovigginoso 11 novembre 1983, il presidente statunitense Ronald Reagan avrebbe avuto il tempo per il suo consueto pisolino all’Ufficio ovale. Oltre un discorso la mattina alla Legione americana in onore del giorno di veterani, Reagan avrebbe passato il resto del programma partecipando a un’esercitazione di guerra nucleare della NATO denominata Able Archer. Il presidente trovava la materia affascinante ma spaventosa; nonostante i suoi discorsi infuocati, auspicava che i sovietici non avessero nulla da temere dagli USA. Speranza vana. A Mosca, il Segretario Generale Jurij Andropov vide il ruolo di Reagan in Able Archer, sottolineata dall’invasione statunitense di Grenada e dall’allarme nel mondo delle forze USA, come copertura di un primo attacco nucleare. Scortato all’alba gelata dal Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Nikolaj Ogarkov, dal Politburo al bunker del comando delle truppe d’elite KGB, affranto da tristezza e terrore Andropov trasmise la direttiva, nel disperato tentativo di ridurre al minimo la devastazione incombente sul suo Paese. Quella sera l’esercitazione della NATO si concluse, Reagan conferì con Bud McFarlane della Sicurezza Nazionale, cenò e partì con la moglie Nancy per l’Andrews Air Force Base per iniziare un lungo viaggio in Giappone. Il Marine One sorvolò una comune jeep dell’US Air Force che passava sulla strada sottostante, mentre l’elicottero si avvicinava all’Andrews. Sulla jeep vi erano quattro aviatori dai baschi blu della sicurezza dell’aeronautica, il sergente parlava con un accento dell’Illinois, anche se era cresciuto a Khabarovsk. Il gruppo aveva superato il confine canadese una settimana prima, per poi dirigersi verso una casa sicura, in un sobborgo di Washington DC, in attesa di ordini. I loro ordini erano: camuffati da pattuglia della sicurezza, con i documenti giusti e senza fare domande, entrare nell’Andrews, filtrare la sicurezza e piazzare una valigetta, da attivare via satellite, di fronte alla pista un’ora prima dell’arrivo del presidente. Reagan, accolto sull’Air Force One per un breve debriefing su Able Archer dal segretario della Difesa Cap Weinberger e dal presidente del Joint Chiefs John Vessey, non vedeva l’ora di essere il primo presidente statunitense a parlare al parlamento del Giappone, la Dieta. Eppure quel giorno non sarebbe mai arrivato, la pioggia battente semplicemente evaporò mentre una palla di fuoco infernale inceneriva l’Andrews Air Force Base. I quattro aviatori sulla jeep, in viaggio verso la Virginia, assistettero al terribile flash illuminante il cielo notturno dietro di loro. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, altri gruppi, finora invisibili, scendevano come branchi di lupi sui loro bersagli. Parlando poco durante il controllo delle armi, correvano lungo la I-95 verso il prossimo obiettivo nel buio: la rete elettrica di tutta la costa orientale era appena stata spenta. Tale svolta terribile degli eventi fu più probabile di quanto si possa pensare. Per fortuna, Reagan decise di non partecipare ad Able Archer e piuttosto andò dritto in Giappone ad affrontare la Dieta. Andropov e la leadership sovietica, sul filo del rasoio su ciò che vedevano come provocazione USA-NATO, non reagì in modo eccessivo. Invece dell’avverarsi dello scenario da incubo, Oriente e occidente vissero per raccontare di un altro scampato Armageddon durante i giorni bui della guerra fredda. Eppure forze armate e spie di entrambe i lati avrebbero continuato ad essere pronti ad ogni evenienza. Quello che segue è la vera storia delle unità speciali del KGB.

Il KGB, strumento del potere globale sovietico
Dalla metà degli anni ’70 agli anni ’80, il KGB sovietico creò una potente forza antiterrorismo e per operazioni speciali, che fece nervosamente rivalutare agli strateghi occidentali piani e proiezioni. Con un possibile minaccioso conflitto con Stati Uniti e NATO, con il rischio di mutare in fuoco nucleare le guerre nel Terzo Mondo, tali situazioni di pericolo richiesero la creazione di unità speciali distinte da quelle dello Stato maggiore generale del GRU (Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlene – Primo Direttorato dell’Intelligence). Come primo servizio segreto dell’URSS, il KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnostij – Comitato per la Sicurezza dello Stato) effettuava intelligence e azioni segrete in tutto il mondo. Il potere sovietico era al culmine globale durante l’era della distensione, e la Lubjanka sembrava avere le maggiori forze speciali di sempre. Il GRU, dopo tutto, era volto ad annientare le strutture militari chiave del “principale avversario”, poco prima che la guerra scoppiasse. Da Presidente del KGB, Jurij Andropov volle predisporre uno strumento simile che il Cremlino poteva utilizzare nell’ampio spettro geopolitico. Andropov e i suoi uomini furono dei veri innovatori in questo senso, fondando unità d’élite speciali che diedero alla leadership sovietica opzioni per discrete azioni dirette, in caso di crisi con l’occidente.

Alfa: Scudo del KGB
Alpha_antiterror_group_emblem Andropov per prima dedicò notevole attenzione e impegno alla formazione di nuovi gruppi Spetsnaz (forze speciali) per il loro valore nella difesa dell’Unione Sovietica dal potenziale ricatto dei terroristi, che avrebbero potuto colpirne la stabilità politica. La leadership del Politburo e del KGB era particolarmente preoccupata da possibili dirottamenti e atti terroristici da parte di gruppi nazionalisti che volevano l’indipendenza da Mosca. Una cellula di estremisti armeni, per esempio, commise tre attentati quasi simultanei a Mosca l’8 gennaio 1977 prima di essere fermato dal KGB, otto mesi dopo [i]. Per rispondere alla minaccia terroristica, Andropov decise d’istituire un nuovo commando del KGB. Nel 1974 l’unità “A” fu formata nell’ambito del 7.mo Direttorato (Vigilanza), ma fu subordinata direttamente al Presidente del KGB [ii]. La squadra, ora popolarmente nota come “Alfa“, fu addestrata alle operazioni antiterrorismo sul territorio sovietico. Alpha originariamente era costituita da circa 30 uomini scelti, ma la sua utilità fu riconosciuta e il numero di agenti nonché i fondi e le attrezzature speciali, aumentati. Alpha partecipò ad operazioni d’interdizione d’intelligence ostili e sequestro di agenti occidentali (“strappa-e-afferra”) nell’Unione Sovietica [iii]. Alfa, tuttavia, ebbe un obiettivo strategico oltre alla lotta a terrorismo e spionaggio. Andropov era ben consapevole dello sviluppo delle forze per operazioni speciali occidentali come Delta, SAS e GSG-9 e cercò di contrastarne la probabile infiltrazione in URSS, in caso di ostilità. Le unità speciali di USA e NATO avrebbero avuto il compito di assassinare la direzione del Partito e l’alto comando sovietico, e sabotare obiettivi strategici. Alfa, quindi, fu progettata per proteggere i membri del Politburo e le strutture chiave, durante la guerra o periodi di tensione. Il compito strategico del Gruppo fu confermato da un altro dato relativo all’ottimizzazione della struttura del KGB. Nello stesso anno della fondazione di Alfa, il 1974, il 15.mo Direttorato, responsabile dei bunker del Cremlino per la leadership, ebbe il titolo di Direttorato Generale, un importante avanzamento di status [iv]. Distaccamenti di Alfa e 15.mo Direttorato Generale svolsero esercitazioni di scorta ai funzionari del Politburo e del Comitato Centrale nei centri comando e controllo sotterranei della famosa metropolitana di Mosca. Fu riferito che Andropov assisté a queste manovre con la massima serietà, nonostante i disturbi fisici cronici, dopo esser divenuto Segretario Generale nei primi anni ’80 [v]. Con il fallimento della distensione e le crescenti tensioni sul dispiegamento dei missili statunitensi in Europa, Andropov aveva motivo di prevedere imprevisti.

Vympel: Spada del KGB
post-5-1156001392 Il KGB non smise di sviluppare le forze per operazioni speciali con Alpha; Andropov creò un’unità speciale che potesse infiltrarsi in territorio ostile ed eseguirvi azioni dirette come assassinare l’alto comando nemico e distruggerne le infrastrutture strategiche. Il Primo Direttorato Generale, responsabile dell’intelligence straniera, rientrava nell’apparato del super-segreto Direttorato S (spionaggio). Era il ramo del KGB responsabile dell’intelligence altamente segreta, senza il rifugio dello status diplomatico o di qualunque forma di associazione con il governo sovietico. Le operazioni del Direttorato S riguardavano l’infiltrazione di un ufficiale dei servizi segreti (spesso con il coniuge) in un Paese come nativo locale o immigrato da Paese terzo, al fine di raccogliere informazioni e agenti operativi, che avrebbero sostenuto le missioni dei commando sotto copertura. Sicuramente c’era una base organizzativa da cui Andropov attingeva per il nuovo programma, e i precedenti tentativi mostravano la necessità di una struttura permanente sistematizzata per le operazioni speciali. In precedenza il 5.to Dipartimento per la programmazione del sabotaggio e degli omicidi, erede del famigerato 13.mo Dipartimento degli anni ’50, era stato creato nel Primo Direttorato Generale nel 1969. Allo stesso tempo fu istituito un Corpo Addestramento Ufficiali (KUOS) a Balashikha, periferia di Mosca, per preparare una “riserva speciale” di agenti del KGB in caso di crisi e guerra. Il 5.to Dipartimento fu sciolto dopo che uno dei suoi ufficiali, il maggiore Oleg Ljalin, disertò nel Regno Unito mentre era in missione, nel 1971 [vi]. Chiaramente il KGB aveva bisogno di una segretissima unità di combattimento, coesa e sempre pronta ad essere inviata all’estero in qualsiasi momento per proteggere gli interessi sovietici. Tale commando d’élite era d’inestimabile valore in una crisi o guerra, perché poteva “decapitare” la leadership del nemico, comportando un vantaggio, in un conflitto, per l’Unione Sovietica. Nel 1976, cinque anni dopo la defezione di Ljalin, il Direttorato S dell’Intelligence, gli Illegali, prese il controllo del KUOS ed istituì l’8.vo Dipartimento, d’ora in poi responsabile di omicidi e sabotaggi nei Paesi stranieri [vii]. Era il momento in cui tali azioni vennero ordinate dal Politburo.
L’unità speciale temporanea del KGB Zenit, formata dal Primo Direttorato Generale e dal distaccamento Grom di Alpha del 7.mo Direttorato, effettivamente eseguì una decapitazione da manuale nello Stato preso di mira [viii]. Eppure questa operazione non ebbe luogo in uno Stato membro della NATO, ma nell’Afghanistan in crisi a fine dicembre 1979. L’azione va vista come prova generale, anche se in condizioni diverse, della paralisi strategica dei governi NATO se il Patto di Varsavia avesse mai lanciato le proprie divisioni corazzate sulla Germania occidentale. Le squadre Spetsnaz ebebro successo operativo eliminando il presidente afghano Hafizullah Amin su ordine del Politburo di Leonid Breznev, ma l’Unione Sovietica fu trascinata in un brutale e catastrofico pantano strategico. Tuttavia, i reparti speciali del KGB continuarono a mostrare efficacia operativa e tattica nella guerra in Afghanistan, nelle operazioni di ricognizione, intelligence e sabotaggio, nonché eliminazione o sequestro dei capi dei mujahidin della CIA [ix].
105261-95b6f-33735876-m549x500La più elitaria unità speciale del KGB, Vympel, fu istituita nell’agosto 1981 dall’8.vo Dipartimento del Direttorato S dal Maggior-Generale Jurij Drozdov, veterano degli Illegali e loro capo dal 1979 fino alla fine della guerra fredda, che definì l’8.vo Dipartimento come “niente di meno che una struttura per informazioni e ricerca d’intelligence, che seguiva con mezzi operativi tutto ciò che riguardava le forze speciali della NATO“. Drozdov dice che i suoi clandestini si addestrarono nelle forze speciali degli eserciti della NATO [x]. Ci si chiede se le nazioni occidentali abbiano inconsapevolmente ospitato ufficiali sotto copertura sovietici nei loro commando più sensibili, ma tale conoscenza di prima mano sarebbe stata ben impiegata dal KGB rendendo Vympel ben superiore ai concorrenti. Conosciuto ufficialmente come Centro di addestramento separato, Vympel fu incaricato delle operazioni speciali all’estero come sabotaggio e azione diretta contro Stati ostili. Gli ufficiali che componevano il gruppo furono selezionati non solo dal KGB, ma da tutte le forze armate sovietiche, e superarono un regime estremamente rigoroso di addestramento in tutte le condizioni, insegnamento di lingua, intelligence ed istruzione nel guidare ogni tipo di veicolo [xi].
Oltre alle operazioni in Afghanistan, gli ufficiali dell’unità ebbero incarichi di “consulenza” in Vietnam, Nicaragua, Angola, Mozambico e altri luoghi dai conflitti dettati dalla guerra fredda negli anni ’80 [xii]. Operatori di Vympel furono anche probabilmente impegnati in “forze di protezione” delle operazioni d’intelligence cruciali e in condizioni di pericolo, oltre a dare la caccia ai terroristi che minacciavano gli interessi sovietici. Drozdov racconta di un’azione di Vympel nel 1985 contro un gruppo palestinese che aveva rapito tre diplomatici sovietici in Libano: “In Libano furono presi in ostaggio dei cittadini dell’URSS. I negoziati con i terroristi non producevano alcun risultato. E improvvisamente, uno dopo l’altro, i capi dei banditi cominciarono a morire in circostanze poco chiare. Coloro che rimasero ancora vivi ricevettero un ultimatum: se gli ostaggi non vengono rilasciati, dovranno scegliere tra loro chi sarà il prossimo. Dopo due mesi e mezzo, liberarono i nostri uomini” [xiii]. La spia veterana poi menziona un’operazione in cui gli operatori di Vympel sbarcarono da un sottomarino sulle coste di un Paese straniero, durante una tempesta a mezzanotte, penetrando in profondità nell’entroterra e prendendo la persona cercata dal KGB per avere informazioni cruciali. In poche ore il team tornò sul sottomarino, insieme a un nuovo passeggero, rientrando nell’Unione Sovietica [xiv].

Sull’orlo dell’apocalisse
116194-050-14393F55 Oltre a contro-terrorismo e missioni d’intelligence ad alto rischio, Alfa e Vympel avevano per scopo ultimo il sabotaggio nella III guerra mondiale, o almeno fornire all’Unione Sovietica l’opportunità di vincerla. Andropov ordinò la creazione di Vympel tra i timori del Cremlino per le azioni del neoeletto presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, intraprese nei confronti dell’URSS. L’intervento sovietico in Afghanistan e il dispiegamento dei missili a medio raggio SS-20 a pochissima distanza dalle città europee, rientravano nelle crescenti tensioni con l’occidente. Insieme alla corsa agli armamenti già in atto a fine anni ’70, sotto Reagan gli Stati Uniti avviarono la politica offensiva del “contenimento” e della guerra segreta. Andropov, presto Segretario Generale, fu tra i primi a rendersi conto che il motore economico sovietico andava notevolmente indebolendosi, e il cambio dell’equilibrio di potere non era favorevole a Mosca. Il fattore sistemico del declino sovietico a lungo termine era accompagnato dalla più dura retorica di Washington. La posizione di Reagan non era questione di mere parole; sanzionò il posizionamento dei missili Pershing II e Cruise in Germania occidentale, nonché l’ampio rinnovo dei “voli furetto” degli Stati Uniti per testare i radar della difesa aerea sovietica [xv]. Per i pianificatori sovietici la giustapposizione di tali dati era allarmante. Gli analisti credevano che i missili Pershing II potessero raggiungere Mosca in cinque minuti, e la leadership del Cremlino cominciò a temere la possibilità di un primo attacco degli Stati Uniti [xvi]. Nel maggio 1981, Andropov avviò il programma congiunto di monitoraggio strategico del KGB-GRU RJAN (Raketno-Jadernoe Napadenie – Attacco Nucleare Missilisitico) per monitorare eventuali preparativi di tale azione degli Stati Uniti [xvii]. Nella storia della guerra fredda, novembre 1983 fu forse il momento di maggiore pericolo tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sulla scia dell’avvio dell’Iniziativa di Difesa Strategica della Casa Bianca e le tensioni dopo l’abbattimento del 1° settembre del Volo 007 delle Korean Airlines, la NATO programmò esercitazioni nucleari dal nome in codice Able Archer 83, da tenersi dal 2 all’11 novembre. A giudicare dai telegrammi di ottobre da Mosca alla residenza del KGB di Londra, l’attenzione sovietica era volta, con greve intensità, alle esercitazioni quali possibile preludio ad un attacco a sorpresa occidentale [xviii].
Mentre i capi euro-atlantici erano inconsapevoli della portata dell’allarme di Andropov per le esercitazioni della NATO, errori di calcolo sugli indicatori di guerra avrebbero innescato l’attacco preventivo sovietico, guidato dagli Spetsnaz. Come lo studioso dell’intelligence Benjamin Fischer afferma senza mezzi termini: “La paura della guerra fu reale” nei primi anni ’80 [xix]. Lungi dall’essere un prodotto della paranoia, la cultura strategica sovietica era forgiata dall’esperienza storica. La capacità di Hitler di lanciare l’Operazione Barbarossa, con Stalin che ignorò numerosi rapporti dei servizi segreti sull’attacco tedesco imminente, provocò una guerra di annientamento. Il Cremlino non avrebbe mai potuto permettersi un altro disastro simile e ora il margine di errore si misurava in minuti. La creazione di Andropov delle unità per operazioni speciali del KGB avvenne al momento giusto: Alpha era lo scudo della leadership sovietica, Vympel la spada. Al momento critico di una crisi come Able Archer, gruppi di combattimento di Vympel si sarebbero schierati e infiltrati negli Stati Uniti e Paesi alleati quasi contemporaneamente, per assassinare la leadership del nemico e distruggere le vitali strutture di comando e controllo. Sopprimeno il coordinamento politico-militare della NATO oltre a disattivarne il lancio di testate nucleari nel teatro europeo,i gruppi di operatori Spetsnaz di KGB e GRU avrebbero spianato la strada all’ondata corazzata del Patto di Varsavia dal passo di Fulda [xx]. E prima che tale nozione sia respinta come speculazione alla Tom Clancy, nei primi anni ’80 le comunicazioni della Marina degli Stati Uniti, il braccio più potente della triade nucleare di Washington, erano un libro aperto a Mosca grazie alla rete spionistica di Walker [xxi]. Le potenziali operazioni degli Spetsnaz del KGB, in collaborazione con il GRU, erano volte ad indurre la paralisi strategica nello Stato ostile e consentire all’Unione Sovietica di attuare un attacco nucleare preventivo, se necessario. Non è noto al pubblico se ci siano stati infiltrati nelle capitali occidentali nel novembre 1983 o altri periodi, ma il rischio era alto. Lo sviluppo di un’unità d’élite per compiti particolari va valutata quale previsione strategica di Jurij Andropov. Da consumato attore del governo nell’ombra, questo capo del KGB apprezzò il valore che esercitava nei momenti cruciali un manipolo di uomini appositamente addestrati.

Lezioni apprese?
Dovremmo essere tutti grati che le teste più fredde e moderate provvidenzialmente prevalessero nei giorni bui del 1983, e che il segnale agli Spetsnaz sovietici d’iniziare l’azione non fu mai dato. Eppure, una generazione dopo, ci troviamo di nuovo in una crisi simile: dopo il crollo sovietico la NATO è dilagata ad est. Una Russia risorgente non solo vede la sua sfera di interessi, ma anche la propria sovranità e sopravvivenza minacciate. La nazione che ha sconfitto la Grande Armata di Napoleone e la Wehrmacht, già invincibile, di nuovo sviluppa opzioni di emergenza, dalle forze nucleari alla cyber-guerra e agli Spetsnaz. Nulla nel nuovo confronto bipolare, tuttavia, è inevitabile. Se il rispetto reciproco tra i popoli non è solo retorica, gli uomini di buona volontà faranno un passo indietro dal baratro rendendo possibile la pace.

419420321Riferimenti
Fonti primarie/Interviste
Andrew Chistopher & Gordievsky Oleg, Comrade Kryuchkov’s Instructions, Stanford University Press, 1994, Stanford
Drozdov Jurij, Vymysel Iskliouchen. Vympel-Almanakh, 1996. Mosca
Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, The Washington Post, 23 aprile 1995
Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo. Eksmo, 2003, Mosca
Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsnaznachenia”, Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006
Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova”, Moskovskij Komsomolets, 19 giugno 2004

Opere secondarie
Lubjanka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki. Mosgorarkhiv, 1999. Mosca
Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela“. Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009
Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, Jauza/Eksmo 2003. Mosca.
Campbell Erin E., “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO”, Air Power Journal, Summer 1988
Fischer Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, Center for the Study of Intelligence, 1997
Kokurin AI e Petrov NV, Lubjanka: Spravochnik, Izdatel’stvo Materik 2004. Mosca
Medvedev Roy, Neizvestnyi Andropov, Pheniks, 1999. Mosca
Prokhorov Aleksandr e Kolpakidi Aleksandr, Vneshniaia Razvedka Rossij, Neva, 2001. San Pietroburgo

ce3322f5[i] Lubianka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki (Mosgorarkhiv, 1999. Mosca), 304
[ii] Medvedev Roy, Nejzvesntnij Andropov (Pheniks, 1999. Mosca), 188
[iii] Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela” (Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009)
[iv] Kokurin & Petrov, Lubjanka: Spravochnik, (Izdatelstvo Materik, 2004. Mosca), 218
[v] Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova” (Moskovskii Komsomolets, 19 giugno 2004)
[vi] Prokhorov & Kolpakidi, Vneshnjaja Razvedka Rossij, (Neva, 2001. San Pietroburgo), 74
[vii] Ibid.
[viii] Ibid, 88.
[ix] Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo (Eksmo, 2003. Mosca), 234
[x] Drozdov Jurij, Vymysel Iskljuchen (Vympel-Almanakh, 1996. Mosca), 161
[xi] Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, (Jauza/Eksmo, 2003. Mosca), 19-24
[xii] Drozdov, Vymysel Iskljuchen, 170
[xiii] Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsjalnogo Naznachenia”, (Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006)
[xiv] Ibid.
[xv] Fisher Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, (Center for the Study of Intelligence, 1997)
[xvi] Andrew & Gordievsky, Comrade Kryuchkov’s Instructions, (Stanford University Press, 1994. Stanford), 74.
[xvii] Ibid, 67.
[xviii] Ibid, 86.
[xix] Fisher, “A Cold War Conundrum
[xx] Campbell, “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO
[xxi] Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, (The Washington Post, 23 aprile 1995)

flag_of_the_kgb_of_the_new_ussr_by_redrich1917-d7l34n3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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