La nuovissima superportaerei dell’US Navy è un casino

Jared Keller, Task and Purpose 13 febbraio 2018Il bilancio dell’anno 2019 del dipartimento della Difesa prevede un bel po’ di denaro per la quarta portaerei della classe Ford, ma la Marina dovrebbe aspettare abbastanza prima di vedere il sogno di una flotta di 11 portaerei realizzarsi. Tra le numerose navi incluse della Marina del previsto aumento del bilancio delle forze armate del presidente Donald Trump, vi sono tre cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, due sottomarini della classe Virginia e il “primo anno del finanziamento completo” per la portaerei CVN 81, gemella della nuovissima Gerald R. Ford (CVN 78) da 13 miliardi di dollari che la Marina (e Trump) hanno fatto entrare in servizio lo scorso luglio. Ma a quanto pare, l’ultima valutazione tecnica del Pentagono della superportaerei di nuova generazione (e senza bagni) si rivela una nave da guerra incapace di eseguire le operazioni base di routine; la Marina il 7 febbraio chiedeva al segretario alla Difesa James Mattis di ritardare i test di shock critico della nuova portaerei, fin quando il secondo scafo della classe Ford, l’USS John F. Kennedy, sarà disponibile nel 2024; gli stessi test che i legislatori evitarono alla Marina nel giugno 2017. L’intensa valutazione della Ford del dipartimento della Difesa, condotta dall’ufficio del direttore dei test operativi e della valutazione, pubblicata lo scorso mese insieme ad altre analisi tecniche nel 2017, rivela “scarsa o ignota affidabilità di molti sistemi essenziali della Ford, tra cui catapulte, equipaggiamento di arresto, ascensori per armi e radar“. Questi sistemi non sono solo di alto profilo, ma sono fondamentali per i compiti della nave nell’antiterrorismo e nella dissuasione da grande potenza. “Le limitazioni potrebbero influenzare la capacità di CVN 78 di compiere sortite, rendendola vulnerabile agli attacchi o creando limitazioni durante le operazioni di routine“, afferma il rapporto. “L’affidabilità scarsa o ignota di questi sottosistemi critici è il rischio più significativo per la CVN 78“. Tra i problemi più clamorosi della nave: le “dannatissime” catapulte elettromagnetiche. Mentre i Boeing F/A-18F Super Hornet e il suo derivato EA-18G hanno sperimentato “eccessivo stress alla cellula” nei lanci, secondo il rapporto del DoD, la Marina aveva anche “identificato l’impossibilità d’isolare elettricamente il sistema di aviolancio elettromagnetico (EMALS) e le componenti del sistema di arresto avanzato (AAG) durante la manutenzione“, complicazione che significa che i marinai non potranno eseguire manutenzione o riparazioni dei sistemi più critici della nave.
Questo non è solo una vera rottura se qualcosa va storto durante i bombardamenti contro, per esempio, forze ostili al personale governativo statunitense in Siria: rende l’intero sistema inutile. Nell’attuale affidabilità, i gatti della Ford hanno “solo il 9% di possibilità di completare un’ondata di 4 giorni e il 70% di possibilità di completare una giornata di operazioni secondo la missione prevista senza errori critici“. Una bel giorno, col ponte pieno di marinai addestrati, la classe Ford fu progettata per ridurre l’equipaggio, ma è “sensibile alle fluttuazioni della manodopera” semplicemente perché le tecnologie di prossima generazione che abbraccia “non sono ben comprese”, afferma il rapporto. Più preoccupanti sono le prove d’urto che la Marina ritarda sulla Ford, dove piccole cariche di esplosivo vengono innescate nell’acqua intorno la nave per testare la resistenza dei sistemi sotto stress. Negli ultimi anni, le normative del DoD hanno stabilito che le prove di shock sulle navi complete, progettate per testare la resilienza dello scafo, vanno condotte a “due terzi della potenza di shock a cui le navi devono sopravvivere“; la spinta della Marina a ritardare persino tali test nominali solleva dubbi sulla fiducia degli ufficiali sulla nuova superportaerei.
L’aumento del bilancio per la difesa del 2019 di Trump prevede 1,8 miliardi di dollari per il “continuo sviluppo” delle tecnologie delle portaerei classe Ford, come riporta il 13 febbraio Defense News. Alcuni miliardi qui, altri là, molto presto parleremo di una portaerei operativa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Il decano degli agenti segreti della Russia compie 101 anni

FRN, 12 febbraio 2018Il 10 febbraio, l’ufficiale e sabotatore dell’intelligence sovietica Aleksej Nikolaevich Botjan compiva 101 anni. Il Colonnello dell’Intelligence Estera della Russia veniva congratulato dai colleghi: “Oggi, 10 febbraio, ci congratuliamo non solo per un altro compleanno, ma per il primo anniversario del secondo secolo!“, dichiarava il direttore dell’intelligence russa. “Siamo orgogliosi di te, sei un esempio! Sono molto felice che tu sia così vigoroso, energico e circondato dalla cura e dall’amore di parenti e colleghi!” Vigore e vitalità di Aleksej Nikolaevic non sono affatto retorica. Non molto tempo prima, i giornalisti invitarono Botjan a sparare con le pistole “Walter PPK“, “Stechkin” e “Vul” delle forze speciali, insieme a giovani ufficiali dei servizi segreti militari. Tutti furono sorpresi dall’occhio acuto e dalla mano ferma di Botjan.
Aleksej Nikolaevich Botjan è nato il 10 febbraio 1917 in Polonia, nel villaggio bielorusso di Chertovichi. Oggi è il distretto di Volozhin della Bielorussia. Botjan, a proposito, significa “cicogna” nel dialetto bielorusso locale. Dopo aver lasciato la scuola nel 1939, Botjan fu arruolato nell’esercito polacco, nell’artiglieria antiaerea del territorio di Vilna, dove divenne sottufficiale. Nel settembre 1939, dopo l’attacco di Hitler alla Polonia, iniziò il contributo di Botjan alla guerra contro i fascisti. Difendendo i cieli di Varsavia, abbatté tre bombardieri tedeschi. Dopo la conquista della Polonia da parte dei nazisti, Botjan, insieme alla sua unità militare, si recò nel territorio liberato dall’Armata Rossa nella Bielorussia occidentale, dove si arrese. Se qualcuno si attende storie dell’orrore su interrogatori e repressioni sovietiche che colpirono il bielorusso dall’esercito polacco, non ce ne sono. Aleksej Botjan ricevette la cittadinanza sovietica, divenne insegnante e tornò ad insegnare nel villaggio natale. Nel maggio 1940, la vita della giovane insegnante prese una svolta inaspettata. Gli fu chiesto di addestrarsi per l’NKVD (predecessore del KGB) nella scuola d’intelligence. Non disse mai chi chiamò (o scrisse) e come, quindi chiameremo tali contatti “la Forza”. Nelle battaglie del luglio 1941, Botjan si arruolò nelle leggendarie forze speciali del NKVD, la Brigata speciale dei fucilieri motorizzati (OMSBON).Aleksej Nikolaevich partecipò alla battaglia per Mosca come comandante di un gruppo da ricognizione. All’inizio del 1943, il gruppo da ricognizione di Botjan fu inviato a condurre operazioni speciali partigiane nei territori occupati dell’Ucraina centrale, con compiti di sabotaggio. Nella regione di Zhitomir, Botjan condusse un’operazione audace facendo saltare in aria il comando tedesco nella città di Ovruch. Gli esploratori di Botjan localizzarono e persuasero un lavoratore, Kapljuk, a cooperare. Kapljuk era responsabile presso i tedeschi della manutenzione del riscaldamento. Botjan insegnò a Kapljuk ad usare esplosivi e detonatori. Poi, al momento convenuto, gli esplosivi furono portati e nascosti nell’edificio del comando. In totale, furono posati almeno 100 kg di esplosivo sotto l’edificio. L’esplosione eliminò più di 80 degli occupanti. L’operazione dei servizi speciali salvò la vita a decine di migliaia di sovietici nell’area ed ebbe un enorme effetto propagandistico. Fu persino preso ad esempio del sabotaggio nei libri di testo specializzati. Allo stesso tempo, per la prima volta Aleksej Nikolaevich Botjan fu nominato per il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma fu rifiutato dalle autorità. La ragione è ancora sconosciuta. Nel 1944, al gruppo di Botjan fu ordinato di recarsi a Cracovia. Grazie all’eccellente conoscenza della lingua e dei costumi polacchi, il gruppo di Botjan organizzò la cooperazione tra i distaccamenti delle Guardie Operaie e le forze ambigue dei battaglioni dei contadini di Khlopsk e dell’Esercito di Craiova. Nella città di Ilzha, insieme ai soldati delle Guardie Operaie, l’ufficiale dell’intelligence sovietica riuscì ad irrompere in una prigione liberandone i patrioti polacchi. C’erano molti gruppi di intelligence e sabotaggio sovietici del GRU e del NKVD che eseguivano vari compiti. Questa collaborazione coi patrioti polacchi impedì ai nazisti di distruggere uno degli antichi centri della cultura slava. Il contributo di Botjan alla liberazione di Cracovia incluse anche la cattura del cartografo polacco Ogarek, mobilitato dai tedeschi. Fu Ogarek a rivelare preziose informazioni sull’invio di esplosivo nel castello jagellonico, che i tedeschi volevano utilizzare per ostruire e distruggere le infrastrutture della città mentre avanzava l’Armata Rossa.Alla fine della guerra, Botjan era tenente in Cecoslovacchia. Andò a studiare nella scuola tecnica di Praga come ingegnere progettista, ma al secondo anno fu nuovamente contattato dalla “Forza”. A quel punto, Botjan si era sposato con una cecoslovacca e, come immigrati cechi, operò come agente illegale nella Slesia ceca, al confine con la Germania occidentale. Poco si sa di questo episodio, ma è noto cosa accadde dopo la morte di Stalin, quando Botjan tornò a Mosca. I suoi comandanti di prima linea, Sudoplatov ed Ejtingon, furono arrestati, e gli scagnozzi di Chrusciov dispersero le forze speciali e chiesero a Botjan di andarsene, lasciandolo senza niente; niente appartamento e salario per far quadrare i conti. Botjan fu salvato dai suoi compagni al fronte, che gli organizzarono un lavoro come “ospite esperto in lingue straniere” in un ristorante a Praga. L’ex-sabotatore dei servizi segreti iniziò a lavorare nel servizio clienti, e lavorò così diligentemente che fu elogiato dalla direzione, e la sua foto era sul tavolo degli onori di casa. Nel 1957 fu ricordato e invitato a Mosca, con la proposta di continuare il servizio come agente. Botjan accettò d’essere reintegrato nei servizi speciali col grado di maggiore. È noto che Botjan lavorò contro l’intelligence della Germania occidentale, nella quale il generale fascista Reinhardt Gehlen riunì gli agenti sopravvissuti di Abwehr, SD e Gestapo. Nel 1965, i compagni d’arme di Botyan, che avevano raggiunto i vertici del KGB, rivolsero alle autorità una petizione per conferirgli il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica, ma di nuovo qualcosa l’impedì. Nel 1983, il colonnello Botjan andò in pensione, ma continuò a consigliare le forze speciali del KGB per altri sei anni. Solo nel maggio 2007, col decreto del Presidente della Federazione Russa, il leggendario agente speciale riceveva il meritato titolo di Eroe della Russia.

Buon compleanno, Aleksej Botjan!

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le basi militari che gli USA vorrebbero mantenere segrete

Sputnik 02.02.2018Le basi militari segrete degli Stati Uniti sono circondate da miti. Quali scopi hanno, quante sono e in quali Paesi sono piazzate? Le immagini satellitari di alcuni siti che potrebbero essere tali basi che suscitano continua curiosità. Alcune di esse sono già state aperte al pubblico, altre sono ancora soggette a supposizioni. Tuttavia, anche se le autorità ne hanno svelate alcune, la loro posizione geografica e missione rimarrebbero sconosciute. Eccone alcune.

Area 6
Nel 2016, il Las Vegas Review-Journal pubblicò le istantanee di una base militare statunitense, l’Area 6. Secondo il giornale, il sito si troverebbe a circa 130 km a nord-ovest di Las Vegas, nel deposito di scorie radioattive di Yucca Mountain, nel Nevada, e sarebbe utilizzata per testare droni e piccoli aerei militari. In precedenza, secondo i media, il terreno sarebbe stato teatro di test nucleari sotterranei ultrasegreti. Il giornale notava che la base avrebbe una pista di atterraggio di circa 1500 metri, un grande hangar e molti edifici. Secondo la fonte, il nome ufficiale del sito non è noto, tuttavia molti turisti che viaggiano in Nevada in autobus o auto sostengono di aver visto la recinzione dell’Area 6, la cui costruzione costò alle autorità 9,6 milioni di dollari negli anni ’50. Tuttavia, la sua esistenza fu formalizzata dal governo degli Stati Uniti solo nel 2013.

Area 51
Le missioni della base militare statunitense nota come Area 51 non sono state rese pubbliche. Questo sito si trova nel deserto del Nevada ed è collegato alla Edwards Air Force in California. La base fu fondata nel 1955 e menzionata per la prima volta nei documenti ufficiali declassificati degli Stati Uniti nel 2013 che descrivono i test segreti del velivolo Lockheed U-2. Molti ufologi continuano a sostenere che la base sia utilizzata per stabilire relazioni segrete tra militari statunitensi e alieni.

Una base per droni in Arabia Saudita
Nel 2011, gli Stati Uniti costruirono una base militare in Arabia Saudita per condurre raid coi droni nella regione, il Washington Post l’annunciò nel 2013. Secondo quanto riferito dal quotidiano, uno degli attacchi da tale struttura avrebbe ucciso uno dei capi di al-Qaida nella penisola arabica (AQAP), Anwar al-Ulaqi, nel 2011.

Harvey Point
L’impianto Harvey Point Defense Testing, situato nella Carolina del Nord, è considerato una struttura della CIA. È in questa base che, secondo alcune fonti, le forze speciali della Marina degli Stati Uniti (Navy SEALs) si addestrarono per uccidere Usama bin Ladin. Il sito Cryptome ha pubblicato le immagini dell’installazione che, secondo i media, assomiglierebbe molto al luogo di residenza di Usama bin Ladin in Pakistan. L’installazione in questione fu costruita nel 1961.

Fort Detrick
Fort Detrick è un centro medico militare del Comando medico dell’esercito degli Stati Uniti, a nord della città di Frederick, nel Maryland. Fino al 1969, questa base era dedita alla realizzazione del programma di armi biologiche. Secondo Jakob Segal, biologo tedesco, l’HIV/AIDS fu creato a Fort Detrick. Inoltre, secondo uno studio pubblicato dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health (JHSPH) nel Maryland, molti casi di cancro furono registrati sul posto, correlabili alla base.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le 7 volte in cui gli Stati Uniti si persero armi nucleari

Rachel Blevins, Activist Post 28 gennaio 2018Anche se può sembrare assurdo pensare a un governo che perde armi nucleari nel mondo, la verità è che il governo degli Stati Uniti ha una lunga storia del genere, ed alcune sono scomparse da 70 anni. Qui le sette volte che il governo degli Stati Uniti ha perso armi nucleari mai ritrovate:

1. Febbraio 1950. La prima perdita nota di arma nucleare si ebbe quando un bombardiere B-36 volando dall’Alaska al Texas perse potenza in tre motori. I rapporti affermarono che quando l’aereo iniziò a perdere quota, l’equipaggio cercò di alleggerire il carico sganciando una bomba nucleare da 30 kiloton Mark 4 (Fat Man), nell’Oceano Pacifico. Mentre i componenti d’uranio della bomba andarono persi e vanno ancora recuperati, un subacqueo affermò di aver trovato i resti della bomba nucleare al largo delle coste della British Columbia, nel novembre 2016.

2. Marzo 1956. Un B-47 Stratojet dell’US Air Force volando dalla Base Aerea MacDill, in Florida, verso una base oltreoceano, trasportava due nuclei per armi nucleari. Sebbene l’aereo completasse il primo aerorifornimento in volo, non raggiunse mai la seconda aerocisterna e si presume si sia schiantato. Secondo AerospaceWeb, gli esperti ritengono che l’aereo e il suo carico siano dispersi nel Mar Mediterraneo, ma “alcuna traccia dell’aereo, del suo equipaggio o del suo carico nucleare fu mai trovata nonostante ampie ricerche“.

3. Luglio 1957. Il successivo incidente avvenne quando un aereo C-124 dell’US Air Force lasciò la base aerea di Dover nel Delaware, trasportando tre bombe nucleari sull’Oceano Atlantico. Quando l’aereo perse potenza, l’equipaggio sganciò due bombe nucleari, che non furono mai ritrovate e si presume siano ancora localizzate nell’Oceano Atlantico, a 100 miglia da Atlantic City. L’Asbury Park Press riportò che quando la prima bomba fu gettata fuori bordo a una quota di 800 metri, “non ci fu alcuna esplosione visibile quando colpì l’acqua svanendo rapidamente dalla vista. La seconda bomba fu gettata nello stesso modo. Di nuovo, non ci fu alcuna detonazione osservabile degli elementi ad alto esplosivo“.

4. Febbraio 1958. Quando un bombardiere B-47 dell’USAF si scontrò con un F-86 Sabre durante una missione di addestramento presso la base aerea Homestead in Florida, il pilota dell’F-86 si eiettò, e il pilota del B-47 tentò di atterrare sulla base aerea Hunter in Georgia. Dopo vari tentativi di atterraggio falliti, il B-47 sganciò la bomba nucleare Mark 15 Mod 0 che trasportava sull’Oceano Atlantico, vicino Tybee Island, in Georgia. Secondo Aerospace Web, la ricerca delle armi durò nove settimane, e poi “un’altra ricerca fallita fu avviata nel 2001, e le segnalazioni di radiazioni rilevate a meno di un miglio dalle coste portarono a speculazioni sulla scoperta della bomba nel 2004“, ma la bomba non fu mai trovata.

5. Gennaio 1961. Il successivo incidente “Broken Arrow” si verificò quando un B-52 che trasportava due bombe nucleari da 24 megatoni si schiantò dopo essere decollato dalla base aerea di Goldsboro, nel North Carolina. L’incendio alla struttura causò l’incidente, uccidendo tre dei suoi otto membri dell’equipaggio e sganciando le due armi. Una cadde a terra affondando in terreni paludosi, e se l’Air Force ne recuperò il plutonio, la maggior parte dello stadio termonucleare, compreso l’uranio altamente arricchito che costituiva il nucleo della bomba, non fu mai trovata. I rapporti sostengono che l’USAF abbia risposto acquistando la servitù permanente concedendo al governo il permesso di scavare nel terreno.

6. Dicembre 1965. Un aereo d’attacco A-4E Skyhawk che trasportava una bomba termonucleare B-43 affondò nell’Oceano Pacifico dopo essere caduto dall’USS Ticonderoga mentre ritornava nella base navale di Yokosuka, Giappone, dopo il dispiegamento in Vietnam. L’aereo, il pilota e l’arma andarono persi in oltre 5000 metri di profondità e non furono mai recuperati. Non fu che nel 1989 che i funzionari statunitensi ammisero che l’incidente avvenne a 70 miglia da Okinawa. Il Los Angeles Times osservò che l’incidente “provò che gli aerei da guerra statunitensi che operavano in Vietnam trasportavano bombe nucleari e che le navi da guerra statunitensi portavano armi atomiche nei porti giapponesi violando la politica del Giappone“.

7. Maggio 1968. Il sottomarino d’attacco USS Scorpion stava rientrando nella base di Norfolk, in Virginia, dopo una missione di tre mesi, quando affondò misteriosamente nell’Oceano Atlantico, a circa 500 miglia a sud-ovest delle Isole Azzorre. Il sottomarino, con 99 membri dell’equipaggio, il reattore nucleare e due siluri a testata nucleare a bordo, andarono persi e devono ancora essere recuperati. Mentre domande rimangono su ciò che portò alla tragica perdita, Aerospace Web riferiva che una delle teorie più importanti è che “la batteria di uno dei siluri del sottomarino si surriscaldò e si accese, provocando la detonazione della testata e aprendo il portello di carico del siluro nella parte superiore del compartimento di prua“, che portò all’inondazione che affondò lo Scorpion per oltre 3000 metri nell’oceano.

Rachel Blevins è una giornalista indipendente del Texas, che aspira a infrangere il falso paradigma sinistra/destra nei media e nella politica perseguendo la verità e contestando le narrative esistenti. L’articolo è apparso per la prima volta su The Free Thought Project.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

USA furiosi per gli armamenti della Russia al Myanmar

Alex Gorka SCF 29.01.2018Il Myanmar è uno dei molti Paesi sempre più interessati alle armi russe e recentemente veniva annunciato che si prepara ad acquistare 6 caccia russi Su-30. Tale accordo è stato raggiunto durante la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu il 20-22 gennaio. Le armi russe per le forze di terra e navali facevano parte dell’agenda. Il dipartimento di Stato USA ha reagito sostenendo che le vendite di armi al Paese sono inappropriate per via della crisi rohingya. Secondo la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert, l’accordo alimenterà il conflitto nel Myanmar. Va notato che non aveva detto nulla sull’invio di armi statunitensi all’Ucraina. Né menzionava il fatto che i ribelli rohingya sono solo uno dei tanti gruppi armati che operano in Myanmar, sebbene siano gli unici a preoccupare il governo degli Stati Uniti. Bill Richardson, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex-governatore del New Mexico, si è appena dimesso dal comitato consultivo internazionale sulla crisi dei rifugiati rohingya. Secondo lui, è un'”operazione di protezione e cheerleading” della leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, che incolpa delle conseguenze delle operazioni militari contro i ribelli rohingya. Il conflitto non ha nulla a che fare con la Russia e Mosca non ha preso posizione, ma il dipartimento di Stato USA coglierà qualsiasi pretesto per attaccare la Russia e dipingerla come “impero del male”. Non bisogna essere esperti in difesa per vedere che il caccia Su-30 non è progettato per combattere i ribelli. La sua missione è colpire con precisione obiettivi navali, ed è anche efficace contro eventuali obiettivi a terra di alto valore di un possibile nemico. In poche parole, è un aereo da guerra contro un nemico sofisticato. L’esercito del Myanmar ha gli F-16 fabbricati negli Stati Uniti che usa contro la guerriglia. Quando Washington li vendeva al governo di Myanmar, non gliene importava nulla che venissero usati contro i ribelli. L’esercito statunitense non ha mai apprezzato il Su-30 da quando la versione indiana Su-30MKI ha sconfitto gli F-15C Eagle statunitensi nel 2004 e nel 2005. In qualsiasi confronto, il Su-30MKI domina l’F-16 di produzione statunitense. Nel 2015, il Su-30MKI sconfisse il Typhoon inglese nelle manovre. Il Myanmar è un mercato redditizio per le esportazioni di armi. Gli Stati Uniti vedono Mosca come concorrente. Mosca e Naypyidaw collaborano militarmente dagli anni ’90. Il Myanmar ha acquistato aerei da combattimento MiG-29, addestratori Jak-130, elicotteri da combattimento Mi-17, Mi-24 e Mi-35. La Russia è il maggiore fornitore di missili terra-aria.
Le armi degli Stati Uniti sono usate per uccidere civili nello Yemen e finiscono anche nelle mani dei ribelli siriani. Lo Stato islamico ha usato armi statunitensi in Iraq e Siria. Washington vende armi a più di 100 Paesi, molti dai regimi autoritari. Recentemente, armi statunitensi sono state usate dalle milizie sciite contro i curdi, alleati degli statunitensi in Iraq. La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo e rafforza la posizione a una velocità vertiginosa. È impegnata a stipulare contratti lucrosi coi partner tradizionali degli USA in Medio Oriente. La Russia ha il vantaggio globale nei sistemi di difesa aerea. L’S-400 è un enorme successo, con consegne in corso alla Cina e un contratto firmato con la Turchia. Arabia Saudita e Qatar sono altri due possibili clienti che negoziano attualmente. La Russia deve il successo al fatto che la sua industria della Difesa offre la massima qualità a un prezzo accettabile. Washington è pronta a fare di tutto per impedirlo e si affida alla stessa politica in altre parti del mondo. Gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a pesanti pressioni sugli europei per acquistarne il gas, più costoso di quello che la Russia fornisce. Né evitano di utilizzare qualsiasi metodo per promuovere i propri obiettivi in politica estera. Ora che Washington vede la Russia come concorrente capace di resistere alle pressioni e di perseguire una politica estera indipendente, viene accusata di tutto ciò che va storto nel mondo. E così, ancora una volta, da che pulpito viene la predica.Traduzione di Alessandro Lattanzio