Siria: l’intercettazione dei missili israeliani conferma l’esistenza della difesa ABM russo-siriano

Strategika512 dicembre 2017

Il comando siriano dichiarava che almeno 2 missili israeliani sarebbero stati intercettati e distrutti prima di colpire una struttura radar del sistema di difesa aerea che protegge Damasco. L’agenzia stampa siriana SANA rilasciava una dichiarazione secondo cui la difesa aerea siriana intercettava e distruggeva 2 missili israeliani destinati contro “una postazione militare” vicino Damasco. Secondo SANA, “il nemico israeliano ha sparato alle 2230 del 1 dicembre 2017 diversi missili superficie-superficie contro una postazione militare nella provincia di Damasco“, ma prima di continuare, “le difese aeree siriane facevano fronte all’aggressione” sottolineando, e questo è il punto più interessante, che 2 missili nemici venivano distrutti. Non è noto se si trattasse di missili Delilah GL, missile da crociera sparato da strutture a terra, molto preciso e con un raggio operativo di 250 chilometri, o una versione migliorata e modernizzata del vecchio missile Jericho I (gittata: 500 km), imprecisa ma che può trasportare una testata significativa (400 kg). Un sito d’informazione vicino ai rivoltosi in Siria confermava l’attacco aggiungendo che potenti esplosioni si erano sentite a sud-ovest di Damasco nella notte del 1° dicembre 2017. Il famosissimo e non meno controverso OSDH (Osservatorio siriano dei diritti umani), un ramo dei servizi segreti inglesi, da parte sua affermava che almeno un deposito di armi sarebbe stato colpito ma senza confermare l’informazione o fornire prove se la postazione interessata appartenesse all’Esercito arabo siriano o ad Hezbollah.
Israele è di fatto uno dei belligeranti diretti nella guerra alla Siria, anche se Tel Aviv nega qualsiasi coinvolgimento nel conflitto ripetendo che si tratta di una guerra civile che colpisce un Paese con cui è tecnicamente in guerra dal 1973. Una versione ripresa dai media cosiddetti “mainstream” ma smentita da Damasco, che considera Israele e i suoi potenti alleati occidentali e arabi principali sostenitori dei terroristi attivati in Siria. Il nuovo attacco israeliano con missili superficie-superficie è interessante per vari modi, poiché conferma in parte l’incremento delle difese aeree della Siria e dei suoi alleati, l’istituzione di un sistema di individuazione e intercettazione antibalistica abbastanza efficace da creare una deterrenza e infine l’impossibilità di lanciare attacchi aerei contro postazioni militari siriane senza una risposta. Ciò contrasta con le tradizionali strategie in Medio Oriente dove Israele ha tutta la libertà di condurre incursioni aeree in Libano, Siria, Iraq e Libia senza incontrare alcun tipo di resistenza. Ai neofiti va ricordato che gli israeliani non esitano mai a colpire in modo massiccio, quando sono certi che l’avversario non ha difese. L’impronta russa non è molto lontana. In realtà, la guerra in Siria ridefinisce i nuovi poli del potere con l’effettiva conferma dell’esistenza di una bolla della difesa antiaerea con capacità ABM che neanche i migliori aerei da combattimento e la guerra elettronica degli israeliani possono violare senza lasciarci le penne. L’incubo assoluto di Tel Aviv e del complesso militare-industriale statunitense che lo sostiene sarebbe assistere alla distruzione “pubblica” di un caccia F-35 sulla Siria da parte di un sistema SAM di produzione iraniana o nordcoreana. Questa è la fine di una guerra presentata come mera rivoluzione in Siria: si tratta della vera rivoluzione geostrategica dell’equilibrio strategico del pianeta!L’attacco israeliano su Damasco
Análisis Militares

Nelle prime ore del 2 dicembre 2017, Israele lanciava un attacco contro la capitale siriana Damasco, colpendo una base militare iraniana a Damasco. Cito due fonti, una per parte. Le informazioni più dettagliate finora sono fornite dai siriani. Secondo loro Israele aveva lanciato 4-6 missili superficie-superficie (MSS) contro l’area del distretto di al-Qiswah, a sud di Damasco. Secondo fonti governative, almeno 2, forse 3, missili sono stati intercettati utilizzando i sistemi di difesa aerea Buk-M2E. Un’altra versione sostiene che aerei israeliani avevano lanciato missili dallo spazio aereo libanese. Il che indicherebbe che fossero missili aria-superficie. In teoria ciò che è stato attaccato sarebbe una presunta base iraniana a sud di Damasco. Secondo la versione siriana, ciò che fu lanciato dalla zona delle alture del Golan sarebbe stata una salva di missili Predator Hawk.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Quali sono i nemici degli USA?

Prof. James Petras, Global Research 24 novembre 2017Per quasi 2 decenni, gli Stati Uniti hanno steso la lista dei “Paesi nemici” da affrontare, attaccare, indebolire e rovesciare. La ricerca imperialista per rovesciare i “Paesi nemici” agisce a vari livelli e in base a due considerazioni: priorità e vulnerabilità per un’operazione di “cambio di regime”. I criteri per decidere un “Paese nemico” e il suo posto nella lista degli obiettivi prioritari negli Stati Uniti nella ricerca del dominio globale, nonché la vulnerabilità a un cambio di regime “di successo”, sono al centro di questo saggio. Concluderemo discutendo le prospettive realistiche delle future opzioni imperialiste.

Avversari principali degli Stati Uniti
Gli strateghi imperialisti badano a criteri militari, economici e politici nell’individuare i primi avversari. I seguenti sono in cima alla “lista dei nemici” degli Stati Uniti:
1) Russia, per la potenza militare, è un contrappeso nucleare al dominio globale degli Stati Uniti. Ha una forza armata enorme e ben equipaggiata con presenza europea, asiatica e mediorientale. Le risorse di petrolio e gas la proteggono dal ricatto economico degli Stati Uniti e le sue crescenti alleanze geopolitiche limitano l’espansione statunitense.
2) Cina, per il potere economico globale e la portata crescente di commercio, investimenti e reti tecnologiche. La crescente capacità militare difensiva della Cina, in particolare la protezione degli interessi nel Mar Cinese Meridionale, contrasta il dominio degli Stati Uniti in Asia.
3) Corea democratica, per la capacità balistiche e nucleari, la sua feroce politica estera indipendente e la posizione geopolitica strategica, è vista come minaccia per le basi militari statunitensi in Asia e gli alleati regionali di Washington.
4) Venezuela, per le risorse petrolifere e le politiche sociali che sfidano il neoliberismo centrato negli Stati Uniti in America Latina.
5) Iran, per le risorse petrolifere, l’indipendenza politica e le alleanze geopolitiche in Medio Oriente, sfida il dominio statunitense, israeliano e saudita nella regione e presenta un’alternativa indipendente.
6) Siria, per la posizione strategica in Medio Oriente, il partito di governo nazionalista laico e l’alleanza con Iran, Palestina, Iraq e Russia, è un contrappeso ai piani di USA-Israele per balcanizzare il Medio Oriente in conflitti etno-tribali.

Avversari di medio livello degli Stati Uniti
1) Cuba, per la politica estera indipendente e il sistema socio-economico alternativo, è in contrasto coi regimi neo-liberali centrati negli Stati Uniti nei Caraibi, America centrale e meridionale.
2) Libano, per la posizione strategica sul Mediterraneo e l’accordo di condivisione del potere nel governo di coalizione col partito politico Hezbollah, sempre più influente nella società civile libanese anche per la comprovata capacità della sua milizia di proteggere la sovranità nazionale libanese espellendo l’invasore esercito israeliano e aiutando a sconfiggere i mercenari SIIL/al-Qaida nella vicina Siria.
3) Yemen, per il movimento nazionalista indipendente guidato dagli huthi, che si oppone al governo fantoccio imposto dai sauditi, e le sue relazioni con l’Iran.

Avversari di basso livello degli Stati Uniti
1) Bolivia, per la politica estera indipendente, il sostegno al governo chavista in Venezuela e la difesa di un’economia mista; ricchezza mineraria e difesa delle rivendicazioni territoriali dei popoli indigeni.
2) Nicaragua, per la politica estera indipendente e le critiche all’aggressione statunitense nei confronti di Cuba e Venezuela.
L’ostilità degli Stati Uniti verso gli avversari prioritari è espressa attraverso sanzioni economiche, accerchiamento militare, provocazioni e intense guerre di propaganda. Dati i potenti legami sul mercato globale della Cina, gli Stati Uniti hanno applicato poche sanzioni. Invece si affidano ad accerchiamento militare, provocazioni separatiste e intensa propaganda ostile quando vi hanno a che fare.Avversari prioritari, bassa vulnerabilità e aspettative irreali
Con l’eccezione del Venezuela, gli “obiettivi prioritari” di Washington hanno limitate vulnerabilità strategiche. Il Venezuela è il più vulnerabile per l’ampia dipendenza dalle entrate petrolifere, le principali raffinerie situate negli Stati Uniti, l’alto indebitamento tendente al default. Inoltre, ci sono i gruppi di opposizione clienti degli statunitensi e il crescente isolamento di Caracas in America Latina per l’ostilità orchestrata da importanti clienti statunitensi, Argentina, Brasile, Colombia e Messico.
L’Iran è molto meno vulnerabile: è una forte potenza militare regionale strategica legata a Paesi vicini e movimenti religiosi e nazionalisti. Nonostante la sua dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha sviluppato mercati alternativi, come la Cina, liberi dal ricatto statunitense e relativamente al sicuro da attacchi creditori avviati da Stati Uniti o UE.
La Corea democratica, nonostante le paralizzanti sanzioni economiche imposte al regime e alla popolazione civile, ha “la bomba” come deterrente all’attacco militare statunitense e non ha mostrato alcuna riluttanza a difendersi. A differenza del Venezuela, né Iran né Corea democratica affrontano significativi attacchi interni da un’opposizione finanziata dagli USA o armata.
La Russia ha piena capacità militare, armi nucleari, ICBM e una forza armata enorme e ben addestrata, scoraggiando qualsiasi minaccia militare diretta degli Stati Uniti. Mosca è politicamente vulnerabile alla propaganda degli Stati Uniti, ai partiti di opposizione e alle ONG finanziate dall’occidente. I miliardari russi collegati a Londra e Wall Street esercitano una certa pressione contro iniziative economiche indipendenti. In misura limitata, le sanzioni statunitensi hanno sfruttato la precedente dipendenza della Russia dai mercati occidentali, ma dopo l’imposizione di sanzioni draconiane del regime di Obama, Mosca ha efficacemente neutralizzato l’offensiva di Washington diversificando i mercati verso l’Asia e rafforzando l’autosufficienza in agricoltura, industria e alta tecnologia.
La Cina ha un’economia mondiale ed è sulla buona strada per diventare il leader economico mondiale. Le deboli minacce di “sanzioni” verso la Cina semplicemente illustrano la debolezza di Washington piuttosto che intimidire Pechino. La Cina ha contrastato provocazioni e minacce militari statunitensi espandendo il potere economico di mercato, aumentando la capacità militare strategica e abbandonando la dipendenza dal dollaro.
Gli obiettivi prioritari di Washington non sono vulnerabili ad attacchi frontali: mantengono o aumentano la coesione interna e le reti economiche, migliorando al contempo la capacità militare d’imporre costi assolutamente inaccettabili agli Stati Uniti con un qualsiasi assalto diretto. Di conseguenza, i capi statunitensi sono costretti ad affidarsi ad attacchi marginali, periferici e per procura con risultati limitati. Washington stringerà le sanzioni su Corea democratica e Venezuela, con dubbiose prospettive di successo con la prima e possibile vittoria di Pirro con Caracas. Iran e Russia possono facilmente liquidare gli agenti nemici. Gli alleati degli Stati Uniti, come Arabia Saudita e Israele, possono badare, fare propaganda e scagliarsi contro gli iraniani, ma i timori che una guerra vera e propria con l’Iran distrugga Riyadh e Tel Aviv li costringe a lavorare in tandem per indurre la corrotta dirigenza politica degli Stati Uniti alla guerra, incontrando le obiezioni di una popolazione stanca di guerre. Sauditi e israeliani possono bombardare e affamare le popolazioni di Yemen e Gaza, che non hanno alcuna possibilità di rispondere, ma Teheran è un’altra questione. Politici e propagandisti di Washington vociferano di interferenze della Russia nel teatro elettorale corrotto degli Stati Uniti e sabotano i legami diplomatici, ma non possono contrastare la crescente influenza della Russia nel Medio Oriente e il commercio in espansione con l’Asia, specialmente la Cina.
In sintesi, a livello globale, gli obiettivi ‘ prioritari’ degli Stati Uniti sono irraggiungibili e invulnerabili. Nella continua faida tra élite negli Stati Uniti, sarebbe troppo sperare nell’emergere di un qualsiasi politico razionale a Washington che possa ripensare le priorità strategiche e calibrare le politiche di mutuo accordo adattandosi alle realtà globali.Priorità, vulnerabilità e aspettative medie e basse
Washington può intervenire e forse infliggere gravi danni ai Paesi di media e bassa priorità. Tuttavia, vi sono diversi inconvenienti a un attacco su vasta scala. Yemen, Cuba, Libano, Bolivia e Siria non sono nazioni in grado di plasmare allineamenti politici ed economici globali. Il massimo che gli Stati Uniti possono garantirsi in questi Paesi vulnerabili sono cambi di regime distruttivi con massicce perdite di vite umane d infrastrutture e milioni di profughi disperati… ma con gravi costi politici, prolungata instabilità e gravi perdite economiche.

Yemen
Gli Stati Uniti possono sostenere la totale vittoria saudita sui popoli affamati e colerici dello Yemen. Ma a chi giova? L’Arabia Saudita è in pieno sconvolgimento di palazzo e non può esercitare egemonia, nonostante centinaia di miliardi di dollari in armi, addestratori e basi USA/NATO. Le occupazioni coloniali sono costose e danno pochi, se non alcuno, beneficio economico, specialmente da una povera nazione devastata e geograficamente isolata come lo Yemen.

Cuba
Cuba ha un potente esercito professionale sostenuto da una milizia di milioni di componenti. È capace di una resistenza prolungata e può contare sul supporto internazionale. L’invasione di Cuba richiederebbe occupazione prolungata e pesanti perdite. Decenni di sanzioni economiche non hanno funzionato e la loro re-imposizione da parte di Trump non ha colpito i settori chiave turistici. L'”ostilità simbolica” del presidente Trump non ha ridotto le distanze coi principali gruppi agroindustriali statunitensi, che vedono Cuba come un mercato. Oltre la metà dei cosiddetti “cubani d’oltremare” si oppone all’intervento diretto degli Stati Uniti. Le ONG finanziate dagli Stati Uniti possono dare vantaggi marginali nella propaganda, ma non possono sovvertire il sostegno popolare all’economia mista “socializzata” di Cuba, le eccellenti educazione pubblica ed assistenza sanitaria e la politica estera indipendente.

Libano
Il blocco congiunto USA-Arabia Saudita e le bombe israeliane possono destabilizzare il Libano. Tuttavia, l’invasione israeliana costerebbe vite e fomenterebbe disordini interni. Hezbollah ha i missili per contrastare le bombe israeliane. Il blocco economico saudita radicalizzerà i nazionalisti libanesi, specialmente tra sciiti e cristiani. L”invasione’ della Libia da parte di Washington, senza perdere un solo soldato statunitense, dimostra che le invasioni distruttive si traducono in caos nel continente. Una guerra USA-Israele-Arabia Saudita distruggerebbe completamente il Libano, ma destabilizzerebbe la regione esacerbando i conflitti nei Paesi confinanti: Siria, Iran e forse Iraq. E l’Europa sarà inondata da milioni di rifugiati disperati.

Siria
La guerra per procura USA-Arabia Saudita in Siria ha subito gravi sconfitte e la perdita di risorse politiche. La Russia ha acquisito influenza, basi e alleati. La Siria mantiene la sovranità e forgia una forza armata nazionale temprata dalle battaglie. Washington può sanzionarla, prendere alcune basi in alcune fasulle “enclavi curde”, ma non avanzerà oltre lo stallo e sarà ampiamente considerata un invasore. La Siria è vulnerabile e continua a essere un bersaglio medio nella lista dei nemici degli Stati Uniti, ma offre poche prospettive di far avanzare il potere imperiale degli Stati Uniti, oltre alcuni vincoli limitati con l’instabile enclave curda, suscettibile di guerra intestina e grandi rappresaglie turche.

Bolivia e Nicaragua
Bolivia e Nicaragua sono secondarie nella lista dei nemici degli Stati Uniti. I responsabili delle politiche regionali degli Stati Uniti riconoscono che i due Paesi non hanno potere globale o addirittura regionale. Inoltre, entrambi i regimi hanno respinto la politica radicale e coesistono con oligarchi locali, potenti e influenti, e con multinazionali internazionali collegate agli Stati Uniti. La loro critica in politica estera, principalmente di carattere interno, sono neutralizzate dalla quasi totale influenza degli Stati Uniti nell’OAS e sui principali regimi neo-liberali in America Latina. Sembra che gli Stati Uniti accettino questi avversari retorici marginalizzati piuttosto che rischiare di provocare il risveglio dei movimenti radicali nazionalisti o socialisti di massa a La Paz o Managua.Conclusione
Un breve esame della “lista dei nemici” di Washington rivela le limitate possibilità di successo anche tra gli obiettivi vulnerabili. Chiaramente, con questa configurazione del potere mondiale in evoluzione, denaro e mercati statunitensi non modificheranno l’equazione di potere. Gli alleati degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, spendono enormi quantità di denaro attaccando una nazione devastata, ma distruggono i mercati mentre perdono le guerre. Potenti avversari, come Cina, Russia e Iran, non sono vulnerabili ed offrono al Pentagono poche prospettive di vittorie militari in futuro. Sanzioni e guerre economiche non sono riuscite a sottomettere Corea democratica, Russia, Cuba e Iran. La “lista dei nemici” è costata prestigio, soldi e mercati agli Stati Uniti, un bilancio imperialista grave. La Russia ora supera gli Stati Uniti nella produzione di grano e nelle esportazioni. Sono finiti i giorni in cui le agro-esportazioni statunitensi dominavano il commercio mondiale, anche a Mosca. La lista dei nemici è facile da comporre, ma politiche efficaci sono difficili da attuare contro rivali dalle economie dinamiche e preparazione militare potente. Gli Stati Uniti riguadagnerebbero parte della credibilità se operassero nella realtà globale perseguendo un programma conveniente per tutti invece di essere perdenti nel continuo gioco a somma zero. I capi razionali potrebbero negoziare accordi commerciali reciproci con la Cina, sviluppando legami tecnologici, finanziari e agrocommerciali con produttori e servizi. E potrebbero sviluppare accordi congiunti economici e di pace in Medio Oriente, riconoscendo la realtà di un’alleanza tra Hezbollah e Siria con Russia, Iran e Libano. Allo stato attuale, la “lista dei nemici” di Washington continua ad essere composta e imposta dai suoi capi irrazionali maniaci filo-israeliani e russofobi del Partito Democratico, senza alcun riconoscimento della realtà attuale. Agli statunitensi, la lista dei nemici interni è lunga e ben nota, ciò che manca è una leadership politica civile per rimpiazzare tale banda di capibranco.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La minaccia delle armi biologiche etniche

Tony Cartalucci – LD 30 novembre 2017La filiale di biologia molecolare del 59.mo Stormo medico dell’US Air Force ha rivelato di aver raccolto specificamente campioni di RNA e tessuti sinoviali (connettivi) russi, suscitando timori in Russia su un possibile programma specifico di armi biologiche etniche degli Stati Uniti. L’articolo di TeleSUR, “Timori sulla ‘bomba etnica’ mentre l’aeronautica statunitense conferma la collezione di DNA russo“, riferisce: “La Russia si preoccupa dei tentativi delle forze armate statunitensi di raccogliere campioni di DNA dai cittadini russi, rilevando il potenziale uso di tali campioni biologici per creare nuove armi per la guerra genetica. L’aeronautica statunitense ha cercato di placare le preoccupazioni del Cremlino, osservando che i campioni sarebbero stati usati solo per cosiddetti scopi di “ricerca” piuttosto che bioterrorismo. Riferendosi ai rapporti russi, il portavoce del Comando dell’US Air Education and Training Captain Beau Downey ha detto che il suo centro ha scelto casualmente il popolo russo come fonte di materiale genetico nella ricerca del sistema muscolo-scheletrico”. Il rapporto affermerebbe inoltre che: “Tuttavia, l’uso di campioni di tessuti russi nello studio dell’USAF ha alimentato il vecchio sospetto che il Pentagono continui a sviluppare una presunta “arma biologica” rivolta specificamente ai russi”. Il Presidente Vladimir Putin avrebbe dichiarato: “Sapete che materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, da diversi gruppi etnici e persone che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è: perché? È intenzionale e professionale”. Mentre le forze armate statunitensi tentano d’ignorare l’idea che qualsiasi tipo di arma biologica etnica sia oggetto di ricerca, la nozione di tale arma non è affatto inverosimile. I documenti politici statunitensi le includono nella pianificazione geopolitica e militare degli USA da due decenni, e l’Aeronautica statunitense stessa ha prodotto documenti riguardanti le varie combinazioni in cui tali armi si potrebbero usare. C’è anche la storia inquietante delle nazioni occidentali che hanno perseguito specifiche armi biologiche etniche in passato, come il regime dell’apartheid in Sud Africa che cercò di utilizzare il programma nazionale di vaccinazione come copertura per sterilizzare segretamente la popolazione nera. Le carte politiche degli Stati Uniti hanno discusso di bioarche etniche specifiche, “Nel rapporto del neo-conservatore Per un nuovo secolo americano (PNAC) del 2000 intitolato. “Ricostruire le difese dell’America” si afferma: “La proliferazione di missili balistici e da crociera e di velivoli senza pilota a lungo raggio (UAV) renderà molto più facile proiettare potenza militare in tutto il mondo. Le munizioni stesse saranno sempre più precise, mentre nuovi metodi di attacco, elettronico, “non letale”, biologico, saranno ancor più disponibili”. (p.71) Inoltre dichiarava: “Anche se ci vorrà qualche decennio perché il processo di trasformazione si compia, l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa dall’attuale, e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: spazio, “cyber-spazio” e forse mondo dei microbi”. (p.72) E infine: “E forme avanzate di guerra biologica che possono “colpire” specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da regno del terrore in strumento politicamente utile”. (p.72) Più di recente, nel 2010, l’aeronautica statunitense in un documento di controproliferazione intitolato “Biotecnologie: patogeni geneticamente modificati“, elenca diversi modi in cui tali armi potrebbero essere utilizzate: “Il gruppo JASON, composto da scienziati accademici, era consulente tecnico del governo degli Stati Uniti. Il suo studio ha generato sei classi di patogeni geneticamente modificati che potrebbero rappresentare gravi minacce per la società. Questi includono, ma non si limitano, armi biologiche binarie, geni progettati, terapia genica come arma, virus stealth, malattie trasmissibili e malattie progettate”. Il documento discute la possibilità che una “malattia possa spazzare via l’intera popolazione o un determinato gruppo etnico“. Mentre il documento sostiene che lo scopo è studiare tali armi per svilupparne le difese, la storia delle aggressioni militari globali degli USA, quale unica nazione ad aver mai usato armi nucleari contro un altro Stato nazione, suggerisce l’alta probabilità che se tali armi possono essere prodotte, gli Stati Uniti le avranno già stoccate, se non già schierate.

Il programma Coast del Sud Africa e il Biotech
La nozione dell’occidente che utilizza tali armi ha già un precedente allarmante. Il regime dell’apartheid in Sud Africa, nel rapporto delle Nazioni Unite intitolato “Project Coast: il programma di guerra chimica e biologica dell’apartheid”, spiega: “Ci fu una certa interazione tra i laboratori di ricerca Roodeplaat (RRL) e Delta G (laboratori di armi biologiche e chimiche), con Delta G che prese alcuni progetti biochimici di RRL ed RRL che eseguiva test su animali di alcuni prodotti Delta G. Un esempio di questa interazione riguardava il lavoro anti-fertilità. Secondo i documenti dei RRL (Roodeplaat Research Laboratories), la struttura aveva numerosi brevetti volti a sviluppare un vaccino anti-fertilità. Questo era un progetto personale del primo amministratore delegato di RRL, dott. Daniel Goosen. che svolse ricerche sui trapianti di embrioni, e disse alla TRC che lui e Basson avevano discusso la possibilità di sviluppare un vaccino anti-fertilità che potesse essere somministrato in modo selettivo, all’insaputa del ricevente. L’intenzione, disse, era somministrarla a donne sudafricane nere”. All’epoca, la tecnologia sembrava non essere sufficientemente matura per realizzare le ambizioni del regime dell’apartheid. Tuttavia, la tecnologia non solo oggi esiste, ma ci sono esempi di come sia usata con effetti spettacolari finora, ma potrebbe altrettanto facilmente essere usata per danneggiare. Il suddetto documento dell’US Air Force entra nei dettagli riguardanti ciascuna arma elencata, inclusa una: “terapia genica che potrebbe essere la pallottola d’argento del trattamento di malattie genetiche umane. Questo processo comporta la sostituzione di un gene cattivo con uno buono normalizzando la condizione del ricevente. Il trasferimento del gene “sano” richiede che il vettore raggiunga l’obiettivo. I vettori comunemente usati sono “virus geneticamente modificati per trasportare DNA umano normale” come “retrovirus, adenovirus, virus adeno-associati e virus herpes simplex”. La terapia genica è già utilizzata negli studi clinici per curare in modo permanente tutto, dai tumori del sangue alle malattie genetiche rare”. Il New York Times, in un articolo intitolato, “La terapia genica crea una pelle sostitutiva per salvare un moribondo”, riferisce una delle ultime scoperte utilizzando la tecnologia, affermando: “I medici in Europa hanno usato la terapia genica per far crescere fogli di pelle sana che hanno salvato la vita di un ragazzo con una malattia genetica che gli aveva distrutto la maggior parte della pelle, secondo quanto riferito dal team alla rivista Nature. Questo non è stato il primo utilizzo del trattamento, che aggiunge la terapia genica a una tecnica sviluppata per coltivare innesti cutanei per le vittime di ustioni. Ma era di gran lunga la maggior parte della superficie corporea mai coperta da un paziente con una malattia genetica: nove piedi quadrati”. Si potrebbe immaginare un’arma malvagia usata al contrario per eliminare i geni che mantengono la pelle sana, causando la formazione di vesciche sulla pelle della vittima. Nell’utilizzare la terapia genica come arma, il rapporto dell’US Air Force nota: “Si prevede che la terapia genica aumenti di popolarità. Continuerà ad essere migliorata e potrebbe essere indubbiamente scelta come arma biologica. La rapida crescita della biotecnologia potrebbe innescare maggiori opportunità di trovare nuovi modi per combattere le malattie o crearne di nuove. Le nazioni attrezzate a gestire le biotecnologie probabilmente considereranno la terapia genica una valida arma biologica. Gruppi o individui senza risorse o finanziamenti troveranno difficile produrne”. Riguardo ai “virus invisibili”, una variante della tecnica di terapia genica armata, il rapporto afferma: “Il concetto base di questa potenziale arma biologica è “produrre un’infezione virale criptica, strettamente regolata, che può entrare e diffondersi nelle cellule umane usando vettori” (simile alla terapia genica) e poi rimanere latente per un periodo di tempo fin quando non viene innescata da un segnale esterno. Il segnale quindi potrebbe stimolare il virus a causare gravi danni al sistema. I virus stealth potrebbero anche essere adattati per infettare segretamente una popolazione presa di mira a lungo periodo usando la minaccia di attivarla per ricattarla”. Con le terapie geniche già approvate per la vendita nell’Unione europea e negli Stati Uniti, e con altre in arrivo, non è impossibile che anche le terapie genetiche nascoste e armate siano già state sviluppate, e siano in attesa o già dispiegate come “virus stealth”.Sviluppo e diffusione
Gli Stati Uniti hanno una rete globale di laboratori e centri di ricerca medici militari. Oltre al 59.mo Stormo medico coinvolto nella raccolta del materiale genetico russo, gli Stati Uniti coprono l’intera regione del sud-est asiatico da Bangkok, in Thailandia, coll’Istituto di ricerca delle scienze mediche (AFIRMS). Mentre afferma pubblicamente che “conduce ricerche mediche all’avanguardia e sorveglia le malattie per sviluppare e valutare prodotti medici, vaccini e diagnostica per proteggere il personale del DoD dalle malattie infettive“, il personale, le attrezzature e la ricerca potrebbero facilmente essere usati per scopi duali creando qualsiasi bioarca etnica specifica “teorica” summenzionata. Il sito dell’ambasciata USA in Thailandia afferma che AFIRMS è la più grande rete mondiale di laboratori medici militari, sostenendo: “AFRIMS è la più grande rete mondiale di laboratori di ricerca medica all’estero del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, con laboratori gemelli in Perù, Kenya, Egitto, Repubblica di Georgia e Singapore. USAMD-AFRIMS ha circa 460 membri (prevalentemente tailandesi e statunitensi) e un budget di ricerca annuale di circa 30-35 milioni di dollari”. Con laboratori in Sud America, Europa, Africa e Asia, e attraverso l’uso di subappaltatori, l’esercito statunitense ha accesso a una varietà di materiali e strutture genetiche per condurre ricerche e sviluppare tutte le armi descritte dai documenti politici. Attraverso i programmi finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, gli Stati Uniti potrebbero facilmente creare campagne di “vaccini” e “cliniche” per impiegare le armi biologiche sopra descritte in vari modi.Combattere al buio e illuminare
Il documento dell’US Air Force sottolineava anche: “Gli attacchi da guerra biologica possono assomigliare ad epidemie naturali e sarebbe molto difficile risalire alla fonte, sottovalutando così le azioni del perpetratore”. E in effetti, le nazioni senza la capacità di sequenziare, rilevare e reagire in modo indipendente armi biologiche genetiche etniche specifiche potrebbero essere già state prese di mira, o potrebbero essere prese di mira in qualsiasi momento senza alcun modo di saperlo, per non parlare di reagire. D’altra parte, le nazioni con non solo un’industria biotech ben sviluppata, ma anche con laboratori militari focalizzati sia sul rilevamento che sul lancio di una guerra biologica con tali armi, combatterebbe una guerra contro un nemico bendato. Per rimuovere la benda, i governi e le istituzioni militari di tutto il mondo, così come le comunità e le istituzioni locali, dovrebbero sviluppare ed avere accesso a un mezzo rapido ed efficiente per sequenziare il DNA, individuare anomalie e sviluppare possibili terapie geniche correttive o “patch” di DNA armati dannosi introdotti nella popolazione. La sorveglianza della guerra biologica dovrebbe essere effettuata non solo sulla popolazione di una nazione, ma anche su cibo e acqua, patrimonio zootecnico, fauna selvatica ed insetti. Le colture geneticamente modificate sono state progettate per colpire e spegnere i geni degli insetti e potrebbero essere altrettanto facilmente utilizzate per colpire i geni umani. L’articolo di Science Daily, “Le colture che uccidono i parassiti spegnendone i geni“, afferma: “Le piante sono tra i molti eucarioti che possono “spegnere” uno o più dei loro geni usando un processo chiamato interferenza RNA per bloccare la traduzione delle proteine. I ricercatori ora armano questo processo con colture ingegneristiche per produrre specifici frammenti di RNA che, dopo l’ingestione da parte degli insetti, provocano interferenze RNA arrestando un gene bersaglio essenziale per la vita o la riproduzione, uccidendo o sterilizzando gli insetti”. Gli studi sono ancora in corso per determinare quali danni gli organismi geneticamente modificati (OGM), allo stato attuale, fanno alla salute umana. Individuare e reagire a OGM sottili e armati sarà ancora più difficile. L’uso di zanzare geneticamente modificate per inoculare “vaccini” è un altro possibile vettore per le armi biotecnologie. La natura sempre più “globale” di molti programmi di vaccinazione è anche un pericolo incombente, soprattutto perché sono diretti principalmente da potenze occidentali, che protessero, cooperarono, aiutarono e persino favorirono il regime dell’apartheid sudafricano, anche su vari programmi di armamenti. Il biotech non è solo questione di economia, ma anche questione di sicurezza nazionale. Consentire a società straniere che rappresentano interessi stranieri compromessi o nebulosi di produrre vaccini per uso umano o veterinario o di alterare i genomi delle colture agricole di una nazione, per qualsiasi beneficio percepito, non può evitare possibili ed attuali minacce. In un mondo in cui la guerra si estende allo spazio cibernetico e genetico, le nazioni che non dispongono di sistemi sanitari indipendenti in grado di produrre propri vaccini o di gestire la propria biodiversità, si ritrovano indifese come nazioni senza eserciti, flotte o aeronautiche. Per quanto impressionanti siano le capacità militari convenzionali di una nazione, la mancanza di una pianificazione e di difese adeguate a questa nuova e crescente minaccia biotech attenua i possibili vantaggi e massimizza tale fatale debolezza. Se la genetica è una forma d’informazione vivente, i concetti IT familiari agli esperti di sicurezza possono rivelarsi utili per spiegare come salvaguardarsi dal “codice” malevolo introdotto nei nostri sistemi viventi. La capacità di “scansionare” il nostro DNA ed individuare il codice dannoso, rimuoverlo o curarlo e di sviluppare salvaguardie contro di esso, includendo il “backup” dei singoli genomi biologicamente e digitalmente, non impedirà alle armi biologiche di creare danni, ma li mitigherà, riducendo un possibile sterminio di un’intera etnia o razza a un focolaio contenibile e relativamente minore.
A differenza delle armi nucleari, ricerca e sviluppo di questi strumenti biotecnologici sono accessibili praticamente a qualsiasi governo nazionale e persino a molte istituzioni private. Integrare la biotecnologia nella pianificazione e realizzazione della sicurezza nazionale di una nazione non è più facoltativa o speculativa. Se gli strumenti per manipolare e indirizzare i geni per sempre esistono già, esistono anche gli strumenti per abusarne.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina rigetta il “fallimento abissale” degli USA sulla Corea democratica

Durante una tesa telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente Xi Jinping, la Cina respinge le richieste statunitensi per l’embargo petrolifero sulla Corea democratica
Alexander Mercouris The Duran 30 novembre 2017

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping si sono parlati telefonicamente il 29 novembre 2017 dopo il test dell’ICBM della Corea democratica. L’agenzia di stampa cinese Xinhua forniva un resoconto della chiamata: “Il Presidente Xi Jinping ha detto all’omologo Donald Trump, in una conversazione telefonica per denuclearizzare la penisola coreana, che mantenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare e preservare la pace e la stabilità nell’Asia nord-orientale è l’obiettivo irremovibile della Cina. Ha detto che la Cina vorrebbe mantenere le comunicazioni cogli Stati Uniti e tutte le parti collegate e portare insieme la questione nucleare verso la soluzione pacifica attraverso dialoghi e negoziati. In risposta, Trump dichiarava che gli Stati Uniti nutrono serie preoccupazioni col lancio del missile balistico della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC). La televisione centrale della Corea democratica riferiva che il Paese ha testato con successo un missile balistico intercontinentale di nuova concezione, suscitando la condanna della comunità internazionale. Pyongyang ha dichiarato: “Lo sviluppo e il progresso dell’arma strategica della RPDC sono volti a difendere sovranità ed integrità territoriale del Paese dalla politica di ricatto nucleare e dalla minaccia nucleare degli imperialisti USA, e per assicurare la vita pacifica del popolo”. È il primo lancio dal 15 settembre, quando la RPDC lanciò un missile balistico sorvolando il Giappone settentrionale per l’Oceano Pacifico. Trump aveva detto che Washington apprezzava molto l’importante ruolo della Cina nel risolvere il problema nucleare ed era disposto a migliorare comunicazioni e coordinamento con la Cina nella ricerca di soluzioni al problema. Anche durante i colloqui telefonici, il leader cinese affermava che durante la visita di Trump in Cina all’inizio del mese si erano scambiati opinioni approfondite su questioni chiave di preoccupazione comune e raggiunto importanti consensi su più fronti, avendo importanza nel mantenimento di legami bilaterali solidi e stabili. Xi invitava le parti ad adempiere a questa accordo, tracciare buoni piani per gli scambi bilaterali ad alto livello, così come ad altri livelli, assicurare il successo dei negoziati del secondo turno nell’ambito dei quattro meccanismi del dialogo di alto livello Cina-USA e attuare accordi di cooperazione e progetti tra i due Paesi. Ha anche esortato le parti a mantenere strette comunicazioni e a coordinarsi sulle importanti questioni internazionali e regionali. Per contribuire a lenire la situazione della penisola coreana, la Cina ha proposto un approccio parallelo, cercando di far avanzare la denuclearizzazione e stabilire un meccanismo di pace. Pechino, nell’iniziativa della “sospensione per sospensione”, chiede a Pyongyang di sospendere le attività missilistiche e nucleari, e invita Washington a sospendere le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. In risposta al lancio del missile della RPDC, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà una riunione urgente. Da novembre scorso, il Consiglio di sicurezza ha imposto divieti all’esportazione di carbone, ferro, piombo, tessuti e prodotti ittici, limitato le joint venture e inserito nella lista nera numerose entità della RPDC in risposta ai test missilistici e nucleari del Paese. Ha anche vietato l’assunzione di lavoratori ospiti della RPDC e limitato le esportazioni di petrolio. Con le risoluzioni delle Nazioni Unite, la Corea democratica è esclusa dallo sviluppo di missili e armi nucleari, ma Pyongyang sostiene che l’arsenale è necessario per l’autodifesa dagli Stati Uniti “ostili”.”
Questo riassunto ufficiale della conversazione telefonica è un classico esempio di come la Cina indichi ufficialmente le conversazioni del suo Presidente. Quindi richiede una lettura attenta per avere un’idea precisa di ciò che è realmente accaduto. In primo luogo, Xinhua non fa riferimento alla lunga richiesta degli Stati Uniti, ripetuta da Nikki Haley al Consiglio di sicurezza dell’ONU, a che la Cina imponga l’embargo petrolifero alla Corea democratica. Poiché è inconcepibile che il presidente Trump non abbia sollevato l’argomento nella telefonata, ciò può significare solo che il Presidente Xi Jinping l’ha respinto. Xinhua suggerisce che in risposta alla richiesta di Trump dell’embargo petrolifero Xi Jinping abbia ricordato a Trump le sanzioni che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha già imposto con l’accordo cinese alla Corea democratica. Si noti il modo attento con cui Xinhua li elenca, “Da novembre scorso, il Consiglio di sicurezza ha imposto divieti all’esportazione di carbone, ferro, piombo, tessuti e prodotti ittici, ha limitato le joint venture e inserito nella lista nera numerose entità della RPDC in risposta ai test missilistici e nucleari del Paese. Ha anche vietato l’assunzione di lavoratori ospiti della RPDC e limitato le esportazioni di petrolio”. Xinhua suggerisce anche che Xi Jinping ha ricordato a Donald Trump le preoccupazioni per la sicurezza della Corea democratica, preoccupazioni che la Cina riconosce pienamente legittime, pur ribadendo a Trump che il programma dei missili balistici e armi nucleari nordcoreani è chiaramente, come dice la Corea democratica, difensivo. Si noti con quanta attenzione Xinhua riporti la dichiarazione della Corea democratica dopo il test dell’ICBM secondo cui i test della Corea democratica sono destinati esclusivamente all’autodifesa. Pyongyang ha dichiarato: “Lo sviluppo e il progresso dell’arma strategica della RPDC sono volti a difendere sovranità ed integrità territoriale del Paese dalla politica di ricatto nucleare e dalla minaccia nucleare degli imperialisti USA, e per assicurare la vita pacifica del popolo“. Il punto chiave, tuttavia, è che Xinhua implica fortemente la minaccia di Trump a Xi Jinping d’imporre sanzioni unilaterali alle compagnie cinesi se la Cina non rispettasse le pretese statunitensi dell’embargo petrolifero sulla Corea democratica. Xinhua dice anche che Xi Jinping ha ricordato a Trump gli accordi di cooperazione tra Stati Uniti e Cina raggiunti durante la visita di Trump a Pechino solo poche settimane prima. Sembra che Xi Jinping abbia ricordato a Trump che le minacce di sanzioni unilaterali contro le compagnie cinesi siano in totale contraddizione con questi accordi, “Anche nei colloqui telefonici, il leader cinese ha affermato che durante la visita di Trump in Cina all’inizio del mese i due capi di Stato si sono scambiate opinioni approfondite su questioni chiave di preoccupazione comune e raggiunto importanti accordi su più fronti, importanti nel mantenimento di legami bilaterali solidi e stabili. Xi invitava le parti ad adempiere a questo accordo, fare buoni piani sugli scambi bilaterali ad alto livello, così come ad altri livelli, assicurare il successo dei negoziati al secondo turno nell’ambito dei quattro meccanismi di dialogo di alto livello Cina-USA ed attuare accordi di cooperazione e progetti tra i due Paesi”. Infine, Xinhua indicava che Xi Jinping avvertiva Trump da azioni unilaterali degli Stati Uniti, sia contro le compagnie cinesi che contro la Corea democratica, ricordandogli la proposta del doppio congelamento (arresto dei test missilistici e nucleari della Corea democratica in cambio della sospensione delle esercitazioni militari e dello schieramento militare statunitensi nella penisola coreana) e avvertiva Trump che le misure adottate dagli Stati Uniti per risolvere la questione nordcoreana dovranno essere concordate in anticipo con la Cina. “Il Presidente Xi Jinping aveva detto all’omologo Trump, nella conversazione telefonica per denuclearizzare la penisola coreana, di mantenere il regime internazionale di non proliferazione nucleare e che preservare pace e stabilità nell’Asia nord-orientale è l’obiettivo irremovibile della Cina. Ha detto che la Cina vorrebbe mantenere le comunicazioni cogli Stati Uniti e tutte le parti collegate, e portare insieme la questione nucleare verso la soluzione pacifica attraverso dialoghi e negoziati… Ha anche esortato le parti a mantenere strette comunicazioni e a coordinarsi su importanti questioni internazionali e regionali. Per contribuire a lenire la situazione della penisola coreana, la Cina ha proposto un approccio parallelo, cercando di far avanzare la denuclearizzazione e stabilire un meccanismo di pace. Pechino, nell’iniziativa di “sospensione per sospensione”, chiede a Pyongyang di sospendere le attività missilistiche e nucleari, ed invita Washington a sospendere le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”.
Che questa fosse una conversazione tesa e difficile con Xi Jinping che respingeva la richiesta di Donald Trump dell’embargo petrolifero alla Corea democratica, e che Trump in risposta minacciava Xi Jinping di sanzioni statunitensi contro le compagnie cinesi, è confermato da un editoriale insolitamente furioso pubblicato poco dopo dal quotidiano cinese in lingua inglese Global Times. L’editoriale accusa del programma per missili balistici ed armamenti nucleari nordcoreano e dell’intera crisi nella penisola coreana proprio intransigenza e miopia degli Stati Uniti, “Negli anni, Washington ha ripetutamente dichiarato che non esiterà ad adottare le misure necessarie per porre fine alle ambizioni nucleari della Corea democratica. Le risposte contrarie di Pyongyang ne hanno solo accelerato il progresso coi risultati ottenuti nel frattempo. Nel complesso, i progressi della Corea democratica hanno superato le aspettative di Washington. Va riconosciuto che la politica estera degli Stati Uniti verso la Corea democratica non è che un fallimento abissale. Quando Washington prese per la prima volta l’iniziativa di negoziare, ignorò le richieste per la sicurezza di Pyongyang, essenzialmente perdendo un’occasione per interromperne il programma nucleare. E proprio ora, l’amministrazione Trump crede davvero di poter influenzare il programma di armamenti di Pyongyang con una maggiore pressione sul Paese. E come se ciò non bastasse, Washington conta sulla Cina per sostenere la nuove tattiche pressanti dell’amministrazione Trump”. Queste parole confermano sostanzialmente che Trump aveva chiesto a Xi Jinping che la Cina imponesse l’embargo petrolifero alla Corea democratica minacciando Xi Jinping di sanzioni unilaterali statunitensi contro le compagnie cinesi. Sulla pretesa, e conseguente minaccia, Global Times conferma che Xi Jinping l’ha respinta, “Washington ha posto la Cina in una situazione precaria chiedendo più di quanto previsto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle precedenti sanzioni alla Corea democratica. La Cina ha sempre attuato le misure di sicurezza delle Nazioni Unite, tuttavia rifiuterà ulteriori responsabilità da entrambe le parti. È ora che gli Stati Uniti si rendano conto che l’inasprimento delle sanzioni già in vigore non avranno l’effetto desiderato. Da ieri, Pyongyang non è mai stata così sicura di sé. Le condanne del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le nuove sanzioni che seguiranno non risolveranno nulla”. È interessante notare che, come segno dello stretto coordinamento tra Pechino e Mosca sulla questione nordcoreana, il Global Times ripetesse anche la recente affermazione russa secondo cui gli Stati Uniti hanno gettato via l’opportunità di negoziare con la Corea democratica nei due mesi precedenti il lancio dell’ICBM, quando non ci furono test missili o nucleari nordcoreani, “Nei due mesi precedenti, le ambizioni nucleari della Corea democratica erano praticamente assopite. La ragione di tale tranquillità poteva essere correlata alla preparazione necessaria del recente lancio. O avrebbe potuto essere un messaggio agli Stati Uniti, volto ad alleviare la tensione tra i due Paesi. Sfortunatamente, Washington ha scelto di non adeguarsi al corso. Il 20 novembre Trump ridesignava la Corea democratica sostenitrice del terrorismo imponendo nuove sanzioni. E l’unica cosa che gli Stati Uniti hanno ottenuto è stata irritare Kim Jong-un. Entrambe le parti devono chiarirsi. Washington dovrebbe aver capito ormai che basarsi unicamente sulla pressione non sottometterà la Corea democratica. Inoltre, gli Stati Uniti dovranno prendere sul serio le richieste della sicurezza nazionale della Corea democratica”. Questi commenti identici di Pechino e Mosca suggeriscono che cinesi e russi sono molto più vicini di quanto si dica. Sospetto che nel corso dei recenti colloqui a Mosca i nordcoreani abbiano detto ai russi che i preparativi per il prossimo test dell’ICBM della Corea democratica avrebbero richiesto due mesi e che se gli Stati Uniti fossero stati sinceramente interessati a un compromesso, ne avrebbero approfittato per indicare chiaramente di volere il compromesso. Se i nordcoreani l’avessero detto ai russi, i russi l’avrebbero trasmesso a cinesi e statunitensi. Tuttavia, Washington l’ha ignorato, invece aumentando la pressione sulla Corea democratica dichiarandola “Stato terrorista” e imponendo ulteriori sanzioni, coi risultati che ora si vedono.
Tali risultati il Global Times l’inquadra, “Esperti stranieri hanno analizzato i dati della Hwasong-15 e hanno scoperto che un lancio standard poteva vedere il missile percorrere 13000 km. Ciò significa che la Corea democratica dispone di un missile che può colpire gli interi Stati Uniti (tra Pyongyang e New York vi sono 11000km). L’impressione del test dell’Hwasong-15 conferma la fiducia di Pyongyang. Ha finalmente dimostrato che può colpire ovunque gli Stati Uniti. I primi rapporti del lancio dell’ICBM hanno sconvolto DC e la società statunitense…. I progressi nelle armi nucleari non diminuiranno mai. Inizialmente, la componente più importante del missile balistico intercontinentale era la gittata. Ora, la prossima fase richiederà lo sviluppo di mobilità e protezione”. In altre parole, gettando via l’opportunità di negoziare un compromesso durante i due mesi in cui il missile balistico nordcoreano e il programma sulle armi nucleari erano sospesi, gli Stati Uniti si ritrovano in una posizione più debole e la Corea democratica in una posizione più forte di prima. Che la conversazione tra Donald Trump e Xi Jinping fosse tesa, causa di grande rabbia a Pechino, è ulteriormente indicata da alcuni commenti da Mosca, chiaramente in costante contatto con Pechino. Ecco come l’agenzia TASS riporta le osservazioni del Ministro degli Esteri russo Lavrov, “I recenti passi di Washington sembrano volutamente mirati a provocare a Pyongyang azioni dure”, osservava Lavrov. “Gli Stati Uniti dovrebbero apertamente dire se le loro provocazioni mirano a distruggere la Corea democratica”, ha detto, osservando che Washington “ha annunciato che a dicembre si svolgeranno grandi esercitazioni non programmate”. “Sembra che abbiano fatto di tutto per far scatenare il leader nordcoreano Kim Jong-un compiendo un’altra mossa disperata”, e ha detto, “Gli statunitensi devono spiegarci ciò che vogliono davvero. Se cercano un pretesto per distruggere la Corea democratica, dovrebbero dirlo apertamente e la leadership statunitense dovrebbe confermarlo. Poi decideremo come rispondere”, aggiungeva il diplomatico russo. La Russia è contraria alle proposte degli Stati Uniti sul blocco economico della Corea democratica e ritiene che la pressione delle sanzioni si sia esaurita. “Il nostro atteggiamento sulle proposte statunitensi è negativo. Abbiamo detto più volte che la pressione delle sanzioni si è in effetti esaurita”, ha detto. Allo stesso tempo, Lavrov confermava che Mosca non appoggia le iniziative di Washington sul blocco economico della Corea democratica e ritiene che il potenziale delle sanzioni sia esaurito. “Il nostro atteggiamento (nei confronti delle iniziative USA) è negativo. Abbiamo sottolineato molte volte che le sanzioni si sono effettivamente esaurite”. Lavrov osservava che “le risoluzioni che impongono sanzioni richiedono anche la ripresa del processo politico e dei colloqui”. “Ma gli Stati Uniti l’hanno ignorato. Penso che sia un errore enorme”, osservava il diplomatico russo”. Queste osservazioni di Lavrov sono molto interessanti, non solo perché incolpano gli Stati Uniti della crisi e perché escludono chiaramente l’embargo petrolifero, ma perché suggeriscono che le reali intenzioni degli Stati Uniti verso la Corea democratica non è chiuderne il programma missilistico e nucleare, ma piuttosto il cambio di regime a Pyongyang. Già ad agosto un editoriale del Global Times avvertiva che se gli Stati Uniti attaccassero la Corea democratica, la Cina avrebbe agito con mezzi militari, se necessario, per difenderla. Le parole di Lavrov associano efficacemente la Russia all’avvertimento cinese. La strada del compromesso sul programma missilistico e nucleare della Corea democratica non è chiusa. I negoziati continuano. Al momento del lancio dell’ICBM c’era una grande delegazione russa a Pyongyang, indubbiamente a seguito dei precedenti incontri tra diplomatici russi e nordcoreani a Mosca. La Cina continua anche a perseguire la diplomazia con la Corea del Sud, e ora non c’è dubbio che cinesi e russi collaborino. Tuttavia, le ultime parole di Pechino e Mosca mostrano che non vedono più l’ostacolo principale a un compromesso in Pyongyang, ma piuttosto in Washington, e adeguano di conseguenza la propria diplomazia. Ciò significa che gli Stati Uniti saranno ancora più emarginati mentre cinesi e russi cercano una soluzione diplomatica direttamente con le due Coree, senza coinvolgere più gli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito