Washington corre a vendere le sue armi ormai obsolete

Martin Berger New Eastern Outlook 13.03.2018

“Attenzione! Svendita Armi Obsolete statunitensi!”, annunci simili potrebbero presto apparire in quasi tutte le prime pagine dei principali siti di produttori di armi e degli innumerevoli media degli Stati Uniti che elogiarono la potenza di tali armi nel tentativo di venderle al mondo: alleati della NATO, terroristi che operano in Siria, Iraq, Afghanistan, Ucraina e in ogni altro angolo remoto di questo pianeta. Il piano di Washington di dettare la volontà al resto del mondo attraverso l’aggressione continua si è fermata bruscamente dopo il recente discorso del Presidente Vladimir Putin all’Assemblea federale della Federazione russa. Nonostante ciò, il sottosegretario per la politica alla Difesa USA John Charles Rood annunciava che le rivelazioni di Putin sui nuovi armamenti strategici sviluppati e testati in Russia non erano una sorpresa per Washington, anche se tali dichiarazioni sono difficili da credere. L’anno scorso, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò di avere il più grande pulsante nucleare del mondo, ma dopo l’annuncio di Putin, Trump potrebbe rivedere tale affermazione. La Russia ha presentato una nuova serie di armi nucleari avanzate, come notato da numerose fonti tedesche. Ecco perché Washington si è affretta a vendere le proprie armi obsolete ed inutili, mentre può ancora convincere alcuni acquirenti. Mentre Mosca ha scelto di rivedere la posizione sulla vendita di armi avanzate come il sistema di difesa aerea S-400, Washington è sempre più disperata. Come rileva il notiziario iracheno Shafaq, oltre alla Turchia, a fine febbraio l’Iraq annunciava l’intenzione di acquistare un certo numero di sistemi di difesa aerea S-400. Mentre l’Egitto è nelle ultime fasi dei negoziati per l’acquisto di armi russe, l’Arabia Saudita ha anche quasi concluso un accordo per i sistemi S-400. Ciò che è ancor più curioso è che se il Presidente Putin decidesse di vendere armi ipersoniche, allora Washington non potrà usare la sua “schiacciante potenza militare” per abbattere anche gli Stati più piccoli. Al contrario, non sarà la prima volta che Washington si ritrova a vendere armi obsolete, facendo finta che siano di qualche utilità per chi le acquista.
Nel 2001, in risposta a una richiesta formale del governo di Taiwan d’acquisto di moderne armi statunitensi, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush decise di venderne di obsolete, come i cacciatorpediniere classe Kidd dismessi, diversi aerei antisom obsoleti insieme a un mucchio di altre apparecchiature chiaramente vecchie. Ci sono anche i fucili M-14 leggermente modernizzati che Washington vendette alla Lituania dal 1999. Quest’arma era in servizio nelle Forze Armate degli USA dal 1959 al 1970. Nel 2014, tutti gli M-14 esistenti furono consegnati al Fondo Armeria, che vendette le vecchie scorte trasformando la Lituania in un immenso museo militare. Si può anche ricordare come alcuni funzionari statunitensi corrotti abbiano iniziato a vendere all’Ucraina ed altri Paesi clienti lanciagranate RPG-7 di fabbricazione sovietica, alcuni dei quali vecchi di cinquantanni. L’ironia qui è che il processo di liquidazione di armi vecchie di mezzo secolo con decorazioni in plastica viene descritta come “messa a punto” dai funzionari statunitensi, che vendono materiale obsoleto agli alleati, esprimendo la crisi dell’industria della Difesa USA. Finora, tale processo non fu formalizzato in quanto interessa varie gare e contratti riflessi dal mercato libero. Tuttavia, oggi ci occupiamo delle pressioni dirette agli Stati-cliente da numerosi rappresentanti di spicco degli Stati Uniti. Tale passo non cambia molto il grande piano delle cose, poiché finora la maggior parte del mondo mantiene l’industria della difesa statunitense. Un chiaro esempio è l’aereo da combattimento F-16 o i missili Patriot fabbricati negli Stati Uniti, per cui la Polonia è pronta a spendere miliardi insieme ai Paesi baltici. Sfortunatamente, gran parte della NATO dovrà percorrere la stessa strada della Polonia. Allo stesso tempo, non va dimenticato che i missili Patriot sono armi non più utilizzate dagli stessi statunitensi, ma sono altamente redditizie per i produttori di armi statunitensi che continuano a vendere il sistema obsoleto alle nazioni più povere.
La propaganda anti-russa occidentale mira a creare l’impressione che la Russia rappresenti una minaccia imminente per la NATO, una scusa per l’acquisto di armi statunitensi. Il presidente Trump ha chiesto che almeno il 2% del PIL di ciascun membro della NATO sia assegnato alle armi, armi che sarebbero certamente “Made in USA”. Oggi, gli Stati Uniti esportano armi attraverso tre canali: governo, Pentagono ed industrie sotto il controllo del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e varie società che hanno chiesto di liberarsi delle loro armi obsolete. È risaputo che gli acquirenti di armi russe subiscono forti pressioni dagli Stati Uniti. Washington chiede regolarmente che queste nazioni pongano fine alla cooperazione con Mosca. Ci sono molti conflitti e guerre nel mondo e molti acquirenti tradizionali dei russi possono trovarvisi in mezzo. Inoltre, la Russia ha mostrato la potenza delle proprie armi in Siria. Tuttavia, non ha provocato tali conflitti per esportarle. Ad esempio, l’Iraq nel 2015 è diventato il secondo cliente di armi russe dopo l’India. Lo shock provocato dall’assalto alla Libia guidato dagli Stati Uniti, che comprendeva i membri europei della NATO, contribuì all’acquisto di armi russe di nazioni come l’Algeria. Gran parte delle armi di fabbricazione statunitense vengono acquistate dalle monarchie del Golfo Persico in cambio della sicurezza da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Ma così stanno solo ringraziano i funzionari occidentali, ma li corrompono. Come ha dimostrato la campagna siriana, la Russia è altrettanto competitiva nel fornire garanzie di sicurezza. Finora Arabia Saudita e Qatar non sono riusciti a percepire la Russia in tale veste, quindi non acquistano praticamente nulla dalla Russia. Tuttavia i tempi cambiano.
Le armi russe sono solitamente acquistate da quei Paesi che perseguono una politica di difesa indipendente da Washington. In alcuni casi, questa politica potrebbe essere fortemente anti-americana. Eppure, Stati come Cina, Malesia ed Indonesia non perseguono politiche anti-americane, ma perseguono una posizione indipendente sulla scena internazionale, perché hanno fonti diversificate di armamenti. L’India è una questione complessa. New Delhi vive l’euforia del riavvicinamento cogli Stati Uniti. È necessario aspettare e vedere se l’India avrà l’amara delusione della maggior parte degli alleati degli Stati Uniti. E ci sono numerose delusioni in tale “riavvicinamento”, come nel gennaio 2014, quando Delhi espulse l’ambasciatore USA dal Paese, in risposta alla detenzione a New York del Viceconsole indiano Devyani Khobragade. Non va inoltre dimenticato che oggi l’India ha bisogno di Washington solo per bilanciare il potere di Pechino. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di partner alla pari, ma solo di satelliti o vassalli, e l’India non vi si adatta. Il vero pericolo per occidente e Stati Uniti non è la capacità della Russia d’attacco nucleare schiacciante. Ciò che è molto più pericoloso sono le opportunità che si presentano con l’introduzione di armi ipersoniche dalla grandi gittate. E ora la Russia sembra avanti a tutti, non lasciando praticamente alcuna zona di Anti-Accesso ed Interdizione (A2/AD) agli Stati Uniti, il che significa che non ci sono territori protetti dalle armi di fabbricazione russa. Pertanto, la vendita urgente di armi obsolete fabbricate negli USA è la massima priorità per Washington oggi.Martin Berger è un giornalista freelance e analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Vietnam, ponte tra UEE e ASEAN

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 13.03.2018Non è un segreto che il Vietnam sia il principale partner della Russia nell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN). I due Paesi sono legati da relazioni di vecchia data, stabili e amichevoli. Il Vietnam è anche uno dei membri più influenti e vincenti dell’ASEAN. Nell’insieme, questi fattori rendono lo sviluppo delle relazioni col Vietnam un obiettivo prioritario della politica estera russa. Affinché i due Paesi possano collaborare con successo, è molto importante che siano collegati da un’infrastruttura affidabile. Russia e Vietnam lo sanno molto bene e ora lavorano ad alcuni progetti ferroviari congiunti. La maggior parte del traffico merci tra Vietnam e Russia avviene ancora via mare, mentre la maggior parte del traffico passeggeri avviene per via aerea. Chiaramente, il traffico marittimo richiede più tempo di quello terrestre, mentre quello aereo è molto più costoso. Il modo migliore per ridurre il costo dei traffico merci tra Vietnam e Russia sarebbe quindi via terra. Ciò è particolarmente evidente da quando il commercio è aumentato negli ultimi anni. Nell’ottobre 2016 entrò in vigore l’accordo di libero scambio tra Unione economica euroasiatica (UEE), di cui la Russia è membro, e il Vietnam. Da allora il volume degli scambi tra Russia e Vietnam è aumentato vertiginosamente. Ad esempio, nel terzo trimestre del 2017 lo scambio totale di merci tra i due Paesi fu pari a 1,4 miliardi di dollari, quasi il 58% in più rispetto all’analogo periodo del 2016. Anche il Vietnam è diventato molto più popolare tra i turisti russi. Più di mezzo milione di russi ha visitato il Vietnam nel 2017. Tutto sommato, entrambi i Paesi hanno bisogno di collegamenti più efficienti per accelerare il traffico di passeggeri e merci. Il tasso di crescita del commercio e del turismo dà la certezza che non ci vorrà molto per recuperare i costi di creazione e costruzione di infrastrutture che colleghino Russia e Vietnam. Il modo più efficace per trasportare grandi volumi di merci e un gran numero di passeggeri è su rotaia. Nell’aprile 2015, durante una visita del Primo ministro Dimitrij Medvedev in Vietnam, la compagnia ferroviaria nazionale russa Russian Railways (RZhD), firmò un accordo di cooperazione coll’equivalente vietnamita Vietnam Railways (VR). Nel giugno 2017 RZhD e VR firmarono un piano d’azione per l’attuazione dell’accordo del 2015. In conformità al documento RZhD prenderà parte alla ricostruzione della rete ferroviaria del Vietnam e alla costruzione di nuove linee. Gli specialisti russi possono anche aiutare la VR nello sviluppo di programmi per computer e formazione dello staff. Il piano prevede anche test ferroviari tra Russia e Vietnam.
Nel dicembre 2017 si svolse ad Hanoi, capitale del Vietnam, la fiera internazionale Expo-Russia Vietnam, insieme a una conferenza sugli affari russo-vietnamiti: “La cooperazione economica in ambiente di libero scambio”. Durante questo evento, RZhD Logistics, filiale di RZhD, introdusse un nuovo servizio: l’invio rapido di container dal Vietnam alla Russia passando per la Cina e ritorno. Secondo un rappresentante della compagnia, il trasporto merci tra Mosca e Hanoi lungo questa rotta dura la metà della rotta marittima attraverso il Canale di Suez. I futuri utenti del servizio sono stati assicurati che si applicherà la procedura doganale semplificata e la garanzia sulle spedizioni. All’inizio del gennaio 2018 il primo treno di container di prova partì dalla regione di Kaluga in Russia per Hanoi. Il treno partì dal centro multimodale e logistico di Borisino, nel parco industriale Borisino al confine tra la regione di Kaluga e Mosca. La spedizione arrivò a destinazione in 20 giorni. Come promesso, fu circa due volte più veloce del trasporto via mare. Commentando la notizia, un rappresentante di RZhD Logistics dichiarava che la spedizione in effetti segnava l’apertura del corridoio dei trasporti internazionale Vietnam-Russia-Vietnam (ITC). Un comitato cerimoniale di accoglienza composto da alti funzionari governativi e uomini d’affari di Russia e Vietnam salutò il treno al suo arrivo ad Hanoi. L’avvio dei servizi ferroviari tra Russia e Vietnam potrebbe avere effetti regionali e globali. Ad esempio, dovrebbe dare forte impulso agli scambi tra Russia e Vietnam. Ad esempio, è noto che il Vietnam è uno tra i dieci leader mondiali nelle esportazioni di pesce. Il suo pesce è popolare in molti Paesi, ma finora veniva esportato in Russia solo in volumi relativamente piccoli. Nel febbraio 2018, poco dopo la prova della nuova rotta, fu annunciato che Russia e Vietnam discutono la possibilità di aumentare significativamente le esportazioni vietnamite di prodotti ittici in Russia. Questo potrebbe essere collegato al lancio del nuovo collegamento ferroviario, dato che i prodotti ittici sono deperibili e vanno consegnati rapidamente, cosa che la nuova linea ferroviaria renderà possibile. Poiché l’esportazione di pesce e frutti di mare è una delle principali fonti di reddito dell’economia vietnamita, l’aumento delle vendite in Russia rafforzerà significativamente i legami economici tra Russia e Vietnam.
I collegamenti ferroviari tra Russia e Vietnam attraverso la Cina possono anche avere effetto sulle relazioni tra Vietnam e Cina. L’aumento della presenza della Russia in Vietnam e dell’ASEAN potrebbe aiutare a diluire l’influenza della Cina, la cui crescita preoccupa molti Paesi della regione. È anche possibile che possa avere effetto sulla disputa territoriale tra Vietnam e Cina su un gruppo di isole nel Mar Cinese Meridionale. La Russia è un partner importante del Vietnam e della Cina. La crescita dell’influenza della Russia nel Sud-Est asiatico può aiutare la Russia mediarne la disputa con la Cina. Un’ulteriore possibile conseguenza del lancio dell’ITC Vietnam-Russia-Vietnam, su scala globale, è l’aumento dell’integrazione eurasiatica. Si dice spesso che il Vietnam è l’ingresso all’ASEAN per la Russia e l’UEE. Ora una rotta affidabile vu porterà merci e passeggeri. Il nuovo ITC fornirà anche un buon collegamento all’iniziativa cinese One Belt One Road, dagli obiettivi simili a quelli dell’UEE: l’integrazione economica dei Paesi dell’Eurasia e la creazione di una rete di trasporti unificata.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La cooperazione militare russo-vietnamita assicura la stabilità regionale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 11.03.2018È un fatto ben noto che quando due Stati sono decisi a cooperare su difesa e sicurezza in forma bilaterale, godranno di solide relazioni prima ancora di pensare a tale impegno. La Repubblica Socialista del Vietnam (SRV) è tradizionalmente uno dei partner più antichi e affidabili della Federazione Russa, poiché la cooperazione militare tra Mosca e Hanoi è vecchia di decenni. Durante la guerra del Vietnam del 1957-1975, l’URSS fornì ampio aiuto ai comunisti vietnamiti, dando un contributo significativo alla vittoria sull’invasione delle forze statunitensi. Una volta raggiunta, entrambi gli Stati hanno avuto relazioni bilaterali strette fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Lo Stato emerso erede è la Federazione russa e continua a mantenere rapporti col Vietnam. Parte di questi legami è la cooperazione militare, componente fondamentale dell’amicizia russo-vietnamita. Gli ufficiali vietnamiti si addestrano in Russia, mentre le Forze Armate vietnamite ricevono equipaggiamento militare russo.
Il Vietnam è uno dei più grandi, antichi e affidabili importatori di armi russe. Ad esempio, l’Aeronautica vietnamita usa quasi esclusivamente aerei della Russia. Secondo alcuni media, i caccia sovietici MiG-21 e Su-22 sono ancora in servizio, e all’inizio degli anni 2000, il Vietnam ha acquistato i moderni Su-30MK2 russi. Inoltre, oggi la cooperazione nella Difesa tra Russia e Vietnam ha un costante ringiovanimento. In primo luogo, ciò va attribuito al rafforzamento delle relazioni russo-vietnamite, che ha richiesto notevole investimento da entrambi gli Stati. Inoltre, non si possono non notare le tensioni tra Vietnam e Cina, nazioni incapaci di risolvere le dispute territoriali sulle isole Paracel e Spratly nel Mar Cinese Meridionale. La situazione su queste isole rimane piuttosto stabile, ma per difendere la posizione il Vietnam deve dimostrare ai partner regionali di essere uno Stato efficiente. Allo stesso tempo, Hanoi rimane preoccupata dalla situazione sulla Corea democratica e la crescita della minaccia terroristica nel Sud-Est asiatico. Quindi è logico che quando uno Stato ha una serie problemi sulla sicurezza, deve assicurarsi di essere sullo stesso piano del partner più affidabile. Nel 2016, il Vietnam ricevette sei sottomarini russi, mentre varie fonti pubblicano rapporti secondo cui Hanoi prevede di acquisire un certo numero di navi da guerra russe. La visita dello scorso anno del Presidente vietnamita Chiang Dai Kuang in Russia era volta a consentirgli di avere negoziati prolungati con l’omologo russo Vladimir Putin, portando a 20 i contratti d’investimento firmati per un valore complessivo di 10 miliardi di dollari. I leader vietnamita e russo avevano opinioni comuni sulla sicurezza e l’adesione alla Carta delle Nazioni Unite. Subito dopo la visita del leader vietnamita in Russia, la RSV emise un ordine per l’acquisto di 64 carri armati russi. Inoltre, proprio all’inizio di quest’anno, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu giungeva ad Hanoi per un soggiorno di due settimane. Durante la visita incontrava il Presidente Chiang Dai Kuang insieme all’omologo vietnamita Ngô Xuân Lich. Le parti avrebbero discusso varie questioni sulla cooperazione in varie aree, tra cui l’acquisizione dei sistemi antiaerei russi S-400 che, secondo Shojgu, possiedono capacità insuperabili dimostrate dal recente dispiegamento in Siria. Nel descrivere la cooperazione tra Russia e Vietnam, Shojgu ne notava la natura strategica in quanto rimane la prima priorità della Russia mantenere stretti legami col Vietnam, aggiungendo che è uno dei più importanti partner della sicurezza di Mosca nella regione Asia-Pacifico (APR). Fu riferito che un piano globale che consenta ai due Stati di espandere ulteriormente la cooperazione militare è già stato elaborato per il 2018-2020, fornendo un elenco di varie attività, come le esercitazioni militari congiunte. Secondo il Ministro della Difesa russo, le Forze Armate russe sono disposte a condividere l’esperienza nel testare anche l’equipaggiamento militare più avanzato in condizioni di combattimento. Si prevede che il documento verrà firmato nel prossimo futuro. Inoltre, quest’anno sarà segnato da un altro incontro russo-vietnamita di alto profilo.
Il futuro sviluppo della cooperazione tra Mosca e Hanoi porterà un drastico cambiamento alla situazione nel sud-est asiatico, come fu annunciato due anni prima, secondo cui la Russia pensa alla possibilità di ricostruire l’ex-base navale sovietica in Vietnam. Va ricordato che nel 1979 l’URSS aveva il diritto di utilizzare gratuitamente la base di Cam Ran per 25 anni. Cessò le attività nel 2002, quando i russi decisero di non rinnovare l’affitto. Tuttavia le cose sono cambiate da allora, motivo per cui un accordo russo-vietnamita firmato nel 2003 permise ad entrambi gli Stati di utilizzare la base di Cam Ran per la riparazione dei sottomarini. Nel novembre 2014, i due Paesi firmavano un accordo sulla procedura semplificata per l’ingresso di navi militari russe a Cam Ran. Le navi della Flotta del Pacifico della Federazione Russa effettuano regolarmente visite ufficiali e non in Vietnam. Ora viene discussa la garanzia alle navi della Marina vietnamita del diritto di visitare liberamente il porto di Vladivostok. Non ci sono dettagli sulla possibilità di negoziati per la ricostruzione della base militare russa in Vietnam. Tuttavia, questi accordi possono essere considerati un passo verso tali negoziati. Il ritorno delle Forze Armate russe in Vietnam sarebbe vantaggioso per la Federazione Russa, che vuole aumentare l’influenza nell’APR. Inoltre, la presenza militare della Russia potrebbe aiutare a stabilizzare le tensioni regionali acuite. L’APR è una zona di rivalità politica tra numerosi Stati. Questa nozione viene solitamente esaminata col prisma della lotta per il dominio regionale tra Stati Uniti e Cina. Tuttavia, Pechino ha una lunga lista di dispute territoriali con India, Giappone e Paesi dell’ASEAN. Inoltre, c’è un’ondata di attività islamiste in Myanmar e Thailandia. In questo contesto è possibile che una base militare russa pienamente operativa in Vietnam possa consentire agli attori regionali di controbilanciare l’influenza esercitata da altri attori extra-regionali, in particolare gli Stati Uniti.Dmitrij Bokarev, osservatore politico in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La modernizzazione dell’F-35 potrebbe costare 16 miliardi di dollari

Valerie Insinna Defense News 09/03/2018Secondo l’ultimo piano dell’ufficio del programma congiunto F-35, la modernizzazione del Joint Strike Fighter potrebbe ammontare a 16 miliardi di dollari, confermava il capo del dipartimento della Difesa. Rispondendo alle domande dei congressisti sul costo della nuova strategia di sviluppo e schieramento operativo (C2D2), il Viceammiraglio Mat Winter riconosceva che i clienti statunitensi ed internazionali dovrebbero versare 10,8 miliardi di dollari per lo sviluppo e 5,4 miliardi per l’acquisto degli aggiornamenti dell’F-35 dal 2018 al 2024. Lo scorso settembre alla conferenza di Defence News, Winter annunciò che il JPO aveva ripensato il piano di modernizzazione dei F-35, noto anche come Block 4, come processo più iterativo in cui gli aggiornamenti del software venivano adottati ogni sei mesi. Nuovi sistemi informatici, sensori e armi saranno inseriti nello stesso periodo. Tra le 53 funzionalità da introdurre col C2D2, circa l’80 percento è legato al software, secondo Winter durante un’audizione sul programma con la sottocommissione tattica delle forze aeree e terrestri del Comitato Servizi Armati della Camera. “È soprattutto il software ciò che ci ha spinto a perseguire un processo agile, ripetitivo ed iterativo per rapidi aggiornamenti dei moduli software e fornirli ai caccia“, affermava. “Mi rendo conto che questo non è tradizionale, e ciò che dobbiamo fare è dare fiducia sull’obiettivo che possiamo raggiungere e completare“. Poiché la quota USA dei costi di sviluppo ammonta a 7,2 miliardi di dollari, gli Stati Uniti potrebbero rimanere con un’esposizione di circa 1 miliardo all’anno per sette anni prima che i costi di approvvigionamento siano presi in considerazione. Winter affermava che è “pari ai costi di post-sviluppo” di un programma di aggiornamento di tali dimensioni. “La stima molto probabilmente si abbasserà, molto probabilmente“, aveva detto ai giornalisti dopo l’udienza. “Ma non garantisco nulla”. Il costo di approvvigionamento di 5,4 miliardi rappresenta il “caso peggiore”, se i servizi statunitensi decidessero di adottare tutti gli aggiornamenti hardware del Blocco 4 verso la conclusione del periodo di modernizzazione. “Se si avessero tutti gli aggiornamenti hardware nel primo anno, l’approvvigionamento costerebbe meno” perché i nuovi aeromobili uscirebbero dalla linea di produzione con tutti i nuovi sistemi già integrati, affermava. Se i servizi decidono di eseguire gli aggiornamenti hardware verso il 2024, sarà necessario installarli su più aeromobili. “Questo presuppone anche che i servizi degli Stati Uniti vogliano che ognuno dei loro aeroplani, ognuno, sia aggiornato al Blocco 4″, affermava. “Ci sarà una decisione da prendere, se rimanere al blocco 3 o no? E poi i servizi degli Stati Uniti decideranno“.

Critiche del Congresso
Durante l’audizione, i due principali membri della sottocommissione, il presidente Mike Turner, Repubblicano dell’Ohio, e la congressista Niki Tsongas, Democratica del Massashusettes, criticavano il JPO per un rapporto al Congresso che non avrebbe incluso la richiesta di informazioni sul Blocco 4, ad esempio la stima dei costi dettagliati per il piano di ammodernamento. Turner affermava che il rapporto “fornisce solo un’intuizione iniziale” sul costo della modernizzazione successiva, “il che ovviamente riduce la nostra generale fiducia che il dipartimento della Difesa sappia effettivamente la risposta alla domanda“. Tsongas criticava le stime iniziali fornite al comitato come “ammontare sorprendentemente alto” che “per quanto ne sappia, supera di gran lunga qualsiasi cifra precedentemente fornita al Congresso“. A prima vista, la cifra di 16 miliardi citata da Tsongas sembra significativamente più alta delle stime precedenti, anche se non c’è un pieno confronto tra cifre passate. Nel 2017, il Government Accountability Office previde che la fase di sviluppo della modernizzazione al Blocco 4 sarebbe costata 3,9 miliardi di dollari, ma tale cifra arrivava solo al 2022 e non includeva i costi di approvvigionamento. Winter riconosceva che i dati presentati al Congresso erano solo “informazioni preliminari“, con una stima iniziale dei costi, un programma e un piano dei test. Tuttavia, la dirigenza del dipartimento della Difesa, incluso Ellen Lord, il direttore delle acquisizioni, non firmerà formalmente la certifica della strategia di acquisizione finale fin quando Winter non incontrerà l’ufficio acquisizione della difesa a giugno. Sebbene i comitati dei servizi armati di Camera e Senato siano ampiamente favorevoli verso il programma F-35, hanno criticato il programma del Blocco 4 e ora lo sforzo C2D2, ritenendoli provo di supervisione. Alcuni congressisti sostenevano che la modernizzazione dell’F-35 dovrebbe essere gestita separatamente, poiché i costi superano quelli di molti importanti programmi della difesa. Tuttavia, il JPO si è bruscamente opposto a tali sforzi, sostenendo che la scissione del programma potrebbe effettivamente far salire i costi. Interpellato da Tsongas sul C2D2, il vicecomandante dell’aviazione dei Marines era cautamente ottimista. “Penso che nessuno dei servizi starà a suo agio fin quando non inquadreremo la portata dei costi“, affermava il tenente-generale Steven Rudder. Tuttavia, osservava che l’approccio C2D2 potrebbe consentire all’aereo di essere più adattabile alle minacce. “Una cosa riguardo al C2D2 penso che a volte sia offuscata, la rapidità con cui le minacce e il ritmo degli sviluppi tecnologici degli avversari fanno progressi“, aveva detto. “Ci saranno alcune decisioni sul budget da prendere. Se il lavoro arriva al livello proposto… potremo gestirlo”. Il Generale Jerry Harris, vicecapo di Stato Maggiore dell’Air Force per piani, programmi e requisiti, affermava che l’ama intende finanziare completamente il programma, ma è alla ricerca dei modi per ridurre i costi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sovietici usarono truppe tedesche per combattere i nazisti?

Boris Egorov, RBTH 5 marzo 2018

Lev Kopelev e Walther von Seydlitz

Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti erano sicuri di scontrarsi con le cosiddette “truppe di Seydlitz” che combattevano dalla parte sovietica. Ritenevano che fossero prigionieri tedeschi liberati e sotto il comando dell’ex-generale della Wehrmacht Walther von Seydlitz-Kurzbach, che aveva disertato presso i sovietici. Tuttavia, la realtà era abbastanza diversa.

Spezzare l’accerchiamento
Il generale Walther Kurt von Seydlitz-Kurzbach era considerato un perfetto tattico nella Wehrmacht tedesca. Le sue azioni decisive spezzarono l’accerchiamento del 2.do Corpo d’Armata sovietico nella sacca di Demjansk all’inizio del 1942, un’operazione molto apprezzata. Quando la 6.ta Armata, in cui Seydlitz comandava il 51.mo Corpo d’Armata, fu circondata a Stalingrado nel novembre 1942, espresse la disponibilità a spezzare questo accerchiamento. Tuttavia, le richieste al generale Friedrich Paulus di consentirlo furono respinte. Paulus seguì ostinatamente l’ordine di Hitler che proibiva ogni ritirata. Dopo diversi inutili tentativi di convincere il comandante, Seydlitz decise di prendere l’iniziativa. Ignorando la gerarchia, scrisse direttamente al comandante del Gruppo B colonnello-generale Maximilian von Weichs: “Restare inattivi è un crimine dal punto di vista militare, ed è un crimine dal punto di vista della responsabilità nei confronti del popolo tedesco“. Weichs non rispose mai. Poi Seydlitz radunò parte delle sue truppe per compiere una puntata, senza il sostegno del resto dell’esercito tedesco, e tale azione fu condannata. Quando il generale fu catturato dalle truppe sovietiche il 31 gennaio, era pieno di rabbia e delusione verso Paulus e Hitler.

Friedrich Paulus, Generalmaggiore Leyser, Colonnello Wilhelm Adam e Generale Walther von Seydlitz, 1943.

“Vlasov tedesco”
Quando gli ufficiali sovietici tentarono per la prima volta di arruolare Seydlitz nel campo di prigionia, trovarono terreno fertile. Il generale era assai disilluso dai vertici tedeschi e scioccato dalla catastrofe di Stalingrado. Accettò di collaborare coi comunisti presto. Lo storico Samuel W. Mitcham scrisse in I comandanti di Hitler: “Era convinto che qualsiasi passo che accelerasse la caduta di Hitler andasse bene per la Germania, anche se ciò significava lavorare per Stalin“. Insieme a 93 ufficiali, Seydlitz formò la Lega degli ufficiali tedeschi, dove fu scelto presidente. Divenne anche vicepresidente del Comitato nazionale per una Germania libera, guidato dai comunisti tedeschi. L’attività di Seydlitz rispecchia quella del generale Andrej Vlasov, un generale sovietico catturato che disertò per la Germania e guidò il cosiddetto Comitato per la liberazione dei popoli della Russia. Walther von Seydlitz partecipò attivamente alla guerra di propaganda. Cercò di convincere i comandanti tedeschi che Hitler aveva tradito la Germania permettendo la catastrofe di Stalingrado, e che avevano giurato alla loro terra, non al fuhrer. “Dopo che Hitler se ne sarà andato, la Germania farà la pace“, disse. Seydlitz scrisse al comandante della 9.ma Armata Walter Model nell’ottobre del 1943: “Fai dimettere Hitler! Lascia la terra russa e porta l’esercito dietro i confini orientali tedeschi. Questa decisione garantirà una pace onorevole che darà al popolo tedesco i diritti da nazione libera“.
I messaggi di Seydlitz non trovarono un pubblico ricettivo tra i generali della Wehrmacht. Tuttavia, l’appello ai difensori di Konigsberg a deporre le armi accelerò la capitolazione della guarnigione nell’aprile 1945. Il desiderio e lo scopo più importanti per Seydlitz era formare unità tedesche che combattessero i nazisti insieme ai sovietici sul campo di battaglia. Ma tale permesso doveva essere concesso da Stalin.

Le truppe di Seydlitz: mito o realtà?
Nonostante le numerose richieste di Seydlitz, Stalin non permise mai che nessuna formazione militare venisse creata da prigionieri di guerra tedeschi. Furono utilizzati solo per lavori di costruzione nelle retrovie. La leadership sovietica era molto sospettosa verso i tedeschi, persino se propri cittadini. I tedeschi del Volga furono sotto costante osservazione, spesso spostati dalle prime linee alle retrovie e furono persino deportati in Siberia e Asia centrale nel 1941. Gli ex-nazisti, alcuni disertori, entrarono nei ranghi partigiani, come l’ex-gefreiter Fritz Schmenkel a cui fu persino assegnato il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Ma questi erano casi isolati. Formare un’unità coi prigionieri di guerra tedeschi era fuori questione. Così Seydlitz non riuscì mai a creare l’equivalente sovietico dell’Esercito di Liberazione russo di Vlasov. Al contrario, la richiesta dei prigionieri di guerra rumeni di creare proprie formazioni per combattere a fianco dell’esercito sovietico fu approvata e furono create due divisioni di fanteria rumene. Eppure, i nazisti credevano di aver incontrato e combattuto “le truppe di Seydlitz”. Erano sicuri che i Fw-190 e Me-109 trofeo decorati con le stelle rosse usate dai piloti sovietici per lanciare volantini propagandistici e la ricognizione fossero guidati dai piloti tedeschi di Seydlitz. Helmut Altner, un giovane soldato che difese la capitale del Terzo Reich negli ultimi giorni, ricordò nelle sue memorie Danza della morte a Berlino che insieme ai sovietici, Berlino fu presa d’assalto dalle “truppe di Seydlitz in uniforme tedesca con fregi e mostrine rosse sulle maniche. Non posso crederci, tedeschi contro tedeschi!“. Helmut non li vide mai visti, ma gli fu detto da dei carristi. Tuttavia, non vi sono documenti negli archivi russi e tedeschi, né informazioni sull’esistenza di tali formazioni. L’esercito di Seydlitz era un mito e non è mai esistito.
Il destino di Seydlitz fu migliore del suo omologo Vlasov. Dopo aver trascorso un po’ di tempo in un campo di prigionia, morì nella RDT nel 1976. Il meno fortunato Andrej Vlasov fu giustiziato a Mosca nel 1946.Traduzione di Alessandro Lattanzio