La Corea democratica testa un nuovo missile balistico

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il missile balistico lanciato dalla Corea democratica il 14 maggio, dalla regione di Kusong a nord-ovest di Pyongyang, raggiungeva la quota di 2000 km e volava per 787 km, finendo nel Mare del Giappone. Il lancio avveniva poche ore dopo che il South China Morning Post indicava che Choe Son-hui, a capo dell’ufficio nordamericano del Ministero degli Esteri della Corea democratica, dichiarava, “Se le condizioni sono mature, dialogheremo con l’amministrazione Trump“, mentre l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino si lamentava con il Ministero degli Esteri della Cina per la presenza della Corea democratica al Forum internazionale sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. Il Ministero degli Esteri della Cina rispondeva dichiarando di salutare la partecipazione di tutti i Paesi al vertice. Pyiongyang a gennaio dichiarò che i preparativi per testare un missile balistico intercontinentale erano nelle fasi finali. L’ambasciatore nordcoreano a Londra affermava che “il sesto test nucleare è ora imminente, anche se non conosco l’ora programmata,… ma posso dire che il test nucleare sarà condotto nel luogo e nel tempo deciso dal nostro leader supremo Kim Jong-Un“. Alla domanda su un possibile attacco statunitense, l’ambasciatore rispondeva “stiamo sviluppando la nostra forza nucleare per rispondere a tali attacchi dagli Stati Uniti. Se ci attaccano, i nostri militari e il popolo sono pronti a rispondere a qualsiasi tipo di attacco. Ma non penso che gli Stati Uniti lo prendano in considerazione. Gli Stati Uniti non possono attaccarci innanzitutto. Se si muovono di un centimetro, allora siamo pronti a ridurre in cenere tutti i loro mezzi strategici”.
Pyongyang annunciava che il test di lancio del missile balistico a medio raggio era avvenuto sotto la supervisione di Kim Jong-un, confermando le “specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche” del missile a testata nucleare, “Il lancio di prova è stato condotto con l’angolo massimo d’elevazione del missile, considerando la sicurezza dei Paesi limitrofi e confermando le specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche del nuovo missile balistico strategico a lungo raggio in grado di trasportare potenti testate nucleari“. Secondo Pyongyang, il lancio permetteva di testare in “condizioni di volo effettive” i “sistemi di stabilizzazione, strutturazione, pressurizzazione e lancio” del missile, nonché “l’affidabilità dei motori del missile” e l’integrità “nel duro ambiente al rientro“. “Il missile raggiungeva la massima altitudine di 2111,5 chilometri lungo la traiettoria prevista, colpendo con esattezza le acque del bersaglio a 787 chilometri”, secondo l’annuncio del Ministero delle Comunicazioni. Secondo il Ministro della Difesa russo, il missile aveva volato per 23 minuti prima di cadere in acque internazionali nel Mare del Giappone, a circa 500 chilometri dalle coste russe.Pyongyang dichiarava che “media ed esperti mondiali hanno commentato con sospiro di sollievo che le cupi nubi di guerra sospese sulla penisola coreana per le provocazioni militari sconsiderate dagli USA sono scomparse e una crisi è finita. Questo perché la RPDC ha sventato la tirannia degli USA con la strategia volta ad accedere a potenti deterrenti bellici e contrastarla con essi. Il nucleare è simbolo assoluto della dignità e della forza della RPDC e dei suoi supremi interessi. Fintanto che gli Stati Uniti non retrocederanno dalla politica ostile verso la RPDC, essa raddoppierà le misure per rafforzare le capacità di autodifesa con la forza nucleare suo fulcro. Gli Stati Uniti non dovrebbero sperare di smantellare il nucleare della RPDC, e dovrebbero essere consapevoli che soffriranno disgrazia e distruzione se osassero una guerra contro la RPDC. Gli Stati Uniti, proponendo la politica anti-RPDC tramite “massima pressione ed ingaggio”, cercano di soffocare la RPDC con sanzioni e pressioni assolute. Tuttavia, gli Stati Uniti si sbagliano gravemente. La politica di Obama chiamata “pazienza strategica” era volta ad impedire alla RPDC ad accedere a tutto ciò che cercava. La “massima pressione ed impegno” dell’avventurista amministrazione Trump porterà la RPDC ad accelerare sulla deterrenza nucleare”.Kim Jong Un ha guidato il test di lancio del nuovo missile
Il test di lancio del nuovo missile balistico strategico superficie-superficie a medio-lungo raggio Hwasong-12 avveniva con successo grazie agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica che avanzano coraggiosamente verso un nuovo obiettivo, orgoglio nel mondo e fedele all’idea di futuro di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, Presidente della Commissione degli Affari Statali della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano, nella costruzione della potenza nucleare. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guardando l’Hwasong-12, ha espresso soddisfazione per il possesso di un’altra “arma del Juche”, un perfetto sistema d’arma congruo con l’idea militare strategica e tattica del PLC e le necessità di oggi. Il lancio di prova è stato condotto con il massimo angolo in considerazione della sicurezza dei Paesi limitrofi. Il lancio di prova ha cercato di verificare le specifiche tattiche e tecnologiche del missile balistico appena creato e in grado di trasportare una potente testata nucleare. Secondo l’ordine di Kim Jong Un, il nuovo missile Hwasong-12 è stato lanciato alle 04:58 del 14 maggio. Il missile ha centrato il mare aperto a 787 km dopo aver raggiunto la quota massima di 2111,5 km lungo la rotta prevista. Il tiro di prova ha dimostrato pienamente tutte le specifiche tecniche del missile, di recente ideato secondo le linee coreane da scienziati e tecnici della difesa, come i sistemi di orientamento e stabilizzazione, sistemi strutturali e sistemi di pressurizzazione, ispezione e lancio, riconfermando l’affidabilità del nuovo motore a razzo nelle circostanze pratiche del volo ed anche verificando la capacità di puntamento della testata nelle peggiori situazioni al rientro e la precisione del sistema di detonazione. Kim Jong Un ha abbracciato gli ufficiali della ricerca missilistica, dicendo che hanno lavorato duramente per ottenere una grande conquista. E si faceva fotografare con gli ufficiali, scienziati e tecnici che hanno partecipato al test di lancio. Riconoscendo ancora una volta la devozione alla produzione di un missile balistico strategico a lungo raggio di tipo coreano, gli ha personalmente consegnato ringraziamenti speciali. Ha dichiarato fiducia nel successo del lancio di prova dell’Hwasong-12, dimostrazione dell’avanzata scienza e tecnologia della difesa della RPDC, di grande e particolare importanza nel garantire pace e stabilità nella penisola coreana e nella regione, oltre che grande vittoria del popolo coreano. Dichiarava che la RPDC è una potenza nucleare degna del nome, che lo si riconosca o meno. Sottolineava che la RPDC avrà il controllo rigoroso su chi avanza ricatti nucleari grazie alla deterrenza nucleare sviluppata in modo inimmaginabile e rapido. Gli Stati Uniti hanno accumulato mezzi strategici nucleari nelle vicinanze della penisola coreana per minacciare e ricattare la RPDC, ma la fanfaronata militare statunitense, che prevale solo su Paesi deboli e nazioni senza potere nucleare, non possono mai funzionare con la RPDC ed è molto ridicolo, dichiarava, osservando che se gli Stati Uniti scegliessero la provocazione militare contro la RPDC, di esser pronti a contrastarla. I più perfetti sistemi d’arma del mondo non saranno mai per sempre proprietà esclusiva degli Stati Uniti, ha detto, esprimendo la convinzione che il giorno in cui la RPDC utilizzerà simili mezzi di ritorsione verrà, continuando che in questa occasione gli Stati Uniti avrebbero dovuto vedere chiaramente se i missili balistici della RPDC siano una minaccia reale o no. Se gli Stati Uniti indugiano nel provocare la RPDC, non eviteranno il peggior disastro della storia, ha detto, avvertendo con forza gli Stati Uniti a non ignorare o giudicare male la realtà, in cui la regione continentale ed operativa del Pacifico reintrano nella portata dei mezzi d’attacco della RPDC, che ha tutti i potenti mezzi per un attacco di ritorsione. Agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica ordinava di continuare a sviluppare testate e vettori nucleari più precisi e diversificati, non fermandosi sui successi e preparando ulteriori test fin quando Stati Uniti e vassalli non prenderanno la giusta e ragionata scelta.Fonti:
Rodong
Rodong
RussiaToday
Zerohedge

GRU, Alfa e Vympel: gli operatori segreti più famosi della Russia

Gleb Fjodorov, RBTH, 10 maggio 2017

RBTH ha compilato le informazioni da più fonti aperte sulle più famose operazioni segrete delle forze speciali russe. Poiché la maggior parte delle informazioni su questi eventi è ancora classificata, non possiamo confermarne la veridicità.Le Forze Speciali russe furono create subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sono state maggiormente coinvolte nelle operazioni segrete nel mondo. Ciò che nacque come Spetsnaz GRU (del Primo Direttorato d’Intelligence del Ministero della Difesa) nel 1949 divenne una struttura diversificata di unità altamente specializzate. La Russia dispone di unità per operare sott’acqua, nella regione artica, nelle zone montuose e nei Paesi stranieri, dove i compiti potrebbero persino includere il rovesciamento dei governi. Poiché le attività delle Forze Speciali sono segrete, possiamo parlare solo delle più famose operazioni segrete descritte da fonti aperte.

La crisi della primavera di Praga
La prima grande operazione estera delle Forze Speciali si ebbe nel 1968, quando Mosca decise di sfruttare la primavera di Praga inviando truppe dei Paesi del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Gli Spetsnaz GRU furono incaricati di catturare l’aeroporto di Praga. Nella notte del 21 agosto 1968, un aereo passeggeri sovietico richiese di compiere un atterraggio d’emergenza nell’aeroporto di Praga, presumibilmente per guasto al motore. Dopo l’atterraggio, i commando, senza sparare un colpo, occuparono l’aeroporto e presero il controllo del traffico aereo. Allo stesso tempo, le unità delle Forze Speciali infiltratesi a Praga pochi giorni prima dell’operazione presero il controllo di altri punti chiave della città. Diverse ore dopo la presa dell’aeroporto, i mezzi delle truppe aeroportate circondarono l’edificio del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacchia, dove si svolgeva un incontro d’emergenza, trasportandone la direzione a Mosca.

Catturare un elicottero statunitense in Cambogia
Lo stesso anno un gruppo di Forze Speciali di 9 Spetsnaz del GRU penetrarono in una base aerea segreta statunitense in Cambogia. Trovarono i nuovi elicotteri d’attacco Cobra dotati di sistemi di puntamento e missili. Risultato dell’operazione di 30 minuti, un elicottero fu catturato e portato in Vietnam, mentre gli altri furono distrutti. 15 statunitensi furono eliminati nell’operazione. Secondo fonti russe, gli Stati Uniti seppero dell’attacco alla base delle Forze Speciali sovietiche anni dopo, grazie a una fuga dal KGB.

Afghanistan e il palazzo di Amin
Il culmine delle Forze Speciali sovietiche si ebbe in Afghanistan, dove furono impiegate a pieno collaborando tra esse. Uno dei primi e più difficili compiti del nuovo battaglione musulmano del GRU, reclutato tra gli abitanti dell’Asia Centrale, era aiutare i gruppi Alfa e Zenith del KGB ad assaltare Palazzo Tajbeg e catturare il presidente afghano Hafizullah Amin. L’operazione, conosciuta in seguito come Operazione Storm-333, è l’operazione più famosa delle Forze Speciali russe. Poco prima dell’operazione, avvenuta il 27 dicembre 1979, personale del battaglione musulmano s’infiltrò nelle guardie del palazzo. Dovevano neutralizzarle ed aiutare le squadre Alfa e Zenith ad entrare nel palazzo. Si riteneva che l’operazione fosse impossibile, poiché la manciata di commando affrontava 1500 soldati afgani, tra cui le guardie personali di Amin. Nell”assalto, la squadra sovietica perse sei uomini.

“Rivoluzione” in Lettonia e “sabotaggio” di una centrale nucleare
L’esperienza acquisita in Afghanistan mostrò che l’Unione Sovietica poteva avere bisogno delle Forze Speciali per azioni di sabotaggio all’estero. Perciò, le autorità crearono il gruppo Vympel del KGB, considerato d’élite anche per le norme delle Forze Speciali. Durante un’esercitazione false flag, Vympel doveva “rovesciare” il governo della Repubblica lettone, oltre che ostacolare il KGB locale. L’unità KGB locale era consapevole dei piani di Vympel, ma non riuscì tuttavia a fare nulla. Uno dei protagonisti dichiarò che 10 gruppi Vympel parteciparono all’operazione denominata Ambra-87. Ognuno aveva un compito specifico e tutti eseguiti con successo. Un gruppo doveva catturare il capo del dipartimento del KGB locale. Le Forze Speciali lo catturarono a casa, prima di svitare le lampadine nella scala di casa. “Volevamo fare la stessa cosa con il presidente del KGB, ma rinunciammo”, disse il protagonista. “Invece lo fotografammo attraverso il dispositivo di puntamento del fucile e glielo mostrammo dicendo: ‘vedi, eri vicino alla morte’“. Secondo fonti aperte, all’epoca compito di Vympel comprendeva la protezione di strutture critiche. Ad esempio, fu impegnato nella protezione delle centrali nucleari e nell’individuazione delle loro debolezze. Così, nel 1988 Vympel entrò nella centrale nucleare di Belojarsk in soli 42 secondi. La pianificazione dell’operazione richiese più di un mese. La penetrazione portò a una riflessione su come tali infrastrutture dovevano essere protette.

Le più recenti Forze Speciali
Le più forti e segrete Forze Speciali della Russia sono semplicemente chiamate Forze Operative Speciali. Secondo le fonti aperte, l’unità fu creata nel 2009, utilizzando personale veterano di altre unità speciali. Secondo i media russi, l’unità potrebbe aver partecipato all’assalto di Tadmur in Siria. Lenta.ru sostiene che le Forze Speciali sono utilizzate contro i terroristi dall’Africa settentrionale all’Afghanistan e dalle repubbliche dell’Asia centrale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

16 Spetsnaz contro 300 terroristi

Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South FrontEroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.
-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Coreagrafia

Chroniques du Grand Jeu 9 maggio 2017Cattive notizie per l’impero… in Corea del Sud, Moon Jae-in è stato facilmente eletto presidente dopo il licenziamento della conservatrice filo-USA Park Geun-hye. Ora, il nuovo inquilino della Casa Blu è meno favorevole agli Stati Uniti del predecessore: “Dopo quasi 10 anni di governo conservatore, la vittoria di Moon Jae-in comporterebbe un cambiamento significativo nella politica verso Pyongyang, ma anche verso l’alleato e protettore statunitense. Infatti, sostiene il dialogo con la Corea democratica per disinnescare le tensioni e incoraggiare il ritorno ai negoziati. Vuole anche distanziare Seoul e Washington. Il candidato conservatore Hong Joon-Pyo l’aveva definito “sinistro filo-Pyongyang” durante la campagna. Abituata a vivere con la minaccia della Corea democratica, la questione dei programmi nucleari e balistici di Pyongyang non ne decide il voto”. Andando oltre: “Definito di sinistra, Moon Jae-in è nato durante la guerra di Corea, nell’isola di Jeju, a sud del Paese, da una famiglia di poveri profughi dal nord. Sua madre, dice nell’autobiografia, vendeva uova nella città portuale di Busan con il bambino appeso alla schiena. Da candidato ha promesso di ridurre il potere economico dei conglomerati familistici della Corea del Sud, i “chaebol”, il cui rapporto torbido con il potere politico viene ancora una volta denunciato dallo scandalo Park. Ma i detrattori l’accusano di debolezza verso Pyongyang, in un momento di tensioni per le ambizioni nucleari del regime della Corea democratica. L’avvocato sostiene dialogo e riconciliazione con il Nord per calmare la situazione e portare Pyongyang al tavolo delle trattative. A dicembre disse che, se eletto, si sarebbe recato nella Corea democratica prima di partire per gli Stati Uniti, potenza protettorato del Sud. Alla domanda su questa posizione straordinaria, spiegava che voleva dire che le priorità sono le tensioni con il vicino. E si è anche dimostrato ostile allo schieramento in Corea del Sud del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti THAAD, che fa infuriare la Cina. In un libro recente, il nuovo capo di Stato ha scritto che Seoul deve imparare a dire “no” a Washington, chiedendo relazioni “più giuste ed equilibrate” con l’amministrazione degli USA. Ovviamente è la questione del THAAD che cristallizza tutte le questioni. La società sudcoreana vi si oppone (34% a favore, 51% contro) e Seoul, anche sotto la vecchia dirigenza, si è rifiutata di pagare un solo won per l’installazione del sistema antimissile”.
Preoccupati dalla possibile vittoria di Moon e del rifiuto del THAAD, gli statunitensi si precipitarono a scaricare a fine aprile il sistema per mettere il nuovo presidente davanti al fatto compiuto, ma non hanno ingannato nessuno. Inoltre, Trump ha dovuto ingoiare l’orgoglio e accettare di sobbarcarsene il costo (1 miliardo di dollari). Eppure forse siamo solo all’inizio delle sorprese: “La squadra elettorale di Moon Jae-in, il candidato favorito alla presidenza del Partito Liberaldemocratico, ha immediatamente denunciato l’installazione improvvisa, rammaricandosi che non si tenesse conto del parere del popolo. Secondo Moon, il nuovo presidente dovrà avere l’ultima parola sullo schieramento del THAAD dopo le elezioni del 9 maggio”. Ora è Presidente e nei prossimi giorni verrà osservato con attenzione da Washington, Pechino, Pyongyang e Mosca. Perché qui si tratta di alta geostrategia, giocata sul quadrante orientale della scacchiera eurasiatica: “Siamo ovviamente in pieno Grande gioco, che vede il tentativo del contenimento eurasiatico della potenza marittima degli Stati Uniti (…) si tratta in primo luogo per l’Heartland di spezzare l’accerchiamento degli Stati Uniti e aprirsi la strada nel Rimland e per l’oceano, proprio come fa la Russia nell’occidente della scacchiera con oleodotti e controalleanze (…) La guerra fredda tra le due Coree e tra Pechino e Taiwan sono ovviamente una manna per Washington, il pretesto degli Stati Uniti per mantenere basi nella regione (…) Per gli Stati Uniti, il sud del Rimland sembra definitivamente perduto (ingresso di India e Pakistan nella SCO e fiasco afgano), il Medio Oriente cambia ampiamente (Siria, Iran, Iraq e ora Yemen). Restano le due estremità occidentali (Europa) e orientale (Mar cinese) dello scacchiere in cui l’impero marittimo può rafforzarsi abbastanza da non mollare. La battaglia per l’Europa (infiltrazione delle istituzioni europee, colpo di Stato ucraino, imbrogli nei Balcani contro i gasdotti russi, Via della Seta cinese, supporto antisistema di Mosca) è in corso. A migliaia di chilometri di distanza, in Oriente, si assiste all’avvio di un duplice conflitto…”
Come scrivemmo nel febbraio 2016: “Washington utilizza abilmente un vecchio conflitto (crisi coreana: livello 1) per posizionare le pedine (grande gioco: livello 2). Le batterie del THAAD nel territorio della Corea del Sud sorvegliano ufficialmente la Corea democratica e non ufficialmente la Cina, e ciò ovviamente sarebbe un duro colpo per il deterrente nucleare della Cina. Non sorprende quindi che Pechino protesti seriamente e convochi l’ambasciatore della Corea del Sud”. In questo contesto, l’elezione di Moon potrebbe cambiare le carte in modo difficilmente prevedibile. E’ notoriamente vicino a Pechino e, s’è visto, molto critico sull’installazione dello scudo statunitense. Ridefinizione delle alleanze, sottomissione alle pressioni degli Stati Uniti, né-né di accondiscendenza con tutti… tutto è possibile. Oltre le sorprese di Kim III che certamente si avranno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, sterminio tra taqfiri e alleanza curdo-russo-siriana

Alessandro Lattanzio

Polizia Militare Russa e combattenti delle YPG presso Ifrin, a nord di Aleppo.

Il 1° maggio 2017, l’Esercito arabo siriano liberava ad al-Qabun la centrale elettrica e la scuola Abdulqani Bajaqani, una base di Jabhat al-Nusra. Le forze siriane eliminavano numerosi terroristi presso al-Salamiyah, a Taldarah, al-Latamina, Qafr Zita, Latamin e al-Zaqat. A nord di Tadmur, le forze siriane liberavano il Jabal al-Shumariyah ed eliminavano decine di terroristi del SIIL. Continuavano gli scontri tra i terroristi di Jaysh al-Islam, Hayat Tahrir al-Sham e Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, a Zamalqa, Irbin, Jisrin, Haza, al-Ashari, al-Aftaris e al-Muhamadiyah. L’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco dei gruppi terroristici a nord di Hama, nei pressi di Abu Ubaydah, eliminando numerosi terroristi. A nord-est di Dara, venivano eliminati tre capi della liwa Amud Huran dell’ELS, Ahmad al-Hariri, Qasim al-Mujali e Bashar Ayan al-Hariri, nell’esplosione della loro auto. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Dara, distruggendo 2 comandi, 3 posizioni e 7 autoveicoli degli islamisti a Basr al-Harir, Ulama, Qariyah al-Sharqi e Janin nella regione di al-Lajah. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sulla base aerea di Dair al-Zur, eliminando diversi terroristi. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL presso Jabal al-Thardah, Wadi al-Thardah, quartiere al-Urfi, cementificio e caserma al-Tamin, eliminando numerosi terroristi. Nella regione di al-Maqabar, l’EAS liquidava numerosi terroristi, tra cui il loro capo Ahmad al-Janin. Il 2 maggio l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL sul Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, presso Jub Ham e Rajm al-Qasr, eliminando numerosi terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Um Sahrij, la caserma di al-Shandaqiyat e Unq al-Hawa nei pressi del Jabal al-Shair, a nord di Tadmur. L’Esercito arabo siriano avanzava su Badiyah al-Sham, presso Dara, sventando il piano di Stati Uniti, Gran Bretagna, Giordania e gruppi terroristici per creare un santuario nella Siria meridionale, tra Dara e Qunaytra. Nelle operazioni, aerei ed elicotteri siriani bombardavano le posizioni dei terroristi su Tal Daquh, a sud di Dara. Sempre presso Dara, ad al-Lijat, la SAAF distruggeva 7 automezzi dei terroristi, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano distruggeva le posizioni di Jabhat al-Nusra a Basr al-Harir, Alma, al-Ghariya e Janin, eliminando 4 autoveicoli, 9 fortificazioni, oltre 15 terroristi e 2 centri di comando nemici collegati con il MOK in Giordania.L’Arabia Saudita aveva creato e sostenuto Jaysh al-Islam, un gruppo di terroristi wahhabiti infiltratisi nel Ghuta orientale, che aveva dichiarato guerra all’Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida) e al Faylaq al-Rahman, gruppo jihadista alleato dello SIIL. I combattimenti tra terroristi si svolgevano ad Irbin, Qafr Bathayna e al-Ashari, e solo il 28 aprile, oltre 50 terroristi si uccidevano in questu combattimenti. Ciò potrebbe rientrare in un ipotetico patto tra Stati Uniti ed Arabia Saudita, dove Washington sostiene apertamente l’aggressione saudita allo Yemen in cambio della fine del sostegno saudita allo SIIL in Siria e Iraq. Anche il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra attaccava lo SIIL ad Tal Ajat, a nord-ovest di Zamarani, Falita e Jarajir, dove Abu Yazid, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Jafar al-Zuahiri, un capo dello SIIL, ed Abu Umar al-Qalamuni, altro capo dei terroristi, venivano uccisi. A campo Yarmuq, campo profughi palestinese a sud di Damasco, lo SIIL si scontrava con l’Hayat Tahrir al-Sham. Il 30 aprile, Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham si scontravano con il Jaysh al-Islam, e il Faylaq al-Rahman abbandonava i suoi uomini ad al-Nishabiya, circondati dal Jaysh al-Islam che ne tagliava le linee dei rifornimenti. Lo scontro tra i terroristi di Jaysh al-Islam e Hayat Tahrir al-Sham e quelli del Faylaq al-Rahman nel Ghuta orientale, presso Damasco, era una guerra per procura tra ascari della Turchia, del Qatar e dell’Arabia Saudita. Jaysh al-Islam, sostenuto direttamente dall’Arabia Saudita, voleva espandersi nel Ghuta orientale, mentre Faylaq al-Rahman era un ramo dell’Iqwan al-Muslimin sostenuto da Qatar e Turchia, mentre l’Hayat Tahrir al-Sham era al-Qaida in Siria. I combattimenti erano iniziati quando Jaysh al-Islam attaccò le posizioni di Faylaq al-Rahman a Zamalqa, mentre Faylaq al-Rahman cercava di riprendersi le posizioni perse ad Irbin per mano del Jaysh al-Islam. L’Hayat Tahrir al-Sham riprendeva Jisrin e Haza al Jaysh al-Islam dopo degli scontri, che si svolgevano anche ad al-Ashari, al-Aftaris, al-Muhamadiyah e Irbin, nel Ghuta orientale, mentre il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman anche ad al-Qabun. Negli scontri tra Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham contro Jaysh al-Islam l’esercito libero siriano annunciava il sostegno al Jaysh al-Islam, affermando che Jabhat al-Nusra fa parte del SIIL e chiedendo ai gruppi terroristici in Siria di annientare Jabhat al-Nusra. E questo mentre l’emiro del Jaysh al-Umah Abu Hafas al-Muqadasi, un capo di al-Qaida, chiedeva a tutti i gruppi terroristici di annientare Jaysh al-Islam. Nel frattempo, il portavoce di Faylaq al-Rahman Wail al-Wan, affermava che Jaysh al-Islam aveva il controllo sulla strada che collega il Ghuta orientale ad al-Qabun. 2 capi di Faylaq al-Rahman venivano eliminati dai terroristi rivali del Jaysh al-Islam, si trattava di Samir al-Salah, noto come Abu Najib, e del capo di Faylaq al-Rahman nella regione di Qafr Bathayna, ed Abu Nabil al-Jaburani. Infine, Naman Awaz, alias Abu Usam, terzo capo del Jaysh al-Islam, veniva ucciso negli scontri con Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, dove l’Hayat Tahrir al-Sham occupava Hazah e Masraba, mentre il Faylaq al-Rahman occupava Bayt Sua, Hamuriyah, Zamalqa e Sabaqa, nel Ghuta orientale. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni dei terroristi ad al-Qabun, infliggendogli notevoli perdite. Truppe russe si disponevano al confine siriano-turco dall’enclave curda-siriana di Ifrin, per impedire altri attacchi dai turchi.

al-Qabun

Il 3 maggio, il capo del Jaysh al-Islam nella regione di al-Marj, Qasim Qadish, detto Abu Muhamad al-Qaqa, veniva ucciso da terroristi rivali di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham nel Ghuta orientale. Le truppe dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni del SIIL presso la regione di al-Shumariyah, ad est di Homs, eliminando decine di terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Sabana e Darah, nella provincia occidentale di Damasco del Qalamun. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 7 isolati e distruggevano un tunnel dei terroristi ad al-Qabun. L’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le linee di Jabhat al-Nusra nei quartieri a Dara di Tarqi al-Sad, al-Abasiyah, al-Faran e Bir al-Shayah, eliminando numerosi terroristi e diverse loro posizioni. Le SDF avanzavano su al-Tabaqa, liberando 3 quartieri ed accerchiando i terroristi del SIIL presso la diga. Le forze curde, schierate a nord-ovest di Aleppo, consegnava nove punti di controllo all’Esercito arabo siriano ad Ayn Daqanah, Maranaz e Qafr Jana, presso Ifrin; questo mentre le forze siriane liberavano 3 villaggi vicini e la polizia militare russa e le unità delle YPG curde pattugliavano assieme i confini del distretto di Ifrin con la Turchia. Inoltre, militari russi accompagnati dalle unità di protezione del popolo kurdo (YPG) visitavano il campo profughi Runbar, sempre presso Ifrin, già oggetto dei bombardamenti turchi. La visita della delegazione militare russa avveniva mentre Russia e Siria creavano posti di osservazione al confine turco-siriano a nord di Aleppo, nelle aree controllate dalle YPG. Le Forze Speciali dell’Esercito arabo siriano (EAS) ed Hezbollah distruggevano 3 autoveicoli del Jaysh al-Islam sulla strada tra al-Masifra e al-Qaraq, presso Basra al-Harir, ad ovest di Dara, eliminando decine di terroristi del Jaysh al-Islam. L’EAS bombardava le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Dara al-Balad, Aqraz, Qumal-Ruman e Janin, mentre gli elicotteri d’attacco siriani bombardavano le posizioni dell’HTS a Nasib, vicino la Giordania. L’Esercito arabo siriano liberava la società elettrica, nell’est di al-Qabun, ed eliminava due gruppi armati di Ahrar al-Sham e Hayat Tahrir al-Sham. Il SIIL attaccava con 16 attentatori suicidi le posizioni delle SDF ad al-Shadadi, al-Hariri e campo Rujm Salibi, nella provincia di al-Hasaqah, e ad al-Sifsafah, ad est di Tabaqa. Qui le SDF respingevano l’attacco eliminando un gruppo di terroristi e 1 tecnica.
Il Ministero degli Esteri siriano annunciava che Damasco sosteneva l’iniziativa russa per creazione di 4 zone di de-conflitto e l’accordo sulla cessazione delle ostilità firmato il 30 dicembre 2016. Ma Damasco sottolinea la prosecuzione dell’operazione antiterrorismo delle forze armate siriane contro SIIL e Jabhat al-Nusra e organizzazioni terroristiche affiliate. Nel frattempo era iniziato il quarto round dei colloqui internazionali sulla Siria ad Astana. Alla vigilia del forum si erano svolto colloqui tra Siria, Iran, Russia e Turchia. La delegazione russa ad Astana era guidata dal rappresentante speciale presidenziale per la crisi siriana Aleksandr Lavrentiev; la delegazione iraniana dal Viceministro degli Esteri Hossein Ansari e la delegazione turca dal Viceministro degli Esteri Sedat Onal. Per la prima volta, gli Stati Uniti erano presenti con l’assistente del segretario di Stato degli Stati Uniti per gli affari mediorientali Stuart Jones. La delegazione del governo siriano era diretta dal rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite Bashar Jafari, mentre la delegazione degli islamisti dal capo del Jaysh al-Islam Muhamad al-Lush. Russia, Iran e Turchia avevano istituito una task force congiunta per controllare il cessate il fuoco in Siria.
Il 4 maggio, le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano al-Tadmuriyah, al-Qaliliyah e al-Mahsham, presso il Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, mentre l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardavano le posizioni di ISIL ad Um Sahrij, distruggendo 1 lanciarazzi dei terroristi. Inoltre, i soldati dell’EAS distruggevano 2 autobombe di Jabhat al-Nusra a Dair Falu. Le Forze Speciali russe attaccavano le difese di Jabhat al-Nusra a nord di Hama, ad al-Mahrdah, eliminando 55 terroristi. Le forze governative respingevano l’attacco dei terroristi su Abu Ubaydah, a nord di Hama, mentre la SAAF effettuava numerose sortite contro le linee dei terroristi ad al-Lataminah e Muraq, eliminando decine di islamisti. Le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’offensiva dei gruppi terroristici sud Jadrin, tra Homs e Hama, eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni di Jabhat al-Nusra a Hirbnafsa e del Jaysh al-Izah a Lahaya e al-Buayzah, eliminando decine di terroristi.