Peacemaker: come la Tsar Bomba sovietica impedì la guerra nucleare

Sputnik 30/10/2016par8260813Cinquantacinque anni fa l’Unione Sovietica fece esplodere una bomba da 50 megatoni su un’isola disabitata del circolo polare artico. L’arma termonucleare più potente mai costruita, giustamente chiamata Tsar Bomba, diede la parità nucleare all’URSS con gli Stati Uniti.

La Superbomba era necessaria
tsardrop0_500 Il “disgelo” nelle relazioni sovietico-statunitensi portò, tra l’altro, alla visita del premier sovietico Nikita Krusciov negli Stati Uniti, nell’autunno 1959, ma finì il 1° maggio 1960, quando un aereo spia U-2 della CIA, pilotato da Francis Gary Powers, fu abbattuto nello spazio aereo sovietico durante la ricognizione fotografica del cosmodromo di Bajkonur e di varie strutture militari e nucleari sovietiche. Powers si paracadutò, fu catturato ed ammise il carattere militare della missione. Di conseguenza, Krusciov annullò il previsto vertice est-ovest di Parigi. L’incidente indusse un marcato deterioramento delle relazioni USA-URSS, soprattutto dopo che emigranti cubani appoggiati dagli USA tentarono malamente d’invadere Cuba nell’aprile 1961. La moratoria proposta da Mosca sui test nucleari in Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, in vigore dal 1958, ritardò l’URSS rispetto gli Stati Uniti nell’arsenale nucleare. Nel 1960 gli statunitensi usarono la moratoria per aumentare le loro testate nucleari e termonucleari da 7500 nel 1958 a 18600. Nel luglio 1961 Nikita Krusciov decise che ne aveva abbastanza della moratoria e s’iniziò a lavorare su super-potenti armi termonucleari per ripristinare la parità nucleare con gli Stati Uniti. Inoltre fu annunciata la necessità di costruire una bomba all’idrogeno da 100 megatoni per costringere gli statunitensi a vedere la realtà.

La Tsar Bomba
Il team di ricerca dei fisici nucleari Victor Adamskij, Jurij Babaev, Jurij Smirnov e Jurij Trutnev fu incaricato della progettazione e costruzione del dispositivo termonucleare a tre stadi in appena 15 settimane. Ufficialmente designata bomba all’idrogeno AN602, la Tsar Bomba utilizzò un progetto a tre stadi simile a quello di Teller-Ulam, la cui reazione a fissione primaria veniva utilizzata per comprimere un secondo strato misto di combustibile a fissione/fusione, che a sua volta comprimeva un grande terzo carico termonucleare che essenzialmente riuniva due reazioni a fissione d’idrogeno generando energia sufficiente ad attivare la fusione della carica di uranio.

Test da record
tsardrop1_500 Alle 09:00 del 30 ottobre 1961, un appositamente modificato bombardiere strategico Tu-95-202 con la Tsar Bomba a bordo, e un laboratorio volante Tu-16A, decollarono per il poligono sull’arcipelago Novaja Zemlja, nel Mar Glaciale Artico. Con 27 tonnellate, la Tsar Bomba pesava quasi quanto il Tu-95 che la trasportava ed era così grande che gli equipaggi dovettero togliere i portelli del vano bombe dell’aereo al fine di adattarvela. Alle 11.30 l’ordigno esplosivo fu paracadutato da 10500 metri in modo che bombardiere e laboratorio volante che raccoglieva i dati avessero il tempo, 188 secondi, di lasciare la zona. La bomba esplose ad una quota di 4200 metri. L’esplosione, senza precedenti, doveva misurare 51,5 megatoni. In realtà, la sua potenza fu stimata tra 57 e 58,6 megatoni. La palla di fuoco dell’esplosione fu ampia 4,6 chilometri e fu visibile da una distanza di 1000 chilometri, nonostante le nubi dense. Il fungo salì di quasi 70 chilometri e aveva un diametro di 95 chilometri. Per circa un’ora dall’esplosione, distorsioni del segnale radio furono osservate a centinaia di chilometri dall’epicentro, avendo ionizzato l’atmosfera. L’onda d’urto fece il giro del pianeta tre volte. Sull’isola Dikson, a oltre 800 km dal poligono, l’onda d’urto frantumò le finestre, accompagnata da un rombo.

Conseguenze
Anche se la Tsar Bomba non fu mai operativa, la realizzazione confermò la capacità dell’Unione Sovietica di avere una maggiore potenza nucleare per numero di megatoni, come forse desiderava. Fu con questa consapevolezza che gli Stati Uniti sospesero la loro proliferazione nucleare e il 5 agosto 1963, fu firmato il trattato che vieta i test nucleari nell’atmosfera, nello spazio e sott’acqua, da Unione Sovietica, Stati Uniti e Regno Unito, il 30 ottobre 1969, prova che la Tsar Bomba ebbe un ruolo cruciale nel raggiungere la parità nucleare tra Unione Sovietica e Stati Uniti e ad impedire la guerra nucleare.2f2677098be5629123ca4313008e1d0c1c8dc033111e9cb5fb361da8682941f1_1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA tentano d’intimorire l’Asia per la sua “vicinanza alla Cina”

Tony Cartalucci, LD, 24 ottobre 2016china_thailand_military_exerciseE’ ormai chiaro che l’influenza degli USA, nonostante il “perno verso l’Asia”, evapora nell’Asia-Pacifico. Washington ha subito sconfitte geopolitiche praticamente in ogni nazione dell’Asia- Pacifico, anche nei Paesi guidati da regimi che hanno meticolosamente organizzato, finanziato e sostenuto per decenni. Inoltre svanisce anche tra le nazioni considerate da tempo alleate cruciali degli Stati Uniti. Come la Thailandia nel Sud-Est asiatico, che gli USA ricordano sempre al mondo essere stato alleato di Washington dalla guerra fredda, dalla guerra in Vietnam e forse anche da prima.

L’evanescente influenza di Washington ha delle ragioni
Tuttavia, in realtà, la Thailandia ha gradualmente smantellato l’influenza statunitense, diversificando commercio e cooperazione con molte nazioni, come la Cina, per non avere legami con nessuna di esse in particolare. Il commercio della Thailandia si concentra principalmente in Asia, con la maggior parte delle importazioni ed esportazioni divise equamente tra Cina, Giappone e ASEAN, e l’occidente collettivamente secondario nel mercato, anche se non trascurabile. Non è un caso che i legami geopolitici della Thailandia riflettano quelli economici, rivelando che le realtà economica e socio-politica guidano le relazioni internazionali indipendentemente dall’ampio “soft power” a disposizione di Washington. Uno sguardo alle scorte militari della Thailandia rivela una strategia simile nella diversificazione nell’acquisizione di armi e nelle partnership, e nei sistemi sviluppati dall’industria nazionale. Ciò che prima erano forze armate dominate da materiale ed esercitazioni militari statunitensi, è passato all’acquisizione di carri armati cinesi, aerei da guerra europei, fucili d’assalto mediorientali, elicotteri russi e blindati thailandesi, così come le esercitazioni congiunte avvengono con varie nazioni, tra cui per la prima volta la Cina. Un cambiamento simile si verifica nel resto dell’Asia, con la Cina naturalmente che copre la grande quota della cooperazione regionale per la sua dimensione economica, geografica e demografica. La trasformazione dell’Asia era del tutto prevedibile, e malgrado gli Stati Uniti cerchino di “contenere” la Cina e conservare l’influenza nel resto dell’Asia, hanno ignorato i fondamentali fattori economici e socio-politici, concentrandosi sulla coercizione attraverso “accordi” commerciali e compromettenti “alleanze” militari, creando e perpetuando strategie della tensione artificiali sia nelle nazioni prese di mira che tra gli Stati asiatici.

Altri espedienti al posto delle ragioni
Gli Stati Uniti, indifferenti ai fattori che hanno portato al declino nell’Asia Pacifico, hanno deciso di moltiplicare gli espedienti del “soft power” piuttosto che esaminare e migliorare le proprie basi economiche. Ciò include l’uso di programmi volti a cooptare “giovani leader” nella regione per promuovere gli interessi degli Stati Uniti e tentare d’invertire politicamente l’avanzata dell’Asia sui piani economico e geopolitico. Ciò comprende anche la propaganda incessante volta a ritrarre le nazioni della regione capitolare a Pechino su varie questioni, che chiaramente sono nell’interesse dell’intera regione. Un editoriale del Bangkok Post, giornale creato dal governo degli Stati Uniti, intitolato “La saga di Wong si ritorce contro il regime”, tenta di sostenere che la recente deportazione di un agitatore finanziato dagli Stati Uniti a Hong Kong, in Cina, simboleggi “l’adattamento di Bangkok” ad “ogni capriccio” della Cina. L’articolo afferma: “La detenzione di 12 ore del noto attivista democratico di Hong Kong Joshua Wong all’aeroporto di Suvarnabhumi colpisce il regime militare mentre critiche arrivano da attivisti locali e internazionali per i diritti umani sull’adattamento eccessivo della Thailandia alle richieste di Pechino“. L’articolo enumera diversi altri accordi tra Bangkok e Pechino, sostenendo anche che sono vantaggio solo di Pechino, come la deportazione di sospetti terroristi verso la Cina, diretti in Turchia e probabilmente aderenti ad organizzazioni terroristiche internazionali attive in Siria.

Ciò che è buono per la Cina, è buono per l’Asia
In realtà, Joshua Wong ha certamente tentato di entrare in Thailandia per seminare a Bangkok la stessa instabilità sostenuta dagli Stati Uniti ad Hong Kong. Ha specificamente incontrato gli agitatori sostenuti dagli Stati Uniti che a Bangkok formano uno dei vari fronti che tentano d’impadronirsi di nuovo del potere a favore dei partiti sostenuti e legati a Washington. Così, la deportazione di Wong in Cina era nell’interesse di Pechino e Bangkok. Allo stesso modo, la deportazione di sospetti terroristi verso la Cina ha avvantaggiato entrambe le nazioni. Se la Thailandia fosse il passaggio dei terroristi diretti in Siria, e la Siria dovesse crollare su pressione dei terroristi armati dagli USA, ciò porterebbe all’instabilità globale che si riverbererebbe su tutta l’Asia, colpendo Cina e Thailandia. I tentativi degli Stati Uniti di destabilizzare la Cina, primo partner commerciale di tutte le nazioni dell’Asia, è un’altra minaccia diretta alla regione, e non solo a Pechino. È l'”adattamento” a Pechino a garantire la stabilità e ad impedire agli Stati Uniti di ripetere il “successo” dei loro sforzi per fomentare l’instabilità politica in Nord Africa e Medio oriente che hanno portato nella regione guerre, morte ed esodo di decine di milioni di persone, collasso socio-economico di intere nazioni, e possibile grande guerra tra diverse regioni del pianeta. L’ironia del Bangkok Post è che omette dalla sua chiara propaganda, il fatto che in assenza degli interessi della Cina, l’Asia per decenni si “adattò” ad ogni capriccio di Washington. Non sorprende che un giornale fondato da un ex-ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti e finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti non denunci dalle proprie pagine lo stesso eccezionalismo spudorato che gli Stati Uniti esibiscono sul palcoscenico internazionale. Tuttavia, si tratta di un rozzo “eccezionalismo” controproducente, tanto che l’Asia ha collettivamente deciso di farne a meno mentre avanza verso il futuro. Prima Washington lo capisce e l’accetta, prima potrà razionalmente riallineare le relazioni con l’Asia verso qualcosa di tangibilmente costruttivo. Washington accettando l’Asia come regione indipendente e autonoma, e come concorrente significativo, potrà decidere se tale concorrenza sia sana e costruttiva, o imporre un clima di confronto e guerra perennemente imminente.thai_exports

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Gruppo della portaerei Admiral Kuznetsov diretto verso la Siria

Sputnik 15/10/ 2016

La Flotta del Nord della Marina russa annunciava che un gruppo di navi da guerra guidato dalla portaerei Admiral Kuznetsov, completa di armi e aerei, lasciava il porto di stazionamento per aderire all’operazione russa contro lo Stato islamico in Siria.22proxyL’Admiral Kuznetsov lasciava il porto di Severomorsk alle 15:00 del 15 ottobre, iniziando il lungo viaggio nel nord-est Atlantico verso il Mar Mediterraneo orientale. La portaerei, ufficialmente classificata dalla Marina russa incrociatore portaerei, è accompagnata dall’incrociatore pesante lanciamissili della classe Kirov Pjotr Velikij, dai cacciatorpediniere Vitseadmiral Kulakov e Severomorsk, e da navi di supporto. I velivoli dell’Admiral Kuznetsov comprendono le versioni navali del caccia per superiorità aerea Su-33 e gli elicotteri antisom Ka-27/Ka-29. Il mese scorso fu detto che i Su-33 sarebbero stati dotati del sistema di puntamento ultra-preciso SVP-24, utilizzato con successo da altri aeromobili nell’operazione antiterrorismo russa in Siria. 4 caccia multiruolo uymx_qlhdocMiG-29K si sono aggiunti all’arsenale della nave, insieme a diversi elicotteri da ricognizione e combattimento Ka-52K. Questi ultimi erano originariamente progettati per le operazioni a bordo delle navi d’assalto anfibio di costruzione francese Mistral, la cui consegna Parigi rinviò e poi annullò nel 2014. Gli elicotteri sono dotati di missili aria-aria e aria-terra, come anche di bombe e cannoni automatici. I MiG si prevede usino bombe intelligenti della famiglia KAB-500 con sistema di navigazione satellitare Glonass, e che possano anche essere dotati dei missili antinave subsonici Kh-35. Oltre ai velivoli, l’Admiral Kuznetsov è dotati di 12 lanciamissili per i missili da crociera antinave Granit, del sistema missilistico antiaereo Kinzhal (4 moduli e 192 missili) e del sistema d’arma ravvicinato Kortik, con 8 moduli, 256 missili e 48000 proiettili. L’Admiral Kuznetsov, costruita nel cantiere sul Mar Nero di Nikolaev, Ucraina, nel 1985, è lunga 306 metri, larga 75 metri e ha un dislocamento di 60000 tonnellate. Nel 2012, la nave entrò nei cantieri Sevmash di Severodvinsk per aggiornamento ed ammodernamento completati poco prima dello schieramento nel Mediterraneo. La nave ha un’autonomia di 15000 km e un equipaggio di 1960 effettivi, tra cui 518 ufficiali e 210 sottufficiali.
Il mese scorso, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu annunciava che la Russia avrebbe inviato il gruppo navale dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo per rafforzare la presenza navale russa nella regione. Da allora il gruppo navale russo nel Mediterraneo orientale consiste in 6 navi da guerra e 4 navi di supporto. Il 6 ottobre, la corvetta lanciamissili Mirazh, armata di missili da crociera Kalibr, lasciava Sebastopoli per le coste siriane. Tre giorni prima, 2 corvette, Serpukhov e Zeljonij Dol, lasciavano il Mar Nero per schierasi nel Mediterraneo. Durante il viaggio verso gli obiettivi, i terroristi dello SIIL, l’Admiral Kuznetsov sarà raggiunta da un sottomarino nucleare e da bombardieri strategici Tu-160, per manovre antipirateria e antiterrorismo. Il dispiegamento operativo anti-SIIL sarà storico, essendo il primo dispiegamento operativo di una portaerei russa.11cuvy7lyxgaamqqfGli aerei della portaerei russa effettueranno attacchi ‘ultraprecisi’ contro lo SIIL
Sputnik  02/09/2016

1026963248I caccia da superiorità aerea Sukhoj Su-33 della portaerei russa Admiral Kuznetsov, che sarà schierata presso le coste siriane a novembre, avranno un sistema di puntamento ultra-preciso noto come SVP-24, secondo le Izvestija che citano una fonte anonima del Ministero della Difesa russo. Il sistema, sviluppato dall’azienda della difesa Gefest&T, permetterà agli aerei da guerra russi di sganciare bombe non guidate con la stessa precisione di quelle guidate. Inoltre, il caccia multiruolo di 4.ta++ generazione Mikojan MiG-29K recentemente unitosi all’arsenale dell’Admiral Kuznetsov, impiegherà bombe guidate e missili contro obiettivi terroristici in Siria, aggiungeva il giornale. L’unica portaerei della Russia farà parte di un gruppo operativo di superficie che si trasferirà in Siria a novembre. Il gruppo aereo a bordo dell’Admiral Kuznetsov comprenderà 10 Su-33 e 4 MiG-29K, dettaglia il giornale. “I Su-33 dotati dell’SVP-24 effettueranno attacchi utilizzando le bombe stupide“, affermava la fonte del giornale. “Tuttavia, l’elenco delle armi che i MiG-29 useranno non è stato ancora completamente specificato, ma includerebbe bombe intelligenti della famiglia KAB-500, come quelle che utilizzano il sistema di navigazione satellitare GLONASS, e missili Kh-35“. L’SVP-24 ha il compito di determinare la traiettoria ottimale per sganciare una bomba, utilizzando la posizione dell’aereo, parametri di volo e dati del bersaglio. Si è già illustrato nella campagna antiterrorismo russa nel Paese arabo assediato. “I Su-24 dotati dell’SVP-24 sono il cavallo di battaglia delle Forze Aerospaziale russe in Siria“, affermava l’analista della difesa Anton Lavrov, aggiungendo che il sistema è una valida alternativa alle munizioni a guida GPS, popolari in occidente. Inoltre, la soluzione russa è più conveniente rispetto a prodotti analoghi sviluppati altrove.
L’analista statunitense noto come The Saker ha spiegato come funziona il sistema SVP-24, che confronta la posizione del velivolo e dell’obiettivo misurando parametri ambientali, come umidità, velocità del vento, angolo d’attacco, ecc. Può ricevere dati aggiuntivi da aerei AWACS, stazioni a terra e altri aerei. Il sistema quindi “calcola un ‘pacchetto’ (velocità, quota, rotta) entro cui le bombe stupide vengono sganciate automaticamente ed esattamente nel momento preciso in cui il loro volo senza guida li porta dritto sul bersaglio (con una precisione di 3-5m)“, aggiungeva l’analista. “In termini pratici ciò significa una bomba ‘stupida’ vecchia di 30 anni può essere sganciata da un aereo russo di 30 anni con la stessa precisione di una nuova bomba guidata sganciata da un avanzato bombardiere moderno”, osservava l’esperto.cutbm4awiaad3ei-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia si prepara alla guerra, mentre gli USA sono persi

Il risultato finale del silenzio ufficiale negli Stati Uniti sulla disponibilità della Russia a difendere ciò che considera interesse nazionale è che gli statunitensi navigano alla cieca
Gilbert Doctorow, Russia Insider 14/10/2016
G. Doctorow è il coordinatore europeo del Comitato statunitense per l’Accordo Est-Ovest. Il suo ultimo libro ‘La Russia ha un futuro?’ è stato pubblicato nell’agosto 2015.putin_vsIn un’intervista con il quotidiano Bild, l’8 ottobre, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, noto per la sua retorica cauta, descriveva l’attuale situazione internazionale nei seguenti termini dolorosi: “…Purtroppo è un’illusione credere che questa sia la vecchia guerra fredda. I nuovi tempi sono diversi; sono più pericolosi. In precedenza, il mondo era diviso, ma Mosca e Washington conoscevano le reciproche linee rosse e le rispettavano. Un mondo con molti conflitti regionali e la riduzione dell’influenza delle grandi potenze, diventa più imprevedibile“. Per tali ragioni, disse Steinmeier, “Stati Uniti e Russia devono continuare a parlarsi“. Concluse l’appello con raccomandazioni abbastanza equilibrate nel risolvere la crisi umanitaria di Aleppo est, sollecitando la Russia e le altre potenze ad applicare la loro influenza sui loro clienti del posto. Triste a dirsi, quest’appello alla ragione cadeva nel vuoto. Lo stesso giorno, un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti spiegava la decisione di Washington del fine settimana di chiudere il processo di pace congiunto con Mosca, dicendo che non c’era “niente di cui parlare con i russi”. Nel frattempo, i russi l’hanno considerata l’ultima goccia dell’unilateralismo strombazzando come gli statunitensi abbiano seppellito l’accordo firmato il 9 settembre tra John Kerry e Sergej Lavrov che aveva richiesto 14 ore di negoziati ed era visto come trionfo della cooperazione sul confronto. Di fatto, dal punto di vista russo, l’accordo è stato sabotato il 17 settembre dal Pentagono, quando aerei della coalizione degli Stati Uniti bombardavano un avamposto militare del governo siriano a Dayr al-Zur uccidendo più di 60 soldati siriani. E difatti i russi sospendevano l’attuazione del cessate il fuoco il 23 settembre, quando rinnovarono i bombardamenti su Aleppo est, in collaborazione con le unità delle forze aeree e di terra siriane. Ora che gli Stati Uniti formalizzano la fine della cooperazione sulla Siria, la Russia illustra la propria risposta netta, chiamata ‘cambio radicale nelle relazioni’ tra i due Paesi. Molti aspetti della risposta russa del 3 ottobre e della settimana seguente furono notati dai media di Stati Uniti ed occidentali. Abbiamo saputo della decisione di annullare la convenzione bilaterale conclusa con gli Stati Uniti nel 2000, il ritrattamento delle armi al plutonio per produrre energia. Questo fu ampiamente commentato come d’importanza marginale, dato che gli Stati Uniti non potevano attuare l’accordo per mancanza di appositi impianti di conversione e per i costi da 18 miliardi di dollari, se l’avessero attuato. Abbiamo sentito della Russia svolgere esercitazioni di protezione civile riguardanti 40 milioni di cittadini, anche se nessuno poteva trovarvi molto senso. Abbiamo saputo del Ministero della Difesa russo che inviava in Siria i sistemi missilistici di difesa aerea operativi più avanzati, S-300 e S-400, ma i portavoce del Pentagono si dichiaravano sbalorditi chiedendosi retoricamente quale ne fosse lo scopo. Infine, abbiamo saputo questa settimana che la Russia ha ufficialmente schierato i missili superficie-superficie ipersonici a testa nucleare da 500 km di gittata Iskander, nell’enclave di Kaliningrad. I militari polacchi immediatamente espressero sgomento, sentendosi in pericolo e dicendo che allertavano le difese. Tuttavia, il portavoce del Pentagono diceva che non vi era alcun motivo di vedervi in questo dispiegamento qualcosa di diverso dall’ultimo a Kaliningrad di due anni prima, e che era solo un’esercitazione. Da ciò, sembrerebbe che il governo degli Stati Uniti cerchi di tranquillizzare il pubblico sulle mosse russe della scorsa settimana. E’ in tale contesto che va apprezzato un programma televisivo russo, non ufficiale ma autorevole, che aggiungeva un paio di punti importanti, collegandoli e facendo capire ai profani il senso delle iniziative russe.
Il programma della TV Rossija 1 di cui parlo è Vesti Nedeli (Notizie della settimana) presentato da Dmitrij Kiseljov. Le due ore del programma in prima serata sono il notiziario più seguito nel Paese con decine di milioni di telespettatori. Tuttavia, il 9 ottobre, il vero pubblico della prima mezz’ora, descritta di seguito, era Washington DC, nell’intento di raffreddare i bollori di Pentagono e CIA, e far rinsavire la leadership statunitense. Dmitrij Kiseljov non è solo il conduttore di Vesti Nedeli, ma il caporedattore dell’informazione nella programmazione radiotelevisiva. È un patriota duro, e possiamo supporre che ciò che dice sia approvato dal Cremlino. Data l’importanza del messaggio di Kiseljov, citerò ampiamente la trascrizione del resoconto, con piccoli tagli:
La scorsa settimana le relazioni tra Stati Uniti e Russia subivano una brusca virata, ma prevista. Piegarsi ulteriormente alle bugie (degli statunitensi) non ha senso ed è semplicemente dannoso. Con piegarsi intendiamo cercare compromessi diplomatici. Avevamo infinite aspettative sugli Stati Uniti che finalmente separavano i non terroristi dai terroristi. Abbiamo aspettato più di un anno, ma è chiaro che non vogliono. Gli USA e il mondo intero ci credono stupidi. Gli USA collaborano con al-Nusra, coprendola sul piano diplomatico; rifornendola di armi; aiutandola bombardando per presunto errore una postazione dell’esercito siriano. Vedasi l’esplosione di dichiarazioni anti-russe sui media statunitensi. Se continuiamo con gli statunitensi, la nostra stessa presenza in Siria perderà senso. Invece, lavorando con il legittimo governo siriano possiamo liberare il Paese dai terroristi, garantendo la sicurezza di Medio Oriente, Russia ed Europa. Chi vuole può unirsi a noi. Gli Stati Uniti sembravano voler aderire, poi ci ripensarono tagliando la cooperazione militare con la Russia sulla Siria, con una sola eccezione; le comunicazioni per evitare scontri militari in Siria restano in vigore, al momento. Formalmente la situazione è tornata a prima del 9 settembre, quando Kerry e Lavrov si accordarono sulla tregua. Ma poi Ashton Carter entrava in scena, aprendo un secondo fronte e forzando Kerry a combattere su due fronti. Se Kerry pensava di affrontare i russi, ora finiva sotto il ‘fuoco amico’ del Pentagono. Le forze statunitensi hanno bombardato direttamente un avamposto militare siriano. Non ci fu alcun errore, ma fu coordinato con i terroristi che seguirono con un attacco. Poi ci fu un attacco occulto al convoglio umanitario nei pressi di Aleppo (20 settembre). Infine, è chiaro a Mosca che la diplomazia è semplicemente un “servizio” del Pentagono. Kerry giustifica intellettualmente le azioni del Pentagono. Spesso, post factum. Rivedremo questa sera i cambiamenti radicali nelle nostre relazioni con gli USA, come l’invio nella regione di 3 nostre navi lanciamissili dotate di Kalibr L’invio in Siria di ulteriori sistemi di difesa aerea S-300 e l’invio in Egitto di 5000 nostri paracadutisti. La fine degli accordi con gli USA sul nucleare e l’esercitazione della protezione civile che coinvolgeva 200000 effettivi della difesa civile riguardante 40 milioni di cittadini. Non ricordo una tale serie di eventi precedenti. Il centro dell’attenzione è Aleppo est, ancora occupata da terroristi con centinaia di migliaia di civili in ostaggio come scudo umano. Giustiziano coloro che vogliono andarsene, e non possiamo tollerarlo più. I terroristi non rispettano gli accordi. L’esercito siriano attua un’operazione di assalto. Vi sono così tante menzogne e urla nel mondo su questo…
E’ un fatto grave che gli Stati Uniti esaminino le azioni della Russia contro i terroristi in Siria come minaccia alla propria eccezionalità. Lo scenario non va secondo i piani degli Stati Uniti, quindi qual è il senso di tali pretese su dominio e leadership statunitensi. Sembra che Barack Obama se ne vada prima di Bashar Assad. E i loro sporchi trucchi contro la Russia, le sanzioni, non funzionano. A dire il vero, Washington aveva rumorosamente annunciato di passare al cosiddetto Piano B. Formalmente non ci sono dettagli. Ma in termini generali, tutti sanno di cosa si tratta. Il Piano B è l’uso della forza militare diretta degli USA in Siria. Non è difficile indovinare contro chi, contro Bashar Assad e l’Esercito governativo, e questo significa contro le forze armate della Russia, presenti in Siria legalmente. Possiamo escludere tale cambio? No. Non possiamo escludere provocazioni per giustificare la guerra, come è accaduto in passato nelle due guerre mondiali. La guerra del Vietnam fu inoltre avviata con una provocazione organizzata dagli statunitensi. Si vedano i falsi pretesti per invadere l’Iraq e la Libia. Gli USA ignorano il diritto internazionale e hanno deciso che non ci siano ostacoli ai loro assalti. Mosca ha reagito con calma al Piano B. La Russia prepara la sella lentamente, ma poi cavalca velocemente. Per capire come le relazioni Russo-statunitensi abbino rapidamente cambiato direzione, torniamo all’inizio della settimana. Seguiamo ora gli eventi della settimana. Prima di tutto voglio dirigere la vostra attenzione sul discorso pubblico di Putin. Parlò più silenziosamente e lentamente del solito. Formalmente apriva la sessione della 7.ma Duma. Ma si rivolgeva a questioni molto centrali per le nostre anima e mente. Le sue parole non erano sui progetti di legge, ma sull’essenza del momento. Putin ha ritenuto importante parlare alla base, dell’unità del popolo essenziale per l’esistenza del nostro Paese. La forza è essenziale per mantenere la nostra statualità. In questa sessione alla Duma, Putin presentava il progetto di legge per finirla sulla convenzione sul plutonio con gli Stati Uniti”.
Kiseljov qui associava il discorso di Putin alla Duma e il disegno di legge per chiudere la convenzione sul plutonio, che non sarebbe evidente agli estranei. Ancora più importante, richiamava l’attenzione sul contenuto di tale progetto di legge, a partire dalla ragione di ciò che chiamava “cambio radicale delle circostanze, l’emergere di una minaccia alla stabilità strategica date le azioni ostili degli Stati Uniti d’America contro la Federazione russa e la loro incapacità di garantire l’adempimento agli obblighi di riprocessare il plutonio militare in conformità all’accordo e ai suoi protocolli”. Kiseljov poi passa all’importantissimo punto 2 del disegno di legge. Il testo veniva proiettato sullo schermo con le disposizioni evidenziate in giallo mentre Kiseljov le leggeva. Una copia del testo è disponibile online.
I passaggi evidenziati sono i seguenti:
La validità dell’accordo e dei protocolli dell’accordo può essere rinnovata dopo l’eliminazione da parte degli Stati Uniti d’America delle cause che hanno portato al cambio radicale delle circostanze esistenti il giorno dell’entrata in vigore dell’accordo e dei protocolli dell’accordo, a condizione:
1) che l’infrastruttura militare e i contingenti di truppe degli Stati Uniti d’America di stanza sui territori degli Stati membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) entrati nella NATO dopo il 1 settembre 2000 siano ridotti al livello del giorno di entrata in vigore dell’accordo e dei protocolli dell’accordo
2) che gli Stati Uniti d’America rinuncino alla politica ostile nei confronti della Federazione Russa, che va espressa:
a) abrogando la legge del 2012 degli Stati Uniti d’America (legge Sergej Magnitskij) e le disposizioni di legge del 2014 degli Stati Uniti d’America a sostegno della libertà dell’Ucraina contro la Russia
b) annullando tutte le sanzioni introdotte dagli Stati Uniti d’America contro soggetti della Federazione Russa, individui ed enti giuridici russi
c) risarcendo i danni alla Federazione Russa per le sanzioni indicate nel punto ‘B’, tra cui le perdite dovute all’introduzione delle necessarie contromisure alle sanzioni degli Stati Uniti d’America
d) presentando un chiaro piano per il riprocessamento irreversibile del plutonio dagli Stati Uniti d’America, rientrando nel campo di applicazione dell’accordo“.
Vladimir Putin, Sergei Shoigu Kiseljov giustamente chiamava queste disposizioni “ultimatum” alla Casa Bianca. Era sbalorditivo, ma il messaggio del Cremlino a Washington sono le azioni, non solo le parole; e Kiseljov spiegava come il governo abbia sospeso anche il programma dei contatti scientifici con gli Stati Uniti nel settore nucleare. Lo stesso giorno cancellava un programma di cooperazione tra Rosatom e dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sui reattori nucleari. Poi, come notava Kiseljov, i russi “passano dai freni all’acceleratore” inviando 3 navi lanciamissili della Flotta del Mar Nero nel Mediterraneo orientale, in risposta agli Stati Uniti nel caso procedessero al Piano B. Queste navi sono dotate di due tipi di missili: il missile da crociera Kalibr che può essere a testata nucleare ed ha una gittata di 2600 km contro bersagli terrestri e il missile supersonico Oniks per attaccare le navi nemiche. Anche nel giorno che chiamava ‘martedì nero’, il governo russo confermava di aver installato il sistema di difesa aerea S-300 in Siria. Spiegando, Kiseljov utilizzava dei video della dichiarazione del Capo del Servizio Stampa ed Informazione del Ministero della Difesa Igor Konashenkov, che rispondeva a domande sulla campagna siriana della Russia. Konashenkov affermava che la difesa aerea è stata installata per rispondere alle minacce francesi e statunitensi d’imporre una ‘no fly zone’, date le lezioni apprese dall’attacco della coalizione contro le forze siriane a Dayr al-Zur il 17 settembre. Konashenkov sottolineava che probabilmente passerà tempo prima di una qualsiasi discussione con gli statunitensi su aerei stealth o missili in volo: saranno abbattuti “qualunque cosa i dilettanti” dei circoli militari statunitensi possano pensare. Spiegava che militari russi si trovano in aree abitate della Siria svolgendo compiti umanitari e trattando con le milizie locali che depongono le armi, offrendosi come intermediari. Pertanto, eventuali attacchi aerei degli USA in Siria probabilmente colpirebbero anche le forze russe, cosa assolutamente inaccettabile. Poi Kiseljov ricordava al pubblico che la Russia notifica ufficialmente a Washington di ritenere gli impianti della difesa missilistica costruiti in Romania e in costruzione in Polonia una violazione della Convenzione sui missili intermedi, in quanto possono utilizzare missili offensivi quanto difensivi. La Russia per ora non si ritira dalla Convenzione sui missili a intermedi, il maggiore accordo sul controllo degli armamenti degli anni Reagan-Gorbaciov, ma si prepara ad abrogarla a discrezione. Questo era il contesto dell’annuncio di Mosca, lo stesso giorno che dispiegava il sistema missilistico Iskander a Kaliningrad. Il suggerimento è che questo sarà permanente, slegato da qualsiasi esercitazione. Durante la stessa settimana, il Ministero della Difesa russo annunciava un’esercitazione militare senza precedenti in Egitto inviandovi 5000 paracadutisti dotati di nuove uniformi desertiche e un nuovo paracadute. Secondo Kiseljov, il Viceministro della Difesa russo Pankov dichiarava che il ministero esaminava la riattivazione delle basi militari a Cuba e in Vietnam. E in occasione del lancio nello spazio del primo Sputnik, Mosca celebrava la Giornata del Corpo Missilistico mostrando clip degli ultimi lanci di missili “più telegenici”.
Riassumendo, Kiseljov riconosceva che questi eventi danno l’impressione di una situazione assai tesa, affermando che è conseguenza della campagna degli USA di continua espansione della NATO, della rinuncia del Trattato ABM, delle rivoluzioni colorate, della denigrazione della Russia e della guerra d’informazione basata su menzogne. Tali atti ostili vanno fermati. Chiese retoricamente: è pericoloso? Rispondendo in modo affermativo. Tuttavia, se la Russia è moralmente e fisicamente preparata a una guerra con gli Stati Uniti per difendere ciò che vede come interessi nazionali, anche in Siria, Kiseljov chiudeva con una nota non belligerante affermando che il messaggio del governo russo è che si prepara al peggio, sperando di ottenere migliori risultati. Citava Dmitrij Peskov, addetto stampa di Putin, che insisteva che la Russia è sempre pronta a cooperare. Per quanto pessima apparisse l’enumerazione del “cambio radicale nelle relazioni” di Mosca con gli Stati Uniti, la panoramica delle azioni ed intenzioni russe nel programma di Kiseljov non era esaustiva. Nella stessa settimana ci furono notizie sui piani russi per stabilire ciò che non c’era mai stato durante la guerra fredda, una base navale in Egitto che dovrebbe sostenerne le operazioni nel Mediterraneo occidentale (!) La menzione dell’argomento delle basi militari all’estero appariva su un altro programma serale di punta della televisione di Stato russa, l’edizione del 9 ottobre di ‘Domenica sera con Vladimir Solovjov’, il più popolare e rispettato talk show di Rossija 1. Come solito, l’edizione aveva solo relatori russi, per lo più di alto profilo. La politologa più apprezzata era Irina Jarovaja, una decisa deputata della Duma molto intelligente e nota come autrice di ciò che Snowden chiama Legge del Grande Fratello, dello scorso luglio. Jarovaja è stata recentemente nominata Vicepresidentessa della Duma di Stato, ed apriva la trasmissione concentrata su relazioni USA-Russia e forza militare comparata. Jarovaja notava come dal 1992 il bilancio della difesa degli USA si fosse moltiplicato 77 volte lo scorso anno, mentre quello della Russia era solo 10 volte maggiore. Oggi, osservava, gli Stati Uniti coprono il 36% delle spese militari globali mentre la Russia il 4%. Perché gli Stati Uniti hanno bisogno di una tale sproporzionata struttura militare? Risposta: dominare il panorama politico. In tale contesto, spiegava, la Russia raffredda tale idea di dominio. A questo punto, il secondo politico che entrava nel dibattito aveva una qualificazione importante. Vladimir Zhirinovskij, a capo del partito nazionalista LDPR, che aveva avuto successo nelle elezioni di settembre, e premiato con la presidenza del comitato della Duma sulle relazioni estere, altro particolare della vita politica russa passato praticamente inosservato dai commentatori di Stati Uniti ed occidentali. Zhirinovskij insisteva sulle capacità militari più favorevoli alla Russia rispetto a quanto suggerissero i dati rozzi. Dopo tutto, spiegava, gran parte del bilancio della difesa degli Stati Uniti riguarda carta igienica, salsicce e pulizie per le loro 700 basi estere. Fermo restando l’osservazione caustica sulle basi in generale, e la comprensione acuta che tale forza di proiezione sia anche debilitante, Zhirinovskij nel programma suggeriva che la Russia farebbe bene a stabilire un centinaio di basi all’estero! Per capire bene cosa significhino delle possibili basi militari russe all’estero, va ricordato che in un passato non così lontano, Vladimir Putin osservò che il Paese non dovrebbe avere basi all’estero, distinguendo la Russia dall’altra superpotenza. Non abbiamo alcuna ambizione di essere una superpotenza, disse poi. Quelli del partito bellico degli Stati Uniti che parlano del sogno di Putin di ristabilire l’Unione Sovietica ripetono all’infinito tale totale assurdità. Ma c’è un sogno, un nuovo sogno a Mosca che non esisteva fino al confronto diretto ed esistenziale con gli Stati Uniti; che la Russia comprende di non essere solo una grande potenza, ma una superpotenza dagli interessi globali. In questo senso, presentandole ostilità e sfide gravi, gli Stati Uniti hanno creato una Russia che li spaventa.
Tutte le informazioni di questo commento sono open source. I programmi televisivi sono accessibili ai funzionari dei servizi segreti statunitensi di stanza nella nostra ambasciata a Mosca. Sono anche accessibili agli analisti di Langley interessati, dato che finiscono entro 24 ore su youtube. Inoltre la CIA ha un proprio agente che prende parte ai talk show serali diversi giorni alla settimana. È un gradito ospite della televisione di Stato russa per le eccezionali abilità linguistiche e la difesa della linea politica di Washington, che ne fa l’americano che gli spettatori russi amano odiare. In tale veste, si scontra regolarmente con i leader politici russi ed ha la possibilità, nelle pause, di far quel tipo di domande che un politico indicò una settimana prima: “Ci sarà la guerra?” Se la dirigenza della nostra intelligence fa il suo lavoro in modo professionale, e dobbiamo presumere che sia così, vi sono dei briefing per il presidente Obama e i due candidati alla presidenza sugli sviluppi nelle relazioni russo-statunitensi, come ho già sottolineato. In tal caso, una domanda sconcertante e scandalosa sorge spontanea: perché il presidente non ha detto una parola sul ‘cambio radicale nei rapporti’ con la Russia? E perché i due candidati alla domanda su come rispondere alle uccisioni ad Aleppo est, in TV quella stessa sera, il 9 ottobre, non ne sapevano nulla. Infatti, le osservazioni di Hillary Clinton secondo cui gli Stati Uniti devono opporsi ai russi e imporre una zona di non volo in Siria non indicava che ciò significherebbe la distruzione di aerei e navi degli Stati Uniti o, in altre parole, la terza guerra mondiale. O lei e il suo team politico non sono attenti o mentono. Da parte sua, Donald Trump se n’è uscito un po’ meglio dicendo che, per quanto ha capito, la causa è persa. Tale valutazione è molto vicina alla realtà. Il risultato del silenzio ufficiale negli Stati Uniti sul messaggio di sfida della Russia e l’invio di mezzi militari in Siria per difendere ciò che interpreta come interesse nazionale, è che siamo una nazione che naviga alla cieca.199e4b266a3d97d5ede1812040b22ff7_article

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno della superpotenza Russia

Fort Russ, 10 ottobre 2016 – Tsargradw925Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha dichiarato di valutare il ritorno di basi militari russe a Cuba e Vietnam. A giudicare da ciò, le informazioni sono trapelate al pubblico, per caso, mentre i funzionari preferiscono o rimanere in silenzio o rispondere evasivamente alle domande dei giornalisti. Tuttavia, Tsargrad è riuscita a chiarire in quali Paesi la Russia potrebbe tornare nel prossimo futuro. Questo compito è prima di tutto dei nostri militari e non è questione semplicemente di aumentare il numero dei truppe all’estero, ma anche, per esempio, di provvedere ai voli a lungo raggio, garantire il supporto logistico alla Marina e creare efficaci centri di raccolta delle informazioni. Con questo obiettivo, per esempio, i punti di rifornimento dovranno essere organizzati all’equatore. Ma tutto a suo tempo.

Vietnam
crb-c-130-ramp-js Durante la guerra del Vietnam, la base di Cam Ranh apparteneva agli Stati Uniti avendo grandi porto e aeroporto. La Russia iniziò ad usarla nel 1979, quando l’URSS firmò l’accordo corrispondente con il Vietnam per 25 anni. In questo periodo, Cam Ranh divenne la maggiore base militare dell’URSS all’estero e ospitava in modo permanente parte della Flotta del Pacifico, con aerei, navi e sottomarini. La base fu affittata gratuitamente fino al 1991. Nei primi anni 2000 l’accordo non fu rinnovato, dato che l’uso di molte basi militari all’estero era ritenuto inefficace e la manutenzione non necessaria. Uno dei maggiori ruppi di pressione di tale idea fu quello dell’allora Ministro degli Esteri russo Igor Ivanov. La Russia ebbe colloqui sul ritorno a Cam Ranh nel 2010. Poi, i piani non riguardavano una base militare, ma un punto logistico per la Marina russa. Il processo fu bloccato finché le dirigenze dei due Paesi s’incontrarono ai vertici. Nel 2013, i Presidenti di Russia e Vietnam firmarono l’accordo per creare una base per riparazione e manutenzione della navi da guerra russe. Un anno dopo, il Vietnam approvò una procedura semplificata per l’ingresso delle navi russe nella baia di Ranh Cam e l’aeroporto locale iniziò la manutenzione dei nostri aerei. Nel 2016 si ebbero informazioni da varie fonti secondo cui l’esercito russo era pronto al pieno ritorno in Vietnam. La leadership della Repubblica dichiarò di non essere contraria al ristabilimento di una base militare, perché Hanoi vede Mosca come partner prioritario. Il ritorno delle forze russe nella base di Cam Ranh e la manutenzione annuale costeranno circa 300 milioni di dollari.

Cuba
La situazione con Cuba s’è sviluppata in modo simile. Prima del crollo dell’URSS l’uso delle nostre basi militari sull’isola era libero. Negli anni post-sovietici, la Russia pagò centinaia di milioni di dollari per il mantenimento della base di Lourdes, del porto di Cienfuegos, delle basi militari di Marocco e Guanabo, e di un contingente di specialisti. Ma ne era valsa la pena, dato che i due terzi dell’intelligence sugli Stati Uniti proveniva dalla base di Lourdes, e non solo militare ma anche, ad esempio, registrazioni telefoniche. Tali opportunità erano offerte dalla posizione strategica della base, a 250 km dagli Stati Uniti. Nel 2001 la Russia abbandonò la presenza a Cuba a causa, si crede, della pressione degli Stati Uniti, ma ufficialmente per i costi elevati. Ma il territorio ex-militare e del centro di intelligence elettronica non sono stati abbandonati. L’Istituto d’Informazione Tecnologica di Cuba si trova a Lourdes e truppe cubane a Guanabo e Marocco. La Russia ha già provato a ritornare al precedente livello di cooperazione. Ad esempio, le forze aeree russe possono utilizzare gli aeroporti cubani e nel 2014 vi furono colloqui per ripristinare la nostra presenza a Lourdes. Anche se le fonti ufficiali continuano a negare questa informazione, una prova indiretta dice altro. Circoli militari attendono l’ampio ritorno in questa base proprio sotto il naso degli Stati Uniti. Il caporedattore della rivista Difesa Nazionale ed esperto di questioni militari Igor Korotchenko, ritiene che “il ritorno della Russia a Cuba e la ripresa dell’intelligence elettronica siano importanti per garantire la nostra sicurezza nel mondo, dove la principale minaccia alla Russia sono gli Stati Uniti“. Korotchenko è convinto che abbiamo bisogno del centro d’intelligence elettronica di Lourdes e che un accordo su ciò debba essere concluso subito per 99 anni.havana_cuba__satellite_dishes_for_the_lourdes_radarSiria
L'”officina galleggiante” a Tartus, Latakia, era ultima roccaforte della Russia all’estero. Prima dell’inizio del conflitto siriano era utilizzata dalle nostre navi nel Mar Mediterraneo per i rifornimenti di carburante o riparazioni svolte da poche persone. Nel 2010-2012, la base fu ampiamente modernizzata, dopo di che il punto logistico divenne una base navale. Oggi, 2000 specialisti sono impiegati a Tartus e portaerei possono stazionarvi. Questa base è indispensabile nel caso della ripresa della presenza navale russa nel Mar Mediterraneo. E non sembra così lontano. Un altro avamposto delle truppe russe nel Mar Mediterraneo è la base aerea di Humaymim. I compiti di questa base comprendono non solo alloggio e sostegno dei nostri aerei in Siria, ma anche mantenimento dell’equilibrio di forze contro la NATO nella regione. Ora, informazioni non ufficiali indicano diverse basi militari russe da costruire in Siria, in particolare di basi aeree nella zona di Shayrat, a sud-est di Homs, e vicino la città di Qamishli, al confine con Turchia ed Iraq. Vi sono anche diversi rapporti sullo schieramento di unità militari russe in almeno due quartieri di Lataqia.

Yemen
Le basi di Aden e Socotra furono tra le più importanti per l’URSS. I nostri aerei potrebbero teoricamente raggiungere la base statunitense di Diego Garcia da questi punti. Dopo la partenza delle truppe sovietiche dalla Somalia, lo Yemen divenne una base per la nostra flotta e un perno delle comunicazioni della Russia su Mar Rosso e Corno d’Africa. Ora negoziamo con cautela la creazione di un punto logistico nello Yemen. Abdullah Salah, l’ex-presidente del Paese e principale alleato militare yemenita di Ansarullah che controlla il nord del Paese e la capitale Sana, ha fatto una dichiarazione su questo. Ansarullah e truppe fedeli al presidente Salah resistono efficacemente all’invasione dai Paesi del Golfo Persico guidati dall’Arabia Saudita, e sono pronti a fornire alla Russia basi strategiche in cambio di sostegno. Sarebbe miope per la Russia rifiutare un’offerta tanto generosa, restaurando il controllo russo sul traffico marittimo nel Mar Rosso, Golfo Persico, Aden e altre rotte cruciali nella regione.

Filippine
Queste isole erano fino a poco prima un affidabile partner militare e satellite degli Stati Uniti. Già nel 1951, Stati Uniti e Filippine firmarono un accordo di mutua difesa. Durante la guerra fredda, le isole furono letteralmente coperte da una rete di basi militari statunitensi. Infatti, un recente rapporto del centro di analisi del Pentagono, la RAND, considerava un attacco alle Filippine ragione per istigare un’ipotetica guerra tra Cina e Stati Uniti. Cina e Filippine hanno dispute territoriali sull’arcipelago delle Spratly nel Mar Cinese Meridionale, scambiandosi periodicamente dichiarazioni di rabbia e bandiere cinesi vengono spesso bruciate nella capitale delle Filippine. Ma tutto ciò è cambiato 6 mesi fa, con l’ascesa del nuovo presidente Rodrigo Duterte. Nel corso della sua ancora giovane presidenza, il presidente è arrivato a chiamare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama figlio di puttana e a voler sparare agli spacciatori. Duterte sostiene che il punto di non ritorno nei rapporti con gli Stati Uniti è già stato attraversato e che vede Russia e Cina nuovi partner. Il Ministero della Difesa delle Filippine dichiarava di non aver bisogno del sostegno militare e logistico degli Stati Uniti. Le basi militari statunitensi nelle Filippine già vengono chiuse ed è probabile che i funzionari degli Stati Uniti siano presto messi alla porta. Per compensare le perdite degli affitti, le Filippine dovranno trovare un nuovo partner. Se i rapporti con la Cina rimangono tesi, più probabilità di poter sostituire gli Stati Uniti avrà la Russia.

Somalia
berbera-port-2 Un’altra eredità del periodo sovietico è la base aeronavale di Berbera in Somalia che permise alla Russia di controllare Golfo di Aden, Mar Rosso e Corno d’Africa. Questa base aerea dalla pista più lunga dell’Africa e un porto dalle acque profonde fu costruita appositamente per i nostri militari. La base inoltre aveva un importante centro di comunicazione ed intelligence. Abbandonammo edifici che potevano ospitare 1500 persone, e più depositi per combustibile e missili. Dopo il ritiro dell’URSS, la base fu immediatamente occupata dagli Stati Uniti. Berbera e le sue attività sono ora controllate dallo Stato autoproclamato del Somaliland, la cui pirateria è la fonte di reddito principale. Gli Emirati Arabi Uniti hanno espresso interesse a riavviare la base militare. Per la Russia, tornare nella base sarebbe estremamente utile assieme al “pacchetto” di porti comprendente Socotra. In generale, queste basi potrebbero consentire il pieno ripristino della presenza della flotta russa nella regione, completandone la rinascita globale nei vari oceani.

Libia
Poco prima della “primavera araba”, la Russia restaurò alcune basi militari in Medio Oriente. Tra di esse i centri della Marina russa in Libia. Il defunto leader della Jamahiriya, Muammar Gheddafi si offrì di ospitare una base navale russa presso Tripoli e Bengasi, nel corso di negoziati ad alto livello. Ma, ahimè, i tragici eventi del 2011 chiusero tutti i piani per la presenza militare russa in Libia. Tuttavia, se tali piani saranno realizzati, la Russia avrebbe due potenti avamposti navali, oltre alla presenza permanente nel Mediterraneo. In futuro, questo significherebbe la rinascita completa dello squadrone del Mediterraneo. Tuttavia, con l’attuale governo, o meglio, l’anarchia nella ex-Jamahiriya, ciò è impossibile. Ma dato lo stretto legame con la Russia del governo del generale Qalifa Balqasim Haftar nell’oriente del Paese, non lo si può escludere in futuro.

Altri Paesi
Altre opzioni per il dispiegamento di basi russe vengono occasionalmente sentite al telegiornale, tra cui Venezuela, Nicaragua, Iran, Serbia e altri. Tuttavia, discussioni serie potranno iniziare solo una volta che questi Paesi modificheranno la legislazione. Al momento, le basi straniere in questi Paesi sono vietate. Nel migliore dei casi, potremmo parlare di punti logistici o concessione dell’uso di aeroporti e porti all’esercito russo, come nel recente caso dell’Iran, per esempio.siria-tartus-filchenkov-agos-2015

Uniformi e paracadute nuovi per le forze russe in Egitto
Sputnik 08/10/2016

manar-06048040014754871805A fine ottobre, le truppe aeroportate russe della 106.ma Divisione aeroportata della Guardia che si dirigeranno in Africa per le esercitazioni antiterrorismo congiunte con l’esercito egiziano, saranno dotate di nuove uniformi e dai più avanzati paracadute militari. Le manovre “Defenders of Friendship-2016” delle truppe russe ed egiziane, insieme ad osservatori di oltre 30 Paesi, inizieranno a fine mese, e simuleranno la distruzione di gruppi terroristici in ambiente desertico, nel primo schieramento delle truppe aeroportate russe con proprie armi ed equipaggiamenti nel continente africano. La scorsa settimana, il Ministero della Difesa dichiarava che le truppe delle forze aviotrasportate russe avranno nuove uniformi, sviluppate appositamente per i climi caldi, dall’elevata capacità di termoregolazione e resistenza all’umidità. Il Ministero della Difesa aveva anche detto che le forze russe utilizzeranno i più recenti paracadute governabili della serie Arbalet (Balestra). I paracadutisti russi partecipando a Difensori dell’Amicizia-2016 in Egitto utilizzeranno i più avanzati paracadute per impieghi speciali Arbalet. Sarà il primo impiego in massa dei sistemi Arbalet-1 e Arbalet-2 “nel deserto del continente africano”, confermava un comunicato del Ministero. La serie di paracadute Arbalet è utilizzata dalle forze speciali e dalle unità da ricognizione delle Forze Aeroportate russe, ed è stata testata con successo nell’Artico all’inizio dell’anno, con le truppe che effettuavano sbarchi sui pack alla deriva nel Mar Glaciale Artico. L’Arbalet-2 è stato consegnato ai militari russi nel 2013. I paracadute sono progettati specificamente per i lanci dagli aerei da trasporto An-2, An-26, An-12 e Il-76, ed anche da appositamente attrezzati elicotteri da trasporto Mi-8; e possono reggere truppe e attrezzature del peso di 150 kg, a temperature da -35 a +35 gradi, in lanci da aeromobili che volano a 400 km/h. La speciale forma a cupola dell’Arbalet (dei paracadute principale e di riserva) è progettata per garantire un atterraggio sicuro anche alle truppe con scarsa esperienza nel paracadutismo.navy-day-2012-sTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora