L’Ucraina può occupare la Transnistria?

Valentin Vasilescu ACS-RSSReseau International 12 giugno 2015800px-An-124_RA-82028_in_formation_with_Su-27_09-May-2010In un precedente articolo ho affermato che Poroshenko non aveva alcuna intenzione di applicare l’accordo Minsk 2 nelle regioni di Donetsk e Lugansk e che vi erano prove sufficienti che l’Ucraina pianificasse un attacco alla Transnistria, un cosiddetto Piano Boomerang per cui gli ucraini l’occupavano con una guerra lampo di cinque giorni.
Perché c’è il pericolo che l’esercito separatista di Donetsk e Lugansk, così come la Crimea russa, passino all’offensiva, gli ucraini non possono schierare molte forze per attaccare la Transnistria, potendo creare un dispositivo offensivo costituito da una brigata di carri armati, una meccanizzata, una di artiglieria e una di fanteria motorizzata. Con una forza di 7000 soldati, il 40% riservisti, ma qualitativamente superiore all’esercito della Transnistria, Poroshenko spera, come Saakashvili nel 2008, che ad un certo momento gli statunitensi intervengano in suo favore. Questa speranza è vana perché, come in Ossezia, in Transnistria gli statunitensi vogliono solo far tirare le castagne dal fuoco agli altri senza bruciarsi. La Repubblica di Moldavia non ha i mezzi per partecipare all’attacco alla Transnistria e la Romania non può intervenire per sostenere l’Ucraina sul territorio della Transnistria, per non invalidare l’articolo 5 del Trattato della NATO. Riguardo all’equipaggiamento del suo esercito, rischia anche una catastrofe militare di grandi proporzioni, mentre la vecchia Europa, fatta eccezione delle sanzioni economiche, non è disposta ad opporsi alla Russia. Se mai l’esercito ucraino attaccasse la Transnistria, la Russia reagirà immediatamente e con forza, in modo da non consentire qualsiasi ulteriore mossa degli statunitensi. Nel programma “Diritto di voto” della televisione ucraina, Aleksej Martinov, direttore dell’Istituto Internazionale, ha detto che l’aeroporto di Tiraspol ha la capacità tecnica di accogliere gli aerei da trasporto pesante della Russia. Perciò l’Ucraina attaccherebbe senza preavviso gli aerei da trasporto russi in volo per Tiraspol. Il ministero della Difesa dell’Ucraina citato dalla rivista Timer di Odessa, avrebbe iniziato il dispiegamento di sistemi antiaerei S-300 al confine con la Transnistria. Tuttavia, la prima cosa che farebbe la Russia sarebbe annientare i radar e le batterie di missili antiaerei nel sud dell’Ucraina tramite interferenza, obiettivo piuttosto facile per i 12 aerei specializzati dotati dei nuovi sistemi L-175B Khibinij e Richag-AV.
Dato che vi sono missili antiaerei nell’esercito ucraino guidati da dispositivi ottici, le batterie antiaeree, entro il cui raggio potrebbero passare gli aerei da trasporto russi in rotta per la Transnistria, verrebbero neutralizzate dagli attacchi aerei. Nonostante il disturbo intenso, vi è la possibilità che aerei ucraini decollino e rilevino con mezzi visivi le formazioni di aerei da trasporto russi, che dovrebbero essere accompagnati da aerei da caccia russi.
20150612-TransnistieL’Aeronautica russa dispone di oltre 300 velivoli da trasporto.
• 25 aeromobili An-124, i più grandi aerei cargo del mondo (trasportano 150 tonnellate o 2 carri armati T-90 o 6 veicoli da combattimento della fanteria (MLI)).
• 100 Il-76 (che trasporta 42-60 tonnellate o 4 MLI).
• 50 An-12 (che trasportano 60 paracadutisti o 2 MLI)
• 5 An-22 (che trasportano 80 tonnellate di carico)
• 96 An-24/26 (che trasportano 40 paracadutisti)
• 25 An-72 (che trasportano 52 paracadutisti o 1 MLI).
Se necessario, i gruppi Volga-Dnepr, Polet e altre compagnie russe possono supportare l’esercito russo con altri 100 aeromobili An-124 e Il-76. In dieci ore la flotta di aeromobili della Russia può inviare nel teatro della Transnistria, con un ponte aereo, 18000 soldati con 400 carri armati T-90, 300 obici semoventi 2S3, sistemi lanciarazzi BM-27 Uragan, BM-30 Smerch, 9A52-4 Tornado e 40 elicotteri d’attacco. Il 40% del contingente russo sarebbe paracadutato dietro il dispositivo offensivo ucraino, bloccando le vie di collegamento, rifornimento e ritiro dell’esercito ucraino. Una volta effettuata la manovra dei paracadutisti, l’autostrada M05 nord-sud che collega Kiev a Odessa e l’autostrada M13 ovest-nord, che collega Dubasari a Kirovograd, sarebbero controllate dai russi, e la regione di Odessa verrebbe isolata dal resto dell’Ucraina.
I paracadutisti russi hanno elevata manovrabilità e supporto di fuoco. I loro equipaggiamenti comprendono:
• blindati GAZ Tigr,
• blindati BMD-2 e BMD-3 (con cannone da 30mm e lanciamissili anticarro Kornet nella torretta)
• blindati BTR-MD Rakushka e BMD-4 (con cannoni da 10 mm e 30mm, e lanciamissili anticarro Konkurs nella torretta)
• mortaio semovente 2S9 Nona (8,7 t) da 120mm
• sistemi antiaerei Strela-10 e Verba (gittata 6400 m) portatili o montati su blindati leggeri.
Lo scenario della Georgia nel 2008 non si ripeterà perché il gruppo offensivo ucraino non ha dove ritirarsi, venendo bloccato tra Transnistria, fiume Dnepr, foce del Danubio e truppe russe. Quindi è molto probabile la resa dei militari ucraini entro 24 ore dall’inizio dell’offensiva, mentre le truppe russe si dirigerebbero velocemente su Odessa per catturare il governatore Saakashvili e consegnarlo alla Giustizia della Georgia, per poi ritirarsi in Transnistria. ae811aee8657Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina costruirà 415 nuove navi da guerra nei prossimi 15 anni

Valentin Vasilescu, Reseau International 11 giugno 20157o077LVAttualmente, la Cina ha la maggiore Marina dell’Asia con quasi 300 navi di superficie e sottomarini. Un’analisi dei programmi della Marina della Repubblica popolare cinese è stata fatta dall’ex-ufficiale dell’intelligence della US Navy James Fanelli, per il centro di sicurezza su richiesta del Congresso, dimostrando il potenziale di crescita delle forze navali cinesi. La Cina ora punta a sostituire la flotta basata su navi sovietiche con navi più grandi, multiruolo e dotate di sensori di rilevamento e di missili antinave, antisom e antaerei avanzati. Secondo il rapporto, la Cina nel 2030 avrà 99 sottomarini, 4-5 portaerei, 102 cacciatorpediniere e fregate, 73 navi di assalto anfibio e 111 navi lanciamissili. Inoltre, l’università navale dell’US Navy ha analizzato, in un report per il Pentagono, l’operatività della nuova classe di cacciatorpediniere cinesi Luyang III (Tipo 052D), ritenuto capace di modificare l’equilibrio delle forze nel Pacifico occidentale. Il primo cacciatorpediniere Classe Luyang III è entrato in servizio nella Marina cinese il 21 marzo 2014, e altri 11 sono in costruzione nei cantieri in Cina. Il cacciatorpediniere Luyang III, da 7500 tonnellate, con una superficie riflettente radar significativamente ridotta, è considerato il principale concorrente dei cacciatorpediniere AEGIS classe Arleigh Burke dell’US Navy. Il Radar di rilevamento (Tipo 348) è del tipo AESA (Active Electronically Scanned Array) l’equivalente cinese del radar AN/SPY-1 AEGIS, con un raggio di 350 km. Come l’AEGIS delle navi statunitensi, il Tipo 348 può guidare i missili antiaerei a lungo raggio contro missili balistici a medio raggio. Per facilitare l’individuazione di F-22 e F-35 (aerei stealth), il Tipo 348 combina sensori passivi YLC-20 e DWL002. I cacciatorpediniere Luyang III sono dotati di 64 celle (+ 24) dei sistemi di lancio verticali (VLS), di siluri CY-5 propulsi da motori-razzo, missili da crociera CJ-10 (gittata di 2500 km), missili antinave YJ-18 o YJ-83 (gittata di 250-500 km), missili antiaerei a lungo raggio HQ-9 (gittata di 200 km), missili antiaerei a medio raggio DK-10 (50 km) e missili antiaerei a corto raggio HHQ-10. La relazione richiama inoltre l’attenzione su immagini satellitari che mostrano che nel cantiere cinese di Jiangnan Changxing si costruisce una nuova classe di cacciatorpediniere (Tipo 055) dal dislocamento di 13000 t e dotati di 128 VLS. Il Tipo 055 dispone anche di un radar in banda L installato a poppavia della nave, simile al sistema di S1850M dei cacciatorpediniere inglesi Tipo 45. Un’altra preoccupazione per gli esperti dell’US Navy è le capacità crescente dei sottomarini nucleari cinesi Tipo 093 da 11500 t. Ciascuno dei quattro sottomarini esistenti è dotato di 12 missili balistici JL-2, con una gittata di 8000 km. I cinesi hanno elaborato un sottomarino a propulsione nucleare (Tipo 096) ancora più avanzato con a bordo 24 missili balistici a testata nucleare. Il Pentagono ritiene che entro cinque anni, la Cina avrà una flotta di sottomarini grande quanto quella degli Stati Uniti (78 sottomarini).

0552pLa Cina effettua il quarto test di un velivolo strategico nucleare
Sputnik 11/06/2015

97658279La Cina questa settimana ha condotto il quarto test riuscito del nuovo velivolo ipersonico per attacchi nucleari in grado di rendere “obsoleti” i sistemi di difesa antimissile degli USA. Il test del velivolo d’attacco ipersonico Wu-14 è stato effettuato il 7 giugno, lanciato con missile balistico dal centro di prova nella Cina occidentale, segnala il Washington Free Beacon. Il velivolo ha eseguito “manovre estreme” che i funzionari dell’intelligenza affermano abbiano lo scopo di testare la capacità di schivare i sistemi della difesa antimissile degli USA. E’ stato il quarto test in 18 mesi, dopo gli esperimenti di gennaio, agosto e dicembre dello scorso anno, segnala WFB. La frequenza delle prove mostra l’impegno della Cina nel sviluppare la nuova arma. Il Wu-14 vola nell’alta nell’atmosfera ai limiti dello spazio trasportando testate nucleari e convenzionali. Il velivolo high-tech viaggia a una velocità 10 volte superiore a quella del suono. L’intelligence statunitense monitora regolarmente i test, e il 7 giugno è stata la prima volta che il Wu-14 ha mostrato “manovre estreme”, secondo un funzionario. Gli analisti ritengono che le manovre siano volte a schivare i sistemi di difesa antimissile. La commissione del Congresso sulla Cina a novembre aveva pubblicato un rapporto in cui afferma che Pechino lavora alle armi ipersoniche come “componente fondamentale della capacità d’attacco di precisione di nuova generazione“. “I velivoli ipersonici potrebbero rendere meno efficaci od obsoleti i vigenti sistemi di difesa missilistici degli Stati Uniti“, dice il rapporto. Oltre al velivolo, la Cina sviluppa anche una seconda arma ipersonica che utilizza un motore scramjet ad alta tecnologia. “Con quattro test in circa un anno e mezzo, è possibile che la Cina possa sviluppare una prima versione per lo schieramento in uno o due anni”, ha detto nell’intervista a WFB Rick Fisher, esperto di Cina dell’International Assessment and Strategy Center, aggiungendo: “Forse il più importante antidoto USA alla testata ipersonica manovrabile cinese è il programma di armi ad energia”. Fisher ha detto che vi è “necessità urgente” per gli Stati Uniti di dispiegare armi di tipo rail-gun, che sparano proiettili a velocità ipersonica, creando nuvole di pellet che possono danneggiare o distruggere i velivoli ipersonici cinesi. L’ultima versione della Camera del disegno di legge sul bilancio 2016 autorizza la difesa a riconoscere la minaccia delle armi ipersoniche della Cina, e chiede al Pentagono di condurre esperimenti su tali sistemi. Il disegno di legge prevede anche 291 milioni dollari per un sistema di difesa missilistico contro le minacce ipersoniche. Ad oggi, l’esercito statunitense ha condotto soltanto due prove sulla sua arma ipersonica; nell’ultimo test il missile è esploso poco dopo il decollo.

17450588Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

MiG-31 vs scudo ABM

Valentin Vasilescu ZiaruldegardaReseau International 9 giugno 2015996503In un precedente articolo ho spiegato che lo scudo di Deveselu è un complesso terrestre AEGIS con 24 missili antibalistici SM-3. Il complesso è dotato di missili da crociera BGM-109G Tomahawk, in grado di colpire Mosca e altri obiettivi sul territorio della Russia. I missili da crociera sono meno vulnerabili a missili antiaerei e aria-aria dei missili balistici. La caratteristica del missile da crociera è che può volare a bassa quota. I rilievi e la curvatura della terra riducono la distanza di rilevamento dai radar a terra. I missili da crociera creano grossi problemi ai radar di terra che non possono distinguerli quando volano tra oggetti in rilievo sul terreno come alti edifici e foreste. A differenza dei missili balistici, i missili da crociera possono cambiare rotta in modo da non cadere entro la gittata delle batterie dei missili antiaerei e di accertarsi che sia impossibile prevedere i loro obiettivi. I missili da crociera di nuova tecnologia hanno anche carattere “stealth” avendo una superficie radar riflettente molto bassa (0,1-0,01 mq), che li rende difficili da rilevare, seguire e intercettare. Sono propulsi da piccoli motori a reazione che, anche, lasciano solo una breve firma agli infrarossi rilevabile. Il processore del missile da crociera ha nella memoria una mappa radar dei rilievi delle aree da sorvolare il più vicino alla superficie in modo permanente. Un aereo intercettore dovrebbe conoscere rotta e velocità del missile da crociera per calcolare la possibile zona di lancio dei missili aria-aria, prima che raggiungano l’obiettivo. Pertanto il rilevamento di un missile crociera e la trasmissione dei parametri di volo avviene più facilmente con gli aerei radar che possono distinguere gli oggetti volanti da altri sul terreno e da grande distanza. E’ il ruolo degli aerei di allerta avanzata AWACS. Dal 2008, quando gli Stati Uniti sollevarono la questione dell’installazione dello scudo antimissile in Europa, l’aeronautica militare russa ha creato un caccia a lungo raggio in grado d’intercettare missili da crociera e missili intercontinentali balistici: il MiG-31. Il radar Bars a bordo del MiG-31BM ha nella memoria del microprocessore una mappa digitale del terreno da sorvolare per confrontare e rilevare i missili da crociera rispetto agli oggetti sul terreno. Rileva simultaneamente 24 bersagli aerei a una distanza di 350-400 km. Il processore sceglie i 10 più pericolosi e gli lancia contro i 10 missili a lungo raggio R-33/37 di bordo. Il missile R-33/37 pesa 600 kg, ha 5 m di lunghezza ed è l’unico missile con una gittata di 300-390 km e una velocità di Mach 6. Otto altri obiettivi possono essere inseguiti e distrutti con missili aria-aria a medio raggio R-77 (110 km di gittata). Il carico massimo che un MiG-31 può trasportare è di 9000 kg. Il MiG-31 divenne operativo nell’aeronautica sovietica nel 1981. Prodotto in oltre 500 esemplari ha una velocità massima di 3000 km/h ed una tangenza di 20600 m. E’ stato modernizzato nelle versioni BM/B nell’impianto Sokol di Nizhnij Novgorod per adattarsi alle condizioni del campo di battaglia moderno. L’aeronautica russa avrebbe solo 130 MiG-31 aggiornati fino al 2017. Dal 2013, la società ha iniziato a lavorare sul progetto MiG-41 (con una velocità massima di Mach 4,3), che compirà il primo volo nel 2017. … Il MiG-31 ha alcune limitazioni, non è un velivolo multiruolo capace delle necessarie manovre in combattimento aereo, ma un aereo biposto (pilota ed operatore) che pattuglia ad alta quota per più di due ore. Basta una pattuglia di MiG-31 per impedire la penetrazione dello spazio aereo russo per un’ampiezza di 400 km. Il 28 maggio 2015, nel corso di un’esercitazione nell’Artico, nel poligono Pemboj nella regione di Komi (1500 km a nord-est di Mosca) con 12000 soldati e 250 velivoli, un MiG-31BM ha abbattuto un missile da crociera. Il missile da crociera era stato lanciato da un bombardiere TU-95MS e volava ad una quota inferiore ai 300 m. Fu intercettato 10 km prima di raggiungere il bersaglio.10559743Le forze aeree russe dispongono di 12 squadriglie di MiG-31. La difesa del confine orientale della Russia è assicurata dai MiG-31 della base aerea di Chuguevka nei pressi del Mar del Giappone, dalla base aerea di Petropavlovsk nella Kamchatka, e dalla base aerea di Anadyr nei pressi dell’Alaska. L’intercettazione dei missili da crociera lanciati dai bombardieri strategici dal Polo Nord e dall’Europa occidentale, rientra nel compito dei MiG-31 delle basi aeree di Letneozersk e Talagi nella regione di Arcangelo, della base aerea di Monchegorsk nella regione di Murmansk, della base aerea di Rogachjovo sull’isola di Novaja Zemlja e della base aerea di Tiksi sulle coste del Mare di Laptev in Siberia. La difesa di Mosca contro i missili da crociera lanciati da Deveselu è compito delle basi aeree di Khotilovo e Kubinka intorno Mosca. Alla fine del 2015 quando lo scudo di Deveselu sarà operativo, una pattuglia di quattro MiG-31 verrà schierata a rotazione sulla base aerea di Belbek in Crimea. Esperti militari statunitensi credono che meno del 10% delle migliaia di missili da crociera lanciati da statunitensi e inglesi durante l’invasione dell’Iraq nel 2003, e per l’imposizione della no-fly zone in Libia nel 2011, colpirebbe gli obiettivi se venissero affrontati dai MiG-31BM.


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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina: domanda di risorse e mutamento della politica estera

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 07/06/2015iran-china-joint-naval-drillLa politica estera della Cina, in particolare verso Medio Oriente e Africa, era plasmata dalle crescenti esigenze in petrolio e altre risorse naturali, portando ad una situazione che si può riassumere così: maggiore è la domanda, più è politicamente impegnata nel Medio Oriente e Paesi da cui importa petrolio. Nel giro di una sola generazione, grazie a una crescita economica senza precedenti, la Cina è passata dall’autosufficienza nel greggio (produzione di ciò che consuma) a quasi sostituire gli Stati Uniti come primo importatore di carburante. Nel 2014, la Cina ha importato circa 6,2 milioni di barili al giorno in media e, più che semplice coincidenza, la maggior parte delle importazioni cinesi di petrolio proviene da una delle regioni più instabili del mondo: il Medio Oriente. Anche in questo caso, non si tratta solo di mera coincidenza che il principale competitore- strategico degli Stati Uniti, la Cina, sia la forza preponderante. Pertanto, la Cina prevede una ‘nuova’ politica estera dettata non solo dall’economia politica, ma anche da considerazioni geostrategiche mondiali. Tale maggiore ricorso a Paesi instabili ha spinto la Cina ad intraprendere il primo dispiegamento all’estero di forze da combattimento per il mantenimento della pace in Africa, poi seguita da un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti in Afghanistan. Anche se la Cina non importa petrolio dall’Afghanistan, il Paese ha risorse sufficienti che la Cina può sfruttare in futuro. Sull’Africa, nel 2013, Pechino ha inviato 170 truppe in Mali per impedire che i tumulti si riversassero nei vicini ricchi di petrolio, come Algeria e Libia. Un anno dopo, con un altro ‘pugno da diplomazia aggressiva’, la Cina risaltò nei colloqui di pace tra fazioni in guerra nel Sud Sudan. Nel Medio Oriente, nel dicembre 2014 la Cina offrì sostegno militare all’Iraq tramite attacchi aerei contro lo Stato islamico. Nuovi impegni alimentati dal petrolio della Cina hanno visto un passo definitivo verso il Medio Oriente quando, nel novembre 2014, Pechino offrì a Washington denaro (circa 10 milioni di dollari) per aiutare gli sfollati in Iraq. Venendo da un Paese che ha visto a lungo negli interventi militari degli Stati Uniti la punta dei nefasti complotti occidentali, tali offerte erano assolutamente sorprendenti per molti che vedono nella Cina uno Stato politicamente ‘disinteressato’. Tuttavia, poiché la domanda cinese di petrolio e altre risorse è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni, e le regioni che riforniscono Cina di adeguate risorse diventano instabili e preda del caos, anche la Cina è costretta ad adeguamenti politici necessari per garantirsi le forniture di risorse in modo da mantenere attiva l’industria. Il caso cinese, in altre parole, è un classico esempio di ‘superpotenza’ che cade nella ‘trappola’, come alcuni amano chiamarlo, tesa da un’altra superpotenza, gli Stati Uniti; nulla aiuterebbe gli Stati Uniti più della Cina impegnata militarmente in Medio Oriente, mandandone in frantumi l’immagine di Stato che non interferisce.
inline_9e65ccb6-3d0_768786a.jpg_risultato Tuttavia, sarebbe una semplificazione eccessiva affermare che la Cina cade nella trappola degli Stati Uniti. La decisione della Cina d’inviare truppe è una mossa molto calcolata e risultato di alcuni dibattiti politici seri nei circoli dominanti degli ultimi anni. Tale importante cambio nella diplomazia e politica estera è, in quanto tale, in perfetta linea con le discussioni aperte di alti funzionari, tra cui in particolare il Ministro degli Esteri Wang Yi, sul ruolo cinese sempre più importante nelle regioni suddette. Anche se la Cina opera o si offre di operare nella regione senza alleanze o trattati formali di difesa o sicurezza, il fatto che sia disposta ad operarvi è uno sviluppo che va considerato, senza tralasciare una domanda molto importante: La Cina sostituisce gli Stati Uniti in Medio Oriente? Non possiamo avere una risposta categorica, tuttavia, vi sono segnali abbastanza chiari che la Cina lentamente e in maniera molto calcolata, entra nell’arena politica; se non lo facesse, non poterebbe così facilmente trarre la quantità di petrolio necessaria per mantenere la sua economia ‘funzionale’. Ma garantire la produzione di petrolio non è l’unica preoccupazione della Cina. Il trasporto, naturalmente, è anche una delle principali preoccupazioni. Più dell’80 per cento delle importazioni di petrolio di Pechino attraversa un collo di bottiglia, lo Stretto di Malacca nei pressi di Singapore, che si riduce a meno di due miglia di larghezza attraversate da oltre 15 milioni di barili di petrolio al giorno. In un discorso del 2003, Hu Jintao, allora presidente della Cina, articolò il “dilemma di Malacca”: il timore che “alcune grandi potenze”, gli Stati Uniti, potessero ridurre l’ancora di salvezza energetica della Cina in questo stretto passaggio, rispecchiando ciò che gli USA fecero al Giappone durante la seconda guerra mondiale. A sua volta, Hu accelerò il programma di ammodernamento della marina, continuato dal Presidente Xi Jinping con il varo della prima portaerei della Cina, l’introduzione del suo primo missile balistico antinave e triplicando cacciatorpediniere, fregate e sottomarini d’attacco. Alcuni di questi progressi furono indicati nel 2008, quando la Cina schierò in modo permanente pattuglie anti-pirateria sulle rotte al largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden, prima missione navale all’estero negli ultimi 600 anni. In un passo destinato a eliminare le vulnerabilità marittime, la Cina ha aperto un oleogasdotto attraverso il Myanmar alla fine del gennaio 2015. Il cambiamento nella politica estera della Cina arriva proprio mentre gli Stati Uniti cercano di districarsi da un decennio di guerre difficoltose. Un ritiro completo dal Medio Oriente sarà impossibile, data l’eruzione dello Stato islamico e la vecchia promessa di proteggere l’approvvigionamento energetico degli alleati. Di conseguenza, gli Stati Uniti dovranno capire come lavorare con la Cina, non solo nel perno di Washington in Asia, ma nel perno di Pechino a ovest. Un punto cardine del “pivot” della Cina verso l’occidente è il vasto programma di modernizzazione volto a bloccare il perno degli Stati Uniti in Asia. La relazione del 18° Congresso del Partito afferma che nel prossimo futuro la Cina deve “aumentare lo sfruttamento delle risorse idriche, sviluppare un’economia marittima, proteggere l’ecosistema oceanico, persistere nella tutela degli interessi marittimi nazionali, costruire il potere marittimo“. In altre parole, la nuova leadership include formalmente l’istituzione della potere marittima nella strategia nazionale. Questo obiettivo comprende generalmente tre aspetti: a) gestione efficace, controllo e protezione dello spazio marittimo in precedenza trascurato (per esempio, Mar Cinese Meridionale e Mar Cinese orientale); b) uso assertivo della diplomazia marittima esercitando influenza notevole su normative e prassi marittime regionali e internazionali; c) uso efficace e razionale delle risorse marittime, dentro e fuori lo spazio sovrano della Cina, divenendo uno delle più potenti economie marittime del mondo. Guidati da questi principi, governo e forze armate cinesi hanno recentemente emanato una serie di misure concrete per proteggere gli interessi aerei, spaziali e marittimi della Cina. D’altra parte, questi sviluppi hanno lo scopo di rafforzare la capacità cinese di agire oltre i confini, soprattutto in Africa e Medio Oriente.
Questi sviluppi degli aspetti del potere marittimo vanno soppesati nella rigorosa, ma calcolata, applicazione in Medio Oriente e in altre regioni. L’approccio politico della Cina al Medio Oriente è rafforzato dalla conclusione sulla situazione degli Stati Uniti nella regione, secondo cui alcuna potenza da sola può ripristinare la stabilità nella regione e intraprendervi uno sviluppo equo e sostenibile. In un certo senso, Washington l’ha interpellata su ciò. I funzionari degli Stati Uniti hanno a lungo spinto la Cina a pesare internazionalmente. Il presidente Barack Obama si lamenta che la Cina sia un “libero battitore” da decenni, beneficiando immensamente del commercio mondiale e dei flussi energetici resi possibili dall’US Navy. In questo senso, le forze di pace cinesi in Africa e i pattugliamenti anti-pirateria sono stati accolti come un segno che Pechino, secondo l’ex-vicesegretario di Stato Robert Zoellick, diviene “azionista responsabile” del sistema internazionale. Tuttavia, la Cina è pienamente consapevole delle conseguenze che potrebbero seguire tale cambiamento, o forse ha già cambiato la politica estera e sua applicazione. “Sostituire gli Stati Uniti è una trappola in cui la Cina non dovrebbe cadere“, ha detto Wang Jian. Allo stesso tempo, ha giustificato la non interferenza cinese con la convinzione del governo che il caos nella regione ha fatto sì che non sia il momento d’intervenire; un approccio che molti nella comunità politica cinese credono permettere alla Cina di lasciare gli Stati Uniti cuocere nel proprio brodo. 20140802_china3

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Su-24 contro AEGIS, secondo atto shakespeariano

Dedefensa 5 giugno 2015270524Lo scorso 30 maggio s’è avuto un primo “incidente” tra un cacciatorpediniere lanciamissili dotato del sistema di difesa aerea ABM tipo AEGIS, l’USS Ross (DDG-71) e ‘dei’ (numero non specificato) Su-24 russi. Gli aerei provenivano da una base costiera conducendo una dimostrazione d’interdizione, perché il comando russo credeva che l’USS Ross seguisse una rotta che gli avrebbe permesso di entrare nelle acque territoriali russe. (Due “incidenti” di questo tipo coinvolgenti gli stessi tipi di aerei russi e navi statunitensi, questa volta accompagnate da una nave da guerra ucraina, hanno avuto luogo il 31 maggio e 1° giugno.) I russi affermano di aver costretto la nave a cambiare rotta; l’US Navy ha detto che non è accaduto semplicemente perché l’USS Ross non puntava affatto sulle coste russe. Tutto ciò avviene nel Mar Nero, che bagna sia Ucraina e Russia, divenuto uno dei luoghi preferiti da esercitazioni, manovre e crociere per mostrare bandiera delle navi della Sesta Flotta USA del Mediterraneo. Tali pressioni sono classiche nelle crisi, ma il fatto è che nell’attuale situazione eccezionale, “la crisi” non è più un evento eccezionale che promette di essere riassorbita appena dopo aver raggiunto il culmine, ma piuttosto una volta avviata non si ferma e diventa infrastrutturale (infrastrutture critica).
L’incidente è molto simile a quello dello scorso aprile 2014, che coinvolse un cacciatorpediniere AEGIS della classe Arleigh Burke, l’USS Donald Cook (DDG-75) e un Su-24 russo. (Vedi 23 aprile 2014: “USS Cook vs Su-24″) Un testo di WSWS del 2 giugno 2015, ripreso da Mondialisation il 4 giugno 2015, indica i dettagli del caso, in particolare menzionando anche l’incidente dell’aprile 2014, negli stessi termini di una “fonte militare russa” di RIA Novosti. “Aerei da guerra russi hanno intercettato il 30 maggio il cacciatorpediniere lanciamissili USS Ross, sul Mar Nero al largo delle coste russe, secondo quanto riferito dai media russi. La nave statunitense navigava lungo le acque territoriali russe, e poi prese una rotta che l’avrebbe portata nelle acque territoriali russe, una situazione tale da provocare lo scontro militare tra forze russe e statunitensi. L’equipaggio della nave agiva in maniera provocatoria e aggressiva, preoccupando gli operatori delle stazioni di sorveglianza e delle navi della Flotta del Mar Nero. Un aereo d’attacco Su-24 è decollato su allerta dimostrando la volontà d’impedire con la forza violazioni di confine e di difendere gli interessi del Paese“, ha detto la fonte militare russa all’agenzia RIA Novosti. L’aereo d’attacco Su-24 è decollato per intercettare l’USS Ross che improvvisamente cambiava rotta. “A quanto pare, gli statunitensi non hanno dimenticato l’incidente dell’aprile 2014, quando un Su-24 praticamente ‘mise fuori uso’ tutta l’elettronica avanzata del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook”, aggiungeva la fonte.Il significato delle dichiarazioni che l’esercito russo sia pronto ad impedire con la forza la violazione delle acque territoriali russe da parte di navi da guerra degli Stati Uniti è inequivocabile e terrificante allo stesso tempo. Dato che la NATO ha sostenuto il colpo di Stato a Kiev lo scorso anno, l’escalation dei suoi dispiegamenti militari ed esercitazioni al confine con la Russia e sui mari limitrofi, ha portato il mondo sull’orlo di una guerra tra potenze nucleari. La NATO, che mostra incredibile irresponsabilità, dispiega navi e aerei da guerra nel Mar Glaciale Artico, Mar Baltico e Mar Nero, tutti ai confini della Russia. (…) Ciò crea una situazione in cui un piccolo errore di navigazione può affondare una nave da guerra statunitense, innescando un attacco missilistico statunitense sulla Russia e portando all’escalation della guerra tra potenze con arsenali nucleari in grado di distruggere il pianeta più volte. Il Pentagono ha confermato l’incidente nel Mar Nero e che il dispiegamento dell’USS Ross nella regione era stato annunciato pubblicamente. La portavoce del Pentagono Eileen Lainez ha detto che l’USS Ross era “sempre in acque internazionali, per operazioni di routine“. Parlando al forum sulla sicurezza Shangri-La Dialogue di Singapore, il segretario della Difesa russo Anatolij Antonov avvertiva che il dispiegamento di navi lanciamissili statunitensi in prossimità dei confini russi ‘è un pericolo per la stabilità strategica’ tra i due Paesi“. … Ma ciò che è notevole dell’incidente, il cui carattere politico-militare è un alquanto esagerato in relazione alla “routine”, è la precisione della “fonte militare russa” fatta a RIA Novosti secondo cui “gli statunitensi non hanno dimenticato l’incidente dell’aprile 2014, quando un Su-24 praticamente ‘mise fuori uso’ tutta l’elettronica avanzata del cacciatorpediniere statunitense Donald Cook“. In realtà, questa affermazione semi-formale su una rete statale russa, appare come una sorta di conferma o se vogliamo di considerazione semi-ufficiale. “Confermo, anche se non dico nulla ufficialmente” ciò che è solo un apprezzamento non ufficiale. Fu questo l’aspetto dell’incidente dell’aprile 2014 tra il Su-24 e l’USS Donald Cook, riferito nel testo del 23 aprile 2014 nei seguenti termini: “…Poi apparve l’informazione che il Su-24 aveva eseguito una vera e propria dimostrazione “operativa” del sistema d’inganno elettronico che accecò completamente il sistema AEGIS del Donald Cook, il potente sistema elettronico di difesa antiaerea e antimissile che costituisce la maggior parte della difesa aerea della flotta degli Stati Uniti. (Il sistema AEGIS è ancora più importante, essendo anche parte assai importante del grande network ABM che gli Stati Uniti sviluppano da anni, ufficialmente contro l’Iran ma operativamente contro la Russia. Si tratta dell’importanza non solo militare, ma anche politica dell’AEGIS). Il sistema russo in questione viene designato ‘Khibinij’. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si recò in un porto rumeno apparentemente per riparazioni, e una notizia disse che 27 membri dell’equipaggio si erano congedati. La notizia fu diffusa il 21 aprile 2014 da una radio russa in India, sul sito “Indian.ruvr.ru”, dando la parola a Pavel Zolotarev, vicedirettore dell’Istituto per USA e Canada di Mosca (importante istituto russo che collabora con la leadership russa)“.
nato-ships-black-sea.si Dal punto di vista degli Stati Uniti, cioè dell’US Navy, ritornando all’affare del 30 maggio – 1 giugno, c’è la volontà di essere calmi, flemmatici, del “tutto va come previsto senza alcun incidente e nulla fuori dall’ordinario“, secondo il commento di Shakespeare su Molto rumore per nulla (“Dal nostro punto di vista si tratta di molto rumore per nulla“, ha detto il portavoce dell’US Navy tenente Tim Hawkins all’USNI News). Tuttavia, l’US Navy ha diffuso diversi documenti, tra cui due DVD sul passaggio di un Su-24 il 29 maggio (con tempo parzialmente nuvoloso) e 30 maggio (bel tempo sul Mar Nero), insomma ha parlato molto per qualcosa di poco importante. (Vedasi il testo del 2 giugno 2015 di USNI News, sito ufficiale del servizio informazioni della Marina degli Stati Uniti, che mostra video e testo che forniscono molte informazioni sulla posizione ufficiale della Marina, compreso il richiamo all'”incidente” dell’aprile 2014 con affermazioni dell’epoca sul Su-24, e la precisione che secondo “fonti indipendenti”esse fossero infondate: “diversi esperti di aviazione e radar hanno detto a USNI News che la probabilità che un aereo dalle dimensioni del caccia russo emetta un campo jammer capace di rendere un radar SPY-1D completamente inutilizzabile, come alcune pubblicazioni russe hanno dichiarato, sia estremamente remota“… Per maggiore sicurezza, USNI dovrebbe semplicemente chiederlo all’US Navy). Va aggiunto, per chiarire la storia, che l’USS Donald Cook lasciò il Mar Nero il 3 giugno 2015 dopo una crociera di 11 giorni nel Mar Nero, mentre la Convenzione di Montreux permette una crociera di 21 giorni alle navi da guerra provenienti da Paesi non rivieraschi. Non è molto intelligente dal punto di vista della comunicazione, dopo i tre “incidenti” del 30 maggio-1 giugno, perché la cosa alimenta ulteriormente le argomentazioni di complottisti e rabbiosi antiamericani secondo cui l’USS Donald Cook aveva subito qualche danno rientrando velocemente, mentre aveva ancora dieci giorni per schernire il Su-24 e mostrare le sue perfette condizioni. Un buon assistente all’immagine l’avrebbe effettivamente consigliato (è il suo lavoro) all’US Navy, quando era già passata a giustificarsi con i DVD delle vacanze sul Mar Nero, allungando il brodo della crociera dell’USS Donald Ross nel Mar Nero di almeno una settimana, per dimostrare che tutto andava bene a bordo; ovviamente se fosse così, e questo è il nocciolo della questione per gli osservatori esterni dall’immaginazione fertile e assunzione facile.
In breve, questo nuovo incontro stranamente ricorda (inevitabile avverbio di una mente composita…) l’aprile 2014, in particolare per la presenza dello stesso tipo di cacciatorpediniere statunitense della rete AEGIS costituente parte essenziale della rete BMDE denunciata dai russi come destabilizzante e volta ad affrontare la loro forza nucleare strategica. Le circostanze potrebbero consentire di animare nuovamente la polemica seguita per diverse settimane, nell’aprile-maggio 2014, sulle possibili funzionalità jamming dei russi. L’ipotesi avanzata dalla “fonte militare russa” citata da RIA Novosti, sull’US Navy tornata a verificare questa supposta capacità, da anche spunti di riflessione. In ogni caso, va osservata la capacità di comunicazione dei russi, che senza sembrare attenti e quasi naturalmente, semi-ufficialmente accreditano, senza necessità di avere la benché minima prova, esistenza ed efficacia del sistema Khibinij. Il partito americanista, sempre dal punto di vista della comunicazione, si trova sulla difensiva inviando DVD che non dimostrano nulla se non il tempo sul Mar Nero, ripetendo nei resoconti sull'”incidente” che tutto è andato normalmente e che le affermazioni russe sono contraddette da tonnellate di “esperti”, implicando ulteriore supporto secondo cui le cose sono andate come i russi hanno detto, senza affermarlo in modo efficace ed irremovibile. Sebbene sia un tema così arido come Molto Rumore per Nulla, Shakespeare ne fece una grande opera…

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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