Operazioni dell’Esercito arabo siriano: 1-10 agosto 2017

Alessandro LattanzioIl 1° agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nelle province di Homs, Hama e Raqqa, presso Humimah, al-Suqanah, Mushayrafah, Jub al-Jarah e al-Rabiyah, infliggendo gravi perdite ai terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Arhabi, al-Sharidah, Qabli, al-Sabaqah, Qanam al-Ala, Wadi al-Qarar e Sabayat, tra Raqqa e Dair al-Zur, avanzando su Zur Shamir, Abu Salim Hamad, Wadi al-Hama e Huayja Ashraf. Gli aerei da guerra statunitensi uccidevano o ferivano oltre 80 civili ad al-Shuayt, al-Duayar e al-Asharah, ad est di Dair al-Zur. 4 capi del SIIL venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano ad al-Salamiyah, tra cui Abu al-Hanaya, liquidato con la distruzione del suo autoveicolo. La SAAF bombardava la base del SIIL tra Salba e Uqayrabat, distruggendola. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL presso Salamiyah, a Juruh, Salba, Qulayb al-Thur, Jana al-Albuyi, Daqilah Shamaliyah, Daqilah Janubiyah e al-Azib, distruggendo almeno 5 tecniche. Nella base aerea di Humaymim risultavano schierati 22 velivoli tattici delle VKS: 11 bombardieri tattici Sukhoj Su-24, 3 aerei d’attacco Sukhoj Su-25SM, 3 caccia-intercettori Sukhoj Su-27SM3, 6 caccia-intercettori Sukhoj Su-35, 4 cacciabombardieri Sukhoj Su-30SM e 6 bombardieri tattici Sukhoj Su-34. Il governo russo aveva stipulato un contratto di 49 anni per la gestione della base aerea di Humaymim. Erano presenti anche 1 aereo da ricognizione Iljushin Il-20M e 1 aereo-radar Beriev A-50U. Nel sud-ovest del governatorato di Raqqa, la Quwat al-Nimr avanzava su Madan e il triangolo Bishri, al confine tra Raqqa e Dair al-Zur, mentre a sud di Ithriyah, Quwat al-Nimr, Liwa al-Quds, Dar al-Qalamun, 11.ma Divisione corazzata, NDF e Suqur al-Zuba avanzavano verso Suqanah isolando i terroristi nella regione di Uqayribat, ad est di Hama. Tali terroristi erano all’estremità occidentale di un grande saliente al centro della Siria tra Homs e Hama. Dair al-Zur riceveva rinforzi e rifornimenti da Qamishli, permettendo ai difensori della 104.ma Brigata aeroportata dell’EAS, a Dair al-Zur, un’azione offensiva contro i terroristi. Utilizzando un tunnel, distruggevano una linea dei rifornimenti del SIIL ad al-Maqabar. La Russia dispiegava 400 truppe nei governatorati di Dara e Qunaytra. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti bombardavamo Busaraya, al-Qashqiyah, al-Qashma, al-Shuayt, al-Duyir e al-Asharah, tra Raqqa e Dair al-Zur, uccidendo e ferendo 90 civili.
Il 2 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL su Dair al-Zur, presso la caserma del 137.mo Reggimento e al-Baqaliyah. L’Esercito arabo siriano respingeva un pesante attacco di Jabhat al-Nusra su Marimin e Qurmus, presso Homs, mentre le unità d’artiglieria dell’EAS bombardavano le basi di Jabhat al-Nusra a Tibah al-Qarbi, Qafr Laha, Taldu e Tal Zahab. La SAAF bombardava le posizioni del ISIL a sud-est di Raqqa, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar, Maqala Qabir, Maqala Saqir e Qanam al-Ala distruggendo diversi depositi di armi e munizioni ed eliminando numerosi terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Jabal al-Tunutur, ad ovest di Suqanah, entrando da sud-ovest nella città, catturando diverse fortificazioni del SIIL. Le forze governative siriane hanno liberavano a sud di Raqqah la regione di Sabaqah e i villaggi Huija Shanan, Rahbi, Sabaqah, Jabaliya e Rabiyah, sul fiume Eufrate, eliminando 330 autoveicoli, 3 carri armati, 11 pezzi d’artiglieria, 12 centri di comando e 3 depositi di armi del SIIL.
Il 3 agosto, Esercito arabo siriano e forze curde creavano un centro operativo congiunto per coordinare le operazioni antiterrorismo a Raqqa e Dair al-Zur. Rizan Hadu, politico curdo-siriano, osservava che i colloqui tra il governo siriano e le forze curde, “Avranno un effetto positivo sul coordinamento militare in diversi centri e ci accompagneranno nell’avventurosa avanzata per liberare dal SIIL Raqqa e spezzare l’assedio di Dair al-Zur“. Secondo il giornale “al-Aqbar”, diverse questioni contribuivano all’accordo, come le tensioni con i turchi ad Ifrin e le differenze tra statunitensi e curdi su al-Tanaf. Nel frattempo un altro gruppo del Jaysh Muquir al-Thura dell’esercito libero siriano, si consegnava all’Esercito arabo siriano presso la regione al-Tanaf, a sud di Homs. Le forze siriane attaccavano le posizioni del SIIL presso Dair al-Zur, ad al-Baqaliyah e Tal Alush, distruggendo diverse posizioni ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava la base del SIIL nel quartiere al-Rasafah di Dair al-Zur, distruggendola. Alcuni capi del SIIL venivano eliminati da ignoti nel quartiere al-Susah di Dair al-Zur e ad al-Buqamal, tra essi Abu Safiyah al-Qundari e Faysal al-Shamari. I soldati siriani respingevano diversi attacchi del SIIL nei pressi del Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, e nei pressi di Maqsar al-Hasan, Tal Hua e Jub al-Jarah. Le forze armate siriane avanzavano di 30 km lungo le rive meridionali del fiume Eufrate, a sud-est di Raqqa, liberando al-Ziyabiyah, al-Mastahah, Shamarah e Islam. Il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra lasciava il Jarud al-Arsal mentre Hebzollah liberava Hasan al-Qarbah, Musharaf, Aqabah Nuh Asanayn e Wadi al-Zahr. L’esercito turco e i gruppi terroristici affiliati attaccavano le SDF a Tal Rafat, Shahba, Samuqah, Tal Maziq, Harbal e Tal Jihan, a nord di Aleppo.
Il 4 agosto, negli scontri tra i terrori del SIIL ad al-Buqamal, a sud-est di Dair al-Zur, venivano eliminati numerosi terroristi, tra cui Abu Shadi al-Jilani, un noto capo del SIIL. 2 capi di Ahrar al-Sham venivano eliminati a sud-ovest di Aleppo, Abu Uthman al-Hamwi e Abu Shuayb al-Hamwi, mentre l’EAS liberava Tal Sanubarat, Tal Mahruqat e al-Amara, presso Aleppo, e distruggeva 2 carri armati dei terroristi presso Tal Bazu, nella periferia sud-occidentale di Aleppo. Le truppe dell’Esercito arabo siriano e la SAAF bombardavano le linee del SIIL a Panorama, al-Umal e al-Ayash, a Dair al-Zur, eliminando decine di terroristi, e liberavano la regione di al-Maqabar, tagliando le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Jabal al-Thardah e caserma Junayd. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni del SIIL nel Wadi al-Thardah, Huayja Saqr, al-Marayah, Tal Alush e al-Baqaliyah, eliminando numerosi terroristi e loro mezzi.
Il 5 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco di Hayat Tahrir al-Sham ed Esercito libero siriano (ELS) su Dahrat al-Aliya, a nord di Hama, distruggeva 1 carro armato e 1 blindato dei terroristi presso Tal Bazam, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Man, Muraq e Lahaya. L’Esercito arabo siriano liberava al-Dubaiya e Wadi al-Sut al confine siriano-giordano. Hezbollah annunciava che i terroristi di Hayat Tahrir al-Sham aveva lasciato il Jarud al-Arsal. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Qatamal e Um Tuayna, ad est di Homs, distruggendo 2 depositi di droni da ricognizione, autoveicoli, armi, carri armati, razzi e proiettili di artiglieria. Le unità dell’EAS respingevano l’attacco del SIIL su al-Maqabar, e bombardavano le fortificazioni dei terroristi a Tal Baruq, al-Qanamat e Tal Alush, a Dair al-Zur. L’Esercito arabo siriano liberava al-Hajanah, ad ovest di al-Suqanah, e bombardava le posizioni del SIIL presso al-Hayl, infliggendo notevoli perdite ai terroristi. I soldati dell’EAS entravano ad al-Suqanah liberando il Jabal al-Tantur, a nord-est della città, il Bazar al-Suqanah e la strada al-Suqnah-Ruz al-Wahash, dopo aver respinto l’attacco del SIIL distruggendo 3 loro autoveicoli. Il capo della sicurezza del SIIL ad Uqayrabat, ad est di Hama, Abu Qays al-Salbui, veniva eliminato da sconosciuti, mentre le truppe dell’Esercito arabo siriano e la Liwa al-Quds avanzavano ad est di al-Salamiyah, eliminando numerosi terroristi, e la SAAF bombardava le fortificazioni del SIIL a Junb al-Albui, Abu Hanaya, Salba e Abu Habilat. L’Esercito arabo siriano avanzava su Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, liberando diversi edifici ad est di piazza al-Manashir, mentre la SAAF effettuava 16 attacchi aerei contro le fortificazioni di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, bombardate anche da più di 60 razzi Burqan, distruggendo diversi tunnel, 1 centro di comando vicino la scuola al-Qansa e 1 deposito di armi dei terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Hardan, Salam al-Hamad, al-Atashana, Maqalat Qabir, Maqalat Saqir e al-Dama, a sud-ovest di Raqqa. L’Esercito arabo siriano e le Forze Nazionali di Difesa liberavano al-Suqanah, mentre la Quwat al-Nimr e le forze tribali governative liberavano Abu Hamad e Salim Hamad sull’Eufrate, a sud di Raqqa. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano era entrato ad al-Suqanah da tre assi, sud, sud-ovest e sud-est, costringendo i terroristi dello Stato islamico a ritirarsi, mentre nei combattimenti veniva eliminato l’emiro del SIIL Muaiya al-Hadirimi al-Zabarjandi, facendo crollare le linee dei terroristi nella città. Nel frattempo gli aviogetti statunitensi effettuavano 44 incursioni su Raqqah, uccidendo almeno 90 civili, mentre le SDF bombardavano i quartieri Hisham ibn Abd al-Maliq, Nazlat al-Shahada e Masqan al-Saqar. el frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Humimah, infliggendo gravi perdite ai terroristi.
Il 6 agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Tal Alush, Tal Baruq, al-Qanamat, al-Maqabar, al-Tabani, al-Shamitiyah, al-Umal e al-Hamidiyah, a Dair al-Zur, eliminando numerosi terroristi e distruggendo 1 deposito di munizioni. Le truppe dell’esercito libanese liberavano diverse colline alla frontiera con la Siria, tra cui Tal Abu Ali e Tal Zalil al-Aqra, a Ras Balbaq, oltre a Tal Najasah e Tal Zanar nel Wadi Shabib. L’esercito libanese bombardava le posizioni del SIIL a Qirbat Davud, Ras al-Qaf, al-Washal, Jabal al-Muqayramah, Shamis al-Ash e Darb al-Arab, nel Ras Balbaq. Le truppe dell’Esercito arabo siriano eliminavano ad est di Hama, numerosi terroristi, tra cui Abu Isa al-Salbui, capo della sicurezza del SIIL di Uqayrabat, e liberavano Marimin, a sud-est di Ithriya. Le forze governative siriane liberavano Tal Abu Qulah, Zuhur Rasm al-Qun e Tul Milih, presso Suqanah.
Il 7 agosto, l’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL a Dair al-Zur, nelle regioni di al-Maqabar, Panorama, al-Baqaliyah, al-Mamal, Junayd, caserma Tamim, al-Umal, al-Hamidiyah, al-Tabani, al-Shamitiyah e al-Buytiyah, distruggendo un grande deposito di armi del SIIL ad al-Masrab. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Um Sahriaj, al-Tibah, Tuaynan e Humimah, al confine delle province di Dair al-Zur ed Homs, distruggendo diversi centri di comando, autoveicoli ed attrezzature dei terroristi. Inoltre, venivano bombardati i concentramenti del SIIL ad al-Qashabiyah, al-Fasadah, Abu Habilat, Jani al-Bui, Daqilah al-Shumali e Salba, ad est di Hama. L’Esercito arabo siriano liberava Sharidah Sharqi e Tishrin 6, sull’Eufrate, e bombardava le posizioni dei terroristi sul Jabal al-Buliyah, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar e al-Namisahin, distruggendo diversi centri di comando del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberava Manuq, a sud-est della regione di Jub al-Jarah, distruggendo diversi autoveicoli dei terroristi del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano, respingevano gli attacchi del SIIL su Dair al-Zur, infliggendo notevoli perdite ai terroristi presso al-Baqaliyah, al-Maqabar e caserma del 137.mo Reggimento. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nel quartiere al-Sinah, a Tal Alush e al-Jafrah. I gruppi terroristici dell’esercito libero siriano Jaysh al-Asuad al-Sharqi, Jayh Maquir al-Thura, Ahrar al-Sharqi e Jaysh al-Sharqi formavano un comitato che invocava l’attacco su Dair al-Zur da Shadadi, a sud di Hasaqah, e chiedeva agli Stati Uniti di sostenerli in una guerra contro le forze siriane e le Unità di protezione del popolo (YPG) curde. L’Esercito arabo siriano liberava al-Duayqilah, presso la stazione di pompaggio T2 e al-Humimah, nel sud-est della provincia di Dair al-Zur. Il SIIL poche ore dopo la liberazione di al-Suqanah, attaccava la città, ma veniva respinto con perdite pesanti, lasciando all’Esercito arabo siriano il pieno controllo della città. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano avanzava a nord di al-Suqanah, verso al-Qum e Tibah, ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Um Sahrij, Um Tuayinah, Tuyinan e al-Shandaqiyah, distruggendo 1 centro di comando. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 100 kmq nella provincia di Suwayda, tra cui Tal Asadi, Tal Jarin, Tal Rayahin e Bir al-Sabuni, avanzando su Bir al-Sut.
L’8 agosto, diversi terroristi venivano eliminati a Dara dall’esplosione di in un deposito di armi a Qatibah al-Mahjurah. Ad Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, il Faylaq al-Rahman attaccava le posizioni di Ahrar al-Sham ed occupava Mudira. Inoltre, Faylaq al-Rahman scacciava Ahrar al-Sham da Irbin e dalle posizioni a Qafr Batayna e Saqaba, oltre ad attaccare le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Qafr Batayna, Hazah e al-Ashari. Il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman ad al-Ashari, Bayt Sua e al-Aftaris. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano liberava piazze Manashir e Jaha, a Jubar. Le truppe dell’Esercito arabo siriano a Dair al-Zur distruggevano 2 centri di comando del SIIL nel quartiere al-Qasarat e bombardavano le posizioni del SIIL presso Panorama e nel Wadi al-Thardah. Aerei militari siriani e russi bombardavano le fortificazioni del SIIL ad est di Aqarib, eliminando decine di terroristi, mentre l’EAS respingeva l’attacco dell’Hayat Tahrir al-Sham ad ovest di al-Salamiyah, tra al-Satahiyat e Aydun. 5 autobombe di Jabhat al-Nusra venivano distrutte dall’EAS presso Jurin, a nord-ovest di Hama. L’Esercito arabo siriano accerchiava da ovest e da sud Madan, liberando diverse aziende agricole e insediamenti ad ovest della città, nel sud-est della provincia di Raqqa. Oltre 70 civili venivano uccisi o feriti dagli attacchi aerei degli Stati Uniti nella provincia di Dair al-Zur e a Raqqa.
Il 9 agosto, le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’attacco del SIIL sul Badiyah, tra le province di Homs e Dair al-Zur, nella regione di Humimah, distruggendo 11 autoveicoli. Terroristi del Faylaq al-Sham attaccavano le posizioni della liwa al-Huriyah dell’ELS sul Jabal al-Aqrad, a nord-est di Lataqia, uccidendone il capo Ahmad Jasam. Presso Humimah, nell’est della provincia di Hama, le forze siriane respingevano l’attacco del SIIL da tre direzioni su T2, eliminando almeno 80 terroristi ed 11 loro autoveicoli. L’Esercito arabo siriano liberava Qarab al-Qatana, a sud di Ithryia, sempre nell’est della provincia di Hama, eliminando 10 autoveicoli e 30 terroristi del SIIL, e a sud-est di Raqqa, gli aerei da combattimento siriani e russi bombardavano 5 posizioni del SIIL ad al-Suayda e a Madan. L’EAS bombardava le posizioni dei terroristi nei pressi di al-Daqilah, distruggendo 3 autoveicoli del SIIL. Le unità siriane respingevano i terroristi del SIIL da al-Muazafin, Panorama, Maqabar e al-Thardah, a Dair al-Zur, distruggendo le basi della ‘polizia islamica’ ad al-Qasarat e presso il vecchio aeroporto. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL ad al-Sinah, al-Jabilah e al-Maqabar, eliminando numerosi terroristi. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Panorama e al-Baqiliyah. L’Esercito arabo siriano liberava Qa al-Sarat, Wadi al-Shab e le caserme della 133.ma, 143.ma e 154.ma Guarnigione, presso la frontiera con la Giordania, avanzando di 57 km nella provincia di Suwayda e quindi liberando l’intero confine Governatorato di Suwayda-Giordania. La base aerea di Jarah, ad est di Aleppo, veniva riattivata dalla SAAF che vi dispiegava gli aerei militari siriani e russi che effettuavano le diverse operazioni contro il SIIL ad est di Hama e a sud di Raqqa. L’Hayat Tahrir al-Sham radunava diverse organizzazioni terroristiche ad Idlib, tra cui Hizb al-Islami al-Turqistani e Suqur al-Sham. Gli attacchi degli aerei da combattimento degli USA uccidevano 36 civili nelle province di Raqqa, Dair al-Zur e Hasaqa. Nel frattempo, i terroristi del SIIL rimasti ad est di Salamiyah, fuggivano per evitare di essere accerchiati dall’Esercito arabo siriano che avanzava nelle province di Homs e di Hama. “Fuggono perché saranno presto senza dubbio circondati dalle nostre forze, che si collegheranno a Rasafah, tagliando le loro linee di rifornimento ad est di Salamiyah“.
Il 10 agosto, le forze armate siriane liberavano 20 isolati a Jubar e bombardavano le posizioni dei terroristi ad Ayn Tarma.

Perché la Russia è il nemico n°1 di USA e occidente?

Vladimir Gujanichic,  Fort Russ 5 agosto 2017Quante volte negli ultimi mesi o addirittura anni abbiamo sentito il segretario generale della NATO, Obama o i generali statunitensi affermare che “la Russia è il nemico peggiore” degli Stati Uniti o addirittura dell’ordine occidentale? L’isteria sulla “minaccia russa” è stata forgiata nei media ad alto livello. Ancora più spesso non si risponde sul perché la Russia sia tale minaccia per gli Stati Uniti. Tutto sembra iniziare nel 2011 quando gli Stati Uniti iniziarono ad accelerare con la loro “primavera” o “rivoluzioni colorato” nel mondo arabo. Ma mentre la “primavera araba” è stata “coperta” dai media, passò inosservato che gli Stati Uniti si volsero verso diversi governi “sleali” alla politica statunitense in America Latina e altre parti del mondo. Nel punto nevralgico, la Siria, la Russia affronta Stati Uniti ed alleati regionali. Il Presidente di Cuba Fidel Castro dichiarò apertamente, molto prima della scomparsa, che “la Russia ha salvato il mondo dalla ricolonizzazione“. Un punto altrettanto importante si trova anche nel lungo discorso di Zbigniew Brzezinski del 1979 sulle minacce che affrontavano gli Stati Uniti e come dovevano riformulare la politica estera. Brzezinski osservò che una rivoluzione colpì la Terra nel XX secolo: “Dal 1900 al 1950, la popolazione mondiale crebbe da 900 a 2,5 miliardi… a seguito di questo cambiamento politico, il numero di Stati e nazioni triplicò a più di 180, nella vita di ognuno di noi in questa stanza, questa è la più grande rivoluzione politica nella storia dell’uomo… A causa della moderna tecnologia delle comunicazioni, questi miliardi sono consapevoli delle nuove idee e delle ingiustizie del mondo. “Dopo la seconda guerra mondiale, va ricordato che il principale campo di lotta fu contro le potenze coloniali che cercavano di preservare il loro sistema. In quel periodo, i sovietici, guidati dall’ideologia marxista-leninista, sostennero tutti i Paesi che volevano essere indipendenti dai tutori coloniali”.
La difesa aerea più la sovranità è comunque una formula più pericolosa del comunismo. “Povero sarà quel Paese che non può difendere il popolo dagli attacchi aerei“, dichiarò Giorgij Zhukov. Queste parole dimenticate del Maresciallo Zhukov sono la chiave per comprendere la situazione attuale e la lotta per l’indipendenza. Come vediamo, lo schema delle azioni e dell’interventismo statunitense è abbastanza facile da capire. Sanzioni, ingiustizie e lotte politiche o nazionaliste creano in ogni società una massa critica che sarà sostenuta dall’interventismo statunitense, dopo di che gli Stati Uniti raggiungono i propri obiettivi. Tuttavia, l’elemento chiave e cruciale è la supremazia dell’aria. Senza la supremazia aerea, l’arma principale del processo di ricolonizzazione statunitense, gli Stati Uniti non possono intervenire in nessun Paese che abbia anche sono solo un esercito mediocre. Ma senza una corretta difesa aerea, non importa quanto grande sia l’esercito o la popolarità del partito politico o del presidente che si oppone agli Stati Uniti, questo regime è destinato a cadere. Dato che gli USA puntano a dominare il mondo e la Russia esporta i migliori sistemi di difesa aerea nei punti caldi del mondo (Algeria, Siria, Iran, Venezuela), va posta la domanda: chi è l’aggressore? Chi attacca chi e cosa? Il capitalismo occidentale non può esistere senza l’imperialismo. Se all’elezione di Eltsin vedemmo l’abbandono degli alleati del blocco socialista nel mondo, con Putin vediamo l’opposto, sostenere i partner dell’ex-URSS, non solo i sopravvissuti, ma anche nuovi, di cui il Venezuela è il miglior esempio.
Ci sono diverse teorie sulla politica estera di Putin. La prima è che sia formulata solo sulla guerra per le risorse energetiche che costituiscono la base dell’economia russa. La seconda è che alcune élite occulte dell’era sovietica perseguono sempre gli stessi obiettivi, ma con la copertura della formula statale attuale. Infine, c’è la prospettiva che la Russia semplicemente difenda la sua posizione di Stato sovrano. Non importa quale di tali teorie sia veritiera, ciò che è evidente è che la Russia affronta gli Stati Uniti nel mondo. La guerra in Medio Oriente è perduta per gli Stati Uniti e il danno che subiscono nella politica regionale e mondiale è devastante. Il Venezuela sarà probabilmente il prossimo punto di confronto tra USA e Russia. Ora è chiaro che Russia e Cina sostengono Maduro nella lotta per la via socialista del Paese rimanendo al potere. La Russia dispiegò moderne difese aeree con il Presidente Hugo Chavez e ora vediamo che la Russia aiuta Maduro esportando 60mila tonnellate di grano al mese, oltre a un considerevole supporto logistico. È chiaro che la Russia non affronta semplicemente gli Stati Uniti in ciò che si potrebbe definire semplice difesa di posizione, ma entra apertamente in ciò che verrebbe chiamato “cortile” degli Stati Uniti, il famoso bacino della “Dottrina Monroe”. Il risultato è chiaro: sanzioni, sanzioni e altre sanzioni e l’affossarsi delle relazioni Russia-USA. Se consideriamo questo da una prospettiva strategica, vediamo che la Russia raggira la politica statunitense, sovvertendo le conquiste della primavera araba, infiltrando l’UE con progetti energetici dopo aver annullato la grande pipeline del Medio Oriente. La Russia modella nuovi rapporti con la Turchia e supporta Duterte nel cambiarne la politica estera di 180 gradi. Gli Stati Uniti abbozzano. Se confrontiamo la politica estera russa con quella sovietica, notiamo che anche se la Russia è molto più debole dell’Unione Sovietica per risorse, è più pericolosa per gli Stati Uniti. Non solo ciò che potremmo chiamare neo-colonie, ma anche i loro alleati, cambiano lato, non avendo interesse a rimanere nella sfera d’influenza degli Stati Uniti e non essendo così facile per gli Stati Uniti intervenire militarmente nel mondo “democratico”. Il senatore McCain ha espressamente affermato che la Russia è più pericolosa dello SIIL per gli Stati Uniti. Tale affermazione è umoristica per qualsiasi analista, perché possiamo vedere alcuni modelli nelle operazioni dello SIIL: quando Maliqi cambiò lato, l’Iraq fu invaso dallo SIIL; quando Duterte cambiò lato, le Filippine venivano invase dallo SIIL, ecc. È chiaro chi gestisce lo strumento denominato SIIL. Tuttavia, tali operazioni speciali non impediscono a questi Paesi di sottrarsi dalla sfera degli Stati Uniti cercando rapporti con altri Paesi, principalmente Russia e Cina. Nel complesso, la ribellione dietro le “mura” degli Stati Uniti va paragonata alla ribellione nel Patto di Varsavia, ma questa volta sostenuta dalla Russia. I prossimi punti di scontro, oltre al Venezuela, sono probabilmente Penisola coreana e Balcani. Nonostante vagonate di minacce, gli Stati Uniti non hanno ancora attaccato la Corea democratica, come non lo fecero con la Siria, quindi se gli USA perdono un altro confronto con Russia e Cina, il dominio mondiale statunitense sarà in pericolo. Il dispiegamento di moderni sistemi antiaerei russi nei punti cruciali nel mondo infligge più danni alla politica statunitense che non le ideologie radicali antimperialiste. Gli Stati Uniti possono mantenere il potere solo con la forza bruta. Come si vede nella situazione attuale, gli Stati Uniti perdono ulteriori confronti strategici con la Russia, mentre le nuove sanzioni rallentano soltanto la fine del dominio statunitense, ma non possono impedirlo.
Non importa quale sia la teoria accurata sulla formulazione della politica estera russa, è chiaro che la Russia difende il suo status sostenendo la stessa avanzata come l’ex-Unione Sovietica, ma in forma diversa e su una piattaforma culturale e politica molto più ampia. Gli Stati Uniti possono opporsi a questo processo solo con la mera forza, mentre se non intervengono si ritroveranno in una situazione peggiore dell’attuale. D’altra parte, l’intervento porterebbe a una riduzione ancora più drastica della scarsa reputazione che gli è rimasta, con conseguenze imprevedibili.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La mossa del pazzo

La tentazione degli Stati Uniti di scagliare l’ariete ucraino contro il baluardo russo
Erwan Castel, volontario della Nuova RussiaAlawataIl cavallo di battaglia della strategia statunitense della finanza internazionale è alle corde, contrastato da Cina e Russia, sconfitto in Siria, calpestato in Venezuela, sfidato dalla Corea democratica e in particolare schiaffeggiato dalle sanzioni russi che ne puniscono l’arroganza espellendo dalla Federazione russa 755 diplomatici degli Stati Uniti. In un precedente articolo, abbiamo ritenuto che l’inevitabile risposta del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, fortemente rimproverato a rispettare il diritto internazionale da Mosca, potrebbe avvenire per procura, preferibilmente con operazioni sul teatro ucraino dove, a differenza della Siria, tutte le opzioni militari sono ancora aperte. La questione dell’invio di armi statunitensi a Kiev è un serpente di mare che riemerge regolarmente da 3 anni nel conflitto tra le forze ucraine filo-NATO e le forze separatiste filo-russi che imperversano nel Donbas. Da oltre 2 anni, un pacchetto di aiuti militari, sostenuto da avvoltoi neocon come John McCain, tenta di riavviare la guerra aggirandone le difficoltà tecniche (standardizzazione e istruzione), politiche (bilancio, l’approvazione del Congresso) e diplomatiche (accordi di Minsk, Russia) Finora, a parte piccole consegne effettuate tramite società private che operano in Ucraina, e l’invio di attrezzature non letali e di collegamento come autoveicoli, armi non sono state ufficialmente fornite all’Ucraina. Ma quest’anno coi kit radiomedici e giubbotti antiproiettile in lattice, sono apparse dei mirini ottici per i fucili di precisione cecchini schierati in prima linea nel Donbas. Nel frattempo le esercitazioni degli alleati occidentali per integrare l’esercito ucraino nella NATO, ma anche gli istruttori, aumentano e si avvicinano al Donbas, come i droni strategici statunitensi che spuntano al fronte.
Dopo l’espulsione dei diplomatici statunitensi, i 31 luglio 2017, il Wall Street Journal annunciava l’attuazione di un piano di consegne di armi all’Ucraina. Questa armi letali da consegnare, che alcuni propagandisti ancora hanno il coraggio di vestire con l’eufemismo cinica di “difensive”, se attuate rapidamente e in grandi quantità sarebbero senza dubbio un altro importante passo nella folle coprsa che porta lentamente ma inesorabilmente verso una nuova guerra mondiale. In effetti, è probabile che la consegna all’esercito ucraino di armi letali sarà usata contro la popolazione civile del Donbas, permettendo di far rivivere la violenta offensiva contro le difese, riportando al coinvolgimento diretto di Mosca al fianco dei ribelli filo-russi, che nonostante le fantasie di Kiev non si è ebbe a causa della reazione militare-diplomatica che causerebbe.

Il potere militare-industriale degli Stati Uniti ha il sopravvento sulla strada per la guerra
Finora la Casa Bianca, cosciente di questa potenziale e probabile reazione a catena, non ha il coraggio di dare il via libera a tali consegna di armi, come al tempo dell’amministrazione Obama, tuttavia responsabile del terremoto Maidan. Ma oggi, paradossalmente, sconfitta Clinton, i neocon hanno una posizione mai così forte che dall’avvio a fine luglio delle nuovo ritorsioni economiche contro la Russia, illustrandone il sequestro del presidente Trump, costretto ad aderire alla loro strategia aggressiva anti-russa la cui reazione legittima dei russi ha compiuto un nuovo passo verso il confronto aperto. Tra le armi fornite dagli statunitensi per rafforzare l’esercito ucraino, vi sono sistemi d’arma antiaerei per proteggere le unità di artiglieria e d’assalto di Kiev dalla risposta russa. Possibilmente anche missile anticarro di ultima generazione “Javelin” capaci di distruggere i blindati delle forze repubblicane. E il falso pretesto dell’interferenza russa nella sua elezione sembra rafforzare ulteriormente l’emarginazione del presidente Trump, già nel mirino dei neoconservatori nelle discussioni sull’invio di armi all’Ucraina. Così un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha ammesso che il presidente non fu informato del piano, mentre il suo segretario della Difesa statunitense James Mattis nel frattempo l’approvava! Durante la precedente proposta di armare l’Ucraina si parlò solo di armi difensive per le forze di sicurezza ucraine nella regione di Kiev. Questa volta il loro uso nelle operazioni del teatro de Donbas è considerato un'”emergenza”… Se Germania e Francia, garanti dell’accordo di pace per l’Ucraina firmato a Minsk, rimangono scettiche sugli effetti di tali consegne di armi, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti invitava i Paesi della NATO (tra cui i russofobi Canada, Regno Unito, Polonia, Lituania) a sostenerle. Il Generale Curtis Scaparrotti, comandante in capo dell’esercito degli Stati Uniti in Europa e della NATO, da sempre esorta vivamente ad armare l’Ucraina contro la Russia, supportato dal nuovo consigliere speciale per l’Ucraina statunitense Kurt Volker, la cui carriera e responsabilità nel giro del guerrafondaio McCain non lascia alcun dubbio sulla sua ideologia apertamente antirussa. Nel frattempo, sotto la copertura delle crescenti manovre alleate, la NATO continua la militarizzazione dei Paesi dell’Europa orientale ai confini della Federazione russa, facendo rivivere l’intermarium, questo spalto militare che collega Baltico al Mar Nero e destinato ad isolare la Russia. Nel Donbas, nonostante una “tregua del pane” che dovrebbe “calmare le cose” fino all’avvio dell’anno scolastico, i combattimenti e i bombardamenti ucraini sono aumentati nello stesso tempo dell’inasprimento dei rapporti USA-Russia degli ultimi giorni, e alla vigilia della riunione di Minsk del 2 agosto.

Dall’utile idiota di Majdan all’ariete scarificale della NATO
Nel gioco degli scacchi, il sacrificio di un pedone, per creare l’apertura per attaccare, è chiamato “gambetto” (del re, della torre, ecc …) la tentazione degli Stati Uniti di sacrificare l’Ucraina armandola e gettandola contro la Russia per provocarla, è grave e può riuscire dato che Kiev non solo p una pedina sulla “grande scacchiera”, ma soprattutto il principale folle dell’arsenale puntato contro Mosca! Oggi più che mai l’Europa è seduto sulla polveriera e l’Ucraina è il detonatore! Ma la Russia, che ha appena picchiato sul tavolo della diplomazia, è in allerta e mostra le zanne alla soldataglia che si aggira troppo vicino alle sue mura. Le gigantesche manovre “Zapad-2017” (14-20 settembre 2017), coinvolgeranno 100000 soldati russi e bielorussi sul “passaggio Suwalki”, questo punto debole dell’articolazione NATO, sono un messaggio assai chiaro ai seguaci del caos: Attenzione l’orso si è svegliato! Speriamo che in occidente la ragione prevalga sulla follia (possiamo sognare, no?)Fonti:
Wall Street Journal
Zerohedge

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando gli USA scontano le sanzioni: Russia e Iran firmano un accordo da 2,5 miliardi di dollari

Wade Shepard, Forbes 2/8/2017Russia e Iran hanno firmato il 1* agosto un accordo da 2,5 miliardi di dollari per avviare la dovuta produzione ferroviaria. L’accordo è stato stipulato tra Organizzazione Industriale per lo Sviluppo e il Rinnovamento dell’Iran (IDRO) e Transmashholding, il più grande fornitore di attrezzature ferroviarie della Russia. Le parti creeranno una nuova joint venture di proprietà per l’80%, anche se completamente finanziata, del partner russo. L’Iran è attualmente in ciò che si potrebbe chiamare slancio nella costruzione delle infrastrutture, dopo decenni di sanzioni che hanno lasciato gran parte dell’infrastruttura dei trasporti in decadenza. L’Iran ha intrapreso la ricostruzione quasi completa delle reti autostradale e ferroviaria. Il Paese dovrebbe aggiungere 15000 chilometri di nuove linee ferroviarie nei prossimi cinque anni, un’espansione che richiederà 8000-10000 nuovi vagoni all’anno. Il rafforzamento dei trasporti è fondamentale per l’idea dell’Iran di sfruttare la propria posizione geografica quale snodo commerciale eurasiatico, rientrando nell’iniziativa Fascia e Via della Cina, e per continuare la cooperazione economica con la Russia nello spazio post-sovietico. L’Iran è anche un partner fondamentale, insieme a Russia e India, del suddetto corridoio dei trasporti nord-sud, volto a creare una rotta commerciale multimodale che riduca i tempi di viaggio tra le città sulla costa occidentale dell’India e San Pietroburgo, superando le questioni territoriali con la Russia sul Mar Caspio. Spinto dalle sanzioni statunitensi, l’accordo per la produzione di materiale rotabile per le nuove ferrovie iraniane è l’ultimo di una serie di accordi che mostrano la crescente partnership tra Teheran e Mosca. Apparentemente mettendo da parte i vecchi sentimenti di diffidenza e concorrenza, dovuti a vari scontri militari del periodo sovietico, Iran e Russia hanno recentemente istituito partenariati economici e strategici su molti fronti, tra cui energia, infrastrutture e aiuti militari. Dalla stessa parte nella crisi siriana, secondo il portavoce del parlamento iraniano, l’Iran ha anche dato alla Russia priorità in qualsiasi settore voglia investire.
Il commercio tra Russia e Iran è raddoppiato nel 2016, con la vendita di attrezzature militari, come elicotteri Mi-17 e diversi sistemi missilistici, con alcune acquisizioni molto ricercate dall’Iran. Le società energetiche russe si recano in Iran, con Gazprom che ha recentemente ottenuto il contratto per lo sviluppo del giacimento di gas Farzad-B. Si stima che il commercio annuale bilaterale raggiungerà presto i 10 miliardi di dollari, aumentando dal minimo di 1,68 miliardi di dollari del 2014. Oltre ad acquisto e vendita di tappeti e aerei commerciali, le compagnie degli Stati Uniti non possono semplicemente affrontare un Iran in rapida espansione, in quanto restano le sanzioni degli USA per il presunto sostegno di Teheran al terrorismo e sui diritti umani, sanzioni da poco acuite. Gli USA inoltre hanno grande influenza sulle azioni delle imprese europee in Iran, con società come l’azienda petrolifera Total francese che ha bisogno dell’approvazione degli Stati Uniti per entrare nel mercato iraniano. Ciò lascia campo libero alla Russia. In quest’epoca di massicci commerci ed investimenti all’estero, il modo con cui i Paesi s’influenzano avviene aumentando l’attività economica e i progetti congiunti di sviluppo. In questa sfida, le sanzioni sostanzialmente escludono dai giochi e lasciano tutto il tavolo ai rivali che accumulano ricchezza e potenza. La Cina lo sa e la Russia lo sa. Putin probabilmente deve ringraziare il Congresso USA.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La tradizione vittoriosa della RPDC resterà per sempre

Kim Jong Un dirige il secondo lancio dell’ICBM Hwasong-14
Rodong 29 luglio 2017Il secondo lancio di prova dell’ICBM Hwasong-14 è stato eseguito con successo la notte del 28 luglio, Juche 106 (2017) sotto la supervisione di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei lavoratori della Corea, Presidente della commissione degli Affari di Stato della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guidando sempre a miracoli e vittorie continue, imbarazza l’immaginazione dei popoli del mondo con la sua rara saggezza militare e grande strategia, ha posto l’obiettivo militare nella ricerca missilistica guidando un altro test di lancio simulante la massima gittata dell’Hwasong-14 nel primo mattino per dimostrare ancora una volta l’affidabilità del sistema missilistico. Scienziati e tecnici dell’industria della Difesa, fedeli al partito che condividono intenzioni, aspirazioni e passi del leader con l’assoluta fiducia in lui, completavano prima del previsto i preparativi per il secondo lancio dell’Hwasong-14, con decise fiducia e volontà di dimostrare pienamente la potenza della forza nucleare strategica della RPDC. Durante i preparativi, il rispettato leader supremo Kim Jong Un riceveva una relazione e forniva istruzioni dettagliate ogni giorno. La notte del 28 luglio visitava il sito di lancio per guidare il test sul posto. Il test di lancio era volto a confermare definitivamente le specifiche tecnologiche complessive del sistema d’arma Hwasong-14 capace di trasportare testate nucleari pesanti e di grandi dimensioni anche alla massima gittata. Per ordine del leader supremo, il missile balistico intercontinentale Hwasong-14 carico della tremenda potenza della Corea eroica ruggiva nello spazio, lasciandosi una colonna di fiamme dietro. Il missile decollò dalla parte nordoccidentale della RPDC raggiungendo la quota di 3724,9 km e volando per 998 km, per 47 minuti e 12 secondi, prima di atterrare nelle acque del bersaglio in mare aperto. Il test è stato eseguito al massimo angolo di lancio imitando la gittata massima e non avendo effetti negativi sulla sicurezza dei Paesi limitrofi. La prova ha anche riconfermato le caratteristiche specifiche del sistema missilistico, come distacco del missile dalla piazzola di lancio, distacco degli stadi, sistema strutturale, ecc., confermati dal primo test, confermando le caratteristiche operative dei motori il cui numero è aumentato per garantire la massima gittata nella fase attiva della traiettoria, nonché precisione e affidabilità del sistema di guida e stabilizzazione migliorato. Sono state riconfermate le caratteristiche del controllo della testata pesante nella fase di volo centrale dopo la separazione della testata bellica, e la precisione del controllo di guida e puntamento della testata bellica al rientro atmosferico, con un lancio angolare maggiore rispetto alla gittata effettiva. La stabilità strutturale della testata bellica resisteva e il sistema di detonazione della testata bellica mostrava un funzionamento regolate anche a migliaia di gradi centigradi.
Esprimendo grande soddisfazione per i risultati del lancio di prova dell’ICBM, rivelatosi un successo perfetto ed enorme senza il minimo errore, Kim Jong Un elogiava scienziati, tecnici ed ufficiali nel campo della ricerca missilistica consegnandogli un ringraziamento speciale a nome del Comitato Centrale del Partito. Il test di lancio ha riconfermato l’affidabilità dell’ICBM, dimostrando la sorprendente capacità di lanciare ICBM in qualsiasi regione e in qualsiasi momento, e chiarendo che tutto il continente statunitense rientra nella gittata dei missili della RPDC, ha detto con orgoglio. Il lancio di prova simulante la gittata massima dell’ICBM effettuato dalla RPDC oggi, è destinato a inviare un grave avvertimento agli Stati Uniti per le loro osservazioni insensate e irrazionali, aggiungendo che ciò chiarirà facilmente ai responsabili politici degli Stati Uniti che gli Stati Uniti, Stato aggressivo, non la passeranno liscia se provocassero la RPDC. Le fanfaronate degli Stati Uniti su guerra, sanzioni e minacce estreme alla RPDC incoraggiano e offrono la migliore opportunità per accedere al nucleare, affermava osservando: al popolo coreano che ha vissuto i disastri della guerra in questa terra per mano dalla bestialità degli imperialisti statunitensi, la potente deterrenza della Difesa dello Stato è un’opzione strategica inevitabile ed è un prezioso patrimonio strategico che non può essere scambiato con nulla. Se gli yankees brandiscono nuovamente il bastone nucleare su questa terra, nonostante i nostri ripetuti avvertimenti, gli mostreremo chiaramente l’uso della forza strategica nucleare che abbiamo dimostrato ogni volta, sottolineava. Kim Jong Un si è congratulato calorosamente con gli scienziati e i tecnici della ricerca missilistica che hanno dimostrato ancora una volta prestigio e dignità della potenza nucleare indipendente e potenza missilistica mondiale del Juche, effettuando con successo il secondo lancio dell’ICBM Hwasong-14. Abbracciandoli, aveva una sessione fotografica con loro che resterà nella storia. La Corea democratica avanza lungo la nuova linea del grande Partito dei Lavoratori della Corea, sviluppando simultaneamente economia e difesa, e svilupperà altre armi strategiche più potenti, le armi del Juche che dimostreranno al mondo la potenza invincibile della Corea e la sua inesauribile potenza di sviluppo, finché Stati Uniti e forze vassalle che tentano di sconvolgere la dignità della Corea e il suo diritto all’esistenza, saranno eliminati conseguendo la vittoria finale nello scontro con gli imperialisti e gli USA.
Erano presenti Ri Pyong Chol, Kim Rak Gyom, Kim Jong Sik, Jang Chang Ha, Jon Il Ho, Yu Jin e Jo Yong Won.

La tradizione vittoriosa della RPDC resterà per sempre
Ri Hyo Jin Rodong 29 luglio 2017

Il successo del test di lancio dell’ICBM Hwasong-14 che ha stupito il mondo comprova la tradizione sempre più viva della Corea del Juche, contro la tradizione statunitense dell’inevitabile sconfitta e l’inevitabilità della vittoria finale della grande nazione del Paektusan. La vittoria dello Stato Maggiore e del personale della RPDC nella guerra di liberazione della Patria è l’orgoglio con cui inflissero una sconfitta vergognosa agli imperialisti statunitensi secondo i metodi di guerra orientati dal Juche, fedeli all’idea militare e alla strategia eccezionali del Presidente Kim Il Sung. Ogni offensiva militare degli USA non ha potuto evitare la sconfitta per via dei metodi di guerra orientati dal Juche. Il successo della RPDC nel lancio di prova dell’ICBM Hwasong-14 ha reso ancora una volta verità storica la guerra avviata dal nemico il 25 giugno, sicuramente seguita dalla vittoria del 27 luglio. Se l’impero USA sfida il potente esercito rivoluzionario del Paektusan dalle invincibili tattiche orientate dal Juche e dall’inesauribile deterrenza nucleare, non potrà sfuggire alla rovina definitiva. Ciò significa il “pacchetto di doni” inviato dalla RPDC agli Stati Uniti il “Giorno dell’Indipendenza” di questi ultimi. L’ICBM della RPDC mira al cuore degli Stati Uniti. C’è solo un’opzione chiara per gli Stati Uniti. Non esiste altro modo per gli Stati Uniti che sradicare la propria politica ostile e la minaccia nucleare verso la RPDC. La vittoria finale attende l’eroico popolo coreano che vinse la guerra il 27 luglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora