A che tipo di guerra la Russia deve prepararsi?

Generale Leonid Ivashov, presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici, Rusplt, 19/04/2016 – South Front

010416_ivashov_400Primavera – estate è il momento per le esercitazioni attive dell’esercito. Nel 2016 nel nostro Paese avremo dieci esercitazioni multinazionali e decine di grandi manovre. Le forze di terra russe effettueranno esercitazioni con diversi Paesi della CSTO (Organizzazione del Trattato Collettivo di Sicurezza) e della SCO (Shanghai Cooperation Organisation). La Marina farà esercitazioni congiunte con India, Egitto, Kazakhstan e Azerbaigian. L’obiettivo principale delle manovre, e non per la prima volta, sono le cosiddette esercitazioni di prontezza. Questo tipo di manovre deve riguardare tutti i distretti militari (tra cui l’Artico) e le armi. Tali esercitazioni con breve preavviso esistevano in epoca sovietica, ed è molto bene che siano state riavviate, perché sono il modo più efficace per valutare la prontezza dei militari e delle unità e formazioni militari. Il termine “esercitazione di prontezza” non significa qualcosa d’imprevedibile. Le esercitazioni sono elaborate dai piani del Ministro della Difesa, secondo la gestione finanziaria e delle risorse umane e tecniche. Naturalmente esistono anche esercitazioni non previste, ma oggi praticamente non ce ne sono. Tutte le esercitazioni iniziano attivando l’allarme. Il breve termine per le truppe è dato non sapendo l’esatto inizio dell’allarme. C’è solo la consapevolezza di quando e cosa aspettarsi. Il gruppo si muove nel distretto designato e attua il piano di battaglia. Le esercitazioni di prontezza non sono effettuate solo nel nostro Paese, ma anche in altri Paesi con modalità più o meno simili per tutti gli eserciti del mondo. Il Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergej Shoigu dichiarava che, con le esercitazioni di prontezza, è importante mettere l’accento sul dispiegamento di truppe su lunghe distanze. Il capo del Ministero chiedeva anche l’elaborare di un piano per la creazione di gruppi nelle aree minacciate e per effettuare esercitazioni di difesa aerea con l’impiego dell’Aeronautica. Le manovre multiarma del nostro esercito creano panico in occidente. Per trasportare truppe l’Aeronautica deve studiare ogni tipo di minaccia. In una certa misura tali paure sono giustificate, dato che il nostro Paese si prepara a una guerra futura, cioè lavora su scenari di possibili azioni militari. Ma in realtà, non c’è nulla d’insolito. La Russia non è il Lussemburgo. Come in epoca sovietica, abbiamo il più grande territorio nel mondo. Tuttavia, attualmente in Russia non abbiamo un grande esercito. Le Forze Armate dell’URSS raggiunsero i cinque milioni di uomini. Oggi l’esercito è composto da circa 700000 uomini, di cui la metà reclute. La quantità del personale dell’esercito non permette il dispiegamento di truppe in tutte le regioni in cui potenziali conflitti possono svilupparsi. L’unico modo per rispondere alle minacce è sviluppare il trasferimento di truppe a migliaia di chilometri dal punto di schieramento permanente. E, dal mio punto di vista, questo è corretto. Non vi è alcun confronto tra il nostro esercito con quello sovietico, l’economia era diversa. Il Ministero della Difesa crea Forze Armate limitate, composte da professionisti e molto mobili. Sono d’accordo con lo Stato Maggiore che, a un certo punto, con minacce provenienti da tutte le direzioni, non potremo schierarci in tutto il mondo.

Messaggio agli aggressori
Studiamo le manovre. In epoca sovietica eravamo perfettamente in grado di trasferire centinaia di migliaia di soldati. Ricordiamo che nel 1945, dopo la sconfitta della Germania nazista, l’esercito fu trasferito a combattere i signori della guerra giapponesi. Per inciso, la guerra con il Giappone non è ufficialmente ancora finita. Attualmente Tokyo ha un’enorme superiorità militare in Estremo Oriente. Ipoteticamente le cosiddette Forze di autodifesa del Giappone possono facilmente annettersi le isole Curili del Sud. Nel frattempo, il gruppo principale delle nostre forze si concentrano su come reagire alle minacce provenienti da Siria e Turchia, che ha un esercito di 600000 effettivi. Così, la Russia non può permettersi di mantenere grandi forze ai confini con il Giappone. Come si dice, se vuoi la pace, prepara la guerra. Con le manovre improvvise e l’effettivo trasferimento di truppe su lunghe distanze la Federazione Russa dimostra ai giapponesi il pericolo di organizzare provocazioni militari e tentativi di scatenare un conflitto armato. I giapponesi non avranno il tempo di pensare ad un assalto se le nostre forze, insieme a materiale militare e sistemi missilistici di difesa aerea e sistemi di difesa costiera, metteranno le isole Curili sotto la protezione dei nostri interessi strategici. Questo livello di attenzione è la più efficace prevenzione della guerra. L’aggressore deve sapere che sarà danneggiato se fa un passo sulla nostra terra. Negli anni ’90 e ai tempi di Serdjukov avevamo un esercito povero, senza denaro per effettuare grandi manovre. Ora possiamo essere sicuri che, in caso di conflitto, come nell’agosto 2008, risponderemo nel modo più rapido.kuril-islands-military-revampTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha costruito o modernizzato più di 1200 velivoli

Nel frattempo gli Stati Uniti spendono miliardi per qualche F-35
Franz-Stefan Gady The Diplomat, 18/4/2016 – Russia Insider

3260005d6ae37ca4f1dLe Forze Armate della Russia hanno ricevuto più di 1200 velivoli nuovi o modernizzati negli ultimi tre anni, affermava il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov a una conferenza sull’industria aeronautica russa, secondo la TASS. “Senza dubbio, l’industria aeronautica nazionale ha raggiunto ottime prestazioni oggi, e il coinvolgimento del Ministero della Difesa russo vi ha giocato un ruolo significativo. Negli ultimi tre anni, 2013-2015, abbiamo ricevuto da voi 250 nuovi aerei, 300 nuovi elicotteri e 700 aerei hanno avuto ampia modernizzazione con gli aggiornamenti”, affermava Borisov nel suo discorso. Gli aeromobili nuovi e modernizzati includono i bombardieri Sukhoj Su-34, gli aerei multiruolo Su-30SM e da combattimento Su-35S, MiG-29SMT, MiG-35, gli aerei da addestramento avanzato/caccia leggeri Jakovlev Jak-130 ed aerei da trasporto Iljushin Il-76MD-90. Gli elicotteri nuovi o aggiornati comprendono gli elicotteri d’attacco Kamov Ka-52 e Mil Mi-28N, gli elicotteri d’assalto Mi-8AMTSh, gli elicotteri da combattimento Mi-35 e gli elicotteri leggeri Ka-226. Le Forze Armate russe riceveranno anche l’aggiornata flotta di 15 bombardieri strategici supersonici a lungo raggio Tupolev Tu-160M2 entro il 2019. Inoltre, la Russia prevede di acquisire 50 nuovi Tu-160M2, con 3 nuovi bombardieri adottati dalle Forze Armate ogni anno dal 2023. Il Su-30SM è diventato il pilastro della potenza aerea russa, con il recente ordine di altri 30 caccia di 4.ta++ generazione che dovrebbero entrare in servizio nelle Forze Aerospaziali russe alla fine del 2018. (L’Aeronautica russa si è fusa con le Forze di Difesa aerospaziale russe nell’agosto 2015). I recenti problemi finanziari della Russia hanno solo marginalmente influenzato il programma d’armamento dello Stato 2011-2020 e ammodernamento e aggiornamenti continueranno anche se a un ritmo più lento nei prossimi anni. Tuttavia, come già riferito, (Vedi: “Il ‘più mortale carro armato del mondo’ è la bancarotta della Russia?“), il governo russo, a lungo andare, non può permettersi le spese militari viste nel 2014 e 2015: “L’unico modo per la Russia di finanziare attualmente la crescente spesa militare è attingere al fondo di riserva del Paese, il denaro che il Cremlino ha messo da parte negli ultimi anni, quando i prezzi del petrolio erano alti, allo scopo di attutire gli urti economici. Con l’aiuto del fondo di riserva, pari a circa il 6 per cento del PIL del Paese, la Russia potrebbe mantenere un deficit del 3,7 per cento per due anni (…)”. Nel settembre 2015, il generale dell’US Air Force Frank Gorenc, comandante delle Forze aeree degli Stati Uniti in Europa e Africa, affermava che la superiorità aerea della NATO rispetto ai militari russi svanisce. “Il vantaggio che avevamo in cielo, posso dirlo onestamente, si riduce non solo rispetto agli aerei che producono, ma cosa più allarmante è la capacità di creare aree d’interdizione e negazione (A2/AD) molto ben difese“, aveva detto Gorenc.6f0fc60e5185ef13

La fanteria aeroportata si prepara a nuove missioni
J.Hawk, Daniel Deiss, Edwin Watson, South Front, 16.04.2016

1014776200Alcun Paese ha fatto di più per lo sviluppo delle Forze Aviotrasportate della Russia. Erano parte integrante della dottrina della Battaglia in profondità sviluppata negli anni ’30, e già nel 1936 le grandi manovre dell’Armata Rossa nei pressi di Kiev furono caratterizzate dal lancio di una brigata aeroportata. Queste unità continuarono a combattere con distinzione nella Grande Guerra Patriottica, di solito come fanteria. Tuttavia, parteciparono ad una serie di operazioni aviotrasportate contro i tedeschi, anche se il più ampio uso sovietico delle forze aviotrasportate fu contro il Giappone durante l’Operazione Tempesta nell’estate 1945 in Manciuria. Dopo la guerra, le forze aviotrasportate, o VDV, divennero un ramo indipendente delle Forze Armate sotto il comando del leggendario Generale Margelov, sviluppando una sofisticata dottrina e attrezzature che non avevano equivalenti in alcun’altra parte del mondo. La fine della guerra fredda non ridusse l’importanza delle VDV. Piuttosto il contrario: con la fine del mondo bipolare, la riduzione delle dimensioni delle forze convenzionali e l’emergere di nuove minacce sotto forma di fondamentalismo sunnita e guerre ibride, l’importanza strategica delle unità aviotrasportate aumentava. Dato che ogni guerra futura sarà caratterizzata da fronti fluidi e fianchi aperti, la capacità di aerotrasportare o aviolanciare una brigata meccanizzata leggera o anche una divisione in un punto cruciale del teatro di guerra può avere un ruolo decisivo per l’esito delle operazioni. Inoltre, le VDV non sono solo una forza tattica, ma anche strategica. Sono ideali per le cosiddette operazioni di primo colpo anticipando le mosse del nemico, e possono essere impiegate in qualsiasi teatro operativo in cui gli interessi delle grandi potenze si scontrano, la sovranità è limitata o inesistente, e vi è assenza di ordine. Tali zone contestate includono Artico e Medio Oriente, dove vi sono ampie zone non soggette a sovranità di uno Stato. In futuro si potranno includere anche Ucraina, che affronta la netta prospettiva del fallimento dello Stato, Transcaucasia, i cui Paesi affrontano gravi problemi interni, e anche Asia centrale che dovrà affrontare una sovversione diffondersi dal nord dell’Afghanistan. Le VDV hanno un ruolo nel confronto in corso, ma ancora abbastanza controllato, con la NATO. Le piccole dimensioni dei tre Stati baltici, indicano che questi membri della NATO potrebbero essere invasi e paralizzati in poche ore da unità aeroportate o eliportate, molto prima che un qualsiasi aiuto estero possa arrivare. Tenere sotto tiro gli Stati baltici è una componente significativa della deterrenza convenzionale della Russia.
Con queste missioni operative e strategiche le VDV avviano risanamento ed espansione. Mentre nel 2014 gli effettivi nelle VDV era di 36000 soldati, l’anno dopo erano 46000, ed entro il 2018 saranno 72000. A quel punto le VDV avranno cinque divisioni, 7.ma, 76.ma, 98.ma, 104.ma e 106.ma, ciascuna con tre reggimenti paracadutisti, 1 reggimento di artiglieria e 8 mila soldati ciascuna, e 5 brigate d’assalto aereo. Considerando che le divisioni sono destinate soprattutto alle operazioni strategiche a lungo raggio, le brigate d’assalto aereo eliportate sarebbero utilizzate principalmente per sostenere le operazioni delle forze di terra occupando punti fondamentali per favorire l’avanzata di unità alleate o colpire le difese nemiche operando al tergo o ai fianchi delle forze nemiche. L’estensione numerica è accompagnata dall’ammodernamento degli equipaggiamenti. Il veicolo da combattimento per la fanteria aviotrasportata BMD-4M non ha equivalenti al mondo, ad eccezione della Cina, che si basa su progetti russi. Nei prossimi anni le VDV riceveranno numerosi cacciacarri 2S25SDM-1 Sprut, carri armati leggeri armati con un cannone da 125mm, obici semoventi aviolanciati Zauralets-D da 122mm e vari veicoli di supporto. Le VDV riceveranno anche un numero imprecisato di carri armati T-72B3 per dare alle unità aeroportate blindati pesanti. Né la componente aerea viene trascurata. Oltre al programma di modernizzazione della flotta di Il-76, le Forze Aerospaziali russe hanno lanciato un programma per sviluppare il PAK-TA, il velivolo da trasporto aereo pesante di nuova generazione. Resta da vedere dove e come verranno utilizzate le VDV. Idealmente, però, non potranno mai vedere i combattimenti. Il fatto stesso della loro esistenza è un fattore da considerare per ogni altra grande potenza, e potrebbe bastare a dissuaderle dal perseguire politiche che comporterebbero l’intervento della fanteria aeroportata.6dW9ijXTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Buran: il maggiore successo tecnologico perduto

Intervista di Nina Leontieva Pravda 12/04/2016bbur32buranlogo2Il nome di Jurij Gagarin brillerà nella storia della nostra civiltà per sempre. Eppure, non molti sanno che Gagarin compì uno studio scientifico sul primo veicolo spaziale riutilizzabile al mondo. Pravda intervista sul culmine dello sviluppo della cosmonautica russa il venerabile pilota sperimentale e cosmonauta della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij. All’alba dell’esplorazione spaziale, si credeva che i piloti fossero i più preparati alla professione di cosmonauta. Nel 1972, gli Stati Uniti annunciarono la creazione dello space shuttle, che avrebbe semplificato e ridotto i costi per le operazioni di volo spaziale. Le prime navette spaziali degli Stati Uniti (Columbia, Discovery, Challenger, Atlantis) potevano essere utilizzate come vettori d’attacco. Poco dopo, l’Unione Sovietica presentò la più potente e costosa navetta spaziale dall’unico sistema di atterraggio automatico, chiamata Buran. Il 15 novembre 1988 la Buran salì nello spazio con l’unico missile vettore Energija. Pochi anni dopo, l’idea della competizione tra navette spaziali sovietiche e statunitensi si eclissò. Tuttavia, gli statunitensi continuarono il loro programma Space Shuttle. Il progetto Buran fu chiuso, e uno dei più grandi successi dell’alta tecnologia dell’Unione Sovietica andò perduto. Pravda ha la possibilità di parlare con la persona che seguì gli alti e bassi del grande programma spaziale sovietico. Il pilota sperimentale sovietico e russo, Distinguished Test Pilot della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij.

“Conosce il programma dall’interno. C’era qualcosa di mistico come molti dicono?”
IMG_6480www “Il lavoro di un numero enorme di persone di talento si concentrò sul progetto del veicolo spaziale riutilizzabile, e i piloti avrebbero dovuto portare questa nave nello spazio raggiungendo l’obiettivo cercato. Fu un’attività psicologica, intellettuale e fisica molto intensa. Il Buran era un programma nazionale a cui tutto il Paese guardava”.

“Ma il grado di segretezza era alto. Tutto il Paese costruiva la nave spaziale, ma non ne sapeva nulla”.
“Sì, la sicurezza era parte del sistema statale. Ci vuole tempo per analizzarlo oggettivamente e non perdere le cose più importanti nell’analisi del recente passato storico. Sappiamo già che ci mancano alcuni elementi del perduto sistema sovietico. Il Buran illustrava lo sviluppo tecnico dell’Unione Sovietica. Nel 1993, il nostro Paese cessò di realizzare programmi nazionali di questa portata. Il progetto Buran fu una testimonianza della grande stagione tecnologica. La fine del programma Buran pose fine alla grande epoca dell’Unione Sovietica”.

“Il numero di equipaggi del Buran era limitato a dieci persone, e sei di loro erano cosmonauti. Cosa dovevano fare?”
“L’equipaggio del Buran consisteva di due piloti: Il comandante e il co-pilota. Il compito era assicurare i voli di prova nello spazio. Li abbiamo integrati generando esperienza con l’addestramento, che di certo non sarebbe stato così esteso per i successivi equipaggi della navetta”.

“Quando il Buran sarebbe decollato col suo primo equipaggio?”
“Otto mesi dopo il primo volo. Ma poi arrivarono altri tempi”.

“Molti dicono che il Buran sovietico fosse molto simile alla navetta spaziale statunitense. Qual era la differenza tra i due progetti?”
“Infatti, molti ancora dicono che il Buran fosse una copia dello Space Shuttle. Tuttavia, nel 1966 Jurij Gagarin lo difese nella tesi dedicata al veicolo spaziale riutilizzabile. Il programma space shuttle degli Stati Uniti iniziò nel 1970. Koroljov, Tsjolkovskij e Zander parlarono del progetto di veicoli spaziali riutilizzabili. Abbiamo creato un sistema spaziale riutilizzabile unico. Il missile vettore Energija fu creato non solo per il Buran, ma per porre in orbita stazioni spaziali e molti altri oggetti. Degno di nota, gli statunitensi non fecero mai volare automaticamente le loro navette spaziali. Nell’URSS, l’atterraggio automatico fu attuato nei numerosi voli sperimentali con i laboratori volanti MiG-25 e Tu-154″.

“Il Buran fu progettato per 20 voli operando automaticamente, entrando nel Guinness dei primati. Perché si era ancora decisi ad impiegare cosmonauti?”
“I piloti erano fortemente contrari ai lanci senza equipaggio. I sistemi automati?i vanno inclusi nel circuito di guida dell’equipaggio, non viceversa”.

“La Russia avrà un proprio veicolo spaziale orbitale riutilizzabile? C’è bisogno di averne?”
“Sì. Questo è un altro passo nello sviluppo dell’esplorazione spaziale. E’ il momento di rivisitare progetti simili dal superiore livello tecnico e tecnologico.”

“Giappone, Cina e Francia cercano di creare veicoli spaziali riutilizzabili senza equipaggio. Chi ha più possibilità di lanciare una navetta spaziale oggi?”
“Credo che la Cina avrà successo, a questo punto. Dobbiamo fare ogni sforzo per non lasciare che le conquiste distruggano la nostra civiltà. Questa è la grave responsabilità delle grandi nazioni, compresa la Cina. Gli statunitensi fermarono il loro programma Space Shuttle nel 2012, era tecnicamente esaurito. Oggi, cercano di spendere meno di quanto non facessero prima. Abbiamo visto una serie di progetti privati che non richiedono grandi infrastrutture. Il missile Antares è uno di questi progetti”.030-Transport-Carriage-buran_an-225_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fatti sconosciuti del volo di Gagarin

Victor Sokirko Zvezda TV 12 aprile 2016 – Russia Insidervostok-1-test-4_102455 anni fa il primo uomo volava nel cosmo. Jurij Alekseevich Gagarin scrisse il suo nome tra gli immortali e glorificò il Paese natale, ma aprì anche una nuova era nella storia dell’esplorazione spaziale. All’inizio degli anni ’60 quasi un quarto dei ragazzi appena nati nell’URSS fu chiamato Jurij da Gagarin. Ci furono ampie radunate nelle maternità degli ospedali dopo il 12 aprile 1961: i neonati furono chiamati Jurij. C’è una città (ex-Gzhatsk) e un’area nella regione di Smolensk denominate da Gagarin. Aziende ed organizzazioni, strade e viali, piazze e parchi portano il suo nome. L’attuale coppa hockey KHL porta il nome di Gagarin, come del resto molti altri tornei sportivi e competizioni scolastiche. Sembra che si sappia proprio tutto di Jurij Alekseevich Gagarin, da libri e film, perché Gagarin è il biglietto da visita del nostro Paese, suo orgoglio e fonte di rispetto. La sua biografia è ben nota fino ad ogni minuto dalla nascita (9 marzo 1934) al volo spaziale (12 aprile 1961) alla morte per incidente aereo (27 marzo 1968). Nel ricordare il primo cosmonauta, non ripeteremo i fatti noti della biografia, per quanto possibile, ma ci concentreremo sui forse meno importanti, ma interessanti, dettagli che caratterizzarono anche significativamente Jurij Gagarin; forse svelando alcuni miti e leggende sul più importante cosmonauta della Terra.
Belka_&_Strelka_50_Years_Flight_Stump Gli esperti della NASA, non essendo riusciti ad essere i primi, per lungo tempo contestarono il volo orbitale di Jurij Gagarin. I loro argomenti si basavano su un paio di posizioni, la prima è che ci fu un altro cosmonauta sovietico sconosciuto a volare nello spazio, il cui destino fu ignoto. “Ci fu infatti un predecessore di Gagarin che andò nello spazio per due volte“, rivela la storica della Casa Aeronautica e Cosmonautica Antonina Evgenevna Dementeva. Chiamato “Ivan”, o “Ivan Ivanovich”; era un manichino vestito con una tuta spaziale e dotato di sensori e altri dispositivi, che compì un paio di orbite intorno alla Terra e fornì molte informazioni sugli effetti dell’assenza di peso sugli esseri umani e altri effetti sul corpo durante lancio e volo. Nel secondo lancio di “Ivan”, il 15 marzo 1961, fu dotato di trasmettitore radio con messaggi registrati. Per disorientare gli statunitensi, che cercarono di seguire ogni dettaglio dei voli di prova sovietici, trasmetteva sulla Terra dati non cifrati ma ricette di cucina. Gli statunitensi si arrabattarono per capirne il significato, infine conclusero che il cosmonauta sovietico era impazzito sproloquiando su come cucinare lo shchi (zuppa di cavolo) o il kharcho (zuppa piccante georgiana di carne e verdure), così come cantare canzoni corali!
Furono i cani di fama mondiale Belka e Strelka che precedettero Gagarin nello spazio. Rientrarono al sicuro dopo un volo di tre giorni in orbita. Un’altra mitica cagnolina che orbitò fu la meticcia Lajka, che purtroppo morì durante la missione di prova. Una marca di sigarette fu denominata da Lajka, che durò meno della cagnetta. Il memoriale di Lajka si trova vicino alla stazione della metropolitana Dinamo di Mosca sull’isolato dell’Istituto di Medicina Aerospaziale del Ministero della Difesa della Federazione Russa. Durante le missioni di prova 20 cagnette morirono, Dezik, Tsigan, Lisa… furono scelte per i voli a lungo solo cagnette di sesso femminile perché non dovevano alzare la zampa posteriore per urinare. Il sacrificio dei cani cosmonauti permise il successivo volo di Jurij Gagarin, contribuendo a garantire la sicurezza delle persone.
7(61)Il Consiglio di Stato che scelse il primo cosmonauta in gran parte si aspettava un esito fatale. La navicella spaziale su cui Jurij Gagarin avrebbe dovuto orbitare fu progettata per le testate nucleari, come negli Stati Uniti. Gagarin fu scelto tra una ventina di altre persone. Il Costruttore Generale Sergej Koroljov selezionò i candidati di persona. Altezza, peso e salute erano le caratteristiche più importanti. Sei persone superarono la selezione, tra cui Jurij Gagarin e il suo sostituto, German Titov. Si pensa che al Segretario Generale Krusciov piacesse il gioviale ed amichevole Jurij e che ciò siglasse la scelta finale. Si pensava che il nome non russo di Titov, German, gli impedì di essere il primo. Ma oggettivamente parlando, Titov fu preparato in modo più approfondito, non solo come sostituto, ma per i successivi voli più complessi e più lunghi. Tuttavia, German Stepanovich ovviamente fu deluso dal fatto che non dovesse essere lui il primo a compire il volo spaziale con equipaggio. Un fatto ben noto è che Jurij Gagarin volò nello spazio come Tenente, ma rientrò con un grado più importante, saltando il grado di capitano. Il Ministro della Difesa, il Maresciallo Rodjon Malinovskij, gli diede il grado di maggiore solo due ore più tardi, dopo esser atterrato vicino l’insediamento di Smelovka, nella regione di Saratov. Quando Gagarin fu trasportato in elicottero nella città di Kujbyshev (Samara) il 12 aprile, riferì del completamento della missione presso la residenza privata del Presidente del Consiglio di Stato del Comitato regionale del PCUS Konstantin Rudnev, indossando… un abbigliamento sportivo. Solo il giorno dopo fu visto in uniforme con gradi più grandi sulle spalline. I lavoratori di Commissarij gli portarono scarpe e una confezione di calzette. Tra l’altro, Gagarin era a piedi nudi quando fu a bordo della navicella spaziale per la prima volta. Nove mesi prima del lancio, Sergej Koroljov portò i sei candidati presso lo stabilimento dell’Ufficio Progettazione 1 nella città chiusa di Kaliningrad (Koroljov) nei pressi di Mosca, e gli permise di dare uno sguardo alla cabina. Gagarin chiese di essere il primo, e prima di sedersi nel posto del pilota, si tolse le scarpe. Koroljov ricordò che: “era come entrare in casa“.
Il volo del primo veicolo spaziale Vostok-1 fu condotto in modo completamente automatico. Nessuno poteva garantire che in assenza di gravità il cosmonauta potesse lavorare normalmente. Prima del volo, Jurij Gagarin ebbe un codice speciale per l’attivazione del controllo manuale del veicolo spaziale, in caso di emergenza. In realtà fu solo un trucco psicologico essendo possibile controllare il veicolo spaziale solo dalla Terra. C’era un rischio riguardo lo stato mentale del cosmonauta: poteva svenire o atterrare nel territorio di un altro Stato. In tal caso, la capsula di recupero era minata e la sua distruzione telecomandata. Nel caso in cui il contatto con il veicolo veniva interrotto, la distruzione era programmata automaticamente entro 62 ore dall’entrata nell’atmosfera. Gagarin aveva una pistola, non per suicidarsi, ma per difendersi da animali selvatici se fosse atterrato in un luogo desolato. In seguito, tutti i cosmonauti ebbero armi di difesa personale. Aleksej Leonov e Pavel Beljaev dovettero usarle quando atterrarono nella taiga a nord degli Urali sparando a degli orsi.
alldayru51bu5 C’erano tre messaggi preparati per la TASS prima del lancio della navicella spaziale con equipaggio, per coprire differenti contingenze: la busta contenente il primo messaggio in caso di emergenza a bordo o atterraggio del veicolo fuori dell’URSS; la seconda nel caso di completo successo; e il terzo nel caso di atterraggio forzato su territorio estero. La terza nel caso di una catastrofe. Quando Gagarin raggiunse l’orbita e i primi dati su quota, inclinazione e periodo orbitale furono ricevuti, il Cremlino diede il seguente comando alla TASS: “aprire la seconda busta“. C’era anche una quarta busta a bordo della capsula di recupero. Conteneva il codice segreto per passare al controllo manuale della capsula, ma Gagarin ne fu informato prima del lancio. Jurij Gagarin doveva atterrare non con la capsula di recupero (l’originale è conservata nel museo della Casa Aerospaziale e Cosmonautica) ma paracadutarsi catapultato dalla quota di 6-7 chilometri. L’atterraggio nella capsula era inizialmente prevista, ma Koroljov dubitava che un uomo potesse sopravvivere all’impatto. Allo stesso tempo, secondo le norme accettate dallo speciale accordo internazionale, per richiedere la registrazione della quota, i piloti dovevano rimanere nei loro aeromobili. La decisione fu presa negli ultimi minuti, e Gagarin fu preparato a rimanere nella capsula fino a toccare il suolo. “Ci fu un’altra emergenza, tra le altre undici che verificatesi nel volo“, rivela Antonina Dementeva. “Quando il veicolo spaziale iniziò il rientro, l’atmosfera non disintegrò il cilindro della sezione dei sistemi di bordo dalla capsula di recupero, e le cartucce non scollegarono i fili tra i due blocchi. Ci fu enorme rigonfiamento e oscillazione del veicolo, quindi la velocità aumentò. Solo dieci minuti dopo, i fili intrecciati bruciarono ma l’oscillazione non si fermò. Poi il Centro Controllo della Missione diede il comando per catapultare Gagarin dalla capsula, salvandogli la vita. Ci furono testimoni che assistettero all’atterraggio della capsula. Testimoniarono che rimbalzò in aria tre o quattro volte prima di colpire la terra. Se ci fosse stato un uomo a bordo, non avrebbe praticamente avuto alcuna possibilità di sopravvivere“. A causa di ciò, gli statunitensi tentarono di contestare l’esplorazione spaziale del pilota sovietico. In seguito, tuttavia, riconobbero la superiorità dell’URSS nel volo orbitale con equipaggio.
La popolarità di Jurij Gagarin nel mondo è ben nota, fu accolto come un Dio ovunque andasse. La Regina d’Inghilterra, Elisabetta II, abbandonò il protocollo in presenza del cosmonauta sovietico ed usò il cucchiaio a tavola come Gagarin, non essendo sicuro delle giuste posate da utilizzare. Un giorno, quando la popolare attrice Gina Lollobrigida baciò Jurij Gagarin al festival del cinema di Mosca, notando le sopracciglia alzate della moglie per la sorpresa, sorrise e la rassicurò: “Non era lei, Valjusha, ma tu a vagare con me nel Circolo Polare Artico. Vi apparterrò fino alla morte…” Questa frase dice tutto di Jurij Gagarin, che nonostante la fama rimase una persona semplice e genuina. Questo è il modo in cui l’abbiamo ricordato. “Molte persone eccezionali all’origine del nostro programma spaziale sono morte, ma la loro memoria e il ricordo esaltante che travolse tutti i sovietici, il 12 aprile 1961, rimangono“, dice Georgij Grechko, cosmonauta per due volte insignito della medaglia di Eroe dell’Unione Sovietica. Il ricordo dell’impresa di Jurij Gagarin è vivo, perché il primo volo spaziale con equipaggio fu una vera grande impresa, come anche è vivo il ricordo del sorriso meraviglioso di Gagarin e del suo leggendario “Andiamo!yuri_gagarin_by_zuzahin-d5qob1y

belka_and_strelka_by_foxunk-d30shv8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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