Perché la Seconda Guerra Mondiale finì col fungo atomico

Dr. Jacques R. Pauwels, Global Research 6 agosto 2010

Lunedì 6 agosto 1945, alle 8:15, la bomba nucleare “Little Boy” fu sganciata su Hiroshima da un bombardiere B-29 statunitense, l’Enola Gay, che uccise direttamente circa 80000 persone. Entro la fine dell’anno, ferite e radiazioni portarono il totale delle vittime a 90000-140000”. [1]

Il 9 agosto 1945, Nagasaki fu l’obiettivo del secondo attacco atomico al mondo alle 11:02, quando il nord della città fu distrutto e circa 40000 persone furono uccise dalla bomba soprannominata “Fat Man”. Il bilancio delle vittime del bombardamento atomico ammontò a 73884, oltre a 74909 feriti, e altre diverse centinaia di migliaia di malati e morenti a causa del fallout e di malattie causate dalle radiazioni”. [2]Nel teatro europeo, la Seconda guerra mondiale terminò all’inizio del maggio 1945 con la capitolazione della Germania nazista. I “Tre Grandi” vincitori, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica, ora affrontavano il complesso problema della riorganizzazione postbellica dell’Europa. Gli Stati Uniti erano entrati in guerra piuttosto tardi, nel dicembre del 1941, e avevano iniziato a dare un contributo militare davvero significativo alla vittoria degli alleati sulla Germania con lo sbarco in Normandia nel giugno 1944, meno di un anno prima della fine delle ostilità. Quando la guerra contro la Germania finì, tuttavia, Washington si sedette con fermezza e sicurezza al tavolo dei vincitori, decisa a raggiungere quelli che potrebbero essere chiamati i suoi “obiettivi di guerra”. Come il Paese che aveva dato il maggior contributo e sofferto di gran lunga le peggiori perdite nel conflitto contro il comune nemico nazista, l’Unione Sovietica voleva importanti riparazione dalla Germania e la sicurezza da una possibile aggressione futura insediando in Germania, Polonia e altri Paesi dell’Europa orientale governi che non fossero ostili ai sovietici, come era avvenuto prima della guerra. Mosca si aspettava anche un risarcimento per le perdite territoriali subite dall’Unione Sovietica al tempo della Rivoluzione e della Guerra Civile e, infine, si aspettava che, con la terribile prova della guerra alle spalle, potesse riprendere la costruzione della società socialista. I capi statunitensi e inglesi conoscevano questi obiettivi sovietici e ne avevano esplicitamente o implicitamente riconosciuto la legittimità, per esempio alle conferenze dei Tre Grandi di Teheran e Jalta. Ciò non significò che Washington e Londra fossero entusiaste del fatto che l’Unione Sovietica raccogliesse i frutti dei suoi sforzi bellici; e indubbiamente in ciò si celò il possibile conflitto col principale obiettivo di Washington, cioè creare la “porta aperta” ad esportazioni ed investimenti statunitensi nell’Europa occidentale, nella Germania sconfitta, e anche nell’Europa centrale e orientale liberata dall’Unione Sovietica. In ogni caso, i capi politici e industriali statunitensi, incluso Harry Truman che successe a Franklin D. Roosevelt, nella primavera del 1945, avevano poca comprensione, e ancor meno simpatia, anche per le più elementari aspettative dei sovietici. Questi capi aborrivano il pensiero che l’Unione Sovietica ricevesse considerevoli riparazioni dalla Germania, perché un tale salasso avrebbe eliminato la Germania come mercato potenzialmente redditizio per le esportazioni e gli investimenti statunitensi. Invece, le riparazioni avrebbero permesso ai sovietici di riprendere, possibilmente con successo, il progetto di una società comunista, un “sistema in contrasto” al sistema capitalistico internazionale di cui gli USA erano diventati il grande campione. L’élite politica ed economica statunitense era indubbiamente profondamente consapevole che le riparazioni tedesche ai sovietici implicassero che le fabbriche tedesche delle filiali di società statunitensi come Ford e GM, che avevano prodotto armi per i nazisti durante la guerra (facendo molti soldi [3]) avrebbero prodotto per i sovietici invece di continuare ad arricchire proprietari ed azionisti degli Stati Uniti.
I negoziati tra i Tre Grandi ovviamente non avrebbero comportato il ritiro dell’Armata Rossa dalla Germania e dall’Europa dell’Est prima che gli obiettivi sovietici su riparazione e sicurezza fossero stati almeno in parte raggiunti. Tuttavia, il 25 aprile 1945, Truman apprese che gli Stati Uniti avrebbero presto disposto di una nuova potente arma, la bomba atomica. Il possesso di quest’arma aprì ogni sorta di prospettive inimmaginabili ma estremamente favorevoli, e non sorprende che il nuovo presidente e i suoi consiglieri fossero incantati da ciò che il famoso storica William Appleman Williams definì “visione da onnipotenza”. [4] Certamente non sembrò più necessario impegnarsi in difficili negoziati coi sovietici: grazie alla bomba atomica, sarebbe stato possibile costringere Stalin, nonostante gli accordi precedenti, a ritirare l’Armata Rossa dalla Germania e a negargli gli accordi del dopoguerra sul Paese, piazzare regimi “filo-occidentali” persino antisovietici in Polonia e nell’Europa orientale, e forse persino aprire la stessa Unione Sovietica agli investimenti statunitensi ed anche all’influenza economica e politica statunitense, riportando così l’eresia comunista in seno alla chiesa capitalista universale. Al momento della resa tedesca nel maggio 1945, la bomba era quasi, ma non del tutto, pronta. Truman quindi trattò il più a lungo possibile prima di accettare finalmente di partecipare alla conferenza dei Tre Grandi di Potsdam nell’estate del 1945, dove si decise il destino dell’Europa nel dopoguerra. Il presidente fu informato che la bomba sarebbe probabilmente stata pronta per allora, cioè pronta da usare come “martello”, come lui stesso affermò in un’occasione, che avrebbe agitato “sulle teste di quei tizi” [5] alla Conferenza di Potsdam, che durò dal 17 luglio al 2 agosto 1945. Truman ricevette infatti il messaggio tanto atteso che la bomba atomica era stata testata con successo il 16 luglio, nel Nuovo Messico. Da allora non si preoccupò più di presentare proposte a Stalin, ma fece invece ogni sorta di richieste; allo stesso tempo respinse inavvertitamente tutte le proposte avanzate dai sovietici, ad esempio sulle riparazioni tedesche, comprese proposte ragionevoli basate sui precedenti accordi interalleati. Stalin non mostrò l’auspicata volontà di capitolare, comunque, nemmeno quando Truman tentò di intimidirlo sussurrandogli minacciosamente che gli USA aveva acquisito un’incredibile nuova arma. La sfinge sovietica, che certamente era già stata informata della bomba atomica statunitense ascoltò con silenzio di pietra. Un po’ perplesso, Truman concluse che solo una dimostrazione effettiva della bomba atomica avrebbe persuaso i sovietici a cedere. Di conseguenza, a Potsdam non fu possibile raggiungere un accordo generale. In effetti, poco o nulla di sostanza fu deciso. “Il principale risultato della conferenza“, scrive lo storico Gar Alperovitz, “fu una serie di decisioni da non accettare al prossimo incontro“. [6]
Nel frattempo i giapponesi combattevano in Estremo Oriente, anche se la loro situazione era senza speranza. Erano infatti disposti ad arrendersi, ma insistettero su una condizione, cioè, che l’imperatore Hirohito avesse garantita l’immunità. Ciò contravveniva alla domanda statunitense della capitolazione incondizionata. Nonostante ciò, sarebbe stato possibile porre fine alla guerra secondo la proposta giapponese. In realtà, la resa tedesca a Reims tre mesi prima non fu del tutto incondizionata. (Gli statunitensi avevano accettato una condizione tedesca, cioè che l’armistizio entrasse in vigore solo dopo 45 ore, permettendo a quante più unità dell’esercito tedesco di sfuggire dal fronte orientale per arrendersi agli anglo-statunitensi, molte di queste unità sarebbero state tenute pronte, in uniforme, armate e sotto il comando dei loro ufficiali, per un possibile uso contro l’Armata Rossa, come ammise Churchill dopo la guerra). [7] In ogni caso, l’unica condizione di Tokyo era tutt’altro che essenziale. In effetti, più tardi, dopo che la resa incondizionata fu strappata ai giapponesi, gli statunitensi non infastidirono mai Hirohito, e fu grazie a Washington che poté rimanere imperatore peri altri decenni [8]. I giapponesi credevano di poter ancora permettersi il lusso di attribuire una condizione alla loro offerta di arrendersi perché la forza principale del loro esercito rimase intatta, in Cina, dove aveva trascorso gran parte della guerra. Tokyo pensava che avrebbe potuto usarlo per difendere il Giappone e quindi fare pagare agli statunitensi un prezzo alto per l’inevitabile vittoria finale, ma questo piano avrebbe funzionato solo se l’Unione Sovietica rimaneva fuori dalla guerra in Estremo Oriente; l’ingresso sovietico nella guerra, d’altra parte, avrebbe inevitabilmente inchiodato le forze giapponesi sul continente cinese. La neutralità sovietica, in altre parole, permise a Tokyo una piccola speranza; non in una vittoria, certo, ma nell’accettazione dagli statunitensi della loro condizione sull’imperatore. In una certa misura, la guerra col Giappone si trascinò, perché l’Unione Sovietica non vi era ancora coinvolta. Già alla Conferenza dei Tre Grandi a Teheran nel 1943, Stalin promise di dichiarare guerra al Giappone entro tre mesi dalla capitolazione della Germania, e ribadì l’impegno il 17 luglio 1945, a Potsdam. Di conseguenza, Washington contava sull’attacco sovietico al Giappone entro metà di agosto e quindi sapeva fin troppo bene che la situazione dei giapponesi era senza speranza. (“La fine dei giappi quando accadrà“, Truman confidò sul suo diario, riferendosi al previsto ingresso dei sovietici nella guerra in Estremo Oriente). [9] Inoltre, la Marina statunitense assicurò Washington di poter impedire ai giapponesi di trasferire il loro esercito dalla Cina per difendere la Patria dall’invasione statunitense. Dato che la Marina statunitense era indubbiamente in grado di piegare il Giappone con un blocco, l’invasione non era nemmeno necessaria. Privo di beni importati come cibo e carburante, il Giappone sarebbe capitolato incondizionatamente prima o poi.
Per far finire la guerra contro il Giappone, Truman aveva quindi varie opzioni molto interessanti. Poteva accettare la banale condizione giapponese sull’immunità per il loro imperatore; poteva anche aspettare che l’Armata Rossa attaccasse i giapponesi in Cina, costringendo così Tokyo ad accettare una resa incondizionata; o poteva farlo morire di fame col blocco navale che avrebbe costretto Tokyo a decidere per la pace prima o poi. Truman e i suoi consiglieri, tuttavia, non scelsero alcuna di queste opzioni; invece, decisero di mettere fuori combattimento il Giappone con la bomba atomica. Questa decisione fatale, che sarebbe costata la vita a centinaia di migliaia di persone, in maggioranza donne e bambini, offrì agli statunitensi notevoli vantaggi. In primo luogo, la bomba poteva costringere Tokyo ad arrendersi prima che i sovietici entrassero in guerra in Asia, rendendo così inutile consentire a Mosca di decidere sul Giappone del dopoguerra, sui territori occupati dal Giappone (come Corea e Manciuria), e in generale in Estremo Oriente e Pacifico. Gli Stati Uniti avrebbero goduto allora di un’egemonia totale su quella parte del mondo, forse il vero scopo della guerra (anche se non dichiarata) di Washington al Giappone. Fu alla luce di questa considerazione che la strategia del semplice blocco del Giappone fu respinta, dato che la resa poteva non avvenire se non dopo, forse molto dopo, l’entrata in guerra dell’Unione Sovietica. (Dopo la guerra, l’US Strategic Bombing Survey affermò che “sicuramente prima del 31 dicembre 1945 il Giappone si sarebbe arreso, anche se le bombe atomiche non fossero state sganciate“). [10] Per i capi statunitensi, l’intervento sovietico nella guerra in Estremo Oriente minacciava di dare ai sovietici lo stesso vantaggio che l’intervento relativamente tardivo degli yankees nella guerra in Europa aveva dato agli Stati Uniti, vale a dire un posto alla tavola dei vincitori che impongono la propria volontà sul nemico sconfitto, creando zone di occupazione fuori dal suo territorio, cambiandone i confini, decidendone le strutture politico-economiche del dopoguerra, e quindi traendo enormi benefici e prestigio. Washington non voleva assolutamente che l’Unione Sovietica godesse di questi vantaggi. Gli statunitensi stavano per vincere sul Giappone, il loro grande rivale in quella parte del mondo. Non apprezzavano l’idea di accordarsi con un nuovo potenziale rivale, la cui detestata ideologia comunista poteva diventare pericolosamente influente in molti Paesi asiatici. Sganciando la bomba atomica, gli statunitensi speravano di finire immediatamente il Giappone ed operare in Estremo Oriente da cavaliere solitario, cioè senza che la loro vittoria venisse rovinata da indesiderati ultimi arrivati sovietici. L’uso della bomba atomica offrì a Washington un secondo importante vantaggio. L’esperienza di Truman a Potsdam lo persuase che solo una dimostrazione effettiva di questa nuova arma avrebbe reso Stalin sufficientemente flessibile. Nuclearizzare una città “giappa”, preferibilmente una città “vergine”, dove i danni sarebbe stati particolarmente impressionanti, incombeva come utile mezzo per intimidire i sovietici e indurli a fare concessioni su Germania, Polonia ed ‘Europa centrale ed orientale.
La bomba atomica fu pronta poco prima che i sovietici entrassero in Estremo Oriente. Anche così, la polverizzazione nucleare di Hiroshima il 6 agosto 1945 arrivò troppo tardi per impedirgli sovietici di entrare in guerra contro il Giappone. Tokyo non gettò immediatamente la spugna, come gli statunitensi avevano sperato, e l’8 agosto 1945, esattamente tre mesi dopo la capitolazione tedesca a Berlino, i sovietici dichiararono guerra al Giappone. Il giorno seguente, il 9 agosto, l’Armata Rossa attaccò le truppe giapponesi di stanza nel nord della Cina. Washington stessa da tempo chiese l’intervento sovietico, ma quando finalmente avvenne, Truman e i suoi consiglieri erano tutt’altro che estasiati dal fatto che Stalin avesse mantenuto la parola data. Se i governanti del Giappone non risposero immediatamente al bombardamento di Hiroshima con la capitolazione incondizionata, ciò fu dovuto al fatto che non poterono accertare immediatamente che solo un aereo e una bomba avevano causato così tanti danni. (Molti bombardamenti convenzionali avevano prodotto risultati altrettanto catastrofici: l’attacco di migliaia di bombardieri sulla capitale giapponese il 9-10 marzo 1945, ad esempio, aveva effettivamente causato più vittime del bombardamento di Hiroshima). In ogni caso, ci volle del tempo prima che la capitolazione incondizionata fosse imminente e, a causa di questo ritardo, l’URSS entrò in guerra col Giappone, dopotutto. Ciò rese Washington estremamente impaziente: all’indomani della dichiarazione di guerra sovietica, il 9 agosto 1945, una seconda bomba venne sganciata, questa volta sulla città di Nagasaki. Un ex-cappellano dell’esercito statunitense dichiarò in seguito: “Sono dell’opinione che questa sia stata una delle ragioni per cui la seconda bomba fu sganciata: perché c’era fretta. Volevano che i giapponesi capitolassero prima che arrivassero i sovietici“. [11] (Il cappellano poteva o no essere consapevole che tra i 75000 esseri umani “inceneriti, carbonizzati ed evaporati istantaneamente” a Nagasaki c’erano molti cattolici giapponesi anche un numero imprecisato di detenuti di un campo per prigionieri di guerra alleati, la cui presenza fu segnalata al comando aereo, senza risultati). [12] Ci vollero altri cinque giorni, cioè il 14 agosto, prima che i giapponesi capitolassero. Nel frattempo l’Armata Rossa compì notevoli progressi, con grande dispiacere di Truman e dei suoi consiglieri. E così gli statunitensi rimasero bloccati col socio sovietico in Estremo Oriente, dopotutto. O lo erano loro? Truman si assicurò che non lo fossero, ignorando i precedenti sulla cooperazione tra i Tre Grandi in Europa. Già il 15 agosto 1945, Washington respinse la richiesta di Stalin di una zona di occupazione sovietica nella terra dello sconfitto Sol Levante. E quando il 2 settembre 1945, il generale MacArthur accettò ufficialmente la resa giapponese sulla nave da battaglia Missouri nella Baia di Tokyo, i rappresentanti dell’Unione Sovietica, e degli altri alleati in Estremo Oriente come Gran Bretagna, Francia, Australia e Paesi Bassi, furono presenti solo come comprimari e spettatori. A differenza della Germania, il Giappone non fu diviso in zone d’occupazione. Il rivale sconfitto degli USA doveva essere occupato solo dagli statunitensi, con un loro “viceré” a Tokyo, il generale MacArthur, che avrebbe assicurato che, indipendentemente dai contributi apportati alla vittoria comune, alcun altra potenza avesse voce in capitolo negli affari del Giappone del dopoguerra.
Settantacinque anni fa, Truman non usò la bomba atomica per costringere il Giappone a cedere, ma aveva altre ragioni per usarla. La bomba atomica permise agli statunitensi di costringere Tokyo ad arrendersi incondizionatamente, a tenere i sovietici fuori dall’Estremo Oriente e, ultimo ma non meno importante, imporre la volontà di Washington sul Cremlino in Europa. Hiroshima e Nagasaki furono annientate per queste ragioni, e molti storici statunitensi lo sanno fin troppo bene; Sean Dennis Cashman, ad esempio, scrive: “Col passare del tempo, molti storici hanno concluso che la bomba fu usata per ragioni politiche… Vannevar Bush (il capo del centro per la ricerca scientifica statunitense) dichiarò che la bomba “fu consegnata in tempo, in modo che non ci fosse necessità di eventuali concessioni alla Russia alla fine della guerra“. Il segretario di Stato James F. Byrnes (il segretario di Stato di Truman) non negò mai la dichiarazione attribuitagli secondo cui la bomba fu usata per mostrare la potenza statunitense all’Unione Sovietica, per renderla più cedevole in Europa. [13] Lo stesso Truman, tuttavia, dichiarò ipocritamente all’epoca che lo scopo dei due bombardamenti nucleari era “riportare i ragazzi a casa”, cioè finire rapidamente la guerra senza ulteriori gravi perdite in vite umane statunitensi. Tale spiegazione fu ripresa acriticamente dai media statunitensi sviluppando un mito propagandato con entusiasmo dalla maggior parte degli storici e dei media di Stati Uniti e mondo “occidentale”. Quel mito che, per inciso, serve anche a giustificare potenziali futuri attacchi nucleari su obiettivi come Iran e Corea democratica, è ancora molto vivo, basta controllare i giornali di regime il 6 e 9 agosto!Jacques R. Pauwels, autore de Il mito della buona guerra: gli USA nella seconda guerra mondiale.

Note:
[1] Hiroshima.
[2] Nagasaki.
[3] Jacques R. Pauwels, Il mito della buona guerra: gli USA nella Seconda guerra mondiale, Toronto, 2002, pp. 201-05.
[4] William Appleman Williams, The Tragedy of American Diplomacy, New York, 1962, p. 250.
[5] Citato in Michael Parenti, The Anti-Communist Impulse, New York, 1969, p. 126.
[6] Diplomazia atomica di Gar Alperovitz: Hiroshima e Potsdam. L’uso della bomba atomica e il confronto statunitense col potere sovietico, Harmondsworth, Middlesex, 1985 (edizione originale 1965), p. 223.
[7] Pauwels, op. cit., p. 143.
[8] Alperovitz, op. cit., pp. 28, 156.
[9] Citato in Alperovitz, op. cit., p. 24.
[10] Citato in David Horowitz, Da Jalta al Vietnam: la politica estera statunitense nella guerra fredda, Harmondsworth, Middlesex, Inghilterra, 1967, p. 53.
[11] Studs Terkel, “The Good War”: An Oral History of World War Two, New York, 1984, p. 535.
[12] Gary G. Kohls, “Whitewashing Hiroshima: The Uncritical Glorification of American Militarism“.
[13] Sean Dennis Cashman, Roosevelt e la Seconda Guerra Mondiale, New York e Londra, 1989, p. 369.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le 7 volte in cui gli Stati Uniti si persero armi nucleari

Rachel Blevins, Activist Post 28 gennaio 2018Anche se può sembrare assurdo pensare a un governo che perde armi nucleari nel mondo, la verità è che il governo degli Stati Uniti ha una lunga storia del genere, ed alcune sono scomparse da 70 anni. Qui le sette volte che il governo degli Stati Uniti ha perso armi nucleari mai ritrovate:

1. Febbraio 1950. La prima perdita nota di arma nucleare si ebbe quando un bombardiere B-36 volando dall’Alaska al Texas perse potenza in tre motori. I rapporti affermarono che quando l’aereo iniziò a perdere quota, l’equipaggio cercò di alleggerire il carico sganciando una bomba nucleare da 30 kiloton Mark 4 (Fat Man), nell’Oceano Pacifico. Mentre i componenti d’uranio della bomba andarono persi e vanno ancora recuperati, un subacqueo affermò di aver trovato i resti della bomba nucleare al largo delle coste della British Columbia, nel novembre 2016.

2. Marzo 1956. Un B-47 Stratojet dell’US Air Force volando dalla Base Aerea MacDill, in Florida, verso una base oltreoceano, trasportava due nuclei per armi nucleari. Sebbene l’aereo completasse il primo aerorifornimento in volo, non raggiunse mai la seconda aerocisterna e si presume si sia schiantato. Secondo AerospaceWeb, gli esperti ritengono che l’aereo e il suo carico siano dispersi nel Mar Mediterraneo, ma “alcuna traccia dell’aereo, del suo equipaggio o del suo carico nucleare fu mai trovata nonostante ampie ricerche“.

3. Luglio 1957. Il successivo incidente avvenne quando un aereo C-124 dell’US Air Force lasciò la base aerea di Dover nel Delaware, trasportando tre bombe nucleari sull’Oceano Atlantico. Quando l’aereo perse potenza, l’equipaggio sganciò due bombe nucleari, che non furono mai ritrovate e si presume siano ancora localizzate nell’Oceano Atlantico, a 100 miglia da Atlantic City. L’Asbury Park Press riportò che quando la prima bomba fu gettata fuori bordo a una quota di 800 metri, “non ci fu alcuna esplosione visibile quando colpì l’acqua svanendo rapidamente dalla vista. La seconda bomba fu gettata nello stesso modo. Di nuovo, non ci fu alcuna detonazione osservabile degli elementi ad alto esplosivo“.

4. Febbraio 1958. Quando un bombardiere B-47 dell’USAF si scontrò con un F-86 Sabre durante una missione di addestramento presso la base aerea Homestead in Florida, il pilota dell’F-86 si eiettò, e il pilota del B-47 tentò di atterrare sulla base aerea Hunter in Georgia. Dopo vari tentativi di atterraggio falliti, il B-47 sganciò la bomba nucleare Mark 15 Mod 0 che trasportava sull’Oceano Atlantico, vicino Tybee Island, in Georgia. Secondo Aerospace Web, la ricerca delle armi durò nove settimane, e poi “un’altra ricerca fallita fu avviata nel 2001, e le segnalazioni di radiazioni rilevate a meno di un miglio dalle coste portarono a speculazioni sulla scoperta della bomba nel 2004“, ma la bomba non fu mai trovata.

5. Gennaio 1961. Il successivo incidente “Broken Arrow” si verificò quando un B-52 che trasportava due bombe nucleari da 24 megatoni si schiantò dopo essere decollato dalla base aerea di Goldsboro, nel North Carolina. L’incendio alla struttura causò l’incidente, uccidendo tre dei suoi otto membri dell’equipaggio e sganciando le due armi. Una cadde a terra affondando in terreni paludosi, e se l’Air Force ne recuperò il plutonio, la maggior parte dello stadio termonucleare, compreso l’uranio altamente arricchito che costituiva il nucleo della bomba, non fu mai trovata. I rapporti sostengono che l’USAF abbia risposto acquistando la servitù permanente concedendo al governo il permesso di scavare nel terreno.

6. Dicembre 1965. Un aereo d’attacco A-4E Skyhawk che trasportava una bomba termonucleare B-43 affondò nell’Oceano Pacifico dopo essere caduto dall’USS Ticonderoga mentre ritornava nella base navale di Yokosuka, Giappone, dopo il dispiegamento in Vietnam. L’aereo, il pilota e l’arma andarono persi in oltre 5000 metri di profondità e non furono mai recuperati. Non fu che nel 1989 che i funzionari statunitensi ammisero che l’incidente avvenne a 70 miglia da Okinawa. Il Los Angeles Times osservò che l’incidente “provò che gli aerei da guerra statunitensi che operavano in Vietnam trasportavano bombe nucleari e che le navi da guerra statunitensi portavano armi atomiche nei porti giapponesi violando la politica del Giappone“.

7. Maggio 1968. Il sottomarino d’attacco USS Scorpion stava rientrando nella base di Norfolk, in Virginia, dopo una missione di tre mesi, quando affondò misteriosamente nell’Oceano Atlantico, a circa 500 miglia a sud-ovest delle Isole Azzorre. Il sottomarino, con 99 membri dell’equipaggio, il reattore nucleare e due siluri a testata nucleare a bordo, andarono persi e devono ancora essere recuperati. Mentre domande rimangono su ciò che portò alla tragica perdita, Aerospace Web riferiva che una delle teorie più importanti è che “la batteria di uno dei siluri del sottomarino si surriscaldò e si accese, provocando la detonazione della testata e aprendo il portello di carico del siluro nella parte superiore del compartimento di prua“, che portò all’inondazione che affondò lo Scorpion per oltre 3000 metri nell’oceano.

Rachel Blevins è una giornalista indipendente del Texas, che aspira a infrangere il falso paradigma sinistra/destra nei media e nella politica perseguendo la verità e contestando le narrative esistenti. L’articolo è apparso per la prima volta su The Free Thought Project.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nuovi dati suggeriscono che la Corea democratica avrebbe la bomba H

L’ottava conferenza dell’industria delle munizioni è stata chiusa il 12 dicembre
DPRK TodayI relatori della conferenza hanno parlato della devozione e degli instancabili sforzi compiuti dal rispettato leader supremo Kim Jong Un che ha guidato l’iniziativa per il completamento della forza nucleare di Stato. Hanno parlato dei successi e delle esperienze acquisite nel corso dello sviluppo e della produzione di potenti armi e bombe secondo lo stile coreano del Juche, e espresso risoluzione nel dimostrare dignità e spirito forte del Juche della Corea. Kim Jong Un ha concluso la conferenza. Ha detto che l’ottava edizione dell’Industria delle munizioni si è svolta col massimo splendore tra profonda attenzione e attesa dell’intero Partito e di tutto il popolo e le calorose congratulazioni da tutto il Paese per gli ammirevoli eroi del Juche della Corea che hanno portato a termine con successo la grande causa del completamento della forza nucleare statale. Si è congratulato caldamente con i partecipanti alla conferenza sui loro devoti sforzi per lo sviluppo dell’industria della Difesa basata sul Juche a nome del Comitato Centrale del Partito dei lavoratori della Corea e di tutto il popolo del Paese. Ha esteso il saluto di congratulazioni ai soldati della scienza della Difesa, apprezzando molto le grandi imprese in cui hanno partecipato, presso la conferenza su invito speciale del Comitato Centrale del Partito, dopo il successo del lancio di prova dell’ICBM Hwasong-15, grande vittoria appositamente registrata nella storia del Paese. Ha inoltre espresso le più sentite congratulazioni e ringraziamenti a tutti gli operatori nell’industria della Difesa, compresi tutti gli scienziati, i tecnici, i lavoratori e il personale di industrie, istituti e università, funzionari e altri lavoratori che si occupano della produzione e fornitura di munizioni che difendono in modo affidabile l’arsenale della rivoluzione del Juche con illimitata lealtà al Partito e alla rivoluzione e al più nobile patriottismo.
Ricordando caldamente la devozione di tutta la vita e gli instancabili sforzi del Presidente Kim Il Sung e del Leader Kim Jong Il che hanno creato da zero un’industria della Difesa autosufficiente, ha molto apprezzato i rivoluzionari precursori nell’industria delle munizioni immancabilmente fedeli all’ordine del Partito e ai leader nel corso della dura lotta per ottenere la grande vittoria di oggi. Ha detto che la nostra industria della Difesa dalla lunga storia e tradizioni orgogliose si è sviluppata nell’industria della Difesa moderna e autosufficiente in grado di fabbricare qualsiasi arma coi propri sforzi. Ha dichiarato solennemente che lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma strategici, tra cui bomba atomica, bomba H e ICBM Hwasong-15 con gli sforzi e la tecnologia nazionali e la realizzazione della grande causa del completamento delle forze nucleari di Stato, rappresentano una grande vittoria storica del nostro Partito e del popolo del Paese raggiunto nella lotta mortale alle sfide con un costo elevato. Notando che rafforzamento delle capacità di difesa come maggiore affare di Stato e avanzata degli sforzi principali nello sviluppo dell’industria della Difesa sono la linea strategica costantemente rispettata dal Partito, affermava che la maggiore impresa di Kim Il Sung e Kim Jong Il per il Paese e la rivoluzione era avanzare l’idea e la linea di costruzione dell’industria della Difesa orientata al Juche, costruendo una robusta industria della Difesa in grado di difendere con fermezza la sovranità del Paese, la sicurezza del popolo e le conquiste della rivoluzione contro l’aggressione degli imperialisti”, attraverso i loro devoti sforzi. Ha detto che il Partito dei Lavoratori della Corea ha stabilito la linea per avanzare contemporaneamente la costruzione economica e la costruzione della forza nucleare come richiesto dalla situazione vigente e dalla rivoluzione in via di sviluppo, ed ha correttamente guidato la lotta per far avanzare la linea.
La posizione strategica del Paese è stata lanciata su un nuovo livello elevato grazie alla potente industria della Difesa basata su Juche, osservava, notando con orgoglio che una realtà così grande dimostra chiaramente la validità della decisione e dell’opzione del Partito nell’avanzare ed attuare la linea. Dicendo che la nostra potente industria della Difesa basata su Juche è la preziosa consuista dell’indomabile spirito rivoluzionario di scienziati, tecnici, operai e funzionari nel campo dell’industria delle munizioni che hanno fedelmente sostenuto il Partito col sangue e il sudore e con spirito combattivo, attuando devotamente la politica del Partito, li elogiava come rispettabile corpo che sfidava la morte a nome del Partito, mostrando in pratica con quale atteggiamento e posizione si dovrebbero sostenere e attuare l’idea e la linea del Partito. Ancora una volta estendeva un profondo grazie agli scienziati, ai tecnici, ai lavoratori e ai funzionari dell’industria delle munizioni che hanno lottato eroicamente per attuare la linea di sviluppo simultaneo sui due fronti completando la costruzione della forza nucleare di Stato, condividendo il destino con il Partito e tutti coloro che hanno sostenuto in modo assoluto la politica del Partito di attribuire importanza all’industria della Difesa e hanno aiutato materialmente e moralmente l’industria della difesa mentre stringevano la cinghia. Indicando l’orientamento all”ulteriore glorificazione del Paese come potenza nucleare e militare più forte del mondo, definiva gli obiettivi a lungo termine, obiettivi primari, compiti strategici e compiti importanti da svolgere per sviluppare l’industria della Difesa del paese nell’ultra moderna industria della Difesa nel XXI secolo, fedele alla linea del Juche, e chiariva le vie da seguire. Ha detto che l’importante missione della nostra industria della Difesa è consolidare una difesa nazionale solida come una roccia e difendere così il Partito e la rivoluzione, il Paese e il suo popolo, garantire il successo della causa rivoluzionaria del Juche e guidare e accelerare la costruzione di una potente nazione socialista.
L’industria della Difesa nazionale basata su Juche continuerà a svilupparsi e vinceremo nella resa dei conti con gli imperialisti e gli Stati Uniti e certamente raggiungendo la causa del socialismo e la causa rivoluzionaria del Juche grazie alla bandiera della linea di sviluppo simultaneo dei due i fronti avanzati dal PLC; con gli eroici lavoratori nel campo delle munizioni e scienziati e tecnici di talento nell’industria della difesa nazionale fedeli al Partito, ha detto. Esprimeva la convinzione che gli scienziati dell’industria della Difesa nazionale e gli operai delle munizioni rafforzeranno la forza nucleare per qualità e quantità, fabbricando armi e equipaggiamenti avanzati in stile coreano e adempiendo così agli onorevoli missione e dovere nel mostrare pienamente la dignità e la forza della potenza militare socialista e affrettando la vittoria finale della rivoluzione del Juche. Grazie alla grande guida del PLC, la nostra industria della Difesa e Difesa autosufficiente saranno rapidamente rafforzate e la Corea democratica avanzerà vittoriosamente e divenendo la più forte potenza nucleare e militare del mondo, affermava, chiedendo di lavorare dinamicamente per il Partito e la rivoluzione e lo sviluppo dell’industria della Difesa basata sul Juche con unità di pensiero.
Al termine del discorso, i partecipanti hanno salutato con entusiasmo.

Nuovi dati suggeriscono che la Corea democratica avrebbe la bomba H
Sputnik 14.12.2017Un video di 30 minuti che mostra la conferenza del 12 dicembre nella capitale nordcoreana Pyongyang potrebbe svelare più del previsto l’entità della potenza militare della Corea democratica. Il video mostra, appesa sul muro delle realizzazioni nordcoreane nella produzione di armi, una foto del compianto Kim Jong-il che studia una sfera o un cilindro di grandi dimensioni. Mentre il video è troppo sfocato per stabilire se Kim Jong-il in realtà ispezionasse un’arma nucleare, ciò non impediva agli utenti dei social media dal fare speculazioni. “Questa è una bomba atomica o (cosa)?” si chiedeva un utente. Per quel che vale, l’arma nella foto somiglia alla bomba all’idrogeno con cui Kim Jong-un avrebbe posato quest’anno. Ma secondo la BBC non ci sono immagini disponibili del compianto Kim accanto a un’arma nucleare. Secondo l’agenzia di stampa centrale della Corea, la conferenza esaminava “risultati e conquiste nel lavoro per attuare la politica del partito sull’industria delle munizioni” e lo scopo di dare “piena forza all’invincibile potere della Corea socialista”. “Kim Jong-il effettuò i primi due test del regime, quindi durante il suo periodo avevano sicuramente armi atomiche e probabilmente erano di queste dimensioni“, affermava Shea Cotton del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione. “Non credo che sia stato accidentalmente diffuso per errore, ma nemmeno che sia intenzionale. Penso che in molti modi, il regime non si preoccupi se gli USA sappiano che hanno queste armi“, affermava Cotton.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Crisi nordcoreana degli Stati Uniti e responsabilità del Giappone

Prof. Wada Haruki, Global Research 3 dicembre 20171. La crisi nord-coreana degli Stati Uniti si approfondisce
Nel novembre 2017, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump visitava l’Asia orientale. In Giappone, il Paese dove si fermava per primo, giocò a golf col Primo ministro giapponese Abe Shinzo, come se lui e Abe volessero mostrare che la visita non era altro che espressione di pacifica amicizia. parlarono della questione nordcoreana per “moltissimo tempo”. Il contenuto non ne fu divulgato. Nella conferenza stampa finale del summit, dopo che il primo ministro Abe dichiarò che lui e il presidente Trump “erano pienamente d’accordo sulle misure da adottare nell’analisi della situazione della Corea democratica“, disse: “Il Giappone sostiene costantemente la posizione del presidente Trump quando afferma che tutte le opzioni sono sul tavolo. Nei colloqui ho ancora una volta ribadito con forza che Giappone e Stati Uniti sono al 100% insieme“. Qual è l’obiettivo? Abe dichiarava di aver completamente accettato di “aumentare la pressione al massimo sulla Corea democratica con tutti i possibili mezzi” per far sì che abbandoni il programma nucleare. Nella RoK, il presidente Trump ha parlato all’Assemblea nazionale del popolo coreano, senza alcuna riserva o moderazione. In riferimento alla situazione nordcoreana, ha parlato di “Stato carcerario”, “gulag”, “Paese governato da un culto”, “regime brutale”, “Stato canaglia”. Ha avuto il coraggio di dire, “L’orrore della vita in Corea del Nord è così completo che i cittadini pagano tangenti ai funzionari governativi per farsi portare all’estero come schiavi. Preferirebbero essere schiavi che vivere in Corea del Nord“. Concluse che la Corea democratica è “un inferno che nessuno merita“. Chiamò il leader nordcoreano “tiranno” e “dittatore”. Dico al presidente Trump: “Come cittadino puoi accusare e denunciare il leader, il governo o il sistema nordcoreano come vuoi. Ma da presidente degli Stati Uniti, superpotenza militare, non dovrebbe parlare in questo modo. Noi giapponesi ricordiamo quando il presidente Bush, con veemenza, denunciò il regime di Sadam Husayn in TV alla vigilia dell’inizio della sua guerra all’Iraq”. Questo indirizzo di Trump non è solo una richiesta di resa. È peggio. Il presidente dice che desidera dal profondo del cuore che uno Stato così cattivo e immorale vada distrutto e che il suo popolo liberato. Nessun compromesso, nessuna negoziato. Ha detto: “Nonostante i crimini commesso contro Dio e l’uomo, daremo un futuro migliore. Iniziate con sospendere lo sviluppo di missili balistici e la completa, verificabile e totale denuclearizzazione“. Ciò significa che il leader nordcoreano dovrebbe arrendesi e capitolare incondizionatamente al presidente degli Stati Uniti. La crisi nordcoreana degli Stati Uniti si approfondisce. Massimizzare la pressione non porterà la Corea democratica ad arrendersi. Rafforzerà solo la crisi e l’inclinerà verso la fase militare. Osservatori della Corea democratica ed esperti di questa crisi hanno iniziato a parlare delle possibilità del governo USA di adottare misure militari contro la Corea democratica. Nel settembre 2017 un istituto inglese, il Royal United Services Institute, pubblicava un rapporto del vicedirettore generale Malcolm Chalmers, “Preparing for War in Korea“. Chalmers indicava due possibili modi con cui la guerra potrebbe iniziare.
Caso Uno. “La Corea democratica potrebbe colpire per prima se crede che gli Stati Uniti preparino l’attacco a sorpresa“.
Caso Due. “Un attacco degli Stati Uniti potrebbe essere innescato dalla Corea democratica per dimostrare nuove capacità, ad esempio attraverso test di missili arrivano vicino a Guam o California, il che potrebbe scatenare la decisione ‘ora o mai’ di Trump. Gli Stati Uniti potrebbero quindi lanciare un attacco preventivo contro la Corea democratica“.
Chalmers sottolineava che “dati i rischi di un attacco limitato, è probabile che l’attacco statunitense inizi su larga scala e si sviluppi rapidamente nell’attacco completo alle infrastrutture militari della Corea democratica“. Ora non c’è dubbio che affrontiamo il pericolo di una guerra degli Stati Uniti. Come possiamo impedirla? Dobbiamo tornare alle origini della crisi.

2. Le origini della crisi: il sistema di San Francisco
La crisi nord-coreana degli Stati Uniti è il risultato del conflitto Corea democratica-Stati Uniti. Le origini del conflitto si trovano nella guerra di Corea. (1) Nessuno dubita che le forze della Corea democratica abbiano superato il 38° il mattino del 25 giugno 1950. Questa guerra fu il tentativo di Kim Il Sung di unificare il Paese con le armi. La sua operazione fu approvata da Stalin e Mao Zedong, che fornirono armi e materiali militari. Ma il tentativo di Kim fu infine bloccato dalle forze armate statunitensi, chiamate forze delle Nazioni Unite. Successivamente, un altro tentativo di unificazione del Paese fu tentato da Syngman Ri con le forze delle Nazioni Unite. Ma il tentativo di Ri fu bloccato dalle forze comuniste cinesi. Poi la guerra civile coreana tra due stati coreani si trasformò in guerra sino-statunitense in Corea. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra per assistere la Corea del Sud, il Giappone era occupato da quattro divisioni dell’esercito statunitense sotto il comando del comandante supremo delle forze alleate (SCAP) Douglas McArthur. L’intero Giappone divenne automaticamente una base per le operazioni militari statunitensi in Corea. Durante la guerra, centinaia di bombardieri statunitensi B-29 da Yokota (vicino Tokyo) e Kadena (Okinawa) volarono incessantemente per bombardare eserciti, città, dighe e altre strutture della Corea democratica. Le Ferrovie, la Guardia Costiera e la Croce Rossa del Giappone collaborarono alla guerra degli Stati Uniti. I marinai giapponesi guidarono la 1a Divisione dei Marines nello sbarco ad Inchon, e dragamine della guardia costiera giapponese spianarono la strada alle forze statunitensi per lo sbarco a Wonsan. Il governo giapponese non decise di fornire questo sostegno in conformità a una propria politica. Piuttosto, era obbligato ad obbedire agli ordini dello SCAP incondizionatamente come Paese sconfitto e occupato. Il Giappone fornì basi militari vitali per le forze statunitensi nella guerra in Corea. Nella primavera 1951 fu chiaro che la guerra coreana sarebbe finita in parità. Il 10 luglio 1951 fu aperta a Kaesong la Conferenza dell’Armistizio. I negoziati furono difficili. La guerra continuò, mentre i negoziati per l’armistizio si aprirono. Due mesi dopo, una conferenza di pace col Giappone iniziò il 4 settembre 1951 a San Francisco. Quarantanove nazioni (incluso il Giappone) firmarono il Trattato di pace col Giappone l’8 settembre. Due ore dopo Yoshida e Dulles firmarono il Patto di sicurezza Stati Uniti-Giappone. Qui si formò un nuovo sistema nell’Asia orientale degli Stati Uniti. Possiamo chiamarlo Sistema San Francisco. (2) A rigor di termini, è il sistema della Guerra di Corea. Gli Stati Uniti erano decisi a continuarla per bloccare l’aggressione comunista. Sul lato nemico c’erano Unione Sovietica, Cina rossa, Corea democratica e Vietnam comunista. Dal lato alleato c’erano Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam del Sud, Nuova Zelanda e Australia. Dato che gli Stati Uniti desideravano avere un Giappone indipendente come partner centrale dall’economia in ripresa, il Giappone fu risparmiato dal pagare le riparazioni. Ciò che era necessario dopo l’indipendenza era
1) il diritto di continuare a schierare le forze statunitensi in Giappone,
2) autorizzazione agli Stati Uniti di utilizzare il Giappone come base per operazioni militari in Estremo Oriente,
3) Permesso del Giappone alle Nazioni Unite di continuare a sostenere le forze ONU in Corea attraverso di esso.
Per confutare le possibili critiche che gli Stati Uniti avessero derogato alla sovranità giapponese, il Giappone fu sempre più incoraggiato ad assumersi la responsabilità della propria difesa. Gli Stati Uniti avrebbero dominato completamente Okinawa come base militare più importante della regione. L’anno successivo alla conclusione del Trattato di pace di San Francisco, il governo Yoshida cambiò la riserva della polizia di sicurezza in Forza di sicurezza nazionale (Hoantai ) e creò la forza di sicurezza marittima. Il 27 luglio 1953 la guerra di Corea terminò in un armistizio vicino al 38° parallelo quasi nello stesso punto in cui la Corea fu divisa nel 1945. La penisola coreana si stabilizzò in stallo tra nemici. L’armistizio interruppe la guerra, ma le ostilità persistettero senza la valvola di sicurezza della distensione della Guerra Fredda. Cina e Corea democratica rimasero fuori dal sistema di San Francisco. In Giappone, dopo la tregua della guerra di Corea, le Forze di autodifesa (terrestri, marittime e aeree) furono create nel 1954. Ma l’articolo 9 della Costituzione non fu rivisto. Il Senato adottato all’unanimità la risoluzione che proibiva alle forze di autodifesa di recarsi all’estero in caso di guerra. Così il Giappone rimase un peculiare “Stato pacifista” sotto l’ombrello della sicurezza statunitense del sistema di San Francisco. Nella penisola coreana, l’armata volontaria cinese e le forze armate statunitensi rimasero, una per difendere la RPDC e l’altra la RoK. Nel 1958 l’esercito cinese si ritirò totalmente dalla Corea democratica e nel 1961 la Corea democratica concluse trattati di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca con Unione Sovietica e Cina. Il trattato con l’Unione Sovietica diede alla Corea democratica l’ombrello nucleare, così che potesse sentirsi sicura di fronte al sistema di San Francisco.
Il sistema di San Francisco permise agli Stati Uniti di condurre la guerra contro i comunisti vietnamiti dal 1965. La RoK raggiunse gli Stati Uniti in questa guerra. Il Giappone appoggiava la RoK col Trattato del 1965 e forni basi, materiali militari e strutture “ReR” (riposo e ricreazione) per le forze armate statunitensi. Nel gennaio 1968, la Corea democratica, cercando di creare un secondo fronte nella penisola coreana, inviò un’unità partigiana ad uccidere il presidente della RoK Park Chung Hi, invano. Mentre questo tentativo avventuroso fallì miseramente, Kim Il Sung abbandonò questa politica l’anno seguente. Il sistema di San Francisco non poteva assicurare agli Stati Uniti nemmeno il pareggio nella guerra del Vietnam. Per evitare di dare l’impressione di una miserabile sconfitta, il governo statunitense trovò una via d’uscita con la Cina. Nixon visitò Pechino nel febbraio 1972 per riconciliare Cina e Stati Uniti. Ciò portò al grande cambiamento al sistema di San Francisco. Negli anni ’70 la posizione internazionale della Cina cambiò drasticamente. La guerra di Corea fu combattuta tra le forze della Cina e della Corea democratica e le forze delle Nazioni Unite. Quest’ultimo campo comprendeva 16 Paesi: Stati Uniti, RoK, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Filippine, Thailandia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Turchia, Etiopia e Colombia. Negli anni ’70 la Cina aprì le relazioni diplomatiche con quindici summenzionati Paesi, ad eccezione della sola RoK. Per la Cina, la guerra sino-statunitense terminò completamente e la guerra coreana finì. La RPDC voleva seguire la via cinese, ma era chiusa. Tredici dei 16 Paesi del campo delle Nazioni Unite aprirono le relazioni diplomatiche con la Corea democratica negli anni ’70 e ’80. Ma Stati Uniti, RoK e la Francia rimasero fuori da questo processo. Tra Sud e Nord ci furono alcuni cambiamenti, ma tra Stati Uniti e Corea democratica noi. Fondamentalmente, il confronto militare continua.3. L’inizio del nuovo conflitto: le due opzioni della Corea del Nord e gli Stati Uniti
Alla fine degli anni ’80 un grande cambiamento nella storia del mondo iniziò con la riconciliazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e le rivoluzioni dell’Europa orientale. Nell’autunno 1989 i governi comunisti di questa regione furono rovesciati. Quindi il governo sovietico cambiò radicalmente sistema politico e politica, e aprì relazioni diplomatiche con la RoK. I presidenti Gorbaciov e Roh Tae-wu s’incontrarono a San Francisco il 4 giugno 1990 per concordare l’apertura delle relazioni diplomatiche. I nordcoreani si sentivano in difficoltà. Il 2 settembre 1990 il ministro degli Esteri sovietico Shevarnadze visitò la Corea democratica per informarla della decisione del suo governo. Il Ministro degli Esteri della RPDC Kim Yong-nam gli lesse un memorandum. “Se l’Unione Sovietica stabilirà “relazioni diplomatiche” con la Corea del Sud, il trattato di alleanza RPDC-URSS sarà nominale. Se è così, siamo obbligati a prendere provvedimenti per procurarci da soli le armi che erano state finora fornite dall’alleanza“. (3) Ciò significava che una volta ritirato l’ombrello nucleare sovietico, la Corea democratica avrebbe dovuto disporre di proprie armi nucleari. Il 24 settembre 1990, una delegazione di partiti di governo ed opposizione giapponesi guidati da Kanemaru Shin e Tanabe Makoto visitò la Corea democratica. Kanemaru, ex-viceprimo ministro, parlò a Pyongyang, offrendo scuse profonde per “il dolore insopportabile e il danno causato dalle azioni del Giappone al popolo coreano“. Kim Il Sung espresse disponibilità ad avviare negoziati per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. Il 28 settembre è stata firmata una dichiarazione congiunta di tre parti, promettendo negoziati per la normalizzazione. In questa cruciale svolta storica, nella situazione disperata, i leader nordcoreani decisero di adottare due opzioni politiche per ottenere le armi nucleari e normalizzare le relazioni col Giappone. Gli Stati Uniti respinsero con veemenza il programma nucleare e non approvarono la normalizzazione del Giappone nelle relazioni con una Corea democratica con un programma nucleare. Pertanto, nel mondo che cambiava dopo la fine della Guerra Fredda, un nuovo conflitto iniziò tra Corea democratica e Stati Uniti sulla base delle opzioni della Corea democratica. I negoziati per la normalizzazione tra Corea democratica e Giappone, aperti nel gennaio del 1991, continuarono regolarmente fino al maggio 1992, quando si tenne il settimo round dei negoziati, ma nel successivo, l’ottavo del novembre 1992, il rappresentante della Corea democratica dichiarò i negoziati sospesi. La ragione principale della rottura fu che il rappresentante giapponese, su consiglio di Washington, chiese di chiarire i dubbi nucleari quale prerequisito per la normalizzazione. La seconda ragione fu che il rappresentante giapponese insisteva sul fatto che Taguchi Yaeko (Li Eun Hye) fosse vittima di un rapimento dei nordcoreani. Taguchi, o Li, era una donna rapita in Giappone che si dice fosse stata l’insegnante di Kim Hyon Hui, autore dell’attentato alla Korean Airlines del 1987. (4) Il governo degli Stati Uniti era molto sensibile al programma nucleare della Corea democratica a cui impose l’accettazione dell’ispezione dell’AIEA. Nella primavera 1993, i disaccordi tra Stati Uniti e Corea democratica si acutizzarono e nell’estate 1994 i due Paesi giunsero sull’orlo della guerra per il programma nucleare della Corea democratica. Fu la prima crisi bellica tra Stati Uniti e Corea del Nord. Questa crisi fu superata dalla visita dell’ex-presidente Carter e dai suoi colloqui con Kim Il Sung. Nell’ottobre 1994 fu concluso un accordo di congelamento nucleare. La seconda metà degli anni ’90 fu un periodo di difficoltà economica per la Corea democratica e della costruzione dei reattori ad acqua leggera sotto la guida del KEDO. Ma la costruzione non fu conclusa e non è chiaro di chi sia la colpa.
Nel giugno 2000, il presidente della RoK Kim Dae Jung visitò Pyongyang e incontrò Kim Jong Il. E nell’ottobre 2000 il numero due della DPRK, Cho Myong Rok, visitò Washington e incontrò il presidente Clinton. Era un momento di grande speranza, ma non durò a lungo. Alla fine dell’anno George Bush vinse le elezioni presidenziali. Nel settembre 2001 gli attacchi terroristici a New York e Washington cambiarono radicalmente l’atmosfera negli Stati Uniti e all’inizio del 2002 il presidente Bush definì Iraq, Iran e Corea democratica “asse del Male” ed espresso la determinazione a combatterlo. Sebbene il vento cambiasse, il Primo ministro giapponese Koizumi visitò Pyongyang il 17 settembre 2002 ed incontrò il Presidente Kim Jong Il . Questo fu il risultato di negoziati segreti di un anno con un emissario nord-coreano. Kim ammesso e si scuso del rapimento di un gruppo di civili giapponesi. Kim e Koizumi firmarono la Dichiarazione di Pyongyang coll’intenzione di procedere verso la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi. In questo documento, il Giappone si scusò per i danni e le sofferenze causate dal dominio coloniale giapponese al popolo coreano e promise cooperazione economica dopo l’instaurazione di relazioni diplomatiche. Inizialmente la diplomazia di Koizumi e le mosse per normalizzare le relazioni con la Corea democratica suscitarono una risposta pubblica positiva in Giappone. Ma i leader del movimento nazionale dei rapiti giapponesi accusarono i diplomatici di non aver verificato le informazioni sui cosiddetti “rapiti morti” e organizzarono una campagna contro l’instaurazione delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica senza una soluzione completa del problema dei rapimenti. Sato Katsumi, presidente di tale movimento, parlò al comitato della dieta il 10 dicembre 2002, dicendo che il regime di Kim Jong Il era un regime militare fascista che va rovesciato il più rapidamente possibile. (5) Il governo degli Stati Uniti, che non fu consultato dal governo Koizumi, intervenne nei negoziati. James A. Kelly, sottosegretario di Stato per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico, visitò la Corea democratica ad ottobre e tornò per dire al governo giapponese che la Corea democratica avviava il programma di arricchimento dell’uranio. Ciò comportò forti pressioni sul governo Koizumi per rallentare i negoziati della normalizzazione. I rappresentanti di entrambi i Paesi s’incontrarono solo ad ottobre, ma in quell’occasione non poterono nemmeno decidere quando si sarebbero rincontrati. Nel marzo 2003, il presidente Bush iniziò la guerra all’Iraq. La Corea democratica era terrorizzata. Nell’agosto 2003 a Pechino si aprirono i colloqui a sei sul programma nucleare nordcoreano. Iniziò una discussione difficile. Il 22 maggio 2004 il Primo ministro Koizumi visitò Pyongyang e incontrò ancora una volta Kim Jong Il. Koizumi, lasciando Tokyo, dichiarò di essere deciso a “normalizzare le nostre relazioni anormali, a trasformare le relazioni antagoniste in amichevoli e relazioni ostili in cooperazione“. Le parole di Kim furono registrate dal Ministero degli Esteri giapponese e in parte diffuse da un programma televisivo. (6) Kim Jong Il disse a Koizumi, “Oggi vorrei dirvi, signor Primo Ministro, che è inutile avere armi nucleari. Ma gli statunitensi sono abbastanza arroganti da dire di aver messo sul tavolo le loro armi per un attacco preventivo contro di noi. Questo ci ha piuttosto sconvolti. Nessuno può tacere se minacciato da qualcuno con un bastone. Abbiamo concluso che avere armi nucleari è un bene che assicura il diritto all’esistenza. Se la nostra esistenza è assicurata, le armi nucleari non saranno più necessarie. Gli statunitensi, dimenticando ciò che hanno fatto, chiedono che abbandoniamo le armi nucleari. Non ha senso. Il completo abbandono delle armi nucleari può essere richiesto solo a uno Stato nemico che ha capitolato. Non siamo un popolo che ha capitolato. Gli statunitensi vogliono che ci disarmiamo incondizionatamente, come l’Iraq. Non obbediremo a una simile richiesta. Se gli USA ci attaccheranno con armi nucleari, non dovremmo rimanere fermi, senza fare nulla, perché se lo facessimo, il destino dell’Iraq ci attenderebbe“. D’altra parte, Kim Jong Il espresse disponibilità al dialogo cogli Stati Uniti. Disse a Koizumi, “Vogliamo cantare un duetto cogli statunitensi coi colloqui a sei. Vogliamo cantare canzoni cogli statunitensi finché le nostre voci non diventano rauche. Vi chiediamo, governi dei Paesi circostanti, di fornire l’orchestra. Un buon accompagnamento rende al meglio un duetto“. Queste parole presumibilmente furono trasmesse al governo degli Stati Uniti, ma adottò un atteggiamento severo. Anche questa volta, il governo Koizumi non riuscì ad andare avanti. Nel settembre 2005 si svolse a Pechino la quarta serie dei colloqui a sei. Questo round stilò il documento più impressionante sulla cooperazione. Secondo i suoi termini, la Corea democratica avrebbe abbandonato l’intero programma nucleare. E gli Stati Uniti s’impegnavano a non attaccare la Corea democratica e ad avanzare verso la normalizzazione delle relazioni. Ma l’atmosfera promettente svanì immediatamente, quando il Tesoro degli Stati Uniti impose sanzioni alla RDPC per presunto riciclaggio di denaro e altri reati. L’ultima possibilità fu scacciata. Nell’ottobre 2005 Koizumi nominò Abe Shinzo suo capo segretario di gabinetto, nominandolo difatti successore nel governo e nel partito al governo. Il 5 luglio 2006 la Corea democratica lanciò un missile Taepodong sopra il Giappone. Abe prese l’iniziativa d’imporre severe sanzioni alla Corea democratica. A settembre Abe, ora Presidente del Partito Liberaldemocratico e Primo ministro del Giappone, dichiarò nel suo primo discorso politico alla Dieta del 29 settembre 2006: “Non ci può essere normalizzazione nelle relazioni tra Giappone e Corea democratica a meno che la questione dei rapimenti non sia risolta. Per avanzare misure globali riguardanti la questione dei rapimenti, ho deciso d’istituire il “Quartier generale sul tema del rapimento” presieduto da me stesso… Con la politica del dialogo e della pressione, continuerò a chiedere con forza il ritorno di tutti i rapiti supponendo siano tutti ancora vivi. Riguardo alle questioni nucleari e missilistiche, cercherò una soluzione coi colloqui a sei, garantendo allo stesso tempo stretto coordinamento tra Giappone e Stati Uniti“. Con la formulazione di questo nuovo principio nell’affrontare la questione dei rapimenti, Abe chiuse completamente i negoziati per la normalizzazione con la Corea democratica. Questo passaggio si credeva adattarsi bene alla politica del governo degli Stati Uniti.
Il 9 ottobre 2006 la Corea democratica effettuò il suo primo test nucleare. Il governo Abe impose una seconda serie di sanzioni alla Corea democratica, vietando a qualsiasi nave nordcoreana di entrare nei porti del Giappone e vietando l’importazione di qualsiasi merce nordcoreana. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condannò il test della Corea democratica nella risoluzione 1718. D’altra parte, l’amministrazione Bush fu scioccata dal test nucleare nordcoreano e cercò d’invitare la Corea democratica a cambiare politica. L’11 ottobre 2008 l’amministrazione Bush tolse la RPDC dalla lista degli Stati terroristi. La RPDC chiuse le strutture di Yongbyong. Ma questo non produsse una vera svolta nelle relazioni. Nel gennaio 2009 il presidente Obama entrò alla Casa Bianca. Il 13 febbraio Hillary Clinton, segretaria di Stato, disse alla Società Asia che gli Stati Uniti si sarebbero mossi per normalizzare le relazioni con la Corea democratica e concludere un trattato di pace, se la Corea democratica abbandonava il programma nucleare in forma completa e verificabile. Questa preparava un lungo capitolo della crisi nordcoreana degli Stati Uniti. Il 25 maggio 2009 la Corea democratica condusse il secondo test nucleare. Il 12 giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adottò all’unanimità la risoluzione 1874. Il governo giapponese adottò nuove sanzioni, vietando l’esportazione di merci giapponesi verso la Corea democratica. Il commercio tra i due Paesi fu completamente interrotto. Il 17 dicembre 2011, Kim Jong Il morì. Il successore fu suo figlio Kim Jong Un, 28enne. Senza abilità speciali o risultati speciali, avrebbe dominato questo Paese difficile, sostenuto dal sistema dello Stato di Partito. Nei primi due anni del suo governo, Kim Jong Un rafforzò il potere eliminando due consiglieri nominati dal padre e sostituendo i vecchi leader del partito e dell’esercito con uomini di una generazione più giovane. Cercò di crearsi la reputazione di amato dal popolo costruendo molte strutture come ospedali, parchi ricreativi e una pista da sci. Dopo tale preparazione, lavorò su diplomazia e affari militari, lasciando il compito delle riforme economiche al Primo Ministro e al suo governo. Ma nel 2012-2013 incontrò solo un giapponese e uno statunitense, il cuoco di Kim Jong Il Fujimoto Kenji e l’ex-star dell’NBA Dennis Rodman. Doveva concentrare l’attenzione sul programma nucleare e sui missili balistici. Questo è stato il suo fedele adempimento al testamento del compianto leader Kim Jong Il.4. Inizia la crisi nord-coreana degli Stati Uniti
Quando è iniziata davvero la crisi nordcoreana degli Stati Uniti? Direi con il quarto test nucleari della Corea democratica del 6 gennaio 2016. Il governo nordcoreano annunciò che si trattava di una bomba all’idrogeno. Il 7 febbraio la Corea democratica lanciò il satellite Kangmyongsung-4. Questi eventi scioccarono Stati Uniti, RoK, Giappone e Cina. La RoK decise di chiudere il complesso industriale di Kaesong. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU adottò all’unanimità la risoluzione delle sanzioni del 2 marzo. L’esercitazione militare USA-RoK Key Resolve iniziò il 7 marzo. A marzo, in Corea democratica furono testati continuamente missili a corto raggio e il 23 aprile fu effettuato il testa di un Submarin Launched Ballistic Missile (SLBM). Il 22 giugno la Corea democratica lanciò due missili a medio raggio Musudang e il giorno successivo un missile a lungo raggio Hwasong-10. I test di vari missili sono continuarono a luglio. Il 24 agosto la Corea democratica lanciò un SLBM e il 5 settembre tre missili nella ZEE giapponese. Poi si ebbe il quinto test nucleare il 9 settembre. Il ritmo elevato dei test era sorprendente. Questa tendenza non cambiò nel 2017. Il 12 febbraio la Corea democratica lanciò un missile Pukguksung-2 sul Mar del Giappone. Il 6 marzo, lanciò quattro missili balistici di cui tre caduti nella Zona economica esclusiva giapponese (ZEE). L’agenzia di stampa nordcoreana annunciò che furono lanciati “dal distaccamento di artiglieria che avrebbe attaccato le basi statunitensi in Giappone se si fosse verificata una situazione imprevista“. Il 14 maggio la Corea democratica lanciò un missile Hwasong-12, che dovrebbe volare per 4000 km. Il 4 luglio la Corea democratica testò l’Hwasong-14, il primo ICBM nordcoreano, che dovrebbe volare per 6000-9000 km raggiungendo Alaska, Hawaii e forse Seattle. E il 28 luglio la Corea democratica testò un altro ICBM, che dovrebbe volare per 14000 km, raggiungendo New York. Il governo degli Stati Uniti era seriamente spaventato. Nonostante la presenza della portaerei nucleare statunitense Carl Vinson nei mari dell’Asia orientale da aprile, i progressi della Corea democratica non potevano essere fermati. Ora so arriva alla vera crisi nordcoreana degli Stati Uniti. La crisi di oggi può essere chiaramente vista nel discorso del presidente Trump all’Assemblea nazionale della RoK.

5. Possibilità e responsabilità del Giappone
Come possiamo uscire da questa crisi? Senza dubbio, Stati Uniti e Corea democratica dovrebbero dialogare. Si dice che il governo degli Stati Uniti abbia contatti segreti o negoziati preliminari con la Corea democratica, ma il presidente Trump e il primo ministro Abe rafforzano la pressione nei suoi confronti, chiedendo di abbandonare tutti i programmi nucleari e missilistici in modo completo, verificabile e irreversibile. I funzionari nordcoreani dicono che non sarà possibile negoziare fin quando gli Stati Uniti non riconosceranno il possesso di armi nucleari della Corea democratica. La Cina propone il doppio congelamento dei programmi nucleari e missilistici della Corea democratica e delle esercitazioni militari congiunte annuali USA-RoK. La Corea democratica aveva proposto una simile idea agli Stati Uniti il 9 gennaio 2015. Ma ora non sembra trovare l’idea così attraente. Vuole di più. Vuole un cambiamento positivo dell’atteggiamento degli Stati Uniti. Qui propongo una via giapponese, perché il Giappone normalizzi incondizionatamente le relazioni con la Corea democratica. Ciò implica il riconoscimento incondizionato da parte del governo statunitense della normalizzazione delle relazioni tra Giappone e Corea democratica. Se questo passaggio è complementare alla proposta cinese di doppio congelamento, potrebbe verificarsi un cambiamento reale nella situazione sulla Corea democratica. Pensando concretamente alla normalizzazione delle relazioni Giappone-RPDC, vi è un buon modello. È “l’incondizionata instaurazione di relazioni diplomatiche con Cuba” da parte del presidente Obama. “Obama superò vari ostacoli e è riuscito a normalizzare le relazioni col vicino. Seguendone l’esempio, noi giapponesi possiamo passare all'”instaurazione incondizionata delle relazioni diplomatiche con la Corea democratica“. Ma naturalmente l’astensione della Corea democratica da ogni ulteriore esplosione nucleare per un certo periodo dall’instaurazione di relazioni diplomatiche è una premessa naturale, per non dire precondizione. Il modello di normalizzazione di Obama degli Stati Uniti con Cuba procedette per fasi, in primo luogo, l’apertura delle relazioni diplomatiche e la creazione di ambasciate, in seguito, negoziati reali e progressivo annullamento delle sanzioni economiche. C’è la dichiarazione di Pyongyang tra Giappone e Corea democratica, firmata nel 2002 dal Primo ministro Koizumi e dal Presidente Kim Jong Il. Seguendo il modello di Obama, Giappone e Corea democratica potrebbero rilasciare una dichiarazione congiunta che riafferma la dichiarazione di Pyongyang e stabilisce relazioni diplomatiche, almeno inizialmente lasciando sostanzialmente la situazione attuale. Ciò significa che la Corea democratica continuerà a possedere armi nucleari e mantenere la posizione base sulla questione dei rapimenti, e che il Giappone manterrà le proprie sanzioni nei confronti della Corea democratica e le basi statunitensi nel Giappone continentale e a Okinawa. In tal modo i due Paesi aprirebbero le ambasciate a Pyongyang e Tokyo e avvierebbero immediatamente negoziati. I negoziati procederebbero su tre tavoli.
Il primo dovrebbe essere sulla cooperazione economica. Un passo promesso nella Dichiarazione di Pyongyang come un segno di scuse per i “tremendi danno e sofferenze” causato dal Giappone “al popolo della Corea col dominio coloniale”. Dovrebbe essere elaborato un programma decennale di cooperazione economica, compreso un accordo sull’attuazione del progetto ciascun anno.
Il secondo riguarderebbe i negoziati relativi al programma nucleare e missilistico balistico della Corea democratica. Il Giappone dovrebbe trasmettere alla Corea democratica la grave preoccupazione per le esplosioni nucleari sotterranee della Corea democratica e chiedere di fermarsi. Il Giappone dovrebbe anche chiedere alla Corea democratica d’informare su quando e dove pianifica i test missilistico. Inoltre il Giappone dovrebbe chiedere alla Corea democratica di non attaccare le basi militari statunitensi in Giappone. Quindi la Corea democratica potrebbe dire che le forze statunitensi potrebbero attaccare la Corea democratica dalle basi in Giappone. La Corea democratica potrebbe chiedere al Giappone di ottenere la dichiarazione ufficiale dal governo degli Stati Uniti secondo cui le forze statunitensi non attaccheranno mai la Corea democratica dalle loro basi in Giappone. Tali negoziati sarebbero molto significativi e importanti.
Il terzo sarebbe sui negoziati riguardanti la questione dei rapimenti. Questi negoziati potrebbero iniziare dal punto in cui la Corea democratica disse che otto rapiti, tra cui Yokota Megumi, erano morti. Il Giappone potrebbe sottolineare che le spiegazioni della Corea democratica sulle circostanze della loro morte non siano convincenti e potrebbero richiedere ulteriori spiegazioni e indagini congiunte. La Corea democratica potrebbe nascondere alcuni giapponesi rapiti ancora vivi, ad esempio Taguchi Yaeko, insegnante di Kim Hyon-hui che fece esplodere un aereo KAL nel 1987. Per salvare una vittima, è necessario continuare la trattativa finché possibile, aspettando che la situazione della Corea democratica cambi.
Con l’instaurazione di relazioni diplomatiche con la Corea democratica, il governo giapponese potrebbe adottare misure per le donne comfort della Corea democratica, in seguito all’accordo Giappone-RoK del 2015. Anche il governo giapponese potrebbe rilasciare certificati all’hibakusha in Corea democratica all’esame dell’ambasciata e iniziare a pagarne l’assistenza regolare. Alcune restrizioni riguardanti importazione ed esportazione di merci tra Giappone e RPDC potrebbero essere revocate e le restrizioni relative alle visite di navi e voli charter potrebbero essere lentamente allentate. Scambi culturali e gli aiuti umanitari potrebbero essere immediatamente aperti. I concerti dell”orchestra filarmonica della NHK a Pyongyang e le esposizioni delle sofferenze delle persone colpite dalle bombe atomiche statunitensi a Hiroshima e Nagasaki sono particolarmente raccomandate. Se la proposta cinese e giapponese lungo queste linee sono presentate alla Corea democratica, la crisi nord-coreana degli Stati Uniti potrebbe essere allentata. È responsabilità del Giappone impegnarsi al massimo per impedire la guerra USA-Corea democratica.Questo documento è stato presentato alla conferenza su “Impegno civico e politica statale per la pace nel nord-est asiatico: oltre il sistema di San Francisco”, tenutasi il 1° dicembre 2017 al Perry World House, University of Pennsylvania. Testo inglese dell’autore, leggermente modificato per la rivista Asia-Pacifico.
Wada Haruki è professore emerito dell’Istituto di scienze sociali, Università di Tokyo e specialista su Russia, Corea e Guerra di Corea.

Note
1. Wada Haruki, The Korean War: An International History, Rowman & Littlefield, 2014
2. Ci sono diversi concetti del sistema di San Francisco. La mia idea è stata descritta nell’articolo Haruki Wada, “Eredità storiche e integrazione regionale”, Il sistema di San Francisco e sue eredità, a cura di Kimie Hara, Routledge, 2015, pp. 252-263.
3. Asahi Shimbun, 1 gennaio 1991.
4. Takasaki Soji, Kensho Nittyokosho (rivisitazione dei negoziati Giappone-Corea). Heibonsha, 2004, pp. 42-65.
5. Wada Haruki, Sato Katsumi Kenkyu (studio di Sato Katsumi), Shukan Kinyobi, n. 476, 19 settembre 2003, p. 17.
6. NHK Special, Hiroku Nittyokosho (Una storia segreta: negoziati Giappone-Corea), 8 novembre 2009. Wada Haruki, Kitatyosen Gendaishi (Storia contemporanea della Corea del Nord), Iwanami, 2012, pp. 215-216.

Traduzione di Alessandro Lattanzio