Le 7 volte in cui gli Stati Uniti si persero armi nucleari

Rachel Blevins, Activist Post 28 gennaio 2018Anche se può sembrare assurdo pensare a un governo che perde armi nucleari nel mondo, la verità è che il governo degli Stati Uniti ha una lunga storia del genere, ed alcune sono scomparse da 70 anni. Qui le sette volte che il governo degli Stati Uniti ha perso armi nucleari mai ritrovate:

1. Febbraio 1950. La prima perdita nota di arma nucleare si ebbe quando un bombardiere B-36 volando dall’Alaska al Texas perse potenza in tre motori. I rapporti affermarono che quando l’aereo iniziò a perdere quota, l’equipaggio cercò di alleggerire il carico sganciando una bomba nucleare da 30 kiloton Mark 4 (Fat Man), nell’Oceano Pacifico. Mentre i componenti d’uranio della bomba andarono persi e vanno ancora recuperati, un subacqueo affermò di aver trovato i resti della bomba nucleare al largo delle coste della British Columbia, nel novembre 2016.

2. Marzo 1956. Un B-47 Stratojet dell’US Air Force volando dalla Base Aerea MacDill, in Florida, verso una base oltreoceano, trasportava due nuclei per armi nucleari. Sebbene l’aereo completasse il primo aerorifornimento in volo, non raggiunse mai la seconda aerocisterna e si presume si sia schiantato. Secondo AerospaceWeb, gli esperti ritengono che l’aereo e il suo carico siano dispersi nel Mar Mediterraneo, ma “alcuna traccia dell’aereo, del suo equipaggio o del suo carico nucleare fu mai trovata nonostante ampie ricerche“.

3. Luglio 1957. Il successivo incidente avvenne quando un aereo C-124 dell’US Air Force lasciò la base aerea di Dover nel Delaware, trasportando tre bombe nucleari sull’Oceano Atlantico. Quando l’aereo perse potenza, l’equipaggio sganciò due bombe nucleari, che non furono mai ritrovate e si presume siano ancora localizzate nell’Oceano Atlantico, a 100 miglia da Atlantic City. L’Asbury Park Press riportò che quando la prima bomba fu gettata fuori bordo a una quota di 800 metri, “non ci fu alcuna esplosione visibile quando colpì l’acqua svanendo rapidamente dalla vista. La seconda bomba fu gettata nello stesso modo. Di nuovo, non ci fu alcuna detonazione osservabile degli elementi ad alto esplosivo“.

4. Febbraio 1958. Quando un bombardiere B-47 dell’USAF si scontrò con un F-86 Sabre durante una missione di addestramento presso la base aerea Homestead in Florida, il pilota dell’F-86 si eiettò, e il pilota del B-47 tentò di atterrare sulla base aerea Hunter in Georgia. Dopo vari tentativi di atterraggio falliti, il B-47 sganciò la bomba nucleare Mark 15 Mod 0 che trasportava sull’Oceano Atlantico, vicino Tybee Island, in Georgia. Secondo Aerospace Web, la ricerca delle armi durò nove settimane, e poi “un’altra ricerca fallita fu avviata nel 2001, e le segnalazioni di radiazioni rilevate a meno di un miglio dalle coste portarono a speculazioni sulla scoperta della bomba nel 2004“, ma la bomba non fu mai trovata.

5. Gennaio 1961. Il successivo incidente “Broken Arrow” si verificò quando un B-52 che trasportava due bombe nucleari da 24 megatoni si schiantò dopo essere decollato dalla base aerea di Goldsboro, nel North Carolina. L’incendio alla struttura causò l’incidente, uccidendo tre dei suoi otto membri dell’equipaggio e sganciando le due armi. Una cadde a terra affondando in terreni paludosi, e se l’Air Force ne recuperò il plutonio, la maggior parte dello stadio termonucleare, compreso l’uranio altamente arricchito che costituiva il nucleo della bomba, non fu mai trovata. I rapporti sostengono che l’USAF abbia risposto acquistando la servitù permanente concedendo al governo il permesso di scavare nel terreno.

6. Dicembre 1965. Un aereo d’attacco A-4E Skyhawk che trasportava una bomba termonucleare B-43 affondò nell’Oceano Pacifico dopo essere caduto dall’USS Ticonderoga mentre ritornava nella base navale di Yokosuka, Giappone, dopo il dispiegamento in Vietnam. L’aereo, il pilota e l’arma andarono persi in oltre 5000 metri di profondità e non furono mai recuperati. Non fu che nel 1989 che i funzionari statunitensi ammisero che l’incidente avvenne a 70 miglia da Okinawa. Il Los Angeles Times osservò che l’incidente “provò che gli aerei da guerra statunitensi che operavano in Vietnam trasportavano bombe nucleari e che le navi da guerra statunitensi portavano armi atomiche nei porti giapponesi violando la politica del Giappone“.

7. Maggio 1968. Il sottomarino d’attacco USS Scorpion stava rientrando nella base di Norfolk, in Virginia, dopo una missione di tre mesi, quando affondò misteriosamente nell’Oceano Atlantico, a circa 500 miglia a sud-ovest delle Isole Azzorre. Il sottomarino, con 99 membri dell’equipaggio, il reattore nucleare e due siluri a testata nucleare a bordo, andarono persi e devono ancora essere recuperati. Mentre domande rimangono su ciò che portò alla tragica perdita, Aerospace Web riferiva che una delle teorie più importanti è che “la batteria di uno dei siluri del sottomarino si surriscaldò e si accese, provocando la detonazione della testata e aprendo il portello di carico del siluro nella parte superiore del compartimento di prua“, che portò all’inondazione che affondò lo Scorpion per oltre 3000 metri nell’oceano.

Rachel Blevins è una giornalista indipendente del Texas, che aspira a infrangere il falso paradigma sinistra/destra nei media e nella politica perseguendo la verità e contestando le narrative esistenti. L’articolo è apparso per la prima volta su The Free Thought Project.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Cento anni fa: i bolscevichi presero il potere, ma come lo mantennero?

Michal Jabara Carley SCF 12.01.2018Il 25 ottobre/7 novembre 1917, i bolscevichi presero il potere a Pietrogrado dal cosiddetto governo provvisorio. Fu una cosa relativamente facile perché il governo provvisorio godeva di poco o alcun sostegno popolare e rappresentava sostanzialmente gli interessi delle ex-élite urbane e rurali zariste. Si oppose all’avanzata della rivoluzione dall’abdicazione dello zar Nicola II all’inizio dell’anno, e cercò di mantenere la Russia nella Grande Guerra al fianco delle potenze dell’Intesa, in particolare Francia, Gran Bretagna, Italia e i ritardatari Stati Uniti, entrati in guerra nell’aprile del 1917. L’idea era di re-imporre la disciplina militare ai soldati, portarli fuori da Pietrogrado e riportarli al fronte dove potevano essere separati dalle tendenze rivoluzionarie. Fu un’epoca in cui le élite trincerate non potevano danneggiare l’ondata rivoluzionaria. Le secolari richieste delle masse contadine e proletarie, aggravate dallo spargimento di sangue della Grande Guerra, crearono le giuste circostanze per la rivoluzione. I bolscevichi si misero alla testa del movimento popolare, mobilitandone la notevole energia attraverso i soviet (o consigli) dei deputati dei soldati, degli operai e infine dei contadini per prendere il potere in Russia. Naturalmente fu una cosa prendere il potere e un’altra tenerselo stretta. I bolscevichi avevano molti nemici. Tra i cosiddetti partiti rivoluzionari, solo i socialisti rivoluzionari di sinistra (SR) li sostenevano e con loro entrarono in un governo di coalizione nel dicembre 1917. Altri gruppi marginali appoggiavano il nuovo governo sovietico, ma gli SR e la maggior parte dei menscevichi alleati col partito Cadetto, che rappresentava le vecchie élite, si opposero ai bolscevichi e in effetti all’autorità dei soviet.
I bolscevichi non erano uniti nel prendere il potere o nel tentativo di governare da soli attraverso i soviet. Il leader bolscevico V. I. Lenin accusò certi suoi compagni di “crumiraggio” e di perdere la calma. I deboli di cuore potevano naturalmente schierare molti argomenti per la loro mancanza di audacia. Gruppi di ufficiali dell’esercito e cadetti cercarono di rovesciare l’autorità sovietica, sostenuti da sottufficiali e menscevichi che odiavano i bolscevichi con la stessa intensità delle vecchie élite zariste. Nel dicembre 1917 tutto era nel caos. I soldati fecero baldoria nella capitale, facendo irruzione nelle cantine delle élite. Fucilieri e pompieri lettoni furono chiamati per fermare il saccheggio ed inondare le cantine. Mentre i compagni erano ubriachi, chi avrebbe difeso la rivoluzione? Era pieno inverno e le città dovevano essere rifornite di cibo e carbone per il riscaldamento. Gli operai che sostenevano i bolscevichi dovevano essere impiegati quando l’economia falliva e le fabbriche chiudevano. Le famiglie dovevano essere alimentate. Le frontiere della Russia si estendevano ben oltre Pietrogrado e Mosca. I nemici cercavano ovunque di rovesciare l’autorità sovietica. I bolscevichi dovevano organizzare nuove forze per difendere la rivoluzione nei lontani confini del Paese. Quanto audace fu il pensiero di Lenin di poter superare il caos. Le élite in un primo momento ridevano della temerarietà dei bolscevichi, pensando di non poter mantenere il potere per più di qualche giorno o settimana. La resistenza armata cominciò subito e fu battuta in sanguinose schermaglie vicino a Pietrogrado e Mosca. Queste prime vittorie cancellarono i sorrisi dai volti delle classi privilegiate. Oltre ad occuparsi dei nemici interni, c’era la guerra con la Germania imperiale e i suoi alleati, i cui eserciti si avvicinavano a Pietrogrado. Né le potenze dell’Intesa, alleate della Russia nella Grande Guerra, potevano essere ignorate. Videro la rivoluzione e la presa del potere bolscevica come catastrofe abissale. I cosiddetti alleati furono sconvolti dal crollo degli eserciti russi e dalla conseguente minaccia agli interessi economici alleati in Russia. Le missioni militari inglese e francese erano ben informate e ritenevano che l’esercito russo non potesse combattere oltre l’inverno, indipendentemente da chi governasse a Pietrogrado. Furono avanzate delle idee a Parigi e a Londra su “una pace alle spalle della Russia” smembrando il Paese come la Cina, e dividendolo in grandi sfere d’interesse. In effetti, la Russia doveva cessare di esistere come Stato unito e indipendente. Questi piani d’emergenza furono sviluppati prima della presa del potere dei bolscevichi, quando gli alleati speravano che i soviet sarebbero stati dispersi e i bolscevichi impiccati.
Lenin non si faceva illusioni sulle potenze imperialiste occidentali, ma sembrava non avergli prestato troppa attenzione nei calcoli per la presa del potere ed istituire il governo sovietico. Per prima cosa fece la prima. La sua maggiore preoccupazione era neutralizzare o sconfiggere i nemici interni e porre fine alla guerra con la Germania e i suoi alleati. I bolscevichi non avevano scelta. I soldati al fronte smobilitavano di propria iniziativa abbandonando le trincee. Lenin stesso aveva parlato di “guerra rivoluzionaria” contro l’invasore tedesco, ma ciò era possibile solo se vi fossero stati eserciti disposti a combattere. “Fate una passeggiata“, disse ai compagni, “ascoltate ciò che dicono i soldati nelle strade“. Tuttavia, i suoi compagni bolscevichi erano molto indipendenti e molti non erano disposti ad accettare una pace svantaggiosa imposta dalla Germania imperiale. Il 7/20 novembre il governo sovietico ordinò al comandante delle forze russe, generale N. N. Dukhonin, di cercare un armistizio con l’alto comando tedesco. Non volendo conformarsi, il Generale Dukhonin ignorò gli ordini sovietici. Lenin lo licenziò immediatamente. Nominò il veterano bolscevico N. V. Krylenko nuovo comandante in capo e lo mandò al fronte. Il 13/26 novembre Krylenko inviò delegati attraverso la terra di nessuno, preceduti da un trombettiere e una grande bandiera bianca. S’incontrarono con un ufficiale tedesco che li condusse attraverso linee tedesche. Mentre questi eventi si svolgevano, gli ambasciatori alleati a Pietrogrado discutevano su come controllare i bolscevichi. Una idea era inviare 8-10000 truppe alleate a Pietrogrado per proteggere i cittadini alleati e sostenere qualsiasi governo che potesse cacciare i bolscevichi. Ciò metteva il carro davanti ai buoi. La proposta fu bollata come irrealistica. Il 9/22 novembre il nuovo presidente del consiglio francese George Clemenceau, inviò istruzioni al generale Henri Albert Niessel, capo della missione militare francese, per informare Dukhonin che la Francia si rifiutava di riconoscere il nuovo governo sovietico e contava sull’alto comando russo per rigettare i “criminali negoziati di pace” e mantenere l’esercito russo in campo contro il nemico comune. Clemenceau, la tigre, effettivamente incoraggiava Dukhonin a sollevare l’esercito contro i bolscevichi. Poiché molti, se non la maggior parte, dei soldati russi appoggiavano il piano bolscevico per porre fine alla guerra, il piano francese fu una provocazione inutile probabilmente più pericolosa per Dukhonin che per i bolscevichi. La reazione bolscevica fu prevedibile. Accusando l’Intesa d’intromettersi negli affari interni sovietici, il minimo che si potesse dire, L. D. Trotzkij, Commissario per gli Affari Esteri, rispose pubblicando i cosiddetti “Trattati segreti” dell’Intesa che dividevano i territori nemici dopo la guerra. “Vedete”, dichiarò Lenin ai soldati alleati, “siete solo carne da cannone che combatte per il saccheggio delle élite imperialiste occidentali“. L’idea di Lenin era mobilitare l’opinione pubblica europea contro la guerra e fare propaganda tra i militanti occidentali che volevano fare la propria Rivoluzione d’Ottobre. Come chiarì Trotzkij, il governo sovietico desiderava una pace generale, non separata, così i soldati in Europa potevano volgere le baionette contro le élite borghesi. In un incontro a Parigi all’inizio di dicembre, le potenze dell’Intesa non potevano essere d’accordo su una risposta collettiva all’appello di Trotzkij all’armistizio su tutti i fronti. Una volta che qualcuno iniziò a parlare di pace, osservò il ministro degli Esteri italiano, i soldati francesi e italiani si sarebbero rifiutati di riprendere le armi. Il primo ministro David Lloyd George temeva che “la mota si sarebbe accumulata” contro il prosieguo della guerra. I bolscevichi contavano proprio su quello. Non era un calcolo irrealistico: persino i capi alleati temevano l’opposizione popolare alla guerra. Un armistizio generale era quindi fuori questione. Gli alleati accettarono di smettere di rifornire la Russia e di avviare generosi finanziamenti per la “propaganda alleata” sperando che un governo russo accettabile sostituisse i soviet. Nel frattempo, il generale Dukhonin rimase in contatto con le ambasciate alleate a Pietrogrado e continuò a creare problemi al fronte. Liberò il famigerato generale L. G. Kornilov e altri alti ufficiali fuggiti a sud. Loro intenzione era organizzare la resistenza armata contro il governo sovietico. Tuttavia, Dukhonin non li raggiunse: il 20 novembre/3 dicembre fu pestato a morte da soldati arrabbiati.
I capi alleati non erano sciocchi e non avevano intenzione di cadere nella trappola che Lenin e Trotzkij gli avevano teso. I bolscevichi avrebbero dovuto negoziare da soli coi tedeschi. Trotzkij ne trasse la conclusione logica che il governo sovietico aveva bisogno di opzioni e potenziali alleati. Se l’armistizio non reggeva, i bolscevichi avrebbero dovuto combattere e avrebbero avuto bisogno di aiuto. L’unico aiuto disponibile era dalle potenze alleate. Il generale francese a Pietrogrado Niessel traesse le stesse conclusioni e quindi autorizzò uno dei suoi ufficiali, il capitano Jacques Sadoul, a tenersi in contatto coi bolscevichi. Ogni giorno Sadoul parlava con Lenin, Trotzkij e vari altri leader bolscevichi. Ebbe lunghe discussioni con Trotzkij che sollevò la questione dell’aiuto francese nell’organizzare un nuovo esercito (2/15 dicembre). Sadoul voleva perseguire questa opzione ed esortò i superiori ad avere una mente aperta. Kornilov, SR, menscevichi e così via, erano “stelle spente” (étoiles éteintes). I loro tentativi di organizzarsi contro i bolscevichi erano “ancora embrionali”. Tutti erano d’accordo sulla necessità di una pace immediata, ma “l’aristocrazia e la borghesia” erano inclini alla capitolazione che non i bolscevichi. Anche Lenin aveva opzioni aperte, se era disposto ad incontrare regolarmente un ufficiale francese. Il capitano Sadoul non poteva parlare direttamente al governo di Parigi, figuriamoci a Londra o Washington. Clemenceau non avrebbe comunque ascoltato perché aveva liquidato i bolscevichi come “agenti tedeschi”. A Washington, il presidente Woodrow Wilson e il suo segretario di Stato, Robert Lansing, furono oltraggiati dalla presa del potere bolscevico e dal suo tentativo di rovesciare il giusto ordine delle classi (come Lansing disse). Mentre Sadoul parlava di cooperazione con Trotzkij, altri ufficiali francesi e inglesi raccomandavano il sostegno finanziario alla resistenza anti-bolscevica nella Russia meridionale, in particolare in Ucraina e Don. Alla fine di novembre fu approvato un primo credito di 50000 franchi, poi un milione di rubli, per il generale Niessel. Una settimana più tardi, erano tre milioni di franchi e prima che l’inchiostro fosse asciutto sull’autorizzazione, furono approvati crediti illimitati per la missione militare francese che operava da Jassy in Romania, nella parte del Paese non occupata dalle forze tedesche. L’assegno in bianco era per l’azione in Ucraina e nel Don, dove si organizzava la resistenza armata contro i bolscevichi. Gli inglesi fecero lo stesso. La politica anglo-francese consisteva nel lanciare pacchetti di banconote ai quattro venti e sperare che suscitassero resistenza ai bolscevichi. Ci furono rapporti più sobri, e non solo dal capitano Sadoul, secondo cui gli alleati non dovevano contare su generali russi e “nazionalisti” ucraini per combattere qualcuno. Ma Clemenceau si rifiutò di ascoltare. L’idea francese era “sostenere gli elementi della resistenza all’usurpazione bolscevica“. Questo era l’obiettivo principale, rovesciare “i Bolsh”. A fine dicembre, inglesi e francesi concordarono “sfere d’azione” nella Russia meridionale che corrispondevano al piano dei loro investimenti prebellici. Fu un ulteriore passo avanti rispetto a quello che fatto per dividere la Russia in grandi sfere d’interesse. Quando Sadoul si guardò intorno, vide colleghi guidati da una “furia cieca” contro i bolscevichi. Secondo loro, l’Intesa doveva affrontare due nemici, Germania e bolscevichi, ma i colleghi di Sadoul “detestavano e temevano i secondi più della prima“. Preferivano lasciare che la Germania schiacciasse i sovietici piuttosto che aiutarli a difendere la Russia, perché avrebbe lascito il partito dei bolscevichi al potere. Meglio tagliare il naso per dispetto al viso.
Questa politique du pire funzionò? C’erano abbastanza scettici a Parigi e Londra per tenere la porta aperta alle idee di Sadoul. A metà dicembre il governo inglese decise di evitare una “rottura aperta” con i bolscevichi e di perseguire una politica simile a quella che il capitano Sadoul proponeva. “Non portiamoli nel campo tedesco” era l’idea generale. Il primo ministro Lloyd George fu particolarmente ricettivo anche quando gli agenti inglesi operavano in Ucraina per sostenere i “nazionalisti”. Il ministro inglese a Jassy inviò 30000 sterline, non pochi a quei tempi, a un agente a Kiev. L’assistenza alle forze nel sud doveva essere diretta contro i tedeschi, non contro i bolscevichi. La mano sinistra alleata sapeva cosa faceva la mano destra? Certo. Chiunque sapesse qualcosa, sapeva che le nuove forze che gli alleati finanziavano avrebbero combattuto i bolscevichi, non i tedeschi. In Russia c’era rammarico e la politica del caos poteva essere il modo migliore per contrastarlo. Le idee di Sadoul ebbero una possibilità in tali circostanze? I bolscevichi sarebbero stati disposti a lavorare con gli imperialisti anglo-francesi? A fine dicembre 1917 era troppo presto per dirlo, ma nei primi mesi del nuovo anno questa domanda sarebbe stata affrontata ai vertici dei governi dell’Intesa.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Ulteriori dati sull’attacco dei droni in Siria

Alessandro Lattanzio, 11/1/2018Il capo del Comitato del Consiglio della Federazione su Difesa e Sicurezza, l’ex-comandante dell’Aeronautica Militare russa Viktor Bondarev, dichiarava che solo gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire i velivoli senza pilota che avevano attaccato le basi militari russe in Siria, il 6 gennaio. “Chi sia dietro i terroristi, penso, è chiaro a tutti. Chi ha fornito i droni che hanno bombardato le nostre basi non poteva che essere uno Stato tecnologicamente forte, concedendo ao terroristi la tecnologia per navigazione satellitare, sensori barometrici e telecontrollo del lancio di ordigni esplosivi, assemblati professionalmente, sulle coordinate assegnate. Gli Stati Uniti, prima col pretesto di combattere un regime totalitario e di sostenere le forze di opposizione che presumibilmente difendevano gli interessi della democrazia, invasero senza mandato ONU un Paese sovrano, iniziando ad alimentare la guerra civile, armando, finanziando e addestrando organizzazioni terroristiche e poi, dopo esser stati sconfitti i principali gruppi di banditi, risparmiando i sopravvissuti. Ora, insieme ai Paesi subordinati, forniscono ai terroristi UAV ad alta tecnologia“, e concludeva che gli attacchi terroristici alle basi militari russe in Siria erano un tentativo di destabilizzare il Paese.
Il Ministero della Difesa russo affermava che l’attacco dei droni era stato lanciato da un’area controllata dai turchi nella “zona di descalation” della provincia d’Idlib, “È stato stabilito che i droni sono stati lanciati dall’area di Muazara, nel sud-ovest dell’area di descalation d’Idlib, controllata da cosiddette unità dell'”opposizione moderata”. Pertanto, il Ministero della Difesa russo ha inviato lettere al capo di Stato Maggiore turco generale Hulusi Akar e al capo della National Intelligence Organization turco Hakan Fidan. Tali documenti hanno dichiarato la necessità dell’attuazione da parte di Ankara dell’impegno a garantire il cessate il fuoco delle unità armate e di potenziare lo schieramento dei posti di osservazione nell’area di de-escalation d’Idlib, allo scopo d’impedire simili attacchi a qualsiasi struttura”.
Secondo Krasnaja Zvezda i droni utilizzati dai terroristi erano dotati di sensori barometrici e servosistemi per il controllo del volo. Inoltre, i congegni esplosivi improvvisati agganciati ai droni dei terroristi avevano spolette di fabbricazione estera. I droni usavano moderni sistemi di guida basati su GPS, di un tipo mai usato da alcuna organizzazione terroristica. Se la sala operativa che guidò l’attacco non si trovava nella stessa area del sito di lancio dell’attacco, ciò indicherebbe la complessità dell’operazione e che i terroristi presenti nell’area di lancio sapevano che l’esercito turco non li avrebbe disturbati. In precedenza, la base aerea di Humaymim, il 3 gennaio 2018, era stata attaccata con dei mortai che uccisero due soldati russi e danneggiarono un velivolo russo. L’attacco effettuato da un gruppo terroristico infiltratosi dalla vicina zona di descalation, indicando ampie pianificazione ed intelligence sulla situazione presso la base.
I russi conclusero che l’attacco nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2018 avesse carattere insolito; i 13 droni avevano un’apertura alare di poco più di 2 metri e ciascuno portava 10 granate di circa 400 grammi di esplosivo e biglie capaci di sporgersi per un raggio di 50 metri. L’esplosivo usato era unico e potente, e non poteva essere prodotto che da Paesi avanzati. La società ucraina ShZhR veniva indicata tra i produttori di tale esplosivo. Uno dei droni aveva un sistema video per monitorare l’attacco e correggere la rotta se necessario.

Il presidente Erdogan continua le ostilità contro il governo siriana e a mantenere l’alleanza coi gruppi jihadisti, come al-Qaida, che occupano la provincia d’Idlib e certamente diretti responsabili di tali attacchi. “Il fatto che al-Qaida indisturbata lanci attacchi coi droni dalla zona di de-escalation controllata dalle forze turche, dimostra che i legami tra governo Erdogan ed al-Qaida non si sono rotti e che i militari turchi ne coprono le attività”. Sempre presupponendo che l’intelligence turca non avesse avuto un ruolo diretto negli attacchi. Difatti, non sarebbe una sorpresa se l’attacco dei droni fosse stato coordinato tra turchi e statunitensi, irritati dalla presenza delle basi russe in Siria.
Quest’ultima azione era stata preceduta dal misero fallimento del tentato cambio di regime in Iran, dal riavvio del dialogo tre le due Coree e dal viaggio del presidente francese Macron in Cina, dove invitava il Presidente Xi ad esportare in Europa il “miracolo economico” cinese. La Cina rispondeva al clima di minacce a Russia e Iran, costruendo una base militare nella provincia afghana del Badakhshan, nell’ambito della cooperazione su sicurezza e antiterrorismo tra Afghanistan e Cina, e con una serie di test del missile DF-16, dalla gittata di oltre 1000 km, estremamente accurato e schierato su autoveicoli in tutto il territorio cinese e sul Mar Cinese Meridionale. “In passato, avevamo solo lo spirito d’acciaio. Ora abbiamo molti sistemi, quindi abbiamo bisogno di uno spirito ancora più ferreo e deciso nell’impiegarli“, aveva dichiarato Xi ai soldati dell’ELP.
Nel frattempo il test del sistema antibalistico Arrow-3, progettato congiuntamente da Israeli Missile Defense Organization e US Missile Defense Agency, veniva rinviato per la seconda volta a causa di problemi nel collegamento dati tra il missile intercettore e i sistemi a terra. Il test non era tecnicamente un “fallimento” dato che il missile non è mai decollato, osservava il Jerusalem Post. A dicembre, il missile bersaglio che l’Arrow avrebbe dovuto intercettare “non era conforme ai parametri di sicurezza“. “Nel caso odierno, è stato deciso d’interrompere il processo ancor prima che l’intercettore e tutti i suoi sistemi di supporto fossero attivati“. L’Arrow-3 compì il primo test riuscito nel 2013, secondo l’agenzia della difesa missilistica degli Stati Uniti. Il missile antibalistico deve integrare i sistemi di difesa missilistica israeliana Arrow-2, Fionda di Davide e Iron Dome. L’Arrow-3 dovrebbe neutralizzare i missili balistici nemici fuori dall’atmosfera terrestre.Fonti:
Covert Geopolitics
Interfax
Sputnik
Sputnik
The Duran

Massicci attacchi aerei alla Siria

Alessandro Lattanzio, 9/1/2018Nella notte tra 5 e 6 gennaio, dichiarava il Ministero della Difesa russo, i terroristi lanciavano un attacco contro la base aerea di Humaymim e verso Tartus impiegando 13 droni: 10 contro Humaymim e 3 contro Tartus. Tutti i droni venivano intercettati: 7 venivano abbattuti dai sistemi di difesa aerea Pantsir e 6 dai sistemi di guerra elettronica. 3 droni venivano catturati ed esaminati. I droni sarebbero stati lanciati da circa 50 km di distanza, navigando via GPS. Dei 6 bersagli aerei colpiti dalle difese elettroniche dell’unità antiaerea russa, 3 venivano fatti precipitare nell’area di controllo della base e gli altri 3 venivano fatti atterrare al suolo. I 7 droni distrutti furono obiettivo dei sistemi di difesa aerea di punto Pantsir-S delle unità da difesa aerea russa. Non ci furono vittime o danni alle installazioni militari russe. Il Ministero della Difesa russo dichiarava, “Le strutture militari russe non hanno riportato né vittime né danni: la base aerea russa di Humaymim e il centro logistico di Tartus continuano ad operare come previsto. Durante le ore notturne, le strutture della difesa aerea russa hanno rilevato 13 obiettivi aerei di piccole dimensioni che si avvicinavano ai mezzi militari russi: dieci UAV da combattimento si avvicinavano alla base aerea russa di Humaymim e altri 3 al centro logistico di Tartus“.Le competenze tecniche dei terroristi per poter attaccare le strutture russe in Siria possono essere state fornite solo da Paesi dotati di elevate capacità tecnologiche, che hanno fornito sistemi di navigazione via satellite e di controllo a distanza per lo sgancio sulle coordinate designate degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), contenenti esplosivi di fabbricazione straniera, di cui erano dotati i droni. Tutti i droni erano anche dotati di sensori ad infrarossi e sistemi di controllo in volo. “Le soluzioni ingegneristiche utilizzate dai terroristi per attaccare le strutture russe in Siria possono essere state fornite solo da un Paese con un alto potenziale tecnologico, fornendo navigazione satellitare e controllo a distanza per il lancio degli ordigni autoassemblati sui bersagli designati“.
Un velivolo Boeing P-8 Poseidon dell’US Navy era in missione di spionaggio nell’area tra la base aerea russa di Humaymim e la base navale di Tartus in Siria quando i militanti tentarono di attaccare le strutture con i 13 droni, “…Questo ci costringe a dare una nuova occhiata alla strana coincidenza che, durante l’attacco dei droni dei terroristi alle strutture militari russe in Siria, un aereo da ricognizione dell’US Navy Poseidon pattugliasse sul Mar Mediterraneo da più di 4 ore ad una quota di 7mila metri, tra Tartus e Humaymim“, dichiarava il Ministero della Difesa russo. Il Pentagono si precipitava a dichiarare che tali droni sarebbero stati acquistati sul “mercato aperto”, dimostrando di sapere di che tipo di modelli si trattasse. “Quali sono le tecnologie di cui parla?“, domandava un portavoce del Ministero della Difesa russo al Pentagono, chiedendogli di rivelare dove tale mercato si “localizzasse e quale servizio speciale vendesse dati della ricognizione spaziale” ai terroristi.Il 9 gennaio, tra le 2:40 e le 4:15, le forze israeliane effettuavano 3 attacchi missilistici contro Qatifah, presso Damasco: da velivoli che volavano sullo spazio aereo libanese, con 2 missili superficie-superficie dal Golan, e con 4 missili superficie-superficie dalla zona di Tiberiade, in Israele. Le difese aeree siriane distruggevano 3 missili e abbattevano 1 velivolo israeliano.Fonti:
Anàlisis Militares
Anàlisis Militares
MoD Gov. Syria
MoD Mil. Russia
Sputnik
TASS

Forze Armate russe: nel 2017 salto qualitativo nella capacità d’attacco ad alta precisione

Alex Gorka SCF 02.01.2018Un’ampia panoramica della capacità militare della Russia nel 2017 mostra che le Forze Armate riorganizzate e riarmate sono radicalmente diverse rispetto a prima. Lezioni sono state apprese rendendole molto più efficiente della forza che difese l’Ossezia del Sud e le forze di pace russe dall’aggressione della Georgia nel 2008. Le Forze Armate attraversano un periodo di passaggio ad armi ad alta precisione e altamente sofisticate. Rivolgendosi al Consiglio del Ministero della Difesa, il Presidente Vladimir Putin affermava che il nuovo programma di Armamento di Stato 2018-2027 pone l’accento soprattutto sull’equipaggiamento delle Forze con armi ad alta precisione aeree, terrestri e navali. Il 2017 è stato l’anno in cui le Forze Armate russe hanno utilizzato i missili Kalibr, lanciati dal mare, Kh-101 dall’aria e Iskander dalla superficie, in Siria. La riunione del consiglio del dicembre 2017 per la prima volta ammetteva pubblicamente l’uso dell’Iskander in Siria.
Nel 2017, il sistema entrò in servizio con la 152.ma Brigata della Guardia di stanza nella regione di Kaliningrad in risposta ai rinforzi della NATO al confine con la Russia. In Siria, Iskander era solito centrare obiettivi prioritari. Accuratezza, gittata ed affidabilità gli consentono di operare in alternativa alle forze aeree sottoposte alle contromisure attive del nemico, come caccia le difese aeree. L‘Iskander-M ha una gittata di 500 km e ha un errore circolare probabile (CEP) di 5-7 metri. Il missile balistico viaggia alla velocità ipersonica di 2100-2600 m/s (Mach 6-7) ad una quota di 50 km e può essere reindirizzato in volo in caso di bersagli mobili. Occorrono solo 10 minuti per prendere posizione e sparare. La gittata del sistema è sufficiente a coprire quasi l’intero territorio della Siria. Può lanciare missili da crociera per colpire obiettivi fissi e missili balistici per abbattere risorse di alto valore del nemico su un campo di battaglia. Iskander può colpire molto prima di un aereo, che deve decollare, coprire le distanze e prendere posizione per lanciare le armi. Nel 2017 fu annunciato che gli Iskander sostituiranno i vecchi sistemi missilistici balistici Tochka-U entro il 2020, nell’ambito del piano di ristrutturazione e miglioramento in corso. L’anno scorso i militari russi iniziarono a formare ed addestrare unità speciali di osservatori che fornivano le coordinate ai missili Iskander lanciati e in volo verso il bersaglio. In Siria, gli osservatori operano al tergo del nemico.
Il missile aria-superficie stealth Kh-101 lanciato dai bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 fu collaudato nel 2017, utilizzato per imporre uno schiacciante “scuoti e spaventa” ai nemici in Siria. L’esperienza dimostra che è molto affidabile. La gittata è di 5000 km. Le prove video fornite dai droni confermano che tutti gli obiettivi furono centrati. Il missile fu testato nel 2015 e 2016 per l’impiego nell’ambito dei piani operativi del 2017. Nel 2017, i missili Kh-101 distrussero le infrastrutture del nemico a Dayr al-Zur. A luglio, i missili distrussero tre grandi depositi di armi e munizioni e un centro di comando dei terroristi vicino Uqayribat, nella provincia di Hama. L’attacco avvenne con un raggio di circa 1000 chilometri. L’esperienza siriana viene utilizzata per sviluppare un nuovo missile da crociera aria-superficie. La società Tactical Missiles Corporation lavora sull'”Articolo 715″ o 9A2362. Il missile è in realtà una versione ridotta del Kh-101 destinata ai bombardieri a lungo raggio Tu-22?3 e ai velivoli tattici Su-34, Su-30, Su-35 e Su-57.
I missili navali Kalibr sono impiegati dal 2015. La loro gittata supera i 1500 km, inferiore a quella del Kh-101. Il punto forte: il missile può essere installato su quasi tutti i tipi di navi. I marinai russi chiamano “calibrazione” la capacità di adattarsi ai vari tipi di navi di superficie e sottomarini. Nel 2017 fu annunciato che i missili Kalibr verranno installati sulle nuove corvette classe Steregushij (Proekt 20380). Al momento, le navi di questa classe sono armate con missili antinave Kh-35U. Il processo di “calibrazione” comprende i Leader, nuovo rompighiaccio destinato a spezzare lastre di ghiaccio di 4,5 metri di spessore e mantenere aperte le rotte del Mare del Nord e dell’Artico tutto l’anno. È insolito, qualcosa che nessun altro ha fatto. Il Leader non è una nave da guerra ma trasporta contenitori speciali con sistemi d’arma, compresi i missili antinave Kh-35 e Kalibr. Come si nota, il Kalibr consente di avere una flotta ben armata a costi relativamente bassi in grado di colpire bersagli di superficie e terrestri da varie piattaforme e a migliaia di chilometri di distanza.
Il 3M22 Tzirkon, missile da crociera ipersonico, effettuava i test nel 2017, quindi potrebbe entrare in produzione quest’anno, come previsto. Ha una velocità di Mach 5-6 (7400 chilometri all’ora). Alla quota di crociera di 30000 m, la sua energia cinetica all’impatto è 50 volte quella degli esistenti missili antinave. Il proiettile può coprire 155 miglia in 2,5 minuti, più veloce di un proiettile da fucile di precisione. Il nemico non avrà il tempo di spaventarsi, per non parlare di reagire. Dovrebbe entrare in produzione quest’anno.
Il 2017 sarà ricordato dalle Forze Armate russe come l’anno in cui si sono compiuti grandi passi verso l’armamento con armi convenzionali a lunga gittata ed alta precisione. È un salto qualitativo che rende i militari russi secondi a nessuno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito