La militarizzazione della penisola coreana destabilizza l’Asia

Sergej Kozhemjakin, Pravda, 10/03/2017 – Histoire et Societé
Il protagonista principale di questa politica sono gli Stati Uniti. Con le sue provocazioni, Washington cerca d’iniziare un conflitto e coinvolgervi non solo la Corea democratica, ma anche la Cina.Teste di ponte di Washington
Il fatto che la regione Asia-Pacifico, in particolare l’Asia orientale, sia una delle principali direttrici della politica estera della nuova amministrazione degli Stati Uniti, è noto da molto prima della nomina ufficiale di Donald Trump. In primo luogo, la squadra del futuro presidente degli Stati Uniti inviò un segnale negativo a Pechino, stabilendo contatti con le autorità di Taiwan. Poi Washington chiarì che non avrebbe abbandonato l’alleanza con Giappone e Corea del Sud. Gli Stati Uniti iniziarono la marcia forzata della militarizzazione di questi Paesi per consolidarne lo status di “portaerei inaffondabili” di Washington. Il calendario di incontri e visite di alti funzionari degli Stati Uniti è significativo. Il primo dei leader mondiali ad incontrare Trump dopo la sua elezione fu il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe. Il capo del governo giapponese si affrettò a fare una visita ufficiale negli Stati Uniti a febbraio. Durante la visita fece delle dichiarazioni importanti. Secondo Trump, Washington è al “100% dedita all’alleanza con il Giappone”, e non ha intenzione di rivedere l’accordo di cooperazione e mutua sicurezza firmato nel 1960. L’accordo sulla difesa collettiva, tra le altre cose, autorizza il soggiorno nel Paese di un contingente di 54000 soldati degli USA. Inoltre, come sottolineato da Trump, l’accordo riguarda anche le isole Senkaku (Diaoyu), una sfida diretta alla Cina che le considera suo territorio. Inoltre, Trump e Abe avvertirono Pechino dall’aumentare l’attività nel Mar Cinese Meridionale, nascondendo la loro solita interferenza con le lacrime di coccodrillo sulla “violazione della libertà di navigazione e di volo”. Pochi giorni dopo. le portaerei dell’US Navy entrarono nella zona. Il loro comandante, contrammiraglio James Kilby, disse apertamente che lo scopo dell’azione era una “prova di forza”. E’ ovvio che senza la crisi politica in Corea del Sud (il 9 dicembre la presidentessa Park Geun-hye è stata deposta per corruzione), la leadership del Paese sarebbe stata pronta ad omaggiare il boss d’oltremare. Così Tokyo e Seoul, nel sistema “mondiale degli Stati Uniti”, continuano ad occupare un posto speciale, e la minaccia di Trump di ridurre il costo delle presenza era pura demagogia preelettorale. Lo dimostrano le visite in Corea del Sud e Giappone del nuovo segretario alla Difesa James Mattis, facendovi i suoi primi viaggi all’estero. Il capo del Pentagono ribadiva le dichiarazioni di Trump sull’inviolabilità della cooperazione militare e politica con tali Paesi. Passi concreti seguirono presto. Ai primi di febbraio, nelle Hawaii si ebbe il test congiunto USA-Giappone dei missili intercettori SM-3. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti inviarono 10 nuovi F-35B sulla base aerea di Iwakuni, nell’isola di Honshu. Prima della fine dell’anno vi saranno trasferite le unità della portaerei nucleare Ronald Reagan; sessanta aerei. Il Giappone sviluppa la propria produzione militare. Secondo il programma adottato, ogni anno costruirà due cacciatorpediniere dal dislocamento di 3000 tonnellate. Il Paese non nasconde che le nuove navi pattuglieranno il Mar Cinese Orientale, cioè “contenere” la Cina

L’aggressore non è chi pensiamo
La militarizzazione della Corea del Sud è anche maggiore. Per farlo hanno trovato un comodo alibi: il programma missilistico e nucleare della Corea democratica. Gli sforzi occidentali per demonizzare Pyongyang non sono stati vani: quasi tutti ripetono che il “regime nordcoreano è aggressivo”, e che presumibilmente aspetta solo il momento giusto per lanciare i suoi missili nucleari. Ad esempio citando il test dell’anno scorso, così come lanci di missili balistici. L’ultimo avveniva il 12 febbraio, quando fu lanciato un missile “Pukkykson-2” (“Stella Polare-2”). L’ira di Stati Uniti ed alleati fu causata non solo dal fatto che il test avvenne al momento della visita di Shinzo Abe a Washington, ma che dimostrava anche le nuove capacità della Corea democratica. Il missile fu lanciato da un’unità mobile ed era dotato di un motore a combustibile solido, complicandone l’intercettazione dal nemico. In risposta, contro il Paese furono imposte severe sanzioni, tra cui divieto d’importare minerali dalla Corea democratica, embargo sulla fornitura di carburante per aerei e anche ispezione di tutte le merci che entrano nel Paese. Purtroppo, la Russia vi ha aderito, mentre soffre restrizioni inique. Alla fine di febbraio, il Ministero degli Esteri russo preparava un progetto di decreto presidenziale sull’ulteriore inasprimento delle sanzioni. Il documento prevede la fine della cooperazione scientifica e tecnica con Pyongyang, e vieta la fornitura di rame, nichel e altri metalli, e così via. In altre parole, Mosca ha accettato le regole imposte. Ma sono giuste? La politica verso la Corea democratica è un esempio lampante dello stigma dell’anatema. La Corea democratica è stigmatizzata unanimemente per dei peccati che non ha commesso, e chi grida più forte non è giudice esente da qualsiasi crimine. Per dieci anni, questo Paese non ha commesso alcuna aggressione, e tutte le prove vengono effettuate sul proprio territorio. A differenza degli Stati Uniti, che hanno trasformato Libia, Iraq, Afghanistan, Siria e molti altri Stati in poligoni sanguinosi per le loro armi. Pyongyang ha apertamente detto che il programma nucleare e missilistico serve a garantire la sovranità del Paese. Contrariamente alla credenza popolare, la Corea democratica non brandisce il “manganello nucleare” e valuta la possibilità di utilizzare l’arsenale solo se attaccata. Nel frattempo, la leadership nordcoreana non esclude il congelamento completo dei test, indisponendo l’occidente. Al settimo Congresso del Partito dei Lavoratori dello scorso anno, la possibilità di una moratoria fu avanzata. In cambio Pyongyang chiese solo una cosa: la fine delle grandi esercitazioni in prossimità della linea demilitarizzata. Le regolari esercitazioni militari di Seoul e Washington sono un fatto spesso trascurato. È un grave errore, perché non sono in realtà semplici manovre, ma piuttosto una mobilitazione completa e una concentrazione di forze nelle immediate vicinanze del territorio della Corea democratica. Ad esempio, nelle manovre Key Resolve dello scorso anno parteciparono 300000 soldati coreani e 15000 degli Stati Uniti. Altre esercitazioni, Ulchi Freedom Guardian, ricordavano a Pyongyang i terribili giorni della guerra di Corea: giunsero sulle penisola i soldati di 9 Paesi, protagonisti della coalizione filo-USA del 1950-1953. Per comprendere la natura aggressiva di tali manovre, basta elencarne gli obiettivi: attacco nucleare preventivo sulla Corea democratica, sbarco a Pyongyang e distruzione della leadership nordcoreana e, infine, occupazione totale del Paese. In realtà, più volte l’anno in Corea del Sud si svolgono le prove generali per l’invasione del Nord. A tal proposito, la posizione della RPDC, che denuncia le manovre come ragione principale delle tensioni nella penisola, è pienamente giustificata. Chi parla di “aggressione di Pyongyang” ha volutamente invertito il rapporto tra causa ed effetto. Nel 2014-2015, la leadership della Corea democratica chiese più volte a Seoul di riprendere il dialogo per la pace e riavviare il processo di creazione della Confederazione coreana unificata, idea già avanzata da Kim Il Sung. Tuttavia, il governo di destra di Park Geun-hye respinse queste iniziative, ammettendo solo una variante della riunificazione: l’assorbimento del Nord dal Sud sull’esempio della RFT con la RDT. Il contingente statunitense in Corea del Sud fu rafforzato e le esercitazioni congiunte assunsero un peso ancora maggiore. Solo dopo Pyongyang riprese i test nucleari e missilistici.

Grandi e piccole provocazioni
L’ultima serie di lanci di missili è anche una risposta ai passi apertamente ostili di Seoul e Washington. Il Ministero della Difesa della Corea del Sud annunciava un piano per la “punizione di massa e la vendetta” con cui Pyongyang “sarà incenerita scomparendo dalla carta geografica” al minimo “segno di uso di armi nucleari”. I criteri per definire questo “segno” non sono specificati nel documento. Tuttavia, Seoul annunciava la creazione di un’unità speciale per la distruzione fisica della leadership politica e militare della Corea democratica, tra cui Kim Jong-un. Come notato, in caso di ostilità, questo compito sarà realizzato da subito, qualunque sia il “danno collaterale” per la popolazione civile della Corea democratica. La nuova amministrazione statunitense si esprime con lo stesso tono. Chiamando la Corea democratica “grave minaccia per la sicurezza regionale e globale”, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson ha detto di preparare una nuova strategia nei rapporti con Pyongyang. Secondo lui, vanno considerare tutte le opzioni senza escludere l’uso della forza militare contro la Corea democratica. Era sostenuto dal comandante delle forze USA in Corea del Sud Vincent Brooks, che invitava a rafforzare le capacità d’attacco sullo Stato confinante. “La difesa convenzionale qui è inadeguata. Se non possiamo uccidere gli arcieri, allora non potremo intercettare tutte le frecce“, aveva detto pittorescamente. In tale contesto, l’invio di armi in Corea del Sud si è notevolmente intensificato. 24 elicotteri d’attacco “Apache” sono stati assegnati alla base statunitense di Suwon. Altri 36 sono stati aggiunti all’aeronautica del Paese. Secondo Seoul, gli elicotteri saranno trasferiti sulle isole Yeonpyeong e Baengnyeong, a 12 chilometri dalle coste della Corea democratica. Non c’è migliore provocazione: dopo la fine della guerra di Corea, il confine marittimo tra i due Paesi non fu deciso e Pyongyang contesta la proprietà delle isole. Inoltre, durante la visita di Mattis, fu confermata la volontà d’installare il sistema antimissile THAAD prima della fine dell’anno. La loro gestione sarà assegnata esclusivamente ai militari degli Stati Uniti, e Seoul non avrà accesso neanche ai dati radar. Così, la Corea e presto il Giappone, saranno collegati al sistema di difesa missilistica globale creato dagli Stati Uniti per isolare Cina, Russia e Iran. Ma questa è solo una parte della militarizzazione. Per partecipare all’avvio delle esercitazioni di marzo Key Resolve e Foal Eagle arriveranno in Corea del Sud armi strategiche, come sottomarini nucleari, aerei da combattimento F-22, bombardieri strategici e uno squadrone guidato dalla portaerei nucleare Carl Vinson. Come già detto a Washington e Seoul, le manovre sono di dimensioni senza precedenti. Inoltre, saranno l’occasione per insediare permanentemente armi strategiche in Corea del Sud. Il Capo di Stato Maggiore Lee Sung-jin ha già presentato una richiesta in tal senso agli Stati Uniti.
Provocando la reazione della Corea democratica, Washington cerca di rafforzare la sua posizione nella regione. In tale contesto, l’assai misteriosa morte di Kim Jong-nam merita una particolare attenzione. Il fratellastro del leader nordcoreano ha vissuto per molti anni fuori dal Paese, conducendo una vita dissoluta e guadagnandosi da vivere facendo “rivelazioni” sul regime della Corea democratica. 16 anni dopo aver lasciato la Corea democratica, Kim Jong-nam fu ucciso nell’aeroporto di Kuala Lumpur (Malesia). La domanda sorge spontanea: a chi giova? Non certo alla leadership della Corea democratica, già sotto estrema pressione da molti anni. Ma le forze interessate a destabilizzare l’est asiatico, con l’assassinio di Kim Jong-nam, hanno un’occasione d’oro per nuovi attacchi contro Pyongyang. Non meraviglia che, subito dopo le prime notizie dell’attentato, Seoul, attraverso il presidente ad interim Hwan Ahnkyo, accusasse la Corea democratica, esortandola a punirla severamente in quanto “Stato terrorista”? Ciò che appare come una provocazione deliberata è la versione ufficiale, secondo cui Kim Jong-nam fu ucciso con veleno VX, bandito dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche. Ora la Corea democratica sarà certamente accusata non solo di omicidio, ma anche di usare armi chimiche. E’ chiaro che tali eventi rientrano nello scenario per destabilizzare la regione. E la Corea democratica non è l’unico obiettivo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Corea democratica: il Grande Inganno svelato

Christopher Black New Eastern Outlook 13/03/2017Nel 2003, insieme ad alcuni avvocati statunitensi della National Lawyers Guild, ebbi la fortuna di recarmi nella Repubblica democratica popolare di Corea, per vedere in prima persona quella nazione, il suo sistema socialista e il suo popolo. La relazione congiunta rilasciata al nostro ritorno s’intitolava “Il Grande Inganno svelato”. Questo titolo fu scelto perché scoprimmo che la propaganda del mito negativo occidentale della Corea del Nord è un grande inganno volto ad accecare i popoli del mondo sulle realizzazioni del popolo nordcoreano che ha creato con successo, date le circostanze, un proprio sistema socio-economico indipendente basato sui principi socialisti e libero del dominio delle potenze occidentali. In una delle nostre prime cene a Pyongyang il nostro ospite, Ri Myong Kuk, avvocato, dichiarò a nome del governo e in termini appassionati che la deterrenza nucleare della Corea democratica è necessaria alla luce delle azioni mondiali degli Stati Uniti e delle minacce subite. Affermò, e questo mi fu ripetuto in una riunione ad alto livello con i funzionari governativi della RPDC, in seguito nel viaggio, che se gli statunitensi firmavano il trattato di pace e non aggressione con la Corea democratica, avrebbero delegittimato l’occupazione statunitense portando alla riunificazione. Di conseguenza, non ci sarebbe stato bisogno di armi nucleari. Dichiarò sinceramente che, “E’ importante che gli avvocati si riuniscano per parlare di come possano regolare le interazioni sociali nella società e nel mondo“, e aggiunse altrettanto sinceramente che, “il cammino verso la pace richiede un cuore aperto“. Ci sembrava allora ed è evidente ora, in contraddizione assoluta con le pretese dei media occidentali, che il popolo della Corea democratica vuole la pace più di ogni altra cosa, in modo da continuare la propria vita e a lavorare senza la costante minaccia dell’annientamento nucleare dagli Stati Uniti. Ma l’annientamento in realtà contro chi è volto e di chi è la colpa? Non loro. Ci mostrarono i documenti statunitensi catturati nella guerra di Corea, prove convincenti che gli Stati Uniti pianificarono l’attacco alla Corea democratica nel 1950. L’attacco fu condotto utilizzando le forze statunitensi e sudcoreane con l’aiuto di ufficiali dell’esercito giapponese che invase e occupò la Corea decenni prima. La difesa e il contro-attacco della Corea democratica furono definite dagli Stati Uniti “aggressione”, manipolando i media per far sì che le Nazioni Unite sostenessero l'”operazione di polizia”, eufemismo usato per sostenere difatti la loro guerra di aggressione alla Corea democratica. Tre anni di guerra e 3,5 milioni di morti coreani seguirono e gli Stati Uniti minacciano guerra imminente ed annientamento fin da allora.
Il voto delle Nazioni Unite a favore dell'”azione di polizia” nel 1950 fu illegale, dato che l’URSS era assente al voto del Consiglio di Sicurezza. Il quorum era necessario al Consiglio di sicurezza secondo il proprio regolamento interno, in modo che tutte le delegazioni siano presenti, senza cui una sessione non può procedere. Gli statunitensi usarono il boicottaggio sovietico del Consiglio di sicurezza come opportunità. Il boicottaggio era a difesa della posizione della Repubblica Popolare Cinese, per concederle il seggio al Consiglio di Sicurezza e non al perdente governo del Kuomintang. Gli statunitensi si rifiutarono di fare la cosa giusta, così i russi si rifiutarono di sedersi al tavolo fin quando non lo potesse il legittimo governo cinese. Gli statunitensi usarono tale occasione per effettuare una sorta di colpo di Stato alle Nazioni Unite, occupandone il meccanismo per i propri interessi ed organizzando con inglesi, francesi e Kuomintang il sostegno alle loro azioni in Corea, con un voto in assenza dei sovietici. Gli alleati fecero come gli statunitensi ordinarono e votarono la guerra alla Corea, ma il voto non era valido e la “azione di polizia” non era un’operazione di mantenimento della pace giustificato dal capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, in quanto l’art. 51 afferma che tutte le nazioni hanno diritto alla legittima difesa contro l’attacco armato, ciò che i nordcoreani affrontavano e a cui rispondevano. Ma gli statunitensi non si curarono mai della legalità, mentre il loro piano era conquistare e occupare la Corea democratica come passo verso l’invasione della Manciuria e della Siberia, che la legalità non doveva ostacolare.
Gli occidentali non hanno idea della distruzione inflitta alla Corea da statunitensi e loro alleati; che Pyongyang fu bombardata a tappeto fu dimenticato, come la carneficina di civili in fuga mitragliati dagli aerei statunitensi. Il New York Times dichiarò che allora 8500000 kg di napalm furono utilizzati in Corea solo nei primi 20 mesi di guerra. Furono sganciate più bombe sulla Corea dagli Stati Uniti che sul Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. Le forze statunitensi braccarono e uccisero non solo i membri del partito comunista, ma anche le loro famiglie. A Sinchon vedemmo la prova che i soldati statunitensi spinsero 500 civili in un fosso, li cosparsero di benzina e gli diedero fuoco. Scendemmo in un rifugio antiaereo con le pareti ancora annerite dalla carne bruciata di 900 civili, tra cui donne e bambini, che cercarono riparo nel corso di un attacco statunitense. I soldati statunitensi furono visti versare benzina giù per le prese d’aria del rifugio e bruciarli a morte. Questa è la realtà dell’occupazione statunitense per i coreani. Questa è la realtà che temono ancora e non vogliono che si ripeta. Possiamo dargli torto? Ma anche con tale storia, i coreani sono disposti ad aprire il cuore agli ex-nemici. Il Maggiore Kim Myong Hwan, allora negoziatore principale a Panmunjom sulla linea DMZ, ci disse che il suo sogno era essere scrittore, poeta, giornalista, ma disse in toni cupi che lui e i suoi cinque fratelli “si allinearono” sulla DMZ da soldati per ciò che successe alla famiglia. Disse che la loro lotta non era contro il popolo statunitense, ma contro il loro governo. Era per la famiglia perduta a Sinchon; suo nonno fu appeso a un palo e torturato, la nonna colpita da una baionetta nello stomaco e lasciata morire. Disse: “Vedi, dobbiamo farlo. Dobbiamo difenderci. Non ci opponiamo al popolo statunitense. Ci opponiamo alla politica di ostilità statunitense e ai suoi sforzi per controllare il mondo ed infliggere calamità ai popoli”. Era parere della delegazione che mantenendo l’instabilità in Asia, gli Stati Uniti possono mantenere una massiccia presenza militare e tenere a bada la Cina nelle relazioni con le Coree e il Giappone, facendo leva contro Cina e Russia. Con la continua pressione in Giappone per rimuovere le basi statunitensi a Okinawa, le operazioni militari e le esercitazioni di guerra coreane rimangono un punto centrale degli sforzi statunitensi per dominare la regione
La questione non è se la Corea democratica possieda le armi nucleari, legalmente autorizzata ad avere, ma se gli Stati Uniti, che hanno armi nucleari nella penisola coreana e che v’installano il sistema di difesa missilistica THAAD, minacciando la sicurezza di Russia e Cina, siano disposti a collaborare con il Nord sul trattato di pace. Trovammo i nordcoreani avidi di pace e non attaccati alle armi nucleari se la pace può essere stabilita. Ma la posizione statunitense resta arrogante, aggressiva, minacciosa e pericolosa più che mai. Nell’epoca della dottrina del “cambio di regime” e della “guerra preventiva”, e degli sforzi statunitensi per sviluppare armi nucleari dalla bassa potenza, nonché dell’abbandono e manipolazione del diritto internazionale, non sorprende che la Corea democratica giochi la carta nucleare. Che scelta devono prendere i coreani se gli Stati Uniti minacciano la guerra nucleare ogni giorno e i due Paesi che logicamente dovrebbero sostenerli contro l’aggressione statunitense, Russia e Cina, si uniscono agli statunitensi nel condannare i coreani per dotarsi dell’unica arma che può fungere da deterrente contro tali attacchi. La ragione è chiara dato che russi e cinesi hanno armi nucleari costruite per fungere da deterrente all’attacco dagli Stati Uniti, come la Corea democratica. Alcune loro dichiarazioni governative indicano che temono una situazione fuori controllo e che la difesa della Corea democratica comporti l’attacco degli Stati Uniti, venendo attaccati anche loro. Si può capirne l’ansia. Ma si pone la domanda del perché non sostengano il diritto della Corea democratica all’autodifesa e facciano pressione sugli statunitensi concludere un trattato di pace e non aggressione, e ritirare le loro forze nucleari e armate dalla penisola coreana. Ma la grande tragedia è la chiara incapacità del popolo statunitense di pensarci da sé, a fronte degli inganni continui, e di chiedere ai propri capi di esaurire tutte le possibilità di dialogo e di pace prima di contemplare l’aggressione nella penisola coreana.
Scopo fondamentale della politica della Corea democratica è stipulare un patto di non aggressione e un trattato di pace con gli Stati Uniti. I nordcoreani più volte hanno dichiarato che non vogliono attaccare nessuno o essere in guerra con qualcuno. Ma hanno visto quanto è successo in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria e innumerevoli altri Paesi e non hanno alcuna intenzione che ciò gli accada. E’ chiaro che qualsiasi invasione degli Stati Uniti sarebbe contrastata con vigore e che la nazione può sopportare una lunga e dura lotta. In un altro luogo sulla DMZ incontrammo un colonnello con il binocolo a tracolla, dal quale vedemmo attraverso la zona tra nord e sud. Vedemmo un muro di cemento costruito sul lato sud, una violazione degli accordi della tregua. Il maggiore descrisse tale struttura permanente come “vergogna del popolo coreano, popolo omogeneo“. Un altoparlante blaterava continuamente propaganda e musica dal lato sud. Il rumore fastidioso durava 22 ore al giorno, disse. Improvvisamente, in un altro momento surreale, gli altoparlanti del bunker iniziarono a urlare l’overture del Guglielmo Tell, meglio noto negli USA come sigla del Lone Ranger. Il colonnello ci esortò ad aiutare a far capire ciò che realmente accade nella Corea democratica, invece di basarsi sulla disinformazione. Ci disse “Sappiamo che come noi amate la pace, gli statunitensi hanno bambini, genitori e famiglie“. Gli dicemmo che saremmo tornati dalla nostra missione con un messaggio di pace e che speravamo di tornare un giorno a “camminare con lui liberamente in queste splendide colline”. Fece una pausa e disse: “Anch’io credo sia possibile“.
Così, mentre il popolo della Corea democratica spera nella pace e nella sicurezza, gli Stati Uniti e il loro regime fantoccio nel sud della penisola, minacciano la guerra per i prossimi tre mesi, con le più grandi esercitazioni mai condotte con portaerei, sottomarini nucleari, bombardieri invisibili, aerei e numerosi soldati, artiglieria e blindati. La propaganda è salita a livelli pericolosi con i media che accusano il Nord di aver assassinato un parente del leader della Corea democratica in Malesia, anche se non vi è alcuna prova e nessun motivo per ciò. Gli unici a beneficiare dell’omicidio sono gli statunitensi e i loro media che creano isteriche accuse al Nord, ora sulle armi chimiche del Nord. Sì, amici, pensano che siamo nati ieri e che non abbiamo imparato una cosa o due sul carattere dei capi statunitensi e la natura della loro propaganda. Non meraviglia che la Corea democratica tema che un giorno tali “esercitazioni” diventino una guerra vera, che tali “manovre” siano solo una copertura per l’attacco, e nel frattempo creare un’atmosfera di terrore presso il popolo coreano? C’è molto che si può dire della vera natura della Corea democratica, dei suoi popolo, sistema socio-economico e cultura. Ma non c’è spazio qui. Spero che la gente possa visitarla, come il nostro gruppo fece, e capire da sé ciò che abbiamo vissuto. Invece concluderò con il paragrafo conclusivo della relazione congiunta stesa al nostro ritorno dalla RPDC, nella speranza che le persone che lo leggano pensino ed agiscano per supportarne l’appello alla pace.
I popoli del mondo devono sapere la storia completa della Corea e del ruolo del nostro governo nel promuovere squilibrio e conflitti. L’azione va assunta da avvocati, gruppi di comunità, attivisti per la pace e tutti i cittadini del pianeta, per evitare che il governo degli Stati Uniti diffonda la propaganda per sostenere l’aggressione alla Corea democratica. Il popolo statunitense è vittima di un grande inganno. C’è troppo in gioco per farsi di nuovo ingannare. Questa delegazione di pace ha appreso nella Corea democratica una significativa verità essenziale nelle relazioni internazionali. E’ con maggiore comunicazione, negoziati seguiti da promesse mantenute e un profondo impegno per la pace, si può salvare il mondo letteralmente da un cupo futuro nucleare. L’esperienza e la verità ci libereranno dalla minaccia della guerra. Il nostro viaggio nella Corea democratica, la presente relazione e il nostro progetto sono piccoli sforzi per renderci liberi“.Christopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto. Noto per una serie casi di crimini di guerra di alto profilo. di recente ha pubblicato il romanzo “Sotto le nuvole”. Scrive saggi su diritto, politica ed eventi internazionali, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere strategico furtivo russo

TASS SouthfrontIl 1° marzo, fonti del complesso militare-industriale dichiaravano che la Russia ha prodotto un modello in scala del futuro bombardiere strategico pesante d’interdizione (PAK-DA). Secondo TASS, l’aereo è progettato per le Forze aerospaziali russe dal Tupolev Design Bureau. Si prevede che il primo prototipo voli nel 2025-2026. Inizialmente, tuttavia, s’ipotizzò che il primo aereo sarebbe stato consegnato alle Forze aerospaziali russe nel 2023-2024, mentre i primi voli di prova erano previsti per il 2019-2020. Secondo la fonte di Gazeta.ru presso il complesso militare-industriale della Russia, finora una modello in legno in scala reale del PAK-DA, senza ali, è stato costruito. Il disegno della cabina, così come l’integrazione tecnologica, vengono progettati con l’ausilio del modello in scala. Inoltre, vi è un modello in materiali compositi in scala 1:10 che può volare.

Data del primo volo
Nel gennaio 2016, il Comandante in capo delle Forze aerospaziali russe, Colonnello-Generale Viktor Bondarev, riferì che un prototipo di PAK-DA avrebbe volato prima del 2021. “I lavori per il PAK-DA sono attualmente in corso ad una velocità sufficiente. Il nostro compito rimane: far decollare il prototipo entro il 2021. Ma se lo sviluppo procede al ritmo attuale, sarà pronto anche prima” aveva detto. Nell’autunno 2016, il Viceministro della Difesa della Federazione Russa Jurij Borisov riferì che il PAK-DA sarebbe stato presentato già nel 2018, e le sue specifiche avrebbero superato nettamente quelle dei bombardieri strategici esistenti. In seguito si seppe che lo sviluppo del nuovo bombardiere fu ritardato dalla ripresa della produzione in serie del Tu-160 modificato: il Tu-160M2. Secondo gli ultimi rapporti, il primo prototipo del PAK-DA volerà nel 2025-2026.

Non è il ‘Cigno Bianco’
Il PAK-DA non sarà un’evoluzione del Tu-160 (ufficiosamente ‘Cigno Bianco’), ma piuttosto un nuovo aereo. Il Tu-160 avrebbe dovuto essere prodotto separatamente dal PAK-DA, prima ancora che si sapesse che la produzione del Tu-160 sarebbe ripresa con la versione modernizzata Tu-160M2. Si prevede che il PAK-DA impieghi le tecnologie per la massima riduzione radar (‘invisibilità’). Inoltre, sarà fabbricato in materiali radar-assorbente e tutti i sistemi d’arma saranno ospitati all’interno della cellula. Secondo il progetto, il velivolo avrà una velocità di crociera subsonica, rendendolo più silenzioso e meno vulnerabile alla sorveglianza a raggi infrarossi. Inoltre, il PAK-DA sarà equipaggiato con i più recenti strumenti da guerra elettronica, senza equivalenti nel mondo. Secondo l’esperto militare della TASS Viktor Murachovskij, l’aereo sarà un elemento della deterrenza strategica con mezzi convenzionali. Secondo l’industria della difesa, si prevede nel 2025 che il PAK-DA sia un elemento della deterrenza strategica convenzionale, o in altre parole: un sistema d’arma ad alta precisione d’interdizione strategica. Il PAK-DA sarà un elemento prezioso di questa deterrenza. Viktor Murachovskij afferma che opererà secondi le nuove modalità dei velivoli d’interdizione pesante, comprendenti missili da crociera a lungo raggio e con ogni probabilità modalità d’attacco ipersoniche. Secondo gli esperti, ciò richiede lo sviluppo non solo nella progettazione dell’aeromobile, ma anche dell’avionica e della capacità d’attacco di cui sarà dotato. Le aziende militari-industriali hanno il compito di condurre tale lavoro.Risultati dell’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica
Secondo le informazioni disponibili, vi sono dieci diverse opzioni per il futuro progetto, ma il primo modello del PAK-DA si baserà sul progetto ad ‘ala volante’. La ricerca alla base di questo progetto è in corso dalla fine degli anni ’80 presso l’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica denominato Zhukov (TsAGI). Essenzialmente, il progetto consiste nella riduzione della fusoliera dell’aeromobile nell’ala, all’interno del quale tutti gli apparati e sistemi di bordo, comprese le armi, sono contenuti. L’“ala volante” non avrà stabilizzatori di coda orizzontali, anche se potrebbe avere uno o due gondole. Questo design permette al velivolo di raggiungere specifiche dalla maggiore efficienza aerodinamica, peso inferiore al decollo, miglioramento materiale ed efficienza del consumo di carburante del velivolo. L’esperienza del TsAGI avrà un ruolo. Naturalmente, tutto si basa sull’enorme capacità tecnologica e scientifica accumulata nei decenni. Ma è giunto il momento d’intraprendere nuovi progetti, iniziando con il nuovo bombardiere strategico. Viktor Murachovskij sostiene che il lavoro di produzione inizierà solo dopo il completamento dei risultati della progettazione e la comparsa del prototipo. Nel 2014, in una mostra internazionale, un rappresentante dell’United Engine Corporation annunciò che il motore del PAK-DA si sarebbe basato sull’evoluzione del motore HK-32, derivato dal motore del bombardiere strategico Tu-160. La Radioelectronic Technology Corporation (KRET) già lavora sui sistemi avionici del futuro velivolo. La KRET insieme con Tulopev ha già intrapreso il lavoro di ricerca e sviluppo. Il velivolo sarà dotato di una serie completamente nuova di sistemi da guerra elettronica. Secondo il direttore generale della società, l’aereo utilizzerà nuove e consolidate tecnologie aerospaziali. Alcuni sistemi deriveranno da sistemi aerospaziali collaudati che hanno già dimostrato affidabilità ed efficienza.

Negli Stati Uniti
Il più moderno bombardiere strategico negli Stati Uniti è il B-2 Spirit, basato sempre sul concetto di ‘ala volante’ e dall’insolito aspetto esterno, spesso paragonato a una navicella aliena. Voci circolarono che fosse stato progettato e sviluppato nell’Area 51, da relitti alieni. Il B-2 è l’aereo più costoso dell’United States Air Force. Nel 1998 il prezzo di un B-2 Spirit era di 1,16 miliardi di dollari, e dell’intero programma fu di 45 miliardi di dollari. Allo stesso modo, enormi somme di denaro vengono spese per mantenere il programma B-2. Inoltre, solo hangar speciali dal clima artificiale possono ospitarlo. Ciò per impedire che gli ultravioletti danneggino il rivestimento radar-assorbente del velivolo. L’ultima evoluzione del programma è l’NGB (Next Generation Bomber) B-3. Secondo il programma, entro il 2020, una gara d’appalto sceglierà il futuro bombardiere strategico dell’United States Air Force, e la sua produzione in serie inizierà nel 2035. Si prevede che 80-180 velivoli entrino in servizio. Secondo fonti disponibili, il costo di un singolo aeromobile sarà di 500-550 milioni di dollari. “Non solo non seguiamo gli Stati Uniti, ma seguiamo decisamente la nostra via. Non produciamo il PAK-DA per inseguire le strategie statunitensi, ma per sviluppare le nostre industrie e scienze aeronautiche“. Secondo il commentatore militare della TASS Viktor Litovkin, il nuovo velivolo sarà il culmine di questo progresso nella scienza, tecnologia e operatività militare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia avrà una flotta di bombardieri invisibili PAK-DA

Valentin Vasilescu Algora 22 febbraio 2017pak_daLa Russia deve aggiornare la flotta di bombardieri strategici, se vuole mantenere lo status quo nucleare, dove la Federazione Russa prevale. Il concetto tradizionale di deterrenza è costruito sulla “triade strategica”: bombardieri a lungo raggio, sottomarini a propulsione nucleare e missili balistici intercontinentali. Attualmente Russia, Stati Uniti e Cina hanno bombardieri in grado di trasportare testate nucleari. I bombardieri della Cina hanno solo il 25% del raggio d’azione dei bombardieri russi e statunitensi. E solo gli Stati Uniti hanno una flotta di 19 bombardieri stealth di 5.ta generazione: i B-2 Spirit. Nel 1999, Tupolev nominò un team di ingegneri per sviluppare la tecnologia per produrre bombardieri di 5.ta generazione. Solo che l’Aeronautica russa non sollevò la domanda per avere un bombardiere stealth prima del 2007. Le specifiche tecniche e tattiche per il bombardiere di 5.ta generazione furono stabilite nel 2012. Nei primi mesi del 2013, l’Aeronautica russa designò vincitore del concorso per il nuovo bombardiere strategico di 5ta generazione il PAK-DA ( Complesso Aereo Futuro per l’Aviazione a Lungo raggio). I bombardieri PAK-DA saranno costruiti da Tupolev, specializzata nella costruzione di bombardieri pesanti e aerei da trasporto civili. Se tutto va secondo i piani, il primo volo avrà luogo nel 2019, la produzione inizierà nel 2020 e il primo squadrone di 12 PAK-DA sarà operativo nel 2025. I velivoli PAK DA saranno prodotti solo per la Russia.

Come apparirà il PAK-DA?
Il PAK-DA sarà probabilmente simile al bombardiere statunitense B-2 Spirit, un velivolo tuttala subsonico, invisibile ai radar e con autonomia di 12000 km senza rifornimento. La propulsione sarà fornita da quattro motori “Produkt 30” (AL-41F1), senza “post-bruciatore”, progettati per il velivolo multiruolo di 5.ta generazione Su T-50 (PAK FA); avranno 10900 kg di spinta ciascuno. Il bombardiere stealth statunitense B-2 dispone di quattro motori General Electric F118 da 8700 kg di spinta. I russi lo chiamano “Elefante Bianco”. Anche se vi sono state speculazioni se l’aereo PAK-DA sarà supersonico o ipersonico, in queste condizioni di volo il PAK-DA non sarebbe invisibile ai radar. Alla velocità di Mach 3-5 (3600-6000 km/h) vi è il fenomeno di dissociazione e ionizzazione delle molecole dell’aria circostante l’aeromobile. Il plasma formatosi intorno l’aeromobile sarà visibile sul radar, anche se il velivolo, a pochi centimetri, è invisibile. I velivoli ipersonici sono meno manovrabili e hanno elevata inerzia, quindi la rotta sarebbe in gran parte pre-calcolata. I sensori dei velivoli ipersonici verrebbero disturbati dal plasma incandescente. La comunicazione con tali aeromobili sarebbe anche difficile per gli stessi motivi. La velocità ipersonica esclude l’uso dei controlli manuali; il pilotaggio informatizzato è più adatto ai velivoli più piccoli e possibilmente senza pilota.

Tecnologia furtiva
I progettisti russi dovranno padroneggiare la tecnologia stealth e la progettazione 3D. Gli statunitensi usarono i supercomputer più avanzati per progettare la forma del B-2, lavorandovi dal 1980 al 1982. Molte idee utili saranno prese in prestito dai velivoli multiruolo da combattimento di 5.ta generazione Su T-50 del gruppo di progettazione Sukhoj, essendo stato testato in volo. Poiché il PAK-DA è progettato per volare soprattutto di notte, sarà di colore scuro. I sensori di bordo avvertiranno l’equipaggio di modificare la quota a seconda la luminosità del cielo, eludendo i sensori a infrarossi dei caccia nemici. Il “calore” dell’aereo lo renderebbe più visibile sul cielo. Alcune situazioni particolari vengono risolte dal computer di bordo; per esempio, nel caso in cui uno o più motori prendano fuoco o vi sia un atterraggio forzato. Il bombardiere Elefante Bianco richiederà circa dieci volte più ore di manutenzione dei bombardieri attualmente in servizio. Ciò comprende la levigatura delle abrasioni sulla resina speciale che rivestirà le carenature radar-assorbenti. Questo rivestimento può essere danneggiato da pioggia e grandine che s’incontrano volando tra le nuvole, ed è sensibile negli atterraggi quando l’ammortizzazione viene assorbita dalla carlinga del velivolo e trasmessa ai pannelli rivestiti da questa vernice speciale. Graffi accidentali possono verificarsi mentre gli aviogetti rullano sul terreno, ad esempio dai ciottoli sparati dai getti d’aria degli ugelli di altri aeromobili, danneggiandone anche l’invisibilità radar. La progettazione del velivolo baderà soprattutto all’invisibilità radar convenzionale (ad onde centimetriche), evitando angoli vicini ai 90° nell’intersezione verticale ed orizzontale delle ali e della coda con la fusoliera, nella forma delle prese d’aria, ecc. Una speciale vernice radar assorbente, corrispondente alla lunghezza dell’onda radar, aiuterà a ridurre l’impronta radar. Un SAS (Signature Assessment System) sarà installato a bordo dell’Elefante Bianco per indicare di quanto il rivestimento radar-assorbente si degradi. Quando l’impronta radar dell’aereo ne comprometterà l’invisibilità, porzioni del rivestimento saranno risanate.oarcAvionica del PAK-DA
La cabina di pilotaggio dell’Elefante Bianco sarà progettata secondo il concetto MMI ( “interfaccia uomo-macchina” o “interfaccia uomo-computer”), permettendo al motore di essere avviato senza passare manualmente per decine di contatti, secondo la lista di controllo seguito dal pilota che attiva i motori con i pulsanti di avviamento. Basterà un comando unico e il computer di bordo eseguirà automaticamente l’algoritmo di avvio senza l’intervento dell’equipaggio. La cabina è di tipo “glass cockpit” con display digitali EFIS (Electronic Flight Instrument System), display LCD a colori (MFD – display multifunzione) per ciascuno dei due piloti. L’Elefante Bianco utilizzerà un’interfaccia elettronico per i comandi di volo (FBW – fly-by-wire digitale). Il sistema di comunicazione comprende due sistemi radio, uno dei quali come linea di dati per la trasmissione di informazioni via satellite ai punti di comando e controllo a terra e su navi, e agli aeromobili di primo allarme AWACS/AEW. Il sottosistema di navigazione convenzionale sarà costituito da un dispositivo che combina sensori inerziali, radio, GPS e Terrain Contour Matching o TERCOM, che fornirà la mappa digitale della zona sorvolata. Il sottosistema per la navigazione con scarsa visibilità e il tiro sarà composto da un blocco comune di sensori FLIR (Forward-Looking Infra-Red) e IRST (Infra-Red Search and Track). Un telemetro laser (montato nel naso) e un sistema di guida laser per le armi di bordo (montato sulla parte inferiore dell’ala), costituiranno il sistema ottico di puntamento delle armi. Il principale sottosistema di bordo per la navigazione, scoperta del bersaglio e lancio delle armi si basa su un avanzato radar di bordo AESA (Active Electronically Scanned Array) dalla portata di 300 km alla quota di 10000 metri, per cui viene chiamato mini-AWACS. Tutti i dati raccolti dal radar AESA e acquisiti tramite la linea dati crittografata, saranno elaborati da un microprocessore a bordo. L’apparecchiatura di guerra radio-elettronica (EW) sarà costituita da un Radar Warning Receiver (RWR) e un Missile Approach Warning System (MAW). L’apparecchiatura EW è un sistema automatizzato di comando del sistema di contromisure elettroniche attive e passive.

La armi del PAK-DA
Il bombardiere non avrà piloni o supporti per bombe o missili sotto le ali, per ridurre al minimo l’esposizione ai radar. Le armi dell’Elefante Bianco staranno nel vano bombe dai portelli chiusi ermeticamente. Il PAK-DA trasporterà bombe di vario peso e missili aria-superficie, aria-aria o antinave. L’Elefante Bianco sarà armato con dieci missili da crociera Kh-101 con testate convenzionali da 400 kg di esplosivi, o Kh-102S con testate nucleari da 250kt. Gli ALCM (Air-Launched Cruise Missiles) saranno propulsi da un turbofan, avranno una gittata di 5500 km e una velocità massima di 970 chilometri all’ora, con una probabile deviazione inferiore ai 5m. Il Kh-101 ha una sezione trasversale radar delle dimensioni di un uccello, utilizza materiali assorbenti radar e antenne conformi, oltre ad altra tecnologia furtiva. I Kh-101/102 possono essere rilevati solo a una distanza di 24-40 km, quando è difficile abbatterli. Sul mare, gli ALCM utilizzano un sistema di guida inerziale che permette di effettuare manovre evasive (improvvisi cambi di quota) e piccole correzioni per mantenere una quota di volo di 50-100 m e la rotta. Una volta che l’ALCM sorvola la terra, l’apparecchiatura TERCOM (Terrain Contour Matching) si occuperà del volo a breve o media distanza, con una mappa 3D memorizzata della rotta predeterminata che viene confrontata con l’immagine radar dell’area sorvolata, mantenendo una quota costante usando un radio altimetro. A 10 km dal bersaglio, un modulo di controllo del tiro si attiva seguendo le coordinate GPS memorizzate del bersaglio. Qui il sistema di controllo del missile si occupa del puntamento a corto raggio, con un piccolo radar a onde millimetriche che consente di rilevare e riconoscere il bersaglio. Per verificare la correttezza dell’attacco, una telecamera montata sul missile trasmetterà (via satellite) gli ultimi 10 secondi del volo sul bersaglio.
Gli obiettivi in Nord America sono difficili da colpire per i bombardieri che sorvolassero Atlantico o Pacifico, per via della lunga distanza. I bombardieri russi, tra cui il PAK-DA, possono avvicinarsi al Nord America senza essere rilevati sorvolando il Polo Nord, ma sorvolandolo, la navigazione convenzionale è impossibile in quanto non vi sono punti di riferimento da terra, non essendoci radiofari in questa zona isolata del globo. I sistemi di navigazione inerziale e GPS mancano di precisione. Ma a differenza degli statunitensi, gli equipaggi dei bombardieri strategici russi hanno molta esperienza nel sorvolo del Polo Nord. Gli equipaggi dei bombardieri russi compiono centinaia esercitazioni di volo sull’Artico ogni anno. Ad esempio, 2 bombardieri strategici supersonici russi Tu-160 decollarono il 28 ottobre 2013 dalla base aerea Engels nella regione del Volga, in direzione del Mare di Barents e quindi del Polo Nord. Entrambi i velivoli avevano due membri di equipaggio a bordo, dei giovani piloti in addestramento. Superato il Polo Nord, i bombardieri volarono parallelamente alle coste sul Pacifico di Stati Uniti, Canada, Messico, Guatemala e El Salvador fino in Nicaragua. Una volta attraversato il Paese, i 2 Tu-160 sorvolarono il Mar dei Caraibi, atterrando nella base aerea di Maiquetía-Caracas, in Venezuela. La loro rotta coprì una distanza di oltre 10000 km, volando 13 ore senza alcun rifornimento in volo. Per tutta la missione i due bombardieri Tu-160 volarono in stretta conformità alle normative della Convenzione di Chicago dell’ICAO (International Civil Aviation Organization) che regola l’uso dello spazio aereo internazionale.tu-160-reab-cloudsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un modo facile per abbattere i caccia invisibili F-22 e F-35

Dave Majumdar, National Interest 19 gennaio 2017f-22_fuel_tanksSì, caccia e bombardieri stealth statunitensi sono sorprendenti, ma possono essere distrutti. Gli Stati Uniti hanno speso decine di miliardi di dollari per sviluppare i caccia stealth di quinta generazione, come il Lockheed Martin F-22 Raptor e l’F-35 Joint Strike Fighter. Tuttavia, relativamente semplici miglioramenti nell’elaborazione del segnale, in combinazione con missili dalla testate potenti e un sistema di guida autonomo, consentono ai radar a bassa frequenza di questi sistemi d’arma di colpire e abbattere i velivoli di ultima generazione degli Stati Uniti. E’ un fatto ben noto al Pentagono e nell’industria che i radar a bassa frequenza operanti su bande VHF e UHF possano rilevare e monitorare velivoli a bassa osservabilità. Si è generalmente ritenuto che tali radar non possano guidare un missile sul bersaglio, cioè tracciare “operativamente”, ma non è esatto; vi sono modi per aggirare il problema secondo alcuni esperti. Tradizionalmente, le armi guidate da radar a bassa frequenza sono limitate da due fattori. Uno è la larghezza del fascio del radar, e l’altro è la larghezza degli impulsi del radar, ma entrambi i limiti possono essere superati con l’elaborazione del segnale. La larghezza del fascio è direttamente correlata alla progettazione dell’antenna, necessariamente grande per via delle basse frequenze. I primi radar a bassa frequenza, come i radar VHF sovietici P-14 Tall King, avevano enormi dimensioni e utilizzavano un’antenna semi-parabolica per limitare l’ampiezza del fascio. I radar successivi come il P-18 Spoon Rest usavano antenne Yagi-Uda, più leggere e piccole, ma questi primi radar a bassa frequenza avevano alcune gravi limitazioni nel determinare portata e rotta precisa del bersaglio. Inoltre, non riuscivano a determinarne la quota perché i fasci radar prodotti da questi sistemi erano ampi diversi gradi in senso orizzontale, e decine di gradi in elevazione. Un’altra limitazione tradizionale dei radar VHF e UHF era che la larghezza dell’impulso era ampia e con bassa frequenza degli impulsi (PRF), rendendo tali sistemi inidonei a determinare con precisione la distanza. Mike Pietrucha, ex-ufficiale della guerra elettronica dell’USAF che volava su McDonnell Douglas F-4G Wild Weasel e Boeing F-15E Strike Eagle, una volta mi disse che un impulso ampio 20 microsecondi ne produce uno di circa 6000 metri di portata, dalla risoluzione pari alla metà della portata. Ciò significa che la distanza non può essere determinata con precisione entro 3000 metri. Inoltre, due bersagli ravvicinati non possono essere distinti. L’elaborazione del segnale ha parzialmente risolto il problema dell’ampiezza della risoluzione già nel 1970. La chiave è un processo chiamato modulazione di frequenza dell’impulso, utilizzata per comprimere l’impulso radar. Il vantaggio di utilizzare la compressione dell’impulso è che con un impulso di venti microsecondi, l’ampiezza della risoluzione si riduce a circa 60 metri. Ci sono anche diverse altre tecniche che possono essere utilizzate per comprimere un impulso radar come la modulazione di frequenza numerica. Infatti, secondo Pietrucha, la tecnologia per la compressione degli impulsi è vecchia di decenni, venendo insegnata agli ufficiali della guerra elettronica dell’USAF negli anni ’80. La potenza di elaborazione del computer richiesta è trascurabile per gli standard attuali, secondo Pietrucha.
Gli ingegneri hanno risolto il problema della risoluzione direzionale o in azimut utilizzando radar a scansione elettronica che sopprimono la necessità dell’antenna parabolica. A differenza delle vecchie antenne meccaniche, i radar a scansione dirigono le onde radar elettronicamente. Tali radar generano fasci multipli che possono plasmare in larghezza, velocità di scansione e altro. La potenza di calcolo necessaria era disponibile alla fine degli anni ’70, in ciò che poi divenne il sistema di combattimento AEGIS degli incrociatori classe Ticonderoga e dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke dell’US Navy. L’antenna a scansione elettronica attiva è anche meglio, essendo ancora più precisa. Con una testata abbastanza grande, la risoluzione non deve essere precisa. Ad esempio, l’antiquato S-75 Dvina noto in gergo NATO come SA-2 Guideline, ha una testata di 200kg con un raggio letale di oltre 30 metri. Così, un impulso di 20 microsecondi compresso e una risoluzione di 50 metri si avrebbe la risoluzione necessaria per permettere che la testata arrivi abbastanza vicino, secondo la teoria di Pietrucha. La risoluzione direzionale e in elevazione dovrebbe essere simile a una risoluzione angolare di circa 0,3 gradi contro un bersaglio a trenta miglia nautiche, perché il radar di tiro è l’unico sistema di guida dell’SA-2. Ad esempio, un missile dotato di un proprio radar, o sensore all’infrarosso dal volume di scansione di un chilometro cubico, sarebbe un ancora più pericoloso contro un F-22 o un F-35.p1050928Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora