Washington non ha i mezzi per vincere in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 21.04.2018Mentre l’amministrazione Trump e i suoi alleati Francia e Regno Unito dichiaravano l'”attacco aereo coordinato” sulla Siria un successo, “missione compiuta”, uno sguardo più attento rivela che l’attacco, lungi dal successo, non è null’altro che la conferma che l’agenda degli Stati Uniti in Siria era e continua ad essere il cambio di regime, un’agenda che ha subito un drastico fallimento e non ha alcuna possibilità. In effetti, l’ultimo attacco conferma che gli Stati Uniti ora non hanno una strategia sulla Siria. L’assenza di strategia ancora una volta indica che gli Stati Uniti hanno perso in Siria e che non hanno abbastanza forze sul campo, ovvero gruppi di agenti per influenzare la situazione. Anche se gli Stati Uniti lo desideravano, l’attacco e il suo esito hanno ancora dimostrato che tali attacchi non possono e non cambieranno l’equilibrio interno di potere, attualmente detenuto dalla Russia sostenuta dagli alleati. E se l’amministrazione Trump sperava che l’attacco missilistico, per quanto coordinato e pianificato, contro un “regime malvagio” avrebbe suscitato una nuova rivolta in Siria, non è accaduto. Quindi, la domanda: cosa ha apportato l’attacco per rafforzare la posizione degli Stati Uniti in Siria? Niente di encomiabile! Ma rivela i piani futuri degli Stati Uniti. D’altra parte, l’attacco era un messaggio ai cosiddetti “ribelli” e gruppi jihadisti a continuare a terrorizzare la Siria, mentre gli Stati Uniti continueranno a fornirgli supporto aereo occasionale oltre a inviare armi. Se tale approccio, ironia della sorte, è nella migliore delle ipotesi contraddittorio, in quanto contrario all’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di combattere e sconfiggere lo SIIL, mostra anche che continuando a bersagliare la Siria con tali attacchi aerei, gli USA vogliono impedire alle forze siriane di liberare il territorio preso da SIIL e altri gruppi di agenti e jihadisti finanziati dall’estero. In altre parole, mentre Stati Uniti ed alleati non sono riusciti a “cacciare Assad”, il piano per spartire la Siria sul “modello bosniaco” è ancora attivo, continuando a prenderla di mira con tali attacchi; l’intenzione è d’indebolirne la capacità di liberare il territorio perduto, circa il 30 per cento ancora sotto il controllo diretto e indiretto degli Stati Uniti. Mentre gran parte del territorio controllato dagli Stati Uniti si trova nella regione nord-orientale coi giacimenti petroliferi da cui proveniva il 90% della produzione petrolifera pre-bellica, ma che attualmente non produce abbastanza petrolio per mantenere un governo locale, non è il nord-est a cui Stati Uniti ed alleati sono veramente interessati; sono le Alture del Golan, che Israele occupò illegalmente nel 1981, e che ora punta a prendersi il resto. Ci sono almeno due ragioni importanti per Israele e Stati Uniti per occupare questa regione. Primo, usarla come cuscinetto contro Hezbollah ed Iran, e poi le risorse petrolifere appena scoperte che interessano molto il connubio USA-Israele, costantemente prese di mira dalle forze israeliane negli ultimi mesi. La suddivisone della Siria consentirebbe pertanto a Israele di annettersi le alture del Golan.

Il piano funzionerà?
Ma tale suddivisione sarebbe possibile per Stati Uniti ed alleati, o tale piano avrà lo stesso destino della missione di cacciare Assad? L’attacco aereo USA alla Siria, col sostegno militare di Regno Unito e Francia e riconoscimento diplomatico d’Israele, rivelava anche che le maggiori configurazioni regionali ed extra-regionali avvengono non solo sul fronte occidentale, ma anche su quello orientale, il più importante è tra Russia e Cina sulla questione siriana. Ciò è abbastanza evidente dal modo in cui il governativo Global Times dipingeva lo scenario denunciando gli Stati Uniti per le loro azioni drastiche. Un editoriale descriveva l’attacco e il suo pretesto degli Stati Uniti come inventato, un’ulteriore prova che gli Stati Uniti giustificano gli interventi con “motivi ingannevoli”, mostrando “disprezzo per capacità militari e dignità politica della Russia”. Sebbene i molteplici interessi della Cina in Siria non possano essere ignorati, l’approccio della Cina allo scenario attuale riflette quanto sia vicina alla prospettiva russa e che un’alleanza strategica formale tra Russia e Cina sulla Siria non va semplicemente esclusa. Ciò è particolarmente vero perché, come GT dichiarava, Stati Uniti ed alleati cercano di mostrare la “forza dell’occidente” al resto del mondo. “Forse persino Trump e la sua squadra non hanno idea di cosa vogliano in Siria. Potrebbero voler mostrare la potenza di Stati Uniti e occidente, inviare un avvertimento ai potenziali oppositori e rafforzare l’unità dell’occidente”, affermava l’editoriale. Qui è evidente che la politica degli attacchi degli Stati Uniti e l’obiettivo di dividere la Siria in sfere d’influenza sono autolesionistiche portando al riavvicinamento tra Russia e Cina, presenti direttamente in Siria, e rendendo molto più difficile a Stati Uniti ed alleati raggiungere i loro obiettivi. La Cina, come pure Russia, Turchia e Iran, notano correttamente che la ‘politica missilistica’ degli Stati Uniti e l’aggressione d’Israele faranno della Siria l’innesco di una conflagrazione maggiore, richiedendo una risposta adeguata che impedisca alle potenze occidentali d’allargare l’instabilità dal Medio Oriente all’Asia centrale e orientale.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Pyongyang non rinuncia alla deterrenza nucleare

Alessandro Lattanzio, 21 aprile 2018Pyongyang annuncia una nuova linea strategica nazionale, sospendendo i test nucleari e missilistici fino al previsto incontro tra il Presidente Kim Jong Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Va ricordato che a Pyongyang, dal 30 marzo al 1° aprile, Mike Pompeo, nuovo segretario di Stato dal presidente degli USA Donald Trump, incontrava il Presidente Kim Jong Un, nell’ambito del dialogo tra Washington, Seoul e Pyongyang sulla denuclearizzazione della penisola e conclusione del trattato di pace della guerra di Corea, per il
rilancio delle relazioni inter-coreane e la fine delle sanzioni alla Corea democratica, con conseguente normalizzazione delle relazioni di Pyongyang con Washington e Tokyo. Fu l’incontro più importante tra un alto funzionario statunitense e un leader nordcoreano dal 2000, quando l’ex-segretaria di Stato Madeleine Albright, dell’amministrazione Clinton, incontrò Kim Jong-Il. Pompeo e Kim Jong Un discussero dei preparativi per un vertice tra Kim e Trump che potrebbe svolgersi a giugno. Il presidente Trump riconosceva anche i negoziati per il trattato di pace definitivo tra Coree e tra Corea democratica e USA, che nessun presidente degli USA aveva riconosciuto in precedenza. Il trattato di pace della guerra di Corea potrebbe aprire la strada all’unificazione delle due Coree, ma anche al ritiro delle forze statunitensi dalla penisola coreana, presenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
All’ultima riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, venivano prese sei decisioni cruciali:
1. La Corea democratica dichiarava che i precedenti test missilistici avevano permesso di miniaturizzare le testate nucleari per i vettori balistici.
2. Dal 21 aprile, tutti i test nucleari e balistici venivano sospesi.
3. Il Centro dei test nucleari sarà demolito per garantire la trasparenza sulla sospensione della ricerca nucleare.
4. Pyongyang dichiarava che non userà mai armi nucleari se non in caso di “minaccia o provocazione nucleare” contro la Corea democratica, e “in alcun caso avvierà la proliferazione di armi e tecnologie nucleari”.
5. D’ora in poi, tutti gli sforzi di Pyongyang si concentreranno sulla costruzione di una forte economia socialista, mentre le risorse del Paese saranno mobilitate per “migliorare drasticamente” il tenore di vita del popolo.
6. Pyongyang supporterà un ambiente internazionale favorevole ed intensificherà il dialogo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale, proteggendo pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
Il presidente del Partito dei Lavoratori Coreano (PLC), alla riunione plenaria del Comitato Centrale, dichiarava che la situazione generale era favorevole alla rivoluzione coreana e all’iniziativa della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC), dopo aver completato lo sviluppo della forza nucleare nazionale. Ciò creava un nuovo clima di distensione nella penisola e nella regione, indicando i cambiamenti derivanti dalla scena politica internazionale. Quindi Kim annunciava la fine dei test nucleari e dei missili balistici intercontinentali, affermando che lo sviluppo di testate nucleari per missili balistici era stato completato. Aggiungeva che la missione del poligono nucleare di Punggye-ri, a nord-est di Pyongyang, era giunta al termine e che l’impianto sarà smantellato per garantire sull’interruzione degli esperimenti nucleari. Kim proclamava che la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né le trasferirà in alcuna circostanza, tranne in caso di minacce o provocazioni nucleari contro il territorio coreano. Chiariva che il PLC contribuisce alla costruzione di un mondo libero dalle armi nucleari, ma altresì affermava che garantirà sempre la sicurezza dello Stato e del popolo di tutto il Paese, elogiando il duro lavoro del popolo coreano sui due fronti strategici identificati dal Comitato centrale del PLC nel 2013, permettendo al Paese di dotarsi di una potente arma per difendere la pace e garantirsi un futuro prospero. Osservava che oggi il Paese diveniva una potenza politico-ideologica e militare mondiale, e che la linea strategica del PLC ora puntava a concentrare il lavoro nella costruzione economica del socialismo. Agli ospiti presenti da istituzioni nazionali, provinciali e cittadine, dai grandi stabilimenti, industrie e fattorie cooperative, si esigeva la continuazione della produzione a pieno regime negli stabilimenti industriali e in tutti i campi agricoli. Il leader del PLC affermava che l’obiettivo a lungo termine è modernizzare l’economia coreana attraverso informatizzazione e sviluppo scientifico, sfruttando tutto il potenziale umano, materiale e tecnico del Paese, promettendo un ambiente internazionale favorevole a stretti contatti e dialogo attivo coi Paesi limitrofi e comunità internazionale, per difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.

La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Attacco missilistico alla Siria: stupidità e irresponsabilità

Jacques Sapir, Russeurope in Exile, 14 aprile 2018 – MondialisationStupidità; questa parola sembra la più appropriata a descrivere l’attacco missilistico alla Siria, effettuato la notte del 13-14 aprile da tre Paesi, Stati Uniti, Gran Bretagna e ahimè Francia. Tale attacco, a quanto pare, aveva effetti molto limitati. I governi siriano e russo non annunciavano vittime. Pertanto, “secondo le informazioni preliminari, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o l’Esercito arabo siriano“, dichiarava un portavoce dell’esercito russo. Inoltre, secondo una fonte ufficiale russa, un numero significativo di missili, 71 su 103, fu abbattuto dalla contraerea siriana[1]. È chiaro che tale attacco non cambia di una virgola la politica di Bashar al-Assad. Un’azione le cui conseguenze non possono essere misurate, che può essere descritta stupida. Un’azione le cui conseguenze vanno contro gli obiettivi dichiarati, è certamente stupida. Questo attacco si qualifica come stupido in tutto.

Stupidità tattica
Ricordiamo innanzitutto che, per obiettivi, tale attacco sembra essere stato molto limitato. Si parla solo di un centro “clandestino” per armi chimiche (o che si supponeva tale) e di due siti di produzione. Le installazioni militari, dove ci sono molti soldati e ufficiali russi, sembrano furono accuratamente evitate. Sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin fossero destinati a confermare ai russi che non sarebbero stati presi di mira. Ciò dimostra un certo effetto deterrente della presenza russa su Stati Uniti ed alleati. Questo effetto sarà certamente notato da diversi osservatori e Paesi che potrebbero divenire obiettivi degli Stati Uniti. Tornando all’ipotetica cifra di 71 missili abbattuti su 103. La difesa aerea russa non era entrata in azione perché le truppe russe non sarebbero state prese di mira. Questo dato è estremamente alto, anche se dovrebbe essere ridotta a circa 40 missili, date le capacità dei sistemi antiaerei dell’Esercito arabo siriano. Questi sistemi furono acquistati dall’Unione Sovietica o ne derivano. Quindi, possiamo ragionevolmente pensare che furono modernizzati nel quadro degli accordi con la Russia. Ma ciò non basta a spiegare l’alta percentuale di intercettazioni, qualcosa che l’Esercito arabo siriano non poteva fare, finora. È possibile che le truppe russe, che dispongono di sofisticati sistemi di rilevamento e puntamento in Siria, abbiano trasmesso le informazioni alla contraerea siriana permettendole d’intervenire con sorprendente efficacia. Ciò spiegherebbe il gran numero di missili distrutti; missili, che Donald Trump descrisse come “belli e intelligenti”, discendenti delle V-1 naziste [2], costosi. Un missile Storm Shadow inglese costa 800000 sterline. Se facendo arrivare 32 missili, 71 andavano persi, in altre parole se il tasso di successo era solo del 31%, ci si chiede la capacità di Stati Uniti ed alleati di condurre un’azione di disarmo (come quella contro l’Iraq nel 2003). Affinché tale campagna sia efficace, occorrono centinaia di missili che colpiscono gli obiettivi (da 400 a 1200 a seconda della complessità del sistema di difesa del Paese). Ciò equivale a 1300 – 4000 missili, nel caso di una difesa chiaramente non all’avanguardia, per 1,6 – 4,8 miliardi di dollari. È facile capire che l’efficacia della difesa aerea siriana mette in discussione il modello economico degli attacchi aerei, su cui gli Stati Uniti vivono dalla “Guerra del Golfo” del 1991. Avrebbero compiuto l’attacco, assistiti da Gran Bretagna e Francia, dimostrando che il loro modo d’azione militare è superato. Se pensavano di ripristinare una forma di deterrenza, ovviamente hanno fallito! I tre Paesi hanno effettivamente indebolito le loro posizioni sulla Siria, e ciò è una palese stupidità.

Stupidità strategica
Ma le conseguenze di tale sciopero vanno naturalmente oltre. Jean-Luc Mélenchon twittava: “Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell’ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (…) È una vendetta degli USA, un’escalation irresponsabile” [3]. E questo è forse l’aspetto principale. Un attacco militare è un atto di guerra che va inquadrato dalla legge internazionale, o significa che solo la legge del più forte è valida. Ad oggi non sono state fornite prove sull’attacco chimico e la responsabilità del regime di Bashar al-Assad. Dato il pesante carico di menzogne e manipolazioni dei capi di Stati Uniti e Gran Bretagna, niente è scontato. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, i capi dei tre Paesi interessati, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, hanno dimostrato quanto non gli interessi il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Ciò può solo convincere vari Paesi ad acquisire armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno solo confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta logica e inevitabile. Tuttavia, va notato che oltre alle potenze nucleari note, sono in possesso dell’arma nucleare Israele (da 200 a 250 testate), India, Pakistan e Corea democratica. Tale attacco consolerà non solo i leader di questi Paesi sulle loro scelte, ma persuaderà altri, si pensi ad Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici, ad imitare i Paesi “proliferanti”. Non esserne consapevoli dimostra un’incredibile stupidità strategica. L’attacco deciso da Donald Trump, Theresa May e Emmanuel Macron non renderà il mondo più sicuro o più giusto. In realtà sarà il contrario. Aumenta i rischi d’instabilità internazionale e immerge il mondo nel caos. Non è solo stupidità strategica, ma grossolana irresponsabilità. L’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse e divergenti dai tre capi responsabili. Gli Stati Uniti potrebbero averlo considerarlo una “salva d’addio” decidendo di abbandonare la Siria. Il Regno Unito segue. La Francia si troverà in una situazione più che delicata, compromessasi cogli Stati Uniti e avendo perso credibilità e onore internazionali, in particolare nella difesa dei principi del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Molto chiaramente, la Francia è il Paese che di gran lunga ci perde. Che Emmanuel Macron non lo capisca è la prova che è un incapace ed inetto all’ufficio, come il predecessore François Hollande.Note:
[1] La contraerea siriano abbatte 71 missili su 103 lanciati
[2] Werrell KP, L’evoluzione dei missili da crociera, Air University Press, Maxwell Air Force Base, Alabama, 1985.
[3] Le Point

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio