Gli USA auto-affondano la propria Difesa

Ulson Gunnar, LD, 1 agosto 2016kore3(1)Gli Stati Uniti si atteggiano a campioni contro le grandi minacce a sicurezza e stabilità globali, una battaglia difficile che richiede grandi sacrifici, soprattutto nella spesa per la difesa. È una coincidenza che molti centri di riflessione politica che promuovono tale nozione siano finanziati dalle grandi multinazionali della difesa. Il Consiglio Atlantico, per esempio, comprende tra i suoi sponsor Airbus, Lockheed Martin, Raytheon, Thales, Boeing e Northrop Grumman, solo per citarne alcuni. Così, quando gli autori del Consiglio Atlantico scrivono di velivoli da supporto aereo ravvicinato (CAS), non sorprenderebbe che sviluppo e acquisto di un nuovo sistema sia l’opzione scelta, nonostante che già un nuovo aeromobile, il Lockheed Martin F-35 Lightning II, debba ricoprire tale ruolo. L’articolo del Consiglio Atlantico, “Iniziare rispondendo alla richiesta d’acquisizione: i piani dell’USAF per i nuovi velivoli di supporto ravvicinato dimostrano la volontà insolita di uscirne presto“, afferma: “…dopo anni di discorsi sull’F-35A sostituto dell’A-10C, va rivisto il motivo per cui non sia così. Non si tratta di cannone o corazza. Peggio, della minaccia delle brigate di fucilieri motorizzate russe che ora dispongono di molti cannoni da 30 mm. I missili sono ora un altro serio problema. Come il Colonnello Mike Pietrucha dell’USAF ha scritto per War On The Rocks il mese scorso, il calore enorme del motore è di per sé un grosso obiettivo per le testate a guida infrarossi. Lockheed ha lavorato duramente per reprimere la firma, ma la fisica dice che c’è tanto da fare. Nel complesso, l’aviogetto da cento milioni di dollari è semplicemente troppo costoso per azzardarsi a cercare di colpire carri armati”. Il costo previsto del programma F-35 è stimato oltre 1 trilione di dollari. Il costo medio per aereo è 100 milioni di dollari. Gli autori del Consiglio Atlantico lo ritengono “troppo costoso” da utilizzare in uno dei ruoli per cui era stato proposto, facendo chiedersi ai contribuenti di Stati Uniti ed alleati per cosa hanno ipotecato il loro futuro. Attualmente per il CAS, l’US Air Force dipende dal Fairchild Republic A-10 Thunderbolt II, così come dal velivolo multiruolo Lockheed Martin F-16. Per sostituire l’A-10, i piani statunitensi prevedono di utilizzare gli F-16 più ampiamente, cioè fino a sviluppare un nuovo sistema CAS. L’articolo dell’IHS Jane Defence Weekly, “L’USAF considera le future opzioni per il CAS” riferisce che: “Nel breve termine, l’USAF ha in programma di sostituire alcuni A-10 con i Lockheed Martin F-16 Fighting Falcons, ma nel medio e lungo termine vi sono piani per procurarsi o sviluppare una piattaforma che possa operare in un ambiente permissivo soltanto, o anche in un ambiente permissivo e controverso. Le opzioni sono allo studio sotto gli auspici del programma AX recentemente annunciato”. Quindi, oltre al 1 trilione di dollari del programma F-35, ci sarà un altro programma per sviluppare la prossima generazione di aeromobili CAS per l’US Air Force. Ci si chiede se altri ruoli nel programma F-35 richiederanno programmi paralleli per colmare i difetti fondamentali dell’intero programma appena iniziato.

L’F-35 è solo un sintomo di una grave malattia…
Un trilione di dollari spesi per un aereo inutile che richiede altri programmi per la difesa paralleli per compensarlo, è un problema diverso per persone diverse, a seconda del punto di vista. Per alcuni, appare suprema incompetenza e scarsa pianificazione. Per altri, tragico spreco di risorse nazionali. Ma per altri ancora, sembra essere l’unica conclusione logica a cui una nazione e le sue tasse possono arrivare, quando guidate da interessi particolari che cercano potere e profitti, piuttosto che uno scopo. Il trilione di dollari per il programma F-35 non scompare in un buco nero. Lockheed Martin già riceve quei soldi, acquisendo più potere lobbistico a Washington, più peso a Wall Street, più autori favorevoli alle proposte “politiche” nelle stanze dei think tank come il Consiglio Atlantico e più giornalisti della stampa internazionale che promuovono tali proposte al pubblico. Sarà anche possibile utilizzare tale ricchezza per contribuire a promuovere guerre che a loro volta incrementeranno la domanda di programmi della difesa ancora più costosi, senza dubbio spartendosi la partecipazione a sviluppi da cui trarre profitti. Mentre l’F-35, il nuovo programma del CAS in fase di sviluppo e praticamente ogni altro programma della difesa di Stati Uniti e alleati che va avanti sulla base della conservazione della difesa nazionale, appare abbastanza chiaro che l’autoconservazione delle società interessate prevale su tutto. Gli Stati Uniti non saranno più sicuri con l’F-35 in volo. In conflitti come l’invasione georgiana del 2008 dell’Ossezia del Sud, il conflitto in Ucraina o la guerra che infuria in Siria, la Russia ha dimostrato che con una piccola parte delle risorse spese per la Difesa, se in modo corretto, può soddisfare o superare le prestazioni militari di USA-NATO. Con un budget ridotto in confronto, la combinazione di spese militari pragmatiche, corretta pianificazione strategica e loro attuazione da parte della Russia è un caso da manuale di come un intervento in Medio Oriente va fatto. La Russia preserva con il suo intervento militare un governo stabile e secolare in Siria che continuerà ad essere un prezioso alleato contro i terroristi nella regione. Si confronti ciò con le migliaia di miliardi di dollari spesi negli interventi degli Stati Uniti in Medio Oriente, Nord Africa e Asia centrale dove lo scopo apparente, o per lo meno evidente, era dividere e distruggere nazioni, lasciandole preda di violenze e conflitti, così come allevare l’estremismo, apparentemente e volutamente suscitando conflitti su conflitti. Gli Stati Uniti spendono di più per rendere il mondo un luogo più pericoloso, con sistemi d’arma inutili che anche per gli analisti che lavorano per i think tank finanziati dai loro produttori ammettono essere troppo costosi e inutili sul campo di battaglia per i ruoli cui erano destinati.
Non è che gli Stati Uniti e la loro industria sono incapaci tecnicamente di creare una difesa nazionale funzionale e notevole; gli Stati Uniti e la loro industria sono incapaci di aderire a una politica razionale richiesta da una difesa nazionale. L’inefficienza della difesa in un mondo intenzionalmente destabilizzato fa il caso delle aziende, e l’F-35 con i programmi di difesa paralleli ora necessari, è sintomatico.Lockheed Martin Fort Worth Texas Photo by Multmedia FP140275 Rosenberry OPEN F-35 Events and Milestones AM-1 Move EMAS to Soft Station Norway F-35 04-09-2015 These images are public releasable via JPO Document JSF15-475Ulson Gunnar è un analista geopolitico e scrittore di New York.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

F-35, letale ‘velociraptor’ o facile preda di Russia e Cina?

C’è ragione di credere che sia la seconda, l’aereo presunto furtivo ha una firma agli infrarossi gigantesca
Dave Majumdar The National Interest 11 luglio 2016150915121028-f-35-wasp-test-3-super-169L’alto ufficiale dell’aviazione dei marines degli Stati Uniti ha dato una valutazione ottimistica del Lockheed Martin F-35B Joint Strike Fighter (JSF) presso il Comitato Forze Armate della Camera nella testimonianza del 6 luglio. Il nuovo aviogetto stealth ha dato buon rendimento nelle esercitazioni pur utilizzando una configurazione del software temporanea che permette al costoso aeromobile solo una frazione delle funzioni richieste dal Pentagono. Per illustrare il punto, il Tenente-Generale Jon Davis, vicecomandante dell’aviazione del Corpo dei Marines degli USA, ha descritto l’evoluzione dell’addestramento presso il corso Istruttori Armi e Tattiche, di responsabilità del 1.mo Squadrone Armi e Tattiche dell’Aviazione dei Marines di Yuma, Arizona, dove l’F-35 ha partecipato. Laddove normalmente una quindicina di velivoli Boeing AV-8B Harrier II, F/A-18C ed EA-6B Prowler non riusciva ad attraversare difese aeree avanzate, il nuovo F-35 colpiva gli obiettivi impunemente. “Gli F-35 hanno distrutto tutti gli obiettivi, 24-0″, ha detto Davis. “Era come Jurassic Park, la visione di un velociraptor ammazzattutto, davvero bene. Non possiamo avere l’aereo abbastanza velocemente“. Davis non ha dettagliato quali minacce avanzate l’F-35B abbia contrastato, ma ha detto che i marines hanno eseguito esercitazioni a sorpresa con l’F-35 e chiedono ulteriori squadroni equipaggiati con il nuovo velivolo. Tuttavia, l’F-35B attualmente configurato ha solo una capacità intermedia con un inviluppo di volo limitato e una limitata capacità di trasportare armi. Mentre l’aereo matura, Air Force, Navy e Marines dovranno compire maggiori esercitazioni per avere un’avanzata preparazione nei combattimenti futuri. Infatti, il Contrammiraglio Mike Manazir, vicecapo dei sistemi di guerra delle operazioni navali della Marina, testimoniava assieme Davis dicendo che la guerra networcentrica spinge in sostanza il Pentagono a trovare nuovi metodi d’addestramento. Il modo migliore per replicare i sistemi d’arma avanzati russi e cinesi, suggeriva Manazir, era utilizzare simulazioni al computer o addestramenti virtuali basati sul vivo. “L’F-35 è diverso. Vorrei indicarvi la nostra via alla guerra networcentrica, con cui combatteremo la guerra di quinta generazione, che occuperebbe circa i tre quarti degli Stati Uniti se si potesse fare“, ha detto Manazir. “Questo vale anche per ciò che il Maggior-Generale dell’Air Force Scott West ha detto. L’addestramento costruttivo virtuale dal vivo”.
Anche se il Pentagono potesse simulare tutte le funzionalità del nuovo aviogetto, resta la domanda su quanto possa essere efficace in realtà l’F-35 contro gli ultimi sistemi di difesa aerea integrata cinesi e in particolare russi. I russi, in particolare, da oltre due decenni investono nelle reti di radar ad onde lunghe operanti nelle bande UHF e VHF, contrastando particolarmente la tecnologia furtiva del bombardiere strategico statunitense Northrop Grumman B-2 Spirit. “La questione non è quale caccia sia più stealth, ma quanto siano furtivi i nostri aerei rispetto ai loro radar UHF/VHF progettati per aver un’immagine più olistica della firma dei nostri velivoli a bassa osservabilità“, afferma Mike Kofman, ricercatore di affari militari russi del Centro delle analisi navali. “Forse il JSF può farlo, ma è una piattaforma piuttosto costosa e potrebbe avere grossi guai cercando di farli fuori”. Ma l’F-35 ha un’altra grave responsabilità, secondo Kofman, i piloti dell’US Navy sono scettici sul progetto del monomotore. Il motore singolo Pratt & Whitey F135 dell’F-35 è immensamente potente, producendo una spinta di 18000 kg/s, ma è anche estremamente caldo. A differenza del Lockheed Martin F-22 Raptor, in cui ugelli dei motori F119 sono appiattiti per ridurre la firma agli infrarossi, l’F-35 non ha misure sostanziali per ridurre la visibilità dell’ugello. I russi, che costruiscono ottimi sensori infrarossi, potrebbero usare la firma termica dell’F-35 per sviluppare armi capaci d’ingaggiare il nuovo aviogetto furtivo. “Probabilmente ha il motore più caldo sulla faccia del pianeta“, secondo Kofman. Quindi, l’ossessione del Pentagono su un’unica soluzione eccessivamente elaborata a un particolare problema, può ancora ritorcerglisi contro.lockheed_martin_f-35bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Socialismo Nucleare: i due alleati della Corea democratica

Aleksandr Ermakov, RIAC, 30 giugno 201656Il 3 luglio 2016, la Corea democratica festeggerà il suo primo giorno delle forze strategiche. Dopo il quarto test nucleare all’inizio di quest’anno, la Corea democratica ha recentemente effettuato prove riuscite con un missile a medio raggio. Quindi, che tipo di forze strategiche costruisce la Corea democratica?
La storia della crisi nucleare coreana è piena di ogni sorta di affermazione da entrambe le parti. In questo articolo si citano solo alcuni degli eventi più importanti [1]. Kim Il-Sung fu probabilmente interessato alle armi nucleari dal loro apparire, e la guerra 1950-1953, durante cui gli Stati Uniti in modo inequivocabile minacciarono di usarle contro la Corea democratica, ne incoraggiò ulteriormente l’interesse. Nel 1965, l’Unione Sovietica diede ai nordcoreani un reattore ad acqua leggera IRT-2000. A quel tempo, il regime nordcoreano considerava l’arma nucleare un mezzo per aumentare prestigio ed indipendenza. Nel dicembre 1985, la Corea democratica ratificò il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (TNP). La decisione fu presa sotto forte pressione dell’URSS, facendone condizione per continuare gli aiuti. Tuttavia, la situazione cambiò dopo il crollo dell’Unione Sovietica, portando al crollo quasi totale della cooperazione tra Corea democratica e la nuova Russia, e alla nascita del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti. La Cina s’impegnava a rafforzare i legami economici con l’occidente, rendendo problematico gli aiuti militari al Paese. La situazione della sicurezza della Corea democratica divenne precaria. Anche se gli Stati Uniti ritirarono le armi nucleari tattiche dal sud della penisola nel 1991, la superiorità dell’alleanza militare tra Corea del Sud e Stati Uniti era travolgente. A quanto pare, fu allora che la Corea democratica decise di sviluppare le armi nucleari. Nel 1993 il Paese rifiutò di permettere all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di effettuare un’ispezione non programmata e dichiarò l’intenzione di ritirarsi dal TNP. A giudicare dalle informazioni disponibili, gli Stati Uniti al momento consideravano seriamente il lancio di operazioni militari, ma furono scoraggiati dalla previsione di alte perdite. Alcuni generali statunitensi valutarono le perdite a 490000 truppe della Corea del Sud e 52000 statunitensi nei primi 90 giorni, o anche un milione di morti, tra cui 80000-100000 soldati statunitensi, anche se tali cifre sarebbero troppo alte per essere prese sul serio [2]. Il fatto che il Pentagono rese tali dati pubblici, al contrario, suggerisce che la dirigenza militare era fortemente contraria a un conflitto.
Tuttavia, la Corea democratica non poté respingere la possibilità di un’offensiva aerea lanciata contro di essa. Tale operazione poteva essere condotta con perdite minime, perché l’Aeronautica dell’Esercito Popolare della Corea, anche se abbastanza forte numericamente, ha velivoli obsoleti e non può confrontarsi neanche contro la Corea del Sud, per non parlare degli Stati Uniti [3]. Una campagna aerea non avrebbe decimato l’esercito della Corea democratica, ma poteva perfettamente distruggerne le infrastrutture, mandando in frantumi l’industria energetica, interrompendo le comunicazioni e facendo pressione psicologica. Inutile dire che un disastro umanitario poteva derivarne. Tale scenario è relativamente indolore per gli avversari della Corea democratica, ma prima o poi avrebbe spinto il Paese a capitolare, a determinate condizioni, o a un’offensiva di terra contro un indebolito esercito della Corea democratica. Quindi, dal punto di vista della leadership politico-militare nordcoreana, per sopravvivere il Paese deve avere i mezzi per impedire che tale guerra aerea gli venga lanciato contro. L’unico deterrente credibile sono le armi nucleari. Le armi chimiche hanno una reputazione intimidatoria, ma non sono egualmente efficaci. Nel 1990, la crisi nucleare fu disinnescata con mezzi diplomatici: venne firmato l’accordo secondo cui la Corea democratica sospendeva il ritiro dal TNP in cambio di aiuti economici (soprattutto energetici) e della costruzione di reattori ad acqua leggera, che non possono essere utilizzati per militari scopi. Tuttavia, la cooperazione con l’occidente non si concretizzò mai, cosa probabilmente inevitabile perché le parti perseguivano obiettivi diversi: non era negli interessi di Stati Uniti e Corea del Sud sostenere l’economia della Corea democratica (il reattore non fu mai costruito e i rifornimenti di carburante furono irregolari), mentre la Corea democratica, insieme al programma missilistico dichiarato, proseguiva la ricerca nucleare in modo riservato. Nel 2002, l’accordo fu abbandonato e il 10 gennaio 2003 la Corea democratica si ritirò ufficialmente dal TNP, creando così un grave precedente che comprometteva l’intero sistema globale di non proliferazione [4]. Da allora la Corea democratica ha effettuato quattro test: nel 2006, 2009, 2013 e 2016. Nonostante gli sforzi diplomatici nei colloqui a sei, la Corea democratica continua a costruire le proprie Forze nucleari strategiche (SNF) [5]. Gli eventi del mondo, in particolare le guerre in Iraq e Libia (che abbandonò il suo programma nucleare nel 2003), spingono ad intensificare gli sforzi in questo campo. Quindi, che tipo di SNF costruisce la Corea democratica?

Poca scelta
rCostruire le Forze strategiche nucleari può contribuire a salvare le risorse e ad avere un esercito più snello. Una corsa agli armamenti convenzionali sarebbe costata molto di più, perché il Paese avrebbe dovuto competere da solo contro la potenza militare collettiva occidentali e i bilanci della difesa di una coalizione di Paesi. Impegnarsi nella corsa agli armamenti simmetrici con la Corea del Sud non aveva senso dato che i prezzi delle armi moderne iniziavano a salire e la Corea democratica è isolata (neanche la Cina le vende armi moderne). Le opinioni variano sul numero di testate della Corea democratica. La valutazione più ragionevole ed equilibrata sembra una decina di testate pronte. Più importante è la qualità delle testate, soprattutto il rapporto tra dimensione e potenza. La Corea democratica ha probabilmente, o avrà presto, la capacità di produrre testate a bassa potenza trasportabili. Ora la domanda riguarda la seconda componente nucleare, i vettori. La classica triade SNF si basa sulle componenti aerea, terrestre e navale, rappresentate rispettivamente da bombardieri lanciamissili con missili da crociera o bombe; missili balistici intercontinentali (ICBM) in silos di lancio o complessi mobili, e sottomarini lanciamissili balistici. L’idea iniziale di ordigni nucleari coreani grandi e poco maneggevoli spinse a previsioni sarcastiche sul loro possibile utilizzo, la cui unica possibile era piantarli come “mine” sulla strada del nemico avanzante. È interessante notare che gli scettici, forse involontariamente, descrivevano le tattiche impiegate dagli Stati Uniti durante la guerra fredda [6], quando decisero i punti in cui le mine nucleari potevano essere piantate lungo la presunta rotta dell’offensiva sovietica. Fino al 1991, il gruppo statunitense aveva tali punti nella penisola coreana. Il terreno, che offre una scelta limitata di vie per un’offensiva, sembra fatto su misura per tale tipo di arma, il cui uso può avere un grave effetto demoralizzante. Lo svantaggio è che può essere utilizzato solo in caso di campagna terrestre che, come detto sopra, è improbabile. I primi vettori nucleari furono gli aerei, ma non sono un’opzione per la Corea democratica, perché non ha bombardieri moderni e sono vulnerabili ad un primo attacco nucleare. La Corea democratica, che attribuisce grande importanza all’artiglieria, sarebbe tentata di trasformarli in armi nucleari tattiche sul modello dell'”artiglieria nucleare” della Guerra Fredda, ma non risolve il problema della deterrenza strategica e richiede la grande miniaturizzazione delle testate. Non è certo un’opzione per la Corea democratica, considerando le risorse limitate, compresi il materiale fissile arricchito. Così si arriva alla conclusione che l’unico vettore adatto alle esigenze della Corea democratica è il missile balistico.

L’ultimo alleato degli Stati canaglia
KN08 I Paesi del “primo mondo” affrontarono la minaccia dei missili balistici nemici nella guerra locale del Golfo Persico nel 1991. La minaccia di missili iracheni veniva contrastata dai più recenti missili MIM-104 Patriot, che teoricamente potevano intercettare i missili tattico-operativi [7]. Tuttavia, mentre la guerra in Iraq nel complesso fu un trionfo meritato della forza multinazionale, la “guerra dei missili” fu una sconfitta. Degli 88 lanci registrati [8], 53 colpirono gli obiettivi protetti dai Patriot, e 27 furono abbattuti [9]. La distruzione dei lanciamissili fu un’esperienza ancora più deludente. Nonostante le ingenti risorse impegnate, gli sforzi di tutta l’intelligence statunitense e le numerose operazioni delle forze speciali, come il 40 per cento delle sortite aeree (ritardando l’inizio della campagna di terra di una settimana [10]), non un singolo missile fu distrutto al suolo. Questo fu in parte compensato dagli scarsi risultati dei bombardamenti: gli obiettivi militari colpiti furono solo due, in un caso un aereo da caccia F-15C e un lanciamissili Patriot furono distrutti, e in un altro caso un missile colpì una caserma uccidendo 28 soldati e ferendone più di un centinaio. Fu un raro colpo di fortuna che le decine di missile che caddero sulle città non facessero molte vittime tra i civili: 14 persone [11] morirono in Israele e una in Arabia Saudita (più di 300 persone furono ferite e molti edifici distrutti) [12]. Nella guerra del 1991, l’Iraq usò missili a corto raggio sovietici R-17 (Scud) aggiornati, noti come al-Husayn [13]. Dopo la sconfitta, all’Iraq fu proibito possedere e sviluppare missili con gittata di oltre 150 chilometri [14]. Gli Stati Uniti ebbero più successo nella contesa tra difesa aerea e missili balistici nel 2003 per via del fatto che usarono una nuova versione del complesso Patriot (PAC-3), che considerava l’esperienza del 1991, ed anche perché il nemico era molto più debole. Al momento dell’invasione, l’Iraq aveva un piccolo numero di missili al-Samud 2 e Ababil-100 con gittata inferiroe ai 200 chilometri. Nel 2003, l’Iraq lanciò almeno 23 missili balistici e da crociera [15], di cui 9 abbattuti. Anche se la maggior parte degli altri missili finì nel deserto, fu segnalato un successo: il 7 aprile, un missile balistico colpì il comando di una brigata dell’esercito statunitense uccidendo tre militari e due giornalisti, ferendo 14 persone e immobilizzando una ventina di veicoli. La campagna del 2003 dimostrò che gli Stati Uniti rafforzarono la difesa missilistica di teatro, ma avevano ancora una lunga strada da percorrere per garantirsi l’intercettazione. Sebbene diversi lanciatori furono distrutti durante la seconda guerra in Iraq, il fatto che ci furono 20 lanci dimostra che la ricerca dei complessi missilistici non è ancora all’altezza. Non a caso, la leadership politico-militare della Corea democratica, che osservò da vicino le guerre localizzate degli anni ’90 e 2000, concluse che i complessi missilistici terresti mobili potrebbero costituire la base della deterrenza strategica. Essi sono perfettamente adatti alla geografia della parte settentrionale della penisola coreana: molti nascondigli e tunnel possono essere creati nelle montagne, rendendo vani i tentativi di distruggere i lanciamissili mobili dalla buona possibilità di sopravvivere a un attacco nucleare. Ovviamente, anche complessi antimissile specializzati come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e l’AEGIS BMD non possono garantire il 100 per cento dell’intercettazione [16], e niente di meno basterà per contrastare un attacco nucleare. La Corea democratica non ha bisogno di dotare una parte significativa dei suoi missili di testate nucleari. In effetti, sarebbe addirittura dannoso farlo. Un gran numero di missili convenzionali sarebbe d’aiuto come mezzo per un “ultimo avvertimento”, e in caso di un grande attacco, servire da esche per la difesa antimissile balistico.
La Corea democratica persegue attivamente il proprio programma missilistico dagli anni ’80. Gli ingegneri della Corea democratica hanno imparato rapidamente come produrre i propri missili Scud (chiamati Hwasong-5) e persino fornirli in massa all’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nella prima metà degli anni ’90, l’Hwasong-5 fu alla base della produzione in serie dei missili dalla maggiore gittata Hwasong-6 (500 km) e Hwasong-7 (700-800 km), coprendo comodamente tutto il territorio della Corea del Sud. Esattamente quanti di questi missili siano stati costruiti non è noto, ma di sicuro saranno centinaia (il numero di lanciamissili, naturalmente, è di molto inferiore). Tuttavia, questi missili non hanno la gittata necessaria per colpire le infrastrutture chiave militari degli Stati Uniti di Okinawa e Guam. A metà degli anni ’90, i missili Rodong-1 dalla gittata di 1300-1500 chilometri entrarono in servizio [17]. Questi missili, che possono colpire qualsiasi bersaglio in Giappone, sono stati spesso indicati come vettori nucleari della Corea democratica. Un numero considerevole di questi missili sarebbe stato costruito e pronto al combattimento. Il missile Musudan è una potenziale minaccia per Guam [18], sede dell’Andersen Air Force Base, la principale base dell’aviazione strategica statunitense nella regione. E’ opinione diffusa in occidente che il Musudan si basi sull’SLBM sovietico R-27, eventualmente con l’assistenza di specialisti russi, anche se tali rapporti non possono essere né confermati né negati. La gittata del missile viene variamente stimata tra 2500 e 4000 km. Il missile è attualmente in fase di test, con il primo test riuscito effettuato il 22 giugno.
nksk1 La Corea democratica ha anche un suo “super-missile”, il KN-08 [19]. Vi è una certa confusione: durante le sfilate nel 2012, 2013 e 2015, gli stessi lanciamissili mostravano modelli del missile che differivano per dimensioni e numero di stadi [20]. Un missile a due stadi (a volte chiamato KN-14) fu illustrato nel 2015, mentre in precedenza furono illustrati missili a tre stadi. Indicando che il missile è ancora in progettazione con molti test ancora da compiere. Tuttavia, alla fine può diventare il primo ICBM della Corea democratica, capace di raggiungere Alaska, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti questi missili utilizzano lanciamissili terrestri mobili. Secondo notizie non confermate, la Corea democratica ha un piccolo numero di silo per missili, ma anche non fosse, la loro funzione è ausiliaria perché sono molto vulnerabili. Per lo stesso motivo i missili Taepodong non dovrebbero essere considerati missili militari perché vengono lanciati da una struttura di lancio ingombrante e richiedono molto tempo per il lancio. Il programma di sviluppo dei missili balistici lanciati da sottomarini va inoltre ricordato. I media nord-coreani ne hanno ampiamente coperto i test, probabilmente per impressionare i nemici. Sarebbe poco saggio, tuttavia, per la Corea democratica contare su di essi, perché i suoi sottomarini sono molto vulnerabili alle difese antisom di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Ciò è aggravato dalla debolezza dell’aeronautica e della flotta di superficie della Corea democratica, che non possono creare aree di dispiegamento sicure. Se la possibilità di lanciare missili dalle loro basi navali ne valga il costo, è questione discutibile. Tuttavia, possono essere utili come logistica, data l’esistenza di anche un paio di sottomarini lanciamissili che costringerebbero il nemico a devolvere risorse sproporzionatamente grandi per contrastarli.
La conclusione che si suggerisce è pessimista. A questo punto non vi è alcuna soluzione coerente al problema nucleare coreano. La Corea democratica non cederà i suoi programmi missilistico e nucleare, e fare concessioni significative non è un’opzione per gli Stati Uniti. Entrambe le parti hanno ragione a modo loro, perché una combatte per la sopravvivenza, mentre l’altra, oltre al prestigio nazionale, sostiene il regime di non proliferazione nucleare, estremamente importante per le potenze nucleari riconosciute, come la Russia. Inoltre, in un certo senso, la situazione attuale va bene agli Stati Uniti, dato che giustifica la presenza di infrastrutture militari nel Pacifico. Né vi è una soluzione militare al problema, perché anche se si assumesse che la Corea democratica non ha armi nucleari utilizzabili oggi, il prezzo di una guerra contro di essa non giustifica i dubbi benefici dell’unificazione coreana. Così, il mondo guarderà la lenta maturazione di un’altra potenza nucleare. La questione delle dimensioni dell’arsenale nucleare che la Corea democratica vuole e la velocità con cui può aumentarlo portano al regno delle congetture. Considerando gli obiettivi, sarebbe ragionevole per la Corea democratica accontentarsi di 40-50 testate, anche nel lungo periodo. Entro la metà del prossimo decennio, le SNF della Corea democratica probabilmente saranno composte da numerosi missili mobili terrestri accompagnati da numerosi blindati; una piccola parte sarà nucleare. [21]f0205060_511c7bb677f10Note
1. Per una più dettagliata descrizione storica vedasi le opere di esperti russi sulla Corea, in particolare un articolo di A. Lankov dal titolo “Socialismo Nucleare” e il ciclo di conferenze di K. Asmolov.
2. Per mettere i dati in prospettiva, vi erano solo 36000 truppe statunitensi in Corea del Sud nel 1994. Perdite per 80000-100000 sarebbero il doppio di quelle che gli Stati Uniti sostennero nella guerra del Vietnam, durata molti anni.
3. Solo un piccolo numero di caccia MiG-29 (9-13) e aerei d’attacco Su-25 furono consegnati durante gli ultimi anni dell’URSS e sono senza valore operativo reale.
4. Israele, India e Pakisan non hanno firmato il TNP.
5. Le sei parti nei colloqui sono Corea democratica, Cina, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e Giappone.
6. L’URSS aveva sistemi simili, probabilmente destinati allo stesso scopo, ma molto meno noti sono i piani in questo campo.
7. C’è una certa confusione sulla classificazione delle armi nelle tradizioni russa e statunitense. Negli Stati Uniti, i missili sono divisi in tattici (con raggio di meno di 300 km), a corto raggio (fino a 1000 km), medio raggio (fino a 3500 km), i missili a breve e medio raggio sono a volte indicati insieme come “missili balistici di teatro”, e a raggio intermedio (fino a 5500 km). URSS/Russia classificano i missili in tattici (fino a 300 km), operativo-tattici (fino a 500 km), a breve o corto raggio (fino a 1000 km) e medio raggio (fino a 5500 km).
8. Di cui 46 su obiettivi in Arabia Saudita e Quwayt e 42 in Israele. Fu uno degli obiettivi di Sadam Husayn provocare una risposta da Israele e utilizzarla per minare la coalizione internazionale. I diplomatici statunitensi fecero grandi sforzi per impedire ad Israele di entrare in guerra.
9. Steven Zaloga. Missili balistici e sistemi di lancio Scud. 1955-2005, Osprey, 2006.
10. Robert Scales. Una certa vittoria: l’esercito degli Stati Uniti nella guerra del Golfo. Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, 1993.
11. Due persone morirono nell’esplosione, mentre la maggioranza morì per “cause indirette”, in primo luogo infarto.
12. In confronto, durante la guerra Iran-Iraq nella primavera del 1988, massicci bombardamenti (circa 200 missili) delle città iraniane causarono 2000 morti e costrinsero all’esodo della popolazione civile dalle città.
13. La gittata fu aumentata da 300 a 550-650 km (secondo varie stime). I lanciamissili erano i telai MAZ-543 modernizzati degli R-17 e lanciatori di progettazione nazionale, come i semirimorchi per le tradizionali motrici civili.
14. Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 687 e 707.
15. Oltre a numerosi missili al-Samud 2 e Ababil-100, il numero comprendeva i missili sovietici Luna-M. I “missili da crociera” erano i missili antinave cinesi HY-2 riattati per colpire bersagli a terra. Non un singolo missile da crociera fu abbattuto.
16. In senso stretto, AEGIS è il sistema di informazione e controllo della Marina degli Stati Uniti, volto principalmente a difendere le portaerei. L’elevato potenziale dell’AEGIS ha spinto l’agenzia della difesa antimissili balistici degli Stati Uniti a lanciare il sistema AEGIS Ballistic Missile Defense (AEGIS BMD) per sviluppare mezzi d’intercettazione marini e terrestri dei missili mobili terrestri.
17. Questo è il nome dato dalla Corea del Sud. Meglio noti con i nomi Nodong-1/2 (1 e 2 differiscono per peso della testata e gittata) o Nodong-A. “Nodong“, con corrispondente lettera dell’alfabeto, è talvolta usato in occidente per indicare tutti i missili balistici a medio raggio nordcoreani. In Corea democratica, Hwasong (Marte) è apparentemente usato per scopi simili. Qui e altrove è stato utilizzato il nome più comune.
18. Inoltre noto in occidente come BM-2, Rodong (Nodong)-B. In Corea democratica forse è noto come Hwasong-10.
19. Rodong (Nodong)-B, o Hwasong-13.
20. Basato su un telaio commerciale cinese acquistato nel 2011.
21. L’avvio della produzione di telai pesanti per i missili KN-08/14 è una misura cruciale.nksk0[1]Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Anaconda atlantista e risposta russa

Alessandro Lattanzio, 15/6/2016

Dopo la lunga serie di sconfitte geostrategiche subite dagli USA/NATO in Libia, Ucraina, Siria, Iraq, Egitto, ecc. Washington ed euro-vassalli alzano la tensione in Europa orientale, contando sui volontari kollabòs dei media occidentali, al fine di far distrarre risorse e concentrazione di Mosca sul Medio Oriente ed Estero Vicino (Donestk – Lugansk). Da qui il profluvio di dichiarazioni isteriche dei capi occidentali su sottomarini russi, atrocità russe contro poveri terroristi ‘moderati’ islamisti, costati alla NATO e ai Paesi del Golfo anni e anni di investimenti, risorse ed armamenti che ora vanno in fumo, assieme alla credibilità dell’occidente e del suo circo mediatico. Le manovre della NATO non potevano non essere tali da fare sembrare la terrorizzata pecora atlantista una iena pronta ad azzannare l’Orso russo. Ma le iene possono attaccare sono animali moribondi o feriti, e non è il caso dell’Orso russo.

Anakonda16_ENDal 7 al 17 giugno si svolgono le esercitazioni della NATO Anakonda-2016, le più grandi dalla fine della Guerra Fredda, che coinvolgono 12000 soldati polacchi, 14000 statunitensi, 1000 inglesi e altri 4000 provenienti da 21 Paesi, tra cui Svezia e Finlandia. I materiali impiegati nelle manovre comprendono 3000 mezzi, 105 velivoli e 12 unità navali; 1000 paracadutisti dell’82.ma Divisione aeroportata dell’esercito degli Stati Uniti venivano lanciati presso la città polacca di Torun, nell’ambito della Swift Response 16 di Vicenza, e i genieri realizzavano un ponte sul Vistola per farvi transitare 300 autoveicoli, tra cui carri armati tedeschi; una prima dal 1945… L’esercitazione si svolge nei Paesi Baltici e in Polonia, ed ha come obiettivo la regione di Kaliningrad della Federazione Russa, simulando l’invasione del territorio russo; minacciando la Russia. Anakonda-2016 avviene in concomitanza con varie esercitazioni del Patto atlantico: BALTOPS-16 nel Mar Baltico, che dal 6 giugno vede impegnate diverse decine di navi della NATO e 4500 soldati dei Paesi scandinavi e baltici. Inoltre la 173.ma Aerobrigata statunitense di stanza in Italia, si riuniva con il 2° Reggimento di cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti a Drawsko, nel poligono Pomorskie, in Polonia; e dal 27 maggio un reggimento di blindati Stryker statunitensi partecipa all’operazione Dragoon Ride per trasportare forze della NATO da Vilseck, in Germania, a Tapa in Estonia, per partecipare dal 15 giugno all’esercitazione Saber Strike 16, manovra comprendente unità dell’US Army e di 13 altri Stati della NATO. Infine, vi è l’esercitazione Iron Wolf 2016 (denominata in onore del partito fascista lituano dei “Lupi d’acciaio”) iniziata il 6 giugno nell’ambito di Saber Strike 16, e che riguarda la più grande esercitazione della NATO nel Baltico con la partecipazione di 5000 soldati provenienti da Danimarca, Stati Uniti, Polonia, Lituania, Lussemburgo, Francia, Germania e Lituania. Nel Mar Nero, il 13 giugno, entrava il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense classe Arleigh Burke, USS Porter, nell’ambito dell’esercitazione PASSEX con le navi della marina militare romena. E l’8 e il 13 giugno, nell’ambito dell’iniziativa Grande Flotta Verde per le esercitazioni PASSEX con unità della Marina Militare italiana, e dell’operazione Inherent Resolve su Siria e Iraq, gli Stati Uniti schieravano nel Mediterraneo le portaerei a propulsione nucleare USS Harry S. Truman e USS Dwight D. Eisenhower, gli incrociatori lanciamissili USS Anzio, USS San Jacinto e USS Monterey, e i cacciatorpediniere lanciamissili USS Roosevelt, USS Mason, USS Nitze, USS Stout, USS Bulkeley, USS Gonzalez e USS Gravely, la nave rifornimento USNS Big Horn, il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare USS Springfield.
La NATO prevede di stazionare 4 battaglioni di 800 soldati in Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con sedi e infrastrutture di comando e controllo, e depositi di armi e munizioni nella regione. Le attività della NATO violano l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997 che recita: “nel prevedibile contesto della sicurezza, la NATO effettuerà la difesa collettiva e altre missioni assicurando le necessarie interoperabilità, integrazione e capacità di rinforzo piuttosto che ulteriori stazionamenti permanenti di sostanziali forze da combattimento“. Washington ha stanziato per il 2016 3,4 miliardi di dollari per schierare in sei Paesi dell’Europa orientale 4000 soldati, 250 corazzati e altri 1700 autoveicoli. Tutto ciò è anche un tentativo di reagire al costante declino strutturale dell’Alleanza atlantica; infatti, se negli anni ’80 i membri europei della NATO versavano oltre il 3 per cento del PIL nel bilancio militare, nel 2008 Paesi come Germania, Belgio e Olanda ne versavano circa l’1 per cento, spingendo gli Stati Uniti ad incrementare le tensioni con la Russia, presentandola come minaccia alla sicurezza per l’Europa, grazie soprattutto alla complicità dei Paesi baltici e della Polonia. In vista del vertice della NATO a Varsavia, il 7-8 luglio, si prevede che la “spesa per la difesa della NATO debba aumentare data l’incertezza”, secondo il Financial Times, che poi citava il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg dire: “La previsione per il 2016, sulla base dei dati provenienti dalle nazioni alleate, indica che il 2016 sarà il primo anno di aumento della spesa per la difesa degli alleati europei, dopo molti, molti anni”, e sempre il Financial Times riportava che, “I Paesi baltici che confinano con la Russia compiono i maggiori cambiamenti. Il bilancio della Lettonia salirà di quasi il 60 per cento quest’anno. La Lituania vedrà un aumento del 35 per cento e l’Estonia del 9 per cento. Anche la Polonia, principale potenza militare dell’Europa orientale, aumenterà la spesa per la difesa del 9 per cento”, e questo in un periodo di acuta crisi economica generale per i Paesi europei, che comunque cercano di aumentare le risorse finanziarie per la NATO, seguendo le direttive degli USA che, al vertice della NATO in Galles del 2014, pretesero dagli alleati europei l’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del PIL.tn_160604_Drawsko_Dwulatek_Recon_19La Russia reagisce a tali provocazioni, “Non nascondiamo l’atteggiamento negativo verso la linea della NATO che sposta infrastrutture militari ai nostri confini, trascinando nelle attività militari unità di altri Paesi. Questo attiverà il diritto sovrano russo di garantire la propria sicurezza con mezzi adeguati ai rischi attuali“, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in presenza dell’omologo finlandese Timo Soini, a Mosca il 6 giugno. E sempre il 6 giugno, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarava, “Se si da ascolto (alle isterie dei capi della NATO), si avrà l’impressione che la NATO sia una pecora con le spalle al muro circondata da predatori, incarnati dalla Russia e altri Paesi fuori dal controllo degli Stati Uniti“. Un recente articolo della Nezavisimoe Voennoe Obozrenie suddivide l’avanzata della NATO in tre fasi: la prima fase (1989-1999) caratterizzata dall’aggiramento del diritto internazionale; la seconda fase (1999-2010) caratterizzata dall’incremento della presenza della NATO in regioni vicine ai confini della Russia creando partenariati globali per adottare il sistema di difesa missilistica che minaccia il deterrente strategico della Russia; la terza fase (dal 2010) caratterizzata dallo sviluppo di strategie globali per contenere la Russia e per dare alla NATO un peso globale. In tale ottica, il vertice della NATO a Varsavia del 7-8 luglio viene visto a Mosca come coerente con l”acquisizione delle funzioni globali” coll’espansionismo della NATO volto a creare “zone di caos controllato” nelle aree più strategicamente cruciali per l’occidente, e prevedendo quindi un ulteriore allargamento di una NATO sempre meno propensa a cooperare con Mosca. Secondo gli esperti della Rand corporation, think tank del Pentagono e della CIA, la Russia schiererebbe sul Baltico e a Kaliningrad 4 battaglioni corazzati, 5 meccanizzati, 4 motorizzati, 8 paracadutisti, 3 di Fanteria di Marina (di stanza a Kaliningrad), 3 di artiglieria pesante, 2 di lanciarazzi pesanti, 5 di lanciarazzi medi, 2 di missili Iskander, 2 di missili Tochka, 6 di elicotteri d’attacco. Quindi Mosca conterebbe su 10-11 brigate complete contro 2 battaglioni aeroportati, 2 di elicotteri d’attacco e 1 brigata meccanizzata statunitensi presenti nel Baltico, che verrebbero rinforzati entro 24 ore da 2 battaglioni aeroportati inglesi, 2 battaglioni di carri armati polacchi, 1 brigata aeroportata statunitense e 5 altre brigate della NATO. Il che significa un rapporto di 2,7 a 1 a favore della Russia. Inoltre le forze della NATO sarebbero composte essenzialmente da unità leggere senza armi pesanti. Inoltre, la NATO schiera in Lituania 1 squadrone di caccia statunitensi F-1C e 2 squadroni di caccia inglesi Typhoon, mentre la Polonia attiverebbe 2 squadroni di caccia F-16 e 1 di caccia MiG-29, a cui si aggiungerebbero 2 squadroni di F-16 statunitensi, 1 di F-16 norvegesi, 1 di F-16 danesi, 1 di Rafales francesi, 3 di F-15 statunitensi, 6 di aerei d’attacco A-10 statunitensi, 1 di F-22 statunitensi e 6 caccia CF-18 canadesi. Le Forze Aeree russe sul Baltico consisterebbero in 9 squadroni di caccia Su-27, 2 di cacciabombardieri Su-34, 3 di caccia multiruolo MiG-29, 4 di intercettori MiG-31, 5 di cacciabombardieri su-24 e 4 di bombardieri pesanti Tu-22M3. Inoltre, le Forze Armate della Russia riceveranno almeno 55 caccia multiruolo di 4.ta+ generazione Sukhoj Su-30SM entro il 2019, arrivando a un totale di 116 nelle Forze Aerospaziali e nell’Aviazione navale della Federazione Russa, che pure aggiornerà i sistemi di difesa aerea S-400 Trjumf e S-500 Prometej permettendogli di sfuggire alla sorveglianza di satelliti, aerei spia e radar della NATO. Tale aggiornamento è costituito da un nuovo speciale contenitore per proteggere centri di comando mobili, sistemi di difesa aerea, radar e altri sistemi elettronici. “Programmiamo di ricevere i contenitori progettati per gli avanzati sistemi di difesa aerea missilistica S-500 ed altri entro quest’anno“, scriveva il quotidiano Izvestija. I contenitori che verranno installati su autocarri e treni, ospiteranno gli equipaggiamenti e gli equipaggi dei sistemi. “Il Pentagono sviluppa attivamente sistemi di ricognizione capaci di rilevare le cosiddette interferenze elettromagnetiche collaterali (EMI), fin dagli anni ’90. Hanno sistemi di sorveglianza terrestri ed aerei, ma i satelliti spia sono considerati i più efficienti”. L’EMI viene prodotta da qualsiasi sistema elettronico attivo ed una volta intercettata, l’EMI indicherà posizione e tipo di sistema elettronico in azione. Gli Stati Uniti dispongono della rete di satelliti Mentor, Orion od Advanced Orion, che intercettano le emissioni radio da un’orbita geostazionaria. Dal 1995 l’US National Reconnaissance Office (NRO) ha lanciato almeno 5 satelliti di questo tipo, dotati di grandi parabole radio dal diametro di circa 100 metri. I nuovi contenitori russi sono dotati di rivestimento ed attrezzature che impediscono l’emissione delle EMI. Tale processo di modernizzazione rientra nell’ambito del programma per creare la rete della difesa aerea congiunta dei Paesi dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva; alleanza composta da Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.Defense Ministry's antiaircraft missile battalions on combat alert dutyFonti:
Modern Tokyo Times
Navy
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Reseau International
Russia Insider
Sputnik
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Strategic Culture
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