Anche con le sanzioni, la Corea democratica non ha nulla da temere

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 21.09.2017La politica delle sanzioni non è nota per essere stata un’efficace causa di cambiamenti politici. Ciò è particolarmente evidente dal modo in cui Iran scansò le sanzioni statunitensi ed europee nell’ultimo decennio, e ciò ancor più nel modo in cui la Corea democratica aggira, nonostante il ruolo degli alleati, quelle degli Stati Uniti sul suo programma nucleare. La Corea democratica ha un’infrastruttura nucleare ben consolidata, e non appare nulla sul Paese tentato di abbandonarlo. Né gli Stati Uniti hanno altra scelta che imporre sanzioni per colpire direttamente la Corea democratica e indirettamente i suoi alleati. Tuttavia, le sanzioni degli Stati Uniti e persino dell’ONU sembrano aver fatto poco per “convincere” la Corea democratica sulla necessità di abbandonare il programma nucleare. D’altra parte, l’ONU ha imposto altre sanzioni, cui dinamiche ed interessi politici internazionali divergenti hanno ricordato alla Corea democratica che ha poco di cui preoccuparsi. Nulla potrebbe meglio spiegarlo che le nuove prove missilistiche nordcoreane e Cina e Russia che continuano ad opporsi, nonostante le pressioni degli Stati Uniti, a qualsiasi azione contro la Corea democratica, scatenando un cambio di regime o consentendo l’uso della forza. Nonostante che le nuove sanzioni siano più dure delle precedenti, sono lontane da ciò che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sperava dall’inizio della presidenza. Ciò che gli Stati Uniti speravano era oltre che l’embargo completo sul petrolio, il blocco delle attività e il divieto di viaggiare a Kim Jong-un e agli altri funzionari nordcoreani designati. La proposta di risoluzione riguardava anche altre voci relative alle ADM e la disposizione per controllare le navi nordcoreane in acque internazionali. Mentre lo scenario così costruito non impedisce a Cina e Russia di fare pressione politica e diplomatica, e alla Corea democratica di subire la riduzione del 30% delle importazioni di petrolio, Russia e Cina hanno anche tracciato la linea che può essere attraversata solo creando una grave crisi internazionale. In sintesi, Russia e Cina si sono limitate all’applicazione misurata della pressione diplomatica, escludendo esplicitamente, oltre ad altro, instabilità di Pyongyang, cambio di regime, drastico cambio della scacchiera geopolitica e grave crisi di profughi. In tale quadro chiaramente concordato, Stati Uniti ed alleati della regione hanno poco o alcuna possibilità di creare uno scenario in cui il regime nordcoreano venga rovesciato. Non si dimentichi anche che Cina e Russia hanno chiarito questo aspetto a causa dell’osservazione di Nikki Haley che gli Stati Uniti avrebbero agito da soli se il regime di Kim non abbandonava missili e bombe atoniche. Tali osservazioni furono seguite dalla dichiarazione del Ministero degli Esteri cinese secondo cui “la questione della penisola va risolta in modo pacifico. La soluzione militare non porta a nulla. La Cina non vi permetterà conflitti“. Già Vladimir Putin aveva avvertito che “tagliare i rifornimenti di petrolio alla Corea democratica danneggerebbe degenti di ospedali e altri cittadini comuni”.
Con due dei più importanti aspetti della politica statunitense verso la Corea democratica respinti, il passaggio della risoluzione delle Nazioni Unite e l’imposizione delle sanzioni non riflettono quel potere che gli Stati Uniti affermano di avere quale potenza globale. Al contrario, il fatto che gli Stati Uniti debbano ridefinire la propria risoluzione per l’opposizione di Cina e Russia riflette fortemente l’influenza che esse hanno nell’arena internazionale. In parole semplici, le sanzioni imposte con la risoluzione decisa all’unanimità dall’UNSC non riflette nessuna di quelle elaborate dalla rappresentante statunitense Nikki Haley. Questa sconfitta è stata seguita da un “avvertimento” del presidente Trump, che tentava d’imporre sanzioni alle banche cinesi se non seguivano quelle dell’UNSC. Tuttavia, tale passaggio, se mai preso, peggiorerà soltanto la situazione per gli Stati Uniti. In termini qualitativi, le sanzioni alle banche cinesi faranno passare la questione nordcoreana nel dimenticatoio creando un nuovo sconvolgimento globale. I cinesi sono consapevoli di tale eventualità e già si preparano a contrastarla. Secondo alcuni rapporti, la Cina è pronta a lanciare contratti futures sul petrolio in yuan convertibili in oro, in ciò che gli analisti dicono possa mutare l’industria petrolifera. Tale quadro consentirebbe ai Paesi sanzionati dagli Stati Uniti, come Russia e Iran, di eludere le sanzioni negoziando in yuan. Mentre questo programma rientra nei tentativi della Cina di ridurre il dominio del dollaro USA sul mercato, significa anche che, aprendo accordi in yuan, la Cina avanza verso la creazione di uno spazio economico distinto che non può essere colpito dalle sanzioni statunitensi. Mentre questa mossa certamente innescherà una sorta di “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina, a lungo andare si rivelerà il nucleo del mondo multipolare che Cina e Russia cercano di costruire, consentendo di seguire una politica più indipendente su questioni come la crisi nucleare nordcoreana.
Russia e Cina non permetteranno agli Stati Uniti di perseguire i loro piani egemonici contro la Corea democratica, e ciò è evidente anche da come la Russia avanzi verso l’integrazione piuttosto che l’isolamento e il rovesciamento del regime nordcoreano. A Vladivostok, la Russia di Putin ha aperto la strada per disinnescare la tensione militare e avvisa che un passo oltre le sanzioni sarebbe un “invito al cimitero”. Invece, ha proposto l’integrazione attraverso le aziende. Il piano di Putin trova una sua manifestazione con la piattaforma commerciale trilaterale che interessa Pyongyang, Seoul e Mosca, investendo finalmente nella connettività tra penisola coreana ed Estremo Oriente russo. Mentre una delegazione nordcoreana era presente a Vladivostok esprimendo ampio accordo sul programma, ciò che certamente era chiaro è che la politica russa e cinese sulla Corea è fondamentalmente diversa da quella degli Stati Uniti. E vi è un punto di rilievo e riflessione per la Corea democratica sulla possibilità di combattere le sanzioni attraverso l’integrazione nella connettività eurasiatica di Russia e Cina.Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali ed affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Dichiarazione di Kim Jong Un su Trump e gli USA

Pyongyang Times 21/09/2017 – KCNA WatchIl leader supremo Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, presidente della Commissione per gli affari statali della Corea democratica e Comandante Supremo dell’Esercito Popolare Coreano, rendeva pubblica una dichiarazione sul discorso del presidente degli USA all’ultima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unit, in qualità di presidente della Commissione per gli affari statali della Corea democratica, presso l’Ufficio del Comitato Centrale del partito, il 21 settembre, Juche 106 (2017). Di seguito è riportato il testo completo della dichiarazione:
“Il discorso pronunciato dal presidente statunitense nella sua prima apparizione nell’Arena delle Nazioni Unite, in circostanze serie, ove la situazione della penisola coreana è resa tesa come mai prima avvicinandosi al conflitto e suscitando preoccupazioni a livello mondiale. Una certa mia supposizione era che avrebbe fatto dichiarazioni stereotipate e diverse da quelle espresse dal suo incarico, alla luce del fatto che doveva parlare nella più grande sede diplomatica ufficiale del mondo. Ma lungi dal fare osservazioni plausibili ed utili ad allentare la tensione, ha commesso una sciocchezza inaudita mai sentita da nessuno dei suoi predecessori. Un cane spaventato abbaia più forte. Vorrei raccomandare a Trump prudenza nella scelta delle parole ed essere consapevole di quando parla al mondo. Il comportamento mentalmente squilibrato del presidente statunitense, esprimendo apertamente all’ONU la continua volontà di “distruggere totalmente” uno Stato sovrano, oltre a minacciare cambio di regime e rovesciamento di un sistema sociale, spinge chi ha normali facoltà mentali a riconsiderare discrezione e compostezza. Le sue osservazioni ricordano parole come “laico politico” o “eretico politico” in voga verso Trump durante le presidenziali. Dopo aver assunto la carica Trump ha inquietato il mondo con minacce e ricatti contro tutti i Paesi. È incapace di mantenere la prerogativa del comando supremo delle Forze Armate di un Paese, ed è sicuramente una canaglia e un gangster felice di giocare con il fuoco, piuttosto che un politico.
Le sue osservazioni sulle opzioni statunitensi come mera espressione della sua volontà mi hanno convinto, piuttosto che spaventato o fermato, che il percorso scelto è corretto e che va completato. Ora che Trump ha negato il diritto all’esistenza e insultato me e il mio Paese agli occhi del mondo emettendo la più truculenta dichiarazione di guerra nella storia, affermando che avrebbe distrutto la Corea democratica, considereremo con serietà contromisure corrispondenti e più dure di sempre. L’azione è l’opzione migliore nel trattare un rimbambito duro di comprendonio che vuole sentire solo ciò che vuole. Da rappresentante della RPDC e della dignità e dell’onore del mio Stato e del mio popolo e dei miei cari, farò pagare cara al detentore del comando supremo degli Stati Uniti le sue insulse assurdità di voler distruggere totalmente la RPDC. Questa non è la retorica amata da Trump. Penso a quale risposta dovrà aspettarsi da noi, permettendosi che tali assurdità uscissero dalla sua bocca. Qualunque cosa Trump si aspetti, subirà conseguenze oltre le sue attese. Certamente e sicuramente metterò a posto il rimbambito squilibrato statunitense con il fuoco”.

Solo un secondo… volgio essere sicuro che l’ONU veda il mio lato migliore.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Innovazione e adattamento nell’economia nordcoreana

Amitié France-Coree
Un paradosso sembra caratterizzare l’economia della Repubblica Popolare Democratica di Corea: nonostante le crescenti sanzioni internazionali, non solo il Paese non crolla, ma vive una notevole crescita economica. Per spiegare questo paradosso, i sostenitori della teoria del crollo della RPDC utilizzano varie spiegazioni che eludono il fallimento del loro modello teorico: elusione delle sanzioni, comportamento non cooperativo di alcuni Stati (prima di tutto la Cina, principale partner economico) o di determinate entità non statali (unico fattore che spiega l’esito positivo dei programmi nucleari e missilistici). In questo modo ignorano un aspetto ampiamente sviluppato da autori che hanno analizzato il crollo delle civiltà (come il geografo Jared Diamond, autore di Collasso): la capacità (o meno) delle società d’innovarsi ed adattarsi economicamente. Questo è tuttavia ben presente nella società nordcoreana, ome illustreremo con vari esempi.
Inventori e scopritori occupano un posto speciale nelle creazioni artistiche nordcoreane, la protagonista del Diario di una giovane nordcoreana, non si accorge che suo padre è uno scienziato che non scopre nulla finché quest’ultimo non fa una scoperta importante, e quindi lei decide di abbracciare a sua volta la carriera scientifica? L’innovazione e l’adattamento sono molto apprezzati e i nordcoreani sono molto orgogliosi delle scoperte nazionali le cui applicazioni hanno permesso di superare alcune carenze (o al contrario avere dei beni) dalle materie prime. Il vinalon e il ferro Juche l’illustrano nelle descrizione nella serie “Economia” della collana “Conoscenza della Corea” (pubblicazioni in lingue estere di Pyongyang, 2016, citazioni estratte dalle pagine 26-27 e 31-32). evidenziando il continuo processo di innovazione e uso economico di queste scoperte:

37. Ferro Juche
E’ il ferro prodotto da un processo produttivo che non utilizza il coke. La RPDC, dove manca questo combustibile, è da tempo impegnata nello sviluppo di un metodo per produrre ferro utilizzando le proprie risorse e tecniche. L’Acciaieria Songjin ha perfezionato un sistema di produzione del ferro Juche collegando direttamente forno rotante e forno di fusione ad ossigeno, una vera e propria rivoluzione nell’industria siderurgica del Paese. Questo metodo di produzione dell’acciaio, che integra il processo di fusione e la lavorazione dell’acciaio, è originale perché consente di produrre acciaio fondendo la ghisa fino a lavorarlo, innovandone così la sua produzione.

42. Vinalon
Il Vinalon, una fibra di alcool derivata dall’alcool polivinilico, è una fibra chimica sviluppata dallo scienziato Ri Sung Gi (1905-1996) negli anni ’30. Basta semplicemente il carburo di calcio per produrre Vinalon. Tuttavia, la RPDC abbonda di depositi di calcare e antracite, materie prime del carburo di calcio. Il tessuto Vinalon, fibra bianca e lucida, è resistente e morbido assorbendo meglio l’umidità rispetto ad altri tessuti in fibra sintetica. Resistente, inoltre, ad acido e alcalini, difficilmente si altera per l’azione dei microbi, come la muffa. Oltre alla fibra vinalon, il complesso 8 Febbraio produce agenti organici, inorganici, macromolecolari e raffinati. Produce anche, da un prodotto intermedio del vinalon, più di 400 tipi di sostanze chimiche, tra cui soda caustica, cloruro di vinile, vinile acetato, acido cloridrico, catalizzatori. Ci sono anche prodotti fitosanitari quali erbicidi e pesticidi, nonché coloranti.

Alcuni aspetti dell’economia nazionale, spesso interpretati come fallimenti, riflettono altrettanti adattamenti ad un ambiente vincolato. Se la velocità dei treni è ridotta, va visto come risposta alla scarsità di energia, che non è né eccezionale né propria della Corea: dal 2008 le compagnie di carico hanno ridotto la velocità delle navi aumentandone il numero per compensare l’aumento dei costi del petrolio. Dal 2012, le facciate degli edifici di nuova costruzione a Pyongyang hanno illuminazione al LED, che consuma meno energia. Nell’ambito delle sanzioni economiche e della chiusura dei circuiti finanziari internazionali, la capacità di resistenza della Corea democratica viene sfidata sulla capacità di farvi fronte; all’embargo parziale sul petrolio risponde con la razionalizzazione del consumo degli idrocarburi e, si potrebbe supporre, con la ricerca di fonti energetiche alternative, quindi la RPDC moltiplica i pannelli solari e potrebbe impegnarsi nello sfruttamento del gas di scisto. Forse Pyongyang vedrà la premessa di una società pionieristica dall’economia post-petrolifera. Innovazione e adattamento non sono specifiche della RPDC ma di tutte le società umane, mentre invece civiltà umane sono crollate per una molteplicità di fattori, non solo per il degrado ambientale, ma anche (tra l’altro) per l’azione di forze esterne ostili, come dimostrato da Jared Diamond.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’ultimo lancio dell’Hwasong-12

Imp-Navigator 16 settembre 2017Il 15 settembre mattina, la RPDC eseguiva un nuovo lancio di prova dell’IRBM Hwasong-12, che sorvolava le isole giapponesi cadendo nella regione del Pacifico designata, a 3700 km dal sito di lancio, raggiungendo la quota di 770 km durante il volo. Quindi, quanto basta per colpire Guam in caso di guerra. A proposito, questa volta il lancio è stato effettuato direttamente dal veicolo lanciamissili, a differenza dei test precedenti, quando l’autocarro piazzava sul sito di lancio il missile e si allontanava a distanza di sicurezza. Ciò spiega chiaramente che il missile è già abbastanza affidabile da non temere incidenti al lancio.

Pyongyang, 16 settembre
Il Presidente del PLC, Presidente del Consiglio di Stato della RPDC, Comandante supremo dell’EPC, stimato Leader supremo, il compagno Kim Jong-un ha diretto sul posto i preparativi del lancio del missile balistico a media e lunga portata Hwasong-12. Il leader supremo è stato accolto da alti funzionari del PLC, tra cui Li Bong Chor, Kim Jong Sik, Kyaw Yong Won e Yu Jin, e il comandante delle Forze Strategiche dell’EPC Generale Kim Rak Kim e gli operatori del Centro di Ricerca scientifica della Difesa dello Stato, tra cui Zhang Chang Ha e Jeong Ir Ho. Gli scienziati e tecnici dell’Industria missilistica e del Centro di controllo missilistico delle Forze Strategiche dell’EPC partecipavano ai preparativi dell’Hwasong-12. Questo lancio di prova del missile rientra tra gli obiettivi per far fronte all’aggressione degli Stati Uniti, che invocano l’uso della forza contro il Nord, rafforzando sempre più la capacità di compiere operazioni di attacco e contrattacco a un’aggressione con una reazione rapida e potente, valutando traiettoria e puntamento delle testate nucleari in condizioni operative.
All’ordine improvviso del compagno stimato leader supremo, la prima mattina il sistema Hwasong compiva le manovre schierandosi sulla piazzola di lancio e completando la preparazione al lancio secondo i competenti organizzazione e comando, attendendo l’ordine di lancio del missile balistico. Il comandante era giunto sul sito di lancio apprendendo il piano di lancio del missile balistico strategico a medio e lungo raggio Hwasong-12 e lo stato dei preparativi, dando l’ordine di lancio. Immediatamente l’Hwasong-12, tra una luce brillante e i maestosi suoni dell’esplosione che impressionavano il pianeta, decollava verso il cielo azzurro. Il missile seguiva la rotta di volo programmata sullo spazio aereo dell’isola di Hokkaido, in Giappone, e centrava l’area indicata tra le acque del bersaglio nell’Oceano Pacifico. Lo stimato Leader supremo apprezzava l’operazione di lancio, di grande importanza per l’armamento delle Forze Nucleari, raggiungendo l’obiettivo e superando il test con successo, ed esprimeva grande soddisfazione. Il leader supremo elogiava gli artiglieri dell’unità Hwasong, che hanno gestito il missile magistralmente nell’operazione di lancio. Con orgoglio affermava che l’efficacia operativa del missile balistico strategico a medio e lungo raggioa Hwasong-12 era stata ancora una volta verificata e la capacità operativa dei componenti della missione era stata assolutamente impeccabile nel dispiegare il missile Hwasong-12.
Affermava che in futuro tali esercitazioni saranno importanti e utili come questa volta per l’armamento delle Forze Nucleari e, in base alla potenza delle varie testate nucleari, sarà necessario stabilire rigorosamente le routine corrispondenti. Inoltre, affermava che scienziati e tecnici della ricerca missilistica e gli artiglieri dell’unità Hwasong, con uno stretto coordinamento, dovranno svilupparne la modernizzazione, arrivando ad avere sistemi missilistici ultramoderni e un centro di controllo dal massimo livello. Affermava agli ufficiali responsabili del Dipartimento militare del Comitato Centrale del partito e dell’Istituto di ricerca scientifica della Difesa di Stato, che l’accompagnavano: il nostro obiettivo è avere la vera parità militare con gli Stati Uniti ed impedire i discorsi pronunciati dai governanti statunitensi, inclusa l’irresponsabile scelta militare, e similari, verso il nostro Stato. La capacità di effettuare un attacco militare, consentendo un contrattacco nucleare a cui gli Stati Uniti non possano far fronte, e il continuo progresso, vanno costantemente rafforzati qualitativamente. Come riconosce il mondo intero, abbiamo respinto tutte le sanzioni dell’ONU, che durano da decenni e non hanno sempre ricevuto la “benedizione” dell’ONU. Così, l’animo si annoia infinitamente pensando alle eminenti potenze ancora trascinate dal pensiero che sia possibile sottometterci con sanzioni e cose simili, dichiarava.
Lo stimato Leader supremo dichiarava che è necessario dimostrare chiaramente ai grandi sciovinisti come il nostro Stato, nonostante loro sanzioni ed inutili embarghi, raggiunge l’obiettivo di perfezionare le Forze Armate dello Stato e, dato che abbiamo quasi raggiunto il punto finale, di completarle.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli scienziati di Pyongyang sono stati sottovalutati?

Bob Woodward, Decrypt News, 6 settembre 2017L’ultimo test nucleare fa suonare l’allarme. Gli Stati Uniti hanno sottovalutato per anni i progressi tecnologici del regime nordcoreano? C’era un momento in cui tutto questo faceva ridere. Il gioviale leader nordcoreano in una sala di controllo di un’altra epoca, che sembrava fatta di cartapesta; Kim Jong Un assorto che sembrava augurare buona fortuna a un missile a lungo raggio prima del lancio, lo scorso febbraio… Ora nessuno ride. Il 23 settembre Pyongyang effettuava l’ultimo test atomico, di gran lunga il più potente se si crede alla violenza delle scosse misurate. Giustamente o meno, credendo al regime nordcoreano, si trattava di una bomba H o termonucleare che sviluppa la fusione degli atomi d’idrogeno e la cui caratteristica, a parte la potenza, è che richiede, prima, un’esplosione nucleare “classica” con una bomba a fissione. Un apoteosi, in un certo senso. Dimenticati gli aspetti “folklorici” che finora circondavano l’avventura nucleare nordcoreana, la questione centrale è: gli Stati Uniti hanno sottostimato i progressi degli ingegneri di Pyongyang? Un problema reso ancora più cruciale da una circostanza aggravante: insieme a questa scoperta, la Corea democratica ha anche fatto un salto drammatico nei test missilistici intercontinentali. Fino a poco tempo prima sembrava che le prove nordcoreane fossero solo una serie di fallimenti. La situazione è diversa ora: a luglio la Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) lanciava con successo nuovi missili, che non solo hanno permesso di mettere satelliti in orbita ma di poter colpire gli Stati Uniti. Jeffrey Lewis, professore presso l’Istituto Middlebury del Vermont, dettaglia l’enigma. Con gli studenti del suo istituto di ricerca ha creato un modello dei primi cinque test nucleari condotti dai nordcoreani tra il 2006 e il 2016. Conclusione? La RPDC avrebbe scommesso su una sorta di “scorciatoia”, difficile da realizzare dal punto di vista tecnologico, ma pagante in termini di efficienza. Saltando il caso di una “mega-bomba” tradizionale, gli ingegneri nordcoreani avrebbero testato direttamente sistemi miniaturizzati, con meno plutonio e più facili da piazzare direttamente, domani, su un missile. I risultati, deludenti nei primi test per energia liberata, “non erano frutto d’incompetenza, ma di ambizione“, riassume Jeffrey Lewis. Prove che avrebbero ingannato il mondo facilmente, perché si svolsero in profondissime gallerie scavate in montagna, rendendo ancora più difficile valutarne la potenza reale. È questa circostanza, nota oggi agli specialisti, che rende ancora casuale la valutazione esatta dell’ultimo test. Una bomba termonucleare? Una migliore bomba a fissione? Dovremo aspettare ulteriori dati. Ma una cosa è certa: altri Paesi prima della Corea democratica, in particolare il Pakistan, decisero allo stesso modo di “saltare le fasi” per arrivare al punto.
Sebbene descritto come “regime eremita”, la Corea democratica non lesina nel dispiegare propri agenti e spie per trarre vantaggio dall’esperienza acquisita dalle altre pecore nere del trattato di proliferazione nucleare, trattato che Pyongyang denunciò nei primi anni 2000. È questo stesso tipo di “collaborazione” internazionale che sembra spiegare il salto improvviso dei lanci missilistici della RPDC. Mentre il regime nordcoreano avviò il programma nucleare a metà del secolo scorso, fino alla svola degli anni ’90, quando il Paese cominciò a sviluppare propri missili balistici internazionali, per lanciate testate nucleari a migliaia di chilometri. Il risultato, a sua volta, del crollo dell’Unione Sovietica e poi dell’aumento delle tensioni tra Russia e Ucraina? Secondo un altro esperto, Michael Elleman dell’International Institute for Strategic Studies, il motore degli ultimi missili lanciati con successo da Pyongyang, incluso quello che ha recentemente sorvolato il Giappone, è uguale a quelli prodotti dalla Dnipro, in Ucraina, una volta orgoglio del regime comunista e che ora è ridotta a fabbricare carrelli. “Sinceramente, la velocità con cui hanno raggiunto questo livello ci ha sorpreso, tanto negli Stati Uniti che nel resto del mondo“, commentava alla televisione statunitense l’ex-direttore della CIA Leon Panetta.
La duplice avanzata a marce forzate sarebbe passata inosservata a causa della profondità delle montagne nordcoreane ma anche dell’esplosione del mercato nero dopo la fine dell’Unione Sovietica. Una spiegazione che, infatti, lascia il mistero quasi intero. Mentre la RPDC subisce sanzioni internazionali crescenti, quante complicità sono state necessarie per ricevere tutto questo materiale ingombrante? Gli Stati Uniti, almeno, avevano la testa altrove.Traduzione di Alessandro Lattanzio