Alzando la posta: Putin risponde alla minaccia nucleare degli USA con un ultimatum

Rostislav Ishenko, RIA Novosti, 5 ottobre 2016 – Fort Russ0_hdd4dhtiudeiyr_dIn seguito al decreto del Presidente della Federazione russa sulla sospensione degli accordi con gli Stati Uniti sulla cessione di plutonio per uso militare e la presentazione del disegno di legge corrispondente alla Duma di Stato, controversie sono esplose sui media se ciò sia collegato alla rottura della trattativa sulla Siria. Il secondo passo è una domanda: Perché la Russia reagisce anni dopo aver saputo che gli Stati Uniti non adempivano all’accordo? Alcuni esperti nucleari sostengono che l’accordo era oggettivamente vantaggioso per la Russia. Forse. Non sono un esperto in questo campo ed è difficile dire quale fosse l’obiettivo. Inoltre, ciò che è vantaggioso dal punto di vista dell’industria nucleare potrebbe essere svantaggioso dal punto di vista della sicurezza. In linea di principio, credo che non ci siano stati particolari problemi di sicurezza. La Russia ha un arsenale nucleare sufficiente ad infliggere un colpo mortale agli Stati Uniti. Washington lo sa. C’era anche materiale più che sufficiente per la produzione di nuove testate. In caso di pieno scontro nucleare, la produzione di un altro lotto di armi sarebbe già ridondante e anzi fisicamente impossibile. Il vero problema sarebbe preservare fisicamente i resti della civiltà, almeno a livello dell’età della pietra. Sulla Siria, non è la prima volta, e non solo in Siria, che gli Stati Uniti concludono accordi solo per non adempierli per poi concluderne di nuovi. La reazione russa non è chiaramente paragonabile al rifiuto di Washington di collaborare, a cui infatti deve ancora provvedere. Credo che per capire la portata di questo incidente sia necessario prestare attenzione al fatto che Putin non ha semplicemente slegato la Russia da un accordo. Ha annunciato la possibilità di ritornarvi, ma a determinate condizioni. Diamo un’occhiata a queste condizioni: 1) gli Stati Uniti devono togliere tutte le sanzioni alla Russia; 2) Per compensare dovranno essere pagate non solo le perdite per le sanzioni statunitensi, ma anche per le contro-sanzioni russe; 3) la legge Magnitskij va abrogata; 4) la presenza militare degli Stati Uniti in Europa orientale va drasticamente ridotta; e 5) gli Stati Uniti dovranno abbandonare la politica di scontro con Mosca. Solo una parola definisce l’essenza delle richieste di Putin: “Ultimatum”.
Ora un ricordo, l’ultima volta che Washington ricevette un ultimatum, fu dal Regno Unito per l’incidente della nave Trent. Si era nel 1861 durante la guerra civile americana. Anche allora, in condizioni estremamente difficili, gli USA accettarono in parte le richieste inglesi. Va notato che le richieste inglesi del 1861 non contenevano nulla di umiliante per gli Stati Uniti. Il capitano di una nave della marina statunitense aveva infatti infranto il diritto internazionale, arrestato persone su una nave neutrale (inglese) e quindi violato la sovranità del Regno Unito, quasi provocando una guerra. Poi gli USA sconfessarono le azioni del capitano e liberarono i prigionieri, anche se si rifiutarono di chiedere scusa. Ma Putin non chiede scuse o il rilascio di alcuni prigionieri, ma che tutta la politica statunitense cambi e ancora di più che alla Russia si compensino le perdite dovute alle sanzioni degli Stati Uniti. È una richiesta umiliante ed impossibile d’accettare, significa essenzialmente la resa completa e incondizionata nella guerra ibrida che Washington non riconosce di aver irreversibilmente perso. E vi sono ancora da pagare tutti gli indennizzi e i risarcimenti. Qualcosa di simile è stato chiesto agli Stati Uniti dalla Corona inglese prima della fine della guerra per l’indipendenza, quando gli statunitensi erano ancora sudditi ribelli di re Giorgio III. Negli ultimi 100 anni, nessuno ha nemmeno immaginato di parlare a Washington con questo tono. E così, la prima conclusione è: Putin ha deliberatamente e pubblicamente umiliato gli Stati Uniti, dimostrando che è possibile parlargli duro, ancora più di quanto gli Stati Uniti sono soliti parlare al resto del mondo. Come è accaduto? Cosa ha spinto Putin in realtà a reagire così? In realtà pensa che gli Stati Uniti avrebbero adempiuto all’accordo Kerry-Lavrov ed è ora sconvolto per ciò che è successo? La Russia sapeva anche che Washington non osservava l’accordo sul plutonio da anni, ma Mosca ne ha tratto profitto per l’industria nucleare quasi divenendo un monopolio globale, chiaramente non turbato dall’arretratezza tecnologica degli Stati Uniti, che gli impedisce di disporre di armi al plutonio come previsto nel contratto. La reazione dura e quasi immediata della Russia seguiva le dichiarazioni del portavoce del segretario di Stato degli USA secondo cui la Russia dovrà iniziare ad inviare a casa dalla Siria soldati in sacchi di plastica, perdere aerei ed anche che attentati terroristici affliggeranno le città russe. Inoltre, la dichiarazione del dipartimento di Stato veniva immediatamente seguita dall’annuncio del Pentagono di esser pronto a lanciare un attacco nucleare preventivo sulla Russia. Il Ministero degli Esteri russo ha anche riferito che Mosca sa dell’intenzione degli Stati Uniti di lanciare una guerra aerea contro le forze del governo siriano, il che significa anche contro il contingente russo di stanza in Siria. Che altro si trova alla base dell’ultimatum di Putin?: Le esercitazioni di sei mesi fa dei sistemi di difesa aerea e missilistica e missilistici strategici, volti a respingere un attacco nucleare alla Russia e poi lanciare un contrattacco. Si aggiungano le recenti esercitazioni di emergenza riguardanti 40 milioni di cittadini russi per testare la disponibilità di strutture e infrastrutture della protezione civile in caso di guerra nucleare, fornendo ulteriori informazioni ai cittadini sul piano d’azione, in caso di ‘”ora X”.
Se prendiamo tutto questo, possiamo vedere che gli Stati Uniti hanno da tempo e in modo informale minacciato la Russia di un conflitto nucleare, e Mosca ha regolarmente lasciato intendere che è pronta a tale piega degli eventi e non ha intenzione di fare marcia indietro. Tuttavia, data la fine del dominio di Obama e assolutamente sfiduciati da una vittoria di Hillary Clinton nelle presidenziali, i falchi di Washington hanno deciso di aumentare la posta, ancora una volta. Ed ora le cose hanno raggiunto un limite estremamente pericoloso laddove un conflitto arriva alla fase in cui si sviluppa autonomamente. In tale fase, l’Armageddon nucleare potrebbe iniziare con qualsiasi incidente, anche per via dell’incompetenza degli ufficiali del Pentagono o dell’amministrazione della Casa Bianca. In questo preciso momento, Mosca ha preso l’iniziativa e alzato la posta, spostando il confronto su un altro piano. A differenza degli USA, la Russia non minaccia la guerra. Semplicemente dimostra la capacità di dare risposte politiche ed economiche dure, in caso di ulteriori scorrettezze degli USA, realizzando esattamente l’opposto del sogno di Obama: lacerare il sistema economico e finanziario di Washington. Inoltre, con queste azioni, la Russia ha seriamente minato il prestigio internazionale degli Stati Uniti mostrando al mondo intero che essi possono battuti con le loro stesse armi. Il boomerang è tornato. Dato tali dinamiche ed eventi, potremmo vedere centinaia di rappresentanti dell’élite statunitense alla sbarra all’Aia, non solo in vita nostra, ma ancor prima che il prossimo presidente degli USA inizi il mandato alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno una scelta, e comunque perderanno, minacciando e iniziando la guerra nucleare o accettando il fatto che il mondo non è più unipolare, cominciando ad adattarvisi. Non sappiamo che scelta farà Washington. La dirigenza politica statunitense ha numerose figure ideologicamente ottuse ed incompetenti pronte a bruciare nel fuoco nucleare con il resto dell’umanità, piuttosto che riconoscere la fine dell’egemonia mondiale degli USA, rivelatasi di breve durata, insensata e criminale. Ma devono fare una scelta, perché più a lungo Washington pretende che non sia successo niente, maggiore sarà il numero di suoi vassalli (chiamati alleati, ma sono da tempo Stati senza indipendenza) che apertamente ed esplicitamente ignoreranno le ambizioni statunitensi passando dalla parte delle nuove prospettive del sistema di potere globale. Alla fine, gli Stati Uniti potrebbero scoprire che uno status di centro nel mondo multipolare non sia più disponibile. Non solo africani, asiatici e latino-americani, ma anche gli europei saranno lieti di vendicarsi dell’ex-egemone per l’umiliazione subita. E non sono così umani e amanti della pace come la Russia.
Infine, l’ultimatum di Putin è una risposta a tutti coloro indignati dal fatto che i carri armati russi non presero Kiev, Leopoli, Varsavia e Parigi nel 2014 e riflettevano su come dovesse essere il piano di Putin. Posso solo ripetere ciò che scrissi allora. Se avete intenzione di confrontarvi con la potenza egemone globale, allora dovete essere sicuri di poter rispondere a qualsiasi sua azione. Le strutture dell’economia, dell’esercito, della società, dello Stato e dell’amministrazione dovrebbero essere tutte pronte. Se non lo sono, ci sarà la necessità di guadagnare tempo e rafforzarsi. Ora le cose sono pronte e le carte sono sul tavolo. Vediamo come gli Stati Uniti risponderanno. Ma la realtà geopolitica non sarà più la stessa. Il mondo è già cambiato. Gli Stati Uniti sono sfidati pubblicamente e non hanno avuto il coraggio di rispondere subito.12265933

Gli USA hanno portato Putin a finirla sulla cooperazione sul plutonio
Mikhail Timoshenko Komsomolskaja Pravda, 5/10/2016 – Russia Insider
L’autore è osservatore militare di KP e colonnello in pensione

84fd3b12Se Mikhail Lermontov (grande poeta russo del 19° secolo e autore del poema “Borodino” dedicato alla battaglia decisiva nei pressi di Mosca durante la guerra napoleonica del 1812) fosse vissuto oggi, avrebbe scritto una cosa come: “Abbiamo ceduto a lungo in silenzio, in attesa, ma Washington ci ha preso per stupidi“. Ha giocato il pazzo Gorbaciov avanzando ad est. Con Eltsin ha fatto tutto ciò che voleva. Ora ci provava con Putin sul disarmo nucleare, ma il piano “gli è andato male”. Putin ha emesso un decreto che sospende l’accordo tra Russia e Stati Uniti sullo smaltimento del plutonio. Secondo il decreto, la decisione è stata presa “A causa del cambiamento fondamentale delle circostanze, l’emergere di una minaccia alla stabilità strategica e come risultato delle azioni ostili degli Stati Uniti d’America verso la Federazione Russa e dell’incapacità degli Stati Uniti di assicurare l’attuazione dei propri obblighi nell’utilizzare il surplus di plutonio militare, di conseguenza, è necessario intraprendere misure di protezione immediata per la sicurezza della Russia“. Vi sono tre messaggi in questa formula:
1) “Cambiamento fondamentale delle circostanze“. Il Patto sulla disposizione del plutonio tra Russia e Stati Uniti fu stilato negli anni ’90 e firmato nel 2000, quando c’ingannavano con il “reset”. Oggi ci minacciano direttamente schierando sistemi di difesa missilistica e d’attacco rapido, anche terroristici. La maschera è caduta.
2) Ricordiamo cos’è tale patto. Eravamo d’accordo con gli Stati Uniti che entrambe le parti dovessero smaltire 34 tonnellate di surplus di plutonio militare. Ne avevamo accumulato 125 tonnellate, mentre gli statunitensi 100 tonnellate. Il patto si riferiva in modo inequivocabile all’utilizzo non recuperabile, cioè all’impossibilità di ulteriore utilizzo per scopi militari. Il che significa che veniva negata la possibilità di costruire almeno 5000 testate nucleari! Cosa chiedere di più? Ma la differenza nell’attuazione fu enorme. Gli Stati Uniti erano pronti a dare alla Russia i soldi per la lavorazione del nostro plutonio per renderlo inutilizzabile. Mosca insistette che si trattasse di una risorsa preziosa e sarebbe stato saggio farne carburante (combustibile misto-ossido) per le centrali nucleari. Questo avviene con impianti appositamente costruiti, come quello di Zheleznogorsk, nei pressi di Krasnojarsk. Avevamo anche costruito un reattore già caricato con il primo lotto di combustibile. Ma gli “avanzati” yankee sprecarono 8 miliardi di dollari cercando di costruire un impianto simile, fermando la costruzione a metà. Riuscimmo a costruire entrambi gli impianti e i reattori con solo il 3% degli sprechi degli statunitensi, che avevano fallito. O c’ingannavano? La Casa Bianca si rifiuta di processare il plutonio per uso militare come carburante, preferendo depositarlo, da cui poterlo recuperare per uso militare…
3) L’ultima parte della dichiarazione si riferisce alla “necessità d’intraprendere misure di protezione immediata per la sicurezza della Russia“. I nostri “partner strategici” hanno iniziato un programma di “sviluppo qualitativo” delle armi nucleari, sostenendo che il loro arsenale nucleare è “in tristi condizioni”. Dovremmo stare a guardare e ascoltare le loro chiacchiere in questa situazione? Non penso…1024946511Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia abroga il trattato che limita la produzione di plutonio, in risposta alle ostilità degli USA

4 ottobre 2016 – Fort RussCHINA-G20-SUMMITE’ un importante sviluppo. La Russia ha sospeso il protocollo d’intesa del settembre 2000 con Stati Uniti e NATO sulla produzione di plutonio. Questo chiaramente in risposta alle sanzioni e al mancato impegno degli Stati Uniti al dialogo sul cessate il fuoco in Siria dopo la rivelazione che gli Stati Uniti volevano attaccare la Russia e non al-Nusra di al-Qaida, ecc., e i gruppi che combattono ad Aleppo; ed è anche la risposta al continuo concentramento di truppe e armamenti degli Stati Uniti in Polonia e Stati baltici. Ciò significa che la Russia potrà aumentare l’arsenale nucleare. Putin ha detto che la sospensione di tale accordo continuerà finché gli Stati Uniti non porranno termine alle sanzioni. Gli Stati Uniti minacciano di continuare la loro strategia di Siria ‘con altri mezzi’ dopo la dichiarazione ufficiale con cui chiudevano i colloqui bilaterali sulla Siria con la Russia. Fort Russ riporta tre relazioni da diverse fonti della stampa russa, evitando le ripetizioni, su questa importante notizia.
Da TopWar: Il 3 ottobre, il Presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che sospende la conformità all’accordo con gli statunitensi sullo smaltimento di plutonio per uso militare. La ragione di tale decisione è stata sottolineata dall'”atteggiamento ostile degli Stati Uniti verso la Russia“. Fonti della Duma di Stato hanno riferito che la Russia è pronta a riprendere l’accordo se gli Stati Uniti annulleranno le sanzioni anti-russe. Inoltre, la Russia chiede che gli Stati Uniti riducano il contingente militare in Europa prima di riprendere la conformità ai protocolli. La dichiarazione della Duma di Stato dice: “L’adesione ad accordo e protocolli dell’accordo riprenderà dopo che gli Stati Uniti elimineranno le ragioni che hanno portato a questo cambio radicale della situazione… dopo che gli Stati Uniti ridurranno le infrastruttura militari e le truppe schierate sui territori dei Paesi che hanno aderito alla NATO dopo il 1° settembre 2000, tornando alla situazione del giorno in cui l’accordo e i protocolli entravano in vigore. Perché si specifica il 2000? L’accordo entrò in vigore (adempiuto esclusivamente da un lato, la Russia) nel settembre 2000. Da allora, la NATO ha inglobato altri 9 Stati dell’Europa dell’Est. Ed è imminente l’adesione del 10° Stato, il Montenegro” . Inoltre, la Russia ha posto come condizione anche che Washington annulli la cosiddetta legge Magnitskij, introdotta come misura repressiva contro i rappresentanti del sistema delle forze dell’ordine e della magistratura russa. Attendiamo una reazione dagli Stati Uniti.
Da Lenta: A differenza della Russia, gli Stati Uniti non adempiono agli obblighi sulla distruzione del plutonio per uso militare, ma lo conservano per reimpiegarlo. Putin ha detto: “All’inizio degli anni 2000 raggiungemmo un accordo con gli statunitensi sulla distruzione del plutonio per uso militare. Firmammo un accordo affinché tale materiale venisse distrutto in un certo modo, cioè con mezzi industriali, per cui compagnie specializzate andavano costruite. Abbiamo adempiuto ai nostri obblighi e costruito tali imprese. I nostri partner statunitensi no“. Secondo Putin, Washington da poco aveva annunciato che gli Stati Uniti modificavano unilateralmente la tecnica di smaltimento del plutonio, come “diluizione e conservazione presso certi serbatoi“. Il presidente spiegava: “Questo significa che lo conservano per un possibile uso, cioè, può essere estratto nuovamente, rielaborato e ancora una volta trasformato in plutonio per uso militare“.
Da News.ru: Dmitrij Peskov, addetto stampa di Putin, spiegava: “Il punto è, come il Presidente Putin ha più volte spiegato assieme ai nostri esperti, che gli statunitensi infatti hanno adempiuto alle condizioni del documento in modo da poter riutilizzare il plutonio, che per volume non è affatto conforme alle prescrizioni del documento“. Secondo lui, la Russia adempiva ai termini del contratto da troppo tempo. Ora, Peskov ha osservato, “data la tensione generale, la parte russa non ritiene di far perdurare tale situazione“.bomb3_700Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica costruisce un nuovo grande sottomarino lanciamissili?

Joseph S. Bermudez Jr., 38 North, 30 settembre 20161043394503Sommario
Immagini satellitari suggeriscono fortemente che un programma di costruzione navale sia in corso presso i cantieri navali nordcoreani di Sinpo Sud, forse si tratta di nuovo sottomarino. Mentre non vi è alcuna prova diretta che il programma riguardi la costruzione di un battello lanciamissili balistici, la presenza di una componente di circa 10 metri di diametro esternamente all’impianto recentemente ristrutturato può essere inteso come elemento della linea di montaggio (1) o componente dello scafo resistente di un nuovo sottomarino. Tuttavia, è anche possibile che la componente di aspetto anulare sia collegato ad un altro programma. Se questa attività riguarda la costruzione di un nuovo sottomarino, sarebbe più grande del Gorae, il sottomarino lanciamissili balistico sperimentale (SSBA) della Corea democratica, dallo scafo dal diametro di circa 7 metri. (2)

Le basi di un nuovo programma
Mentre la Corea democratica ha costruito sottomarini in diverse località, la maggior parte fu costruita nel cantiere navale di Sinpo Sud (3), che ospita l’Istituto di ricerca marittima dell’Accademia delle Scienze della Difesa Nazionale, responsabile della ricerca e sviluppo di tecnologia navale, navi da guerra, sottomarini e armamenti navali e missilistici della Corea democratica (4). Il sottomarino della classe Gorae fu costruito ed è attraccato qui. Poco dopo il varo di questo sottomarino, la Corea democratica iniziò il programma per riattivare gli impianti e i macchinari per le costruzioni del cantiere navale. Ancor più significativo, dal 2014 Pyongyanq s’è concentrata sulla ristrutturazione degli edifici principali ed adiacenti, abbandonati e incompleti dal 2010 (5). L’edificio centrale per le costruzioni fu completato esternamente nel novembre 2014 e i padiglioni per le costruzioni nell’ottobre 2015. Queste strutture forniscono alla Corea democratica la possibilità di costruire nuovi sottomarini molto più grandi degli attuali delle classi Gorae e Romeo. (6)

Segni chiave della costruzione di sottomarini
La comparsa e i movimenti di materiali di acciaio grezzo, e di sotto-componenti e componenti lavorati attorno all’impianto e i padiglioni delle costruzioni e sui piazzali di stoccaggio indicano delle costruzioni navali. Ad accompagnare questi segni vi sono i movimenti di autoveicoli e gru tra gli stessi edifici e i piazzali di stoccaggio. Le immagini da gennaio a settembre 2016 indicano le seguenti attività presso l’impianto:
– Movimento di numerosi componenti, grandi e piccoli, nei due piazzali di carico adiacenti agli impianti di costruzione del cantiere;
– Il riposizionamento di torri e gru su rotaie che trasportano tali componenti dai depositi ai padiglioni del cantiere (7);
– La presenza di grandi gruppi di lavoratori tra i due padiglioni del cantiere e i depositi di stoccaggio;
– La presenza di autotrasporti per attrezzature pesanti;
– Il riposizionamento dei portoni di accesso di entrambi i padiglioni.
Inoltre, le immagini dal 24 settembre mostrano la presenza di una componente dal diametro di 10 metri, che verrebbe utilizzata per la costruzione di un nuovo sottomarino, sia per lo scafo esterno che come componente dello scafo resistente. Questa componente si trova su un grande pianale su rotaie all’esterno dell’edificio delle costruzioni. I componenti fabbricati qui verrebbero spostati nel piazzale di deposito su un pianale di movimentazione. Qui, una gru a cavalletto su rotaie li trasferisce dal pianale dell’edificio delle costruzioni al pianale dei padiglioni del cantiere, dove verrebbero spostati per l’assemblaggio.

fig1_sinpo-update-16-0930-990x742Figura 1. Lavoratori e gru vicine alle sale di costruzione e assemblaggio, a gennaio.

fig3_sinpo-update-16-0930-990x742Figura 2. Appaiono attrezzature per il trasporto pesante.

fig4_sinpo-update-16-0930-990x742Figura 3. Lavoratori intorno ai due padiglioni del cantiere, nuove componenti sono visibili.

fig5_sinpo-update-16-0930-990x742Figura 4. Grande componente circolare vista sul piazzale di stoccaggio.

fig6_sinpo-update-16-09301-990x742Figura 5. Primo piano dei nuovi componenti visti presso il deposito di stoccaggio.

1) La linea di montaggio posiziona le componenti nel modo corretto mentre vengono lavorati (ad esempio, saldatura, rivettatura, ecc)
2) Il sottomarino classe Gorae viene anche identificato come classe Sinpo, laddove fu visto la prima volta. Vedasi Storia dello sviluppo del sottomarino lanciamissili balistici di Sinpo.
3) Il Cantiere Sinpo Sud è noto anche con il nome di copertura “impianto termico Pongdae”.
4) Joseph S. Bermudez Jr., Lo Scudo del grande leader: Le Forze Armate della Corea del Nord (Londra: IB Taurus, 2001) 45-55.
5) I padiglioni delle costruzione sono a volte chiamati sale di assemblaggio.
6) Il il sottomarino lanciamissili balistico sperimentale (SSBA) classe Gorae è lungo 66,7 metri per 7,7 metri di diametro e i sottomarini d’attacco (SSK) classe Romeo sono armati con siluri ed sono lunghi 76,6 metri per 6,7 metri di diametro.
7) sebbene non identificato specificamente nelle immagini, oltre a 2 gru a cavalletto su rotaia, ci sono 4 gru a torre su rotaie presso i piazzali di stoccaggio dei cantieri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Shimon Peres rubò la bomba atomica

Richard Silverstein, Mondialisation.ca, 23 settembre 2016f130212mmgpo02Shimon Peres, l’ex-presidente d’Israele, subì un “infarto” qualche giorno fa, rimanendo ricoverato in ospedale in gravi condizioni (fino al decesso, il 28 settembre. NdT). È tempo di fare il punto su questa figura importante fin dalla proclamazione dell’indipendenza di Israele. Nessun altro politico israeliano, senza dubbio, ha avuto tale longevità. Peres muore mentre Israele [1] piange uno dei “padri fondatori” dello Stato, per settantanni ininterrotti al suo servizio. Il coro di lodi sarà assordante. Le TV di certo trasmetteranno documentari con al fianco il mentore David Ben Gurion, dettagliando a volontà le gesta di questi grandi. Ma come spesso accade, la verità è altrove. Peres iniziò la carriera come galoppino di Ben-Gurion, tenace ed inventivo. Ciò che voleva il capo, trovava sempre modo di realizzarlo. Infine divenne il suo capo “faccendiere”, di cui si fidava nel risolvere problemi di ogni genere. Così il compito enorme di dare l’arma nucleare ad Israele ricadde su di lui. Non fu un compito facile, e richiese enormi perseveranza, determinazione, inventiva e anche la decisa propensione al furto. Peres fu più che all’altezza del compito. Fin dal primo minuto dalla fondazione dello Stato d’Israele, Ben-Gurion aspirava alle armi nucleari, che vedeva come strumento del giudizio, l’asso che avrebbe preso quando tutte le carte gli erano contro. Mentre la posizione strategica d’Israele era piuttosto solida, Ben Gurion non si stancava mai di dire il contrario. Un episodio spesso citato era mentre contemplava muto la mappa del Medio Oriente appesa in ufficio, esclamava a chi gli stava vicino che, “non aveva chiuso occhio durante la notte a causa di questa carta“. Perché, diceva, “cos’è Israele? Una macchiolina solitaria. Come poteva sopravvivere nella vastità del mondo arabo?

Shimon Peres nel 1968: Crediamo che Israele non dovrebbe introdurre armi nucleari in Medio Oriente
peres-and-sharon-005Nel suo piccolo libro critico Israele, anno 20, pubblicato subito dopo la “guerra dei sei giorni” del giugno 1967 (Marabout Université n° 144, p. 288), Claude Renglet pubblicò un’intervista con Shimon Peres (scritto Peress) che, svolgendo un ruolo fondamentale nel dotare Israele di armi nucleari, diceva il contrario:
Se la pace non si avrà in Medio Oriente, Israele dovrà essere vigile. Pensa che l’esercito israeliano, che dovrà rafforzarsi ulteriormente e sempre, debba dotarsi di armi nucleari?
Israele deve essere capace di produrre le proprie armi. Siamo stati sottoposti ad embargo nel 1948, 1956 e 1967, questo ci porta a pensare, ma non pensiamo, che Israele dovrebbe introdurre le armi nucleari in Medio Oriente”.
E sui rapporti con la Francia:
Israele deve diventare un Paese come la Svezia, cioè capace di produrre tutte le armi. Per quanto riguarda l’embargo francese, non penso che sia mantenuto senza compromessi. Siamo in polemica con la Francia, ma il divorzio non è stato pronunciato”.
Fu almeno un eufemismo. Mentre il Generale de Gaulle, con parole precise, stigmatizzò le “ambizioni ardenti e di conquista” nutrite dagli “ebrei, fino ad oggi dispersi ma rimasti ciò che furono sempre, ciò che si chiama popolo d’élite, sicuro di sé e prepotente”, alcuni nell’apparato statale e militare francese erano impegnati inconsapevolmente ad incoraggiarle con tutti i mezzi.
Maggiori dettagli sull’intervista sul nucleare militare d’Israele in questo libro.
Ciò faceva parte della strategia israeliana di presentarsi da vittima eterna, la parte vulnerabile in qualsiasi conflitto, bisognosa di sostegno morale e militare per evitare di essere distrutta. E che importanza aveva se niente di tutto questo era vero, se dopo la distruzione degli ebrei europei da parte dei nazisti, il mondo non correva il minimo rischio che qualcosa di simile si ripetesse. Così Israele divenne dal 1948, agli occhi di gran parte del mondo, il “piccolo Davide” contro il “Golia arabo”. Tuttavia, la convinzione più comune è che le sue ADM siano volte a proteggere Israele dalla distruzione imminente se subisse una sconfitta catastrofica, teoria falsa, nell’insieme e in dettaglio. Infatti, in alcun momento Israele subì tale minaccia. Israele ha sempre avuto la superiorità militare sui nemici in ogni scontro che ne caratterizzò la storia nel 1948-1967 (e successivamente). Il vero scopo di Ben Gurion nel volere le armi nucleari era politico. Voleva assicurarsi che Israele non fosse mai costretto ad impegnarsi in un negoziato che gli avrebbe fatto perdere le conquiste territoriali con la forza delle armi. Voleva un’arma da far pendere sulla teste dei nemici, garantendosi di non dover mai rinunciare a tutto ciò che apparteneva, ai suoi occhi, ad Israele. Così la bomba nucleare israeliana fu lo strumento per virtualmente respingere qualsiasi iniziativa di pace proposta dal 1967.
I capi israeliani sapevano che gli Stati Uniti avrebbero scommesso sul fatto che non avrebbero usato le armi di distruzione di massa (ADM), se necessario. Pertanto, il successivo presidente degli Stati Uniti ebbe già una mano legata dietro la schiena nel negoziare. Il poker dove i giocatori che hanno l’asso di picche in tasca e tutti gli altri lo sanno, non è più un gioco, no?

Gli oppositori israeliani alla bomba
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Sarebbe sbagliato credere che tale visione strategica di Ben-Gurion e Peres venisse idolatrata dai contemporanei. Non lo fu. L’opposizione in Israele alla “bomba israeliana” era forte, e superava i confini di partito. Tra i contrari, il futuro primo ministro Levi Eshkol, Pinchas Sapir, Yigal Alon, Golda Meir, e il capo dello sviluppo delle armi israeliane Yisrael Galili. Anche il capo dell’esercito israeliano, Chaim Leskov, si oppose alla bomba. Il professor Yeshayahu Leibowitz, fedele al suo stile profetico, creò una ONG che chiedeva di fare del Medio Oriente una zona denuclearizzata (si chiamava “Comitato pubblico di smilitarizzare del Medio Oriente dalle armi nucleari”), e fu probabilmente il primo appello del genere al mondo. E in un certo senso, sbagliò: disse che la costruzione di un reattore nucleare da parte di Israele averebbe incitato i nemici a bombardarlo. In futuro, grazie a Lebowitz, il reattore di Dimona sarebbe stato chiamato “la follia di Shimon”. I mezzi sconsiderati con cui Peres cercò di raggiungere l’obiettivo era stupefacente. Sfruttò il senso di colpa tedesco per finanziare il programma e reclutò Arnon Milchan quale agente illegale per organizzare il furto di uranio altamente arricchito in un deposito degli Stati Uniti. Peres negoziò con la Francia un accordo per costruire il complesso di Dimona che ad oggi produce il plutonio necessario per l’arsenale israeliano di armi di distruzione di massa. Il direttore generale del ministero della Difesa spesso si recava in Francia, costruendo e mantenendo una rete politica negli ambienti di governo, per stipulare tutti gli accordi necessari per la costruzione dell’impianto di Dimona. Un giorno si recò a Parigi per firmare l’accordo definitivo, e il governo francese, in un momento in cui l’instabilità politica continuava in Francia, fu messo in minoranza in Parlamento. Ben Gurion pensò in quel momento che tutti gli sforzi fatti da Peres fossero stati vani. Ma si rifiutò di cedere ed andò dal primo ministro dimissionario francese (Maurice Bourges, primo ministro dal 12 giugno al 30 settembre 1957) e suggerì di firmare l’accordo retrodatandolo per fa finta che fosse stato concluso prima delle dimissioni del governo. Il capo francese accettò. Così la bomba israeliana fu salvata da un bluff e da documenti falsi. Quando qualcuno chiese a Peres come ebbe il coraggio di uscirsene con tale trucco, rispose “che sono 24 ore tra amici?“. Peres ricorse anche al furto. Infatti, se Israele aspettava di poter produrre l’uranio altamente arricchito necessario per sviluppare l’arma nucleare, sarebbero passati anni. Se riusciva invece a procurarsi l’uranio attraverso altri canali, avrebbe notevolmente accelerare il processo. Così Peres reclutò Arnon Milchan, in seguito divenuto produttore di Hollywood, perché rubasse diverse centinaia di chilogrammi di materiale nucleare in un deposito in Pennsylvania con la complicità di funzionari statunitensi, degli ebrei filo-israeliani reclutati per l’occasione.
Roger Mattson ha recentemente pubblicato un libro intitolato “Il furto della bomba atomica: come occultamento e inganno armarono Israele” [2]. Questo articolo riassume le sue scoperte, tra cui un gruppo di scienziati ed ingegneri ebrei statunitensi che fondarono la società che probabilmente sottrasse e trasferì clandestinamente in Israele materiale nucleare sufficiente per produrre sei bombe atomiche. Diversi capi di tale azienda divennero dignitari della “Zionist Organization of America”. Uno dei fondatori della società combatté nell’Haganah nella guerra del 1948, ed era un protetto del futuro capo dei servizi segreti israeliani Meir Amit. Importanti personalità dell’intelligence degli Stati Uniti suggerirono che l’azienda fosse stata creata dai servizi segreti israeliani per rubare materiali e competenze tecnologiche negli Stati Uniti, a favore del programma israeliano per sviluppare armi atomiche. Tutto ciò significa che i capi delle principali organizzazioni della lobby pro-Israele aiutarono e incoraggiarono un’enorme falla nella sicurezza nazionale degli Stati Uniti per concedere ad Israele la bomba nucleare. Se siete tra coloro che di solito difendono i Israele, ciò forse vi rende degli eroi? Se è così. ricordatevi che Julius ed Ethel Rosenberg furono condannati a morte e giustiziati nel 1956 per aver causato assai meno danni al programma nucleare degli Stati Uniti.

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Leonardo DiCaprio, Arnon Milchan e Steven Spielberg

Il programma segreto di finanziamento della lobby israeliana
israels-nuclear-reactor-a-006Il programma per le armi di distruzione di massa era straordinariamente costoso. Il giovane Stato affrontava notevoli spese ospitando e sfamando milioni di immigrati, e di conseguenza non aveva i soldi per la bomba. Peres quindi si rivolse ai ricchi ebrei della diaspora, come Abe Feinberg, per i finanziamenti illegali. Feinberg fu la punta di diamante della campagna che permise di raccogliere 40 milioni (oggi pari a 260 milioni) di dollari e sfruttò i legami nel Partito democratico per garantirsi che il presidente Johnson rispettasse “il diritto d’Israele a non firmare il trattato di non proliferazione nucleare“. Il notiziario web israeliano Walla descrisse il geniale stratagemma inventato da Ben Gurion e Peres per aver il supporto della Francia negli sforzi per le armi nucleari. Iniziarono nel 1956 con un incontro segreto in una villa presso Parigi cui partecipavano un alto funzionario inglese e rappresentanti francesi. L’obiettivo di francesi e inglesi era in linea con quello degli israeliani, ma non del tutto. Francia e Gran Bretagna volevano vendicarsi del leader egiziano Gamal Abdel Nasser per aver osato la nazionalizzazione del canale di Suez e proposto di aiutare la resistenza algerina. Idearono un piano per attaccare Nasser e sottrarre le risorse strategiche dell’Egitto. Israele aderì con entusiasmo al complotto, ma con un proprio obiettivo, avere sostegno e assistenza dalle potenze europee sul programma nucleare. Dopo aver avuto il via libera da Ben Gurion, Peres contattò gli omologhi francesi annunciando che Israele aveva accettato di unirsi a ciò che divenne nota come “operazione Kadesh”, ma sostenne che Israele correva un pericolo maggiore in questa avventura che non Francia o Gran Bretagna: in caso di sconfitta, l’esistenza ne sarebbe stata minacciata. Perciò aveva assolutamente bisogno di armi strategiche, per impedire qualsiasi rischio di annientamento. Continuando i negoziati, i francesi dissero agli israeliani che gli era vietato dal trattato internazionale vendere uranio. Peres superò le difficoltà trovando una di quelle soluzioni brillanti e astute, tipiche della sua personalità: “Non vogliamo che ci vendiate l’uranio, prestatecelo“, disse. “E ve lo restituiremo una volta che la missione sarà compiuta“. Iniziò così lo sforzo per avere la bomba nucleare israeliana. Il reattore fu completato nel 1960 e nel 1967 Israele ebbe la prima bomba nucleare, rudimentale ma che poteva essere utilizzata in caso di sconfitta nella “guerra dei sei giorni”. Per qualche strana ragione, la censura militare obiettò al sito Walla il bluff di Peres sulla data falsa siglata per l’accordo franco-israeliano (come se si trattasse di un atto del governo ancora maggioritario nell’Assemblea nazionale, a cui nessuno in ogni caso chiese il parere). Nella versione censurata non c’è alcun riferimento. Non si trova più la storia della “proposta” di Peres a che la Francia “prestasse” l’uranio ad Israele, permettendo di aggirare gli obblighi internazionali ai francesi, poiché la vendita di uranio era illegale. La mia sensazione è che, data la scomparsa del vecchio, si preferiva che la questione non ne offuscasse la reputazione più del necessario, ponendo la domanda: perché il censore dà priorità a preservare la reputazione di un politico israeliano piuttosto che a proteggere la sicurezza dello Stato, che dovrebbe essere suo compito?dimna_g[1] O almeno della popolazione ebraica. Per i palestinesi in Israele è molto meno certo.
[2] Stealing the Atom Bomb: How Denial and Deception Armed Israel, Create Space Independent Publishing Platform, Febbraio 2015 – ISBN 978151508391 – euro 14

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013