La Russia sviluppa sistemi d’attacco in grado di penetrare qualsiasi scudo antimissile

Kremlin.ru, 10 novembre 2015 – Fort Russ185187Incontro sullo sviluppo delle Forze Armate
L’incontro apre una serie di discussioni sullo sviluppo dell’industria della Difesa russa, attuazione degli ordini di approvvigionamento della Difesa dello Stato e sviluppo delle forze armate.

Presidente della Russia Vladimir Putin:
Buon pomeriggio, colleghi.
Oggi è l’ultima parte della nostra serie di incontri regolari sullo sviluppo dei settori produttivi relativi alla Difesa del nostro Paese. Daremo uno sguardo ai lavori sulle commesse per la Difesa, e rivedremo e riaggiusteremo i nostri piani, se necessario, secondo le circostanze attuali e alla luce delle recenti esercitazioni militari. Faremo una panoramica generale sul lavoro per rafforzare la sicurezza del nostro Paese. I fatti dimostrano che incontri di questo tipo sono molto utili. Vi ricordo che i risultati ottenuti negli incontri precedenti sono stati usati per redigere diversi documenti concettuali, e abbiamo approvato la decisione d’istituire le forze aerospaziali, il che significa che le diverse unità e i principali compiti della Difesa aerea e spaziale sono ora sotto un unico comando. Le Forze Armate ricevono nuovi sistemi missilistici strategici, sottomarini atomici e polivalenti, navi di superficie. Modernizziamo i sistemi di difesa della flotta di aerei da combattimento e riforniamo di nuove armi ed equipaggiamenti le forze di terra e dei paracadutisti. Abbiamo anche aggiustato i piani per riequipaggiare le nostre forze con armi moderne, e organizzato la stabilizzazione delle aziende dell’industria della Difesa. A questo proposito voglio dire che i nostri prossimi incontri, anche con i rappresentanti dell’industria, sono estremamente importanti non solo per garantire e migliorare le capacità di Difesa della Russia ma, nella fase recessiva economica, sono importanti anche per lo sviluppo dell’industria e dell’economia intera. Sappiamo tutti quante persone lavorino in questa industria, e sappiamo come sia legata all’industria ad alta tecnologia, e in questo senso è di vitale importanza sviluppare globalmente tutta la nostra economia e mantenere la stabilità sociale. Voglio dire nel senso che, come ho già detto, tale industria impiega numerose persone, molti specialisti altamente qualificati e, insieme alle loro famiglie, ciò riguarda centinaia di migliaia di persone.
Voglio iniziare l’incontro notando che le aziende lavorano costantemente. Le Forze Armate ricevono nuovi sistemi missilistici strategici, sottomarini atomici e polivalenti, e navi di superficie. Modernizziamo i sistemi di difesa della flotta degli aerei da combattimento e la fornitura di nuove armi ed equipaggiamenti per le forze di terra e dei paracadutisti. Le misure tempestive che abbiamo adottato hanno migliorato prontezza e capacità di combattimento delle nostre Forze Armate. Ciò è stato dimostrato in modo convincente nell’operazione antiterrorismo che conduciamo su richiesta del governo siriano. I controlli improvvisi e le numerose esercitazioni militari che abbiamo tenuto di recente hanno confermato l’elevato livello di prontezza al combattimento. Il più grande evento delle operazioni di addestramento di quest’anno è stata l’esercitazione del Comando Strategico dello Stato Maggiore Tsentr-2015. 95000 effettivi vi hanno preso parte, testando nuovi modelli di armi ed equipaggiamenti. Naturalmente, conclusioni e proposte a seguito dei risultati delle esercitazioni dovrebbero costituire la base per i nostri piani di sviluppo e modernizzazione militare per il periodo 2016-2020.
Inizieremo il lavoro oggi nello stesso formato. Ancora una volta, auguro a tutti voi il benvenuto. Cominciamo il nostro lavoro.rvsn_stroy_bgSecondo il presidente russo, il vero obiettivo dello scudo antimissile statunitense è neutralizzare il potenziale nucleare russo
Le recenti esercitazioni dimostrano l’alta prontezza al combattimento delle forze nucleari strategiche della Russia
TASS, 10 novembre 2015 – Fort Russ

1011270La Russia svilupperà sistemi d’attacco in grado di penetrare qualsiasi difesa missilistica, ha detto il presidente russo Vladimir Putin. “Lavoreremo anche sul sistema di difesa antimissile, ma nella prima fase, come abbiamo detto in molte occasioni, proveremo a lavorare sui sistemi di attacco capaci di penetrare qualsiasi difesa antimissile“, ha detto Putin in una riunione sullo sviluppo delle Forze Armate russe. Putin ha detto che la riunione avrebbe discusso lo sviluppo di tali sistemi d’arma determinando le prospettive delle Forze armate russe per il prossimo decennio, rispondendo alle sfide che la Russia affronta. Secondo il presidente russo, il vero obiettivo dello scudo antimissile statunitense è neutralizzare il potenziale nucleare russo. “I riferimenti alle minacce nucleari iraniane e nordcoreane mascherano i veri piani. Il loro vero scopo è neutralizzare il potenziale nucleare strategico degli altri Stati nucleari, esclusi Stati Uniti e alleati, prima di tutto il potenziale nucleare del nostro Paese, la Russia“, ha detto Putin. Stati Uniti ed alleati continuano a costruire il sistema di difesa missilistica globale, ha detto il presidente russo. “Inoltre, purtroppo, non prendono in considerazione le nostre preoccupazioni o proposte per la cooperazione“, ha aggiunto Putin. La Russia è stata assicurata in molte occasioni che il segmento europeo dello scudo di difesa missilistica che gli Stati Uniti sviluppano, riguarda la minaccia dei missili balistici iraniani, ha detto il presidente russo. “Tuttavia, sappiamo che la situazione del problema nucleare iraniano è risolta e relativi accordi sono stati firmati e, inoltre, sono stati approvati dai parlamenti in questione. Tuttavia, il lavoro sui sistemi di difesa antimissile continua”, ha detto Putin. Pertanto, i riferimenti alle minacce nucleari iraniane e nordcoreane sono solo una copertura per i veri piani degli Stati Uniti. “Il vero obiettivo degli statunitensi è neutralizzare il potenziale nucleare strategico degli altri Stati nucleari, esclusi Stati Uniti ed alleati, prima di tutto, il potenziale nucleare del nostro Paese, la Russia. Da qui il desiderio di avere la supremazia decisiva con tutte le conseguenze che ne derivano”, ha detto Putin. “Abbiamo detto in molte occasioni che la Russia adotterà tutte le misure necessarie per rafforzare il potenziale delle proprie forze nucleari strategiche“, ha detto il presidente russo.

Victory Day parade in MoscowTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli arsenali nucleari sotto il Trattato START III

Analisi Militares 9 ottobre 2015

RVSN_risultatoSono stati pubblicati i dati sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Federazione Russa al 1° settembre 2015 nell’ambito dei piani per raggiungere i limiti del nuovo Trattato START III. Queste sono le statistiche al 1° settembre 2015 sugli arsenali nucleari di Russia e Stati Uniti.

Testate nucleari sui vettori ICBM, SLBM e bombardieri operativi:tratado start sep 2015 cabezasCosa significa? Il 1° settembre 2015, gli USA avevano 1538 testate nucleari operative e la Federazione russa 1648. Il limite del trattato START stabilisce un massimo di 1550 testate ciascuno. Pertanto, gli Stati Uniti possono aumentare le testate nucleari di 12 unità e la Federazione russa dovrà sbarazzarsene di 148, per rimanere entro i limiti del nuovo trattato START.

Vettori ICBM, SLBM e bombardieri operativi:tratado start sep 2015 lanzadoresChe significa? Il 1° settembre 2015, gli USA schieravano 762 vettori ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione russa 526. Il trattato START limita a un massimo di 700 vettori tra ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Pertanto, gli Stati Uniti dovranno rimuovere 62 vettori e la Federazione russa aumentarne di 174 per raggiungere il limite di 700 fissato dal trattato START.

Vettori schierati e non schierati tra ICBM, SLBM e bombardieri:

tratado start sep 2015 no desplegadosCosa significa? Il 1° settembre 2015 gli Stati Uniti avevano 898 vettori operativi e non tra ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione russa 877. Il limite del trattato START fissa un massimo di 800 vettori, operativi e non tra ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Pertanto, gli Stati Uniti dovranno smantellare 98 vettori e la Federazione russa 77 per rimanere entro i limiti del nuovo Trattato START III.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Impensabile: subito dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti pianificarono un massiccio attacco nucleare all’URSS

Ekaterina Blinova, Sputnik, 15 agosto 2015 –  Global Research1019082439La dottrina della deterrenza militare statunitense contro l’Unione Sovietica nella Guerra Fredda era davvero “difensiva” o in realtà avviò la paranoica corsa agli armamenti nucleari? Poche settimane dopo la fin della seconda guerra mondiale e della sconfitta della Germania nazista, gli alleati dell’Unione Sovietica, Stati Uniti e Gran Bretagna, si affrettarono a sviluppare piani militari per distruggere l’URSS spazzandone via le città con un attacco nucleare massiccio. L’allora primo ministro inglese Winston Churchill ordinò alle Forze Armate inglesi la pianificazione di una strategia per colpire l’URSS prima della fine della seconda guerra mondiale. La prima edizione del piano fu preparata il 22 maggio 1945. In conformità con esso, l’invasione della Russia da parte delle forze alleate in Europa era prevista il 1° luglio 1945.

L’Operazione Impensabile di Winston Churchill
Il piano, denominato Operazione Impensabile, aveva come obiettivo “imporre alla Russia la volontà di Stati Uniti ed impero inglese. Anche se ‘la volontà’ di questi due Paesi può essere definita contraria all’accordo quadro sulla Polonia, senza necessariamente limitare l’impegno militare“. Il piano delle Forze Armate inglesi sottolineava che le forze alleate avrebbero vinto nel caso “1) dell’occupazione delle aree metropolitane della Russia in modo che la guerra riducesse la potenza del Paese al punto in cui un’ulteriore resistenza diverrebbe impossibile; 2) una sconfitta decisiva sul campo delle forze russe tale da rendere impossibile all’URSS continuare la guerra“. I generali inglesi avvertirono Churchill che la “guerra totale” era pericolosa per le forze armate alleate. Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti “testarono” il loro arsenale nucleare a Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto 1945, Churchill e i politici di destra statunitensi convinsero la Casa Bianca a bombardare l’Unione Sovietica. Un attacco nucleare contro la Russia sovietica, stremata dalla guerra contro la Germania, avrebbe portato alla sconfitta del Cremlino permettendo alle forze alleate di evitare perdite militari, secondo Churchill. Inutile dire che l’ex-primo ministro inglese non badava alla morte di decine di migliaia di civili russi già colpiti duramente dall’incubo di una guerra di quattro anni. “Churchill sottolineò che se una bomba atomica cadesse sul Cremlino, l’avrebbe annientato e sarebbe stato un problema molto facile gestire la Russia senza direzione“, avvertiva una nota non classificata dall’archivio dell’FBI.

Seguendo le orme di Churchill: Operazione Dropshot
B39S0knCUAE0phl Impensabile com’era, il piano di Churchill letteralmente avvinse i responsabili politici e militari statunitensi. Tra il 1945 e la prima detonazione di un ordigno nucleare sovietico nel 1949, il Pentagono sviluppò almeno nove piani di guerra nucleari contro la Russia sovietica, secondo i ricercatori statunitensi Dr. Michio Kaku e Daniel Axelrod. Nel loro libro “Vincere la guerra nucleare: i piani segreti di guerra del Pentagono”, basato su documenti top secret declassificati ottenuti con il Freedom of Information Act, i ricercatori illustrano le strategie militari degli Stati Uniti per la guerra nucleare contro la Russia. I nomi dati a tali piani illustrano graficamente il loro scopo offensivo: Bushwhacker, Broiler, Sizzle, Shakedown, Offtackle, Dropshot, Trojan, Pincher e Frolic. L’esercito statunitense conosceva la natura offensiva dei lavori che il presidente Truman aveva ordinato di preparare e ne aveva denominati i piani di guerra di conseguenza”, ha sottolineato lo studioso statunitense JW Smith (“The World’s Wasted Wealth 2“). Questi piani di “primo colpo” del Pentagono avevano per scopo distruggere l’Unione Sovietica senza alcun danno per gli Stati Uniti. L’operazione Dropshot del 1949 prevedeva che gli Stati Uniti attaccassero la Russia sovietica con almeno 300 bombe nucleari e 20000 tonnellate di bombe convenzionali su 200 obiettivi in 100 aree urbane, tra cui Mosca e Leningrado. Inoltre, i pianificatori avrebbero avviato una grande campagna terrestre contro l’URSS per avere la “vittoria completa” sull’Unione Sovietica con gli alleati europei. Il piano di Washington avrebbe cominciato la guerra il 1° gennaio 1957. Per molto tempo l’unico ostacolo alla massiccia offensiva nucleare degli Stati Uniti era il fatto che il Pentagono non aveva abbastanza bombe atomiche (nel 1948 Washington vantava un arsenale di 50 bombe atomiche) così come aerei per trasportarle. Ad esempio, nel 1948 l’US Air Force aveva solo 32 bombardieri B-29 modificati per portare le bombe nucleari. Nel settembre 1948 il presidente Truman approvò un documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC 30) “La politica sulla guerra atomica“, secondo cui gli Stati Uniti dovevano essere pronti ad “utilizzare tempestivamente e in modo efficace tutti i mezzi appropriati disponibili, tra cui armi atomiche, nell’interesse della sicurezza nazionale che di conseguenza vanno pianificati”. In quel momento, i generali statunitensi avevano un disperato bisogno di informazioni sulla posizione dei siti industriali e militari sovietici. Gli Stati Uniti lanciarono migliaia di sorvoli fotografici sul territorio sovietico, innescando i timori di un’invasione occidentale dell’URSS tra i funzionari del Cremlino. Mentre i sovietici si affrettarono a rinforzare le difese, politici e militari dell’occidente sfruttarono il rafforzamento militare del rivale per giustificare la costruzione di nuove armi. Nel frattempo, al fine di sostenere i piani offensivi, Washington inviò i suoi bombardieri B-29 in Europa durante la prima crisi di Berlino nel 1948. Nel 1949 gli USA crearono il Trattato dell’organizzazione Nord Atlantico, sei anni prima che URSS ed alleati dell’Europa orientale rispondessero creando il Patto di Varsavia, Trattato di Amicizia, Cooperazione e Reciproca Assistenza.

Il test della nucleare bomba sovietica pose fine ai piani degli Stati Uniti
pandeAMEX53 Poco prima che l’URSS testasse la prima bomba atomica, l’arsenale nucleare degli Stati Uniti aveva 250 bombe e il Pentagono concluse che una vittoria sull’Unione Sovietica era “possibile”. Ahimè, la detonazione della prima bomba nucleare dell’Unione Sovietica inferse un duro colpo ai piani militaristi statunitensi. “Il test della bomba atomica sovietica del 29 agosto 1949 scosse gli statunitensi che credevano che il loro monopolio atomico sarebbe durato molto a lungo, ma non modificarono immediatamente la pianificazione di guerra. La questione chiave rimase solo il livello dei danni per costringere alla resa i sovietici“, osserva il professor Donald Angus MacKenzie dell’Università di Edimburgo nel saggio “La pianificazione della guerra nucleare e le strategie di coercizione nucleare“. Anche se i pianificatori di guerra di Washington sapevano che ci sarebbero voluti anni prima che l’Unione Sovietica avesse un significativo arsenale atomico, il punto era che la bomba sovietica non andava ignorata. Il ricercatore scozzese ha sottolineato che gli Stati Uniti si concentrarono principalmente non sulla “deterrenza”, ma sull'”offensiva” preventiva. “C’era unanimità nei ‘circoli interni” che gli Stati Uniti dovevano pianificare la vittoria nella guerra nucleare. La logica implicita era colpire prima dell’inevitabile“, ha sottolineato, aggiungendo che “i primi piani d’attacco” erano anche presenti nella politica nucleare ufficiale degli Stati Uniti. Sorprendentemente, la dottrina ufficiale annunciata dal segretario di Stato degli USA John Foster Dulles nel 1954, previde la ritorsione nucleare degli Stati Uniti a “qualsiasi” aggressione dall’URSS.

Il Single Integrated Operational Plan (SIOP) degli Stati Uniti
Alla fine, negli anni ’60, i piani di guerra nucleari degli Stati Uniti furono formalizzati nel Piano operativo unico integrato (SIOP). In un primo momento, il SIOP prevedeva un massiccio attacco nucleare contro forze nucleari, obiettivi militari, città dell’URSS, della Cina e dell’Europa orientale. Era previsto che le forze strategiche statunitensi usassero 3500 testate atomiche per bombardare gli obiettivi. Secondo le stime dei generali statunitensi, l’attacco avrebbe ucciso da 285 a 425 milioni di persone. Alcuni alleati europei dell’URSS sarebbero stati completamente “spazzati via”. “Spazzeremo via l’Albania”, disse il generale statunitense Thomas Power nella conferenza di pianificazione del SIOP, citato da MacKenzie. Tuttavia, l’amministrazione Kennedy introdusse modifiche significative al programma, insistendo sul fatto che l’esercito statunitense doveva evitare di colpire le città sovietiche e concentrarsi solo sulle forze nucleari del nemico. Nel 1962 il SIOP fu modificato, ma ancora riconosceva che l’attacco nucleare avrebbe causato la morte di milioni di civili.
Il corso pericoloso istigato dagli Stati Uniti spinse la Russia sovietica a rafforzare le capacità nucleari trascinando entrambi i Paesi nel circolo vizioso della corsa agli armamenti nucleari. Purtroppo, sembra che le lezioni del passato non siano state apprese dall’occidente e la questione della “nuclearizzazione” dell’Europa viene sollevata di nuovo.

B-29Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I piani militari degli Stati Uniti contro la Russia

La Russia viene etichettata ‘potenza revisionista’ che viola l’ordine mondiale esistente
Aleksej Fenenko Russia Direct, 10 luglio 2015 – Russia Insider700_bzb0cjw3vsicdhozeia0rewqkmgeblswMentre la segretaria dell’aeronautica degli Stati Uniti Deborah James descrive la Russia “lamaggiore minaccia” agli interessi statunitensi, l’8 luglio l’ultima versione della “Strategia Nazionale Militare degli Stati Uniti” sembra riecheggiarla. Il documento ha già generato un’ondata di commenti. In Russia, l’attenzione dei media è puntata su due disposizioni, in particolare quella che definisce la Russia “potenza revisionista”. La nuova strategia militare degli Stati Uniti in primo luogo si propone di contrastare le “potenze revisioniste” che violano le norme dell’ordine mondiale. In secondo luogo, pretende di contrastare le organizzazioni estremiste che, come dimostra lo Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria (ISIS), possono creare unità armate. Entrambi i postulati sono accompagnati da discussioni sulla necessità di migliorare flessibilità, mobilità e tecnologia a disposizione delle Forze Armate degli Stati Uniti. Tali disposizioni sono state ripetute innumerevoli volte nei documenti della pianificazione militare di USA. Il maggiore interesse è la nuova strategia militare nazionale suggerire che il pensiero strategico delle élite degli Stati Uniti (indipendentemente dal partito di appartenenza) si basi su una combinazione di due tendenze. La leadership statunitense vuole preservare le regole della cooperazione internazionale istituite dal 1991. Allo stesso tempo, la Casa Bianca percepisce che i meccanismi esistenti sono insufficienti per la sua protezione.

La “nuova” strategia militare degli Stati Uniti può essere fatta risalire al 1991
Tornando alla fine degli anni ’80, gli esperti statunitensi sbandierarono quattro idee che costituirono la base della politica estera statunitense, tutte esposte nella Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 1991:
– La fine della guerra fredda non ha portato al raggiungimento dell’obiettivo fondamentale degli Stati Uniti: il potenziale militare sovietico non fu distrutto sul modello della Germania e del Giappone dopo la seconda guerra mondiale;
– Nel prossimo futuro la Russia resta l’unico Paese al mondo con la capacità tecnica di distruggere il potenziale strategico degli Stati Uniti;
– Washington ha bisogno di giustificare la presenza delle sue forze armate sul territorio degli alleati, come Paesi della NATO, Giappone e Corea del Sud;
– Gli Stati Uniti devono condurre la lotta alle “minacce non tradizionali”, tra cui il terrorismo transnazionale.
Questi punti furono in ultima analisi sanciti nella Strategia Militare Nazionale degli Stati Uniti del 1995, che stabiliva che il dipartimento della Difesa statunitense doveva contrastare gli Stati che tentano di modificare l’ordine mondiale post-1991. Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati Uniti dovevano mantenere la superiorità militare, dare garanzie di sicurezza agli alleati e dimostrare di essere disposti a usare la forza in proporzione alla natura della minaccia. Quest’ultimo punto fa sì che Washington si riservi il diritto di usare la forza anche contro grandi potenze come Russia e Cina. Ma il discorso era meno un confronto diretto e più un intervento accurato di Washington su un potenziale conflitto con Russia, Cina o loro vicini. Da allora, la politica militare degli Stati Uniti ha continuato a svilupparsi in tale quadro.

La Russia è ora la prima minaccia
La novità della Strategia Militare Nazionale del 2015 è definita dalle priorità. La prima delle possibili minacce è la Russia. Il documento afferma che Mosca “ha più volte dimostrato disprezzo per la sovranità dei vicini e la volontà di usare la forza per raggiungere i suoi obiettivi”. Poi viene l’Iran accusato di sviluppare armi nucleari e destabilizzare il Medio Oriente. Al terzo posto la Corea democratica, egualmente criticata per la produzione di armi nucleari e missili balistici e di minacciare gli alleati regionali degli USA Giappone e Corea del Sud. Al quarto posto c’è la Cina, descritta come minaccia alla sicurezza regionale, in particolare nel Mar Cinese Meridionale. Solo dopo la lotta alle organizzazioni terroristiche viene menzionata. Inoltre, Russia e Cina sono citate assieme a Iran e Corea democratica. Quasi tutte le amministrazioni statunitensi segregarono questi Paesi sottolineando che Iran e Corea democratica fossero “Stati canaglia”. Ora l’amministrazione Obama mette tutti e quattro i Paesi in un unico contesto. Ciò significa che l’attuale amministrazione statunitense ha messo Russia e Cina nella categoria degli “Stati canaglia”? Un altro segnale allarmante è quando dice che la comunità internazionale coordina gli sforzi nella lotta contro tali quattro le minacce. Il fatto che Iran e Corea democratica siano esclusi dalla “comunità internazionale” secondo gli Stati Uniti, è considerato fatto reale. Ma se sono escluse anche Russia e Cina, la situazione assume una nuova dimensione. O Washington riconosce che il mondo è sostanzialmente diviso, o conta su un marcato indebolimento delle risorse russe e cinesi nel prossimo futuro. Il terzo problema è il ritorno della Russia a principale avversario. Non c’è nulla di fondamentalmente nuovo in ciò. Anche l’US Nuclear Posture Review del 1994 indicava Mosca principale avversario per la parità nucleare con Washington. Tuttavia, nella sua retorica pubblica la Casa Bianca cercava di non focalizzare l’attenzione su ciò. (A livello semi-ufficiale si ipotizzava che la Cina fosse la nuova Unione Sovietica). Ora la retorica ufficiale sembra emergere con capacità tecnico-materiali. La Cina rimane l’ultima delle potenziali minacce. A prima vista ciò sembra strano, dato che già nel 2009 Obama annunciava il suo “pivot in Asia”. Forse l’attuale amministrazione democratica nutre ancora la speranza di negoziare con Pechino. O forse gli statunitensi eseguono solo un’altra svolta in politica estera. La crisi ucraina ha messo sotto i riflettori la priorità della regione Baltica-Mar Nero. Nel frattempo, la regione Asia-Pacifico tornerà alla ribalta quando gli Stati Uniti prepareranno le retrovie necessarie e creato la situazione desiderata nella Cina meridionale o Mar Cinese Orientale (la regione esatta non è così importante).

Gli Stati Uniti preparano la recrudescenza delle guerre tra grandi potenze
La nuova strategia militare nazionale menziona regolarmente il crescente pericolo di guerra con “attori statali”, più precisamente una guerra con grandi potenze. Vista sezione precedente, non ci può essere alcun dubbio su chi siano gli avversari. Di maggiore interesse è che la “strategia” sottolinea costantemente che gli Stati Uniti hanno meccanismi troppo deboli nel contrastare le altre potenze nelle guerre regionali. Dietro ciò si cela un problema strategico serio. Nell’ultimo secolo la strategia degli Stati Uniti fu ispirata dalle idee del generale italiano Giulio Douhet sulla superiorità incondizionata del potere aereo. In guerra, il controllo dell’aria costringe il nemico a capitolare. Questo postulato fu la base della logica della deterrenza nucleare, con la minaccia di spazzare via città e infrastrutture nemiche. Ma nessuno spiegò cosa sarebbe successo se, invece di capitolare il nemico adottava la ritorsione. La struttura militare statunitense fu preoccupata vedendo sempre più difficile trovare i soldati per le operazioni a terra. A differenza della Guerra Fredda, i suoi alleati non hanno alcuna fretta di fornire la fanteria alla “copertura aerea” degli Stati Uniti. Per gli autori della Strategia Militare Nazionale, la soluzione è la costruzione di infrastrutture militari regionali. Non a caso primo obiettivo di un conflitto ipotetico per contrastare gli obiettivi primari dell’aggressore. Ciò è possibile solo avendo forze statunitensi sul terreno in aree problematiche (per Washington). In un certo senso, gli statunitensi pensano di perfezionare i loro mezzi tecnici in vista dello scopo. Ma allo stesso tempo, la diffusione di infrastrutture degli Stati Uniti al confine di Russia e Cina allarma Mosca e Pechino. Già negli anni ’70 una grande guerra fra Unione Sovietica e Stati Uniti era irta di difficoltà tecniche. Con la comparsa di infrastrutture militari degli Stati Uniti vicino Russia e Cina (tra cui vari sistemi di difesa antimissile regionali), ciò diventa tecnicamente più fattibile. A medio termine, la prospettiva di un tale conflitto indurrà i politici statunitensi in tentazione?

Final rehearsal of military parade to mark 70th anniversary of Victory in 1941-1945 Great Patriotic WarTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo velivolo ipersonico segreto russo violerà qualsiasi difesa antimissile

Sputnik 28/06/2015zmmIAL’estremamente maneggevole, ultra-veloce e sfuggente velivolo ipersonico Ju-71 può violare qualsiasi sistema di difesa missilistica, secondo gli esperti militari. La Russia ha già effettuato quattro test. La Russia testa il nuovo aereo ipersonico d’attacco capace di trasportare testate nucleari e di penetrare i sistemi di difesa missilistica, secondo i media statunitensi che citano un rapporto del Jane’s Information Group. Lo sviluppo del velivolo Ju-71 avviene da diversi anni e la Russia avrebbe condotto l’ultimo volo di prova il 26 febbraio, con un missile SS-19 che l’ha posto in orbita. Il nuovo aereo ipersonico rientra nei piani di Mosca per modernizzare le Forze strategiche missilistiche. Lo Ju-71 è un programma segreto missilistico dal nome in codice Proekt 4202, che probabilmente vola a 11200 km/h ed è estremamente maneggevole, rendendolo un’arma incredibilmente pericolosa e sfuggente. Grazie a velocità e traiettoria imprevedibile lo Ju-71 può eludere i sistemi di difesa missilistica del nemico. “Questo darà alla Russia la capacità di attaccare con sicurezza un bersaglio determinato. Assieme alla capacità di penetrare le difese missilistiche, Mosca conserverebbe anche la possibilità di lanciare un riuscito attacco con un solo missile“. Gli autori del rapporto danno per scontato che la Russia metta in servizio 24 aerei nucleari capacità tra 2020 e 2025. Inoltre, a quel punto la Russia avrà sviluppato il Sarmat, il nuovo ICBM che trasporterà il nuovo velivolo ipersonico. Il rapporto ha anche detto che la prossima generazione di bombardieri strategici stealth PAK-DA della Russia trasporterà missili da crociera ipersonici.
Anche la Cina ha testato il suo velivolo ipersonico d’attacco Wu-14 almeno quattro volte da gennaio 2014, allarmando seriamente il Pentagono, mentre il velivolo potrebbe neutralizzare lo scudo antimissile statunitense. Gli Stati Uniti programmano il sistema similare AHW (Advanced Hypersonic Weapon), nel programma di Prompt Global Strike non coperto dal nuovo Trattato START 2010 con la Russia. Gli esperti di Jane prevedono che Mosca possa utilizzare il nuovo aereo ipersonico come asso nella manica nei colloqui sul controllo degli armamenti con Washington.19127

Gli USA incapaci di sconfiggere le difese di Russia, Cina e Iran
Sputnik 28/06/2015

51T6_in front of DON 2P_photoshop DON-2N retouchedL’esercito statunitense ha sovra-investito in armi impiegabili per attaccare Paesi come Iraq, Afghanistan e Siria, ma sono del tutto inefficaci con Paesi come Russia e Cina, riferisce Flight Global. L’esercito statunitense ha sovra-investito nell’acquisto di armi a corto raggio e sotto-investito in quelle a lungo raggio, stealth e di precisione. Perciò gli Stati Uniti non possono sconfiggere le difese di Paesi come Russia, Cina e Iran. Questa è la conclusione degli esperti del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, secondo Flight Global. La relazione sottolinea che nel 2001-2014 il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato 304750 armi d’azione diretta con un raggio inferiore a 80,47 km, rappresentando il 96% di tutte le armi acquistate. Nello stesso periodo furono acquistate solo 7109 armi a lungo raggio, con un raggio fino a 643,74 km. Gli esperti hanno concluso che le armi a corto raggio sono efficaci solo quando l’aeromobile può avvicinarsi al bersaglio, ma è impossibile effettuare grandi operazioni contro un nemico dotato di armi ad alta precisione. La relazione, infatti, conferma ciò che i generali degli USA hanno detto negli ultimi anni, secondo cui l’investimento militare degli Stati Uniti era volto a sostenere le operazioni in Paesi come Iraq, Afghanistan e ora Siria, dove “gli aerei possono volare e bombardare senza conseguenze“, scrive Flight Global. Nello stesso tempo, tali armi sono inefficaci per ipotetiche operazioni contro Russia, Cina e Iran.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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