Il gioco pericoloso sulla penisola coreana rischia una guerra

Global Times, 10/8/2017

Stati Uniti e Corea democratica hanno accentuato la loro minacciosa retorica. Il Pentagono ha preparato piani per i bombardieri strategici B-1B per effettuare attacchi preventivi sui siti missilistici della Corea democratica. Il ministro della Difesa degli USA James Mattis aveva emesso un ultimatum alla Corea democratica affinché “cessasse qualsiasi idea di azione che porterebbe alla fine del regime e alla distruzione del suo popolo“. Nel frattempo, la Corea democratica diffondeva i piani per lanciare quattro missili a portata intermedia a 30-40 chilometri da Guam, sostenendo che avrebbe attuato il piano a metà agosto. Alcuni a Guam sono già in preda al panico per la prima volta dalla fine della guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno già avuto la peggio nel confronto con la Corea democratica. Molti credono che la possibilità di guerra sia molto bassa. Se la guerra esplodesse veramente, gli Stati Uniti difficilmente ne potranno trarre vantaggi strategici e la Corea democratica affronterà rischi senza precedenti. La Corea democratica mira a spingere gli Stati Uniti a negoziare, mentre gli Stati Uniti vogliono avvertirla. Né possono raggiungere gli obiettivi, concorrendo ad acuire le tensioni, ma senza prendere l’iniziativa di lanciare la guerra. Il pericolo reale è che un gioco così sconsiderato comporti errori di calcolo e una “guerra” strategica. Cioè, né Washington né Pyongyang vogliono la guerra, ma potrebbe scoppiare comunque perché non hanno esperienza nel controllare tale gioco estremo. Il prossimo futuro sarà molto pericoloso se bombardieri B-1B degli USA sorvolassero la penisola coreana o la Corea democratica lanciasse missili in direzione di Guam. Entrambe le parti dovrebbero innalzare l’allerta al massimo livello. L’incertezza nella penisola coreana cresce.
Pechino non è in grado di persuadere Washington o Pyongyang a ripiegare, in questo momento. Bisogna chiarire la propria posizione ovunque e far capire che se le loro azioni compromettessero gli interessi della Cina, essa risponderà con mano ferma. La Cina dovrebbe anche chiarire che se la Corea democratica lanciasse missili che minaccino il territorio degli Stati Uniti, ed essi reagissero, la Cina rimarrà neutrale. Se Stati Uniti e Corea del Sud attaccassero tentando di rovesciare il regime nordcoreano e cambiare il modello politico della penisola coreana, la Cina glielo impedirà. La Cina si oppone alla proliferazione nucleare e alla guerra nella penisola coreana. Non incoraggerà alcuna parte a suscitare conflitti e si opporrà fermamente a chiunque voglia cambiare lo status quo delle aree che ne riguardano gli interessi. Si spera che Washington e Pyongyang possano limitarsi. Nella penisola coreana convergono gli interessi strategici di tutte le parti e nessuna di esse dovrebbe cercare di dominare in modo assoluto la regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dichiarazione del governo della RPDC sulla crisi con gli USA

Rodong 8 agosto 2017

Il governo della Repubblica popolare democratica di Corea ha rilasciato una dichiarazione su Stati Uniti e altre forze ostili, terrorizzati dalla crescita della forza nucleare dello Stato della RPDC per qualità e quantità, impegnati nelle più severe sanzioni, pressioni e provocazioni contro di essa.
La dichiarazione dice: “Il 6 agosto, gli Stati Uniti hanno introdotto la “risoluzione delle sanzioni” 2371 presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si prefigge di bloccare completamente lo sviluppo economico e il miglioramento della vita dei cittadini della Corea democratica, indicando il lancio di prova degli ICBM come “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. Questa “risoluzione delle sanzioni” delle Nazioni Unite, in tutti gli scopi e i fini, è risultata dai tentativi diabolici degli Stati Uniti di isolare e soffocare la RPDC, costituendo una flagrante violazione della sua sovranità e sfida aperta ad essa. L’accesso della RPDC a una maggiore forza nucleare è la misura giusta e legittima per l’autodifesa per proteggere la sovranità del Paese e il diritto della nazione all’esistenza contro le azioni mirate e arbitrarie degli Stati Uniti, perseguendo una politica di estrema ostilità e minaccia nucleare contro la RPDC da ben oltre mezzo secolo. Il riuscito lancio di prova degli ICBM della RPDC sono un grave avvertimento agli Stati Uniti che, essendosi radicati in tutto il Pacifico, guidano una sconvolgente e pericolosa provocazione militare e una sgradevole campagna di sanzioni contro la RPDC. Tuttavia, gli Stati Uniti sono più frenetici e disperati, invece di accettare l’esistenza della RPDC ed imparare a coesistere con essa, cercano di portare la penisola coreana sull’orlo della guerra nucleare, attuando esercitazioni missilistiche contro la RPDC e schierando numerosi sistemi strategici sulla penisola. È in questo contesto che gli Stati Uniti hanno manipolato il Consiglio delle Nazioni Unite per imporre la “risoluzione delle sanzioni” peggiore di sempre, avanzando il divieto totale anche sulle normali attività commerciali e di scambio economico, avvertendo così il mondo della cattiva intenzione di annullare l’ideologia e il sistema della RPDC e sterminarne il popolo. D’altra parte, gli Stati Uniti istigano tale racket infinito per ripulirsi la faccia, facendo osservazioni impudenti nel valutare la cosiddetta opzione militare contro la RPDC. Vi sono Paesi con cui le ridicole minacce degli USA lavorano e Paesi che si prostrano al loro bluff. Gli Stati Uniti, che affermano di essere “l’unica superpotenza del mondo”, e i vicini della RPDC, non inferiori agli Stati Uniti, sono così spaventati da due semplici lanci di prova di ICBM della RPDC che fanno molta scena abbaiando all’unisono. Vederli divenire frenetici inorgoglisce ancora di più la RPDC per la grande potenza nazionale e ribadisce la fede sulla via scelta quale unico modo per sopravvivere e prosperare.
La Corea democratica ha già ottenuto tutto ciò di cui ha bisogno, pur avendo tutto ciò con una lotta difficile sotto il peggiore regime di sanzioni creato dalle numerose “sanzioni” delle Nazioni Unite adottate su iniziativa degli USA negli ultimi decenni. È solo una speranza forzata considerare una qualsiasi probabilità che la RPDC cambi di un centimetro o posizione con tali sanzioni di nuovo tipo imposte da forze ostili. Poiché gli Stati Uniti hanno lanciato provocazioni totali contro la RPDC in tutti i settori della politica, dell’economia e delle forze armate, nulla può alterare la volontà e la risoluzione dell’esercito e del popolo della RPDC rispondendo adottando misure risolutive. Il governo della RPDC ha solennemente dichiarato quanto segue, per affrontare la grave situazione creata dalle frenesie di Stati Uniti e altre forze ostili:
In primo luogo, la RPDC condanna nei termini più netti e rifiuta totalmente la “risoluzione delle sanzioni” della Corea democratica al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che Stati Uniti e altre forze ostili hanno costituito con una grave violazione della sovranità del Paese. La Corea democratica adotta misure per rafforzare la deterrenza nucleare auto-difensiva per contrastare la politica di estrema ostilità e minaccia nucleare dagli Stati Uniti, il più grande Stato dotato di armi nucleari del mondo. La definizione di queste misure “minaccia per la pace e la sicurezza internazionali” è da logica da gangster pensando che il resto del mondo debba diventare una colonia degli USA, per i loro interessi, o vittima della loro aggressività. Il Paese che persegue apertamente l’ambizione di mantenere l’egemonia nucleare permanente attuando la maggior parte delle prove nucleari nel mondo e lanciando ICBM ogni volta che lo desidera, adotta “risoluzioni su sanzioni” illegali per incriminare il rafforzamento della forza nucleare di autodifesa della RPDC, applicando tali sanzioni per una presunta “violazione”. Ciò costituisce il culmine del doppiopesismo sfacciato. Fintanto che la politica ostile e la minaccia nucleare degli Stati Uniti continuano, la RPDC, non importa chi dica cosa, non metterà mai la propria deterrenza nucleare auto-difensiva sul tavolo delle trattative, né indietreggerà di un centimetro dalla via che ha scelto per rafforzare la forza nucleare di Stato.
In secondo luogo, ora che gli Stati Uniti hanno forgiato la “risoluzione delle sanzioni” manipolando l’ONU per eliminare la sovranità e i diritti all’esistenza e allo sviluppo della Corea democratica, la RPDC passerà all’azione decisa per la giustizia, come già chiarito. Gli Stati Uniti agiscono in modo assurdo ricorrendo a sanzioni anacronistiche e pressioni contro la RPDC, invece di apprezzare lo status strategico della RPDC prestando un’attenzione adeguata ai suoi ripetuti avvertimenti. Il comportamento sciocco degli Stati Uniti ne accelererà l’estinzione. Dato che i gangster degli Stati Uniti rimangono immersi nelle spaventose provocazioni mediatiche, la RPDC incrementerà ulteriormente la forza della giustizia per sradicare accuratamente le cause della guerra e dell’aggressione e non cederà mai in questa lotta fino alla fine.
In terzo luogo, la RPDC farà pagare caro agli Stati Uniti i crimini gravi che commettono contro lo Stato e il popolo di questo Paese. Gli Stati Uniti inflissero una guerra tragica che immerse questa terra in un mare di sangue e di fuoco, e non lasciò pietra su pietra per annullare l’ideologia e il sistema della RPDC, il secolo scorso e questo secolo. Gli Stati Uniti s’ingannano tragicamente se pensano la loro terraferma sia un paradiso sicuro dall’altro lato dell’oceano. Quei Paesi che ricevono un “grazie” dagli Stati Uniti come ricompensa per la partecipazione alla cospirazione per inventare tale furiosa “risoluzione delle sanzioni” contro la RPDC, attraverso un accordo dietro le quinte, questa volta non potranno mai eludere le proprie responsabilità nell’acuire le tensioni sulla penisola coreana mettendo in pericolo pace e sicurezza regionali. Se gli Stati Uniti non agiranno con discrezione, persistendo nei tentativi di soffocare la Corea democratica, non esiteremo ad utilizzare qualsiasi mezzo estremo.
La RPDC consolida la linea di sviluppo contemporaneo su due fronti, mantenere la bandiera della difesa della pace e marciare diritto fino alla fine lungo la strada scelta, senza la minima deviazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra dei neocon porterebbe a 20 milioni di morti negli USA

Wayne Madsen SCF 05.08.2017L’infestazione continua del corpo politico statunitense da parte dei neoconservatori è dovuto a certi potenti falchi guerrafondai che sfruttano appieno l’assenza di una politica estera statunitense del presidente Donald Trump, spingendo ciò che i neo-con e i loro padroni israeliani da tempo desiderano: una guerra su due fronti contro Corea democratica e Iran. Anche se è noto tra le agenzie d’intelligence mondiali che Israele ha un ruolo furtivo nel fornire tecnologia di sorveglianza alla Corea democratica, non impedisce a Israele e alla sua macchina propagandistica di sostenere che la Corea democratica continua a fornire tecnologia nucleare e missilistica all’Iran, qualificando i due Paesi come “regimi pericolosi” che devono essere attaccati simultaneamente dagli statunitensi. Le congreghe israeliane e pro-israeliane, come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), istigano l’attacco preventivo e piuttosto impensabile contro Corea democratica e Iran. In un documento del FDD del gennaio 2016, intitolato “Il nodo nucleare Iran-Corea democratica: domande senza risposta”, gli autori sostengono strenuamente una risposta militare alla cooperazione nucleare e missilistica iraniano-nordcoreana. Con gli agenti filo-israeliani come il genero di Trump Jared Kushner, che esercita molta influenza nell’ufficio ovale della Casa Bianca, anche le proposte scandalose di gruppi di destra come FDD vanno prese seriamente. Nei due tweet del 3 luglio 2017, Trump scriveva: “La Corea democratica ha appena lanciato un altro missile. Questo tipo (Kim Jong Un) non ha qualcosa di meglio da fare? È difficile credere che la Corea del Sud… e il Giappone lo sopporteranno per molto. Forse la Cina farà una mossa greve con la Corea democratica e metterà fine a questa sciocchezza una volta per tutte!” Ma la Cina non vuole destabilizzare la Corea democratica affinché milioni di rifugiati inondino il confine della Manciuria, creando un massiccio problema umanitario ed economico per Pechino.
Kushner e i suoi colleghi “Amici dell’IDF”, nel cui consiglio si trova e ai quali ha donato grandi somme di denaro, sono in ansia per un attacco degli USA contro Iran e Corea democratica. Micha Gefen, autore del sito israeliano di destra Israel Rising, ha tentato d’imporre all’amministrazione Trump un attacco di questo tipo con un articolo di aprile. Gefen scriveva: “È noto da tempo che la tecnologia missilistica iraniana è stata sviluppata in Corea democratica. Entrambi i regimi vedono gli USA come nemico numero uno e collaborano per costruire una grave minaccia per gli Stati Uniti. Per la maggior parte degli osservatori, Corea democratica ed Iran sono in costante coordinamento, come si può vedere dalla prova missilistica balistica della settimana scorsa in Iran, seguita dal lancio di quattro missili della Corea democratica vicino al Giappone”. Il segretario di Stato USA Rex Tillerson ha respinto il falso punto di vista che gli Stati Uniti affrontano nemici esistenziali a Teheran e Pyongyang. Tillerson ha pubblicamente respinto la critica di Trump del piano d’azione comune globale (JCPOA) del 2015 con l’Iran. Tillerson ritiene che l’accordo avanzi la causa diplomatica con l’Iran, dicendo: “Ci sono molti mezzi alternativi con cui utilizzare l’accordo per avanzare le nostre politiche e il rapporto con l’Iran”. Le triple nuove sanzioni economiche a Iran, Corea democratica e Russia, sono il segnale che i neocon sfruttano appieno il crollo dei sondaggi di Trump e la crescente disfunzione della sua amministrazione facendo avanzare l’agenda per una guerra su più fronti che includa anche la Cina. Se la Cina diventa un obiettivo militare degli Stati Uniti, come suggerisce la retorica di certi funzionari di Trump, decine di migliaia di morti statunitensi all’estero, dovuti alle guerre con Corea democratica e Iran, diverrebbero circa 20 milioni aggiungendo città nuclearizzate come Honolulu, Los Angeles, San Francisco, Boston, New York, Washington, Seattle, Philadelphia, Chicago, Dallas, Houston, Denver e San Diego. Se un attacco nucleare statunitense sulla Cina da 1,4 miliardi di abitanti sarebbe devastante, non sarebbe schiacciante come il colpo che subirebbero gli Stati Uniti. Come disse una volta il Presidente Mao, “la Cina potrebbe soffrire 300 milioni di vittime in una guerra atomica, ma emergerebbe da vincitrice”.
Il guerrafondaio capo del partito repubblicano, senatore del South Carolina Lindsey Graham, forse perché l’intimo amico senatore John McCain è assente per una terapia sul cancro al cervello, adesso rulla i tamburi di guerra contro Corea democratica e Iran. Di solito, gli inseparabili Graham e McCain hanno minacciato congiuntamente altre nazioni, tra cui Russia e Siria. Graham ha anche apparentemente un nuovo compagno a Washington quando si tratta di guerra: Donald Trump. Graham recentemente annunciava alla NBC News che Trump gli disse che “c’è un’opzione militare per distruggere il programma della Corea democratica e la Corea democratica”. Graham rispondeva al test del nordcoreano Hwasong-14, missile balistico intercontinentale che aveva coperto 2300 miglia entrando in orbita bassa prima di schiantarsi in mare. Sentendo i canti di guerra di Trump, Graham aggiunse: “Se ci sarà una guerra per fermarlo (Kim Jong Un), sarà laggiù. Se migliaia devono morire, moriranno là, non qui, mi ha detto in faccia”. L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley riecheggiava la belligeranza di Graham e Trump dichiarando che “è finito il tempo delle chiacchiere”. Graham è un colonnello del Judge Advocate General (JAG) della riserva aerea e, mentre guidava una scrivania, non ha mai visto spargimento di sangue che non fosse un taglio con la carta. Graham e Trump sbagliano sul numero di morti nella penisola coreana nel caso di attacco preventivo statunitense per “distruggere la Corea del Nord” o del piano militare sudcoreano per “decapitare” la leadership nordcoreana, assassinando Kim Jong Un e il suo entourage. Prima che le prime nubi di funghi statunitensi appaiano su Pyongyang, gli ordini di attacco della leadership nordcoreana comporteranno un massiccio sbarramento di artiglieria sulla capitale sudcoreana Seul. Gli strateghi militari statunitensi hanno stimato che un milione di residenti sudcoreani nella metropoli di Seoul morirebbe in ciò che il Nord definisce “mare di fuoco” provocato da 10000 colpi al minuto di artiglieria, razzi e missili nordcoreani. Ci sono circa 50000 cittadini statunitensi che vivono in Corea del Sud, compresi 30000 militari, che abitano soprattutto nella regione di Seul. Più della metà probabilmente perirebbe nella risposta militare nordcoreana sulla Corea del Sud. Se i pianificatori di guerra del Pentagono e di Seul ritengono che “decapitando” la dirigenza nordcoreana detonando armi nucleari su Pyongyang o uccidendo Kim Jong Un, impediscano la ritorsione nordcoreano, si sbagliano. I comandanti locali dell’artiglieria nordcoreana lungo la zona demilitarizzata (DMZ) hanno l’autorità indipendente per lanciare attacchi sulla Corea del Sud, senza necessità di ricevere l’autorizzazione dal governo di Pyongyang. L’artiglieria e i lanciarazzi multipli nordcoreani sono ben piazzati nel terreno montuoso a nord della DMZ e gran parte di queste forze sopravviverà all’attacco statunitense, anche usando armi nucleari tattiche.
Graham ritiene inoltre che il programma nucleare iraniano sia la “minaccia più grande al mondo”. Graham aveva anche invocato l’attacco militare statunitense preventivo sull’Iran, una guerra che crede che gli Stati Uniti “vinceranno”. Una guerra statunitense contro l’Iran comporterebbe l’attivazione di cellule nere iraniane tra la popolazione sciita della provincia orientale dell’Arabia Saudita, del Quwayt, del Bahrayn e dell’Iraq, questi ultimi tre Paesi ospitano basi statunitensi e la provincia orientale migliaia di impiegati petroliferi statunitensi. L’attacco iraniano, associato ad un’offensiva delle cellule sciite negli Stati del Golfo, potrebbe portare a diverse migliaia di morti statunitensi. Nel caso del desiderio di una duplice azione statunitense contro i “regimi canaglia” dell’Iran e della Corea democratica, ciò diverrebbe realtà. C’è una sola soluzione per la Corea democratica. Come Pakistan e India, la Corea democratica dovrebbe essere accolta nel club nucleare. Tutte e tre le nazioni hanno mostrato l’intenzione di giocare la carta del primo colpo nucleare e certi radicali islamici del Pakistan, nel governo di Islamabad, non sono una minaccia minore di Kim a Pyongyang. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha rotto con Trump e Graham dichiarando che gli Stati Uniti non sono nemici della Corea democratica e non cercano cambi di regime nel Nord. Tillerson sostiene anche il continuo impegno statunitense all’accordo nucleare iraniano, non importa quanto Israele, Trump o Kushner e amici dell’IDF lo disprezzino. Tillerson e Trump dovrebbero riconoscere che la Corea democratica non rinuncerà mai al suo deterrente per sottoporsi ai capricci dei cambi di regime di bellicosi occidentali come Graham e altri criminali.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington perde la Guerra Mondiale Economica

Alessandro Lattanzio, 31/7/2017

Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre“,
Vladimir Putin

Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca. Il Presidente Putin dichiarava, “gli statunitensi hanno fatto una mossa che, ed è importante notarlo, non è stata provocata, peggiorando le relazioni tra Russia e Stati Uniti. Ciò include restrizioni illegali, tentativi d’influenzare altri Stati del mondo, anche nostri alleati, interessati a sviluppare e mantenere rapporti con la Russia. Aspettavamo da tempo che forse qualcosa cambiasse in meglio, abbiamo sperato che la situazione cambiasse. Ma sembra che non cambierà nel prossimo futuro… quindi ho deciso che è giunto il momento di dimostrare che non lasceremo nulla impunito“. L’espulsione del personale degli Stati Uniti presso ambasciata e consolati in Russia, pari a 755 effettivi, è senza precedenti; l’espulsione più grande di diplomatici nella storia moderna. Il personale statunitense entro il 1° settembre sarà ridotto a 455 elementi, pari al personale diplomatico della Russia presente negli USA. Inoltre, la decisione stabilisce il principio che il numero del personale presso ambasciate e consolati statunitensi in Russia sarà pari al numero del personale presso ambasciate e consolati russi negli Stati Uniti. Ciò significa che qualsiasi futura espulsione di diplomatici russi dagli Stati Uniti, e qualsiasi rifiuto di visto dagli USA nei confronti di diplomatici russi, verrà seguita da pari provvedimenti contro diplomatici degli Stati Uniti in Russia. È un colpo pesante per gli Stati Uniti, che avevano personale diplomatico in Russia triplo rispetto al numero di diplomatici russi negli Stati Uniti; senza dubbio molti, se non la maggior parte di essi, sono agenti dell’intelligence e d’influenza di Washington, impegnati in attività di raccolta di informazioni e “promozione della democrazia” in Russia. Ma tutto questo non è la sola risposta alle sanzioni approvate dal Congresso degli Stati Uniti contro la Russia e i suoi alleati. Mosca potrà attuare anche dure sanzioni economico-commerciali contro gli USA, ad esempio la JSC Techsnabexport (TENEX) ha 25 contratti dal valore complessivo di 6,5 miliardi di dollari con 19 società statunitensi, per fornire uranio russo. La VSMPO-AVISMA è il maggiore produttore mondiale di titanio, venduto alle aziende aerospaziali statunitensi per una quantità pari alla metà del titanio importato dagli Stati Uniti. La Boeing inoltre aveva annunciato investimenti in Russia per 27 miliardi di dollari, soprattutto con la VSMPO. VSMPO-AVISMA ha sostanzialmente il monopolio della produzione di titanio, e l’embargo dalla Russia potrà danneggiare l’industria della difesa statunitense. Anche Caterpillar potrebbe perdere gli ordini per attrezzature pesanti da impiegare per costruire oleodotti. E alle compagnie informatiche statunitensi viene già impedito di operare in Russia (e Cina).
Il Presidente Vladimir Putin firmava a fine giugno una legge che vieta l’uso delle tecnologie di accesso a siti bloccati in Russia, introducendo anche il divieto ai motori di ricerca di permettere collegamenti sul territorio della Federazione russa a risorse bloccate. Il capo della commissione per la Politica dell’Informazione della Duma, Leonid Levin, osservava che la legge vieta l’uso di servizi per l’accesso a contenuti illegali. In sostanza viene proibito in Russia l’utilizzo del VPN (Virtual Private Network) e proxy statunitensi. Anche in Cina vengono proibiti i servizi VPN, come ExpressVPN e StarVPN, che consentivano di violare il “Great Firewall” regolato dal Partito Comunista Cinese (CCP), visualizzando siti web proibiti in Cina. “Apple Inc. (AAPL.O) rimuove i servizi VPN virtuali dal suo store app in Cina, secondo i fornitori di servizi VPN che accusano il gigante tecnologico statunitense d’inchinarsi alla pressione di Pechino per conformarsi a un rigoroso regolamento del cyberspazio”. Alti lai da parte degli stessi che impongono la cyber-caccia alle streghe su internet con la scusa delle “Fake News”, regolarmente spacciate invece dai mass media atlantisti e globalisti.
Va ricordato che il 25 luglio il Congresso USA approvava sanzioni economiche contro le industrie russe, iraniane e nordcoreane, danneggiando anche quelle europee. Ciò nell’ambito della legge Contro l’influenza russa in Europa e Eurasia, del 2017, per promuovere “la sicurezza energetica in Ucraina” e tentare d’isolare la Russia. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junker reagiva alle sanzioni statunitensi, “Il disegno di legge prevede l’imposizione di sanzioni per qualsiasi società (incluse europee) che contribuisca a sviluppo, manutenzione, ammodernamento o riparazione di gasdotti per l’esportazione di energia dalla Federazione russa (influendo sulle infrastrutture energetiche dell’Europa), colpendo i progetti cruciali per la diversificazione dell’UE, come il progetto sul gas naturale liquefatto baltico. Perciò la Commissione ha concluso che se le nostre preoccupazioni non sono sufficientemente prese in considerazione, siamo pronti ad agire in modo appropriato entro pochi giorni. Gli USA soprattutto non possono mettere gli interessi dell’Europa all’ultimo posto”. Infatti, a luglio la compagnia energetica russa Gazprom e la società petrochimica tedesca BASF negoziavano il completamento del Nord Stream-2, “nella prima metà del 2017 Gazprom ha fornito alla Germania 26,5 miliardi di metri cubi di gas, con un incremento di 3,8 miliardi di metri cubi (+16,7 per cento) dai primi sei mesi del 2016. Le parti hanno sottolineato l’importanza della tempestiva attuazione del progetto”. Secondo Wolfgang Ischinger, presidente della Conferenza della sicurezza di Monaco, queste sanzioni, “non raggiungeranno gli obiettivi e creeranno invece nuovi problemi. A meno di una revisione significativa, comprometteranno la sicurezza energetica europea e le relazioni statunitensi con l’Europa. Il beneficiario di ciò sarà la Russia”. Secondo Ischinger, il Nord Stream-2,non è questione che va decisa a Washington. È una questione europea, decisa dagli europei secondo leggi e regolamenti europei. Questa legge favorisce chi vuole por fine alla partecipazione dell’Europa all’attuale approccio transatlantico sulla Russia, comprese le sanzioni. Se il presidente firma il disegno di legge nella forma attuale, alienerà gli USA complicando la nostra alleanza in un momento critico”.
Inoltre, il conglomerato petrolifero francese Total entrava nel progetto iraniano South Pars 11, che alimenterà il gasdotto iraniano-iracheno-siriano. Total firmava l’accordo con la National Oil Company iraniana (NIOC) per lo sviluppo del Blocco 11 del South Pars, il più grande giacimento di gas mondiale dalla prevista capacità estrattiva di 1,8 miliardi di metri cubi al giorno. Aziende francesi, iraniane e cinesi finanzieranno l’intero progetto South Pars: con il 50,1% per Total, il 19,9% per NIOC e il 30% per CNPC, aggirando le sanzioni degli Stati Uniti. Inoltre, “con le sanzioni statunitensi ancora attive che vietano negoziati con l’Iran in dollari, Total finanzierà il progetto in euro“. Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF), il CEO di Total Patrick Pouyanne assicurava, “Vale la pena rischiare (…) perché apre un mercato enorme. Siamo perfettamente consapevoli di certi rischi. Abbiamo preso in considerazione le sanzioni, come evitarle e come cambiare i regolamenti“. South Pars è la sezione iraniana del più grande giacimento di gas del mondo, condiviso con il Qatar, sotto embargo da parte dell’Arabia Saudita. Inoltre, in cambio della cooperazione su South Pars 11, le Zagros Airlines iraniane ordineranno alla Francia 20 aerei di linea Airbus A320 e 8 Airbus A330 e l’Iran Airtour 45 Airbus A320. Infine, la francese AREP e le Ferrovie dello Stato firmavano accordi con l’Iran per espandere e modernizzare il sistema ferroviario dell’Iran. In relazione a ciò, “il presidente francese s’impegnava a fare del suo meglio per approfondire le relazioni economiche, scientifiche e culturali con l’Iran durante il suo mandato”. “È nostro obiettivo e nostra volontà normalizzare i legami bancari con l’Iran anche se non può essere fatto tutto subito”, dichiarava il ministro francese Sapin.Nel frattempo, la Cina esibiva il materiale militare più avanzato in occasione della parata dedicata al 90° anniversario della fondazione dell’Esercito di Liberazione Popolare, il 30 luglio, presso la base militare di Zhurihe nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Alla parata partecipavano 12000 militari, 129 aeromobili e 571 mezzi militari, tra cui carri armati Tipo 99A, veicoli da combattimento della fanteria ZBD-04, blindati ZBL-08, semoventi d’artiglieria PLZ-89 e PLZ-05, sistemi missilistici anticarro HJ-10, due gruppi di 17 e 24 elicotteri da combattimento Z-19, cacciabombardieri Shenyang J-16 e caccia furtivi Chengdu J-20, caccia navali J-15 imbarcati sulla portaerei Liaoning, caccia multiruolo J-10B e J-11B, bombardieri H-6K, aerei da guerra elettronica KJ-2000 e KJ-500, velivoli da trasporto multiruolo Y-9, velivoli da trasporto militare pesante Y-20, missili antiaerei HQ-9B e HQ-22, missili da crociera supersonici YJ-12A e subsonici YJ-62A e YJ-83K, missili balistici a medio raggio DF-16 e DF-26, oltre al “killer di portaerei”, il missile balistico a medio raggio DF-21D, e al nuovo missile balistico intercontinentale DF-31AG dalla gittata di oltre 10000 chilometri. Nell’occasione, il Presidente Xi Jinping dichiarava che, “Il mondo oggi non è del tutto in pace ed essa va salvaguardata. Oggi siamo più vicini all’obiettivo della grande rinascita della nazione cinese che in qualsiasi altro momento della storia e dobbiamo costruire una forza militare più forte di quanto mai prima nella storia. Soldati e ufficiali devono rispettare rigorosamente i principi e il sistema di assoluta leadership del Partito sull’esercito, ascoltare e obbedire sempre agli ordini del partito ed eseguirli per qualsiasi scopo che gli mostrerà. Credo fermamente che le nostre forze armate hanno coraggio e capacità di battere qualsiasi invasore, il nostro esercito ha determinazione e capacità di proteggere la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi del Paese“.Lo stesso giorno, nella Federazione Russa si svolgeva la giornata della Marina militare, che per la prima volta in assoluto, vedeva svolgersi le parate navale in tutte e cinque le flotte della Marina Militare russa. A Kronshtadt, San Pietroburgo, presenziava il Presidente Putin, mentre la parata navale veniva trasmessa sui principali canali televisivi russi. Alla parata a largo di San Pietroburgo partecipavano anche l’incrociatore da battaglia a propulsione nucleare Pjotr Velikij e il sottomarino lanciamissili balistico Dmitrij Donskoj, il più grande del mondo, oltre a 2 navi da guerra cinesi che avevano partecipato alle manovre navali russo-cinesi Sea Joint-2017 nel Mar Baltico. La Giornata della Marina Militare russa aveva una sua sfilata anche al largo di Tartus, dove manovravano le unità russe dispiegate a supporto della Siria; le otto navi della Marina russa comandate dal Capitano di Primo Rango (Capitano di Vascello) Pavel Jasnitskij: le fregate Admiral Essen e Pytlivjy, il sottomarino della Flotta del Mar Nero Krasnodar, il cacciamine Valentin Pikul, la nave da ricognizione della Flotta del Baltico Vasilij Tatishev, il rimorchiatore SB-739 e la nave di supporto Kil-158.

Fonti:
Buryat
Buryat
Fort Russ
Global Times
MTT
Orientalist
Sputnik
SCF
The Duran
The Duran
The Duran

Trump deluso dalla Cina

Cassad 30 luglio 2017La Casa Bianca ha cominciato a sospettare qualcosa. “Sono molto deluso dalla Cina. I nostri precedenti stupidi capi hanno permesso a Pechino di guadagnare centinaia di miliardi di dollari all’anno nel commercio, ma la Cina non ha fatto nulla per noi sulla questione della Corea democratica, solo parole. Non permetteremo che ciò continui. La Cina può facilmente risolvere questo problema!“, dice Trump
Stranamente, sono così sorpresi dalle politiche della Cina che, negli ultimi decenni, con questo modo ha costruito le relazioni con gli Stati Uniti. I leader cinesi sorridono, annuiscono, si dicono d’accordo, ma alla fine fanno solo ciò che è proficuo, in primo luogo per la Cina. Trump avrà nutrito certe illusioni su ciò, da qui il tentativo d’impressionare il buon Presidente Xi. In primo luogo, nel corso dei negoziati dove casualmente riferì che gli Stati Uniti avevano bombardato la base aerea Shayrat. Xi disse che ci avrebbe pensato. Gli USA poi sganciarono la “madre di tutte le bombe” in Afghanistan. La Cina fece finta di esserne interessata. Poi direttamente alla Cina su chiesto di fare pressione sul regime di Kim Jong-un. A Pechino dissero che condividevano le preoccupazioni della comunità mondiale. Dopo pochi mesi, Kim Jong-un lancia due missili, ed inizia il passaggio dai missili a corto raggio a quelli balistici a medio raggio capaci di raggiungere Alaska e Guam. Pechino ancora una volta “condivide le preoccupazioni”, allo stesso tempo immette in servizio molte nuove navi da guerra, tra cui una portaerei, così come chiede alla Corea del Sud di ritirare rapidamente dal proprio territorio gli elementi del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti. Tra i vassalli degli Stati Uniti nella regione l’isteria è facile, Kim per la seconda volta testa con successo l’Hwasong-14 ed è sulla buona strada per ottenere un ICBM completo, che in futuro sarà a testata nucleare.
L’incapacità di fare qualcosa di serio contro Kim, tranne annunciare nuove sanzioni, che inoltre Pyongyang ignora, spinge Washington a cercare alleati per fare pressione sulla Corea democratica. Ma sono passati sei mesi e gente che desidera togliere le castagne dal fuoco a Trump non ce n’è. La Cina mena apertamente per il naso Washington, facendo finta di condannare Pyongyang, ma in realtà continuandone il tacito sostegno. La Russia coprì la Corea democratica nel corso di una delle operazioni di voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e dopo l’introduzione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti, non sarà più incline a soddisfare le pretese di Washington. I riferiti piani statunitensi per organizzare una nuova riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul comportamento della Corea democratica, venivano smentiti degli stessi rappresentanti del dipartimento di Stato degli USA, dicendo ora che ne veniva solo discussa l’idea. Ed è abbastanza chiaro perché, quando gli USA programmano un progetto da votare, Russia e Cina, con molta probabilità pongono il veto, con un pretesto o un altro. Tutti possono vedere che Trump è impantanato nella palude coreana dove incautamente s’è infilato e, naturalmente, non c’è fretta di aiutare la potenza egemone finita in questa palude.
La minaccia di una guerra commerciale con la Cina, brandita da Trump, in caso di attuazione potrebbe complicare relazioni USA-Cina, aumentando le tensioni nella penisola coreana e nel Mar Cinese Meridionale. Per la Russia sarebbe certamente utile che gli Stati Uniti, oltre a tutti i problemi esistenti, si cimentassero con la Cina, ma sembra che gli Stati Uniti abbiano limitato retorica irritabile e ostilità diplomatiche. Insieme alla serie di guerre e conflitti, lo scontro con la Cina rivela l’incapacità totale degli Stati Uniti di mantenere l’egemonia con mezzi adeguati. Le accuse della Casa Bianca e del Senato a Cina, Russia, Iran e Corea democratica sono il chiaro riflesso della crisi ultima dell’ordine mondiale washingtoniano, in cui gli Stati Uniti si vedono al centro, ma in cui non possono imporre ordine. Un modello in cui vi sono gli Stati Uniti e anche gli altri, e non capirlo avrà conseguenze di vasta portata.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora