Il fenomeno OSNI in Argentina

Basi biologiche sottomarine?
Luis Burgos (FAO – ICOU)C’è del marcio nell’Atlantico del Sud
A seguito dei tragici eventi verificatisi con l’ARA San Juan il 15 novembre 2017, vi sono state numerose richieste se tale caso potesse essere correlato a una parte del nostro tema. Inutile dire che sarebbe dolorosamente rischioso suggerirne una qualche associazione. Il tempo sarà testimone di ciò che è realmente accaduto una volta completate le ricerche sottomarine. L’unica cosa che possiamo fare è indovinare o aggiungere opinioni. Quindi vale il seguente contributo: Dopo il periodo di confusione generalizzata dalle varie versioni (sette chiamate, rumori biologici, anomalie idroacustiche, zattere galleggianti, boe, ecc.) e avendo la certezza dell’incidente, localizzati tempo e spazio del soggetto attraverso due assi fondamentali: cause dell’esplosione e rischio operativo.

Cause dell’esplosione
A – Interno per difetti delle batterie, il più accreditato “ufficialmente”.
B – Interno per immersione a profondità critiche a causa di un guasto.
C – Collisione con un “oggetto sconosciuto”.
D – Attacco da un “oggetto sconosciuto”.
Indubbiamente, questo ultimo punto è il più inquietante di tutti. L’ARA San Juan partecipava all’operazione Cormoran nelle acque del sud insieme a forze internazionali. Per la sua destinazione, sebbene fosse Mar del Plata, passava molto vicino all’area d’esclusione imposta dagli inglesi e, nonostante si sia in tempo di pace e non di guerra, l’ipotesi del conflitto è un problema che aleggia spettralmente.

Soccorso operativo
Un imponente schieramento di Paesi offre aiuto logistico e umanitario all’Argentina, tra cui quattro dei cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Cina). Ciò è d’importanza superlativa, ma c’è buona ragione per una riflessione che scivola tra tre ipotesi:
A – Offrono aiuto in cambio di nulla perché sono “bravi ragazzi”.
B – Offrono aiuto, ma allo stesso tempo cercano di “approfittare” della situazione: risorse marittime, spionaggio, trattati futuri, ecc.
C – Vogliono davvero scoprire cos’è successo col pretesto del famoso rischio sicurezza.
E qui dobbiamo fermarci di nuovo: l’Argentina fa parte del famoso Trattato di non Proliferazione delle Armi Nucleari (1968) composto da numerosi Paesi e dalle potenze mondiali. Non appena la notizia divenne nota in tutto il mondo, molte di queste nazioni si sono mobilitate presso la nostra Patagonia, inviando subito truppe e tecnologia all’avanguardia. Una mega-operazione unica che coinvolge 4000 persone. In effetti, resteranno fin quando non scopriranno cos’è successo al San Juan, dato che la morte dei quarantaquattro membri dell’equipaggio è scontata. È ovvio, in questo momento, che qualcosa non quadra. La stessa dichiarazione ufficiale della Marina argentina è agghiacciante: “evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare“. Sapendo anche che l’onda d’urto subacquea fu avvertita in Sud Africa e, probabilmente, nell’Oceano Indiano. E la domanda si pone… l’élite dei Paesi che operano nella zona zero (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Germania) sospettano qualcos’altro? Nell’ipotetico piano, valutano la possibilità che l’ARA San Juan avesse un’arma nucleare che avrebbe messo a rischio non solo l’ecologia marina, ma anche la politica internazionale e della difesa. Una questione fondamentale gioca contro di noi come Paese e questo ci fa riflettere. Il tema ricorda il missile Condor II e le sue conseguenze (1989). E la cosa più triste di tutte è che non potranno mai dirci le vere cause di tale incidente, ma questa ipotesi, una tra le tante, può portarci con una scorciatoia a “rispondere” sul perché siano tutti nel nostro mare… Nello specifico, non si può ignorare la storia dell'”oggetto subacqueo” rilevato dall’aereo yankee a 300 chilometri da Puerto Madryn, Chubut, a settanta metri di profondità, svelata il giorno successivo, quando era noto che il luogo in cui si trovava il sottomarino nel momento dell’esplosione era verso il Golfo di San Jorge, cioè a circa 140 miglia nautiche più a sud (?)…Riflessione finale
A conclusione di tutto ciò, l’unica cosa che sappiamo è che l’Argentina deve ripensare le proprie Forze Armate, ma con un ripensamento imminente e serio, che vada preso come tale dalle autorità coinvolte, cioè i tre poteri della Nazione (esecutivo, legislativo e giudiziario) e le tre armi (Aeronautica, Esercito e Marina). È la priorità di oggi, non domani o nei prossimi anni, non è uno scherzo. Purtroppo, e sebbene sia difficile dirlo, il “colpevole” dello stato in cui sono oggi le Forze Armate è… la democrazia. Sono passati trentaquattro anni dal suo ritorno del 1983 e alcun governo ha fatto nulla a favore… ma sempre contro: taglio del budget, mancanza di corretta manutenzione, smantellamento, ecc. Incredibilmente, in questi giorni, vediamo molti leader politici di questi tre decenni preoccupati nel dare ogni genere di spiegazioni. Bene, riguarda tutti il proverbio “la corruzione uccide”, quindi “il crack” è in sottofondo… con reverendo attuale ribollire!Introduzione
Successivamente, esamineremo il traffico non identificato in quei luoghi lontani. Dalla nascita stessa del fenomeno, piatti volanti all’epoca e UFO oggi, sono intimamente legati all’acqua. Gli oggetti non identificati proliferano nella casistica mondiale, emergendo o immergendosi in fiumi, laghi, lagune e mari. Da lì alla possibilità di basi nelle zone lacustri c’è un passo. Pertanto, sono nati gli OSNI, oggetti sommersi non identificati. Altri ricercatori parlano tacitamente di sottomarini od oggetti sottomarini. La cosa trascendente è che il nostro Paese non è sfuggito a tali eventi e già dagli anni ’40 incidenti in numerose zone idriche del territorio argentino furono segnalati. Qui circola una mia nota intitolata “Luci nei laghi” su episodi con queste caratteristiche, con la possibilità che possano essere usati come habitat o rifugio permanenti o temporanei.

Il primo OSNI nel Paese
Non era trascorsa una settimana dal “primo caso di piatto volante in Argentina” (10 luglio 1947 a La Plata, Buenos Aires) quando l’associazione UFO-AGUA si era già delineata, incredibilmente. In effetti, alle 09:00 del mattino del 15 luglio dello stesso anno, i membri dell’equipaggio di una nave polacca ormeggiata a Puerto Nuevo, così come il personale della prefettura uruguaiana, rilevarono la caduta sul Río de la Plata di uno “strano artefatto simile a un aeroplano“. Di fronte tale reclamo, un’inchiesta fu avviata dalle compagnie aeree se uno qualsiasi dei loro aerei avesse subito un incidente. Risultato negativo. Una domanda inquietante galleggiava sulle acque del Rio de la Plata: quale oggetto volante precipitò quel giorno d’inverno?

Segnalazioni negli anni ’50
E gli episodi continuarono negli anni successivi. Notizie dalle coste della Patagonia parlavano di oggetti enigmatici emergenti o immersi nelle acque marine, come accaduto a Rio Grande (Tierra del Fuego) e Puerto Coig (Santa Cruz) nel 1950, o a Comodoro Rivadavia (Chubut) nel 1953. Ma ciò che era veramente sconcertante fu che incidenti furono segnalati anche alle porte della capitale federale:Un curioso oggetto simile a “una mina sottomarina” di colore rosso fu osservato galleggiare davanti al pontone Recalada del Río de la Plata, il 19 febbraio 1953. Si trovava a 35° di latitudine sud e 56° di longitudine ovest e fu confermato dal capitano della nave San Jorge e dall’equipaggio del vapore Coracero. La ricerca non ebbe successo. Nel giugno 1959, secondo le informazioni ufficiali, un oggetto sommerso non identificato fu avvistato nelle acque del Rio de la Plata… Infine, una notte dell’agosto dello stesso anno, alle 21:15, il residente Victorio Perea, del quartiere Villa Lynch, distinse un oggetto volante luminoso simile a “un dirigibile” che cadeva sul Rio de la Plata.

I misteriosi anni ’60
E così arriviamo al decennio controverso dove vi furono numerosi “inseguimenti” della Marina argentina di “oggetti sottomarini non identificati”, strani e sfuggenti, nei golfi della Patagonia, specialmente nelle acque del Golfo Nuevo nella penisola di Valdés e nel golfo di San Jorge. Tutto ciò portò alla formazione delle famose Commissioni ufficiali e a tre presidenti interessati alla questione di questi comitati: Arturo Frondizi, Arturo Illia e il generale Juan Carlos Onganía. Intercettazioni e bombardamenti di profondità furono vani. Per anni, gli OSNI imperversarono nelle regioni meridionali fin quando gli incidenti non diminuirono nei decenni successivi. La Marina, quindi, ignorò la situazione e ogni episodio relativo ad oggetti enigmatici sommersi o emersi al largo delle coste proveniva da pescatori, turisti, automobilisti o residenti. Forse l’esempio più ricordato è quello dell’agricoltore Carlos Corosan, che nel 1966 fu testimone privilegiato di “un grosso oggetto metallico dall’aspetto rastremato che, lasciando una nuvola di fumo, precipitò alla luce del sole al largo di Puerto Deseado (Santa Cruz), producendo un grande rumore nelle acque“.Quindi, l’ipotesi che acquisì sempre più forza negli anni notava che potrebbero esistere sotto i nostri mari ricoveri permanenti che svolgerebbero la funzione di vere basi per OSNI. In breve, un’intensa attività biologica sconosciuta protetta da ogni rischio da queste profondità… Come aneddoto, in quegli anni mio fratello, Pedro Trachsler, prestava servizio sul cacciatorpediniere ARA Cervantes. In un’occasione l’allerta fu data quando un oggetto non identificato fu rilevato nelle acque del Golfo Nuevo. Procedendo all’intercettazione, furono lanciate bombe di profondità e poi una salva di siluri, che non colpendo il bersaglio furono poi prelevati in superficie e riportati a bordo. Continuando con la sua storia, prima di scomparire, l’OSNI “passò incredibilmente sotto la nave da guerra“…

ARA Cervantes

L’intruso del 1975
Tra le molte storie degli anni ’70, ce n’è una molto significativa per la qualità dei testimoni, sebbene desiderassero rimanere anonimi. Verso le 13:30 del mattino del 16 luglio, queste quattro persone, due uomini d’affari e due viaggiatori commerciali, stavano pescando nel molo di Caleta Olivia (Santa Cruz). La notte era serena. All’improvviso, uno di loro individuò a circa 100 metri sotto la superficie marina una strana sagoma fusiforme lunga circa dieci metri, in completo silenzio, con spigoli vivi e colorazione giallo-verdastra. Così, per venti minuti, l’OSNI scivolò lentamente lungo la costa verso sud finché non scomparve. La mattina dopo, molti abitanti di Caleta Olivia videro un gran numero di pesci morti sulle loro coste, oltre a gabbiani e albatros. Per l’intera giornata la pesca fu impossibile…Il caso di San Blas
E ancora, a metà degli anni ’80, un’altra presenza OSNI fu ufficialmente corroborata. Questa volta nella Baia di San Blas, a sud di Buenos Aires, conosciuta come “paradiso dei pescatori”. Infatti, la notte del 3 giugno 1988, la petroliera Puerto Rosales informò la Prefettura Navale di aver rilevato prima sul radar e poi visivamente, un enigmatico oggetto flottante non identificato a venti miglia dalle coste, di dimensioni regolari e che non rispondeva ad alcuno dei segnali fatti. L’allerta fu immediato e la Marina argentina dispiegò una grande operazione comprendente aerei della base Comandante Espora, la corvetta Grandville, il cacciatorpediniere Sarandí e un velivolo Electra 6 P-101 che decollò dalla base Almirante Zar di Trelew, Chubut. Dopo ore di monitoraggio il Ministero della Difesa chiuse la ricerca. Va notato che l’area in cui si muoveva l’intruso, di fronte al secondo faro di Barranca, non ha grande profondità, quindi sarebbe stato molto rischioso per una nave convenzionale sfuggire a tali acque, e forse a causa di ciò il rapporto della Marina sostituì la parola sottomarino con oggetto galleggiante…Epilogo
Trent’anni fa, in diversi articoli giornalistici sostenni l’esistenza di queste “basi sottomarine”. E molto poco o quasi nulla è cambiato oggi. Questi OSNI continuano a muoversi e a comportarsi come negli anni ’40 o ’50, con la stessa impunità di sempre, come se il territorio gli appartenesse o lo facessero da tempo, abitando sott’acqua. Si muovono sia in mare aperto stupendo navi e pescherecci, che a pochi metri dalle coste stupendo pescatori e residenti. Pertanto, l’esistenza di una presenza ignota operante sotto le acque del Mar Argentino e, quindi, dell’Oceano Atlantico, si allontana dalla mera ipotesi e si avvicina alla realtà. La casistica lo dimostra e gli eventi continueranno a ripetersi… dimostrando ancora una volta che nonostante la super tecnologia delle grandi potenze, capace di “localizzare” una targa automobilistica o una pallina da tennis dai satelliti, quando si paragonano alle capacità del fenomeno OVNI, si nota la grande differenza…Riferimenti:
Bollettino UFO PRESS, n. 13, ottobre 1979
Clarín, 5 giugno 1988
Expedientes OVNIs (Los Archivos Clasificados Argentinos), Luis Burgos, ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Auree incandescenti e fondi neri: il misterioso programma UFO del Pentagono

Helene Cooper, Ralph Blumenthal e Leslie Kean, New York Times 16 dicembre 2017

Robert Bigelow

Tra i 600 miliardi di dollari di budget annuali del dipartimento della Difesa, i 22 milioni spesi per il Programma d’identificazione delle minacce aerospaziali avanzate erano quasi impossibili da trovare. Come voleva il Pentagono. Per anni, il programma ha indagato sulle segnalazioni di oggetti volanti non identificati, secondo i funzionari del dipartimento della Difesa, interviste ai protagonisti del programma e documenti ottenuti dal New York Times. Era gestito da un ufficiale dell’intelligence militare, Luis Elizondo, al quinto piano del C Ring del Pentagono, nel ventre labirintico dell’edificio. Il dipartimento della Difesa non ha mai riconosciuto l’esistenza del programma, che dice di aver chiuso nel 2012. Ma i sostenitori dicono che, mentre il Pentagono ha finito i finanziamenti al momento, il programma resta. Negli ultimi cinque anni, dicono, i funzionari del programma hanno continuato ad indagare su episodi riportatigli dai militari mentre svolgevano altri compiti del dipartimento della Difesa. Il programma segreto, alcune parti restano classificate, iniziò nel 2007 ed inizialmente fu ampiamente finanziato su richiesta di Harry Reid, il democratico del Nevada che all’epoca era il leader della maggioranza del Senato e che da tempo s’interessa ai fenomeni spaziali. La maggior parte del denaro andò a una società di ricerca aerospaziale gestita da un imprenditore miliardario e vecchio amico di Reid, Robert Bigelow, che attualmente collabora con la NASA per produrre mezzi espandibili da utilizzare nello spazio. Su “60 minutes” della CBS a maggio, Bigelow disse di essere “assolutamente convinto” che gli alieni esistono e che gli UFO visitano la Terra.
Lavorando con la compagnia di Bigelow a Las Vegas, il programma ha prodotto documenti che descrivono avvistamenti di aerei che sembravano muoversi a velocità molto elevate senza segni visibili di propulsione, o che si libravano senza apparenti mezzi di sostentamento. Funzionari del programma hanno anche studiato video di incontri tra oggetti sconosciuti e aerei militari statunitensi, tra cui uno pubblicato ad agosto di un oggetto ovale biancastro, delle dimensioni di un aereo commerciale, inseguito da due caccia F/A-18F della Marina della portaerei Nimitz, al largo di San Diego, nel 2004. Reid, ritiratosi dal Congresso quest’anno, dichiarava di essere orgoglioso del programma. “Non sono imbarazzato, non mi vergogno o mi dispiace di aver fatto andare avanti questa cosa“, aveva detto Reid in un’intervista in Nevada. “Penso che sia una delle cose buone che ho fatto nella mia permanenza al Congresso. Ho fatto qualcosa che nessuno ha mai fatto prima“. Anche altri due ex-senatori e membri di spicco di una sottocommissione per le spese della Difesa. Ted Stevens, repubblicano dell’Alaska, e Daniel K. Inouye, democratico alle Hawaii, sostennero il programma. Stevens è morto nel 2010 e Inouye nel 2012. Pur non affrontando i meriti del programma, Sara Seager, astrofisica del MIT, ammoniva che non conoscere l’origine di un oggetto non significa che provenga da un altro pianeta o galassia. “Quando si dichiara di osservare fenomeni veramente insoliti, a volte vale la pena investigare seriamente”, ha detto. Ma aggiungeva, “ciò che la gente a volte non capisce della scienza è che spesso abbiamo fenomeni che rimangono inspiegabili“. Anche James E. Oberg, ex-ingegnere dello space shuttle della NASA e autore di 10 libri sui voli spaziali che spesso sfatano gli avvistamenti UFO, era dubbioso. “Ci sono molti eventi prosaici e tratti percettivi umani che possono spiegare queste storie“, ha detto. “Molti sono attivi nei cieli e non vogliono che gli altri lo sappiano. Sono felici di nascondersi non riconosciuti dalle voci, o persino ne fanno un camuffamento”. Tuttavia, Oberg affermava di accogliere favorevolmente la ricerca. “Potrebbe esserci una perla” dice.
In risposta alle domande del Times, i funzionari del Pentagono questo mese hanno riconosciuto l’esistenza del programma, iniziato nell’ambio dell’Agenzia d’intelligence della Difesa. I funzionari hanno insistito sul fatto che lo sforzo si concluse dopo cinque anni, nel 2012. “Fu deciso che c’erano altri problemi dalla priorità più alta che meritavano finanziamenti, e fu nell’interesse del DoD cambiare“, disse il portavoce del Pentagono Thomas Crosson, in un’email, riferendosi al dipartimento della Difesa. Ma Elizondo ha detto che l’unica cosa a finire fu il finanziamento del governo, prosciugatosi nel 2012. Da allora, Elizondo ha detto in un’intervista di aver collaborato con ufficiali della Marina e della CIA e continuato a lavorare fuori dal suo ufficio del Pentagono fino ad ottobre, quando si dimise per protesta contro ciò che definiva eccessiva segretezza ed ostruzione interna. “Perché non spendiamo più tempo e sforzi su questo tema?” scrisse Elizondo nella lettera di dimissioni al segretario alla Difesa Jim Mattis. Elizondo ha detto che lo sforzo continuò e che ebbe un successore, che si rifiutava di nominare.
Gli UFO sono stati studiati ripetutamente nel corso dei decenni negli Stati Uniti, anche dai militari. Nel 1947, l’Air Force iniziò una serie di studi che indagarono su oltre 12000 avvistamenti UFO prima che venissero ufficialmente conclusi nel 1969. Il programma, che includeva uno studio dal nome in codice Project Blue Book, iniziò nel 1952 e concluse che la maggior parte degli avvistamenti riguardava stelle, nuvole, aerei convenzionali o aerei spia, anche se 701 rimasero inspiegabili. Robert C. Seamans Jr., segretario dell’Aeronautica militare all’epoca, dichiarò in un memorandum che annunciava la fine del Project Blue Book, che “non può più essere giustificato né sulla base della sicurezza nazionale né nell’interesse della scienza”. Reid disse che l’interesse per gli UFO glielo trasmise Bigelow. Nel 2007, Reid disse in un’intervista che Bigelow gli disse che un ufficiale della Defense Intelligence Agency gli si era avvicinato per visitare il ranch di Bigelow nello Utah, dove conduceva ricerche. Reid disse di aver incontrato funzionari dell’agenzia poco dopo l’incontro con Bigelow e apprese che volevano avviare un programma di ricerca sugli UFO. Reid convocò Stevens ed Inouye in una stanza sicura al Campidoglio. “Avevo parlato con John Glenn alcuni anni prima”, disse Reid riferendosi all’astronauta ed ex-senatore dell’Ohio morto nel 2016. Glenn, secondo Reid, gli disse che pensava che il governo federale dovrebbe guardare seriamente agli UFO e dovrebbe parlare coi militari, in particolare i piloti, che avevano riferito di aver visto aerei che non potevano identificare o spiegare. Gli avvistamenti non venivano segnalati spesso alla catena di comando militare, secondo Reid, perché i militari temevano di essere derisi o stigmatizzati. L’incontro con Stevens e Inouye, disse Reid, “fu uno degli migliori che abbia mai avuto”, e aggiunse, “Ted Stevens disse, ‘Ho aspettato fin da quando ero nell’Air Force’.” (Il senatore dell’Alaska fu un pilota nell’aviazione dell’esercito, in missioni di trasporto aereo sulla Cina durante la Seconda guerra mondiale). Durante l’incontro, secondo Reid, Stevens raccontò di essere stato inseguito da uno strano aereo d’origine sconosciuta, che inseguì il suo aereo per chilometri. Nessuno dei tre senatori voleva un dibattito pubblico sul piano del Senato per il finanziamento del programma, affermava Reid. “Questo era il cosiddetto fondo nero“, disse. “Stevens lo sapeva come Inouye. Ma era così, ed era così che volevamo“, Reid si riferiva al budget del Pentagono per i programmi classificati.
I contratti ottenuti dal Times mostrano un’appropriazione congressuale di poco meno di 22 milioni di dollari dalla fine del 2008 al 2011. Il denaro fu utilizzato per la gestione del programma, la ricerca e la valutazione della minaccia posta dagli oggetti. Il finanziamento andò alla società di Bigelow, Bigelow Aerospace, che assunse subcontraenti e sollecitò ricerche per il programma. Sotto la direzione di Bigelow, la società modificò gli edifici di Las Vegas per lo stoccaggio di leghe metalliche e altri materiali che Elizondo e gli appaltatori del programma dichiararono essere stati recuperati da fenomeni aerei non identificati. I ricercatori hanno anche studiato persone che affermarono di aver subito effetti fisici dagli incontri con gli oggetti e li esaminarono per eventuali cambiamenti fisiologici. Inoltre, i ricercatori parlarono coi militari che avevano riferito avvistamenti di strani aerei. “Siamo un po’ nella posizione che si avrebbe se dessimo a Leonardo da Vinci la chiave del garage“, disse Harold E. Puthoff, ingegnere che condusse ricerche sulla percezione extrasensoriale della CIA e in seguito lavorò al programma. “Prima di tutto, cercherebbe di capire cos’è questa roba di plastica. Non saprebbe nulla di segnali elettromagnetici o loro funzione“. Il programma raccolse video e audio di incidenti UFO, come le riprese da un F/A-18 Super Hornet della Marina che mostra un velivolo circondato da una sorta di aura incandescente che viaggiava ad alta velocità e ruotava mentre volava. I piloti della Marina possono essere ascoltati mentre cercano di capire cosa vedevano. “Ce n’è un’intera flotta”, esclama uno. I funzionari della difesa si rifiutano di rilasciare posizione e data dell’incidente.
A livello internazionale, siamo il Paese più arretrato del mondo su questo tema“, ha detto Bigelow in un’intervista. “I nostri scienziati hanno paura di essere ostracizzati, e i nostri media sono spaventati dallo stigma. Cina e Russia sono molto più aperte e lavorano su questo con enormi organizzazioni nei loro Paesi. Anche Paesi più piccoli come Belgio, Francia, Regno Unito e latinoamericani come il Cile sono più aperti. Sono attivi e disposti a discuterne piuttosto che essere trattenuti da un tabù infantile“. Nel 2009 Reid decise che il programma aveva compiuto straordinarie scoperte sostenendo un aumento della sicurezza per proteggerlo. “Furono compiuti molti progressi nell’identificare numerose scoperte aerospaziali sensibili e non convenzionali“, scrisse Reid in una lettera a William Lynn III, vicesegretario della Dfesa all’epoca, chiedendo che venisse designato “speciale e riservato programma” dall’accesso per pochi funzionari scelti. Una sintesi del programma del Pentagono del 2009 preparata dal direttore all’epoca afferma che “ciò che era considerato fantascienza è ormai un fatto scientifico” e che gli Stati Uniti non potevano difendersi da certe scoperte tecnologiche. La richiesta di Reid per la designazione speciale fu respinta. Elizondo, nella lettera di dimissioni del 4 ottobre, affermava che era necessario prestare maggiore attenzione ai “molti resoconti della Marina ed altri servizi su insoliti sistemi aerei che interferiscono con le piattaforme militari e mostrano capacità oltre la prossima generazione“. Espresse frustrazione per le limitazioni imposte al programma, dicendo a Mattis che “rimane vitale accertare capacità e intento di questi fenomeni a beneficio delle forze armate e della nazione“. Elizondo ora, assieme Puthoff e un altro ex-funzionario del dipartimento della Difesa, Christopher K. Mellon, ex-vicesegretario alla Difesa per l’intelligence, partecipa a una nuova iniziativa commerciale intitolata To the Stars Academy of Arts and Science. Parlano pubblicamente dei loro sforzi mirando a raccogliere fondi per la ricerca sugli UFO. Nell’intervista, Elizondo ha detto che lui e i suoi colleghi governativi avevano deciso che i fenomeni che avevano studiato non sembravano provenire da alcun Paese. “Questo fatto non è ciò che un governo od istituzione dovrebbe classificare segreto al popolo“, aveva detto. Da parte sua, Reid ha detto di non sapere da dove gli oggetti provengano. “Se qualcuno dice di avere la risposta ora, vi prende in giro”, ha detto. “Non lo sappiamo”. Ma, concluse, “dobbiamo iniziare da qualche parte“.

Harry Reid e Hillary Clinton

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Cina testa armi che raggiungeranno gli USA in 14 minuti

ZerohedgeUna galleria del vento ipersonica segreta, soprannominata “Hyper Dragon“, aiuta gli esperti a rivelare molti fatti che gli statunitensi ignorano“, secondo un ricercatore cinese in un documentario… Stephen Chen del South China Morning Post riferisce che la Cina sta costruendo la galleria del vento più veloce del mondo per simulare il volo ipersonico fino a velocità di 12 chilometri al secondo. Il velivolo ipersonico che vola a questa velocità dalla Cina potrebbe raggiungere le coste occidentali degli Stati Uniti in meno di 14 minuti. Zhao Wei, scienziato che lavora al programma, ha detto che i ricercatori mirano ad attivare la struttura entro il 2020 per soddisfare la pressante richiesta del programma di sviluppo di armi ipersoniche della Cina. “Potenzierà l’applicazione ingegneristica della tecnologia ipersonica, principalmente nei settori militari, replicando l’ambiente dei voli ipersonici estremi, in modo che i problemi possano essere scoperti e risolti subito“, affermava Zhao, Vicedirettore del Laboratorio di Stato per la Gasdinamica ad Alta Temperatura presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. I test ridurranno in modo significativo il rischio di fallimento quando inizieranno i voli di prova dell’aeromobile ipersonico. La galleria del vento più potente al mondo attualmente è la struttura LENX-X di Buffalo, nello stato di New York, che opera a velocità massima di 10 chilometri al secondo, 30 volte la velocità del suono. Velivoli ipersonici sono definiti i velivoli che volano a Mach 5, cinque volte la velocità del suono o più.
L’esercito statunitense ha testato l’HTV-2, un velivolo senza pilota da Mach 20 nel 2011, ma il volo ipersonico durò pochi minuti prima che il velivolo si schiantasse nell’Oceano Pacifico. A marzo, la Cina ha condotto sette voli di prova riusciti dell’aliante ipersonico WU-14, noto anche come DF-ZF, alla velocità tra Mach 5 e Mach 10. Altri Paesi, come Russia, India e Australia, hanno anche testato dei primi prototipi di velivoli che potrebbero essere utilizzati per armare missili, anche con testate nucleari. “Cina e Stati Uniti hanno iniziato la corsa ipersonica“, affermava Wu Dafang, professore presso la Scuola di Scienza ed Ingegneria Aeronautica della Beihang University di Pechino, che ha ricevuto il premio tecnologico nazionale per l’invenzione di un nuovo scudo termico utilizzato dai velivoli ipersonici nel 2013. Wu ha lavorato allo sviluppo dei missili da crociera ipersonici, un velivolo orbitale, droni ad alta velocità e altre possibili armi per l’Esercito di Liberazione Popolare. Ha detto che vi sono numerosi tunnel del vento ipersonici nella Cina continentale che contribuiscono all’alto tasso di successo nei test delle armi ipersoniche. La nuova galleria del vento sarà “una delle più potenti e avanzate strutture di collaudo per velivoli ipersonici nel mondo“, affermava Wu, che non è interessato al programma. “Questa è sicuramente una buona notizia. Non vedo l’ora che sia completata“, aggiungeva.
Nel nuovo tunnel ci sarà una camera di prova per modelli di aerei relativamente grandi dall’apertura alare di quasi tre metri. Per generare un flusso d’aria dalla velocità estremamente elevata, i ricercatori faranno detonare diverse valvole contenenti una miscela di ossigeno, idrogeno ed azoto per creare una serie di esplosioni che producano un gigawatt di potenza in una frazione di secondo, secondo Zhao. Cioè più della metà della potenza della centrale nucleare di Daya Bay nel Guangdong. Le onde d’urto, incanalate nella camera di prova attraverso un tunnel metallico, avvolgeranno il prototipo del veicolo e aumenteranno la temperatura della cellula a 8000 gradi Kelvin, o 7727 gradi Celsius, secondo Zhao. Quasi il 50% più caldo della superficie del Sole. Il velivolo ipersonico deve quindi essere coperto di materiali speciali con sistemi di raffreddamento estremamente efficienti nella cellula per dissipare il calore, altrimenti potrebbe facilmente deviare dalla rotta o disintegrarsi durante il volo a lunga distanza. Il nuovo tunnel sarà utilizzato anche per testare lo scramjet, un nuovo tipo di motore a reazione progettato specificamente per i voli ipersonici. I motori a reazione tradizionali non possono gestire flussi d’aria a tali velocità. Secondo Zhao, la costruzione della nuova struttura sarà guidata dallo stesso team che ha costruito il JF12, uno shock tunnel a denotazione iperveloce di Pechino, in grado di replicare le condizioni di volo a velocità che vanno da Mach 5 a Mach 9 e ad altitudini tra 20 e 50 chilometri. Jiang Zonglin, capo sviluppatore del JF12, ha vinto l’annuale Ground Test Award rilasciato dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics lo scorso anno, per l’avanzamento di “modernissime strutture di test per l’ipersonicità su larga scala“. Il progetto del JF12 di Jiang “non utilizza parti mobili e genera test dalla durata maggiore e un flusso di energia più elevato rispetto ai tunnel tradizionali“, secondo l’istituto statunitense. Secondo i resoconti dei media il tunnel JF12 funziona a piena capacità con un nuovo test ogni due giorni dal completamento nel 2012, poiché il ritmo dello sviluppo delle armi ipersoniche è aumentato significativamente negli ultimi anni.
In un articolo pubblicato sulla rivista National Science Review il mese scorso, Jiang scriveva che l’impatto dei voli ipersonici sulla società potrebbe essere “rivoluzionario”. “Con pratici aeroplani ipersonici sarà possibile un volo di due ore verso qualsiasi parte del mondo”, mentre il costo dei viaggi nello spazio potrebbe essere ridotto del 99% con la tecnologia riutilizzabile dei velivoli spaziali. “Il volo ipersonico è, e nel prossimo futuro sarà, l’avanguardia della sicurezza nazionale, trasporto civile e accesso allo spazio“, aggiungeva. La velocità di fuga, o velocità minima necessaria per lasciare la Terra, è di 11 chilometri al secondo. Traduzione di Alessandro Lattanzio

Come Gorbaciov distrusse il programma spaziale militare dell’URSS

Sputnik, 14.05.2017Trent’anni fa, nel maggio 1987, il leader sovietico Mikhail Gorbachev giunse nel Cosmodromo di Bajkonur per ordinare personalmente la chiusura del programma spaziale militare dell’URSS. Tre decenni dopo, l’osservatore militare Aleksandr Khrolenko guarda a quella decisione che costò al Paese e continua a costare alla Russia. In un articolo dedicato all’anniversario della decisione di Gorbaciov per RIA Novosti, Khrolenko ricordò che mentre il leader conobbe alcune tecnologie sviluppate dagli scienziati sovietici durante la visita nello spazioporto, espresse rammarico per aver promesso a Ronald Reagan a Reykjavik, l’anno prima, di chiudere unilateralmente il programma spaziale militare dell’URSS. Washington, nel frattempo, rifiutò di sospendere i lavori sullo scudo missilistico della propria difesa strategica, continuandoli fino al 1993, dopo che l’Unione Sovietica era scomparsa. Tuttavia, quando arrivò alla Casa degli Ufficiali l’11 maggio 1987, “il Segretario generale ribadì il corso dello sviluppo pacifico dello spazio”, un’iniziativa che aveva intrapreso dopo l’ascesa al potere nel 1985. Khrolenko scrive: “Dopo la visita di Gorbaciov, il programma sovietico per sistemi spaziali militari venne smantellato. Il concetto di stazione orbitale pesante fu chiuso nel 1989 e subito dopo tutto il lavoro cessò sul missile spaziale pesante Energija e la navetta spaziale Buran”. Sfortunatamente, il giornalista aggiunge che tre decenni dopo, nonostante i grandi auguri di pace di Gorbaciov, “il mondo non è cambiato.” Il 7 maggio 2017, il velivolo orbitale X-37B Test-4, in missione segreta per quasi due anni, atterrava a Cape Canaveral“. Khrolenko ricorda che “in precedenza, il Pentagono aveva affermato che lo spazioplano, che pesa circa 5 tonnellate, volando a un’altitudine compresa tra 200 e 750 km può cambiare rapidamente orbita e manovrare, eseguire missioni di ricognizione e porre piccoli carichi in orbita“. Nel frattempo, gli esperti russi definiscono l’X-37B per quello che è: un intercettore militare spaziale. “In altre parole”, secondo il giornalista, sembra ovvio che “il programma statunitense per armi d’attacco orbitale sopravvissuto alle “Star Wars” di Ronald Reagan, sia un fatto nel ventunesimo secolo: la Russia dovrà recuperare nel campo spaziale militare, creando un nuovo missile pesante e una base materiale affidabile“.Ciò che Gorbaciov cedette
L’Unione Sovietica cominciò a lavorare su sistemi spaziali militari negli anni ’60, partendo dall’idea di satellite volto ad abbattere quelli nemici. L’URSS lanciò il primo satellite operativo sperimentale, Poljot-1, in orbita nel 1963. Cinque anni dopo, il 1° novembre 1968, gli ingegneri sovietici per la prima volta intercettarono un satellite. Tra il 1973 e il 1976, con il programma segreto Almaz, l’Unione Sovietica mise in orbita tre stazioni da ricognizione civili e militari. Nel frattempo, gli ingegneri effettuarono decine di test continuando a migliorare i sistemi anti-satellite. Nelle massicce esercitazioni strategiche svoltesi tra giugno e settembre 1982 e successivamente definite dalla NATO come “guerra nucleare delle sette ore”, l’Unione Sovietica e gli alleati effettuarono manovre che previdero il lancio di missili balistici basati a terra e mare, test di missili antimissile e manovre con satelliti militari, compreso l’intercettore-satellite 5V91T Uran. “Anche l’Energija Space Corporation produsse armi d’attacco spaziale per le operazioni di combattimento nello spazio“, ricorda Khrolenko. Alla fine degli anni ’70, Energija creò due progetti di futuri velivoli spaziali con la stessa piattaforma, il primo con missili spaziali e il secondo con laser. I missili erano più piccoli e leggeri, permettendo al sistema di trasportare una grande quantità di combustibile a bordo; il velivolo fu designato 17F111 Kaskad, progettato per abbattere sistemi nemici in orbita bassa (entro 300 km). Il velivolo armato di laser, conosciuto come 17F19 Skif, doveva essere utilizzato contro i satelliti nemici in orbite geostazionarie e medie. Esistevano piani per creare un gruppo d’attacco orbitale costituito sia da Kaskad che Skif. Il progetto Kaskad comprendeva un missile intercettatore spaziale per intercettare le testate dei veicoli di rientro degli ICBM nemici, nella fase passiva del volo. Per la distruzione delle installazioni militari chiave nemiche a terra, gli ingegneri sovietici svilupparono una stazione spaziale pesante, la DOS-17K, così come velivoli autonomi (come la navetta spaziale Buran) con testate nucleari a bordo (fino a 15-20 ognuno). In caso di guerra, i moduli si separavano dai vettori, prendevano posizione e iniziavano la discesa per colpire gli obiettivi con estrema precisione. Dopo che il presidente Reagan presentò la sua iniziativa di difesa strategica, gli ingegneri sovietici iniziarono ad esplorare la possibilità di sfruttare lo spazio orbitale. Khrolenko ricorda che “fu condotta una ricerca sull’efficacia della spazzatura orbitale di nuvole, che avrebbe completamente liberato lo spazio a una navetta spaziale nemica fino a un’altezza di 3000 km“. Infine, il giornalista osserva che, nonostante i progressi compiuti dall’URSS nel programma spaziale militare, Gorbaciov, dopo essere salito al potere, inizà persistentemente a promuovere la tesi dello sviluppo pacifico dello spazio, secondo il suo “nuovo pensiero”. “Su pressione del Comitato Centrale, la Commissione statale sul lancio del 17F19 Skif (con un laser gasdinamico dalla potenza di 1 MW) annullò il programma e altri sistemi di combattimento. Il fallimento tecnico durante il lancio della navetta accelerò la chiusura del programma“. Khrolenko sottolinea che nella guerra fredda, gli Stati Uniti erano in grave ritardo rispetto all’URSS nella tecnologia militare spaziale. La creazione di stazioni spaziali statunitensi per uso militare iniziò solo negli anni ’70 (i progetti includevano armi cinetiche, laser e a fasci di particelle). Reagan ordinò lo sviluppo di un sistema antisatellite nel 1982 e proclamò l’iniziativa di difesa strategica nel marzo 1983. Mentre questo programma venne formalmente sciolto nel 1993, Khrolenko osserva che “l’uso pacifico dello spazio rimane solo un sogno dell’umanità“. “Le tecnologie spaziali danno origine a nuovi modi per svolgere le operazioni militari. Oggi, di circa 1380 satelliti in orbita, 149 sono militari e a doppio uso statunitensi, in confronto la Russia ne dispone di 75, la Cina 35, Israele 9, Francia 8 e Regno Unito e Germania 7“.
Le maggiori potenze attualmente sviluppano tecnologia militare spaziale. “Lo spazio prossimo alla Terra è sempre più militarizzato“. All’inizio dell’anno, il vicecomandante del Comando Strategico degli Stati Uniti disse che è necessario inviare ai nemici futuri degli Stati Uniti il segnale di essere disposti a combattere una guerra nello spazio. Alla fine dell’anno scorso, il generale John Hyten, capo di Stratcom, andò oltre affermando che mentre le potenze mondiali si espandono nello spazio, la possibilità di conflitti inevitabilmente cresce. “In quel caso, dobbiamo essere pronti“, disse. Nel frattempo, gli analisti militari statunitensi ritornano ancora sul tema della difesa missilistica spaziale, con l’Agenzia della difesa missilistica e la Raytheon Corporation che sviluppano e testano sistemi missilistici progettati per individuare e distruggere missili balistici che si avvicinano nell’atmosfera dallo spazio. Oggi Khrolenko osserva che anche quei Paesi che si oppongono alla militarizzazione dello spazio, come Russia e Cina, sono costretti a sviluppare le armi spaziali per evitare che si crei uno squilibrio strategico mortale. Secondo il giornalista, la domanda che va posta è: “E’ valsa la pena, con tanta persistenza in tanti anni, forgiare dalle spade spaziali russe degli aratri, riducendo i nostri Kascada e Skif in pentole e padelle?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora