La Corea democratica e il suo programma missilistico

VPK-NEWSSouth FrontSi potrebbe dire che la situazione politica e militare nell’Asia-Pacificoa sia calma prima della tempesta. La corsa per preparare tutti a un conflitto tra “mondo libero” e “regime comunista totalitario” a Pyongyang propagato dai media occidentali ha raggiunto l’apice. Gli Stati Uniti concentrano le forze nell’est asiatico per colpire obiettivi militari e industriali nella Corea democratica. Tre gruppi d’attacco con portaerei (CSG) sono in attesa di ordini nel Mar del Giappone: USS CVN-68 Nimitz, USS CVN-71 Theodore Roosevelt e USS CVN-76 Ronald Reagan. Sono accompagnati da tre stormi aerei, per 72 jet F/A-18E e 36 vecchi jet F/A-18C di supporto. I CSG includono 18 cacciatorpediniere Arleigh Burke con 540 missili Tomahawk. Il Mar del Giappone è pattugliato dai sottomarini lanciamissili da crociera USS Michigan (SSGN-727) e USS Florida (SSGN-728), con altri 300 Tomahawk. Vi sono 6 bombardieri B-1B e B-52 e 3 bombardieri B-2 nucleari presso la Base Aerea Andersen di Guam. Tale potenza sorprendente è mobilitata non solo per spettacolo. Una vera minaccia d’attacco nucleare statunitense emerse durante la guerra di Corea del 1950-1953. Gli Stati Uniti svilupparono diversi piani per bombardare obiettivi-chiave in Corea democratica per avere un vantaggio strategico. I massimi vertici non riuscirono ad aprire la scatola di Pandora, ma la minaccia di distruzione nucleare era ancora presente anche dopo la guerra, anche se in misura minore. Probabilmente fu questo che spinse Kim Il-sung ad avviare il suo programma nucleare.Test d’indipendenza
Negli anni ’60 gli sviluppi iniziali furono permessi dai sovietici e in seguito dall’aiuto dei cinesi. Il Pakistan svolse un ruolo cruciale nel programma. Alla fine degli anni ’90 Abdulqadir Khan, “il padre della bomba nucleare d’Islamabad”, consegnò alla Corea democratica l’attrezzatura per l’arricchimento dell’uranio, 5000 centrifughe e la documentazione necessaria. Khan attirò l’attenzione pubblica dopo aver rubato i progetti di centrifughe quando lavorava nei Paesi Bassi, negli anni ’70. Secondo i funzionari dell’intelligence statunitense, scambiò compact disc coi dati chiave per le tecnologie missilistiche. Nel 2005, il presidente Pervez Musharraf e il primo ministro Shaukat Aziz ammisero che Khan fornì alla Corea democratica le centrifughe. Nel maggio 2008 lo scienziato che in precedenza aveva dichiarato di avere agito di propria volontà, si rimangiò le dichiarazioni e disse che il governo del Pakistan l’aveva denigrato, affermando che il programma nucleare nordcoreano era già avviato prima di essere contattato. All’inizio degli anni ’80, i migliori fisici del Paese erano riuniti nel Centro di ricerca scientifica nucleare di Yongbyon, a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Con l’aiuto dei cinesi, un reattore a grafite sperimentale da 20 MW fu costruito il 14 agosto 1985 e funzionò fino al 1989 quando fu fermato su pressione degli Stati Uniti, con ottomila barre di combustibile tratte dalla zona attiva. Le valutazioni su quanto plutonio sia stato generato dalla Corea democratica differiscono. Il dipartimento di Stato USA valuta la quantità di plutonio tra sei e otto chilogrammi, la CIA afferma che sono nove chilogrammi. Secondo esperti russi e giapponesi, ottomila barre di combustibile genererebbero non meno di 24 chilogrammi di plutonio. La Corea democratica riattivò il reattore più tardi: funzionò dal 1990 al 1994, quando si fermò di nuovo a causa della pressione degli Stati Uniti. Il 12 marzo 1993, Pyongyang dichiarò che intendeva non aderire al Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari e rifiutò di concedere all’AIEA l’accesso ai suoi programmi. Dal 1990 al 1994 furono costruiti altri due reattori Magnox (da 50 MW e 200 MW) a Yongbyon e Taechon. Il primo può produrre 60 chilogrammi di plutonio all’anno, sufficiente per 10 testate nucleari. Il reattore da 200 MW può produrre 220 chilogrammi di plutonio, sufficienti per 40 testate. In seguito alla risoluzione 825 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla minaccia degli attacchi aerei statunitensi, la Corea democratica cedette alle pressioni diplomatiche e interruppe il programma sul plutonio. Dopo la sospensione dell’accordo, a fine 2002, Pyongyang riattivò i reattori. Il 9 ottobre 2006, la Corea democratica dimostrò la sua potenza nucleare con un test sotterraneo. L’esplosione ebbe una potenza di 0,2-1 kiloton. Il 25 maggio 2009, la Corea democratica condusse un secondo test sotterraneo. L’US Geological Survey (USGS) riferì che l’esplosione ebbe una potenza maggiore, stimato da 2 a 7 kiloton. Il 12 febbraio 2013 l’Agenzia di stampa centrale della Corea democratica dichiarò che fu testata una piccola carica nucleare ad alta potenza. L’Istituto di geoscienza e risorse minerarie sudcoreano riferì che la potenza fu stimata in 7,7-7,8 kiloton. Il 9 settembre 2016, un terremoto di magnitudo 5,3 fu registrato alle 9.30. L’epicentro era a 20 km dal sito dei test di Punggye-ri. L’USGS lo definì esplosione nucleare. In seguito la Corea democratica dichiarò ufficialmente di aver condotto il suo quinto test nucleare. La potenza fu stimata tra 10 e 30 kiloton. L’8 gennaio 2017, il primo dispositivo termonucleare fu testato dalla Corea democratica. I sismologi cinesi registrarono un forte terremoto. La Corea democratica confermò di avere la bomba all’idrogeno lo scorso settembre. I sismologi di vari Paesi stimarono la magnitudo in 6,1-6,4, con centro sismico vicino al livello del suolo. Funzionari nordcoreani affermarono di aver detonato con successo una carica termonucleare. La potenza fu stimata tra 100 e 250 kiloton. L’8 agosto 2017, il Washington Post riferì che, secondo l’US Defense Intelligence Agency, la Corea democratica ha fabbricato 60 testate termonucleari che potrebbero essere montate su missili balistici e da crociera. Molti media occidentali pubblicarono foto che dimostrano come Pyongyang abbia una testata termonucleare da 500-650 kg.
Nonostante tutti gli sforzi nella difesa antimissile negli ultimi 60 anni, i media hanno pubblicato le opinioni incerte degli di esperti su un’efficace contromisura ai missili balistici di medio raggio ed intercontinentali. Un missile balistico strategico con testata nucleare è un asso militare, l’asso che molti Paesi desiderano avere nei giochi politici sul tavolo internazionale. Ma montare una testata nucleare su un missile balistico è un compito difficile. Tutti i membri del “club nucleare” impiegarono tempo ed ebbero difficoltà nel testare una bomba nucleare da montare su un missile. Ci vollero sette anni dal primo test nucleare statunitense per montare una testata nucleare W-5 da 1200kg sui missili da crociera MGM-1 Matador e Regulus-1, e ci vollero nove anni per creare le testate W-7 per i missili balistici tattici M-3 Honest John e Corporal. 30 test nucleari furono condotti durante questo periodo. Alcuni per migliorare peso e dimensioni delle bombe. Il dispositivo esplosivo da 4500 kg del W-3 fu ridotto a 750 kg del W-7, con un diametro che si restrinse da 125 cm a 62 cm rispettivamente. Il secondo compito importante fu adattare la testata alle alte velocità e temperature che si verificano durante il volo balistico. Il primo missile balistico a medio raggio sovietico, l’R-5M, con una testata nucleare fu provato nel febbraio 1956. La bomba atomica RDS-4 montata aveva un peso di 1300 kg. A quel tempo l’Unione Sovietica aveva condotto 10 test nucleari. La Cina aveva condotto quattro test nucleari quando il missile balistico a medio raggio DF-2 fu sottoposto a test di volo. A partire da Mk-1 Little Boy e Mk-3 Fat Man, tutte le bombe nucleari sono divise in due tipi. Le bombe del primo tipo sono le cosiddette armi a fissione, con la Mk-1 che ne è la “madre”. Il materiale fissile viene assemblato in una massa supercritica con l’uso del metodo del “cannone”: sparando del materiale sub-critico nell’altro. L’unico materiale attivo adatto a ciò è l’uranio arricchito U-235. Il secondo tipo è l’implosione, con la Mk-3 che ne fu il prototipo: una massa fissile di due materiali (U-235, Pu-239 o una combinazione) è circondata da esplosivi ad alta densità che comprimono la massa, con conseguente criticità. Pu239, U233 e U235 possono essere utilizzati come materiale attivo in questo caso. Il primo tipo è più semplice da produrre e quindi più facilmente disponibile per i Paesi meno sviluppati scientificamente. L’altro tipo richiede meno materiale attivo, ma è considerevolmente più difficile da costruire e richiede tecnologie avanzate. I dispositivi di tipo implosivo sono sfere cave concentriche. La prima sfera è costituita da materiale attivo (con raggio esterno di 7 cm nel caso dell’U235, 5 cm per il Pu239 e raggio interno di 5,77 e 4,25 rispettivamente). La seconda sfera di 2 cm di spessore è in berillio che devia i neutroni. Il terzo è una sfera di 3 cm realizzata in U238. La quarta sfera da 1 a 10 cm di spessore è di normale esplosivo. Il dispositivo è coperto con un paio di cm di alluminio. Il modello non è cambiato molto dalla Fat Man, tranne che per l’esplosivo obsoleto, l’Amatol del peso di 2300 kg. Oggigiorno le testate usano il PBX-9501 (W-88) di cui 6-8 kg bastano. Nel 1959 l’US Atomic Energy Commision sviluppò un modello matematico universale per il dispositivo implosivo nucleare e termonucleare come primo modulo. È obsoleto per i dispositivi russi e statunitensi contemporanei, ma per quelli nordcoreani sarebbe appropriato. Questo modello permette di stimare la potenza di un ordigno nucleare se se ne conosce il diametro. Un dispositivo di 28 cm avrebbe una potenza di 10 kiloton, di 40 cm 25, di 46 cm 100 e di 61 cm 1 megaton. La lunghezza del dispositivo corrisponde al diametro con un rapporto di 5 a 1, cioè se il dispositivo è largo 28 cm, la sua lunghezza sarà di 140 cm e il peso di 240 kg.Sfilata di Hwasong
L’Hwasong-5 è una copia del missile sovietico R-17 Elbrus (Scud-C). La Corea democratica se ne impossessò quando aiutò l’Egitto nel 1979-1980. Dato che i rapporti con l’Unione Sovietica erano tesi e che i cinesi erano inaffidabili, i nordcoreani iniziarono il reverse engineering degli R-17 “egiziani”. Il processo fu accompagnato dalla costruzione della relativa industria, con lo sforzo principale incentrato sulla fabbrica 125 di Pyongyang, l’Istituto di ricerca Sanum-dong e il sito di lancio di Musudan-ri. I primi prototipi furono sviluppati nel 1984. Denominati Hwasong-5 (designato dall’occidente come Scud-A Mod) i missili erano identici agli R-17 ricevuti dall’Egitto. I voli di prova furono condotti nell’aprile 1984, ma il primo lotto era limitato perché erano stati programmati solo per i voli di prova, per accertarne la qualità della produzione. La produzione in serie degli Hwasong-5 (Scud-B Mod) iniziò nel 1985. Questo tipo ebbe alcuni miglioramenti rispetto al progetto sovietico originale. La gittata con testata da 1000 kg migliorò da 280 a 320 km e il motore Isaev fu leggermente modernizzato. Esistono diversi tipi di carichi utili: a frammentazione, ad alto potenziale esplosivo, chimica e forse biologica. Durante l’intero ciclo di produzione, fino a quando l’Hwasong-6 fu sviluppato nel 1989, si sospetta che siano stati adottati diversi aggiornamenti, ma non sono disponibili dati precisi. Nel 1985, l’Iran acquistò 90-100 Hwasong-5 per 500 milioni di dollari. L’accordo includeva la tecnologia di produzione che aiutò Teheran ad avviare la propria produzione. Il missile fu chiamato Shahab-1 in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti ne acquistarono un lotto nel 1989.
Hwasong-6 è un aggiornamento del precursore. Ha una gittata maggiore ed è più preciso. Entrò in produzione nel 1990. Circa 2000 missili furono prodotti entro il 2000, 400 dei quali venduti per 1,5-2 milioni di dollari. 60 missili furono consegnati all’Iran, dove vennero chiamati Shahab-2. Furono anche esportati in Siria, Egitto, Libia e Yemen.
Hwasong-7 (No Dong) è un missile balistico a medio raggio, divenuto operativo in Corea democratica nel 1998. Secondo gli esperti occidentali, ha un raggio d’azione di 1350-1600 km e può trasportare carichi utili da 760 a 1000 kg. Il No Dong fu creato dagli ingegneri nordcoreani, secondo gli esperti occidentali, col sostegno finanziario dall’Iran e l’aiuto tecnico della Russia. Apparentemente durante caos e collasso economico degli anni ’90, l’industria della Difesa russa vendette nuove tecnologie a tutti gli interessati. Si crede che il Makeev Design Bureau trasferì l’R-27 Zyb e l’R-29 Vysota alla Corea democratica. Il motore 4D10, secondo gli Stati Uniti, funse da prototipo per il No Dong. Questo è discutibile, non c’è nulla di straordinario nel fatto che No Dong e R-27 condividano alcune caratteristiche tecniche, in quanto almeno una dozzina di missili statunitensi, giapponesi ed europei sono davvero simili. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, il missile è propulso da un razzo a propellente liquido con carburante TM185 (20% benzina, 80% cherosene), ossidante AK-271 (27% N2O4 e 73% HNO3). La spinta è di 26600 kg (nel vuoto). Ma i motori 4D10 realizzati 50 anni fa utilizzavano un combustibile più sofisticato, l’UDMH, col 100% di N2O4 come ossidante. Il tempo di volo del No Dong è di 115,23 secondi. La velocità massima è di 3750 metri al secondo. Pesa 15850 kg, con la testata che si separa durante il volo del peso di 557,73 kg. Esistono varianti per l’esportazione in Pakistan e Iran. Il tempo di volo dipende dalla distanza e dal peso della testata. Un volo di 1100 km con una testata da 760 kg impiegherà 9 minuti e 58 secondi. Un volo di 1500 km con una testata di 557,73 kg impiegherà 12 minuti. Questo fu misurato dai satelliti statunitensi durante i test di lancio in Corea democratica, Pakistan e Iran.
Hwasong-10 (BM-25 o Musudan), sistema missilistico mobile a gittata intermedia. Fu mostrato per la prima volta nella parata militare per il 65.mo anniversario del Partito dei Lavoratori della Corea, il 10 ottobre 2010, anche se gli esperti occidentali ritengono fossero dei modelli. L’Hwasong-10 assomiglia all’R-27 Zyb, un SLBM sovietico, ma più lungo di 2 metri. Secondo i calcoli, grazie all’allungamento dei serbatoi di carburante, la gittata sarebbe di 3200-4000 km rispetto ai 2500 del prototipo sovietico. Dall’aprile 2016, l’Hwasong-10 fu testato numerose volte, con due test, a quanto pare, riusciti. L’arsenale della Corea democratica ne ha circa 50 lanciatori. Con una gittata ipotizzata a 3200 km, il Musudan può colpire qualsiasi obiettivo in Asia orientale, comprese le basi militari statunitensi a Guam e Okinawa. La Corea democratica ha venduto una versione del missile all’Iran col nominativo BM-25, indicando la gittata (2500 km). L’Iran ha designato il missile Khorramshahr e trasporta 1800 kg di carico utile per 2000 km (l’Iran sostiene di aver deliberatamente ridotto la gittata per rispettare le proprie leggi). Questa gittata basta a colpire non solo Israele, Egitto ed Arabia Saudita, ma anche membri della NATO come Romania, Bulgaria e Grecia. Secondo Teheran, il missile può trasportare diverse testate, molto probabilmente MRV.
Hwasong-12, a giudicare dalle foto del lancio sperimentale del 14 maggio 2017, è il progetto di un missile a un solo stadio dal peso iniziale di 28 tonnellate, propulso da quattro razzi a propellente liquido. Secondo le prime valutazioni, l’Hwasong-12 avrebbe una gittata di 3700-6000 km. L’Hwasong-12 era montato su un autoveicolo Wanshan WS51200 di fabbricazione cinese, durante la parata militare dell’aprile 2017. È probabile che sostituisca l’inaffidabile Hwasong-10.
Hwasong-13 (No Dong-C) è un ICBM. Per qualche tempo fu considerato un missile a gittata intermedia. I test del motore per il nuovo missile furono segnalati dagli osservatori occidentali alla fine del 2011. Il sistema fu mostrato per la prima volta nella parata a Pyongyang del 15 aprile 2012. I missili erano equipaggiati con testate di simulazione. Alcuni ipotizzano che i missili siano dei prototipi, poiché vi sono dubbi che sia possibile trasportare missili a propellente liquido di tali dimensioni senza un contenitore, a causa dell’alta probabilità della deformazione meccanica del guscio. Un altro progetto, anche se simile, fu mostrato alla parata del 70.mo anniversario della fondazione della Corea democratica, il 10 ottobre 2015. È possibile che nel 2012 siano stati mostrati finti modelli leggermente diversi per disinformare e siano stati mostrati nel 2015 quelli reali. Il sistema è montato su un autoveicolo cinese WS51200.
Hwasong-14 è lo sviluppo più recente. È un ICBM in fase di completamento, ed è in preparazione per i test di lancio. È designato dalla NATO KN-20. Fu mostrato per la prima volta in una parata militare nel 2011, ma il primo lancio di prova avvenne il 4 luglio 2017, raggiungendo l’apogeo di 2802 km, atterrando a 933 km nel Mar del Giappone. Secondo le classificazioni internazionali è un ICBM, poiché il suo apogeo era superiore ai 1000 km e la gittata ai 5500 km. Secondo gli analisti, la gittata dell’Hwasong-14 è stimata in 6800 km. È in grado di raggiungere l’Alaska e il territorio continentale degli Stati Uniti. Un secondo test di lancio fu condotto il 28 luglio 2017, su una traiettoria con apogeo di 3724,9 km, atterrando a 998 km nel Mar del Giappone. Il tempo di volo totale fu di 47 minuti e 12 secondi. Secondo la Russia, tale missile potrebbe colpire obiettivi a una distanza di 10700 km, rendendolo capace di colpire qualsiasi obiettivo sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Considerando la rotazione terrestre, Chicago e forse New York sono a portata. Il New York Time suggerì che i motori dell’Hwasong-14 si basassero sull’RD-250 di fabbricazione ucraina. Juzhmash li avrebbe consegnati alla Corea democratica. L’esperto statunitense Michael Elleman dice che anche la documentazione del costruttore fu acquistata con alcuni motori. Secondo l’intelligence sudcoreana, Pyongyang ha ricevuto da 20 a 40 RD-251 dall’Ucraina. Kiev lo nega. Joshua Pollak, caporedattore di The Nonproliferation Review, nota che la fuga di dati dell’RD-250 dall’Ucraina è possibile, ma il primo stadio dell’Hwasong-14 fu probabilmente sviluppato in collaborazione con l’Iran. Anche se la Corea democratica avesse accesso alla documentazione tecnica o ai motori 4D10, 4D75 o RD-250, usarli è fuori questione per Pyongyang. Il fatto è che la produzione chimica della Corea democratica è debole, e non saprebbe produrre uno dei componenti del carburante eptilico (dimetilidrazina asimmetrica UDMH). Pyongyang dovrebbe comprarla in Russia o Cina, il che è impossibile per l’embargo. I nordcoreani hanno usato un trucco ben noto: hanno solo ingrandito il motore Isaev 9D21 per adattarne la potenza necessaria.
Pukguksong-2 (KN-15) è un missile balistico a raggio intermedio a combustibile solido e lancio a freddo. È la variante terrestre dell’SLBM KN-11. Il suo primo volo di prova avvenne il 12 febbraio 2017, nonostante la Corea democratica avesse testato la variante sottomarina KN-11 nel maggio 2015. Non si sa molto delle capacità del KN-15. Nel febbraio 2017, il missile raggiunse un’altitudine di 550 km e volò per circa 500 km, quasi come i test del KN-11 dell’agosto 2016. Questa traiettoria non ottimale e deformata permette di sostenere che il KN-15 possa colpire bersagli nel raggio di 1200-2000 km. Il motore a combustibile solido consente di sparare il missile subito dopo aver ricevuto l’ordine. Tali missili richiedono meno mezzi ausiliari e personale, il che consente maggiore flessibilità operativa. Attualmente l’unico missile balistico operativo in Corea democratica è il KN-02. Una delle novità è il lancio del missile da un sistema di trasporto e lancio (TEL). Questo è chiaramente influenzato da tecnologie russe. Il TEL è realizzato in acciaio consentendo di utilizzare il contenitore più volte. I test del KN-15 sono degni di nota perché condotti utilizzando una piattaforma di lancio cingolata che assomiglia al vecchio sistema 2P19 basato sull’ISU-152. Questo differenzia il KN-15 dagli altri sistemi missilistici della Corea democratica che utilizzano piattaforme ruotate e quindi limitate alle strade. Il sistema cingolato consente la flessibilità necessaria per la Corea democratica, in quanto ha solo circa 700 km di strade asfaltate. Si presume che il lanciamissili sia basato sul carro armato T-55. Ciò dimostra che la Corea democratica può sviluppare lanciamissili autonomamente poiché non può comprarli in Russia e Cina a causa dell’embargo sulle armi. Il KN-15 è anche considerato simile a JL-1 e DF-21, il che solleva la possibilità che sia stato realizzato basandosi su tecnologia cinese. I loro profili sono simili e la velocità di sviluppo del KN-15 solleva sospetti. Le somiglianze fisiche sono un metodo inaffidabile per discernere l’origine di un missile, considerando le somiglianze fisiche complessive tra SLBM e missili a combustibile solido. Il 21 maggio 2017, la Corea democratica effettuò un secondo riuscito lancio di prova del KN-15. Il missile volò per 500 km, raggiungendo un’altitudine di 550 km, e cadde in mare. Le somiglianze del missile con l’SLBM statunitense Polaris A-1 sono evidenti. Peso e dimensioni sono quasi gli stessi: i missili hanno un diametro di 1,4 m e 1,37 m, la lunghezza rispettivamente di 9,525 m e 8,7 m. Il peso iniziale del KN-11/15 è probabilmente simile a quello del Polaris A-1, 13100 kg. Ma il missile nordcoreano è un prodotto più completo e moderno. Gli stadi del KN-11/15 sono realizzati in materiale composito similmente a un bozzolo, mentre quelli del Polaris A-1 sono realizzate in acciaio AM3-256 al vanadio.
La Corea democratica è una noce dura da spezzare. Cercate di non rompervi i denti, imperialisti!Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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La Cina testa armi che raggiungeranno gli USA in 14 minuti

ZerohedgeUna galleria del vento ipersonica segreta, soprannominata “Hyper Dragon“, aiuta gli esperti a rivelare molti fatti che gli statunitensi ignorano“, secondo un ricercatore cinese in un documentario… Stephen Chen del South China Morning Post riferisce che la Cina sta costruendo la galleria del vento più veloce del mondo per simulare il volo ipersonico fino a velocità di 12 chilometri al secondo. Il velivolo ipersonico che vola a questa velocità dalla Cina potrebbe raggiungere le coste occidentali degli Stati Uniti in meno di 14 minuti. Zhao Wei, scienziato che lavora al programma, ha detto che i ricercatori mirano ad attivare la struttura entro il 2020 per soddisfare la pressante richiesta del programma di sviluppo di armi ipersoniche della Cina. “Potenzierà l’applicazione ingegneristica della tecnologia ipersonica, principalmente nei settori militari, replicando l’ambiente dei voli ipersonici estremi, in modo che i problemi possano essere scoperti e risolti subito“, affermava Zhao, Vicedirettore del Laboratorio di Stato per la Gasdinamica ad Alta Temperatura presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. I test ridurranno in modo significativo il rischio di fallimento quando inizieranno i voli di prova dell’aeromobile ipersonico. La galleria del vento più potente al mondo attualmente è la struttura LENX-X di Buffalo, nello stato di New York, che opera a velocità massima di 10 chilometri al secondo, 30 volte la velocità del suono. Velivoli ipersonici sono definiti i velivoli che volano a Mach 5, cinque volte la velocità del suono o più.
L’esercito statunitense ha testato l’HTV-2, un velivolo senza pilota da Mach 20 nel 2011, ma il volo ipersonico durò pochi minuti prima che il velivolo si schiantasse nell’Oceano Pacifico. A marzo, la Cina ha condotto sette voli di prova riusciti dell’aliante ipersonico WU-14, noto anche come DF-ZF, alla velocità tra Mach 5 e Mach 10. Altri Paesi, come Russia, India e Australia, hanno anche testato dei primi prototipi di velivoli che potrebbero essere utilizzati per armare missili, anche con testate nucleari. “Cina e Stati Uniti hanno iniziato la corsa ipersonica“, affermava Wu Dafang, professore presso la Scuola di Scienza ed Ingegneria Aeronautica della Beihang University di Pechino, che ha ricevuto il premio tecnologico nazionale per l’invenzione di un nuovo scudo termico utilizzato dai velivoli ipersonici nel 2013. Wu ha lavorato allo sviluppo dei missili da crociera ipersonici, un velivolo orbitale, droni ad alta velocità e altre possibili armi per l’Esercito di Liberazione Popolare. Ha detto che vi sono numerosi tunnel del vento ipersonici nella Cina continentale che contribuiscono all’alto tasso di successo nei test delle armi ipersoniche. La nuova galleria del vento sarà “una delle più potenti e avanzate strutture di collaudo per velivoli ipersonici nel mondo“, affermava Wu, che non è interessato al programma. “Questa è sicuramente una buona notizia. Non vedo l’ora che sia completata“, aggiungeva.
Nel nuovo tunnel ci sarà una camera di prova per modelli di aerei relativamente grandi dall’apertura alare di quasi tre metri. Per generare un flusso d’aria dalla velocità estremamente elevata, i ricercatori faranno detonare diverse valvole contenenti una miscela di ossigeno, idrogeno ed azoto per creare una serie di esplosioni che producano un gigawatt di potenza in una frazione di secondo, secondo Zhao. Cioè più della metà della potenza della centrale nucleare di Daya Bay nel Guangdong. Le onde d’urto, incanalate nella camera di prova attraverso un tunnel metallico, avvolgeranno il prototipo del veicolo e aumenteranno la temperatura della cellula a 8000 gradi Kelvin, o 7727 gradi Celsius, secondo Zhao. Quasi il 50% più caldo della superficie del Sole. Il velivolo ipersonico deve quindi essere coperto di materiali speciali con sistemi di raffreddamento estremamente efficienti nella cellula per dissipare il calore, altrimenti potrebbe facilmente deviare dalla rotta o disintegrarsi durante il volo a lunga distanza. Il nuovo tunnel sarà utilizzato anche per testare lo scramjet, un nuovo tipo di motore a reazione progettato specificamente per i voli ipersonici. I motori a reazione tradizionali non possono gestire flussi d’aria a tali velocità. Secondo Zhao, la costruzione della nuova struttura sarà guidata dallo stesso team che ha costruito il JF12, uno shock tunnel a denotazione iperveloce di Pechino, in grado di replicare le condizioni di volo a velocità che vanno da Mach 5 a Mach 9 e ad altitudini tra 20 e 50 chilometri. Jiang Zonglin, capo sviluppatore del JF12, ha vinto l’annuale Ground Test Award rilasciato dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics lo scorso anno, per l’avanzamento di “modernissime strutture di test per l’ipersonicità su larga scala“. Il progetto del JF12 di Jiang “non utilizza parti mobili e genera test dalla durata maggiore e un flusso di energia più elevato rispetto ai tunnel tradizionali“, secondo l’istituto statunitense. Secondo i resoconti dei media il tunnel JF12 funziona a piena capacità con un nuovo test ogni due giorni dal completamento nel 2012, poiché il ritmo dello sviluppo delle armi ipersoniche è aumentato significativamente negli ultimi anni.
In un articolo pubblicato sulla rivista National Science Review il mese scorso, Jiang scriveva che l’impatto dei voli ipersonici sulla società potrebbe essere “rivoluzionario”. “Con pratici aeroplani ipersonici sarà possibile un volo di due ore verso qualsiasi parte del mondo”, mentre il costo dei viaggi nello spazio potrebbe essere ridotto del 99% con la tecnologia riutilizzabile dei velivoli spaziali. “Il volo ipersonico è, e nel prossimo futuro sarà, l’avanguardia della sicurezza nazionale, trasporto civile e accesso allo spazio“, aggiungeva. La velocità di fuga, o velocità minima necessaria per lasciare la Terra, è di 11 chilometri al secondo. Traduzione di Alessandro Lattanzio

12 miti sulla Rivoluzione Bolscevica

Zakhar Prilepin su chi distrusse l’impero e chi salvò il Paese dal crollo
Zakhar Prilepin, Fort Russ, 11 novembre 2017Ragionando sulla rivoluzione i suoi avversari seguono lo stesso percorso, riproducendo con diligenza gli stessi argomenti errati, a nostro parere.
1. Anche se siete appassionati monarchici, dovete riconciliarvi col semplice fatto che i bolscevichi non abbatterono lo zar. I bolscevichi rovesciarono il governo provvisorio liberale filo-occidentale di Kerenskij.
2. La lotta ai bolscevichi non fu avviata da chi combatteva per la “fede, lo zar e la patria”, ma da Lavr Kornilov, il generale che annunciò l’arresto dell’imperatrice e della famiglia reale. Tra i suoi camerati più stretti c’era Boris Savinkov, un SR, rivoluzionario, terrorista che fece di tutto per rovesciare la monarchia. Savinkov cercò di salvare il governo provvisorio nel Palazzo d’Inverno. Fu commissario del governo provvisorio nel distaccamento del generale Pjotr Krasnov. Era impegnato nella formazione dell’esercito volontario. Un’altra figura prominente del movimento bianco, il generale Mikhail Alekseev, fu coinvolto nella caduta di Nicola II; Inoltre, come molti capi del governo provvisorio, Alekseev era un massone. La questione è infatti una. Chi si oppone ai bolscevichi e a Lenin crede veramente che la Russia sarebbe andata meglio se nel ventesimo secolo fosse stata governata da liberali, rivoluzionari terroristi e generali che abiurarono al giuramento?
3. Tutti i sostenitori dell’idea che la rivoluzione fu attuata coi soldi tedeschi e inglesi dovrebbero in qualche modo spiegarsi come i primi e i secondi beneficiarono della fine desiderata, dato che entrambi parteciparono all’intervento contro la Russia sovietica, se i bolscevichi erano i loro agenti e che razza di agenti fossero se ignorarono i loro mandanti, per così dire, combattendoli poi fino alla fine?
4. Tenendo presente che una parte dell’aristocrazia fu espulsa dalla Russia, va capito che i bolscevichi non erano semplicemente “criminali e banditi” come ad alcuni piace piagnucolare, Lenin era un nobile, così come molte figure prominenti e leader del Partito Bolscevico. N. N. Krestinskij, V. V. Kujbyshev, G. K. Ordzhonikidze erano nobili, F. E. Dzerzhinskij era figlio di un piccolo nobile, una delle figure più importanti del NKVD, G. I. Bokij, proveniva da una vecchia famiglia nobile, era figlio di un consigliere di Stato; e così via. Non si deve smettere di ricordare che sangue blu scorreva nelle vene di non solo degli scrittori che lasciarono la Russia come Merezhkovskij, Berdaev, Zajtsev. Il blocco di Brjusov era formato da nobili. I violenti poeti rivoluzionari Majakovskij e Anatolij Marengov, ci crediate, erano nobili. Aleksej Tolstoj era un nobile, e Valentin Petrovich Kataev era pure un nobile. Qui va ricordato che il primo governo sovietico incluse un solo ebreo, Trotzkij.
5. Nell’Armata Rossa c’erano 75000 ex-ufficiali (di cui 62000 di origine nobile), mentre nell’esercito bianco erano circa 35000, sui 150000 ufficiali dell’Impero Russo. L’abitudine dell’ultimo cinema russo (tuttavia, riprendendo i registi dell’era sovietica) di ritrarre le guardie rosse come gente del popolo e le guardie bianche come “ossa bianche”, è volgare ed anche innaturale dal punto di vista storico. Tornando a Trotskij e ad alcuni leader rivoluzionari delle zone di residenza, va notato quanto segue. Chi sostiene che la rivoluzione fu opera di gruppi etnicamente distinti in contrapposizione al popolo russo, agisce difatti da russofobo. Si comprenda la ragione elementare per cui decine di migliaia di nobili russi, oltre agli ufficiali, vanno considerati oggetto della manipolazione di centinaia di discendenti di artigiani e negozianti. Ricordiamo che il comandante in capo di tutte le Forze Armate della Repubblica Sovietica fu Sergej Sergeevich Kamenev, un ufficiale di carriera diplomato all’Accademia dello Stato Maggiore nel 1907, Colonnello dell’Esercito Imperiale. Dal luglio 1919 alla fine della guerra civile fu il comandante in capo, e tale carica, durante la Grande Guerra Patriottica, venne occupata da Stalin. Il Capo di Stato Maggiore dell’Armata Rossa, Pavel Pavlovich Lebedev, era un altro nobile, divenuto Maggior-Generale dell’Esercito Imperiale. A tale carica sostituì Bonch-Bruevich (che, a proposito, era un piccolo nobile) e dal 1919 al 1921 fu responsabile dello Stato Maggiore operativo. Dal 1921 fu il Capo di Stato Maggiore dell’Armata Rossa. Successivamente, molti ufficiali zaristi partecipi nella guerra civile, Colonnello B. M. Shaposhnikov, Capitani A. M. Vasilevskij e F. I. Tolbukhin, Tenente L. A. Govorov, divennero Marescialli dell’Unione Sovietica. Volete ancora parlare di come criminali e banditi ingannarono e sconfissero i nobili russi bianchi e belli che non avevano abiurato al loro giuramento ed erano fedeli all’imperatore?
6. I bolscevichi non organizzarono la guerra civile e non ne ebbero bisogno. Non iniziò subito dopo la Rivoluzione, come si suppone talvolta, ma solo nel 1918 e i bolscevichi non avevano nulla a che fare col suo avvio. Chi avviò la guerra civile furono i capi militari che rovesciarono lo zar. Di conseguenza, milioni di persone parteciparono alla guerra civile, dai diversi gruppi etnici e politici; Inoltre, va ricordato l’intervento di quattordici (14!) Paesi, e in una simile situazione, attribuire le vittime della guerra civile ad alcuni bolscevichi è meschino ed ingannevole. Infatti: la guerra civile fu organizzata dai bianchi.
7. Le prime leggi approvate dai bolscevichi al potere non ebbero alcun carattere repressivo. Il 2 novembre 1917 adottarono la dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia, abolendo i privilegi nazionali e religiosi. L’11 novembre fu adottato un decreto per abolire beni e ranghi e per l’istituzione di una sola cittadinanza. Il 18 dicembre fu adottato il decreto sull’uguaglianza delle donne col matrimonio civile. I bolscevichi salirono al potere come nuovi idealisti, liberatori del popolo e, nel migliore termine della parola, democratici.
8. Di fronte alla possibilità del crollo dell’impero e ai movimenti separatisti nelle periferie, i bolscevichi cambiarono subito tattica e rapidamente riunirono l’impero, perdendo solo Finlandia e Polonia, la cui appartenenza alla Russia non sembrava genuina, ma anzi eccessiva. Con tutta la volontà, i bolscevichi non possono essere chiamati “distruttori dell’impero”, chiamarono solo le campagne offensive “internazionali”, ma il risultato di esse fu la “ripresa di terre” tradizionalmente russe. Le preferenze accordate a soggetti nazionali dai bolscevichi vanno percepite nel contesto di quella situazione (Prima guerra mondiale, guerra civile organizzata, ripeto, non dai bolscevichi, sfilata di sovranità, intervento, ecc.) Non è costruttivo considerare queste cose al di fuori del contesto storico. Nient’altro che disgusto è la nostra reazione al comportamento dei liberali contemporanei che, difatti, dissolsero l’impero russo dissolvendo l’Unione Sovietica, per poi incolparne i bolscevichi. Gli stessi bolscevichi combatterono nel modo più eroico per le periferie nazionali, perse negli anni ’90 in conseguenza della rivoluzione liberal-borghese, senza sparare un solo colpo.
9. Una delle cose più spesso argomentate da liberali e nazionalisti è che i bolscevichi “misero una bomba sotto l’impero”, dividendo la Russia in repubbliche, portando il discorso storico nel nulla: l’impero era uno e solo e i bolscevichi lo sabotarono, facendo poi saltare il proprio Stato. Nel frattempo, la Russia Imperiale non c’era più, l’imperatore abdicò e il governo provvisorio andò al potere. Una domanda: era meglio se i generali della rivoluzione di febbraio avessero vinto la guerra civile? No, tutti sapevano dell’accordo anglo-francese del 23 dicembre 1917, sulla divisione in zone d’influenza della Russia: la Gran Bretagna avrebbe ricevuto il Caucaso settentrionale, la Francia Ucraina, Crimea e Bessarabia, Stati Uniti e Giappone si sarebbero divisi la Siberia orientale. Ritorniamo ai fatti. Non c’era più un monarca. C’erano generali bianchi che, al momento, erano pronti alla situazione descritta e guardarono la distruzione del Paese. E poi c’erano i bolscevichi che si opposero al piano di frammentare la Russia e furono loro a “metterci una bomba”? La disintegrazione cominciò nell’Impero russo del governo provvisorio, in Polonia, Finlandia, Ucraina, Baltico; l’impero russo fu diviso nelle repubbliche sovietiche? Disintegrarono l’impero russo per dividerlo nelle repubbliche sovietiche? Perché? Chi piazzò la bomba sotto di esso? I democratici parlarono appassionatamente di tale “bomba” negli anni ’90, il messaggio di tali affermazioni è ovvio: non volevano essere i colpevoli del crollo, volevano biasimare altri. Il gran duca Aleksandr Mikhailovich Romanov dichiarò: “La posizione dei capi del movimento bianco è insostenibile. Da un lato fingono di non notare gli intrighi degli alleati, invocando… la sacra lotta ai sovietici, dall’altro l’internazionalista Lenin, che nei suoi discorsi non risparmiava alcun sforzo per protestare contro la divisione dell’ex-Impero russo”. A chi credere? Al gran duca Romanov o ai democratici degli anni ’90?
10. Il patriarca Tikhon fu tradito dai bolscevichi, un anatema, ci dicono. Pertanto, è impossibile sostenere i bolscevichi. Ma dopo tutto, il patriarca Tikhon non benedisse il movimento bianco, né l’accettò. Quindi chi sostenne? Lo zar non c’era più, aveva abdicato. Il movimento bianco divise la Russia tra giapponesi e francesi. Procediamo da questo punto e procediamo nella realtà, e non con le nozioni di Manilov su come sarebbe andata meglio se non ci fossero stati affatto i bolscevichi.
11. Il senso della guerra civile non fu la battaglia dei “criminali e gangster” contro “aristocratici nell’animo”. I bolscevichi avviarono la nazionalizzazione dell’industria, violando soprattutto gli interessi del gran capitale, preferendogli quelli dei lavoratori. Soprattutto la guerra civile fu avviata nell’interesse, in modo figurato, dei candidati russi di Forbes, così come degli attori finanziari esteri che avevano interessi in Russia. Fu il conflitto tra socialismo e capitalismo, in altre parole. Ora questa semplice essenza viene costantemente sostituita dalle canzoni sul tenente Golitsyn, esibendo il ritratto dell’ultimo imperatore.
12. Nella guerra civile, prima di tutto, il popolo russo vinse. La rivoluzione russa, avvenuta il 7 novembre 1917, è un merito, una vittoria e una tragedia del popolo russo. Ne ha la piena responsabilità, e il diritto di essere orgoglioso di questo grande successo che cambiò il destino dell’umanità.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Viva la Rivoluzione d’Ottobre! 100 anni di imperialismo e oppressione occidentale

Andre Vltchek, Global Research, 07 novembre 2017Il mondo è in rovina. È letteralmente bruciato, coperto di baraccopoli, campi profughi e in grande maggioranza “controllato dal mercato”, così come sognato e pianificato da individui come Milton Friedman, Friedrich von Hayek, Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Fuhrer come Kissinger e Brzezinski hanno sacrificato decine di milioni di vite umane nel nostro pianeta solo per impedire alle nazioni di provare a soddisfare i propri sogni ed aspirazioni spontanee socialiste, e persino, Dio mi perdoni, comuniste. Alcuni dei tiranni erano in realtà molto “onesti”: Henry Kissinger osservò pubblicamente che non vide alcun motivo per cui un dato Paese fosse autorizzato a “divenire marxista” solo perché “i suoi cittadini sono irresponsabili”. Pensava al Cile. “Non vi vide alcun motivo” e, di conseguenza, migliaia di persone furono uccise…
Rovina, eliminazione di intere nazioni, solo per impedirgli di “fare da sé”, fu pienamente accettabile nei circoli politici, strategici militari, d’intelligence ed economici di Londra, New York, Washington, Parigi e altri centri del cosiddetto “mondo libero”, da dove quasi tutte le vite dispensabili dei “popoli” che abitano in Asia, Medio Oriente, America Latina, Africa e Oceania vanno controllate senza cerimonie. Il sistema oppressivo occidentale sembra quasi perfetto. In gran parte è certamente invulnerabile. Ma c’è sempre un ostacolo serio sulla via dell’imperialismo occidentale: la barriera che impedisce di controllare pienamente e rovinare il pianeta. Questo ostacolo, la barriera, si chiama Grande Rivoluzione d’Ottobre e sua eredità. Dal 1917, esattamente cento anni fa, questo “fantasma” perseguita gli imperi europei e nordamericano: un fantasma che sussurra inesorabilmente internazionalismo, egualitarismo, grandi sogni umanistici in cui tutti sono uguali, hanno esattamente gli stessi diritti ed opportunità e non possono essere sfruttati da una determinata razza o dogma economico. Aggravando le cose, questo fantasma rosso in qualche modo ottimista fa molto di più che sussurrare: canta, balla, recita poesie rivoluzionarie e periodicamente prende le armi per combattere per gli oppressi, anche se totalmente disperati, indipendentemente dal colore della pelle. Ci si chiede spesso se il fantasma sia davvero tale o una creatura vivente. Ciò rende tutto ancora più spaventoso, almeno per i tiranni e gli imperialisti.
L’occidente è totalmente pietrificato! Tenta di apparire freddo, dal pieno autocontrollo. Depone il suo elaborato sistema propagandistico, rigurgita i suoi dogmi ovunque, l’inietta nelle arti, spettacoli, newsletter, piani di studio scolastici, psicologia e perfino pubblicità. Mente, distorce, falsifica la storia e costruisce pseudo-realtà. Utilizza tutti i mezzi disponibili; la guerra ideologica totale. Non importa quale sia l’impero occidentale, il fantasma rosso c’è ancora, in giro, ad ispirare milioni di uomini e donne istruiti e dediti nel mondo. È tremendamente resiliente. Non si arrende mai, non rinuncia mai a combattere, nemmeno in quei Paesi in cui tutte le speranze e i sogni sembrano totalmente distrutti. E dove rimangono solo le ceneri; non molla mai, spaventando le élite locali e i regimi filo-imperialisti. Se per molti che vivono nelle capitali occidentali, questo fantasma rosso è sinonimo di peggior nemico, nella maggior parte delle nazioni oppresse, occupate e umiliate, rappresenta la lotta perpetua al colonialismo e all’oppressione e simboleggia resistenza, orgoglio e fede in un mondo completamente diverso.
Gli imperialisti sanno che, a meno che questa creatura, fantasma e speranza che rappresenta, sia completamente distrutta, spazzata via e seppellita in profondità, non ci sarà vittoria finale e quindi alcuna celebrazione. Fanno di tutto per screditare il fantasma e gli ideali che professa. Lo presentano nei termini più accesi, confondendo le persone connettendolo al fascismo e al nazismo (mentre sono loro, gli imperialisti occidentali, e il loro sistema ad essere fascisti e nazisti da decenni e persino secoli). Brutalizzano, terrorizzano e uccidono inermi nei Paesi che osano divenire comunisti, socialisti o semplicemente “indipendenti”. Tali crimini costringono i governi delle nazioni in lotta a porsi sulla difensiva, a proteggere i propri cittadini, ad adottare “misure straordinarie”. E queste misure difensive sono a loro volta descritte dalla propaganda occidentale come opprimenti, dogmatiche e “non democratiche”. Strategia e tattica dell’impero sono chiare e altamente efficaci: continuare a pungere, molestare e aggredire un inerme che semplicemente cerca di vivere in pace. Quando ne ha abbastanza, decide di reagire, anche con le armi, e cambia la serratura, lo si descrive aggressivo, paranoico e pericoloso per la società. Si afferma che il suo comportamento da il diritto d’irrompervi in casa, di picchiarlo, stuprarlo e costringerlo a cambiare credo e stile di vita. Subito dopo la Rivoluzione, 100 anni fa, i Sovietici concessero il diritto di separarsi a tutte le ex-componenti dell’impero russo. Furono introdotte riforme democratiche. Le strutture feudali ed oppressive del dominio zarista crollarono all’improvviso. Ma il giovane Paese fu quasi subito attaccato dall’estero, da un gruppo di nazioni che includeva Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Polonia, Cecoslovacchia, Romania e Giappone. Aggressioni spietate e campagne di sabotaggio radicalizzarono lo Stato sovietico, come radicalizzarono poi Cuba, Corea democratica, Nicaragua, Vietnam, Cina, Venezuela e molti altri Paesi rivoluzionari. È un modo terribile e disgustoso di guidare il mondo, ma estremamente efficace; ‘funziona’. E avviene da così tanto tempo che nessuno si sorprende. Così l’occidente ha controllato, manipolato e rovinato il mondo per secoli, godendo dell’impunità assoluta, persino congratulandosi come “libero” e “democratico”, senza vergogna usando cliché come “diritti umani”. Ma almeno adesso c’è una lotta. Il mondo era completamente alla mercé di Europa e Nord America. Fino alla Grande Rivoluzione Socialista di Ottobre!
Recentemente ho scritto un libro sulla Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, del suo impatto sul mondo e la nascita dell’internazionalismo. Ho dovuto scriverlo. Ne avevo abbastanza di leggere e guardare il bordello della propaganda antisovietica, anticomunista, di tale vangelo fondamentalista; ne avevo abbastanza del lavaggio del cervello giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio! Dopo aver lavorato in più di 160 Paesi in tutti gli angoli del mondo, testimoniando l’azione omicida occidentale contro democrazia e libera volontà del popolo, ritenevo fosse mio obbligo spiegare almeno la mia posizione sull’evento avvenuto 100 anni fa nella città e nel Paese dove sono nato. E nel mio libro ho fatto esattamente questo. Non è ciò che qualcuno chiamerebbe libro “obiettivo”. Non è certamente un noioso saggio accademico, pieno di note e di citazioni inutili. Non credo nell”obiettività’. O più precisamente, non credo che gli esseri umani ne siano capaci, o che dovrebbero mirarvi. Tuttavia, credo fermamente che debbano chiaramente ed onestamente dire e definire con chi sono, senza ingannare gli lettori. Ed è proprio quello che ho fatto nel mio ultimo libro: mi schiero. Ho chiarito ciò che la Rivoluzione significa per me. Ricordo ciò che significa per centinaia di milioni di persone oppresse e tormentate nel mondo. Ne cito alcuni. La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre non fu perfetta. Nulla in questo mondo lo è, niente dovrebbe mai essere “perfetto”. La perfezione è spaventosa, fredda, e anche immaginandola è tremendamente noiosa. Invece, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre fece un tentativo eroico di liberare i popoli da credenze arcaiche, feudalesimo, sottomissione cieca, schiavitù fisica, intellettuale e emotiva. Ha anche definito gli esseri umani uguali, indipendentemente da razza e sesso. Non lo fece attraverso l’ipocrita ‘correttezza politica’, che versa solo scadente miele appiccicoso sulla merda, lasciandola intatta; arriva al cuore, costruendo un lessico nuovo, una nuova comprensione del mondo, creando una realtà totalmente nuova. Ha restituito la speranza a centinaia di milioni di esseri umani che avevano già perso fede in una vita migliore. Ha reso orgogliosi e coraggiosi gli schiavi. Ha restituito ogni colore e sfumatura al mondo brutalmente diviso tra bianco e nero, tra chi aveva e chi non, tra chi era razzialmente e “culturalmente” destinato a governare e chi destinato solo a servire.
L’occidente odia il fantasma rivoluzionario rosso fin dall’inizio. Odia questo giorno, perché se l’Unione Sovietica comunista avesse vinto, sarebbe stata la fine del colonialismo e dell’imperialismo. Non ci sarebbero stati più saccheggi e distruzioni, niente mostruoso annientamento di Iraq, Libia, Afghanistan, rovina della Siria; alcuna minaccia mortale su Corea democratica, Iran e Venezuela, non milioni di uomini, donne e bambini sacrificati sull’altare del capitalismo globale come accade nella Repubblica Democratica del Congo e in tanti altri angoli del globo. Non sarebbe rimasto niente di una dittatura razzista globale post-cristiana; alcun sistema di “valori” intrecciati e “cultura” ipocrita imposta ai Paesi occupati nel mondo da una manciata di storici Stati-gangster, situati in Europa e Nord America. L’occidente ha combattuto la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre dal primo giorno. Ha combattuto l’Unione Sovietica su tutti i fronti, bagnandola nel sangue, lavando il cervello al suo popolo e assassinando i suoi alleati. Finalmente è riuscito a ferirlo mortalmente in Afghanistan, spezzando le ossa dell’URSS prima e dell’Afghanistan subito dopo. Subito dopo, iniziava una rinvigorita campagna d’indottrinamento, il cui obiettivo è cancellare completamente la grande eredità del “Grande Ottobre”. L’occidente non ha risparmiato mezzi e miliardi di dollari vi sono stati spesi. Naturalmente, quale “obiettività” si può aspettare da una “cultura” della parte del mondo brutalmente tirannica e che ha saccheggiato l’intero Pianeta per più di 500 anni? Come potrebbe essere indulgente verso l’evento, il movimento e il Paese che ha fatto scopo della propria esistenza la lotta per la liberazione del mondo dall’imperialismo e dal colonialismo? Ora la lotta contro la barbarie neo-colonialista prosegue, ma sotto varie bandiere. Rosse bandiere comuniste ancora sventolano in Cina e Cuba, così come Venezuela, Angola e altre nazioni. Ci sono molti altri colori della resistenza. La coalizione è ampia. Ma ciò che è chiaro e fondamentale è che la Rivoluzione del 1917 ha ispirato miliardi, consapevolmente o meno. Ciò che è anche chiaro è che l’occidente non ha mai vinto sul serio. Se avesse vinto, non sarebbe sconvolto dalla paura, come adesso. Non opprimerebbe il libero pensiero, rovescerebbe governi eletti democraticamente, ucciderebbe leader che lottano contro il suo mostruoso regime globale.
Ad essere sinceri, il “rosso fantasma rivoluzionario” non è un fantasma. È ancora una creatura estremamente potente. Si nasconde per ora, raggruppandosi, preparandosi ad alzare le sue bandiere e a trascinare tutti i tiranni imperialisti sul campo di battaglia. L’occidente ama parlare di pace. Ama istruire il mondo sulla “pace”. Ma la sua “pace” non è altro che un terribile status quo, in cui esistono solo alcune nazioni ricche e potenti che regnano nel mondo, e poi c’è il resto dell’umanità, costituita da deboli, miserabili, sottomessi e servili ‘non-popoli’. All’inferno tale “pace”! Non può durare a lungo; non dovrebbe durare a lungo perché totalmente grottesco ed immorale. Non è molto meglio della “pace” in una piantagione di schiavi! È solo l’eredità del Grande Ottobre che può finirla con tale status quo. E lo farà. Il fantasma rosso sconvolge i tiranni. Lo cercano, ma semplicemente non possono sconfiggerlo dati speranze e sogni dei popoli che abitano il nostro pianeta. Più i tiranni hanno paura, più brutali sono le loro azioni. E più sono determinati i popoli nei Paesi sottomessi.
100 anni da quando l’incrociatore Aurora sparò la prima salva sul Palazzo d’Inverno di Pietrogrado.
100 anni da quando il mondo aprì gli occhi, rendendosi conto che un nuovo mondo è possibile.
100 anni in cui l’Ottobre Rosso è citato ancora dai popoli di America Latina, Africa, Asia, ovunque.
Gli imperialisti sono brutali ma ingenui. Possono uccidere un uomo o una donna, ucciderne migliaia, anche milioni. Ma non possono ucciderne i sogni. Non il coraggio della razza umana, a meno che non uccidano l’intera razza umana. Possono, ma non possono rendere permanentemente schiavi i popoli. Durante la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, il popolo si sollevò. Si ribellò. Spezzò le proprie catene. Si ribellerà di nuovo. Si solleva di nuovo; basta guardare attentamente. Negli ultimi 100 anni tanto è cambiato, ma nulla è cambiato. Le speranze e i sogni sono ancora gli stessi. E proprio come allora, non c’è pace senza giustizia. E non c’è giustizia nel modo in cui il nostro mondo è organizzato.
Viva la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre!
Avanti! Come Hugo Chavez gridava dal balcone: “Qui nessuno si arrende!”
Il fantasma rosso è qui, il fantasma del Grande Ottobre Rosso è tremendamente potente. È l’alleato di tutti gli oppressi. Un giorno guiderà i popoli alla vittoria. Non ci può essere assolutamente alcun dubbio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Rivoluzione d’ottobre, logica o mostruosità?

Annie Lacroix-Riz, Bandiera Rossa, organo del Partito Comunista Belga, n. 64, settembre-ottobre 2017 – Initiative Communiste
Annie Lacroix-Riz, professoressa emerito di Storia contemporanea, Università Parigi 7 – Denis DiderotLa Rivoluzione d’Ottobre è logica come la Rivoluzione Francese, e può essere spiegata solo descrivendo, come fecero i grandi storici Albert Mathiez, Georges Lefebvre e Albert Soboul, la crisi a lungo e a breve termine del vecchio regime feudale che precedette e provocò questo terremoto.

Una lunga situazione pre-rivoluzionaria
Paese arretrato, gettato al capitalismo dagli ukase del 1861 che abolirono la gleba e dall’inquadramento a frustate di tale grotta di Ali Baba sin dagli anni 1890 da parte delle potenze imperialiste sviluppate. La massa dei contadini, più dell’80% della popolazione, era senza terra o sprofondata per generazioni nel debito per il riscatto obbligatorio della terra divenuta “libera”, e dalla superficie ridotta a nulla (i contadini francesi avevano, nel luglio del 1793, strappato dopo una lotta ininterrotta di quattro anni l’abolizione dei diritti dei signori senza compenso). La classe operaia nata da tale miserabile mondo contadino era sfruttata dalla grande borghesia nazionale, e anche dai tutori di quest’ultima, i grandi gruppi bancari e industriali (francesi, inglesi, tedeschi, svizzeri, statunitensi) tanto che il ministro Witte controllava l’intera economia moderna. Concentrata più che in qualsiasi altro Paese nelle grandi città, la capitale politica San Pietroburgo-Petrogrado in testa con l’enorme fabbrica di armamenti Putilov, era combattiva: il 40% dei 3 milioni di operai prima del 1914 lavorava in fabbriche con più di 1000 lavoratori e “la curva degli scioperi” si innalzò ininterrottamente dalla seconda metà del 1914 al febbraio 1917, da 30000 a 700000 scioperi. La guerra russo-giapponese del 1904, manifestazione degli appetiti dei grandi imperialismi rivali per la ricchezza russa, era finita, vista l’inettitudine militare del regime zarista, con un fiasco clamoroso, similmente alla guerra di Crimea. Di conseguenza, la rivoluzione del 1905, in cui Lenin, capo della fazione “bolscevica” (la maggioranza al Congresso di Londra del 1903) del Partito degli operai socialdemocratici russi (RSDRP) vide, dopo la vicenda, “il più grande movimento proletario dalla Comune” e “ripetizione generale” del 1917. Il fallimento del movimento fondatore dei “soviet”, nuova espressione del potere popolare, fu seguito da una terribile e dura repressione: più che mai l’impero divenne una prigione dei popoli, totalmente devoto ai grandi capitalisti francesi prestatori di crediti e di “rendite” garantiti dallo Stato francese (Lenin, capitolo 8 dell’Imperialismo, stadio supremo del capitalismo). Questo fallimento avrebbe ritardato di cinquant’anni una nuova rivoluzione, a meno che Lenin non pensasse a una crisi o una guerra. Le conseguenze avvicinarono l’ora combinando le due cose. Il sistema zarista si rivelò come al solito inetto nella condotta della grande guerra. La sua carne da cannone non aveva nemmeno il minimo di munizioni, la Russia dal 1914 al 1917 ebbe 9 volte meno cartucce e fucili del necessario. La diminuzione della produzione agricola di quasi un quarto, la cattiva gestione delle requisizioni, i raccolti marciti nei luoghi di produzione, problemi nei trasporti insormontabili, approvvigionamento catastrofico: all’inizio del 1917, anche sul fronte, la razione di pane non superava la giornata e i soldati-contadini (il 95% dell’esercito) tornavano a casa. Era peggio nelle città, in particolare Mosca e Pietrogrado. La fame fu “la causa immediata della rivoluzione” di febbraio (Michel Laran, Russia-URSS 1870-1970, Parigi, Masson, 1973). Ciò portò all’abdicazione di Nicola II che “aveva all’unanimità tutti contro“.

Una rivoluzione logica
I bolscevichi, esiliati come Lenin (in Finlandia) o clandestini in Russia, erano certamente un’ultraminoranza allora. Ma rapidamente cessarono di esserlo perché il popolo russo, desideroso di riforme profonde, capì che il destino non cambiava. Per mesi fu amaramente deluso da coloro cui ripose fiducia, come i social-rivoluzionari che promisero a lungo la terra a chi la lavorava. Anche i contadini ammisero, alla fine dell’ottobre 1917, che alcun partito, tranne Lenin, l’unico a dimostrare da febbraio la capacità di mantenere le promesse, gli avrebbe dato la terra e li avrebbe liberati dal massacro da cui difatti fuggivano fin dal 1916. Gli storici francesi degli anni ’70 mostrarono come la rapida evoluzione della situazione e delle relazioni sociali, in particolare tra agosto e ottobre 1917, pose le minoranze di febbraio a delegati esclusivi delle “aspirazioni popolari”. L’accademico René Girault descrisse questo processo dominato da due richieste, terra e pace. “Dal colpo di Stato fallito del generale Kornilov (fine agosto), accelerò l’evoluzione dei soviet verso i bolscevichi, segnato dal passaggio di molti soviet di operai, soldati e anche contadini, alla maggioranza bolscevica, dimostrando che la costante opposizione dei bolscevichi al governo provvisorio (e alla sua “incarnazione” Kerenskij) si conquistò il sostegno popolare. Il partito bolscevico alla presa del potere attuò le riforme promesse “facendo passare la gran massa dei contadini dalla sua parte”, sapendo che “la fiducia (che le masse urbane) gli concessero era molto più forte” di quella dei contadini“. L’analisi dello storico socialista raggiunse, sessant’anni dopo (“Le rivoluzioni russe“, Quinto tomo della “Storia economica e sociale del mondo”, Léon Pierre, Parigi, Armand Colin, 1977, 125 -142), quello del grande giornalista comunista statunitense John Reed, autore dei Dieci giorni che sconvolsero il mondo, un capolavoro di “storia immediata” della Rivoluzione d’Ottobre e delle sue lezioni di classe che va letto e riletto (Parigi, 10-18, ristampa, 1963).La coalizione imperialista contro i Soviet
Sono queste trasformazioni attuate con pragmatismo e altrettanta fedeltà ai principi, secondo Girault, che assicurarono solo ai bolscevichi (solitudine che non volevano) la vittoria finale nella “guerra civile” che, come per la Rivoluzione Francese e tutte le “guerre civili” da allora, fu di origine e finanziata da stranieri (come dimostra l’attuale caso venezuelano). Non fu perché i bolscevichi fossero dittatori sanguinari odiati dal popolo, che dal 1918 “gli eserciti di quattordici Stati invasero la Russia sovietica senza dichiarazione di guerra” guidati da “Gran Bretagna, Francia , Giappone, Germania, Italia, Stati Uniti”, uccidendo più russi che nella guerra stessa, 7 milioni di “uomini, donne e bambini” e causando “perdite materiali valutate dal governo sovietico 60 miliardi di dollari“, un importo molto più elevato dei “debiti zaristi verso gli alleati“, originando il “nessun compenso” agli invasori, secondo “il bilancio” di Michael Sayers e Albert Kahn (The Great Conspiracy: The Secret War Against Soviet Russia, Little, Boni & Gaer, New York, 1946). Come gli aristocratici d’Europa, riunitisi nel 1792 per ristabilire l’Ancien Régime in Francia e assicurarne la sopravvivenza dei privilegi feudali, i gruppi stranieri che occuparono l’impero russo e gli Stati al loro servizio sprofondarono nuovamente la Russia in tre anni di caos per preservarsi il tesoro e rubarne altro, come la Royal Dutch Shell che colse l’occasione di arraffare tutto il petrolio caucasico. Come in Francia, il Terrore Rivoluzionario fu la sola risposta necessaria agli attacchi esteri.

La fase attuale della demonizzazione della Russia sovietica
Confrontando le rivoluzioni francese e russe, il grande storico statunitense Arno Mayer, professore di Princeton, confermò le analisi di Sayers e Kahn, future vittime del McCartismo. Se la Francia, concluse, fu una “fortezza assediata” prima che la nuova classe dirigente potesse “accordarsi” coi privilegiati in Francia e altrove, la Russia sovietica rimase una pari aggredito dalla nascita alla morte per motivi indipendenti dal carattere e dai modi di Lenin o Stalin (Le Furie, 1789, 1917, Terrore, vendetta violenza ai tempi della rivoluzione francese e della rivoluzione russa, Parigi, Fayard, 2002). Perché storici “noti” oggi presentano la Rivoluzione d’Ottobre come il colpo di Stato di un piccolo gruppo anti-democratico e sanguinario o, nella migliore delle ipotesi, come impresa simpatica confiscata da una “minoranza politica” che agiva nel vuoto istituzionale “aprendo, orrore“, decenni di “dittatura ed insuccesso sovietico (segnando) fallimento e sconfitta di ogni forma storica di emancipazione nel ventesimo secolo del movimento operaio“: tali sentenze di Nicolas Werth e Frédérick Genevée, in “Cosa rimane della rivoluzione d’ottobre?“,”hors-series” de L’Humanité, pubblicato nell’estate del 2017, confermano i rimpianti ufficiali del PCF sul suo passato “stalinista” fin dalla pubblicazione del Libro nero del comunismo nel 1997, del tandem Stéphane Courtois (erede dell’ultimo François Furet) – Nicolas Werth. Significativa eco della svolta anti-sovietica e filo-statunitense dei libri di storia delle superiori francesi negoziata nel 1983, denigrando l’URSS (Diana Pinto, “L’America nei libri di storia e geografia delle superiori francesi“, Storici e Geografi, n. 303, marzo 1985, pp. 611-620) e poi la rivoluzione francese: duplice ossessione di Furet, storico senza fonti che di quelli “dall’alto”, che Francia, Stati Uniti, Unione Europea e Germania per prima, usarono così utilmente (Storia contemporanea sempre influenzata, Parigi, Delga, Le temps des cerises, 2012). Dal crollo dell’Unione Sovietica e conseguente notevole estensione della sfera d’influenza statunitense in Europa, la criminalizzazione dell’URSS fu più facile mentre tutti gli ex-partiti comunisti cessavano di opporvisi. La storiografia dominante è allineata alla propaganda anticomunista e russofoba vomitata dalla fine del 1917. Ma la litania dei media e dei loro storici preferiti deve ancora confrontarsi con le numerose opere scientifiche che descrissero correttamente la Rivoluzione d’Ottobre. Leggendole, sul grande evento del ventesimo secolo si può tirare una grande boccata di aria fresca. Non esitate…

Traduzione di Alessandro Lattanzio