Come Russia e Cina vinceranno la guerra contro gli USA

Attaccando i mezzi spaziali statunitensi
Dave Majumdar National Interest

Russia e Cina ricercano nuove armi e mezzi per contrastare il dominio nello spazio degli USA, secondo una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti. Infatti, entrambe le nazioni studiano lo sviluppo di armi che potrebbero attaccare satelliti e altri mezzi orbitali statunitensi. “Riteniamo che Russia e Cina percepiscano la necessità di compensare qualsiasi vantaggio militare statunitense nei sistemi spaziali militari, civili o commerciali, e sempre più pensano ad attaccarne i sistemi satellitari nell’ambito di future dottrine belliche“, afferma la testimonianza congressuale di Daniel Coats, direttore della National Intelligence, dell’11 maggio. “Continueranno a perseguire la gamma completa di armi anti-satellite (ASAT) per ridurre l’efficienza militare statunitense“. Le due grandi potenze cercano di compensare i vantaggi degli USA nel settore, continuando lo sviluppo di tali capacità, nonostante dichiarazioni pubbliche che farebbero tesoro della corsa agli armamenti nello spazio. “Russia e Cina continuano a sviluppare capacità contro gli avversari nello spazio, specialmente gli Stati Uniti, mentre pubblicamente e diplomaticamente promuovono la non-militarizzazione dello spazio” e il non primo dispiegamento “di armi nello spazio“, secondo Coats. “Tale impegno continua nonostante gli sforzi diplomatici di Stati Uniti e alleati nel dissuadere l’espansione delle minacce all’uso pacifico dello spazio, compresi gli impegni internazionali delle Nazioni Unite“. La maggior parte degli attacchi contro i mezzi spaziali statunitensi probabilmente non sarà cinetica, concentrandosi su guerra elettronica e cibernetica. “Lo sviluppo sarà molto probabilmente focalizzato sulle capacità di disturbare le comunicazioni militari satellitari (SATCOM), i satelliti con radar ad apertura sintetica (SAR), e in capacità migliorate contro i sistemi satellitari di navigazione globale (GNSS), come il sistema di posizionamento globale (GPS)“, secondo tale testimonianza. “La fusione tra guerra elettronica e cyberattacchi probabilmente espanderà la ricerca di mezzi sofisticati per negare e degradare le reti d’informazione. I ricercatori cinesi hanno discusso i metodi per migliorare le capacità di disturbo con nuovi sistemi per bloccare le frequenze più utilizzate. La Russia intende modernizzare le forze da guerra elettronica e adottare armi di nuova generazione entro il 2020“. Tuttavia, se guerra elettronica e cyberarmi non raggiungessero gli obiettivi, russi e cinesi sono pronti ad usare la forza cinetica per distruggere fisicamente i mezzi spaziali statunitensi. “Alcune nuovi ASAT russi e cinesi, compresi sistemi distruttivi, probabilmente saranno completati nei prossimi anni“, dichiarava Coats. “Gli strateghi militari russi probabilmente considerano le armi spaziali nell’ambito del riarmo della difesa aerospaziale, probabilmente perseguendo una diversificata capacità per influenzare i satelliti su tutte le orbite“. Ma non solo i militari russi; i politici di Mosca promuovono anche le armi anti-satellite, secondo la comunità d’intelligence statunitense. “I legislatori russi hanno promosso la ricerca militare sui missili ASAT per colpire i satelliti su basse orbite e la Russia sperimenta tale arma per eventualmente schierarla“, dichiarava Coats. “Un funzionario russo ha anche riconosciuto lo sviluppo di un missile aerolanciato in grado di distruggere i satelliti in orbita bassa”.
Dall’altra parte del mondo, la Cina è sul punto di schierare un’arma anti-satellite operativa. Nel frattempo, entrambe le grandi potenze sviluppano armi ad energia diretta per contrastare i satelliti statunitensi. “Dieci anni dopo che la Cina intercettò un satellite in orbita bassa, i suoi missili ASAT lanciati da terra starebbero entrando in servizio nell’Esercito di liberazione popolare“, dichiarava Coats. “Entrambi i Paesi avanzano nelle tecnologie delle armi ad energia diretta per disporre di sistemi ASAT che potrebbero accecare o danneggiare i sensori dispiegati nello spazio. La Russia sviluppa un’arma laser aeroportata per usarla contro i satelliti statunitensi. Inoltre, entrambe le nazioni sviluppano satelliti che possono maneggiare altri mezzi spaziali o, se necessario, distruggere i satelliti nemici. Russia e Cina continuano a svolgere sofisticate attività orbitali, come operazioni di riunione e prossimità, almeno in parte probabilmente volte a testare tecnologie a duplice uso dalle capacità antispaziali“, dichiarava Coats. “Per esempio, la ricerca nella robotica spaziale per la manutenzione di satelliti e la rimozione di detriti potrebbe essere usata per danneggiare i satelliti. Tali missioni saranno una particolare sfida futura, complicando la capacità degli Stati Uniti di dominare lo spazio, decifrare l’attività spaziale e le capacità di pre-allarme“. Quindi, con il tempo, il Pentagono dovrà investire di più per assicurarsi la superiorità nello spazio.

Militarizzazione dello spazio: l’X-37B degli USA rientra dopo una missione di due anni
Andrej Akulov SCF 20.05.2017Con l’attenzione pubblica incentrata su altro, gli Stati Uniti adottano nuove e più sofisticate armi spaziali. Passo dopo passo, l’orbita della Terra diventa linea del fronte. Il 7 maggio, l’X-37B atterrava presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida dopo una missione di 718 giorni nello spazio. Nel complesso, dal 2010 ci sono state quattro missioni, ciascuna durata più della precedente. Lanciati dai missili Atlas 5, i velivoli atterrano come aerei. I velivoli riutilizzabili, conosciuti anche come programma per velivoli per test orbitali, hanno accumulato 2086 giorni nello spazio. I carichi e le attività sono segreti. Si ritiene ampiamente che gli spazioplani siano usati per scopi militari o siano un’arma. L’X-37B ha trasportato almeno due carichi nell’ultimo volo. I militari avevano rivelato di aver deciso di far trasportare un propulsore elettrico sperimentale da testare in orbita e un pallet per esporre campioni all’ambiente spaziale. L’X-37B è una navetta spaziale senza equipaggio, lunga 9 metri e un’apertura alare di 5 metri, circa un quarto delle dimensioni dello space shuttle della NASA. Il velivolo spaziale riutilizzabile senza pilota decolla in verticale e atterra in orizzontale rientrando nell’atmosfera e atterrando autonomamente. Il robot può anche gestire l’orbita, mutandola invece di seguire l’orbita prevista, una volta in volo. L’autonomia orbitale della navetta è garantita da pannelli solari che l’alimentano dopo il dispiegamento dal vano di carico. Le quote utilizzate per scopi militari ed esplorativi vanno da 0 a 20 km e da 140 km in su. C’è un vuoto tra ciò che è considerato un potenziale teatro di guerra. L’X-37 è chiaramente un mezzo per riempire tale vuoto dall’“alto”, mentre il Boeing X-51 (conosciuto anche come X-51 Wave Rider) lo fa dal “basso” o salendo. L’X-51 è un velivolo scramjet senza pilota per test ipersonici (Mach 6, circa 6400 km/h). Il costo del programma X-37B non è noto perché il bilancio è classificato dato che è stato assegnato alla DARPA. È quasi certamente un aereo spia o, almeno, per testare sistemi di sorveglianza spaziale e una piattaforma di lancio per minisatelliti di spionaggio. Il carico utile del velivolo è sufficiente ad ospitare sistemi spia come telecamere e sensori. Il velivolo non dispone di portello di ancoraggio, quindi non può essere utilizzato per rifornire l’ISS o qualsiasi altra stazione orbitale. Sarebbe anche un modello per testare il futuro “bombardiere spaziale” per distruggere bersagli dall’orbita. Alcuni si chiedono se l’X-37B sia un sistema d’attacco nucleare destinato a rientrare nell’atmosfera con l’autopilota per bombardare un bersaglio nemico.
Dave Webb, presidente della rete globale contro le armi nucleari nello spazio, dichiarava che l’X-37B fa parte dei piani del Pentagono per sviluppare la capacità di colpire in qualsiasi parte del mondo con una testata convenzionale entro un’ora, nota come Prompt Global Strike. Alcuni pensano che l’X-37B sia un satellite-tracker o satellite-killer, o entrambi. Si ritiene generalmente che finora i sistemi d’arma non siano dispiegati nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate nello spazio dal Trattato sullo Spazio del 1967. Ma il trattato non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non c’è alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio per via dell’obiezione di certi Stati, come gli Stati Uniti, che sostengono che la corsa agli armamenti nello spazio non c’è, e pertanto non è necessario intraprendere alcuna azione. I sistemi di difesa antimissili balistici statunitensi, gli spazioplani X-37B, i laser aerei e il GSSAP (Geosynchronous Space Situational Awareness Programme) potrebbero facilmente divenire armi spaziali. Per anni Russia e Cina hanno richiesto la ratifica di un accordo vincolante con il Trattato delle Nazioni Unite che vieta le armi spaziali, che funzionari ed esperti statunitensi hanno ripetutamente rifiutato come inutilmente disastroso. Gli Stati Uniti non presentano alcuna iniziativa.
SALT I (1972), il primo trattato sovietico-statunitense sulla limitazione delle armi strategiche, includeva l’obbligo a non attaccare mezzi spaziali. Nel 1983 il presidente Ronald Reagan cambiò passo promuovendo l’Iniziativa di difesa strategica che prevedeva l’immissione di armi nello spazio per colpire i missili strategici sovietici in volo. Nel 2002 il presidente Bush Jr. abbandonò il trattato ABM del 1972, che limitava i sistemi di difesa missilistica. La difesa missilistica consente ai Paesi di sviluppare tecnologie offensive con il pretesto della difesa. Ad esempio, gli intercettori ad energia cinetica dispiegati in California e Alaska vengono lanciati nello spazio per distruggere i missili e si presuppone possano anche distruggere i satelliti. Ovviamente, gli Stati Uniti sono pronti a sviluppare sistemi d’attacco spaziale, come ad esempio laser, sistemi cinetici e fasci di particelle. Il primo progetto di trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia o uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT), fu sviluppato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei propri mezzi spaziali, nonostante il trattato affermi esplicitamente il diritto all’autodifesa di uno Stato. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa su “Alcun primo collocamento di armi nello spazio”. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici a rifiutarsi di sostenere l’iniziativa russa. La Russia dichiarò di essere disposta a lavorare nel contesto di altre iniziative e partecipò attivamente e costruttivamente alle attività dell’Unione europea su un progetto di codice internazionale di condotta per lo spazio. Tuttavia, i progressi possono essere raggiunti solo con negoziati a cui partecipano tutti gli Stati interessati secondo un mandato chiaro delle Nazioni Unite. L’attuale amministrazione è volta a raggiungere la supremazia spaziale. Mark Wittington scrive in un articolo su Blasting News, “Uno dei cambiamenti significativi che l’amministrazione Trump contempla nella difesa è lo sviluppo di armi spaziali. Un’idea emersa per decenni è un sistema dai proiettili di tungsteno e con sistema di navigazione. Con un comando, queste “verghe di Dio”, come vengono poeticamente chiamate, rientrerebbero nell’atmosfera per colpire il bersaglio”. I consiglieri del presidente Trump Robert Walker e Peter Navarro chiedono di riavviare il concetto di “Star Wars” e che gli Stati Uniti guidino la via alle tecnologie emergenti che possano rivoluzionare la guerra. Secondo loro, una maggiore dipendenza dall’industria privata sarà la chiave di volta della politica spaziale di Trump. Avvio e gestione dei mezzi spaziali militari sono un’impresa miliardaria che impiega migliaia di persone, spingendo l’innovazione ed applicazioni civili come il GPS, alimentando la crescita economica. Il segretario alla Difesa James Mattis chiede maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Una disposizione per incoraggiare il dipartimento della Difesa ad avviare un programma di ricerca sui sistemi antimissili spaziali è stata inserita nel progetto di legge sulla difesa del 2017.
La militarizzazione dello spazio minerebbe la sicurezza internazionale, distruggendo gli attuali strumenti di controllo delle armi e comportando vari effetti negativi (come i detriti spaziali), potendo scatenare la corsa ad armi devastanti che distrarrebbe risorse dai veri problemi che l’umanità affronta oggi. La stabilità strategica verrebbe distrutta perché le armi spaziali sono globali e capaci di attaccare qualsiasi punto del pianeta in qualsiasi momento. Il dispiegamento di mezzi spaziali comporterà il rifiuto di nuovi trattati per regolamentare le armi nucleari e i loro vettori. Quest’anno il mondo celebra il 50° anniversario del Trattato sullo Spazio, entrato in vigore nell’ottobre 1967, un accordo sul controllo delle armi raggiunto nel pieno della guerra fredda. Era possibile allora, è possibile oggi. La questione di come impedire la militarizzazione dello spazio con un trattato internazionale dovrebbe far parte dell’agenda Russia-USA-Cina. Se questi Stati si accordano, il mondo diventerà un posto migliore.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come Gorbaciov distrusse il programma spaziale militare dell’URSS

Sputnik, 14.05.2017Trent’anni fa, nel maggio 1987, il leader sovietico Mikhail Gorbachev giunse nel Cosmodromo di Bajkonur per ordinare personalmente la chiusura del programma spaziale militare dell’URSS. Tre decenni dopo, l’osservatore militare Aleksandr Khrolenko guarda a quella decisione che costò al Paese e continua a costare alla Russia. In un articolo dedicato all’anniversario della decisione di Gorbaciov per RIA Novosti, Khrolenko ricordò che mentre il leader conobbe alcune tecnologie sviluppate dagli scienziati sovietici durante la visita nello spazioporto, espresse rammarico per aver promesso a Ronald Reagan a Reykjavik, l’anno prima, di chiudere unilateralmente il programma spaziale militare dell’URSS. Washington, nel frattempo, rifiutò di sospendere i lavori sullo scudo missilistico della propria difesa strategica, continuandoli fino al 1993, dopo che l’Unione Sovietica era scomparsa. Tuttavia, quando arrivò alla Casa degli Ufficiali l’11 maggio 1987, “il Segretario generale ribadì il corso dello sviluppo pacifico dello spazio”, un’iniziativa che aveva intrapreso dopo l’ascesa al potere nel 1985. Khrolenko scrive: “Dopo la visita di Gorbaciov, il programma sovietico per sistemi spaziali militari venne smantellato. Il concetto di stazione orbitale pesante fu chiuso nel 1989 e subito dopo tutto il lavoro cessò sul missile spaziale pesante Energija e la navetta spaziale Buran”. Sfortunatamente, il giornalista aggiunge che tre decenni dopo, nonostante i grandi auguri di pace di Gorbaciov, “il mondo non è cambiato.” Il 7 maggio 2017, il velivolo orbitale X-37B Test-4, in missione segreta per quasi due anni, atterrava a Cape Canaveral“. Khrolenko ricorda che “in precedenza, il Pentagono aveva affermato che lo spazioplano, che pesa circa 5 tonnellate, volando a un’altitudine compresa tra 200 e 750 km può cambiare rapidamente orbita e manovrare, eseguire missioni di ricognizione e porre piccoli carichi in orbita“. Nel frattempo, gli esperti russi definiscono l’X-37B per quello che è: un intercettore militare spaziale. “In altre parole”, secondo il giornalista, sembra ovvio che “il programma statunitense per armi d’attacco orbitale sopravvissuto alle “Star Wars” di Ronald Reagan, sia un fatto nel ventunesimo secolo: la Russia dovrà recuperare nel campo spaziale militare, creando un nuovo missile pesante e una base materiale affidabile“.Ciò che Gorbaciov cedette
L’Unione Sovietica cominciò a lavorare su sistemi spaziali militari negli anni ’60, partendo dall’idea di satellite volto ad abbattere quelli nemici. L’URSS lanciò il primo satellite operativo sperimentale, Poljot-1, in orbita nel 1963. Cinque anni dopo, il 1° novembre 1968, gli ingegneri sovietici per la prima volta intercettarono un satellite. Tra il 1973 e il 1976, con il programma segreto Almaz, l’Unione Sovietica mise in orbita tre stazioni da ricognizione civili e militari. Nel frattempo, gli ingegneri effettuarono decine di test continuando a migliorare i sistemi anti-satellite. Nelle massicce esercitazioni strategiche svoltesi tra giugno e settembre 1982 e successivamente definite dalla NATO come “guerra nucleare delle sette ore”, l’Unione Sovietica e gli alleati effettuarono manovre che previdero il lancio di missili balistici basati a terra e mare, test di missili antimissile e manovre con satelliti militari, compreso l’intercettore-satellite 5V91T Uran. “Anche l’Energija Space Corporation produsse armi d’attacco spaziale per le operazioni di combattimento nello spazio“, ricorda Khrolenko. Alla fine degli anni ’70, Energija creò due progetti di futuri velivoli spaziali con la stessa piattaforma, il primo con missili spaziali e il secondo con laser. I missili erano più piccoli e leggeri, permettendo al sistema di trasportare una grande quantità di combustibile a bordo; il velivolo fu designato 17F111 Kaskad, progettato per abbattere sistemi nemici in orbita bassa (entro 300 km). Il velivolo armato di laser, conosciuto come 17F19 Skif, doveva essere utilizzato contro i satelliti nemici in orbite geostazionarie e medie. Esistevano piani per creare un gruppo d’attacco orbitale costituito sia da Kaskad che Skif. Il progetto Kaskad comprendeva un missile intercettatore spaziale per intercettare le testate dei veicoli di rientro degli ICBM nemici, nella fase passiva del volo. Per la distruzione delle installazioni militari chiave nemiche a terra, gli ingegneri sovietici svilupparono una stazione spaziale pesante, la DOS-17K, così come velivoli autonomi (come la navetta spaziale Buran) con testate nucleari a bordo (fino a 15-20 ognuno). In caso di guerra, i moduli si separavano dai vettori, prendevano posizione e iniziavano la discesa per colpire gli obiettivi con estrema precisione. Dopo che il presidente Reagan presentò la sua iniziativa di difesa strategica, gli ingegneri sovietici iniziarono ad esplorare la possibilità di sfruttare lo spazio orbitale. Khrolenko ricorda che “fu condotta una ricerca sull’efficacia della spazzatura orbitale di nuvole, che avrebbe completamente liberato lo spazio a una navetta spaziale nemica fino a un’altezza di 3000 km“. Infine, il giornalista osserva che, nonostante i progressi compiuti dall’URSS nel programma spaziale militare, Gorbaciov, dopo essere salito al potere, inizà persistentemente a promuovere la tesi dello sviluppo pacifico dello spazio, secondo il suo “nuovo pensiero”. “Su pressione del Comitato Centrale, la Commissione statale sul lancio del 17F19 Skif (con un laser gasdinamico dalla potenza di 1 MW) annullò il programma e altri sistemi di combattimento. Il fallimento tecnico durante il lancio della navetta accelerò la chiusura del programma“. Khrolenko sottolinea che nella guerra fredda, gli Stati Uniti erano in grave ritardo rispetto all’URSS nella tecnologia militare spaziale. La creazione di stazioni spaziali statunitensi per uso militare iniziò solo negli anni ’70 (i progetti includevano armi cinetiche, laser e a fasci di particelle). Reagan ordinò lo sviluppo di un sistema antisatellite nel 1982 e proclamò l’iniziativa di difesa strategica nel marzo 1983. Mentre questo programma venne formalmente sciolto nel 1993, Khrolenko osserva che “l’uso pacifico dello spazio rimane solo un sogno dell’umanità“. “Le tecnologie spaziali danno origine a nuovi modi per svolgere le operazioni militari. Oggi, di circa 1380 satelliti in orbita, 149 sono militari e a doppio uso statunitensi, in confronto la Russia ne dispone di 75, la Cina 35, Israele 9, Francia 8 e Regno Unito e Germania 7“.
Le maggiori potenze attualmente sviluppano tecnologia militare spaziale. “Lo spazio prossimo alla Terra è sempre più militarizzato“. All’inizio dell’anno, il vicecomandante del Comando Strategico degli Stati Uniti disse che è necessario inviare ai nemici futuri degli Stati Uniti il segnale di essere disposti a combattere una guerra nello spazio. Alla fine dell’anno scorso, il generale John Hyten, capo di Stratcom, andò oltre affermando che mentre le potenze mondiali si espandono nello spazio, la possibilità di conflitti inevitabilmente cresce. “In quel caso, dobbiamo essere pronti“, disse. Nel frattempo, gli analisti militari statunitensi ritornano ancora sul tema della difesa missilistica spaziale, con l’Agenzia della difesa missilistica e la Raytheon Corporation che sviluppano e testano sistemi missilistici progettati per individuare e distruggere missili balistici che si avvicinano nell’atmosfera dallo spazio. Oggi Khrolenko osserva che anche quei Paesi che si oppongono alla militarizzazione dello spazio, come Russia e Cina, sono costretti a sviluppare le armi spaziali per evitare che si crei uno squilibrio strategico mortale. Secondo il giornalista, la domanda che va posta è: “E’ valsa la pena, con tanta persistenza in tanti anni, forgiare dalle spade spaziali russe degli aratri, riducendo i nostri Kascada e Skif in pentole e padelle?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica è giustamente risoluta, non sconsiderata

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 16.05.2017L’ultimo test di un missile balistico della Corea democratica avviene pochi giorni dopo che il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, veniva eletto dicendosi disposto ad impegnarsi in colloqui diplomatici con il vicino del nord. Il test missilistico, come riferito, dimostra che il Nord ha raggiunto la capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti, dopo l’annuncio d’inizio mese del presidente Donald Trump che indicava la volontà di colloqui faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Trump la scorsa settimana invitò subito il neo-presidente a Washington a discutere sulla crisi coreana dopo l’elezione del 9 maggio. Moon Jae In, avvocato di sinistra per i diritti umani, adotta un atteggiamento più conciliante verso la Corea democratica rispetto ai predecessori di destra a Seoul. Recentemente ha anche criticato la posizione militarista di Washington contro la Corea democratica ed ha invece chiesto colloqui regionali con Cina e Giappone per tentare di denuclearizzare la penisola. Può sembrare piuttosto strano che Kim Jong Un ordinasse il test missilistico nel fine settimana. Prevedibilmente, risponde alla reprimenda di Washington e Corea del Sud che denunciavano il test come altra provocazione e violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone richiedevano una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’ultimo test missilistico dimostrerebbe che la Corea democratica rifiuta ogni minima apertura ai negoziati diplomatici. Secondo i media che rilanciano l’agenzia ufficiale della Corea democratica KCNA, l’ultimo test mostra che un nuovo motore balistico avvicina lo Stato al missile balistico intercontinentale (ICBM). Raggiungendo una quota di oltre 2100 chilometri, il missile Hwasong-12 avrebbe la capacità di raggiungere un bersaglio a 4500 km se volasse su una traiettoria normale. Questo permette alla Corea democratica di colpire il territorio statunitense dell’isola di Guam nel Pacifico. Il missile è stato deliberatamente lanciato su un angolo acuto in modo che non violasse i territori vicini, cadendo nel Mare del Giappone, nelle acque territoriali della Corea democratica. Per attaccare le coste occidentali degli Stati Uniti, la Corea democratica avrebbe bisogno di un missile capace di volare per 8000 k, che non ha ancora. Come risultato del test di fine settimana, l’amministrazione Trump ha reagito chiedendo a tutti i Paesi d’imporre sanzioni più severe alla Corea democratica. L’ambasciatrice statunitense dell’ONU Nikki Haley dichiarava che Washington ed alleati “stringono le viti” su Kim Jong Un. La Russia, tuttavia, ha adottato un approccio più misurato e ha saggiamente indicato che una formula completa sia necessaria per risolvere la crisi coreana. Parlando al vertice economico di Pechino, il Presidente russo Vladimir Putin affermava che l’ultimo test missilistico nordcoreano era “controproducente” e “pericoloso”. Tuttavia, precisava anche il quadro generale dove sia assolutamente fondamentale trovare un modo per evitare un confronto disastroso. Senza citare direttamente gli Stati Uniti Putin dichiarava che Washington deve rinunciare ad “intimidire” la Corea democratica invitando tutte le parti a “trovare soluzioni pacifiche”. Crucialmente, il leader russo ha allargato il contesto della crisi coreana, affermando che le minacce e il “cambio di regime” di Washington hanno spinto verso la “corsa agli armamenti” e un eventuale conflitto.
Nelle ultime settimane, numerosi funzionari statunitensi, tra cui Trump e il suo capo alla Difesa James Mattis, hanno esplicitamente minacciato la Corea democratica di un attacco preventivo. Il comportamento statunitense nelle cosiddette “esercitazioni” con navi da guerra, sottomarini e bombardieri nucleari s’è inasprito nella penisola coreana, mentre Washington inviava l’ultimatum a Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare e dei missili balistici. Dato tale contesto aggressivo degli USA, l’ultimo test missilistico della Corea democratica non sembra un atto sconsiderato, ma più che altro una dichiarazione risoluta di ciò che vede come diritto all’autodifesa. Christopher Black, avvocato internazionale sui crimini di guerra che ha studiato a lungo la geopolitica della regione, afferma che la Corea democratica vuole un’azione sostanziale da Stati Uniti ed alleati per una soluzione pacifica e non mera retorica che alluda alla diplomazia. Dice Black: “I recenti segnali diplomatici di Trump e Corea del Sud saranno visti dalla Corea democratica come mezzo tattico per ritardarne il programma per la difesa. Si fida solo di azioni concrete per la pace, non di mera retorica, e finché le forze statunitensi non abbandonano la penisola e smettono di minacciare il Nord, Pyongyang presumerà la continuità dell’aggressività degli Stati Uniti. Da qui la continua determinazione a sviluppare la propria difesa. L’ultimo test missilistico è una chiara dichiarazione d’intenti del Nord a continuare a sviluppare i mezzi per difendersi finché gli USA brandiscono la forza unilaterale”. Il problema qui, come sempre, è l’arrogante “eccezionalismo americano”. La costernazione nei media occidentali sul nuovo missile balistico della Corea democratica capace di colpire il territorio statunitense di Guam non riconosce che la base aerea statunitense dispone permanentemente di bombardieri pesanti B-1, B-2 e B-52 presenti nelle minacciose manovre contro la Corea democratica dalla fine della guerra coreana (1950-53). Gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’armistizio alla fine della guerra in cui sostennero il Sud. Quindi, dal punto di vista della Corea democratica, gli Stati Uniti sono tecnicamente ancora in guerra con essa, e le “esercitazioni” annuali delle forze statunitensi presso la penisola coreana sono viste come minaccia velata. Secondo il diritto internazionale, la posizione statunitense è di un’aggressività inaccettabile verso la Corea democratica. Va anche ricordato che quando la Corea democratica s’impegnò nei colloqui multilaterali per fermare il programma nucleare, più di 20 anni fa, gli Stati Uniti del presidente GW Bush agirono in malafede rinunciando all’impegno a fornire tecnologia nucleare civile e altri aiuti per lo sviluppo. Nel frattempo, il Nord ha ripreso il programma nucleare con il primo test sotterraneo avvenuto nel 2009. Da allora ha condotto altri quattro test. E un sesto sarebbe imminente. Come notò il Presidente russo Vladimir Putin, gli Stati Uniti non hanno il diritto di pretendere il disarmo unilaterale e di minacciare anche il cambio di regime. E poi quando la Corea democratica risponde a tale imperiosa persecuzione di Washington sviluppando armi, Washington reagisce con ancora più foga, come se la sola Corea democratica violasse le norme internazionali.
La diplomazia e il dialogo sono l’unica via per risolvere il conflitto coreano. Ma per far sì che ciò accada, non va imposta la precondizioni alla Corea democratica di “mostrare per prima un buon comportamento”. Chi sono gli Stati Uniti per pretendere un “buon comportamento” da qualcuno? Vi dovrebbe essere mutuo rispetto e riconoscimento dagli Stati Uniti e le loro forze militari nella regione rientrano nel problema, non nella soluzione. Solo con pieno impegno pacifico verso la Corea attraverso un trattato di pace e il ritiro delle forze dalla regione, si può trovare la via alla pace. L’arroganza statunitense è pericolosa quanto le sue armi di distruzione di massa puntate sulla Corea. E se prevale tale arrogante mostruosa, la Corea democratica ha il diritto di mantenere con risolutezza i propri mezzi di difesa.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica testa un nuovo missile balistico

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il missile balistico lanciato dalla Corea democratica il 14 maggio, dalla regione di Kusong a nord-ovest di Pyongyang, raggiungeva la quota di 2000 km e volava per 787 km, finendo nel Mare del Giappone. Il lancio avveniva poche ore dopo che il South China Morning Post indicava che Choe Son-hui, a capo dell’ufficio nordamericano del Ministero degli Esteri della Corea democratica, dichiarava, “Se le condizioni sono mature, dialogheremo con l’amministrazione Trump“, mentre l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino si lamentava con il Ministero degli Esteri della Cina per la presenza della Corea democratica al Forum internazionale sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. Il Ministero degli Esteri della Cina rispondeva dichiarando di salutare la partecipazione di tutti i Paesi al vertice. Pyiongyang a gennaio dichiarò che i preparativi per testare un missile balistico intercontinentale erano nelle fasi finali. L’ambasciatore nordcoreano a Londra affermava che “il sesto test nucleare è ora imminente, anche se non conosco l’ora programmata,… ma posso dire che il test nucleare sarà condotto nel luogo e nel tempo deciso dal nostro leader supremo Kim Jong-Un“. Alla domanda su un possibile attacco statunitense, l’ambasciatore rispondeva “stiamo sviluppando la nostra forza nucleare per rispondere a tali attacchi dagli Stati Uniti. Se ci attaccano, i nostri militari e il popolo sono pronti a rispondere a qualsiasi tipo di attacco. Ma non penso che gli Stati Uniti lo prendano in considerazione. Gli Stati Uniti non possono attaccarci innanzitutto. Se si muovono di un centimetro, allora siamo pronti a ridurre in cenere tutti i loro mezzi strategici”.
Pyongyang annunciava che il test di lancio del missile balistico a medio raggio era avvenuto sotto la supervisione di Kim Jong-un, confermando le “specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche” del missile a testata nucleare, “Il lancio di prova è stato condotto con l’angolo massimo d’elevazione del missile, considerando la sicurezza dei Paesi limitrofi e confermando le specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche del nuovo missile balistico strategico a lungo raggio in grado di trasportare potenti testate nucleari“. Secondo Pyongyang, il lancio permetteva di testare in “condizioni di volo effettive” i “sistemi di stabilizzazione, strutturazione, pressurizzazione e lancio” del missile, nonché “l’affidabilità dei motori del missile” e l’integrità “nel duro ambiente al rientro“. “Il missile raggiungeva la massima altitudine di 2111,5 chilometri lungo la traiettoria prevista, colpendo con esattezza le acque del bersaglio a 787 chilometri”, secondo l’annuncio del Ministero delle Comunicazioni. Secondo il Ministro della Difesa russo, il missile aveva volato per 23 minuti prima di cadere in acque internazionali nel Mare del Giappone, a circa 500 chilometri dalle coste russe.Pyongyang dichiarava che “media ed esperti mondiali hanno commentato con sospiro di sollievo che le cupi nubi di guerra sospese sulla penisola coreana per le provocazioni militari sconsiderate dagli USA sono scomparse e una crisi è finita. Questo perché la RPDC ha sventato la tirannia degli USA con la strategia volta ad accedere a potenti deterrenti bellici e contrastarla con essi. Il nucleare è simbolo assoluto della dignità e della forza della RPDC e dei suoi supremi interessi. Fintanto che gli Stati Uniti non retrocederanno dalla politica ostile verso la RPDC, essa raddoppierà le misure per rafforzare le capacità di autodifesa con la forza nucleare suo fulcro. Gli Stati Uniti non dovrebbero sperare di smantellare il nucleare della RPDC, e dovrebbero essere consapevoli che soffriranno disgrazia e distruzione se osassero una guerra contro la RPDC. Gli Stati Uniti, proponendo la politica anti-RPDC tramite “massima pressione ed ingaggio”, cercano di soffocare la RPDC con sanzioni e pressioni assolute. Tuttavia, gli Stati Uniti si sbagliano gravemente. La politica di Obama chiamata “pazienza strategica” era volta ad impedire alla RPDC ad accedere a tutto ciò che cercava. La “massima pressione ed impegno” dell’avventurista amministrazione Trump porterà la RPDC ad accelerare sulla deterrenza nucleare”.Kim Jong Un ha guidato il test di lancio del nuovo missile
Il test di lancio del nuovo missile balistico strategico superficie-superficie a medio-lungo raggio Hwasong-12 avveniva con successo grazie agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica che avanzano coraggiosamente verso un nuovo obiettivo, orgoglio nel mondo e fedele all’idea di futuro di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, Presidente della Commissione degli Affari Statali della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano, nella costruzione della potenza nucleare. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guardando l’Hwasong-12, ha espresso soddisfazione per il possesso di un’altra “arma del Juche”, un perfetto sistema d’arma congruo con l’idea militare strategica e tattica del PLC e le necessità di oggi. Il lancio di prova è stato condotto con il massimo angolo in considerazione della sicurezza dei Paesi limitrofi. Il lancio di prova ha cercato di verificare le specifiche tattiche e tecnologiche del missile balistico appena creato e in grado di trasportare una potente testata nucleare. Secondo l’ordine di Kim Jong Un, il nuovo missile Hwasong-12 è stato lanciato alle 04:58 del 14 maggio. Il missile ha centrato il mare aperto a 787 km dopo aver raggiunto la quota massima di 2111,5 km lungo la rotta prevista. Il tiro di prova ha dimostrato pienamente tutte le specifiche tecniche del missile, di recente ideato secondo le linee coreane da scienziati e tecnici della difesa, come i sistemi di orientamento e stabilizzazione, sistemi strutturali e sistemi di pressurizzazione, ispezione e lancio, riconfermando l’affidabilità del nuovo motore a razzo nelle circostanze pratiche del volo ed anche verificando la capacità di puntamento della testata nelle peggiori situazioni al rientro e la precisione del sistema di detonazione. Kim Jong Un ha abbracciato gli ufficiali della ricerca missilistica, dicendo che hanno lavorato duramente per ottenere una grande conquista. E si faceva fotografare con gli ufficiali, scienziati e tecnici che hanno partecipato al test di lancio. Riconoscendo ancora una volta la devozione alla produzione di un missile balistico strategico a lungo raggio di tipo coreano, gli ha personalmente consegnato ringraziamenti speciali. Ha dichiarato fiducia nel successo del lancio di prova dell’Hwasong-12, dimostrazione dell’avanzata scienza e tecnologia della difesa della RPDC, di grande e particolare importanza nel garantire pace e stabilità nella penisola coreana e nella regione, oltre che grande vittoria del popolo coreano. Dichiarava che la RPDC è una potenza nucleare degna del nome, che lo si riconosca o meno. Sottolineava che la RPDC avrà il controllo rigoroso su chi avanza ricatti nucleari grazie alla deterrenza nucleare sviluppata in modo inimmaginabile e rapido. Gli Stati Uniti hanno accumulato mezzi strategici nucleari nelle vicinanze della penisola coreana per minacciare e ricattare la RPDC, ma la fanfaronata militare statunitense, che prevale solo su Paesi deboli e nazioni senza potere nucleare, non possono mai funzionare con la RPDC ed è molto ridicolo, dichiarava, osservando che se gli Stati Uniti scegliessero la provocazione militare contro la RPDC, di esser pronti a contrastarla. I più perfetti sistemi d’arma del mondo non saranno mai per sempre proprietà esclusiva degli Stati Uniti, ha detto, esprimendo la convinzione che il giorno in cui la RPDC utilizzerà simili mezzi di ritorsione verrà, continuando che in questa occasione gli Stati Uniti avrebbero dovuto vedere chiaramente se i missili balistici della RPDC siano una minaccia reale o no. Se gli Stati Uniti indugiano nel provocare la RPDC, non eviteranno il peggior disastro della storia, ha detto, avvertendo con forza gli Stati Uniti a non ignorare o giudicare male la realtà, in cui la regione continentale ed operativa del Pacifico reintrano nella portata dei mezzi d’attacco della RPDC, che ha tutti i potenti mezzi per un attacco di ritorsione. Agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica ordinava di continuare a sviluppare testate e vettori nucleari più precisi e diversificati, non fermandosi sui successi e preparando ulteriori test fin quando Stati Uniti e vassalli non prenderanno la giusta e ragionata scelta.Fonti:
Rodong
Rodong
RussiaToday
Zerohedge