Stalin, la Bomba e gli imbecilli occidentali

Micheal D. Gordin, The History Reader 16 luglio 2011RV-AQ260_bkrvpo_J_20150515130807Il 16 luglio, il giorno prima dell’inizio di Terminal, gli scienziati che lavoravano al Progetto Manhattan fecero esplodere la prima atomica del mondo nel deserto di Alamogordo, New Mexico: era l’Operazione Trinity. In cima ad una torre di 30 metri, pezzi di plutonio (un metallo pesante generato dall’uranio arricchito nei reattori atomici, una nuova invenzione), accuratamente sagomati nei segmenti di una sfera, furono fatti implodere in un nucleo denso, avviando la fissione. I nuclei pesanti degli atomi di plutonio si scissero, liberando enormi quantità di energia. Questo processo fisico fu scoperto solo nel dicembre 1938; il plutonio fu segretamente sintetizzato nell’inverno 1940-1941, e ora gli statunitensi ne ottennero un’arma. Il test era andato perfettamente, e la bomba Fat Man, e la più semplice basata su un cannone all’uranio 235 denominata Little Boy, furono spedite nel Pacifico per farle esplodere su città giapponesi appositamente scelte. Forse i sovietici non erano necessari, dopo tutto. Ma a Stalin andava detto. Ufficialmente era un alleato, anche se nessuna delle due parti si fidava dell’altra, e tecnicamente non era ancora un alleato nella guerra del Pacifico. Molti protagonisti statunitensi avevano la crescente sensazione che l’alleanza di Roosevelt e Stalin fosse stata un errore o stava per diventarlo. Forse questo era un campo in cui la tendenza ad essere troppo accoglienti verso i sovietici andava rivista. Il Progetto Manhattan, iniziato come collaborazione anglo-statunitense, aveva deliberatamente ed esplicitamente escluso l’Unione Sovietica fin dall’inizio. Per quanto Truman e Byrnes ne sapessero, Stalin era completamente all’oscuro dei loro sforzi per militarizzare uranio e plutonio, ma certamente l’avrebbe saputo una volta che la prima città venne distrutta all’inizio di agosto, e avrebbe capito che era stato lasciato all’oscuro di proposito. L’impulso iniziale di Byrnes era di continuare così. Il ministro della Guerra Henry L. Stimson non era d’accordo. Stimson era un incaricato anziano nominato da Roosevelt, ed ex-segretario di Stato del presidente repubblicano Herbert Hoover. (Stimson rimase un repubblicano irremovibile sotto i due presidenti democratici che servì). Byrnes, non volendo interferenze, fece di tutto per non invitarlo al vertice di Potsdam, ma Stimson vi andò lo stesso, soprattutto per consigliare Truman su S-1 (il nome in codice del Progetto Manhattan). Il tempo dello stallo con Stalin era finito. Il verbale dell’ultima riunione del Comitato politico combinato anglo-statunitense del 4 luglio 1945, registrava il segretario della guerra già convinto che Potsdam fosse il luogo per sollevare il velo ai sovietici, almeno un po’: “Se nulla viene detto in questo incontro su TA (leghe per tubi = arma atomica) l’immediato uso potrebbe avere un grave effetto sulle relazioni franche tra i tre grandi alleati. (Stimson) aveva quindi consigliato al presidente di osservare l’atmosfera al vertice (di Potsdam). Se la franchezza reciproca su altre questioni era reale e soddisfacente, allora il presidente poteva dire che era stata sviluppata la fissione nucleare per scopi bellici, con buoni progressi; e che un tentativo di utilizzare un’arma sarebbe stato compiuto a breve, anche se non era certo se avrebbe avuto successo”.
1945-molotov Il comitato interinale, un gruppo di funzionari civili e militari con qualche scienziato che Stimson aveva convocato per discutere delle implicazioni in tempo di guerra e nel dopoguerra della bomba atomica, aveva “unanimemente convenuto che sarebbe stato un notevole vantaggio, se utile all’occasione, che il Presidente suggerisse ai sovietici che stavamo lavorando su questa arma con prospettive di successo e che ci aspettavamo di usarla contro il Giappone”. In un primo momento, Truman era ostile all’idea d’informare Stalin, e Winston Churchill lo era altrettanto. Ma la notizia su Trinity cambiò tutto. Stimson scrisse nel suo diario che Churchill “Ora non solo non era preoccupato d’informare i russi sulla questione, ma era piuttosto incline a usarla come argomento a nostro favore nei negoziati“, e continuava: “Il sentimento… è unanime nel ritenere che fosse opportuno dire ai russi almeno che stavamo lavorando su questo tema e dell’intenzione di usarla se e quando completata con successo“. Il 24 luglio, intorno alle 19:30, dopo una dura giornata di negoziati sulle questioni europee, Truman saltellando verso Stalin durante una pausa, lasciandosi l’interprete alle spalle, scambiò qualche parola. Non sapremo mai esattamente cosa disse, ed esattamente cosa rispose Stalin. Lo scambio ebbe ripercussioni enormi, ma Truman, Stalin e l’interprete di quest’ultimo, V. N. Pavlov, non lasciarono alcuna trascrizione immediata di ciò che accadde. L’interprete di Truman, Charles “Chip” Bohlen, rimase indietro mentre il suo capo fece la sua mossa: “Spiegando che voleva essere il più informale e casuale possibile, Truman disse durante una pausa che sarebbe andato verso Stalin e con nonchalance informarlo. Mi disse di non accompagnarlo, come facevo normalmente, perché non voleva indicare che vi fosse nulla di particolarmente importante. Così Pavlov, l’interprete russo, tradusse le parole di Truman a Stalin. Non sentì la conversazione, anche se Truman e Byrnes dissero che c’ero… Dall’altra parte della stanza, guardai con attenzione la faccia di Stalin mentre il presidente dava la notizia. Così estemporanea fu la risposta di Stalin che ebbi il dubbio che il messaggio del presidente fosse arrivato. Avrei dovuto bene sapere di non sottovalutare il dittatore”. Bohlen non fu l’unico che pensò che ci fosse stato un problema di comunicazione. Tutti, Bohlen, Stimson, Byrnes, Churchill, osservarono la conversazione con attenzione, anche se non con troppa attenzione, per non far capire a Stalin che la battuta era importante. Come Byrnes ricordò nelle sue memorie del 1947: “(Truman) disse che aveva detto a Stalin che, dopo una lunga sperimentazione, avevamo messo a punto una nuova bomba molto più distruttiva di ogni altra bomba conosciuta, e che prevedevamo di usarla molto presto, a meno che il Giappone non si arrendeva. L’unica risposta di Stalin fu di essere contento di sentire della bomba e sperava che l’avremmo usata. Fui sorpreso dalla mancanza d’interesse di Stalin. Conclusi che non ne colse l’importanza. Pensai che il giorno dopo avrebbe chiesto ulteriori informazioni. Non lo fece. Più tardi conclusi che, poiché i sovietici tenevano segreti i loro sviluppi militari, pensassero che fosse improprio chiedere dei nostri”. Nel 1958, nella seconda edizione delle memorie, rivide leggermente il suo punto di vista: “Non credevo che Stalin colse il pieno significato della dichiarazione del Presidente, e pensai che il giorno dopo ci sarebbe stata qualche indagine su questa “arma nuova e potente”, ma mi sbagliai. Pensai allora e anche adesso che Stalin non apprezzasse l’importanza delle informazioni dategli; ma ci sono altri che credono che, alla luce delle informazioni successive sui servizi segreti sovietici in questo Paese, fosse già a conoscenza del test del New Mexico, e che a ciò fosse dovuta la sua apparente indifferenza”.
preview.php Il dittatore sovietico non lasciò nulla sullo scambio, ma la sua delegazione lo fece. E’ difficile prendere le memorie del Ministro degli Esteri sovietico V. M. Molotov come completamente affidabili, poiché ricordò qualcosa che nessun altro vide, la propria presenza alla conversazione, ma sembra certo che Stalin l’informasse subito dopo. Ecco il racconto di Molotov: “Truman prese Stalin e me da parte e con uno sguardo misterioso ci disse che avevano un’arma speciale che non era mai esistita prima, un’arma molto straordinaria… E’ difficile dire ciò che pensava, ma mi sembrò che volesse scioccarci. Stalin reagì con molta calma, in modo che Truman pensasse che non avesse capito. Truman non disse ‘bomba atomica’, ma lo capimmo subito“. Ci sono tre caratteristiche importanti della versione sovietica: Truman non specificò mai il carattere nucleare dell’arma; i sovietici conoscevano la realtà delle sue parole, anche se non la rivelarono, e Stalin e il suo entourage la videro come una velata minaccia. Il Maresciallo Georgij Zhukov, Comandante dell’Armata Rossa e quindi figura cruciale a Potsdam, ritenne che Truman andò da Stalin “ovviamente per ricattarlo politicamente“, ma osservò che Stalin “non espresse per nulla i suoi sentimenti, agendo come se non vi trovasse niente di importante nelle parole di H. Truman”. Il che ci lascia l’importante domanda: Cosa pensava Stalin? In effetti, cosa sapeva davvero della bomba atomica prima della battuta di Truman? Truman era certo che non ne sapesse nulla, come dichiarò in un’intervista nel 1959: “Quando (il giornalista del New York Times William Laurence) dice che Stalin sapeva, non è vero. Non ne sapeva assolutamente nulla fin quando accadde… Non ne sapeva più dell’uomo sulla Luna“. Tuttavia, come è ormai evidente dagli archivi sovietici, Truman giudicò male l’avversario. Stalin ne sapeva abbastanza. Il 7 agosto, il giorno dopo la distruzione di Hiroshima con la bomba all’uranio Little Boy, Molotov (ora a Mosca) s’incontrò con l’ambasciatore statunitense Averell Harriman e gli disse: “Voi americani potete tenere un segreto quanto volete“. Harriman osservò “qualcosa di simile a un sorriso” sul volto di Molotov, e più tardi osservò che “il modo in cui lo disse mi convinse che non fosse per nulla un segreto… L’unica sorpresa, suppongo, fu il fatto che il test di Alamogordo ebbe successo. Ma Stalin, purtroppo, sapeva che eravamo molto vicini a testare la prima esplosione di prova“. L’intuizione di Harriman era corretta. Zhukov osservò che Stalin prese Molotov da parte la sera della battuta di Truman e disse, “Dobbiamo discutere con Kurchatov dell’accelerazione del nostro lavoro“. Igor Kurchatov era il direttore scientifico del programma della bomba atomica sovietica. Stalin non sapeva solo della bomba, ma stava costruendo la sua; Truman non solo mancò d’impedire la proliferazione sovietica, ma sembra che l’abbia accelerata.Vets-and-the-Soviet-bombTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando l’Aeronautica Sovietica sconfisse la Luftwaffe

Alexander Vershinin, RIR, 15 luglio 2016

All’inizio della guerra di Hitler sul fronte orientale, nel 1941, l’Aeronautica sovietica subì la peggiore sconfitta nella storia. Il disastro evidenziò carenze strutturali nella forza aerea sovietica, e vi vollero diversi anni e un grande sforzo per eliminarle.19-Покрышкин-самолет-звездочки

041-01-01Quando le armate naziste tedesche avanzarono in Unione Sovietica nel 1941, sostenute da un travolgente supporto aereo, divenne vitale per l’URSS seguire la Luftwaffe tecnologicamente. Questo, tuttavia, fu tutt’altro che un compito facile. Nel 1942, dopo le sconfitte inflitte nella prima fase della guerra, gli ingegneri sovietici modernizzarono gli aerei dell’Aeronautica dell’Armata Rossa. Furono fatti tentativi per risolvere il problema tecnico fondamentale dell’Aeronautica Sovietica: la minor resa dei motori. Apparvero in un primo momento un successo. Gli ‘yak’ sovietici erano paragonabili ai caccia tedeschi per velocità. Tuttavia, le prime battaglie nei cieli di Stalingrado dimostrarono che era troppo presto per festeggiare. I nuovi caccia tedeschi ancora una volta superarono quelli sovietici. Gli ultimi modelli di Messerschmitt quasi ripeterono la situazione del 1941. Tale ritardo nella tecnologia poté essere compensato solo dalla predominanza numerica. Secondo le stime degli specialisti sovietici, due aerei sovietici erano necessari per ogni aereo tedesco. La risposta fu un drammatico aumento nella produzione dwi caccia, anche a scapito di altri tipi di aerei militari, come aerei d’attacco e bombardieri. Nel frattempo, il lavoro continuò nel perfezionare i modelli validi già in servizio. Tuttavia, fu possibile risolvere completamente il problema solo costruendo nuovi aerei dal terzo anno di guerra. Non solo i caccia Jak-3 e La-7 da combattimento tenevano, ma in realtà superavano gli aerei tedeschi. Il processo di aggiornamento non fu facile: i difetti strutturali rimasero portando a un tasso di incidenti elevato. Verso la fine della guerra, oltre il 15 per cento della flotta aerea sovietica veniva indicato guasto. Tuttavia, attraverso tentativi ed errori, i problemi che afflissero l’Aeronautica dell’Armata Rossa, rendendola inferiore alla Luftwaffe, furono risolti.

Dalla quantità alla qualità
Di regola, la mera superiorità numerica nella battaglie aeree non porta alla vittoria. E’ difficile in volo schiacciare gli avversari con il numero. In caso di differenza di qualità tra forze aeree nemiche, un più moderno e manovrabile aereo da caccia, manovrando può facilmente distruggere più aerei in una sola battaglia. Ciò spiega come la forza aerea sovietica, nonostante la superiorità numerica nella maggior parte delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, subì spesso sconfitte. Il comando sovietico lo riconobbe rapidamente e mise a punto un modo per uscire da questo vicolo cieco. L’amministrazione dell’Aeronautica fu riorganizzata. Gli aerei furono assegnati a squadroni distinti, collegati a terra ai Fronti ed Armate corrispondenti. L’Aeronautica migliorò la cooperazione con le unità a terra compiendo operazioni congiunte. Allo stesso tempo, il contatto radio tra squadre e singoli aerei fu sviluppato. In precedenza, i piloti dovevano accordarsi a terra sul coordinamento in combattimento. In aria era quasi sempre necessario improvvisare e rompere le formazioni tattiche. I piloti tedeschi si orientavano rapidamente col contatto radio. Dal 1942-1943 in poi, i piloti sovietici cominciarono a fare lo stesso, e non ci volle molto prima che i risultati si vedessero. Le perdite della Luftwaffe in estate e autunno 1942 superarono i 7000 velivoli, oltre il 70 per cento di tutte le perdite totali a quel momento.originalConquista dei cieli
Le battaglie del 1942-1943 nei cieli della regione del Volga e di Kursk ebbero successi variabili per l’Aeronautica sovietica. Un difficile processo di sviluppo delle tecniche di combattimento aereo era in corso, regolando comunicazione e collaborazione negli squadroni. I tecnici aiutarono in modo che entro il 1943 gli aerei cominciassero ad essere dotati di nuove radio, che fungevano anche da radar. L’industria aeronautica raggiunse i massimi livelli di produttività. Il numero di motori prodotti superò le perdite in combattimento di tre volte. Nel 1944, la superiorità dell’Aeronautica militare sovietica divenne schiacciante, costringendo i tedeschi a prendere misure disperate riducendo la flotta di bombardieri e rafforzando le squadriglie dei caccia, invece. Gli Alleati diedero un notevole sostegno all’Aeronautica sovietica inviando aerei da combattimento statunitensi e inglesi attraverso il programma Lend-Lease, pari al 13 per cento del totale die velivoli fabbricati in Unione Sovietica, tra cui i noti AirCobra e KingCobra. Fu con un AirCobra che il celebre pilota sovietico Aleksandr Pokryshkin volò abbattendo 65 aerei tedeschi. L’intensità del lavoro e del sostegno degli alleati fu pienamente ripagato: verso la fine del 1944, la supremazia dell’Aeronautica dell’Armata Rossa era completa, gettando le fondamenta per la creazione di una tra le più avanzate forze aeree del mondo.samolet-bell-p-39q-airacobraTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Socialismo Nucleare: i due alleati della Corea democratica

Aleksandr Ermakov, RIAC, 30 giugno 201656Il 3 luglio 2016, la Corea democratica festeggerà il suo primo giorno delle forze strategiche. Dopo il quarto test nucleare all’inizio di quest’anno, la Corea democratica ha recentemente effettuato prove riuscite con un missile a medio raggio. Quindi, che tipo di forze strategiche costruisce la Corea democratica?
La storia della crisi nucleare coreana è piena di ogni sorta di affermazione da entrambe le parti. In questo articolo si citano solo alcuni degli eventi più importanti [1]. Kim Il-Sung fu probabilmente interessato alle armi nucleari dal loro apparire, e la guerra 1950-1953, durante cui gli Stati Uniti in modo inequivocabile minacciarono di usarle contro la Corea democratica, ne incoraggiò ulteriormente l’interesse. Nel 1965, l’Unione Sovietica diede ai nordcoreani un reattore ad acqua leggera IRT-2000. A quel tempo, il regime nordcoreano considerava l’arma nucleare un mezzo per aumentare prestigio ed indipendenza. Nel dicembre 1985, la Corea democratica ratificò il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (TNP). La decisione fu presa sotto forte pressione dell’URSS, facendone condizione per continuare gli aiuti. Tuttavia, la situazione cambiò dopo il crollo dell’Unione Sovietica, portando al crollo quasi totale della cooperazione tra Corea democratica e la nuova Russia, e alla nascita del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti. La Cina s’impegnava a rafforzare i legami economici con l’occidente, rendendo problematico gli aiuti militari al Paese. La situazione della sicurezza della Corea democratica divenne precaria. Anche se gli Stati Uniti ritirarono le armi nucleari tattiche dal sud della penisola nel 1991, la superiorità dell’alleanza militare tra Corea del Sud e Stati Uniti era travolgente. A quanto pare, fu allora che la Corea democratica decise di sviluppare le armi nucleari. Nel 1993 il Paese rifiutò di permettere all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di effettuare un’ispezione non programmata e dichiarò l’intenzione di ritirarsi dal TNP. A giudicare dalle informazioni disponibili, gli Stati Uniti al momento consideravano seriamente il lancio di operazioni militari, ma furono scoraggiati dalla previsione di alte perdite. Alcuni generali statunitensi valutarono le perdite a 490000 truppe della Corea del Sud e 52000 statunitensi nei primi 90 giorni, o anche un milione di morti, tra cui 80000-100000 soldati statunitensi, anche se tali cifre sarebbero troppo alte per essere prese sul serio [2]. Il fatto che il Pentagono rese tali dati pubblici, al contrario, suggerisce che la dirigenza militare era fortemente contraria a un conflitto.
Tuttavia, la Corea democratica non poté respingere la possibilità di un’offensiva aerea lanciata contro di essa. Tale operazione poteva essere condotta con perdite minime, perché l’Aeronautica dell’Esercito Popolare della Corea, anche se abbastanza forte numericamente, ha velivoli obsoleti e non può confrontarsi neanche contro la Corea del Sud, per non parlare degli Stati Uniti [3]. Una campagna aerea non avrebbe decimato l’esercito della Corea democratica, ma poteva perfettamente distruggerne le infrastrutture, mandando in frantumi l’industria energetica, interrompendo le comunicazioni e facendo pressione psicologica. Inutile dire che un disastro umanitario poteva derivarne. Tale scenario è relativamente indolore per gli avversari della Corea democratica, ma prima o poi avrebbe spinto il Paese a capitolare, a determinate condizioni, o a un’offensiva di terra contro un indebolito esercito della Corea democratica. Quindi, dal punto di vista della leadership politico-militare nordcoreana, per sopravvivere il Paese deve avere i mezzi per impedire che tale guerra aerea gli venga lanciato contro. L’unico deterrente credibile sono le armi nucleari. Le armi chimiche hanno una reputazione intimidatoria, ma non sono egualmente efficaci. Nel 1990, la crisi nucleare fu disinnescata con mezzi diplomatici: venne firmato l’accordo secondo cui la Corea democratica sospendeva il ritiro dal TNP in cambio di aiuti economici (soprattutto energetici) e della costruzione di reattori ad acqua leggera, che non possono essere utilizzati per militari scopi. Tuttavia, la cooperazione con l’occidente non si concretizzò mai, cosa probabilmente inevitabile perché le parti perseguivano obiettivi diversi: non era negli interessi di Stati Uniti e Corea del Sud sostenere l’economia della Corea democratica (il reattore non fu mai costruito e i rifornimenti di carburante furono irregolari), mentre la Corea democratica, insieme al programma missilistico dichiarato, proseguiva la ricerca nucleare in modo riservato. Nel 2002, l’accordo fu abbandonato e il 10 gennaio 2003 la Corea democratica si ritirò ufficialmente dal TNP, creando così un grave precedente che comprometteva l’intero sistema globale di non proliferazione [4]. Da allora la Corea democratica ha effettuato quattro test: nel 2006, 2009, 2013 e 2016. Nonostante gli sforzi diplomatici nei colloqui a sei, la Corea democratica continua a costruire le proprie Forze nucleari strategiche (SNF) [5]. Gli eventi del mondo, in particolare le guerre in Iraq e Libia (che abbandonò il suo programma nucleare nel 2003), spingono ad intensificare gli sforzi in questo campo. Quindi, che tipo di SNF costruisce la Corea democratica?

Poca scelta
rCostruire le Forze strategiche nucleari può contribuire a salvare le risorse e ad avere un esercito più snello. Una corsa agli armamenti convenzionali sarebbe costata molto di più, perché il Paese avrebbe dovuto competere da solo contro la potenza militare collettiva occidentali e i bilanci della difesa di una coalizione di Paesi. Impegnarsi nella corsa agli armamenti simmetrici con la Corea del Sud non aveva senso dato che i prezzi delle armi moderne iniziavano a salire e la Corea democratica è isolata (neanche la Cina le vende armi moderne). Le opinioni variano sul numero di testate della Corea democratica. La valutazione più ragionevole ed equilibrata sembra una decina di testate pronte. Più importante è la qualità delle testate, soprattutto il rapporto tra dimensione e potenza. La Corea democratica ha probabilmente, o avrà presto, la capacità di produrre testate a bassa potenza trasportabili. Ora la domanda riguarda la seconda componente nucleare, i vettori. La classica triade SNF si basa sulle componenti aerea, terrestre e navale, rappresentate rispettivamente da bombardieri lanciamissili con missili da crociera o bombe; missili balistici intercontinentali (ICBM) in silos di lancio o complessi mobili, e sottomarini lanciamissili balistici. L’idea iniziale di ordigni nucleari coreani grandi e poco maneggevoli spinse a previsioni sarcastiche sul loro possibile utilizzo, la cui unica possibile era piantarli come “mine” sulla strada del nemico avanzante. È interessante notare che gli scettici, forse involontariamente, descrivevano le tattiche impiegate dagli Stati Uniti durante la guerra fredda [6], quando decisero i punti in cui le mine nucleari potevano essere piantate lungo la presunta rotta dell’offensiva sovietica. Fino al 1991, il gruppo statunitense aveva tali punti nella penisola coreana. Il terreno, che offre una scelta limitata di vie per un’offensiva, sembra fatto su misura per tale tipo di arma, il cui uso può avere un grave effetto demoralizzante. Lo svantaggio è che può essere utilizzato solo in caso di campagna terrestre che, come detto sopra, è improbabile. I primi vettori nucleari furono gli aerei, ma non sono un’opzione per la Corea democratica, perché non ha bombardieri moderni e sono vulnerabili ad un primo attacco nucleare. La Corea democratica, che attribuisce grande importanza all’artiglieria, sarebbe tentata di trasformarli in armi nucleari tattiche sul modello dell'”artiglieria nucleare” della Guerra Fredda, ma non risolve il problema della deterrenza strategica e richiede la grande miniaturizzazione delle testate. Non è certo un’opzione per la Corea democratica, considerando le risorse limitate, compresi il materiale fissile arricchito. Così si arriva alla conclusione che l’unico vettore adatto alle esigenze della Corea democratica è il missile balistico.

L’ultimo alleato degli Stati canaglia
KN08 I Paesi del “primo mondo” affrontarono la minaccia dei missili balistici nemici nella guerra locale del Golfo Persico nel 1991. La minaccia di missili iracheni veniva contrastata dai più recenti missili MIM-104 Patriot, che teoricamente potevano intercettare i missili tattico-operativi [7]. Tuttavia, mentre la guerra in Iraq nel complesso fu un trionfo meritato della forza multinazionale, la “guerra dei missili” fu una sconfitta. Degli 88 lanci registrati [8], 53 colpirono gli obiettivi protetti dai Patriot, e 27 furono abbattuti [9]. La distruzione dei lanciamissili fu un’esperienza ancora più deludente. Nonostante le ingenti risorse impegnate, gli sforzi di tutta l’intelligence statunitense e le numerose operazioni delle forze speciali, come il 40 per cento delle sortite aeree (ritardando l’inizio della campagna di terra di una settimana [10]), non un singolo missile fu distrutto al suolo. Questo fu in parte compensato dagli scarsi risultati dei bombardamenti: gli obiettivi militari colpiti furono solo due, in un caso un aereo da caccia F-15C e un lanciamissili Patriot furono distrutti, e in un altro caso un missile colpì una caserma uccidendo 28 soldati e ferendone più di un centinaio. Fu un raro colpo di fortuna che le decine di missile che caddero sulle città non facessero molte vittime tra i civili: 14 persone [11] morirono in Israele e una in Arabia Saudita (più di 300 persone furono ferite e molti edifici distrutti) [12]. Nella guerra del 1991, l’Iraq usò missili a corto raggio sovietici R-17 (Scud) aggiornati, noti come al-Husayn [13]. Dopo la sconfitta, all’Iraq fu proibito possedere e sviluppare missili con gittata di oltre 150 chilometri [14]. Gli Stati Uniti ebbero più successo nella contesa tra difesa aerea e missili balistici nel 2003 per via del fatto che usarono una nuova versione del complesso Patriot (PAC-3), che considerava l’esperienza del 1991, ed anche perché il nemico era molto più debole. Al momento dell’invasione, l’Iraq aveva un piccolo numero di missili al-Samud 2 e Ababil-100 con gittata inferiroe ai 200 chilometri. Nel 2003, l’Iraq lanciò almeno 23 missili balistici e da crociera [15], di cui 9 abbattuti. Anche se la maggior parte degli altri missili finì nel deserto, fu segnalato un successo: il 7 aprile, un missile balistico colpì il comando di una brigata dell’esercito statunitense uccidendo tre militari e due giornalisti, ferendo 14 persone e immobilizzando una ventina di veicoli. La campagna del 2003 dimostrò che gli Stati Uniti rafforzarono la difesa missilistica di teatro, ma avevano ancora una lunga strada da percorrere per garantirsi l’intercettazione. Sebbene diversi lanciatori furono distrutti durante la seconda guerra in Iraq, il fatto che ci furono 20 lanci dimostra che la ricerca dei complessi missilistici non è ancora all’altezza. Non a caso, la leadership politico-militare della Corea democratica, che osservò da vicino le guerre localizzate degli anni ’90 e 2000, concluse che i complessi missilistici terresti mobili potrebbero costituire la base della deterrenza strategica. Essi sono perfettamente adatti alla geografia della parte settentrionale della penisola coreana: molti nascondigli e tunnel possono essere creati nelle montagne, rendendo vani i tentativi di distruggere i lanciamissili mobili dalla buona possibilità di sopravvivere a un attacco nucleare. Ovviamente, anche complessi antimissile specializzati come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e l’AEGIS BMD non possono garantire il 100 per cento dell’intercettazione [16], e niente di meno basterà per contrastare un attacco nucleare. La Corea democratica non ha bisogno di dotare una parte significativa dei suoi missili di testate nucleari. In effetti, sarebbe addirittura dannoso farlo. Un gran numero di missili convenzionali sarebbe d’aiuto come mezzo per un “ultimo avvertimento”, e in caso di un grande attacco, servire da esche per la difesa antimissile balistico.
La Corea democratica persegue attivamente il proprio programma missilistico dagli anni ’80. Gli ingegneri della Corea democratica hanno imparato rapidamente come produrre i propri missili Scud (chiamati Hwasong-5) e persino fornirli in massa all’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nella prima metà degli anni ’90, l’Hwasong-5 fu alla base della produzione in serie dei missili dalla maggiore gittata Hwasong-6 (500 km) e Hwasong-7 (700-800 km), coprendo comodamente tutto il territorio della Corea del Sud. Esattamente quanti di questi missili siano stati costruiti non è noto, ma di sicuro saranno centinaia (il numero di lanciamissili, naturalmente, è di molto inferiore). Tuttavia, questi missili non hanno la gittata necessaria per colpire le infrastrutture chiave militari degli Stati Uniti di Okinawa e Guam. A metà degli anni ’90, i missili Rodong-1 dalla gittata di 1300-1500 chilometri entrarono in servizio [17]. Questi missili, che possono colpire qualsiasi bersaglio in Giappone, sono stati spesso indicati come vettori nucleari della Corea democratica. Un numero considerevole di questi missili sarebbe stato costruito e pronto al combattimento. Il missile Musudan è una potenziale minaccia per Guam [18], sede dell’Andersen Air Force Base, la principale base dell’aviazione strategica statunitense nella regione. E’ opinione diffusa in occidente che il Musudan si basi sull’SLBM sovietico R-27, eventualmente con l’assistenza di specialisti russi, anche se tali rapporti non possono essere né confermati né negati. La gittata del missile viene variamente stimata tra 2500 e 4000 km. Il missile è attualmente in fase di test, con il primo test riuscito effettuato il 22 giugno.
nksk1 La Corea democratica ha anche un suo “super-missile”, il KN-08 [19]. Vi è una certa confusione: durante le sfilate nel 2012, 2013 e 2015, gli stessi lanciamissili mostravano modelli del missile che differivano per dimensioni e numero di stadi [20]. Un missile a due stadi (a volte chiamato KN-14) fu illustrato nel 2015, mentre in precedenza furono illustrati missili a tre stadi. Indicando che il missile è ancora in progettazione con molti test ancora da compiere. Tuttavia, alla fine può diventare il primo ICBM della Corea democratica, capace di raggiungere Alaska, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti questi missili utilizzano lanciamissili terrestri mobili. Secondo notizie non confermate, la Corea democratica ha un piccolo numero di silo per missili, ma anche non fosse, la loro funzione è ausiliaria perché sono molto vulnerabili. Per lo stesso motivo i missili Taepodong non dovrebbero essere considerati missili militari perché vengono lanciati da una struttura di lancio ingombrante e richiedono molto tempo per il lancio. Il programma di sviluppo dei missili balistici lanciati da sottomarini va inoltre ricordato. I media nord-coreani ne hanno ampiamente coperto i test, probabilmente per impressionare i nemici. Sarebbe poco saggio, tuttavia, per la Corea democratica contare su di essi, perché i suoi sottomarini sono molto vulnerabili alle difese antisom di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Ciò è aggravato dalla debolezza dell’aeronautica e della flotta di superficie della Corea democratica, che non possono creare aree di dispiegamento sicure. Se la possibilità di lanciare missili dalle loro basi navali ne valga il costo, è questione discutibile. Tuttavia, possono essere utili come logistica, data l’esistenza di anche un paio di sottomarini lanciamissili che costringerebbero il nemico a devolvere risorse sproporzionatamente grandi per contrastarli.
La conclusione che si suggerisce è pessimista. A questo punto non vi è alcuna soluzione coerente al problema nucleare coreano. La Corea democratica non cederà i suoi programmi missilistico e nucleare, e fare concessioni significative non è un’opzione per gli Stati Uniti. Entrambe le parti hanno ragione a modo loro, perché una combatte per la sopravvivenza, mentre l’altra, oltre al prestigio nazionale, sostiene il regime di non proliferazione nucleare, estremamente importante per le potenze nucleari riconosciute, come la Russia. Inoltre, in un certo senso, la situazione attuale va bene agli Stati Uniti, dato che giustifica la presenza di infrastrutture militari nel Pacifico. Né vi è una soluzione militare al problema, perché anche se si assumesse che la Corea democratica non ha armi nucleari utilizzabili oggi, il prezzo di una guerra contro di essa non giustifica i dubbi benefici dell’unificazione coreana. Così, il mondo guarderà la lenta maturazione di un’altra potenza nucleare. La questione delle dimensioni dell’arsenale nucleare che la Corea democratica vuole e la velocità con cui può aumentarlo portano al regno delle congetture. Considerando gli obiettivi, sarebbe ragionevole per la Corea democratica accontentarsi di 40-50 testate, anche nel lungo periodo. Entro la metà del prossimo decennio, le SNF della Corea democratica probabilmente saranno composte da numerosi missili mobili terrestri accompagnati da numerosi blindati; una piccola parte sarà nucleare. [21]f0205060_511c7bb677f10Note
1. Per una più dettagliata descrizione storica vedasi le opere di esperti russi sulla Corea, in particolare un articolo di A. Lankov dal titolo “Socialismo Nucleare” e il ciclo di conferenze di K. Asmolov.
2. Per mettere i dati in prospettiva, vi erano solo 36000 truppe statunitensi in Corea del Sud nel 1994. Perdite per 80000-100000 sarebbero il doppio di quelle che gli Stati Uniti sostennero nella guerra del Vietnam, durata molti anni.
3. Solo un piccolo numero di caccia MiG-29 (9-13) e aerei d’attacco Su-25 furono consegnati durante gli ultimi anni dell’URSS e sono senza valore operativo reale.
4. Israele, India e Pakisan non hanno firmato il TNP.
5. Le sei parti nei colloqui sono Corea democratica, Cina, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e Giappone.
6. L’URSS aveva sistemi simili, probabilmente destinati allo stesso scopo, ma molto meno noti sono i piani in questo campo.
7. C’è una certa confusione sulla classificazione delle armi nelle tradizioni russa e statunitense. Negli Stati Uniti, i missili sono divisi in tattici (con raggio di meno di 300 km), a corto raggio (fino a 1000 km), medio raggio (fino a 3500 km), i missili a breve e medio raggio sono a volte indicati insieme come “missili balistici di teatro”, e a raggio intermedio (fino a 5500 km). URSS/Russia classificano i missili in tattici (fino a 300 km), operativo-tattici (fino a 500 km), a breve o corto raggio (fino a 1000 km) e medio raggio (fino a 5500 km).
8. Di cui 46 su obiettivi in Arabia Saudita e Quwayt e 42 in Israele. Fu uno degli obiettivi di Sadam Husayn provocare una risposta da Israele e utilizzarla per minare la coalizione internazionale. I diplomatici statunitensi fecero grandi sforzi per impedire ad Israele di entrare in guerra.
9. Steven Zaloga. Missili balistici e sistemi di lancio Scud. 1955-2005, Osprey, 2006.
10. Robert Scales. Una certa vittoria: l’esercito degli Stati Uniti nella guerra del Golfo. Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, 1993.
11. Due persone morirono nell’esplosione, mentre la maggioranza morì per “cause indirette”, in primo luogo infarto.
12. In confronto, durante la guerra Iran-Iraq nella primavera del 1988, massicci bombardamenti (circa 200 missili) delle città iraniane causarono 2000 morti e costrinsero all’esodo della popolazione civile dalle città.
13. La gittata fu aumentata da 300 a 550-650 km (secondo varie stime). I lanciamissili erano i telai MAZ-543 modernizzati degli R-17 e lanciatori di progettazione nazionale, come i semirimorchi per le tradizionali motrici civili.
14. Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 687 e 707.
15. Oltre a numerosi missili al-Samud 2 e Ababil-100, il numero comprendeva i missili sovietici Luna-M. I “missili da crociera” erano i missili antinave cinesi HY-2 riattati per colpire bersagli a terra. Non un singolo missile da crociera fu abbattuto.
16. In senso stretto, AEGIS è il sistema di informazione e controllo della Marina degli Stati Uniti, volto principalmente a difendere le portaerei. L’elevato potenziale dell’AEGIS ha spinto l’agenzia della difesa antimissili balistici degli Stati Uniti a lanciare il sistema AEGIS Ballistic Missile Defense (AEGIS BMD) per sviluppare mezzi d’intercettazione marini e terrestri dei missili mobili terrestri.
17. Questo è il nome dato dalla Corea del Sud. Meglio noti con i nomi Nodong-1/2 (1 e 2 differiscono per peso della testata e gittata) o Nodong-A. “Nodong“, con corrispondente lettera dell’alfabeto, è talvolta usato in occidente per indicare tutti i missili balistici a medio raggio nordcoreani. In Corea democratica, Hwasong (Marte) è apparentemente usato per scopi simili. Qui e altrove è stato utilizzato il nome più comune.
18. Inoltre noto in occidente come BM-2, Rodong (Nodong)-B. In Corea democratica forse è noto come Hwasong-10.
19. Rodong (Nodong)-B, o Hwasong-13.
20. Basato su un telaio commerciale cinese acquistato nel 2011.
21. L’avvio della produzione di telai pesanti per i missili KN-08/14 è una misura cruciale.nksk0[1]Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Il nuovo MiG-35 della Russia effettuerà i voli di prova

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/06/20164260Le Forze Aerospaziali russe riceveranno l’aviogetto da combattimento Mikojan MiG-35 (nome in codice NATO: Fulcrum-F) dal 2018 dopo che l’aereo avrà svolto le prove nel 2017, secondo il direttore del programma di sviluppo del velivolo presso l’United Aircraft-Manufacturing Corporation, Vladimir Mikhajlov, che ha anche detto alla TASS “nel 2018, l’aviogetto da combattimento sarà consegnato alle Forze Aerospaziali russe”. Il Mikojan MiG-35 (Fulcrum-F) è un caccia russo di 4.ta++ generazione. L’azienda RSK MiG fornirà gli aerei al Ministero della Difesa russo per il test di volo di questa estate. “Definiamo il MiG-35 velivolo di 4.ta++ generazione, cioè velivolo con caratteristiche dei caccia di 5.ta generazione come tecnologia stealth e la capacità di essere una piattaforma multiruolo”, ha detto Sergej Korotkov, l’amministratore delegato dell’Aircraft Manufacturing Corporation MiG (RSK MiG). Secondo Korotkov, il MiG-35 potrà utilizzare l’intera gamma di armi aerolanciate in servizio nelle Forze Armate della Russia. La missione principale è la superiorità aerea e la capacità di effettuare attacchi al suolo in qualsiasi condizione meteo. Il velivolo può essere utilizzato anche per la ricognizione aerea. Il MiG-35 è un derivato avanzato del MiG-29 Fulcrum. Se la cellula è simile, l’aeromobile è praticamente di nuova progettazione, unendo un nuovo sistema di controllo del volo fly-by-wire a una cellula alleggerita del velivolo, maggior carburante, motori più efficienti con ugelli vettoriali. La versione monoposto è designata MiG-35 e la versione biposto MiG-35D. Entrambe le versioni si basano sullo stesso progetto per massimizzare i pezzi di ricambio. Caratteristiche e prestazioni generali: equipaggio – uno o due, lunghezza – 17,3 m; apertura alare – 12 m; altezza – 4,7 m; superficie alare – 38 mq. Il velivolo pesa circa 11000 kg e il peso massimo al decollo è 29700 kg. Il MiG-35 può cabrare a un rateo di 330 m/s. La quota operativa è di 17500 m. La velocità massima è di 2400 km/h. Raggio d’azione ed autonomia del velivolo sono rispettivamente 2000 km e 3100 km. L’armamento: le armi guidate del velivolo comprendono missili antinave Kh-31A con testata di ricerca radar attiva, missili anti-radar Kh-31P, missili Kh-29TE e bombe a guida TV KAB-500KR. Dotato di un contenitore esterno laser/ottico il caccia può utilizzare i missili aria-superficie Kh-29L e le bombe laserguidate KAB-500L. Il MiG-35 avrà una nuova avionica. Il nuovo aviogetto incorpora il primo radar a scansione elettronica attivo della Russia, il Zhuk-MA. Il radar può inseguire bersagli aerei dalle dimensioni di un caccia a 160 km di distanza e navi a 300 km di distanza. L’aereo può agganciare 10 obiettivi contemporaneamente e colpirne 6. Il sistema di rilevazione ottico (OLS) è un sensore elettro-ottico passivo aria-aria che opera anche agli infrarossi. Disimpegna il velivolo dall’intercettazione via sistema di controllo da terra (GCI) e permette di svolgere missioni multiruolo indipendenti. L’OLS comprende un potente complesso ottico e agli infrarossi (IR) che rende impossibile a qualsiasi velivolo nascondersi, anche nel caso di un aereo stealth degli USA. Risolve il problema della visione offuscata. Ad alta velocità, ogni frammento di polvere può causare danni alla vetronica dell’OLS. Utilizzando il leucozaffiro, il materiale più duro dopo i diamanti artificiali, allunga la durata della vetronica. Il leucozaffiro permette tutte le emissioni dell’OLS e non corrompe il segnale, fattore importante per i sistemi ottici.
Il MiG-35 è propulso da 2 RD-33MKB che possono essere installati con gli ugelli vettoriali KliVT e relativo sistema di controllo (TVC). La combinazione MiG-35 – TVC e sensori di allarme avanzati dà un netto vantaggio in combattimento. Un turbofan RD-33MK “Morskaja Osa” con la postcombustione fornisce una spinta di 9000 kg/s. Il nuovo motore non genera fumo e comprende sistemi che riducono la visibilità a raggi infrarossi ed ottica. Può essere dotato di ugelli a spinta vettoriale. Il MiG-35 vanta la capacità di volare ad angoli di attacco supercritici con elevati e sostenuti carichi di G ed elevati angoli d’attacco, richiedendo un maggior rapporto spinta-peso e migliore efficienza aerodinamica dell’ala. Il velivolo può essere rifornito in volo. L’aggiunta di un serbatoio dietro l’abitacolo ha permesso al MiG-35 maggiore capacità di carburante interna per 950 litri. La capacità del serbatoio esterno, sospeso sotto la fusoliera, viene aumentata a 2000 litri. Il volo con tre serbatoi di carburante esterni arriva a 3100 km, e con rifornimento in volo l’autonomia passa a 5400 km. Il sistema di gestione del carburante è digitalizzato ed include un nuovo sistema digitale di controllo del combustibile. Nell’aprile 2015, l’Egitto ha firmato un contratto da 2 miliardi di dollari per 50 caccia MiG-35. I MiG-35 egiziani saranno dotati di contenitori di puntamento ad alta precisione. La Russia ha già ricevuto il pagamento anticipato dall’Egitto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha portato alla peggiore crisi dell’industria aeronautica e della difesa. La situazione è notevolmente migliorata oggi; i costruttori di aeromobili russi offrono un portafoglio di aerei militari competitivo a livello internazionale con il MiG-35, mentre le Forze Aerospaziali russe dimostrano un inedito livello operativo e di prontezza operativa in Siria. Il MiG-35 darà un grande contributo alla potenza militare della Russia quando sarà presto in servizio.mig-35-fulcrum-f_00420342La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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