Chi rifornisce l’esercito ucraino?

Darija Laptieva, Lenta.ru 1 dicembre 2014 – Le Courrier de Russie0_9327f_ac1ad9b5_XXLKiev aveva lanciato il 15 aprile l’operazione antiterrorismo per sedare la rivolta scoppiata nel Donbas dopo il rovesciamento del regime del Presidente Viktor Janukovich, il 22 febbraio. Mentre la Russia è accusata di armare gli insorti del Donbas, l’occidente continua in silenzio da diversi mesi ad inviare aiuti militari a Kiev, il cui arsenale è stato sperperato negli ultimi venti anni. Panoramica e profilo degli alleati militari all’Ucraina.

L’amica lituana
Dopo aver promesso aiuti militari all’Ucraina, la Lituania potrebbe aver fornito armi. “Ci siamo accordati per la consegna di alcuni armamenti alle forze armate ucraine“, ha detto il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko dopo il suo incontro con la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite, il 24 novembre a Kiev. La stessa Dalia Grybauskaite una settimana prima aveva descritto la Russia come “Stato terrorista”. Nessuna informazione circola, però, su tipo e quantità delle apparecchiature in questione. Se il presidente ucraino preferisce astenersi dai commenti, il capo di Stato lituano continua a martellare sul tema “non dev’essere discusso pubblicamente“. In realtà, non è il primo accordo di Vilnius sugli aiuti militari all’Ucraina. Ad agosto, il Paese aveva fornito a Kiev elmetti, giubbotti antiproiettile e scudi balistici flessibili. Ultimamente, a settembre, il ministero della Difesa ucraino aveva ricevuto sei tonnellate di aiuti umanitari dalla Lituania, tra cui 4600 razioni, medicinali e attrezzature mediche. Due trattori corazzati fuono consegnati per la costruzione di fortificazioni.

Amici degli amici
E la Lituania non è un’eccezione. Negli ultimi sei mesi del conflitto in Ucraina orientale, diversi Paesi dell’UE e della NATO hanno sostenuto il governo del Paese. Ad aprile, la Francia ha fornito un migliaio di giubbotti all’Ucraina, mentre la Norvegia ha seguito l’esempio due mesi dopo inviando oltre 60 tonnellate di aiuti umanitari, tra cui 77500 razioni da combattimento. Ad agosto, è stata la volta della Gran Bretagna a fornire alle forze armate ucraine 180 equipaggiamenti per la difesa (giubbotti antiproiettile ed elmetti), la Spagna (300 elmetti e 500 giubbotti) e la Slovacchia ha inviato 2,5 tonnellate di aiuti umanitari alle guardie di frontiera ucraine. Infine, ad ottobre, la Danimarca ha fornito a Kiev 15 sistemi GPS 695 tipo Atlantic.

Lo sponsor USA
Ma l’aiuto europeo è magro rispetto al sostegno degli Stati Uniti. Washington ha infatti inviato aiuti militari a Kiev per 320 milioni di dollari, di cui 118 in attrezzature e addestramento delle guardie di frontiera, della Guardia nazionale e dei soldati, e per l’acquisto di armi non letali, 20 milioni che dovrebbero garantire l’attuazione delle riforme nazionali e tre milioni ai profughi che hanno lasciato le zone del conflitto nel Donbas (il rapporto completo è disponibile sul sito internet dell’amministrazione presidenziale statunitense). L’assistenza così si aggiunge al prestito di un miliardo di dollari assegnato dagli Stati Uniti a maggio a Kiev. E la lista potrebbe continuare. A fine marzo, la repubblica ucraina ha ricevuto sotto forma di aiuti umanitari 330000 razioni da combattimento. Militarmente, Washington ha fornito agli ucraini elmetti, giubbotti antiproiettile, visori notturni e altre attrezzature. Un gruppo di esperti militari statunitensi ha visitato l’Ucraina a giugno per “valutare e sviluppare programmi di coordinamento tra le forze armate“. Sulla parte sommersa dell’iceberg, informazioni appaiono regolarmente su internet mostrando che il volume degli aiuti degli Stati Uniti, già importante, sarebbe in realtà ancor più grande. A fine novembre, il gruppo di hacker Cyber-Berkut ha pubblicato sul suo sito una serie di documenti, intercettati dal telefono cellulare di uno dei membri della delegazione del vicepresidente statunitense Joe Biden, durante la visita l’Ucraina. Apprendiamo che il governo ucraino si aspetta di ricevere armi dagli statunitensi, tra cui 400 fucili di precisione, 2000 fucili d’assalto, 720 granate e quasi 200 mortai. La Casa Bianca, però, continua a rifiutarsi di fornire armi letali a Kiev.
Va detto che l’arsenale ucraino non era al massimo all’inizio della peggior crisi del Paese. Nel novembre 2013, il presidente ucraino Viktor Janukovich propose al Parlamento di ridurre di diverse volte le dimensioni delle forze armate e il bilancio della difesa, da 2,4 miliardi di dollari (18,8 miliardi di grivne, o 1,11% del PIL) nel 2013 a 1,82 miliardi di dollari (14,6 miliardi di grivne) nel 2014. Kiev prevedeva inoltre d’investire 563 milioni di grivne per “ammodernamento di armamenti e attrezzature militari“. A maggio, dato l’acuirsi delle tensioni in Crimea e Donbas, il ministro delle Finanze ucraino Aleksandr Shlapak suonò il campanello d’allarme, affermando che le spese per la Difesa del Paese avevano già superato del 50% il budget iniziale e raggiunto i 20 miliardi di grivne. “Tale importo è comunque insufficiente”, aveva detto aggiungendo che, nella misura in cui la priorità era l’indipendenza del Paese, la spesa in altre sfere, sociali, salute, terra, sarebbero state ridotte. Lo stesso mese, le autorità ucraine emisero 100 milioni di grivne in buoni del Tesoro per coprire le spese militari. Essendo la somma insufficiente, emisero un miliardo di grivne di obblighi supplementari per l’esercito a luglio. Petro Poroshenko presentò il 31 luglio una tassa di guerra dell’1,5% su salari e premi di lotterie nazionali e private. Inoltre, 600 milioni di grivne (51,1 milioni di dollari) furono investiti nell’acquisto di materiale militare a luglio. Il governo ucraino aveva anche assegnato al ministero della Difesa 5,9 miliardi di grivne dal fondo di riserva. Infine, l’Ucraina ad aprile avviava la campagna raccolta fondi per l’esercito, ottenendo 150 milioni di grivne. A loro volta, i media ucraini si sono chiesti se il Paese non dovesse smettere di vendere armi all’estero, meglio armando le proprie forze prima di consegnare armamenti ad altri Paesi. L’Ucraina era infatti il quarto esportatore di armi nel 2012 prima di cadere al decimo posto nel 2013, nonostante un volume di vendite pari a 1,05 miliardi di dollari. Kiev ha dovuto annullare il contratto con la Repubblica democratica del Congo per 50 carri armati T-64BM1M da 7,6 milioni di dollari. Kinshasa ha detto di comprendere la decisione, ma non intende acquistare forniture dall’Ucraina in futuro. Nel frattempo, dice Aleksander Khramchikhin, vicedirettore dell’Istituto di analisi politica e militare (IPMA), Kiev cerca alternative per armarsi, tra cui migliorare e riattare l’arsenale ereditato dall’URSS. “Le fabbriche ucraine ripristinano attivamente la vecchia tecnologia militare, come veicoli da combattimento per la fanteria BMP-1 e veicoli per il trasporto truppe BTR-60. Ma si ricordi che si tratta di riparare vecchio materiale sovietico e non di produrne. Del nuovo materiale (beh, non così vecchio) è attualmente utilizzato dalle forze armate, riempiendo il grosso delle perdite. Vi è anche un gran parlare d’invio di armi dalla NATO, ma non vene sono prove solide“, dice l’esperto.
A settembre, Valerij Geletej, ex-ministro della Difesa dell’Ucraina, aveva detto che la NATO aveva iniziato a fornire armi al suo Paese dopo il vertice dell’organizzazione in Galles. “Non posso dire con quale Paese abbiamo concordato, ma confermo che le armi sono in viaggio per l’Ucraina“, aveva detto l’ex-ministro, rifiutandosi di specificare di quali tipi di armamenti si trattasse.

0_93275_b9396541_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Laser da guerra e sistemi basati sui carri armati

Aleksandr Korolkov, RIR, 25 novembre 2014

1K17_SzhatieE’ un autunno impegnato nel mondo dei laser militari. A settembre la Boeing ha presentato il suo automezzo da 10 kilowatt High Energy Laser Mobile Demonstrator, in grado di mettere fuori combattimento droni e persino missili. A novembre, il comandante della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti, viceammiraglio John Miller, ha confermato il ricevimento del primo laser da combattimento e l’installazione sulla nave d’assalto anfibio USS Ponce. La Cina ha anche annunciato lo sviluppo di un laser in grado di abbattere piccoli bersagli aerei. E mentre poco è stato rivelato, la Russia non ha lasciato inattivo il suo programma per sviluppare laser. Allo stadio attuale la tecnologia dei missili è ancora di gran lunga superiore alle armi laser esistenti. Ma il tentativo di sfruttare l’energia laser riguarda il costo del singolo colpo. Tutta la tecnologia missilistica è costosa, quando viene utilizzata su lunghe distanze richiede altri sistemi di navigazione, grandi quantità di carburante e altri elementi che fanno salire il costo del singolo colpo. L’attrazione dei laser rimane il semplice rapporto costo-efficacia: un colpo costa quanto l’energia consumatavi. Ciò fu anche il principio guida quando l’Unione Sovietica avviò il programma laser negli anni ’60, presso il centro top-secret di ricerca scientifica e produzione “Astrofisika“. Nominatovi a capo nel 1978 fu il fisico Nikolaj Ustinov, figlio del potente Ministro della Difesa sovietico Dmitrij Ustinov.

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Ma la tecnologia, all’epoca non consentiva la costruzione di laser mobili abbastanza potenti da distruggere un bersaglio. Così, i ricercatori invece si concentrarono sull”accecamento’ di elicotteri carri armati, semoventi o sensori dei loro sistemi di puntamento ottico. Una volta neutralizzati, il veicolo o l’aereo diventano facile preda. Dai sistemi di guida laser sono stati sviluppati i sistemi laser antimissile. Il SLK 1K11 Stiletto utilizza un radar per rilevare il bersaglio che traccia con il laser per rilevare eventuali superfici riflettenti, che poi colpisce con un forte impulso laser. Il sistema è dotato di un alimentatore mobile montato sul telaio di un veicolo cingolato. Lo Stiletto fu consegnato all’Armata Rossa nel 1982, ma è ancora classificato sperimentale. Mentre solo due unità furono prodotte, è formalmente ancora in servizio nell’esercito russo.914b8c1c9966Sanguigno
L’anno dopo che lo Stiletto entrava in servizio, Astrofisika iniziò a lavorare su un dispositivo più avanzato originariamente concepito per la difesa aerea, equivalente laser del sistema antiaereo semovente Shilka. A differenza di Stiletto, Sanguigno era una variante moderna che evitava specchi ingombranti e poteva sparare in verticale. Un cannone laser montato sulla piattaforma Shilka poteva disabilitare il sistema ottico di un elicottero a una distanza di 6 miglia e distruggerlo a 5 miglia.

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Ma l’apice della ricerca sui laser dei fisici sovietici fu il projekt 1K17 Szhatie (compressione), entrato in servizio nel 1992. Mentre il similare Buratino (Pinocchio) è un sistema lanciarazzi e lanciafiamme pesante, le 12 canne del Szhatie non contengono razzi ma laser. Ognuno ha propri banda di frequenza e sistema di guida, impermeabili ai sistemi di filtraggio nemici. L’arma comprende un laser a stato solido con luci fluorescenti energizzanti, simili a quelle del sistema di sminamento telecomandato statunitense ZEUS. Per via del potente generatore e della potenza del sistema, Szhatie è montato sul telaio del semovente pesante Msta-S. Il sistema è ancora classificato e non ci sono dati su caratteristiche come gittata, rateo o numero di bersagli ingaggiati contemporaneamente. La sua gamma si presume non inferiore a Sanguigno, quindi il doppio della gittata effettiva di un carro armato moderno. Sebbene impressionante sulla carta, affronta per contro lo svantaggio principale del laser: la necessità di una chiara linea visiva per colpire il bersaglio. Il tiro a bruciapelo in condizioni di combattimento è ostacolato anche dai rilievi del terreno, rendendo tali sistemi in gran parte inutilizzabili. Ma come evidenziato dalle attività di Stati Uniti e Cina, l’uso dei laser contro missili, elicotteri e droni (laddove l’uso dei missili convenzionali sia proibitivo) è un forte incentivo ad ulteriori sviluppi.

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Il crollo dell’Unione Sovietica frenò lo sviluppo scientifico e tecnologico in Russia per diversi anni. Molti oggetti finirono nelle mostre, tra cui le unità costruite da Astrofisika, ed esemplari ancora appaiono in modo imprevisto. Mentre il primo Stiletto costruito probabilmente ebbe un certo uso, il secondo, senza puntatore laser, è stato trovato da appassionati in una fabbrica nella città ucraina di Kharkov, nel 2010. Il destino di Sanguigno e Aquilone non è noto, ma almeno un sistema Szhatie appare al pubblico nel museo di Ivanovskoe, vicino Mosca. Un progetto di Astrofisika comunque è in servizio. Il sistema di rilevamento e monitoraggio chimico KDHR-1H Dal utilizza un laser per individuare le fonti di contaminazione, scansionando 45 chilometri quadrati in 60 secondi. Dopo aver rilevato la nube tossica, Dal ne calcola coordinate e dimensioni. Il tempo di funzionamento del sistema automatico, senza rifornimento, è di 130 ore, o tre ore dopo un monitoraggio di 500 km. Unico esemplare quando fu adottato nel 1988, ancora resta in servizio nell’esercito russo.

0_a218a_e7d90939_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa succede nella misteriosa Area 51?

RussiaToday 10 agosto 2014

Le immagini satellitari della base statunitense Area 51 mostrano ciò che sembra la costruzione di un enorme hangar. Dimensioni, posizione e tempistica della costruzione di questa struttura porta molti a chiedersi: che cosa nasconde?

sat_image_2011_03Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota. Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse. Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver. Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.

RQ-180-in-flightVolo ipersonico? Nuovo bombardiere?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti. Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi. Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.

U.S.-Air-Force_Lockheed-Martin-long-range-strike-(LRS)-Aircraft_180113Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mobilitazione permanente

Nuovo articolo di MV Litvinov sui numerosi tentativi della giunta fascista di effettuare una qualche mobilitazione
MV Litvinov, Cassad 26 luglio 2014
tank-graveyard-6_2840058kAnche se un altro fine settimana di luglio è davanti noi e di conseguenza altri cambiamenti della situazione non possono essere esclusi, alcune conclusioni possono essere fatte. Poiché l’offensiva generale della spedizione punitiva, iniziata subito dopo il cessate il fuoco, s’è spenta già il 15 luglio, il raggiungimento degli obiettivi tattici più vicini può essere discusso. Nel frattempo, i risultati dell’offensiva luglio del corpo di spedizione armato dell’Ucraina nel Donbass ha avuto una conclusione abbastanza ambigua. Da un lato, le truppe della spedizione hanno liquidato due (Slavjansk-Kramatorsk e Severodonetsk-Lisichansk) delle sei grandi regioni della resistenza. Ciò ha portato ad un miglioramento delle condizioni del raggruppamento armato dell’Ucraina che, data la superiorità numerica in generale, ne ha migliorato la situazione operativa. Allo stesso tempo, le truppe della spedizione sono avanzate in maniera significativa isolando la regione della resistenza di Gorlovka da Donetsk e Lugansk e, dopo l’abbandono di Popasnaja e parte di Lisichansk, la minaccia di abbandonare Pervomajsk, Stakhanov e Brjanka ora incombe. Inoltre, le truppe della spedizione hanno migliorato la loro situazione nella zona avvicinando l’assedio a Donetsk e Lugansk e anche stabilendo un collegamento stabile con l’aeroporto di Donetsk. Dall’altra parte, non solo il problema di escludere la milizia dal confine russo resta irrisolto, ma al contrario il gruppo che avrebbe dovuto risolvere tale problema è in rotta. Attualmente, tra Chervonopartizansk e Dmitrovka vi sono 8 roccaforti delle truppe della spedizione. Queste roccaforti sono isolate le une dalle altre e sono gravemente carenti nei rifornimenti. Sono anche regolarmente bombardate dalla milizia. I tentativi di sbloccare tali gruppi non hanno avuto successo, nonostante l’impiego delle ultime riserve meccanizzate del corpo di spedizione, il battaglione della 28.ma brigata meccanizzata, rafforzato dal gruppo tattico della 25.ma brigata aeroportata. Così, circa un quarto delle unità di prima linea delle truppe della spedizione (unità aviotrasportate, meccanizzate e altamente mobili delle Forze Armate dell’Ucraina) sono fuori combattimento. E’ estremamente importante il fatto che la maggior parte dei blindati disponibili sia andata persa. Nel frattempo l’isolamento dell’aeroporto di Lugansk continua, dove forze molto significative della spedizione sono bloccate (gruppi tattici dell’8.vo reggimento delle forze speciali, 25.ma brigata aeroportata, 15.mo reggimento di fanteria da montagna e 80.ma brigata aeroportata). I tentativi del corpo di spedizione di continuare l’offensiva il 20-23 luglio lanciando in battaglia i battaglioni della difesa territoriale con la massima motivazione, anche se ha portato a una serie di successi tattici, sono stati accompagnati dall’aumento significativo delle perdite, innescando numerosi contrattacchi riusciti della milizia. Tutto ciò conferma l’indebolimento del corpo di spedizione nel Donbas. Cercando di migliorare la situazione, la leadership a Kiev ha iniziato la successiva fase della mobilitazione.

Obiettivi della terza fase della mobilitazione
Il motivo principale e cruciale del terzo ordine di mobilitazione è il semplice fatto che l’ordine è l’unico fondamento giuridico per mobilitare unità militari, perché non c’è né guerra né legge marziale. Tuttavia, la durata operativa delle mobilitazioni parziali è limitata a 45 giorni (non il termine del piano, ma esattamente il termine della mobilitazione). Naturalmente, a coloro che sono stati mobilitati è stato detto di firmare il contratto, con le buone o con le cattive. Il motivo fondamentale se c’è la mobilitazione almeno avrete dei soldi. Ciò è dettato dalla disoccupazione nel Paese. Tuttavia, l’intensificarsi dell’azione militare costringe i mobilitati a rivedere le loro opinioni sulla redditività di tale offerta. E la rottura di un contratto in assenza di guerra e azioni militari è, in sostanza, una questione puramente legale. In tal modo, tra il 20 giugno e il 24 luglio 2014, in sostanza, abbandonando le loro unità, i militari mobilitati non possono essere considerati disertori. E se all’inizio l’analfabetismo giuridico e la tregua hanno portato ad ignorare tale possibilità, con l’offensiva di luglio l’ondata di “disertori” e “MIA” ha iniziato a crescere, raggiungendo il punto in cui i militari del raggruppamento armato ucraino hanno iniziato ad abbandonare le posizioni, entrando su convogli di APC in territorio russo, al fine di rompere il contratto e di cedere lo status di militari. Tuttavia, la mobilitazione ha anche obiettivi secondari. Si deve rilevare che l’essenza della mobilitazione è diversa dalle precedenti, questa volta. Nelle precedenti, 71 unità militari furono mobilitate. In maggioranza unità militari, senza contare le 6 unità di frontiera del Servizio di Stato della Guardia di frontiera dell’Ucraina, 3 battaglioni di volontari della riserva e 9 unità della Guardia Nazionale ucraina, 53 unità militari delle Forze Armate dell’Ucraina. Si deve notare che tra le unità militari mobilitate delle FAU, in maggioranza (29) sono battaglioni della difesa territoriale. Le unità di supporto militare (genieri, logistica, riparazioni, comunicazioni, medico-infermieristico) effettivamente non furono mobilitate. Le loro attività furono sostituite da personale non schierato delle unità e dall’uso di strutture oligarchiche e volontari civili. Quindi, l’attività militare delle truppe di spedizione aveva l’aspetto di un’organizzazione commerciale. Da lunedì a venerdì gli impiegati in divisa fecero largo uso di outsourcing, raccogliendo e consegnando il materiale per attuare le operazioni militari, dopo di che, nei fine settimana i raggruppamenti armati ucraini combattevano. Se le risorse venivano lasciate, le azioni militari attive continuavano il lunedì-martedì. Qualsiasi deviazione dal normale funzionamento in tempo di pace, gravi perdite in feriti o materiale danneggiato, creare una testa di ponte o un’importante roccaforte, interrompeva  immediatamente le operazioni. La nuova fase della mobilitazione comprende il dispiegamento di 15 unità militari e 44 unità di supporto alle operazioni, si suppone per compensare l’indebolimento delle capacità da combattimento delle unità ed alte perdite attese, con rinforzi, evacuazione, cure e riparazioni. Si deve notare che le unità sostitutive non sono state dispiegate. Quindi, numerose unità di prima linea sono rimaste nei luoghi di dislocazione permanente per sostituire e compensare le perdite. Questo sistema è promosso da due fattori. Primo, c’è la ragione legittima di evitare di inviare al fronte gli ufficiali e soldati più eccentrici delle unità mobilitati. In secondo luogo, la carenza di materiale da schierare, cosa che verrà descritta di seguito. Naturalmente nelle FAU, a differenza della GNU, è impossibile organizzare una corretta sostituzione, e il problema non è stato ancora indicato. Tuttavia, sostituire correttamente le perdite con tale sistema è anche impossibile. E le perdite aumentano; le perdite sanguinose di luglio hanno superato le perdite di giugno di un terzo.  E luglio è ancora lungi dall’essere finito. Ecco perché le FAU devono aumentare il personale supplementare sostituendo quello eliminato.

tnSenso e prognosi dei risultati della terza fase della mobilitazione
Si deve notare che le fasi precedenti della mobilitazione non hanno mobilitato tutte le unità militari.  E la nuova fase della mobilitazione non sarà di molto aiuto. Naturalmente, nessuno può impedire un’ulteriore dispiegamento dei battaglioni della difesa territoriale, dotati di autobus scolastici invece che di blindati. E la situazione dei blindati è tale che di fatto una sola brigata del genere è stata mobilitata. Sulla carta, le forze di terra, la marina e le brigate aviotrasportate altamente mobili avevano 723 carri armati e 2426 blindati. Inoltre, 400 semoventi di artiglieria dovrebbero esservi aggiunti. Naturalmente, le informazioni su quanti ne siano operativi resta un importante segreto militare del regime di Kiev, come quanti di essi potrebbero essere effettivamente riparati. Ma ricorrendo agli esempi storici si può avere una stima abbastanza precisa, senza sbirciare nei documenti segreti del regime di Kiev. Si deve capire che la stragrande maggioranza dei blindati ed automezzi ha 23 o più anni (ad esempio, dei 3000 veicoli della GNU, il 70% ha più di 30 anni).  Mantenere operativi motori e telai è sempre più difficile (anche se sono semplicemente depositati). Qui per esempio c’è una testimonianza oculare sullo stato dell’equipaggiamento del battaglione motorizzato in Crimea. “Nel battaglione, su 130 autoveicoli solo 9 erano più o meno operativi (e anche tra essi, durante un viaggio di 50 km, 3 dovettero essere rimorchiati)”. Cioè solo il 7% dei veicoli era operativo. Naturalmente, si trattava di un’unità motorizzata, e i pezzi di ricambio dei veicoli proveniva dal mercato rispetto ai pezzi di ricambio per mezzi corazzati. Naturalmente, era un’unità di base. Tuttavia, ciò dà un’idea della situazione operativa dei materiali. Non ci sono molti esempi di un Paese in guerra pur non avendo effettivamente nessun equipaggiamento militare di età inferiore ai 20 anni, e anche con una piuttosto prolungata manutenzione trascurata. Anche l’esperienza Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non va bene, qui. L’arsenale militare in realtà aveva meno di 20 anni ed era circa tre volte più giovane. È molto difficile incolpare la dirigenza dell’URSS per negligenza. Tuttavia, qualcosa si può realmente imparare dalla storia. Ad esempio, i carri francesi Renault F-18 furono accettati nell’esercito francese nel 1918. Ve ne furono 3177. Nel 1940 solo 832 erano operativi, circa un quarto di tutta la flotta, e più di un migliaio di mezzi fu radiato in quel momento. Sulla base di questi fatti, possiamo trarre alcune conclusioni. Queste conclusioni effettivamente penderebbero contro la parte ucraina, perché i francesi ebbero migliore cura del loro equipaggiamento militare tra le due guerre, e 23 anni erano l’età massima, mentre in Ucraina 23 anni sono effettivamente l’età minima.
La flotta corazzata ucraina, dopo il taglio inevitabile per via del Trattato CFE, era pari a 4000 carri armati, 5000 APC e IFV, 1300 semoventi di artiglieria. Di conseguenza, la stima potenziale dei corazzati nei raggruppamenti armati dell’Ucraina è circa 1000 carri armati, 1300 APC e IF, e 350 sistemi di artiglieria semoventi, sarebbe ragionevole. Tuttavia, questa stima è soggetta a determinate correzioni. Prima di tutto sui carri armati. Dei 1300 carri armati T-72, 700 furono venduti all’estero.  Naturalmente, ciò a spese della cannibalizzazione dei restanti 600, soprattutto riguardo ai motori.  Naturalmente è possibile mettere un motore made in Ucraina in un T-72. Tuttavia, l’Ucraina non può che produrre che qualche decina di motori al mese, ed è meglio metterli negli scafi dei corazzati disponibili, i T-64. La situazione dei T-80 con il loro motore a turbina è anche peggiore. Quindi, in realtà si può parlare di circa 550-600 T-64. Riguardo l’artiglieria semovente, si deve rilevare che i Gvozdika sono in disarmo e re-impiegarli richiede altri veicoli. Il fatto è che i mezzi dei depositi non sono effettivamente degni di riparazione ed è necessario parlare di uno vero e proprio restauro, come viene particolarmente evidenziato dal seguente fatto. Il deposito di Artjomovsk ha diverse centinaia di blindati. Il deposito è rimasto in mano alla milizia per più di due mesi, divenendo oggetto di attacchi regolari. In questo periodo, non un singolo veicolo corazzato è stato utilizzato per difendere la base. Il discorso sul recupero dei circa 1000 blindati, presumibilmente nelle fabbriche ucraine, negli ultimi 3 mesi, si abbina perfettamente alla differenza tra veicoli  effettivamente operativi all’inizio della spedizione punitiva e veicoli che possono essere riparati utilizzando risorse interne e l’invio di qualche pezzo di ricambio. Si deve notare che video e foto della zona confermano che l’operazione dell’attuale spedizione delle congregazioni armate dell’Ucraina fa largo uso di vari surrogati di blindati. Quindi, possiamo dire che i distaccamenti di carri armati potrebbero essere rafforzati sulla carta all’80%, quelli meccanizzati e altamente mobili al 55%, d’artiglieria semovente al 90%. Non c’è nulla di sorprendente che in tale stato delle cose si possano usare solo 12 battaglioni meccanizzati su 25 per la spedizione punitiva. E i rimanenti, se saranno probabilmente usati correttamente, combatteranno con una quantità limitata di blindati. Inoltre, si deve notare che una parte significativa di questa flotta corazzata è andata perduta. In Crimea, la marina aveva 40 carri armati, 199 IFV e APC (complessivamente 279 blindati). Secondo i media ucraini, 184 veicoli corazzati della marina ucraina non sono stati poi restituiti dalla Russia. E’ anche vero che la stessa parte ucraina ha annunciato che 121 blindati furono effettivamente trasferiti entro il 27 maggio. Tale informazione è sconcertante, perché i numeri non corrispondono. A quanto pare, tra i 30 e 70 blindati sono stati trasferiti dalla Russia all’Ucraina, di cui vi erano documenti ufficiali. Ma in Ucraina sono andati persi. Qualcuno in Ucraina a quanto pare li ha trovati. Niente di sorprendente per un Paese in cui s’è verificato il collasso dello Stato. Nel frattempo, vi sono insinuazioni secondo cui i veicoli corazzati della Crimea siano stati trasferiti alla parte ucraina tra il 27 maggio e il 17 giugno. È possibile che siano andati persi. Con lo stesso livello di fiducia, si può stabilire il saldo del raggruppamento armato ucraino, con equipaggiamenti per 3 battaglioni meccanizzati, 2 aeroportati, 1 corazzato e 1 squadrone di semoventi d’artiglieria, inviati nei pressi del confine con la Russia. Come risultato, lo stato dei blindati dei battaglioni meccanizzati delle truppe della spedizione si ridurrà al livello dei battaglioni delle forze aviotrasportate, da 42 a 22 AFV. E aumentare tali cifre sarà molto difficile, poiché l’equipaggiamento non solo subirà perdite nei combattimenti, ma verrà utilizzato da equipaggi la cui preparazione è assai al di sotto della norma. Ci sono anche alcuni problemi con i veicoli da trasporto esteri. In primo luogo perché la flotta dei principali veicoli corazzati ucraini è unica. T-64 e BMP-2 non sono presenti in gran numero negli eserciti della NATO. E in luoghi in cui vi sono riserve per i sistemi dell’esercito ucraino, T-72 e BMP-1 sono molto diversi dai mezzi di base sovietici. E così mantenere segrete tali operazioni sarà estremamente difficile.

79-1Usare i risultati della mobilitazione
Dopo aver completato la terza fase della mobilitazione, l’Ucraina non avrà più di 38 battaglioni di fanteria con pochi blindati. E’ possibile aggiungervi altri 29 battaglioni della difesa territoriale senza blindati ed armi pesanti. Non ci saranno più di 50 compagnie carri (di 10 mezzi ciascuna), 14 squadroni di obici semoventi (dai calibri di 122mm e 152mm), uno squadrone di cannoni semoventi di sostegno “Nona” (18 veicoli). Inoltre 10 squadroni di MLRS “Grad”, 3 squadroni di “Uragan” e “Smerch”, 2 squadroni di “Pjon” e “Giatsint” (12 veicoli ciascuno). È più difficile valutare lo stato dell’artiglieria trainata. Ma bisogna considerare che con il pieno dispiegamento del personale delle due brigate d’artiglieria, non ci saranno più di dieci squadroni. Complessivamente, circa 690 pezzi d’artiglieria e tubi lanciarazzi. Le capacità delle FAU sopra descritte sono limitate e ovviamente non saranno complete dopo l’emanazione del prossimo ordine di mobilitazione. Tutto il contrario. Tale emanazione sarà solo un punto di partenza per le suddette misure. Il livello precedentemente descritto si avrà non prima di un mese, come suggerito dall’esperienza delle mobilitazioni precedenti. Nell’immediato la principale fonte delle capacità militari del corpo di spedizione saranno i battaglioni della difesa territoriale che entreranno in prima linea. Oggi 5 battaglioni territoriali sono stati gettati in combattimento (12.mo “Kiev” e 24.mo “Ajdar” a nord di Lugansk, 34.mo “Kirovograd-2″ e 39.mo “Dnipro-2″ a nord di Donetsk, 5.to “Prikarpate” nell’area di Amvrosievka). Inoltre, altri 6 battaglioni sono in servizio (9.no “Vinnitsa” a sud della regione di Donetsk, 40.mo “Krivbass” a ovest della regione di Donetsk, 10.mo, 13.mo, 15.mo e 22.mo a nord della RPL). A giudicare dalla densità delle forze di occupazione a nord della RPL, vi sono motivi per supporre che il numero di battaglioni della difesa territoriale sul territorio della RPD è assai superiore a 2 ed ammonti a 6-8, tenendo presente la necessità probabilmente d’occupare l’area  Slavjansk – Kramatorsk – Artemovsk. Inoltre, occupare l’area Rubezhnoe – Lisichansk – Severodonetsk richiederà non meno di 2 battaglioni, e la zona Popasnaja – Pervomajsk – Stakhanov – Brjanka altri 2. Dopo tali misure, le autorità di Kiev non avranno più di 10 battaglioni a disposizione.
Si deve notare che l’occupazione è effettuata non solo dai battaglioni della difesa territoriale. Effettivamente questi distaccamenti non entrano negli insediamenti, perché si dissolverebbero  immediatamente tra la popolazione locale. Controllano i posti di blocco, circondano i centri urbani e le basi. Ma anche qui il personale delle FAU viene mescolato ai distaccamenti della GNU.  Soprattutto reparti congiunti di unità specializzate motorizzate militari della polizia sono utilizzati per tale scopo. Il loro rapporto è di circa un plotone della GNU per ogni compagnia delle FAU. Gli effettivi complessivi di tali distaccamenti della GNU nella zona d’operazione è circa 3000 elementi o 100 plotoni. A differenza delle FAU, vengono sostituiti regolarmente (un mese e mezzo) e ricevono stipendi e benefici decenti. Garantiscono la sicurezza interna ne posti di blocco e  guarnigioni delle FAU. La sicurezza esterna è data principalmente da fortificazioni e blindati leggeri della GNU. Si deve rilevare che la GNU fornisce non solo il grosso degli effettivi. Queste formazioni operano con gli stessi principi nei posti di blocco e in prima linea. Nelle città e cittadine l’ordine è imposto dai battaglioni speciali. Complessivamente vi sono 27 battaglioni e 5 compagnie con sulla carta 5660 effettivi. E anche se non sono inquadrati, non ci sono motivi per supporre che la terza fase della mobilitazione gli permetterà di raggiungere il pieno organico. Non ci sono informazioni sulla rotazione di tali distaccamenti, oggi, e le loro condizioni sono sufficientemente confortevoli per non richiedere tale rotazione. Tuttavia, la sostituzione dell’unità non può essere esclusa totalmente. In questo momento è noto che 12 battaglioni e 1 compagnia di tali distaccamenti sono stati inviati nella zona di operazioni. Hanno nomi famosi: “Azov”, “Artjomovsk”, “Shakhtjorsk”, “Dnipro-1″, “Shtorm”, “Lugansk”, “Kievshina”, “Slobozhanshina”, “Kiev-1″, “Kharkov-1″, “Chernigov”, “Nikolaev” e “Kharkov-2″. Tali reparti collaborano strettamente con i reparti speciali della SBU nei territori occupati. Incontrarli sul fronte è improbabile (non vogliono esservi per nulla), e per sbaragliarli bisogna compiere incursioni partigiane nelle città da essi occupate, come è stato fatto a Lisichansk. I battaglioni dei volontari di riserva (in totale 3) sono distaccamenti militari della GNU, il primo dei quali attualmente è a riposo. Il terzo battaglione di riserva della GNU era formato da personale del 25.mo battaglione della difesa territoriale “Donbas”. Ora non c’è un tale battaglione nelle FAU, c’è solo una compagnia “Donbas” formato dal 24.mo battaglione della difesa territoriale “Ajdar”. Il nuovo 25.mo battaglione della difesa territoriale è stato costituito nella regione di Kiev e si chiama “Kiev Rus“. Oltre ai 3 battaglioni della riserva, l’operazione militare in prima linea viene svolta anche dai gruppi tattici costituiti dalle forze speciali della Guardia Nazionale ucraina, per un totale di 200 elementi ciascuno. Vengono sostituiti regolarmente ogni mese e mezzo, quindi il loro numero totale in prima linea non supera i 7. In prima linea vi sono 32 battaglioni di fanteria, 25 compagnie carri armati, 15 squadroni di artiglieria, 7 squadroni di MLRS “Grad“, 5 squadroni di artiglieria pesante e 30 compagnie da ricognizione e operazioni speciali; complessivamente l’organico sulla carta è di 35000 effettivi, inclusa la sussistenza. Considerando perdite e disertori, oggi non sarebbero più di 30000, così schierati sul fronte in questo momento:
a nord-ovest di Lugansk – 7 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
aeroporto di Lugansk – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Chervonopartizansk e Djakovo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
tra Marinovka e Starobeshevo – 4 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
nord-ovest di Donetsk – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
presso Gorlovka – 3 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo;
settore di Popasnaja – Lisichansk – Severodonetsk – Krasnij Liman – Jampol – 5 battaglioni di fanteria con mezzi di rinforzo.
Mentre i combattimenti si svolgono nell’ampia zona urbana, i battaglioni saranno utilizzati sempre meno. Le compagnie saranno più comuni, con un significativo rinforzo di carri armati. Tuttavia, gestirle non sarà facile, anzi sarà più difficile. Un netto successo potrà essere raggiunto soltanto con un’azione coordinata tra diversi gruppi, reparti da ricognizione e batterie degli squadroni di artiglieria assortiti. È un’operazione a livello di brigata, non di battaglione. Per ora gli sforzi delle truppe della spedizione saranno volti contro i reparti della milizia più deboli e isolati, con l’obiettivo di evitare di vincolare le proprie forze nell’assedio a tali posizioni. I battaglioni possono essere utilizzati per smembrare le comunicazioni della milizia su:
Pervomajsk – Stakhanov – Alchevsk;
Alchevsk – Zorinsk – Debaltsevo – Enakievo;
Khartsitsk – Shakhtjorsk – Torez – Snezhnoe;
Antratsit – Rovenkij – Sverdlovsk;
separare Krasnodon da Lugansk.
Solo la sconfitta della spedizione punitiva nell’assalto alle città indicate può impedire operazioni di tale tipo. Per raggiungere questo obiettivo, in ogni caso, è necessario rischiare gruppi miliziani da  500 elementi, con 50-60 granatieri qualificati e 20 armi da supporto per fanteria (ATGM, MANPADS, AGL, mitragliatrici e mortai pesanti).

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64a037ecc63c0d7ab77291e13645de84Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cinese J-31 contro l’F-35 statunitense

Valentin Vasilescu Reseau International 18 luglio 2014
27_179326_c3e3e77cfa6c1c2_zps811c938fLa Russia è interessata a favorire l’esportazione dei caccia cinesi J-31, in modo che diventi, assieme al Sukhoj T-50, un concorrente al costoso aereo statunitense F-35. La Cina ha 580 velivoli per  garantirsi la supremazia aerea, con velivoli di 4° generazione derivati da Su-27SK e Su-30MKK (J-11, J-16) e J-10, mentre Corea del Sud e Giappone hanno assieme 590 aerei, superiori in termini di avionica e armamenti ai cinesi, cui aggiungere il contingente di 260 aeromobili degli Stati Uniti schierato nei due Paesi o sulle portaerei assegnate alla VII Flotta degli Stati Uniti. Inoltre, Corea del Sud e Giappone hanno già ordinato 40-50 aerei stealth statunitensi F-35. Da parte sua, l’industria aerospaziale indiana acquisisce la tecnologia del caccia stealth russo Sukhoj T-50, che sarà prodotto come HAL FGFA (250-280 aeromobili). Questo è il motivo per cui, negli ultimi mesi, un’assistenza discreta è stata fornita dai russi ai cinesi trasferendo tecnologia russa per ulteriori test, e procedere immediatamente alla produzione in serie del prototipo del velivolo stealth J-31. Nei prossimi anni, almeno 500 aeromobili J-31 doteranno la forza aerea cinese.
Per compensare l’elevata potenza del singolo motore F-35 (Pratt&Whitney F135 da 19000 kg/s), il J-31 è attualmente dotato di due motori WS-13 da 8700 kg/s copiati dal motore russo RD-93 del MiG-29K/MiG-35. Per competere con l’F-35 sul mercato mondiale, ai cinesi è necessario che i russi gli consentano di fabbricare su licenza il motore Saturn S-117 del Su-35, con una spinta molto più potente di 15800 kg/s. Il megacontratto da 400 miliardi di dollari firmato con la Russia all’inizio di maggio, ha mostrato da quale lato si trova la Cina dall’imposizione delle sanzioni occidentali alla Russia. Le due superpotenze hanno deciso di non essere rivali sul mercato del trasporto aereo.
Il J-31 è un’alternativa più modesta sul piano dell’avionica, ma il prezzo è pari al 60% di quello dello statunitense F-35. I due velivoli hanno due vani per trasportare due missili aria-aria a medio raggio o bombe. Ed entrambi hanno 6 piloni esterni da 6-8 tonnellate. La strategia della Cina per la commercializzazione del velivolo J-31 è interessante. Oltre ai 500 aeromobili dell’aeronautica cinese, altri 120 J-31 sono destinati alle tre portaerei cinesi. La portaerei cinese Liaoning, ex-Varjag,  attualmente ha 30 aerei J-15 (simile al Su-33) e viene utilizzata come nave scuola per l’addestramento dei piloti delle portaerei. Una copia modificata della Liaoning è in costruzione avanzata nei cantieri Dalian, mentre la terza portaerei, molto più grande, è in costruzione nei cantieri navali di Shanghai. La Cina diverrà, alla fine dell’anno, l’economia mondiale pronta ad investire tanto denaro quanto gli statunitensi sui programmi sulla furtività e nell’industria aerospaziale, prevedendo di esportare almeno 600 aerei J-31. Il prezzo di un F-35 è superiore ai 120 milioni di dollari. A tale prezzo, al di fuori degli Stati Uniti, solo Paesi ricchi della NATO come Italia, Inghilterra, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia possono permettersi di acquistarlo. Spagna, Portogallo e Grecia, che affrontano una profonda crisi finanziaria, non intendono acquistare gli F-35. I Paesi ex-comunisti confinanti con la Russia e membri della NATO non possono sognare una cosa del genere, od ottenere l’approvazione degli Stati Uniti per acquistare i simili velivoli cinesi. Dal prossimo anno la Russia svilupperà la sua massiccia flotta di aerei stealth Su T-50, equivalenti agli F-22 degli Stati Uniti, che saranno esportati nei Paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). Ucraina, Georgia e Moldavia hanno recentemente aderito all’UE. Pertanto, a differenza dei Paesi ex-comunisti, i Paesi non allineati hanno libertà di scelta e sono obiettivo del velivolo cinese.
Il Pakistan, il partner più vicino alla Cina, ha recentemente rinunciato all’acquisto di 36-70 aerei J-10, riorientandosi sul J-31. Mentre Israele ha già ordinato 75 F-35 dagli Stati Uniti, l’Iran sembra molto interessato ad acquistare lo stesso numero di aerei J-31. Tra i potenziali acquirenti potrebbero esserci il Sud Africa (membro dei BRICS come la Cina), che ha rinunciato allo svedese JAS-39 Gripen. L’Angola, lo Stato con il più alto tasso di crescita economica nell’ultimo decennio (20% nel 2005-2007), grazie a petrolio, gas e diamanti, ha comprato le azioni della banca portoghese per salvare la vecchia madrepatria, il Portogallo, dallo spettro del fallimento. L’Angola ha avviato un piano di acquisto per 12 aerei Su-30MKI, 7 Su-27SM, 15 Su-25, mettendo da parte i fondi per il J-31. Con questo piano di acquisto, l’equilibrio di potere in Africa del Sud-Ovest muta a scapito delle vecchie potenze occidentali. L’Egitto, a cui gli Stati Uniti hanno tagliato gli aiuti militari annuali consistenti nella consegna di aerei F-16, e l’Azerbaigian, che negli ultimi anni ha un surplus dall’esportazione di gas nella regione del Mar Caspio, ha stretti rapporti con il Pakistan e sarebbe interessato a questo velivolo. Il Venezuela e il Brasile (altro Stato dei BRICS, produttore di diversi tipi di Embraer) non solo vogliono comprare, ma anche produrre su licenza il velivolo, per competere con i prodotti militari statunitensi sul mercato dell’America Latina.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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