Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La guerra commerciale degli USA avvicina Mosca e Beijing

Sputnik 05.04.2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe conclude il viaggio in Russia, che includeva la partecipazione alla VII Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di di Mosca. Parlando a Sputnik, gli osservatori della politica internazionale illustrano i fattori che motivavano la visita del Generale Wei e qual è la posta in gioco per la sicurezza globale.
Wei iniziava la visita in Russia il 1° aprile ed era pronto a tornare in Cina dopo il secondo giorno della Conferenza della Sicurezza di Mosca. Si ritiene che le discussioni a porte chiuse di Wei con le controparti russe abbiano incluso questione nucleare nordcoreana ed elaborazione della risposta congiunta russo-cinese alla strategia statunitense che classifica apertamente le due potenze come avversari degli USA. Entrato in carica il mese scorso, Wei non esitava a rivelare lo scopo del viaggio, dicendo che era un “segnale” a Washington sugli “stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione“. “Siamo venuti a sostenervi“, dichiarava Wei dopo aver incontrato il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Il Ministro della Difesa russo ricambiava dicendo che la visita “sottolinea il carattere speciale delle relazioni tra Russia e Cina“.
Il Dr. Wu Enyuan, direttore dell’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia delle scienze sociali cinese, ritiene che la visita del Ministro della Difesa cinese fosse volta in primo luogo a dimostrare la solidarietà di Pechino a Mosca nell’attuale frenesia russofoba occidentale. “Tenendo conto dell’attuale situazione internazionale e dell’attacco collettivo occidentale alla Russia, credo che la Cina, in quanto grande potenza, illustri una posizione ben definita”, affermava l’accademico. “In particolare, la posizione della Cina afferma che fin quando un’indagine dettagliata (sull’avvelenamento di Skripal) verrà effettuata e siano chiarite tutte le circostanze, non è appropriato classificare la Russia come attore criminale. Inoltre, tale antagonismo collettivo è un fenomeno raro nella comunità internazionale, è la strada alla Guerra Fredda che la Cina rifiuta“, aggiungeva.
Da parte sua, il Maggior-Generale Pavel Zolotarev, direttore degli Studi Politico-Militari dell’Istituto Stati Uniti e Canada di Mosca, afferma che vi erano diversi argomenti chiave, tra cui la questione nucleare nordcoreana, probabilmente discussa durante la visita di Wei in Russia. Secondo l’analista, Washington affronta una situazione difficile sulla Corea, poiché Pyongyang già crede di aver raggiunto gli obiettivi dei propri programmi nucleari e missilistici ed è pronta ad aperture verso Seoul per migliorare le relazioni. Ciò preoccupa gli Stati Uniti, secondo l’analista, e Washington si ritrova senza potersi coordinare con la Cina sulla questione. Altri due argomenti importanti quasi certamente affrontati nei colloqui di Wei con le controparti russe erano la strategia della difesa degli Stati Uniti e la sicurezza nucleare, secondo Zolotarev. “Gli Stati Uniti hanno designato Cina e Russia sfidanti di Washington nei documenti dottrinali, dettagliando le accuse a Pechino nella regione indo-pacifica. Gli statunitensi cercano di aumentare la loro proiezione di potenza nella regione per contenere la Cina. Questo, naturalmente, non è un problema a cui la Russia può rimanere indifferente. Qui, in una certa misura, gli interessi russi e cinesi coincidono“.
Vladimir Evseev, analista militare e vicedirettore dell’Istituto CIS, ritiene che sia significativo il fatto che il viaggio di Wei in Russia avvenga in un momento in cui l’occidente fa pressioni su Mosca, mentre Washington provoca la Cina con una guerra commerciale. “Nelle condizioni della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, e la crescente pressione militare USA su Pechino nella regione Asia-Pacifico, la decisione di Wei di visitare per prima la Russia da Ministro della Difesa è assolutamente naturale. Sotto molti aspetti, Russia e Cina affrontano minacce comuni e sono pronte ad un’azione congiunta“, aggiungeva l’analista. Secondo Evseev, Russia e Cina hanno molte opportunità d’espandere la cooperazione militare, anche nella difesa antimissile, nelle questioni militari spaziali e nella creazione di nuovi sistemi missilistici ipersonici. L’analista ritiene che i piani di alcuni geostrateghi statunitensi d’inserire un cuneo nelle relazioni russo-cinesi si siano dimostrati fallimentari. Allo stesso tempo, “l‘irrigidimento delle sanzioni anti-russe da parte occidentale, così come la disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, espandono ancora più attivamente le relazioni russo-cinesi“. In definitiva, Evseev osservava che la cooperazione russo-cinese nella difesa “è una garanzia che consente a entrambi i Paesi di continuare a perseguire una politica estera indipendente di fronte alla crescente pressione estera”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Ministro della Difesa cinese mostra agli USA la forza della cooperazione militare tra Cina e Russia

In particolare, dopo che Mattis aveva dichiarato Cina e Russia minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Frank Sellers, The Duran 4 aprile 2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghi, insieme al Consigliere di Stato e al Ministro degli Esteri Wang Yi, sono attualmente a Mosca per incontrare gli omologhi russi. La visita è una dimostrazione di forza verso Washington per mostrare la vicinanza delle Forze Armate russe e cinesi, nonché mostrare sostegno alla Russia nella 7.ma Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale. RT riportava: “Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha espresso forte sostegno alla Russia nei colloqui con l’omologo russo Sergej Shojgu. Sottolineando “la posizione unita” sulla scena internazionale, il ministro affermava che uno degli obiettivi principali della visita era inviare un messaggio alle potenze occidentali. “La Cina fa sapere agli statunitensi degli stretti legami tra le Forze Armate russe e cinesi”, dichiarava Wei. È il primo viaggio all’estero del Generale Wei da quando è stato nominato a capo del Ministero della Difesa cinese. La scelta della destinazione non è casuale, ma sottolinea il “carattere speciale” della partnership bilaterale, secondo Shojgu. Russia e Cina sono coinvolte in scontri politici ed economici con l’occidente. La Russia è oggetto di diverse sanzioni ultimamente, mentre Russia e Stati Uniti si scontrano sulla crisi siriana, e Washington continua a sostenere che il Cremlino abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso social media e annunci pagati in rubli, mentre Washington ha espulso decine di diplomatici russi in solidarietà col Regno Unito sul caso Skripal, in cui il governo inglese sostiene che il Cremlino ordinò l’assassinio dell’ex-spia usando gas nervino proibito. Gli Stati Uniti inoltre vendono armi alle nazioni europee ostili alla Russia per contenerla militarmente, presumibilmente per l’annessione della Crimea. Nel frattempo, gli Stati Uniti accusano la Cina di “aggressione economica” e “furto di proprietà intellettuale” di ditte statunitensi per accedere al loro mercato, così come la posizione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tali accuse hanno scatenato una guerra commerciale tra i due partner mentre gli Stati Uniti hanno emesso un pacchetto di dazi doganali sulle merci importate dalla Cina, insieme ad ulteriori dazi della Cina, che probabilmente saranni seguiti da un altro giro del genere, come l’ultimo pacchetto di dazi degli Stati Uniti. L'”aggressione economica” della Cina viene considerata dall’occidente manifestazione della nuova One Road One Initiative cinese, e sarà probabilmente applicata al nuovo mercato dei futures petroliferi cinesi aperto a Shanghai proprio la scorsa settimana.
In particolare, Cina e Russia sono definite minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’ultima Revisione della postura nucleare del Pentagono, e dove i vertici militari esortavano il Congresso degli Stati Uniti a prepararsi alla guerra con le due nazioni. Nel frattempo, l’US Naval Institute documentava la cooperazione militare sino-russa negli anni, e l’anno scorso pubblicava un rapporto incentrato sulle esercitazioni militari Russia-Cina e sulla vendita di armi: “Cina e Russia sono sempre più vicine militarmente attraverso una serie di esercitazioni sempre più complesse e la vendita di armi avanzate che potrebbero creare difficoltà alla sicurezza di Stati Uniti e loro alleati, secondo un nuovo rapporto del governo USA. Il rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza USA-Cina delinea il modello di cooperazione tra i due rivali internazionali alla sicurezza statunitense che potrebbe esacerbare le tensioni dall’Europa orientale al Mar Cinese Meridionale, un modello di cooperazione che si è visto crescere negli ultimi anni”.
La delegazione potrebbe anche aprire la strada a un incontro tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Xi Jinping. Putin dovrebbe visitare la Cina per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Qingdao di giugno. Inoltre, Cina e Russia esprimono l’intenzione di “cooperare strettamente” per risolvere le tensioni nella penisola coreana, riferendosi a un possibile accordo di pace con la Corea democratica.Il Ministro della Difesa cinese dice ai russi di sostenerli contro gli Stati Uniti
Un’inedita dimostrazione del sostegno cinese: “Siamo venuti per mostrare agli statunitensi gli stretti legami tra Russia e Cina. Siamo venuti per supportarvi

Tom O’Connor, News Week 4 aprile 2018

La leadership militare cinese ha promesso sostegno alla Russia, mentre le tensioni tra Mosca e occidente si deteriorano ulteriormente con isolamento diplomatico, sanzioni economiche e duelli di esercitazioni. Nella prima visita in Russia, il nuovo Ministro della Difesa cinese Wei Feng partecipava alla Settima conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, accompagnato da una delegazione di altri ufficiali. Sottolineando che il viaggio era coordinato direttamente col Presidente Xi Jinping, Wei affermava di avere due messaggi importanti per la Russia in un momento in cui entrambe le nazioni modernizzano le forze armate e rafforzano la presenza negli affari globali nonostante i timori degli Stati Uniti. “Visito la Russia da nuovo Ministro della Difesa della Cina per mostrare al mondo l’alto livello delle nostre relazioni bilaterali e la ferma determinazione delle nostre Forze Armate nel rafforzare la cooperazione strategica“, dichiarava Wei incontrando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, secondo l’agenzia TASS. “In secondo luogo, per sostenere la Russia nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, la Cina mostra agli statunitensi gli stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per sostenervi“, aggiungeva. “La Cina è pronta ad esprimere alla Russia le nostre preoccupazioni comuni e la posizione comune su importanti problemi internazionali, anche nelle sedi internazionali“. In risposta alla visita di Wei, la controparte russa sottolineava le migliori relazioni tra i due Paesi, che un tempo formavano l’alleanza comunista più grande e potente del mondo prima di decadere negli anni ’60. Con Putin e Xi rieletti il mese scorso, i due presidenti consolidano il potere nei rispettivi Paesi. “Grazie agli sforzi dei leader dei nostri Paesi, i legami tra Russia e Cina raggiungono un livello inedito, divenendo fattore importante per garantire pace e sicurezza internazionale“, dichiarava Shojgu, secondo il Ministero della Difesa russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Xi e Putin: partner verso un nuovo mandato presidenziale

La riunione del parlamento cinese e l’elezione presidenziale russa assicurano che la relazione tra i due leader mondiali continuerà
Alexander Mercouris, The Duran 12 marzo 2018Motivo di sgomento per l’occidente alla decisione del parlamento cinese di abolire i limiti della presidenza cinese, spianando la strada alla permanenza di Xi Jinping alla presidenza allo scadere dell’attuale mandato, è che ciò garantirà che il partenariato tra Xi Jinping e il Presidente della Russia Vladimir Putin, che ha creato il clima politico internazionale da quando Xi Jinping divenne Presidente della Cina nel 2013, continui. Il Presidente Putin sarà rieletto il 18 marzo 2018 per ciò che si presume sia l’ultimo mandato a Presidente della Russia, che si concluderà nel 2024. Il secondo mandato del Presidente Xi Jinping dovrebbe concludersi nel 2023. Anche se il parlamento cinese non avesse deciso di modificare i limiti di mandato del presidente cinese, Xi Jinping continuerà ad essere il leader della Cina nel prossimo mandato del Presidente Putin. Inoltre, come molti hanno notato, l’Ufficio del Presidente cinese (più correttamente, del “Presidente dello Stato”) ha solo potere nominale, col potere effettivo detenuto dal Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, che non ha alcun limite di termine e che è naturalmente Xi Jinping stesso. La fine del limite al termine del presidente cinese, insieme all’opinione diffusa e quasi certamente corretta che sarà Xi Jinping ad essere rieletto a un ulteriore mandato presidenziale cinese nel 2023, conferma tuttavia definitivamente la posizione di Xi Jinping a leader indiscusso della Cina. Ciò significa che, dopo gli incolori periodi dei predecessori di Xi Jiang Zemin e Hu Jintao, la Cina ha ancora una volta nella persona di Xi Jinping un leader forte, proprio come all’epoca di Mao Zedong e Deng Xiaoping. Questo è di vitale importanza perché la Cina si trova attualmente in un momento cruciale, quando è necessaria una leadership forte e decisa. Nella politica interna, la Cina persegue l’enorme compito di riorientare l’economia dalla produzione di massa alla crescita guidata da servizi e tecnologia. È una transizione eccezionalmente difficile, quella che i sovietici negli anni ’70, che al tempo affrontarono una simile transizione, denominarono transizione da “esteso” ad “intensivo”. L’URSS non ci riuscì, preparando la scena per la crisi che alla fine portò al collasso. Un leader forte e autorevole, popolare nel Paese e in grado di far valere decisioni essenziali sugli ostacoli burocratici e politici che sicuramente si presenteranno, è indispensabile in questa situazione se si vuole evitare la crisi. Il fatto che la leadership cinese lo capisca molto bene è dimostrato dal modo in cui l’abolizione dei limiti del termine viene spiegata dall’editoriale dell’ufficioso Global Times, “Innanzitutto, in questo frangente, la Cina affronta una serie di sfide importanti sulle riforme all’interno e all’estero del Paese, che richiedono la revisione della Costituzione in conformità ai tempi. I principali Paesi mobilitano le risorse politiche per rafforzare la capacità decisionale. L’emendamento è principalmente guidato da esigenze interne allo sviluppo della Cina. Secondo, i cinesi sono profondamente consapevoli che la loro vita felice deve basarsi su solidarietà e stabilità, e che questo va sorvegliato dall’intera società guidata dal Comitato centrale del PCC. In questi anni abbiamo visto l’ascesa e il declino di Paesi e in particolare la dura realtà che il sistema politico occidentale non vale nei Paesi in via di sviluppo, producendo risultati terribili. Fortunatamente la Cina ha mantenuto costante la crescita per un lungo periodo. Abbiamo sempre più fiducia che la chiave della via della Cina sia una forte leadership di partito e seguire fermamente la leadership del Comitato centrale del Partito del compagno Xi Jinping. Dalla fondazione, la Repubblica popolare cinese copiò in gran parte il sistema socialista dell’Unione Sovietica. Sin dalle riforma e apertura, la Cina intraprese un percorso socialista con caratteristiche cinesi divenendo la seconda maggiore economia. Ciò dimostra che l’indipendenza politica è cruciale per far avanzare la Cina. La maggior parte dei principali fenomeni che affliggono la Cina non può essere spiegata dalle teorie occidentali. La Cina deve trovare soluzioni con la propria saggezza. Se la nostra prassi è buona, va valutato nel rispondere e promuovere la missione della Cina e dai risultati effettivi. Nonostante la marea di informazioni riversate in Cina dopo le riforma ed apertura, la società cinese è riuscita a reggere e ad accumulare saggezza collettiva. In questo processo la direzione del Comitato centrale del partito è stata determinante. L’emendamento costituzionale giunge in un momento favorevole in quanto consolida il pensiero guida, la leadership del partito, la struttura della leadership e il meccanismo di vigilanza migliorato mentre la Cina affronta i compiti ardui della nuova era”. L’attento riferimento all’URSS chiarisce perfettamente a quale Paese ci si riferisce con le parole “sorgere e declinare di Paesi”. Sulle parole “la dura realtà che il sistema politico occidentale non si applica ai Paesi in via di sviluppo, producendo risultati spaventosi”, in concomitanza coi riferimenti all’URSS, si indicano chiaramente le disastrose politiche della “perestroika” di Mikhail Gorbaciov, che invece di permettere la transizione dell’URSS da sviluppo “estensivo” ad “intensivo”, ne causò invece il collasso. Le parole sulla necessità di “consolidare la struttura della leadership e migliorare il meccanismo di vigilanza quando la Cina affronta gli ardui compiti della nuova era” dimostrano che i cinesi non intendono ripetere gli errori di Gorbaciov. A differenza dell’URSS, invece di “democratizzare” rafforzeranno la leadership centrale per mantenere lo stretto controllo del processo, così da rendere efficace il passaggio dallo sviluppo “intensivo” a quello “intensivo”.
Chi conosce la storia sovietica, vi riconoscerà lo stesso approccio che Jurij Andropov, uno degli ultimi leader dell’URSS, aveva intenzione di seguire. Non a caso, proprio come Jurij Andropov nel breve periodo in cui fu il leader sovietico enfatizzò la lotta alla corruzione come essenziale per completare il passaggio dallo sviluppo “esteso” a quello “intensivo”, così agisce oggi l’omologo cinese Xi Jinping. In entrambi i casi, oltre al sincero desiderio di sradicare la corruzione, va attuata una campagna anti-corruzione imponendo la disciplina, essenziale per una transizione di successo. Se tuttavia la conferma di Xi Jinping a leader supremo della Cina ha uno scopo principalmente interno, ha anche una dimensione estera la cui importanza non va sottovalutata. Anche se la Cina cambia la struttura dell’economia, l’ambiente estero le è sempre meno favorevole. Mentre negli anni ’90 e 2000 l’economia cinese cresceva col benevolo incoraggiamento degli Stati Uniti, oggi l’atteggiamento degli Stati Uniti è cambiato, con molti statunitensi (non solo Trump) che ritengono che la Cina cavalchi l’ascesa economia a spese degli Stati Uniti. Ciò significa che la Cina potrebbe non avere accesso libero al mercato statunitense per molto. La Cina deve anche affrontare la realtà delle manovre navali statunitensi nel Pacifico, e gli Stati Uniti che sfidano sempre più la Cina alla sua periferia, in particolare nel Mar Cinese Meridionale, fondamentale arteria commerciale. Il crescente confronto cogli Stati Uniti significa che la Cina non può più permettersi di dare per scontate le rotte commerciali marittime, vitali non solo alle esportazioni, ma anche all’importazione di materie prime. Questo spiega il gigantesco programma One Belt, One Road su cui si è imbarcata la Cina, volto ad assicurarle l’accesso a forniture illimitate di materie prime dall’Eurasia e a collegamenti ad alta velocità in Eurasia per le merci cinesi. Questo a sua volta spiega perché per la Cina la stretta relazione con la Russia, la potenza suprema eurasiatica, non è solo geopoliticamente, ma anche economicamente cruciale. Molto semplicemente, senza la cooperazione della Russia il programma One Belt, One Road è impossibile, e la Cina è sempre più vulnerabile alle pressioni economiche degli USA sempre più ostili. Ciò è alla base del rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin.
Sebbene tutto indichi che i due leader abbiano sviluppato una relazione forte considerandosi amici, alla fine sono gli interessi vitali dei loro Paesi a riunirli. Come per la Cina la relazione con la Russia è vitale per la sicurezza economica, per la Russia, ormai disillusa sulle prospettive dei suoi rapporti con l’occidente, il rapporto con la Cina, la seconda mondiale, è vitale per assicurarsi il futuro geopolitico ed economico. Detto ciò, anche se il rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin è fermamente basato sulla chiara comprensione dei rispettivi interessi nazionali, data l’attuale natura estremamente complessa della situazione internazionale, saranno sollevati dal fatto che la loro partnership è destinata a continuare e a rafforzarsi. Nessuno vorrebbe in questo momento complesso e difficile ricominciare da capo con qualcun altro. I cambiamenti politici in Cina e Russia questo mese, la riunione del parlamento cinese e le elezioni presidenziali russe, assicurano che entrambi gli uomini riescano nel loro desiderio e che la loro collaborazione non solo continui, ma si rafforzi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina sono alleati naturali e importanti

James O’Neill, New Eastern Outlook, 06.03.2018In un recente incontro dell’Australian Institute for International Affairs (AIIA) un eminente analista e commentatore australiano suggeriva che Russia e Cina non erano “alleati naturali”. C’era quindi un rischio, suggerì, d’instabilità geopolitica nella regione eurasiatica. Questa analisi è viziata su diversi livelli. Il primo è il fondamentale fraintendimento della natura delle relazione tra Stati nazione. Quella relazione fu meglio racchiusa nel culmine massima dallo statista inglese Lord Palmerston nel XIX secolo. Le nazioni, disse, non avevano né amici né nemici, solo interessi. Questa massima ha permesso alle nazioni nel corso dei secoli di avere relazioni con altre nazioni con cui, prima facie, non avevano alcuna comunanza. La fine negativa di tale spettro si manifesta ad esempio nel supporto degli Stati Uniti a una vasta gamma di regimi dispotici. Nominalmente, tali relazioni dovrebbero essere anatema per tale Stato, considerando l’enorme divario tra valori professati di uno Stato e le prassi effettive dell’altro con cui sviluppava le relazioni. Chiaramente, il concetto di “alleati naturali” non ha utilità. Il rapporto ha basi pragmatiche e segue particolari esigenze geopolitiche, come accesso o controllo di risorse vitali, raggiungimento di certi obiettivi strategici o contrastare gli obiettivi geopolitici di un rivale strategico. Le azioni degli Stati Uniti con una vasta gamma di attività da molti anni verso Russia e Cina sono meglio comprese sotto questa luce. La seconda area in cui l’analisi degli “alleati naturali” è viziata è che ignora fino dove le condizioni geopolitiche possano cambiare. Nel summenzionato incontro dell’AIIA l’oratore usò l’esempio del conflitto sino-sovietico sul fiume Ussuri. Tale conflitto si ebbe nel 1969 e comportò scontri armati che provocarono dei morti. Le vittime dichiarate variano da circa 130 a 800. I punti importanti su tale scontro tuttavia sono a) entrambe le nazioni erano entità diverse da quelle attuali; e b) fu risolto da una lunga trattativa, con la firma dell’accordo finale nell’ottobre 2004. Ciò che diede grande impulso allo sviluppo delle relazioni tra Russia e Cina è che condividono vari interessi su sicurezza e geopolitici comuni. Ancora una volta su numerosi basi e manifestatesi in vari formati.
Il primo e forse maggiore interesse comune nasce dalla manifesta ostilità degli Stati Uniti nei confronti di entrambe le nazioni. Tale ostilità si mostra nella sua forma più semplice coll’istituzione di basi militari statunitensi ai confini di entrambi i Paesi. La stragrande maggioranza delle basi statunitensi è chiaramente volta all’accerchiamento. Non ci può essere un’interpretazione benevola in ciò. Non sono necessarie per la difesa degli Stati Uniti continentali e non c’è motivo razionale o obiettivo per sostenere che siano necessari alla difesa dei Pesi che le ospitano. L’intenzione è chiaramente ostile. Ad esempio, il presidente Bush promise al presidente sovietico Gorbaciov che la NATO non sarebbe avanzata “di un pollice verso est”. Gli Stati Uniti violarono immediatamente la promessa e ora hanno basi in quasi tutte le ex-nazioni del Patto di Varsavia, in molti casi ai confini della Russia. Eppure la retorica occidentale è una costante reiterazione sull'”aggressione russa”. Anche quando non ci sono basi, come in Ucraina, gli Stati Uniti vi organizzano una delle numerose operazioni di cambio di regime per installare un regime fantoccio ostile alla Russia. Le ripetute violazioni degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina sono raramente menzionate e tanto meno criticate dai media e dalla leadership politica occidentali. Gli Stati Uniti continuano a darmare l’Ucraina con armi offensive, tanto più allarmanti alla luce della recente legislazione approvata dal parlamento ucraino che indica l’intenzione di una guerra contro le regioni russofone dell’Ucraina orientale e per l’occupazione della Crimea. La stessa Crimea è un’eccellente illustrazione dell’ipocrisia occidentale. Il ruolo storico della Crimea nella Russia (fino al 1954) e lo schiacciante desiderio del popolo di Crimea di ricongiungersi con la Russia, come dimostrato nel referendum, sono completamente ignorati dai media occidentali.
La Cina è soggetta alla stessa inesorabile ostilità. Le navi da guerra statunitensi inscenano continuamente provocazioni con le cosiddette esercitazioni per la libertà di navigazione in acque essenziali per la sicurezza della Cina. Gli Stati Uniti pretendono di esercitare un diritto che in realtà non è mai stato impedito dalla Cina. È anche un diritto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che la Cina ha ratificato e gli Stati Uniti no. Il fatto che Taiwan faccia affermazioni identiche a quelle della Repubblica popolare cinese sul Mar Cinese Meridionale non viene mai menzionato nei media occidentali. Allo stesso modo, la costruzione di isole artificiali fortificate nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, di Taiwan e Vietnam non viene mai menzionata nei media occidentali. Dopo più di 70 anni la fine della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti mantengono ancora più di 50 basi militari sull’isola di Okinawa, nessuna necessaria alla difesa del Giappone. Queste basi fanno parte di una rete di oltre 400 basi statunitensi nell’ambito del “contenimento” statunitense della politica cinese. Il fatto che una nazione possa presumere di “contenere” un’altra nazione in assenza di stato di guerra chiarisce l’arroganza della politica estera degli Stati Uniti. La politica va oltre il contenimento, comunque, come dimostrato dall’invasione dell’Afghanistan, dal sostegno ai separatisti terroristi in Paesi ai confini della Cina e nel territorio cinese, comprese attività terroristiche nello Xinjiang, Tibet e altrove.
La terza ragione per cui “gli alleati non naturali” sono uno strumento analitico inutile si trova in ciò che Russia e Cina fanno insieme, e in particolare nel 21° secolo. Ironia della sorte, una delle principali forze trainanti della cooperazione in vari campi è la reazione alla politica estera degli Stati Uniti. Entrambi i paesi sono membri fondatori di BRICS (fondati nel 2006), Shanghai Cooperation Organization (SCO) fondata nel 2001 e sviluppano vari legami finanziari, di sicurezza ed economici nell’ambito dell’enorme progetto cinese noto come Iniziativa Fascia e Via (BRI). Un’altra organizzazione chiave in questo contesto è l’Unione economica eurasiatica (UEE) di cui la Russia è il primo aderente. Sono stati stipulati numerosi accordi tra UEE e SCO riguardo questioni commerciali, valutarie e di sicurezza. Tutti i membri di URR e SCO partecipano alla BRI. Il territorio russo costituisce una delle principali vie di trasporto dalla Cina per l’Europa occidentale nell’ambito della BRI. Le due nazioni collaborano aiutando l’Iran (altro oggetto dell’ostilità USA), dal ruolo chiave presso BRI, SCO (di cui è membro associato) e corridoio dei trasporti nord-sud, dall’India alla Russia attraverso Iran ed Azerbaigian. La Russia è un fornitore chiave di gas della Cina, che a parte le implicazioni energetiche, è importante anche per motivi ambientali. La Russia ha anche firmato l’accordo per fornire alla Cina il sistema anti-missile S400 significativamente superiore a qualsiasi controparte occidentale. Ulteriore segnale del crescente livello di cooperazione è il ruolo che entrambi i Paesi giocano nel ridurre l’importanza del dollaro USA come mezzo principale del commercio internazionale. E’ il ruolo del dollaro che ha permesso agli Stati Uniti di sfidare la logica economi creando enormi deficit di bilancio e d’indebolire le nazioni più deboli con vari strumenti finanziari come Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e il Sistema di accordi bancari internazionali SWIFT. La Cina ha recentemente aperto le borse di Shanghai e Shenzhen per consentire alle società nazionali e internazionali di emettere obbligazioni da utilizzare per finanziare i progetti BRI. Asian Investment Infrastructure Bank, Silk Road Fund, China Development Bank ed Export-Import Bank of China finanziano in gran parte questi progetti. Una delle sette società straniere autorizzate dalla China Securities Regulatory Commission ad emettere obbligazioni è il produttore russo di alluminio UC Rusal, la prima azienda ad ottenere l’approvazione, per un valore di 1 miliardo di yuan. La corsa guidata da cinesi e russi verso un sistema alternativo basato su yuan, rublo e oro probabilmente si rivelerà il più importante sviluppo geopolitico del 2018.
Non importa quindi se Russia e Cina siano o meno “alleati naturali”. Basta che abbiano interesse reciproco nell’affrontare e, in definitiva, sostituire il sistema dominato dagli Stati Uniti, caratteristica dell’era post-Seconda Guerra Mondiale e causa di tanta miseria e distruzione. Secondo l’autore, un simile sviluppo è del tutto benvenuto.James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio