La Cina prevale sugli USA con la fine imminente del TPP

Ariel Noyola Rodriguez*, Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).
China's President Xi Jinping addresses audience during a meeting of the APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) Ceo Summit in LimaLa battaglia per il dominio del commercio mondiale va a favore della Cina. Di fronte alle minacce di Donald Trump d’imporre barriere tariffarie e liquidare gli accordi di libero scambio, come l’alleanza TPP, Pechino tesse rapporti coi vari partner importanti di Washington. Nel XXIV vertice APEC è apparso chiaro che la fine imminente del TPP sia un’ottima opportunità per la Cina che, sorprendentemente, ha proposto ai Paesi che hanno firmato il TPP a febbraio la costruzione di un grande accordo di libero scambio, senza gli Stati Uniti.
L’influenza degli Stati Uniti nel commercio mondiale svanisce. Poco dopo la vittoria elettorale di Donald Trump su Hillary Clinton, la squadra del presidente Barack Obama ha sorpreso amici e nemici abbandonando, improvvisamente, la pressione intensa sul Congresso per la ratifica dell’accordo transpacifico di cooperazione economica (TPP). La fine del TPP è imminente. Secondo le disposizioni, per entrare in vigore è necessaria l’approvazione legislativa di almeno sei Paesi e, in parallelo, questi devono totalizzare l’85% del prodotto interno lordo (PIL) dei 12 membri. L’economia degli Stati Uniti ne rappresenta da sola oltre il 60%. Pertanto, una volta che Obama cede il TPP a Trump, è quasi certo sarà sepolto dal prossimo Congresso degli Stati Uniti. Michael Froman, rappresentante del commercio degli Stati Uniti, aveva già avvertito a luglio che se i legislatori del Paese non ratificavano il TPP, le “chiavi per il castello” della globalizzazione sarebbero passate alla Cina. Parole profetiche. Le aspirazioni imperiali di Obama sono fallite e gli USA non detteranno più le regole del gioco. Attualmente, la maggior parte del commercio si concentra in Asia, Cina in testa. I leader di Pechino lavorano da tempo su varie iniziative di libero scambio multilaterali, per consolidare l’influenza regionale e globale con il Partenariato regionale globale economico (RCEP) e L’Accordo per il libero commercio in Asia-Pacifico (FTAAP). Al XXIV vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), tenutosi a Lima (Perù), Il Presidente della Cina Xi Jinping ha proposto ai Paesi firmatari del TPP diAmerica (Cile, Messico e Perù) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda), l’adesione agli accordi di libero scambio promossi dal suo governo e all’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN). Ma quale delle due iniziative di libero scambio promosse dalla Cina davvero soppianterà il TPP?
Per Pechino sarà difficile attuare il FTAAP, che comprende gli Stati Uniti; perché se Donald Trump finora s’è categoricamente opposto al TPP, è chiaro che non sosterrà un’iniziativa sul libero scambio guidata dalla Cina. Si ricordi anche che Trump ha promesso agli elettori di abbandonare, o nel migliore dei casi rinegoziare, gli accordi di libero scambio che gli Stati Uniti hanno firmato negli ultimi decenni. A suo avviso, gli accordi come il North American Free Trade Agreement (NAFTA, per il suo acronimo in inglese) sono un disastro. In questo scenario, la Cina cerca di far aderire alla sua causa i principali partner commerciali degli Stati Uniti, con l’impegno a continuare a favorire la libera circolazione delle merci. Dal mio punto di vista, il RCEP è l’iniziativa di libero scambio che dà alla Cina la possibilità di colmare il vuoto che Washington lascia col TPP. “La Cina dovrebbe redigere un nuovo accordo che soddisfi le aspettative del settore e continuare lo slancio per la creazione di una zona di libero scambio”, dichiarava ai primi di novembre Li Baodong, Viceministro degli Esteri della Cina. Il RCEP comprende i Paesi membri del TPP meno Canada, Cile, Messico, Perù e ovviamente Stati Uniti. Con oltre 3 miliardi di abitanti, il RCEP comprende gli altri Paesi asiatici dal grande dinamismo economico: Cambogia, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Filippine, Laos, Myanmar e Thailandia. Sorge allora la domanda se la RCEP sia una sorta di espansione del TPP, con la Cina che sostituisce gli Stati Uniti. Non esattamente. La portata della RCEP non è la stessa del TPP. Finora gli obiettivi della RCEP si limitano all’eliminazione delle barriere tariffarie. Il TPP, tuttavia, è molto più di un accordo di libero scambio, perché tra le altre cose, mette a disposizione delle grandi aziende i diritti di proprietà intellettuale, minaccia la protezione dell’ambiente, viola i diritti dei lavoratori e, per quanto poco, consegna ai tribunali internazionali la risoluzione delle controversie tra governi e aziende. Pertanto, diversi leader guardano favorevolmente al ‘piano B’ suggerito dai cinesi, tra cui il presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski, che crede che un accordo di libero scambio alternativo al TPP sia necessario. Sebbene i Paesi dell’Alleanza del Pacifico (composta da tre membri latino-americani del TPP, più la Colombia) sono interessati a continuare a mantenere ottimi rapporti con gli Stati Uniti, allo stesso tempo vogliono avere accordi con Cina e Russia.
Senza dubbio, l’incertezza politica che affligge gli Stati Uniti dopo le elezioni dell’8 novembre viene magistralmente sfruttata dal drago cinese. Di fronte alle minacce di Trump di aprire una nuova era protezionistica, la risposta di Xi è potente: la globalizzazione del commercio guidato da Pechino continuerà, con o senza appoggio di Washington.malacanang-king-20161120-apec-peru-family-photoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Unione economica eurasiatica, nuova potenza della regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 11/11/2016fta-vietnam-eaeu-6-638L’accordo sulla zona di libero scambio tra Repubblica socialista del Vietnam (RSV) e Unione economica eurasiatica (UEE) entrava in vigore il 5 ottobre 2016, firmato dai capi dei governi della RSV e degli Stati membri dell’UEE, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia, nel maggio 2015, ma entrerà in vigore solo dopo la ratifica da parte dei parlamenti dei Paesi elencati. L’UEE commercia attivamente con il Vietnam da molti anni. Nel 2010-2014, il volume degli scambi è aumentato di oltre il 60%, a più di 4 miliardi di dollari. La creazione della zona di libero scambio è un passo logico in questa cooperazione. Secondo le previsioni della Commissione eurasiatica, comporterebbe il raddoppio e più del fatturato commerciale entro il 2020, e la Russia potrà ottenerne non meno dell’80%. La popolazione dell’UEE è di 183 milioni di persone ed il PIL è superiore a 2 trilioni di dollari. L’accesso privilegiato a questo vasto mercato è sicuramente un vantaggio per l’economia del Vietnam. L’UEE distingue anche i vantaggi: la popolazione della RSV supera i 95 milioni di persone e il PIL ammonta a 192 miliardi di dollari. Secondo i dati raccolti negli ultimi anni, l’economia del Paese è in rapido sviluppo. Così, l’accordo sulla zona di libero scambio è vantaggioso per entrambe le parti. Secondo il documento, la maggior parte delle merci di RSV e UEE sarà soggetta a completa o parziale esenzione dal dazio all’importazione per i prossimi dieci anni. Ciò dovrebbe portare ad una riduzione del costo e al rapido sviluppo degli scambi. Inoltre, l’accordo punta anche a protezione della proprietà intellettuale, cooperazione nel commercio e negli appalti pubblici, e copre anche la protezione della concorrenza. Oltre ad importazioni ed esportazioni, l’accordo sulla zona di libero scambio faciliterà gli investimenti. La leadership del Vietnam vede un grande potenziale nel partenariato commerciale con l’UEE, e la Russia in particolare. Secondo i dati del 2016, il fatturato commerciale russo-vietnamita era pari a 3,7 miliardi di dollari. Grazie alla creazione della zona di libero scambio, si prevede superi i 10 miliardi entro il 2020. Oltre alle disposizioni comuni a tutti gli Stati membri, l’accordo sulla zona di libero scambio include principalmente sezioni dedicate solo a RSV e Russia, specificando ulteriori termini e condizioni per promuovere commercio, investimenti e circolazione delle persone tra i due Paesi. Dopo la firma dell’accordo, “Il protocollo intergovernativo russo-vietnamita sul sostegno alla produzione di autoveicoli nella Repubblica socialista del Vietnam” entrava in vigore. Questo documento fu firmato nel marzo 2016 dal Ministro dell’Industria e del Commercio del Vietnam Vu Huy Hoang, nel corso di una visita in Russia. D. Manturov, Ministro dell’Industria e del Commercio russo, firmò il protocollo a nome della Russia. Secondo il documento, joint venture saranno create nella RSV tra imprese vietnamite e russe come il Gruppo GAZ, KAMAZ o Sollers, che produrranno vari tipi di veicoli. La conclusione dell’accordo sulla zona di libero scambio con il Vietnam è vantaggioso per l’UEE e la Russia in particolare. Tuttavia, il valore va oltre al semplice partneriato commerciale. Si può ipotizzare che l’economia russa abbia raggiunto un nuovo livello: la Russia non aveva accordi del genere con Paesi al di fuori dell’ex-Unione Sovietica. Questo è l’inizio della grande promozione dell’UEE e della Russia nella regione Asia-Pacifico.
Dall’avvio nel 2015, l’UEE ha cercato di stabilire relazioni commerciali con i Paesi della regione Asia-Pacifico. E’ ben noto che il Vietnam sia un importante membro dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico, che riunisce numerosi Stati della regione Asia-Pacifico. E’ molto probabile che la zona di libero scambio con il Vietnam sia un passo verso la creazione di un’area di libero scambio tra tutti gli Stati membri dell’ASEAN. Molti membri dell’ASEAN sono ben disposti verso quest’idea. Sono in corso negoziati con Indonesia, Cambogia, Malesia e Singapore. Inoltre, la possibilità d’istituire zone di libero scambio con Stati non aderenti all’ASEAN nella regione Asia-Pacifico, come India, Cina e Nuova Zelanda, è in esame. Così, si può dire che la posizione dell’UEE nella regione Asia-Pacifico va gradualmente rafforzandosi. Ciò è confermato anche dalla dichiarazione della Mongolia di novembre 2016 sul desiderio di aderire all’UEE. A prima vista, può sembrare che la presenza dell’UEE nella regione Asia-Pacifico sia in competizione con la Cina, oggi uno dei principali attori della regione, nell’indebolirsi degli Stati Uniti. Difatti, la crescente influenza dell’UEE è più redditizia per la Cina. E’ ben noto che l’opposizione tra Cina e Stati Uniti attualmente domini la regione Asia-Pacifico. L’influenza economica e politica degli Stati Uniti nella regione si è indebolita considerevolmente negli ultimi anni, ma è ancora grande. Gli USA cercano di mantenere il potere il più possibile e di conquistare il maggior numero possibile di Paesi. Ad esempio firmando l’accordo di Partnership Trans-Pacifico (TPP) nel febbraio 2016. Il TPP comprende Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti e Vietnam. Tutti questi Stati sono riuniti in una zona di libero scambio da una serie di regole comuni. Senza dubbio è difficile competere con tale unione, mentre il 30% del commercio globale avviene tra gli Stati membri del TPP. Inoltre, trattative sono in corso sulla creazione del Partenariato per gli scambi e gli investimenti trans-atlantici (TTIP). Gli Stati Uniti sperano di coinvolgervi l’Unione europea. La probabilità che tali negoziati abbiano successo è scarsa: il progetto è troppo svantaggioso per l’Europa. Tuttavia, se accadesse, grandi e ricche unioni comparirebbero su entrambi i lati dell’Eurasia, coprendo l’80% del commercio mondiale. Inoltre, gli Stati Uniti controlleranno ciascuno di essi. Pertanto, gli Stati membri di TPP e TTIP ridurrebbero notevolmente il volume degli scambi con il resto del mondo, tra cui la Repubblica Popolare Cinese, attualmente il maggiore partner commerciale di essi. Inoltre, uno dei grandi progetti su cui la Cina pone grandi speranze, la nuova Via della Seta, correrà dei rischi. TPP e TTIP dovrebbero collegarsi divenendo una zona di libero scambio in futuro. Questo scenario è sicuramente inaccettabile per la Cina e molti altri Paesi dell’Eurasia e della regione Asia-Pacifico.
Per competere con successo contro TPP e TTIP, gli Stati dell’UEE e della regione Asia-Pacifico dovrebbero integrarsi, consentendo a Russia, Cina, India, ASEAN e Asia Centrale di rafforzarsi di fronte tale concorrenza. Tuttavia, molti Stati che non vogliono collaborare con gli Stati Uniti hanno timori su una Cina potente ed espansiva. Un ostacolo per l’unificazione regionale. Forse, l’emergere di una terza potenza, come ad esempio l’UEE, sarà una soluzione e contribuirà a stabilire una partnership riuscita.iewwf3wlj8aDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai trasforma l’Eurasia

Ariel Noyola Rodriguez, Russia Today

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.
xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a001_11nZbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia. Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione. I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017. Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica. Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi. L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica. Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo. La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia…xxjidwe005001_20161110_bnmfn0a002_11nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dugin, Chiesa e l’imperialismo

Alessandro Lattanzio, 15/11/2016
Attenzione agli pseudo-filorussi e all’alleanza tra i seguaci settari di Dugin, Saker e Giulietto Chiesa.645x400-russian-president-putins-advisor-visits-ak-party-parliamentary-group-meeting-1478620872304Il presunto ‘geofilosofo’ eursiatista Aleksandr Dugin, l’8 novembre incontrava ad Ankara i gerarchi del partito di Erdogan, con cui vuole costruire un’alleanza ‘eurasiatica’ che, in sostanza, distruggerebbe invece gli alleati regionali della Federazione Russa, come la Siria, l’Armenia e le repubbliche dell’Asia centrale. Aleksander Dugin (e anche suoi estimatori e presunti nemici) ama spacciarsi da “consigliere del Presidente Vladimir Putin”. Tolto il fatto che di questo “consigliere di Putin” appaiono fotografie con i nemici della Russia, e neanche una con il ‘consigliato’ Putin, Dugin non risulta mai aver lavorato con organi di governo o presidenziali della Federazione Russa. In realtà, la mitologia su Dugin ‘consigliere’ di Putin serve a un duplice scopo:
1. Pompare un “ideologo” che in Patria non conta nulla e racimola seguaci solo tra le sette fringe della Federazione;
2. Sostanzialmente screditare il Presidente Putin accomunandolo con una figura ambigua che rappresenta in realtà un’ideologia quanto meno confusionaria, ma pericolosa;
Il milieux duginista aggredisce continuamente gli alleati storici della Federazione Russa, come India, Vietnam, Siria, Paese quest’ultimo che si vorrebbe frantumare per soddisfare le ambizioni neo-ottomaniste del presidente turco Erdogan, padrone della Turchia e di un certo Dogu Perincek, il capo di una setta politica legata ad Erdogan tramite il generale dell’intelligence militare turca Ismail Hakki Pekin, e con cui lo stesso Dugin ha un lungo sodalizio.

Ismail Hakki Pekin

Ismail Hakki Pekin

Va ricordato che la Turchia è sempre stata un terreno fertile per le operazioni di Stay Behind, e nulla può escludere che Perincek e il suo ‘partito maoista/eurasiatista’ non siano che il colpo di coda della convergenza tra estrema sinistra maoista e strutture di Gladio, avutasi nel lontano 1966 in Svizzera e in Italia (Piazza Fontana e L’Orchestra Nera): “Dopo diversi anni di attività clandestina, Perincek fondò il Partito dei lavoratori e dei contadini della Turchia (PLCT). Questo partito legale aveva ereditato il maoismp del predecessore (nel senso di lotta contro i sovietici), ma aveva cambiato atteggiamento nei confronti di Mustafa Kemal e della questione curda. E alla fine divenne uno dei primi avversari del PKK fondato nell’Anatolia orientale; l’organizzazione clandestina assassinò diversi capi regionali del PLCT. Al di là del conflitto con il PKK, il partito aveva posizioni “uniche”, come aumentare la pressione militare e il ruolo della NATO, in quanto Perincek sosteneva misure straordinarie contro la cosiddetta “quinta colonna”, rappresentata dal Partito Comunista di Turchia, ed appoggiava l’adesione della Turchia alla NATO “come misura difensiva contro gli zar rossi”. E’ degno di nota che il partito inizialmente sostenesse il colpo di Stato del 1980 (in Turchia), essendo del parere che gli Stati Uniti fossero in ritirata e l’URSS fosse la ‘principale minaccia imperialista’. Nonostante il supporto iniziale del partito, le autorità putschiste turche vietarono il PLCT, insieme a decine di altre organizzazioni socialiste. Negli anni successivi, la cerchia di Perincek fondò il Partito Socialista inizialmente guidato da Ferit Ilsever, stretto collaboratore di Perincek. Nello stesso periodo, Perincek e i suoi seguaci pubblicarono la rivista “2000 e Dogru” (Verso il 2000), che intervistò ex-capi curdi fedeli ad Abdullah Ocalan e a Masud Barzani. Non sorprende che Perincek e i suoi seguaci cambiassero posizione sulla questione curda, ancora una volta sostenendo il PKK e contrastando le forze armate turche con la stessa retorica assolutista di prima. Perincek accusò il famoso giornalista della sinistra kemalista (e martire) Ugur Mumcu, di collaborazionismo per le critiche alle milizie di Barzani e del PKK. Gli anni successivi videro l’ennesimo trasformismo di Perincek quando fondò il Partito dei Lavoratori (Isci Partisi), filo-kemalista. Inutile dire che ruppe con il PKK e abbracciò l’approccio nazionalista turco. Lentamente cominciò a “riconoscere” il “superamento” dei concetti politici tradizionali di “sinistra” e “destra” e teorizzò la lotta tra forze “globali” o “non nazionali” e quelle “nazionali”. La sua separazione tra accumulazione del capitale e nozione di globalizzazione l’ha portato a cercare soluzioni “non-socialiste”, in patria e all’estero, comportando alleanze ambigue con gli eurasiatisti russi (Dugin. NdT) ed ex-Lupi Grigi (Stay Behind/Gladio. NdT). La popolarità di Perincek raggiunse l’apice quando fu imprigionato insieme a decine di militari, giornalisti, accademici e politici anti-NATO, durante l’indagine Ergenekon. In un primo momento lui e i suoi compari cercarono di dissociarsi dal resto dei prigionieri, ma alla fine solidarizzarono. Mentre l’indagine procedeva, Perincek, nonostante le accuse spregevoli ed illegittime, apprezzò il “mito del leader imprigionato”, come Abdullah Ocalan. Le sue azioni furono giudicate scusabili, non importa quali fossero, mentre le sue idee continuavano a spostarsi verso destra. Tuttavia, negli ultimi due anni quel mito è andato distrutto. Dopo essere stato rilasciato, Perincek si unì con entusiasmo alla crociata di Erdogan contro la setta di Gulen, nonostante il fatto che Gulen e Erdogan fossero ugualmente responsabili della sua prigionia; Perincek considera Gulen “il nemico principale”, arrivando a sostenere i candidati di Erdogan al Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri. Inoltre non si astiene dal sostenere l’introduzione dei programmi “turchi ottomani” nelle scuole superiori, di fatto facendo marcia indietro dalla sua posizione “kemalista”. Perciò, Perincek decise che non era più opportuno mantenere un “nome di sinistra”, come “Partito dei lavoratori”, e dopo un congresso ridicolo cambiò il nome del partito in “Partito della Patria”. Nonostante l’esigua base elettorale (0,3%), il partito si presenta coraggiosamente da “fronte unitario” (rinunciando sostanzialmente al ruolo di “partito d’avanguardia” teorizzato da Lenin) accogliendo con favore il genere di persone che ho già citato… Il resto della storia si svolge ai giorni nostri. Perincek continua a sostenere le incursioni illegittime di Erdogan in Siria, “finché l’esercito distrugge il PKK”, evita di commentare le palesi violazioni costituzionali di Erdogan e continua ad eliminare i socialisti “disobbedienti” (o meglio, i socialisti autentici) dal partito. E come Perincek giustifica tali azioni? E’ convinto che “ieri è ieri e oggi è oggi”, cioè, non ha remore ad allearsi anche con Erdogan finché combatte l’attuale “nemico principale”. Non ha alcun principio politico; o meglio, il suo unico principio politico è la realpolitik. Tali vizi, non esclusivi in lui, sono “tipici del politico in mala fede”; semplicemente è un capo inaffidabile e quindi va isolato”.
Ma ricordiamo la presunta funzione ‘eurasiatista’ della Turchia neo-ottomana di Erdogan, Perincek e Dugin, citando qualche fatto:
– I terroristi del cosiddetto esercito libero siriano (ELS) ricevevano qualche giorno fa dei missili antiaerei portatili, ad al-Bab, nella provincia di Aleppo. L’ELS opera nell’ambito dell’operazione turca ‘Scudo dell’Eufrate’, condotta da esercito e forze speciali turchi, da cui appunto i terroirsti filo-turchi e turcomanni ricevono i nuovi missili superficie-aria. Ciò indica che Ankara considera un confronto militare con l’Esercito arabo siriano, dopo aver occupato al-Bab una volta battuto lo Stato islamico.
– Secondo l’analista Sarqis Qasarjian, “4 autocarri carichi di armi sono entrati nella provincia di Idlib, in Siria, dalla Turchia, destinati ai terroristi ad Aleppo“. L’esercito turco ha fornito una grande quantità di armi e munizioni alla coalizione terroristica Jaysh al-Fatah, per impiegarle nell’operazione ‘Grande Epopea’, volta a spezzare l’assedio dell’Esercito arabo siriano ai terroristi nella parte orientale della città di Aleppo. Hawar News, inoltre, indicava che l’esercito turco istituiva un nuovo posto di frontiera a nord di Idlib, ad Uqayrabat, per inviare rinforzi, armi e munizioni ai gruppi terroristici sostenuti da Ankara. L’esercito turco inviava il 23 ottobre almeno 20 autocarri carichi di armi e munizioni ad Idlib, attraverso questo passaggio, in vista dell’assalto del Jaysh al-Fatah alle postazioni governative di Aleppo. Nel frattempo, anche 4 autobus con decine di terroristi si recavano ad Idlib via Atamah, prr poi essere spediti nei campi di battaglia di Aleppo. Un membro del Consiglio democratico siriano, Rizan Hado, rivelava anche che un elicottero turco era atterrato nei pressi di Atamah, nella provincia di Idlib, “L’elicottero trasportava numerosi ufficiali turchi e diverse scatole il cui contenuto non era noto, ma fonti dicevano contenere armi avanzate“. Da giugno, oltre 4000 terroristi avevano attraversato il confine tra Turchia e Siria, soprattutto per aiutare i terroristi intrappolati ad Aleppo.
– Presso Lataqia, il 13 novembre, i soldati dell’Esercito arabo siriano assaltavano le difese dei terroristi nei dintorni della fattoria al-Hayat. Le truppe siriane assaltavano le posizioni e i centri di Jabhat Fatah al-Sham nella provincia di Lataqia, “I centri di Fatah al-Sham nei villaggi e nelle città di frontiera tra Lataqia e Idlib e la Turchia, venivano attaccati dai soldati e dagli aerei siriani. Il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha trasformato queste aree di confine in corridoi illegali per il contrabbando di terroristi e munizioni in Siria“.
In sostanza, dei buoni esempi di cosa intenda Dugin quando sproloquia di ‘eurasiatismo’ con i suoi camerati neo-ottomani. E tornando proprio a Dugin, l’alleato ‘eurasiatico’ di Perincek visitava il parlamento turco l’8 novembre, dove veniva ancora introdotto come il “consigliere di Putin che aveva avvertito dell’imminente golpe turco” del 14 luglio; alle domande dei giornalisti turchi, rispondeva che “non ha portato alcun messaggio privato di Putin; la sua presenza (di Dugin) ad Ankara era per dimostrare la particolare amicizia della Russia alla Turchia”. Ciò in memoria dei soldati russi assassinati dai terroristi filo-turchi e dai militari turchi? Ma poi, è vero, ancora, che Dugin è vicino a Putin?
cxfnp7mxeaahtwgMi dispiace per coloro che s’immaginano analisti della Russia, ma che non vi hanno mai trascorso un giorno, non ne hanno mai studiato la cultura e la letteratura, né la lingua, e quindi non sanno leggere i media russi, che non sono monolitici e spesso rimproverano severamente le politiche di Putin e del Cremlino. Cliff Kincaid è uno di tali aspiranti ‘analisti’. Un solo passaggio illustra l’ignoranza profondamente imbarazzante di costui della scena politica russa e della psicologia di Putin. Kincaid puntella la sua ignoranza con tale convenzione: ‘Come abbiamo notato, il consulente di Putin Aleksandr Dugin è il leader del “Movimento Internazionale d’Eurasia”, che punta all'”alleanza strategica” tra Iran e Russia’. Se non fossi così occupato a piangere sull’abissale ignoranza degli affari esteri che sprofonda la nostra nazione di guerra in guerra, dopo tali manifestazioni di palesi sciocchezze senza senso, mi viene da ridere all’assurda idea che Dugin sia un “consigliere” di Putin, nozione su cui si basa gran parte delle ‘analisi’ della spazzatura neocon su Putin. Recentemente mi hanno chiesto del rapporto tra Dugin e Putin, ed ecco cosa ho detto: ‘A molti nel mondo occidentale viene detto dai critici anti-russi che il filosofo Aleksandr Dugin sia il “mentore” di Putin. Niente è più lontano dalla verità. Dugin è un uomo intelligente che vuole il potere per sé ed ha fatto disperati tentativi d’ingraziarsi Putin sezionandone il comportamento e sintetizzandone una filosofia. Quindi, non è particolarmente creativo o originale, e le cui idee non sono sue, ma sono solo tentativi amatoriali di tradurre le azioni di Putin in un’ideologia. Ecco il punto chiave: Putin non è un seguace di Dugin, più di quanto Dugin sia un seguace di Putin, come cercherò di dimostrare. Ecco un esempio da una recente intervista in russo (che Kincaid, che sfila come autorità sulla Russia, non saprebbe leggere). Una volta i leninisti dicevano: “Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà”. Quando studiavo a Leningrado, c’erano striscioni sulle vie principali con questo messaggio di adorazione. Beh, come ho detto, Dugin non è molto creativo. Ha preso questa frase come base e vi ha creato il detto: “Putin è ovunque, Putin è tutto, Putin è assoluto, Putin è insostituibile”. Dugin ha anche usato un concetto di Tolstoj spacciandolo come proprio. Purtroppo, Dugin non ha mai veramente capito Putin. Dugin fece un discorso folle in un’intervista televisiva, invitando la gente ad “uccidere, uccidere, uccidere” (gli ucraini), e molti russi chiesero che venisse licenziato dalla cattedra di professore. In effetti, fu licenziato, e significativamente Putin non si oppose, né lo difese in alcun modo. Significativamente, Putin ha più volte detto, nelle interviste pubbliche, che russi ed ucraini sono fratelli. Vuole la conciliazione e vuole che i russi rispettino gli altri popoli. Così, nonostante il suo sciorinare erudizione, Dugin fu ingenuo nell’invocare l’uccisione degli ucraini, rivelando una totale incomprensione della mentalità di Putin. Dugin poi stupidamente accusò Putin di non averlo soccorso. Ovviamente, costui è un egoista che cerca di gonfiarsi associando la propria figura alle idee di Putin, ma non ha alcuna influenza su Putin, e dubito che l’abbia mai avuta. Putin è stato recentemente intervistato dai media russi e gli è stato chiesto quale fosse la sua ideologia. Putin ha detto che non ha alcuna ideologia che lo guidi, ma che è un conservatore e un pragmatico. Qualsiasi acuto osservatore di Putin (non accecato dal razzismo russofobico) avrebbe detto la stessa cosa. Questo è un segnale chiaro al pubblico che Putin non ha alcun legame con Dugin e che non è influenzato dall’ideologia dell”eurasiatismo’ (o qualunque altra cosa). La Russia è stata quasi distrutta da una ideologia. I russi s’intimidiscono quando si tratta di belle ideologie dal suono occidentale, tipo ‘progressista’ o ‘liberale’. Dugin aveva il suo posto al sole. Ora l’ha perso e sono convinto che Putin dica tra sé e sé che è stata ‘una liberazione’”.
img-20160811-wa0004_8820bda62de4d7719494Il 14 e 15 luglio 2016, Dugin aveva incontri privati con i funzionari dell’intelligence turca ad Istanbul… Al momento dell’incontro ci fu il tentativo di colpo di Stato, e il sindaco di Ankara e rappresentante del presidente Beldia Melih, descrisse la situazione dell’imminente colpo di Stato in un incontro con Aleksandr Dugin e Hasan Cengiz (il capo dei duginisti turchi), la mattina del 15 luglio. Ovvero almeno 12 ore prima del presunto colpo di Stato, Dugin e ovviamente i turchi sapevano che ci sarebbe stato. “Dopo il fallito golpe, Alexander Dugin e un reporter televisivo di Tsargrad, di sua proprietà, fecero un documentario di 3 ore”, a sostegno delle castronerie sull’avvertimento dei servizi segreti russi, di cui lo stesso Dugin è all’origine. Tale documentario di propaganda filo-Erdogna fu trasmesso poi in Russia per influenzarne l’opinione pubblica. Nel documentario compaiono Hasan Cengiz, il presidente della commissione costituzionale Burhan Kuzu, il sindaco dell’area metropolitana di Ankara Melih, il sindaco della città Mustafa Keçiören, oltre ad “alcune vittime” dei gulenisti. Mandato in onda l’8 agosto, il giorno prima del vertice del 9 agosto tra Putin ed Erdogan. Dal 4 agosto Aleksandr Dugin si è recato almeno 4 volte in Turchia. Infie, dopo aver detto nel 2015 a Spiegel che lui non ha mai incontrato Putin, il 4 agosto 2016 Dugin viene presentato in Turchia, ancora come massimo consigliere di Putin, e suo mentore ‘spirituale’…

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Tra l’altro fu lo stesso Dugin, nell’agosto 2014, a dire che non ha nulla a che fare con Putin:
Se perdiamo l’Ucraina orientale, Kiev poi attaccherà la Crimea e veremo trascinati in una guerra. Se cediamo la Crimea, ci saranno proteste in Russia che porteranno al rovesciamento di Putin, e avremo la nostro euromaidan. Non so Putin, non ho alcuna influenza su di lui. Gli giro il mio appello per così dire per nulla, ma è mio dovere civico.
Spiegel: Se Putin dice che la Russia non deve solo proteggere i russi nel mondo, ma tutti coloro che si sentono parte del mondo russo, allora è molto vicino a voi. Sembra anche che combattiate l’egemonia degli USA. D’altra parte si dice che Putin non creda in alcuna idea. Se è così, è contro anche  l’occidente?
Dugin: Sì, certo. Ha una doppia personalità. C’è il Putin lunare e  quello solare, come dico. Il Putin solare è Putin come vorrei vederlo. Lunare quando guarda al mondo dal punto di vista degli accordi, contratti, collaborazioni, forniture di gas. Qui è pragmatico. Tra i due c’è un conflitto. Putin è una persona profondamente divisa: in primo luogo per l’annessione della Crimea, e poi passo dopo passo va nella direzione opposta. Ha lavorato nel servizio segreto, forse perciò dice esattamente il contrario di quello che vuol fare.
Anzi, Dugin profettizava che “Putin farà la fine di Gheddafi”, nel maggio 2014, ritenendo che il rifiuto di Putin d’inviare truppe in Ucraina significasse l’invasione ucraina della Crimea. Dopo di che le forze democratiche della Russia avrebbero iniziato massicce proteste e Russia Unita avrebbe seguito il destino del Partito delle Regioni ucraino. Perciò Putin, secondo Dugin, sarebbe stato rimosso dal potere. “Inoltre, il destino di Janukovich, Milosevic, Gheddafi e Sadam Husayn sarà anche di Putin, verrà ucciso come promesso, come Allende, se questa situazione permetterà la vittoria della palude e di Eco di Mosca, portando rapidamente al collasso della Russia e alla guerra civile. La democrazia sancirà la catastrofe geopolitica del 1991, raggiungendo il suo scopo e sarà irreversibile… Se Putin agisce in ritardo, quando le truppe della junta arriveranno in Crimea. La situazione sarà molto peggio, ma non fatale. Dietro montagne di cadaveri e di disperazione verso  Mosca della popolazione del Donbas, si rafforzerà il morale di Kiev e gli Stati Uniti aiuteranno con sempre maggiore coraggio la sesta colonna a Mosca, rafforzandone la posizione e ricattando Putin. … Allo stesso tempo, Putin dovrà reprimere in massa e agire con pugno di ferro in Russia. La battaglia sarà sanguinosa. La vittoria non sarà scontata. Perderemo tempo con cadaveri di bambini, milioni di persone e territori enormi frantumati, come la fiducia dei popolo in Ucraina e in Russia, in una parola, quasi tutti perderanno, ma non tutti. E forse ci riuniremo all’ultimo momento, come nel 1941 o nel Periodo dei Disordini o nel 1812, perché allora anche se avremo perso quasi tutto, recupereremo tempo. Ma finora siamo indietro ed è ancora possibile salvarci. Mentre è ancora in vita, Igor Strelkov, opera nelle RPL e RPL con Gubarev e Bolotov, Pushilin e Borodaj. Ancora con i difensori di Slavjansk, gli eroi di Lugansk. Domani saranno uccisi. E inizierà il terrore sanguinario. E Mosca umilmente aspetterà la guerra in attesa della scadenza dei debiti per il gas. Siamo in tempo massimo… Se Putin non invia l’esercito ora, inizieremo a scivolare nella follia, nel caos, nell’idiozia vittimistica passiva e sottomessa. Descrivere ciò in termini razionali è impossibile. Perderemo da deboli, perdendo visione e vita...”
Come non collegare ciò con il terrorismo autoindotto, catastrofista e disfattista di Giluietto Chiesa, uno pseudo-filorusso tendenzioso che profetizzava nel 2014 l’imminente distruzione della Federazione Russa, guidata da un confusionario e paralizzato Putin? Era un’analisi disinteressata della situazione in Russia all’indomani del golpe di Gladio a Kiev? No.

Dugin con il teorico della distruzione dell'URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin...

Dugin con il teorico della distruzione dell’URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin…

Giulietto Chiesa e i nazisti nell’Illinois
51yeo4gvmhlHo già fatto notare come Giulietto Chiesa, presunto amico della Russia e del popolo russo, si vanti pubblicamente di aver collaborato per venti anni (ripeto venti anni), dal 1980/81 al 2000, con una radio, Radio Liberty. E cos’è Radio Liberty?
Radio Liberty fu creata dal Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib) nel 1951, nell’ambito dell’operazione QKACTIVE (attiva dal 1951 al 1971), attuata attraverso un’organizzazione di copertura (Comitato americano per la Liberazione dei Popoli della Russia – AMCOMLIB), a sua volta rientrante nell’operazione PBAFFIRM. Tale organismo, per poter svolgere attività antisovietica contro le democrazie popolari e l’Unione Sovietica, venne dotato dalla CIA appunto di Radio Free Europe e Radio Liberty, dell’Istituto per lo studio dell’URSS (BGCALLUS) presieduto da Stanislaw Stankiewicz, e di vari giornali e libri. Originariamente chiamata Radio Liberazione dal Bolscevismo, Radio Liberty iniziò a trasmettere da Lampertheim, in Germania, il 1° marzo 1953, coprendo le repubbliche democratiche popolari dell’Europa centro-orientale. Altre stazioni della Radio erano nella cittadina di Glória e nell’aeroporto Oberwiesenfeld di Monaco di Baviera, dove operavano diversi ufficiali e funzionari ex-nazisti, attivi presso il Ministero dell’Est durante il Terzo Reich. Il ministero fu creato durante la Seconda guerra mondiale per presiedere alla colonizzazione dei Paesi dell’Europa orientale e dei territori dell’URSS occupati dai nazisti. Nel 1955 Radio Liberty iniziò a trasmettere sulle province orientali dell’URSS da stazioni situate a Taiwan; e nel 1959 Radio Liberty iniziò le trasmissioni da una base a Platja de Pals, nella Spagna franchista.
E cos’era il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib), che ufficialmente avrebbe creato Radio Liberty?
Il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (ACLPR o AMCOMLIB), noto anche come Comitato americano per la Liberazione dal bolscevismo, era un’organizzazione anticomunista fondata nel 1948 dalla CIA, ed affidata a Mikola Abramchyk, che rappresentava i nazisti raccolti dal dipartimento di Stato degli USA nell’ambito dell’operazione Bloodstone. In effetti, AMCOMLIB non era altro che la versione americana del Blocco delle nazioni anti-bolsceviche e del Comitato per la liberazione dei popoli della Russia, organizzazioni fondate nel 1943 e nel 1944 dall’intelligence militare nazista e dalle SS, utilizzando collaborazionisti ucraini e baltici, fascisti locali, disertori e traditori sovietici. Tali organizzazioni redassero il Manifesto di Praga, che invocava il “diritto all’auto-determinazione” di qualsiasi gruppo etnico che vivesse nell’URSS. Secondo il professore Christopher Simpson, dell’American University, Frank Wisner, allora capo della Direzione piani operativi della CIA, arruolò 250 nazisti negli Stati Uniti, di cui 100 assunti per lavorare presso le radio statunitensi Voice of America e Radio Free Europe. La CIA creò una speciale sotto-unità per sorvegliare l’assunzione dei collaborazionisti nazisti, l’Ufficio progetti speciali, poi divenuto Ufficio per la politica di coordinamento, che il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA autorizzò con la direttiva segreta NSC10/2. NSC10/2 e operazione Bloodstone di fatto crearono Radio Free Europe e Radio Liberazione dal bolscevismo (poi Radio Liberty). Continua Simpson, “In numerosi casi, i selezionatori di Radio Free Europe e Radio Liberty non si presero nemmeno la briga di cambiare i nomi… dei comitati nazionalisti creati dai nazisti. In un atto d’indiscrezione rivelatore, anche l’organizzazione di copertura degli Stati Uniti per l’operazione Radio Liberazione, il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia, prese il nome direttamente dal Komitet Osvobozhdeniia Narodov Rossii creato dalle SS e dal ministero degli Esteri del Terzo Reich, nel 1944. Il governo sovietico subito sottolineò la somiglianza tra la retorica delle trasmissioni di Radio Free Europe e Radio Liberty e quella dei nazisti, elencando anche i numerosi collaborazionisti nazisti che lavoravano in queste stazioni radio… così Radio Free Europe e Radio Liberty furono costrette a vietare l’uso del termine “bolscevismo” per via dell’inconfondibile associazione con la propaganda nazista nella mente degli ascoltatori europei”.
Quando Mikhail Gorbaciov andò al potere in Unione Sovietica, Radio Liberty sostenne a spada tratta la sua cosiddetta ‘Glasnost‘, ed infatti Gorbaciov, di cui Giulietto Chiesa è tutt’ora uomo di fiducia, sospese le attività sovietiche per bloccare le trasmissioni delle radio della CIA, e permise ai cosiddetti ‘dissidenti’ di rilasciare impunemente interviste presso Radio Liberty. E nel 1991, Radio Liberty, come lo stesso Giulietto Chiesa del resto, fu molto attiva nel sabotare il tentato golpe di Agosto contro Gorbaciov, nel tentativo di evitare la dissoluzione dell’URSS per mano della banda Gorbaciov-Eltsin-CIA. Le trasmissioni di Radio Liberty permisero a Gorbaciov e ad Eltsin di diffondere propaganda anti-sovietica, sabotando l’azione dei golpisti anti-NATO. Eltsin espresse gratitudine a Radio Liberty permettendole di aprire un ufficio permanente a Mosca, il 27 agosto 1991. Dal 1995 la stazione di Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) si trova a Praga, dov’è tutt’ora attiva nel sostenere il governo golpista neonazista a Kiev.

Dugin e Perincek

Dugin e Perincek

Fonti:
American Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
AntiBolshevik Bloc of Nations
Cold War Radio: The Dangerous History of American Broadcasting in Europe, 1950-1989
Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
Daily Sabah
Fars News
Fars News
Haber Erdogan-Putin gorusmesinin perde arkasi ve Alexander Dugin ozel roportaji
Ismail Hakki Pekin
Jeder Westler ist ein Rassist
Perincek, Preve and the shadows of reactionary opportunism, an autocritique
Radio Free Europe – Radio Liberty
So Dugin is Putin’s adviser, Mr. Kincaid?

Turkeys deep state has a secret backchannel to Assad
Turkey supplies its proxies in northern Aleppo with Manpads
Vvedenie voysk i semantika russkogo vremeni
What Nazi-Tied Roots to U.S. International Media Reveals About Ukraine Crisisbushgorb

Dugin e il duginismo

Hari Har Dash

Inroduzione
alexander_dugin-580x580 Dugin viene presentato quale mente strategica di Putin. Una favola che piace sia ai denigratori di Putin, per poterlo spacciare come dittatore ‘fascista’, sia a Dugin e seguaci, perché così ottengono un immeritato prestigio riflesso dalla figura del presidente russo, di cui in realtà sono nemici. Anche la storia che Dugin rappresenti la ‘filosofia politica’ alla base dell’Eurasiatismo è fasulla. Dugin non fa mai riferimento alla corrente del post-zarismo russo detta ‘Smena Vekh‘ o all’eurasiatismo russo vecchio e nuovo, che si tratti di Trubetskoj o di Gumiljov. Semmai riprende concetti ‘metapolitici’, ovvero considerazioni che si autosostengono senza dover ricorrere a dati economici, sociali e storici. Quindi abbiamo dei ‘geopolitici’, nell’ambiente duginista, che non hanno idea di cosa sia la Storia, la società dei Paesi che analizzerebbero, o dell’economia, ridotta a ‘corridoi energetici’, quindi appendice della geopolitica ‘metapolitica’, ovvero onirica ed ideologizzata. E ciò si riverbera sul piano pratico attuale della politica internazionale. Le idee che avanzano e che promuovono Dugin e i suoi seguaci fanno a pugni con la geopolitica razionale di Mosca volta a costruire un mondo multipolare, incentrato sullo sviluppo delle relazioni politico-economiche nel nucleo multipolare tra Russia, India e Cina. Anzi, spesso l’ambiente duginista suscita aspre polemiche e posture che smentiscono l’intenzione di voler sostenere l’eventuale percorso intrapreso dalla dirigenza russa attuale. Ad esempio, è da diversi mesi che i duginisti conducono un’inesplicabile polemica astiosa e violenta contro l’India, che viene dipinta come vendutasi agli Stati Uniti. Stesso discorso è ripreso contro il Vietnam, solo perché Obama vi aveva compiuto una visita, la prima di un presidente statunitense in 40 anni. Non viene risparmiato lo stesso Putin, definito velatamente un fantoccio di oligarchie e banche, di volta in volta accusato di essere circondato da quinta, sesta e persino settima colonna, nel tentativo palese di screditare e danneggiare l’immagine dell’esecutivo russo. Arrivando a denigrare figure di spicco dell’ambiente accademico geopolitico russo, molto vicini a Putin, che Dugin definisce agenti degli USA. La CIA non chiederebbe di meglio. In ciò non va trascurato anche l’aspetto umano di tali accuse all’ambiente putiniano. In fondo voleva accreditarsi come sorta di ‘Rasputin’ di Putin; ma ovviamente questa dirigenza l’ha respinto dopo un breve periodo di convergenze.
Concretamente, in tale visione grottesca dell”Eurasia’ duginista, si erge la figura di Erdogan, con i cui agenti Dugin ha stretti contatti. Erogan viene esaltato e celebrato quale combattente antiamericano, condonandogli in modo sfacciato 5 anni di guerra d’aggressione alla Siria e un imperialismo straccione che ha avuto come vittime diversi Paesi alleati e vicini alla Russia (Siria, Iraq, Armenia, Asia Centrale, Cina) se non la stessa Russia, dove Ankara finanzia e sostiene da sempre l’islamismo nel Caucaso del Nord. Tutto questo, sul piano della sostanza politica e geopolitica, per l’ambiente duginista non conta, volendo presentare Erdogan quale nuovo feroce nemico degli USA, in quanto mera vittima di un golpe che i dugnisti attribuiscono senza incertezze a Washington, anche se si basano solo sui propri desideri. Senza dimenticare che la politica di Erdogan, da ben 15 anni, abbattimento del cacciabombardiere russo compreso, viene dai duganisti assegnata in blocco a presunti gulenisti e agenti della CIA che agivano nell’assenza totale di consapevolezza di Erdogan. Una spiegazione grottesca che non fa una piega presso tale ambiente di settari ideologizzati. Difatti finora Ankara non ha ufficialmente accusato nessun funzionario statunitense, ma solo il vecchio sodale di Erdogan, Gulen. Quindi, il neo-ottomanismo di Erdogan viene arruolato dai duginisti nella costruzione del loro impero onirico, (onirismo che sta infettando sempre più cosiddetti siti d’informazione alternativa). E per preservare il nuovo idolo, nel tentativo di giustificare quest’improvvisa svolta pro-ottomanista e pro-islamista, i duginisti non esitano a denigrare perfino la Siria e le sue Forze Armate, diffondendo e legittimando la peggiore propaganda anti-siriana. E non si creda che tale ‘impero onirico’ di Dugin corrisponda al Blocco multipolare che va formandosi in Eurasia e nel resto del mondo. Seguendo tali deliri onirici, l’ambiente duginista, ad esempio, è arrivato ad immaginare la restaurazione in Giappone di un sistema feudal-militarista, l’abolizione del parlamento, l’elevazione dell’imperatore ancora una volta a divinità, e infine creazione di un’alleanza tra tale ‘nuovo’ Giappone e Russia duginista per muovere guerra…. alla Cina popolare…. Dov’è in tutto questo il mondo multipolare e l’Eurasia antimperialista nell’impero onirico integralista schmittiano* di cui vaneggiano Dugin e sodali? In realtà, tutto ciò appare essere opera di sabotaggio ideologico e mediatico, oggettivo e forse soggettivo; ad esempio denigrando irresponsabilmente l’India, grande Paese amico della Russia da decenni, e con cui continuano ottimi rapporti a tutti i livelli; e perfino il Vietnam, altro grande alleato della Russia che ha subito lo stesso inverecondo trattamento da tale ambiente. E qualcuno si è spinto, tastando il terreno, a fare rumore su una presunta frattura tra Pechino e Mosca. Pessima aria spira nell”Imperium’ di Dugin e seguaci.
(Alessandro Lattanzio)

*(con la pedante ripetizione della sublimazione ‘filosofica’ e a-storica della suddivisione tra Terra e Mare, idea generata dall’ambiente nazista, consapevole della propria subalternità all’impero inglese a cui si concedeva il dominio degli oceani, dopo la sconfitta nel 1918 dell’imperialismo d’oltremare della Germania guglielmina).

960181Se Dugin viene talvolta associato al regime di Putin, in realtà l’odia considerando il presidente russo troppo liberale. Dugin stesso non crede nell’esistenza di quattro ideologie politiche. Per lui, ci sono sempre state solo tre ideologie: comunismo, liberalismo e fascismo, e Dugin mette il neo-eurasiatismo in quest’ultima categoria.
I principali punti di Dugin sul fascismo.
1. Tre elementi della prossima dittatura:
1) il Partito Russia Unita la cui ideologia è debole va sostituito col neo-eurasiatismo, cioè il fascismo;
2) la Camera pubblica che, su “richiesta del popolo”, chiederà a Russia Unita d’introdurre misure anti-costituzionali e antidemocratiche;
3) un movimento giovanile che formi il “commissario dell’autorità illegittima” per reprimere tutti coloro che si oppongono alla dittatura.
2. “Abbiamo avuto una dittatura liberale, quindi la prossima dittatura sarà illiberale. Abbiamo avuto una dittatura sovietica, ma ora è passata. Quale sarà la prossima? Indovinate la terza“.
3. I neo-eurasiatisti devono controllare due elementi della prossima dittatura: l’ideologia del partito Russia Unita e il movimento giovanile.
4. Essendo il fascismo considerato un male in Russia, il movimento giovanile neo-eurasiatista dovrebbe evitare di farsi chiamare “Hitlerjugend“, e usare nomi come “oprichnina”, dalla polizia segreta dello zar Ivan il Terribile.
Quando l’Ucraina avviò il conflitto, Dugin disse di voler attaccare l’Ucraina e uccidervi tutti e annetterla alla Russia. I neo-eurasiatisti cercano di sbarazzarsi di Putin e di creare uno Stato fascista totalitario, a tutti gli effetti. Dugin appare spesso in talk show politici di prima serata e scrive sui giornali.
Questo testo non offrirà una nuova visione della concezione di Dugin e delle sue opinioni politiche, anche se spera di contribuire a una visione scientifica di tale figura politica quale agente dalla Weltanschauung fascista.
store-pic-3Il pensiero geopolitico di Dugin è politicamente legato a colui che fu un tempo il principale geopolitico di Adolf Hitler, Haushofer. Sembra che sia un seguace di una ristretta corrente geopolitica, vale a dire la geopolitica fascista di Haushofer. La prima organizzazione spiccatamente socio-politica che Aleksandr Dugin raggiunse, impegnandosi in politica, fu l’associazione storico-patriottica ‘Pamjat‘ nota per l’antisemitismo centonerista. Prima di tale affiliazione, la sua visione del mondo si modellava sugli insegnamenti esoterici e metafisici cui fu introdotto quando era membro del ‘circolo Juzhinskij‘, o per usare le parole di uno dei suoi ex-membri, dell”underground schizoide intellettuale’. Tale circolo fu costituito negli anni ’60 intorno allo scrittore e poeta russo Jurij Mamleev, che risiedeva in due stanze di un appartamento condiviso su viale Juzhinskij, nel centro di Mosca. Mamleev trasformò l’alloggio in un salotto letterario illegale dove un certo numero di volatili artisti, scrittori, poeti e intellettuali anti-sistema e non conformisti si riuniva per discussioni che avrebbero potuto danneggiare gli interessati. Il circolo Juzhinskij era evidentemente anti-sovietico, ma rimase in gran parte apolitico prima che Mamleev emigrasse negli Stati Uniti nel 1974. Pochi anni dopo un grande ‘fazione’ del circolo finì sotto l’influenza dello scrittore mistico, poeta e traduttore Evgenij Golovin. Quando Dugin aderì al circolo nel 1980, si legò a tale ‘fazione’. Nel circolo, Golovin propagò progressivamente occultismo, esoterismo, opere di René Guénon e di altri autori e, in seguito, la rivoluzione conservatrice e i classici fascisti ‘tradizionalisti integrali’. La ‘fazione’ di Golovin fu caratterizzata da una ‘filosofia che negava la realtà circostante come qualcosa di malvagia, ostile, erronea ed artificiale’. Per via dell’affiliazione di Dugin al circolo ‘Juzhinskij’ per la prima volta partecipò a un ‘movimento’ che percepiva la transitorietà del presente, possiamo supporre che in tale ‘movimento’ Dugin fu incoraggiato nella sua via alla sintesi confusa (mazeway resynthesis), che avrebbe imposto a seguaci e compagni di viaggio negli anni successivi.
Quando Eltsin ascese al potere e dopo, quando Putin divenne presidente, sapeva che Putin poteva spedirlo in carcere, ma sapeva anche che se lo spediva in prigione gli USA avrebbero scatenato una rivoluzione religiosa facendo di Dugin un capro espiatorio. Non ha mai rinunciato a sfruttare il ‘tradizionalismo’ e l’occulto per la sua causa politica, usando l’approccio attivista di Julius Evola sfruttando la dottrina per scopi politici. Nel periodo sovietico Dugin fondò l'”Ordine Nero delle SS” basandosi sul nazismo. Ma suo padre era un generale dell’intelligence militare e Dugin non ebbe alcun problema su ciò. Da “figlio dell’élite” fu salvato dalla coscrizione nell’esercito sovietico. Oggi è molto più popolare all’estero che in Russia. Dugin è bravo nelle lingue straniere, ne conosce 7-8 europee. Fu il primo nell’URSS che iniziò a leggere e tradurre massicciamente i testi dei cosiddetti “tradizionalisti” (Guenon, Crowley, Evola, ecc). La sua carriera si fonda su questo lavoro. Su FB ho incontrato molti suoi seguaci. Per lo più provengono da Germania, Portogallo, Italia, Grecia. Pochissimi dalla Russia. Dugin e i suoi seguaci sono supportati e sponsorizzati dalla cosiddetta “vecchia élite europea”.
Dugin: Il fascismo è il nazionalismo non ancora nazionalista, ma una rivoluzionaria, ribelle, romantica, idealistica (forma di nazionalismo) che si appella a un grande mito ed idea trascendente, cercando di mettere in pratica il sogno impossibile, dare vita alla società dell’eroe superumano, cambiando e trasformando il mondo.
Il simbolismo occulto svolge un altro ruolo importante nell’immaginazione ideologica. La freccia a otto punte di Dugin, simbolo ufficiale della sua organizzazione, fece la prima apparizione sulla copertina di Geopolitikij Osnovij, posta al centro dei contorni dell’Eurasia. Tale simbolo è una versione modificata della ‘Stella del Chaos’ e farebbe riferimento al ‘Chaos Magico’, una dottrina occulta basata sui testi di Crowley, Austin Osman Spare e Peter Carroll. Sembra opportuno considerare il ‘Chaos Magico’ stesso un prodotto della via alla sintesi confusa. I ‘praticanti la magia del caos’ ammettono apertamente che ‘per loro, visioni del mondo, teorie, credenze, opinioni, abitudini e anche personalità sono strumenti che possono essere scelti arbitrariamente al fine di comprendere e manipolare il mondo che vedono e creano attorno a sé’. La ‘Star of Chaos’ è uno degli ‘strumenti’ simbolici adottati nei libri fantasy di Michael Moorcock, diffusa dai giochi di ruolo, in particolare della serie Warhammer40K.

Dugin e l'agente di Erdogan Dogu Perincek

Dugin e l’agente di Erdogan Dogu Perincek

Perincek ed esponenti del Partito comunista svizzero. Perincek, inquanto agente di Erdogan, opera prevalentemente negli ambienti della sinistra occidentale, per raccogliere sostegno al golpe/cintrogolpe di Erdogan e la relativa politico neo-ottomana. Infatti, Perincek è forte sostenitore della negazione del genocidio armeno.

Perincek ed esponenti del Partito comunista svizzero. Perincek, in quanto agente di Erdogan, opera prevalentemente negli ambienti della sinistra occidentale, per raccogliere sostegno al golpe/controgolpe di Erdogan e alla relativa politica neo-ottomana. Infatti, Perincek è un forte sostenitore della negazione del genocidio armeno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora