Cina e India concorrono per Hambantota

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 15/02/2017

sri_lanka1Gli analisti specializzati nel predire i rapporti futuri tra India e Cina hanno seguito lo scenario della piccola città di Hambantota, nel sud della Repubblica dello Sri Lanka. Dalla seconda metà dello scorso decennio questo Paese viene ripetutamente citato in quasi tutti i giornali occidentali che parlano del concetto di “filo di perle”. Questa strategia fu introdotta per prima quasi dieci anni fa, quando gli analisti militari degli Stati Uniti videro l’emergente Marina cinese come prima minaccia geopolitica per gli Stati Uniti. Non è certo un segreto che il commercio marittimo crescente della Cina sia estremamente vulnerabile alla possibilità che Washington blocchi lo Stretto di Malacca, la maggiore rotta commerciale del mondo che attraversa Oceano Indiano e Pacifico occidentale. Trovando il collo di bottiglia e bloccandolo con le sue flotte, Washington infliggerebbe gravi danni all’economia della Cina. Per evitare tale scenario, Pechino ha deciso di istituire delle rotte terrestri che le consentirebbero di bypassare gli stretti, mentre crea una catena di basi navali nell’Oceano Indiano nota in occidente come “filo di perle”. Una delle più grandi installazioni di questo filo verrebbe costruita ad Hambantota. Con questi passaggi, la Cina prevede di affrontare il cosiddetto “problema dello stretto di Malacca”, formulato due decenni fa dall’ex-segretario generale del Partito comunista cinese Jiang Zemin. Sul tratto onshore della rotta, Pechino considera due opzioni. La prima, più breve, attraversa il Myanmar accedendo al Golfo del Bengala, mentre un’opzione significativamente più lunga è attraversare il Pakistan, accedendo dal porto di Gwadar nel Mar Arabico. Ma questa seconda strada riduce drasticamente la parte marina della rotta commerciale, compromettendo in tal modo l’importanza delle basi cinesi, esistenti e future, nell’Oceano Indiano.
Per quasi due decenni Pechino ha cercato di concentrarsi sul primo percorso solo per affrontare gli ostacoli disposti dai rivali occidentali che hanno fatto breccia nel Myanmar. Il premio Nobel per la pace, “prigioniera di coscienza” e campionessa delle organizzazioni dei “diritti umani” occidentali Aung San Suu Kyi ha silurato ogni tentativo di riavvicinamento tra Myanmar e Cina compiuto negli ultimi venti anni. Fin da quando la cosiddetta “giunta militare” si dimise, Aung San Suu Kyi ha avuto libero sfogo. Pechino ben presto comprese che ciò avrebbe sospeso la prima rotta che le avrebbe dato accesso all’Oceano Indiano. Pertanto, nell’ultimo decennio la Cina s’è impegnata nella costruzione di autostrade in Pakistan, consentendo ai propri prodotti di raggiungere le coste del Mar Arabico. Ciò significa che i porti pakistani di Gwadar e Karachi diverranno presto grandi hub commerciali con grandi flotte cinesi stanziatevi per proteggervi operazioni e commercio. Come già osservato, ciò porterà all’aumento dell’importanza del porto di Hambantota, costruito in soli due anni, nel 2008-2010, soprattutto grazie al notevole supporto tecnico e finanziario della Cina. Anche se oggi il porto svolge funzioni puramente civili, non c’è dubbio che anche prima che la costruzione iniziasse, la Cina abbia esaminato attentamente tutti i vantaggi che l’installazione potrebbe dare come base militare.
Lo scorso gennaio, il governo dello Sri Lanka aveva un disperato bisogno di investimenti stranieri e stipulò un accordo quadro con Pechino, vendendo l’80% delle azioni del porto di Hambantota alla holding China Port Merchants per i prossimi 99 anni. Questo passaggio ha provocato proteste tra la popolazione locale rendendo l’India abbastanza “preoccupata”. Per minimizzare la paura del vicino settentrionale, il governo dello Sri Lanka, attraverso l’ambasciatore a Pechino, annunciava il 21 gennaio che la Cina non avrebbe mai permesso di utilizzare il porto per scopi militari. Cinque giorni dopo, il Ministero degli Esteri cinese annunciava che il porto non è in possesso esclusivo di Pechino. A sua volta, il Global Times notava che l’India è ossessionata dal porto che “ha sempre avuto” un orientamento civile. Sembra opportuno ricordare un concetto popolare tra gli analisti militari indiani che si può riassumere nella frase secondo cui l’Oceano Indiano deve essere “indiano” e controllato dalla Marina militare indiana. Allo stesso tempo, Nuova Delhi ha chiarito di esser disposta a condividere il controllo della regione con i partner, vale a dire la Marina giapponese, entrando in sintonia con gli obiettivi a lungo termine di Tokyo. Quindi, se Washington decide di isolarsi, in linea di principio, ci sono potenze che possono sostituirla nell’Oceano Indiano. Forse se ne sentirà ancora di Hambantota, dato che può infine essere utilizzata per scopi militari, ma non necessariamente dalla Cina. Infine, il 20% delle azioni del porto è ancora di proprietà del governo dello Sri Lanka e ci sarebbero molti interessi che ancora ricercano il restante 80%.magampura_port_projectVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la CIA creò il narcotraffico in Afghanistan

Dean Henderson, Left Hook, 9/1/2014

L’ex presidente afghano Hamid Karzai aveva buone ragioni per cercare di chiudere le indagini degli Stati Uniti sulla corruzione nel suo governo. L’aristocrazia afghana ha sempre gestito il narcotraffico nazionale. Ma fu la CIA a crearlo.
(Tratto dal capitolo 8 di Big Oil e i suoi banchieri)

Muhamad Taraqi Nur

Muhamad Taraqi Nur

Nel 1933 il re Muhamad Zahir Shah salì al trono in Afghanistan, governandolo in maniera feudale finché fu deposto dal cugino Muhamad Daud nel 1973. Una manciata di famiglie, tra cui i Karzai e i Kalilzidad (Zalmay Kalilzidad è ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan) possedevano quasi tutti i terreni seminati, mentre la maggior parte degli afghani languiva tra la peggiore povertà del pianeta. Infine, ne ebbero abbastanza. Nell’aprile 1978 Daud fu ucciso nella rivoluzione guidata da Muhamad Taraqi Nur, che divenne presidente. Taraqi intraprese un programma di riforme agrarie ambiziose per aiutare i poveri mezzadri afgani tradizionalmente costretti a lavorare la terra di proprietà del re e dei suoi compari. Costruì scuole per le donne, a cui veniva vietata l’istruzione sotto la monarchia. Aprì le università afghane ai poveri e introdusse l’assistenza sanitaria gratuita. Quando i banditi controrivoluzionari cominciarono a bruciare le università e le scuole per le ragazze, molti afghani vi videro la mano della CIA. Nell’aprile 1979, ben sette mesi prima della tanto sbandierata “invasione” sovietica dell’Afghanistan, funzionari degli Stati Uniti incontrarono i corrotti signori della guerra afghani e i marci oligarchi per rovesciare Taraqi. Con l’intensificarsi dei sabotaggi, i rivoluzionari di Kabul invitarono il leader sovietico Leonid Brezhnev ad inviare truppe per cacciare i banditi. Brezhnev si rifiutò e la situazione peggiorò. I militanti pro-Taraqi, convinti del complotto per destabilizzarli della CIA, assassinarono a Kabul il capo della stazione CIA Spike Dubbs. Il 3 luglio 1979, il presidente Jimmy Carter firmò la prima direttiva della sicurezza nazionale che autorizza gli aiuti segreti ai signori della guerra afgani. Il consigliere della Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski disse più tardi che convinse Carter che a suo “…parere questi aiuti avrebbero provocato l’intervento militare sovietico“. Brzezinski, che ha co-fondato la Commissione Trilaterale con David Rockefeller, volle trascinare i sovietici nell’invasione dell’Afghanistan.
Taraqi, assediato, nominò Afiizullah Amin ministro della riforma agraria. Amin lanciò una brutale campagna terroristica contro gli oppositori politici, mettendo l’opinione pubblica mondiale contro il governo di Taraqi, già celebrato. L’ex-direttore del KGB Jurij Andropov credeva che Amin fosse un agente provocatore della CIA infiltrato nel governo di Kabul con l’intento di screditarne l’agenda progressista. Taraqi comprese la stessa cosa e si recò a Mosca per consultarsi con i sovietici sulla strategia per sbarazzarsi di Amin. Quando tornò a Kabul, fu giustiziato. Amin prese il potere. Poche settimane dopo i signori della guerra appoggiati dalla CIA massacrarono decine di funzionari del governo afghano nella città occidentale di Herat. Questa combinazione di eventi costrinse Brezhnev ad intervenire. Nel dicembre 1979 i carri armati sovietici attraversarono la valle del Panshir, mentre agenti del KGB assaltarono il palazzo reale di Kabul, eliminando Amin e installandovi Babrak Karmal nuovo leader dell’Afghanistan. Brzezinski ebbe la giustificazione che cercava per armare apertamente i controrivoluzionari in Afghanistan. Anche se il decennale conflitto afghano uccise 2 milioni di persone, Brzezinski si vantò: “Questa (direttiva segreta di Carter) fu un’ottima idea. Ebbe l’effetto di attirare i russi nella trappola afgana“.
afp_east_news_brzezinski_4681 Gli agenti della CIA fluirono da Peshawar, nella frontiera nord-occidentale del Pakistan. La città è ai piedi del Passo Khyber, la porta per l’Afghanistan. Decine di migliaia di rifugiati afghani invasero Peshawar per sfuggire alla guerra incombente. Con l’aiuto dell’Inter-Service Intelligence (ISI) del Pakistan, la CIA rastrellò i campi profughi in cerca di moderni assassini fondamentalisti islamici, preparandoli ad intensificare la guerriglia contro il governo socialista di Kabul e per respingere i sovietici dall’Afghanistan. L’azienda trovò ciò di cui aveva bisogno nell’Hizb-i Islami, una forza di combattenti islamici feudali assemblati e addestrati dai militari pakistani sotto la supervisione della CIA. Il loro capo era Gulbuddin Hekmatyar, un fanatico che nei primi anni ’70 ordinò ai suoi seguaci di gettare acido in faccia alle donne afghane che si rifiutavano di indossare il burqa. Nel 1996, le truppe di Hekmatyar presero Kabul con un colpo di Stato contro il governo di Rabbani, per poi consegnarla ai taliban. I documenti di Wikileaks recentemente rilasciati, dicono che Hekmatyar ora aiuta i taliban ad attaccare i soldati statunitensi. Nel 1972, l’Hizbi-i Islami assassinò centinaia di studenti di sinistra in Afghanistan per poi fuggire a Peshawar, mettendosi sotto la protezione del governo militare del Pakistan, alleato degli USA. Il gruppo era temuto e disprezzato da afghani e pakistani, che lo ritenevano un’organizzazione terroristica.
Gli Stati Uniti armarono tali terroristi con armi acquistate in Egitto, Cina e Cecoslovacchia. Il dittatore militare del Pakistan Zia ul-Haq permise alla CIA di aprire una stazione dell’intelligence vicino l’Unione Sovietica e di utilizzare le basi militari pakistane per i voli da ricognizione sull’Afghanistan. Le stesse basi furono usate per addestrare alla guerriglia le truppe di Hekmatyar, che il dipartimento di Stato di Reagan presto definì affettuosamente mujahidin. Il Pakistan del presidente Zia divenne il terzo maggior beneficiario degli aiuti militari statunitensi nel mondo, dopo solo Israele ed Egitto. Gran parte di tale aiuto erano armi per i mujahidin che compivano raid in Afghanistan, occupando abitati e piantando papaveri. Nel 1982-1983 i raccolti di oppio lungo il confine afgano-pakistano raddoppiarono e nel 1984 il Pakistan esportò il 70% dell’eroina mondiale. Durante questo periodo, la stazione CIA di Islamabad, capitale del Pakistan, divenne il più grande covo di spie del mondo. Non è un caso che l’eroina prodotta dalla Mezzaluna d’Oro superò quella del Triangolo d’Oro, proprio mentre la CIA lanciò la più grande operazione dai tempi del Vietnam. Mentre le truppe di Hekmatyar piantavano papaveri, un altro capo dei mujahidin, Sayad Ahmad Gaylani, fornì al consorzio dei lupi grigi turchi l’oppio. Gaylani era un ricco aristocratico afghano collegato all’ex-re Zahir Shah. Possedeva la concessionaria Peugeot di Kabul e il suo traffico di droga fu finanziato dai sauditi. Hekmatyar possedeva sei laboratori di eroina nel Baluchistan. Ma Hekmatyar e Gailani stavano semplicemente seguendo le orme di Vang Pao, Phoumi Nosavan e Khun Sa, i signori dell’eroina della CIA del Triangolo d’Oro.
Negli anni ’80 il Pakistan divenne il manifesto mondiale della corruzione politica. Il costante supporto della giunta d’Islamabad ai mujahidin di Reagan era alla radice della corruzione. Un alto funzionario degli Stati Uniti dichiarò che, “i comandanti di Hekmatyar, vicino all’ISI, controllano i laboratori di eroina nel Pakistan meridionale e l’ISI collabora al narcotraffico“. Nel settembre 1985 il Pakistan Herald riferì che i camion della cellula logistica nazionale dell’esercito del Pakistan trasportavano armi dal porto di Karachi a Peshawar per conto della CIA, e che gli stessi camion tornavano a Karachi sigillati dall’esercito pakistano e carichi d’eroina. La pratica, secondo l’Herald, avveniva dal 1981, proprio quando le forze di Hekmatyar cominciarono a piantare papaveri. Due alti ufficiali pakistani furono catturati con 220 chili di eroina, ma non furono mai perseguiti. L’eroina della Mezzaluna d’Oro prese il 60% del mercato statunitense e mattoni di hashish apparvero nelle città degli Stati Uniti timbrati con il logo dei 2 fucili d’assalto AK-47 incrociati e circondati dalle parole “affumica i sovietici”. Nel 1982-1992, il periodo dell’intervento degli Stati Uniti in Afghanistan, la dipendenza da eroina negli Stati Uniti aumentò del 50%. Nello stesso tempo Nancy Reagan diceva a tutti “Devi dire solo di no“.
Per il bene degli oligarchi e dei loro mazzieri della CIA, Karzai è meglio che tenga il trita-documenti acceso. Ci sono un sacco di scheletri nell’armadio afgano.Ronald Reagan, Burhaneddin RabbaniTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Russia è il fornitore di armi dell’India

I documenti declassificati dalla CIA rivelano il motivo per cui la Russia continua ad essere il fornitore di armi più affidabile dell’India
Rakesh Krishnan Simha, RBTH 8 febbraio 2017191251i46-0La Central Intelligence Agency (CIA) ha spesso preso numerose cantonate nelle valutazioni sull’India. Ma in questa particolare occasione fece centro. In un rapporto recentemente declassificato, l’agenzia dello spionaggio degli Stati Uniti sostiene che l’India preferisce le armi russe perché Mosca è affidabile in caso di rifornimenti. Nel rapporto del novembre 1984, La potenza aerea indiana: modernizzazione e supremazia regionale, la CIA osserva che “l’affidabilità di Mosca come fornitore e il finanziamento agevolato di tecnologie avanzate” fanno della Russia un “apprezzabile concorrente dei Paesi occidentali“. Anche se il rapporto ha 32 anni, gran parte di ciò che dice continua ad essere rilevante. L’India ha una forte dipendenza dalla Russia su aerei e relative attrezzature, spiega il rapporto. “Alti funzionari governativi indiani hanno dichiarato pubblicamente l’opinione che Mosca sia un fornitore di armi più affidabile dell’occidente perché l’Unione Sovietica è sempre stata con New Delhi al contrario dei Paesi occidentali, nelle ostilità dell’India con i vicini. Inoltre, robustezza e relativa semplicità delle armi sovietiche le raccomandano presso la forza aerea indiana. “Inoltre, Mosca vende moderni aeromobili dotati di sistemi avanzati con credito agevolato, piccoli acconti, tassi di interesse bassi e lunghi periodi di rimborso, fornendo il materiale in tempi relativamente brevi...” Inoltre, notava l’agenzia, i russi mostravano maggiore disponibilità a fornire licenze e assistenza tecnica per la produzione di aerei moderni in India, come MiG-27 e MiG-29.

La diversificazione
Il rapporto mostra che gli sforzi dell’India per diversificare l’acquisizione di armi risalgono ai primi anni ’80, con la Prima ministra Indira Gandhi sensibile alle accuse dei capi dell’opposizione e degli osservatori occidentali, secondo cui con il suo governo l’India era diventata un “agente sovietico”. “Credeva che la stretta identificazione con Mosca limitasse le opzioni in politica estera del suo governo, indebolendo la leadership di New Delhi tra gli Stati non allineati, e lasciando le forze armate dipendenti da una sola fonte di approvvigionamento. Crediamo che fosse anche disposta a sfruttare la concorrenza Est-Ovest a beneficio dell’India“. La CIA riteneva che il figlio, e successore, di Indira avrebbe fatto uscire l’India dall’abbraccio dell’orso. “Per via della formazione tecnocratica, il nuovo Primo ministro indiano Rajiv Gandhi sarebbe incline a dare maggior peso alla tecnica piuttosto che alla politica nella scelta dei nuovi sistemi d’arma. Ciò può portarlo a favorire l’acquisto di equipaggiamenti occidentali più della madre. Tuttavia l’acquisto di aerei occidentali rischia di restare secondario rispetto da quelli dell’URSS, a nostro giudizio, anche intensificando gli sforzi per la vendita dei fornitori occidentali“. Tuttavia, c’erano limiti alla capacità di Rajiv di diversificare e ridurre la dipendenza dalle armi russe. “Mosca è saldamente primo fornitore di armi di Nuova Delhi, e l’India non può permettersi la spesa e un processo che richiede tempo per passare ai sistemi occidentali. Le informazioni indicano anche che molti funzionari indiani non credono di poter dipendere molto dal sostegno militare occidentale“.

Fulcrum russo vs Falcon statunitense
La CIA dà credito quando è dovuto. Sul MiG-29 (nome in codice NATO Fulcrum), l’agenzia lo descrive come “uno dei più capaci caccia da superiorità aerea operativi” nelle forze russe. “Crediamo che la decisione di acquistare il caccia piuttosto che assemblare il Mirage-2000, alternativa considerata da Nuova Delhi, rifletta la maggiore disponibilità di Mosca ad esportare un aereo avanzato e attrezzato per contrastare i crescenti sforzi nelle vendite dei produttori di armi dell’Europa occidentale“. “Riteniamo che i MiG-29, velivoli ognitempo con missili a guida radar a medio raggio, siano aerei superiori agli F-16 del Pakistan… anche se i velivoli sono paragonabili per prestazioni aerodinamiche“. L’India fu il primo cliente internazionale del MiG-29, con l’Indian Air Force (IAF) che ordinò più di 50 MiG-29 negli anni ’80, mentre l’aereo era ancora in fase di sviluppo. L’IAF attualmente possiede oltre 90 Fulcrum, tra cui 45 MiG-29K imbarcati sulle portaerei. L’IAF impiegò i MiG-29 estesamente nella guerra di Kargil, in Kashmir, nel 1999, per scortare i caccia MiG-21, MiG-27 e soprattutto Mirage-2000 che attaccavano obiettivi pakistani con bombe a guida laser. 2 MiG-29 del 47.mo Squadrone (Arcieri Neri) dell’IAF agganciarono i missili su 2 F-16 della Pakistan Air Force (PAF) che pattugliavano il confine per evitare eventuali incursioni aeree indiane, ma non l’ingaggiarono perché non ci fu la dichiarazione di guerra. I MiG-29 indiani erano armati con missili aria-aria oltre-l’orizzonte, mentre gli F-16 pakistani no.mig29k346La potenza pakistana
Gli statunitensi hanno una cattiva opinione dei militari pakistani. “Crediamo che i pakistani non possano né avere una difesa aerea efficace dei loro obiettivi militari e industriali contro un attacco aereo indiano concertato da contrattacco aereo, né seriamente minacciare la maggior parte degli obiettivi strategici dell’India. Riteniamo che i pakistani siano ostacolati da comando e controllo carenti, assenza di una rete di difesa aerea integrata, scarso numero di sistemi missilistici di difesa aera e addestramento inadeguato“.

Opportunità perdute
Il rapporto esamina anche la capacità dell’India di neutralizzare la potenza nucleare del Pakistan. Anche se la CIA sosteneva che l’India negli anni ’80 poteva effettuare un attacco aereo preventivo che infliggesse “gravi danni agli impianti cruciali del Pakistan“, come l’impianto per l’arricchimento di Kahuta e quello di ritrattamento PINSTECH, vicino Islamabad, fu un’occasione mancata che non ritornerà. “L’IAF probabilmente potrebbe sopraffare le difese aeree del Pakistan su Kahuta e PINSTECH e distruggere o danneggiare sufficientemente le strutture da impedire ad Islamabad di produrre armi nucleari per diversi anni. Tale attacco avrebbe probabilmente ritardato lo sviluppo del Pakistan nella produzione di materiale fissile; danneggiandone seriamente gli impianti nucleari di ricerca e le infrastrutture necessarie per fabbricare, assemblare e testare componenti di armi nucleari; e forse ucciderne il personale tecnico. Non crediamo, tuttavia, che i bombardamenti aerei, da soli, garantissero la distruzione del materiale fissile che il Pakistan avrebbe accumulato. Sorpresa e velocità saranno importanti nell’attacco preventivo indiano. Per aumentare la probabilità di sorpresa, gli aerei indiani probabilmente sarebbero decollati direttamente dagli aeroporti al confine con il Pakistan. A causa delle brevi distanze tra le strutture nucleari del Pakistan e gli aeroporti indiani, un tempo di volo di circa 30 minuti e lo scarso sistema di comando del Pakistan, riteniamo che Islamabad non avrebbe sventato l’attacco aereo indiano. Se i pakistani prestassero attenzione alla possibilità di un attacco, tuttavia, l’India probabilmente subirebbe gravi perdite“. Tuttavia, a differenza degli israeliani che distrussero la centrale nucleare irachena di Osirak nel 1981, la leadership politica indiana del periodo era troppo legata a vaghi ideali morali piuttosto che a una fredda realpolitik. Nonostante il ministro degli Esteri israeliano Moshe Dayan facesse una visita segreta in India nel 1977, proponendo di attaccare congiuntamente Kahuta, il Primo ministro indiano Morarji Desai respinse l’idea.

Lezioni per India e Russia
Eccetto rare occasioni in cui la Russia ha flirtato con il Pakistan, vi è un’eccellente sinergia tra India e Russia da decenni. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le politiche erratiche dell’ex-presidente russo Boris Eltsin e dei suoi consiglieri filo-americani Egor Gajdar e Andrej Kozirev incoraggiarono gli Stati Uniti ad erodere l’influenza russa in India. Kozyrev, ministro degli Esteri russo nel 1990-1996, dichiarò che Mosca non avrebbe prestato particolare importanza a Nuova Delhi trattando India e Pakistan alla pari. Kozyrev e il suo team costrinsero l’India a guardare a occidente per le armi. Poi il Primo ministro PV Narasimha Rao non ebbe altra scelta che diversificare i rapporti della sicurezza indiana. L’affidabilità di Mosca rimase solida, prima e dopo gli anni di Eltsin. La Russia è l’unico Paese che ha fornito all’India sottomarini a propulsione nucleare, una nuova portaerei, missili supersonici e motori a razzo criogenici, assieme ad altre armi ad alta tecnologia. Ciò non fu dimenticato nel South Block mentre migliorava le relazioni con l’occidente. Al contrario, i russi dovrebbero procedere con cautela nella vendita di armi ai Paesi confinanti con l’India. Infatti, anche la minore vendita di armi al Pakistan è vista con estremo sospetto dagli indiani. Il rapporto della CIA chiariva abbastanza la posizione dell’India. “Nuova Delhi ha osservato pubblicamente e in via diplomatica di ritenere le vendite militari degli USA a Islamabad come la peggiore minaccia alla sicurezza indiana e alla stabilità regionale. I funzionari indiani accusano pubblicamente il rapporto militare tra Stati Uniti e Pakistan sfidare il predominio politico e militare di Nuova Delhi nell’Asia meridionale e invitare ad inasprire la concorrenza tra superpotenze nell’Oceano indiano“. Mosca non deve dimenticare che Nuova Delhi è ancora il suo primo cliente militare. Deve, quindi, evitare di commettere gli errori strategici commessi dagli statunitensi durante la guerra fredda.404853Rakesh Krishnan Simha è un giornalista e analista politico residente in Nuova Zelanda.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump cambia passo, e si avvicina alla Cina

Zerohedge620796d0-1744-11e6-bd42-dc82dcee8964_1280x720Con un’importante inversione dal dichiarato quadro di politica estera verso la Cina, nella prima telefonata con il Presidente cinese Xi Jinping, il 9 febbraio notte, il Presidente Donald Trump accettava di onorare la politica su “una sola Cina”, riducendo una delle principali fonti di tensione diplomatica tra le due maggiori economie del mondo. La telefonata s’è avuta il giorno dopo che Trump inviò a Xi una lettera che affermava di volere un “rapporto costruttivo” con la Cina, e poche ore dopo che un tribunale d’appello degli Stati Uniti si pronunciava contro l’ordine esecutivo dell’Amministrazione Trump sull’immigrazione, e poco prima della prima riunione ufficiale di Trump con il premier del Giappone Shinzo Abe. A dicembre, il neopresidente Trump irritò Pechino parlando con il presidente di Taiwan e dicendo che gli Stati Uniti non dovevano attenersi alla politica secondo cui Washington riconosce la posizione cinese su una sola Cina e che Taiwan ne fa parte. Trump poi disse che la politica è “oggetto di trattativa”, ponendo ulteriore pressione sulle relazioni USA-Cina. Alcun problema è più sensibile per Pechino di Taiwan. “I due leader hanno discusso diversi argomenti e il Presidente Trump ha deciso, su richiesta del Presidente Xi, di onorare la nostra politica su ‘Una sola Cina’“, affermava la Casa Bianca in una dichiarazione del 9 febbraio notte. “Hanno anche esteso l’invito ad incontrarsi nei rispettivi Paesi. Il Presidente Trump e il Presidente Xi non vedono l’ora di ulteriori colloqui con esiti di grande successo”. La dichiarazione della Casa Bianca ha descritto la telefonata come “lunga” ed “estremamente cordiale”, fornendo ulteriori dettagli su cosa si sia discusso. I rappresentanti di entrambe le parti si incontreranno in futuro per discutere e negoziare su “varie questioni di reciproco interesse“, aveva detto. La telefonata avveniva dopo che aerei militari cinesi e statunitensi ebbero un incontro “ravvicinato” sulla parte contestata del Mar Cinese Meridionale, il primo incidente confermato pubblicamente da maggio. I due aerei da ricognizione volarono a meno di 300 metri di distanza, sopra le scogliere Scarborough, rivendicate dalla Cina e dalle Filippine, alleate degli Stati Uniti. Xi aveva detto che era necessario aumentare la cooperazione, parlando alla China Central Television. Il presidente cinese ha detto che il suo Paese è disposto a rafforzare i legami con gli Stati Uniti su commercio, investimenti, tecnologia, energia e infrastrutture. Xi aveva anche detto che i due Paesi dovrebbero migliorare le comunicazioni sulle questioni militari internazionali e regionali. “Di fronte a una situazione globale estremamente complicata e all’aumento delle sfide c’è maggiore necessità di continuare a rafforzare la cooperazione tra Cina e Stati Uniti”, aveva detto Xi, secondo la CCTV.
Cina e Stati Uniti indicano che, una volta risolta la questione su “una sola Cina”, potrebbero avere relazioni normalizzate. Di seguito la cronologia completa della posizione di Trump sulla politica su “una sola Cina”, per gentile concessione della Reuters.
2 dicembre, Trump parla per telefono con il presidente Tsai Ing-wen, di Taiwan, una mossa che fece infuriare la Cina, che considera l’isola auto-governata come propria, complicando i rapporti degli Stati Uniti con Pechino. La Cina avanzava subito una protesta, accusando Taiwan di mosse meschine.
11 dicembre, Trump dice che gli Stati Uniti non dovranno necessariamente attenersi alla vecchia posizione che Taiwan sia parte di “una sola Cina”, mettendo in discussione quasi quattro decenni di politica degli Stati Uniti.
12 dicembre, la Cina esprimeva “seria preoccupazione” dopo che Trump disse che gli Stati Uniti non devono necessariamente attenersi alla vecchia posizione su Taiwan quale parte di “una sola Cina”.
14 dicembre, con un avvertimento velato a Trump, l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti diceva che Pechino non potrà mai negoziare con Washington su questioni che ne interessano sovranità nazionale ed integrità territoriale.
11 gennaio, Taiwan lanciava aerei e navi dopo che un gruppo di navi da guerra cinesi, guidato dal una portaerei, attraversava lo Stretto di Taiwan, ultimo segnale dell’acuita tensione tra Pechino e l’isola.
12 gennaio, l’allora candidato di Trump a segretario di Stato, Rex Tillerson, diceva che alla Cina va negato l’accesso alle contestate isole costruite nel Mar Cinese Meridionale, descrivendone la collocazione di mezzi militari come “simile alla sottrazione russa della Crimea” all’Ucraina.
3 febbraio, il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi diceva a Michael Flynn, consigliere della Sicurezza Nazionale di Trump, che la Cina spera di poter lavorare con gli Stati Uniti su gestione e controllo di dispute e problemi sensibili.
9 febbraio, Trump rompe il ghiaccio con Xi con una lettera in cui dice che non vede l’ora di collaborare per sviluppare le relazioni.
9 febbraio, Trump cambia rotta e s’impegna ad onorare la politica su “una sola Cina” nella telefonata con Xi.
Mentre il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lu Kang affermava che la conversazione era “molto buona” ed “ampia”, osservava che “il rispetto della politica su una sola Cina è d’obbligo per gli Stati Uniti“. I rapporti con Taiwan devono avvenire entro tale quadro, aveva detto alla conferenza stampa quotidiana del ministero a Pechino. “Il principio di una sola Cina è il fondamento politico delle relazioni Cina-USA“. “Dalla telefonata tra i due presidenti, possiamo vedere che il governo statunitense s’impegna nella politica su una sola Cina, e l’apprezziamo“. Lu aggiungeva che “garantirsi che la base politica non vacilli è di vitale importanza per la salute e lo sviluppo stabile delle relazioni Cina-USA“. Un portavoce del presidente di Taiwan Tsai Ing-wen affermava, in una dichiarazione, che era nell’interesse di Taiwan mantenere buone relazioni con Stati Uniti e Cina.
I leader di Stati Uniti e Cina non avevano parlato per telefono da quando Trump si era insediato il 20 gennaio. Secondo Reuters, fonti diplomatiche a Pechino affermavano che la Cina temeva che Xi venisse umiliato nel caso che la telefonata con Trump fosse andata storta e i dettagli trapelati sui media. In una dichiarazione al Ministero degli Esteri cinese, Xi affermava che la Cina apprezzava la prosecuzione di Trump della politica su “una sola Cina”. “Credo che Stati Uniti e Cina siano partner cooperativi e attraverso sforzi comuni si possano elevare le relazioni a un nuovo massimo storico“, affermava la citazione della dichiarazione di Xi. “Lo sviluppo di Cina e Stati Uniti si completa assolutamente e progredisce in modo comune. Le parti possono diventare degli ottimi partner nella cooperazione“, aveva detto Xi. Il vertice politico di Taiwan, il Consiglio degli Affari Continentale, aveva detto di sperare nel continuo sostegno dagli Stati Uniti ed invitava Pechino ad adottare un “atteggiamento positivo” e una “comunicazione pragmatica” nel risolvere le differenze con Taiwan. La Cina è profondamente sospettosa verso Tsai, il cui Partito Democratico Progressista patrocina l’indipendenza formale dell’isola, una linea rossa per Pechino, ed ha eliminato il meccanismo di dialogo formale con l’isola. Tsai dice che vuole la pace con la Cina. In una dichiarazione alla Reuters, l’avvocato James Zimmerman, ex-capo della Camera di commercio Statunitense in Cina, ha detto che Trump non avrebbe dovuto mai toccare la politica di “una sola Cina”. “C’è sicuramente un modo di negoziare con i cinesi, ma le minacce agli interessi fondamentali sono controproducenti“, aveva scritto in una e-mail. “Il risultato finale è che Trump ha appena confermato al mondo di essere una tigre di carta, una ‘zhilaohu’. Qualcuno che sembra minaccioso, ma è del tutto incapace di affrontare una sfida“. Jia Qingguo, decano della Facoltà di Studi Internazionali all’Università di Pechino e consigliere del governo in politica estera, ha detto che Trump aveva creato molta incertezza, ma ora era di nuovo in pista. “Trump ha rassicurato che sarà un presidente responsabile“, ha detto a Reuters. “...è una buona notizia per la Cina, perché stabili relazioni USA-Cina sono buone per la Cina. Ora possiamo fare affari“.
La Casa Bianca ha descritto la telefonata, poche ore prima che Trump ospitasse il primo ministro giapponese Shinzo Abe, come “estremamente cordiale” con entrambi i leader esprimere i migliori auguri ai rispettivi popoli. Non vi fu menzione delle dichiarazioni cinesi o statunitensi su altre questioni controverse, commercio e Mar Cinese Meridionale contestato, e che alcuna questione era stata avanzata. La Cina registrava un surplus commerciale di 51,35 miliardi di dollari a gennaio, di cui più di 21 con gli Stati Uniti.virtual14-clinton-vs-trumpTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La potenza navale cinese: le portaerei

Alessandro Lattanzio, 3/2/2017

CV-17 Shandong in costruzione

CV-17 Shandong in costruzione

La prima portaerei cinese, la Tipo 001 CV-16 Liaoning, e la squadra di supporto assegnata avevano svolto le prime esercitazioni di tiro reale nel mare di Bohai, nel dicembre 2016. I velivoli imbarcati, i caccia J-15, erano dotati di missili aria-aria PL-12 e di missili antinave YJ-83. I velivoli decollavano utilizzando una rampa angolato a prua della portaerei, permettendo agli aeromobili di decollare più facilmente. La Liaoning svolgeva anche manovre in coordinamento con le fregate e i cacciatorpediniere di scorta. La Liaoning svolge il compito di addestrare i futuri equipaggi delle portaerei, oltre che i piloti dei velivoli imbarcati, che costituiranno la futura componente aero-navale imbarcata della Marina Militare cinese. La seconda portaerei, la Tipo 001A CV-17 Shandong, è in costruzione nei cantieri navali di Dalian. Sarà la prima portaerei costruita interamente in Cina, dato che la Liaoning è l’ex-sovietica Varjag, acquistata dall’Ucraina nel 1998 e ricostruita in Cina. Entrò in servizio il 25 settembre 2012 dopo ampie prove in mare, per svolgere il compito principale di piattaforma di addestramento per la componente aerea imbarcata della Marina Militare. La Liaoning regolarmente imbarca 24 caccia J-15, 6 elicotteri antisom Z-18F, 4 elicotteri di preallarme Z-18J e 2 elicotteri di ricerca e salvataggio Z-9C. Il caccia J-15 è la versione navale del J-11B, versione cinese del Su-27, che svolge essenzialmente il ruolo d’intercettore a causa dei limiti imposti dalle operazioni di decollo con il trampolino angolato.
1027257430 Pechino schiererà la futura portaerei CV-17 Shandong nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le difese della Cina e la disponibilità a rispondere ad eventuali “situazioni complicate”. La CV-17 probabilmente svolgerà le prove in mare nel 2018-2019 e sarà operativa nel 2020. La CV-17 avrà un dislocamento maggiore, così come sono maggiori l’hangar per gli aerei sottocoperta e l’isola della nave, situata a dritta sullo scafo. L’analisi della struttura dell’isola, realizzata in due moduli, indica che disporrà di più avanzati sistemi di comunicazione e del nuovo radar a scansione planare (APAR) Tipo 346A, già impiegato sui cacciatorpediniere Tipo 052D; un aggiornamento del radar a scansione elettronica (AESA) Tipo 346. Una riproduzione delle sovrastrutture della portaerei si trova a Wuhan, per addestrare i piloti e le squadre degli addetti ai velivoli imbarcati. Mentre nella base aerea di Huangdicun, a nord-ovest del Golfo di Bohai, che ospita il reggimento dotato dei caccia navalizzati J-15, venivano costruite due catapulte per il lancio dei velivoli imbarcati sulle portaerei, dove si trovano anche due impianti per i trampolini di lancio e due piste dotate dei cavi di arresto presenti sulla portaerei Liaoning; tutte componenti del centro di addestramento dei piloti dei caccia imbarcati, per svolgere le operazioni di addestramento al decollo dal ponte delle portaerei. I due sistemi di lancio o catapulte, di Huangdicun, appaiono differenti, suggerendo lo studio di due diversi tipi di catapulte: una convenzionale a vapore, e una elettromagnetica. La base aerea di Huangdicun, quindi, riproduce la disposizione delle rampe di lancio, delle aree di atterraggio, delle catapulte e degli hangar per i caccia J-15 imbarcati sulle portaerei. Inoltre, su alcuni aerei J-15 sono stati osservati un gancio per catapulta sul carrello anteriore, per aiutarli al decollo. Le operazioni di decollo dalle catapulte (sistema CATOBAR) a Huangdicun dovrebbero iniziare a metà 2017, in vista della preparazione di un reparto aereo imbarcato abilitato a questo tipo di operazioni a bordo delle future portaerei cinesi. La futura portaerei Tipo 002 CV-18, che dovrebbe essere costruita presso i cantieri Jiangnan Changxingdao di Shanghai, sarà dotata delle catapulte per il lancio degli aeromobili, superando così i limiti di peso imposti attualmente dal sistema di decollo basato sulla prua angolata delle portaerei CV-16 e CV-17 (sistema STOBAR). Il sistema CATOBAR permetterà il decollo dalla CV-18 di velivoli più pesanti o dotati di un maggior carico bellico, consentendo d’imbarcare aerei antisom (ASW) e aerei-radar (AEW). Le portaerei STOBAR opereranno entro il raggio d’azione dei velivoli ASW e AWACS basati a terra, mentre la Marina Militare cinese provvede alla costruzione di una nuova nave rifornimento di squadra, la Tipo 901, in costruzione nel Guangdong da 45000 tonnellate di dislocamento, il doppio delle navi cisterna di squadra Tipo 903A attualmente in fase di prove in mare.
416 Come detto, queste portaerei avranno compiti di Controllo e Interdizione di Area (A2/AD), soprattutto nel Mar Cinese Meridionale, e garantiranno la protezione dei sottomarini lanciamissili balistici cinesi dislocati nella base navale dell’isola di Hainan, che si affaccia proprio sul Mar Cinese Meridionale, dove Pechino ha fortificato diverse isole semi-artificiali. Qui le isole Zhubi, Yongshu, Yongxing e Meiji dispongono di piste della lunghezza di 3000 metri, nelle prime due isole, e 2700 metri nelle altre due, dove possono atterrare e decollare i cacciabombardieri della Marina Jianhong JH-7A, dotati di siluri Air3-500 e bombe di profondità Shen-3A; i bombardieri lanciamissili Hong H-6K e H-6M; e i velivoli da trasporto Il-76 e Y-20. Sulle altre isole sono state costruite degli eliporti. Inoltre, su queste isole vengono schierati, a rotazione, 72 caccia-intercettori Jian J-11B, che effettuano pattugliamenti e sono dotati dei missili antinave YJ-62 e YJ-83, e dei missili anti-radar YJ-91. I caccia sono supportati dalle aerocisterne H-6U del 17.mo Reggimento della 6.ta Divisione bombardieri, e Il-78. Ogni H-6U può rifornire 4 aerei da combattimento J-11B, prolungandone l’autonomia di almeno 1000km; mentre un Il-78, nello stesso intervallo, può rifornire 10 J-11B. Infatti, il sistema di rifornimento in volo dell’H-6U permette di rifornire 2 caccia per volta, mentre il sistema ORM-1M dell’Il-78 può rifornire 3 aeromobili per volta. Gli intercettori verranno supportati anche dagli aerei AWACS KT-200, che possono rilevare 500 bersagli aerei e di superficie simultaneamente fino a 400 km di distanza e a 10000 metri di quota. Con il sistema digitale unificato di scambio dati standard 1553, trasmetteranno le informazioni sugli obiettivi ad aeromobili, navi, batterie lanciamissili e infine anche ai bombardieri H-6, che hanno per compito principale distruggere le unità AEGIS della Marina degli Stati Uniti utilizzando i missili supersonici YJ-12 (dalla velocità di Mach 5,5).
Le basi navali sulle isole artificiali Yongshu, Zhubi e Meiji possono ospitare navi dal dislocamento di 20000 tonnellate. I depositi di carburante e i centri di riparazione e manutenzione consentono alla Marina Militare cinese di schierarvi in modo permanente un gruppo di 30 navi di superficie e una forza mista di sottomarini diesel-elettrici e nucleari. Forze ritenute sufficienti dalla strategia per la “difesa delle zone limitrofe e la protezione delle operazioni prolungate”. Le squadre navali della PLAN sono di due tipi:
Il tipo “Quattro Fronti d’Acciaio”, che comprende cacciatorpediniere Tipo 052A/C per la difesa aerea, fregate Tipo 054 o corvette Tipo 056A per la difesa anti-som e gli attacchi missilistici, e una nave da guerra elettronica Tipo 815A dotata di sistemi di soppressione radioelettronica.
Il tipo “Otto Fronti d’Acciaio”, che comprende lo schieramento summenzionato più 1 sottomarino convenzionale Tipo 039, 1 sottomarino nucleare Tipo 093G, 1 velivolo Y-8 o Y-9 da guerra antisom e 1 aereo AWACS KT-200. I sottomarini e i velivoli ampliano l’efficacia della squadra navale.
Sulle isole sono schierati radar con portata oltre l’orizzonte, stazioni di rilevamento aereo e di contromisure elettroniche, e batterie di missili antiaerei Hongqi H-9, che in futuro saranno sostituiti dai più sofisticati Hongqi H-26. In definitiva, i presidi sulle isole Yongshu, Zhubi e Meiji permettono di controllare una parte significativa del bacino del Mar Cinese Meridionale.

CV.16 Liaoning

CV-16 Liaoning

La Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN) cinese, schiera 235000 effettivi suddivisi tra le Flotte del Mare del Nord, del Mare dell’Est e del Mare del Sud, e dispone di:
1 portaerei
26 cacciatorpediniere (4 Sovremennij, 1 Tipo 051B, 2 Tipo 051C, 2 Tipo 052B, 6 Tipo 052C, 3 Tipo 052D)
35 fregate (4 Tipo 053H26, 10 Tipo 053H3, 2 Tipo 054, 19 Tipo 054A)
25 corvette Tipo 056
85 pattugliatori lanciamissili (di cui 60 Tipo 022)
56 navi d’assalto anfibio (di cui 4 LPD Tipo 071)
42 cacciamine
5 sottomarini d’attacco a propulsione nucleare
4 sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare
57 sottomarini convenzionali
316 velivoli da combattimento terrestri
21 velivoli da combattimento imbarcati
130 elicotteriasiemerdechineconflitzeeplateformepetrolierechinevietnamafpFonti:
Janes
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