La de-dollarizzazione globale e gli Stati Uniti

Vladimir Odintsov New Eastern Outlook, 02/02/2015

A U.S. $100 banknote is placed on top of  100 yuan banknotes in this picture illustration taken in BeijingLa ricerca del dominio mondiale, che la Casa Bianca porta avanti da più di un secolo, si basa su due strumenti principali: il dollaro e la forza militare. Per evitare che Washington stabilisca la completa egemonia globale, alcuni Paesi recentemente rivedono le loro posizioni verso questi due elementi sviluppando alleanze militari alternative e spezzando la dipendenza dal dollaro. Fino alla metà del XX secolo, il gold standard è stato il sistema monetario dominante, basato sulla quantità fissa di riserve auree stoccate nelle banche nazionali, limitando i prestiti. A quel tempo, gli Stati Uniti possedevano il 70% delle riserve auree del mondo (esclusa l’URSS), quindi indebolirono il concorrente Regno Unito creando il sistema finanziario di Bretton Woods nel 1944. Qui il dollaro divenne la moneta predominante nei pagamenti internazionali. Ma un quarto di secolo dopo tale sistema si rivelò inefficace per l’incapacità di contenere la crescita economica di Germania e Giappone, oltre alla riluttanza degli Stati Uniti nel regolare le politiche economiche per mantenere l’equilibrio dollaro-oro. A quel tempo, il dollaro subì un drammatico declino, ma fu salvato grazie al sostegno dei ricchi esportatori di petrolio, soprattutto una volta che l’Arabia Saudita iniziò a scambiare il suo oro nero con le armi degli Stati Uniti e il supporto alle trattative con Richard Nixon. Perciò, il presidente Richard Nixon nel 1971 ordinò unilateralmente la cancellazione della convertibilità diretta del dollaro degli Stati Uniti con l’oro, e stabilì il sistema di valuta giamaicana in cui il petrolio era alla base del sistema del dollaro. Pertanto, non è un caso che da quel momento il controllo sul commercio di petrolio divenne la priorità della politica estera di Washington. In seguito al cosiddetto Nixon Shock gli impegni militari statunitensi in Medio Oriente e altre regioni produttrici di petrolio subirono un forte aumento. Una volta che tale sistema fu sostenuto dall’OPEC, la domanda globale di petrodollari aumentò mai come prima. I petrodollari divennero la base del dominio USA sul sistema finanziario globale, costringendo gli altri Paesi ad acquistare dollari per comprare petrolio sul mercato internazionale.
template_clip_image015 Gli analisti ritengono che la quota degli Stati Uniti sul prodotto interno lordo mondiale, oggi, non superi il 22%. Tuttavia, l’80% dei pagamenti internazionali avviene in dollari USA. Di conseguenza, il valore del dollaro è estremamente elevato rispetto alle altre valute, perciò i consumatori degli Stati Uniti ricevono merci importate a prezzi estremamente bassi, fornendo agli Stati Uniti un significativo profitto finanziario, mentre l’alta domanda di dollari nel mondo permette al governo degli Stati Uniti di rifinanziare il proprio debito a tassi d’interesse molto bassi. In tali circostanze, chi va contro il dollaro è considerato una minaccia diretta all’egemonia economica e agli elevati standard di vita dei cittadini statunitensi, quindi i circoli politici e d’affari a Washington tentano con ogni mezzo di opporsi a questo processo. Ciò si manifestò con il rovesciamento e il brutale assassinio del leader libico Muammar Gheddafi, che decise di passare all’euro nei pagamenti del petrolio, prima d’introdurre il dinaro d’oro per sostituire la moneta europea. Tuttavia, negli ultimi anni, nonostante il desiderio di Washington di usare qualsiasi mezzo per sostenere la propria posizione internazionale, le politiche degli Stati Uniti incontrano sempre più spesso opposizione. Di conseguenza, un numero crescente di Paesi cerca di abbandonare il dollaro statunitense, e la dipendenza dagli Stati Uniti, perseguendo una politica di de-dollarizzazione. Tre Stati sono particolarmente attivi in questo campo, Cina, Russia e Iran. Questi Paesi cercano di raggiungere la de-dollarizzazione a passo di corsa, insieme ad alcune banche e società energetiche europee attive nei loro territori.
Il governo russo ha tenuto una riunione sulla de-dollarizzazione nella primavera 2014, dove il Ministero delle Finanze annunciò il piano per aumentare la quota di accordi in rubli e il conseguente abbandono del cambio del dollaro. Lo scorso maggio, in occasione del vertice di Shanghai, la delegazione russa firmò il cosiddetto “affare del secolo” per l’acquisto, nei prossimi 30 anni, di 400 miliardi di dollari di gas russo dalla Cina, pagando in rubli e yuan. Inoltre, nell’agosto 2014 una società controllata da Gazprom annunciava la disponibilità ad accettare il pagamento in rubli di 80000 tonnellate di petrolio, dai giacimenti artici, da inviare in Europa, mentre il pagamento del petrolio fornito dall’oleogasdotto “Siberia orientale – Pacifico” potrà essere in yuan. Lo scorso agosto, mentre era in visita in Crimea, il presidente russo Vladimir Putin annunciava che “il sistema dei petrodollari dovrebbe diventare storia” mentre “la Russia discute l’uso di monete nazionali nelle transazioni con un certo numero di Paesi“. Queste misure, adottate di recente dalla Russia, sono le vere ragioni delle sanzioni occidentali. Negli ultimi mesi, la Cina s’è anche attivata in questa campagna “anti-dollaro”, dato che ha firmato accordi con Canada e Qatar per il cambio in valute nazionali, facendo del Canada il primo hub oltreoceano dello yuan in Nord America. Questo fatto da solo potenzialmente raddoppierebbe o addirittura triplicherebbe il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi, dato che il volume dell’accordo di cambio stipulato tra Cina e Canada è pari a 200 miliardi di yuan. L’accordo della Cina con il Qatar sul currency swap diretto tra i due Paesi equivale a 5,7 miliardi di dollari colpendo duramente i petrodollari, divenendo la base per l’utilizzo dello yuan nei mercati del Medio Oriente. Non è un segreto che i Paesi produttori di petrolio del Medio Orussia-declares-warriente abbiano scarsa fiducia nel dollaro USA, a causa della esportazione d’inflazione, quindi altri Paesi OPEC potrebbero firmare accordi con la Cina. Nella regione del Sud-Est asiatico, la creazione di un centro di compensazione a Kuala Lumpur, che promuoverà un maggiore uso dello yuan, è un altro importante passo della Cina nella regione. Ciò si è verificato meno di un mese dopo che il centro finanziario leader in Asia, Singapore, era divenuto il centro di scambio dello yuan nel Sudest asiatico, dopo aver stabilito un rapporto diretto tra dollaro di Singapore e yuan. La Repubblica islamica dell’Iran ha recentemente annunciato la riluttanza ad usare dollari USA nel commercio estero. Inoltre, il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, ha recentemente incaricato la Banca nazionale della de-dollarizzazione dell’economia nazionale. In tutto il mondo, le richiesta di creare un nuovo sistema monetario internazionale è sempre più forte. In tale contesto va osservato che il governo inglese ha intenzione di emettere titoli di debito in yuan, mentre la Banca Centrale Europea discute la possibilità d’includere lo yuan nelle sue riserve ufficiali. Queste tendenze appaiono ovunque, ma con la propaganda anti-russa, i media occidentali preferiscono tacere su questi fatti, in particolare quando l’inflazione negli Stati Uniti è alle stelle. Negli ultimi mesi, la percentuale di obbligazioni del Tesoro USA nelle riserve valutarie russe è diminuita rapidamente, venendo vendute a un ritmo record, mentre la stessa tattica è utilizzata da numerosi Stati. A peggiorare le cose per gli Stati Uniti, molti Paesi cercano di riprendersi le loro riserve auree negli Stati Uniti, depositate presso la Federal Reserve Bank. Dopo lo scandalo del 2013, quando la Federal Reserve degli Stati Uniti rifiutò di restituire le riserve d’oro tedesche al proprietario, i Paesi Bassi raggiunsero la lista dei Paesi che cercano di recuperare l’oro dagli Stati Uniti. Se avessero successo i Paesi che cercano il rientro delle riserve auree, ciò si tradurrebbe in una grave crisi per Washington.
I fatti qui riportati indicano che il mondo non vuole più affidarsi ai dollari. In queste circostanze, Washington usa la politica dell’aggravamento della destabilizzazione regionale che, secondo la strategia della Casa Bianca, dovrebbe considerevolmente indebolire i potenziali rivali degli USA. Ma c’è scarsa speranza che gli Stati Uniti sopravvivano al caos che hanno scatenato nel mondo.

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Questi sono i nemici di tutto ciò che ci è caro in America. I vostri figli devono ucciderli per noi!

Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – StoAurora

Perché la Russia venderebbe Su-35 alla Corea democratica?

Valentin Vasilescu, ACS-RSS264685-north-koreaIl quotidiano della Corea del Sud “Joong Ang Ilbo” citava una fonte militare secondo cui Pyongyang negozia con la Russia per l’acquisto di 36 velivoli da combattimento Su-35, il caccia multiruolo di maggior successo finora. La richiesta è stata fatta durante la visita del 17-24 novembre 2014 del Generale Choe Ryong Hae, numero due dello Stato nordcoreano, compiuta in Russia. Choe Ryong Hae aveva visitato alcuni impianti del complesso militare-industriale presso Khabarovsk e Vladivostok, e da inviato speciale del leader nordcoreano Kim Jong-Un ha incontrato a Mosca il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Nel frattempo, Choe Ryong Hae trasmetteva al leader del Cremlino un messaggio personale del Presidente Kim Jong Un. La Corea democratica dispone di 15 aerei da combattimento MiG-29B12 e 20 MiG-29SE (variante modernizzata per l’esportazione, con raggio operativo quasi doppio, attiva protezione ECM e missili aria-aria a lungo raggio), ricevuti nel 1999. Oltre a questi sistemi, l’aeronautica nordcoreana utilizza velivoli meno recenti, come 56 MiG-23ML, 32 Su-25K, 150 MiG-21Bis/RFMM e 40 Chengdu J-7 (il MiG-21 cinese), prodotti negli anni ’70-’80. L’aereo più vecchio nell’arsenale delle forze armate nordcoreane sono 80 Q-6 (il MiG-19 riprogettato dai cinesi) e 40 bombardieri bimotori Il-28/H-5 degli anni 1965-1970. A causa dell’embargo imposto alla Corea democratica, la mancanza di pezzi di ricambio causa la rapida usura dei velivoli, e un pilota della Corea democratica vola circa 20-30 ore all’anno rispetto alle 180 ore dei piloti sudcoreani, giapponesi e statunitensi.
La Corea democratica non produce aerei da combattimento di ultima generazione. A causa delle sanzioni internazionali imposte alla Corea democratica, la Russia non poteva neanche rispondere positivamente alle richieste di Pyongyang riguardanti la sostituzione della flotta di aerei da combattimento. Ciò fino alla visita di Choe Ryong Hae, avvenuta in contemporanea alle dure sanzioni economiche imposte alla Russia da Stati Uniti, Giappone, Australia, Canada e l’Unione europea. Quale sarebbe lo scopo perseguito dalla Russia consegnando 100 caccia moderni alla Corea democratica? Possibilmente MiG-29SMT o Su-30, e non necessariamente Su-35. Ricevendo 100 nuovi aerei russi, la Corea democratica muterebbe gli equilibri di potere regionali, dato che Corea del Sud e Giappone insieme hanno 591 velivoli di 4.ta generazione: 213 F-15, 230 F-16 (F-2) e 148 F-4. Va incluso il contingente statunitense dislocato in entrambi gli Stati e composto da 268 aeromobili (42 F-15, 122 F-16, 32 F-22 e 72 F-18 a bordo della portaerei George Washington e sulla base di Atsugi dell’US Marine Corps). Gli Stati Uniti hanno costretto i loro partner occidentali ad applicare abusive sanzioni economiche alla Russia, perciò non vi è più alcun motivo per cui Mosca osservi l’embargo occidentale alla Corea democratica. Ciò soprattutto nel contesto delle manovre degli emirati salafiti del Golfo, docili satelliti degli Stati Uniti, che hanno gravemente colpito la bilancia commerciale della Russia abbassando della metà il prezzo del petrolio. In cambio, la vendita dei velivoli potrebbe essere condizionata per facilitare i grandi investimenti russi nella ristrutturazione dell’industria nordcoreana. La crescente dipendenza della Corea democratica dalla tecnologia russa e il controllo delle sue attività nucleari renderebbero più docile il leader nordcoreano Kim Jong-Un.

page010_image001La Russia ha ottimi rapporti economici e politici anche con la Corea del Sud. Dal 1998 la Russia ha fatto approcci persistenti verso il governo della Corea del Sud, per la creazione del Dipartimento per l’unificazione della penisola coreana. Nel 2008, il Dipartimento è diventato un Ministero con la missione di attuare le politiche secondo il termine di Deng Xiaoping (“un Paese, due sistemi”) per la graduale riunificazione della nazione coreana, agendo per armonizzare l’istruzione e la cultura dei due Paesi. Perciò, le compagnie russe Transneft e Rosneft hanno realizzato un gasdotto di 4857 km, collegando la Siberia orientale al Pacifico, a Kozmino, (porto russo sul Mar del Giappone, a 100 km da Vladivostok). Il terminal petrolifero del porto di Kozmino è rifornito dalle petroliere russe provenienti dal porto di Varandej, sul Mare della Siberia orientale, rifornendo di petrolio il Giappone e le due Coree. La spesa stimata da esperti russi e coreani per il primo anno di riunificazione della Corea sarebbe pari a 167,5 miliardi di euro. Anche se il Nord è 20 volte più povero del Sud (secondo il reddito pro-capite), il solo valore dei giacimenti della Corea democratica è di circa 16700 miliardi di euro, 100 volte il costo sostenuto nel primo anno della riunificazione.
La Corea riunificata in 2-3 anni supererebbe l’economia di Giappone e Germania, contrastando gli Stati Uniti.

7FA810F8-4D96-47BA-84FC-1D9F5BB1E80B_mw1024_s_nACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La svolta politica globale della Cina

F. William Engdahl New Eastern Outlook 10/01/2015

Sono stato in Cina negli anni più di una dozzina di volte. Ho parlato con persone di ogni livello del processo decisionale, e una cosa che ho capito è che quando Pechino compie un’importante svolta politica, lo fa con cura e grande decisione. E quando c’è un nuovo consenso, l’eseguono con notevoli effetti su tutti i livelli. Questo è il segreto del miracolo economico trentennale. Ora i vertici della Cina hanno preso una decisione politica che trasformerà il nostro mondo nel prossimo decennio.Vladimir Putin, Xi JinpingIl 29 novembre 2014, un incontro poco noto ma molto significativo ha avuto luogo a Pechino mentre Washington era assorbita dai suoi vari tentativi di paralizzare e destabilizzare la Russia di Putin. S’era tenuta ciò che è stata definita la Conferenza centrale sul lavoro negli affari esteri. Xi Jinping, presidente cinese e presidente della Commissione militare centrale, ha tenuto ciò che è stato definito “un importante discorso”. Un’attenta lettura del comunicato ufficiale del ministero degli Esteri sulla riunione ne conferma l'”importanza”. La direzione centrale della Cina ha reso ufficiale la svolta strategica globale delle priorità geopolitiche della politica estera cinese. La Cina non considera più i suoi rapporti con Stati Uniti e UE di massima priorità. Piuttosto ha definito prioritario il nuovo raggruppamento di Paesi per la propria attenta mappa geopolitica comprendente la Russia e tutte le economie in rapido sviluppo dei BRICS, i vicini asiatici della Cina così come l’Africa e altri Paesi in via di sviluppo. In prospettiva, nel 2012 la visione della politica Estera della Cina comprendeva le Organizzazioni multilaterali (ONU, APEC, ASEAN, FMI, Banca Mondiale, ecc), e la diplomazia pubblica decideva in quali ambiti impegnarsi nel mondo. Chiaramente la Cina ha deciso che tali priorità non le sono più funzionali nel quadro generale così descritto: Grandi Potenze (principalmente Stati Uniti, Unione europea, Giappone e Russia); Periferia (tutti i Paesi che confinano con la Cina); Paesi in via di sviluppo (tutti i Paesi dai bassi PIL). Nel suo discorso alla riunione, il Presidente Xi ha evidenziato una sotto-categoria dei Paesi in via di sviluppo: “Potenze dal Maggiore Sviluppo (Kuoda fazhanzhong de guojia). La Cina “amplierà la cooperazione e stringerà l’integrazione per sviluppare il nostro Paese” con le grandi potenze in via di sviluppo, ha dichiarato Xi. Secondo gli intellettuali cinesi, questi Paesi sono ritenuti dei partner particolarmente importanti “nel sostenere la riforma dell’ordine internazionale“, e sono Russia, Brasile, Sud Africa, India, Indonesia e Messico, cioè i partner della Cina nei BRICS così come Indonesia e Messico. La Cina non si definisce più “Paese in via di sviluppo”, indicando una mutata immagine di sé.
Il Viceministro degli Esteri Liu Zhenmin ha indicato un aspetto rilevante della nuova politica, quando alla conferenza di Pechino ha dichiarato che lo “squilibrio in Asia tra sicurezza politica e sviluppo economico è un problema sempre più importante“. La proposta della Cina di creare una comunità asiatica “dal destino condiviso” è volta a risolvere tale squilibrio. Ciò implica legami economici e diplomatici più stretti con Corea del Sud, Giappone, India, Indonesia, Vietnam e Filippine. In altre parole, anche se il rapporto con gli Stati Uniti rimane di massima priorità a causa della loro potenza militare e finanziaria, ci si può aspettare una Cina sempre più apertamente contraria a ciò che considera l’interferenza statunitense. Questo s’è visto chiaramente ad ottobre, quando il China Daily ha scritto un editoriale, durante l'”Umbrella Revolution” di Hong Kong, chiedendosi “Perché Washington crea le rivoluzioni colorate?” L’articolo denunciava il coinvolgimento del vicepresidente dell’ONG dei cambi di regime del governo USA, il National Endowment for Democracy. Tale immediatezza sarebbe stata impensabile solo sei anni fa, quando Washington cercava d’imbarazzare Pechino suscitando violente proteste del movimento del Dalai Lama in Tibet, poco prima delle Olimpiadi di Pechino del 2008. La Cina rifiuta apertamente la solita critica occidentale sui diritti umani e ha recentemente dichiarato il congelamento delle relazioni diplomatiche Cina-Regno Unito dopo una riunione del governo Cameron con il Dalai Lama, e con la Norvegia per il riconoscimento del dissidente Liu Xiaobo. Lo scorso anno, Pechino ha respinto le critiche di Washington per le sue storiche rivendicazioni sul Mar Cinese Meridionale. Ma cosa forse più significativa, negli ultimi mesi, la Cina ha coraggiosamente adottato l’agenda per costruire istituzioni alternative a FMI e Banca Mondiale controllati dagli statunitensi, un colpo potenzialmente devastante per la potenza economica degli Stati Uniti, se riesce. Per contrastare il tentativo degli Stati Uniti d’isolare economicamente la Cina dall’Asia con la creazione del partenariato Trans-Pacifico (TPP) degli USA, Pechino ha annunciato la propria idea di zona di libero scambio della regione Asia-Pacifico (FTAAP), un accordo commerciale “all inclusive, all-win” che promuove realmente la cooperazione Asia-Pacifico.

Elevare le relazioni con i russi
Allo stato attuale, ciò che emerge chiaramente è la decisione della Cina di mettere le relazioni con la Russia di Putin al centro delle nuove priorità strategiche. Nonostante decenni di diffidenza dopo la frattura sino-sovietica degli anni ’60, i due Paesi hanno iniziato una profonda e nuova cooperazione. Le due grandi potenze dell’Eurasia saldano i legami economici creando un futuro unico potenziale “sfidante” alla supremazia globale statunitense, come lo stratega della politica estera statunitense Zbigniew Brzezinski ha descritto nel suo La Grande Scacchiera nel 1997. Nel momento in cui Putin è impegnato in una vera guerra delle sanzioni economiche della NATO volta a rovesciarne il regime, la Cina non ha firmato uno, ma diversi giganteschi accordi energetici con le compagnie statali russe Gazprom e Rozneft, consentendo alla Russia di compensare la crescente minaccia alle esportazioni energetiche europee, una questione di vita o di morte per l’economia russa. Nel corso della riunione di novembre dell’APEC a Pechino, dove Obama ha subito un ridimensionamento diplomatico inconfondibile con la foto ufficiale a fianco della moglie di uno dei presidenti asiatici, mentre Putin era accanto a Xi. I simboli politici, soprattutto in Cina, hanno grande importanza essendo parte essenziale della comunicazione. Nella stessa occasione, Xi e Putin hanno concordato di costruire il gasdotto West Route dalla Siberia alla Cina, oltre alla storica Pipeline East Route concordata con la Russia a maggio. Quando saranno completati, la Russia fornirà il 40% del gas della Cina. Nella stessa occasione, a Pechino, il Capo di Stato maggiore Generale russo annunciava nuove importanti cooperazioni tra forze armate russe e PLA cinese.
Ora, nella grande guerra valutaria di Washington contro il rublo, la Cina ha annunciato di essere pronta, se richiesto, ad aiutare il partner russo. Il 20 dicembre, con il calo record nel rublo rispetto al dollaro, il ministro degli Esteri Wang Yi ha detto che la Cina fornirà aiuto, se necessario, ed espresso fiducia che la Russia supererà le difficoltà economiche. Allo stesso tempo, il ministro del Commercio Gao Hucheng ha detto che l’espansione del currency swap tra le due nazioni e il maggiore uso dello yuan negli scambi commerciali avrebbero maggiormente favorito la Russia. Ci sono altre sinergie tra Russia e Cina, in cui si coordinano più strettamente, come la decisione di Putin d’incontrare in primavera il Presidente della Corea democratica così come quello dell’India, un vecchio alleato dei russi con cui la Cina ha avuto rapporti fragili dagli anni ’50. Inoltre la Russia ha una posizione di forza verso il Vietnam dalla Guerra Fredda, con le imprese petrolifere russe che sviluppano le scoperte petrolifere offshore del Vietnam. In breve, una volta armonizzata la strategia geopolitica di entrambi, il peggior incubo geopolitico di Brzezinski si avvererà grazie, in gran parte, alle stupidissime politiche dei falchi neo-conservatori di Washington, del presidente Obama e dei cinici ricconi che li hanno comprati.
Tali mosse, sebbene pericolose, indicano che la Cina ha profondamente capito il gioco geopolitico di Washington e le strategie dei falchi neo-conservatori degli Stati Uniti e, come la Russia di Putin, non ha intenzione di piegarsi a ciò che considera la tirannia globale di Washington. Il 2015 sarà uno degli anni più decisivi e interessanti della storia moderna.

800px-Zh_tw-Map_SCO.svgF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La scomparsa del volo AirAsia Surabaya – Singapore

Aanirfan 30 dicembre 2014U.S. President Barack Obama and Malaysia's Prime Minister Najib Razak walk off 18th hole while playing a round of golf at the Clipper Golf course in HawaiiIl primo ministro malese Najib Razzak preso la Marine Corps Base delle Hawaii, qualche giorno prima della scomparsa di AirAsia QZ8501
Questa è la terza perdita di un jet passeggeri della Malaysia quest’anno, dopo l’inspiegabile scomparsa del volo 370 della Malaysia Airlines a marzo e l’abbattimento per mano dei militari ucraini del Malaysian Airlines MH 17 a luglio, sull’Ucraina orientale“. Crimes of Empire.
Chi attaccherebbe la Malaysia? Il Mossad attivo in Malaysia/ Prossimo bersaglio della CIA: Malaysia/Malaysian Airlines MH370 – Job Inside

choi_airSul QZ8501, l’unico passeggero inglese era Chi Man Choi, già amministratore delegato di Alstom Power, grande società energetica attiva in Indonesia. “Alstom è interessata ai brevetti per semiconduttori“. MH370 trasportava 20 ingegneri della Freescale Semiconductor Ltd. Air Asia Flight QZ8501. Alstom è una società francese che ha risarcito 772 milioni di dollari per una vicenda di corruzione negli Stati Uniti, 22 dicembre 2014

048780000_1412323996-unggungIl generale della Polizia Unggung Cahyono è stato fino al settembre 2014, il capo della polizia di Surabaya.

66538-85086-0-4425-8b362a83c4814ebcb12c1e3a99c2bac9Il comandante della forza del traffico marittimo militare di Surabaya Colonnello Budi Susanto (a destra).

Famigliari di Susanto e Cahyono si erano prenotati per il volo QZ 8501, ma lo persero. Due famiglie scampano al disastro del volo AirAsia.

usteam500x500Il Vicecapomissione degli Stati Uniti Kristen F. Bauer, il Console Generale Joaquin F. Monserrate e l’attaché militare degli USA erano a Surabaya il 7 ottobre 2014.

AIR_ASIA-7_1600197fIl capo dell’AirAsia Tony Fernandes ha venduto 944800 azioni della Tune Insurance Holdings Bhd, l’assicuratore dei passeggeri di AirAsia, pochi giorni prima della scomparsa del Volo QZ8501. Il 26 dicembre, un insider malese riferiva che Fernandes, il fondatore di Tune Group Sdn Bhd, che possiede AirAsia, aveva venduto 944800 azioni della Tune Insurance Holdings Bhd, di cui 850000 il 22 dicembre, e 94800 il 23 dicembre. Il CEO di AirAsia, Tony Fernandes, vende le azioni voli pochi giorni prima della scomparsa del volo.
Due settimane prima della scomparsa del Volo AirAsia QZ8501, un misterioso utente cinese del social media Weibo, in decine di località aveva avvertito i cittadini cinesi di non usare AirAsia. Avvertiva: “Non diventare un’altra vittima del MH370“. Aveva riferito che AirAsia sarebbe stata presa di mira da ‘potenti’ forze che chiamava la ‘mano nera’. Un misterioso blogger cinese aveva predetto la scomparsa del volo AirAsia.

airasia-airbus-a320-200_map_flight_path_times_2_16x9_992Il Volo AirAsia QZ8501 è scomparso durante il volo da Surabaya a Singapore. Scomparve dai radar appena a sud della piccola isola di Belitung. AirAsia ha sede in Malesia. Una lista passeggeri mostrava 26 passeggeri sul volo di linea che dovevano essere a bordo, ma sono elencati come assenti. Huffington Post
Non c’è stata alcuna chiamata di soccorso.

belitung-island.gifUn parente di un passeggero ha detto di aver ricevuto un messaggio via Blackberry Messenger che affermava che l’aereo era atterrato a Belitung. Il portavoce del Ministero dei Trasporti indonesiano JA Barata avrebbe seguito questa notizia. Kemenhub Cari Kepastian Info BBM Pesawat Mendarat
Detik.com citava il direttore dell’Agenzia del soccorso nazionale (Basarnas) di Jakarta Sutrisno affermare che i radar dell’agenzia non avevano rilevato l’Emergency Locator Transmitter (ELT) del volo. Terzo incidente aereo della Malesia nel 2014
“Curiosamente, come nei casi dei precedenti dei voli scomparo 370 e abbattuto 17, c’è un legame anglo-australiano-olandese con l’isola di Belitung. Belitung ha miniere di argilla, minerale di ferro e silicio. La società mineraria olandese NV Billiton Maatschappij prende il nome dall’isola. BHP e Billiton si fusero nel 2001 formando una maggiore società di risorse diversificate, BHP Billiton… Nel caso del Volo 370, probabilmente fu abbattuto per caso nel Mar Cinese Meridionale durante dei giochi di guerra con partecipanti di molte nazioni, tra cui Australia e Stati Uniti. La ricerca fu deviata dalla zona, dove un testimone sostenne di aver visto un aereo passeggeri incendiarsi nel cielo, secondo rapporti militari australiani e inglesi di una base operativa in Malesia. Fu dirottata al largo delle coste dell’Australia in modo da condurre una ricerca inutile essenzialmente. E’ significativo notare che la popolazione della zona diffida del coinvolgimento di militari statunitensi e inglesi, dato che l’abbattimento accidentale dell’aereo danneggerebbe certamente in modo notevole il nostro progetto coloniale. Naturalmente, il TPP va considerato. Nel caso del volo 17, l’abbattimento dell’aereo avvenne sulle regioni separatiste in Ucraina orientale. E’ successo sopra il giacimento di gas shale sviluppato dalla Royal Dutch Shell, che vi aveva investito circa 10 miliardi di dollari per garantirsi i diritti per distruggere questo ecosistema e la ribellione nell’est minacciava di fregarne i piani. Qui abbiamo il volo AirAsia QZ8501 che sarebbe atterrato o costretto ad atterrare in una pista in sostanza controllata da inglesi, olandesi ed australiani“.
Forse il Volo AirAsia QZ8501 è atterrato a Belitung…

peta-belitungTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone dovrebbe rafforzare i legami con la Federazione russa

Galina Zobova, Noriko Watanabe e Lee Jay, Modern Tokyo Times 23 dicembre 2014abe-and-putinIl primo ministro del Giappone Shinzo Abe dovrebbe attuare un importante cambio politico basato sul rafforzamento dei rapporti con la Federazione russa. Se no, allora solo la Cina ci guadagnerà dall’ossessione del Giappone nel compiacere gli USA. Tuttavia, le sabbie politiche e militari si spostano ed è nell’interesse del Giappone essere al passo con i tempi. In caso contrario, il Giappone rimarrà una potenza regionale periferica, nonostante il suo potere economico. In Asia centrale e nelle vaste terre di Eurasia è del tutto evidente che la Federazione russa è fondamentale per tutte le nazioni circostanti. Infatti, nei campi economico e militare, l’abilità di Mosca è la forza vincolante. Allo stesso modo, nel Caucaso tutte le nazioni indipendenti devono tenere un occhio vigile su geopolitica e politica energetica della Federazione russa. Allo stesso modo, sul piano militare, politico ed energetico in Asia nordorientale, Cina, Corea democratica e Corea del Sud cercano rapporti cordiali con la Federazione russa. Pertanto, il Giappone non può permettersi di restare isolato a livello regionale perché solo Taiwan è un amico della terra del sol levante. Il Giappone è rovinato da molti problemi territoriali, anche con la Federazione russa. Pertanto, l’approccio più imparziale di Mosca avvantaggerà il Giappone. Questo vale in particolare per la disputa del Giappone con la Cina. Infatti, l’unica cosa che Corea democratica e Corea del Sud hanno in comune, in geopolitica. è che entrambe le nazioni vedono nella Federazione russa un mediatore onesto. In un altro articolo per Modern Tokyo Times relativo a questo problema, è stato affermato: “Purtroppo, mentre il governo del Primo Ministro Abe viene trascinato dall’attuale crisi in Ucraina, è ancora chiaro che Washington tira le fila. Naturalmente, il Giappone non ha bisogno di cattive intenzioni verso Federazione russa o Ucraina, pertanto è necessaria una posizione più neutrale. Dopo tutto, la crisi in Crimea e la situazione attuale in Ucraina del sud-est è iniziata con il violento colpo di Stato a Kiev. In altre parole, le azioni di USA e Unione europea (UE) hanno allettato le forze nazionaliste, oltre a coinvolgere agenti segreti, per improvvisare una tempesta dopo che il leader dell’Ucraina decise per il pacchetto economico della Federazione Russa“. Pertanto, il Giappone dovrebbe opporsi nel G-7 e mostrare che le élite di Tokyo comprendono la complessità della crisi in Ucraina. In altre parole, il Giappone dovrebbe aprire le porte a maggiori accordi economici ed energetici con la Federazione russa, colmando il vuoto. Se no, allora solo la Cina rafforzerà i legami politici, economici e militari con la Federazione russa. Questa realtà non è nell’interesse del Giappone e chiaramente l’Ucraina è secondaria rispetto al potere e all’influenza della Federazione Russa. La politica energetica è fondamentale per tutte le grandi potenze, ma attualmente il Giappone non si sta aiutando. Dopo tutto, le vaste risorse energetiche della Federazione russa sono abbondanti. Allo stesso tempo, i meccanismi di potere di Mosca sono fortemente sentiti nell’Asia centrale e nel Caucaso. Pertanto, ulteriori reti energetiche avvicinano la Federazione russa a varie altre nazioni nel suo spazio geopolitico. Questa realtà potrebbe favorire il Giappone settentrionale e Tokyo potrebbe diversificare la propria politica energetica. In effetti, l’Estremo Oriente russo e il nord del Giappone hanno molto da guadagnare da una maggiore relazione tra le due nazioni.
Modern Tokyo Times ha dichiarato in un articolo precedente che: “In poche parole, la Federazione russa è di grande importanza strategica per il Giappone e lo stesso vale per le questioni energetiche connesse e altri aspetti importanti. Pertanto, il Giappone non deve bruciare i ponti per capriccio degli USA“. Naturalmente gli USA rimarranno una nazione fondamentale per il Giappone e allo stesso modo le élite di Washington continueranno a guadagnarvi dalla realtà geopolitica ed economica del Giappone. Nonostante questo, il Giappone deve aprire un nuovo capitolo rivolgendosi assai maggiormente a Cina e Federazione russa. Pertanto, si spera che il Giappone formuli una nuova politica estera volta più alla Federazione russa al fine di proteggere i propri naturali egoismi.

BN-BJ859_0205jr_G_20140206025340Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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