La Cina prevale sugli USA con la fine imminente del TPP

Ariel Noyola Rodriguez*, Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).
China's President Xi Jinping addresses audience during a meeting of the APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) Ceo Summit in LimaLa battaglia per il dominio del commercio mondiale va a favore della Cina. Di fronte alle minacce di Donald Trump d’imporre barriere tariffarie e liquidare gli accordi di libero scambio, come l’alleanza TPP, Pechino tesse rapporti coi vari partner importanti di Washington. Nel XXIV vertice APEC è apparso chiaro che la fine imminente del TPP sia un’ottima opportunità per la Cina che, sorprendentemente, ha proposto ai Paesi che hanno firmato il TPP a febbraio la costruzione di un grande accordo di libero scambio, senza gli Stati Uniti.
L’influenza degli Stati Uniti nel commercio mondiale svanisce. Poco dopo la vittoria elettorale di Donald Trump su Hillary Clinton, la squadra del presidente Barack Obama ha sorpreso amici e nemici abbandonando, improvvisamente, la pressione intensa sul Congresso per la ratifica dell’accordo transpacifico di cooperazione economica (TPP). La fine del TPP è imminente. Secondo le disposizioni, per entrare in vigore è necessaria l’approvazione legislativa di almeno sei Paesi e, in parallelo, questi devono totalizzare l’85% del prodotto interno lordo (PIL) dei 12 membri. L’economia degli Stati Uniti ne rappresenta da sola oltre il 60%. Pertanto, una volta che Obama cede il TPP a Trump, è quasi certo sarà sepolto dal prossimo Congresso degli Stati Uniti. Michael Froman, rappresentante del commercio degli Stati Uniti, aveva già avvertito a luglio che se i legislatori del Paese non ratificavano il TPP, le “chiavi per il castello” della globalizzazione sarebbero passate alla Cina. Parole profetiche. Le aspirazioni imperiali di Obama sono fallite e gli USA non detteranno più le regole del gioco. Attualmente, la maggior parte del commercio si concentra in Asia, Cina in testa. I leader di Pechino lavorano da tempo su varie iniziative di libero scambio multilaterali, per consolidare l’influenza regionale e globale con il Partenariato regionale globale economico (RCEP) e L’Accordo per il libero commercio in Asia-Pacifico (FTAAP). Al XXIV vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), tenutosi a Lima (Perù), Il Presidente della Cina Xi Jinping ha proposto ai Paesi firmatari del TPP diAmerica (Cile, Messico e Perù) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda), l’adesione agli accordi di libero scambio promossi dal suo governo e all’Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN). Ma quale delle due iniziative di libero scambio promosse dalla Cina davvero soppianterà il TPP?
Per Pechino sarà difficile attuare il FTAAP, che comprende gli Stati Uniti; perché se Donald Trump finora s’è categoricamente opposto al TPP, è chiaro che non sosterrà un’iniziativa sul libero scambio guidata dalla Cina. Si ricordi anche che Trump ha promesso agli elettori di abbandonare, o nel migliore dei casi rinegoziare, gli accordi di libero scambio che gli Stati Uniti hanno firmato negli ultimi decenni. A suo avviso, gli accordi come il North American Free Trade Agreement (NAFTA, per il suo acronimo in inglese) sono un disastro. In questo scenario, la Cina cerca di far aderire alla sua causa i principali partner commerciali degli Stati Uniti, con l’impegno a continuare a favorire la libera circolazione delle merci. Dal mio punto di vista, il RCEP è l’iniziativa di libero scambio che dà alla Cina la possibilità di colmare il vuoto che Washington lascia col TPP. “La Cina dovrebbe redigere un nuovo accordo che soddisfi le aspettative del settore e continuare lo slancio per la creazione di una zona di libero scambio”, dichiarava ai primi di novembre Li Baodong, Viceministro degli Esteri della Cina. Il RCEP comprende i Paesi membri del TPP meno Canada, Cile, Messico, Perù e ovviamente Stati Uniti. Con oltre 3 miliardi di abitanti, il RCEP comprende gli altri Paesi asiatici dal grande dinamismo economico: Cambogia, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Filippine, Laos, Myanmar e Thailandia. Sorge allora la domanda se la RCEP sia una sorta di espansione del TPP, con la Cina che sostituisce gli Stati Uniti. Non esattamente. La portata della RCEP non è la stessa del TPP. Finora gli obiettivi della RCEP si limitano all’eliminazione delle barriere tariffarie. Il TPP, tuttavia, è molto più di un accordo di libero scambio, perché tra le altre cose, mette a disposizione delle grandi aziende i diritti di proprietà intellettuale, minaccia la protezione dell’ambiente, viola i diritti dei lavoratori e, per quanto poco, consegna ai tribunali internazionali la risoluzione delle controversie tra governi e aziende. Pertanto, diversi leader guardano favorevolmente al ‘piano B’ suggerito dai cinesi, tra cui il presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski, che crede che un accordo di libero scambio alternativo al TPP sia necessario. Sebbene i Paesi dell’Alleanza del Pacifico (composta da tre membri latino-americani del TPP, più la Colombia) sono interessati a continuare a mantenere ottimi rapporti con gli Stati Uniti, allo stesso tempo vogliono avere accordi con Cina e Russia.
Senza dubbio, l’incertezza politica che affligge gli Stati Uniti dopo le elezioni dell’8 novembre viene magistralmente sfruttata dal drago cinese. Di fronte alle minacce di Trump di aprire una nuova era protezionistica, la risposta di Xi è potente: la globalizzazione del commercio guidato da Pechino continuerà, con o senza appoggio di Washington.malacanang-king-20161120-apec-peru-family-photoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone deve allinearsi alla Cina: l’eredità dei buddismo, confucianesimo, taoismo e Storia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 20/11/2016img_20141110154123_b57b77ccL’antico Regno di Mezzo della Cina ha inciso notevolmente sulla cultura del Giappone e questo vale in particolare per l’eredità dei buddismo, confucianesimo e taoismo, che mutarono per sempre il Giappone. Naturalmente, il buddismo è arrivato in Giappone dalla Corea ma l’impatto maggiore fu dal Regno di Mezzo. Tuttavia, la propagazione del colonialismo occidentale e i rapidi cambiamenti durante la Restaurazione Meiji del 1868, fecero sì che il Giappone si rivoltasse contro la nazione che l’aveva arricchita. Pertanto, è giunto il momento per Cina e Giappone di superare un ristretto periodo di ostilità dovute agli inganni del Giappone, e concentrarsi su migliaia di anni di scambi culturali tra le due società. Nel regno della moderna geopolitica attuale, l’unica nazione con qualche influenza sulla Corea democratica è la Cina. Questa realtà, dato l’aspetto nucleare e l’incertezza politica nel lungo periodo nella Corea democratica, equivale alla necessità di ridurre le tensioni e le possibili ricadute da qualsiasi scontro interno tra Corea del Sud e Corea democratica. In altre parole, è nell’interesse nazionale del Giappone concentrarsi su più miti relazioni tra Pechino e Tokyo, piuttosto che sul duro potere degli USA che rischia di scatenare una futura guerra brutale nella penisola coreana. Le dispute territoriali tra Cina e Giappone sono dannose per entrambe, data la diffidenza attuale. Dopo tutto, solo gli USA si avvantaggeranno dalla militarizzazione della regione e dall’ulteriore divario tra due storici alleati naturali. Allo stesso modo, la situazione politica tra Cina e Taiwan non è necessariamente negativa e vantaggiosa per USA e Giappone. Invece, relazioni regionali e maggiore fiducia sono utili per tutte le nazioni della regione, consentendo anche di accrescere nuove iniziative commerciali e joint venture scientifiche e in altre aree utili. Si spera che Giappone e Federazione russa sviluppino legami più stretti, perché il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin cercano di riavviare un nuovo periodo storico. Se accadesse, si spera che le élite politiche di Mosca allentino le tensioni tra Pechino e Tokyo. Allo stesso modo, la Federazione Russa è percepita come mediatore onesto nella penisola coreana; di conseguenza, il Giappone guadagnerà da legami più stretti con Cina e Federazione russa, in relazione alla Corea democratica.
Il Giappone può concentrarsi sulla carta dell’India nei confronti della Cina, ma le nazioni sono troppo distanti per alterare la geopolitica del nord-est asiatico di qualsiasi grado. In effetti, l’India è afflitta da problemi perenni con Pakistan, crisi del Kashmir, tensioni di confine con la Cina, crescente ascesa del fondamentalismo sunnita in Bangladesh e una pletora di questioni interne di carattere etnico (Nagaland e altri) e con le forze comuniste. Pertanto, mentre i rapporti tra India e Giappone sono graditi, la realtà è che ciò non aiuterà il Giappone nelle tensioni con la Cina. Se Cina e Giappone cercano di controllare il destino del Nord-Est asiatico secondo valori condivisi e la ricca storia di convivenza ed arricchimento culturale, allora è nell’interesse delle élite politiche di Pechino e Tokyo sviluppare un nuovo rapporto. Allo stesso modo, la realtà geopolitica della Federazione Russa nel Nord-Est Asia va utilizzata da Cina e Giappone per forgiare l’interesse comune. Dopo tutto, se Cina e Giappone possono reimpostare i rapporti, la stabilità consentirà maggiori iniziative commerciali ed economiche tra le due nazioni, e ridurrà lo sperpero delle risorse su una questione che non è giustificata da gran parte delle ultime migliaia di anni. Pertanto, entrambe le nazioni devono liberarsi dalle catene datate dalla Restaurazione Meiji alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Invece, Cina e Giappone devono tornare alla storia dei valori condivisi basati su buddismo, confucianesimo e taoismo, arricchendo entrambe le società e rinvigorendo la locale fede nel shintoismo, dalla lunga storia giapponese.al-apec5-1011e_2xTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jun Maeda, il maestro della tristezza

Perché Clannad strappa lacrime
Jacob Hope Chapman, ANN, 25 settembre 2015

Jun Maeda

Jun Maeda

Se le ragazze tristi dai grandi occhi che muoiono lentamente per malattie magiche (spesso sotto la neve) vi hanno mai fatto piangere, probabilmente siete nella mente di Jun Maeda. Combinando il talento come sceneggiatore e musicista, Maeda è divenuto la più potente forza creativa del sostanzioso catalogo di videogiochi della Visual Art/Key, come Aria, Kanon e Clannad. Questi e molti altri sono stati adattati in riuscitissimi anime, catturando i cuori degli otaku di tutto il mondo, portando Jun Maeda a scrivere anime originali come Angel Beats! e Charlotte. Se c’è una cosa che queste storie hanno in comune, è il pianto. Jun Maeda vi soffoca dal pianto, amato od odiato, non si può negare l’enorme impatto del suo lavoro sugli anime. I melodrammi delle sue “ragazze tristi nella neve” hanno creato una nuova definizione di moe presso gli otaku, promuovendo la rinascita del romanzo visivo e mostrando ripetutamente gli “anime più strappalacrime” e le “migliori colonne sonore” degli anime elencati su internet. Anche anni dopo la mania dei giochi bishoujo, Angel Beats! ha pareggiato il successo finanziario di Clannad, ed ha praticamente lanciato la carriera della j-pop star LiSA. Quindi, come fa Jun Maeda a spremere puntualmente lacrime (e contanti) dagli appassionati di anime? Ero curioso di scoprirne i segreti, ma per non rovinare tutto ciò che ha scritto, ho deciso di limitare la mia analisi alle tre storie di Maeda che più mi hanno interessato: Aria, Clannad After Story e Angel Beats! con l’episodio finale imprevedibile di Charlotte proprio dietro l’angolo, forse questo sguardo ai suoi passati successi può dare un’idea di dove vada il suo lavoro in futuro. La prima cosa che ho notato nelle storie di dolore di Maeda, è che in realtà non hanno nulla a che fare con la tristezza…maxresdefaultIniziare con una risata
C’è un principio nell’economia chiamato “legge dei rendimenti decrescenti” che sempre mi ha fatto pensare molto sulla narrazione della società. Questa legge stabilisce che se un fattore di produzione aumenta mentre gli altri fattori rimangono gli stessi, il risultato finale sarà la graduale perdita di valore. Ad essere onesti, non so come ciò funzioni in una grande fabbrica che sputa torte o qualsiasi altra cosa, ma sicuramente so come funziona in un dramma avvincente. Se un personaggio simpatico muore in una storia, rattrista. Se un personaggio simpatico muore e i suoi cari soffrono, rattrista ancor di più. Se un personaggio simpatico muore, e i loro cari ne soffrono, e poi vengono uccisi in uno strano incidente subito dopo che un messaggero corre a dirgli che il cane di famiglia ha tirato le cuoia, inizia ad essere la solita commedia nera (e se il cane è morto per soffocamento mangiando il tuo pesce rosso!) Ciò spezza la legge dei rendimenti decrescenti della narrativa. perché anche le tragedie più tristi non possono essere una continua oppressione di crudeltà mozzafiato. Non si può semplicemente aumentare sempre il fattore tristezza, è necessario aumentare tutti i fattori di ciò che conosciamo della vita, perché riduciamo in storie l’esperienza altrui. Ciò significa che, per rendere le cose più tristi, devono essere felici all’inizio. Proprio come l’umorismo è spesso dovuto al tradimento delle aspettative, la tristezza è il tradimento della felicità possibile, il che significa che dobbiamo avere visto un po’ di vera gioia nella storia. Il pubblico deve vedere la possibilità della bontà e del suo trionfo nel mondo per emozionarsi quando un personaggio non le ha. Tale contrasto lacera il nostro cuore perché siamo davvero combattuti tra le speranze che abbiamo costruito e la realtà che le brucia. Non ci può essere luce senza oscurità, non c’è speranza senza disperazione, e bla bla, per capirlo. Jun Maeda sembra aver preso questo concetto ed usarlo, poiché, anche se si conoscono Aria, Clannad After Story o Angel Beat! per le loro scene di pianto, in realtà essenzialmente sono storie che cercano di far ridere.
main-qimg-a7998e66ca844060ebd84cd93a440428-cPer ogni cinque minuti di pianto in Clannad, ci sono almeno venti minuti di commedia (ed è una stima prudente). Per gli spettatori stranieri, alcune di queste battute si perdono nella traduzione, ma clip e mashup di Clannad fluivano massicci su Nico Nico Douga nel 2008, solo per i due minuti di commedia dell’anime che infuriavano tra gli adolescenti giapponesi e gli otaku duri e puri. Almeno la commedia è ancora universale, grazie al tipico amatore degli anime che Key riesce ad adattare. Ora, ciò non significa che ogni episodio di una seria della Key sia solo una battuta seguita da un dramma, divenendo subito prevedibile, ma Maeda cambia approccio a seconda della situazione. Clannad After Story segue la commedia ad episodi dai sentimentalismi più mirati, prima di sprofondare nella tristezza totale nel corso di 24 episodi. Questo approccio è riuscito perché ha permesso agli spettatori di sentirsi parte della vita di Tomoya. In primo luogo vivendo le avventure frivole della sua giovinezza circondato da amici strambi, per poi passare alla costanza apatica ma piacevole della prima vita matrimoniale, prima della morte della moglie che frantuma tutto ciò che aveva passato per tutto quel periodo. Si cresce con lui in città, tanto che la tragedia familiare oscura quel luogo, rendendo tristi dei ricordi felici, spingendolo ad isolarsi per evitare il dolore. Non c’è bisogno di raccontarne l’angoscia, come in tante altre storie con mogli morte; si è qui per i bei momenti, quindi si comprende.
Ma non è il caso di Angel Beats! dove ignorare la vita di ogni personaggio forma la premessa. Le tragiche storie di questi ragazzi sono intense al massimo, perché sono già morti e non hanno più nulla da perdere. I personaggi vivono la loro vita dopo la morte, in quel momento, in modo che nel dramma concilino i loro errori passati con sé stessi presenti, imparando ad andare avanti. Questa situazione unica indica che gli episodi spesso passino da questo:sadchristmasa questo…fishingtyme…e via così. Ehi, è tutto passato. Sei morto. Divertiti!

Una musica potente
mysongab Maeda ha lavorato come compositore per anni prima di cominciare a scrivere storie per videogiochi Bishoujo, ed è difficile non sostenere che come musicista sia di gran lunga migliore che non come scrittore. Non liquido i suoi testi, ma la sua musica è proprio buona. Naturalmente, il potere della musica come agente strappalacrime nei film e in TV non dovrebbe sorprendere nessuno che ne abbia sopportato la genesi, nel looping delle canzoni di Celine Dion in Titanic, per cinquanta miliardi di volte. Non suggerisco che la musica triste rende tristi, Maeda sicuramente sa come risolvere la cosa, se capite cosa voglio dire. Jun Maeda ha delle fissazioni particolari come compositore, che potrebbero riempire l’articolo, quindi mi limiterò a parlare di due diversi esempi di testi musicali, creati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro: “Tori no Uta” di Aria e “My Song” di Angel Beats! (che non hanno praticamente nulla in comune se non fare piangere. Non allego quelle non ufficiali su YouTube, quindi dovrete semplicemente cercarle da soli per confrontarle). Tori no Uta (Poema di un uccello) è una canzone techno, che di solito non si nota per grande profondità emotiva, ma Maeda riesce a fare molto con molto poco. L’ atmosfera della canzone, interrotta solo da una semplice melodia da pianoforte, ricorda subito il volo e ampi cieli blu. In realtà, è quasi troppo, quando i sibili digitali diventano sempre più evidenti e dal suono simile. Tuttavia, come la canzone va avanti, la batteria techno si fa più forte e i suoni atmosferici più bassi di tono, venendo sopraffatti. Questo ci riporta coi piedi per terra, e il resto della canzone è simile ad una forza che cerca, senza riuscirci, di scendere a terra, inciampando e risalendo solo alla fine, seguendo l’atmosfera esaltata più di prima, mentre la base musicale sfuma. I testi nascondono una profondità emozionale sorprendente. Proprio come la musica sottesa, iniziano e finiscono nello stesso vago luogo, alla deriva tra i dettagli concreti a metà della canzone, dipingendo infine un quadro abbastanza chiaro del tragico viaggio. Iniziando con la paura del cambiamento e scegliendo di lasciarsi andare, perché scappare è più facile che affrontare la delusione. Mentre la canzone va avanti, la cantante viene paragonata ad un uccello che non può volare, ma ha ancora la speranza di sfuggire al suo destino. Da qui, sprofonda ulteriormente, mutando ricordi e promesse con l’amico d’infanzia sotto forma di ragazza. E’ tutto molto bello, ma la canzone deve finire nello stesso modo con cui è iniziata, cioè trascinando l’amico d’infanzia con sé mentre “insegue scie di vapore in dissolvenza”, lasciando la terra e divenendo un uccello che può quasi volare di nuovo, promettendo di non lasciarle la mano. Purtroppo, l’ultimo verso è lo stesso del primo: lasciare andare letteralmente significa sacrificare la vita del ragazzo per debolezza, lamentandosi che i cambiamenti del futuro la portano ancora a non poter resistere più. Questo tema musicale della storia che si ripete, non fa ben sperare per la nostra eroina o il suo interesse per l’amore, e più lo spettatore entra nella storia, più disperata e frustrante appare la canzone (mentre appare ancora ottimista). Chi avrebbe saputo che la techno potesse strappare lacrime?
Se la sigla principale di Aria è un esercizio di ben calcolata emozione subliminale, “My Song” di Angel Beat! è una mazzata di emozioni direttamente sulle rotule. Non c’è alcuna produzione molteplice o dalla fantastica metafora lirica qui, solo una ragazza con una chitarra che lamenta i suoi sentimenti. Questo perché la canzone si basa su un contesto specifico, quindi non è a tema nel complesso do Angel Beats!, ma è un brano da riprodurre in un uinico momento del terzo episodio. La cantante, Iwasawa, si suppone canti una robusta canzone j-rock come diversivo mentre i suoi amici compiono la missione segreta, ma la prestazione si rivela così efficace quando il concerto viene interrotto dai professori. Nella foga del momento, Iwasawa decide di continuare la canzone che davvero voleva cantare, prima che la chitarra gli venga tolta. Tutte le altre canzoni della sua band (le Ragazze-mostro Morte) hanno toni selvaggi, roboanti e angoscianti, ma non è il tipo di vita che Iwasawa ha realmente vissuto. Così, per ultimo, strappa via la fantasia e canta la sua breve vita di essere solo e maltrattato, in un mondo in cui sentiva come a tutti gli altri fosse permesso essere felici. Proprio quando si pensa che sia un’altra ballata con una chitarra fraintesa, Iwasawa prorompe con un coro trionfale rivolto direttamente al pubblico, dicendo che chi si sente così è benedetto. “Le lacrime che hai versato dicono che la tua vita è bella, onesta e reale”. L’aldilà le ha insegnato che ognuno vi è solo per ragioni diverse, e lei vuole solo che tutti nella stanza sappiano che va bene così. Mentre ancora canta, è sempre meno una performance e più un invito a chiunque ad esprimere il dolore, senza paura di un giudizio. Alla fine, dice che la canzone sarà il suo dono a chi ne ha bisogno, sperando che dia coraggio, e l’ultima riga della canzone è solo un “grazie”, prima di scomparire verso la prossima vita, avendo finalmente cambiato il pubblico con la sua musica, come sognava di fare prima di morire. I testi sono semplici e quasi improvvisati, ma perfetti nel momento, mutando il pubblico in una folla disordinata per dei motivi completamente diversi da “Tori no Uta“. Pensandoci bene, la canzone di Iwasawa è un buon esempio del prossimo punto…

Angel Beats!

Angel Beats!

È semplicemente ingiusto
Proprio come nel mondo reale, la tragedia nella finzione spesso nasce dall’ingiustizia. La gente ha forti sentimenti su ciò che dovrebbe accadere, ma questi sentimenti non si allineano con la natura e le circostanze quasi mai. L’ingiustizia è, beh, semplicemente non giusta. Le cose brutte accadono alle persone buone in praticamente ogni opera di Jun Maeda, ma il tempismo è tutto. Non tanto il mondo scarica i personaggi, ma sceglie di scaricarli proprio quando li ha accuratamente ingannati. Aria non comincia parlando della tragica profezia sulla “ragazza nel cielo”. Comincia esclusivamente come esempio di speranza. Yukito è un vagabondo che ha perso la madre e ha ereditato solo una frazione dei suoi poteri magici, abbastanza inutili, ma che potrebbero cambiare se mai trovasse la “ragazza nel cielo”. Va bene, probabilmente non diventerà un mago migliore o altro, ma trovare la persona per cui la madre ha speso tutta la sua vita cercandola, dovrebbe essere catartico, così l’anime spende molto tempo nel presentarlo quale ragazzo paziente, bello e divertente, meritevole di un posto tra le nuvole. Finalmente, si rende conto che Misuzu è la sua “ragazza nel cielo” e non solo la ricerca della madre si compie, me se ne innamora! Doppia vittoria! Ma non sa che la “ragazza nel cielo” è maledetta da 1000 anni, dopo i disastrosi tentativi degli antenati di aiutare un suo antenato, essere alato e ultimo della sua specie reincarnatosi più volte in un corpo umano per morire sempre all’età di 15 anni per innamoramento. Questa piccola ripetizione della storia sblocca lo spirito dal suo vero sé, dove il suo potere è troppo forte per essere contenuto da un corpo umano, così Misuzu si perderà, indebolendosi e morendo entro pochi mesi. Tutti ciò che Yukito fa è adempiere alla profezia. Buon lavoro, ragazzo amante! Il libero arbitrio è un’illusione ed ha appena concluso il suo destino.
Clannad After Story e Angel Beats! non sono troppo diversi. Si conosce Nagisa per decine di episodi prima di morire, nella relazione con Tomoya, dal primo incontro al matrimonio e al primo figlio. Il rifiuto iniziale di Tomoya della figlia Ushio è terribile, ma non indifferente. Ha perso l’unica donna che abbia mai amato e ha un bambino che (ovviamente) non ha mai incontrato prima di quel giorno, e la barriera di sicurezza della finzione permette al pubblico di sentirne l’ingiustizia ancora di più. Yurippe subisce un simile destino crudele in Angel Beats! quando si rifiuta di rinunciare al suo tentativo di abbattere Dio prima che possa reincarnarsi, chiedendo giustizia per la morte dei tre fratellini e il trauma conseguente che rovinò il resto della sua breve vita. Anche se il mondo comincia a distaccarsi intorno a lei, continua a sprofondare nel ventre della terra fino a che non trova il sistema “Dio”, danneggiato e abbandonato. Può prenderne il posto e cercare di ricostruire un mondo perfetto con questo sistema, ma costerebbe la vita dei suoi amici. D’altra parte, può distruggere completamente il sistema e salvare i suoi amici, rendendo inutile la missione di tutta la vita post-mortem, non dandole altra scelta che accettare tale perdita e passare alla prossima vita. Prende piuttosto bene il suo Comma-22!
Sappiamo tutti che la vita non è giusta, ma l’ingiustizia della vita è più accettabile per le persone quando non è giusto per loro, nel particolare. Le storie di Maeda danno sempre motivo di farsi investire da una conseguenza positiva prima dello schiaffo della negatività; invece, il personale disarmante tradimento è ciò che fa piangere. Non tutte le lacrime sono tristi, però! A volte le lacrime di gioia sono quelle che si ricordano meglio…b080a5_1e4d08c1fa9c4761b0fcd05f01be386cIl Karma vince sempre
Come si è visto, la quasi totalità dei lavori di Jun Maeda si diletta con lo stile narrativo chiamato “realismo magico”. Bene, come la sua voce su Wikipedia, mostruosamente complicata, vi dirà, le persone che prendono sul serio il realismo magico possono avere qualche problema a definire i racconti di Maeda, perché il genere ha regole severe (che cambiano a seconda di chi ne parla), e le sue opere ne violano una gran quantità. Tuttavia, per rendere le cose semplici, lo chiameremo realismo magico in ogni caso, utilizzando una definizione estremamente semplificata: le storie di Maeda si svolgono in un altro mondo del tutto normale rispetto al mondo reale, con l’eccezione di un paio di elementi soprannaturali che non vengono mai completamente spiegati, ma prontamente accettati dai personaggi della storia.
Aria si svolge in un mondo altrimenti normale, ma con antichi esseri alati, blanda telecinesi e maledizioni magiche. Clannad si svolge in un mondo altrimenti normale collegato ad una dimensione morente che controlla il fato delle persone attraverso il potere dei desideri, di solito con risultati imprevedibili. Angel Beats! si svolge in un liceo apparentemente normale che in realtà è “programmato” da qualche parte nell’aldilà pieno di bug e mai destinato ad essere pienamente compresa. In tutti i casi, i personaggi non sembrano troppo presi dalla magia che opera dietro la loro realtà, se mai la scoprissero. Allora perché Jun Maeda sceglie di spezzare il mondo delle sue storie in modi strani, senza spiegarli? Perché quando si tratta di fare piangere, ciò che si pensa di questo mondo conta assai meno di come lo si sente. Maeda usa la magia per esprimere i sentimenti sull’ingiustizia della realtà, per “romperlo” quel tanto che basta per dare ai suoi personaggi ciò che hanno ottenuto. Se la tragedia è di solito assurdamente ingiusta, perché non si può trionfare con una giustizia altrettanto assurda? Non ci dovrebbe essere scampo per la maledizione di Misuzu in Aria. Se Yukito o uno qualsiasi dei suoi antenati esistono per far innamorare Misuzu, deve accadere. Così Yukito si augura di non esistere per salvare Misuzu, e qualcuno, da qualche parte, lo sa. L’esistenza di Yukito è destinata interamente a farlo reincarnare come corvo, di cui Misuzu non può innamorarsi, ma con cui può ancora restare, compiendo la missione in cui i suoi antenati fallirono 1000 anni prima: riunire la “ragazza nel cielo” con la madre. Non importa come tutto ciò accada, perché funziona. No? Purtroppo, la madre di Misuzu è già morta. Per fortuna, la divinità che permette a Yukito la scappatoia del corvo considera l’amore materno più potente del sangue materno, e gli episodi finali della serie (e ultima route del vidogioco) sono dedicati alla zia irresponsabile di Misuzu, Haruko, che riprendere il contatto con lei come guardiana materna, forgiando un nuovo legame d’amore che spezza la maledizione, permettendo alla “ragazza nel cielo” di morire in pace e, infine, passare al grande al di là di blu.
air13 I tre personaggi sacrificano la loro vita per combattere una maledizione, in modo che la forza magica che combatte nel loro mondo insensibile si decida a mollare. Non scopriremo mai chi o cosa fosse, ma è difficile curarsene tra pacchetti di fazzoletti. Qualunque cosa fosse, prende la decisione giusta. Lo stesso si può dire del ‘Mondo Illusorio’ di Clannad, in cui i contributi magici alla trama sono troppi da menzionare. Sono sempre presenti nella storia, ma sono passivi quasi sempre, invocati dai piccoli scatti delle nobili gesta e delle speranze sincere della brava gente della città di Tomoya. Ogni volta che si vede una sfera di luce alla deriva, sullo sfondo di una scena, si vede il dono del buon karma del mondo illusorio, come il tintinnio di una campana che segnala un prossimo angelo alato. Solo la dolce rassicurazione che qualcosa là fuori lo cerca, e attraverso speranza e persistenza, Tomoya casualmente vince il desiderato premio magico. L’amore e lo sforzo in vita delle persone della città raggiunge la massa critica quando la figlia muore poco dopo la moglie. Implora un miracolo, riprendendo il suo vecchio desiderio di non avere mai incontrato la suo amata, ed esprimendo il rimorso per aver abbandonato la figlia. Tutte le sfere passate in oltre 40 episodi (o miliardi di percorsi nel videogioco) s’illuminano convergendo, e Tomoya ha una seconda possibilità di essere padre di una Nagisa miracolosamente vegeta. A rigor di logica, non dovrebbe mai accadere, ma Maeda vuole farci credere in un mondo in cui può accadere. Vuole far credere che un buon karma può spezzare le leggi del tempo e dello spazio, anche se solo nella finzione, e vedere la sfere di luce che accompagnano i piccoli momenti magici fino a questo punto, aiuta ad abbracciare questa convinzione, almeno per Tomoya e la sua famiglia. Ciò dovrebbe accadere, anche se non è mai possibile, invogliando a battersi il petto mentre le lacrime rigano il proprio volto. Allo stesso tempo, c’è una leggera progressione nel lavoro di Maeda, in cui gli elementi magici sono leggermente più stabiliti di quanto nella trama di Clannad fossero incombenti, e questo modello si vede in Angel Beats! Nel suo mondo, in cui la magia è spesso paragonata alla programmazione, ha senso solo se anche i miracoli karmici di Maeda dalla logica contorta, ancora commuovono, con ciò intendendo che riscaldano il cuore…

Charlotte

Charlotte

Come nei mondi “reali” di Aria e Clannad, l’aldilà di Angel Beats! è frammentato ed ingiusto, anche se non dovrebbe esserlo. È concepito per essere un luogo dove le anime nel limbo trovino la pace prima di passare alla prossima vita, ma “Dio” ha abbandonato la sua creazione, lasciandone i cittadini confusi come nelle vite precedenti. Chiunque scopra da sé il vero scopo di questo mondo, non abbandona senza guida le altre anime perse. Otonashi è una di queste anime, sconvolto dall’inutilità della vita mortale, e dall’impotenza al riguardo. L’unico modo per fermare questo ciclo sarebbe introdurre una forza esterna, un “angelo della misericordia” per così dire. Si tratta di Kanade, una ragazza dai superpoteri che aiuta le anime nell’aldilà fin quando tutti gli altri personaggi vi arrivano. Dopo essersi innamorato di lei e saputo della sua vita, Otonashi diventa partner di Kanade nell’anima-terapia dei personaggi che li circondano, e ne è sempre più contento. Ma Kanade non è qui per motivi divini; è qui come scappatoia. Può salvare Otonashi perché la sua vita “non vissuta” le ha permesso di viverci prima. Pur avendo una vita soddisfacente sulla terra, viene spedita nell’aldilà degli adolescenti perduti, potendo così ringraziare la persona che letteralmente le ha dato il cuore. Otonashi era un donatore di organi, e il suo cuore è nel petto di Kanade. Nella sua attesa, diventa la chiave per reimpostare e correggere l’aldilà, permettendo ai due piccioncini di salvarsi nel tempo e nello spazio, concedendo una salvezza esponenziale al resto del cast, e facendo lacrimare ancor più gli spettatori di quanto dovrebbe la “fatidica contorsione del trapianto di cuore”. (Non giudico, questo è il momento in cui Maeda mi ha colpito nei sentimenti più duramente), E’ emotivamente potente perché, proprio come tutte le altre vittorie karmiche, non è una coincidenza. Il sacrificio accidentale di Otonashi ha insegnato a Kanade che “la vita può essere meravigliosa”, così compiendo un sacrificio propositivo per dimostrare a lui (e a molti altri) la stessa cosa.
Bene, Jun Maeda non potrebbe fa piangere tutti. Se una storia tocca le corde del cuore di qualcuno nel modo sbagliato, il rifiuto di solito è violento. A nessuno piace sentirsi manipolato, in particolare nel sentirsi tristi, così le critiche al suo lavoro sono spesso altrettanti feroci dell’affetto per esso. (La maggior parte ruota sull’assenza di spiegazioni concrete degli innumerevoli miracoli su cui queste storie si basano). Ad ogni modo, sicuramente fa qualcosa di giusto. Una combinazione mistica tra commedia dolce, bella musica, ingiustizia della vita e bontà dello spirito umano, riunendo tutti. Nei momenti chiave più perfettamente strappalacrime, i dettagli non contano tanto. Infatti, quando in Charlotte si ha la spiegazione concreta degli elementi magici, molti spettatori espressero delusione e demotivazione, invece. In realtà ho difficoltà a trovare esempi strappalacrime nel Charlotte di Maeda, perché è diverso da ogni lavoro precedente, spesso più interessato ai dettagli della trama che a sguazzarvi emotivamente. Che ne pensate? Charlotte soddisfa le vostre aspettative dal maestro della tristezza moe? Ne prova la crescita come scrittore, o solo si allontana da suoi punti di forza? Diteci cosa ne pensate nei forum!

Otonashi e Kanade

Otonashi e Kanade

*Angel Beats! tecnicamente fu prodotto per accompagnare un romanzo visuale dallo stesso nome, ma poi il gioco richiese lavoro per ben oltre cinque anni, rendendo il successo incredibile dell’anime in Giappone un fatto a parte. Non ci sono piani per visual novel di Charlotte. Forse la Key ha imparato qualcosa dalle difficoltà di Angel Beats!, causate da un videogioco dalle folli ambizioni (route per 19 personaggi da combinare in qualsiasi ordine per avere risultati completamente diversi ad ogni riavvio del gioco)?

Charlotte

Charlotte

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Marina russa salvò gli Stati Uniti

Larry Jimenez, Knowledgenuts 1 febbraio 2015event_27092013flot_1Dio benedica i russi!“, Segretario della Marina degli USA Gideon Welles, sull’aiuto navale russo

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

Contrammiraglio S. S. Lesovskij

L’alleanza poco nota tra Stati Uniti e Russia zarista portò la flotta russa a una dimostrazione di forza a New York e San Francisco. Avvenne in un momento cruciale, nel 1863, quando Gran Bretagna e Francia erano sul punto d’intervenire nella guerra civile dalla parte della Confederazione. Una guerra mondiale era all’orizzonte “avvolgendo il mondo nelle fiamme”, come disse il segretario di Stato William Seward. La possente presenza russa scoraggiò dall’invasione gli anglo-francesi e l’Unione fu salva. Nell’estate1863, l’anno delle battaglie di Gettysburg e Vicksburg, ci fu l’ultima crisi che afflisse il rapporto tra Stati Uniti e Gran Bretagna durante la guerra civile americana. Due potenti corazzate, chiamate gli Arieti di Laird, destinate alla Confederazione e in grado di spezzare il blocco dell’Unione dei porti meridionali, erano in costruzione in Gran Bretagna. L’ambasciatore statunitense Charles Francis Adams avvertì il ministro degli Esteri inglese Lord Russell che se le navi da guerra venivano consegnate ai ribelli, “Sarebbe superfluo sottolineare a Vostra Signoria che sarebbe la guerra“. La diplomazia contorta tra Stati Uniti e Gran Bretagna ebbe già un sussulto verso la guerra. Nel 1861-1862, due violatori confederati, Mason e Slidell, furono sequestrati sulla nave inglese Trent dall’US Navy mentre si recavano a Londra e Parigi per chiedere l’intervento europeo. L’isteria bellica travolse la Gran Bretagna, e il primo ministro Lord Palmerston ordinò il spiegamento di truppe in Canada in previsione del conflitto. In ogni caso, la strategia inglese s’incernierava sulla sua schiacciante forza navale. Fu anche discussa la secessione del Maine e di bombardare e incendiare Boston e New York. Quest’ultima era considerata dall’Ammiragliato “il cuore commerciale degli Stati Uniti… colpirlo paralizzerebbe le fabbriche“. Le tensioni si attenuarono, ma non scomparvero, quando Mason e Slidell furono rilasciati.
Il segretario dell’ambasciatore Adams, il figlio Henry, ebbe l’impressione che Lord Russell fosse deciso a distruggere l’Unione. La classe dirigente inglese simpatizzava con l’intenzione del Nord di liberare gli schiavi. Ma il presidente Abraham Lincoln inizialmente accantonò l’idea per trattenere gli Stati nell’Unione, così perdendo il sostegno della nobiltà. Nel frattempo, la Gran Bretagna riteneva che dividere gli Stati Uniti fosse nell’interesse inglese, rendendo i possedimenti in Nord America più sicuri. Era ufficialmente neutrale, ma di una neutralità che mascherava un’ostilità inconfondibile. Nell’ottobre 1862 un ultimatum fu emesso contro Nord e Sud affinché ponessero fine alla guerra o affrontassero “un’azione più decisa” inglese. Che significasse l’azione militare non è chiaro, ma l’implicazione finale era la sopravvivenza della Confederazione come nazione sovrana. La Francia, nel frattempo, rispecchiava la neutralità ostile della Gran Bretagna. Napoleone III aveva dei piani sul Messico, e la debolezza degli Stati Uniti gli avrebbe dato mano libera in America. Il morale nell’Unione era quindi al minimo nel 1863, nonostante le vittorie di Gettysburg e Vicksburg.
Nel pieno della crisi degli Arieti di Laird, la salvezza venne da una fonte insospettabile, la Russia zarista. In quel momento, la Russia affrontava l’insurrezione polacca, supportata da Gran Bretagna e Francia. Di fronte alla stessa coalizione ostile, i governi di Lincoln e dello zar Alessandro II si avvicinarono. Alessandro aveva liberato i servi russi e quindi solidarizzò con la causa dell’Unione. Nel settembre 1863 la Flotta del Baltico russa arrivò a New York e la Flotta dell’Estremo Oriente a San Francisco. La vera ragione per cui la Russia inviò la flotta negli Stati Uniti era per proteggersi: Non voleva che venisse imbottigliata nel caso la guerra con la Gran Bretagna, minacciata per la Polonia, scoppiasse. Ma la sua presenza comunque salvò l’Unione nell’ora della disperazione. “Dio benedica i russi!” esultò il segretario della Marina Gideon Welles. Dopo la guerra, Oliver Wendell Holmes salutò Alessandro “nostro amico quando il mondo era nostro nemico“. I russi si mostrarono disposti a combattere per gli Stati Uniti. Quando l’incrociatore confederato Shenandoah si preparò ad attaccare San Francisco, l’ammiraglio russo diede l’ordine di difendere la città, in assenza delle navi da guerra dell’Unione. Gli inglesi capirono che con la Russia al fianco degli Stati Uniti, il costo dell’intervento militare sarebbe stato troppo alto. Inoltre, le vittorie dell’Unione del 1863 indicarono che la Confederazione era una causa persa. Se gli inglesi avessero attaccato, ci sarebbe stata la guerra mondiale tra Stati Uniti e Russia, alleate forse con Prussia e Italia, contro Gran Bretagna e Francia sostenute da Spagna e Austria. La prima guerra mondiale nel 1860 fu una possibilità concreta. Fortunatamente, Gran Bretagna e Francia fecero marcia indietro davanti la presenza russa. Gli Arieti di Laird non andarono mai alla Confederazione, e l’Unione fu salva.russian-fleet-1500

1863-1864: la Flotta di spedizione russa in Nord America
Civil War Talk

russian-perry-officersQuesta spedizione fu una manifestazione militare dalla Russia durante la guerra civile degli Stati Uniti. Regno Unito e Francia sostenevano i ribelli del Sud. La Russia era amichevole verso il governo federale nel Nord, aumentando l’ostilità verso la Russia di Regno Unito e Francia, che si sforzavano di allentarne l’influenza internazionale. Il governo russo decise d’inviare due squadroni navali negli Stati Uniti per dimostrare sostegno ai nordisti, nonché creare una potenziale minaccia alle comunicazioni marittime di Regno Unito e Francia, per spingerle a rifiutare l’aiuto agli Stati del Sud. Gli squadroni russi pattugliarono le coste del Nord America nella seconda metà del 1863. Lo squadrone atlantico era comandato dal Contrammiraglio S. S. Lesovskij (fregate Aleksandr Nevskij, Peresvet, Osljabja, corvette Varjag, Vitjaz e clipper Almaz) e partì dal porto russo di Kronshtadt per New York. L’altro squadrone, del Pacifico, era comandato dal Contrammiraglio A. A. Popov (corvette Bogatyr, Kalevala, Rynda, Novik, clipper Abrek e Gajdamak), e partì dai porti dell’Estremo Oriente per San Francisco.
Nel settembre 1863 la squadra di Lesovskii arrivò nel porto di New York, e quella di Popov nel porto di San Francisco. Gli squadroni russi rimasero in quei porti del Nord America e navigarono lungo le coste occidentali e orientali fino all’agosto 1864. Singole navi della squadra dell’Atlantico, di stanza a New York visitarono Baltimora, Annapolis, Hampton, Caraibi, Golfo del Messico, Cuba, Honduras, L’Avana, Giamaica, Curaçao, Cartagena, Bermuda e Aspinwall. Le navi della squadra del Pacifico erano di stanza a San Francisco e navigarono per Honolulu, l’emisfero australe, Sitka e Vancouver. I marinai della Marina russa dimostrarono elevata abilità, disciplina e buona organizzazione in questi viaggi. Lo squadrone Atlantico ritornò in Russia alla fine di luglio. Lo squadrone del Pacifico ad agosto 1864.
La presenza degli squadroni russi al largo delle coste d’America suscitò una grande reazione politica e costrinse Regno Unito e Francia a cambiare posizione nei confronti di Russia e Stati del Nord d’America. Nel 1866, il governo degli Stati Uniti inviò un distaccamento navale con una deputazione speciale, per esprimere ufficialmente gratitudine al governo russo per l’aiuto ai nordisti nella lotta contro la schiavitù.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Le navi della squadra del Contrammiraglio A. A. Popov nella baia di San Francisco. Da sinistra le corvette Rynda, Bogatyr e Kalevala.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Restaurazione Meiji e la creazione del Giappone contemporaneo

Fascinant Japonslide-8Nel 1869 il governo abolì il sistema delle quattro caste impermeabili sostituendolo con una gerarchia:
Nobiltà, aristocratici e signori (Kazoku)
Guerrieri di rango superiore (Shizoku)
Guerrieri di rango inferiore (Satsu), la terza nobiltà fu abolita nel 1872, e i guerrieri si unirono al popolo (Heimin), il resto della popolazione.
Questo sistema di tre classi durò fino al 1945. Nel 1870, il divieto ai samurai di praticare il commercio fu abolita, come la proibizione del matrimonio tra individui di classi diverse. Ciò si tradusse in numerose alleanze tra samurai e commercianti, dando vita al ceto degli imprenditori (futuri Zaibatsu). Nel 1871, per compensare l’abolizione dei feudi (domini), lo Stato risarcì i samurai, ma fu costoso, e nel 1874 si decise di por fine ai privilegi feudali (compresa la retribuzione). L’ultima azione del governo verso i samurai fu una somma forfettaria distribuita ai nuovi disoccupati. Molti si trovarono in condizioni di povertà, mentre altri si legarono ai commercianti più esperti. Furono alla base del capitalismo in Giappone. Di fronte alla scomparsa volontaria dei samurai, il governo istituì l’esercito centralizzato di tipo occidentale, introducendo la coscrizione (servizio militare obbligatorio). Il nuovo esercito era essenziale per creare lo Stato moderno. La sua missione era difendere il Giappone dall’aggressione occidentale. La Cina veniva erosa dagli occidentali, spingendo i giapponesi a ripensare la politica estera. Nel Paese, l’esercito garantì la coesione del popolo sotto la guida dell’imperatore. Fu anche grazie all’esercito che si poté eliminare i samurai. Con la leva obbligatoria, l’ideologia imperiale si diffuse nella società. Il Bushido, l’etica confuciana militare, fu la base giuridica dello Stato nazionalista. Tale etica si rifletté nel Proclama imperiale ai soldati e marinai (1882).
17986aNel 1869 fu creata la guardia imperiale, reclutando samurai. Fu creata l’accademia militare e furono modernizzati e nazionalizzati gli arsenali. Nel 1871, con l’abolizione dei domini, fu emesso il decreto per l’integrazione degli eserciti della Corona nell’esercito imperiale dal monopolio sulle armi. Nel 1873, il servizio militare triennale fu reso obbligatorio per gli uomini di 21 anni, ma aristocratici della corte, famiglie dei Signori e capifamiglia ne furono esenti. Il costume tradizionale fu bandito ed imposta l’uniforme occidentale. La spada fu riservata agli ufficiali, simbolo del comando. Fu creata, assieme all’esercito, l’università, volta ad integrare la nazione. Prima del 1868 molti ancora s’istruivano negli istituti religiosi privati. L’istruzione andava riformata. Vi furono tre scuole di pensiero. I classici confuciani (che sostenevano lo studio dei principi etici), i sostenitori degli studi nazionali (spesso mitogaku che sostenevano le virtù di obbedienza, patriottismo e sacrificio per l’imperatore) e gli intellettuali (che viaggiavano ed erano molto vicini all’occidente, impressionati dal liberalismo). Insegnavano inglese, matematica e le virtù dell’uguaglianza o dell’autorealizzazione personale. Un famoso sostenitore di questa scuola fu Fukuzawa Yukichi. Fino ai primi anni del 1880, dominavano gli scolastici occidentali, era l’età dell’illuminismo liberale. Misero in discussione il vecchio regime volgendosi verso l’occidente. Ma dalla metà degli anni 1880, tornarono confucianesimo e nazionalismo. Tale cambiamento fu simboleggiato dal testo imperiale (Chokugo) sull’istruzione (Kyoiku) del 1890. Il Kyoiku Chokugo imponeva a tutte le classi il ritratto dell’imperatore, evidenziando i valori dell’obbedienza e del sacrificio. La scuola era mista e obbligatoria fino a 12 anni, affiancata dall’istruzione superiore. Il terzo grande veicolo della diffusione dell’ideologia nazionalista imperiale fu lo Shinto. Nel 1868 si manifestò la volontà imperiale del Saisei Ichi, l’unità tra rituale religioso e governo. Lo Shinto divenne religione di Stato, basandosi sul Kojiki per giustificare il potere imperiale. Fu creato lo Shinto ufficiale, depurato dal buddhismo che cadde in disuso. Nel 1871, la religione ufficiale fu lo Shinto e i suoi ministri furono nominati e salariati dal governo. Ogni cittadino si registrava nel santuario della città natale. Moriva lo Shinto popolare.
Per meglio regolare i rapporti tra i soggetti, il governo introdusse il diritto occidentale nella vita giapponese. Nel 1880, con il sostegno del giurista francese Gustave Boissonade fu promulgato il primo codice penale. Ma la legge francese fu considerata liberale e individualista, e le fu preferita la legge tedesca, basata soprattutto sulla figura dell’imperatore. Questo codice del 1907 è ancora in vigore. Vi si aggiunsero dal 1897 elementi originali quale il concetto di Ie, cioè la famiglia patriarcale. Un paradosso giapponese vuole che la legge del concetto dell’autodifesa dell’individuo (come la Magna Carta), in Giappone sia legata ai valori gerarchici patriarcali autoritari, in totale opposizione al concetto stesso d’individuo. Quindi vi è una contraddizione ideologica permanente che continua ad oggi. Idealismo e tradizionalismo s’inseriscono assieme nello Stato moderno. Non va dimenticato che tale progresso (nel senso neutro) avviene molto rapidamente. La restaurazione è anche una rivoluzione dall’alto. I samurai che vedono abolito il loro status, rinascono sotto nuove forme. Il fatto che il loro potere non si basasse sui beni valse certamente qualcosa.getimage-exeLa rivolta dei samurai e il movimento per i diritti e la libertà
Gli oligarchi si affidarono ai samurai di basso rango per abolirne la casta e assumerli. Lo Stato condannò severamente gli shishi che attaccavano gli stranieri. Furono metodicamente eliminati. L’introduzione della coscrizione promosse il monopolio delle armi e vietò l’uso delle spade (Hei Torei, 1876). Molti samurai capirono di essere stati manipolati. Due grandi ribellioni scoppiarono: a Saga nel 1874, e a Satsuma nel 1877. Nel 1874, a Saga i samurai si chiusero nella loro roccaforte rifiutando la sottomissione. Si tratta di un episodio famoso nella storia del Giappone (vedasi Ran di Akira Kurosawa). Nel 1873, l’oligarca Saigo Takamori fu dimissionato a seguito di una disputa con i membri del consiglio. Voleva invadere la Corea, ma gli oligarchi si opposero. Tornato nel suo feudo, si ribellò nel 1874 creando un esercito di 40000 samurai che si oppose per tre anni al nuovo esercito di leva. Gli storici chiamano questo episodio Seinan Senso. I coscritti armati di cannoni schiacciarono i samurai. Saigo Takamori fece seppuku nella sua roccaforte, secondo gli antichi principi. Una mossa che gli valse il riconoscimento postumo del Meiji, contro cui si era ribellato. Il malcontento dei samurai non si espresse solo con le ribellioni. L’opposizione politica insorse tra gli oligarchi, fu il Jiyu Minken Undo (Movimento popolare per i diritti e la libertà). Itagaki Taisuke fu l’istigatore del movimento. Impressionato dalle teorie liberali occidentali di Rousseau e Locke, fondò dal 1874 piccole società politiche locali. I samurai che frequentavano questi gruppi espressero la loro insoddisfazione. Erano circoli molto chiusi, elitari, che sostenevano l’elezione di un’assemblea e il diritto di voto per le élite mercantile e politica. Nel 1880 nacque il Kokka Kisei Domei (Lega per creare l’assemblea nazionale). I suoi membri diffusero petizioni. Il Kokka Kisei Domei creò il primo partito politico del Giappone, il Jiyuto, nel 1881. Le pressioni di Ito Hirobumi e altri oligarchi furono molte. Si pubblicò nel 1875 il decreto per controllare la stampa, mirando a sbarazzarsi della stampa politica. Nello stesso anno si pubblicò un decreto che limitava il diritto di assemblea. Il 1900 fu l’anno della Keisatsu Chian-ho, la legge di polizia contro la libertà di associazione, riunione ed espressione. Dominò la mentalità fino al 1945. L’opposizione cercò di convincere Ito Hirobumi dell’utilità delle concessioni e delle riforme per la democrazia. I movimenti di opposizione ebbero un ruolo nella costituzione del 1889.shiroyamabattleTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora