L’istruttiva umiliazione degli USA nel Mar Cinese Meridionale

David P. Goldman, Asia Times 20 maggio 2016Ammettiamo piuttosto, come la gente d’affari dovrebbe, che abbiamo avuto una lezione e ci farà bene“, scrisse Rudyard Kipling nel 1902 dopo che i boeri umiliarono l’esercito inglese nella prima fase della Guerra Boera. Gli USA dovrebbero esprimere la stessa gratitudine verso la Cina che li ha umiliati nel Mar Cinese Meridionale. Esponendo la debolezza statunitense senza sparare un colpo, Pechino ha dato una lezione a Washington che la prossima amministrazione dovrebbe ricordare. L’anno scorso chiesi a un pianificatore del Pentagono ciò che gli USA avrebbero fatto con i missili antinave della Cina, che dovrebbero poter affondare una portaerei a un paio di centinaia di miglia dalle coste. Se la Cina negasse l’accesso alla marina statunitense sul Mar Cinese Meridionale, il funzionario rispose che possiamo fare lo stesso: convincere il Giappone a produrre missili antinave e a piazzarli nelle Filippine. Washington non si chiede se le Filippine vorrebbero affrontare la Cina. Il presidente Rodrigo Duterte spiegò l’anno scorso (come David Feith riporta sul Wall Street Journal), “Gli USA non morirebbero mai per noi. Se ad essi importava, avrebbero inviato le loro portaerei e fregate lanciamissili nel momento in cui la Cina iniziò la bonifica dei territori contesi, ma nulla di simile è accaduto… gli USA hanno paura di entrare in guerra. Ci conviene essere amici della Cina“. Non sono solo le Filippine a vedere l’ovvio. La Cina rivendica il sostegno di 40 Paesi alla sua posizione secondo cui le rivendicazioni territoriali sul Mar Cinese Meridionale dovrebbero essere risolte con negoziati diretti tra i singoli Paesi, piuttosto che davanti a un tribunale delle Nazioni Unite costituito ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, come vuole Washington. Una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di Cina, Russia e India, dopo l’incontro a Mosca il mese scorso, sostiene la posizione della Cina. La 7° Flotta è il peso che grava sul Mar Cinese Meridionale dalla Seconda guerra mondiale, grazie a un sistema d’arma che ha novant’anni ormai, la portaerei. Questo prima che la Cina schierasse il suo missile “antiportaerei” DF-21. L’ultima versione del missile, denominato DF-26, avrebbe una gittata di 4000 km. Le nuove tecnologie, tra cui laser e cannoni elettromagnetici, potrebbero sconfiggere i nuovi missili cinesi, ma una grande quantità di investimenti sarà necessaria per renderli operativi, secondo un rapporto di gennaio del Centro studi strategici ed internazionali.
T39 La nuova generazione di sottomarini diesel-elettrici varati dalla Germania nei primi anni ’80, inoltre, è abbastanza silenziosa da eludere i sonar. Sottomarini diesel-elettrici “affondarono” le portaerei statunitensi nelle esercitazioni della NATO. Anche senza missili antinave, per poter saturare le difese delle navi degli Stati Uniti, i sottomarini furtivi della Cina possono affondare le portaerei statunitensi e qualsiasi altra cosa che galleggia. Forse maggiore preoccupazione è data dalla prossima generazione di sistemi missilistici di difesa aerea antimissile ed antiaerei russi S-500 che renderebbero il caccia stealth statunitense F-35 obsoleto prima che diventi operativi. Scrivendo per The National Interest, Dave Majumdar avverte che i nuovi sistemi russi sono “così potenti che molti ufficiali degli Stati Uniti temono che gli aerei da guerra, anche invisibili come F-22, F-35 e B-2, abbiano problemi nell’affrontarli“. I funzionari del Pentagono ritengono che l’attuale generazione di missili antiaerei russi, incarnata dall’S-400, sia capace di superare le capacità d’inganno degli F-16. Una volta che la Russia ha schierato un paio di sistemi autocarrati S-400 in Siria, domina i cieli del Levante. Il Pentagono non vuole sapere quanto sia efficace. Il commentatore russo Andrej Akulov dettaglia la presunta superiorità dell’S-500, che sarà schierato il prossimo anno: “L’S-500 dovrebbe essere molto più potente dell’attuale S-400 Triumf. Per esempio, il tempo di reazione è di soli 3-4 secondi (in confronto, il tempo di reazione dell’S-400 è nove o dieci secondi). L’S-500 può rilevare ed attaccare contemporaneamente (anche se volano a una velocità di 8 km al secondo) dieci testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Il Prometej può ingaggiare bersagli a quote di circa 200 km, tra cui i missili balistici in arrivo dallo spazio distanti 700 km”. Akulov conclude: “Non capita spesso che un’arma della difesa aerea relativamente poco costosa possa rendere obsoleto un miliardario programma per caccia. Questo è esattamente ciò che il sistema missilistico S-500 farà del nuovo nuovo caccia stealth statunitense F-35“. Cina e Russia hanno ridotto il divario tecnologico militare con gli Stati Uniti, e in alcuni casi li hanno probabilmente scavalcati. In passato, gli Stati Uniti risposero a tali circostanze (per esempio, il lancio dello Sputnik nel 1957) versando risorse sulla ricerca per la difesa presso laboratori nazionali, università e industrie private. Invece, Washington oggi spende la maggior parte del bilancio della difesa, in diminuzione, su sistemi che potrebbero non funzionare affatto. A un costo stimato di 1,5 trilioni di dollari, l’F-35 è il sistema d’arma più costoso nella storia degli USA. Anche prima che una miriade di problemi tecnici ne ritardassero il dispiegamento, i pianificatori del Pentagono avvertirono che l’aereo malconcepito avrebbe degradato le difese degli USA consumando la maggior parte del budget su ricerca e sviluppo del Pentagono. Un rapporto ancora classificato firmato da alcuni generali venne consegnato al presidente George W. Bush, a metà del secondo mandato, avvertendolo su tale funesto risultato. Bush l’ignorò. L’ex-ufficiale dell’aeronautica Jed Babbin dettagliò i difetti del velivolo sul Washington Times l’anno scorso, concludendo, “Il programma F-35 è un esempio di come le armi non vanno acquistate. Va fermato subito“.
Questi sono i fatti sul terreno (così come nell’aria e sul mare). Non sorprende che gli alleati degli USA in Asia vogliano un accordo con la Cina. Nulla di meno dello sforzo reaganiano per ripristinare il vantaggio tecnologico degli USA cambierà ciò.south-china-sea-u.s.-navyLe opinioni espresse in questa pagina sono dell’autore proprio e non riflettono necessariamente le opinioni di Asia Times.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ritorno del Sol Levante. La nuova ascesa militare del Giappone

Del giornalista di Le Monde e docente in varie università di Parigi Edouard Pflimlin, il libro è dedicato a ciò che ha chiama “Nuova ascesa militare del Giappone”.
Edouard Pflimlin, Parigi, Ellipses, 2010, p. 222, € 19,50

Stéphane Mantoux, Clio, 1 novembre 2010

29053808_6654026La politica della Difesa del Giappone dopo la capitolazione del 1945 si basa su una premessa del tutto opposta a quella che prevalse nel periodo precedente. All’espansionismo militare aggressivo con cui il Giappone cercava materie prime e aree necessarie per il suo sviluppo, seguì una posizione difensiva, quando la conquista avviene attraverso il soft power, cioè nel campo economico e culturale. La Difesa era il cuore della politica giapponese tra il 1931 e il 1945, ma divenne secondaria nel Giappone post-bellico. La società degli anni ’30 era in gran parte controllata dai militari: l’esercito post-seconda guerra mondiale è strettamente controllato dal potere civile, in un mondo dove il pacifismo prevale. Da nemici implacabili fino alla resa del 2 settembre 1945, gli Stati Uniti divennero all’improvviso alleati importanti e indispensabili dell’Impero del Sol Levante Tali fattori sembrano quindi indurre una profonda frattura tra la politica della Difesa giapponese prima del 1945 e quella dopo. Ma guardando più da vicino, vi sono alcune continuità. La presenza principale è l’imperativo della sopravvivenza del Giappone: un territorio in posizione strategica ma senza profondità strategica per la difesa. Inoltre: la presenza di una vasta popolazione su una piccola area ne provoca la forte dipendenza dall’estero (di alimentari immediatamente dopo il 1945, per esempio, oggi dal petrolio). Per garantirne la sopravvivenza, riducendo al minimo costi e rischi della difesa, il Giappone scelse dal 1945 di sviluppare forze limitate nascondesi sotto l’ombrello protettivo degli Stati Uniti. Da qui l’autore cerca di rispondere alle seguenti domande: qual è il livello delle forze di difesa? Che ruolo giocano? Il Giappone è in un processo di rimilitarizzazione?Scagliona le risposte in ordine cronologico, corrispondenti alle quattro fasi che secondo lui la politica della Difesa del Giappone ha attraversato dal 1945.
“La rinascita dell’esercito sotto l’ombrello statunitense (1945-1960)”: paradossalmente, infatti, gli statunitensi avviarono la smilitarizzare il Giappone, della sua società e del suo quadro politico. L’articolo 9 della nuova costituzione del Paese, adottata nel 1946-1947, il Giappone vieta l’uso della guerra per risolvere le controversie internazionali. Ma ben presto, con l’ascesa di ciò che sarebbe diventata la guerra fredda, gli statunitensi furono costretti a riconsiderare tale politica. E lo scoppio della Guerra di Corea il 25 giugno 1950 decise che gli Stati Uniti iniziassero il riarmo giapponese. La Polizia della Riserva Nazionale fu creata, base per la formazione del nuovo esercito. Nel 1951, il Giappone firmò un trattato di sicurezza con gli Stati Uniti mitigando le disposizioni dell’articolo 9 della Costituzione. Una legge sull’Agenzia di Sicurezza Nazionale fu adottata nel 1952 stabilendo il quadro per le nuove forze armate, ufficialmente create nel 1954 come Forze di Autodifesa (SDF) strettamente controllate dal potere politico civile. I due pilastri della difesa giapponese sono l’alleanza con gli USA, forte del nuovo trattato del 1960 che impegnava di più gli Stati Uniti nella difesa del Giappone, e le SDF che già contavano più di 200000 uomini.
“SDF e sviluppo ed evoluzione dei concetti della difesa (1960-1976)”: il Giappone iniziò poi una politica di riarmo delle SDF con materiale conseguente, sempre più sofisticato. Tuttavia, le quote di effettivi per le varie armi delle SDF non furono mai completate: si era a corto di personale. Lo sforzo per la difesa rispetto alla ricchezza nazionale era modesto, ben al di sotto ad esempio della Repubblica federale tedesca, un’altra sconfitta nel 1945. L’industria delle armi rinacque timidamente e principalmente all’inizio produceva equipaggiamenti degli Stati Uniti su licenza, prima di iniziare a sviluppare prodotti originali. Ma l’industria restava marginale nell’economia giapponese. Il ruolo delle SDF fu all’inizio resistere il più a lungo possibile contro una possibile invasione (ritenuta sovietica o cinese) in attesa dei rinforzi degli USA. Le forze di terra furono concentrate sull’isola di Hokkaido, ritenuta la più esposta. Con il cambiamento di strategia degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, il Giappone ne fu interessato dovendo contare meno sulla potenza statunitense e mutando politica di difesa. I documenti ufficiali sottolineano di più la ricerca di un’autonomia militare e la protezione delle rotte marittime, non interessate dal trattato con gli Stati Uniti. Con la graduale parità militare raggiunta tra le superpotenze negli anni ’70, il Giappone adottò un programma di difesa nel 1976 che, per la prima volta, previde di respingere più a lungo aggressioni esterne. L’obiettivo delle SDF in quel contesto era acquistare prodotti più efficienti per sostenere una difesa maggiore in caso di conflitto. Con la ratifica del Trattato di non proliferazione nucleare, nello stesso anno, il Giappone escluse dal quadro le armi atomiche.
“Le contrastate ambizioni all’indipendenza (1976-1992)”, si criticò il sistema di difesa giapponese, mentre le minacce estere divennero più chiare assieme alle richieste degli Stati Uniti al Giappone di sostenere ulteriormente la propria difesa. Le critiche interne erano dovute ai vertici delle SDF che consideravano le proprie forze inadeguate a respingere un attacco sovietico. E tanto più che il sistema sovietico nel Pacifico migliorava notevolmente tra la fine degli anni ’70 e la caduta dell’URSS; inoltre, l’arrivo nel 1976 di un pilota sovietico disertore a bordo di un MiG-25 Foxbat, senza precedenti per gli occidentali, su un aeroporto in Giappone, evidenziò i difetti nella difesa aerea del Paese. Su questi problemi, in particolare l’aspetto concreto della minaccia sovietica, i giapponesi mutarono opinione fino a poco prima indifferenti od ostili alla difesa e al ruolo delle SDF. Tutti i partiti politici, tranne il partito comunista, riconobbero la necessità delle SDF e del trattato con gli Stati Uniti. Il Giappone, su richiesta dell’amministrazione Reagan, aumentò l’impegno finanziario per la difesa e iniziò una politica d'”internazionalizzazione” per sottolineare i suoi legami con il campo occidentale (supporto agli Stati Uniti durante la crisi dei missili europei per esempio, nel 1983). Il Paese supportò anche il trasferimento di tecnologia a favore degli Stati Uniti in campo militare. Questa ascesa militare del Giappone avviene tra tensioni per l’aumento delle forze sovietiche, loro miglioramento nel Pacifico e per il contenzioso sulle isole Curili occupate dal 1945 dall’URSS. Due altre minacce crebbero nel ’80: la Cina che cominciava la politica di apertura economica e una timida modernizzazione militare, e in particolare la Corea democratica che cercava di sviluppare armi atomiche. Nel 1991, il bilancio della difesa giapponese salì al 6 posto nel mondo, ma rimase relativamente piccolo rispetto alla ricchezza del Paese. L’esercito giapponese rimane di piccole dimensioni e non ha alcuna vera forza a causa delle limitazioni imposte. Il concetto di autodifesa, però, fu rivisto soprattutto nel campo aeronavale, rispondendo alle nuove esigenze del momento. Inoltre, il Giappone affrontava gli Stati Uniti, negli anni ’80, con una competizione economica, per non parlare della rinascita del nazionalismo giapponese che si manifestava con dichiarazioni controverse sul recente passato e in alcuni libri di testo. Parte dei giapponesi riteneva giusta anche una maggiore autonomia dall’alleato statunitense. Gli Stati Uniti, in risposta, bloccarono qualsiasi tentativo dei giapponesi di sviluppare una troppo sofisticata tecnologia militare, così da mantenerne la dipendenza dai trasferimenti tecnologici o di materiale. Il Giappone diventa una potenza economica mondiale, anche se difficilmente vuole uscire dal sistema di difesa tradizionale imposto nel 1945: la partecipazione non effettiva alla guerra del Golfo fu fortemente criticata dagli Stati Uniti. Perciò il Giappone permise ai suoi soldati di contribuire alle missioni di pace delle Nazioni Unite nel giugno 1992. L’alleanza con gli Stati Uniti continua, ma in un contesto diverso, con la fine della guerra fredda e la caduta dell’URSS.
“Un esercito più internazionalizzato e più attivo (1992-2010)”, i soldati giapponesi furono coinvolti in alcune missioni delle Nazioni Unite (Cambogia, Timor Est), ma ciò rimase trascurabile. Tuttavia, il Giappone entrò nella guerra al terrorismo dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001: la flotta giapponese e una parte dell’aeronautica fornirono supporto logistico alle operazioni in Afghanistan, assai controverse nel Paese. Un contingente di diverse centinaia di uomini fu poi schierato in Iraq tra il 2004 e il 2007, prima di essere ritirato. Questi impegni dimostrano che il Giappone cerca di dare esperienza operativa alle SDF, integrandole di più nel sistema di comando degli Stati Uniti. Lo tsunami del 2004 nel Sud-Est asiatico vide l’intervento delle SDF con una missione non militare. Tali operazioni almeno inizialmente ebbero il sostegno dell’opinione pubblica. Una forza di reazione rapida venne creata nel marzo 2007 per affrontare qualsiasi evenienza. Il Giappone rafforzava anche i legami con gli Stati Uniti per contrastare la minaccia immediata, la Corea democratica con armi nucleari e che effettuava lanci missilistici regolari o incursioni navali nelle acque giapponesi. Un’altra minaccia crescente era quella della Cina, con cui le rivendicazioni sulla ZEE sono molto vivaci, mentre la Russia riapparve a nord del territorio giapponese. Il Giappone è ancora un’importante base degli USA nel Pacifico e collabora strettamente con essi nella difesa missilistica: aveva già partecipato alle “Star Wars” dell’amministrazione Reagan. Ma aveva anche sviluppato stretti legami con altri Paesi della regione del Pacifico come l’Australia.
siberie_chine_japon “Rimilitarizzazione” parziale e limitata da numerosi vincoli: Quali sono le recenti tendenze della difesa giapponese? Le SDF sono state modernizzate, hanno equipaggiamenti sempre più migliorati, sviluppano forze di proiezione e creano unità adattate alla difesa contemporanea (forze speciali, dispositivi contro minacce terroristiche, protezioni NBC, ecc). Il Giappone quindi rientra nella “rivoluzione negli affari militari” sostenuta da alcuni negli Stati Uniti. La minaccia coreana spinge a chiedere altri equipaggiamenti offensivi, anche se il Giappone mostra capacità di risposta a lungo raggio partecipando alla task force della lotta alla pirateria somala (aprile 2009). Un contingente delle SDF ha partecipato anche alle operazioni di soccorso del terremoto di Haiti (gennaio 2010). Tuttavia, il pubblico giapponese rimane ostile al dispiegamento di truppe nelle zone di guerra. Eppure la difesa giapponese cambia con la creazione di un vero ministero nel 2006 sostituendo l’Agenzia della Sicurezza Nazionale, segnando la fine del controllo dei civili sui militari. Il Giappone cerca anche di distinguersi dagli Stati Uniti e cerca un’alleanza più equilibrata: la questione del mantenimento delle basi degli Stati Uniti sul suolo giapponese, soprattutto ad Okinawa, resta molto sensibile anche se il Paese ha terminato l’appoggio logistico alla coalizione in Afghanistan nel gennaio 2010. Tuttavia, contribuisce finanziariamente, in un altro modo, a ricostruire il Paese. Ma il Giappone inoltre sviluppa propri satelliti per liberarsi dalla dipendenza degli Stati Uniti. Tuttavia, diversi fattori limitano la ricerca dell’autonomia: la posizione geografica del Giappone, le tensioni con la Russia per le isole Curili e quelle sulle acque territoriali con la Corea del Sud e la Cina. Inoltre, l’opinione giapponese verso la difesa è in continua evoluzione, come sul nucleare, in particolare dopo il test della Corea democratica nel 2006. Ma l’arrivo di un governo alternativo nel 2009 con la vittoria del Partito Democratico ha ristretto il bilancio delle SDF: la difesa non è la priorità dell’allora nuovo governo. L’articolo 9 della Costituzione ostacola lo sviluppo delle SDF e la loro missione, ed è improbabile che sia rivisto anche se c’è il problema dell’invecchiamento della popolazione giapponese, un altro vincolo per le dimensioni delle Forze Armate del Paese. Il Giappone dovrebbe mantenere l’alleanza con gli USA per affrontare le sfide.
In conclusione, l’autore sottolinea che il Giappone ha rafforzato il potenziale militare, ma è ancora lungi dall’essere una potenza militare, limitata da vincoli istituzionali, politici, economici, ecc. Il termine “militarizzazione” del Giappone si presta a discussioni, come è chiaro. L’alleanza degli Stati Uniti rimane di vitale importanza per il Paese, ma non impedisce che venga messo in discussione. Un’inversione delle alleanze verso la Cina, con cui il Giappone condivide interessi comuni, non è esclusa, secondo alcuni specialisti.
L’analisi è solida ma si basa principalmente su fonti grezze, documenti ufficiali, atti normativi o dichiarazioni politiche: A volte, la storia soffre perché la lettura di tali commenti può essere ridondante. Se ci sono numerose tabelle statistiche, dispiace non vedere mappe nel libro, mentre il soggetto lo richiede. Alcuni aspetti, come ad esempio i materiali utilizzati dall’esercito giapponese, meritano maggiore studio. In ultima analisi, è un libro introduttivo che richiedere l’integrazione da letture supplementari, che non mancano (in francese) essendo molte altre opere pubblicate negli ultimi due anni sullo stesso tema. Si noti inoltre che l’editore non ha fatto alcuno sforzo speciale editoriale e di correzione delle bozze (molti errori di ortografia e di battitura, ecc): è un peccato, perché ne danneggia la qualità complessiva.Flag_of_JSDF(20070408)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Myanmar di Suu Kyi si allontana dagli USA

MK Bhadrakumar Indian Punchline 11 maggio 20163057cffcb65b4843a04b9ebef6f43eb6_18Quando un vecchio amico e collega ambasciatore in Myanmar m’inviò a novembre l’intervista di Aung San Suu Kyi al Washington Post, ne fui sbalordito. Il colloquio smentiva la valutazione comune di Suu Kyi nel nostro Paese come creazione dell’occidente contro il ventre molle della Cina. Nell’intervista, Suu Kyi di punto in bianco si rifiutava di accreditare agli Stati Uniti i successi nella promuovere la democrazia. Ha sottolineato che l’interesse del Myanmar sarà perseguito con politiche non allineate, differenziando inoltre la posizione del Myanmar sul problema del Mar Cinese Meridionale, sottolineando l’importanza delle relazioni con la Cina. (Washington Post) Nella visione strategica indiana, un pio desiderio spesso si tramuta in ipotesi. Il punto è la rivalità intensa con la Cina, prisma dei pandit indiani, che porta ad avere idee sbagliate su Suu Kyi dipendente dal sostegno degli Stati Uniti per la propria sopravvivenza politica. (Times of India)
Finiamo dritto nel complotto? Data la “situazione unipolare” degli esperti indiani, spesso attribuiscono un’influenza agli Stati Uniti più grande che negli altri Paesi. Anche le lezioni dell’Afghanistan non sono state apprese correttamente, cioè, non ci sono limiti al potere degli Stati Uniti. In realtà, vi sono sempre più indicazioni sull’emerge di un attrito latente tra Washington e Suu Kyi, dove gli Stati Uniti cercano d’imporsi su di lei. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Myanmar ha sfidato apertamente il consiglio dal Ministero degli Esteri (guidata da Suu Kyi) a non riferirsi al problema dei rohingya. (Guardian) In effetti, il problema dei rohingya è estremamente consequenziale per l’India, perché nella stragrande maggioranza dell’opinione in Myanmar il problema è legato alla grande migrazione illegale di musulmani dal Bangladesh e non riguarda una questione etnica o una minoranza perseguitata. Ora, con il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti che solleva un polverone sul problema rohingya sul piano diplomatico, il New York Times ha scritto un editoriale rabbioso contro l'”atteggiamento vile” di Suu Kyi. The Times è sempre stato indicativo, facendo capire che il vero problema qui è Suu Kyi: “Alla fine, la ragione per cui Aung San Suu Kyi non vuole che gli statunitensi dicano “rohingya” non ha molta importanza. Ciò che conta è che una donna il cui nome è stato sinonimo di diritti umani per una generazione, una donna che ha mostrato coraggio inflessibile di fronte al dispotismo, ha continuato la politica del tutto inaccettabile dei governanti militari che ha sostituito… La sua aura era un fattore centrale nel reinserimento del Myanmar nella comunità mondiale… ma già vi sono appelli dai gruppi per i diritti umani negli Stati Uniti al presidente Obama per rinnovare le sanzioni contro il Paese entro il 20 maggio“. (New York Times) Il Los Angeles Times è stato più esplicito nel raccomandare che “il governo degli Stati Uniti mantenga almeno alcune regole per gli investitori e le sanzioni contro il Myanmar che dovrebbero scadere a fine mese, in particolare quelle che richiedono alle aziende statunitensi attive in Myanmar di riferire sugli sforzi per garantire che i diritti umani e del lavoro siano mantenuti, e di non fare accordi con i cittadini denunciati per violazioni dei diritti umani“. (LA Times)
Gli Stati Uniti puntano a modificare l’obiettivo delle sanzioni. Nel frattempo, Wall Street Journal citava il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Myanmar dire che “Washington non è pronta a togliere tutte le sanzioni contro il Myanmar, in attesa di progressi su questioni come i diritti umani“. (WSJ) Evidentemente, la questione centrale qui è la politica di Suu Kyi verso la Cina. La pressione degli Stati Uniti avviene proprio quando Suu Kyi è chiamata a decidere sui programmi cinesi in stallo nel Myanmar. (Si trova di fronte alla stessa situazione che nello Sri Lanka Ranil Wickremesinghe ha affrontato). Suu Kyi si piegherà alla pressione statunitense? Pechino sembra ragionevolmente fiduciosa a che Suu Kyi in ultima analisi, decida per il meglio nell’interesse del suo Paese, come nello Sri Lanka fece infine il Primo ministro Ranil Wickremesinghe. (Global Times) Tutto questo è importante in un momento in cui Nuova Delhi deve capire il proprio approccio verso il governo di Suu Kyi. Il ministro degli Esteri Sushma Swaraj doveva visitare il Myanmar la scorsa settimana, ma ha avanzato cause di salute. L’India ha interessi vitali in gioco, che rende imperativo essere alleata amichevole, cooperativa e reattiva con Suu Kyi, non importa la disillusione dello Zio Sam su di lei. La linea di fondo è che l’India dovrebbe avere una politica estera indipendente verso il Myanmar.

Myint Swe

Myint Swe

Il Parlamento del Myanmar approva l’accordo di cooperazione militare con la Russia
Sputnik, 11/05/2016

Secondo i media, la camera bassa del parlamento del Myanmar ha approvato un accordo sulla cooperazione militare con la Russia, su richiesta delle Forze Armate.

La camera bassa del parlamento del Myanmar, Pyidaungsu Hluttaw, ha approvato un nuovo accordo sulla cooperazione militare con la Russia su richiesta delle Forze Armate, secondo i media locali. La proposta del Ministero della Difesa è stata adottata dal Parlamento senza obiezioni, secondo il Myanmar Times. Il Viceministro della Difesa del Myanmar Maggior-Generale Myint Nwe ha detto che i due Paesi hanno una lunga cooperazione militare ed altri accordi probabilmente seguiranno. A fine aprile, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu aveva detto che la Russia prevede di rafforzare la cooperazione bilaterale con l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) i cui Paesi membri sono Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam.013Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina avanza nella scienza e nella tecnologia

John V. Walsh Consortium News 9 maggio 201613119987Il titolo recita: “La rapida crescita della ricerca di una nazione: il boom economico della Cina si riflette nell’ascesa nelle scienze avanzate“, non è un titolo del Quotidiano del Popolo o del China Daily, ma nella più prestigiosa delle pubblicazioni scientifiche occidentali, Nature. Le 38 pagine che seguono il titolo del supplemento speciale della rivista ci dicono che la Cina è ora seconda al mondo per pubblicazioni scientifiche di alta qualità ed è in rapida crescita. Questo contraddice certamente lo stereotipo occidentale, oserei dire razzista, del lavoratore asiatico privo di fantasia che doverosamente sforna cumuli di prodotti di bassa qualità. Ma come possiamo sapere che l’affermazione sulla Cina è vera? Si tratta qui di dati del governo cinese che, sempre secondo lo stereotipo occidentale, produce solo invenzioni? (L’autore non ha trovato nulla che lo dimostri, merito di fonti immuni dai pregiudizi occidentali) Prima di considerare le prove dell’affermazione di Nature sull’avanzata scienza cinese, dovremmo chiederci che significato hanno per il profano? Proprio come gli Stati Uniti continuano col bellicoso “perno in Asia”, progettato dalla segretaria di Stato Hillary Clinton, dal presidente Barack Obama e dell’élite della politica estera per confrontarsi con la Cina, dobbiamo sapere ciò a cui i nostri dirigenti ci portano. I due pilastri della potenza di un Paese (delle varietà dura, morbida e militare) sono l’economia e la tecnologia. Dalla fine del 2014 la Cina è la maggiore economia del mondo secondo il Fondo monetario internazionale, utilizzando il parametro della parità di potere d’acquisto (PPP). E continua a crescere di circa il 7 per cento, “solo” il 7 per cento come i media occidentali si appassionano a dirci anche se alcuna nazione occidentale si avvicina a tale tasso di crescita. Ora la Cina sembra essere sul punto di diventare il motore della di ricerca più importante del mondo. Facendo avanzare l’economia cinese ancora più rapidamente; tecnologia e scienza sono le forze trainanti dello sviluppo economico moderno. Faremmo bene a ricordare che l’ultima volta che gli Stati Uniti affrontarono la Cina direttamente in un conflitto armato fu la guerra di Corea. Quando gli Stati Uniti, con le Nazioni Unite come copertura, avanzarono fino al confine con la Cina, il fiume Yalu, essa entrò in guerra e gli Stati Uniti furono ricacciati a sud del 38° parallelo. Il risultato fu il ripristino dello status quo ante bellum, con la Corea divisa ancora oggi. A quel tempo la Cina era debole e arretrata; ora è forte ed avanzata.

Dominio storico
Nel contesto storico più ampio, negli ultimi 500 anni l’occidente ha giocato sporco per invadere e colonizzare il resto del pianeta. Tale processo continua oggi sotto forma di neocolonialismo, e ultimamente con le guerre, le operazioni per il “cambio di regime” e le sanzioni degli Stati Uniti contro le nazioni che resistono. In questi 500 anni, l’occidente ha sempre goduto di superiorità tecnologica, una delle chiavi del suo successo nel dominio. Qualcuno potrebbe dire che la tecnologia è la chiave della sottomissione del pianeta da parte dell’occidente. Possiamo vederlo dalle armature d’acciaio di Toledo e dalle spade dei conquistadores dal 1492 alle titaniche portaerei degli Stati Uniti che gironzolano sul Mar Cinese Meridionale oggi. Ma il progresso della scienza e della tecnologia in Cina significa che non sarà così per molto. Infatti quel giorno è già arrivato comunque. Così sarebbe un bene sapere che situazione le nostre élite ci creano con il loro “pivot in Asia”. Torniamo alle prove. Per quanto ne sappiamo, con elevata fiducia, quanto sono impressionanti i successi della Cina nelle scienze e tecnologie? Le informazioni provengono da Nature Index (NatureIndex.com), della rivista Nature. Forse relativamente pochi legislatori sanno di Nature, ma praticamente ogni scienziato ritiene che sia una delle più importanti pubblicazioni scientifiche dalla meritata reputazione. Per esempio, il lavoro di Watson e Crick sulla struttura a doppia elica del DNA, insieme al testo di Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, con i dati che portarono alla struttura di Watson-Crick, apparve su Nature. Nature è pubblicata da Elsevier, che lo pubblica da lungo. Elsevier, nei Paesi Bassi all’epoca, pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo, contrabbandato dall’Italia per sfuggire alla repressione del Vaticano, mentre Galileo era agli arresti domiciliari. Cartesio fu anche pubblicato da Elsevier. L’elenco potrebbe continuare nei secoli.

Misurare il progresso
Ora caro lettore, dovrai sorbirti un paio di brevi paragrafi che descrivono come NatureIndex misura la qualità della scienza. E’ tutto spiegato in modo molto dettagliato su NatureIndex.com, basato sul database di tutti gli articoli pubblicati dalle 68 più prestigiose riviste scientifiche del mondo. La selezione delle riviste è compito di un gruppo di eminenti ricercatori attivi. Tutte le riviste selezionate sono occidentali, come lo sono tutti, tranne una manciata, gli scienziati che fanno la selezione. In un anno appaiono in queste riviste circa 60000 articoli originali. Ogni autore dei 60000 documenti riceve un punteggio in base al numero di articoli a cui ha dato un contributo. Questo numero è chiamato Indice Frazionale (FC). Per ragioni tecniche FC va ponderato per alcune discipline dando luogo a un altro numero, l’Indice Frazionale Ponderato (WFC) di ogni scienziato. Sommando l’WFC di tutti gli scienziati che in Cina figurano tra i collaboratori, in un dato anno, si ha l’WFC della Cina. Lo stesso può essere fatto per qualsiasi altro Paese. È semplice. Fondamentalmente l’WFC è un parametro della qualità, perché le riviste scelte per l’Indice pubblicano il meglio che può essere determinato scientificamente al momento. La pubblicazione di un articolo su queste riviste è un affare altamente competitivo, e ogni scienziato vuole pubblicarvi il suo capolavoro. L’WFC non ha alcuna misura burocratica o governativa. Ogni articolo che appare viene rivisto e accettato, di solito da almeno tre scienziati che agiscono in piena autonomia, e di fatto senza nemmeno sapere chi sono gli altri revisori del testo. Ciò significa che vi sono almeno 180000 recensioni indipendenti all’anno. Poi vi sono i molti articoli rifiutati dai revisori. Ciò significa che l’WFC dei Paesi esaminati è deciso da centinaia di migliaia di recensioni indipendenti ogni anno! Tutti agiscono indipendentemente. Adam Smith vorrebbe tale modello. L’autore ha lavorato per tutta la vita con tali riviste scientifiche, sia da revisore che da esaminato. I giudizi sono generalmente duri, onesti e soprattutto leali. E in generale più sono prestigiose le pubblicazioni, più sono esigenti le revisioni. Anche in questo caso la linea di fondo è l’WFC di ciascuno dei Paesi esaminati. Più alto è l’WFC, maggiore è la qualità della produzione totale del Paese. Nei 12 mesi del 2015 gli Stati Uniti erano il numero uno di gran lunga. Ma seconda era la Cina. (I primi 20 erano: Stati Uniti, Cina, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Canada, Svizzera, Corea del Sud, Italia, Spagna, Australia, India, Olanda, Israele, Svezia, Singapore, Taiwan, Russia, Belgio). La rivista Nature ha iniziato ad analizzare la produzione cinese nel 2012 e di recente (dicembre 2015) ha pubblicato un supplemento cartaceo che riassume l’indice in cui veniva valutato l’WFC della Cina nel 2012-2014. Sono molto interessanti le 38 pagine di questo supplemento, contenenti le valutazioni della scienza per regione, istituto (mondo accademico e imprese) e città. Il timore di chi ha preparato il supplemento sui progressi della scienza cinese è palpabile.

Cambiare posto
Per chi è interessato al confronto, come dovremmo esserlo se vogliamo conoscere con precisione il nostro posto nel mondo, il seguente paragrafo dal supplemento NatureIndex è sorprendente: “Ma ecco ciò che distingue la Cina, oltre l’WFC. Mentre il contributo della Cina (al totale globale) è cresciuto del 37% dal 2012 al 2014, gli Stati Uniti hanno visto un calo del 4% nello stesso periodo”. Questo punto dovrebbe essere letto e riletto da coloro che respingono lo sviluppo della Cina come “meramente” quantitativo o completamente falso. Inoltre, il calo dell’WFC degli Stati Uniti non è una sorpresa per i loro ricercatori, i miei colleghi hanno visto molti laboratori chiudere e molti ricercatori di talento costretti a smettere per il calo dei finanziamenti federali, che non tenevano il passo con le spese. E’ davvero triste vedere dispiegarsi tale tragedia, con tutto lo spreco di talenti, formazione ed istruzione. Tornando al supplemento di Nature sull’indice della Cina per il 2012-2014, qui vi sono estratti dall’introduzione, che dicono molto su grandezza e importanza dei progressi della Cina: “La Cina ha piani ambiziosi per passare a ben il 15% l’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, allo stesso tempo si prevede che l’economia rallenti (al 6,8-7,0 per cento l’anno. JW). Essa aspira anche ad essere la prossima superpotenza spaziale, mentre affronta sfide importanti su salute e ambiente, con una popolazione che invecchia e una carenza di acqua. (La Cina ha anche per obiettivo la totale eliminazione della povertà e la creazione di una ‘società moderatamente prospera’ entro il 2020. JW) Il governo cinese sa che superare tali sfide, raggiungendo gli obiettivi, è possibile solo attraverso la scienza. In effetti, la Cina aggancia la futura prosperità a un’economia basata sulla conoscenza, sostenuta dalla ricerca e dall’innovazione. Per un Paese che ha inventato carta, polvere da sparo e bussola, tali ambizioni possono essere realizzate. Quest’anno (2015) la farmacologa Tu Youyou è diventata la prima ricercatrice cinese ad essere insignita del premio Nobel per la Medicina, per aver contribuito a scoprire un nuovo farmaco per la malaria che ha salvato milioni di vite“. Questo dovrebbe essere abbastanza per convincere il lettore della misura, rapidità e qualità della scienza in Cina. Ma vi sono dati che corroborano lo studio di NatureIndex? Sì, dell’US National Science Foundation (NSF). La NSF ha rilasciato una valutazione della ricerca in Cina nel gennaio 2016 dal titolo: “La leadership su scienza e tecnologia degli Stati Uniti sempre più messa in discussione dai progressi in Asia: la Cina è ora il secondo maggiore ricercatore“. La valutazione è tratta da Science and Engineering Indicators 2016, a sua volta prodotto dal National Science Board (NSB) ente del NSF i cui 25 membri sono di nomina presidenziale. La valutazione va letta tutta, ma la conclusione è la seguente: “Secondo gli indicatori del 2016, la Cina è ora il secondo maggiore centro di ricerca, col 20 per cento delle attività di ricerca globali, rispetto agli Stati Uniti che ne rappresentano il 27 per cento“. Ciò significa, naturalmente, che la Cina oggi produce quasi tre quarti della ricerca degli Stati Uniti, se vogliamo credere alle cifre della NSF, e la produzione cinese è in rapida crescita. Qui vi sono alcune altre citazioni della valutazione della NSF: “Nel 2003-2013 la Cina ha ampliato gli investimenti nella ricerca mediamente del 19,5 per cento ogni anno, notevolmente superiore agli Stati Uniti, e la Cina gli ha aumentati nonostante la grande recessione. (Quest’ultimo indica all’autore un profondo impegno per la ricerca). La Cina ha anche fatto passi significativi nell’istruzione in scienza e tecnica, fondamentale per sostenere la ricerca, nonché per le industrie della conoscenza e ad alta intensità tecnologica. La Cina è prima al mondo per laureati in scienze ed ingegneria. Questi campi rappresentano il 49 per cento di tutti i laureati in Cina, rispetto al 33 per cento negli USA. Nel 2012 gli studenti cinesi erano il 23 per cento dei 6 milioni di laureti di tutto il mondo in scienze e tecnologia (S&E). Gli studenti dell’Unione Europea erano circa il 12 per cento e quelli degli Stati Uniti circa il 9 per cento. (Si noti che la Cina crea più laureati in S&E rispetto a Stati Uniti e Unione europea insieme, vale a dire più di tutto l'”occidente”. JW) Il numero di lauree in S&E in Cina aumenta. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano ad assegnare il maggior numero di dottorati in S&E e rimangono meta preferita della mobilità internazionale degli studenti.” (Ma date l’enorme numero di lauree S&E in Cina, sembra sia solo questione di tempo prima che seguano i dottorati. JW)

Trinceramento degli USA
Ora vediamo cosa dice la NSF sul tasso di crescita delle ricerche negli Stati Uniti, qualcosa che probabilmente sa meglio di chiunque altro. Ancora una volta citiamo: “L’investimento federale nelle attività accademiche e di ricerca è diminuito negli ultimi anni, riflettendo gli effetti della fine degli investimenti dell’ARRA (American Recovery and Reinvestment Act), con l’avvento del Budget Control Act e l’aumento della pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale. Dalla Grande Recessione, una sostanziale e reale crescita annuale della ricerca, correlata al PIL degli Stati Uniti, non è tornata. La crescita aggiustata dall’inflazione sul totale della ricerca negli Stati Uniti era in media solo dello 0,8 per cento all’anno nel 2008-13, meno della media annua del 1,2 per cento sul PIL degli Stati Uniti”. “La riduzione dell’investimento federale ha un impatto negativo sulla ricerca universitaria nazionale”, secondo detto Kelvin Droegemeier, vicepresidente del NSB e vicepresidente per la ricerca presso l’Università dell’Oklahoma. “Le nostre università conducono il 51 per cento della ricerca di base della nazione e formano la prossima generazione di lavoratori STEM. Il sostegno federale è essenziale per lo sviluppo di nuove conoscenze e del capitale umano, permettendo agli Stati Uniti d’innovarsi ed essere in prima linea nella scienza e tecnologia“. Vorrei trarre da questa citazione una frase dal significato speciale sul calo dei finanziamenti federali per la ricerca, ovvero “la maggiore pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale“. I benefici della spesa discrezionale escludono principalmente le spese sociali come Social Security e Medicare, che rientrano nella categoria non discrezionale. Devo dire ai lettori che la parte più importante del budget discrezionale federale è il Pentagono? Secondo OMB i militari consumarono il 55 per cento del budget discrezionale federale nel 2015, mentre la scienza ne ha avuto il 3 per cento!! Anche gli “affari internazionali” hanno ricevuto il 3 per cento. In altre parole, gli Stati Uniti costruiscono e utilizzano una notevole quantità di strumenti di distruzione mentre la Cina costruisce la sua base scientifica e tecnica.
Ho descritto i fatti e le prove del grande balzo in avanti della Cina nella scienza e tecnologia. Alla luce del record impressionante della Cina nello sviluppo economico e nella ricerca, gli Stati Uniti non interromperanno il loro Perno bellicoso sul Pacifico occidentale e cercheranno un mutuo rapporto vantaggioso e pacifico con la Cina? La realtà recensita qui suggerisce che il confronto con la Cina appartiene al passato coloniale e neocoloniale, che per la Cina si è finito nel 1949. La dirigenza degli Stati Uniti deve riconoscere la realtà o porterà al disastro gli USA e il mondo.

Tu Youyou

Tu Youyou

John V. Walsh è un autore di CounterPunch.com, Antiwar.com, LewRockwell.com e DissidentVoice.org. Membro fondatore di “Come Home America“. Ex-professore di Fisiologia e Neuroscienze presso l’University of Massachusetts Medical School.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Discorso di apertura di Kim Jong Un al VII Congresso del PLC

Korean Central News Agency, Pyongyang, 6 maggio – Global Securitynorth-korean-leader-hails-nuclear-success-in-opening-congress-1462631361Kim Jong Un, Primo segretario del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), ha fatto il seguente discorso di apertura del Settimo Congresso del PLC:

Cari delegati,
Oggi si tiene lo storico VII Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea nella grande lotta in cui tutto il partito, l’intero esercito e tutto il popolo, con nervi saldi e fiducia nella rapida vittoria finale della rivoluzione del Juche, si radunano per marciare coraggiosamente, vanificando ogni minaccia e sfida disperata degli imperialisti. Riflettendo la lealtà infinita e l’ardente rispetto di delegati, militanti, militari e tutto il popolo, vorrei prima estendere il tributo più nobile e la più grande gloria ai grandi compagni Kim Il Sung e Kim Jong Il, fondatore e costruttore del PLC, incarnazioni della potenza invincibile del PLC e leader eterni del nostro partito e del nostro popolo.

Compagni,
Nel periodo in questione il nostro partito e il popolo hanno intrapreso la sacra ardua lotta a difesa del socialismo e per la vittoria della causa della rivoluzione del Juche sotto la sapiente guida del grande Presidente Kim Il Sung e del Generale Kim Jong Il. In questo periodo i ranghi del nostro partito sono stati privati di veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese come Kim Il, Choe Hyon, O Paek Ryong, O Jin U, Choe Kwang, Rim Chun Chu, Pak Song Chol, Jon Mun Sop e Ri Ul Sol che, tenendo i grandi leader in alta considerazione, si dedicarono interamente al Paese e al popolo sulla lunga via della rivoluzione del Juche. E siamo stati privati di molti compagni e rivoluzionari fedeli, come Ho Tam, Yon Hyong Muk, Kim Jung Rin, Ho Jong Suk, Kim Kuk Thae, Kim Yong Sun, Kim Yang Gon, Jon Pyong Ho, Pak Song Bong, Ri Chan Son, Ri Je Gang, Ri Yong Chol, Kang Ryang Uk, Ri Jong Ok, Kim Rak Hui e An Tal Su che lavorarono con dedizione a rafforzamento e sviluppo del nostro partito e alla vittoria della causa socialista. Abbiamo anche perso Jo Myong Rok, Kim Kwang Jin, Kim Tu Nam, Jon Jae Son, Yun Chi Ho, Ri Tong Chun, Kim Ha Gyu, Ri Jin Su, Sim Chang Wan e altri preziosi compagni d’armi nella rivoluzione del Songun compiendo gesta eroiche nella lotta per rafforzare e sviluppare le Forze Armate rivoluzionarie. Inoltre Ri Sung Gi, Im Rok Jae, Chon Se Bong, Paek In Jun, Yu Won Jun, Ri Sang Byok, Pak Yong Sun e altri accademici, professori, medici, scrittori, artisti e atleti del popolo, che si dedicarono con tutta le loro energie e saggezza a sviluppare scienza, cultura, arte e sport; anche Han Tok Su, Choe Tok Sin, Ri In Mo, Rim On Sik, Kim Kwang Thaek e altri compagni rivoluzionari, indimenticabili figure patriottiche e pro-riunificazione, sono deceduti. Queste persone si dedicarono completamente e senza risparmiarsi alla vittoria della causa della rivoluzione del Juche, alla riunificazione del Paese e alla prosperità nazionale, a sostegno leale del PLC e dei leader; la brillante vittoria della nostra rivoluzione e l’attuale gloria del Paese socialista sono attribuibili ai loro preziosi sangue ed abnegazione. Alla memoria dei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese, martiri patriottici, indimenticabili compagni d’armi rivoluzionari del nostro partito e per la riunificazione, figure patriottiche che posero le loro preziose vite a disposizione della lotta per la costruzione del socialismo, la riunificazione nazionale e la causa dell’indipendenza globale, propongo di osservare un minuto di silenzio.

Compagni,
48A03376-CCDE-4C91-B543-D098959E9384_w640_r1_s_cx0_cy5_cw0 Il settimo congresso del PLC è stato convocato in un momento storico in cui la fase del salto in avanti nell’attuazione della causa della rivoluzione Juche si apre. Gli ultimi decenni dal VI Congresso del PLC sono stati caratterizzati da aspre lotte e gloriose vittorie dal nostro partito e del popolo. Nel periodo in esame la situazione della nostra rivoluzione era molto grave e complessa. In tempi duri senza precedenti, in cui il sistema socialista mondiale è crollato e le forze imperialiste concentrarono la loro offensiva antisocialista sulla nostra Repubblica, il nostro partito e il popolo furono costretti a combatterla con una sola mano. Gli imperialisti resero costantemente tesa la situazione per decenni, per impedire che il nostro popolo vivesse in pace neanche per un istante e bloccando ogni via allo sviluppo economico e all’esistenza tramite ogni sorta di blocco, pressione e sanzione. Di fronte alle dure e molteplici difficoltà, a prove difficili e a sofferenze peggiori di quelle di una guerra, il nostro partito e il popolo si sono riuniti saldamente attorno al Comitato centrale del PLC, tenendo il Presidente e il Generale in alta considerazione come centro dell’unità e della leadership, compiendo notevoli sforzi per difendere e far progredire la causa socialista, seguendo solo la linea rivoluzionaria del Juche avanzata dai grandi leader, sfidando la tempesta della storia senza la minima esitazione o indecisione. Con la sapiente guida del Presidente e del Generale e l’unità dei cuori di PLC, esercito e popolo attorno ai leader, abbiamo inciso orgogliose storiche vittorie, sventando i piani delle forze imperialiste per soffocare la Repubblica ad ogni passo e salvaguardare fino all’ultimo la bandiera rossa del socialismo e le conquiste della rivoluzione. Nel periodo in esame, il PLC ha incarnato la linea del Juche nella costruzione del partito del Generale Kim Jong Il divenendo un corpo potente, ideologicamente puro e organizzativamente integrato, in cui fu realizzata l’unità ideologica e di leadership sviluppando un partito materno che si assume la responsabilità del destino delle masse popolari, un partito sempre vittorioso dalla solida e sofisticata arte della leadership, un partito rivoluzionario d’acciaio e promettente. Questo anno, in cui si svolge il VII Congresso del PLC, i nostri militari e il popolo hanno raggiunto grandi successi nella prima prova della bomba all’idrogeno e nel lancio del satellite di osservazione terrestre Kwangmyongsong-4, punti di riferimento nella storia della nazione vecchia di 5000 anni, innalzando dignità e forza della Corea del Juche ai massimi livelli; con alto spirito, hanno guidato la dinamica campagna dei 70 giorni compiendo con lealtà grandi imprese e ottenendo inauditi successi sul lavoro in tutti i settori della costruzione socialista. Tutti i militari e il popolo del Paese hanno mostrato alto spirito dell’attuazione delle politiche del PLC fino alla fine, rispondendo alla richiesta dei militanti di lanciare la campagna dei 70 giorni, compiendo così grandi successi e balzi in avanti in tutti i settori dell’economia nazionale, raggiungendo il risultato brillante del superamento degli obiettivi della campagna decisi dal PLC. Durante la campagna, i settori del trasporto ferroviario elettrico, delle miniere di carbone e delle industrie metallurgiche lavorarono duro per maggiori risultati, realizzando l’aumento della produzione, e molte unità in diversi settori dell’economia nazionale, tra cui metal-meccanica, chimica, costruzioni, industrie leggere e agricoltura, alzarono un forte vento garantendo la modernizzazione della produzione interna e comportando la ripresa della produzione, raggiungendo prima del previsto distinti risultati nell’adempimento dei piani economici nazionali del primo semestre e annuale. La nostra eroica classe operaia, e gli scienziati e i tecnici di Kim Il Sung e Kim Jong Il scatenati nella lotta inflessibile sul principio della priorità all’autosviluppo nel sviluppare e produrre nuove macchine e attrezzature basandosi su lavoro e tecnologia locali, li presentano quali dono al Congresso del Partito. Altri nel Paese, in un breve lasso di tempo, hanno meravigliosamente completato molti grandi programmi di costruzione, assai utili allo sviluppo dell’economia e al miglioramento del tenore di vita del popolo, prima che il Congresso inviasse gli attestati di lealtà al Comitato centrale del PLC. Coloro che nel settore delle scienze della Difesa Nazionale hanno svolto un magnifico all’inizio di quest’anno significativo, con l’esplosione emozionante della prima bomba all’idrogeno della Corea del Juche, continuano a creare miracoli epocali nel difendere le nostre dignità nazionale e sovranità, al culmine della campagna dei 70 giorni ed aprendo la grande porta del Settimo Congresso del PLC, orgoglioso per i vincitori. Tutti i settori e tutte le unità, bruciando di ardente lealtà verso il PLC e con straordinario entusiasmo patriottico, acceleravano la grande marcia rivoluzionaria per celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice dei gloriosi vincitori. Questo è pienamente dimostrato dalle salde fede e volontà dei nostri militari e del popolo che trionfalmente costruiscono una nazione prospera davanti gli occhi del mondo, fracassando le malvagie manovre delle forze ostili, volte a sanzioni e strangolamento, dimostrando al mondo spirito indomito, grintosa audacia e forza inesauribile dell’eroica Corea. I numerosi eventi sbalorditivi accadutisi uno dopo l’altro nella preparazione di questo significativo Congresso del PLC, sono permeati dal prezioso sudore, dalla passione ardente e dallo sforzo senza pretese degli aderenti del partito che si sono sempre dedicati con passione al PLC, contrassegnando l’età d’oro della costruzione del socialismo con continui picchi rivoluzionari. Vorrei estendere un grazie ai militanti e un cordiale saluto a nome del Comitato Centrale del PLC a tutti i delegati e aderenti del partito, ai militari dell’Esercito Popolare di Corea e al popolo che hanno contrassegnato la storia sacra del PLC con il sangue e il sudore del patriottismo e compiendo un grande contributo nel celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice della vittoria e della gloria, stringendo le armi della rivoluzione, il martello, la falce e la penna, con bruciante convinzione nel percorrere per sempre la strada tracciata dal nostro partito. In occasione del significativo Congresso del nostro partito, i miei cordiali saluti vanno al Fronte antimperialista nazionale democratico, Partito Socialdemocratico coreano, Partito Chondoista Chongu, al popolo sudecoreano, alla Chongryon (Associazione generale dei coreani residenti in Giappone) e ad altre organizzazioni dei coreani all’estero e a tutti i connazionali all’estero che lavorano duramente per la riunificazione e la prosperità del Paese. A nome del Congresso del PLC, rivolgo anche un sentito ringraziamento e saluti ai partiti ed organizzazioni politici, ai gruppi di studio dell’idea del Juche, alle organizzazioni di amicizia e di solidarietà e ai personaggi di tutti i ceti sociali nei diversi Paesi del mondo e ai rappresentanti delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali nella Corea democratica che hanno dato sostegno positivo ed incoraggiamento alla nostra rivoluzione ed inviato messaggi di congratulazioni, lettere e cesti di fiori al Settimo Congresso del PLC.

Compagni,
Il Settimo Congresso del PLC riassumerà i brillanti successi e la preziosa esperienza che il nostro partito e il popolo hanno guadagnato durante il periodo in esame avanzando la linea strategica e le attività che inaugurano il grande periodo d’oro della costruzione socialista e in direzione dell’avanza della nostra rivoluzione. Questo Congresso del PLC sarà un’occasione storica per la creazione di un’altra pietra miliare nella lotta per lo sviluppo del glorioso Partito Kimilsungista-Kimjongilista e il compimento della causa del socialismo. 3467 delegati hanno diritto di voto in questo Congresso e 200 persone hanno diritto di presentare domande; tutti i presenti sono stati eletti alle conferenze del PLC nei diversi livelli. Tra loro 1545 sono delegati dei funzionari di partito e dei lavoratori politici, 719 delegati dei militari, 423 delegati dei funzionari statali amministrativi ed economici, 52 delegati dei funzionari delle organizzazioni popolari, 112 delegati dei funzionari nei settori della scienza, istruzione, pubblica salute, cultura, arte e mass media, 786 delegati della base del Partito coinvolti nel lavoro sul campo, sei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese e 24 vecchi ex-prigionieri. 315 sono donne. Sono presenti al congresso anche 1387 osservatori.
Pienamente convinto che questo Congresso del PLC eseguirà i suoi compiti in modo soddisfacente, sostenuto dall’alto entusiasmo politico di tutti i delegati presenti a un incontro storico che lascerà un segno straordinario nello sviluppo del nostro partito e della nostra rivoluzione; incontro per l’avanzata generale e accelerare la vittoria finale della causa della rivoluzione del Juche, dichiaro il Settimo Congresso del PLC aperto.abc45d6fe9af652ae2a1c26b487c578825675dceTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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