Il nuovo sistema di difesa aerea respinge l’attacco israeliano su Homs

Ziad Fadil, Syrian Perspective 25/5/2018

Il 25 maggio 2018 alle 19:00 circa, il radar dell’Esercito arabo siriano rilevava diversi missili sparati da un aereo sionista che sorvolava il Mediterraneo, vicino le coste libanesi. Le Forze Armate siriane e iraniane potenziarono sostanzialmente la difesa aerea, da quando gli attacchi preventivi dello Stato dei coloni sionisti prendono di mira varie postazioni in cui le milizie sostenute dall’Iran avrebbero istituito delle basi. Quella volta non fece eccezione. L’attacco sionista mirava a nuove apparecchiature radar della difesa aerea e di allarme precoce in una base vicino ad al-Dhabah. Se non si sa quanti missili furono stati sparati dal velivolo sionista, quasi tutti furono intercettati e distrutti da vari sistemi d’arma tra cui lo Shilka. I missili che non furono distrutti, per fortuna, caddero invano nel deserto.
Il nuovo sistema di difesa aerea proviene dall’Iran e diverrà operativa nelle prossime ore. Questo sarà un grande sollievo per i coraggiosi soldati e miliziani che hanno dovuto sopportare gli attacchi disperati dei folli guerrafondai sionisti che si sforzano d’evitare l’arrivo dei combattenti che aiuteranno l’EAS a liberare dalla puzza del sionismo la Palestina. Alcuni di voi potrebbero aver sentito parlare recentemente di politici sionisti che cercano di convincere gli Stati Uniti a riconoscergli la proprietà sulle alture del Golan. Non serve dire che tale riconoscimento sarebbe una violazione totale del diritto internazionale.
L’attacco fu limitato e molto probabilmente fallì (parzialmente abortito), fonti diverse indicano tra 2 e 6 missili, ma è probabile che solo 2 missili furono sparati dagli aviogetti delle IDF, indicando che furono tracciati dai radar siriani, abortendo il previsto attacco. La base aerea abbandonata della SAAF, vicino Qusayr, è utilizzata come centro logistica di Hezbollah dal 2013, indicando che le IDF volessero provocare Hezbollah in Siria.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Dayr al-Zur, la prima sconfitta di USA e NATO

Pars Today
A Dayr al-Zur, un blitz dei terroristi dello SIIL, sostenuti dagli statunitensi, causava la morte di 16 soldati siriani e ne feriva altri 14.Secondo SANA, le aree occupate a sud del governatorato di Homs hanno avuto una notte particolarmente dura, il 23 maggio, dopo mesi di relativa calma. I combattimenti violenti sono scoppiati quando i terroristi, appoggiati da unità aeree statunitensi, assaltavano le posizioni dell’Esercito arabo siriano vicino al confine tra Giordania, Siria e Iraq. Una fonte vicina all’Esercito arabo siriano affermava all’agenzia Fars News che la violenta offensiva fu lanciata dalla periferia sud-est della stazione di pompaggio del T2 e mirava alle posizioni dell’Esercito arabo siriano a sud, vicino la diga. Una colonna di autobombe attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano prima che i terroristi lanciassero l’attacco violenta sui due assi di Bir al-Tayara e al-Juda, cercando di catturare Tal Suayd e Atashan, nella periferia meridionale della diga di Uayraz. I combattimenti d’incredibile violenza durarono cinque ore e l’Esercito arabo siriano respinse l’assalto. Il bilancio delle perdite tra i terroristi e gli ufficiali della NATO che sostenevano direttamente l’operazione dal loro comando di al-Tanaf ammontava a 57 morti. Altre decine rimasero feriti. Anche diversi pickup equipaggiati con mitragliatrici pesanti Duchka furono distrutti. Usando lo SIIL, gli Stati Uniti cercavano di tagliare la strada che collega la stazione di pompaggio T2 ad Humimah, la principale via di rifornimento dell’Esercito arabo siriano ed alleati dall’est di Homs ai confini con l’Iraq. Il coinvolgimento diretto delle forze statunitensi e francesi in questo attacco è confermato: dalla loro cellula operativa di al-Tanaf, gli ufficiali occidentali agivano senza ottenere successi.
L’attacco statunitense coincide con l’assalto dello SIIL nell’area di “deconflitto” lungo l’Eufrate, e anche molto più a ovest, vicino la stazione T3 di Palmyra. Ma anche tale offensiva fu respinta. Secondo fonti vicine all’Esercito arabo siriano, le forze siriane ce gli alleati Hezbollah erano all’erta al momento dell’attacco. Poco prima dell’assalto degli Stati Uniti, i soldati siriani monitoravano l’evoluzione dei militari stranieri sotto la bandiera delle forze democratiche siriane (SDF) abbastanza lontano dalle aree in cui erano stati schierati. Tali soldati “occidentali” furono quasi catturati prima che l’aviazione della coalizione statunitense venisse a salvarli. I caccia statunitensi sarebbe stati degli F-15, secondo la fonte le cui informazioni vanno confermate. Il 1° maggio, un contingente di 60 cecchini francesi fu arrestato dall’Esercito arabo siriano a Hasaqah, che pure agiva sotto la bandiera delle SDF. Negli ultimi due mesi, le forze speciali statunitensi e della NATO hanno operato ai confini siriano-iracheni e nel nord-est della Siria, progettando una massiccia offensiva contro l’Esercito arabo siriano ed alleati per rioccupare il terreno perduto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Via della Seta passa per Anversa e… l’Iran

Venice Affre, Lemoci

Dopo aver percorso 11000 chilometri viaggiando per 16 giorni sulle nuove rotte ferroviarie della seta, il primo treno merci che collega direttamente la Cina ad Anversa (Belgio) arrivava il 12 maggio nel porto di Anversa. Il 26 aprile, il treno lasciava la città portuale di Tangshan (provincia di Hubei) nella Cina nord-orientale prima di raggiungere il porto fiammingo, dopo aver attraversato Kazakistan, Russia, Bielorussia, Polonia e Germania. Questo primo collegamento ferroviario diretto tra Cina e Anversa è un progetto avviato dalla città di Tangshan e dal suo porto, in collaborazione con la compagnia di navigazione cinese statale Cosco Shipping Lines e la China Railway Container Transport Corp. (CRCT).

La nuova linea ferroviaria della seta passerà per Anversa
Il treno fa parte dell’Iniziativa cinese Fascia e Via (BRI), l’ambizioso programma del governo cinese per far rivivere le rotte commerciali dall’antica Via della Seta dall’Asia all’Europa. Con la nuova strategia aziendale del programma One Belt One Road (OBOR), il Presidente Xi Jingping vuole offrire alla Cina opportunità in Medio Oriente, Africa ed Europa. “Questa linea ferroviaria diretta pone il nostro porto sulla rotta BRI (Belt and Road Initiative) e rafforzerà ulteriormente i nostri legami con la Cina“, affermava Luc Arnouts, direttore commerciale del porto di Anversa, citato da una nota dell’autorità portuale di Anversa. “Abbiamo lavorato a lungo a questo progetto, che rappresenta un passo importante nelle nostre relazioni commerciali con la Cina“, aggiungeva. La durata media del viaggio marittimo dal porto di Tangshan con navi convenzionali è di 35 giorni. Il treno, trasportando 34 container di minerali per l’industria della carta e la produzione di ceramiche, può compiere il viaggio Tangshan-Anversa “in un tempo record di 16-20 giorni e a costi relativamente bassi“, affermava Geert Gekiere, amministratore delegato di Euroports Belgium, citato nel comunicato stampa. La Cina è il quarto partner di Anversa nel traffico annuale di 14 milioni di tonnellate di merci. A questo proposito, il governo cinese prevede di commissionare un treno diretto ad Anversa una o due volte al mese. In questo contesto, la città di Tangshan cerca di rafforzare la cooperazione col porto di Anversa e intende firmare un memorandum d’intesa con la città di Anversa. Inoltre, la China Railway Container Transport Corp. studia la fattibilità dell’apertura di un ufficio vendite in Europa.

La Cina inaugura un collegamento ferroviario con l’Iran
Le Vie della Seta continuano a tracciare i solchi anche nelle zone di tensione. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sullo smantellamento nucleare firmato con l’Iran nel luglio 2015, noto come Piano d’azione globale congiunto (JCPOA), che ha destato serie preoccupazioni nella comunità internazionale, in particolare tra i firmatari dell’accordo (Germania, Francia, Regno Unito, Cina, Russia), non impedisce a Pechino di continuare ad aprire rotte commerciali verso Teheran. Come riportato in un articolo del Washington Post dell’11 maggio, la Cina inaugurava il 10 maggio. esattamente due giorni dopo l’annuncio ufficiale di Donald Trump di ritirare il suo Paese dall’accordo nucleare di Vienna, un nuova linea ferroviaria tra Bayannur, città della Regione autonoma della Mongolia Interna, e l’Iran. “Mentre gli Stati Uniti ora chiedono alle compagnie straniere di ridurre le attività in Iran, la Cina sembra fare il contrario“, scriveva il Washington Post. Col lancio di questa nuova linea dei trasporti merci, Pechino intende intensificare i rapporti commerciali coll’Iran. La Cina è il maggiore fornitore dell’Iran che acquistava lo scorso anno 10,9 miliardi di euro in merci, un aumento del 23,86% delle importazioni iraniane rispetto al 2016, secondo Global Trade Atlas (GTA)/IHS Markit. Le importazioni cinesi dall’Iran ammontavano a 16,4 miliardi di euro (+21,78% in un anno) di cui 10,8 miliardi di euro imputati alla voce “combustibili minerali, oli, materiali bituminosi”. Con questa nuova linea ferroviaria, la Cina invia un messaggio chiaro a Donald Trump: “Continueremo a commerciare con l’Iran”, come riporta il Washington Post, secondo cui il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Geng Shuang dichiarava in una conferenza stampa del 9 maggio che Iran e Cina, “manterranno normali legami economici e commerciali. Continueremo, aveva detto, la nostra cooperazione pratica normale e trasparente con l’Iran basandoci sulla non violazione dei nostri obblighi internazionali”. La Cina, ricordava il quotidiano, affronta lo stesso problema degli alleati degli Stati Uniti in Europa. Infatti, anche se i governi europei si oppongono a nuove sanzioni contro l’Iran, le compagnie del vecchio continente dovrebbero rispettare tali regole o esporsi a pesanti multe. Inoltre, come riporta Le Monde, “il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif scelse Pechino, primo partner commerciale dell’Iran, per la prima tappa, il 13 maggio, del viaggio volto a salvare l’accordo internazionale sul programma nucleare dopo il ritiro degli Stati Uniti dell’8 maggio”. Secondo lo stesso articolo, l’omologo Wang Yi promise che la Cina avrebbe adottato un “atteggiamento oggettivo, equo e responsabile” e “continuerà a lavorare per mantenere l’accordo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cosa accade tra Russia e Israele?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 18.05.2018Anche con quanto ultimamente accaduto in Siria tra Israele e Iran, e tali episodi potrebbero ripresentarsi in futuro, il ruolo della Russia, come abbiamo già scritto, rimane cruciale da unico mediatore reale tra i due feroci rivali e potrebbe essere la chiave della riduzione delle tensioni. Nonostante la mediazione della Russia, la crisi è una grande sfida diplomatica che va gestita con abilità in modo che la Siria non diventi un altro campo di battaglia e che le vittorie della Russia sull’estremismo non siano compromesse. Il compito quindi è tanto complicato quanto rischioso ed enigmatico. Questo è evidente dal modo in cui il primo ministro israeliano, dopo l’ultima visita a Mosca e dopo che Israele aveva sparato su obiettivi iraniani in Siria, intese dire che la Russia era dalla sua parte nella guerra contro l’Iran. L’Iran, d’altra parte, continua a vedere la Russia come alleata e i suoi funzionari si recarono in Russia per salvare l’accordo nucleare dopo l’annuncio dell’uscita di Trump. Quindi, la domanda: cosa realmente accade tra Israele e Russia su Iran e Siria?
Mentre le dichiarazioni post-visita di Netanyahu suggerivano un cambio del pensiero russo sul ruolo che l’Iran può e dovrebbe giocare, non è così. La Russia non cambia lato, dato che il conflitto in Siria è ancora lungi dall’essere finito. La stabilizzazione siriana rimane un enigma da risolvere e l’Iran rimane un elemento chiave della pace e anche garante del cessate il fuoco. Israele quindi sembra sottovalutare l’importanza dell’Iran per la Russia, e viceversa. Il fatto che la Russia non abbia obiettato o criticato l’attacco israeliano alla Siria, prendendo di mira elementi iraniani, non la rende semplicemente ‘amica’ d’Israele e ‘nemica’ dell’Iran. C’è molto più di quanto sembri. Per la Russia, l’obiettivo principale rimangono stabilità ed unità della Siria come unità territoriale riguardo divisione in “zone” e ricostruzione. Il significativo silenzio della Russia sull’attacco israeliano mostra quindi come la Russia, amica di Iran ed Israele, non voglia essere invischiata nella zuffa Iran-Israele ed intenda svolgere il proprio ruolo in modo che non renda nemico Iran o Israele. Così sembra che i russi facciano questo: mentre si sono astenuti dal criticare Israele per l’attacco, il Ministero della Difesa non mancava di menzionare che la difesa aerea siriana fornita dalla Russia abbatteva la metà dei 60 missili sparati dalle forze israeliane, a significare che la Russia rimane attenta alla difesa della Siria. Già, la Russia dichiarava che se dovesse sorgere un’emergenza, rafforzerà la difesa siriana con missili S-300. Allo stesso modo, mentre Israele si aspetta dalla Russia di limitare il ruolo dell’Iran in Siria, particolarmente vicino al territorio israeliano, la Russia comprende l’intesa tra Iran e Siria. Di fatto, la Russia condivide con l’Iran le stesse ragioni e logica della presenza militare in Siria, poiché entrambi i Paesi sono stati invitati da Damasco e sono cruciali nella lotta a Stato islamico e altri “ribelli” finanziati dall’estero. Mentre la Russia potrebbe non avere interesse per il “fronte della Resistenza” dell’Iran contro Israele, non si oppone nemmeno alla presenza iraniana in Siria, né considera, a differenza d’Israele, Hezbollah un’organizzazione “terroristica”. Al contrario, il risultato delle elezioni in Libano ha dimostrato che Hezbollah è molto più di un semplice gruppo militante e che ha una forte base popolare e un solido sostegno elettorale, ottenendo legittimità sociale e politica e rafforzando la visione russa secondo cui Hezbollah non è terroristico e non va trattato come tale. Da questo segue logicamente un’altra differenza tra Israele e Russia e una convergenza di interessi tra Russia e Iran: l’accordo nucleare, noto come JCPOA. Come tale, se Israele esultava per l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, la Russia non si è astenuta dal definirla “nuova conferma dell’inaffidabilità di Washington”, aggiungendo che “la Russia è aperta all’ulteriore cooperazione cogli altri partecipanti al JCPOA e continuerà attivamente a sviluppare collaborazione e dialogo politico con la Repubblica islamica dell’Iran“.
Pertanto, nonostante il calore che Netanyahu ha ricevuto a Mosca nell’ultima visita, non si può negare che la Russia potrebbe pensare a un possibile coinvolgimento degli interessi iraniani in Siria nell’accomodamento con Israele. D’altra parte, il fatto che la Russia abbia ospitato Netanyahu e poi una delegazione iraniana, dimostra che la diplomazia russa cammina perché il suo ruolo di unica sostenitrice attiva della diplomazia discreta diventa evidente a Iran ed Israele. È quindi fuorviante concludere, come ampiamente fatto dai media internazionali, che esiste un accordo non ufficiale tra Russia e Israele, secondo cui la Russia permette ad Israele di attaccare obiettivi iraniani finché sono una rappresaglia e non colpiscono interessi siriani e russi. Ciò che è più probabile e adeguato agli interessi russi è che la Russia semplicemente si bilancia tra Iran e Israele, e sa che permettere a queste parti mano libera, comporterebbe una guerra che non si potrebbe controllare. Pertanto, nonostante l’impressione che Netanyahu abbia avuto successo, non è realistico aspettarsi che la Russia decida di scegliere tra Israele e Iran o d’aderire incondizionatamente all’agenda israeliana per sconfiggere l’Iran in Siria o all’agenda iraniana di espandere il fronte verso Israele. Ciò che tuttavia Israele può aspettarsi sono gli sforzi russi per impedire l’uso del territorio siriano contro Israele, e viceversa. Non ci sono, in quanto tali, accordi ma solo l’ampio riconoscimento del fatto che tutto ciò che accade in Siria, da una parte e dall’altra, deve prendere in considerazione i russi e i loro interessi.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio