Sull’amicizia Iran-Turchia, USA emarginati dal Medio Oriente

Cassad, 18 agosto 2017In Turchia c’è stata una riunione importante, che potrebbe avere conseguenze a lungo termine per l’intera regione. Una delegazione militare dell’Iran arrivava nel Paese della NATO per discutere le azioni congiunte in Iraq e Siria. La delegazione comprendeva il Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Esercito iraniano Bagheri, il Vicecomandante dell’IRGC, il Viceministro degli Esteri, il Comandante delle Forze di Sicurezza delle frontiere. Durante l’incontro sono stati raggiunti numerosi accordi che hanno permesso al Capo di Stato Maggiore Generale iraniano di affermare che i colloqui sono stati molto efficaci.
1. Turchia e Iran non riconoscono il referendum curdo in Iraq. L’Iran è categoricamente contrario a un Kurdistan indipendente e, secondo il Capo di Stato Maggiore Generale iraniano, in questo argomento è stato trovato un linguaggio comune con la Turchia.
2. Le parti hanno convenuto visite navali reciproche, scambio di studenti delle accademie militari, presenza di osservatori militari nelle esercitazioni militari ed esercitazioni congiunte.
3. È stato raggiunto un accordo col Capo di Stato Maggiore turco Hulusi Akar che presto visiterà Teheran. Beh, da lì la prima visita di Erdogan non è lontana. Entrambe le parti sono strategicamente impegnate nei negoziati di Astana, naturalmente vantaggiosi per la Federazione Russa.
4. La Turchia è lieta che Iran e Russia siano più consapevoli della sua preoccupazione per la questione curda, a differenza degli Stati Uniti, che non abbandonano il sostegno alle YPG, il primo problema della Turchia.
5. Iran e Turchia continueranno le consultazioni sulle operazioni dell’esercito e dei servizi speciali per un’azione comune contro al-Nusra, collegandosi alla questione della “procura” turca ad Idlib, dove al-Nusra ha puntato a un proprio allargamento.
6. Sono state discusse questioni controverse sulle zone di de-escalation, soggette a garanzie russe. In questo argomento sono rimasti punti controversi, in quanto la Turchia teme che, nel risolverle, l’Iran assegnerà ai suoi “agenti” ciò che non è dovuto dagli accordi di Astana ed altri.
In generale, in base ai cambiamenti strategici nel corso della guerra siriana, si può osservare come gli interessi iraniani e turchi coincidano. Questa opzione è apparsa in Turchia dopo aver abbandonato l’idea di rovesciare Assad e puntato sul campo russo-iraniano. La questione curda spingerà oggettivamente Ankara e Teheran verso una cooperazione più stretta su questione curda e divisione delle sfere d’influenza in Siria, soprattutto perché sarà preferibile per la Russia vedere turchi e iraniani (entro limiti ragionevoli) che non truppe statunitensi in Siria. Questa cooperazione si è già perfettamente manifestata dopo la conclusione degli accordi in Astana e le parti hanno ottenuto notevoli benefici, intendendo continuare tale cooperazione vantaggiosa dove, oltre ad obiettivi comuni con la Russia, hanno anche propri interessi. La Turchia lotta contro l’influenza curda e il ripristino della posizione nella regione, e l’Iran costruisce il ponte sciita Teheran-Beirut diretto anche contro Israele, e prosegue la guerra ibrida contro l’Arabia Saudita. Dato che numerosi obiettivi di Iran e Turchia coincidono con quelli della Russia, le parti da un lato svolgono un compito utile ponendo fine alla guerra in Siria a favore di Assad e, dall’altro, aumentano notevolmente l’influenza, sfruttando i fallimenti di sauditi e statunitensi che ne hanno indebolito il controllo sulla regione, aprendo opportunità ai principali attori regionali. L’indebolimento dell’influenza statunitense, anche in considerazione delle azioni della Russia, ha già portato diversi Paesi, già abbastanza aperti a perseguire proprie politiche senza riguardo per Washington, a concludere accordi che escludono Washington e dividono le sfere di influenza senza badare agli statunitensi. È difficile immaginare un’illustrazione più chiara per dimostrare la crisi dell’egemonia degli USA.
L’attuale offensiva mediatica sugli Stati Uniti in merito alle accuse di aver fornito armi chimiche ai terroristi e le richieste della Siria di sospendere le azioni della coalizione statunitense sul proprio territorio, riflettono il graduale rafforzamento strutturale della Siria nella guerra, dove tutti gli attori chiave cercano posizioni favorevoli in anticipo e di conseguenza respingendo gli avversari. La posizione degli USA è più vulnerabile. Più restano illegalmente in Siria e vicini al califfato dello SIIL, più sarà chiaro che sono in Siria per smembrarla, facilitando l’ulteriore campagna mediatica contro gli Stati Uniti, che hanno già abbandonato lo slogan “Assad deve andarsene”. Ciò rende la loro presenza in Siria più aggressiva. Russia, Iran e Turchia sono in una posizione favorevole, poiché operano in Siria in accordo con Damasco, e Russia e Iran in generale operano su invito del governo siriano. Naturalmente, Russia e Iran, così come la Turchia che li ha raggiunti, si sforzeranno di cacciare gli Stati Uniti dalla Siria e di risolvere il problema curdo secondo propri termini. Gli Stati Uniti, a loro volta, chiariscono che non rigetteranno la propria strategia (altrimenti ammetterebbero di aver perso la guerra in Siria), portando alla dichiarazione della leadership delle SDF sugli Stati Uniti che resteranno in Siria per anni, con una “Cooperazione fruttuosa”. Mentre il califfato e al-Nusra sono schiacciati, queste contraddizioni saranno sempre più evidenti e la posizione della Turchia sarà di grande importanza nella definizione della configurazione della Siria settentrionale dopo la sconfitta del califfato. Pertanto, ci saranno ancora molti negoziati tra Russia, Iran e Turchia, dove le parti si coordineranno alla luce di un possibile conflitto con gli Stati Uniti per il controllo della Siria settentrionale. Erdogan non ha ancora rigettato l’invasione di Ifrin e continuerà a presentare tale opzione a Russia e Iran, nel caso in cui i rapporti con i curdi e gli Stati Uniti si guastino completamente, dando ad Erdogan l’opportunità di occupare Ifrin col pretesto di “combattere il terrorismo”. L’intrigo principale è che se gli Stati Uniti vogliono accelerare l’isolamento del Kurdistan siriano dalla Siria, e Russia e Iran avranno due buone ragioni per attirare immediatamente Erdogan su una politica più rigorosa nei confronti dei curdi in Siria. Da una parte, la lotta per l’integrità territoriale della Siria, su cui Federazione russa, Iran e Turchia convergono. D’altra parte, vi è il desiderio di scacciare gli Stati Uniti dalla Siria. Qui la Turchia ha una posizione piuttosto ambigua, poiché fiancheggia la coalizione russo-iraniana continuando a sondare gli statunitensi per revisionare la strategia di Washington in Siria. C’è la possibilità che la cacciata degli statunitensi dalla Siria e la soppressione delle aspirazioni separatiste dei curdi saranno solo due dei problemi delle parti interessate, servendo da terreno fertile per una nuova guerra nell’Iraq settentrionale e nella Siria settentrionale, dove gli Stati Uniti prevedono di smantellare Siria e Iraq (con l’aiuto di certi Paesi NATO, Giordania, Arabia Saudita ed eventualmente Israele); vi sarà una coalizione contingente tra Siria, Iraq, Russia, Iran, Turchia ed eventualmente Qatar, alla luce delle nuove realtà che saranno decise. La Russia preferisce ancora non forzare gli eventi e suggerisce di collegare i curdi siriani ai negoziati di Astana, prevedendo di sottrarre almeno alcuni curdi dall’influenza statunitense e permettere dei compromessi tra i curdi e Assad. Ma la Turchia si oppone apertamente a tale piano, non volendo negoziare coi curdi. E la posizione dura sul referendum in Iraq, dimostrata congiuntamente con l’Iran, può anche essere considerata dimostrazione che la Turchia, come l’Iran, preferisce una posizione più ferma sulla questione curda, e che la Russia dovrà considerarla. Tuttavia, questo è ancora un problema lontano e quando si svilupperà pienamente, prossimamente, potrà ancora cambiare, anche se i contorni generali del conflitto possibile sono già abbastanza visibili.
Le biforcazioni più vicine sono la liberazione di Dair al-Zur, la presa di Raqqa e il referendum curdo in Iraq, dopo di che vedremo ulteriori chiarimenti del quadro e della configurazione generale del conflitto sull’autodeterminazione curda, in contraddizione inconciliabile con la questione dell’integrità territoriale di Siria e Iraq.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le sanzioni statunitensi sono sintomatiche di un impero fallito

James Oneill New Eastern Outlook 5.08.2017

Il 26 luglio 2017 il Congresso degli USA approvava in via straordinaria un disegno di legge che prevede nuove sanzioni contro Corea democratica, Russia e Iran. Il passaggio di tale legge e il tipo di sostegno nel Congresso degli Stati Uniti sono istruttivi per vari aspetti. Il primo punto è che le fazioni statunitensi, precisamente le istituzioni statunitensi, sono disposte a perseguire politiche indipendentemente dall’assenza di basi evidenti; in contrasto con gli interessi dei supposti amici ed alleati e completamente prive di qualsiasi conoscenza o riferimento alle realtà storiche. Il risultato delle ultime sanzioni è creare una situazione singolarmente pericolosa che potrebbe facilmente portare a una guerra nucleare. Contrariamente alle credenze bizzarre di certi politici statunitensi, non ci sarebbero vincitori con tale risultato. Questi punti possono essere illustrati riguardo le sanzioni all’Iran. Per anni la retorica degli Stati Uniti e dell’alleato Israele era che l’Iran era “sul punto di sviluppare una bomba nucleare”. Per più di un decennio, il governo israeliano diceva che l’Iran era “a solo pochi mesi” da tale sviluppo. Che le date siano passate senza incidenti, non impediva la ripetizione di ciò che era una manifesta falsità. Il primo ministro israeliano Netanyahu apparve all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, presentando un disegno che rappresentava la presunta “minaccia imminente”. I media occidentali omisero di menzionare che Israele è la sola potenza nucleare del Medio Oriente; non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, e si rifiuta di consentire l’ispezione dell’AIEA delle proprie strutture nucleari. Non solo non vi era alcuna prova che l’Iran abbia o volesse sviluppare armi nucleari, fu opinione unanime delle 17 agenzie d’intelligence statunitensi in due occasioni che l’Iran non avesse un programma per armi nucleari. Per risolvere la prospettiva della costante propaganda antiiraniana che istiga all’attacco di Stati Uniti e alleati all’Iran, il governo russo fu determinante nel raggiungere l’accordo del 2015 che impediva che l’inesistente programma di armi nucleari giustificasse la guerra. L’esempio dell’Iraq illustra come demonizzazione costante, minacce di sanzioni e false accuse su armi nucleari e altre armi di distruzione di massa, possano rapidamente portare alla devastazione totale di una nazione in precedenza prospera. Le lezioni da trarre da Iraq, Libia e Siria sono decisamente ignorate dai media occidentali che attualmente rullano i tamburi di guerra contro la Corea democratica, ancora una volta ignorando storia, logica e realtà militari.
Il piano d’azione comune globale (JCPOA) negoziato nel 2015 e concordato dai partecipanti, compresi gli Stati Uniti, forniva lo strumento con cui si rende praticamente impossibile all’Iran divenire una potenza nucleare. I meccanismi per garantirne la conformità comprendevano ispezioni regolari dell’AIEA e relazioni semestrali che attestano la conformità dell’Iran. Queste relazioni sono inviate al Congresso degli Stati Uniti. Per gli statunitensi e i loro alleati, tuttavia, non basta. Sebbene il JCPOA li privi del casus belli immediato per la guerra, la retorica anti-iraniana continua senza sosta. Un esempio della falsa propaganda è l’affermazione che l’Iran sostenga i gruppi sciiti intenti a promuovere terrorismo e destabilizzazione in Medio Oriente e altrove. Tale affermazione non ha alcuna attinenza coi fatti. La Fondazione Carnegie USA, ad esempio, in un rapporto intitolato “L’aiuto dell’Iran in Yemen” criticava la rappresentazione dell’Iran come sostenitore dei “ribelli sciiti” contro le forze del presidente Hadi. La realtà è che Hadi fu eletto in un’elezione dove era l’unico candidato e che l’opposizione popolare fece fuggire in Arabia Saudita. Gli huthi, la principale opposizione ad Hadi, sono zaiditi, teologicamente del ramo sunnita dell’Islam piuttosto che sciita. La guerra brutale in corso nello Yemen è guidata dai sunniti sauditi, sostenuta da Regno Unito, Stati Uniti e dalla grave presenza di mercenari, anche australiani, su cui il governo australiano tace. La realtà ha più a che fare con la posizione strategica dello Yemen, che si affaccia sullo stretto tra Mar Rosso e Mar Arabico e gli enormi giacimenti di petrolio ambiti dai sauditi, piuttosto che a un qualsiasi presunto sostegno iraniano. Anche Gibuti, sullo stretto dello Yemen, ha attirato l’interesse strategico statunitense e cinese, senza essere devastato dalla guerra. L’Iran offre sostegno politico e morale a Hamas in Palestina, ai musulmani nel Kashmir e ai rohingya in Myanmar, tutti sunniti. La caratteristica che hanno in comune è che sono repressi e soggetti a politiche genocide di altri gruppi politici e religiosi.
L’amministrazione Trump dimostra la verità dell’osservazione del Presidente Putin sulla precedente amministrazione Obama, secondo cui “non sono capaci di un accordo”. Trump ha detto al Wall Street Journal: “se fosse per me avrei trovato (gli iraniani) non conformi 180 giorni fa” (quando giurò). Secondo un articolo del Journal of Foreign Policy, Trump riprese il mantra all’ufficio ovale accusando i suoi consiglieri in politica estera (Tillerson, Mattis e McMaster) di non aver trovato modo per affermare che l’Iran violi le disposizioni del JCPOA. Il New York Times diffuse una storia simile. Infatti, gli Stati Uniti violano il JCPOA, sia nella lettera che nello spirito, e anche la risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che approvò l’accordo. L’articolo 29 del JCPOA impegna gli Stati Uniti ad astenersi da qualsiasi politica intesa a incidere sulla normalizzazione delle relazioni commerciali e economiche con l’Iran. Le ultime sanzioni e la retorica bellicosa che le accompagna sono manifestamente non conformi all’articolo 29. Tra le tante falsità contro l’Iran c’è l’affermazione che i test missilistici dell’Iran violino il JCPOA. Non c’è nulla nell’accordo che impedisca all’Iran di sviluppare l’autodifesa, tra cui l’uso di tecnologie antiaeree e antimissili. Un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. L’Iran ha adottato il sistema antimissile S300 della Russia nel 2016, in virtù del diritto all’autodifesa. Date le quotidiane minaccia all’Iran; i due ultimi incidenti dei “colpi di avvertimento” sparati a navi iraniane da navi militari statunitensi che operavano presso le acque territoriali dell’Iran; e la storia sulle azioni statunitensi nei Paesi confinanti, le misure di autodifesa sono una prudenza. L’osservanza dell’Iran dei termini del JCPOA ha consentito d’intervenire in un’altra area probabilmente più importante delle misure di autodifesa militare. L’Iran ha compiuto rapidi progressi nel rafforzare i legami economici con Cina, India e Russia. Sono stati firmati memorandum d’intesa per 40 miliardi di dollari con la Russia e società russe. La società Gazprom ha firmato un accordo da miliardi di dollari per sviluppare il giacimento Farzad B. Gazprom sviluppa anche i campi petroliferi Azar e Ghanguleh nella provincia del Luristan dove si stimano 3,5 miliardi di barili di riserve di petrolio. L’Iran ha anche 7 miliardi di dollari in riserve di gas naturale. I 200 miliardi di dollari necessari per sviluppare tali riserve verranno da Russia, Cina e altre fonti non occidentali. L’Iran annunciava che darà la preferenza ad infrastrutture e ad altre iniziative di sviluppo alle nazioni che l’hanno sostenuto negli anni delle sanzioni e delle altre forme di guerra. La Cina, che attualmente costruisce un collegamento ferroviario ad alta velocità tra Mashad e Teheran (per collegarsi con altre linee dell’Est asiatico), vede l’Iran quale fattore chiave nella grande Belt and Road Initiative (BRI) che trasforma il quadro economico e geopolitico eurasiatico. L’Iran è anche attore chiave nel corridoio dei trasporti Sud – Nord che collega l’India attraverso Iran e Azerbaigian alla Russia, trasportando merci ad una frazione del costo e del tempo delle rotte convenzionali esistenti e vulnerabili alle interferenze della Marina statunitense. Significativamente importante è anche l’associazione all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, con l’adesione a pieno titolo probabilmente nel 2018. La SCO è una componente centrale del BRI con legami sempre più stretti con l’Unione economica euroasiatica (EEU). La Russia è il denominatore comune di BRICS, SCO, UEE, SCO e NSTC. I Paesi di questi quattro gruppi, così come altre nazioni (ora più di 60) che hanno aderito al BRI, sempre più negoziano altri accordi non denominati in dollari. I giorni del dominio del dollaro USA sono chiaramente contati.
Questa combinazione di grandi cambiamenti economici e geopolitici nell’equilibrio di potere, allontanandosi dal dominio statunitense degli ultimi sette decenni, è la chiave per capire perché gli statunitensi reagiscono in modo disperato, pericoloso ed irrazionale. È la classica sindrome della fine dell’impero. Si spera che gli adulti costringano gli Stati Uniti ad evitare la via che porterebbe alla fine dell’umanità.James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi in Siria, perdono terreno

Ziad Fadil, Syrian Perspective 13/8/2017Il Qatar continua ad utilizzare i suoi vasti depositi di denaro per sponsorizzare il terrorismo in Siria. È dunque difficile capire perché l’Iran non convinca i derelitti di Doha a finirla con la loro politica folle e autodistruttiva del “cambio di regime” a Damasco. Con i sauditi che guidano la coalizione dei Paesi del Golfo-Egitto per porre fine alla connivenza del Qatar con Turchia e Fratellanza musulmana, si potrebbe pensare che l’Iran sfrutti l’isolamento del Qatar per portarlo a un comportamento più razionale. La rapida mossa della Turchia per aiutare il Qatar è parallela alla manovra dell’Iran per frustrare l’Arabia Saudita, sua principale nemesi nel Golfo. La Turchia è guidata da un membro della fratellanza, Erdoghan, che gelosamente protegge gli interessi del movimenti anti-primogenitura fondamentalista sunnita della fratellanza mussulmana; una posizione non troppo contraria agli atteggiamenti anti-monarchici dell’Iran. Ma qui finiscono le somiglianze. L’Iran è impegnato nella piena liberazione della Palestina, mentre i turchi restano nel mondo dell’accordo sionista. L’Iran costruisce una mezzaluna sciita nel nord del Medio Oriente, mentre la Turchia intende annettersi intere regioni per interdire i piani curdi su una nuova repubblica al confine meridionale. Tutto ciò rende è argomento per le sessioni rap nei college di fine settimana. Tuttavia, è anche un problema intrattabile per chi cerca di porre fine alla carneficina in Siria e Iraq. Lo provano gli eventi nel Ghuta sud-orientale. Il Faylaq al-Rahman, finanziato e armato dal Qatar, avviava un grande assalto sulle postazioni dell’EAS nell’area del Wadi Ayn Tarma. L’attacco principale si concentrava sui villaggi al-Muhamadiya e Aftaris e la zona della compagnia al-Lahma. I terroristi attaccarono i soldati siriani con i nuovi lanciamissili TOW acquisiti attraverso il MOK, o ex-comando dei terroristi sostenuto dagli statunitensi in Giordania. L’operazione fu chiamata “Wala Tahzani” o “Non essere triste”, se ci credete.
I TOW furono disattivati dal dispositivo d’intercettazione Sarab-1 sviluppato nazionalmente e che si trova oggi su tutti i carri armati dell’EAS. Il dispositivo invia segnali ai missili anticarro facendoli sbandare. Ha avuto un effetto rivoluzionario sulle operazioni dell’EAS nel Paese. E ora, con gli Stati Uniti che ritirano il sostegno ai gruppi terroristici, assieme alla svolta dell’Arabia Saudita nella politica sulla Siria, i terroristi si ritrovano in condizioni di combattimento sempre più pericolose. E così il Faylaq al-Rahman perdeva in un giorno 29 ratti e oltre 120 rimanevano feriti, anche seriamente. Coi terroristi che si lamentano apertamente della modalità dell’attacco, vi sono chiacchierate che indicano la completa dissoluzione della fiducia nel capo del gruppo Abdulnasir Shamir, ex-capitano dell’Esercito arabo siriano che disertò passando al terrorismo inflitto alla Siria nel 2012. Inoltre, il Faylaq al-Rahman non rientra negli accordi di “de-escalation” di Astana, Kazakhstan, né in quelli di Putin e Trump durante il faccia a faccia nell’ultimo vertice dei G-20. Come avevamo già scritto, i terroristi della CIA lasciano la nave che affonda, portandosi vassoi di baqlava e tavolini da backgammon fabbricati a Damasco. Ciò che rimane è l’equipaggio di scheletri degli “imprenditori indipendenti”, principalmente ex-spie ed ufficiali di medio rango che ricevono lo stipendio dal Qatar. Ciò non è di buon augurio per i gruppi terroristici rimasti nel Ghuta. Soprattutto perché l’Esercito arabo siriano ha ormai sradicato la presenza dello SIIL ad al-Suwayda, lasciando 15000 soldati liberi di tornare sul fronte di Damasco con migliaia di volontari addestrati in Iran a mantenere al-Suwayda libera dai ratti.
Credo francamente che l’operazione del Wadi Ayn Tarma fosse destinata ad accontentare i qatarioti, per continuare il flusso di denaro dal Qatar mostrando che il gruppo era ancora operativo. Guardando come il gruppo ha svolto la missione, sembra che non abbia altro scopo che uccidere quanto più soldati dell’EAS. Come si è scoperto, nessun soldato siriano è stato ucciso nei combattimenti. Ciò probabilmente grazie alla reazione delle forze aeree sulle posizioni chiave, mettendo a rischio l’assalto e costringendo i ratti terroristici a cedere altro territorio, nelle aree agricole, all’Esercito arabo siriano che avanza. Una volta capito, vedremo il capo di Faylaq al-Rahman dirigersi verso il ceppo del boia, molto presto. Lo SIIL sta anche peggio. La SAAF l’ha bombardato nel Qalamun, in particolare sulle colline al-Hashishat, al-Jarajir, Qara, snodo Mira, e a Martabiya e Shumays, dove sono stati distrutti i centri di comando. Anche ad Hama lo SIIL viene bastonato, dove l’EAS liberava tutte le colline intorno alla città di Salba. Si potrebbe pensare che qualcuno del gruppo possa capire quale sia la situazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rostislav Ishenko: Guerra civile globalista

Geopolitika n. 103, marzo-aprile 2017
Rostislav Ishenko è un noto analista politico russo e presidente del Centro per l’analisi e la previsione del sistema, intervistato per “Geopolitika” da Slobodan EricSignor Ishenko, Lei, tra l’altro, è un ottimo conoscitore della situazione in Ucraina. Come valuta la situazione in Ucraina? Pensa che il regime di Kiev cercherà di ricorrere a una soluzione militare quest’anno?
– L’Ucraina è sull’orlo della guerra civile nei territori controllati dal regime di Kiev e a un passo dalla dissoluzione. Non escludo la possibilità di provocazioni nel Donbas per distrarre l’attenzione dai problemi interni e stabilizzare il regime per un breve periodo. Ma tale provocazione non può avere successo né essere seria, poiché Kiev non può risolvere nulla nel Donbas con mezzi militari. Non ha semplicemente la forza per farlo. In linea generale, con l’inizio dei combattimenti tra le varie formazioni militari e paramilitari dell’attuale regime, la pressione sul Donbas dovrebbe indebolirsi. Le unità che ora sono in prima linea per Kiev, avranno un ruolo più importante all’interno dell’Ucraina.

Come vede le cose nel vicino, dove l’occidente spinge Lukashenko, e d’altra parte, i rapporti tra Minsk e Mosca sono complessi?
– Non la definirò pressione occidentale su Lukashenko. È solo che le autorità bielorusse, che si sentono a disagio per il rafforzamento della Russia e desiderano avere una preferenza economica ingiustificata da Mosca, cercano di giocare il ruolo tradizionale chiamato “multilateralismo” nello spazio post-sovietico. Minsk mostra a Mosca che se i suoi appetiti finanziari ed economici non sono soddisfatti, può rivolgersi all’occidente. Tali pratiche della leadership bielorussa non possono essere efficaci. Sono semplicemente fuori tempo. Oggi la Russia è abbastanza forte ed è un partner attraente per tutti i Paesi dello spazio eurasiatico, per poter consentire a Lukashenko di seguire il destino di Janukovich. Se vuole giocare con l’occidente, tanto meglio. Dopo tutto, se la leadership bielorussa non ha imparato nulla dal caso ucraino, Mosca non può aiutarla. Comunque, finora tutto ciò non è andato troppo oltre, quindi Lukashenko è ancora in tempo per rinsavire.

Indipendentemente dall’atteggiamento verso la Russia, Donald Trump, come patriota statunitense che mette avanti gli interessi nazionali e economici degli Stati Uniti, danneggia gravemente la nomenclatura politica ed economica mondiale? L’influenza globalista sul mondo di oggi diminuisce? Anche Lei ne ha parlato.
– Indubbiamente, l’influenza dei globalisti è stata ridotta, almeno perché hanno perso il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, i globalisti hanno perso la battaglia, non la guerra. L’élite e la società statunitensi sono divise. Gli Stati Uniti furono in una situazione simile solo una volta, prima della guerra civile tra Nord e Sud. All’epoca non fu trovato alcun compromesso. Ora Trump cerca di concordare un compromesso nazionale con i suoi avversari. La totale soppressione dei globalisti dalla politica senza una guerra civile è altrettanto impossibile quanto rimuovere l’affarista dal governo senza gravi scosse negli Stati Uniti. Per ora, i negoziati nelle élite statunitensi sono molto dure. Le parti tendono ad esercitare pressioni sull’altra. Vedremo cosa accadrà. Se Trump riesce a stabilizzare la situazione negli Stati Uniti, i globalisti perderanno definitivamente influenza nella politica mondiale. Ma se non sarà così, allora tutto sarà deciso dalla guerra che dilagherà oltre i confini degli Stati Uniti. Tale guerra non può essere chiamata solo civile, né solo tra Stati. Prima di tutto, sarà una guerra civile globalisti-antiglobalisti internazionale. Questa è la cosa peggiore che può succedere all’umanità. Peggio della Terza Guerra Mondiale. Vogliamo augurare pace, stabilità e un compromesso nazionale negli Stati Uniti.

C’è molta pressione nei media mondiali, nella dirigenza politica e militare su Trump per cessare contrattazione e accordi con la Russia. Come prevede le relazioni USA-Russia?
– Le relazioni tra i due Stati globali non possono essere complicate. Saranno sempre separate da contraddizioni oggettive. Ma dobbiamo capire che il tentativo di Trump di negoziare con la Russia non deriva da alcuna relazione speciale con Mosca. Semplicemente, gli Stati Uniti sono stati sconfitti, giocando al poliziotto mondiale. Hanno bisogno di tempo e risorse per la stabilizzazione interna, e ciò può essere ottenuto solo con la rapida riduzione dell’attività estera. È pertanto necessario concordare con la Russia. Se non altro perché Mosca controlla attualmente il punto strategicamente importante per gli Stati Uniti, il Medio Oriente. Gli avversari di Trump cercano di risolvere tale problema. Ma vogliono piegare la Russia, costringerla alla capitolazione, ricattarla con un eventuale conflitto nucleare. È un gioco pericoloso. Il gioco che porta il mondo verso la guerra. Ecco perché spero che Mosca e Washington abbiano comunque successo nel concordare un compromesso temporaneo. Ma se gli Stati Uniti possono preservare lo status di potenza mondiale, poi, dopo un po’, quando penseranno di aver nuovamente forze sufficienti, il confronto ricomincerà.

L’Unione europea è ora il centro del globalismo ideologico? Come valuta le relazioni tra Bruxelles e Mosca? Bruxelles abolirà le sanzioni a Mosca o le aumenterà? Russia o Paesi europei? Il rafforzamento dei partiti patriottici cristiani (Fronte Nazionale, Partito Libertario dell’Austria, Lega Nord, Alternativa per la Germania) sono una speranza per la futura ricostruzione di buone relazioni tra Europa e Russia?
– Temo che nessuno a Mosca sia entusiasta dell’Unione se abolirà le sanzioni. L’Unione europea ha ignorato la splendida opportunità di stabilire relazioni economiche dirette con Mosca, per la quale la Russia era molto interessata nel 2010-2015. Oggi non è più certo che l’UE esisterà tra cinque anni. Si muove rapidamente verso la disintegrazione. Inoltre, l’UE si disgrega non tanto su conflitti tra Stati ma tra globalisti e nazionalisti. È possibile che Mosca continui ancora in modo inerziale a raggiungere altri accordi con l’Unione europea, ma sembra che all’Unione europea non interessi.Vede il mondo nei prossimi anni andare verso la normalizzazione e l’armonizzazione nei rapporti tra gli Stati, o verso la destabilizzazione globale?
– Credo che due forze opposte agiscano. Una parte dell’élite mondialista cercherà di risolvere i suoi problemi acuendo la crisi internazionale. E una parte punterà a un accordo e a una temporanea stabilizzazione delle relazioni politiche globali. Purtroppo mi sembra che la realtà oggettiva non dia ragione d’essere particolarmente ottimisti. Vi sono troppi, nei punti strategici del pianeta, conflitti interni e internazionali irrisolti. Le ambizioni di molti protagonisti internazionali sono troppo grandi. La responsabilità dell’élite è scarsa. Inoltre, siamo sopravvissuti alla crisi sistemica globale. Ciò significa che il sistema attuale di relazioni politiche ed economiche globali ha cessato di corrispondere alla realtà e che la sua sostituzione radicale con un altro sistema sia necessaria. Ma nessuno sa quale sia questo sistema. La speranza di stabilizzazione appare vaga. Molto probabilmente, nei prossimi anni il mondo sarà assai instabile. E gli Stati che preserveranno la stabilità interna in un mondo instabile avranno un grande vantaggio all’avvio della creazione del nuovo ordine mondiale.

Qui nei Balcani, la situazione in Macedonia è sempre più complicata, dove NATO e UE istigano alla presa del potere i socialdemocratici di Zaev e gli albanesi. Come commenta ciò? Il fattore albanese, non solo in Kosovo, ma anche nei Balcani, è uno strumento dell’occidente?
– Sì, è vero, ma adesso non importa. L’occidente ha perso l’unità interna. Alcune strutture occidentali (come NATO ed eurocrati) continuano un’espansione inerziale dell’integrazione. E allo stesso tempo, a livello nazionale, i politici sono sempre più costretti a dover pensare come soddisfare le richieste delle masse nel condurre una politica più pragmatica ed economica. È ciò che vediamo nei Balcani, in Ucraina, in Siria, tali conflitti non hanno più un ruolo positivo per l’occidente. Questi conflitti inghiottono sempre più risorse ed anche se lo volesse, l’occidente non può fermarsi perché i suoi capi politici dovrebbero ammettere i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra commessi lanciando guerre d’aggressione e disordini interni in Paesi terzi. Perciò oggi l’occidente indebolito viene messo da parte, costretto a guardare ciò che ha creato, perdendone il controllo.

Come valuta le relazioni tra Russia e Serbia? La Serbia deve continuare la lotta per il Kosovo e avrà il sostegno della Russia? È stato annunciato che la Russia consegnerà aerei alla Serbia. Si deve, secondo Lei, rafforzare la cooperazione tra Serbia e Russia su tutti i piani, anche militare?
– La Serbia dovrebbe continuare la lotta per il Kosovo. Nessun Paese smette di combattere per i territori persi, anche se la composizione etnica della popolazione vi è cambiata. Semplicemente, combattere non è necessariamente un’attività militare. A volte gli sforzi diplomatici, economici e politici possono essere più efficaci. Dopo tutto, la situazione nei Balcani oggi è così complessa ed esplosiva che non va esclusa la possibilità di cambiamenti molteplici degli attuali confini con mezzi militari. E la cooperazione con la Russia, come con qualsiasi altro Paese, va rafforzata nelle aree in cui può essere reciprocamente vantaggiosa. Per quanto mi sembra, la cooperazione nella difesa è una delle aree promettenti della cooperazione. Ma la cooperazione nella difesa comporta la cooperazione militare-tecnica, e questo significa sviluppare la cooperazione economica. Se l’integrazione economica raggiunge un certo livello, s’inizia a discutere di moneta e unione doganale, cioè di mercati aperti ed interazione finanziaria, che sono già questioni di cooperazione politica. Pertanto, se ci si avvicina a ciò in modo pragmatico e senza fretta inutile, penso che il potenziale delle relazioni bilaterali, così come dell’interazione in altri molteplici formati, sia elevata. Basta usarla ragionevolmente.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazioni dell’Esercito arabo siriano: 1-10 agosto 2017

Alessandro LattanzioIl 1° agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nelle province di Homs, Hama e Raqqa, presso Humimah, al-Suqanah, Mushayrafah, Jub al-Jarah e al-Rabiyah, infliggendo gravi perdite ai terroristi. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano Arhabi, al-Sharidah, Qabli, al-Sabaqah, Qanam al-Ala, Wadi al-Qarar e Sabayat, tra Raqqa e Dair al-Zur, avanzando su Zur Shamir, Abu Salim Hamad, Wadi al-Hama e Huayja Ashraf. Gli aerei da guerra statunitensi uccidevano o ferivano oltre 80 civili ad al-Shuayt, al-Duayar e al-Asharah, ad est di Dair al-Zur. 4 capi del SIIL venivano eliminati dall’Esercito arabo siriano ad al-Salamiyah, tra cui Abu al-Hanaya, liquidato con la distruzione del suo autoveicolo. La SAAF bombardava la base del SIIL tra Salba e Uqayrabat, distruggendola. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL presso Salamiyah, a Juruh, Salba, Qulayb al-Thur, Jana al-Albuyi, Daqilah Shamaliyah, Daqilah Janubiyah e al-Azib, distruggendo almeno 5 tecniche. Nella base aerea di Humaymim risultavano schierati 22 velivoli tattici delle VKS: 11 bombardieri tattici Sukhoj Su-24, 3 aerei d’attacco Sukhoj Su-25SM, 3 caccia-intercettori Sukhoj Su-27SM3, 6 caccia-intercettori Sukhoj Su-35, 4 cacciabombardieri Sukhoj Su-30SM e 6 bombardieri tattici Sukhoj Su-34. Il governo russo aveva stipulato un contratto di 49 anni per la gestione della base aerea di Humaymim. Erano presenti anche 1 aereo da ricognizione Iljushin Il-20M e 1 aereo-radar Beriev A-50U. Nel sud-ovest del governatorato di Raqqa, la Quwat al-Nimr avanzava su Madan e il triangolo Bishri, al confine tra Raqqa e Dair al-Zur, mentre a sud di Ithriyah, Quwat al-Nimr, Liwa al-Quds, Dar al-Qalamun, 11.ma Divisione corazzata, NDF e Suqur al-Zuba avanzavano verso Suqanah isolando i terroristi nella regione di Uqayribat, ad est di Hama. Tali terroristi erano all’estremità occidentale di un grande saliente al centro della Siria tra Homs e Hama. Dair al-Zur riceveva rinforzi e rifornimenti da Qamishli, permettendo ai difensori della 104.ma Brigata aeroportata dell’EAS, a Dair al-Zur, un’azione offensiva contro i terroristi. Utilizzando un tunnel, distruggevano una linea dei rifornimenti del SIIL ad al-Maqabar. La Russia dispiegava 400 truppe nei governatorati di Dara e Qunaytra. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti bombardavamo Busaraya, al-Qashqiyah, al-Qashma, al-Shuayt, al-Duyir e al-Asharah, tra Raqqa e Dair al-Zur, uccidendo e ferendo 90 civili.
Il 2 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del SIIL su Dair al-Zur, presso la caserma del 137.mo Reggimento e al-Baqaliyah. L’Esercito arabo siriano respingeva un pesante attacco di Jabhat al-Nusra su Marimin e Qurmus, presso Homs, mentre le unità d’artiglieria dell’EAS bombardavano le basi di Jabhat al-Nusra a Tibah al-Qarbi, Qafr Laha, Taldu e Tal Zahab. La SAAF bombardava le posizioni del ISIL a sud-est di Raqqa, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar, Maqala Qabir, Maqala Saqir e Qanam al-Ala distruggendo diversi depositi di armi e munizioni ed eliminando numerosi terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Jabal al-Tunutur, ad ovest di Suqanah, entrando da sud-ovest nella città, catturando diverse fortificazioni del SIIL. Le forze governative siriane hanno liberavano a sud di Raqqah la regione di Sabaqah e i villaggi Huija Shanan, Rahbi, Sabaqah, Jabaliya e Rabiyah, sul fiume Eufrate, eliminando 330 autoveicoli, 3 carri armati, 11 pezzi d’artiglieria, 12 centri di comando e 3 depositi di armi del SIIL.
Il 3 agosto, Esercito arabo siriano e forze curde creavano un centro operativo congiunto per coordinare le operazioni antiterrorismo a Raqqa e Dair al-Zur. Rizan Hadu, politico curdo-siriano, osservava che i colloqui tra il governo siriano e le forze curde, “Avranno un effetto positivo sul coordinamento militare in diversi centri e ci accompagneranno nell’avventurosa avanzata per liberare dal SIIL Raqqa e spezzare l’assedio di Dair al-Zur“. Secondo il giornale “al-Aqbar”, diverse questioni contribuivano all’accordo, come le tensioni con i turchi ad Ifrin e le differenze tra statunitensi e curdi su al-Tanaf. Nel frattempo un altro gruppo del Jaysh Muquir al-Thura dell’esercito libero siriano, si consegnava all’Esercito arabo siriano presso la regione al-Tanaf, a sud di Homs. Le forze siriane attaccavano le posizioni del SIIL presso Dair al-Zur, ad al-Baqaliyah e Tal Alush, distruggendo diverse posizioni ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava la base del SIIL nel quartiere al-Rasafah di Dair al-Zur, distruggendola. Alcuni capi del SIIL venivano eliminati da ignoti nel quartiere al-Susah di Dair al-Zur e ad al-Buqamal, tra essi Abu Safiyah al-Qundari e Faysal al-Shamari. I soldati siriani respingevano diversi attacchi del SIIL nei pressi del Jabal al-Shumariyah, ad est di Homs, e nei pressi di Maqsar al-Hasan, Tal Hua e Jub al-Jarah. Le forze armate siriane avanzavano di 30 km lungo le rive meridionali del fiume Eufrate, a sud-est di Raqqa, liberando al-Ziyabiyah, al-Mastahah, Shamarah e Islam. Il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra lasciava il Jarud al-Arsal mentre Hebzollah liberava Hasan al-Qarbah, Musharaf, Aqabah Nuh Asanayn e Wadi al-Zahr. L’esercito turco e i gruppi terroristici affiliati attaccavano le SDF a Tal Rafat, Shahba, Samuqah, Tal Maziq, Harbal e Tal Jihan, a nord di Aleppo.
Il 4 agosto, negli scontri tra i terrori del SIIL ad al-Buqamal, a sud-est di Dair al-Zur, venivano eliminati numerosi terroristi, tra cui Abu Shadi al-Jilani, un noto capo del SIIL. 2 capi di Ahrar al-Sham venivano eliminati a sud-ovest di Aleppo, Abu Uthman al-Hamwi e Abu Shuayb al-Hamwi, mentre l’EAS liberava Tal Sanubarat, Tal Mahruqat e al-Amara, presso Aleppo, e distruggeva 2 carri armati dei terroristi presso Tal Bazu, nella periferia sud-occidentale di Aleppo. Le truppe dell’Esercito arabo siriano e la SAAF bombardavano le linee del SIIL a Panorama, al-Umal e al-Ayash, a Dair al-Zur, eliminando decine di terroristi, e liberavano la regione di al-Maqabar, tagliando le linee dei rifornimenti dei terroristi tra Jabal al-Thardah e caserma Junayd. Nel frattempo, l’artiglieria dell’EAS bombardava le posizioni del SIIL nel Wadi al-Thardah, Huayja Saqr, al-Marayah, Tal Alush e al-Baqaliyah, eliminando numerosi terroristi e loro mezzi.
Il 5 agosto, l’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco di Hayat Tahrir al-Sham ed Esercito libero siriano (ELS) su Dahrat al-Aliya, a nord di Hama, distruggeva 1 carro armato e 1 blindato dei terroristi presso Tal Bazam, e bombardava le posizioni dei terroristi presso Man, Muraq e Lahaya. L’Esercito arabo siriano liberava al-Dubaiya e Wadi al-Sut al confine siriano-giordano. Hezbollah annunciava che i terroristi di Hayat Tahrir al-Sham aveva lasciato il Jarud al-Arsal. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Qatamal e Um Tuayna, ad est di Homs, distruggendo 2 depositi di droni da ricognizione, autoveicoli, armi, carri armati, razzi e proiettili di artiglieria. Le unità dell’EAS respingevano l’attacco del SIIL su al-Maqabar, e bombardavano le fortificazioni dei terroristi a Tal Baruq, al-Qanamat e Tal Alush, a Dair al-Zur. L’Esercito arabo siriano liberava al-Hajanah, ad ovest di al-Suqanah, e bombardava le posizioni del SIIL presso al-Hayl, infliggendo notevoli perdite ai terroristi. I soldati dell’EAS entravano ad al-Suqanah liberando il Jabal al-Tantur, a nord-est della città, il Bazar al-Suqanah e la strada al-Suqnah-Ruz al-Wahash, dopo aver respinto l’attacco del SIIL distruggendo 3 loro autoveicoli. Il capo della sicurezza del SIIL ad Uqayrabat, ad est di Hama, Abu Qays al-Salbui, veniva eliminato da sconosciuti, mentre le truppe dell’Esercito arabo siriano e la Liwa al-Quds avanzavano ad est di al-Salamiyah, eliminando numerosi terroristi, e la SAAF bombardava le fortificazioni del SIIL a Junb al-Albui, Abu Hanaya, Salba e Abu Habilat. L’Esercito arabo siriano avanzava su Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, liberando diversi edifici ad est di piazza al-Manashir, mentre la SAAF effettuava 16 attacchi aerei contro le fortificazioni di Faylaq al-Rahman e Hayat Tahrir al-Sham, bombardate anche da più di 60 razzi Burqan, distruggendo diversi tunnel, 1 centro di comando vicino la scuola al-Qansa e 1 deposito di armi dei terroristi. L’Esercito arabo siriano liberava Hardan, Salam al-Hamad, al-Atashana, Maqalat Qabir, Maqalat Saqir e al-Dama, a sud-ovest di Raqqa. L’Esercito arabo siriano e le Forze Nazionali di Difesa liberavano al-Suqanah, mentre la Quwat al-Nimr e le forze tribali governative liberavano Abu Hamad e Salim Hamad sull’Eufrate, a sud di Raqqa. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano era entrato ad al-Suqanah da tre assi, sud, sud-ovest e sud-est, costringendo i terroristi dello Stato islamico a ritirarsi, mentre nei combattimenti veniva eliminato l’emiro del SIIL Muaiya al-Hadirimi al-Zabarjandi, facendo crollare le linee dei terroristi nella città. Nel frattempo gli aviogetti statunitensi effettuavano 44 incursioni su Raqqah, uccidendo almeno 90 civili, mentre le SDF bombardavano i quartieri Hisham ibn Abd al-Maliq, Nazlat al-Shahada e Masqan al-Saqar. el frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Humimah, infliggendo gravi perdite ai terroristi.
Il 6 agosto, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Tal Alush, Tal Baruq, al-Qanamat, al-Maqabar, al-Tabani, al-Shamitiyah, al-Umal e al-Hamidiyah, a Dair al-Zur, eliminando numerosi terroristi e distruggendo 1 deposito di munizioni. Le truppe dell’esercito libanese liberavano diverse colline alla frontiera con la Siria, tra cui Tal Abu Ali e Tal Zalil al-Aqra, a Ras Balbaq, oltre a Tal Najasah e Tal Zanar nel Wadi Shabib. L’esercito libanese bombardava le posizioni del SIIL a Qirbat Davud, Ras al-Qaf, al-Washal, Jabal al-Muqayramah, Shamis al-Ash e Darb al-Arab, nel Ras Balbaq. Le truppe dell’Esercito arabo siriano eliminavano ad est di Hama, numerosi terroristi, tra cui Abu Isa al-Salbui, capo della sicurezza del SIIL di Uqayrabat, e liberavano Marimin, a sud-est di Ithriya. Le forze governative siriane liberavano Tal Abu Qulah, Zuhur Rasm al-Qun e Tul Milih, presso Suqanah.
Il 7 agosto, l’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL a Dair al-Zur, nelle regioni di al-Maqabar, Panorama, al-Baqaliyah, al-Mamal, Junayd, caserma Tamim, al-Umal, al-Hamidiyah, al-Tabani, al-Shamitiyah e al-Buytiyah, distruggendo un grande deposito di armi del SIIL ad al-Masrab. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL ad Um Sahriaj, al-Tibah, Tuaynan e Humimah, al confine delle province di Dair al-Zur ed Homs, distruggendo diversi centri di comando, autoveicoli ed attrezzature dei terroristi. Inoltre, venivano bombardati i concentramenti del SIIL ad al-Qashabiyah, al-Fasadah, Abu Habilat, Jani al-Bui, Daqilah al-Shumali e Salba, ad est di Hama. L’Esercito arabo siriano liberava Sharidah Sharqi e Tishrin 6, sull’Eufrate, e bombardava le posizioni dei terroristi sul Jabal al-Buliyah, a Madan, al-Qamisah, al-Jabar e al-Namisahin, distruggendo diversi centri di comando del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberava Manuq, a sud-est della regione di Jub al-Jarah, distruggendo diversi autoveicoli dei terroristi del SIIL. Le truppe dell’Esercito arabo siriano, respingevano gli attacchi del SIIL su Dair al-Zur, infliggendo notevoli perdite ai terroristi presso al-Baqaliyah, al-Maqabar e caserma del 137.mo Reggimento. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL nel quartiere al-Sinah, a Tal Alush e al-Jafrah. I gruppi terroristici dell’esercito libero siriano Jaysh al-Asuad al-Sharqi, Jayh Maquir al-Thura, Ahrar al-Sharqi e Jaysh al-Sharqi formavano un comitato che invocava l’attacco su Dair al-Zur da Shadadi, a sud di Hasaqah, e chiedeva agli Stati Uniti di sostenerli in una guerra contro le forze siriane e le Unità di protezione del popolo (YPG) curde. L’Esercito arabo siriano liberava al-Duayqilah, presso la stazione di pompaggio T2 e al-Humimah, nel sud-est della provincia di Dair al-Zur. Il SIIL poche ore dopo la liberazione di al-Suqanah, attaccava la città, ma veniva respinto con perdite pesanti, lasciando all’Esercito arabo siriano il pieno controllo della città. Il 5.to Corpo dell’Esercito arabo siriano avanzava a nord di al-Suqanah, verso al-Qum e Tibah, ed eliminando numerosi terroristi. Nel frattempo, la SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Um Sahrij, Um Tuayinah, Tuyinan e al-Shandaqiyah, distruggendo 1 centro di comando. Le truppe dell’Esercito arabo siriano liberavano 100 kmq nella provincia di Suwayda, tra cui Tal Asadi, Tal Jarin, Tal Rayahin e Bir al-Sabuni, avanzando su Bir al-Sut.
L’8 agosto, diversi terroristi venivano eliminati a Dara dall’esplosione di in un deposito di armi a Qatibah al-Mahjurah. Ad Ayn Tarma e Jubar, ad est di Damasco, il Faylaq al-Rahman attaccava le posizioni di Ahrar al-Sham ed occupava Mudira. Inoltre, Faylaq al-Rahman scacciava Ahrar al-Sham da Irbin e dalle posizioni a Qafr Batayna e Saqaba, oltre ad attaccare le posizioni dell’Hayat Tahrir al-Sham a Qafr Batayna, Hazah e al-Ashari. Il Jaysh al-Islam attaccava le posizioni del Faylaq al-Rahman ad al-Ashari, Bayt Sua e al-Aftaris. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano liberava piazze Manashir e Jaha, a Jubar. Le truppe dell’Esercito arabo siriano a Dair al-Zur distruggevano 2 centri di comando del SIIL nel quartiere al-Qasarat e bombardavano le posizioni del SIIL presso Panorama e nel Wadi al-Thardah. Aerei militari siriani e russi bombardavano le fortificazioni del SIIL ad est di Aqarib, eliminando decine di terroristi, mentre l’EAS respingeva l’attacco dell’Hayat Tahrir al-Sham ad ovest di al-Salamiyah, tra al-Satahiyat e Aydun. 5 autobombe di Jabhat al-Nusra venivano distrutte dall’EAS presso Jurin, a nord-ovest di Hama. L’Esercito arabo siriano accerchiava da ovest e da sud Madan, liberando diverse aziende agricole e insediamenti ad ovest della città, nel sud-est della provincia di Raqqa. Oltre 70 civili venivano uccisi o feriti dagli attacchi aerei degli Stati Uniti nella provincia di Dair al-Zur e a Raqqa.
Il 9 agosto, le truppe dell’Esercito arabo siriano respingevano l’attacco del SIIL sul Badiyah, tra le province di Homs e Dair al-Zur, nella regione di Humimah, distruggendo 11 autoveicoli. Terroristi del Faylaq al-Sham attaccavano le posizioni della liwa al-Huriyah dell’ELS sul Jabal al-Aqrad, a nord-est di Lataqia, uccidendone il capo Ahmad Jasam. Presso Humimah, nell’est della provincia di Hama, le forze siriane respingevano l’attacco del SIIL da tre direzioni su T2, eliminando almeno 80 terroristi ed 11 loro autoveicoli. L’Esercito arabo siriano liberava Qarab al-Qatana, a sud di Ithryia, sempre nell’est della provincia di Hama, eliminando 10 autoveicoli e 30 terroristi del SIIL, e a sud-est di Raqqa, gli aerei da combattimento siriani e russi bombardavano 5 posizioni del SIIL ad al-Suayda e a Madan. L’EAS bombardava le posizioni dei terroristi nei pressi di al-Daqilah, distruggendo 3 autoveicoli del SIIL. Le unità siriane respingevano i terroristi del SIIL da al-Muazafin, Panorama, Maqabar e al-Thardah, a Dair al-Zur, distruggendo le basi della ‘polizia islamica’ ad al-Qasarat e presso il vecchio aeroporto. Nel frattempo, l’artiglieria dell’Esercito arabo siriano bombardava le posizioni del SIIL ad al-Sinah, al-Jabilah e al-Maqabar, eliminando numerosi terroristi. La SAAF bombardava le posizioni del SIIL a Panorama e al-Baqiliyah. L’Esercito arabo siriano liberava Qa al-Sarat, Wadi al-Shab e le caserme della 133.ma, 143.ma e 154.ma Guarnigione, presso la frontiera con la Giordania, avanzando di 57 km nella provincia di Suwayda e quindi liberando l’intero confine Governatorato di Suwayda-Giordania. La base aerea di Jarah, ad est di Aleppo, veniva riattivata dalla SAAF che vi dispiegava gli aerei militari siriani e russi che effettuavano le diverse operazioni contro il SIIL ad est di Hama e a sud di Raqqa. L’Hayat Tahrir al-Sham radunava diverse organizzazioni terroristiche ad Idlib, tra cui Hizb al-Islami al-Turqistani e Suqur al-Sham. Gli attacchi degli aerei da combattimento degli USA uccidevano 36 civili nelle province di Raqqa, Dair al-Zur e Hasaqa. Nel frattempo, i terroristi del SIIL rimasti ad est di Salamiyah, fuggivano per evitare di essere accerchiati dall’Esercito arabo siriano che avanzava nelle province di Homs e di Hama. “Fuggono perché saranno presto senza dubbio circondati dalle nostre forze, che si collegheranno a Rasafah, tagliando le loro linee di rifornimento ad est di Salamiyah“.
Il 10 agosto, le forze armate siriane liberavano 20 isolati a Jubar e bombardavano le posizioni dei terroristi ad Ayn Tarma.