Degenerazione e fondamentalismo dei media occidentali

Andre Vltchek, New Eastern Outlook, 08.04.2018Non c’è nulla di più triste e patetico di un famigerato bugiardo che urla, sputa, insulta persone normali a destra e sinistra, mentre terrorizza chi dice la verità. Ultimamente, l’occidente è diventato chiaramente furioso. Quanto più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, tanto più aggressivamente urla, tira calci e ridicolizza se stesso. Non nasconde nemmeno più le intenzioni, che sono chiare: distruggere tutti gli avversari, siano Russia, Cina, Iran o qualsiasi altro Stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che dicono la verità; non la verità come definita a Londra, Washington, Parigi o Berlino, ma la verità percepita a Mosca, Pechino, Caracas o Teheran; la verità che al servizio della gente, non la falsa pseudo-verità inventata per sostenere la supremazia dell’impero occidentale. Sono stati stanziati enormi fondi per l’assalto mortale della propaganda nata a Londra e Washington. Milioni di sterline e dollari sono stati assegnati e spesi, ufficialmente e apertamente, per “contrastare” le voci di russi, cinesi, arabi, iraniani e latinoamericani; voci che finalmente arrivano agli “Altri”, gli abitanti desolati del “sud globale”, delle colonie e delle neo-colonie; gli schiavi moderni che vivono negli Stati “clienti”. La maschera cade e la faccia cancerosa della propaganda occidentale si svela. È terribile, spaventosa, ma almeno è ciò che è, perché tutti possano vederlo. Niente più suspense, sorprese. All’improvviso è tutto allo scoperto. È spaventoso ma onesto. Questo è il nostro mondo. Questo è come s’è ridotta la nostra umanità. Questo è il cosiddetto ordine mondiale, o più precisamente, neocolonialismo.
L’occidente sa come massacrare milioni di persone e manipolare le masse. La sua propaganda è sempre stata dura (e ripetuta mille volte, non diversamente dalle pubblicità aziendali o dalle campagne d’indottrinamento fascista della Seconda Guerra Mondiale) quando proviene dagli Stati Uniti, o brillantemente machiavellica e letale se proviene dal Regno Unito. Non dimentichiamolo mai: il Regno Unito ha assassinato e ridotto in schiavitù centinaia di milioni di esseri umani inermi e molto più avanzati, per secoli in tutto il mondo. A causa del talento nel lavaggio del cervello e nella manipolazione delle masse, il Regno Unito ha commesso innumerevoli genocidi, rapine riuscendo a convincere il mondo che va rispettato e autorizzato a mantenere mandato morale e seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il regime occidentale sa mentire, spudoratamente ma professionalmente, e soprattutto, sempre. Ci sono migliaia di menzogne accumulatesi, consegnate con perfetti accenti “educati” dalla classe superiore: bugie su Salisbury, comunismo, Russia, Cina, Iran, Venezuela, Cuba, Corea democratica, Siria, Jugoslavia, Ruanda, Sud Africa, Libia, rifugiati. Ci sono bugie su passato, presente e persino futuro. Nessuno ride, vedendo questi teppisti imperialisti come Regno Unito e Francia predicare, nel mondo e con faccia di bronzo, libertà e diritti umani. Non fa ridere, ancora. Ma molti lentamente s’indignano. I popoli di Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina cominciano a capire di essere stati ingannati e raggirati; che le cosiddette ‘istruzione’ e ‘informazione’ provenienti dall’occidente non sono altro che spudorato indottrinamento. Per anni ho lavorato in tutti i continenti, compilando storie e testimonianze sui crimini dell’imperialismo e sul risveglio del mondo, “riassunti” nel mio libro di 840 pagine: “Exposing Lies Of The Empire“. Milioni ora possono vedere, per la prima volta, che i media, come BBC, DW, CNN, Voice of America, Radio Free Europe/Radio Liberty, li hanno ingannati sfacciatamente per anni e anni. Reuters, AP, AFP e diverse altre agenzie di stampa occidentali sono riuscite a creare una narrativa uniforme nel pianeta, con giornali locali che in tutto il mondo pubblicano fabbricazioni identiche provenienti da Washington, Londra, Parigi e altre capitali occidentali. Immagini totalmente false su argomenti importanti come Unione Sovietica, Comunismo, Cina, ma anche libertà e democrazia sono state incise in miliardi di cervelli umani. La ragione principale del risveglio dei popoli nel mondo d’essere ancora oppressi dall’imperialismo occidentale, è il lavoro incessante di media come New Eastern Outlook (NEO), RT e Sputnik, in Russia, CGTN, China Radio International e China Daily in Cina, TeleSur in Venezuela, al-Mayadin in Libano e Press TV iraniana. Certo, ci sono molti altri media anti-imperialisti orgogliosi e decisi in varie parti del mondo, ma quelli citati sono i più importanti vettori della contro-propaganda proveniente da Paesi che hanno combattuto per la loro libertà e che hanno semplicemente rifiutato di essere conquistati, colonizzati, prostituiti e soggiogati dall’occidente. Una potente coalizione anti-imperialista di Stati veramente indipendenti si è formata e solidificata. Ora ispira miliardi di esseri umani oppressi ovunque sulla Terra, dandogli speranza, promettendo un futuro migliore, ottimista e giusto. Essere all’avanguardia di molti cambiamenti positivi ed aspettative è il “nuovo media”. E l’occidente guarda, inorridito, disperato e sempre più al vetriolo. È disposto a distruggere, uccidere e schiacciare, solo per fermare quest’ondata di “ottimismo pericoloso” e lottare per vere indipendenza e libertà.
Ora ci sono attacchi continui ai nuovi media del mondo libero. In occidente, RT è minacciata d’espulsione, il brillante e sempre più popolare New Eastern Outlook (NEO), è finito sotto un malvagio attacco informatico da parte, molto probabilmente, hacker occidentali professionisti. TeleSur viene periodicamente paralizzato da sanzioni vergognose scatenate contro il Venezuela, e lo stesso banditismo si rivolge a PressTV iraniano. Vedete, l’occidente sarà responsabile di miliardi di vite in rovina nel mondo, ma non subisce sanzioni ed azioni punitive. Mentre Paesi come Russia, Iran, Cina, Cuba, Corea democratica e Venezuela devono “affrontare le conseguenze” principalmente sotto forma di embargo, sanzioni, propaganda, intimidazione diretta, persino bullismo militare, semplicemente per aver rifiutato di accettare la folle dittatura globale occidentale, e per aver scelto una propria forma del governo e sistema politico oltre che economico. L’occidente semplicemente non sembra capace di tollerare il dissenso. Richiede obbedienza piena e incondizionata, una sottomissione assoluta. Agisce da fondamentalista religioso e teppista globale. E per peggiorare le cose, i suoi cittadini sembrano essere così programmati od indifferenti o entrambi, che non capiscono ciò che i loro Paesi e “cultura” fanno al resto del mondo.
Quando sono intervistato, mi viene spesso chiesto: “il mondo affronta il vero pericolo della Terza Guerra Mondiale?” Rispondo sempre “sì”. È perché sembra che Nord America ed Europa non sappiano smettere di costringere il mondo ad obbedienza e schiavitù di fatto. Sembrano non voler accettare alcun accordo razionale e democratico sul nostro Pianeta. Sacrificherebbero uno, decine o centinaia di milioni di esseri umani solo per mantenere il controllo sull’universo? Sicuramente lo farebbero! L’hanno già fatto in diverse occasioni e senza pensarci due volte, senza rimpianti e senza pietà. La scommessa dei fondamentalisti occidentali è che il resto del mondo sia molto più decente e assai meno brutale da non poter sopportare un’altra guerra, un’altra carneficina, un altro bagno di sangue; che piuttosto si arrenda, rinunci ai propri sogni su un futuro migliore, invece di combattere e difendersi da ciò che appare sempre l’inevitabile aggressione militare occidentale.
Tali calcoli e “speranze” dei fanatici occidentali sono falsi. I Paesi che ora vengono minacciati ed intimiditi sono ben consapevoli di cosa aspettarsi se si arrendono alla pazzia occidentale e agli imperialisti. La gente sa, si ricorda cosa vuol dire essere schiavi. La Russia di Eltsin, crollata, fu saccheggiata dalle multinazionali occidentali, sputata faccia dai governi europeo e nordamericano; ebbe l’aspettativa di vita scesa ai livelli dell’Africa sub-sahariana. La Cina sopravvisse a un’agonia inimmaginabile del “periodo di umiliazione”, saccheggiata e spartita da invasori francesi, inglesi e statunitensi. L’Iran derubato del governo legittimo e socialista, dovette vivere sotto un maniaco sadico, il burattino occidentale scià. L’intera America “latina”, con le sue vene aperte, con la cultura in rovina, la religione occidentale che gli chiudeva la bocca; con letteralmente tutti i governi e leader socialisti e comunisti democraticamente eletti rovesciati o assassinati, o quantomeno manipolati dal potere di Washington e dai suoi lacchè. La Corea democratica, sopravvissuta a un genocidio bestiale contro i propri civili, commesso da Stati Uniti ed alleati nella cosiddetta guerra coreana. Vietnam e Laos, violentati e umiliati dai francesi, e poi bombardati da Stati Uniti e loro alleati. Sud Africa… Timor Est… Cambogia…
Ci sono carceri viventi, relitti in decomposizione, abbandonati dopo gli attacchi mortali occidentali “liberatori”: Libia e Iraq, Afghanistan e Honduras, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, solo per citarne alcuni. Servono d’avvertimento per chi ha ancora delle illusioni su “buona volontà” e spirito di giustizia occidentali! Siria… Oh, Siria! Guardate cosa ha fatto l’occidente in un Paese orgoglioso e bello che si è rifiutato di piegarsi e leccare i piedi di Washington e Londra. Ma guardate anche quanto è forte, quanto determinato può essere chi ama veramente il proprio Paese. Contro ogni previsione, la Siria si è opposta, combattendo e vincendo i terroristi stranieri circondata e sostenuta dalla grande coalizione internazionalista! L’occidente pensava di scatenare un altro scenario libico, ma invece si scontrò con un pugno di ferro dai nervi d’acciaio, un’altra Stalingrado. Il fascismo fu visto, affrontato e fermato. Ad un costo enorme, ma fermato! Il Medio Oriente guarda. Il mondo guarda. I popoli ora vedono e ricordano. Cominciano a ricordare chiaramente cosa gli è successo. Iniziano a capire. Sono incoraggiati. Comprendono chiaramente che la schiavitù non è l’unico modo di vivere.
La coalizione anti-occidentale o più precisamente anti-imperialista è ora solida come l’acciaio. Perché è una grande coalizione di vittime, di popoli che sanno cos’è lo stupro e il saccheggio, cosa sia la distruzione completa. Sanno esattamente cosa infliggono gli autoproclamati sostenitori della libertà e della democrazia, il fondamentalismo culturale ed economico occidentale. Questa coalizione di nazioni indipendenti e orgogliose è qui per proteggersi, proteggere se stesse così come il resto del mondo. Non arrendersi mai, mai indietreggiare. Perché i popoli hanno parlato e inviano messaggi chiari ai loro leader: “Mai più! Mai capitolare. Non cedere alle intimidazioni occidentali. Combatteremo se attaccati. E resisteremo, orgogliosamente, qualunque cosa, non importa quale forza brutale vada affrontata. Mai piegarsi, compagni! Non cederemo mai di fronte a chi diffonde il terrore!” E i media in questi meravigliosi Paesi che resistono all’imperialismo e al terrore occidentali diffondono innumerevoli messaggi ottimistici e coraggiosi. E la dirigenza occidentale osserva, agitandosi e sporcandosi i pantaloni. Sa che la fine del suo brutale dominio sul mondo si avvicina. Sa che i giorni dell’impunità stanno finendo. Sa che il mondo giudicherà presto l’occidente, per i secoli di crimini che ha commesso contro l’umanità. Sa che la guerra dei media sarà vinta da “noi”, non da “loro”. Il campo di battaglia è in via di definizione. Con alcune brillanti eccezioni, gli occidentali e i loro media serrano le fila, attenendosi ai loro padroni. Come molti altri scrittori, ero stato senza tante cerimonie cacciato da Counterpunch, una delle pubblicazioni sempre più anticomuniste, anti-russe, anti-siriane e anti-cinesi degli Stati Uniti. Dal loro punto di vista, scrivevo per diverse pubblicazioni “sbagliate”. Sono davvero orgoglioso che abbiano smesso di pubblicarmi. Sto bene dove sono: contro loro, e contro altri media occidentali. L’estensione del controllo ideologico occidentale del mondo è degenerata, veramente perversa. I suoi media e sbocchi “istruttivi” sono pienamente al servizio del regime. Ma il mondo si sveglia e affronta tale fondamentalismo culturale e politico mortale. È in corso una grande battaglia ideologica. Questi sono tempi eccitanti e luminosi. Niente potrebbe essere peggio della schiavitù. Le catene si spezzano. D’ora in poi, non ci sarà impunità per chi ha torturato il mondo per secoli. Le loro bugie, così come i loro carri armati, saranno affrontate e fermato!Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È un creatore di Vltchek’s World in Word and Images, autore del romanzo rivoluzionario Aurora e diversi altri libri. Scrive in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le forze USA rimarranno in Siria finché non saranno scacciate

Elijah J. MagnierLe forze statunitensi rimarranno in Siria finché non saranno costrette a ritirarsi“. Questo è ciò che una fonte dai vertici in Siria (un dirigente) ha detto, in risposta al segretario di Stato USA Rex Tillerson, che rivelava l’intenzione degli Stati Uniti presenti nel nord-est della Siria di rimanervi per “impedire il ritorno dello SIIL”. “Quando fu pianificato l’attacco ad al-Buqamal, l’intelligence confermava la presenza di migliaia di terroristi dello SIIL nel Paese. La città era una roccaforte con enormi magazzini di armi, uomini e trincee difficili da gestire. Numerose forze attaccanti furono impiegate per circondare e assalire la città. Non fu considerato facile eliminare più di 2800 terroristi asserragliati per anni, e con un piano di difesa preparato e tunnel“, affermava la fonte. Il comandante confermò che “furono necessarie molte settimane per liberare al-Buqamal ed eliminare tutti i terroristi dello SIIL. Abbiamo anche tenuto conto del considerevole numero di vittime in questa difficile battaglia. Tuttavia, con nostra grande sorpresa, abbiamo affrontato un numero molto inferiore di terroristi rimasti per rallentare l’avanzata e permettere al grosso dei terroristi dello SIIL di fuggire ad est dell’Eufrate, dove operano le forze statunitensi. Ovviamente, lo SIIL considera gli Stati Uniti misericordiosi, offrendogli passaggio e residenza sicuri nell’area da loro controllata. Abbiamo sentito dal segretario di Stato USA ciò che abbiamo sempre sospettato: gli Stati Uniti vogliono rimanere in Siria per occuparne il territorio. Ciò significa che Siria ed Iraq dovranno aspettarsi ulteriori attacchi terroristici in futuro per due motivi: primo, lo SIIL si riorganizza sotto la supervisione degli Stati Uniti. Secondo, si prevede che gli attacchi dello SIIL riprendano in modo che gli Stati Uniti possano trovare una ragione per cui le proprie forze rimangano nel Paese“, osservava la fonte di alto rango. Quando Donald Trump era candidato alla presidenza, fece campagna affermando che Hillary Clinton, se fosse stata rieletta, avrebbe innescato la terza guerra mondiale restando in Siria e provocando la Russia. Non sorprende vedere Trump rimangiarsi le promesse, dato che non è la prima posizione che ha mutato con evidente mancanza di diplomazia e, anzi, mancanza di conoscenza negli affari mondiali. Oggi Trump, dopo la dichiarazione del suo ministro degli Esteri, ha deciso di occupare illegalmente il territorio siriano vicino a dove opera la Russia. Il linguaggio di Rex Tillerson era abbastanza confuso: nell’ultimo discorso ha ripetutamente affermato che “lo SIIL è stato sconfitto”, ma anche che, poiché “non è stato sconfitto”, è necessaria la presenza delle forze statunitensi in Siria, ed ha anche dato un’altra ragione contraddittoria, affermando che le sue forze “fermano l’influenza dell’Iran”, ma cambiava di nuovo attenzione parlando della questione libanese di Hezbollah e della sua “presenza ai confini tra Israele e Siria”. Ma lo SIIL è ancora in Siria, non solo nel nord-est sotto la protezione degli Stati Uniti, ma anche ai confini israeliani, con l’approvazione dei governanti israeliani. Israele e Tillerson cercano d’ignorare lo SIIL ai confini ma anche le dozzine di gruppi siriani pronti a schierarsi contro Stati Uniti ed Israele. Questi hanno primeggiato nelle guerra urbana e guerriglia per anni contro i taqfiri e hanno appreso l’esperienza di Hezbollah nella lotta decennale contro Israele. Hanno imparato l’arte dell’attacco, non solo della difesa; si sono addestrati nel fuoco e in battaglie vitali. Questi gruppi molto probabilmente creeranno un incubo per Tillerson e Israele.
La presenza delle forze statunitensi nel nord-est della Siria non influirà per nulla su presenza ed influenza iraniana che continuano ad aumentare dagli anni di guerra, e sono più forti che mai. In effetti, la politica estera degli Stati Uniti ha spinto la Siria tra le braccia dell’Iran. Questa stessa politica costrinse il presidente siriano a legarsi ad Hezbollah e a chiederne l’intervento nel momento in cui molti Paesi cospiravano contro la Siria per cambiarne il regime. Ancora una volta, è la stessa politica che ha spinto Assad a chiedere l’aiuto della Russia, riportandola sull’arena internazionale e ottenendo un rinnovato contratto di 49 anni per la base navale sulle coste siriane. In realtà, la maggior parte di ciò che Stati Uniti ed Israele non volevano accadesse è stato innescato da essi, materializzandosi nel Levante. L’unico risultato raggiunto è la distruzione delle infrastrutture siriane, con centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati e rifugiati, e un numero enorme di sfollati interni. Inoltre, l’ordine mondiale è ora mutato e il dominio unilaterale e incontrastato degli Stati Uniti è finito, grazie proprio alla loro politica estera. Washington cerca di rianimare ciò che è morto: ma non può resuscitarlo. “Chi non comprende il passato è condannato a ripeterlo”. Decidendo di occupare altro territorio in Medio Oriente, gli Stati Uniti davvero ignorano la storia: è inutile predicare ai sordi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: neo-tandem franco-turco?

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation 16 gennaio 2018Il ministero degli Esteri siriano ha dichiarato di aver condannato l’insistenza del governo francese a continuare la campagna di “false notizie” su ciò che accade in Siria. Campagna riassunta in queste poche righe sul sito “France Diplomatie” l’11 gennaio: “La Francia condanna gli intensi bombardamenti del regime di Bashar al-Assad e dei suoi alleati nella regione d’Idlib nei giorni scorsi, in particolare contro la popolazione civile e diversi ospedali. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per la crisi umanitaria conseguente alla nuova offensiva aerea e terrestre nella regione d’Idlib. Decine di migliaia di persone sono state costrette a fuggire nelle ultime settimane. La Francia è indignata che nel Ghuta orientale, centinaia di migliaia di civili vivano ancora sotto assedio del regime di Bashar al-Assad, che rifiuta l’evacuazione medica di emergenza a centinaia di persone, tra cui molti bambini. Chiediamo che gli impegni presi ad Astana vengano rispettati, in modo che la violenza finisca il prima possibile. Va garantito immediatamente un accesso umanitario sicuro, completo e senza ostacoli a tutti i bisognosi. Questo ulteriore peggioramento della situazione in diverse regioni della Siria sottolinea l’urgenza di una soluzione politica nel quadro della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“[1]. In tali termini e col pretesto dell’urgenza della soluzione politica che porterebbe al potere un governo al soldo della coalizione internazionale di cui è stata e rimane punta di lancia, la diplomazia francese conferma, ancora una volta, di rifiutare l’intervento legittimo dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati per la liberazione dei territori siriani ancora massacrati dalle cosiddette organizzazioni armate internazionali “non statali”, riconosciuti terroristi dalle autorità internazionali e dalla risoluzione 2254. Le organizzazioni terroristiche che la Francia sostiene di combattere e che avrebbe sconfitto, come annunciato dal presidente Macron durante la visita alla base militare francese ad Abu Dhabi, nel novembre 2017: “Abbiamo vinto a Raqqa. E le prossime settimane, e i prossimi mesi, ci permetteranno, credo profondamente, di vincere completamente nella zona iracheno-siriana” [2]. Profonda convinzione riaffermata il 17 dicembre durante un’intervista esclusiva a France 2, senza che si capisse su quale base questo “noi” avrebbe vinto: “Entro la fine di febbraio, avremo vinto la guerra in Siria… Bashar al-Assad ci sarà (…) perché protetto da chi ha vinto la guerra sul campo, Iran e Russia“!? Questo “noi” includerebbe le cosiddette forze democratiche siriane (SDF) essenzialmente rappresentate dai separatisti curdi che hanno occupato Raqqa e da cui gli Stati Uniti ricavano una parvenza di legittimità per giustificare l’istituzione di una dozzina di basi militari nel nord della Siria? Emmanuel Macron è stato attento a non menzionare le SDF il 5 gennaio, durante la conferenza stampa congiunta con Erdogan: “…Su questo argomento (la Siria), devo dire che posso percepire comuni visione ed interessi strategici. La volontà, una volta che la guerra contro lo SIIL sarà vinta, di costruire la pace e la stabilità della Siria… E in questo contesto, vorrei poter lavorare insieme. I processi di Astana e Sochi, che avevano interesse nell’allentamento militare, ho detto al presidente (Erdogan), non costruiranno, ai miei occhi, la pace, perché sono di parte politicamente… Penso che il processo di Astana sia stato utile nel contesto militare. Ha permesso le zone di de-escalation e di smilitarizzazione e quindi è stato abbastanza utile, ma entreremo nelle prossime settimane, quando il conflitto armato sarà finito, in una situazione da dopoguerra allo SIIL. E questo è il processo politico che inizierà, e il formato Astana-Sochi è, ai miei occhi, non del tutto giusto… Perché? Perché penso che molti al tavolo non abbiano gli stessi interessi del presidente Erdogan. Il loro interesse è maggiore nel costruire influenza bilaterale, potere e compromesso con la Siria, piuttosto che costruire una vera stabilità inclusiva. E quindi, penso che sia necessario associare altre potenze della regione ed è necessario, soprattutto per modalità, cosa che non succede oggi a Sochi, assicurarci che tutte le sensibilità, tutte le opposizioni siano ben rappresentate e ponendosi nel quadro di ciò che è stato deciso nelle Nazioni Unite, vale a dire la possibilità di lasciare tutti coloro che sono fuggiti dallo SIIL, ma il più delle volte dal regime di Bashar al-Assad, di potersi esprimere nel processo che metteremo in atto… Ho fatto un’evoluzione dalla dottrina storica francese che avrebbe dovuto dire: per me, l’eliminazione di Bashar al-Assad non è un prerequisito a tutto, c’è! E così, deve avere i suoi rappresentanti in questo processo e deve rappresentarsi. Tuttavia, non sono ingenuo e non ritengo oggi che abbia chiara legittimità a decidere, lui, in modo distorto il futuro della Siria… Ecco perché la Francia parteciperà ai “gruppi di affinità” organizzati in febbraio dalla Turchia…“[4]. Mentre per Recep Tayyip Erdogan, la minaccia è altrove, poiché specifica che i processi di Ginevra, Astana e Sochi sono complementari e continuano con la partecipazione della Turchia, ma: “…Al momento, l’intero problema è che organizzazioni come il PYD (Partito dell’Unione Democratica dei siriani curdi) e le YPG (ala armata del PYD) sono organizzazioni sussidiarie del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, un gruppo armato curdo considerato terrorista da buona parte della comunità internazionale, come Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito…) cercano di passare dal nord della Siria al Mediterraneo. Questo, non c’è dubbio che non lo permetteremo… Ma sfortunatamente, Paesi amici, Stati Uniti, nostri amici nella NATO… continuano ad inviare tonnellate di armi e munizioni a PYD e YPG… Inoltre, abbiamo proposto di combattere insieme la lotta contro lo SIIL, ma non hanno accettato e cercano di combattere un’organizzazione terroristica (SIIL) con altre due organizzazioni terroristiche (PYD e YPG). Questa concezione non è combattere il terrorismo… Questo mese siamo a Sochi, il mese prossimo saremo ad Istanbul, poi saremo a Teheran e continueremo questo processo, ma il nostro obiettivo non è una soluzione con Bashar al-Assad. Il nostro obiettivo è una soluzione senza Bashar al-Assad…“[4].
L’intervento di Nasir Qandil, ex-deputato e redattore capo del quotidiano libanese al-Bina, in un articolo pubblicato poche ore prima della conferenza stampa Macron-Erdogan: “Il 5 gennaio 2018, il presidente francese e la sua controparte turca si danno l’opportunità di formare un tandem che soddisfi le loro aspirazioni internazionali e regionali, in un momento in cui i loro Paesi non possono più seguire ciecamente le politiche di Washington e non possono aderire al campo avversario guidato da Mosca e Teheran. Infatti, Francia e Turchia appartengono ancora all’alleanza guidata dagli Stati Uniti, condividono le stesse preoccupazioni per la crescente importanza del ruolo di Russia e Iran, lo stesso desiderio di distruggere la vittoria siriana, lo stesso desiderio d’indebolire l’Asse della Resistenza in Medio Oriente; ma sono geograficamente in prima linea nelle conseguenze di qualsiasi destabilizzazione da forze interessate, minacce terroristiche, ondate migratorie, ecc. Da qui l’apparente disponibilità a distinguersi dagli Stati Uniti senza infastidirli adottando una strategia di stigmatizzazione che si forma gradualmente e che consiste in:
Sostenere una soluzione politica in Siria al di fuori della visione russa, senza entrare in conflitto con Mosca.
Mantenere l’accordo nucleare iraniano limitando il conflitto con l’Iran al ruolo d’indesiderabile nella regione.
Dichiarare l’impegno a rilanciare il processo politico tra palestinesi e israeliani al di fuori delle posizioni statunitensi che minano ogni possibilità di negoziato…
La Turchia, che non ha trovato seggi a Bruxelles, scopre che può ancora formare un’alleanza politica europea attraverso la Francia. Per la Francia, erede dell’egemonia ottomana e toccata dalla stessa nostalgia coloniale verso i Paesi della regione, scopre che potrebbe riservarsi una fetta della torta siriana con tale neo-tandem franco-turco…
“[5].
Un neo-tandem franco-turco dove tutti vedono la luce sulla propria porta, anche se la risposta quasi immediata del governo siriano al comunicato della diplomazia francese dell’11 gennaio denuncia il punto comune dei governi francese e turco: ancora una volta il rilancio di Jabhat al-Nusra, che fa un buon lavoro in Siria! La risposta dell’Agenzia d’informazione nazionale siriana (SANA), è in questi termini: “La Repubblica araba siriana è sorpresa dall’insistenza del ministero degli Esteri francese a continuare la campagna di disinformazione dell’opinione pubblica francese su ciò che accade in Siria, invocando motivi umanitari per camuffare la situazione. Fallimento amaro delle politiche che ha intrapreso contro la Siria. Il ministero degli Esteri francese mostra una grave ignoranza su ciò che accade nella regione d’Idlib. Pertanto, dovrebbe sapere che l’organizzazione Jabhat al-Nusra è classificata dalle Nazioni Unite organizzazione terroristica e che l’Esercito arabo siriano opera per liberare la regione dal terrorismo suo e di altre organizzazioni terroristiche che ne dipendono. La Siria smentisce categoricamente qualsiasi attacco ad ospedali e civili ed è indignata dal fatto che il ministero degli Esteri francese abbia riassunto le accuse di tale organizzazione terroristica; che, inoltre, non è interessata dagli accordi di Astana. Pertanto, coprire tale organizzazione terroristica è supportarla; costituendo flagrante violazione delle risoluzioni della legalità internazionale…” [6]. A cui vanno aggiunte le rivelazioni dell’esperto siriano di strategia militare Hasan Hasan, del 14 gennaio: “Negli ultimi giorni abbiamo visto che lo SIIL, crollato in gran parte della Siria, ora coopera con Jabhat al-Nusra, che la Turchia e altri Stati che sostengono il terrorismo tentano di riciclare. E Jabhat al-Nusra coopera con Partito del Turqistan, Ahrar al-Sham e ciò che resta dell’esercito libero siriano ad Idlib. Questi sono i ribelli gentili e moderati di cui la Coalizione internazionale e i suoi media s’impietosiscono!“[7]. Mentre l’ex-generale siriano Turqi al-Hasan spiegava ad al-Manar: “Ciò che suscita la rabbia di Erdogan è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati su Idlib, mentre sperava che avrebbero combattuto i curdi, anche se il Presidente Putin, i suoi ministri degli Esteri e della Difesa, avevano chiaramente annunciato che il 2018 sarà l’anno dell’annientamento di Jabhat al-Nusra [8], cioè al-Qaida in Siria, che controlla l’80% della regione d’Idlib, mentre le altre fazioni terroristiche guidate dalla Turchia ne controllano solo il 20%. Così, quando l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati avranno eseguito la missione presso l’aeroporto di Duhur, i 70 villaggi nella sacca di 2000 kmq dove Jabhat al-Nusra e SIIL infuriano, saranno assediati e liberati. Quindi, il terrorismo sarà sconfitto e il ruolo della Turchia in Siria finirà” [9].
Il processo di Astana, non del tutto giusto agli occhi di Emmanuel Macron, e a cui la diplomazia francese chiede che gli impegni vengano rispettati, viene brevemente chiarito da Nasir Qandil: “I suddetti gruppi armati e il loro sponsor turco hanno agito come se non si fossero resi conto che le zone di de-escalation, definite dagli accordi Turchia-Iran-Russia di Astana dopo la sconfitta ad Aleppo, gli offrivano l’opportunità di preparare un processo politico su governo, Costituzione ed elezioni in Siria, e che se non avessero colto l’opportunità durante la guerra allo SIIL, le equazioni sarebbero cambiate una volta terminata la guerra. Va detto che anche tra i ranghi dei partigiani della Siria e dell’Asse della Resistenza, alcuni non hanno capito la funzione del processo di Astana che si concentra sull’allentamento di dozzine di fronti per eliminare lo SIIL e dare alla Turchia e ai gruppi armati che sostiene l’opportunità di adattarsi ai cambiamenti. Pertanto, la battaglia d’Idlib pone la Turchia di fronte a una delle due opzioni: rivivere la sconfitta di Aleppo o rispettare gli accordi di Astana e, inevitabilmente, perseguirli a Sochi, sapendo che in questa battaglia la Russia non è un mediatore ma un partecipe. Infatti, le sue basi militari in Siria sono state attaccate da droni lanciati da gruppi di cui la Turchia è garante diretta, ed è Mosca che invita al dialogo di Sochi contro cui la Turchia guida la sua guerra d’ostruzionismo” [10]. Poiché lo scopo del processo di Astana è chiarito, Nasir Qandil passava al processo successivo, con un breve titolo: Idlib o Sochi? “Quando il piano di Erdogan di rafforzare i gruppi armati sotto il suo comando per lanciare un contrattacco contro l’Esercito arabo siriano ed alleati si è concluso in un clamoroso fallimento, con tutti i villaggi invasi in un giorno, propose al presidente russo di fermare l’offensiva su Idlib contro il successo del “Congresso nazionale siriano” a Sochi, con la partecipazione della Turchia e dei rappresentanti dei ribelli moderati senza precondizioni. Questo perché Erdogan immaginava di aver risparmiato tempo grazie al processo di Astana e di poter ancora riciclare Jabhat al-Nusra a favore del Congresso di Sochi. Quindi non si è reso conto che se fosse stato accettato come garante dell’Accordo tripartito di Astana, nonostante la sua leggendaria doppiezza (e senza l’opposizione del governo siriano), non lo fu per la sua grande intelligenze, ma perché siriani, russi ed iraniani avevano bisogno di allentare per porre fine militarmente allo SIIL, e una volta raggiunto l’obiettivo, reagire alle sue vere intenzioni. Rispettando gli impegni, la partnership sarebbe continuata. Non li ha rispettati, e l’offensiva su Idlib non può aspettare. E oggi alcun fronte è più importante di quello di Idlib, l’equazione prioritaria è: Idlib e Sochi, niente Idlib o Sochi, o scelta tra liberazione d’Idlib e perdita di Sochi. Pertanto, Erdogan non ha altra scelta che accettare la liberazione di Idlib e il successo di Sochi o essere espulso dalla soluzione in Siria. Queste sono le condizioni della coalizione siriano-iraniano-russa, non potendo giocare da solo e non avendo più un posto nella coalizione statunitense…” [11]. Detto questo, l’ottimismo di Qandil non gli impedisce di ammettere che: “La regione è sull’orlo del precipizio, mentre la scena siriana dice che le linee rosse, tracciate nella valle dell’Eufrate e altrove dall’amministrazione USA, non contano; chi s’imbarca alla riconquista dell’aeroporto di Duhur non tiene conto di ciò che statunitensi, sauditi e israeliano considerano linea rossa turca che siriani ed alleati non oserebbero attraversare, ed eccoli invece attraversarla; e che domani attraverseranno la valle dell’Eufrate liberando Raqqa dopo Idlib. Quindi, Washington sceglierà la guerra o si adatterà come spesso fa? In un caso come nell’altro, l’Asse della Resistenza non scommette né predice, ma decide. E la decisione della Siria e dei suoi alleati è continuare ad andare avanti, di porre fine a Jabhat al-Nusra (e SIIL), poi alla sacca curda nel nord della Siria, prima di aprirsi la strada al processo di Sochi; non alle manovre del processo di Ginevra” [12]. A questo punto, sembra utile sottolineare che il processo di Sochi, politicamente di parte come quello di Astana agli occhi di Macron, dovrebbe ospitare circa 1500 personalità siriane di ogni sensibilità, anche rappresentanti dei partiti curdi, nonostante l’opposizione della Turchia, che non può più fingere minacce alla propria sicurezza nazionale per prolungare l’invasione del territorio siriano, e che dicono: purché non mettano in dubbio la legittimità del governo siriano ed unità ed integrità della Siria. Per come Washington reagirà, la risposta è stata rapida, poiché il servizio di comunicazione della Coalizione, guidato dagli Stati Uniti e che normalmente coinvolge Francia e Turchia, ha confermato la creazione di una presunta “Forza di sicurezza delle frontiere” [13] nel nord della Siria, che sarà sotto l’autorità delle SDF e, presumibilmente, dei residui di SIIL e consorelle. In tali circostanze, resta da vedere se il neo-tandem franco-turco continuerà e, soprattutto, quale processo di pace in Siria pretende di attuare Macron.Fonti:
[1] Diplomazia/Eventi Francia 2018/Prima pagina questo 11 gennaio
[2] “Abbiamo vinto a Raqqa”, dice Emmanuel Macron ad Abu Dhabi
[3] Intervista esclusiva di Emmanuel Macron a “20 heures” di France 2
[4] Conferenza stampa di Emmanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan
[5] ركيا وفرنسا ثنائي جديد
[6] سورية تستهجن تبني الخارجية الفرنسية ادعاءات تنظيم (جبهة النصرة) الإرهابي
[7] استديو الحدث | رانيا عثمان
[8] بين قوسين | المنار
[9] Lavrov si riferisce al principale nemico in Siria aiutato “dall’estero”
[10] ستانة
[11] إدلب أم سوتشي
[12] حافة الهاوية
[13] Siria: curdi per formare una forza di confine con la coalizione internazionale

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: Tillerson annuncia l’occupazione ed Erdogan fa vuote minacce

Moon of Alabama

Da alcuni giorni la Turchia minaccia d’invadere Ifrin, cantone curdo nel nord-ovest della Siria. La minaccia non è seria: Ifrin è per lo più montuosa. Immagini dalla Turchia mostravano lo sbarco di carri armati presso Ifrin, ma in Turchia. Questi erano vecchi carri armati M-60, leggermente migliorati da Israele, ma possono essere eliminati dai moderni razzi anticarro RPG e certamente dai missili anticarro (ATGM). I carri armati verrebbero distrutti se entrassero nel difficile terreno di Ifrin. Vi sono decine di migliaia di combattenti curdi e sono ben armati. Ifrin è sotto la protezione formale delle forze russe e siriane. Il vero pericolo per la Turchia non è Ifrin, ma il protettorato curdo molto più grande che gli USA annunciavano nel nord-est della Siria. Le minacce e il rumore dell’artiglieria turca hanno suscitato rumori dalla Siria e consigli più silenziosi dalla Russia. Il governo siriano vuole dimostrare di proteggere i cittadini siriani, arabi o curdi. La Russia è orgogliosa del ruolo di adulto che calma le parti. I due problemi reali per l’aspirante sultano Erdogan sono:
– il prossimo incontro dell’opposizione e dei partiti di governo siriani a Sochi e
– il sostegno degli Stati Uniti ai terroristi del PKK/YPG nel nord-est della Siria.
La Russia ha voluto invitare diversi partiti curdi, incluse le YPG, al grande incontro di Sochi. La Turchia respinge qualsiasi inclusione ufficiale dei curdi come entità costituente distinta. La Russia porrà la questione invitando alcune personalità d’etnia curda che parteciperanno in “qualità di privati”. Il secondo problema è emerso solo a causa della spacconata del CentCom e della politica statunitense scoordinata e fasulla: “Domenica scorsa, la coalizione militare a guida statunitense che combatteva lo Stato islamico, dichiarava strombazzando la creazione della “Forza di sicurezza delle frontiere” di 30000 persone. Ma l’annuncio, che ha scatenato le denunce turche, sorprese i funzionari di Washington, che mercoledì affermavano che la dichiarazione della coalizione era fuorviante, e il Pentagono rilasciava una dichiarazione per cercare di calmare i turchi. “Non si tratta di un nuovo “esercito” o convenzionale “forza di guardia di frontiera”, affermava la dichiarazione del Pentagono”. Non era la prima volta che il Comando Centrale del Medio Oriente agiva in modo apertamente aggressivo senza considerarne l’impatto strategico. La Turchia è un membro della NATO e annunciare l’installazione di una forza terroristica per proteggere un confine esterno della NATO è semplicemente pazzesco. Per anni il Pentagono ha ceduto troppo il guinzaglio al CentCom e deve riprenderlo. La forza della “guardia di frontiera” è stata rinominata forza di sicurezza interna che assicurerà che nessuno dei terroristi dello SIIL in zona, che Washington mantiene diligentemente vivo nell’est della Siria, fugga oltre confine sottraendosi ai prossimi incarichi.
Il segretario di Stato Tillerson annunciava la “nuova” posizione ufficiale degli Stati Uniti in Siria. Essenzialmente riassumendo la posizione dell’amministrazione Obama, vecchia e priva di senso: “Parlando ad un importante indirizzo sulla politica siriana ospitato dall’Istituto Hoover dell’Università di Stanford, Tillerson elencava sconfitta di al-Qaida, spodestamento dell’Iran e assicurazione di un accordo di pace che escluda il Presidente Bashar al-Assad, come obiettivi della presenza in Siria di 2000 soldati statunitensi dispiegati nell’angolo controllato dai curdi della Siria nord-orientale”. (Il numero reale di truppe statunitensi in Siria è 5000 soldati e altrettanti mercenari). Altri ascoltatori hanno rilevato ambizioni ancora più ampie: “Gli Stati Uniti hanno cinque obiettivi chiave in Siria, affermava Tillerson. Assicurarsi che Stato islamico ed al-Qaida non riemergano più; sostenere il processo politico guidato dalle Nazioni Unite; diminuire l’influenza dell’Iran; assicurarsi che il Paese sia privo di armi di distruzione di massa; e aiutare i rifugiati a tornare dopo anni di guerra civile”. Obiettivi che si escludono a vicenda. A Ginevra non accadrà nulla finché qualcuno insiste nel rimuovere il Presidente Assad. Al-Qaida e SIIL in Siria sono una conseguenza dell’azione degli Stati Uniti e della loro presenza (coperta) nel Paese. L’Iran attualmente ha poca presenza ed influenza limitata in Siria. Aumenterebbe solo se gli Stati Uniti tentassero di attaccare il governo siriano. I rifugiati non torneranno finché gli Stati Uniti minacciano d’infiammare nuovamente la guerra. Devo ancora leggere un analista che creda che l’amministrazione statunitense possa raggiungere i desiderata annunciati. È una sfortunata politica “fare qualcosa” che fallirà quando la resistenza sul campo aumenterà e i costi politici dell’occupazione diverranno evidenti. I curdi delle YPG nel nord-est, che hanno accettato l’occupazione, ne sopporteranno le conseguenze. Tutte le altre parti coinvolte in Siria li riterranno responsabili. Per ora il nuovo annuncio e la pessima presentazione hanno solo aiutato Erdogan a ricorrere di nuovo alle sue follie. Niente di tutto ciò avrà conseguenze serie.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nella fornace: la guerra ai terroristi e il dilemma curdo

Ziad Fadil, Syrian Perspective 17 gennaio 2018Tutti gli occhi sono puntati su Idlib oggi e sulla retromarcia statunitense nel nord-est. La strategia del governo siriano delle tregue con i terroristi e offrirgli passaggio sicuro a Idlib, dove sono ammucchiati, paga. Ciò che sorprende è che così tanti capi terroristi non vedevano ciò. Oggi, anche con la collusione turca, i terroristi si preparano alla loro apocalisse. Come descrivono i propagandisti del terrorismo, “è la più violenta campagna aerea che abbiamo mai visto in Siria!” Oh, sorpresa! Il fatto che non possano immaginare che ciò accadasse è un buon segno dell’ingenuità del nemico. Era ovvio a tutti i lettori che sarebbe successo. La Turchia è in conflitto su questo stratagemma siriano-russo-iraniano. Mentre valutano le relazioni con Russia ed Iran, i turchi non sono disposti a rompere con la loro Assadofobia. Può darsi che si vergognino d’aver promosso così apertamente la guerra, ma ora non vedono via d’uscita se non aggrapparsi ai soliti mantra che ne giustificavano il coinvolgimento nella propagazione del terrore nella Mezzaluna Fertile, persistendo a prolungare la guerra contro Damasco. I turchi e la loro politica estera sono alla deriva in un mare di contraddizioni. Erdoghan, per quanto dettomi, sarebbe infuriato dalle mosse sioniste su Gerusalemme ispirate dalla follia di Trump. Erdoghan sarebbe irritato dalla riluttanza degli Stati Uniti ad estradare Fethullah Gulen in Turchia per processarlo per sedizione e tradimento, per non parlare del coinvolgimento nel tentativo di rovesciare il governo di Ankara. Erdoghan è infuriato dal sostegno degli Stati Uniti alle SDF curde, gruppo che i turchi identificano con il PKK con cui combattono un’infinita insurrezione che mira a creare uno Stato curdo in Turchia. Ha punito Stati Uniti e NATO acquistando il sistema antiaereo S-400 dalla Russia. Erdoghan è infuriato dagli sforzi dell’Arabia Saudita per punire il Qatar accoccolatosi con l’Iran. Ha inviato truppe in Qatar per aiutarlo a difendersi se i sauditi decidessero di ripetere un altro svarione ai propri confini. Erdoghan è infuriato dall’ostilità di sauditi ed Egitto verso i Fratelli musulmani, gruppo di cui si dice appartenga o sostenga con tutto il cuore. È ancora più infuriato per il maltrattamento da parte dell’Egitto dei funzionari e truppe di Hamas, tentativi di Cairo di smussare le capacità militari di Hamas, distruggendo tunnel, sequestrando armi e uccidendo pescatori. Hamas è, naturalmente, un ramo della Fratellanza musulmana. Erdoghan è seccato con tutti, ed addirittura infuriato dalla resilienza del Dr. Assad. Erdoghan è anche arrabbiato dalla massiccia operazione militare volta a sterminare l’intera struttura di al-Qaida ad Idlib. Ha inveito contro i bombardamenti delle basi di al-Qaida da parte della Siria, etichettandole come “omicidio di civili”. L’esercito turco avrebbe aiutato i terroristi di al-Qaida nella controffensiva per fermare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sulla base aerea di Abu Dhuhur. L’avanzata è ricominciata e l’EAS ha riconquistato tutti i villaggi persi col contrattacco terroristico-turco.
Bene, è semplicemente un peccato. E non ha senso coinvolgere il proprio Paese in uno sforzo perso per mantenere i gruppi terroristici di Idlib mentre taglia i legami con statunitensi ed europei. Non so cosa Macron pensi ora, ma deve essere una qualche maledizione per l’arrivo di uno squinternato come Trump e del lunatico Erdoghan in ciò che sarebbe un mondo razionale. Erdoghan non lo percepisce, ma le sue opzioni diminuiscono ad ogni mossa. Ora minaccia d’invadere la Siria nord-orientale per reprimere il consolidamento del piano statunitense per creare uno Stato curdo (ricordate il mio post sull’argomento). Se lo fa, ordinerà alle sue forze di sparare a un altro membro della NATO, gli Stati Uniti, che ha oltre 10000 soldati sul campo ad aiutare i curdi a creare i requisiti per uno Stato. È in corso un disastro. Ogni volta che gli Stati Uniti sviluppano piani molto intelligenti, già s’immaginano impantanarsi in una nuova guerra oltreoceano. Ho informazioni sul fatto che il piano per istituire uno Stato coloniale curdo nel nord-est sia stato suggerito dall’entità sionista. Secondo la mia fonte, il Mossad sviluppò il piano su ordine di Mileikowski (alias Netanyahu) per dare agli statunitensi la possibilità di smorzare la rapida avanzata dell’influenza iraniana nella regione. Ora sappiamo che il nuovo Kurdistan a nord e l’infinito addestramento nel sud ad al-Tanaf, hanno lo scopo di ricacciare gli sforzi dell’Iran per proiettare la potenza economica estendendo un gasdotto attraverso la Siria al Mediterraneo e la potenza militare da Iraq e Siria al Sud del Libano, il territorio di Hezbollah. Non ci può essere piano più folle di questo. E se gli Stati Uniti contano sulla Turchia per completarlo, aiutando continuamente e favorendo i terroristi di Hayat Ahrar al-Sham (leggi: al-Qaida), tale aspettativa appare in sostanza un’illusione. I turchi si allontanano sempre più dalla NATO e hanno scarso rispetto degli Stati Uniti, come ho già scritto. Dal 2015 hanno chiuso i confini con i siriani ad Idlib. Hanno rafforzato i controlli sui rifornimenti ai terroristi di al-Qaida. L’unica cosa che non hanno fatto è fermare i contrabbandieri che consegnano il dovuto ai teppisti che popolano Idlib. È così che i terroristi poterono fabbricare i droni che attaccarono la base russa di Humaymim. Lo Stato che gli ha dato i piani della base è chiaramente quello dei coloni sionisti. La Russia reagì rapidamente contro i terroristi colpendone la fabbrica ed eliminando i responsabili della fabbricazione e progettazione dei droni. L’intelligence che identificò la posizione della fabbrica, secondo quanto riferito, proveniva dalla Turchia. E la vendetta russa è molto dolce.
Il bombardamento dell’Aeronautica siriana su Idlib s’intensifica esponenzialmente, come ammettono i propagandisti dei terroristi. L’Aeronautica siriana è stata rinnovata e modernizzata al 100%. L’esercito è molto più forte. Anche con il sistema anticarro TOW di fabbricazione statunitense, i terroristi non hanno possibilità perché gli ingegneri siriani hanno sviluppato i Sarab 1 e 2 che hanno efficacemente neutralizzato i TOW. Senza nuove tecnologie, i terroristi semplicemente aspettano i loro ultimi istanti. L’Arabia Saudita ha cessato i finanziamenti ad al-Qaida guidata da Muhaysini. Non ci sono contrabbandieri con valigette piene di soldi per pagare gli stipendi dei terroristi, le cui famiglie sono ora personaggi addolorati di una tragedia greca che si dispiega in modo orribile ogni giorno. Con un’Europa che non li accetta, il contrabbando ha una rapida ripresa con le famiglie che spendono ogni gioiello per passare in Grecia e, si spera, Europa. Non riesco ad immaginare uno scenario più disperato di quello che affrontano tali disgraziati. È solo questione di tempo. Gli statunitensi hanno dato i MANPAD al PKK. Ciò renderà Erdoghan davvero felice. Si dice già che l’offensiva turca ad Ifrin inizierà il 17 gennaio 2018. Spero che curdi e turchi si facciano saltare a vicenda. Prego per uno scontro sanguinoso che insegni ai turchi cosa significa sostenere il terrorismo e ai curdi il tradimento. Nel frattempo, un altro dramma si svolge nel Ghuta orientale. L’esercito dell’Islam riceve ancora gli stipendi dai sauditi. Ma, a quanto ho capito, i sauditi hanno dato un limite ai fratelli al-Lush. Gli è stato detto di negoziare a Ginevra o a Sochi o di restarne fuori. Non si creda alle assurdità spacciate dai notiziari falsi su quanto siano popolari i terroristi nel Ghuta. Non sono popolari, sono tollerati da una popolazione ferita. È stato deciso di schiacciare i terroristi con la forza aerea. Osservate attentamente la posizione presa da al-Lush a Sochi: prevediamo l’improvviso abbandono delle trincee e l’accettazione della leadership del Dr. Assad. Non hanno altra scelta. E c’è così poco tempo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio