Cosa accade tra Russia e Israele?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 18.05.2018Anche con quanto ultimamente accaduto in Siria tra Israele e Iran, e tali episodi potrebbero ripresentarsi in futuro, il ruolo della Russia, come abbiamo già scritto, rimane cruciale da unico mediatore reale tra i due feroci rivali e potrebbe essere la chiave della riduzione delle tensioni. Nonostante la mediazione della Russia, la crisi è una grande sfida diplomatica che va gestita con abilità in modo che la Siria non diventi un altro campo di battaglia e che le vittorie della Russia sull’estremismo non siano compromesse. Il compito quindi è tanto complicato quanto rischioso ed enigmatico. Questo è evidente dal modo in cui il primo ministro israeliano, dopo l’ultima visita a Mosca e dopo che Israele aveva sparato su obiettivi iraniani in Siria, intese dire che la Russia era dalla sua parte nella guerra contro l’Iran. L’Iran, d’altra parte, continua a vedere la Russia come alleata e i suoi funzionari si recarono in Russia per salvare l’accordo nucleare dopo l’annuncio dell’uscita di Trump. Quindi, la domanda: cosa realmente accade tra Israele e Russia su Iran e Siria?
Mentre le dichiarazioni post-visita di Netanyahu suggerivano un cambio del pensiero russo sul ruolo che l’Iran può e dovrebbe giocare, non è così. La Russia non cambia lato, dato che il conflitto in Siria è ancora lungi dall’essere finito. La stabilizzazione siriana rimane un enigma da risolvere e l’Iran rimane un elemento chiave della pace e anche garante del cessate il fuoco. Israele quindi sembra sottovalutare l’importanza dell’Iran per la Russia, e viceversa. Il fatto che la Russia non abbia obiettato o criticato l’attacco israeliano alla Siria, prendendo di mira elementi iraniani, non la rende semplicemente ‘amica’ d’Israele e ‘nemica’ dell’Iran. C’è molto più di quanto sembri. Per la Russia, l’obiettivo principale rimangono stabilità ed unità della Siria come unità territoriale riguardo divisione in “zone” e ricostruzione. Il significativo silenzio della Russia sull’attacco israeliano mostra quindi come la Russia, amica di Iran ed Israele, non voglia essere invischiata nella zuffa Iran-Israele ed intenda svolgere il proprio ruolo in modo che non renda nemico Iran o Israele. Così sembra che i russi facciano questo: mentre si sono astenuti dal criticare Israele per l’attacco, il Ministero della Difesa non mancava di menzionare che la difesa aerea siriana fornita dalla Russia abbatteva la metà dei 60 missili sparati dalle forze israeliane, a significare che la Russia rimane attenta alla difesa della Siria. Già, la Russia dichiarava che se dovesse sorgere un’emergenza, rafforzerà la difesa siriana con missili S-300. Allo stesso modo, mentre Israele si aspetta dalla Russia di limitare il ruolo dell’Iran in Siria, particolarmente vicino al territorio israeliano, la Russia comprende l’intesa tra Iran e Siria. Di fatto, la Russia condivide con l’Iran le stesse ragioni e logica della presenza militare in Siria, poiché entrambi i Paesi sono stati invitati da Damasco e sono cruciali nella lotta a Stato islamico e altri “ribelli” finanziati dall’estero. Mentre la Russia potrebbe non avere interesse per il “fronte della Resistenza” dell’Iran contro Israele, non si oppone nemmeno alla presenza iraniana in Siria, né considera, a differenza d’Israele, Hezbollah un’organizzazione “terroristica”. Al contrario, il risultato delle elezioni in Libano ha dimostrato che Hezbollah è molto più di un semplice gruppo militante e che ha una forte base popolare e un solido sostegno elettorale, ottenendo legittimità sociale e politica e rafforzando la visione russa secondo cui Hezbollah non è terroristico e non va trattato come tale. Da questo segue logicamente un’altra differenza tra Israele e Russia e una convergenza di interessi tra Russia e Iran: l’accordo nucleare, noto come JCPOA. Come tale, se Israele esultava per l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, la Russia non si è astenuta dal definirla “nuova conferma dell’inaffidabilità di Washington”, aggiungendo che “la Russia è aperta all’ulteriore cooperazione cogli altri partecipanti al JCPOA e continuerà attivamente a sviluppare collaborazione e dialogo politico con la Repubblica islamica dell’Iran“.
Pertanto, nonostante il calore che Netanyahu ha ricevuto a Mosca nell’ultima visita, non si può negare che la Russia potrebbe pensare a un possibile coinvolgimento degli interessi iraniani in Siria nell’accomodamento con Israele. D’altra parte, il fatto che la Russia abbia ospitato Netanyahu e poi una delegazione iraniana, dimostra che la diplomazia russa cammina perché il suo ruolo di unica sostenitrice attiva della diplomazia discreta diventa evidente a Iran ed Israele. È quindi fuorviante concludere, come ampiamente fatto dai media internazionali, che esiste un accordo non ufficiale tra Russia e Israele, secondo cui la Russia permette ad Israele di attaccare obiettivi iraniani finché sono una rappresaglia e non colpiscono interessi siriani e russi. Ciò che è più probabile e adeguato agli interessi russi è che la Russia semplicemente si bilancia tra Iran e Israele, e sa che permettere a queste parti mano libera, comporterebbe una guerra che non si potrebbe controllare. Pertanto, nonostante l’impressione che Netanyahu abbia avuto successo, non è realistico aspettarsi che la Russia decida di scegliere tra Israele e Iran o d’aderire incondizionatamente all’agenda israeliana per sconfiggere l’Iran in Siria o all’agenda iraniana di espandere il fronte verso Israele. Ciò che tuttavia Israele può aspettarsi sono gli sforzi russi per impedire l’uso del territorio siriano contro Israele, e viceversa. Non ci sono, in quanto tali, accordi ma solo l’ampio riconoscimento del fatto che tutto ciò che accade in Siria, da una parte e dall’altra, deve prendere in considerazione i russi e i loro interessi.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sayad Nasrallah: Siria ed alleati spezzano il prestigio dell’entità sionista

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 15 maggio 2018

Il Segretario Generale di Hezbollah, Sayad Hasan Nasrallah, parlava della nuova fase dello scontro tra la Resistenza e l’entità sionista in Siria, sottolineando che il momento in cui il nemico israeliano poteva colpire la Siria senza ritorsioni è finito. Sayad Nasrallah commentava l’ultimo scontro tra la Siria e l’entità sionista, quando le posizioni israeliane nel Golan occupato furono colpite da decine di razzi lanciati dai territori siriani. Le dichiarazioni del leader della Resistenza libanese si avevano durante una cerimonia organizzata da Hezbollah per il secondo anniversario del martirio del leader della Resistenza Sayad Mustafa Badradin (Zulfiqar), nel sobborgo meridionale di Bayrut (Dahiyah). Sayad Nasrallah aveva detto che l’equazione stabilita dall’entità sionista di spezzare la mano della Resistenza che colpirà il Golan occupato è finita, secondo al-Manar. In questo contesto, Sayad Nasrallah osservava che la Siria e i suoi alleati dell’Asse della Resistenza riuscivano a distruggere il prestigio dell’occupante israeliano. D’altra parte, il SG di Hezbollah avvertiva sull’intenzione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di annunciare il cosiddetto “accordo del secolo” contro la causa palestinese. Sua eminenza si scagliava contro la posizione araba ufficiale, ma invitava gli arabi a schierarsi contro il regime statunitense in Palestina. Anche Sayad Nasrallah chiedeva all’Autorità palestinese di astenersi dal firmare un accordo del genere.

“Martire Vittorioso”
Sayad Nasrallah elogiava Sayad Mustafa Badradin come uno dei comandanti che crearono la Resistenza nei primi anni. Sua eminenza sottolineava l’importanza di conoscere biografia e vittorie dei comandanti della Resistenza caduti. “I comandanti della Resistenza caduti vanno conosciuti bene e sempre ricordati”, aveva detto Sayad Nasrallah, aggiungendo: “I loro nomi vanno scritti in oro“. Il leader della Resistenza rivelava che Sayad Mustafa Badradin fu incaricato di missioni sensibili, incluso lo scontro militare con l’entità sionista. Sua eminenza aggiungeva che il comandante della Resistenza caduto era responsabile di alcuni dossier relativi alla causa palestinese e all’Iraq. “Sin dal primo giorno della crisi in Siria, Sayad Mustafa Badradin lavorò duramente per affrontare i taqfiri”, osservava Sayad Nasrallah. Nel frattempo, sua eminenza ricordava una frase di Sayad Mustafa Badradin, detta poco prima del martirio: “Non tornerei dalla Siria se non da martire o portando la bandiera della vittoria”. “Dico a Sayad Mustafa, mio caro fratello, sei tornato dalla Siria vittorioso e martire“, aveva detto Sayad Nasrallah nel secondo anniversario del martirio di Sayad Badradin.

“Stati Uniti inaffidabili”
Sayad Nasrallah commentava l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che Washington si ritirava dall’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali. Sua eminenza si scagliava contro gli Stati Uniti dicendo che non sono affidabili non rispettando gli accordi internazionali. “Gli Stati Uniti operano in base ai propri interessi e dell’entità sionista“. “Gli accordi internazionali che ci chiedono di rispettare e attuare… lo Stato più potente al mondo non li rispetta“, aveva detto Sayad Nasrallah. “Gli Stati Uniti non sono affidabili perché non rispettano né gli accordi internazionali né i loro alleati“. Nel frattempo, Sayad Nasrallah notava che gli Stati Uniti mentono e ricattano la Corea democratica sul suo programma nucleare.

“L’era in cui Israele colpiva la Siria senza ritorsioni è finita”
D’altra parte, Sayad Nasrallah parlava del confronto tra la Siria e l’entità sionista della settimana prima, quando le posizioni israeliane furono colpire da decine di razzi lanciati dai siriani. Il SG di Hezbollah rivelava che 55 razzi furono lanciati sulle posizioni israeliane nel Golan occupato, negando che 23 soldati siriani e combattenti fossero stati uccisi negli attacchi israeliani che seguirono l’attacco missilistico. “Tre soldati dell’Esercito arabo siriano caddero negli attacchi israeliani e le notizie su 23 combattenti martiri erano prive di fondamento“, aveva detto Sayad Nasrallah. Notò che il confronto era di grande importanza in quanto conteneva molte indicazioni. “Il nemico israeliano ha taciuto sulle perdite subite, mentre cercava di rilevare i razzi che raggiunsero Safad e Tiberiade. Grandi esplosioni furono sentite nel Golan occupato e gli israeliani in quegli insediamenti furono costretti ad andare nei rifugi“, aveva detto Sayad Nasrallah acclamando l’Esercito arabo siriano per aver respinto gli attacchi israeliani in seguito al lancio dei razzi. “Questa è solo una forma di rappresaglia alla continua aggressione israeliana contro la Siria“, aveva detto Sayad Nasrallah riferendosi al lancio dei razzi sulle posizioni israeliane. “Il messaggio è stato dato al nemico israeliano. Dice che l’era in cui colpiva la Siria impunemente è finita“. Sua eminenza notava che il nemico israeliano non mirava all’escalation, sostenendo che gli obiettivi colpiti dai sionisti erano limitati e alcuni furono evacuati prima di essere colpiti. In tale contesto, Sayad Nasrallah rivelava che i siriani e gli alleati dell’Asse della Resistenza avevano informato l’entità sionista tramite “lati internazionali” che se “attraversava le linee rosse in Siria, verranno lanciati altri missili che colpiranno in profondità Israele”. “Siamo di fronte a una nuova fase dello scontro con Israele. Il suo prestigio è frantumato“.

“Idiota… traditore”
Sayad Nasrallah commentava le osservazioni del ministro degli Esteri del Bahrayn, che affermò che l’entità sionista aveva “diritto all’autodifesa”. “Israele ha diritto all’autodifesa!! Quindi riconosci che il Golan è suo, oh idiota e traditore?!” Sayad Nasrallah disse del ministro del Bahrayn. Nel frattempo, sua eminenza si scagliava contro i tentativi sauditi di presentare giustificazioni religiose sulla cospirazione contro la Palestina. “Figure saudite hanno presentato giustificazioni religiose su ciò che hanno definito “diritto d’Israele” sulla Palestina”.

“Accordo del secolo”
Sayad Nasrallah avvertiva che nelle prossime settimane Trump pubblicherà ufficialmente il suo cosiddetto “accordo del secolo”. “Sotto tale accordo non ci saranno né al-Quds orientale, né al-Quds occidentale, e non ci sarà più diritto al ritorno per i palestinesi. Inoltre, lo Stato palestinese sarà limitato a Gaza soltanto“, avvertiva Sayad Nasrallah. Il leader della Resistenza libanese invitava la popolazione della regione ad opporsi a tale accordo, e invitava Autorità Palestinese, Organizzazione per la Liberazione della Palestina e altri partiti palestinesi ad astenersi dal firmare un accordo del genere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump, un maestro delle sconfitte

Prof. James Petras, Global Research, 14 maggio 2018Introduzione
Per qualche tempo, i critici delle politiche del presidente Trump le hanno attribuite a un disturbo mentale; maniaco-depressione incontrollato, narcisismo e altre patologie. La questione della salute mentale di Trump solleva una domanda più profonda: perché le sue patologie assumono una direzione politica specifica? Inoltre, le decisioni di Trump hanno una storia e un background politico, e derivano da logica e credenza nelle ragione e logica del potere imperiale. Esamineremo la ragione per cui Trump ha abbracciato tre decisioni strategiche che hanno conseguenze storiche mondiali, in particolare: Trump rinnega l’accordo nucleare con l’Iran; la dichiarazione di guerra commerciale alla Cina; e l’incontro di Trump con la Corea democratica. In breve esploreremo le ragioni politiche delle sue decisioni; cosa si aspetta di guadagnare; e qual è il suo piano se non riesce a ottenere i risultati atteso e i suoi avversari adottano rappresaglie.

Quadro strategico di Trump
L’ipotesi alla base del pensiero strategico di Trump è che il “potere funziona”: più la sua postura è intransigente, maggiore è la convinzione nel mondo unipolare basato sulla potenza degli Stati Uniti. Come corollario, Trump interpreta qualsiasi alleato, avversario, concorrente che cerca trattative, reciprocità o concessioni come “debole” che dovrebbe spingere o costringere a concedere maggiori concessioni e ulteriori ritiri e sacrifici, fino all’obiettivo finale della resa e sottomissione. In altre parole, la politica della forza di Trump riconosce solo la contro-forza: limitazioni nelle politiche di Trump si avranno solo quando perdite e costi economici e militari tangibili nelle vite degli Stati Uniti minacceranno il dominio imperiale degli USA.

Ragioni per cui Trump ha rotto l’accordo con l’Iran
Trump ha rotto l’accordo con l’Iran perché l’accordo si basava sulla limitazione delle sanzioni statunitensi all’Iran; il totale smantellamento del programma nucleare e la discussione del ruolo limitato dell’Iran a favore di possibili alleati in Medio Oriente. Concessioni unilaterali dell’Iran; lo scambio tra difesa ed opportunità di mercato incoraggiava Trump a credere di poter intimidire militarmente l’Iran chiudendone tutti i mercati. Trump vede il presidente Ruhani come un venditore di tappeti e non uno stratega militare. Trump crede che una stretta economica porterà il Presidente Rouhani a sacrificare gli alleati in Siria, Libano (Hezbollah), Yemen (huthi), Palestina (Hamas) e Iraq (sciiti) e a smantellare la strategia della difesa basata sugli ICBM. Trump persegue l’obiettivo strategico d’indebolire l’Iran e prepararne il cambio di regime, riportando l’Iran a Stato cliente, come prima della rivoluzione del 1979. sotto lo Shah. La seconda ragione della politica di Trump è il rafforzamento del potere militare israeliano in Medio Oriente. Il regime di Trump è profondamente influenzato dalla configurazione del potere sionista (ZPC) negli Stati Uniti, soprannominata “Lobby”. Trump riconosce e si sottomette ai dettami sionisti-israeliani perché hanno un potere senza precedenti nei media, nel settore immobiliare, finanziario e assicurativo (FIRE). Trump riconosce il potere della ZPC nell’acquistare i voti del Congresso, controllare partiti e assicurarsi nomine nel ramo esecutivo. Trump è un tipico autoritario: salta alla gola di deboli, cittadini, alleati e avversari e s’inginocchia al potente ZPC, ai militari e a Wall Street. La sottomissione di Trump al potere sionista rafforza e persino detta la sua decisione di rompere l’accordo con l’Iran e la volontà di fare pressione. Francia, Germania, Regno Unito e Russia a sacrificare accordi commerciali da miliardi di dollari con l’Iran e perseguire una politica di pressione su Teheran per accettarne il programma di disarmo e l’isolamento unilaterale di Trump. Trump crede di poter costringere le multinazionali europee a disobbedire ai propri governi e rispettare le sanzioni.

Ragioni della guerra commerciale di Trump alla Cina
Prima della presidenza di Trump, in particolare col presidente Obama, gli Stati Uniti lanciarono la guerra commerciale e il “perno militare”contro la Cina. Obama propose il Patto Transpacifico per escludere la Cina e dirigere un’armata aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Obama istituì un potente sistema di sorveglianza in Corea del Sud e le esercizitazioni di guerra al confine con la Corea democratica. La politica di Trump ha approfondito e radicalizzato le politiche di Obama. Trump ha esteso la politica bellicosa di Obama nei confronti della Corea democratica, chiedendo la de-nuclearizzazione del suo programma di difesa. Il Presidente Kim della Corea democratica, e il presidente Moon della Corea del Sud raggiunsero l’accordo per aprire negoziati per il trattato di pace per porre fine a 60 anni di ostilità. Tuttavia, il presidente Trump aderì alla conversazione sulla presunzione che le aperture di pace della Corea democratica fossero dovute alle sue minacce di guerra ed intimidazioni. Insisteva sul fatto che qualsiasi accordo di pace e fine delle sanzioni economiche si sarebbero avuti solo cil disarmo nucleare unilaterale, mantenimento delle forze statunitensi nella penisola e supervisione di ispettori approvati dagli Stati Uniti. La dichiarazione unilaterale di Trump della guerra commerciale contro la Cina accompagna la sua convinzione che le minacce militari abbiano portato alla “capitolazione” della Corea democratica, e la promessa di porre fine al programma nucleare. Trump ha imposto un dazio di oltre 100 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi per ridurre lo squilibrio commerciale di 200 miliardi in due anni. Ha chiesto alla Cina di chiudere unilateralmente lo “spionaggio” industriale, il “furto tecnologico” (tutte accuse fasulle) e conformarsi al monitoraggio trimestrale degli Stati Uniti. Trump ha chiesto che la Cina non reagisse a dazi o restrizioni o affrontava sanzioni peggiori. Trump minacciava di rispondere a qualsiasi dazio da Pechino, con maggiori dazi e restrizioni su beni e servizi cinesi. Gli obiettivi di Trump è convertire la Corea democratica in un satellite militare per invadere il confine settentrionale della Cina; e della guerra commerciale per spingere la Cina nella crisi economica. Trump crede che se la Cina declina come potenza economica mondiale, gli Stati Uniti cresceranno e domineranno l’economia asiatica e mondiale. Trump ritiene che una guerra commerciale porterà a una guerra militare riuscita. Trump crede che una Cina sottomessa, basata sul suo isolamento dal mercato ‘dinamico’ degli Stati Uniti, migliorerà la ricerca di Washington del dominio incontrastato sul mondo.Dieci tesi errate di Trump
L’agenda politica di Trump è profondamente errata! La rottura dell’accordo nucleare e l’imposizione di dure sanzioni hanno isolato Trump dagli alleati europei e asiatici. L’intervento militare infiammerà una guerra regionale che distruggerebbe i giacimenti petroliferi sauditi. Costringerà l’Iran a perseguire lo scudo nucleare contro l’aggressione USA-Israele e porterà a una guerra prolungata, costosa e alla fine perdente. Le politiche di Trump unificheranno gli iraniani, liberali e nazionalisti, minando i collaborazionisti degli statunitensi. Il mondo musulmano unificherà le forze e porterà il conflitto in Asia, Africa e Medio Oriente. I bombardamenti di Tel Aviv porteranno a contrattacchi su Israele. I prezzi del petrolio saliranno alle stelle, i mercati finanziari crolleranno, le industrie andranno in bancarotta. Le sanzioni di Trump e l’aggressione militare all’Iran porteranno alla reciproca distruzione economica.
La guerra commerciale di Trump con la Cina porterà all’interruzione della catena di approvvigionamento che sostiene l’economia statunitense e in particolare le sue 500 multinazionali che dipendono dall’economia cinese per le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Cina aumenterà il consumo interno, diversificherà i mercati e i partner commerciali e rafforzerà la sua alleanza militare con la Russia. La Cina ha maggiore capacità di recupero e di superare le perturbazioni a breve termine e riguadagnare il ruolo dominante di potenza economica globale. Wall Street subirà un catastrofico collasso finanziario e manderà gli Stati Uniti in depressione mondiale.
Le trattative di Trump con la Corea democratica non andranno da nessuna parte finché chiederà il disarmo nucleare unilaterale, il controllo militare USA sulla penisola e l’isolamento politico dalla Cina. Kim insisterà sulla fine delle sanzioni e il trattato di mutua difesa con la Cina. Kim offrirà la fine dei test nucleari ma non delle armi nucleari. Dopo che Trump ha rinnegato l’accordo con l’Iran, Kim riconoscerà che gli accordi cogli Stati Uniti non sono degni di fiducia.

Conclusione
La gesticolazione minacciosa di Trump è un vero pericolo per la pace e la giustizia nel mondo. Ma le sue ipotesi sulle conseguenze della propria politica sono profondamente errate. Non vi è alcuna base per ritenere che le sanzioni possano rovesciare il regime iraniano; che Israele sopravviverà incolume a una guerra con l’Iran: che una guerra petrolifera non metterà a repentaglio l’economia statunitense; che l’Europa permetterà alle sue compagnie di essere congelate sul mercato iraniano.
La guerra commerciale di Trump con la Cina è morta. Non trova siti di produzione alternativi per le multinazionali statunitensi. Non può escludere la Cina dal mercato mondiale, poiché ha legami con cinque continenti.
Trump non può dominare la Corea democratica e costringerla a sacrificare la propria sovranità sulla base di vuote promesse economiche nel revocare le sanzioni.
Trump veleggia verso sconfitte su tutti i fronti. Ma potrebbe portarvi il popolo statunitense nell’abisso nucleare.

Epilogo
Le minacce belluine di Trump fanno parte della strategia del bluff e del bombardamento intimidatorio, al fine di garantirsi vantaggi politici? Trump interpreta la tattica “pazza” di Nixon-Kissinger, in cui il segretario di Stato diceva agli avversari di accettare le sue “ragionevoli” richieste o di affrontare il peggio dal presidente? Non lo penso. Nixon a differenza di Trump non era menato per il naso da Israele. Nixon a differenza di Trump non era guidato da consiglieri favorevoli alla guerra nucleare. Nixon, al contrario di Trump, aprì gli Stati Uniti al commercio con la Cina e firmò accordi per la riduzione nucleare con l’URSS. Nixon promosse con successo la coesistenza pacifica. Trump è un maestro nelle sconfitte.Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Imperatore caotico e impero del caos

Gulam Asgar Mitha, Oriental Review, 12/05/2018

La suspense finì l’8 maggio, quando l’Imperatore Trump annunciò che il suo impero aveva finalmente deciso di strappare l’accordo firmato da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, e cioè il P5+1. Alcun ragionamento avanzato dalle tre potenze europee potrà convincere Trump a non fare altrimenti. Tutte snobbate. Un interessante articolo sulla CNN, “Tutto ciò che rottama l’accordo iraniano spiega Donald Trump”, afferma che la demolizione dell’accordo ha aperto una nuova finestra sull’anima politica di Trump, dimostrandone la volontà di scatenare all’estero quel tipo di caos che ha fomentato a casa. La decisione rientra nel contesto della dottrina in politica estera dell'”America first”, mostrandosi irremovibile nel seguire le promesse elettorali che hanno inorridito gli alleati degli USA. Non fu un ragionamento, ma le bugie di un uomo di un Paese piccolo ma potente, Israele, a convincere Trump a concludere l’accordo con l’Iran nonostante le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) secondo cui l’Iran aderiva pienamente al JCPOA. Quindi, perché gli Stati Uniti dovrebbero chiudere l’accordo? I capi Benjamin Netanyahu, John Bolton e Mike Pompeo, primo ministro israeliano, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti, sono dei falchi convinti che con l’uno o l’altro pretesto l’Iran vada bombardato. Il quartetto ha un piano generale. Probabilmente seguendo le stesse menzogne contro Iraq ed Afghanistan. John Bolton fu l’architetto della guerra in Iraq. Tra scuse da esporre alle Nazioni Unite, l’Iran è una nazione paria che sviluppa clandestinamente una bomba per distruggere Stati Uniti e Israele, destabilizza la regione, minaccia d’invadere l’Arabia Saudita, sviluppa missili balistici a lunga, media e corta gittata, supporta Hezbollah (lo stesso gruppo che bastonò Israele nel luglio 2006), Siria e Yemen. La mia ipotesi è che l’Arabia Saudita e il suo alleato EAU abbiano speso enormi fondi nella visita di Pompeo in Arabia Saudita per provocare la guerra contro l’Iran, comprese basi militari e aeree in quei Paesi. Non dimentichiamo l’Egitto, che ha anche qualche risentimento. I governanti sauditi non capiscono che anche Stati Uniti ed Israele hanno un piano sinistro per il loro Paese, spezzarne la parte occidentale includendo le città sante Mecca e Medina sotto controllo congiunto islamico, e la parte orientale con la ricchezza petrolifera, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere, la parte centrale sotto il controllo saudita e la parte settentrionale col Levante. L’impero turco subì un destino simile dopo la Prima guerra mondiale.
C’è ancora un’altra domanda: la minaccia percepita dall’impero USA dall’Eurasia, Cina e Russia, sfidanti militari ed economici al primato e agli imperativi statunitensi. Non cercherò di rispondervi, ma rimanderò il lettore interessato a “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geopolitical Imperatives” di Zbigniew Brzezinski, che avanzò il piano diversi anni fa. Cina e Russia stringono legami con Iran, Pakistan e Corea democratica. Queste cinque potenze eurasiatiche condividono capacità economiche, tecnologiche, energetiche e militari (anche nucleari) minacciando l’impero che continua a perseguire l’espansione. Ne discussi nell’articolo pubblicato su Oriental Review nell’aprile 2018. In diversi articoli che ho letto negli ultimi giorni, mentre la suspense si sviluppava sull’accordo, una domanda spiccava: se gli Stati Uniti si rifiutano di negoziare l’accordo P5+1 con l’Iran, quale altro Paese se ne fiderà in ogni rapporto, anche economico e commerciale? Questa domanda verrà ora messa alla prova del nove quando i capi di Corea democratica e Stati Uniti s’incontreranno. Cina e Stati Uniti sono ingarbugliati in una disputa commerciale come lo sono gli Stati Uniti con UE, Canada e Messico. Senza dimenticare l’uscita dalla Trans Pacific Partnership all’inizio del regno dell’imperatore.
Permettetemi di concludere con alcune domande economiche piuttosto importanti che riguardano gli USA. Sono vicini a una disastrosa recessione o probabile depressione. Vanno salvati. I principali beneficiari delle guerre nella storia furono banche e usurai, sia che operassero dal Tempio di Salomone durante l’Impero Romano e che tradissero Gesù di Nazareth o i Medici, e i Rothschild d’Europa o i Rockefeller o Stanley Morgans d’America. Alcuna guerra può essere combattuta senza il loro sostegno. Un articolo piuttosto interessante su come le banche operano intitolato “700 miliardi di volte 10“, di Tim Buchholz, pubblicato su Countercurrents il 4 dicembre 2008, in cui l’autore citava John LeBoutillier (ex-congressista repubblicano di New York, con un solo mandato che chiese “Da dove vengono tutti questi soldi?“) dire che Bloomberg riferiva che la Federal Reserve ha “impegnato/sostenuto/prestato 7,6 trilioni di dollari” per tentare di risolvere la crisi. Gli USA attualmente sono nella seconda più lunga espansione economica post-bellica, da 9 anni. Tale espansione iniziò con incentivi di spesa e tagli fiscali approvati nel 2009 per combattere la Grande Recessione. Probabilmente l’unica altra espansione fu nel 1991-2001, la cui crescita portò il mercato azionario a livelli record, causando lo sviluppo della bolla dei titoli tecnologici. La pressione sull’economia statunitense è ora dovuta alla valuta cinese e alla borsa petrolifera di Shanghai che minacciano il dollaro USA e il suo monopolio sul petrolio.
Nei paragrafi precedenti ho solo brevemente affermato il caso di una recessione d’entità significativa che potrebbe sconvolgere il proverbiale carretto di mele dell’imperatore dell’America first. La guerra è un’opzione degli USA per salvarsi dal disastro economico e salvare il monopolio della propria moneta. Sarà un’opzione con cui gli USA manterrebbero la preminenza, ma non è certamente un’opzione per questa civiltà sprofondare nel buio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump pone fine all’accordo nucleare con l’Iran; quali prospettive?

Moon of Alabama, 8 maggio 2018

Con un discorso belluino, Trump esce dell’accordo nucleare con l’Iran, anche mentendovi. Non è una sorpresa. Gli Stati Uniti rispettano gli accordi solo finché gli è di breve vantaggio, basta chiedere ai nativi americani. Non si può mai contare sugli Stati Uniti. Trump reimpone le sanzioni all’Iran perché:
L’accordo nucleare è stato negoziato dall’amministrazione Obama e quindi dev’essere pessimo;
Israele vuole mantenere l’Iran come babau;
Sionisti e destra degli Stati Uniti vogliono attaccare l’Iran;
MAGA – Trump ha bisogno dell’Iran come nemico degli Stati del Golfo per vendergli armi statunitensi.
Tre Paesi europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, erano abbastanza ingenui da pensare di poterlo evitare. L’EU3 offriva agli Stati Uniti ulteriori sanzioni all’Iran per altre scuse, missili balistici e presenza iraniana in Siria. Ero disgustato quando lessi del piano. Era ovvio sin dall’inizio che avrebbe solo screditato tali Paesi, fallendo. Fortunatamente Italia e alcuni Paesi dell’Europa orientale ridussero tali sforzi europei. Non erano disposti a sacrificarvi credibilità. L’accordo nucleare è stato firmato e va seguito da tutti, sottolineando che non c’era alcuna garanzia che qualsiasi altro sforzo europeo cambiasse il punto di vista di Trump. Nelle ultime settimane vi furono dei tentativi dell’EU3 d’influenzare Trump, invano: “Pompeo organizzava una teleconferenza con le controparti europee. Fonti informate mi hanno detto che Pompeo ringraziava l’EU3 per gli sforzi compiuti da gennaio per trovare una formula che convincesse Trump a non ritirarsi dall’accordo nucleare, ma chiariva che il Presidente vuole prendere un direzione diversa… Dopo la dichiarazione di Trump, le potenze europee vogliono rilasciare una dichiarazione congiunta che chiarirà che rispetteranno l’accordo tentando d’impedirne il collasso”.
Le sanzioni che Trump reintrodurrà non solo limiteranno i rapporti degli Stati Uniti con l’Iran, ma penalizzeranno anche altri Paesi. Ciò comporterà una serie di misure protettive, dato che almeno alcuni Paesi limiteranno l’esposizione alle sanzioni statunitensi persino introducendo contromisure: “Lavoriamo su piani per proteggere gli interessi delle aziende europee“, dichiarava a Bruxelles Maja Kocijancic, portavoce dell’UE per gli affari esteri. L’Iran aderirà all’accordo sul nucleare se l’UE lo difenderà efficacemente e non ostacolerà i rapporti con le compagnie europee. Se l’UE non lo farà, l’accordo nucleare sarà nullo. L’Iran ne uscirà e il governo neoliberista di Rouhani che l’ha accettato cadrà e i conservatori torneranno a difendere la sovranità dell’Iran a tutti i costi. Gli Stati Uniti sembrano credere di poter tornare alla stessa posizione che aveva Obama prima dell’accordo nucleare. L’Iran era sotto sanzioni delle Nazioni Unite e tutti i Paesi, anche Cina e Russia, le sostenevano. L’economia iraniana era in crisi e doveva negoziare una via d’uscita. Tale situazione non si ripeterà. La credibilità degli Stati Uniti è seriamente danneggiata. Il suo soft power è finito, e il suo hard power si è dimostrato inefficace in Afghanistan, Iraq e Siria. Cina e Russia stringono accordi enormi con l’Iran e ne sono i protettori. Se non hanno un’ideologia comune, i tre s’oppongono al mondo globalizzato dettato da sole regole “occidentali”. Hanno potenza economica, popolazione e risorse per farlo. Stati Uniti ed Europa non lo capiscono. L’Iran ha non solo nuovi alleati ma avanza in Medio Oriente per la stupidità di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Le guerre a Iraq, Siria, Libano e Yemen ne hanno rafforzato la posizione, pur tenendosi sostanzialmente fuori. Le elezioni in Libano sono andate bene per la “resistenza”. In Libano, Hezbollah non può più essere sfidato. Le prossime elezioni in Iraq si tradurranno in un altro governo amico dell’Iran. L’Esercito arabo siriano vince la guerra condotta contro il Paese. La posizione degli Stati Uniti in Afghanistan è senza speranza. L’Arabia Saudita lotta contro gli Emirati Arabi Uniti nella guerra allo Yemen. La cacciata dal GCC del Qatar permane. Se Israele vuole mantenere l’Iran da uomo nero per distogliere l’attenzione dal genocidio dei palestinesi, non vuole la guerra. Hezbollah in Libano ha abbastanza missili per rendere insostenibile la vita in Israele. Una guerra all’Iran potrebbe facilmente finire con Tel Aviv in fiamme. Ci sono alcuni nell’amministrazione Trump che vorrebbero dichiarare guerra all’Iran. Anche l’amministrazione Bush aveva piani simili. Ma qualsiasi manovra contro l’Iran era finita male per Stati Uniti ed alleati. I Paesi del Golfo erano estremamente vulnerabili. La loro produzione petrolifera sarebbe stata chiusa in pochi giorni. La situazione non è cambiata. Gli Stati Uniti sono ora in una posizione strategica peggiore di quella dopo l’invasione dell’Iraq. Fintantoché ci saranno persone serie al Pentagono, la Casa Bianca sarà esortata a non compiere un simile tentativo. Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare è un grave errore. Il segretario alla Difesa Mattis era contrario. Trump farà un errore ancora peggiore nonostante l’opinione dei consiglieri militari? Andrà in guerra con l’Iran?L’Europa non può salvare l’accordo nucleare iraniano
The Iran Project

Muhamad Ali Jafari, comandante in capo dell’IRGC, dichiarava che l’accordo nucleare iraniano finirà, ritenendo che le parti europee non prenderenno le distanze dagli Stati Uniti sostenendo l’Iran. Il Generale Jafari dichiarava di essere contento che gli Stati Uniti abbiano abbandonato l’accordo, poiché era già stato violato da Washington e l’Iran non ne traeva benefici. “Era chiaro che gli statunitensi sono inaffidabili e l’uscita degli Stati Uniti dimostra ancora una volta che di Washington non ci si può fidare”, dichiarava. Il comandante dell’IRGC affermava che l’uscita degli Stati Uniti dal patto nucleare non produrrà effetti marcati sugli interessi nazionali dell’Iran. Jafari affermava che l’Iran ha compiuto enormi progressi quando fu sottoposto a pesanti sanzioni e può ulteriormente svilupparsi utilizzando la vaste capacità interne. Il comandante aveva detto che l’uscita degli Stati Uniti dimostra che il programma nucleare iraniano era solo un pretesto per fare pressioni sull’Iran, e che la vera preoccupazione degli USA è la potenza militare e l’influenza regionale dell’Iran.

Boeing e Airbus non venderanno aerei all’Iran
The Iran Project

Il Tesoro degli Stati Uniti afferma che le licenze dei giganti aerospaziali Boeing e Airbus per vendere aerei passeggeri all’Iran saranno revocate dopo che Washington annunciava il ritiro dall’accordo nucleare del 2015. “Le licenze di Boeing e Airbus saranno revocate“, affermava il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. “In base all’accordo originale ci furono deroghe per aeromobili commerciali, parti e servizi e le licenze saranno revocate“, aggiungeva. Le osservazioni si sono avute dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava l’abbandono dell’accordo nucleare, ufficialmente chiamato Piano d’azione globale congiunto (JCPOA). Trump aveva anche detto che ripristinava le sanzioni all’Iran e “i massimi” divieti economici alla Repubblica islamica.Traduzione di Alessandro Lattanzio