Autodistruzione dell’Unione europea

Robin Mathews AHTribune 13 marzo 2018Non avverrà rapidamente… e il collasso non sarà con un lampo accecante. Ma la crescente insoddisfazione tra le popolazioni europee crescerà. Travisata da personaggi come Mario Draghi, capo della Banca centrale europea ed ex-dipendente di Goldman Sachs, e Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, così come da quasi tutti i media… l’insoddisfazione crescerà… aumenterà e rafforzerà il collasso…. L’Unione europea è nata con una menzogna e, a causa dei mali subiti dai cittadini europei, non potrà continuare. Vestita dalla Grande Idea sulla liberazione dalle guerre in un continente ricco di lingue, culture e confini nazionali, l’esperimento è di fatto immerso nell’avidità dei banchieri internazionali, dell’imperialismo USA, delle competizioni locali europee e da un seguito decadente ed inflessibile di aziende private così “progressiste” che tornerebbero agli schiavi se solo potessero imporlo… Il Parlamento europeo è in sostanza una finzione vacua. Il potere europeo si trova a Washington, Berlino, nella NATO, nella Commissione europea di nominati e in varie organizzazioni europee, aziende e capitalisti. Alcuna di tali forze è “illuminata”. Neanche nell’assente stampa europea, per lo più di loro proprietà.

Come è successo?
La storia della formazione dell’Unione europea è più lunga di quanto si pensi. Dopo la Prima guerra mondiale un piccolo gruppo di pensatori e politici presentò l’idea dell’Europa Unita. Erano una piccola minoranza, ma fecero ciò che potevano per mantenere viva l’idea: incontrare, pubblicare, fare campagne. Una voce significativa dell’epoca, Aristide Briand, undici volte primo ministro della Francia, propose (senza successo) l’unione economica dell’Europa nel 1929, sperando di evitare ciò che accadde dopo la morte nel 1932. E così arrivò Adolf Hitler e nel 1939 Blitzkrieg e unificazione militare dell’Europa. Alcuni vecchi fautori dell’unità pensavano che l’Europa di Hitler potesse divenire un’unione democratica. Furono accusati di “collaborazionismo” con la brutalità nazista… e perseguitati per le loro ingenue speranze. E poi l’Europa fu liberata dal flagello nazista. Ancora più intensamente emerse il grido che qualcosa andava fatto per porre fine alla brutalità delle guerre europee. Il grido di “Europa Unità” si sollevò di nuovo. Dall’altra parte dell’Atlantico durante la Seconda guerra mondiale (1944) numerose nazioni (44) s’incontrarono a Bretton Woods, nel New Hampshire, negli Stati Uniti, per elaborare nuove forme di commercio, finanza internazionale, giustizia, lavoro… (La creazione della forza militare a guida statunitense NATO, e l’esclusione della Russia vennero poco dopo). Tutta l’Europa (eccetto la Germania), Stati Uniti e Regno Unito (negli incontri del 1944) si misero al lavoro per attuare un futuro planetario, un futuro difatti forgiato e controllato dagli Stati Uniti. Ne seguì la famosa diatriba tra l’inglese John Maynard Keynes e il rappresentante statunitense Harry Dexter White che, solo per via del puro potere post-bellico degli Stati Uniti incolumi, vinse creando il sistema finanziario e commerciale globale dominato dagli Stati Uniti… con infinite implicazioni per l'”Unione Europea”. Quando la guerra del 1939-1945 terminò, gli Stati Uniti scoprirono che il Piano Marshall (per salvare l’Europa) presentava possibilità illimitate di profitto (e controllo). E tali idee indicarono agli Stati Uniti creazione (e controllo) della NATO e i principali passi nella costruzione dell’Unione europea, un’entità che ora è così (inutilmente) complicata che il Parlamento europeo è un fatuo club per dibattiti. Non senza avere importanza centrale (ma raramente menzionata), la burocrazia dell’UE propose e scrisse la Costituzione d’Europa. Tre lunghi volumi (forse la Costituzione più lunga mai scritta, del 2004-5), che i suoi autori non erano ansiosi che gli europei studiassero. I governi al potere iniziarono ad attuarli. Ma alcuni di essi, come Francia e Paesi Bassi, richiesero il referendum popolare per approvarla. Gli attivisti francesi ne ebbero delle copie, le lessero… e passarono all’offensiva rivelandone il contenuto e bloccando il passaggio del documento “illiberale”. Il risultato nel 2005 fu che Francia e Paesi Bassi rifiutarono la cosiddetta Costituzione. Era morta e sepolta. Non andava rifiutata dai cittadini europei, e la burocrazia dell’UE creò il trattato (la struttura dei trattati che vincola i Paesi europei è ora chiamata “Costituzione nascente dell’UE”), presentato a Lisbona nel 2007, dove fu approvato dai governi; e il Trattato di Lisbona (contenente parte della Costituzione respinta) entrò in vigore nel 2009.
Arrivando ad oggi, ci troviamo di fronte al gioco di prestigio della Francia passata all’improvviso al nuovo partito “En Marche” con Emmanuel Macron suo presidente. Mentre il partito socialista crollava per tradimento… seguendo i dettami della Commissione europea reazionaria, i capitalisti francesi si affrettavano a salutare il salvatore dagli occhi blu (“Emmanuel” significa “Dio è con noi”). Evitando gli attacchi diretti ai lavoratori che caratterizzarono il governo di Francois Hollande, Macron è per il momento saldamente in carica. L’avversaria Marine Le Pen, misinterpretata dai commentatori (in parte perché mette seriamente in dubbio la struttura dell’UE), lotta per mantenere la presenza, avendo dato dimostrazione credibile nelle elezioni che hanno messo Macron al potere. Le sconvolgenti elezioni in Italia hanno messo in rotta il cosiddetto partito di centro-sinistra di Matteo Renzi (un duplicato del governo “socialista” di Francois Hollande). In entrambi i casi i governi erano anti-operai, repressivi verso la gente comune, inutili sulla disoccupazione e di fatto nelle mani della Commissione europea di Jean-Claude Junker (e attraverso essa dell’Europa delle aziende con le sue connessioni statunitensi). Le elezioni italiane, che hanno dato ai Cinque Stelle (mettendo radicalmente in discussione le politiche dell’UE) la maggioranza dei voti… e incrementato il potere degli elementi di destra, hanno creato un disordine perfettamente comprensibile. Il fallimento dei partiti di “governo” (accettati dai media) nel mantenere le posizioni ha provocato le urla sull’ascesa al potere dei partiti “di estrema destra”, “populisti”; ciò significa nient’altro che il legittimo voto di protesta ha funzionato. (Dopotutto, i partiti populisti sono sostenuti dalla popolazione piuttosto che dalle aziende e dai contribuenti più ricchi!). E quando governi reazionari come i governi “di sinistra” di Francia e Italia incontrano un’opposizione, come chiamarla? La stampa fallita europea sceglie di chiamarla “estrema destra”!
Nel mondo occidentale (ad eccezione della Gran Bretagna) i cosiddetti partiti “di sinistra” non controllano più la società, Canada escluso. In Italia (e in Europa) genitori colpiti, giovani disoccupati e lavoratori sempre più insultati cercano una soluzione al governo dell’Unione europea centrato sulle azeinde. Se si vuole pensare al fallimento gigantesco dell’Unione europea, basta guardare la Grecia. Maledetta da una corruzione non maggiore di quella degli Stati Uniti, assistette alla falsificazione dell’economia equilibrata ad opera di Goldman Sachs di New York, rimanendo col disperato bisogno di aiuto comunitario per ricostruire economia e legittimità politica; la Grecia è stata fatta a pezzi, dissanguata, disonorata, divorata e svenduta da una “troika” senza coscienza di nominati dell’UE agli avvoltoi europei e stranieri, affinché i sei milioni di cittadini più utili della popolazione greca lascino il Paese. (C”è davvero il coraggio di parlare di Comunità europea?)
L’Italia è il terzo maggior membro della “Comunità europea”. La lotta nei prossimi mesi per formare un governo degli italiani (invece che di altri nel mondo dalla ricchezza putrida e dagli intenti criminali) testerà l’unità dell’Unione europea e ne cambierà radicalmente la struttura di potere… o annuncerà la morte di tale incubo del tutto tragicamente sbagliato.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Grecia: una forte amicizia che né NATO né UE possono rovinare

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 05/11/2016

dt-common-streams-streamserver-clsCon le crescenti tensioni tra la Russia e l’occidente che fanno i titoli, Mosca e Atene continuano a sviluppare le relazioni bilaterali in tutti i campi. Il 1° novembre, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov visitava il Paese amico, membro di NATO e UE, incontrando il Primo ministro Alexis Tsipras, il Presidente Prokopis Pavlopoulos e l’omologo greco Nikolaos Kotzias. Il 2016 è l’anno dello scambio culturale segnato da due date importanti: 185 anni dalla tragica scomparsa di Ioannis Kapodistrias, ministro degli Esteri greco nell’Impero russo e uno dei politici e diplomatici più illustri d’Europa, e i 1000 della presenza dei monaci russi nella penisola greca (nel santuario monastico autonomo ortodosso di Monte Athos). La visita rientrava nel programma speciale per sviluppare l’amicizia tra le due nazioni ortodosse, con circa 170 eventi su cultura, scienza, istruzione, turismo, sport, economia e commercio. Il 190° anniversario della battaglia navale di Navarino, dove la Flotta russa liberò la Grecia dall’impero ottomano, segnerà il prossimo anno. L’agenda include commercio, investimenti e cooperazione energetica, nonché urgenti questioni internazionali. La commissione mista russo-greca sulla cooperazione scientifica e tecnica economica ed industriale, ha avuto la decima sessione ad Atene il 4 novembre 2016. Il flusso turistico dalla Russia alla Grecia è aumentato del 20 per cento nel primo semestre, divenendo un record. Nuove opportunità d’investimento appaiono grazie all’accordo firmato tra aziende d’investimento di Grecia e Russia durante la visita del Presidente Putin ad Atene a maggio. L’accordo include la cooperazione in aree come turismo, ferrovie, porti, energia, cibo, agricoltura, distribuzione al dettaglio, ambiente e salute. Si dà particolare attenzione allo sviluppo dei modi per attrarre investimenti e esportazioni tra Grecia e Russia. Lavrov ha osservato che Mosca e Atene hanno prospettive promettenti nel settore energetico. “Condividiamo l’idea di avere un potenziale significativo nell’industria energetica. E’ probabile che avremo discussioni speciali in vista di un risultato specifico”, aveva detto il capo della diplomazia russa. Atene mantiene stretti legami con Mosca, opponendosi alle sanzioni UE alla Russia. Il giorno dopo la vittoria del partito Syriza di Alexis Tsipras, il Primo Ministro contestò gli appelli ad ulteriori sanzioni contro la Russia ed espresse solidarietà a Mosca e al popolo russo. “Sulle nostre relazioni con la NATO, apprezziamo il disaccordo della Grecia con la politica delle sanzioni e la volontà di proseguire il dialogo sulla crisi ucraina”, aveva dichiarato Lavrov dopo l’incontro con l’omologo greco Nikos Kotzias il 2 novembre.
Il rapporto comprende anche la cooperazione militare. A maggio, il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos affermava che la Grecia cercherà di avere la licenza per la fabbricazione dei fucili d’assalto Kalashnikov a Patrasso, appena finito l’embargo commerciale dell’UE contro la Russia. La co-produzione nella fabbrica di Aigio nel Peloponneso nord, sarà una spinta importante per l’industria della Difesa della Grecia. La Grecia è in trattative con Mosca per l’acquisto e la manutenzione dei sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa S-300, che possiede dalla fine degli anni ’90. Alti funzionari della NATO hanno sollevato preoccupazioni sui tentativi della Grecia di stringere un Patto difensivo con Mosca che minerebbe seriamente il fronte unito contro la Russia. Kammenos aveva apertamente sostenuto la posizione della Russia sull’Ucraina. Secondo lui, “La popolazione greca in Crimea è stata attaccata dal governo fascista ucraino e le famiglie greche sono state protette dalle forze russe”. Parlando alla 4.ta conferenza sulla sicurezza internazionale di Mosca ad aprile, il ministro sostenne che le sanzioni dell’UE erano “un disastro per la Russia e l’UE”. Fu simbolico che il fine settimana prima della visita del Lavrov, il cacciatorpediniere russo Smetlivij gettasse l’ancora nel porto principale della Grecia del Pireo, prima di navigare nel Mediterraneo orientale per unirsi alle navi da guerra che appoggiano le forze governative nella guerra in Siria. La nave partecipò ai festeggiamenti dedicati all’anno dello scambio culturale. La Grecia è non è l’unico membro di UE e NATO che sfida apertamente la politica antirussa imposta dagli Stati Uniti. Il Paese fa parte del grande gruppo di membri dell’UE che si oppone alla politica delle sanzioni antirusse e le loro voci sono sempre più forti ultimamente. La Grecia sa che l’Unione europea attraversa tempi duri. “Lo scopo, anche l’esistenza, della nostra Unione è in discussione”, aveva scritto il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini nella prefazione della strategia globale dell’UE su politica estera e di sicurezza, il nuovo documento pubblicato in estate. Unità sarà la parola onnipresente nei documenti ufficiali della NATO, ma ci sono profonde differenze che dividono l’alleanza sui grandi temi. Italia, Francia e Grecia si oppongono alla politica del blocco alla Russia. Secondo il Pew Research Center, solo il 34 per cento degli europei ritiene che Mosca metta in pericolo il continente, puntando a Stato islamico ed instabilità economica quali sfide principali. NATO e UE dovranno presto cambiare politica verso Mosca. Sono cose volubili, i rapporti hanno alti e bassi, ma i valori comuni, la cultura ortodossa, la storia e l’affinità sincera riuniranno sempre Russia e Grecia.bn-gy486_rusgre_j_20150213105247

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan vuole le Isole greche

Erdogan ha apertamente espresso il rammarico per le decisioni sulla frontiera del Trattato di Losanna: “Abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci”
Alex Christoforou, The Duran, 29 settembre 2016fatih-sultan-mehmed-uni-erdogan-2Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan riesuma i fantasmi importuni e dolorosi delle sofferenze subite dalla Grecia sotto l’impero ottomano. Siamo ben consapevoli che Erdogan dice molte idiozie, ma le ultime si riferiscono alle isole del Dodecaneso e al trattato di Losanna, giustificando le preoccupazioni su un’UE indebolita e uno Stato greco in crisi. In un discorso ai funzionari regionali ad Ankara, Erdogan ha apertamente espresso rammarico per le decisioni sulle frontiere del Trattato di Losanna. Erdogan si lamentava,lanciando tale avvertimento velato alla Grecia… “Alcuni cercano d’ingannarci presentando Losanna come una vittoria. A Losanna, abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci“. Il Trattato di Losanna delimita i confini di Grecia, Bulgaria e Turchia. Formalmente annullava le pretese turche su isole del Dodecaneso, Cipro, Egitto, Sudan, Siria e Iraq (insieme ai trattato di Ankara), tracciando i confini di queste ultime due nazioni. La Turchia già occupa illegalmente il 37% di Cipro ed attualmente guida l’invasione jihadista per rovesciare la Siria. Le isole del Dodecaneso sono nel Mar Egeo vicino alle coste turche, alimentando i desideri espansionistici neo-ottomani di Erdogan, e la Grecia deve prendere atto di tali osservazioni. Kathimerini riporta… “Reagendo ai commenti di Erdogan, una fonte del Ministero degli Esteri greco ha osservato che “tutti dovrebbero rispettare il Trattato di Losanna”, sottolineando che si tratta di “una realtà del mondo civilizzato che nessuno, neanche Ankara, può ignorare“. La stessa fonte ha indicato che i commenti del capo turco sono probabilmente volti al pubblico interno. Pur chiarendo il dispiacere sul Trattato di Losanna, Erdogan ha indicato che chi ha tentato il colpo di Stato contro la Turchia a luglio avrebbe imposto una situazione di gran lunga peggiore. “Se il golpe fosse riuscito, avremmo avuto un trattato come quello che subimmo prima di Sevres“, riferendosi al patto che precedette il trattato di Losanna nel 1920, che aboliva l’impero ottomano. “Stiamo ancora lottando per la piattaforma continentale, e ciò che vi sarà in aria e a terra. La colpa è di chi si sedette al tavolo di tale trattato. Coloro che vi sedettero non fecero giustizia, lo subiamo ancora oggi“, ha detto.
Le disposizioni del Trattato di Losanna (da Wikipedia)… “Il trattato prevedeva l’indipendenza della Repubblica di Turchia, ma anche la tutela della minoranza cristiana greco-ortodossa in Turchia e della minoranza musulmana in Grecia. Tuttavia, la maggior parte della popolazione cristiana della Turchia e della popolazione turca di Grecia fu deportata in base alla Convenzione precedente riguardante lo scambio di popolazioni greche e turche firmato da Grecia e Turchia. Furono esclusi i greci di Costantinopoli, Imbro e Tenedos (circa 270000 all’epoca) e la popolazione musulmana della Tracia occidentale (circa 129120 nel 1923), L’articolo 14 del trattato concesse le isole di Gokçeada (Imbros) e Bozcaada (Tenedos) “all’organizzazione amministrativa speciale”, diritto revocato dal governo turco il 17 febbraio 1926. La Turchia accettò formalmente anche la perdita di Cipro (affittata dall’impero inglese al Congresso di Berlino nel 1878, ma de jure territorio ottomano fino alla Prima guerra mondiale), così come di Egitto e Sudan anglo-egiziano (occupati dalle forze inglesi con il pretesto di “abbattere la rivolta di Urabi e ristabilire l’ordine” nel 1882, ma de jure territori ottomani fino alla Prima guerra mondiale) a favore dell’impero inglese che li aveva unilateralmente annessi il 5 novembre 1914. Il destino della provincia di Mosul fu lasciato alla Società delle Nazioni. La Turchia inoltre rinunciò espressamente alle pretese sulle isole del Dodecaneso, che l’Italia doveva restituire alla Turchia secondo l’articolo 2 del trattato di Ouchy del 1912, dopo la guerra italo-turca (1911-1912)”.nomos_dodekanisouTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente Putin visita la Grecia

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 30/05/2016Vladimir PutinIl Presidente russo Vladimir Putin ha appena concluso una visita il 27-28 maggio in Grecia nel contesto votivo Grecia-Russia 2016. La Guardia nell’aeroporto salutava il leader russo con una cerimonia di benvenuto, segno di particolare rispetto per una visita non ufficiale, ma di lavoro. Caccia F-16 volavano mentre Vladimir Putin veniva accolto dal Ministro della Difesa Panos Kammenos. Era la prima volta che il presidente russo visitava il Paese in 10 anni. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras aveva visitato Mosca per colloqui con Putin due volte, l’anno scorso, ad aprile e a giugno, prima della rielezione a settembre. Il Presidente greco Prokopis Pavlopoulos ha visitato la Russia a gennaio. Il viaggio del Presidente Putin in Grecia è anche la prima visita nell’UE quest’anno. Ha frequentato i negoziati sul clima globale a Parigi alla fine del 2015. La Grecia ha mantenuto stretti rapporti con Mosca anche dopo che l’UE ha imposto sanzioni economiche, nell’estate 2014, in risposta all’adesione della Crimea alla Russia e alle tensioni sulla crisi ucraina. La visita si è conclusa con la firma di una serie di accordi bilaterali, tra cui la dichiarazione sul dialogo greco-russo su questioni internazionali e regionali di mutuo interesse, la Dichiarazione di partenariato per la modernizzazione (cooperazione economica), e vari accordi di cooperazione tra ministeri. Putin era accompagnato da una delegazione di ministri e uomini d’affari le cui aziende già operano o sono interessate alla Grecia, tra cui il Presidente di Gazprom Aleksej Miller, l’Amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, e il CEO delle Ferrovie Russe Oleg Belozerov. Commercio ed economia erano in cima all’agenda. La Russia è uno dei principali partner commerciali della Grecia, ma gli affari sono colpiti dalle sanzioni e dal calo dei prezzi delle materie prime. Nel 2015 il commercio tra i due Paesi è diminuito del 33,7 per cento, circa 2,8 miliardi di dollari. Il novanta per cento delle perdite riguardava le esportazioni dalla Russia verso la Grecia. Le importazioni russe dalla Grecia sono diminuite del 54 per cento, per 229,4 milioni di dollari. Durante la visita, il presidente russo ha espresso apertamente l’interesse del Paese a partecipare alla possibile privatizzazione dei beni ferroviari greci e del porto di Salonicco, importante nei Balcani. Grecia e Russia hanno fatto balenare l’idea che Atene partecipi ad un progetto di gasdotto che porti gas russo in Europa attraverso la Grecia. “La questione delle nostre risorse energetiche attraverso i corridoi nei Paesi meridionali dell’Unione Europea è ancora all’ordine del giorno”, osservava Putin. Ha detto che la Russia potrebbe anche aiutare la Grecia ad aggiornare la propria infrastruttura dei trasporti, riferendosi alle Ferrovie Russe (RZD) interessate ad acquistare l’operatore ferroviario TRAINOSE e il secondo porto del Paese, Salonicco. RZD è una delle otto società selezionate per l’acquisizione della quota del 67 per cento nel porto, di cui si attendono le offerte finali a fine settembre. Rosneft ed Hellenic Petroleum SA hanno firmato un contratto per fornire petrolio russo alla Grecia. L’accordo porterà la cooperazione con i partner greci ad un nuovo livello, ponendo le basi per contratti diretti con l’Hellenic Petroleum su forniture di prodotti petroliferi e di petrolio alle raffinerie greche. La cerimonia della firma si è svolta dopo i colloqui tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro greco Alexis Tsipras e in loro presenza.
putinle_yunanistanin_kalasnikof_ortakligi Vladimir Putin ha detto che spera che le relazioni russo-greche non dipendano dalla politica interna e che i progetti concordati nel corso della visita siano attuati. “Sono contento di dire che in Russia e Grecia la questione dello sviluppo dei rapporti interstatali ha acquisito un carattere sovra-politico e che sia indipendente dalle tendenze politiche attuali”, ha detto Putin incontrando il leader del più grande partito conservatore di opposizione del Paese, Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis. Il presidente e il primo ministro hanno avuto uno scambio di opinioni sulle attuali questioni internazionali e regionali. La visita di Putin avviene mentre i capi dell’UE discuteranno il prossimo mese se rinnovare le sanzioni ai settori bancario, della difesa e dell’energia della Russia, che scadono a luglio. Il primo ministro inglese David Cameron ha detto il 27 maggio che i capi del Gruppo delle sette potenze economiche (G7) avevano deciso che le sanzioni imposte alla Russia vanno estese il mese prossimo. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier il 27 maggio indicava la possibilità di una “graduale” riduzione delle sanzioni dell’UE alla Russia “se vi sono progressi nell’attuazione degli accordi di pace in Ucraina”. La Russia ha imposto controsanzioni all’occidente, tra cui il divieto d’importare prodotti agricoli. La Russia ha detto il 27 maggio che prevede di estendere l’embargo ai prodotti alimentari occidentali per un anno e mezzo. L’estensione dell’embargo, in scadenza tra tre mesi, sembra destinato a fare pressione su Bruxelles. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras ha criticato ciò che ha bollato come circolo vizioso delle sanzioni imposte nei confronti della Russia. “Abbiamo più volte detto che il circolo vizioso della militarizzazione, della retorica da guerra fredda e delle sanzioni non è produttivo. La soluzione è il dialogo”, sottolineava. Il presidente russo ha colto l’occasione per avvertire Stati Uniti e NATO affinché fermino l’attuazione dei sistemi missilistici preso la Russia, ed ha aggiunto che Mosca si ritiene minacciata ed è pronta a reagire. Alcuni elementi dello scudo missilistico degli Stati Uniti sono installati in Polonia e Romania. “Se ieri la gente di queste zone della Romania semplicemente non sapeva cosa significasse essere nel mirino, da oggi saremo costretti ad effettuare alcune misure per garantire la nostra sicurezza”, ha detto, aggiungendo che lo stesso accadrà con la Polonia. “Non prenderemo alcuna azione fin quando vediamo missili in aree a noi prossime”, ha sottolineato. Il presidente russo ha osservato che la tesi secondo cui il progetto era necessario per difendersi contro l’Iran non ha senso, dato che l’accordo internazionale è stato raggiunto per frenarne il programma nucleare. Il premier greco ha detto che gli stretti legami del suo Paese con la Russia possono contribuire a promuovere le relazioni tra Russia e Unione europea, così come tra Russia e NATO. “Tutti riconoscono che non può esistere un futuro per il continente europeo con l’Unione europea e la Russia ai ferri corti”, aveva detto Tsipras. “Migliorare le relazioni con la Russia su più livelli è una scelta strategica”, osservava Tsipras, “Naturalmente… quando i disaccordi superano le nostre forze, possiamo agire con un’influenza positiva nell’UE e nella NATO”. Particolare attenzione, durante i colloqui, è stata data alla cooperazione culturale e umanitaria, anche nel contesto dell’Anno della Grecia e dell’Anno della Russia nei rispettivi Paesi, all’inizio nel gennaio 2016, e delle celebrazioni del 2016 per i 1000 anni di presenza russa sul Santo Monte Athos. Il presidente russo ha visitato la comunità monastica autonoma cristiana ortodossa di Monte Athos, assieme al capo della Chiesa ortodossa russa, patriarca Kirill di Mosca.
L’importanza della visita va vista nel contesto generale. Ai primi di maggio il primo ministro giapponese visitava la Russia, importante passo avanti nelle relazioni Russia-G7. Il leader giapponese consultava Mosca sulle principali questioni internazionali prima di ospitare il vertice del G7 sull’isola Kashiko (Ise-Shima) il 26-27 maggio. Il governo greco ha avuto colloqui di vertice con la Russia, prima della riunione UE di fine giugno. In realtà, la Russia è sempre consultata prima delle principali riunioni dei capi mondiali. Nonostante le misure restrittive imposte su pressione degli Stati Uniti, gli Stati membri del G7 hanno un intenso dialogo con Mosca. Allo stesso modo, nonostante la posizione di leadership dell’UE, i Paesi membri del blocco continuano ad avere stretti rapporti con la Russia per discutere di possibile cooperazione, nella speranza che le misure restrittive siano revocate essendo un ostacolo artificiale inutile per tutti. La Grecia ha dichiarato chiaramente di opporsi alle sanzioni.arton28607La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Kammenos: la Grecia produrrà Kalashnikov
L’alleanza con la trilaterale Israele, Egitto e Cipro deciderà la ZEE nel Mediterraneo
Protothema 31 maggio 2016

Il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha detto che la Sistemi di Difesa Ellenici (EAS) potrebbe produrre i fucili automatici russi Kalashnikov ad Egion, quando l’UE revocherà l’embargo economico contro la Russia. Rispondendo ad una domanda posta dalla Vicesegretaria del Partito Comunista (KKE), Liana Kanelli, al Vomitato sulla Difesa del Parlamento sul fatto che la NATO acquistasse Kalashnikov, Kammenos ha detto: ‘Non so se la NATO acquisterà Kalashnikov, ma quando saranno prodotti da un membro della NATO avranno il certificato dell’Alleanza e potranno essere venduti ai Paesi della NATO‘. Il ministro ha rivelato che Grecia e Russia avevano già deciso di collaborare nella co-produzione di fucili Kalashnikov a Patrasso, una volta che l’embargo dell’UE alla Russia saranno tolte. Kammenos ha spiegato che il prodotto fabbricato in Grecia andrebbe a vantaggio del Paese, in quanto potrebbe essere venduto ad altri membri della NATO avendo l’approvazione di NATO e UE. Il ministro ha sottolineato che Sistemi di Difesa Ellenici non sarà chiusa né privatizzata, mentre continuava a parlare della collaborazione della Grecia con la trilaterale Israele, Cipro ed Egitto nel Mar Mediterraneo, promuovendo la sicurezza nella regione e aprendo la prospettiva per lo sfruttamento di risorse energetiche nell’area, finalmente creando la zona economica esclusiva (ZEE).1017831470Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora