Russia e Grecia: una forte amicizia che né NATO né UE possono rovinare

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 05/11/2016

dt-common-streams-streamserver-clsCon le crescenti tensioni tra la Russia e l’occidente che fanno i titoli, Mosca e Atene continuano a sviluppare le relazioni bilaterali in tutti i campi. Il 1° novembre, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov visitava il Paese amico, membro di NATO e UE, incontrando il Primo ministro Alexis Tsipras, il Presidente Prokopis Pavlopoulos e l’omologo greco Nikolaos Kotzias. Il 2016 è l’anno dello scambio culturale segnato da due date importanti: 185 anni dalla tragica scomparsa di Ioannis Kapodistrias, ministro degli Esteri greco nell’Impero russo e uno dei politici e diplomatici più illustri d’Europa, e i 1000 della presenza dei monaci russi nella penisola greca (nel santuario monastico autonomo ortodosso di Monte Athos). La visita rientrava nel programma speciale per sviluppare l’amicizia tra le due nazioni ortodosse, con circa 170 eventi su cultura, scienza, istruzione, turismo, sport, economia e commercio. Il 190° anniversario della battaglia navale di Navarino, dove la Flotta russa liberò la Grecia dall’impero ottomano, segnerà il prossimo anno. L’agenda include commercio, investimenti e cooperazione energetica, nonché urgenti questioni internazionali. La commissione mista russo-greca sulla cooperazione scientifica e tecnica economica ed industriale, ha avuto la decima sessione ad Atene il 4 novembre 2016. Il flusso turistico dalla Russia alla Grecia è aumentato del 20 per cento nel primo semestre, divenendo un record. Nuove opportunità d’investimento appaiono grazie all’accordo firmato tra aziende d’investimento di Grecia e Russia durante la visita del Presidente Putin ad Atene a maggio. L’accordo include la cooperazione in aree come turismo, ferrovie, porti, energia, cibo, agricoltura, distribuzione al dettaglio, ambiente e salute. Si dà particolare attenzione allo sviluppo dei modi per attrarre investimenti e esportazioni tra Grecia e Russia. Lavrov ha osservato che Mosca e Atene hanno prospettive promettenti nel settore energetico. “Condividiamo l’idea di avere un potenziale significativo nell’industria energetica. E’ probabile che avremo discussioni speciali in vista di un risultato specifico”, aveva detto il capo della diplomazia russa. Atene mantiene stretti legami con Mosca, opponendosi alle sanzioni UE alla Russia. Il giorno dopo la vittoria del partito Syriza di Alexis Tsipras, il Primo Ministro contestò gli appelli ad ulteriori sanzioni contro la Russia ed espresse solidarietà a Mosca e al popolo russo. “Sulle nostre relazioni con la NATO, apprezziamo il disaccordo della Grecia con la politica delle sanzioni e la volontà di proseguire il dialogo sulla crisi ucraina”, aveva dichiarato Lavrov dopo l’incontro con l’omologo greco Nikos Kotzias il 2 novembre.
Il rapporto comprende anche la cooperazione militare. A maggio, il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos affermava che la Grecia cercherà di avere la licenza per la fabbricazione dei fucili d’assalto Kalashnikov a Patrasso, appena finito l’embargo commerciale dell’UE contro la Russia. La co-produzione nella fabbrica di Aigio nel Peloponneso nord, sarà una spinta importante per l’industria della Difesa della Grecia. La Grecia è in trattative con Mosca per l’acquisto e la manutenzione dei sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa S-300, che possiede dalla fine degli anni ’90. Alti funzionari della NATO hanno sollevato preoccupazioni sui tentativi della Grecia di stringere un Patto difensivo con Mosca che minerebbe seriamente il fronte unito contro la Russia. Kammenos aveva apertamente sostenuto la posizione della Russia sull’Ucraina. Secondo lui, “La popolazione greca in Crimea è stata attaccata dal governo fascista ucraino e le famiglie greche sono state protette dalle forze russe”. Parlando alla 4.ta conferenza sulla sicurezza internazionale di Mosca ad aprile, il ministro sostenne che le sanzioni dell’UE erano “un disastro per la Russia e l’UE”. Fu simbolico che il fine settimana prima della visita del Lavrov, il cacciatorpediniere russo Smetlivij gettasse l’ancora nel porto principale della Grecia del Pireo, prima di navigare nel Mediterraneo orientale per unirsi alle navi da guerra che appoggiano le forze governative nella guerra in Siria. La nave partecipò ai festeggiamenti dedicati all’anno dello scambio culturale. La Grecia è non è l’unico membro di UE e NATO che sfida apertamente la politica antirussa imposta dagli Stati Uniti. Il Paese fa parte del grande gruppo di membri dell’UE che si oppone alla politica delle sanzioni antirusse e le loro voci sono sempre più forti ultimamente. La Grecia sa che l’Unione europea attraversa tempi duri. “Lo scopo, anche l’esistenza, della nostra Unione è in discussione”, aveva scritto il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini nella prefazione della strategia globale dell’UE su politica estera e di sicurezza, il nuovo documento pubblicato in estate. Unità sarà la parola onnipresente nei documenti ufficiali della NATO, ma ci sono profonde differenze che dividono l’alleanza sui grandi temi. Italia, Francia e Grecia si oppongono alla politica del blocco alla Russia. Secondo il Pew Research Center, solo il 34 per cento degli europei ritiene che Mosca metta in pericolo il continente, puntando a Stato islamico ed instabilità economica quali sfide principali. NATO e UE dovranno presto cambiare politica verso Mosca. Sono cose volubili, i rapporti hanno alti e bassi, ma i valori comuni, la cultura ortodossa, la storia e l’affinità sincera riuniranno sempre Russia e Grecia.bn-gy486_rusgre_j_20150213105247

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Annunci

Erdogan vuole le Isole greche

Erdogan ha apertamente espresso il rammarico per le decisioni sulla frontiera del Trattato di Losanna: “Abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci”
Alex Christoforou, The Duran, 29 settembre 2016fatih-sultan-mehmed-uni-erdogan-2Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan riesuma i fantasmi importuni e dolorosi delle sofferenze subite dalla Grecia sotto l’impero ottomano. Siamo ben consapevoli che Erdogan dice molte idiozie, ma le ultime si riferiscono alle isole del Dodecaneso e al trattato di Losanna, giustificando le preoccupazioni su un’UE indebolita e uno Stato greco in crisi. In un discorso ai funzionari regionali ad Ankara, Erdogan ha apertamente espresso rammarico per le decisioni sulle frontiere del Trattato di Losanna. Erdogan si lamentava,lanciando tale avvertimento velato alla Grecia… “Alcuni cercano d’ingannarci presentando Losanna come una vittoria. A Losanna, abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci“. Il Trattato di Losanna delimita i confini di Grecia, Bulgaria e Turchia. Formalmente annullava le pretese turche su isole del Dodecaneso, Cipro, Egitto, Sudan, Siria e Iraq (insieme ai trattato di Ankara), tracciando i confini di queste ultime due nazioni. La Turchia già occupa illegalmente il 37% di Cipro ed attualmente guida l’invasione jihadista per rovesciare la Siria. Le isole del Dodecaneso sono nel Mar Egeo vicino alle coste turche, alimentando i desideri espansionistici neo-ottomani di Erdogan, e la Grecia deve prendere atto di tali osservazioni. Kathimerini riporta… “Reagendo ai commenti di Erdogan, una fonte del Ministero degli Esteri greco ha osservato che “tutti dovrebbero rispettare il Trattato di Losanna”, sottolineando che si tratta di “una realtà del mondo civilizzato che nessuno, neanche Ankara, può ignorare“. La stessa fonte ha indicato che i commenti del capo turco sono probabilmente volti al pubblico interno. Pur chiarendo il dispiacere sul Trattato di Losanna, Erdogan ha indicato che chi ha tentato il colpo di Stato contro la Turchia a luglio avrebbe imposto una situazione di gran lunga peggiore. “Se il golpe fosse riuscito, avremmo avuto un trattato come quello che subimmo prima di Sevres“, riferendosi al patto che precedette il trattato di Losanna nel 1920, che aboliva l’impero ottomano. “Stiamo ancora lottando per la piattaforma continentale, e ciò che vi sarà in aria e a terra. La colpa è di chi si sedette al tavolo di tale trattato. Coloro che vi sedettero non fecero giustizia, lo subiamo ancora oggi“, ha detto.
Le disposizioni del Trattato di Losanna (da Wikipedia)… “Il trattato prevedeva l’indipendenza della Repubblica di Turchia, ma anche la tutela della minoranza cristiana greco-ortodossa in Turchia e della minoranza musulmana in Grecia. Tuttavia, la maggior parte della popolazione cristiana della Turchia e della popolazione turca di Grecia fu deportata in base alla Convenzione precedente riguardante lo scambio di popolazioni greche e turche firmato da Grecia e Turchia. Furono esclusi i greci di Costantinopoli, Imbro e Tenedos (circa 270000 all’epoca) e la popolazione musulmana della Tracia occidentale (circa 129120 nel 1923), L’articolo 14 del trattato concesse le isole di Gokçeada (Imbros) e Bozcaada (Tenedos) “all’organizzazione amministrativa speciale”, diritto revocato dal governo turco il 17 febbraio 1926. La Turchia accettò formalmente anche la perdita di Cipro (affittata dall’impero inglese al Congresso di Berlino nel 1878, ma de jure territorio ottomano fino alla Prima guerra mondiale), così come di Egitto e Sudan anglo-egiziano (occupati dalle forze inglesi con il pretesto di “abbattere la rivolta di Urabi e ristabilire l’ordine” nel 1882, ma de jure territori ottomani fino alla Prima guerra mondiale) a favore dell’impero inglese che li aveva unilateralmente annessi il 5 novembre 1914. Il destino della provincia di Mosul fu lasciato alla Società delle Nazioni. La Turchia inoltre rinunciò espressamente alle pretese sulle isole del Dodecaneso, che l’Italia doveva restituire alla Turchia secondo l’articolo 2 del trattato di Ouchy del 1912, dopo la guerra italo-turca (1911-1912)”.nomos_dodekanisouTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente Putin visita la Grecia

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 30/05/2016Vladimir PutinIl Presidente russo Vladimir Putin ha appena concluso una visita il 27-28 maggio in Grecia nel contesto votivo Grecia-Russia 2016. La Guardia nell’aeroporto salutava il leader russo con una cerimonia di benvenuto, segno di particolare rispetto per una visita non ufficiale, ma di lavoro. Caccia F-16 volavano mentre Vladimir Putin veniva accolto dal Ministro della Difesa Panos Kammenos. Era la prima volta che il presidente russo visitava il Paese in 10 anni. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras aveva visitato Mosca per colloqui con Putin due volte, l’anno scorso, ad aprile e a giugno, prima della rielezione a settembre. Il Presidente greco Prokopis Pavlopoulos ha visitato la Russia a gennaio. Il viaggio del Presidente Putin in Grecia è anche la prima visita nell’UE quest’anno. Ha frequentato i negoziati sul clima globale a Parigi alla fine del 2015. La Grecia ha mantenuto stretti rapporti con Mosca anche dopo che l’UE ha imposto sanzioni economiche, nell’estate 2014, in risposta all’adesione della Crimea alla Russia e alle tensioni sulla crisi ucraina. La visita si è conclusa con la firma di una serie di accordi bilaterali, tra cui la dichiarazione sul dialogo greco-russo su questioni internazionali e regionali di mutuo interesse, la Dichiarazione di partenariato per la modernizzazione (cooperazione economica), e vari accordi di cooperazione tra ministeri. Putin era accompagnato da una delegazione di ministri e uomini d’affari le cui aziende già operano o sono interessate alla Grecia, tra cui il Presidente di Gazprom Aleksej Miller, l’Amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, e il CEO delle Ferrovie Russe Oleg Belozerov. Commercio ed economia erano in cima all’agenda. La Russia è uno dei principali partner commerciali della Grecia, ma gli affari sono colpiti dalle sanzioni e dal calo dei prezzi delle materie prime. Nel 2015 il commercio tra i due Paesi è diminuito del 33,7 per cento, circa 2,8 miliardi di dollari. Il novanta per cento delle perdite riguardava le esportazioni dalla Russia verso la Grecia. Le importazioni russe dalla Grecia sono diminuite del 54 per cento, per 229,4 milioni di dollari. Durante la visita, il presidente russo ha espresso apertamente l’interesse del Paese a partecipare alla possibile privatizzazione dei beni ferroviari greci e del porto di Salonicco, importante nei Balcani. Grecia e Russia hanno fatto balenare l’idea che Atene partecipi ad un progetto di gasdotto che porti gas russo in Europa attraverso la Grecia. “La questione delle nostre risorse energetiche attraverso i corridoi nei Paesi meridionali dell’Unione Europea è ancora all’ordine del giorno”, osservava Putin. Ha detto che la Russia potrebbe anche aiutare la Grecia ad aggiornare la propria infrastruttura dei trasporti, riferendosi alle Ferrovie Russe (RZD) interessate ad acquistare l’operatore ferroviario TRAINOSE e il secondo porto del Paese, Salonicco. RZD è una delle otto società selezionate per l’acquisizione della quota del 67 per cento nel porto, di cui si attendono le offerte finali a fine settembre. Rosneft ed Hellenic Petroleum SA hanno firmato un contratto per fornire petrolio russo alla Grecia. L’accordo porterà la cooperazione con i partner greci ad un nuovo livello, ponendo le basi per contratti diretti con l’Hellenic Petroleum su forniture di prodotti petroliferi e di petrolio alle raffinerie greche. La cerimonia della firma si è svolta dopo i colloqui tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro greco Alexis Tsipras e in loro presenza.
putinle_yunanistanin_kalasnikof_ortakligi Vladimir Putin ha detto che spera che le relazioni russo-greche non dipendano dalla politica interna e che i progetti concordati nel corso della visita siano attuati. “Sono contento di dire che in Russia e Grecia la questione dello sviluppo dei rapporti interstatali ha acquisito un carattere sovra-politico e che sia indipendente dalle tendenze politiche attuali”, ha detto Putin incontrando il leader del più grande partito conservatore di opposizione del Paese, Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis. Il presidente e il primo ministro hanno avuto uno scambio di opinioni sulle attuali questioni internazionali e regionali. La visita di Putin avviene mentre i capi dell’UE discuteranno il prossimo mese se rinnovare le sanzioni ai settori bancario, della difesa e dell’energia della Russia, che scadono a luglio. Il primo ministro inglese David Cameron ha detto il 27 maggio che i capi del Gruppo delle sette potenze economiche (G7) avevano deciso che le sanzioni imposte alla Russia vanno estese il mese prossimo. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier il 27 maggio indicava la possibilità di una “graduale” riduzione delle sanzioni dell’UE alla Russia “se vi sono progressi nell’attuazione degli accordi di pace in Ucraina”. La Russia ha imposto controsanzioni all’occidente, tra cui il divieto d’importare prodotti agricoli. La Russia ha detto il 27 maggio che prevede di estendere l’embargo ai prodotti alimentari occidentali per un anno e mezzo. L’estensione dell’embargo, in scadenza tra tre mesi, sembra destinato a fare pressione su Bruxelles. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras ha criticato ciò che ha bollato come circolo vizioso delle sanzioni imposte nei confronti della Russia. “Abbiamo più volte detto che il circolo vizioso della militarizzazione, della retorica da guerra fredda e delle sanzioni non è produttivo. La soluzione è il dialogo”, sottolineava. Il presidente russo ha colto l’occasione per avvertire Stati Uniti e NATO affinché fermino l’attuazione dei sistemi missilistici preso la Russia, ed ha aggiunto che Mosca si ritiene minacciata ed è pronta a reagire. Alcuni elementi dello scudo missilistico degli Stati Uniti sono installati in Polonia e Romania. “Se ieri la gente di queste zone della Romania semplicemente non sapeva cosa significasse essere nel mirino, da oggi saremo costretti ad effettuare alcune misure per garantire la nostra sicurezza”, ha detto, aggiungendo che lo stesso accadrà con la Polonia. “Non prenderemo alcuna azione fin quando vediamo missili in aree a noi prossime”, ha sottolineato. Il presidente russo ha osservato che la tesi secondo cui il progetto era necessario per difendersi contro l’Iran non ha senso, dato che l’accordo internazionale è stato raggiunto per frenarne il programma nucleare. Il premier greco ha detto che gli stretti legami del suo Paese con la Russia possono contribuire a promuovere le relazioni tra Russia e Unione europea, così come tra Russia e NATO. “Tutti riconoscono che non può esistere un futuro per il continente europeo con l’Unione europea e la Russia ai ferri corti”, aveva detto Tsipras. “Migliorare le relazioni con la Russia su più livelli è una scelta strategica”, osservava Tsipras, “Naturalmente… quando i disaccordi superano le nostre forze, possiamo agire con un’influenza positiva nell’UE e nella NATO”. Particolare attenzione, durante i colloqui, è stata data alla cooperazione culturale e umanitaria, anche nel contesto dell’Anno della Grecia e dell’Anno della Russia nei rispettivi Paesi, all’inizio nel gennaio 2016, e delle celebrazioni del 2016 per i 1000 anni di presenza russa sul Santo Monte Athos. Il presidente russo ha visitato la comunità monastica autonoma cristiana ortodossa di Monte Athos, assieme al capo della Chiesa ortodossa russa, patriarca Kirill di Mosca.
L’importanza della visita va vista nel contesto generale. Ai primi di maggio il primo ministro giapponese visitava la Russia, importante passo avanti nelle relazioni Russia-G7. Il leader giapponese consultava Mosca sulle principali questioni internazionali prima di ospitare il vertice del G7 sull’isola Kashiko (Ise-Shima) il 26-27 maggio. Il governo greco ha avuto colloqui di vertice con la Russia, prima della riunione UE di fine giugno. In realtà, la Russia è sempre consultata prima delle principali riunioni dei capi mondiali. Nonostante le misure restrittive imposte su pressione degli Stati Uniti, gli Stati membri del G7 hanno un intenso dialogo con Mosca. Allo stesso modo, nonostante la posizione di leadership dell’UE, i Paesi membri del blocco continuano ad avere stretti rapporti con la Russia per discutere di possibile cooperazione, nella speranza che le misure restrittive siano revocate essendo un ostacolo artificiale inutile per tutti. La Grecia ha dichiarato chiaramente di opporsi alle sanzioni.arton28607La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Kammenos: la Grecia produrrà Kalashnikov
L’alleanza con la trilaterale Israele, Egitto e Cipro deciderà la ZEE nel Mediterraneo
Protothema 31 maggio 2016

Il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha detto che la Sistemi di Difesa Ellenici (EAS) potrebbe produrre i fucili automatici russi Kalashnikov ad Egion, quando l’UE revocherà l’embargo economico contro la Russia. Rispondendo ad una domanda posta dalla Vicesegretaria del Partito Comunista (KKE), Liana Kanelli, al Vomitato sulla Difesa del Parlamento sul fatto che la NATO acquistasse Kalashnikov, Kammenos ha detto: ‘Non so se la NATO acquisterà Kalashnikov, ma quando saranno prodotti da un membro della NATO avranno il certificato dell’Alleanza e potranno essere venduti ai Paesi della NATO‘. Il ministro ha rivelato che Grecia e Russia avevano già deciso di collaborare nella co-produzione di fucili Kalashnikov a Patrasso, una volta che l’embargo dell’UE alla Russia saranno tolte. Kammenos ha spiegato che il prodotto fabbricato in Grecia andrebbe a vantaggio del Paese, in quanto potrebbe essere venduto ad altri membri della NATO avendo l’approvazione di NATO e UE. Il ministro ha sottolineato che Sistemi di Difesa Ellenici non sarà chiusa né privatizzata, mentre continuava a parlare della collaborazione della Grecia con la trilaterale Israele, Cipro ed Egitto nel Mar Mediterraneo, promuovendo la sicurezza nella regione e aprendo la prospettiva per lo sfruttamento di risorse energetiche nell’area, finalmente creando la zona economica esclusiva (ZEE).1017831470Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando i buoni sentimenti alimentano i fascismi

François Arzalier, Histoire et Societé 10 ottobre 2015

Parigi saluta l'arrivo dei 'profughi' islamisti, nell'operazione 'arma di migrazione di massa' avviata da Turchia e USA.

Parigi saluta l’arrivo dei ‘profughi’ islamisti, nell’operazione ‘arma di migrazione di massa’ avviata da Turchia e USA.

Da tempo dovremmo esservi abituati: dagli antichi monarchi che si facevano chiamare figli degli dei ai despoti contemporanei che arringavano folle compiacenti, la manipolazione dell’opinione pubblica è sempre stata la compare del potere. Lo sfruttamento di coloro che hanno solo il lavoro per vivere e l’oppressione politica della maggioranza da parte di pochi privilegiati, non possono esistere senza la giustificazione delle grandi falsità. I grandi media hanno oggi in tal senso più efficacia che mai nella storia, permettendo ogni giorno di martellare sulla vulgata dominante, della borghesia di qualsiasi etichetta politica: la lotta ai malvagi terroristi barbuti che l’esercito del nostro Paese conduce con fuoco guerriero in Africa e in Medio Oriente, dove un po’ più lontano sono i nostri migliori alleati, ecc. Recentemente, la manipolazione s’è superata sui “migranti” che rischiando la vita corrono verso l’Europa e il miraggio occidentale. I nostri media parlano molto riducendo la tragedia a un discorso compassionevole sulla buona coscienza, spudoratamente con il cadavere di un bambino su una spiaggia turca, perché suo padre riteneva opportuno pagare a caro prezzo i contrabbandieri per affrontare le onde del mare su una zattera che affondava alla minima brezza. Naturalmente, dobbiamo accogliere adeguatamente gli immigrati legali o meno, e la Francia in questa materia è ben lungi dall’essere un esempio, dalle campagne di Calais alle strade di Parigi. Ma ogni nazione ha il diritto fondamentale di controllare proprio futuro e propria demografia: i Paesi sviluppati europei non se lo negano, tra discorsi umanistici e demagogici.
Mentono, oscurando la principale causa del caos che ha fatto di milioni di persone dei rifugiati nel Mediterraneo: l’intervento militare, diplomatico e finanziario delle grandi potenze occidentali, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Francia, Turchia, e loro alleati petromonarchi fondamentalisti di Golfo Persico, Arabia Saudita e Qatar. Fin dall’inizio di questo secolo, spinti dal comune desiderio di ridisegnare Nord Africa e Medio Oriente a proprio vantaggio, hanno distrutto con la guerra gli Stati nazionali d’Iraq (Bush) e Libia (Sarkozy), organizzato e finanziato i separatisti armati tribali e religiosi contro la Siria. Non hanno potuto sconfiggere quest’ultimo, ma sulle macerie delle città distrutte hanno dato vita all’incontrollabile mostro islamista chiamato Stato islamico, riducendo milioni di siriani a rifugiati in fuga. Chi gioca al vigile del fuoco oggi, è in realtà un piromane!
Mentono, nascondendo che tale improvviso afflusso di “migranti” in Europa sia organizzato deliberatamente dalla Turchia guidata dall’islamista Erdogan, uno dei pilastri della NATO che invia armi e combattenti per l’eversione fondamentalista contro la Siria da 15 anni. Chi potrebbe essere così ingenuo da credere che decine di migliaia di uomini, donne e bambini passino ogni settimana dai porti turchi su navi noleggiate da contrabbandieri, a buon prezzo, senza che i funzionari dei servizi segreti dello Stato turco, uno dei più organizzati al mondo, non li vedano?
Mentono quando indicano ad esempio il “gran cuore” e la generosità della Merkel verso i “migranti”, mentre parla a nome dei datori di lavoro tedeschi, tra i più prosperi del mondo grazie all’UE che gli fornisce immigrati sottopagati da Polonia e Bulgaria: vedono tale afflusso di “migranti” mediterranei quale manodopera ancora più conveniente rispetto a quelli da Varsavia o Budapest.
Come i discorsi buonisti a comando in TV non potrebbero commuovere i sensibili di cuore, quando coloro che dovrebbero denunciare tale ipocrisia li rilanciano compiaciuti? Nel corso del dibattito sui “migranti” organizzato dal Festival dell’Humanité, l’unico rappresentante del Fronte di sinistra francese, l’eurodeputato MC Vergiat, limitava le sue osservazioni a banalità umanistiche senza esitare a coronare il tutto con l’elogio opportunista a soddisfazione della borghesia di “sinistra”, a cui chiede il voto: “La signora Merkel fa smuovere, tanto meglio“. C’è voluto MW Birkwald, deputato del Partito della Sinistra tedesco, per discutere più seriamente “dei grandi datori di lavoro capitalisti tedeschi che lamentano carenza di manodopera e demografia in calo… rifugiati in media di 26 anni per 2/3 uomini, una popolazione interessante per le imprese tedesche“… scoprendosi moralisti nel denunciare la riluttanza ungherese, greca e polacca a tale massiccio afflusso di lavoratori concorrenti, in modo che i dirigenti dello Stato e dell’economia della Germania destabilizzino i Paesi vassalli europeo-orientali e balcanici.
Mentono ancor più nascondendo come lo sfollamento di centinaia di migliaia di “migranti” sia stato improvvisamente istigato da agenzie occidentali e incoraggiato dai nostri media, sebbene vivessero da anni in Siria e Libano, senza che i nostri capi si commuovano; un regalo inaspettato all’estrema destra xenofoba rampante, alle soglie del potere nella maggior parte degli Stati europei orientali e centrali, Grecia e Francia. Ad Atene, le elezioni l’hanno mostrato prima che nel nostro Paese…
Quando la manipolazione dei buoni sentimenti arriva a tale dimensione, quando la truffa confina con l’ignoranza, si può e ci si deve chiedere chi ci guadagna e chi l’organizza. Dall’inizio del 21° secolo, l’imperialismo occidentale organizza il caos a spese degli Stati nazionali in Africa e in Oriente: oggi lo fa in Europa, dall’Ucraina alla Grecia. Il nostro popolo ne sarà vittima se la ragione e l’interesse dei lavoratori non si sveglieranno dal letargo prima del baratro.

Parigi saluta l'arrivo dei 'profughi' islamisti, nell'operazione 'arma di migrazione di massa' avviata da Turchia e USA.

Parigi saluta l’arrivo dei ‘profughi’ islamisti, nell’operazione ‘arma di migrazione di massa’ avviata da Turchia e USA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo dell’Italia nel nuovo disordine europeo

Phil Butler New Eastern Outlook 17/09/2015

L’onere della leadership è un ruolo incredibilmente complesso e ingombrante in questi giorni. Ogni giorno vediamo la prova della dirigenza inefficace nel mondo, e in un momento in cui il mondo ha bisogno di una vera guida. Conflitti perpetui, cambiamenti di paradigma politici e ruolo delle multinazionali nel mix politico-militare esacerbando ed escludendo uomini e donne altrimenti onorevoli. Nel frattempo, la guerra e voci di essa infestano la coscienza pubblica. Siamo in pericolo, e lo sappiamo tutti. Buoni soldati e politici decenti non possono nemmeno agire tra le tribolazioni estenuanti suscitate da dietro le quinte della distensione. Ecco un altro sguardo sulla Primavera araba, la debacle in Libia, e la condizione di milioni persi nel mare dell’incertezza.

La promessa fatta era una necessità del passato: la parola violata è una necessità del presente”.
Niccolò Machiavelli

1138690Affrontare la morte, è di Voga
Ogni settimana ricevo notifiche via e-mail da infinite organizzazioni della difesa. Fa parte del mio lavoro di giornalista essere informato per informare gli altri. Uno di queste, e un’organizzazione chiamata Defense iQ che fornisce un flusso misterioso di e-mail informative e relazioni web su armi, sviluppo di armamenti, strategie militari e altre armi. In assenza di una caratterizzazione migliore, il medium è la rivista Vogue della morte e distruzione mondiali. È inquietante come si possa vendere la guerra, il colloquio con il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Tenente-Generale Giuseppe Bernardi, su Defense News, ci offre uno sguardo ravvicinato su come soldati onorevoli siano spesso infilzati da puntuti mediatori del potere civile. Il Tenente-Generale Giuseppe Bernardis è uno degli ufficiali militari più esperti e onorati d’Italia. Laureatosi all’Accademia aeronautica dell’Italia, Bernardis ha partecipato anche alla Scuola di Guerra area dell’USAF all’inizio della carriera. Una volta membro dell’elitarie Frecce Tricolori, lo squadrone di volo acrobatico italiano, Bernadis è uno dei piloti più esperti del mondo, esperto di tattiche di aeree alla pari con chiunque nel mondo. Ma prendetemi in parola sull’evidente competenza del generale nel combattimento aereo, il punto più grave sarà evidente presto. L’articolo dell’ Huffington Post Italia mostra il ruolo cruciale dell’Italia in Libia, pietra angolare nell’ambito più ampio della “primavera araba”. Il ruolo di Bernardis di responsabile della logistica delle armi per le forze armate, e il suo disprezzo evidente per il fine “business” della guerra, inquadrano la mia tesi sui capi militari onorevoli. La risposta di Bernardis alla domanda: “C’è il pericolo che la Libia sia sempre più opportunità di marketing per gli aeromobili che un’operazione militare?” l’illustra bene: “Abbiamo operato per condurre operazioni, non dimostrazioni. Le Bourget (riferendosi al Paris Air Show) dovrebbe rimanere a Parigi e Farnborough (la versione inglese) dovrebbe rimanere nel Regno Unito, si può parlare di collaudo al combattimento alla fine dell’operazione, non durante. Un’operazione è una cosa seria“. Il tono caustico del generale sulle abilità nel vendere e fare marketing in ambiente di combattimento ostile porta a letture e riletture. Ricordando l’articolo del Huffington Post (Italia), la parte di Bernardis nel libro dall’Aeronautica Militare Italiana, “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica militare” rivela il ruolo dell’Italia nelle operazioni Odyssey Dawn e Unified Protector. Il mio punto qui è semplice, i corretti comandanti e soldati sono sempre stati a posto, ciò che manca è la leadership politica. L’intera vicenda della Libia, da Bengasi e la segretaria di Stato Hillary Clinton, ai profughi che inondano l’Unione Europea oggi, sono una delle più grandi tragedie moderne. E non è tragico a causa dei soldati da qualsiasi lato. Mentre il comandante supremo della coalizione contro Gheddafi, l’Ammiraglio Jim Stavridis, chiamò le operazioni in Libia “modello d’intervento”, una squadra di capi militari senza l’uniforme della NATO dissentì. Tra i politici, l’eurodeputata francese e presidentessa del Front National Marine Le Pen disse che le Forze Armate francesi erano soggiogate. Nel frattempo esperti civili, da Noam Chomsky ai social media e caffè di tutto il mondo rimproveravano gli increduli sul così evidente rovesciamento di Gheddafi.AMH_2309Perché, perché, perché l’Italia?
Presumendo che le mie affermazioni su Bernardis siano corrette, uno sguardo alle reazioni dei civili alle affermazioni del libro rafforzano i miei argomenti. La ricerca di articoli e forum durante l’incursione in Libia della NATO trovo poca indignazione pubblica, e molto appoggio alla linea di Washington nell’abbattere Gheddafi. L’articolo del Guardian consolida gli argomenti che puntano alla gestione di Obama della Primavera araba, e anche ai recenti exploit anti-Russia. La posizione in Italia è cambiata radicalmente una volta che l’amico di Vladimir Putin, il primo ministro Silvio Berlusconi, è stato “neutralizzato”: “Franco Frattini, ministro degli Esteri d’Italia, ha annunciato nella notte che il trattato di amicizia e cooperazione con Tripoli era stato di fatto sospeso”. Berlusconi, sotto forte pressione per le dimissioni nel 2011, è la persona chiave per comprendere come profondi e diffusi appaiano gli interessi statunitensi e inglesi nelle questioni strategiche mondiali di oggi. I cablo del dipartimento di Stato USA intercettati rivelano accenni a una missione per screditare il leader italiano, o almeno sfruttarne la posizione debole. Spiegel International ha denunciato tali intercettazioni, rivelando le macchinazioni del dipartimento di Stato utilizzando contatti, come l’ambasciatore georgiano a Roma, di particolare rilievo in questi cavi, sul conflitto in Ossezia del Sud per l’ennesima “democratizzazione”, nella definizione di Washington. Ma il vero centro qui dovrebbe essere “perché” l’Italia ha un ruolo centrale? Perciò, continuate a leggere fino alla fine.

Giocare a palla
Ho scelto il Generale Bernardi per una parte di questo articolo per motivi che ho già menzionato, e anche per la chiarezza della sua retorica. In breve, come fanno gli uomini d’onore, è facile interpretarlo e capirlo. Critico, quando è necessario criticare, è come molti chirurghi del combattimento aereo, tagliare fino all’osso se necessario. Si possono vedere chiaramente le sue priorità nelle missioni in Libia dal suo intervento: “Abbiamo operato senza incorrere in alcun incidente, e senza causare danni collaterali. L’unico rammarico che ho avuto, è di non aver potuto fornire al pubblico un dettagliato resoconto del nostro operato, per evitarne ogni possibile abuso. Questo volume riempie parte di quel vuoto“. Zero danni collaterali! La trasparenza e la chiarezza della missione! La valutazione di un soldato onesto di ciò che ogni missione militare dovrebbe essere, condurre una campagna esigente e riuscita, con il minimo assoluto di vittime civili. Questo è ciò che i capi militari onorevoli discernono, la semplice vittoria militare, ma c’è una battaglia più grande da discutere. Quando ci rivolgiamo al lato politico o civile però, la saggezza nel spodestare il governo di Muammar Gheddafi è stata miope all’estremo. Ora milioni di rifugiati inondano i confini dell’UE economicamente già assediata. Le fiamme della guerra e ampie lotte ora lambiscono la cittadinanza, una volta isolata, di diverse nazioni. Oggi possiamo vedere il veemente sostegno di politici come il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ed altri all’intervento della NATO nel 2011, simile a una forma di follia idiota. Viviamo in un mondo dove ci sono due fazioni, quelli che “giocano a palla” con Obama, e quelli che non lo fanno. Tenendo conto dei ruoli di attori chiave come il presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e in particolare il senatore John McCain, un sentiero accidentato conduce da Washington dritto a Libia, Egitto, Siria e infine Kiev in Ucraina. Se la missione di aiutare le rivolte della “primavera araba” era distruggere l’ordine e trafiggere chiunque non fosse d’accordo con una pugnalata alle spalle, è stato un successo brillante. Parlando di pugnalate alla schiena, vediamo la Germania assumersi il peso delle migrazioni dei rifugiati in questi giorni. Dopo essere stata l’unica nazione europea ad essersi astenuta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia, il governo di Frau Merkel è anche afflitto dalla vicenda della Grecia e dal pasticcio in Ucraina. La Germania si unì a Cina, Russia, Brasile e India all'”astensione”, “garantendo il successo” su Gheddafi e la Libia nel 2010 e 2011, ma fu il think tank di Washington che al mondo dichiarò vincenti le strategie di Obama! Il pezzo del Brookings Institute particolarmente filo-Obama condanna coloro che volevano interferire. I direttori del Brookings baciano da dietro il presidente degli Stati Uniti come nessun altro: “…Dobbiamo stare attenti a non esagerare i vantaggi strategici della scelta d’azione del presidente Obama degli ultimi sei mesi. Blake Hounshell di Foreign Policy sostiene che la strategia dell’amministrazione dell'”eterodirezione” ora “sembra assolutamente confermata””. “Eterodirezione”, ne abbiamo vista molta. Ora che il Mediterraneo straborda di africani in esodo, e con la grande nuova paura rossa di Russia e Cina, possiamo non vedere la saggezza dei vecchi soldati e capi efficaci risplendere in questo momento?
Che ruolo ha l’Italia, vi chiederete? La risposta è abbastanza semplice. L’Italia è essenziale affinché l’idea da Lisbona a Vladivostok prenda forma. L’articolo di Ivan Timofeev su Russia Direct fa un bel lavoro inquadrando ciò che chiamerei “Primavera europea” della discordia UE-Russia, o evaporazione di qualsiasi possibilità di una grande cooperazione in Europa. Il ruolo dell’Italia in tutto ciò può essere cementato da molte variabili, ma la geografia vi gioca un grande un ruolo. Con le banche tedesche e svizzere che chiudono con i partner di New York e Londra, l’Italia è tutto ciò che si trova in mezzo alla grande geo-connessione tra Russia e Portogallo. Per quanto nebuloso questo concetto possa sembrare, è una realtà che Washington e Mosca riconoscono. Per sintetizzarla, basta leggere l’articolo su Spiegel che dettaglia i piani di Putin dal 2010. Citando il leader russo su una vasta e ampia partnership: “I rinnovati principi della nostra cooperazione possono essere assicurati dall’accordo di partenariato tra l’UE e la Russia, un accordo attualmente in fase di negoziazione. Dobbiamo affrontare questo trattato da un punto di vista strategico. Dobbiamo cercare di pensare a 20, 30 e anche 50 anni nel futuro“. Immaginate di tirare i fili dell’attuale presidente statunitense. Si può capire cosa tale “grande Europa” significhi per USA e Regno Unito? O almeno per i dinosauri dei think tank di Washington? Io sì. La Germania va ricattata per collaborare, la Georgia deve entrare nella NATO come l’Ucraina, e in alcun modo Silvio Berlusconi doveva continuare a guidare l’Italia. Nessun amico di Vladimir Putin deve controllare l’arena del Mediterraneo. L’articolo del Consiglio degli Affari Internazionali (RIAC) della Russia di Olga Potjomkina, del 2014, menziona il ruolo dell’ Italia nei piani di Gazprom. Come ulteriore prova, l’articolo dell’Economist rappresenta ciò che io chiamo “prova logica inversa” Berlusconi e tutti coloro a lui fedeli ne sono i bersagli. Il pezzo mistifica o svillaneggia la Lega Nord, solo per citare una possibile entità politica in linea con la Russia sull’Europa comune. Questo è un tema che va molto oltre una ricerca approfondita, ma i miei punti sono accentuati menzionando il ruolo italiano nelle strategie da Cairo a Kiev e oltre. Faccio notare che The Economist è di proprietà della famiglia Rothschild, così come la famiglia Agnelli? Forse acerrimi nemici svolgono un ruolo tradizionale in tutto ciò? So che ho dato spunti di riflessione approfonditi, o almeno spero.

AMH_2284Phil Butler è investigatore politico e analista, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora