Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La CIA e i media: 20 fatti da sapere

James F. Tracy, Global Research 30 gennaio 2018Questo articolo del professor James Tracy, pubblicato nell’agosto 2015, è di particolare rilevanza in relazione alla campagna sulle “false notizie” diretta contro i media alternativi e indipendenti.
Con amara ironia, la copertura mediatica del supporto segreto della CIA ad al-Qaida e SIIL è strumentata dalla CIA che sovrintende anche i media mainstream. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, la Central Intelligence Agency è stata una forza importante nei media statunitensi e stranieri, esercitando una notevole influenza su ciò che il pubblico vede, ascolta e legge regolarmente. Sia i pubblicisti che i giornalisti della CIA affermeranno di avere poche, se non alcuna, relazione, tuttavia la raramente riconosciuta storia della loro intima collaborazione indica una realtà ben diversa che gli storici dei media sono riluttanti ad esaminare. Quando praticata seriamente, la professione giornalistica comporta la raccolta di informazioni su individui, luoghi, eventi e problemi. In teoria tali informazioni istruiscono le persone sul mondo, rafforzando in tal modo la “democrazia”. Questo è esattamente il motivo per cui le agenzie di stampa e i singoli giornalisti sono sfruttati come risorse dalle agenzie d’intelligence e, come l’esperienza del giornalista tedesco Udo Ulfkotte suggerisce, tale pratica è oggi tanto diffusa quanto al culmine della Guerra Fredda. Considerando l’occultamento delle frodi elettorali nel 2000 e 2004, l’11 settembre 2001, le invasioni di Afghanistan e in Iraq, la destabilizzazione della Siria e la creazione dello “SIIL”, tra gli eventi più significativi della storia recente del mondo, sono anche quelli di cui l’opinione pubblica statunitense è completamente ignara. In un’era in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono onnipresenti, spingendo molti a nutrire l’illusione di essere ben informati, bisogna chiedersi perché tale condizione persiste. Inoltre, perché eminenti giornalisti statunitensi non riescono regolarmente a mettere in discussione altri eventi profondi che modellano la tragica storia degli USA degli ultimi cinquant’anni, come gli omicidi politici degli anni ’60, o il ruolo centrale svolto dalla CIA nel traffico internazionale di droga? Commentatori popolari e accademici hanno suggerito varie ragioni per il fallimento quasi universale del giornalismo mainstream in queste aree, tra cui la sociologia delle notizie, la pressione pubblicitaria, la proprietà monopolistica, la forte dipendenza delle organizzazioni giornalistiche da fonti “ufficiali” e il semplice carrierismo dei giornalisti. C’è anche, senza dubbio, l’influenza delle manovre delle pubbliche relazioni. Eppure una così ampia congiura del silenzio suggerisce che un’altra serie di inganni viene esaminata assai raramente, il coinvolgimento continuo di CIA e altre agenzie d’intelligence nei media per modellare il pensiero e l’opinione in modi scarsamente immaginati dal pubblico.
I seguenti fatti storici e contemporanei, in alcun caso completi, forniscono uno spaccato di come il potere che tali entità posseggono influenzi se non determini la memoria popolare e quale storia abbiano tali istituzioni rispettabili.
1. L’operazione della CIA MOCKINGBIRD è la chiave di volta nota da tempo tra i ricercatori che sottolineano il chiaro interesse e il rapporto dell’Agenzia coi principali media statunitensi. MOCKINGBIRD nacque dal precursore della CIA, l’Office for Strategic Services (OSS, 1942-47), che durante la Seconda guerra mondiale creò una rete di giornalisti e esperti di guerra psicologica che operavano principalmente nel teatro europeo. Molte delle relazioni forgiate dall’OSS furono trasferite nel dopoguerra a un’organizzazione gestita dal dipartimento di Stato chiamata Office of Policy Coordination (OPC) supervisionata dallo staffer dell’OSS Frank Wisner. L’OPC “divenne l’unità dalla maggiore crescita nella nascente CIA“, osserva la storica Lisa Pease, “l’aumento del personale da 302 nel 1949 a 2812 nel 1952, insieme a 3142 sotto contratto all’estero. Nello stesso periodo, il budget salì da 4,7 milioni a 82 milioni di dollari“. Lisa Pease,”The Media and the Assassination“, in James DiEugenio e Lisa Pease, “The Assassinations: Probe Magazine on JFK, MLK, RFK e Malcolm X“, Port Townsend, WA, 2003, 300.
2. Come molti ufficiali della CIA, il direttore della C IA o direttore dell’intelligence centrale (DCI) Richard Helms fu reclutato tra i giornalisti dal supervisore dell’Ufficio di Berlino dell’United Press International per partecipare al programma di “propaganda nera” dell’OSS. “Sei perfetto“, osservò il capo di Helms. Richard Helms, “Uno sguardo alle spalle: Una vita nella Central Intelligence Agency”, New York: Random House, 2003, 30-31. Wisner sfruttò i fondi del piano Marshall per comprare i primi successi della sua divisione, soldi che il suo ramo chiamava “caramelle“. “Non potremmo spendere tutto“, ricorda l’agente della CIA Gilbert Greenway. “Ricordo una volta che incontrai Wisner e il controllore. Mio Dio, dissi, come possiamo spenderli? Non c’erano limiti e nessuno doveva spiegarlo. Era fantastico“. Frances Stonor Saunders, “La Guerra Fredda Culturale: La CIA e il mondo delle arti e delle lettere”, Fazi, 105. Quando l’OPC venne fuso con l’Office of Special Operations nel 1948 per creare la CIA, anche i media dell’OPC furono assorbiti. Wisner mantenne il top secret “Propaganda Assets Inventory“, meglio noto come “Wisner’s Wurlitzer“, un rolodex virtuale di oltre 800 enti notiziari e d’informazione preparate a suonare qualsiasi melodia scelta da Wisner. “La rete comprendeva giornalisti, editorialisti, editori, redattori, intere organizzazioni come Radio Free Europe, e agenti di diverse organizzazioni giornalistiche“. Pease, “The Media and the Assassination“, 300. Alcuni anni dopo l’avvio dell’operazione, Wisner “possedeva” i membri rispettati di New York Times, Newsweek, CBS ed altri media, oltre a quattro-seicento contatti, secondo un analista della CIA. “Ognuno era un’operazione separata“, osservava la giornalista investigativa Deborah Davis, “richiedendo un nome in codice, un supervisore sul campo e un ufficio sul campo, con un costo annuale di decine o centinaia di migliaia di dollari, che non è mai stato contabilizzato“. Deborah Davis, “Katharine the Great: Katharine Graham and The Washington Post”, seconda edizione, Bethesda MD: National Press Inc, 1987, 139.
3. Le operazioni psicologiche sotto forma di giornalismo erano percepite come necessarie per influenzare e dirigere le opinioni della massa, oltre che dell’élite. “Il presidente degli Stati Uniti, il segretario di Stato, i membri del Congresso e persino il direttore della CIA stesso leggeranno, crederanno e rimarranno colpiti da un rapporto di Cy Sulzberger, Arnaud de Borchgrave o Stewart Alsop, quando nemmeno si disturbano di leggere un rapporto della CIA sullo stesso argomento“, osservò l’agente della CIA Miles Copeland. Citato in Pease, “The Media and the Assassination“, 301. Dalla metà alla fine degli anni Cinquanta, sottolinea Darrell Garwood, l’Agenzia cercò di limitare le critiche alle attività segrete e di bypassare la supervisione del Congresso o possibili interferenze giudiziarie “infiltrandosi nel mondo accademico, nel corpo missionario, nei comitati di redazione di influenti riviste ed editori, e qualsiasi altro luogo in cui l’atteggiamento pubblico possa essere effettivamente influenzato“. Darrell Garwood, “Sottocopertura: Trentacinque anni di inganni della CIA”, New York: Grove Press, 1985, 250. La CIA interviene spesso nel processo decisionale editoriale. Ad esempio, quando l’Agenzia procedette a rovesciare il regime di Arbenz in Guatemala nel 1954, Allen e John Foster Dulles, rispettivamente segretario di Stato del presidente Eisenhower e direttore della CIA, invitarono il redattore del New York Times, Arthur Hays Sulzberger, a riassegnare il giornalista Sydney Gruson dal Guatemala a Città del Messico. Sulzberger quindi collocò Gruson a Città del Messico con la logica che alcune ripercussioni della rivoluzione potessero essere avvertite in Messico. Pease, “The Media and the Assassination“, 302.
4. Fin dagli inizi degli anni ’50, la CIA “ha segretamente finanziato numerosi servizi di stampa stranieri, periodici e giornali sia in inglese che in lingue estere, fornendo un’ottima copertura agli agenti della CIA“, scrisse Carl Bernstein nel 1977. “Una di queste pubblicazioni era il Daily American di Roma, al quaranta per cento di proprietà della CIA fino agli anni ’70“. Carl Bernstein, “La CIA e i media“, Rolling Stone, 20 ottobre 1977. La CIA ebbe legami informali coi dirigenti dei media, in contrasto coi rapporti con giornalisti e informatori salariati, “che erano molto più soggetti all’orientamento dell’Agenzia“, secondo Bernstein. “Alcuni dirigenti, tra cui Arthur Hays Sulzberger del New York Times. firmarono accordi di segretezza. Ma tali interpretazioni formali erano rare: le relazioni tra funzionari dell’Agenzia e dirigenti dei media erano di solito sociali“. L’asse delle P e Q Street a Georgetown”, secondo una fonte. “Non devi dire a William Paley di firmare un pezzo di carta dicendo che non starà zitto“. “L’amicizia personale del direttore dalla CBS William Paley col direttore della CIA Dulles è nota essere stata una delle più influenti e significative nelle comunicazioni“, spiega l’autrice Debora Davis. “Fornì la copertura agli agenti della CIA, gli ultimi cinenotiziari, l’interrogatorio dei giornalisti e in molti modi rese standard la cooperazione tra la CIA e le maggiori compagnie radiotelevisive, durata fino alla metà degli anni ’70“. Deborah Davis, “Katharine the Great: Katharine Graham and The Washington Post”, seconda edizione, Bethesda MD: National Press Inc, 1987, 175.
5. “Il rapporto dell’Agenzia col Times era di gran lunga il più prezioso tra i giornali, secondo i funzionari della CIA“, sottolinea Bernstein nel suo articolo del 1977. “Dal 1950 al 1966, a circa dieci impiegati della CIA fu data copertura dal Times, secondo accordi approvati dal defunto redattore Arthur Hays Sulzberger. Gli accordi di copertura facevano parte di una politica generale del Times, impostata da Sulzberger, per aiutare la CIA quando possibile. “Inoltre, Sulzberger era un amico intimo del direttore della CIA Allen Dulles”. ‘A quel livello di contatti era il potente a parlare coi potenti’, disse un alto funzionario della CIA presente ad alcune discussioni. “In linea di principio c’era un accordo sul fatto che, sì, ci saremmo aiutati a vicenda. La questione della copertura emerse in diverse occasioni. Si decise che gli accordi effettivi sarebbero stati gestiti da subordinati… I potenti non volevano sapere i dettagli volendo una negazione plausibile“. Bernstein, “La CIA e i media“. Paley della CBS collaborava con la CIA, consentendo all’Agenzia di utilizzare risorse della rete e personale. “Era una forma di assistenza da un certo numero di persone benestanti, ora generalmente note per aver aiutato la CIA tramite i loro interessi privati“, scrisse il giornalista radiotelevisivo Daniel Schorr nel 1977. “Mi suggerì, tuttavia, che un rapporto di fiducia era esistita tra lui e l’agenzia“. Schorr indicò “indizi secondo cui la CBS fu infiltrata“. Ad esempio, “Un redattore si ricordò dell’ufficiale della CIA che era solito venire nella sala di controllo della radio a New York nei primi anni, col permesso di persone sconosciute, ascoltando i corrispondenti della CBS da tutto il mondo che registravano i loro “spot” per il “World News Roundup”, e discutevano degli eventi col redattore di turno“. Sam Jaffe affermò che quando fece domanda nel 1955 per un lavoro con la CBS, un agente della CIA gli disse che sarebbe stato assunto, cosa che in seguito avvenne. Gli fu detto che sarebbe stato mandato a Mosca, come avvenne; fu assegnato nel 1960 per coprire il processo al pilota dell’U-2 Francis Gary Powers. “(Richard) Salant mi disse“, continuava Schorr, “che quando divenne presidente della CBS News nel 1961, un agente del caso della CIA lo chiamò dicendo che voleva continuare l’antica relazione nota a Paley e (al presidente della CBS Frank) Stanton, ma a Salant fu detto da Stanton che non sapeva di alcun obbligo” (276). Schorr, Daniel, “Clearing the Air”, Boston: Houghton Mifflin, 1977, 276-277.
6. La casa editrice del National Enquirer di Gene Pope Jr. collaborò brevemente coll’ufficio Italia della CIA nei primi anni ’50 e mantenne stretti legami con l’Agenzia in seguito. Pope si astenne dal pubblicare decine di storie con “dettagli su rapimenti e omicidi della CIA, materiale sufficiente per un anno di titoli” al fine di “raccogliere fiches e pagherò“, scrisse il figlio di Pope. “Pensava che non avrebbe mai saputo quando ne avrebbe avuto bisogno, e quelle cambiali sarebbero tornate utili quando arrivò a 20 milioni di copie. Quando ciò accadde, avrebbe avuto la voce di quasi ramo del governo e avrebbe avuto bisogno di una copertura“. Paul David Pope, “Le gesta dei miei padri: come mio nonno e padre hanno costruito New York e creato il tabloid World of Today”, New York: Phillip Turner/Rowman & Littlefield, 2010, 309, 310. Una storia esplosiva che The National Enquirer di Pope si astenne dal pubblicare alla fine degli anni ’70, era incentrata su estratti da un diario da lungo tempo ricercato dell’amante del presidente Kennedy, Mary Pinchot Meyer, che fu assassinata il 12 ottobre 1964. “I reporter che scrissero l’articolo poterono persino collocare James Jesus Angleton, il capo delle operazioni di controspionaggio della CIA, sulla scena“. Un’altra possibile storia era sui “documenti che provano che (Howard) Hughes e la CIA erano collegati per anni e che la CIA dava soldi a Hughes per finanziare segretamente, con donazioni elettorali, ventisette membri del Congresso e senatori che sedevano in sottocommissioni cruciali per l’agenzia. C’erano anche cinquantatré compagnie internazionali create come facciate della CIA… e persino una lista di giornalisti delle principali organizzazioni mediatiche che collaboravano con l’agenzia“. Pope, “Le gesta dei miei padri”, 309. Angleton, che supervisionava il ramo del controspionaggio dell’Agenzia da 25 anni, “gestiva un gruppo completamente indipendente di quadri giornalisti-agenti che eseguivano incarichi sensibili e spesso pericolosi; si sa poco di tale gruppo per la semplice ragione che Angleton deliberatamente mantenne solo i dossier più sfumati“. Bernstein,”La CIA e i media“.
8. La CIA condusse un “programma di addestramento formale” negli anni ’50 con l’unico scopo d’istruire gli agenti ad apparire dei giornalisti. “Ai funzionari dell’intelligence fu ‘insegnato a sembrare dei giornalisti’, spiegava un alto funzionario della CIA, e furono poi posti nei principali notiziari con l’aiuto della direzione. Questi fecero carriera e fu detto “Sta divenendo un giornalista”, disse il funzionario della CIA. L’Agenzia preferiva, tuttavia, coinvolgere giornalisti già affermati”. Bernstein, “La CIA e i media”. Editorialisti e giornalisti radio dai nomi famigliari erano noti avere stretti legami con l’Agenzia. “C’è forse una dozzina di giornalisti ben noti e commentatori radio i cui rapporti con la CIA vanno ben oltre quelli normalmente mantenuti tra giornalisti e loro fonti“, sosteneva Bernstein. “Sono indicati nell’Agenzia come i “beni noti” e possono essere contattati per eseguire una serie di attività sotto copertura; sono considerati recettivi dall’Agenzia su vari argomenti“. Bernstein,”La CIA e i media“. Frank Wisner, Allen Dulles e il caporedattore del Washington Post Phillip Graham erano stretti collaboratori e il Post divenne uno degli organi d’informazione più influenti negli Stati Uniti grazie ai legami con la CIA. “I rapporti individuali con l’intelligence dei dirigenti del Post erano in realtà il motivo per cui la società del Post crebbe così velocemente nel dopoguerra“, osservava Davis (172). “I segreti dell’erede erano i suoi segreti aziendali, a cominciare da MOCKINGBIRD. L’impegno di Phillip Graham verso l’intelligence diede all’amico Frank Wisner interesse nel contribuire a rendere il Washington Post il principale veicolo d’informazione a Washington, cosa che avevano fatto aiutandolo nelle acquisizioni cruciali delle stazioni radiotelevisive del Times-Herald e del WTOP“. Davis, “Katharine the Great: Katharine Graham and The Washington Post”, 172.
9. Dopo la Prima guerra mondiale, l’amministrazione di Woodrow Wilson mise il giornalista e scrittore Walter Lippmann a capo degli agenti di reclutamento dell’Inchiesta (Inquiry), la prima organizzazione d’intelligence civile ultrasegreta il cui ruolo consisteva nell’accertare le informazioni per preparare Wilson ai negoziati di pace, nonché identificare le risorse naturali straniere per speculatori e compagnie petrolifere di Wall Street. Le attività di tale organizzazione servirono da prototipo per i compiti svolti infine dalla CIA, ovvero “pianificazione, raccolta, gestione e modifica dei dati grezzi“, osservava lo storico Servando Gonzalez. “Ciò corrisponde grosso modo al ciclo dell’intelligence della CIA: pianificazione e direzione, raccolta, elaborazione, produzione, analisi e diffusione“. La maggior parte dei membri dell’Inchiesta divenne in seguito membro del Council on Foreign Relations. Lippmann divenne il più noto editorialista del Washington Post. Servando Gonzalez, “Guerra Psicologica e Nuovo Ordine Mondiale: La guerra segreta contro il popolo americano”, Oakland, CA: Spooks Books, 2010, 50.
10. I due settimanali statunitensi più importanti, Time e Newsweek, mantennero stretti legami con la CIA . “I dossier delle agenzie contengono accordi scritti con ex-corrispondenti e agenti esteri di entrambi i settimanali“, secondo Carl Bernstein. “Allen Dulles spesso intercedeva presso il buon amico, il compianto Henry Luce, fondatore delle riviste Time and Life, che permetteva a certi membri del suo staff di lavorare per l’Agenzia e che accettò di dare posti di lavoro e credenziali ad altri agenti della CIA che non avevano esperienza giornalistica“. Bernstein,”La CIA e i media”. Nella sua autobiografia l’ex-ufficiale della CIA E. Howard Hunt citava a lungo l’articolo di Bernstein “La CIA e i media“. “Non so nulla per contraddirlo“, affermò Hunt, suggerendo che il giornalista investigativo noto per il Watergate non era andato troppo lontano. “Bernstein inoltre identificò alcuni dei principali dirigenti mediatici del Paese come risorse preziose per l’agenzia… Ma l’elenco delle organizzazioni che hanno collaborato con l’agenzia era il “Chi dei Chi” dell’industria dei media, tra cui ABC, NBC, Associated Press, UPI, Reuters, Hearst Newspapers, Scripps-Howard, Newsweek e altri“. E. Howard Hunt, “American Spy: My Secret History in the CIA, Watergate e Beyond”, Hoboken NJ: John Wiley & Sons, 2007, 150.
11. Quando la prima grande denuncia della CIA emerse nel 1964 con la pubblicazione del Governo Invisibile dei giornalisti David Wise e Thomas B. Ross, la CIA prese in considerazione l’idea di acquistarne tutte le copie per tenerla segreta, ma alla fine decise il contrario. “Con una misura che comincia ad essere solo percepita, questo governo ombra modella la vita di 190000000 di statunitensi“, scrissero Wise e Ross nella prefazione del libro. “Le principali decisioni che riguardano pace e guerra si prendono senza che il pubblico lo sappia. Un cittadino informato potrebbe sospettare che la politica estera degli Stati Uniti spesso vada pubblicamente in una direzione e segretamente, attraverso il governo invisibile, nella direzione opposta“. Lisa Pease, “Quando l’impero della CIA colpisce ancora“, Consortiumnews, 6 febbraio 2014. L’infiltrazione dell’Agenzia nei media diede forma alla percezione pubblica di eventi profondi, evidenziando le spiegazioni ufficiali di tali eventi. Ad esempio, il rapporto della Commissione Warren sull’assassinio del presidente John F. Kennedy fu accolto con approvazione quasi unanime dai media statunitensi. “Non ho mai visto un rapporto ufficiale accolto con un plauso così universale come quello sulle conclusioni della Commissione Warren, quando furono rese pubbliche il 24 settembre 1964“, ricorda il giornalista investigativo Fred Cook. “Tutte le principali reti televisive dedicarono programmi e analisi speciali al rapporto; il giorno dopo i giornali pubblicarono lunghi editoriali che ne dettagliavano le scoperte, accompagnate da speciali analisi. Il verdetto fu unanime. Il rapporto rispose a tutte le domande, non lasciando spazio a dubbi. Lee Harvey Oswald, da solo e senza aiuto, aveva assassinato il presidente degli Stati Uniti“. Fred J. Cook, “Maverick: cinquanta anni di rapporti investigativi”, GP Putnam’s Sons, 1984, 276. Verso la fine del 1966, il New York Times iniziò un’inchiesta sulle numerose questioni relative all’assassinio del presidente Kennedy che non erano state trattate in modo soddisfacente dalla Commissione Warren. “Non fu mai completato“, osserva l’autore Jerry Policoff, “né il New York Times avrebbe mai più messo in discussione le conclusioni della Commissione Warren“. Quando la storia si sviluppava, il caporedattore dell’ufficio Houston del Times disse che lui ed altri trovarono “molte domande senza risposta” che il Times non si preoccupò di seguire. “Se partivo bene, poi qualcuno mi chiamava e mi mandava in California per un’altra storia o qualcosa del genere. Non ci dedicammo mai veramente. Non fummo seri“, Jerry Policoff, “I media e l’omicidio di John Kennedy“, in Peter Dale Scott, Paul L. Hoch e Russell Stetler, eds., “The Assassinations: Dallas and Beyond”, New York: Vintage, 1976, 265.
12. Quando il procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, intraprese l’indagine sull’assassinio di JFK nel 1966, centrata sulla presenza di Lee Harvey Oswald a New Orleans nei mesi precedenti al 22 novembre 1963, “fu travolto da due uragani, uno da Washington e uno da New York”, spiega lo storico James DiEugenio. Il primo, naturalmente, proveniva dal governo, in particolare dalla Central Intelligence Agency, dall’FBI e, in misura minore, dalla Casa Bianca. Quello di New York dai principali media mainstream come Time-Life e NBC. Quei due giganti della comunicazione erano decisi a fare apparire Garrison sotto una luce sospesa tra ridicolo e critiche. Tale campagna orchestrata… riuscì a distogliere l’attenzione da ciò che Garrison stava scoprendo, creando polemiche sullo stesso procuratore“. DiEugenio, Prefazione in William Davy, “Let Justice Be Done: New Light on Jim Garrison Investigation”, Reston VA: Jordan Publishing, 1999. La CIA e altre agenzie d’intelligence statunitensi usarono i media per sabotare l’indagine indipendente di Garrison del 1966-69 sull’assassinio di Kennedy. Garrison presiedeva l’unica agenzia di polizia con mandato di comparizione per approfondire seriamente gli intricati dettagli relativi all’omicidio di JFK. Uno dei testimoni chiave di Garrison, Gordon Novel, fuggì da New Orleans per evitare di testimoniare davanti al Gran Giurì riunito da Garrison. Secondo DiEugenio, “il direttore della CIA, Allen Dulles e l’agenzia avrebbero collegato il fuggiasco di New Orleans con oltre una dozzina di giornalisti amici della CIA che, in un palese tentativo di distruggere la reputazione di Garrison, avrebbero continuato a scrivere le storie più oltraggiose immaginabili sul procuratore“, James DiEugenio, “Destiny Betrayed: JFK, Cuba and The Garrison Case”, seconda edizione, New York: SkyHorse Publishing, 2012, 235. L’ufficiale della CIA Victor Marchetti raccontò all’autore William Davy che nel 1967 mentre partecipava alle riunioni del personale come assistente dell’allora direttore della CIA Richard Helms, “Helms espresse grandi preoccupazioni su (l’ex-ufficiale dell’OSS, agente della CIA e sospettato principale nelle indagini di Jim Garrison Clay) Shaw, chiedendo al suo staff, ‘gli stiamo dando tutto l’aiuto che possiamo laggiù?’“. William Davy, “Let Justice Be Done: New Light on Jim Garrison Investigation”, Reston VA: Jordan Publishing, 1999. I peggiorativi del termine “teoria della cospirazione” furono introdotte nel lessico occidentale dalla “attività mediatica” della CIA, come evidenziato nel piano tracciato dal Documento 1035-960 concernente la critica al rapporto Warren, un comunicato dell’Agenzia inviato all’inizio del 1967 presso gli uffici delle agenzie di tutto il mondo, nel momento in cui l’avvocato Mark Lane, col Rush to Judgment, era in cima ai bestseller, e le indagini del procuratore di New Orleans Garrison sull’assassinio di Kennedy iniziavano a guadagnare terreno.
12. Time ebbe stretti rapporti con la CIA derivanti dall’amicizia del proprietario Henry Luce col capo della CIA di Eisenhower Allen Dulles. Quando l’ex-giornalista Richard Helms fu nominato DCI nel 1966, “iniziò a coltivare la stampa“, spingendo i giornalisti verso conclusioni che ponevano l’Agenzia sotto una luce positiva. Come ricorda il corrispondente del Time a Washington Hugh Sidney, “(con John) McCone e (Richard) Helms, facevamo squadra e quando la rivista faceva qualcosa sulla CIA, andammo da loro e li mettevamo a posto… Non fummo mai ingannati”. Allo stesso modo, quando Newsweek decise nell’autunno del 1971 di scrivere una cover story su Richard Helms e “The New Spionage“; la rivista, secondo uno dello staff di Newsweek, andò direttamente dall’agenzia per le informazioni. E l’articolo… “rifletteva generalmente la linea che Helms cercava così tanto di spacciare: che dalla fine degli anni ’60… il centro dell’attenzione e del prestigio nella CIA era passato dai servizi clandestini all’analisi d’intelligence e che la stragrande maggioranza delle reclute era destinata alla “direzione dell’Intelligence””. Victor Marchetti e John D. Marks, CIA, Culto e Mistica del servizio segreto, Garzanti, 1976, 362-363. Nel 1970 Jim Garrison scrisse e pubblicò la semi-autobiografica A Heritage of Stone, un’opera che esamina come il procuratore di New Orleans “scoprì che la CIA operava negli Stati Uniti, e in che modo impiegasse sei mesi per rispondere alla domanda della Commissione Warren sul fatto che Oswald e (Jack) Ruby fossero stati nell’Agenzia“, osservava la biografa di Garrison e docente di scienze umanistiche all’Università di Temple Joan Mellen. “In risposta ad A Heritage of Stone, la CIA radunò i suoi media” e il libro fu stroncato da critici che scrivevano per New York Times, Los Angeles Times, Washington Post, Chicago Sun Times e Life. “La recensione sul New York Times di John Leonard subì una metamorfosi”, spiega Mellen. “L’ultimo paragrafo originale sfidava il rapporto Warren: ‘Qualcosa puzza in tutta questa faccenda’, scrisse Leonard. “Perché gli organi del collo di Kennedy non furono esaminati a Bethesda per le prove sul colpo frontale? Perché il suo corpo fu portato a Washington prima della richiesta legale del Texas? Perché?’ Questo paragrafo evaporò nelle edizioni successive del Times. Una parte scomparve, e quindi la recensione terminava:Francamente preferisco credere che la Commissione Warren abbia fatto un lavoro povero, piuttosto che disonesto. Mi piace pensare che Garrison inventi mostri per spiegarne l’incompetenza“. Joan Mellen, “Addio alla giustizia: Jim Garrison, l’assassinio di JFK e il caso che avrebbe cambiato la storia”, Washington DC: Potomac Books, 2005, 323 – 324.
13. Il vicedirettore della CIA per i piani Cord Meyer Jr. si rivolse al presidente emerito Cass Canfield Sr. sulla pubblicazione del libro di Alfred McCoy “La Politica dell’eroina nel sud-est asiatico”, basato sul lavoro dell’autore e sulla tesi di dottorato di Yale in cui esaminava il ruolo esplicito della CIA nel traffico dell’oppio. “Affermando che il mio libro fosse una minaccia alla sicurezza nazionale“, ricorda McCoy, “il funzionario della CIA chiese ad Harper & Row di sopprimerlo. A suo merito, Canfield si rifiutò, ma accettò di rivedere il manoscritto prima della pubblicazione“. Alfred W. McCoy, “La Politica dell’eroina”, Rizzoli, 1973. La pubblicazione di The Secret Team, un libro del colonnello dell’aeronautica statunitense e collegamento Pentagono-CIA L. Fletcher Prouty, che racconta in prima persona le operazioni e lo spionaggio della CIA, fu accolto da una grande campagna di censura nel 1972. “La campagna per distruggere il libro fu nazionale e mondiale“, osservò Prouty. “Fu rimosso dalla Biblioteca del Congresso e dalle biblioteche dei college come lettere che ricevetti attestarono troppo spesso… Ero uno scrittore il cui libro fu cancellato da un importante editore (Prentice Hall) e da un importante editore di tascabili (Ballantine Books) su persuasione della CIA“. L. Fletcher Prouty, The Secret Team: La CIA e i suoi alleati nel controllo degli Stati Uniti e del mondo, New York: SkyHorse Publishing, 2008, xii, xv.
14. Alle udienze del Comitato Pike del 1975, il congressista Otis Pike chiese al DCI William Colby: “Avete qualcuno pagato dalla CIA che lavora per le reti televisive?” Colby rispose: “Questo, penso, entra nei dettagli, signor Presidente, che mi piacerebbe affrontare in sessione esecutiva”. Una volta chiusa la camera, Colby ammise che nel 1975 specificamente “la CIA ha sotto copertura mediatica” undici agenti, molti meno rispetto al periodo d’oro delle operazioni cappa e penna, ma alcuna domanda l’avrebbe indotto a parlare di editori e delle reti che avevano collaborato“, Schorr, “Clearing the Air”, 275. “C’è un’incredibile diffusione di notizie“, informò l’ex-ufficiale dell’intelligence della CIA, William Bader, il Comitato sull’intelligence del Senato degli Stati Uniti che indagava sull’infiltrazione della CIA nel giornalismo nazionale. “Non è necessario manipolare la rivista Time, ad esempio, perché ci sono persone dell’Agenzia a dirigerla“. Bernstein, “La CIA e i media“.
15. Nel 1985 lo storico del cinema e professore Joseph McBride s’imbatté in un memorandum del 29 novembre 1963 di J. Edgar Hoover, intitolato “Assassinio del presidente John F. Kennedy“, in cui il direttore dell’FBI dichiarò che la sua agenzia provvide ad interrogare due individui, uno dei quali era “George Bush della Central Intelligence Agency“. “Quando McBride interrogò la CIA sulla nota, l’uomo delle pubbliche relazioni fu formale ed opaco: “Non posso né confermare né smentire”, era la risposta standard che l’agenzia dava quando parlava di sue fonti e metodi“, osservava il giornalista Russ Baker. Quando McBride pubblicò l’articolo su The Nation,L’uomo che non c’era, George Bush operatore della CIA“, la CIA si fece avanti affermando che il riferimento a George Bush nel registro dell’FBI “apparentemente” faceva riferimento a un George William Bush, che occupava una posizione, nel turno notturno al quartier generale della CIA, che “sarebbe stato il posto giusto per ricevere tale rapporto“. McBride rintracciò George William Bush per confermare di esser stato assunto per breve tempo come “funzionario in prova“, e che disse “non ricevette mai tale rapporto“. Poco dopo The Nation pubblicò un secondo articolo di McBride in cui “l’autore forniva prove che la Central Intelligence Agency aveva mentito al popolo americano”… Come il precedente articolo di McBride, questa rivelazione fu accolta dal disinteresse di tutti i media. “Dall’episodio, i ricercatori trovarono documenti che collegano George HW Bush alla CIA già nel 1953”. Russ Baker, “Family of Secrets: The Bush Dynasty, America’s Invisible Government”, e “Hidden History of the Last Fifty Years”, New York: Bloomsbury Press, 2009, 7-12.
16. L’operazione Gladio, la ben documentata collaborazione tra le agenzie di spionaggio occidentali, tra cui la CIA, e la NATO, che prevedeva sparatorie e attentati terroristici coordinati su obiettivi civili in tutta Europa dalla fine degli anni ’60 agli anni ’80, fu efficacemente nascosta dai principali media tradizionali. Una ricerca accademica di LexisNexis del 2012 sull'”Operazione Gladio” recuperava 31 articoli in lingua inglese, la maggior parte apparsa sui giornali inglesi. Solo quattro articoli su Gladio sono mai apparsi su pubblicazioni statunitensi, tre sul New York Times e una breve menzione sul Tampa Bay Times. Ad eccezione di un documentario della BBC del 2009, nessuna trasmissione televisiva fece mai riferimento all’operazione terroristica sponsorizzata dalla NATO. Quasi tutti gli articoli su Gladio sono apparsi nel 1990, quando il primo ministro italiano Giulio Andreotti ammise pubblicamente la partecipazione dell’Italia. Il New York Times minimizzava qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti, designando erroneamente Gladio come “creazione italiana”, in una storia sepolta a pagina 16. In realtà, l’ex-direttore della CIA William Colby rivelò nelle sue memorie che i paramilitari occulti erano un’importante operazione dell’Agenzia istituita dopo la Seconda guerra mondiale, tra cui “la ristretta cerchia di gente affidabile, a Washington e NATO“. James F. Tracy, “False Flag Terror and Conspiracy of Silence“, Global Research, 10 agosto 2012.
17. Pochi giorni prima dell’attentato del 19 aprile 1995 all’edificio federale Alfred P. Murrah di Oklahoma City, il DCI William Colby confidò al suo amico, senatore del Nebraska John DeCamp, le preoccupazioni personali per le milizie dei patrioti negli Stati Uniti, e l’ascesa della loro popolarità grazie all’uso dei media alternativi di quell’epoca: libri, periodici, cassette e trasmissioni radio. “Vidi come il movimento contro la guerra ha reso impossibile a questo Paese condurre o vincere la guerra del Vietnam“, osservò Colby. “Ti dico, caro amico, che il movimento delle Milizie e dei Patrioti di cui, come avvocato, sei diventato utile, è molto più significativo e più pericoloso per gli statunitensi di quanto lo sia mai stato il movimento contro la guerra, non è gestito in modo intelligente, e intendo sul serio“. David Hoffman, “The Oklahoma City Bombing e Politics of Terror”, Venice CA: Feral House, 1998, 367.
18. Poco dopo la comparsa della serie “Dark Alliance” del giornalista Gary Webb sul San Jose Mercury News che raccontava del coinvolgimento dell’Agenzia nel narcotraffico, la divisione Affari Pubblici della CIA intraprese una campagna per contrastare ciò che definiva crisi di pubbliche relazioni dell’Agenzia. “Webb stava semplicemente riferendo al pubblico ciò che era già stato ben documentato da studiosi come Alfred McCoy e Peter Dale Scott, e dal Rapporto del Comitato Kerry del 1989 sull’Iran-Contra, che la CIA era da tempo coinvolta nel narcotraffico transnazionale. Tali risultati furono confermati nel 1999 da uno studio dell’ispettore generale della CIA. Ciononostante, poco dopo la serie di Webb,i portavoce della CIA ricordarono ai giornalisti che questa serie non era una vera notizia“, osservò un organo interno della CIA, “in quanto simili accuse furono fatte negli anni ’80 ed investigate dal Congresso, trovandole senza sostanza. I giornalisti furono incoraggiati a leggere attentamente la serie “Dark Alliance” e con occhio critico a quali accuse potevano essere effettivamente sostenute da prove“. Il 10 dicembre 2004, il giornalista investigativo Gary Webb morì per due ferite da arma da fuoco calibro 38 alla testa. Il coroner dichiarò la morte un suicidio. “Gary Webb fu ucciso”, concluse l’agente speciale dell’FBI Ted Gunderson nel 2005. “(Webb) sopravvisse al primo colpo (alla testa e uscito dalla mascella) così gli spararono un secondo colpo in testa (cervello)“. Gunderson pensava che la teoria che Webb si fosse sparato due volte fosse “impossibile!” Charlene Fassa,”Gary Webb: Altre tessere nel puzzle suicidato“, Rense, 11 dicembre 2005. I giornalisti più riveriti che ricevono informazioni “esclusive” e accesso ai corridoi del potere sono in genere i più asserviti ai regimi e spesso hanno legami con l’intelligence. Chi ottiene tale accesso comprende che deve sostenere le storie del governo. Per esempio, Tom Wicker del New York Times riferì il 22 novembre 1963 che il presidente John F. Kennedy “fu colpito da un proiettile in gola, proprio sotto il pomo d’Adamo“. Eppure il suo resoconto andò in stampa prima che la versione ufficiale del singolo assassino che sparava alla schiena fosse decisa. Wicker fu punito con “la fine dell’accesso, lamentele da redattori ed editori, sanzioni sociali, fughe ai concorrenti, varie risposte che nessuno dava“. Barrie Zwicker, “Towers of Deception: The Media Coverup of 9/11”, Gabrioloa Island, BC: New Society Publishers, 2006, 169-170.
18. La CIA promuove attivamente un’immagine pubblica desiderabile della sua storia e funzione, consigliando la produzione di supporti hollywoodiani come Argo e Zero Dark Thirty. L’Agenzia ha “ufficiali di collegamento nell’industria dell’intrattenimento” nel suo staff che “piazza immagini positive su se stessa (in altre parole, propaganda) attraverso le nostre forme di intrattenimento più popolari“, spiega Tom Hayden al LA Review of Books. “È così naturale che la connessione con l’intrattenimento della CIA ne mette in dubbio le ramificazioni legali o morali. Questa è un’agenzia governativa come alcun’altra; la verità sulle sue operazioni non è soggetta ad esame pubblico. Quando i persuasori occulti della CIA influenzano un film di Hollywood, usano un mezzo popolare per spacciare il più possibile un’immagine di sé positiva, o almeno, impedire che sia sfavorevole“. Tom Hayden,”Recensione a La CIA a Hollywood: come l’agenzia modella film e televisione di Tricia Jenkins“, LA Review of Books, 24 febbraio 2013. L’ex-agente della CIA Robert David Steele afferma che la manipolazione della CIA sui media è “peggiore” negli anni 2010 rispetto alla fine degli anni ’70, quando Bernstein scrisse “La CIA e i media”. “La cosa triste è che la CIA è molto capace di manipolare (i media) e ha accordi finanziari con essi, col Congresso, con tutti gli altri. Ma l’altra metà della medaglia è che i media sono pigri”. James Tracy intervista Robert David Steele, 2 agosto 2014.
19. Un fatto ben noto è che il giornalista radiofonico Anderson Cooper fu arruolato dalla CIA mentre era studente universitario a Yale alla fine degli anni ’80. Secondo Wikipedia, suo zio William Henry Vanderbilt III era un funzionario esecutivo del ramo Operazioni speciali dell’OSS del fondatore William “Wild Bill” Donovan. Mentre Wikipedia è una fonte spesso dubbia, il coinvolgimento nell’OSS di Vanderbilt sarebbe coerente con la reputazione che OSS/CIA assumano persone benestanti da inviare all’estero. William Henry Vanderbilt III, Wikipedia. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, autore del libro del 2014 Gekaufte Journalisten (Giornalisti comprati) rivelò come, con la minaccia del licenziamento, fosse regolarmente obbligato a pubblicare articoli scritti da agenti dei servizi segreti che utilizzavano il suo nome. “Ho finito per pubblicare articoli col mio nome scritti da agenti della CIA e altri servizi d’intelligence, in particolare i servizi segreti tedeschi“, spiegava Ulfkotte in un’intervista a Russia Today. “Giornalista tedesco: i media europei scrivono storie pro-USA su pressione della CIA”, RT, 18 ottobre 2014.
20. Nel 1999 la CIA fondò In-Q-Tel, società di venture capital che cerca “d’identificare ed investire in società che sviluppano tecnologie d’informazione all’avanguardia utili agli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. L’azienda aveva relazioni finanziarie con piattaforme Internet utilizzate di routine dagli statunitensi, tra cui Google e Facebook. “Se vuoi stare al passo con la Silicon Valley, devi diventare parte della Silicon Valley“, diceva Jim Rickards, un consulente della comunità d’intelligence degli Stati Uniti che conosceva le attività di In-Q-Tel. “Il modo migliore per farlo è avere un budget perché quando hai un libretto degli assegni, tutti vengono da te“. A un certo punto IQT “si adattò alle esigenze della CIA”. Oggi, tuttavia, “l’azienda supporta le 17 agenzie della comunità d’intelligence degli Stati Uniti, tra cui National Geospatial-Intelligence Agency (NGA), Defense Intelligence Agency (DIA) e Direzione della scienza e della tecnologia del dipartimento della Sicurezza Nazionale“. Matt Egan,”In-Q-Tel: uno sguardo al ramo venture capital della CIA“, FoxBusiness, 14 giugno 2013. In una conferenza del 2012 d’In-Q-Tel, il direttore della CIA David Patraeus dichiarò che “Internet delle cose” e “casa intelligente” in rapido sviluppo forniranno alla CIA la possibilità di spiare qualsiasi cittadino statunitense nel caso diventi una “persona d’interesse per la comunità dello spionaggio“, riferiva la rivista Wired. “‘Trasformazionale’ è una parola abusata, ma credo che si applichi correttamente a tali tecnologie”, affermò con entusiasmo Patraeus, in particolare per gli effetti sul lavoro clandestino… Gli oggetti d’interesse saranno localizzati, identificati, monitorati e controllati a distanza attraverso tecnologie come l’identificazione a radiofrequenza, reti di sensori, minuscoli server embedded e raccoglitori di energia, tutti collegati alla prossima generazione d’Internet con l’utilizzo di molti computer a basso costo ed alta potenza“, aveva detto Patraeus,”il cloud computing, in molte aree il supercalcolo è sempre più grande e, in definitiva, va verso l’informatica quantistica”. Spencer Ackerman, “Capo della CIA: vi spieremo attraverso la lavastoviglie“, Wired, 15 marzo 2012. Nell’estate del 2014 un cloud computing da 600 milioni di dollari sviluppato da Amazon Web Services per la CIA iniziò ad essere usato dalle 17 agenzie federali della comunità dei servizi segreti. “Se la tecnologia funziona come previsto dai funzionari” riferiva The Atlantic, “inaugurerà una nuova era nella cooperazione e coordinamento, consentendo alle agenzie di condividere informazioni e servizi molto più facilmente, evitando le lacune dell’intelligence che precedettero gli attentati dell’11 settembre 2001“. “I dettagli sull’accordo della CIA con Amazon“, The Atlantic, 17 luglio 2014.

Frank Wisner

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Da Snowden al Russia-gate: CIA e media

Moon of Alabama 26 dicembre 2017

Jeff Bezos, proprietario di Amazon

La promozione del presunto hackeraggio russo delle elezioni di alcuni media potrebbe essere il tentativo dei servizi segreti statunitensi di limitare la pubblicazione dei file dell’NSA ottenuti da Edward Snowden. Nel maggio 2013 Edward Snowden fuggì ad Hong Kong e consegnò i documenti interni dalla National Security Agency (NSA) a quattro giornalisti, Glenn Greenwald, Laura Poitras, Ewen MacAskill del Guardian e Barton Gellman del Washington Post. Alcuni di questi documenti furono pubblicati da Glenn Greenwald sul Guardian, altri da Barton Gellman sul Washington Post. Diversi altri siti internazionali pubblicarono altro materiale, anche se la massa di documenti dell’NSA che Snowden avrebbe acquisito non fu mai vista dal pubblico. Nel luglio 2013 il Guardian fu costretto dal governo inglese a distruggere le copie dell’archivio di Snowden. Nell’agosto 2013 Jeff Bezos acquistò il Washington Post per 250 milioni di dollari. Nel 2012 Bezos, fondatore, primo azionista e CEO di Amazon, già collaborava con la CIA, avendo investito insieme su una società di calcolo quantistico canadese. Nel marzo 2013 Amazon firmò un accordo da 600 milioni di dollari per fornire servizi informatici alla CIA. Nell’ottobre 2013 Pierre Omidyar, proprietario di Ebay, fondò First Look Media e assunse Glenn Greenwald e Laura Poitras. L’investimento totale sarebbe stato di 250 milioni di dollari. Solo nel febbraio 2014 la nuova organizzazione lanciò il suo sito, The Intercept. Solo alcune notizie sulla NSA vi apparvero. Intercept è un sito piuttosto mediocre, dalla gestione caotica e che ha pubblicato poche storie serie; ci si può chiedere se sul serio fu pensato per avere uno scopo. Omidyar collaborò col governo degli Stati Uniti nel cambio di regime in Ucraina. Aveva forti legami con l’amministrazione Obama. Snowden aveva 20000-58000 file della NSA e solo 1182 sono stati pubblicati. Bezos e Omidyar hanno ovviamente aiutato la NSA a mantenere il 95% dell’archivio di Snowden nascosto. I documenti di Snowden furono praticamente privatizzati da fidati miliardari della Silicon Valley collegati ai vari servizi segreti e all’amministrazione Obama. La motivazione di Bezos e Omidyar non è chiara. Si stima che Bezos possieda 90 miliardi di dollari. L’acquisto del Washington Post è un cambimento. Omidyar ha un patrimonio netto di circa 9,3 miliardi di dollari. Ma l’uso dei miliardari per mascherare operazioni d’intelligence non è nuovo. La Ford Foundation per decenni fu una facciata della CIA, la Fondazione Società Aperta di George Soros è una delle principali operazioni di “cambio di regime”, molto esperta nell’avviare le “rivoluzioni colorate”. Sarebbe stato ragionevole se la cooperazione tra tali miliardari e le agenzie d’intelligence si fosse fermata dopo che le fughe sulla NSA erano state chiuse. Ma sembra che continui la forte cooperazione di Bezos e Omidyar con la CIA e altri. Intercept ha bruciato un agente segreto, Realty Winner, che si era fidato dei suoi giornalisti. Ha infangato il presidente della Siria descrivendolo come un neo-nazista basandosi su una traduzione errata (intenzionale?) di uno dei suoi discorsi. Inoltre ha assunto un sostenitore del “cambio di regime dei jihadisti” della CIA in Siria. Nonostante la pretesa di fare “giornalismo senza paura e in contraddittorio”, non si allontana dalla politica statunitense.
Il Washington Post, dal peso molto maggiore, è la prima fonte del “Russia-gate” e delle falsità dei servizi segreti statunitensi e della campagna Clinton, secondo cui la Russia ha tentato d’influenzare le elezioni statunitensi, o sia addirittura “collusa” con Trump. Proprio oggi presenta due storie e un editoriale privi di prove nelle affermazioni anti-russe. Ne I troll del Cremlino bruciati su Internet quando Washington discuteva delle opzioni, gli autori insinuarono che certi scrittori anonimi che pubblicarono dei pezzi su Counterpunch e altrove facevano parte di un’operazione russa. Non fornivano prove a sostegno di tale pretesa. Qualunque cosa scrisse tale autore (vedasi la lista alla fine) era roba ritrita che aveva poco a che fare con le elezioni negli Stati Uniti. Il pezzo si tuffa poi in varie operazioni cibernetiche contro la Russia di cui le amministrazioni Obama e Trump discussero. Una seconda storia si basava su “un rapporto del GRU ottenuto dal Washington Post“. Affermava che il servizio d’intelligence militare russo GRU avrebbe avviato un’operazione sui social media il giorno dopo che il presidente ucraino Viktor Janukovich fu rovesciato con un’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti. Ciò che la storia elenca come presunti post dei burattini del GRU appaiono normali discorsi su Internet di persone contrarie al cambio di regime fascista a Kiev. Il Washington Post non dice chi gli avrebbe consegnato tale presunto rapporto del GRU del 2014, chi l’ha classificato e come, se il caso, ne ha verificato la veridicità. Il pezzo e le sue affermazioni puzzano di stronzata. Un editoriale nello stesso Washington Post ha la stessa puzza; fu scritto dai falliti dell’intelligence Michael Morell e Mike Rogers. Morell sperava di diventare capo della CIA con Hillary Clinton. L’editoriale (che include un grave fraintendimento della “deterrenza”) afferma che la Russia non ha mai fermato gli attacchi informatici negli Stati Uniti: “Le tattiche per le operazioni d’informazione della Russia dopo le elezioni sono più numerose di quelle che possono essere elencate qui. Ma per dare l”idea dell’ampiezza dell’attività russa, si consideri il messaggio diffuso dagli account orientati dal Cremlino su Twitter, che gli esperti di sicurezza informatica e disinformazione hanno seguito nell’ambito dell’Alliance for Secure Democracy del German Marshall Fund”. Il link dell’autore di questa pagina afferma di elencare gli hashtag di Twitter utilizzati dagli agenti d’influenza russi. Apparentemente, il principale argomento che gli agenti d’influenza della Russia che attualmente promuovono è #merrychristmas.Quando gli autori sostengono che le operazioni russe sono “più numerose di quelle che possono essere elencate qui“, ammettono praticamente di non aver nulla di plausibile da citare. Mera confusione per giustificare la pretesa di ulteriori misure politiche e militari contro la Russia. Questo sempre per distrarre dalle vere ragioni per cui Clinton perse le elezioni e riavviare una nuova Guerra Fredda a beneficio dei produttori di armi e dell’influenza degli Stati Uniti in Europa. Alcuna delle storie sul Russia-gate finora ha resistito ai controlli. Non ci sono prove che la Russia abbia interferito nelle elezioni negli Stati Uniti o altrove. Non ci sono prove di “collusione” con la campagna di Trump. Uno dei più totali smascheramenti delle falsità appare sul London Review of Books: di cosa non parliamo quando parliamo di hackeraggio russo. Consortium News ha pubblicato molti articoli sulla questione, oltre ad analisi e avvertimenti su ciò che ne potrebbe derivare. Molti altri autori hanno sfatato le varie falsità. The Nation elenca vari casi di negligenza giornalistica sul Russia-gate. Chi promuove le sciocchezze sull'”influenza russa” sono politicanti o banditi. Prendiamo ad esempio Luke Harding del Guardian che ha appena pubblicato un libro intitolato Collusion: Secret Meetings, Dirty Money e How Russia Helped Donald Trump Win. È stato affettato in un’intervista su Real News. L’intervistatore osservava che non vi è assolutamente alcuna prova nel libro a sostegno delle sue affermazioni. Alla richiesta di prove Harding dichiarava difendendosi di essere solo un “cantastorie”, in altre parole di romanzare. Harding scrisse un libro su Edward Snowden; un altro romanzo. Julian Assange l’ha definito “pirateria nel senso più puro del termine“. Harding è anche noto come plagiatore. Quando lavorava a Mosca copiò passi dal defunto Exile di Matt Taibbi e Mark Ames. Il Guardian dovette pubblicare le scuse.
Il governo messicano controlla i media acquistando una quantità enorme di pubblicità. In tal modo garantisce reddito fin tanto che la sua linea politica viene seguita. Il governo degli Stati Uniti ha i suoi modi per controllare i media. Tra gli anni ’50 e ’70, la CIA gestì l’operazione Mockingbird che gli diede il controllo su gran parte delle notizie e delle opinioni espresse dai media statunitensi. In quel periodo 400 giornalisti lavoravano per la CIA. Il metodo di controllo è probabilmente cambiato. La gestione del caso Snowden lascia supporre che la CIA induca miliardari a comprare i media e favorire la CIA attraverso essi. Non si sa cosa ne traggano i miliardari. La CIA ha sicuramente molti modi per consentirgli di avere informazioni sulla concorrenza o d’influenzare le normative aziendali all’estero. Una mano lava l’altra. James Clapper da direttore dell’Intelligence nazionale, John Brennan a capo della CIA e James Comey a capo dell’FBI “ritengono” che la Russia abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi. L’allegato B della loro relazione, che quasi nessuno si preoccupa di menzionare, recita: “Il giudizio non intende implicare che abbiamo prove che dimostrino qualcosa. Le valutazioni si basano su informazioni raccolte, spesso incomplete o frammentarie, oltre a logica, argomentazioni e precedenti”. Tale frase è al centro del Russia-gate. Ci sono molte affermazioni ma alcuna prova che una qualsiasi presunta influenza russa ci sia stata realmente. Probabilmente è grazie all’influenza indebita dei servizi d’intelligence che i media adottano gli stessi standard dell’allegato B. Le asserzioni sulla Russia (e altre questioni) bastano: non è necessario indagare, trovare la verità o verificare le affermazioni. Come funzionerà il sistema in caso d’incidente, jet abbattuto e tensione acuita. Ci sarà qualche reporter dei media principali che potrà porre domande vere?

Pierre Omidyar, proprietario di Ebay

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia, Iran, Azerbaigian: alleanza emergente

Alex Gorka SCF 08.11.2017La visita del Presidente Vladimir Putin in Iran è considerata la prima storica. Il 1° novembre, il presidente era a Teheran per partecipare al vertice tripartito Iran, Russia e Azerbaigian. L’evento si era tenuto in considerazione delle ulteriori sanzioni imposte contro Russia e Iran il 31 ottobre dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È naturale per le nazioni sotto sanzioni avvicinarsi. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei aveva detto a Vladimir Putin che Teheran e Mosca devono rafforzare la cooperazione per isolare gli Stati Uniti e contribuire a stabilizzare il Medio Oriente. Alla fine del vertice, i presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian firmavano la dichiarazione di Teheran. I leader annunciavano piani congiunti per ampliare la collaborazione nel settore petrolifero e gasifero nonché piani di scambio su energia elettrica e formazione di un mercato unico. Si prevede di utilizzare le valute nazionali nelle operazioni commerciali invece del dollaro statunitense. I piani prevedono la partecipazione degli investitori e dei settori privati russi aderendo ai progetti infrastrutturali iraniani, come industria, energia e ferrovie. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale nel mondo. L’Iran detiene le seconde riserve di gas naturale del mondo. Insieme le due nazioni rappresentano circa il 50% delle riserve mondiali di idrocarburi. Unite possono influenzare significativamente i mercati mondiali. La dichiarazione di Teheran proclama l’intento di sviluppare la cooperazione a tre, tra cui l’atteso corridoio internazionale dei trasporti nord-sud (INSTC), rotta stradale, ferroviaria e marittima di 7200 km per collegare Oceano Indiano e Golfo Persico al Mar Caspio attraverso l’Iran, e quindi connettersi all’Europa settentrionale attraverso la Russia. Il progetto comprende dieci altri Paesi, collegando Azerbaigian e Armenia nel Caucaso, poi verso nord-ovest Turchia, Bielorussia, Siria e Bulgaria con l’Oman in Medio Oriente, nonché a nord-est con Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Iran prevede inoltre di costruire una ferrovia per il Mediterraneo attraverso Iraq e Siria. La Russia potrebbe partecipare all’attuazione del progetto.
Un accordo temporaneo sulla creazione di una zona di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iran dovrebbe essere firmato alla fine dell’anno. Un progetto di accordo tra Iran ed UEE fu firmato a Erevan, in Armenia, il 5 luglio dopo più di un anno di negoziati per la riscossione delle tariffe preferenziali di esportazione su 350 prodotti industriali iraniani in cambio di 180 merci dell’UEE. I negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica chiariscono che altre nazioni non seguiranno gli Stati Uniti se escono dall’accordo nucleare con l’Iran. Con l’interesse economico globale per l’Iran e l’impegno internazionale per l’accordo, Teheran sembra continuare a reintegrarsi nell’economia globale. L’Iran ha aderito alla Russia alla guida del processo di pace siriano, diventando parte del processo di pace di Astana. L’invio di armamenti russi, tra cui il sistema missilistico antiaereo S-300 consegnato lo scorso anno, aiuta Teheran a mantenere la difesa, in particolare in vista del possibile intervento statunitense.
L’Azerbaigian è un attore regionale molto importante: uno Stato secolare che ostacola la diffusione dell’estremismo religioso. Baku guadagnerà molto entrando nella zona di libero scambio tra UEE e Teheran. La logica e i vantaggi economici dell’area di libero scambio sono evidenti. Riunirà economie altamente compatibili e consoliderà i collegamenti economici e commerciali in Asia centrale ed Eurasia meridionale. Permetterà anche all’Azerbaigian di riprendere i legami commerciali con l’Armenia, membro dell’UEE, facendo in modo di risolvere il conflitto congelato del Nagorno-Karabakh. Il formato Mosca-Teheran-Baku sarà molto più efficiente dell’OSCE nel trovare una soluzione pacifica al problema. La costruzione di una ferrovia dall’Iran alla Russia attraverso l’Azerbaigian era una questione all’ordine del giorno. L’Azerbaigian è pronto a stanziare 500 milioni di euro per modernizzare la sua sezione del corridoio ferroviario. Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a fornire gas all’Iran via Azerbaigian. Secondo lui, Mosca e Baku non dovrebbero competere sui progetti energetici. Questa è una questione di particolare importanza per Baku in vista degli ostacoli creati al gasdotto azero per l’Europa. Quest’estate, un gruppo di ONG influenti, tra cui Greenpeace, Bankwatch Network, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe, invitavano la Commissione europea a ritirare il sostegno al Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) di 878 chilometri che si estende dall’Azerbaigian. Il pretesto utilizzato è il possibile danno climatico e la crescente dipendenza energetica da regimi politici oppressivi (cioè l’Azerbaigian). L’Azerbaigian ha buone ragioni per dubitare dell’affidabilità dell’occidente. Baku vi è regolarmente criticata come “dittatura”. Le ONG occidentali in Azerbaigian spesso sostengono apertamente i capi anti-governativi facendo temere al governo dell’Azerbaigian d’essere obiettivo di una rivoluzione colorata occidentale.
La crescente collaborazione tra le tre potenze è solo una delle tendenze che modellano il panorama regionale. C’è anche l’alleanza emergente Turchia-Iran-Qatar, che collaborano tutti strettamente con Mosca. Il processo di ravvicinamento tra Russia, Iran e Azerbaigian continuerà. La prossima riunione trilaterale si terrà a Mosca nel 2018. Se i piani concordati al vertice di Teheran passeranno, il quadro del Medio Oriente e dell’Asia meridionale cambierà con molti Paesi delle regione riuniti dagli interessi economici. L’influenza degli Stati Uniti diminuirà notevolmente. La Via della Seta della Cina e il ponte energetico Russia-Azerbaigian-Iran creeranno le condizioni per un mondo multipolare.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’importanza del Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud cresce

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 25.07.2017Come è ben noto, i piani per l’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia non si limitano all’Iniziativa Nuova Via della Seta (NSRI). Il progetto del Corridoio Internazionale dei Trasporti Nord-Sud (ITC) è altrettanto importante. I principali partecipanti al progetto sono Russia, Iran, India e Azerbaigian. L’ITC dovrebbe collegare India, Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso via Russia a Paesi europei ed Unione economica eurasiatica (UEE). La rotta comprende la città portuale indiana di Mumbai, quella iraniana di Bandar Abbas, la capitale dell’Azerbaigian Baku e le città russe di Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo. L’ITC sarà poi estesa all’Europa settentrionale. Si prevede che costo e durata del trasporto merci tra le suddette regioni dovrebbero esser significativamente ridotti contribuendo all’aumento significativo del commercio internazionale nel continente eurasiatico. Il progetto ITC Nord-Sud è allo studio dalla fine degli anni ’90. In un certo senso, già opera poiché l’Iran invia i propri prodotti attraverso l’Azerbaigian in Russia. Tuttavia, l’ITC Nord-Sud è tutt’altro che pienamente attivo. Ad esempio, India e molti Paesi del Medio Oriente svolgono la maggior parte del commercio con l’Europa utilizzando la lunga rotta che attraversa il canale di Suez. Il vantaggio principale dell’ITC Nord-Sud è che la maggior parte del viaggio è su terra, ed è più veloce, economico e sicuro. Tuttavia, per l’efficiente trasporto di grandi volumi di merci via terra è conveniente utilizzare le ferrovie. Finora non esiste un’infrastruttura ferroviaria adatta, e gran parte delle merci viene trasportata dall’Iran all’Azerbaigian su strada. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’ITC Nord-Sud non è ancora considerato tra i più importanti itinerari eurasiatici. Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro sul sistema ferroviario unificato è aumentato notevolmente nell’ITC. Nuovi siti vengono creati e messi in servizio. Iran ed Azerbaigian hanno contribuito notevolmente al progetto. Per collegare i loro sistemi ferroviari, i due Paesi hanno deciso di costruire la ferrovia Astara-Rasht-Qazvin. La lunghezza totale della tratta in costruzione è quasi 360 km e sarà presto pronta. La tratta per la città azera di Astara parte dallo stesso fiume lungo cui corre il confine iraniano-azero. La strada attraversa il fiume Astara con un nuovo ponte appositamente costruito e raggiunge la città iraniana di Astara, dallo stesso nome della vicina azera. La tratta attraversa le città iraniane di Rasht e Qazvin nell’Iran del Nord, collegandosi con la rete ferroviaria iraniana e sarà utilizzata come corridoio vitale per il trasporto di passeggeri e merci per il porto di Bandar Abbas sulle coste del Golfo Persico, un centro di trasporto iraniano strategicamente importante. Il traffico marittimo proveniente dall’Asia potrà essere spedito da lì. Il punto più estremo dell’ITC Nord-Sud è il porto indiano di Mumbai, una delle città più popolose del mondo. Mumbai è un importante centro economico, non solo dell’India, ma dell’Asia nel complesso. La città si trova sulle coste del Mar Arabico ed è uno dei porti principali della regione al crocevia di numerose rotte internazionali.
All’inizio del marzo 2017 si ebbe il test della sezione Astara-Astara, anche se questa non è la parte più grande della tratta Astara-Rasht-Qazvin, la sua apertura è di grande importanza politica. L’inizio del traffico ferroviario Astara-Astara attraverso il confine iraniano-azero testimonia la reciproca fiducia dei due Paesi e l’assenza di differenze significative tra essi, compresa la questione della provincia iraniana del sud dell’Azerbaigian, che chiede periodicamente la secessione dall’Iran. Non era casuale che l’itinerario Astara-Astara sia stata testato durante la visita in Iran del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev, durante la quale s’incontrava con il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Nei negoziati si discusse principalmente della cooperazione Iran-Azerbaigian nei trasporti. Furono firmati nuovi documenti relativi alla costruzione ferroviaria. A fine giugno 2017, il Ministero delle Strade e Sviluppo Urbano iraniano riferì che la tratta Qazvin-Rasht sarà presto pronta. Si prevede sia inaugurata a fine estate 2017. La costruzione della tratta Qazvin-Rasht fu avviata nel 2009. La realizzazione di questa tratta di 205 km è stata costosa. La tratta attraversa un terreno dalla topografia complessa e richiede numerosi ponti e tunnel. La tratta Qazvin-Rasht è già definita il progetto ferroviario più sofisticato dell’Iran. Nel luglio 2017, due società, Ferrovie Iraniane e Ferrovie Azere, firmarono l’accordo per costruire un grande terminal ferroviario ad Astara iraniana attraverso cui l’Azerbaigian intende trasportare merci in grandi quantità. La parte azera è disposta ad investire 60 milioni di dollari nel progetto. Allo stesso tempo, i media informavano della firma dell’accordo Iran-Azerbaigian sulla costruzione della tratta Astara-Rasht, il collegamento mancante della rotta Astara-Qazvin-Rasht in Iran. La costruzione dovrebbe costare più di 1 miliardo di dollari. L’Azerbaijan intende avanzare all’Iran un credito di 500 milioni di dollari. La creazione della tratta Astara-Rasht sarà l’ultimo passo per la connessione tra i sistemi ferroviari azero e iraniano, e sarà uno degli eventi più importanti della storia del progetto ITC Nord-Sud.
Il rilancio dell’interesse dell’India nel progetto potrebbe essere visto come indicazione del progresso chiaramente efficace dell’ITC. Nel luglio 2017, una delegazione parlamentare indiana visitò Mosca per partecipare a una riunione della Commissione interparlamentare russo-indiana. Dopo la riunione, il portavoce della Camera del Parlamento dell’India Sumitra Mahajan dichiarò che Russia e India dovrebbero sviluppare la cooperazione in vari ambiti, tra cui il progetto ITC Nord-Sud. Vi sono molti fattori che potrebbero far divenire l’ITC Nord-Sud una delle più importanti arterie dei trasporti dell’Eurasia. In primo luogo, costo e durata elevati della tradizionale rotta marittima Asia-Europa. In secondo luogo, l’instabilità in Medio Oriente, che pone diversi pericoli al traffico marittimo che attraversa il canale di Suez. Il terzo fattore è lo sviluppo costante del progetto Nuova Via della Seta cinese. Nonostante tutti i vantaggi della NSRI, molti dei principali attori della regione asiatica (soprattutto l’India) temono un rapido aumento dell’influenza cinese. Al tempo stesso, sono consapevoli della necessità dell’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia. Di conseguenza, si affrettano a trovare o creare corridoi alternativi. L’ITC Nord-Sud è adatto a questo ruolo. È possibile che la creazione di un efficiente sistema ferroviario per tutta la sua lunghezza sia al capolinea, dopo di che avrà la meritata popolarità.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora