L’importanza del Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud cresce

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 25.07.2017Come è ben noto, i piani per l’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia non si limitano all’Iniziativa Nuova Via della Seta (NSRI). Il progetto del Corridoio Internazionale dei Trasporti Nord-Sud (ITC) è altrettanto importante. I principali partecipanti al progetto sono Russia, Iran, India e Azerbaigian. L’ITC dovrebbe collegare India, Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso via Russia a Paesi europei ed Unione economica eurasiatica (UEE). La rotta comprende la città portuale indiana di Mumbai, quella iraniana di Bandar Abbas, la capitale dell’Azerbaigian Baku e le città russe di Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo. L’ITC sarà poi estesa all’Europa settentrionale. Si prevede che costo e durata del trasporto merci tra le suddette regioni dovrebbero esser significativamente ridotti contribuendo all’aumento significativo del commercio internazionale nel continente eurasiatico. Il progetto ITC Nord-Sud è allo studio dalla fine degli anni ’90. In un certo senso, già opera poiché l’Iran invia i propri prodotti attraverso l’Azerbaigian in Russia. Tuttavia, l’ITC Nord-Sud è tutt’altro che pienamente attivo. Ad esempio, India e molti Paesi del Medio Oriente svolgono la maggior parte del commercio con l’Europa utilizzando la lunga rotta che attraversa il canale di Suez. Il vantaggio principale dell’ITC Nord-Sud è che la maggior parte del viaggio è su terra, ed è più veloce, economico e sicuro. Tuttavia, per l’efficiente trasporto di grandi volumi di merci via terra è conveniente utilizzare le ferrovie. Finora non esiste un’infrastruttura ferroviaria adatta, e gran parte delle merci viene trasportata dall’Iran all’Azerbaigian su strada. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’ITC Nord-Sud non è ancora considerato tra i più importanti itinerari eurasiatici. Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro sul sistema ferroviario unificato è aumentato notevolmente nell’ITC. Nuovi siti vengono creati e messi in servizio. Iran ed Azerbaigian hanno contribuito notevolmente al progetto. Per collegare i loro sistemi ferroviari, i due Paesi hanno deciso di costruire la ferrovia Astara-Rasht-Qazvin. La lunghezza totale della tratta in costruzione è quasi 360 km e sarà presto pronta. La tratta per la città azera di Astara parte dallo stesso fiume lungo cui corre il confine iraniano-azero. La strada attraversa il fiume Astara con un nuovo ponte appositamente costruito e raggiunge la città iraniana di Astara, dallo stesso nome della vicina azera. La tratta attraversa le città iraniane di Rasht e Qazvin nell’Iran del Nord, collegandosi con la rete ferroviaria iraniana e sarà utilizzata come corridoio vitale per il trasporto di passeggeri e merci per il porto di Bandar Abbas sulle coste del Golfo Persico, un centro di trasporto iraniano strategicamente importante. Il traffico marittimo proveniente dall’Asia potrà essere spedito da lì. Il punto più estremo dell’ITC Nord-Sud è il porto indiano di Mumbai, una delle città più popolose del mondo. Mumbai è un importante centro economico, non solo dell’India, ma dell’Asia nel complesso. La città si trova sulle coste del Mar Arabico ed è uno dei porti principali della regione al crocevia di numerose rotte internazionali.
All’inizio del marzo 2017 si ebbe il test della sezione Astara-Astara, anche se questa non è la parte più grande della tratta Astara-Rasht-Qazvin, la sua apertura è di grande importanza politica. L’inizio del traffico ferroviario Astara-Astara attraverso il confine iraniano-azero testimonia la reciproca fiducia dei due Paesi e l’assenza di differenze significative tra essi, compresa la questione della provincia iraniana del sud dell’Azerbaigian, che chiede periodicamente la secessione dall’Iran. Non era casuale che l’itinerario Astara-Astara sia stata testato durante la visita in Iran del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev, durante la quale s’incontrava con il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Nei negoziati si discusse principalmente della cooperazione Iran-Azerbaigian nei trasporti. Furono firmati nuovi documenti relativi alla costruzione ferroviaria. A fine giugno 2017, il Ministero delle Strade e Sviluppo Urbano iraniano riferì che la tratta Qazvin-Rasht sarà presto pronta. Si prevede sia inaugurata a fine estate 2017. La costruzione della tratta Qazvin-Rasht fu avviata nel 2009. La realizzazione di questa tratta di 205 km è stata costosa. La tratta attraversa un terreno dalla topografia complessa e richiede numerosi ponti e tunnel. La tratta Qazvin-Rasht è già definita il progetto ferroviario più sofisticato dell’Iran. Nel luglio 2017, due società, Ferrovie Iraniane e Ferrovie Azere, firmarono l’accordo per costruire un grande terminal ferroviario ad Astara iraniana attraverso cui l’Azerbaigian intende trasportare merci in grandi quantità. La parte azera è disposta ad investire 60 milioni di dollari nel progetto. Allo stesso tempo, i media informavano della firma dell’accordo Iran-Azerbaigian sulla costruzione della tratta Astara-Rasht, il collegamento mancante della rotta Astara-Qazvin-Rasht in Iran. La costruzione dovrebbe costare più di 1 miliardo di dollari. L’Azerbaijan intende avanzare all’Iran un credito di 500 milioni di dollari. La creazione della tratta Astara-Rasht sarà l’ultimo passo per la connessione tra i sistemi ferroviari azero e iraniano, e sarà uno degli eventi più importanti della storia del progetto ITC Nord-Sud.
Il rilancio dell’interesse dell’India nel progetto potrebbe essere visto come indicazione del progresso chiaramente efficace dell’ITC. Nel luglio 2017, una delegazione parlamentare indiana visitò Mosca per partecipare a una riunione della Commissione interparlamentare russo-indiana. Dopo la riunione, il portavoce della Camera del Parlamento dell’India Sumitra Mahajan dichiarò che Russia e India dovrebbero sviluppare la cooperazione in vari ambiti, tra cui il progetto ITC Nord-Sud. Vi sono molti fattori che potrebbero far divenire l’ITC Nord-Sud una delle più importanti arterie dei trasporti dell’Eurasia. In primo luogo, costo e durata elevati della tradizionale rotta marittima Asia-Europa. In secondo luogo, l’instabilità in Medio Oriente, che pone diversi pericoli al traffico marittimo che attraversa il canale di Suez. Il terzo fattore è lo sviluppo costante del progetto Nuova Via della Seta cinese. Nonostante tutti i vantaggi della NSRI, molti dei principali attori della regione asiatica (soprattutto l’India) temono un rapido aumento dell’influenza cinese. Al tempo stesso, sono consapevoli della necessità dell’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia. Di conseguenza, si affrettano a trovare o creare corridoi alternativi. L’ITC Nord-Sud è adatto a questo ruolo. È possibile che la creazione di un efficiente sistema ferroviario per tutta la sua lunghezza sia al capolinea, dopo di che avrà la meritata popolarità.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il corridoio Nord-Sud: la Russia espande la propria presenza in Asia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 30/12/2016

68956055Lo sviluppo dei corridoi dei trasporti internazionali favorisce il commercio e promuove la convergenza politica dei Paesi. La Russia da tempo cerca di rafforzare le relazioni con Stati di Medio Oriente, Asia centrale e sud-est asiatico. Le rotte che collegano i più ricchi Stati eurasiatici attraversano la Federazione Russa. La Russia vanta una rete ben sviluppata di strade e ferrovie. Benedetta da una posizione geografica così favorevole, la Russia può facilmente rivendicare il ruolo d’importante centro del commercio internazionale. Questo è, infatti, un obiettivo fondamentale del North-South International Transport Corridor (ITC). L’idea di costruire un percorso che colleghi le coste sull’Oceano Indiano al Nord Europa, passando per Russia e Iran, non è nuova. Un Accordo per l’Avanzamento dei Trasporti fu firmato da aziende russe, indiane e iraniane nel 1999. Il progetto del Corridoio Nord-Sud fu inaugurato nel 2000 e lanciato ufficialmente nel 2002. Il corridoio comprende diversi rami. Due collegano Russia e Iran, via terra (il ramo orientale attraversa Azerbaigian, l’occidentale Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). Un altro ramo, trans-caspico, costeggia il Mar Caspio. La spina dorsale della sezione russa dell’ITC è la linea ferroviaria che collega il porto di Astrakhan (sul Mar Caspio), Mosca, San Pietroburgo e la stazione ferroviaria Buslovskaj (al confine russo-finlandese), collegandosi alle tentacolari reti autostradali e ferroviarie dell’Europa. Si prevede che l’ITC, con i suoi numerosi vantaggi, divenga uno dei corridoi più popolari in Eurasia. A confronto con altre rotte che collegano l’India all’Europa, il Corridoio Nord-Sud via terra non è solo molto più breve, ma inoltre riduce materialmente i costi dei trasporti. Nonostante i vantaggi del corridoio, però, i Paesi europei per qualche motivo l’hanno ignorato e continuano a inviare beni verso l’India attraverso il Mar Mediterraneo (richiedendo il doppio del tempo). Incoraggiata dall’esempio dell’Europa, l’India ha anche optato per altre vie, rendendo Russia e Iran gli utenti esclusivi dell’ITC North-South. Tuttavia, la via è ancora attiva fornendo alla Russia accesso non solo all’Iran ma anche ad altri Paesi della regione, come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Oman, Siria, ecc.
Nell’agosto 2014, Iran, Oman, Qatar, Turkmenistan e Uzbekistan firmarono un memorandum d’intesa sulla creazione di un corridoio internazionale che collega Asia centrale, Golfo Persico e Golfo di Oman. La nuova via è immediatamente diventata parte integrante del Corridoio Nord-Sud, formando un unico sistema. Il traffico merci dell’ITC aumenta. Nel 2015, ha superato i 25 milioni di tonnellate. Anche se il Corridoio Nord-Sud non è divenuto la via principale a collegare Oceano Indiano ed Europa, dagli inizi degli anni 2000 ha il ruolo di un connettore tra Russia e partner asiatici. Attualmente, Russia, Azerbaijan e Iran aggiornano le infrastrutture ferroviarie per adeguarle agli standard in modo che siano integrate con le infrastrutture ferroviarie di altri Paesi. Inoltre si riesamina il quadro legislativo per snellire le procedure doganali. Negli ultimi anni, grazie agli sviluppi nella regione Asia-Pacifico e nel Medio Oriente, l’ITC North-South ha acquisito un nuovo significato. Conflitti militari ed escalation della minaccia terroristica nei Paesi del mondo arabo hanno messo in discussione l’invio di merce attraverso il Canale di Suez,costringendo molti Stati a ripensare ai sistemi di trasporto delle merci. Allo stesso tempo, la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran, all’inizio del 2016, ha contribuito alla crescita dell’economia iraniana e all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale. Di conseguenza, il traffico merci dell’ITC North-South è anche aumentato. L’India non è del tutto contraria all’idea. Oggi cerca di diversificare i piani commerciali per via della crescita economica, dell’aumento della domanda dei propri prodotti in altri Paesi e dello sviluppo delle relazioni commerciali con l’Europa. Inoltre, una situazione di tensione nella regione Asia-Pacifico, assieme a maggiore cooperazione marittima dei principali concorrenti dell’India, Cina e Pakistan, potrebbe stimolare un “cambio d’idee dell’India”.
L’8 agosto 2016, il Presidente russo Vladimir Putin si riunì con il Presidente azero Ilham Aliev e il Presidente iraniano Hassan Ruhani. Un progetto ITC North-South aggiornato fu tra i principali temi affrontati. I tre Paesi sono ancora interessati alla sistemazione di una rotta che colleghi le coste dell’Oceano Indiano alla Scandinavia. Perciò, avrebbero bisogno di spianare gli ostacoli doganali e tecnici che paralizzato il piano dall’inizio degli anni 2000. Una rete ITC ad alta tecnologia aggiornata e integrata, combinando vie ferroviarie, stradali e marittime, collegherà Mumbai, Bander-Abbas, Baku, Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo all’Europa. Si prevede che le ferrovie russe, azere e iraniane saranno integrate in una rete comune. Quando si discusse del progetto, Putin osservò che favorirà lo snellimento del transito delle merci tra India, Iran, Golfo Persico, Azerbaigian, Russia e quindi Europa settentrionale ed occidentale. Nel dicembre 2016, Mehdi Sanai, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica islamica dell’Iran in Russia, fece una dichiarazione in relazione all’ITC North-South, sottolineando che il corridoio tra India e Russia non era mai stato così vicino all’attuazione, sottolineando anche che l’attuale situazione internazionale e regionale rendeva la realizzazione dell’ITC una questione urgente. Tutte le parti coinvolte nel progetto sono d’accordo sulla rapida realizzazione e sono pronte alla sua finalizzazione. Sanai affermava che se Iran e Azerbaigian fanno ogni sforzo per l’attuazione dell’ITC, sono a corto di investimenti e hanno bisogno di assistenza. L’ambasciatore iraniano espresse gratitudine ai colleghi indiani e azeri, nonché al Ministero dei Trasporti russo, per il loro ingresso.
L’ITC North-South promette ampie opportunità in futuro. Per lo meno, favorirà il moltiplicarsi del fatturato commerciale tra Russia e Paesi ricchi come Iran e India. Guardando il quadro, l’ITC ha tutte le possibilità di svolgere il ruolo di fattore unificante tra Russia, Medio Oriente e Asia centrale in un unico blocco economico simile all’Unione economica eurasiatica o al partenariato transpacifico. In realtà, un’infrastruttura comune è di gran lunga più decisiva per il rafforzamento dei legami tra i Paesi della regione che la vicinanza geografica. La Cina attua un progetto infrastrutturale simile, la “Nuova Via della Seta”. Il Corridoio Nord-Sud ha un grande potenziale per la Russia, dandole l’opportunità di espandere la propria presenza economica e politica nella regione asiatica.27442_html_16a34473Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran e Azerbaigian si accordano sul corridoio strategico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 06/05/2016

d6d7a23d749e8af481e8fae05ea0d896Tutti i media mainstream occidentali hanno trascurato, seguendo le recenti tensioni militari tra Armenia e Azerbaigian sul conflitto latente per l’enclave montuosa del Nagorno-Karabakh, l’annuncio del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo i colloqui con la controparte iraniana sull’inizio dei lavori sul da tempo discusso corridoio Nord-Sud lungo il Mar Caspio. Significativo è l’Azerbaigian che accetta di partecipare al progetto. Ciò suggerisce che la diplomazia russa e lo sviluppo delle infrastrutture economiche hanno nuovamente prevalso sul bellicismo mondiale di Washington per mantenere l’ormai erosa egemonia da superpotenza globale.
Il 7 aprile, in una riunione nella capitale azera Baku, poche ore dopo che l’Azerbaigian sospendeva una grande offensiva sul Nagorno-Karabakh, apertamente sollecitata dal ministro degli Esteri del sempre più disperato presidente turco Erdogan, Sergej Lavrov dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian concordano l’avvio dei colloqui sulla realizzazione del Corridoio dei trasporti Nord-Sud. Accanto Lavrov figuravano il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov. Lavrov dichiarava, “Abbiamo discusso gli aspetti della sfera materiale della cooperazione. Abbiamo deciso che le nostre agenzie competenti avvieranno in dettaglio gli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti ‘Nord-Sud’ lungo le coste del Caspio occidentale. Questo prevede la collaborazione dei ministeri dei Trasporti che dovrebbero considerare i parametri tecnici e finanziari del progetto. Ciò prevede anche la cooperazione tra dogane e servizi consolari, e l’abbiamo deciso oggi”.

Completando il Triangolo d’Oro
Con l’accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian, un enorme passo è stato fatto per consolidare il più grande spazio economico nel mondo, quello eurasiatico; lo spazio che il padrino della geopolitica inglese, Sir Halford Mackinder, avvertì per tutta la vita essere l’unica grave minaccia all’egemonia dell’impero inglese e dell’erede statunitense, il secolo americano. Il diretto moderno corridoio dei trasporti, noto fin dai primi colloqui del 2002 come Corridoio dei trasporti Nord-Sud, in ultima analisi collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’Unione economica eurasiatica, comprendente non solo l’Armenia, ma anche Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia. Il Corridoio dei trasporti Nord-Sud dall’India all’Iran e l’Azerbaigian lungo il Caspio fino a Mosca ed oltre, trasformerà lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’India collegata nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri della sempre più strategicamente importante SCO sono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Quest’anno India e Pakistan aderiranno formalmente alla SCO e si prevede che l’Iran, attualmente osservatore ufficiale, avrà offerto la piena adesione entro la fine dell’anno, ora che le sanzioni sono state tolte. Il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il sostegno alla piena adesione dell’Iran negli importanti colloqui a Teheran nel gennaio 2016, dove i due decidevano la formale partecipazione iraniana nel progetto Cintura e Via economica della Nuova Via della Seta sull’Eurasia dalla Cina di Xi. Ora, con il Corridoio Teheran-Mosca si chiude il Triangolo d’Oro Pechino-Teheran-Mosca; un importante progresso economico e geopolitico.

L’economia del corridoio dei trasporti
Il completamento del Corridoio dei trasporti Nord-Sud trasformerà in modo significativo lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio sarà una moderna via marittima e ferroviaria per trasportare merci tra India, Iran, Azerbaigian, Russia, Asia centrale e potenzialmente Stati europei se dovessero mai rinsavire abbandonando il governo guerrafondaio ucraino e le sanzioni alla Russia, alleviando le economie in difficoltà dell’Unione europea. Il nuovo corridoio collegherà alcune delle più grandi città del mondo come Mumbai, Mosca, Teheran, via porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto di Astrakhan in Russia, alla foce del grande fiume Volga. Nel 2014 furono testate due rotte. La prima da Mumbai a Baku attraverso il porto dell’Iran presso lo Stretto di Hormuz, importante collo di bottiglia dei flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico. Il secondo da Mumbai al porto di Astrakhan via Bandar Abbas, Teheran e porto di Bandar Anzali. Lo scopo era individuare e affrontare le principali strozzature. Significativamente, lo studio ha dimostrato che i costi dei trasporti India-Russia verrebbero ridotti di “2500 dollari ogni 15 tonnellate di carico“. Uno studio della Federazione delle Associazioni Spedizionieri indiana trovò che la rotta, era “il 30% meno costosa e il 40% più breve di quella attuale“. La rotta attuale va da Mumbai a Mar Rosso e Canale di Suez, attraversa Mediterraneo, Gibilterra e Canale della Manica fino a San Pietroburgo e Mosca. Uno sguardo alla mappa rivela come tale rotta sia strategicamente vulnerabile, per la possibile interdizione da NATO e Stati Uniti. Il colpo di Stato degli Stati Uniti nel febbraio 2014 in Ucraina, l’installazione di accoliti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oligarchi corrotti “pro-Washington” e neonazisti, per perturbare le relazioni tra Russia e UE, momentaneamente misero in secondo piano il piano sul Corridoio Nord-Sud. Ora, con il concretizzarsi nella realtà eurasiatica del Grande progetto Cintura e Via della Cina, l’adesione del corridoio Iran-Azerbaigian-Russia crea uno spazio economico, politico e militare coerente ed integrato che potrebbe presto avviare ciò che gli storici futuri chiameranno secolo eurasiatico, mentre il secolo americano e la sua egemonia mondiale post-1944 si sbriciola come l’impero romano nel IV secolo d.C. Anche in questo caso, l’Oriente crea mentre l’occidente riesce con successo a distruggere.Iran-Azerbaijan-Russia-FMs-in-Baku-1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il conflitto armeno-azero sul Nagorno-Karabakh

Ereven, Baku, Tel Aviv e l’Eurasia
Alessandro Lattanzio, 22/4/2016nagorno-karabakh_occupation_mapNell’autunno 2015, i capi politici turchi fecero varie dichiarazioni minacciose contro l’Armenia, il primo ministro turco Davoutoglu disse due giorni dopo aver fatto abbattere l’aereo russo in Siria, che avrebbe “fatto del suo meglio” per aiutare l’Azerbaigian a liberare le sue terre. Le stesse dichiarazioni furono fatte nel corso della riunione tra Erdogan e il presidente azero Ilham Aliev. La Turchia ha molti consiglieri militari nell’esercito azero. Inoltre Ilham Aliev, a Washington per il vertice sulla sicurezza nucleare, si era incontrato con il vicepresidente Biden che gli disse che l’Azerbaigian è strategicamente importante per gli USA confermando il sostegno all’integrità territoriale dell’Azerbaigian, compreso il Karabakh. Nel frattempo, la brigata azera dello SIIL abbandonava la Siria per avviarsi nel Nagorno-Karabakh, attraversando la Turchia. Il 2 aprile si ebbero scontri intensi tra azeri e armeni presso Martuni, Matakert, Fizuli, Tartar e Agdam. Il 3 aprile, il ministero della Difesa dell’Azerbaigian riferiva che il Paese “cessava unilateralmente le ostilità nel Karabakh“, ma senza rispettarlo. Secondo il Ministero della Difesa armeno, le forze armene avanzarono sulle posizioni occupate dalle truppe azere il 2 aprile, bombardandone le posizioni presso Martakert, nel Nagorno-Karabakh. E nonostante il cessate il fuoco, nel Karabakh almeno altri 5 carri armati azeri furono distrutti dai bombardamenti delle forze armene, mentre tre civili armeni venivano uccisi dal bombardamento notturno azero sul villaggio di Talysh. In un caso, un drone IAI Harop veniva fatto schiantare dagli azero su un autobus con militari armeni a bordo, uccidendone 7. Il Ministero della Difesa dell’Armenia riferiva che un attacco azero era stato respinto, “Le unità azere cercando di attaccare ed avanzare, finivano sotto l’accurato tiro dell’artiglieria delle Forze Armate del Nagorno-Karabakh, e venivano completamente distrutte“. Difatti, il Ministero della Difesa armeno aveva dichiarato che negli scontri nel Nagorno-Karabakh, iniziati il 2 aprile, almeno 29 carri armati azeri erano stati distrutti.
Nel 2009 Turchia e Azerbaigian firmarono un accordo di cooperazione militare. Baku dispone di un esercito di 57000 effettivi, dotati di 100 carri armati T-90S acquistati nel 2013-2015, 400 carri armati T-72 aggiornati allo standard ASLAN dell’azienda israeliana Elbit Systems, con nuovi sistemi di rilevamento e corazze aggiuntive. Similmente venivano modernizzati 400 BMP-2 e BTR-70, che affiancano 100 BMP-3M e 100 BTR-80A acquisiti dal 2007 e 2015. La riserva delle forze armate azere conta centinaia di mezzi corazzati T-55, BMP-1, MT-LB e BTR-60. Riguardo ai blindati leggeri, il materiale è quasi completamente costituito da mezzi turchi Otokar Cobra e ZPT, israeliani Abir e Storm, e da 140 mezzi blindati Marauder e Matador prodotti su licenza sudafricana nel 2009 – 2014. L’artiglieria è stata modernizzata adottando 15 semoventi israeliani Atmos-2000 e Cardom, 36 semoventi da 155mm turchi Firtina e da lanciarazzi pesanti russi TOS-1, entrati in servizio dal 2010. Le armi di supporto della fanteria comprendono missili anticarro israeliani Spike e MANPAD russi SA-24, mentre una trentina di UAV e radar israeliani e russi sono impiegati per il supporto all’artiglieria azera. Ma gli UAV, Hermes-450, Heron, Orbiter e Seacher di produzione israeliana vengono utilizzati anche dall’aeronautica azera che, inoltre, allinea 13 MiG-29 acquistati dall’Ucraina e ammodernati nel 2006, 11 Su-25 acquistati dalla Bielorussia nel 2009, 24 elicotteri d’attacco Mi-24 Hind aggiornati allo standard Mi-35M nel 2011, 12 velivoli da supporto aereo L-39 e 66 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea azera dispone di 2 batterie di SAM Barak-8 israeliani e 2 batterie di S-300PMU2 russi.
middle_1459748981_5013290 Le Forze Armate armene dispongono di 56000 effettivi e le forze di autodifesa del Nagorno Karabakh di altri 21000 effettivi. L’esercito armeno dispone di 137 carri T-72 e 20 carri armati T-80 ceduti dalla Federazione russa, di 450 blindati da combattimento BMP-1 e 2, BTR-70 e BRDM. Il parco dell’artiglieria è composto dai classici pezzi sovietici e da missili a corto raggio Iskander con personale russo. La fanteria armena dispone di mortai israeliani, missili anticarro russi e francesi, e di missili antiaerei spalleggiabili russi Igla. L’Aeronautica armena schiera 15 velivoli d’attacco Su-25 e 6 aerei da supporto L-39 acquistati da Ucraina e Slovacchia nel 2004-2010, e 16 elicotteri d’attacco Mi-24 e 18 elicotteri d’assalto Mi-17. La difesa aerea di Erevan dipende dai reparti dell’Aeronautica Militare russa. Nel febbraio 2016, il governo russo e quello armeno firmarono un accordo per concedere all’Armenia un prestito di 200 milioni di dollari per il finanziamento dell’acquisizione di materiale militare dalla Russia, tra cui MLRS Smerch, sistemi missilistici antiaerei portatili Igla-S, complessi per il disturbo elettronico Avtobaza-M, sistemi lanciafiamme pesanti TOS-1A, missili anticarro 9K113M, razzi anticarro RPG-26, fucili di precisione Dragunov, autoblindo Tigr, mezzi per genieri e sistemi di telecomunicazione. Il Ministero della Difesa russo schierava 4 caccia Mikojan MiG-29SMT, 9 cacciabombardieri MiG-29 e 1 elicottero Mil Mi-8MT nella base russa di Erebuni, presso Erevan, capitale dell’Armenia. Gli armeni avrebbero subito 63 caduti (15 ufficiali, 34 soldati, 11 volontari e 2 soldati della riserva e 1 ufficiale è disperso), oltre a quindici civili uccisi, e la perdita di 7 carri armati, mentre gli azeri avrebbero perso di 36 mezzi corazzati, diversi pezzi d’artiglieria, 2 elicotteri, 7 droni e 300-600 effettivi. I militari azeri avevano occupato le cime presso Seisulan, Talish e Madagiz.
Mentre le Forze Armate armene schieravano missili anticarro 9P148 Konkurs e sistemi mobili missilistici antiaerei 9K33 Osa, il Presidente dell’Armenia Serzh Sargskan, in un incontro con gli ambasciatori dell’OSCE a Erevan, dichiarava che l’Armenia riconosce l’indipendenza della Repubblica del Nagorno-Karabakh (NKR) e che l’Azerbaigian inasprirà l’offensiva. Secondo Sargsjan, “L’Armenia, nell’ambito del cessate il fuoco del 1994, continuerà ad adempiere ai propri obblighi per garantire la sicurezza della popolazione del Nagorno-Karabakh”, mentre Erevan avviava il lavoro per un trattato di cooperazione militare con l’esercito del NKR. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan affermava, “Preghiamo i nostri fratelli azeri che prevalgano in questi scontri. Se il gruppo di Minsk avesse compiuto i passi giusti e decisivi, tali incidenti non sarebbero accaduti. Tuttavia, le debolezze del Gruppo di Minsk purtroppo hanno portato la situazione a questo punto“. Al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (CIO) del 12 aprile ad Istanbul, presieduto dal presidente della Turchia Recep Erdogan, il primo ministro turco Ahmet Davutoglu affermava l’importanza dei “territori occupati” islamici: Palestina, Nagorno-Karabakh e Crimea, sottolineando l’urgenza di ricorrere a mezzi culturali, religiosi ed altri, per recuperare questi territori staccati dall’Ummah islamica. Il comunicato finale del vertice condannava la Repubblica di Armenia, accusata di aggressione alla Repubblica dell’Azerbaigian ed esprimeva interesse sui tartari della Crimea, alla luce dei “recenti sviluppi” nella penisola. Il capo degli estremisti della cosiddetta “Majlis dei tartari di Crimea” Mustafa Abduelcemil Qirimoglu partecipava ad una riunione congiunta con i presidenti turco e azero. Al vertice era presente anche il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, che ad Ankara riceveva la massima onorificenza della Turchia. Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev sosteneva l’Azerbaigian e il Kazakistan poneva il veto a una riunione dei Primi ministri dell’Unione economica eurasiatica (UEE) a Erevan, mentre i media armeni sponsorizzati dagli USA alimentavano speculazioni anti-russe. Da un lato, gli Stati Uniti esprimevano sostegno ad Aliev attraverso la Turchia, ma dall’altra i diplomatici statunitensi sostenevano la campagna mediatica armena.
azerbaycan_ve_turkiye_ortak_hava_tatbikati_yapacakL’ex-ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman accusava l’Armenia di aver provocato i quattro giorni di scontri, “l’Azerbaigian non aveva alcuna ragione per l’escalation del conflitto”, nonostante il fatto che si stato proprio l’Azerbaigian a lanciare l’offensiva per rioccupare la Repubblica del Nagorno-Karabakh. E l’ex-generale delle Forze di Difesa Israeliane Ephraim Sneh osservava che l’Azerbaigian è un “alleato strategico” d’Israele e che Baku “ha bisogno di tutto l’aiuto diplomatico che Israele può raccogliere“. Sneh accusava Tel Aviv di “rimanere in silenzio” nel momento del bisogno per Baku, spiegando che l’Azerbaigian è uno dei pochi amici d’Israele nel mondo islamico e che ne assicura la sicurezza energetica, dato che Baku fornisce ad Isarele il 40% del petrolio. La mediazione della Russia sul conflitto, secondo Sneh, era disastrosa per Baku e accusava l’Armenia delle violazioni del cessate il fuoco. Ma Sneh affermava di aver fiducia che “ora che l’Azerbaigian ha dimostrato superiorità militare, ci sia la possibilità di negoziati diplomatici reali che portino ad un accordo tra i due Paesi”, cioè cedere il Nagorno-Karabakh a Baku. Secondo Sneh, gli azeri potrebbero prendere esempio da Tel Aviv negoziando secondo la formula “terra in cambio di pace”, usata da Israele con l’Egitto per restituire la penisola del Sinai. Per Sneh gli azeri dovrebbero fare lo stesso promettendo all’Armenia pace in cambio del Nagorno-Karabakh, la “debole economia armena ne beneficerebbe da tale accordo, e il miglioramento delle relazioni economiche con la Turchia sono un importante vantaggio economico di cui l’Armenia può essere certa non appena si ritira dai territori azeri occupati. Nel frattempo, l’Azerbaigian ha bisogno di un ben più robusto appoggio diplomatico di quanto riceva oggi“, si lamentava Sneh riguardo l’atteggiamento di Tel Aviv. In realtà Israele ha venduto a Baku droni, sistemi radar, centri di comando ed equipaggiamenti per l’intelligence, entrando anche nel consorzio per fornire all’Azerbaigian un satellite di osservazione da 150 milioni di dollari. Il presidente del partito Meretz, Zehava Galon, avvertiva che Israele intendeva inviare altri droni a Baku, sollecitando il ministro della Difesa Moshe Yalon ad interrompere le vendite di armi agli azeri finché Baku non sospenderà del tutto i combattimenti nel Nagorno-Karabakh. Lo specialista d’intelligence israeliano Yossi Melman affermava che che Israele ha un’enorme e assai segreta presenza nella difesa dell’Azerbaigian, spiegando che Israele e Azerbaigian hanno scambi commerciale per 5 miliardi di dollari, più di quello tra Israele e la Francia. “La maggior parte degli scambi resta riservata, essendo composta da petrolio azero venduto ad Israele e di tecnologie belliche e d’intelligence israeliane acquistate dall’Azerbaigian,… il secondo maggiore mercato in Asia, dopo l’India, per le armi israeliane. I migliori promotori delle vendite militari sono ministri e funzionari in cravatta israeliani che visitano la nazione caucasica. The Washington Post permise al mondo di avere una finestra sulle relazioni segrete tra i due Paesi quando pubblicò una foto del ‘drone suicida’ israeliano fatto esplodere su un autobus che portava combattenti armeni in prima linea. Sette persone furono uccise, e il governo armeno protestò con Israele. Pochi giorni dopo l’incidente, giornalisti militari visitavano le strutture delle Israel Aerospace Industries venendo informati sui vari prodotti, dai droni ai satelliti, che l’azienda vende. A un portavoce delle IAI è stato chiesto se la società era coinvolta nelle rivelazione del Washington Post. Si rifiutava di rispondere, ma sorrise quando un giornalista commentò che tale foto era utile per gli affari promuovendo la vendita di prodotti definibili ‘testati in combattimento’“. Oltre ai legami militari, i due Paesi hanno anche forti legami d’intelligence, con il Mossad che ha creato una grande stazione in Azerbaigian per eseguire operazioni nel Caucaso settentrionale. Russi e iraniani avevano accusato l’Azerbaigian di permettere al Mossad di usare il proprio territorio per operazioni che vanno dal “reclutamento e impianto di agenti” a “intercettazione delle comunicazioni e ricognizione aerea“. Inoltre, più di un anno fa, l’Iran affermò di aver abbattuto un drone israeliano. Melman concludeva osservando come “il presidente azero Ilham Aliev sia stato citato in un cablo di WikiLeaks inviato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baku secondo cui ‘le relazioni bilaterali fra Azerbaigian e Israele sono come un iceberg. I nove decimi sono al di sotto della superficie’. Apparentemente, Israele e Azerbaigian sono una strana coppia, male assortita, ma d’altra parte, Israele non è troppo schizzinosa nella scelta degli amici quando si tratta di vendita di armi ed interessi nazionali. Un rapido sguardo alla mappa mostra che l’Azerbaigian confina con l’Iran, nemico giurato d’Israele, spiegando le priorità d’Israele“.
Il 6 aprile, il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian confermava che l’accordo sul cessate il fuoco, sulla linea di contatto nel Nagorno-Karabakh, era stato raggiunto con la mediazione della Russia, durante la riunione a Mosca dei capi di Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Azerbaigian Najmadin Sadigov e dell’Armenia Jurij Khachaturov. “Nel corso della riunione è stato raggiunto un accordo per porre fine alle operazioni militari sulla linea di contatto delle forze dell’Azerbaigian e dell’Armenia“, dichiarava il ministero. I Ministeri della Difesa armeno e azero annunciavano la cessazione delle operazioni in Nagorno-Karabakh dalle 11:00, ora di Mosca, del 5 aprile. Il 7 aprile, in un vertice a Baku tra il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov, poche ore dopo che l’Azerbaigian aveva rinunciato a un grande attacco militare contro il Nagorno-Karabakh (voluto dal presidente turco Erdogan), il Ministro degli Esteri russo dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian avviavano i colloqui per realizzare il corridoio dei trasporti Nord-Sud, “Abbiamo discusso le questioni relative alla sfera materiale della cooperazione. Siamo d’accordo sul fatto che le nostre agenzie istituzionali dovranno avviare lo studio nel dettaglio degli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti “Nord-Sud” lungo la costa occidentale della Mar Caspio. Questo implica anche la cooperazione fra i servizi consolari e di uso comune, ed oggi abbiamo deciso su questo punto“.trend_mammadyarov_zarif_lavrov_070416_02Riferimenti
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